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Capitolo 1

Nozioni di relativita generale

1.1 Introduzione
La descrizione del mondo fisico secondo la meccanica classica ha bisogno del
concetto di sistema di riferimento inerziale. Tutti i sistemi inerziali si equiv-
algono ma essi risultano privilegiati rispetto a sistemi di riferimento in stati
di moto diversi. Questo privilegio sembra essere ingiustificato e si puo sentire
lesigenza di estendere il principio di relativita a sistemi di riferimento che
non sono in moto uniforme gli uni rispetto agli altri. Ce unaltra stranezza,
o meglio, una coincidenza della quale la teoria classica non sa dare una sp-
iegazione. La costante m che compare nel secondo principio della dinamica
(F = ma),  e anche la
 grandezza alla quale e proporzionale la forza gravi-
Mm
tazionale F = G r2 . Questo fatto che in meccanica classica risulta essere
solamente unuguaglianza numerica diventa invece un assioma nella teoria
della relativita generale e viene sviluppato in tutte le sue conseguenze.

1.2 Principio di equivalenza


Il principio di equivalenza, come gia accennato, e il nucleo fondamentale
della relativita generale, anzi si puo affermare che in un certo senso esso
contiene lintera teoria. Ne diamo ora una delle tante formulazioni possibili,
diciamo, quella piu intuitiva e scevra da formalismo matematico: Ad ogni
punto dello spazio tempo in un campo gravitazionale arbitrario e possibile
associare un sistema di coordinate localmente inerziale tale che, in un intorno
sufficientemente piccolo del punto in questione, le leggi della natura hanno la
stessa forma che in un sistema inerziale di coordinate cartesiane in assenza
di gravita. Esso discende da una considerazione in fondo piuttosto semplice.
Immaginiamo di essere nello spazio aperto in caduta libera verso la terra

1
magari in compagnia di un altro oggetto, e evidente che in tali condizioni si
sperimentera lassenza di peso, si avra la sensazione che nessuna forza agisca
su di noi, e anche il nostro compagno di viaggio ci seguir senza spostarsi di
un millimetro da noi indipendentemente dalla sua massa. Questo sara vero
fino a quando non cominceranno a comparire le cosiddette forze mareali che
tenderanno a farci avvicinare il nostro amico, dovute alla particolare struttura
del campo. Ma per un tratto sufficientemente piccolo di spazio-tempo, per
noi, sara come essere assolutamente immobili luno rispetto allaltro nella
totale assenza di forze esterne o interazioni reciproche. Per cui potrebbero
essere applicate benissimo le leggi della relativita ristretta. Vediamo ora come
dal principio di equivalenza sia possibile dare una forma nuova alle leggi
fisiche, cominciamo con lequazione del moto. Consideriamo un corpo che
si muove allinterno di un campo gravitazionale qualunque e in assenza di
altre interazioni, nel sistema inerziale che in base al principio di equivalenza
e sempre possibile scegliere lequazione del moto avra la forma:
d2
=0 (1.1)
d 2
dove d sono le quattro coordinate del sistema inerziale e d e il tempo
proprio:
d 2 = d d (1.2)
In questa notazione e possono assumere i valori: 0, 1, 2, 3 e e un
tensore definito nel seguente modo (tensore di Lorentz):

1 0 0 0

0 +1 0 0
=
(1.3)
0 0 +1 0


0 0 0 +1

Supponiamo ora di voler ricavare lequazione del moto in un sistema di


coordinate generico (anche non inerziale) x . Ovviamente ci saranno delle
equazioni di trasformazione che permettono di passare da un sistema allaltro:
x = x ( ). Quindi lequazione (1.1) si trasforma nel seguente modo:

d2 x
dx dx

+ =0 (1.4)
d 2 d d
dove e il simbolo di Christoffel di seconda specie altrimenti detto con-
nessione affine (il perche di questo nome sara piu chiaro in seguito):

x 2
(1.5)
x x

2
E facile notare che essa non e un tensore, non segue quindi lalgebra tensoriale.
La soluzione di questa equazione e la traiettoria delloggetto nelle nuove
coordinate in funzione del parametro , x = x ( ). Si puo esprimere anche
il tempo proprio in funzione delle nuove coordinate:

d 2 = g dx dx (1.6)

dove g e il tensore metrico relativo alle nuove coordinate:


g (1.7)
x x
Per mettere in evidenza il legame tra il tensore metrico e la cossessione affine
e sufficiente derivare il primo rispetto a x , risolvendo poi rispetto a si
ottiene: ( )
1 g g g
= g + (1.8)
2 x x x
Lequazione (1.4) si riduce allequazione di Newton in assenza di gravita,
ovvero quando il tensore metrico coincide con il tensore di Lorentz e la con-
nessione affine e nulla. Questo fatto ci dice molto sulla natura della connes-
sione affine. Per ora possiamo affermare che di fatto essa e strettamente lega-
ta al campo gravitazionale allinterno del quale avviene il moto. Cerchiamo
ora di focalizzare lattenzione su una fondamentale differenza tra lequazione
(1.1) e lequazione (1.4). Mentre la prima ha valenza soltanto in una regione
infinitesima dello spazio-tempo intorno alloggetto, la seconda, essendo com-
pletamente arbitraria la scelta del sistema di coordinate, vale per intervalli
finiti. Il problema e che lequazione (1.4) da sola risolve il problema del moto
dei corpi solo in apparenza. Quello che si vorrebbe essere in grado di poter
fare e calcolare la traiettoria di un corpo in un campo gravitazionale generato
da una qualunque distribuzione di materia-energia. E evidente che a questo
stadio cio non ci e possibile poiche non conosciamo lespressione del simbolo
di Christoffel. Quello che occorre fare e quindi cercare unequazione che data
una distribuzione di materia-energia permetta di ricavare il tensore metrico e
quindi la connessione affine. Prima di affrontare questo problema e necessario
introdurre alcuni importanti concetti.

3
1.3 Tensori
1.3.1 Covarianza e controvarianza
Per vettore covariante si intende un vettore che, data una trasformazione di
coordinate x x0 si trasforma nel seguente modo:
x
U0 = U (1.9)
x0
Per vettore controvariante si intende un vettore che, data una trasformazione
di coordinate x x0 si trasforma nel seguente modo:
x0
U 0 = U (1.10)
x0
In modo in tutto e per tutto analogo possiamo definire tensori covarianti
e controvarianti. Esistono anche tensori misti i cui elementi covarianti si
trasformano secondo la (1.9) mentre quelli controvarianti seguono la (1.10):
x0 x
T0 = T (1.11)
x x0

1.3.2 Derivazione covariante


Il concetto di derivata covariante consente di estendere lusuale concettto

di derivata al calcolo tensoriale. In generale la derivata semplice ( V
x
) di un
vettore non e un vettore infatti compare un termine non lineare. Per ovviare a
cio si somma il prodotto di tale vettore per la connessione affine, che contiene
lo stesso termine non lineare ma di segno opposto. In tal modo si ottiene la
derivata covariante, che evidentemente e un vettore:
V
V;
+ V (1.12)
x
Da questa espressione si evince che qualora il simbolo di Christoffel sia nullo,
cioe in assenza di campo gravitazionale, la derivata covariante coincide con
V
x
. Questo anticipa unulteriore formulazione del principio di equivalenza: si
puo sostituire nelle equazioni valide in assenza di campo gravitazionale g a

e V; a V
x
. Con questi accorgimenti (Principio di covarianza generale) le
nuove equazioni descriveranno il moto nel campo gravitazionale considerato.

1.3.3 Tensore metrico e tensore energia-impulso


Parliamo ora dei due tensori piu ricorrenti in relativita generale.

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Tensore metrico. Dallinvarianza di ds2 (ds2 = g dx dx ) deriva
che g e un tensore simmetrico covariante. Vale inoltre la seguente
relazione:
g = (1.13)
Attraverso tale relazione e possibile da tensori con indici a carattere
covariante ottenere tensori con indici a carattere covariante e viceversa:

A = g A (1.14a)
A = g A (1.14b)
T = g T (1.14c)

Definiamo ora il determinante del tensore metrico:

g Detg (1.15)

La legge di trasformazione dellelemento dellelemento di volume e:


Z
0
d = dx1 dx2 dx3 dx4 (1.16)

e in base al noto teorema di Jacobi,


x0

0
d = d

(1.17)
x

moltiplicando le due ultime equazioni si ha


q
g 0 d 0 = gd (1.18)

Inoltre le componenti del tensore metrico descrivono sia le relazioni


metriche del continuo spazio-temporale sia il campo gravitazionale.
Un tensore metrico associato ad una varieta differenziabile, che nel
nostro caso e il continuo spazio-temporale, ne individua la struttura
geometrica; quindi la trasformazione di coordinate dal sistema local-
mente inerziale ad uno generico di fatto rappresenta la modificazione
indotta dalla materia-energia allo spazio-tempo. Questa modificazione
e lespressione del campo gravitazionale. La presenza di g nella legge
di trasformazione dellelemento di volume, il quale non e invariante, e
giustificata da quanto detto sopra.

Tensore energia-impulso. Definiamo ora un tensore del secondo or-


dine T che riassume la densita di energia del campo elettromagnetico

5
e della quantita di moto. In un certo senso e lanalogo del quadriv-
ettore densita di corrente, il carattere tensoriale di T e dovuto al
fatto che mentre la carica elettrica e uno scalare, il quadri-impulso e un
quadrivettore. Poiche quantita di moto e energia devono conservarsi,
la divergenza di T deve essere nulla. Analogamente a quanto accade
per la derivazione, si puo definire una divergenza covariante in questo
modo:
V
V; =
+ V (1.19)
x
Quindi T deve soddisfare la seguente equazione:

T
0=
+ T (1.20)
x
Da questa equazione si deduce che non e possibile parlare di legge di
conservazione di energia e quantita di moto solamente per il campo elet-
tromagnetico o gravitazionale per regioni estese poiche e presente il sec-
ondo termine che rende impossibile dedurre lesistenza di unequazione
integrale associata. Questo perche il campo gravitazionale trasferisce
energia e impulso alla materia esercitando su di essa delle forze e quin-
di trasferendo lenergia. Questo aspetto verra chiarito dalla presenza di
T nellequazione di Einstein.

1.3.4 Principio di covarianza generale


Come gia introdotto esiste unaltra possibile formulazione del principio di
equivalenza detto appunto principio di covarianza generale, che afferma:
Unequazione resta invariata in relativita generale se soddisfa le due seguenti
condizioni:

1. Lequazione e valida in assenza di gravita cioe e in accordo con le leggi


della relativita speciale quando il tensore metrico e uguale al tensore di
Lorentz e quando la connessione affine e nulla.

2. Lequazione e covariante, preserva cioe la sua forma sotto un generico


cambiamento di coordinate x x0 .

Questa formulazione e equivalente a quella enunciata allinizio del capitolo


in quanto dalla seconda condizione si deduce che lequazione resta valida in
ogni sistema di coordinate e dalla prima che e sempre possibile scegliere un
sistema di coordinate localmente inerziale in cui gli effetti della gravitazione
sono assenti.

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1.4 Curvatura
Prima di parlare di curvatura e necessario introdurre il concetto di geodetica
come traiettoria di un punto nello spazio-tempo. Per far cio consideriamo
lelemento lineare ds che e una grandezza invariante, cioe indipendente dal
sistema di coordinate scelto. La linea tracciata
R
tra due punti P1 e P2 del con-
tinuo quadridimensionale per la quale ds sia un estremo ha quindi carattere
invariante. Introducendo un principio variazionale:
(Z ) (Z )
P2 P2 q
ds = g dx dx =0 (1.21)
P1 P1

si ottengono quattro equazioni differenziali che determinano tale geodetica.


Introducendo un parametro che identifica le varie curve passanti per P1 e
P2 e integrando per parti si ottiene lequazione di questa curva:

d2 x
dx dx

+ =0 (1.22)
ds2 ds ds
Una geodetica oltre ad essere la curva di minima lunghezza rappresenta anche
il percorso di minima energia poiche verifica anche il principio variazionale
per il tensore energia-impulso. Come si puo notare lequazione delle geode-
tiche non e altro che lequazione del moto (1.4) nel parametro ds. Piu avanti
comprenderemo meglio il significato di questa apparente coincidenza.
Ora si vuole cercare un tensore ottenuto mediante derivazione covariante del
tensore metrico. Ricordando che la connessione affine non e un tensore perche
si trasforma per un cambiamento di coordinate nel seguente modo:

x x0 x0 0 x 2 x0
= + (1.23)
x0 x x x0 x x
ricaviamo il termine non lineare e lo deriviamo rispetto ad x . Cambiando gli
indici e sottraendo le relative equazioni si ottiene la regola di trasformazione
per il tensore del quarto ordine cercato:

0 x0 x x x
R = R (1.24)
x x0 x0 x0
dove

R + (1.25)
x x
e detto tensore di curvatura di Riemann-Christoffel.
Limportanza del tensore di curvatura risiede nel fatto che se lo spazio-tempo
e tale che esiste un sistema di riferimento rispetto al quale le componenti del

7
tensore metrico sono costanti allora si annullano anche tutte le componenti
del tensore di curvatura. Se scegliamo un qualunque altro sistema di coor-
dinate rispetto al quale le componenti g non sono piu costanti le nuove

componenti di R saranno ancora nulle a causa del loro carattere tenso-
riale. Da cio si deduce che lannullarsi del tensore di Riemann e condizione
necessaria affinche in un appropriato sistema di riferimento le componenti
del tensore metrico possano essere costanti, cioe ci troviamo nelle condizioni
in cui la teoria della relativita ristretta e valida per una regione finita del
continuo spazio-temporale.
Il tensore di curvatura puo essere scritto in forma completamente covariante
usando la (1.14c):

R = g R (1.26)
Possiamo contrarre il tensore di Riemann per ottenere un tensore simmetrico
del secondo ordine detto anche tensore di Ricci:

R = g R (1.27)

A partire sempre dal tensore di curvatura possiamo costruire uno scalare:

R g g R = g g R (1.28)

Esplicitando la connessione affine e lequazione sopra si possono ricavare le


seguenti proprieta algebriche del tensore di Riemann-Christoffel:

Simmetria:
R = R (1.29)

Antisimmetria:

R = R = R = +R (1.30)

Ciclicita:
R + R + R = 0 (1.31)

Identita di Bianchi:

R; + R; + R; = 0 (1.32)

dove si e considerata la derivata covariante in un certo punto x in un


sistema di riferimento localmente inerziale in cui ovviamente la connes-
sione affine e nulla.

8
1.5 Equazioni di campo
A questo punto siamo in grado di ricavare le equazioni che, dato il tensore en-
ergia impulso T , permettono di calcolare le componenti del tensore metrico
g . Per prima cosa ci serve lespressione del tensore metrico in funzione del
potenziale newtoniano. Uguagliando la (1.4) nell approssimazione di campo
debole (g = + h con |h |  1) e stazionario (tutte le derivate di
g si annullano) con la seconda legge della dinamica e tenendo conto della
(1.8):
d2 x 1
2
= h00 = h00 = 2 + cost (1.33)
dt 2
imponendo che allinfinito h00 e il potenziale siano nulli si ottiene:

h00 = 2 g00 = (1 + 2) (1.34)

A questo punto utilizzeremo come modello lequazione di Poisson della teoria


newtoniana:
2 = 4G (1.35)
dove G e la costante di Newton, il potenziale newtoniano e la densita di
massa. Ora si tratta di estendere lequazione di Poisson al caso relativistico.
La densita di massa e la 00-componente del tensore energia-impulso T00 = .
Sostituendo la (1.34) nella (1.35) si ottiene:

2 g00 = 8GT00 (1.36)

Visto che questa equazione non e Lorentz invariante e lecito supporre che
esista un tensore G (combinazione lineare del tensore metrico e delle sue
derivate) che soddisfi la seguente:

G = 8GT (1.37)

Questa equazione supposta valevole solo per campi statici e deboli in realta
assume valenza generale grazie al principio di equivalenza.
Per individuare il tensore G deve soddisfare cinque condizioni:

1. G e un tensore per definizione.

2. G contiene solo termini con derivate fino al secondo ordine del tensore
metrico, lineari nel secondo ordine e quadratici nel primo ordine.

3. Poiche T e simmetrico allora anche G lo e.

9
4. Siccome T si conserva nel senso della differenziazione covariante allora

G; = 0 (1.38)

5. Per campi deboli e stazionari prodotti da materia non relativistica la


00-componente della (1.37) si riduce a

G00
= 2 g00 (1.39)

In base alle prime due condizioni il tensore G sara necessariamente del tipo:

G = AR + Bg R (1.40)

dove A e B sono delle costanti. La terza condizione non ci dice nulla di nuovo.
In base alla quarta condizione si avra invece usando lidentita di Bianchi:
A A
   
G; = + B R; = 0 R; = 0 +B =0 (1.41)
2 2
siccome R; = 0 presupporrebbe una distribuzione non omogenea di materia,
questa ipotesi e da scartare. Quindi B = A2 :

1
 
G = A R g R (1.42)
2
La costante A si puo determinare imponendo la quinta condizione tenendo
presente che nella (1.26) le derivate temporali sono tutte nulle e risulta A = 1.
Quindi siamo ora in grado di scrivere lequazione di campo di Einstein:
1
R g R = 8GT (1.43)
2
Ricordando la (1.28) si ottiene una forma contratta dellequazione di Einstein:

R = 8GT (1.44)

La (1.43) e unequazione tensoriale. Di fatto sarebbero sedici equazioni ma,


data la simmetria del tensore metrico, se ne ottengono dieci indipendenti.
La risoluzione analitica delle equazioni di Einstein, data la loro non lin-
earita, e estremamente complessa e risulta quindi possibile solo in pochi
ma significativi casi. Vedremo come in opportune condizioni la soluzione di
queste equazioni descriva un fenomeno molto particolare che tuttora sfugge
allosservazione.

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Capitolo 2

Onde Gravitazionali

2.1 Onde piane


Supponiamo di avere una metrica che si discosta di poco da quella di Minkows-
ki:

g = + h (2.1)
dove |h |  1, e vediamo che forma assumono le equazioni Einstein. Il
tensore di Ricci a meno di termini del secondo ordine diventa:

R
=
(2.2)
x x
mentre la connessione affine assume la forma:
" #
1
=
h + h h (2.3)
2 x x x
Sostituendo questa nel tensore di Ricci e inserendo nella (1.43) otteniamo le
equazioni di campo:
2 2 2
22 h h
h
+ h = 16GS (2.4)
x x x x x x
dove
1
S = T T (2.5)
2
La soluzione di queste equazioni alle derivate parziali contiene delle fun-
zioni arbitrarie per cui, analogamente a quanto avviene con le equazioni di
Maxwell, si puo imporre una scelta delle coordinate che le semplifichi. Una
di queste, detta delle coordinate armoniche, e la seguente:
g = 0 (2.6)

11
Sostituendo quesa condizione nella (2.3) si ottiene:

1
h = h (2.7)
x 2 x
mentre le equazioni di Einstein si riescono a scrivere nella forma seguente:

22 h = 16GS (2.8)

Una soluzione di questa equazione e il cosiddetto potenziale ritardato:


Z
S (x0 , t |x-x0 |) 3 0
h (x, t) = 4G dx (2.9)
|x-x0 |

Oltre al potenziale ritardato e soluzione delequazione (2.8) ogni soluzione


dellomogenea associata, cioe lequazione che si ottiene mettendoci nel vuoto,
annullando il tensore energia impulso:

22 h = 0 (2.10)

Come si puo notare questa non e altro che lequazione delle onde. In questo ca-
so le onde sono delle increspature del continuo spazio-temporale. La soluzione
della (2.8) e appunto londa piana:

h (x) = e exp(ik x ) (2.11)

Per soddisfare la (2.7) e la (2.9) devono valere le seguenti proprieta:

k k = 0 (2.12)

e
1
k e = k e e k = 0 (2.13)
2
Il tensore e e simmetrico e per ragioni evidenti dalla (2.7) viene chiamato
tensore di polarizzazione. Notiamo inoltre che la condizione (2.12) ci dice che
il vettore donda e di tipo nullo quindi le onde gravitazionali si muovono alla
velocita della luce.

2.2 Polarizzazione delle onde piane


Un tensore 4 4 simmetrico possiede in generale dieci componenti indipen-
denti ma in questo caso e possibile ottenerne solo due. Lequazione (2.9)

12
non fissa univocamente le coordinate, per cui e possibile imporre ulteriori
condizioni alla soluzione. Le condizione che noi imponiamo sono le seguenti:
dx
e =0 (2.14)
d
e
e = 0 (2.15)
Queste condizioni appartengono ad una classe di trasformazioni per le quali
si puo dimostrare abbastanza facilmente la compatibilita con le equazioni di
campo. Con questa operazione abbiamo imposto otto vincoli alle dieci com-
ponenti del tensore di polarizzazione, una con la (2.12), tre con la (2.13) e
quattro con la (2.14). Quindi infine abbiamo ottenuto solo due componen-
ti indipendenti per e , che rappresentano i due gradi di liberta delle onde
gravitazionali piane. In elettromagnetismo unonda polarizzata si puo descri-
vere come unopportuna sovrapposizione di due onde polarizzate linearmente.
Qui il discorso e analogo. Supponiamo di avere unonda che si propaga in di-
rezione z. Applicando le varie condizioni alla (2.10) otteniamo solo quattro
componentu di h diverse da zero:
hxx = hyy = e+ ei(tz) (2.16a)
hxy = hyx = e ei(tz) (2.16b)
dove e+ e e indicano due stati indipendenti del tensore di polarizzazione.
Con una metrica scritta in questo modo possiamo renderci conto di quello
che provoca il passaggio di unonda gravitazionale. Una metrica oscillante di
questo tipo e una modificazione periodica dello spazio allo scorrere del tempo
che in quanto tale altera in modo altalenante la distanza tra i punti. Occorre
pero dire che di tale modificazione non risentono i punti posizionati paral-
lelamente alla direzione di propagazione dellonda a causa della sua natura
trasversale data dalla (2.12).
Come in elettromagnetismo possiamo avere onde polarizzate linearmente e
onde polarizzate circolarmente. In ognuno dei due casi possiamo scegliere
come basi tensori indipendenti polarizzati linearmente o circolarmente. I
tensori della base polarizzata linearmente sono:
e+ ex ex ey ey (2.17a)
e ex ey + ey ex (2.17b)
dove ex e ey sono i tensori della base naturale di R2 . Londa (2.15a) con
e+ definito come sopra provoca su una superficie dello spazio posta perpen-
dicolarmente alla sua direzione di propagazione una deformazione del genere:

13
Figura 2.1: Polarizzazione lineare

Londa (2.15b) con e ha un andamento identico ma ruotato di 45.


I tensori della base polarizzata circolarmente sono invece:
1
eR = (e+ + ie ) (2.18a)
2
1
eL = (e+ ie ) (2.18b)
2
Unonda con polarizzazione eR deformerebbe lo spazio col passare del tempo
in questo modo:

Figura 2.2: Polarizzazione circolare

Nonostante limmagine possa trarre in inganno i punti dellellisse non


stanno ruotando, e lellisse che si deforma con continuita dando limpressione
di una rotazione. Unonda con polarizzazione eL deforma lo spazio come eR
ma dando limpressione di una rotazione in senso orario.

2.3 Energia delle onde gravitazionali


Per calcolare il tensore energia-impulso connesso esclusivamente alle onde
gravitazionali dobbiamo fare un passo indietro e tornare alla (2.2). Riscrivi-
amo il tensore di Ricci sostituendovi la (2.3):

2 2 2
!
1
(1)
R = 22 h h h + h (2.19)
2 x x x x x x

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Scriviamo ora le equazioni di Einstein separando il contributo della materia
e dellenergia non gravitazionale da questultima:

(1) 1 (1)
R R = 8G [T + t ] (2.20)
2
dove
1 1 1
 
(1)
t R g R R(1)
R (2.21)
8G 2 2
Questo e il tensore energie-impulso del campo gravitazionale. Per le nostre
esigenze conviene svilupparlo in serie di potenze di h fino al secondo ordine:
1 1 1 1
 
(1)
t = h R + h R
(1) (2)
+ R R
(2)
(2.22)
8G 2 2 2
dove R(2) e la parte al secondo ordine del tensore di Ricci. Noi sappiamo
pero che la metrica (2.1) soddisfa lequazione di Einstein al primo ordine,
(1)
cioe: R = 0, per cui il tensore diventa:

1 1
 
(2)
t = R R
(2)
(2.23)
8G 2
A questo punto per avere unidea dellenergia trasportata da t dobbiamo
effettuarne la media. A tal scopo occorre innanzitutto calcolare la media di
R(2) dove questo e valutato sulla metrica h . Senza esplicitare tutti i calcoli
che sono un po laboriosi mostriamo subito il risultato:
k k 1 2
D E  
(2)
R = e e e (2.24)
2 2
Il secondo termine in R(2) da cui dipende t si annulla in quanto k k = 0
per cui infine si ottiene:
k k 1 2
 
ht i = e e e (2.25)
16G 2
Applicando questa formula al caso di unonda che si propaga in direzione z,
attraverso un opportuna trasformazione di coordinate si ricava che:
k k  
ht i = |e+ |2 + |e |2 (2.26)
16G
Quindi la quantita di energia trasportata dallonda dipende dal modulo
quadro dei tensori di polarizzazione, ovvero dal modulo quadro dellampiez-
za. Anche in questo caso abbiamo un analogia con lelettromagnetismo.
Ora parleremo di energia emessa sottoforma di radiazione gravitazionale. A

15
tal scopo conviene utilizzare una condizione che semplifica di molto i cal-
coli e porta comunque a risultati abbastanza accurati. Ipotizziamo che le
dimensioni della sorgente che emette onde gravitazionali siano molto piccole
rispetto alla lunghezza donda. Cio detto possiamo utilizzare per la potenza
irradiata L la stessa formula dellelettromagnetismo nellapprossimazione di
quadrupolo:
1 2 1
Lquad elett = Q Q Q (2.27)
20 20 jk jk
dove
1
 
2
X
Qjk eA xAj xAk jk rA (2.28)
A 3
mentre * +
1 2 1
 
Lquad di massa = I I jk I jk (2.29)
5 5
1 1
 Z   
2
= xj xk jk r2 d3 x
X
Ijk mA xAj xAk jk rA (2.30)
A 3 3
In pratica lunica differenza sta nel fattore di correzione che nel primo caso e
1
20
mentre nel secondo si puo dimostrare che vale 15 . Il momento di quadrupolo
di massa misura quanto la massa in questione si discosta da una distribuzione
sferica. Ne consegue che un sistema a simmetria sferica non puo emettere onde
gravitazionali. La (2.29) espressione puo essere riscritta in modo da renderla
piu facilmente applicabile alla risoluzione di problemi concreti. Osserviamo
che:
(massa delle parti in movimento ) (dimensioni delsistema)2
I jk
=
(periodo di rotazione)3
(2.31)
 2
R !2
M R2 M T M v2
I jk
= = L GW (2.32)
T3 T T
dove LGW e la potenza irradiata sottoforma di onde gravitazionali, e dove
il termine cinetico al numeratore si riferisce alla parte non simmetrica del
sistema in quanto come gia detto un sistema a simmetria sferica non emette
onde gravitazionali. Come conseguenza abbiamo che una stella che ruota su se
stessa non risulta emettere onde gravitazionali, salvo tenere in considerazione
eventuali piccole asimmetrie nella distribuzione della sua massa. Comunque
con questa equazione bisogna essere cauti dato lelevato numero di approssi-
mazioni.
Applichiamo questi risultati ad un caso concreto. Consideriamo unasta rigi-
da di raggio r = 1m, lunghezza l = 20m, densita = 7.8 cmg 3 e massa

16
M = 4.9 108 g che ruota attorno al proprio centro di massa con velocita
angolare = 28 rad
s
. Lasse di rotazione e perpendicolare allasse di simmetria
dellasta. Abbiamo:
2
1 2 1 1 erg
   
LGW I = M l2 3
= 1023
2 T 24 s
Questo risultato ci da unidea di quanto sia difficile poter produrre onde
gravitazionali in laboratorio dato il loro ordine di grandezza estrememente
piccolo. Fortunatamente nello spazio siderale ci sono laboratori con poten-
zialita che vanno ben oltre le possibilita della strumentazione terrestre in
grado, almeno sulla carta, di produrre onde gravitazionali sufficientemente
intense da essere rivelabili.

2.4 Rivelazione delle onde gravitazionali


Sorgenti significative di onde gravitazionali possono essere i sistemi binari
di stelle, le pulsar, i buchi neri circondati da dischi di materia rotante in
caduta libera su di essi. Tutte queste sorgenti hanno in comune un fatto,
sono lontanissime dal sistema solare. Quindi e lecito considerare piane le
onde in arrivo. Inoltre nel sistema solare i campi gravitazionali sono deboli
per cui si puo assumere che essi non alterano la forma delle onde. Date queste
premesse, considerando onde piane che si propagano in direzione z, possiamo
utilizzare le seguentui formule:
Perturbazione della metrica:

hxx = hyy = e+ (t z), hxy = hyx = e (t z) (2.33)

Tensore di Riemann:
1 1
Rx0x0 = Ry0y0 = e+ (t z), Rx0y0 = Ry0x0 = e (t z) (2.34)
2 2
Tensore Energia-impulso:
1 D 2 E
T00 = Tzz = Toz = e+ + e2 (2.35)
16
Consideriamo ora un rivelatore meccanico come puo essere un apparato in
grado di misurare gli spostamenti di opportune masse di prova poste su di un
piano perpendicolare alla direzione di propagazione dellonda. Le equazioni
del moto delle masse soggette ad accelerazioni dovute al passaggio di unonda

17
gravitazionale rispetto al centro di massa dellapparato sono le seguenti:
d2 x 1
2
= Rx0x0 x Rx0y0 y = (e+ x + e y) (2.36a)
dt 2
2
dy 1
2
= Ry0y0 y Ry0x0 x = (e+ y + e x) (2.36b)
dt 2
d2 z
=0 (2.36c)
dt2
Quindi le masse di prova compiono un moto armonico. Queste espressioni
sono valide per regioni dello spazio piccole rispetto ad una lunghezza donda.
Comunque non ci sono problemi in quanto in genere le lunghezze donda sono
dellordine delle decine di kilometri. Il problema e semmai che nel migliore dei
casi, le masse dei rivelatori verrebbero appena sollecitate, con uno spostamen-
to nelle loro posizioni di appena 1021 metri (un milionesimo del diametro di
un protone) per ogni metro di separazione; per questo motivo molti scienziati
sono tuttora scettici riguardo la possibilita di rilevare onde gravitazionali nei
prossimi decenni.

2.4.1 Virgo
Resta il fatto che la possibilita di osservare il cosmo attraverso le onde grav-
itazionali oltre che attraverso quelle elettromagnetiche consentirebbe agli as-
tronomi di ampliare enormemente la loro conoscenza delluniverso in quanto
tutti i fenomeni piu turbolenti e che coinvolgono grandi masse (praticamente
tutti quelli piu interessanti) potrebbero essere studiati in modo piu diretto.
Quindi si stanno sviluppando comunque dei grandi progetti che tentano di
accalappiare una volta per tutte queste benedette onde gravitazionali. Uno
di questi e VIRGO. Virgo e un interferometro laser di tipo Michelson con due
bracci di 3 km disposti ad angolo retto. Uno specchio semitrasparente divide
il fascio laser incidente in due componenti uguali mandate nei due bracci del-
linterferometro. In ciascun braccio una cavita risonante Fabry-Perot formata
da due specchi estende la lunghezza ottica da 3 a circa 100 chilometri per
via delle riflessioni multiple della luce e pertanto amplifica la piccola vari-
azione di distanza causata dal passaggio dellonda gravitazionale. I due fasci
di luce laser, provenienti dai due bracci, vengono ricombinati in opposizione
di fase su un rivelatore di luce in maniera che, normalmente, non arrivi luce
sul rivelatore. La variazione del cammino ottico, causata dalla distanza tra
gli specchi che varia, produce un piccolissimo sfasamento tra i fasci e quin-
di unalterazione dellintensit luminosa osservata, proporzionale allampiezza
dellonda gravitazionale. Virgo e sensibile alle onde gravitazionali in un am-
pio spettro di frequenze, da 10 a 10,000 Hz. Questo dovrebbe consentire la

18
rivelazione di radiazione gravitazionale causata dalla coalescenza di sistemi
binari (stelle o buchi neri), pulsar, e quella prodotta da supernovae nella
Via Lattea e nelle galassie esterne, per esempio fino allammasso di galassie
Virgo, che d il nome a questo progetto.

Figura 2.3: Virgo

2.4.2 Lisa
Unaltro progetto che dovrebbe venire realizzato entro il prossimo decennio
e LISA (Laser Interferometer Space Antenna), una missione spaziale frutto
della collaborazione tra ESA e NASA che prevede lo sfruttamento di alcuni
satelliti. Il lancio e previsto per il 2012. LISA e costituito da 6 satelliti arti-
ficiali posti in triangolo. Ogni vertice del triangolo conterra due satelliti, e i
vertici sono separati tra loro da una distanza di 5 milioni di km. Tramite un
interferometro laser la distanza reciproca verra accuratamente misurata, ed

19
eventuali piccolissimi cambiamenti potranno essere attribuiti ad onde gravi-
tazionali di passaggio. LISA sara centinaia di volte piu sensibile di analoghi
esperimenti a terra poiche non affetto dai disturbi ambientali come terremoti
e altre vibrazioni. Inoltre il triangolo di sonde si trovera molto lontano dalla
Terra, sulla sua stessa orbita attorno al Sole ma piu indietro. Una massa cen-
trale servira da riferimento per la posizione. I laser usati per la misurazione
avranno una potenza di 0,5 watt, e saranno osservati tramite piccoli telescopi
di 40 cm di diametro. La sensibilita di LISA e stimata, nel caso migliore, a
1023 metri. Questo sara sufficiente per rilevare le emissioni di centinaia o
migliaia di stelle binarie vicine, e quelle di buchi neri poste in galassie lontane.

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