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Master di II livello

in Pubblica Amministrazione
A.A. 2012-2013

Elaborato finale

IL FUTURO NON E PIU QUELLO DI UNA VOLTA


IL FENOMENO DEI GIOVANI NEET
IN EUROPA E IN ITALIA

Studente: dott.ssa MARISA DARIOL

Matricola n. 964291

Docente relatore: prof.ssa ANNA MARENZI


INDICE

INTRODUZIONE ............................................................................................................. 4

1. GENERAZIONE NEET: GLI ORFANI DI FUTURO...................................................... 7

Premessa........................................................................................................................... 7

1.1. Mappatura della giovinezza nellUnione Europea ...................................................... 8

1.2. Perch la definizione di giovane NEET................................................................ 13

1.2.1. NEET come indicatore statistico ....................................................................... 15

1.2.2. Due indicatori a confronto: Youth Unemployment e NEET...................... 16

1.3. Caratteristiche dei NEET .......................................................................................... 21

1.3.1. Differenze di genere .......................................................................................... 21

1.3.2. Livello di Istruzione .......................................................................................... 22

1.3.3. NEET e mercato del lavoro ............................................................................... 23

1.3.4. Similarit e divergenze tra i Paesi EU............................................................... 24

2. IL GIOVANE NEET ITALIANO ........................................................................................ 28

Premessa ............................................................................................................................... 28

2.1. I giovani NEET italiani nel contesto dellUE .............................................................. 29

2.2. Mappatura per Regioni e Province italiane................................................................... 29

2.3. Caratteristiche dei NEET italiani ................................................................................... 35

2.3.1. Inattivi o in cerca di occupazione? ........................................................................ 35

2.3.2. Titolo di studio ....................................................................................................... 39

2.3.3. Le ragioni dei NEET .............................................................................................. 44

3. I COSTI ECONOMICI E SOCIALI DEI NEET ............................................................ 48

Premessa ............................................................................................................................... 28

3.1. Fattori di rischio ............................................................................................................ 49


1
3.2. I costi economici .......................................................................................................... 50

3.2.1. Lapproccio metodologico...................................................................................... 50

3.2.2. Analisi dei costi in relazione al Pil ......................................................................... 53

3.3. I costi sociali e civili ...................................................................................................... 56

3.4. Il sistema di Welfare italiano ......................................................................................... 60

4. VERSO LEUROPA 2020: LE INIZIATIVE DELLUE PER LINTEGRAZIONE DEI


NEET ........................................................................................................................ 64

Premessa ............................................................................................................................... 64

4.1. Iniziative dellUE per lintegrazione dei NEET ........................................................... 66

4.1.1. Politiche a favore dellistruzione e formazione .................................................... 67

4.1.2. Misure per favorire la transizione dalla scuola al lavoro...................................... 68

4.1.3. Politiche a favore delloccupazione....................................................................... 69

4.2. Efficacia delle misure implementate.............................................................................. 69

4.3. Le Politiche valutate ...................................................................................................... 70

4.3. Punti di forza e debolezza delle Politiche implementate ............................................... 74

4.3.1. Misure per prevenire la dispersione scolastica o la precoce uscita dal sistema di
istruzione e formazione (ESL) ......................................................................................... 74

4.3.2. Punti di forza e di debolezza delle misure di reinserimento per ESL ..................... 76

4.3.3. Punti di forza e di debolezza delle misure per sostenere le transizioni verso il
mercato del lavoro (STW) ................................................................................................ 77

4.3.4. Punti di forza e di debolezza delle misure per favorire l'occupabilit dei
giovani ........................................................................................................................... 78

4.3.5. Punti di forza e di debolezza delle incentivazioni dei datori di lavoro e delle
misure per eliminare gli ostacoli di entrata al lavoro ....................................................... 79

4.4. Caratteristiche chiave per misure efficaci ...................................................................... 80

4.5. Le recenti misure adottate dalla Commissione Europea ............................................... 82

4.6. Le recenti misure adottate dal Governo italiano ........................................................... 86

4.6.1. Decreto Legge del 28 giugno 2013 n.76 ................................................................ 86

4.6.2. Decreto Legge del 12 settembre 2013 n. 104 ........................................................ 91

CONCLUSIONI.............................................................................................................. 94

2
BIBLIOGRAFIA........................................................................................................... 101

APPENDICE104

1. Scheda di approfondimento: Europa 2020............................................................... 105

2. Scheda di approfondimento: Youth Guarantee ........................................................ 107

3. Tabelle dati. .................................................................................................................. 107

3
INTRODUZIONE

Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo,


abbiamo sempre una mela per uno.
Ma se tu hai unidea e io ho unidea e ce le scambiamo,
allora abbiamo entrambi due idee.
J. B. Shaw

Si legge nel sito Governativo del Dipartimento per le Politiche Europee1, che l'Unione
Europea mira ad uscire dalla crisi e a sviluppare l'economia per il prossimo decennio
attraverso la strategia Europa 2020. Tre priorit chiave e cinque ambiziosi obiettivi
per rilanciare il sistema economico e promuovere una crescita "intelligente, sostenibile
e solidale". Una sfida che si giocher anche nelle misure economiche di bilanciamento
allinvecchiamento della popolazione e nellassorbimento nel mercato del lavoro delle
nuove generazioni. Ci viene sottolineato sempre pi dagli esperti del settore, sulla base
di dati e rapporti che vedremo illustrati in questo lavoro.
Oltre alle sfide che da sempre intere generazioni di giovani hanno dovuto affrontare al
momento di affacciarsi al mondo degli adulti, questa generazione in particolare dovr
farsi carico della responsabilit di una popolazione sempre pi vecchia. Il futuro
immediato dellEuropa sembra dipendere quindi, secondo una lettura dei dati Eurostat,
da 94 milioni di europei di et compresa tra 15 e 29 anni. quindi motivo di
preoccupazione il fatto che questi giovani siano stati cos gravemente colpiti dalla crisi
economica: nel 2011 i giovani occupati erano soltanto il 34%, la percentuale pi bassa
mai registrata dallEurostat.
Anche le cifre sulla disoccupazione confermano che il mercato del lavoro sempre
meno accessibile per le giovani generazioni: dallinizio della recessione, la
disoccupazione giovanile infatti cresciuta di 1,5 milioni, raggiungendo quota 5,5
milioni (21%) nel 2011.

1
http://www.politicheeuropee.it/attivita/18503/europa-2020.

4
Per evidenziare maggiormente il fenomeno, i responsabili politici dellUnione europea
stanno facendo sempre pi ampio ricorso al concetto di NEET: not in employment,
education or training.
Il concetto fa riferimento ai giovani tra 15 e 29 anni che non hanno unoccupazione,
non seguono alcun tipo di formazione o non sono classificati come studenti. Si tratta
quindi di una misura del distacco dal mercato del lavoro e, vedremo, dalla societ in
generale.
Il presente lavoro analizza la situazione dei giovani NEET in Europa e in Italia.
Saranno presi in esame i fattori caratterizzanti lappartenenza al gruppo NEET, i costi
economici e sociali dei NEET, gli interventi che lUE e i vari Governi hanno
predisposto per arginare il fenomeno.
Nel primo capitolo sar illustrato il fenomeno a partire dalla distinzione tra giovani
disoccupati e occupati, affiancando agli indicatori classici il nuovo indicatore NEET
costruito per mettere maggiormente in evidenza leterogenea composizione dei giovani
non occupati tra i 15 e 29 anni. Attraverso la mappatura del territorio dellUE si
individueranno gli Stati membri a pi alta concentrazione di NEET, riportando lanalisi
di 4 diversi cluster raggruppanti i Paesi con caratteristiche simili di NEET, secondo le
variabili: istruzione, genere, politiche di flexicurity attuate, sistemi di istruzione e
formazione, mettendo in rilievo il diverso significato dei termini: scoraggiati, inattivi,
disoccupati.
Nel secondo capitolo si traccer un profilo-tipo nel NEET italiano, confrontandone le
caratteristiche con le tipologie rilevate nei diversi stati dellUE. Si evidenzieranno le
similarit e le caratteristiche prettamente nazionali, indagando inoltre le possibili cause
culturali, sociali e congiunturali. Lanalisi interna definir le aree a maggior
concentrazione di NEET, sia a livello regionale che provinciale, confermando la
distinzione Nord/Sud e le variabili discriminanti sesso ed istruzione. Si distinguer tra
giovani inattivi e scoraggiati, disimpegnati e disaffezionati in relazione anche al
mercato del lavoro e alla transizione dal mondo della formazione.
Nel terzo capitolo saranno esposte alcune ricerche europee che hanno tentato di definire
i costi economici e sociali dei NEET. Impresa non semplice perch molte variabili
consistono in costi indiretti e non hanno un corrispondente valore monetario. Si tenter
di delineare anche una stima dei costi in relazione al Pil dei Paesi dellUE.
La trattazione metter in luce anche un profilo di NEET per scelta, rivelando come
parte delle nuove generazioni siano, volontariamente o per calcolo, a carico delle

5
fasce adulte e come si siano creati, in maniera differenziata allinterno del Paese, forme
di Welfare sommerso che incidono sulla creazione del capitale sociale e sulla fiducia
verso le Istituzioni2.
Nel quarto capitolo, infine, si illustreranno le modalit attraverso cui i responsabili
politici degli Paesi membri, con particolare riguardo per lItalia, stiano cercando di
intervenire per attivare politiche che aiutino effettivamente i giovani a superare lo stato
di NEET e farsi strada nel mercato del lavoro o ad inserirsi maggiormente nella societ.

2
Ferrara A., Fregujaz C., Gargiuolo L., (2011) La difficile condizione dei giovani in Italia: formazione
del capitale umano e transizione alla vita adulta, Decima conferenza nazionale, Istat, Roma.

6
CAPITOLO 1

GENERAZIONE NEET: GLI ORFANI DI FUTURO

Premessa

Gli indicatori tradizionali di partecipazione al mercato del lavoro forniscono una


rilevanza limitata alla composizione della popolazione pi giovane, quindi ricercatori,
autorit nazionali e le organizzazioni internazionali stanno sempre pi utilizzando il
concetto di NEET per descrivere e analizzare la vulnerabilit dei giovani nel mercato
del lavoro. Il termine, originario della Gran Bretagna, oggi utilizzato a livello di UE
per descrivere i giovani di et compresa tra 15-24 o 29 anni che sono disoccupati o
inattivi, secondo la definizione dellOrganizzazione Internazionale del Lavoro, e che
non continuano gli studi o la formazione.
I NEET presentano situazioni eterogenee3. Le caratteristiche comuni e le vulnerabilit
di questo gruppo possono rivelarsi problematiche, soprattutto perch non sviluppano
capitale umano attraverso i canali formali e hanno maggiori probabilit di accumulare
svantaggio e di avere scarsa possibilit di partecipazione al mercato del lavoro.
Ci ha portato i NEET al centro del dibattito politico europeo. Anche attraverso
l'agenda Europa 20204, i governi e le parti sociali dovrebbero attuare gli obiettivi
generali prefissati per la riduzione del tasso di NEET con politiche mirate secondo i
diversi sottogruppi rilevati dalle analisi.
In media, il tasso di NEET tra le donne pi alto di quello maschile, e i giovani con
basso livello di istruzione sono sovrarappresentati nella categoria. La maggior parte di
loro non hanno mai lavorato. Circa la met sono registrati come disoccupati e la met di
questi sono inattivi.
Tra coloro che sono inattivi, il 63% dichiarano di essere disponibili a lavorare ma non
in cerca di un posto di lavoro a causa di indisponibilit personale o perch ritengono
che non ci siano posti di lavoro disponibili per loro. Alti livelli di lavoratori scoraggiati
si concentrano in alcuni Stati membri.

3
I dati provengono dal database di Eurostat: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/.
4
http://ec.europa.eu/europe2020/index_it.htm.

7
Se ampliamo il concetto di NEET per includere il gruppo di et fino ai 29 anni, aumenta
l'eterogeneit e si possono distinguere quattro gruppi di analisi.
Caratteristiche del primo gruppo (Austria, Danimarca, Finlandia, Germania,
Lussemburgo, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito): bassi tassi di NEET con una quota
elevata di lavoratori inattivi. Molti NEET hanno esperienza di lavoro e sono spesso
poco qualificati. Ci sono alcuni lavoratori scoraggiati in questi Paesi.
Il secondo gruppo (Bulgaria, Grecia, Ungheria, Italia, Romania, Polonia e Slovacchia)
mostra alti tassi NEET, con unalta percentuale di NEET femminile e sono per lo pi
inattivi e senza esperienza di lavoro. Una ampia quota altamente istruita e molti sono
scoraggiati.
Il terzo gruppo (Estonia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Portogallo e Spagna) comprende i
Paesi che sono stati pi colpiti dalla crisi. Hanno alti tassi NEET e la maggioranza sono
di sesso maschile. Sono per lo pi disoccupati, ma spesso hanno precedente esperienza
di lavoro, quindi con un alto livello di abilit. Alta la quota di lavoratori scoraggiati.
Infine, il quarto gruppo (Belgio, Cipro, Repubblica Ceca, Francia e Slovenia)
piuttosto eterogeneo. La maggior parte dei NEET sono registrati come disoccupati e
hanno precedenti esperienze di lavoro. Ci sono alcuni lavoratori scoraggiati e i NEET
hanno, in genere, un livello di abilit media.
Per i responsabili politici e le parti sociali, fondamentale conoscere e capire perch
alcuni giovani potrebbero rientrare nella categoria NEET a causa di fattori sociali,
economici e personali.
Essere NEET non solo uno spreco dei talenti dei giovani, ma costituisce anche una
sfida per la societ e l'economia.

1.1. Mappatura della giovinezza nellUnione Europea

I giovani non son pi quelli di una volta: unespressione ricorrente ripetuta dalle
generazioni pi mature ma mai come ora rispecchia anche una reale situazione
quantitativa. Se guardiamo allEuropa, levoluzione della fascia 15-29 anni dal 1985 ad
oggi rappresentata nelle Figure 1, 2, 3: solo tra il 2000 e il 2010 si registrato un
decremento di pi di 4 milioni di giovani, non ugualmente distribuiti.

8
Figura 1: Percentuale di giovani sulla popolazione totale, media dell'UE-27, per et,
1985-2010

Fonte: Eurostat.

Figura 2: Variazioni della fascia 15-29 anni tra il 2000 e il 2010

Uguale o maggiore del 20%

Tra il 10% e il 19%

Tra lo 0% e il 9%

Tra -10% e 0%

Uguale o maggiore di -20%

Fonte: Eurostat.

E come si distribuivano i 94 milioni di giovani europei in fasce di et nel 2011 sul totale
della popolazione?

9
Figura 3: Indicatore giovani UE: % di giovani sulla popolazione totale, per et, 2011

Fonte: Eurostat.

Il range dei giovani sul totale della popolazione varia dal 15% in Italia ad oltre il 23% a
Cipro e il 22% in Polonia e in Slovacchia. Spicca la Turchia, dove i giovani di et
compresa tra 15 e 29 anni rappresentano pi di un quarto della popolazione totale.
Che effetto fa scoprirsi i meno giovani dellEU?
Non sarebbe gravissimo se questi pochi giovani partecipassero tutti attivamente al
mercato del lavoro. Ma, come illustrato dalla Figura 4, vediamo il tasso di occupazione
giovanile nei Paesi dellUE: in diversi Paesi, come il Belgio, Lituania, Portogallo e
Slovenia, il rinvio della transizione dalla scuola al lavoro chiara. I tassi di attivit sono
molto elevati per l'et da 25 a 29 anni, mentre per i 20 - 24 anni i tassi di et sono
inferiori alla media dell'UE. Tuttavia, in molti altri Paesi, tra cui Danimarca e Paesi
Bassi, i tassi di attivit osservata nei tre gruppi di et (da 15 a 19, da 20 a 24 e da 25 a
29) sono i pi alti, molto al di sopra della media UE.
In questi Paesi, la maggioranza dei giovani combinano studio e lavoro sia come
tirocinanti che come apprendisti nel quadro di un sistema duale di istruzione, o come
studenti- lavoratori nell'istruzione terziaria.
Ci sono per anche giovani che abbandonano l'istruzione o la formazione e non sono in
grado di accedere al mercato del lavoro.

10
Figura 4: Tassi di attivit dei giovani (di et compresa tra 15-19, 20-24 e 25-29 anni), per Paese, 2011

Fonte: Eurostat.

11
Focalizzando lattenzione sullItalia, nella Figura 5 illustrato uno scenario di
previsione demografica al 20515 che evidenzia chiaramente quanto sar progressivo
linvecchiamento della popolazione italiana, con le relative conseguenze sul piano
economico e sociale.

Figura 5: Piramide della popolazione residente per sesso al 1 gennaio 2009 e 2011

Fonte: Istat, Roma.

L'Italia una delle societ in cui il sostegno delle famiglie ai giovani pi forte e in cui
la permanenza dei figli tra le mura domestiche pi lunga.
Secondo Tito Boeri e Vincenzo Calasso6, il risultato di questa condizione eccezionale
che proprio gli italiani, risultano il popolo che pi sta agendo contro i giovani.
Si assiste alla pi massiccia redistribuzione di risorse dalla generazione dei figli a quella
dei genitori di cui si abbia traccia in epoca recente. In poco pi di dieci anni si
raddoppiato il nostro debito pubblico e promesso pensioni molto generose, nonostante il
calo della fertilit e l'allungamento della vita: su ogni giovane italiano oggi gravano
80.000 euro di debito pubblico e 250.000 euro di debito pensionistico.

5
http://demo.istat.it.
6
Boeri T., Galasso V., (2007), Contro i giovani: come lItalia sta tradendo le nuove generazioni, Strade
Blu, Mondadori. Milano.

12
E, denunciano gli Autori, ci non tanto per costruire infrastrutture, migliorare la qualit
dell'istruzione o dei servizi, ma per pagare pensioni di invalidit, creare posti pubblici
spesso inefficienti, concedere baby pensioni e pensioni di anzianit, cedere alle
pressioni di rappresentanze di interessi specifici e di breve respiro.
Questa combinazione di altruismo privato e di egoismo pubblico diventata un freno
molto forte alla crescita del paese e rappresenta una pesante ipoteca sul futuro delle
giovani generazioni italiane.

1.2. Perch la definizione di giovane NEET


La partecipazione al mercato del lavoro di solito descritta attraverso indicatori quali il
tasso di occupazione e il tasso di disoccupazione, che forniscono informazioni su chi ha
gi un lavoro o ne attivamente alla ricerca. Nella seguente Figura 6 riportato il tasso
di disoccupazione 15-24 anni nellUE del 2007 e 2011.

Figura 6: Il tasso di disoccupazione 15-24 anni nellUE del 2007 e 2011

Fonte: Eurostat.

13
Il tasso di disoccupazione giovanile nell'UE ha raggiunto il 21,4% nel 2011 rispetto al
15,7% del 2007. Grandi differenze si verificano tra gli Stati membri, come si pu
vedere nella Figura 7. Con l'eccezione di Austria e Germania, tutti i Paesi hanno
registrato un aumento del loro tasso da quando la crisi economica iniziata. La Spagna,
per esempio, ha il pi alto tasso di disoccupazione giovanile (46,4%), con un
incremento di quasi 30 punti percentuali dal 2007. La situazione anche evidente in
Grecia (44,4%), Slovacchia (33,2%), Lituania (32,9%) e Portogallo (30,1%). In Irlanda,
in Italia e in Lettonia il tasso del 29,1%.
Ai Paesi Bassi, Austria e Germania il record giovanile pi basso dei tassi di
disoccupazione (tra il 7% e l'8%). Mentre il tasso di disoccupazione giovanile in Olanda
aumentato solo leggermente (dello 0,6%) tra il 2007 e il 2011, la Germania e l'Austria
hanno registrato un tasso di disoccupazione ancora pi basso nel 2011 rispetto ai livelli
pre-crisi.
In generale, i Paesi con il pi alto tasso di disoccupazione giovanile nel 2011 sono
anche i Paesi in cui la disoccupazione giovanile cresciuta pi drammaticamente
rispetto ai livelli pre-crisi, con l'eccezione della Danimarca, che ha registrato un
aumento sostanziale del tasso di disoccupazione.

Figura 7: Tassi di disoccupazione dei giovani (di et compresa tra 15-24 e 25-29), per
Paese e per et, 2011
a) et 15-24

14
b) et 25-29

Fonte: Eurostat.

Gli indicatori tradizionali sono stati spesso criticati per la limitata rilevanza attribuita ai
giovani. Infatti lindicatore disoccupazione e le statistiche occupazionali non colgono
adeguatamente il problema, come ad esempio gli studenti che vengono classificati come
fuori dalla forza lavoro o i giovani che abbandonano la scuola ma non entrano nel
mondo del lavoro.
Di conseguenza, per catturare i vari 'toni di grigio', i ricercatori, le organizzazioni ad
autorit nazionale e internazionale hanno iniziato a utilizzare concetti e indicatori
alternativi per i giovani. Cos stato coniato il termine NEET: Young people not in
employment, education or training7.

1.2.1. NEET come indicatore statistico


A livello operativo, l'indicatore NEET corrisponde alla percentuale della popolazione di
un determinato gruppo di et e sesso che non impegnato o non coinvolto in ulteriore
istruzione o formazione. Questo indicatore stato costruito da Eurostat utilizzando una
definizione standardizzata di numeratore e denominatore.

7
European Commission, Glossary: NEET, http://ec.europa.eu.

15
Il numeratore dell'indicatore si riferisce a persone che soddisfano le seguenti due
condizioni:
(a) non sono occupati (in altre parole, disoccupati o inattivi, secondo la definizione
OIL, Organizzazione Internazionale del Lavoro8);
(b) non hanno ricevuto alcuna istruzione o formazione nelle quattro settimane
precedenti il sondaggio.
Il denominatore nella popolazione totale costituito dalla stessa classe di et e sesso,
escludendo gli intervistati che non hanno risposto alla domanda sulla 'partecipazione
all'istruzione regolare e formazione'.
L'indicatore di NEET calcolato utilizzando i dati sulle forze di lavoro europee sotto
osservazione secondo regole stabilite per la qualit e l'affidabilit statistica dalla
Commissione europea.

1.2.2. Due indicatori a confronto: youth unemployment e


NEET

Cosa distingue l'indicatore NEET dal tradizionale tasso di disoccupazione giovanile?


Chiaramente, NEET e disoccupazione giovanile sono concetti correlati, ma ci sono
importanti differenze tra i due.
A seguito della definizione OIL, il tasso di disoccupazione una misura di coloro che
non sono occupati, ma hanno cercato un lavoro nel mese passato e sono in grado di
avviarlo nelle successive due settimane, cio registra la quota di popolazione
economicamente attiva ma momentaneamente non in grado di trovare un lavoro. Il
tasso di disoccupazione dei giovani pu essere gonfiato da chi esce dal mercato del
lavoro, come ad esempio quelli che decidono di tornare in formazione o chi decide di
non cercare un lavoro o credono non ci sia lavoro per loro. Quindi, in entrambi i casi,
diventano economicamente inattivi ossia irrilevanti per il calcolo del tasso di
disoccupazione. In contrasto, la definizione di NEET cattura tutti i giovani che non
hanno un impiego, non sono in educazione o formazione.
Le differenze9 tra le popolazioni catturate dallindicatore di disoccupazione giovanile
e l'indicatore di NEET sono rappresentate graficamente nella Figura 8.

8
Per un approfondimento: http://www.ilo.org.
8
EMCO (European Commission Employment Committee) (2010), Policies to support youth, Thematic
Review, Brussels.

16
Figura 8: Differenze tra il tasso di disoccupazione giovanile e il tasso NEET

Fonte: EMCO.

Mentre il tasso di disoccupazione giovanile si riferisce solo ai membri economicamente


attivi della popolazione che non erano in grado di trovare un posto di lavoro, il tasso di
NEET pu essere inteso come la percentuale della popolazione totale di giovani che
non sono attualmente impegnati nel lavoro, istruzione o di formazione.
Questo il motivo per cui il numero di giovani che sono NEET in Europa (7.469.100
anni 15-24 nel 2011) superiore al numero di coloro che sono disoccupati (5.264.800),
ma il tasso di NEET (12,9%) inferiore al tasso di disoccupazione giovanile (21,3%).
Il denominatore dei due tassi diverso, come illustrato in Figura 9. Nel tasso di
disoccupazione giovanile il denominatore costituito solo da coloro che sono
economicamente attivi (24.711.200 15 e 24 anni), mentre il denominatore della
popolazione NEET costituito dalla popolazione totale di giovani (57.862.300).
Pertanto i dati non sono direttamente comparabili. Per i pi giovani (quelli di et 15-19
anni), che sono molto pi probabilmente in formazione a tempo pieno, la differenza tra
il tasso NEET e il tasso di disoccupazione ancora maggiore.

Figura 9: Tasso di disoccupazione giovanile e tasso NEET - diversi denominatori

Fonte: EMCO.

17
Vediamone unapplicazione:
Figura 10: Percentuale di giovani (di et compresa tra i 15 e 24 anni) non in occupazione, istruzione o formazione (NEET), per Paese e sesso, 2011

Fonte: Eurostat.

18
La Figura 10 esprime la percentuale di NEET (di et compresa tra 15 e 24 anni) nel
2011: il 12,9% dei giovani della UE-27 rientrava nella categoria NEET, con le
situazioni pi gravi in Bulgaria, Irlanda, Grecia, Spagna, Italia e Romania.
Tuttavia, la pi alta percentuale di NEET tra i 15 e i 24 anni si verificata in
due Paesi candidati all'UE, ex Repubblica Iugoslava di Macedonia e la Turchia.
Secondo le ultime stime di Eurostat, quasi 7,5 milioni di giovani di et compresa tra 15
e 24 anni non erano occupati, n in istruzione o in formazione in Europa
nel 2011. Ci significa che il 12,9% di tutti i giovani di questa fascia di et rientra nella
categoria NEET. Questo tasso varia tuttavia sensibilmente tra i diversi Stati membri
dell'UE. Paesi Bassi e Lussemburgo hanno tassi NEET molto bassi (meno del 7%).
Bulgaria, Irlanda, Italia e Spagna hanno tassi NEET molto alti (maggiore di 17%): in
questi Paesi circa un giovane su cinque disimpegnato dal mercato del lavoro e dal
sistema di istruzione. Inoltre, la popolazione dei NEET vicina al milione di giovani in
Spagna (866.000), Francia (891.000), Regno Unito (1.112.000) e in Italia (1.199.000).
Nella Figura 11, il tasso NEET per et 15-24 anni negli Stati membri dell'UE
presentato classificando i dati secondo cinque categorie che vanno da tassi molto elevati
di NEET, oltre il 18% dei giovani e tassi NEET molto bassi, meno del 7% dei giovani.

Figura 11: Tasso giovani NEET per categorie

Fonte: Eurostat.
19
Figura 12: Giovani NEET di 15-29 anni per sesso nei Paesi Ue, 2011

30

Totale Uomini Donne


25

20

15

10

Fonte: Eurostat.

20
Se ampliamo il range fino ai 29 anni, la situazione quella illustrata nella Figura 12,
che pu essere riassunta nella Figura 13 distinguendo i dati estremi10:
Figura 13: Paesi Ue con tassi NEET molto alti o molto bassi:

Fonte: EMCC.

Si distinguono nettamente i Paesi dove i giovani NEET sono esigui (Svezia,


Lussemburgo, Danimarca, Olanda) da quelli dove lincidenza sul totale alta (Italia,
Irlanda, Bulgaria, Spagna).

1.3. Caratteristiche dei NEET

1.3.1. Differenze di genere

Dallinizio della recessione, i tassi di NEET sono aumentati in tutti gli Stati membri,
con l'eccezione di Austria, Germania e Lussemburgo. Il tasso medio di NEET UE
aumentato dal 10,8% registrato nel 2008 al 12,9% nel 2011. Interessante, e in linea con
le tendenze del tasso di disoccupazione, il divario tra uomini e donne diminuito.
Mentre nel 2000 il tasso medio era 11,5% per gli uomini e 14,9% per le donne, il
divario di genere ormai inferiore all'1%, e nel 2011 il tasso NEET tra gli uomini
stato del 12,5% contro il 13,4% per le donne. Tuttavia, questo modello

10
EMCC: European Monitoring Centre on Change, (2012), Report october 2012,Bruxelles.

21
differisce in Europa: nei Paesi nordici e baltici il tasso NEET maschile superiore al
femminile, mentre nella maggior parte dei Paesi del Mediterraneo, dei Paesi
continentali e dell'est europeo, il tasso NEET pi elevato per le donne rispetto agli
uomini.
L'analisi delle differenze di genere all'interno delle due categorie di et dei NEET rivela
che per quelli di et compresa tra 15-19 anni, il tasso di NEET pi alto tra gli uomini
rispetto alle donne: 7,3% contro il 6,6%. In questa categoria, gli uomini hanno un tasso
NEET superiore rispetto alle donne in quasi tutti gli Stati membri, con le eccezioni di
Bulgaria, Cipro, Finlandia, Germania, Grecia, Ungheria, Lettonia e Romania.
Al contrario, il tasso di NEET pi elevato per le donne che per gli uomini tra quelli di
et 20-24 anni, rispettivamente al 19,4% e 17,1%. Per questa categoria di et, alcuni
Paesi registrano una prevalenza maggiore di NEET tra le donne che tra gli uomini,
questo il caso della Repubblica Ceca, Grecia, Romania e Regno Unito, dove la
differenza assoluta tra i due tassi di almeno 4,5%. Tuttavia, in nove Stati membri, vale
a dire Bulgaria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Slovenia e
Spagna, il tasso NEET per uomini in questa fascia di et pi alto di quanto non sia per
le donne.

1.3.2. Livello di Istruzione

Analizzando il livello di istruzione dei NEET si evince che quelli con un basso livello
di istruzione sono sovrarappresentati nel gruppo NEET. In Spagna e Portogallo,
per esempio, i NEET con un grado di istruzione inferiore comprendono circa il 70% dei
NEET complessivi. Altri Paesi in cui la maggioranza dei NEET hanno un livello di
istruzione inferiore alla media sono i Paesi Bassi, Danimarca, Germania, Bulgaria,
Austria, Romania e Italia. Al contrario, a Cipro, nel Regno Unito, in Grecia, Belgio,
Irlanda e Lussemburgo, oltre il 10% dei NEET hanno un diploma di istruzione terziaria.
La percentuale che completa l'istruzione terziaria e poi finisce nella categoria NEET
davvero marginale in alcuni Stati: il caso dei Paesi Bassi, Svezia e Danimarca, dove la
quota al di sotto del 5%. Al contrario, la percentuale alta in molti altri Paesi: in
Grecia oltre il 30% di coloro che hanno completato l'istruzione terziaria pu essere
classificato come NEET, e a Cipro, Lettonia e Romania oltre il 20% di questa
popolazione NEET.

22
1.3.3. NEET e mercato del lavoro

L'analisi degli andamenti temporali dello stato dei NEET rispetto al mercato del lavoro
mostra che la quota di 'inattivi' rimasta stabile nel corso degli anni e sembra essere
meno sensibile ai cicli economici11.
Mentre i NEET del sottogruppo disoccupati sono molto pi reattivi ai cicli
economici, in particolare per quelli di et 20-24 anni. A livello di UE, questa
popolazione diminuita notevolmente nel periodo 2000-2007.
Poi, nel 2008, con l'inizio della crisi, fortemente aumentata, raggiungendo
approssimativamente lo stesso livello registrato nel 200012.
Questo modello pu essere osservato per tutte le et.
E interessante lanalisi delle motivazioni che i NEET inattivi riportano: affermano di
essere a disposizione per iniziare a lavorare entro due settimane, ma che non sono alla
ricerca di un lavoro. Questo dato varia notevolmente tra gli Stati membri, da appena il
30% degli inattivi tedeschi al 96% di inattivi bulgari.
Inoltre, la maggior parte dei Paesi con un alto livello di NEET, ovvero Bulgaria,
Estonia, Italia, Romania, Slovacchia e Spagna, sono tra quelli con la pi alta quota di
inattivi.
Tra coloro che sono disponibili a lavorare ma non cercano lavoro, il 20% non alla
ricerca di un posto di lavoro per indisponibilit personale a causa di responsabilit
familiari.
Quasi il 39% dei NEET inattivi non cerca un posto di lavoro in quanto ritiene che non
ci sia lavoro disponibile. Questi sono i "lavoratori scoraggiati", la cui incidenza
superiore al 40% tra i NEET inattivi in Bulgaria, Finlandia, Ungheria, Italia, Lituania e
Spagna, il livello pi alto si trova in Bulgaria, al 79,6%.
Se allarghiamo il campo allanalisi delle caratteristiche del gruppo 25-29 anni di et
nel 2011, il tasso europeo era del 19,8%. Ci corrispondeva a circa 6,5 milioni di
individui. La popolazione di et compresa tra 25-29 anni NEET polarizzata in termini
di genere. Il tasso medio di NEET per gli uomini notevolmente inferiore a quello delle
donne: 15% contro il 24,7%. Nonostante questa differenza di 9,7 punti percentuali, tra il

11
Comitato Economico e Sociale Europeo CESE: http://www.eesc.europa.eu.
12
Rapporto Economico OCSE (2012), Italy, reviving growth and productivity, Better Policies, Parigi.

23
2000 e il 2010 il tasso di NEET per gli uomini aumentato di quasi il 3%, mentre il
tasso per le donne diminuita di 3,1 punti percentuali.
Nel 2011, il tasso per la fascia di et 25-29 anni era pi alto tra gli uomini solo in
Irlanda e Lituania. Vale la pena osservare che il pi piccolo divario tra uomini e donne
(1,5%) si verifica in Irlanda, mentre il pi grande divario si trova nella Repubblica ceca
(21,2%). Nel 2010, a livello europeo, il 39% dei NEET in questa fascia di et hanno un
basso livello di istruzione, il 44% ha una formazione di secondo livello, e il 17% ha una
formazione di livello terziario. In Portogallo e in Spagna, la maggior parte dei NEET di
et 25-29 anni ha un basso livello di istruzione, mentre a Cipro, Danimarca, Estonia,
Finlandia, Grecia, Lituania e Lussemburgo, oltre il 25% dei NEET ha un istruzione
terziaria.
In Austria, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito, meno del 6% dei
NEET ha un livello terziario di educazione.
In Estonia e in Italia, invece, il 20% dei giovani con istruzione terziaria finisce come
NEET, il doppio della media UE.

1.3.4. Similarit e divergenze tra i Paesi EU

Analizzando i dati Eurostat13, le dimensioni e le caratteristiche della popolazione NEET


variano notevolmente tra i diversi Stati membri. Ad esempio, in Italia e Romania, la
maggior parte dei NEET inattivo senza precedenti esperienze di lavoro, mentre in
Spagna e Svezia i giovani che sono NEET hanno pi probabilit di essere disoccupati
con esperienza lavorativa.
Eppure, nonostante le caratteristiche simili, la dimensione della popolazione NEET
molto diversa tra Spagna e Svezia, mentre quello di Italia e Romania paragonabile.
Nonostante la variabilit osservata tra gli Stati membri, possono essere identificati
alcuni modelli comuni e i Paesi possono essere raggruppati in quattro diversi cluster,
come rappresentato nella Figura 14.

13
http://epp.eurostat.ec.europa.eu.
24
Figura 14: Cluster sulla mappa dell'Europa, 2011

Fonte: dati Eurostat.

Cluster 1

Comprende Austria, Danimarca, Finlandia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi,


Svezia e Regno Unito. Questo un mix di Paesi che hanno perseguito politiche di
flexicurity Paesi neo-liberali e Paesi con un doppio sistema educativo. Con
l'eccezione del Regno Unito, tutti questi Paesi sono caratterizzati da un basso Tasso
NEET. La percentuale di donne NEET al di sotto della media UE. Inoltre, in quasi
tutti questi Paesi, la maggioranza dei NEET sono inattivi. Tuttavia, pur essendo
inattivi hanno avuto precedenti esperienze di lavoro, mentre la percentuale di coloro
che sono lavoratori scoraggiati ben al di sotto della media UE. Infine, la quota di
NEET, con un livello di istruzione pi basso superiore alla media UE, mentre la
quota di quelli con istruzione terziaria ben al di sotto della Media UE. Per queste
ragioni, in questo cluster il NEET tipico ha un livello pi basso di istruzione e
si ritirato dal mercato del lavoro e dalla scuola. La bassa percentuale di lavoratori
scoraggiati indica che nella maggior parte dei casi questa decisione potrebbe essere
stata volontaria, probabilmente per assumere responsabilit familiari o per seguire
traiettorie alternative, e non come un segno di barriere strutturali di accesso al
mercato del lavoro.
25
Cluster 2

Il secondo gruppo caratterizzato per una maggioranza di NEET che sono inattivi.
Comprende il sud del Mediterraneo - Grecia e Italia e i Paesi dell'Europa orientale
Bulgaria, Ungheria, Romania, Polonia e Slovacchia. Con l'eccezione della Polonia, i
Paesi di questo gruppo sono quelli con i pi alti tassi di NEET in Europa. La quota di
NEET donne molto pi elevata rispetto alla media UE. Anche se la maggior parte
dei NEET sono inattivi, come nel primo cluster, queste caratteristiche sembrano
essere guidate da dinamiche molto differenti.
In particolare, nella maggior parte dei Paesi, quasi tutti i NEET non hanno alcuna
esperienza di lavoro o hanno meno esperienza di lavoro rispetto alla media UE.
Inoltre, nella maggior parte di questi Paesi, la quota di lavoratori scoraggiati
superiore alla media UE. Mentre una grande percentuale di NEET ha un livello di
istruzione basso, la quota di quelli con una istruzione terziaria ben al di sopra della
media UE. Le caratteristiche di questo cluster, vale a dire l'elevato tasso di NEET
senza esperienza di lavoro, l'elevata quota di lavoratori scoraggiati e l'elevata quota di
NEET tra coloro con istruzione terziaria, sembrano indicare problemi strutturali delle
transizioni dalla formazione al sistema del mercato del lavoro. Il risultato di diverse
barriere che ostacolano una transizione di successo.

Cluster 3

Composto da Estonia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Portogallo e Spagna.


Questi Paesi sono stati duramente colpiti dalla crisi economica e la maggior parte
hanno visto lievitare il tasso di disoccupazione al doppio o triplo dall'inizio della
recessione. Infatti, a differenza dei precedenti due cluster, la maggior parte dei NEET
sono disoccupati. Il tasso NEET registrato nella maggioranza di questi Paesi in
generale pi elevato rispetto alla media UE. Inoltre, la maggioranza dei NEET sono
uomini. La quota di NEET con esperienza di lavoro superiore alla media UE, come
la quota di NEET che sono lavoratori scoraggiati. Mentre non vi alcuna chiara
tendenza relativa alla quota della popolazione di NEET, con un basso livello di
istruzione, la quota di quelli con un livello terziario di educazione che sono NEET
superiore alla media UE. Le caratteristiche di questo cluster mostrano che il tasso

26
NEET guidato dalla crescita della disoccupazione a causa della crisi. Mentre l'alta
percentuale di giovani con una istruzione terziaria potrebbe indicare qualche
problema strutturale che rallenta la transizione dalla scuola al lavoro, il fatto che la
maggior parte NEET hanno esperienza di lavoro e hanno maggiori probabilit di
essere di sesso maschile potrebbe indicare che siano in stato di NEET a seguito della
crisi economica, che ha colpito l'intera popolazione di giovani, indipendentemente dal
loro livello di istruzione.

Cluster 4

E il pi eterogeneo ed composta da Belgio, Cipro, Repubblica Ceca, Francia,


Lussemburgo e Slovenia. In questi Paesi il tasso di NEET leggermente al di sotto
della media UE e la maggior parte dei NEET sono donne. In pi, la maggioranza dei
NEET sono disoccupati, anche se la percentuale di coloro che hanno esperienza di
lavoro in genere superiore alla Media UE. Al contrario, la quota di NEET che sono
lavoratori scoraggiati al di sotto della media UE.
Questi Paesi sono caratterizzati dallavere una quota di NEET, con un basso livello
educativo che inferiore alla media UE. Per queste ragioni, e nonostante
l'eterogeneit del gruppo, i NEET in questi Paesi sembrano essere legati all'aumento
della disoccupazione a causa della crisi. tuttavia, la dimensione limitata del tasso
NEET e la bassa quota di lavoratori scoraggiati registrato in questo cluster
suggeriscono che la situazione migliore di quella raffigurata nel terzo cluster
probabilmente a causa della crisi che ha avuto un impatto meno grave su questi Paesi.

27
CAPITOLO 2

IL GIOVANE NEET ITALIANO

Premessa

Il fenomeno NEET italiano di molto superiore a quello della media europea, secondo i
dati Eurofoud ed Istat analizzati nel capitolo precedente.
Mentre nel biennio 2009-2010 lincremento dellarea dei NEET aveva coinvolto
principalmente i giovani del Centro-Nord, in particolare del Nord-est, nel 2011
laumento della quota di giovani che non lavorano e non studiano ha riguardato
esclusivamente il Centro e il Mezzogiorno, ponendo in luce le criticit di accesso
alloccupazione per un gran numero di giovani residenti nel meridione.
Campania e Sicilia sono le regioni con le quote pi elevate, seguite da Calabria e
Puglia. Nel Mezzogiorno il fenomeno dei NEET peraltro cos pervasivo da non
mostrare nette differenze di genere.
Se, come stato osservato precedentemente, la condizione di NEET in Italia pi
riconducibile allarea dellinattivit piuttosto che a quella della disoccupazione, la
percentuale degli inattivi varia in modo significativo in relazione al titolo di studio dei
giovani: emerge che i giovani a maggiore rischio di divenire NEET sono in assoluto
quelli che hanno abbandonato gli studi dopo la licenza elementare seguiti da quelli che
hanno conseguito solo il diploma di qualifica professionale.
Vedremo anche che le conseguenze della recente crisi economica sui giovani italiani
potrebbero potenzialmente portare ad effetti a lungo termine, rallentando
l'accumulazione di capitale umano. La conoscenza in gran parte acquisita attraverso il
lavoro e la scuola. Pertanto, l'aumento documentato del numero di NEET e
l'allungamento della condizione NEET in Italia rappresentano un onere sul processo di
accumulazione di capitale umano, che in Italia concentrato soprattutto tra i 20 e i 24
anni per i bassi livelli di terziarizzazione dellistruzione. Anche la struttura tradizionale
della famiglia italiana incide sul fenomeno, favorendo il permanere di giovani inattivi
nellambito domestico, creando una sorta di welfare sommerso che compensa
temporaneamente la mancata integrazione dei giovani nel mercato del lavoro ma che,
nel lungo periodo, manifester i costi sociali in maniera esponenziale.

28
2.1. I giovani NEET italiani nel contesto dellUE

In Italia, la quota di NEET nel 2011 di molto superiore a quella della media europea
(22,7 e 15,4 percento rispettivamente). Lincidenza significativamente pi alta rispetto
ai principali Paesi europei quali la Germania (9,7 percento), la Francia (14,5 percento)
ed il Regno Unito (15,5 percento) e pi simile a quella della Spagna (21,1 percento). I
divari riflettono in primo luogo il minore inserimento dei giovani italiani
nelloccupazione e, in secondo luogo, la loro maggiore presenza nella condizione di
inattivit (oppure di disoccupazione) rispetto ai giovani degli altri Paesi europei.
Daltro canto, lindicatore riflette la minore capacit del mercato del lavoro italiano di
includere i giovani, con il conseguente rischio che lo stato di inattivit si trasformi in
una condizione permanente.
Come nella maggior parte dei Paesi, il fenomeno coinvolge anche in Italia in misura
maggiore le donne.

2.2. Mappatura per Regioni e Province italiane

Tra i target giovanili delle politiche del lavoro e dellistruzione e formazione del
governo italiano, i cos detti NEET costituiscono una platea di soggetti di grande
rilevanza sotto il profilo della Governance, del mercato del lavoro e dei sistemi di
contrasto allabbandono scolastico e il recupero alla vita attiva. Analizzarne le
caratteristiche, in una prospettiva territoriale, rappresenta un primo passo essenziale alla
definizione di un quadro analitico esauriente del fenomeno e al contempo funzionale
alla costruzione di una base informativa solida utile ai policy makers nazionali e locali.
Vediamo nella Tabella 1 i dati dei NEET14 nella loro distribuzione su base regionale e
in serie storica, dal 2004 al 2011.
Nella Tabella 2 e nella Figura 15 illustrata la situazione al 2011.

14
Italialavoro, (2011), I giovani NEET in Italia: unanalisi territoriale, Il monitor, Bollettino n.25.
Roma.

29
Tabella 1: Giovani NEET di 15-29 anni per sesso e regione Anni 2004-2011 (valori
percentuali)

REGIONI 2011
RIPARTIZIONI 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010
GEOGRAFICHE Totale Uomini Donne
Piemonte 13,5 13,3 12,6 12,3 12,5 15,8 16,7 16,4 14,4 18,5
Valle d'Aosta 12,3 10,7 11,8 11,0 11,5 14,3 14,1 15,2 12,9 17,6
Liguria 13,6 14,1 13,4 13,6 13,5 13,8 15,6 15,1 13,7 16,6
Lombardia 11,6 11,5 10,7 10,9 12,7 14,3 15,7 15,3 11,7 19,0
Trentino-Alto
Adige/Sdtirol 8,6 9,4 9,5 8,9 9,4 9,9 11,8 11,2 9,0 13,4
Bolzano/Bozen 8,1 8,7 9,4 8,7 9,2 9,0 9,9 9,2 6,8 11,7
Trento 9,0 10,2 9,7 9,2 9,7 10,9 13,8 13,3 11,3 15,3
Veneto 10,4 11,7 11,0 10,1 10,7 12,6 15,7 15,6 12,6 18,7
Friuli-Venezia
Giulia 12,1 11,1 10,7 11,0 12,0 13,7 14,1 15,7 10,9 20,7
Emilia-
Romagna 9,8 9,9 10,1 9,7 9,7 12,6 15,6 15,3 11,9 18,9
Toscana 12,5 12,7 13,2 13,0 12,8 13,0 15,5 16,4 13,4 19,4
Umbria 12,6 14,0 12,1 12,1 12,9 14,4 15,6 15,8 11,5 20,2
Marche 12,8 13,7 12,0 11,3 13,3 16,1 14,6 15,6 11,9 19,5
Lazio 17,3 17,5 16,9 15,4 15,0 16,6 18,9 21,6 20,2 23,1
Abruzzo 15,9 15,9 15,0 14,3 15,4 18,4 18,8 17,6 16,6 18,7
Molise 21,0 20,9 19,6 19,0 19,6 19,7 20,1 22,8 21,4 24,2
Campania 31,2 31,8 30,5 32,3 32,5 32,9 34,3 35,2 33,2 37,3
Puglia 29,0 30,8 29,1 28,2 26,9 28,0 28,7 29,2 27,4 31,2
Basilicata 24,9 25,2 24,0 23,1 23,0 23,7 28,5 26,9 24,9 29,0
Calabria 29,0 30,1 29,3 29,7 28,2 28,1 31,4 31,8 30,6 33,1
Sicilia 33,4 33,9 33,0 31,7 32,6 32,3 33,5 35,7 31,5 40,0
Sardegna 23,9 24,4 24,2 21,7 23,9 27,4 25,6 27,6 28,4 26,9
22,7 20,1 25,4
Nord-ovest 12,3 12,2 11,5 11,5 12,7 14,7 16,0 15,6 12,6 18,6
Nord-est 10,2 10,8 10,5 9,9 10,3 12,5 15,1 15,1 11,8 18,4
Centro 14,9 15,3 14,8 13,9 14,0 15,3 17,1 18,9 16,5 21,3
Centro-Nord 12,5 12,7 12,2 11,8 12,4 14,2 16,1 16,4 13,6 19,4
Mezzogiorno 29,3 30,2 29,0 28,9 29,0 29,7 30,9 31,9 29,7 34,2
Italia 19,5 20,0 19,2 18,9 19,3 20,5 22,1 22,7 20,1 25,4

Fonte: Italialavoro.
.

30
Tabella 2: Giovani NEET di 15-29 anni per regione, 2011

Regioni % di giovani NEET

Piemonte 16,4
Valle d'Aosta 15,2
Liguria 15,1
Lombardia 15,3
Bolzano/Bozen 9,2
Trento 13,3
Veneto 15,6
Friuli-Venezia Giulia 15,7
Emilia-Romagna 15,3
Toscana 16,4
Umbria 15,8
Marche 15,6
Lazio 21,6
Abruzzo 17,6
Molise 22,8
Campania 35,2
Puglia 29,2
Basilicata 26,9
Calabria 31,8
Sicilia 35,7
Sardegna 27,6
Italia 22,7

Fonte: Italialavoro.
.

31
Figura 15: Giovani NEET di 15-29 anni per regione, 2011

Fonte: Fonte: Italialavoro.

32
Tra il 2009 e il 2010, la crescita dellarea dei NEET aveva coinvolto principalmente i
giovani del Centro-Nord, in particolare del Nord-est, nel 2011 invece lincremento nella
quota di giovani che non lavorano e non studiano ha riguardato esclusivamente il
Centro e il Mezzogiorno.
In particolare nel Mezzogiorno, dove la condizione di NEET di gran lunga prevalente,
lincidenza del fenomeno raggiunge il livello pi alto, pari al 31,9 percento (16,4
percento nel Centro-nord), ponendo in luce le criticit di accesso alloccupazione per un
gran numero di giovani residenti nel meridione. Campania e Sicilia sono le regioni con
le quote pi elevate, superiori al 35 percento, seguite da Calabria e Puglia, con valori
rispettivamente pari al 31,8 e al 29,2 percento. Nel Mezzogiorno il fenomeno dei NEET
peraltro cos pervasivo da non mostrare nette differenze di genere: il vantaggio per gli
uomini minimo (29,7 percento) rispetto a quello delle donne (34,2 percento).
Per raffinare ulteriormente il livello di analisi, prendiamo in considerazione la
percentuale di giovani NEET (15-29 anni) sul totale della popolazione di riferimento
per provincia. I dati sono relativi al 2009 e sono rappresentati nella Figura 15.
Sotto il profilo sub-regionale, la geografia che emerge palesa in maniera ancora pi
netta la forte dicotomia esistente tra le diverse aree territoriali dellItalia.
Le prime 35 province per tasso di giovani NEET sono del Mezzogiorno, ed in
particolare i valori pi alti in assoluto sono rilevabili per, nellordine, Napoli, Catania,
Brindisi e Palermo. Si tratta prevalentemente dei territori appartenenti alle regioni
Campania, Sicilia, Calabria e Puglia.
Esiste tuttavia una sottesa tendenza che trasversalmente accomuna realt appartenenti a
ripartizioni diverse.
Seppur appare evidente la natura profondamente duale del mercato del lavoro
italiano, caratterizzato da profonde differenze territoriali, alcune province del Centro
Nord presentano un tasso di giovani NEET rilevante, anche se attestantesi su valori
decisamente inferiori rispetto allinsieme delle province meridionali.
Ad esempio, possibile rilevare un gruppo di territori, con percentuali superiori ai 18
punti, che si collocano a ridosso dei mercati del lavoro pi critici. Si tratta di realt
quali: Frosinone, Massa-Carrara, Rieti, Livorno, Chieti, Imperia, Gorizia, Terni, Latina,
Ascoli Piceno.

33
Figura 15: Giovani NEET (15-29 anni) sul totale della popolazione di riferimento per provincia, 2009

Fonte: Italialavoro.

34
2.3. Caratteristiche dei NEET italiani

Qual la condizione dei giovani appartenenti alla platea dei NEET?


Per rispondere al quesito necessario inquadrare il fenomeno allinterno della
complessiva situazione economica dellItalia di questi ultimi anni15 e mettere a fuoco le
variabili economiche, politiche e sociali che hanno determinato la specificit del
giovane NEET italiano.

2.3.1. Inattivi o in cerca di occupazione?

Le opportunit di ottenere o mantenere un impiego per i giovani si sono


significativamente ridotte negli ultimi anni: tra il 2008 e il 2012 il tasso di occupazione
dei 15-29enni diminuito di circa 7 punti percentuali, e solo nellultimo anno sceso di
1,2 punti, laddove quello dei 30-64enni rimasto sostanzialmente stabile nel 2012 con
una riduzione contenuta nellintero periodo (-0,8 punti dal 2008).
Nel 2012 il calo delloccupazione giovanile stato pi accentuato per gli uomini
rispetto alle donne e ha interessato tutto il territorio nazionale (tavola 1). Sebbene la
riduzione sia stata pi marcata in termini percentuali nel Centro-Nord, rimangono
particolarmente ampi i divari territoriali con un tasso di occupazione che nel 2012 passa
dal 41,5 percento del Nord al 22,5 del Mezzogiorno. Contestualmente al calo
delloccupazione non sono aumentati gli studenti, che nel 2012 erano quasi 4 milioni (il
41,5 percento dei 15-29enni).
Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni passato, solo nellarco
dellultimo anno, dal 20,5 al 25,2 percento con un incremento complessivo di dieci
punti se si considerano gli ultimi quattro anni.
Sono stati relativamente pi colpiti i giovani con titolo di studio pi basso, in modo
particolare quanti hanno al massimo la licenza media (+5,2 punti). Laumento ha
riguardato inoltre tutte le ripartizioni territoriali, in particolare il Mezzogiorno, dove il
tasso di disoccupazione di questa classe di et ha raggiunto il 37,3 percento.
Il numero di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano (disoccupati e inattivi) e non
frequentano alcun corso di istruzione o formazione , nel 2012, ulteriormente

15
Artoni, R., (2013) Le interpretazioni del declino economico italiano, Working Paper n.3, Universit
Commerciale Luigi Bocconi, Milano.

35
aumentato di 95 mila unit (4,4 percento); dal 2008 lincremento stato del 21,1
percento (+391mila giovani). Sono ormai in questa posizione due milioni e 250 mila
giovani (23,9 percento), come si evince dai dati delle Tabelle 3 e 4. Molti sono alla
ricerca attiva di lavoro (40 percento), circa un terzo sono forze di lavoro potenziali e il
restante 29,4 percento sono inattivi che non cercano lavoro e non sono disponibili a
lavorare. In controtendenza rispetto al triennio precedente, nel 2012 laumento
ascrivibile esclusivamente alla componente disoccupata (+23,4 percento pari a +172
mila unit). La situazione rappresentata nella Figura 17.

Tabella 3: Occupati e tasso di occupazione 15-29 anni per sesso, ripartizione geografica
e titolo di studio, anno 2012

Occupati Tasso di occupazione


CARATTERISTICHE 2012 Variazioni assolute Variazioni % 2012 Variazioni in p.p.
2012/2011 2012/2008 2012/2011 2012/2008 2012/2011 2012/2008
RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE
Nord 907 -46 -202 -4,8 -18,2 45,7 -2,3 -10,0
Centro 344 -19 -77 -5,2 -18,2 38,5 -2,1 -8,3
Mezzogiorno TITOLO 533 -21 -166 -3,8 -23,8 27,7 -0,7 -6,9
DI STUDIO Fino alla
licenza media 565 -36 -237 -5,9 -29,5 25,5 -1,3 -8,7
Diploma 1.037 -49 -183 -4,5 -15,0 46,9 -2,1 -8,8
Laurea 182 -1 -25 -0,5 -12,1 48,6 -1,4 -7,0
Totale 1.784 -86 -445 -4,6 -20,0 37,1 -1,6 -8,3
FEMMINE
RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE
Nord 710 -22 -135 -3,0 -16,0 37,1 -1,1 -6,9
Centro Mezzogiorno 256 -12 -61 -4,4 -19,3 29,7 -1,2 -6,4
TITOLO DI STUDIO
319 -13 -86 -3,9 -21 17,2 -0,4 -3,5
Fino alla licenza media 247 -13 -99 -5,2 -28,6 13,2 -0,3 -4,1
Diploma 747 -47 -162 -5,9 -17,8 34,6 -1,8 -7,1
Laurea 292 13 -21 4,8 -6,8 47,6 -0,6 -5,7
Totale 1.285 -47 -283 -3,5 -18,0 27,7 -0,8 -5,2
TOTALE
RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE
Nord 1.617 -68 -337 -4,0 -17,2 41,5 -1,7 -8,5
Centro 600 -31 -138 -4,9 -18,7 34,2 -1,6 -7,3
Mezzogiorno TITOLO 852 -34 -252 -3,8 -22,9 22,5 -0,6 -5,2
DI STUDIO Fino alla
licenza media 812 -49 -336 -5,7 -29,3 19,9 -0,8 -6,5
Diploma 1.784 -96 -345 -5,1 -16,2 40,8 -2,0 -7,9
Laurea 474 12 -46 2,7 -8,9 48,0 -0,9 -6,2
TOTALE 3.069 -132 -727 -4,1 -19,2 32,5 -1,2 -6,7

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro, Istat, 2012, Roma.

36
Tabella 4: NEET 15-29 anni per sesso, ripartizione geografica, titolo di studio, cittadinanza e
ruolo in famiglia. Anno 2008, 2011 e 2012

NEET Incidenza % Composizione %


CARATTERISTICHE 2012 Variazioni Variazioni % 2012 Variazioni in 2012 Variazioni in p.p.
assolute p.p.
2012/ 2012/ 2012/ 2012/ 2012/ 2012/ 2012/ 2012/
2011 2008 2011 2008 2011 2008 2011 2008
MASCHI
RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE
Nord 278 34 114 14,1 69,7 14,0 1,7 5,8 26,6 1,5 5,2
Centro 158 12 62 7,9 65,1 17,8 1,3 7,1 15,2 0,0 2,6
Mezzogiorno 607 28 104 4,9 20,6 31,6 1,9 6,6 58,2 -1,5 -7,8
TITOLO DI STUDIO
Fino alla licenza media 481 34 89 7,5 22,6 21,7 1,8 5,0 46,1 0,0 -5,3
Diploma 498 38 179 8,3 56,0 22,6 1,8 8,0 47,7 0,3 5,9
Laurea 65 2 13 3,5 24,7 17,3 0,2 3,3 6,2 -0,2 -0,6
CITTADINANZA
Italiana 933 55 217 6,3 30,3 21,8 1,6 6,0 89,4 -1,1 -4,4
Straniera 110 19 63 20,5 132,7 21,4 2,7 8,8 10,6 1,1 4,4
RUOLO IN FAMIGLIA
Monocomponente 35 -5 9 -13,2 33,6 15,7 -1,1 4,2 3,3 -0,8 -0,1
Genitore 44 9 15 25,6 49,8 22,9 3,8 8,8 4,2 0,6 0,4
Partner di coppia senza figli 17 - 5 1,3 40,5 12,8 1,5 4,3 1,7 -0,1 0,0
Figlio 919 63 238 7,4 34,9 22,2 1,6 6,1 88,1 -0,2 -1,2
Altro (a) 28 7 14 32,1 99,8 25,8 5,7 11,0 2,7 0,5 0,9
Totale 74 280 7,6 36,7 21,8 1,7 6,2 100,0 - -
FEMMINE
RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE
Nord 367 12 74 3,3 25,2 19,2 0,7 3,9 30,4 0,4 3,6
Centro 189 5 38 2,9 24,8 22,0 0,7 4,7 15,7 0,2 1,8
Mezzogiorno 650 4 - 0,7 0,0 35,0 0,8 1,9 53,9 -0,6 -5,5
TITOLO DI STUDIO
Fino alla licenza media 502 -29 -40 -5,5 -7,4 27,0 -0,8 -0,2 41,6 -3,2 -7,9
Diploma 566 39 124 7,5 27,9 26,3 2,1 5,9 46,9 2,5 6,5
Laurea 138 11 28 8,7 25,5 22,6 0,6 3,8 11,5 0,7 1,4
CITTADINANZA
Italiana 961 23 46 2,5 5,0 23,6 0,9 2,5 79,6 0,5 -3,9
Straniera 246 -2 66 -0,7 36,5 43,6 -1,7 1,5 20,4 -0,5 3,9
RUOLO IN FAMIGLIA
Monocomponente 23 -3 6 -11,2 33,9 14,7 -1,1 2,7 1,9 -0,3 0,3
Genitore 361 -5 -20 -1,2 -5,2 63,6 -0,6 1,7 7,8 0,1 -0,6
Partner di coppia senza figli 95 3 2 3,2 2,6 34,3 2,4 5,7 29,9 -0,9 -4,8
Figlio 711 25 116 3,7 19,5 19,9 0,8 3,5 58,9 1,1 4,6
Altro (a) 17 - 7 2,7 66,7 27,0 0,1 10,8 1,4 - 0,5
Totale 21 111 1,8 10,2 26,1 0,7 3,0 100,0 - -
TOTALE
RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE
Nord 645 46 188 7,7 41,1 16,6 1,2 4,9 28,7 0,9 4,1
Centro 348 17 100 5,1 40,4 19,9 1,0 5,9 15,5 0,1 2,1
Mezzogiorno 1.257 32 103 2,6 9,0 33,3 1,3 4,3 55,9 -1,0 -6,2
TITOLO DI STUDIO
Fino alla licenza media 983 5 48 0,5 5,2 24,1 0,6 2,6 43,7 -1,7 -6,6
Diploma 1.064 78 302 7,9 39,7 24,4 1,9 6,9 47,3 1,5 6,3
Laurea 203 13 41 7,0 25,2 20,6 0,5 3,6 9,0 0,2 0,3
CITTADINANZA
Italiana 1.894 78 263 4,3 16,1 22,7 1,2 4,3 84,2 -0,1 -3,6
Straniera 356 17 129 5,0 56,6 33,0 0,2 4,7 15,8 0,1 3,6
RUOLO IN FAMIGLIA
Monocomponente 57 -8 14 -12,5 33,7 15,3 -1,1 3,6 2,6 -0,5 0,2
Genitore 405 3 -5 2,9 -1,2 53,3 0,1 3,5 18,0 -0,6 -4,1
Partner di coppia senza figli 112 4 7 1,1 7,1 27,2 2,4 4,8 5,0 -0,1 -0,6
Figlio 1.629 89 353 5,7 27,7 21,2 1,2 4,9 72,4 0,9 3,8
Altro (a) 46 7 21 19,1 85,7 26,3 3,6 10,9 2,0 0,3 0,7
TOTALE 95 391 4,4 21,1 23,9 1,2 4,6 100,0 - -

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro, Istat, 2012, Roma.

37
Figura 17: NEET 15-29 anni per condizione e sesso. Anno 2012

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro, Istat, 2012, Roma.

Una quota rilevante e in crescita costituita da giovani diplomati (pari al 47,3 percento;
41,0 percento nel 2008). La diffusione dei NEET maggiore tra le donne lo sono
molte casalinghe italiane con figli nelle regioni meridionali e le straniere con figli al
Centro-Nord, soprattutto marocchine e albanesi.
Se si considerano solo i giovani che vivono ancora in famiglia, lincidenza dei NEET
invece pi elevata tra gli uomini rispetto alle coetanee.
Nel complesso, negli ultimi quattro anni sono stati gli uomini a mostrare una crescita
maggiore. La quota di essi rappresentata dai disoccupati particolarmente elevata tra
gli uomini (49 % contro il 33,1 % delle donne), mentre le donne sono pi presenti nella
componente dellinattivit e in particolare in quella distante dalla partecipazione. Negli
ultimi anni una crescita pi marcata si determinata al Centro-Nord, ma la situazione
nel Mezzogiorno rimane, in termini di incidenza, quella pi critica: un giovane su tre
che risiede in questa area NEET (contro 1 su 6 nel Nord e 1 su 5 nel Centro). Nel

38
Mezzogiorno sono anche meno numerosi i NEET alla ricerca attiva di lavoro (36
percento contro il 46 percento circa al Centro-Nord), scoraggiati dalle scarse
opportunit di occupazione riducono limpegno nella ricerca, ma sono, comunque,
interessati ad entrare o rientrare nel mercato del lavoro. In questarea geografica sono
forza di lavoro potenziale il 37,3 percento dei NEET, contro il 21,4 del Centro-Nord.
Sommando le due categorie, il gruppo degli interessati a entrare o rientrare nel mercato
del lavoro si tratti di uomini, di donne, di laureati o diplomati pi ampio nel
Mezzogiorno che nel Centro-Nord (73,3 e 67,1 percento, rispettivamente).
Lincidenza dei NEET tra i giovani stranieri pari al 33,0 percento, con una forte
differenza di genere (21,4 percento gli uomini e 43,6 percento le donne).
A differenza degli altri Paesi, in Italia la condizione di NEET meno legata a quella di
disoccupato: solo un NEET su tre alla ricerca attiva di lavoro (rispetto ad uno su due
nellUe27). La quota di giovani NEET italiani che rientrano nelle forze di lavoro
potenziali, tuttavia, molto pi alta. Laspetto di scoraggiamento , quindi, nel nostro
Paese pi forte che in altri.

2.3.2. Titolo di studio

Un ulteriore interessante aspetto da considerare per definire le caratteristiche principali


dei giovani NEET il titolo di studio.
Sintetizzando i risultati delle analisi di una ricerca di Italialavoro del 201116, i valori pi
alti di NEET, in tutte le regioni, si registrano, sia per i maschi che per le femmine, per i
giovani in possesso di diploma di scuola superiore di 4-5 anni e per quelli in possesso di
licenza media. Per questultimo titolo di studio si evidenziano valori particolarmente
elevati, e pari a circa il doppio delle media nazionale, in Campania, Puglia, Sardegna e
Sicilia. Si registra una percentuale maggiore di ragazze che studiano con la
conseguenza che il loro livello distruzione superiore a quello dei ragazzi, ma una
volta terminati gli studi le donne hanno maggiori difficolt a entrare nel mercato del
lavoro e rischiano di ingrossare le fila dei NEET.
Se, come stato osservato precedentemente, la condizione di NEET in Italia pi
riconducibile allarea dellinattivit piuttosto che a quella della disoccupazione, la
percentuale degli inattivi varia in modo significativo in relazione al titolo di studio dei

16
Italialavoro, NEET: i giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano,
2011, Roma.

39
giovani passando dall83,8% di coloro che hanno conseguito al massimo la licenza
media al 52,5% dei titolari del diploma di qualifica professionale, come illustrato nella
Figura 18.

Figura 18: Composizione percentuale dei giovani NEET (15-29 anni) per titolo di
studio e posizione nella professione Anno 2009

Fonte: Istat, Roma.

La percentuale degli inattivi rimane molto alta, superiore alla met, anche nei giovani
con titoli di studio medio alti: diploma superiore (59,8%) e laurea di qualsiasi tipo
(57,8%). La bassa domanda di figure qualificate, determinata in parte anche dalla crisi
economica, penalizza proprio i giovani con i pi alti livelli distruzione che smettono
persino di cercare attivamente il lavoro perch sono scoraggiati.
Se si osserva nel grafico successivo la composizione dei NEET con riferimento alla
condizione di non occupazione (Figura 19), i giovani NEET inattivi con titolo di studio
medio alto sono in maggioranza disponibili a lavorare: il 61,3% dei diplomati e il
52,3% dei laureati cerca unoccupazione ma non attivamente, non cerca ma
disponibile a lavorare oppure cerca ma disponibile a lavorare non immediatamente.
Superiore alla met (54,3%) anche la quota di giovani NEET con la licenza media che
sono disponibili a lavorare.

40
Figura 19: Composizione percentuale dei giovani NEET inattivi (15-29 anni) per titolo
di studio e tipologia dinattivit. Anno 2009

Fonte: Istat, Roma.

La percentuale di NEET che possono essere considerati come forza di lavoro potenziale
scende al 36,6% nei giovani NEET inattivi con la sola licenza elementare che per il
63,4% non cercano e non sono disponibili a lavorare. Anche il 50,8% dei giovani NEET
con il diploma di qualifica professionale ha rinunciato a cercare attivamente un lavoro e
non intende entrare nel mercato del lavoro, perlomeno quello regolare.
La percentuale di giovani NEET alla ricerca del primo lavoro (inoccupati) pi alta fra
i giovani con i titoli di studio pi elevati: 47,7% fra i diplomati e 66,8% fra i laureati
(Figura 20). Questi giovani inoccupati presentano un maggior rischio di rimanere
esclusi dal mercato del lavoro poich, come stato gi osservato, gli ex occupati hanno
minore difficolt a trovare unoccupazione.
Da questo punto di vista, la percentuale dei giovani NEET con bassi livelli distruzione
(dalla licenza elementare al diploma di qualifica professionale) in cerca della prima
occupazione inferiore al 50% e oltre il 40% costituito da persone che hanno perso il
lavoro e si sono immediatamente attivati per cercarne un altro (con precedenti
esperienze, ex occupati). Quasi un quarto dei laureati (24,2%) e circa il 20% dei
diplomati dei due livelli ha smesso di lavorare e ha ripreso a cercare attivamente il
lavoro (con precedenti esperienze, ex inattivi).

41
Figura 20: Composizione percentuale dei giovani NEET disoccupati (15-29 anni) per
titolo di studio, con e senza esperienza lavorativa. Anno 2009

Fonte: Istat, Roma.

Figura 21: Composizione percentuale dei giovani NEET (15-29 anni) per titolo di
studio, posizione nella professione e sesso. Anno 2009

Fonte: Istat, Roma.

42
Nella Figura 21 si evidenzia come la composizione percentuale dei NEET attivi e
inattivi maschi sia coerente con la media italiana osservata precedentemente: la quota
degli inattivi diminuisce con la crescita del livello distruzione fino al diploma
professionale per crescere progressivamente nei giovani con il diploma superiore e la
laurea. La quota di donne NEET inattive con bassi livelli distruzione molto alta e
varia dal 92,5% per le giovani che hanno conseguito al massimo la licenza elementare
al 79,8% per quelle che possiedono solo la licenza media. Nei tre livelli distruzione
successivi (diploma di qualifica, diploma e laurea), anche se la quota delle donne NEET
inattive rimane superiore al 60%, non si registra il loro aumento percentuale rispetto ai
diplomati come accade negli uomini. La composizione percentuale dei giovani NEET per
titolo di studio, posizione nella professione e ripartizione non mostra significative
differenze rispetto alla media italiana e conferma che nel Centro-Nord il peso dei
disoccupati superiore a quello del Mezzogiorno per tutti i titoli di studio.
Dai dati riassunti nella Figura 22 emerge che i giovani a maggiore rischio di divenire
NEET sono in assoluto quelli che hanno abbandonato gli studi dopo la licenza
elementare seguiti da quelli che hanno conseguito solo il diploma di qualifica
professionale. Nel primo caso risulta evidente che le persone quasi analfabete riescono
con difficolt a trovare un lavoro, anche manuale che non richieda alcuna qualifica, che
non sia quello di bracciante o di facchino. Nel secondo caso, la letteratura
sullargomento rileva che il target a maggiore rischio costituito proprio dai giovani
che non completano il percorso della scuola secondaria superiore e abbandonano gli
studi dopo il conseguimento della sola qualifica professionale. Sono persone che da una
parte non sono disponibili per lavori manuali non qualificati e dallaltra non hanno le
competenze sufficienti per svolgere le mansioni tecniche e semi-qualificate.

43
Figura 22: Percentuale dei giovani NEET sul totale della popolazione della stessa et e
con lo stesso titolo di studio per ripartizione geografica. Anno 2009

Fonte: Istat, Roma.

2.3.3. Le ragioni dei NEET

Secondo la ricerca di Italialavoro (2011)17 su dati del 2009, le quattro principali ragioni
determinanti linattivit dei giovani NEET sono le incombenze familiari, lo
scoraggiamento, lattesa di un lavoro e le attivit formative non formali (Figura 23).

Figura 23: Composizione percentuale dei giovani NEET per motivo dellinattivit e
ripartizione geografica. Anno 2009

Fonte: Istat, Roma.

17
Italialavoro, (2011), NEET: i giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non
lavorano, Roma.

44
Il 26,9% dei giovani NEET (362 mila) non lavora e neppure cerca attivamente un
lavoro per tre motivi familiari: per la nascita di un figlio (4,7%), per prendersi cura dei
figli, di bambini o di altre persone non autosufficienti (14,7%) e per altri motivi
familiari (7,5%).
Il 21,9% dei giovani NEET (295 mila) inattivo perch scoraggiato (ritiene di non
riuscire a trovare un lavoro).
Il 19,8% dei NEET inattivi (266 mila) in attesa d'iniziare un lavoro o non
immediatamente disponibile. Fra questi, il sottogruppo pi numeroso costituito da
coloro che stanno aspettando gli esiti di passate azioni di ricerca (14,1%), seguito dalle
persone in attesa di ritornare al proprio posto di lavoro (2,8%), da chi ha svolto
un'attivit di ricerca di lavoro (2%) e da chi inizier un lavoro oltre tre mesi
dallintervista (0,9%).
Il 12,3% dei NEET inattivi (165 mila) impegnato in corsi di studio o formazione non
formali. Il restante 19% costituito da giovani disabili o che hanno problemi di salute
(6,5%, pari a 88 mila giovani), che non sono interessati a lavorare (5%, pari a 67 mila
giovani) e da giovani inattivi per altri motivi.
Questa composizione percentuale dei motivi dinattivit molto diversa fra Centro-
Nord e Mezzogiorno.
Nelle regioni meridionali il principale motivo dinattivit dei NEET lo
scoraggiamento che riguarda quasi un terzo dei giovani (30,1%, pari a 253 mila
persone) seguito dai motivi familiari (22,3%, pari a 187 mila persone).
Nel Centro-Nord queste proporzioni sinvertono e il principale motivo dinattivit
legato alla cura della famiglia (35,4% nel Nord e 32,8% nel Centro), mentre solo l8%
dei giovani inattivo perch scoraggiato.
Nel Centro-Nord la percentuale di giovani inattivi a causa degli impegni formativi
(17,1% nel Centro e 16,3% nel Nord) superiore a quella del Mezzogiorno (9,7%)
anche se nelle regioni meridionali questo gruppo di NEET pi numeroso in valori
assoluti (81 mila persone).
Nel Mezzogiorno, la percentuale dei giovani NEET inattivi perch in attesa d'iniziare
un lavoro (21,1%) superiore a quella che si registra nel Centro-Nord (rispettivamente
18,5% e 17,3%). In particolare nel Mezzogiorno oltre 132 mila giovani NEET inattivi
sono in attesa degli esiti di passate azioni di ricerca, a fronte di 36 mila nel Nord e di 21
mila nel Centro.

45
I motivi che determinano linattivit delle giovani donne NEET sono molto diversi da
quelli degli uomini (Figura 24). Il 39,1% delle donne NEET inattiva a causa
dimpegni familiari: per prendersi cura dei figli, di bambini o di altre persone non
autosufficienti (23,5%), per altri motivi familiari (8%) e per la nascita di un figlio
(7,5%). Solo il 7,1% degli uomini si trova nella condizione di NEET a causa degli
impegni familiari.

Figura 24: Composizione percentuale dei giovani NEET per motivo dellinattivit e
sesso. Anno 2009

Fonte: Istat, Roma.

Le donne scoraggiate (19,3%) sono, in percentuale, inferiori agli uomini (26,2%) cos
come quelle in attesa di un lavoro (14,5% a fronte del 28,4% degli uomini), che
frequentano corsi di formazione non formali (9,6% a fronte del 16,6% degli uomini) e
sono disabili o malate (4,4% a fronte del 9,9% degli uomini). La percentuale delle
donne che non hanno interesse al lavoro (6,5%) superiore a quella degli uomini
(2,6%).

In sintesi, i dati relativi ai motivi di inattivit dichiarati sono riportati nella Tabella 5:

46
Tabella 5: Motivi di inattivit dichiarati dai giovani NEET

Fonte: Istat, Roma.


47
CAPITOLO 3

I COSTI ECONOMICI E SOCIALI DEI NEET

Premessa

La necessit di concentrarsi maggiormente su NEET ormai essenziale per


il dibattito politico europeo e infatti il termine entrato nei documenti ufficiali dellUE
con l'iniziativa faro della Commissione Europea nel 2010 Europa 2020: Youth on the
Move.
Perch questa particolare attenzione?
Il gruppo di giovani NEET viene classificato ad alto rischio di povert e di esclusione
sociale18. Inoltre, la disoccupazione potenzialmente a lungo termine rende i giovani
NEET socialmente vulnerabili, con costi sociali notevoli. La loro situazione mina le
prospettive di vita e porta a marginalizzazione sociale e politica a lungo termine.
Come il progetto di ricerca YOUNEX19 ha dimostrato, i giovani adulti disoccupati di
lungo periodo devono affrontare una maggiore ansia e sono meno felici, e ci porta ad
un'ulteriore (auto) esclusione dalla societ.
I rapporti annuali 2011 e 2012 di Eurofound20 evidenziano nello specifico i fattori di
rischio che influenzano lappartenenza alla categoria NEET, rilevando come costanti
comuni svantaggio e disaffezione. Per approfondire ulteriormente la lettura del
fenomeno, sono riportati i 5 sottogruppi di NEET in relazione allatteggiamento verso il
lavoro o la formazione, tra cui spicca il sottogruppo NEET per scelta.
Successivamente, si analizzer il fenomeno dal punto di vista dei costi economici e
sociali.
Nel delineare un costo economico dei NEET, si riporteranno le stime di incidenza sul
Pil, evidenziando che la perdita economica dovuta alla non partecipazione dei giovani
al mercato del lavoro, a livello europeo, aumentata dal 0,96% del 2007 al 1,21% nel
2011. La situazione risulta notevolmente peggiorata in molti Paesi. In Bulgaria e

18
Commission staff working document, EU Youth Report, Status of the situation of young people in the
European Union, 10.9.2012, Brussels,
19
Universit di Ginevra, Progetto YOUNEX, Youth, Unemployment, and Exclusion in Europe: A
multidimensional approach to understanding the conditions and prospects for social and political
integration of young unemployed, 2011, Ginevra.
20
http://www.eurofound.europa.eu.

48
Grecia, il costo dei NEET nel 2011 stato superiore al 3% del Pil (3,3% e 3,28%
rispettivamente). Analogamente, per Cipro, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia e Polonia,
la perdita annuale stata pi del 2% del Pil.
La verifica dellimpatto a livello di costo sociale del fenomeno rileva che, in generale, i
giovani NEET hanno meno interesse per la politica e tendono a partecipare poco alla
vita associativa o ad iniziative culturali a carattere generale.
Inoltre, i NEET rivelano impegno sociale inferiore ai coetanei e un pi basso livello di
fiducia nelle istituzioni.

3.1. Fattori di rischio

I NEET, come abbiamo verificato, sono un gruppo eterogeneamente composto e


focalizzano l'attenzione sulla natura multidimensionale dello svantaggio.
Secondo il Rapporto di Eurofound del 201121, i seguenti fattori influenzano
maggiormente la probabilit di rientrare nella categoria NEET:
 invalidit;
 origine immigrata;
 un basso livello di istruzione;
 risiedere in aree remote;
 un reddito familiare basso;
 genitori che hanno sperimentato la disoccupazione;
 genitori con basso livello di istruzione;
 i genitori divorziati.
Pi specificamente, vi sono due principali fattori di rischio: svantaggio e disaffezione.
Mentre lo svantaggio educativo associato a fattori sociali come la famiglia, la scuola e
le caratteristiche personali del giovane, la disaffezione correlata con gli atteggiamenti
che giovani hanno nei confronti dell'istruzione e della scuola in particolare, che portano
all'esclusione dalla formazione.
Sia lo svantaggio educativo che la disaffezione sono legati a una serie di fattori di
sfondo che includono svantaggio familiare e povert, di solito con uno o entrambi i
genitori disoccupati, che vivono in una zona ad elevata disoccupazione, appartenenza
ad una minoranza etnica, a malattie croniche , disabilit o bisogni educativi speciali.

21
Eurofound, (2011), Young People and NEETs in Europe: First Findings, Dublino.

49
A livello individuale, le caratteristiche sovrarappresentate tra la popolazione NEET
sono: basso livello accademico, gravidanza adolescenziale e genitorialit single, scarsa
motivazione e aspirazioni, inclusa la mancanza di fiducia, senso di fatalismo, e bassa
autostima.
Il rapporto Eurofound del 201222 scompone lindicatore NEET in una serie di 5
sottogruppi, alcuni dei quali risultano pi vulnerabili, con diversi livelli di esperienza
lavorativa e di studio, caratteristiche ed esigenze.
Questi i cinque sottogruppi:
disoccupati: il pi grande sottogruppo, che pu essere ulteriormente suddiviso in a
lungo termine e a breve termine;
disponibili a lavorare ma impossibilitati a farlo: comprende giovani con
responsabilit familiari e giovani che sono malati o disabili;
disimpegnati: quei giovani che non sono alla ricerca di posti di lavoro o di istruzione
e non sono vincolati dal farlo da altri obblighi o incapacit, e comprende lavoratori
scoraggiati e altri giovani che stanno perseguendo stili di vita pericolosi e asociali;
in cerca di opportunit: giovani che sono attivamente alla ricerca di lavoro o di
formazione, ma sono in possesso di opportunit a livello delle loro competenze e stato;
i NEET per scelta: i giovani impegnati in modo costruttivo in altre attivit, come
l'arte, la musica e l'auto-apprendimento o non interessati a lavoro o studio.

3.2. I costi economici

Per comprendere i potenziali benefici sociali ed economici provenienti dal


ricoinvolgimento dei giovani NEET e incoraggiarli a rimanere nel circuito
dellistruzione o formazione utile stimare alcuni dei costi affrontati dalla societ per i
giovani disimpegnati ed esclusi dal mercato del lavoro e dall'istruzione.
Una migliore comprensione del loro potenziale valore aggiunto per l'economia infatti
potrebbe contribuire a rafforzare gli sforzi dei governi e delle parti sociali nel
reintegrare i giovani nel mercato del lavoro.

3.2.1. Lapproccio Metodologico

Il calcolo del costo economico dei NEET un esercizio complesso per diverse ragioni.

22
Eurofound, (2012), NEETs Young people not in employment, education or training: Characteristics,
costs and policy responses in Europe, Brussels.

50
Prendiamo come riferimento l'approccio metodologico adottato nella ricerca Eurofoud
del 201123 che analizza i potenziali costi sia diretti che indiretti.
I costi diretti consistono in una valutazione dei costi per lo Stato derivanti dal
pagamento di assicurazioni sanitarie e di altre prestazioni sociali per i NEET, mentre i
costi indiretti si riferiscono alla perdita di reddito e di uscite per l'economia nel suo
complesso e includere anche costi sociali.
Mentre i costi diretti possono essere pi facilmente misurati se sono disponibili i dati
amministrativi, i costi indiretti sono molto pi difficili da calcolare, perch necessario
assegnare un valore monetario sulla base di una serie di ipotesi e stime.
Queste ipotesi e stime devono essere ancora pi robuste se si estende l'analisi dai costi
correnti ai costi a medio e lungo termine24.
L'approccio metodologico adottato nella ricerca Eurofoud del 2011 si basa su quattro
step, come illustrato nella Figura 25.

Figura 25: Approccio metodologico per il calcolo del costo di NEET

Fonte: Eurofound.

Nella prima fase, definito il quadro dei costi. Questo include la definizione di pubblica
finanza e dei redditi delle risorse.
Nella seconda fase, la popolazione dei NEET definita utilizzando un approccio
longitudinale e un gruppo di confronto non NEET.

23
Eurofound (2011), Young people and NEETs in Europe: First findings, Eurofound, Dublin.
24
Coles, B., Cusworth, L., Bradshaw J., Keung A., Chzhen, Y. (2009), Understanding social exclusion
across the life course: Youth and young adulthood, Cabinet Office, London.

51
Nella terza fase, i costi unitari (per persona) di risorse della finanza pubblica sono
stimati per ciascuno Stato membro. Poi, come ultimo passo, l'unit (per persona) degli
oneri finanziari e delle risorse calcolati nel passaggio precedente vengono moltiplicati
per la quota di NEET di ogni Stato membro. Con questo metodo, la media del
trasferimento di benessere ricevuto da un NEET confrontata con quella ricevuta da un
giovane inserito nel mercato del lavoro. La differenza tra le due medie definito come
il costo della finanza pubblica. Lo stesso vale per il costo delle risorse che consiste nella
differenza tra il reddito medio generato da un NEET e un non NEET.
Dalla stima della perdita monetaria per il mancato impegno dei giovani di et compresa
tra 15-29 anni nel mercato del lavoro emergono i seguenti costi, calcolati sulla base
della metodologia citata riportati nella Tabella 6.

Tabella 6: Costi stimati dei NEET

Fonte: Eurofound.

52
3.2.2. Analisi dei costi in relazione al Pil

Per illustrare i dati, utilizziamo la seguente mappa Eurofoud. (Figura 26):

Figura 26: I costi economici dei NEET

Fonte: Eurostat.

Per ogni Paese, i costi delle risorse e delle finanze pubbliche sono presentate
in unit (per persona) di costi e cifre totali. Tutti gli importi sono espressi in euro.
I risultati mostrano che i costi della finanza pubblica unitari variano fortemente
tra gli Stati membri, e vanno da 5203 in Danimarca a circa 3 in Bulgaria. Edifficile
un confronto a causa delle differenze nel potere di acquisto nei vari Stati membri, ma si
pu affermare che il costo individuale di un NEET limitato in diversi Paesi, come la
Grecia, l'Italia e la Slovenia, mentre maggiore in Paesi come il Belgio, la Finlandia, la
Germania e l'Irlanda.
53
I costi delle risorse unitarie mostrano un minor grado di variabilit tra gli Stati membri;
questi variano da meno di 2.000 in Bulgaria e Romania a oltre 18.000 nel
Lussemburgo e nei Paesi Bassi.
In linea con i diversi modelli di welfare nei vari Stati membri, la quota dei costi di
finanza pubblica varia notevolmente. In Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania e
Irlanda, gli oneri finanziari pubblici per i NEET rappresentano pi del 10% dellesborso
complessivo. Al contrario, in Bulgaria, la Grecia e l'Italia, i costi della finanza pubblica
rappresentano meno dell1% del costo complessivo.
Sulla base del tasso di sconto e, in particolare, sullaumento della popolazione NEET, la
perdita economica settimanale in Europa aumentata da 2,3 miliardi di nel 2008 a
quasi 3 miliardi di nel 201125. Questo importo ha corrisposto a una perdita di
153.000.000.000 nel 2011 e rappresenta il costo per l'economia dovuto allincapacit di
ri-coinvolgere i giovani nel mercato del lavoro, con un aumento relativo di quasi 28
punti percentuali. In termini assoluti, nel 2011 il costo era pi alto in Italia, seguita dalla
Francia, il Regno Unito e la Spagna.
Germania e Lussemburgo hanno visto una diminuzione del costo annuale per i NEET,
mentre in Austria e in Svezia la situazione rimasta pressoch invariata.
Come quota del Pil, la perdita economica dovuta alla non partecipazione dei giovani al
mercato del lavoro, a livello europeo, aumentata dal 0,96% del 2007 al 1,21% nel
2011. La situazione notevolmente peggiorata in molti Paesi. In Bulgaria e in Grecia, il
costo dei NEET nel 2011 stato superiore al 3% del PIL (3,3% e 3,28%
rispettivamente). Analogamente, per Cipro, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia e Polonia,
la perdita annuale stata pi del 2% del PIL. Al contrario, in Danimarca, Germania,
Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia il costo dei NEET stato inferiore allo 0,6% del
PIL, con il Lussemburgo che raggiungere il tasso pi basso, al 0,22% del PIL.
Vediamo la situazione europea nella Figura 27:

25
Eurofound (2012), NEETs Young people not in employment, education or training: Characteristics,
costs and policy responses in Europe, Pubblicazione dellUE, Lussemburgo.

54
Figura 27: Il costo di NEET come percentuale del PIL, 2011

Fonte: Eurostat.

Una critica evidente a questo studio che l'ipotetico scenario realistico, non reale, nel
senso che non tutti i NEET possono essere ri-impegnati nel mercato del lavoro. Infatti,
il numero di posti di lavoro vacanti chiaramente non sarebbe sufficiente a soddisfare
tutti i NEET.
Inoltre, non tutti i NEET sarebbero disposti o in grado di lavorare: alcuni non sono
disponibili in quanto hanno responsabilit familiari, alcuni sono impegnati in attivit
alternative, mentre altri semplicemente non vogliono essere nel mercato del lavoro.
Tuttavia, utilizzando il costo unitario di ogni NEET, l'analisi mostra che se un
numero sufficiente di posti vacanti fossero creati in Europa per il reintegro del 10% dei
NEET nel mercato del lavoro, ci fornirebbe un risparmio di oltre 15 miliardi di euro
l'anno. Se il 20% dei NEET potesse essere reintegrato, il risparmio salirebbe a 30
miliardi. Questo valido a livello di ogni Stato membro.

55
Se lobiettivo dell'Italia, per esempio, quello di reintegrare la met della sua
popolazione NEET, potrebbe salvare 16 miliardi di euro. Al contrario, un incremento
del 10% dei NEET in Italia porterebbe ad un aumento della perdita di 36 miliardi di
euro.
Tutto ci vuole sottolineare l'urgenza di un intervento politico immediato,
al fine di evitare conseguenze non sono solo economiche ma anche sociali.

3.3. I costi sociali e civili


Abbiamo visto che le conseguenze negative dello stato di NEET sono numerose e
influenzano non solo l'individuo e la sua famiglia, ma anche la societ nel complesso26.
E' un dato di fatto che chi viene escluso sia dal mercato del lavoro che dal sistema di
formazione vede aumentare il rischio individuale di esclusione sociale e aumentare la
probabilit di sviluppare comportamenti asociali o di accumulare esperienze
traumatiche, che possono trasformarsi in una disaffezione generale e un risentimento
contro la societ nel suo insieme e dei governi che la rappresentano.
Quindi la promozione di una partecipazione attiva dei giovani e dei NEET nei processi
democratici della societ un elemento chiave della sostenibilit della societ. E sano
per una societ se un particolare gruppo alza la voce nei limiti di legge al fine di
rivendicare i propri diritti, invece il ritiro dal coinvolgimento democratico e civile e
l'alienazione politica di un gruppo sociale sono fonte di grave preoccupazione. Infatti,
quando un gruppo ben definito non partecipa al processo democratico, il governo
interessato pu iniziare a perdere la sua legittimit ed elementi di instabilit possono
diffondersi nella societ civile. La mancanza di identificazione con i principali attori
politici e il risentimento contro di loro a causa della mancanza di risposte ai problemi
quotidiani posizionano i membri di sottogruppi a maggior rischio di coinvolgimento in
attivit politica irregolare o di espressioni di alienazione attraverso atti di vandalismo e
di conflitto.
La citata ricerca Eurofound (2012), utilizzando i dati di uno studio di European Social
Survey27 del 2008 e sulla base di una precedente ricerca di Bay e Blekesaune,28 avanza
tre ipotesi rispetto al coinvolgimento sociale dei NEET:

26
Ferrara A., Fregujaz C., Gargiuolo L., (2011), La difficile condizione dei giovani in Italia: formazione
del capitale umano e transizione alla vita adulta. Ricerca Istat, Roma.
27
http://www.europeansocialsurvey.org.

56
i NEET hanno meno fiducia nelle istituzioni democratiche rispetto ai non NEET;
i NEET sono meno impegnati politicamente rispetto ai non-NEET;
i NEET presentano un pi basso livello di partecipazione sociale e civile rispetto ai
non NEET.
Queste ipotesi sono state prima studiate a livello europeo. I Paesi sono poi stati
raggruppati in cinque cluster e l'analisi viene ripetuta per ogni cluster.
Lanalisi ha indagato i livelli di fiducia, di impegno politico e civile.
La considerazione combinata di questi tre elementi infatti fondamentale per la
sostenibilit dei sistemi democratici: come insieme rappresentano una garanzia contro
la disaffezione e l'instabilit nella societ.
La fiducia, in particolare per le istituzioni, un tema centrale nello studio della politica
del comportamento e della disaffezione perch una chiave di stabilit sociale. La fiducia
consente legami sociali e funzionali per lo sviluppo, stabilisce collegamenti
che sono fondamentali per mantenere e migliorare la societ e per consentire il
progresso ed una amministrazione efficiente oltre che la prevenzione dei conflitti. La
fiducia il collante di una societ e l'elemento fondamentale delle relazioni sociali,
Senza fiducia, afferma Good, tutto ci che diamo per scontato non sarebbe possibile29.
Molto interessante il contributo di Putnam sul tema che dimostra come i vari tipi di
fiducia, a loro volta, determinano diversi livelli di capitale sociale e civile in una
societ30.
La partecipazione sociale e civica come ad esempio la partecipazione volontaria a
diversi tipi di associazioni intesa come uno strumento per accumulare capitale sociale,
migliorando cos la coesione sociale 31.
Mascherini, Vidoni e Manca hanno esplorato le variabili che influenzano positivamente
lo sviluppo della partecipazione civile. E emerso come la partecipazione associativa sia
una scuola di democrazia, come un'opportunit per imparare il comportamento
cooperativo e auto-organizzativo.

28
Bay A.G., Blekesaune M., (2002), Youth unemployment and political marginalization, International
Journal of Social Welfare, Vol. 11, pp. 132139.
29
Good D., (1988), Individuals, interpersonal relations and trust in Gambetta D., Trust: Making
and breaking cooperative relations, p. 3148, Basil Blackwood, Oxford.
30
Putnam R.D., (2000), Capitale sociale e individualismo. Crisi e crescita della cultura civica in
America, Il Mulino, Bologna.
31
Mascherini M., Vidoni D., Manca A. R., (2010), Exploring the determinants of civil participation in
European countries: One-size-fits none, European Sociological Review, Vol. 27, No. 6, pp. 790807.

57
Gli autori rilevano che ha anche effetti importanti in materia di crescita personale e di
formazione dell'identit durante la transizione verso l'et adulta.
Solitamente, l'impegno nel civile e nel sociale in adolescenza predice l'impegno civico
in et adulta. I vantaggi personali di impegno civico per i giovani adulti comprendono
soddisfacimento del bisogno umano di appartenere, ma anche rafforzamento
dell'identit.
Tornando alla ricerca Eurofound32, un altro dato emerso che, in generale, i giovani in
Europa hanno un limitato livello di interesse per la politica. Mentre il livello di fiducia
nelle istituzioni simile a quello di altre categorie di et, i giovani in generale sono
meno interessati alla politica, meno propensi a discutere di politica con i loro amici e
per il voto alle elezioni. Inoltre, tendono a partecipare meno di altri gruppi di et ad
organizzazioni che non si occupino di arte, cultura o lo sport. Quindi la lotta contro
questa apatia politica, sociale e civile una grande sfida per le democrazie europee.
In secondo luogo, mentre l'accesso al lavoro e all'istruzione non sufficiente per evitare
lindifferenza politica e il disagio dei giovani, la situazione tra i NEET ancora pi
significativa. A livello europeo, i NEET si distinguono per avere un livello
notevolmente inferiore di impegno politico e sociale e un pi basso livello di fiducia se
confrontato con i non-NEET. Questo implica che essi non sono solo disimpegnati dal
sistema del mercato del lavoro e dell'istruzione, ma sono anche ad alto rischio di essere
politicamente e socialmente alienati dalla loro societ.
In effetti, i risultati delineati non si applicano allo stesso livello per tutti i sottogruppi
NEET. Mentre quelli non disponibili a lavorare a causa di responsabilit familiari non
sono interessati alla politica, coloro che sono disoccupati hanno un basso livello di
fiducia nelle istituzioni, una minore disponibilit a votare, e un minore livello di
impegno sociale e civile. E' attraverso la loro non partecipazione e diffidenza verso le
istituzioni che i disoccupati esprimono la loro delusione e frustrazione.

32
Eurofound (2012), NEETs Young people not in employment, education or training: Characteristics,
costs and policy responses in Europe. Pubblicazione dellUE, Lussemburgo.

58
Figura 28: I 5 Cluster individuati da Eurofound 2012

Fonte: Eurofound.
Analizzando la variazione tra cluster illustrati nella Figura 28, si registrano sostanziali
differenze.
Nel cluster continentale, e in misura minore in quello di lingua inglese e in quello
dellEuropa orientale, coloro che sono disoccupati sono anche i pi scontenti, con i
livelli pi bassi di fiducia nelle istituzioni e di impegno politico e sociale.
Nel cluster Mediterraneo, tuttavia, vale il contrario: coloro che sono disoccupati
tendono ad avere lo stesso livello di fiducia istituzionale e un pi alto livello di impegno
politico. Essi sono pi propensi a votare e a parlare di politica con gli amici rispetto agli
altri sottogruppi. da notare che tale impegno superiore non formalmente tradotto in
un maggiore livello di partecipazione formale in un partito politico o in una
organizzazione istituzionale. Questo indica una mancanza di identificazione con i
principali attori della scena politica e potrebbe essere spiegato con il diverso processo
che porta ad essere disoccupati nei Paesi continentali e mediterranei.
Il Cluster continentale caratterizzato da un tasso generale di bassa disoccupazione
giovanile, basso livello di fiducia e di impegno politico tra i disoccupati e pu essere

59
una conseguenza del fatto che la disoccupazione in questo cluster in gran parte
insolita.
Al contrario, nei Paesi mediterranei, dove i tassi di disoccupazione giovanile sono tra i
pi alti in Europa, i disoccupati non appartengono esclusivamente agli strati pi bassi
della societ.
Le grandi dimensioni del fenomeno indicano che questo problema strutturale nel
cluster mediterraneo e che pu aver favorito la creazione di una identit di questo
gruppo permettendo alla frustrazione di raggiungere un livello di espressione politica.
Infine, senza particolari differenze tra i NEET e non NEET nel cluster scandinavo.
Potrebbe essere che il ben sviluppato sistema di welfare inclusivo di questi Paesi riesca
a contrastare il fatto che la disoccupazione porti ad emarginazione e assicuri che le
persone possono funzionare come cittadini anche senza occupazione.

3.4. Il sistema di Welfare italiano

E interessante rilevare che nel 2009 il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha
pubblicato Il Libro Bianco del Welfare33 sul futuro del modello sociale. Era un
documento di valori e di visioni, la cornice entro la quale si sarebbero articolati gli
interventi del Governo dichiarando il passaggio dal Welfare State al Welfare Society:
dalla centralit dello Stato a quella della persona e della societ civile.
In realt, in Italia, il modello di Welfare basato sulla famiglia, proprio come il
ministro scrive: Esiste un legame inscindibile tra il benessere della famiglia e quello
della societ. Famiglia vuol dire tessitura di legami verticali, solidariet intergenerazio-
nale, relazioni che danno il senso della continuit temporale; vuol dire rapporti di pros-
simit e parentela, che consentono la coesione comunitaria. La famiglia trasmette ai
figli il patrimonio, ma anche la cultura, la fede religiosa, le tradizioni, la lingua, e crea
quel senso profondo di appartenenza, di consapevolezza delle origini cos necessario
allidentit di ciascuno. La famiglia anche il nucleo primario di qualunque Welfare, in
grado di tutelare i deboli e di scambiare protezione e cura, perch un sistema di rela-
zioni, in cui i soggetti non sono solo portatori di bisogni, ma anche di soluzioni, stimoli
e innovazioni.

33
http://www.governo.it

60
Ma, se si pensa di risolvere i problemi sociali (e spesso anche economici) secondo
questo modello, non dovremmo chiederci se questo abbia dei costi, ovvero se dare un
ruolo cos rilevante alla famiglia possa avere delle ripercussioni negative, in particolare
per la condizione della donna, per il sistema educativo, per il mercato del lavoro e per la
struttura del Welfare State?
A questa domanda hanno tentato di rispondere Alberto Alesina e Andrea Ichino34
indagando se la centralit della famiglia nella societ italiana sia un valore che ci avvan-
taggia rispetto a Paesi in cui i legami familiari sono pi attenuati o pressoch inesistenti.
Lanalisi dei due autori interessante in relazione al fenomeno NEET perch dalla
lettura dei dati si evince che i giovani italiani stazionano in casa molto pi degli altri e
probabilmente ci determina da un lato lassorbimento dei costi sociali di chi non
lavora e dallaltro permette proprio il permanere volontario in uno stato di inattivit.
Alesina e Ichino affermano ad esempio che in Italia il 45% delle coppie sposate di et
inferiore ai 65 anni vive entro un raggio di un chilometro dai propri genitori. La vici-
nanza rende possibili aiuti reciproci: assistenza dei figli ai genitori anziani e dei genitori
ai figli per la cura dei nipoti. Ma anche scambi monetari: una famiglia ogni dieci
dichiara di aver ricevuto un aiuto dai genitori (solo una su venti in Spagna e una su
cento in Gran Bretagna) e la frequenza di questi aiuti cresce quando qualcuno nella
famiglia perde il lavoro. Quindi in Italia non solo i trasferimenti finanziari fra parenti
sono pi frequenti che altrove, ma il soccorso dei parenti viene invocato e offerto pro-
prio quando qualcuno perde il lavoro.
Secondo gli autori, laver spostato lassistenza (dei bimbi, degli anziani, dei disoccu-
pati) a carico delle famiglie, non ha consentito la costruzione di un Welfare leggero: il
nostro Stato sociale tuttaltro che leggero, costa oltre un quarto del reddito nazionale,
pi o meno come nel resto dEuropa. Ma mentre negli altri Paesi lassistenza alle fami-
glie rappresenta il 20% della spesa per il Welfare, in Italia solo il 6%. Il nostro
Welfare si limita sostanzialmente a pagare pensioni. Perch abbiamo fatto queste
scelte? Le istituzioni di un Paese non sono casuali, bens riflettono le preferenze dei cit-
tadini. Agli italiani piace una societ costruita intorno alla famiglia e nel tempo hanno
creato istituzioni che consentono il perpetuarsi del ruolo centrale della famiglia.
Gli autori individuano quattro conseguenze di questa impostazione:

34
Alesina A., Ichino A., (2009), L'Italia fatta in casa, Strade Blu, Mondadori, Milano.

61
 la scarsa mobilit geografica che d luogo al fenomeno che Banfield35, un poli-
tologo delluniversit di Chicago che studi attentamente l Italia, defin familismo
amorale;
 il precariato, cio un mercato del lavoro diviso fra un gruppo di super-tutelati e
un esercito senza alcuna protezione;
 la difficolt delle nostre imprese di crescere;
 un peso straordinario a carico delle donne.
In una serie di lavori di ricerca, tre economisti italiani, Paola Sapienza, Luigi Guiso e
Luigi Zingales36, costruirono una misura del capitale sociale in diverse regioni italiane
(il capitale sociale proprio ci che il familismo non consente di accumulare) utiliz-
zando come indicatore il numero dei donatori di sangue. Ne emerse che nel
Mezzogiorno, dove la famiglia era pi centrale e la mobilit inferiore, vi erano meno
donatori di sangue che, ad esempio, in Friuli.
Gli autori sostengono che la scarsa mobilit influenza anche laccesso al mercato del
lavoro. Infatti, molto spesso, il primo passo nel trovare un lavoro, anche precario, che
sia vicino a casa per poter essere aiutati dai genitori. Poi si aspetta un posto stabile, che
generalmente si trova attraverso i contatti familiari e quindi sempre vicino a casa. A
questo punto nascono i figli e i genitori, per fortuna, sono vicini, aiutano ad accudirli.
Poi i figli, diventati adulti, accudiranno i genitori anziani.
La famiglia italiana il complemento perfetto del mercato del lavoro duale, fondato
sullimmobilit geografica. Quando la ricerca del lavoro si limita ad un intorno della
propria famiglia, conoscenze e raccomandazioni contano pi di meccanismi che con-
sentono unallocazione efficiente tra lavoratori e imprese.
Ma il costo maggiore di una societ centrata sulla famiglia il peso straordinario che
incombe sulle donne. Non pu esservi centralit della famiglia se la casa vuota. E chi
la riempie in Italia la donna.
E, nel caso delle giovani donne che scelgono di non lavorare nonostante il titolo di
studio e le votazioni pi alte dei coetanei maschi, un bene che tante donne intelligenti
scelgano il part-time e addirittura abbandonino il lavoro per poter accudire figli, suo-
cere, genitori e nipotini, o magari semplicemente per tenere la casa pulita anzich assu-
mere un collaboratore domestico?

35
Banfield E.C., (2006), Le basi morali di una societ arretrata, il Mulino, Bologna.
36
Guiso L., Sapienza P., Zingales L., (2004) The role of Social Capital in Financial Development, in
American Economic Review, n. 94.
62
Sulle disparit di genere e di opportunit si sono interrogati in molti.
Alessandra Casarico e Paola Profeta37 riflettono sullo spreco dei talenti femminili in
tempi di crisi economica ed elencano una serie di vantaggi economici e sociali che si
evidenzierebbero mettendo le giovani in condizione di entrare ad un livello adeguato
nel mercato del lavoro e nella politica.
Nel momento attuale, secondo le autrici, le donne risultano meno valorizzate degli
uomini, meno pagate e con poche prospettive di arrivare ai vertici.
Inoltre, tra le peripezie per mantenere in equilibrio vita privata e lavorativa, sembra
perdano il confronto soprattutto in felicit.

37
Casarico A., Profeta P., (2010), Donne in attesa. L'Italia delle disparit di genere, Egea, Milano.

63
CAPITOLO 4

VERSO LEUROPA 2020: LE INIZIATIVE DELLUE

PER LINTEGRAZIONE DEI NEET

Premessa

In conseguenza degli sviluppi sempre pi negativi sul mercato del lavoro per i giovani,
negli ultimi anni gli Stati membri dellUE si sono impegnati nella progettazione e
attuazione di misure politiche destinate ad aumentare loccupabilit giovanile e a
promuovere una maggiore partecipazione alloccupazione da parte dei giovani. Il
problema connesso alla pi complessiva situazione economica e sociale e alle scelte
che lUE ha compiuto e compier in relazione al concetto di giustizia sociale.
Secondo Artoni38, la letteratura esaminata e le connesse evidenze storiche individuano
due nuclei problematici fondamentali. Il primo riguarda leffettiva possibilit che un
individuo ha di fronteggiare i grandi rischi dellesistenza. L dove questa possibilit
limitata per ragioni o economiche o morali emerge una prima finalit della giustizia
sociale, come sottolineato da Stuart Mill, dai socialisti della cattedra e dagli ispiratori
del moderno stato sociale. Gli ordini sociali spontanei, ammesso che siano mai
raggiungibili e che siano effettivamente qualificabili come ordini, potrebbero rendere
superfluo ogni intervento pubblico.
A prescindere dalle problematiche macroeconomiche (che possono essere giudicate o
meno meritevoli di consapevole azione correttiva da parte dello stato anche a fini di
giustizia sociale), il secondo nucleo fondamentale riconducibile alle tematiche
distributive. Se gli assetti distributivi che si formano spontaneamente sono giudicati
accettabili, non esiste problema di realizzazione di principi di giustizia. Se, al contrario,
la tendenza alla concentrazione dei redditi e delle ricchezze ritenuta antitetica ad ogni
principio di coesione sociale, compiti correttivi e regolativi della sfera distributiva
devono essere attribuiti alle autorit pubbliche.
Le iniziative politiche e correttive regolative messe in atto dallUE possono essere
raggruppate in tre categorie principali:

38
Artoni R., (2012) Sulla nozione di Giustizia Sociale, Working Paper n.161, pag.14, Universit
Commerciale Luigi Bocconi, Milano.

64
 misure relative allistruzione;
 misure relative alloccupazione;
 misure che facilitano la transizione dalla scuola al lavoro.
In questo capitolo riportata una panoramica di queste iniziative, e una relativa
valutazione di efficacia frutto di una ricerca generale sui NEET condotta da
Eurofound39. Abbiamo riportato i punti di forza e debolezza rilevati per ogni stato
membro, proprio per favorire la consapevolezza del reale impatto sul problema di
questa prima serie di misure. Sono sintetizzate anche 10 caratteristiche chiave che
dovrebbero avere le future misure di intervento per essere efficaci, cos da poter
orientare scelte future, evitando spreco di denaro pubblico e di tempo, oltre che di
opportunit.
Il capitolo si conclude analizzando i pi recenti interventi decisi nel pacchetto lavoro
approvato dal Consiglio dei ministri a giugno 2013.
Previsti, in via sperimentale, incentivi all'assunzione stabile di giovani tra i 18 ed i 29
anni. Le risorse andranno per lo pi alle Regioni del Sud dove il problema della
disoccupazione giovanile arriva a livelli drammatici. Fissato il tetto di 650 euro al mese
per lavoratore: gli sgravi saranno di 18 mesi per le nuove assunzioni e di 12 per chi
trasforma i contratti a tempo indeterminato. Per poterne usufruire i giovani devono
rientrare in queste condizioni: essere privi di impiego regolarmente retribuito da almeno
sei mesi od essere privi di un diploma di scuola media superiore o professionale, vivano
soli con una o pi persone a carico. In via sperimentale per gli anni 2013, 2014 e 2015
viene istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un fondo per
consentire alle amministrazioni dello Stato di corrispondere le indennit per la
partecipazione ai tirocini formativi. Ad ogni studente universitario che abbia concluso
gli esami, abbia una buona media e rientri sotto una soglia del redditometro, lo Stato
potrebbe quindi riconoscere una specie di mini-assegno di 200 euro al mese qualora
svolga un tirocinio della durata minima di 3 mesi con enti pubblici o privati.
In sintesi, gli interventi si sviluppano lungo cinque assi principali:
 accelerare la creazione di posti di lavoro, a tempo determinato e indeterminato,
soprattutto per giovani e disoccupati di tutte le et;

39
Eurofound, (2012), Recent policy developments related to those not in employment, education and
training (NEETs), Dublino.

65
 anticipare la Garanzia Giovani, per creare nuove opportunit di lavoro e di
formazione per i giovani, ridurre linattivit e la disoccupazione;
 migliorare il funzionamento del mercato del lavoro e potenziare le politiche
attive;
 aumentare le tutele per imprese e lavoratori;
 intervenire per ridurre la povert assoluta e accrescere linclusione sociale.
In questa prospettiva, gli interventi contenuti nel decreto rappresentano solo il primo
passo della strategia del Governo. Un secondo gruppo di interventi verr definito una
volta che le istituzioni europee avranno approvato le regole per lutilizzo dei fondi
strutturali relativi al periodo 2014-2020 e di quelli per la Garanzia giovani.

4.1. Iniziative dellUE per lintegrazione dei NEET

La Commissione europea ha inizialmente reagito alla sfida della crescente


disoccupazione giovanile concentrando i propri sforzi sul programma 'Youth on the
Move40 iniziativa faro prevista negli accordi di Europa 2020, che mira a liberare'
tutto il potenziale dei giovani attraverso la qualit dellistruzione e della formazione,
integrazione nel mercato del lavoro e una maggiore mobilit.
Contemporaneamente, le linee guida comunitarie per le politiche economiche e
dell'occupazione dell'aprile 2010, invitavano gli Stati membri e le parti sociali a creare
meccanismi per aiutare i neo-laureati a trovare una prima occupazione o ulteriori
opportunit di formazione, compresi gli stage.
Nel 2011, la proposta Youth Opportunities Initiative ha sottolineato l'importanza di
imparare dai Paesi che avevano ottenuto buoni risultati nelle politiche di contenimento
del fenomeno.
Nel 2012, il pacchetto occupazione Towards a job-rich recovery ha confermato
l'importanza di ridurre la disoccupazione giovanile suggerendo inoltre un maggiore
utilizzo dei Fondi Sociali Europei per il prossimo periodo di programmazione
(2014-2020) per affrontare la questione.
Molti Stati membri hanno attuato politiche che intervengono nei momenti di difficolt
nel percorso di un giovane in cerca di occupazione, alcuni interventi mirano a prevenire
l'abbandono scolastico, mentre altri mirano a reintegrare abbandoni scolastici.

40
Vedasi scheda di approfondimento Europa 2020 in appendice.

66
Altre politiche cercano di facilitare una transizione agevole dalla scuola al lavoro,
mentre alcuni interventi si sforzano di aumentare l'occupabilit dei giovani. Altre
politiche mirano a rimuovere le barriere persistenti incontrate dai giovani in generale o
persone con bisogni speciali. Vediamole maggiormente nel dettaglio.

4.1.1. Politiche a favore dellistruzione e formazione

Listruzione sempre stata un elemento fondamentale delle politiche per loccupazione


giovanile poich dimostrato che livelli di istruzione pi elevati tra la popolazione
contribuiscono a risultati di crescita pi a lungo termine dei Paesi. Le politiche nel
settore dellistruzione comprendono misure per prevenire il prematuro abbandono
scolastico e misure per il reinserimento scolastico o in corsi di formazione di coloro che
non hanno terminato la scuola.
Poich la riduzione della percentuale di abbandoni scolastici prematuri a meno del 10%
uno dei cinque obiettivi principali nellUnione europea, vi un ampio accordo sul
fatto che aumentare l'et della scuola dell'obbligo possa contribuire a impedire
labbandono scolastico prematuro.
Quasi tutti i Paesi dellUE hanno realizzato misure in questo ambito. Inoltre, molti
Paesi hanno introdotto finanziamenti supplementari per i corsi di istruzione di sostegno
destinati ad aiutare gli studenti a migliorare le loro prestazioni scolastiche. In
Lussemburgo, il sistema di classes mosaique offre alle scuole lopportunit di fare
assentare temporaneamente gli studenti a rischio di abbandono scolastico dalle loro
lezioni regolari e di collocarli in una classe mosaico per un periodo da 6 a 12
settimane, durante il quale viene fornito loro sostegno individuale.
In alcuni Paesi, quali la Bulgaria e la Romania, dove labbandono scolastico prematuro
associato alla povert delle famiglie, lo Stato fornisce programmi di assistenza
scolastici (distribuzione gratuita di merende e libri di testo, trasporti gratuiti, ecc.).
Inoltre, per motivare i giovani a continuare a frequentare la scuola, molti Stati membri
hanno aumentato il numero di posti offerti per la formazione professionale e creato
nuovi programmi di formazione professionale.
Nel caso degli studenti che abbandonano la scuola, per dare loro lopportunit di
rientrare nel ciclo di istruzione molti Paesi hanno istituito iniziative, spesso associate
alla formazione pratica. In Francia, ad esempio, le scuole della seconda opportunit
offrono ai giovani di et compresa tra 18 e 25 anni una formazione nelle competenze di
base per un periodo che va da 9 a 12 mesi.

67
I programmi di qualificazione professionale iniziale spagnoli offrono ai giovani che
hanno abbandonato la scuola prematuramente lopportunit di iscriversi a corsi di
formazione per conseguire un diploma di qualifica professionale o un diploma di
istruzione secondaria dellobbligo, consentendo loro di iscriversi successivamente a un
corso di istruzione e formazione professionale regolare.

4.1.2. Misure per favorire la transizione dalla scuola al lavoro

Una volta che gli studenti dispongono delle abilit e delle competenze necessarie, sono
disponibili iniziative politiche che possono favorire il loro ingresso nel mercato del
lavoro. Nella maggior parte dei Paesi dellUE, un approccio combinato e coordinato
(che comprende servizi di offerta di informazioni, consulenza e orientamento sui corsi,
tutoraggio, assistenza nella ricerca di lavoro e nellabbinamento tra competenze e
occupazioni) sembra essere la serie di misure pi utile per agevolare le transizioni dalla
scuola al lavoro.
Nel Regno Unito, ad esempio, il programma Flexible New Deal (nuovo accordo
flessibile) offre a giovani che ricevono indennit sociali un approccio personalizzato
che comprende consulenza e orientamento personale, sviluppo di un piano d'azione ed
esperienza di lavoro.
Le misure che forniscono esperienza di lavoro quali i tirocini, gli addestramenti e gli
apprendistati hanno molto successo nel favorire loccupabilit dei giovani. Gli
apprendistati e i tirocini sono ampiamente offerti da tutti gli Stati membri e in alcuni
Paesi possono coinvolgere il settore privato, ad esempio il programma sulle potenzialit
dei giovani in Svezia, oppure possono essere organizzati dalle parti sociali, come il
programma Gradlink in Irlanda.
I programmi di apprendistato si sono rivelati una misura estremamente efficace per
favorire la transizione al lavoro per i giovani e durante la crisi, i cosiddetti Paesi di
apprendistato (Austria e Germania) sono riusciti a mantenere bassa la loro
disoccupazione giovanile. In realt, tutti gli Stati membri dellUE hanno attuato o
rafforzato di recente i loro programmi di apprendistato.
Inoltre, per garantire che tutti i giovani svolgano unattivit di lavoro, istruzione o
formazione professionale, alcuni Paesi hanno introdotto garanzie per i giovani. In
Finlandia, ad esempio, a tutti i giovani disoccupati di et inferiore a 25 anni viene
offerta, entro tre mesi dalliscrizione al servizio pubblico per l'occupazione,

68
unoccupazione, unopportunit distruzione o qualche altra misura di attivazione
attraverso un piano di sviluppo personalizzato.

4.1.3. Politiche a favore delloccupazione

Molti Paesi hanno introdotto una serie di incentivi (agevolazioni fiscali, sovvenzioni,
tagli dei costi non salariali del lavoro, ecc.) per incoraggiare le aziende a reclutare e a
formare i giovani e a creare occupazioni supplementari destinate a loro. In Ungheria,
alle persone che accedono al mercato del lavoro viene consegnata una carta di inizio
valida per due anni. I datori di lavoro che assumono personale con una carta di inizio
versano contributi previdenziali ridotti.
Alcuni Paesi hanno introdotto misure specifiche per incentivare lassunzione di persone
disabili o provenienti da contesti svantaggiati.
Altri Paesi hanno introdotto misure specifiche per promuovere l'attivit imprenditoriale
e il lavoro autonomo dei giovani attraverso lofferta di servizi speciali per i giovani che
desiderano avviare una loro attivit.
Infine, per rimuovere le barriere logistiche e pratiche alloccupazione giovanile, quasi
tutti i Paesi hanno introdotto sussidi di mobilit geografica e altre misure speciali
destinate ai giovani che hanno esigenze speciali o che provengono da ambienti
svantaggiati o di immigrazione.

4.2. Efficacia delle misure implementate


E stato condotto un interessante studio della GHK Consulting41, su commissione
dellEuropean Foundation, con lo scopo di verificare lefficacia delle tante misure
introdotte dai Paesi dellUE e presentate in sintesi nei paragrafi precedenti.
Lo studio fornisce 10 spunti per la progettazione di politiche efficaci per combattere la
disoccupazione giovanile, sulla base dell'analisi di 25 misure politiche adottate in nove
Stati membri: Austria, Finlandia, Francia, Ungheria, Irlanda, Italia, Spagna, Svezia
e Regno Unito.
In particolare, la ricerca si propone di valutare la misura in cui le politiche scelte sono
riuscite a soddisfare i loro obiettivi operativi e raggiungere i risultati attesi.

41
GHK Consulting, (2012), Effectiveness of policy measures to increase the employment participation of
young people, su commissione Eurofound, http://www.ghkint.com.

69
Ci ha implicato una valutazione dei diversi approcci politici adottati per affrontare la
diversit delle sfide poste dai diversi gruppi di giovani NEET.
Sono stati analizzati punti di forza e di debolezza dei diversi approcci, nonch i costi
associati.
Il lavoro si conclude con una sintesi delle lezioni apprese e delinea alcune delle
principali caratteristiche delle misure per l'occupazione dei giovani risultate efficaci.
La ricerca risulta utile perch i risultati possono essere utilizzati dai responsabili
politici, operatori, parti sociali e ricercatori di tutta Europa nella ideazione,
pianificazione e attuazione delle politiche per migliorare la situazione del mercato del
lavoro dei giovani.

4.3. Le Politiche valutate

Riportiamo in sintesi quanto emerso dalla comparazione effettuata nella citata ricerca
proprio con lo spirito di imparare dalle esperienze altrui e magari poter evitare
politiche inutilmente costose e inefficaci.
Nella Tabella 7 delineata una breve panoramica delle caratteristiche e della situazione
di ciascuno dei nove Paesi per quanto riguarda la partecipazione dei giovani nel
mercato del lavoro, in materia di istruzione e formazione.
Vengono inoltre elencati i provvedimenti che sono stati selezionati per la valutazione in
ogni Paese.

70
Tabella 7: Profilo dei Paesi selezionati per la ricerca GHK Consulting, 2012

71
Fonte: GHK Consulting, http://www.ghkint.com
72
Al fine di cercare di tener conto della diversit delle questioni affrontate dai giovani e
dai diversi approcci necessari, le 25 misure valutate sono state selezionate per
rappresentare cinque grandi categorie di approcci al problema. Queste categorie, e le
misure al loro interno, intervengono in diversi punti lungo il percorso di un giovane
verso loccupazione, come illustrato nella Figura 29 e di seguito descritti.

Figura 29: La via di un giovane al lavoro

Fonte: GHK consulting, http://www.ghkint.com.

La Figura mostra che alcune politiche di occupazione giovanile cercano di intervenire


prima che si verifichino i fattori di rischio, mentre altre intervengono nelle fasi
successive del percorso del giovane verso il lavoro.
a. Le politiche nelle prime fasi del percorso (ELS) hanno il particolare obiettivo di
affrontare i fattori di rischio legati al potenziale disimpegno da istruzione e formazione.
Questo perch i giovani con nessuna o con qualifiche di basso livello hanno una
maggiore probabilit di andare incontro alla disoccupazione rispetto ai loro coetanei pi
qualificati.
b. Le misure di reinserimento dagli abbandoni scolastici cercano di fornire un sostegno
tempestivo per coloro che hanno appena preso la decisione di abbandonare, favorendo e
consentendo loro di continuare i loro precedenti studi o di trovare altre alternative di
formazione pi adatte.
73
c. Le politiche di transizione scuola-lavoro intervengono in una tappa successiva del
percorso. Il loro obiettivo primario quello di facilitare la transizione dei giovani
'dallimparare al guadagnare'.
Le misure per favorire l'occupabilit e le misure per rimuovere le barriere logistiche e
pratiche per l'occupazione sono le politiche che intervengono pi vicino al punto di
ingresso nel mercato del lavoro.
Il primo tipo di misura si propone di colmare le lacune in capacit e competenze
trasversali o specifiche del processo richiesto dal mercato del lavoro, mentre il secondo
mira ad affrontare gli ostacoli specifici incontrati dai giovani provenienti da ambienti
vulnerabili.
Rimandando agli esiti della Ricerca per una dettagliata conoscenza degli esiti delle
singole politiche, qui riportiamo la sintesi dei punti di forza e debolezza rilevati che
possono rivelarsi spunti utili per una riflessione sulle iniziative che il nostro Paese sta
avviando o avvier per contrastare il fenomeno NEET.

4.3. Punti di forza e debolezza delle politiche implementate


Analizzeremo ora le varie politiche messe a punto dai Paesi europei rilevando per
ciascun Stato membro le azioni realizzate o ideate rispetto alle fasi cruciali di
immissione nel mercato del lavoro dei giovani.

4.3.1. Misure per prevenire la dispersione scolastica o la precoce


uscita dal sistema di istruzione e formazione (ESL)

Uno dei punti di forza e di debolezza delle misure per prevenire la dispersione
scolastica o la precoce uscita dal sistema di istruzione e formazione (ESL) consiste
nella tendenza ad avere una visione a lungo termine del problema. Queste misure
affrontano i fattori di rischio come l'assenteismo persistente da scuola o lesclusione in
giovane et, prima che diventino un problema pi grave come labbandono della scuola.
Ci significa che possono aiutare a prevenire l'emarginazione giovanile, compresi i
costi legati alla societ e alleconomia, cio a lungo termine. Queste politiche sono in
genere pi convenienti rispetto alle misure di reinserimento ESL. Per esempio, Career
Start (Finlandia) vista come una forma importante di sostegno alla 'transizione, nel
punto di passaggio tra il livello di istruzione inferiore alla secondaria superiore, che
un punto particolarmente vulnerabile nella vita dei giovani. Le valutazioni hanno

74
concluso che questo programma ha avuto un impatto importante nel ridurre l'esclusione
sociale tra i giovani in Finlandia.
Altre misure preventive ESL si concentrano su come personalizzare i percorsi di
istruzione o sull'introduzione di nuovi corsi, al fine di migliorare la misura in cui il
sistema scolastico generale soddisfa le esigenze di tutti i giovani.
La forza di questi misure che esse affrontano le questioni fondamentali che stanno
dietro lESL, vale a dire le caratteristiche del sistema scolastico generale
che causano labbandono da parte dei giovani.
Il forte approccio collaborativo introdotto attraverso liniziativa delle Comunit di
Apprendimento (Spagna) risulta essere pi efficace rispetto ai metodi tradizionali di
insegnamento per affrontare il problema della ESL. Tutte le scuole che sono state
trasformate in Comunit di apprendimento hanno riportato risultati positivi, tra cui
migliore rendimento scolastico, una riduzione della dispersione scolastica e migliore
coesistenza all'interno della scuola. A Barcellona, la realizzazione di una comunit di
apprendimento ha ridotto il tasso di assenteismo dal 57% al 3 % in tre anni e il tasso di
ESL dal 37% al 5 %.
Tuttavia ci sono alcuni punti deboli associati a queste misure preventive. Vi , per
esempio, un rischio in relazione alle politiche territoriali. Queste politiche canalizzano
ulteriori finanziamenti verso le aree svantaggiate, con unalta percentuale di giovani a
rischio di esclusione sociale: se i fondi stanziati sono insufficienti, limpatto non pu
essere significativo. Inoltre, senza concentrarsi su specifici allievi all'interno delle aree
target, non c' garanzia che gli sforzi saranno effettivamente concentrati sugli alunni
che presentano le difficolt pi gravi.
Nonostante non sempre si siano rilevati risultati tangibili in termini di riduzione delle
lacune di prestazioni tra aree a priorit di istruzione e aree di educazione non prioritarie,
l'educazione la priorit riconosciuta che ha spronato molti esempi su piccola scala di
buone pratiche sul terreno, generando risultati qualitativi positivi.
Una possibile debolezza dei programmi di transizione che i giovani possono abituarsi
alla misura intensiva di sostegno che ricevono e faticare ad integrarsi nei flussi normali
di istruzione o formazione. In risposta a questo problema, il programma diventato una
parte integrante del lavoro delle scuole di istruzione e formazione professionale,
piuttosto che essere visto come 'separato' dalle attivit tradizionali.
Un'altra sfida associata ad alcune misure di prevenzione il cambiamento culturale
connesso, ad esempio, in sede di attuazione di un modo alternativo di fornire istruzione

75
o di un nuovo tipo di corso o di qualifica. Questo pu significare che
necessario investire nella formazione degli insegnanti e nella sensibilizzazione dei
principali soggetti interessati, compresi gli stessi giovani, i genitori e i datori di lavoro.
LAlternanza Scuola Lavoro (Italia) sembra essere ancora una nicchia
con un relativamente piccolo numero di partecipanti, anche se tutti gli studenti di et
superiore ai 15 anni avrebbero la possibilit di proseguire gli studi dall'alternanza tra
periodi di lavoro e di studio.

4.3.2. Punti di forza e di debolezza delle misure di reinserimento


per ESL

Le misure di reintegrazione sono state classificate in due grandi gruppi: ambienti


alternativi di apprendimento e programmi olistici di apprendimento. Una certa
sovrapposizione pu verificarsi tra i due, in quanto programmi olistici tendono ad
essere offerti all'interno di un ambiente di apprendimento alternativo.
I programmi olistici sono importanti per i giovani con esigenze pi complesse. Fornire
ambienti di apprendimento o qualifiche alternative pu essere pi adatto ai giovani per
cui il sistema di istruzione tradizionale non funziona.
Ad esempio, i programmi PCPI (Spagna) sono pi pratici perch includono elementi di
apprendimento basato sul lavoro. La misura Springboard (Ungheria) differisce dalla
scuola tradizionale in quanto le classi sono pi piccole e il curriculum modulare include
soggetti integrati e competenze pratiche, come scrivere un Curriculum Vitae. Gli alunni
ricevono anche l'esperienza pratica di varie professioni, ad esempio in ristoranti o altre
imprese.
Il potenziale svantaggio di questi metodi che i titoli di studio conseguiti non possono
sempre essere valutati o riconosciuti dai datori di lavoro. E' quindi importante
coinvolgere i datori di lavoro e i loro rappresentanti nella progettazione di tali
programmi. .
Il vantaggio delle misure olistiche di reinserimento recensite per questo studio che
affrontano l'intera gamma di questioni riguardanti i giovani che hanno abbandonato la
scuola, aiutandoli ad identificare le loro difficolt e a lavorare per il superamento delle
barriere che dovranno affrontare attraverso un mix di sostegno sociale e pedagogico
personalizzato insieme con la formazione, l'apprendimento e lattivit.
Il rischio di queste misure di transizione che i beneficiari possono abituarsi
allintensivo supporto ricevuto. E quindi importante che le misure di reinserimento si

76
concentrino sul miglioramento delle aspirazioni dei loro partecipanti e sul
potenziamento delle capacit e competenze per assumere la responsabilit del proprio
sviluppo a lungo termine. Youthreach (Irlanda), per esempio, mira a facilitare il
completamento della scuola, ma anche a promuovere l'autogestione, la consapevolezza
di s, e una maggiore fiducia tra i suoi partecipanti.

4.3.3. Punti di forza e di debolezza delle misure per sostenere le


transizioni verso il mercato del lavoro (STW)

La forza condivisa delle misure STW recensite che in genere contribuiscono a ridurre
la quantit di tempo che un giovane spende senza lavoro dopo aver lasciato l'istruzione,
riducendo cos il rischio di effetti 'cicatrice'. Questo si pu ottenere fornendo loro le
informazioni o conoscenze per prendere decisioni attraverso servizi di consulenza e
orientamento, migliorando la qualit e la velocit dei servizi offerti loro o attraverso la
promozione di percorsi alternativi nel mercato del lavoro, come ad esempio misure
volte a promuovere il lavoro autonomo e la transizione da un lavoro temporaneo a
tempo indeterminato (Spagna), o migliorando la qualit della formazione professionale ,
che equipaggia i giovani con le competenze necessarie per il mondo del lavoro
(TISZKs, Ungheria).
Una possibile debolezza della maggior parte delle misure di transizione STW oggetto
del presente studio che sono pi appropriate per i giovani, che sono pi 'pronti a
lavorare. Molte pi reti tra attori chiave a livello locale sono necessarie per poter
massimizzare l'impatto delle garanzie su giovani con bisogni complessi;
in particolare la collaborazione con i servizi sociali e sanitari deve migliorare.
Un altro problema associato con alcune delle misure di transizione STW che il loro
successo pu dipendere dalle altre politiche pubbliche che sono in atto (ad esempio, la
disponibilit di posti per studenti ) e la pi ampia situazione del mercato del lavoro nel
Paese (ad esempio, la misura in cui i datori di lavoro hanno un lavoro da offrire ai
giovani, e l'ambiente di business globale).
Il provvedimento spagnolo per promuovere il lavoro autonomo tra i giovani, per
esempio, deve affrontare una sfida chiave nel panorama economico complessivo del
Paese per cui i giovani in cerca di lavoro non sono spesso stimolati a diventare
lavoratori autonomi; un ambiente di sostegno completo che soddisfi le esigenze dei
potenziali imprenditori ancora mancante. Questa sfida comune anche ad altri Paesi

77
europei: unassistenza specifica diventa necessaria perch il sostegno attraverso sussidi
di disoccupazione insufficiente per avviare un'impresa.
Per questo l'iniziativa CIVIS ( Francia) ha raggiunto solo parzialmente i suoi obiettivi in
termini di numero di beneficiari che hanno partecipato al programma. Non riuscita a
soddisfare il suo obiettivo chiave, ossia unoccupazione stabile, e ci in parte
attribuibile al difficile contesto del mercato del lavoro.
Nel contesto di alti tassi di disoccupazione giovanile, ci pu essere la tentazione di
concentrarsi sulle soluzioni quick fix' che non necessariamente creeranno un beneficio
a lungo termine per i giovani. Tornando alle garanzie giovanili per esempio, si possono
inserire i giovani nel mondo del lavoro, istruzione o formazione in un relativamente
breve lasso di tempo e ad un costo relativamente basso, ma non offrono sempre una
soluzione a lungo termine. Per questo il programma Job Guarantee for Young People
(Svezia) stata criticato da alcuni studi: non fornisce una soluzione a lungo termine per
molti giovani. Ci dovuto al fatto che il programma non risolve molti dei problemi
strutturali del gruppo target: la mancanza di competenze e qualifiche. Per questo
motivo, le politiche dovrebbero concentrarsi maggiormente sulla crescita della
qualificazione e riqualificazione professionale, piuttosto che su come aiutare i giovani a
trovare qualsiasi lavoro.

4.3.4. Punti di forza e di debolezza delle misure per favorire


l'occupabilit dei giovani
Il loro principale punto di forza che aiutano i giovani a migliorare
le loro qualifiche per soddisfare le esigenze dei datori di lavoro, consentendo loro di
affrontare con maggiori abilit lo squilibrio nell'economia in generale.
In genere questi programmi forniscono opportunit di apprendimento basate sul lavoro -
come l'apprendistato o di tirocinio, ossia esperienza di lavoro, che qualcosa che manca
rispetto ai lavoratori pi anziani. Un ampio consenso emerso verso una formazione
professionale re fornita attraverso una combinazione di teoria e pratica (apprendistato,
formazione duale o 'doppio binario'). Infatti, questo tipo di formazione sviluppato in
modo non uniforme in Europa. In risposta, alcuni Paesi hanno iniziato a pensare di
aumentare o introdurre nuove opportunit di apprendimento basate sul lavoro per i
giovani, in forma di apprendistato, tirocini o altre forme di apprendimento basate sul
lavoro (ad esempio, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito).

78
I benefici di tale opportunit si ritrovano non solo nel consentire ai partecipanti di
acquisire le competenze necessarie per il mercato del lavoro, consentono inoltre
ai datori di lavoro di valutare meglio le competenze dei giovani lavoratori. Infatti, per
molti giovani, questo comporta la possibilit di continuare a lavorare con il datore di
lavoro a lungo termine, dopo che la formazione stata completata.

4.3.5. Punti di forza e di debolezza delle incentivazioni dei datori


di lavoro e delle misure per eliminare gli ostacoli
di entrata al lavoro

Questa categoria prende in considerazione due tipi di misure che mirano a rimuovere gli
ostacoli all'occupazione e a ridurre la disparit di accesso al mercato del lavoro. La
forza di queste misure che compensano svantaggi specifici affrontati dai giovani in
confronto ad altri in cerca di lavoro. Ad esempio, IBA (Austria) ampiamente
percepito come uno strumento efficace per aiutare i giovani con particolari problemi di
integrazione nell'accesso di training accreditati e offre opportunit di integrazione nel
mercato del lavoro. Ci consente inoltre un adeguamento dei corsi di formazione a
particolari esigenze di apprendimento dei partecipanti, oltre a fornire loro (e ai loro
datori di lavoro e colleghi ) un supporto dedicato. Per questo il provvedimento stato
adottato in via permanente nel 2008.
Evitando i relativi costi di esclusione sociale, queste misure per rimuovere
barriere pratiche e logistiche in ultima analisi sono anche un beneficio per la societ e
l'economia. .
Le misure che prevedono incentivazioni ai datori di lavoro, includono sussidi
ad assumere giovani e mirano a ridurre le barriere affrontate dai datori di lavoro
nellassunzione, i quali possono includervi anche il costo dei salari, nonch
l'amministrazione e le pratiche burocratiche. Si d cos ai giovani la possibilit di
mettersi in gioco in un posto di lavoro. Queste misure possono contribuire anche a
cambiare gli atteggiamenti dei datori di lavoro verso l'assunzione di giovani.
Possono anche significare che i giovani stanno facendo un uso migliore del loro tempo
per acquisire esperienza di lavoro, piuttosto che essere in stato di disoccupazione .
Le misure di incentivazione recensite sembrano essere relativamente efficaci nel porre
il giovane nel mondo del lavoro. Il programma START ( Ungheria) il pi significativo
delle politiche attive nel mercato del lavoro in Ungheria, sia in termini di budget e di
numero dei giovani coinvolti e sembra godere di ampio sostegno politico. Secondo i

79
responsabili del programma, la forza principale il suo costo amministrativo basso
per i datori di lavoro ed i gruppi target.
Tuttavia, ci sono una serie di rischi e sfide connessi con misure di incentivazione al
datore di lavoro e c discordanza sui loro effetti positivi nel mercato del lavoro. Queste
politiche possono avere pi successo in alcuni contesti, meno in altri. In Spagna, ad
esempio, misure per la creazione di lavoro che comportano sovvenzioni, sia per le
aziende o per il selfemployed che assumono lavoratori disoccupati, tradizionalmente
hanno un'efficacia limitata (Rocha, 201042). Di conseguenza, il tasso di disoccupazione
stato un grande ostacolo e le iniziative di creazione di posti di lavoro non hanno
storicamente avuto un ruolo significativo nel migliorare i livelli di occupazione.
Infine, ci pu essere il rischio che le sovvenzioni ai datori di lavoro siano sfruttate dai
datori di lavoro stessi come 'lavoro a basso costo'. Per esempio, tra i beneficiari del
regime Chances Card (Finlandia), un giovane su 10 aveva completato un altro
collocamento agevolato nella stessa societ prima del periodo di lavoro con la Chances
Card e alcuni giovani suggeriscono che lo schema stato usato come un modo per
ridurre le opportunit di lavoro reali (Pitknen et al, 201243). Anche in questo caso,
importante mettere in atto alcune misure per cercare di evitare che questi problemi si
verifichino.

4.4. Caratteristiche chiave per misure efficaci

Come abbiamo visto, l'analisi delle 25 misure scelte per promuovere l'occupazione
giovanile in Europa, ha permesso di individuare i punti di forza e di debolezza e
riconoscere le caratteristiche fondamentali per un servizio efficace in questo campo.
In totale, sono emersi 10 elementi che variano da caratteristiche legate al disegno
organizzativo, al contenuto e all'organizzazione di misure pratiche, di accordi di
partenariato e di meccanismi di controllo della qualit. Eccoli in sintesi:

 Le misure di una politica di successo specificano il gruppo di riferimento e


trovano modi innovativi per raggiungere il loro target, per esempio costruendo
una buona reputazione o la creazione di un brand positivo per la misura

42
Rocha Suarez F., (2010), Reflexiones y propuestas para la reforma de las politicas activas de empleo
en Espana, Fundacion 1 de Mayo, Madrid.
43
Pitkanen S., Aho S., Syrja S.,(2012), An initial analysis of survey results for an ongoing evaluation of
the Chances Card carried out. Universit di Tampere.

80
adottata, in collaborazione con la comunit pertinente e di riferimento dei gruppi
difficili da raggiungere;
 E' importante notare che i giovani variano nel loro livello di prontezza e
disponibilit verso il mercato del lavoro e le politiche adottate devono lavorare
per un intervallo il pi possibile minore di risposta a bisogni complessi;
 Le misure politiche si basano su personale competente, che ha bisogno di essere
formato e supportato;
 I giovani dovrebbero essere impostati su un percorso sostenibile a lungo
termine, per esempio fornendo loro le necessarie competenze e occupazione
stabile, piuttosto che soluzioni rapide di bassa qualit;
 Le politiche di successo offrono una buona qualit di consulenza e orientamento
olistico;
 Le misure per l'occupazione dei giovani dovrebbero concentrarsi sul cliente, non
sul fornitore, ad esempio attraverso la creazione di uno sportello specifico
per i giovani o offrendo su misura, consulenza personalizzati;
 Creare inter-agenzie di collaborazione con il coinvolgimento di tutti i soggetti
interessati pu essere un modo conveniente per implementare le politiche,
quando vengono specificati i ruoli e le responsabilit specifiche dei diversi
attori;
 Le misure che mirano ad aumentare l'occupabilit dei giovani dovrebbero
concentrarsi sulle esigenze del mercato del lavoro e garantire un buy-in dei
datori di lavoro e dei loro rappresentanti;
 La disoccupazione giovanile richiede risposte flessibili, che devono essere
adattate ai cicli economici, mentre l'esclusione sociale un problema strutturale
e deve essere affrontato in modo coerente;
 Monitoraggi e valutazione a regime dovrebbero essere utilizzati come base per
l'elaborazione delle politiche di sviluppo.

Poich le finanze pubbliche continuano a subire pressioni al ribasso e la disoccupazione


giovanile continua a salire, pi enfasi dovrebbe essere posta sullo sviluppo e
l'attuazione di valutazioni sistematiche. Ci essenziale al fine di acquisire conoscenze
circa l'efficacia delle misure di politica, ed di fondamentale importanza sia dal punto

81
di vista dello Stato membro sia a livello di UE44. Attraverso il confronto e lanalisi delle
valutazioni delle misure implementate, gli Stati membri e lUE saranno in grado di
individuare le migliori pratiche, migliorare l'occupabilit e la partecipazione al mercato
del lavoro dei giovani liberando cos il potenziale di ogni giovane.

4.5. Le recenti misure adottate dalla Commissione Europea

La Commissione Europea, nella Comunicazione del 19 giugno 201345, indirizza al


Parlamento Europeo, al Consiglio Europeo, al Comitato Economico e Sociale formula
le linee guida per Lavorare insieme per i giovani europei.
La Commissione esorta i leader dell'UE a concordare misure pratiche per combattere la
disoccupazione giovanile e creare un contesto favorevole per le piccole imprese perch
riconosce che sia i giovani che le piccole imprese sono il motore della crescita
economica. Le proposte della Commissione sono state inviate ai singoli leader dell'UE e
ai membri del Parlamento europeo.
L'invito della Commissione a intervenire contro la disoccupazione giovanile introduce
nuove idee su come dare lavoro ai giovani e sollecita i governi nazionali ad attuare
rapidamente i programmi gi approvati, tra cui l'iniziativa YOUTH GUARANTEE,
Garanzia per i giovani46
Approvata dai ministri in aprile47, quest'ultima prevede che a tutti i giovani venga
offerta un'occupazione dignitosa, una possibilit di apprendistato o tirocinio o
un'ulteriore formazione di qualit nei quattro mesi successivi al termine degli studi
scolastici o alla perdita di un impiego. Sempre nellambito della Misura, la
Commissione chiede inoltre alle regioni con un tasso di disoccupazione giovanile
superiore al 25% di presentare piani che definiscano in dettaglio come verr attuata
liniziativa, quali saranno le parti coinvolte, chi la finanzier e come verranno effettuati
i controlli. Per molti Paesi sarebbe pi facile attuare l'iniziativa se i 6 miliardi di euro
stanziati per la lotta contro la disoccupazione giovanile fossero immediatamente

44
European Parliament, 24/05/2012, More EU efforts needed to tackle youth unemployment, say MEPs,
Plenary Session Youth/Employment policy.
45
European Commission 19/06/2013, Working together for Europe's young people. A call to action on
youth unemployment.
46
European Commission, 2013, Youth employment: Commission welcomes Council agreement on Youth
Guarantee.
47
Consiglio dellUnione Europea, Raccomandazione del 22/04/2013 sull'istituzione di una garanzia per
i giovani.

82
disponibili (come propone la Commissione), anzich essere ripartiti sul prossimo
periodo settennale di finanziamento dell'UE.
Il portale europeo della mobilit professionale (EURES) gi aiuta chi desidera lavorare
in un altro Paese dell'UE mediante la pubblicazione di offerte di lavoro e consentendo a
chi cerca un impiego di caricare il proprio curriculum. L'iniziativa Il tuo primo lavoro
EURES fornirebbe il sostegno supplementare necessario per i giovani che vogliono
trasferirsi all'estero per cercare lavoro mediante finanziamenti per corsi di lingue, altri
tipi di formazione e le spese di viaggio. Iniziative come questa sarebbero ovviamente
pi efficaci se ci fossero pi offerte di lavoro. Creare le condizioni per permettere alle
piccole imprese di prosperare uno dei modi per generare occupazione. Attualmente
queste rappresentano infatti circa due terzi delle possibilit di impiego nel settore
privato. Nel 2012 la Commissione ha invitato le piccole imprese ad individuare le leggi
dell'UE che considerano pi complesse. Molte di quelle che figurano come normative
pi gravose sono gi state migliorate: le piccole imprese hanno oggi un accesso pi
agevole agli appalti pubblici e i requisiti in materia di sicurezza dei prodotti sono stati
semplificati.
Riportiamo di seguito la sintesi delle Raccomandazioni specifiche per ogni Paese
 Belgio: semplificare e rafforzare la coerenza tra incentivi all'occupazione,
l'attivazione di politiche del lavoro, dell'istruzione, dell'apprendimento
permanente e di formazione professionale specifiche per i giovani;
 Bulgaria: accelerare l'iniziativa nazionale per l'occupazione giovanile, per
esempio attraverso un programma Garanzia per i giovani. Adottare una legge
sull'istruzione scolastica e perseguire la riforma dell'istruzione superiore, in
particolare attraverso un migliore allineamento dei risultati alle esigenze del
mercato del lavoro e il rafforzamento della cooperazione tra istruzione, ricerca e
imprese;
 Danimarca: migliorare la qualit della formazione professionale per ridurre i
tassi di abbandono e aumentare il numero di posti per il tirocinio;
 Estonia: continuare gli sforzi per migliorare lintegrazione del mercato del
lavoro con i sistemi di istruzione e formazione, con ulteriore coinvolgimento
delle parti sociali e l'attuazione di misure mirate ad affrontare la disoccupazione
giovanile;
 Spagna: implementare e monitorare attentamente l'efficacia delle misure di lotta
contro i giovani disoccupati, tra cui l'imprenditorialit giovanile e la strategia

83
per l'occupazione 2013-2016, ad esempio attraverso una garanzia per i giovani.
Continuare con gli sforzi per aumentare lintegrazione del mercato del lavoro
con i sistemi di istruzione e di formazione, per ridurre l'abbandono scolastico e
per migliorare l'apprendimento permanente;
 Finlandia: attuare e monitorare attentamente l'impatto delle misure in corso per
migliorare la posizione sul mercato del lavoro dei giovani e dei disoccupati di
lunga durata, con una particolare attenzione allo sviluppo di posti di lavoro con
rilevanti competenze;
 Francia: adottare ulteriori misure per migliorare la transizione dalla scuola al
lavoro attraverso, ad esempio, una garanzia per i giovani e la promozione di
apprendistato;
 Ungheria: indirizzare la disoccupazione giovanile, ad esempio attraverso una
garanzia per i giovani. Attuare una strategia nazionale in materia di dispersione
scolastica e assicurare che il sistema di istruzione offra a tutti i giovani
competenze rilevanti e adeguate sul mercato del lavoro. Sostenere la transizione
tra le varie fasi dell'istruzione e verso il mercato del lavoro. Attuare una riforma
dellistruzione superiore che consenta un maggiore livello d'istruzione terziaria,
in particolare da parte degli studenti svantaggiati;
 Italia: prendere ulteriori iniziative per favorire la partecipazione al mercato del
lavoro, soprattutto delle donne e i giovani, ad esempio attraverso una misura di
garanzia per i giovani. Rafforzare l'istruzione e la formazione professionale,
garantire pubblici servizi per l'impiego pi efficienti e migliorare i servizi di
consulenza per studenti universitari. Intensificare gli sforzi per prevenire la
dispersione scolastica e migliorare la qualit della scuola e i risultati, anche
attraverso la riforma professionale degli insegnanti e lo sviluppo della carriera;
 Lituania: migliorare l'occupabilit dei giovani, ad esempio attraverso un
programma Garanzia, migliorare l'attuazione e l'efficacia dellapprendistato
modificando gli schemi e gli indirizzi esistenti per scarsa corrispondenza tra
qualifiche;
 Lussemburgo: intensificare gli sforzi per ridurre la disoccupazione giovanile,
migliorando la progettazione e il monitoraggio delle politiche attive del mercato
del lavoro. Rafforzamento generale e professionale delleducazione, in
particolare per le persone con background migratorio;

84
 Lettonia: stabilizzare le politiche di lunga durata e la disoccupazione giovanile,
aumentando la copertura e l'efficacia delle politiche attive del lavoro e servizi
sociali mirati. Migliorare l'occupabilit dei giovani, ad esempio attraverso un
programma Garanzia, stabilire linee guida, attuare le riforme in
campo dell'istruzione e della formazione professionale, migliorare la qualit e
laccessibilit allapprendistato;
 Malta: proseguire gli sforzi mirati a ridurre l'abbandono scolastico, in
particolare mediante un sistema di monitoraggio completo, e aumentare
lintegrazione tra mercato del lavoro e il sistema di istruzione e formazione per
colmare le lacune di competenze, anche attraverso l' annunciata riforma del
sistema di apprendistato;
 Polonia: rafforzare gli sforzi per ridurre la disoccupazione giovanile, ad esempio
attraverso un programma Garanzia, aumentare la disponibilit di posti di
tirocinio e di apprendimento basato sul lavoro, rafforzare la cooperazione tra le
scuole e datori di lavoro e migliorare la qualit dellinsegnamento;
 Romania: per combattere la disoccupazione giovanile, applicare senza indugio il
Piano nazionale per lOccupazione giovanile, ad esempio attraverso un
programma Garanzia per i giovani. Accelerare le riforme in materia di
istruzione e formazione professionale. Allineare ulteriormente listruzione
terziaria con le esigenze del mercato del lavoro e migliorare l'accesso di persone
svantaggiate. Attuare una strategia nazionale sulla dispersione scolastica
concentrandosi su un migliore accesso all'istruzione della prima infanzia, anche
per i bambini Rom;
 Svezia: intensificare gli sforzi per migliorare l'integrazione nel mercato del
lavoro di giovani poco qualificati e delle persone con un background migratorio,
con misure pi mirate a migliorare la loro occupabilit. Intensificare gli sforzi
per agevolare la transizione dalla scuola al lavoro, anche attraverso un uso pi
ampio di apprendimento basato sul lavoro;
 Slovenia: adottare ulteriori misure per aumentare l'occupazione dei giovani
laureati e quelli poco qualificati concentrando le risorse sulla misura attiva
migliorando lefficacia delle misure di politica del mercato del lavoro.
Affrontare il disallineamento delle competenze, migliorando l'attrattivit dei
relativi programmi di istruzione e formazione professionale;

85
 Slovacchia: intensificare gli sforzi per affrontare l'elevata disoccupazione
giovanile, ad esempio attraverso un programma Garanzia;
Prendere provvedimenti per attirare i giovani verso la professione di insegnante
e aumentare i risultati scolastici. In materia di istruzione e formazione
professionale, rafforzare la fase di apprendimento basata sul lavoro nelle
aziende. Nel campo dell'istruzione superiore, creare pi programmi orientati al
lavoro;
 Gran Bretagna: costruire contratti per la giovent, intensificare le misure per
affrontare la disoccupazione giovanile, ad esempio tramite un programma
Garanzia per i giovani. Aumentare la qualit e la durata dell'apprendistato,
semplificare il sistema delle qualifiche e rafforzare l'impegno dei datori di
lavoro, in particolare nella fornitura di tecnologie avanzate e di competenze
tecniche.
Ridurre il numero di giovani di et compresa tra 18-24 che hanno scarse
competenze di base, anche attraverso l'attuazione efficace del programma di
tirocini.

4.6. Le recenti misure adottate dal Governo italiano


Prenderemo in esame di seguito i dispositivi di legge messi a punto dal nostro Governo
che sono in relazione al fenomeno NEET e, pi in generale, allinserimento dei giovani
nel mercato del lavoro o nella formazione.

4.6.1. Decreto Legge n.76 del 28 giugno 2013


Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legge n.76 del 28 giugno 2013, Primi
interventi urgenti per la promozione dell'occupazione, in particolare giovanile, della
coesione sociale, nonch in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure
finanziarie urgenti.
Un decreto legge per migliorare il funzionamento del mercato del lavoro, aumentare
loccupazione, soprattutto quella giovanile, incentivando nuove assunzioni a tempo
indeterminato, apprendistato, tirocini formativi, aiuti al Mezzogiorno e potenziando il
sostegno alle famiglie in difficolt.

86
Gli obiettivi perseguiti dal Governo attraverso gli interventi previsti dal decreto-legge
mirano ad aumentare il contenuto occupazionale della ripresa accelerando la creazione
di posti di lavoro, soprattutto a tempo indeterminato; creando nuove opportunit di
lavoro e di formazione per i giovani, per ridurre la disoccupazione e linattivit,
favorendo lalternanza scuola-lavoro; sostenendo il reinserimento lavorativo di chi
fruisce di ammortizzatori sociali; incentivando le assunzioni di categorie deboli della
societ, come le persone con disabilit (sar previsto un programma di azione biennale
per la promozione dei diritti e lintegrazione delle persone con disabilit). Si interviene
inoltre per potenziare il sistema delle politiche attive del lavoro, per aumentare le tutele
dei lavoratori, migliorare la trasparenza e lefficienza dei meccanismi di conciliazione
in caso di licenziamento. Infine, il decreto, che vuole dare risposte concrete alle
Raccomandazioni rivolte allItalia dalla Commissione europea nel maggio 2013 nel
quadro della procedura di coordinamento delle riforme economiche per la competitivit
(semestre europeo), prevede un forte intervento per sostenere il reddito delle persone
maggiormente in difficolt, specialmente nel Mezzogiorno, cio larea caratterizzata da
tassi di povert pi elevati. Gli interventi previsti dal decreto legge rappresentano solo il
primo passo della strategia del Governo per aumentare loccupazione, specialmente
giovanile, ridurre linattivit e attenuare il disagio sociale. Un secondo gruppo di misure
verr definito non appena le istituzioni europee avranno approvato le regole per
lutilizzo dei fondi strutturali relativi al periodo 2014-2020 e di quelli per la Garanzia
giovani.

In sintesi:

 Incentivi per nuove assunzioni a tempo indeterminato

Vengono stanziati 794 milioni di euro nel quadriennio 2013-2016 (500 milioni per le
regioni del Mezzogiorno, 294 milioni per le restanti) per incentivare lassunzione di
lavoratori in et compresa tra i 18 e i 29 anni e che godano di almeno una di queste
condizioni:
a) Siano privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;
b) Siano privi di un diploma di scuola media superiore o professionale;
c) Siano lavoratori che vivono da soli con una o pi persone a carico.

87
Lincentivo per il datore di lavoro pari a un terzo della retribuzione lorda imponibile
ai fini previdenziali complessiva per un periodo di 18 mesi e non pu superare i 650
euro per lavoratore. Se, invece, il datore di lavoro trasforma un contratto in essere da
determinato a indeterminato il periodo di incentivazione di 12 mesi. Alla
trasformazione deve comunque corrispondere lulteriore assunzione del lavoratore.

 Un apprendistato che abbia valore

In una logica di una disciplina maggiormente omogenea sullintero territorio nazionale,


entro il 30 settembre 2013 la conferenza Stato-Regioni dovr adottare le linee guida che
disciplinino il contratto di apprendistato professionalizzante che le piccole e medie
imprese e le microimprese dovranno adottare entro il 31 dicembre 2015.

 Favorire i tirocini formativi

Fino al 31 dicembre 2015 istituito presso il Ministero del lavoro un fondo di 2 milioni
di euro annui per permettere alle amministrazioni che non abbiano a tal fine risorse
proprie di corrispondere le indennit per la partecipazione ai tirocini formativi.
anche autorizzata la spesa di 15 milioni di euro per promuovere lalternanza tra studio
e lavoro e quindi lattivit di tirocinio curriculare per gli studenti iscritti ai corsi di
laurea nellanno 2013-2014.
Per creare nuove opportunit di lavoro e di formazione per i giovani, per ridurre la
disoccupazione e linattivit, il provvedimento prevede il finanziamento di un ampio
programma di tirocini formativi per giovani residenti nel Mezzogiorno che non
lavorano, non studiano e non partecipano ad alcuna attivit di formazione, di et
compresa fra i 18 e i 29 anni, i NEET;
Si definito un incentivo alle universit che sottoscriveranno un protocollo standard
definito dal Ministero dellUniversit e della Ricerca per il finanziamento delle attivit
di tirocinio curriculare presso enti pubblici e privati per gli studenti universitari pi
meritevoli e in difficolt economiche. Si richiede un coordinamento pi stretto con la
formazione realizzata dagli istituti tecnici.
Viene poi istituita presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali unapposita
struttura di missione, in vista dellavvio della Garanzia giovani (Youth Guarantee).

88
 Un aiuto al Mezzogiorno

In considerazione della grave situazione occupazionale che interessa i giovani residenti


nelle aree del Mezzogiorno si deciso di rifinanziare:
a) con 80 milioni di euro, misure per lautoimpiego e lautoimprenditorialit;
b) con 80 milioni di euro il Piano dAzione e Coesione rivolta ad enti ed organizzazioni
del privato sociale che coinvolgano giovani in progetti di valorizzazione dei beni
pubblici finalizzati allinclusione sociale;
c) con 168 milioni di euro, borse di tirocinio formativo per giovani disoccupati, che non
studiano e che non partecipano ad alcuna attivit di formazione.
Per ridurre la povert e per sostenere le famiglie del Mezzogiorno in difficolt, viene
avviato il programma Promozione dellinclusione sociale, finanziato con 167 milioni
di euro.

 Migliorare il funzionamento del mercato del lavoro

Si prevedono una serie di interventi, in particolare relativi alla legge 92/2012 volti a
chiarire la natura dei contratti e varare azioni di semplificazione. In particolare sui
contratti a termine e di somministrazione (come labrogazione del divieto di proroga del
contratto acausale), contratti di lavoro intermittente, lavoro a progetto e lavoro
accessorio.

 Rafforzare le tutele per i lavoratori e migliorare la trasparenza

In particolare, in caso di tentativo di conciliazione, la mancata presentazione di una


delle parti sar valutata dal giudice nella sua decisione finale; estensione anche ai
co.co.pro. delle norme contro le cosiddette dimissioni in bianco; rivalutazione del
9.6% delle ammende con rivalutazione della met del flusso che ne deriva al
rafforzamento di misure di vigilanza e prevenzione in materia di sicurezza sul luogo del
lavoro; il monitoraggio dei contratti aziendali con deposito obbligatorio presso le
direzioni territoriali del lavoro; comunicazioni obbligatorie relative allassunzione,
cessazione, trasformazione e proroga dei contratti valgono a tutti gli effetti.

89
Ecco in sintesi i contenuti e gli obiettivi del Decreto in relazione ai giovani:
Obiettivo Principali misure Risultati attesi
- Incentivo per lassunzione a tempo
indeterminato dei disoccupati beneficiari
di ASpI
Interventi atti a - Mantenimento dello status di
stimolare la disoccupato sotto un soglia di reddito Favorire il trend di
crescita minimo ripresa che dovrebbe
delloccupazione e - Ritocchi nelle forme contrattuali, in consolidarsi a partire
il reimpiego dei particolare per il lavoro a termine, dallautunno prossimo
disoccupati lapprendistato, per le collaborazioni e per
il lavoro occasionale
- Estensione ai meno giovani dei benefici
per la creazione di nuove imprese
- Decontribuzione per assunzioni a tempo
indeterminato
- Incentivi per tirocini che consentono
lalternanza studio/lavoro degli
Affrontare il
universitari
drammatico problema
Interventi - Incentivi per tirocini formativi nel dei NEET, giovani che
focalizzati sui Mezzogiorno non lavorano, n sono
giovani - Maggiore orientamento degli istituti inseriti in un
professionali alle esigenze del mercato del curriculum scolastico o
lavoro formativo
- Avvio delle attivit per la messa in
pratica della Garanzia Giovani (Youth
Guarantee)
Favorire un migliore
- Banca dati delle politiche attive e incontro tra domanda e
Potenziamento passive offerta di lavoro in
delle politiche termini di qualifiche e
attive del lavoro - Struttura di missione per le politiche capacit, stimolando
attive presso il Ministero del Lavoro cos occupazione,
produttivit e crescita
- Estensione delle tutele per le dimissioni Dare pi sicurezza ai
in bianco lavoratori e ridurre i
Maggiori tutele - Inasprimento sanzioni per costi derivanti dal
contravvenzioni in materia di igiene, mancato rispetto delle
salute e sicurezza norme

Diminuire la povert
- Allargamento della platea della Carta
Politiche sociali assoluta e aumentare
per linclusione sociale
linclusione sociale

90
Gli interventi sostanzialmente si sviluppano lungo cinque assi principali:

 accelerare la creazione di posti di lavoro, a tempo determinato e indeterminato,


soprattutto per giovani e disoccupati di tutte le et;
 anticipare la Garanzia Giovani, per creare nuove opportunit di lavoro e di
formazione per i giovani, ridurre linattivit e la disoccupazione;
 migliorare il funzionamento del mercato del lavoro e potenziare le politiche
attive;
 aumentare le tutele per imprese e lavoratori;
 intervenire per ridurre la povert assoluta e accrescere linclusione sociale.

In questa prospettiva, gli interventi contenuti nel decreto rappresentano solo il primo
passo della strategia del Governo. Un secondo gruppo di interventi verr definito una
volta che le istituzioni europee avranno approvato le regole per lutilizzo dei fondi
strutturali relativi al periodo 2014-2020 e di quelli per la Garanzia giovani.

Impegni nel futuro prossimo: entro il prossimo mese di ottobre 2013, lItalia, come ogni
altro Paese UE, dovr presentare alla Commissione Europea il proprio piano pluriennale
per la lotta alla disoccupazione giovanile, anche alla luce della definizione delle risorse
del Fondo sociale europeo, e per il miglioramento dei servizi allimpiego, la cui
responsabilit attualmente affidata alle Regioni e alle Province.

4.6.2. Decreto-Legge 12 settembre 2013, n. 104

Il Consiglio dei Ministri il 12 settembre 2013 ha approvato il Decreto-Legge, n. 104


concernente Misure urgenti in materia di Istruzione, Universit e Ricerca.
Ai fini di questa trattazione, riportiamo i riferimenti che nel decreto riguardano i
giovani e le problematiche illustrate precedentemente:
Art. 7
(Apertura delle scuole e prevenzione della dispersione scolastica)
1. Al fine di evitare i fenomeni di dispersione scolastica, particolarmente nelle
aree a maggior rischio di evasione dell'obbligo, nell'anno scolastico 2013-2014
avviato in via sperimentale un Programma di didattica integrativa che contempla tra
l'altro, ove possibile, il prolungamento dell'orario scolastico per gruppi di studenti, con
particolare riferimento alla scuola primaria.

91
2. Con decreto del Ministro dell'Istruzione, dellUniversit e della Ricerca, sentita la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, vengono indicati gli obiettivi, compreso il rafforzamento delle
competenze di base, i metodi didattici, che contemplano soluzioni innovative e
percorsi specifici per gli studenti maggiormente esposti al rischio di abbandono
scolastico, nonch i criteri di selezione delle scuole in cui realizzare il Programma di
cui al comma 1. Con il medesimo decreto sono definite altres le modalit di
assegnazione delle risorse alle istituzioni scolastiche, che possono avvalersi di
associazioni e fondazioni private senza scopo di lucro tra le cui finalit statutarie
rientrino l'aiuto allo studio, l'aggregazione giovanile e il recupero da situazioni di
disagio, all'uopo abilitate dal Ministero dell'istruzione, dell'universit e della ricerca,
nonch le modalit di monitoraggio sull'attuazione e sui risultati del Programma.
(omissis)
Art. 8
(Percorsi di orientamento per gli studenti delle scuole secondarie di
secondo grado)
1. Al fine di facilitare una scelta consapevole del percorso di studio e di favorire la
conoscenza delle opportunit e degli sbocchi occupazionali per gli studenti iscritti alle
scuole secondarie di secondo grado, anche allo scopo di realizzare le azioni previste
dalla "Garanzia giovani", a decorrere dall'anno scolastico 2013-2014, al decreto
legislativo 14 gennaio 2008, n. 21, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 2, dopo il comma 1 inserito il seguente: "1-bis.
Le attivit inerenti ai percorsi di orientamento sono ricomprese tra le attivita'
funzionali all'insegnamento non aggiuntive e riguardano l'intero corpo docente. Ove
siano necessarie attivit ulteriori, che eccedano l'orario d'obbligo, queste possono essere
remunerate con il Fondo delle istituzioni scolastiche nel rispetto della disciplina in
materia di contrattazione collettiva.
(omissis)
Nel Piano dell'offerta formativa e sul sito istituzionale delle istituzioni scolastiche
vengono indicate le iniziative di orientamento poste in essere..
(omissis)

Sostanzialmente, si cercano di affrontare i nodi critici dellabbandono scolastico tramite


un maggior servizio di orientamento e maggior tempo scuola attraverso un programma

92
sperimentale di didattica integrativa. Con successivo decreto, verranno indicati gli
obiettivi per il rafforzamento delle competenze di base, e i metodi didattici che
contemplano soluzioni innovative e percorsi specifici per gli studenti maggiormente
esposti al rischio di abbandono scolastico.

Saranno coinvolte associazioni e fondazioni private senza scopo di lucro tra le cui
finalit statutarie rientrino l'aiuto allo studio, l'aggregazione giovanile e il recupero da
situazioni di disagio, ad integrazione degli stanziamenti nazionali ed europei.

93
CONCLUSIONI

Allo scopo di monitorare il mercato del lavoro e la situazione sociale dei giovani e di
facilitare il confronto tra gli Stati membri nel quadro della strategia Europa 2020, la
Commissione Europea ha introdotto un nuovo indicatore, il tasso NEET (not in
employment, education or training) che fa riferimento ai giovani che attualmente non
hanno unoccupazione, non seguono alcun tipo di formazione o non sono classificate
come studenti. Ci anche per attribuire maggiore visibilit alle problematiche giovanili
e rafforzare la posizione dei giovani nellagenda politica e per affrontare adeguatamente
lincremento significativo nel tasso dei NEET: nel 2008 questa cifra si attestava all11%
dei giovani di et compresa tra 15 e 24 anni e al 17% di quelli tra i 25 e i 29 anni,
mentre nel 2011 era salita rispettivamente a quota 13% e 20%.
Esistono notevoli differenze tra gli Stati membri, con tassi che oscillano da valori
inferiori al 7% (in Lussemburgo e nei Paesi Bassi) a valori superiori al 17% (in
Bulgaria, Irlanda, Italia e Spagna).
Alcuni giovani sono pi esposti di altri al rischio di entrare a far parte dei NEET.
Chi ha bassi livelli distruzione presentano una probabilit tre volte pi elevata di essere
NEET rispetto a quelli che hanno conseguito unistruzione superiore, mentre i giovani
immigrati hanno il 70% in pi di probabilit di diventare NEET rispetto ai residenti.
I giovani che soffrono di qualche disabilit o di problemi di salute hanno il 40% in pi
di probabilit di entrare a far parte della categoria NEET rispetto a quelli in buona
salute.
Anche il contesto familiare riveste un ruolo determinante sia influenzando i livelli di
scolarizzazione, sia la collocazione sul mercato del lavoro.
La condizione di NEET comporta gravi conseguenze per lindividuo, la societ e
leconomia e pu tradursi in tutta una serie di svantaggi sociali, quali disaffezione,
prospettive professionali precarie, criminalit giovanile e problemi di salute mentale e
fisica, o, pi in generale, di benessere e qualit di vita.
Nel 2011, la perdita economica dovuta al distacco dei giovani dal mercato del lavoro
ammontava, secondo una stima approssimativa, a 153 milioni di euro ovvero all1,2%
del PIL europeo.
Esistono notevoli differenze tra gli Stati membri, ma sono soprattutto alcuni Paesi a
pagare lo scotto pi alto, con percentuali pari o superiori al 2% del loro PIL: Bulgaria,
Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Polonia e Ungheria.

94
A livello sociale, si rileva che i NEET sono esposti a un rischio pi elevato di
emarginazione politica e civile. Rispetto alle loro controparti non NEET, essi
manifestano un livello considerevolmente pi basso di interesse e di impegno sul fronte
politico e sociale, oltre a una minore fiducia, in particolare nelle Istituzioni, e, in
generale, nei confronti degli altri.
La risposta della Commissione Europea si articolata sostanzialmente in due direzioni,
promuovendo liniziativa prioritaria della strategia Europa 2020, dal titolo Youth on
the Move (Giovent in movimento) e liniziativa Opportunit per i giovani. Tali
iniziative intendono mettere a frutto il potenziale di tutti i giovani e promuovere
unazione concertata da parte delle autorit degli Stati membri, di imprese, parti sociali
e dellUnione europea al fine di affrontare e vincere la sfida della questione giovanile.
Particolare accento viene posto sulla predisposizione di percorsi atti a favorire il ritorno
allistruzione e alla formazione, nonch sulla creazione di contatti con il mercato del
lavoro.
Nel 2012 il pacchetto della Commissione Europea per loccupazione, dal titolo Verso
una ripresa fonte di occupazione, ha ribadito la necessit di offrire nuove opportunit
ai giovani, sottolineando limportanza di ridurre i drammatici livelli di disoccupazione
giovanile e la condizione di NEET attraverso misure di sostegno al passaggio dagli
studi alla vita lavorativa.
Le politiche adottate dagli Stati membri intervengono in varie fasi del percorso che
conduce alloccupazione e sono estremamente diversificate in termini di finalit,
obiettivi e attivit. Pur essendo difficile giudicarne lefficacia comunque possibile
individuare una serie di buone prassi a livello di concezione e attuazione di tali politiche
da cui imparare.
I provvedimenti politici saranno tanto pi efficaci quanto sapranno diversificare gli
interventi in base al target, affrontare le differenti problematiche legate al percorso
verso loccupazione e prestare particolare attenzione ai differenti gruppi vulnerabili che
sono pi a rischio di accumulare svantaggi multipli.
particolarmente importante tener conto della disponibilit sul mercato del lavoro dei
destinatari di tali provvedimenti.
Infatti, mentre le persone gi disponibili approfitteranno delle iniziative esistenti, altri
dovranno fare i conti con le proprie barriere personali prima di poter partecipare a
programmi per loccupazione o con modelli culturali e congiunturali che li trattengono
in famiglia.

95
Buone politiche sono quelle che pensano ad effetti permanenti di inserimento: i giovani
devono essere indirizzati su un percorso sostenibile e a lungo termine.
Non basta trovare soluzioni per il breve periodo. Ci che serve unoccupazione
stabile, sostenibile e di buona qualit. I giovani devono quindi essere dotati delle
qualifiche necessarie per unintegrazione adeguata nel mercato del lavoro.
fondamentale il coinvolgimento di tutta una serie di parti interessate nella concezione
e nella realizzazione di misure per loccupazione giovanile. In particolare, i datori di
lavoro e i loro rappresentanti dovranno manifestare un livello elevato di impegno verso
i provvedimenti volti a promuovere loccupabilit permanente dei destinatari.
Le misure in favore delloccupazione giovanile partono gi da una programmazione
scolastica e formativa pi inerente alla professionalizzazione. Ci significa, per
esempio, predisporre percorsi differenti che spazino dai metodi di apprendimento
classici ai metodi di apprendimento supportato e personalizzato.
LItalia risulta il Paese in cui il fenomeno NEET pi accentuato tra quelli dellUE.
I divari sono da imputare sia al minore inserimento dei giovani nelloccupazione, sia
alla loro maggiore condizione di inattivit (piuttosto che di disoccupazione) rispetto ai
giovani degli altri Paesi europei.
Ci mette in evidenza una minore capacit del mercato del lavoro italiano di includere i
giovani, generando uno stato di inattivit cos prolungato da rischiare di trasformarsi in
una condizione permanente.
I giovani NEET italiani sono anche a forte rischio di esclusione sociale, soprattutto in
alcune provincie.
Nella critica situazione economica italiana, il Mezzogiorno presenta i valori assoluti
sempre pi elevati: le condizioni del mercato del lavoro del Mezzogiorno rendono da
tempo problematico laccesso alloccupazione per un grande numero di giovani che
rinunciano anche allo studio; nelle regioni centro-settentrionali si sono intensificati, in
corrispondenza della crisi, i fenomeni di non occupazione e la mancata partecipazione a
corsi di studio o di formazione.
La pi lunga permanenza nella famiglia di origine dei giovani residenti in Italia rispetto
alla media europea un fenomeno ben noto e accomuna lItalia ad altri Paesi
mediterranei.
Nel nostro Paese, il supporto della famiglia di origine sempre stato uno dei principali
ammortizzatori sociali per le giovani generazioni, anche nellaffrontare la transizione
allo stato adulto, e luscita precoce dalla famiglia non si presenta come paradigma

96
culturale vincolante. Luscita dei figli dalla famiglia di origine in et relativamente
elevata ha comunque radici lontane. Anche nei secoli passati i giovani dellEuropa
mediterranea lasciavano la famiglia di origine in et maggiore rispetto ai loro coetanei
dei Paesi europei del centro-nord.
Le norme sociali che regolano la formazione della famiglia sono cambiate molto
lentamente in Italia, complice anche un sistema di Welfare che ha alimentato la
dinamica sussidiaria della rete familiare, evitando investimenti istituzionali a sostegno
delle parti deboli della popolazione.
In Italia costatiamo quindi, che le giovani generazioni non sono del tutto preparate alle
nuove sfide e ai sempre maggiori livelli di competizione presenti in una societ che si
deve confrontare con gli altri Paesi europei. Il sistema formativo non riesce a garantire
un equo accesso delle diverse fasce di popolazione ai percorsi di studio pi alti e
qualificanti, alimentando la disuguaglianza.
A ci si aggiunga una popolazione tra le pi vecchie dal punto di vista demografico che,
oltre a dover fare i conti con il problema della sostenibilit economica degli anziani,
sconta la ritardata conquista da parte dei giovani di una piena autonomia con un
evidente impatto sui tempi di realizzazione di alcuni importanti obiettivi di vita.
In questo contesto, la combinazione tra una solidariet familiare forte e un welfare
pubblico debole, ancor pi in una situazione di crisi economica come quella attuale,
alimenta ulteriormente una serie di dinamiche che possono rendere ancor meno equa e
dinamica la nostra societ. Alle carenze del sistema di protezione sociale sopperisce,
almeno in parte, il supporto della famiglia di origine che rappresenta sostanzialmente
lunico ammortizzatore sociale per le giovani generazioni (welfare sommerso); una
situazione che, tuttavia, costringe i giovani in un ruolo di dipendenza di lunga durata
rispetto alla quale, in concomitanza con la crisi economica, essi cominciano a
manifestare segnali di insofferenza che si traducono con la rinuncia a partecipare alla
vita lavorativa e politico-sociale.
Il sistema scolastico italiano fatica a garantire competenze spendibili nel mercato del
lavoro soprattutto a quei giovani che tendono ad abbandonare gli studi per insuccesso
scolastico. I percorsi di alternanza scuola lavoro previsti dalla legge non sono ancora
diffusi ed implementati a sufficienza per rispondere alla quota di dispersione generata
da un percorso scolastico pi incentrato su materie teoriche che pratiche.
Gli impegni del Governo per lavvio di forme di tutela (tirocini, stage) spesso si sono
tradotti in programmi poco organici e mal applicati. Ora si punta sullavvio delle attivit

97
per la messa in pratica della Garanzia Giovani (Youth Guarantee), come previsto
dallUE. Sistematicit nel territorio e organicit delle logiche di programma dovrebbero
essere le linee guida. Una sfida che lItalia deve vincere per ridare il futuro ai giovani.
Kaushik Basu48 afferma che, mentre si discute molto sul problema della diseguaglianza
intergenerazionale e sul carico che le generazioni future dovranno sopportare, si parla
troppo poco invece sulla diseguaglianza orizzontale cio sul problema dellequit tra
aree geografiche e fra le persone ora. Di questo dovrebbe occuparsi la componente
politica da subito.
Interessante il contributo di Paolo Bosi49 al dibattito. LAutore fa ricorso a due
concetti espressi da un grande studioso del welfare, Esping Andersen: commodification
e il suo opposto, decommodification, secondo cui attivit una volta esercitate
nellambito familiare diventano di mercato.
Bosi afferma che la relazione tra i due concetti merita unattenta riflessione soprattutto
in questa fase storica: Tale nozione pu farci capire i limiti dei modelli di welfare che
in questi ultimi ventanni sono stati proposti come vincenti. In questa fase, in cui la crisi
finanziaria ha messo in luce la fragilit dellidea che il mercato sia in grado di
autoregolarsi e che quindi ad esso possa essere affidato il compito primario di realizzare
il benessere collettivo, credo sia necessario avanzare una severa critica al modello di
welfare produttivistico (omissis): un modello cio in cui lunica vera motivazione
del welfare nellessere supporto alle attivit di mercato e allimpegno in una gara
competitiva (si pensi al roboante obiettivo di Lisbona per lEuropa: diventare la potenza
pi competitiva del mondo..).
Una motivazione che dimostra assai scarsa attenzione ai valori universali e che appare
particolarmente carente in una fase storica di crescente integrazione tra i popoli. Questa
infatti la sostanza del modello della flex-security, che non a caso alla base del Libro
Bianco sul Welfare del governo Berlusconi e della revisione (o meglio
dellarretramento) avvenuta nellultimo decennio, dei principi della piattaforma sociale
europea proposta a Lisbona nel 2000. E invece auspicabile un nuovo clima culturale,
in cui si indaghi a fondo e si indichino concretamente politiche coerenti con quella

48
Basu K., (2013)Oltre la Mano Invisibile, Laterza, Bari.
49
Bosi P., (2010), Anziani, giovani e modelli di Welfare, pag. 5, Paper CAPP (Centro di Analisi della
Politiche Pubbliche), Universit di Modena e Reggio Emilia.

98
visione del Welfare nota come approccio dello sviluppo umano ispirata al pensiero di
Sen e Nussbaum. Secondo lautore, il momento per questo compiere sforzo propizio
perch qualche tempo si va affermando lidea che il Pil e la sua crescita non siano la
misura e la soluzione del benessere della gente: la nozione di reddito procapite
almeno nelle societ avanzate - spesso dissociato dalla felicit. Si tratta di mutamenti
culturali importanti, ma vi ancora molta strada da percorrere per dare riconoscimento
sociale al lavoro svolto anche al di fuori delle relazioni mercantili. In questa
prospettiva, tutte le politiche dovrebbero essere disegnate su una diversa nozione di
benessere che non assuma come unico criterio di valutazione sociale la logica della
produzione e della competitivit nel mercato.
Infine, una nota conclusiva sul mondo dellistruzione e della formazione che ha la
propria parte di responsabilit nel determinare il fenomeno NEET.
A livello strutturale, la configurazione della scuola secondaria in Europa determina
risultati molto diversificati, risultando decisamente pi efficace nei paesi del centro-
nord. Una maggiore aderenza alle richieste del mercato del lavoro e la scansione di
curricoli diversificati basati su competenze favorisce una preparazione professionale
maggiore. In Italia, la scuola secondaria rimasta legata a modelli di cultura
prettamente umanistica che, se da un lato promuovono un sapere diacronico, dallaltro
si sviluppano in un percorso spesso avulso dalla realt della professione.
I programmi scolastici italiani, incentrati ancora su obiettivi di conoscenza invece che
su reali competenze penalizzano soprattutto i giovani poco predisposti o propensi a
percorsi accademici che si trovano a scontrarsi, anche nelle tipologie di scuole
secondarie professionalizzanti, con discipline teoriche che li emarginano e spesso li
spingono allabbandono per i continui insuccessi.
Anche in questo settore si ripropongono sostanzialmente le diversificazioni a livello di
territorio gi viste nel capitolo 2: le rilevazioni dellIstituto Invalsi50 confermano
maggiori prestazioni nelle aree del Nord.
Ma il problema italiano generale rispetto ai Paesi esteri e lo si rileva dalle periodiche
rilevazioni OCSE Pisa51.
Circa a met ottobre 2013 saranno pubblicati i risultati dellindagine comparativa
internazionale Program for the International Assessment of Adult Competencies

50
http://www.invalsi.it.
51
http://www.oecd.org/pisa.
99
(PIAAC)52 dellOCSE condotta in 26 paesi53 che tra il 2011 e il 2013 hanno messo sotto
osservazione le proprie popolazioni, comparando il possesso di abilit/competenze
cognitive e di abilit/competenze necessarie a svolgere con efficacia il lavoro e
partecipare attivamente alla vita sociale.
Lo studio PIAAC esplorer le caratteristiche delle popolazioni fra i 16 e i 65 anni, in
termini di et dellingresso nella vita adulta e di completamento della vita lavorativa.
Gli obiettivi e gli oggetti della rilevazione saranno diversi:
 linterpretazione dei processi attraverso i quali, nel contesto delleconomia
globale e dello sviluppo delle nuove tecnologie, si manifestano le relazioni tra
background socio-culturali individuali ed esperienze e abilit utilizzate e
acquisite sui luoghi di lavoro;
 la qualit della partecipazione al mercato del lavoro;
 le competenze funzionali nellambito della Literacy e della Numeracy;
 le abilit di problem solving in ambienti ricchi dal punto di vista tecnologico
(uso di strumenti informatici e di reti per raccogliere e valutare informazioni,
per comunicare in rete, ecc.).
PIAAC la terza indagine che lOCSE, a partire del 1994, sviluppa nella prospettiva
dellapprendimento per tutti54, il programma lanciato nellultimo decennio del secolo
scorso.
Tutti questi lavori affiancano i monitoraggi dellUnesco sui processi di alfabetizzazione
e sugli indicatori sociali che li accompagnano a livello mondiale, producono e
diffondono conoscenze necessarie ai responsabili delle politiche sociali, educative ed
economiche dei vari paesi. Al centro delle strategie dellOCSE sono posti due concetti,
il cambiamento, e quindi lidentificazione delle skills/competenze necessarie per
vivere consapevolmente questo processo, e lo sviluppo.
I numerosi dati raccolti e sistematizzati dallindagine PIAAC e da quelle presentate via
via in questo lavoro, rappresentano sicuramente un utile riferimento per la riflessione e
la costruzione di interventi e di politiche sociali efficaci.

52
http://www.oecd.org/site/piaac
53
Australia, Austria, Belgio, Canada, Cile, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia,
Francia, Germania, Giappone, Irlanda, Italia, Corea, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Federazione
Russa, Repubblica Slovacca, Spagna, Svezia, Regno Unito e USA.
54
OECD, (1996), Lifelong Learning for All, Conferenza, Parigi.

100
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102
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http://www.oecd.org.
http://www.oecd.org/site/piaac.
http://www.politicheeuropee.it.
.

103
APPENDICE

104
1. SCHEDA DI APPROFONDIMENTO: EUROPA 2020

Europa 2020 la strategia di crescita dell'UE 2010-2020. Il suo scopo quello di


aiutare l'UE a diventare un'economia intelligente, sostenibile e inclusiva, con elevati
livelli di occupazione, produttivit e coesione sociale. E' il completamento della
Strategia di Lisbona attiva dal 2000 al 2010.
La strategia Europa 2020 contiene cinque obiettivi concreti in materia di
occupazione, innovazione, istruzione, inclusione sociale e clima/energia, da raggiungere
entro il 2020:

 un tasso di occupazione del 75% tra i 20-64 anni di et;


 3% del PIL dell'UE (combinato pubblico e privato) da investire in ricerca e
sviluppo / innovazione;
 un 20%, o del 30% se le condizioni lo permettono, di riduzione delle emissioni
di gas serra rispetto ai livelli del 1990, il 20% di energia da fonti rinnovabili e
un aumento del 20% dell'efficienza energetica;
 una riduzione dei tassi di abbandono scolastico al di sotto del 10% e almeno il
40% dei 30-34 anni di et devono aver completato il terzo livello di istruzione,
 almeno 20 milioni di persone in meno a rischio di povert e di esclusione
sociale.

Queste direttive sono tradotte in obiettivi nazionali in modo che gli Stati membri
possano controllare i propri progressi verso questi obiettivi.
Collegato a questi obiettivi, la strategia Europa 2020 contiene sette iniziative faro. Nel
campo della politica occupazionale e sociale, le iniziative in questione sono:

 Youth on the Move. Questa iniziativa si concentra sul miglioramento dei sistemi
di istruzione e formazione a tutti i livelli, rafforzare la politica volta a migliorare
l'occupazione giovanile, e l'aumento della mobilit dei giovani a fini di
apprendimento e sul mercato del lavoro nel suo complesso;
 una politica industriale per l'era della globalizzazione. Questa iniziativa prevede
azioni come prova di concorrenzialit di una nuova normativa, controlli di
idoneit della normativa vigente, a sostegno della creazione e la crescita delle
piccole e medie imprese, il sostegno settoriale i risultati dell'innovazione, e le

105
relazioni annuali sullo stato dell'Unione europea e la competitivit 'Stati
membri, le politiche industriali e spettacoli;
 un'agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro. Questa iniziativa mira
a intensificare le riforme per migliorare la flessibilit e sicurezza nel mercato del
lavoro (flexicurity), per dotare le persone con le giuste competenze per il
mercato del lavoro, per migliorare la qualit dei posti di lavoro e garantire
migliori condizioni di lavoro, e per migliorare le condizioni di creazione di posti
di lavoro;
 Piattaforma europea contro la povert. Questa iniziativa prevede azioni che
avranno lo scopo di migliorare l'accesso al lavoro, alla sicurezza sociale, i
servizi essenziali (come l'assistenza sanitaria e l'alloggio) e di educazione, un
migliore utilizzo dei fondi UE per sostenere l'inclusione sociale e combattere la
discriminazione, rendendo pi efficace ed efficiente il sostegno sociale, e i
partenariati tra il settore pubblico e quello privato.

Il monitoraggio della strategia Europa 2020 effettuato sulla base del 'semestre
europeo', che un ciclo annuale di coordinamento delle politiche economiche e fiscali.
Questo inizia a gennaio, quando la Commissione presenta la sua analisi annuale della
crescita, che comprende commenti e previsioni. La riunione di primavera del Consiglio
europeo, rivedendo la situazione generale macroeconomica, prende quindi atto del
progresso rispetto ai cinque obiettivi della strategia e degli avanzamenti compiuti
nell'ambito delle sette iniziative faro. Gli Stati membri poi sono tenuti a presentare le
loro strategie di bilancio a medio termine nel loro programmi di stabilit e convergenza,
definendo le azioni in settori quali l'occupazione, la ricerca, l'innovazione, l'energia e
l'inclusione sociale nei programmi nazionali di riforma. Questi documenti sono inviati
alla Commissione nel mese di aprile.
La Commissione pubblica orientamenti specifici per ogni Paese degli Stati membri nel
giugno/luglio, che consente agli Stati membri di mettere a punto i loro progetti di
bilancio per l'anno successivo. Se questi non agiscono in base alle raccomandazioni
entro il dato arco di tempo, la Commissione pu formulare avvisi di indirizzo politico e
anche applicare attraverso incentivi e sanzioni nel caso di eccessivi squilibri
macroeconomici e di bilancio.

106
2. SCHEDA DI APPROFONDIMENTO:

YOUTH GUARANTEE

Con il termine Youth guarantee (garanzia per i giovani), gli Stati membri dovrebbero
mettere in atto misure per garantire che i giovani fino all'et di 25 ricevano un'offerta di
buona qualit di lavoro, formazione continua, un apprendistato o un tirocinio entro
quattro mesi dalla fine della scuola o della disoccupazione.
Per lattuazione della garanzia, si richiede agli Stati membri di stabilire una forte
partnership con le scuole e le universit, enti di formazione, servizi per l'impiego, parti
sociali, fornitori di orientamento professionale, al fine di garantire un intervento
tempestivo e reale.

Gli Stati membri dovrebbero inoltre coinvolgere attivamente i giovani stessi, i servizi di
sostegno per i giovani e le organizzazioni giovanili nella progettazione e nello sviluppo
ulteriore del regime di garanzia per i giovani. Ci contribuir a creare servizi su misura
per le necessit dei beneficiari e di avere moltiplicatori in attivit di sensibilizzazione.
Uno degli strumenti che promuovono la Youth Guarantee sar il Portale europeo della
giovent.

Gli Stati membri possono fare pieno uso del Fondo sociale europeo e di altri fondi
strutturali che saranno necessari per valutare e migliorare continuamente i propri
schemi di garanzia per i giovani. Inoltre, il 7-8 febbraio 2013 il Consiglio europeo ha
deciso di creare un accantonamento 6 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 da
destinare alle regioni in cui la disoccupazione giovanile supera il 25% l'occupazione
giovanile. Questi fondi saranno disponibili per attuare la garanzia per i giovani.

Fonte: http://ec.europa.eu.

107
3. TABELLE DATI

Country codes Eurostat

AT Austria
BE Belgium
BG Bulgaria
CY Cyprus
CZ Czech Republic
DE Germany
DK Denmark
EE Estonia
EL Greece
ES Spain
FI Finland
FR France
HU Hungary
IE Ireland
IT Italy
LT Lithuania
LU Luxembourg
LV Latvia
MT Malta
NL Netherlands
PL Poland
PT Portugal
RO Romania
SE Sweden
SI Slovenia
SK Slovakia
UK United Kingdom

108
Young people not in employment and not in any education and training, by age and sex
(NEET)

AGE From 15 to 24 years SEX Total


GEO/TIME 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012
Austria 7,9 8,1 6,1 6,1 8,6 8,3 7,5 7,0 7,1 7,8 7,1 6,9 6,5
Belgium 17,7 16,3 16,1 17,8 15,4 13,0 11,2 11,2 10,1 11,1 10,9 11,8 12,3
Bulgaria : 30,4 28,1 29,0 26,4 25,1 22,2 19,1 17,4 19,5 21,8 21,8 21,5
Switzerland 5,8 5,1 4,9 7,3 6,6 7,2 7,2 6,2 6,3 8,1 6,7 6,7 6,9
Cyprus 10,1 7,8 8,4 8,9 9,4 19,5 10,7 9,0 9,7 9,9 11,7 14,6 16,0
Czech Republic : : 12,4 13,7 13,7 13,3 9,2 6,9 6,7 8,5 8,8 8,3 8,9
Germany 7,7 7,4 8,4 10,0 10,1 10,9 9,6 8,9 8,4 8,8 8,3 7,5 7,7
Denmark 4,7 5,2 5,2 5,2 5,1 4,3 3,6 4,3 4,3 5,4 6,0 6,3 6,6
Estonia 14,5 14,3 10,3 10,2 12,1 10,2 8,8 8,9 8,8 14,9 14,5 11,8 12,5
Greece 16,9 16,1 15,3 18,3 16,8 16,1 12,2 11,5 11,7 12,6 14,9 17,4 20,3
Spain 12,1 12,0 12,6 12,5 12,5 13,0 12,0 12,2 14,4 18,3 18,0 18,5 18,8
European Union (27
13,2 12,8 13,0 13,0 12,8 12,6 11,7 10,9 10,9 12,4 12,8 12,9 13,2
countries)
Finland 9,7 8,5 8,6 9,6 9,1 7,8 7,7 7,0 7,8 9,9 9,0 8,4 8,6
France 10,2 9,9 10,3 10,0 10,6 10,9 11,0 10,3 10,2 12,4 12,4 12,0 12,2
Croatia : : 19,7 18,0 17,1 16,7 14,2 11,3 10,1 11,9 14,9 15,7 16,7
Hungary 15,4 14,6 13,9 12,6 12,7 12,9 12,4 11,3 11,5 13,4 12,4 13,3 14,7
Ireland : : 14,0 11,7 11,9 10,9 10,1 10,7 14,8 18,4 19,2 18,8 18,7
Iceland 3,5 3,0 5,8 4,9 5,5 4,6 4,7 4,0 4,5 7,7 7,4 6,7 5,9
Italy 19,1 18,1 16,8 16,6 16,6 17,0 16,8 16,2 16,6 17,7 19,1 19,8 21,1
Lithuania 17,0 16,0 11,8 10,3 10,9 8,6 8,2 7,0 8,9 12,4 13,5 11,5 11,1
Luxembourg 5,0 5,5 5,0 5,1 6,3 5,5 6,7 5,7 6,2 5,8 5,1 4,7 5,9
Latvia : : 14,3 11,5 10,9 10,0 11,1 11,8 11,4 17,4 17,8 16,0 14,9
Former Yugoslav
Republic of : : : : : : 41,3 33,1 30,7 27,7 25,5 25,2 24,8
Macedonia, the
Malta 27,4 17,7 16,9 19,4 13,1 11,9 10,3 11,7 9,5 9,8 9,5 10,6 11,1
Netherlands 3,8 4,1 4,0 5,1 5,3 5,3 4,0 3,5 3,4 4,1 4,3 3,8 4,3
Norway 31,1 30,4 30,1 9,8 8,6 8,3 4,6 4,4 4,1 5,0 4,9 5,0 5,2
Poland : 17,1 17,5 16,7 15,0 13,9 12,6 10,6 9,0 10,1 10,8 11,6 11,8
Portugal 9,0 9,4 10,6 11,2 11,1 11,2 10,6 11,2 10,3 11,2 11,5 12,7 14,1
Romania 20,2 18,3 21,6 20,3 19,8 16,8 14,8 13,3 11,6 13,9 16,4 17,4 16,8
Sweden 6,3 7,7 7,5 6,8 7,6 10,5 9,3 7,5 7,8 9,6 7,7 7,5 7,8
Slovenia : 10,4 9,5 8,0 7,5 8,9 8,5 6,7 6,5 7,5 7,1 7,1 9,3
Slovakia : : 27,1 18,2 17,9 15,8 14,4 12,5 11,1 12,5 14,1 13,8 13,8
Turkey : : : : : : 38,6 39,2 37,0 34,9 32,3 29,6 28,7
United Kingdom 10,9 11,0 11,1 9,0 8,4 8,4 8,5 11,9 12,1 13,3 13,7 14,3 14,0
Fonte: Eurostat

109
Giovani NEET di 15-29 anni per sesso nei Paesi Ue - Anno 2011 (valori
percentuali)
Paesi Totale Uomini Donne
Bulgaria 24,6 23,2 26,2
Grecia 23,2 19,7 26,9
ITALIA 22,7 20,1 25,4
Irlanda 22,0 22,9 21,1
Spagna 21,1 21,1 21,1
Romania 19,1 16,2 22,1
Lettonia 18,7 17,4 20,0
Slovacchia 18,7 15,9 21,6
Ungheria 17,7 14,0 21,5
Polonia 15,5 12,4 18,7
Regno Unito 15,5 12,7 18,3
Lituania 15,2 16,4 14,0
Estonia 14,9 13,0 16,8
Cipro 14,7 13,9 15,3
Francia 14,5 12,7 16,4
Portogallo 14,0 13,1 15,0
Belgio 13,8 12,3 15,3
Repubblica
Ceca 12,2 7,6 17,0
Malta 11,9 9,5 14,8
Finlandia 10,0 9,1 11,0
Germania 9,7 7,8 11,6
Slovenia 9,4 9,4 9,4
Austria 8,2 6,6 9,7
Svezia 7,8 7,3 8,3
Danimarca 7,6 7,2 7,9
Lussemburgo 6,6 5,0 8,2
Paesi Bassi 5,5 4,8 6,2
Ue27 15,4 13,4 17,5

Fonte: Eurostat, Labour force survey.

110
TAVOLA A1

111
112
113
114
115