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Lutilit dellinutile.

Meditazioni sulle macchine a partire dallalbero


storto di Zhuang-zi*

Pietro Piro
Kasa mo naki
Ware wo shigurugu ka
Nanto nanto

Mi sorprender la pioggia,
ora che non ho neppure il cappello di bamb?
Ma che importa.

Matsuo Bash

I.

S ono molto grato a Gianni Gebbia e allamico Daniele Alberto Morello per avermi
invitato a partecipare a questa bella iniziativai. Sono grato a tutti voi di essere qui.
Dovr parlare per quindici minuti. Il mio tempo limitato. Le mie parole sempre
indisciplinate e rivoltose non si potranno abbandonare facilmente al loro piacere pi
ricercato: il divagare senza meta.
Le mie parole amano la libert di movimento, le linee di fugaii, il ritrovarsi in luoghi
nuovi e inattesi. Le mie parole amano quel senso di leggero spaesamento che si prova
nel percorrere sentieri appena tracciatiiii che gi lerba ricopre e nasconde.
Cos, dovendo attenermi alla promessa che il programma di oggi mimpone di
rispettare, dovr necessariamente leggere queste righe. Si tratta di un espediente che
utilizzo per evitare di ritrovarci tra qualche minuto, a trattare di temi distanti e
imprevisti. Atteniamoci dunque, al programma.

II.

Nei miei recenti lavori filosoficiiv, ho cercato dindagare il ruolo svolto dalle macchine e
di come esse abbiano cambiato e cambieranno il nostro modo di vivere e di essere nel
mondo. Non posso entrare nel dettaglio di questi lavori adesso. Permettetemi di dire che
profondamente consapevole che si tratta di un semplice accostamento superficiale al
problema - a una maggiore diffusione delle macchine intendo sia le macchine
semplici che le macchine complesse corrisponde una progressiva perdita
dellumanit delluomo. Che cos lumanit delluomo? A mio avviso proprio il suo
essere continuamente in bilico, alla ricerca di un possibile equilibrio, in lotta contro la
sofferenza, la malattia e la morte.
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Un essere incompleto, inadeguato, imperfetto. Luomo si mostra nella sua natura


essenziale proprio quando perde, quando cade, soffre dubita e muore. affrontando le
situazioni-limitev della vita che si rivelano le ragioni profonde che muovono lagire di
ognuno.
Credo che luomo attraverso le macchine voglia annullare la dimensione del limite.
Tuttavia, anche se posso capire le ragioni profonde che spingono in questa direzione e
che sono alimentate prevalentemente dalla paura,vi ritengo che annullando i propri
limiti, luomo annulli anche ci che lo caratterizza come persona unica e irripetibile.
La temporalit imposta dal limite della morte impone a ognuno una ricerca del
significato che limmortalit renderebbe del tutto inutile.vii

III.

vero, non posso negarlo, le macchine hanno aiutato a risolvere molti problemi.
Alcuni anche gravi. Tuttavia, ne hanno generati di nuovi altrettanto gravi e fonte di
profonda angoscia. Il prezzo da pagare per le gioie del progresso molto alto e
perlopi, ricade sempre sulle nuove generazioni. Una riflessione profonda e
improntata al rispetto per luomo come essere debole e mancante mi porta a ritenere
che -per gli uomini coraggiosi, eticamente evoluti, socialmente votati alla cooperazione
e alla solidariet, spiritualmente saldi e impermeabili alle strategie della
manipolazione- lutilizzo delle macchine pu essere solo una limitazione rispetto alla
possibilit di sviluppare i valori pi alti della vita interiore. Questo tipo duomo non
luomo-massa pu limitarsi nelluso delle macchine e giungere sino a un dolce
abbandonoviii della tecnologia.

IV.

Luso sempre pi pervasivo delle macchine, unito al culto del denaro e del potere,
promette continuamente lavvento di un et delloro, la cui utopia rovesciata illude
miliardi dindividui sulla prossimit di un paradiso tutto terrestre e a buon mercato.
Lutilizzo di macchinari sempre pi complessi fa scomparire vecchie categorie di
produzione e di consumo e ne genera sempre di nuove. Pare proprio che siamo alla
fine dellindustrializzazione e del lavoro cos come li abbiamo conosciuti nei secoli
passati. Per quanto riguarda il futuro, lunica cosa che mi sento dipotizzare che le
macchine avranno sempre pi importanza nella vita pubblica e privata.
Dobbiamo avere paura di tutto questo? Credo che un sano scetticismo possa essere
latteggiamento giusto nei confronti di una tecnomaniaix che vuole silenziare lo spirito
critico.

V.

Vorrei leggevi un frammento dellopera del maestro cinese Zhuang-zi, uno dei padri
del taoismo perch credo possa testimoniare come il problema del rapporto tra uomo e
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macchina non sia recente e perch ritengo che dal modo in cui lo affrontiamo oggi
dipender il nostro futuro:

Zi-gong, dopo essersi recato nel principato di Chu, tornava verso quello di Jin.
Passando a sud del fiume Han vide un vecchio intento a lavorare il suo orto.
Quelluomo scendeva lungo un tunnel fino al pozzo, ne usciva con la giara colma
dacqua e la vuotava nei canaletti delle sue aiuole. Lavoro faticoso e di scarso risultato.
Zi-gong gli disse:
Se aveste una macchina che riuscisse a irrigare cento aiuole al giorno, non vorreste
servirvene?.
Com fatta? Chiese il giardiniere levando lo sguardo su Zi-gong.
una macchina di legno cavo, pesante dietro e leggera davanti, con la quale si tira su
lacqua come si potrebbe far con la mano, ma cos velocemente che lacqua trabocca
ribollendo dal secchio: questa macchina si chiama Pozzo a bilanciere.
Il giardiniere si adir, cambi colore e con scherno disse: Ho imparato questo dal mio
maestro: chi si serve di macchine, usa dei meccanismi e il suo spirito si meccanicizza.
Chi ha lo spirito meccanicizzato non possiede pi la purezza dellinnocenza e perde la
pace dellanima. Non ignoro i pregi di questa macchina, ma avrei vergogna a
servirmene.x

Personalmente, come uomo che si pone delle domande, come uomo che vive e soffre,
sento che le macchine possono cambiare profondamente il rapporto delluomo con il
suo ambiente e non sempre nella direzione dellarricchimento. Tuttavia, sono cosciente
che la mia posizione personale va discussa e approfondita in ampi dibattiti pubblici. Si
tratta di argomenti troppo importanti e decisivi per la vita del pianeta per essere
pensati da singoli individui o da una ristretta lite.

VI.

Vorrei concludere il mio breve intervento leggendovi un altro passaggio tratto dal
Zhuang-zi:

Hui zi disse a Zhuang-zi: C un grande albero che chiamano ailanto. Per


tagliare il suo tronco nodoso non vale luso del filo a piombo e dellinchiostro, i
suoi rami contorti non possono essere tagliati secondo il compasso e la squadra.
Si erge lungo la strada ma nessun carpentiere gli concede uno sguardo. Cos
sono le vostre parole vaste e inutili e tutti sono unanimi nel rifiutarle ()
rispose Zhuang-zi (). Avete un grande albero e vi preoccupate della sua
inutilit. Perch non lo piantate nel paese della vacuit e dellinfinito? Tutti
potranno passeggiare a proprio piacere sotto la sua ombra e sdraiarvisi a
proprio agio. Non subir i colpi dellascia n lattacco degli altri esseri. Come
pu dunque la sua inutilit impensierirvi?xi

Perch luomo di oggi cos preoccupato del fatto che ogni suo gesto deve essere utile e
traducibile in un profitto economico?
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Noi non viviamo solo di ci che utile. Come ha affermato Jos Ortega y Gasset, viviamo
quasi solamente per soddisfare i bisogni di benessere che vanno ben oltre la mera
sopravvivenzaxii. Sono daccordo. Tutti noi viviamo inseguendo sogni, visioni, profezie,
elaborando miti personali e collettivi. Non credo che la vita sogno solo per Caldern de
La Barca.
George Bataille ci ha dimostrato con grande maestria come il dispendio improduttivo
rappresenti il culmine della dinamica dellaccumulazione dei beni.xiii Viviamo per
risparmiare sforzi e tempo per poterli poi dissipare in attivit che riteniamo possano
giovare alla nostra anima.
Infine, in un gesto estremo di amore per la vita, dissipiamo anche il nostro ultimo
respiro e abbracciamo la notte della morte.
Utile diventa allora, ci che ci permette di avere tempo per dedicare allinutile.

VII.

Per il futuro, vorrei che ci fosse ancora tempo per linutile e spazio per piantare un
albero storto e puzzolente come quello amato da Zhuang-zi.
Quando la ragione diventa strumentale e calcolante, quando distrugge la base
emozionale legata alle scelte, allora si pu generare un sonno lungo e tetro dal quale si
generano mostri. Ancora oggi, combattiamo contro questi mostri, senza perdere la
gioia e lallegria, il riso e il pianto, la speranza e lamorexiv.
Grazie e a presto.

Palermo
23 Marzo 2013

NOTE

* Il tema di questo intervento riprende un mio precedente lavoro pi approfondito sullargomento al


quali mi permetto di rimandare: P. Piro, Lalbero storto nel giardino della vacuit. Un simbolo dello Zhuang-zi,
in P. Piro, Le occasioni delluomo ladro. Saggi polemiche e interventi tra Oriente e Occidente, Mimesis, Milano-
Udine 2012, pp. 133-151.
i Questo testo stato scritto e letto in occasione della prima edizione del festival di musicofilosofia:

Anassimandro, dalla lezione allintegrazione, tenutosi al Teatro Garibaldi Aperto di Palermo il 23-24 Marzo
2013.
ii Le molteplicit si definiscono dal di fuori: per mezzo della linea astratta, linea di fuga o di

deterritorializzazione, secondo la quale cambiano di natura collegandosi ad altre. [] La linea di fuga


contrassegna ad un tempo la realt di un numero di dimensioni finite che la molteplicit colma
effettivamente; limpossibilit di ogni dimensione supplementare, senza che la molteplicit si trasformi
seguendo questa linea; la possibilit e la necessit di appiattire tutte queste molteplicit su di uno stesso
piano di consistenza o di esteriorit, quali che siano le loro dimensioni. Cfr. G. Deleuze-F. Guattari,
Rizoma, Pratiche Editrice, Parma-Lucca 1977, pp. 31-32.
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iii Holz un antica parola per dire bosco. Nel bosco [Holz] ci sono sentieri [Wege] che, sovente ricoperti di
erbe, si interrompono improvvisamente nel fitto. Si chiamano Holzwege. Ognuno di essi procede per suo
conto, ma nel medesimo bosco. Luno sembra sovente laltro: ma sembra soltanto. Legnaioli e
guardaboschi li conoscono bene. Essi sanno che cosa significa trovarsi in un sentiero che,
interrompendosi, svia [auf einem Holzweg zu sein]. Cfr. M. Heiddeger, Sentieri interrotti, La Nuova Italia,
Firenze 1977, p. 1.
iv Faccio riferimento in particolare ai saggi raccolti in P. Piro, Le occasioni delluomo ladro. Saggi polemiche e

interventi tra Oriente e Occidente, Mimesis, Milano-Udine 2012; Id., Marginalia. Brevi annotazioni di un
lettore vivo, Petite Plaisance, Pistoia 2012; Id. Non c tempo per luomo. Una discesa nel maelstrm della
tecnica, La Zisa, Palermo 2012.
v Tali situazioni, che sono sempre sentite, sperimentate, pensate ai limiti della nostra esistenza, noi le

denominiamo situazioni limite. Esse hanno questo in comune: che non offrono sempre nellambito
del mondo scisso in soggetto e oggetto, del mondo oggettivo concreto un punto fermo, un elemento
assoluto indubitabile, un sostegno che dia fermezza e stabilit a ogni pensiero. Tutto scorre, preso nel
moto irrequieto dellessere posto-in-forse, tutto relativo, finito, scisso in contrari, non mai il tutto,
lassoluto, lessenziale. [] Luomo vive, di sua natura, entro la scissione di soggetto e oggetto e non
mai, in questo ambito, in uno stato di tranquillit e di quiete, bens aspira e tende di continuo verso un
fine, uno scopo, un valore, un bene qualsiasi Cfr. K. Jaspers, Psicologia delle visioni del mondo, Edizioni
Mediterranee, Roma 1950, p. 267.
vi Al contrario di quanto ritengono gli studiosi pi illustri, nella storia dellumanit sono avvenute

solamente due rivoluzioni. Entrambe sono nate dalla paura. Nella prima lorganismo umano, di fronte al
dolore causato dalle situazioni limite della sofferenza, della malattia e della morte, rivolge lo sguardo al
mondo che gli sta di fronte e, percependolo come ostile e cattivo, come una minaccia per il suo benessere,
prende la decisione di sottometterlo ai propri desideri. Il mondo diventa allora la misura della propria
realizzazione, e tutto quello che quantificabile il metro per misura-re la propria potenza. Nella seconda
lorganismo umano, dopo aver rivolto lo sguardo sul mondo, prende la decisione di sottomettere la
propria anima alla disciplina spirituale e di rinunciare ai propri desideri. In questa rivoluzione, il mondo
perde lentamente ma inesorabilmente di significato e la propria grandezza si misura nellabilit di non
lasciare nessuna traccia dietro di s. Queste due rivoluzioni, che possiamo definire luna materiale e
laltra spirituale, ma solamente per approssimazione, si ripetono continuamente nella storia delluomo e
si fronteggiano senza posa. Cfr. P. Piro, Non c tempo per luomo, op. cit., pp. 14-15.
vii La morte (o la sua allusione) rende preziosi e patetici gli uomini. Questi commuovono per la loro

condizione di fantasmi; ogni atto che compiono pu esser lultimo; non c volto che non sia sul punto di
cancellarsi come il volto dun sogno. Tutto, tra i mortali, ha il valore dellirrecuperabile e del casuale. Tra
gli Immortali, invece, ogni atto (e ogni pensiero) leco daltri che nel passato lo precedettero, senza
principio visibile, o il fedele presagio di altri che nel futuro lo ripeteranno sino alla vertigine. Non c
cosa che non sia come perduta tra infaticabili specchi. Nulla pu accadere una sola volta, nulla
preziosamente precario. Ci ch elegiaco, grave, rituale, non vale per gli Immortali. Cfr. J.L. Borges,
LAleph, Feltrinelli, Milano 2011, p. 21.
viii Ma se diciamo allo stesso tempo si e no ai prodotti della tecnica, il nostro rapporto al mondo della

tecnica non diventer forse ambiguo e incerto? Nientaffatto: il nostro rapporto al mondo della tecnica
diventer piacevole e sicuro. Si tratter infatti di lasciare entrare nel nostro mondo di tutti i giorni i
prodotti della tecnica e allo stesso tempo di lasciarli fuori, di abbandonarli a se stessi come qualcosa che
non nulla di assoluto, ma che dipende esso stesso da qualcosa di pi alto. Vorrei chiamare questo
contegno che dice al tempo stesso si e no al mondo della tecnica con unantica parola: labbandono di
fronte alle cose (die Gelassen-heit zu den Dingen = labbandono delle cose alle cose). In questo modo
riusciamo a non vedere pi le cose soltanto dal punto di vista della tecnica, vediamo finalmente chiaro e
riconosciamo che la produzione e luso delle macchine esige da noi un altro rapporto con le cose, che
nondimeno ha un suo senso. Cfr. M. Heiddeger, Labbandono, Il Melangolo, Genova 2006, p. 38.
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ix di grande interesse per ricostruire il dibattito tra tecnofobici e tecnomaniaci anche per la dotta
bibliografia - il saggio: G. Pezzano, Oltre la tecno-fobia/mania: prospettive di tecno-realismo a partire
dallantropologia filosofica, in Etica & Politica / Ethics & Politics, XIV, 2012, 1, pp. 125-173.
x Cfr. Zhuang-zi, Adelphi, Milano 1982, p. 107.

xi Ivi., p. 19.

xii Da ci deriva che il concetto di bisogno umano comprende fin dallinizio loggettivamente

necessario e il superfluo. Se ci sforzassimo di capire quali tra i nostri bisogni siano rigorosamente
necessari, inevitabili, e quali superflui, ci troveremmo in grande difficolt. Ci troveremmo infatti a
scoprire: 1) Che di fronte ai bisogni che a priori sembrano pi elementari e inevitabili ad esempio cibo e
calore luomo possiede unelasticit incredibile. Egli pu ridurre non solo per costrizione, ma anche
per piacere al limite estremo la quantit di cibo assunta, e pu addestrarsi a sopportare un freddo
intensissimo. 2) Al contrario, gli costa molta fatica, o pi semplicemente non riesce a fare a meno di certe
cose superflue e, quando queste gli mancano, preferisce morire. 3) Da ci si deduce che gli sforzi
delluomo per vivere, per stare al mondo, sono inseparabili dai suoi sforzi per stare bene. Di pi: per lui
la vita non significa semplicemente stare, ma stare bene, ed egli sente come bisogni le condizioni
oggettive dello stare solo in quanto queste sono il presupposto dello stare bene. Luomo che si convince
fino in fondo di non poter ottenere ci che egli chiama benessere, o almeno unapprossimazione di
questultimo, dovendosi accontentare del semplice e nudo stare, si suicida. Lo stare bene, e non il
semplice stare, il bisogno fondamentale delluomo, il bisogno dei bisogni. Cfr. J. Ortega y Gasset, La
meditazione sulla tecnica e altri saggi su scienza e filosofia, Mimesis, Milano-Udine 2011, p. 51.
xiii Il principio arcaico della ricchezza posto in evidenza senza alcuna delle attenuanti che risultano

dallavarizia sviluppata in stadi ulteriori: la ricchezza appariva come acquisizione in quanto un potere
viene acquisito dalluomo ricco, ma essa interamente diretta verso la perdita del senso che questo
potere caratterizzato come potere di perdere. Soltanto attraverso la perdita, la gloria e lonore sono
legati. Cfr. G. Bataille, Il dispendio, Armando Editore, Roma 1997, p. 67.
xiv Nellamore il senso della differenza scompare e lanima umana raggiunge il suo scopo di perfezione,

trascendendo i limiti di se stessa e varcando la soglia dellinfinito. Perci lamore la pi alta felicit che
luomo possa raggiungere: infatti solo con lamore egli realmente riconosce dessere pi di se stesso,
dessere una sola cosa col Tutto. Cfr. R. Tagore, La vera essenza della vita (sdhan), Guanda, Parma 1988,
p. 23.