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Sentenza n. 3418/2016 pubbl.

il 16/03/2016
RG n. 57887/2013

N. R.G. 57887/2013

TRIBUNALE ORDINARIO di MILANO


UNDICESIMA CIVILE
VERBALE DELLA CAUSA n. r.g. 57887/2013

Firmato Da: GRAZIOLI ELENA Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: 1699b - Firmato Da: PITITTO ALBERTO Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: 11f6ae
tra
ASSOCIAZIONE VOLONTARI DEL SOCCORSO ALTA VALTREBBIA

ATTORE/I
e
VODAFONE OMNITEL N. V.

CONVENUTO/I

Oggi 16 marzo 2016 ad ore 12,55 innanzi al dott. Elena Grazioli, sono comparsi:

Per ASSOCIAZIONE VOLONTARI DEL SOCCORSO ALTA VALTREBBIA lavv.to Francesco


Penna che si riporta agli atti.
Per VODAFONE OMNITEL N. V. lavv. MARZORATI Andrea che si riporta agli atti.
E altres presente ai fini della pratica forense il dott. Michele Angelo Fedele.

Il Giudice invita le parti a precisare le conclusioni.

I procuratori delle parti precisano le conclusioni come da fogli gi in atti.

Dopo breve discussione orale, il Giudice pronuncia sentenza ex art. 281 sexies c.p.c. dandone lettura.

Il Giudice
Dott.ssa. Elena Grazioli

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Sentenza n. 3418/2016 pubbl. il 16/03/2016
RG n. 57887/2013

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO di MILANO
UNDICESIMA CIVILE
Il Tribunale, nella persona del Giudice dott.ssa Elena Grazioli ha pronunciato ex art. 281 sexies c.p.c. la

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seguente

SENTENZA
nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 57887/2013 promossa da:

ASSOCIAZIONE VOLONTARI DEL SOCCORSO ALTA VALTREBBIA (C.F. 02535860106),


elettivamente domiciliato in FORO BUONAPARTE, 69 20121 MILANO presso lo studio
dell'Avvocato GILARDI FRANCESCO, e rappresentata e difesa dallAvv.to Francesco Penna.

ATTRICE
contro
VODAFONE OMNITEL N. V. (C.F. 08539010010), elettivamente domiciliata in VIA ZURETTI, 33
20125 MILANO presso lo studio degli Avvocati Mario e Andrea MARZORATI

CONVENUTA

CONCLUSIONI
Le parti hanno concluso come da fogli in atti.

Concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione

Con atto di citazione regolarmente notificato lASSOCIAZIONE VOLONTARI DEL SOCCORSO

ALTA VALTREBBIA conveniva in giudizio avanti al Tribunale di Milano VODAFONE OMNITEL

BV chiedendo :

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1) accertare e dichiarare la responsabilit precontrattuale ex art. 1337 c.c. di Vodafone Omnitel NV

in ordine alla conclusione del contratto del 12 settembre 2011, stipulato con lASSOCIAZIONE

VOLONTARI DEL SOCCORSO ALTA VALTREBBIA, in persona del legale rappresentante pro-

tempore Sig. Claudio Mariani;

2) accertare e dichiarare la responsabilit contrattuale di Vodafone Omnitel N.V. per grave

inadempimento del contratto del 12 settembre 2011, stipulato con lASSOCIAZIONE VOLONTARI

DEL SOCCORSO ALTA VALTREBBIA in persona del legale rappresentante pro- tempore Sig.

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Claudio Mariani ;

3) in conseguenza di quanto sopra, accertare e dichiarare la risoluzione del contratto del 12 settembre

2011, stipulato con lASSOCIAZIONE VOLONTARI DEL SOCCORSO ALTA VALTREBBIA, in

persona del legale rappresentante pro- tempore Sig. Claudio Mariani, per grave inadempimento di

Vodafone Omnitel N.V.;

4) accertare e dichiarare la responsabilit contrattuale di Vodafone Omnitel n.V., per grave

inadempimento del contratto del verbale di conciliazione del 18 dicembre 2012, sottoscritto avanti ad

Agicom da Vodafone Omnitel N.V. e accertare e dichiarare la responsabilit contrattuale di Vodafone

Omnitel N.V. dallASSOCIAZIONE VOLONTARI DEL SOCCORSO ALTA VALTREBBIA, in persona

del legale rappresentante pro- tempore Sig. Claudio Mariani ;

5) in conseguenza di quanto sopra, dichiarare ed accertare la risoluzione del predetto verbale di

conciliazione per inadempimento di Vodafone Omnitel N.V.;

6) in conseguenza di tutto quanto sopra condannare Vodafone Omnitel N.V. a risarcire tutti i danni

patiti e patiendi allASSOCIAZIONE VOLONTARI DEL SOCCORSO ALTA VALTREBBIA, in persona

del legale rappresentante pro- tempore Sig. Claudio Mariani quantificabili in euro 16.794,19 o nella

somma meglio vista da Codesto Ill.mo Tribunale;

7) con vittoria di diritti, spese ed onorari oltre accessori come per legge.
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Esponeva al riguardo di aver nel gennaio 2009 stipulato presso la societ Futurweb, legata da un

contratto di agenzia con Vodafone, un contratto aziendale multibusiness per il servizio di telefonia

mobile.

A seguito di una serie di inadempimenti da parte dellodierna convenuta in data 3 novembre 2009 adiva

il Corecom Liguria per il tentativo di conciliazione che aveva esito negativo.

Il successivo tentativo dinnanzi lAgicom si concludeva, invece, positivamente.

Il 17 maggio 2010, infatti, Vodafone si impegnava a corrispondere la somma di euro 5.000,00 a titolo

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di indennizzo, ad annullare il pregresso insoluto pari ad euro 1.837,32 e a tenere indenne

lAssociazione da ogni eventuale pendenza nei confronti dellAgenzia delle entrate.

Lamentava che la convenuta, contravvenendo agli obblighi ivi assunti, avesse comunicato allAgenzia

delle Entrate i nominativi dei singoli associati per la riscossione coattiva della tassa di concessione

governativa e a richiedere il pagamento di somme non dovute.

Stante il predetto inadempimento parte attrice risolveva il contratto nel dicembre 2010.

Successivamente alla risoluzione Vodafone continuava a richiedere somme come se il contratto fosse

ancora in essere.

Aggiungeva di aver in data 12 settembre 2011 sottoscritto altro contratto con lodierna convenuta in

persona dellagente con rappresentanza Mediamax Telecomunicazioni s.r.l.

Lamentava gravi inadempimenti da parte di Vodafone per aver richiesto nelle fatture n. AB16146099,

n. AC02612723 e n. AC05632837 somme non dovute, per non aver installato, gratuitamente, alcuni

busters nelle abitazioni con il risultato che diversi associati non riuscivano n a telefonare, n a ricevere

telefonate nella propria abitazione; per non aver una scheda sim card ottenuto la portabilit; per essere

il telefono fisso ove era stato installato il router dellassociazione non funzionante.

Ne conseguiva un nuovo tentativo di conciliazione che si concludeva in data 18 dicembre 2012 con un

secondo accordo in base al quale Vodafone si dichiarava disponibile ad emettere nota di credito per
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euro 20.000,00 ed a ritirare la pratica di recupero credito a fronte del versamento da parte

dellAssociazione della somma di euro 4.119,31. Contestualmente Vodafone Omnitel si impegnava a

verificare le condizioni contrattuali, garantendo, in caso di mancato raggiungimento di un accordo,

lassenza di costi di disattivazione e/o di recesso anticipato.

Lamentava che Vodafone avesse violato gli impegni assunti con il verbale di conciliazione del 18

dicembre 2012 atteso che non aveva emesso note di credito dellimporto di euro 20.000,00, ma solo per

euro 13.761,91 e solo in data 24 maggio 2013, ossia dopo sei mesi dallavvenuta conciliazione e avesse

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omesso di migliorare il segnale in Loco di Rovegno.

Lamentava che Vodafone avesse continuato a pretendere il pagamento illegittimo delle due fatture nn.

AC17905451 e AD02693088.

Da ultimo faceva presente che in data 23 marzo 2013 Vodafone avesse proceduto al distacco delle linee

attive che venivano riallacciate a seguito dellemissione di un provvedimento di urgenza e che

nuovamente distaccate venivano successivamente riallacciate a seguito di nuova istanza innanzi al

Corecom Liguria.

Agiva quindi in giudizio per sentir accertare la responsabilit pre-contrattuale ex art. 1137 c.c. in ordine

alla conclusione del contratto del 12 settembre 2011; per sentire accertare e dichiarare la risoluzione del

contratto del 12 settembre 2011 per inadempimento di Vodafone; per sentire accertare e dichiarare la

risoluzione del verbale di conciliazione del 18 dicembre 2012 per inadempimento di Vodafone e

conseguentemente per ottenere il risarcimento dei danni subiti che quantificava in euro 16.794,19.

Si costituiva Vodafone Omnitel N.V. che, in via preliminare, eccepiva limproponibilit,

improcedibilit della domanda formulata dallattrice atteso il mancato deposito nella presente causa

dellistanza di conciliazione avanti il Co.Re.Com; nonch violazione del principio di correttezza e di

buona fede, per sussistenza di un abuso di diritto posto in essere dallattrice e/o per mancanza di

interesse ad agire ex art. 100 c.p.c.


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Eccepiva, infatti, che stante la natura di titolo esecutivo del verbale di conciliazione del 18 dicembre

2012 avanti al Corecom, in caso di sua mancata applicazione lo stesso avrebbe dovuto essere azionato

mediante precetto e non mediante una causa ordinaria di accertamento.

Nel merito contestava le domande di controparte di cui chiedeva il rigetto evidenziando di aver

adempiuto a quanto pattuito in via transattiva.

Contestava, comunque, la domanda risarcitoria in quanto indimostrata ed invocava il limite di

responsabilit prevista dalla clausola 3.7 delle Condizioni Generali di Contratto.

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In via riconvenzionale chiedeva la condanna dellattrice al pagamento della somma di euro 19.465,34

per il mancato pagamento delle seguenti fatture: euro 7.875,13 relativamente alla fattura n.

AC179005451 del 19 dicembre 2012; euro 10.174,88 relativamente alla fattura n. AD02693088 del 19

febbraio 2013; euro 1.415,33 relativamente alla fattura n. AD05850276 del 19 aprile 2013.

Alludienza di prima comparizione del 19 giugno 2014, il Tribunale rinviava la causa alludienza del

24 settembre 2014 concedendo a parte convenuta termine per il deposito della documentazione idonea

a fornire la prova dei poteri dei procuratori di Vodafone di cui alla procura ad litem.

La causa veniva quindi rinviata alludienza del 14 maggio 2015 per lammissione dei mezzi istruttori,

previa concessione dei termini di cui allart. 183 sesto comma c.p.c.

Ritenuta la causa matura per la decisione, veniva rinviata alludienza odierna per la precisazione delle

conclusioni e la discussione orale ex art. 281 sexies c.p.c.

Deve preliminarmente essere disattesa leccezione sollevata dallattrice relativa ad una carenza di

procura in capo ai procuratori di Vodafone ovvero ad una carenza di rappresentanza in capo agli stessi

avendo parte convenuta sanato ogni eventuale vizio nel termine ex art. 182 c.p.c. concesso dal

Tribunale.

In particolare lamenta parte attrice i poteri del procuratore speciale che aveva rilasciato la procura agli

odierni difensori. Tale eccezione deve ritenersi superata dalla documentazione depositata dalla
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convenuta con i doc. 8-9 da cui si evince che lAvv.to Francesco Pergolini stato nominato procuratore

di Vodafone dal Dott. Saverio Tridico e che questultimo membro del consiglio di Amministrazione

di Vodafone con i relativi poteri, cos come lavv.to Francesco Pergolini procuratore di Vodafone con

i relativi poteri.

Quanto poi alla ritenuta non validit della procura rilasciata agli odierni difensori per la pretesa non

riferibilit della stessa al presente giudizio per lassenza di data e luogo di riferimento e

successivamente per lasserita nullit della procura allegata alla nota di deposito del 17 luglio 2014,

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leccezione non pu essere condivisa.

Per giurisprudenza costante, infatti, ai fini della validit della procura rilasciata su foglio separato

irrilevante la mancanza di una espressa menzione del procedimento per il quale essa sia stata rilasciata,

qualora essa sia stata notificata unitamente all'atto cui accede, in quanto la collocazione della procura,

anche se rilasciata su foglio separato, idonea a conferire la certezza circa la provenienza dalla parte

del potere di rappresentanza e a dar luogo alla presunzione di riferibilit della procura al giudizio cui

l'atto stesso fa riferimento ( cfr. fra laltro Cassazione Civile, sez. II, sentenza 26/02/2008 n 5033).

Ad ogni buon conto si rileva che la procura rilasciata in calce alla comparsa di costituzione e risposta

del 29 maggio 2014 ha piena validit non essendo mai stata messa in dubbio la sua validit.

Ci posto va preliminarmente ed in via assorbente affermata limproponibilit della domanda attrice.

La presente controversia verte, indubbiamente, in materia di telecomunicazioni.

Le domande in esame, a mente del combinato disposto di cui agli art. 1,11 comma, L.31 luglio 1997 n.

249 e agli art. 3, 1 comma, e 4, 2 comma della delibera AGCOM n. 182/02/Cons devono ritenersi

sottoposte al preventivo esperimento del tentativo di conciliazione avanti il Corecom.

Lobbligatoriet del ricorso al tentativo di conciliazione davanti al Corecom appare, infatti,

esplicitamente espressa dal tenore stesso delle norme richiamate che prevedono che gli Utenti.sono

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tenuti a promuovere preventivamente un tentativo di conciliazione dinanzi al Corecom competente per

territorio ( 1 comma art. 3 delibera citata) e che il ricorso giurisdizionale non pu essere proposto

sino a quando non sia stato espletato il tentativo di conciliazione ( 2 comma art. 4 del. Cit.).

Occorre in punto rilevare che il tenore delle norme richiamate porta a configurare lintrodotto tentativo

obbligatorio di conciliazione, ad evidente finalit deflattiva e, pertanto, necessariamente da riferirsi

alloggetto della eventuale futura controversia.

Ci chiarito va osservato che sebbene parte attrice abbia provato di aver attivato lorgano regionale al

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fine di tentare la conciliazione ( cfr. doc. 47 fascicolo attore), cionondimeno non pare possibile

pervenire alla conclusione che parte attrice abbia soddisfatto tale onere.

Ed, infatti, dal raffronto tra quanto indicato dallattrice nellistanza di conciliazione inviata al Corecom

e latto di citazione vi una evidente differenza di petitum tra la domanda avanzata in sede di

CORECOM e quella avanzata nel presente giudizio.

Innanzitutto si osserva che nella fase di conciliazione parte attrice ha chiesto la risoluzione

dellaccordo raggiunto in sede conciliativa e il ristoro dei danni asseritamente patiti, laddove

nellodierno giudizio parte attrice ha chiesto, previo accertamento della responsabilit pre- contrattuale

ex art. 1337 cc e contrattuale di Vodafone, la risoluzione del contratto sottoscritto con Vodafone; la

risoluzione dellaccordo raggiunto in sede conciliativa; il riconoscimento di varie voci indennitarie; la

restituzione dellimporto di euro 4.119,00 e dellimporto di euro 3.674,00 pagati a Vodafone; il

risarcimento della somma pagata a titolo di spese legali.

E, quindi, evidente che al momento della proposizione del tentativo di conciliazione sussisteva lonere

di proporre tali ulteriori domande al Corecom ai fini dellestensione alleffettivo oggetto della futura

domanda di merito.

Come gi affermato da questo Tribunale secondo lorientamento della Suprema Corte- sia pure

dettato in tema di tentativo di conciliazione per le controversie agrarie, ma con la medesima ratio- il
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giudice investito di una controversia in materia in cui la legge impone il tentativo obbligatorio di

conciliazione, al fine di verificare se la domanda proponibile, deve accertare non solo che esiste

perfetta coincidenza soggettiva, ma anche che le domande formulate dalla parte ricorrente siano le

stesse intorno alle quali il tentativo medesimo si svolto ( Vedi Cass. 2005/15802) e ci in quanto, se

lo scopo della previsione normativa che impone il previo tentativo di conciliazione quello di favorire

una definizione stragiudiziale della controversia evidente che questo in tanto possa essere raggiunto

in quanto le parti siano a conoscenza di tutti gli aspetti della controversia, per valutare la possibilit o

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convenienza di aderire ad una conciliazione, evitando cos linstaurazione della lite.

N ritiene questo Tribunale che si possa semplicemente sospendere il giudizio, dando un termine alle

parti perch promuovano il tentativo di conciliazione e disponendo per il prosieguo del procedimento,

trattandosi di condizione di proponibilit della domanda e non di mera procedibilit della stessa.

Ed, infatti, pur essendo a conoscenza di quanto affermato dalla Suprema Corte nella sentenza n.

14103/2011 (In tema di controversie tra gli organismi di telecomunicazione e gli utenti, nel regime

introdotto dalla Delibera 182/02/CONS dall'Autorit per le Garanzie nelle Comunicazioni, il tentativo

di conciliazione previsto dall'art. 3 del relativo Allegato A deve intendersi prescritto a pena di

improcedibilit, sicch, laddove non esperito, il giudice procedente, sia in primo grado che in appello,

non deve dichiarare improponibile l'azione, ma deve dichiararne l'improcedibilit sino a quando non

sia spirato il termine per darvi corso o non si sia preso atto del fallimento del tentativo medesimo; in

questi casi, fatta comunque salva l'originaria introduzione dell'azione agli effetti sostanziali e

processuali, il processo riprende con la rinnovazione del giudizio), ritiene il Tribunale che il principio

test richiamato non tenga conto del fatto che:

- costituisce interesse di rango costituzionale (Art. 111 Cost.) altres quello attinente alla ragionevole

durata delle controversie e quindi allottenimento, in tempi ragionevoli, di una tutela dei diritti, anche

in sede extragiudiziale,
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- che detto diritto di rango costituzionale perseguito dalla legge n. 249/97, attuativa della direttiva CE

n. 22/2002, mediante lintento deflattivo che ne sta alla base, come espressamente confermato dalla

sentenza della Corte di Giustizia, nella parte in cui afferma che la normativa interna garantisce il

carattere sistematico del ricorso ad una procedura extragiudiziale di risoluzione delle controversie e

tende a rafforzare leffetto utile della direttiva, perseguendo lo scopo di una definizione pi spedita

e meno onerosa delle controversie in materia di comunicazioni elettroniche, nonch un

decongestionamento dei tribunali e quindi legittimi obiettivi di interesse generale (cfr. Corte di

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Giustizia 18.03.2010 Alassini c. Telecom Italia S.p.a);

- che lintento deflattivo in parola raggiunto compiutamente soltanto se il tentativo di conciliazione

obbligatorio avvenga PRIMA dellincardinamento della vertenza giurisdizionale;

- che, peraltro, il meccanismo di sospensione previsto per le controversie in materia di lavoro dallart.

412 bis c.p.c. non appare analogicamente applicabile alle controversie in materie di telecomunicazioni,

atteso che esso reca una disciplina peculiare del processo del lavoro, come rilevato dalla stessa

Suprema Corte in materia di controversie agrarie (cfr., tra le tante, Cass. 2046 del 2010, secondo cui

in materia agraria, la necessit del preventivo esperimento del tentativo di conciliazione, secondo

quanto previsto dall'art. 46 della legge 3 maggio 1982, n. 203, configura una condizione di

proponibilit della domanda, la cui mancanza, rilevabile anche d'ufficio nel corso del giudizio di

merito, comporta la definizione della causa con sentenza dichiarativa di improponibilit;

diversamente, nella materia lavoristica, alla stregua di quanto stabilito dall'art. 412-bis cod. proc. civ.,

l'esperimento del tentativo di conciliazione integra una condizione di procedibilit e la sua mancanza

una improcedibilit "sui generis", avuto riguardo al regime della sua rilevabilit ed all'iter successivo

a siffatto rilievo. Ne consegue che l'art. 412-bis cod. proc. civ., anche se successivo all'anzidetto art. 46

(siccome introdotto dall'art. 39 del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 80), giacch reca una disciplina peculiare

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del processo del lavoro, non pu trovare applicazione nel processo agrario, il quale mantiene

inalterata la propria diversa ed autonoma regolamentazione positiva dettata dal citato art. 46).

In conclusione, il Tribunale ritiene che lazione promossa dallattrice sia improponibile perch doveva

obbligatoriamente essere preceduta dal tentativo di conciliazione, osservandosi che tale sanzione

espressamente prevista dalla norma di rango primario, segnatamente art. 1, comma 11 legge 31 luglio

1997 n. 249 sopra riportato.

Tale statuizione travolge ed assorbe lesame di ogni altra questione sollevata dalle parti.

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Tenuto conto delle incertezze interpretative esistenti in materia sussistono gravi ed eccezionali motivi

idonei a discostarsi dal principio della causalit della lite ed a compensare tra le parti integralmente le

spese di lite.

P.Q.M.
Il Tribunale di Milano, in funzione di Giudice Unico, definitivamente pronunciando, ogni diversa

istanza, deduzione disattesa cos provvede:

1) Dichiara improponibile le domande dellattrice.

2) Dichiara interamente compensate fra le parti le spese di lite.

Milano, 16/03/2016
Il Giudice
Dott.ssa Elena Grazioli

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