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TESTUT e A.

LATARJET

V olume sesto

APPARATO UROGENITALE
PERITONEO
Traduzione di GIOVANNI CIARDI-DUPR

Aggiornaml;nto di
GIUSEPPE CARLO BALBONI
Direttore dell'Istituto di Anatomia umana normale dell'Univ ersit di Firenze

Con 696 figure in nero e a colori

Bib. Polo Varese - ISU

MED
T '1'15 1111" I
12 0000715V

UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE TORINESE


INDICE

LIBRO UNDIOESIMO

APPARATO UROGENITALE

Articolo I. Generalit. . . . . Pago 3

Art'icolo II. Cenni generali sullo sviluppo dell'apparato Ul'ogenitale. 4

1. Le matrici dell'appar ato nrogellitale 5


1. I derivati endodermici, 5 - 2. I derivati mesodermici, 6 - 3. I derivati
ectodermici, 8 .

CAPITOLO PRIMO - ORGANI UROPOIETICI 9

A1ticolo I. Reni 9

1. Considerazioni generali 9
1. Forma, 9 - 2. Dimensioni e peso, 12 - 3. Colorazione e consistenza, 13 -
4. Posizione, 13 - 5 . Direzione, 13.

2. Mezzi di fissazione del rene. Le capsule del rene e gli spazi perirenali 13
1. I mportanza dei vasi, 14 - 2. Azione del peritoneo, 14 - 3. Loggia fibrosa
del rene, 14 - 4. Capsula a diposa, 16 - 5. Irrorazione della loggia renale.
Arco perirenale, 16 - 6. Rapporti, 17 - 7. Interpretazione della loggia
renale, 18.
3. Anomalie a carico del rene 18
1. Ectopie renali, 18 - 2. Sinfisi renale, 20.

4. Rapporti 21
1. Aspetto generale delle fosse lombari, 22 - 2. Rapporti con lo scheletro,
23 - 3. Rapporti con la parete posteriore toraco -addominale e con il dia-
framma, 24 - 4. Faccia anteriore del rene, 27 - 5. Margine laterale, 28 -
6. Margine mediale, 28 - 7. Estremit superiore, 28 - 8. Estremit infe-
riore, 29.
VI Indice

5. Architettura generale del rene . . . . Pago 29


1. Capsula renale, 29 - 2. Parenchima renale, 29.

6. Struttura del rene 37


A) Generalit . 37
B) Struttura ed ultra struttura delle varie parti del nefrone 39
1. Glomerulo ed anse capillari glomerulari, 39 - 2. Capsula di Bowman, 42
- 3. Tubulo contorto prossimale (di primo ordine), 47 - 4. Ansa di Henle,
50 - 5. Tubulo contorto distale (di secondo ordine), 51 - 6. Complesso iuxta-
glomerulare, 51 - 7. Cenni di istofisiologia del nefrone, 53.
O) Canali collettori e dotti papillari 56
D) Stroma del rene 57
7. Vasi e nervi 57
A) Arterie 58
1. Tronco arterioso, 58 - 2. Rami collaterali, 59 - 3. Rami terminali, 59 -
4. Terminazione delle arterie rene, del 60 - 5. Territori vascolari del rene,
62 - 6. Corto circuiti arteriosi nel rene, 63 - 7. Anomalie dei vasi del rene, 64.
B) Vene del rene 66
1. Vene del rene propriamente dette, 66 - 2. Vene della capsula adiposa, 68 -
3. Tronco della vena renale, 71 - 4. Anomalie delle vene, 73.
O) Linfatici. . . l) 73
D) Nervi del rene l) 75
8. Sviluppo del rene l) 78

Articolo II. Apparato escretore del rene 79


1. Calici e bacinetto . 79
A) Forma . . 79
B) Rapporti 81
1. Proiezione del bacinetto, 81 - 2. Rapporti intrinseci, 82 - 3. Rapporti
estrinseci, 84.
O) Peduncolo renale 84
2. DI'etere 87
A) Considerazioni generali l) 87
1. Dimensioni, 87 - 2. Forma e calibro, 87 - 3. Mezzi di fissazione, 88.

B) Rapporti 89
1. Proiezione dell'uretere sulla parete addominale anteriore, 89 - 2. Proie-
zione dell'uretere sullo scheletro, 90 - 3. Regione lombare, 90 - 4. Regione
sacro-iliaca, 93 - 5. Regione pelvica, 95 - 6. Porzione vescicale, 100 - 7. Ano-
malie dell'uretere, lO 1.

O) Struttura delle vie di escrezione del rene (ca,lici, pelvi, uretere) . . 103
Indice VII

D) Vasi e nervi Pago 106


L Arterie, 106 - 2. Vene, 108 - 3. Linfatici, 108 - 4. Nervi, 109 - 5. Sviluppo
del rene e delle vie di escrezione dell'urina, III.

Articolo III. Vescica . . . . . 115


1. Oonsiderazioni generali 115
I. Posizione, Il5 - 2. Forma generale, Il6 - 3. Dimensioni, Il 8 - 4. Cisto-
scopia, Il8 - 5. Anomalie della vescica, 121.
2. Mezzi di fissazione 121
3. Rapporti 124
A) Loggia vescicale 124
B) Rapporti propriamente detti. 128
I. Faccia anteriore, 128 - 2. Facce laterali, 130 - 3. Cupola vescicale, 131
- 4. Base, 131.
4. Oonformazione interna 134
I. Apice, 134 - 2. Base, 135 - 3. Facce, 136.
5. Struttura 137
6. Vasi e nervi 143
I. Arterie, 143 - 2. Vene, 145 - 3. Linfatici, 150 - 4. Nervi, 153 - 5. Svi-
luppo, 159.

Atticolo I V _ Uretra 161


1. Uretra maschile 161
A) Oonsiderazioni generali 162
I. Direzione, 162 - 2. Divisione, 162 - 3. Lunghezza, 164 - 4. Topografia
dell'uretra fissa, 164.
B) Forma esterna e rapporti 165
I. Dretra prostatica, 165 - 2. Dretra membranosa, 167 - 3. Dretra spon-
giosa, 168.
O) Oalibro dell'uretra 169
I. Dretra vuota, 170 - 2. Dretra durante la minzione, calibro fisiologico,
170 - 3. Dretra in stato di distensione, 171.
D) Aspetto interno 172
I. Dretra prostatica, 172 - 2. Dretra membranosa, 175 - 3. Dretra spon-
giosa, 175.
E) Struttura 176
F) Vasi e nervi 184
I. Arterie, 184 - 2. Vene, 185 - 3. Linfatici, 186 - 4. Nervi, 186.
2. Uretra nella donna 187
I. Lunghezza, 187 - 2. Ampiezza del lume, 187 - 3. Direzione, 187 - 4. Mezzi
di fissazione, 187 - 5. Conformazione esterna e rapporti, 187 - 6. Confor-
mazione interna, 190 - 7. Struttura, 190 - 8. Sviluppo, 192.
VIII Indice

CAPITOLO SECONDO - ORGANI GENITALI DELL'UOMO Pago 195

Articolo I. Testicolo 196


1. Considerazioni generali 196
l. Situazione, 196 - 2. Migrazione dei testicoli, 196 - 3. Ectopia testico
lare, 197 - 4. Numero, 198 - 5. Dimensioni, 199 - 6. Peso, 199 - 7. Colore,
199 - 8. Consistenza, 200.

2. Forma esterna e rapporti 200


l. Testicolo propriamente detto, 200 - 2. Epididimo, 202.

3. Struttura 205
A) Struttura del testicolo 205
l. Visione generale, 205 - 2. Tunica albuginea, 205 - 3. Parenchima, 207 -
4. Origine dei tubuli seminiferi, 208 - 5. Tragitto ed anastomosi dei tubuli
seminiferi, 208 - 6. Modo di termina,zione dei tubuli, 209 - 7. Struttura del
tubulo seminifero, 210 - 8. Tessuto interstiziale, 222 - 9. Sperma, 226 -
lO. Fenomeni di regressione testicolare, 227 - Il. Cenni sulle modificazioni
della struttura del testicolo nell'et giovanile, 228 - 12. Sviluppo, 230 .

B) Struttura delle prime vie di escrezione dello sperma 233


4. Residui embrionali annessi al testicolo . . . 240
l. Idatidi di Morgagni, 240 - 2. Organo di Giralds, 242 - 3. Vasi aberranti
dell'epididimo , 242.

5. Vasi e nervi . . 243


l. Arterie, 243 - 2. Vene, 246 - 3. Linfatici, 248 - 4. Nervi, 250.

A_tticolo II . Le borse . 250


1. Conformazione esterna 251

2. StruttUTa 252
l. Scroto, 252 - 2. Fascia spermatica, 254 - 3. Tunica muscolare (muscolo
cremastere), 255 - 4. Fascia cremasterica, 256 - 5. Tunica vaginale, 257 .

3. Vasi e nervi . 261


l. Arterie, 261 - 2. Vene, 261 - 3. Linfatici, 262 - 4. Nervi, 262.

Articolo III. Vie spermatiche 262

1. Canale deferente . . 262


l. Dimensioni, 263 - 2. Forma, 263 - 3. Consistenza, 263 - 4. Tragitto, 263 -
5. Divisione e rapporti, 263 - 6. Conformazione interna, 268 - 7. Strut-
tura, 269 - 8. Vasi e nervi, 272.

2. Vescichette seminali 273


A) Considerazioni generali 273
l. Situazione, 273 - 2. Direzione, 273 - 3. Volume, 273 - 4. Dimensioni, 273
- 5. Capacit, 274 - 6. Forma, 274.
Indice IX

B) Rapporti delle vescichette seminati. . Pago 278


1. Ambiente connettivo -muscolare. Fascia prostato-peritoneale, 278 -
2. Faccia anteriore, 279 - 3. Faccia posteriore, 279 - 4. Margine esterno,
279 - 5. Margine mediale, 279 - 6. Estremit superiore, 280 - 7. Estremit
inferiore, 280.
O) Oostituzione interna 281
1. Sgomitolamento delle vescichette, 282 - 2. Struttura, 283 - 3. Conte-
nuto, 285.
D) Vasi e nervi 286
1. Arterie, 286 - 2. Vene, 287 - 3. Linfatici, 287 - 4. Nervi, 287.

3. Oondotti eiaculatori . 288


1. Tragitto, 288 - 2. Dimensioni, 288 - 3. Rapporti, 289 - 4. Disposizione
anatomica degli orifici dei canali eiaculatori, 289 - 5. Struttura, 290 -
6. Sviluppo, 291 - 7. Vasi e nervi, 291 - 8. Anomalie delle vie sperma-
tiche, 292.

Articolo IV. Pene 292 '

] . Oonsiderazioni generali 292


1. Posizione, 292 - 2. Direzione e divisione, 293 - 3. Dimensioni, 293.

2. Oonformazione esterna e rapporti . . . . . ... .. 293


1. Corpo, 293 - 2. Estremit posteriore, 293 - 3. Estremit anteriore, 294.

3. Oonformazione e struttura del peDI> 297


A) Organi erettili del pene . . . 297
1. Corpi cavernosi, 297 - 2. Corpo spongioso, 302.
B) Involucri del pene 306
1. Sul corpo del pene, 306 - 2. A livello del prepuzio, 308.

4. Vasi e nervi . 309


1. Arterie, 309 - 2. Vene, 313 - 3. Linfatici, 315 - 4. Nervi, 317.

Articolo V. Ghiandole annesse all'apparato genitale dell'uomo. 318

1. Prostata. . . . . . . 318
A) Oonsiderazioni generali 318
l. Posizione, 318 - 2. Forma genern,le, 319 - 3. Colore, consistenza, 321 -
4. Volume, peso, 321.
B) Rapporti 321
I. Rapporti intrinseci 321
II. Loggia pr'ostatica . 324
III. Rapporti estrinseci della prostata 328
l. Rapporti anteriori, 328 - 2. Rapporti ln,terali, 331 - 3. Rapporti poste-
riori, 331 - 4. Rapporti inferiori, 331 - 5. Rapporti superiori, 332.
B - 'rESTUT E LATARJET, AnatomIa umana, VI.
x Indice

C) Conformazione Pago 332


D) Struttura 333
E) Sviluppo. 337
F) La pro stata del neonato 337
G) Effetti della secrezione di ormoni sulla prostata e sulle vescichette
seminali 338
H) Vasi. 338
1. Arterie, 338 - 2. Vene, 339 - 3. Linfatici, 340.

I) Nervi 341
2. Ghiandole bulbo-uretrali di Cowper 341
1. Conformazione esterna e rapporti, 341 - 2. Conform azione, 343 - 3. Strut
tura, 343 - 4. Sviluppo, 345.

Articolo VI. Il perineo nell'uomo 346


1. ConsiderazionI generali 346
1. Definizione, 346 - 2. Limiti, 346 - 3. Forma, 347 - 4. Costituzione, 347 -
5. Piano di studio, 348.
2. Studio degli elementi del perineo nell'uomo 348
A) Muscoli del perineo . . . . . . . . 348
Sezione L - M~tscoli derivati dall'apparato caudale 348
1. Muscolo elevatore dell'ano, 349 - 2. Iuscolo coccigeo o ischio.coccigeo, 356.

Sezione II. - .il I uscoli derivati dal muscolo sfntere cloacale 357
1. Muscolo trasverso superficiale del perineo , 357 - 2. Muscolo ischiocaver
noso, 359 - 3. Muscolo bulbocavernoso, 360 - 4. Muscolo trasverso pro-
fondo del perineo, 361 - 5. Sfintere striato dell'uretra, 362.
B) Fasce del perineo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 364
1. Fascia perineale ll1eia, 364 - 2. Fascia perineale superlleiale, 371 -
3. Fascia perineale profonda; fascia superiore della pelvi o fascia della
pelvi , 372.
C) Vasi e nervi del perineo 374
1. Arterie, 374 - 2. Vene, 376 - 3. Linfatici, 376 - 4. Nervi, 377.

D) Studio topografico del perineo nell'uomo 377


1. Perineo posteriore, 377 - 2. Perineo anteriore, 379.

CAPITOLO TERZO - ORGANI GENITALI DELLA DONNA . 380


Articolo I . Ovaio. 381
1. Considerazioni generali 381
1. Migrazione dell'ovaio, 381 - 2. Situazione, 381 - 3. Forma ed aspetto
esterno, 381 - 4. Numero, 383 - 5. Volume, 384 - 6. Peso, 384 - 7. Colore
e consistenza, 385 - 8. Orientamento, 385.
Indice XI

2. Mezzi di fissazione Pago 386

3. Rapporti 389
1. Faccia laterale o parietale, 389 - 2. Faccia interna o uterina, 390 - 3. Mar-
gine anteriore, 391 - 4. Margine posteriore, 392 - 5. Polo superiore, 392 -
6. Polo inferiore, 392.
4. Struttura dell'ovaio 392

5. Vasi e nervi . . . 421


1. Arterie, 421 - 2. Vene, 424 - 3. Linfatici, 424 - 4. Nervi, 425.

6. Sviluppo. . . . . 426

Articolo II. Tuba o tromba uterina od ovidutto 428


1. Oonsiderazioni generali 428
1. Posizione e mezzi di fissazione, 428 - 2. Direzione, 429 - 3. Dimensioni, 429.
2. Divisione, forma, grandezza . 429
1. Porzione interstiziale, 430 - 2. Corpo, 430 - 3. Padiglione, 431.
3. Rapporti 433

4. Oonformazione interna 433

5. Struttura 435
6. La tuba nella senescenza 437

7. Sviluppo . . 439
8. Vasi e nervi 439
1. Arterie, 439 - 2. Vene, 440 - 3. Linfatici, 440 - 4. Nervi, 441.

Articolo III. Utero 441


1. Oonsiderazioni generali 442
1. Situazione, 442 - 2. Forma generale e configurazione esterna, 442 -
3. Numero, 446 - 4. Dimensioni esterne, 447 - 5. Peso, 447 - 6. Consi-
sistenza, 447.

2. Statica e mezzi di fissit dell'utero . 448


A) Statica normale dell'utero . . . . . 448
1. Direzione dell'utero considerato come un organo isolato, 448 - 2. Situa-
zione e direzione dell'utero in rapporto allo scheletro osseo del bacino, 449.
B) Mezzi di fissazione dell'utero 453
1. Primo gruppo: i ligamenti dell'utero 454

a) I ligamenti larghi 455


l. Aspetto intraperitoneale dei ligamenti larghi, 455 - 2. Struttura dei liga-
menti larghi, 459 - 3. Contenuto dei ligamenti larghi, 460.
XII Indice

b) I ligamenti rotondi Pago 462


I. Morfologia, 462 - 2. Significato, 462 - 3. Rapporti, 463 - 4. Struttura, 465.

o) I ligamenti utero-sacrali . 466


I. Morfologia, 466 - 2. Rapporti, 467 - 3. Struttura, 467.

II. Seoondo gruppo: sistema di anooraggio del oollo e della oupolct vagi-
nale alle pareti della pelvi 467

III. Tetzo gruppo: sistema di sostegno 469

a) Valore dei differenti mezzi di fissazione. 469


I. Argomenti tratti dall'anatomia comparata, 469 - 2. Argomenti tratti
dalla fisiologia, 470 - 3. Argomenti tratti dalla patologia, 471.
b) Classificazione dei mezzi di fissazione dell'utero 472
I. Mezzi che assicurano la direzione dell'utero, 472 - 2. Mezzi che assicu-
rano la posizione dell'utero, 472 - 3. Mezzi di sostegno, 473.

3. Rapporti dell'utero 473


1. Porzione sopravaginale, 473 - 2. Porzione intravaginale, 477.

4. Conformazione interna, cavit dell'utero 477


I. Cavit del corpo, 478 - 2. Caviti del collo, 479 - 3. Dimensioni della
cavit, 481.

5. Struttura 481
I. Struttura del corpo dell'utero, 481 - 2. Struttura del collo dell'utero, 489.

6. Modificazioni periodiche della mucosa uterina durante il ciclo me-


struale 491

7. I fattori ormonali nella determinazione del ciclo mestruale 492

8. I vasi della mucosa uterina e le loro modificazioni fisiologiche 493


9. Residui embrionali annessi all'apparato genitale femminile 494
I. Epooforo, 495 - 2. Parooforo, 497 - 3. Idatide peduncolata di Morgagni, 497.

lO. Vasi e nervi 497

A) Arterie 497
I. Arteria uterina, 498 - 2. Arteria ovarica, 503 - 3. Arteria del ligamento
rotondo, 503 - 4. Vascolarizzazione arteriosa all'interno dell'utero, 503.

B) Vene 504

C) Linfatici 504
I. Reti di origine, 505 - 2. Reti collettrici periuterina e sottosierosa, 505 -
3. Tronchi efferenti, 506 - 4. Riassunto, 509.

D) Nervi dell'utero 509


Indice XIII

Artioolo IV. Vagina Pago 512

1. Considerazioni generali 512


1. Posizione e mezzi di fissazione, 512 - 2. Direzione, 513 - 3. Forma, 513 -
4. Dimensioni, 514 - 5. Anomalie della vagina, 515.
2. Conformazione esterna, interna e rapporti 516
1. Superficie esterna, 516 - 2. Superficie interna, 518 - 3. Estremit supe
riore, 521 - 4. Estremit inferiore, 523.

3. Struttura 523
1. Tunica mucosa, 524 - 2. Tunica muscolare, 526 - 3. Tunica fibrosa, 526.

4. Vasi e nervi . 527


1. Arterie, 527 - 2. Vene, 527 - 3. Linfatici, 528 - 4. Nervi, 529.

5. Sviluppo della tuba, dell'utero e della vagina 529

ATtiooZo V. Vulva 532

1. Formazioni labiali 532


A) Monte del pube 532
1. Conformazione esterna e rapporti, 532 - 2. Struttura, 533 - 3. Vasi e
nervi, 533.
B) Grandi labbra 533
1. Configurazione esterna e rapporti, 533 - 2. Variazioni secondo l'et, 535 -
3. Struttura, 535 - 4. Vasi e nervi, 535.
O) Piccole labbra 536
1. Configurazione esterna e rapporti, 536 - 2. Variazioni morfologiche. 537 -
3. Struttura, 537 - 4. Vasi e nervi, 538.
2. Spa,zio interlabiale (Tima pudendi) 538
A) Vestibolo 538
B) Meato urinario 539
O) Orificio inferiore della vagina 539
D) Imene . . . . . . . . . . . 540
1. Conformazione interna, 540 - 2. Rapporti, 541 - 3. Struttura dell'imene,
542 - 4. Vasi e nervi, 542.
3. Organi erettili 543
A) Clitoride . . . 544
1. Disposizione generale, forma e tragitto , 544 - 2. Dimensioni, 545 - 3. Rap .
porti, 545 - 4. Struttura, 545 - 5. Vasi e nervi, 546.
B) Bulbi vestibolari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 547
1. Dimensioni, 548 - 2. Conformazione esterna e rapporti, 548 - 3. Strut-
tura, 549 - 4. Vasi e nervi, 549 - 5. Sviluppo degli organi genitali esterni
della donna, 550.
XIV Indice

A~ticolo VI. Ghiandole annesse all'apparato genitale della donna Pag o 551
1 . Ghiandole uretrali e periuretrali 551
1. Disposizione generale, forma, rapporti e struttura, 55 1 - 2. Significato
morfologico, 552.

2. Ghiandole vestibolari maggiori (di Bartolino) 552


1. Generalit, 552 - 2. Configurazione esterna e rapporti, 553 - 3. Strut-
tura, 554 - 4. Liquido secreto, 554 - 5. Vasi e nervi, 554.

Articolo VII. Muscoli e fasce del perinco nella donna 555


1. Muscoli del perineo 555

A) Apparato caudale. 555


1. Muscolo elevatore dell'ano , 555 - 2. Muscolo ischio-coccigeo, muscolo
retto-coccigeo, 557.

B) Muscoli che si sviluppano a spese del muscolo sfintere della cloaca 558
1. Muscolo traverso superficiale del perineo, 558 - 2. Muscolo ischio-caver-
noso o costrittore della vagina, 558 - 3. Muscolo bulbo-cavernoso, 558 -
4. Muscolo traverso profondo del perineo, 559 - 5. Muscolo sfintere striato
dell'uretra, 560 - 6. Muscolo sfintere esterno dell'ano, 561.

2. Fasce del perineo. . . . . . . . . . . . . . 561


l. Fascia perineale superficiale, 561 - 2. Fascia perin eale media, 562 -
3. F ascia perineale profonda, 562.

3. Vasi e nervi 563

4. Studio topografico 563


1. Perineo posteriore, 564 - 2. Perineo anteriore, 564.

OAPITOLO QUARTO - MAMMELLE . . 567

Articolo I. La mammella nella donna 567


1. Oonsiderazioni generali 567
1. Posizione, 567 - 2. Numero, 568 - 3. Forma, 570 - 4. Volume, 571 -
5. P eso, 572 - 6. Consistenza, 572.

2. R apporti e piani costitutivi . . 572


1. Limiti della regione mammaria, 572 - 2. Faccia anteriore della regione
mammaria. Involucri comuni, 573 - 3. Tessuto adiposo sotto cutaneo, 575 -
4. Strato connettivale retromamm ario , 576 - 5. Ghiandola mammaria, 577 -
6. Rapporti posteriori, 578 - 7. Aspetto nelle sezioni, 578.

3. Struttura 579
A) Ghiandola mammaria propriamente detta 579
1. Struttura della mammella della donna, sessualmente matura, allo stadio
di riposo, 579 - 2. Variazioni nella struttura della mammella legate alla
sua attivit, 580.
Indice xv

B) Rivestimento cutaneo . . Pago 583


l. Zona periferica, 583 - 2. Zona areolare, 584 - 3. Zona del capezzolo,
muscolo del capezzolo, 586.

4. Vasi e nervi . 588


1. Arterie, 588 - 2. Vene, 588 - 3. Linfatici, 589 - 4. Nervi, 59 1.

Articolo II. La mammella nell'uomo 591


1. Origine ed evoluzione, 591 - 2. Costituzione anatomica, 591 - 3. Carat-
teri microscopici, 591.

A1ticolo III. Sviluppo 592

LIBRO DODICESIMO

PERITONEO

.A rticolo I. Generalit Pag o 596


A) Premessa 596

B) Definizioni 597
1. Foglietti, 597 - 2. Lamine, 598 - 3. Meso, 598 - 4. Epiploon, 598 -
5. Ligamenti, 599 - 6. CuI di sacco [cavi], fossette, docce, borse, diverticoli,
cavit, 599.
O) NomenclatuTa anatomica (L.A.N.C.) 600
D) Sviluppo . 602

1. Prime fasi di sviluppo del perit oneo 602


1. Separazione della cavit pleuropericardica dalla cavit peritoneale, 602 -
2. Processi generali d'evoluzione del perito neo, 603 - 3. Simultaneit dei
diversi processi evolutivi del peritoneo, 606.

2. E voluzione del peritoneo nella regione gastrica 607


1. Comparsa della cavit epato-enterica, 607 - 2. Rotazione dello stomaco,
608 - 3. Accrescimento della cavit epato-enterica, 609 - 4. Fenomeni di
accollamento, 609.

3. Evoluzione del peritoneo intestinale 613


1. L 'ansa intestinale primitiva ed il suo meso, 613 - 2. Torsione dell'ansa
intestinale e del suo meso, 614 - 3. Processi d'accollamento, 615.

1. Evoluzione del peritoneo delle ghiandole annesse al tubo digerente 627


1. Peritoneo del fegato, 627 - 2. Peritoneo del pancreas, 629 - 3. Peritoneo
della milza, 632.
XVI Indice

5. Evoluzione del peritoneo degli organi uro-genitali . . . . . . . . Pago 636


l. Disposizione iniziale del peritoneo in rapporto agli organi uro-genitali,
636 - 2_ Modificazioni dovute alla migrazione della gonade ed alla differen-
ziazione sessuale, 638 - 3. Processi di accollamento del perito neo uro-
genitale, 642.

ATtioolo II. Disposizione del peritoneo nell'apparato digerente dell'adulto l) 645


1. Pel'itoneo dei meso 645
2. Gli epiploon . . . l) 647
1. Ligamento gastro-epatico o piccolo epiploon, 648 - 2. Grande epiploon
o ligamento gastro-colico, 652 - 3_ Ligamento gastro-lienale, 658 - 4. Liga-
mento pancreatico-lienale, 658.

At,tioolo III. Disposizione del peritoneo Ul'o-genitale nell'adulto 659

ATtioolo IV. Topografia generale del peritoneo nell'adulto 660


1. Divisione topografica del peritoneo l) 660
2. La cavit previscerale l) 660
1. Sopra l'ombelico, 661 - 2. A livello dell'ombelico, 662 - 3. Sotto l'om-
belico, 662.
3. La regione sopramesocolica 665
1. Loggia interepato-diaframmatica, 665 - 2. Loggia sotto epatica destra,
665 - 3. Loggia gastrica, 667 - 4. Retrocavit degli epiploon (borsa omen-
tale), 667.
4. La regione sottomesocolica 672
5. La regione pelvica 673
1. Limiti superiori e comunicazioni con la grande cavit peritoneale, 673 -
2. Divisione del peritoneo pelvico, 673.
LIBRO UNDICESIMO

APPARATO UROGENITALE

1 - TESTUT E LATARJET, Anatomia umana, V I.


ARTICOLO L

GENERALIT

L'apparato urogenitale comprende, come dice il suo nome, l'insieme degli


organi che si riferiscono alle due importanti funzioni, quella mopoietica e quella
genitale.
La funzione uropoietica, noto, ha lo scopo di espellere all'esterno, con l'urina,
le sostanze azotate e le altre sostanze non gassose, che si raccolgono nel torrente
circolatorio a seguito della disassimilazione e che, se non fossero espulse, produr-
rebbero una profonda perturbazione fra le differenti funzioni vitali. I,'apparato
uropoietico ha cos il significato di un grande emuntore, incaricato, come i pol-
moni e le ghiandole sudoripare, a liberare i nostri tessuti dai materiali residui delle
combustioni organiche.
La funzione genitale, anche chiamata funzione di riproduzione, ha invece per
scopo la conservazione della specie. Per essa gli esseri viventi si moltiplicano,
dando origine ad altri esseri simili ad essi.
Per quanto differenti siano le suddette due funzioni nella loro essenza, gli
apparati ad esse connessi, presentano, nei primi stadi del loro sviluppo, in-
timi rapporti. Perfino nell'adulto vediamo un medesimo condotto, il canale
metrale dell'uomo, servire tanto al passaggio dell'mina, come a quello dello
sperma. Perci appare giustificata la classificazione anatomica che riunisce in
un solo sistema i due apparati, minario e genitale, ed in uno stesso libro tutto
ci che si riferisce alla loro descrizione.

Gli organi urinari, fatta eccezione del canale dell'uretra, che assai pi corto nella donna
che nell'uomo, presentano disposizione analoga nei due sessi. Li potremo perci studiare in
uno stesso capitolo. Ci per non vale per gli organi genitali, i quali differiscono sostanzialmente
a seconda che si considerino nell'uomo o nella donna.
La generazione per sesso, che, come si sa, la modalit di riproduzione di tutti gli esseri
un po' perfezionati, particolarmente di tutti i vertebrati, esige il concorso di due elementi,
l'uovo e lo spe1matozoo . Questi due elementi, ambedue essenziali, hanno tuttavia un valore ben
differente e la loro rispettiva parte, nella funzione della riproduzione pu tradursi in questa
formula ben semplice: l'uovo fecondato dallo spermatozoo d origine a un germe, che, svilup.
pandosi, costituir pi tardi un essere morfologicamente simile agli [esseri] generatori. In un
gran numero di invertebrati i due suddetti elementi, l'uovo e lo spermatozoo, si trovano nello
stesso soggetto, che, per tale ragione, detto bisessuato o ermafrodito. In tutti i vertebrati
4 Libro undicesimo - Apparato urogenita.Ie

tuttavia, [l'uovo e lo spermatozoo] sono prodotti da due soggetti distinti, dei quali, quello che
fornisce lo spermatozoo chiamato masohile, mentre quello che porta l'uovo prende il nome di
femminile. I due sessi sono, in questi casi, nettamente separati, onde n elle specie animali, che
presentano questo caratter e, ciascuno dei soggetti detto sessuato o tmisessuato.
L'apparato sessu ale, come tutti gli altri apparati, diviene sempre pi complicato via via
che l'animale diviene lui stesso perfetto. Nei vertebr ati inferiori le ghiandole che producono gli
sp ermatozoi e le uova costituiscono l'appar ato genitale al completo. Uova e spermatozoi cadono
via via che si form ano [nella cavit generale del corpo]. Poi escono all'esterno attraverso orifici
posti sulla parete addominale, i p01i addominali.
Se noi risaliamo la serie animale, vediamo apparire, comp, annessi delle ghiandole genitali,
dei speciali condotti che uniscono queste ghiandole con l'esterno. Sono questi dei veri canali
escr etori, attraverso i quali gli spermatozoi escono nel maschio, le
uova nella femmina . Se noi risaliamo an cora di pi, vediamo, nelle
sp ecie che si accoppiano al momento della fecondazione, che l'ap .
p arato genitale acquista un nuovo perfezionamento con l'aggiunta
alle formazioni sovracitate di organi detti copulato1i, ch e hanno la
funzione di introdurre gli spermatozoi nelle vie percorse dall'uovo .
L'Uomo, posto a capo della scala zoologica, presenta nel suo
apparato genitale tutti quei perfezionamenti sovraindicati, p er cui
noi troveremo in esso, sia nel maschio sia nella femmina: lO ghian.
2 dole genitali, incaricate di d are origine agli elementi essenziali della
fecondazione. Queste ghiandole hanno inoltre una sec1ezione interna
i cui prodotti, v ersati direttam ente n el sangue, contribuiscono a nu
merose funzioni (accrescimento , caratteri sessuali secondari in par
ticolare); 2 0 canali eSC1eto1i, lungo i quali procedono gli elementi
sessuali; 3 0 infine gli organi oopttlatori. Questi vari organi sono natu
ralmente del tutto differenti nell'uomo e nella donna, per cui saremo
Fig. 1. - Apparato urinario obbligati a descriverli separatamente nell' uno e nell'altro sesso.
nella donna, veduta posteriore
(schema).
l, reDe ; 2, appara,t o escretore,
Dopo aver preso visione del piano fondamentale di
con: a, m'etere; b, vescica; c, uret.ra;
3, a. aor ta; 4, v. cava inferiore;
sviluppo degli organi urogenitali, riferendosi in modo par-
5 e 6, arterie e vene reo ali.
ticolare a quanto dato osservare nell'uomo, studieremo
successivamente in tre capitoli distinti: lO gli oTgani uTinaTi, nell'uomo e nella
donna; 20 gli oTgani genitali dell'uomo; 3 0 gli oTgani genitali della donna .

ARTICOLO II.

CENNI GENERALI SULLO SVILUPPO DELL'APPARATO UROGENITALE

Lo studio dello sviluppo delle varie parti, che costituiscono l'apparato uro-
genitale nell'individuo adulto, sia esso m aschio o femmina, ci dimostrer ancora
meglio le intime connessioni embriologiche fra apparato urinario e apparato
genitale. Conforme all'indirizzo generale dell'opera, daremo in un primo momento
uno sguardo alle parti, che r appresentano come la matrice dell'apparato uroge-
nitale, seguendone lo sviluppo nelle sue grandi linee. Cenni pi particolareg-
giati sullo sviluppo dei vari organi, con qualche notizia anatomo-comparata, che
possa specialmente essere utile per l'interpretazione di variazioni, anomalie o
m alformazioni verranno dati alla fine dei singoli capitoli.
[Cenni generali sullo sviluppo dell'apparato urogenitale] 5

Le matrici dell'apparato urogenitale.


Tutti e tre i foglietti germinativi contribuiscono alla formazione dell'appa-
rato urogenitale. L'endoderma, indipendentemente dalla discussa origine delle
cellule germinali primordiali, prende parte alla formazione dell'apparato uro-
genitale con il segmento anteriore della cloaca e con parte dell'abbozzo allantoideo,

[Fig. 2]. - Sezione sagittale di embrione uma no, dell'abbozzo del funicolo ombelicale, e del corion, in corri-
spondenza del quale si delinea l'abbozzo d ella placenta . L 'embrioncino , rivestito dalla porzione embrionale d ell'a m-
nios prospetta n ell'ampia cavit a mniotica, che si suppone piena di liquido. Copia to d a BROMAN, con lievi modiftca-
zioni (CIARDI-D upR) .

che trae origine dall'intestino primitivo. Ampio il contributo fornito dal meso-
det'ma, rappresentato da una buona parte dei peduncoli dei segmenti mesoder-
mici e dalla compartecipazione di parte dell'epitelio della cavit celomatica.
L'ectoderma contribuisce alla formazione dell'apparato urogenitale in maniera
pi modesta, in quanto prende parte soltanto alla formazione dei genitali esterni.
Sembra superfluo rammentare che i derivati epiteliali sono integrati, nella for-
mazione dei vari organi, dalla presenza ovunque del mesenchima con i vari tes-
suti che da esso si differenziano.
1. I derivati endodermici. - In periodi molto precoci dello sviluppo, al
limite posteriore dell'area embrionale, l'endoderma prolifera, costituendo un get-
tone, che si spinge addentrandosi nel peduncolo addominale. Nel gettone, dap-
6 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

prima solido, si former ben presto una cavit: l'uno l'abbozzo dell'allantoide,
l'altra quello della cavit allantoidea (fig. 2). La cavit allantoidea, che termina
a fondo cieco nel peduncolo addominale, si apre, dalla parte opposta, nella por-
zione caudale dell'intestino primitivo, che si andato gradatamente formando
con l'approfondirsi dei solchi che delimitano l'area embrionale (formazione del-
l'ombelico cutaneo e intestinale). La sua posizione ora ventrale, rimanendo
compresa nel tratto interposto fra la membrana cloacale, in dietro, e l'ombelico
intestinale, in avanti (fig. 2). Oome conseguenza dei suddetti fenomeni l'inte-
stino va abbozzandosi in quasi tutta la sua estensione. Nella parte caudale del-
l'embrione esso rappresentato da una porzione pi di-
2 / / 3 t - -- - 3 latata, la cloaca, la quale anteriormente si continua nel-
l'abbozzo allantoideo. Un'appendice transitoria, a mo'
di diverticolo della cloaca, si prolunga nell'abbozzo della
coda. Scomparir ben presto. L'intestino allora, in questa
sua porzione pi caudale, ha, in sezione sagittale me-
4 diana, l'aspetto riportato nella fig. 3. Fra l'altro da
notarsi che esso chiuso, e che la chiusura legata
alla presenza della sottile membrana cloacale, che separa
[Fig. 3]. - Sezione sagittale la cloaca da una depressione o fossetta che trovasi ester-
dell'ltima porzione dell'a b bozza
dell'intestino, d ella cloaca e del- namente in posizione ventro-caudale, il proctodeo.
l'inizio dell'allantoide in un em-
brione umano lungo 7 mm. In In un momento successivo la cloaca si divide in due
tratteggiato sono riprodotti al- parti, per un sepimento, che si sviluppa in un piano pres-
cuni stadi dell'accrescimento del-
lo sprone perineale, che divider soch frontale. La divisione avviene in questo modo:
la cloaca primitiva in due parti:
una parte posteriore ed una par- dal tetto della cloaca (fig. 3) muove uno sprone, a guisa
te ant eriore. Liberamente rico-
piata da FELIX (CIARDI-DupR).
di semiluna, che si prolunga sulle pareti laterali. Questo
l, sprone perineale; 2, intestino, sprone, sprone urorettale, si accresce tanto da raggiun-
vicino al suo sbocco nella cloaca;
3, allantoide; 4, membrana cloacale. gere la membrana cloacale, con la quale si salda. A.vve-
nuta questa saldatura la cloaca viene ad essere divisa in
due parti: la parte posteriore sar il futuro intestino retto, la parte anteriore, il seno
urogenitale. Intestino retto e seno urogenitale si metteranno in comunicazione suc-
cessivamente con l'esterno per la rottura della relativa parte di membrana cloacale.
Il seno urogenitale rimane in continuazione con la cavit allantoidea. Oon
parte di questa ultima esso passer al servizio dell'apparato urogenitale.
Discuteremo l'eventuale origine endodermica delle cellule germnali primor-
diali parlando dell'abbozzo delle gonadi.

2. I derivati mesodermici. - Il mesoderma, come abbiamo gi accennato,


prende parte all'abbozzo dell'apparato urogenitale con i peduncoli dei segmenti
mesodermici e con una parte dell'epitelio celomatico. Dai segmenti mesodermici
nasce il rene, una parte delle vie di escrezione dell'urina ed una parte che passa
a servizio dell'apparato genitale: dall'epitelio del celoma nascono fondamental-
mente le gonadi.
Lo studio dello sviluppo del rene , nell'Uomo e nei vertebrati amnioti in
genere, molto interessante in quanto ben tre sono gli abbozzi di organi nefrogeni
[Cenni generali sullo sviluppo dell'apparato urogenitale] 7

che si succedono nel corso della vita embrionale con una regolare disposizione
nel tempo e nello spazio. Dapprima compare cranialmente il pronejro; a questo
fa seguito in un momento successivo ed in posizione pi caudale il mesonejro,
infine si forma l'abbozzo del rene defi-
nitivo o metanejro, il quale si sviluppa
ancora in posizione pi caudale, rispetto
ai precedenti abbozzi ed in tempo suc-
cessivo. Mentre il metanejro si perfeziona
sempre pi trasformandosi nel rene defi-
nitivo, i due precedenti abbozzi hanno
in gran parte vita effimera (fig. 4). Essi
innanzi tutto , nell'Uomo, non funzionano
mai da organi emuntori, onde il loro
sviluppo non pu essere considerato, sotto
questo punto di vista. Quella che do-
vrebbe essere la parte pi importante
dell'organo, non funzionando, si riduce
precocemente. Rimane del mesonefro un
sistema di canali escretori, che per i rap-
porti con le gonadi entrano a far parte
dell'apparato genitale. Il pronejro nel-
l'Uomo si accenna in forma del tutto ru-
dimentale. Di esso rimane un condottino,
il canalicolo del pronejro, il quale succes-
sivamente passa al servizio del meso-
nefro, divenendo il condotto mesonejrico di
Wolff. Da questo ultimo, per prolifera-
zio ne di un gettone bilaterale, nascono le
vie di escrezione del rene.

Merita ricordar e qui incidentalmente il fatto


che ciascuno degli abbozzi nefrogeni pu r ap -
presentare, nella scala zoologica, il rene defi-
nitivo. Ne parleremo specificamente occupandoci
dello sviluppo del rene: qui ricorderemo sol-
tanto alcuni dati generici. Nell'Amphioxus, a d
esempio, si sviluppa soltanto il pronefro, che
rimane in funzio ne per tutta la vita. Nei pe-
[Fig. 4]. - Formazione nell'uomo dell'abbozzo de-
sci e negli anfibi, al pronefro segue il meso- gli a pparati urinario e sessu ale, quest'ultimo ancora
nefro, che p ermane funzionante per tutta la allo stadio indifl'erenziato. Schema in gran p arte imi-
vita. Nei vertebrati amnioti il mesonetro ha tato dal BRAUS (CIARDI-DuPR).
l , rene destro ; 2, uretere destro j 3, vescica urinaria; 4, corpo
invece, in gran parte, carattere transitorio fun- del mesonefro; 5, condotto del mesonefro (del Wolff); 6, con
zionalmente sostituito dal metanefro : del me- dotto del MUlIer; 7, punto di fusione dei due condotti del Mill-
ler; il condotto unico che ne risulta, decorre fiancheggiato dai
sonefro rimangono i condotti escr etori, che condotti del \VollI. I tre elementi sono contenuti nel tratto
indicato col termine di setto urogenitale; 8, canale urogenitale;
p asseranno a serVlZlO dell'apparato genitale 9, abbozzo della gonade; lO, lO' ; rispettivamente porzione
assumendo differente importanza nel maschio craniale e porzione caudale, in continuazione della cresta geni-
tale, della gonade; Il, pieghe labio-scrotali; 12, tubercolo geni M

e nella femmina. tale col solco genitale; 13, ano.


8 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Fondamentalmente gli abbozzi nefrogeni hanno valore segmentale. Ci vale particolarmente


per il pronefro . Nel mesonefro nascono segmentalmente dai peduncoli mesodermici delle specie
di gettoni cellulari, che si riuniscono insieme costituendo un blastema mesonefridico continuo.
Questo blastema si spezzetter successivamente dando origine ad un numero di unit funzionali
molto superiore al numero dei segmenti mesodermici, che hanno preso parte alla formazione
del mesoderma. Un analogo fenomeno, anche se si manifesta in maniera un poco differente, vale
per il metanefro le cui unit funzionali sono infinitamente superiori numericamente ed allo stadio
definitivo, in confronto ai pochi segmenti, dai quali il tessuto metanefrogeno trae origine.
Si ammette generalmente che le suddette tre generazioni di reni traggano la loro ragione
dalla necessit che l'apparato escretore sia sempre pi perfetto e comunque in linea con l'in-
tensit metabolica, caratteristica delle varie specie, la quale aumenta particolarmente nel pas
saggio fra gli anamni e gli amnioti.

3. I derivati ectodermici. - I derivati ectodermici interessano la forma-


zione dei genitali esterni. Il loro comportamento sar preso in esame, con le
differenze fra sesso maschile e sesso femminile, studiando i genitali esterni ai
quali rimandiamo.
CAPITOLO PRIMO

ORGANI UROPOIETICI

L'apparato uropoietico si compone, per ciascun lato, essenzialmente di due


parti: l un organo secretore, il rene, che ha l'ufficio di produrre l'urina; 2 un
sistema di canali escretori, che raccolgono questo liquido e lo portano ester-
namente.
L'apparato escretore ha inizio con i calici e la pelvi renale, che raccolgono
l'urina prodotta dal rene e si continuano con l'uretere, lungo condotto che rag-
giunge la vescica. Questa funziona come un serbatoio, in cui l'urina si raccoglie,
per essere poi convogliata all'esterno attraverso l'ultimo tratto delle vie escre-
trici, l'uretra.

ARTICOLO L

RENI

In numero di due, uno destro e uno sinistro, i reni sono delle ghiandole, che
hanno l'importante funzione di produrre l'urina.

1. - Considerazioni generali.

1. Forma. - Il rene stato paragonato sovente a un fagiolo. Presenta due


facce: anteriore e posteriore, una margine laterale convesso, un margine mediale,
concavo nella sua parte di mezzo, e due estremit arrotondate, l'una superiore,
l'altra inferiore. La faccia posteriore quasi pianeggiante, quella anteriore lieve-
mente convessa. Il polo o estremit superiore in generale pi largo, l'inferiore
appuntito. Il margine laterale regolare; quello mediale incavato dalla pre-
senza dell'ilo (ilo renale). L'ilo, visto di faccia, ha la forma di una losanga a
grande asse obliquo in basso e indietro.
L'uretere occupa l'angolo postero-inferiore della losanga. L'ilo limitato da
due labbra: il labbro anteriore obliquo in basso e medialmente, quello posteriore
obliquo in basso e lateralmente; questo pi sporgente in alto, mentre il labbro
lO Libro undicesimo - Apparato urogenitale

anteriore pi sporgente in basso, in modo che le due labbra si incrociano ad X.


L'ilo del rene una semplice fessura che conduce in una profonda cavit, che
gli fa immediatamente seguito, indicata con il nome di seno renale.

A) SENO RENALE (fig. lO). - Il seno rena1e contiene le numerose divisioni


dei vasi renali e i canali di origine dell'apparato escretore, circondati da un grasso
molle, dipendenza della capsula adiposa renale. Se si tolgono tutte queste

Fig. 5. Fig. 6.
Fig. 5. - Il rene destro , veduto anteriormente in posto.
Fig. 6. - Il rene destro , veduto dalla faccia post eriore.
l t margine laterale; 2, margine mediale, con 2', l'ilo; 3, estremit superiore; 4, estremit inferiore; 5, ghiaudolasurrenale; 6, a. remale
e sue divisioni, con 6', ramo retropielico; 7, v. renale; S, bacinetto, con 8', colletto; 9, uretere; l O, a. surrenale inferiore; Il , a. surrcnaJe
media; 12, a . surrenale superiore ; 13, grande vena della ghiandola surrenale.

parti, il seno appare allora sotto forma di una cavit rettangolare, appiattita
dall'avanti all'indietro e limitata da tutte le parti, eccetto a livello dell'ilo, dal
parenchima renale. Fondamentalmente si dice che esso riproduce la forma esterna
del rene.
Per avere un'esatta nozione del seno renale, conviene esaminarlo su due
sezioni del rene, una orizzontale, l'altra fronta,le:
a) Il seno 1'enale visto in sezione orizzontale. - Una sezione orizzontale del
rene (fig. 9) ci spiega chiaramente i suoi rapporti con l'ilo: il seno una profonda
cavit; l'ilo l'orificio per mezzo del quale il seno comunica con l'esterno. Ci
d inoltre idea della forma del seno, la quale, come si detto sopra, una
cavit stretta, fortemente appiattita dall'avanti all'indietro. Infine questa se-
zione ci ragguaglia sulla sua larghezza e sulla sua profondit. La sua larghezza
Organi uropoietici 11

di circa 10-12 mm; la sua profondit raggiunge i 30-35 mm, cio la met circa
della larghezza del rene.
b) Il seno renale visto in sezione frontale. - Una sezione frontale di rene
(fig. 7), permette osservare innanzitutto che le due pareti del seno, superiore
e inferiore, sono relativamente molto strette e perci somigliano a semplici mar-
gini. Dimostra inoltre che que-
sti due margini si allontanano ,-J,25~
, I
, I
fra loro nel portarsi in senso
medio-laterale; o per meglio ~E-----:-:I ~ 5' )o~ I

dire che il margine superiore ---------------:--~-~-ilJ1-~~~


obliquo lateralmente e in
alto, mentre il margine infe-
riore obliquo lateralmente e 11..---------
in basso. Ne risulta che l'al-
tezza del seno cresce via via
che ci si allontana dall'ilo rag-
giungendo il suo massimo a li-
vello del fondo della cavit.
Oirca la parete laterale, co-
me dimostra del resto la se-
zione orizzontale, essa non
altro che un semplice margine
che si continua senza una chia-
ra linea di demarcazione con
i due margini superiore e in-
feriore.
La sezione frontale ci fa
vedere chiaramente le pareti
anteriore e posteriore del seno
/~enale: quella anteriore [tro-
vasi in corrispondenza] del seg- Fig. 7. - Il seno del r en e e le su e dimen sioni (secondo GRGOIRE).
n rene, organo cavo, deli mit a U Da cavit alta 7 cm, larga 3,25 cm. ed indie
mento anteriore della sezione cat a col Dome di seno. I calici, di primo e di secondo ordi ne, si trovano posti in
qu esta cavitr, come anche una parte del bacinetto e le arterie e le vene in ter-
(fig. 7); quella posteriore del pa pillari.
segmento posteriore. Queste
due pareti, se si seguono andando dall'ilo verso la parte profonda del seno, sono
dapprima lisce e uniformi: per ben presto divengono irregolari [per la presenza
di numerose sporgenze] (fig. lO). Queste sporgenze sono di due tipi: le une, a
forma di cono , formano le papille renali; le altre, arrotondate e regolarmente
alternantesi con le precedenti, formano le sporgenze interpapillari. Ritorneremo
naturalmente su queste sporgenze a proposito della struttura del rene e vedremo
allora: lO che le prime, le p u,pille , rappresentano l'apice delle piramidi renali
(di lYIalpighi); 2 0 mentre le seconde, le sporgenze interpapillari, sono formate
dalla sostanza corticale del rene (colonne (lel Bertin), la quale, a questo livello,
fa come ernia nella cavit del seno.
12 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

B) ASPETTO DEL RENE . - Nell'adulto la superficie del rene di solito quasi


totalmente liscia ed uniforme, eccetto in vicinanza dell'ilo dove pu presentare
qualche piccolo solco, che fa capo, medialmente, a incisure, che interessano l'ilo
stesso. La presenza di una superficie esterna liscia e regolare un carattere che
il rene acquisisce secondariamente, in quanto negli ultimi mesi di vita fetale,
alla nascita e nei primi anni di vita, questa superficie si presenta invece irrego-
lare per la presenza di solchi, disposti a rete, che delimitano zone un po' solle-
vate. Si ha il cos detto aspetto lobato del rene, che scompare di solito verso la

Fig. 8. Fig. 9.
Fig. 8. - Ilo di destra, visto anteriormente.
l, estremi t superiore; 2, estremit inferiore; 3, labbro anteriore dell' ilo ; 4, labbro posteriore ; 5, specillo C'he penetra nel seno; 6, solco
superficiale della faccia anteriore.

F ig. 9. - Il seno del r ene, veduto in una sezione orizzontale. (Sono stati tolti i vasi, il bacinetto,
i calici ed il grasso, che contorna questi differenti elementi, per dimostrare la forma e la profondit d el seno).
1, estremi t inferiore del rene; 2, seno reoaIe; 3, labbro anteriore; 4, labbro posteriore; 5, sostanza midollare ; 6, sostanza corticale;
7, una colonna del Bertin .

fine del primo quinquennio di vita, potendo permanere anche nell'adulto, ma


con carattere eccezionalmente anomalo (fig. 11).
L'aspetto lobato del rene persiste come condizione normale, per tutta la
vita, in molti mammiferi. In animali pi bassi nella scala zoologica rispetto ai
mammiferi (uccelli, rettili, ecc.) la forma del rene differisce sostanzialmente da
quella dei mammiferi.

2. Dimensioni e peso. - La lunghezza media del rene di cm 12 ; cm 6 la


larghezza ; cm 3 lo spessore. Il peso medio del rene di gr 170. Il rene contiene
circa 30 gr. di sangue.

[Nel maschio, secondo CASTALDI e VANNUCCI, i due reni pesano complessivamente nel
maschio gr 342,1; nella femmina gr 267,7 . La media fra i due sessi sar eb be di gr 295.
Risulta inoltre che il peso del rene diminuisce, nei confronti di quello del corpo, con l'et.
Infatti il suo p eso nel feto a termine sta a quello del corpo nel rapporto di l a 80. mentre
nell'a dulto scende come l a 220-225].
Organi uropoietici 13

I due reni non sono mai uguali. Il r ene di sinistra e In generale un po' pm
voluminoso. Ci che resta costante la massa totale renale, che sarebbe di
circa 300 gr nell'uomo adulto. La massa renale presenta variazioni in r apporto
al peso totale del corpo.
Il rene r aggiunge il massimo volume a 25-30 anni. Il rene del vecchio si atro-
fizza e nel contempp oiviene bernoccoluto come
per nefrite sclerotica.

3. Colorazione e consistenza. - La colora-


zione rosso-bruna. Pu variare dal rosso
cupo al grigio rossastro a seconda della mag-
giore o minore vascolarizzazione in atto. Di
consistenza dura, il rene resiste meglio del fe-
gato e della milza ad azioni t raumatiche e a
t razioni. Una colorazione irregolare e una con-
sistenza particolarmente dura o molle sono
sintomi di alterazione parenchimale.

4. Posizione. - I reni occupano la r egione


posteriore dell'addome. Si trovano all'altezza
delle due ultime vertebre dm'sali e delle tre
prime lombari, corrispondendo in alto alla zona
t oracica, in basso alla zona lombare. Il rene Fig. l O. - Il seno del r ene, veduto in una
destro posto un po' pi in basso di quello sezione frontale dell'organo dopo a sporta zione
del su o contenuto (rene destro, segmento ano
sinistro, con una differenza di livello di circa t eriore della sezion e, veduto dalla faccia po
steriore).
2 cm; ci che corrisponde all'incirca all'alt ezza l, labbro anteriore deU'ilo ; 2, seno, con il suo mar-
gine superiore 3, ed il suo margine inferiore 4;
di met vertebra. 5, m argine laterale del SeDO j 6, papille renali , col loro
collaretto membranoso, che rappresenta la parte s up e~
riore del calice corrispondente; 7, una papilla bi foliata ;
8, sporgenze prodotte dalle colonne del Bertin;
5. Direzione. - I reni sono allungati in 9, vasi lobari, che penetrano negli spazi interpapillari ;
lO, superficie della sezione del parenchima renaIe con
senso verticale; per il loro gr ande asse non le piramidi del Malpighi e la sostanza corticale.
parallelo al piano mediano, m a obliquo in basso
e lateralmente. La dist anza che inter corre fra il polo superiore del r ene e il piano
mediano di 4 cm, mentre il polo inferiore dista di 6 cm dal suddetto piano.
I reni non sono posti su un piano frontale. [Essi si adattano all'andament o
delle pareti dell'addome sulle quali si adagiano, per cui, mentre la faccia poste-
riore guarda un po' medialmente, quella anteriore guarda un po' lateralmente].

2. - Mezzi di fissazione del rene.


Le capsule del rene e gli spazi perirenali.

Il rene presenta normalmente una cer ta mobilit. Si abbassa durant e l'inspi-


r azione, mentre risale durante l'espirazione, spostandosi inoltre a seconda della
posizione del soggetto, nel qual caso lo spost ament o medio normale in senso
14 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

verticale, pu raggiungere cm 3. I due reni sono contenuti in una loggia, che


troppo larga per l'oggetto che contiene. Lo spazio libero viene cos riempito
di grasso, che contribuisce a mantenere il rene nella sua posizione. Inoltre, esso
anche unito a parti fisse tramite i suoi vasi e tanto il peritoneo quanto i visceri
addominali contribuiscono alla sua fissazione. Studieremo separatamente l'im-
portanza che hanno queste varie formazioni nella fissazione del rene.

1. Importanza dei vasi. - I vasi hanno scarsa importanza. Il peduncolo


renale in effetti estensibile in misura abbastanza apprezzabile. Questa esten-
sibilit pu raggiungere qualche centimetro. utilizzata
dai chirurghi. Del resto si pu sezionare i vasi del rene
senza produrre alcun cambiamento nella situazione del-
l'organo (LEGUEU).

2. Azione del peritoneo. - L'importanza del peri-


toneo, in quanto esso avvolge tutti i visceri contenuti
nella cavit dell'addome, pu considerarsi legata alla com-
pressione che questi visceri effettuano sulla parete po-
steriore dell'addome stesso. L'azione del peritoneo sulla
fissazione renale, considerata nel modo suddetto, stata
interpretata differentemente dai vari AA. relativa-
mente piccola ma non pu essere del tutto dimenticata.
Fig. 11 . - R ene fetale, con
3. Loggia fibrosa del rene (figg. 12, 13, 14 e 15). -
piccole irregolarit sporgenti
all'esterno (ren e destro veduto
Come il fegato e la milza il parenchima renale contor-
dalla fa ccia a nteriore). [Le ir-
nato da una capsula connettivale, aderente pi o meno
regolarit esterne rappresen
tano i residui dell'origine lo
bata del rene]. al tessuto ghiandolare. Il rene, avvolto cos intima-
mente dalla propria capsula, viene a trovarsi contenuto
in una loggia, chiamata capsula fibroadiposa. In realt questa capsula fibroadi-
posa viene oggi distinta in due parti, la fascia r-enale (detta anche capsula
fibrosa) e la capsula adiposa.
La fascia fibrosa renale, che non si deve confondere con la capsula propria
dell'organo, contorna il rene a distanza e gli costituisce una loggia, che lo pone
tra la parete addominale posteriore in dietro e il peritoneo parietale poste-
riore in avanti. Le pareti della loggia sono formate da tessuto fibroso, che
si pone facilmente in evidenza, disposto in due foglietti, l'uno ant eriore, l'altro
posteriore.
~a fascia r-enale. - La sua disposizione stata interpretata in modo diffe-
rente e numerosi sono i lavori che ad essa si riferiscono.

Rammenteremo [fra i vari lavori], quelli di ZUCKERKANDL, che ha descritto la lamina


retrorenale [foglietto posteriore], che porta il suo nome, quelli di GEROTA, di GLANTENAY e GOSSET,
quelli di FRDET, di LARDENNOIS, i quali hanno dimostrato che la loggia renale chiusa da
tutte le parti, e, pi recentemente i lavori di STROllfBERG, P ATURET, CADENAT, di PAPIN e BORDAS.
N on staremo qui ad analizzare tutti questi lavori, spesso fra loro in contraddizione.
Organi uropoietici 15

Ci accontenteremo di illustrare la conformazione della fascia renale secondo


le conoscenze pi recenti servendoci delle figg. 12, 13, 14 e 15, che danno una
idea chiara della nostra descrizione.
La fascia renale costituita da una lamina di connettivo fibroso denso,
derivata da uno sdoppiamento della tela sottosierosa del peritoneo. Questa
lamina, giungendo in corrispondenza del margine laterale del rene, si inspes-
sisce considerevolmente e si sdoppia
in due foglietti, l'uno dei quali passa
dietro, mentre l'altro passa davanti es__
al rene.
Il foglietto poste1'iore brillante, Pl. -
facile a mettersi in evidenza ed pi
spesso di quello anteriore: chiamasi
anche fascia dello Zuckerkandl. Il fo-
1
glietto anteriore pi sottile, pi diffi-
cile ad isolarsi. Esso rinforzato, sol-
tanto nella zona corrispondente al
o 2
colon ascendente, da una lamina par-
ticolare, la fascia di Toldt, che trova
la sua origine nel corso dello sviluppo
dell'intestino. I due foglietti, mentre
superiormente si uniscono al disopra
della ghiandola surrenale e ivi ade-
riscono al diaframma, pi in basso,
nel portarsi medialmente, si com-
portano in modo differente. Quello
Fig. 12. - Capsula del rene (la to destro).
posteriore (postrenale), scorrendo die- La capsula del rene in 'osso.
tro gli organi compresi nella loggia reneP, difegato; C, angolo destro del colon; C.S., capsula surrcnale; R,
destra; P, polmone; D, diaframma; Pl, cavit pleurale. l, pe
renale, raggiunge le parti laterali dei glietto
ritoneo epatico; 2, peritonco prercnale; 3, foglietto di Toldt; 4, fo-
anteriore della capsula fibrosa; 5, foglietto posteriore di detta
corpi vertebrali e dei dischi interver- capsula fibrosa.
tebrali, ove viene a fissarsi. Nel suo
decorso aderisce parzialmente alle fasce dei muscoli quadrato dei lombi e p soas.
Il foglietto anteriore giunge al davanti della colonna vertebrale, unendosi a quello
del lato opposto, al davanti dei grossi vasi dell'addome (aorta addominale, vena
cava inferiore e i linfatici della regione) .
Inferiormente ai reni la fascia renale si prolunga verso il basso discendendo
fino all'altezza della cresta iliaca. I due foglietti, anteriore e posteriore, non si
riuniscono [quindi] all'altezza del polo inferiore del rene, come lo sono a livello
del margine laterale, ma restano allontanati l'uno dall'altro meno in qualche
punto dove aderiscono fra loro parzialmente. Pi in basso vanno a perdersi
nel tessuto adiposo della regione, eccetto nella zona ove decorre l'uretere,
intorno al quale sembrano continuarsi, formando una specie di involucro intorno
a questo organo.
16 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Come si vede la loggia renale, come stata descritta, chiusa da tutte le parti
eccetto medialmente (dove quella di un lato in comunicazione con quella dell'altro lato)
ed inferiormente; quivi specialmente, nella parte infero-mediale, dove essa si continua
formando come una guaina attorno all'uretere, fino alla vescica_ Una massa di gelatina
colorata iniettata nel tessuto perirenale [difficilmente giunge fino al tessuto periureterale;
invece il tessuto perirenale pu facilmente essere iniettato da una massa] ascendente,
spinta in senso inverso, cio iniettata nella guaina periureterale.
Dobbiamo infine ancora segnalare, che
p questa loggia renale [come] divisa in due
spazi, l'uno anteriore e l'altro posteriore,
dalla esistenza di lacinie connettivali resi-
stenti, tese tra il margine convesso del rene
e la faccia interna della capsula.

4. Capsula adiposa. - Manca nel


feto e nel neonato, dove eventual-
mente rappresentata da qualche 10-
buIo di grasso, posto lungo il mar-
E gine laterale del rene; la capsula
adiposa, ridotta nel fanciullo, si svi-
luppa soprattutto dopo la pubert.
Il grasso diviene in seguito parti-
colarmente abbondante nella donna
e nei soggetti obesi. Esso non ha,
del resto, una omogenea ripartizio-
ne, essendo specialmente abbondan-
te dietro al rene, lungo il suo mar-
Fig. 13. - Capsula del rene (lato sinistro). Il peritoneo gine convesso [e] attorno al pedun-
del m esocolon primitivo e quello del mesogastrio posteriore,
contenente il corpo del pancreas, si sono saldati al peritoneo colo renale. Manca quasi completa-
prerenale. Il foglietto anteriore della loggia r enale sinistra
perci pi rinforzato di quello della loggia renale destra mente sulla faccia anteriore.
(GRGOIRE). Esiste una specie di casco adiposo,
E, stomaco; R, relle sinistro; C.S., ghiandola surrenale; Pa, pan-
creas; C, angolo sinistro del colon; D, diaframma; P, polmone; Pl, ca- che ricopre i due poli del rene, ade-
vit pleurale. La capsula del rene sinistro in rosso. 1, pare te addo-
minale posteriore ; 2, fogliet,to posteriore della capsula; 3, foglietto rendo alla faccia interna della cap-
anteriore; 4, mesocolon trasverso; 5, i quattro foglietti del grande
epiploon; 6, fascia del Treitz. sula fibrosa e alla superficie del rene.
Costituisce come una massa fluida,
nella quale il dito viene a perdersi, che sfugge sotto la pressione, senza lasciarsi
dissociare, lacerandosi nella stretta di una pinza e presentando una disperante
mobilit (TUFFIER).
Nella capsula adiposa si trovano (oltre al rene e alle ghiandole surrenali)
vasi arteriosi e venosi e particolarmente gli archi extrarenali, arteriosi e venosi,
che descriveremo qui sotto.
5. Irrorazione della loggia renale. Arco perirenale. - La capsula del rene
irrorata da una serie di vasi che costituiscono un sistema anastomotico fra
l'arteria renale ed i territori vicini. Un arco arterioso, arco perirenale, corre
lungo il margine laterale del rene costituendo come un cerchio intorno a que-
sto organo (vedi fig. 51). Esso contenuto, pi propriamente, nella capsula
Organi uropoietici 17

adiposa e risulta format o dal contributo proveniente da sette differenti gruppi


di vasi: l un gruppo renale, costituito da ramuscoli provenienti dal tronco del-
l'arteria renale e da fini rami parenchimali, che si gettano nell'arco dopo avere
attraversato il tessuto renale; 2 un gruppo mesenterico, costituito da piccoli rami
delle arterie mesenterica superiore e mesenterica inferiore; 3 un grnppo testicolare
od ovarico, costituito da un ramuscolo delle arterie omonime; 4 un gruppo sur-
renale, costituito da un ramo dell'arteria surrenale media; 5 un gruppo lombare,
rappresentato da rami forniti dalle prime tre arterie lombari; 6 un gruppo aortico,

Fig. 14J. - La fascia fibrosa del rene, che costituisce la loggia (fibrosa) del r ene, col suo contenuto e le p arti
vicine. Schema ripreso da GEROTA, con qualche modifica. Sezione orizzontale della regione sinistra del corpo
(CIARDI-DupR).
In rosso continuo, il peritoneoj in TOSSO tralt ggiato, le parti del peritoneo andate scomparse durante lo sviluppo; in bleu, la tela o
tunica sottosierosa del peritoneo, che passa a costitnire la loggia fibrosa del rene. l, Colon discendente; 2, rene siDistro; 3, foglietto
anteriore; 4, foglietto posteriore della fascia fibrosa renale; 5, fascia o capsula adiposa; 6, a. aorta~ 7, corpo vertebrale j 8, canale
vertebrale; 9, ID. quadrato dei lombi e sua fascia; lO, ID. psoas e sua fascia; Il, loggia dei muscoli spino-dorsali.

costituito da rami provenienti dall'aorta, immediatamente sotto l'origine del-


l'arteria renale; 7 un grnppo diaframmatico inferiore, rappresentato da fini rami
provenienti dall'arteria omonima.
per necessario insistere sul fatto che questo circolo anastomotico non
pu assolutamente compensare l'obliterazione dell'arteria renale.
Esiste anche un arco perirenale venoso; se ne parler a pago 64.

6. Rapporti. - I rapporti della loggia renale saranno sviluppati specialmente


in seguito. Qui ci limitiamo a rammentare che il foglietto postrenale, che risulta
applicato sopra la fascia lombare, facilmente scollabile. Quivi esiste uno spazio
i cui limiti oltrepassano quelli della loggia renale stessa. Chiamasi spazio para-
renale o meglio retrorenale.
Questo spazio spesso occupato, a livello del rene, da un cuscinetto adiposo,
l'ammasso adiposo pararenale di Gerota. Questo spazio pararenale si estende in altezza
dal diaframma fino alla piccola pelvi, per cui un'iniezione d'aria spinta attraverso
l'incisura ischiatica sale in alto fino al diaframma, infiltrando lo spazio pararenale.
2 - TESTUT E LATARJET. Ana.tomia umana, VI.
18 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

7. Interpretazione della loggia renale. - Da quanto abbiamo illustr ato a


proposito della fascia renale, risulta chiaramente che questa (e di conseguenza
la loggia renale) da ritenersi come una dipendenza del tessuto sottosieroso
del peritoneo. Un r apporto questo, che probabilmente si stabilisce precoce-
mente fra tessuto metanefrogeno e quel mesenchima che passa alla diretta
dipendenza dell'abbozzo peritoneale.
Fra le varie altre teorie sulla origine
della loggia renale, merita particolare men-
zione quella sviluppata dal PATURET a
seguito dei lavori del FARABEUF e del
suo allievo OMBREDANNE sulle guaine va-
scolari, secondo la quale la capsula del
rene sarebbe una formazione omologa a
quella delle guaine dei vasi. Secondo questa
teoria la guaina perivascolare, che contorna
il peduncolo renale, partendo dall'aorta ad-
dominale, accompagna questo peduncolo
fino al punto nel quale esso r aggiunge il rene.
A questo livello detta guaina si sdoppia:
una lamina interna penetra nel rene con
2 gli elementi principali del peduncolo, una
7 lamina esterna contorna il rene a distanza,
accompagnando i vasi perirenali. questa
lamina esterna che forma la loggia renale.
Questa interpretazione dimostrerebbe per-
ch certi AA. considerino la loggia renale
chiusa da tutte le parti (HOVELACQUE), e
in modo particolare medialmente, in corri-
[Fig. 151. - La fascia fibrosa del rene nei rapporti spondenza del peduncolo, permettendo sol-
con la loggia fibrosa perirenale: contenuto della log-
gia e parti vicine. Schema ripreso da GEROTA , con tanto in basso l'uscita dell'uretere.
qualche modifica. Sezione sagitt ale della regione r e-
naie di destra (in un bambino) (CIARDI-DuPR).
In TOSSO, peritoneo; in blu, la tela o tona,ca sottosierosa 3. - Anomalie a carico del rene.
del peritoneo che costituisce la loggia fibrosa del rene.
l, rene di destra.; 2, colon trasverso; 3, fegato; 4, ghian~
Nel p aragrafo primo abbiamo parlato
dola surrenale di destra; 5, foglietto anteriore della loggia
fibrosa; 6, foglietto posteriore di detta loggia : i due fo-
della forma e della posizione normale del
glietti, anteriore e posteriore, mentre in a.lto sono fra loro
fusi, in basso sono uniti soltanto da qua1che lacinia (non
rene. Assai spesso tuttavia uno dei due
rappresentata); 7, loggia adiposa; 8, foglietto pleurico (in
TOSSO tratteggiato); 9, muscola.tura della parete posteriore
reni non occupa la posizione ritenuta nor-
dell'addome; lO, sezione de1J 'osso ileo.

male presentando altres forma anomala .


Esistono dunque variazioni di posizione e di forma, che possono talora r ag-
giungere carattere di vere anomalie.
1. Ectopie renati. - noto che l'accumulo di grasso intorno ai reni contri-
buisce ad assicurare la fissit dell'organo nella posizione che esso occupa. Se questo
grasso diminuisce, il rene mal riempiendo lo spazio divenuto eccessivamente
grande, pu abbandonare a poco a poco la sua posizione normale, venendo a
Organi uropoietici 19

fluttuare, pm o meno liberamente, nella cavit addominale. Questa l'origine


di quella affezione chiamata rene mobile o rene fluttuante o ectopia renale acquisita.
Si rammenti che lo spostamento del rene non accompagnato dallo sposta-
mento della ghiandola surrenale corrispondente.
L'ectopia renale acquisita assai pi frequente nella donna che nell'uomo
e colpisce pi frequentemente il rene destro che non il rene sinistro.
Taluni attribuiscono questo fatto all'azione del fegat o che, abbassandosi a ogni inspirazione
sposta il rene verso il basso . Altri invece ritengono che il rene sinistro meglio fissato a causa
del rafforzamento del foglietto prerenale pi spesso a sinistra che a destra, a causa dell'applica-
zione del mesogastrio posteriore sulla faccia anteriore del rene sinistro .

Oltre a questi spostamenti accidentali conviene rammentare gli spostamenti


congeniti che costituiscono l'ectopia renale propriamente detta o ectopia 1'enale
congenita. Il rene ectopico
pu repertarsi nei punti pi 3,_ _ +-......,.~.~1I

diversi: l al davanti della 2 _ _ _ -+_

colonna lombare, un po' al 3

disotto della sua posizione


normale; 2 in corrispondenza
dell'angolo sacrovertebrale op-
pure in corrispondenza della
sinfisi sacroiliaca; 3 allo stret-
to superiore del bacino; 4 nel
bacino stesso, davanti o die- + ; 1 - _ 1'

tro al retto. ..,.---4


0 __

L'ectopia pu essere uni-


laterale o bilaterale. N elIo spo- A B
stamento unilaterale, il rene Fig. 16 . _ Due casi di ectopia r enale.
spostato, pu occupare una A , rene destro disceso nel bacino nel corrispondente lato (cclolJia aclta).
1, rene, con l' , l'uretere; 2, vena cava inferiore ; 3, a. aorta; 4, vasi ipogastrici.
qualunque delle regioni so- B . sinfisi ren ale unilatera le.
praddette. N ella gran maggio- l , rene destro, con l', l'm'etere; 2, rene sinistro, con 2', 1'nretere; 3, a. aorta .
ranza dei casi resta dallo stesso
lato, ectopia diretta (fig. 16). In casi molto rari lo spostamento si attua in dire-
zione della fossa lombare del lato opposto, al disotto del rene normale, col quale
il rene anomalo si salda in modo pi o meno completo: questa l'ectopia crociata.
L'ectopia congenita del rene si distingue sempre dall'ectopia acquisita per
un insieme di caratteri, i principali dei quali sono i seguenti: l il rene ectopico
congenito fisso, mentre il rene ectopico acquisito pi o meno mobile e flut-
tuante; 2 il congenito pi o meno alterato nella sua forma generale, mentre
quello acquisito conserva il suo aspetto normale; 3 quando il rene si sposta
per divenire fluttuante nella cavit addominale, ectopia acquisita, il suo pedun-
colo vascolare si allunga in ragione della estensione dello spostamento; per
qualunque sia l'allungamento del peduncolo l'arteria e la vena renale presen-
tano i medesimi rapporti con l'arteria aorta e con la vena cava che avevano
20 Libro undicesimo - App arato urogenitale

prima dello spostamento; ci vuoI dire che esse nascono come di norma. Nei
reni ectopici congeniti non la stessa cosa: il rene riceve [in t ali casi] la sua
arteria dal tronco pi vicino, [cio ad esempio], dall'estremit inferiore dell'aorta,
o da una delle arterie iliache, o dalla arteria sacrale media. [La fig. 16 illustra]
in un neonato il rene destro, posto sopra la sinfisi sacroiliaca, ricevere tre diffe-
renti arterie: una proveniente dall'arteri a iliaca comune dello stesso lato e due
altre date dall'arteria iliaca comune del lato opposto. Ugualmente la vena
renale, invece di risalire fino alla p arte di mezzo della vena cava inferiore, viene
a sboccare nella porzione iniziale di questo vaso o perfino pi in basso in una
delle vene iliache; 4 infine l'uretere, nei casi di ectopia acquisita, presenta sempre
la sua u suale lunghezza . Nei casi invece di ectopia congenita, al contrario, l'ure-
tere relativamente corto, tanto pi corto
quanto pi il rene abbassato.

2. Sinfisi renale. - [Fra le anomalie


di forma pi caratteristiche rammentiamo
quelle nelle quali i due reni tendono a fon-
dersi fra loro (sinfisi renale)]. La fusione
pu avvenire sia in corrispondenza del-
l'estremit inferiore (pi frequente), sia in
corrispondenza dell'estremit superiore. N e
risulta un rene unico impari e mediano,
appoggiato alla colonna vertebrale e a
forma di un ferro di cavallo (rene a ferro
2'
di cavallo), la cui concavit guarda in alto,
Fig. 17. - Un caso di ren e a ferro di cavallo, quando i due reni sono uniti in corrispon-
con concavit superiore. denza della loro estremit inferiore (fig. 17),
l, rene destro, con l', il proprio uretere; 2, rene sinistro,
con 2', il proprio uretere j 3, linea di sutura dei due reni. mentre guarda in basso quando i due or-
gani sono uniti in corrispondenza della loro
estremit superiore. In casi pi rari i due reni si uniscono in corrispondenza di
ambedue le loro estremit, restando separati soltanto in corrispondenza delle
loro parti intermedie. Formano anche in questo caso un rene unico, il rene
anulare. Si deve rilevare che tanto nel rene a ferro di cavallo quanto nel
rene anulare, esistono sempre due ili renali, l'uno a destra e l'altro a sinistra,
che hanno ciascuno un'arteria renale ed una vena renale ed un bacinetto, al
quale segue l'uretere. Questa disposizione importante nel senso che essa permette
d'interpretare morfologicamente l'anomalia, la quale non risulta dallo sposta-
mento sulla linea mediana di uno dei due reni (non essendosi l'altro sviluppato),
ma bens dalla fu sione, pi o meno estesa, di ambedue i reni: non esiste un rene
unico ma due reni fusi.
"

b ene rammentare tuttavia che nel r ene a ferro di cavallo la pelvi orientata in senso
inverso, arrivando i calici renali in corrispondenza della sua faccia mediale, mentre l'Ul'etere
si diparte in basso e lateralmente. T ale disposizione permette di fare la diagnosi di rene a ferro
di cavallo sulle radiografie dopo ottenuta l'opacit della pelvi (urogra fi a o pielografia ).
Organi urop oietici 21

Accanto al r ene a ferro di cavallo necessario citare il ren e sigm oi de, a nomalia estrema-
mente rara (fig . 18) . In questo caso i due reni, posti l ' uno a destra e l'alt ro a sinistra ad
altezze diseguali, sono riunit i da un istmo che unisce il polo inferiore di un rene col polo
superiore dell'altro.
Col nome di rene a biscotto o ?'ene conC?'escente, vengono descritti dei reni fusi in un am-
masso unico e mediano , posto al davant i della colonna ver tebrale e nel quale impossibile
ritrovarvi la form a abit u ale di ognuno dei due reni. Si possono t rov are nel bacino, d a -
vanti al sacro, a contatto del retto e della vescica : vi si t rovano due pelv i e due uret eri.
E sistono casi nei quali i due r eni sono fusi e [sp ostati] da un sol
lato, sinfisi r en ale unilaterale. Vi si t rovano due ureteri, due sistemi
di v ascolarizzazione, in una p arola due ili ad altezza differente .
[E sistono molte altre anomalie del r ene riferibili al numero,
al volume ed alla forma di questo organo. Fra le principali
ramment ia mo le seguen ti].
L 'assenza totale dei ?'eni una mostruosit coesist en te con
altre malformazioni.
L e osser vazioni di ?'ene unico sono pi interessan t i, Spesso
coesistono in t ali casi malfor mazioni degli organi genitali.
noto che l'uret ere una dipendenza del canale di vVolff, dun que
facile comprendere come la m ancanza di un r ene e delle sue
vie escretrici possa coincidere con anomalie genitali; per ci
spesso si const ata, d alla p ar te del rene m ancan te, m alforma-
zioni del canale deferente, della vescicb etta seminale e del canale
eiaculatore, omolat er ali. Nella donna si t r ovano frequentemente
m alformazioni dell'utero e d ella vagina ,
L 'esistenza di un r ene supplementare un fatto eccezionale,
pur essendovi qualche precisa osservazione (casi di RAYER,
K EITH, H YRTL, ecc,).
invece assai frequente riscontrare una notevole spropor-
zione fr a il volume dei reni, Sono stati segnalati casi assai
numerosi di atrofia congenita unilaterale del rene, il quale rag-
giunge il volume di una nocciola o di una noce o di una al-
bicocca , Non bisogna confon dere queste atrofie congenite con
l' atrofia acquisita , cbe una m anifest azione p atologica. L 'atrofi a
congenita caratt erizzata dalla presenza di un tessuto renale
del tutto normale ,
Di fronte alla atrofia congenita r ammentiamo l'iper t rofia
congenita, l'iperplasia del rene, Spesso si tratta di un rene
allungato con p eduncoli v ascolari mul t ipli ed m'etere duplice,
r aro t rovare l 'ipert rofia congenita localizzat a a par t icolari
segment i del rene mentre gli altri sono normali, Segnaliamo F ig, 18, _ Rene sigm oideo
infi ne, per terminare, che esistono numer ose anoma lie di form a : (caso di WINTERN l n) ,
rene discoide, strozzamento del rene con m'eter e biforcato , ecc.
Rimandiamo , per m aggiori dettagli, ai trattati di P atologia del rene (P APIN, Chi?'Urgia del ?'ene,
1938) ed alla memoria ben documentata di G. BRITES,

4. - Ral)porti.

I due reni trovano posto nella fo ssa lombare, posta a ciascun lato della colonna
vertebrale. Sono ricoperti anteriormente dal peritoneo trovandosi, come si
visto, compresi dentro la loggia r enale, dipendenza del tessuto sot tosieroso peri-
22 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

toneale. Studieremo successivamente i rapporti della faccia posteriore, della


faccia anteriore, dei margini e delle estremit. I rapporti che noi descriveremo
si effettuano, ben inteso, con l'interposizione della fascia fibrosa renale e di quella
adiposa che noi abbiamo precedentemente studiate.

Fig. 19. - llapporti dei reni con la colonna vertebrale, con le coste, con la [muscolatnra profonda dorsale nelle
regioni sacrale e lombare] e con il m. quadrato dei lombi (secondo F ARABEUF e RCAMIER).
CXI e CXII, XI e XII costa; ])XI, ])XII, V, VI, XI, XII vertebra dorsale e I e II vertebra lombare. l , massa [muscolare] sacro-
lombare sinistra; 2. m. quadra.to dei lombi sinistro, che deborda la massa [muscolare] sacro-lombare; 3, m. quadrato dei lombi di destra;
4, XII costa (punteggiata) ; 5, ligamento lomhocostale di Henle.

1. Aspetto generale delle fosse lombari. - Nel cadavere privo di visceri, la


parete profonda dell'addome o parete dorsale, presenta una sporgenza mediana
e verticale formata dai corpi delle vertebre lombari, fiancheggiate, a destra ed
a sinistra, dai larghi fusi muscolari del muscolo p soas. Da ambo le parti trovansi
le due fosse lombo-iliache, che costituiscono le due nicchie paravertebrali o fosse
lombari. Il rene ne occupa la parte superiore. Queste fosse sono tappezzate,
in alto e in dietro, dalle origini del muscolo diaframma, in dietro dal muscolo
quadrato ilei lombi e lateralmente ad esso dal muscolo trasverso dell'addome.
Organi uropoietici 23

Esse diminuiscono in altezza ed in profondit dall'alto verso il basso. Le loro


variazioni di forma parrebbero, d'altra parte, importanti nella eziologia del rene
mobile, nel qual caso la nicchia corrispondente ha forma cilindrica aperta in
basso. Le fosse sono pi profonde nell'uomo nel confronto della donna, nel primo
presentando forma conica con base rivolta in alto.

2. Rapporti con lo scheletro. - Il rene si trova come inscritto nell'apertura del-


l'angolo che forma la XI costa col margine laterale della colonna dorso-lombare.

A B
Fig. 20. - L e ultime cost e ed il legam ento lombo-cost ale (secondo E. P APIN) .
..4, XII cost a (tipo lungo); B , XII costa (tipo corto ).
Cll, XI costa; 0 12 , XII costa. 1, margine laterale della massa muscolare sacro-lombare; 2, margi ne laterale del m. quadrato dei lombi;
3, legamento lombo-costale ; 4, contorno del fo ndo pleurale.

a) Rapporti con la colonna vertebrale. - In generale il rene corrisponde so-


prattutto alla XII vertebra dorsale e alle due prime lombari, ci che equivale
ai cm 10-12 corrispondenti all'altezza normale del rene. Se ci si riferisce alle
ap'W-lsi trasverse, si trova che il polo inferiore del rene corrisponde generalmente
al margine superiore dell'apofisi trasversa della III vertebra lombare.
L'ilo del rene e la pelvi corrispondono allo spazio che separa l'apofisi trasversa
della I da quella della II vertebra lombare (RCAMIER). Generalmente il rene
destro pi basso del rene sinistro di circa met vertebra. Eccezionalmente
il rene pu risalire fino alla X vertebra dorsale (posizione alta) o discendere
fino alla IV vertebra lombare (posizione bassa). Nel bambino il rene, relativa-
mente pi voluminoso, discende pi in basso [che nell'adulto]. Prima del 3 anno
di vita esso pu occupare la fo ssa iliaca (ALGLAVE).
24 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

b) Rapporti con le coste. - Questi rapporti, molto importanti dal punto di


vista chirurgico in quanto molto spesso si aggredisce il rene per via lombare, hanno
dato lo spunto a numerose ricerche. Il rene corrisponde alla XI e alla XII costa.
Abbiamo visto che il rene come inscritto nell'angolo che forma la colonna vertebrale con
la XI costa; esso dunque di conseguenza in rapporto anche con la XII. Come RCAMIER ha
ben dimostrato questi rapporti variano spesso a seconda che detta costa sia corta o lunga.
Quando la XII costa corta (fig. 20, E) soltanto a parte superiore del rene di destra ricoperta
dalla costa; quando lunga si estende fino al
terzo inferiore del rene (fig. 20, A). Circa la di-
stanza che separa la cresta iliaca dalle ultime
coste, cio circa l'estensione dello spazio co-
sto-iliaco, variabile a seconda dei soggetti,
a seconda della lunghezza della colonna lom-
bare, a seconda della obliquit delle coste ed
a seconda anche dell'altezza della cresta iliaca .
Nella donna, dove maggiore, misura circa
cm 8; nell'uomo non oltrepassa di molto i cm 7.
Questa distanza pu essere notevolmente au-
mentata se si pone il soggetto in decubito la-
terale e sollevando la regione con un supporto
(posizione operatoria).

3. Rapporti con la parete posteriore


toraco-addominale e con il diaframma.
- La faccia posteriore del rene corri-
sponde alla parete posteriore dell'addo-
L
me, al di sotto della XII costa; corrispon-
de invece al diaframma ed alla parete
toracica al disopra della X costa. Il limite
fra le due parti rappresentato da due
arcate fibrose: l'arcata del muscolo psoas
Fig. 21. - L'apertura diaframmatica, veduta dall'avanti:
la linea punteggiata in rosso indica il contorno del rene. medialmente, l'arcata del muscolo qua-
l, diaframma, con l 'ed l", i due pilastri del diaframma; 2. m.
piccolo psoas, con 2', l'arcata fibrosa del ID. psoas; 3, ID. quadrato drato dei lombi lateralmente, ed infine
dei lombi i 4, ligamento arcuato del diaframma; 5, ID. trasverso dalla stessa XII costa sulla quale il dia-
dell'addome; 6, apertura costo-diaframm atica; 7, pleura diafram-
matica (visibile attraverso questa apertura); S e 8', XI e XII framma prolunga la sua inserzione.
costa; 9, XII n. intercostale; lO, lO', nervi ileoepigastrico ed
ileoinguinale; Il, D. cutaneo laterale del femore; 12, n. genito-
femorale; 13, esofago; 14, aorta; LIV, IV vertebra lombare. a) Rapporti al di sopra della costa e
del ligamento arC'ttato del diaframma (a1'-
cata del muscolo quadrato dei lombi). - Al di sopra del ligamento arcuato del
diaL.ramma e della XII costa il rene riposa sul diaframma, il quale lo separa da
questa stessa costa, dall'ultimo spazio intercostale e dal seno costo-diaframma-
tico. A proposito delle pleure noi abbiamo gi descritto i rapporti che il seno
costo-diaframmatico presenta con le coste e non vi ritorneremo sopra. Ram-
mentiamo peraltro (fig. 20): lO che il seno costo-diaframmatico ha inizio a lato
della colonna vertebrale a livello del margine superiore della I vertebra lom-
bare, cio mm 10-15 al di sotto della testa della XII costa; 2 0 che a partire da
questo punto, il seno si porta lateralmente e un poco in basso, incontra il mar-
gine inferiore della XII costa alla distanza di cm 8 o 9 dalla linea tangente i
Organi uropoietici 25

processi spinosi, incrocia successivamente la faccia interna di detta costa e l'ul-


timo spazio intercostale per raggiungere la XI costa alla distanza di cm. 11-12
dalla linea spinosa; 3 che
presenta qui il suo punto
pi basso, dirigendosi poi,
con un tragitto obliqua-
mente ascendente, verso
la base del processo xi-
foideo.
Le dimensioni della X II co -
sta sono variabili ed i rapporti
della pleura con questa costa
variano naturalmente con la
sua lunghezza (fig. 20) . Se la
costa lunga, disposizione pi
frequente (quattro volte su
cinque secondo RCAMIER) i
rapporti in questione sono i
seguenti: la faccia mediale
della X II costa tappezzata
dalla pleura fino a circa cm !)
dalla linea spinosa, quindi nei
suoi due terzi mediali, men -
tre extrapleurale nel terzo
laterale. Se al contrario la
costa corta (cm 6 o 5 ed a n -
che meno) essa interamente 6
in rapporto con la sierosa ed
il seno costo -diaframmatico,
e qualunque sia il punto della 9
costa che si consideri esso si
t rova sempre posto al di sotto
di questa, in rapporto con le
parti molli.
Dobbiamo ancora fare os-
servare, a proposito dei r ap -
porti del rene con il seno co-
s,.,diaframmatico nella re-
gIOne della XII costa, che i
fasci muscolari d el diafram-
Fig. 22. - Regione costo-iliaca, piano superficiale (T.-J.).
ma, che corrispondono imme -
l, l ', lembi cutanei, COD, internamente, un piccolo strato adiposo; 2, fascia superficiale ,
diatamente alla faccia poste- sollevata da UDa sonda scanalata; 3, m . obliquo esterno con 3', sua fascia; 4, m. retto ante-
riore dell'organo, formano un riore dell'addome; 5, m. grande dorsale; 6, triangolo del Petit; 7, rami perforanti delle
arterie e delle vene intercostali e lombari; 8, rami terminali delle arterie e delle vene
setto molto sottile, una bar- intercostali e lombari; 9, cresta iliaca, con al di sotto, la regione glutea.
rier a pOCo resistente, che si
lascer facilmente ricacciare indietro o perfino attraversare dalle raccolte perinefritiche. Ma CIO
non tutto: subito lateralmente ai fasci di fibre che vanno ad inserirsi sull'arcata del muscolo
psoas o un po' pi lontano a livello della parte laterale dell'arcata del muscolo quadrato dei
lombi, il setto diaframmatico presenta molto spesso un'interruzione, un vero hiat~~8 di form a
triangolare, con la base diretta in basso corrispondente all'arcata del muscolo quadrato dei lombi
26 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

e alla XII costa (iato diatmmmatico) (fig . 21), che si riscontra circa nei due terzi dei casi con
dimensioni pi o meno notevoli. [Abbiamo insistito su questa apertura perch qui la faccia
posteriore del rene si trova direttamente in contatto col seno costo diaframmatico (fig. 21)].

b) Rapporti al di sotto della costa e del ligamento arcuato clel cliaf'ramma. -


La faccia posteriore in rapporto con tutti i piani che formano la regione lombare.
Al di sotto della pelle e del tessuto sottocutaneo che si lascia facilmente infiltrare,
si trovano quattro piani muscolari.
IX) Il primo pi ano, formato
dalla fascia lombare e dai due mu-
scoli obliquo esterno e grande dor-
sale. Rammentiamo che questi due
muscoli sono in basso separati dallo
spazio di Petit (fig. 22).
~) Il seconclo piano formato
dal muscolo dentato posteriore infe-
riore e dal muscolo obliquo interno.
noto come, a livello di questo pia-
no, fra il muscolo obliquo interno,
la massa sacro-lombare, il muscolo
dentato posteriore inferiore e la XII
costa trovasi il triangolo lombo-costo-
addominale di Grynjellt (fig. 23).
y) Il terzo piano formato dal
muscolo trasverso dell'addome, che in
questa area r appresentato dalla
Fig. 23. - Il tria n golo di Grynfellt, veduto di fronte (T.J .). sua aponevrosi e dal muscolo sacro-
1, X II costa; 2, cresta iliaca; 3, processo spinoso; 4, m. grande
dorsale, inciso e uncinato; 5, m. piccolo dentato posteriore inferiore;
lombare, largo da 7-8 centimetri.
6, m . obliquo esterno ; 7, m. obliquo interno, con 7', la sua aponevrosi a) Il quarto piano, infine, corri-
posteriore che si fonde con quella del m. grande dorsale j 8, muscoli
spinali; 9, aponevrosi posteriore del m. trasverso; l O, triangolo di
Grynfellt ; Il, apertura nella aponevrosi, che d passaggio ad un fa-
sponde al muscolo quadrato dei lombi.
scetta vascolare e nervoso ; 12, ligamento lombo-costale (d i Henle);
13, X II D . intercostale con i vasi che lo accompagnano; 14, fascia
lombocostale ; 15, t ri angolo del P etit. Rammentiamo che questo muscolo non
ha ovunque la m edesima larghezza ; l'estre-
mit sy.periore del suo margine esterno trovasi a cm 6 dalla linea mediana; quella inferiore a cm lO.
Il m ~fgine laterale [di questo muscolo] dunque obliquo dall'alto in basso e mediolateralmente
e quindi con direzione inversa rispetto al m argine lat er ale del muscolo sacrolombare. Il punto di
incrocio di questi due margini indica la regione dove la parte inferiore del rene oltrepassa
il muscolo qua drato dei lombi per m ettersi in rapporto con la muscolatura larga dell'addome.

c) Vasi e nervi della pat'ete lombare. - Fra la fascia renale e la faccia ante-
riore della parete lombare, cio nello spazio retrorenale, decorrono superior-
mente il ramo anteriore del XII nervo intercostale, che costeggia il margine
inferiore dell'ultima costa, pi in basso i nervi ileoipogastrico e ileoinguinale
che poggiano sul muscolo quadrato dei lombi e contraggono intimi rapporti
con i reni. Lungo questi due ultimi nervi decorrono plessi venosi, gi da tempo
Organi uropoietici 27

segnalati da LEJARS. Le arterie della parete sono mppresentate dalla X e XI


arteria intercostale, dalle arterie lombari (I e II), i cui rami anteriori, accompa-
gnati dalle corrispondenti vene, emergono in corrispondenza del margine late-
rale del muscolo quadrato dei lombi.

4. Faccia anteriore del rene. - I r apporti di questa faccia variano a seconda del
rene destro o sinistro, sempre tut-
tavia con l'interposizione delfogliet-
to prerenale della loggia renale. -1

A) RENE DESTRO. - a) Rap-


porti col peritoneo (fig. 24). - Il
peritoneo che tappezza la faccia
anteriore del rene destro, presenta
due piani : uno superiore, molto
pi importante; l'altro inferiore.
Il peritoneo della regione supero-
laterale si riflette medialmente sul
duodeno, in basso sul colon, in
alto sul fegato. Spesso esiste tra
rene e fegato un piccolo ligamento
che prolunga il foglietto inferiore
del ligamento coronario, e che
discende sulla faccia anteriore del
rene: il ligamento epatorenale.

Talora si pu anche vedere il liga-


mento cistico -duodeno -colico (cio il pro-
lungamento del margine esterno del pic-
colo omento, teso dal fondo della vesci-
Fig. 24 . - Disposizione del peritoneo parietale in corrispon-
chetta al duodeno ed all'angolo destro denza del r en e di destra (parzialmente secondo CUNNINGHAM
del colon) unirsi con il ligamento ep a- e CORNING).
torenale. l, v. cava inferiore; 2, fascia anteriore della ghiandola 3u.rrenale destra;
3, faccia del rene corrispondente alla impressione epatica; 4, parte me4
diale del felle ricoperta dalla porzione discendente del duodeno: 5, sezione
del mesocolon ascendente; 6, superficie rennle, corrispondente all'angolo
destro del colon trasverso.
La faccia anteriore del rene
in corris ')ondenza del polo inferiore
non quasi mai rivestita dal peritoneo, corrispondendo all'angolo colico destro.
b) Rapporti con l'angolo colico destro . - L'angolo destro del colon poggia sul
polo inferiore del rene (fig. 25) senza interposizione del peritoneo ed separato
quindi soltanto dalla fascia di Toldt. Oltre l'angolo il meso appare sempre corto.
Il fegato ricopre, in corrispondenza della faccetta media della faccia inferiore
del suo lobo destro, i tre quarti superiori del rene. L'impronta re:c.ale del fegato
separata dal rene tramite un doppio foglietto peritoneale (fig. 27).
c) Rapporti con la seconda pOTzione del duodeno. - La seconda porzione
del duodeno discende verticalmente, ricopre la parte pi mediale della faccia
28 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

anteriore del rene, separata dall'interposizione della fascia del Treitz, che risulta
dalla unione del meso del duodeno primitivo col peritoneo parietale posteriore.

B) RENE SINISTRO. - Nella sua parte di mezzo la faccia anteriore del rene
sinistro ricoperta dalla coda del pancreas. Talora un doppio foglietto separa
i due organi; talora i due or-
gani sono in contatto diretto
come conseguenza dell'accolla-
mento del mesogastrio poste-
riore (fig. 26). Abbiamo visto
che la milza, con la parte po-
steriore della sua faccia me-
diale ricopre i due terzi supe-
riori del margine esterno del
rene. La surrenale sinistra si
protende verso il margine in-
terno. L'angolo sinistro del co-
lon contrae degli estesi rap-
porti. Corrisponde alla met
inferiore del rene eccetto in vi-
cinanza del polo inferiore. I
vasi dell'angolo sinistro del co-
lon costituiscono al davanti del
rene e nella fascia del Toldt
l'arco vascolare di Treitz.

5. Margine laterale. - Il
margine laterale del rene, a de-
stra in rapporto col fegato,
Fig. 25. - I due reni veduti in posto a sinistra con la milza in alto e
per dimostrare i ra pporti con i vicini visceri (semischem atica).
ex , OXI, eX/l, le tre ult ime coste; VlI, terza vertebra lombare ; lJf, milza ; Ca,co-
col colon discendente in basso .
lon ascendente; Ct, colon trasversoj Cd, colon discendente ; Fa, coda del pancreas ;
D', seconda porzione del duodeno ; D U
quarta porzione del duodeno. 1, parte
,

del fene destro ricoperta dal peritoneo (in Tosa); l', l " , porzioni del f eDe sini-
Sr,fO egualmente ricoperte dal peritoneo parietale (in Tosa); 2, zona Qve il rene
6. Margine mediale. - Il
di destra direttamente in rapporto col fegato (senza peritoneo) e limitat a dalla
inserzione del ligamento epatorenale; 3, 3', ghiandole sutrenali destra e sinistra ;
margine mediale corrisponde al
4, 4', ureteri di destra e di sinistra; 5, v, cava inferiore ; 6, v. renale sinistra;
7, a. aorta; S, 8', vasi iliaci esterni ; 9, 9', vasi iliaci interni ; l O, linea che indica
muscolo psoas; a destra posto
il margine esterno del m. psoas. vicino alla vena cava inferiore.
Studiando la forma del rene noi abbiamo visto che questo margine presenta una incisura ,
l'ilo del r ene, gi studiato e che d accesso al seno del rene. I rapporti vascolari saranno
studiati con i vasi del rene.

7. Estremit superiore. - Il polo superiore del rene, che a destra molto vi-
cino alla vena cava inferiore, mentre a sinistra pi distante dall'aorta, poggia
sul diaframma e corrisponde all'XI costa. coperto dalla ghiandola surrenale
che sporge verso il margine mediale.
Organi uropoietici 29

A destra la ghiandola surrenale ha la forma di una virgola, la cui grossa estremit poggia sul
polo superiore; a sinistra la ghiandola surrenale presenta pure la forma di una virgola, orientata
per differentemente, cio la sua estremit maggiore poggia sul peduncolo del rene. Rammen-
tiamo anche che il polo superiore del r ene , a destra in contatto con il fegato, a sinistra con
la milza.

8. Estremit inferiore. - Questo polo, pi distante dalla linea mediana di


quello superiore, riposa sul muscolo psoas e sul muscolo quadrato dei lombi.
Dista in generale dalla cresta iliaca cm 3-4 a destra, cm 5 a sinistra. Abbiamo
veduto, studiando il cieco, che que-
sto organo e la sua appendice pos- r - _1 _ - -- ,

sono avere dei r apporti con la faccia


inferiore del rene di destra (posi-
zione alta).

5. - Architettura generale del rene.

1. Capsula renale. - Il rene


rivestito da un involucro connetti-
vale (tonaca fibrosa del rene), che
aderisce alla sua superficie esterna, A
I

addentrandosi con sottili e brevi .5 Il


tralci nel parenchima sottostante, in Fig. 26. - Rapporti della faccia anteriore dei reni:
A, r ene destro ; B, r ene sinistro.
modo da potere tuttavia esserne di- l, ghiandole surrenali destra e sinistra; 2, zona corrispondente al
staccato con molta facilit (fig. 29). col fegato (senza interposizione del peritoneo), con 2', parte in rapporto
fegato, ma con l'interposizione del peritolleOj 3, duodeno; 4, v. cava
Tale capsula fibrosa appare come inferiore (questo rapporto non sempre costante) ; 5, estremit destra
del colon trasverso; 6, pancreas; 7, milza; 8, estremit sinistra del
una membranella sottile ma resi- (in rap porto con; 9,locolon
colon trasverso discendente; lO, zona ricoperta. dal peritoneo
stomaco) ; Il, 7,ooa ricoperta anch'essa dal peri-
stente, di colorito bianco grigiastro toneo (ma in rapporto con le anse del tenue).
quando distaccata, ma che lascia
normalmente trasparire il colorito rosso scuro del parenchima renale quando
in situo
Essa costitlta da alcuni strati di connettivo fibroso con fibre elastiche e
scarse cellule e relatiV'1mente numerosi vasi; profondamente ad essa si trova una
sottile lamina di cellule muscolari liscie (cosiddetta tonaca rnuscolaTe del 1"ene),
lassamente disposte e variamente numerose nei diversi punti (fig. 29).
A livello dell'ilo, la capsula renale si approfonda a rivestire il seno renale e si
continua col connettivo che aderisce alle pareti dei vasi sanguigni, dei calici e
della pelvi renale.

2. Parenchima renale. - Le condizioni migliori per uno studio generale della


sostanza propria del rene (parenchima renale) e della sua architettura si rea-
lizzano eseguendo delle sezioni frontali dell'organo ed osservandole ad occhio
nudo o meglio con il semplice ausilio di una lente di ingrandimento. In una
sezione di tal fatta, che divida il rene in una parte anteriore ed una posteriore,
grossolanamente identiche se interessano a circa met lo spessore dell'organo,
5 2 t 32 31 Fig. 27. - Sezione condotta
O in corrispondenza della prima
vertebra lombare (soggetto
3 9Q congelato), faccia superiore
della sezione trasversa.
l, linea alba; 2, a . epatica;
3, ID. grande retto j 4, stomaco;
6 __ . /1IJY4IX_1-
~<: .}
; . .1,.. :-\ \' :'-'<,
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'o' o"" \,' ,"
.,'. ,>" ,h:, .. ~.;)' . '\.."
~
..~_
_28
5, m. obliquo esterno; 6, m ilza;
7, a. mesenterica superiore; 8, a.
lienale; 9, pancreas; lO, diaframma;
Il, v. ren ale sinistra; 12, a. renaIc;
13, rene di sinistra; 14, massa
muscolare comune; 15, m. psoas;
16, a. aorta; 17, cono terminale;
18, prima vertebra lombare; 19, ID.
qu adrato dei lombi; 20, rene de-
stro; 21, XII costa; 22, XI costa;
23, pilastro destro del d iaframma ;
24, X costa; 25, ghiandola Sture-
lJ_____ .lM1f1II'-'llt~;J/);~:.;i'i;~::;i-~~,~ '>"0{".:'X-:;:,,;;, ': ';",-,,'i\t.'\~ ~~
naIe destra; 26, IX costa; 27, VIII
costa ; 28, v. cava inferiore; 29, re-
tro-cavit degli epiploon; 30, VII
cartilagine costale; 31, m , tra-
sverso; 32, legamento falciforme
del fegato.
9 ___ _25

10 ... _ _2fJ.

11 ____

12 ......- 0'0,._22

,
13 --21
Il;
15 16 17 18 la
Fig. 28. - Sezione condotta
in corrispondenza del disco
intervcl'tebralc posto fra la
prima e la seconda vertebra
lombare (soggetto congelato,
faccia snperiore della sezione).
l, linea alba; 2, ID. retto dell'ad-
dome; 3, lobo sinistro del fegato;
26 4, stomaco; 5, m. t rasverso dell'ad-
dome ; 6, IX costa; 7, rami deU'a.
mescnterica superiore; 8, X costa;
9, uretere di sinistra; lO, XI costa;
Il, rene di sinistra; 12, XII costa;
13, a. aorta, al di sopra della bifor-
cazione delle arterie iliache primi-
tive; 14, m. psoas; 15, II vertebra
lombare; 16, nervi della coda equi-
na; 17, disco intervertebrale tra
LI, e L2; 18, massa muscolare co-
mune; 19, m. quadrato dei lombi;
20, m. grande dorsale; 21, rcne di
13.._. destra; 22 , bacinetto di destra;
23, XII costa; 24, v. grande azygos;
21i- 20, XI costa; 26, m. obliquo esterno ;
27, m. obliquo interno; 28, v. cava
inferiore; 29, vescichetta biliare;
30, lobo destro del fegato.

9
2.5

fO

ti "-..21

IfJ to io Il 18
32 Libro undicesimo - Apparato urogenit ale

dato vedere che la superficie di taglio interessa, a partire dall'esterno verso


l'interno e dalla superficie laterale verso quella m ediale, prima la capsula, poi
uno strato, cospicuo, formato da parenchima renale ed infine il seno renale con
il suo contenuto (vasi, calici renali confluenti nel b acinetto, grasso, ecc.) (fig. 30).
Osservando attentamente il p arenchima renale si nota che gran parte della
porzione interna di esso, quella che guarda verso il seno renale, ha un aspetto

F ig. 29. - F ig ura schem a tica riproducen te una sezione quasi frontale del rene di d estra. Da un la t o , in alto, si
osser va la disposizione presunta delle cellule muscolari lisce p oste a lla superficie interna della capsula fib rosa d el
rene. Arterie i n rosso . I n bianco, limitata da linea nera, ra p presenta t a la sezione dei calici, e della pelvi. I n azzurro
la capsula fi b rosa d el ren e (CIARDI-D u PR).
l, s . renale; 2, pelvi renale, con calici maggiori e minori, che, in basso, !:l-i continua con l' uretere; 3, sostanza convoluta del rene;
4, una piramide della sostanza renale midollare; 5, capsula fibrosa del rene; 6, un piccolo tratto della capsula, muscolare (incompleta),
vista in superficie.

striato, mentre quella pi periferica appare come granulosa. Quest a differenza


di aspetto dovuta ad una diversa struttura e permette quindi di distinguere
due parti, una interna midollare, l'altra, esterna, corticale.
La distinzione tra di esse non in realt netta, in quanto, come vedremo
meglio in seguito, propaggini di corticale (cosiddette colonne del B ertin) si spin-
gono nella midollare, suddividendola in segmenti chiamati pimmidi, mentre strut-
ture, che mantengono l'aspetto longitudinalment e striato della midollare (raggi
midollari o del F errein ), fanno parte della corticale.
Organi uropoietici 33

a) Sostanza midollare. - Oirconda discontinuamente il seno renale ed costi-


tuita da 8-18 segmenti conici, la cui base rivolta verso la superficie del rene,
mentre l'apice, smusso, sporge nel seno renale.
Questi segmenti conici sono detti piramidi t'enali (del Malpighi) e sono rag-
gruppati generalmente in tre file principali, disposte verticalmente secondo la
lunghezza del rene, una corri-
spondente alla faccia anteriore,
una seconda, intermedia, al mar-
gine laterale ed una terza infine
corrispondente alla faccia poste-
riore dell'organo. Nell'intervallo
tra le piramidi si insinuano dei
prolungamenti di sostanza cor-
ticale (colonne del B ertin), che
si spingono sino al seno renale. j - -t-c-,..:.:..:,..,-'-'-:",-""",:,"
Le piramidi appaiono di co- 3 -B+~~'a:';:"
lorito rossastro pi o meno scuro
ed hanno un aspetto longitudi- 2_~~"",
nalmente striato (secondo il loro 2'
asse principale), dovuto al fatto -+~~
che sono costituite da un insieme 5 -~;.:..;c.~~
di tubuli rettilinei decorrenti dal-
la base verso l'apice.
In ciascuna piramide si de-
scrive un Cot'po ed un apice
smusso o papilla, che sporge nel
seno renale (fig. 31).
Il corpo costituisce circa i due
terzi della formazione e guarda
Fig. 30. - Sezione longitudinale del ren e sinistro, che passa im-
con la sua base convessa verso mediatamente al di dietro del b acinetto: segmento anteriore
la sostanza corticale, con i cui della sezione, veduto post eriormente.
l, sostanza cort icale ; 2, piramidi del Malpighi, con 2', papille; 3, colonne
prolungamenti (colonne del Ber- del Bertin; 4, bacinetto, v isto dal di dietro; 5, ca1ici ; 6, una papilla posta
sopra un piano anteriore a quello della sezion e ; 7, due calici, che ricevono
tin) confina anche lateralmente. delle papille, poste nel segmento posteriore della sezione; S, a. renale, con
8', suo ramo anteriore e 8", suo ramo posteriore ; 9, v . renale; lO, uretere;
Ha in genere un colorito pi Il, grasso del seno.
scuro che non la parte apicale
e perifericamente - zona limitante - presenta un alternarsi regolare di strie
chiare e scure: le strie chiare sono dovute ai tubuli uriniferi, quelle scure a vasi
sanguigni, per lo pi venosi (vasi retti), pieni di sangue.
Gli apici delle piramidi, papille, si spingono nel seno renale, ove sono avvolti
alla base da un calice renale, in cui sporgono. Talvolta due o tre papille sono
fuse assieme. In corrispondenza della loro estremit apicale, area cribt'osa, sono
punteggiati da piccoli fori, che rappresentano gli sbocchi degli ultimi dotti escre-
tori del rene, dotti papillari, attraverso i quali l'urina, prodotta dal parenchima
renale, viene versata nei calici (fig. 32).
3 - TESTUT E LATARJET, A natomia u mana, VI.
34 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

b) Sostanza corticale. - Costituisce tutta la restante parte del parenchima


renale, occupando lo spazio compreso tra la capsula e la base delle piTamidi renali
ed insinuandosi tra queste (sostanza corticale interpiTamidale) a formare le cosid-
dette colonne 1'enali del Bertin, si spinge sino al seno renale. Queste colonne
tendono generalmente a restringersi verso il seno renale, ad eccezione di quelle
corrispondenti alla parte media dell'or-
gano, che, invece, si allargano in prossi-
mit del seno renale, assumendo una forma
a clessidTa (Chiarugi).
Se si considerano queste propaggini di
corticale a livello del seno renale, in lilla
visione tridimensionale, dopo aver aspor-
tato le piramidi, si ha un'immagine di una
rete, nelle cui maglie, pi o meno ampie,
erano contenute appunto le piramidi mi-
dollari.
La corticale ha, rispetto alla midollare,
un colorito tendente al giallastro ed una
consistenza minore; il suo aspetto , come
abbiamo gi detto, granuloso.
N ella corticale sono contenute essen-
zialmente le unit funzionali del rene, i
cosiddetti nefroni, le strutture cio devo-
lute alla produzione dell'urina. I nefroni
constano, come vedremo, di un corpu-
scolo rotondeggiante (cm"puscolo renale o
del JJ1 alpighi) e di un complesso tubulare,
divisibile in diverse porzioni.
Fig . 31. - Soh em a della struttura del rene (sezione
ohe va da l margine oonvesso a l m a rgine oonoa vo). Si distinguono nella corticale due parti:
a, zona papiUare ; b, corpo della piramide; c, sostanza
corticale; d, la base dei cinque lobuli. 1, papilla ; 2, capsula
una parte cosiddetta radiata ed una con-
fibrosa; 3, raggi chiari della zona limitante, formati dai tubuli
uriniferi; 4, raggi scuri, formati dai vasi retti; 5, vasi arei -
voluta.
formi o sopra-piramidali ; 6, piramidi del Ferrein o raggi
midollari; 7, labiri nto (parte convoluta); 8, vasi interlobu-
La parte radiata rappresentata da
lati j 9, corpuscoli del Malpighi; l O, strato sottocapsu]are. formazioni coniche molto numerose, che,
in sezione, appaiono come triangoli allun-
gati, la cui base corrisponde alla base delle piramidi ed alle parti pi vicine a
questa del margine laterale delle piramidi stesse ed il cui apice si avvicina alla
superficie del rene, senza peraltro l'aggiungerla.
Questi prolungamenti conici, detti raggi midollari o processi del Fe1"rein,
hanno un aspetto longitudinalmente striato come le piramidi midollari ed
appaiono come il prolungamento nella corticale dei raggi chiari della zona
limitante di queste. Sono costituiti, come la midollare, da tubuli a decorso
rettilineo, dotti collettori, che raccolgono l'urina prodotta nella parte convo-
Iuta, per trasportarla, confluendo via via tra di loro, nei dotti escretori della
midollare.
Organi uropoietici 35

La parte convoluta occupa lo spazio compreso tra i raggi midollari e costi-


tuisce da sola le colonne del Bertin e quella parte della corticale che rimane tra
l'apice dei raggi midollari e la superficie renale (cosiddetta cortex corti cis ).
La parte convoluta prende questo nome perch formata essenzialmente da
un insieme di tubuli renali ad andamento tortuoso, tra i quali si possono notare,
ai limiti della visibilit ad occhio nudo, dei corpuscoli rotondeggianti, i corpu-
scoli renali o di M alpighi. Questi ultimi sono tuttavia scarsi nelle colonne del
Bertin e mancano del tutto nella C01'tex c01'ticis.
c) Lobi e lobuli renali. - Il rene un organo sui generis, che presenta, sia
dal punto di vista strutturale che funzionale, caratteristiche peculiari, tuttavia,

[Fig .. 32J. - Canali papillari iniettati d alla parte dell'aria cribrosa. Si vedono a lcuui m.mdi p apillari
di primo ordine ed uno di questi, che si suddivide in vari canalicoli collettori (CrAHDI-DuPH).

volendo stabilire un'analogia con altri organi, esso pu essere considerato una
particolare ghiandola a secrezione esterna del tipo tubulare composto. Visto
in questa prospettiva, logico ricercare nel rene una suddivisione in lobi e lobuli
equivalente a quella degli altri organi consimili.
In realt, nel rene umano in corso di sviluppo, una suddivisione in lobi
abbastanza evidente anche sulla superficie esterna, apparendo quest'ultima sud-
divisa da solchi abbastanza accentuati in settori, cui profondamente corrispon-
dono parti di parenchima interpretabili appunto come lobi. Peraltro, tale lobu-
lazione fetale (pi' appropriatamente si dovrebbe parlare di lobazione) tende
progressivamente ad attenuarsi sino a scomparire alla nascita od al massimo
verso i cinque o sei anni di vita. Resta tuttavia una suddivisione interna a
livello della midollare, perch, anche se alcune piramidi si fondono assieme
durante lo sviluppo venendo ad avere una papilla comune, la gran parte di esse
rimangono definitivamente separate e rappresentano la base per una struttura
multilobare.
Infatti, si considera come lobo renale ogni segmento di parenchima costituito
da una piramide e dalla sostanza corticale che la circonda. In tal modo il rene
umano viene a presentare un certo numero di lobi (da sei a diciotto) corrispon-
denti al numero delle piramidi. In una sezione frontale di rene, i limiti di ciascun
lobo sono rappresentati da delle linee che, a partire dal seno renale, percorrono
la parte centrale, assile, delle colonne del Bertin, sino a raggiungere la superficie
36 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

dell'organo. ovvio che, in tre dimensioni, a tale linee dovrebbero corrispondere


dei piani che isolino ciascuna piramide e le parti limitrofe di corticale da altre
corrispondenti porzioni di parenchima. Peraltro, sia le linee che i piani sono solo
teorici, in quanto non esistono nel rene dei setti connettivali interlobari, come
nelle altre ghiandole composte.
Le uniche strutture cui si pu fare riferimento sono, come vedremo meglio
pi avanti, i vasi cosiddetti interlobari, i rami cio della arteria e della vena

Fig . 33. Fig. 34.


[Fig. 33]. - L a divisione del rene in lobi ed in lobuli secondo una concezione divenuta cla ssica.
[Fig. 34]. - L a divisione del rene in lobuli secondo quanto st a to assai r ecentem ente consigliat o.

renale che decorrono al centro delle colonne del Bertin, al limite tra un lobo e
l'altro.
Ogni lobo renale cos concepito pu essere, a sua volta, suddiviso in lobuli.
Se si considera sempre il rene come una ghiandola tubulare composta, per
lobuli si devono intendere quelle parti di esso che fanno capo ciascuna ad un
dotto escretore comune; in altre parole un lobulo rappresentato da un rag-
gruppamento di nefroni (paragonabili ad unit secernenti), che si aprono tutti
nello stesso dotto collettore. Non essendo tuttavia le aree costituenti i lobuli
cos intesi distinte tra di loro da setti connettivali, pi facile determinare di
esse la parte centrale che non i limiti periferici; il centro di un lo buIo infatti
costituito da un raggio midollare, ove appunto situato il dotto collettore comune.
Pertanto, si intende generalmente per lobulo t'enale quella parte di corticale
che comprende .un raggio midollare e la sostanza convoluta che gli sta attorno.
In una sezione frontale di rene, che interessi i rami di divisione dell'arteria renale
chiamati appunto interlobulari, perch decorrono nella corticale tra un raggio
Organi uropoietici 37

midollare e l'altro, la delimitazione tra lobuli limitrofi pu essere indicata da


questi vasi (fig. 33).
La presenza dei vasi interlobulari ed in particolare delle arterie interlobu-
lari, da cui nascono, come vedremo, le arteriole afferenti per il glomerulo arte-
rioso di ciascun nefrone, ha permesso altres di interpretare il lobulo renale su
altre basi che non quella gi descritta. Secondo alcuni Autori, infatti, per lobulo
renale si dovrebbe intendere quel segmento di corticale la cui irrorazione dipende
da una determinata arteria interlobulare. L'asse del lo buio rappresentato in
questo caso dall'arteria interlobulare (fig. 34).
Oome si vede, le due concezioni sono molto diverse, perch secondo la prima,
classica, il centro del lobulo il raggio midollare, nel quale contenuto il dotto
collettore comune, cui fanno capo un certo numero di nefroni; per la seconda,
il centro del lobulo il ramo arterioso che rifornisce i glomeruli dei nefroni ad
esso adiacenti (figg. 33, 34).

6. - Struttura del rene.

A) GENERALIT.

Da quanto sinora esposto, risulta che il rene costituito fondamentalmente


1) da unit elementari - nejroni - cui spetta la funzione specifica dell'organo
e che formano essenzialmente la parte convoluta della sostanza corticale e 2) da
un insieme di dotti escretori, confluenti tra di loro in un certo numero di dotti
di maggior calibro (dotti papillari), che sboccano all'apice delle piramidi e che
sono deputati a condurre l'urina nei calici renali. Questo insieme di dotti costi-
tuisce la midollare e l'asse dei raggi del Ferrein della corticale. Oome ogni altro
organo, il rene presenta a considerare anche uno stroma connettivale, che costi-
tuisce l'impalcatura alla parte parenchimale, trasporta ad essa i vasi e funziona
da mediatore degli scambi nutritizi.

Il nefrone. - Il nefrone una struttura complessa, nella quale possiamo


distinguere schematicamente due parti principali: 1) il corpuscolo renale o di
Malpighi e 2) il tubulo renale (fig. 35).
Oiascuna di queste parti formata, a sua volta, da diversi costituenti. Il
corpuscolo di Malpighi, infatti, risulta 1) di un insieme di capillari arteriosi
- glomerulo - nati da un'arteriola afferente e facenti capo ad un'arteriola effe-
rente. Il punto in cui arriva al corpuscolo renale l'arteriola afferente e si diparte
quella efferente prende il nome di polo vascola1"e.
Il glomerulo capillare avvolto da 2) una capsula (del Bowman), la quale,
derivando dall'invaginazione della estremit a fondo cieco del tubulo renale,
consta a sua volta di due foglietti, a) uno interno o visceTale, corrispondente alla
parte invaginata della parete del tubulo e quindi in stretto rapporto con le anse
capillari e b) uno esterno o parietale, che si continua, in corrispondenza del cosid-
38 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

detto polo urinifero, con la parete del tubulo renale. Tra i due foglietti com-
preso lo spazio capsulare, che si continua con il lume del t ubulo .
Il tubulo renale con-
sta di tre porzioni, che
hanno comportamento,
struttura e funzioni di-
verse. Queste porzioni
sono: 1) il tubulo con-
torto di primo ordine o
convoluto pro ssimale,
2) l'ansa di Henle e
3) il tubulo contorto di
secondo ordine o con-
voluto distale (fig. 35).
La composizione del tu-
buIo renale , come vedre-
mo, pi complessa di quanto
la suddivisione in tubulo
contorto prossimale, ansa di
Henle e tub ulo contorto di -
stale lasci supporre _
Per questa r agione, al-
cuni Autori propongono al-
tre classificazioni, che se h an-
no il pregio di una maggior
completezza, hanno t uttavia
lo svantaggio di un a note-
vole complicazione. Osser-
vando il t ubulo renale in
preparati per dissociazione e
tenendo conto anche dell e
caratteristiche stru ttu r a li
della parete, si nota che esi-
ste un alternarsi di tratti pi
grossi, detti principali, con
epitelio alto, di aspetto tor-
bido ed intensamente colo-
rabile, con altri, detti M-atti
[Fig. 35]. - Un nefl'one (corpu scolo e tubulo) nelle s ile varie parti e nel
suo decorso fino a sboccare in un tubulo collettore, che diviene sempre pi
accesso1'i, pi sottili, con epi-
grosso per la confluenza con altri nefl'oni (preso da HM! e parzialmente mo - telio basso e chiaro.
dificato). Su questa base, il tu-
l. rete mirabile arteriosa del glomerulo rerrale; 2, a. afferente; 3, ao efferen te; 4, capsula
del Bowman ; 5, tubulo prossinmle; 6. parte discendente dell'ansa di Henle; 7, parte ascen buIo renale pu essere scom-
dente di detta ansa ; 8, tubulo distale che si continua nel tuhulo collettore (in nero). posto, a partire dal glome-
rulo, in tre segmenti, A, B, C,
ciascuno dei quali comprende un tratto principale ed uno accessorio. Col nome di tratto inter-
medio viene distinta quella parte del tubulo che corrisponde all'inizio del con voluto distale
in prossimit del polo vascolare del glomerulo e che comprende la cosiddetta macula densa.
tuttavia facile trovare la corrispondenza t ra la classificazione anzidetta e quella da noi
proposta, oggi pi generalment e accettata, e che prevede a nch'essa nelle tre porzioni del tu-
Organi uropoietici 39

buio d iversi tratti, caratterizzati da diverse propriet morfoiogiche e funzion ali (ad es. tratto
spesso e tratto sottile dell'ansa di Henie).

Il tub~tlo contorto prossimale (di primo ordine) prende orIgme dal corpuscolo
di Malpighi, essendo la sua parete in continuazione con la lamina parietale della
capsula del Bowman, e si avvolge con una serie di spire e di tortuosit nella parte
convoluta della corticale. Ha una lunghezza di circa 14 mm e un diametro di
60 micron; la sua parete relativamente alta rispetto al lume.
L'ansa di Henle costituita di due porzioni, una discendente ed una ascendente,
riunite dall'ansa vera e propria a forma di U. La porzione o tratto discendente fa
seguito al tubulo prossimale laddove esso, allontanandosi dal corpuscolo di ori-
gine, si fa rettilineo e raggiunge un raggio midollare per portarsi nella midollare.
Ha un decorso rettilineo e la sua parete, in un primo tratto, conserva l'aspetto
e le caratteristiche di quella del tubulo contorto prossimale, ma poi diviene molto
sottile (segmento sottile dell'ansa di Henle) in modo che, mentre il calibro gene-
rale si riduce, quello del lume rimane pressoch invariato.
Dopo l'ansa ad U sempre a parete sottile, inizia il tratto ascendente, che
ritorna con decorso rettilineo, parallelo a quello del tratto discendente, in dire-
zione della corticale e che, in vicinanza del glomerulo di origine, si continua con
il tubulo contorto di secondo ordine. Inizialmente presenta la stessa struttura
del segmento sottile, ma poi, a diversa altezza, a seconda della lunghezza com-
plessiva dell'ansa di Henle, il lume diviene pi ampio e la parete pi alta (seg-
mento spesso del tratto ascendente), assumendo cos le caratteristiche del tubulo
contorto distale.
Le anse di Henle possono essere pi o meno lunghe, a seconda che facciano
parte di nefroni vicini o lontani dalla midollare.
Ci dovuto al fatto che i nefroni localizzati nelle parti pi esterne della
corticale sono gli ultimi a formarsi nel corso dello sviluppo ed hanno quindi,
per ragioni di spazio, anse pi corte. Le anse di Henle dei nefroni pi vicini alla
midollare si spingono profondamente in quest'ultima.
La parte spessa dell'ansa di Henle si continua, avvicinandosi di nuovo al
corpuscolo di origine, con il tubulo contorto distale (di secondo ordine). Quest'ul-
timo, secondo alcuni Autori, avrebbe inizio con quella parte del tubulo che,
venendo in rapporto con il peduncolo vascolare del glomerulo, nell'angolo com-
preso tra arteriola afferente ed efferente, presenta nel punto di contatto un
addensamento dei nuclei delle cellule che ne costituiscono la parete (cosiddetta
macula densa) . Dopo una serie di tortuosit, meno complicate di quelle del tubulo
contorto prossimale, il tublO raggiunge un condotto collettore, situato nel
raggio midollare pi vicino. Secondo alcuni, la confluenza avverrebbe per mezzo
di un tratto di unione o 1"e~miente (fig. 35).

B) STRUTTURA ED ULTRA STRUTTURA DELLE VARIE PARTI DEL NEFRONE.

1. Glomerulo ed anse capillari glomerulari. - Il glomerulo arterioso del


corpuscolo di Malpighi formato da un insieme di anse capillari derivate dal-
40 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

l'arteriola afferente e facenti capo all'arteriola efferente. Secondo una concezione


ormai divenuta classica, le anse capillari non avrebbero alcuna connessione tra
di loro, decorrendo indipendenti e senza anastomosi (fig. 36). Studi successivi
hanno invece portato alla conclusione che l'arteria afferente si divide in un
certo numero di vasi, da ciascuno dei quali deriverebbe direttamente, o per mezzo
di diramazioni capillari maggiori, con significato di canali preferenziali , un
gruppo di capillari, anastomizzati fra di loro e costituenti un cosiddetto lobulo
oapillare. In altre parole, mentre i
capillari di un lobulo sarebbero tra
loro anastomizzati, quelli dei vari
lobuli sarebbero indipendenti tra di
loro. Secondo ricerche pi recenti,
tuttavia, sembrerebbe che esistes-
sero anastomosi anche tra i lobuli
(fig. 37).
La parete dei capillari glome-
rulari costituita da cellule endo-
teliali molto sottili, che sporgono
nel lume con la parte contenente
il nucleo. Le osservazioni al ME
hanno dimostrato che la parete en-
doteliale tutta crivellata da PO1'i ,
cio da piccole soluzioni di conti-
nuo del diametro medio di 0,1 mi-
cron ed il cui significato eviden-
temente legato alla funzione di que-
sti capillari, che debbono favorire
[Fig. 36]. - Sch ema d ella disposizione dei capillari arteriosi
nel glomerulo. In questa figura, parzialmente ripresa dal CHIA- il passaggio di acqua e di sostanze
HUGI, la continuit di ogni singola ansa distinta, fra l'altro , dal torrente circolatorio verso lo
da differente coloraz ione e da segni speciali.
.da, arteria afferente; ..de, arteria efferente. spazio capsulare. Peraltro, da no-
tare che in corrispondenza dei pori
stata dimost,r ata l'esistenza di un finissimo diaframma, di spessore inferiore
a quello di una membrana cellulare e che comunque potrebbe avere un signi-
ficato nel condizionare il passaggio di sostanze (fig. 11).
All'esterno della parete endoteliale ben visibile anche al microscopio ottico,
specie in preparati eseguiti con la tecnica del P AS, atta a mettere in evidenza
le sostanze mucopolisaccaridiche, una membrana basale nettamente PAS-posi-
tiva. Questa membrana basale appare al ME regolarmente stratificata sulla parete
endoteliale dei capillari fenestrati; essa ha uno spessore di circa 0,1-0,25 fL ed un
aspetto finemente fibrillare. Su di essa poggiano i piedi delle cellule della lamina
viscerale del Bowman (podociti) (fig. 41).
Sulla natura e sull'origine di questa membrana chiamata anche lamina densa si
molto discusso, ritenendo alcuni Autori (Kurtz), anche sulla base di dati sperimen-
tali, che essa derivi dalle cellule epiteliali. Non da escludere tuttavia che questa
Organi uropoietici 41

membrana basale rappresenti l'ultima propaggine dello stroma connettivale del glo-
merulo, il cosiddetto mesangio e non differisca quindi sostanzialmente dalla mem-
brana basale che si riscontra attorno alla maggior parte dei capillari di tutto l'orga-
nismo. Oomunque sia, tutti sono d'accordo ad attribuire a questa struttura una
notevole importanza nel processo di filtrazione glomerulare.
M esangio. - Oon questo termine stato definito il sostegno interno della
rete capillare del glomerulo. Secondo l'interpretazione originale (Zimmerman),
del connettivo si spingerebbe dal peduncolo del glomerulo lungo tutta la rete
vascolare di esso, formando
alle anse capillari, dopo
averle inguainate, una spe-
cie di meso_ Peraltro, una
tale disposizione, supposta
in base ai reperti della mi-
croscopia ottica, non sta-
ta del tutto confermata
dalle osservazioni al ME,
le quali hanno dimostrato
soltanto l'esistenza, in pros-
simit della base dei capil-
lari e tra capillari adiacenti,
di una delicata trama fi-
brillare con cellule pa,rtico- Fig. 37. - R en e di ratto. Colorazione PA S. Al centro un corpuscolo
di Malpighi. B en v isibile il polo vascola re con l 'arteriola afferente. N el
lari. Secondo alcuni Autori, glomerulo sono ben identiicabili i cosiddetti lobuli capilla ri . I tubuli
infatti, per mesangio si do- con t orti prossimali spiccano p er la P AS-p ositivit d ell'DI'letto a spa zzola _
vrebbe intendere una spe-
ciale regione del glomerulo, compresa tra il lume dei capillari, laddove questi si
avvicinano tra loro, ed occupata da materiale simile a quello della membrana
basale e da cellule mesangiali (fig. 39). Secondo Yamada , la membrana basale
abbandonerebbe, in corrispondenza delle cellule mesangiali, il contorno capillare
per contrarre con queste intimi rapporti, inviando anche entro di esse delle
propaggini.
Le cellule mesangiali si verrebbero a trovare quindi a diretto contatto con
le cellule endoteliali dei capillari e potrebbero anche inviare delle evaginazioni
che si affacciano nel lume capillare (Benedetti) .
Ancora non vi completo accordo sul significato funzionale delle cellule del
mesangio; peraltro, al ME risulta (Benedetti) che esse sono fornite di uno svi-
luppato apparato di Golgi, di mitocondri numerosi e di ribosomi liberi od aggre-
gati a membrane (ergastoplasma), il che induce a rit enere che si tratti di ele-
menti comunque dotati di una cer ta attivit metabolica _ F arquh ar e Palade avreb-
bero riscontrato in esse, almeno in determinate circost anze, attivit fagocitaria .
Riassumendo, allo stato att uale delle conoscenze, il problema del mesangio
deve considerarsi ancora aperto. Tuttavia, l'ipotesi pi probabile e pi semplice
che si tratti dello stroma di supporto connettivale del glomerulo e che quindi
42 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

le sue cellule altro non siano che elementi connettivali dotati di tutte le pro-
priet delle cellule di origine mesenchimale (fagocitosi ad es.) . In una conce-
zione estensiva, le membrane basali dei capillari glomerulari non sarebbero altro,
come abbiamo gi detto, che la parte estrema e pi delicata di questo complesso
stromale. Anche le membrane basali avrebbero quindi un'origine mesenchimale
e non epiteliale, come da qualcuno sostenuto.

tubulo p/ossimale
II'"

membrana
basaTe dello
capsula
anse
capillari gfobuli r ossi

membrana
b a s a le
endote lio glo meru lare
dei capillari

epitelio epitelio
glomerulare caps ulare

iuxtaqlomeru lari

aderi ola
offe r ente

Fi g . 38. - Disegno semischematico di un corpuscolo r en a le (da H AM).

2. Capsula di Bowman. - La capsula di Bowman deriva, come sappiamo,


dalla estremit a fondo cieco del tubulo renale, invaginata ad accogliere il glo-
merulo capillare.
La lamina viscerale di essa riveste direttamente le anse capillari e le cellule
che la costituiscono sono state descritte al microscopio ottico come elementi
appiattiti, forniti di prolungamenti complicati od intrecciati tra di loro. Soltanto
l'indagine al ME ha permesso tuttavia di chiarire la morfologia ed il significato
di queste cellule (fig. 43).
Organi uropoietici 43

Esse infatti hanno forma piuttosto complicata, in quanto dal corpo cellu-
lare, ove contenuto il nucleo, emanano dei processi citoplasmatici principali,
rivolti verso la parete capillare, dai quali nascono, a loro volta, dei processi

Fig. 39. - Microfotografia elettronica di rene di l'atto x 9.000 circa.


(Istituto di I stologia di Firenze).
In basso, il lu me di un capillare (C) con parte di un globulo rosso. In alto, la sezione tangenziale della parete di un altro capillare (Cl)'
P : citoplasma di podociti, i cui piedi si applicano sulla lamina densa dei capillari. Una cellula del mesangio (..lI) in rapporto con
la parete di un capillare, la cui sezione ha colto una cellula endoteliale (E) col suo nucleo (l: lume del capillare).

minori, che si dispongono regolarmente sulla membrana basale (lamina densa)


dei capillari, applicandovisi saldamente per mezzo di estremit leggermente
slargate dette piedi. Per tale loro caratteristica forma queste cellule sono state
definite podociti. Per quanto si ammetta che ciascun podocita possa inviare i
44 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

suoi processi a pm di un capillare, generalmente un podocita contrae rapporto


per mezzo dei suoi piedi con uno solo di essi. I processi minori dei podociti derivati
da diversi processi maggiori si intersecano tra di loro in varia guisa e rendono
molto complicato lo spazio tra di loro compreso (figg. 40 e 41).

F ig. 40. - Microfotogra fia elettronica di glomerulo r enale : ca pillari e podociti. ( x 27. 300) .
O, lume di capillare ; E, suo endotelio ; F, parte sottile dell'endotelio; L, lamina densa ; P, podocita ; P', processi podocitari e loro
piedi sulla parete capillare.

evidente infatti che tra la lamina basale dei capillari ed il corpo cellulare
dei podociti si viene a cr eare uno spazio, spazio subpodocitico, nel quale sono
contenuti i processi cellulari e nel quale si raccoglie, prima di arrivare nel lume
cap sulare, il filtrato glomerulare. In un primo tempo si ritenne che i piedi dei
podociti, appoggiati sulla membrana basale capillare, fo ssero tra di loro indi-
Organi uropoietici 45

pendenti e separati, talch il liquido, filtrato attraverso la parete dei capillari e


la lamina densa, potesse giungere senza altro ostacolo nello spazio subpodocitico.
Essendo l'endotelio dei capillari fenestrato ed esistendo tra i piedi dei podociti

Fig. 41. - wIicrofotografia elettronica di rene di ratto x 18.500 circa. (Istituto di I stologia di Firenze).
Si notano in alto a sinistra ed in basso a destra le sezioni di due capillari (C) che dimostrano l'estrema sottigliezza della parete
endoteliale (E) ricca di pori (frecce), la lamina densa (Ld) su cui aderiscono i piedi dei podociti (PP). Al centro il citoplasma di un
podocita (P).

delle ampie fessure, l'unica struttura continua sarebbe quindi la membrana


basale dei capillari che rappresenterebbe la vera membrana dializzante dei
glomeruli.
46 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Peraltro, studi ultrl:1strutturali successivi, ad alta risoluzione, hanno dimo-


strato che i piedi dei podociti sono tra di loro congiunti da un'esilissima mem-
branella, emanazione dello strato pi esterno della membrana plasmatica dei

Fig. 42. - lI1icrofotogra fia elettronica di ren e di ratto x 120.000. (C ATINI, I stituto an atomico di Firenze ).
Si noti la presenza tra i ped icelli di un podocita di una. sottile laminetta (freccia) in dipendenza della lamina esterna dell'unit
di membrana plasmatica, del podocita. Al centro della laminetta un nodulo denso .

piedi stessi (CATINI, 1968); questo sottile sepimento potrebbe quindi concorrere
con la membrana basale dei capillari alla funzione filtrante (fig. 42).
La lamina parietale della capsula di Bowman si continua con la precedente
a livello del polo vascolare del corpuscolo di Malpighi.
Organi uropoietici 47

costituita da un epitelio con cellule di forma poligonale, che a livello del


polo urinifero trapassa insensibilmente in quello del tubulo contorto di primo
ordine. Le cellule non presentano particolari strutturali ed ultra strutturali degni
di nota.
da ricordare tuttavia che, in determinate condizioni, le cellule pi vicine
alla zona di transizione con il tubulo (cosiddetto colletto) possono presentare
fenomeni di secrezione di tipo vescicolare (CATINI e FAZZARI C.).

(
.

..
lnf2.mbrano.
basa.le

procQ,ssi minori
processi maggiori.
Fig. 43. - Schema tridimensionale di porzione di una ansa capillare in un glomerulo con i podociti, posti su
contorno d ell'ansa glomerula stessa (da RAM ripresa a sua volta da PEASE).

3. Tubulo contorto prossimale (di primo ordine). - La parete di questo tratto


del tubulo renale costituita da cellule a forma di piramide tronca, con la base
rivolta verso l'esterno e l'apice tronco che guarda verso il lume. L'altezza del-
l'epitelio pu variare a seconda delle parti interessate e delle condizioni in cui
il tubulo stato fissato dopo la morte. Nei casi in cui un abbondante filtrato glo-
merulare era presente nel lume, la parete appare pi sottile ed il lume pi ampio.
Nei comuni preparati all'ematossilina-eosina le cellule del tubulo non presen-
tano limiti distinti ed hanno citoplasma intens.amente acido filo ; esse sono facil-
mente alterabili e cos, nei preparati di rene umano prelevato ad una certa
distanza dalla morte, non tutte le caratteristiche sono bene individuabili.
In buoni preparati, tuttavia facile osservare che l'estremit apicale delle
cellule dotata di un evidente orlo a spazzola, che, nei preparati con il P AS,
appare intensamente colorato in rosso magenta (fig. 37).
48 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Verso la base, con tecniche adatte, si mette in evidenza una struttura bacillare,
dovuta alla presenza di numerosi mitocondri bastonciniformi. Dopo colorazione
vitale, le cellule del tubulo contorto prossimale appaiono contenere granuli della

Fig. 44. - Microfotografia elettronica di rene di ratto x 9.000 circa. (Istituto di I stologia di Firenze).
Parete di un tubulo contorto prossimale. I n alto a sinistra, porzione apicale con microvilli (1Jfv ). Notare la ricchezza di mitocondri,
e, nella porzione basale, le invaginazioni (infoldings : I n ) della membrana plasmatica. m .b. : membrana basale.

sostanza iniettata, probabilmente a seguito dell'assorbimento del colorante pas-


sato attraverso il glomerulo. Il loro corredo enzimatico molto ricco; in par-
ticolare, facilmente dimostrabile la presenza di fosfatasi, che viene messa in
rapporto con i fenomeni di riassorbimento del glucosio che si verificano nel tubulo.
Organi uropoietici 49

Al microscopio elettronico (Sijostrand, Rodhin, P ease, ecc.) sono st ate ulte-


riormente definite le caratt eristiche delle cellule del t ubulo cont ort o prossimale.

F ig. 45 . - Microfotogra fi a elettronica di r ene di ra tto x 19.500 circa.


(I st ituto di I stologia di Firenze).
Particolare della parete di un tubulo con torto prossimale. Nella parte apicale delle cellule, oltre ai micro villi (...iJlv), si notano numero-
sissime vescicole pinocitosiche (V p) . I m itocondri ( Jl ) sono separati, nella porzione basale, dagli inf oldings (In) delta membrana plasmatica.
doll'esterno della membrana basale (mb), un capillare (C) con endotelio fenestrato.

4 - TEST U T E LATARJET, Anatom ia umana, V I.


50 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

L'orlo a spazzola risultato essere dovuto ad una quantit di 1nicrovilli, ClOe


di sottili evaginazioni citoplasmatiche, rivestite dalla membrana cellulare, di
circa un micron di altezza, che aumentano enormemente la superficie cellulare
che guarda verso il lume. Si calcola che la superficie totale dei microvilli dei tubuli
prossimali dei due reni sia di circa 50-60 metri quadrati, il che spiega lo straor-
dinario potere assorbente del tubulo.
Alla base dei microvilli, la membrana
cellulare spesso si invagina profon-
7 damente nel citoplasma, dando ori-
gine a delle piccole vescicole di tipo
r.;;: llc:1 IM-- 2 pinocitosico od a vacuoli pi grandi,
che testimoniano dei fenomeni di as-
sorbimento che si verificano a questo
livello (figg. 44 e 45).
In corrispondenza della base delle
cellule, ove sono situat i numerosi i
: '7'c~- 3 mitocondri, la membrana cellulare si
:J.:1':~~~7~t:: invagina pi o meno profondamente,
formando una specie di setti a dop-
pia parete che separano comparti-
menti ove i mitocondri sono conte-
4
nuti. Questa caratteristica disposi-
zione tuttavia pi evidente nel
5-++Hf.- tubulo contorto di secondo ordine.
Lungo i m argini laterali, le cel-
lule epiteliali del tubulo sono inti-
[Fig. 46]. - R iproduzione schematica della stru ttura, m amente ingranate tra di loro per
qualc a ppare a l microscopio elettronico, della p orzione pros-
simale del tubulo contorto del rene di topo (dl1 SJOSTRAND la complementarit di infossamenti
e RHODIK, un po' modificato e colorl1to). ed estroflessioni di cellule limitrofe.
1, orlo a spazzola (microvilli); 2, invaginazioni che proseguono gli
spazi posti nell'intervallo dei microvilli, slargandosi nell'interno della
cellula; 3, nucleo cellulare; 4, membrana. cellulare che s'inoltra nell'in-
terno della cellula (infoldings); 5, mitocondri. 4. Ansa di Henle. - Come abbia-
mo gi detto a proposito della descri-
zione generale, il braccio discendente dell'ansa di Henle h a, per un certo tratto, la
stessa struttura del tubulo contorto prossimale. Poi, nel cosiddetto segmento sottile,
il calibro si restringe e la parete viene ad essere costituita da cellule appiattite en-
doteliformi. Spesso un'unica cellula sufficiente a circoscrivere il lume di questa
parte del tubulo; il citoplasma ridotto ad una sottile lamina, che si inspessisce
nel punto ove contenuto il nucleo, che sporge notevolmente nel lume. Dal
punto di vista ultrastrutturale, le cellule del segmento sottile appaiono povere
di organuli ed hanno membrane plasmatiche a decorso piuttosto complicato,
s da formare quelle che Pease ha chiamato fessure allungate (fig. 47, B).
Dopo il segmento sottile, l'ansa di Henle, a vario livello del suo braccio
ascendente, torna a presentare una parete relativamente alta, segmento spesso,
la cui struttura del tutto simile a quella del tubulo contorto distale.
Organi uropoietici 51

5. Tubulo contorto distale (di secondo ordine) . - Inizia l ove cessa il seg-
mento sottile dell'ansa di Henle. Secondo alcuni .Autori, il passaggio avviene in
corrispondenza della macula densa. Ha calibro totale leggermente inferiore a quello
del tubulo prossimale, ma, essendo la parete pi bassa, il lume pi ampio . Le cel-
lule della parete sono prive di orlo a spazzola ed il loro citoplasma meno
acido filo di quello delle cellule del tubulo prossimale; bene evidente invece la
struttura bacillare.
Il corredo enzimatico meno ricco .
Dal punto di vista ultrastrutturale si nota che la superficie libera non for-
nita di veri microvilli (assenza di orlo a sp azzola al microscopio ottico!), ma solo
3

';', ':.'
~~= ....(/

i
4 B 4 3
A
4 3
c
[Fig. 4 i l. - R iproduzione schem atizzat a della strutt ura a l microscopio elettr onico della p aret e di un n ef'rone, con si-
derat a a vario livello (da G. CAKSEY in p arte modificat a ). A, strut tura della pa ret e a livello del tubnlo convolut o
prossimale ; B , struttura della paret e a livello dell'ansa di H enle ; C, struttura dclla par et e a livello del tubulo con-
voluto dist a le.
1, cellule endoteliali; 2, microvilli , variamente svi luppati ; 3, membrana cell ulare ; 4, membrana basale.

di rade, brevi ed irregolari microvillosit. La porzione basale caratterizzata da


profonde invaginazioni della membrana plasmatica (infolclings) , che dividono
nettamente il citoplasma in compartimenti, ove sono bene allineati mitocondri
allungati (fig. 47, O) .
In questo senso l'aspetto pi caratteristico che non nel tubulo prossimale.

6. Complesso iuxtaglomerulare. - a) 1I1ac~~la densa. - Con questo nome


stato indicato quel tratto di parete del tubulo distale che a contatto con l'an-
golo formato dalle arteriole afferente ed efferente del glomerulo . In questa sede,
le cellule del tubulo sono pi alte e pi strette: la conseguente maggiore concen-
trazione dei nuclei giustifica il nome assegnato a questa zona dai primi osser-
vatori (fig. 38).
stato osservato che nelle cellule della macula densa l'apparato di Golgi,
invece di essere situato tra il nucleo e l'estremit libera delle cellule che guarda
verso il lume, posto tra il nucleo e la base cellulare. Inoltre, stato dimo -
strato da l\I[cl\l[anus che la membrana basale che circonda il tubulo renale per
tutta la sua estensione manca a livello della macula densa, le cui cellule, quindi,
vengono a contatto con quelle cosiddette iuxtaglomerulari della parete dell'ar-
teriola afferente. Questo dato, assieme a delle osservazioni sperimentali, ha indotto
52 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

a ritenere che le cellule della macula densa svolgono una qualche funzione di
tipo imprecisato, molto probabilmente legata a quella delle cellule iuxtaglomerulari.
b) Cellule iuxtaglo?ner~~lar-i . - In prossimit del peduncolo vascolare del glo-
merulo, la tonaca media dell'arteriola afferente appare costituita invece che da nor-
mali cellule muscolari liscie, da elementi di aspetto epitelioide, con nucleo rotondeg-
giante e citoplasma privo di miofibrille, ma contenente granuli, ben dimostrabili col
metodo del P AS ed altre tecniche (ad es. modificazioni del metodo di Bowie per i
granuli beta degli isolotti di Langerhans). Queste cellule, osservate per la prima
volta da Ruyter nel 1925 e pi tardi da Goormaghtigh nel 1932, vengono comune-
mente definite oggi cellule
iuxtaglomerulari (LG.). A
loro livello, la parete dell'ar-
teriola non possiede la mem
brana limitante interna, in
modo che le cellule vengono
ad essere direttamente in
rapporto con gli elementi
endoteliali. Abbiamo gi ac
cennato come le cellule LG.
siano altres anche in stret-
ta relazione con quelle del-
la macula densa, essendo
il tubulo renale, in corri-
Fig. 48. - R ene uma uo. Corpuscolo di Malpighi ed arteriola a fferente. spondenza di quest'ultima,
Notare il notevole sviluppo delle cellule della tonaca m edia dell'arteriola
(cellule iuxtaglomerulari). Colora zione ematossilina -eosina. privo di membrana basale
(fig. 38).
Al microscopio elettronico, le cellule LG. presentano un normale corredo
di organuli (mitocondri di piccolo volume, apparato di Golgi, un reticolo endo-
plasmatico liscio ed un ergastoplasma pi o meno sviluppati e ribosomi liberi).
I granuli, di grandezza e densit variabile, sono rivestiti da una membrana sem-
plice. Secondo Hartroft, esisterebbero, almeno nel ranocchio americano, due
tipi di granuli, che potrebbero essere messi in relazione con due diversi tipi di
secreto (vedi oltre) . Alcuni Autori ritengono che i granuli non siano di natura
secretoria, ma rappresentino invece strutture di tipo lisosomiale.
Sin dal 1936 Goldblatt aveva dimostrato con una semplice esperienza che,
ponendo il rene in condizioni di ischemia, riducendo cio, ma non sopprimendo
del tutto, l'apporto sanguigno, si verificava un aumento della pressione arte-
riosa in seguito alla liberazione, da parte del rene ischemico, di una sostanza,
che venne chiamata renina.
Una serie di esperienze e di ricerche, tra cui alcune molto recenti eseguite con
la tecnica dell'immunofluorescenza, hanno confermato l'ipotesi che la renina venga
prodotta a livello delle cellule iuxtaglomerulari.
La renina, immessa in circolo, agirebbe idrolizzando l'ipet'tensinogeno (od
angiotensinogeno), una alfa 2-g10bulina di origine epatica, liberando da questa
Organi uropoietici 53

un decapeptide, l'ipertensina I (angiotensina I) inattiva, che, ulteriormente


degradata ad octopeptide (ipertensina od angiotensina 2), ha azione ipertensiva,
stimolando la contrazione della muscolatura liscia delle arteriole.
Osservazioni cliniche e sperimentali hanno dimostrato inoltre che le cellule
iuxtaglomerulari sono implicate nel ricambio del sodio e che esse aumentano di
numero ed appaiono pi ricche di granuli nelle condizioni di deplezione di sodio.
Si ritiene quindi che il loro increto, la renina, agisca anche a livello della zona
glomerulare della corticale surrenale stimolando la secrezione di aldosterone
ed abbia un'azione sul tubulo contorto del rene e sulla mucosa intestinale, favo-
rendo il riassorbimento del sodio.
Questi dati sull'influenza della renina nel ricambio idrosalino sembrano giu-
stificare il fatto morfologico dello stretto rapporto esistente tra cellula iuxtaglo-
merulare e macula densa, porzione specializzata del tubulo contorto distale.
Di recente, stata prospettata l'ipotesi che le cellule LG. producano anche
un'altra sostanza, la eritropoietina, fattore stimolante l'eritropoiesi (HARTROFT,
BISCOFF e BOUCCI, 1969). La diyersit dei granuli delle cellule I.G., osservata
in alcune specie, potrebbe essere l'espressione morfologica di questa duplice pro-
duzione di increti, la renina e la eritropoietina. Peraltro, i dati in proposito sono
ancora troppo scarsi ed incerti.
o) Laois. - In corrispondenza dell'angolo formato dall'arteriola afferente
ed efferente, a diretto contatto con le cellule LG. e con la macula densa, si trova
un gruppo di cellule a citoplasma chiaro, nucleo allungato ed aventi nell'insieme
una disposizione elicoidale, il cui significato ancora oscuro. Secondo osserva-
zioni al microscopio ottico ed elettronico, esisterebbero tra queste cellule e quelle
iuxtaglomerulari delle forme di transizione. Il reperto entro il citoplasma delle
cellule del lacis e talvolta anche in quello delle cellule LG. di strutture fibrillari
corrispondenti a quelle delle cellule muscolari liscie, ha indotto a pensare che si
tratti di un'unica famiglia cellulare, derivata appunto dalle cellule muscolari liscie.
d) Cellule degli isolotti paraportali di Beoher. - In vicinanza del polo vasco-
lare del glomerulo questo Autore ha descritto dei piccoli aggTuppamenti di cel-
lule, talvolta disposte a formare delle vescicole, contenenti materiale lipidico.
Le ipotesi sulla natura di queste cellule sono molto incerte: si suppone che si
tratti di residui embrionali oppure di formazioni dotate di attivit endocrina.
Secondo una moderna concezione estensiva, si ritiene che tutte le strutture
osservate in prossimit del polo vascolare del glomerulo e cio la macula densa,
le cellule iuxtaglomerulari dell'arteriola afferente, le cellule del lacis e degli isolotti
paraportali costituiscono un complesso unico, denominato appunto cornplesso
iuxtaglornerulare l).

7. Cenni di istofisiologia del netrone. - Abbiamo detto all'inizio del nostro


studio sul rene che questo organo ha come compito essenziale quello di elimi-
nare dal torrente circolatorio i prodotti di rifiuto del metabolismo ed in parti-
colare quelli derivanti dal metabolismo delle proteine (urea, acido urico, creatina,
creatinina, ecc.). Inoltre, i reni svolgono altre importanti funzioni, in quanto,
54 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

variando la quantit di acqua e di elettroliti persa dall'organismo tramite le urine,


concorrono alla regolazione dell'equilibrio idro-salino del corpo.
In tal maniera, eliminando i prodotti nocivi del metabolismo e regolando
la quantit di acqua e di sali contenuta nei liquidi organici, i reni giocano un
ruolo importante nel mantenimento delle condizioni pi adatte nell'ambiente
liquido (liquido tissulare), in cui si svolge la vita cellulare.
Il substrato morfologico di tutte queste complesse funzioni rappresentato
dal netrone.
Abbiamo gi detto, infatti, che il nefrone l'unit elementare del rene sia dal
punto di vista morfologico che funzionale.
Ma, per ben comprendere il significato delle sue strutture, necessario accen-
nare brevemente ai principali fenomeni fisiologici che si svolgono a loro livello.
Innanzitutto, occorre sottolineare che nel corpuscolo di JJlalpighi che si rea-
lizza il primo fondamentale rapporto tra apparato vascolare, in cui circola il
sangue che deve essere depurato, e le strutture che debbono r accogliere, modifi-
care e convogliare all'esterno il liquido che dal sangue trasuda . Sotto la spinta
della pressione sanguigna, le anse capillari del glomerulo, in virt della loro parti-
colare permeabilit, morfologicamente r appresentata dalla ricchezza dei pori
che cribrano le loro cellule endoteliali, lasciano passare una certa quantit di
liquido, il cos detto filtrato glomerulare , che corrisponde - grosso modo -
al plasma sanguigno privo del suo contenuto proteico.
Questo filtrato glomerulare si r accoglie nello spazio capsulare tra lamina
pa,rietale e viscerale della capsula di Bowman e di qui prende la via del tubulo
contorto prossimale. E sso viene prodott o in grande quantit; si calcola che nelle
24 ore ne vengano prodotti circa 170-200 litri. evidente che, essendo la quantit
di urine emessa in pari tempo circa un litro e mezzo, gran parte del filtrato deve
essere riassorbita.
Questo riassorbimento necessario non solo perch verrebbe eliminata altri-
menti una quantit enorme di acqua e di sali, m a anche perch nel filtrato pas-
sano sostanze, che, normalmente, non si ritrovano nelle urine e di cui l'orga-
nismo non potrebbe comunque privarsi in maniera massiva.
I pi importanti fenomeni di riassorbimento si verificano a livello del tu bulo
contorto prossimale, ove circa i 7/8 del filtrato glomerulare vengono riassorbiti.
I meccanismi che regolano questo processo sono molto complessi: il riassorbi-
mento dell'acqua tuttavia un fenomeno passivo (cosiddetto riassorbimento
obbligatorio), in quanto avviene di p ari passo con quello degli elettroliti, il che fa
s che il liquido tubulare si mantenga, in questo tratto del nefrone, isotonico .
In gran parte il processo determinato dalla pressione vigente nei capillari che
stanno attorno al tubulo; infatti, il sangue che circola in questi capillari, deri-
vati dalle arteriole efferenti dei glomeruli, ha scarsa pressione idrostatica, ma
una buona pressione osmotica , dovuta alla concentrazione dei colloidi consecutiva
al processo di filtrazione avvenuto nel glomerulo. Alcune sostanze, che passano
nel filtrato, come per esempio il glucosio, v engono completamente riassorbite a
livello del tubulo contorto prossimale per attivit enzimatica delle cellule tubulari.
Organi uropoietici 55

Se si considera un attimo la struttura di queste cellule in rapporto alle su accen-


nate funzioni, si nota come esse siano perfettamente attrezzate all'espletamento
delle medesime. Basti pensare alla presenza dei microvilli, intesa ad aumentare
la superficie assorbente verso il lume tubulare, al reperto di numerosissime vesci-
cole di micropinocitosi, che testimoniano il trasporto attivo dei liquidi, allo svi-
luppo degli infoldings della membrana plasmatica in stretto rapporto con i
numerosi mitocondri allungati nella porzione basale della cellula, espressione
morfologica dell'intensa attivit di membrana e della produzione di energia
necessarie al passaggio degli elettroliti verso l'interstizio ed i capillari.
N ono stante questi complicati fenomeni, il liquido che arriva all'estremit del tu-
buIo contorto prossimale non pu considerarsi definitivo: esso infatti ancora isoto-
nico, mentre, come noto, l'urina definitiva ipertonica. Esiste cio un cosiddetto
gmdiente osmotico intmrenale; si ha cio un aumento della pressione osmotica
dell'urina intratubulare in rapporto alla topografia regionale del tubulo. In altre
parole, la pressione osmotica del liquido tubulare aumenta in senso cortico-midollare.
I fattori che stanno alla base di questo fenomeno sono rappresentati, dal
punto di vista morfologico, dalla parete del tubulo renale nei suoi vari tratti e
da quella dei dotti collettori, dai vasi sanguigni e dall'interstizio stromale che
li circonda. Questo complesso di strutture realizza le basi morfologiche di un
dispositivo chiamato dai fisiologi moltiplicatore controcorrente l).
Un ruolo particolarmente importante giocato dall'ansa di Henle, nel cui
tratto discendente (sottile) si verifica il passaggio di acqua dal lume verso l'inter-
stizio. In tal modo il liquido tubulare diviene ipertonico. possibile che la sot-
tigliezza delle cellule e la loro scarsa strutturazione interna in questo tratto del
tubulo renale sia legata allo svolgersi di questi fenomeni su basi esclusivamente
fisiche, quali la differenza di pressione osmotica esistente tra l'interno del tubulo
da una parte e l'interstizio con i vasi dall'altra.
N el tratto ascendente (spesso) dell' ansa di H enle si verifica il fenomeno inverso:
la parete, pi alta e strutturalmente pi complessa, risulta impermeabile all'ac-
qua, che trattiene nel lume, ma nel contempo capace di rimuovere il sodio
dal liquido tubulare e di immetterlo nell'interstizio. Mentre il liquido tubulare
diviene cos ipotonico, il liquido tissulare tende invece a divenire ipertonico,
creando cos un ambiente che, come vedremo, facilita il riassorbimento di liquido
a livello dei dotti collettori.
Nel tubulo contorto distale, cui arriva liquido ipotonico, si verifica un rias-
sorbimento attivo di acqua ed in parte anche di sali, regolato dall'ormone anti-
diuretico ipofisario (in caso di insufficiente produzione di questo ormone il rene
elimina una grande quantit di urine ipotoniche, realizzando cos la forma mor-
bosa chiamata diabete insipido), per cui il liquido tubulare tende progressiva-
mente a divenire isotonico e, in corrispondenza dell'estremit distale di questa
parte del tubulo, leggermente ipertonico.
Infine, a livello dei dotti collettori si ha l'ulteriore concentrazione dell'urina
che diviene definitivamente ipertonica. Ci reso possibile dall'ipertonia del
liquido tissulare che imbeve l'interstizio circostante i dotti collettori, ipertonia
56 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

in gran p arte dovuta, come abbiamo visto, all'attivit del tratto ascendente
dell'ansa di Henle, che, nella sua porzione pi b assa si spinge profondamente
nella midollare, sin quasi in prossimit dei dotti papillari.

G) CANALI COLLETTORI E DOTTI PAPILLARI.

I dotti escretori del rene, confluendo tra di loro e riducendosi quindi di


numero a mano a mano che si procede verso l'apice delle piramidi, formano un

[Fig. 49). - Sezione vertica le paramediana di un calice renale di un embrione umano ingrandita 96 volte,
presa da VON MOLLENDORFF.
N BA, il peduncolo del calice (parte epiteliale) sfiorato; L, lume del calice; Tr h Tr 2 e Tr" pieghe di origine epiteliale comprese nella
sezione BIt 8 11 S" S~, tubuli collettori; E, fornice.

sistema ramificato ad angolo molto acuto, che inizia nei raggi midollari con i
cosiddetti tratti intercalari o riunienti, ricurvi, che accolgono l'estremit dei tubuli
di second'ordine e termina, in ciascuna piramide, con un certo numero di dotti
papillari del Bellini, che sboccano nell'area cribrosa delle papille renali (fig. 49).
Il lume dei dotti ampio e la loro parete diviene progressivamente pi spessa
via via che si passa dai dotti pi sottili a quelli pi grossi. La parete formata
da un epitelio semplice, le cui cellule dapprima cubiche divengono poi cilin-
driche sempre pi alte nei dotti m aggiori. Queste cellule hanno limiti netti e cito-
plasma chiaro, che al ME appare povero di organuli; la membrana cellulare non
presenta nella porzione basale injoldings sviluppati.
Organi uropoietici 57

In corrispondenza dello sbocco dei dotti di Bellini, l'epitelio di questi tra-


passa in quello della papilla, presso il cui apice tende a divenire stratificato. Al
limite con i calici, l'epitelio papillare assume le caratteristiche dell'epitelio di
transizione che riveste questi ultimi.

D) STROMA DEL RENE.

Lo stroma connettivale del rene , nel complesso, piuttosto scarso ed costi-


tuito prevalentemente da fibrille reticolari.
N ella corticale, le fibrille reticolari formano, assieme alle membrane basali,
alla cui costituzione proba-
bilmente partecipano, es-
sendo ivi mascherate da
una sostanza fondamentale
altamente polimerizzata, il
supporto dei tubuli renali.
Particolarmente attorno al
tubulo contorto di primo
ordine esse si dispongono
in maniera regolare a for-
mare dei cerchi paralleli,
per cui si parlato a que-
sto livello di membrana
a cerchi basali . Una di-
sposizione simile delle fibre Fig. 50. - R ene di ratto. Stroma reticore. Impregn azione argenticala.
reticolari, seppure meno re-
golare, si avrebbe anche attorno al corpuscolo renale (MANGIONE F .) (fig. 50).
Fibre collagene si rinvengono nella corticale soltanto attorno ai vasi.
Nella midollare, lo stroma pi abbondante e presenta fibre collagene specie
nell'interstizio tra i dotti papillari. Con l'et si osserva una tendenza ad un au-
mento dello stroma midollare, che pu andare incontro anche a fenomeni di
ialinosi (FAZZARI L).
Un aumento cospicuo della componente fibrosa dello stroma renale si osserva
in diverse condizioni patologiche ad andamento cronico; in questi casi, tra lo
stroma renale e la capsula propria dell'organo si stabiliscono delle solide con-
nessioni che impediscono la facile asportazione della capsula quale si pu otte-
nere nel rene normale.

7. - Vasi e nervi.
L'irrorazione del rene presenta un notevole interesse dal punto di vista
tanto anatomico quanto funzionale. I vasi assicurano non soltanto la vitalit
dell'organo, ma anche la sua funzione. Il pi piccolo turbamento circolatorio si
ripercuote sulla fisiologia di questa ghiandola escretrice. Studieremo successiva-
mente: l le aTtm'ie; 2 le vene; 3 i lintatici; 4 i neTvi.
58 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

A) ARTERIE.

Ciascun rene riceve un'arteria, l'arteria renale. Questo vaso, molto volumi-
noso, con un diametro di mm 5-7, a seconda del volume della ghiandola, nasce
dall'arteria aorta, all'altezza della I vertebra lombare (fig. 51). Dopo avere preso
conoscenza dei rapporti del
tronco, studjeremo i suoi
rami collaterali e terminali.

l. Tronco arterioso. -
Deve essere studiato sepa-
r atamente a destra e a
sinistra.
a) ATteTia Te?wle de-
stm. Questa arteria ha
una lunghezza di circa
cm 3-5 ed un diametro di
mm 5-7. Le variazioni in
lunghezza sono legate al
modo di divisione, prema-
tura o tardiva, del vaso.
Varteria renale destra
nasce sul lato destro della
aorta addominale, un po' al
5 6 di sotto dell'origine dell'a.
mesenterica superiore. Pog-
Fig. 51. - Rami dell'aorta addominale.
Arterie del rene e loro anastomosi (P APIN). gia sulla colonna vertebrale
1, ramo perforato; 2, ramo capsulare inferiore; 3, arco e~-trarena lej 4, a. ureteralej
5, a. colica di destra; 6, a. colica di sinistra; 7, anastomosi di detta con l'a. capsulare;
dirigendosi obliquamente
S, anastomosi l'eno-capsnlare extrarenale; 9, a. diaframmatica; lO , s.urrene; I l, arco
extrarenale; 12, a. renale; 13, a. mesenterica superiore; 14, a. lombare; 15, a. testicQ-
in basso, lateralmente e un
Iare od avarica; 16, a. mesenterica inferiore. po' in dietro, modellandosi
sul corpo vertebrale e sulla
sporgenza del muscolo psoas. Giunge al margine laterale di detto muscolo dopo
aver descritto un arco a concavit posteriore. Ivi si divide (fig. 51).
Detto arco le permette di incrociare gli elementi che, con direzione ver-
ticale, decorrono dorsalmente ad essa : catena gel simpatico lombare e vena
lombare ascendente. seguita da ramuscoli nervosi, che studieremo in seguito.
La vena renale destra, la maggior parte delle volte, trovasi anteriormente
all'arteria (disposizione classica), ma in un terzo dei casi dato trovare l'arteria
posta anteriormente alla vena o incrociante quest'ultima. Il piano di copertura
prearterioso formato dalla testa del pancreas, dalla seconda porzione del
duodeno e dalla vena cava inferiore. Per mentre la vena cava inferiore diret-
tamente applicata sull'arteria, la testa del pancreas e la seconda porzione del
duodeno, che circonda l'origine della vena porta, ne sono separate dal fo glietto
Organi uropoietici 59

anteriore della loggia renale e poi, pi anteriormente, dal piano di accollament o


della fascia del Treitz.
b) Arteri a renale sinistra. - Quest a arteria, di volume pressoch uguale
a quella di destr a, nasce spesso un po' pi in basso ed pi corta di quella
di destra di circa un centimetro. La sua lunghezza, considerat a fra l'origine e
il punto di divisione, non oltrepassa cm 3. Come quella di destr a riposa sul
fianco della colonna vertebrale e sul muscolo
psoas, che oltrepassa.
nascosta dal corpo del pancreas. La vena renale
sinist r a presenta con l' ar teria i m edesimi rapporti ch e
a destra.

2. Rami collaterali. - Prima di dividersi,


ciascuna arteria invia dei r ami sottili, alcuni
dei quali, tuttavia, possono nascere dai r ami
terminali. Detti r ami sono: lO l' arteria sU1'Tenale
injeTioTe, che sale perpendicolarmente alla di-
rezione del v aso, sui pilastri del diaframma, e
passa dietro la vena renale, prima di r aggiun-
gere la ghiandola surrenale; 2 0 rami gangliaTi
per i gangli lombari; 3 0 l' aTteria uTeterale su pe-
riore, che discende sulla faccia anteriore del-
l'm'etere. La ritroveremo studiando questo ca- Fig. 52.
nale; 4 0 l'arteria della oap sula del Tene . Modalit del dir amarsi dell'arteria r enale.
1, relle destro, sezionato parallelamente alle sue
facce : segmento posteriore, veduto dalla parte ante-
3. Rami terminali. - [Ognuna delle due ar- riore ; 2, piramidi del Malpigbi ; 3, colonne del Bertiu ;
4. a. renale; 5, ramo di biforcazione posteriore di
t erie renali, alla sua estremit laterale, si divide, questa a. ; 6, ramo di biforcazion e anteriore; 6', ramo
superiore; 6 u , ramo inferiore; 7, a. peripiramidale;
di solito , in due r ami, prima di penetrare nella 8, bacinetto; 9, uretere.

pelvi renale (fig. 52 ). Ciascuno di questi r ami si


divide a sua volta in un certo numero di rami pi piccoli (3-4), che penetrano
nel seno decorrendo nel t essuto lasso, provvisto di abbondante adipe, che riempie
la cavit del seno renale. Nel loro decorso divergono a ventaglio e si dividono
rip etutamente.
Per la loro posizione gi i due r ami di divisione dell' arteria renale assumono,
nei confronti della pelvi, un preciso orientamento; l'uno si pone anteriormente
(ramo prepielico) , l' altro post eriormente (ramo retropielico). Anche i loro r ami di
divisione mantengono per un cert o tratto questa posizione nei confronti della
pelvi e dei calici m aggiori, poi passano negli inter stizi fra i vari calici minori irra-
di andosi ver so la sostanza interpiramidale (colonne del Bertin), dove penetrano
con il nome di arterie interlobari; qui, t alora, sono gi divise in r ami pi piccoli].
[La suddetta divisione in due gruppi ben distint i, l'uno posto anteriormente e l'altro
p osteriormente alla pelvi, ha fatto ritenere che ciascuno dei due rami irrorasse la corrispettiva
met (anteriore e p ost eriore) del p arenchima r enale, ad eccezione di un r am o, l' aTteria per i l
polo 81~pe1i01e , la quale nasce talora direttamente dall'ar teria renale e p enet ra nel parenchima
60 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

dell'organo senza passare attraverso l'ilo e di un'altra arteria, l'a1t61ia 1)61' il 1)olo inf61'i01'e, che
nasce dal ramo prepielico. Come vedremo le arterie, gi a partire dalle prime divisioni, hanno
carattere terminale, ma l 'ampiezza del distretto da loro rispettivamente irrorato pu oscillare
da caso a caso . Qualche piccolo ramuscolo nasce dalle divisioni delle arterie r enali per portarsi
direttamente ad irrorare le prime vie di escrezione del rene.
Nella divisione delle arterie renali, si possono riscontrare varie differenze, come ben ha
descritto il PAPIN. Si pu cio avere]: l0 biforcazione in un ramo superiore e in un ramo

F ig. 53. Fig. 54.


Fig. 53. - Rene destro. Tipo biforcato d ell'art eria renale (BELLOCQ).
Arteria prepielica voluminosa, arteria retropielica pi piccola.

Fig. 54. - Radiografia delle arterie del r ene (iniezione con minio).

inferiore: l'arteria retropielica nasce dal ramo superiore; 20 biforcazione in un' arteria polare
superiore e in un'arteria pelvica che fornisce la retropielica; 3 divisione a mazzo di tre o
quattro rami anteriori; 4 biforcazione in tre arterie prepieliche, delle quali la superiore d l'ar-
teria per il polo superiore e l'arteria retropielica. Possiamo inoltre segnalare che l'arteri a renale
pu talora direttamente dare origine a un ramo isolato destinato al polo inferiore del rene,
al'teria del polo infel'i01e. Questa arteria incrocia l'uretere in modo tale che il minimo grado
di ptosi renale piega il condotto sull'arteria: questo meccanismo stato invocato nella
genesi di certe idronefrosi, la cui cura chirurgica necessita allora la resezione dell'arteria del
polo inferiore.

4. Terminazione delle arterie del rene. - Le arterie interlobari penetrano


nel rene e salgono nelle colonne del Bertin; divergendo per andare a raggiungere
la corrispondente faccia di una piramide del Malpighi. Decorrono cos sul con-
Organi uropoietici 61

torno di ciascuna piramide risalendo lungo [le facce] di questa . .Arrivate alla
base della piramide si incurvano le une verso le altre, formando delle arcate
(arterie arciformi). Ciascuna piramide viene cos ad eSSe1'e contornata da cinque
o sei a1'terie che mai si anastomizzano fra loro, n durante il loro tragitto n a livello

Fig . 55. Fig. 56.

Fig . 55 . - L 'arte ria retropiclica , in gen era le, n ascost a sotto il la bbro post eriore d ell'ilo.
In questo caso il la bbro st a to as porta to p er mostra r e il tra gitto dell'arteria p ost eriore d el b acinetto (ED. PAPIN).
Fig . 56. - Modalit della distribuzione dei r a mi d ell'arteria r en a le (secondo BRODEL) .
Il rene veduto anteriormente. Dei differenti rami dell'a. renale soltanto uno passa al di dietro del bacinetto : tutti gli altri, disposti
a ventaglio, passano al davanti. Questi ram i, una volta entrati nel parenchima renale, si ramificano lungo le piramidi. Si vede chiara-
mente che queste ram ificaz ioni dell'a. lobare, arriva te alla base delle piramidi, s'inflettono (arei formi), senza anastomizzarsi fra loro. In
segui to inviano, nella sostanza radiata, una moltitudine di arterie radiate, che, secondo alcun i, rappresenterebbero le arterie interlobulari.

della base della pim1nide. Si realizza cos, in corrispondenza della base delle pira-
midi, una disposizione vascolare arteriosa convergente [verso il centro della pira-
mide] con la forma di una stella a quattro o cinque rami (fig. 57) .

[Che le arterie siano anche qui terminali, fu messo in evidenza con i mezzi pi differenti,
ivi comprese le iniezioni di masse colorate resistenti alla ma cerazione del t essuto paren-
chimaleJ.
62 Libro undicesimo - Apparato urogenital e

[Le arterie arciformi inviano solo piccoli r amuscoli nell'interno della so-
stanza midollare (arterie rette vere ), mentre mandano invece numerosi rami
nella sostanza corticale, che p art ono dal lato convesso dell'arteria e salgono
perpendicolarmente fra le piramidi del Ferrein (arterie in terlobulari).
Ciascuna di queste arterie interlobulari d origine, in tutte le direzioni, a
dei ramuscoli estremamente corti (lunghi da mm 0,02 a mm 0,04) che fanno
capo a un glomerulo (arterie glornerulari). Queste arterie nascono dall'arteria
int erlobulare perpendicolarmente al
A suo decorso. Il calibro dell'arteria
interlobulare diminuisce via via che
si porta verso l'alto, fino a t ermi-
nare con piccoli r amuscoli, che si
risolvono nella zona corticale.
Le arterie glomerulari r aggiun-
gono un glomerulo (arteria affe-
rente) e si risolvono nella rete del
glomerulo, la quale, riunendosi, d
origine ad una arteriola efferente;
quest a, dopo un decorso pi o meno
lungo, si risolve a sua volta in capil-
lari, posti sul contorno del p arenchi-
ma renale.
Le arterie efferenti di molti glo-
meruli, ma specialmente di quelli po-
sti in vicinanza della sost anza midol-
F ig . 57 . - Sch em a delie a r t erie d el r en e (secon d o E D. P APIN). lare, si portano in quest'ultima (arte-
A , le arterie peripi ramida li, in numero d i 5 o 6, decorrono sul con-
torn o della piramide e sopra la sua base senza anastomizzarsi ; B , le
rie rette spurie ) contribuendo, insieme
stesse arterie, vedute dall'alto ; C, qu ando la piram ide si d i vid e ~ le
arterie si d ispongono intorno alle piramidi secondari e ; D , una pira-
con le arterie rette vere, alla irrora-
mide biforcata, veduta d i t aglio. zio ne della parte midollare del rene].

5. Territori vascolari del rene. - Come abbiamo detto non pu discutersi il carattere t er -
minale delle arterie del rene. HYRTL fu il prim o (1869 -70) che mostr l'esistenza di due grandi
zone ar t eriose, l'una anteriore e l'alt ra post eriore e che il margine convesso del r ene r appre-
senta una zona [scarsament e vascolarizzata]. [Come abbiamo gi accennato a suo t empo], le
ricerche m oderne hanno dimostrato ch e, nella m aggior p ar te dei casi, le due zone ar t eriose non
sarebbero m ai uguali. Il territorio posteriore rappresenterebbe soltanto il t erzo o il quarto della
t otalit [dell'organo] (fig. 60) essendo eccezionale il caso dell' arteria retropielica distribuita
a d esatta met del rene. L a linea di divisione nella irrorazione, descritta da HYRTL, non corrisponde
perci alla p arte pi sporgente del margine convesso, m a piuttosto a qualche millimetro poste-
riormente a questo m argine ed ha andamento sinuoso. Le variazioni dei t erritori sono soprat-
tutto present i in corrispondenza delle estremit _ Si sa che l' arteria del polo superiore pu n ascere
dall'arteria retropielica, ment re l' arteria del polo inferiore nasce assai spesso dall'arteria pre-
pielica . In tali casi la linea di scarsa irrorazione ha la form a di un S italico allungato .
noto l'interesse di questa demarcazione fr a i due t erritori vascolari. I chirurghi la cono-
scono da molto t empo e sanno che la nefrotomia (sezione del rene), eseguita un po' post eriormente
al margine convesso, si accompagna a d una limitata emorragia (GRGOIRE).
Organi uropoietici 63

Fig. 58. - Territori arterioBi del r ene (secondo PH. BELLOCQ).


Il rene sinistro stato tagliato in 6 sezioni che si succedono, nel preparato, dal polo superiore al polo inferiore [del rene].

6. Corto circuiti arteriosi nel rene. - [Varie ricerche, assai recenti, hanno di-
mostrato] l'esistenza, in certe condizioni sperimentali o patologiche, di una cir-
colazione arteriosa in corto circuito, che esclude la zona corticale, mentre per-
mette una apprezzabile corrente arte-
riosa nella sola midollare.

Ponendo un laccio alla radice della coscia


di un coniglio si provoca uno spasmo arte-
rioso che raggiunge l'arteria renale. L'inie-
zione endovenosa di torotrasto [oggigiorno so -
stituito da altre sostanze meno tossiche] che
si elimina per via renale, mostra che, in que-
ste condizioni e malgrado lo spasmo arterioso,
il prodotto viene eliminato p i mpidarnente
che nell'animale privo di laccio. Da ci l'ipotesi
che il sangue non percorra le vie abituali. Que- Fig. 5D. - Il rene, veduto in una sezione orizzon-
sta ipotesi fu confermata dagli esami istologici tale, per mostrare i suoi due territori a rteriori (secondo
BRODEL).
di TRUETA, il quale dimostr che esisteva una
a, a. renale, con a', un grosso ramo che passa a.] davan ti del
ischemia completa della zona corticale e che bacino; a", un ramo, assai pi piccolo, che passa al di dietro;
la sola midollare riceveva del sangue arterioso. b, diverse ramificazioni di questi due rami; p, una piramide ante-
riore; p', una piramide posteriore; c, colonne del Bertin che si
Secondo TRUETA questo fenomeno sarebbe do- in terpongono fra due piramidi.
Si vede chia~'amente che l'a. anteriore irrora la piramide ante-
vuto al fatto che le arterie efferenti dai glo- riore, la cololina del Bertin e una parte della piramide posteriore,
meruli posti in vicinanza della midollare, hanno mentre l' a.. posteriore irrora soltanto una parte della piramide
posteriore. La linea punteggiata in dica. il limite rispettivo dei
un diametro circa uguale a quello delle arterie due terri tori vascolari , anteriore e posteriore.
64 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

afferenti, permettendo loro di meglio resistere alla ischemia riflessa. L'ipertensione, cos ottenuta
nella midollare, ne modifica completamente l 'aspetto, la struttura e il funzion amento . TRUETA
vede in questi fenomeni la causa di numerose alterazioni anatomiche e funzion ali del parenchima
renale. L'originalit di queste nozioni, ancora recenti (1945-48) tale da modificare i concetti at-
tuali concernenti la circolazione arteriosa del rene e le condizioni fisiologiche del suo funzionamento.

\
\

./
/
Fig. 60. - Iniezione isolat a dell'arteria retropielica (ED. PAPIN).

7. Anomalie dei vasi del rene. - Le arterie del rene -vanno soggette molto
frequentemente ad anomalie importanti per il chirurgo. Esse si possono classi-
ficare nel modo seguente :
l variet di origine. Furono vedute eccezionalmente (PORTAL) le due arterie renali nascere
dall'arteria aorta con un tronco comune. Pi frequenti sono le variazioni del livello di origine;
20 variet di divisione . Non son queste delle vere anomalie. L'origine precoce dell'arteria
per il polo superiore frequente, come non ne rara la divisione in numerosi rami fuori del
seno [(condizione per noi normale)];
3 va1'iet di deco1'So . In certi casi si possono vedere le arterie p assare tutte dietro la
pelvi (9% di casi secondo GRARD) . L'arteria renale pu passare eccezionalmente al davanti
della vena cava;
Organi uropoietici 65

40 va1'iet eli penet1azione. Queste variet sono nume- l


rose . Furono frequentemente osser vati rami dell'arteria r e-
naIe penetrare direttamente nel polo superiore (uno o pi
rami). Il punto di penetrazione generalmente corrisponde al
margine mediale di questa estremit. Pi raramente fu osser
vata la presenza di rami dell'arteria che penetrano nel pa-
renchima in corrispondenza della faccia anteriore del r ene;
5 variet eli elist1i buzione . Le anomalie di distribuzione
si riferiscono alle collaterali. D a una parte l'arteria renale
pu dare rami anom ali (arteria frenica inferiore, arteria epa -
tica, arteria pancreatica, arterie intestinali, arterie lombari,
arteria testicolare od ovarica). D 'altra parte certi rami usuali
possono mancare;
6 va1'iet eli nummo. Queste anomalie sono frequenti.
L a statistica d'ALBARRAN e di PAPIN, su 310 reni, riporta
60 casi di arterie multiple, cio una volta su cinque. L' ano-
malia pi frequente rappresentata dalla duplicit dell'ar-
t eria renale. L'anomalia pu riferirsi al modo di origine: dal-
l'arteria iliaca comune, pi raramente dall'arteria epatica
destra, dell'art eria iliaca esterna, ecc. Si tratta ben inteso
di reni normali. Fig. G1. - Iniezione isolata del
Le arterie multiple penetrano in generale nel seno del l 'arteria r etropielica: in questo caso
l'arteria ha un territorio pi esteso cli
rene quando esse originano lato a lato . Se hanno ongme quello rappresentato n ella radiogra-
distante, penetrano in generale nel punto del rene pi vi - fia, riportata alla fig. 60.
cino alla loro origine.
Inoltre i reni anormali (rene unico, rene ectopico, rene a ferro di cavallo, ecc.) sono irro-
rati da arterie che hanno esse stesse una disposizione del t utto anormale. I chirurghi debbono

F ig. 62. - Anomalie della vaseolarizzazione del rene (secondo ED_ PAPIN).
Rami che vanno al polo superiore. Arterie allungate. Inserzioni basse delle vene. Reni mobili.

() - 'l'ESTUT E LATARJET, Anatomia umana, V I.


66 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

conoscere queste anomalie quando intraprendono una nefrectomia. Questo intervento pu essere
reso difficile dalla ignoranza di tali fatti.

B) VENE DEL RENE.

Il sistema venoso del rene ha disposizione per lo pi uguale a quella


del sistema arterioso, tuttavia un certo numero di differenze esiste fra questi
due sistemi. Tali differenze sono assai impor-
i tanti per cui la circolazione venosa merita una
descrizione particolare. Esamineremo separata-
mente, come abbiamo fatto per le arterie: lO le
vene del rene propriamente dette; 2 0 le vene
della capsula adiposa.

1. Vene del rene propriamente dette. - Il


parenchima renale presenta, innanzitutto, sopra
ciascuna piramide, cio alla loro base, una spe-
cie di cupola venosa, formata dalle vene arci-
formi. Questa volta venosa non forma per una
rete venosa anastomotica, come l'hanno descritta
i classici. Si tratta di arcate venose, riunite sol-
tanto da qualche [anastomosi] tesa fra i rami
pi voluminosi. Al contrario delle arterie del
rene, le vene non sono mai terminali. Un'inie-
zione spinta in una delle vene del seno pu
pertanto riempire l'intero sistema venoso.
[Alle vene arciformi] fanno capo due ordini
di vene, le une discendenti, le altre ascendenti.
Fig. 63. - Schema delle vene Le vene discendenti sono le vene interlobulari.
di un lobo del rene (secondo ED. PAPIN). Nascono a livello della capsula, da venule
1, superficie del rene ; 2, stella del Verbeyen;
3, 3', 3", vene interlobulari; 4, arcata soprapira- molto sottili, che sovente hanno dapprima, al
midale; 5, vene peripiramidali; 6, vene radiate;
7, vene midollari; 8, vene dei calici; 9, calice. di sotto dell'involucro fibroso, direzione tra-
sversale_ Nei reni iniettati o anche semplice-
mente congestionati, le vediamo formare dei gruppi distinti, composti ciascuno
da cinque o sei rami, che si dirigono verso un centro comune a guisa di raggi
convergenti (figg. 66 e 67). Formano cos, nel loro insieme, delle specie di stelle,
conosciute sotto il nome di stellule del Verheyen, vene stellate. Dal [ centro] di
queste stelle partono le vene interlobulari (fig. 63), che si dirigono con decorso
rettilineo verso la sostanza midollare, seguendo lo stesso tragitto delle arterie
omonime (esiste una sola vena per ciascuna arteria). Arrivate alla base delle
piramidi del Malpighi si aprono sul lato convesso [delle vene arciformi]. Oammin
facendo si ingrossano per un gran numero d'affluenti, che provengono dalle reti
capillari della sostanza corticale e specialmente dei tubuli contorti e delle pira-
midi del Ferrein. Le vene ascendenti, poste nelle piramidi del Malpighi, traggono
Organi uropoietici 67

ongme dalle reti capillari che contornano i tubuli escretori: sono i vasi retti;
questi hanno, in senso refluo, la stessa direzione delle arterie omonime, sboccando,
ad angolo retto, nella concavit delle vene arciformi.

Le vene rette, per inciso, sono quelle che, insieme con le arterie rette, determinano le stria-
ture scure, a guisa di raggi colorati della piramide, visibili in sezioni longitudinali del rene .
Quest e vene aumentano di volume via via che si allontanano dalla p apilla.

B
A

Fig. 64. Fig . 65.

Fig. 64. - Schem a delle a na stomosi delle ven e del rene.


l , piano del seno; 2, piano soprapil'am idale ; 3, piano sottocapsulare; 4, piallo pel'irenale ; 5, v . perforante; 6, v. capsul are.

Fig. 65. - Circola zione venosa del rene, veduta in ra diogra fia (GRARD e CASTIAUX ).
Radiografia dopo iniezione di mercurio, spinta nella vena A, ed uscita dalla vena B , dopo avere riempito tutta la rete venosa peri- e so-
prapiramidale. Le cifre, poste accanto alle fl'eecic, indicano il tragitto che ha seguito l'iniezione, osservata sotto lo schermo radiografico.

[Le vene arciformi], come si vede, sono il comune confluente della quasi totalit
delle vene del rene. [Queste vene giunte sul contorno della base delle piramidi
piegano e seguono, in senso inverso, il decorso delle arterie arciformi ricevendo,
durante il loro tragitto, venule dalle parti vicine. Infine escono dal parenchima
renale per giungere nel seno (fig. 63) . Nel seno si riuniscono fra loro, formando
dei rami sempre pi voluminosi, rami venosi del seno, che corrono tanto anterior-
mente quanto posteriormente ai rami arteriosi corrispondenti. Rifanno, si direbbe,
il decorso delle arterie in direzione ilare. A differenza di queste si scambiano fra
di loro numerose anastomosi, che contornano i calici]. A loro volta i rami venosi
del seno si riuniscono in un solo tronco, la vena renale, che sempre posta al
davanti della arteria omonima, sboccando dopo un tragitto molto corto e pi
o meno trasversale, nella vena cava inferiore.
Tutti i rami venosi del rene, qualunque sia il loro calibro e la loro posizione,
sono privi di valvole e perci si riempiono facilmente, con una iniezione spinta
attraverso il tronco o attraverso i grandi rami.
68 Libro undicesimo - Apparato Ul'ogenitale

Tuttavia [ da notar e] che una iniezione nel sistema venoso non riempie mai
il sistema arterioso (LATARJET ). Il dispositivo capillare dei glomeruli sembra essere

[Fig. 66] . - Vene st ellat e di rene umano . Preparato da iniezione di Spa nner (ripresa dal VON l\16 LLENDOR FF).

la causa di questa impossibilit. Il riempimento del glomerulo per via venosa sem-
bra iniziare al centro del glomerulo; poi il riempimento schiaccia i capillari affe-
renti e il liquido arrivato tramite la via ef-
ferente non pu scorrere per via retrograda.

2. Vene della capsula adiposa. - La cap-


sula adiposa del rene percorsa da nume-
rose vene, che in gran parte sono comprese
nello spessore della massa adiposa, divenendo
per visibile se iniettate o semplicemente con-
gestionate. Queste vene formano, tanto ante-
riormente quanto posteriormente al rene, una
vasta rete, le cui maglie, molto larghe e molto
irregolari, si dispongono preferibilmente in
senso trasversale. Lateralmente esse si riuni-
scono in una lunga arcata (fig. 69), che si
dispone parallelamente al margine laterale del
Fig. 67. - L e stelle ven ose del Verheyen ,
vedute sulla faccia a nteriore del l'C Ile (rene rene, a1'cata venosa perirenaZe.
destro).
l, margine laterale del rene; 2, ilo con i vasi renali ;
3, stelle veDose. Consider at e da un punt o di vist a generale, le vene
della cap sula a diposa sono di solito molto sviluppate,
troppo sviluppate perch si p ossa ammettere che esse nascano esclusivamente dalla cap sula adi
posa del r ene, la quale di per se stessa, fisiologicamente poco importante, e p ertanto non
necessita di una via di scarico cos sviluppata.
Organi uropoietici 69

Esse provengono oppure si gettano in gran parte nelle reti vicine, per le quali
rappresentano un'importante connessione, a seconda dei bisogni della circola.-
zione venosa, un centro di derivazione di cui necessario conoscerne le connessioni.
a) Connessioni con la vena renale. - Innanzitutto troviamo qualche ramu-
sclo, che nasce dalla parte interna della rete della capsula adiposa, dirigersi
verso l'ilo del rene e qui gettarsi nella vena renale o in uno dei suoi rami. Questi
ramuscoli ci sono apparsi costanti e ta-
lora molto voluminosi e li abbiamo tro-
vati sempre pi sviluppati sulla faccia
anteriore del rene che non sulla faccia
posteriore.
b) Connessioni con la rete intra-
renale. - La rete venosa della capsula
venosa comunica poi attraverso la cap-
sula propria del rene con le reti venose
intrarenali.

Due ordini di vasi prendono parte nel de-


finire queste connessioni: l vasi cent1'ipeti, che
dalla capsula adiposa si portano alle stellule
del Verheyen e di qui nelle vene interloblari;
2 vasi cent1'ifughi, che nati nello strato su-
perficiale della sostanza corticale, si aprono nelle
vene della capsula adiposa. Questi ultimi vasi,
di cui l'origine e la terminazione sono state
chiaramente precisate da STEINACH, formano le
vere vene 1'enali access01'ie ; hanno in media un ca-
libro di mm 0,8, e si osservano indistintamente
in tutte le aree superficiali del rene, Queste vene
renali accessorie comunicano ampiamente, nello Fig, 68, - Sezione frontale del rene, che mostra i
spessore stesso del rene, con le reti di origine principali tronchi venosi. Sono state tolte le arterie (se-
condo ED. PAPIN).
della vena renale principale, Facilmente si com -
l, ramo principale della v. renale che si continua davanti al
prende come nei casi di compressione o oblite- bacinetto; 2, v. l'etropielica ; 3, serie di anastomosi che costitui ~
seono la v. medirma del rene; 4, Ul'etere.
razione della vena renale, il rene possa ancora
liberarsi del sangue venoso tramite una via indi-
retta, inviandolo cio, nella rete della capsula adiposa, Cos spiega l'ingorgo delle vene della
capsula adiposa in tutti quei casi nei quali esista un qualche ostacolo nella circolazione della
vena renale o della vena cava inferiore.

c) Connessioni con le altre reti c1costanti. - La rete venosa della capsula adi-
posa pu liberarsi del suo sangue, qualunque ne sia la provenienza, [tramite
numerose vie che fanno capo ai pi differenti distretti venosi (vene coliche, sur-
renali, ureteriche, vene parietali della regione lombare, vene che accompagnano
il XII nervo intercostale e i nervi ileoipogastrico e ileoinguinale, ecc.). Per m ag-
giori schiarimenti vedi quanto segue].

()() A livello del punto dove il colon in rapporto col rene, si osservano numerosi ramu-
scoli venosi, posti fra questi due organi, i quali, in alto, comunicano con le reti della capsula
70 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

adiposa, mentre in basso si gettano nelle vene del colon e di qui nella vena porta. Questi
vasi formano due gruppi; gli uni, molto sottili ma numerosi, procedono in corrispondenza della
faccia profonda del peritoneo, appartenendo a questa sierosa; gli altri, pi voluminosi e pi pro -
fondi, sono posti nel tessuto connettivo, ricco in adipe, che separa il colon dalla faccia anteriore
del rene.
~) Abbiamo veduto che le vene della capsula adiposa formano, lungo il margine esterno
del rene, una lunga arcata, l'arcata venosa perirenale. Superiormente questa arcata termina
nelle vene surrenali. Inoltre comunica sempre, mediante due ramuscoli, con le vene freniche infe-
riori. Alle estremit opposte questa arcata piega in
basso e medialmente, entrando in rapporto con le
reti venose dell'm'etere e terninando nelle vene
spermatiche. Vene spermatiche e vene dell'm'etere,
comunicano, a loro volta, in corrispondenza della
loro origine, con il sistema delle vene iliache e lJE>T -
fino con il sistema della vena porta.
y) Sulla faccia posteriore del rene le vene
della capsula adiposa sboccano nelle vene parietali
della regione lombare, le quali sono in rapporto,
superiormente, con la vena azygos, inferiormente,
con le vene del bacino. Inoltre esse comunicano, in
dietro, con la rete venosa sottocutanea, per mezzo
di numerose e ampie anastomosi, che perforano il
muscolo quadrato dei lombi o ne contornano il
margine laterale. Queste vene anastomotiche (RE-
NAUT, 1890) richiamano, fino a un certo punto,
quei rami venosi perforanti, elle, a livello degli arti,
uniscono, attraversando le fascie muscolari, la rete
profonda con la rete superficiale.
a) Aggiungeremo un ultimo dettaglio: il
XII nervo intercostale, il nervo ileoipogastrico c
ileoinguinale, che decorrono posteriormente al rene,
Fig. 69. - Vene della capsula adiposa del rene sono accompagnati da due proprie vene. Queste
(secondo TUFFIER e LE.JARS). vene, vere venae ne?'v01'1tm, formano, di solito, un
l, v. cava inferiore; 2, v. l'enale; 3, v . surrenale; 4, ghian- plesso che abbraccia con le sue maglie i nervi,
dola surrenale; ;), arcata venosa perirenale; 6, vene del-
l'uretere; 7, uretere ; 8, vene testicolari; 9, v. anteriore penetrando perfino nel loro spessore. Ora questo
della capsula; lO, canale reno-azygo-Iombare.
plesso perinervoso, che comunica medialmente con
la vena lombare ascendente, e lateralmente con
i rami della vena ileolombare, riceve numerosi affluenti che partono dalla capsula adiposa
del rene.

d) Riassimto. - Riassumendo, nei casi di occlusione della vena renale


pu stabilirsi una circolazione vicariante, grazie alla quale il sangue venoso del
rene si versa nella rete della capsula adiposa corrispondente e di qui raggiunge
la circolazione generale seguendo una qualunque delle seguenti vie: lO in alto,
le vene surrenali e le vene freniche inferiori; 20 in basso, le vene dell'uretere e
le vene spermatiche; 3 0 in dietro, la rete sottocutanea della regione lombare;
4 0 infine il plesso che contorna il XII nervo intercostale e i due nervi ileoipoga-
strico e ileoinguinale.

Gi nel 1885 GEBERG segnal, nella capsula adiposa del rene, l'esistenza di anastomosi
a?te?o-venose, cio tronchi che fanno comunicare direttamente i vasi arteriosi con i vasi
Organi uropoietici 71

venosi. GOLUBEW (1893) a sua volta, descrisse a naloghe anastomosi nel rene stesso, specialmente
nella sostanza corticale, nelle colonne del Bertin ed alla base delle papille renali.
L a disposizione di queste anastomosi molto variabile. Ora (fig. 70) una collaterale arte-
riosa che, dopo un tragitto molto corto, si getta in una grossa vena posta a lato dell'arteria,
da cui nasce la collaterale. Ora il ramo anastomotico, dopo essere nato dall'arteria, si appro-
fonda, assumendo a poco a poco tutti i caratteri di un vaso venoso. Altre volte si vede un ramo
arterioso risolversi, dopo la sua origine, in un ciuffo di piccoli rami che, dopo un tragitto pi o
meno lungo, sboccano in vene. Le dimensioni [di queste anastomosi] sono molto variabili.
GEBERG, nella cap sula del r ene h a con statato che le anastomosi pi piccole misurerebbero
mm 0,013 -0, 02 1 di diamet ro. GOLUBEW, nel parenchima renale, arrivato a cifre un poco infe-
riori, mm 0,0125, cio l /S O di millimetro.
N elle sue r icerche sulla circolazione del rene
STEINACII h a veduto granellini di licopodio
passare dalle arterie nelle vene. Avendo
questi grani un diametro di mm 0,029-0,082,
cio dimensioni tre volte superiori a quelle v
dei canali anasto motici descritti da GEBERG
e da GOLUBEW, dobbiamo concludere o che
esistono delle anastomosi pi larghe di
quelle segnalate da questi due AA . op-
pure che i canali di Geberg e Colubew
sono suscettibili di dilatarsi, acquistando Fig. 70. - Anastomosi artero-venosa nella capsula del rene
cos delle dimensioni sufficienti, per la - (secondo GEBERG).
sciar passare i grani di licopodio. Questa aTt, una 3. della capsula; V, V' , due vene sat.elliti, riunite fra loro
da una anastomosi trasversale; v b, rami arteriosi, che si riuniscono con
ultima ipotesi 'non irrazionale. HOYER una v. d, la quale comun ica, in e, con la vena V ed, in j, con una vena
in effetti, ha messo in evidenza il fatto collaterale ; c, altro ramo arterioso, che si porta alla rete capillare.
che, mediante iniezione di gelatina con-
centrata, i canali in questione possono arrivare a d un diametro tre volte superiore a quello che
essi avevano prima dell'iniezione.

3. Tronco dclla vena l'cnalc. - Il tronco della vena renale formato da


due grossi rami, uno superiore e l'altro inferiore, posti al davanti della pelvi.
Spesso un terzo ramo, pur esso prepielico, si aggiunge agli altri due (CRA-
LIER e JALIFIER). Il ramo renale retropielico soltanto una venula che pu
considerarsi come affluente di uno dei rami o del tronco stesso. Si comprende
come questa disposizione faciliti ancor [pi le possibilit di r aggiungere la
pelvi] attraver so la via posteriore. Le vene del piano posteriore del paren-
chima fanno dunque capo al piano venoso posto al davanti della pelvi, tra-
mite grosse anastomosi che si insinuano tra i calici. Questi rami di origine
della vena renale passano tra i r ami di divisione dell'arteria, ponendosi al da-
vanti di essa (fig. 68).
Ciascuna vena renale pertanto gi formata al momento di escire dall'ilo
e ha un diametro di oltre 1 centimetro.
La vena renale destra, pi corta della sinistra, fa capo alla vena cava supe-
riore, dopo avere ricevuto venule dalla pelvi, le vene dell'm'etere (una anterior e
e l'altra posteriore), una vena surrenale sottile ed importante ed infine le vene
della capsula adiposa.
La brevit della vena renale destra spiega la possibilit di lesioni della vena
ca va inferiore in corso di nefrectomia destra.
72 Libro undicesimo - App arato Ul'ogenitale

La 'vena 1'enale sinistm pi lunga (fig. 71) misurando cm 6-7, cio almeno
3 cm di pi di quella di destra . Mentre la vena renale destra decorre rettilinea,
quella di sinistra presenta, lungo il suo decorso una curvatura molto accentuata.
Dapprima si dirige latero-medialmente e da dietro in avanti fino a raggiungere la

Fig. 71. - Sezione condotta in corrispondenza della prima vertebra lomba re


(soggetto congelato, faccia superidre della sezione).
1, linea alba; 2, a. epatica; 3, m . retto anteriore; 4, stomaco; 5, m. obliquo esterno; 6, milza; 7, a. mesenterica superiore; 8, a. lie
naIe; 9, pancreas; l O, m. diaframma; Il, v. l'enule sinistra; 12, a. renale; 13, rene sinistro; 14, massa carnosa comune; 15, m . psoas;
16 , a. aorta; 17, COllO terminale; 18, prima vertebra lombare; H}, m. quadrato dei lombi; 20, rene destro; 21, XII costa; 22, X I
costa; 23, pilastro destro del diaframma; 24, X costa; 25, ghiandola surrenale destra ; 26, IX costa ; 27, VIrI costa; 28, v . cava
inferiore ; 29 , borsa omentale; 30, settima cartilagine costale ; 31, ID . trasverso dell'addome ; 32, ligamento falciforme.

faccia anteriore dell'aorta, indi s'incurva per arrivare direttamente, con anda-
mento trasversale, alla vena cava. Durante questo decorso passa dietro il pancreas
e riceve, via via, non soltanto quelle collaterali, omologhe a queUe della vena
renale destra, ma anche la vena surrenale, la vena spermatica (od ovarica) e il
tronco venoso reno-azygo-Iombare.
I rapporti fra le arterie e le vene vennero esposti a proposito delle arterie.
Generalmente la vena renale trovasi al davanti dell'arteria : per questa dispo-
sizione classica manca sovente. Si pu trovare frequentemente l'arteria posta
Organi uropoietici 73

al davanti della vena (16 volte su 57 casi: ALBARAN e PAPIN). JALIFIER e CHA-
LIER hanno trovato che in un quinto dei casi l'arteria trovasi al davanti della
vena e l'incrociamento si attua quasi nella stessa proporzione, quando si tratti
di un'unica arteria. I rapporti divengono pi variabili quando si abbiano arterie
multiple. Le vene renali sono prive di valvole. Malgrado ci assolutamente
impossibile, come noi abbiamo gi fatto osservare, di far passare il sangue in
senso refiuo, cio dalla vena verso l'arteria.

1 3 5 6 4 2
Fig. 72. - Anomalia della vena renale sinistra. [I reni sono veduti post eriormente]. Il tronco principale passa
al davanti dell'arteria aorta; due anastomosi passano al di dietro. L 'art eria aorta inserita in un anello venoso
(secondo ED. PAPIN).
l, rene sinistro; 2, rene destro; 3, v. renale sinistra; 4, v. cava inferiore ; 5, anastomosi retroaortica; 6, a. aorta.

4. Anomalie delle vene. - Le anomalie delle vene del rene sono legate allo
sviluppo della vena cava inferiore. Non sono, perci, modellate sulle anomalie
che si possono trovare a proposito delle arterie. Non possiamo qui trattare del-
l'embriogenesi della vena cava inferiore: diremo semplicemente che le anomalie
delle vene renali si ricollegano al periodo embrionale. Si pu osservare il tronco
principale della vena renale destra passare al davanti dell'aorta, mentre due
anastomosi passano dietro, circondando l'aorta entro un anello venoso (fig. 72).
Pu mancare il tronco venoso normale, mentre esiste soltanto l'anastomosi retro-
aortica. Fu perfino osservata l'esistenza della vena cava inferiore di sinistra
(duplicit della vena cava), ecc. (per maggiori dettagli vedi il Trattato di PAPIN,
Chirurgie du reins, Paris).

C) LINFATICI.
Esiste una doppia rete superficiale e profonda.
a) Rete superficiale. - Segnalata dal MASCAGNI, iniettata da SAPPEY e da
STAHR, la rete superficiale, a maglie molto fini, si trova al di sotto della capsula
fibrosa. Comunica con i capillari linfatici della sostanza corticale: comunica
74 Libro undicesimo - Apparato urogellitale

inoltre con una rete extrarenale, posta nella capsula adiposa, sotto il peritoneo.
Questa rete capsulare fa capo ai gangli lomboaortici.
b) R et9 p1'ojonda. - LUDvVIG e ZA w ARVKIN l'hanno descritta nel 1864.
Questi AA. ammettono che essa sia formata da semplici fessure linfatiche, prive
di una propria parete. Sarebbe dunque un sistema lacunare. Altri AA. (STAI-m ,
FOGEL, KUlYIITA) -ammettono l'esistenza di veri canali linfatici centrali, che se-
guono il tragitto dei vasi
(rete perivascolare) e si
sviluppano sul contorno
dei glomeruli (rete peri-
capsulare).
o) TT(~si collettori. -
I linfu.tici superficiali si
gettano nei linfonodi 10111-
boaortici. Secondo AVER -
SENCQ e MOUCHET, i lin-
fati ci si raggruppano in
tre ordini, superiore, me-
dio ed inferiore, su cia-
scuna delle facce del rene.
GRGOIRE (Tesi (li Pa-
rigi, 1906), ammette che
Fig. 73. - Linfa tici d el r en e. con i loro linfonocli (semischema tica). esistono due correnti di
l, rene con i suoi vasi, resecati nella loro parte el i mezzo; 2, a . aorta; 3, v. cava infe-
ri ore, tagliata un poco al d i sotto dell'origine delle vene renati, on de lasciare vedere i linfatici collettori, una u.n-
li nfonodi posti sotto ad essa; 4, linfonodi giusta-ao rt ici di sinistra; 5, linfonodi giusta-
aortici di destra; 6, 1infonodi retrovenosi; 7, lin fatici della capsnla ad iposa. teriore e una posteriore,
Le freccie indicano il tragitto dei linfatici del rene, tanto dei sup erficiali, quanto dei
p rofondi. corrispondenti a ciascuna
delle facce del rene. Que-
sti collettori, dei quali il gruppo anteriore parrebbe pi importante, segue il
tragitto del peduncolo r enale: per quelli posti inferiormente discendono obli-
quamente in basso e medialmente, raggiungendo talora i linfonodi della bifor-
cazione aortica immersi in una lamina connettivale, che GRGOIRE definisce
quale meS01tretere l01nbare; quindi essi r aggiungono la catena linfonodale laterale
dell'aorta, dalla biforcazione fino alla regione celiaca.
I collettori posteriori sono meno numerosi e meno voluminosi.
A destra passano dietro la vena cava inferiore per raggiungere un gruppo
di linfonodi, posti al davanti del pilastro destro del diaframma. E siste un punto
identico d'incrocio dei vasi anche a sinistra.
I linfatici del rene sono in comunicazione : con i linfatici del testicolo o del-
l'ovaia; con i linfatici delle ghiandole surrenali; del fegato; dell'uretere e per-
fino con i linfatici toracici attraverso il diaframma. Esistono certamente anche
connessioni con i linfatici dell'atmosfera perineale (LECNE). FRANKE ammette
che i linfatici del rene sono anastomizzati con quelli dell'intestino crasso (fig. 74).
Alcuni rami passano al davanti della vena renale. Fu osservato perfino un pic-
colo linfonodo sul tragitto di questi nervi.
Organi uropoietici 75

D) NERVI DEL RENE .

I nervi del rene provengono da due parti : lOdai due nervi piccolo splancnico
e spbncnico inferiore; 2 dal plesso solare. Il peduncolo nervoso renale t ut -
tavia unico. I suoi elementi sono raggruppati a contatto dei vasi.

1
g
()

..,
6
()

7
8
9
36
26'
37
1(] 28
14- 2fJ

Fig. 74 . - Linfatici del rene (BARDELEBEN).


1, d iaframma ; 2, v. cava inferiore; 3, ghiandola surrenale; 4, a. aorta; 5, cistern a del Pecquet; 6, vasi renali di destra ; 7, peritolleo;
8, a. testicolare; 9, aretere; l O, a . iliaca comune; Il, a. iliaca interna; 12, a . iliaca esterna; 13, canale deferente; 14, n. femorale; 15, linfo-
nodi inguinali profondi; 16. esofago; ] 7, a. d iaframmatica inferiore; 18, capsula adiposa; 19, rete linfatica; 20, dod icesimo D . in ter-
costale; 21, ligamcnto ileolombarej 22 , a. mesenterica inferiore; 23, n. ileoinguinale; 24, a. ileolombare; 25, n. cutaneo laterale del
femore; 26, a. ombelicale; 27, a. circonflessa iliaca; 28 1 tronco comune alle arterie otturatoria ed epigaEtrica inferiore; 29, linfonodi
epigastrici inferiori.

Topograficamente i nervi del rene formano due gruppi, uno anteriore e


l' altro posteriore.

[Abbastanza recentemente] nuovi lavori (DAMBRIN , Tesi di Tolosa, 1932; FON TAI N E) hanno
ripreso lo studio dei nervi del r ene, senza portare sensibili modifica zioni alla descrizione da noi
data nel 1923 (LATARJET e BERTRAND, IAJon chir., 1923) .

lO Gruppo anteriore. - Questo gruppo formato da 4-6 filuzzi nervosi, i pi


voluminosi dei quali partono dalla p arte inferiore del plesso solare e della sua
76 Libro undicesimo - Apparato urogenita.le

continuazione con il ganglio ed il plesso rnesenterico supm'iore (fig. 76) . E ssi rag-
giungono rapidamente l'a . renale, seguendone, dapprima, il margine superiore.
Dopo la, divisione di que-
sta, r aggiungono il seno re-
naIe, senza, per altro se-
guire esattamente il decor-
so dei vasi. Alcuni filuzzi
nervosi p assano al davanti
della vena renale. Un pic-
colo ganglio talora pre-
sente sul loro decorso .

2 Gruppo posteriore. - I
n er vi di questo gruppo con-
tinuano la direzione dei due
nervi piccolo splancnico e
splancnico inferiore (fig. 75) .
Decorrono lungo i margini
superiore e inferiore dell'ar-
teria l'enale. Lungo il loro
decorso ricevono t re o qu at-
tro filuzzi nervosi che li
uniscono al p eduncolo sur-
1 ---'''''---'''Y''''''-
renale posteriore, derivato,
L'-----m. come abbiamo visto, dal
ganglio smrenale principale
4 - - +,I,l'HfI.ffII--
e dal nervo grande splan-
L ,_,_-""'~,I--'~_ cnico. Il peduncolo smre-
2 - ---../ n aIe mediale non si ana-
LC!-- - - - - stomizza mai con i nervi
del rene.
3----- Questi nervi del grup-
VC/----H--' po posteriore, a met del
lo ro decorso, presentano
F ig . 75. - I nervi spla ncnici con i nervi del l'elle e della ghiandola Sill're - uno o due rigonfiamenti
naIe (LATARJE'l' c BERTRAND). Lato destro, Il rene e la ghiandola surrcnale
sono rappresent a ti complet ament e staccati dalla parete addominale gangliari arrotondati o a
lombare, sollevati e ribattuti medialmente. forma di stella, gi noti
Ao, a. aorta; Vel, v. cava inferiore; R, rene; S, surrenale; B , bacinetto; Ur, ure-
tere; OSL, ganglio semilunare; F. n. frenico destro; l , n. grande splallcnico; 2, n. pic- agli antichi Autori. Questi
colo splancnico; 3, catena del simpatico; 4 n. splancnico inCeriare o addominale; 5, gan-
1

glio surrenale principale; 6, ramuzzi nervosi che vanno direttamente dal grande nervi si an astomizzano fra
splancnico alla ghiandola surrenale; 7, ramuzzi nervosi destinati aUa ghiandola sur-
renale ; 8, anastomosi nervose surreno-renali j 9, nervi del gruppo posteriore del rene; loro, nella prima p arte del
lO, ganglio aortico-renale; lO', n. superiore dell'uretere; 11, a . surrenale inferiorej
nVll , DVIII, ecc., vertebre toraciche; LI, LIT, ])II, vertebre lombari. loro decorso; poi si divi-
o dono generalmente in due
gruppi, taluni r aggiungendo il seno renale nella su a p arte superiore, altri nella
p arte inferiore.
Organi uropoietici 77
Da questi ultimi nervi partono uno o due filuzzi, assai sottili, lunghi, di difficile reperto nel-
l' atmosfera cellulo-adiposa del seno renale, che r aggiungono la faccia postero-inferiore della
pelvi e la parte superiore dell'Ul'etere (fig . 75). Formano il nervo superiore principale dell'uretere,
mentre il nervo principale in-
feriore di questo organo pro-
viene dai nervi ipogastrci. I
nervi anteriori e i nervi poste-
riori sono fra loro riuniti da
DXI
rare anastomosi, tanto pi rare
quanto pi ci si avvicina all'ilo
del rene. Due o tre centimetri
prima di arrivare al rene, i nervi
renali si rendono indipendenti. -----Ao
3- - - -
- - - -1
I nervi del rene si deb-
bono ricercare sulle pareti - - - - -12
arteriose, e questa ricerca
- - - -L I
si deve fare in corrispon-
denza di ambo le facce del
peduncolo renale, preferi-
bilmente nella parte di 6- - " ,
mezzo di questo pedunco-
lo, per operare al di qua
delle masse gangliari se si
vuole interrompere con si-
curezza le connessioni con
i centri e d'altra parte ri-
spettare le anastomosi fra
rene e surrenale.
Interesse particolare
rivolto da qualche anno
alle masserelle ganglionari
posteriori che, sotto il --L III
nome di ganglio aortico re-
nale, sono oggetto di in-
terventi operatori, rivolti
sia a l'i equilibrare una iper-
tensione arteriosa di ori-
gine renale, sia contro le
Fig. 76. - Terminazione dei nerv i splancnici. N ervi del rene e delle ghian-
turbe di svuotamento della dole surrcnali; lato destro, visti dall'avanti. L a ghia ndola surrenale
pelvi (idronefrosi, FON- riba ttuta in a lto e lateralmente (LATARJET e BERTRAND).
Ao, a. norta; vel, v . cava inferiore; R, rene; S, ghiandola surrenalc; ])XI e ])XII, X I
TAINE). Bisogna ricercare e XII vertebra toracica; Li, Li/, VII, LlV, rispettivamente I, II, III, IV vertebra
lombare; l , D. grande splancnico; 2, D. piccolo splancnico ; 3, catena del simpatico; 4, nervo
il ganglio che si vuoI to- splancnico inferiore; 5, ganglio surrenale principale; 6 e 7, ramuscoli nervosi che vanno
dal plesso solare alla ghiandola surrcnn le costituendo il peduncolo nervoso mediale;
gliere proprio sulla faccia 8, ganglio e plesso mesenterico superiore; 9, nervi del gruppo anteriore del rene; lO, ana-
stomosi surreno-renali; Il, ramuscoli nervosi , che formano una parte del peduncolo
posteriore del peduncolo nervoso posteriore della ghiandola surrenale : sono stati sezionati per mostrare il pedun-
colo mediale; 12, n. frenico; 13, n. vago di destra; 14, tronco celiaco ; 15, a. mesenterica
renale. Abbiamo infine ri- superiore.
78 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

cercato le connessioni che i nervi del rene possono presentar e con il ganglio
m esenterico inferiore; connessioni gi segnalate da GIL VERNET. Vi l'ana-
stomosi descrit t a da questo aut ore, r appresentata da un lungo filuzzo nervoso
che risale dal ganglio mesenterico inferiore, p arallelamente al margine sinistro
dell'aorta.

I nervi r enali, giunti nello spessore del parenchima r enale decorrono ancora
a lato dei r ami arteriosi. RETZIUS li ha potuti seguire fino alle arterie interlo-
bulari e p erfino sul cont orno dei vasi afferenti dei glomeruli. BERKLEY (1893)
ha constatato l 'esistenza di fibrille
nervose fino all'epitelio dei tubuli con-
t orti. AZOULAI (1894-95 ) a sua volta,
utilizzando il metodo del Golgi, ha
potut o seguire le fibrille nervose del
rene fino nel glomerulo . Queste vi pe-
netrano con il vaso afferente, dividen-
dosi in r amuscoli secondari che si di-
F ig . 77. F ig . 78.
spongono sulla faccia interna della
Fig. 77. - N er vi del ren e, n el gatto (second o D'EvA NT).
cap sula del Bowman, dirigendosi, in
I l a. jnterlobnlare, con : 2, una. deJJ e collaterali ; 3, vaso afferente senso meridiano, ver so il polo opposto
del glomerulo; 4, glomerulo del Malpighi, con fibrille nervose; che
terminano rigonJiate. a quello per il quale sono ent r at e.
F ig. 78. - T erminazioni n er vose sui tubuli uriniferi Cammin facendo questi filuzzi
(second o D 'Ev ANT) . emettono lateralmente dei fini r ami
l , tubo urinHero; 2, fascio nervoso; 3, fibrille term inali, che si
d istaccano dal fascio precedente ; 4, terminaz ioni a bottone. varicosi che terminano sui capillari
dei glomeruli. Non avendo il glome-
rulo fibre muscolari, logico pensare con AZOULAY che queste fibre nervose
glomerulari non siano di natura vasomotoria , ma sensitiva e che agiscano, forse,
per azione riflessa sulla tensione sanguigna dei vasi del glomerulo.
D 'E vANT (1899) ha ripreso la questione ed ha ritrovato le fibre nervose de-
scritte dagli AA. precedenti, sia sui vasi sia sui t ubi escr etori e sui glomeruli.
In questi nltimi egli ha visto normalmente terminare queste fibre con dei
piccoli rigonfiamenti a form a di bott oni (figg. 77 e 78); h a descritto anche
delle terminazioni nervose sulla capsula propria dell'organo: queste fibre sono
amieliniche.

8. - Sviluppo de] rene.

[Tratteremo questo argomento insieme allo sviluppo della pelvi e del-


l'uretereJ.
Organi uropoietici 79

ARTICOLO II.

APPARATO ESCRETORE DEL RENE

1. - Calici e bacinetto.

L'urina, alla sua uscita dalle papille del rene, raccolta da dei piccoli sac-
chetti, chiamati calici . I calici, sempre molto corti, si riuniscono insieme per for-
mare un comune serbatoio, il bacinetto o pelvi
renale, che, a sua volta, si continua fino alla ve-
scica con un lungo canale, l''U1etm'e. Noi studie-
remo insieme i calici ed il bacinetto; prima p arte
dell'apparato escretore.

A) FORMA.

La forma pu essere studiata, sia con la sem-


plice dissezione, sia con modelli (HYRTL), sia con
r adiografia sul vivente, dopo iniezione nell'lue-
tere di sostanze opportune (collargolo, io duro di
sodio), o per eliminazione renale di sostanze som-
ministrate per via orale o per via venosa (uro-
selctan) e che rendono il bacinetto opaco ai
raggi X. L'uso dell'uroselctan (urografia intrave-
nosa) ha il grande vantaggio di dare un'immagine
vera dei calici e del b acinetto, fisiologica, che nes-
sun eccesso di pressione deforma, come si rischia
di fare, per esempio, con la pielografia ascendente. Fig. 79.
L'urogr afia intravenosa d conto ugualmente Bacinetto iniettato in posto nel sellO
(secondo ED. PAPIN).
della possibilit di eliminazione del rene e Tipo normale.
d notizia del suo valore funzionale (OIBERT ).
N ella m aggioranza dei casi il bacinetto formato dalla riunione di due gTandi
calici (di primo ordine) : il calice superim'e, lungo e sottile, obliquo in basso e
medialmente di 45, un po' retratto nella sua parte di mezzo ed il calice infe-
rioTe, quasi orizzontale, pi largo, pi m assiccio e regolare. Talora un terzo ca-
lice, il calice intermedio, viene a trovarsi in corrispondenza dell'angolo di unione
dei due calici, superiore ed inferiore.
La riunione di questi calici porta alla costituzione del bacinetto. Questo h a una
capacit media di 6-7 cc e appare come gonfiato quando iniettato. Questo rigon-
fiamento pi o meno accent uato a seconda del modo di confluenza dei grossi
calici e a seconda del loro numero ; onde la distinzione fra un tipo mmificato e
un tipo esp anso, pi comune. Talvolta il rigonfiamento del bacinetto si continua
direttamente con il grande calice inferiore formando un'unica borsa, ove il grande
80 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

calice superiore giunge dall'alto , come il calice medio, quando esiste: il tipo
ad emibacinetto di Hyrtl (figg. 80 e 82).

F ig . 80. - T ip i di b acinetti, inietta ti (second o ED . P APIN ).


il sinistra, em ibacinetto; a destra, bacinetto con piccoli calici, che v i si aprono direttamente.

In alcuni casi, che sono al limite della rappresentazione normale, il rigonfia-


mento pi accentuato; ci si trova allora in presenza del bacin etto ampollare
(bacin etto a cornamusa di Bazy ).

F ig. 81. - Tip i di b acinet t i, iniettati (secondo E D. PAPI N).


A sinistra, bacinetto ramificato; a destra, bacinetto biforcato (assai raro).

I grandi calici ricevono dei calici detti di secondo ordine, che r accolgono l'urina
all'uscita dalle papille renali, ivi attaccandosi con un cercine di unione, che si ri-
Organi uropoietici 81

chiama a quello della vagina intorno al collo dell'utero. Oi sono, inutile dirlo,
tanti calici secondari quante sono le papille renali, cio da 8 a 12 in media.
I calici della parte media del rene si dispongono in senso frontale, sopra due
piani; l'uno anteriormente, l'altro un po' dietro il piano frontale, che passa per il
margine convesso del rene. I calici dei due poli sono orientati in questo piano.

[La descrizione che viene data dei calici non corrisponde esattamente a qua nto rilevammo
a proposito della struttura del rene. Vedi su que-
sto argomento la disposizione delle piramidi].

L'estremit del grande calice superiore


trovasi a 2 cm di distanza dal margine
convesso del rene; l'estremit del grande
calice inferiore, pi lontana, trovasi a 2 cm
e mezzo. Quattro centimetri separano il
bacinetto da questo margine.
L'ampolla del bacinetto diminuisce di am-
piezza gradualmente, acquistando l'aspetto ~. _---L!.
di un infundibulo, che si continua insensi-
bilmente con l'uretere. Esiste un punto ri-
stretto, il colletto dell'uretere, posto non nel
punto di congiungimento dei due canali,
ma pi in basso di 1 o 2 centimetri. Le
figure (80, 81, 82, 83) permettono di ren-
dersi conto delle principali variazioni mor-
fologiche dei calici e del bacinetto. 1

B) RAPPORTI.
Fig. 82. - Emibacinetto. Iniezione in posto
(secondo ED. P API N ).
I calici sono posti all'interno del seno l, uretere; 2, bacinetto; 3, calice superi ore ; 4, calice
del rene. La loro confluenza, che d ori- medio 5, calice inferiore.
gine al bacinetto, avviene nell'interno del
seno. Il bacinetto comprende pertanto due parti; l'una intrailare, l'altra extrailare,
esterna al rene. Oonviene esaminare: 10 la proiezione del bacinetto sul piano osseo
costo-vertebrale; 20 i rapporti intrinseci dell'apparato escretore col rene stesso;
3 0 i rapporti estrinseci.

l. Proiezione del bacinetto. - Questa proiezione stata ben precisata, grazie


ad iniezione di sostanza opaca nel bacinetto (pielografia). importante cono-
scere questa proiezione, sia per studiare gli spostamenti del rene sia per preci-
sare la posizione di certi calcoli.

Si pu infatti confondere, a destra, dei calcoli del rene con quelli della vescichetta biliare
(fig. 85, A e B).
G - TEST U T E LATARJET, Anatomia um,ana, VT.
82 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

F ig. 83. - Tipi ,li b n.cinetti, inicttn.ti (sccondo ED. P ,U' IN).
A sinistra, biforcazione, tipo normale ; a destra, bacinetto ampollal'e.

a) Pr'oiezione nel piano tr'ontale. - A destm, il margine inferiore del baci-


netto sfiora il margine superiore del processo trasverso della II vertebra lom-
bare e risulta laterale rispetto al suo
apice.
A sinistm, il bacinetto un poco pm
alto. La sua parte media corrisponde al-
l'apice dell'apofisi trasversa della I ver-
tebra lombare.
b) Proiezione in senso sagittale. -
importante soprattutto a destra, per
discriminare i calcoli del rene da quelli
della vescichetta biliare, in quanto la
proiezione degli uni e degli altri si fa
circa allo stesso livello sul piano frontale.

La radiografia del profilo mostra che la proie-


zione del bacinetto corrisponde alla faccia late-
rale dei corpi vertebrali, mentre quella della ve-
scichetta biliare si porta notevolmente in avanti
rispetto alla colonna vertebrale (fig. 85, .A e E).
Si capisce l'importanza di queste nozioni per sta-
bilire una esatta diagnostica (GORGE e Lo
NARD, B. FEY, P . DUVAL e GATELIER).

2. Rapporti intrinsici. - I calici e


met del bacinetto sono mascherati, es-
sendo posti all'interno del seno del rene.
Abbiamo gi visto, studiando il rene, che
Fig. 81. - R n.diografa di bacinetto , iniettato
esiste un preciso piano di clivaggio, for-
(secondo ED. PAPIN). mato da tessuto adiposo, posto fra la pa-
Organi uropoietici 83

_________.2

B
F ig. 85. - P roiezione schem atica del bacinetto , della ycscichctta b ilia re, del coledoco c del canale di \ Virsung
(secondo D UVAL, GAST ELIER e BCLRE) . (Sono st ati inietta ti sul cadavere i condot t i biliari, l'uretere e i con dotti
del pan creas ).
A , veduta di facc ia: 1, vescichctta bilb,re; 2, co ledoco; 3, uncinetto; 4, Ul'etere ; W, canale di '\Virsung . B , ved~ lt a di profilo. Le stesse
indicazioni che in A si leggono in B.

rete renale e quella delle cavit estrinseche. In questo tessut o noi troviamo
ramificazioni vascolari del peduncolo renale, che abbiamo gi altrove descritto.
Abbiamo visto che esiste un piano a n-
t eriore, prepielico, formato dalle r amifica.-
ziolli ar t eriose destinate alla parte anteriore
e al polo inferiore del rene, ed un piano po -
st eriore, retropielico, la cui superficie di
inorazione, notevolmente meno estesa,
destinata al polo superiore e alla parte po-
st eriore del rene. Verso la periferia , le r a -
mificazioni ar teriose t endono ad abbando-
nare la superfi cie dei calici, p er porsi nel
loro intervallo, e p enetrare nel parenchima
t ra le papille renali (vasi interpapillari) .
Sappia mo anche che le vene, a livello dei
calici, tendono a disporsi seguendo tre pia-
ni: il primo anteriore, importante, il se-
condo post eriore ed il t erzo intermedio e
che l'insieme di questo dispositivo venoso
tende a formare degli anelli intorno all'apice
dei calici, costituendo delle ampie anasto-
mosi tra i tre piani venosi del seno. Mal-
gra do l'intreccio dei vasi intorno ai calici,
si pu dire che, nel seno r enale, le r ami-
ficazioni arteriose sono poste cont ro le valve
del parenchima renale, divise, dai calici, Fig . 86. - Il bacinetto di sinistra , veduto in sito , dalla
dalle ramificazioni venose. faccia anteriore, con i suoi rapporti. (La pa ret e ant eriore
del seno ren ale st at a tolta, i vasi in gran p arte tagliati,
Rammenteremo anche, che l'orificio di p er lasciar vedere il bacinet to e l'origine dci calici ).
ingresso del seno renale costituito da l , renc, con l', seno renalci 2, 2', 2", bacinetto; 3, calici (due dei quali
due labbra, l 'uno anteriore, obliquo in basso sono stati aperti per mostrare le papille reDali); 4, 4') 4", i calici supe-
riore, med io ed inferiore; 5, collo dell'ureterej 6, a. rcnale ed i suoi ram i ;
e medialmente, l 'altro posteriore obliquo in 7, v. renale.
84 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

basso e lateralmente. L a met superiore, occupata dal peduncolo vascolare, quella inferiore
dal bacinetto . Questa disposizione ha l'effetto di facilitare il raggiungimento dei bacinetti nella
loro faccia p osteriore da parte dei chirurghi, dopo aver tenut o conto delle precauzioni rispetto
all'arcata arteriosa sopra -retro-pielica, che conviene salvare (fig . 87 ).

3. Rapporti estrinseci. - Questi r apporti riguardano la met mediale del


bacinetto; quella cio che esce dal
r ene e appare libera tra le due lab-
br a dell'ilo del r ene.

I n diet1'o, i rapporti sono gli st essi, a


destra come a sinistra, con la fossa lom-
bare. I n avanti, al cont rario, variano se-
condo il lato : a destm la seconda por-
zione del duoden o ricopre la r egione
pielica con l'interposizio ne del foglietto
an teriore della capsula renale e della
fascia del Treitz . Circa a met, fr a il
margine interno del bacinetto ed il mar-
gine esterno della colonna vertebrale, si
t r ova il condotto coledoco. Medialmente
al bacinetto destro si trova la vena cava
inferiore.
A sinistm, la faccia anteriore del ba -
cinetto ricoperta dalla faccia p oste-
riore del pancreas, separ ata dal foglietto
anteriore della capsula del r ene.
[Studieremo la struttura dei calici e
del bacinetto insieme alla struttura del -
l' uretere. Studieremo inolt re lo sviluppo
di queste part i insieme a quello del rene].

O) P E DUNC OLO RENALE .


Fig. 87. - L 'arteria r et ropieiica generalmente nascosta dal
Ora che abbiamo conosciuto
lat o posteriore dell'ilo. In questa figura il labbro p osteriore
st ato tolto per mostrare il tragitto dell'arteria dietro il ba-
cinetto (ED . PAPIN) (lato destro ). gli elementi vascolari, nervosi,
linfatici ed escretori, che pene-
trano nel seno r enale o che ne escono, conviene fermarsi un istante su quest e
form azioni e considerarle nel loro insiem e.
Dal punto di vist a dell'anatomia descrittiva, la concezione di un peduncolo
molt o artificiale. Gli elementi che lo costituiscono non hanno n la st essa ori-
gine, n il medesimo destino. Tuttavia, dal punto di vista pratico, la nozione di
peduncoZo renale spinge a fare certe considerazioni, d'ordine anatomico, che hanno
la loro importanza.
Per comprendere ci che il peduncolo renale b ast a pensar e a ci che man-
tiene in sito il r ene, quando lo si abbia liberato dalla sua capsula adiposa, su
tutto il suo cont orno. Il r ene r esta ancora attaccato a mezzo di due cordoni;
l'uno inferiore, l' u1'etere; l'altro mediale, il peduncolo vascolare (figg. 88 e 89).
Organi uropoietici 85

Questo peduncolo vascolare compr ende : l'a . r enale, la vena renale e le form a-
zioni linfatiche e nervose, che l' accompagnano . Soltant o dopo la r esezione di questi
differenti elementi, ureter e e peduncolo vascolare, il r ene definitivamente libero .

Il peduncolo r enale per ci l 'insieme delle formazioni, comprese fra i gr ossi vasi (vena cava
infer iore a destra, a orta a sinistra ) ed il seno del r ene. Nella p arte interna di questo peduncolo,

F ig. 88. - R a ppor t i ant eriori del rene destro (T. -J . ).


stata incisa la parete addominale ed i lembi sono stati divaricati. Inoltre il fegato stato tirato in alto e lateralmente in modo
assa i notevole, sono state tagliate tanto la parte destra del colon trasverso, quanto una parte del duodeno. I segmenti tolti sono rappre-
sentati da una linea puntegg iata, in modo da scoprire belle il rene destro.
l, rene destro ; 2, peduncolo vascolare; 3, canale escretore; 4, gh iandola surrenale destra; 5, piccolo amento con, Del suo m argi ne li bero,
il peduncolo del fegato; 6, forarne epi ploico j 7, fegato ; S, vescichetta biliare; 9, stomaco; l O, duodeno ; Il, pancreas; 12, grande omento ;
13, angolo destro del colon trasverso ; 14, mesocolon trasversoj 15, v . cava inferiore ; 16 , a. colica; 17, a. testicolare di destra.

l' arteria posta p m m alto della vena renale ed u n poco in dietro . D al lato esterno, l'arteria
tende a contornare la vena.

Il p eduncolo obliquo in basso e later almente. La lunghezza uguale alla


distanza, che separ a i grossi vasi dal marginemediale dell'organo. Oirca la
sua altezza , essa molt o variabile, essendo in funzione della forma dell'ilo
renale e del modo di ramificarsi dei vasi ; pu variare fra 2 e 7 cent imetri. Il
86 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

peduncolo estensibile; questa estensibilit pu raggiungere i 3 o 4 cm (P APIN,


IGLSI AS ). dovuta, da una parte, alla elasticit ed alla cedevolezza dei vasi,
dall'altra al possibile spostamento dei grossi vasi, quando si stiri il peduncolo
(la vena cava pu spostarsi pi facilmente dell'aorta ).

F ig. 89 . - Rapporti a nteriori del rene sinistro (T. J.).


LfI. parete addom inale stata incisa ed i lembi S0110 stati allontanati. In seguito, onde scoprire il peduncolo renale, stato tolto un seg-
mento degli organi che si trovano al davanti: cio una parte del lobo sinistro del fegato, una parte dello stomaco, del colon trasverso,
del pancreas; le porzioni tolte sono rappresentate con gl'ossa punteggiatura ed il contorno del rene sinistro appare segnato da una punteg-
giatura fine.
1, rene sinistro; 2, ped uncolo vascolare del renc; 3, canale escretore del rene; 4, ghiando la surrenale sinistra; 5, milza; 6, stomaco;
7. lobo sinistro del fegato; 8, a . lienale; 9, pancreas, con 9', v. lienalej lO, borsa omentale; Il, colon trasverso ed angolo sinistro del
colon ; 12, mesocolon trasvel'so; 13, grande omento; 14, a. testicolare sinistraj v. testico1al'e sinistra.

Abbiamo visto, studiando la capst a del rene, che il peduncolo contornato da una guaina
connettivale, emanazione della capsula stessa e che si continua nei vasi con la guaina periva.
scolare.

A seconda della lunghezza degli elementi vascolari, a seconda della loro posizione
o spostamento in senso verticale, a seconda della densit del tessuto connettivale,
che li contorna, il peduncolo renale manifesta aspetti differenti: lungo e stretto,
Organi uropoietici 87

facile ad isolarsi ed a legarsi; breve e alto , meno aggredibile dal punt o di vist a
chirurgico, ecc. [Possiamo aggiungere per m eglio precisare] :

lO in dietro il peduncolo riposa sulla fossa lombare e stilla colonn a vertebrale, seguendone la
curvatura. Topograficamente, corrisponde al processo t rasverso della pr ima ver tebra lomb ar e
ed all'intervallo che separa quest 'ul-
t ima dalla seconda vertebra;
20 in avanti, il p eduncolo a de-
stra corrisponde alla seconda por-
zione del duodeno ed alla faccia po-
st eriore della t esta del pancreas,
mentre a sinistr a corrisponde alla
fa ccia posteriore del corpo del p an -
creas e, nel b ambino , all'angolo duo -
deno-digiunale.
L a morfologia del peduncolo re -
naIe spesso complicat a d alla pre-
senza di peduncoli secondari p rove-
Identi d all' m'teria renale o diretta-
mente dall'a ort a e che sono diretti
ora al polo superiore del rene ora,
pi fr equentemente, al polo inferiore.

2. - Uretere.

A) OONSID E R AZIO N I GENER ALI.

L'm'etere (oupe1"~ p da opov,


urina) quella p arte dell' ap-
parato escretore del rene, che
si estende dal b acinetto alla
vescica.

1. Dimensioni. - L a su a
lunghezza di 27 -30 centimetri.
Quello di sinistra un poco pi F ig, 90, - I du e r en i ed i condotti eSCl'etori, veduti in sito,
lungo di quello di destr a , da A , A' , rene destro e siDistro ; B , B ' , m'eteri ; C, vescica semi estesa., con C' , sezione
c1eU'u raco ; D , D ' , ghi andole surrenali destra e sin istra ; E, porzione prerettale
lO a 15 millimetri. elel colon ileopelv ico; E, F' , canali deferenti; G, corpo cavernoso di sinistra.
l , aorta ; 2, v. cava inferiore; 3, a . di aframmatica inferi ore ; 4" t ronco celiaco,
tagliato all'origine ; 5, a . surrenale media; 6, a. mesent erica superi ore; 7, 7', vasi
l'enaJi destro e sinistro ; 8, vasi t esticolari ; n, a . mesen terica inferiore; lO , vas i
2. Forma e calibro. - Vure- iliaci com un i ; I l , vasi iliaci esterni ; 12, vasi iliaci in terni ed uretere di sinistra;
a, di aframma ; b, m. trasverso dell'addome; c, m . quad rato dei lombi; d, m . grand e
tere non un tubo a calibro psoas ; e, m . iliaco; j, perit oneo pari etale.

uniforme. Oomincia a livello del


bacinetto con una p ar t e a forma di imbut o, lunga 4-9 cm e con un calibr o di 8-10 mm,
nella quale possono incunearsi piccoli calcoli. A questo primo segm ento fa seguit o
il colletto dell'uretere. D a questo punto segue un lungo fuso lombare (fu so princi-
pale di Schwalbe) con un diam etro di 9-15 millimet ri. Questo fu so lungo 8-9 cen-
88 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

timetri. L'uretere in seguito diminuisce progressivamente di diametro, fino ai


vasi iliaci. A livello di questo incrocio esiste un leggiero restringimento, il Te-
stTing1:mento iliaco .
In seguito trovasi un secondo rigonfiamento o fuso pelvico (fuso accessorio
di Schwalbe) meno sviluppato del fuso lombare, che accompagna l'uretere fino
alla parete vescicale (o porzione intramurale), ove s'apre con un orificio punti-
forme, meato uTetemle, di 2-3 mm di diametro.
Questi caratteri anatomici sono costanti nella specie
~
2 3 umana e i fusi sono gi presenti nel feto al 70 mese.
o
.<;:
E Fra ciascun fuso appare un restringimento, assai poco
o evidente, ma sufficiente ad arrest are la migrazione di un
"tl
"tl
o calcolo nell'uretere. Il restringimento vescicale o intramurale

r
.Ec: il pi importante da questo punto di vista .
QJ
E
O)
QJ
Data la sua lunghezza, il tragitto dell'uretere
V)
assai complicato, presentando delle curvature nel
[ --- piano frontale e nel piano sagittale. Nel piano fron-
o
QJ oV tale esistono due curvature, l'una juxtaTenale, con-
E .~ vessa medialmente; l'altra pelvica, concava medial-
0)'"=
QJ
V) mente. Nel piano sagittale, l'uretere presenta tre
curvature, cio : alla sua oTigine, a livello della Te-
o gione sacToiliaca e infine nel piccolo bacino.
,.
.~

Q; a livello della regione sacroiliaca che il cambiamento


Q
di direzione dell'uretere pi netto (fleSS1t1'a ma1'ginale), Tale
c: angolo pi evidente nella femmina e pi accentuato a destra,
QJ
E Tutte queste curvature si vedono p erfettamente nel vi-
O)
QJ
V) vente con l'esame radiografico (urografia intravenosa o
m'et ero -pielografia ascendente),
S CHWALBE (1896) ha fatto notare che nei quadrupedi la
porzione p elvica e la curvatura m arginale dell'uretere (gomito
Fig. 91. - Forma dell'uret ere : l'ure- ma1'gin a,le) mancano e che inoltre non esiste la dilatazione
t ere destro iniettato con sego, m et della addomino-iliaca . Nelle scimmie, sp ecialmente nelle scimmie
grand ezza normale.
antropoidi, compare la porzione pelvica e con essa sono
1, bacinetto ; 2, inf undi bulo; 3, restringi-
mento iniziale ; 4. fuso pri ncipale o addominale; evidenti t anto il gomito marginale, quanto la dilatazione fu-
5, piegatura. marginale ; 6, restrin giment o mar-
ginale; 7, fuso pelvico; S, 9, a. e v. iliache siforme che posta al di sopra. Per nell'Uomo che queste
esterne i lO, orificio vescicale. disposizioni anatomiche sono maggiormente evidenti. Par-
rebbe perci razionale pensare che la comparsa di una por-
zione pelvica con gomito marginale sia la conseguenza del passaggio dell'animale alla stazione eretta
(bipede) e che, a sua volta, la presenza di un fuso addominale nell'uretere sia la conseguenza
di questa ultima disposizione anatomica. Questa dilatazione fusiforme dell' uretere risulterebbe
dall'ostacolo che incontra l'urina a livello del gomito marginale. Conviene aggiungere che il fuso
principale esiste di gi , come stato dimostrato da SCHWALBE e da SOLGER, in feti umani di 20 cm:
si tratta, di conseguenza, d 'una disposizione st abilita ereditariamente.

3. Mezzi di fissazione. - L'uretere pu subire degli spostamenti, talora con-


siderevoli, specialmente quando sia in vicinanza d'un tumore addominale o pel-
vico in via di formazione. N ella sua parte superiore trovasi un meso, uretero-
Organi uropoietici 89

lombare costituita da un tessuto connettivo-vascolare molto lasso. Questo meso


triangolare e la sua base corrisponde al peduncolo renale, il suo apice allo stretto
superiore. costeggiato dai vasi per la gonade e contiene i vasi della parte supe-
riore dell'uretere; esso ha dunque probabilmente il valore di una lamina vascolo-
vettrice, secondo il concetto d'OlVIBRDANNE. La sua parte superiore attaccata
al margine mediale del polo in-
feriore del rene, mediante il li-
gamento uretero-renale di Na-
varro .
L'uretere aderisce in tutta
la sua lunghezza al peritoneo.
Quando si scolla il peTitoneo pa-
1"ietale posteriore, l'uretm"e segue
i l peritoneo; nella regione pel-
vica l'uretere fissato soltanto
dalla sua aderenza al peritoneo
(cio dallo stretto superiore
fino al suo incrocio con le vie
genitali).
Pi in basso, fra questo in-
crocio e la vescica, l'uretere
contenuto in una ganga con-
nettivale, dalla quale qualche
volta difficile isolarlo. !'l
l>i>

B) RAPPORTI.

necessario studiare i rap- Fig. 92. - Proiezione sulla p arete addominale a nteriore,
dell'aorta addomin ale, del plesso solare e degli ureteri (schema ) (T.-J. )
porti dell'uretere nella regione l , rene; 2, bacinetto; 3, uretere: 4, a. aorta: 5, a. iliaca comune; 6, a. iliaca
lornbare, nella regione sacro- esterna; 7, a. iliaca interna; 8, tronco celiaco; 9, D . vago d i destra, che si divide
in due rami. l' uno destro e l 'altro sinistro, che si gettano nei gangli semilunari
iliaca e nella regione pelvica; grande splancnicoj
corrispondenti, formando con essi l'ansa. di \Vrisberg, sinistra e destra; lO,
Il, ganglio semilunare : 1 2~
ombelico. B~B:
TI.
linea orizzontale
poich ciascuno dei segmenti l -I, linea bi-iliaca che unisce
che passa per l'ombelico; C-C. linea che passa per J'apice delle creste iliache;
le due spine iliache a.nteriori e superiori; P , spina
dell'uretere, corrispondenti a del pube: la vertica le condotta da questo punto incrocia la li nea bi-iliaca nel punto
U; S-S, li nea che unisce le nove cartilagini costali; X -X, linea mediana; a, punto
queste regioni, ha una indivi- repere
di repere di Mac Burney; b, punto di repere del bacinetto (BAZY); c, punto di
della biforcazione dell'aorta; s, punto di repere del plesso solare (Roux);
dualit anatomica propria. punto di repere dell'uretere e della biforcazione dell'a. iliaca comune; CVI,
'U,
CVII, CVID, CIX, rr ex rispettivamente la. VI fino al.la XI costa.
Prima di studiare i rapporti
di ciascuno di questi segmenti,
accenneremo alla proiezione dell'Ul'etere sulla parete addominale anteriore e
sullo scheletro.

1. Proiezione dell'uretere sulla parete addominale anteriore (fig. 92). - La


proiezione dell'uretere sulla parete addominale anteriore pu venire rappresen -
tata nel modo seguente. L'estremit superiore corrisponde ad una linea oriz -
zontale che passa per l'estremit libera della XII costola. Un punto posto a
90 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

circa 4-4,5 cm lateralmente alla linea mediana completa il precedente dato.


La direzione generale dell'uretere indicata da una linea verticale che co-
mincia sull'arcata crurale, all'unione del terzo interno coi due terzi laterali e
sale verticalmente.
Il punto pi fisso dell'uretere sembra corrispondere alla curvatura iliaca.
Detto punto posto sulla linea orizzontale bi-iliaca, cio quella linea che unisce
le due spine iliache anteriori superiori. Secondo HALLE una linea verticale, che
salga partendo dalla spina del pube, taglia la linea bi-iliaca a livello dell'ure-
tere. Secondo SCHED, questo punto coincide con l'unione del terzo esterno con
il terzo medio di detta linea. A livello dell'angolo iliaco dell'uretere, gli ureteri
sono separati da una distanza di 5-6 cm nell'uomo; 7-8 cm, nella donna.
Lungo questo suo tragitto, classico, secondo BAZY, ricercare i punti dolorosi, corrispon -
denti all'uretere, quando esso sia malato (fig. 92).

2. Proiezione dell'uretere sullo scheletro (figg. 93 e 94). - La radiografia del-


l'uretere iniettato ha permesso di precisare i rapporti scheletrici di questo con-
dotto. Normalmente, l'uretere incrocia dall'alto in basso i processi costiformi
della III, IV e V vertebra lombare, a cm 1 e mezzo medialmente rispetto al loro
apice. In generale l'uretere si porta tanto pi medialmente quanto pi discende.
Pi in basso ancora l'uretere riposa sull'ala del sacro, poi incrocia, da dentro in
fuori, l'interlinea della articolazione sacro-iliaca. Esso supera quindi lo stretto
superiore, segue la parete laterale della piccola pelvi e corrisponde alla base della
spina ischiatica, che infine abbandona per raggiungere la vescica.
3. Regione lombare. - Qui i rapporti sono uguali tanto nell'uomo quanto
nella donna. L'uretere, a questo livello, posto sotto il peritoneo, in una guaina
speciale molto lassa, la quale in diretta continuazione, come sappiamo, con
la guaina perirenale. I due foglietti di questa guaina divengono sempre pi sottili,
via via che ci portiamo verso il basso e contengono con l'm'etere del tessuto
connettivo lasso, che comunica lungo questo condotto col tessuto connettivo
lasso delle regioni iliache e pelviche. L'uretere riposa, in diett'o, sulla parete mu-
scolare della fossa lombare, formata a questo livello dal muscolo grande psoas, assai
vicino alle inserzioni di questo muscolo ai corpi vertebrali. Il tendine del muscolo
piccolo p soas incrocia posteriormente l'uretere. Sopra la fascia iliaca, due nervi in-
crociano la faccia posteriore dell'uretere, il femoro-cutaneo e il gemito-femorale.
Pi profondamente e medialmente l'uretere corrisponde, come abbiamo gi visto,
al III, IV e V processo costiforme lombare.
Nella parte inferiore di questa regione l'uretere passa un po' lateralmente al piccolo trian-
golo di Marcille, limitato dalla V vertebra lombare medialmentc, dal margine interno del mu-
scolo grande psoas lateralmente, dal margine superiore dell'ala del sacro in basso. a tale
livello che si trova l'arteria ileolombare e il tronco lombosacrale.

I n avanti, l'uretere destro dapprima retro duodenale, mascherato dalla fascia


del Treitz, la quale nasconde a sua volta, al davanti dell'uretere, la congiunzione
fra la II e la III porzione del duodeno.
Organi uropoietici 91

In seguito ricoperto dal peritoneo parietale posteriore. Quivi si trovano due


piani vascolari, l'uno p08te1'iore (il piano dei vasi testicolari od ovarici che incro-
ciano obliquamente la faccia anteriore
della parte lombare dell'uretere, a li-
vello del margine superiore del bacino),
l'altro, ante1'iore, che rappresenta il piano
dei vasi dell'intestino.

F ig. 93. Fig. 9L

Fig. D3 . - Radiografia del bacinetto e dell' uretere (ED. PAPIN).


Fig. 94. - Radiografia del bacinetto e dell'ureter e (ED. PAPIN): esiste una curvatura anormale nel segmento lomboiliaco.
92 Libro undicesimo - Apparato ul'ogeni tale

L 'accolla mento dei mesocolon alla paret e addom inale posteriore (fascia. di Toldt) ap plica i
vasi del colon al davanti dell'Ul'etere. La disposizione di questi vasi varia a destra e a sinistr a .
A destr a l'art eria colica destra passa al davanti dell'uretere sotto il perit oneo . A sinistra l'ar teria
mesenterica inferiore, che h a direzione obliqua in basso e later almente, tende a d avvicinarsi
all'Ul'et ere sinistro, pur r estando mediaImente a d esso . Questa arteria emette un r amo, che si
13 4 2 5 6 3 20 7" IO' 7 IO

F ig. 95. - L 'ureter e nella parte lombare di destra, veduto in sito (T .J.).
stata tagl iata la met destra della parete addominale ed i lemb i sono stati portati in alto ed in basso . Inoltre il grande epip loon
stato parzialmente resecato e le anse dell'intestino tenne sono state spostate verso sinistra e si sono incisi gli organi e le formazion i che
si trovano al davanti dell'uretere: cio la porzione destra del colon trasverso ed il suo meso, la porzione discendente del duodeno, in
alto, e la terminazione dell'ileo e del mesentere, in basso; infine stato portato via il peritoneo parietale posteriore.
1, segmento lombare dell'uretere destro, con l' , parte iliaca, l" parte pelv ica dello stesso condotto ; 2, bacinetto destro; 3, v. cava
inferiore; 4, rene destro; 5, a. testicolare di destra; 6, v . testicolare di destra; 7, a. mesenterica superiore, con 7 / , 7", arterie coliche
destre; 8, n. genitofemorale ; 9, porzione orizzonta.le del duodeno e, punteggiata, la sua porzione discendente resecataj l O, colon trasverso
(la porzione tagliata rappresentata da una punteggiatura), con 10 / , il suo meso; Il , ileo, con l ", la sua porzione terminale (la por-
zione tolta rappresentata da una punteggiatura) ; 12, mesentere j 13, colon ascendente; 14, a. iliaca comune; 15, v. il iaca comune
16, a. iliaca interna ; 17, a. iliaca esterna; 18, cresta iliaca; 19, grande epiploon; 20, pancreas.

biforca in arteria colica sinistra e in arteria dell'angolo sinistro. N e deriva che t a nto il tronco
quanto i due r a mi di biforcazione p assano al davant i dell'uret ere sinistro. L a ven a mesenterica
inferiore trovasi fra l'ar teria omonima e l'm'et ere. Essa risale molt o in alt o ver so l'origine dell'ure-
t ere, per raggiungere la vena lienale (a1'co di Tnitz ).

.ilIecli aZrnente l'uretere in r apporto con i grossi vasi. E ssendo i due ureteri
simmetrici, l'aorta prevertebrale e la vena cava par avertebrale destra, ne risulta
che l'uretere di destra immediat amente vicino alla vena cava inferiore,
Organi uropoietici 93

mentre l'uretere sinistro pm lontano dall'aorta. Intorno ai grossi vasi, tro-


vansi i linfonodi, i gangli nervosi, le catene simpatiche lombari ed i plessi
nervosi periaortici.
Il solo rapporto laterale importante dell'uretere (a parte il colon) rappresen-
tato dal polo inferiore del rene.
9 3 9' 5 2 4 15 9 IO

Fig. 96. - Parte lombare dell'uretere di sinistra, veduto in sito (T.-J.).


La met sinistra della parete addominale stata tagliata ed i suoi lembi SOD O stati ripiegati. In seguito il grande epiploon stato
in parte tagliato, le anse dell'intestino tenue sono state portate verso destra ed stata resecata una parte degli organi e delle formazioni
che si trovavano posti al davanti dell'uretere, cio: la porzione sinistra del colon trasverso e dello stomaco, un segmento del sigma colico
ed una parte del peritoneo pal'ietale posteriore: le porzioni tolte sono rappresentate da punteggiature.
l, segmento lombare dell'uretere sinistro, con l', parte iliaca ed Y', parte pelvica dello stesso condotto; 2, bacinetto sinistro; 3, sto-
maco; 4, rene sinistro; 5, a. testicolare sinistra; 6, v. testicolare sinistra; 7, a. colica sinistra; 8, n. genito-femorale; 9, colon trasverso,
con 9', suo meso; lO, colon discendente; Il, sigma colico, con Il', suo meso; 12, anse dell'intestino tenue; 13, grande epiploon; 14, cresta
iliaca; Li, pancreas.

da notare inoltre che la parte superiore dell'uretere non si trova medialmente a questo
polo, ma piuttosto al di dietro. In questa zona l'uretere pu essere incrociato e piegato da
una arteria polare inferiore anomala.

4. Regione sacro-iliaca. - L'uretere passa successivamente sopra l'ala del


sacro e la sinfisi sacro-iliaca, prima d'incrociare i vasi iliaci.

Abbiamo gi segnalato precedentemente i rapporti mediati dell'uretere con il piccolo


triangolo di Marcille. I due ureteri, in questa porzione sacro-iliaca, sono fra loro separati dalla
94 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

regi one te1'1nino-a01tica (CHALIER e MURARD), sul cui fondo p assano la grossa vena iliaca comune
sinistra e, al di sotto di essa, l' arteria e la vena sacrali medie e infi ne l'origine d el nervo
presacrale .

Lateralmente l'uretere, a destra, in rapporto, con il segmento ileo-ceco- appen-


dicolare dell'apparato digerente, mentre a sinistm in rapport o con l'origine
del colon iliaco .
L'uretere dunque incrociato anteriormente d ai vasi p ertinenti (vasi intraperitoneali) a queste
porzioni dell'intestino. I differenti meso di
questi segmenti intestin ali entrano neces-
sariamente in rapport o con l'metere. A
destra, il mesentere, la cui terminazione,
sotto il nome di piega mesentericoiliaca,
limita medialmente la piccola fossa re-
trocecale. A sinistm, il mesosigma. Si
sa che le dimensioni di quest' ultimo va-
riano a seconda del suo grado di evolu-
zione; qua ndo la sua r adice primitiva sia
fissa, dove ha termine l'arteria mesen-
terica inferiore, la su a radice secondaria,
obliqua in b asso e medialmente, posta
pi o meno in basso secondo il grado
di unione del meso iliaco sinistro. Questa
radice secondaria , nella quale general -
men te si trova l'ar teria sigmoidea sini-
stra o superiore, incrocia in avant i l ' ure-
tere sinistro esattamente prima che l'Ul'e-
Fig. 97. tere incro ci i vasi iliaci. Nel caso di unio -
L ' m'et ere sinistro eel i suoi r apporti con i vasi t esticolari ne normale bisogner dunque alzare in
oel ovarici e con l'arco vascolare elel Treitz (T.-J .).
l , arco vascolare del Treitz, con l', porzione di questo arco formata alto il mesosigma per vedere questo in-
dalla v. mesenterica inferiore e l", porzione formata dall'a. colica sini- crocio ricoperto dal peritoneo p arietale
stra superiore; 2, peduncolo del relle sinistro; 3, a. testicolare sinistra;
4, v . testicolare sinistra; 5, fClle sinistro; 6, ghiandola surrenale sinistra; posteriore. Si constater allora, medial -
7, pancreas; S, angolo duodenodigiunale, con 8', porzione iniziale del di-
giuno, uncinata medialmente ; 9, a. mescllterica superiore; l O, a. aorta; mente a questo incrocio, l'orificio d'in-
Il, a. mesenterica inferiore; 12, piega limitante la fossetta duodenale supe- gresso del processo sigmoideo. Se l'unione
riore: una sonda scanalata infilata in questa fossetta.
del mesoiliaco pi accentuata , si
obbligati, p er vedere l 'uretere a questo
livello, o ad attraversare il mesosigma rischiando di ledere i vasi che esso contiene, o scollarlo .

L'area di incrocio dell'uretere con i vasi iliaci, incrocio che sottoperi-


neale, h a interessato numerosi ricercatori (fig. 98) . Dato che gli ureteri sono
simmetrici, in rapporto alla linea mediana, e che la biforcazione dell'aorta
un po' spostata a sinistra, facile comprendere come l'uretere destro passi al
davanti dell'origine dell'arteria iliaca esterna mentre l'uretere sinistro incroci la
parte terminale dell'arteria iliaca primitiva.
Non c' ragione di insistere oltre misura sulle cifre d ate d a LuscHKA, ALTucHoFF, CHALIER
e MURARD: meglio dire che l'uretere posto a 2 Yz cm dal promontorio .
Lateralmente all'uretere corrono i vasi testicolari od ovarici. l\1edialmente ad esso corre il
tronco lombo-sacrale verso il basso per raggiungere il plesso sacrale, mentre il ner vo otturatore
si affonda sotto i vasi iliaci interni e la catena del simpatico resta applicata d avanti al sacro.
Organi uropoietici 95

5. Regione pelvica. - I rapporti dell'uretere nella pelvi sono necessaria-


mente molto differenti, nell'uomo e nella donna. Inoltre necessario distinguere
una pt'ima porzione parietale, fissa, ed una seconda porzione viscerale, mobile.

A) L'URETERE PELVICO NELL'UOMO. - a) Segmento parietale. - L'uretere,


come abbiamo gi detto, dopo aver incrociato i vasi iliaci, descrive una curva.

2-- - -

74

3-- - -

8- -

Fig. 98. - Arteria iliaca interna di destra . Rapporti di quest a arteria col plesso sacra le e con l'uret ere (GRGOIRE).
1, a. aorta ; 2, a. iliaca comune ; 3, a. iliaca esterna ; 4, a. iliaca in terna; 5, a. glutea ; 6, a. ischiatica; 7, a. pudenda. in terna; 8, a. ot-
turatoria ; 9, a. ombelicale; lO, Il , arterie viscerali ; 12, a. sucl'ale laterale ; 13, a. sacl'ale media ; 14, a. ileo-lombare ; 15, plesso sacl'ale;
15', tronco lombo-sacl'ale ; 16, uretere.

Oi lo rende laterale e non pi posteriore. Oorre lungo la parete laterale del ba-
cino, tappezzata dai muscoli otturatore interno ed elevatore dell'ano, ricoperti
dalla fascia pelvica. Tra la parete e l'uretere si trovano dei vasi: l'uretere
incrociato (specialmente a destra) dall'origine di alcuni rami delle arterie om-
belicale ed otturatrice (fig. 99).

Nell'angolo, aperto in avanti, formato sulla parete pelvica laterale dai vasi iliaci esterni
(in alto) e dall'arteria ombelicale (in basso), si trovano dei linfonodi, che possono avere in pa
tologia una grande importanza. Questo angolo trasformato in triangolo dal condotto deferente,
96 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

che ne forma il lato anteriore. Al di sotto dell'arteria ombelicale e al di sopra dell' arteria
ottul'atoria, appare il nervo otturatorio. L'Ul'etere medialmente in r apporto, pi o meno im-
mediato, col retto . Quando il retto sia dilatato, allora la sua parete laterale pu venire a contatto
coll'm'etere. Il rapporto particolarmente intimo a sinistra, ove la parete laterale dell'ampolla
rettale costeggiata dall'Ul'etere per p arecchi centimetri, creando qui un rapporto di grave p eri-
colo nel caso di particolari affezioni. Per tali ragioni la ispezione rettale pu servire al repe-
rimento di eventuali calcoli dell'uretere pelvico.

b) Segrnento viscemle. - Questa porzione dell'uretere prende il nome di


ureteTe juxtavescicale (ROCHET) e decorre nella parte posteriore della regione
latero - vescicale. Questa
regione, a forma di doc-
cia, non altro che il
corno posteriore della ca-
vit di Retzius.

La vescica in dietro te-


nuta ferma da due ligamenti
posteriori, i quali fanno parte
delle lamine sagittali del ba-
cino (ligamenti sacro -pubo-ge-
nitali). Il liga mento posteriore
della vescica incrocia la fac-
cia laterale della vescichetta
seminale; per l'm'etere r ag -
giunge la vescica in alto e
lateralmente a questo liga-
mento. noto che questo
ligamento posteriore della ve-
Fig. 99. - L 'nretere pelvico. Porzione discendente. scica essenzialmente costi-
I, a. e v. iliache comuni; 2, a. e v. iliache esterne ; 3, a. e v. iliache interne; 4, a. ileo-
tuito da un peduncolo vasco-
lombare ; 5, a. sacrale e laterale ; 6, a. glutea; 7, a. otturatoria ; 8, a. ischiatica; 9, a. plldenda lare (F ARABEUF) e soprattut-
interna ; lO, m. ileopsoas; Il, m. otturatore interno ; 12, m. piriforme ; 13, n. femorale ;
14, plesso sacrale ; 15, simpatico sacrale ; 16, vasi testicolari ; 17, uretere; 18, a. ombeli- to da un peduncolo nervoso,
cale. con 18', a. vescicale. proveniente dal plesso ipoga -
strico (LATARJET). La trama
connettivale, che avvolge questo peduncolo vascolo-nervoso, si addensa progressivamente in-
torno all'm'etere iuxtavescicale.

L'uretere, nella porzione del tutto terminale, ha un tragitto molto corto


(intervescico-seminale), prima di penetrare nella parete vescicale. Esso separato
dalla corrispondente vescichetta seminale tramite l'unione dei due foglietti peri-
toneali, residui del cuI di sacco intervescico -seminale. Il condotto deferente, per
raggiungere il t riangolo interseminale, incrocia l'm'etere passando davanti e me-
dialmente alla sua terminazione. Esso passa poi fra uretere e vescica (fig. 101).
Al momento di penetrare nella vescica l'uretere contornato da un'ansa
nervosa, con concavit posteriore, formata dai due nervi uretero-vescicali (me-
diale e laterale di Latarjet), che innervano il condotto in collaborazione con il
nervo principale, proveniente dal nervo ipogastrico.
Organi uropoietici 97

B) URETERE PELVIOO NELLA DONNA. - Nella donna l'uretere presenta, come


nell'uomo, una porzione parietale ed una porzione viscerale. Quest'ultima pu
anche essere suddivisa, in rapporto al ligamento largo, in porzione sottoligamen-
tosa e porzione preligamentosa; la porzione parietale sempre retroligamentosa.

Fig. 100. - Modo di terminare dell'arteria genito-vcseieale (secondo L uys ).


Ve., vescica; R, retto; Per., peritoneo del cavo vescico-rettale, aperto e ripiegato; .dp. P.p., fascia pl'ostato-peritoneale, rivolta in
dietro. l, l', canali deferenti, destro e sinistro; 2, vescichetta seminale sinistra, piegata in avanti; 3, vescichetta seminale destra, in posto;
4, 4', m'eteri, destro e sinistro; 5, 5', rami arteriosi genito-vescicali destro e sinistro; 6, 6', uno dei rami vescico-prostatici; 7, 7', ramo
vesciculo-deferenzia.lej 8, ramo dell'a. rettale superiore; 9, 9', arterie rettali medie destra e sinistra; lO, a. vescicale posteriore, nata
dall'a. rettale media.

a) Pot'zione parietale o retroligarnentosa (fig. 103). - Come nell'uomo, l'ure-


tere separato dalla parete pelvica dai rami anteI'iori dell'arteria ipogastrica
(specialmente a destra: arteria ombelicale, arteria otturatrice, ecc.) e dal nervo
otturatorio.

A tale livello l'arteria uterina contorna la faccia laterale dell'm'etere, per passargli in seguito al
davanti. L'ovaia, posta nella fossetta ovarica, dove tenuta in sito dal suo ligamento sospensore,
ricopre l'uretere col suo margine posteriore. Se l'ovaia ptosica, allora la faccia laterale del
7 - TESTUT E LATAR.TET, Anatomia umana, VI.
98 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

l'ovaia, che a contatto dell'uretere. Medialmente l'uretere entra in contatto del retto come
nell'uomo, pur rimanendogli un poco pi distante.

b) Porzione sottoligamentosa. - L'uretere, restando aderente alla faccia


profonda del foglietto posteriore del ligamento largo, ne raggiunge la base.

Fig. 101. - L'incrocio dell'uretere,


vicino a lla vescica, con la porzione t erminale del condotto deferente (secondo Luys).
Ve., vescica ; Ur' J uretere ; V.S. , vescichetta seminale; C.D. , canale deferente ; Pr. , prostata ; C.Ei ., condotto eiaculatore.

separato dal piano muscolare pelvico di circa 2-3 cm; poi si approfonda nella
guaina ipogastrica.

Questa guaina accompagna l'uretere fino alla vescica, per circa 4 cm . Rammentiamo che in
questa guaina ipogastrica si trovano, con gli elementi vascolari e nervosi, che descriveremo,
cellule muscolari sottoperitoneali.
L'arteria uterina, che ha di gi incrociato l'uretere, si dirige nella base del ligamento largo
(lJammct?'io) quasi orizzontalmente verso l'istmo dell'utero. L'arteria incrocia il canale, passandogli
davanti. L'incrocio lungo e l'arteria sinuosa. Lateralmente all'inc?'ocio, dall'arteria ute-
rina si stacca l' a?te?ia vaginale ltmga, se non origina direttamente dall'arteria ipogastrica;
questa arteria di conseguenza, resta lateralmente e al di sotto dell'm'etere; meclialmente
all'incTocio, l'arteria uterina d origine all'aTte?'ia ce?'vico-vaginale, i cui rami inferiori si
portano al davanti del condotto; a livello dell'incTocio l'arteria uterina fornisce qualche
piccolo ramo all'uretere. L'incrocio dell'arteria uterina e dell'uretere stato oggetto di nu-
Organi uropoietici 99

merose ricerche, perch la legatura dell'arteria durante una isterectomia deve necessariamente
escludere l'uretere, Per la rispettiva disposizione di questi due elementi tale, che la trazione
dell'utero, verso l'alto li allontana
(isterectomia a ddominale) , mentre
la sua trazione verso il basso spin-
ge l'Ul'etere contro la parete pelvica
(isterectomia vaginale), soprat-
tutto nel corso di isterectomia per
carcinoma (operazione di Werth-
eim) che l'Ul'etere viene minacciato
durante l 'apertUl'a del parametrio ,
Tra l'arteria uterina e l'uretere
decorrono la vena o le vene ute-
rine anteriori; dietro l'Ul'etere de-
corre, disposto in un plesso volu-
minoso, il plesso venoso delle vene
uterine posteriori,
Medialmente e al di sotto del-
l'm'etere troviamo la lamina ner-
vosa ipogastrica come nell'uomo,

L'uretere dista 1 cm dal


collo dell'utero; il sinistro
pi vicino di quello destro ,
I fornici laterali della vagi-
na trovansi a 15 mm dalla
porzione Ul'eterica sottoli-
gamentosa. Un calcolo incu-
neato a questo livello nel-
l'uretere pu passare attra-
verso una fistolizzazione nella
vagina,
c) Porzione preligamen-
t08a o juxtave8cicale, - L'ure-
tere si avvicina al fornice
Fig. 102.
anteriore della vagina ove L'uret el'e p elvico , veduto in una sezione frontale del bacino
concorre a delineare il cos (soggetto congelato, segm ento anterior e della sezione) (T.-J.).
La sezione passa in corrispondenza dell'estremi t posteriore del bulbo, del foro
dett o triangolo di P awlick, otturato, della cavit cotiloidea e dell a articolaz ione sacro-i liaca. Questa sezione
interessa l'm"etere pelvico in quasi tutta la sua lunghezza.
In questa regione, vicino alla l, uretere pelvico, con 1', parte terminale ; }", porzione trasversale; l''', por-
vescica, l'uretere posto nel zione vescicale; 2, a. iliaca interna; 3, v. iliaca interna ; 4, articolaz ione sacro-iliaca ;
5, osso iliaco; 6, testa del femore; 7, parete posteriore della vescica, sfiorata dalla
setto vescico-vaginale, sezione. La cavit vescicale rimasta intatta ; S, anse intestinali ; 9, prostata j
lO, estremit posteriori del bulbo ; I l, m. elevatore dell'ano ; 12, osso ischioj 13, peri-
toneo parietale; 14, spaz io della pelvi sotto il perit,oneo ; 15, di aframma urogenitale;
16, ID. otturatore interno; 17, sacro ; 18, condotto deferente.
Riscontriamo qui le arterie
vescico -vaginali, cervico -vaginali
e va,g inale. Grossi plessi venosi sono sempre presenti, ma possono essere un po' meno accollati
all'Ul'etere che non a livello della base del ligamento largo .
Circa la lamina nervosa ipogastrica essa presenta la stessa disposizione che nell'uomo;
posta medialmente al piano vascolare.
100 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

6. Porzione vescicale. - Chiamato anche segmento intramumle, questo stato


oggetto di pazienti ricerche da p arte di R. GAYET (1936), le cui conclusioni noi
qui appunto esporremo. Gli ureteri, a livello della loro penetrazione nella vescica,
sono fra loro distanti 4 centimetri. N ella donna il punto di penetrazione 2 o
3 cm sotto l'orificio dell'utero. Nell'uomo 2 o 3 cm al di sopr a della prostata.

F ig. 103. - I vasi del liga m ento largo e l' uret cre pelvico (T.-J.).
stata fa.tta una sezione med iana sagittale: poi I in met. della sezione (quella che r appresentata nella fig ura) il Iigamcllto largo
stato portato via in corrispondenza del foglietto anteri ore, Qve stata fatta una fi nestra.
1, ligamento largo (foglietto posteriore) ed l ', mesosalpinge; 2, t uba; 3, utero ; 4, parete del fornice an teriore della vagina; un n sond a
scanala.ta infilata nella cavit del cavo e la sua estremit viene a sollevare la parete in vicinanza deU'uretere ; 5, vescica, con 5', ori-
ficio uretera le destro; 6, retto ; 7, m. elevatore dell'ano; S, m. otturatore interno; 9, cieco, con 9', appendice cecale, unci nata lateralmente ;
l O, uretere ~ Il, ovaia; 12, a . iliaca estern a; 13, v. iliaca esterna; 14. a . ovarica, con 14', a. della tuba ; 15, a. iliaca interna; lC, a . ute-
rina, con 16', anastomosi con l'a. ovarica; 16", rami vescicovaginali ; 16''', ramo per illigamento rotondo; 17, a . otturatori u ; 18, n. ombe-
licale, con porzione chi usa d i questa arteria (18'); 19, a. vescicale superiore; 20, a . epigastrica inferi ore, con 20', a. del ligamento
rotondo ; 21, a. iliaca comune ; 22, cavo retto-uterino.
Organi uropoietici 101

A questo livello l'uretere descrive un angolo molto netto che d al suo tra-
gitto una diJ'ezione obliqua in basso, medialmente ed in avanti. Dopo un leggiero
ristringimento, istrno, il tratto dell'uretere che attraversa la parete vescicale
presenta una piccola dilatazione ampollare, che con un orificio puntiforme si
apre nella vescica (rneato UTe-
temle). Qui le mucose, vesci-
cale e ureterale, si continuano
l'una nell'altra.
Secondo DRAGONAS esiste-
rebbe un segmento sottomu-
coso dell'Ul'etere. In realt
l'uretere estremamente breve
e l'orificio mucoso pratica-
mente a livello dell'uscita del-
l'uretere, fuori della parete
muscolare della vescica. Esiste
quivi una leggiera sopraeleva-
zione ed una valvola mucosa,
particolarmente interessante
dal punto di vista fisiologico.
I rapporti tra la parete mu-
scolare vescicale e l'uretere
sono stati lungamente discussi.
Per alcuni AA. l'uretere perde
ogni individualit; per altri
(CORDIER e GAYET), esso man-
tiene le proprie fibrocellule mu-
scolari, senza per che queste,
divenendo circolari, costitui- F ig. 104. - U r et er e p elvieo d ella d onna, veduto dall'ava nti.
scano uno sfinteTe. Non vi l, retto; 2, utero, con 2', collo ; 2", tuba ; 3, vescica; 4, uret ra ; 5, vagina ;
6, uretere destro; 7, a. e v. iliaca COllune; S, a . e v . iliaca in terna; 9, a . e v. iliaca
scambio tra le fibrocellule mu- esterna ; l O, a . uterina; Il, vasi e nervi otturatori ; 12, vasi utp,ro-ovarici; 13, m.
psoas; 13", m. iliaco ; 14, n. femorale ; 15, foglietto posteriore delligamento largo ;
scolari della vescica e quelle 16 , cavo vescico-uterino ; 17, spazio superi ore compreso fra la pelvi ed il retto;
dell'uretere: tra di esse s'in- 18, fossa ischiorettale; 19, osso ischio; 20, cavit cotiloideaj 21, pelle del perin co.
terpone una guaina cellulare,
pi o meno marcata, che W ALDEYER aveva qualificato come guaina lintatica.
I due orifici ureterali nella vescica si trovano in vicinanza dei due angoli su-
periori del trigono (fig. 105). La loro forma varia secondo gli individui e sono
fra loro distanti da 21/ 2 a 3 cm, a seconda dello stato di replezione della vescica.

7. Anomalie dell'uretere. - Le anomalie dell'uretere sono abbastanza fre-


quenti.

Le turbe di evoluzione pi frequenti consistono nello sviluppo esagerato delle ramificazioni


della porzione cr aniale dell'uretere primitivo (vedi pago 108). Quindi la bifidit l'anomalia
pi frequente. Si possono trovare Ul'et eri bifidi unilateralmente (fig . 105), Ul'eteri bifidi bila-
Organi uropoietici 103

teralmente (fig. 106) e la duplicit pu essere completa. Furono osservati ureteri con due orifici
da un sol lato della vescica (fig. 107).

C) [STRUTTURA DELLE VIE DI ESCREZIONE DEL RENE]


(calici, pelvi, uretere).

Preferiamo trattare insieme la struttura di queste vie per la loro somiglianza


strutturale e per la loro comune origine, a differenza di quanto abbiamo fatto
macroscopicamente per esigenze di forma e per esigenze topografiche. Ci limi-
teremo perci a studiare i seguenti str ati complessivamente, dando in pi qualche

Fig. 107. - Anomalia degli orifici ureterali, disegnata da l n atura le (Luys).


A sinistra, esistono due orifici ureterali. A destra, l'uretere normale.

notizia regionale, l dove risulti necessario. Esamineremo perci: a) la mucosa;


b) la sottomucosa; c) la muscolare; d) l'avventizia.
a) J.l lucosa. - La mucosa formata dall'epitelio e dalla lamina propria.
IX) Epitelio. A partire dalle parti pi periferiche delle piramidi, non solo
per i calici e per la pelvi, ma anche per l'uretere, si tratta sempre di un epitelio di
transizione, tipico. Rimandiamo per maggiori dettagli ai trattati di Istologia;
ricorderemo solamente che l'epitelio di transizione del tipo composto e che
caratterizzato, schematicamente, dalla presenza di tre strati cellulari: uno
strato superficiale di cellule ad ombrello o a testa di fungo, uno strato medio
di cellule a clava, uno strato profondo o basale di cellule poliedriche. Questo
aspetto si osserva solo nel viscere contratto o poco disteso e si attenua e
scompare nella forte distensione, poich le cellule dello strato intermedio si
incuneano tra quelle dello strato profondo e le cellule dello strato superficiale
si appiattiscono; l'epitelio sembra allora pavimentoso bistratificato. In tal modo
viene assicurata la presenza di un rivestimento completo anche durante la
estrema dilatazione del viscere. I caratteri sopra descritti sono meno accen-
tuati nei calici, ma diventano sempre pi evidenti via via che si passa nel baci-
netto e nell'uretere, nell'epitelio dei quali si possono trovare qualche volta delle
perle epiteliali, che si approfondano, a guisa di ghiandole prive di lume, nel tessuto
connettivo della lamina propria. Non sappiamo attribuire loro alcun significato
preciso. Spesso le cellule dell'epitelio, specialmente quelle dello strato pi su-
104 Libro undicesimo - Appar ato urogenitale

perficiale, posseggono due nuclei; qualche volta contengono goccioline di grasso.


Possono mostrare una specie di cuticola alla superficie libera. Tutte o quasi
tutte sono provviste di apparati di chiusura con l'aspetto microscopico di spine.

Secondo recenti osservazioni al M.E. (Hicks, 1966) le cellule superficiali dell'epitelio di tran-
sizione della vescica e dell'uretere, nel ratto, presenterebbero, verso il lume dell'organo, una
membrana cellul are pi spessa
che di norma (115 A invece di
75 A). Questa membrana cellu-
lare superficiale, invaginandosi
verso il citoplasma sottostante,
produrrebbe sia delle vescicole
a parete spessa, destinate a tra-
sformarsi, confluendo tra di
loro, in vacuoli autofagici, sia,
nell'organo retratto, delle inse-
nature profonde, che, aprendosi
H-1~c-!'';-'<;=--''''~''r~..,- -.5 nel corso della distensione, per-
metterebbero l'aumento della
superficie cellulare. A livello del-
l' apparato di Golgi delle cellule
superficiali avverrebbe inoltre
una continua produzione di ve-
scicole fusiformi a pareti spesse,
che, migrando verso la mem-
brana cellulare, si fonderebbero
con essa, entrandone a far par -
te, quando si distende.

~) Lamina propria.
Formata da connettivo
denso, con poche fibre ela-
stiche, la lamina propria
costituisce uno straterello
abbastanza sottile e omo-
geneo nella zona spettante
ai calici ed alla pelvi, dove
[Fig. 108]. - Sezione longitudinale che interessa il pnnto di riflessione pu sollevarsi in piccole
dell'epitelio che ricopre il calice con qnello che riveste la papilla l'enale
(da VON MOLLENDORFli'). creste. pi spessa nel-
l, epitelio; 2, strato di illuscolatura liscia longitudinale; 3, strato di muscolatul'a
liscia circolare; 4, avventizia ; 5, ll. sfintel'e della papilla; 6, papilla. l'uretere e le sue fibre colla-
gene hanno vario decorso .
La lamina propria si continua nello strato sottostante senza confini netti.
Interessanti, perch molto discussi, sono i suoi rapporti con l'epitelio. Se-
condo alcuni AA. detti rapporti sarebbero cos intimi, che appendici della la-
mina propria potrebbero spingersi, per un certo tratto, tra le cellule pi basali
dell'epitelio. Ne risulta pertanto una particolare compenetrazione fra i due strati.
b) Sottomuoosa. - Sottile nei calici e nella pelvi, pi spessa nell'uretere.
Abbiamo detto che il passaggio della lamina propria nella sottomucosa gra-
Organi uropoietici 105

duale. Infatti la vediamo


comparire gradatamente in
quantit maggiore o mi-
nore a seconda delle zone.
formata da tessuto con-
nettivo lasso.
c) Tunica muscolare.
- In vicinanza dell'orlo
dei calici abbiamo uno
strato circolare, triango-
lare in sezione, che avvolge
i calici, facendoli forte-
mente aderire alla corri-
spondente piramide, sulla
quale secondo taluni .AA.,
potrebbe in qualche modo
agire. Si tratterebbe allora
di un vero e proprio mu-
scolo sfintere della papilla
(fig. 108), la cui impor-
tanza funzionale non ci
ancora ben nota. L'abbon-
danza di fibrocellule mu-
scolari all'origine del ca-
lice comunque sorpren-
dente, in aperto contrasto
con le parti sottostanti,
dove le cellule muscolari
sono molto scarse con
aspetto plessiforme. N el-
l'uretere, dove la tunica
muscolare meglio svilup-
pata, vengono descritti di
solito i seguenti strati: uno
strato interno, formato da
fasci ad andamento longi-
tudinale; uno strato me-
dio, a fasci circolari ed,
almeno a partire da una
certa altezza ( presente
sicuramente nel terzo in-
feriore dell'organo), un ter-
zo strato ad andamento [Fig. 109]. - Schem a a tto a dimostra re la dist ensibilit degli met eri:
longitudinale. a, contra tto; b, dist eso (da VO N MOLLEN DORF1' ).
106 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

d) Avventizia. - L'avventizia appare formata da tessuto connettivo lasso


con sottili fibre elastiche e confina con l'ambiente connettivale circostante. Con-
tiene i grossi vasi, i ner vi e le principali loro diramazioni. Abbiamo visto che in
corrispondenza dei calici si continua nella tunica fibrosa del rene. Secondo
alcu:ni AA. accompagnerebbe l'uretere nella p arete vescicale (vedi pago 137).
Riassumendo dobbiamo richiamare l'attenzione sulla plasticit della parete
dell'uretere, per cui il suo diametro pu adattarsi a diverse ampiezze. La musco-
latura ad andamento circolare quella
5
che pi sensibilmente si modifica come
si pu vedere nella fig. 109. Sui rap-
porti della muscolatura dell'uretere con
quella di almeno una parte della pa-
rete muscolare della vescica, vedi la
fig. 110.

D) VASI E NERVI.

1. Arterie. - Come gi noto da


tempo (LATARJET e LAROYENNE, 1908),
l'uretere riceve delle arterie lunghe e
delle arterie corte (fig. 111).
a) A 'rterie lunghe. - Le arterie
lunghe o arterie principali sono rap-
presentate dalla arteria ureterale supe-
Fig. 110 . - Modo di terminare dell'uretere nella vescica
riore e dall'arteria ureterale inferiore.
(fanciullo di dieci anni, vescica vuota).
l, uretere del lato destro; 2, sbocco nella vescica ; 3, trigono del
L'a1'te?'ia U1'etemle sU1Je1'iore proviene dal
Lieutaud; 4, collo della vescica; 5, parte bassa della vescica ;
tronco o da uno dei rami di biforcazione del-
6, fibre circolari dell'm'etere; 7, fibre longitudinali esterne, con
7', fascio superiore; 7", fascio inferiore; 7"', fascio medio, spar-
l' arteria renale. Dopo un tragitto di circa 3 cm
pagliato a ventaglio sulle fibre proprie del trigono; 8, mucosa vesci-
cale, isolata e sollevata. raggiunge l'Ul'etere e si divide in un ramo
ascendente (che risale sulla faccia anteriore
della pelvi) e in un ramo discendente, che discende fino a livello del punto ove questo ramo
incrociato dall'arteria testicolare od ovarica. L'arteria ureterale superiore si anastomizza, a
questo livello, con un breve ramo nato da questo vaso,
L'm'te1'ia ~t1'eterale infe?'io1'e nasce sovente dall'arteria iliaca interna , vicino alla biforcazione
dell'arteria iliaca comune. Raggiunge l'uretere al di sotto dello stretto superiore, lungo il suo
margine interno. Si divide in due rami, ascendente e discendente, che si anastomizzano con
i rami delle porzioni sopra e sotto stanti.

b) Arterie brevi. - Le arterie brevi sono formate da rami, che provengono


dall' arteria testicolare od ovarica e dall'utero-ovarica.

Questi rami ureterali mediali, cos chiamati perch raggiungono l'uretere medialmente, hanno
un tragitto di cm 1-3 nel tessuto connettivo sottoperitoneale, correndo il p ericolo di essere lesi
quando si dissechi l'uretere dalla sua faccia anteriore, Si anastomizzano da una parte con
l'arteria ureterale superiore, dall'altra con quella inferiore,
Organi uropoietici 107

La porzione t erminale dell'uretere riceve i vasi dall' art eria vescicale inferiore, dall'arteria
deferenziale (nell'uomo), dall'arteria uterina (nella donna ).

[Tutti questi r ami arteriosi, giunti nella tonaca avventizia, si dividono ri-
petutamente ed in gran parte penetrano nella t ela sottomucosa, dove formano

Ao,

A.sp.

2 - -- - -n

"'--__ A.il.p.

~if--- Ree,
A. il. i._ ----:-"=<:

F ig. 111. F ig. 11 2.


Fig. 111. - Veduta d'insieme della vascolarizzazione art eriosa dell'm'etere nell'uomo
(L AT ARJ E T e LAROYENNE ) (semischematica).
AD., a. aorta; A.T" a. renaIe ; L1..sp., a. testicolare; A .il.p., a. iliaca comune ; A.il.ex. , a. iliaca esterna; A .il.i. , a. iliaca interna;
R. , renc; Rec., retto ; Ve., vescica ; l, a. ureterale superiore; 2, arterie ureterali provenienti dall'a. testicolarcj 3, a. ureterale inferiore;
4, a. uretero-vescicale (vescicale inferiore); 5, arcata extrarenale.
Fig . 11 2. - Rapporti dei vasi arteriosi dell'uret er e con la sua avventizia.
Ur., ureterej 1, guaina dell' uretere; 2, 2', a. ureteralcj 3, divisioni arteriose che decorrono sotto l'avventizia.

una rete a larghe maglie, sviluppate specialmente secondo la lunghezza del


condotto.
Da quest a rete nascono piccoli vasi ar t eriosi che si portano verso la mucosa,
dove formano una rete sotto epiteliale, specialmente evidente in corrispondenza
108 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

delle cr este, che percorrono longit udjnalment e il lume dell'uret er e. Dalla r ete della
sottomucosa part ono di solit o anche ramuscoli che irrorano la tunica muscolare].

2. Vene. - Decorrono lungo le


arterie formando una via anastomo-
tica fra i r ami di origine della vena
cava inferiore e le vene renali.
[Le vene della porzione superiore
dell'uretere gettano il sangue nel-
l' arco v eno so p erir en ale. Quelle
che provengono dal sistema venoso
della sottostant e parte addomina-
le dell'uretere sono t ributarie dei
plessi spermatico interno (nell'uo-
mo) e ovarico (nella donna) . Le
vene, che provengono dalla parte
pelvica dell'uretere, si gettano in
varie vene appartenenti al sistema
ipogastrico] .

3. Linfatici. - I linfatici del ca-


nale escretore del rene [sono ora ab-
bastanza conosciuti, quantunque la
loro sistematizzazione dia luogo a
qualche incertezza].

Gi SAPPEY, dopo aver iniettato i lin-


fati ci dell'uretere nel cavallo, ha cercato di
metterli in evidenza in altri mammiferi e
nell'Uomo . Del resto n ello stesso cavallo li
h a trovati soltanto nella tonaca muscolare .
SAKATA (1903) li h a nuovamente iniett ati
col metodo di Gerota. Ma anche esso ha
p ot uto osservare soltanto la r ete muscolare.
Secondo alcuni AA . m olto probabile che
F ig. 11 3.
la mucosa dell'ureter e possieda dei linfa-
Vasi dell'uret ere. A destra sono rappresentate le art erie; t ici come le altre muccose ; per, come p er
a sinistra i vasi linfatici (schematica). quella vescicale, questo dato n on sarebbe
La parte che riguarda le arterie deve essere modificata ancora dimostrato .
secondo la figura 11 1.
l , rene con i suoi vasi ; 2, bacinetto; 3, uretere e la sua rete linfatica,
con a, porzione superiore posta a.l di sopra del suo incrocio con
l'a. genitale (testicolare nell'uomo, ovarica nella donna); b, porzione P ossiamo nel complesso dire, ch e
media, posta tra l'incrocio predetto e l'a. iliaca comune; c. porzione
inieriore o pelv ica; 4, vesc ica; 5, utero; 6, a. aorta ; 7, v. cava infe- i vasi linfatici del canale escretore
riore; 8, a. iliaca comune; 9, a. iliaca esterna; l O, a. il iaca interna;
I l, a. ovarica; 12, a. uterina ; 13, arterie vescica li. A, linionod i giusta- del rene occupano t ant o la t unica
aortici superiori; B, linfonodi giustaaortici in feriori; C. linfonodi ipo-
gastrici; D, linfonodi che decorrono lungo l'a. iliaca comune. muscolar e quant o quella avvent izia .
Organi uropoietici 109

Formano qui una rete a maglie grandi ed irregolari, che si allacciano, pi


o meno, con le maglie della rete sanguigna; essi entrerebbero in rapporto, in alto
coi vasi linfatici del rene, in basso con quelli della vescica.
I tronchi ed i tronchicini, che si formano si dividono in tre gruppi: superiore,
medio ed interiore. I linta,tici superiori provengono, come indica il loro nome,
dalla porzione superiore del canale, dalla sua origine fino al punto di incrocio
con i vasi testicolari od ovarici. Essi si portano ai gangli iuxtaaortici oppure si
riuniscono in tronchi che escono dal rene all'altezza dell'ilo. I linfatici del baci-
netto fanno capo assai spesso a un linfonodo situato posteriormente, il linfonodo
retropelvico, il quale, del resto, invia i suoi rami efferenti ai linfonodi iuxta-
aortici. L'insieme di questi linfatici occupa lo strato cellulare, che unisce
l'uretere al piano prevertebrale e che GRGOIRE chiama rneso uretero-lombare.
I lintatici medi nascono dalla porzione media dell'uretere, dove esso incro-
ciato dai vasi testicolari od ovarici fino all'a. iliaca primitiva. Essi vanno in
parte ai linfonodi aortici anteriori, in parte ai linfonodi ipogastrici (a quelli
specialmente che si trovano posti all'angolo di biforcazione dell'arteria iliaca
primitiva). SAICATA ha veduto un certo numero di linfatici, provenienti dalla
mucosa, gettarsi in un gruppo di linfonodi che costeggiano l'a. iliaca primi-
tiva. I linfatici inferiori infine, provengono dall'uretere pelvico. Fanno capo ai
linfonodi ipogastrici.
Riassumendo, i linfonodi regionali del canale escretore del rene sono: l nel-
l'addome, i linfonodi iuxtaaortici; 2 nel bacino, i linfonodi ipogastrici.

4. Nervi. - I nervi dell'uretere provengono principalmente dai nervi del


rene e dal plesso ipogastrico (LATARJET e BONNET, LATARJET e BERTRAND).
a) Nervo principale s~~periore. - La parte superiore dell'uretere riceve
uno o due filuzzi assai sottili, che provengono dal gruppo posteriore dei nervi
renali. Abbiamo visto, a proposito di questi ultimi, come questi filuzzi ner-
vosi decorrono nell'atmosfera adiposa del seno renale. Essi inviano qualche
ramuscolo al bacinetto e discendono, con un tragitto di vari centimetri, contro
la faccia posteriore dell'uretere. Per analogia con le arterie dell'uretere
noi li abbiamo indicati cumulativamente come nervo principale superiore del-
l'uretere.
b) Nervo principale interiore. - Esiste un nervo principale inferiore, che pro-
viene dai nervi ipogastrici. Ciascuno di questi, alla parte media del suo decorso,
invia un filuzzo nervoso, che nasce da una o due radici, e che raggiunge l'ure-
tere, quando esso sorpassa lo stretto superiore. Questo netvo u1'eterale principale
del segmento pelvico dell'uretere ha spesso un'origine pi alta, nascendo allora
dal nervo presacrale. Questo nervo si anastomizza nella parte inferiore del con-
dotto con i rami ureterali nati dal ganglio ipogastrico.
c) Nervi della porzione terminale deU'uretere. -:- Abbiamo visto, studiando
il plesso ipogastrico, che i gangli ipogastrici danno origine ad un ramo sempre
bene sviluppato, il 1tervo uretero-vescicale laterale, che incrocia il margine laterale
110 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

dell'uretere l cm al di sopra della sua porzione endovescicale. Questo nervo


invia all'uretere dei ramoscelli, alcuni dei quali, ascendenti, si anastomizzano
col nervo ureterale principale.

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Fig. 114. - Plesso ipogastl'ico sinistro nell'uomo, veduto medialmente (LATAHJET e BONNET).
Ap.s.r., fascia sacro-rettale; A.il.ext., a. iliaca esterna; A .il.int., a. iliaca interna; ..t1.il.pg., a . iliaca comune (primitiva); A.omb.,
a . ombelicale; C.dJ.d ., condotto deferente di destra; C.dj.g., condotto deferente di sinistra; Gg.8.8., ganglio simpatico sacl'ale Pir., peri-
t oneo rettale; Pr., prostata; R" retto; 8 3 , III branca sacrale; U.) uretere; V., vescica; V.il.ex., v. iliaca estern a; V.il.int., v. iliaca
interna; V .v.p ., vasi vescicoprostatici; V.s .d., vescichetta seminale destra; V.s.g., vescichetta seminale sinistra. 1, n. presacrale; 2, n. ipo-
gastrico sinistro; 2', n . ipogastrico destro; 3, ganglio ipogastrico; 4, anastomosi trasversali tra i nervi ipogastrici; 6, n. superiore del
retto; 7, n. medio del retto; S, n. inferiore del retto; 9, n. principale dell'ureterei lO, n. deferenziale; lO', occhiello nervoso periureterale;
Il, n. uretero-vescica1e esterno; 12, n. uretero-vescicale interno; 13, ansa nervosa preureterale; 14, nervi laterali della vescica;
15, nervi del plesso seminale ; 16, gangli seminali; 17, anastomosi tra i due plessi seminali; 18, n. per la prestata e probabilmente
per l'uretra.

Come si vede, questi filuzzi nervosi non seguono i vasi; essi hanno ongml
fisse. Si pu enervare l'm'etere senza lederne la vascolarizzazione. LATARJET e
ROCHET hanno attuato con successo questa enervazione sul vivente in due riprese
per coliche ureterali.
La terminazione dei nervi dell'uretere avviene nel modo seguente: esiste
una rete nervosa sottoavventiziale da cui partono numerosi filuzzi, che pene-
trano nello spessore della mucosa e che si possono seguire fino all'epitelio
Organi uropoietici 111

(fig. 115). La rete ureterale, formata da fibre


del Remak, presenta ogni tanto dei piccoli
gangli microscopici rappresentati da poche
cellule nervose gangliari.

5. [Sviluppo del rene e delle vie di escre-


zione dell'urina]. - Abbiamo gi accen-
nato che dal segmento quasi terminale
del condotto del mesonefro del Wolff, sia
a destra, sia a sinistra, nasce, portandosi
posteriormente ed in alto, un cordone
cellulare, che presto si trasforma in ca-
nale: l'abbozzo dell'uretere. Ora pos-
siamo dire, a questo proposito, qualche
cosa di pi: esso cio non rappresenta sol-
tanto l'uretere e la pelvi con i suoi calici, Fig . 115. - U r eter e di coniglio con le r eti n er-
ma rappresenta anche le vie di escrezione v ose (prep a r azione a l bleu di m etilen e, secondo
DISSELHORST).
dei nefroni, che si trovano nel rene, e che Le linee verticali poste a destra ed a sinistra della figu ra
abbiamo fondamentalmente identificato con indicano i li mit i laterali dell'uretere.
la parte midollare.
a) Ulteriore sviluppo dell'abbozzo uretemle prim,itivo. - Mentre l'abbozzo
ureterale si accresce in dietro e superiormente, la sua estremit terminale diviene

-8

Fig . 116. Fig . 117.


[Fig. 116]. - Sezione sagittale della regione cauda le del tronco di un embr ione di m a ia le lungo = 11
(ripreso da l CHI ARUGI , TmUato di Embriologia) .
1, cloaca ; 2, canale del mesonefro ; 3, glomeruli del mesonefro j 4, uretere ; 5, pelvi renale primitiva ; 6, strato interno e 7, strato
esterno del tessuto metallefrogen o; 8, allantoide.
[Fig . 11 7J . - Ricost r u zione, v ist a di profilo, dell'a bbozzo del m et a n efro in un embrione u mano, lungo = 11,5
(da C HIARUGI, Trattato di Embr iol ogi a).
1, segmento sale e 2, segmento ventrale della cloaca; 3, intestino termi nale ; 4, canale del mesonefro ; 5, mesonefro ; 6) uretere;
7, pelvi prim it iva e canali collettori di l ordi ne (a, b, c)j 8, tessuto metanefrogeno.
112 Libro undicesimo - App arato urogenitale

pm grossa e la corrispondente cavit diviene pi grande, per il suo dilatar si.


Questa parte pi dilatata forma la pelvi primitiva (fig. 116). E ssa a contatto con
l'abbozzo del metanefro e ne rimane da questo avvolta. Oomincia molto presto a
dividersi, dando luogo ad una serie di gettoni che potremmo interpretare come
calici primitivi. Primitivi perch, come per la pelvi, i calici dell'adulto non si svi-
lupperanno da questi abbozzi o per lo
meno solo in parte ne deriveranno .
Oon l'unione dell'uretere primitivo,
o, per meglio dire, della sua parte
pi espansa con l'abbozzo metane-
frogeno, si compie un fatto molto
importante: quel fenomeno cio che
permetter all'abbozzo metanefro-
geno di compiere la sua funzione.
Si detto che, con la ripetuta
divisione dell'estremit dilatata del-
l'uretere, si attua la formazione della
pelvi, dei calici e delle vie di escre-
zione del r ene. Questo fenomeno ad
un certo momento, si accompagna
a uno spostamento, in alto ed in
dietro, dell'abbozzo metanefrogeno.
La divisione dell'estremit espansa
dell'abbozzo dell'uretere si ripete per
varie volte (figg. 117 e 118). Dopo
la formazione delle pelvi, dei calici
maggiori e dei calici minori si assiste
al graduale formarsi e perfezionar si
[Fig. 11 8]. - Sezione trasversale ?d ell'abbozzo d el r ene delle vie escretrici intrarenali. N a-
e di pa rte della pelvi, in un embrione uma no di em. 3,2 di
lunghezza (da CHIARUGI, Tmttato di Embriologia ).
scono in tal modo i condotti papil-
R , rene i u, estremit prossimale dell'uretere ; p, pelv i renale e suoi lari; poi i canali collettori di primo
diverticoli di vario ordine; ne, ncfroni in forma.zione nella corteccia
del rcne ; v, vertebra ; a, a. aorta; pc, gangli e tronchi del plesso celiaco ordine, di secondo ordine, ecc. Que-
d el simpatico ; l, fegato.
sta divisione dura circa fino al
50 mese di vita fetale ed il feno-
meno non si svolge con assoluta regolarit, n contemporaneamente per tutte
le parti. Di solito, in un primo momento, si ha soltanto una ripetuta divisione,
con la formazione di canali, che gli A.A. chiamano generalmente col nome di
canali collettori. Si ammette che i canali collettori dei primi quattro ordini, in-
cominciando a dilatarsi, diano origine alla pelvi ed i successivi alle vie escretrici
intrarenali. In questa guisa si calcola che esistono circa 12-20 divisioni. Va-
riazioni nel numero e nella lunghezza di taluni canali collettori (specialmente i
l)rimi) possono dare origine ad anomalie di sviluppo.
b) Svil~tppO del rene. - Abbiamo accennato allo sviluppo di quegli organi,
che in altri animali, pi bassi nella scala zoologica, danno origine all'organo
Organi Ul'opoietici 113

renale funzionante, mentre, in altri animali e nell'Uomo, hanno soltanto vita


transitoria. Intendiamo parlare del pronefro e del mesonefro: del mesonefro spe-
cialmente, del quale non tutto andr perduto, ma le cui vestigia saranno uti-
lizzate, come vedremo, ad altro scopo che non quello originario.
sempre opportuno ripetere, a maggior chiarezza, che nell'Uomo, come or-
gano emuntore definitivo, si sviluppa e si perfeziona il terzo degli abbozzi renali,
il metanefro. L'abbozzo del metanefro successivamente si
porr in unione con l'abbozzo dell'estremit dell'uretere ed
avr origine allora e soltanto allora l'abbozzo del rene defi-
nitivo, cos come noi lo abbiamo studiato.

Si pensa che nell'Uomo il mesonefro, come organo emuntore, non


abbia alcuna importanza durante la vita fetale. In altri mammiferi
(vacca, scrofa, ecc.) il mesonefro, che raggiunge in questi animali no-
tevole sviluppo, pu senza dubbio avere qualche funzione come or-
gano emuntore. Tale fatto stato messo in rapporto col tipo semplice
di placenta, che hanno questi animali (tipo sindesmocoriale), nella quale
lo scambio di materiali fra il feto e la madre piuttosto difficile ed
incompleto, a differenza di quanto avviene in altri mammiferi, dove
questa necessit non esisterebbe, perch la placenta, come quella umana
(di tipo emocoriale), sufficiente allo scopo di garantire la disintossi-
cazione dell'organismo fetale.

Il metanefro nasce caudalmente al mesonefro, cio al di


sotto del III segmento lombare. Interessa i peduncoli di pochi
segmenti mesodermici, i quali precocemente si staccano dal
relativo segmento e si fondono insieme. Si costituisce cos un
abbozzo, quasi rotondeggiante, di tessuto nefrogeno, il quale, [Fig, 119], - R ene sini-
tenuto conto del punto dove si formato, procede cranialmen- stra di un n eonato umano,
te. N ella sua ascesa craniale incontra l'abbozzo dell'uretere riore,
visto adalla faccia ante-
grandezza natu-
primitivo e si pone sul contorno dell'estremit dilatata di que- rale, privo di capsula fi -
brosa (da CHIARUGI, T,'at -
stO. I due abbozzi non si soffermano a questo punto, ma ri- tato di Embriologia),
salgono ancora fino ad acquistare la loro posizione definitiva.
L'abbozzo metanefrogeno, che appare unico, incontrando, come abbiamo visto,
la parte terminale dell'abbozzo dell'uretere, si pone sul suo contorno. Esso si
differenzia allora in due strati seconclari, interno ed esterno. L'interno avrebbe
aspetto epiteliforme e si pone a ridosso della parte pi espansa dell'abbozzo ure-
terico. Costituir in seguito i nefroni. L'altro strato, viceversa, acquista strut-
tura mesenchimale, formando il futuro connettivo interstiziale del rene.
Col dividersi e suddividersi dei canali escretori, si divide e si suddivide, di
pari passo, l'abbozzo interno del metanefro, con procedimento particolare. Riman-
diamo i lettori, per opportuna e maggiore chiarificazione, ai Trattati di Organo-
genesi. Ci limitiamo a ricordare che le sferule, le quali risultano da questa
speciale suddivisione del metanefro, rappresentano i tubuli renali, cio una parte
dei nefroni. Questi saranno resi completi, allorquando, dopo essersi allungati,
si porranno in rapporto con una delle loro estremit con un vasellino sanguigno,
8 - TESTUT E LATARJET, Anatomia umana, VI.
114 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

che dar origine al glomerulo arterioso, mentre l'altra estremit si porr in con-
tatto con l'abbozzo di un tubulo collettore. Per la fusione di tutte queste parti
si assiste alla formazione del nefrone e alla sua successiva continuazione nel tu-
buIo collettore. I vari t r atti del tubulo renale, che abbiamo preso in conside-
r azione, si accennano, nella loro individualit, piuttosto presto, ma si perfezio-
nano soltanto assai pi tardi, in parallelo alle modificazioni di ordine strutturale.
I..Ja formazione di nuovi nefroni, che interessa tanto il glomerulo quanto il tu-
buIo, perdura per qualche tempo. Essa si estende anche dopo la nascita, nelle prime
settimane di vita. La disposizione dei nefroni nel rene , in certo qual modo, in
rapporto alla loro posizione definitiva. Gli ultimi che si formano, sono anche
i pi superficiali e si differenziano con maggiore rapidit; onde in definitiva sono
relativamente pi corti di quelli che si sono form ati pi precocemente. stato
visto che i tubuli uriniferi comunicano soltanto con tubuli collettori di decimo
ordine o pi.

Secondo alcuni AA., quanto sopra si detto, dipender ebbe dalla successiva atrofia di quei
tubuli, che si sono formati in un primo tempo; secondo altri AA . come pi giustamente a
noi pare, ci dipenderebbe dal fatto che i legami primitivi, fr a parte secernente e parte collet-
trice, sono relativamente lassi. Legami intimi, definitivi, fr a le due parti si avranno soltanto
quando sar raggiunto quel grado di complessit fra le strutt ure dell'organo, come richiesto dalle
esigenze proprie a ciascuna specie animale.

Dobbiamo anche brevemente accennare all'organogenesi del viscere nel suo


complesso. Sappiamo che in origine il rene h a l'aspetto di un ovoide a su-
perficie liscia. Oon l'evoluzione dell'organo, dato il modo come si abbozzano
e crescono di numero i nefroni, facile comprendere che l'evoluzione del rene
sar pi accentuata in alcuni punti, meno in altri. Ad un certo momento, quando
il fenomeno pi progredito e si vanno formando i nefroni pi esterni, detta
evoluzione si esprimer esternamente con la formazione di lobi, caratteristici
del rene, ad esempio, del neonato. La lobazione esterna fa testo dei fenomeni
sopra accennati (fig. 119), ed visibile, sebbene in maniera molto meno evidente,
nel rene definitivo . I lobi possono permanere allo stadio adulto nel rene di alcuni
mammiferi, ad esempio nell'orso e nei bovini.
Rammentiamo inoltre che durante la vita fetale l'accrescimento della so-
stanza midollare m aggiore dell'accrescimento della sostanza corticale. La so-
stanza corticale cresce specialmente col perfezionarsi dell'organo: quindi, dopo
la nascita, perdura per qualche tempo. I reni, nel loro insieme, crescono in rap-
porto al peso corporeo. Essi sono, nel confronto della massa totale dell'organismo,
particolarmente grossi durante la vita intrauterina (7 mese); diminuiscono gi
alla nascita in modo sostanziale, per tornare infine ad aumentare. I reni sono
tra gli organi che assai presto raggiungono la loro completa maturit; il che,
come si comprende, importante per la vita dell'organismo.
Organi uropoietici 115

ARTICOLO III.

VESCICA

La vescica un serbatoio muscolo-membranoso destinato a raccogliere l'urina


via via che vi giunge tramite l'uretere ed a conservarla fino a che, sotto lo stimolo
della minzione, le pareti della vescica si contraggono per cacciare il liquido nel-
l'uretra e di qui espellerlo all'esterno .

Questo serbatoio, posto nel mezzo fra m'eteri e uretra , un organo costante nei Mammiferi.

1. - Considcrazioni generali.

1. Posizionc. - La vescica posta nella piccola pelvi, immediatamente


dietro al pube. Durante la vita fetale il suo apice costantemente si solleva sopra
la sinfisi e la parte superiore dell'organo, che rappresenta allora la parte pi estesa"
si pu dire occupi, in realt, la cavit addominale. Tale disposizione, anzi
che si ritrova . ancora nel neonato (fig. 120), sarebbe, secondo le ricerche di
TAKAHAsr, pi pronunziata che nel feto .
Dopo la nascita per la porzione addo-
2' minale della vescica si riduce gradual-
7 mente; essa perde a poco a poco il
contatto con la p arete addominale
e nell'adulto si nasconde interamen-
te, specie se vuota, dietro la sinfisL

2 _ _-1-_

3
- 1 - - - -- - 5

Fig. 120 . Fig. 121.


Fig. 120. - Sezione sagittale di un neonato (soggetto congelato, segmento dest ro della sezione) .
1.. sinfisi pubicaj 2, vescica, con 2', uraco; 3, canale dell'uretra; 4, pene, con 4 / , ligamento sospensore; 5, borse; 6, retto; 7, colonna
sacro-lombare; 8, anse dell'intestino tenne.

F ig. 121. - Forma della vescica (veduta posteriore) (ED. PAPIN ).


1, angolo superiore o ap ice; 2, faccia dorsale; 3, angolo laterale sinistro; 4, faccia inferiore; 5, angolo inferiore uretrale.
116 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Avviene dunque, nel corso dello sviluppo, una specie di discesa della vescica nella piccola
pelvi. Tale movimento di discesa per pi apparente che reale. Avviene innanzitutto per
questo duplice fatto: l 0 che nel feto il bacino ancora poco sviluppato e la sinfsi, spe-
cialmente, assai meno elevata di quanto non sar in seguito; 20 che la vescica fetale, senza
raggiungere le dimensioni che presenta nell'adulto, ha forma assai pi allungata, possedendo un
diametro verticale relativamente pi considerevole.
Il termine di discesa, riferito alla vescica per indicare i suoi cambiamenti di situazione in
rapporto alla parete pelvica non pertanto perfettamente esatto. Tuttavia non bisognerebbe
forse rigettarlo del tutto, parendo assai razionale
3 ammettere, in realt, che nel momento nel quale
il soggetto si abitua a poco a poco alla stazione
eretta, la vescica, come altri visceri addominali,
cedendo al suo proprio peso, discenda realmente
nella piccola pelvi.

L'osservazione dimostr a che nella don-


na la vescica si trova un po' pi in basso

Fig. 122 . F ig. 123.


Fig. 122. - Vescica vuota veduta di dietro e d all'alto.
1, parete addominale anteriore; 2, m . retto dell'addome; 3, uraco; 4, vescica vuota veduta dalla faccia posteriore; 5, parete laterale
del bacino; 6, tessuto connettivo lasso con g rasso dello spazio prevescicale; 7, m. otturatore in terno; 8, sezione dell'osso dell'anca;
9, utero, tirato in dietro; l O, cavo vescico-uterillo; Il, a. ombelicale; 12, ligamento largo.

F ig. 123. - Vescica vuot a, veduta in una sezione sagittale.


l, vescica; 2, uretra; 3, sinfisi pubicaj 4, ligamellti pubo-vescicali; 5, uraeo ; 6, fascia ombelico-prevescicale; 7, m. retto anteriore del-
l'addome ; 8, collo uterillo; 9, vagina.

che nell'uomo ed anche un po' pm spostata in avanti. Questa differenza ses-


suale nella posizione della vescica si spiega : 10 per la mancanza della pro stata,
che nell'uomo solleva la vescica ; 20 per la presenza dell'utero che, interpo-
nendosi fra il retto e la vescica, spinge quest'ultimo organo in avanti; 3 0 per
la maggiore obliquit del grande bacino nella donna, che favorisce nei visceri
addominali la tendenza a spostarsi da dietro in avant i.

2. Forma generale. - a) Vescica vuota. - La vescica ha la forma di un te-


traedro, con un apice antero-superiore [che si continua con l'uraco]; una base,
postero-inferiore, triangolare, il cui apice antero-inferiore corrisponde all'orificio
dell'uretra ed i cui angoli supero-laterali corrispondono al punto di sbocco del-
l'uretere; una faccia supero-posteriore che va [dall'apice] agli sbocchi ureterali,
pur essa t riangolare ed infine due facce antero-Iaterali. Quando vuota la ve-
Organi uropoietici 117

scica ha la forma di una cupola, con la concavit volta in dietro ed in alto


(figg. 123 e 124, B): talora tuttavia, appare globosa (fig. 124, A).
b) Vescica piena. - La forma e la direzione delle facce della vescica si mo-
dificano quando essa si riempie. La sua faccia dorsale, che concava [a vescica
vuota, con pareti rilassate] si solleva e si arrotonda a forma di cupola; le facce
antero-laterali si spiegano, donde [ne origina] una faccia anteriore, tanto pi evi-
dente quanto pi grande la quantit di liquido contenuto. In tali condizioni
la vescica prende allora una forma regolarmente globosa. Essa determina una
sporgenza dura, tesa, di forma ovoidale, che riempie il bacino debordando al
di sopra del pube, nell'addome.

A B c
Fig. 124. - I diversi aspetti della vescica, veduti in una sezione sagittale del bacino (schematica) (T. -J.).
A, vescica vuota con la parete contratta; B, vescica vuota con la parete non contratta; C, vescica piena, globosa . l, vescica; 2, pube;
3, prastata; 4, bulbo dell'uretraj 5, peritoneo; 6, uretru ; 7, corpi cavernosi; S, plesso del Santorin i.

Il riempimento della vescica modifica la direzione del suo asse maggiore, cio, della linea che
unisce la base all'apice.

c) Rapporti reciproci dei tre diametri dell'ovoide vescicale. - Dei tre diametri
dell'ovoide vescicale, quello verticale il maggiore. Seguono poi, in ordine de-
crescente, il diametro trasverso e il diametro antero-posteriore. Il diametro tra-
sverso pu talora oltrepassare il diametro verticale. T ale disposizione, che crea
un nuovo tipo, il tipo trasversale, specialmente frequente nella donna.

BARKOW, in effetti [avrebbe osservato detto tipo trasversale] soltanto due volte su sette nel-
l'uomo, mentre nella donna l'avrebbe veduto in pi della met dei casi. Il modo di originarsi di
questo tipo trasversale non stato ancora chiarito in modo soddisfacente e cos pure il
perch della sua maggiore frequenza nella donna. Per questa ultima evenienza venne invocato
l'influenza dell'utero e della maternit; ma una simile spiegazione difficilmente si concilia col
fatto che detto tipo si ritrova qualche volta anche nell'uomo. BARKOW attribuisce questa dimi-
nuzione del diametro verticale nella vescica della donna a delle contrazioni frequenti dei fasci
longitudinali posteriori della vescica, contrazioni che avverrebbero nello stesso tempo del con-
dotto uterovaginale. Questa nuova ipotesi non ha maggior valore della precedente e le pu esser
fatta la stessa obiezione. Infine noi segnaleremo l'opinione di HENLE che considera questo slar -
gamento della vescica, nella donna, come un carattere sessuale congenito, in rapporto con le
dimensioni trasverse del suo bacino.
118 Libro undicesimo - Apparato urogenital e

cl) AsimrnetTie della vescica. - L'ovoide vescicale, [quantunque posto nel


mezzo della pelvi] , non si sviluppa sempre in modo esattamente simmetrico. Non
r aro vedere la vescica distesa deviare a sinistra nella sua parte inferiore, mentre
inclina a destr a con la sua p arte superiore.
Questa devia zione laterale, gi segnalata d a CELSO, fu nuovamente constatata da HYRTL,
HENLE e d a GUYON, ecc. Conviene aggiungere che la vescica, come tutti gli organi mobili, si lascia
deprimere dalle anse intestinali, specialmente quando queste sono ripiene di materie fecali.
La vescica, in questo caso, si deforma e diviene pi o meno asimmetrica come lo dimostra
chiaramente la fig. 125 che rappresenta una sezione orizzontale in soggetto congelato. Si vede,
in questa sezione, che il globo vescicale fortemente rivolto in dietro ed a sinistr a, per la
presenza, sulla sua faccia antero-laterale destra, di un certo numero di anse dell'intestino
t enue, distese da materie fecali indurite.

3. Dimensioni. - Le dimensioni della vescica nel vivente sono le sole inte-


ressanti a conoscersi. Si chiama capacit vescicale la quantit di liquido che si
pu introdurre senza provocare lo stimolo alla minzione. La vescica del vivente
in realt sensibile alla distensione, ma occorre aggiungere che tale sensibilit
varia a seconda che la distensione sia lenta o brusca.
Alla capacit vescicale del vivente si d il nome di capacit fisiologica, che
abitualmente di cc 300-350. Varia a seconda del sesso, essendo pi alta nella
donna che nell'uomo.
Si pu dire che questa capacit instabile entro certi limiti. Esistono dei soggetti la cui
sensibilit minore; il riempimento della vescica pu allora raggiungere i 1000 e perfino i 1200 cc.
Contrariamente, nelle infiammazioni vescicali la capacit u tile diviene spesso inferiore a 50 cc.
Un ostacolo, che parzialmente si oppone allo svuota men to della vescica, pu provocare una
distensione di quest'organo, t alvolta enorme, che p ermette il lento e progressivo adattamento
del muscolo vescicale. per tale r agione che la vescica di taluni prostatici pu contenere fino
a 2-3 litri di urina .
Nel cadavere la capacit differ ente. La rott ura d el muscolo vescicale, di solito avviene
[con l 'introduzione] di 1200- 1500 cc di liquido. L a vescica dei giovani si rompe pi presto di
quella dei vecchi (P. DELBET).

Oggi si pu esaminare l'aspetto della vescica e la sua contrazione nel


vivente con l'aiuto dello schermo r adiografico , dopo aver riempito quest'organo
con una sostanza opaca (cistografi a ). Si constata allora che la vescica cambia
di forma via via che si riempie. Si assiste a due fasi: l'una di riempimento, du-
r ante la quale la muscolatura della vescica si lascia distendere dal liquido opaco ;
l'altra durante la quale la vescica si contrae. L'ellissi, appiattito o rotondeggiante,
che forma la vescica passiva si altera. Si apprezzano le ondulazioni peristaltiche,
sotto la cui influenza la vescica assume a poco a poco la forma di un disco rego-
lare, perfettamente arrotondato, la cui ombra diminuisce via via che procede
la minzione.

4. Cistoscopia. - La cistoscopia consiste nell'esame della mucosa vescicale,


normale o patologica, eseguito sotto il controllo della vista a mezzo di uno spe-
ciale apparecchio, il cistoscopio, introdotto attraverso l'uret ra.
2 l 32 JI
lj 29
3

....27
26
23

IO.

f /j
15 16 17 1(3 19
F ig. 125. - La vescica, veduta in una sezione orizzont ale del b acino passante p er la t est a dei femori (soggetto congelato) .
1, li nea. a lba ; 2, vescica; 3, muscoli trasverso dell'addome ed obliq uo interno; 4, vasi epigastrici inferiori ; 5, cordone spcl'matico; 6, m . sartori o; 7, m. tensore dena lascia. lata ; 8, tend ine
di retto e tend ine ri flesso del m. retto anteriore del femo re; 9, testa femo rale; l O, m. otturatore in terno; 11 , ID. pil'iforme; 12, nervi gra.nde e piccolo ischiatico; 13, a . iscbiatica ; 14, a. p u-
den da interna; 15, ligamento sacro-tnbp.roso; 16, colon sigmoideo; 17, coccige; 18, retto; 19, grande gluteo; 20, spina ischiaticaj 21, a. pudenda interna; 22, ureterc d i dcst,ra ; 2;~, osso iliaco;
24, DI. med io gluteo; 25, m. piccolo gl uteo; 26, m. ileopsoas; 27, n. femorale; 28, vasi il iaci esterni ; 29, ligamento ingu inalc ; 30, vasi otturatori estern i; 31, anse dell'intestino ten ue, di latate
da lle feci; 32, m. retto anteriore dell'addome.
120 Libro undicesimo - App arato urogenitale

La muccosa v escicale normale h a un colorit o giallo chiaro o giallo oro con


variazioni dovute all'intensit dell'illuminazione o allo stato di m aggiore o mi-
nore riempiment o della vescica. Sul fondo giallo della mucosa, liscia, uniforme,

F ig. 126 . F ig. 127 . F ig. 128.


F ig. 126 . - Orificio uretel'ale nor male contenuto in u n a sporgenza a forma di pa pilla (KNORR) .
Fig. 127. - Oriflcio uret el'ale allunga to a forma di linea t aglien t e (KNORR).
Fig. 128 . - Ol'iflcio u ret el'ale n ormale a form a di fessura obliqu a (KNORR).

brillante, appaiono sottili vasi, in form a di ciuffi arteriosi st ellati, anastomizzati


in r eti di varia forma . Le v ene, poco visibili, formano delle linee blu:JJstr e.
La base della vescica la p ar te pi interessante da esaminar e. Il collo della
vescica e l'imb occo dell'm'etr a formano una mezzaluna decisamente rossa nella
parte inferiore del campo illuminato. Pi in alto, si osserva la presenza di una

F ig. 129. Fig. 130.


Fig. 129. - Aspetto dell' oriflcio uret el'ale e d ell' uscit a dell'orin a all'esame cistoscopico (second o L u y s ).
Fig. 130. - Muccosa della v escica (secondo Luys).
Vescica detta a colonne, esaminata con la cistoscop ia.

striscia chiar a , diretta t r asversalmente, cercine inter~tretemle , lunga in m edia


cm 2,7 5 nell'uomo, cm 2,27 nella donna, formata dal muscolo interuret erale,
alle cui estr emit trovansi gli orifici degli ureteri. Ciascuno di questi orifici si
presenta, il pi delle volte, come una semplice fessura rossa, posta all'apice di
una eminenza pi o meno arrot ondata. La forma della fessura variabile
Organi uropoietici 121

(figg. 126, 127 e 128) cio, a occhiello, a semiluna, a forma di accento ciTconfiesso,
oppure a forma di colpo d'unghia, simile all'impronta di un ferro di cavallo
sulla neve. Talora gli sbocchi hanno aspetto puntiforme e perci sono difficili
a riconoscersi. Da ciascun orificio si osserva l'uscita dell'urina a mo' di eiacu-
lazione (fig. 129) che si ripete abitualmente ogni 20-30 secondi. I due orifici
ureterali e il collo della vescica occupano i tre angoli di un triangolo equilatero,
il triangolo o trigono di Lieutaud.
La cistoscopia permette di esaminare anche le altre pareti della vescica. noto che tale metodo
pu dare le indicazioni pi precise sulle lesioni della mucosa, infiammatorie o neoplastiche, e
perfino sulla evoluzione della mucosa vescicale, al di fuori di ogni fenomeno patologico. La
cistoscopia permette inoltre l'introduzione di sonde negli orifici ureterali (cateterismo ureterale).
La fig. 129 ci mostra una mucosa vescicale di vecchio (vescica a colonne) come la si vede fa-
cilmente nel cadavere.

5. Anomalie della vescica. - [Lo sviluppo assai complesso della vescica


causa di molteplici e varie anom alie congenite, fra le quali potremo r ammen-
tare l'estrofia vesoioale, dovuta alla mancanza di sviluppo della parte inferiore
della parete addominale e della corrispondente parete vescicale; i divertiooli
vescioali, rappresentati da cavit a guisa di piccole concamerazioni della vescica,
provviste di struttura simile a quella vescicale. Possiamo r ammentare inoltre
la mancanza della vescica, la presenza di una doppia vescica; la vescica divisa
da sepimenti, ecc.].

2. - Mezzi di fissazione.

La vescica, posta fra il peritoneo e il pavimento pelvico, mantenuta in


sito da connessioni dirette o indirette con il pavimento della pelvi. Il peritoneo
contribuisce a mantenere la sua posizione.
L'insieme uretro-prostatico, nell'uomo, uretro-pelvico e membranoso, nella
donna, rappresentano le connessioni pi inportanti della vescica col pavimento
pe]vico e sono fra i mezzi di fissazione pi validi. L'apice della vescica man-
tenuto fisso dall'uraco, residuo sopravescicale dell'allantoide.
Questo organo diviene fibroso e si trasforma in un ligamento, teso dall'apice della vescica
alla cicatrice ombelicale. Si sa, d'altra parte, come il lume dell'uraco, permanendo in certi
suoi segmenti, pu dar luogo a formazioni cistiche o a diverticoli.
La vescica anche fissata o meglio ancorata da formazioni peritoneali e da formazioni sotto -
peritoneali, di cui alcune sono muscolo-connettivali, mentre altre sono date da addensamenti
di tessuto connettivo, in rapporto con le guaine vasali, che accompagnano alcuni rami dell'arteria
iliaca interna. Esamineremo tutti questi vari elementi. Schematicamente possiamo considerare
questo secondo gruppo di mezzi di fissazione della vescica come se si sviluppassero in due
sensi, sagittale e trasversale. Nel senso sagitta.le questi mezzi di ancoraggio formano i ligamenti
sacro-pubici; nel senso trasversale sono rappresentati dalle emanazioni della gua.ina ipogastrica,
che accompagna i vasi.
a) ]),T cl senso sctgittalc, gli elementi di fissazione formano i ligamenti anteriori e i ligamenti
posteriori della vescica:
l 0 i ligarnent'i ante?'i01'i della vescica o ligamenti pubo-vescicali [pubo-prostatici] (figg. 131 e
132), fissano saldamente il collo della vescica e, nell'uomo, il margine superiore della prostata alla
122 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

faccia posteriore del pube. E sist e un ligamento p er ogni lato ed i due ligamenti sono fra loro riuniti
da fibr e che si incrociano. Questi ligamenti sono essenzialmente formati da fibro cellule muscolari,
un certo numero delle quali appaiono in continuit diret ta con le fibro cellule superficiali della
vescica. Fra i ligamenti pubo.vescicali si t rova no orifici p er il p assaggio di vene del cos detto
plesso del Santorini;

Fig . 131. - I liga menti pubovescicali e le inserzioni ant er iori d el m u scolo elevatore dell'a no.
P, pube ; Ves , vescica. l , m. ottura tore interno; 2, m. elevatore deU'ano (lato Sinistro) ; 2', m. ele,atore dell'ano (lato destro); 3, fascia
inferiore del m . otturatore interno; 4,a arco tend ineo del m. elevatore dell'ano; 5, lignmenti pubo-vescicali ; 6, vene anteriori della
vescica.

2 i ligmnenti posteTioTi della vescica costituiscono la porzione alta e media della fascia
sagittale sacropubica del bacino. Coi loro margini liberi form ano le pieghe del Douglas che, rico-
perte dal perit oneo, limitano da ciascun lato il cavo del Douglas. essenzi ale notare che queste
fasce sagittali sono discontinue, essen do stra tificate in pi fasci secondo l'altezza. [I fa sci supe-
riori si porta no a nteriormente alla vescica, mentre gli inferiori r aggiungo no la prostata nell'uomo,
e la vagina nella donna . Sono anche dissociati, nel senso della loro lunghezza, in pi fasci. Sono
in realt parzialmente interrotti nella zona genitale e anche nella zon a del retto. La loro costi-
tuzione fondamentalmente r appresentata da t essuto connettivo con fibr ocellte muscobri e con
n umerosi vasi e nervi].
~) Nel senso tmsve1'Sale trovia mo le emanazioni della guaina ipogastrica .
[Fig. 132]. - Ligamenti che contribuiscono a tenere fermi t anto la prost ata come la base della vescica (in verde);
in '0SS0 , come terminerebbe la muscolatura vescicale, qui semplicizzata al m assimo, sui ligam enti, che si portano
a l pube, nell'interno della prosta t a oppure sui ligamcnti che vanno a i lati del retto . Soggetto m aschile. Per a ltre
spiegazioni vedi n el t esto (CIARDI-D uPR ).

[Fig. 133]. - Ligamenti che contribuiscono a tenere ferma t anto la base della vescica quanto l'uretra (in verde) ;
in rosso come t erminerebbe la muscolatura vescicale, qui semplificata al m assimo, sni ligamenti che vanno a l pube
e all'uretra. Soggetto femminile. P er altre spiegazioni vedi nel t esto (CIARDI-DupR).
124 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Quando si esamllll di profilo una sezione p ar amediana sagittale di un bacino , t an to di ma-


schio quanto di femmina, si vedono t endersi tre peduncoli vascolari, che p artono d all' arteria
iliaca intern a per r aggiungere i visceri della pelvi. Andando dall'avant i in dietro, essi sono: le
arterie om belico -vescicali , le a1te1ie 1)81' gli oTgani genitali e la vescica e le a1t81ie enwl"1'oi dali m edie.
Mentre queste tt ime non hanno alcuna importanza nella fi ssazion e della vescica, le altre formano
dei veri ligament i lat erali p er la vescica, t a nt o pi che il tessu t o connet t ivale della p elvi si con-
densa intorno a d esse p er for marv i delle guaine portavasi. L a guaina ombelico-vescicale forse
la pi importante , per la g uaina delle arterie genit o-vescicali alt rettanto interessante [divi -
dendosi in due r a mi ch e a ssumono stret t i r apport i con gli organi connessi con la vescica].

F ig . 134. Fig. 135.

F ig . 134. - L e fasce sacro genitovcscicopubiche, nell'u omo (PAPIN).


l , segmento posteriore; 2, segmento anteriore; 3, segmento med io. V, vescica; R , retto; P , prostata; d , condotto deferente; S, vesci-
chette seminali.

F ig. 135. - L e m e desime fasce della figm a 134 nella d onna (PAPI").
l, segmento posteriore; 2, segmento anteriore; 3, segmento med io. V, vescica; 11, utero; v, vagina; R, retto.

3. - Rapporti.

[La vescica presenta , come abbiamo gi visto, diversi segmenti i cui r apporti
sar anno st tidiati separatamente dopo aver preso visione di quella zona della pic-
'-'
cola pelvi n~lla quale la vescica come annidata (loggia vescicale)].

A) LOGGIA VESCICALE.

La veseica e Immersa nel tessuto connettivale lasso sottoperit oneale, ove


le sue pareti scorrono nei movimenti alternanti di riempiment o e di svuo-
t amento . Questo tessuto la.sso si addensa intorno . ai vasi, qui, come nel resto
del piccolo bacino, sott o form a di lamine cellulofibrose, che sono emanazioni
della guaina ipogastrica. In corrispondenza della vescica l'arteria ombelico-ve-
Organi uropoietici 125

scicale tiene teso , sulle facce laterali e sulla faccia anteriore di questo organo,
uno str ato di connettivo addensato, che tende a diffondersi sulle facce later ali
della vescica, seguendo i rami vescicali dell'arteria, e che risale in alto e in
avanti, tra le due arterie ombelicu,li, destra e sinistra, r estringendosi a poco a
poco fino a livello dell'ombelico . A questa lamina cell~tlaTe e non aponem'otica,
alla quale molti AA. attribuiscono un'ori-
gine vascolar e, si d il nome di fascia
pTevescicale.

Detta fascia raccoglie, in corrispondenza della


vescica, la maggior parte del tessuto cellulare lasso
sottoperitonea.le, nel quale la vescica si muove. Si
comprende in tal modo come questa porzione della
guaina ipogastrica possa essere considerata una
specie di loggia cellulare a detto organo.

La fascia prevescicale, discendendo


dall'ombelico sulla vescica, si dirige obli-
quamente a poco a poco in basso ed in
dietro, abbandonando la parete addomi-
nale anteriore. Fra questa parete e la fa-
scia si forma uno spazio, lo spazio pre- ,
\
vescicale o cavit del Retzius (fig. 136).
Questo spazio limitato anteriormente
dalla parete addominale, posteriormente
dalla fascia prevescicale. Si estende in
alto fino all'ombelico e in basso fin so- Fig. 136. - Lo spazio perivescicale e lo spazio
pra alla vescica, conglobando l'uraco e prevescicale, formato da lle lamine v a scola ri (schema
secondo R IEFFE L e D E SCOMPS ).
le arterie ombelicali. Questa fascia cellulo- l, a. ombelico-vescicale; 2, a. genito-vescicale ; 3, a. preve
adiposa abbraccia la vescica , ricopren- scicale; 4, di aframma uro-genita le;. 5, spazio provescicale.
P, pefl toneo ; V, vescica ; P u, pube ; Vr , ureterc.
dola ; le aderisce, continuandosi con il tes-
suto cellulare dei peduncoli vascolari inferiori (fig. 136). La escica, avvolta da
questa guaina cellulare, lateralmente si lascia scollare con <"'f acilit dalle pareti
pelviche, sino, posteriormente, all'altezza delle incisure ischiatiche. Questo spazio
di clivaggio presenta, in una sezione orizzontale (fig. 137), la forma di un ma-
stello, che abbr accia la vescica con la sua concavit. La parete laterale corri-
sponde alla regione otturatoria retropubica ed al muscolo elevatore dell'ano.
La parete mediale formata dalla vescica. Il fondo, che ha la forma di una stretta
doccia, in corrispondenza delle pareti laterali, doccia che sollevata sulla linea
mediana per la presenza dei ligamenti pubovescicali, formato dalla fascia pelvica,
che si stacca dal muscolo elevatore per confondersi col tessuto connettivo denso,
che contorna la pro stata e il cuI di sacco vescicale, con i vasi che quivi arrivano .

Le iniezioni di gelatina colorata (DIEULAF e AVERSENQ), spinte sopra e dietro la fascia pre-
vescicale, si espandono sul contorno della base della vescica (spazio pe1'ivescicale) tanto in avanti,
126 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

quanto in dietro. Iniettate con forte pressione esse possono diffondersi in tutto il tessuto cellulare
sottoperitoneale. Le iniezioni fatte in basso e al davanti della fascia prevescicale riempiono al
contrario la cavit del Retzius.

L'interpretazione della fascia prevescicale quale dipendenza della guaina ipo-


gastrica quella che meglio si accorda con la descrizione delle lamine vascolari
della piccola pelvi; del resto esistono anche altre interpretazioni.

17 28 26 29

Fig. 137. - Lo spazio prevescicale dell'uomo, visto dall'alto,


dopo reciproco a llontanam ento delle due pa.reti, a nteriore e posteriore.
La sezione riprodotta. su questa figura stata fat,ta in un soggetto congelato. In seguito, quando il pezzo stato decongelato
e convenientemente indurito in un bagno di formolo, sono state tolte le anse tenui ed stata uncinata e spostata in dietro la vesricfl ,
il peritonco prevescicale e la fascia ombelico-prevescicale, rompendo, con l'aiuto del dito, i tratti fibrosi, che uniscono queste due ultime
membrane alla fascia trQ-sversalis.
l, osso deU'anca, segato a livello della parte pi alta della grande incisura ischiatica; 2, m. retto anteriore dell'addome, con 2', linea
alba; 3, muscoli larghi dell'addome; 4, fascia trasversalisj 5, sinfisi pubica; 6, uraco; 7, cordone fibroso dovuto alla. ch iusura deU'a. ombe-
licale: S, peritoneo parietale, staccato dalla parete addominale anteriore, fortemente uncinato in dietro; 9, fascia ombelico-prevescicale,
leggermente staccata dal peritoneo; l O, tessuto connettivo lasso, che unisce il peritoneo alla fascia trasversalis; Il, spazio prevescicale,
con Il', suo prolungamento posteriore; 12, ligamento anteriore della vescica; 13, vasi otturatori; 14, vasi epigastrici; 15, condotto defe-
rente; 16, lll. ileopsoas; 17, lll. piriforme; 18, llluscoli glute i; In , 19', arterie e vene iliache esteme; 20, n. femorale; 21, punto ove termina
l'a. iliaca interna; 22, n. otturatore; 23, plesso suoraIe ; 2,1, arterie e nervi glutei superiori ; 25, meterej 26, retto; 27, [porzione piiI
caudale del peritoneo); 28, sacro; 29, muscoli spinal i j 30, tendine del m. sartorio e del m. tensore della fascia lata.

[CUNO e VEAU, spiegarono embriologicamente la formazione della fascia prevescicale come


dovuta alla coalescenza di foglietti peritoneali embrionali, che vanno in seguito scomparendo
(vedi fig . 139)].

Studiata la loggia vescicale possiamo ora passare ai rapporti della ve-


scica.
Fig. 138. - L e guaine vascolari della pelvi,
che emanano dalla guaina dell'arteria iliaca interna (secondo RIEIFEL e DESCOMPS).
l, a. epigastrica inferiore; 2, a. iliaca esterna; 3, a. ombelico-vescicale e sua guaina; 4, a. genito-vescicale e sua gua ina; 5, a. rettale
media e sua guaina; 6, a. iliaca interna e sua guaina; l, a. il iaca comune; 8, biforcaz ione aortica; 9, vescica; lO, condotto deferent,e ;
Il. vescichetta semina1e; 12, retto; 13, nretere; 14, uraco; 15, residui dell'a. ombelicale.

A B
Fig. 139. - Sezione orizzontale della paret e addominale anteriore: Li, in nn embrione; B, nell'adulto (schematica ).
Fig. Li : l, uraeo ; 2, 2', arterie ombelicali ; 3, peritoneo con i suoi due strati; 4, parete addominale; 5, tessuto sottoperitonealcj
6, cavo peritonea le.
Fig. B: l, 2, 3, 4, 5, come nella figura A; 6, fascia ombelico-prevescicale, che risulta dalla coalescenza dei due foglietti perito
neali corrispondenti.
128 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

B) R AP P ORTI P ROPRIAMENTE DETTI.

l. Faccia anteriore. - Sappiamo che la faccia anteriore della vescica pm


o meno estesa a seconda dello stato di replezione dell'organo. opportuno per ci

Fig. 140. - Spa zio prevescicalc, veduto dall'avanti dopo incisione della p aret e a ddominale sulla linea m ediana
e r esezione dei due t erzi superiori della sinfis i pubica (T .. J .).
1, spazio prevescicale; 2, grasso dello spazio prevescicale ; 3, ligamenti pubo-vescicali ; 4, sinfisi del pube; 5, faccia anteriore della
vescica ; 6, uraco; 7, cordone dell'a. ombelicale ; S, [connettivo lasso], che unisce la faccia prevescicale alla fascia trasversalis; 9, parete addo-
minale; lO, cordone spermatico ; I l , muscoli della regione otturatoria; 12, muscoli elevatore dell'ano e otturatore interno ; 13, v. dorsale
profonda del pene ; 14, ombelico.

studiare i r apporti pelvici, quando la vescica vuota, e i r apporti addominali,


quando essa distesa.
a) Porzione in feriore p elvica (vescica vuota). - La faccia anteriore della ve-
scica vuota nascosta dalla sinfisi pubica, alla quale aderisce tenacemente. Tra
Organi uropoietici 129

la sinfisi e la vescica trovasi la corrispondente porzione della cavit del Retzius


o spazio prevescicale. Un importante piano vascolare applicato contro la
faccia posteriore della sinfisi, mediante la fascia trasversale.

Fig. 141. - Rapporti a nteriori d ella vescica. Guaina allantoidca (in pa rte secondo FARaBEUF).
al HSOP1 "'"orti generali di quelli della fig. 138. Per qui la guaina allantoidea, con l'uraco, stata sezionata vicino all'ombelico e
1;1Rt;;;'.~S(~PPo.r7 mostrare come essa formi lo. fascia ombelico-prevescicale e, continuandosi con lo. fasc"ia trasversalis, la cavit detta
I, fascia trasversalis, aperta e spostata; 2, a. ep igastrica; 3, a. soprapubica; 4, anastomosi fra l'a. epigastrica e l'a. otturatori a
5, a. retrosinfisaria; 6, lembo della fascia tra8versalis, ripiegato; 7, a. iliaca esterna; 8, a. iliaca interna; 9, a. iliaca comune; lO, f ascia
trasversalis; Il, margine della cavit prevescicale, detto del Retzius j 12, vescica, ricoperta dalla fascia ombelieo-prevescicale (guaina.
allantoidea)j 13, peduneolo n.llanto ideo (urneo ed arterie ombelicali) sezionato; 14, uretere.

Questo piano vascolare formato dai rami provenienti dalle arterie otturatorie, dall'anasto-
mosi dell'arteria otturatoria con l' arteria epigastrica e dalla arteria dorsale della sinfisi, ramo
dell'arteria pudenda interna. A questi r a mi arteriosi corrisponde un importante plesso venoso,
che studieremo con i vasi della vescica (plesso del Santorini) .

Esiste un altro piano vascolare, applicato contro la faccia anteriore della


parte pelvica della vescica, formato dalle divisioni delle arterie prevescicali, r ami
dell'ar teria pudenda interna, accompagnate da grosse vene satelliti, che risalgono
verso la vescica dopo aver attraversato il diaframma urogenitale. Sui lati la
9 - TESTUT E LATARJET, Anatomia umana, VI.
130 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

faccia anteriore della parte pelvica della vescica si avvicina alla regione ottu-
ratoria ed al suo peduncolo vascolonervoso.
y

B 3
Fig. 142. - Rapporti della vescica col pube e con la p arete a ddominale anteriore:
A, vescica allo st ato di vacuit; B, vescica a llo stato di replezione.
a, sinfisi pubica; b, parete addominale; e, spazio prevescicale; d, spazio soprapubico. l, parete della vescica; 2, cavit dena vescica;
3, m'etra; 4, prostata; 5, canale deferente di destra; 6, urar.o, al davanti del quale si vede la fascia ombelico-prevescicale; 7, peritoneo.
x-x, linea orizzontale, che passa al di sotto della !;infisi; V-V, piano dello stretto superiore.

b) Porzione superiore acldominale (vescica distesa). - La estensione della por-


zione addominale [della faccia anteriore] della vescica, varia naturalmente con
il suo grado di riempimento. Si pu ri-
tenere che una vescica contenente 350 cc
di liquido oltrepassi la sinfisi di cm 2
circa. L'apice si eleva dunque progressi-
vamente. [Tuttavia, ad un certo momen-
to, la faccia superiore che si sposta
verso l'alto pi dell'apice stesso della ve-
scica (figg. 140 e 141)]. [Fra i l'a _. ~
che possiamo rammentare, ricorderemo
i vari strati, che costituiscono la parete
anteriore dell'addome (vedi Trattati di
Anatomia topografica); e lo spazio pre-
vescicale e la fascia prevescicale].

2. Facce laterali. - La faccia laterale


Fig. 143. - Rapporti della faccia laterale della ve-
scica col peritoneo, l'uretcre, il canale deferente e l 'ar- della vescica contribuisce per ciascun lato
t eria ombelicale (neonato). a formare la parte superiore della parete
A , parte posteriore e superiore della vescica, ricoperta dal peri-
toneo; A', parte anteriore ed inferiore, non ricoperta dalla sie- mediale dello spazio pelvi-rettale supe-
rosa; B, vescichetta. seminale destra; C, retto; l, peritoneo, con
l', cavo vescico-rettale; 2, uretere destro; 3, condotto deferente riore; spazio sottoperitoneale, che divie-
destro; 4, a. aorta; 5, a. iliaca comune ; 6, a. iliaca interna di destra;
7, a. ombelicale destra. ne, a questo livello, pelvi-vescico-prosta-
Organi uropoietici 131

tico. Sulla parete laterale di questo spazio si trovano i vasi iliaci esterni, il pedun-
colo otturatorio e i corrispondenti gangli linfatici. Il condotto deferente, nel por-
tarsi dalla faccia posteriore della vescica alla regione profonda dell'inguine, obbli-
gato a passare al di sopra del cordone, formato dall'arteria ombelicale.

Fig. 144. - La loggia vescicale e gli spazii perivescicali, in una sezione orizzontale del bacino (soggetto conge
lato, segmento inferiore della sezione) (T.-J.). (La sezione passa, anteriormente, 1 cm. al di sopra del pube, 2 cm.
a l di sopra della punta del coccige).
l , vescica; l', orificio ureterale; l", orificio uretralej 2, ampolla del retto; 3, 3', vescichette seminali e canale deferente, contenuti
nello spessore della fascia prostato-peritoneale; 4, m. otturatore interno, con: 4', vasi e nervi otturatori ; 5, spazio prevescicale, con
5', prolungamento che esso invia lungo le faccie laterali della vescica, fino alla spina ischiatica; 6: spazio retrovescicalej 7, spina ischia~
tica; 8, coccige; 9, ID. grande gluteo ; lO, m. retto anteriore dell'addome; Il, testa femorale; 12, vasi glutei ; 13, ligamento sacro-tuberoso;
14, spazio retrorettalej 15, spazio prerettale.

3. Cupola vescicale. - La cupola vescicale concava o convessa, a seconda


che la vescica sia piena o vuota; se vuota serve da supporto ad anse intestinali.
Il peritoneo presenta, a tale livello, una ripiegatura, chiamata piega vescicale
trasversa. Quando la vescica piena la piega scompare, mentre la cupola vesci-
cale risale nella cavit addominale, rendendo pi evidente tanto il cavo preve-
scicale quanto quello rettovescicale o vescico-uterino.

4. Base (fig. 144). - A) NELL'UOMO. - La base della vescica presenta due


segmenti; l'uno antero-inferiore o regione del collo, che riposa sulla prostata, e
132 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

l'altro postero-superiore o segmento vesciculo-deferenziale. Non esistono limiti


precisi fra questi due segmenti.
a) Segrnento antm'o-injeTioTe o Tegione clel collo. - A questo livello la vescica
in rapporto con la base della prostata e perfino col suo versante anteriore ed
separata da quello posteriore da una cresta mediana trasversale la cornrnessum
pTegenitale. La zona di aderenza della vescica con la pro stata ha la forma di un

Fig. 145. - Rapporti della vescica con le vescichette seminali ed i condotti d eferenti (T.J.). ( stata condotta
una sezione frontale del bacino, che passa un poco al di dietro della piccola incisura ischiatica; la sezione un poco
pi a nteriore a sinistra che a destra).
1, osso dell'anca; 2, grande iucisura ischiatica; 3, coccige; 4, parete anteriore dell'andome; 5, vescica, con 5', ureterej 6, retto;
7, 7', vescichette seminali e condotto deferente; 8, triangolo illterdeferenziale, la cu i base ricoperta dal cavo vescico-rettale del peri-
toueo; 9, fascia prostato-peritoneale, attraverso la quale stata fatta una grande finestra per mostrare le vescichette seminali; lO, m. psoas;
Il, m. piriforme; 12, m . grane gluteo; 13, m. ischia-coccigeo; 14, vas i iliaci esterni; 15, a. otturatoria ; 16, a. ombelicale ; 17, a. pudenda
interna. ; lS, a. ischiatica; 19, a. glutea; 20, n. ischiatico; 21, sottocutaneo.

ovale a grande asse trasversale (ALBARAN e MOTZ). I differenti piani che costi-
tuiscono la parete vescicale acquistano, a contatto della prostata, una notevole
sottigliezza, che accentua l'intimit dei rapporti tra i due organi. Il collo della
vescica, attraversato dall'Ul'etra, trovasi circa cm 3 dietro il centro della sin-
fisi pubica. Ritorneremo su questi rapporti studiando dettagliatamente la pro-
stata e l'uretra.
b) Segrnento vesciculo-dejeTenziale (fig. 145). - A tale livello, la base della
vescica perde il contatto con la faccia superiore della pro stata, trovandosi
separata dal piano delle vescichette seminali dalla presenza della lamina ante-
riore della guaina genitale, la quale non altro che la faccia di accollamento
Organi uropoietici 133

del peritoneo pregenitale. Dietro questa lamina le due vescichette seminali di-
vergono l'una dall'altra, portandosi in alto e later almente. I canali deferenti
vengono a terminare in questo loro angolo di separazione. In questo stesso angolo

Fig. 146. - Il l'etto p elvico, veduto in uua sezione sagittale mediana di bacino femminile
(segmento destro della sezione, soggetto congelato, 40 anni) (T.-J . ).
.A. va vertebra lombare; A', angolo sacro-vertebrale; B, sacro; C, coccige; D, sinfisi pllbica; a, l'afe ano-coccigeo; b, b' ! ID. ~f.ntere
esterno dell'ano; c, m . costrittore della vulva e della vagina; d, tend ine del ID. rett o dell'addome; 1, colon ileo-pelvico; l', l'etto; Y ', am-
polla del retto ; Y " , valvole semi-lunari; 2, utero; 2' cavit dell'utero (interessata dalla sezione in un punto ove assai ristretta, essendo
l' utero in posizione paramedian3 destra); 2", muso di tinca; 3, vagina; 3', orifizio di questo organo nella vulva; 4, vescica; 4', orifizio
dell'uretere; 4", uraco; 5, uretra ; 6, anse tenui; 7, epiploon; S, cavo retto-vaginale; 9, cuI di sacco retrorettale; lO, cuI di sacco vescico-
uterino; Il, mesentere; Il', linfonodo mesenterico; 12, spazio prevertebrale con i suoi vasi; 13, spazio retrorettale; 14. setto fra il retto
e la vagina; 15, setto fra l'uretra e la vagina; 16, spaz io prevescicale.

discende il cavo peritoneale rettovescicale, al quale segue [una fascia] che costi-
tuisce, almeno in parte, la fascia del Denonvilliers.

B) NELLA DONNA. - La base della vescica presenta dei rapporti molto


differenti, non possedendo il collo della vescica quell'eccellente blocco di so-
stegno, che rappresentato nell'uomo dalla prostata. Non esiste che il pavi-
mento urogenitale. Il segmento posteriore sep arato dal centro perineale dalla
134 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

parete anteriore della vagina. Perci, se la muscolatura perineale cede (debo-


lezza congenita o rottura ostetrica accidentale) la parete anteriore della vescica
non pi sostenuta e si forma allora un cistocele. Il trigono vescicale o trigono
del Lieutaud si proietta sulla parete anteriore della vagina, sotto forma di un
triangolo, al quale corrisponde una mucosa vaginale liscia, mentre nelle restanti
aree pieghettata (triangolo di Pawlick; vedi Vagina).

La base della vescica separata dalla parete della vagina tramite un t essuto cellulare la.sso,
che rappresenta un eccellente piano di
clivaggio per il chirurgo, sia che si scolli
il setto uretro-vaginale, andando dal
basso verso l' alto, sia che lo si scolli an -
dando dall'alto verso il basso per la via
addominale, n el corso di una ampia ist e-
rectomia . Se si studiano , con attenzione, i
piani, che separano il pavimento della
vescica dalla faccia anteriore della vagina,
si trova che esiste un piano, molto ben
definito, ove il tessuto cellulare si addensa
in un a lamina solida e ben inclividualiz
zata , la fascia sottovescicale di Halban .
Inoltre, sui lati, le inserzioni anteriori del
muscolo elevatore dell' ano non sono di-
4 stanti da questo spazio.

In alto e in dietro la base della


Fig. 147. vescica si trova in rapporto colfor-
F accia inferiore della vescica con la porzione iniziale dell'uretra.
(La vescica e l'uretra SODO state divise anteriormente ed in alto sulla nice anteriore della vagina; poi, pi
linea mediana).
l, bassofondo della vescica; 2, sporgenza interuretel'ica, che forma il in alto, con l'istmo dell'utero . Quan-
margine posteriore del trigono; 2', collo della vescica; 3, orifici degli urc-
reri; 4, uretro. prostatica; 5, collicolo seminale COll, 5', i suoi frenuli; 5" , cre- to al corpo dell'utero, qualora ma-
sta. uretrale; 6, orificio dell'utricolo prostatico, con, a destra e a sinistra,
gli orifici dei condotti eiaculatori. nifesti normale antiversione ed an-
tifiessione, se la vescica vuota,
esso si addossa sulla sua faccia dorsale. Il peritoneo si interpone fra la vescica e
l'utero costituendo il cavo vescico-uterino.

4. - Conformazione interna.

Se osserviamo la vescica dall'interno, essa presenta naturalmente la stessa confi-


gurazione generale che ha esternamente, nonch la stessa topografia: lO un apice;
2 0 una base; 3 quattro facce o pareti.

1. Apice. - L'apice, posto in alto e in avanti, ha la forma di una depressione


infundibuliforme.

Sul fondo di questa depressione pu trovarsi un piccolo orificio che conduce nel canale del-
l'm'aco. Il canale dell'm'aco, nell'a dulto, si arresta t alora a 45 cm al di sopra della vescica; ma,
assai pi sovente completamente obliterato.
Organi uropoietici 135

2. Base. - La base di gran lunga la pi importante di tutte le parti spet-


tanti alla superficie inferiore della vescica. Seguendola dall'avanti in dietro,
si trova dapprima una piccola superficie triangolare, quasi sempre liscia e uni-
forme, il trigono vescicale di Lieutaud (fig. 14 7); poi, dietro al trigono, una parte
pi o meno depressa, che rappresenta il bassofondo della vescica.

A) Tl~IGONO VESCICALE. - Esso corrisponde, nell'uomo, alla pro stata, nella


donna, alla parete anteriore della vagina.
a) Fonna e dimensioni. - Come dice il suo nome, il trigono di Lieutaud, ha
la forma di un triangolo (fig. 147), con la base diretta in dietro ed i cui lati, pres-
sapoco uguali, misurano mm 20-25, quando la vescica vuota, mm 40-50 quando
fortemente distesa. Ciascuno degli angoli di questo triangolo contrassegnato
da un orificio: ai due angoli posteriori sboccano gli ureteri; nel suo angolo ante-
riore prende origine il canale dell'uretra, orificio uretrale interno.
b) Orifici inferiori elegli ureteTi. - Gli orifici inferiori degli ureteri si trovano
posti all'apice di una piccola sporgenza mammellonata, oppure in una zona
pianeggiante.

Questi orifici sono per lo pi a forma di fessura, tagliati nettamente a unghia, diretti obliqua.
mente in senso lateromediale e da dietro in avanti. Ognuno misura da mm 3 a 5, in corrispon .
denza del diametro maggiore. Lateralmente sono nettamente limitati da una piega muccosa
falciforme, che impropriamente si indica col nome di valvola dell'u1'ete1'e. Medialmente si pro-
lungano, assai spesso, sulla parete vescicale, sotto forma di una piccola doccia, lunga da 5 a 6
millimetri. Fra l'orificio di destra e l'orifrcio di sinistra si estende una specie di cercine trasver-
sale, leggermente concavo in dietro, perci arciforme, sempre pi frequente nell'uomo che nella
donna, cm'cine inte1'u1'etm-ico . costituito, lo diciamo per incidenza, da un fascio muscolare di
uguale direzione che, pi sviluppato dei fasci vicini, solleva la mucosa, Qualche A. lo indica, del
resto assai impropriamente, col nome di muscolo degli u1'etm'i.
c) 01"ificio intm'no dell'u1'etra, - Questo orificio, chiamato anche collo della vescica, arro -
tondato nel feto e nel bambino, acquista pi tardi, in conseguenza del notevole sviluppo che
prende la prostata, la forma di una fessura trasversale, con un labbro posteriore ed uno anteriore.
In realt la nozione di (' collo vescicale corrisponde a dei dati assai pi fisiologici e patolo-
gici che anatomici. veramente difficilissimo determinare dei limiti precisi a questo collo, suf-
ficiente, per convincersi, constatare le divergenze che esistono tra le diverse descrizioni: alcune
assegnano il nome di collo a quella porzione della vescica che precede immediatamente l'm'etra,
altre designano in tal modo la porzione dell'uretra, fino al collicolo seminale; altre infine, consi-
derano che il collo comprenda contemporaneamente un segmento vescicale e un segmento ure-
trale. dunque pi logico, dal punto di vista puramente anatomico, parlare di una 1'egione del collo,
che corrisponde, in realt, ad un ispessimento delle fibrocellule circolari della vescica e dell'uret'ra,

L'orificio interno dell'uretra corrisponde abitualmente al punto pi declive


della vescica. relativamente fisso e indicheremo in seguito, a proposito del-
l'uretra, quale sia la sua precisa posizione in rapporto alla sinfisi pubica.

B) BASSOFONDO DELLA VESCICA. - Si chiama con questo nome quella parte


della superficie interna della vescica, che posta al di dietro del trigono. Ram-
mentiamo, per incidenza, che essa corrisponde, nella donna, alla vagina e, nel-
136 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

l'uomo, alle vescichette seminali, all'ampolla dei canali deferenti e al triangolo


in terseminale.
Morfologicamente il bassofondo della vescica (fig. 148) si presenta sotto la
forma di una depressione ellittica, diretta trasversalmente e tanto pi accentuata
quanto pi sporgente il cercine interureterico che la delimita anteriormente.

Nel vecchio la sua profondit aumenta per questo duplice fatto: l o che il cercine interure-
terico diviene pi alto; 2 che la pro stata, ipertrofizzandosi, solleva la regione del trigono . In
tali condizioni (fig. 149) questa zona, che
non rappresenta, di solito, il punto pi
basso della vescica, forma una specie di
scavo, nel quale si dispongono i calcoli e
dove una piccola quantit di urina (che la
muscolatura non riuscita ad espellere),
permane dopo la minzione. In tal modo si
trova giustificato il nome di bassofondo
dato a questa regione depressa della ve-
scica, tanto in anatomia quanto in chi-
rurgia .

10 . 11
Fig. 148 . Fig. 149.
Fig. 148. - L a base della vescica, veduta in una sezione sagittale.
1, sinfisi del pube ; 2, vescica; 3, collo deU'uretra; 4, trigono del Lieutaud; 5, orificio deU'uretere; 5 i
, sollevamento interureterico;
6, bassofondo della vescica; 7, prostata.
Fig. 149. - Faccia interna di una vescica a colonne.
(Soggetto di 92 anni, sezione congelata, taglio sagittale, ridotto eli %).
l, vescica, con le colonne e le cellette; 2, collo della vescica; 3, bassofondo della vescica ; 4, prostata; 5, lobo medio della prostata,
notevolmente iper trofizzato; 6, uretra.; 7, cavo peritoneale, posto 18 mm sopra la sinfisi; 8, ansa intest,inale, discesa nel cavo peritollcale;
9, pube; lO, ligamcnto prevescicale; Il, plesso venoso.

3. Facce. - Le facce o pareti della superficie interna della vescica si distin-


guono, come per la superficie esterna dell'organo, in antm'iore, posteriore e laterali.
Queste differenti pareti, nel feto e nel bambino, sono regolarmente lisce e
uguali. Per in seguito, a causa di una irregolare ipertrofia dello strato muscolare
sottostante, la mucosa si solleva in corrispondenza dei fasci muscolari ipertro-
fizzati, mentre si deprime nei loro intervalli. La parete vescicale acquista allora,
nel suo insieme, un aspetto reticolato e areolare che fu paragonato, non senza
ragione, a quello che presentano le orecchiette del cuore.

Questa disposizione reticolata aumenta gradatamente con l'et. In t aluni soggetti le spor -
genze, determinate dai fasci muscolari ipertrofizzati, sono cos notevoli da formare vere e proprie
Organi uropoietici 137

colonne (vescica a colonne). Nell'intervallo delle colonne la parete naturalmente depressa; in


taluni casi essa forma allora delle cavit o cellette, pi o meno ampie, le quali, quando siano
molto sviluppate, acquistano l'aspetto di veri diverticoli della cavit vescicalc (vescica a cellette).
Nella fig. 149 riportato l'aspetto della superficie interna della vescica di un vecchio di 92 anni,
che ci d un'idea molto precisa del modo di conformazione delle colonne e delle celle. Calcoli pos-
sono penetrare in queste cellette e soggiornarvi pi o meno a lungo e perfino incastrarvisi.

5. - [Struttura].

Studieremo la struttura della vescica prima nel suo insieme, poi ne illu-
streremo alcune parti a struttura particolare, come la zona ove sboccano gli
ureteri ed il meato uretrale interno.
N ella vescica, andando dalla superficie interna verso la superficie esterna
dobbiamo distinguere i seguenti strati o tuniche: a) rnucosa; b) sottornucosa;
c) rn'uscolare; d) fibrosa o avventizia; infine la tunica sierosa, dove presente.
La parete della vescica vuota misura, nella parte anteriore, cm 0,6-0,8:
in dietro raggiunge valori oscillanti fra cm 0,8 e 1,5. Nello stato di replezione,
la sua parete diviene ovunque pi sottile e raggiunge spessori, che vanno da
mm 0,2 a 0,5 . Ohe la parete, a parit di spessore, sia pi resistente nel vivo che
nel cadavere nozione comunemente nota.
a) Tunica rnucosa. - Oome in tutte le mucose dobbiamo distinguervi un
epitelio ed una tunica propria. La sua superficie libera, nel vivente, si presenta
di colorito rosso vivo. Nel cadavere appare biancastra nel bambino, grigiastra
nell'adulto, rossastra nel vecchio per congestione dei vasi sottostanti.
In condizioni normali, nella vescica piena e distesa, le pareti appaiono lisce;
nella vescica vuota la superficie interna, parallelamente alla diminuzione della
cavit, acquista aspetto ll'regolare, perch la mucosa si solleva in pieghe. Nella
regione del trigono si comporta in modo un po' differente, rimanendo liscia,
anche quando la vescica contratta, per le aderenze che gli strati superficiali
(mucosa) hanno con gli strati sottostanti. Rammenteremo, incidentalmente, che,
in condizioni patologiche, l'aspetto della vescica, anche distesa, pu essere talora
caratteristico, perch sollevata dalla presenza di fasci muscolari, divenuti parti-
colarmente robusti, in pieghe di modica altezza, che s'intrecciano, a forma di
rete. Fra le pieghe si apprezzano relativi, modesti, avvallamenti (vedi pago 132).
<x) Epitelio. Mantiene il tipo dell'epitelio di transizione, come fondamen-
talmente lo abbiamo studiato nelle superiori vie di escrezione (vedi fig. 151). Nella
vescica alcuni suoi caratteri divengono particolarmente evidenti: 10 la sua resi-
stenza a lasciarsi imbevere dai liquidi ( continuamente a contatto dell'urina);
2 la sua plasticit. Ambedue questi caratteri sembrano essere nello stesso tempo
un appannaggio della sua intima struttura. Interessante , fra l'altro, la pIa-
sticit, che si manifesta evidente con uno spiccato adattamento alle necessit
inerenti alla contrazione ed al rilassamento delle pareti, senza che mai si riscontri
una soluzione di continuit nel suo rivestimento . Vedi per ci che concerne i
meccanismi ultramicroscopici di questo processo di adattamento quanto detto
a proposito dell'uretere.
138 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Si trovano, anche in corrispondenza dell'epitelio vescicale, zaffi epiteliali,


che si approfondano nella tonaca propria. In questo epitelio vescicale non
esisterebbe una membrana basale. Sono state illustrate ghiandole, special-
mente nella zona del trigono vescicale, le quali potrebbero, secondo taluni
. ~ -- ----,-~-_ AA., divenire causa di alterazioni pato-
logiche.
~) Tunica propria. costituita da con-
nettivo denso (fig. 150). Questo forma uno
' /''.l' ~--- l strato pi alto se la vescica contratta, pi
sottile se distesa. I fasci connettiva.li sono
particolarmente densi. Essi non hanno, nelle
varie regioni, particolare orientamento. Se-
condo alcuni sarebbero orientati differente-
mente in piani sovrapposti. Si possono in-
contrare, nel trigono, alcune formazioni pa-
pilliformi; raramente altrove, in condizioni
normali. Pu contenere qualche nodulo lin-
fatico. Trapassa gradatamente nella tunica
sotto stante. Tunica propria ed epitelio sono
parti, che si comportano, in generale, passi-
vamente nei movimenti della vescica.
b) Tela o tunica sottornucosa. - La tela
sottomucosa (fig. 150) della vescica uno
1 strato ben sviluppato, eccetto in alcune parti.

Ha importanza fondamentale nel condizionare


il comportamento della mucosa, la quale trova
nella sottomucosa un piano ideale di scivo-
lamento, compito essenziale di questo strato.
N ella sua compagine corrono rami nervosi e
vascolari, che si rendono pi evidenti con
l'et. formata da tessuto connettivo lasso
con scarse fibre elastiche. Nei suoi strati pi
profondi possono comparire fascetti di cellule
muscolari, che preludono la tunica, che ne fa
seguito.
c) Tunica rnuscolare. - La tunica mu-
scolare uno strato importantissimo nella di-
namica della vescica, in quanto con la sua
contrazione e col suo rilassamento determina
attivamente il cambiamento di forma della ve-
scica; non vi si modella passivamente. Le fibro-
[Fig. 150]. - Sezione tl'asvel'sa della pa-
rete di una vescica umana in contrazione cellule muscolari della vescica si dispongono
(da VON l\10LLENDORFF). in veri fascetti muscolari, separati da abbon-
l, mucosa; 2, sottomucosaj 3, muscolare; 4, av-
ventizia; ingrandimento 12 v olte. dante tessuto connettivo lasso. Vedremo un
Organi uropoietici 139

carattere differente che si riscontrer illustrando la muscolatura. del trigono ed


il contorno dell'orificio uretrale interno.
Le fibrocellule muscolari, che costituiscono questa tunica (muscolo vescicale),
si dispongono in tre strati
concentrici che si distin-
guono in: esterno, medio
ed interno].
ex) Stmto esterno. Lo
strato esterno o strato su-
perficiale (fig. 152) si com-
pone di fibrocellule longi-
tudinali cio dirette paral-
lelamente all'asse verticale
della vescica. Esse si divi-
dono, secondo la loro posi-
zione, in anteriori, posterio-
ri e latemli.
Le fibl'ocellule longitudinali Fig. 151. - Vescica urinaria umana retratta. Epitelio di transizione e
tonaca propria. Al centro il lume dell'organo . Colorazione Azan-Mallory.
ant61'iori formano, sulla faccia
anteriore della vescica, un piano
continuo, sempre bene sviluppato, che si estende, senza interruzione, dalla base dell'organo al suo
apice. Alla loro estremit superiore contornano l'uraco (vedi in seguito), le une a sinistra, le altre
a destra, e si continuano, in massima parte, con le fibrocellule longitudinali posteriori; poche
si gettano sulla parete dell'uraco. Alla loro estremit infe-
riore si riuniscono in due fasci appiattiti: i ligamenti pu-
bovescicali, che noi abbiamo gi studiato (figg. 152 e 153).
Le fibrocellule longitudinali posteriori. - Le fibrocellule
longitudinali posteriori occupano, come il loro nome in -
dica, la faccia posteriore dell'organo. Esse formano, come
le precedenti, un piano continuo che nella sua parte in-
feriore misura appena, in larghezza, 3 o 4 cm, ma che si
espande in seguito, a ventaglio, in modo da ricoprire, nella
sua parte superiore, non soltanto l'intera faccia posteriore
della vescica, ma perfino una parte delle facce laterali.

[Fig. 152J. - Strato esterno della muscolatura della vescica: per la spiegazione confronta nel testo.
Schema (CIARDI-DuPR).
140 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Queste fibrocellule si continuano in alto, a destra ed a sinistra dell'uraco, con le fibrocellule longitu-
dinali anteriori- Esse inoltre, in basso, si inseriscono sulla base della prostata (fig. 152) nell'uomo,
nonch parzialmente si portano in corrispondenza dei ligamenti tesi fra prostata e retto; nella donna
si inseriscono sul tessuto cellulare, che unisce in maniera intima la vescica alla vagina (fig. 153).
Le fib1'ocellule longitudinali laterali . - Le fibrocellule longitudinali later ali sono nello stesso
tempo meno sviluppate e meno chiaramente individualizzabili delle anteriori e delle posteriori-
Nascono, in basso, le une dalle parti corrispondenti della pro stata, le altre dalla fascia perineale
superiore. Di l esse si portano in alto e, dopo un tragitto variabile, s'inclinano verso la linea me-
diana, parte anteriormente, p arte posteriormente, per con-
fondersi a poco per volta con le fibre dello strato seguente.
Le fibrocellule laterali, che corrispondono agli ureteri, de-
scrivono intorno a questi condotti delle specie di anelli,
che si pongono sul contorno delle loro due estremit.

~) Strato medio. Lo strato medio (fig. 153),


di solito pi pallido dello strato precedente,
formato da fasci di fibrocellule circolari, che si
sovrappongono assai regolarmente senza discon-
tinuit, dall'apice della vescica alla sua base.
Arrivato a livello del collo, questo strato gra-
dualmente diviene pi spesso e forma, tutt'in-
torno all'orificio uretrale, una specie di anello,
che si chiama indifferentemente sfintere vesoioale
o sfintere interno dell'~lretra .
Questo muscolo anulare, che comincia a li-
vello del collo della vescica, si estende in seguito
nello spessore della prostata, contornando come
un manicotto la parte iniziale dell'uretra pro-
statica.
[Descriveremo questo muscolo a proposito del
trigono (vedi pago 142), perch esso appartiene
[Fig. 153J. - Strato medio della musco- pi a quest'organo che all'uretra ed in p ~Lrte
latura della vescica. L'organo s 'immagina connesso con la muscolatura che ritroviamo nel
sezionato nel piano mediano frontalmente
e le due met, unite all'apice della vescica, trigono vescicale].
sono distese sopra un unico piano. Si
tenga presente che lo spessore e la quan- y) Strato interno. Lo strato interno o strato
tit dei fasci in proporzione con la
densit e lo spessor e delle righe, in rosso, profondo (fig. 154) si compone, come l'esterno,
che li r appresentano. (Da un preparato
di CIARDI-DupR).
di fibrocellule longitudinali. Esse formano dei
fasci appiattiti nastriformi, che discendono dal-
l'apice della vescica verso la regione del collo . Detti fasci non formano uno
strato continuo, ma sono fra loro separati da intervalli irregolari nella loro forma
e variabili nelle loro dimensioni. Inoltre essi presentano questo carattere, che li
distingue: cio scambiano spesso anastomosi durante il loro tragitto, onde il
nome di strato plessiforme. Questo strato plessiforme mancherebbe nella zona del
trigono e sarebbe meno pronunziato in alcune altre parti della parete vescicale.
Lo strato muscolare interno relativamente poco sviluppato nel feto e nel fanciullo . Aumenta
in seguito con l'et ed allora d alla superficie interna della vescica l'aspetto reticolato e areo-
Organi uropoietici 141

lare che caratteristico nell'adulto e specialmente nel vecchio. Le vesciche a colonne sono do-
vute al comportamento di questo strato.
Le fibrocellule longitudinali interne, alla loro estremit inferiore, discendono sulla parete del
canale dell'uretra, ove noi le ritroveremo.

d) Tunica avventizia. - Merita anche il nome di tunica fibrosa (fig. 150).


lo strato di tessuto connettivo lamellare, che troviamo applicato alla superficie
della tunica muscolare e che in parte contribuisce a formare la fascia della vescica.
e) Sierosa. - In quelle parti dove la vescica ricoperta dal peritoneo, la
parete della vescica mostra, in aggiunta della sua normale struttura, questo rive-

[Fig . 154]. - Strato interno della muscolatura vescicale, che lascerebbe, in parte, libera la zona del trigono.
Schema (CIARDI-DupR).

stimento. Rimandiamo per la sua intima struttura a quanto verr detto nel
capitolo, che si riferisce a questo organo.
In aggiunta a quanto si accennato relativamente alla struttura della vescica,
considerata da un punto di vista generale, aggiungiamo alcune sue caratteristiche,
che si riferiscono alla struttura del trigono vescicale e del meato uretrale interno,
elementi che bene conoscere anche per le loro applicazioni nel campo fisiologico.
IX) Trigono vescicale. Abbiamo gi descritto le caratteristiche morfologiche
di questa regione. Rammentiamo che anteriormente essa si confonde con la re-
gione del meato uretrale interno.
Non abbiamo da aggiungere niente di pi sulla struttura dell'epitelio, di
quanto abbiamo gi detto. La tunica sottomucosa manca, onde gli strati, che
formano la mucosa, si continuano nel tessuto connettivo, assai denso ed assai
abbondante, che forma lo stroma della muscolare. Secondo il CHIARUGI, al posto
della sottomucosa si sarebbe costituita una particolare formazione muscolare, alla
quale la mucosa direttamente e strettamente aderisce.
La tunica muscolare viceversa molto interessante in questa regione. Lo
strato muscolare esterno abbandona i suoi rapporti con la base vescicale per
portarsi parzialmente, nel maschio, alla base della pro stata e nella femmina al
setto vescico-vaginale. In dietro parte dei fasci di questo muscolo passano nei
142 Libro undioesimo - Appamto ul'ogenitale

ligamenti posteriori, che vanno al retto. Il fascio muscolare medio si estende


per tutta la superficie della parete vescicale, mentre lo strato muscolare interno
si arresta ai margini del trigono vescicale. Le migliori conoscenze sull'anda-
mento di quest'a muscolatura sono
tratteggiate alle figg. 152, 153, 154,
alle quali rimandiamo. La parte im-
portante della muscolatura della ve-
scica, spettante al trigono vescicale,
r appresentata dal muscolo trigo -
nale che alcuni considerano, a ra-
gione, come una parte del muscolo
sfintere dell'uretra . Il muscolo tri-
gonale, il cui speciale sviluppo da
riportar si alla particolare origine di
quest a regione (vedi pago 159 ) di
per s una formazione indipendente
dalla muscolatura della parete della
vescica. N ella regione del trigono
[Fig, 155]. - L a base della vescica, la prost at a , sezionata
sagittalmente, in modo da dimostrare l 'andam ento dei fasci
le cellule muscolari hanno disposi-
del muscolo trigonale, quelli del m u scolo sfintere liscio del- zione prevalentemente trasversale,
l'uretra, ed i loro rapporti con la muscolatura della vescica.
Schema (C IARDI-D upR). formando, nel complesso, uno spesso
strato; hanno inoltre la particolare
sparpagliate in seno ad un connettiv o piuttosto denso

suo

[Fig. 156]. [Fig. 157].


Fig. 156. - Riproduzione approssimativa della sezione trasversa di alcuni fasci della muscolatura della vescica.
(CIARDI -DupR).

Fig. 157. - Riproduzione approssimativa di un tratto della sezione trasversa del muscolo del trigono e del
muscolo sfintere liscio dell'uretra. Si noti la n otevole differenza nell'organizzazione dei fasci, rispetto la muscolatura
precedente. (CIARDI-DupR).
Organi UTo-poietici 143

~) Orifcio uretmle interno. N on si h anno particolari caratteristiche diffe-


renziali rigu ardo all'epitelio di questa zona, il quale di solito ancor a un epitelio
di transizione. Qualche volta, come studieremo meglio a suo tempo, pu avve-
nire che questo epitelio gradatamente trapassi in quello dell'Ul'etra.
Di solito per questo fatto avviene pi in basso, in pieno condotto uretrale.
La lamina propria della mucosa si unisce intimamente ai piani sotto st anti.
L'elemento caratteristico r appresentato dalla parte muscolare, che costituisce
i 3/4 di un anello, orientato in modo da abbracciare l'uretra, portandosi anterior-
mente e in basso . Le caratteristiche strutturali di questo muscolo sono simili a
quelle della parte trigonale (fig. 155). Il tessuto connettivo che riveste esterna-
m ente la muscolatura trapassa in quello delle parti vicine.
111 eccanismo di riempimento e di svuotame,n to della vescica. - un argo-
m ento che interessa l'anatomico oltre il fisiologo . Secondo quanto possibile
riassumere, lo stillicidio dell'urina, continuo da p arte degli ureteri, determina
il riempimento della vescica, fav orito dalla contrazione tonica del muscolo sfin-
tere liscio dell'uretra che non lascia defluire l'urina . Ad un certo momento,
rendendosi necessario lo svuotamento della vescica, entrerebbe in funzione il
muscolo detrusore. Questo muscolo non un'entit propria, ma sarebbe rap-
presentato da fasci di fibre longit udinali della muscolatura vescicale. Queste
fibre, prendendo p articolare ed int imo r apporto con il muscolo sfintere e con-
traendosi, determinano una spinta sul liquido della vescica ed un'apert ura
diretta del muscolo sfintere liscio dell'uretra, la cui contrazione tonica andrebbe,
di pari passo, diminuendo.

6. - Vasi e nervi.

l. Arterie. - Le arterie della vescica, sempre molto numerose, provengono


direttamente o indirettamente, dall'arteria iliaca intern a . HOVELACQUE insiste
sulla frequ enza delle variazioni, che si possono osservare nella irrorazione arte-
riosa di questo organo . L a descrizione che noi potremo dare perci necessa-
riamente assai schematica e pertanto inesatta in gr an numero di casi.
cx.) La parte superiore della vescica (di origine allantoidea) irrorata dalle ar-
terie vescicali superiori, le quali provengono dalla porzione rimasta pervia della
arteria ombelicale.

Rammentiamo che questa arteria, ramo dell' arteria iliaca interna, si dirige in avanti e medial-
mente, passa al di sopra del margine laterale della vescica, ove emette, da dietro in avanti, due
o tre rami, ch e discendono sotto il peritoneo, distribuendosi, tramite ramuscoli molto sottili,
alla faccia antero-Iaterale della vescica. Per mezzo di r amuscoli ascendenti, pi voluminosi, viene
irrorata la cupola vescicale. Uno di questi rami raggiunge l'maco e risale [con questo ligamento]
fino all'ombelico ove si anastomizza con l'arteria epigastrica_

~) Le arterie vescicali infet'iori provengono dall'arteria iliaca interna , sia di-


rettamente sia con un tronco particolare che viene chiamato, secondo FARA-
BEUF , il tronco genito-vescicale.
144 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Questo anatomico aveva paragonato tale tronco al tronco uterovaginale della donna . Il tronco
genito .vescicale nasce in comune con le arterie pudenda interna e iscbiatica, dalla parte ante
riore dell'arteria iliaca interna. Giunto sulla faccia l aterale della vescichetta seminale si divide
in due rami: l'uno inferiore, l'arteria vescico -p1'ostatica; l'altro, superiore, l'm'tm'ia vescioulo-deje-
renziale (fig. 158),
L'a1'ieria vescico -p1'ostatica si divide in due rami; un ramo pro statico ed un ramo vescicale.
Il ramo prostatioo segue il margine superiore della prostata, contorna la ghiandola e si esaurisce
sulla sua faccia anteriore dopo averla irrorata. Il ramo vescica le, parallelo al precedente, segue

Fig. 158. - Arterie per l'apparato genitale e per quello vescicale nell'uomo (secondo FARABEUF).
V, vescica; R, retto; P , prostata; 1, a. genito-vescicale, che si biforca in: 2, a. vescico-prostatica, e 3, a. vesciculo-deferenziale;
4, a. prostatica; 5, a. vescicale inferiore; 6, a. per le vescichette; 7, a. deferellziale; 8, a. ombelicale; 8', a. ombelico-vescicale anteriore ;
8", a. ombelico-vescicale posteriore; 9, a. rettale media; lO, condotto deferente ; Il, m. elevatore dell'ano, tagliato e ribattuto in basso.

[esternamente] la parte laterale del bassofondo della vescica, distribuendosi al bassofondo ve-
scicale e alle facce laterali. Si anastomizza, da una parte, con i rami discendenti delle arterie pro-
venienti dall'arteria ombelicale, dall'altra parte, con i rami dell'arteria vescicale anteriore, pro-
venienti dall'arteria pudenda interna.

y) L'arteria pudenda interna, in realt, nel suo tragitto compreso nel dia-
framma urogenitale, emette, dietro al pube, un piccolo ramo che risale, dopo
avere attraversato il diaframma urogenitale, nello spazio prevescicale distribuen-
dosi al terzo inferiore della faccia anteriore della vescica (vedi Perineo).
L'arteria rettale media, infine, d dei rami, arterie vescicali posteriori, alle
vescichette seminali e nello stesso tempo alla faccia posteriore del bassofondo
vescicale.
Organi uropoietici 145

Nella donna un'arteria vescico-vaginale sostituisce l'a. vescico -prostatica; per


rimane la medesima distribuzione (vedi Vasi dell'utero) . Molto raramente l'a.
uterina irrora direttamente la vescica: invece i suoi rami vaginali inviano qualche
ramuscolo alla parte inferiore della vescica.

MODO DI DISTRIBUZIONE. - Le arterie suddette si anastomizzano pi o meno


fra loro in corrispondenza della superficie esterna della vescica, formando,
nel loro insieme, una prima rete,
la rete perivescicale. Indi esse at-
traversano la tunica muscolare,
inviando a questa tunica nume-
rosi rami, per andare poi a for-
mare, al di sotto della mucosa,
una seconda rete a larghe maglie,
la rete sottOl1ttWOsa.
Da questa rete sottomucosa
partono dei ramuscoli molto esili,
che si portano nella mucosa, ivi
risolvendosi in una rete capillare,
a maglie strettissime, la rete 1nt~
cosa.

Questi capillari terminano compor-


tandosi come nel bacinetto; cio oltrepas-
sano [la lamina propria della mucosa
giungendo nello strato pi profondo
dell'epitelio], ove si scavano delle doc-
cie, pi o meno larghe e pi o meno F ig. 159. - vene della mucosa vescicale.
profonde. In taluni punti si possono [Per la spiegazione vedi n el t esto].
s eg uire [anche ne g li strati medi
dell'epitelio], come dato osservare facilmente (ALBARRAN) durante l'esame endoscopico.

2. Vene. - Esamineremo successivamente: A) la loro origine; B) le loro mo-


dalit eli terminazione .

A) RETI DI ORIGINE DELLE VENE. - Le vene vescicali traggono la loro ori-


gine da due reti, l'una posta nella sottomucosa (rete sottomucosa) , l'altra posta
nella tunica muscolare (rete muscolare). I vasi efferenti di queste due reti si riu-
ni cono in corrispondenza della superficie esterna dell'organo per formare una
terza r ete, la rete perivescicale.
a) Rete sottomucosa. - Le venule, che provengono dalle reti capillari,
formano nella tonaca sottomucosa del corpo della vescica una ricca rete, la
rete sottomucosa. A occhio nudo o con una lente (fig. 159) si vedono numero-
~ . ime venule, che si anastomizzano fra loro, in modo da formare un plesso
a maglie poligonali. Le vene pi grosse, che nascono da questa rete, convergono
lO - TEs'rUT E LATARJET, Anatomia umana, VI.
146 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

in gruppi di cinque o sei verso una vena collettrice comune, ove sboccano
simultaneamente.

Nella regione del collo le vene della mucosa hanno aspetto un po' differente. Esiste in questo
punto un plesso circolare, a maglie estremamente fini, che si continua con quello dell'uretra e
dal quale partono dei rami, alcuni dei quali prendono la direzione [dell'uretra, mentre altri
raggiungono le parti laterali della muccosa vescicale in corrispondenza del bassofondo (GILLETTE)].

Fig. 160. - Vene prevescicali (secondo FARABEUF).


P, pube; l, v. pudenda interna di sinistra; l', v . pudenda interna di destra; 2, v. dorsale del clitoride; 3,3', vene prevescicali;
4, vene ad ipose; 5, 5', anastomosi [che provengono dalla v. otturatori a].

b) Rete intrarnuscolare. - I canali efferenti della rete sottomucosa pas-


sano nella muscolatura, ove formano, con le vene proprie di questo ultimo strato,
una seconda rete, la rete intramuscolare. Le vene che costituiscono questa rete,
nella maggior parte dei casi, si dispongono parallelamente alle colonne muscolari
corrispondenti, tanto se decorrono alla loro superficie, quanto se occupano il loro
spessore. Seguono d'altra parte un tragitto indipendente da quello delle arterie:
tale fatto per non una regola generale.

Assai spesso in realt, come ha constatato GILLETTE, i due tipi di vasi si accollano per se-
guire, almeno per qualche tratto, lo stesso tragitto. In tal caso le piccole arterie sono accompa-
gnate da un'unica vena, mentre le arterie pi voluminose sono fiancheggiate da due vene. da
notare che, di queste due vene satelliti, una sempre pi piccola dell'altra.

c) Rete perivescicale. - Uscite dalla tunica muscolare, le vene della ve-


sciC;1 formano una terza rete, rete s~lperficiale o perivescicale, posta attorno alla
Organi uropoietici 147

vescica. Venne anche chiamata r ete sottoperitoneale in quelle regioni della vescica,
che sono rivestite dal peritoneo.
Le vene, che ent rano nella costituzione di questa rete, per la m aggior parte
seguono un tragitto longitudinale, cio nascono nella regione dell'apice, intorno

::,:' 6

Fig, 161. - Vene della faccia anteriore e di quella laterale d ella vescica (second o FARABEUF) .
V, vescica; S, sinfisi pubica ; Cl, clitoride; l , v. pudenda interna, che raggiunge il perineo; 2, v. vescicale inferiore, posta nella
pelvi; 3, affluenti della v. pudenda interna; 4, v. dorsale del cli toride; 5, anastomosi fra i due sistemi venosi ; 6, sistema venoso, posto
sul contorno del collo della vescica e dell'origine dell'uretra.

all'uraco, dirigendosi in seguito verso il basso. Sono ordinariamente molto dila-


tate, pi o meno flessuose e perfino varicose, e sono unite fra loro da frequenti
anastomosi rettilinee o arciformi. Hanno r arissime valvole o ne m ancano com-
pletamente, tanto che facile riempirle con una iniezione, spinta dai tronchi
\erso i rami di origine.
148 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

B) MODO DI TERMINAZIONE. - Le vene vescicali superficiali percorrono le


facce anteriore, laterali e posteriore della vescica.
Le vene vescicali anteriori fanno capo, al davanti della vescica, a un im-
portante plesso, il plesso del Santorini, che rappresenta un importante punto di
confluenza vascolare, posto dietro la sinfisi pubica e sviluppato soprattutto a
destra e a sinistra della linea mediana.

Fig. 162. - Ven e ed art erie genito-vescicali nell'uomo (secondo FARABEUl' )_


Ur, ureterej Od, condotto deferente ; Pu, pube; V.S., vescichette seminali ; V, vescica.
Si vede nella. figura la faccia sinistra degli organi e dei vasi dopo avere asportato la parete laterale del bacino. Una pinza tiene
in alto i vasi pudendi interni (l), il m. elevatore dell'ano (2), l'a. e la v. genito-vescicale (3); 4, fasc ia della prostata, sezionata e ribat-
tuta per aprire la loggia prostatica; 5, rami prostatici; 6, grossa v. prostatica, che riceve un'anastomosi (7) con la v. pudenda in terna;
8, a. vescicale inferiore; 9, vene prevescicali ; lO, vasi dorsali del pene; Il, arteria e vene vescicolo-deferenziali.

Il plesso del Santorini dunque posto in una specie di loggia, formata anteriormente dalla
faccia posteriore della sinfisi del pube, posteriormente dalla faccia anteriore della prostata nel-
l 'uomo e dalla lamina preuretrale nella donna. La loggia chiusa inferiormente dalla fascia perineale
media. Come ha ben dimostrato F ARABEUF, questo plesso un falso plesso; vi si possono in realt
ritrovare [vene] omologhe alle arterie che, nate dalla arteria pudenda interna, vengono a termi-
nare nella regione: le vene prevescicali, adipose, retropubica (figg. 160, 161 e 162), ecc. Vedia mo,
in effetti, terminare in questo crocicchio tanto la vena dorsale del pene o del clitoride quanto le
vene adipose e retropubiche ed infine le vene vescicali anteriori. Quest a circolazione comunica,
da una parte, con quella della vena pudenda interna e, da un' altra p arte, con la circolazione
pelvi-viscerale, posta al di sopra del muscolo elevatore dell'ano.

Dalla parte superiore, o meglio agli angoli postero-Iaterali del plesso del San-
torini, partono delle grandi vene che si dispongono schematicamente in due
piani, superiore e inferiore. Il piano superiore formato dalle numerose vene vesci-
Organi uropoietici 149

cali laterali e posteriori (fgg. 163 e 164). Tutte queste vene hanno andamento [in
parte] discendente e vengono a riunirsi a livello della base della vescica in uno o due
grossi tronchi, ai quali fanno capo anche le vepe vesciculo-deferenziali e ureterali

Fig. 163. - Vene per gli orga ni genita li e per la vescica nell' uomo, lato sinistro (secondo FARABE UF ).
( stata tolta la parete la t erale sinistra d ella pelvi).
V , vescica; R, retto; Ur, uretere; 1, m. elevatore dell'ano, sezionato e ribattuto; 2, pube; 3, ischio; 4, a. iliaca interna; 5, a. e
vene ombelicali; 6, a. per gli organi genitali e per la vescica; 7, vasi iliac i in terni, che passano al di sotto di 8, m. piriforme; n, vasi
pudendi intern i, che raggiungono il perineo; lO, corp i cavernosi; Il, ""asi dorsali de l pene; 12, vasi otturatori; 13, vasi iliaci esterni
di destra; 14, vasi ep igastrici inferiori; 15 , anastomosi arteriose e venose tra l'a. epigastrica e la otturatoria; 16, uraao; 17, vene gen ito-
vesciaali, che contornano l'omonima arteria e i suoi rami.

(nell'uomo), le vene vaginali anteriori e una parte delle vene uterine (nella
donna). Il piano inferiore riceve scarse vene della vescica, essendo soprattutto
formato dalle vene della pro stata nell'uomo e dalle vene vaginali posteriori, con
la maggior parte delle vene uterine, nella donna. Questi due piani sono anastomiz-
zati. Infine posteriormente vengono a riunil'si nella vena ipogastrica dopo avere
incrociato l'uretere al davanti (piano superiore) e al di dietro (piano inferiore).
150 Libro undicesimo - Apparato urogenit ale

Come torneremo a ripetere a proposito dei nervi, i piani venosi che abbiamo descritto sono
tenuti fermi slla vescica da una lamina connettivale, tanto pi spessa quanto pi si avvicina
al pavimento pelvico. Questa guaina vascolare viscerale si riunisce dunque al pavimento pel-
vico, nascondendo le vene, specialmente a livello della circolazione inferiore. Prima di arrivare
alla vena iliaca interna, le vene abbandonano il contatto coi visceri, est endendosi in senso medio-
laterale e antero-posteriore. Formano cos un largo e alto p eduncolo vescico-prostatico nell'uomo
e vescico-uterino nella donna. Questo peduncolo venoso, quando la vescica sia tirata in alto,

~ V J P

Fig. 164 . - I plessi venosi laterali della vescica cd il p avimento pelvico, veduti lateralmente da destra .
( stato tolto il plesso ipogastl'ico ).
P, pube; V, vescica; R, retto ; 1, m. elevatore deU'ano (sezionato) ; 2, fasci a de] m . elevatore dell'ano; 3, vene anteriori deJl a
vescica ; 4, piesso venosa laterale della vescica ; 5, m'etere destro; 6, a . ombelicale; 7, a. ottul'atol'ia , sezionata; 8, a . pudena intern a ;
9, n. pudendo intern o e vene pudende interne, in corrispondenza della faccia inferiore del pavimento pelvica; lO, a . vescicnle inferiore;
Il , fascia. laterale della vescica; 12, vene iliache interne; 13, tronco lombo-sacrale; 14, sezione del corpo ca,ernoso.

forma una lamina vascolare di diversi centimetri di altezza, i cui r a mi tendono a riunirsi dive-
nendo, nel contempo, sempre pi grossi, via via che si avvicinano alla vena iliaca interna, mentre
di pari passo, diminuisce la loro altezza e la loro complessit .

Pertanto il sistema venoso della vescica solidale con le reti venose degli
organi vicini. Si comprende con ci come fenomeni congestizi d'uno qualunque
degli organi pelvici si risentano immediatamente sugli organi vicini.

3. Linfatici. - I linfatici della vescica, menzionati semplicemente da ZELLER


e disegnati da MASCAGNI, vennero descritti da CRUIKSHANK. Malgrado l'autorit
di questi due ultimi anatomici, per molto tempo si considerata la vescica priva
Organi uropoietici 151

di linfatici. L'esistenza di questi vasi oggi non pu pi essere contestata , dopo


le osservazioni cos dimostrative di HOGGAN (1881), e le ricerche pi recenti di
GEROTA (1896), di CUNO e MARCILLE (1901), di LENDORF (1901) e soprattutto
di CERVANTS (1928).

A) RETI D'ORIGINE. - Non ancora conosciuto il modo d'origine dei lin-


fatici vescicali nella parete della vescica e noi dobbiamo, innanzitutto, doman-
darci se ci sono realmente dei linfatici nella mucosa.
a) Esiste una rete linfatica mucosa. - SAPPEY, gi da molto tempo, ha risposto
negativamente: L'assenza completa di ghiandole e di v asi linfatici nella mucosa
vescicale dice questo A.; uno
degli elementi pi notevoli della sua
costituzione . GEROTA, con l'aiuto
del suo metodo ha invano cercato
di metterli in evidenza. LLURIA ed
ALBARRAN, nel 1900, hanno descrit-
to ed addirittura riprodotto nella
mucosa del trigono, in un bambino
di 16 mesi, una ricca rete. Per que-
sta rete, considerata da loro di na-
tura linfatica, non sarebbe in realt,
secondo GEROTA e W ALDEYER e se-
condo lo stesso ALBARRAN, che una Fig. della 165. - I linfa tici dclla vescica, veduti da lla faccia interna
tonaca muscolare (secon do G . ed E. HO GG A N) .
rete di capillari sanguigni. L'affer- l , arterie ; 2, vene; 3, fasci muscolari; 4, vasi linfatici.
mazione di SAPPEY resta pertanto
confermata. molto probabile che la mucosa vescicale, come le altre mucose,
possieda delle vie linfatiche ed io aggiungerei dei vasi linfatici veri; per l'esi-
stenza di questi vasi non stata ancora dimostrata.
b) Rete sottomucosa. - A differenza della mucosa, la presenza di linfatici
nella sottomucosa oggigiorno ammessa dalla maggior parte degli anatomici.
Conviene aggiungere che i linfatici sottomucosi sono immediatamente a con-
tatto con la tonaca muscolare e, d'altra parte, sono in rapporto con la rete
muscolare: essi potrebbero, per tal fatto, non essere che una dipendenza di
questa ultima rete.
c) Rete muscolare. - Esiste, fra i differenti strati della tunica muscol~re,
una ricca rete linfatica, messa bene in evidenza da HOGGAN, GEROTA e LENDORF,
le cui maglie, essenzialmente irregolari, contornano i fasci muscolari, intrec-
ciandosi, pi o meno, coi vasi sanguigni (fig. 165) . Questa rete, come abbiamo
gi fatto notare, si continua con la rete della sottomucosa. Per nessuno di
questi vasi, fino ad oggi, stato seguito nella mucosa.

B) RETE PERIVESCICALE. - Dalla rete muscolare p artono numerosi tronchi


e tronchicini che, portandosi all'esterno, attraversano la muscolare ed arrivano
alla superficie esterna della vescica. Quivi, nel tessuto perivescicale, sotto il peri-
152 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

toneo, in quelle parti dove esiste, essi formano una nuova rete, a maglie pi
larghe ma sempre molto irregolari, la 1'ete perivescicale. Questa rete perivescicale
entra in rapporto, alla base della vescica, con le reti vicine, specialmente con la
rete dell'uretere, la rete della pro stata, la rete del canale deferente e delle vesci-
chette seminali e, nella donna, con le reti dell'utero e della vagina.

C) LINFATIOI EFFERENTI. - I linfatici efferenti (fig. 166) della rete perivesci-


cale seguono in genere il me-
desimo tragitto delle vene e
possiamo, come queste ultime,
dividerli in tre gruppi: ante-
riori, posteriori e laterali.

I l-i nfatici ante1'io1'i discendono


sulla superficie anteriore della ve -
scica ed arrivano, dietro la sinfisi,
a dei linfonodi, i linfonodi vesci -
cali ante1'io1'i o p1'evescicali, che si
trovano posti nel tessuto connet-
tivale lasso retropubico. Questi lin -
fonodi prevescicali, segnalati nel
1896 da GEROTA e descritti nuo-
vamente, nel 1899, da KUTTNER
e da PASTEAU, sono sempre poco
numerosi e di piccole dimensioni,
I loro vasi efferenti vanno a ter -
minare in uno o due linfonodi, che
si dispongono lungo la vena ili aca
esterna, un po' al di sotto del-
l'anello crurale.
I linfatici latemli occupano le
Fig, 166, - Linfatici della v escica con i loro linfonodi (schematica), pareti laterali della vescica. Por-
A, linfonodi prevescicali; B, li nionodi laterali della vescica ; C, li n[onodi iliac i tandosi obliquamente in basso ed
esterni; D, linfonodi iliaci interni; E , linfon odi del promontorio.
l, sinfisi pubica ; 2, co lonna sacro-coccigea ; 3, vescica; 4, prostata ; 5, uretra; in dietro, si gettano in un secondo
6, a. iliaca comune; 7, a. iliaca esterna ; 8, a. iliaca interna ; 9, retto ; lO, a. ombeli-
cale; Il , vas i linfatici anteriori; 12, vas i linfatici laterali (sono punteggiati e si con - gruppo di linfonodi, linfonodi ve -
tinuano latera lmente alla vescica con altri lin(atici che parton o dai li nfonodi late- sci cali latemli o late?'o -vescicali, che
rali, per raggiungere i linfonodi iliaci esterni); 13, 13', lin fatici posteriori ; 14, li. ot-
turatore interno ; 15, m. elevatore dell'ano. si trovano posti sui lati dell'arteria
ombelicale o dei cordoni fibrosi,
che la sostituiscono nell'adulto. I vasi efferenti dei linfonodi vescicali laterali vanno in parte ai
linfonodi iliaci esterni, in parte ai linfonodi ipogastrici.
I linfatici poste?'i01'i provengono tanto dalla base della vescica, qnanto dalla faccia posteriore.
Si dividono in due gruppi: gli uni vanno lateralmente ed in alto, raggiungendo i linfonodi ipo-
gastrici; gli altri, in numero di due o tre, si dirigono in dietro, incrociando le facce laterali del
retto, ed arrivano sulla faccia anteriore del sacro, risalendo lungo quest'osso, per terminare nei
linfonodi, posti nell'angolo di biforcazione dell'aorta addominale, davanti al promontorio (Cu-
NO e MARCILLE), Secondo ROUVIRE e CERVANTS i linfatici, che provengono dalla regione del
trigono, vanno ai linfonodi iliaci esterni,

D) RIASSUNTO: LINFONODI REGIONALI. - R iassumendo, i linfatici della


vescica, qualunque sia la loro origine, si portano alla superficie esterna del -
Organi uropoietici 153

l'organo, per formare la rete perivescicale. I vasi collettori, che ne derivano,


seguono i tragitti pi diversi (anteriori, posteriori e laterali) per far capo, in defi-
nitiva, ai tre gruppi seguenti, che divengono cos i linfonodi t'egionali della ve-
scica: 1 i linfonodi iliaci esterni; 2 i linfonodi ipogastrici; 3 i linfonodi del

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v Vv:p. p Rel. 0.,. A.Pr: 20 18'1817 .;, 11/ 11 10
Fig. 167. - Plesso ipogastrico sinistro n ell'uomo, faccia la t er a le (LATARJ ET e BONNET) .
.dO, aorta; A p.s.r, fascia sacrale-geni tale ; A .hyp , a . iliaca interna; A .i .p .g, a . iliaca comune di sinistra; A .omb , a. ombelicale sezio-
nata ; A .pr, a . prostatica; C.d] , condotto deferente; Gg .S .l, ganglio simpatico lombare; Gg.S .s, ganglio simpatico sacralej Per, peri toneo;
P, prostata ; Ram.c, rami comun icant i; R, r etto; Rel.a, m. elevatore dell'ano ; SI, 8 2 , S3, 8 4 , I, II, III, I V, Il . sacrale; U~ m'e tere ;
V. v.p, vasi vescico-prostat ici ; V .il.p.q, v . iliaca comune sinistra; V .s, vescichetta seminale; V, vescica. 1, plesso lomboaorti co ; 2, n. pre
sacrale ; 3, 3', nervi ipogastrici; 4, ganglio ipogastricoj 5, n . ureterale principale; 6, anastomosi trasversale tra i nervi ipogastrici;
7, anastomosi superiori del simpatico; 8, anastomosi medie del simpatico; 9, anastomosi col III n. sacrale; l O, anastomosi col I V n . sacra.le;
Il, anastomosi con l'unione del III col I V n. sacrale; 12, n. per il m. elevatore dell'ano; 13, n. deferenziale ; 14, n. uretero-vescicale m edi alt3;
15, n . uretero-vescicale lat erale; 16, ansa nervosa preureterale; 17, ner vi laterali dell a vescica; 18, 18', nervi prostatici principali; 19 , ner vi
destinati al colon sigmoideo ; 20, nervo destinato alla faccia laterale del ret to.

promontorio. I linfonodi prevescicali e latero-vescicali, che mandano i loro vasi


efferenti in uno di questi grandi gruppi, possono essere considerati come dei
semplici linfonodi intercalari.

4. Nervi .. - La vescica, essendo un organo sensibile e contrattile, possiede


numerosi nervi.
154 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

A ) O R I GI NE . - Questi ner vi (nervi vesoioali ) provengono da due sorgent i:


1 dal plesso ipogastrico, ch e, olt re ai suoi rami simp atici, cont iene dei filuzzi ch e ori-
ginano dai due primi ner vi lombari ; 2 dalle branche anteriori del III e I V, qualche
v olta an ch e dal II nerv o sacrale. L a vescica quindi sotto la dipendenza dei due
sist emi cerebr ospinale e simpatico. Le fibre n ate dal sistem a cer ebrospinale sono
delle fibr e mieliniche; le fibre simpatiche sono delle fibre di Remak.
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Fig. 168. - P lesso ipogast rico sinistr o n ell'uomo, visto dalla faccia interna (LATARJET e BONNET).
A.p.s.r, fascia sacro-ret tale ; A .il.ext. , a. iliaca estern a ; A :il.int., a. iliaca interna; A.il.p., a. iliaca comune sinjstra ; A.om,b., a. om be-
Li ca l e ~ C.dj .d., canale deferente destro; C.dJ.g., canale deferente sinistro ; Gg.S .s., gangli sim patici sacrali ; P er., peritoneo rettoIe; Pr., pro-
stata ; R ., retto ; 8 3 , III n. sacrale; U, uretere; V, vescica ; V .il.ex., v . iliaca estern a ; V .il.int., v. iliaca interna j V .v.p ., vasi vcscico-
prostatici ; V .s.d., vescichetta seminale destra j V .s.g., vescicbet ta seminale sinistra. 1, D. presacrale ; 2, 3, D . ipogastrico sinistro e destro;
4, ganglio ipogastrico ; 5, anastomosi trasversali tra i nervi ipogastrici ; 6, nervi superi ori del retto ; 7, nervi media li del rett o ; S, nervi
inferiori del retto; 9, n . principale dell'uretere j lO, D. deierenziale, con: lO', anello nervoso periureteralej Il, D. uretero-vescicale lat eralej
12, n. uretero -vescicale mediale; 13, ansa nervosa preureterale; 14, nervi laterali della vescica urina ria; 15, nervi del plesso seminale ;
] 6, gangli semina1i j 17, anastomosi fra i due plessi seminali; 18, n . prostatico e probab Ll mente uretrale.

Abbiamo gi studiato, a suo tempo, il plesso ipogast rico, a cui rimandiamo; qui
ci accontenteremo di r ammentar e qu ali sono i ner vi, ch e si distribuiscono alla ve-
scica . Studier emo, in seguit o, quali sono le origini dei different i element i simpatici
e p arasimpatici che inner vano la vescica e quale il lor o significato morfologico.

B) T RAGITTO. - I nervi della vescica r aggiungono quest'organo dalla faccia


posteriore e dalle facce laterali. I nervi laterali si dirigono t utti da dietro
Organi uropoietici 155

in avanti e dal basso in alto . Alcuni, giunti sulla vescica, sono avvolti dalla guaina
connettivale perivescicale quasi a contatto del muscolo, medialmente ai vasi,
sempre posti superficialmente. Quando la vescica modestamente distesa, essi
appaiono rettilinei; si ramificano in filuzzi, che penetrano, dopo breve decorso,
nello spessore della parete.
I nervi posteriori, meno sviluppati, inviano dei rami, destinati specialmente
agli organi genitali.

Fig. 169. - Le anse nervose periureterali (LATARJET e BONNET).


C.D., condotto deferente; Ur., ureterej V.S., vescichetta seminale; Ve ., vescica; l , ganglio ipogastrico; 2, n. per il condotto defe-
rente; 3, ansa nervosa periureterale; 4, n. uretero-vescicale mediale; 5, uretero-vescicale latera.Iej 6, arcata nervosa preuretel'a.Ie; 7, n. del
plesso seminale; 8, ramo ureterale.

a) NeTvi latemli della vescica e della pTostata. - In numero di 4 o 5 essi si staccano dalla
parte anteriore e laterale dei gangli. Si separano quindi gli uni dagli altri, per raggiungere la
parte inferiore delle facce laterali della vescica. Costituiscono il plesso vescico-prostatico degli
AA. classici.
Cl) P1'imo mmo. Il primo ramo nasce dall'angolo antero-superiore del ganglio ipogastrico.
Si dirige in alto ed in avanti; incrocia il lato esterno dell'uretere, circa l cm al di sopra della por-
zione endovescicale del condotto. Gli abbiamo proposto il nome di neTVO uTete1'o-vescicale latemle
per indicare questa costante branca, sempre bene sviluppata (figg. 167, 168 e 169).
Nel punto ove questo ramo prende contatto con la vescica, si anastomizza con una branca,
che nasce dalla faccia mediale del ganglio e passa sul l ato mediale dell'uretere, neTVO ~t1'etero
vescicale mediale (fig. 167) . Questi due nervi, riunendosi, costituiscono un'ansa p1'euTetemle, larga,
grossa, che forma come un piccolo nodo. Dall'ansa preureterale partono dei filuzzi vescicali, che
risalgono sulla faccia laterale della vescica (fig. 169).
~) Secondo mmo. Al di sotto del nervo ureterale laterale si osserva un filuzzo pi sottile,
che raggiunge la vescica lateralmente all'uretere, nel punto dove esso diviene intraparietale.
y) Te1'zo mmo . Pi voluminoso del precedente, vi posto al di sopra, esso in rapporto
con la faccia laterale dell'estremit superiore della vescichetta seminale.
156 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

?) Qua1to mmo . il pi voluminoso ed il pi lungo di tutti. Dopo avere incrociato la fac-


cia laterale della vescichetta seminale, si pone fra la vescica e la prostata, nell'interstizio formato
dal doppio rilievo di questi organi. Dopo aver dato dei ramuscoli alla corrispondente faccia late-
rale della vescica e delle anastomosi al ramo sottostante, esso si affonda nella regione del collo
vescicale.
e:) Quinto mnw. Il quinto ramo o nervo prostatico principale, che nasce circa alla stessa
altezza del ramo precedente, innerva il retto e giunge alla pro stata a livello della sua faccia po -
steriore. Lo ritroveremo studiando la prostata.
Il terzo, quarto e quinto ramo sono mascherati dagli enormi plessi venosi vescico-prostatici.
Rammentiamo che essi sono contornati dalla fascia superiore del pavimento pelvico, che si sol-

Fig. 170. Fig. 171.


F ig . 170. - Terminazioni nervose n ell'epitelio vescicale di coniglio (secondo RETZIUS).
1, strato superficiale dell'epitelio; 2, tessuto connettivo sottoepiteliale ; 3, fibre nervose che passano nello strato epiteliale, dividendosi
in numerose ramificR7.iioni, che terminano con estremit libere.
Fig. 171. - T erminazioni n ervose nella vescica della rana (bleu di metilene, secondo GRUNSTEIN).

leva sui fianchi laterali della prostata e della vescica. dunque necessario, per scoprire i rami
nervosi, asportare la lamina fibrosa prostato-vescicale e ricercare i nervi medialmente ai vasi.

b) Nervi posteriori. - I rami, destinati alla faccia posteriore della vescica,


si distribuiscono anche alle vescichette seminali ed al canale deferente. Essi na-
scono dalla faccia interna del ganglio ipogastrico, anastomizzandosi ad arcate.
Alcuni filuzzi nascono da queste arcate, ed alcuni si portano al canale deferente,
di cui uno forma il nervo uretero-vescicale mediale ed invia dei rami alla faccia
posteriore della vescica, medialmente all'uretere, mentre gli altri, esili, pro-
vengono dal plesso seminale.
G) MODO DI TERMINAZIONE . - Dal punto di vista della loro terminazione
nervi vescicali si distinguono in : motori, sensitivi e vascolari.
I fiZu zzi vascoZari terminano nella parete dei vasi.
I fiZuzzi motori vanno al muscolo vescicale, dove terminano.
Come ci mostra chiaramente la fig . 170 le fibre nervose, perduta la mielina, penetrano verti-
calmente nello strato epiteliale e si portano in vicinanza della superficie libera della mucosa. Si
Organi uropoietici 157

piegherebbero in seguito, seguendo un tragitto tangenziale, cio un tragitto pi o meno paral-


lelo alla superficie della mucosa. Durante il loro cammino emettono numerose collaterali, pi
o meno ramificate, le quali ritornano negli strati profondi dell'epitelio, ove terminano con estre-
mit libere. Sul tragitto dei filuzzi nervosi vescicali si trovano numerose cellule gangliari, molto
variabili per dimensioni e forma. GRUNSTEIN ha chiaramente dimostrato l'esistenza d'un plesso
pericellulare (fig. 171), il quale, del resto, non che l'arborizzazione terminale d'una fibra sensitiva.
Queste cellule inviano il loro cilindrasse
nella tunica muscolare.

D) SISTElVIATIZZAZIONE E SCHEMA
DELL'INNERV AZIONE VESCICALE. Plesso
intermesenterico
Come abbiamo detto all'inizio di que-
sto capitolo, l'innervazione della ve-
scica dipende tanto dal sistema sim-
patico, quanto dal sistema parasim- Nervo presacra/e
patico. (p lesso interiliaco )

I nervi, che noi abbiamo descritto e , "rCatena sacrale


che nascono dal ganglio ipogastrico, con-
tengono fibre di ambedue le origini. Inoltre
alcune fibre sono motrici mentre altre sono
sensitive. Delle fibre motrici, alcune agi -
scono sul sistema sfinterico che chiude la
vescica, mentre altre comandano il fun-
zionamento del detrusore (complesso mu-
scolare destinato allo svuotamento della
vescica). Occorre quindi rispondere a tre ____ Plesso
questioni: pelviperineale
1 quali sono le origini e il tra.gitto
Nervo
delle fibre sensitive; , .. pudendo interno
2 quali sono le Ol'lgllll e il tragitto
- - Sfntere strioto
delle fibre motrici, che garantiscono la chiu-
Stb?'a della vescica; -"Nervo del m.
3 quali sono le origini e il tragitto sfntere striato
e dell'uretra posteriore
delle fibre motrici che assicurano lo svuo-
tamento della vescica, Fig, 172. - Disposizione schematica dei nervi della vescica
Numerosi studi sono stati rivolti in que- (secondo RICHER e GINES'l'I).
sti ultimi anni a tali problemi: studi in parte
anatomici (DELMAs e LAUX, CORDIER e COULOUMA, GINESTI, COURTY), in parte sperimentali
(LATARJET e ROCHET, FONTAINE), Per anche la chirurgia del sistema nervoso vescicale ha per-
messo tanto di applicare i dati teorici quanto di scoprire elementi nuovi.
Come abbiamo visto studiando il plesso ipogastrico, il contingente delle sue fibre afferenti
comprende:
i 1te?'vi ipogast1'ici, nati dalla biforcazione del nervo presacrale e che costituiscono la termi -
nazione dello splancnico-pelvico di DELMAs o splancnico-lombosacrale di RICHER, Questi
nervi contengono in effetti delle fibre originatesi dalla catena simpatico-lombare delle fibre origi-
natesi dal plesso solare (che sono mediane e preaortiche), Contrariamente alla opinione di DEL-
MAS e LAUX noi non pensiamo che questo peduncolo mediano riceva fibre dal nervo vago, Inoltre
anche i nervi ipogastrici ricevono filuzzi nervosi originati dalla catena simpatico -sacrale (COURTY);
i ne1'vi e1'ett01'i rappresentano quel contingente di fibre parasimpatiche destinate al ganglio
ipogastrico, Essi nascono dal plesso pudendo (III e IV radice sacrale) e raggiungono i gangli, con
158 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

un tragitto obliquo in b asso, in avan t i e medialmente. CORDIER e COULOUMA ne h anno d ato


una eccellente descrizione (1 93 3), alla quale n oi rinviamo per m aggiori chiarimenti (fig . 173) .
Come ha mostrato RICHER, quest e due corren t i nervose (la prima ortosimpat ica, la seconda
p ar asimpatica) si trovano in un
punto del loro decorso riunite in
regioni facilmente a ccessibili; ci
che permette intervent i chirurgici
elettivi sull'uno o sull'altro sist ema .
Ancora n ecessario conoscere
il ruolo di ciascuno di questi si
st erni n ella inner vazione mot rice o
sensit iva della v escica.
a) Sislematizzazione (lelle vie
sensitive. - Sembra attualmente
possibile a m mettere i d ati seguenti
(fig . 174), ricavandoli da fatti spe-
rimentali e chirurgici:
l i due sist emi, simpatico
e p ar asimpatico, contengono fibre
centripet e della sensibilit v esci-
cale;
2 i nervi eret t ori gar anti-
F ig. 173 . - I nervi er ett ori (lato sinistro)
(secondo CORDIER e COULOUMA) . scono l'inner vazione sensitiva delle
l, ramo anteriore del I n. sacrale ; 2, ramo anteriore del II n. sacra le; 3, idem pareti proprie della vescica (mu-
del III; 4, idem del IV; 5, a. gluteaj 6, a. ischiatica ; 7, n. erettore che proviene cosa e muscolare );
dal III e dal IV n. sacra.I e; S, n. erettore nato dalla anastomos i (9) dei precedenti;
l O, nervi erettod nati dal IV n. sacrale; Il , n. ipogastrico; Ree, retto. 3 i nervi ipogastrici e il
n ervo presacrale conducono gli in -
flussi sensit ivi p rovenient i dal perit oneo vescicale e forse anch e quelli che nascono dalla regione
del collo vescicale ;
4 il nervo pudendo interno si riser va l'inner vazione sensit iva della p ar te post erior e dell'm'etra .
Le vie sensitive penetrano nel midollo a livelli different i. molt o difficile seguirle nel
n evr asse e attribuire loro una pre-
cisa topografia in questo o quel
fascetto, deputato a trasmetter e
la sensibilit.
b) S istematizzazione delle vie Nervo ipogasfrico 1-~_I_-l1V
mot?'ici. - Non si d iscu t e pi, do- VL
1--- 1-1 '5;
po COURTADE e GU YON, l 'im por-
tanza mot rice dei ner vi eret t ori.
Sono questi che assicurano l' atti-
v it del detrusore ,) . L a loro re-
sezione comporta ritenzione ve -
scicale con dist ensione, il ch e
dimostra che il sist ema p arasim -
p atico tiene sott o la su a dipen-
den za l a evacua zione della vescica. F ig . 174 . - Le vie della sensibilit vescicale
(secondo RICHER e G I NESTI).
Degli elementi simpatici sem-
bra che solt anto i r a mi, n ati dalla
cat ena sacrale e che r aggiungono i nervi ip ogastrici, siano dotati di propriet mot rici. Essi t en -
gono sotto il loro cont r ollo lo sfin tere liscio della vescica. Il ner vo presacr ale non contiene al -
cuna fibra motrice p er la vescica (fig . 175) . Segnaliamo inolt re che lo sfin tere striato dell'Ul'etra,
che r appresenta l'elemen t o v olontario del fun zionament o vescicale, inner vato dal ner v o p u -
dendo interno, ner v o del sistema cerebrospinale.
Organi uropoietici 159
I centri motori vescicali sono :
l IntmmumU. Sono degli elementi, ai quali si accorda un potere d' automatismo e che
possono far parte di un' area riflessa molto corta.
2 Ganglionmi. Le cellule del ganglio ipogastrico possono, funzionare come centri autonomi,
d'accordo con le fibre sensitive
che vi arrivano . Si tratta di
riflessi brevi la cui importanza
fondamentale n el funzion a -
mento della vescica.
3 MidollaTi. Si distingue
un centro parasimpatico, posto Catena sacrale '
nel midollo sacrale (secondo e
terzo segmento), ed un centro
ortosimpatico, posto pi in alto,
a livello del tratto intermedio
laterale del midollo dorsale o
dorso -lombare (LEAR~IONTH). Il
primo, centro sacrale, coman-
derebbe lo svuotamento della
vescica; il secondo, centro dorso-
lombare, assicurerebbe la con- Fig. 175. - Le vie della mobilit vescicale
trazione del muscolo sfintere (secondo RICHER e G I NES'1'l).
liscio .
40 Ce1ebmli. necessario distinguere i centri corticali, che conferiscono alla minzione il
carattere di essere soggetta alla volont ed i centri sotto corticali, incaricati dell'automatismo
del tono e del coordinamento della motilit vescicale.

5. [Sviluppo]. - Abbiamo parlato (vedi pago 6) del fenomeno, che accompagna


la separ azione della cloaca dall'intestino retto e dal seno urogenitale, con la forma-
zione ed il perfezionamento dello sprone cloacale (fig. 176). Ultimato questo processo
rimane, in avanti, il seno u?'ogenitale, che si mette cra-
2 3 nialmente in comunicazione con la cavit allantoidea e
con quella zona, a cavallo fra il seno urogenitale e l'al-
lantoide, ove sboccano i condotti mesonefrici di Wolff,
Abbiamo inoltre veduto che dall'ultimo tratto di questi
condotti nasce l'abbozzo, da cui deriveranno tutte le vie
4 di escrezione dell'urina.
Ci necessario premettere allo studio dello sviluppo
della vescica, la quale dunque trova la sua massima ori-
[Fig. 176J. - Sezione sagittale
dell'ultima porzione doll'abbozzo
gine a spese della cavit allantoidea ed in piccola parte
dell'intestino, della oloaca e del- a spese del seno urogenitale, nonch di quella porzione
l'inizio dell'allantoide in un em-
brione umano lungo 7 =. I n mesodermica, derivata dall'abbozzo dei condotti meso-
tratteggiato souo riprodotti alcu- nefrici, che rimane al di sotto del punto ove ha origine
ni stadi d ell'accrescimento dello
spron e perineale, che divider la l'abbozzo ureterico.
cloaca primitiva in due pa rti: una
parte posteriore ed una parte a n - Un momento interessante nello sviluppo della vescica
teriore. Liberamente ricopiata d a
FELIX (CIARDI-DuPR).
dato dal comportamento .dei derivati mesodermici. I
1, sprone perineale; 2, intestino vicino condotti mesonefrici, che in primo tempo sboccavano
al suo sbocco nella cloaca ; 3, allantoide;
4, membrana cloacale. nella cloaca e poi nel seno urogenitale, si allargano enor-
160 Libro undicesimo - Apparato Ul'ogenitale

memente nel loro ultimo tratto. Questo slargamento, in un primo momento assai
ben delimitabile, viene ad essere come assorbito dalla parete del seno urogenitale,
concresciuto in questa regione. In un secondo momento, circa nello stesso punto,
sboccano nel seno urogenitale, tanto a destra quanto a sinistra, i condotti mesone-

C'

B
[Fig. 177). - Da modelli della pa ret e dorsale dell'abbozzo della vescica n ell'uomo. A, embrione di =. 8, 16;
B, embrione di mm. lO ; C, un embrione di =.
12,2 (da C HIARUGI riprese da CHWALLA).
W , condotti mesonefrici; oWs, orifiz.io del condotto mesonefrico di sinistra; U , nreteri; Ua , uretere accessorio; oU, orifizi degli ureteri;
ce, cresta epiteliale ; su, sprone ureterico j Sug, seno uro-geni tale.

frici e gli ureteri. In un momento ancora successivo, pare per una vivace prolife-
razione di quella porzione mesodermica conglobata nel seno urogenitale, il punto
ove sboccano gli ureteri si allontana sempre pi da quella porzione ove sboccano i
condotti mesonefrici. Assistiamo pertanto a due fenomeni strettamente connessi,
cio alla delimitazione della zona ove avverr la formazione del meato uretrale
interno e di quella parte della vescica, che le sta immediatamente dietro, e allo
spostamento, divenuto ora essenziale, fra gli
ureteri e i condotti mesonefrici.
Anche in corrispondenza dell'uraco, col quale
l'abbozzo allantoideo sembra continuarsi, ab-
biamo talora vestigia dell'origine della vescica.
Anzich chiudersi o atrofizzarsi, questo condotto
pu rimanere pervio e mettere in comunicazione
A. B
la vescica con l'ombelico; oppure sul suo tragitto
[Fig. 17 8). R a ppresent a zione selle-
m atica n ell'uomo di come a vviene la sepa- possono permanere delle gemme, sede eventuale,
ra zione dello sbocco dei condotti m esonefrici
da quella degli uret eri definitivi (da C HIA- in seguito, di processi patologici.
R UGI ripresa da C HWALLA). Fino a quando gli embrioni umani non abbia-
A, B, due stadi di sviluppo fra loro molto di-
s tanti; u , ureteri; W, condotti mesonefrici. La no raggiunto una lunghezza di 25 mm si osserva
parete trat teggiat a (s) corrisponder a quella por-
'l.ione posteriore deU'uretra e della vescica, posta che fra la vescica e l'uretra non esiste un limite
nell'intervallo fra gli sbocchi dei condotti eiacu-
lato ri neU'uretra, e quelli degli ureteri in ve- netto .
scica. Nella donna le cose sono particolarmente
complicate. Un argomento molto importante concerne la
forma e la posizione della vescica durante lo svi-
luppo. La vescica e In origine fusiforme e come tale si mantiene alla nascita; se
vuota, dopo la nascita acquista una forma a pera.
Alla nascita la vescica ha una lunghezza di4 cm ed una capacit di 17 cc.
N el corso del primo anno va acquistando una forma ovoidale, divenendo, nel
complesso, pi corta.
Organi uropoietici 161

In orIgme occupa la grande cavit addominale nella zona sottombelicale.


In seguito discende pi in basso, sia per le sue variazioni di forma, sia perch
la piccola pelvi acquista con l'et il suo aspetto e le sue dimensioni ca-
ratteristiche, permettendo anche ai visceri di trovare il giusto posto per la
loro sistemazione.
Per la formazione della fascia prevescicale e di altre parti ligamentose, che
hanno rapporto con la ve-
scica, vedi i Trattati di
Organo genesi.
Differenze nella strut-
tura della parete vescicale
possono essere osservate fra
le parti sovra- e sotto stanti
il definitivo punto di aper-
tura degli ureteri in vesci-
ca. questo un argomento
che merita di essere ulte-
riormente studiato.

ARTICOLO IV.

URETRA

L'uretra (ilupY).&plX)
c
quel canale, attraverso il
Fig. 179. - Il can ale dell'uretra, n ell'uomo,
quale l'urina, dopo un sog- veduto in una sezione mediana verticale del corpo.
giorno pi o meno prolun- 1, sinfisi pubica ; 2, spazio prevescicale; 3, parete a ddominale; 4, vescica ; 5, uraco;
6, vescichette seminali e condotto deferente; 7, prostata ; 8, plesso del Santorinij 9, s fin-
gato nella vescica, viene tere vescicale ; ]0, ligamento sospensore del pene ; Il, pene allo stato flacc ido; 12 (pun-
teggiato), posizione occup ata dal pene allo s tato eret to ; 13, glande; 14, bulbo dell'ure-
espulsa all'esterno. Questo t ra ; 15, par te dilatata dell'uretra in corrispondenza del bulbo; a., uret ra prost atica;
b, uretra membranosa ; c, uret ra spongiosa.
canale, ultimo segmento
delle vie urinarie, differisce
notevolmente, a seconda che lo si consideri nell'uomo O nella donna. Lo stu-
dieremo separatamente nell'uno e nell'altro sesso.

l. - Uretra maschile.

L'uretra dell'uomo un condotto lungo, che va dal collo della vescica alla
estremit libera del pene. N ella porzione iniziale, al di sopra del collicolo semi-
naIe percorsa esclusivamente dall'urina. Invece, a partire dall'altezza del colli-
colo seminale, l'uretra d passaggio tanto ai liquidi prodotti nell'apparato genitale,
quanto a quello elaborato nell'apparato urinario.
11 - TESTUT E LATARJET, Anatomia umana, VI.
162 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

.A) C ONSID E RAZIONI GENERALI.

l. Direzione. - P artendo dalla vescica l'uretra si dirige dapprima obliqua-


mente in basso e in avanti (fig. 180); giunta poi al di sotto della sinfisi del pube,
si piega anteriormente [ed un poco] in alto fino al punto nel quale i corpi caver-
nosi del pene cambiano direzione, divenendo da ascendenti discendenti. [A partire
da questo momento] l'uretra, che se-
gue esattamente la direzione di questi
corpi cavernosi, si piega nuovamente
per portarsi verticalmente in basso.
Come si vede, l'uretra, lungo il suo
decorso, descrive due curve: lO una
mwva posteri ore, a concavit diretta
in alto e in avanti; 2 0 una mtrva an-
teriore, a concavit diretta in basso e
in dietro. E ssendo queste due curve
orientate in senso inverso, l'uretra ha ,
nel suo insieme, la forma di una S
italica. Chiameremo an golo sottopubi co
l'apice della prima curva. La sommit
della seconda curva, che corrisponde
alla inserzione inferiore del ligamento
sospensore del pene, diviene l'an yolo
prep ~tbico.

Fig. 180. - La curvatura dell'urctra, veduta in


Delle due curve suddette, la prima p er-
una sezione sagittale e m edian a del b acin o (sehematica)
(T.-J.).
manente. L a seconda invece scompare, quan-
l , uretra, con : l', curvatura posteriore e l ", curvatura anteriore ;
do il pene allo st ato di erc7.ione o quando
2, pene; 3, vescica; 4, pube; 5, prostata ; (in nero, pene allo stato di
riposo; in bleu, lo stesso allo sta,t o di erez ione; 'l'n rosso, ancora lo
il chirurgo lo alzi al davanti dell'addome per
stesso, per fortemente abbassato in modo che il ligamento sospen-
sore sia no tevolmente allungato). praticare il cat eterismo. In ambedue queste
condizioni (fig . 180), l'uretra descrive una
sola curva , la cui concavit guarda in alt o e in avant i, quando il sogget t o sia in piedi; in alto
e in dietro, quando riposi in decubito dorsale. tuttavia possibile, traendo fortemente il pene
verso il b asso, di dare all'uretra una direzione [quasi] ret t ilinea, ci che permette l'introdu-
zione di strumenti ottici (uretroscopio, cistoscopio) i quali non h anno curvature (fig. 180).

2. Divisione. - [Le modalit di suddivisione dell'uretra in vari segmenti


differiscono a seconda del concetto da cui si parte, cio : lO a seconda dei suoi rap-
porti con la fascia perineale media; 2 0 a seconda dei rapporti periferici; 3 0 a se-
conda della sua mobilit.
a) .A secon da dei 1'apporti con la fascia perineale m edia. - Alla sua ori-
gine l'uret ra trovasi nella cavit pelvica; in seguito passa nel perineo e,
uscito da questo, nella parte libera del pene. Lungo il suo tragitto, l'uretra
attraversa, da dietro in avanti, la fascia perineale media , per cui possiamo
gi, tenendo conto di questo ultimo rapporto, dividere l'uretra in due porzioni:
una porzione superiore, post a al di sopra della fascia perineale media (uretTa
Organi uropoietici 163

intmpelvica O uretm s1,tperiore); una porzione inferiore, posta al di sotto di questa


stessa fascia, l'1,wett'a extmpelvica o 1,tretra interio1'e.
b) Secondo i suoi mpporti p et'iterici. - Seguendo l'uretra dalla vescica
verso il meato urinario esterno, vediamo dapprima che l'uretra s'impegna nello
spessore di un organo ghiandolare, la pro stata, che essa attraversa per tutta
la sua altezza. Abbandonata la pro stata, l'uretra rimane libera per una lunghezza
di mm 10-12. in questo momento che attraversa la fascia perineale medja.

32

10

Fig. 181. - L a porzione fi ssa del canale dcll 'urctra,


veduta in una scxion e m edian a e vert icale del b acino (soggett o congelat o, a dulto di 46 a nni, grandezza n a tura le ).
1, sinfisi pubicn.; 2, collo della vescica ; 3, punto pi bas::.o deJl'uretra; 4, angolo del pene ; 5, cavit vesC'icalcj 6, prost.ata ; 7, co n ~
dotto deferente; 8, can nle ciaculatore; 9, collicolo semi na le ; l O, bulbo dell'uretr a. aa, piano dello stretto sup eriore; b, asse della sinfisi ;
cc , li nea orizzontale condotta in corrispondenza del eoUo della vescica; dd, linea orizzonta le condotta in co rr i~ pon denza della estremit
infer iore della s infis i; ec, linea orizzontale condotta in corrispondenza deU'angolo del pene; .f1, linea orizzon ta le condotto. in corrispondenza
del punto pi basso del canale deJl'uretra . (A destra della figura posta una li nea centimetrata che permette al lettore d i constatare rapi.
damente lo. distanza che separa fra loro q ueste d ill'erent i linee).

Un po' al di sotto di questa fascia l'uretra [ intimamente avvolta], a guisa di


marncotto, da un tessuto erettile, che descriveremo in seguito col nome di corpo
cavernoso dell'uretra, il quale l'accompagna fino al meato [esterno].
Considerando questi differenti rapporti possiamo distinguere nell'uretra tre
parti (a, b, c, della fig. 179) disposte in senso postero-anteriore : l una porzione
prostatica (uretm prostatica), comprendente tutta la parte dell'uretra, che posta
nello spessore della prostata; 2 una porzione membranosa (uretra membranosa) ,
estesa dall'apice della pro stata all'origine della guaina spongiosa; 30 infine una
pO't'zione spongiosa (1,wetm spongiosa), che comprende tutto il resto del canale ure-
trale ed cos chiamata perch si trova al centro del corpo spongioso dell'uretra.
c) S econdo la sua mobilit. - Bench strettamente urnta agli organi vicini,
l'uretra non ugualmente fissa in tutte le sue parti, onde questa conside-
164 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

razione ci permette una terza divisione, molto importante dal punto di vista
pratico.
Il segmento anteriore, che corrisponde alla parte libera del pene, presenta
naturalmente la stessa mobilit di questo organo, uretra mobile. La parte pi a
monte, che dall'angolo prepubico giunge fino al meato uretrale interno, tenuta
fissa nella sua posizione dagli intimi r apporti con gli organi che costeggia o che
attraversa, urett'a fissa.

3. Lunghezza. - Nel neonato l'uretra misura soltanto cm 5-6; a lO anni mi-


sura cm 8-9; all'et pubere, cio fra i 15 e i 16 anni l'm'etra raggiunge rapidamente
una lunghezza di cm 12-14 (SAPPEY).
Nell'ad~llto la lunghezza media dell'uretra di 16 cm; per si possono riscon-
trare, in soggetti ugualmente ben conformati, valori di cm 14 (uretre corte) fino
a cm 20 o anche pi (uretre lunghe).

I 16 cm di lunghezza media , che presenta l'uretra nell'adulto, si ripartiscono, nelle sue tre
porzioni, nel seguente modo: la parte prostatica misura mm 28-30, quella membranosa mm 10-12;
quella spongiosa, mm 120. La porzione spongiosa dunque di parecchio la pi estesa delle tre.
E ssa da sola rappresenta t re volte la lunghezza delle altre due, unite insieme ; cio i tre quarti
della lunghezza totale dell'uretra , [contribuendo cos efficacemente all'erezione del pene]. Poso
siede anche una spiceata elasticit, che le permette di riprendere le sue dimensioni normali,
nel pene ritornato flaccido.

Nei vecchi la lunghezza dell'uretra aumenta di solito di cm 2-3 . Questo al-


lungamento senile sarebbe dovuto, secondo SAPPEY, alla stasi del sangue venoso
nelle areole dell'apparato erettile del pene; stasi venosa che sarebbe essa stessa
il risultato di una contrazione meno attiva degli elementi muscolari.

4. Topografia dell'uretra fissa. - Abbiamo detto sopra che l'uretra, nella sua
porzione fis sa, descrive una curva a concavit diretta in avanti e in alto. Il
carattere geometrico di quest a curvatura, il punto dove comincia e quello dove
finisce, la sua lunghezza , l'esatta direzione dei differenti segmenti e infine i suoi
precisi rapporti con la sinfisi, sono tutte questioni che interessano moltissimo
il chirurgo.

Per risolvere i suddetti problemi furono ut ilizzati vari mezzi: l la di ssezione su pezzi pre
ventivamente induriti; 20 l'iniezione nell'uretra di sostanze solidificabili; 30 l'impiego di chiodi
infissi nella sinfisi pnbica; 4 le sezioni di soggetti congelati. L'ultimo di questi differenti
procedimenti, mantenendo gli organi nella loro forma e nei loro reciproci r apport i, ci pare
di gran lunga preferibile a tutti gli altri. TESTUT si servito di questo metodo: io scelsi, dice,
qu attro soggetti adulti, da 30 a 40 anni, e dopo averli fatti congelare in posizione eretta, eseguii
sul bacino una serie di sezioni verticali a ntero -posteriori .). Lo studio della sezione mediana, che
comprende l'm'etra in tutta la sua estensione, ci h a permesso di constatare, circa l a topografia
di questo canale, un certo numero di fatti che sono riassunti nelle seguenti definizioni: l il collo
della vescica, innanzitutto, si trova costantemente posto 'a l di sopra e posteriormente all' estre
mit inferiore della sinfisi pubica o angolo della sinfisi. separato da questo angolo in media
da un intervallo di 25 mm; 20 una [linea] orizzontale, condotta all'altezza del collo della vescica,
Organi uropoietici 165

incontra la sinfisi nella sua p arte di m ezzo o un po' al di sotto. In un caso studiato e riprodot to
da B RAUNE la suddetta linea p assa in corrispondenza dell'estremit superiore della sinfisi. Questo
fatto per d el tut to eccezionale ; 3 la distan za in linea r etta, ch e sep ara il collo della vescica
dalla sinfisi , in m edia , di 23-25 mm ; 4 il punto pi basso dell'uretra semp re posto al davant i
della fascia perineale m edia, il pi delle volte a livello o in vicinan za [del prolungamento inferiore
dell'asse della sinfisi]. T ale punt o pi b asso sep ar ato dall'angolo della sinfisi da un inter vallo
in media di 18 millimetri; abbiamo riscont rato un minimo di 12 m m ed un massimo di 25 milli-
met.ri e quindi questa misura molto variabile; 5 l' angolo prepubico dell'uretra h a una posizione
molto v ariabile rispetto al pube. L 'abbiamo sempre t rovato posto al di sotto d 'una linea oriz -
zontale, che passa p er l'estremit inferior e della sinfisi, salv o in un caso dove risaliva fino a
questa linea senza oltrep assarla ; 6 la lungh ezza del -
l'uret r a fissa in media di mm 65-70, dei quali
40 mm riguardano la porzione post a a monte del pun-
to pi basso e 25-30 mm per la porzione posta in
avanti.
[Abbiamo riportat o le indicazioni pi significa-
tive. Alt re misure pot ranno facilmente individuarsi
guardando la fig. 181].

B) FORMA E STE R NA E RAPPORTI.

L'uretra, una v olta isolata con la disse- 2


zione, presenta due rigonfiamenti assai v olu- F ig. 182. - Sezione sagitt ale della prostata
e dell'm'etra prostatica .
minosi. Uno posto all'unione del quar t o 1, vescica; Y, collo della vescica ; 2, uretra ; 3, prostata ;
4, collicolo seminale; 5, otricolo prostatico; 6, vescichetta
posteriore con i tre quar t i ant eriori ed h a seminale; 7, canale deferente.
avuto il nome di b~~lbo (fig. 180); l'altro si
trova in corrispondenza della estremit anteriore e costit uisce il glande. F att a astra-
zione di questi due rigonfiamenti, che appartengono alla guaina spongiosa del can ale
e che descriveremo in seguito a proposito delle form azioni eret t ili del pene, l'ure-
tra, come la m aggior p arte degli altri can ali, ha una forma assai regolarmente
cilindrica. I suoi r apporti, che h anno un'importanza pratica notevole, variano na-
turalmente a seconda che si consideri l'uretra prost atica , l'm'etr a membranosa e
l'uretra spongiosa. Li studieremo successivam ente su ognuna di queste tre p arti.

1. Uretra prostatica. - L 'uret ra prost atica, che fa seguito immediatamente


al collo della vescica , inizia in corrispondenza del meato uretrale interno. E ssa
decorre nello spessore della pro st ata, intimamente unita a questa ghiandola.
Per chiarire i rapporti tra le due p ar t i utile esaminare due sezioni della
pro stata ; una verticale m edian a (sezione sagittale) e l' altr a t r asver sale risp etto
all'organo. ~
a) Sezion e sagittale. - Se esaminiamo innanzitutto delle sezioni sagittali
mediane del b acino in sogget ti congelati (fig. 182), troviamo che, nella p ar te supe-
riore della prost at a , l'uret ra post a al davanti dell'asse della ghiandola . In se-
guito, [procedendo in b asso, vediamo che l'uretr a] si avvicina poco per v olta a
questo asse, per r aggiungerlo un po' al di sopra dell'apice della prost at a ed infine
sovente perfino per passarvi dietro.
166 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Come risultato della disposizione suddetta, possiamo dire; [l che il canale dell'uretra e l'asse
della pro stata si incontrano a X in corrispondenza della parte inferiore di questa ghiandola e con
un angolo di 15-20; 2 che l'uretra prostatica, per la maggior
parte della sua estensione, si trova pi vicina alla faccia ante-
riore che non alla faccia posteriore della ghiandola; 3 che solo
nella parte pi bassa l'uretra un po' pi vicina alla faccia
posteriore che non alla faccia anteriore] _

b) Sezione trasve1'saZe. - Per rappresentare in


Fig. 183. - I difl'erenti raggi, cifre i precisi rapporti del canale dell'uretra con la
[in corrispondenza della p arte supe- superficie esterna della prostata, conviene praticare
riore della prostatal (per la spiega-
zione, vedi nel t esto), in questo organo delle sezioni perpendicolari al suo
asse e di misurare successivamente i differenti raggi,
che dall'uretra si portano alle facce, anteriore, posteriore e laterali dell'organo
(fig. 183).
Procedendo in tale guisa su cinque prostate di adulto e facendo la media [dei valori riscon-
trati], siano giunti alle seguenti cifre, relative al quarto superiore della ghiandola;
raggio mediano anteriore . mm 4
mediano posteriore 18
trasverso sinistro , 16
trasverso destro 16
obliquo postero -Iaterale 24

[Si pu dire che nella parte superiore l'uretra prostatica decorre decisamente
spostata nella parte anteriore della ghian-
dola, circa] all'unione del quinto ante-
riore con i quattro quinti posteriori.
Dobbiamo aggiungere che in certi
soggetti l'uretra contornata dalla pro-
stata soltanto in corrispondenza della
parte posteriore e delle facce laterali.
In tali casi, la parte ghiandolare manca
completamente in avanti, per cui la pro-
stata, anzich formare intorno all'm'etra
un canale completo, forma soltanto una
semplice doccia.
d) Rapporti a distanza. - Tramite
la pro stata, che contorna l'uretra, questo
Fig, 184, - Sezione sagittale dell'm'etra membranosa
organo in rapporto: lO in dietro con e della porzione iniziale dell'uretra spongiosa. Vecc~
la fascia prostato-peritoneale, che la se- concezione sulla costituzione del perineo, ~
l , sinfisij 2, ligamento sottopnbico; 3, porzione della fascia
para dal retto (vedi pagg. 278 e 325); perineale media, ave essa Don sdoppiata: 4, 4', foglietto infe-
riore e foglietto superiore di questa fascia; 5, fascia perineale
2 0 in avanti, con la fascia preprosta- superficiale; 5', fascia prostato-peritoneale: 6. uretra membra-
Dosa; 7, uretra spongiosaj 8, colletto del bulbo; 9, dilatazione
tica, con lo sfintere striato dell'uretra, del bulbo; lO, prostata; Il , mucosa uretrale; 12, tessuto spon-
gioso; 13, strato spongioso della parte superiore dell'uretraj
con il plesso di Santorini e con la sin- 14, posizione della parete superiore dell'uretra, mancante di
tessuto spongioso; 15, m. trasverso superficialej 16, m. trasverso
fisi pubica; 3 0 sui lati coi ligamenti pubo- profondo; 17, ghiandola bulbo-uretrale ; 18, ID. di \Vilson;
19, sfntere esterno dell'uretraj 20, pelle; 21, dartos; 22, tessuto
rettali e col muscolo elevatore dell'ano. sottocutaneo; 23, rafe; 24, corpi cavernosi del pene.
Organi uropoietici 167

2. Uretra membranosa. - L 'uretr a membranosa ha inizio superiorment e


all'apice della pro st ata, un po ' al di sopra della fascia perineale media . In basso
termina a livello del foglietto inferiore di questa fascia, nel punt o dove il canale
uretrale sbocca in un segmento dilatato dell'uretr a cavernosa , che noi descrive-
r emo col nome di cttl di sacco del bulbo. In tutto questo t r agit to l'Ul'etra cir-
condat a dal muscolo sfintere esterno o sfintere striato dell'uretra.

Secondo l' ant ica interpretazione della fascia perin eale media (fig. 184) si distinguono
nell'Ul'etra membranosa t re
seg ment i ; un segmento su-
periore, posto al di sopra
della fascia, un segmento
medio o int rafasciale ed un
segmento inferiore, sotto-
fasciale. Questa concezio ne
classica attualmente [non
pi seguita].

L'Ul'etr a membrano-
sa contenuta nello
spessore del di aframma
urogenitale che for-
mato, a questo livello:
ant erior m ent e, dal li-
gam ento di Henle e
dalla fascia del musco- centrale Fig. 185 . - Il diaframma urogenitale ed il nucleo fibro muscola re
del perineo, veduti in una sezione sagittale m edian a schcm atizza ta
lo trasverso profondo (T .-J . ).
ligamento d i Henle, con: l ' e l " , guaina dell'uretra j 2, fascia d iaframmatica uroge ~
del perineo (fig. 185). n italel, superi ore ; 3, fascia di aframmatica urogenitale inferiore ; 4, m. sfin tere striato dell'uretra j
5, m. t rasverso profondo del perineo ; G, fi bre longitudi nali della muscolatura del retto;
L'uretra perfora questo 7, m. t rasverso superficiale del peri neo; 8, m. sfintere esterno dell'ano ; 9, m. bulbo-caver-
noso; l O, fascia superficiale; I l, fascia prostato-peritoneale ; 12, ghiandola bulbo-uretrale,
diaframma, e gli aderi- con : 12/, suo condotto escretore ; 13, uretra; 14, bulbo; 15, prostata ; 16, vescica.; 17, retto;
sce' essendo inguainat a 18, pube; 19, v . dorsale profonda del pene, che va a get tarsi nel plesso del Santorini;
20, ligamento arenato; 21, vescichetta seminale e condotto deferente. a, spazio prerettale ;
spazio prevescicale; c, spazio ret.rorettale ; d, spazio retrovescicale ; +, nucleo centrale fi o
dalle espansioni connet - b,bromnscolare del peri neo.
tivali, che ne emanano.
L'uretra membranosa merita questo nome per ch form ata soltant o dalle
sue pareti, al contrario delle alt re porzioni del condotto, che sono in intimi
rapporti con la prost ata o con il corpo spongioso. H a una lunghezza di circa
mm 10-12. A livello del bulbo presenta un piccolo r estringimento, il colletto del bttlbo.
importante conoscere i r apporti dell'uretra m embranosa (figg. 185 e 186 ).
Al davanti e in basso in r apport o con la sinfisi pubica, separ at a da quest a
dal ligament o sot topubico e dal ligament o t rasverso del perineo. Fra questi due
ligamenti p assa la vena dorsale profonda del pene, la quale va a t erminar e nel
plesso del Santorini.
In avan ti e in basso l'uretr a in r apport o con le ar terie pudende interne, com-
prese nella part e di mezzo del paviment o pelvico, arterie che si portano in avant i
per andare a formare le arterie dorsali del pene. Dalligament o trasverso p arte una
168 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

lamina fibrosa, la lamina preprostatica, che passa anteriormente all'uretra, for-


mandole una guaina anteriore.
I n dietro l'uretra , con la sua parte superiore, in rapporto intimo con il retto.
Pi in basso si allontana da
esso, in quanto i due organi
divergono, l'uno portandosi in
dietro e l'altro in avanti. De-
15
limitano in tal modo un trian-
golo, triangolo retto-uretrale, con
la base corrispondente alla cute.
Abbiamo visto, studiando il retto,
che il muscolo retto-uretrale riunisce
retto con m'etra o meglio si salda ai
setti fibrosi del perineo, che contor-
nano l 'm'etra.
Al di sotto di questo muscolo si
trova lo strato connettivale retro -pro -
statico e lo spa zio scollabile retto -pro-
statico (vedi P?ostata). Al di sotto
stanno i piani superficiali del perineo.
In effetti l'm'etra membranosa in
rapporto, in basso, con la loggia del
pene e col bulbo dell'uretra stessa.
L 'uretra membranosa contorna-
ta, come gi abbiamo detto, dal mu-
scolo sfintere striato. Studieremo que-
sto muscolo a proposito del perineo.
Diremo qui tuttavia che esso contorna
completamente l'm'etra; che l a sua
contrazione tonica rinforza l'azione del
muscolo sfintere liscio dell'uretra ed
infine che esso interviene soprattutto
nel momento dell'eiaculazione, deter-
minando il brusco passaggio dello sper-
F ig. 186. - L ' ureka - lJlembran osa ed il diafra mma urogeni
ma dall'm'etra prostatica e membra-
t a le, v eduti, in una sezione orizzontale del b acino (soggetto con nosa nell'uretra peniana.
gela to, segmento inferiore della sezione) (T.J.).
La sezione passa, in...avanti, immediatamente al disopra del pene ed, in dietro,
3. Uretra spongiosa. - Alla
2 cm. circa al di sopra dell'orifizio anale; ha interessato il diaframma uroge-
nitale secondo il suo spessore.
sua origine l'uretra spongiosa
l, uretra membranosa, con: l', sfintere striato dell'uretra ; 2, ID. trasverso
profondo del perineo; 3, nucleo fibromuscolal'c fra retto ed uretra; 4, ple850
posta nella parte anteriore del
venoso, contenuto nello spessore delle parti laterali del diaframma urageni-
tale e che s i continua anteriormente, con: 4', ple550 del Santorini; 5, ID. ottu-
perineo; poi si dispone nella fac-
ratore interno; 6, vasi e nervi pudendi in tern i; 7, ramo ischio-pubico ; 8, liga-
mento arcuato, separato dal plesso del Santorini, da uno spazio a forma di
cia inferiore del pene, nella doc-
fessura ; 9, v. dorsale profonda del pene; lO , muscoli dell a. coscia ; Il, retto con:
I l ', m. sfintere del retto ; 12, m. elevatore dell'ano; 13, rafe anococcigeo;
cia, a forma di angolo, che i due
14, fossa ischio-rettale : la freccia indica il tragitto, che segue il pus per pas-
sare da una. fossa ischio-rettale all'altra, nei cas i di flemmoni a forma di ferro
di cavallo; 15, m. grande gluteo. corpi cavernosi formano (fig. 187)
nell'addossarsi l'uno all'altro.
Al termine di questa porzione media, l'uretra penetra nella guaina spon-
giosa, guaina erettile, che segue la lunghezza di tutta la faccia inferiore del pene.
Come prima cosa incontra il bulbo, nel quale penetra dall'alto in basso e da dietro
Organi uropoietici 169

in avanti con spiccata obliquit in corrispondenza della faccia superiore. Dal


punto nel quale l'uretra penetra nel corpo spongioso fino alla sua terminazione,
presenta tre porzioni: una porzione perineo-scrotale, una porzione peniena e
infine una porzione b alani ca.
a) Pot'zione perineo-scrotale. - Quando l'uretra prende contatto col bulbo
quasi orizzontale. [Prosegue in avanti ed un poco in alto, attraversando la radice
dello scroto. ricoperta dagli organi del piano superficiale del perineo e abbracciata
dal muscolo bulbo-cavernoso, che forma, a
tale livello, una doccia a concavit superiore].
Il bulbo presenta una superficie obliqua, d a
dietro in avanti e dal basso in alto . Ne risulta che il
corpo spongioso riveste d apprima l'uretra in corri
spondenza della parte inferiore, mentre la guaina eret-
tile manca in corrispondenza della prima parte della
faccia superiore dell'm'etra. Questa faccia superiore
rappresenta. il punto pi debole ed il luogo di elezione
della perfor azione uretrale spontanea (H ARTMANN ).

b) Porzione peniena. - L'uretra avvol-


ta dalla sua guaina spongiosa occupa la doc-
cia compresa fra i due corpi cavernosi.
unita a questi corpi, dai quali resta separ ata
soltanto da qualche piccola vena (fig. 187).
Fig. 187. - L 'U1'etra cavernosa,
Superficialmente contornata dalle guaine vedut a in una sezione trasversale del pene.
/"
del pene (vedi Pene ). l, canale ureteale; 2, corpo spongioso dell'uret raj 3, al
buginea; 4, 4', corpi cavernosi; 5, albuginea dei corpi
c) Porzione balanica. - livello del ecavernosi; 6, setto; 7, v. dorsale profonda; 8, S', arterie
nervi dorsali ; 9, 9', arterie cavernose; lO, lO', ram i ante-
glande la guaina spongiosa dell'uretra si ri- 12, pelle; 13,bulbo-ca.vernosa;
riori dell'a. Il, v . dorsale superficiale;
dartos; 14, strato connettivale; 15, fascia
del pene. a, freccia che indica
duce. L'uretra superiormente sormontata cessario attraversare, per raggiungere i dillerenti piani, che ne-
il canale deU'uretra..
dalla lamina fibro sa, risultante dall'unione
dell'estremit anteriore dei due corpi cavernosi. In basso l'm'etra corrisponde al li-
gamento inferiore del glande, che riunisce le parti laterali di questo corpo . L'uretra
termina anteriormente con un orificio , a forma di fessura, il meato ~trina1'io esterno.
Questo meato, a seconda dei casi, o del tutto libero o pi o meno ricoperto dal
prepuzio. H a un diametro di mm 8-9, m a pu discendere, del tutto normalmente,
a mm 6 o 7, come risalire a mm 10-11.
Anomalie, caratterizzate dalla mancanza di una porzione della p arete uretrale, si trovano soprat-
tutto in corrispondenza dell'uretra spongiosa. Se manca la p arete superiore si tratta di una epi -
spaclia, nel qual caso l'uretra si apre immediatamente al di sotto la sinfisi pubica. Quando ma nchi la
parete inferiore, ci che assai pi frequente, si tratta di una ipoS1Jaclia. A seconda dell'importanza
d ella mancanza di p arete, l 'uretra si apre pi o meno in alto: ilJOslJaclia, lJc1'ineaZe, peniena e baZanica,.

C) CALIBRO DELL'URETRA.

Il calibro dell'uretra varia a seconda che si esamini il canale: 1 "V1wto;


2 nella condizione di media distensione, come, ad esempio, durante la minzione:
3 allo stato di distensione accentuata.
170 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

1. Uretra vuota. - In condizioni normali, quando non avvenga la min-


zjone, le pareti dell'uretra sono fra loro a contatto. Perci la cavit uretrale
puramente virtuale e si presenta, in sezioni trasversali a forma di una semplice
fessura. Questa fessura varia per per forma e per orientamen-
A 15mm to, a seconda delle regioni ove essa sia considerata (fig. 188).

[Andando in senso inverso alla corrente dell'urina, cio partendo dal


meato uretrale esterno, possiamo rammentare che le variazioni nel com-
portamento dell'aspetto del lume uretrale, sono le seguenti, come ben si
vede nella fig. 188]: (X) la fessura uretrale ha una direzione verticale in cor-
B 25 mm rispondenza dell'orifcio metralu esterno; ~) pure verticale, ma un po' pi
alta, in quasi tutta l'estensione del glande; y} verso la base del glande ve-
diamo apparire, in corrispondenza della parte posteriore della fessura verti-
cale, una piccola fessura orizzontale, che d all'uretra la forma di una T ro-
vesciata; l} il tratto orizzontale della fessura aumenta in seguito gra-
c 42 mm dualmente, mentre quello verticale diminuisce. Quest'ultimo finisce col
disparire e l'uretra, a partire da questo momento, rappresentata da una
semplice fessura trasversale, che permane fino alla porzione prostatica.
Tuttavia, in corrispondenza della parte posteriore del bulbo, i due labbri,
anteriore e posteriore, sono, in certi casi, leggermente allontanati per la
D 88 mm presenza di muco. La fessura uretrale ora perci costituita da una piccola
losanga a grande asse trasversale che termina lateralmente con due punte
molto affilate; E} per la presenza del collicolo seminale la fessura uretrale
nella porzione prostatica acquista l a forma di una linea cm'va con con-
cavit posteriore, oppure quella di una stella a tre raggi, dei quali uno
E anteriore e i due altri postero-laterali; ~} oltre il collicolo seminale, la se-
98 mm
zione dell'uretra diviene nuovamente trasversale. In un caso l'abbiamo
vista tuttavia a forma di stella irregolare, col raggio pi lungo che si
disponeva nella direzione del piano mediano; 1)} all'altezza dell'orificio
del collo [o meglio del meato uretrale interno], la forma dell'uretra qui
circolare o pi o meno a stella nei giovani. Nell'adulto e soprattutto nel
F 150mm
vecchio, a causa dell'ipertrofia del cosiddetto lobo m edio della pro stata
(ugula vescicale di Lieutand), la parete posteriore del collo si solleva in
una sporgenza pi o meno voluminosa, presentando la forma di una se-
miluna con la concavit rivolta in basso.
G 155 mm
2. Uretra durante la minzione, calibro fisiologico. - Nel
Fig. 188 . Sezioni momento della minzione l'orina, spinta esternamente dalla
trasvers e d e ll ' ur e tr a,
condotte a differente li- contrazione della muscolatura vescicale, dilata il canale del-
'l'ella. l'uretra . Questo acquista in tal momento [un'ampiezza], che
(Le lettere maiuscole, po-
ste a sinistra delle sezioni,
indicano l'ordine di succes-
si pu indicare come il oalibro fisiologioo dell'uretra.
sione; le cifre poste a destra
[delle stesse sezioni], indicano,
in millimetri, la distanza Per poter dare dei valori in cifre il procedimento certamente migliore
che separa ciascuna sezione
consiste nell'iniettare nell' m'etra, con una pressione eguale a quella che ha
daU'orificio uretrale esterno.
l'urina, nel momento che percorre il canale, una iniezione di gelatina soli-
dificabile oppure di cera fusa, di gesso diluito, ecc. I calchi dell'uretra, cos ottenuti, rappresen-
tano esattamente la colonna liquida nel momento della minzione.
Lo studio di detti calchi ci insegna innanzitutto che l'uretra (o per meglio dire la sua cavit
interna), pur avendo in generale una forma cilindrica, non tuttavia un cilindro regolare. Essa
infatti presenta un'alternanza di parti larghe e di parti strette. [Andando dal meato uretra,l e
Organi uropoietici 171

esterno verso quello interno] (fig. 189), come fa il catetere nell'operazione del cateterismo, tro-
viamo innanzitutto una parte stretta ; cio l'orificio tt1'et1'ale este1'no ; esso non solo una parte
ristretta, ma anche una p arte poco estensibile onde si presta male alla dilatazione sia brusca,
sia progressiva. Oltre il meato il canale si allarga, presentando una dilatazione fusiforme nota
sotto il nome di fossa navicolal'e.
Questa fossa [navicolare] ha inizio 5-6 mm dietro al meato, qualche volta perfino a
lO mm, prolungando si ordinariamente per una estensione di 20-25 millimetri. Taluni AA. hanno
creduto di dovere considerare la fossa navicolare come il l'esultato di una distensione locale del
canale uretrale, dovuta all'urina che preme a monte di un punto ristretto, il meato . Questa ipo-
tesi poco si concilia con le osservazioni di LOCKWOOD,
che b a trovato presente la fossetta tanto nel fanciullo
come nel feto. Del resto le ricerche di RETTERER hanno
stabilito che la fossa navicolare esiste gi al chiu-
dersi della doccia uretrale, essendo intimamente le-
gata alle modalit di sviluppo dell'uretra balanica
dell'uomo.
Al di l della fossa navicolare, l'uretra nuovamente
si restringe, mantenendo un calibro quasi uniforme fi-
no all'angolo del pene . Qui avviene una nuova dilata-
zione, a spese della parete inferiore del canale. Questa
dilatazione, che occupa tutta la lunghezza del bulbo,
estendendosi perci fin nelle vicinanze della fascia pe-
rineale media, ha avuto il nome di cul di sacco del bulbo
fig. 184). L'inizio della porzione membranosa car at-
terizzata da un brusco restringimento, che corrisponde
esattamente al punto nel quale la parete inferiore del-
l'Ul'etra h a rapporto col bulbo (colletto del bulbo). Questo
restringimento (fig. 189) si continua ulteriormente p er
tutta l'estensione della parte membranosa. Una nuova
ultima dilatazione, di form a elissoidale come la fo ssa 9
navicolare, si trova in corrispondenza della parte pro- Fig. 189. - Il calibro dell' uretra ,
veduto in una sezione sagittale.
statica : fossetta 1)1'ostatica (fig. 190). Essa termina, su-
[1, vescica; 2, collo della vescica ; 3, dilatazione del
periormente, con un ultimo r estringimento che cor- l'uretra nella parte prostatica ; 4, restringimento nella
porzione membranosa ; 5, colletto del bulbo; 6, dilata-
risponde al meato uretrale interno. zione del bulbo; 7, parte ristretta nell'uretra spongiosa ;
S, fossa navicolare ; 9, meato.

In totale il canale dell'uretra presenta


quattro segmenti ristretti e tre segmenti dilatati, posti negli intervalli delle
quattro parti ristrette.

Oggi l'impiego della uretrografia, meglio di t utti gli artifici anatomici, rivela le numerose
variazioni individuali del calibro dell'uretra. L'uretrografia [ha messo inoltre in evidenza] la
particolare tonicit di taluni punti della parete del canale: p er questo motivo difficile ottenere
delle immagini complete dell'uretra posteriore ristretta dalla tonicit del muscolo sfintere striato.

3. Uretra in stato di distensione. - E ssendo le pareti dell'uretra molto


estensibili, questo canale si presta ad essere dilatato. Ognuno sa che si pu
introdurre nell'uretra una sonda o altro strumento, il cui diametro sia anche
di molto superiore alle normali dimensioni dell'uretra .
Secondo le ricerche di GUYO N e CAMPENON il calibro dell'uretra, aumentato con la dilata-
zione, pu raggiungere fino a 9 mm; ci che equivale ad una circonferenza di mm 28.
172 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Gli AA. americani dnno delle cifre pi alte: mm 30 secondo KEYES, mm 3233 secondo PEASE,
da 28 a 40 mm secondo OTIs. possibile che si sia potuto, in casi particolari, arrivare a delle
dilatazioni cos considerevoli, ma non sono esempi da seguire. Sar sempre prudente, in pra-
tica di attenersi a cifre di 2528 millimetri. Andare oltre sarebbe esporre il malato a delle
lacerazioni, con tutte le con-
seguenze che ne possono de-
rivare.

D) ASPETTO INTERNO.

L'aspetto interno del-


l'uretra regolare. Le
sue pareti, in realt, fat-
ta eccezione per qualche
piega longitudinale, che
scompare con la disten-
sione, ci permettono di
considerare soltanto un
piccolo numero di parti-
colarit, che noi esami-
neremo successivamente
(fig. 191): nella porzione
prostatica, nella porzione
memb7anosa e nella p01-
zione spongiosa.
Fig. 1DO. - Aspetto anatomico della fossetta prostatica, compresa
fra il margine posteriore del collicolo seminale ed il collo della vescica
(secondo Lu ys). 1. Uretra prostatica.
Ve, vescica ; PT, prostata; R , retto ; An, ano; E, bulbo dell 'uretra ; UT, uretra. 1, col-
110010 seminale ; 2, fossetta prostatica. Questa porzione del-
l'm'etra presenta, sulla
parte mediana della parete posteriore, una sporgenza oblunga, sempre ben visi-
bile, indicata col nome di collicolo seminale.

A) OOLLICOLO SEMINALE. - Il collicolo seminale misura abitualmente da


12 a 14 mm di lunghezza, 1 mm di larghezza e 1 o 2 mm di altezza (fi-
gura 192).
a) Estremit superiore. - L'estremit superiore del collicolo seminale, ar-
rotondata, d origine a una o a parecchie pieghe che si portano [in alto, per per-
dersi in corrispondenza della parte posteriore del meato uretrale interno. Rap-
presentano la parte superiore della cresta uretrale].

Detta piega o pieghe sono molto variabili; ben sviluppate in alcuni soggetti, possono in altri
mancare. In quest'ultimo caso, al di sopra del colli colo seminale esiste una depressione, pi o
meno marcata, chiamata fossetta p1"ostatica, ove si apre un certo numero di condotti escretori
della prostata.
Organi uropoietici 173

b) Estremit infe1iore. - L'estremit inferiore


del collicolo seminale [si continua nella parte infe-
riore della cresta uretrale con una sottile sporgenza,
che pu in seguito biforcarsi nella r egione dell'uretra
membranosa].
o) Base. - La base del collicolo seminale
corrisponde alla superficie di attacco sulla pa-
rete uretra.le.
d) Apioe. - L'apice, completamente libero
nella cavit uretrale, presenta una fessur a, impari
e mediana, lunga 2-3 mm, larga un terzo di milli-
metro, volta in direzione posteriore. Questa fes sura
porta in un piccolo canale a fondo cieco, detto per
questa ragione ot1'ioolo prostatioo . Vi ritorneremo in
seguito; qui basta avere indicato la sua posizione
nei rapporti dell'uretra prostatica e la sua apertura
all'apice del collicolo seminale. c
.A destra ed a sinistra della fessura otricolare,
sempre sull'apice del colli colo seminale, si osservano
due piccoli orifici arrotondati (fig. 192), talora poco
visibili, che rappresentano gli orifici uretrali dei oa-
nali eiaoulatori. Questi canali, nel momento dell'eia-
culazione, portano lo sperma nell'uretra. Li studie-
remo a suo tempo.

B) SENO PROSTATICO, ORIFICI GHIANDOLARI PO -


STERIORI DELLA PROSTATA. - [Col nome di seno pro-
19
statico (di destr a e di sinistra) si indica quel solco Fig. 19l. - L 'uretra, apert a an-
che trova si posteriormente fra il collicolo seminale e t eriorment e ed in alto ed esposta
in modo da mostrare i dettagli della
la parete laterale dell'uretra. Nel seno pro statico ] si parete postero -inferiore.
aprono, tramite degli ormci arrotondati, i condotti A , por.done prostatica ; B, porzione mem-
branosa; 0, porzione spongiosa.
escretori principali della prostata, orifioi ghiandolari l, coUicolo seminale (con gli orifici dei
condotti eiaculatori e dell'otricolo); 2, fre-
posteriori . Li ritroveremo a proposito di quest'organo. nulo del collicolo seminale; 3, prostata, con:
3', ghiandole prostatiche della parte anteriore
e superiore dell'uretra; 4, sC?ione del m. sfin-
tere liscio dell'uretra; 5, sezione del m. stin-
tere striato dell'uretra; G, parete deU'uretra
C) ORIFICI GHIANDOLARI ANTERIORI E LATERALI. membranosa; 7, ghiandole bulbo-uretrali, con:
7', orifiz i dei loro condotti escretori; S, bulbo
- Tanto sulla p arete anteriore, quanto sulle pareti deU'uretra; 9, pieghe longitudinali, che la mu-
cosa uretrale presenta nella porzione bnlbo-
laterali dell'uretra prostatica, troviamo (fig. 192) una membranosa; l O, parete posteriore della por-
zione spol1giosa deU'uretra; Il, radici dei corpi
moltitudine di piccoli orifici microscopici, che rappre- cavernosi; 12, setto dei corpi cavernosi, se-
guendo il quale venne praticata la sezione del
sentano lo sbocco delle corrispondenti ghiandole pro- pene; 12', oritici e lacune, per mezzo delle quali
le areole dei due corpi cavernosi comunicano
statiche: si chiamano orifioi ghiandolari anteriori e fra loro; 13, testa dei corpi cavernosi, accolta
in un incavo, che il glande presenta; 13', setto
laterali . fibroso, che la separa da questo organo; 14, se-
zione della parte anteriore del corpo spugnoso
dell'uretra.; 15, glande; 16, fossetta navicolare;
Questi orifici sono sempre assai pi piccoli di quelli [che 17, le due met della valvola di Gnrin;
18, lacune del Morgagni; 19, oriticio uretrale
sboccano nel seno pro statico]. Noi vedremo, in effetti, stu - esterno.
174 Libro undicesimo - Apparato urogenitaJe

diando la prostata, che i suoi lobi ghiandolari raggiungono il m assimo sviluppo nella parte
corrispondente [alla porzione postero-Iaterale di questa ghiandola], diminuendo gradatamente
di volume, via via che si avvicina alla parete anteriore
dell'uretra.

D) OTRICOLO PROSTATICO. - L'orificio in for-


ma di fessura, che abbiamo descritto sull'apice
del collicolo seminale, conduce in una cavit tu-
buliforme, impari e mediana, spesso rigonfiata a
forma di bottiglia, che viene indicata con nomi
diversi (seno prostatico, vescicula spermatica
spuria, ecc.). [L'abbiamo indicato col nome di
ot1'icolo prostatico, accettato nella nomenclatura
1. A. N . C.].
a) Tragitto e dimensioni. - L'otricolo pro-
Fig. 192. - Il collicolo seminale, ve- statico, dall'apice del collicolo seminale ove
duto anteriormente, dopo aver incisa la sbocca (fig. 182), si dirige obliquamente in alto
paret e a ntcriorc dell'ul'etra.
1, vescica; 2, uretra; 3, prostata; 4, colli colo ed in dietro, passa tra i due lobi laterali della
seminale; 5, frenuli del collicoloj 6, cresta ure-
trale; 7, otricolo prostaticoj S, orifizi dei condotti pro stata e termina con una estremit a fondo
eiaculatori; 9, fossetta prostatica; lO, solchi late-
rali del collicolo. cieco, che, a secondo dei casi, occupa lo spessore
della prostata o, pi raramente, oltrepassa i li-
miti della ghiandola e viene a sporgere a livello della sua base, tra i due canali
eiaculatori (vedi Prostata)_

Fig. 193. Fig. 194.


Fig. 19 3. - Aspetto uretroscopico del collicolo seminale,
nel quale visibile soltanto l'apertura dell'otricolo prostatico (secondo Luys ).
Fig. 194. - Aspetto uretroscopico della fossetta prostatica,
posta tra il collicolo semina le cd il collo della vescica (secondo Luys).
1, coUicolo seminale; 2, collo della vescica.

L'otricolo pro statico non costante, trovandosi nell'uomo [circa] nell'80% dei casi. Quando
esiste presenta di solito una lunghezza da lO a 12 mm; ma non eccessivamente raro trovarne
alcuni che misurano da 20 a 25 millimetri. ARNoLD parla di otricoli di 6-8 centimetri. MERCKEL,
d'altra parte, ha visto l'estremit superiore dell'otricolo, in qualche neonato, dare origine a un
prolungamento filiforme che termina subito dopo biforcandosi.
Organi uropoietici 175

Le figure 193, 194 mostrano l'aspetto del collicolo seminale esaminato sul vivo
per mezzo dell'uretroscopia. Il collicolo seminale forma una sporgenza mammel-
lonata che si prolunga in basso con la cresta uretrale, mentre sormontata da
una depressione, la fossetta prostatica. Al centro si osserva l'apertura, in forma
di fessura, dell'otricolo prostatico.
b) [Significato rlw1'!ologico dell'otricolo prostatico. - Il significato mOl'fo-
logico di questo organo stato oggetto di numerosi lavori. Rimandiamo al capi-
tolo dello Svil~tppo della t~tba, dell'utero e della vagina, pago 526,
per quanto concerne le pi recenti osservazioni].

2. Ul'etra membl'anosa. - Questa parte dell'uretra presenta


di solito, in corrispondenza della parete inferiore, un sistema
di pieghe longitudinali (fig. 191) che fanno seguito alla cresta
uretrale, perdendosi insensibilmente nel seno del bulbo. Sulle
pareti dell'uretra membranosa si scorgono gli orifici di nu-
merose ghiandole, conosciute col nome di ghiandole del Littre.
Pur occupando tutto il contorno del canale, questi orifici non
sono ripartiti in modo uniforme. Si trovano pi numerosi nella
parete superiore che non sulla parete inferiore.

3. Uretra spongiosa. - In questa porzione spongiosa l'ure-


tra offre alla nostra considerazione: lO gli orifici delle ghian- apertaFig. 195. - L'uretra,
inferiorment e,
dole bulbo-uretmli (di Cowper); 2 le lacune di lIIorgagni; 3 la lungo la linea mediana,
0 0
per mostrare la va lvola
valvola di GuTin. della fossa n avicolar
(del Gurln) (In parte
a) Orificio delle ghiandole bulbo-uretrali. - Questi orifici, secondo JARJAVAY).
sui quali torneremo in seguito, sono due, uno per ciascuna I, angolo superiore del-
l'orificio uretrn]e esterno ;
ghiandola. Sono posti (fig. 191) in corrispondenza della parte l'. labbro destro di questo
orificio; 2, fossa navico -
inferiore del canale, a destra ed a sinistra della linea mediana, lare; 2', faccia superiore
del canale; 3, sonda infi-
nella porzione anteriore del cuI di sacco del bulbo. lata sotto l" valvola della
fossa; 4, margini lAterali
b) Lacune del lVIorgagni . - La superficie interna del- ell'uretra; 4', piccoli fo-
rami laterali 4", idem.
l'uretra cavernosa mostra, in tutta la sua estensione, un in- mediali j 5, lacune del Mor-
gagn i j 6, sezione del cor-
sieme di orifici, o piuttosto di depressioni, che MORGAGNI, il po spon gioso dell'uretra;
7, prepuzio; 8, sezione dei
quale le descrisse perfettamente nel 1706, paragon a delle tegumenti; fi, glande.
lacune, e che pertanto furono indicate da allora col nome di
lacune di lIIorgagni. Il nome di seni di Morgagni sarebbe pi appropriato.

Queste lacune, ben visibili a occhio nudo, per le loro dimensioni si dividono in grandi e pic-
cole Le grandi lacune o foramina (fig. 195) si trovano nella parete superiore dell'uretra, dove for-
mano, sulla linea mediana, una fila unica, che si estende in lunghezza dalla fossa navicolare fino
all'angolo prepubico. Se ne contano di solito da 12 a 14 (da 5 a 23 secondo le osservazioni di
JARJAVAY). Hanno una profondit, che varia di solito da 8 a lO mm, ma ne esistono talora
anche di pi grandi. CRUVEILHIER ne ha trovate che misuravano fino a 27 mm di lunghezza. Le
lacune piccole o fOTarninula (fig. 195) sono poste lateralmente alle precedenti, sia sulla faccia supe-
riore del canale, sia lungo i suoi margini. Talora furono anche osservate sulla parete inferiore,
ove sono assai pi rare. Qualunque sia la loro posizione queste piccole lacune si dispongono, per
lo pi, come quelle grandi, cio in serie lineari, dirette parallelamente all'asse dell'uretra.
176 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

o) Valvola del Gurin. - Sulla parete superiore dell'uretra spongiosa, circa


1 o 2 cm, dietro al meato uretrale esterno, A. GURIN ha segnalato, nel 1849,
l'esistenza di una piega valvolare, chiamata in seguito valvola di Gurin (fig. 195).
Al di sopra di questa valvola, tra questa e la parete superiore del canale dell'uretra,
si trova una specie di tasca, la tasoa di Gurin. La valvola di Gurin una for-
mazione quasi costante: JARJAVAY l'ha veduta mancare soltanto una volta su
sette casi.

La tasca di Gurin fu considerata da taluni AA . come una delle grandi lacune del l\1orgagni.
Altri AA., come ad esempio RETTERER (1892), ricusarono questa interpretazione, perch questa
tasca, a differenza delle lacune di l\1orgagni, che ripetono la struttura dell'epitelio uretra,le,
tappezzata invece da un epitelio pavimentoso stratificato, che poggia su una lamina propria priva
di papille. Il RETTERER ritiene che questa tasca rappresenti una formazione che si delinea durante
lo sviluppo dell'uretra, per la fusione di due sporgenze poste in corrispondenza delle pareti late-
rali del canale. [Pur avendo talora un aspetto ghiandolare si ammette generalmente che non abbia
il valore di una vera ghiandola].

E) [STRUTTURA].

Rimane ora da studiare la struttura di questo lungo condotto, che abbiamo


preso in esame nel sesso maschile, chiamandolo, un po' impropriamente, col
nome generico di uretra. Sappiamo che soltanto una parte di esso, cio la prima
porzione, paragonabile all'uretra femminile e serve, come questa, a traspor-
tare l'urina, mentre la porzione che segue serve, nell'uomo, tanto a condurre
l'urina all'esterno, quanto, durante la copulazione, a trasportare lo sperma nella
vagina della donna.
Macroscopicamente abbiamo veduto che: lO l'uretra non ha andamento ret-
tilineo, ma presenta nelle condizioni di flaccidit del pene, come noi la studieremo,
varie flessuosit] 2 0 durante il suo decorso riceve condotti escretori di ghian-
dole di volume anche notevole; 3 0 continuamente o quasi il suo lume cambia di
aspetto; 4 0 presenta architettura del tutto speciale, non paragonabile esattamente
a quella che presentano altre mucose.
Se noi studiamo i suoi vari strati, dobbiamo convenire inoltre che: lO essi
non si trovano presenti in eguale misura ovunque; 2 0 talora alcuni possono anche
mancare; 3 0 per taluni strati difficile indicare la struttura, se non ci si rife-
risce a particolari settori, in quanto essa pu cambiare essendo soggetta a va-
riazioni molto notevoli.
Tutte queste considerazioni, anche brevemente elencate, hanno una logica
conseguenza : che non esiste cio un principio strutturale, sufficientemente valido,
per fare, sulla sua guida, una razionale classificazione delle varie parti dell'uretra.
In altre parole, alle differenze morfologiche non corrispondono differenze strut-
turali. Oi anche spiega perch i vari AA., che hanno studiato l'uretra maschile,
non si siano trovati in completo accordo anzi talora abbiano dato descrizioni
diametralmente opposte.
Organi uropoietici 177

Seguendo lo stesso TESTUT, noi distinguiamo nell'uretra, andando dall'interno


verso l'esterno: una t~tnica mucosa, una tunica 1)ascolare ed ~tna tw~ica 1ni{scolare.
Potremmo anche riconoscere l'esistenza di una tunica fibrosa o avventizia, dando
questo nome a quel tessuto connettivo che circonda l'Ul'etra a guisa di fascia,
interponendosi fra questo organo e le parti vicine.

A) TUNICA MUCOSA. - Essa riveste internamente tutto il canale. In dietro


fa seguito alla mucosa della vescica; in ailanti si continua, in corrispondenza
del mea,to uretralc esterno, con gli strati, che rivestono il glande. in continua-
zione inoltre con la mucosa, che tappezza l'otricolo pro statico e con quella, che
riveste i condotti eiaculatori. sede di formazioni ghiandolari in misura diversa,
a seconda dei casi, talune delle quali si sviluppano definitivamente ad una certa
distanza dal punto di origine, per cui formano organi considerati come entit
separate dall'uretra stessa (ad es., la prostata).
Esaminata sul cadavere, la mucosa ha un colorito bianco giallastro, special-
mente nelle porzioni prostatica e membranosa. Nella parte cavernosa, per la
vicinanza con la guaina vascolare, acquista colorito pi o meno roseo, talora
addirittura rossastro ed in qualche punto viola,ceo.
La mucosa dell'uretra molto elastica, perci facilmente distensibile (pas-
saggio dell'urina, dello sperma). Non dobbiamo tuttavia esagerare nella distensione
(cateterismo) per non determinare alla mucosa gravi lesioni, che dnno esito a
riparazioni connettivali (cicatrici) inestensibili, diminuendo con ci la sua stessa
elasticit. Ha uno spessore di circa mezzo millimetro. Si lascia facilmente perforare
da strumenti metallici. Esternamente aderisce con tenacia alla, tonaca vascolare.
Oome abbiamo gi detto, si presenta di aspetto molto irregolare, apparendo com-
plicata da pieghe (specialmente in corrispondenza della parte cavernosa) e da
piccoli avvallamenti, che essenzialmente sono rappresentati da ghiandole, con-
tenute nell'epitelio. Noi vi distingueremo, dal punto di vista strutturale, la parte
prostatica, la parte membranosa e la parte cavenwsa; in questa ultima compren-
diamo anche quel segmento, che corrisponde al glande. Spesso le varie parti pre-
sentano aspetti simili oppure differiscono sostanzialmente tra loro. A.ggiungiamo
che la parte prostatica quel tratto iniziale dell'uretra, che attraversa la pro stata
ed ha pertanto intimi rapporti con questa ghiandola; che la parte membranosa
molto breve e corrisponde a quel breve segmento che attraversa il trigono uro-
genitale del perineo; che la parte cavernosa il tratto pi lungo dell'uretra,
cos chiamato perch la tunica vascolare acquista massimo sviluppo, formando
il cos detto tessuto cavernoso. Vedremo che nei vari segmenti esistono ragioni
strutturali speciali per trattare a s le singole parti, come ad esempio la porzione
che corre entro il glande.
a) Epitelio. - A.ll'origine della parte prostatica (fig. 196), in vicinanza
cio del meato uretrale interno, l'epitelio di transizione, con tutte quelle
caratteristiche, annotate a proposito di quello della vescica. Questo epitelio di
transizione si converte, a poco per volta, in epitelio cilindrico. Questo cambia-
mento pu avvenire a differente livello e ad un'altezza differente nella parete
12 - TESTUT E LATARJET, Anatomia umana, VI.
178 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

anteriore, nella parete posteriore, come nelle pareti laterali, ove in ciascuna di
queste l'epitelio di transizione pu pi o meno continuare. Spesso cessa all'incirca
a livello della parte pi sporgente del collicolo seminale. Il vero epitelio dell'uretra
del tipo cilindrico, secondo alcuni composto, secondo altri semplice o a pi
file di cellule. In realt un poco difficile decidere fra i due tipi (semplice o
composto) e non vi sono elementi per poterlo stabilire con sicurezza, n vi
sono state ricerche, a quanto mi consta, per risolvere il problema in modo

[Fig. 196]. - Epitelio di transizione deU'uretra prost atica, nella sua porzione pi vicina a ll'orificio uretrale interno.
Uomo di 32 anni (da VON NIOLLENDORFF).

sicuro. N elle sezioni si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un tipo cilin-


drico composto, nel quale gli strati sottostanti a quello superficiale appaiono
differentemente numerosi: ci in rapporto alla parte considerata, al punto pre-
ciso che si prende in esame, alla presenza di pieghe od alla presenza di altre
formazioni consimili.
Vicino allo sbocco dell'otricolo pro statico dato talora osservare, specialmente
nel bambino ed all'et pubere, delle isole di tipico tessuto epiteliale pavimentoso
composto. Tessuto simile si trova regolarmente verso l'estremit esterna del-
l'uretra; cio nella parte anteriore della fossa navicolare ed in continuazione con
quello che ricopre esternamente il glande. Il tessuto epiteliale, pur presentando
variazioni nell'ambito del tipo fondamentale (fig. 197), si presenta ovunque ci-
lindrico (fig. 199)), eccetto nella fossa navicolare dove assume il tipico aspetto
di pavimentoso composto non corneificato (fig. 201).
b) Lamina pt'opt'ia. - Risulta di tessuto connettivo denso, variamente
abbondante a seconda delle aree, mancante di adipe, ma spesso provvisto di
Organi uropoietici 179

numerose fibre elastiche. Nel connettivo si possono trovare abbondanti linfociti.


Qualche volta i linfociti si raccolgono in piccoli noduli, che non hanno il cos
detto centro germinativo. Poche papille sono presenti; per queste non m ancano
completamente. Pi numerose e pi grosse appaiono le papille nella fo ssa navi-
colare, in corrispondenza dell'epitelio p avimentoso.
La lamina propria appare talvolta pi abbondante in corrispondenza del-
l'uretra prostatica e dell'uretra membranosa. N ella sua parte pi profonda tra-

[Fig, 197), - Epitelio del tipo p avimentoso composto nell'Ul'ctra prostatica di uomo di 32 anni
(da VON 1t[OLLEl'DORFF),

passa gradatamente in quella che descriveremo come tunica vascolare, cio con
quella tunica che la pi caratteristica di t utti gli strati uretrali.
c) Ghiandole . - Conviene studiare le ghiandole dell'uretra a s. Queste
ghiandole, come abbiamo detto nelle nozioni generali, vanno dal tipo intraepi-
teliale, molt o semplice, a delle form azioni assai voluminose, che formano organi
ghiandolari quasi indipendenti e che illustreremo separatamente. Cercando di
riunire quanto stato detto da molti M ., t ratteremo ora delle ghiandole com-
prese nello spessore della mucosa :
Ct.) GhiancZole unicell~tla1i. Esse, come dice la parola, sono costituite da
una sola cellula. In realt questi elementi ghiandolari unicellulari non sono
altro che cellule dello strato pi superficiale dell'epitelio, le quali hanno acqui-
stato la caratteristica (comune del resto ad altri epiteli) di secernere sostanze,
che precedentemente si accumulano nella, cellula stessa. Esse infatti si distinguono,
180 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

dalle altre cellule epiteliali, per l'aspetto pi chiaro e pi granuloso, del loro
citoplasma, che diviene contemporaneamente pi rigonfio e sporgente in cavit.

[Fig. 198). - Epitelio della cosiddetta uvula vescicae con ghiandole ben evidenti; uomo di 26 anni
(da VON MOLLENDORFF).

[Fig. 199 ). - Epitelio della porzione esterna (pi distale) della parte prostatica dell'uretra
di un uomo di 26 anni con tre ghiandole intramu cose (da VON MOLLENDORFF ).

A volte sono elementi singoli, che si sono cos modificati, a volte si trovano rac-
colti in gruppo .
~) Ghiandole uretmli . Sono state studiate specialmente dal LITTR, ed
indicate col suo nome. Avrebbero la propriet, secernendo continuamente, di man-
Organi uropoietici 181

tenere lubrificato il lume dell'uretra con un sottile strato di muco. Sono ghian-
dole di forma abbastanza semplice, piuttosto piccole, che assumono aspetto
ghiandolare specialmente nella loro parte pi profonda, ove le cellule, fortemente
granulose, riposano sopra una chiara membrana vasale. Alcuni AA. le classifi-
cano in due sottogruppi, dando ad esse in generale il nome di ghiandole uretrali
propriamente dette. I due sottogruppi sono: lO le ghiandole intmm'tlCose; 2 le
ghiandole sottom'ttcose, differenti fra loro per la loro posizione. Le prime

[Fig. 200]. - Pieghe della mucosa, ricoperte da epitelio,


e ghiandole dell 'ampolla dell'uretra di un uomo di 23 anni (da YON MOLLENDORFF).

(figg. 198 e 199) si trovano dovunque, nello spessore dell'epitelio, mentre le


ghiandole sottomucose (fig. 200) si trovano nella parte posteriore dell'uretra
membranosa e nell'uretra spongiosa. Sono specialmente numerose e grosse nella
parete superiore di queste parti; hanno un condotto escretore pi o meno lungo,
cui segue una parte secernente in forma di tubulo talvolta ramificato.
y) Ghiandole prostatiche aberranti. Sono state illustrate anch'esse dal
LITTR. Si avvicinano per struttura alle piccole ghiandole della prostata. Appar-
terrebbero anch'esse al tipo delle ghiandole tubulo-alveolari. Si chiamano aber-
ranti perch occupano una posizione che differisce da quella normale.
a) Ghiandole bulbo-u1etrali. Ghiandola prostatica. Queste ghiandole ver-
ranno illustrate a s.
e) Lacune 'ttretmli. Illustrate per primo dal MORGAGNI, a differenza di
quanto si credeva non sarebbero delle vere e proprie ghia.ndole, non essendo
secernenti. Appaiono piuttosto come degli infossamenti della mucosa, rivestiti
da epitelio.
182 Libro undicesimo - App arato urogenitale

B) T U NICA VASC OLARE . - La tunica vascolar e trovasi subito sotto la mu-


cosa nella porzione spongiosa dell'uret ra . Non detto per che nella p arte

[Fig. 20 l ]. - E pitelio pavimen toso composto dalla pn,rte p i est erna della fossa n avicolal'c dell' ure tl'a
di un uomo di 23 a nni (dn, VON M OLLEND OR FF) .

prost atica , al limite profondo della mucosa, manchino completamente delle


lacune sanguigne, ove, in certi momenti, il sangue si raccoglie abbondante;
esse per non r aggiungono m ai n la quantit, n la struttura di quelle con-
tenute nella tunica v ascolare. Qui le lacune sanguigne sono numerosissime, in
Organi uropoietici 183

continuazione con quelle gi presenti in strati profondi della tunica propria, ed


assumono importanza particolare, permettendo una specie di erezione all'organo,
con finalit ben definita.
Studieremo la tunica vascolare dell'uretra insieme con l'altra tunica vasco-
lare, che costituisce i corpi cavernosi del pene.

C) TUNICA ~ruSCOLARE . Illustrando nell'uretra questo terzo strato ed


avendo premesso che gli strati si considerano andando dall'interno all'esterno,
si dovrebbe logicamente pensare, che 5
esso venga a trovarsi esclusivamente in ~
c
posizione superficiale e che questa tu-
nica sia soltanto costituita da quel tipo
di muscolatura liscia, che forma ordina-
riamente la muscolatura della parete dei
visceri. Tale supposizione erronea.
N ell'uretra infatti la tunica muscolare
variabile a seconda della parte con-
siderata, poich la possiamo trovare
composta tanto da fibrocellule quanto
da fibre muscolari. -I-!!I--1O
--!P---11
a) JJl~tscolatura liscia. - Abbiamo
veduto come un certo contingente di
fibrocellule arrivi dalla tunica muscolare
della vescica e si ponga in rapporto col
primo tratto dell'uretra. In alto, nella
zona superiore della parte prostatica,
Fig. 202. - Sezione sagittale dell'uretra superiore
come una continuazione del muscolo tri- per mettere in evidenza la disposizione del suo apparato
gonale troviamo il gi studiato muscolo muscolare e particolarmente dei due stinter;' Vecchia
concezione delle fasce perineali (schematica).
sfintere liscio dell'uretra. Possiamo dire 1, sinfisi pubica ; 2, vescica ; 3, ca.nale dell'uretra; 4, prostata
con : 4', otricolo prostatico; 5, muco!:-a vescicale; 6, mucosa ure-
in definitiva che esiste una muscolatura trale; 7, tunica muscolare della vescica, con: a, b, c, sue tre
sezioni; 8, fibrocellule longitudinali dell'uretra; 9, fibrocellnle cir-
liscia ad andamento longitudinale ed una colari della porzione prostatica formante lo sfintere interno; lO, ti-
brocellule circolari della porzione membranosa; Il, sfintere esterno;
muscolatura, sempre liscia, ad anda- 12, ligamento pubo-vescicale; 13, fascia perineale interna con i
suoi due foglietti ed il ID . di Guthrie; 14, v. dorsale profonda del
mento circolare. Lo strato longitudi- pene; 15, plesso di Santorini ; 16, m. di 'Vilson; 17, corpo spon-
gioso e bulbo; 18, tunica vascolare dell'uretra superiore; 19, apo-
naIe si prolungherebbe fin quasi all'al- nevrosi prostato-peritoneale.
tezza dello sbocco delle ghiandole bulbo-
uretrali, raggiungendo il massimo del suo sviluppo nella parte prostatica, ove
si unisce parzialmente con la muscolatura presente nello stroma della pro stata.
In basso, essa sarebbe in continuazione con la muscolatura del corpo spongioso
dell'uretra.
b) JJluscolatura striata. - Se la muscolatura liscia non si estende a tutta
l'uretra, la muscolatura striata ancor pi limitata. Essa , in effetti, soltanto
r appresentata dal 1nusGolo sfintere striato dell'u1"etra nelle sue tre parti, prostatica,
membranosa e bulbo-uretrale, che noi studieremo separatamente, e da altre for-
mazioni muscolari che prendono soltanto rapporto, indiretto, con l'uretra.
184 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

N ella parte prostatica lo sfintere striato dell'uretra limitato in gran parte


alla faccia anteriore della pro stata, attaccandosi, lateralmente, sulla stessa capsula
prostatica. E ssa forma, in basso, all'apice della pro stata, un anello completo
o quasi completo, che nel portarsi verso l'alto, posteriormente s'interrompe per
la presenza della pro stata stessa.
Le fibre di questo muscolo occupano, quando non sono pi atteggiate ad
anello, la faccia anteriore della pro stata e le facce laterali. Man mano che si pro-
cede verso l'alto esse diminuiscono grada-
tamente, limitandosi infine alla faccia an-
teriore; terminano lateralmente metten-
dosi in rapporto con la fascia prostatica.
N ella zona membra1to8a o parte tri-
1 gonale le fibre muscolari (muscolo sfin-
tere dell'uretra membranosa) formano un
anello completo, che avvolge l'uretra
7 _____ _
membranosa, sovrapponendosi, secondo
alcuni erroneamente, direttamente allo
3 strato circolare della muscolatura liscia .
Posteriormente un rafe fibroso offre in-
serzione alle fibre del muscolo. Lateral-
mente questo sfintere avrebbe rapporto
diretto con fascetti di fibre del muscolo
elevatore dell'ano.
La parte bulbo-uretrale (muscolo com-
pressore delle ghiandole bulbo-uretrali
Fig. 203. - Sezione sagittale sch ematica di Oowper) uno strato appiattito, che
della p arte prostatica dell'uretra (secondo CUNO).
l , sfintere liscio dell'm"etra (segmento posteriore); 2, porzione
trae origine, in avanti, da fascetti del mu-
prespermatica della prostata; 3, condotto eiaculatore; 4, porzione
retrospermatica della prostata; 5, uret-ra ; 6, collo della vescica;
scolo trigonale. Di qui si porta in dietro
7, sfintere liscio dell'uretra (segmento anteriore); 8, gruppo di
gh iandole uretrali, poste a livello del collicolo seminale; 9, m. sfin~
ed in basso, contornando l'm'etra, per
tere striato dell'uretra. terminare nel centro fibro so del perineo,
inglobando le ghiandole bulbo-uretrali.
Il muscolo sfintere striato dell'uretra serve alla chiusura volontaria di questo
canale; inoltre la sua parte prostatica ha funzione nella progressione dello sperma
al momento della eiaculazione, mentre la parte bulbo-uretrale avrebbe funzione
di spremere il secreto delle relative ghiandole, che va a mescolarsi col resto
dello sperma.

F) VASI E NERVI.

l. Arterie. - Le arterie destinate all'uretra provengono, a seconda della


regione, da differenti origini.
Le arterie che irrorano l'uretra prostatica, come quelle per la prostata, ven-
gono dall'arteria rettale media e dall'arteria prostatica.
Organi uropoietici 185

Le arterie per l'uretra membranosa traggono ol'lgme dall'arteria pudenda


interna, dall'arteria rettale inferiore e dall'arteria trasversa del perineo.
L'arteria principale, che irrora l'uretra spongiosa, rappresentata dall'ar-
teria bulbare o arteria trasversa profonda del perineo. Questa arteria nasce
dall'arteria pudenda interna nel perineo, raggiunge il triangolo ischio-bulbare e
penetra nel bulbo dopo aver inviato un importante ramo alla ghiandola bulbo-

cc C'C' 6 10 !J B Ur f' 6
Fig. 204 . - Arterie d el perineo nell'uomo (secondo FARABEUF).
P , s in fisi pubica; B, bulbo deU'uretra; Pr, prostata ; [iT , uretra, membranosaj CC, corpo cavernoso destro ; C'C', corpo cavernoso sinistro
(sezionato); Ve, vescica aperta; a, arco tend ineo. l, a. pudenda jnterna; 2, finestra, praticata DcI ligamento sacro-tuberoso; 3, a. ret-
tulp. inferiore; 4, a. perineale superficiale; 4', ramo di questa a.~ 5, a. bulbare; 6, a. plldenda interna nel momento che attraversa il
piano perineale; 7, ligamento pubo-cavernoso (ligamento sospensore del pene); 8, a. dorsale del pene; D, a. uretrale; lO, fl. cavernosa;
Il, a. prevescicalc; 12, a. ad iposa; 13, a. retrosinfisaria; 14, a. presinfisaria; 15, a. otturatol'!l.; 16, ramo pubico di questa a.; 17, ann-
stomosi con l'a. epigastrica inferiore.

uretrale. L'arteria pudenda interna invia anche un ramo, l'aTteTia uTetTaZe, che
nasce un po' anteriormente alla precedente (fig. 204). Studieremo dettagliata-
mente questi vasi occupandoci del perineo.
Il corpo spongioso dell'uretra riceve, nella sua parte anteriore, anche dei
rami, che provengono dall'arteria dorsale del pene. Questi ramuscoli contorna.no
le facce laterali dei corpi cavernosi, raggiungendo i margini dell'uretra.

2. Vene. - Le vene, nate dalla mucosa uretrale, hanno la particolarit di


fare tutte capo ad un sistema di grossi canali, disposti a plesso, che formano
gli elementi essenziali della tunica vascolare sopra descritta.
Le zone afferenti della tunica vascolare, a loro volta, si portano, se-
guendo la regione dell'uretra da cui emanano, alla vena dorsale profonda del
186 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

pene, al plesso del Santorini, al plesso vescico-prostatico, alla vena pudenda


interna, ecc.
Finalmente, tramite i suddetti vasi fanno capo alla vena iliaca interna.

3. Linfatici. - I linfatici dell'metra formano, nella lamina propria un


po' al di sotto dell'epitelio, una ricca rete, che si estende da una estremit
all'altra del canale, continuandosi in dietro con quella della mucosa vescicale
ed in avanti con quella della mucosa del glande. [I vasi linfatici che nascono
da questa rete si portano a differenti linfonodi a seconda delle varie porzioni
dell'metra stessa].

IX) In cOTr'ispondenza. della pOl'zione pTostatica la suddetta rete linfatica d un certo numero
di vasi efferenti che, in gra,n parte, si mescolano ai linfatici propri della prostata. Qualcuno di
questi rami tuttavia, risalendo lungo i canali eiaculatori fino al collo della corrispondente vesci-
chetta seminale, si confondono con i linfatici di questo
organo.
~) [l linfatici della pOTzione membmnosa e della, parte
bulbare della porzione cavernosa fanno capo a vasi collet-
tori], che, portandosi in dietro, attraversano la fascia peri-
nea.le media e arrivano nel bacino, ove terminano in parte
nei linfonodi iliaci esterni e in parte nei linfonodi che
Fig. 205. - Termiuuzioni nervose nel-
si dispongono lungo l'arteria pudenda interna (CUNO
l'epitelio dell'uretra di un embrione umano e lVIARCILLE).
di 28 cm. (secondo nETZIUS ). y) Nella Timanente p07,zione spongiosa i vasi linfa -
tici efferenti si portano in basso per lasciare le pareti
dc:ll'uretra sia a livello del frenulo, sia in corrispondenza della superficie inferiore del pene. Pie-
gano poi in alto e in dietro, contornano le facce laterali dei corpi cavernosi e raggiungono sulla
fac cia dorsale del pene i linfatici del glande, per portarsi, come questi ultimi, ai linfonodi super-
ficiali dell'inguine.

4. Nervi. - I nervi dell'metra, come le arterie, hanno origine differente: quelli


per l'uretm prostatioa e l'u1-etra membranosa dal plesso ipogastrico, quelli per
l' u1-etra oavernosa dal nervo perineale superficiale e dal nervo dorsale del pene,
rami del nervo pudenc10 interno. A questi nervi, che si portano isolatamente
all'uretra, conviene aggiungere numerose vie simpatiche, che arrivano a questo
organo, seguendo il tragitto delle arterie e formando dei plessi intorno ad esse.

I nervi uretrali terminano in parte sui vasi (filuzzi vascolal'i), in parte sugli elementi contrat-
tili della tunica muscobre (filuzzi motol'i) ed in parte sulla mucosa (filuzzi sensitivi) . Questi ul-
timi hanno direzione longitudinale ed, in pi, descrivono numerose flessuosit, probabilmente
per adattarsi all'allungamento della mucosa uretrale al momento dell'erezione (QUNU). Essi
formano, nello strato superficiale della lamina propria, una ricca rete sottoepiteliale, da cui par-
tono in seguito fini fibrille, destinate all'epitelio stesso . Queste fibrille terminano (RETZIUS) nel -
l'intervallo delle cellule epiteliali, con delle estremit libere (fig. 205), alcune a punta, le altre
rigonfiate pi o meno a bottone.
PLANNER (1888) ha descritto, nella mucosa uretrale dell'uomo, corpuscoli nervosi terminali,
che sono probabilmente corpuscoli di Krause. Sul tragitto de nervi destinati alla uretra si trova
un certo numero di minuscoli gangli, specie intorno alla prostata, sulla parete inferiore della parte
membranosa, ecc.
Organi uropoietici 187

2. - Uretra nella donna.

L'uretra della donna, assai pi corta di quella dell'uomo corrisponde soltanto


topograficamente alle p arti prostatica e membranosa dell'uretra maschile.
[In realt essa corrisponde soltanto a quel tratto dell' uretra pro stati ca che va dal meato ure-
trale interno allo sbocco dei condotti eiaculatorio Ha quindi una, estensione minore di quanto sopra
elencato].
L'uretra della donna si distingue anche dall'uretra ma,schile, dal punto di vista morfologico,
per il fatto ehe essa in comunicazione soltanto con la vescica. Essa dunque esclusivamente
adibita alla funzione urinaria.

1. Lunghezza. - Misura in media mm 38.


In due soggetti congelati abbiamo misurato 34 mm nel primo e 41 mm nel
secondo.

2. Ampiezza del lume. - Il calibro dell'uretra femminile circa 7-8 milli-


metri.
N on uniforme: ristretto all'estremit inferiore, Si allarga fino al livello del
collo vescicale, dove si restringe di nuovo. Nel suo insieme il canale non
perci esattamente cilindrico, ma fusiforme.
Dobbiamo aggiungere che il canale uretrale si lascia facilmente distendere, tanto da, potervi
introd urre sond e di mm 10-1 2 di diametro . Con una dilatazione progressiva pu perfino ammet-
tere l'introduzione di corpi assai pi voluminosi, come, ad esempio, il mignolo o l'indice. In pra-
tica GUYON ritiene che non si possa superare una dilatazione di 13 mm. Esistono dei chirurghi che
sono per assai pi auda,ci: SIMON giunse fino ai 20 mm e ritenne di poter andare oltre, n ella donna
a dulta, e cio fino ai mm 22-25. RELIQUET fino a mm 30.

3. Direzione. - A partire dal meato uretrale interno fino a quello esterno,


l'uretra segue un tragitto obliquo dall'alto in basso e da dietro in avanti (fig. 206).
L'Ul'etra presenta perci, rispetto al piano orizzontale, inclinazione analogH a
quella della vagina, che le posta dorsalmente.
Rammenteremo, a tale proposito, che la donna, quando voglia m'inare in piedi, spesso ob-
bligata, ad inclinare il bacino in avanti per r endere verticale il getto dell'urina.
L'obliquit dell' uretra, pur essendo a,naloga a quella della vagina , per meno pronunziata,
come lo dimostrano chiaramente le sezioni sagittali del bacino, praticate su soggetti congelflti
(fig. 207) . Queste sezioni mostrano anche che l'uretra non rettilinea, descrivendo nel suo insipme
una leggera curva a concavit anteriore. Il riempimento della vescica annulla questa, curva.

4. Mezzi di fissazione. - L'uretra tenuta ferm a dai suoi rapporti con la


vagina e col perineo. quest'ultimo che le fornisce la migliore fissazione, che
del resto relativa [potendo spostarsi per la pressione esercitata da organi vicini
o in condizioni patologiche].

5. Conformazione esterna e rapporti. - Considerata dal punto di vista della


sua conformazione esterna, l'uretra della donna ha l'aspetto di un cordone ci-
188 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

lindrico assai r egolare. Vi possiamo consider are un corpo e due estremit, [a cia-
scuna delle quali corrisponde un orificio] : in alt o, dal lato della vescica, l' m'ificio
su p eriore od orifi cio u1"etrale inte1"no ; in b asso, l' orificio injen:ore od oTificio uTetrale
esterno.

A) CORPO DELL'URETRA . - Il corpo dell'uretr a, attr aversando, come nell'uomo,


la fascia perineale media, si trova divisa in due porzioni di lunghezza different e :

F ig. 206. - Sezione sagitta.le dell'ur etra , della vulva e della vagina
(sogget t o congelato di donna v ergine di 24 anni, gr andezza naturale).
l, sinfisi del pubE:' j 2, ligamento sospensore del clitoride; 3, corpo cavernoso del cli toride: 4, estrem it anteriore dE'l clitorid e ; 5, pre-
puzio; 6, v. dorsale del cli toride ; 7, piesso venosa per il cli toride e per il bulbo ; S, 8', pareti an teriore e posteriore della vescica; 9, collo
della vescica; lO, uretra; Il , sfintel'e striato dell'uretra; 12, orificio uretrale esterno ; 13, piccolo labbro; 14, grande labbro ; 15, vestibolo ;
16, apertura esterna della vag ina ; li , 17', colonne anteriore e posteriore della 1"ag ina : 18, tubercolo vaginale ; 19, imene ; 20, m. sfint.ere
striato dell'ano; 20' ID . costrittore della v ulva; 21, fasci di questo ultimo ID. , che stanno nell'intervallo fra il clitori de e l'uretra;
22, fossa. navicolare ; 23, forchetta; 24, cavo uterovescicale; 25, spazio prevescicale. x-x, piano dello stretto ~llpe ri o re; V-V, piano oriz
zontale, condotto in corrispondenza del margine inferiore della sinfisi; z-z , piano ori zzontale, condotto in corrispondenza dell'orificio
nretrale esterno.

una p arte intm p elvica, che r appresenta circa i 4/5 della lunghezza t otale del-
l'organo; una p arte extm pelvica, molto pi corta, corrispondente al quint o infe-
riore. Ciascuna delle due porzioni presenta r apporti inter essanti, che noi esami-
neremo successivamente in clietro , in avanti e sui lati.
In dietro l'uretr a femminile riposa, per tutta la sua estensione, sulla parete
anteriore della vagina. Nel suo t erzo o quarto superiore ancora relativament e
liber a , essendo unita alla vagina soltant o da uno str ato di tessut o connettivale
lasso. P er nelle r estanti parti essa aderisce alla par ete vaginale in modo talmente
intimo da costit uire un tut t'uno con quest'organo .. Cos fuse fra loro la parete
dell'uretra e la parete della vagina costit uiscono , fra i due condotti, un setto
fibroso di 10-12 mm di spessore, il setto ~t1'et1"o - vaginale .
Organi uropoietici 189

In avanti l'uretra corrisponde innanzi tutto al plesso venoso del Santorini,


che la separa dal pube e dai ligamenti pubovescicali. Una sottile lamina fibrosa,
la lamina preuretrale, la isola da questi organi. Poi l'uretra attraversa, come la
vagina, il diaframma perineale ponendosi in rapporto, a livello del diaframma,
con il muscolo sfintere striato. Dopo avere attraversato la fascia perineale media,
l'uretra corrisponde al muscolo costrittore della vagina e, sotto questo, al plesso
venoso che la separa dalla base del clitoride; attraversando detta fascia separata,
dall'angolo della sinfisi,
da un intervallo di 12-
15 millimetri.
Sui lati il canale del-
l'uretra corrisponde suc-
cessivamente, andando
da dietro in avanti: l al
plesso del Santorini; 2 ai
margini mediali dei mu-
scoli elevatori, che incro-
ciano l'uretra, senza ade-
rirvi; 3 alla fascia peri-
neale media; 4 al muscolo
costrittore della vagina ed
alla radice dei corpi ca-
vernosi del clitoride.

B) ORIFICIO SUPERIORE
Fig. 207. - L'm'etra della donna, veduta in una sezion e mediana
o COLLO. - L'orificio su- e sagitta le del b acino (nullipara, 40 a nni) (T. -J.).
periore o collo corrisponde, esterno;
1, m'et ra, con: 1', porzione pelvica; 1", porzione perillenle; l"', orificio uretrnle
l'''', orificio uretrale interno ; 2, vescica, con 2', ligamenti pubovescicali; 3, pic-
come nell'uomo, all'ango- colo labbro; 4, grande labbro; 5, t ri angolo retto-vaginale; 6, vagina; 7, setto uretro-
vaginalej 8, retto; 9, collo dell'utero; lU, piesso del Santorini ; Il, corpo cavernoso e,
lo anteriore del trigono ve- sotto
Il', clitoride; 12, ligamento di Renle ; 13, m. sfintere striato deU' uretra. a, via di accesso,
sinfisari a, aUa parete superiore dell' m'etra.
scicale (figg. 206 e 207).
posto 2 o 3 cm dietro, la sinfisi pubica; spesso trovasi sul decorso di una
linea orizzontale, che attraversa la sinfisi, un po' sotto la sua parte media.
Nel soggetto rappresentato nella fig. 206, la distanza compresa tra l'orificio vescicale e l'an-
golo della sinfisi misurava, in proiezione, mm l L L'orificio superiore in generale posto pi in
basso che nell'uomo, Dal punto di vista dE'Ua forma l'orificio superiore dell'uretra arrotondato
irregolarmente stellare.

O) ORIFICIO INFERIORE O :&rEATO. - L'orificio inferiore o meato (figg. 208


e 209) s'apre nel canale della vulva, nella parte anteriore del vestibolo, 2 cm dietro
il clitoride ed immediatamente al davanti d'una sporgenza arrotondata, che, con
il nome di tubercolo vaginale, trovasi alla terminazione della colonna anteriore
della vagina (vedi Vagina). posta a circa 17 mm dalla sinfisi pubica.
Il meato rappresenta tanto la parte pi stretta, quanto la meno dilatabile
dell'uretra.
190 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

La forma dell'orificio uretrale esterno assai variabile. Esso ora disposto a


fessura longitudinale, ora arrotondato o pi o meno stellato (fig. 208). D'altronde
esso superficiale e ben visibile; talora invece pi o meno infossato in una
depressione della mucosa e perci molto meno facile a scoprirsi.

Spesso, mentre la semicirconferenza anteriore liscia, quella posteriore (fig. 209) ricoperta
da rugosit, che, quando raggiungono un certo grado di sviluppo, assumono l'aspetto di una
massa d'irregolari vegetazioni, che mascherano, pi o meno , il meato, costituendo cos un serio
ostacolo al cateterismo.

6. Conformazione interna. - In sezioni praticate perpendicolarmente all'asse


l'uretra femminile ha la forma di una fessura, trasversale nella sua porzione supe-
riore, pi o meno stellata (fig. 210) nella sua parte
media e longitudinale in vicinanza del suo orificio.
Veduta anteriormente, dopo incisione longi-
tudinalc della sua p arete (fig. 209), l'uretra pre-
senta colorazione biancastra, che passa alla tinta
5 rosata e perfino al rosso acceso nei casi ove le
reti vascolari della sua mucosa siano pi o meno
ripiene di sangue. L'uretra percorsa, da dietro
7 in avanti, da un certo numero di piccole pieghe
longitudinali, che scompaiono con la distensione.
Fig. 208. - Il m dato urinario, veduto Indipendentemente da queste pieghe mucose,
di faccia, dopo avere allargato le piccole
labbra (T. -J.).
sulla parete posteriore si trova una piccola cresta
l, vestibolo; 2, orificio uretrale esterno; 3, 3', ori- mediana, pure longitudinale, che comincia al li-
fici dei due canali jllxtau retrali; 4, piccole labbra
con 4', il prepuzio; 5, clitoride ; 6, grandi labbra ; vello del collo e di l si estende tenendosi pi
7, vagina.
o meno distante dal meato. Questa piega pu
essere l'omologa delle pieghe che si vedono, nell'uomo, prolungar si dietro il
collicolo seminale.
La superficie interna dell'uretra presenta numerosi orifici. Questi sono di due
ordini. Gli uni conducono in piccole depressioni a fondo cieco: sono i soni mu-
oosi o laoune di M orgagni. Essi hanno il medesimo significato di quelli repe-
ribili nell'uomo. La loro profondit, molto variabile, misura di solito da l a
4 mm; per se ne trovano di molto pi grandi, r aggiungendo una lunghezza di
15-20 mm. L'osservazione mostra che queste lacune sono soprattutto numerose
e sviluppate in corrispondenza e posteriormente al meato. Gli altri orifici corri-
spondono agli sbocchi delle ghiandole dette uretrali (v. sotto).

7. [Struttura]. - La struttura dell'uretra femminile , parallelamente alla sua


origine, pi semplice di quella dell'uretra maschile, che abbiamo precedentemente
studiato. Questo organo formato essenzialmente da tre tuniche sovrapposte,
che esamineremo andando dall'interno verso l'esterno: lO la tunica mucosa ;
2 0 la tunica sottomucosa; 30 la tunica muscolare.
a) Tunioa muoosa. - formata da uno strato di epitelio pavimentoso
oomposto, sempre presente nella sua parte inferiore. N ella sua parte superiore,
Organi uropoietici 191

come nella parte iniziale dell'uretra maschile, per lo pi presente un epitelio di


transizione, in continuazione di quello, che riveste la vescica. Questo epitelio rara-
mente trapassa direttamente o quasi nell'epitelio pavimentoso composto; invece
con maggiore frequenza fra i due si trova un epitelio, che taluni AA. hanno
classificato di tipo cilindrico composto, ma che noi riteniamo a pi file di
cellule, in quanto tutti i suoi elementi (EBNER) raggiungerebbero la mem-
brana basale.
La larnina propria della 1nucosa formata da tessuto connettivo piut-
tosto denso, con fibre elastiche straor-
dinariamente abbondanti. Specialmen-
te l dove si trova epitelio composto
pavimentoso si vedono papille connet-
tivali, che vanno aumentando in nu-
mero ed in altezza via via che ci si
avvicina all'orificio uretrale esterno.
Secondo taluni AA. non sarebbero
per delle vere e proprie papille, ma
piuttosto delle semplici propaggini
connettivali, che si spingono nello
spessore dell'epitelio. Nel terzo infe-
riore alla lamina propria frequente
la presenza di piccoli noduli lin-
fati ci.
N on mancano ghiandole uretrali,
che sarebbero omologhe alla pro- Fig. 209. - L'uretra della femmina , veduta da ll'avanti.
stata nel maschio. Hanno forma aci- e leLasueparete anteriore dell'uretra stata tagliata sulla linea di mezzo
parti sono state spostate lateralmente (parzia!mente secondo
TOLDT) .
nosa composta e secrezione mucosa. 1, vescica ; l' collo del1a vescica ; 2, uretra con i suoi oritici ghian-
La 1. A. N. C. elenca anche delle dolari; 3, cresta uretrale j 4, tunica muscolare dell'uretra; 5, m. sfin-
tere esterno [striato]; 6, orifizio esterno dell'Ul'etra; 7. tubercolo
j 8, vagina ; 9, piccole labbra ; lO, clitoride; Il , prepuzio
lacune uretrali , che sarebbero mol- vaginale
del cli toride.
to simili a quelle illustrate con questo
nome nel maschio. Qualche volta, nell'et avanzata, le ghiandole uretrali conten-
gono concrezioni, di colore bruno, molto simili, anche se pi piccole, a quelle
formazioni indicate come concrezioni prostatiche.
b) Tunica sottornucosa. - assai spessa, di tessuto connettivo fibrillare
lasso, con parecchie piccole vene e spazi venosi, disposti a plesso. Questo aspetto
caratteristico si continuerebbe, secondo molti AA., fra i fa scetti del contiguo
strato muscolare.
c) T~tnica rnuscolare. - Merita particolare attenzione, perch possiamo,
anche nella donna, distinguervi un componente liscio ed uno striato.
Il componente liscio sarebbe disposto essenzialmente in due strati; uno interno,
longitudinale, sottile, che sembra in continuazione della muscolatura longitudi-
naIe della vescica, ripetendone in parte le caratteristiche strutturali, ed uno
esterno, circolare, spesso, che in parte la continuazione del rnuscolo sfin-
tere liscio cleZZ'uretra, reperibile anche nella donna con caratteristiche ana-
192 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

loghe a quelle maschili, il quale, pur trovandosi essenzialmente nell'uretra, viene


illustrato con la vescica, per le intime sue connessioni con la muscolatura (specie
quella trigonale) di quest'organo. I fasci muscolari lisci (come quelli vescicali, che
abbiamo finora illustrato) si trovano distanziati da abbondante tessuto connet-
tivo, ricco in numerose fibre elastiche. Nel suddetto tessuto connettivo corrono
abbondanti venule, che formano, anastomizzandosi fra loro, e con quelle che
2 abbiamo indicato precedentemente, l'abbozzo
di un organo spugnoso, il corpo cave1'1toso del-
l' ~tret1a.
La parte, che r appresenta la muscolatura
striata, posta pi superficialmente della mu-
scolatura liscia ed considerata come una di-
pendenza della muscolatura del trigono uroge-
nitale. Forma il 11utscolo sfinte1'e st1'iato dell'ure-
tra, essenzialmente composto da fibre a decorso
circolare. Oomincia nella met superiore del-
l'uretra, contornando quest'organo e forman-
dogli come un anello completo. Pi in basso,
oltre l'uretra, comprende anche la vagina, con-
tornando allora ambedue questi orgam . Si dice
che nel suo ultimo tratto diventi discontinuo.
Allora circonderebbe, a forma di semiluna, la
Fig. 210. - Sezione trasversa dell'uretra
nella donna, condotta n ella parto media Ic faccia anteriore e le parti laterali dell'm'etra,
(schematica ). terminando posteriormente nel connettivo che
1, colonna anteriore della vagina con: a. mucosa ;
b, strato muscolare; c, strato avventizio; 2, mucosa
dell'uretra. ; 3, strato di l'!ellule muscolari ad anda-
circonda la vagina. Muscolo volontario, con-
mento longitud iualej 4, idem ad andamento circo-
lare; 5, vene poste nei due stra.ti della muscolatura ;
traendosi impedirebbe lo svuotamento della
6, sfintere striato dell'uretra. vescica. Gli strati pi esterni della vescica
sono formati, quasi ovunque, da tessuto con-
nettivo di tipo lasso, che sta in continuazione con quello che riveste le parti
immediatamente vicine.

8. [Sviluppo]. - Abbiamo rimandato le notizie concernenti lo sviluppo


dell'uretra maschile alla parte relativa all'uretra femminile, perch i due con-
dotti, il cui sviluppo, ad un certo momento, differisce, hanno all'inizio origine
identica.
Oominciamo col rammentare che, per proliferazione dello sprone perineale,
avviene la divisione della cloaca primitiva in due parti: nell'intestino retto e
nel canale urogenitale.
Il canale urogenitale, che rimane al davanti dell'abbozzo del retto, cra-
nialmente in continuazione con la cavit allantoidea. Dal canale urogenitale
avranno origine: buona parte della vescica urinaria, l'uretra primitiva ed il
seno urogenitale.
Gi da anni noto quale sia la parte del canale urogenitale, da cui trae
origine la vescica e quale quella da cui trae origine l'uretra primitiva. Infatti in
Organi uropoietici 193

embrioni di 25 mm si assiste ad una differenziazione del canale urogenitale in


due parti; una parte, assai estesa, che rimane cranialmente ed anche pi larga
(abbozzo della parte vescicale), ed una parte pi piccola, che posta pi caudal-
mente alla precedente ed pi stretta (abbozzo dell'uretra primitiva). Un solco
circolare segna il limite fra le due parti, in corrispondenza del futuro orificio
uretrale interno, reso pi manifesto, in seguito, da un successivo restringimento.
Mentre avvengono tali fenomeni il canale urogenitale assimila una parte
della parete dei condotti mesonefrici, che
quindi partecipano direttamente alla for-
mazione di parte della vescica e di parte
dell'uretra primitiva.
Sappiamo che, mentre nella donna
l'uretra primitiva forma anche l'uretra de-
finitiva (eccetto una piccola parte dovuta
alla compartecipazione del seno urogeni-
tale), nel maschio l'uretra primitiva forma
soltanto la prima porzione dell'uretra de-
finitiva, cio quel tratto che va dall'ori-
ficio uretrale interno fino allo sbocco dei
canali eiaculatori, limitandosi pertanto ad
una sola porzione della parte prostatica
dell'm'etra. La parte, che rimane, dell'ure- F ig . 211. - I due sfinteri d ell'm'ctr a nella donna,
veduti in una sezion c sagitta le (schcma t ica).
tra trarr origine dal seno urogenitale. l , collo della vescica; 2, canale deU'uretra, con 2', meato;
Seguiamo i fenomeni, che interessano vescica,
3, parete anteriore della vag ina; 4, tunica museolare deUa
con : a, fibre longitud inali interne; b, fibre circolari;
quest'ultima parte, i quali, nell'uomo, 6, fibre
c, longitudinali esterne; 5, fibre longitudinali deU'uretra ;
fibre cil'colad ; 7, ID. sfintere interno dell'uretra; 8, 8', seg-
sono il punto di partenza per la forma- mento anteriore e segmento posteriore del ID. sfintere esterno
dell'uretra o sfintere striato; 9, ligamcnti pubo-vescicali;
zione del resto dell'uretra ; mentre in lO, fascia perineale med ia; I l, sinfisi pubica.
parte compaiono anche nella donna, r ap-
presentando, per quest a, fondamentalmente gli abbozzi di organi, che sono pi
legati alla sfera genitale che non a quella urinaria.
Rammentiamo inoltre che all'epitelio, che delimita il canale uretrale, si ag-
giunge in seguito del mesenchima, che diverr l'abbozzo della parte muscolare
e della parte connettivale di questa regione. Avvenuta la divisione della cloaca
primitiva ad opera dello sprone perineale, tanto l'intestino quanto il canale uro-
genitale sboccheranno ciascuno nel fondo di una fossetta, fossetta anale e fos-
setta urogenitale, visibili nel perineo primitivo, il quale, per l' apporto di me-
senchima da ambo i lati si va gradatamente trasformando.
Viste dall'esterno le suddette trasformazioni sono piuttosto complicate e
possono essere cos riassunte.
Mentre ancora in corso il processo di suddivisione della cloaca in intestino
e in seno urogenitale, la membrana, formata dall'entoderma e dall'ectoderma,
che chiude la cloaca (membrana cloacale), anteriormente si ispessisce, formando
una specie di tubercolo (tubercolo genitale) mentre, sui lati, per l' apporto di
mesenchima, cresce a guisa di cercine (cercini genito-anali), comprendenti fra
13 - TESTUT E LATARJET, Anatom'ia umana, VI.
194 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

loro un solco, al fondo del quale la membrana cloacale viene ora a trovarsi.
A spese del tubercolo genitale si differenzia una parte che forma il corpo del
pene ed una parte che forma il glande. Tre tubercoli urogenitali si differenziano
ora nei cercini genito-anali; di questi (per ogni lato) quello anteriore e mediale
si prolunga nel corpo del phallus, determinando ai due lati, le pieghe urogeni-
tali, che comprendono, fra di loro il solco uro-genitale. I tubercoli anteriori e
laterali, cercini genitali, trovansi fra le radici dell'arto ed i precedenti. I tuber-
coli posteriori (tubercoli anali) si pongono sul contorno dell'orificio anale.
Successivamente il tubercolo genitale o phall~ls cresce allungandosi sempre
pi, dando spazio al progredire della cavit del seno urogenitale. In embrioni
di cu'ca 15 mm la membrana cloacale, nella parte posteriore del solco genitale,
si raref formando una fessura (orificio urogenitale primitivo), che mette il seno
urogenitale in comunicazione con l'esterno.
Sviluppo dell'uretra maschile. - I fenomeni, che qui riassumiamo, incomin-
ciano ad osservarsi in embrioni di cu'ca 30 mm. Il tubercolo genitale e la cor-
rispondente parte del seno urogenitale crescono di pari passo. La doccia uretrale
va trasformandosi gradatamente in canale, per fu sione degli orli delle pieghe
urogenitali. L'unione incomincia alla base del tubercolo genitale e continua
verso il glande. Ivi soltanto un piccolo tratto rimane aperto . Il seno urogenitale
viene cos a prolungarsi anteriormente. In un periodo successivo la continua-
zione dell'uretra invade anche la parte del glande ed essa viene allora a sboc-
care sull'apice di questo organo, come nell'adulto. Si forma in tal modo l'uretra
definitiva.
CAPITOLO SECONDO

ORGANI GENITAlJI DEI.JL'UOMO

L 'appar ato genitale dell'uomo (fig. 21 2) si compone essenzialmente di due


parti : 1 un organo ghiandolare, il testicolo, al quale spetta l'importante fun-
zione di elaborare il liquido fecondant e
o sp erma; 2 un lungo condot to, destinato
a t r asportare questo sperma nell'organo co-
pulatorio della femmina e che prende suc-
cessiv amente i nomi di condotto defm"en-
te, veschichetta seminale, con dotto eiacula-
tore , ~tretra (o con dotto u1'ogenitale). Fino
all'uretra il condotto, av e decorre lo sper-
ma , duplice (cio p ari), come l'organo
che elabora lo sperma . L'Ul'etra , al con-
trario, come gi abbiamo detto nel capi-
tolo precedente, impari e mediana e per -
t anto raccoglie il prodotto di ambedue i
testicoli.
F ig. 212. - Schema ra p present an te u na ve-
N ella su a parte extr apelvica l'uretr a duta d 'insiem e dell'a p pa ra to genit ale clell'u omo
cont ornata da tessut i erettili, i quali, di- (lato dest,o) .
A , vescica urinaria ; B , porzione prostatica dell 'ul'etra ;
venendo turgidi e rigidi n el moment o del- c, sua porzione membranosa; D, sua porzione spon-
giosa; l, testicolo destro ; 2, epididimo ; 3, condotto de-
l' accoppiament o, favoriscono la penetr a- ferente con, 3' , stia am polla ; 4, ghiandola seminale;
5, condotto eiacnlatore che sbocca nella parte laterale
zione del condotto, che conduce lo sperma, dell'otri colo prostatico; 6, ghiandola bulbouretrale COD
7, StlO canale escretore.
nella v agina. Questo insieme, riv estit o dai
t egumenti, costituisce un organo allungato di forma cilindrica chiamato p en e.
Ai suddetti organi, ch e formano le part i essenziali dell'appar ato sessu ale
dell'uomo, si aggiungono, in qualit di annessi: 1 un sistema d 'involucri con-
centrici che, col nome di borse, cont orna il testicolo; 2 un certo numero di
ghiandole che, sviluppandosi lungo il decorso dell'uretra, mescolano il prodotto
da esse elaborato con quello della ghiandola genitale ; 3 alcune form azioni mu-
scolari e fasciali, infine, ch e noi stuier emo in un ar t icolo col t it olo di muscoli
e fasc e del perineo.
196 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

ARTICOLO I.

TESTICOLO

I testicoli, anche chiamati ghiandole seminali, sono organi ad aspetto ghian-


dolare destinati a produrre la parte principale dello sperma, cio gli spermatozoi.
La loro presenza caratterizza essenzialmente l'apparato maschile cos come le
ovaie sono gli organi fondamentali dell'apparato femminile.
La loro presenza tanto pi caratteristica in quanto i testicoli non sono sol-
tanto l'organo della spermatogenesi, ma possiedono anche il valore di una ghian-
dola a secrezione interna, il cui prodotto ha una funzione predominante nel
determinare i caratteri sessuali secondari.
N ella parte postero-superiore ciascun testicolo (fig. 213) sormontato da un
corpo allungato che, per la sua situazione, chiamato epididimo
(da 7tL = sopra e 3,3uiJ. = testicolo). L'epididimo non una
parte del testicolo. E sso , propriamente parlando, uno dei seg-
menti iniziali del condotto escretore degli spermatozoi. Col te-
sticolo presenta tuttavia delle connessioni cos intime che il
suo studio, almeno in anatomia macroscopica, non potrebbe
essere separato da quello del testicolo propriamente detto. Stu-
dieremo perci, in questo articolo, il testicolo, l'epididimo e
i canali che dal testicolo raggiungono l'epididimo.
Fig. 213. - Il t esti-
colo e l'epididimo (T .-J.).
l, testicolo; 2, corpo del- 1. - Considerazioni generali.
l'epididimo; 3, testa dell'epi-
didimo ; 4, coda dell'epidi-
dimo; 5, condotto defe - 1. Situazione. - I testicoli sono posti sotto il pene, tra le
rente.
due coscie, nella pa,rte anteriore della regione perineale. Sono
contenuti in un sistema di involucri che ebbero il nome, molto
significativo, di borse, che noi descriveremo in seguito. I due organi non hanno
esattamente la stessa altezza: quello di sinistra discende di solito un po' pi in
basso di quello di destra.
Sospesi all'estremit inferiore del cordone spermatico, come un frutto al
proprio peduncolo e privi d'aderenze per la maggior parte della loro superficie
esterna, i testicoli sono molto mobili. per questa mobilit che essi si sollevano
verso l'anello inguinale in seguito alla contrazione del dartos e del cremastere,
come, in seguito, riprendono per il loro peso la posizione iniziale quando i due
suddetti muscoli si rilassano.
In taluni animali i testicoli sono in grado di effettuare delle escursioni molto pi estese che
nell'uomo. Per tale possibilit nella maggior parte dei roditori e degli insettivori i testicoli
escono dal canale ingninale all'epoca dell'attivit riproduttiva; poi passato questo periodo, risal-
gono di nuovo nell'addome per riassumere la posizione di riposo.

2. Migrazione dei testicoli. ~ Nell'uomo, come in tutti gli animali che hanno
le borse o scroto, la presenza dei testicoli al di sotto del canale inguinale non
Organi genitali dell'uomo 197

una situazione originale, ma acquisita nel corso dello sviluppo. I testicoli in effetti
come abbiamo gi veduto, si sviluppano in piena cavit addominale, a destra
ed a sinistra della colonna [vertebrale. Di qui, successivamente, si portano in
basso verso il canale inguinale, che attraversano per raggiungere la loro posizione
definitiva. Il meccanismo col quale a'vvengono questi fenomeni assai complesso.
N e daremo una succinta esposizione parlando dello sviluppo dei testicoli].

3. Ectopia testicolare. - Il testicolo, in condizioni anormali, pu arrestarsi


lungo la sua discesa e fi ssarsi, per tutta la vita, in un punto, pi o meno di-

2'
- - -' a

A c
Fig. 214 . - L e tre va riet di ectopia t esticola.re inguin ale in lIDO schem a raffigura nte lIDa sezione sagitta.le d el-
l'a.ddome p assa nte p er il canale inguinale ; quest 'ultimo ipotetica m ente r a ppresenta to com e avente u n d ecorso
a ntero-post eriore (T.-J.).
A, il testicolo si arrestato a livello dell'orificio inguinale profon do; B , il testicolo si arrestato nel canale inguinale e dietro di esso si
formata un'ernia. properi toneale (a); C, il testicolo si arrestato a livello dell'orificio superficiale del canale ingllinalcj dietro di esso si
formata un'ernia interstiziale (b) . l , testicolo; 2, peritoneo con : 2', sacco erniario; 3, canale ingu inale 0, meglio, canale peritoneovaginale
occupante il canale ingu inale ; 4, tessuto cellulare sottoperi toneale ; 5, fascia trasversale; 6, m . trasverso ; 7, ID. obliquo interno; 8, fa-
scia del ID . obliquo esterno ; 9, arcata inguinale; l O, pene ; Il, pube.

stante dalle borse. Questa anomalia, che come si visto non che la persistenza
di una disposizione normale, ma transitoria nel feto, ha avuto il nome di ectopia
testicolaTe.
Il testicolo ectopico pu trovarsi nelle posizioni pi differenti. Pi sovente
lo si trova nell'addome o nel canale inguinale. L'ectopia inguinale quasi sempre
si accompagna ad ernie in quanto il canale vagino-peritoneale, che segue il te-
sticolo, non si oblitera.

Si osservano d' altra p arte differenti variet di ernie a seconda della regione del canale ove
il testicolo fi ssato (fig. 214). La ectopia t esticolare pu essere, a seconda dei casi, intema,
intm'stiziale o estmna. In casi pi r ari il t esticolo pu anche trovar si in corrispondenza del-
l' anello femorale, sotto illigam ento inguinale e perfino nello sp essore del perineo. Di qui le cinque
variet di ectopia addominale, inguinale, femorale, genito-jemorale e pm'ineale, v ariet il cui nome
di per s equivale a delle definizioni.
U n fatto costante ; qualunque sia la variet dell'ectopia , il t esticolo manca in corrispondenza
delle borse. Tale m alformazione costituisce ci che si chiama la m'ipto1'chiclia ed i soggetti colpiti
hanno il nome di mipt01chidi. La criptorchidia, come tutte le altre anomalie, pu essere
unilaterale o trovar si t anto a destra quanto a sinistra. A seconda dei casi si h a dunque il mono-
criptorchide e il bicriptorchide, [anomalia quest'ult ima molto rara]. L a eriptorehidia pu essere
198 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

inoltre parziale o totale. p arziale quando l'epididimo e il condotto deferente occupano la loro
posizione abituale nelle borse, quantunque il testicolo sia spostato; totale nel caso che t a nto
il testicolo quanto l'epididimo e il condotto deferente si trovino tutti e tre in una delle posizioni
sopra indicat e.
L 'arresto del testicolo in un punto pi o m eno dist ante dalle borse cosa normale in un
gran numero di m ammiferi. Quest'organo noi lo vedia mo rimanere p er t ut t a la vita nella cavit
addominale nell'elefante e nei cet acei; occupare la r egione dell'in
guine nella lont ra ; discendere sotto la p elle del p erineo nei viver
ridi, ecc. L 'ectopia t esticolare dell'uomo non soltanto la ripetizione
di una disposizione fet ale, ma anche la ripetizione di un tipo che
normale nella serie zoologica.

4. Numero. - I testicoli sono in numero di due; uno


per il lato destro, uno per il lato sinistro . In condizioni
anormali pu esisterne solo uno, in quanto l'altro non si
sviluppat o. La mancanza di uno dei testicoli, unita o
non unita a quella dell'epididimo e del condotto defe-
rente, costituisce la 1nonot'chi di a, anomalia molto rara .
In casi ancora pi r ari i due testicoli mancano comple-
tamente dando origine ad una anomalia che si chiama
an o1'chidia.

L a m aggior p arte degli AA. dnno il nome di monorchide agli


individui, ch e h anno un solo t esticolo nelle borse, mentre l'altro
F ig . 215. - ' l\Iig L
'azionc del in posizione ectopica. A noi p are ch e una simile definizione sia
testico lo ed ectopia testicolarc, poco conforme al valore etimologico della p arola m onorchide. Non
vist e in una sezione lat erosa
gittale dell'addome (schem atica). si pu r agionevolmente chiamar e monorchide (t~om o (~d ttn solo testi
a, b, c, d, le quattro posizioni che colo), un soggetto che ne possiede r ealmente due ; uno situato nelle
occupa. successivamente il testicolo
durante lo sviluppo. a, in posizione borse, l'altro nascosto m a purtuttavia esistente. Ecco perch noi
lombare; b, in posizione iliaca; c, in crediamo di dover creare la p arola di monocriptorchide per indicar e
posizione ingu inale; d, in posizione
scrotale o normale, quando In. mi- eletto individuo, riservando la parola 'I1wn 01'chi de per caratterizzare
graz ione terminata . Se la. migra
ziolle del testicolo non s i veri fica e colui che possiede realmente soltanto un t esticolo, in quanto l'altro
questo ri mane nella posizione a, si
ha l'ectopia lombare; se la discesa
non si mai sviluppato. Gli AA. indicano quest'ult imo individuo
ha inizio, ma si arresta nella po- con il nome di anorchide, alt ro errore, in quanto etimologicamente
sizione b, si ha l'ectopia iliaca ; se
l'arresto avviene nella posizione c, si questa parola indica la mancanza dei t esticoli, mentre tale soggetto
ha l'eclopia inguinale. 1, parete an~
terio rc dell'addome; 2, parete l om~
ne possiede r ealmente uno. P er noi l' an01'chide colui ch e m anca
bare ; 3, dodicesima costa; 4, dia~ di ambo i t esticoli.
frn.m.ma; 5, cav it addom inale ; 6, fos~
sa iliaca; 7, arcata inguinale; 8, pe ~ E sist evano tre t esticoli in un caso di BLASIUS , quattro in un
ne; 9, scroto; lO , canale pe ri toueo ~ caso di B L GN Y, cinque in un caso di SCHARFF, p er t ali fatti deb
vaginale.
b ono accet tarsi con estrema riser va. Queste descrizioni nella mago
gior p arte mancano di precisi dettagli. Per tutte m anca il controllo
macro- e microscopico, atto a st abilire che i t esticoli soprannumer ari possedessero realmente la
strutt ura caratteristica dei veri t esticoli. Noi sappiamo in realt che dei t umori arrot ondati od
ovoidali, sviluppati in vicinanza delle borse, sensibili al t atto come i t esticoli, possono apparire
per dei testicoli aberrant i o soprannumerari essendo invece, in realt, cisti oppure ammassi adiposi
o perfino piccoli a mmassi epiploici.
N on giusto tuttavia negare inter amente la possibilit della esistenza di t esticoli sopra nnu-
mer ari. In r ealt furono pubblicat e almeno due osservazioni di t1'i01'chiclia, l'una di MARIOTTI
(1907) e l' altra di LEBAT (1910) nelle quali i t esticoli soprannumerari, tolti e studiati microscopi-
camente, presentavano tutti i caratteri istologici di un t esticolo: per di un t esticolo atrofico o
p er lo meno allo stato di riposo, cio non funzionante. Nel caso di MARIOTTI il testicolo soprano
Organi genitali dell'uomo 199

numerario, preso dapprima p er un t umore, er a posto nel canale inguinale di sinistra . In quello
di L EBAT (fig. 216) occupava l'orificio esterno del can ale inguinale. In ambedue i casi esisteva
un condotto deferente speciale. La poli01chiclia esiste dunque realmente, ma, come la monor-
chidia e l' anorchidia, essa estremamente rara.

5. Dimensioni. - Nel feto , nel bambino e nell'adolescente il testicolo pre-


senta dimensioni relativamente assai ridotte. In questo lasso di tempo il testi-
colo un organo che sonnecchia, privo ancora di ogni funzione riproduttiva.
Come tutti gli organi genitali, all'et della pubert il testicolo aumenta di vo-
lume in modo brusco. N elIo stesso tempo ha inizio anche la secrezione dello sperma.
Il testicolo arriva in qualche anno allo stato
di perfetto sviluppo; nel quale caso misura,
in m edia, mm 40-45 in senso antero-poste-
riore, mm 25 in larghezza e mm 80 in al-
tezza. Il testicolo m antiene le suddette di-
mensioni, che sono quelle della et adulta,
fino ad et molto avanzata e talora per tutta
la vita. Tuttavia, nella maggior parte dei
soggetti, esso si atrofizza via via che vanno
attenuandosi le funzioni genitali, potendo
perdere il quinto o perfino il quarto del suo
volume.
I due testicoli h anno abitualmente uguali
dimensioni. Se differiscono fra loro, la diffe- f 3
renza sempre minima e pu essere in favore
Fig. 216. - Un caso di triorchidia (da LEBAT).
tanto di quello di sinistra quanto di quello di 1, testicolo destro; 2, testicolo sinistro; 3, testicolo
destra. Fu visto che nei casi di monorchidia soprannumel'al'io.
o di criptorchidia unilater ale il testicolo con-
tenuto nelle borse presenta di solito uno sviluppo insolito, potendo cos supplire,
in maniera completa, quello che assente o semplicemente ectopico.

6. Peso. - Il peso dei testicoli varia naturalmente a seconda del loro volume.
In media ogni testicolo, compreso l'epididimo, pesa da 18 a 22 gl', di cui 4 per
l'epididimo.

In un caso di monorchidia riferito da CURLING il testicolo destro, il solo che fosse sviluppato,
pesa 70 gr quilldi pi del peso normale di ambedue i testicoli.
Il peso specifico del testicolo di 1,0435, secondo KRAUSE.

7. Colore. - Veduto dall'esterno il testicolo presenta un colore bianco


bluastro, che vira un po' verso il rosso, quando l'organo pieno di sangue.
Questo colore si riferisce piuttosto all'involucro che non al tessuto testicolare
propriamente detto. Quest'ultimo, come si vede nelle sezioni di testicolo, ha un
colore giallastro o bruno giallastro, che richiama,fino ad un certo punto, quello
delle ghiandole salivari.
200 Libro undicesimo - App arato urogenitale

8. Consistenza. - Il tessuto testicolare presenta consistenza molle, semifluida .


Malgrado ci, grazie allo spessore dell'involucro fibroso, il testicolo offre alla pal-
p azione una consistenza t utta particolare.
Detta consistenza varia per assai a seconda dello stato di riempimento o
di svuotamento dei canali seminiferi. Nel primo caso, essendo l'involucro fibro so
fortemente disteso dal contenuto, il testicolo
resistente ed elastico, come il globo ocu-
lare palpato sul vivente. Quando, al con-
trario, i canali seminiferi sono vuoti, come si
osserva dopo il coito ripetuto diver se volte,
la ghiandola molle, fl accida e si lascia facil-
mente comprimere sotto la pressione delle
dita, mal ritornando, quando cessa la com-
pressione, alle sue dimensioni primitive. Pro-
babilmente a causa del relativo scarso riem-
pimento dei condotti seminiferi che i testicoli
sono meno consistenti nel vecchio che nel-
l'adulto.
L'epididimo, che h a un involucro fibroso
assai pi sottile di quello che riveste il testi-
colo, presenta di conseguenza una consistenza
assai minore.

2. - Forma esterna c l'apporli.

Sotto questo punto di vista esamineremo


prima il testioolo P1"Op1"iarnente detto, poi l' epi-
didimo.

Fig. 217 . - Il testicolo ed il cordone sper - 1. Testicolo propriamente detlo. - Il


matico , ed uti in sito, dopo incisione d egli invo -
lucri scrotali. testicolo (figg. 217 e 218) ha la form a di un
l, 2, pilastro interno e pilastro esterno dell'ane1Jo in-
guinale esterno; 3, fibre arciformi ; 4, 4', m. cremastere ; ovoide appiattito in senso trasversale. Il suo
5, ramo dell'a. pudenda esterna; 6, setto delle borse;
i, l'ena anastomotica fra la rete cutanea e la rete testi- asse maggiore, diretto obliquamente dall'alto
coloepididimale ; 8, ligamento seratale; 9, 9', lembi cu-
tanei uncinati e sollevati; lO, pene. in basso e dall'avanti in dietro, ha una in-
clinazione di circa 45 0 sull'orizzontale. P er la
ua forma si considerano, nel testicolo: A) due faooe; B) due mm"gini ; G) d1te est1"emit.

A) F ACCE. - Di queste due facce una laterale e guarda later almente,


l'altra mediale e guarda medialmente. La prima convessa; la seconda quasi
piana. Ambedue sono rivestite da un foglietto sieroso, che (v. Vaginale) d loro
un aspetto liscio ed uniforme.

B) MARGINI. - I due margini del testicolo si distinguono in anteriore (o an-


tero-inferiore) ed in posterio1e (o postero-superiore).
Organi genitali dell'uomo 201

a) M a1'gine anteriore. - Questo margine convesso e la siero sa, passando


da una faccia all'altra, lo riveste in tutta la sua estensione.
b) 111argine posteriore. - Il margine posteriore diritto . In tutta la sua
lunghezza corrisponde all'epididimo, che gli aderisce intimamente in corrispon-
denza delle due estremit, mentre, nella parte di mezzo, i due organi sono
separati da un seno della vaginale, seno dell'epididimo (fig. 220: 9).

A B
Fig. 218. - Testicolo destro: A, veduto lateralmente ; B, veduto m edialmente.
l, fnccia laterale del testicolo; 2, faccia mediale; 3, margin e antere -inferiore; 4, margine postero-superiorej 5, estrem it anteriore ;
6, idatide del Morgagn i ; 7, estremit posteriore del testicolo ; 8, testa dell'epididimo ; 9, corpo dell'epididimo; l O, coda dell'epididimo ;
Il, cordone spermatico, con i suoi involucr i fibrosi ed i rami dell'a. funicolare; 12, porzione di questo cordone ricoperto da: 13, fo-
glietto v iscerale della tonaca vaginale , che stata incisa e portata in basso nella figu ra B, per mostrare l'emergenza delle vene testico-
lati; 14, foglietto pnrietnle della tonaca vaginale; 15, punto nel quale il foglietto pa.rietale della sierosa si riflette per continuarsi col
foglietto viscerale; 16, porzione del cordone, messa a nudo per mostrare gli elementi vascolari; 17, 17', fascio anteriore e fascio poste-
riore delle vene testicolarij 18, a. testicolare; 19, condotto deferente con l'a. deferen ziale.

lungo questo margine e immediatamente dietro la testa dell'epididimo che passano i nume
rosi vasi, che si portano o provengono dal testicolo: la parte di mezzo del margine posteriore
didene cos l'i lo del testicolo . Il pacchetto vascolare predetto uscendo dall'ilo form ato, in gran
parte, da grossi vasi venosi che si applicano sul lato mediale dell'epididimo , ricoprendolo
(fig . 218, B): ne risulta che questo ultimo organo, che appare evidente quando si osservi il te
sticolo dalla faccia laterale (fig. 218, A), sempre pi o meno mascherato quando si osservi il
testicolo dalla faccia opposta (fig. 218, B).

C ) ESTREMIT. - Si distinguono in superiore ed inferiore.


a) Estremit stlperi01'e. - L'estremit superiore (o polo anteriore ) regolar-
mente arrotondata, guarda in avanti ed in alto. Questa estremit talora presenta
202 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

una piccola sporgenza, l'idatide di .111oTgagni (fig. 218: 6), sulla quale ritorne-
remo studiando i residui embrionali annessi ai testicoli.
b) Estremit inferiore. - L'estremit inferiore (anche chiamata polo posteriore ),
corrisponde alla parte inferiore della ghiandola. D origine ad una lamina, per met
fibrosa e per met muscolare, che va ad attaccarsi, dall' altra p arte, alla porzione corri-
spondente dello scroto , liga11'/'ento scrotale del testioolo [o meglio ligamento inferiore
dell'epiclidi1no] (fig. 219) . Questo ligamento
h a lo scopo di fi ssare l'estremit posteriore
del testicolo ai suoi involucri. Al di sotto di
esso si trovano la coda dell'epididimo ed il
canale deferente che gli fa seguito.

2. Epididimo. - L'epididimo (fig. 218)


un corpo allungato in sen so antero -
/3 12 7

F ig. 219. Fig. 220.


Fig. 219. - Lig'tmento scrota le del testicolo.
l, testicolo destro, veduto lateralmen te; 2, testa dell'epididimo; 2', coda.; 3, cordone spermatico; 4, lembi delle borse, tirati iII basso;
5, ligamento scrotale del testicolo; 6, tonaca vagiuAle, staccata dalla coda dell'epididimo e tirata in avanti. (La linea punteggiata indica
la posizione del seno ove il foglietto viscerale si continua col foglietto parietale).

Fig. 220. - Sezione frontale d ell'epididimo, condott a nella sna p a.rte di mezzo.
l, testicolo con i setti testicolari; 2, albllgillea; 3, med instino; 4, epididimo; 5, 6, foglietto parietale e foglietto v iscerale della vaginale;
7, 7', punti di unione di questi due foglietti; S, ca:\it sierosa; 9, seno dell'epididimo; lO, condotto deferente; 11, a. deferenziale ; 12, a.
testicolare, contornata da un gruppo di vene che salgono obliquamente, lungo il cordone ; 13, altre vene del cordone.

posteriore, coricato sul m argine postero-superiore del testicolo, che sormonta a


guisa di un cimiero. Seguendo il m argine postero-superiore del testicolo, l'epidi-
dimo ricade lateralmente ricoprendo, pi o meno, la faccia laterale dello stesso
testicolo. Ha una lunghezza di 5 cm in media, una larghezza di 12 mm ed uno
spessore di 5 mm. Vi si considera, andando in sen so antero-posteriore, una testa,
un corpo ed una coda.

A) TESTA . - La testa (glob~ts rnajo?' di tal uni AA.) la parte anteriore


dell'epididimo ed anche, come dice il suo nome, la porzione pi voluminosa.
Arrotondata e liscia, riposa sopra il polo anteriore del testicolo, al quale unita:
lOdaI foglietto viscerale della vaginale, che, a tale livello , passa direttamente dal
polo anteriore e dalla faccia laterale del testicolo sull'epididimo; 2 0 da uno strato
Organi genitali dell'uomo 203

intermedio di tessuto connettivo; 3 infine dai condotti seminiferi (coni effeTenti) i


quali, partendo dal testicolo, si portano verso l'epididimo, nel quale si continuano.

B) CORPO . - Il corpo dell'epididimo, appiattito dall'alto, in basso acquista,


in sezioni trasversali, la forma di una
virgola , la cui testa diretta medial-
mente e la coda lateralmente (fig. 220) .
Presenta perci due facce e due mar-
gini.
Delle d'u,e tacce la superiore, con-
vessa, guarda in alto e lateralmente;
l'inferiore, concava, poggia sulla parte
superiore della faccia laterale del te-
sticolo. Ambedue sono tappezzate dal
foglietto viscerale della vaginale.
Dei d~w m,argini, quello laterale
sottile, tagliente, fluttuante libera-
mente nella cavit vaginale. Quello
1nedialc, assai pi grosso, corrisponde
ai vasi che escono dall'ilo del testicolo .
A questo livello troviamo l'arteria te-
sticolare e le grosse vene satelliti del-
l'arteria. Una piega sierosa, sempre
molto corta, ilmesoepididimo, lo unisce
a questo pacchetto vascolare, eccetto
lungo il margine mediale, dove il corpo
dell'epididimo contornato ovunque
dalla siero sa: di qui la sua mobilit
che appare tanto maggiore in quanto
l'epididimo, alle sue due estremit,
anteriore e posteriore, del tutto fisso.
F ig . 221. - Rapporti clcll'cpididimo con i vasi del testicolo
(T .-J. ).
C) CODA. - La coda (globus mino?" La. cute e gli elementi fibrosi del cordone spermatico sono stati se-
zionati e stirati all'esterno per mostrare i diversi elementi del cordone.
di taluni AA.) presenta circa le stesse La vaginale stata incisa e l'epididimo parzialmente disinserito dal
dimensioni del corpo; perci non una testicolo, onde poterlo abbassare e liberare i vasi testicolari. Il testi
colo veduto dalla sua faccia laterale. l, testicolo destro; 2, va-
ginale; 3, epididimo, staccato dal testicolo ed abbassato; la sna
estremit assottigliata ed affilata co- posizione normale rappresentata da una linea a croci; 4, condotto
deferente; 5, cordone spernultico; 6, 6', due fasci del crema-
me il suo nome parrebbe indicare. sterei ID.
7, involucro fibroso del cordone, inciso e stirato all'esterno;
S, a. testicolare con: 8', StiO ramo epididimario anteriore; 8", suo
Essa riposa sulla estremit posteriore ramo epididimario posteriore, che si anastomizza a pieno canale
del testicolo, alla quale unita inti- con l'a. deferenziale; S"', suo ramo testicolare; 9, a. deferenziale;
lO, vene del cordone; Il, pene ; 12, lembi cutanei, uncinati e diva-
ricati.
mamente da uno strato di tessuto cel-
lulare molto denso, che si interpone
fra i due organi. La coda aderisce inoltre, come lo ~tesso testicolo, alla parte infe-
riore o posteriore delle borse, grazie a quel ligamento scrotale sopra indicato, che
prende sulla coda un certo numero di inserzioni (fig. 219 : 5) . La coda dell'epididimo
204 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

si continua, senza una precisa linea di demarcazione, col condotto deferente,


che studieremo nell'articolo seguente. Essa entra in rapporto, soprattutto me-
dialmente, con l'arteria e le vene deferenziali. Come si vede, il margine mediale
dell'epididimo, in tutto il suo decorso, ed il margine posteriore del testicolo,
che gli adiacente, rappresentano la zona vascolare dell'insieme testicolo-epidi-
dimo (fig. 221).

Inversione del testicolo. - I rapporti, che noi abbiamo descritti tra il complesso testicolo-
epididimo e le borse o scroto, possono essere profondamente modificati. L'anomalia, che ne deriva,
si chiama indistintamente inversione del testicolo o inversione dell'epididimo .
Questa inversione presenta numerose va,r iet. La pi comune l'inve1'8ione anterio1'e, che
potremmo definire come la rotazione di 180 0 del testicolo e dell'epididimo intorno ad un asse

A B c D
Fig. 222. - Inversione del testicolo (T. -J.) .
.LI, inversione anteriore; B, inversione ad ansa completa ; C, inversione laterale ; D, inversione superiore; 1, testicolo; 2, epididimo;
3, condotto deferente j 4, borse; 5, pene.

verticale condotto per il loro centro. Da un tale spostamento risulta che il margine postero-
superiore del testicolo divenuto antero-superiore e che l'epididimo, conservando i suoi rapporti
col detto margine, si dirige ora obliquamente dal basso in alto e da dietro in avanti. La testa
dell'epididimo guarda cos in alto e in dietro, mentre la coda posta in basso ed in avanti. Il con-
dotto deferente, che le fa seguito, si porta verticalmente in alto, decorrendo non pi lungo la
parete posteriore delle borse, ma lungo la parete anteriore. ROYET, al quale dobbiamo un ot timo
studio sull'inversione del testicolo, ritiene che questa anomalia si presenti nell'8%-1O% dei sog-
getti. Questa cifra in verit troppo elevata. SAPPEY, in effetti, ha riscontrata una sola volta l'in-
versione anteriore in 45 soggetti esaminati.
L'inversione pu essere superiore, nel qual caso il margine postero -superiore del testicolo dive-
nuto superiore, si dirige orizzontalmente dall'avanti in dietro; mentre l'epididimo, pur esso
orizzontale, guarda direttamente verso l'alto. In altri casi l'epididimo occupa uno dei lati del
testicolo, quello mediale o quello laterale, inversione late1'o-mediale e inversione lateTO-laterale.
Infine col nome di inversione a fionda o invm'sione ad ansa venne descritta una inversione anteriore
nella quale il canale deferente, invece di risalire lungo la parete anteriore delle borse si piega,
in dietro ed in alto, per seguire il margine libero del testicolo il quale, in tale caso, postero-
inferiore.
L'inversione epididimo -testicolare, come noi l'abbiamo descritta, compatibile con l'evolu-
zione e la funzionalit normali della ghiandola. Pu verificarsi, per, che un testicolo ed un epi-
didimo in posizione normale ruotino sul loro peduncolo (t01'sione del testicolo), descrivendo
talora diversi giri. Questa torsione patologica determina fatalmente la neerosi del testicolo, se
non curata rapidamente.
Organi genitali dell' uomo 205

3. - [Struttura].

La struttura del testicolo opportuno venga illustrata separatamente da


quella dell'epididimo, in quanto quest'ultimo rappresenta soltanto una parte di
quelle che sono le vie di escrezione del testicolo. Esso non quindi paragonabile,
n per struttura, n per funzione, alle caratteristiche
altamente specifiche, proprie della gonade maschile. 5

A) STRUTTURA DEL TESTICOLO.

1. Visione generale. - Una buona visione della


3
struttura generale del testicolo si pu ottenere osser-
vando una sezione sagittale, a tutto spessore, di que- 2
st'organo (fig. 223). Anche ad occhio nudo o con de-
bole ingrandimento si nota l'esistenza di due parti
nettamente distinte: una periferica, di colorito bianca-
stro o bianco-bluastro, che avvolge l'altra, posta all'in-
terno della precedente, di colore bruno-giallastro. La
prima chiamasi tunica albuginea; la seconda costituisce Fig. 223. - F ig ura schematica,
che dimostra la costituzione del te-
il pa1'enchirna testicolare. La tonaca albuginea compli- sticolo e dell'epididimo.
cata dalla presenza di sepimenti; il parenchima ap- 1, albuginea; 2, setti del testicolo; 3, un
lobulo del testicolo con i canalicoli semi-
pare, ad una osservazione pi approfondita, costituito niferi, che terminano nei canali retti; 4, me-
diastino, con la rele teslis; 5, coni va-
da varie parti, dotate di peculiari caratteristiche. seolosi; 6, condotto dell'epididimo; 7, vaso
aberrante di Raller; 8, condotto deferente.

2. Tunica albuginea. L'albuginea una mem-


brana fibrosa, di colorito bianco-bluastro, che somiglia moltissimo alla tunica
sclerotica dell'occhio, alla quale venne giustamente paragonata. Trovasi su tutta
la superficie del testicolo, formando una specie di membrana continua, che nel-
l'uomo ha lo spessore di circa 1 millimetro. Una gran parte della sua superficie
esterna tappezzata dal foglietto viscerale della tonaca vaginale. La sua su-
perficie interna corrisponde al tessuto proprio del testicolo, al quale unita dalla
presenza di numerosi vasi.
In corrispondenza del margine posteriore del testicolo e circa a met al-
tezza la tonaca albuginea presenta un notevole ispessimento, il rnediastino testi-
colare o corpo d'Highrnoro. Questo ispessimento, che ben si vede nelle sezioni
sagittali [ed in quelle trasverse condotte al terzo centrale, rispetto all'altezza del
testicolo] (figg. 223, 224 e 225), presenta la forma di una piramide, la cui base,
larga da 5 a 6 mm, corrisponde alla periferia, ed il cui apice, pi o meno
tronco, si avanza a guisa di un cuneo nello spessore della massa testicolare.
Il mediastino contiene, come vedremo in seguito, numerosi vasi ed una rete di
canalicoli, conosciuta col nome di Tete del testicolo (Tete testis o Tete di HalleT).
Dall'apice e dalle facce laterali del mediastino nasce un sistema di lamelle o
setti, sempre molto sottili, che si dirigono, irraggiando, verso la periferia del
testicolo ove s'impiantano sulla superficie profonda dell'albuginea. Questi sepi-
206 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

menti, sept~~la testis (fig. 225), scompongono la grande cavit, circoscritta dal-
l'albuginea, in una moltitudine di logge, di grandezza different e, che hanno tutt e
una forma conica o piramidale (fig. 225). Il tessuto proprio o parenchima del
testicolo si trova in queste logge.
Istologicamente la tonaca albuginea presenta tutti i carat t eri delle membrane
fibrose. form at a essenzialmente da fasci di fibre connettivali, differentemente in-
crociati, con scarse fibre elastiche e con l'aggiunta di cellule connettivali appiattite.

~ ~~2
.h,~~~;5~ 5

Fig. 224. [Fig. 225].


F ig. 224. - Sezione sagittal e del t esticolo sinistro, segmen t o lat era le della sezione.
l , parenchima testicolarej 2, albugineaj 3, med iastillo; 4, setti interlobulari test icolari ; 5, testa dell'epidid imo; 6, coda dell'epi-
didimo; 7, corpo dell'epididimo; S, S', foglietto viscerale e foglietto parietale della vagiuale; S" , punto di unione di questi due foglietti;
9, cavit vaginrue; lO, cul di sacco sotto l'epididimo; I l , a. testicolare; 12, vene del cordonc; ] 3, condotto deferente (semplicemente
punteggiato, perch realmente posto nel segmento mcd iale della sezione); 14, idatide del Morgagni; l o, legamento scrotale del testicolo.

[Fig. 225 ]. - Ricostruzione schem atica dell'albuginea e delle sue dipendenze,


vist a in una sezione sagittale quasi meclian a del t esticolo (C I ARD I -D upR ).
l , albuginea; 2, mediastino; 3, ~logg i a testicolare; 4, una loggia testicolare nella quale disegnato un tubulo seminifero contorto;
5, tubulo retto; 6, rete testis.

In alcuni mammiferi, sp ecialmente nel coniglio, la tonaca albuginea est ernamente r addop.
piata da uno strato di fibro cellule muscolari. Questo strato muscolare acquist a, nei solipedi,
uno sviluppo ancora m aggiore. P er questa r agione, nel cavallo e nel mulo, la t onaca alb uginea
essenzialmente muscolare ed invia perfino dei fasci di cellule muscolari nei setti intratesticolari
( H ERMANN e TOU R N EAU X). La tonaca albuginea dell'uomo presenta delle cellule muscolari
soltanto l dove cont r ae ader enze con le borse (nella parte post ero-inferiore). P er il resto com-
pletamente fibrosa.
La struttura , che abbiamo finora riportato a proposito dell'albuginea, si riferisce a quella parte,
che venne anche indicata come albuginea testicolare per distinguerla da quell'involucro, assai
pi sott ile, ch e avvolge l'epididimo, e che p er questo fu chiamato albuginea dell'epididimo . L a cor-
rispondenza istologica e funzionale fra le due suddette p ar t i non precisa. P er ci consideriamo
l' albuginea dell'epididimo come facente p arte di quel connettivo, che obbliga questo condot to
a mantenere l'andamento t ortuoso e che si pu liberare soltant o con opportuni metodi di ma
cera zione, b en conosciuti agli antichi anatomici. Consideriamo per ci questa par te come una
em anazione della vera t onaca avventizia dell'epididimo.
Organi genitali dell'uomo 207

Aggiungeremo, a quanto abbiamo gi detto sulla struttura della vera albuginea, che essa
risulta, nell'adulto, form ata da vari strati concentrici, che, nel loro insieme, hanno uno spes-
sore di 400-600 [1., secondo alcuni AA., mentre soltanto di 300-350 [1., secondo altri. Gli strati
dell'adulto non sarebbero poi corrispondenti a quelli esistenti nel bambino, n da loro prover-
rebbero.
Per non dilungarci troppo in particolari di ~car sa importanza rimandiamo alla fig. 226, dove
semischematicamente riprodotta tanto l'albuginea di un bambino , quanto quella di un adulto.
Oltre alla differenza di spessore, fra le due parti, si riconosce che il componente elastico assai
scarso, di fronte all'assoluto predominio della parte collagena, che in taluni strati raggiunge uno

[Fig. 226J. - Due sezioni a tutto spessore ili a lbugine a (lungo il margine anteriore d el t esticolo.
In A una albuginea di neonato; in B una albuginea di adulto (CIARDI-DupR).
Si riconoscono maggiori o minori addensamenti delle fibre . Grossi fas ci di fibre prevalentemente collagene si trovano verso la peri-
feria, con differente orientamento. Le fibre collagene in blu, le fibre elastiche in TOSSO.

spessore notevole. Negli strati pi interni dell'albuginea dell'uomo adulto talora si trovano cellule
interstiziali, isolate o in gruppi, sul contorno di vasi.

3. Parenchima. - Ad un'osservazione pi attenta quella parte, che abbiamo


chiamato parenchima testicolare, risulta formata da un insieme di tubuli, stipati
nelle logge testicolari, tubuli seminiteri, e da un tessuto che riempie gli spazi
lasciati liberi dai tubuli stessi. Quest'ultimo costituente indicato con il ter-
mine di tessuto interstiziale e contiene una parte connettivale ed una parte altamente
differenziata, che costituisce la ghiandola interstiziale.
a) Disposizione generale del parenchima, lobuli spermatici. - I tubuli semi-
niferi riempiono le logge sopra descritte, circoscritte dai setti dell'albuginea. Il
parenchima cos diviso e suddiviso in un gran numero di piccole masserelle,
pi o meno distinte, che prendono il nome di lobuli spermatici (fig. 225).
I lobuli spermatici hanno naturalmente la stessa forma delle logge connetti-
vali, ove sono contenuti. Il loro aspetto quello di un cono o di una piramide,
la cui base riposa sulla faccia profonda dell'albuginea, mentre l'apice corrisponde
al mediastino.
208 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Hanno volume molto variabile e possiamo dividerli in grandi, medi e piccoli.


I pi grandi sono quelli nei quali la base corrisponde al margine libero del te-
sticolo; i pi piccoli quelli che sono vicini al m argine superiore. Secondo SAPPEY,
i pi grandi sorpa sserebbero di due o tre v olte il v olume dei medi e da sette a
otto volte quello dei pi piccoli.
b) Nwrnero e dimensioni. - Il numero dei lobuli spermatici, molto variabile,
oscilla fra i 230 ed i 300. Ciascun lobulo, preso a parte, formato da 3 o
4 tubuli seminiferi, dando cos un totale, per ogni testicolo, di 900-950 tubuli.
L AUTH indica un numero di 840;
MONRO di 300; SAPPEY di 1100.
Hanno un diametro di 150-200 fL.
I tubuli seminiferi sono tutti av-
volti su loro stessi; vengono quindi
anche chiamati tubuli contorti. Se
dipanati, h anno una lunghezza che
va da cm 30 (i pi piccoli) a m 1,50
(i pi grandi): media cm 90.

E ssendo il numero dei tubuli di 900950,


se ciascuno di essi misura in m edia cm 90,
con un semplice calcolo otteniamo che la
loro somma equivale a d un tubulo unico,
c lungo 800 850 metri. T ali cifre, non occorre
dirlo , sono pura mente approssimative, va
F ig. 22 7. - I tubuli seminiferi, in p arte dist esi : A, ana riando, del resto, da un sogget t o all'altro
st omosi ed estremit a fondo cieco dei canalicoli sem in iferi
(secondo SAPPEV) ; B, p arte di u n con dot t o seminifero con con ampie differen ze.
diverticoli a fon do cieco (secondo SAPPEV); C, ret e della
sost a nza corticale (sccondo LAUTH) .
4. Origine dei tubuli semineri.
1, canalicoli anastomotici; 2, fo rmaz ioni a fondo cieco corte ; 3, forma M

ZiOD ia fondo cieco lunghe; 3', estremi t bifida. d i una parte a fondo cieco.
- Gli anatomici non sono del tutto
in accordo sul modo di originar si dei
t ubuli seminiferi. Taluni, con LAUTH (fig. 227, C) li fanno nascere da una rete a lar-
ghe m aglie, che forma come la parte pi esterna del testicolo, corrispondendo perci
alla ba se dei lobuli. Altri, con SAPPEY (fig. 227, B) ammettono, al contrario, che na-
scono con estremit a fondo cieco, pi o meno rigonfiate, le quali sarebbero poste
nella porzione b a sale e non alla superficie dei lobuli, a mm 1,2-3 di profondit.
Tra queste due opinioni opposte la contraddizione pi apparente che reale. SAPPEY in
realt ammette l'esist enza di numerose anastomosi che uniscono fra loro non soltanto i tubuli
seminiferi d'uno stesso lobulo, m a anche i tubuli di lobuli vicini. Ora non esistono differenze
essenziali tra un sist ema di condotti disposti a ?'ete ed un sist em a di condotti con frequenti ana
stomosi. Del r esto, come si osserva in st adi precoci di svilupp o dell'organo, esistono fr a i COI'
doni, che divengono pi t ardi i tubuli seminiferi, numerose anastomosi, che in p arte scompaiono
ed alle quali si applicherebbero le disposizioni sopra riportate.

5. Tragitto ed anastomosi dei tubuli seminifel'. - Qualunque sia il modo


di origine dei tubuli seminiferi, tutti si dirigono convergendo verso l'apice dei
loro rispettivi lobuli.
Organi genitali dell'uomo 209

Essi gir ano e si avvolgono su loro stessi in modo da occupare una distanza di cm 2 o 3 ;
mentre se svolt i, presentano u na lungh ezza 25 o 30 v olt e m aggiore. Le a nasto mosi oggi sono rite-
nu te in generale assai scarse, come pure si tende a d ammettere la form azione di t ubuli a fondo cieco,
che vanno divenendo rettilinei verso la loro ter minazione (tubuli retti). Questi t ubuli potrebbero,
durant e il lor o decorso, emettere qualche collaterale, in genere non molto lunga.
Sul numero e sulla lungh ezza dei t ubuli seminiferi vi sono, olt re alle gi citate, alt re indi
cazioni. Secondo STIEVE, ammettendo l'esistenza di 250-300 lobuli ognuno dei quali contenente

[F ig. 228]. - Sezione di un t u bo seminifer o del t esticolo di u n uomo di 19 anni


(da STIEVE n el Trattato di von Mor~LENDORFF).
l , cellule del Sertoli ; 2, cellule seminali indifferenziate j 3, spermatogoni; 4, spermatociti ; 5, prespermatidi; 6, divisione d i U IJ O
spermatogonio; 7, spermatidi; S, spermatozoi.

un paio di t ubuli, si avrebbe una lunghezza totale di 280-300 metri ; per BASCOM ed OSTERUD
250 metri.
Secondo STIEVE la lunghezza media dei t ubti di cm 40, assai inferiore quindi ai valori di
SAPPEY e di T ESTUT.

6. Modo di terminazione dci tubuli. - ATrivati in VICmanza del mediastino o


corpo d 'Highmoro, i vari t ubuli seminiferi, che entrano nella costit uzione di
un lobulo, si riuniscono in un unico canale collettore (fig. 225 ). I canali collet-
14 - T ESTUT E L A'l'ARJET, Anatomia .,nW1W , VI.
210 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

tori, che raccolgono i tubuli di uno stesso lobulo, presentano la caratteristica di


essere quasi rettilinei, onde il nome di tv,buli retti.

I tubuli retti si distinguono dunque per la loro direzione rettilinea e per il fatto che i tubuli
::tf'Eerenti h anno direzione essenzialmente fl essuosa. Per si distinguono anche e soprattutto per
il loro valore morfologico, non producendo pi spermatozoi. Essi sono per lo sperma dei semplici
canali vettori . Li ritroveremo, per conseguenza, a pago 233.

7. Struttura del tubulo seminifero. - Passiamo ora ad esaminare la strut-


tura di un tubulo seminifero o contorto; per maggiore comodit ne studieremo

Fig. 229. - Testicolo di l'atto: tubuli seminiferi contorti. Colorazione ematossilinaeosina .

la sezione trasversa in un individuo giovane, nel quale sia in atto l'attivit


sessuale.
L'osservazione a medio ingrandimento dimostra (fig. 228) a prima vista che
la parete del tubulo formata da: a) una membrana propria; b) un epitelio.
a) .Ll1embrana p,op,"ia. - La membrana propria avrebbe una struttura
a ai complessa. Oomunemente si ammette che essa sia composta da due strati:
uno intenw, ricco di fibre reticolari e munito di speciali cellule appiattite,
disposte quasi concentricamente. Questo strato ben visibile solo a partire da
una certa et e mancherebbe in giovani ed in adulti fino a circa 40 anni. Il
secondo strato avvolge esternamente il precedente. Sarebbe formato da connet-
tivo fibrillare con abbondanti fibre elastiche, le quali aumentano con l'et. Si
continua direttamente nel tessuto fibrillare interstiziale.
b) Epitelio. - Lo strato principale della parete dei tubuli rappresentato
da quella parte che abbiamo chiamato epitelio, pur avendo una costituzione
caratteristica. Questo strato variamente sviluppato in altezza, a seconda del
grado di sviluppo degli elementi germinali ed a seconda dell'attivit sessuale
dell'individuo, che viene preso in esame.
Organi genitali dell'uomo 211

Credo sia utile, fin da questo momento, ricordare che elementi germinali si
formano nei testicoli, a differenza dell'ovaia, continuamente ex novo, a partire
dall'inizio della vita sessuale fino alla vecchiaia. Noi vediamo perci nel tubulo
seminifero dell'uomo, in grado di fecondare, rappresentati tutti gli stadi della
evoluzione degli elementi seminali; noi studieremo queste varie tappe fino
alla formazione degli spermatozoi. Esamineremo infine questi particolari elementi,
di valore unicellulare, che sono in grado, grazie alle loro propriet strutturali e
funzionali, di raggiungere l'uovo, penetrare in esso e fecondarlo.
Un'attenta osservazione della parete del tubulo seminifero ci mostra che
esso formato da due tipi differenti eli cellule. Un tipo cellulare come
fis so ed ha particolare impor-
tanza in un certo momento
della vita delle cellule semi-
nali, fungendo, per quest'ul-
time, inoltre, come un elemen-
to di sostegno; queste cellule
furono scoperte nel 1865 dal
SERTOLI e sono indicate col
suo nome. L'altro tipo costi-
tuito dalle cellule germinali,
che possono trovarsi in tutti
gli stadi della loro evoluzione. [Fig. 230] . - Sezion e trasversa di un tubulo scminifer o contorto
(CIARDI -DuPH).
l, epitelio; 2, membrana propria ; 3, cellule elel Sertoli; 4, spel'matociti ; 5, sper-
A questo proposito dobbiamo . matozoi maturi, che hanno gi abbandonato la cellula del Sertoli; la testa infissa
ra mmentare l'opinione, del r esto in un ammasso granu lare, dovuto alla degenerazione di alcune cellule seminali.

ancora oggi accettata da qualche


A., che l'evoluzione degli elementi seminali proceda, in r apporto alla lunghezza dei tubuli, con
andamento spiraliforme. Questa concezione sembra avvalorata dal fatto ch e spesso in una se-
zione di tubuli non si osservano tutte le tappe di maturazione, ma solo una parte di esse;
probabile che il decorso della maturazione dell'elemento germinale maschile non avvenga con-
temporaneamente in tutte le sezioni del tubulo, m a sia sfasata , in modo da assicurare una con-
tinua produzione di sperm atozoi; che si abbia cio anchc nei tubuli seminiferi una funzione alter-
nante o p arcellare, come in numerosi alt ri organi. Non sufficientemente dimostrato il decorso
elicoidale dei processi di m aturazione.

IX) Gell1,~le del Sertli . Queste cellule sono state anche chiamate cellule di so-
stegno (Fiisszellen) in quanto si riteneva che avessero un tale ufficio nei confronti
delle cellule germinali, le quali, rispetto a quelle del Sertoli, sono in numero
molto maggiore. Le cellule di Sertoli (figg. 230, 231) hanno forma grossolana-
mente piramidale. Una delle loro estremit sarebbe notevolmente slargata e ri-
volta verso la superficie del tubulo, dove sembra impiantarsi sullo strato pi
interno dell'involucro tubulare (membrana propria). Spesso la loro b ase di impianto
cos slargata, da giungere a contatto con quella delle cellule di Sertoli vicine.
Decorrono rettilinee verso il centro del tubulo o con andamento lievemente tor-
tuoso. La superficie dalla loro parte prossimale spesso irregolare p er il contatto
con i vicini elementi seminali. N ella parte distale, specialmente durante il periodo
212 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

della spermioistiogenesi, sono tutte frastagliate per il contatto con gli elementi
seminali.
Nei comuni preparati queste cellule sono riconoscibili specialmente per la
struttura del nucleo. Questo trovasi ordinariamente nella met inferiore della
cellula : ha un aspetto ovoidale ma pu anche essere rotondeggiante o triangolare.
Ha le seguenti dimensioni : 10-13 fL in lunghezza; 7-8 fL in larghezza. Ha una
struttura delicata rappresentata da un sottile reticolo di linina, cui si attaccano
piccole zollette di cromatina. Ha uno o due nucleoli bene
evidenti.
Il corpo cellulare pu essere lungo 60-80 fL. Secondo al-
cuni un poco pi scuro del nucleo. Comunque, nei prepa-
rati ordinari poco visibile ed ha talora un aspetto lieve-
mente schiumoso. Il centriolo poco evidente. Il citoplasma
possiede granuli di grasso e spesso dei cristalli, di forma fusi-
forme, insolubile in alcali che presentano una organizzazione
strutturale caratteristica e sono interpretati come cristalli
di proteina. Viste al microscopio elettronico le cellule del
Sertoli presentano uno sviluppatissimo (almeno in alcuni
momenti) sistema canalicolare, che attraversa le cellule nel
senso della loro lunghezza. Questo sistema canalicolare (che
tal uni AA. vogliono interpretare in rapporto alla funzione
nutritizia di queste cellule) caratterizzerebbe le cellule del
Sertoli, nelle quali venne dimostrata la presenza di micro-
villi nella parte della cellula, che sporge verso il lume del
[Fig. 231]. - U n a cel- condotto.
lula del Sertoli (C IAUDI -
D UPH) .
1, nucleo della cellula del
Le cellule del Sertoli proverrebbero dalle st esse cellule che dnno
Sertoli, con evidente nu- origini agli element i seminali; potrebbero, secondo alcuni AA., rappresen-
cleolo ; 2, vaclloli nel tratto
distale di detta cell ula; 3, pre- tare form e pi giova nili; si dividerebbero per molto raramente. E ssendo
senza di un cristalloide (in pi resist enti delle cellule germinali, appaiono aumentate di numero n ei
t;erde) . Per altre spiegazioni
~ ed i nel testo. testicoli, ove si osservino fenomeni di regressione.

~) Elementi germinali . Questi elementi si trovano nella parete dei tubuli,


occupando gli ampi spazi, lasciati liberi dalle cellule del Sertoli, sulla cui forma
influiscono con la loro presenza.
Gli elementi germinali maschili, posti negli strati pi profondi dell'epitelio
tubulare, sono ancora immaturi, non hanno cio ancora subito quella serie di
modificazioni, che li renderanno altamente differenziati, atti a fecondare la cellula
uovo. Procedendo cio dallo strato basale agli strati superficiali, si osservano le
varie tappe, che caratterizzano questo importante fenomeno. Secondo la descri-
zione classica, nella maturazione degli elementi germinali maschili si distinguono
due periodi: nel primo tali elementi si moltiplicano, si accrescono e si maturano;
si parla quindi rispettivamente di uno stadio di moltiplicazione, di uno stadio di
acc'rescimento e di uno stadio di matumzione, classificazione in realt troppo sche-
matica; nel secondo periodo gli elementi germinali vanno incontro a profonde
Organi genitali dell'uomo 213

modificazioni della loro forma mediante un processo che viene detto di sper-
mioistiogenesi.
Nel primo periodo l'elemento germinale si prepara alla funzione della fecon-
dazione grazie al processo della meiosi, che porta alla form azione di elementi
aploidi a partire da cellule ancora indifferenziate (spermatogoni), a corredo cro-
mosomico diploide; alla fine di questo periodo l'elemento germinale sarebbe bio-
logicamente idoneo a fecondare l'uovo, ma m anca delle strutture, che lo trasfor-
meranno in elemento mobile, capace di penetrare nell'uovo per fecondarlo.
appunto nel secondo p eriodo che queste differenziazioni si compiono .
A seconda dello stadio di sviluppo , nel quale si trovano, gli elementi germi-
na,li maschili prendono il nome di spermatogoni, speTmatociti, prespermatidi, sper-
matidi, spennatozoi.

A B G
[Fig. 232]. - Gli sperm a togoni. In .A: sperma togonio a nucleo polverulento.
I n il e C: s permatogoni a nucleo crostoso (da von l\IOLLE" DORFF: molto modificati).

Spermatogoni. Si trovano in corrispondenza dello strato b asale, secondo al-


cuni AA. parzialmente in contatto con lo strato pi interno della membra,na
propria , secondo altri a,dagiati sulle parti basali, espanse, delle cellule del Ser-
toli, le uniche considerate a contatto dell'involucro dei tubuli. Col nome di
spermatogoni intendiamo: l cellule che occupano questa posizione in attesa
di moltiplicarsi; 2 cellule che iniziano la fase di moltiplicazione; 3 cellule durante
la fase della moltiplicazione; 4 cellule infine che regrediscono dopo la fase della
moltiplicazione, ritornando allo stato iniziale ed entrando in fase di riposo, pronte,
a,l momento opportuno, a riprendere nuovamente i fenomeni moltiplicativi.
Le cellule allo stato di riposo occupano la posizione pi periferica nel tubulo
seminifero. Hanno aspetto rotondeggiante o quasi e dimensioni di 10-14 [L.
Anche il nucleo, spesso conforme alla forma della cellula, rotondeggiante, con
poca cromatina, ripartita in piccoli granuli (ntwleo polverulento). Da queste cel-
lule potrebbero nascere tanto le cellule seminali, quanto le cellule del Sertoli.
Sono simili e forse mantengono le propriet delle cellule seminali primordiali.
Ad un certo momento si nota che queste cellule possono manifestare dei cambia-
menti (fig. 232) che si esprimono: 1 con un leggero aumento di volume; 2 con
una maggiore evidenza dei limiti cellulari; 3 con un apparente aumento della cro-
matina, che va addensandosi in alcune grosse zolle (nucleo crostoso). In queste
cellule, dove gi l'apparato centrosomico divenut o particolarmente evidente,
ad un certo momento, presumibilmente ben presto, iniziano i normali fenomeni,
che si vedono nelle cellule in divisione indiretta. La cellula infatti si divide. Dopo
214 Libro undicesimo - Apparat o urogenitale

la divi sione le cellule figlie t ornano a div ider si , e questo fenomeno avviene rip e-
tutamente. Onde il nome di p eriodo o fase di moltiplicazione (figg. 233, 234).
Quale sia il numero delle divisioni, che si succedono nella fase di moltiplica-
zione non dato, volta per volta, sapere. Possiamo constatare soltant o che essa
ad un certo moment o ha termine, e gli spermatogoni cessano di dividersi. Ment re
la maggior p arte di queste cellule comincia ad aumentare di v olume, entrando
cos nella fase successiva, alcune di queste, di solito quelle pi spost ate verso la

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[Fig. 233]. - Fase molt iplicat iva ved ut a i u elem en ti posti in seno alla pa ret e (..4., E)
e riprodotta schema ticamente, n elle cellule sepa ra t e (gr uppi C, D , E, F, G, lI , I ) (C IARD I D u PR).
A : 1, 3, spermatogoni indefferenti (nucleo pulverulento) ; 2, (in giallo) spermatogoni in fase di moltiplicazione (riprodotti in in tcr-
cinesi) ; 4, cellula del Sertoli; B: 5, membrana propria del tubulo j 6, spermatociti (in verde) che in iz iano la fase di accrescimento;
0 , spermatogonio crostoso; D , in fase di moltiplicaz ione ; E , le due cellule figlie stanno per dividersi; F , breve spaz io intercilletico di
queste ttime; G, inizio della divisione ; H , divisione ; I , breve periodo intercinetico ... e cos il ciclo continua per un numero indeter
minato di divisioni.

b ase, vanno incontro ad una serie di fenomeni, inversi a quelli che sono inizial-
mente avvenut i, ed entrano in una fase simile a quella delle cellule in riposo,
di cui assumono l' aspetto , r est ando in attesa di prendere p arte ad una fut ura
moltiplicazione. Cos viene garantita la continuit della formazione degli sp er-
matozoi.
S pe1"matociti. Queste cellule della linea seminale sono , come abbiamo gi
vedut o, cellule in fase di accrescimento. Come dice la parola stessa, il feno-
meno , pi evidente e pi appar entemente interessante, dato da un aument o
di volume, che possiamo considerare come doppio di quello car atteristico degli
spermatogoni. Accant o a quest o fenomeno se ne verifica un altro, di importanza
fondamentale per la formazione dell'element o germinale aploide, il cos detto
processo della rneio8i. Rimandiamo per m aggiori particolari su questo complesso
Organi genitali dell' uomo 215

fenomeno ai trattati di Citologia ; ci limiteremo solo a ricordare che esso consiste


in due divisioni subentranti, accavallate, mediante le quali da uno spermatocita

[F ig. 234 ). - Fase accrescitiva : schem atica (C IAR DIDupR ).


I n L1., parte della parete d i un t u buio seminifero, dove predominano gli spermatociti compresi fra due cellule del Sertoli (4). Alla
base, fra gli spermatoci ti (3) e la membrana basale (5) si trovano spermatogoni (1) in fase di quiescenza o elementi che lo stanDO
di venendo (2); B, C, D , tre momenti differenti della fase accrescitiva.

a corredo cromosomico diploide si hanno due prespermatidi e da questi quattro


spermatidi a corredo cromosomico aploide (fig. 235). Nei comuni prepa,r ati si
pu vedere che i prespermatidi sono ~:cellule pi piccole degli spermatogoni: a
B

[Fig. 235). - R iproduzione sch ematica di cellule in fase di maturazione (CIARDIDupR ).


In A , porzione di un tubulo seminiiero, nel quale si notano molti spermatidi (3), due cellule del Sertoli (4), spermatogoni in
fase di qu iescenza (1) o che lo stanno divenendo (2) ; 5, membrana basale. In B uno spermatocita. in cariocinesi. In C due presper-
matid i, che stanno dividendosi in D . In E quattro spermatidi.

loro volta gli spermatidi sono elementi pi piccoli dei prespermatidi. Quest'ultimi
si trovano poi particolarmente numerosi, disposti come a folte colonie, il che
potrebbe forse mettersi in rapporto con un pi lungo soggiorno in questa fase.
216 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Si tenga presente che nel corso della meiosi anche i cromosomi sessuali (nel
maschio rappresentati da x e y) si dividono una volta sola, per cui dei quattro
spermatidi che si hanno al termine del processo meiotico, due avranno il cro-
mosoma x e due quello y.
Gli spermatidi, alla fine della fase di maturazione, sono dunque delle cellule
biologicamente mature, atte a fondersi con l'elemento femminile, anch'esso ugual-
mente maturo, ed a ristabilire cos il numero dei cromosomi, caratteristico della
specie. Per gli spermatidi sono delle piccole cellule rotondeggianti, non dotate di
speciali differenziazioni e di movimento. Occorre quindi, a chiusura del loro ciclo evo-
lutivo, che essi si trasformino in particolari formazioni unicellulari, dotate di speciali
caratteristiche e fornite di par-
ticolare movimento. Occorre per-
ci la loro trasformazione in sper-
matozoi, elementi dotati di par-
ticolari attributi e di speciale
aspetto, che noi studieremo in
seguito.
Questa trasformazione avvie-
ne nel periodo chiamato spermio-
istiogenes'i ed interessa gli sper-
matidi, i quali, ad un dato mo-
[Fig. 236]. - Schema di alcune fa si di uno sp ermatoblasto, Il mento, si uniscono intimamente,
numero degli clem enti germinali, che fanno direttam ente capo a d
una cellula del Sertoli, scelto a caso. A, B, C, riproducono tre a gruppj, con una cellula del
fasi successive del fenomeno in evoluzione ab bast anza progredita.
.d : 1, cellule germinali ; 3, cellule del Sert oli', B: 3, cellula del Sertoli; C:
Scrtoli, da cui traggono, pare,
2, cellule germinali j 3, cellula del Sertoli. nutrimento, formando insieme lo
spennatoblasto (fig. 236).
Sper1nioistiogenesi. Come abbiamo gi accennato, questo processo riassume in
s una serie di fenomeni, grazie ai quali gli spermatidi si trasformano in sper-
matozoi. Tale succedersi di fatti avviene per la unione degli spermatidi con una
cellula del Sertoli, che funge per i primi come una cellula nutritizia.
Come avviene la formazione di uno spermatoblasto, e come si succedono i
fenomeni legati alla spermioistiogenesi ~
Si osserva, ad un certo momento, che circa una ventina di spermatidi si
dispongono, con un meccanismo che ci ignoto, intorno alla met superiore
di una cellula del Sertoli. Il citoplasma di questa cellula si deprime, per ac-
cogliere gli spermatidi, coi quali sembra, a poco per volta, fondersi. Con la
formazione dello spermatoblasto cominciano a manifestarsi cambiamenti nella
forma e nella struttura degli spermatidi, che divengono gradatamente degli
spermatozoi.
I fenomeni, che accompagnano la spermioistiogenesi, ben noti in alcuni
mammiferi, sono stati studiati anche nell'uomo. A quest'ultimi mi riferisco in
modo succinto, riportandomi specialmente a quanto illustrato nella fig. 237,
nella quale sono riportati soltanto alcuni momenti della evoluzione del fe-
nomeno.
Organi genitali dell'uomo 217
L a fi g . 237, A riproduce uno sp erm atide d a p oco unitosi con la cellula del Sertoli, prendendo
p arte alla form azione di uno sp ermatoblasto . I suoi limit i cellulari, come del r esto quelli d elle
cellule riprodotte in m omen ti pi avanzati della sp ermioistiogenesi, sono n ella fig ura b en
evidenti . Non d ebbono ritenersi p er
come tali, p erch, nella r ealt., sono piut-
tosto confusi con le p ar t i immediata-
mente vicine . Detto sp erm atide h a le
comuni car atteristiche di una cellula
I,'
le
'.
B
rotondeggiante, col nucleo ugualmente A
sferico. Nel corpo cellular e si notano due . . <t.. -----..
centrioli , piutt osto voluminosi. G
Nello stadio che immediat amente se- F
gue (fig . 237, B) il corpo cellul~ re ed il
nucleo h anno acquistato un a form a ovoi - H
dale. Il nucleo, n el complcsso pi pic- [Fig. 2371. - Alctme fasi della sp el'mioistiogcnesi nell'uomo.
colo, come pi picco1:1 sem b m an ch e la varie Il processo riprodotto nei va ri momenti molto schematicamente e nelle
riproduzioni non sono state tenute nel de l.J ito conto le dimensioni de i
cellula . D ei due centri oli uno p osto diversi elementi.
vicino al nucleo (centriolo prossimale).
D a questo cent riolo n asce un fil amen t o ch e p assa in mezzo all'alt ro cent riolo (cen t riolo di-
stale), che si sarebbe diviso in due p arti. P ossiamo gi , in questo st adio, riconoscer e 1:1 prc-
senza di una sp eciale organizzazione cellular e, car atterizzata d al fatto che t utte le p ar t i si
dispongono su una linea, ch e corrisp onde all'asse maggiore del nu-
cleo . Il polo m aggior e del nucleo corrisponde alla p arte anteriore
della test a; il polo m inore alla p ar te op posta ed a t utte quelle for-
mazioni, ch e andranno a form ar e il t r at t o di congiunzione e la cod a
2 dello sp erm atozoo.
L a stessa fig. 237 in O rap pr esenta uno st a dio p i avan zato dei
precedenti, n el quale la cromatina del nucleo, disidratandosi, tende
3 3 a divenire pi a ddensata, quindi pi inten sam ente colorata, special-
mente n ella m et p osterior e. I cent rioli comincia no ora ad allon -
tan arsi dal nucleo. Quello prossimale em ette un fil amen to , sempre
pi lungo, m entre quello distale, prima diviso, si ricongiunge, for-
5 5 m ando lilla specie di an ello. In D della stessa figura, come in E , l!', G, H,
sono r appresentati tutti st a di pi av an zati dei fenomeni, ch e avven-
gono n ella sp ermioistiogenesi. P er comodit non m antenuto p er tutti
lo stesso ingrandimen t o. In questi stadi dato osservar e i segu en t i fe -
nomeni: il nucleo formato d a cromatina sempre pi a ddensata e
4 4 prende p oco p er volta la form a car atteristica della t est a dello sp erma -
t ozoo ; si distinguono nel nucleo, in m aniera sempre pi evidente ,
un a p arte posteriore, pi grossa, ed una parte anteriore, pi sottile (il
fut uro 11e7fomto?'ium ) ; la m et p osteriore a nch e pi densa, risp etto a
quella an t istante. N otevoli m odificazioni si h anno an ch e n elle ultime
A B fasi, m a non sono ch e un p erfezion amen t o di quant o gi iniziato. Il
corpo dello sp ermatozoo si allunga sempre pi ed in par te semb r a dis-
F ig . 238 . - Spel'matozoidc solver si. Il cent riolo distale si sdoppia. L e due p ar t i si allontan ano
di u omo: A, veduto di fac -
cia ; B , veduto di profilo. fr a loro sempre pi e n el loro intervallo rimangono come condensati i
1, testa; 2, segmento inter- r esidui del cit oplasm a . Nelle prime fasi p art icol ar e importanza avrebbe
medio; 3, segmento principale
della coda; 4, filamento assiale; il corpo del Golgi d a cui deriva l' ac1'osoma o cappuccio acrosom icale.
5, parte terminale.
Ad un cer t o momen t o vediamo lo sp erm atoblasto dissolver si. Gli
sp ermatozoi si liberano allora dei loro r apport i con la celll a del
Sertoli e cadono , liberi, n el lume dei t ubuli seminiferi. Si ammett e, in gener ale, che gli sp er-
m atozoi, quando stanno p erdendo i loro r apporti con le cellule del Ser toli, siano elem enti
strutt uralmente p erfetti, anch e se t uttora n on sono dotati dei car at teristici moviment i. In
218 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

r ealt poco sappiamo su questo argomento, interessante, che attende ulteriori e pi precise indi -
cazioni . Ad esempio, non sappiamo dove gli spermatozoi t raggo no, a partire da questo momento,
la loro nutrizione. probabile che tale fenomeno sia da porsi in relazione con quegli ammassi
di granulazioni nucleari che talora dato vedere nel lume del tubulo contorto e che hanno origine
dal dissolversi di parte degli elementi seminali. Per t utto questo argo mento necessita e merita
una migliore conoscenza .

For'1na dello spennatozoo e s'ua st1'1~ttura, P assiamo ora ad illustrare la forma


e la struttura dello spermatozoo maturo, come appare quando esce dalle vie ge-
nitali m aschili, mescolato agli altri componenti dello sperma, La sua coda do-
tata del caratteristico movimento , In r ealt, come diremo meglio in seguito,
a noi tuttora sfugge il preciso momento nel quale lo spermatozoo acquista
movimento ,
Gli spermatozoi sono elementi (vedi figg . 238, 239, 240) di valore unicellular e,
allungati, che procedono in una determinata di.l'ezione, con la parte pi espansa
(testa) in posizione anteriore ed hanno forma irregolarmente filamentosa . La loro
lunghezza oscilla fra i 50 e i 60 [L, Strutturalmente risultano di una parte rigon-
fiata (testa) cui fa seguito una formazione filamentosa (coda), nella quale
possibile distinguere diversi segmenti, Pra la testa e la coda esiste un piccolo
tratto cui spetta il nome di collo.
La parte rigonfiata o testa rappresenta nello spermatozoo la porzione an-
teriore ed ha fondamentalmente il valore del nucleo dell'elemento sessuale ma-
schile. Vista in superficie ha figura ovale, col polo minore in avanti e con l' asse
diretto longitudinalmente. La parte anteriore molto appiattita e termina, in
avant i e sui lati, con una parte quasi tagliente. Se veduta di profilo ha aspetto
piriforme, con la p arte sottile in avanti e con la porzione pi rigonfiata in dietro.
lunga in media 4-5 [L, larga 2-3 [L. Ha aspetto omogeneo, si colora intensa-
mente e risulta, in massima parte, come abbiamo veduto parlando della sper-
mioistiogenesi, di cromatina nuclear e. Una membrana sottile (cappuccio della
testa, galea capitis) avvolge la testa. Di questa, la parte anteriore (perforatorium)
pi densa delle residuanti parti e particolarmente resistente.
Alla testa segue il collo. Il collo r appr esentato da un t r atto molto breve,
omogeneo, formato" da una sostanza trasparente, che contiene il centriolo pros-
imale sotto forma di due piccole masserelle. Da una di queste nascerebbe un
filamento che si continua nella coda. Conterrebbe anche la parte anteriore del
centriolo distale, la quale non sempre visibile.
Al collo segue la coda, nella quale possiamo distinguere tre parti, che pos-
siamo denominare andando dalla testa verso l'estremit posteriore dello sper-
matozoo, segmento di congmzione, seg1?'wnto p1"incipale e segm,ento terminale .
Il segmento di congmzione la porzione pi grossa della coda ed ha circa
6 [L di lunghezza. compreso fra la parte anteriore del centriolo distale e la
sua parte posteriore, in forma di anello. percorso dal filamento assile (rive-
stito da un involucro formato da 9 cos dette fibre dense ed car atterizzato
dalla guaina mitocondriale. Quest'ultima rappresentata dal residuo del cito-
plasm a, munito di mitocondri, i quali sono disposti in maniera da formare una
_ _ ACROSOMA

.~~_NUCLEO

TESTA

~~~~PLACCA BASALE
COLLO ~~~#-_COLONNE SEGMENTATE
~~~-CENTRIOLO

It. . .--MITOCONDRI

SEGMENTO DI
CONGIUNZIONE

~ :

tEIt----FIBRE DENSE

SEGMENTO
PRINCIPALE

HEt----- GUAINA FIBROSA


F

SEGMENTO TUBULI
TERMINALE

F ig. 239. - Schema della str uttura eel ultl'astl'uttura di uno spcl'ma tozoo (G. C. B ALBONI).
220 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

spirale (fibm sp'ale), che percorre la p arte di congiunzione della coda , descri-
vendo sul suo contorno 8 o 9 giri. N egli intervalli della suddetta spira si trova
una sostanza chiar a ed omogenea,

[Fig, 240], - i\ficrofot ografia elettr onica eli a lcu ni sp erma t ozoi di t est uggine,
colpiti in var i punti della sezione; x 21. 700 (p rof. P. F URIERI, FiLenze ).
1, testa (nucleo) ; 2, centrioloj 3, guaina mitocondriale (segmento di congiunzione) ; 4, elica fi brosa della coda ; 5, flagello; 6, code
di spermatozoi in sezione trasversale ; 7, testa di spermatozoo in sezione trasversale; 8, membrana citoplasmatica della testa.

Il segmento pTinoi p ale (lella ooda ha una lunghezza di 49-59 fL. Pi grosso ini-
zialmente diviene dist almente pi sottile. Risulta formato dal filamento assile
rivestit o dall'involucro , form ato dalle fib1'e dense, attorno a cui. si dispongono
Organi genitali dell'uomo 221

delle formazioni fibrillari disposte a spirale, che costituiscono la g~wina


fibrosa.
Il segmento term,inale (Zella coda rappresenta l'ult imo tratto della coda stessa.
lungo 5-6 fJ. ed formato dal solo filamento assile n el quale, peraltro, i tubuli
perdono la caratteristica disposizione ed appaiono dissociati in tubuli semplici.
Il filamento assile, come si vede nella fig . 240, al microscopio elettronico
mostra infatti la struttura tipica delle ciglia vibratili e dei flagelli : nove coppie di
tubuli disposte intorno a due tubuli centrali.
Abbiamo detto pi v olte che gli sperm atozoi godono di un movimento
proprio, gr azie al quale possono salire lungo le vie genitali femminili e r aggiun-
gere l'uov o per eventualmente fecondarlo.
Abbiamo anche detto ch e non sappiamo il preciso momento nel quale lo
spermatozoo acquista questo movimento . Di solito si ammette che esso abbia
inizio soltanto quando lo sp erm atozoo sia giunto a contatto col secreto delle
vescichette seminali e della prostata.

Si calcola che gli spermatozoi si muovano con una velocit di circa 3 mm al minuto;
una velocit favolosa se paragoniamo la loro grandezza a quella degli individui adulti. Il
movimento essenzialmente di forma ondulatoria ed determinato dal succedersi ritmico
di movimenti di retrazione e di estensione della coda. Il movimento particolarmente
ricco di effetto se la coda pu trovare un punto di appoggio . Per tale ragione gli sperma -
tozoi prediligono muoversi immediatamente a ridosso delle pareti degli organi, che debbono
percorrere.
Si calcola che gli spermatozoi siano in generale assai resistenti. Ci avverrebbe specialmente
in quegli animali, nei quali gli spermatozoi si formano e sono depositati negli organi femminili
in det erminati periodi di tempo. Gli spermatozoi umani forse possono rimanere ancora attivi
per un paio di giorni negli organi genitali femminili. Successivamente la loro mobilit si affievo -
lisce, fino a scomparire. L a scomparsa della mobilit pu essere accelerata, oppure quasi istan-
taneamente abolita, da particolari fattori, nonch da speciali sostanze, verso le quali gli sper -
matozoi sono particolarmente sensibili.
Si ammette, ad esempio, che la sola aggiunta d'acqua possa influire sul movimento degli
spermatozoi, variando la densit del liquido ove essi si trovano. Anche lo zucchero, la glicerina,
l'urea, l' albumina, l'uovo, i sali alcalini e quelli terrosi agiscono sui movimenti in base alla loro
concentrazione, giungendo fino ad arrestarli, in senso per reversibile. Si tratta probabilmente
di una azione svolta in r appor to a fenomeni osmotici . Gli acidi eserciterebbero un'azione nociva
sul movimento degli spermatozoi. Ci spiega molti casi di sterilit, dovuti ad un succo vaginale
particolarmente acido. In certe concentrazioni (sempre assai basse) gli acidi possono immediata-
mente arrestare detto movimento in maniera irreversibile. Si tratterebbe perci di una azione
chimica disorganizzatrice. Gli alcali caustici si comportano come gli acidi, eccetto se usati
in concentrazioni molto diluite, le quali, anzi, potrebbero risvegliare od accelerar e i movi-
menti degli spermatozoi, esercitando su di essi come un' attrazione. Con ci si spiegherebbe un'al-
tra propriet degli spermatozoi, i quali h anno un chemiotTopismo positivo: cio sarebbero attratti
dalla parte dove giungono particolari sostanze. Gli spermatozoi sono inoltre dotati della pro-
priet di andare contro corrente (Teot1o1Jismo). Queste loro caratteristiche sono importanti perch
hanno influenza nella migrazione degli spermatozoi negli organi genitali femminili e nel momento
che stanno per incontrare l'uovo .
Un'altra cosa verso la quale gli spermatozoi sono molto sensibili il calore . Noi studieremo,
a suo tempo, l'esistenza di particolari dispositivi anatomici, per i quali i testicoli possono venire
avvicinati o, entro certi limiti, allontanati dalla parete inferiore del nostro corpo . Questo avvi-
222 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

cinamento e questo allontanamento favo risce per i testicoli l'optimum di temperatura, necessario
per la buona conservazione degli elementi seminali. Sono note, fra l' altro, attraverso numerosi
lavori, le gravi alterazioni che interessl1no gli elementi seminali se viene alterata la normale rego-
lazione del calore.

Fig. 241 . - Testicolo umano (biopsia ). Tubti seminiferi circondati dalla membraua propria. Sono ben evidenti
gruppi di cellule interstizi ali. Colorazione ema tossilina ferrica . (Istituto di Istologia, Firenze).

8. Tessuto intel'stiziale. - Il tessuto interstiziale riempie t utti gli spazi delle


logge testicolari lasciati liberi dai tubuli seminiferi. Come abbiamo detto a
Organi genitali dell' uomo 223

suo tempo, formato dallo stroma e da una parte molto differenziata, almeno
in rapporto alla sua funzione, chiamata ghiandola interstiziale.

F ig. 242 . - Testicolo umano (biopsia). Particolare della figura precedeute. Ncl citoplasm a di a lcu ne cellule
interstiziali si osservauo d ei cristalli di Rei uke (CR) . Coloraz ione ematossllina ferrica. (I stituto di Istologia di
Firenze) .

a) Stroma . - costit uito essenzialmente da scarso tessuto connettivo, in


continuazione t ant o con quello che forma l' albuginea, quanto con quello che forma
224 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

i setti, delimitanti le logge testicolari. Esso inoltre in continuazione col con-


nettivo che avvolge la parete dei tubuli seminiferi. In mezzo allo stroma, che
in parte collagene ed in parte reticolare, corrono vasi e piccoli nervi. Inoltre
trovasi una parte cellulare connettivale formata da fibrociti, da istiociti, ecc.
Si aggiunga infine la presenza della ghiandola interstiziale.
b) Ghiandola interstiziale. - nell'insieme rappresentata da gruppi, pi o
meno numerosi, di cellule piuttosto grosse, dotate di una particolare fisionomia,
alle quali stata da tempo attribuita una speciale importanza nella vita sessuale.
Gi LEYDIG nel 1850 aveva richiamato l'attenzione sulla loro esistenza e sulle
loro caratteristiche, dando origine ad un'infinit di lavori su questo argomento,
che riassumeremo brevemente, .ricordando che la presenza di queste cellule
stata segnalata anche negli strati pi interni dell'albuginea.

Fig. 243. - Cellule della ghiandola interstiziale di un uomo di 27 anni colorate col Sndan III
(da von MOLLENDORFF).

Sovente le cellule della ghiandola interstiziale si trovano poste lungo i vasi


(fig. 241) . I-Ianno forma pressoch cubica, quantunque spesso il loro aspetto si adatti
allo spazio disponibile, facendo loro prendere le forme pi differenti. Il loro nucleo
all'incirca rotondeggiante, qualche volta ellissoidale, abbastanza grandc (6-11 fL
di diametro) in rapporto al diametro cellulare che di circa 14-20 fL. Il nucleo
possiede una membrana bene evidente e poca cromatina, disposta in zolle,
lungo un fine reticolo di linina. Possiede uno o due nucleoli. Raramente si
trova nel mezzo della cellula, perch, di solito, i nuclei hanno una posizione
piuttosto eccentrica.
N ei comuni preparati, il citoplasma delle cellule della ghiandola interstiziale
appare chiaro, finemente schiumoso, e tanto pi evidente quanto pi grossa
la cellula. Allo stato fresco la cellula piena di granuli fortemente rifrangenti.
Diventano bruni se trattati con acido osmico. Si colorano anche con il rosso
scarlatto e col Sudan III (fig. 243). Sono pi abbondanti nei testicoli dei gio-
vani. Risultano, sembra, da un miscuglio di lipoidi, grassi neutri ed esteri di
colesterina. Spesso si trovano cristalloidi (cristalli di Reinke), specialmente frequenti
alla pubert e nell'uomo sessualmente maturo: non mancano per anche nei vecchi
e nei testicoli di criptorchidi. Mancano in alcuni animali. Scompaiono se si ritarda
a fissare il materiale alcune ore dopo la morte. Non sono birifrangenti e diven-
tano insolubili se trattati con acido cromico, con formalina, con alcool, ecc.
Hanno forma di bastoncelli, con le estremit spesso appuntite, si colorano molto
Organi genitali dell'uomo 225

bene con azocarminio G e con l'emotossilina ferrica. Non si colorano con ema-
tossilina ed eosina.
Talora si trovano formazioni simili a piccoli cristalli, abbondanti, che non
presentano le caratteristiche dei cristalloidi di Reinke.
Altre volte le cellule presentano numerose, piccole granulazioni, dimostrabili
con differenti metodi di colorazione, le quali furono spesso messe in rapporto con
l'attivit specifica della ghiandola. A partire da una certa et . sovente presen-
tano dei pigmenti brunastri (fig. 244) del tipo dei cromolipoidi.
Le cellule interstiziali sono molto ricche di enzimi; contengono anche la
~-idrossisteroido - desidrogenosi, direttamente implicata nella sintesi degli 01'-

Fig. 244. - Cellulc dclla ghiandola inter stiziale del tes ticolo di uomo di 34 a nni ,
con abbondanti e grossi granuli di pigmento (da yon MOLLE NDORFF) .

moni steroidei. Questo dato convalida l'ipotesi che queste cellule producano l'or-
mone maschile, il testosterone.
Anche dal punto di vista ultrastrutturale, le cellule interstiziali hanno le ca-
ratteristiche degli elementi steroidogenici, possiedono cio uno sviluppato reti-
colo endoplasmatico liscio, mitocondri con creste tubulari, evidente apparato
di Golgi e sono ricche di liposomi, lisosomi, ecc.
Le cellule interstiziali sono inoltre circondate da un fine reticolo di fibre
argentofile.
Alle cellule interstiziali viene generalmente attribuita una origine mesen-
chimale, ritenendosi che si tratti di una speciale differenziazione delle cellule
dello stroma testicolare, che assumono la capacit di elaborare il testosterone,
l'ormone responsabile dei caratteri sessuali secondari maschili. Per quanto tutti
non siano concordi nel localizzare nelle cellule interstiziali l'origine di questo
ormone, allo stato attuale delle nostre conoscenze questa l'ipotesi pi atten-
dibile, onde il termine di ghiandola interstiziale , con il quale viene comu-
nemente designato l'insieme di queste cellule. La loro funzione regolata dal-
l'ormone luteinizzante (LE) dell'ipofisi (v. voI. III, pago 865).
Le cellule interstiziali sono particolarmente sviluppate nel feto e nel neonato,
forse in relazione agli ormoni placentari; in seguito regrediscono per acquistare
15 - TES'l'U'r E LA'l'ARJE 'l', Anatomia umana, VI.
226 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

di nuovo grande sviluppo all'epoca della pubert, quando formano quei gruppi
cellulari indicati col termine di ghiandola della pubert.

9. Sperma. - opportuno dire qualche cosa sullo sperma, perch la parte


veramente specifica di questo liquido formata dal testicolo coi suoi sperma-
tozoi. Lo sperma umano tuttavia una mescolanza dei prodotti di secrezione
di varie ghiandole. Rammentiamo incidentalmente che prendono parte a for-
marlo i secreti dell'epididimo, delle vescichette seminali, della prostata, delle
ghiandole bulbo-uretrali e delle ghiandole parauretrali, oltre alla parte nobile

"I

,~
I
.
'1
'"

f I-
\ I(l 'I
..... I

~l{
[Fig. 245J. -
"+
Cristalli dello sperma trattato con tintura di iodio (da von MOLLENDORFF).

prodo tta dai testicoli. Non sicuro che i testicoli producano qualche altro com-
ponente che prende parte alla formazione dello sperma.
Lo sperma, al momento di uscire dagli organi sessuali maschili, un
liquido bianchiccio, torbido, gelatinoso, con odore caratteristico e pi pesante
dell'acqua. Esposto all'aria essicca ben presto, lasciando una serie di inclu-
ioni, che sono riconoscibili al microscopio. Studieremo lo sperma a fresco e
dopo essiccazione.
a) Fresco. - Sono innanzitutto visibili gli spermatozoi, che si muovono
vivacemente col caratteristico movimento caudale, movimento che diventa pi
lento, fino a cessare con l'essiccazione o con il trascorrere del tempo. Lo sperma
contiene inoltre grosse e piccole cellule, che vengono indicate generalmente come
cellule del testicolo. Le pi grosse di queste cellule hanno un diametro di 15 fL
e possiedono le forme pi differenti: il loro citoplasma denso, scuro, vacuo-
lato e talora pieno di granuli; il nucleo non sempre dimostrabile. Pu darsi
che provengano anche dal testicolo, ma pi probabile che abbiano la loro
origine nell'uretra. Qualche volta hanno senz'altro l'aspetto delle cellule pavi-
Organi genitali dell'uomo 227

mentose che rivestono la fossa navicolare dell'uretra. Le cellule pi piccole sono


spesso rappresentate da linfociti, i quali presentano fenomeni regressivi pi o
meno evidenti. Si trovano nello sperma anche i corpi prostatici, che studieremo
trattando della pro stata.
b) Essiccato. - Lascia vedere specialmente cristalli ottaedrici del sistema
monoclino, insolubili in alcool ed etere, poco solubili in acqua. Questi cristalli
hanno forma e grossezza differenti. Sono tanto pi grossi, quanto pi lo
sperma venga essiccato lentamente, arrivando talvolta al limite della visibilit
oculare.

[Fig. 246]. - Un tratto di un tubulo seminifero contorto in corso di degenera zione contenuto nel t esticolo destro
di un uomo deceduto per disgrazia sul lavoro a d anni 30 (CIARDIDupR).

Oon soluzioni di iodio e di ioduro di potassio in acqua distillata si mettono


in evidenza nello sperma essiccato altri differenti cristalli, che furono illustrati
dal FLORENCE nel 1897 e che si ritenuto, a torto, specifici dello sperma
umano. Hanno forma e grandezza differenti (fig. 245) e sono stati variamente
interpretati.
Sono stati descritti altri cristalli, che si mettono in evidenza trattando lo
sperma con acido picrico. In generale sono piccoli, ma cambiano di grossezza
e di aspetto col passare del tempo.

lO. Fenomeni di regressione testicolare. - Fenomeni di regressione o di man-


cata evoluzione si possono osservare in tratti, pi o meno estesi, della parete
dei tubuli contorti in persone anche giovani. Qualche volta questi fenomeni di
regressione interessano tutta la lunghezza di un tubulo . Spesso sono evidenti in
persone vecchie.
SCHINZ e SLOTOPOLSKY hanno distinto cinque differenti stadi, che breve-
mente possono essere cos riassunti:
lO il maggior numero delle cellule seminali sono immodificate, manca per
la spermioistiogenesi e gli spermatidi degenerano formando cellule giganti, plu-
rinucleate;
228 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

2 0 non si trovano spermatidi, esistono per gli spermatogoni e gli sper-


matociti con le cellule del Sertoli;
3 0 anche gli spermatociti sono scompar si e le cellule del Sertoli mostrano
segni di regressione;
4 0 la parete dei tubuli formata soltanto da cellule simili alle forme ger-
minali primitive e da cellule del Sertoli fortemente regredite;
50 tutte le cellule, germinali e di Sertoli, stanno scomparendo.

[Fig. 2471. - Sczione attravcrso il t esticolo di destra di un uomo di 32 anni (da STIEVE).

Fra i vari stadi enumerati esistono tutte le forme intermedie. Si ammette


generalmente che il primo stadio sia possibile ritrovarlo in parte dei testicoli
di quasi tutti gli uomini (figg. 246 e 247) . Il secondo , terzo e quarto stadio si
possono trovare come stadi transitori oppure in individui senescenti. Il quinto
stadio si riscontra piuttosto difficilmente ed in generale osservabile in animali
t rattati con particolari procedimenti.

11. Cenni sulle modificazioni della struttura del testicolo nell'et giovanile. -
Il testicolo, organo che raggiunge la sua caratteristica struttura dopo la, pubert,
Organi genitali dell'uomo 229

nell'et matura, presenta, nel corso del suo sviluppo , aspetti caratteristici, che
meritano di essere brevemente lumeggiati.

Nel feto, negli ltimi mesi di gravidanza, i tubli seminiferi hanno ancora l'aspetto di
cordoni solidi , divenuti un poco pi sottili nel confronto di quelli esistenti in un periodo
immediatamente precedente. Hanno una membrana avvolgente bene evidente, in gran parte
formata da cellule. Le cellule, che riempiono i cordoni, sarebbero da considerarsi tutte dello

[Fig. 248J. - Sezione del testicolo destro di un neonato di 50 cm di lunghezza totale.


Il testicolo contiene in questo caso pochissime cellule interstiziali.

stesso tipo . In realt esistono fra queste cellule differenze strutturali, che gi potrebbero
garantire uua certa loro classificazione.
Nell'ultimo mese di vita intrauterina non troviamo ulteriori notevoli modificazioni. Una ca
vit n el tubulo non sempre dimostrabile. Il tessuto connettivo appare abbondante, mante
nendo una caratteristica ricchezza in cellule, in rapporto con lo sviluppo tessutale.
N el neonato (fig. 248) i cordoni, contenenti le cellule seminali, non sarebbero molto aumentati,
n in numero, n in volume. Sono per la maggior parte solidi. Il testicolo caratterizzato da una
ricca vascolarizzazione. La tonaca albuginea formata da due strati, uno esterno compatto,
uno pi interno quasi lasso. Secondo STIEVE il testicolo mostra, gi a questa epoca, una grande
sensibilit agli stati morbosi. Ci spiegherebbe le opinioni, a volte in contrasto, esistenti sulla sua
struttura. Differenze individuali si possono facilmente mettere in evidenza. La ghiandola intero
stiziale a volte bene sviluppata.
Alla lJube1t, accanto al notevole sviluppo delle cellule interstiziali, i tubuli seminiferi vanno
gradatamente assumendo le loro caratteristiche (fig. 249). Diffieilmente gli elementi germinali giun-
gono a maturit. Si hanno zone dove lo stadio della moltiplicazione gi in atto : altre dove gli
clementi seminali sono in fase di accrescimento ed altre zone ancora dove si accenna ad uno stadio
di maturazione, che precocemente abortisce. I tubuli mostrano ora, nel mezzo, la formazione, di
230 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

una piccola cavit, irregolare, dove le cellule seminali, giunte a vario grado del loro sviluppo, ca
dono in disfacimento . Le cellule del Sertoli sono ben differenziate ed hanno acquistato la loro
forma e la loro posizione caratteristica. Il testicolo va gradatamente assumendo l' asp etto del
l'organo sessu almente maturo.

12. Sviluppo. - Nonostante che la determinazione del sesso sia gi fi ssata


al momento della fecondazione, anche nella nostra specie, in un primo momento,

[Fig. 249]. - Sezione di un t esticolo di sinis tra di un ragazzo di 14 anni (da STIEVE).
Si notano alcune cellu le della ghiandola interstiziale contenute nel tessuto connettivo. Nei tubuli seminiferi contorti si nota, al
centro, uoa certa rarefazione.

si t rovano condizioni, che sono uguali (cos almeno appaiono alle nostre ricerche)
nel m aschio e nella femmina. Solo successivamente, durante il 30 mese di vita
fetale, vediamo negli organi sessuali comparll'e differenze che indirizzano l'or-
gano verso il tipo maschile o il tipo femminile. Parlando dei testicoli divideremo
pertanto questo argomento in due p arti. N ella prima parte accenneremo breve-
mente alle prime fasi di sviluppo fino alla completa formazione delle cos dette
gonadi indiff e1'enti . N ella seconda p arte tratteremo al contrario dello sviluppo
della gonade maschile, cio del testicolo, immediatamente seguita da cenni sullo
sviluppo delle vie escretrici dello sp erma . evidente che la prima di queste
due parii non sar ripetuta t r attando, in seguito, lo sviluppo dell'ovaia.
a) L e gonacli nel peTiodo cZ'indiffeTenza seswal.e. - Prima di parlare delle
vere e proprie gonadi, cio di quegli organi ove si formeranno, in seguito , gli
elementi germinali (gli spermatozoi nel maschio, le uova nella femmina), trat-
Organi. genitali dell'uomo 231

teremo brevemente della comparsa di quelle cellule, che sono state chiamate
cellule genninative o sess'uali prirnordiali (1), le quali sarebbero alla base dello
sviluppo delle gonadi. Furono inizialmente scoperte in embrioni di uccelli, ma
furono in seguito e costantemente vedute, in molte altre specie, e perfino
contate in embrioni umani, nel primo mese dello sviluppo.
Nei mammiferi e nell'Uomo com-
cM
paiono come disseminate tra le cel-
lule endodermiche della doccia in-
testinale. D a questa zona, dopo la
chiusura della doccia in canale, pas-
sano nella radice del mesenterio e di
qui migrano, sembra per movimenti
ameboidi propri, in un'area, area ger-
rninativa, bilaterale, posta nella par-
te mediale della piega mesonefrica .
questa una piccola area, dove il
tessuto connettivo le accoglie, in- 9
sieme alla contemporanea moltipli-
cazione delle cellule dell'epitelio
celomatico della parte corrispon-
dente.
Le cellule germinative primor-
diali si riconoscono, nei confronti
delle altre, perch hanno notevole
grandezza, forma sferoidale, nu-
eleo vescicoloso, povero in cro-
[Fig. 25 0]. - Da una sezione trasversa le del m esonefro
matina. Altri elementi strutturali in embrione tunano lungo mm 11,5 con a destra la cresta geni-
sono loro caratteristici come, ad tale, a bbozzo della gonade (da CHIARUGI, ripresa a sua volta
da FISKEL).
esempio, la comparsa di un am- ep, epitelio celomatico di copertura della cresta genitale COll, c(J, cellule
germinative primordiali; es, cellule del sangue; VS, un vasellino sangu igno ;
masso di mitocondri nella regione (J, glomeruli; eli!, canalicoli del mesonefro.
della sfera, ecc.
Giunte nell'area germinativa, queste cellule aumentano di numero dividen-
dosi per cariocinesi, ment re altre seguitano a giungere per migrazione. Si ritiene
che in parte nel frattempo degenerino.
In embrioni umani di mm 9-10 di lunghezza (fig. 250), l'epitelio celomatico,
che nella zona dell'abbozzo della gonade maschile appare pi alto per moltiplica-

(l) Sulle cellule germinali primarie, si veda il relativo articolo, in (' l'O vaia nel primo volume
sulla struttura e sullo sviluppo di questo organo, pubblicato recentemente (1962), da Zuckermann
e collaboratori, edita da (' Academic Press l) , New York and London. Ci si potr ampiamente do-
cumentare : l, sulle loro caratteristiche; 2, sulle loro derivazioni ; 3, sul loro compito; 4, sulla
loro evoluzione; 5, sulla loro presenza nelle varie specie. L a trattazione stessa dell'argomento
evidenzia la successiva evoluzione di queste cellule nella organogenesi della gonade femmi -
nile per quanto molte osservazioni riguardino la gonade allo stadio indifferente di cui ora
ci occupiamo.
232 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

zione delle sue cellule, si organizza in cordoni nei quali si trovano le cellule ger-
minative; queste nel frattempo aumentano di numero.
L'organizzazione in cordoni e la moltiplicazione delle cellule germinali spin-
gono perifericamente il mesenchima, parte del quale rimane frammezzo ai cor-
doni, determinando un ispessimento della porzione mediale dell'area germina-
tiva (oresta genitale), fra il VI segmento toracico ed il II sacrale. Questo ispessi-
mento diviene sempre pi pronunciato (trasformandosi nella cos detta piega

[Fig. 251]. - Sezione trasversale dell'abbozzo di un t esticolo


in un embrion e uma no di cm 3,2 di lunghezza cra niopodalica (da CHIARUGI).
e, epitelio di rivestimento dell'abbozzo del testicolo; ta, abbozzo dell'albuginea; ct, cordoni testicolarij ej I, cordoni midoJlari;
p, piega genitale; 11/, mesone[roj cW, e CJlf, rispettivamente condotti del 'Volli e del MUller; l{J, piega urogcn itale.

genitale) ed in estensione sempre pi limitato, riducendosi per graduale dege-


nerazione agli ultimi 3 o 4 segmenti pi caudali.
b) Lo svil1tppo dei testiooli. - Lo sviluppo dei testiooli avviene prima che
si differenzino le ovaie. Nell'abbozzo dei testicoli (fig. 251) i cordoni cellulari sono
dissociati dal mesenchima. Essi si raccolgono nella parte centrale dell'abbozzo e
dimostrano decorso per lo pi trasversale. Il loro numero pari ai futuri
lobuli. Ciascuno di essi si divide in pi cordoni secondari (oordoni testioolari) ,
entro ai quali una cavit si accenna molto pi tardi. Nel frattempo questi
cordoni secondari ingrossano e si allungano trasformandosi in tubuli sernini-
feri oontorti.
Il testicolo va, nel frattempo, acquistando forma ben definita e risulta infine
come un corpiciattolo, attaccato alla piega mesonefrica. Nella parte centrale del-
l'abbozzo, vicino a quello che possiamo chiamare ilo, altri cordoni si formano,
om'doni rnidollari, formati da cellule fittamente stipate. Questi cordoni successi-
Organi genitali dell'uomo 233

vamente formano l'abbozzo dei tubuli retti e pi distalmente, unendosi fra loro
a rete, costituiscono l'abbozzo della rete testis. L'unione e quasi la continua-
zione di questi tubuli con quelli testicolari, avviene al 4 mese, un poco prima
che i cordoni midollari vadano, nella estremit opposta, ad unirsi con i
residui dei canalicoli del mesonefro; argomento questo che
tratteremo parlando dello sviluppo dei condotti escretori del
testicolo .

[B) STRUTTURA 3
DELLE PRIME VIE DI ESCREZIONE DELLO SPERMA].

Rimane ora da descrivere brevemente la intima organizza-


zione e la struttura delle prime vie di escrezione dello sperma,
prendendo in considerazione dapprima i segmenti intratestico-
lari e quindi quelli situati fuori del testicolo, in quell'organo
che abbiamo chiamato epididimo. Esamineremo pertanto i tu-
buli retti, la rete testis, i coni vascolosi, il condotto dell' epidi-
dimo . Le prime due parti sono formazioni intratesticolari; le
altre due extratesticolari, prendendo parte fondamentalmente
alla costituzione dell'epididimo. Al condotto dell'epididimo
fanno seguito il condotto deferente, i condotti eiaculatori e le Fig. 252. - Sezione
longitudina le di un t u-
vescichette sel1tinali, che saranno studiate a s, unitamente a l buio r etto del t esticolo
(seconclo M I HA LKO -
loro sviluppo. WICS ).
a) Tubuli retti. - I tubuli retti, secondo la descrizione l, estremit terminale
d' un canalicolo seminifero;
classica, comprendono la parte iniziale delle vie di escrezione 2, tubulo retto; 3, sua
porzione iniziale, dilatata
del testicolo (figg. 252, 253). Il loro numero equivarrebbe a ad ampolla ; 4, Tete testis.
quello dei lobuli in quanto i tubuli, contenuti in un lobulo,
di solito si uniscono fra loro in un solo canale, il tubulo retto, prima di far capo
alla t'ete testis. Hanno una lunghezza di 1/4, 1/5 di mm, ed un diametro di 20/30 [L.
Hanno struttura simile a quella dei canalicoli della 1'ete testis. Sarebbero sca-
vati direttamente nelle propaggini pi interne del tessuto fibroso del media-
stino, sulle quali riposerebbe un epitelio cubico, talora addirittura appiattito,
che tappezza la cavit. Questo epitelio, secondo alcuni AA., sarebbe dovuto ad
una trasformazione delle cellule del Sertoli, che da sole sono rimaste a tappez-
zare l'ultimo tratto del tubulo contorto, dopo la scomparsa graduale delle cel-
lule germinali.
Questa classica descrizione dei tubuli retti, oggigiorno, non seguita che
parzialmente.
Secondo STIEVE, si osservano, a proposito di questo argomento, le con-
dizioni pi differenti, complicate da deviazioni strutturali in rapporto ai singoli
soggetti ed in rapporto all'et. Inoltre questo Autore sostiene che non esi-
stono dei veri e propri tubuli retti, cos come sono stati descritti, ma piut-
tosto tubuli, che pur essendo nella posizione dei tubuli retti, soltanto raramente
assumono un andamento rettilineo, e che inoltre presentano frequentemente
234 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

delle deviazioni strutturali, che richiamano quei fatti degenerativi, che abbiamo
brevemente illustrato a proposito del testicolo. Differenze poi esisterebbero nel

[Fig. 253]. - Ultimo tra tto, schem a tizzato dal punto di vista strutturale, di un tubulo seminifero contorto (1)
che trapassa in un tubulo retto (2). Il tubulo retto fa ca po alla "ete test-is (3), scavat a diretta m ellte nell'interno del
mediastino (4) (CIARDI-DupR).

comportamento, relative al modo di sboccare dei tubuli retti nella ?'ete tcstis,
a seconda che provengono da lobuli contenuti verso i poli oppure da lobuli posti
nella parte media del testicolo.

[Fig. 254]. - Modalit di t erminazione di a lcuni tubuli contorti nella rete testis (da STIEVE in pa rte modificato).
l , tubu lo c ontorto ; 2, rete testis .

Le figg. 254 e 255 danno l'idea di speciali dispositivi, presenti in talune part
del testicolo, i quali fanno supporre l'esistenza di particolari condizioni funzio-
nali, che possono eventualmente regolare il deflusso dello sperma.
Organi genitali dell'uomo 235

b) Rete testis. - Un sistema di canalicoli o meglio di lacune si trova scavato


nel tessuto connettivo denso del mediastino, formando quella particolare disposi-
zione a rete, a maglie pi o meno larghe, indicata col termine di rete testis (fig. 256).

[Fig. 255J. - Modalit di t erminazione di alcuni tubuli contorti nella rete testis (da STIEVE, in parte modificato).

Ordinariamente il diametro di queste cavit molto variabile, ma sempre supe-


riore a quello dei tubuli seminiferi ed oscilla abitualmente fra i 200 ed i 400 [L.
Da,lla parte dei testicoli riceve lo sbocco,
come abbiamo gi detto, dci tubuli seminiferi
contorti, con l'interposizione (non da tutti
accettata) dei tubuli retti. Dalla parte op-
posta, ci.o dei coni vascolosi, una serie di
aperture mettono in comunicazione questa
rete con i canalicoli, che vanno a formare
l'insieme dei coni vascolosi stessi.
La rete testis sarebbe, secondo il TESTUT,
posta preferibilmente nella parte inferiore del
mediastino, essendo la part e superiore quasi
del tutto occupata da vasi sanguigni e linfa-
tici. Le maglie della rete sono allungate nel
senso dell'asse mag'g'iore del testicolo. Il suo Fig. 256. - Parte di una sezione, con-
sviluppo, nel suo insieme, assai differente a dotta in corrispondenza della Tete testis (se-
condo EBEHTH).
seconda dei soggetti, conle dimostra la fig. 257. La rete testis, con le sue irregolarit e le sue numerose
In A, ove il mediastino ha la caratteristica :~:~t~:~~~ sg~fc:'e~a~~i~~~O sul fondo scuro del tes-
forma a cuneo, la rete testis costituita da ca-
vit assai grandi; mentre in B, dove il mediastino si pu dire non esista, la
rete testis schiacciata e costituita da piccole cavit.
236 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Come abbiamo gi avuto occasione di dire, essa trova posto direttamente nello
spessore del tessuto connettivo denso del mediastino. Le sue cavit sono rivestite
da un epitelio semplice, con cellule ora appiattite, ora cubiche, ora lievemente cilin-
driche (figg. 258 e 259), che poggiano direttamente sul connettivo. Dopo l'inizio

A B
[Fig. 257) . .- R ete testis: due easi estremi, l'elati vl1lTIente a lla suo, maggiore (.A) o minore (B) estensione
(ClARD I-D uPR).
1, tubuli contorti ; 2, rete testis ; 3, con i vascolosi o dell'epididimo ; 4, connettivo denso dci mediastino.

della vita sessuale facile trovare, nell'interno delle cavit, alcuni spermatozoi,
oppure residui di spermatozoi, che vanno disfacendosi.
c) Coni vascolosi. - I coni vascolosi meritano, con la moderna nomencla-
tura, pi precisamente il nome di coni dell'epididimo. Parlando dell'epididimo
abbiamo accennato all'esistenza dei coni vascolosi o coni dell'epididimo . Possiamo
ora rammentare che ogni cono
formato dal piegarsi e ripiegarsi di
un canalicolo . Sono circa in numero
di 12 e pertanto tale il numero
esistente dei canalicoli. Questi ca-
nalicoli danno origine a formazioni
cuneiformi, con l'apice volto verso
[Fig. 258). - Vari tipi di epitelio,
delle laeune della rete testis (CIARDI-DupR). il mediastino e con la base verso
la superficie esterna dell'epididimo
stesso . I coni hanno una lunghezza media di 8-10 mm; il canalicolo, che forma
ciascun cono, ha invece una lunghezza di circa 20 cm, con un diametro che va di-
minuendo di solito dalla sua origine verso la sua terminazione, oscillando fra 0,25-
0,35 millimetri. Tale diametro differisce notevolmente a seconda dello spessore del-
l'epitelio, che riveste le pareti dei singoli tubuli, e della loro stessa configurazione.
Organi genitali dell'uomo 237

Se passiamo ora allo studio della struttura del canalicolo, che forma un cono,
vediamo che esso essenzialmente formato da un epitelio e da una tunica propria,
costituita da tessuto connettivo con qualche cellula muscolare. Il connettivo,
oltre a contribuire alla formazione della parete dei tubuli, si continua periferica-
mente con quello che av-
volge i tubuli vicini o av-
volge circonvoluzioni vicine
dello stesso tubulo, contri-
buendo notevolmente a man-
tenere l'andamento acqui-
sito dal tubulo stesso.
Una particolare attenzio-
ne merita la componente epi- [Fig. 259J. - Rete testis: si assiste a l graduale passaggio
da una forma a ll' a ltra d i epiteUo (CIARDI-Du PR).
teliale, che offre differenze
notevoli, al momento del
passaggio dalle lacune della rete testis, lungo il tubulo ch e forma il cono vascoloso
ed in vicinanza del passaggio degli stessi tubuli nel condotto dell'epididimo.
Di solito il passaggio dal rivestimento epiteliale, caratteristico della rete testis,
a quello proprio dei coni dell'epididimo, avviene, nel tratto di origine di questi
ultimi, in modo brusco (figg. 260, 261, 262) . L 'epitelio della rete testis, nella sua
parte pi periferica, ove hanno ori-
gine i coni dell'epididimo, ha anda-
mento regolare e forma, di solito,
cilindrica. Improvvisamente, e ci
corrisponde circa al passaggio dalla
rete testis ai coni dell'epididimo,
vediamo l'epitelio crescere in altez-
za in modo irregolare: cio in al-
cuni punti pi alto, in altri pi
basso. Si costituiscono pertanto, nel
rivestimento epiteliale di queste par-
ti, porzioni pi alte, che h anno for-
ma di creste, alternate a parti pi
basse, che formano come delle in-
senature, poste fra le creste.
In corrispondenza delle creste
e dei solchi dato inoltre osser-
vare alcune altre interessanti ca-
r atteri stich e. S i no ta cio che
l'epitelio formato da due tipi di cellule : cellule provviste di ciglia vibratili
e cellule mancanti di ciglia, ma pi o meno piene di granuli o di vacuoli
(a seconda del metodo usato nella fissazione del materiale). La estensione delle
zone cigliate rispetto a quelle prive di ciglia differisce notevolmente a seconda
delle zone.
238 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Un analogo comportament o si trova a carico dell'epitelio per la maggior


parte della successiva lunghezza del t ubulo . Qui le creste sono meno sviluppate
in altezza ; onde minore la differenza fra le parti pi alte e quelle pi basse
(figg. 261, 262). Il lume del tubulo diviene ora pi grande ; il numero delle cellule
cigliate lievement e inferiore a
quello delle cellule mancanti di ci-
glia . Quest e ultime sono pi scure
e spesso pi granulose e da esse
si vedono st accar si come delle m as-
serelle del cit oplasma, a fo rm a di
grosse zolle, che cadono nel lume.
Il canalicolo diviene pi stret-
to in vicinanza della sua termi-
nazione, le cellule cilindriche del-
l'epitelio si dispongono in un solo
strato; hanno la parte distale pi
[F ig . 26 1). - Transizionc tra epi telio della "ete testis ed epi colorat a e pi gr anulosa. D alle cel-
telio dei coni vascolosi : zon a con a bbonda n ti cellnie a ciglia
vi bl'atili (CI ARDI-D u Pll) . lule si staccano, qua e l , dei pro-
lungamenti del corpo cellulare,
anticipando una caratteristica, che sar marcata nell'epitelio del segment o che
segue, cio dell'epididimo.
d) Oan ale dell'epiclidi1no. - Il condotto del cono dell'epididimo, posto in
posizione pi cr aniale, unendosi successivam ent e con i condotti dei coni pi caudali,
forma il canale dell' epi didi1no , che diventa perci l'unico canale collettore dei canali-
coli dei coni vascolosi. Questo canale non ha decorso r ettilineo, m a si avvolge compli-

[F ig. 262) . - Un tra t to di uno dei coni vascolosi con cellt e ciliate e con cellu le secernenti (CI ARDI -Dupll) .

cat amente sopra se stesso, formando delle circonvoluzioni, che si applicano le une
sulle altre, dando origine al corpo ed alla coda di questo organo. Mentre possiamo
considerare l'epididimo lungo circa 4 cm, il canale dell'epididimo, quando sia
svolto, misura, in media, 6-7 m, con un calibro di 0,4-5 millimetri.
La struttura del canale dell'epididimo assai caratteristica. Esso formato
da un epitelio, che t appezza la cavit, da una membrana propria di tessut o con-
Organi genitali dell'uomo 239

nettivo piuttosto denso, da uno strato di cellule muscolari e da una tunica


avventizia, che gradatamente si continua in abbondante tessuto interstiziale.
Si noti che l'epitelio
del tipo cilindrico plurise-
riato, con una fila di cel-
lule molto sviluppate in
altezza, le quali hanno un
nucleo allungato, disposto
quasi a met della loro al
tezza. Queste cellule, che
hanno un citoplasma fi-
nemente granuloso, prov-
visto di pochi granuli di
pigmento, presentano, alla
loro estremit distale, un
ciuffo di peluzzi, rigidi
(cellule a pennacchio) (fi- Fig. 263. - Epididimo di ratto. Colora zione em a tossilina-eosina.
gura 264) a forma di cono
serpeggiante, ora omogeneo, ora striato. Questa appendice pare sia in rap-
porto con l'attivit secretoria della cellula, in quanto, fra l'altro, non co-
stituita da vere ciglia
dotate di movimento.
Queste false ciglia sem-
brano cadere nel lume e
~ ~ 'J ."
~
/' ~. ,. disciogliersi nel liquido
, . . . ' .. '! . :
I. contenuto entro il lume
':fI" stesso. Al microscopio
elettronico, le stereo ci-
glia appaiono come delle
digitazioni lunghe e stret-
te, prive di strutture fi-
brillari interne e rive-
stite, all'esterno della
membrana plasmatica,
di un sottile strato di
sostanza amorfa, proba-
bilmente importante ai
fini funzionali. N el ci-
toplasma si osserva,
oltre all'apparato di
[Fig. 264] . - Struttura del condotto d ell'epididimo.
Cellule a pennacchio (CIARDI-D u PR). Golgi in posizione sovra-
nucleare ed a mitocondri
piccoli e stretti, dei granuli pi o meno omogenei e dei vacuoli di varie
dimensioni. Oaratteristica la presenza di inclusioni nucleari.
240 Libro undicesimo - Apparato urogenitale

Si ritiene che il secreto del canale dell'epididimo, cos come quello del defe-
rente, abbia una importanza per la vitalit e la mobilit degli spermatozoi ed
inoltre renda questi ultimi inadatti alla fecondazione per tutto il decorso delle
vie spermatiche (cos detto fattore di decapacitazione). Solo nelle vie genitali fem -
minili, l'azione del fattore di decapacitazione verrebbe annullata dal secreto della
mucosa uterina e tubarica. L'epitelio dell'epididimo ha altres capacit assorbenti.
Alla base di dette fila di cellule si trova una fila di numerose piccole cellule,
che avrebbero il valore di cellule di rimpiazzo.
Il tessuto connettivo pu essere considerato
come una dipendenza dclla tonaca albuginea,
della quale ripete lontanamente la struttura.
L'albuginea del corpo e della coda dell'epididimo
contiene cellule muscolari disposte intorno al ca-
nale dell'epididimo; una condizione fortunata
D' per favorire il movimento degli spermatozoi. I
sepimenti, che dall'albuginea penetrano fra i 10-
buli sono formati da tessuto connettivo denso.
Esisterebbe, secondo alcuni AA., tessuto connet-
tivo lasso, in scarsa quantit, nell'interstizio fra
i maggiori sepimenti.
N elIo spessore dell'epitelio del canale dell'epi-
clidimo dato talora trovare delle cavit, conte-
nenti dei prodotti elaborati dalle cellule dello
stesso epitelio. Sono considc