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luce del contesto starico-culturale che si 2 modificato, Syotvers! Incessane, ch re, mantenere € trasmettere per Puom ‘di quella cultura; ma questo richiede anche uns sri, prché quest 3. Uc E d’obbligo allargare lo sguardo ai segni, pe 3, ono. ob ar bo edt leapt suv proceso evolve. -uomo necesita i comprendere se 30 ck erage st wensione-diventa un fatto catego- Se caomniae quel con mate eae “Scanner ngs ke paction laconic Ma om por su natra 5 evolve, compres SHR se —< todo seme diferent; pt queso sche sega che lo devono prone 7 reo aiutare a comprendere meglio se stesso, devono es: aoe sls soa nama epma dog cosa Lomo oni dl stra poise Dio dco di lar con Sempre soni ei eal te comieanon Io eat davanti al mobic dei ni peste ques possonoprendee forma slo 3 pare dali st ‘oie at IGE lg rece sn canoe ee = ie ineeete tee ra: eS vaclament cramentaria; cf. D. Norwons, at oie rocoto ella soi ramets D, Norn [ioe ca nace ent ih i set eee facia sires a ‘seated qui ‘ata on "amo, Mats Religion ei retin aa Sl coin te Re a 2 7 weet € ced he Fecal, Lriebisive © exeeTe © cee Sona; essi pertanto non impoveriscono il mistero di Crist, comprenderlo. Il cristiano deve prendere atto che @ davant al C Fioso che si compie ogni decisione di vita, non nelle different stazioni che egli pone come segno tangibile della sua potenz Puno e altro momento vanno vaiutati te tano e richiamano reeiprocamente. Siamo dinanzi, come si pud not logico dei segni per evidenziare la sto glo- i manife- a; Cppure ologicamente, perché si ripor- are, al necessario allargamento teo- Permanente presenza dell'azione sal- vifica di Cristo © la sua possibile verifica. In questo capitol, quindi, affronteremo i segni classici della teologia fondamentale, quali il mira, colo & la profezia; ci si apriri, comunque, all'analis di nuovi segni che Possiedone un alto grado di significatvith presso il nestro contempora '8€0, quali i segni dei tempi e il martirio, HL. I miracoti «Signore, se tu vuoi puoi guarirmi» (Me 1, 40), Non toviamo espressione pid! adeguata di questa per entrare nella problematics tere sica del miracolo.* E particolarmente di fronte alla melatti. alla sos. fenzae al dolore che la fede riceve la provocazione pit altae,nello stex, So tempo, permette di dare la risposta di senso pit coerente, Qui, inlath, gnuno sperimenta i imite imposto ase stesso cla volonta spasmodien i andare oltre il limite stesso, perché ne percepisce la possibita in quel desiderio di infinito che & stato posto nell'intimo di oguuno, Ei momen. to in cui sofferenza, malattia, dolore, dubbio e grazia diventane on tutuno nella ricerca di una speranza che non delude. Ein questo one, Zonte che si innesta la richiesta del miracolo.Attesa che diventa pi forte ¢ insistente quando si vede la sofferenza nella persona che si ama 0 in hi porta in s€ i segni dellinnocenza e pit difficile diventa poter capire il perché del suo dolore. 1! miracolo, perd, non é la spenda finale 2-cui ‘pprodare quando ci si aecorge che non vi & pit nulla a cui egerappast Essendo fatto della fede, ess0 & costantemente presente nella vite er ii hades a LK: X, 125-1265; G. De Bom, Les signs de oni de la dato hee Par 1964; Dac, Les mcs, Un douse cee Bc ash fe X_ Léon Dur, recta (980, 1 Hvac der ser Me eigen He Kes Miucl in th Eat Chron Wor, Yale Univeniy Bea OR Ie Hedi eee Ingia ne temdel Nuovo Testimen, Bessa 198: K.Kentace Di, May ee eee fg, Moncea 970. Kao Do der gibt aes mg Stet se Ne ‘eae oh Gt ola del miele. ast 97s Monee Ce nee ae ee ee Ri E Musi Imaal Gash, Brel 1969: (- Samoans Te Dione iene Deh Pefnded, New Vnk 197-8 Stato ta lees Fl shee Coen ‘fede, ao 1986; Date, Montes Sore a 1 Cran Paton Eb 312 ‘Le crea della rveasione stiana, che 1o interpreta come una delle tante diverse possibilitA con le quali Dio rivela se stesso e fa conoscere il suo amore. Per noi, uomini modern, sottomessi purtroppo a una schizofrenia semantica, diventa spesso difficile comprendere a fondo la realtd che si nasconde nel miracolo. Utilizziamo spesso, infatt, il termine per espres- sioni e fatti a cui la s, Scrittura non applicherebbe mai lo stesso nostro significato, Per comprendere in pienezza il senso e il significato, pertan- to, & necessario far ricorso, anzitutto, al logo privilegiato in cui esso si ‘manifesta il tempo di Gesi e la sua propria e peculiare azione salvifica, Fuori da questo orizzonte, il miracolo cade facilmente nell'equivoco della magia, nel fraintendimento del fantasioso e nella confusione data dallo straordinario o dal prodigioso. 1, ORIZZONTE BIBLICO DEL MIRACOLO La ine del Vangelo di Giovanni 2 alquanto significativa dell’imba- razzo in cui si trova T'autore sacro nel dover rendere conto dell'intensa aitivita missionaria e taumaturgica svolta da Gest; scrive, infatti: «Molt altri segni fece Ges davanti ai stoi discepoli, ma non tuiti sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritt, pero, perché voi crediate cche Gest @ il Cristo, il Figlio di Dio, e perché credendo abbiate la vita ne] suo nome» (Gy 20,30-31). Come si pud osservare, l'evangelista sostiene di aver dovuto compiere una cemita di «segni» operati da Gesh quelli scelti peril suo vangelo hanno lo scopo i sollecitare la fede in lui e di confermare la sua pretesa di essere Dio. Il credente, quindi, non si trova primariamente dinanzi ai miraoli, ma ai seg. Pet loro natura questi sono spesso ambigui e richiedono una parola interpretativa parte di chi li compie, per far emergere il loro significato nascosto. A. Antico Testamento Come si visto in precedenza, il segno, per 'uomo biblico, ha un valore notevole. Esso indica la presenza e la vieinanza di JHWH in mezzo al svo popolo. Secondo la fede biblica,nessuno pud vedere JHWHe rest re invita (ef, Es 3320), JHWH/ non si pub vedere perché eal «Dio enon umn uomor (Os 11,9}; ei, invec, che st pub ammirare e conteraplare i lu sono sean della sua slora Do di Istaete ® free potent, le esta he compie indicano la sua forza sui nemici del suo popole; i sean che ce peta, quindi, sono dati a testimonianza della sua fedelt al patto di allea za.e come pegno di difesa e protezione nei confronti del popolo. | ‘La cominuita del segno nel mondo contemporanen sis Diverse e di differente valore somo le narrazieni di segni che rien- trano nella categoria di miracoli nell’ Antico Testamento; per limitarsi solo a quelle che pitt direttamente prendono in considerazione la guati- sione, si é obbligati, anzitutto, a fare menzione del prime miracolo che la Scrittura presenta nel libro della Genesi: «Abraham pregd JHWH e JHWH guari Abimelec» (Gn 20,18). In poche parole I'autore sacro descrive 'intervento di Dio nei confronti di un malato; la fede di Abra. ‘mo é il veicolo privilegiato che fa da tramite per I’ ntervento miracolo- so. Per la prima volta, comunque, il credente & posto davanti alla rela- zione tra JHWH e la guatigione dalla malattia. In seguito, molti alti test descrivono l'intervento straordinario di Dio; @ il caso del figlio della vedova di Sarepta riportato in vita da Elia (IRe 17,17-24), come pure del figlio della vedova sunammita operata da Eliseo (2Re 4,32.36), 0 della guarigione del lebbroso Naaman, sempre per Vintervento dello stesso profeta (2Re 5,9-15). Cid che emerge da questi testi @ sempre la protezione che JHWH garantisce al suo popolo e a chi rimane a lui fedele. L'espressione privi- legiata che si impone per descrivere l'intervento miracoloso di Dio per tutto I’Antico Testamento, comunque, & quella di «segni e prodigi». Dal libro dell’Esodo al Dewteronomic, atraversande ttt: profess pet glaar gere ai testi sapienziali ed escatologici, l'espressione si consolida come il referente paradigmatico per esprimere la fede nel Dio che salva; egli ha potere sulla creazione e sulla storia a tal punto, da arrivare progressi- yamente a descrivere JHWH come «colui che guarisce» (Es 15,26; Dt 32,39; Ger 17,14). Nello stesso modo dovranno agire coloro che sono inviati da JHWH; essi dovranno compiere «segni» « garanzia della loro missione; questa mentalita rimane inalterata fino ai t:mpi di Gesi, come lascia intendere chiaramente il testo di Gv 2,18. B. Nuovo Testamento I vangeli non hanno timore nel presentare il tempo di Gesit come il momento favorevole © propizio per Ia moltiplicazione dei segni e dei miracoli. Esso, anzi, & considerato la «pienezza» dei tempi; il momento definitivo ¢ irripetibile in cui Dio rivela se stesso e il suo amore in prima Persona, senza pit bisogno di intermediari (cf. Gal 4,4; Eb 1,1-2). Nel Nuovo Testamento, due termini in modo particolare esprimono lagire di Gest: semeion ¢ ergon, che si traducono con «segno» e «opera» anche * Con lispenivo plural semeia eer sit La credits delta riveacione se spesso vengono usati come sinonimi. Non ogni volta che i testi ney. testamentari parlano di segni, comunque, si dovra pensare di essere in presenza di miracoli; nonostante diverse traduzioni nelle lingue moder. ne tendano a interpretare sia «semeion» che «ergo» fou Court con mira. colo. Si dovra, quindi, prestare attenzione alla semantica utlizzata neg scritti neotestamentari, senza andare troppo oltre nella loro interpreta. ione. I miracoli, per gli autori sacri, appartengono alla grande categoria dei segni e devono essere letti e interpretati come tali: espressioni che rappresentano e dicono qualcosa, ma rimandano a un significato pij profondo gid presente in essi, che viene alla luce attraverso la parola che i accompagna, ‘Tra i tanti segni che Gest compie, vi sono pure i miracoli, expres. sioni peculiari della sua azione di rivelatore. Questi provocano a tico- noscere in lui il messia atteso, accreditano la sta pretesa di essere Dio come il Padre e invizano ad aderire pienamente alla sua persona e al suo annuncio di selvezza, Sono diversi i miracoli narrati dai vangeli. A livel- lo esegetico non & possibile trovare un’uniformitd di giudizio sui diver- si racconti; 'interprete moderno si muove anch’egli con precomprensio- ni che determinano fin dall’inizio cid ché invece rimane spesso pit sfu- mato nella mente dell’autore sacro. In questo contesto, cerchiamo di restringere il concetto di miracolo solo a quegi atti peculiari di Gesit che sono in relazione con le persone malate. Non ci si occupa, pertanto, di tutti quegli interventi che Gesti compie nei confronti della natura: si pensi, ad esempio, alla maledizione del fico (Mt 21,18-22) 0 al coman- do dato ai venti (Mc 4,35-41) o alia mottiplicazione dei pani (Me 6,34- 44), Queste opere, a nostro avviso, rientrano maggiormente nella quali- ficazione di segni profetici realizzati da Gest e richiedono un diverso approccio sia esegetico che teologico, come si vedra nel numero succes- sivo. Sempre in questo contesto, non rientrano nell'ordine dei miracoli neppure quei segni che si riconoscono come esorcismi, Quest, infati tendono maggiormente a evidenziate il potere di Gesit sul demonio ¢ la lotta che intercorre tra lui e il regno di satana, che viene messo alle tre tee vinto dalla presenza del Messia (Lc 10,18). Poiché all’ epoca di Gesit 1a mentalith comune attribuiva al demonio e al male ogni sorta di malat- tia, ® evidente che una distinzione ferrea tra esorcismo e guarigione non sempre potra essere mantenuta. Cid che preme sottolineare, insomma, @ che gli evangelisti presentano dei fatti specifici che pongono Gest davanti a persone malate o morte e che vengono guarite e riportate in vita da un suo intervento diretto. In questo senso, ¢ possibile presentare una classificazione pit! omo- ¢genea di miracoli e favorire una loro definizione pitt coerente. Aleunt di sti vengono proposti in modo comune dai vangeli sinottici, altri sono ‘La continua del segna el mond comtemporareo sis warrati da una tr ne duplice rispettivamente, Mattei € Luca (Quelle) o Matteo e Mareo; alti, infin sone propti rosa ea. gelista. Una rapida carrellaia di questi racconti permette di incontrarsi con i seguenti miracoli la guarigione dalla febbre della suocera di Pie. t1o (Mc 1,30) e quella di un paralitico a Cafarnao (Me 2,1-12); la guari. gione dell’emorroissa (Me 3,24) e quella di un uomo dalla mano ina. dita (Le 6,6-11); la guarigione di un bambino epilettico (Mc 9.24) ¢ quel. adel figlio di un centurione romano (Mt 8,5-13); la guatigione del cieco Bartimeo (Mc 10,52) e quella det cieco nato, presso Ia piscina di Siloe (Gv 9.1-41); la guarigione della figtia di una donna eananea (Mt 13,21- 28)¢ quella di un muto (Le 11,14); la guarigione di due ciechi (Mt 9.28) edi una donna curva (Le 13,14); la guarigione di un idropico (Le 14.1- 6) € quella di un lebbroso (Me 1,40-47; Le 17,19); la risurrezione della figlia di Giairo (Me 5,36), quella del figlio della vedova di Nain (Le 7.11-17) e quella di Lazzaro (Gv 11,145). In sens9 stretto, pertanto, consideriamo miracoli solo quelli inseriti in questo elenco; per la straor. dinarieta che comportano e per it valore che gli evangelisti gli accorda. no, tichiedono una spiegazione teologica che si faccia carico di darne un’intelligenza coerente con cid che la fede professa C. Paradigma del miracolo Dall’elenco dei miracoli, uno pud essere assunto come esempio maggiormente rappresentativo per entrare nella corprensione delle. vento © per orientare nella decifrazione delle peculiarita proprie dei mmiracoli evangelici. Scegliamo il racconto della guarigione di un parali- tico, cost come & narrato nel Vangelo di Marco (2,1-13) UW racconto, nella sua redazione attuale, presenta due aspetti diffe rent: la guarigione di un paralitico, insieme a una delle cinque contro- versie che vedono Gesit opporsi ai suoi contemporanei, La scena si svol- g¢ a Cafarnao; probabilmente, «in casa» di Simone e Andrea dove Gesi ha familiarita di accesso. Marco descrive Gest nell'atto di «annunciare loro la Parola» — espressione che l’evangelista ama per spiegare la pre- dicazione del regno da parte del Maestro ~ e sottolinea che la casa dove Si trova Gest con i discepoli @ gremita di gente, -amto che perfino biblogratia pl pe ie in Pes, Vinge d Sarco Bross 1980 sis La credbtit dele rvetacione fatto a colui che lo ha realizzato; fermarsi all’evento e dimenticare colui che Io ha operato equivale a distruggere il miracolo stesso. Certo, si vede la guarigione avvenuta, ma non si percepisce il segno e, quindi, il desti- natario non ha raggiunto il suo senso compiuto del miracolo. avanti a questa dialettica, permane la situazione di disputa: 2 costui?. La domanda sorge contempor Gest perdon ppeccati, sia che comandi ai venti e al mare, sia che guarisca un ammala- to: «Da che mondo ? mondo non si & mai sentito dire che un cieco possa recuperare la vista» (Gv 9,32). E questa la reazione della folla, che ogni volta timane meravigliata davanti al miracolo. Qui si coglie che T’inse- ‘gnamento ¢ il comportamento di Gesii «non & come quello degli scribi e Gei farisein: egli, piuttosto, agisce come uno che ha autorita. Questa caratteristica fa discutere perché obbliga a prendere posizione. Chi crede, si abbandona a lui e accetta'i suoi miracoli come segni dell’amo- re del Padre; chi non crede, si aggrappa a ogni cavillo pur di voler tro- vvare una spiegazione razionale che lo soddisfi, senza rendersi conto che non ne troverd una in grado di appagarlo. ©. Stile del miracole racconto che si sta analizzando permette ancora di osservare che