Sei sulla pagina 1di 10

CAPITOLO SESTO

LE MONDE NOUS EST AINSI UN DON

Nel corso dei suoi dveloppements su Heidegger, Althusser afferma che le monde
nous est ainsi un don, un fait de fait, qui souvre devant nous dans la facticit de sa
contingence.1
Si tratta di unaffermazione sconcertante. Abbiamo gi visto che per Althusser non si
potrebbe, a rigore, parlare di mondo, e che come se Althusser si accostasse a Heidegger
per prenderne subito le distanze. Ancora pi imbarazzante quel nous, e per una duplice
ragione: non solo perch restaura lidea di un soggetto, che in certa misura sarebbe il
destinatario dellinvio dellessere, ma anche perch potrebbe far pensare ad una
distinzione tra soggetto e mondo, tale per cui il mondo lo spettacolo per un soggetto che,
dallesterno, lo contempla e lo esamina concezione panoramica del sapere, inconcepibile
in Althusser, ma anche esclusa dallo stesso Heidegger. Ritengo che tale espressione sia una
maniera maldestra di affermare il carattere sempre-gi-dato della struttura, e per chiarirlo
ulteriormente mi propongo un dtour verso la cosiddetta fenomenologia della donazione,
sviluppata di recente da Jean-Luc Marion. Laccostamento, senzaltro impertinente, tra
materialismo aleatorio e fenomenologia della donazione si baserebbe su delle comuni
suggestioni heideggeriane, nonch sulla formulazione esplicita da parte di Mario di una
teoria della contingenza necessaria. Vedremo, per, che tale contingenza non pu essere intesa
nello stesso senso dai due autori.
Anzitutto, bene ribadire che Althusser non riconducibile alleredit heideggeriana;
non intendo, quindi, servirmi della fenomenologia della donazione per illuminare una lettura
althusseriana di Heidegger, che ritengo non vi sia. Piuttosto, mi servir di Marion per
interrogare ulteriormente il testo di Althusser e farlo parlare chiaro.
Credo che sia possibile accostare le due teorie a partire da una domanda che tipica
della fenomenologia ma che potrebbe non essere estranea ad Althusser. La domanda : che
cos leffettivit? come si d o come data leffettivit?
Anzitutto, alcuni cenni sulla fenomenologia della donazione, sviluppata recentemente
da Jean-Luc Marion.2 Movendo dallo studio del tema della riduzione in Husserl e
Heidegger, Marion rileva come il primo abbia sviluppato una riduzione trascendentale
orientata sullorizzonte delloggettualit, mentre in Heidegger troveremmo piuttosto una
riduzione esistenziale che si dispiega nellorizzonte dellessere.
Marion propone, invece, una terza riduzione, ordinata al puro dato (donn), in
base ad una gradazione di argomenti:
Il fenomeno appare
In quanto appare si mostra
In quanto si mostra, si d o dato: ci che si mostra, inizialmente si
d.3

1
CSMR, p. 543, lo stesso passo, con lievi modifiche, in SPH, p. 41.
2
I testi di riferimento sono: Rduction et donation, PUF, Paris 1989, Etant donn, PUF, Paris 1998, De
surcrot, PUF, Paris 2001.
3
J.-L. Marion, Etant donn, cit., tr. it., p. XLIII.

1
Tutto ci che si mostra, si d, ma non vale linverso: non tutto ci che si d si mostra.
La donazione stessa, come tale, anteriore al fenomeno che si mostra, non a sua volta un
fenomeno. I fenomeni, cos, gardent en eux la trace de leur donation .4 Marion fa
riferimento allevento, come esempio di donazione: gli eventi accadono, e quindi, in un
certo senso, appaiono, e tuttavia levento non coincide con lo stato di cose che si produce e
si mostra, ma in qualche modo ne lo sfondo non apparente. Come gi nello stoicismo, e in
Gilles Deleuze, levento un incorporeo che scivola sulla superficie dei corpi e li borda. Se
il fenomeno prodotto, levento ne il prodursi, ma questo prodursi non va inteso in
un senso causale. Prendiamo, ad esempio, due enunciati. Piove, esprime un evento puro, un
fatto che si realizza nel suo accadere; al contrario, nellenunciato io pianto un chiodo nel
muro, il verbo esprime una relazione causale che lega lazione ad un effetto. Dice, a questo
proposito, Claude Romano:

Nous disons: il fait nuit , et aussitt nous nous


interrogeons : quest-ce qui fait nuit ? , nous voudrions chercher
cet vnement une cause, cest--dire le rattacher quelque chose.
[] Nous disons, en toute innocence : il pleut , et nous voudrions
aussitt saisir quelle chose est la pluie, quelle chose diffuse et
impalpable, obscurment prsent et prvenante, sans limites
assignables et sans lieu.5

Il piovere non causa della pioggia. A tutti gli effetti, si tratta della stessa cosa,
solo che, in un caso, puntiamo lattenzione su uno stato di cose, espresso da sostantivi
(lacqua dal cielo), mentre nellaltro caso su un evento, espresso da un verbo. Ma, se
levento non causa, non a sua volta causato:

en advenant, il atteste une origine imprvisible, surgissant de


causes souvent inconnues, voire absents, du moins non assignables,
que lon ne saurait donc non plus reproduire, parce que sa
constitution naurait aucun sens.6

In particolare nellopera Etant donn, ltant risucchiato nel donn, giacch ci che
si mostra nellente il darsi stesso dellente dato. Marion segue Heidegger, che nei Problemi
fondamentali della fenomenologia vedeva il dato come parola magica della fenomenologia e
come pietra di inciampo per tutti gli altri.
Da qui un percorso di epoch che, mettendo tra parentesi tanto il donatore che il
dono stesso, fa emergere la pura datit. Ne consegue, in primo luogo, il carattere di invio, che
resta. A chi qualcosa si d? Il soggetto del/al dono un effetto della donazione stessa. Marion
lo chiama adonn. Il soggetto costituito ed attivato dallevento-dono, ne il ricettacolo ed
il destinatario: lio, il solus ipse che si fa carico di quel che lo tocca e ne risponde. In secondo
luogo, una fenomenalit dellimprevedibile e della contingenza necessaria: una necessit di
fatto che racchiude una contingenza di diritto. Ci che si d, si d a partire da se stesso e
quindi senza causa assegnabile da parte di un destinatario. Questi riceve passivamente e si
costituisce a partire da unassunzione di responsabilit nei confronti di quanto ricevuto.
Il fenomeno, cos, contingente non tanto e non solo perch non necessario, ma
perch accade a qualcuno, e, nel suo accadere, per cos dire, lo tocca.

4
J.-L. Marion, Lvnement ou le phnomne advenant, in Id., De surcrot, cit., p. 36.
5
C. Romano, Lvnement et le monde, cit., p. 7.
6
J.-L. Marion, Lvnement ou le phnomne advenant, cit., p. 37.

2
Prima di dire il semplice contrario del necessario, il
contingente dice ci che mi tocca, che mi raggiunge e dunque, cos,
mi arriva (seguendo il latino), o (seguendo il tedesco) ci che
accade cos, dunque mi cade addosso. Il fenomeno appare nella
misura in cui inizialmente va, spinge e si estende fino a me (mi
diventa contiguo, entra in contatto con me) per poi toccarmi (agire su
di me, modificarmi). Nessun fenomeno pu apparire senza
giungermi, arrivare presso di me, toccarmi a titolo di evento che
modifica il mio campo []. Noi descriveremo una simile
contingenza in tre figure: il fenomeno mi arriva, mi accade, e infine,
si impone (e mi si impone). Cos si compie la sua unica contingenza,
contingit.7

La contingenza consiste nel modo in cui il fenomeno stesso si d, da se stesso, senza


altro principio che se stesso. da questo punto di vista, opporre la contingenza alla necessit
diviene superfluo: ogni fenomeno contingente perch si d a vedere a partire da se stesso,
senza causa,

La contingenza del fenomeno dato non si esercita [] al


modo in cui lintende la metafisica, e cio attraverso la semplice
non-necessit della sua presenza, ma si compie per il fatto stesso di
arrivare, di accadere e di imporsi.8

Contemporaneamente, il fenomeno necessario proprio perch fenomeno, e quindi


non pu non apparire, e, in secondo luogo perch, una volta apparso, acquisisce una necessit
fattuale. Marion rileva, pertanto un legame essenziale tra contingenza (irruzione) e
fatticit del dato, legame che viene cos espresso:

(i) di ogni fatto (come questo qui) non si pu affermare niente


prima di aver riconosciuto che ha avuto luogo, che si prodotto, che,
di fatto, apparso; (ii) ogni volta, questo fatto assolutamente primo,
originario (senza causa) e senza precedenti (individualizzato), in modo
che esso pu eventualmente (ma non sempre) inaugurare ci che potr
temporalizzarsi in una storia; (iii) per la coscienza fenomenologia che
sorge continuamente dal fatto dellimpressione originaria, il fatto del
fenomeno si d in ogni istante e di volta in volta come irrevocabile,
sempre gi e definitivamente sopraggiunto, tale che, anche una volta
ridisceso dalla ritenzione alle profondit della memoria, esso non potr
mai non essere sorto come impressione originaria. Il fenomeno dato mi
arriva dunque di fatto, cio a titolo di fatto originario per eccellenza ed
irrevocabile.9
Il fatto compiuto resta, cos, sempre tale che esso non pu non
essere ci che , ma tale che esso avrebbe potuto essere tuttaltro da
ci che . La coincidenza fra la necessit di fatto e la contingenza di
diritto determina bene il caso non abolito dal fatto compiuto.

7
J.-L. Marion, Etant donn, cit., tr. it., p. 153.
8
Ivi, p. 171.
9
Ivi, p. 174.

3
Lintreccio di questa contingenza e di questo fatto compiuto
caratterizza intrinsecamente il fenomeno secondo la donazione.10

Come noto, questi principi servono a Marion per spostare la sua indagine verso
quelli che lui stesso definisce fenomeni saturi. Si tratta di dati puri, effetto di una
donazione senza intuizione, che non possono essere rappresentati, n oggettivati, ma solo
constatati e subiti. Donazioni qui questo genere sarebbero, per esempio, espressi da: dare la
vita, o dare la morte, dare senso a qualcosa. In particolare, come ovvio, la morte non
solo non un ente, che pu essere dato in mano a qualcuno, ma anzi lente nel suo non
essere pi: donare la morte indica una donazione impossibile, che tuttavia accade.
Pertanto: Non si tratta solo di donare limpossibilit dellente, ma donare limpossibilit
stessa come direttamente non essente.11
In Althusser possiamo, al contrario, rilevare il partito preso della complessit di
contro a quello della riduzione, nonch lassenza del destinatario della riduzione o del dato. In
Althusser, se vi soggetto, soggetto della scienza e della filosofia, ma questo soggetto
leffetto di una problematica. La problematica non una cosa, n un orizzonte definito,
bens un lavoro, il cui vettore una parola vuota di contenuto, ma carica di risonanze: reale.
Il concetto di problematica mostra che una posizione filosofica non ha in se stessa il
principio del proprio essere n della propria intelligibilit. Essa trova piuttosto un abbozzo di
senso nel suo riferirsi a quella trama di rapporti rappresentato dalla storia reale.
Come abbiamo gi visto, quello di reale un quasi-concetto, che serve per dare una
svolta ad un percorso teorico, cos come il dato piuttosto il sempre-gi-dato che definisce
non solo lo specifico della struttura, ma anche loggetto come oggetto del lavoro anche solo
teorico (scientifico o filosofico).
La problematica, infine, non un altro nome per il soggetto della scienza, bens la
relazione tra il campo delle domande e delle risposte teoriche e quello della lotta delle classi.
Per questo la problematica un lavoro percorso dalla freccia del reale.
Il tema della datit viene affrontato da Marion in relazione allanalisi della pittura,
faremo quindi un breve accenno a queste analisi, per poi confrontarle con alcuni scritti
althusseriani relativi allarte e alla letteratura.
Marion prende spunto da una frase di Pascal:

Quelle vanit que la peinture qui attire ladmiration par la


ressemblance des choses dont on nadmire point les originaux!12

Da dove viene lammirazione per la copia, anzich per loriginale? La copia


destituisce loriginale e lo riduce a un commencement disqualifi, obscur, voire oublier. 13
Di pi: la copia oltrepassa loriginale, lo esclude dallordine dello sguardo, cosicch la
ressemblance smette di essere semplicemente una copia per diventare essa stessa un originale.

Phnomnalement, elle devient loriginal, et loriginal


ontique na plus rang que dune esquisse, dune bauche, voire dune
reproduction par anticipation. Non seulement nous oublions
loriginal ontique devant loriginal phnomnal, parce quil nous
devient inutile [], mais la semblance que met en gloire la peinture
oublie elle-mme son origine anecdoctique, pour ne plus renvoyer
10
Ivi, p. 185.
11
Ivi, p. 302.
12
B. Pascal, Penses, 40, Lafuma, Paris 1963, p. 508.
13
J.-L. Marion, Lidole ou lclat du tableau, in Id., De surcrot, cit., p. 70.

4
qu soi seule, foyer unique de sa lumire, matrice suffisante de sa
propre forme.14

La pittura sposta lattenzione dal mondo fisico al mondo ridotto a spettacolo, qualcosa
che si risolve interamente nel fatto di offrirsi alla vista, per rivelare un ambito che quello
della pura e semplice fenomenalit. La pittura esercita, cos, la funzione di esibire la visibilit
in quanto tale.

La peinture na pas redoubl ou amnag la phnomnalit,


elle la matrise (au dtriment de la nature de l original ), la
produite (en instituant le privilge de la ressemblance ) et la
finalement consacre en dplaant le centre de gravit de la pure
semblance []. Lrection de la semblance au rang doriginal de
loriginal en fait rien de moins que lorigine impriale de la
phnomnalit, au lieu et place de la chose du monde.15

Gli elementi della pittura sono rispettivamente lidolo limmagine rappresentata


e il cadre vale a dire, un ritaglio del flusso dei fenomeni: essi presentano un gioco
contrastante per cui ad unespansione di visibilit offerta dallidolo corrisponde una
contrazione del visibile ad opera della selezione del cadre:

Lidole nimplique-t-elle pas un excs de visibilit, tandis que


le cadre suppose den restreindre et immobiliser le flux? A moins que
lexcs ne contredise pas ici lastreinte du cadre, mais croisse avec
elle ; moins que lencadrement du cadre ne supprime quun dfaut
dapparatre de l original , qui empchait la semblance de
saccomplir comme une idole.16

Come esempi di questa tensione tra idolo e cadre, Marion presenta anzitutto la
pittura di Paul Klee, in cui il privilegiamento del cadre, riscontrabile nelle minute
dimensioni dei dipinti, produce in realt unesplosione del visibile:

le tableau atteint la plus haute saturation possible de visible


dans un cadre aussi restreint. La saturation du visible devient, qui
sait la regarder comme elle se donne, rellement insoutenable. Le
visible, trop dense, atteint la marge de ce que le cadre peut endurer
et notre regard avec lui []. Voil le tableau : lespace non physique
o le visible seul rgne, abolit linvu (linvisible par dfaut) et rduit
le phnomne la visibilit pure. Le tableau relve de la
phnomnologie la plus classique et la plus stricte, parce quil rduit
entirement le phnomnal au visible.17

Differente , invece, il percorso di Mark Rothko, che dallesperienza del figurativo


perviene ad una pittura astratta dominata da grandi superfici colorate e luminose, in cui il
colore contemporaneamente forma e struttura.

14
Ivi, pp. 70-71.
15
Ivi, pp. 71-72.
16
Ivi, p. 75.
17
Ivi, pp. 81-82.

5
Le tableau, en tant que rduction et que cadre, reconduit au
plan plat, la faade. La faade annule toute profondeur. Cette
annulation nentrane aucun dommage pour les choses du monde :
les objets perdent certes la mise en perspective, mais leur figures
dsorganises redeviennent aussi libres par dautres apparitions.18

Il quadro non ci offre un frammento percepibile del mondo, che noi dovremmo
completare mediante un atto di appresentazione, quale quello teorizzato da Husserl, al
contrario

Ici, et ici seulement, lapprsent tend disparatre et


laisser le champ entirement libre au prsent []. Le tableau ne
reprsente plus certaines faces prsentables dun objet (du monde)
qui resterait, pour ses autres faces, seulement apprsentable : il rduit
lobjet au prsentable en lui, en exclut lapprsentable, bref, il dfaut
lobjet pour le rduire au visible en lui, au pur visible et sans reste.19

Per quanto riguarda Althusser, dobbiamo rifarci a due scritti degli anni 60. Il primo
Lettre sur la connaissance de lart (1966).20 Si tratta di una risposta ad Andr Daspre relativa
al romanzo realista da Balzac a Soljenitsin. Althusser vi sostiene che larte non offre una
conoscenza in senso stretto, n rimpiazza la conoscenza con un altro tipo di sapere. Essa ha un
rapporto specifico con la conoscenza, ma un rapporto di differenza e non di identit.21
Lo specifico dellarte caratterizzato come un donner.

Je crois que le propre de lart est de nous donner voir ,


donner percevoir , donner sentir quelque chose qui fait
allusion la ralit.22

Althusser specifica, cos, che lopera darte non ci fa conoscere nulla, ma, piuttosto,
allude ad unesperienza del reale. chiaro dove vuole arrivare Althusser: ci che larte d,
loggetto dellarte, il vedere, il percepire, il sentire, ossia le forme dellimmaginazione, per
questo larte non ha oggetto, non si riferisce alloggettivit, e neppure, autoreferenzialmente, a
se stessa come oggetto di riflessione. Qual il dato dellarte? Non un dato, ma un vissuto:

Ce que lart nous donne voir, nous donne donc dans la


forme du voir , du percevoir et du sentir (qui nest pas la
forme du connatre) cest lidologie dont il nat, dans laquelle il
baigne, dont il se dtache en tant quart, et laquelle il fait allusion.
[] Balzac et Soljenitsyne nous donnent une vue sur lidologie
laquelle leur uvre ne cesse de faire allusion, et dont elle ne cesse
de se nourrir, une vue qui suppose un recul, une prise de distance
intrieure sur lidologie mme dont leurs romans sont issus. Ils
nous donnent percevoir (et non connatre), en quelque sort du
dedans, par une distance intrieure, lidologie mme dans laquelle
ils sont pris []. Ce vcu nest pas un donn, le donn dune

18
Ivi, p. 93.
19
Ivi, p. 76.
20
Raccolto in E2, pp. 560-566.
21
E2, p. 561.
22
Ibidem.

6
ralit pure, mais le vcu spontan de lidologie dans son
rapport propre au rel.23

Certo, il reale e il vissuto sono anche oggetto della scienza, ma in modo differente.
Larte ci d loggetto nella forma dellimmaginario, la scienza ce lo d nella forma della
conoscenza. Si tratta di pratiche differenti: citando Spinoza, si potrebbe parlare di differenti
generi di conoscenza.

Lidologie est aussi lobjet de la science, le vcu est aussi


lobjet de la science, l individuel est aussi lobjet de la science. La
vraie diffrence entre lart et la science tient la forme spcifique dans
laquelle elles nous donnent, de manire tout fait diffrente, le mme
objet : lart dans la forme du voir et du percevoir , ou du
sentir , la science dans la forme de la connaissance (au sens strict :
par concepts). On peut dire la mme chose en dautres termes. Si
Soljenitsyne nous donne a voir le vcu (au sens dfini
prcdemment), il ne nous donne en aucune manire la connaissance
du culte et de ses effets : cette connaissance est la connaissance
conceptuelle des mcanismes complexes qui finissent par produire le
vcu dont parle le roman de Soljenitsyne. Si je voulais parler ici
encore le langage de Spinoza, je dirais que lart nous donne voir
des conclusions sans prmisses , alors que la connaissance nous fait
pntrer dans le mcanisme qui produit les conclusions partir des
prmisses . cette distinction est importante, car elle permet de
comprendre quun roman sur le culte , aussi profond soit-il, sil
peut bien attirer lattention sur les effets vcus du culte, ne peut en
donner lintelligence ; sil peut mettre la question du culte lordre
du jour, ne peut dfinir les moyens permettant de porter remde ces
mmes effets.24

Il secondo scritto, dedicato al pittore italiano Leonardo Cremonini, risale agli anni
(1964-1966).25 Lapproccio di Althusser singolare e significativo: egli legge, infatti,
Cremonini, che un pittore comunemente definito figurativo, come un pittore
dellastrazione e non semplicemente come un pittore astratto. Essere pittore dellastrazione
significa essere un pittore dellastratto reale, ossia un pittore che dipinge un pur possible
absent dans une forme ou matire nouvelle.26
Cremonini non dipinge tanto, e solo oggetti, luoghi, o fenomeni temporali. Egli
dipinge qualcosa, ma non delle cose. E cio:

des rapports, o sont pris les objets, les lieux et les heures
[], des rapports rels (comme rapports ils sont ncessairement
abstraits) entre les hommes et leur choses , ou plutt, si lon
veut bien donner ce mot son sens le plus fort, entre les choses
et leurs hommes .27

23
E2, pp. 561-562.
24
E2, pp. 562-563.
25
L. Althusser, Cremonini, peintre de labstrait , in E2, pp. 574-586.
26
Ivi, p. 575.
27
Ibidem.

7
Pittore dellastrazione significa essere pittore dellassenza determinata: Cremonini
dipinge dei rapporti

Je ne veux pas dire, car cela naurait aucun sens, quon


puisse peindre des conditions de vie , peindre des rapports
sociaux, peindre les rapports de production ou les formes de la lutte
des classes dune socit donn. Mais on peut peindre , travers
leur objets, des relations visibles telles quelles figurent, par leur
agencement, labsence dtermine qui les gouverne. La structure qui
commande lexistence concrte des hommes, cest--dire qui
informe lidologie vcue des rapports des hommes aux objets et aux
hommes, cette structure ne peut, en tant que structure, jamais tre
figure en prsence, en personne, en positif, en relief, mais
seulement , que traces et effets, en ngatif, par indices dabsence, en
creux.28

Di qui lutilizzo della deformazione dei volti delle figure rappresentate nel dipinto:
traccia della differenza tra la funzione ideologica assegnata alluomo in quanto
individuo, e la materialit dei rapporti sociali.

Leur dformation nest quune absence dtermine de forme,


figuration de leur anonymat, et cest cet anonymat qui constitue
la rvocation effective des catgories de lidologie humaniste. A
proprement parler, la dformation que Cremonini fait subir ses
visages est une dformation dtermine, en ce quelle ne substitue
pas une identit une autre sur un visage, en ce quelle ne donne pas
aux visages telle expression (de lme, du sujet), au lieu de lui en
donner une autre : elle leur te, avec toute expression, la fonction
idologique que cette expression assure dans la complicit de
lidologie humaniste de lart []. Les visages humains de
Cremonini sont tels quils ne peuvent tre vus, cest--dire identifis
comme porteurs de la fonction idologique dexpression de sujets.
Cest pourquoi ils sont si mal reprsents, peine bauchs,
comme si, au lieu dtre les auteurs de leurs gestes, ils nen taient
que la trace. Ils sont hants par une absence : une absence purement
ngative, celle de la fonction humaniste qui leur est refuse, et quils
refusent ; et une absence positive, dtermine, celle de la structure
du monde qui les dtermine, qui en fait les tres anonymes quils
sont, effets structuraux des rapports rels qui les gouvernent.29

Lungi dallessere la donazione della sfera della fenomenalit ad un soggetto, la pittura


rappresenta piuttosto la differenza tra un vissuto ideologico, e la traccia della struttura, la
sua causalit immanente, come tale invisibile e niente affatto portata alla visione da
Cremonini. Anzich portare allespressione la costituzione del soggetto a partire dallevento
della donazione, la pittura dellastrazione ne rappresenta piuttosto la destituzione.
In conclusione, non sembrano esservi, negli scritti di Althusser, tracce che consentano
un possibile avvicinamento ai temi gi heideggeriani, e poi della recente riflessione
filosofica con il tema della donazione.
28
Ivi, p. 586.
29
Ivi, pp. 582-583.

8
Che cosa vuol dire, infatti, che il fenomeno si mostra? In particolare, a cosa allude
questo si? Per esprimerci in modo semplice, come se il fenomeno presupponesse un s
che prende liniziativa della manifestazione. Un fenomeno che abbia tali caratteri, ma senza
un s retrostante, levento, inteso come qualcosa che si produce da s, senza lintervento n
la costituzione di nessuno o di un S. Levento in senso pieno qui dfait et surdtermine
lbjet,30 , secondo Marion, la nascita, la mia. Io non vedo n causo la mia nascita, piuttosto
passo la mia vita a risponderne, a conferirle senso. La nascita laccadere e la donazione di s
a se stessi. Insomma: levento ci che non trova nel soggetto cui si indirizza un senso o un
perch; si tratta di un fenomeno saturo, di un eccesso rispetto alla rappresentazione,
inspiegabile e contingente, che avrebbe potuto anche non prodursi, o prodursi in altro modo.
Lassenza di una causa assegnabile da parte di un soggetto, la contingenza necessaria del
dono, il si (senza s) del mostrarsi e del donarsi, ossia lautodeterminazione e
lautoappropriazione di quel che si d. Lorigine come appropriazione di se stessa, che pu
magari spossessare me.
Autodonazione, contingenza e adonn, confluiscono nellevento inteso come Ereignis.
E questo malgrado gli sforzi di Marion per differenziarli. 31 In Althusser levento non
Lichtung, non apertura del senso, e neppure Ereignis, evento del proprio, delleigen.
Quando Althusser pensa levento, non pensa questo, n pensa a Heidegger. Egli pensa
piuttosto, come gi visto, il Fall di Wittgenstein.
Wittgenstein, infatti, riconduce il dato allevento, per connotare levento come Faktum
del molteplice. Lunit elementare del mondo la relazione strutturale tra le cose.
Dire che il mondo la totalit dei fatti e non delle cose significa ad un tempo
affermare e negare qualcosa. Da un lato, affermare il mondo come Faktum, ma
contemporaneamente, negare il mondo come mondo, ossia: detotalizzare il mondo come
insieme delle cose per soffermarsi sulla relazione strutturale tra le cose, che il fatto.
In che modo sussiste il fatto? Sussiste come accadere: ci che accade il sussistere.
Ossia: levento la riproduzione, cos come la riproduzione del capitale la ripetizione di
quellevento aleatorio che stato laccumulazione originaria.
In Marion la contingenza una necessit fattuale che presuppone una contingenza di
diritto: ci che accade di fatto avrebbe potuto non accadere, in quanto ci che accade non
presuppone cause assegnabili. Qui il contingente assume il significato di fortuito.
In Althusser il contingente cos inteso un falso problema. La contingenza definisce lo
specifico dellaccadere come accadere del molteplice. C contingenza perch c incontro,
relazione, connessione, complessit, appunto. Althusser parlava di Jt de ltre, altri hanno
parlato di partage,32 o di transindividualit.33
Althusser capovolge lottica di Marion: c una contingenza fattuale che comporta una
necessit di diritto: la necessit del prodursi come prodursi di relazioni, ossia del molteplice.
Levento non nascita, bens cominciamento, e il cominciamento si produce nel
sempre-gi-dato della relazione strutturale tra le cose, quella appunto, che, come diceva
Wittgenstein, determina tutto ci che accade, ed anche tutto ci che non accade. [FONTE?]
La temporalit del cominciamento quindi quella dellaprs coup. Laccumulazione
originaria si riproduce ad ogni produzione di merci. Lincontro aleatorio continua ad agire nel
tutto strutturato, che proprio per questo un tutto, e non una totalit.
Althusser propone due modelli: laprs coup del risultato sul divenire ossia il
passaggio dalla contingenza alla necessit; il secondo laprs coup del divenire sul
risultato, che fa inclinare lindagine verso una teoria del caos e della dissipazione.
30
J. L. Marion, Lvnement ou le phnomne advenant, cit., p. 45.
31
J. L. Marion, Etant donn, cit., pp. 44-45.
32
Cfr. la riflessione di Jean-Luc Nancy.
33
Cfr. E. Balibar, Individualit et transindividualit, cit.

9
Bisogna tenere insieme questi due modelli, che confluiscono con la lettura che
Althusser offre dellatomismo epicureo. Affermare che lorigine una deviazione che fa
incontrare una concatenazione di atomi, significa dire che prima di questo mondo cera il
mondo, e non semplicemente un nulla o un dio che crea il mondo dal nulla.
Significa dire che il mondo eterno e che la non-anteriorit del senso coincide con il
sempre-gi-dato delle relazioni fattuali tra le cose, un sempre-gi-dato interamente giocato su
di un piano di immanenza.
Con loperazione paradossale di far giocare insieme immanenza ed
eterodeterminazione, in un tentativo di pensare unimmanenza talmente immanente, talmente
priva di origine e senso al di fuori della rete di incontri di cui intessuta, da non potersi
chiudere n riflettere in se stessa.

10