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Giuseppe Verdi

La forza del destino


Melodramma in quattro atti

Libretto di Francesco Maria Piave [e Antonio Ghislanzoni]


dal dramma di Angel Perez de Saavedra Don Alvaro o La fuerza del sino

PERSONAGGI
Il Marchese di Calatrava basso
Donna Leonora sua glia soprano
Don Carlo di Vargas [Lo studente] suo glio baritono
Don Alvaro tenore
Preziosilla giovane zingara mezzosoprano
Padre Guardiano frate francescano basso
Fra Melitone frate francescano baritono brillante
Curra cameriera di Leonora mezzosoprano
Un Alcade basso
Mastro Trabuco mulattiere, poi rivendugliolo tenore brillante
Un chirurgo militare spagnolo basso

Coristi: Mulattieri, contadini spagnoli e italiani, pellegrini, soldati spagnoli e


italiani, ordinanze relative, pattuglie, reclute italiane, frati francescani, poveri
contadini questuanti, voci interne.
Coriste: Contadine e vivandiere spagnole e italiane, pellegrine, povere conta-
dine questuanti
Comparse: Servi del Marchese, oste, ostessa, servi e serve dosteria, famigli,
mulattieri, frati e laici, soldati spagnoli e italiani, ufciali, granatieri, tamburini,
trombe, rivenduglioli ecc.

Scena: Spagna e Italia


Epoca: verso la met del XVIII secolo

Prima esecuzione:
San Pietroburgo, Teatro Imperiale 10 novembre 1862
Verdi: La forza del destino - atto primo
[N 1 Sinfonia]

ATTO PRIMO
Siviglia. Una sala tappezzata di damasco con ritratti di famiglia ed arme gentilzie, addobbata nello stile
del secolo XVIII, per in cattivo stato. Di fronte, due nestre; quella a sinistra chiusa, laltra a destra
aperta e praticabile, dalla quale si vede un cielo purissimo, illuminato dalla luna, e cime dalberi. Tra le
nestre un grande armadio chiuso, contenente vesti, biancherie, ecc. Ognuna delle pareti laterali ha
due porte. La prima a destra dello spettatore la comune; la seconda mette alla stanza di Curra. A sini-
stra in fondo lappartamento del Marchese, pi presso al proscenio quello di Leonora. A mezza scena,
alquanto a sinistra, un tavolino coperto da tappeto di damasco, e sopra il medesimo una chitarra, vasi
di ori, due candelabri dargento accesi con paralumi, sola luce che schiarir la sala. Un seggiolone
presso il tavolino; un mobile con sopra un oriuolo fra le due porte a destra; altro mobile sopra il quale il
ritratto tutta gura, del Marchese appoggiato alla parete sinistra. La sala sar parapettata.
[N 2 Introduzione Scena]

Scena I
Il Marchese di Calatrava, con lume in mano, sta congendandosi da Donna Leonora preoccupata. Curra
viene dalla sinistra.

IL MARCHESE LEONORA
(abbracciando affettuosamente Leonora) (Oh, rimorso!)
Buona notte, mia glia Addio, diletta!
IL MARCHESE
Aperto ancora quel veron!
Ti lascio.
(Va a chiuderlo e torna a lei)
LEONORA
LEONORA (gettandosi con effusione tra le braccia del padre)
(Oh, angoscia!)
Ah, padre mio!
IL MARCHESE
Nulla dice il tuo amor? Perch s triste? IL MARCHESE
Ti benedica il cielo. Addio.
LEONORA
Padre, signor LEONORA
Addio.
IL MARCHESE
(Il Marchese bacia Leonora e va nelle sue stanze.)
La pura aura de campi
pace al tuo cor donava
Scena II
fuggisti lo straniero di te indegno
A me lascia la cura Curra segue il Marchese, chiude la porta ond
dellavvenir; nel padre tuo conda uscito, e riviene a Leonora abbandonatasi sul seg-
che tama tanto. giolone piangente

LEONORA CURRA
Ah, padre! Temea restasse qui no a domani.
Si riapre il veron
IL MARCHESE (Eseguisce)
Ebben, che tange?
non pianger. tutto sappronti.

1
Verdi: La forza del destino - atto primo

E andiamo! dolce mia terra! Addio!


Ahim, non avr termine
(Toglie dallarmadio un sacco da notte in cui ripone s gran dolore! Addio!
biancherie e vesti.)
[N 3 Scena e Duetto]
LEONORA
E si amoroso padre, avverso CURRA
a tanto ai voti miei? Maiuti, signorina
No, no, decidermi non so. Pi presto andrem

CURRA LEONORA
(affaccendata) Sei non venisse?
Che dite?
(Guarda lorologio)
LEONORA tardi!
Quegli accenti nel cor, come pugnali Mezzanotte suonata!
Scendevanmi Se ancor restava, appreso
il ver gli avrei (con gioia)
Ah no, pi non verr!
CURRA
(smette il lavoro) CURRA
Domani allor nel sangue Qual rumore!
suo saria Don Alvaro, Calpestio di cavalli!
od a Siviglia prigioniero, e forse
al patibol poi LEONORA
(corre al verone)
LEONORA
desso!
Taci!
CURRA
CURRA
Era impossibil
E tutto questo chei non venisse!
perch ei volle amar chi non lamava.
LEONORA
LEONORA
Oh Dio!
Io non amarlo? Tu ben sai sio lami
Patria, famiglia, padre CURRA
per lui non abbandono?
Bando al timore!
Ahi, troppo! troppo sventurata sono!

Me, pellegrina ed orfana, Scena III


lungi dal patrio nido Detti. Don Alvaro senza mantello, con giustacuore a
un fato inesorabile maniche larghe, e sopra una giubbetta da Majo, rete
sospinge a stranio lido sul capo, stivali, speroni, entra dal verone e si getta
colmo di triste immagini, tra le braccia di Leonora.
da suoi rimorsi affranto
il cor di questa misera ALVARO
dannato a eterno pianto Ah, per sempre, o mio bellangiol,
ne congiunge il cielo adesso!
(col massimo dolore)
Luniverso in questo amplesso
Ti lascio, ahim, con lacrime, io mi veggo giubilar.
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Verdi: La forza del destino - atto primo

LEONORA LEONORA
Don Alvaro! tarda lora

ALVARO ALVARO
Ciel, che tagita? (a Curra)
Su via, taffretta!
LEONORA
Presso il giorno LEONORA
(a Curra)
ALVARO
Da lungora Ancor sospendi
mille inciampi tua dimora
mhan vietato penetrar; ALVARO
ma damor si puro e santo Eleonora!
nulla opporsi pu allincanto,
e Dio stesso il nostro palpito LEONORA
in letizia tramut. Diman
(a Curra)
ALVARO
Quelle vesti dal verone Che parli?
getta
LEONORA
LEONORA
Ten prego, aspetta!
(a Curra)
Arresta. ALVARO
(assai turbato)
ALVARO
Diman!
(a Curra)
No, no LEONORA
Dimani si partir.
(a Leonora) Anco una volta il padre mio,
Seguimi, povero padre, veder desio;
lascia omai la tua prigione e tu contento, gli ver, ne sei?
S, perch mami
LEONORA (Si confonde)
Ciel! risolvermi non so!
n opporti di
ALVARO Anchio, tu il sai tamo io tanto!
ne son felice! oh cielo! quanto!
Pronti destrieri di gi ne attendono;
un sacerdote ne aspetta allara (Piange)
Vieni, damore in sen ripara
che Dio dal ciel benedir! Gono di gioia ho il cor! Restiamo
E quando il sole, nume dellIndia, S mio Alvaro, io tamo io tamo!
di mia regale stirpe signore,
il mondo inondi del suo splendore, (Il pianto la soffoca)
sposi, o diletta, ne trover. Alvaro, io tamo!

3
Verdi: La forza del destino - atto primo

ALVARO LEONORA
Gono hai di gioia il core e lagrimi! Qual rumor!
Come un sepolcro tua man gelida!
Tutto comprendo tutto, signora CURRA
(ascoltando)
LEONORA
Ascendono le scale!
Alvaro! Alvaro!

ALVARO ALVARO
Partiam
Eleonora!
Io sol sapr soffrire Tolga Iddio
che i passi miei per debolezza segua
LEONORA
Sciolgo i tuoi giuri Le nuziali tede Partiam
sarebbero per noi segnal di morte Ti seguo Andiam, dividerci
il fato non potr!
(cupo)
ALVARO
Se tu, comio, non mami se pentita
Mi segui Andiam, dividerci
LEONORA il fato non potr!
(interrompendolo) (Presto savviano al verone)
Son tua, son tua col core e colla vita! [Scena Finale I]
Seguirti, no agli ultimi
LEONORA
conni della terra;
con te sdar, impavida tardi.
di rio destin, la guerra,
mi a perenne gaudio ALVARO
deterea volutt. Allor di calma
Ti seguo Andiam, dividerci duopo.
il fato non potr!
CURRA
ALVARO Vergin santa!
Sospiro, luce ed anima
di questo cor che tama, LEONORA
nch mi batte un palpito (a Don Alvaro)
far paga ogni tua brama
il solo ed immutabile Col tascondi
deso per me sar.
Mi segui Andiam, dividerci ALVARO
il fato non potr! (traendo una pistola)

LEONORA No! Difenderti deggio!


Ti seguo ecc. LEONORA
ALVARO Ripon quellarma contro al genitore
vorresti?
Ah, no, il fato ecc.

(Sinterrompono. Si sente a sinistra un aprire e


ALVARO
chiuder di porte.) No, contro me stesso

(Ripone la pistol)
4
Verdi: La forza del destino - atto primo

LEONORA ALVARO
Orrore! (cavando nuovamente la pistola; ai servi che retro-
cedono)
Scena IV Guai
Dopo vari colpi, apresi con istrepito la porta del se alcun di voi si muove.
fondo a sinistra, ed il Marchese di Calatrava entra
infuriato, brandendo una spada e seguito da due LEONORA
servi con lumi. (correndo a lui)
IL MARCHESE Alvaro, oh ciel, che fai!
Vil seduttor! Infame glia!
ALVARO
LEONORA (al Marchese)
(correndo a suoi piedi) Cedo a voi sol, ferite
No, padre mio
IL MARCHESE
IL MARCHESE Morir per mano mia!
(la respinge) Per mano del carnecetal vita spenta a!

Io pi nol sono ALVARO


Signor di Calatrava!Pura siccome gli angeli
ALVARO vostra glia, il giuro;reo sono io solo. Il
(al Marchese) dubbio
Il solo colpevole son io; che lardir mio qui desta,si tolga colla vita.
ferite, Eccomi inerme

(presentandogli il petto) (Getta via la pistola che, cadendo al suolo scarica il


colpo, e ferisce mortalmente il Marchese.)
vendicatevi
IL MARCHESE
IL MARCHESE Io muoio!
(a don Alvaro)
ALVARO
No, la condotta vostra
(disperato)
da troppo abbietta origineuscito vi dimostra.
Arma funesta!
ALVARO
(risentito) LEONORA
(correndo ai piedi del padre)
Signor Marchese!
Aita!
IL MARCHESE
(alla glia) IL MARCHESE
(a Leonora)
Scstati
Lungi da me Contamina tua vista la mia
(ai servi) morte.
Sarresti lempio!
LEONORA
Padre!

5
Verdi: La forza del destino - atto primo

IL MARCHESE LEONORA
Ti maledico (con disperazione)

(Cade tra le braccia dei servi) Cielo, pietade!

ALVARO
Oh, sorte!

(I servi portano via il Marchese, mentre Don Alvaro


trae seco verso il verone la sventurata Leonora.)

6
Verdi: La forza del destino - atto secondo

ATTO SECONDO
Villaggio dHornachuelos e vicinanze. Grande cucina dun osteria a pian terreno. A sinistra la porta din-
gresso che d sulla via; di fronte una nestra ed un credenzone con piatti, ecc. A destra in fondo un gran
focolare ardente con varie pentole; pi vicino alla boccascena breve scaletta che mette ad una stanza la
cui porta praticabile. Da un lato, gran tavola apparecchiata con sopra una lucerna accesa.
[N 4 Coro Ballabile]

Scena I
Loste e lostessa, che non parlano, sono affacendati ad ammanir la cena. LAlcade seduto presso al foco;
Don Carlo, vestito da studente, presso la tavola. Alquanti mulattieri fra i quali Mastro Trabuco, ch al
dinanzi sopra un suo basto. Due contadini, due contadine, la serva ed un mulattiere ballano la Seguidilla.
Sopra altra tavola, vino, bicchieri, aschi, una bottiglia dacquavite. Lalcade, uno studente, Mastro Tra-
buco, Mulattieri, Paesani, Famigli, Paesane, ecc. Tre coppie ballano la Seguidilla. A tempo Leonora in
veste virile.
MULATTIERI, CONTADINI LALCADE
Hol, hol, hol! Pu farlo il licenziato.
Ben giungi, o mulattier,
La notte a riposar. LO STUDENTE
Hol, hol, hol! Di buon grado.
Qui devi col bicchier In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.
Le forze ritemprar.
MULATTIERI, CONTADINI
(danza fra Contadini e Mulattieri)
(sedendo)
Hol! Hol!
Amen.
[Scena]
(LOstessa avr gi distribuito il riso e siede con
(Lostessa mette sulla travola una grande zuppiera) essi. In seguito servito altro piatto. Trabuco in
disparte, sempre appoggiato al suo basto. Una
LALCADE sola coppia continuer nel fondo del palcoscenico a
(sedendosi alla mensa) ballare intanto che gli altri cenano.)

La cena pronta LEONORA


(presentandosi alla porta della stanza a destra, che
MULATTIERI, CONTADINI terr socchiusa)
(prendendo posto presso la tavola)
(Che vedo! Mio fratello!)
A cena, a cena!
(Si ritira.)
LO STUDENTE
LALCADE
(sottovoce, fra s)
(assaggiando)
Ricerco invan la suora e il seduttore
Perdi! Buono.

MULATTIERI, CONTADINI LO STUDENTE


(allAlcade) (mangiando)

Voi la mensa benedite. Eccellente.

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Verdi: La forza del destino - atto secondo

MULATTIERI, CONTADINI LO STUDENTE, MULATTIERI, CONTADINI


Par che dica: mangiami, mangiami. Qui, presso a me

LO STUDENTE MULATTIERI, CONTADINI


(allOstessa) Tu la ventura
dirne potrai.
Tu das epulis accumbere Divum.
PREZIOSILLA
LALCADE
Chi brama far fortuna?
Non sa il Latino, ma cucina bene.
MULATTIERI, CONTADINI
LO STUDENTE
Tutti il vogliamo.
Viva lOstessa!
PREZIOSILLA
MULATTIERI, CONTADINI
Correte allor soldati
Evviva!
in Italia, dov rotta la guerra
contro il Tedesco.
LO STUDENTE
Non vien, Mastro LO STUDENTE, LALCADE, MULATTIERI, CONTA-
Trabuco? DINI

TRABUCO Morte
ai Tedeschi!
venerd.
PREZIOSILLA
LO STUDENTE
Flagel dItalia eterno,
Digiuna? e de glioli suoi.

TRABUCO MULATTIERI, CONTADINI


Appunto. Tutti vandremo.
LO STUDENTE PREZIOSILLA
E quella personcina con lei giunta? Ed io sar con voi.
[Recitativo e Canzone]
LO STUDENTE, LALCADE, MULATTIERI, CONTA-
Scena II
DINI
Viva!
Detti e Preziosilla che entra saltellando

PREZIOSILLA PREZIOSILLA
Viva la guerra! Al suon del tamburo,
al brio del corsiero,
LO STUDENTE, LALCADE, MULATTIERI, CONTA- al nugolo azzurro
del bronzo guerrier;
DINI
dei campi al sussurro
Preziosilla! sesalta il pensier!
bella la guerra!
MULATTIERI, CONTADINI evviva la guerra!
Brava! Brava! evviva!

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Verdi: La forza del destino - atto secondo

LO STUDENTE, LALCADE, MULATTIERI, CONTA- LEONORA


DINI (sempre dalla porta)
bella la guerra ecc. (Fuggir potessi!)
PREZIOSILLA LO STUDENTE, MULATTIERI, CONTADINI
solo obliato Che passino attendiamo.
da vile chi muore;
al bravo soldato, LALCADE
al vero valor
premio serbato Preghiam con lor
di gloria, donor!
bella la guerra ecc. PREZIOSILLA, LO STUDENTE, MULATTIERI, CON-
TADINI
LO STUDENTE, LALCADE, MULATTIERI, CONTA- Preghiamo!
DINI
PREZIOSILLA, TRABUCO, LO STUDENTE, LAL-
bella la guerra ecc. CADE, MULATTIERI, CONTADINI
(Lasciano la mensa, singinocchiano)
PREZIOSILLA
(volgendosi alluno e allaltro) Su noi prostrati e supplici
stendi la man, Signore;
Se vieni, fratello, dallinfernal malore
sarai caporale; ne salvi tua bont.
e tu colonnello,
e tu generale PELLEGRINI
Il dio furfantello
(pi vicini)
dallarco immortale
far di cappello Divin Figlio Signor, piet di noi!
al bravo ufzial! Santo Spirto Signor, piet di noi!
bella la guerra ecc. Uno e Trino Signor, piet di noi!

LO STUDENTE, LALCADE, MULATTIERI, CONTA- LEONORA


DINI (Ah, dal fratello salvami
bella la guerra ecc. che anela il sangue mio;
se tu nol vuoi, gran Dio,
Scena III nessun mi salver!)

Detti e Pellegrini che passano da fuori (Rientra nella stanza chiudendone la porta.)
PELLEGRINI [Scena]
(lontani)
(Tutti riprendono i loro posti. Si passano un asco.)
Padre Eterno Signor, Piet di noi!
LO STUDENTE
LO STUDENTE, MULATTIERI, CONTADINI Viva la buona compagnia!
(alzandosi e scoprendosi il capo)
PREZIOSILLA, LALCADE, MULATTIERI, CONTA-
Chi sono? DINI

LALCADE Viva!

Son pellegrini
che vanno al giubileo.

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Verdi: La forza del destino - atto secondo

LO STUDENTE LO STUDENTE
(alzando il bicchiere) ver che gentile e senza barba?
Salute qui, leterna gloria poi
LALCADE
PREZIOSILLA, LALCADE, MULATTIERI, CONTA- Non so nulla.
DINI
LO STUDENTE
(alzando il bicchiere)
(Parlar non vuol!)
Cos sia.
(a Trabuco)
LO STUDENTE Ancora
Gi cogli angeli, Trabuco? a lei stava sul mulo
seduta o a cavalcioni?
TRABUCO
E che? Con questinferno! TRABUCO
(impazientito)
LO STUDENTE
Che noia!
E quella personcina con lei giunta,
venne pel giubileo? LO STUDENTE
TRABUCO Onde veniva?
Non so. TRABUCO
LO STUDENTE (alzandosi)
Per altro, So che andr presto o tardi in Paradiso.
gallo oppur gallina?
LO STUDENTE
TRABUCO Perch?
De viaggiator non bado che al danaro.
TRABUCO
LO STUDENTE Ella il Purgatorio
Molto prudente! mi fa soffrire.

(volgendosi allAlcade) LO STUDENTE


Ed ella Or dove va?
che giungere la vide, perch a cena
non vien? TRABUCO
In istalla
LALCADE a dormir colle mie mule,
Lignoro. che non san dilatino,
a dormir colle mie mule,
LO STUDENTE n sono baccellieri.
Dissero chiedesse (Prende il suo basto e parte.)
acqua ed aceto Ah, ah! Per rinfrescarsi.

LALCADE
Sar.

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Verdi: La forza del destino - atto secondo

Scena IV [Scena, Coro e Ripresa della danza]


I Suddetti meno Mastro Trabuco
LALCADE
LO STUDENTE Sta bene.
Poichimberbe lincognito, facciamgli
col nero due baffetti; PREZIOSILLA
doman ne rideremo. (con nezza)
Ucciso fu quel Marchese?
ALCUNI MULATTIERI E CONTADINI
Bravo! Bravo! LO STUDENTE
Ebben?
LALCADE
Protegger debbo i viaggiator; moppongo. PREZIOSILLA
Meglio farebbe dirne
Lassassino rapa sua glia?
donde venga, ove vada, e chi ella sia.

LO STUDENTE LO STUDENTE
S.
Lo vuoi saper? Ecco listoria mia.

Son Pereda, son ricco donore, PREZIOSILLA


baccelliere mi fe Salamanca; E voi, lamico do, cortese,
sar presto in utroque dottore, andaste a Cadice, e pria a Siviglia?
che di studio ancor poco mi manca.
Di l Vargas mi tolse da un anno, (ridendo)
e a Siviglia con s mi guid. Ah, ah, ah!
Non trattenne Pereda alcun danno, Ah, gnaffe, a me non se la fa
per lamico il suo core parl. Tra la la la!
Della suora un amante straniero
col il padre gli avea trucidato, LALCADE
ed il glio, da pro cavaliero,
la vendetta ne aveva giurato (si alza e guarda loriuolo)
Glinseguimmo di Cadice in riva, Figliuoli, tardi; poich abbiam cenato,
n la coppia fatal si trov. s rendan grazie a Dio, e partiam.
Per lamico Pereda soffriva,
che il suo core per esso parl. PREZIOSILLA, LO STUDENTE, MULATTIERI, CON-
L e dovunque narrar che del pari TADINI
la sedotta col vecchio pera,
che a una zuffa tra servi a sicari Partiam partiamo!
solo il vil seduttore sfugga.
Io da Vargas allor mi staccava; LO STUDENTE
ei seguir lassassino giur. Buona notte!
Verso America il mare solcava,
e Pereda ai suoi studi torn! MULATTIERI, CONTADINI
Buona notte!
MULATTIERI, CONTADINI
Truce storia Pereda narrava! LO STUDENTE
Generoso il suo core mostr! Buona notte!

LO STUDENTE MULATTIERI, CONTADINI


Pereda a suoi studi torn! Hol! Hol! lora di riposar.

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Verdi: La forza del destino - atto secondo
(In fondo al teatro ripigloia la danza) ambascia.
lora di posar
(Cade in ginocchio)
Allegri, o mulattier! Hol, hol!
Madre, pietosa Vergine,
LO STUDENTE perdona al mio peccato,
Son Pereda, son ricco donore, ecc. maita quel ingrato
dal core a cancellar.
LALCADE In queste solitudini
espier lerrore.
Sta ben!
Piet di me, Signore.
Deh, non mabbandonar,
PREZIOSILLA piet di me, Signor!
Ah, ah, ah, ah, tra la l!
ma, gnaffe, a me no se la fa ecc. FRATI
(ensemble) (dallinterno)
Venite, adoremus et procedamus ante Deum,
TUTTI ploremus coram Domino qui fecit nos.
Buon notte.
Andiam, andiam. LEONORA
Una piccola spianata sul declivio di scoscesa mon- (alzandosi)
tagna. A destra precipizii e rupi; di fronte la fac- Ah, que sublimi cantici
ciata della chiesa della Madonna degli Angeli; a dellorgano i concenti,
sinistra la porta del Convento, in mezzo alla quale che come incenso ascendono
una nestrella; da un lato la corda del campanello. a Dio sui rmamenti,
Sopra vi una piccola tettoia sporgente. Al di l ispirano a questalma
della chiesa alti monti col villaggio dHornachue- fede, conforto e calma!
los. La porta della chiesta chiusa, ma larga, sopra Al santo asilo accorrasi
dessa una nestra semicircolare lascer vedere
la luce interna. A mezza scena, un po a sinistra, (Savvia)
sopra quattro gradini serge una rozza croce di
E loser a questora?
pietra corrosa dal tempo. La scena sar illuminata
da luna chiarissima. (arrestandosi)
[N 5 Aria]
Alcun potria sorprendermi!
Oh, misera Leonora,
Scena V tremi?Il pio frate accoglierti
Donna Leonora giunge ascendendo dalla destra, no, non ricuser.
stanca, vestita da uomo, con pastrano a larghe Non mi lasciar, soccorrimi,
maniche, largo cappello e stivali. piet Signor, piet!

LEONORA FRATI
Sono giunta! Grazie, o Dio! Ploremus ecc.
Estremo asil questo per me!Son giunta!
Io tremo! La mia orrenda storia nota
in quellalbergo e mio fratel narrolla!
Se scoperta mavesse! Cielo! Ei disse
navigavers occaso. Don Alvaro!
N morto cadde quellanotte in cui
io, io del sangue di mio padre intrisa,
lho seguito e il perdei! Ed or mi lascia
mi fugge! Ah! ohim, non reggo a tanta
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Verdi: La forza del destino - atto secondo

Scena VI Vannuncio e se non torno,


Leonora suona il campanello del convento. Si apre buona notte.
la nestrella della porta e nesce la luce duna lan-
(Chiude la nestrella.)
terna che riverbera sul volto di Donna Leonora la
quale si arretra, spaventata. Fra Melitone parla Scena VII
sempre dallinterno.
Donna Leonora sola
MELITONE
Chi siete?
LEONORA
Ma sei mi respingesse?
LEONORA Fama pietoso il dice
Ei miprotegger Vergin massisti!
Chiedo il Superiore.
[Scena e Duetto]
MELITONE
Sapre Scena VIII
alle cinque la chiesa,
se al giubileo venite. Donna Leonora, il Padre Guardiano e Fra Melitone

GUARDIANO
LEONORA
Chi mi cerca?
Il Superiore,
per carit!
LEONORA
MELITONE Son io.
Che carit a questora!
GUARDIANO
LEONORA Dite
Mi manda il Padre Cleto.
LEONORA
MELITONE Un segreto
Quel santo uomo? Il motivo?
GUARDIANO
LEONORA Andate, Melitone!
Urgente.
MELITONE
MELITONE (partendo)
Perch mai? (Sempre segreti!
E questi santi soli han da saperli!
LEONORA Noi siamo tanti cavoli)
Un infelice
GUARDIANO
MELITONE Fratello,
Brutta solfa Per vapro ondentriate. mormorate?

LEONORA MELITONE
Nol posso! Oib, dico ch pesante
la porta e fa rumore
MELITONE
GUARDIANO
No? Scomunicato siete?
Che strano a aspettare aciel sereno. Obbedite

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Verdi: La forza del destino - atto secondo

MELITONE LEONORA
(Che tuon da Superiore!) (singinocchia presso la croce, la bacia, quindi torna
meno agitatad al Padre Guardiano.)
(Rientra nel convento socchiudendone la porta.)
LEONORA
Scena IX Pi tranquilla, lalma sento
Donna Leonora e il padre Guardiano dacch premo questa terra;
de fantasmi lo spavento
GUARDIANO pi non provo farmi guerra
Or siam soli siam soli Pi non sorge sanguinante
di mio padre lombre innante,
LEONORA n terribile lascolto
la sua glia maledir.
Una donna son io.

GUARDIANO GUARDIANO
Sempre indarno qui rivolto
Una donna a questora!
fu di Satana lardir.
Gran Dio!

LEONORA LEONORA
Perci tomba qui desio
Infelice, delusa, rejetta,
fra le rupi ovaltra visse.
dalla terra e del ciel maledetta,
che, nel pianto prostratavi al piede,
di sottrala allinferno vi chiede.
GUARDIANO
Che! Sapete?
GUARDIANO
Come un povero frate lo pu?
LEONORA
Cleto il disse
LEONORA
Padre Cleto un suo foglio vinvi?
GUARDIANO
E volete?
GUARDIANO
Ei vi manda?
LEONORA
Darmi a Dio!
LEONORA
S.
GUARDIANO
(solenne)
GUARDIANO Guai per chi si lascia illudere
(sorpreso) dal delirio dun momento!
Pi fatal per voi s giovane
Dunque voi siete
giungerebbe il pentimento
Leonora di Vargas!
Chi pu leggere nel futuro?
chi immutabil farvi il core?
LEONORA
Fremete! LEONORA
Pi tranquilla lalma sento, ecc.
GUARDIANO
No! Venite dente alla croce, GUARDIANO
l del cielo vispiri la voce.
E lamante?

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Verdi: La forza del destino - atto secondo

LEONORA LEONORA
Involontario Bont divina!
muccise il genitor.
GUARDIANO
GUARDIANO Sol io sapr chi siate
E il fratello? Tra le rupi uno speco; ivistarete.
Presso una fonte al settimo d scarso
LEONORA cibo porrovvi io stesso.
La mia morte
di sua mano egli giur. LEONORA
Vandiamo.
GUARDIANO
Meglio a voi le sante porte GUARDIANO
schiuda un chiostro. (verso la porta)
Melitone?
LEONORA
Un chiostro? No! (a Melitone che comparisce)
Se voi scacciate questa pentita
andr per balze, gridando aita, Tutti i fratelli con ardenti ceri,
ricovro ai monti, cibo alle selve, dov lara maggiore,
e n le belve ne avran piet. nel tempio si raccolgan del Signore.
Ah, s, del cielo qui udii la voce:
(Melitone rientra)
(sottovoce e misteriosamente) Sullalba il piede alleremo
Slvati allombra di questa croce solinga volgerete;
Voi mi scacciate? Voi? ma pria dal pane angelico
conforto allalma avrete.
(Corre ad abbracciar la croce) Le sante lane a cingere
ite, e sia forte il cor.
questo il porto; Sul nuovo calle a reggervi
chi tal conforto mi toglier? vassister il Signor.

GUARDIANO LEONORA
(A te sia gloria, o Dio clemente, (racconsolata)
padre dei miseri onnipossente,
a cui sgabello sono le sfere Tua grazia, o Dio,
Il tuo volere si compir!) sorride alla rejetta!
Oh, gaudio insolito!
LEONORA Io son ribenedetta!
Gi sento in me rinascere
Slvati allombra ecc.
a nuova vita il cor
Plaudite, o cori angelici,
GUARDIANO
mi perdon il Signor.
fermo il voto?
GUARDIANO
LEONORA
Le sante lane a cingere ecc.
fermo.
LEONORA
GUARDIANO
Plaudite, o cori angelici ecc.
Vaccolga dunque
Iddio. (Leonora e il padre Guardianoe entrano nella stanza

15
Verdi: La forza del destino - atto secondo
del portinaio.) MELITONE, FRATI
[N 7 Finale secondo] Nol varcherem.

Scena X GUARDIANO
A chi il divietofrangere osasse,
La gran porta della chiesa si apre. Di fronte vedesi
o di questalmascoprir tentasse
laltar maggiore illuminato. Lorgano suona. Dai
nome o mistero, maledizione!
lati del coro procedono due lunghe le di Frati, con
ceri ardenti. Pi tardi il Padre Guardiano precede
MELITONE, FRATI
Leonora, in abito da frate; egli la conduce fuor della
chiesa; i Frati gli si schierano intorno. Leonora si Maledizione! Maledizione!
prostra innanzi a lui che, stendendo solennemente le Il cielo fulmini, Incenerisca,
mani sopra il suo capo, intuona: lempio mortale se tanto ardisca;
su lui scatenisi ogni elemento,
GUARDIANO limmonda cenere ne sperda il vento.
Il santo nome di Dio Signore Maledizione! Maledizion!
sia benedetto.
GUARDIANO
MELITONE, FRATI (a Leonora)
Sia benedetto. Alzatevi e partite. Alcun vivente

GUARDIANO pi non vedrete. Dello speco il bronzo


ne avverta se periglio vi sovrasti,
Unalma a piangere viene lerrore,
o per voi giunto sia lestremo giorno
tra queste balze chiede ricetto
A confortarvi lalma
Il santo speco noi le schiudiamo
volerem pria che a Dio faccia ritorno.
V noto il loco?

MELITONE, FRATI MELITONE, GUARDIANO, FRATI


La Vergine degli Angeli
Lo conosciam.
vi copra del suo manto,
e voi protegga vigile
GUARDIANO
di Dio lAngelo santo.
A quellasilo, sacro, inviolato,
nessun si appressi. LEONORA
La Vergine degli Angeli
MELITONE, FRATI
mi copra del suo manto,
Obbedirem. e mi protegga vigile
di Dio lAngelo santo.
GUARDIANO
L CINTO UMLE NON SIA VARCATO MELITONE, GUARDIANO, FRATI
che nel divide. La Vergine degli Angeli, ecc.

(Leonora bacia la mano del Padre Guardiano, e


savvia alleremo, sola. Il Guardiano stendendo le
braccia verso di lei, la benedice.)

16
Verdi: La forza del destino - atto terzo

ATTO TERZO
In Italia presso Velletri.

[N 8 Scena e Romanza] ALVARO


(tristemente, ma con forza)
Scena I
La vita inferno allinfelice Invano
Bosco. Notte oscurissima. Si sentono voci interne a morte deso! Siviglia! Leonora!
destra. Oh, rimembranza! Oh, notte
VOCI chogni ben mi rapisti!
Sar infelice eternamente scritto.
(interne) Della natal sua terra il padre volle
Attenti al gioco, attenti spezzar lestranio giogo, e collunirsi
allultima dellIncas la corona
UNA VOCE cingere cond. Fu vana impresa!
In un carcere nacqui; meducava
(c.s.)
il deserto; sol vivo perch ignota
Un asso a destra. mia regale stirpe! I miei parenti
sognaro un trono, e li dest la scure!
ALTRA VOCE Oh, quando ne avran Le mie sventure!
(c.s.)
O tu che seno agli angeli
Ho vinto. eternamente pura,
salisti bella, incolume
VOCI dalla mortal jattura,
(c.s.) non iscordar di volgere
lo sguardo a me tapino,
Attenti al gioco, attenti che senza nome ed esule,
in odio del destino,
UNA VOCE chiedo anelando, ahi misero,
(c.s.) la morte dincontrar.
Leonora mia, soccorrimi,
Un tre a destra. piet del mio penar!
Piet di me!
ALTRA VOCE
(c.s.) [N 9 Scena e Duettino]

Cinque a manca. CARLO


(dallinterno a destra)
UNA VOCE
(c.s.) Al tradimento

Perdo. VOCI
(interne)
VOCI
(c.s.) Muoia

Attenti, attenti ALVARO


(Don Alvaro in uniforme di capitano spagnolo de Quali grida!
Granatieri del Re, si avanza lentamente dal fondo)

17
Verdi: La forza del destino - atto terzo

CARLO CARLO
(c.s.) Nuovo sono.
Con ordini del general sol ieri
Aita
giunsi; senza voi morto
sarei. Or dite a chi debbo la vita?
ALVARO
Si soccorra. ALVARO
Al caso
VOCI
(c.s.) CARLO
Muoia! Muoia! Pria il mio nome
dir. (Non sappia il vero)
(Alvaro accorre al luogo onde si udivano le grida; Don Felice de Bornos, aiutante
si sente un picchiare di spade; alcuni ufciali attra- del duce.
versando la scena fuggendo in disordine da destra a
sinistra.) ALVARO
Io, Capitan dei Granatieri,
Scena II Don Federico Herreros.
Don Alvaro ritorna con Don Carlo
CARLO
ALVARO
La gloria dellesercito!
Fuggr! Ferito siete?
ALVARO
CARLO
Signore
No, vi debbo
la vita. CARLO
Io lamist ne ambia; la chiedo, e spero.
ALVARO
Chi erano? ALVARO
Io pure della vostra sar ero.
CARLO
Assassini. (Si stringono le destre.)

ALVARO ALVARO E CARLO


Presso al campo cos? Amici in vita e in morte
il mondo ne vedr.
CARLO Uniti in vita e in morte
entrambi trover.
Franco
dir: fu alterco al gioco [Scena e Battaglia]
ALVARO VOCI
Comprendo, col, a destra? (interne a sinistra e squilli di trombe)
CARLO Allarmi! allarmi!
S.
ALVARO E CARLO
ALVARO Andiamo, allarmi!
Ma come, si nobile daspetto, a quella bisca
scendeste?

18
Verdi: La forza del destino - atto terzo

VOCI VOCI
(c.s.) (di fuori)
Allarmi! allarmi! A Spagna gloria!
Viva lItalia! Vittoria!
CARLO
Con voi scendere al campo donor, IL CHIRURGO
emularne lesempio potr. Portan qui ferito il Capitan.

ALVARO Scena IV
Testimone del vostro valor Don Alvaro, ferito e svenuto, portato in una let-
ammirarne le prove sapr. tiga da quattro Granatieri. Da un lato il Chirurgo,
dallaltro Don Carlo, coperto di polvere ed assai
VOCI afitto. Un Soldato depone una valigia sopra un
(c.s.) tavolino. La lettiga collocata quasi nel mezzo della
scena.
Allarmi!
CARLO
ALVARO E CARLO
Piano qui posi approntisi il mio letto.
Allarmi! allarmi!
IL CHIRURGO
(Alvaro e Carlo corrono a sinistra)
Silenzio
Scena III
CARLO
il mattino. Salotto nellabitazione dun ufciale
superiore dellesercito spagnolo in Italia non lungi Vha periglio?
da Velletri. Nel fondo sonvi due porte, quella a
sinistra mette ad una stanza da letto, laltra la IL CHIRURGO
comune. A sinistra presso il proscenio una ne- La piaga che ha nel petto mi spaventa.
stra. Si sente il rumore della vicina battaglia.
CARLO
Un Chirurgo militare ed alcuni Soldati ordinanze
dalla comune corrono alla nestra. Deh, il salvate!

ALCUNE ORDINANZE ALVARO


Arde la mischia. (rinviene)
Ove son?
IL CHIRURGO
(guardando con cannocchiale) CARLO
Prodi i granatieri! Presso lamico.

ALCUNE ORDINANZE ALVARO


Li guida Herreros Lasciatemi morire.

IL CHIRURGO CARLO
(c.s.) Vi salveran le nostre cure Premio
lOrdine vi sar di Calatrava.
Ciel! Ferito
ei cadde! Piegano i suoi! Laiutante
li raccozza alla carica li guida!
Gi fuggono i nemici! I nostri han vinto!

19
Verdi: La forza del destino - atto terzo

ALVARO CARLO
(trasalendo) Lo giuro, sar!
Di Calatrava! Mai, mai
ALVARO
CARLO Or muoio tranquillo Vi stringo al cor mio
(Che! Inorrid di Calatrava al nome!)
CARLO
ALVARO (lo abbraccia con grande emozione)
Amico Amico, date nel cielo Addio!

IL CHIRURGO ALVARO
Se parlate Or muoio tranquillo ecc.

ALVARO ALVARO, CARLO


Un detto sol Addio.

CARLO (Il chirurgo ed i soldati trasportano il ferito nella


stanza da letto.)
(al chirurgo)
[N 10 Scena ed Aria]
Ven prego ne lasciate!

(Il chirurgo si ritira al fondo. Don Alvaro accenna a Scena V


Don Carlo di appressarsegli.) Don Carlo, poi il chirurgo
ALVARO CARLO
Solenne in questora giurar mi dovete Morir! Tremenda cosa!
far pago un mio voto. S intrepido, s prode,
ei pur morr! Uom singolar costui!
CARLO Trem di Calatrava
(commosso) al nome! A lui palese
n forse il disonor? Cielo! Qual lampo!
Lo giuro, lo giuro!
Sei fosse il seduttore?
Desso in mia mano e vive!
ALVARO
Se mingannassi? Questa chiave il dica.
Sul core
cercate (Apre convulso la valigia, e ne trae un plico suggel-
lato)
CARLO
Ecco i fogli!
(eseguisce e trova una chiave)
Una chiave! (fa per aprirlo)
Che tento!
ALVARO
(indicando la valigia) (Sarresta)

Con essa trarrete E la f che giurai?


un piego celato Lafdo allonore E questa vita che debbo al suo valor?
Col vha un mistero che meco morr. Anchio lo salvo!
Sabbruci me spento Sei fosse quell Indo maledetto
che macchi il sangue mio?

(risoluto)
20
Verdi: La forza del destino - atto terzo

Il suggello si franga, chi del sangue di tuo padre


ti fe il volto rosseggiar?
(Sta per eseguire) Ah, felice appien sarei
niun qui mi vede se potessi il brando mio
ambedue daverno al dio
(Sarresta) dun sol colpo consacrar!

No! Ben mi veggio! (Parte rapidamente dalla destra).

(Getta il plico, e se ne allontana con raccapriccio) Accampamento militare presso Velletri. Sul davanti
a sinistra una bottega da rigattiere; a destra
Urna fatale del mio destino, unaltra ove si vendono cibi, bevande e frutta.
va, tallontana, mi tenti invano; Allingiro sono tende militari, baracche di rivendu-
lonor a tergere qui venni, e insano glioli, ecc. notte; la scena deserta.
dun onta nuova nol macchier.
Un giuro sacro per luom donore; [N 11 Ronda]
que fogli serbino il lor mistero
disperso vada il mal pensiero Scena VI
che allatto indegno mi concit. Una pattuglia entra cautamente in scena, esplo-
rando il campo.
E saltra prova rinvenir potessi?
Vediam. PATTUGLIA
(Torna a frugare nella valigia e vi trova un astucci) (a mezzavoce)

Qui vha un ritratto Compagni, sostiamo,


il campo esploriamo;
(Lo esamina) non sode rumor.
Non brilla un chiarore;
Suggel non v nulla ei ne disse nulla in sonno profondo
promisi sapra dunque sepolto ognun sta.
(Eseguisce) (girando intorno alla scena)
Ciel! Leonora! Il campo esploriamo ecc.
Compagni, inoltriamo,
(con esaltazione) fra poco la sveglia
Don Alvaro il ferito! suonare sudr.
Ora egli viva e di mia man poi muoia Andiam, compagni, andiam;
non sode rumor
IL CHIRURGO
(allontanandosi)
(si presenta sulla porta della stanza)
Andiam
Lieta novella, salvo!
[N 12 Scena e duetto]
(Rierntra.)

CARLO Scena VII


salvo! salvo! Oh, gioia! Spunta lalba lentamente. Entra Don Alvaro pensoso
Egli salvo! Oh gioia immensa
che minnondi il cor, ti sento! ALVARO
Potr alne il tradimento N gustare m dato
sullinfame vendicar. unora di quiete; affranta lalma
Leonora, ove tascondi? dalla lotta crudel.
Di: seguisti tra le squadre Pace ed oblio indarno io chieggo al cielo,
indarno, indarno!
21
Verdi: La forza del destino - atto terzo

Scena VIII CARLO


Detto e Don Carlo Fu illeso quel piego, lefgie ha parlato;
Don Carlos di Vargas, tremate io sono.
CARLO
Capitano ALVARO
Dardite minacce non magito al suono.
ALVARO
Chi mi chiama? CARLO
Usciamo allistante, un deve morire
(Avvicinandosi e riconoscendo Carlo, gli dice con
affetto) ALVARO
Voi, che si larghe cure La morte disprezzo, ma duolmi inveire
mi prodigaste. contruom che per primo amistade moffria.

CARLO CARLO
La ferita vostra No, no, profanato tal nome non sia.
sanata appieno?
ALVARO
ALVARO Non io, fu il destino, che il padre vha ucciso;
S. non io che sedussi quellangiol damore.
Ne guardano entrambi, e dal paradiso
CARLO chio sono innocente vi dicono al core
Forte? Sono innocente!

ALVARO CARLO
Qual prima. Adunque colei?

CARLO ALVARO
Sosterreste un duel? La notte fatale
io caddi per doppia ferita mortale;
ALVARO guaritone, un anno in traccia ne andai
Ahim, chera spenta Leonora trovai!
Con chi?
CARLO
CARLO
Menzogna! menzogna!
Nemici non avete?
La suora ospitavala antica parente:
vi giunsi, ma tardi
ALVARO
Tutti ne abbiam ma a stento ALVARO
comprendo
(con ansia)
CARLO Ed ella
No? Messaggio non vinviava
Don Alvaro, lIndiano? CARLO
Fuggente!
ALVARO
Oh, tradimento! ALVARO
Sleale! Il segreto fu dunque violato? (trasalendo)
E vive!!! Ella vive, gran Dio!!!

22
Verdi: La forza del destino - atto terzo

CARLO CARLO
S, vive. Il giuro
a Dio, morr linfame.
ALVARO
(nella massima agitazione) ALVARO
Voi pria cadrete nel fatal certame.
Don Carlo, amico, il fremito
chogni mia bra scuote,
CARLO
vi dica che quest anima
infame esser non puote. Morte! ovio non cada esanime
Vive! Gran Dio, quellangelo! Leonora giunger.
Tinto ancor del vostro sangue
CARLO questo acciar le immerger.
Ma in breve morir.
ALVARO
ALVARO Morte! S Col brando mio
un sicario uccider;
No, dun imene il vincolo
il pensier volgete a Dio,
stringa fra noi la speme;
lora vostra aln suon.
e sella vive, insieme
cerchiamo ove fugg.
CARLO
CARLO Tinto ancor ecc.
Stolto!
ALVARO
ALVARO Morte! Ora il pensier ecc.
Giuro che illustre origine
ALVARO, CARLO
equale a voi mi rende,
e che il mio stemma splende Andiam, a morte andiam
come rifulge il di. Morte!

(Sguainano le spade e si battono furiosamente.)


CARLO
Stolto! Fra noi dischiudesi Scena IX
insanguinato avello;
come chiamar fratello Accorre la pattuglia del campo a separarli
chi tutto a me rap? PATTUGLIA
Deccelsa o vile origine,
duopo chio vi spegna, Fermi! Arrestate!
e dopo voi lindegna
che il sangue suo tradi. CARLO
No!
ALVARO
(furente)
Che dite? Che dite?
La sua vita
CARLO o la mia tosto!
Ella morr.
PATTUGLIA
ALVARO Lunge di qua
Tacete, tacete! si tragga.

23
Verdi: La forza del destino - atto terzo

ALVARO ALTRI SOLDATI


(Forse del ciel laita (interni, nelle tende)
a me soccorre.)
Vita gaia, avventurosa,
cui non cal doman n ieri,
CARLO
chama tutti i suoi pensieri
Colui morr! sol nelloggi concentrar.

PATTUGLIA (Sortono subito correndo festosamente allaltra


(a Carlo che cerca svincolarsi) parte del coro)

Vieni! VIVANDIERE, SOLDATI


Lorch pifferi ecc.
CARLO
(a Don Alvaro) PREZIOSILLA
Carnece del padre mio! (alle vivandiere)
Venite allindovina,
PATTUGLIA ch giunta di lontano,
Vieni! e puote a voi larcano
futuro decifrar.
(lo trascinano via)
(ai soldati)
ALVARO
Correte a lei dintorno,
Or che mi resta? Pietoso Iddio,
la mano le porgete,
tu ispira, illumina il mio pensier
le amanti apprenderete
(gettando la spada) se de vi restr.

Al chiostro, alleremo, ai santi altari VIVANDIERE


loblio, la pace chiegga il guerrier.
Andate allindovina,
(Esce.) la mano le porgete

[N 13 Coro e Strofe] PREZIOSILLA, VIVANDIERE


le belle apprenderete
Scena X se de a voi restr.
Spunta il sole; il rullo dei tamburi e lo squillo delle
trombe danno il segnale della sveglia. La scena va SOLDATI
animandosi a poco a poco. Soldati spagnuoli ed ita- Andiam allindovina,
liani di tutte le armi sortono dalle tende ripulendo la mano le porgiamo,
schioppi, spade, uniformi, ecc. Ragazzi militari le belle udir possiamo
giuocano ai dai sui tamburi. Vivandiere che vendono se de a noi restar.
liquori, frutta, pane, ecc. girano per il campo. Pre-
ziosilla, dallalto duna baracca, predice la buona PREZIOSILLA
ventura. Scena animatissima. Chi vuole il paradiso
saccenda di valore,
VIVANDIERE, SOLDATI SPAGNOLI E ITALIANI
e il barbaro invasore
Lorch pifferi e tamburi saccinga a debellar.
par che assordino la terra, Avanti, avanti, avanti,
siam felici, ch la guerra predirvi sentirete
gioia, vita al militar. qual premio coglierete
dal vostro battagliar.

24
Verdi: La forza del destino - atto terzo

VIVANDIERE PREZIOSILLA, VIVANDIERE, SOLDATI


Avanti, avanti, avanti, Viva!

predirvi sentirete UN ALTRO SOLDATO ANCORA


Ed al suo degno amico
PREZIOSILLA E VIVANDIERE Don Felice de Bornos!
qual premio coglierete
VIVANDIERE, SOLDATI
dal vostro battagliar.
Viva, viva!
SOLDATI
Avanti, avanti, avanti,
Scena XI
Lattenzione attirata da Mastro Trabuco, rivendu-
predirci sentiremo gliolo, che, dalla bottega a sinistra, viene con una
cassetta al collo portante vari oggetti di meschino
qual premio coglieremo valore.
dal nostro battagliar. TRABUCO
A buon mercato chi vuol comprare
PREZIOSILLA forbici, spille, sapon perfetto?
Aventi!
(Lo attorniano)
[Scena ed Arietta Sortita di Rivendugliolo]
Io vendo e compro qualunque oggetto,
SOLDATI concludo a pronti qualunque affar.
Qua, vivandiere, un sorso!
UN SOLDATO
(Le vivandiere versano loro) Ho qui un monile;

UN SOLDATO (lo mostra)


Alla salute nostra! quanto mi dai?

VIVANDIERE, SOLDATI UN ALTRO


(bevendo) V una collana?
Viva!
(La mostra)
Altro soldato Se vuoi la vendo.
A Spagna
UN ALTRO ANCORA
ed allItalia unite! Questi orecchini,

VIVANDIERE, SOLDATI (li mostra)


Evviva! li pagherai?

PREZIOSILLA SOLDATI
Al nostro eroe (mostrando orologi, anelli, ecc.)

Don Federico Herreros! Vogliamo vendere

VIVANDIERE, SOLDATI TRABUCO


Viva! Ma quanto vedo
25
Verdi: La forza del destino - atto terzo

tutto robaccia, brutta robaccia! TRABUCO


(da s, contento)
SOLDATI
(Che buon affar!)
Tale, o furfante, la tua faccia.
(avviandosi ad altro lato del campo)
TRABUCO
A buon mercato chi vuol comprar
Pure aggiustiamoci per ogni pezzo
do trenta soldi [Coro]
SOLDATI
Scena XII
(tumultuando)
Detti e alcuni Contadini questuanti con ragazzi con-
Da ladro il prezzo. dotti a mano.

TRABUCO CONTADINI QUESTUANTI


Ih, quanta furia! Cintenderemo, Pane, pan per carit!
qualchaltro soldo vaggiungeremo. tetti e campi devastati
Date qua, subito! nha la guerra, ed affamati
cerchiam pane per piet.
SOLDATI
Purch allistante Scena XIII
venga il denaro bello e sonante Detti ed alcune Reclute piangenti che giungono
scortate.
TRABUCO
Prima la merce qua colle buone RECLUTE
Povere madri deserte nel pianto
SOLDATI per dura forza dovemmo lasciar.
(dandogli gli effetti) Della belt nhan rapiti allincanto,
a nostre case vogliamo tornar.
A te!
VIVANDIERE
ALTRI (accostandosi gaiamente alle reclute ed offrendo
(c.s.) loro da bere)
A te! Non piangete, giovanotti,
per le madri, per le belle;
ALTRI ANCORA vameremo quai sorelle,
(c.s.) vi sapremo consolar.
Certo il diavolo non siamo;
A te! quelle lagrime tergete,
al passato, ben vedete,
TRABUCO ora inutile pensar.
(ritira le robe e paga)
PREZIOSILLA
A te, a te, benone.
(accostandosi alle reclute, ne prende alcune pel
SOLDATI braccio, e dice loro burlescamente)
(cacciandolo via) Che vergogna! Su, coraggio,
bei gliuoli, siete pazzi?
S, s, ma vattene
Se piangete quai ragazzi
vi farete corbellar.
Un occhiata a voi dintorno,
26
Verdi: La forza del destino - atto terzo

e scommetto che indovino, ogni convento


ci sar pi dun visino ora covo del vento! I santuari
che sapravvi consolar. spelonche diventr di sanguinari;
perno i tabernacoli di Cristo
VIVANDIERE fatti son ricettacoli del tristo!
Vameremo quai sorelle ecc. Tutto va a soqquadro E la ragion? Pro pec-
cata
PREZIOSILLA vestra pei vostri peccati
Se piangete quai ragazzi
SOLDATI ITALIANI
Su, coraggio, coraggio, coraggio
Ah, frate, frate!
[Coro Tarantella]
MELITONE
Scena XIV Voi le feste
calpestate, rubate, bestemmiate
Le vivandiere prendono francamente le reclute pel
braccio e sincomincia vivacissima danza generale.
Ben presto la confusione e lo schiamazzo giunge al
SOLDATI ITALIANI
colmo. Togone infame!

PREZIOSILLA, VIVANDIERE, RECLUTE, SOLDATI SOLDATI SPAGNOLI


Nella guerra la follia Segui pur, padruccio.
che dee il campo rallegrar;
viva, viva la pazzia MELITONE
che qui sola ha da regnar! E membri e capi siete duna stampa
Nella guerra la follia ee. Tutti eretici.
Viva viva la pazzia Tutti, tutti cloaca di peccati,
e nch il mondo puzzi di tal pece
[Predica]
non isperi la terra alcuna pace.

Scena XV SOLDATI ITALIANI


Entra Fra Melitone che, preso nel vortice della (serrandolo intorno)
danza, per un momento costretto a ballare con le
vivandiere. Finalmente, riuscito a fermarsi, esclama Dlli Dlli!
Dlli Dlli!
MELITONE
(predicando) SOLDATI SPAGNOLI
(difendendolo)
Toh! Toh! Poffare il mondo! oh, che tem-
pone! Scappa! Scappa
Corre ben lavventura! Anchio ci sono!
Venni di Spagna a medicar ferite, MELITONE
ed alme a mendicar. Che vedo? questo Con tal pece non v pace
un campo di Cristiani, o siete Turchi? pece, pece
Dove s visto berteggiar la santa
domenica cos?Ben pi faccenda (I soldati italiani cercano di picchiarlo, ma egli se la
le bottiglie vi dan che le battaglie! svigna, declamando sempre.
E invece di vestir cenere e sacco
qui si tresca con Venere, con Bacco? PREZIOSILLA
Invece di cenere, di cenere e sacco, (ai soldati che inseguono Fra Melitone uscendo
Venere, Bacco, Venere, Bacco dalla scena)
e Venere?
Il mondo fatto una casa di pianto; Lasciatelo chiei vada

27
Verdi: La forza del destino - atto terzo

Far guerra ad un cappuccio! Bella impresa! Rataplan, rataplan, or le schiere


Non modon? Sia il tamburo sua difesa. son guidate raccolte a pugnar!
Rataplan, rataplan, le bandiere
[Rataplan] del nemico si veggon piegar!

(Prende a caso un tamburo e, imitata da qualche VIVANDIERE, SOLDATI, RECLUTE


tamburino, lo suona. I soldati accorrono tosto a cir-
condarla, seguiti da tutta la turba.) Rataplan, plan, plan, pim, pum, pum ecc.

PREZIOSILLA PREZIOSILLA
Rataplan, rataplan, rataplan! Rataplan, pim, pum, pum, inseguite
chi la terga, fuggendo, volt
VIVANDIERE, SOLDATI ITALIANI E SPAGNOLI, Rataplan, le gloriose ferite
RECLUTE col trionfo il destin coron!
Rataplan, rataplan, la vittoria
Rataplan, rataplan, rataplan!
pi rifulge de gli al valor!
(Tutti entrano in scena correndo) Rataplan, rataplan, la vittoria
al guerriero conquista ogni cor!
Rataplan, plan, plan, plan ecc. Rataplan plan, plan pim, pum ecc.

PREZIOSILLA VIVANDIERE, SOLDATI, RECLUTE


Rataplan, rataplan, della gloria pim, pum, pum rataplan ecc.
nel soldato ritempra lardor;
rataplan, rataplan, di vittoria (Sullultima nota tutti fanno latto di sparare un
questo suono segnal percursor! fucile. Sortono correndo)

28
Verdi: La forza del destino - atto quarto

ATTO QUARTO
Vicinanze dHornachuelos. Interno del convento della Madonna degli Angeli. Meschino porticato cir-
conda una corticella con aranci, oleandri, gelsomini. Alla sinistra dello spettatore la porta che mette al
via; a destra, altra porta sopra la quale si legge Clausura.
[N 14 Coro ed Aria buffa] UOMINI, VECCHI
Quattro a lei!
Scena I
Il Guardiano passeggia solennemente, leggendo il LA STESSA
suo breviario. Dalla sinistra entrano molti pezzenti S, perch ho sei gliuoli
dogni et e sesso, con rozze scodelle alla mano,
pignatte o piatti. MELITONE
QUESTUANTI Perch ne avete sei?

Fate, la carit, LA STESSA


unora che aspettiamo!
Andarcene dobbiamo, Perch il mand Iddio
la carit
MELITONE
Scena II S, Dio Dio Non li avreste
se al par di me voi pure la schiena percoteste
Detti e fra Melitone, che viene dalla destra, coperto con aspra disciplina, e pi le notti intere
il ventre da un ampio grembiale bianco, ed aiutato passaste recitando rosari e Miserere
da un altro laico, porta una grande caldaia a due
manichi che depongono nel centro; il laico riparte. GUARDIANO
MELITONE Fratel .
Che? Siete allosteria? Quieti
MELITONE
(Incomincia a distribuire col ramaiuolo la minestra) Ma tai pezzenti son di fecondit
davvero spaventosa
QUESTUANTI
(spingendosi fra loro) GUARDIANO
Qui, presto a me Abbiate carit.

MELITONE I VECCHI
Quieti quieti Un po di quel fondaccio ancora ne donate.

I VECCHI MELITONE
Quante porzioni a loro! Il ben di Dio, bricconi, fondaccio voi chiamate?

UOMINI VECCHI
Tutto vorrian per s (presentando le loro scodelle)
A me, padre a me
UOMINI, VECCHI
Nebbe gi tre Maria! UOMINI
(c.s.)
UNA DONNA SOLA
A me
(a Melitone)
Quattro a me
29
Verdi: La forza del destino - atto quarto

MELITONE sacchi di pravit


Oh, andatene in malora, via, via bricconi, al diavolo,
o il ramaiuol sul capo vaggiusto bene or ora toglietevi di qua!

Io perdo la pazienza! QUESTUANTI


Oh, il padre Raffael ecc.
GUARDIANO
Carit. MELITONE
Pezzenti pi di Lazzaro, ecc.
DONNE toglietevi di qua ecc.
Pi carit ne usava il padre Raffael.
QUESTUANTI
MELITONE Il padre Raffael ecc.
S, s, ma in otto giorni avutone abbastanza
di poveri e minestra, rest nella sua stanza, MELITONE
e scaric la soma sul dosso a Melitone (Indispettito li scaccia confusamente, percuotendoli
E poi con tal canaglia usar dovr le buone? col grembiale)

GUARDIANO Via di qua, via di qua,


fuori, fuori, via di qua!
Soffrono tanto i poveri La carit un dovere.
[N 15 Scena e Duetto]
MELITONE
Carit, con costoro che il fanno per mestiere? Scena III
Che un campanile abbattere co pugni sarien
buoni, Il padre Guardiano e Fra Melitone
che dicono fondaccio il ben di Dio
MELITONE
Bricconi! Bricconi!
(asciugandosi il sudore con un fazzoletto bianco che
DONNE avr cavato dalla manica)
Oh, il padre Raffaele! Auf! Pazienza non vha che basti!

VECCHI GUARDIANO
Era un angelo! Troppa
dal Signor non ne aveste.
UOMINI Facendo carit un dover sadempie
Un santo! da render ero un angiol

QUESTUANTI MELITONE
Oh, il padre Raffaele ecc. (prendendo tabacco)
Che al mio posto
MELITONE in tre d nirebbe
Non mi seccate tanto! col minestrar de schiaf.

(Melitone d un calcio alla caldaia che rotola per GUARDIANO


terra)
Tacete; umil sia Meliton, n soffra
Il resto, a voi prendetevi, se veda preferirsi Raffaele.
non voglio pi parole
Fuori di qua, lasciatemi, MELITONE
s, fuori al sole, al sole, Io? No amico gli son, ma ha certi gesti
pezzenti pi di Lazzaro,
30
Verdi: La forza del destino - atto quarto

Parla da s ha certocchi le veglie, lastinenza


che il capo gli guastr!
GUARDIANO
Son le preci, GUARDIANO
il digiuno. Del mondo i disinganni, ecc.

MELITONE MELITONE
Ier nellorto lavorava Saranno i disinganni, ecc.
cotanto stralunato, che scherzando
dissi: Padre, un mulatto (Suona con forza il campanello della porta)
parmi Guardommi bieco,
strinse le pugna, e
GUARDIANO
(a Melitone)
GUARDIANO Giunge qualcuno aprite
Ebbene?
(Il Padre Guardiano parte).
MELITONE
[N 16 Scena]
Quando cadde
sul campanil la folgore, ed usciva
Scena IV
fra la tempesta, gli gridai: mi sembra
Indian selvaggio Un urlo Fra Melitone e Don Carlo, che avviluppato in un
cacci che mi gelava. grande mantello entra francamente.

GUARDIANO CARLO
(alteramente)
Che vha a ridir?
Siete il portiere?
MELITONE
Nulla, ma il guardo e penso, MELITONE
narraste, che il demonio ( goffo ben costui!)
qui stette un tempo in abito da frate Se apersi, parmi
Gli fosse il padre Raffael parente?
CARLO
GUARDIANO Il padre Raffaele?
Giudizi temerari il ver narrai
Ma nebbe il Superior rivelazione MELITONE
allora io, no (Un altro!) Due ne abbiamo;
lun di Porcuna, grasso,
MELITONE sordo come una talpa; un altro scarno,
Ci vero! bruno, occhi (ciel, quali occhi!) Voi chiedete?
Ma strano molto il padre! La ragione?
CARLO
GUARDIANO Quel dellinferno!
Del mondo i disinganni,
lassidua penitenza, MELITONE
le veglie, lastinenza ( desso!) E chi gli annuncio?
quellanima turbr.
CARLO
MELITONE
Un cavalier.
Saranno i disinganni,
lassidua penitenza,
31
Verdi: La forza del destino - atto quarto

MELITONE CARLO
(Qual boria! un mal arnese.) Difendere
quel saio, n il deserto,
(parte) codardo, te nol possono.
[Scena e Duetto]
ALVARO
Scena V (trasalendo)

Don Carlo, poi Don Alvaro Codardo! Tale asserto

CARLO (poi frenandosi)


Invano Alvaro ti celasti al mondo, (No, no!
e dipocrita veste assistimi, Signore!)
scudo facesti alla vilt. Del chiostro
ove tascondi maddit la via (a Don Carlo)
lodio e la sete di vendetta; alcuno
qui non sar che ne divida. Il sangue, Le minacce, i eri accenti,
solo il tuo sangue pu lavar loltraggio portin seco in preda i venti;
che macchi lonor mio, perdonatemi piet,
e tutto il verser. Lo giuro a Dio. o fratel, piet, piet!
A che offendere cotanto
ALVARO chi fu solo sventurato?
Deh, chiniam la fronte al fato,
(entra in abito da frate) o fratel, piet, piet!
Fratello
CARLO
CARLO Tu contamini tal nome
Riconoscimi! Una suora mi lasciasti
che tradita abbandonasti
ALVARO allinfamia, al disonor.
Don Carlo! Voi, vivente!
ALVARO
CARLO No, non fu disonorata,
ve lo giura un sacerdote;
Da un lustro ne vo in traccia,
sulla terra lho adorata
ti trovo nalmente
come in cielo amar si puote;
Col sangue sol cancellasi lamo ancora, e sella mama
linfamia ed il delitto, pi non brama questo cor.
chio ti punisca scritto
sul libro del destin. CARLO
Tu prode fosti, or monaco, Non si placa il mio furore
un arma qui non hai per mendace e vile accento.
Deggio il tuo sangue spargere; Larme impugna, ed al cimento
scegli, due ne portai. scendi meco, o traditor!

ALVARO ALVARO
Vissi nel mondo intendo; Lamo ancor ecc.
or queste vesti, leremo, Se i rimorsi, il pianto omai
dicon che i falli ammendo, non vi parlano per me,
che penitente il cor. qual nessun mi vide mai,
Lasciatemi. io mi prostro al vostro pi!

32
Verdi: La forza del destino - atto quarto
(Eseguisce) ALVARO
CARLO (furente, raccogliendo la spada)
Ah la macchia del tuo stemma Ah, segnasti la tua sorte!
or provasti con questatto!
CARLO
ALVARO Morte A entrambi morte!
(balzando in piedi, furente)
CARLO E ALVARO
Desso splende pi che gemma.
Morte morte
CARLO Ah! morte, vieni, morte
S, morte a entrambi!
Sangue il tinge di mulatto. Ah! Vieni a morte andiam!
ALVARO (Escono, correndo dalla sinistra).
(non potendo pi frenarsi)
Scena VI
Per la gola voi mentite!
A me un brando Valle tra rupi inaccessibili, attraversata da un
un brando ruscello. Nel fondo a sinistra dello spettatore
una grotta con porta praticabile, e sopra una cam-
(Glielo strappa di mano) pana che si potr suonare dallinterno. La scena
si oscura lentamente; la luna apparisce splendidis-
uscite! sima.

CARLO [N 17 Melodia]
(avviandosi)
LEONORA
Finalmente! (pallida, sgurata, esce dalla grotta, agitatissima.)

ALVARO Pace, pace, mio Dio!


(ricomponendosi) (Discende con dolore)
No no linferno Cruda sventura
non trion Va, riparti mastringe, ahim, a languir;
come il d primo da tantanni dura
(Getta la spada)
profondo il mio soffrir.
CARLO Pace, pace, mio Dio!
(con enfasi)
Ti fai dunque di me scherno?
Lamai, gli ver! Ma di belt e valore
cotanto Iddio lorn,
ALVARO che lamo ancor, n togliermi dal core
Va! limmagin sua sapr.
Fatalit! Fatalit! Un delitto
CARLO disgiunti nha quaggi!
Sora meco misurarti,
o vigliacco, non hai core, (Con passione)
ti consacro al disonore. Alvaro, io tamo, e su nel cielo scritto:
non ti vedr mai pi!
(Gli d uno schiaffo)
Oh Dio, Dio, fa chio muoia; ch la calma
pu darmi morte sol.

(agitatissima)

33
Verdi: La forza del destino - atto quarto

Invan la pace qui sper questalma ALVARO


in preda a tanto duol. (batte con pi forza)
(Va ad un sasso ove sono alcune provvigioni deposte duopo
dal Padre Guardiano)
LEONORA
Misero pane a prolungarmi vieni
la sconsolata vita Ma chi giunge? (dallinterno suonando la campana)
Chi profanare ardisce il sacro loco? Aiuto! Aiuto!
Maledizione! Maledizione! Maledizione!
ALVARO
(Torna rapidamente alla grotta, e vi si rinchiude.)
Deh, venite.
[N 18 Scena e Terzetto nale]
Scena VIII
Scena VII
Detto e Leonora che si presenta sulla porta
Si ode dentro la scena un cozzare di spade Alvaro.
LEONORA
CARLO Temerari, del ciel lira fuggite!
(dallinterno)
Io muoio! Confessione! Lalma salvate!
ALVARO
Un donna! Qual voce Ah, no uno spet-
ALVARO tro
(entrando in scena con spada sguainata)
LEONORA
E questo ancora sangue dun Vargas. (riconoscendo Alvaro)

CARLO Che miro?


(sempre dallinterno)
ALVARO
Confessione! Tu Leonora

ALVARO LEONORA
(getta la spada) Egli ben desso.
Maledetto io sono; ma qui presso
(avvicinandosi ad Alvaro)
un eremita
Ah, ti riveggo ancora
(Corre alla grotta Batte alla porta)
A confortar correte ALVARO
un uom che muor. Lungi lungi da me queste mie mani
grondano sangue Indietro!
LEONORA
(dallinterno) LEONORA
Che mai parli?
Nol posso.
ALVARO
ALVARO
(accennando)
Fratello! In nome del Signore.
L giace spento un uom.
LEONORA
Nol posso. LEONORA
Tu luccidesti?
34
Verdi: La forza del destino - atto quarto

ALVARO GUARDIANO
Tutto tentai per evitar la pugna. (solenne)
Chiusi i miei d nel chiostro.
Non imprecare; umiliati
Ei mi raggiunse minsult luccisi.
a Lui ch giusto e santo,
che adduce a eterni gaudii
LEONORA
per una via di pianto
Ed era? Dira e fulgor sacrilego
non profferir parola,
ALVARO vedi, vedi questangiol vola
Tuo fratello! al trono del Signor.

LEONORA LEONORA
Gran Dio! (Con voce morente)

(Corre precipitosamente vero il bosco) S, piangi e prega

ALVARO ALVARO
Destino avverso, Un reprobo,
come a scherno mi prendi! un maledetto io sono.
Vive Leonora, e ritrovarla deggio Flutto di sangue innalzasi
or che versai di suo fratello il sangue! fra noi.

LEONORA LEONORA
(grido interno) Di Dio il perdono
io ti prometto.
Ah!
Piangi Prega
ALVARO GUARDIANO
Qual grido! Che avvenne?
Prostrati!

Scena IX LEONORA
Leonora, ferita, entra sostenuta dal Padre Guar- Di Dio il perdono
diano e Detto. io ti prometto.
ALVARO ALVARO
Ella ferita! A quellaccento
pi non possio resistere
LEONORA
(morente) (Si getta ai piedi di Leonora)
Nellora estrema perdonar non seppe Leonora, io son redento,
E lonta vendic nel sangue mio. dal ciel son perdonato!

ALVARO LEONORA
(ferocemente) Prega! Ah! Cielo!
E tu paga, non eri, GUARDIANO
o vendetta di Dio! Maledizione! Maledi-
zion! Prostrati! Cielo!

LEONORA E GUARDIANO
Sia lode a Te, Signor.
35
Verdi: La forza del destino - atto quarto

LEONORA GUARDIANO
(ad Alvaro) Santa del suo martirio
ella al Signor ascenda,
Lieta or possio precederti
e il suo morir ne apprenda
alla promessa terra
la piet!
l cesser la guerra,
santo lamor sar.
LEONORA
ALVARO Ah ti precedo Alvaro
Ah Alvar
Tu mi condanni a vivere,
Ah!
e mabbandoni intanto!
Il reo, il reo soltanto (Muore)
dunque impunito andr!
ALVARO
LEONORA Morta!
Lieta possio precederti ecc.
In ciel tattendo, addio! GUARDIANO
Salita a Dio!
ALVARO
Mabbandoni intanto!
Deh, non lasciarmi, Leonora!

FINE DELLOPERA

36