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DA LENIN A GORBACIOV________
STORIA DEL PENSIERO COMUNISTA
L UTOPIA CADUTA
M ASSIM O L. SALVADORI
MASSIMO L. SALVADORI
L UTOPIA CADUTA
STORIA DEL PENSIERO COMUNISTA
EDITORI LATERZA

DA LENIN A GORBACIOV_______
EDITORI LATERZA
Il comunismo internazionale ha
rappresentato una delle massime
forze storiche del nostro secolo,
che ha dominato a partire dalla ri
voluzione di Ottobre del 17. E
proprio nel periodo del suo collas
so, necessario cercare di com
prendere le ragioni che ne hanno
determinato il sorgere, la straor
dinaria ascesa e la lunga fortuna in
interi continenti.
In questo libro lautore analizza il
pensiero e lazione dei protagonisti
del comunismo internazionale da
Lenin fino a Gorbaciov, nel conte
sto della storia dei partiti, dei mo
vimenti e dei paesi che hanno fatto
da scena alle vicende della grande
utopia che caduta. Si trattato di
un cammino percorso insieme da
eroi hegeliani e da individui
oscuri, da martiri e da aguzzini, da
idealisti e da cinici, da lites e da
masse anonime, da persone anima
te da uno sconfinato disinteresse e
da calcolatori senza princpi. In
molti casi le qualit positive e
quelle negative si sono intreccia
te negli stessi gruppi e individui.
Ma il risultato storico incontrover
tibile della scalata al cielo tentata
dai comunisti, animati dalla fede
nel valore demiurgico della violen
za rivoluzionaria guidata dalla
scienza infallibile di Marx, un fal
limento oggettivo che dominer a
lungo il nostro futuro.
Della vicenda storica che ha porta
to a tale fallimento questo libro
una proposta di interpretazione.
Nel tentativo di capire come il co-

In sovraccoperta: Statua d i S ta lin a b b a ttu ta


(fo to d i E ric Brissaud).
munismo, dopo aver suscitato le ar
dite speranze in una pi grande
giustizia e in una pi ampia demo
crazia, ottenendo il consenso di
tanti, abbia potuto prima dar vita
ad un sistema di potere monolitico
e poi disintegrarsi come il gigante
dai piedi di argilla nella pressocch
universale esecrazione.

M assim o L . S alvadori (Ivre a , 1936) p ro


fessore d i S to ria delle d o ttrin e p o litic h e al
l u n iv e rs it d i T o rin o e collabora a La
Stampa. F ra le sue opere: Il mito del buon
governo. L a questione meridionale da Cavour
a Gramsci, T o rin o 1960; Gramsci e il proble
ma storico della democrazia, T o rin o 1970;
Kautsky e la rivoluzione socialista, 1880-
1938, M ila n o 1976; Europa America marxi
smo, T o rin o 1990; Storia dell'et moderna e
contemporanea, 2 v o li., T o rin o 1990; e, per
i n o s tri tip i, L'alternativa dellEuropa. Q ua
rantanni dopo Yalta, 1985.
1991, G ius. Laterza & F ig li
A rn o ld o M o n d a d o ri E d ito re
con il tito lo Storia del pensiero comunista.
D a Lenin alla crisi dell'internazionalismo
p rim a edizione 1984

In S toria e Societ
N u o va e dizione riv e d u ta e accresciuta 1991
seconda edizione 1992
Massimo L. Salvadori

LUTOPIA CADUTA
STORIA DEL PENSIERO COMUNISTA
DA LENIN A GORBACIOV

Editori Laterza 1992


P ro p rie t le tte ra ria riservata
G ius. Laterza & F ig li Spa, Rom a-Bari

F in ito d i stam pare nel giugno 1992


nello s ta b ilim e n to d a rti grafiche G ius. Laterza & F ig li, B ari
C L 20-3872-2
IS B N 88-420-3872-5
PREM ESSA

Questo libro uscito in prima edizione nel 1984 presso A. Mon


dadori Editore con il titolo Storia del pensiero comunista. Da Lenin
l i l l crisi dellinternazionalismo. Come suggerisce la data stessa, era
il periodo fra la morte di Breznev e lascesa al potere di Gorba-
ciov. L impero sovietico, anche se minato dalle sue contraddizio
ni, appariva ancora nel pieno della sua potenza mondiale.
La mia interpretazione delle vicende del comunismo interna
zionale era resa chiara ad apertura di libro, dove scrivevo di rite
nere che il comunismo fosse pervenuto al suo esaurimento. Fra
quella prima edizione e questa seconda lesaurimento ideale si
trasformato, dopo il fallimento della perestrojka di Gorbaciov sor
ta come progetto di rigenerazione socialista del sistema sovietico,
in collasso politico attraverso le ondate rivoluzionarie che hanno
scosso prima lEuropa dellEst e poi la stessa Unione Sovietica.
Non ho ritenuto di dover mutare nulla della impostazione da
ta nelledizione del 1984, in quanto essa mi parsa confermata
dagli avvenimenti seguiti a quella data. Rispetto alledizione pre
cedente, ho provveduto ad alcune riduzioni ed integrazioni. In par
ticolare, ho aggiunto un capitolo finale sul periodo che ha visto
il collasso del comunismo, giungendo a quella rivoluzione di Ago
sto che ha sancito la bancarotta del Partito comunista dellUnio
ne Sovietica.

Massimo L. Salvadori
S e tte m b re 19 9 1
L UTOPIA CADUTA.
STORIA D EL PENSIERO COMUNISTA
DA LENIN A GORBACIOV

Io m i p ro p o n g o d i cercare perch le nostre riv o lu z io n i


siano a vve n u te , in q u a l m o d o le a b b ia n o c o n sid e ra te
i c o n te m p o ra n e i, n e l m o m e n to in c u i si svolgevano,
q u a le s ig n ific a to a b b ia n o assunto in seg u ito , quale
fosse la ra g io n e d i cos g ra n d i speranze seguite da
ta n ti s tra o rd in a ri insuccessi [...]. A lt r i h a n n o n a rra to
i tr io n f i che cre d e va n o d e fin itiv i, g li e n tu s ia s m i [...].
V is s u to p i ta rd i, io n o n h o a v u to in sorte che i ro
vesci, i c ro lli, le d is fa tte , le apostasie. Q u e s to aspetto
d e lle cose io sono c o n d a n n a to a spiegare.
E d g a r Q u in e t, La R ivoluzione
INTRODUZIONE

Il comunismo internazionale ha rappresentato una delle mas


sime forze storiche del nostro secolo, che da esso stato come do
minato, possiamo ben dirlo, a partire dalla rivoluzione di Ottobre.
E, proprio nel periodo del suo collasso, lo studioso si trova solleci
tato a cercare di comprendere le ragioni che ne hanno determina
to il sorgere, la straordinaria ascesa, il suo trasformarsi in una forza
storica sconvolgente, il suo dar vita a un sistema mondiale di
Stati e infine limprovvisa e imprevista rapida caduta.
A mio giudizio, le interpretazioni oggi assai diffuse che
considerano la vicenda del comunismo come un errore di cui la
storia ha fatto finalmente giustizia, secondo un a n i m u s analogo a
quello con cui i de Maistre, i Gentz, ecc. considerarono la rivolu
zione francese e i suoi sviluppi, sono non soltanto riduttive, ma
sterili e di matrice angustamente ideologica. L utopia che cadu
ta, ed da ritenersi irrimediabilmente caduta, stata grandiosa,
sia per le forze materiali che ha sprigionato sia per le energie eti
che e umane che lhanno accompagnata, e per limpasto di gran
dezza e miseria che ha generato. Il cammino del comunismo
contemporaneo stato percorso da eroi e da individui oscuri, da
martiri e da aguzzini, da idealisti di eccezionale purezza e da
cinici realisti, da vinti e da vincitori, da lites e da masse anoni
me, da persone animate da uno sconfinato disinteresse e da calco
latori senza principi. In molti casi poi le qualit positive e quelle
negative si sono intrecciate negli stessi gruppi e individui, cos
come proprio in molti casi della vita reale con le sue contraddi
zioni. Per questo ogni interpretazione semplificatrice appare non
soltanto umanamente ingiusta e riduttiva, ma storiograficamente
improduttiva e persino fallimentare.
Occorre perci ribadire che una interpretazione della storia
del comunismo, quali che ne siano lorientamento e i risultati,
non ha quale compito di essere giustiziera assumendo come ter-
4 L'utopia caduta

mini di riferimento la nostra idea soggettiva di bene e di ma


le, bens di mirare alla comprensione, lasciando ai valori di cia
scuno di stabilire quei giudizi che, se non appartengono alla sfera
della storiografia, presiedono per necessariamente alla formazio
ne e difesa della identit etica e spirituale di ciascuno. Per contro,
lo storico non pu e non deve rinunciare ad affrontare i problemi
che gli sono propri e a rispondere agli interrogativi che ne deriva
no; il che dire anzitutto: lanalisi delle motivazioni che hanno
determinato la genesi, lespansione e il declino di una forza stori
ca, nel nostro caso del comunismo; il rapporto fra mezzi e scopi;
le forme assunte dalla progettualit ideale nella sfera della coscienza
soggettiva di chi ha agito, le loro conseguenze oggettive, la coe
renza o incoerenza fra i due termini.
In questo libro mi sono posto essenzialmente due compiti. Il
primo analizzare in qual modo il comunismo contemporaneo, nato
ideologicamente dalle interpretazioni che delleredit di Marx e
di Engels hanno dato Lenin, Trockij e Rosa Luxemburg e innesta
tosi sul corpo vivo delle correnti estreme del proletariato e degli
strati radicalizzati piccolo-borghesi russi ed europei occidentali,
sia pervenuto al suo esaurimento. Il secondo mostrare daltra parte
come il comunismo, per raggiungere la sua efficacia pratica, abbia
pagato il prezzo di mutare se stesso al punto da apparire irricono
scibile rispetto alle sue premesse originarie, dando luogo, nel cor
so del suo sviluppo a una serie di varianti, bens unite dal comune
fondamento marxista e rivoluzionario, ma profondamente diver
sificatesi e, in molti casi, giunte anche a combattersi mortalmente
in nome del vero comunismo.
Mi pare utile fornire fin dallinizio la griglia interpretativa che
sta alla base della mia analisi, partendo da Marx; cos ria rendere
chiara la mia tesi secondo cui lintera storia del marxismo dopo
Marx in realt la storia di vari marxismi e di una serie ininter
rotta di ondate revisionistiche, nelle quali il comunismo si a
sua volta inserito pienamente.
Il pensiero di Marx era aperto a varie interpretazioni e pog
giava su nuclei in tensione fra loro, suscettibili di sviluppi forte
mente contraddittori: ed su di essi che si sono innestati i co
muniSmi di Lenin, Rosa Luxemburg e Trockij, in punti essenziali
fin dallinizio in aperto conflitto.
Marx aveva affermato da un lato che la classe operaia rappre
sentava la prima forza storica in grado di autoliberarsi sottraen
dosi al dominio di minoranza, ma dallaltro che essa non poteva
compiere la propria opera senza sottomettersi alla guida della scien
introduzione 5

za rivoluzionaria di cui era portatrice lavanguardia, e cio la mino


ranza dei comunisti coscienti. Quindi, in ultima analisi, il primato
rivoluzionario spettava alla classe in quanto forza economico-sociale
o allavanguardia in quanto forza politico-ideologica? Marx aveva
da un lato affermato che la violenza rivoluzionaria costituiva un
mezzo indispensabile per assicurare il trapasso dalla vecchia alla
nuova societ, ma dallaltro che la maturit delle condizioni rivo
luzionarie avrebbe reso del tutto obsoleta, nel quadro dello scon
tro fra la grande maggioranza dei proletari e la piccola minoranza
degli sfruttatori, la sanguinosa violenza tipica di tutte le rivolu
zioni precedenti; da un lato aveva fatto lelogio del terrore di tipo
giacobino, e dallaltro aveva definito il regime terroristico un espe
diente da disperati. Quindi la violenza fisica era o non era un mezzo
idoneo per il sovvertimento sociale e ledificazione del socialismo?
Marx aveva da un lato affermato che, per mutare qualitativamen
te la struttura economica della societ capitalistica, occorreva pas
sare attraverso un forte rafforzamento del potere centrale dello
Stato, dallaltro per aveva teorizzato che lo Stato proletario do
veva smantellare tutto lapparato centralistico ereditato dal vec
chio ordine, realizzando la democrazia diretta e quindi ponendo
le premesse per la propria autoliquidazione. Ma era pensabile che
si determinasse un forte rafforzamento del centralismo statale in
campo economico senza che questo stesso centralismo si estendes
se alla sfera politica? Insomma: il tratto decisivo del comuniSmo
rivoluzionario era in sostanza il centralismo statale come strumento
di mutamento sociale e di salvaguardia della rivoluzione contro i
nemici interni ed esterni oppure era la democrazia delle masse, cio
lautopedagogia della societ autoliberantesi? Marx aveva da un
lato configurato la rivoluzione come premessa di un illimitato svi
luppo della personalit dellindividuo, della sua libert di scelta
e della sua progettualit spirituale e vitale, ma dallaltro aveva sot
tolineato che una delle caratteristiche fondamentali del socialismo
era la sottomissione del particolarismo individuale alle leggi sovrane
della razionalit sociale, della scienza, della collettivit, insomma
dellindividualismo anarchico alla pianificazione collettivistica. Or
bene: sotto le vesti paterne della razionalit collettivistica non si
nascondeva il germe della distruzione di quei valori di libert spi
rituale e di creativit individuale che pure erano senza dubbio un
fine essenziale del socialismo per Marx? Chi costituiva, inoltre,
il soggetto della pianificazione e della razionalit collettivistica:
il proletariato come classe oppure llite degli scienziati-politici do
tati della pi sicura visione dei fini della storia universale? Marx
<S L. 'utopia caduta

da un lato aveva sostenuto che la rivoluzione socialista, in conse


guenza della natura delleconomia moderna quale prodotto dello
sviluppo del capitalismo, non poteva se non portare allestremo
le tendenze internazionalistiche del capitalismo stesso, dallaltro
per aveva energicamente incoraggiato il proletariato di ciascun
paese ad operare nel proprio contesto storico statale, nazionale e
sociale, sia pure nel quadro dellInternazionale operaia. E certa
mente era dellavviso che qualsiasi proletariato fosse in grado di
prendere il potere in un certo momento storico e in un certo paese
dovesse subito, senza indugi e senza remissione, operare con la mas
sima energia per mantenersi al potere e per promuovere attivamente
lo scoppio della rivoluzione internazionale (il cui schema di svi
luppo egli concepiva secondo lesempio del contagio rivoluzio
nario internazionale messo in luce dalle esperienze della rivoluzione
francese; esempio poi rafforzato dalle rivoluzioni europee del
1848-49, che costituirono quasi una grandiosa nota a pi di pagi
na che la storia aveva voluto scrivere alla teoria della rivoluzione
internazionale appena esposta da Marx e da Engels nelle pagine
del M a n i f e s t o d e l P a r t i t o c o m u n i s t a ) .
Su questi diversi aspetti e diversi poli interni al pensiero di
Marx si sono innestati i vari marxismi socialistici e comunistici,
con un ininterrotto processo di continuit e di rottura, di adatta
mento e di selezione, di fedelt alla tradizione e di allontanamen
to innovativo da essa. Le tensioni e, allestremo, le antinomie legate
alle teorie di Marx apparvero in piena luce soltanto nel corso del
successivo sviluppo storico, quando i suoi seguaci e continuatori
si trovarono di fronte al compito di rendere il marxismo uno stru
mento operativo a confronto con situazioni storiche non solo quanto
mai differenziate fra loro ma anche dalla corposit sempre pi dif
forme rispetto allabito predisposto dalla teoria.
Senonch quelli che a noi oggi appaiono chiaramente come nodi
irrisolti o antinomie allinterno del pensiero di Marx, per lui non
erano affatto tali. Ed assai significativo che un pensatole che
possedeva in modo tanto acuto il senso della contraddizione, sia
in ultima analisi pervenuto ad elaborare un sistema teorico-pratico
basato su una fede tanto grande nella capacit della scienza e della
prassi rivoluzionarie di dominare le contraddizioni della realt e
di sottometterle infine ad una grande armonia.
Il pensiero di Marx che si pu giudicare in molti modi ma
a cui non si pu certo negare di aver segnato una delle massime
tappe del pensiero umano costitu il tentativo di inglobare in
ununica sintesi, sottoponendole al tempo stesso ad una critica e
Introduzione /

distruttrice e purificatrice, tutte le grandi tendenze, tutti i grandi


miti e tutte le grandi idee dellepoca: lidea di rivoluzione come
produttrice di felicit ed eguaglianza (ricavata dalla Grande Rivo
luzione e dalla critica dei suoi limiti); lidea della possibilit di un
progresso materiale illimitato (fondata sullo spettacolo mai visto
della moltiplicazione dei beni prodotta dallincipiente processo di
industrializzazione e sulla convinzione di poterne annullare i di
fetti dovuti alla forma capitalistica); lidea della potenziale defini
tiva fraternit del genere umano (radicata insieme nel cosmopo
litismo illuministico e rivoluzionario, nellesempio fornito dallo svi
luppo incessante del mercato internazionale e nella fiducia nella
capacit del proletariato di dare alla fraternit il suo definitivo mez
zo di affermazione); lidea che la violenza abbia un ruolo inelimi
nabile nel mutamento politico-sociale in corrispondenza sia della
natura oppressiva dello Stato sia dellincompatibilit degli interessi
fra le classi fondamentali (basata su una lettura di tutte le lotte
sociali del passato culminate nei conflitti emersi nel corso delle ri
voluzioni borghesi in Inghilterra e Francia e prodotti dallo svilup
po capitalistico); lidea che la rivoluzione proletaria moderna potesse
essere opera soltanto delle masse proletarie, educate dai punti alti
del progresso economico, politico e sociale, unite con le minoran
ze intellettuali radicali (fondata sugli insegnamenti, ancora una volta,
delle rivoluzioni moderne e dai loro sviluppi in Inghilterra e in Fran
cia); lidea infine che lincontro fra rivoluzione, masse proletarie
ed intellettuali socialisti di tipo nuovo potesse condurre da ultimo
lumanit al raggiungimento di quella armonia fra individuo e col
lettivit, Stato e Stato, nazione e nazione, razza e razza che aveva
costituito il nobile sogno di tutti coloro che avevano desiderato
la pace universale, la fine della miseria materiale, la felicit collet
tiva. La potenzialit religiosa di una simile dottrina era immensa.
Era un carattere davvero straordinario del pensiero di Marx di
avere per un verso, appunto, un esito palesemente palingenetico in
grado di fare appello in modo quanto mai efficace al semplice senti
mento delle masse e per laltro verso di poggiare su una sofisticatis
sima e possente costruzione intellettuale, orchestrata cosi da acco
gliere al suo interno tutto quanto vi era di pi moderno nella socie
t del tempo: la logica dialettica di Fiegei, la scienza economica di
Smith e Ricardo, il materialismo di Feuerbach, il nuovo pensiero
socialistico, lavventura drammatica e affascinante della borghesia
capitalistica e del proletariato di fabbrica, le grandi rivoluzioni con
temporanee. In questo suo tentativo di sintesi globale della realt,
Marx si dimostr appieno discepolo di Hegel. Egli comp unope-
8 L utopia caduta

razione che ha una stretta e profonda analogia con quella compiu


ta dal suo maestro-nemico: interpretare la totalit del processo pas
sato, presente e futuro sottomettendola alle categorie del pensiero,
che per per Hegel erano quelle fornite essenzialmente dalla vec
chia filosofia, giunta con il suo sistema al definitivo trionfo teori
co, mentre per lui erano quelle della scienza materialistica dello
sviluppo sociale affermatasi seppellendo ogni filosofia.
Mi pare anche di dover sottolineare che, nella sua fiducia ver
so i miracoli del progresso materiale e verso la capacit della scienza
di guidare ormai la pratica umana, Marx fu in pieno figlio della
sua epoca e condivise del tutto giudizi e pregiudizi dei nuovi capi
tani di industria e di altri intellettuali come per fare un solo
nome Auguste Comte, con il quale ebbe in comune la persua
sione che fosse giunto il tempo in cui la prassi poteva essere gui
data dai lumi della scienza sociale in modo infallibile. Ed in questa
illusione sta la radice della persuasione di Marx, secondo cui, la
dialettica compiacente, tutte le contraddizioni potessero da ulti
mo trovare la loro felice sintesi: che dal capitalismo potesse sorge
re il socialismo; che dal sistema di sfruttamento potesse derivare
la fine di ogni sfruttamento; che dal colonialismo e dal nazionali
smo potesse nascere il riscatto universalistico del genere umano;
che il rapporto fra mobilitazione politica delle masse proletarie e
direzione degli scienziati-politici potesse svilupparsi senza conflitti;
che il concentramento dei poteri economici nelle mani dello Stato
proletario potesse procedere di pari passo con la definitiva libera
zione della societ dalla tutela oppressiva di ogni tipo di Stato;
che la violenza costituisse il mezzo per porre fine a ogni violenza;
che la sempre maggiore complessit delle funzioni produttive, so
ciali e culturali, potesse correre a fianco a fianco con la progressi
va eliminazione della alienante divisione del lavoro.
Il problema irrisolvibile lasciato da Marx ai suoi successori ed
eredi politici fu proprio limpossibilit di proseguire il cammino
secondo linee coerenti con il mantenimento dellunit fra i nessi
fondamentali costituenti il progetto marxiano: il quale, coperto sotto
il manto della scienza, si rivel come una delle pi gigantesche utopie
della storia, non dissimile, nella sostanza, da quelle di Platone, Moro
e Campanella. Ma questo stesso pensiero e qui una delle chia
vi decisive per comprendere il marxismo , se nella unitariet dei
suoi nessi costituiva una gigantesca utopia, conteneva in s la ca
pacit di produrre squarci di geniale intelligenza della storia pas
sata e presente, che hanno avuto una enorme influenza sulla cultura
contemporanea e hanno contribuito a rendere tanto importante
introduzione 9

la presenza del marxismo non solo come religione sociale, non


solo come fonte di ideologie politiche ispiratrici di grandi movi
menti collettivi, ma anche come componente decisiva della cultu
ra contemporanea: e presenza quasi schiacciante. Insomma, se nella
sua unitariet ha svolto essenzialmente un ufficio religioso di grande
efficacia pratica, utilizzato per singole parti il marxismo ha dato
luogo da un lato alla fecondazione (per assimilazione o per riget
to) di gran parte della scienza economica e sociale contemporanea
e dallaltro alla fondazione dei vari marxismi.
Fu appunto per limpossibilit di mantenere lunit dei nessi
stabilita da Marx nella loro azione pratica (salvo a interiorizzarla
nella propria coscienza e a diffonderla nelle masse come religione
socialista, come promessa di realizzazione dei fini ultimi) che i
vari marxisti trovandosi di fronte al dato incoercibile che lo
sviluppo storico scindeva quei nessi nel modo anche pi drastico
finirono per dar luogo a unondata di successive revisioni del
pensiero del loro grande maestro, producendo in tal modo diversi
marxismi. Orbene tutti questi revisionisti, con la sola eccezione
di Bernstein, non soltanto continuarono a chiamarsi orgogliosa
mente marxisti, ma presentarono la loro opera revisionistica nei
termini di restaurazione del vero marxismo o di aggiornamento
necessario. D altro canto mi sembra indubitabile che i revisionisti
stessi erano i primi a credere nella verit globale di quel marxi
smo che pure essi vivisezionavano, a credere che il marxismo in
quanto forza rivoluzionaria si sarebbe evirato se avesse messo da
canto la sua promessa di totale palingenesi umana e sociale.
Per questo suo carattere utopico il marxismo pu o deve esse
re considerato quale un mito fuori dallambito della storia reale?
In effetti, il progetto utopico marxiano, come tutti i grandi pro
getti utopici, non avrebbe potuto esercitare un cos grande ruolo
storico se non avesse realmente risposto alle aspirazioni di grandi
masse e delle lites postesi a capo di esse. Sicch, se per un verso
si pu assimilare il marxismo alle grandi religioni, bisogna per su
bito sottolineare che esso diventato tanto efficace nella nostra
epoca perch, a differenza delle grandi religioni tradizionali, si
presentato come una religione in grado di confrontarsi con i pro
blemi della modernit e di ancorare il proprio messaggio di salvez
za a un orizzonte non oltremondano, ma mondano. Di qui anche
il carattere del tutto nuovo del clero marxista, cio degli orga
nizzatori e degli ideologi socialisti e comunisti, dai gradi pi bassi
fino a quelli pi elevati dei dirigenti e dei capi. A un gran numero
di vittime del capitalismo, del colonialismo, deHimperialismo il
IO L'utopia caduta

marxismo riuscito con una efficacia unica a trasmettere la con


vinzione che i mali di cui esse soffrivano costituivano non un pro
dotto naturale e inevitabile del destino, ma il prodotto di particolari
modi storici dellorganizzazione della vita sociale, e quindi la con
vinzione che si potesse dare la scalata a quel cielo che per le re
ligioni tradizionali restava una promessa legata alla morte. Il mar
xismo si presentato come una promessa di vita in questa terra
ed riuscito a far leva sulla convinzione che era anche la con
vinzione e la grande passione di Marx che si potesse, con lor
ganizzazione politica e lazione cosciente, prima combattere e poi
rovesciare e cambiare le strutture costruite dalle classi dominanti
per la difesa dei propri privilegi. Questa diffusa coscienza genera
ta dal marxismo che luomo pu dominare la costruzione del pro
prio ambiente anzich esserne dominato per legge di natura o legge
della societ, che i mali sociali non debbono pi essere accettati
dalla coscienza civile come una fatalit costituisce indubbiamente
una delle grandi rivoluzioni del nostro tempo e il contributo non
perituro che il marxismo ha dato alla civilt universale. Non un
caso che siffatta coscienza il marxismo ha contribuito in maniera
decisiva a farla fermentare in tanti dei suoi stessi oppositori e nel
le stesse chiese cristiane, la cui apertura alla questione sociale
stata in modo determinante condizionata dallo sviluppo del so
cialismo e del marxismo.
Unaltra delle caratteristiche straordinarie del marxismo che
ne spiegano limmensa diffusione la capacit di dare vita essen
zialmente a due diversi eppur non divergenti linguaggi: luno ele
mentare e sentimentale, popolar-religioso, in grado di occupare
la mente delle masse, e laltro scientifico e astratto, del tutto ido
neo per i quadri intellettuali socialisti o comunisti medi e alti. Co
s mentre le masse vivevano a contatto con un marxismo utopico-
sentimentale, del tutto adatto a costituire un potente fattore di
unificazione e di motivazione per le masse stesse, intellettuali, or
ganizzatori politici, capi sindacali vedevano nel marxismo una dot
trina in cui lutopia parlava il linguaggio della scienza e in cui la
loro funzione di guida delle masse acquistava un fondamento critico
razionale per un verso e il carattere di un imperativo categorico
imposto dalla storia per laltro. La l e a d e r s h i p politica si fondeva
con la missione e il sacerdozio di tipo nuovo.
Divenuto grande religione di oppressi, il marxismo ha perci
spesso legato il suo destino storico in quanto efficace forza rivolu
zionaria alla geografia delloppressione e al suo dislocamento, con
la conseguenza di enorme portata che esso in seguito allemer
introduzione 11

gere di uno sviluppo capitalistico di estensione, durata e intensit


del tutto impreviste dalla dottrina che ha portato ad un certo punto
le grandi masse ad abbandonare nei paesi pi ricchi il millenari
smo rivoluzionario ha progressivamente cessato di rappresen
tare un fattore rivoluzionario nei paesi dello sviluppo e sempre pi
lo divenuto nei paesi persistentemente segnati dalla miseria. In
tal modo da forza rivolta a promuovere il passaggio dal capitali
smo sviluppato a un socialismo dellabbondanza il marxismo di
ventato una forza rivolta a promuovere, mediante la rivoluzione
socialista dei poveri, lo sviluppo dove il capitalismo non aveva avuto
successo. Un vero e proprio rovesciamento, iniziato in effetti quan
do ancora il marxismo era ai suoi primi anni di vita e in seguito
completamente compiutosi. Un rovesciamento, che si sostanzia
to di quelle continue ondate revisionistiche di cui ho parlato in
generale in precedenza e che ora appare opportuno seguire nei tratti
essenziali della loro evoluzione.
La regola che pare legittimo stabilire la seguente. Dove lo
sviluppo capitalistico ha raggiunto nel corso del tempo un certo
grado di intensit capace di strappare le masse alla miseria senza
speranza, dove lo sviluppo della democrazia politica si unito allo
sviluppo economico conferendo al movimento dei lavoratori, ai suoi
partiti politici e ai suoi sindacati il carattere di soggetti ricono
sciuti del sistema politico e sociale, l il marxismo rivoluzionario
o non ha mai avuto efficacia o ha finito per perderla. Dove per
contro lo sviluppo capitalistico ha avuto un carattere insufficiente
o esso non avvenuto e dove le masse popolari sono rimaste sot
tomesse a classi dominanti che non le hanno mai riconosciute co
me soggetti politici reali, allora il marxismo adattato alle esigenze
della lotta rivoluzionaria nei paesi dellarretratezza attraverso op
portune operazioni di chirurgia revisionistica ha ottenuto il mas
simo di efficacia rivoluzionaria. Dal che deriva altres il duplice
opposto carattere del revisionismo: che nei paesi ricchi esso
ha avuto la natura di un rifiuto della rivoluzione; mentre nei paesi
poveri esso ha acquistato la natura di un adattamento volto a ren
derlo un pi efficace strumento rivoluzionario.
Il nesso fra sviluppo capitalistico e crescita delle tendenze ri
voluzionarie, la tesi che quanto pi un paese si sviluppava tanto
pi doveva vedere il proletariato diventare una forza decisamente
anticapitalistica, erano stati messi in discussione quando Marx e
Engels erano ancora vivi, proprio nel paese lo studio delle cui ten
denze aveva costituito la base del C a p i t a l e e delle leggi dello svi
luppo capitalistico in esso stabilite. Senonch i due fondatori del-
12 L'utopia caduta

la dottrina, assistendo al fatto che la Gran Bretagna, il paese di


avanguardia del capitalismo moderno, smentiva le leggi che essi
ritenevano di avere consegnato alla storia, reagirono con un atteg
giamento niente affatto scientifico. Proclamarono che quello in
glese rappresentava un caso particolare per linterferenza di con
dizioni che lo sviluppo successivo internazionale del capitalismo
si sarebbe incaricato indubbiamente di cancellare facendo preva
lere la regola stabilita dalla scienza sulleccezione prodotta dalla
storia. Ma proprio il caso inglese serv a Bernstein, il primo revi
sionista del marxismo, per affermare che lInghilterra stava allop
posto a mostrare che il maggiore sviluppo capitalistico e la demo
cratizzazione politica portavano il movimento operaio ad organiz
zarsi in vista non della rivoluzione ma di unazione di trasforma
zione graduale e che quanto avveniva in quel paese era destinato
a generalizzarsi. I marxisti, seguendo lesempio dei loro maestri,
chiusero gli occhi di fronte al caso inglese; e trascurarono del tut
to quello americano, troppo lontano dallEuropa considerata allo
ra ancora il centro del mondo. Essi denunciarono come un eretico
Bernstein, il cui pensiero, divenuto una variante del pensiero li
berale borghese, non aveva pi i p s o f a c t o valore per i marxisti ri
voluzionari. E concentrarono lo sguardo sulla Germania, che
sembrava alla fine del secolo rispondere a tutti i requisiti indicati
da Marx come necessari per lo sviluppo rivoluzionario.
E in effetti in Germania cos si presentavano questi requisiti:
un sempre maggiore, intenso sviluppo capitalistico; laccrescersi
continuo del proletariato industriale; il collegarsi crescente di es
so agli ideali del socialismo marxistico; il trionfo del marxismo al
linterno delle tendenze socialistiche e soprattutto nei confronti
del lassallismo; lo schierarsi di una serie di brillanti intellettuali
con il partito socialista; la sempre maggior forza del partito e dei
sindacati ad essi collegati; un alto tasso di conflittualit sociale;
la diffusa convinzione sia nei socialisti sia nei loro avversari che
presto si dovesse arrivare a uno scontro risolutivo; la decisa vo
lont delle classi alte di non riconoscere la legittimit della social-
democrazia come partner nel sistema politico; limpossibilit al
tempo stesso per le forze pi accesamente nemiche di trasformare
(dopo il fallimento di Bismarck) il disconoscimento politico in espul
sione della socialdemocrazia dallordine legale-istituzionale. In que
ste condizioni il socialismo tedesco fu proclamato incarnazione del
marxismo e dimostrazione della sua verit, e tutti i marxisti fuori
della Germania videro nella socialdemocrazia tedesca un modello
di partito e una comune garanzia di vittoria. Nei primi anni del
Introduzione 13

secolo, in particolare, i socialisti marxisti russi di tutte le correnti


guardavano a Berlino come alla nuova Mecca, e Lenin poteva con
siderare Kautsky un Marx reincarnato, Bebel un Mos socialista,
il proletariato tedesco il nuovo popolo eletto e la Germania la Terra
Promessa della rivoluzione socialista.
In realt, sotto lapparenza del suo trionfo, il marxismo cono
sceva anche in Germania una crisi profonda, di portata non mino
re di quella che viveva in Gran Bretagna, che al marxismo aper
tamente si negava. Infatti, in pieno contrasto con il trionfo verba
le dellortodossia, la pratica della socialdemocrazia come al pa
ri di Bernstein si rese ben conto anche Rosa Luxemburg dopo il
1905 analizzando latteggiamento del partito di fronte alla prima
rivoluzione russa si allontanava decisamente dal metodo e dai
fini rivoluzionari. Se in Gran Bretagna il liberalismo aveva indot
to il movimento operaio a cercare le vie del proprio miglioramen
to seguendo il metodo riformistico e lasciando da canto decisamente
e apertamente il metodo e lideologia rivoluzionari, in Germania
and compiendosi progressivamente fra la fine del secolo e il 1914
una singolare scissione fra metodo e ideologia rivoluzionari: il me
todo venne a un certo punto apertamente respinto mentre lideo
logia fu mantenuta. Questa fu la forma specifica che assunse la
crisi del marxismo nella socialdemocrazia tedesca. La S p d , che ave
va rifiutato la proposta di Bernstein di proclamare a p e r t i s v e r b i s
la morte teorica del marxismo, continu a presentarsi come un par
tito marxista, ma prese ad agire seguendo di fatto molto pi il me
todo di Bernstein che non quello di Marx. Fatto che anche questo
a prima vista ingiustificabile sdoppiamento fra metodo e ideolo
gia aveva la sua giustificazione concreta.
Di fronte alle classi dirigenti tedesche, solidalmente ostili nel
la loro grande maggioranza non solo alla socialdemocrazia ma an
che allo sviluppo della democrazia politica, la socialdemocrazia e
le masse che la seguivano trovavano nellideologia marxista uno
strumento di resistenza e di unificazione. Al sistema delle classi
dominanti si opponeva lantisistema socialista. Negata frontal
mente dagli avversari, la socialdemocrazia a sua volta li negava ser
vendosi del marxismo. Di fronte allo Stato concreto il partito si
erigeva in antistato ideologico. Non si pu non vedere come in
ci lideologia rivoluzionaria avesse un ruolo efficace, seppure ne
gativo e non positivo. Di fatto, sotto lapparenza dellassoluta
intransigenza, la socialdemocrazia tedesca non si nutriva di un au
tentico spirito rivoluzionario e anticapitalistico, ma nascondeva il
profondo desiderio di un riconoscimento negato, vale a dire era
14 L'utopia caduta

ormai piena di un potenziale desiderio di abbandono del rivolu-


zionarismo. L obiettivo positivo del partito e dei sindacati si iden
tific sempre pi e verso il 1905 il processo era concluso
con laspirazione allallargamento degli spazi di democrazia politi
ca e di riformismo sociale, alla quale completamento eloquente
quanto altro mai fece seguito la proclamata disponibilit a com
portarsi come una forza nazionale in caso di guerra. Fu solo la
cecit politica delle classi dirigenti tedesche, del tutto incapaci nel
loro insieme di decifrare quello che era ormai linnocuo enigma
socialdemocratico, a far s che la socialdemocrazia fino al 1914 po
tesse presentarsi e apparire ancora come un partito antisistema
(ma Max Weber da anni aveva ormai capito come le cose stessero
realmente e invano esortava a far cadere gli steccati). Comunque,
fino a che il riconoscimento manc, il marxismo, rispondendo a
una sorta di necessit, ag come ideologia rivoluzionaria, sia pure
come ideologia della passivit rivoluzionaria.
L esperienza della socialdemocrazia tedesca era stata importante
non solo per quanto finora si detto; ma anche per aver sciolto
in un certo modo il dilemma lasciato irrisolto da Marx circa la na
tura del rapporto fra masse e avanguardia. In attesa della rivolu
zione socialista, che non solo tardava ma le cui caratteristiche
diventavano a mano a mano pi incerte e oscure, il partito si tro
v a subire la trasformazione in un tipico partito parlamentare,
impegnato nella gestione dei rapporti quotidiani fra dirigenti, quadri
intermedi, base, messo a confronto con gli impegni imposti dai con
gressi periferici e centrali, dalle campagne elettorali, dallazione
allinterno del R e i c h s t a g , dalle lotte fuori e dentro il Parlamento
per rispondere, insomma, a tutte le esigenze non della marcia per
la distruzione del capitalismo ma di un viaggio imprevedibilmente
lungo dentro il capitalismo. La gestione della quotidianit poli
tica port il partito e i sindacati a trasformarsi in grandi organiz
zazioni, la cui razionalit era, ironia della sorte, direttamente
ispirata alla razionalit capitalistica, improntata allordine gerar
chico, diretta alla formazione di un solido apparato di quadri in
termedi permanente volto a controllare e far muovere le masse
secondo gli impulsi del vertice. Si tratt di un processo che allonta
nava del tutto il partito socialdemocratico tedesco dagli ideali di
democrazia dal basso, diretta, espressi da Marx (anche se in aper
ta contraddizione con altri suoi pronunciamenti e soprattutto con
il suo stile personale di direzione nellInternazionale) nei suoi fa
mosi discorsi sulla Comune, e inseriva pienamente il partito della
apparenza rivoluzionaria nella scia del centralismo burocratico, di
Introduzione 15

cui lo Stato moderno e la fabbrica capitalistica erano stati i grandi


precedenti e che ora dava dimostrazione della sua forza espansiva
nella sfera dei partiti politici moderni proprio attraverso la social-
democrazia tedesca, certamente il primo grande partito politico
moderno di massa. Avvertire prontamente limportanza del pro
cesso di burocratizzazione del partito e dei sindacati furono a li
vello della reazione ideologica Rosa Luxemburg, che ne mise in
luce la gravit rispetto agli ideali socialisti, e a quello della scienza
politica e sociale Robert Michels, un ex socialdemocratico il qua
le, sotto linfluenza di Max Weber, pubblic nel 1911 il libro, de
stinato alla celebrit, S o c i o l o g i a d e l p a r t i t o p o l i t i c o m o d e r n o . In
questo libro in uno spirito indubbiamente assonante non solo
con quello di Weber ma anche con quelli di Mosca e Pareto
partendo proprio dallo studio della socialdemocrazia tedesca si per
veniva ad affermare che un alto grado di organizzazione una ne
cessit vitale per ogni partito di massa e che la regola interna ine
vitabile di essa la tendenza alla formazione di oligarchie dirigen
ti. Il processo di burocratizzazione, che fu ci che port la S pd
a raggiungere un grado di efficienza tale da suscitare lammirazio
ne di tutto il movimento operaio e socialista internazionale, mise
di fatto, con disgusto e fra le proteste della Luxemburg, una pie
tra tombale sul mito del primato del proletariato come protagoni
sta delle lotte politiche e sociali ed elev il partito, quale macchina
burocratica guidata da una minoranza volta a controllare e mobi
litare le masse secondo i propri fini, a protagonista indiscusso.
Questa vicenda interessa direttamente la storia del comunismo
contemporaneo. Lenin infatti si colleg positivamente allesperienza
organizzativa della socialdemocrazia tedesca, laddove Rosa Luxem
burg giunse a respingerla come negativa. In effetti, gi prima che
il processo di formalizzazione burocratica nella S pd avesse raggiun
to il suo compimento, Lenin, che a mio avviso fu in quellepoca
insieme con e subito dopo Bernstein il pi grande revisionista del
marxismo nonostante tutta la sua apparente ortodossia, aveva fat
to nel C h e f a r e ? e nelle sue opere successive, fra il 1902 e il 1904,
lelogio della l e a d e r s h i p di minoranza, del centralismo organizzati
vo, della razionalit burocratica, ispirandosi contemporaneamen
te al giacobinismo, alla disciplina della fabbrica moderna e al
centralismo della S pd . Non a caso Rosa Luxemburg, che di revi
sionismo si intendeva bene, fu in prima fila a denunciare anche
Lenin come prima aveva denunciato Bernstein e come in seguito
avrebbe denunciato i dirigenti della S pd . E dal suo punto di vi
sta ebbe pienamente ragione, poich come Bernstein aveva ope-
16 L utopia caduta

rato la sua revisione negando il primato del ruolo della crisi gene
rale del capitalismo nella via verso il socialismo, del pari Lenin per
un verso e la S pd per laltro negavano il primato dellazione del
proletariato e affermavano per contro quello dellorganizzazione
di minoranza. Di pi: come Bernstein si era collegato sul piano
della teoria economica ai critici borghesi di Marx, cos Lenin e la
S pd si collegavano sul piano delle teorie organizzative seppure
solo di fatto e non manifestamente alle correnti di pensiero
espresse da Weber, Mosca e Pareto.
Dopo lazione revisionistica di Lenin, che io considero co
me ho detto la seconda ondata revisionistica subito dopo quel
la di Bernstein, ne sono venute altre di eccezionale e decisiva im
portanza ad opera di Stalin e di Mao Tse-tung (per limitarci a
questo punto a quelle interne allo sviluppo del comunismo con
temporaneo). Stalin ha portato avanti la sua opera revisionistica
su vari fronti, secondo suggestioni invero tutte contenute nello
pera del Lenin statista del dopo Ottobre ma da lui non sciolte e
anzi lasciate avvolte in una serie di amletici irrisolti dilemmi. La
prima (ma si tratta in gran parte di una priorit solo espositiva)
azione revisionistica intrapresa da Stalin ha riguardato il rapporto
fra maturit dello sviluppo capitalistico e costruzione del sociali
smo; la seconda il rapporto fra basi nazionali e basi internazionali
di questa stessa costruzione; la terza il problema del ruolo dello
Stato nella societ socialista. Orbene, in tutti e tre questi campi
Stalin stato un deciso revisionista. E come Lenin grazie al suo
revisionismo in campo organizzativo aveva dotato il bolscevismo
di una immensa superiorit sui suoi avversari costruendo il bol
scevismo quale un solido naviglio capace di fendere le acque scon
volte dal caos russo prima, durante, dopo le rivoluzioni russe del
1917; in modo non diverso Stalin e qui sta a mio avviso ci
in cui egli fu il vero e unico erede di Lenin grazie agli effetti
prodotti dalla sua spregiudicatezza revisionistica pot sconfiggere
i suoi nemici e raggiungere il suo grande scopo e la sua divorante
passione: la costruzione di uno Stato potente che liberasse la Rus
sia dallinferiorit in cui era caduta.
Nessun marxista aveva mai creduto che in un paese poco svi
luppato capitalisticamente come la Russia e per di pi devastato
dalla guerra mondiale, dalla guerra civile e dallaccerchiamento ca
pitalistico fosse possibile costruire un nuovo durevole ordine non
capitalistico. A questo proposito Lenin negli ultimi tempi non aveva
fatto altro che agitarsi in modo inquieto e oscillante. Stalin pro
clam che limpresa era del tutto possibile, che il bolscevismo era
Introduzione 17

in grado di costruire qualcosa di completamente inedito per la teoria:


un socialismo su basi nazionali. E in relazione al problema dello
Stato, Stalin comp unoperazione del tutto analoga e complemen
tare a quella che Lenin aveva compiuto sul terreno del partito. Le
nin con scandalo di Trockij, di Rosa Luxemburg, dei menscevichi
ecc. aveva affermato che il partito era lo strumento principe
dellazione rivoluzionaria, gettando a mare il primato del proleta
riato, che lorganizzazione centralistica era positiva e necessaria
e la spontaneit delle masse un fattore ambiguo e disgregatore; Sta
lin, esplicitando il proprio discorso fra il 1923 e il 1939 con un
continuo crescendo, pervenne a affermare che il rafforzamento dello
Stato autoritario e dei suoi apparati rappresentava lo strumento
principale della costruzione e della difesa del socialismo, gettando
a mare lidea della democrazia proletaria, dellautogestione politi
ca delle masse, e in tal modo sollevando contro di s gli antistali
nisti di tutte le tendenze, i quali lo denunciarono come laffossatore
degli ideali socialisti e dellumanesimo proletario.
Dopo Lenin e Stalin, anche Mao Tse-tung stato in campo
comunista un deciso revisionista, e io credo il pi drastico. Non
solo Lenin ma anche Stalin, nonostante il suo nazionalismo russo,
erano pur sempre rimasti legati allobiettivo di bruciare le tappe
in Russia per fare di essa un grande paese industriale moderno,
erano rimasti profondamente legati alla convinzione che la moder
nizzazione iniziata in Occidente fosse insomma un processo stori
camente positivo in cui occorreva inserire la Russia e il socialismo.
Con Mao questo legame fra socialismo e occidentalismo stato
infine spezzato e il socialismo organicamente rivolto contro la mo
dernizzazione di tipo occidentale. Quello di Mao stato realmen
te un revisionismo senza tregua e della natura pi estrema. Dopo
laffermazione del primato rivoluzionario dei contadini poveri in
campo nazionale fin dal 1926, Mao arrivato a proclamare il pri
mato rivoluzionario dei paesi poveri in campo internazionale nel
periodo del radicalismo antisovietico, il primato dellelemento sog
gettivo su quello oggettivo, cio delle sovrastrutture sulle struttu
re, fino a quella che mi sembra la punta estrema e teoricamente
senza ritorno: una revisione della dialettica marxiana volta a so
stenere teoricamente che la rivoluzione una condizione eterna,
esistenziale delluomo e che la stessa societ comunista pu pog
giare solo sulla rivoluzione permanente in ogni ambito se vuole
evitare il sopravvento del principio conservatore; che quindi, con
trariamente a quanto fino a allora creduto dai marxisti di tutti i
paesi e di tutte le scuole, il comunismo realizzato non pu essere
18 L'utopia caduta

garantito da nessuna struttura di ordine materiale ma unicamente


dallo spirito rivoluzionario incessantemente vigilante. La conclu
sione era che mai lumanit avrebbe potuto raggiungere lo stato
di una armonia sociale piena. In questo modo, Mao ha colpito al
cuore il marxismo e lo ha distrutto completamente, in quanto alla
rivoluzione come mezzo per raggiungere una definitiva armonia
(il mito di tutte le grandi utopie sociali) ha sostituito la rivoluzio
ne come fine, come stile di vita permanente, lidea propria di tut
te le dottrine strutturalmente attivistiche (e quindi anche capita
listiche) che la lotta il principio fondamentale, insopprimibile,
positivo della vita. Io mi sono cos convinto che lultimo Mao debba
essere definito a pieno titolo un attivista idealistico.
Infine, su una scala minore e meno drammatica di quelle prece
denti, venuto il revisionismo dei comunisti occidentali: leuroco
munismo; la cui sostanza revisionistica altro non stata, in ultima
analisi, che un movimento di riaccostamento con il socialismo occi
dentale, da cui si era originariamente dipartito. Operazione revi
sionistica dettata anchessa come tutte quelle precedenti, fatta
eccezione per il revisionismo dellultimo Mao dallesigenza di
non perdere di efficacia nel proprio contesto storico e politico.
Quel che per importante notare che il limite comune di
ogni revisionismo in campo comunista stato quello di non avere
mai messo in discussione i princpi organizzativi ereditati da Le
nin, e cio il centralismo detto democratico e in effetti burocratico.
Ma, arrivati a questo punto, mi pare meglio affrontare la que
stione decisiva del perch il marxismo al fine di acquistare tanta
efficacia come forza rivoluzionaria abbia dovuto trasferirsi dalle zone
dello sviluppo, in cui in quanto tale era rimasto inerte, alle zone
dello scarso o nessuno sviluppo. In altre parole, si tratta del perch
i rivoluzionari dei paesi poco sviluppati capitalisticamente (come la
Russia) o sottosviluppati (come la Cina, Cuba, il Vietnam, ecc.)
oltretutto cos diversi per tradizioni nazionali, culturali, religiose,
c cos diversi per dislocazione geografica abbiano avuto bisogno
di una dottrina come il marxismo, nata per altri scopi (quelli per
cui in quanto dottrina rivoluzionaria sostanzialmente fallita) ri
spetto ai loro, per guidare il proprio processo rivoluzionario.
Due, mi sembra, le ragioni principali. La prima che quello
stesso capitalismo che nei paesi dello sviluppo ha avuto un succes
so del tutto imprevisto nel bloccare la rivoluzione, nei paesi di scarso
sviluppo o del sottosviluppo andato incontro a uno scacco che
ha costituito il punto di partenza delle rivoluzioni. Qui il capitali
smo nella forma dellimperialismo ha avuto pienamente quel ruo
Introduzione 19

lo di apprendista stregone, quel ruolo di seminatore di rivoluzioni


che Marx aveva previsto, seppure errando quando aveva colloca
to questo ruolo nel centro stesso del capitalismo. La seconda ra
gione che, spinti dallimperialismo alla lotta contro il capitalismo,
i rivoluzionari dei paesi poveri hanno potuto individuare nel mar
xismo una ideologia anticapitalistica che, oltre a poter essere usa
ta efficacemente nella lotta contro il capitalismo, costituiva una
promessa per il futuro, in quanto sosteneva che la modernizzazio
ne rappresentava il comune e inevitabile destino dellumanit.
L unico caso di trasformazione capitalistica di un importante
paese appartenente alla zona dellarretratezza finora coronato da
pieno successo nella storia contemporanea stato quello del Giap
pone. In generale nei paesi arretrati il capitalismo andato incon
tro o al fallimento oppure a successi assai parziali. Sicch il capita
lismo ha finito per esercitare la parte di vero e proprio apprendi
sta stregone alla periferia dellarea del suo sviluppo, prima scon
volgendo le societ tradizionali, poi suscitando il demone tentatore
della modernizzazione senza riuscire per a dare alla modernizza
zione la propria impronta, i propri contenuti e i propri valori. Ri
svegliati dalla penetrazione capitalistica e imperialistica, i paesi dello
scarso o del sottosviluppo hanno bens conosciuto del capitalismo
certi aspetti di modernizzazione, ma di questa modernizzazione
hanno sofferto tanto in conseguenza dello sfruttamento delle ri
sorse interne quanto in conseguenza della soggezione politica di
retta o indiretta. Quindi le lites pi radicali di questi paesi sono
giunte alla conclusione che occorresse una trasformazione qualita
tiva, radicale, la quale fosse contemporaneamente anticapitalisti
ca e nazionalistica.
Il marxismo si presentava quale una dottrina sia anticapitali
stica sia antimperialistica; opportunamente rivisitato e adattato,
poteva esercitare una funzione senza pari. Cos lanticapitalismo
venne adattato ai rapporti economico-sociali dei paesi poveri e lan-
timperialismo alle esigenze del loro nazionalismo. Dal canto suo
lUnione Sovietica poteva fornire un esempio di modernizzazione
anticapitalistica e un appoggio di valore decisivo nella lotta antim
perialistica.
Per rendere concreta la loro aspirazione rivoluzionaria, le mi
noranze radicali dei paesi poveri avevano inoltre bisogno di una
teoria in grado di insegnare loro a dirigere le masse. Orbene, se
dal marxismo in generale poterono ricavare una teoria anticapita
listica della storia e una teoria in grado di legittimare il proprio
ruolo finalizzato alla trasformazione sociale, dal leninismo ricava-
20 L'utopia caduta

rono un modello in grado di insegnare come una minoranza possa


guidare le grandi masse in un processo di totale sovvertimento dei
rapporti politici e sociali. Infine nei paesi poveri il marxismo in
quanto promessa palingenetica e utopia della speranza ha potuto
pi che mai esercitare la propria efficacia alimentando la fede nel
la possibilit del riscatto umano, e costituendo un mezzo potente
di unificazione ideologica, con cui affrontare i disagi della lotta
antimperialistica, raccogliere le forze e animare i combattenti, giu
stificare la disponiblit a schiacciare i nemici di ogni tipo visti co
me rappresentanti del male nella storia.
La combinazione dellazione delle lites con quella delle mas
se nel corso delle rivoluzioni comuniste ha avuto quale effetto di
dare un posto del tutto centrale ed essenziale alla leadership per
sonale. E anche per questo aspetto lesperienza dellUnione sovie
tica ha avuto una importanza cruciale.
Il marxismo nei suoi presupposti originari si presenta come una
teoria decisamente antieroica. Il socialismo europeo legato al mar
xismo aveva bens conosciuto dei grandi leaders, come in primo
luogo Bebel, che le masse tedesche consideravano a ragione come
lantimperatore. Da canto suo, il bolscevismo russo si era bens
formato e sviluppato intorno alla personalit unica di Lenin. Ma
nessun partito socialista marxista, compreso quello bolscevico pri
ma di Stalin, aveva mai istituzionalizzato la dittatura di un ca
po e il suo culto.
L avvento di Stalin alla dittatura personale ha significato un
altro elemento revisionistico di grande importanza, che per af
fermarsi ha dovuto passare attraverso lo sconvolgimento dello stesso
partito bolscevico al potere e la distruzione dei miti democratico
proletari, i quali, seppure in crisi irreversibile gi negli anni del
potere leniniano, sopravvivevano ancora (anche se occorre sotto-
lineare che, daltra parte, la costruzione del potere dittatoriale del
partito al tempo di Lenin costitu proprio la base della dittatura
personale di Stalin). Ma in effetti, la dittatura personale accom
pagnata da un culto della personalit, che nei casi di Stalin e Mao
Tse-tung ha assunto il carattere di un vero e proprio processo di
divinizzazione, ha mostrato di costituire nel sistema comunista del
potere un elemento tuttaltro che eccezionale, e tanto meno il pro
dotto di una degenerazione non spiegabile in termini razionali.
Non a caso dopo lesempio di Stalin si sono avuti quelli di Mao,
Ho Chi Minh, Kim II Sung, Fidel Castro. L avvento al potere di
questi nuovi semidei, i quali si proclamano realizzatori di una
dottrina sorta per porre fine a ogni dominio di minoranza, rappre
Introduzione 21

senta una delle pi sconvolgenti avventure del marxismo, parago


nabile a quella subita dal cristianesimo allorch la dottrina del fi
glio del falegname trov i propri custodi nei prncipi della terra
e della Chiesa.
Ma, anche qui, ci troviamo di fronte a qualcosa che non pu
essere semplicemente registrato ma deve essere spiegato.
Le radici del culto della personalit sono da rintracciarsi nel
ruolo che il capo viene a avere quando il processo rivoluziona
rio, dopo avere determinato per la propria natura lo sconvolgimento
di ogni normalit legale precedente, non riesce ancora a ricosti
tuirne una nuova realmente efficace. Allora il dittatore diviene la
misura vivente del bene e del male, larbitro supremo nei rapporti
politici e sociali. In questo senso i dittatori comunisti hanno eser
citato e esercitano un ruolo del tutto analogo a quello dei dittatori
non comunisti. Gli uni e gli altri sono gli interpreti di una legge
che, in una condizione di fluidit normativa, finisce per poggiare
sulla loro volont personale.
E quanto mai significativo che nessuno fra gli Stati comunisti
sia riuscito a uscire dalla condizione di eccezionalit costituita
dal potere personale e a stabilire un regime di legalit. Fatto
che il sistema dittatoriale fondato sul partito unico ha costituito
un ostacolo insuperabile ad un simile obiettivo, che pure stato
ripetutamente perseguito ma senza successo. Sicch le dittature
comuniste hanno oscillato fra un potere oligarchico, chiamato di
direzione collegiale e avente carattere transitorio in condizioni
di lotta per il potere in vista della ricostituzione di una l e a d e r s h i p
unica, e un potere personale, che ha costituito la forma stabile di
questi regimi. Il che mostrano anzitutto i casi dei due maggiori
regimi comunisti, quello sovietico e quello cinese. NellURSS, al
potere personale di Stalin, dopo una parentesi oligarchica, ha fat
to seguito il potere di Krusciov e, dopo una nuova parentesi oli
garchica, di Breznev. In Cina alla l e a d e r s h i p di Mao succeduta
la l e a d e r s h i p di Deng Xiaoping. Potremmo dire, weberianamente,
che i regimi comunisti non sono mai riusciti a passare dallautori
t di tipo carismatico allautorit di tipo legale.
Il potere personale nei regimi comunisti ha rappresentato il
vertice di una struttura del potere piramidale, fortemente gerar-
chizzata e antidemocratica. E, quando si esamini la natura e la
funzione di tale struttura, ci si rende conto di come la formazio
ne e il consolidamento di questo tipo di potere abbiano costitui
to laltro grande rovesciamento prodotto dallo sviluppo stori
co del comunismo, accanto a quello determinato dal fatto che il
22 L'utopia caduta

processo rivoluzionario ha avuto sede non nelle zone di capitalismo


sviluppato ma in quelle a sviluppo scarso o nullo. Un progetto ideo
logico avente quale scopo la liberazione delle energie di tutti gli uo
mini e la realizzazione della loro eguaglianza non solo materiale ma
anche spirituale sulla base di istituzioni ultrademocratiche ha dato
luogo ad una societ politica segnata da una invalicabile divisione
fra masse private di ogni libert e influenza politica da un lato e
dallaltro diversi strati elitari detentori nel loro insieme di un pote
re economico-politico di tipo monopolistico. Una volta conferito al
partito unico e allo Stato il comando su tutti i processi sociali, i
comunisti hanno sottoposto le masse ad un processo di totale espro
priazione. Come la rivoluzione stato lo strumento della espro
priazione dei capitalisti, cos il potere comunista stato lo strumento
della espropriazione di ogni diritto e libert delle masse lavoratrici.
In questo modo i regimi nuovi hanno s costruito la grande armo
nia, ma capovolta rispetto a quella progettata da Marx e da essi
eretta a ideologia ufficiale. In luogo dellarmonia fondata sulla li
bert di ciascuno si avuta larmonia totalitaria, garantita da un
sistema onnipresente e onnipotente di repressione poliziesca culmi
nante nellasservimento universale ai vertici del potere. In questo
quadro, il pluralismo politico e spirituale stato denunciato come
arma del nemico. L armonia totalitaria stata rotta periodicamen
te solo dalle lotte intestine per il consolidamento di nuovi equilibri
di potere allinterno del partito. Non vi dubbio possibile circa il
fatto che una simile situazione ha costituito un completo stravolgi
mento della originaria concezione democratica del comunismo, an
che se questa era come minata alla radice per il fatto di considerare
un connotato negativo, proprio della vecchia societ, il pluralismo
delle ideologie e dei valori e il conflitto in una societ diversificata.
Senonch registrare lindiscutibile dato che il comunismo al pote
re ha prodotto la pi integrale dittatura che la storia abbia conosciuto,
lascia aperta una questione di cruciale importanza, vale a dire quella
delle ragioni per cui un simile tipo di regime, in particolare nellU
nione Sovietica ma non solo, ha potuto per un certo periodo promuo
vere un rapido e persino eccezionale sviluppo delle forze produttive
(non possiamo a proposito dimenticare gli entusiasmi e lammirazione
suscitati dai successi della pianificazione sovietica), entrando solo in
un secondo tempo in una condizione di stallo e infine di catastrofico
declino. Volendo riformulare il problema: perch il comando politico
dittatoriale stato prima molto efficace e poi molto inefficace?
Per rispondere credo che possa risultare utile indirizzare l'ana
lisi verso due fasi tipiche della storia sovietica (.niella degli anni
Introduzione 23

Trenta e il periodo della stagnazione brezneviana , ponendole in


relazione al contesto costituito da diversi momenti dello sviluppo eco
nomico e tecnologico. E in questa relazione che, a mio giudizio, sta la
chiave della spiegazione. Quando Stalin lanci lindustrializzazione
accelerata, era possibile, mediante il comando politico dittatoriale e
la pianificazione centralizzata, ottenere efficacemente lo sfruttamen
to delle risorse materiali e la mobilitazione della mano dopera indu
striale. La combinazione di materie prime e materiale umano abbon
danti, la disponibilit di un k n o i o h o w relativamente semplice e di
importazione, la possibilit di convertire in tempi relativamente brevi
grandi masse di contadini arretrati in operai di fabbriche aventi la
loro struttura tecnologica portante nella catena di montaggio, una di
sciplina di fabbrica ottenuta sia con il consenso e sia con la coerci
zione, furono tutti fattori che resero possibile un rapido incremento
di quella che era in quellepoca il cuore dello sviluppo: la grande
industria meccanica. In un certo senso, possiamo dire che Stalin
pot riprendere, m u t a t i s m u t a n d i s , la strategia di Pietro il Grande.
Una simile formula del progresso industrialistico stata messa
radicalmente in discussione a partire dallemergere dellera postin
dustriale. Questultima contraddistinta dalla crisi definitiva del
taylorismo e dallemergere in primo piano, in termini di importan
za, del settore dei servizi, dei processi di terziarizzazione, della
cibernetica, della telematica, dellautomazione, della capacit di im
mettere rapidamente nella produzione tecnologie soggette a rapida
obsolescenza, di riconvertire in relazione alle richieste del mercato
interno e internazionale le imprese chiudendo le vecchie e facendone
sorgere di nuove, di formare e adattare la mano dopera secondo
criteri di flessibilit. Tali processi, che vedono la qualit del capita
le umano diventare il pi importante dei fattori produttivi, risulta
no tanto pi incisivi quanto maggiore sono la duttilit e la molteplicit
dei centri decisionali. Essi favoriscono perci il pluralismo econo
mico, sociale e culturale e sono a loro volta da questo favoriti.
Di fronte ai nuovi compiti posti dallera postindustriale, la pia
nificazione centralizzata e burocratica di tipo sovietico si rive
lata un ostacolo insormontabile allo sviluppo; sicch essa non sol
tanto ha perso la propria efficacia ma ha finito per convertirsi in
una palla al piede, in quanto ha opposto la rigidit al bisogno di
duttilit, il conservatorismo allinnovazione, la produzione quan
titativa a quella qualitativa. Dal canto suo il comando politico dit
tatoriale entrato anchesso in contraddizione con quel pluralismo,
che, esaltato dalla democrazia politica, costituisce il presupposto
necessario dellinnovazione e del dinamismo sociale complessivo
24 L'utopia caduta

di un sistema. In conseguenza la pianificazione burocratica e le


istituzioni totalitarie si sono trasformate in sovrastrutture che
hanno impedito il salto di qualit delle societ di tipo sovietico
dallera industriale a quella postindustriale, cos determinando una
condizione di crisi generale: da cui uscito il 1989-90.
Nellera del crepuscolo del comunismo, Gorbaciov ha bens fatto
appello alla necessit di fondare, finalmente, una condizione di au
torit legale (il leader sovietico ha parlato di Stato di diritto so
cialista), di democratizzare la societ, di riformarla sul piano
economico e istituzionale, cos da far uscire lUnione Sovietica dalla
stagnazione in cui caduta nel periodo brezneviano. Fatto che
nellURSS gorbaceviana la battaglia per dar vita a un ordine fon
dato sul primato della legge e ad un riformismo incisivo hanno avuto
leffetto di aprire la strada alla crisi strutturale dello Stato sociali
sta e dellordine collettivistico in conseguenza dellisterilimento
della societ civile prodotto dal sistema totalitario.
Quel che riservi allURSS e alla Cina e agli altri Stati comunisti
lavvenire non oggi, 1991, in alcun modo chiaro. invece chiaro
che il 1989-91 ha segnato la fine ideale del comunismo contempo
raneo, la caduta definitiva della grande utopia. Infatti londata ri
voluzionaria che ha portato al crollo dei regimi comunisti nellEuropa
dellEst e che ha visto lo Stato sovietico entrare in una situazione
di caos crescente e di incipiente disgregazione, il regime comunista
cinese contrapporre i suoi carri armati a centinaia di migliaia di gio
vani, la Corea del Nord posta sotto il dominio della monarchia
di Kim II Sung, il Vietnam chiuso in un socialismo della miseria,
la Cuba di Fidel Castro isolata e consumata dal venir meno della
speranza nella grande rivoluzione latinoamericana: questa ondata
rivoluzionaria ha avuto non soltanto un significato pratico, ma an
che e soprattutto etico-politico, tale da delegittimare completamente
lutopia sorta nel 1917 in Russia ad opera del bolscevismo.
Quanto al comunismo occidentale, il movimento dei rivoluzionari
senza rivoluzione, esso ha posto fine alla sua storia, in conseguenza
di un processo di consunzione politica e ideale, ben simboleggiata
dallautoscioglimento nel 1991 del pi forte dei partiti comunisti
operanti nei paesi capitalistici, il Partito Comunista Italiano.
Si sono conclusi, insomma, un capitolo della storia del mondo
contemporaneo e la storia di quel comunismo che, nel corso di meno
di un secolo, ha incarnato il sorgere, il successo e il fallimento del
la maggiore utopia seguita alla comparsa del cristianesimo: una uto
pia che stata anche una grande tragedia.

Massimo L. Salvadori
I

LENIN E LA FORMAZIONE D EL BOLSCEVISM O.


ALLA RICERCA DELLA LEVA DI ARCHIM EDE

1. I p r o b l e m i d e llo s v ilu p p o c a p it a l is t i c o in R u s s i a . L a p o le m i c a c o n
1 e c o n o m i c i s m o e i l m a r x i s m o le g a le

Il pensiero comunista non ha fatto il suo ingresso nella storia


del X X secolo con un grande testo dottrinario, con una nuova in
terpretazione generale della realt. Il suo atto di nascita sanzio
nato in una lapidaria affermazione del giovane Lenin, il quale, nella
sua celeberrima opera del 1902 C h e f a r e ? avanz senza reticenze
la propria candidatura a Archimede della rivoluzione solo che fos
se riuscito nellintento di costruire un partito centralizzato, devo
to ai propri capi, impegnato senza riserve nel compito rivoluzionario.
Dateci unorganizzazione di rivoluzionari scriveva e capovol
geremo la Russia!1. In effetti, il C h e f a r e ? pu dirsi la genesi del
comuniSmo contemporaneo. In questo suo opuscolo, che come il
P r i n c i p e di Machiavelli, il C o n t r a t t o s o c i a l e di Rousseau, il M a n i f e
s t o d e l p a r t i t o c o m u n i s t a di Marx e Engels appartiene a quelle ope
re di pensiero che hanno mosso il mondo, Lenin non ha proposto
alcuna nuova interpretazione della societ e neppure del marxi
smo. Anzi, su questultimo terreno egli era francamente un con
servatore; e tenacemente convinto che non vi fosse nulla da ag
giungere non solo a quanto scritto dai due fondatori del marxismo
ma anche ai commenti che del marxismo avevano dato stelle del
firmamento teorico del socialismo come Karl Kautsky, di cui era
nelle questioni teoriche un fedele e ortodosso seguace, o il fonda
tore del marxismo russo Georgij V. Plechanov. In ci dunque ri
mase un conservatore per tutta la sua vita. Nel 1894 in uno dei
suoi primi saggi destinati a una ampia eco, C h e c o s a s o n o g l i a m i c i

1 V .I. Lenin, Opere complete, V , Roma 1958, p. 431.


26 L'utopia caduta

in polemica con leminente teorico populista Niko-


d e l p o p o lo
laj Michailovskij affermava che il materialismo storico non costi
tuiva un importante contributo scientifico allinterpretazione della
storia, ma lunica concezione scientifica della storia2. E nel
1913, a trentanni dalla morte di Marx, scriveva che la teoria e
la pratica del marxismo rappresentavano la conclusione di ci
che la storia universale insegna5.
Eppure, questo ortodosso, questo marxista conservatore fu un
politico straordinariamente innovatore e spregiudicato. Per quan
to riguardava lapplicazione concreta del metodo marxista nel campo
della scienza rivoluzionaria, lapplicazione del metodo alle condi
zioni storiche concrete, per Lenin non vi era altra autorit possi
bile che non fosse la giusta interpretazione delle condizioni
storiche specifiche. Sicch sul terreno dellinterpretazione concreta
egli non riconobbe mai altra interpretazione se non la sua inter
pretazione del marxismo. Da questa mescolanza di assoluta cer
tezza nella verit assoluta della teoria di Marx e di totale fiducia
nella propria funzione di interprete del marxismo nelle condizioni
del suo tempo usci il pi grande rivoluzionario del X X secolo, uno
dei pi grandi uomini politici della storia universale e il fondatore
del comunismo contemporaneo.
Vladimir Ilic Uljanov, detto Lenin, era nato il 22 (10) aprile
1870 a Simbirsk sul Volga. Suo fratello maggiore, Aleksandr, per
aver preso parte a un complotto populista contro la vita di Ales
sandro III nel 1887, era stato impiccato. Lenin, che fu tremenda
mente colpito dalla morte del fratello, dopo gli studi secondari si
era iscritto alla facolt di legge di Kazan, ma nel dicembre del
1887 ne era stato espulso perch arrestato per aver partecipato a
dimostrazioni studentesche. Termin gli studi nel 1891, a Pietro
burgo, diventando avvocato. Ma, dopo un inizio di professione,
decise di dedicarsi alla causa della rivoluzione antizarista. La sua
iniziazione al marxismo teorico era avvenuta a diciottanni; e un
paio di anni dopo era gi diventato un dottrinario ferrato. si
gnificativo che il suo primo saggio, del 1893, fosse dedicato a una
analisi su aspetti della vita economica dei contadini russi. L anno
seguente pubblic il suo primo grande scritto polemico, C h e c o s a
so n o g li a m ic i d e l p o p o lo .
Il tema centrale era la polemica contro le teorie populiste, le
quali negavano che la Russia stesse conoscendo uno sviluppo capi-

- V.I. Lenin, Opere complete, I, Roma 1955, p. 137.


* V.I. Lenin, Opere complete, XIX, Roma 1967, p. 13.
I. Lenin e la formazione del bolscevismo 27

talistico tale da dover fare anche in questo paese del proletariato


la classe rivoluzionaria fondamentale. Lenin affermava che lo svi
luppo capitalistico stava introducendo nelleconomia russa rapporti
di produzione che riducevano la comunit contadina, su cui i po
pulisti contavano per costruire un socialismo agrario raggiungibile
senza passare attraverso la fase industrialista occidentale, a una
realt in corso di crescente disgregazione. Erano queste posizioni
tipiche della socialdemocrazia russa. Ma Lenin le sosteneva con
uno straordinario vigore polemico e con grandi chiarezza e sem
plicit concettuali: qualit che lo avrebbero sempre contraddistin
to nellavvenire. In questo scritto emergeva unaltra caratteristica
tipica di Lenin: la centralit del rapporto fra teoria e pratica; che
nullaltro era se non lesplicitazione della sua posizione secondo
cui il marxismo vale in quanto teoria nella misura in cui serve per
cogliere e affrontare la concretezza delle situazioni specifiche. Un
altro punto importante era la tesi che il determinismo marxista non
ha nulla a che fare con la passivit. Anzi egli diceva soltanto
partendo dal determinismo marxista possibile attribuire alla fun
zione dellindividuo nella storia e alla sua attivit tutto il neces
sario valore4. Quando pensava a un esempio vivente dellimpegno
attivo e creativo delluomo sulla base della conoscenza delle leggi
storiche (il determinismo), gi in questa sua opera Lenin aveva in
mente loperaio socialdemocratico cosciente e lintellettuale rivo
luzionario socialista, uniti nellorganizzazione, nel partito. Egli
pieno di disprezzo verso 1 intellettualit liberale e radicale, che
scribacchia senza fine frasi sul progresso, la scienza, la verit, il
popolo, ecc.5, e contrappone a essa gli intellettuali socialisti,
la cui attivit t e o r i c a dovr [...] essere volta a s t u d i a r e c o n c r e t a
m e n t e t u t t e l e f o r m e d e l l a n t a g o n i s m o e c o n o m i c o i n R u s s i a , a s t u d i a
r e i l l e g a m e e s i s t e n t e f r a d i e s s e e i l l o r o s v i l u p p o c o e r e n t e - , insomma
diretta a mostrare la necessit del capitalismo, delle forme dello
sfruttamento e l a v i a d u s c i t a d a q u e s t o r e g i m e c h e l o s v i l u p p o e c o
n o m i c o i n d i c a 6. In queste posizioni non vi era ancora nulla di
propriamente originale dal punto di vista teorico, poich esse espri
mevano i punti principali della polemica dei marxisti russi come
Plechanov e Akselrod contro il populismo, sebbene vi fosse una
originalit in quello che si potrebbe chiamare lo stile, il modo di
condurre la polemica ideologica. Una originalit di contenuti pro-

J Lenin, Opere complete, I, cit., pp. 155-56.


5 Ivi, p. 298.
Ivi, pp. 299-300.
28 L'utopia caduta

pria di Lenin compariva, anche se ancora embrionalmente, nel modo


in cui egli esponeva e nutriva concettualmente e politicamente unal
tra tesi generale del marxismo russo: cio la necessit di abbattere
lassolutismo e di costruire una democrazia in grado di aprire la
strada alla lotta del proletariato contro la borghesia e il capitali
smo. Si delinea, fin da questo scritto del 1894, lidea di una de
mocrazia rivoluzionaria basata sullalleanza fra operai e contadini
poveri e proletariato rurale: democrazia diretta contro il blocco
reazionario che univa zarismo, grandi proprietari terrieri e una bor
ghesia in Russia inclinante alla reazione pi che alla democrazia
per timore del proletariato. Vi era una innovazione rispetto al pen
siero di un Plechanov, il quale considerava tutto il mondo rurale
come sottosviluppato ideologicamente e politicamente e preda della
reazione. Anche Lenin, come Plechanov, non pensava affatto a
un programma agrario che mirasse a costituire nelle campagne, come
risultato delle lotte sociali, un ceto contadino di piccoli e medi pro
prietari cos da dare una soluzione organica alle tendenze dello svi
luppo capitalistico, poich un simile esito avrebbe favorito una
politica borghese. Il suo scopo era altro. Il proletariato rivoluzio
nario doveva coinvolgere nella propria strategia le lotte contadine
come fattore di indebolimento dellassolutismo per determinarne
il crollo e portare al potere una democrazia radicale rivoluzionaria
dominata dal proletariato. La democrazia rivoluzionaria avrebbe
costituito la forma politica per la lotta contro il capitalismo sia nelle
zone industriali urbane sia in quelle rurali. Insomma, il problema
per Lenin stava nellelaborazione di una strategia verso le campa
gne che servisse al rafforzamento politico del proletariato. Era perci
compito degli operai lottare contro i residui delle istituzioni me
dioevali e semifeudali esistenti nelle campagne russe.

G li o p e ra i d e vo n o sapere che se n o n rove sce ra n n o q u e s ti b a lu a rd i de lla


reazione n o n a v ra n n o alcuna p o s s ib ilit d i lo tta re v itto rio s a m e n te c o n tro la
b o rghesia, giacch, fin o a q u a n d o q u e s ti b a lu a rd i sussisteranno, il p ro le ta ria
to ru ra le russo, il cu i a p poggio la c o n d iz io n e necessaria p er la v itto r ia de lla
classe operaia, sar sem pre s o lta n to una fo lla a b b ru tita [...]. P erci la lo tta
a fia n c o de lla dem ocrazia ra d ica le c o n tro l assolutism o, le caste e le is titu z io
n i re a zio n a rie , un d o ve re im p re s c in d ib ile p er la classe operaia, d o ve re che
i s o cia ld e m o cra tici d e vo n o in d ic a rle , senza p e r m a i d im e n tic a re d i inse
g narle c o n te m p o ra n e a m e n te che la lo tta c o n tro q u e lle is titu z io n i necessaria
solo com e m ezzo p e r fa c ilita re la lo tta c o n tro la borg h e sia , che l a ttu a z io n e
delle riv e n d ic a z io n i g e n e ra li d e lla d e m o crazia necessaria a llo p e ra io solo
per sbarazzare la strada che conduce alla v itto r ia sul p rin c ip a le n e m ico dei
la v o ra to ri, n em ico che ra p p re se n ta u n is titu z io n e p u ra m e n te d e m o cratica
per sua n a tu ra , il capitale, che da n o i, q u i in Russia, ha una p a rtic o la re te n
I. Lenin e la formazione del bolscevismo 29

denza a sa crifica re il suo d e m o c ra tis m o , ad allearsi ai re a z io n a ri p e r o p p ri


m ere g li o p e ra i, per ostacolare p i ene rg ica m e n te lo s v ilu p p o d e l m o v im e n to
o p e ra io

Il rapporto fra strategia democratica rivoluzionaria e strategia


socialista rivoluzionaria, Lenin lo chiariva nella chiusa del suo
opuscolo:

L o p e ra io russo, postosi alla testa d i t u t t i g li e le m e n ti d e m o c ra tic i, a b b a t


ter l assolutism o e c o n d u rr i l proletariato russo (al fia n c o d e l p ro le ta ria to
di tutti i paesi) sulla via diritta della lotta politica aperta, verso la vittoria della
R ivoluzione comunista*'.

In queste condizioni, il compito principale degli operai russi


era: V o r g a n iz z a z io n e d i u n p a r tito o p e r a i o s o c i a l i s t a 789
Come sempre avrebbe fatto in seguito, Lenin cerc fin da al
lora di applicare le sue teorie nella pratica. E si butt nellorganiz
zazione del movimento socialista, da un lato stabilendo allestero
legami con i capi venerati del marxismo Plechanov e Akselrod (il
quale scrisse in seguito di aver avuto limpressione, allorch in
contr Lenin, di trovarsi di fronte al futuro capo della rivoluzione
russa), Vera Zasulic; e dallaltro, in Russia, diventando promoto
re in prima persona di attivit rivoluzionaria a Mosca, Vilna e Pie
troburgo, il cui scopo era stabilire pi stretti legami fra i gruppi
socialdemocratici. Nel dicembre del 1895 venne arrestato e dopo
quattordici mesi di prigione esiliato in Siberia. In prigione e al con
fino siberiano non cess la sua attivit, mantenendo contatti con
le organizzazioni socialdemocratiche, stendendo testi ideologici e
soprattutto lavorando al suo libro, L o s v i l u p p o d e l c a p i t a l i s m o i n
R u s s i a , destinato a essere il suo attacco pi completo e conclusivo
contro le teorie populiste e pubblicato nel 1899. Il periodo di con
fino termin nel febbraio del 1900.
Il tasto su cui Lenin prese a battere nei suoi primi scritti era
che il compito principale, cui tutto il resto doveva essere subordi
nato, consisteva nella lotta per la conquista della libert politica.
Se si opponeva con tutte le forze alle teorie economiche dei popu
listi, egli per dava un grandissimo valore alle lotte eroiche dei co
spiratori n a r o d n i k i che avevano cercato di abbattere lassolutismo
zarista seppure con mezzi e ideologie inadeguati. L insidia che con-

7 Ivi, pp. 293-94.


8 Ivi, pp. 203-204.
7 Ivi, p. 297.
30 L utopia caduta

siderava pi pericolosa e da respingersi a tutti i costi consisteva


nellaffermazione del primato delle lotte per miglioramenti eco
nomici. Scrivendo in morte di Engels, nel 1895, il giovane Lenin
affermava che Marx e Engels avevano guardato con il pi vivo
consenso alla lotta eroica di un esiguo gruppo di rivoluzionari
russi contro il potente governo zarista, mentre la tendenza a elu
dere col pretesto dei vantaggi economici il compito pi immedia
to e importante dei socialisti russi, la conquista delle libert poli
tiche, non solo sembr loro sospetta, ma persino un tradimento
della grande causa della rivoluzione sociale10. In un progetto di
programma del Partito socialdemocratico, scritto in carcere nel
1895-96, Lenin poneva perci al centro della lotta della classe ope
raia russa la conquista della libert politica11. E precisava con
chiarezza come doveva essere intesa questa conquista, quali i mezzi
e quali gli scopi. I socialdemocratici erano chiamati a sostenere tutte
le lotte parziali degli operai, ma il loro obiettivo non poteva in
alcun modo essere il soddisfacimento empirico delle singole riven
dicazioni. Esso doveva consistere nellutilizzare le singole lotte per
far comprendere agli operai che le lotte parziali sono espressione
dei rapporti economico-sociali e politici generali e che la soluzio
ne reale delle aspirazioni proletarie pu essere raggiunta solo se
le lotte isolate si unificano in lotta politica generale contro il siste
ma di potere esistente. La prima lotta di valore generale diretta
contro lo zarismo; la seconda, contro il capitalismo. Gli operai
[cos Lenin concludeva] hanno necessit assoluta di liquidare il po
tere assoluto del governo soltanto per condurre in modo aperto
e ampio la propria lotta contro la classe dei capitalisti12. Questo
ordine di pensieri venne espresso con la massima efficacia nel bre
ve saggio pubblicato nel 1898 I c o m p i t i d e i s o c i a l d e m o c r a t i c i r u s s i .
Fra i compiti democratici e quelli socialisti esiste un legame in
dissolubile13, ma nessuna confusione va stabilita fra le forze bor
ghesi, che sono democratiche nel loro volto antiassolutista ma in
un domani si rivolgeranno contro la lotta socialista degli operai,
e le forze della socialdemocrazia, che sono le uniche a spingere il
loro democratismo fino alla conclusione socialista (tutti i veri e
coerenti d e m o c r a t i c i della Russia devono diventare s o c i a l d e m o c r a
t i c i ) 14. L appoggio che i socialdemocratici danno ai loro alleati

0 V.T. Lenin, Opere complete, II, Roma 1955, p. 17.


1 Ivi, p. X(V
' Ivi. | 1IO
' -vi, |> HX
I. Lenin c la formazione del bolscevismo 31

non im p lica alcun com prom esso con i p ro g ra m m i e i p rin c ip i non socialdem o
c ra tic i; l appoggio d i un alleato c o n tro un nem ico determinato, e i socialdem o
c ra tic i d anno questo appoggio per accelerare la caduta del com une nem ico, ma
nulla a tte n d o n o per s dai lo ro a lle a ti te m p o ra n e i e n u lla lo ro co n ce d o n o 15.

Quale fosse la base scientifica delle proposte politiche leninia


ne si pu cogliere soprattutto attraverso le conclusioni che Lenin
trasse dalla sua grande opera sullo sviluppo del capitalismo in Russia,
lattacco pi organico da lui condotto contro le tesi economiche
del populismo. La tesi centrale era chiara: nonostante il permane
re della sua arretratezza, il cui dato pi appariscente era il fatto
che circa l80 per cento della popolazione restava legato alle atti
vit agricole, la Russia era ormai anchessa contraddistinta dai rap
porti di produzione capitalistici; per cui il suo sviluppo poteva essere
compreso realmente solo attraverso le categorie marxiane. Se il ca
pitalismo industriale progredito aveva basi ristrette, ci nondime
no anche nelle campagne i vecchi rapporti andavano modificandosi
e si facevano sempre pi scoperte le divisioni fra borghesia conta
dina e proletariato rurale, accanto al quale si collocava una massa
di contadini e artigiani poveri. L elemento dinamico della societ
russa era costituito dunque dal capitalismo, mentre i rapporti pre
capitalistici rappresentavano il residuo del passato: non vi era pi
posto per le illusioni populiste sullavvenire di una societ agraria
collettivistica in grado di evitare il capitalismo. Ma e qui un
punto decisivo Lenin non perde di vista la specificit russa, cio
lesistenza da un lato di uno sviluppo capitalistico incontrastabile
e dallaltro lato di un capitalismo che si formato in ritardo, im
messo in un contesto politico i cui poli sono lassolutismo anacro
nistico dello zarismo e la lotta di classe guidata dagli operai, col
risultato che la Russia vive una condizione ben diversa da quella
dellOccidente europeo, nel quale il capitalismo era cresciuto nel
quadro di una egemonia borghese inesistente e non pi riproduci
bile nel paese dello zar. La Russia scriveva nella sua opera
un paese capitalistico. Dallaltro [lato], si vede che la Russia an
cora molto arretrata, rispetto agli altri paesi capitalistici, per quanto
riguarda lo sviluppo economico16. Quale era, in queste condizio
ni, il compito dei socialdemocratici russi? Lenin pensava che in
Russia lunica classe generale, in grado cio prima di compren
dere e poi di dirigere politicamente il processo di ricomposizione
sociale, fosse non la borghesia ma il proletariato.

^ Ivi, p. 324.
16 V.I. Lenin, Opere complete, III, Roma I C!50, p. 509.
32 L utopia caduta

Proprio in conseguenza dellarretratezza russa, Lenin pensava


per che non fosse possibile saltare la fase democratico-borghese
e passare direttamente a quella socialista. E anzi distingueva net
tamente dal punto di vista teorico le due fasi. La rivoluzione so
cialista riteneva allora in armonia con le teorie marxiste orto
dosse avrebbe potuto aver luogo soltanto sulla base di uno svi
luppo capitalistico ancora mancante. L obiettivo dunque della fa
se democratica, una volta abbattuto lo zarismo, sarebbe stato quello
di promuovere la modernizzazione economica in un quadro capi
talistico. Egli per non pensava che le redini politiche della mo
dernizzazione sarebbero state tenute dalla borghesia nel quadro di
un regime politico occidentale. La formula politica sarebbe stata
quella di una democrazia radicale direttamente influenzata dalla
socialdemocrazia e dalla democrazia contadina. Il che derivava dal
legame indissolubile fra compiti democratici e compiti socialisti
e dal fatto che, secondo lui, solo i socialdemocratici potevano es
sere democratici sino in fondo, a differenza della borghesia, la quale
in Russia, per i suoi legami con lassolutismo e la paura degli ope
rai, democratica sino in fondo non poteva pi essere. Opposta era
invece la condizione dei contadini, che in Russia avevano dei com
piti rivoluzionari democratici che in Occidente non avevano pi:
In Occidente la funzione dei contadini come classe che fornisce
combattenti contro lassolutismo e contro le sopravvivenze della
servit della gleba gi stata assolta, in Russia non ancora17. Si
apriva qui una questione decisiva. Se i contadini lottano contro
le sopravvivenze dei rapporti precapitalistici e contro lassoluti
smo, lo fanno per per costruire un sistema di piccola e media pro
priet, col pericolo per la socialdemocrazia chessi diventino poi
il puntello politico di un possibile futuro regime politico borghe
se. Lenin risponde a questo interrogativo nel 1899 in modo signi
ficativo: la socialdemocrazia deve utilizzare la lotta antiassolutistica
dei contadini, cio la fase distruttiva di questa lotta, non laspira
zione al consolidamento della piccola propriet, economicamente
retrograda rispetto alla grande azienda, base economica del socia
lismo. In effetti pare ipotizzabile che Lenin pensasse che, raggiunta
la libert politica, sviluppatasi la lotta di classe fra borghesi e pro
letari nel quadro democratico, il grande capitale avrebbe avuto ra
pidamente ragione della piccola azienda, che soccomber sotto
i colpi del capitale18. I punti oscuri non erano pochi e Lenin non

17 V.I. Lenin, Opere complete, IV, Roma 1957, p. 244.


18 Ivi, p. 245.
I. Lenin e la formazione del bolscevismo 33

li chiar n allora n dopo. Se i contadini poveri rappresentavano


gli alleati privilegiati degli operai, che cosa sarebbe avvenuto del
lalleanza politica fra le due classi allorch, dopo la vittoria contro
lassolutismo, la socialdemocrazia si fosse opposta alla difesa della
piccola propriet che costituiva la grande aspirazione dei contadini?
Mentre Lenin si trovava confinato, era sorto il Partito operaio
socialdemocratico russo, al congresso di Minsk del l-3 marzo 1898.
Il suo manifesto era stato scritto da un brillante intellettuale mar
xista, Ptr Struve. La socialdemocrazia russa nasceva come parti
to proprio in un momento in cui la socialdemocrazia internazionale
stava per essere investita dal ciclone teorico del revisionismo bern-
steiniano e mentre allo stesso interno dei marxisti russi si agitava
no controversie di fondamentale importanza intorno ai rapporti,
per Lenin cos decisivi, fra compiti democratici e compiti sociali
sti. Nellagosto del 1899 Lenin ebbe una copia del libro di Bern-
stein, che egli giudic subito senza incertezze come espressione
di un opportunismo codardo e inconsistente dal punto di vista
teorico, approvando poi con entusiasmo la celebre replica di Kautsky
a Bernstein. Poco dopo egli prese posizione, insieme con altri so
cialdemocratici confinati, contro gli opportunisti russi, i cosiddet
ti economisti, che fin dal 1897 avevano fatto la loro prima
comparsa nelle file della socialdemocrazia e avevano steso un C r e
d o i cui capisaldi erano due: 1. limpossibilit per la socialdemo
crazia russa, a causa delle condizioni politiche esistenti e dellarre
tratezza delle masse, di agire come un partito socialdemocratico
occidentale indipendente; 2. la necessit per i marxisti russi di ap
poggiare bens le lotte economiche del proletariato ma di legarsi
politicamente allopposizione liberale. Questa eresia, ^econom i
smo, venne subito combattuta da Plechanov, Martov e Lenin,
che parl di bernsteinismo russo. Da allora fino ai primi anni
del secolo Lenin non cess di attaccare gli economisti.
Finito il periodo di confino nel febbraio 1900, Lenin si diede
a operare attivamente per dotare la socialdemocrazia russa di un
giornale ortodosso in grado di esprimere in modo organico e cen
tralmente organizzato una linea antiopportunistica e rivoluziona
ria e di far giungere ai nuclei operai avanzati la voce dei teorici
ortodossi. Prese accordi con un altro giovane e brillante orto
dosso, Julij Martov, e con intellettuali marxisti prestigiosi come
Struve e Tugan-Baranovskij. Dopo contrasti con Plechanov, il gior
nale, lIskra, usc nel dicembre 1900: era lincontro fra la gene
razione dei vecchi ortodossi e quella dei giovani.
Dopo la rottura con gli economisti, Lenin nel 1901 consum
34 L'utopia caduta

unaltra rottura. Questa volta con la corrente dei cosiddetti mar


xisti legali, il cui pi autorevole esponente era Struve, autore del
manifesto del congresso di Minsk. I marxisti legali erano un grup
po di intellettuali prestigiosi i quali approfittavano delle maglie piut
tosto larghe della censura zarista verso i problemi astratti, che le
masse non capivano, per esporre le teorie di Marx in rapporto alla
situazione russa. Di questa corrente, oltre a Struve, facevano par
te fra gli altri Tugan-Baranovskij, Bulgakov e Berdjaev. Il
periodo cruciale della loro attivit marxista fu tra il 1894 e il 1901.
Il punto focale delle loro polemiche era il rifiuto delle teorie popu
liste suUoriginalit dello sviluppo economico e sociale della Russia
e la correlativa convinzione che anche la Russia fosse destinata a
seguire lesempio dellOccidente europeo. Queste posizioni furo
no esemplarmente espresse da Struve, che nel suo libro del 1894
N o t e c r t i c h e s u l l o s v i l u p p o e c o n o m i c o d e l l a R u s s i a aveva concluso
che ai russi non rimaneva altra strada se non riconoscere la pro
pria arretratezza e andare a scuola dal capitalismo. Ma, nel cor
so della loro evoluzione, i marxisti legali, ciascuno seguendo una
sua strada, finirono per allontanarsi dal marxismo rivoluzionario
e per sottoporlo a una revisione critica, la quale, specie nelle teo
rie di Struve, fin per accostarsi al revisionismo di Bernstein e
per approdare al liberalismo politico, cio a un riformismo bor
ghese. Nel 1901 Lenin ruppe con Struve e con gli altri marxisti
legali, i quali diventarono dopo di allora oggetto della sua impla
cabile polemica.
Fu in stretta concomitanza con le polemiche condotte contro
i vari opportunisti e revisionisti russi e non russi (nella seconda
met del 1899 Lenin scrisse con preoccupazione: La socialdemo
crazia internazionale sta ora attraversando una fase di tentenna-
menti ideologici19) che il giovane rivoluzionario, contraddistin
to nella sua personalit dalla continua ricerca di quali implica
zioni sulla pratica avessero le posizioni teoriche, fu indotto fra il
1899 e il 1901 a considerare in luce nuova il rapporto fra il marxi
smo, la socialdemocrazia e il movimento operaio. Nel 1902 Lenin
pubblic il libro C h e f a r e ? , che gli diede una inconfondibile fi
sionomia fra i marxisti russi e scaten un aspro dibattito nella
socialdemocrazia russa e internazionale. Il nocciolo della questio
ne affrontata da Lenin nel C h e f a r e ? era assai semplice. Per i mar
xisti ortodossi il rapporto fra classe operaia, lotte operaie e par
tito si delineava sostanzialmente nei seguenti termini: lo sfrutta

19 Lenin, Opere complete, IV, cit., p. 212.


/. Lenin e la formazione del bolscevismo 35

mento capitalistico genera la lotta di classe fra padroni e operai;


le singole lotte operaie sono le manifestazioni della lotta generale;
gli operai conducono con queste loro lotte, spontaneamente, una
critica del sistema capitalistico, di cui non riescono per a cogliere
il senso storico generale; il Partito socialdemocratico che possie
de la coscienza del rapporto fra presente e futuro, cio fra conflit
ti parziali nel capitalismo, lotta generale per superare il capitalismo
e societ socialista in cui i conflitti sono superati. Il conflitto fra
operai e padroni storicamente inarrestabile in virt delle leggi
dello sviluppo capitalistico e non pu concludersi che con la vitto
ria dei primi sui secondi. Sicch il rapporto fra la spinta dellope
raio a lottare contro lo sfruttamento e lorganizzazione delloperaio
nella socialdemocrazia nel quadro di una visione consapevole e fi
nalistica della storia un rapporto fra una spontaneit, bens posi
tiva ma ancora confusa teoricamente e politicamente, e una co
scienza teorica e una prassi organizzativa, proprie del partito, cui
spetta di dare forma e direzione al movimento degli operai. In-
somma, la spontaneit operaia era vista come necessaria ma non
sufficiente, comunque come spinta reale per quanto confusa verso
il socialismo. Lenin in un primo tempo si era anchegli attestato
su questa posizione, sebbene avesse ben presto bollato la ristret
tezza delle mere lotte economiche particolari. Anchegli nel 1897
parlava in termini affatto positivi della spontanea aspirazione
della classe operaia russa che andava risvegliandosi alla cultu
ra, allunione, al socialismo, alla lotta contro i suoi sfruttatori e
oppressori20.
Senonch fra la fine del secolo e linizio del Novecento, Lenin
prese a suonare una musica con note decisamente nuove su questo
punto essenziale. Egli seguiva con particolare attenzione la scena
tedesca, e lemergere in Germania di correnti sindacali che tende
vano a dare alle lotte rivendicative degli operai un carattere neu
trale rispetto alle finalit socialiste. A questo proposito approv
incondizionatamente le posizioni di quel faro dellortodossia che
era Karl Kautsky, il quale in Germania appunto andava combat
tendo il neutralismo sindacale. Lenin, dal canto suo, si propose
di condurre in Russia una operazione alla Kautsky, per bloccare
in tempo le deviazioni sindacaliste, economicistiche e revisioni
stiche. In questa sua operazione, egli sottoline con forza la speci
ficit della situazione russa, contraddistinta dallesistenza dellas
solutismo e dalla necessit che il partito socialdemocratico fosse

20 Lenin, Opere complete, II, cit., p. 336.


36 L 'utopia caduta

allaltezza dei compiti di una direzione fortemente centralizzata


del movimento operaio e di una lotta improntata alla clandestini
t. La spontaneit operaia si caric allora ai suoi occhi di una fon
damentale ambiguit. Essa gli apparve tale da poter condurre tanto
al rivendicazionismo gestito politicamente dagli opportunisti, se
condo lesempio che veniva da una parte dal movimento operaio
tedesco e dallaltra dal sindacalismo inglese, quanto al socialismo
rivoluzionario. Occorreva che un manovratore deciso e cosciente
facesse correre il treno delle lotte operaie su certi e non su altri
binari. Questo manovratore non poteva essere che un partito be
ne organizzato, purgato da ogni opportunismo in virt della sua
struttura interna, consapevolmente rivoluzionario.
Gi prima del C h e f a r e ? Lenin aveva gettato le basi delle tesi
principali poi esposte in forma sistematica in questo celeberrimo
libro. Nella seconda met del 1899, proprio in concomitanza con
le sue polemiche teoriche contro il revisionismo internazionale, egli
insistette sul principio che il compito della socialdemocrazia russa
consisteva nel trasformare la qualit dei deboli germi costi
tuiti dalle singole lotte operaie. Trasformare significava fare adot
tare agli operai un punto di vista che rimaneva obnubilato nelle
lotte singole: cio il punto di vista politico generale della lotta
proletaria in quanto lotta finalizzata al socialismo21. Appellando
si allautorit di Kautsky, Lenin scriveva:

La socialdem ocrazia n o n si lim ita ad essere se m p lice m e n te al s e rv iz io d e l


m o v im e n to op e ra io [...]; suo c o m p ito d i in tro d u rre nel m o v im e n to o p e ra io
spontaneo d e te rm in a ti id e a li so cia listi, d i legarlo a c o n v in z io n i socialiste [...],
d i fo n d e re , in una p a ro la , questo m o v im e n to s p o n ta n e o in u n tu tto in d is s o lu
b ile con l a ttiv it d i u n partito rivoluzionario22.

A questo scopo occorreva formare un partito unitario, e quindi


ispirato ai principi del centralismo, in grado di dare un centro
coordinatore alle lotte locali e di stabilire la r e s p o n s a b i l i t di ogni
membro del partito di fronte a unorganizzazione centralistica-
mente strutturata. Senza queste condizioni ecco qui enunciato
il punto decisivo la lotta economica non pu diventare lotta
d i c l a s s e di tutto il proletariato russo23. Nel primo numero del-
lIskra, del dicembre 1900, Lenin scrisse un articolo, I c o m p i t i
u r g e n t i d e l n o s t r o m o v i m e n t o , nel quale delineava in modo ormai

21 Lenin, Opere complete, IV , cit., pp. 217-18.


22 Ivi, p. 219.
2 Ivi, pp. 220-21.
[. Lenin e la formazione del bolscevismo 37

inconfondibile la sagoma della locomotiva rivoluzionaria destina


ta nella sua concezione a trascinare i vagoni del movimento ope
raio russo. Due le tesi principali: 1. senza il partito rivoluzionario
il movimento operaio si traforma in movimento borghese (e qui
veniva definitivamente rotto ogni ponte con il mito della sponta
neit positiva delle lotte operaie); 2. il partito deve essere una
organizzazione di professionisti (e qui faceva la sua comparsa in
chiave teorica il primato del partito sulla classe operaia). Ecco co
me Lenin formul queste tesi: Staccato dalla socialdemocrazia,
il movimento operaio degenera e si trasforma necessariamente in
un movimento di carattere borghese: conducendo la sola lotta eco
nomica, la classe operaia perde la propria indipendenza politica,
diventa unappendice di altri partiti24: senza unorganizzazione
centralizzata

il p ro le ta ria to no n in gra d o d i elevarsi ad una lo tta d i classe coscie n te , sen


za una sim ile o rg a n izza zio n e il m o v im e n to o p e ra rio c o n d a n n a to a llim p o
tenza [...]. Nessuna classe d e lla sto ria ha c o n q u ista to il p o te re senza esprim ere
d e i p r o p ri capi p o litic i, d e i p ro p ri ra p p re s e n ta n ti d ava n g ua rd ia capaci d i o r
ganizzare e d irig e re il m o v im e n to . [...] B isogna p reparare u o m in i che consa
c rin o alla riv o lu z io n e n o n solo le sere lib e re , m a tu tta la lo ro v ita ; bisogna
a p p ro n ta re u n o rg a n izza zio n e ta n to fo rte che in essa si possa a ttu a re una r i
g ida d iv is io n e d e l la v o ro fra i v a ri a sp e tti d e lla n o stra a t t iv it 25.

2. I l C h e f a r e ? e la g e n e si d e l b o ls c e v is m o . L a te o r ia d e l p r im a to
d e l p a rtito

Il C h e f a r e ? , pubblicato da Lenin nel marzo del 1902, da un


lato la conclusione teorica dellattivit da lui svolta fino a allora
e dallaltro lindicazione di un programma dazione per lavveni
re: un programma che riguarda non tanto quel che si debba fare,
ma come lo si debba fare e chi debba agire. Per questo il C h e f a r e ?
va considerato come la fondazione teorica del partito rivoluziona
rio leninista. E poich il partito leninista diventato uno dei grandi
protagonisti della politica contemporanea, questo testo ha una enor
me importanza.
E ben significativo che Lenin abbia opposto al suo libro, avente
quale oggetto i problemi scottanti del movimento socialdemocra
tico russo, una citazione da una lettera di Lassalle a Marx del 1852,

24 Ivi, p. 403,
25 Ivi, pp. 403-406.
38 L'utopia caduta

in cui il primo capo della socialdemocrazia tedesca, accusato in se


guito dai seguaci tedeschi di Marx di avere usato modi da dittato
re e di aver organizzato il movimento operaio tedesco con metodi
centralistici e autoritari, affermava che la maggior prova di de
bolezza di un partito la sua dispersione e che epurandosi, un
partito si rafforza. Una simile citazione era espressione di un at
teggiamento, e precisamente dellatteggiamento con cui Lenin si
apprestava a affrontare le divergenze con i suoi oppositori. La re
gola dellepurazione sarebbe poi diventata una delle regole inter
ne fondamentali di tutti i partiti di osservanza leniniana. Se per
un verso si richiamava a Lassalle, per laltro Lenin dava al suo li
bro lo stesso titolo che Cernysevskij aveva dato al suo celebre ro
manzo in cui celebrava luomo nuovo Rachmetov, il quale aveva
costituito per tutta una generazione di rivoluzionari russi il sim
bolo della purezza e della totale dedizione alla causa della rigene
razione. Ed , infine, significativo che Lenin, in questo libro,
richiamasse in termini apertamente elogiativi lesempio dei segua
ci dellorganizzazione populistica terroristica della Volont del po
polo e il suo grande merito storico di aver agito al fine di attrarre
tutti gli scontenti nella propria organizzazione e orientarli verso
la lotta effettiva contro lassolutismo.
Se le posizioni teoriche di questi populisti erano state errate,
non lo erano per state le loro lotte26. In altro luogo del libro af
ferm che i socialdemocratici russi dovevano trarre diretta ispira
zione dai precursori degli anni 70 e animare il proprio movi
mento dello stesso spirito di illimitata risolutezza e della stessa
energia2'.
Il C h e f a r e ? di Lenin unopera dominata da una consequen
zialit rigorosa. I ragionamenti si snodano in essa linearmente, se
condo tesi dipendenti luna dallaltra.
Lo scopo chiaramente fissato: combattere lopportunismo in
ternazionale, di cui Bernstein ha fornito una Bibbia, e gli opportu
nisti russi, con alla testa gli economisti. Il postulato teorico prin
cipale linviolabilit della tesi secondo cui i conflitti sociali ge
nerati dal capitalismo non possono che portare alla rivoluzione so
cialista. Il fine prescritto dalla necessit storica. Orbene questo
fine deve essere riconosciuto; e pu esserlo solo da chi ha gli stru
menti teorici indispensabili. I conflitti di classe spingono la socie
t in direzioni contraddittorie, generano anche allinterno della

26 Lenin, Opere complete, V, cit., pp. 437-38.


2/ Ivi, p. 343.
/. Lenin e la formazione del bolscevismo 39

classe operaia la spinta alla difesa di interessi di categoria, cio a


soluzioni particolaristiche e immediate, insomma al riformismo par
ziale, che in quanto tale diventa uno strumento del riformismo bor
ghese proprio perch si adatta alle strutture esistenti. Compito dei
socialdemocratici di strappare gli operai alla spinta spontanea verso
ladattamento allordine costituito e comunicare loro la coscienza
socialista, che frutto della sola teoria rivoluzionaria. Senonch,
per assolvere questo compito, occorre che i socialdemocratici si
diano unorganizzazione funzionale in grado di non tradire la teo
ria e di agire in conseguenza ai dettati di questa. Il Partito social-
democratico deve da un lato inserirsi nelle lotte parziali e dallaltro
non assoggettarsi alla loro logica elementare, e in ultima analisi
degenerativa. Esso chiamato a riportare ogni singola lotta a un
quadro di riferimento generale, vale a dire a una visione completa
dei rapporti economici, sociali e politici, in vista prima dellabbat
timento dellassolutismo zarista e poi dello sfruttamento capitali
stico. Una visione generale del nesso fra lotte parziali, lotta per
labbattimento dellassolutismo e lotta per il socialismo, non pu
essere propria di ogni operaio, ma la conseguenza di una educa
zione politica che costituisce il patrimonio principale del rivolu
zionario cosciente, disposto a dare tutto se stesso al partito. Per
cui il partito pu conservare la sua fisionomia e attuare il proprio
compito soltanto se i suoi membri siano rivoluzionari che conside
rino lattivit rivoluzionaria una professione. In quanto professio
ne lattivit rivoluzionaria ha sue rigide regole interne. La princi
pale di queste regole che la struttura del partito garantisca che
le azioni particolari dei singoli risultino coerenti con la strategia
generale. Quindi il partito deve essere una piramide controllata
dal vertice; che la fonte della coscienza rivoluzionaria, linter
prete del marxismo in quanto teoria scientifica, il tutore dei modi
giusti di operativit e funzionamento dellorganizzazione. Il par
tito ha da essere composto da rivoluzionari di professione artico
lati a due livelli: i capi e gli operatori di base, i quali ultimi a loro
volta agiscono come strato intermedio rispetto alle organizzazioni
fiancheggiatrici del partito, ai simpatizzanti esterni, alla massa degli
operai che vivono la realt dello sfruttamento senza una reale con
sapevolezza politica.
Il partito non nulla se non riesce a influenzare concretamen
te le masse, poich solo grazie alla loro mobilitazione si possono
raggiungere gli obiettivi; ma non pu altres conservare se stesso
se non fa valere la differenza qualitativa che lo separa dalle sem
plici masse.
40 L utopia caduta

Solo una siffatta organizzazione di rivoluzionari di professio


ne, capace di lottare nella clandestinit, centralizzata, poteva se
condo Lenin essere allaltezza di misurarsi con la macchina repres
siva dello zarismo russo.
Per giustificare la sua concezione dellorganizzazione rivolu
zionaria Lenin dovette dunque condurre un attacco a fondo con
tro la spontaneit delle masse operaie. Lenin aveva di fronte agli
occhi esempi clamorosi del segno negativo della spontaneit ope
raia, sia nellEuropa occidentale che nella stessa Russia. Non ri
maneva che fare della coscienza socialista uno strumento contro
la cattiva spontaneit. Se questa la direzione di fondo del pen
siero di Lenin, bisogna daltra parte osservare che nel C h e f a r e ?
permangono tracce di oscillazioni a questo proposito. Egli infatti
non bolla sempre la spontaneit. In un certo punto, mantenendo
un certo legame con le posizioni pi diffuse nella socialdemocra
zia, definisce la spontaneit f o r m a e m b r i o n a l e della coscienza.
Ma, quando va a fondo nellesaminare questo embrione, scopre
che il suo sviluppo porta in generale a una coscienza borghese e
opportunista. La celebre frase che segue, in cui spesso si indivi
dua la quintessenza del C h e f a r e ? , abbastanza ambigua, poich
pu indurre a pensare che la spontaneit porti a una coscienza ina
deguata ma pur sempre in linea con uno sviluppo in senso sociali
sta. La frase suona:

La storia d i t u t ti i paesi attesta che la classe operaia colle sue sole fo rze
in grado d i elaborare so lta n to una coscienza tra d u n io n is ta , cio la c o n v in z io
ne della necessit d i u n irs i ai sin d a ca ti, d i co n d u rre la lo tta c o n tro i p a d ro n i,
d i reclam are dal governo questa o quella legge necessaria agli operai, e c c.28.

Pu insomma intendersi che la coscienza tradunionistica rap


presenti una tappa insufficiente ma positiva.
In effetti, a mano a mano che Lenin sviluppa la propria anali
si, si chiarisce qual il peccato originale della spontaneit: essa,
attestandosi al livello delle lotte parziali, diventa il terreno migliore
per il revisionismo, per lopportunismo, per tutte le correnti poli
tiche che fanno del conseguimento del particolare, del parziale,
una ideologia politica coerente. E in questa ottica che Lenin arri
va a scrivere le sue parole pi pregnanti sul peccato della sponta
neit: chi si ferma a essa non rimane in realt in uno stato di
ambigua innocenza ma finisce per farsi condurre da una mano che

28 Ivi, pp. 345-46.


I. Lenin e la formazione del bolscevismo 41

non quella buona della socialdemocrazia, ma quella cattiva della


borghesia. Scrive Lenin:

ogni s o tto m is sio n e d e l m o v im e n to o p e ra io alla s p o n ta n e it , o g n i m e n o m a zio


ne d e lla fu n z io n e deHele m e n to cosciente, d e lla fu n z io n e d e lla s o cia ld e m o
crazia significa d i per s n o n im p o rta lo si voglia o no un rafforzamento
d e llinfluenza d e llideologia borghese sugli operai29; [...] qualsiasi s o tto m is s io
ne alla s p o n ta n e it del m o v im e n to d i massa, qualsiasi abbassam ento de lla p o
litic a socia ld e m o cra tica al liv e llo d e lla p o litic a tra d u n io n is ta e q u iva le a
p reparare il te rre n o per la tra s fo rm a z io n e d e l m o v im e n to o p e ra io in s tru m e n
to d e lla dem ocrazia b o rg h e se 30.

La conclusione suona netta e inequivocabile. L alternativa non


dunque fra spontaneit inadeguata e coscienza socialdemocratica (caso
nel quale fra i due termini vi sarebbe un principio di non contraddi
zione e un potenziale processo evolutivo dal primo al secondo), ma fra
ideologia borghese, nella quale resta come incastonata la spontaneit
tradunionista, e ideologia socialista, cio fra due concezioni opposte
dei rapporti sociali. La questione conclude Lenin si pu porre s o l a
m e n t e c o s : o ideologia borghese o ideologia socialista. Non c via di
mezzo31. Perci ecco che lerrore capitale di tutti gli economisti
la convinzione che si pu sviluppare la coscienza politica di classe
degli operai, per cosi dire, d a l l i n t e r n o , con la lotta economica32.
Dal fatto dunque che lalternativa fra opposte ideologie e che
il movimento operaio affidato alla sua spontaneit non in grado
di giungere allideologia socialista, deriva i p s o f a c t o il ruolo cen
trale che Lenin affida agli ideologi del proletariato, ai quali spetta
di introdurre dallesterno delle masse operaie la coscienza sociali
sta e di renderle cosi disponibili a una efficace direzione politica.

L a d o ttr in a d e l socialism o [s c rive L e n in ] sorta da q u e lle te o rie filo s o fi-


che, s to ric h e , econom ich e che fu ro n o e la b o ra te d a i ra p p re s e n ta n ti c o lti de lle
classi p o s s id e n ti, g li in te lle ttu a li. [...] A n c h e in Russia la d o ttr in a te o ric a d e l
la s o cialdem ocrazia sorse d e l tu t to in d ip e n d e n te m e n te d a llo s v ilu p p o sp o n ta
neo d e l m o v im e n to opera io ; sorse com e ris u lta to n a tu ra le e in e v ita b ile d e llo
s v ilu p p o del p ensiero fra g li in te lle ttu a li s o c ia lis ti e r iv o lu z io n a r i33.

Nel sostenere questa posizione sul ruolo degli intellettuali, Lenin


si richiamava a Kautsky, irrigidendone per le posizioni.

29 Ivi, p. 352.
50 Ivi, p. 404.
31 Ivi, p. 354.
32 Ivi, p. 389.
55 Ivi, p. 346.
42 L'utopia caduta

Secondo Lenin gli intellettuali posseggono quella coscienza


storico-teorica generale che costituisce la premessa per unazione
politica che rispecchi i rapporti sociali generali e ne comprenda
la dinamica. Per questo i capi del partito devono avere le qualit
sia degli intellettuali sia degli uomini di azione: essi sono propria
mente degli intellettuali-scienziati che agiscono e dirigono. I rivo
luzionari di professione sottostanti recepiscono dai capi lideologia
e le direttive pratiche che ne conseguono, le trasmettono e ne con
trollano lesecuzione. Dal canto loro le masse dei lavoratori sono
eterodirette ideologicamente dai rivoluzionari i quali ne interpre
tano gli interessi e le esigenze di progresso. Il loro specifico com
pito di assimilare le direttive e di fornire la forza durto per la
messa in atto delle direttive stesse.
La funzione dei capi indicata da Lenin con estrema chiarezza:

senza una decina d i a b ili capi (e g li u o m in i a b ili n o n sorgono a c e n tin a ia ),


p ro v a ti, p ro fe s sio n a lm e n te p re p a ra ti ed is tr u it i da una lu n g a esperienza, che
siano d accordo fra lo ro , nessuna classe de lla societ co n te m p o ra n e a pu c o n
d u rre fe rm a m e n te la sua lo t t a 54.

Orbene capi sono i massimi dirigenti del partito, ma capi sono


anche, rispetto alle masse, tutti i rivoluzionari di professione. Ci
che fa un capo, ai vari livelli, la capacit di dirigere tutte le ma
nifestazioni della lotta nella sua molteplicit cos da diffondere
la coscienza che da abbattere lintero regime politico55.
Il modello organizzativo dello strumento di lotta dunque un
modello piramidale. La piramide composta da due parti principali:
lorganizzazione dirigente, cio il partito vero e proprio, che deve
essere clandestino, rigidamente centralizzato, composto dai rivoluzio
nari di professione dello strato superiore e di quello inferiore; il mo
vimento, che realizza la partecipazione pi larga delle masse, si mo
bilita in occasione delle lotte specifiche, costituisce la terra di missione
dei rivoluzionari di professione, fornisce la base di reclutamento di
quadri nuovi al partito. Il rivoluzionario di professione non pu es
sere un normale operaio o intellettuale convertito agli ideali rivolu
zionari: un individuo la cui unica professione sia lattivit rivo
luzionaria, che viva a spese del partito, che possa, quando sar ne
cessario, passare alla vita illegale, trasferirsi in altre citt 5<\ Del
pari il tipo del rivoluzionario di professione non lorganizzatore

,4 Ivi, p. 426,
^ Ivi, p. 395.
56 Ivi, p. 4.36.
/. Lenin e la jomiazionc del bolscevismo 43

di un qualche settore specifico della lotta. Il tipo del rivoluziona


rio di professione colui che risulta capace di ricondurre ogni sin
golo aspetto dei rapporti sociali e delle lotte che ne derivano alla
loro matrice politica generale; che ha come obiettivo non la difesa
della classe operaia da aspetti parziali dello sfruttamento, ma la
trasformazione di tutti i rapporti economici, sociali e politici. Il
rivoluzionario non , per cos dire, il difensore degli interessi de
gli operai in quanto singola classe, ma colui che, facendo leva sulla
lotta di classe fra operai e padroni (la quale costituisce la sintesi
dei rapporti complessivi esistenti nella societ capitalistica), ha come
scopo di sovvertire la totalit dei rapporti stessi, cio di mutare
lordine complessivo politico e sociale. Per questo, il termine di
confronto per il rivoluzionario di professione essenzialmente lo
Stato, come oggetto sia da abbattere (lo Stato vecchio) sia da rico
struire (lo Stato di tipo nuovo). Ci che la socialdemocrazia vuole
il potere, non la tutela pi efficace degli interessi operai. In que
sto senso il rivoluzionario per Lenin il portatore di una coscien
za degli interessi generali che si oppone a quella di chi guida il potere
capitalistico. Ecco come Lenin esprime il suo pensiero:

L a coscienza p o litic a d i classe p u essere p o rta ta a ll op e ra io solo dall'e


sterno, cio d a llesterno d e lia lo tta econom ica, d a llesterno d e lla sfera d e i ra p
p o r ti fra o p e ra i e p a d ro n i. I l solo cam po dal q u ale p o ssib ile a ttin g e re questa
coscienza il cam po d e i ra p p o rti d i tutte le classi e d i t u t t i g li s tra ti della
p o p o la z io n e con lo S ta to e con il g o ve rn o , il cam po d e i ra p p o rti re c ip ro c i
d i tutte le classi.

Il socialdemocratico deve essere capace di analizzare i rappor


ti fra tutte le classi e parlare a tutte le classi dal punto di vista
degli scopi socialisti:

P er dare agli operai c o g n iz io n i p o litic h e , i s o c ia ld e m o c ra tic i d e v o n o anda


re fra tutte le classi della popolazione, d e v o n o in v ia re in tutte le direzioni i d i
s ta cca m e n ti d e l lo ro e s e rc ito ! / .

L emancipazione che infatti propone la socialdemocrazia non


limpossibile emancipazione della singola classe proletaria, ma
lemancipazione di tutta la societ attraverso la leva principale della
lotta proletaria. Coerentemente, il tipo del rivoluzionario non
il segretario della lega operaia, ma il tribuno del popolo, il quale
difende il popolo guardando allinsieme dello Stato e della societ:

57 Ivi, pp. 389-90.


44 L utopia caduta

L ideale d e l s o cia ld e m o cra tico n o n deve essere il se g re ta rio d i una tra d e -


u n io n , m a il tribuno popolare, il quale sa reagire c o n tro o g n i m a n ife sta zio n e
d i a r b itr io e d i oppressione, o v u n q u e essa si m a n ife s ti e q u a lu n q u e sia la clas
se o la cate g o ria sociale che ne s o ffre , sa g e n e ralizzare t u t t i q u e s ti fa t ti e tr a r
ne il q u a d ro c o m p le to d e lla v io le n z a p o lizie sca e d e llo s fru tta m e n to c a p ita
lis tic o ; sa, in fin e , a p p ro fitta re d i o g n i m in im a occasione p e r esporre dinanzi
a tutti le p ro p rie c o n v in z io n i so cia liste e le p ro p rie riv e n d ic a z io n i d e m o c ra ti
che, per spiegare a tutti l im p o rta n z a sto rica m o n d ia le d e lla lo tta e m a n cip a
tric e d e l p ro le ta r ia to 58.

Nel delincare questo modello centralizzato e verticistico di or


ganizzazione clandestina, Lenin si preoccupava di limitarne la va
lidit. Egli, che aveva di fronte agli occhi la socialdemocrazia te
desca, il partito guida della Seconda Internazionale, affermava che
in questa potevano bens conciliarsi centralismo e democrazia, ma
che nella Russia autocratica il partito rivoluzionario doveva avere
quale scopo supremo di essere allaltezza delle esigenze di una ri
gorosa clandestinit, di una rigorosa selezione dei membri, di una
solida preparazione di essi. Certo, affermava Lenin, quel che man
cava allinterno del modello era il controllo democratico genera
le; ma a questo supplivano la moralit tipica dei rivoluzionari,
letica della responsabilit di fronte allorganizzazione e una fi
ducia completa e fraterna fra rivoluzionari58. Agli interrogativi
circa la possibilit che lorganizzazione, priva di un meccanismo
adeguato di controllo democratico, devii dai suoi scopi e che il cen
tralismo si irrigidisca in autoritarismo, Lenin non fornisce risposte.
Fatto che per lui la garanzia che tutto vada secondo i deside
ri sta nelle qualit dei capi selezionati dalla lotta e guidati dalla
dottrina di Marx. Allinizio del C h e f a r e ? Lenin scriveva che, se
fosse riuscito ad abbattere lo zarismo, il proletariato russo sareb
be diventato lavanguardia del proletariato rivoluzionario inter
nazionale40. Dopo aver esposto i criteri su cui doveva fondarsi
il partito rivoluzionario, egli concludeva che con quel tipo di or
ganizzazione sarebbe stato possibile capovolgere la Russia41.
Come in un concreto dovesse lavorare quel tipo di organizza
zione centralizzata di cui aveva descritto nel suo libro le motiva
zioni generali, Lenin lo espose sempre nel 1902 in L e t t e r a a u n
c o m p a g n o s u i n o s t r i c o m p i t i o r g a n i z z a t i v i , particolarmente notevo
le per un punto riguardante proprio i pericoli connessi a unorga-

58 Ivi, p. 391.
49 Ivi, pp. 440-43.
40 Ivi, p. 343.
41 Ivi, p. 431.
I. Lenin e la formazione del bolscevismo 45

nizzazione supercentralizzata priva di sufficienti controlli demo


cratici. Il futuro capo della Russia sovietica afferma che unorga
nizzazione creata per lottare contro lautocrazia non pu illudersi
di poggiare su criteri democratici. Egli accetta lipotesi che una
rigorosa centralizzazione pu troppo facilmente rovinare tutto se
p e r c a s o al centro si viene a trovare una persona i n c a p a c e munita
di immensi poteri. In un simile caso, osservava, non vi lettera
di statuto che tenga; tutto poggia perci sulla qualit sostanziale
dei rapporti fra i compagni e i loro organi. In caso contrario, non
rimaneva altro che provocare il r o v e s c m e n t o del potere assoluta-
mente incapace42.
Il C h e f a r e ? segna latto di nascita teorico del bolscevismo. Il
suo atto di nascita politico avvenne al II Congresso del Partito so
cialdemocratico russo del 1903, da cui usc la frattura storica del
partito stesso.
Come si visto, Lenin aveva caratterizzato le proprie posizio
ni fino ad allora insistendo sulla specificit dei compiti della so
cialdemocrazia russa e sullimpossibilit di contare in Russia su uno
sviluppo capitalistico politicamente diretto dalla borghesia; aveva
sottolineato la necessit di una piena autonomia teorica e politica
del partito del proletariato; e aveva delineato una politica di al
leanza con i contadini poveri per i fini della lotta contro lassoluti
smo zarista e leliminazione dei residui precapitalistici. In effetti,
pur accettando pienamente, secondo la linea del partito, la pro
spettiva della convocazione di unAssemblea costituente e della
costruzione di un sistema di democrazia politica, Lenin faceva in
travedere di non credere che la forza politica dominante nella fu
tura repubblica democratica sarebbero stati i partiti borghesi.
Tre, dunque, i punti fermi raggiunti da Lenin: il primo era il
modello del partito rivoluzionario, come partito di rivoluzionari
di professione; il secondo era che il proletariato russo, sotto la guida
del partito, doveva utilizzare la lotta dei contadini contro il siste
ma politico e sociale dello zarismo; il terzo era che questa alleanza
con i contadini non poteva in alcun modo mettere in discussione
il primato del proletariato sui contadini, che, se costituivano al
leati indispensabili, erano per al tempo stesso insicuri e al limite
reazionari rispetto agli obiettivi socialisti. Nel corso di un serrato
e polemico confronto specie con Plechanov sul nuovo programma
che il partito avrebbe dovuto darsi in vista del suo secondo con
gresso, Lenin afferm che il concetto di dittatura del proletariato

42 V.I. Lenin, Opere complete, VI, Roma 1959, pp. 221-22.


46 L'utopia caduta

(che la sola socialdemocrazia russa introdusse nel suo programma,


a differenza degli altri partiti socialisti) aveva un senso unicamen
te se con esso si intendesse asserire che solo il proletariato una
classe veramente rivoluzionaria e che la dittatura rappresentava
lo strumento irrinunciabile per far trionfare il socialismo contro
tutti i suoi oppositori43.
Il congresso che il Partito socialdemocratico russo tenne nel
luglio-agosto 1903 a Bruxelles e a Londra, il secondo nella storia
del partito, mise a confronto le varie correnti; e con le sue conse
guenze ne segn il destino storico. Esso non ebbe affatto il carat
tere di una accademia teorica. Lo impedivano le condizioni stesse
della lotta politica e sociale in Russia. A partire dal 1900 la crisi
industriale era succeduta a un periodo di sviluppo, determinando
laumento della disoccupazione, linasprimento delle condizioni di
lavoro, scioperi che in molti casi avevano dato luogo a conflitti
violenti con il loro strascico di condanne e deportazioni. Anche
nelle campagne si erano avute violente agitazioni e scontri. E su
questo fertile terreno la socialdemocrazia aveva visto crescere la
propria forza organizzativa e influenza politica. Lenin and al con
gresso deciso, dopo aver gettato le basi teoriche del partito rivolu
zionario, a ottenere che la socialdemocrazia russa si organizzasse
in coerenza con i suoi punti di vista. I due punti sostanziali allor
dine del giorno erano lapprovazione del programma e lo statuto
del partito, vale a dire il modello organizzativo.
E significativo che i delegati, che dovevano poi dividersi sul
secondo punto, approvarono allunanimit, con una sola astensio
ne, il programma del partito elaborato da Plechanov e Lenin, che
rimase formalmente in vigore fino al 1919. Conformemente alla
tradizione dei programmi dei partiti socialisti, esso si divideva in
programma massimo e programma minimo. Tra gli obiettivi mas
simi erano indicati: labolizione del capitalismo e lintroduzione
della dittatura del proletariato come mezzo per schiacciare gli sfrut
tatori. Tra quelli minimi erano indicati: lintroduzione di una re
pubblica democratica, le otto ore per gli operai, misure a favore
dei contadini. La nuova democrazia repubblicana sarebbe stata de
finita da una assemblea nazionale costituente eletta a suffragio uni
versale e segreto. Ma che, in effetti, la socialdemocrazia russa non
intendesse vincolarsi in ogni sua fase, dopo labbattimento dellas
solutismo, alle regole della democrazia parlamentare, lo disse au
torevolmente Plechanov, il quale afferm che al di sopra di ogni

'> ivi, pp. 41-2.


/. Lenin e la formazione del bolscevismo 47

libert e diritto formale per dei rivoluzionari stava la legge su


prema della rivoluzione, vale a dire il suo successo, e che se
fosse stato necessario i socialdemocratici russi non avrebbero esi
tato a limitare il suffragio universale, a sciogliere il Parlamento e
a instaurare, sia pure temporaneamente, un regime di dittatura
di partito.
Se tutto procedette in modo pacifico per quanto riguardava
lapprovazione del programma, le discussioni sullo statuto misero
a nudo una frattura profonda, che si determin su due diverse con
cezioni della militanza di partito, espresse luna da Lenin e laltra
da Julij Osipovic Cederbaum, detto Martov. Lenin propose lado
zione di un primo articolo dello statuto cos concepito: Si consi
dera membro del partito chiunque ne riconosca il programma e
sostenga il partito sia con mezzi materiali che partecipando perso
nalmente a una delle sue organizzazioni44. Con questa formula
zione Lenin intendeva respingere ogni iscrizione sentimentale al
partito e affermare lobbligo della militanza come impegno a ri
spettare la disciplina e a lavorare direttamente per lorganizzazio
ne. Egli temeva che un partito aperto a gente che il centro non
avrebbe potuto direttamente dirigere, controllare e responsabiliz
zare avrebbe finito per essere aperto da un lato al disimpegno e
dallaltro allopportunismo. Martov propose, invece, che lartico
lo sancisse il principio che potesse essere membro del partito an
che chi cooperasse sotto la guida di una delle organizzazioni del
partito stesso. Era evidente che, secondo la formulazione di Le
nin, militare significava rispondere a quei criteri di impegno rivo
luzionario che egli aveva descritto nel C h e f a r e ? - , mentre Martov
pensava a allargare la base del partito anche ai simpatizzanti che
non se la sentissero di diventare rivoluzionari di professione. Cer
to, anche Lenin dava la massima importanza ai simpatizzanti; se-
nonch egli mirava a legarli al partito senza immetterli al suo
interno.
I sostenitori di Lenin, fra cui era Plechanov, si qualificavano
quindi come dei duri, che si contrapponevano ai molli come
Martov, il giovane Trockij e il vecchio Akselrod. La stesura di
Lenin venne respinta con 28 voti contro 23. Lenin e i suoi seguaci
poterono acquistare la maggioranza al congresso solo dopo che da
esso si erano ritirati i delegati del Bund ebraico, i quali chiedeva
no che questo venisse riconosciuto come organizzazione autono
ma, e due altri delegati, anchessi fautori di rivendicazioni auto
nomistiche, seppure di diverso genere. Cos Lenin, dopo essere

44 Ivi, p. 440.
48 L'utopia caduta

stato messo in minoranza sulla natura dellorganizzazione del par


tito, si trov a disporre della maggioranza, di cui us per acquista
re il controllo degli organi dirigenti. A questo punto i duri di
Lenin furono detti maggioritari (b o l s c e v i c h i ) e i molli furono
chiamati minoritari (m e n s c e v i c h i ): una divisione che avrebbe ac
compagnato dopo di allora tutta la storia del partito. Lenin si era
avvalso fino a quel momento dellalleanza con Plechanov; ma ben
presto questi, che pure aveva sostenuto Lenin sulla questione del
larticolo primo dello statuto, non condividendo i criteri con cui
egli intendeva mettere in pratica i suoi princpi organizzativi, si
riconcili con Martov, pass ai menscevichi e divenne un accusa
tore del centralismo autoritario di Lenin.
Lenin dal canto suo, per quanto riguardava i princpi fonda-
mentali, non era disposto a nessun compromesso con chicchessia.
Nel corso delle lotte interne di partito che seguirono il II Con
gresso, ribad tutti i suoi punti di vista con assoluta intransigenza.
E a coloro che lo accusavano di autoritarismo centralizzatore ri
spose nel 1904 con U n p a s s o a v a n t i e d u e i n d i e t r o ( L a c r i s i d e l n o
s t r o p a r t i t o ) . Le tesi qui esposte ebbero uneco nella socialdemocrazia
internazionale e a schierarsi contro di lui non furono soltanto i
destri, ma anche marxisti intransigenti come Rosa Luxemburg
e Parvus, che in Germania erano stati in prima fila nella lotta con
tro il revisionismo di Bernstein, oltre a Plechanov, Martov e Trockij,
per fare i nomi maggiori.
E singolare che tutti, con innumerevoli variazioni e una vasta
orchestrazione teorica, non fecero che ripetere quanto aveva gi
affermato leconomista Martynov nel corso del dibattito con
gressuale. Martynov aveva sostenuto che la tesi di Lenin secondo
cui il proletariato era portato spontaneamente a andare verso li
deologia borghese colpiva al cuore il marxismo; segnava un totale
antagonismo fra la tesi di Lenin e quello che ripetutamente han
no detto Marx ed Engels45; e induceva a costruire il partito co
me un partito chiuso46.
Nel suo opuscolo sulla crisi del partito, Lenin alzava ancor pi
il tiro della polemica e arrogava senza incertezze a s e alla propria
corrente bolscevica il monopolio dello spirito rivoluzionario. Per
contro i menscevichi erano qualificati irrimediabilmente quali por
tatori di opportunismo. Dopo gli economisti e i marxisti legali

45 Atti del II Congresso del Posdr, in V.J. Lenin, Che fare?, a cura di V. Strada,
Torino 1971, pp. 246-47.
46 Ivi, p. 256.
I. Lenin e la formazione del bolscevismo 49

toccava ora ai menscevichi a essere scaraventati nellinferno del


lideologia. Lenin applicava gi allora il punto di vista, ispirato dalla
convinzione di interpretare lunico vero marxismo, che avrebbe
poi caratterizzato lintera vita storica dei partiti leninisti, secon
do cui gli oppositori erano opportunisti oggettivamente al servi
zio della borghesia. La maggioranza bolscevica egli scriveva
lala rivoluzionaria e la minoranza menscevica lala opportuni
sta4748. Dietro allopportunismo nelle questioni organizzative, sta
va un democraticismo di tipo borghese, che esprimeva lincapacit
degli strati intellettuali piccolo-borghesi di accettare quella disci
plina che gli operai imparavano nella fabbrica capitalistica. I men
scevichi erano i moderni girondini, mentre i bolscevichi rappre
sentavano i moderni giacobini.

I l g ia c o b in o , legato in d is s o lu b ilm e n te a llorganizzazione d e l p ro le ta ria to ,


consapevole d e i p ro p ri in te re s si d i classe, a p p u n to il socialdemocratico rivo
luzionario. I l g iro n d in o , che b ra m a a rd e n te m e n te la co m p a g n ia d e i p ro fe s so ri
e d e i g in n a s ia li, che tem e la d itta tu ra d e l p ro le ta ria to , sospira sul v a lo re asso
lu to de lle riv e n d ic a z io n i d e m o c ra tic h e , a p p u n to 1' opportunista^.

Il giacobino di cui Lenin parlava in U n p a s s o a v a n t i e d u e i n d i e


tro era quello stesso tribuno del popolo di cui aveva parlato nel
C h e f a r e ? , quel tipo di dirigente e di rivoluzionario il quale era ca
pace di analizzare ogni aspetto particolare dal punto di vista gene
rale e ogni singola lotta in relazione ai rapporti complessivi di potere
e allo Stato, di non chiudersi nella difesa categoriale degli operai
ma di fare di essi la leva per labolizione dello sfruttamento come
sistema economico-sociale dopo avere in Russia abbattuto lo zari-
smo. Senonch questo richiamo in termini positivi al giacobini
smo parve ai suoi oppositori marxisti come una vera eresia, poich
il marxismo ai loro occhi significava autoliberazione della classe
operaia con il contributo degli intellettuali socialisti, laddove il gia
cobinismo stava a significare agire bens per le masse ma tenendo
le in posizione subalterna.
Del pari la difesa del centralismo organizzativo e delledifica-
zione del partito dallalto in basso contro la tendenza menscevi
ca ad andare dal basso in alto49, la difesa aperta del principio
burocratico fatta da Lenin, parve ai suoi oppositori la prova rin
novata della sua vocazione autoritaria. In effetti Lenin, nellopu-

47 V.I. Lenin, Opere complete, VII, Roma 1959, p. 200.


48 Ivi, p. 371.
49 Ivi, p. 200.
50 L'utopia caduta

scolo del 1904, prese a tessere le lodi della disciplina che regnava
nella fabbrica capitalistica come scuola educatrice delloperaio in
contrasto con lindividualismo anarchico degli intellettuali borghesi.
Questa operazione sorprendente, che mostrava quale fosse il gra
do di spregiudicatezza cui Lenin ricorreva nelle polemiche e lotte
di partito, consisteva nel capovolgimento del rapporto fra intel
lettuali e operai delineato nel C h e f a r e ? . Mentre in questa opera
egli aveva esaltato gli intellettuali come portatori della coscienza
rivoluzionaria e svilito gli operai in quanto massa che non va oltre
obiettivi tradunionisti, ora egli, per combattere i cattivi intellet
tuali opportunisti, che fino a ieri erano stati insieme a lui espo
nenti della coscienza rivoluzionaria, esaltava gli operai che non
avevano paura della disciplina rivoluzionaria e sviliva quegli intel
lettuali pseudomarxisti, in realt democraticisti piccolo-borghesi,
che dalla loro natura erano portati allanarchismo e allideologia
democratico-borghese.

I l codismo nelle questioni organizzative [s c rive v a ] il p ro d o tto n a tu ra le e


necessario della m e n ta lit d e llindividualista anarchico [...]. L a d is cip lin a e l o r
ganizza zio n e , che l in te lle ttu a le borghese acquista con ta n ta fa tic a , ven g o no
assim ilate con pa rtico la re fa c ilit dal p ro le ta ria to grazie a ppunto a questa scuo
la d e lla fa b b r ic a 50.

Ma Lenin non si limitava a sottolineare in termini positivi la


disciplina di fabbrica. Egli fa qualcosa di assai pi significativo
e importante: trasferisce allinterno dello stesso partito rivoluzio
nario il razionalismo burocratico-formale proprio dellorganizza
zione gerarchica esistente nella fabbrica capitalistica, su cui i capi
capitalistici fondano la conoscenza dei meccanismi complessivi della
macchina produttiva e il potere di far eseguire dallalto in basso
i loro ordini.

I l v in c o lo d i p a rtito [a ffe rm a L e n in ] [...] deve basarsi precisam ente su uno


s ta tu to form ale, b u ro cra tic a m e n te (dal p u n to d i v is ta d e ll in te lle ttu a le n o n
soggetto a d is c ip lin a ) re d a tto , e s o lta n to la sua rig id a a p p lica zio n e ci g a ra n ti
sce c o n tro l a rb itr io d e i c irc o li, c o n tro i c a p ric c i d e i c irc o li, c o n tro i m e to d i,
p r o p ri dei c irc o li, d i q u e lla b a ru ffa che v ie n e c h ia m a ta lib e ro processo d e l
la lo tta id e a le 51.

La conclusione di tutto il ragionamento suonava:

511 Ivi, pp. 378-79.


Ivi, p. 381.
I. Lenin e la formazione del bolscevismo 51

B u ro c ra tis m o versus d e m o cra zia e c e n tra lis m o versus a u to n o m ia , il p r in


c ip io o rg a n iz z a tiv o d e lla so cialdem ocrazia riv o lu z io n a ria in c o n tra p p o s iz io n e
al p r in c ip io o rg a n iz z a tiv o d e g li o p p o rtu n is ti d e lla s o c ia ld e m o cra z ia 1' .

Le correnti opportunistiche russe in materia di organizza


zione altro non sono che una variante dellopportunismo interna
zionale55.
Nella conclusione del suo opuscolo, Lenin affermava che i pro
blemi di organizzazione erano problemi decisivi per la vittoria
dellesercito della classe operaia, poich il proletariato non ha
altra arma che lorganizzazione nella lotta per il potere54.
Un passo avanti e due indietro provoc le pi violente proteste nel
le file della socialdemocrazia russa e non solo russa. In questo opusco
lo la giustificazione del partito centralizzato e composto da rivoluzio
nari di professione aveva trovato rispetto al Chefare? un ulteriore fon
damento. E non vi era pi alcuna possibilit di equivoco circa linter
pretazione di ci che andava precisandosi come la corrente ideologica
leninista. La deviazione leniniana trov i pi energici oppositori in
Plechanov, che pure al congresso del 1903 non aveva mancato di
appoggiare Lenin, in Martov, il leader del menscevismo, in Trockij
e Rosa Luxemburg. Plechanov asser che, dietro alla teoria leniniana
di sottomissione delle masse ai rivoluzionari di professione, non si
trovava pi il marxismo, bens una nuova edizione della teoria de
gli eroi e della folla, corretta e ampliata secondo le esigenze di mer
cato dei tempi pi recenti55. Dal canto suo Martov, replicando a
Un passo avanti e due indietro, parl di Lenin come di un uomo

im b e v u to fin o al m id o llo de lla psicologia d el c o n g iu ra to , per il quale la passivi


t p o litic a d i la rg h i s tra ti del p ro le ta ria to co stitu isce la base necessaria p er lo
s vilu pp o della lo ro riv o lu z io n a rie t a ttiv a nel ru o lo d i carne da cannone che
va in b a tta g lia sotto il com ando d i una salda organizzazione d i riv o lu z io n a ri
d i p ro fe ssio n e )6.

Attacchi altrettanto violenti furono quelli di Rosa Luxemburg,


la quale scrisse sulla rivista della socialdemocrazia tedesca Die Neue
Zeit il suo celebre saggio Problemi di organizzazione della socal-

12 Ivi. p. 384.
Ivi, pp. 385-90.
54 Ivi, p. 402,
^ G. Plechanov, La classe operaia e gli intellettuali socialdemocratici, in Lenin, Che
farc'd cit., p. 379,
5f> L. Martov, Proletari e intellettuali nella socialdemocrazia russa, in Lenin, Che fa
re?, cit., pp, 414-13.
52 L utopia caduta

(1904), e di Trockij, che diresse contro Lenin I


d e m o c ra z ia ru ssa
(1904)57.
n o stri c o m p iti p o lit ic i
Volendo trovare un comun denominatore alle polemiche dirette
contro Lenin dai suoi oppositori marxisti si pu individuarlo nel
laccusa di giacobinismo, di un ritorno cio a una concezione della
direzione politica delle masse premarxista, ispirata a princpi di
radicalismo borghese.

3. L a p r im a r iv o lu z io n e ru ssa . R iv o lu z io n e d e m o c r a tic a e r iv o lu z io n e
so c ia lista . V ia a m e r ic a n a e v ia p r u s s ia n a n e lle c a m p a g n e

Nel gennaio del 1905 la Russia vide scoppiare la prima grande


rivoluzione contro lassolutismo: quella rivoluzione che era stata
ansiosamente attesa da tutti i nemici dello zarismo. Come gi la
Comune di Parigi del 1871 e poi le due rivoluzioni russe del 1917,
anche quella del 1905 fu il prodotto della guerra e dellindeboli
mento che questa aveva ormai prodotto sullo Stato sconfitto o in
via di esserlo. Le disfatte inflitte dal Giappone nella disastrosa guer
ra in Asia orientale avevano determinato in Russia un forte ina
sprimento dei contrasti sociali. La carneficina con cui lo zar aveva
risposto alle richieste popolari il 9 (22) gennaio 1905 (domenica
di sangue) aveva segnato linizio della rivoluzione. L opposizio
ne allo zarismo si diffuse irresistibilmente non solo nelle masse po
polari, guidate dai socialrivoluzionari e dai socialdemocratici, ma
anche nelle file della borghesia intellettuale e degli affari, da parte
della quale si lev la richiesta della fine dellautocrazia e della con
cessione di istituzioni liberali. La rivoluzione giunse a abbracciare
anche settori delle stesse forze armate, mentre nelle industrie si
svilupparono grandi scioperi politici di massa e nelle campagne prese
piede una vera e propria j a c q u e r i e . In autunno, finalmente, la ri
voluzione parve trovare un suo sbocco politico. Gli operai di Pietro-
grado diedero vita a un soviet (consiglio) che doveva rappresentarli
e dirigerli nella lotta. Dal canto suo, dietro pressione dellavvedu
to primo ministro conte Vitte, lo zar si decise con il M a n i f e s t o d i
o t t o b r e a istituire un regime semiliberale, che suscit lentusiasmo
di una gran parte della borghesia liberale, la quale credette di aver
cos raggiunto lo scopo della fine dellautocrazia. Queste speranze
erano del tutto ingannevoli, poich lo zar aveva in animo di acqui-

57 II contenuto degli scritti della Luxemburg e di Trockij viene esaminato nei ca


pitoli a essi dedicati.
/. Lenin e la formazione del bolscevismo 53

stare le forze necessarie per procedere alla reazione. Infatti, poco


dopo le bande reazionarie dei Cento Neri entrarono in azione e
il soviet di Pietrogrado venne arrestato. A questa provocazione
gli operai di Mosca risposero in dicembre con linsurrezione arma
ta, che venne schiacciata sanguinosamente. Lo zarismo pot cos
riprendersi e fra il 1906 e la prima guerra mondiale la Russia ebbe
un regime semiliberale per grazia dello zar. Il regime della reazio
ne trov un suo abile e inflessibile interprete in Ptr Stolypin, che
nel 1911 cadde per mano di un terrorista socialrivoluzionario. Sto
lypin nutr lambizione di avviare una sorta di rivoluzione dallal
to nelle campagne, che consolidasse lo zarismo; ma la sua pur abile
politica da un lato giunse in ritardo e dallaltro fu sabotata dai di
fensori dello s t a t u s q u o .
L atteggiamento con cui Lenin affront la rivoluzione del 1905
fu condizionato da una parola dordine fondamentale: la dittatura
democratica degli operai e dei contadini. Il compiti dei socialde
mocratici consisteva per lui nellabbattimento dellassolutismo non
per lasciar posto a una equivoca soluzione liberalborghese, non per co
struire una opposizione socialista in un regime politico dominato dalla
borghesia secondo la linea dei menscevichi, ma per dar vita a un
regime repubblicano fondato quanto al piano politico sulla parteci
pazione della socialdemocrazia al governo insieme con le forze della
democrazia rivoluzionaria piccolo-borghese contadina e quanto al
piano economico su profonde riforme sociali in grado di porre la classe
operaia nelle migliori condizioni per condurre la lotta di classe in vista
del socialismo e di spezzare nelle campagne i rapporti di propriet
ereditati dallassolutismo. Questa era la sostanza della dittatura de
mocratica. E importante sottolineare come secondo Lenin la rivolu
zione democratica russa si profilasse come una originale combinazione
di egemonia politica del proletariato e di liberazione dei rapporti capi
talistici moderni: liberazione che egli definiva come via americana.
Pochi giorni prima della domenica di sangue Lenin afferm
la necessit di rispettare la distinzione in Russia delie due fasi, quella
democratica e quella socialista, anche se, si premurava di precisa
re, dir ci non significava affatto rinviare alle calende greche il
raggiungimento della meta finale58. Era per indispensabile di
stinguere nettamente le varie fasi, che differiscono per il loro ca
rattere e non aver timore alcuno di chiamare nettamente bor
ghese la rivoluzione imminente59.

^ V.I. Lenin, Opere complete, V ili, Roma 1961, p. 14.


Ivi, p.14.
S4 L'utopia caduti,

Nel corso della rivoluzione Lenin elabor in modo compiuto la


sua concezione della dittatura democratica degli operai e dei con
tadini. Al III Congresso del Partito socialdemocratico russo, tenu
tosi nellaprile del 1905, egli indic i nessi fondamentali su cui si
basava questa concezione: abbattimento dellassolutismo e sua so
stituzione con la repubblica democratica in seguito allinsurrezione
popolare armata; creazione di un governo provvisorio (provvisorio
in attesa di una Assemblea costituente da eleggersi a suffragio uni
versale); partecipazione della socialdemocrazia al governo allo sco
po di combattere senza quartiere contro tutti i tentativi controri
voluzionari e difendere gli interessi autonomi della classe operaia;
difesa intransigente dellindipendenza della socialdemocrazia, che
tende in prospettiva a realizzare la rivoluzione socialista integrale
ed quindi irriducibilmente ostile a tutti i partiti borghesi; prepara
zione del partito a lottare contro la borghesia, la quale, necessaria
mente rafforzata in quanto classe della rivoluzione democratica sul
piano del suo dominio economico-sociale, tenter inevitabilmente
[...] di strappare al proletariato russo la maggior parte delle conqui
ste del periodo rivoluzionario60. Il nuovo potere diceva espli
citamente Lenin sarebbe stato non un potere di pace, di sotto-
missione alla borghesia, di costruzione di istituzioni democratico
liberali durature, ma uno strumento di guerra basato solo sul po
polo rivoluzionario, cio sul proletariato e sui contadini61. Nel de
lineare il tipo di struttura statale proprio della repubblica democratica
Lenin indicava le seguenti caratteristiche: una sola camera eletta
a suffragio universale; assoluta subordinazione della polizia e della
burocrazia, private di ogni potere autonomo, al popolo; educazione
del popolo a sbrigare da s tutte le sue faccende; creazione della
pi ampia libert per la classe operaia ai fini della lotta per il socia
lismo62*. Insomma, la repubblica e la dittatura democratiche dove
vano servire a due obiettivi fondamentali: determinare le condizio
ni per la liberazione dello sviluppo capitalistico6*, necessario data
larretratezza della Russia; e impedire che questa liberazione signi
ficasse lassoggettamento politico e ideologico degli operai e dei con
tadini alla borghesia per una intera fase storica. La dittatura demo
cratica doveva costituire un ponte politico fra capitalismo e sociali
smo proiettato verso il secondo. La funzione della dittatura demo
cratica era tale da porre dunque la socialdemocrazia russa fra i due

60 Ivi, pp. 361*62.


61 ivi, p. 350.
fl2 Ivi, pp. 515-17.
M Ivi, p. 412.
/ Lenin e la formazione del bolscevismo 5;>

poli in modo non inerte ma dinamico, pur senza confusione delle


necessarie distinzioni. I menscevichi, con la loro strategia volta
a inserire stabilmente il movimento operaio in un assetto liberal-
borghese, rimanevano ancorati staticamente al primo di questi due
poli; allopposto, coloro (come Trockij) che negavano la distinzio
ne fra la fase democratica e la fase socialista e correvano subito
alla seconda, finivano per lanciare una linea che, se applicata, avreb
be isolato fin dallinizio il proletariato. Quel che si doveva invece
fare era organizzare il passaggio dalluna allaltra fase. Ma per rag
giungere siffatto scopo era necessario che la rivoluzione democra
tica producesse prima tutti i suoi effetti.
Quanto Lenin fosse lontano dallintendere labbattimento dello
zarismo in termini di costruzione di un regime democratico liberale
di tipo occidentale possibile comprendere analizzando il rapporto
chegli stabiliva fra governo provvisorio, masse e Assemblea costi
tuente. Il primato politico tutto del primo e delle seconde. L As
semblea costituente rappresenta la camera di registrazione di quel
che Lenin chiama lautocrazia del popolo. Lenin denuncia vigo
rosamente la parola dordine, corrispondente agli interessi della bor
ghesia, di rimettere i problemi della trasformazione sociale e politica
nelle mani di una Assemblea costituente. E contrappone a essa quella,
propria di una autentica lotta rivoluzionaria, di arrivare allAs
semblea attraverso lazione del governo rivoluzionario provvisorio:
questa lunica parola dordine in grado di condurre con coerenza
e senza riserve allautocrazia del popolo nel pieno senso del termi
ne64. Se lazione del governo rivoluzionario provvisorio non avr
preceduto lAssemblea, questultima diventer inevitabilmente sem
pre pi moderata, dominata dai compromessi e in ultima analisi con
trorivoluzionaria, per cui una simile assemblea anche se verr detta
costituente di tutto il popolo, sar di fatto unassemblea di rappre
sentanti della grande borghesia e servir a stipulare un compromes
so con lo zar per la spartizione del potere65.
Il testo pi organico che Lenin dedic alla linea della socialde
mocrazia di fronte ai compiti posti dalla prima rivoluzione russa
fu il saggio D u e t a t t i c h e d e l l a s o c i a l d e m o c r a z i a n e l l a r i v o l u z i o n e d e
m o c r a t i c a , pubblicato nel luglio del 1905. Particolarmente note
vole era la chiarezza con la quale veniva indicato il ruolo della
socialdemocrazia nella rivoluzione democratica. Gi nel febbraio
aveva affermato con inequivocabile nettezza che laccettazione del

64 Ivi, p. 454.
Ivi, pp. 474-77.
:>6 L'utopia caduta

programma democratico della socialdemocrazia (cio il program


ma minimo di questa) era il metro di misura per indicare chi po
tesse far parte e chi no della democrazia rivoluzionaria66. Ora
egli affermava fortemente da un lato che per sua natura questo
programma era compatibile con i rapporti sociali e economici ca
pitalistici, pur rappresentandone lespressione pi radicale, e dal
laltro che le trasformazioni da esso previste erano necessarie per
fare un nuovo passo avanti, per realizzare il socialismo67. Circa
la funzione del governo provvisorio e dellAssemblea, Lenin riba
diva che il primo, se formalmente era destinato ad essere lo stru
mento della convocazione di una Assemblea costituente popolare,
in realt doveva far trovare lAssemblea costituente di fronte alla
realizzazione del programma minimo della democrazia proleta
ria, la sola capace di salvaguardare gli interessi del popolo insorto
contro lautocrazia68. La legittimazione del governo provvisorio
non poteva essere ricercata a p o s t e r i o r i nella Assemblea costituen
te, ma nel fatto di essere lorgano della insurrezione popolare.
In D u e t a t t i c h e Lenin insiste sul nesso fra rivoluzione democra
tica e rivoluzione socialista in modi che, qualora non si tengano pre
senti i legami intercorrenti fra le due rivoluzioni, possono indurre
a ritenere che Lenin esalti alternativamente ora la fase borghese ora
la futura fase socialista. Egli infatti per un verso sostiene che la ri
voluzione democratica, per il suo inequivocabile carattere borghe
se, avrebbe sbarazzato effettivamente per la prima volta il terreno
per uno sviluppo largo e rapido, europeo e non asiatico, del capita
lismo, cos da rendere per la prima volta possibile il dominio del
la borghesia come classe69; per laltro non concepisce affatto
questa vittoria socio-economica della borghesia come tale da pro
durre un consolidamento politico e istituzionale della borghesia, vale
a dire una egemonia borghese, poich inserisce immediatamente la
rivoluzione democratica russa nel pi generale moto rivoluzionario
mondiale, segnato dalla maturit storica delle rivoluzioni stociali-
ste nei paesi sviluppati. Le tappe che Lenin quindi indica possono
essere cos delineate: 1. abbattimento dello zarismo a opera dellin
surrezione popolare; 2. costituzione di un governo provvisorio ri
voluzionario con la partecipazione della socialdemocrazia; 3. attua
zione immediata da parte del governo rivoluzionario delle riforme
sociali necessarie a liberare i rapporti capitalistici da tutti i residui

66 Lenin, Opere complete, V ili, cit., p. 169.


6/ V.I. Lenin, Opere complete, IX, Roma 1960, p. 21.
68 Ivi.
(''1 Ivi, p. 40.
/. Lenin e la formazione del bolscevismo 51

imposti dallassolutismo; 4. egemonia politica della socialdemocra


zia sulle forze della democrazia rivoluzionaria; 5. sviluppo ulteriore
del capitalismo moderno in un quadro politico e istituzionale domi
nato dallalleanza operai-contadini; 6. utilizzazione del potere rivo
luzionario per favorire le rivoluzioni socialiste in Occidente, che
saranno grandemente favorite dalla fine dello zarismo; 7. passag
gio, a questo punto, e solo a questo punto, anche in Russia alla fase
socialista grazie allaiuto delle rivoluzioni socialiste vittoriose in Oc
cidente. Nel luglio del 1905 Lenin cos mise in luce la transitoriet
della fase democratica in Russia:

Per n o i, per il p ro le ta ria to , la riv o lu z io n e d e m o cratica solo il p rim o g ra d i


no verso la totale em ancipazione del lavoro da ogni sfru tta m e n to , verso la grande
m eta socialista. E q u in d i ta n to p i in fre tta d o b b ia m o superare questo g ra d i
no, ta n to p i decisam ente d o b b ia m o sbarazzarci d e i n e m ici della lib e rt del
pop o lo , ta n to p i ad alta voce d o b b ia m o propagandare le parole d o rd in e della
dem ocrazia conseguente: esercito riv o lu z io n a rio e governo r iv o lu z io n a r io '0.

In D u e t a t t i c h e , opponendosi alla strategia menscevica, Lenin


denuncia il pericolo che la dissoluzione della socialdemocrazia
nella democrazia borghese diventi [...] un fatto storico7071; chia
risce che la dittatura democratica non sar in alcun modo un regi
me fondato su organismi costituiti per vie legali , pacifiche ,
ma un regime armato volto a respingere gli attacchi della contro-
rivoluzione7273. E ecco come Lenin stabiliva la dialettica fra rivo
luzione democratica russa e rivoluzione socialista in Occidente con
le reciproche influenze, tali da negare alla radice ogni progetto che
mirasse a concepire la rivoluzione russa come uno stabile ricon
giungimento della Russia allOccidente democratico-borghese.

N o n d o b b ia m o tem ere [a ffe rm a v a L e n in ] la v itto r ia com p le ta d e lla social-


d e m o crazia nella riv o lu z io n e d e m o c ra tic a , cio la d itta tu ra d e m o c ra tic a r iv o
lu z io n a ria del p ro le ta ria to e d e i c o n ta d in i, poich questa v itto ria c i p e rm e tte r
d i sollevare l E u ro p a ; e il p ro le ta ria to so cia lista e uropeo, d o p o aver a b b a ttu t-
to il giogo della borghesia, ci a iu te r a sua v o lta a fare la riv o lu z io n e socialista.

Il programma attivo della socialdemocrazia rivoluzionaria rus


sa era dunque: vincere nella lotta per la democrazia e approfitta
re di questa vittoria per estendere la rivoluzione in Europa'3.
Lenin insistette ripetutamente nel 1905-1906 su questo rapporto

70 Lenin, Opere complete, V ili, cit., p. 526.


71 Lenin, Opere complete, IX, cit., p. 46.
72 Ivi, p. 48.
73 Ivi, p. 73.
)S L utopia caduta

tra Russia e Europa occidentale. In una simile prospettiva, non


vi era posto alcuno per una concezione della rivoluzione borghese
in Russia come tale da aprire una fase di dominazione politico
sociale borghese al cui interno il proletariato dovesse apprestarsi
a svolgere il ruolo di forza di opposizione sociale e politica. E que
sto perch ormai era finita lera delle rivoluzioni in cui la borghe
sia rappresentava la forza politicamente egemone. In Russia la
borghesia era ormai incapace di esercitare compiti coerentemente
democratici, proprio perch la democrazia giocava contro di essa
e a favore del proletariato e della lotta di classe. Per questo Lenin
poteva concludere nella primavera del 1906 che

la riv o lu z io n e russa p u v in ce re con le p ro p rie fo rz e , ma n o n pu in nessun


caso m a n te n e re e c o n so lid a re le sue c o n q u iste con le sue sole fo rz e . N o n p o
tr fa rlo , se n o n v i sar in O c c id e n te la riv o lu z io n e so cia lista ; senza questa
c o n d iz io n e la re sta u ra zio n e in e v ita b ile . [...] L a n o s tra re p u b b lic a d e m o cra
tic a no n ha a ltre rise rv e , o ltre il p ro le ta ria to so cia lista d e ll O c c id e n te '4.

In relazione al fatto che la dittatura democratica russa si pre


sentava, nella concezione di Lenin, come una alleanza fra operai
e contadini in un paese nel quale la rivoluzione da un lato restava
borghese ma dallaltro il suo modo di essere borghese era tale da
aprire le porte agli interessi dellala pi radicale delle forze non
socialiste, i contadini, e alla lotta di classe del proletariato sociali
sta, il programma agrario assumeva una importanza centrale. Il di
battito su di esso allinterno della socialdemocrazia russa ebbe un
ruolo decisivo. Gli esponenti principali del partito erano tutti uniti
nellappoggiare le richieste dei contadini fino allespropriazione delle
grandi propriet terriere. Senonch linterrogativo che si poneva
era il da farsi per impedire che ne derivasse semplicemente il raf
forzamento incontrollato del capitalismo nelle campagne. Le posi
zioni principali andarono coalizzandosi intorno alle tesi di Ptr
Maslov e Plechanov da un lato e Lenin dallaltro. I primi, espri
mendo il punto di vista prevalente presso i menscevichi, propone
vano la municipalizzazione delle terre, vale a dire che le terre
dei grandi proprietari e dello Stato passassero sotto il controllo
di nuovi organi di democrazia locale, i quali avrebbero dovuto af
fittarle ai contadini. Lenin dal canto suo, lasciando alle spalle il
programma precedente, secondo cui si chiedeva che ai contadini
venissero ridate le terre tolte in seguito alla legge di emancipazione

;'t V.I. Lenin, Opere complete, X, Roma 1961, p. 266.


/. Lenin e la jormazione del bolscevismo 59

del 1861 e finite nelle mani dei proprietari terrieri, avanz il pro
gramma della nazionalizzazione integrale della terra, quale misura
estrema di democrazia radicale, tale da dare allo Stato unarma
potente di controllo dei rapporti di produzione agrari e consentire
uno sviluppo agrario interamente liberato dalle pastoie dei vecchi
rapporti di propriet. In questo modo pensava Lenin sareb
be stata assicurata allagricoltura russa una via di sviluppo di tipo
americano, basata cio sulla formazione di f a r m e r s liberi, e sa
rebbe stata bloccata la via prussiana, cio una modernizzazione
fondata sulla sottomissione dei contadini ai grandi proprietari. La
strategia leniniana per le campagne prevedeva due tempi distinti
ma collegati. Prima fase: nel corso della rivoluzione, e gi prima
della convocazione dellAssemblea costituente, bisognava proce
dere alla confisca di tutte le terre della Chiesa, dei monasteri, del
lo Stato, del governo e dei grandi proprietari e creare dei

c o m ita ti c o n ta d in i per l im m e d ia ta d is tru z io n e d i tu tte le tracce d e l p o te re


e d e i p r iv ile g i s ig n o rili e p er d is p o rre d i fa tto d e lle te rre c o n q u ista te sin o alla
c reazione d i una n u o v a s tru ttu ra fo n d ia ria p er op e ra d e ll A ssem blea c o s ti
tu e n te d i tu tto il p o p o lo .

In questa fase, Lenin era bens disposto, come si vede, a ri


mettere allAssemblea costituente le decisioni definitive; ma non
era affatto disposto a congelare i rapporti di propriet nelle cam
pagne in attesa dei deliberati dei costituenti. Anzi egli intendeva
che lAssemblea trovasse di fronte a s gi precostituiti gli effetti
della lotta di classe in senso favorevole alleversione agraria. Se
conda fase: una volta creata la repubblica, una volta creata una
struttura statale integralmente democratica, allora secondo Le
nin il partito socialdemocratico avrebbe dovuto proporre laboli
zione della propriet privata della terra e il trasferimento di tutte
le terre in propriet comune di tutto il popolo7 .
La giustificazione teorico-politica pi completa del progetto della
nazionalizzazione della terra quale misura estrema della democra
zia radicale in un ambito capitalistico Lenin la tracci in una am
pia opera, pubblicata nel 1908, I l p r o g r a m m a a g r a r i o d e l l a s o c i a l -
d e m o c r a z i a n e l l a p r i m a r i v o l u z i o n e r u s s a d e l 1 9 0 5 - 1 9 0 7 . Qui egli spie
gava diffusamente come, conferendo allo Stato la propriet della
terra, si sarebbero create, per cos dire, da zero le possibilit di
una libera espansione delle forze capitalistiche in agricoltura. Per
creare uneconomia di f a r m e r s v e r a m e n t e libera necessario libe-
60 L'utopia caduta

rare dai confini t u t t e le terre, sia dei grandi proprietari che dei
La scelta che si poneva era fra due vie:
n a d ie l .

La v ia r ifo rm is ta d e lla c re a zio n e d i una R ussia b o rg h e se -ju n ke r p re su p p o


ne necessariam ente la co n se rva zio n e d e lle basi d e l ve cch io possesso fo n d ia rio
e il lo ro a d a tta m e n to le n to , to rm e n to s o p er la massa d e lla p o p o la zio n e , al ca
p ita lis m o ; la v ia r iv o lu z io n a ria , q u e lla d e lle ffe ttiv o ro ve s cia m e n to del v e c
c h io o rd in a m e n to , esige in e lu tta b ilm e n te , com e p ro p ria base eco n o m ica , la
d is tru z io n e d i tu tte le ve cch ie fo rm e d i possesso fo n d ia rio assieme a tu tte
le vecchie is titu z io n i p o litic h e d e lla R u s s ia 76.

Questa seconda via era quella che Lenin aveva chiamato il ti


po americano. Essa si basava sul progetto di togliere tutte le terre
ai grandi proprietari fondiari e distribuirle o spartirle in parti eguali
fra i contadini7778. Il capo bolscevico non credeva affatto che que
sta via avrebbe diminuito le cause dello sfruttamento e della mise
ria. Ma egli guardava a due obiettivi: il primo consisteva nel dare
il massimo colpo al vecchio regime sociale e politico; il secondo
nellaprire nella maniera pi favorevole i conflitti di classe in vista
di una soluzione socialista.
Si pu quindi pienamente comprendere come Lenin potesse
essere convinto che la rivoluzione russa fosse borghese per il suo
aspetto economico-sociale e al tempo stesso egemonizzabile, in quan
to rivoluzione democratica, dal proletariato, vero capo, quindi,
della rivoluzione stessa, e dal suo partito. Si legga come Lenin espri
me questi nessi decisivi:

la nostra riv o lu z io n e borghese per il suo c o n te n u to econom ico-sociale. [...]


M a non ne consegue a ffa tto che la p rin cip a le fo rz a m o trice o il capo de lla r iv o
lu zio n e sia la borghesia. [...] L a p i grande p a rtic o la rit d i questa riv o lu z io n e
che la q uestione agraria si presenta in m o d o acuto. [...] C o n d iz io n e p er la
v itto ria delle masse co n ta d in e la com pleta d is tru z io n e della grande p ro p rie t
fo n d ia ria . D a u n sim ile ra p p o rto delle forze sociali si deduce u n in e v ita b ile co n
clusione: la borghesia n o n p u essere n la p rin cip a le fo rza m o tric e n il capo
della riv o lu z io n e . Solo il p ro le ta ria to pu co n d u rla sino in fo n d o , cio sino alla
com pleta v itto ria . M a questa si pu conseguire so lta n to alla c o n d izio n e che il
p ro le ta ria to riesca a trascinare d ie tro d i s la p i gran p a rte delle masse c o n ta
d in e . La v itto ria d e lla ttu a le riv o lu z io n e in Russia possibile solo com e d itta
tu ra dem o cratica riv o lu z io n a ria del p ro le ta ria to e d ei c o n ta d in i'6.

76 V.I. Lenin, Opere complete, X III, Roma 1965, pp. 402-03.


77 V.I. Lenin, Opere complete, XII, Roma 1965, pp. 428-29.
78 Ivi, pp. 420-22.
Lenin e la formazione del bolscevismo 61

Ma che significa che il proletariato il capo della rivolu


zione democratica? Che sar il proletariato a costituire la forza
principale dello Stato democratico? Non questo che Lenin in
tende. Egli pensa che, in corrispondenza con il carattere borghe
se della rivoluzione sul piano economico-sociale, la supremazia
nello Stato'9 sar detenuta dai contadini democratici rivoluzio
nari. Se questa supremazia spettasse al proletariato, allora sareb
be questultimo a conquistare il potere; ma ci non pu essere, poi
ch in senso proprio la conquista del potere da parte della
socialdemocrazia precisamente la rivoluzione socialista, e non pu
essere nullaltro80. In effetti, per Lenin, il nodo complesso della
funzione del proletariato e dei contadini nella dittatura democra
tica si pone nel modo seguente: la base della dittatura democrati
ca ladempimento del programma minimo della socialdemocrazia;
questo programma un programma di rivoluzione democratica:
la rivoluzione democratica per il carattere economico e sociale
una rivoluzione borghese, poich non mira a introdurre rapporti
di produzione socialisti; il suo contenuto economico principale
dato dal sovvertimento agrario; siffatto sovvertimento in un pae
se arretrato a maggioranza contadina fa dei contadini la forza de
stinata a assumere inevitabilmente la supremazia nello Stato; se-
nonch la forza ideologicamente e politicamente egemone nella ri
voluzione il proletariato guidato dalla socialdemocrazia, che non
solo la forza che comprende tutti i nessi del processo in atto,
ma anche in conseguenza lunica in grado di dirigerli politica-
mente. Attuata con la rivoluzione democratica la supremazia dei
contadini sullo Stato, la socialdemocrazia aprir la fase della lotta
per il socialismo.
Uno dei nodi centrali della strategia leniniana nella rivoluzio
ne democratica era costituito dai rapporti, in un eventuale gover
no provvisorio rivoluzionario e in un governo non pi provvisorio
ma ancora nel quadro della repubblica democratica, fra le rappre
sentanze politiche dei contadini e degli operai, vale a dire fra so
cialrivoluzionari e socialdemocratici. Rispondendo, in D u e t a t t i c h e
d e l l a s o c i a l d e m o c r a z i a , allobiezione menscevica secondo cui pro
letariato e contadini avevano diversi interessi e quindi non pote
vano esprimere una volont unica, necessaria a realizzare la
dittatura democratica, Lenin rispondeva con chiarezza e intransi
genza. Proletari e contadini avrebbero ben potuto esprimere una

Ivi, p. 422.
Lenin, Opere complete, IX, cit., p. 25.
62 L'utopia caduta

volont unica, e quindi dittatoriale, per portare a termine la ri


voluzione democratica e consolidarla. Una volta che questo com
pito fosse stato assolto in comune, allora le volont si sarebbero
divise:

lo s v ilu p p o d e l c a p ita lis m o , a ncor p i a m p io e ra p id o q u a n d o esiste la lib e rt ,


p o rr in e v ita b ilm e n te te rm in e a questa v o lo n t u n ica ; il che accadr ta n to
p rim a , q u a n to p rim a saranno schiacciate la c o n tro riv o lu z io n e e la re a zio n e 81.

Allora il proletariato avrebbe lottato per imporre la propria vo


lont unica al fine di attuare i compiti della trasformazione so
cialista.

4. Il contrasto fra Lenin e i menscevichi sui soviet

Un altro problema fondamentale nella strategia leniniana del


la rivoluzione democratica fu quello posto dai soviet dei deputati
operai sorti nellottobre del 1905, i pi importanti dei quali furo
no quello di Pietroburgo e quello di Mosca. I soviet erano sorti
per iniziativa spontanea degli operai su base di fabbrica e ben pre
sto avevano teso a allargare le proprie funzioni. Dapprima si era
no presentati come comitati impegnati nella direzione degli scioperi,
quindi andarono assumendo compiti pi vasti e direttamente po
litici, fino ad acquistare le caratteristiche di organi di contropo
tere rivoluzionario. A Mosca, nel corso dellinsurrezione del di
cembre 1905, il soviet divenne il centro coordinatore della resi
stenza armata. Essi erano organismi apartitici, ma al tempo stesso
collegati ai partiti socialdemocratico (menscevichi e bolscevichi)
e socialrivoluzionario, i quali inviavano loro delegati dotati di vo
to consultivo.
E ben comprensibile che la comparsa dei soviet ponesse serie
questioni di rapporto fra spontaneit e coscienza ai socialde
mocratici russi, e soprattutto ai bolscevichi, i severi critici dellin
sufficienza della spontaneit. E tanto pi complessa si presentava
la questione ai bolscevichi poich nei soviet liniziativa operaia non
partitica assumeva in effetti la forma non di uno spontaneismo cao
tico o arretrato, bens di una organizzazione autonoma impegnata
in prima persona nella lotta rivoluzionaria e in grado di dirigere

S1 Ivi, pp. 74-5.


Lami e la formazione del bolscevismo 63

ampie masse. I soviet non erano il partito, che pure Lenin aveva
indicato come unica organizzazione in grado di produrre vera co
scienza rivoluzionaria e di dirigere il processo rivoluzionario. Un
altro problema che si poneva ai bolscevichi era che i menscevichi
avevano assai per tempo riconosciuto un rilevante valore ai soviet.
Anzi, il soviet di Pietroburgo era sorto sotto lo stimolo dellattivi
t del gruppo menscevico. Fu proprio questa immediata valorizza
zione dei soviet compiuta dai menscevichi a rendere quanto mai
diffidenti i bolscevichi di fronte ai soviet stessi; diffidenza per
che venne infine superata da Lenin, il quale, pur criticando la con
cezione menscevica dei consigli operai, elabor una propria teoria
della funzione dei soviet in termini positivi.
I menscevichi, e in primo luogo Martov, gi prima che il so
viet di Pietroburgo avesse fatto la sua comparsa, si erano fatti so
stenitori della parola dordine dellautogoverno rivoluzionario,
vale a dire della creazione nelle citt e nei villaggi di organismi
di autogestione di massa, i quali da un lato costituissero un fatto
re di disgregazione dellautorit statale zarista e dallaltro formas
sero la base politica di una agitazione permanente che avrebbe
dovuto raccogliere i suoi frutti nellelezione di una Assemblea co
stituente avanzata. Quando il soviet fece la sua comparsa, i men
scevichi riconobbero in esso un organismo che dava vita alla loro
idea dellautogoverno rivoluzionario. Del pari, ai menscevichi i so
viet apparvero ben presto il terreno pi adatto per dare alla social-
democrazia una potenziale base di massa, quella base che fino a
allora era a essa sfuggita. Il partito doveva quindi non tentare di
ridurre il soviet alla propria disciplina e a proprio meccanico stru
mento, ma considerarlo come una valida palestra in cui arare poli
ticamente per rafforzare il partito e dare un ampio sostegno, da
conquistarsi, alla propria strategia. Considerando che la socialde
mocrazia non dovesse mirare al governo, che spettava per diritto
storico alla borghesia, secondo i menscevichi lautogoverno e i so
viet potevano da un lato costituire il fondamento per la conquista
della repubblica parlamentare democratica e dallaltro assicurare
una base di massa allopposizione socialdemocratica nella repub
blica borghese.
L atteggiamento dei bolscevichi di fronte ai soviet, prima che
Lenin (che si trovava in esilio e torn in Russia allinizio del no
vembre 1905) correggesse il loro tiro, fu improntato prima a un
aperto boicottaggio e poi a un sostegno condizionato a che il so
viet di Pietroburgo non superasse le funzioni di un comitato di
sciopero. L ostacolo a accettare il soviet come organo di lotta ri-
64 L'utopia caduta

voluzionaria con compiti politici generali consisteva nel fatto che


i bolscevichi, i quali consideravano il partito come organo diretti
vo unico, non avevano fiducia in un organismo apartitico, quindi
aperto a diverse influenze, spontaneista. Essi pensavano che non
si potesse abdicare al ruolo del partito centralizzato e cosciente.
Lenin, dal canto suo, aveva preso posizione energicamente con
tro la parola dordine menscevica dellautogoverno rivoluziona
rio. Quel che occorreva era lorganizzazione centralizzata del
linsurrezione armata: e diceva ai primi di ottobre lorga
nizzazione dellesercito rivoluzionario n o n a s s o m i g l i a i n n u l l a al
lorganizzazione dellautogoverno rivoluzionario82. Per lui che
non respingeva di per s il progetto dellautogoverno, ma ne col
locava lattuazione in una fase diversa del processo

l a u to g o v e rn o r iv o lu z io n a rio d e l p o p o lo n o n il p ro lo g o n a tu ra le d e llin s u r
re zio n e [...], n o n la tra s fo rm a z io n e n a tu ra le in in s u rre z io n e , ma ne l e
p ilo g o . Senza la v itto r ia d e llin s u rre z io n e n o n n e m m e no il caso d i p a rla re
seria m e n te d i un v e ro , a u te n tic o a u to g o v e rn o 83.

Lenin non dubit mai, neppure per un momento, che il parti


to, nella gerarchia degli organismi rivoluzionari, dovesse detenere
il primato assoluto e non pens del pari mai che organismi come
i soviet potessero essere la palestra per dare una base di massa al
partito stesso e per rifondarlo. Si oppose per allo schematismo
dei suoi seguaci bolscevichi. Scrivendo, allinizio del novembre
1905, un saggio su I n o s t r i c o m p i t i e i l s o v i e t d e i d e p u t a t i o p e r a i ,
egli rifiutava nettamente lalternativa: soviet o partito? Gli era chia
ro infatti che contrapporre il soviet e il partito significava impo
verire il partito e privarlo di una utile sfera di influenza, significava
separare il partito dalle masse. Ci che bisogna fare era distin
guere e collegare i compiti del soviet e quelli del partito; sicch
per lui la soluzione doveva . a s s o l u t a m e n t e essere: e il soviet dei
deputati operai e il partito84. Ma che cosera il soviet per Lenin?
Possiamo dire chegli lo consideri in questo suo scritto come un
organo dello schieramento rivoluzionario dinamicamente aperto
a un allargamento di funzioni. Da un lato egli ne parla positivamente
come di una organizzazione sindacale che deve realizzare lunit
di tutti i lavoratori; dallaltro afferma che esso, sul piano politico,
pu diventare un g o v e r n o r i v o l u z i o n a r i o p r o v v i s o r i o i n e m b r i o n e

82 Ivi, p. 287.
8 Ivi, p. 350.
84 Lenin, Opere complete, X, cit., p. 11.
/. Lenin e la formazione del bolscevismo 65

oppure essere lorgano promotore della formazione di un tale go


verno. Il soviet appare a Lenin come una organizzazione di lot
ta che ha il compito di realizzare lalleanza delle varie componenti
rivoluzionarie democratiche. A questo scopo esso deve allargare
la base operaia raccogliendo anche i deputati dei marinai e dei sol
dati, dei contadini rivoluzionari, degli intellettuali borghesi rivo
luzionari, escludendo per i liberali. Il governo provvisorio pu
quindi nascere: 1. dai rappresentanti del soviet; 2. dai rappresen
tanti (che integrano i primi) dei partiti rivoluzionari e dei demo
cratici rivoluzionari. Lenin non teme affatto che una composizione
cos ampia ed eterogenea possa creare difficolt ad una efficace
direzione politica della rivoluzione, poich questa eterogeneit non
altro rispecchia se non leterogeneit delle forze in gioco nella ri
voluzione democratica. Quel che, per contro, bisognava assoluta-
mente salvaguardare di fronte allalleanza temporanea delle forze
della democrazia era e qui emerge il punto centrale caratteriz
zante del discorso lesistenza del Partito operaio socialdemo
cratico di Russia, autonomo e coerente con i suoi princpi, a cui
spettava di montare permanentemente a guardia dei pi impor
tanti e radicali interessi del proletariato socialista, a guardia dei
suoi scopi ultimi83.
Organo della democrazia rivoluzionaria, il soviet traeva la pro
pria validit dal porsi al servizio della strategia politica della rivo
luzione democratica. E come doveva escludere i liberali, cos esso
doveva escludere gli anarchici. Allorch il comitato esecutivo del
soviet di Pietroburgo prese, il 23 novembre, la decisione di esclu
dere la partecipazione al soviet degli anarchici, Lenin plaud a questa
decisione prendendo motivo per polemizzare contro la concezio
ne menscevica dellautogoverno rivoluzionario. Il soviet dei de
putati operai scrisse Lenin in un articolo, S o c i a l i s m o e a n a r c h i a ,
non un parlamento operaio n un organo di autogoverno pro
letario, ma unorganizzazione di lotta per il raggiungimento di de
terminati fini. Se il soviet fosse un parlamento o un organo di
autogoverno proletario, allora e solo allora il rifiuto di ammette
re gli anarchici sarebbe sbagliato. Ma gli anarchici, contrari al
programma delle trasformazioni politiche cui mira la democrazia
rivoluzionaria, porterebbero nel soviet in quanto organismo dellal
leanza democratica solo disorganizzazione; quindi la loro esclu
sione assolutamente necessaria ai fini di questa rivoluzione86.

133 Ivi, pp. 14-5.


Ivi, pp. 61-2.
(>6 L'utopa caduta

Nel marzo del 1906, tornando esplicitamente sulla funzione


dei soviet, Lenin rifletteva sulla dinamica complessiva che stava
alla base di questa funzione: da semplici organizzazioni per gli
scioperi essi dovevano diventare organi della lotta rivoluziona
ria generale. Al tempo stesso egli sottolineava che la condizione
perch i soviet potessero acquistare la natura di embrione del po
tere rivoluzionario era chessi avessero quale premessa il succes
so dellinsurrezione. Quanto al Partito socialdemocratico, esso non
solo doveva aderire ai soviet apartitici costituendo al loro inter
no gruppi in stretto contatto con il partito (cui spettava di dare
le direttive di comportamento), ma in determinate circostanze
era la socialdemocrazia stessa che doveva farsi promotrice della
formazione di soviet, cos da portare alle masse in essi organizzate
linfluenza del partito e dirigere la strategia dei soviet verso gli
obiettivi prefissati dal partito stesso. I soviet a loro volta erano
chiamati a collegarsi allesercito rivoluzionario e a fare del rove
sciamento delle autorit governative per via insurrezionale il pro
prio obiettivo*7. Dunque: non parlamento operaio, non organi
dellautogoverno rivoluzionario, ma strumenti dellinsurrezione,
palestra di influenza per la socialdemocrazia, base di formazione
del potere rivoluzionario: questo dovevano essere i soviet. Il par
tito interveniva bens in essi, ma non si sottometteva in alcun mo
do a essi. Il partito conservava la propria piena autonomia e
rappresentava nella gerarchia politica listanza suprema a nessuno
sottomessa e a nessuno sottomettibile.
In conclusione, la funzione dei soviet era per Lenin importan
te ma precisamente delimitata. Questi non si configuravano in al
cun modo, come invece sarebbe accaduto successivamente, quali
organi di un nuovo tipo di potere statale, ma come creature della
lotta di classe nella fase della preparazione e delleffettuazione del
linsurrezione. I soviet per non erano secondo Lenin in grado di
essere direttamente n gli organi tecnici n gli organi direttivi po
litici dellinsurrezione stessa. Gli organi tecnici dellinsurrezione
richiedevano la formazione di organizzazioni specifiche; gli orga
ni direttivi politici restavano inevitabilmente i partiti, fra i quali
il Partito socialdemocratico doveva giungere a essere lelemento pi
lungimirante e capace. I soviet scriveva Lenin nel luglio 1906

sono in d is p e n s a b ili p e r ra g g ru p p a re le masse, p er u n irle ne lla lo tta , per tr a


sm e tte re le p a role d o rd in e d e lla d ire z io n e p o litic a d e l p a r tito (o avanzate col

Ivi, p. 152.
/. Lenin e la formazione del bolscevismo 67

consenso del p a rtito ), p e r interessare, risv e g lia re , a ttra rre le masse, ma n o n


sono s u ffic ie n ti per o rg a n izza re le forze che dovranno condurre direttamente
la lotta, per organizzare 1 insurrezione nel p i s tre tto s ig n ific a to d el te rm in e h\

importante sottolineare, in conclusione, che la pur impor


tantissima funzione dei soviet era secondo Lenin limitata in un
duplice senso: nel senso, sopra messo in luce, che essi potevano
costituire i nuclei organizzatori e direttivi dellinsurrezione; e nel
senso che, una volta che si fosse formato il governo provvisorio,
questa loro funzione sarebbe cessata. Sarebbe cessata col sorgere
delle nuove istituzioni della repubblica democratica di tipo parla
mentare rappresentativo. E importante altres notare che Lenin,
quando nel 1905-1906 pensava alle strutture del potere che sareb
bero nate dalla insurrezione vittoriosa, pensava allAssemblea co
stituente, eletta a suffragio universale, uguale, diretto e segreto,
e a organi dellautogoverno rivoluzionario locale (lautogoverno
come epilogo), eletti anchessi a suffragio universale, uguale, se
greto e diretto A Nessuna contrapposizione ancora, dunque, in
Lenin fra democrazia sovietica e democrazia parlamentare.

5. Gli anni bui della reazione. La scissione organizzativa della social-


democrazia russa

Il periodo che va dalla sconfitta della prima rivoluzione russa


allo scoppio della prima guerra mondiale un periodo quanto mai
tormentato per la storia della socialdemocrazia russa e delle sue
due correnti: storia di lotte intestine continue e senza tregua, che
si conclusero nel 1912 con la costituzione del bolscevismo in orga
nizzazione indipendente e nella scissione definitiva quindi della
socialdemocrazia. Prima che si arrivasse a questa conclusione, il
partito russo oscill fra tentativi di riunificazione e lotte intestine
roventi, che non contrapposero solo le due correnti principali, la
bolscevica e la menscevica, ma attraversarono ciascuna delle due
correnti al loro interno. Queste lotte avevano come oggetto fon
damentale la questione di come si dovesse reagire politicamente
e organizzativamente allinevitabile riflusso determinato dalla scon
fitta della rivoluzione e di come si dovessero utilizzare i margini
creati dalla trasformazione della monarchia in seguito alla conces-

88 V.I. Lenin, Opere complete, XI, Roma 1962, p. 112.


sv Lenin, Opere complete, X, cit., p. 151.
()8 L utopia caduta

sione della Duma, cio di una rappresentanza politica, e di un ini


zio di vita legale concessa ai partiti e ai sindacati operai. Bisogna
va cercare di allargare questi margini puntando sulla definitiva
trasformazione del regime in regime costituzionale e parlamenta
re oppure bisognava tener ferma la prospettiva rivoluzionaria in
surrezionale, nella convinzione che il vento della reazione avrebbe
spirato pi forte del vento delle riforme? Bisognava adattare il par
tito alla prima delle due prospettive, puntando su un partito di
massa secondo il modello delle socialdemocrazie occidentali, op
pure bisognava mantenere ai piedi lapparato clandestino e tener
ferma lattesa del rilancio rivoluzionario? E ancora: aver preso le
armi nel 1905 era stato un errore? oppure lerrore era stato quello
di non aver condotto linsurrezione sufficientemente a fondo? Su
questi interrogativi la socialdemocrazia russa si divise nel modo
pi profondo: in modo tanto profondo che la spinta alla riunifica
zione del partito, venuta fortissima dalla base nel 1905, si infran
se definitivamente contro gli scogli delle controversie. Alle difficolt
poste dalle questioni di strategia si aggiunsero poi, inevitabilmen
te, gli scoramenti e gli abbandoni determinati dal riflusso della ri
voluzione e dalla durezza del regime reazionario instaurato da
Stolypin, il quale non si limit a far issare le forche ma port avanti
con decisione e lungimiranza un suo piano riformistico, volto a
rendere vittoriosa quella che Lenin chiamava la via prussiana,
cio un riformismo dallalto in campo economico dominato in cam
po politico da una cappa di autoritarismo burocratico-militaristico-
monarchico. Fu solo in seguito al fallimento del piano di Stoly
pin che nei due anni precedenti la guerra il movimento operaio
e la socialdemocrazia russi poterono rialzare la testa e serrare nuo
vamente le file, dopo essere passati per anni neri che avevano
quasi condotto la socialdemocrazia alla soglia della disgregazio
ne nehtica e organizzativa. Lenin attravers dal canto suo questi
anni senza mai mettere in discussione prima ancora che i princpi
quella che potremo chiamare la metodologia del bolscevismo. In
taluni periodi si trov isolato allinterno stesso del bolscevismo;
ma lo sorressero invariabilmente due convizioni: 1. che il riformi
smo borghese, cio la via liberale, fosse affatto preclusa in Russia,
e che quindi non vi fossero altre alternative che la via di Stolypin
o quella della rivoluzione, cio dellinsurrezione democratica, di
cui il 1905 era stato il preludio; 2. che mai e a nessun costo il bol
scevismo dovesse e potesse mettere in discussione i suoi princpi.
Egli accett bens per un certo periodo la prospettiva della riuni
! Lenin e la formazione del bolscevismo 69

ficazione della socialdemocrazia; ma intese questa riunificazione


come tale da non dover mai porre in forse la natura del partito
dei rivoluzionari di professione.
Nellaprile del f905 si era svolto a Londra il III Congresso
del Partito socialdemocratico russo e qui Lenin aveva esposto le
linee della strategia della rivoluzione democratica, che gi sono
state ampiamente ricostruite. Lo spirito di riunificazione non fu
un prodotto dei vertici ideologici e politici della socialdemocra
zia, ma il risultato potente di una volont che dal basso sal nel
corso delle lotte rivoluzionarie del 1905. A differenza dei verti
ci ideologizzati, che leggevano il presente alla luce del futuro e
si dividevano sul destino dellordine futuro, gli strati di base del
partito e i simpatizzanti volevano unit per lottare contro lo za-
rismo e la conservazione. E questa spinta risult cos forte da
imporre ai dirigenti menscevichi e bolscevichi una politica in tal
senso. Lenin, il teorico della scissione e della insufficienza della
spontaneit operaia, trascinato dalle grandi lotte di massa, alla
fine del 1905 inneggi ora allunit e allinstintivit socialdemo
cratica degli operai. Solo un partito socialdemocratico saldamen
te unito potr condurre alla vittoria il proletariato della Russia,
a fianco del proletariato socialdemocratico di tutto il mondo!90.
Sulla coscienza socialdemocratica degli operai scrisse in modo sor
prendente: La classe operaia istintivamente socialdemocrati
ca, e il lavoro pi che decennale della socialdemocrazia ha gi fat
to moltissimo per trasformare in consapevolezza questa unit91.
Lenin afferma qui un concetto del rapporto fra spontaneit e co
scienza che era tipico dei suoi avversari nei dibattiti di pochi anni
prima. Ma egli non si contraddiceva nella sostanza in nulla; anzi,
anticip un atteggiamento che avrebbe ripetuto in futuro. Quan
do riteneva che le masse si muovessero in senso utile alla sua stra
tegia, allora Lenin le esaltava, ma solo in questo caso. Lenin non
era in alcun modo disposto a sottomettersi alla spontaneit ope
raia se questa fosse entrata in contrasto con le sue concezioni. Quale
fosse il fossato che divideva in realt menscevichi e bolscevichi,
nonostante le spinte alla riunificazione, pu mostrare il contrasto
fra Plechanov e Lenin nel trarre il bilancio dallinsurrezione di
Mosca nel dicembre 1905. Per il primo il fatto di aver preso le
armi era risultato un errore, che aveva potenziato la reazione. Per

1,11 Ivi. p. 49.


1,1 Ivi, p. 23.
70 L'utopia caduta

il secondo, al contrario, si sarebbero dovute impugnare le armi


con maggior decisione, energia e spirito offensivo'2. Il che sta
va a indicare che per Lenin la linea dellinsurrezione era stata giu
sta nel passato e lo sarebbe stata nel futuro: quel che occorre
va era vibrare il colpo con maggior forza e con maggiore prepa
razione.
Il IV Congresso, che avrebbe dovuto reintrodurre lunit nel
partito, si svolse nellaprile-maggio del 1906 a Stoccolma; da que
sto congresso i menscevichi uscirono con una lieve maggioran
za. Nonostante le diffuse affermazioni a favore dellunit del par
tito (che Lenin stesso non lesin), le divisioni riemersero netta
mente. Lenin riusc a far approvare, in tema organizzativo, la for
mula del centralismo democratico, cui i menscevichi non attri
buirono particolare importanza. Ma sulla questione della terra scop
pi quel contrasto fra la linea leniniana della nazionalizzazio
ne e quella menscevica della municipalizzazione, di cui si sono
illustrati i termini in precedenza, e su di esso i menscevichi ot
tennero la maggioranza. Anche sulla questione della partecipa
zione alla Duma emersero violenti contrasti, che divisero i social-
democratici a seconda che considerassero le nuove istituzioni rap
presentative una conquista da sviluppare oppure un pericolo di
distoglimento dai compiti rivoluzionari. Assai significativo fu lat
teggiamento di Lenin di fronte alla questione del boicottaggio o
meno delle istituzioni rappresentative. Egli si pronunci dappri
ma senza esitazioni per il boicottaggio della Duma progettata dal
ministro Buligin, poich questo progetto, avanzato proprio men
tre era in pieno sviluppo londata rivoluzionaria, rappresentava
a suo avviso un bastone gettato nelle ruote del carro rivoluzio
nario che correva verso la conquista della repubblica democra
tica. Egli appoggi anche il boicottaggio della I Duma di Stato
(1906), che venne quasi subito sciolta dallo zar; ma gi ebbe un
ripensamento al IV Congresso sulla giustezza di questa posizione
(al contrario di una gran parte dei bolscevichi), vedendo che trop
pi operai avevano finito per appoggiare i candidati democratico
costituzionali (i cadetti). Alla fine, Lenin trascin i bolscevi
chi a porre fine al boicottaggio e a partecipare alle elezioni del
la II Duma (1907). Lenin si attenne a un criterio tipico della sua
metodologia politica, a quella che si potrebbe chiamare una in
terpretazione dialettica della situazione storica concreta. Questo

Lenin. Opere complete, XI, cit., p. 154.


1 Lenin e la formazione del bolscevismo 71

criterio lo spinse a boicottare la Duma in una fase giudicata di


ascesa rivoluzionaria; ma a utilizzare come tribuna propagandi
stica la Duma stessa in una fase di riflusso del processo rivolu
zionario.
Anche al V Congresso, riunitosi a Londra nel maggio 1907,
lunit del partito apparve pii! che altro un paravento. Allordine
del giorno stava la questione della linea da seguire di fronte alla
Duma e ai partiti borghesi. I bolscevichi riuscirono a ottenere una
condanna di ogni progetto di accordo elettorale con i cadetti e
di qualsiasi illusione di ottenere un governo responsabile di fronte
alla Duma. Seguendo la linea leniniana degli accordi con le sole
forze democratiche, seppure non conseguenti, la maggioran
za condann i cadetti come partito reazionario e ammise accor
di soltanto con i partiti della piccola borghesia democratica (socialisti
rivoluzionari, t r u d o v k e affini). I bolscevichi per non riuscirono
a far mettere in discussione la preparazione di una futura insurre
zione. Unaspra contesa, in cui i bolscevichi subirono una dura di
sfatta, fu quella legata alle cosiddette azioni di esproprio proletario
con cui la frazione bolscevica, proseguendo nei metodi instaurati
nel corso della rivoluzione, si procurava fondi mediante atti di
violenza.
Si era appena concluso il V Congresso, allorch lo zar il 3 giu
gno 1907 sciolse con la forza la II Duma e var una nuova legge
elettorale ancora pi restrittiva delle precedenti. Era un vero e pro
prio colpo di Stato, che inaugur lera Stolypin. Furono arresta
ti e deportati deputati sia socialdemocratici che socialrivoluzionari.
La III Duma, battezzata Duma dei signori, che dur dal 1907
al 1912, vide la rappresentanza socialdemocratica precipitare da
65 a 18 deputati. Nella discussione apertasi fra i bolscevichi sul
da farsi di fronte alle elezioni per la III Duma emerse pienamente
lintransigenza di Lenin sui princpi che riteneva giusti e la sua
disponibilit a restare isolato nella sua stessa frazione e a allearsi
con altre frazioni pur di conseguire il suo scopo (atteggiamento
tipico, che sarebbe riapparso pi volte in seguito). Nellagosto 1907
la maggioranza dei bolscevichi, ritenendo che il colpo di Stato za
rista costituisse la prova della inutilit della Duma, pretese che si
tornasse al boicottaggio. Lenin, ben consapevole della forza della
reazione e temendo il pericolo dellisolamento, ritenne invece che
pi che mai si dovesse sfruttare la tribuna della Duma come mez
zo di propaganda; per cui si oppose a Bogdanov, capo dei boicot
tatoti, trovandosi in minoranza nella sua corrente e alleato con i
72 L'utopia caduta

menscevichi. Nel 1908 i boicottatori giunsero a chiedere che i de


putati socialdemocratici alla Duma venissero richiamati, e per questa
richiesta, non accolta, vennero battezzati o t z o v i s t i (in russo o t z o -
v a t significa richiamare). Costoro, che vennero ideologicamente con
dannati e espulsi nel 1909 dalla corrente bolscevica, svalutavano
ogni azione legale e patrocinavano la sola azione clandestina. Mentre
nella casa bolscevica divampavano le controversie, fra i menscevi
chi si affermava una corrente specularmente opposta per le sue po
sizioni alla corrente dei dissidenti bolscevichi: quella che venne
chiamata dei liquidatori (liquidatori cio del partito). Essi rite
nevano che il vecchio Partito socialdemocratico fosse impari alla
bisogna e che andasse rifondato. L azione clandestina veniva dra
sticamente svalutata; e si puntava su un partito ancorato alla con
quista di maggiori spazi di legalit. Limportante, per i liquidatori,
era lintesa con la borghesia liberale in vista di un allargamento
del riformismo e della conquista di un vero parlamentarismo. La
prospettiva dei liquidatori venne condannata da Plechanov, il
quale si alle con Lenin nella difesa del partito.
Mentre queste controversie dilaniavano la socialdemocrazia rus
sa, il partito pareva ridotto al lumicino e prossimo a una vera e
propria decomposizione. Il desiderio di superare la crisi e ridare
lunit al partito port nel gennaio del 1910 a una seduta del Co
mitato Centrale, che risult dominata da Trockij, il quale patroci
nava la riunione della socialdemocrazia e delle sue varie correnti
e si collocava polemicamente al di fuori di esse. Questo desiderio
di unit per salvare il partito dalla crisi conquist anche la mag
gioranza dei bolscevichi, che vennero battezzati conciliatori. Le
nin, che non tollerava uno spirito unitario su basi ideologiche e
organizzative per lui ambigue, fortemente isolato, accett bens
la linea imposta dalla maggioranza dei riunificatori, ma solo tem
poraneamente.
Fra il 1910 e il 1912 in Russia le agitazioni operaie e studente
sche ripresero. Ma il segno maggiore del riacutizzarsi dello scon
tro sociale fu lo sciopero dei minatori della Lena, in Siberia, che
il 4 aprile 1912 fin in una carneficina. Mentre le lotte sociali ri
prendevano vigore, la socialdemocrazia unificata si mostrava inef
ficiente e in effetti pi che mai divisa. Lenin prese allora una
decisione storica, paragonabile a quella della nascita ideologica del
bolscevismo: costituire di fatto un partito bolscevico indipenden
te. Esattamente due anni dopo la seduta plenaria del Comitato Cen
trale che aveva sancito la riunificazione del partito, Lenin, convinto
I. Lenin e la formazione del bolscevismo 73

che la ripresa delle agitazioni sociali rendesse urgente la costitu


zione di una organizzazione centralizzata secondo i criteri del bol
scevismo, nel gennaio del 1912 guid la conferenza di Praga verso
il suo scopo. I bolscevichi proclamarono di agire in nome dellin
tero partito: i liquidatori furono cacciati; la riorganizzazione del
partito fu condotta secondo uno schema che poneva al centro i
nuclei clandestini intorno a cui dovevano ruotare le societ ope
raie legali; fu eletto un Comitato Centrale bolscevico; per la pros
sima campagna in vista dellelezione della IV Duma, venne deciso
un programma che esprimeva gli obiettivi della rivoluzione de
mocratica (repubblica democratica, giornata lavorativa di otto ore,
confisca delle terre dei grandi proprietari fondiari, suffragio uni
versale, libert di associazione, elezione dei giudici e dei funzio
nari da parte del popolo, sostituzione dellesercito permanente con
la milizia popolare).
La reazione pi indicativa alloperato di Lenin fu il tentativo
di Trockij di riunire i fautori dellunificazione in quello che fu chia
mato il blocco di agosto, fortemente segnato dalla ostilit verso
Lenin. Senonch questo tentativo trockiano and incontro al fal
limento, mentre Lenin inaspr la linea della scissione, inducendo
i deputati bolscevichi alla Duma a separarsi dai menscevichi. Un
ultimo tentativo, compiuto dalla Internazionale socialista nel lu
glio 1914, di favorire la riunificazione del partito non ebbe segui
to in conseguenza dello scoppio della guerra mondiale.
Questa cronaca delle vicende politiche della socialdemocrazia
russa negli anni fra il 1906 e il 1914 mostra a tutte lettere quale
fosse latteggiamento di Lenin di fronte alle questioni di partito
e ai suoi criteri di funzionamento: atteggiamento che divent ti
pico del comunismo internazionale nellet della Terza Internazio
nale. Esso si fondava su una regola principale: i bolscevichi non
tollerano unorganizzazione ideologicamente pluralistica, pertan
to tutti i diversi sono avversari, seppure di natura ovviamente
non omogenea; le alleanze sono contingenti e risultano accettabili
solo nella misura in cui non mettano in discussione il nucleo ideo
logico del bolscevismo, che va conservato in ogni circostanza; lo
scopo ultimo la conquista dei diversi oppure il loro annienta
mento politico. Una simile regola di comportamento non era ca
suale, ma espressione necessaria della convinzione del bolscevismo
di possedere la scienza rivoluzionaria e di esserne lunico difenso
re autentico e lunica forza capace di organizzare il rapporto fra
la teoria e la prassi.
74 L'utopia caduta

6. M a t e r ia lis m o e d e m p ir io c r it ic is m o : lo s c ie n tis m o c o m e le g itt im a


z i o n e d e l p o t e r e d e l l l i t e

Nel marzo del 1913 Lenin, in occasione del trentesimo anni


versario della morte di Marx, scrisse un breve saggio sul marxi
smo, in cui affermava la sua autosufficienza, la sua completezza,
il suo essere erede di tutto il pensiero progressista.

La d o ttr in a d i M a rx [s c rive v a ] o n n ip o te n te p erch giusta. Essa c o m


pleta e a rm o n ica , e d a g li u o m in i una concezione in te g ra le del m o n d o , che
no n pu c o n c ilia rs i con nessuna s u p e rstizio n e , con nessuna reazione, con nes
suna d ife sa d e llo ppressione borghese. I l m a rx is m o il successore le g ittim o
d i tu tto ci che l u m a n it ha c re a to d i m e g lio d u ra n te i l secolo X I X : la filo s o
fia tedesca, l e c o n o m ia p o litic a inglese e il so cia lism o fra n c e s e A

Il nesso centrale che stava a cuore sopra ogni altra cosa a Le


nin era il nesso fra lintangibilit della dottrina, cio il suo fonda
mento teorico, e la sua onnipotenza pratica. In altre parole il
marxismo ortodosso era lunica base possibile del partito quale da
lui concepito: lorganizzazione che possedeva il segreto della scienza
e quindi il diritto storico sopra tutte le altre forze di candidarsi
alla guida della societ. Difendere lintangibilit del marxismo co
me scienza costituiva perci il presupposto necessario della difesa
del partito.
Fu partendo da queste preoccupazioni che Lenin diresse il suo
attacco frontale contro le teorie eretiche di bolscevichi di sini
stra quali Bogdanov, Baranov, Lunacarskij, e di menscevichi quali
Iuskevic e Valentinov, e altri studiosi. Tutti costoro si erano ac
costati alle teorie empiriocriticiste di Avenarius e Mach e aveva
no sottoposto a revisione filosofica il marxismo e specie la teoria
del materialismo elaborata da Engels, accusata di poggiare su un
impianto di oggettivismo metafisico. Nelle teorie empiriocritici-
stiche, secondo le quali le esperienze su cui luomo fonda cono
scenza e attivit pratica sono tali da destituire di fondamento la
distinzione fra cose e pensiero e lunica realt sono le sensa
zioni che luomo organizza secondo diversi livelli, Lenin aveva vi
sto una reviviscenza di idealismo oscurantista e un attacco alla
distinzione fra essere e pensiero, fra oggettivit materiale e sog
gettivit mentale. Per Lenin far cadere questa distinzione signifi
cava aprire le porte al soggettivismo e allirrazionalismo e colpire
il concetto che luomo, in possesso della scienza, pu interpretare

V.I. Lenin, Opere complete, XIX, Roma 1967, p. 9.


/. Lenir, e la formazione del bolscevismo 75

in modo assolutamente vero la realt oggettiva. Contro i seguaci


russi dellempiriocriticismo si era mosso, prima di Lenin, Plecha-
nov, il quale per aveva sostenuto che il soggettivismo filosofico
specie di Bogdanov incarnava appieno la vera filosofia del bolsce
vismo irrazionalistico e blanquista.
In uno dei suoi saggi, L e a v v e n t u r e d i u n a s c u o l a f i l o s o f i c a , del
1908, Bogdanov aveva non solo significativamente attaccato le con
cezioni filosofiche di Plechanov che restava invece per Lenin
unautorit di materia accusandole di oggettivismo metafisico,
ma aveva apertamente sottolineato la necessit per il marxismo di
confrontarsi con i nuovi sviluppi della scienza pi aggiornata del
X IX e del X X secolo. La filosofia scriveva pu progredire solo
se mantiene un inscindibile e vivo legame con lo sviluppo della
s c i e n z a n e l s u o i n s i e m e , e non segnando stancamente il passo fra
concetti consueti, ma indeterminati94. Da questa premessa gene
rale Bogdanov giungeva alla conseguenza particolare che dove
va irritare profondamente Lenin secondo cui

la v o ra re alla filo s o fia d e l p ro le ta ria to necessario, n o n solo p erch M a rx ed


E ngels non hanno avuto il tempo per fo rm u la rla in m odo s u fficie n te m e n te c o m
p le to , m a anche perch si accum ula u n n u o v o m a te ria le s c ie n tific o che deve
essere preso in co n sid e ra z io n e d a lla filo s o fia [...]. E la tra d iz io n e d i M a rx ed
E ngels deve essere la n o s tra strada n o n com e le tte ra , m a com e s p irito \

Lenin scese in campo contro gli empiriocriticisti marxisti con


lintento dichiarato di affermare linconciliabilit fra la dottrina
marxista e lempiriocriticismo comunque aggiornato e la riducibi
lit del secondo a variante dellidealismo. Il materialismo engel-
siano rappresentava, secondo Lenin, lautentico fondamento del
razionalismo e del laicismo, mentre lempiriocriticismo conduce
va allidealismo, allo spiritualismo, al soggettivismo sfrenato e in
ultima analisi apriva la via alla superstizione religiosa. Nel settem
bre 1908 Lenin port a termine la sua unica organica opera filoso
fica, M a t e r i a l i s m o e d e m p i r i o c r i t i c i s m o ( N o t e c r i t i c h e s u u n a f i l o s o f i a
r e a z i o n a r i a ) , che venne pubblicata nel 1909. L intento dichiarato
era quello di denunciare quegli smarriti che presentano in ve
ste di marxismo qualche cosa di incredibilmente confuso, intricato
e reazionario96. Dal punto di vista concettuale Lenin collocava

94 A. Bogdanov, Le avventure di una scuola filosofica, in AA.VV., Fede e scienza.


La polemica su Materialismo ed empiriocriticismo di Lenin, Torino 1982, p. 169.
95 Ivi, p. 203.
V.l. Lenin, Opere complete, XIV, Roma 1963, p. 16
76 L utopia caduta

al centro del suo libro la tesi che il marxismo si poneva quale uni
ca via alla scienza, anche se una via i n f i e r i continuo. Quel che
importa non mettere in discussione il carattere obiettivo della
conoscenza, cio la corrispondenza fra i prodotti del cervello e il
mondo esterno che nel cervello si riflette, corrispondenza dimo
strata dalla pratica, criterio supremo della verit. La tesi risoluti
va del saggio di Lenin la seguente:

I l m a te ria lis m o in generale rico n o sce la re a lt o b ie ttiv a d e llessere (m a te


ria ) in d ip e n d e n te d a lla coscienza, d a lla sensazione, d a llesperienza, ecc. d e l
l u m a n it . I l m a te ria lism o s to ric o riconosce che l essere sociale in d ip e n d e n te
d a lla coscienza sociale d e llu m a n it . N e ll un caso e n e lla ltro , la coscienza
s o lta n to il rifle s s o d e llessere e, nel m ig lio re d e i casi, u n rifle s s o a p p ro ssim a
tiv a m e n te g iu s to (adeguato, id e a lm e n te e satto). D a questa filo s o fia d e l m a r
x is m o , fusa in u n sol b lo c co d acciaio, n o n si p u e lid e re n e p p u re u n o d e i
p o s tu la ti fo n d a m e n ta li, n e p p u r una d e lle p a r ti essenziali, senza a llo n ta n a rs i
d a lla v e rit o b ie ttiv a , senza cadere nelle braccia de lla m enzogna b o rg h e se 97.

La lotta fra marxismo e empiriocriticismo rappresenta lulti


ma incarnazione della lotta fra materialismo e idealismo, che han
no sempre costituito senza nessuna eccezione, d u e indirizzi
fondamentali, due tendenze fondamentali nella soluzione dei pro
blemi filosofici98. Con il suo linguaggio rappresentativo dellap
proccio violentemente partitico portato in ogni considerazione della
realt e della convinzione dellunicit del marxismo in quanto ve
rit, Lenin pu arrivare a scrivere che la filosofia dello scienziato
Mach per le scienze naturali quello che fu per il Cristo il bacio
di Giuda, che p e r l a v i a tracciata dalla teoria di Marx ci avvici
neremo sempre pi alla verit obiettiva (senza mai esaurirla); p e r
q u a l s i a s i a l t r a v i a giungeremo invece soltanto alla confusione e alla
menzogna99. Una via alla completa confusione e allirrazionali
smo proprio la tesi di Bogdanov secondo cui la verit una for
ma specifica di esperienza organizzata transeunte e senza possibilit
di riscontro obiettivo nella pratica. chiaro che Lenin intende
respingere una implicazione politica importantissima propria del
la teoria della conoscenza bogdanoviana, e cio la messa in discus
sione del diritto di una lite sapiente, dotata di una conoscenza
assoluta, a dirigere dallalto il processo storico. Se la verit ci
che gli uomini raggiungono storicamente mediante lorganizzazione

L;/ Ivi, pp. 320-21.


l,s Ivi, p. 130.
Ivi, p. 139.
I. Lenin e la formazione del bolscevismo 77

sociale e scientifica, evidente che la verifica socialmente (e poli


ticamente) organizzata lunica istanza in grado di operare scelte
adeguate. Dietro a una simile impostazione vi sono la ricerca e la
verifica collettiva quali necessit per dirigere il comportamento.
Lenin invece difende una conoscenza oggettiva che propria di
coloro che posseggono il giusto metodo di indagine. In ultima analisi
Lenin vede dietro al bogdanovismo il pericolo della sottomissione
al soggettivismo irrazionalistico e allo spontaneismo, e al limite al
loscurantismo clericale. Se la verit obiettiva non esiste, scrive
Lenin se la verit (compresa la verit scientifica) soltanto una
forma organizzatrice dellesperienza umana, si ammette con ci
il postulato fondamentale dell ' o s c u r a n t i s m o c l e r i c a l e 100. Per con
tro Lenin rivendica il nesso indissolubile fra pratica e teoria mar
xiste, fondate entrambe su di una verit obiettiva e scientifica:

Se c i che la n o s tra p ra tic a c o n fe rm a la v e rit o b ie ttiv a , u n ic a , fin a le ,


ne d e riv a l am m issione che l u n ic a v ia che co n d u ce a questa v e rit la via
d e lla scienza che si m e tte d a l p u n to d i v is ta d e l m a te ria lis m o 101.

Alle critiche che Lenin gli aveva sprezzantemente e irosamen


te rivolto, Bogdanov rispose in una replica molto pungente, F e d e
e s c i e n z a (1910), in cui metteva a nudo il disegno politico che
stava a fondamento di M a t e r i a l i s m o e d e m p i r i o c r i t i c i s m o e sottoli
neava che lappello a valori assoluti e a una concezione statico-
oggettivistica della scienza non fondava altro che una pretesa di
autorit da parte di capi desiderosi di soggezione. In realt, sotto
lineava Bogdanov, la pretesa di Lenin di combattere contro la fe
de costituiva un mero pretesto, poich era la concezione leniniana
a essere acritica e in ultima analisi religiosa. Non credere nella sto
ricit della scienza, nellevoluzione della verit, equivaleva a co
stituire un blocco fra religiosit e autorit:

I l pensiero re lig io s o in s c in d ib ilm e n te connesso ai ra p p o rti d i la v o ro au


toritari (d ire z io n e esecuzione o v ve ro p o te re soggezione), d e riv a to da
essi e li r ifle tte . sua c a ra tte ris tic a la cre a zio n e d i feticci dispotici e l esigenza
che g li in d iv id u i si s o tto m e tta n o e ubbidiscano ad essi. [...] In s o m m a , il pen
siero religioso pensiero autoritario.

La filosofia di Lenin altro non era che una teoria dellautorit


da un canto e della sottomissione dallaltro:

100 Ivi, p. 122.


101 Ivi, p. 139.
78 L utopia caduta

E! p ro p rio d i ogni a u to rit tendere aHassoluto; in fa tti la sottom issione


ad essa stabile e sicura s o lta n to a llo rch g li o rd in i, le d ire ttiv e , le a ffe rm a zio
n i da essa em anate siano a c co lti com e qualcosa d i in c o n d iz io n a to , irre fu ta b ile ,
non susce ttib ile d i c ritic a , d e fin itiv o ; e n a tu ra lm e n te le a u to rit id e a li create
dal pensiero e d a ll a tte g g ia m e n to re lig io so devo n o rappresentare il m o m e n to
c u lm in a n te d i questa tendenza a llassoluto. L a fede un ra p p o rto d e lluom o
con u n a u to rit da lu i rico n o s c iu ta : n o n sem plice fid u c ia o consenso, ma ra p
p o rto fo n d a to sulla soggezione, sulla negazione del p ro p rio pensiero e de lla r i
flessione c ritic a , sulla rin u n c ia a ll indagine, sulla repressione d i t u t t i i p o ssib ili
d u b b i, su un a tto d i v o lo n t m ira n te a una passivit co n o scitiva 102.

7. I l f a l l i m e n t o d e l l a v i a p r u s s i a n a e l i n e v i t a b i l i t d e l l a r i v o l u z i o n e
d e m o c r a tic a

Quando si esamina latteggiamento assunto da Lenin, negli an


ni che dal riflusso della rivoluzione del 1905 vanno al 1914, di fronte
al che fare, si vedr che esso riconducibile a due articolazioni essen
ziali: luna di prospettiva strategica e laltra di natura organizzativa.
Per quanto riguarda la prospettiva strategica, essa riassumibile
nel rifiuto di prendere in considerazione qualsiasi prospettiva di evo
luzione costituzionale liberale della Russia e la possibilit che la bor
ghesia potesse arrivare a costituire, come invece ritenevano possibile
e auspicavano gli avversari menscevichi, un regime politico liberal-
borghese. Per Lenin non esistevano che due vie: 1. quella prussia
na, cio la rivoluzione dallalto, rappresentata da un connubio fra
reazione politica e apertura allo sviluppo capitalistico anzitutto nel
le campagne senza una riforma democratica del regime di proprie
t; 2. in caso di fallimento della prima, la via della rivoluzione de
mocratica popolare, che rimase fino alla guerra mondiale il pro
gramma del bolscevismo. Bisogna dire che Lenin, il quale non ave
va alcun rispetto n per i riformisti e evoluzionisti socialdemocrati
ci (i menscevichi) n per i riformisti borghesi (i liberali), guard invece
con profonda attenzione e preoccupazione alla strategia di Stoly-
pin, che incarnava a suo avviso proprio la via prussiana, una delle
due serie possibilit che si presentavano dinanzi allavvenire della
Russia. Stolypin accomunava una spietata energia controrivoluzio
naria e una lucida consapevolezza che lo zarismo sarebbe stato per
duto senza uno sviluppo economico che immettesse le campagne
nello sviluppo capitalistico (il 9 novembre 1906 Stolypin aveva pro
mulgato una legge che aveva quale scopo di facilitare la disgregazione

Hu^Janov, Fede c scienza, cit., p. 59.


I Lenin e la formazione del bolscevismo 79

della comunit contadina e delle forme di propriet comune della


terra e consentiva ai contadini di costituire propriet individuali).
Lenin consider tanto seriamente il progetto di Stolpyin da arrivare
a dire nel 1908 che se nonostante la lotta delle masse, la politica di
Stolypin regger tanto a lungo da garantire il successo alla via prus
siana , allora ai marxisti non sarebbe rimasta altra possibilit che di
rinunciare a qualsiasi programma agrario democratico e chiamare
i contadini direttamente alla rivoluzione sociale105. Il progetto
agrario di Stolypin secondo Lenin andava inquadrato in un pi ampio
progetto di rinnovamento statale, volto ad assicurare il passaggio dal
vecchio zarismo semipatriarcale e semifeudale a una monarchia
borghese104. Quanto seria fosse la prospettiva aperta da Stolypin
Lenin lo mostr a tutte lettere ancora nel febbraio del 1911 (Stolypin
venne assassinato nel settembre), allorch scrisse che la storia non
aveva ancora deciso quale delle due vie avrebbe avuto il soprav
vento: le forze oggettive scrisse da cui dipende la decisione
non si sono ancora pienamente manifestate105. Orbene fra Stoly
pin e la rivoluzione democratica non vi era una terza via: in mezzo
altro non stavano che le esitazioni impotenti, senza carattere, senza
idee del liberalismo e del riformismo opportunista106. Nella prima
vera del 1911 la politica di Stolypin incontr ostacoli sempre pi ri
levanti. Stolypin dovette affrontare una seria crisi di rapporti prima
con il Consiglio di Stato poi con la Duma, tanto che, se non fosse
stato assassinato il 10 settembre, probabilmente sarebbe stato conge
dato dallo zar. Proprio il giorno dellassassinio, Lenin pubblicava un
articolo in cui scriveva che lautocrazia si trovava ormai nellimpos
sibilit di risolvere i compiti della rivoluzione borghese seguendo
la via prussiana e che dunque la crisi rivoluzionaria sul terreno dei
compiti democratico-borghesi restava inevitabile107. E, traccian
do un bilancio dopo luccisione di Stolypin, Lenin affermava che po
teva dirsi ormai definitivamente concluso il tentativo di trasformare
la vecchia autocrazia in una monarchia borghese e che il fallimento
della politica stolypiana il fallimento dello zarismo su questultima
via, X u l t i m a c o n c e p i b i l e per lo zarismo108. La strada che si apriva
al bolscevismo era dunque la ripresa del programma della rivoluzione
democratica, iniziata nel 1905 e da portare ormai a compimento.

1(--5 V.I. Lenin, Opere complete, XV, Roma 1967, p. 39.


1(1^ Ivi, p. 333.
10^ V.I. Lenin, Opere complete, XVII, Roma 1966, p. 102.
1(* Ivi, p. 112.
10/ Ivi, p. 214.
10s Ivi, p. 235.
80 L'utopia caduta

Lenin aveva avvertito in pieno la portata della crisi attraversa


ta dalla socialdemocrazia russa nel periodo fra il 1908 e il 1910,
prima che nel 1911 riprendessero le lotte operaie. Egli aveva aper
tamente denunciato lo sbandamento ideale e politico, la diminu
zione drastica degli iscritti al partito, in alcuni casi il crollo delle
organizzazioni, la crisi non soltanto organizzativa, ma anche ideale
e politica109. Alla fine del 1910, era giunto a affermare che la crisi
della socialdemocrazia si presentava come molto grave, al punto
che le organizzazioni sono sfasciate; che questa crisi investiva sia
il bolscevismo, diviso in varie correnti (otzovisti, ultimatisti, machi-
sti), sia il menscevismo, corroso dal liquidatorismo di destra110.
Si era giunti non solo alla crisi della socialdemocrazia, ma, il che
stava a fondamento di questa, a un vero e proprio sbandamento
del proletariato111. Per Lenin, durante gli anni della crisi, i tre an
ni neri, lobiettivo supremo fu quello di salvare il partito stesso,
battendo sia il liquidatorismo di destra, secondo cui bisognava scio
gliere lorganizzazione illegale del partito e rifondare lorganizza
zione, sia il liquidatorismo di sinistra, secondo cui bisognava invece
puntare tutto sullattivit illegale. Per contro, egli riteneva neces
sario un sistematico e razionale c o o r d i n a m e n t o del lavoro legale e
illegale112. Nella difesa del partito, Lenin non esit a allearsi po
liticamente con i menscevichi come Plechanov contrari al liquidato-
rismo di destra e a rompere con i bolscevichi liquidatori di sinistra.
Quando, per, in conseguenza della ripresa rivoluzionaria, de
gli scioperi, del fallimento del tentativo di Stolypin, ricostitu lor
ganizzazione su basi bolsceviche secondo la sua volont, Lenin ri
lanci come attuale la preparazione dellinsurrezione per continua
re il 1905. E mise alla base la parola dordine: per sostenere ed
estendere il movimento di massa necessaria l o r g a n i z z a z i o n e e a n
c o r a l o r g a n i z z a z i o n e ; sottolineando la necessit da un lato di po
tenziare lorganizzazione illegale e dallaltro di impedire i tenta
tivi p r e m a t u r i insurrezionali. La prospettiva di una evoluzione in
senso parlamentare dello zarismo era morta. Tornava a avere pie
na attualit lanalisi secondo cui senza labbattimento della mo
narchia zarista attraverso linsurrezione dei proletari e dei conta
dini non vi sar in Russia una rivoluzione vittoriosa113. Ma se
ci era vero, era del pari morta qualsiasi strategia di tipo mensce

109 Lenin, Opere complete, XV, cit., p. 331.


110 V.I. Lenin, Opere complete, XVI, Roma 1965, pp. 359-60.
111 V.I. Lenin, Opere complete, XVIII, Roma 1966, p. 96.
112 Lenin, Opere complete, XV, cit., p. 408.
113 Lenin, Opere complete, XVIII, cit., p. 102.
/. Lenin e la formazione del bolscevismo 81

vico che sperasse nella conquista del potere politico da parte della
borghesia liberale. Ci di cui la Russia aveva bisogno era di una
nuova insurrezione. La rivoluzione del 1905, concludeva Lenin nel
1912, era stata sconfitta non perch si era spinta troppo avanti,
ma perch non si era s u f f i c i e n t e m e n t e spinta avanti114. Sulla na
tura democratica e politica, vale a dire non socialista e non econo
mica, della prossima rivoluzione nessun dubbio.

O g g i la Russia [scrive va L e n in n e llo tto b re d e l 1912] sta ancora a ttra v e r


sando l epoca della sua tra s fo rm a z io n e borghese, e n o n p ro le ta ria ; n o n la q u e
s tio n e d e llem ancipazione e conom ica del p ro le ta ria to g iu n ta a completa
m a tu ra z io n e , ma q u e lla d e lle m a n cip a zio n e p o litic a , cio (in sostanza) la q u e
s tio n e d e lla c om pleta lib e rt b o rg h e s e 115.

Quindi affermava Lenin nello stesso ordine di idee nel set


tembre del 1913 compito della socialdemocrazia quello di
operare per labbattimento della monarchia e per una repubblica
democratica116. Ancora alla vigilia della guerra mondiale, Lenin
ribadiva che erano da condannarsi come sogni tutte le idee se
condo cui potesse esservi altra via al socialismo che non passi at
traverso l u l t e r i o r e sviluppo del capitalismo117. Le parole dordine
in cui si riassumeva la linea del partito erano quindi: 1. giornata
lavorativa di otto ore; 2. confisca delle terre dei grandi proprieta
ri fondiari e 3. repubblica democratica118.

114 Ivi, p. 100.


115 Ivi, p. 342.
110 Lenin, Opere complete, X IX , cit., p. 388.
117 V .I. Lenin, Opere complete, X X , Roma 1966, p. 355.
118 Ivi, p. 479.
II

LA GUERRA MONDIALE. LA LEVA DI LENIN


TROVA IL PUNTO DI APPOGGIO

1. I l fa llim e n to d e lla Secon da In te m a z io n a le . L a lo tta d i L e n in


c o n tro so c ia lsc io v in sm o e k a u tsk h m o

Nellagosto del 1914, allorch scoppi il primo conflitto mon


diale, i grandi partiti socialdemocratici si schierarono dietro i loro
governi di guerra: cos fecero anzitutto la socialdemocrazia tede
sca, il modello e la pi forte componente dellTnternazionale, e in
sieme con essa il Partito laburista inglese e il Partito socialista
francese. Unica rilevante eccezione, fra i partiti dei paesi entrati
in guerra, la socialdemocrazia russa, che sia nella componente bol
scevica sia in quella menscevica rifiut il proprio appoggio allo za-
rismo. Anche i socialisti italiani espressero, pur non essendo ancora
lItalia entrata nel conflitto, la propria opposizione. Cos la Se
conda Internazionale era entrata in crisi storica. Qualora si consi
deri la distribuzione dei s e dei no pronunciati dai socialisti dei
vari paesi ai loro governi in guerra, si vedr chiaramente come es
si non fossero affatto casuali e rispondessero a una logica storica
profonda. Dove lo sviluppo capitalistico era pi forte, l si realiz
z, nel momento cruciale, lintegrazione della maggioranza delle
forze socialiste nel sistema nazionale. Fu questo il caso di Gran
Bretagna, Francia e Germania. Dove lo sviluppo era minore, dove
pi debole era la capacit egemonica delle classi dirigenti, l lin
tegrazione non avvenne. Fu questo il caso soprattutto della Rus
sia zarista; e in parte, solo in parte, dellItalia, paese nel quale
il movimento operaio, nella sua maggioranza, fin, prima nel pe
riodo della neutralit e poi in quello bellico, per assestarsi su una
non adesione alla guerra che al tempo stesso non fu attiva oppo
sizione. Certamente il punto pi drammatico del fallimento della
Seconda Internazionale fu raggiunto con la votazione dei crediti
Il La guerra mondiale 83

di guerra da parte del gruppo parlamentare socialdemocratico in


Germania, perch la S p d rappresentava la punta di diamante del
lInternazionale stessa.
Il crollo dellInternazionale apparve tanto pi clamoroso quanto
pi commisurato alle risoluzioni votate nel corso dei suoi congres
si. A Stoccarda nel 1907 una risoluzione, che inglobava un emen
damento presentato da Rosa Luxemburg, Martov e Lenin, aveva
impegnato i partiti socialisti del mondo a usare i mezzi pi effi
caci contro il pericolo di guerra e, nel caso che la guerra fosse
nondimeno scoppiata, a intervenire allo scopo di farla rapidamente
cessare e, soprattutto, ad adoperarsi con tutte le forze per sfrut
tare la crisi economica e politica prodotta dalla guerra al fine di
scuotere politicamente le masse popolari e accelerare la distruzio
ne del dominio di classe capitalistico1. Che cosa per si dovesse
concretamente fare per impedire lo scoppio della guerra non fu
n allora n in seguito definito.
Lenin affront la crisi dellInternazionale dopo lagosto del 1914
secondo una linea precisa. Per lui il crollo della Seconda Interna
zionale non poteva in alcun modo significare il crollo dellinterna
zionalismo proletario. Il problema che si poneva ai rivoluzionari
era di ricostituire le basi di una nuova organizzazione internazio
nale sulla base della rottura organizzativa, politica e ideologica con
le forze che erano state le responsabili del fallimento della vec
chia organizzazione. Questo compito era tanto pi urgente in quanto
il conflitto mondiale stava proprio a dimostrare che il capitalismo
come sistema era entrato nella sua convulsione finale e si erano
create tutte le condizioni per la costruzione su scala mondiale del
lordine socialista, costruzione pur ritmata da fasi di sviluppo di
verse e differenziate del processo rivoluzionario. In una simile
cornice storica universale, il cedimento dei capi dei partiti socia
listi al nazionalismo bellicistico si configurava come un vero e pro
prio tradimento. Il compito dei rivoluzionari era pertanto un com
pito di scissione delle organizzazioni socialiste, insomma di esten
sione a livello generale di quella scissione che era avvenuta pre
cedentemente nella socialdemocrazia russa fra bolscevichi e men
scevichi, tal che la vicenda russa veniva a acquistare, parallelamente
alla caduta del modello offerto dalla socialdemocrazia tedesca, un
valore storico-politico esemplare. Nellepoca aperta della guerra

1 Internationaler Sozialisten-Kongress zu Stuttgart 18. bis 24. August 1)07, Berlin


1907, p. 102.
84 L utopia caduta

mondiale, al contempo epoca della crisi capitalistica e della rivolu


zione socialista, erano possibili nel movimento operaio due soli poli:
quello conseguentemente rivoluzionario e quello che si era posto
al servizio della borghesia imperialistica; sicch ogni tentativo di
mediazione centrista era da respingere come il pi pericoloso,
perch cercava di conciliare (e in ci era divenuto maestro il rin
negato Kautsky) quel che non solo non poteva ma non doveva es
sere conciliato, cio il marxismo con lopportunismo. Il centrismo,
in quanto scissione fra teoria e pratica, doveva essere considerato
dai rivoluzionari come il nemico pi perfido e pericoloso. Per rag
giungere lobiettivo della rivoluzione socialista internazionale, la
condizione preliminare era la trasformazione del conflitto fra le
nazioni in guerra civile fra classi oppresse e classi dominanti al
linterno di ciascuna nazione. Ogni processo rivoluzionario nazio
nale andava considerato secondo Lenin in un quadro internazionale,
nel senso che, se la rivoluzione socialista costituiva ormai un pro
blema riguardante tutti i paesi sviluppati (Europa e Stati Uniti),
era altres vero che la rivoluzione stessa poteva risultare soltanto
dai concreti sforzi compiuti in ciascun paese seppure coordinati.
Nello schema leniniano si davano tre grandi articolazioni di que
sto processo rivoluzionario internazionale: 1. quella costituita dai
paesi capitalistici evoluti, in cui erano mature le condizioni per
una rivoluzione socialista; 2. quella costituita da un paese come
la Russia, in cui erano mature le condizioni per una rivoluzione
democratica, economicamente borghese ma politicamente diretta
dal proletariato socialista sotto la guida del Partito bolscevico al
leato alle masse contadine e ai partiti democratico-rivoluzionari
piccolo-borghesi (una rivoluzione democratica, che, saldandosi al
la rivoluzione socialista dei paesi sviluppati, avrebbe poi compiu
to il suo trapasso in rivoluzione socialista); 3. quella costituita dai
paesi semicoloniali e coloniali, i quali avrebbero avviato trasfor
mazioni sociali e politiche dirette allo smantellamento del sistema
imperialistico internazionale e alla creazione delle condizioni per
la modernizzazione economica.
Il punto di partenza per Lenin, dunque, nella nuova situazio
ne creata dallo scoppio della guerra fu la denuncia del tradimen
to commesso dai capi della S pd e degli altri partiti convertitisi
allopportunismo e allo sciovinismo. Il comportamento scrisse
fin dallagosto 1914 dei capi del Partito socialdemocratico tede
sco, il partito pi forte e influente della Seconda Internaziona
le (1889-1914), [...] un vero e proprio tradimento del socialismo,
il. La guerra mondiale 85

non giustificabile in nessun caso. Pi in generale, concludeva


Lenin, il tradimento del socialismo da parte della maggioranza
dei capi della II Internazionale significa il fallimento politico e
ideologico di questa Internazionale, la cui causa fondamentale
sta nel predominio allinterno di essa dellopportunismo piccolo
borghese gi aspramente combattuto dai rivoluzionari e di fron
te al quale hanno invece capitolato i cosiddetti centristi. Occor
reva ricostituire una nuova Internazionale purificata da ogni forma
di opportunismo. Di fronte ai compiti posti dalla guerra, la social-
democrazia internazionale doveva a livello ideologico generale fa
re unattiva propaganda a favore della rivoluzione socialista e
condurre una lotta spietata contro ogni forza di sciovinismo pa
triottico; a livello organizzativo prepararsi alla necessit assolu
ta di organizzare cellule e gruppi illegali negli eserciti di tutte
le nazioni (e qui appariva lirruzione dellesperienza bolscevica
nella strategia generale proposta ora da Lenin per lintero movi
mento operaio europeo): tutto ci per indurre i proletari in armi
a rivolgere le armi non contro i propri fratelli, gli schiavi salariati
degli altri paesi, ma contro i governi e i partiti reazionari e bor
ghesi di tutti i paesi. Senonch la premessa indispensabile per il
successo di questa strategia stava nella capacit dei rivoluzionari
di opporre le masse ai capi dellinternazionale che hanno tradi
to il socialismo. Per quanto riguardava la Russia in particolare,
Lenin si augurava senza esitazione la sconfitta della monarchia
zarista e del suo esercito2.
Circa la natura del conflitto questo un punto capitale
Lenin ne afferm la natura storicamente necessaria. Esso era il pro
dotto inevitabile dei contrasti intercapitalistici nella fase dellim
perialismo, contrasti che potevano essere bens eliminati dalla
rivoluzione ma non posti sotto controllo nel quadro di un capitali
smo pacificato. Una eventuale pace su basi capitalistiche avrebbe
comportato nulla pi che una pausa in vista di nuove guerre. Per
questo bisognava recidere con la rivoluzione le radici del capita
lismo e delle guerre imperialistiche. L aumento degli armamen
ti, lestremo inasprimento della lotta per i mercati nella nuova fa
se imperialistica di sviluppo del capitalismo nei paesi pi avanzati,
gli interessi dinastici delle monarchie pi arretrate dellEuropa
orientale dovevano inevitabilmente condurre, e hanno condotto,
a questa guerra; sicch la trasformazione dellattuale guerra
imperialista in guerra civile la sola giusta parola d ordine prole-

2 V.I. Lenin, Opere complete, XXI, Roma 1966, pp. 9-12.


86 L'utopia caduta

taria1. La natura stessa della guerra era legata a quella dellepoca


storica, che era da un lato lepoca della crisi del capitalismo giunto
nella sua fase finale e dallaltro lepoca dellascesa rivoluzionaria del
proletariato: la guerra imperialistica una guerra dellepoca del ca
pitalismo sviluppatosi al massimo grado, dellepoca della f i n e del ca
pitalismo^. Rispetto al movimento operaio, lepoca rappresentava
il trapasso dalla Seconda Internazionale, cui Lenin, nonostante il
suo fallimento, riconosceva in ogni caso il merito storico di aver
educato le masse proletarie allorganizzazione nel periodo pacifico
della schiavit capitalistica, alla Terza Internazionale, cui spettava

il c o m p ito d i o rg a n izza re le fo rz e del p ro le ta ria to p e r l assalto riv o lu z io n a rio


c o n tro i g o v e rn i c a p ita lis tic i, p e r la guerra c iv ile c o n tro la borghesia d i t u t t i
i paesi, per il p o te re p o litic o , p e r la v itto r ia d e l socialism o \

Se per il proletariato stava realizzandosi il passaggio dalla fase


preparatoria alla fase della realizzazione della rivoluzione, per la
borghesia, dopo le due fasi dellascesa e del completo dominio, si
era aperta quella della inevitabile decadenza, che poneva i borghesi
nella stessa condizione in cui erano i feudatari durante la prima
epoca6. Cos stando le cose, essendo quindi le condizioni ogget
tive del socialismo giunte a completa maturazione7, trovandosi
il proletariato i n d u b b i a m e n t e alla vigilia della rivoluzione sociali
sta8, il metro con cui misurare il comportamento delle correnti
del socialismo era costituito dalla aderenza o meno ai compiti ri
voluzionari. Lenin a questo proposito indic tre correnti fonda-
mentali: la prima era costituita dagli sciovinisti opportunisti; la
seconda dai rivoluzionari capaci di compiere un lavoro rivoluzio
nario orientato verso la guerra civile; la terza dai confusi e da
gli esitanti che danneggiano pi di tutto il proletariato". In
questo quadro Lenin, fin dal periodo immediatamente successivo
allo scoppio della guerra mondiale, elev il bolscevismo russo a mo
dello generale. La S p d afferm era stata bens nel corso de
gli ultimi decenni un modello per la socialdemocrazia internazio
nale ma quel modello aveva ormai del tutto esaurito la sua furi-1

11 Ivi, pp. 19, 25.


-i Ivi, p. 30.
Ivi, p. .32.
Ivi, p. 30.
Ivi, p. 316.
i vi, p. 366.
Ivi, p. 88.
I v i , p. 82.
I l.a guerra mondiale 87

/.ione, tipica di un partito fortissimo nella capacit organizzativa


in tempi di lotta pacifica. Nellepoca presente si rendeva necessa
rio un nuovo tipo di partito, poich quello vecchio era sorpassa
lo in quanto esso tollerava nelle sue file lopportunismo11. Al
momento richiedeva un partito adatto a organizzare la guerra ci
vile, rivoluzionario: per ottenere un simile partito occorreva scin
dere le vecchie organizzazioni socialiste.

C h i sogna l u n it fra g li o p e ra i s o c ia ld e m o cra tici riv o lu z io n a ri e i lega-


ii a ri s o cia ld e m o c ra tic i europei d i ie ri e d i oggi, [scrisse L e n in ] non ha im
p a rato n ie n te e ha d im e n tic a to tu tto , d i fa tto u n a lle a to d e lla bo rg h e sia e
un n em ico d e l p r o le ta r ia to 12.

Per capire le ragioni attuali della scissione bisognava compren


dere le lezioni del passato. Come Lenin leggesse il passato alla lu
ce dei compiti presenti, si pu vedere con grande chiarezza so
prattutto dai due saggi I I f a l l i m e n t o d e l l a I I I n t e r n a z i o n a l e e I I s o
c i a l i s m o e l a g u e r r a , scritti fra il maggio e lagosto del 1915. Il crol
lo dei partiti legatisi allo sciovinismo era stato possibile proprio
perch in questi partiti non era stata condotta una lotta conse
guente contro lopportunismo che aveva cosi ottenuto una vit
toria completa e determinato il passaggio degli stati maggiori dei
partiti socialisti nella loro stragrande maggioranza al servizio del
la borghesia, lasciando le masse acefale, divise e impotenti da
vanti allubriacatura sciovinista. In Russia, invece, le cose e
qui si vede comparire organicamente la storia del bolscevismo co
me esemplare sono andate in maniera opposta: In Russia, la
separazione completa degli elementi proletari socialdemocratici ri
voluzionari dagli elementi opportunisti piccolo-borghesi stata pre
parata da tutta la storia del movimento operaio. L opportunismo
stato espunto nelle ondate successive delle sue varie reincarna
zioni: economismo, menscevismo, liquidatorismo1. La conclusio
ne di Lenin era eloquente: Alla tattica internazionalista, vale a
dire effettivamente e coerentemente rivoluzionaria, la classe ope
raia e il Partito operaio socialdemocratico russo sono stati prepa
rati da tutta la loro storia14. Insomma, la capacit di scissione
degli elementi rivoluzionari dagli elementi opportunisti costituiva
lindice di maturit ideologica del partito di tipo nuovo e la pre-

Ivi. p. 98.
12 Ivi, p. 154.
11 Ivi, pp. 303-308,
14 Ivi, p. 234.
88 L utopia caduta

messa necessaria della sua azione pratica. Il grande insegnamento


dellepoca della Seconda Internazionale era che nel socialismo esi
stevano due tendenze fondamentali, quella opportunista e quella
rivoluzionaria, in lotta inconciliabile15. Cercare di conciliare lin
conciliabile era per Lenin loperazione politica pi insidiosa e ne
gativa, poich ostacolava la presa di coscienza in senso rivolu
zionario. Per questo egli attacc subito con implacabile durezza
il centrismo in generale e in particolare il suo leader ideologico
Karl Kautsky. Il kautskismo non un caso, scrisse Lenin ne I I
s o c i a l i s m o e l a g u e r r a , ma il prodotto sociale delle contraddizioni
della II Internazionale, del connubio tra la fedelt verbale al mar
xismo e la sottomissione allopportunismo nei fatti16. Kautsky
venne accusato politicamente da Lenin con la massima energia, in
rapporto appunto alla pericolosit di Kautsky stesso, giudicato
ormai marxista a parole e negatore del marxismo nei fatti.
Kautsky, dopo lo scoppio della guerra, aveva assunto un at
teggiamento cos sintetizzabile: 1. aveva respinto ogni idea di azione
di massa contro il governo tedesco giudicata senza prospettive; 2.
aveva caldeggiato unazione della socialdemocrazia da un lato non
antipatriottica e dallaltro non sciovinista, cio volta a non com
promettere il futuro del partito con unadesione incondizionata
agli obiettivi del governo imperiale. Il punto cruciale della linea
kautskiana e qui si riscontra appieno il punto di totale collisio
ne con quella leniniana era di salvaguardare il futuro del parti
to tedesco e degli altri partiti socialisti in vista di una ripresa del
cammino che la guerra aveva bruscamente interrotto. Non a caso
quindi Kautsky respingeva lidea di un fallimento dellInternazio
nale, organismo che egli giudicava essenzialmente uno strumen
to di pace. Per lui lInternazionale aveva conosciuto una crisi
violenta da superarsi con unopera intesa a riannodare le sue compo
nenti. Il compito dei partiti socialisti consisteva anzitutto nello-
perare per una pace democratica, come presupposto per una
zione socialista volta a estendere in Europa la democrazia politica
e a rafforzare il proletariato. Kautsky e qui incontriamo un al
tro dei nodi teorici e politici essenziali che portarono Lenin alla
sua violenta polemica riteneva la guerra bens esplosione del
limperialismo, ma era ormai giunto alla conclusione che limperia
lismo non fosse una politica necessaria del capitalismo, che esso
potesse e dovesse quindi venire contrastato dalle forze socialiste1*

11 Ivi, p. 403.
,h Ivi, p. 285.
! IL La guerra mondiale 89

e democratiche. Tanto pi che egli pensava che la guerra non si


gnificasse necessariamente la crisi generale del capitalismo, il qua
le poteva a suo avviso ancora disporre, soprattutto col concorso
statunitense, di grandi risorse. Era possibile che aUimperialismo
succedesse una fase ultraimperialista, cio una fase di coordina
mento sovrannazionale del capitalismo, con cui i partiti socialisti
avrebbero dovuto in futuro confrontarsi. Lenin denunci Kaut-
sky come un volgare sofista, caduto pi in basso di un rinnega
to, ormai morto, ridottosi a prostituire il marxismo, al servizio
dei borghesi, dei generali e dei clericali, agente della borghesia,
opportunista mascherato, le cui posizioni centriste per il loro ca
rattere formalmente marxista e sostanzialmente antimarxista, ar
recavano maggior danno al marxismo che non un aperto social-
sciovinismo1'.
Allopportunista Kautsky Lenin associava sovente nella sua po
lemica anche il padre del marxismo russo, Plechanov, divenuto so-
cialsciovinista e aperto fautore della difesa della Russia contro il
militarismo prussiano, tanto da dire che si poteva ormai far co
niare una medaglia con leffigie di Guglielmo II e di Nicola II su
una faccia e quelle di Kautsky e di Plechanov sullaltra1718*. Infat
ti socialsciovinismo e opportunismo formavano u n u n i c a , u n a s t e s s a
corrente11. Il che appariva del tutto chiaro ai rivoluzionari, per
i quali non vi era pi via di mezzo fra la lotta rivoluzionaria
e il servilismo di fronte alla borghesia20.
Nel corso della sua polemica contro lo sciovinismo e loppor
tunismo, in un primo tempo, subito dopo lagosto 1914, Lenin at
tribu la causa del fallimento della Seconda Internazionale e del
tradimento dei partiti socialisti caduti in preda al nazionalismo bel
licista alla responsabilit pressoch esclusiva dei capi. Ma in un
secondo tempo si preoccup di legare lopportunismo dei capi a
basi economico-sociali in grado di spiegarlo, col risultato di dare
inevitabilmente una base anche ai capi traditori, considerati co
s leader di uno strato sociale ben definito. Quali dunque le radici
economico-sociali dellopportunismo, i cui connotati ideologici erano
la difesa della collaborazione delle classi, il ripudio dellidea della
rivoluzione socialista e dei metodi rivoluzionari di lotta, ladatta
mento al nazionalismo borghese21, il passaggio dalla parte della

17 Ivi, pp. 28-29, 86, 208, 212, 236, 405-06, 299.


18 Ivi, p. 197.
14 Ivi, p. 218.
20 Ivi, p. 268.
21 Ivi, p. 27.

l
L utopia caduta

borghesia?22* Lenin afferm che opportunismo e socialsciovini-


smo avevano come base certi strati operai, in realt un gruppo
piccolissimo, che formavano una aristocrazia di privilegiati a
cui toccava una particella dei profitti derivati dallo sfruttamento
delle colonie e della posizione privilegiata delle loro patrie nel
mercato mondiale, a cui si univano compagni di strada piccolo
borghesi annidati nei partiti socialisti (e che contribuivano a for
mare la burocrazia dei partiti socialisti)25. Questi strati di aristo
crazia operaia alimentavano lideologia antirivoluzionaria ed erano
desiderosi di difendere i loro pur modesti privilegi economici. Es
si e i loro capi mettevano in opera un vero e proprio sabotaggio,
poich utilizzavano il socialismo al servizio della borghesia. Per
ci i rivoluzionari dovevano smascherarli senza piet; e perci i
nemici pi pericolosi erano i centristi come Kautsky che, nel mo
mento in cui le esigenze del socialismo rendevano imperativo scin
dere le due ali fondamentali, opportunisti e rivoluzionari, tentavano
una falsa mediazione oggettivamente al servizio dellopportunismo
e perci, in ultima analisi, della borghesia. evidente che qui tro
viamo gi esplicitata in tutta la sua portata, anche se i n n u c e , la
teoria che porter i comunisti in seguito a definire opportunisti
e moderati socialisti come socialfascisti, cio ala di sinistra di
un unico schieramento che, passando attraverso le forze borghesi
democratiche, arriva fino ai fascisti, e a sostenere che per sconfig
gere la borghesia e i fascisti bisogna preventivamente sconfiggere
i falsi socialisti che impediscono di riconoscere i termini della sec
ca alternativa fra potere proletario e potere borghese. Lenin dun
que affermava: per battere gli opportunisti aperti, bisognava bat
tere gli opportunisti mascherati come Kautsky; per battere la bor
ghesia, bisogna battere tutti gli opportunisti. Quindi poteva logi
camente scrivere nellagosto-settembre 1916: La lotta contro il
k a u t s k s m o non una questione particolare, la questione g e n e r a
l e e f o n d a m e n t a l e del nostro tempo24. Pochi mesi prima aveva
scritto che la politica di Kautsky era cento volte pi dannosa e
pi pericolosa per il movimento operaio di quella dei Sudekum,
cio degli aperti socialsciovinisti25.

22 Ivi, p. 97.
25 Ivi, pp. 144, 200, 283.
24 V.I. Lenin, Opere complete, XXIII, Roma 1965, p. 13.
V.I. Lenin, Opere complete, XXII, Roma 1966, p. 166.
II. La guerra mondiale 91

2. L 'im p e r ia lis m o e la m a tu r it d e lla r iv o lu z io n e s o c ia lis t a in t e m a


z io n a le . B u c h a r in e L e n in

Per Lenin la situazione storica, preparata dallo sviluppo capi


talistico prima del 1914 e maturata col conflitto interimperialisti
co, era tale per cui ci si trovava i n d u b b i a m e n t e , alla vigilia della
rivoluzione socialista26, cos che la lotta rivoluzionaria del pro
letariato per labbattimento dei governi capitalistici e per lespro
priazione della borghesia era allordine del giorno non solo
nellEuropa occidentale ma anche negli Stati Uniti27. Il capitali
smo, stramaturo, si trovava alla vigilia del crollo28. Come si
visto, era stata costante preoccupazione del capo del bolscevi
smo di dare a tutte le questioni pratiche della strategia rivoluzio
naria una base teorica corrispondente e adeguata. Per rispondere
alle esigenze della lotta pratica contro limperialismo, Lenin fu quin
di indotto a scrivere una delle sue opere pi celebri: L i m p e r i a l i
s m o , f a s e s u p r e m a d e l c a p i t a l i s m o - , la quale portava il sottotitolo
saggio popolare, ad indicare che essa era destinata a penetrare
nelle file dei militanti rivoluzionari e degli operai davanguardia.
Scritta fra il gennaio e il giugno del 1916, fu pubblicata nellaprile
del 1917. Questo libro fu diretto principalmente a confutare le
tesi di Kautsky su imperialismo e ultraimperialismo e a denuncia
re la possibilit da lui delineata di una fase del capitalismo succes
siva allimperialismo come espressione teorica di una pratica diretta
a spezzare le gambe alle forze rivoluzionarie.
significativo che Lenin non fosse il primo in campo bolsce
vico a analizzare la questione dopo lo scoppio della guerra, poich
essa era stata gi organicamente affrontata da Nicolaj I. Bucha
rin, il quale nel 1915 aveva scritto L e c o n o m i a m o n d i a l e e l i m p e
r i a l i s m o , libro per il quale Lenin stesso aveva steso una elogiativa
prefazione. Occorre, dunque, soffermarci su questa opera di Bu
charin non solo per il suo oggettivo interesse, ma anche per capire
i motivi per i quali Lenin fu indotto a scrivere unaltra opera sullo
stesso problema. Bucharin aveva sottolineato con vigore la strut
tura fortemente anarchica delleconomia mondiale, che si mani
festava non solo nelle crisi industriali internazionali, ma anche nella
guerra divenuta legge immanente del sistema capitalistico29.

Lenin, Opere complete, XXI, cit., p. 366.


2/ Lenin, Opere complete, XXII, cit., p. 147.
28 Ivi, p. 114.
N.I. Bucharin, L'economia mondiale e l'imperialismo, Roma 1966, pp. 149-51.
92 L utopia caduta

Scrivendo nel corso del conflitto mondiale, lautore poneva al centro


della sua analisi il nesso fra capitalismo, imperialismo e guerra. Lo
sviluppo capitalistico era giunto a un punto tale di difficolt in
terna che era ormai la tecnica militare a decidere delle grandi
controversie economiche30, essendo la guerra un mezzo per ri
produrre determinati modi di produzione31. Il capitalismo che
aveva maturato nel suo seno la guerra mondiale era affermava
Bucharin (che aveva alle sue spalle come poi ebbe anche Lenin nello
scrivere il suo I m p e r i a l i s m o lopera di Hilferding, I l c a p i t a l e f i n a n
z i a r i o , uscita nel 1910) il capitalismo finanziario, cio quella
forma che poggiava sulla compenetrazione fra capitale bancario e
capitale industriale, la cui dinamica di espansione era costituita
proprio daHimperialismo. L imperialismo una politica di con
quista, scrive Bucharin, Il capitale finanziario non pu condur
re una politica diversa2. Ci detto, bisogna per mettere in
evidenza che, quando parlava di anarchia del capitalismo nel suo
ultimo stadio, Bucharin non mancava di mettere in luce con vigo
re come questa anarchia non avesse a che fare con lanarchia del
periodo liberista. L epoca era quella dei trust e dei cartelli, cio
di un elevato grado di internazionalizzazione capitalistica. Orbene,
questultima, se pure faceva emergere un forte grado di interna
zionalizzazione della v i t a e c o n o m i c a , non poteva in alcun modo
superare il conflitto fra gli interessi capitalistici; tal che appariva
del tutto utopistico sperare nella possibilit di conciliazione dei
gruppi capitalistici nazionali in una superiore unit del c a p i
t a l i s m o pacifico33. Senonch nel corso della sua analisi Bucharin,
pur sottolineando continuamente che era impossibile pensare a una
integrazione pacifica del capitalismo mondiale, si lanci assai avanti
nellesaltare i progressi compiuti da quella che potremmo chiama
re in certo senso la pianificazione capitalistica (elemento utilizza
to per sottolineare la maturit oggettiva del socialismo) e addirittura
la capacit dei centri nazionali del capitalismo, che giunse a defi
nire quali trust capitalistici di Stato, di subordinare alla propria
strategia la classe operaia dei paesi sviluppati. Questi trust capi
talistici di Stato, cui disse il futuro appartiene (nella mi
sura in cui si mantiene il capitalismo in generale)34, avevano la
tendenza a asservire la classe operaia, che, nel caso di un trionfo

30 Ivi, pp. 204-205.


31 Ivi, p. 243.
32 Ivi, pp. 157, 246-47.
33 Ivi, pp. 157-63.
34 Ivi, p. 316.
IL La guerra mondiale 93

di questi trust, avrebbe conosciuto un peggioramento a s s o l u t o


della propria situazione dal punto di vista sia economico sia politi
co (privazione del diritto di coalizione, di sciopero, ecc.)35. Gi
prima della guerra gli Stati imperialistici erano riusciti a legare al
proprio carro gli strati superiori degli operai, cio i qualificati, grazie
ai sovrapprofitti realizzati dal sistema economico imperialistico,
facendo breccia nellinsieme della classe operaia. Tanto che Bu-
charin scrive: Non deve fare meraviglia se allo scoppio della grande
guerra la classe operaia dei paesi capitalistici avanzati, legata al
carro del potere statale borghese, sia intervenuta in appoggio di
questultima36. E importante notare come Bucharin, a differenza
di Lenin, il quale parlava di piccoli gruppi di operai passati al
socialsciovinismo, allargasse invece di molto la base della classe ope
raia dei paesi avanzati coinvolta nellappoggio alla borghesia im
perialistica.
Nel suo libro Bucharin attacc Kautsky e la sua teoria
dellultra-imperialismo secondo un approccio assai significativo.
Egli ammise il che era del tutto in linea con la sua teoria dei
trusts imperialistici di Stato che ragionando in astratto, teo
ricamente, un trust mondiale generale era pienamente conce
pibile, poich, in linea generale, non esiste un limite e c o n o m i c o
al processo di cartellizzazione37. Ma neg che i rapporti politici
e sociali consentissero la realizzazione di un simile trust. Infatti
i singoli trust di Stato erano in lotta reciproca, come la guerra sta
va a dimostrare in modo clamoroso, e puntavano sulla possibilit
di far trionfare ciascuno la propria forza. La guerra, sebbene ini
ziata anche grazie allopera di corrompimento del proletariato oc
cidentale, cio con laccordo tacito o con linsufficiente indigna
zione di esso, non poteva non provocare nel corso del suo svilup
po una ripresa in senso rivoluzionario della classe operaia, spez
zando lultima catena che legava gli operai ai padroni: la servile
sottomissione allo S t a t o imperialista. L esito finale sarebbe stato
l ' a b o l i z i o n e dei confini statali e la confluenza dei popoli in unu
nica famiglia socialista38. Bucharin combatteva dunque energica
mente la teoria di Kautsky e la criticava in quanto poggiava su una
sorta di meccanicismo economico incapace di tenere conto della
globalit dei rapporti socio-politici e delle loro contraddizioni. Per

55 Ivi, p. 319.
Ivi. p. 329.
? Ivi, p. 281.
Ivi, pp. 329-31.
94 L'utopia caduta

egli definiva questa teoria come riformista da cima a fondo y ,


non come una teoria da rinnegati. In ultima analisi, Bucharin giu
dicava il Kautsky teorico deUultraimperialismo quale un nuovo
Proudhon:

C om e Proudhon, c o n tro le u to p ie p ic co lo -b o rg h e si del quale ta n to recisa


m ente si b a tt M a rx , K a u ts k y si sforza d i d is tru g g e re l im p e ria lis m o oscu
ro, la scian d o in t a tt i i t r a t t i lu m in o s i d e l re g im e c a p ita lis tic o . L a sua c o n
cezione presuppone l o ccu lta m e n to delle gigantesche c o n tra d d iz io n i che stra
z iano la societ q u a l o g g i e, in q u a n to ta le , una concezione r ifo r m is ta 40.

Lenin scrisse una prefazione allopera di Bucharin assai illu


minante. Dal punto di vista delle linee teoriche di fondo, il capo
del bolscevismo dimostr di condividere limpianto analitico di Bu
charin, il cui lavoro defin scientificamente importante41; ma,
dal punto di vista politico, volle da un lato rendere inequivocabile
la condanna di Kautsky, da lui definito non semplicemente un ri
formista ma un servitore della borghesia; e dallaltro togliere qual
siasi fondamento alla teoria delPultraimperialismo. Lenin defin
la teoria kautskiana dello stesso tipo di quella che in Russia aveva
no elaborato stravisti e economisti degli anni 90, secondo i
quali la forza progressiva del capitalismo doveva portare alla sua
accettazione e alla sua apologia. Anchegli come Bucharin ammi
se che ragionando in modo astratto si poteva ammettere la pos
sibilit di realizzazione della fase ultraimperialistica del capita
lismo42, ma subito dopo sottoline che, in senso storico concre
to, lipotesi di formazione di un unico trust mondiale che assor
bisca tutte le imprese e tutti gli Stati era irrealizzabile, poich
la via per la sua realizzazione richiedeva tali sconvolgimenti da eli
minare qualsiasi possibilit di questa stessa realizzazione. A co
gliere gli effetti di simili sconvolgimenti sarebbe stato in ogni caso
il proletariato rivoluzionario. Ci affermando Lenin non si disco
stava nella sostanza dallimpostazione di Bucharin. Senonch era
no i termini in cui Lenin si esprimeva che acquistavano il valore
di una pi netta qualit politica rispetto alle pagine di Bucharin.
Lenin insisteva sul fatto che immancabilmente limperialismo
avrebbe fatto saltare in aria il capitalismo:

59 ivi, p. 279.
40 Ivi, p. 293.
41 Lenin, Opere complete, XXII, cit., p. 108.
42 Ivi, p. 109.
l i La gueira mondiale

im m a n c a b ilm e n te , prim a che si giunga a un u n ic o tru s t m o n d ia le , a ll associa


zione m ondiale u ltra im p e ria lis ta dei c a p ita li fin a n z ia ri n a z io n a li, l im p e ria
lis m o d o v r im m a n c a b ilm e n te saltare e il c a p ita lis m o tra s fo rm a rs i nel suo
c o n tr a rio 4*.

E significativo che Lenin, il quale nel suo saggio L ' i m p e r i a l i


sm o cita largamente anzitutto Hilferding e lo studioso inglese Hob-
son e poi tutta una serie di altri studiosi, nomini una sola vol
ta Bucharin su un punto secondario. da pensarsi che ci sia av
venuto perch Lenin, nel momento in cui si diede a fornire una
interpretazione deHimperialismo rivolta in primo luogo contro
Kautsky e in grado di mobilitare tutte le forze del movimento
operaio rivoluzionario, intendeva sgombrare il campo da ogni di
scussione sullipotesi ultraimperialista, la quale, pur accettabile
teoricamente, praticamente costituiva solo una fonte di opportu
nismo pratico. A questa ipotesi Bucharin aveva dato troppo spa
zio pur combattendola. Pu infatti dirsi che L i m p e r i a l i s m o di Le
nin avesse il suo scopo politico essenziale nello spiegare perch i
rivoluzionari dovessero considerare limperialismo come fase del
capitalismo oltre la quale stava immancabilmente la rivoluzione
socialista. Il capitalismo, infatti, era divenuto ormai parassitario,
putrescente.
Ecco la definizione pi completa che Lenin d deUimperiali-
smo colto nei suoi nessi molteplici. L imperialismo presenta le se
guenti caratteristiche fondamentali:

1. la concentrazione de lla p ro d u zio n e e d e l capitale, che ha ra g g iu n to un grado


ta lm e n te a lto d i s v ilu p p o da creare i m o n o p o li con fu n z io n e d e cisiva nella
v ita econom ica; 2. la fu s io n e del c a p ita le b a n c a rio co l ca p ita le in d u s tria le e
il fo rm a rs i, sulla base d i q uesto capitale fin a n z ia rio , d i u n o lig a rc h ia fin a n
z ia ria ; 3. la grande im p o rta n z a acquistata d a llesportazione d i c a p ita le in c o n
fro n to con l esportazio n e d i m e rci; 4. il sorgere d i associazioni m o n o p o lis tic h e
in te rn a z io n a li d i c a p ita lis ti, che si rip a rtis c o n o il m o n d o ; 5. la c o m p iu ta ri-
p a rtiz io n e d e lla te rra tra le p i g ra n d i p o te n ze c a p ita lis tic h e . L im p e ria lis m o
d u n q u e il c a p ita lis m o g iu n to a q u e lla fase d i s vilu p p o in c u i si fo rm a to
il d o m in io d e i m o n o p o li e d e l ca p ita le fin a n z ia rio , l e sp o rta zio n e d i ca p ita le
ha acq u ista to grande im p o rta n z a , c o m in c ia ta la rip a rtiz io n e d e l m o n d o tra
i tru s t in te rn a z io n a li, ed gi c o m p iu ta la rip a rtiz io n e d e ll in te ra s u p e rficie
te rre s tre tra i p i g ra n d i paesi c a p ita lis tic i44.

Secondo Lenin la trasformazione del capitalismo in imperialismo


aveva avuto il suo inizio dopo la crisi del 1873 ed era arrivata a

4! Ivi, pp. 111-12.


44 Ivi, p. 266.
96 L'utopia caduta

maturazione alla fine del secolo X I X 45. La logica interna del ca


pitalismo giunto alla fase suprema imperialistica portava nelle sue
linee fondamentali a un duplice sviluppo: da un lato, trasforman
do la concorrenza in monopolio, provocava un gigantesco proces
so di socializzazione della produzione; dallaltro acutizzava in
forma che possiamo dire definitiva la contraddizione fra la socia
lizzazione della produzione e lapprovazione dei prodotti che re
sta privata, cos come restano privati nelle mani di un ristretto
numero di persone i mezzi di produzione46. L imperialismo rap
presentava il tentativo storicamente disperato dei privilegiati di
comporre questa contraddizione. Il compito dei rivoluzionari era
per contro quello di acuire la contraddizione e di risolverla ponen
do la socializzazione della produzione in armonia con la trasfor
mazione in senso collettivo della propriet.
La socializzazione produttiva monopolistica, in quanto capi
talistica, non solo non annullava ma esaltava la lotta fra i centri
economici e statali del capitalismo internazionale, divenuta mez
zo estremo delle sue singole sezioni opposte per acquistare unege
monia imperialistica su quelle sconfitte e distrutte. Sicch la vio
lenza internazionale costituiva la regola interna, non superabile,
del sistema imperialistico mondiale. Per impedire la caduta dei lo
ro profitti, i grandi centri capitalistici si erano lanciati sulla strada
dellesportazione dei capitali nei paesi meno progrediti, dove il
profitto ordinariamente assai alto, poich col vi sono pochi ca
pitali, il terreno relativamente a buon mercato, i salari bassi e
le materie prime a poco prezzo47. Questo mezzo, adottato per
evitare di dover elevare il tenore di vita delle masse del rispetti
vo paese48 era stato impiegato con successo in una certa epoca
storica, quella che aveva visto la spartizione della terra fra le gran
di potenze imperialistiche, con leffetto di dare origine a una pi
elevata e intensa evoluzione del capitalismo in tutto il mondo49.
Orbene, la ricerca del profitto tramite lesportazione dei capitali
era avvenuta allinterno di una permanente anarchia capitalistica
internazionale, a opera di alcuni settori a scapito di altri, accre
scendo gli squilibri interni sia ai sistemi nazionali sia al capitali
smo mondiale. Era in specie accresciuta la sproporzione fra lo
sviluppo dellagricoltura e quello dellindustria, che una caratte

45 Ivi, p. 204.
46 Ivi, p. 207.
47 Ivi, p. 242.
48 lbtd.
4* Ivi, p. 244.
il. La guerra mondiale 97

ristica generale del capitalismo; tanto che la tesi secondo cui i


cartelli eliminano le crisi era da considerarsi alla stregua di una
mera leggenda degli economisti borghesi, desiderosi di giustifi
care ad ogni costo il capitalismo50. Al contrario, le crisi costitui
vano la legge interna, necessaria, del sistema imperialistico in quanto
sistema intrinsecamente conflittuale, che trovava nella guerra il
proprio sbocco inevitabile. La guerra mondiale, scoppiata nel 1914,
era per Lenin il tentativo dei vari centri imperialistici mondiali
di evitare la propria crisi scatenando la massima crisi internazio
nale, cio la guerra. Il che emergeva chiaramente dal fatto che lim
perialismo aveva quale legge interna suprema la vittoria degli uni
e lannichilimento degli altri, in unepoca in cui, finita loccupa
zione di territori liberi, le grandi potenze imperialistiche si getta
vano le une sulle altre per impadronirsi di zone interne alla stessa
area del capitalismo metropolitano. Siamo qui dopo la defini
zione gi citata dellimperialismo a un altro nodo concettuale
dellanalisi leniniana, che giova citare per esteso:

E c a ra tte ris tic a deU im p e ria lis m o a p p u n to la sm ania non soltanto d i c o n


q u is ta re te r r ito r i ag ra ri, ma d i m e tte r m ano anche su paesi fo rte m e n te in d u
s tria li (bram osie della G e rm a n ia sul B elgio, de lla F ra n cia sulla L o rena), giacch
in p rim o luo g o il fa tto che la te rra gi s p a rtita co strin g e , q u a n d o in corso
una nuova spartizione, ad a llungare le m a n i su paesi d i qualsiasi genere, e, in
secondo luogo, p e r l im p e ria lis m o c a ra tte ris tic a la gara d i alcune g ra n d i p o
tenze in lo tta p e r l egem onia, cio p e r la c o n q u is ta d i te rre , d ire tta n o n so l
ta n to al p ro p rio b e n e fic io q u a n to a in d e b o lire l a vve rsa rio e a m in a re la sua
egem onia (per la G e rm a n ia , il B e lg io ha p a rtic o la re im p o rta n z a com e p u n to
d appoggio c o n tro l In g h ilte rra ; p er questa a sua v o lta im p o rta n te B agdad
com e p u n to d appoggio c o n tro la G e rm a n ia , e c c .)51.

Secondo lanalisi compiuta da Lenin, il capitalismo giunto alla


fase suprema, cio allimperialismo, costituiva bens una forma
zione economico-sociale estremamente aggressiva, ma non dina
mica in senso progressivo. Anzi, lestrema aggressivit rivelava
appieno il fallimento storico del capitalismo, giunto alla fase della
putrescenza e del parassitismo. Il regime monopolistico, giu
dicava Lenin, significava tendenza alla stasi e alla putrefazione,
in quanto comportava, in conseguenza dei prezzi di monopolio,
tendenza a paralizzare i moventi del progresso tecnico e quindi
di ogni altro progresso. Inoltre, i grandi monopoli si basavano
ormai sulla crescente separazione fra funzione imprenditoriale e la

50 Ivi, p. 210.
n Ivi, p. 268.
^8 L'utopia caduti,

classe o ceto dei r e n t i e r s , cio di persone che vivono del taglio di


cedole , non partecipano ad alcuna impresa ed hanno per professione
lozio1; tanto che si poteva ormai parlare di Stato r e n t i e r ^ .
Alle condizioni socio-economiche create dallimperialismo al
linterno degli Stati sfruttatori Lenin collegava lopportunismo di
certi strati del movimento operaio e dei partiti socialisti che aveva
portato al fallimento della Seconda Internazionale nel 1914, L op
portunismo aveva corrotto da un lato certi strati operai e dallal
tro gli stati maggiori dei partiti socialisti (un tipo di analisi, questo,
da cui traeva fondamento come si gi visto la tesi della
necessit di introdurre la scissione nei partiti socialisti).
Da tutto quanto sopra esposto derivava un attacco frontale con
tro Kautsky, le cui posizioni scrisse Lenin nella prefazione del
1920 all I m p e r i a l i s m o costituivano labiura di tutti i principi
rivoluzionari difesi dallo stesso Kautsky per decenni e il tentati
vo di nascondere la profondit delle contraddizioni dellimperia-
lismo, e linevitabilit della crisi rivoluzionaria che ne erompe4,
il fatto cio che limperialismo la vigilia della rivoluzione socia
le del proletariato . Kautsky affermava Lenin non coglie
va il fatto che limperialismo ormai colpiva non solo pi le zone
agrarie ma anche i territori metropolitani, che la sua regola inter
na necessaria era la violenza, che non esistevano possibili contrad
dizioni fra un capitale industriale interessato alla pace e un capi
talismo finanziario violento, poich il primo era ormai del tutto
assoggettato al secondo56. Quando, unendosi al coro degli scrit
tori borghesi, immaginava che nel futuro del capitalismo potesse
inscriversi ancora unera di pace sulla base del superamento dei
contrasti imperialistici, Kautsky manifestava unopinione che teo
ricamente un assurdo, e praticamente un sofisma, una disonesta
difesa del peggiore opportunismo57, un inganno verso le mas
se che dalle teorie kautskiane venivano sviate dal prendere coscienza
degli antagonismi acuti e irresolvibili del capitalismo58, un ten
tativo di conciliare gli operai coi loro capi ormai politicamente mor
ti9 sulla base dellabbellimento dellimperialismo60.

52 Ivi, p. 276.
55 Ivi, p. 299.
54 Ivi, p. 194.
75 Ivi, p. 196.
7,6 Ivi, pp. 267-71.
57 Ivi, p. 253.
78 Ivi, p. 294.
74 Ivi, p. 295.
60 Ivi, p. 296.
IL Lm giiena mondiale 99

L opera L i m p e r i a l i s m o costituisce, dunque, la giustificazione


teorica della tesi secondo cui il capitalismo giunto a una fase per
la quale la rivoluzione socialista oggettivamente matura. Per so
stenere questa tesi, Lenin sottoline nel corso della sua analisi co
me la guerra avesse sanzionato il passaggio dal capitalismo mono
polistico al capitalismo di Stato. Il primo aveva provocato lo scop
pio interimperialistico in conseguenza degli effetti dei conflitti in
terni al sistema mondiale imperialistico; il secondo era la risposta
che i sistemi imperialistici nazionali davano per organizzare le ri
sorse atte alla guerra imperialistica attraverso una concentrazione
del capitale finanziario senza precedenti e il suo connubio organi
co con lo Stato.

I] c a p ita lis m o m o n d ia le , [scrive L e n in ], che n e g li a n n i sessanta e s e tta n ta


del secolo scorso era la fo rz a avanzata e progressiva d e lla lib e ra c o n co rren za
e che a ll in iz io d e l n o s tro secolo si s v ilu p p a to in c a p ita lis m o monopolistico,
cio in im p e ria lis m o , ha fa tto d u ra n te la gu e rra u n b e l passo avanti, n o n solo
verso una m aggiore co n ce n tra z io n e del ca p ita le fin a n z ia rio , ma anche verso
la sua tra s fo rm a z io n e in capitalismo di Stato6' .

Quel che la rivoluzione socialista doveva fare era, secondo Le


nin, unopera di decapitazione del vertice economico-politico del
sistema del capitalismo di Stato, premessa evoluta e capitalistica
mente compiuta di un sistema di economia pianificata socialista
nei paesi industrialmente avanzati.
Come si visto, Lenin non lesina le espressioni in cui si sottolinea
che il capitalismo stramaturo per la rivoluzione. L ipotesi ul
traimperialistica era per lui una ipotesi astrattamente costruibile e
persino correttamente costruibile, ma solo sul piano della teoria, poi
ch la dinamica del conflitto sociale e politico concreto era destinata
a renderla appunto una mera costruzione praticamente inattuabile.
Sottolineato tutto ci, bisogna per mettere in luce come Le
nin, pur restando fermo nella convinzione che il futuro del capita
lismo non avrebbe in nessun caso potuto essere di pacificazione
a causa dei suoi inevitabili contrasti interni, poco dopo la stesura
dell I m p e r i a l i s m o arriv a ipotizzare la possibilit di una sconfitta
del proletariato di portata storica nel corso di una dura polemica
contro Rosa Luxemburg; polemica durante la quale afferm che
non si poteva negare la possibilit che nella stessa Europa si des
sero ancora guerre nazionali progressive dirette a salvaguardare

M Lenin, Opere complete, X X III, cit., p. 268.


100 L'utopia caduta

lindipendenza di uno o pi popoli contro legemonismo imperia


listico. Nellambito di un ragionamento volto a difendere il dirit
to dei popoli nazionalmente oppressi allautodecisione e alla scissione
(il caso pi clamoroso era quello della Polonia) e quindi la funzio
ne progressiva delle guerre nazionali in determinate condizioni sto
riche, Lenin afferm che questo tipo di guerre nazionali avrebbe
potuto diventare attuale nel caso in cui la guerra mondiale do
vesse finire con vittorie di tipo napoleonico e con la soggezione
di tutta una serie di Stati nazionali capaci di vita autonoma; il
che avverrebbe s e il proletariato e u r o p e o dovesse dimostrarsi im
potente ancora per venti anni. Un caso sottoline Lenin
improbabile, ma n o n impossibile, da tenersi presente giac
ch sarebbe antidialettico, antiscientifico e teoricamente sbaglia
to rappresentarsi la storia del mondo come una continua e regolare
marcia in avanti, senza qualche gigantesco salto indietro62. Una
ipotesi, questa, in effetti gravida di conseguenze nel caso che fos
se diventata realt. Gravida di conseguenze in primo luogo per
ch tale da inficiare in maniera sostanziale i fondamenti di una
strategia diretta a denunciare come opportunistica qualsiasi anali
si che mettesse in discussione il nesso necessario fra guerra impe
rialistica e rivoluzione socialista. Fatto che questa polemica con
Rosa Luxemburg rimase come una inquietudine mentale senza al
cuna solida cornice teorica e politica.

3. E u ro p a e A s ia . I l fr o n t e r iv o lu z io n a r io m o n d ia le

Dopo il 1914 Lenin non cess di sottolineare che la natura del


lepoca storica presente era di essere rivoluzionaria. Ed egli divide
va le rivoluzioni, in relazione al grado di sviluppo dei singoli paesi
e delle grandi aree geografiche, in: rivoluzioni socialiste; rivolu
zioni democratiche del tipo di quella che attendeva la Russia (e
di cui si sono messe in luce le caratteristiche e il nesso di sviluppo
dalla fase democratica a quella socialista); rivoluzioni democratico
nazionaliste proprie dei paesi semicoloniali, coloniali, oppressi nella
loro aspirazione allautonomia e indipendenza. Nel primo tipo di
rivoluzioni il proletariato costituisce la classe rivoluzionaria fon
damentale; nel secondo tipo il proletariato alleato con i conta
dini oppressi e li dirige politicamente; nel terzo tipo la borghesia
pu avere ancora una funzione rivoluzionaria (ed lunico caso

62 Lenin, Opere complete, X X II, cit., pp. 308-309.


II. La guerra mondiale 10]

in cui ci avvenga) in quanto forza antimperialista alleata con le


masse lavoratrici. In termini storici generali, secondo Lenin il pro
cesso rivoluzionario internazionale andava quindi considerato sia
nella sua globalit sia nelle sue differenziazioni interne, legate al
fatto che il capitalismo si sviluppa in modo ineguale. Nella se
conda met del 1916, egli scriveva significativamente:

La riv o lu z io n e sociale p u co m p ie rsi s o lta n to com e u n epoca che associa


la gue rra c iv ile d e l p ro le ta ria to c o n tro la b o rg h e sia n e i paesi p i p r o g re d iti
a tutta una serie d i m o v im e n ti d e m o c ra tic i e riv o lu z io n a ri, co m p re si i m o v i
m e n ti d i lib e ra z io n e nazio n a le , n ei paesi n o n e v o lu ti, a rre tra ti e ne lle n a z io n i
oppresse63.

L attenzione per i movimenti democratici antimperialisti nei


paesi coloniali, semicoloniali, soggetti al dominio o allegemonia
delle grandi potenze, era andata crescendo in Lenin nel periodo
precedente la guerra mondiale, cos da portarlo per un verso a sot
tolineare le articolazioni interne al processo rivoluzionario mon
diale e per laltro a teorizzare il diritto di ogni paese soggetto,
soffocato nelle proprie aspirazioni nazionali, allautodecisione. Nel
1913 Lenin aveva parlato di un risveglio dellAsia, che, dopo
il movimento russo del 1905, aveva abbracciato Turchia, Persia,
Cina e toccato lIndia inglese e le Indie olandesi. Il risveglio del
lAsia, il cui contenuto era la lotta per sottrarsi a una stagnazio
ne medioevale, per i diritti elementari delluomo, per la demo
crazia, appariva tale da affiancare la giovane democrazia dei paesi
asiatici al proletariato europeo nelle lotte contro una borghesia
che sta imputridendo prima di morire64. Tale limportanza da
Lenin attribuita alle lotte della nascente democrazia asiatica, in
particolare cinese, che egli parlava di una Europa arretrata e di
una Asia avanzata. NellEuropa socialmente progredita di
ceva s o l o il proletariato una classe a v a n z a t a ; nellAsia so
cialmente arretrata si estende e si rafforza un potente movimento
democratico, nel quale qui un punto centrale la borghe
sia marcia a n c o r a col popolo contro la reazione. Allalleanza della
borghesia europea con la reazione asiatica doveva far riscontro quella
del proletariato di tutti i paesi civili con la giovane Asia65.
La piena valorizzazione del momento democratico nazional-
borghese in quanto momento dissolutore dellimperialismo e del-

63 Lenin, Opere complete, X X III, cit., pp. 57-8.


64 Lenin, Opere complete, X IX , cit., pp. 68-9.
65 Ivi, pp. 81-2.
U )2 L utopia cadala

loppressione da parte delle grandi potenze verso i popoli soggetti


port Lenin, in polemica diretta in specie contro Rosa Luxemburg
in relazione alla questione polacca (la Luxemburg considerava un
passo indietro rispetto al progetto internazionalista la formazione
di una Polonia indipendente), a difendere il pieno diritto di ogni
popolo allautodecisione. Il che egli fece organicamente nello scritto
S u l d i r i t t o d i a u t o d e c i s i o n e d e l l e n a z i o n i della primavera del 1914.
Richiamandosi alla risoluzione dellInternazionale del 1896, Le
nin affermava:

Per l E u ro p a o rie n ta le e p er l A sia , in u n p e rio d o in c u i si in iz ia n o le r iv o


lu z io n i d e m o c ra tic h e b o rg h e si, in u n p e rio d o d i ris v e g lio e d i in a s p rim e n to
d e i m o v im e n ti n a z io n a li, in u n p e rio d o in cu i sorgono i p a r titi p ro le ta ri in d i-
p e n d e n ti, la p o litic a n a zio n a le d i q u e sti p a r titi deve perseguire un d u p lic e f i
ne: riconoscim e n to del d ir itto d i autodecisione per tu tte le n a zioni [...] e l u n it
in d is s o lu b ile d e lla lo tta d i classe d e i p ro le ta ri d i tu tte le n a z io n i d i u n o stesso
S ta to 66.

Questo perch o g n i nazionalismo borghese delle nazioni op


presse ha un contenuto democratico generale diretto c o n t r o lop
pressione, e questo contenuto noi lo sosteniamo i n c o n d i z i o n a t a
m e n t e , fino allestremo del riconoscimento del diritto di separa
zione per tutti67. La libert di autodecisione sottolineava
Lenin nel 1915 , fino alla libert di separazione delle nazioni
oppresse, era da sostenersi ovviamente non perch sogniamo il
frazionamento economico o lideale dei piccoli Stati, ma, allop
posto, perch solo attraverso la verifica della piena libert di au
todecisione possibile arrivare a grandi Stati senza oppressioni
interne e porre i presupposti per lavvicinamento, persino la fu
sione, tra le nazioni su una base veramente democratica, veramente
internazionalista, i n c o n c e p i b i l e senza la libert di separazione68.
In violento contrasto con Rosa Luxemburg, secondo la quale nel
lepoca dellimperialismo sfrenato non potevano pi esserci guer
re nazionali poich gli interessi nazionali altro non erano che
strumenti nelle mani dellimperialismo, Lenin affermava con net
tezza che una simile tesi era radicalmente sbagliata, che le lotte
democratico-nazionali costituivano, allopposto, un prodotto del
loppressione delle grandi potenze o degli Stati imperialistici; per

66 Lenin, Opere complete, X X , cit., p. 414.


67 Ivi, p. 393.
(8 Lenin, Opere complete, X X I, cit., p. 378.
li. La guerra mondiale 103

cui concludeva: 1. che nel periodo dellimperialismo, guerre na


zionali da parte delle colonie e dei paesi semicoloniali sono non
soltanto probabili, ma i n e v i t a b i l i w; 2. che guerre nazionali, o co
munque movimenti nazionali, contro i paesi imperialisti non era
no da escludersi neppure in Europa.

4. L a p r e p a r a z io n e d e lla r iv o lu z io n e e la g u e r r a c iv ile

Sebbene collegasse strettamente e persino indissolubilmente ri


voluzione socialista e rivoluzione democratica nei paesi arretrati,
Lenin riteneva senza dubbio che, in termini di iniziativa storica
e di importanza strategica, il primato lo possedesse la rivoluzione
socialista nei paesi sviluppati, cui doveva collegarsi la rivoluzione
democratica in Russia. Passiamo ora a esaminare le articolazioni
fondamentali del processo rivoluzionario nei paesi sviluppati e il
suo collegamento con la Russia. Anzitutto va notato come Lenin
affermasse che, da un punto di vista storico generale, la lotta per
il socialismo andava considerata da una prospettiva che abbrac
ciasse ormai contemporaneamente Europa e Stati Uniti, in quan
to il tempo in cui la causa della democrazia e del socialismo ri
guardava soltanto lEuropa passato senza ritorno697071. E un fat
to per che, in concreto, egli rivolse la sua attenzione essenzial
mente allEuropa, dove la guerra imperialistica produceva i suoi
effetti devastatori e acutizzava i contrasti sociali (una attenzione,
questa, che diede luogo a un vero e proprio eurocentrismo rivo
luzionario, destinato in seguito a emergere come limite oggettivo
dellintera strategia leniniana e bolscevica). Si pensi, a proposito,
in primo luogo a una parola dordine quale quella ribadita, senza
successo, alla conferenza di Zimmerwald nel settembre del 1915
da Lenin e dai bolscevichi, secondo cui si doveva

tra s fo rm a re la guerra im p e ria lis tic a fra i p o p o li in gu e rra c iv ile d e lle classi
oppresse c o n tro i lo ro o p p re ss o ri, in gu e rra p e r l e sp ro p ria zio n e d e lla classe
d e i c a p ita lis ti, per la c o n q u is ta d e l p o te re p o litic o da p a rte d el p ro le ta ria to ,
per la realizza zio n e del s o c ia lis m o '1.

Questa direttiva, da Lenin giudicata di valore generale per tutti


i paesi capitalistici sviluppati, dimostr, dopo lintervento statu-

69 Lenin, Opere complete, X X II, cit., p. 309.


70 Lenin, Opere complete, X X I, cit., p. 314.
71 Ivi, p. 318.
104 L utopia caduta

nitense nel conflitto mondiale nellaprile del 1917, di basarsi su


una valutazione irrealistica dei rapporti sociali e politici in primo
luogo in riferimento agli Stati Uniti dAmerica, dove non esisteva
alcuna organizzazione non solo rivoluzionaria, ma neppure socia
lista politicamente significativa. Bisogna osservare a proposito che
Lenin fin per coprire le difficolt di una efficace strategia rivolu
zionaria in grado di comprendere tutti i paesi sviluppati con slo
gan ideologici generali, introducendo cos una scissione fra teoria
e pratica che negli anni seguenti avrebbe dimostrato tutta la sua
forza dirompente allinterno del progetto rivoluzionario interna
zionale.
Lenin fece poggiare la sua strategia, oltre che sulla lotta allop
portunismo teorico e sullappello alla scissione dei partiti sociali
sti, su due altri elementi fondamentali, che costituivano in effetti
come le applicazioni pratiche del primo elemento (lantiopportu-
nismo). In primo luogo, contro la parola d ordine della pace sen
za annessioni e senza indennit che era stata fatta propria dalla
maggioranza di Zimmerwald, da lui bollata come utopia piccolo
borghese, afferm la necessit di una pace rivoluzionaria, cio di
una pace frutto della lotta r i v o l u z i o n a r i a 12. In secondo luogo,
indic nella guerra civile il mezzo che unicamente era in grado di
portare a quel tipo di pace. E guerra civile voleva dire lotta di cia
scun proletariato per la sconfitta del proprio governo75.
Dire guerra civile significava dire preparazione a essa. La guerra
imperialistica secondo Lenin creava le condizioni affinch, sulla
base dellabbandono delle forme organizzative ereditate dal pa
cifismo e dal legalismo tipici del movimento operaio europeo occi
dentale nellet della Seconda Internazionale, si generalizzassero le
forme di lotta che erano state proprie del bolscevismo russo. Biso
gnava creare forme illegali di lotta per il socialismo74, pur sfrut
tando sempre tutte le possibilit legali75. Non bastavano piatta
forme ideologiche rivoluzionarie; queste senza un apparato illegale
erano condannate a restare cause senza effetti. Ai marxisti rivolu
zionari tedeschi Lenin rimprover quindi quale gravissimo difetto
la mancanza di una salda organizzazione illegale76. Gli scopi
dellorganizzazione illegale erano soprattutto due: 1. la propaganda
ideologica rivoluzionaria in periodo di guerra; 2. la preparazione

72 Ivi, p. 301.
73 Ivi, p. 249.
74 Ivi, p. 25.
73 Ivi, p. 287.
/6 Lenin, Opere complete, X X II, cit., p. 306.
IL La guerra mondiale 105

di forze rivoluzionarie in condizione, quando possibile, di rivol


gere le armi contro i propri oppressori sociali. Un proletariato che
non arrivasse a porsi in termini pratici luso delle armi a fini rivo
luzionari rimarrebbe uno zero storico. E tanto pi chi lo dirigeva
politicamente.

U na classe oppressa [scrisse L e n in ne I I programma m ilitare della rivoluzio


ne d e l sette m b re 1916] che n o n cercasse d im p a ra re a m aneggiare le a rm i,
che n o n tendesse a possederle, m e rite re b b e d i essere tra tta ta da schiava. [...]
La nostra parola d o rd in e deve essere: arm are il p ro le ta ria to per v in ce re , espro
p ria re e d isarm are la borghesia. [...] S olo dopo aver d is a rm a to la b orghesia
il p ro le ta ria to p o tr b u tta re tra i fe r r i v e cc h i, senza tra d ire la sua fu n z io n e
sto ric a m o n d ia le , tu tte le a rm i, ed esso n o n m ancher d i fa rlo , m a solo allora,
e in nessun caso prim a ' '.

E come nel periodo della nascita teorica del bolscevismo, con


tro lo spontaneismo dei menscevichi e il loro rifiuto del centrali
smo burocratico, aveva teorizzato la disciplina di fabbrica come
educatrice dello spirito operaio, ora, avendo di fronte le esigenze
della preparazione alla illegalit e alla guerra civile, addit quale
modello positivo lesercito. Questo in vista del grande, permanente
sogno e obiettivo di Lenin: la sottomissione delle masse a una vo
lont unica. Ne I I f a l l i m e n t o d e l l a I I i n t e m a z i o n a l e del maggio-
giugno 1915, Lenin affermava significativamente e esplicitamente:

P re n d ia m o l esercito m o d e rn o . E cco u n o d e i b u o n i m o d e lli d i o rg a n izz a


zione. E questa o rg a n izz a z io n e b u o n a s o lta n to p erch flessibile e, nel te m
po stesso, a tta a dare u n unica volont a m ilio n i d i u o m in i.

Poco sopra, aveva scritto:

Passare a llorganizzazione riv o lu z io n a ria necessario: lo esige la m u ta ta si


tuazione storica, lo esige il p e rio d o delle a zio n i riv o lu z io n a rie del p ro le ta ria to ,
ma questo passaggio possibile solo se si scavalcano i vecchi capi che soffocano
l energia riv o lu z io n a ria , se si scavalca il vecchio p a rtito , distruggendolo ' 8.

5. D a lla R u ssia a l l O c c id e n t e

Rivoluzione socialista nei paesi sviluppati e rivoluzioni nazio


nali e democratiche nei paesi arretrati dipendenti. Questo il qua-

Lenin, Opere complete, X X III, cit., pp. 78-9.


;S Lenin, Opere complete, X X I, cit., p. 228,
106 L'utopia caduta

dro generale nellepoca storica in corso. Venendo ai rapporti fra


mondo sviluppato e Russia, Lenin elabor dopo il 1914 una anali
si la cui specificit, pur nella continuit col suo pensiero prece
dente, stava nel ritenere che la guerra avesse accelerato la creazione
in Russia delle condizioni non per una rivoluzione direttamente
socialista ma per una rivoluzione democratica che, esaurita rapi
damente la sua inevitabile funzione, sarebbe confluita nellalveo
delle rivoluzioni socialiste dellEuropa centro-occidentale.

In Russia [a ffe rm n e ll a u tu n n o del 191 4 ], d a ta la grande a rre tra te zz a d i


questo paese, che n o n ha p o rta to a te rm in e la sua riv o lu z io n e borghese, i c o m
p it i d e i s o cia ld e m o cra tici d e v o n o , com e p rim a , consistere nelle tre riv e n d ic a
z io n i fo n d a m e n ta li d i una tra s fo rm a z io n e d e m o c ra tic a conseguente: la
re p u b b lic a d e m o c ra tic a (con p iena eguaglianza d i d ir it t i e a u to d e cisio n e d i
tu tte le n a z io n i), la c o n fis ca d e lle te rre d e i g ra n d i p r o p rie ta ri e la g io rn a ta
la v o ra tiv a d i o tto ore.

Per contro, in tutti i paesi pi progrediti, la guerra rende at


tuale la parola dordine della rivoluzione socialista79. Circa un
anno dopo, egli avrebbe insistito sul fatto che la guerra imperia
lista h a l e g a t o la crisi rivoluzionaria in Russia, di natura demo
cratica, con la crisi della rivoluzione proletaria socialista che si
sviluppa in Occidente; tal che la rivoluzione democratica bor
ghese in Russia oggi non pi soltanto il prologo, ma una parte
integrante della rivoluzione socialista in Occidente80. E cos Le
nin delineava i compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria rus
sa, partendo dunque dal presupposto che il contenuto sociale della
rivoluzione russa avrebbe potuto essere soltanto la dittatura de
mocratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini: dirige
re politicamente lalleanza proletari-contadini; formare un governo
di coalizione con la piccola borghesia democratica, escludendo i
cosiddetti rivoluzionari sciovinisti; favorire lunione del prole
tariato internazionale per la rivoluzione socialista; nel caso che
la democrazia rivoluzionaria giungesse al potere nel corso della guer
ra, proporre la pace a t u t t i i belligeranti a condizione che sia data
la libert a tutte le colonie e a t u t t i i popoli dipendenti, oppressi
e privati dei loro diritti; nel caso poi che queste condizioni venis
sero respinte, preparare e condurre la guerra rivoluzionaria, co
s da incendiare lAsia antimperialistica e spingere il proletariato
europeo occidentale a insorgere contro i suoi governi malgrado

/9 Ivi, pp. 24-5.


s0 Ivi, pp. 347-48.
II. La guerra mondiale 107

i suoi socialsciovinisti81. Lenin, poi, ribadiva la validit della ri


vendicazione tradizionale della democrazia rivoluzionaria russa, cio
quella della convocazione dellAssemblea costituente, ma con lim
portante riserva che la questione decisiva consisteva nel sapere
chi che la convoca82*.
Proprio mentre elaborava la sua strategia nei termini di un or
mai stretto, anzi indissolubile, legame fra rivoluzione democrati
ca russa, rivoluzione socialista nei paesi sviluppati e superamento
sulla base dellappoggio di questultima della fase democratica in
Russia, Lenin respingeva la teoria di Trockij del passaggio in Rus
sia direttamente alla fase socialista. Loriginale teoria di Trotski,
affermava, prende dai bolscevichi lappello alla lotta rivoluziona
ria decisiva del proletariato e alla conquista del potere politico da
parte del proletariato, e dai menscevichi la negazione della fun
zione dei contadini e culmina nella parola dordine dellimmediata
fase socialista anche in Russia. Ma, in questo modo, i socialdemo
cratici si renderebbero incapaci di utilizzare la forza rivoluziona
ria contadina, la cui natura era democratica e non socialista. Lenin,
invece, cos indicava la logica di sviluppo della rivoluzione inter
nazionale al cui interno si poneva la concreta articolazione del rap
porto Russia-Europa progredita:

Q uesta lib e ra z io n e d e lla Russia borghese d a llo zarism o, d a lla p ro p rie t


fo n d ia ria e dal p o te re d e i g ra n d i p r o p rie ta ri fo n d ia ri, sar im m e d ia ta m e n te
u tiliz z a ta dal p ro le ta ria to , n o n p er a iu ta re i c o n ta d in i a g ia ti ne lla lo ro lo tta
c o n tro g li o perai a g ric o li, bens p e r e ffe ttu a re , in u n io n e co l p ro le ta ria to e u
ropeo, la riv o lu z io n e s o c ia lis ta 85.

Sarebbe errato ricavare, da quanto visto finora, la conclusione


che Lenin pensasse alla rivoluzione internazionale da un lato neces
sariamente come a un processo temporalmente senza soluzioni di
continuit e dallaltro secondo schemi pratici del tutto omogenei.
Indubbiamente egli non pensava alla possibilit di rivoluzioni socia
liste isolate per un intero periodo storico, e tanto meno alla possibi
lit della costruzione di uneconomia e di una societ socialista in un
paese, al limite, solo. Per, accanto allipotesi di un processo rivolu
zionario internazionale per cos dire a catena, egli prese chiara
mente in considerazione unaltra ipotesi: che le forze socialiste ri
voluzionarie potessero assumere in un primo tempo la direzione

81 Ivi, pp. 369-70.


Ivi, p. 368.
85 Ivi, pp. 382-84.
108 L'utopia caduta

politica anche in un solo Stato e qui porre le basi economiche di


una trasformazione socialista. Del pari egli sottoline come, pur
allinterno di modalit politiche fondamentalmente omogenee, le
vie al socialismo avrebbero ricevuto la loro impronta specifica dalle
condizioni di ciascun paese. Quanto al primo punto, Lenin affer
m esplicitamente che era errata lopinione dellimpossibilit
della vittoria del socialismo in u n solo paese. Una simile opinione
avrebbe contraddetto la legge assoluta della ineguaglianza del
lo sviluppo economico e politico nel capitalismo. Egli sostenne
che era possibile il trionfo del socialismo dapprima in alcuni pae
si o anche in un solo paese capitalistico, preso separatamente. Cer
to, il compito supremo del proletariato vittorioso in unarea separata
sarebbe stato, espropriati i capitalisti e organizzata nel proprio
paese la produzione socialista, di porsi c o n t r o il resto del mondo
capitalistico, attirando a s le classi oppresse degli altri paesi, in
fiammandole a insorgere contro i capitalisti, intervenendo, in ca
so di necessit, anche con la forza armata contro le classi sfruttatrici
e i loro Stati84. Quanto alle vie al socialismo, Lenin sottoline
la loro pluralit allinterno per della legge della dittatura del pro
letariato:

T u tte le n a z io n i g iu n g e ra n n o al socialism o, in e v ita b ile , ma n o n v i g iu n


geranno tu tte a llo stesso m o d o , ognuna dar la sua im p ro n ta o rig in a le a q u e
sta o q u e lla fo rm a d i de m o crazia , a questa o q u e lla v a ria n te d i d itta tu ra d e l
p ro le ta ria to , a q u e sto o q u e l r itm o d i tra s fo rm a z io n e socialista dei v a ri aspet
t i de lla v ita s o cia le 8 .

La rivoluzione compito storico del proletariato. Ma quali le con


dizioni per una rivoluzione? Tutta la metodologia politica leninia
na poggiava sulla tesi che una rivoluzione realizzabile solo quando
si verifichino determinate condizioni le quali mettano in movimento
la totalit dei rapporti sociali propri di una forma specifica di so
ciet e di Stato. In questo senso, Lenin era quanto mai lontano
da qualsiasi spirito putschista. Premesso che la rivoluzione non
possibile senza una situazione rivoluzionaria e che non tutte le
situazioni rivoluzionarie sboccano nella rivoluzione, Lenin indi
vidu tre principali sintomi di una situazione rivoluzionaria:

1. l im p o s s ib ilit per le classi d o m in a n ti d i conservare il lo ro d o m in io senza


m o d ific a rn e la fo rm a ; u n a q u alche c ris i n e g li s tra ti s u p e rio ri , una c ris i ne lla

8 Ivi, p. 314.
Lenin, Opere complete, X X II, cit., p. 67.
IL La guerra mondiale 109

p o litic a della classe d o m in a n te che apre una fessura nella quale si incuneano
il m a lc o n te n to e l in d ig n a z io n e delle classi oppresse. Per lo scoppio de lla r iv o
lu z io n e non basta o rd in a ria m e n te che gli s tra ti in fe rio r i n o n vogliano, ma
occorre anche che gli s tra ti s u p e rio ri non possano, v ive re come per il passa
to ; 2. un aggravam ento, m aggiore del so lito , d e llangustia e della m iseria delle
classi oppresse; 3. in forza delle cause suddette, u n rile v a n te aum ento d e ll a tti
v it delle masse, le q u a li, in u n p e rio d o pacifico si lasciano depredare tra n
q u illa m e n te , ma in te m p i burrascosi sono spinte, sia da tu tto l insiem e della
c ris i, che dagli stessi strati superiori, ad u n azione storica in d ip e n d e n te .

La conclusione era tassativa:

Senza questi ca m b ia m e n ti o b ie ttiv i, in d ip e n d e n ti dalla vo lo n t , n o n sol


ta n to d i singoli g ru p p i, ma anche d i singole classi, la rivo lu zio n e d i regola
im possibile. L insiem e d i t u t t i questi c a m b ia m e n ti o b ie ttiv i si chiam a situ a
zione riv o lu z io n a ria 86.

Il problema era: quando e dove si sarebbe presentata questa com


binazione di condizioni?
Unaltra questione acquistava per Lenin importanza fondamen
tale. Come integrare i paesi delle rivoluzioni socialiste vittoriose?
Poco dopo lo scoppio della guerra mondiale, un testo firmato da
un gruppo di socialdemocratici, membri del P o s d r , fra cui Le
nin, parlava di trasformazione di tutti gli Stati europei in Stati Uniti
repubblicani dEuropa, come parola dordine immediata87. Le
nin, un anno dopo, corresse per questa formula definendola erra
ta. Permanendo il capitalismo, egli afferm, gli Stati Uniti dEuropa
sarebbero stati o impossibili o reazionari; reazionari in quanto,
pi arretrati ormai economicamente degli Stati Uniti dAmerica,
avrebbero cercato di frenare lo sviluppo pi rapido di questi ulti
mi. Scopo finale non potevano essere che gli Stati Uniti del mon
do in un regime socialista; scopo finale, per, non una parola
dordine indipendente, poich una simile formula avrebbe rischia
to di portare alla tesi sbagliata che il socialismo fosse possibile solo
contemporaneamente in tutto il mondo88. Il fatto di sottolineare
la possibilit di un processo scalare nello scoppio delle rivoluzioni
socialiste non poteva per in alcun modo mettere in discussione la
tesi che nellEuropa occidentale e negli Stati Uniti la lotta rivolu
zionaria del proletariato per labbattimento dei governi capitalisti
ci e per lespropriazione della borghesia allordine del giorno89.

86 Lenin, Opere complete, X X I, cit., pp. 191-92.


87 Ivi, p. 12.
88 Ivi, pp. 312-15.
89 Lenin, Opere complete, XXII, cit., p. 147.
I ll

IL TRIONFO DI LENIN

1. C ro n aca d i un c a p o la v o r o p o litic o

Fra il 23 febbraio e il 25 ottobre (8 marzo e 7 novembre se


condo il calendario occidentale) 1917 quello che era stato il gran
de impero zarista visse il periodo della sua seconda rivoluzione,
dopo la prima del 1905; seconda rivoluzione che si concluse con
la terza, che nellOttobre port i bolscevichi a prendere il potere.
In pochi mesi in Russia avvenne un rivolgimento sociale e soprat
tutto politico quale nessuno aveva potuto immaginare, salvo po
chissimi, fra cui Vladimir Ilic Lenin e il suo oppositore di vecchia
data Lev Davidovic Trockij. La storia della Russia in quei pochi
mesi pu essere naturalmente studiata sotto una molteplicit di
angoli di visuale; ma quali che siano i punti di vista tutti sono ob
bligatoriamente destinati a incontrarsi su una conclusione storio
graficamente inevitabile, e cio che essa costituisce un monumento
imperituro alla genialit politica del capo del bolscevismo, che,
contro tutte le ipotesi razionali, condusse un partito inizial
mente dotato di forze pi che modeste a prendere il potere nel
pi grande Stato del mondo. Ma quel che appare pi sorpren
dente che Lenin mise in atto il suo capolavoro di capo rivolu
zionario con lostilit non solo della stragrande maggioranza delle
forze politiche russe conservatori di varia corrente, liberali, so
cialisti rivoluzionari, menscevichi ma, in alcuni momenti cru
ciali, anche di settori importanti del suo stesso partito. Il che co
stitu in seguito la base del suo mito personale e di quello del le
ninismo.
Una sia pure rapida analisi dei principali avvenimenti fra il feb
braio e lottobre 1917 in Russia consente di mostrare appieno la
vera e propria funzione demiurgica svolta da Lenin nel corso della
seconda rivoluzione russa. Quando per si parla di funzione de-
III. Il trionfo di Lenin 111

miurgica necessario subito sottolineare come essa fu una cosa sola


con la capacit di affrontare alla luce di una comprensione acutis
sima i rapporti di forza sociali e politici e di utilizzare siffatta com
prensione ai fini di una eccezionale opera di guida politica. Lenin
ebbe come obiettivo costante quello di spostare i rapporti di forza
e a questo scopo non esit a adattare la sua produzione ideologi
ca e a compiere svolte profonde e apparentemente contradditto
rie: proprio quelle svolte che lasciarono esterrefatti anche alcuni
fra i pi eminenti bolscevichi. Il filo rosso di Lenin fu costituito
da unazione tesa a dare ai bolscevichi la direzione della nuova Rus
sia. Egli non ebbe, al contrario di alcuni fra i suoi pi eminenti
seguaci, alcun timore di forzare il corso della storia in un paese
che lui stesso riconosceva arretrato come la Russia, poich era giunto
a considerare la presa del potere nellex impero come tappa di una
rivoluzione internazionale che avrebbe coinvolto anche i centri pi
sviluppati del capitalismo. Il suo fu uno dei pi grandiosi errori
di prospettiva compiuti da un capo politico; ma, senza quellerro
re, egli non avrebbe mai avuto la determinazione necessaria nella
guida della rivoluzione russa. Nonostante alcune differenze secon
darie, Lenin fin cos per collocarsi sullo stesso terreno teorico che
era stato di Trockij, il sostenitore della rivoluzione permanente;
il quale non a caso nellagosto del 1917 raggiunse le file del bol
scevismo, diventando il numero due del partito. Lenin e Trockij
misero da canto le vecchie divergenze, che erano pur state quanto
mai aspre. E insieme si schierarono contro il vecchio bolscevi
smo, divenuto quasi filomenscevico in quanto contrario alla ac
celerazione socialista della rivoluzione che era ormai lo scopo
di Lenin. Senonch la superiorit immensa di Lenin su Trockij,
dopo il loro accostamento, fu dovuta al fatto che Lenin era stato
il costruttore dellorganizzazione, il partito, senza il quale nessu
na strategia avrebbe potuto essere messa in atto e al fatto altres
che solo Lenin aveva lautorit indiscussa per dirigere il partito
stesso.
Come gi la prima rivoluzione, anche la seconda scoppi per
iniziativa largamente spontanea delle masse operaie in rivolta contro
la fame nella capitale dellimpero. La rivolta operaia port con
s lammutinamento di truppe mandate a reprimere. Le masse si
diedero, come nel 1905, una organizzazione di soviet, che si dif
fusero partendo da Pietrogrado. La Duma, nello sfacelo del vec
chio potere, costitu un governo provvisorio in attesa di un go
verno definitivo avallato dal suffragio universale. Questo gover-
1 12 L !utopia caduta

no fu una concentrazione di elementi aristocratici e borghesi di


tendenze liberali, con la presenza del principe L vov, del cadet
to (costituzional-democratico) Miljukov, di esponenti dellindu
stria e della finanza e, a titolo personale, del socialrivoluzionario
Kerenskij. Il soviet di Pietrogrado, in cui avevano la maggioranza
socialrivoluzionari e menscevichi, agiva come garante della nuova
democrazia e controllore delloperato del governo provvisorio in
attesa che si convocasse lAssemblea costituente, la quale avrebbe
dato al paese il suo definitivo ordinamento costituzionale. Nessu
na delle correnti socialiste, compresi i bolscevichi, pensava dap
prima a altro obiettivo che non fosse la formazione di una repubblica
democratica parlamentare e la conclusione di una pace democra
tica, senza annessioni. Fin dallinizio il soviet ebbe, di fronte al
governo provvisorio, la propria radice di forza nellessere espres
sione elettiva degli operai e dei soldati della capitale. Esso costitu
una sorta di governo parallelo, seppure non fosse nelle sue in
tenzioni quella di abbattere il governo provvisorio ma di indiriz
zarlo e di controllarlo facendo valere la spinta della sua base. Ne
deriv per, in conseguenza, che il governo provvisorio risult pro
fondamente delegittimato. Una delle prime disposizioni prese dal
soviet fu di democratizzare lesercito, col risultato di dare ini
zio a un vero e proprio crollo della disciplina militare: il che dove
va avere effetti della massima importanza sul corso futuro della
rivoluzione, in quanto il governo veniva privato di ogni seria pos
sibilit di coercizione allinterno e di prosecuzione efficace della
guerra a fianco degli alleati occidentali contro gli imperi centrali.
In Russia si era cos instaurata una vera e propria dualit di pote
re, destinata a sbilanciarsi progressivamente a favore dei soviet
(e anzitutto di quello di Pietrogrado) e di chi li controllava.
In assenza di Lenin ancora in esilio, nel corso di marzo e agli
inizi di aprile si afferm, per iniziativa di Kamenev e di Stalin,
una politica bolscevica fondata su tre punti essenziali: 1. appog
gio al governo provvisorio alla luce degli interessi operai; 2. prose
cuzione della guerra a difesa delle nuove conquiste democratiche;
3. ricerca di una rinnovata unit con i menscevichi in vista di una
possibile riunificazione della socialdemocrazia. Lenin, arrivato in
Russia dalla Svizzera con altri emigrati (grazie a un accordo con
le autorit tedesche) il 3 aprile, capovolse subito la politica bolsce
vica: nessun accordo con il governo provvisorio; nessuna repub
blica parlamentare; nessuna guerra democratica; denuncia del
vecchio bolscevismo come incapace di comprendere la nuova fase
della rivoluzione; nessuna conciliazione con i menscevichi; utiliz
I li li trionfo clr Lenin 113

zazione dei soviet contro il governo provvisorio in direzione di


un nuovo potere statale sovietico, non parlamentare, fondato sul
la partecipazione diretta delle masse (democrazia diretta contro
democrazia rappresentativa). Denunciato dapprima dalla Pravda,
il giornale del partito, come un teorico che aveva perso il contatto
con la realt russa, Lenin riusc in aprile a capovolgere i rapporti
di forza interni al partito e a riaffermare la sua leadership, la qua
le per prima dellOttobre and ancora incontro a crisi significa
tive per le resistenze incontrate nellattuazione della sua linea
radicale. L impotenza del governo provvisorio a condurre avanti
la guerra, secondo i propositi affermati dal ministro Miljukov, de
termin la crisi del primo governo provvisorio, manifestazioni di
massa in aprile contro il governo, la formazione in maggio di un
nuovo governo provvisorio (il secondo) con una forte partecipa
zione di socialrivoluzionari e menscevichi. Una svolta importan
te, che cre una situazione di grave debolezza di socialrivoluzionari
e menscevichi, i cui partiti dominavano il soviet di Pietrogrado,
sia allinterno del governo in cui rimanevano in minoranza sia di
fronte alle masse che subivano un processo di crescente radicaliz-
zazione. La partecipazione al governo da parte dei partiti sociali
sti maggioritari gett questi ultimi in una situazione difficilissima:
essi da un lato si trovarono coinvolti nelle responsabilit dellazio
ne di Kerenskij, diventato luomo forte del nuovo governo e deci
so a restaurare la disciplina militare e a proseguire la guerra; dal
laltro si dimostrarono impotenti tanto nellaffrontare la j a c q u e r i e
contadina nelle campagne (non si seppe n affrontare la questione
della terra n reprimere) quanto nel far fronte alla crisi economica
acutissima nelle citt. Lenin sostenne in modo martellante che so
lo il conferimento totale del potere ai soviet poteva costituire una
risposta adeguata ai problemi di direzione politica del paese e che
solo la concessione della terra ai contadini in rivolta nelle campa
gne poteva appagare i contadini stessi. Egli seppe comprendere che
fra le masse e il governo provvisorio andava formandosi un fossa
to destinato a diventare incolmabile e oper con tutte le sue ener
gie perch quel fossato venisse coperto dal bolscevismo attraverso
il discredito dei partiti del socialismo piccolo-borghese, cio dei
socialrivoluzionari e dei menscevichi.
Fra la fine di luglio e linizio di agosto si assistette al tentativo
di Kerenskij di spostare i rapporti di forza a suo favore, tentativo
che parve dapprima svolgersi in modo a lui favorevole con la re
pressione del bolscevismo. Ma si tratt in realt di una vittoria
di Pirro. Kerenskij prese la decisione di lanciare unoffensiva mi-
1 14 L'utopia caduta

litare contro i tedeschi cos da imporre, se avesse avuto successo,


una svolta politica che avrebbe schiacciato i bolscevichi e con essi
le tendenze antipatriottiche. Dopo che gi il 18 giugno si era
giunti a una grande manifestazione di massa contro la guerra, una
nuova grande manifestazione di operai e soldati armati si oppose
alloffensiva militare agitando la parola dordine del trasferimen
to di tutto il potere ai soviet. Questa parola dordine trov per
ostile il comitato esecutivo del soviet di Pietrogrado. L interven
to il 4 e 5 luglio di truppe fedeli a Kerenskij cre le condizioni
per la messa in stato di accusa, come traditori e agenti al servizio
dei tedeschi, dei bolscevichi, che, pur avendo appoggiato le dimo
strazioni, non ne erano stati i promotori. Lenin si gett nella clan
destinit, convinto del proprio ruolo insostituibile quale capo del
partito.
A cavallo fra luglio e agosto si tenne il VI Congresso del par
tito, il quale segn lunificazione del Partito bolscevico con altre
componenti rivoluzionarie della socialdemocrazia, fra cui la cor
rente intergruppi di cui era leader Trockij. Questo avvenimen
to sanzion laccordo fra Lenin e Trockij, il riconoscimento da parte
del primo che le divergenze teoriche erano ormai superate (non
vi fu significativamente alcuna autocritica da parte di Trockij) e
il riconoscimento da parte del secondo che solo il Partito bolscevi
co, cos come Lenin lo aveva formato, poteva costituire lo stru
mento adatto alla rivoluzione (e su questo punto la revisione di
Trockij fu quanto mai importante). Parl da s il fatto che Trockij
venne eletto al Comitato Centrale con 131 voti su 134 (Lenin ne
ottenne 133).
Kerenskij, che cerc di giustificare il fallimento disastroso del
loffensiva contro i tedeschi attribuendone la responsabilit allin
fluenza disgregatrice dei bolscevichi, port avanti il suo disegno
di darsi una base politica tale da tagliare sia le ali pi conservatrici
sia lala eversiva bolscevica. Agli inizi di agosto egli form il terzo
governo provvisorio, con una maggioranza di ministri socialrivo
luzionari e menscevichi. Fu a questo punto che Lenin, che in pre
cedenza aveva richiesto tutto il potere ai soviet e ai due partiti
in essi maggioritari nel governo, ritir quella richiesta, denunciando
linvoluzione dei soviet e sostenendo che i bolscevichi dovessero
preparare linsurrezione facendo leva sul sempre maggiore divario
fra le masse contadine e i soldati da un lato e il governo dallaltro.
Lenin pensava che la fase della rivoluzione democratico-borghese
tosse ormai del tutto superata e che fosse subentrata la fase della
dittatura del proletariato appoggiata dai contadini poveri. Lenin
III. li trionfo di Lenin 115

del pari esortava i contadini a portare avanti la loro azione demo


litrice dei rapporti di propriet nelle campagne e a impadronirsi
delle terre, gli operai a imporre il loro controllo sulla produzione,
i soldati a fraternizzare con i tedeschi per imporre una pace rivo
luzionaria sulla base della disgregazione degli eserciti.
Attaccati da sinistra dai bolscevichi, Kerenskij e il governo si
trovarono attaccati anche da destra. Dopo aver cercato di raffor
zarsi grazie alla convocazione di una conferenza di Stato, che risul
t una riunione di notabili dei vari partiti (senza la partecipazione
dei bolscevichi) e dei rappresentanti delle forze economiche e so
ciali, e ebbe quale unico risultato di mettere in luce contrasti pro
fondi, Kerenskij alla fine di agosto si trov a dover fronteggiare
un aperto tentativo di colpo di Stato militare, a opera del generale
controrivoluzionario Kornilov, deciso a stabilire una dittatura mili
tare. Il primo ministro riusc bens a fermare Kornilov, ma solo ri
correndo allaiuto dei bolscevichi, che vennero armati. Il 1 settembre
Kerenskij form un nuovo governo da lui interamente dominato.
Fra settembre e ottobre Lenin manovr genialmente. Per un verso
esort nuovamente i soviet e i due partiti maggiori a prendere tut
to il potere, al fine di assicurare uno sviluppo pacifico della rivolu
zione nel quadro di un potere interamente sovietico; per laltro oper
al fine di capovolgere i rapporti di forza allinterno dei partiti so
vietici a favore dei bolscevichi, che godevano di un appoggio sem
pre pi ampio delle masse, deluse dellincapacit di socialrivoluzionari
e menscevichi. In questo quadro, Lenin tenne per sempre pronta
la parola dordine dellinsurrezione guidata dai bolscevichi, nelle
ventualit che socialrivoluzionari e menscevichi risultassero (comegli
era persuaso) impotenti a dirigere la trasformazione nel senso di un
potere sovietico. Lenin poi denunciava senza posa il fatto che i partiti
al governo non convocassero lAssemblea costituente.
Proprio in coincidenza con la formazione del quarto governo
provvisorio avvenne la svolta che Lenin aveva lungamente atteso
e cio il passaggio della maggioranza ai bolscevichi nei soviet delle
due capitali russe, Pietrogrado e Mosca. Lenin vide in ci lunio
ne del suo partito con le masse operaie e dei soldati, avanguardie
delle sterminate masse russe, vale a dire lunione del braccio con
la sua mente politica. Kerenskij, sempre alla ricerca di una base
politica, convoc nella seconda met di settembre una conferenza
democratica, che avrebbe dovuto preparare la convocazione di un
preparlamento, venendo boicottato risolutamente dai bolscevichi.
Lenin, ora che aveva la maggioranza nei soviet, ritir fuori la pa
rola dordine Tutto il potere ai soviet e si diede a premere perch
1 16 L'utopia caduta

il partito preparasse attivamente linsurrezione, in vista della presa del


potere. Il Comitato Centrale del partito, sotto la guida di Kame-
nev, fin per respingere come avventuristica la posizione di Lenin,
il quale minacci di dare le dimissioni dal Comitato stesso e di ap
pellarsi contro esso alla base del partito. Una situazione analoga,
ma ancor pi grave, a quella creatasi di fronte alle sue T e s i d a p r i l e .
La crisi interna al partito si approfond a mano a mano che Lenin
insisteva per la sua linea. Kerenskij form il 25 settembre lultimo suo
governo, in stato di isolamento, mentre nellesercito e nelle campagne
si sviluppavano le agitazioni antigovernative e nelle sinistre social
rivoluzionaria e menscevica crescevano i contrasti con la maggioran
za moderata dei loro partiti. Dopo contrasti acuti con Kamenev e
Zinovev, in un primo tempo appoggiati anche da Stalin, Lenin,
tornato di nascosto a Pietrogrado ai primi di ottobre, riusc infine
a convincere la maggioranza del Comitato Centrale a preparare lin
surrezione con il sostegno costante di Trockij e in un secondo tem
po anche di Stalin. Lenin si impose e nella notte fra il 24 e il 25
ottobre 1917 i bolscevichi passarono allazione militare, assumen
do il potere in modo pressoch incruento. La questione della presa
del potere venne cos risolta secondo la volont del fondatore del
bolscevismo, con lopposizione di Kamenev e Zinovev i quali rite
nevano linsurrezione un sabotaggio verso la futura Assemblea co
stituente e non credevano che il proletariato avesse le forze per restare
al potere. Anche Lenin in effetti non rinneg la funzione dellAs
semblea costituente, ma insistette che lAssemblea poteva avere una
funzione rivoluzionaria solo dopo che i bolscevichi avessero preso
il potere. Anchegli riteneva che i bolscevichi non avrebbero potu
to mantenere a lungo il potere se isolati, ma era persuaso che fosse
compito storico immediato e irrinunciabile dei bolscevichi iniziare
la serie di rivoluzioni poste ormai allordine del giorno dalla storia
in tutta Europa. Per esortazione di Trockij linsurrezione bolscevi
ca venne posta sotto la copertura del II Congresso panrusso dei so
viet, dove si consum la rottura fra bolscevichi e la maggioranza
dei socialrivoluzionari e dei menscevichi. Kerenskij, in fuga, fall
nel suo disegno di ammassare al fronte truppe con cui soffocare i
bolscevichi e cos spar dalla scena della storia russa.

2. L e T e s i d i a p r ile . L a liq u id a z io n e d e l v e c c h io b o ls c e v is m o e
l i n c o n t r o con T ro c k ij

Venendo a esaminare direttamente lo sviluppo delle analisi di


Lenin dal febbraio allottobre, pu dirsi che egli abbia fissato, con
III. Il trionfo di Lenin 117

grande precisione, fin dalle prime notizie ricevute in Svizzera sul


la Rivoluzione di febbraio, alcuni dei presupposti fondamentali cui
si attenne costantemente in seguito fino alla presa del potere. Questi
presupposti, da Lenin teorizzati fin dal marzo 1917, sono i seguenti:
1. linsufficienza organica della Rivoluzione di febbraio, una pri
ma vittoria, ancora tuttaltro che completa sul cammino verso la
repubblica democratica e il socialismo; 2. la necessit per il Par
tito bolscevico e per il proletariato di utilizzare la nuova agibili
t politica creata dalla sia pur insufficiente Rivoluzione di febbraio
per radicalizzare il processo; 3. la necessit di estendere i soviet
e di armare gli operai (senza armi non vi possibilit di autono
mia del proletariato in un periodo rivoluzionario); 4. limpegno a
agire perch le organizzazioni proletarie penetrino nellesercito (non
vi possibilit di successo se non si conquista lesercito o almeno
lo si neutralizza e paralizza); 5. limpegno nellorganizzare su base
autonoma di classe i salariati agricoli, che nelle campagne rappre
sentano lalleato pi sicuro del proletariato urbano e lelemento
principale su cui agire per far esplodere i vecchi rapporti di pote
re; 6. la necessit di garantire come bene supremo lindipenden
za ideologica e organizzativa al partito del proletariato rivolu
zionario, senza cui non vi difesa dalla contaminazione politica
esterna e possibilit di guidare le forze sociali in senso rivoluzio
nario; 7. linsufficienza, ai fini della pace e della libert del popo
lo, di qualsiasi governo repubblicano di democrazia borghese,
pur composto da socialrivoluzionari e menscevichi. Pertanto ecco
la conclusione generale i bolscevichi non possono partecipare
ad alcun blocco, ad alcuna alleanza1.
Merita di essere citato per intero il testo della direttiva che
per telegramma il 6 marzo Lenin diede ai dirigenti bolscevichi in
Russia:

N o s tra ta ttic a : co m p le ta s fid u c ia , nessun a ppoggio n u o v o g o ve rn o , sospet


tia m o s o p ra ttu tto K e re n s k i, a rm a m e n to p ro le ta ria to u n ic a g a ranzia, e le z io n i
im m e d ia te D u m a p ie tro g ra d e se , nessun a v v ic in a m e n to a ltr i p a r t it i2.

L ottica con cui Lenin guardava ormai agli avvenimenti russi


era unottica tutta condizionata dalla sua fiducia che in Russia fosse
iniziata la prima fase di un processo che si sarebbe concluso con
la rivoluzione socialista internazionale; per questo egli non consider

1 Lenin, Opere complete, X X II I, c it., p. 292.


2 Ivi, p. 294.
118 L utopia caduta

in alcun modo a differenza degli altri dirigenti bolscevichi


la situazione russa chiusa in s stessa. Nella prima delle sue L e t t e r e
d a l o n t a n o significativamente Lenin afferm, infatti, che la pri
ma rivoluzione, generata dalla guerra imperialistica, scoppiata
in Russia, che questa prima rivoluzione non sar certamente lul
tima, che, quindi, questa prima fase della nostra rivoluzione non
sar certamente lultima5.
L ambiguit della prima fase della rivoluzione russa stava nel
mettere di fronte due Russie inconciliabili: quella dei ricchi, dei
grandi proprietari, degli uomini della finanza e dellindustria, del-
1 alta burocrazia, i quali, in collegamento con Francia e Inghilter
ra, avevano come disegno di assicurare il passaggio dallo zarismo
a un governo capitalistico in grado di portare avanti con maggiore
forza la guerra imperialistica con i suoi obiettivi, le sue annessio
ni, ecc., assoggettando a questo scopo le forze della democrazia
piccolo-borghese; e la Russia delle masse popolari, degli operai e
dei contadini poveri interessata alla pace, a nuovi rapporti di pro
priet, alla democrazia sovietica, al socialismo. La rivoluzione era
scoppiata prima che altrove in Russia a causa della presenza di due
fattori concomitanti: la disorganizzazione pi mostruosa da un
lato e il proletariato pi rivoluzionario dallaltro4. La lotta era
dunque fra il tentativo di ordine capitalistico e lordine guidato
dal proletariato. Le due Russie e i due ordini avevano, secondo
Lenin, a loro volta due teste: il governo della borghesia con i suoi
Kerenskij in funzione di ingannatori degli operai e dei contadini
e il Soviet dei deputati operai sorto a Pietrogrado, che ora Lenin
defin (superando la definizione che aveva dato del soviet dopo
il 1905) come un g o v e r n o o p e r a i o , ancora debole ma rappresen
tativo di tutte le forze sociali popolari (operai, soldati, contadini,
operai agricoli).

C h i a ffe rm a [...] [usc a d ire L e n in ] che g li o p e ra i d e v o n o appoggiare il


n u o v o g o v e rn o , n e llinteresse de lla lo tta c o n tro la re a zio n e z a ris ta , u n tra
d ito re d e g li o p e ra i, u n tra d ito re de lla causa del p ro le ta ria to , d e lla causa de lla
pace e d e lla lib e rt .

L unica garanzia contro lo zarismo non infatti nella politica


del nuovo governo, ma larmamento del proletariato. Contro tutti
coloro che (compresi certi capi bolscevichi) sostenevano che, es

5 Ivi, p, 299.
4 Ivi, p. 302.
III. Il trionfo di Lenin 119

sendo la rivoluzione una rivoluzione borghese, gli operai doveva


no appoggiare la borghesia, Lenin lanciava largomento che, pro
prio perch la rivoluzione era ancora in una fase borghese, il popolo
doveva fare affidamento, contro la borghesia, soltanto sulle p r o
p r i e forze, sulla p r o p r i a organizzazione, sulla p r o p r i a unit, sul p r o
p r i o armamento. Il proletariato aveva quale alleata la grande massa
dei semiproletari e, in parte, dei piccoli contadini, cio la stra
grande maggioranza della popolazione, che era compito dei bol-
scevichi i l l u m i n a r e e o r g a n i z z a r e , cos da mettersi in condizione
di marciare verso due obiettivi che Lenin vedeva strettamente con
giunti: la conquista della repubblica democratica e la completa vit
toria dei contadini sui grandi proprietari e, poi, il s o c i a l i s m o 5 .
Alla parola dordine della dittatura democratica degli operai
e dei contadini, Lenin aveva in passato affiancato quella di una
repubblica democratica di tipo parlamentare, per raggiungere la
quale i soviet costituivano degli organi di combattimento. Ora Le
nin, che guarda alla scena europea con la convinzione che la rivo
luzione socialista internazionale sia prossima, considera la parola
dordine di una repubblica democratica di tipo parlamentare co
me arretrata, come in grado solo di allineare la Russia ai paesi im
perialistici parlamentari di Occidente, non di farne 1 avamposto
della lotta rivoluzionaria socialista mondiale. Quindi insiste sul so
viet come nuovo tipo di governo in embrione, su una forma di de
mocrazia sovietica che poggia sulla mobilitazione delle masse e
comporta la distruzione del vecchio tipo di Stato e dei suoi appa
rati burocratici, polizieschi, militari, ecc. Ci di cui i marxisti ri
voluzionari hanno bisogno dice Lenin un potere che si
esprima in uno Stato che faccia rivivere lesperienza fondamen
tale della Comune di Parigi. Gli anarchici non vogliono Stato; i
marxisti rivoluzionari per contro vogliono uno Stato per un de
terminato periodo di transizione, il quale consenta di fondere la
polizia, lesercito e la burocrazia con l i n t e r o p o p o l o i n a r m i , e
individuano nel proletariato la guida la quale deve organizza
re e armare tutti gli strati pi poveri e sfruttati della popolazio
ne, affinch e s s i s t e s s i prendano direttamente nelle loro mani gli
organi del potere statale e f o r m i n o e s s i s t e s s i le istituzioni di que
sto potere6. Quel che Lenin si attendeva da questo potere di ti
po nuovo, avente la sua base nellarmamento generale delle masse
popolari, non era ancora siamo nel marzo lintroduzione del

' Ivi, pp. 305-309.


Ivi, pp. 324-25.
120 L'utopia caduta

socialismo, cio la riorganizzazione della produzione, ma il con


trollo sulla produzione e sulla distribuzione dei beni. Le misure
che egli chiedeva non avrebbero quindi significato ancora la dit
tatura del proletariato , ma solo la dittatura democratica rivolu
zionaria del proletariato e dei contadini poveri . Senonch questa
dittatura aveva come suo compito proprio, per cos dire, di bru
ciare rapidamente s stessa, unendo i propri destini allo sviluppo
della rivoluzione socialista in Occidente7. In Russia il governo
degli operai e dei contadini poveri, formatosi dopo labbattimen
to del governo dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti, avreb
be dovuto subito prendere una iniziativa sul problema della guerra
basata su un programma di pace atto a risvegliare i popoli dei pae
si in guerra: 1. denuncia di tutti i trattati imperialistici; 2. richie
sta di una pace immediata sul fondamento di condizioni quali la
liberazione di tutte le colonie e di tutti i popoli oppressi; 3. appel
lo agli operai di tutti i paesi a rovesciare i loro governi e a trasfe
rire tutto il potere statale ai soviet dei deputati operai; 4.
disconoscimento di tutti i debiti contratti per la guerra. impor
tante notare che Lenin concludeva affermando che il nuovo go
verno sovietico, di fronte al rifiuto dei governi a accettare queste
condizioni, non avrebbe esitato a f a r e l a g u e r r a a q u a l s i a s i gover
no borghese e a t u t t i i governi borghesi del mondo, facendo ap
pello allaiuto degli operai di tutti i paesi8. evidente che, in
questa fase, Lenin aveva in mente una riedizione, in chiave prole
taria, delle guerre della Francia rivoluzionaria. La fase storica aperta
dalla rivoluzione russa era quella dellinizio della trasformazione
della guerra imperialistica in guerra civile9.
Le prospettive che lo guidavano alla vigilia del suo ritorno in
Russia (prospettive destinate a creare forti contrasti nelle file bol
sceviche) Lenin le espresse con lapidaria chiarezza nella sua L e t t e
r a d i c o m m i a t o a g l i o p e r a i s v i z z e r i , il cui nucleo essenziale era la
convinzione che il proletariato russo poteva bens iniziare la rivo
luzione socialista, ma completarla soltanto con lintervento del pro
letariato occidentale, cui spettava il compito di attuare le proprie
rivoluzioni in paesi in cui il socialismo era ormai pienamente ma
turo. Al proletariato russo disse toccato il grande onore di
niziare la serie delle rivoluzioni generate per necessit oggettiva
dalla guerra imperialistica. La fase davanguardia dei russi dure
r p e r u n c e r t o t e m p o , f o r s e b r e v i s s i m o . Essendo la Russia un paese

7 Ivi, pp. 329-31.


8 Ivi, pp. 336-37.
i> Ivi, p. 346.
Ili. li trionfo di Lenin 121

contadino, uno dei paesi pi arretrati d Europa, ne deriva che


il socialismo n o n v i p u vincere d i r e t t a m e n t e e i m m e d i a t a m e n t e ;
ma il proletariato russo pu dare alla rivoluzione democratica bor
ghese in Russia unampiezza formidabile, tale da portare questa
rivoluzione a diventare il p r o l o g o della rivoluzione socialista mon
diale, e pi propriamente un p a s s o verso di essa. Spostandosi
da Oriente a Occidente londata rivoluzionaria acquister il suo
carattere socialista pieno, cos da fare anzitutto del proletariato
della Germania, dove stanno maturando le condizioni per la rivo
luzione, d a l l e a t o p i s i c u r o , p i f e d e l e d e l l a r i v o l u z i o n e p r o l e t a r i a
r u s s a e i n t e m a z i o n a l e 10.
Lenin torn in Russia nellaprile del 1917 deciso a impedire
che la rivoluzione russa restasse nei suoi limiti democratico-borghesi
e a far s che essa, attraverso i soviet, travalicasse questi limiti col
legandosi alPimminente rivoluzione internazionale. Per questo bi
sognava in primo luogo battere allinterno del bolscevismo le cor
renti che inclinavano a appoggiare il governo provvisorio, secon
do una prospettiva parlamentare che vedesse nella dittatura de
mocratica una parola dordine ancora valida per una fase storica
c in una pace democratica gestita dal governo una soluzione ade
guata. Le T e s i d i a p r i l e , in cui Lenin condens le sue direttive ai
bolscevichi, sintetizzarono le posizioni gi espresse in precedenza
e soprattutto nelle L e t t e r e d a l o n t a n o . Queste T e s i segnarono il do
cumento della volont rivoluzionaria di Lenin e la base della svol
ta politica dei bolscevichi russi. Nessun difensismo rivoluzionario,
dichiarava il capo, ammissibile fino al passaggio del potere nelle
mani del proletariato e dei contadini poveri; e anche questo difen
sismo sar concepibile solo sulla base della rinuncia a ogni obietti
vo di guerra. Una pace veramente democratica impossibile
senza abbattere il capitale. Bisogna minare gli eserciti con la fra-
ternizzazione fra i soldati degli opposti schieramenti. Non vi pu
essere altro obiettivo strategico che passare dalla prima fase della
rivoluzione alla seconda, dal potere borghese al potere dei prole
tari e dei contadini poveri. Perci nessun appoggio al governo prov
visorio e denuncia di esso quale governo imperialista. Essendo stata
conquistata la possibilit di azione politica, i rivoluzionari devono
tendere alla conquista pacifica della maggioranza delle masse, par
tendo dalla posizione irrinunciabile che i soviet dei deputati ope
rai sono l u n i c a forma p o s s i b i l e di governo rivoluzionario, al fine
di sottrarre le masse stesse allinfluenza della borghesia e dei par-

10 Ivi, pp. 367-70.


122 L'utopia caduta

titi piccolo-borghesi (socialrivoluzionari e menscevichi). Perci


e qui il radicalismo di Lenin, che doveva indurre i Kamenev a ri
tenerlo uscito politicamente di senno, appariva in forma icastica
niente repubblica parlamentare, ma repubblica dei soviet;
soppressione dellesercito, della polizia, della burocrazia professio
nale; tutti i funzionari eleggibili e revocabili in ogni momento e
dotati di un salario che non deve superare quello medio di un buon
operaio. Nelle campagne bisogna appoggiare la formazione di so
viet agricoli; spingere allimmediata confisca delle grandi proprie
t fondiarie; nazionalizzare tutte le terre da distribuire a opera dei
soviet ai contadini, oppure, nel caso di grandi tenute, formare
aziende modello. Bisogna fondere tutte le banche in ununica
banca nazionale, posta sotto il controllo dei soviet; sottoporre la
produzione e la ripartizione dei prodotti al controllo dei soviet
operai. E necessario rivedere il programma del partito alla luce delle
nuove esigenze. Lenin insisteva che non si trattava con ci ancora
dellinstaurazione immediata del socialismo. Ma tutto il suo pro
gramma indicava come il proletariato appoggiato dai contadini po
veri dovesse prepararsi, passando attraverso la disgregazione del
nuovo potere borghese, 1. in campo politico a prendere il potere
nella forma sovietica, creando cos uno Stato volto a porre imme
diatamente le premesse di un potere politico socialista rivoluzio
nario sotto la guida dei bolscevichi e determinando la progressiva
eliminazione dellinfluenza non solo della borghesia sulle masse ma
anche delle correnti socialiste piccolo-borghesi; 2. in campo eco
nomico a realizzare nelle citt il controllo operaio sulle industrie
e nelle campagne la rivoluzione contadina democratico-borghese,
sottoposta per alla guida politica del proletariato socialista e del
suo partito. Lenin inoltre continuava a rivendicare la convoca
zione dellAssemblea costituente, sostenendo per che essa avreb
be potuto essere garantita solo dal potere sovietico. Egli voleva
una Assemblea del tipo della Convenzione della rivoluzione fran
cese11. Insomma, quel che derivava dalle T e s i era proprio una
strategia la quale, se avesse avuto successo, avrebbe rappresentato
il superamento della fase democratico-borghese della rivoluzione
e il suo trapasso nella fase democratico-socialista.
Era chiaro come Lenin colpisse frontalmente la linea di quan
ti, anche bolscevichi, mirassero a far coesistere, in una divisione
di compiti, la dualit del potere da un lato del governo e dallaltro
dei soviet, attribuendo ai secondi il compito di stimolo e di con-

11 V.I. Lenin, Opere complete, XXIV, Roma 1966, pp. 11-5.


///. Il trionfo di Lenin 123

[rollo sul primo. Per Lenin era la dualit stessa a dover essere su
perata, poich a suo avviso si poneva una irriducibile alterna-
i iva fra il potere unico della borghesia e il potere unico dei so
viet; per lui compito dei bolscevichi era di far prevalere il secondo
sul primo12, di intraprendere unazione risoluta per rovesciare il
capitale13.
Ma quali le condizioni per la conquista del potere unico dei
soviet? Le condizioni erano essenzialmente legate alla capacit dei
rivoluzionari di conquistare la maggioranza allinterno dei so
viet, cos da sottrarre i soviet stessi alla direzione di quelle forze
(socialrivoluzionari e menscevichi) la cui linea prevedeva la colla
borazione dei soviet con il governo provvisorio. I soviet, dunque,
vengono giudicati da Lenin lembrione di un potere nuovo, che
non riesce a diventare maturo per difetto di direzione politica. Da
ci la necessit di una lotta contro i conciliatori. Accettando,
in questa fase, come termine di riferimento fondamentale i soviet,
Lenin afferma due punti essenziali: che, fino a che esistano condi
zioni di lotta politica libera, non bisogna ricorrere alla violenza;
che allinterno dei soviet la lotta ha come scopo la conquista della
maggioranza ai bolscevichi. Naturalmente, il riferimento ai soviet
ha quale premessa che i soviet rimangano espressione autentica delle
masse.

P er d iv e n ta re il p o te re [s c rive v a L e n in in S ul dualismo del potere agli in iz i


d i a p rile ] g li operai c o s c ie n ti d e v o n o c o n q u ista re la m aggioranza -.fino a quan
do n o n ci sar v io le n z a c o n tro le masse, n o n c a ltro m o d o d i g iu n g e re al
potere.

A questa affermazione, egli ne faceva seguire unaltra: Noi


non siamo dei blanquisti, non vogliamo la conquista del potere da
parte di una minoranza14. Ma entro quale ambito andava rico
nosciuto il rapporto fra minoranza e maggioranza? Allinterno di
quali organismi? Dei soli soviet? E se i soviet avessero rappresen
tato solo una minoranza delle masse lavoratrici? Oppure allinter
no di una futura Assemblea costituente tale da rispecchiare lintera
popolazione? E se si fosse presentata loccasione che i coscienti,
in minoranza, potessero assumere il potere? I coscienti si sareb
bero allora assunti il carico di elevarsi a tutori della maggioranza
incosciente? In questo caso, come avrebbero governato i coscienti

12 Ivi, p. 23.
15 Ivi, p. 27.
14 Ivi, p. 31.
124 L utopia caduta

sulla maggioranza incosciente? Tutte queste domande destina


te a diventare in futuro quanto mai cruciali per il Lenin della
prile del 1917 dovevano suonare quasi oziose, poich egli non
dubitava che la forza espansiva del bolscevismo sarebbe stata tale
da rendere priva di significato qualsiasi ipotesi di contraddizione
fra bolscevichi e maggioranza della popolazione lavoratrice.
Di fronte alle resistenze nei confronti della sua linea allin
terno degli stessi vertici bolscevichi, Lenin condusse un fortis
simo attacco contro quanti rimanevano abbarbicati al vecchio
bolscevismo, da lui giudicato ormai storicamente una formula su
perata. I termini stessi di questo attacco dimostrarono apertamen
te come fosse venuta maturando una stretta convergenza fra lui
e Trockij, cio si fosse determinato un accostamento di Lenin alla
teoria della rivoluzione permanente. Egli proclam che in Rus
sia era ormai t e r m i n a t a la rivoluzione borghese o democratico
borghese.

Le idee e le p a ro le d o rd in e dei b o ls c e v ic h i sono state in te ra m e n te c o n


fe rm a te d a lla s to ria nel loro insieme, ma in concreto le cose sono a ndate in
maniera diversa da q u a n to io (o q u a lu n q u e a ltro ) p o te v o pre ve d e re , si sono
cio svo lte in m o d o p i o rig in a le , p e cu lia re e v a rio .

Coloro che recitavano ora la parte dei vecchi bolscevichi or


todossi non facevano altro che ripetere stolidamente una formu
la i m p a r a t a a m e m o r i a invece di studiare quanto vi era di originale
nella nuova e vivente realt. La formula scolastica della dittatu
ra democratica rivoluzionaria era ormai invecchiata.

C h i p a rli oggi s o lta n to de lla d itta tu ra d e m o c ra tic a riv o lu z io n a ria del p ro


le ta ria to e d e i c o n ta d in i in r ita rd o sulla v ita e d i conseguenza passato
d i fa tto nel cam po d e lla p ic co la b o rghesia, c o n tro la lo tta d i classe p ro le ta ria
[...]. L a ve cch ia fo rm u la era: al d o m in io d e lla b orghesia p u e deve seguire
il d o m in io d e l p ro le ta ria to e d e i c o n ta d in i, la lo ro d itta tu ra . M a n e lla v ita
reale gi andata diversamente-, si a vu to u n intreccio e stre m a m e n te o rig in a
le, n u o v o , senza p re c e d e n ti d e lluno e d e llaltro dom inio.

Quel che bisognava fare ormai era affrontare quellintreccio.


Senonch affrontare quellintreccio significava andare verso lo
Stato-Comune15. Lenin negava per e qui persisteva una resi
duale differenziazione con Trockij di essere diventato fautore
di un immediato governo operaio e del passaggio al socialismo,

15 Ivi, pp. 37-8.


111. Il trionfo di Lenin 125

non ancora maturo16. Per questo occorreva unulteriore fase de


gli sviluppi della lotta di classe.
Lenin auspicava allora una via pacifica al socialismo; e manife
stava apertamente il rispetto del principio democratico della con
quista della maggioranza come premessa per la via al socialismo.
Il bolscevismo non introdurr in alcun modo il socialismo in
un paese di piccoli contadini, fino a quando limmensa maggio
ranza della popolazione non avr preso coscienza delle necessit
di una rivoluzione socialista17. Lo Stato che avrebbe posto le
premesse per il socialismo, lo Stato-Comune, non avrebbe avuto
pi le caratteristiche di uno Stato nel senso proprio del termi
ne, la cui natura, opposta a quella del potere sovietico, quella
di poggiare su un comando esercitato sulle masse da reparti di
uomini armati separati dal popolo. Per questo, pur differenzian
dosi dagli anarchici a causa del riconoscimento della necessit del
lo Stato (per di tipo nuovo) per le esigenze della transizione,
i bolscevichi si proclamavano nemici di o g n i Stato16. Una delle
differenze cruciali fra bolscevichi da un lato e menscevichi e so
cialrivoluzionari dallaltro, uno dei segni inequivocabili della na
tura piccolo-borghese di questi ultimi, sta proprio nel fatto che essi
temono che se i soviet prendono da soli tutto il potere, si avr
una minaccia di anarchia19. Non fa dunque meraviglia che Le
nin progressivamente lasciasse cadere la formula della dittatura
del proletariato e dei contadini e arrivasse a affermare che la
tase successiva sarebbe stata la dittatura del proletariato20, pur
sottolineando, nel corso di un tentativo sempre pi debole di dif-
Ierenziazione da Trockij, che non si pu cancellare la piccola bor
ghesia, la cui parte pi povera marcia con la classe operaia21.
Il bolscevismo che guida il proletariato, il proletariato che gui
da i contadini pi poveri: ecco il blocco che solo pu portare alla
fase prossima della dittatura rivoluzionaria. Coerentemente, Le
nin si oppose alle tendenze che esistevano allinterno del partito
a studiare le condizioni per lunificazione fra bolscevichi e men
scevichi. Questi ultimi vengono qualificati da Lenin, che intende
salvaguardare (nel caos che avanza nella societ russa) lunit ideo
logica bolscevica e la forza dellorganizzazione, quali difensori de-

Ivi, pp. 43-5.


!17' Ivi,
t,,;
p.
66.
Ivi, p. 77.
Ivi, p. 90.
Ivi, p. 139
11 Ivi, p. 145
126 L utopia caduta

gli interessi della borghesia i quali corrompono il proletariato


propagando tra le sue file linfluenza della borghesia22. Senza
preservare la piena autonomia ideologica del bolscevismo, lo Stato-
Comune non avr una direzione sicura.
Il modello che ispirava Lenin, quando pensava alla guida poli
tica dello Stato-Comune, erano i giacobini del 1793, la cui gran
dezza storica era stata nel fatto che essi erano giacobini c o n
i l p o p o l o , con la m a g g i o r a n z a rivoluzionaria del popolo, con le classi
r i v o l u z i o n a r i e pi avanzate del l o r o tempo23. Insomma, una in
terpretazione dello Stato-Comune futuro come sistema di dittatu
ra fondato non sulla legge, sulla volont formale della maggioranza,
ma direttamente sulla violenza, violenza che uno strumento
del potere24. Nello Stato-Comune non vi posto infatti per le
spressione politica di tutte le componenti sociali, poich il popolo
armato e autogovernantesi esercita sui nemici di classe direttamente
la violenza. Che fare per in un paese a stragrande maggioranza
formato di elementi non proletari, da contadini, delle correnti so
cialiste che pure Lenin ha definito piccolo-borghesi? E che fare
delle correnti mensceviche presenti nel proletariato? Lenin su questo
punto si avvolge in una serie di semplificazioni, di silenzi, di am
biguit, di promesse generiche di libert e di possibilit di con
fronto pacifico fra i partiti sovietici. Soprattutto Lenin non chia
risce affatto quali siano le implicazioni, nel caso che i bolscevichi
giungano a costituire lossatura del nuovo potere, della sua tesi che
socialrivoluzionari e menscevichi sono corruttori che diffondo
no linfluenza della borghesia sul proletariato. Se verso la borghe
sia si deve esercitare la violenza, quale il destino dei manutengoli
socialisti della borghesia? concepibile che a questi venga la
sciata libert dazione?
In ogni caso il Partito bolscevico si presentava sulla scena po
litica russa come un partito della libert repubblicana. Nella pro
posta di revisione del programma bolscevico avanzata da Lenin
si parlava di rivendicazione del diritto al suffragio universale, ugua
le e diretto per elezioni dellAssemblea legislativa, nonch di tut
ti gli organi locali di autogoverno, esteso a tutti i cittadini; di
rappresentanza proporzionale in tutte le elezioni; di revocabilit
degli eletti da parte degli elettori; di inviolabilit della persona
e del domicilio; di illimitata libert di coscienza, di parola, di

22 Ivi, p. 154.
23 Ivi, p. 543.
24 Ivi, pp. 238-39.
l i II trionfo di Lenin 127

stampa, di riunione, di sciopero e di associazione; di completa


eguaglianza di tutti i cittadini, indipendentemente dal sesso, dalla
religione, dalla razza, dalla nazionalit25. Questo veniva afferma
to nellaprile-maggio. In settembre, quando ormai i bolscevichi ave
vano conquistato la maggioranza nei soviet, Lenin faceva impe
gnative promesse sul rispetto che il potere di tipo sovietico avreb
be portato alla vita pubblica dei partiti e alla libert della stampa
politica. Il potere sovietico disse mentre prender t u t t e le
tipografie e t u t t a la carta, distribuir questultima e q u a m e n t e - .
allo Stato, ai grandi partiti che raccolgono, per esempio, cento
o duecentomila voti nelle due capitali, a tutti i piccoli partiti
e poi a qualsiasi gruppo di cittadini che raggiunga un determinato
numero di membri o raccolga un determinato numero di firme26.
E vero, per, che Lenin aveva gi ammonito in precedenza che
una libert di stampa per tutti non sarebbe stata pensabile, poich
il proletariato chiuder i giornali della borghesia dichiarando aper
tamente, con una legge, con un decreto del governo, che i capita
listi e i loro difensori sono nemici del popolo2', Lenin non si
preoccup di chiarire quale coerenza vi fosse fra questultima af
fermazione e la precedente dichiarazione del programma bolsce
vico circa il suffragio universale, la libert di elezione, la libert
di stampa, la libert di coscienza, ecc.
Quanto alla violenza, Lenin pensava s a essa come a un con
notato necessario del potere sovietico, ma riteneva che la violenza
sarebbe stata soprattutto politica e sociale, non fisica. In un arti
colo del giugno 1917, S u i n e m i c i d e l p o p o l o , egli esprimeva questa
sua convinzione dicendo che i giacobini del X X [secolo] non
si metterebbero a ghigliottinare i capitalisti. Sarebbe sufficiente
arrestare una cinquantina di grandi capitalisti per qualche setti
mana cos da poter mettere in luce i loro traffici28.

. S ta to e r iv o lu z io n e : f r a u to p ism o e m a c h ia v e llism o

Uno Stato di tipo nuovo; le masse popolari in armi che distrug


gono il vecchio Stato centralizzato e burocratizzato, poliziesco, che
superano non solo il potere autocratico ma anche il modello par-

25 Ivi, pp. 483-84.


J<1 V.I. Lenin, Opere complete, XXV, Roma 1967, p. 360.
2/ Ivi, p. 184.
28 Ivi, p. 49.
128 L utopa caduta

lamentare in direzione dellautogoverno, che esercitano la loro vio


lenza sociale, necessaria per superare i vecchi rapporti di potere
e economici: ecco il programma che Lenin elabor nel suo cele
berrimo opuscolo, incompiuto, su S t a t o e r i v o l u z i o n e , scritto fra
lagosto e il settembre 1917.
Si tratta di uno scritto quanto mai straordinario anzitutto per
un elemento: perch il fondatore del bolscevismo, il teorico del
linsufficienza della spontaneit, del professionismo rivoluziona
rio, il garante della coscienza rivoluzionaria contro tutte le sue
deviazioni, colui che aveva denunciato implacabilmente la corru
zione piccolo-borghese di socialrivoluzionari e menscevichi allin
terno delle masse, in questo suo opuscolo scritto in piena lotta per
assicurare al bolscevismo la guida della rivoluzione delinea uno
Stato-Comune che ha quasi un volto anarchico: esistono solo le
classi, la violenza sociale, lautogoverno delle masse. Il partito co
me centro di potere, il governo come mezzo del potere del parti
to, il potere politico con i suoi strumenti tecnici di controllo e di
coercizione sul corpo sociale, non esistono. Il Lenin-Machiavelli
lascia completamente il campo al Lenin-Rousseau. Perch? In ef
fetti S t a t o e r i v o l u z i o n e va visto non tanto sotto il profilo della con
traddizione che introduce rispetto al C h e f a r e ? o a U n p a s s o a v a n t i ,
d u e p a s s i i n d i e t r o , al Lenin teorico del centralismo burocratico (anche
se questa contraddizione esiste e espressione della fiducia nutri
ta da Lenin che nello Stato-Comune la spontaneit delle masse edu
cate dalla rivoluzione avrebbe trovato il suo punto di convergenza
con la coscienza rivoluzionaria); quanto piuttosto alla luce delle
sigenza di Lenin di contrapporre al modello della democrazia par
lamentare il modello di una democrazia pi ampia, pi radicale,
e di fare del bolscevismo il portatore di una nuova libert, e inol
tre dellesigenza di giustificare in chiave teorica lazione del parti
to diretta al sovvertimento completo del vecchio ordine. Insomma,
lo scopo di Lenin, in ci espressione di un ben preciso realismo
politico, fu di dare una positivit teorica allopera di disgregazio
ne politica in atto in Russia e di lanciare alle masse specie operaie
non solo russe ma di tutto il mondo un messaggio in grado di con
trapporsi efficacemente alla sirena democratico-parlamentare, la
quale costituiva la piattaforma di quella che ormai in senso spre
giativo veniva chiamata socialdemocrazia. Un altro punto cru
ciale di S t a t o e r i v o l u z i o n e che esso poggia sulla tesi fondamentale
che uno Stato di tipo sovietico la realizzazione della dittatura
del proletariato. Cos veniva, anche per questo verso, messa de
finitivamente in soffitta la parola dordine vecchio bolscevica
III. Il trionfo di Lenin 129

della dittatura democratica degli operai e dei contadini: il potere


politico deve appartenere al proletariato che dirige socialmente e
ideologicamente i contadini.
S t a t o e r i v o l u z i o n e unopera che regge su alcuni postulati es
senziali, i principali dei quali sono: 1. che lo Stato altro non sia
che un organo di organizzazione legato allesistenza delle classi;
2. che sparite le classi vien meno la sua necessit; 3. che, essendo
la fonte dei contrasti sociali legata alla propriet privata, scom
parsa la propriet privata la societ non trovi pi ostacoli alla co
struzione di una organizzazione la cui regola interna sia harmonia.
In questo modo Lenin pu condurre la sua analisi dello Stato ca
pitalistico nello spirito di un Machiavelli o di un Hobbes e perve
nire a una visione utopistica degna di un Campanella prima del
semi-Stato proletario e poi della societ senza Stato evitando ogni
apparente soluzione di continuit concettuale.
Seguiamo Lenin nella dimostrazione del suo teorema. Respin
gendo la teoria che lo Stato possa avere la funzione di regolare
(conciliare) i rapporti di classe, egli sostiene che esso solo lo
strumento con cui una classe ne opprime altre. Data la relazione
fra oppressori e oppressi, lo Stato espressione della violenza con
cui i primi dominano i secondi. Quindi un nuovo Stato pu nasce
re solo spezzando il vecchio rapporto di violenza e instaurando una
nuova violenza. Poich i rapporti di classe sono violenti, la rivolu
zione proletaria non pu abolire subito la violenza; ma d alla vio
lenza una base sociale immensamente pi ampia. Infatti tutti gli
Stati precedenti a quello proletario, tutte le dittature (tutti gli Stati
poggiano su dittature, anche quando assumono la forma della de
mocrazia borghese) delle classi privilegiate sono state espressione
della violenza di minoranze sulla maggioranza, mentre lo Stato e
la dittatura proletaria sono espressione della violenza della grande
maggioranza su piccole minoranze. Questo mutamento della base
sociale della violenza fa s che lo Stato proletario non abbia pi
bisogno degli organi tipici della violenza di minoranza (lesercito
permanente, la polizia, la burocrazia, i tribunali nelle mani di giu
dici asserviti alle classi dominanti, ecc.), e che questo nuovo Stato
possa darsi come fondamento lautogoverno delle masse e larma
mento generale del popolo. Si giunge cos a uno Stato che non
pi propriamente uno Stato, ma un semi-Stato. La violenza del
le masse, essendo esercitata su piccole minoranze in via di estinzio
ne, pu quindi essere infinitamente minore rispetto a quella propria
dei regimi di minoranza. Essa conciliabile con la pi ampia for
ma di democrazia mai vista, quella proletaria, e prepara lera del-
132 L'utopia caduta

per realizzare il centralismo proletario, senza il quale non vi pu


essere repressione contro le vecchie classi da un lato e dallaltro
direzione sociale e politica a opera del proletariato57. Dire pote
re statale e centralismo nel linguaggio di Lenin significa affermare
lo stesso concetto, anche se il nuovo potere centrale non deve es
sere burocratico, poliziesco, ecc., ma espressione di un coordina
mento di volont che sale dal corpo sociale e torna al corpo sociale.
Lo Stato-Comune realizza cos la dittatura verso gli avversari (vio
lenza) e la direzione del proletariato sulle masse non proletarie:

I l p o te re statale, l o rg a n izza zio n e c e n tra liz z a ta d e lla fo rz a , l o rg a n izz a


z io n e de lla v io le n za , sono necessari al p ro le ta ria to sia p e r re p rim e re la re s i
stenza d e g li s fr u tta to r i, sia p e r dirigere l im m ensa massa d e lla p o p o la z io n e
c o n ta d in i, p icco la b o rg h e sia , s e m ip ro le ta ria to n e llopera d i a v via m e n
to d e lle c o n o m ia s o c ia lis ta 58.

Lenin, teorico pur tanto realista, immagina lopera di dire


zione del proletariato, guidato dai bolscevichi, sul resto delle mas
se come regolata da una tendenza intima verso larmonia. Non
casuale: frutto della sua concezione materialistica. Il proletaria
to realizza gli interessi oggettivi di tutte le masse; nel nuovo Stato
sar data la base migliore perch le masse riconoscano i loro inte
ressi attraverso unopera non pi ostacolata di progressiva illumi
nazione.
L opera di educazione delle masse sar una cosa sola con il lo
ro intervento nella gestione della cosa pubblica, sempre pi ampio
fino alla realizzazione compiuta dellautogoverno. Il vecchio po
tere statale borghese, ereditato dallassolutismo, poggia anzitutto
sulla burocrazia e sullesercito permanente, le due istituzioni pi
caratteristiche di questa macchina statale, le quali per un verso
sono organi per il dominio di minoranza (i pretoriani della penna
e del fucile) e per laltro sono macchine generatrici di parassiti
smo, riserva di posti e di corruzione per la piccola borghesia, che
si lascia attrarre dalla parte della grande borghesia, ed sotto
messa a questultima, e si procaccia posti comodi a spese del
popolo59. L esercito permanente non risponde alle esigenze di di
fesa in generale, ma alle esigenze di difesa e di repressione di que
gli Stati che hanno bisogno di una macchina militare e repressiva

57 Ivi, p. 405.
58 Iv i, p. 382.
w Ivi, pp. 384-85.
III. Il trionfo di Lenin 133

staccata dalle masse e posta sotto il controllo delle classi alte. Allo
stesso modo, la burocrazia professionale posta sopra il popolo non
risponde a esigenze generali di amministrazione tecnicamente giu
stificate in generale; ma alle esigenze particolari di classi dirigenti
che si servono della burocrazia per controllare dallalto le masse.
Lo Stato-Comune spezza lesercito armando tutto il popolo; spez
za la burocrazia mediante la trasformazione dei membri del popo
lo in autoamministratori. La soppressione della burocrazia per
Lenin del tutto possibile poich egli pensa che

l im m ensa m aggioranza d e lle fu n z io n i d el v e cc h io p o te re statale si sono a


ta l p u n to s e m p lific a te e possono essere r id o tte a cos se m p lic i o p e ra z io n i d i
re g istra zio n e , d is c riz io n e , d i c o n tro llo , da p o te r essere b e n issim o c o m p iu te
da t u t t i i c itta d in i co n u n m in im o d is tru z io n e .

Cessano perci i p s o f a c t o le ragioni di qualsiasi carattere di


privilegio e di gerarchia, e cessano altres le ragioni di retribuzio
ni privilegiate che sono in effetti il premio dato dalle classi diri
genti alla fedelt politica dei loro servitori. Lo Stato-Comune
introduce quindi i seguenti princpi: eleggibilit assoluta, revo
cabilit i n q u a l s i a s i m o m e n t o di tutti i funzionari senza alcuna ec
cezione, riduzione dei loro stipendi al livello abituale del salario
operaio 40. Si realizzer in tal modo la graduale distruzione della
burocrazia (che non sarebbe possibile distruggere di punto in bian
co), introducendo immediatamente i criteri delleleggibilit dei
funzionari e il loro livellamento retributivo. I funzionari poi sa
ranno subito posti sotto il controllo e la direzione del proletaria
to armato. Lenin aveva un tale ottimismo nella possibilit di sem
plificazione di tutta lamministrazione, anche delleconomia, da
additare come obiettivo: t u t t a leconomia nazionale organizzata
come la posta41. Il vecchio apparato burocratico verr demoli
to dalle fondamenta, senza lasciarne pietra su pietra42.
Il sistema dello Stato-Comune avrebbe realizzato il superamento
non solo della macchina centralizzata burocratica ma anche del par
lamentarismo con la sua divisione fra potere legislativo, esecuti
vo, giudiziario, con lindipendenza dei parlamentari dagli elettori
nel periodo di carica. Gli eletti del popolo, nel nuovo sistema, deb
bono essi stessi lavorare, applicare essi stessi le loro leggi, verifi
carne essi stessi i risultati, rispondere essi stessi direttamente da-

40 Ivi, pp. 396-97.


41 Ivi, pp. 401-403.
Ivi, p. 452.
134 L'utopia caduta

vanti ai loro elettori. Sicch le istituzioni rappresentative riman


gono, ma il parlamentarismo, come sistema speciale, come divi
sione del lavoro legislativo ed esecutivo, come situazione privilegiata
per i deputati, n o n e s i s t e p i A i. Lenin esorta i comunisti a non
lasciare, come nel momento presente fanno i traditori del prole
tariato e socialisti d affari dei nostri tempi, agli anarchici il
monopolio della critica del parlamentarismo, che una delle ere
dit sostanziali del pensiero di M arx44. In sostanza, afferma Le
nin in diretta polemica contro uno dei padri dellopportunismo,
Eduard Bernstein, il sistema della democrazia proletaria rende ne
cessario un certo ritorno al democraticismo primitivo , senza
il quale non si potrebbe far compiere alla maggioranza della po
polazione, e poi alla intera popolazione, le funzioni dello Stato.
In effetti per Lenin giudica razionale questo ritorno al democra
ticismo primitivo proprio perch da un lato si diffusa listruzio
ne di massa e dallaltro avvenuta a opera dello sviluppo capitalistico
quella gigantesca opera di semplificazione della immensa mag
gioranza delle funzioni del vecchio potere statale , di cui si
detto45.
Lenin parla continuamente, lo si visto, in S t a t o e r i v o l u z i o n e
del ruolo inevitabile che la violenza non pu non avere nella ditta
tura del proletariato. Questa violenza, per, egli la immagina so
prattutto come violenza sociale (espropriazione della ricchezza) e
politica (privazione del diritto a agire politicamente in senso con
trorivoluzionario), non come violenza fisica, materiale, salvo in casi
estremi e ridotti. Il che diretta conseguenza della sua immagine
del potere come potere delle grandi masse, tutte tese verso una
grande armonia, su piccole minoranze. Lo Stato in senso tradizio
nale come organo specifico di repressione agli ordini di vertici ri
stretti al potere non esiste: anzi negato. La repressione degli
oppressori egli scrive avviene ad opera della f o r z a g e n e r a
l e della maggioranza del popolo, degli operai e dei contadini46,
non quindi a opera di tribunali e di una polizia agli ordini di un
governo. La violenza poi sugli operai e sui contadini, o degli ope
rai sui contadini, o di una parte degli operai su una parte dei con
tadini unipotesi che Lenin non prende neppure in considerazione,
poich in contraddizione con lintero modello dello Stato-Comune.

4 Ivi, p. 400.
44 Ivi, p. 398.
Ivi, pp. 396-97.
Ivi, p. 396.
III. Il trionfo d Lenin 135

Lenin descrive il problema della repressione nello Stato futu


ro in termini quasi idilliaci, come un problema che riguarda unica
mente una piccola minoranza dei vecchi privilegiati, singoli in
dividui isolati. Ecco il passo centrale dedicato alla questione:

N o i a b b ia m o , n e l regim e c a p ita lis tic o , lo S ta to n el ve ro senso d e lla p a ro


la, una m acchina speciale p er la repressione d i una classe da p a rte d i u n a ltra
e per d i p i d e lla m aggioranza da p a rte d e lla m in o ra n z a . Si c o m p re n d e com e
per re a lizza re u n s im ile c o m p ito la siste m a tica repressione d e lla m a g g io
ranza d e g li s fr u tta ti da p a rte d i una m in o ra n z a d i s fru tta to ri siano neces
sarie una c ru d e lt e una fe ro c ia d i re p re s s io n i estrem e: fiu m i d i sangue
a ttra ve rso c u i l u m a n it prosegue il suo c a m m in o , s o tto il regim e d e lla schia
v it , de lla s e rv it d e lla gleba e d e l la v o ro s a la ria to . In s e g u ito , nel p e rio d o
d i transizione d a l c a p ita lis m o al com uniS m o, la repressione ancora necessa
ria , ma gi e se rcita ta da una m aggioranza d i s fr u tta ti c o n tro una m in o ra n z a
d i s fr u tta to r i. L o speciale appa ra to , la m a cch in a speciale d i repressione, lo
S tato, ancora necessario, ma gi u n o S ta to tra n s ito rio , n o n p i u n o S ta
to p ro p ria m e n te d e tto , perch la repressione d i una m in o ra n z a d i s fr u tta to r i
da p a rte d e lla m aggiora n za d e g li sch ia vi s a la ria ti di ieri cosa re la tiv a m e n te
cos fa c ile , sem plice, n a tu ra le , che coster m o lto m eno sangue d i q u e llo che
costata la repressione d e lle r iv o lte d i sch ia v i, d i se rvi e d i o p e ra i s a la ria ti,
coster m o lto m eno caro a ll u m a n it . E d essa c o m p a tib ile con u n a d e m o
crazia che a bbraccia una m aggioranza d e lla p o p o la z io n e cos g rande che co
m in c ia a sco m pa rire il b iso g n o d i una macchina speciale d i repressione. G li
s fr u tta to r i n o n sono n a tu ra lm e n te in g ra d o d i re p rim e re il p o p o lo senza una
m acchina m o lto c o m p lic a ta d e stin a ta a questo c o m p ito ; il popolo, in ve ce , pu
re p rim e re g li s fr u tta to r i anche con una m a cch in a m o lto sem plice, q uasi senza
m acchina, senza apparato speciale, m e d ia n te la sem plice organizzazione delle
masse in arm i (com e d ire m o a n tic ip a n d o i s o vie t d e i d e p u ta ti o p e ra i
e s o ld a ti)4'.

La repressione nello Stato sovietico, nel semi-Stato, nello Sta


to in via di estinzione, diventer a mano a mano uno pseudopro
blema, poich, abolite le resistenze delle vecchie classi, gli uomini
interiorizzeranno i propri obblighi sociali. Nasce di l luomo nuo
vo. Il pieno dispiegarsi della democrazia proletaria e del suo Stato
porter al progressivo estinguersi dello Stato stesso, di qualsiasi
amministrazione, poich tutti adempieranno ai loro doveri cos
che la n e c e s s i t di osservare le regole semplici e fondamentali di
ogni societ umana diventer ben presto un c o s t u m e 4748. Gli uo
mini si abitueranno a poco a poco a osservare quelle regole senza
violenza, senza costrizione, senza sottomissione, s e n z a quello s p e -

47 Ivi, p. 435.
4K Ivi, pp. 445-46
136 L'utopia caduta

di costrizione che si chiama Stato. Non vi sar in


c ia le a p p a ra to
fine pi da reprimere n e s s u n o , nessuno nel senso di c l a s s e , fatta
eccezione per possibili e inevitabili eccessi i n d i v i d u a l i ^ .
Passer ben poco tempo e Lenin, giunto al potere, parler un
linguaggio del tutto opposto e diriger, senza freni, la costruzione
di uno Stato in completa contraddizione con lutopia delineata in
S ta to e r iv o lu z io n e .

4. L e n in a lla c o n q u ista d e l p o te re . I l tr a d im e n to d i Z i n o v e v e
K am en ev

Trockij torn in Russia dallesilio il 5 maggio 1917. E il 10 si


incontr con Lenin. Fra i due uomini, che dovevano diventare i
due artefici prima dellOttobre e poi della costruzione dello Stato
sovietico, ormai le differenze di impostazione erano del tutto se
condarie rispetto alle grandi linee strategiche. Al suo ritorno Troc
kij entr nellorganizzazione cosiddetta interrionale, che compren
deva ex menscevichi e ex bolscevichi, rivoluzionari ormai vicini ai
bolscevichi e su posizioni rivoluzionarie, antimperialistiche e inter
nazionalistiche. Prima che si determinasse la fusione fra gli inter-
rionali e i bolscevichi fu necessario attendere il VI Congresso
bolscevico (26 luglio-3 agosto), durante il quale Trockij, come si
visto, venne eletto al Comitato Centrale quasi allunanimit. AI
gruppo degli interrionali appartenevano alcuni esponenti che do
vevano diventare in seguito figure di primo piano del bolscevismo:
Lunacarskij, Joffe, Manuilskij, Uricky, Rjazanov, ecc. Questa uni
ficazione ha una grande importanza per il suo significato, poich
testimonia, dato il peso che Lenin attribuiva alla purezza ideologi
ca, il grado di profondo accostamento venuto a determinarsi con
Trockij e i suoi amici e seguaci. Lenin aveva infatti sempre respinto
ogni fusione per esigenze di mera quantit. Gi il 15 maggio Lenin
aveva scritto sulla Pravda, lorgano dei bolscevichi, di riconoscere
necessario lavvicinamento e lunificazione con i gruppi e le correnti
che si pongono di fatto sul terreno dellinternazionalismo, sulla ba
se della rottura con la politica di tradimento piccolo-borghese del
socialismo4950. E quale fosse il programma dei rivoluzionari, Lenin
lo espresse alla fine di maggio scrivendo che era necessario il pas
saggio di tutto il potere dello Stato ai proletari e ai semiproletari.

49 Ivi, pp. 434-35.


Lenin, Opere complete, XXIV, cit., p. 302.
Ul. Il trionfo di Lenin 137

Questa formula importante in quanto mette in prima linea la


base sociale del nuovo potere; e consente di comprendere quali rap
porti Lenin stabilisse con gli stessi soviet e quale significato, e quali
limiti, avesse per lui la parola dordine: Tutto il potere ai soviet.
Lenin, nel concepire la base del futuro potere, dava il primato alla
base sociale, di classe. I soviet avevano per lui certamente una enorme
importanza; ma erano da lui accettati solo e finch al loro interno non
esistesse una separazione con quella che egli giudicava linterpreta
zione corretta degli interessi economici, sociali e politici dei proletari
e dei semiproletari. Per questo egli pot tranquillamente pi volte,
fra il luglio e lottobre, ritirare la parola dordine Tutto il potere
ai soviet e denunciare linvoluzione dei soviet stessi divenuti pre
da dei traditori socialrivoluzionari e menscevichi. Lenin partiva
infatti dal presupposto che solo i bolscevichi interpretassero coe
rentemente gli interessi del proletariato e dei semiproletari; e quindi
egli assunse quale misura verso socialrivoluzionari, menscevichi e
soviet il fatto che costoro si muovessero o meno in una direzione
tale da favorire la direzione politica dei bolscevichi sulle masse. E
quando, dopo le giornate di luglio, i bolscevichi vennero sottoposti
a persecuzione con la complicit delle forze piccolo-borghesi, al
lora Lenin contrappose la via insurrezionale alla via pacifica.
Il disegno, per cos dire, preferenziale di Lenin pu essere ben
indicato seguendo un suo discorso del 4 giugno: abbattimento del
governo provvisorio; passaggio pacifico del potere ai soviet, in cui
pure i bolscevichi si trovavano in minoranza; lotta politica fra i partiti
sovietici per la direzione dei soviet. Perch questo disegno potesse
avere il suo corso era necessario che socialrivoluzionari e menscevi
chi togliessero il loro appoggio al governo provvisorio e passassero
al sostegno del potere sovietico come potere unico. In ogni caso Lenin
in questo suo discorso al I Congresso dei soviet espresse la disponi
bilit del solo Partito bolscevico a prendere anche tutto il potere
nelle proprie mani. Riferendosi a Cereteli, ministro menscevico nel
governo provvisorio, Lenin disse in modo tagliente:

E g li ha d e tto che in Russia n o n c u n p a r tito p o litic o che si d ic h ia ri p ro n to


a p re n d e re tu tto il p o te re ne lle sue m a n i. Io ris p o n d o : C ! N essun p a rtito
pu r ifiu ta r s i d i fa r questo , e il n o s tro p a r tito n o n si r ifiu ta : esso p ro n to ,
in o g n i m o m e n to , a p re n d e re tu t to il p o te re n e lle sue m a n i51.

Gli risposero le risate dei suoi avversari. Sempre in quellocca


sione, egli afferm la sua fiducia che, finch esister il soviet dei

)! Lenin, Opere complete, XXV, cit., p. 14.


138 L'utopia caduta

deputati degli operai e dei soldati, in via eccezionale, sarebbe


stato possibile prendere provvedimenti sul piano della lotta di classe
contro i capitalisti per far cessare subito la guerra, senza ricorrere
ad una rivoluzione sanguinosa. Ma per salvaguardare la possibili
t di una rivoluzione pacifica bisognava che il potere passasse
ai soviet cos da impedire la ripresa da parte del governo provviso
rio di una politica militare offensiva52. Uno degli elementi indi
spensabili per una evoluzione pacifica della rivoluzione era secondo
Lenin la piena possibilit di agibilit politica e di dimostrazioni
di massa e di strada. Rivolgendosi al governo provvisorio, egli af
fermava (quale ironia quando si consideri ci che avrebbe fatto
in futuro il governo bolscevico!) che un governo il quale sapesse
che t u t t o , n e l s u o i n s i e m e , si appoggia sulla volont della maggio
ranza del popolo non potrebbe aver paura di manifestazioni an
nunciate in precedenza. Non le proibirebbe55.
La reazione di Lenin agli avvenimenti di luglio che prima
videro le grandi manifestazioni di massa conclusesi con la richie
sta che tutto il potere passasse ai soviet (3-4 luglio), poi linter
vento di truppe fedeli al governo contro le masse (5-6 luglio) e infine
laccusa ai bolscevichi di aver fomentato disordini per assumere
il potere al soldo dei tedeschi e la conseguente persecuzione del
Partito bolscevico fu ben indicativa della sua prontezza a cam
biare linea in mutate circostanze mantenendo fermo lobiettivo.
Lenin non solo, il 10 luglio, afferma che la controrivoluzione si
organizzata, consolidata e, di fatto, s impadronita del potere
dello Stato, ma accusa i capi dei socialrivoluzionari e dei mensce
vichi, che non si erano opposti allattacco al bolscevismo, di aver
definitivamente tradito la causa della rivoluzione abbandonan
dola nelle mani della controrivoluzione e trasformando s stessi,
i loro partiti e i soviet in foglie di fico della controrivoluzione.
In queste condizioni, segnate dallavvento della controrivoluzio
ne, dal tradimento dei capi dei maggiori partiti dei soviet, dal fat
to che i soviet sono succubi di questi capi, tutte le speranze di
uno sviluppo pacifico della rivoluzione russa sono definitivamen
te svanite. La parola dordine Tutto il potere ai soviet cessa
di avere la sua validit; e ai bolscevichi e alle masse avanzate non
rimane altra via che la preparazione delle forze per linsurrezione
armata, avendo cura di dare allinsurrezione proporzioni vera
mente di massa, di tutto il popolo. A questo scopo il Partito bol-

52 Ivi, pp. 1 /.9.


^ ivi, pp. 66-7.
111. Il trionfo di Lenin 139

scevico, che Lenin qualifica come il partito della classe operaia,


deve prepararsi a sfruttare tutte le possibilit legali e illegali. Lo
scopo dellinsurrezione armata non pu essere, scrive Lenin, che
il passaggio del potere al proletariato, appoggiato dai contadini po
veri, per lattuazione del programma del nostro partito54. Que
sta svolta di Lenin nel luglio, svolta che non sar affatto lultima,
significativa perch mostra come il capo dei bolscevichi conside
rasse allora la possibilit di prendere il potere sulla base dellunio
ne del suo partito con le masse, attraverso linsurrezione e senza
lappoggio dei soviet, denunciati quali strumenti dei partiti socia
listi traditori, legatisi alla borghesia controrivoluzionaria55. I
nuovi Cavaignac possono essere vinti soltanto dalle masse rivo
luzionarie del popolo dirette dal proletariato; ma le masse posso
no vincere a condizione di sottrarsi allinfluenza dei socialisti-
rivoluzionari e dei menscevichi, traditori della causa della rivolu
zione56. Il tradimento coinvolge anche i soviet a t t u a l i . Per
ch i soviet possano tornare a avere un ruolo positivo necessario
che essi cessino di essere gli organi dintesa con la borghesia e
divengano gli organi della lotta rivoluzionaria contro la borghe
sia57. Lenin, insomma, invita il suo partito a preparare linsur
rezione anche contro i soviet, poggiando sulla maggioranza del
popolo. Ma come si verifica lesistenza di questa maggioranza? Que
sto problema Lenin non lo affronta; anzi si pu dire che non lo
valuti altrimenti che in termini di rapporti di forza nei momenti
acuti della lotta per il potere. E la perdita dimportanza di questo
problema da connettersi al fatto che per lui la questione decisiva
il diritto storico dei bolscevichi, in quanto parte cosciente e avan
zata della societ, a abbattere le forze avversarie, possibilmente
poggiando sulla maggioranza, ma, se necessario, anche senza la mag
gioranza. In un simile quadro la prospettiva dellAssemblea costi
tuente non pu avere alcun carattere decisivo nel determinare la
questione del potere. Lenin vuole s una Assemblea, ma che non
sia un Parlamento di Francoforte, cio una fabbrica di chiacchie
re palestra di piccoli borghesi mortalmente spaventati, che sia
invece una Convenzione. Perci la questione dellAssemblea co
stituente s u b o r d i n a t a allandamento e al risultato della lotta di
classe tra la borghesia e il proletariato; perci occorre che il po-

54 Ivi, pp. 167-69.


^ Ivi, p. 176.
56 Ivi, p. 177.
Ivi, p. 180,
140 L utopia caduta

tere sia nelle mani della classe pi avanzata, pi risoluta, pi rivo


luzionaria del nostro tempo. Bisogna, insomma, che lAssemblea
rispecchi dei rapporti di forza gi modificati dalla vittoria del pro
letariato, una situazione cio in cui siano state spazzate via le il
lusioni costituzionali di socialrivoluzionari e di menscevichi58. In
conclusione, linsegnamento della rivoluzione russa che le masse
devono rompere completamente con i partiti socialista-rivoluziona
rio e menscevico riconoscendone il tradimento, e schierarsi ri
solutamente accanto agli operai rivoluzionari (i bolscevichi)59. I
bolscevichi devono prendere il potere e proclamarsi governo in
nome della pace, della terra ai contadini, della convocazione del
lassemblea costituente60.
Fu il tentativo di colpo di Stato controrivoluzionario compiu
to dal generale Kornilov alla fine di agosto a togliere i bolscevichi
dal loro isolamento. Contro la minaccia di una dittatura militare
si unirono Kerenskij, i soviet e i bolscevichi; questi ultimi venne
ro armati dallo stesso governo e i loro propagandisti ebbero un ruolo
determinante nel far fallire il tentativo di colpo di Stato. Lenin
si adegu prontamente, come era suo costume, sfruttando il mu
tamento dei rapporti di forza. Noi facciamo e faremo la guerra
a Kornilov scrisse il 30 agosto c o m e l e truppe di Kerenski, ma
non sosteniamo Kerenski, a n z i smascheriamo la sua debolezza61.
La linea di Lenin fu volta a restituire ai bolscevichi piena agibilit
politica, sulla base di un compromesso con i partiti socialista rivo
luzionario e menscevico, che pure aveva gi bollato irrimediabil
mente come traditori. Mentre sottoline lo fece in un articolo
dellinizio di settembre intitolato S u i c o m p r o m e s s i che il Parti
to bolscevico aspirava in prospettiva a conquistare il dominio po
litico p e r s , si disse disposto a un compromesso consistente nel
tornare alla rivendicazione del periodo precedente le giornate di
luglio, cio da un lato alla rivendicazione di tutto il potere ai
soviet e dallaltro a un governo anche senza i bolscevichi, a un
governo di socialisti-rivoluzionari e di menscevichi responsabile
di fronte ai soviet. Egli arriv a dire che un simile governo avrebbe
potuto assicurare il p r o g r e s s o pacifico di tutta la rivoluzione rus
sa e possibilit straordinariamente grandi di notevoli progressi
del movimento mondiale verso la pace e il socialismo. I bolscevi-

68 Ivi, pp. 188-89.


66 Ivi, p. 230.
60 Ivi, p. 238.
61 Ivi, p, 274.
Ill 11 trionfo di Lenin 141

chi avrebbero rinunciato alla rivendicazione immediata del pas


saggio del potere al proletariato e ai contadini poveri e ai metodi
rivoluzionari nella lotta per questa rivendicazione. Quel che i bol-
scevichi richiedevano per s era la possibilit di svolgere libera
mente lagitazione per le loro opinioni e di lottare, in condizioni
di democrazia veramente completa, per conquistare i soviet alla
loro influenza62.
Questa proposta di compromesso era stata appena formulata
che Lenin ne denunci lirrealizzabilit dopo la formazione di un
nuovo governo Kerenskij, da questo interamente dominato, e il
rifiuto di socialrivoluzionari e menscevichi di lottare per un go
verno puramente sovietico. Pochi giorni dopo larticolo sui com
promessi, Lenin rivendicava a un governo operaio (usando ora
la stessa espressione che egli aveva rimproverato a Trockij non molto
tempo prima) la capacit di risolvere la questione agraria garan
tendo il passaggio di tutte le terre dei grandi proprietari fondiari
ai contadini, immediatamente e senza indennizzo (provvedimen
to disse che non si poteva rimandare alla Assemblea costi
tuente, ma che questa legalizzer); di riorganizzare lindustria
sotto il controllo operaio; di affrontare la questione della pace e
della guerra, senza escludere lipotesi di una giusta guerra rivo
luzionaria nel caso che venissero respinte le condizioni di pace
del governo operaio russo63.
Il periodo che abbraccia la prima met di settembre di gran
de importanza nel pensiero politico di Lenin, poich fu nel corso
di esso che egli matur le proprie decisioni, non senza oscillare
fra due formule fondamentali e diverse. La prima prevedeva
secondo quanto espresso nellarticolo S u i c o m p r o m e s s i e poi in quelli
U n o d e i p r o b le m i f o n d a m e n t a li d e lla r iv o lu z io n e , L a r iv o lu z io n e ru ssa
il passaggio del po
e la g u e r r a c iv ile , I c o m p it i d e lla r iv o lu z io n e
tere ai soviet sulla base dello sviluppo pacifico della rivoluzione
e della formazione di un governo sovietico socialrivoluzionario e
menscevico, di fronte al quale i bolscevichi avrebbero svolto una
zione per la conquista della maggioranza dei soviet, e il passaggio
quindi a unulteriore fase della rivoluzione: quella decisiva. Que
sta linea esprimeva lesigenza, specie dopo la liquidazione dellaf
fare Kornilov, di consolidare su una base ampia il potere sovietico.
Dietro a questa formula stava la pressione che veniva da influenti
settori del gruppo dirigente bolscevico, con Kamenev alla testa,

('2 Ivi, pp. 292-94.


65 Ivi, pp. 301-303.
142 L utopa caduta

per un accordo con gli altri partiti sovietici. La seconda formula,


che fin per imporsi e diventare la direttiva decisiva e conclusiva
di Lenin e del suo partito, prevedeva che i bolscevichi prendesse
ro il potere mediante linsurrezione. A sostegno di essa stava non
solo la convinzione profonda di Lenin che socialisti rivoluzionari
e menscevichi fossero forze infide e ostili, ma anche lentusiasmo
che a Lenin veniva dal fatto che nei soviet delle due capitali i bol
scevichi stavano conquistando la maggioranza, cos creando i pre
supposti perch la parola dordine Tutto il potere ai soviet volesse
dire il potere ai bolscevichi sulla base dellappoggio dei soviet.
Nel delineare la prima formula, Lenin si preoccup in ogni ca
so di ammonire che un eventuale governo sovietico con menscevi
chi e socialrivoluzionari era possibile solo se questi avessero di
mostrato di aver imparato qualcosa dal decorso della rivoluzio
ne (in caso contrario solo uninsurrezione vittoriosa del proleta
riato avrebbe potuto salvare la rivoluzione); che un eventuale
governo sovietico, tale da assicurare la lotta pacifica dei partiti
in seno ai soviet, non avrebbe potuto essere in alcun caso inteso
come governo formato dai partiti che hanno la maggioranza nei
soviet, come una sorta cio di governo parlamentare, ma unica
mente come un potere che avrebbe dovuto impegnarsi in una tra
sformazione radicale di tutto il vecchio apparato statale secondo
le linee da lui pi volte tracciate64 e nellattuazione di tutte quelle
misure sulla pace, sulla terra, sul controllo operaio, sulle naziona
lizzazioni che egli aveva indicato come compiti di un vero gover
no operaio65 Lenin, insomma, appariva disposto a una simile so
luzione politica nellipotesi che lalleanza dei partiti sovietici fos
se necessaria per fermare il pericolo del kornilovismo66. Lenin
vedeva lipotesi politica sopra delineata, cio lalleanza dei bol
scevichi con i socialisti-rivoluzionari e i menscevichi posta a base
di un governo sovietico, quale consolidamento di quella alleanza
che con tanto successo si era sperimentata contro Kornilov nei giorni
della fine di agosto e che aveva riportato una vittoria completa
sulla controrivoluzione. Una simile alleanza, esprimendosi nel pas
saggio immediato di tutto il potere ai soviet, avrebbe reso la guerra
civile in Russia impossibile67. E significativo, specie alla luce di
quanto avrebbero fatto poi i bolscevichi con lintroduzione nel 1918

Lenin, Opere complete, XXV, cit., pp. 348-50.


65 Ivi, pp. 350-54.
6,1 Ivi, p. 352.
67 V.I. Lenin, Opere complete, XXVI, Roma 1966, pp. 25-6.
III. Il trionfo di Lenin 143

del voto di diverso peso per gli operai e per i contadini, che Lenin
richiedesse agli altri partiti sovietici, come una delle condizioni
necessarie, di porre fine a quella sperequazione del voto (contro
cui egli aveva gi energicamente protestato in precedenza) per cui
per eleggere un rappresentante al soviet occorrevano 500 elettori
soldati e 1000 elettori operai. In una repubblica democratica com
mentava questi furtarelli sono condannati a scomparire68.
La sua seconda formula Lenin la espresse in due lettere man
date, dal luogo in cui continuava a rimanere nascosto, al Comita
to Centrale del partito, e scritte fra il 12 e il 14 settembre. Il lo
ro titolo significativo: I b o h c e v i c h i d e v o n o p r e n d e r e i l p o t e r e e I I
m a r x i s m o e l i n s u r r e z i o n e . Nella prima delle due lettere Lenin lan
ci la direttiva dellinsurrezione. Il ragionamento condotto per giu
stificare questa direttiva la quintessenza del leninismo su tutti
i problemi fondamentali. Ci di cui i bolscevichi hanno bisogno
una base sociale sufficiente in termini di rapporti di forza per
procedere allattacco. Ogni attesa di una verifica formale della
maggioranza non ha senso alcuno. Quella che conta la maggio
ranza, per cos dire, socialmente e politicamente dinamica, non la
conta dei numeri: la maggioranza dei migliori, dei pi coscienti
e dei pi forti. Il presupposto che rendeva matura la prospettiva
dellinsurrezione era la conquista della maggioranza nei principali
soviet. Una simile base era sia necessaria sia sufficiente per il par
tito rivoluzionario. I bolscevichi scrive Lenin avendo ottenuto
la maggioranza dei soviet dei deputati degli operai e dei soldati
nelle due capitali, possono e d e v o n o prendere il potere statale.
La maggioranza attiva degli elementi rivoluzionari popolari delle
due capitali basta a trascinare le masse, a vincere la resistenza del
lavversario, a schiacciarlo, a conquistare il potere e a conservar
lo. Lenin prometteva che i bolscevichi al potere avrebbero
restaurato le istituzioni democratiche e le libert mutilate e di
strutte da Kerenski. Il partito, preso il potere, avrebbe inoltre
mantenuto la promessa di convocare lAssemblea costituente. In
fine, il capo dei bolscevichi esortava a abbandonare ogni pregiu
dizio democratico formale: I bolscevichi sarebbero degli ingenui
se attendessero di avere formalmente la maggioranza: nessuna
rivoluzione aspetta q u e s t o w . Nella seconda lettera, Lenin analiz
zava le condizioni di una insurrezione vittoriosa. L insurrezione
u n a r t e , diceva; e bisogna rispettarne le regole, per non finire

Ivi, p. 27.
,v) Ivi, pp. 9-11.
144 L'utopia caduta

nello scacco: regole politiche e regole tecniche. La prima regola


politica che se il partito deve dirigere linsurrezione, questa de
ve fondarsi non su di un complotto, non su di un partito, ma sulla
classe davanguardia (la maggioranza dinamica), la quale a sua volta
deve essere in grado di utilizzare lo slancio rivoluzionario del po
polo (la maggioranza che deve essere trascinata). La seconda
maggiore regola politica che le forze dellinsurrezione devono da
un lato saper sfruttare il p u n t o c r t i c o in cui le masse sono mag
giormente disponibili alla rivoluzione e dallaltro saper interveni
re sulle esitazioni sia dei nemici sia degli amici d e b o l i , e q u i v o c i ,
i n d e c i s i d e l l a r i v o l u z i o n e . Tutte le condizioni indispensabili sono
ormai presenti: la maggioranza del proletariato e delle masse atti
ve con i bolscevichi; i socialisti piccolo-borghesi sono esitanti
e incerti. Lenin tornava ora a definire questi ultimi come coloro
che hanno tradito la rivoluzione e annunciava che con essi i bol
scevichi rompevano definitivamente.
Infine, Lenin concludeva che solo i bolscevichi al potere avreb
bero potuto salvare la Russia dalla minaccia tedesca, diventan
do difensisti, ponendosi a l l a t e s t a d e i p a r t i t i d e l l a g u e r r a , di
ventando il p r i n c i p a l e partito d e l l a g u e r r a , conducendo la guer
ra in modo veramente rivoluzionario, una guerra divenuta ve
ramente giusta, veramente rivoluzionaria. La questione ormai
stava tutta nello scegliere i l m o m e n t o g i u s t o per linizio dellin
surrezione70.
Le due formule, quella dello sviluppo pacifico e quella dellin
surrezione, vennero discusse dal Comitato Centrale bolscevico luna
a pochi giorni dallaltra. Il 13 esso approv la prima formula; il 15
erano appena pervenute le due lettere sullinsurrezione di
scusse la seconda formula, che Lenin chiedeva venisse adottata con
un profondo rovesciamento di prospettiva. Il Comitato Centrale,
rinnovando su pi ampia scala quanto era avvenuto di fronte alle
T e s i d i a p r i l e , decise di respingere a maggioranza le posizioni pi
radicali di Lenin. I discepoli erano spaventati dellardire del loro
maestro. Questi, come dimostrano i suoi scritti, era per ormai
pi che deciso a cogliere lopportunit che offrivano i rapporti di
forza interni alla rivoluzione russa. Inoltre temeva che i tedeschi
potessero conquistare la capitale e liquidare la rivoluzione. Infine,
era convinto che la presa del potere da parte dei bolscevichi non
sarebbe stata arrischiata, perch stavano maturando a tempi rapi
di le rivoluzioni in Occidente e in primo luogo in Germania. Si

70 Ivi, pp. 12-7.


III. Il trionfo di Lenin 145

trattava di una corsa con il tempo; e Lenin fremeva di fronte ai


tentennamenti dei suoi seguaci, e perfino, in ultimo, al tradimento
di alcuni dei suoi pi eminenti discepoli.
L ampiezza del dissenso verso Lenin rimase assai notevole nel
Comitato Centrale. Esso, contro il parere di Lenin, decise la par
tecipazione bolscevica alla Conferenza democratica indetta da Ke-
renskij e anche il rifiuto del boicottaggio del preparlamento, che
era stato invece sostenuto da Lenin con lappoggio di Trockij, il
quale venne calorosamente lodato dal capo (Trotski era per il boi
cottaggio. Bravo compagno Trotski!)71. Solo in un secondo tem
po il boicottaggio fin per prevalere come linea. Lenin diventava
tanto pi impaziente quanto pi era ormai maturata in lui la con
vinzione che si dovesse cogliere unoccasione storica. Una occa
sione, che andava offrendosi ai bolscevichi in modo sempre pi
favorevole. Il 25 settembre il soviet di Pietrogrado si era dato un
comitato esecutivo a maggioranza bolscevica e Trockij era stato
eletto presidente del soviet stesso. Il soviet di Mosca matur qua
si contemporaneamente nel medesimo senso. Mentre si compiva
no questi sviluppi, che la maggioranza del Comitato Centrale,
guidata da Zinovev e Kamenev, interpretava in direzione oppo
sta a Lenin, cio alla luce di una strategia che combinava lo svi
luppo pacifico in senso sovietico con la prospettiva di un governo
fondato sullAssemblea costituente, e mentre si era giunti al pun
to che la stampa di partito, per iniziativa anche di Stalin, censura
va gli articoli di Lenin, questi lanci contro i discepoli di poca fede
e di scarsa decisione un violento scritto, L a c r i s i m a t u r a , a cui
seguiva una postilla in cui il capo minacciava di dimettersi dal Co
mitato Centrale e di fare appello alla base del partito contro il suo
vertice incapace. Lenin scriveva che attendere il congresso dei so
viet per decidere il da farsi, lasciando sfuggire loccasione attua
le, avrebbe voluto dire u n i d i o z i a c o m p l e t a o un v e r o e p r o p r i o
t r a d i m e n t o (si vede qui come Lenin, nei momenti cruciali, non
esitasse a lanciare anche verso i capi bolscevichi in dissenso con
lui laccusa di tradimento). Se avesse a prevalere la tendenza con
traria alla sua, i bolscevichi si d i s o n o r e r e b b e r o per s e m p r e e s i l i
q u i d e r e b b e r o c o m e p a r t i t o . La presa del potere mediante linsur
rezione bolscevica era ormai necessaria per favorire lo scoppio della
rivoluzione in Germania e per sostenere linsurrezione dei conta
dini nelle campagne. I bolscevichi avevano ora la maggioranza nei
soviet delle due capitali; non solo ma anche n e l p a e s e - , menscevi-

yl Ivi, p. 46.
146 L'utopia caduta

chi e socialrivoluzionari si trovavano in un totale smarrimento; i


bolscevichi disponevano a Pietrogrado di migliaia di operai e sol
dati armati in grado di attuare vittoriosamente linsurrezione. In
fine Lenin, dopo avere protestato per la censura esercitata sui suoi
articoli e per lopposizione del Comitato Centrale verso le sue posi
zioni, che avevano il significato scriveva di un tentativo di
chiudermi la bocca e di un invito a ritirarmi, concludeva di es
sere costretto a c h i e d e r e di uscire dal Cc, riservandosi libert
di agitazione nella base del partito e nel congresso del partito72.
Ormai, Lenin era convinto che lo sviluppo pacifico della rivolu
zione fosse una prospettiva irrimediabilmente obsoleta. Nellopu
scolo pubblicato agli inizi di ottobre I b o l s c e v i c h i c o n s e r v e r a n n o i l
p o t e r e s t a t a l e ? egli poneva al centro la legge storica, mettendo cos
in soffitta disinvoltamente le sue stesse tesi precedenti, secondo
cui nessuna grande rivoluzione, come dimostrato dalla storia,
si compiuta senza guerra civile73.
Lenin si diede ora a una stringente azione per convincere il
partito, e il suo vertice in primo luogo, a rompere gli indugi. E
non arretr di fronte alle pi ardite generalizzazioni, di carattere
chiaramente strumentale. Dal fatto che i bolscevichi abbiano ot
tenuto alle elezioni del soviet a Mosca la quasi maggioranza asso
luta egli conclude che insieme con i socialisti-rivoluzionari di si
nistra, i quali si sono accostati politicamente ai bolscevichi, ab
biamo una c h i a r a maggioranza n e l p a e s e 14-, e afferma che tutta
lesperienza storica dimostra che la funzione del soviet non quella
di essere un parlamento operaio, ma soltanto quella di organo del
linsurrezione, di organo del potere rivoluzionario73. L insur
rezione disse una volta decisa richiede che si vada sino in
fondo, con un assalto offensivo condotto da f o r z e m o l t o s u p e r i o
r i a quelle dellavversario per colpire rapidamente e non consen
tire al nemico di riprendersi76.
Era ora per Lenin di confrontarsi senza equivoci con il vertice
del suo partito. Tornato a Pietrogrado il 7 ottobre, il 10 ottobre
presenzi ad una seduta del Comitato Centrale, che doveva segnare,
per la seconda volta dopo il caso di aprile, la sua riconquista del
partito. Lenin deplor una certa indifferenza per il problema del
linsurrezione come inammissibile e invit a rivolgere latten-

'2 Ivi, pp. 69-71.


'3 Ivi, p. 104.
74 Ivi, p. 125.
75 Ivi, p. 128.
i(- Ivi, p. 166.
III. Il trionfo di Lenin 147

zione allaspetto tecnico della questione, essendo ormai la situa


zione politica perfettamente matura per il passaggio al potere. Am
mise, infine, che lAssemblea costituente non avrebbe costituito
un appoggio per i bolscevichi, quindi attendere che essa venisse
convocata non a v e v a senso77.
La presenza del capo carismatico ebbe leffetto di capovolgere
i rapporti di forza; e di segnare il passaggio del partito allorganiz
zazione del piano insurrezionale. Solo Kamenev e Zinovev si op
posero. E presero liniziativa di rivolgere, il giorno dopo, una lettera
alle maggiori organizzazioni bolsceviche in cui ponevano al centro
tre tesi: 1. che linsurrezione metteva in forse la rivoluzione russa
e quella mondiale; 2. che la strategia politica giusta stava nella con
vocazione dellAssemblea costituente e nel fare dei soviet la base
politica dellAssemblea stessa; 3. che il proletariato russo da solo
non era in grado di mantenere il potere. Il 16 ottobre, in una se
duta del Comitato Centrale aperta anche ai rappresentanti di altri
organismi bolscevichi, Lenin ribad con lucidit eccezionale i ter
mini del suo pensiero, facendo nel momento cruciale rivivere ap
pieno il teorico del C h e f a r e ? con la sua tesi centrale che le masse
devono essere dirette, che non ci si pu rimettere alla loro inco
stanza, che la fonte ultima della politica del partito la scienza
rivoluzionaria. Quel che occorreva era la capacit di valutare il mo
mento in modo obiettivo. E questo poteva farlo solo il partito.
Il primato della scienza rivoluzionaria sulla ambigua spontaneit
delle masse e quindi sulla democrazia formale non avrebbe potuto
essere meglio espressa di come egli fece con le seguenti parole:

La s itu a zio n e c h ia ra : la d itta tu ra k o rn ilo v is ta o la d itta tu ra d el p ro le ta


ria to con g li s tra ti p o v e ri d e i c o n ta d in i. F a rsi g u id a re d a llo sta to d a n im o d e l
le masse im p o s s ib ile , p e rch esso m u te vo le e sfugge ad o g n i calcolo;
d o b b ia m o fa rc i guidare d a lla a n a lisi e d a lla v a lu ta z io n e o b ie ttiv a d e lla r iv o lu
zione. Le masse h anno d a to fid u c ia ai b o ls c e v ic h i ed esigono da lo ro non pa
role, m a fa tti.

La presa del potere da parte dei bolscevichi era un atto storico


che avrebbe portato al loro fianco tutta lEuropa proletaria78.
Lenin inoltre, in una L e t t e r a a i c o m p a g n i , si preoccup di riaffer
mare che i bolscevichi non erano contro lAssemblea costituente,
sacra parola dordine di tutta la democrazia rivoluzionaria russa.
Se i soviet, mediante linsurrezione guidata dai bolscevichi, aves-

77 Ivi, pp. 174-75.


7R Ivi, pp. 177-78.
148 L'utopia caduta

sero assunto il potere, la convocazione dellAssemblea costituen


te e il suo successo sarebbero stati a s s i c u r a t i ' ^ . Egli capovolse
cos limpostazione di Kamenev e Zinovev: prima il potere sovie
tico e poi lAssemblea.
Dopo la riunione del 16 Kamenev e Zinovev radicalizzarono
la loro opposizione, che culmin in una lettera pubblica in cui il
primo denunciava il progetto bolscevico di insurrezione; il che port
Lenin a qualificare lopera dei due come tradimento grave80.
per da notarsi che linvito di Lenin a espellere gli oppositori dal
partito non venne accolto dal Comitato Centrale.
Fra contrasti e opposizioni, comunque, ormai il partito si mosse
verso linsurrezione, che venne preparata politicamente e tecnica-
mente. Kamenev fin per associarsi anche lui ai preparativi del
linsurrezione, la quale fu messa in atto nella notte fra il 24 e il
25 ottobre. Il 24 ottobre, Lenin scrisse: Preso il potere oggi, noi
non lo prenderemo contro i soviet, ma per loro81. Una frase si
gnificativa che indicava quello che in futuro sarebbe stato un at
teggiamento costante dei bolscevichi al potere, cio la giustificazione
del loro potere in nome e per il bene di altri, fosse il popolo o
fossero i soviet. Il 25 mattina Lenin proclam di fronte alla Rus
sia e al mondo che il potere statale era passato nelle mani dellor
gano del Soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado82,
cio del Comitato militare rivoluzionario (il comitato insurrezio
nale dei bolscevichi). Inoltre, afferm con orgoglio politico di aver
mantenuto la promessa, fatta nel C h e f a r e ? , che con la sua leva
il bolscevismo, novello Archimede, avrebbe sovvertito la Russia.
La rivoluzione operaia e contadina disse sulla cui necessit hanno
sempre parlato i bolscevichi si compiuta. I compiti che si pone
vano erano due: portare il proletariato alla rivoluzione mondia
le e in Russia accingersi alla costruzione di uno Stato proletario
socialista83.
Si assisteva da un lato alla vittoria del Partito bolscevico, il
capolavoro creato da Lenin; dallaltro al totale abbandono della
prospettiva vecchio bolscevica della rivoluzione democratica e
al fondersi della teoria leniniana con la teoria di Trockij sul rap
porto fra democrazia, socialismo e rivoluzione internazionale. Non

,L> Ivi, p. 185.


80 Ivi, p. 204.
8t Ivi, p. 221.
82 Ivi, p. 222.
^ Ivi, pp. 223-24.
III. II trionfo di Lenin 149

a caso Lenin e Trockij nella preparazione dellinsurrezione e poi


nella costruzione del potere sovietico si rivelarono come le due ani
me del bolscevismo vittorioso agli occhi del mondo intero. La sera
dello stesso 25 ottobre, il II Congresso panrusso dei soviet avall
la presa del potere da parte dei bolscevichi, che avevano una mag
gioranza di 390 delegati su 649. Il congresso era presieduto da Ka-
menev. La maggioranza dei delegati socialrivoluzionari e mensce
vichi abbandon il congresso per protesta contro quello che de
nunciarono come un colpo di Stato bolscevico.
IV

TROCKIJ E LA RIVOLUZIONE PERM ANENTE

1. L a p e r s o n a lit d i T r o c k ij

Nellottobre del 1917 il bolscevismo giunse al potere sotto la


direzione politica di un Lenin che, come si visto, dovette in al
cuni momenti cruciali sottoporre alla sua sferza una parte dello stesso
gruppo dirigente, la quale esitava a seguire il capo nella sua volon
t di imporre una svolta radicale alla strategia elaborata nel perio
do precedente, cio alla linea della dittatura democratica degli
operai e contadini. La critica che Lenin rivolse al vecchio bol
scevismo, lenergia con cui afferm che esso era morto, la deci
sione con cui impose, fra grandi difficolt, al partito il passaggio
alla strategia della dittatura del proletariato, vale a dire a una
linea che prevedeva una presa del potere politico che si ponesse
come compito prossimo la transizione dal capitalismo al sociali
smo nel quadro di una visione della rivoluzione internazionale ta
le da legare strettamente Russia e imminenti rivoluzioni socialiste
in Occidente, costituiscono le componenti fondamentali di que
sta svolta. In effetti, compiendo la sua evoluzione, Lenin si acco
st in modo sostanziale alla teoria che aveva elaborato in prece
denza, dopo il 1905, Lev Davidovic Trockij.
D altro canto, una evoluzione di pari importanza aveva com
piuto ormai anche Trockij, che era stato in passato il pi implaca
bile accusatore delle teorie elaborate da Lenin sul partito negli anni
fra il 1902 e il 1904. Trockij riconobbe nel 1917 che il partito di
Lenin era lunico organo in grado di dirigere e portare a termine
la lotta per la conquista del potere. Quando nellagosto del 1917
entr nel Partito bolscevico, egli pag il tributo a Lenin teorico
e guida del partito. Limportanza di questo reciproco avvicinamento
non pu essere in nessun modo sottovalutata; e deve essere com
presa nel suo pieno significato. Lenin aveva forgiato la sua perso-
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 151

nalita di capo di partito sotto il segno della pi impietosa intransi


genza politica. Aveva condotto con Trockij, il quale non era stato
a meno di lui, le pi feroci polemiche; e tali polemiche aveva con
dotto con chiunque, non marxista, menscevico e bolscevico, en
trasse in contrasto con quella che riteneva la necessaria purezza
ideologica e politica. Quando Trockij entr nel partito, senza fare
ecco il punto decisivo alcuna autocritica teorica, Lenin
non accett certo solo lindividuo con le sue qualit personali. Le
nin sapeva di accettare anche Trockij con il suo bagaglio teorico
essenziale: la teoria della rivoluzione permanente, quella teoria a
cui egli si era avvicinato in maniera sostanziale. E gli accenni po
lemici a Trockij che Lenin fece ancora nel corso del 1917 sono in
realt assai parziali e secondari. Quello che Lenin volle e ottenne
da Trockij il che risult per lui necessario e sufficiente , fu
che questi accettasse il Partito bolscevico in quanto organizzazio
ne. Fu su questo terreno che si manifest la sostanza dellauto-
critica compiuta dallex menscevico e avversario.
Che cos stessero le cose, fu chiaro anche nel Partito bolscevi
co. Tanto che si dovette aspettare linvalidit e poi la morte di
Lenin perch si potesse da parte dei vecchi bolscevichi rispolve
rare contro Trockij il fantasma dellinconciliabilit permanente fra
leninismo e trockismo.
Nella storia del pensiero politico marxista in generale e comu
nista in particolare Lev Trockij ha un suo posto soprattutto in quan
to teorico della rivoluzione permanente: teoria inizialmente ela
borata dallemigrato russo Parvus, divenuto in Germania un im
portante esponente dellala radicale della socialdemocrazia, ma svi
luppata da Trockij e da lui immessa con forza nella storia del pen
siero politico comunista. Naturalmente lopera di Trockij in quanto
politico rivoluzionario va ben oltre il contributo da lui dato con
la teoria della rivoluzione permanente. Egli stato infatti, come
ben noto, una delle maggiori personalit del X X secolo. Accanto
a Lenin fu il leader della Rivoluzione di ottobre; fu il capo delle
armate bolsceviche e lartefice massimo della vittoria nella guerra
civile contro le armate bianche; fu uno statista secondo solo a Le
nin nei primi anni del potere sovietico; si rivel un grande storico
in primo luogo della rivoluzione, che per forza e fascino intellet
tuale pu stare alla pari del Marx degli scritti storici e di Franz
Mehring, e un critico letterario brillante. Non solo. Dopo la rot
tura interna del gruppo dirigente bolscevico, a partire dal suo esi
lio nel 1929, Trockij stato il massimo oppositore sorto dal seno
del bolscevismo dellOttobre e dei primi anni della Russia sovieti-
152 L'utopia caduta

ca al potere staliniano. E nel corso della sua lotta contro lo stalini


smo ha condotto analisi della Russia staliniana che, indipendente
mente dal loro valore interpretativo, hanno un significato che pu
ormai dirsi in certo senso classico.
Trockij presenta una personalit quanto mai complessa e con
traddittoria. Era dotato di straordinarie qualit intellettuali. Fu
uno scrittore affascinante, certamente il pi grande fra i marxisti
russi. La sua S t o r i a d e l l a r i v o l u z i o n e r u s s a , scritta quando ormai si
trovava in esilio, il pi alto monumento letterario uscito dalla
sua penna. Fu anche probabilmente il pi brillante, il maggiore
oratore politico della sua epoca; e in questa qualit trionf nel corso
della prima e della seconda rivoluzione russa. Dimostr del pari
eccezionali qualit di organizzatore in primo luogo come capo del
lArmata rossa negli anni della guerra civile. Ma in quanto capo
politico ebbe alcune debolezze fatali. Colui che doveva diventare,
dopo la morte di Lenin, il suo maggiore avversario e poi il suo car
nefice, Stalin, diede di lui un giudizio penetrante. Disse che Trockij
era un politico che nei momenti di ascesa riusciva a espandere le
sue qualit, ma le cui energie nei momenti di riflusso tendevano
alla dispersione e allincertezza. Anche Lenin, nel periodo prece
dente il 1917, diede di Trockij giudizi che, al di l del carattere
contingente delle aspre polemiche, sottolineavano la debolezza di
Trockij.
In effetti, questa che possiamo chiamare debolezza aveva le
proprie radici profonde non tanto in un dato che superficialmente
pu essere definito caratteriale, ma nellessenza stessa della sua
personalit politica. Trockij, a differenza di Lenin e di Stalin, non
era posseduto da quellistinto del potere che il fondamento del
lazione politica. Non lo possedeva perch in lui aveva il primato
la passione per lanalisi teorica e intellettuale. Il che lo port, in
conseguenza, a non sentire o quanto meno a trascurare limpor
tanza primaria che nella politica moderna ha il problema dellor
ganizzazione e il dominio su essa in quanto strumento, senza il
quale ogni prospettiva politica destinata a indebolirsi e infine
a fallire. In rapporto alle questioni organizzative Trockij fin per
assumere posizioni oscillanti e contrastanti, che segnarono tutta
la sua carriera politica. Egli non ebbe mai quello spirito di parte
che era invece la quintessenza di Lenin e che portava questulti
mo a fondersi indissolubilmente con la struttura del suo parti
to. Ci non vuol dire che Trockij non fosse intransigente e par
tigiano. Anzi lo fu sempre in sommo grado. Ma la sua intransigen
za aveva anzitutto un fondamento intellettuale e aveva il suo ba
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 153

ricentro nellideologia. E sul piano ideologico incontr a un certo


punto, nel 1917, il bolscevismo storico, con cui convisse per alcu
ni anni, fino a che, gi prima della morte di Lenin, egli entr nuo
vamente in conflitto con la macchina bolscevica ormai guidata da
Stalin. Gli tocc cos di seguire una strada a linee fortemente spez
zate, di cui indicheremo le tappe fondamentali.

2. I l su p e r c e n tr a liz z a to r e

Lev Davidovic Bronstein, che assunse poi il nome di battaglia


Trockij, era nato nel villaggio di Janovka, in Ucraina, il 26 otto
bre 1879, quinto figlio fra otto. Grazie allintraprendenza del pa
dre, un contadino tenace e capace, quando egli nacque la famiglia
godeva gi di un certo benessere, tale da garantire a essa uno
status piccolo-borghese1. Una famiglia ebraica come ve ne era
no numerosissime in Russia e nellEuropa orientale nelle classi po
polari. La sua iniziazione politica avvenne nel corso degli studi
secondari a Nikolaev. Mal conoscendo le correnti rivoluzionarie,
opt dapprima confusamente per il populismo, sentendosi attrat
to dallaspetto volontaristico di questa corrente e respinto dal mar
xismo che gli appariva in veste di determinismo passivo. Nel 1897
contribu a fondare lUnione operaia della Russia del Sud, dove
si affiancarono populisti e marxisti. Prima del suo arresto, avve
nuto nel gennaio del 1898, Trockij era andato evolvendo in dire
zione della socialdemocrazia. Ma fu solo dopo il suo arresto, in
prigione, che divent marxista approfondendo le basi della teoria
di Marx. Lesse i saggi di Antonio Labriola sulla concezione mate
rialistica della storia e rimase fortemente impressionato dal modo
in cui litaliano possedeva la dialettica materialistica2. A Mo
sca, sempre in prigione, pot leggere il saggio di Lenin su L o s v i
l u p p o d e l c a p i t a l i s m o i n R u s s i a e anche il libro di Bernstein destinato
a diventare la Bibbia del revisionismo, il quale per non disse nul
la a un giovane che si trovava nelle prigioni zariste. In Siberia,
che gli era stata assegnata nel 1899 come luogo di deportazione,
Trockij si un allUnione siberiana, unorganizzazione socialdemo
cratica che raccoglieva deportati e operai locali: e qui prese a esse
re nuovamente attivo politicamente.

1 L. Trozkij, La ma vita, Milano 1961, p. 17.


-- Ivi, p. 112.
154 L utopia caduta

Nel corso del 1901 scoppi in Russia un movimento di agita


zioni studentesche e di scioperi operai che provocarono repressio
ni e deportazioni. Fu in relazione agli effetti di questo movimento
che Trockij fece la sua prima significativa sortita politica. Lo svi
luppo delle organizzazioni clandestine da un lato e la minaccia co
stante della repressione dallaltro ponevano urgentemente il pro
blema di una organizzazione adeguata del movimento socialdemo
cratico. Ansioso che la socialdemocrazia contrapponesse allappa
rato zarista di repressione una organizzazione fortemente unitaria,
disciplinata e centralmente diretta, Trockij elabor un modello di
organizzazione che fece di lui un protobolscevico, un anticipatore
di quella teoria leniniana dellorganizzazione contro cui avrebbe
diretto, pochi anni dopo, i suoi affilati strali polemici. In un espo
sto del 1901, Trockij impostava la questione del rapporto fra Co
mitato Centrale del partito e organizzazioni locali (questione che
doveva rimanere al centro delle future polemiche sul partito). Se
da un lato egli auspicava una sorta di armonia prestabilita fra i
due poli, tale da far s che le disposizioni del Comitato Centrale
ben rispecchiassero la formulazione delle esigenze comuni a tut
to il partito, dallaltro per indicava lobbligo per le organizza
zioni locali di riconoscere appieno il potere supremo del Comitato
in termini di direzione e di disciplina, fino a conferire a questul
timo pieni poteri di repressione materiale in caso di conflitto
fra il Comitato e una organizzazione locale. Trockij scriveva:

Se una de lle o rg a n iz z a z io n i lo c a li r ifiu t a d i riconoscere i p ie n i p o te ri del


C o m ita to C e n tra le , questo avr la forza ed il d ir itt o d i non riconoscere q u e
s torgan izza zio n e . Esso la ta g lie r dal m o n d o riv o lu z io n a rio in fra n g e n d o i le
gam i con essa; esso cessar d i in v ia rle le tte ra tu ra e a ltr i s tru m e n ti d i la vo ro ;
esso spedir sul cam po d e lla sua a ttiv it un p ro p rio d ista cca m e n to , e, ave n
d o g li fo r n ito t u t t i i m ezzi d azione necessari, lo p ro cla m e r c o m ita to locale.

Si trattava, dunque, di un vero e proprio progetto di dittatura


commissaria del Comitato Centrale sul partito, sia pure avente ca
rattere di applicazione eccezionale. Trockij stesso testimonia che,
contro il suo esposto, dalle file dei compagni siberiani partirono
accuse di spirito cospirativo populista.
In esilio, Trockij era ansioso di sfuggire ai limiti che gli impo
neva la situazione e di buttarsi in pieno nellattivit politica. Nel-

Questo esposto si trova riprodotto in parte nel capitolo Alcune parole a mo'
di concludane in L. Trotsky, Rapporto della Delegazione siberiana, Napoli 1970,
pp. 76-7.
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 155

lagosto del 1902, dopo circa due anni di esilio a Ust-Kut, un vil
laggio della provincia di Irkutsk, incominci una fuga che doveva
portarlo in Occidente. Fu in quella occasione che Lev Bronstein
si procur documenti falsi intestati a Trockij, cognome con cui do
veva passare alla storia. Dopo essere passato per Vienna, dove aveva
conosciuto Victor Adler, e per Zurigo, dove aveva incontrato Ak-
selrod, nellottobre del 1902 approd a Londra nella casa di Le
nin. Grazie a Lenin, Trockij inizi a collaborare allIskra. Strinse
uno stretto rapporto con Martov e Vera Zasulic. Conobbe anche
Plechanov, il quale per nutr subito una vera avversione per lui.
Lenin dovette faticare per vincere lopposizione del maestro del
marxismo russo a utilizzare Trockij nellIskra. In ogni caso, il
giovane ambizioso marxista aveva appagato la sua aspirazione a
entrare nel cuore della socialdemocrazia russa.
Al II Congresso del partito, del 1903, il congresso che doveva
portare alla scissione fra menscevichi e bolscevichi, Trockij parte
cip come delegato dellUnione socialdemocratica siberiana dei la
voratori.

3. 1 n o stri c o m p iti p o lit ic i . L 'a t t a c c o a L e n in - R o b e sp ie r r e

Al II Congresso Trockij riusc a emergere come brillante pole


mista, acuto e intransigente. Ma mostr anche appieno quella ca
ratteristica che non doveva pi abbandonarlo: la tendenza al mu
tamento anche rapido di fronte e linclinazione a portare allestre
mo ogni sua nuova posizione. Egli partecip con foga alla discus
sione sorta dalla richiesta del Bund ebraico di vedere riconosciuta
a esso una sorta di statuto autonomo sia in campo organizzativo
sia in campo culturale per quanto riguardasse i problemi della so
cialdemocrazia ebraica. Analogamente a Martov e Akselrod, al
pari di lui ebrei, respinse questa pretesa di creare un centro au
tonomo nel corpo del partito. Intervenne anche nella polemica
aperta dagli economisti Martynov e Akimov contro la redazio
ne dellIskra, accusata di trascurare il momento della lotta per
le riforme e di centralizzare la direzione politica del partito soffo
cando le altre componenti della socialdemocrazia. I due econo
misti fecero nei loro interventi continui riferimenti al C h e f a r e ?
di Lenin come documento dallo spirito centralistico e soffocatore,
espressione di una vocazione al giacobinismo. Trockij attacc
duramente gli economisti, difendendo la prospettiva rivoluzio
naria e la dittatura in termini tali da esaltare lidentificazione ten-
156 L'utopia caduta

denziale di partito e proletariato, senza alcuna obiezione al Che


Riferendosi a Akimov disse:
fa re ?.

L o spaventa la d itta tu ra del p ro le ta ria to com e a tto g ia co b in o . E g li d im e n


tica che questa d itta tu ra sar p o ssib ile s o lta n to qu a n d o il P a rtito s o cia ld e m o
c ra tic o e la classe operaia la c u i c o n tra p p o sizio n e lo tu rb a ta n to saranno
il p i v ic in o p o ssib ile a llid e n tific a z io n e .

E aggiunse e di questo un giorno si sarebbe del tutto di


menticato che la dittatura del proletariato non sar una cospi
ratoria presa del potere , ma il dominio politico della classe ope
raia organizzata che costituisce la maggioranza della nazione1.
Fin qui si trattava di difendere le posizioni rivoluzionarie contro
quelle riformiste. Ma Trockij fece di pi: nello spirito del suo espo
sto del 1901 difese il centralismo organizzativo, esalt il rigido
controllo dei vertici del partito sulla base e ridicolizz le accuse
di giacobinismo (lui che doveva poco dopo rivolgere le pi spie
tate accuse al centralista-giacobino Lenin).
Quando gli equilibri interni al gruppo dellIskra entrarono in
crisi, in conseguenza del proposito di Lenin di riorganizzare il gruppo
stesso attraverso la costituzione di un triumvirato (Plechanov, Mar-
tov, Lenin) che metteva da parte Akselrod, la Zasulic e Potresov,
attraverso cio un processo di centralizzazione che acquistava un
grande rilievo per il fatto che la direzione del giornale costituiva
la direzione reale del partito, allora maturarono contro Lenin accu
se di centralismo e di autoritarismo. La questione dellIskra ebbe
un peso importante nel determinare gli schieramenti al congresso
quando si pass a discutere dello statuto del partito con le due di
verse formule, luna di Lenin, il quale voleva una formula restritti
va circa lappartenenza al partito, e laltra di Martov, che era per
una formula pi larga. Trockij, che contro gli economisti e le loro
accuse a Lenin di autoritarismo, centralismo giacobino e cosi via,
lo aveva difeso in nome della lotta al riformismo e della fedelt al
programma rivoluzionario, ora vide Lenin intenzionato a esclu
dere dallIskra la Zasulic e colui che chiam il suo maestro, Ak-
selrod, e deciso a far prevalere la concezione di un partito ristretto
con gli occhi di Martynov e di Akimov. Egli spos in pieno lac
cusa a Lenin di essere un giacobino autoritario. Vanamente Le
nin cerc di trattenere Trockij, il quale era tanto pi esaltato dal
momento che Plechanov, il suo nemico nellIskra, aveva proposto

4 Dagli Atti del II Congresso del Posdr, in Lenin, Che fare?, cit., p. 282.
A 7. Trockij c la rivoluzione permanente 157

di votare per la formula del compagno Lenin sullorganizzazione


del partito in quanto sicuro strumento contro Popportunismo (tocc
poi anche a Plechanov di rovesciare le sue posizioni). Trockij affer
m, intervenendo nel dibattito sullo statuto, che non era pensabile
che si potessero creare scongiuri statutari contro lopportunismo,
che lopportunismo aveva cause politiche le quali andavano com
battute sul piano politico. Sicch la formula di Lenin, diretta
contro lindividualismo borghese, colpisce tuttaltro bersaglio, e
cio stabilisce condizioni diseguali fra gli intellettuali e gli ope
rai, creando privilegi per i primi a scapito del proletariato, il quale
resta sempre, naturalmente, disse, il nostro campo di lavoro7.
Lenin riusc, dopo le varie accese controversie riguardanti lo
statuto, i criteri di appartenenza al partito e la riorganizzazione
dellIskra, a acquistare la maggioranza, cos determinando la rot
tura con Martov, che si dimise dalla direzione della rivista. Ne
deriv cos la storica scissione fra bolscevichi e menscevichi. Trockij
si schier risolutamente con i secondi. E diede inizio prontamen
te a una polemica violenta contro Lenin giacobino, Robespierre
bolscevico e cos via. Il primo atto importante di questa polemica
fu il R a p p o r t o chegli stese nel 1903, a nome della Delegazione si
beriana, sulle vicende del II Congresso. Il secondo atto fu la ste
sura de I n o s t r i c o m p i t i p o l i t i c i , del 1904.
Il R a p p o r t o anticipa, in modo frammentario e un po contor
to, la struttura analitica pi organica e chiara de I n o s t r i c o m p i t i
p o l i t i c i . Comunque illuminante sottolinearne alcuni passi. Lenin,
di cui si mette in luce con rammarico lenergia e il talento che
10 caratterizzano, indicato come colui che al congresso ha gioca
to il ruolo di un disorganizzatore6. La formula di Lenin relati
va allo statuto esprime la vocazione a fare del Comitato Centrale
mi organismo onnipresente, che tutto penetra e tutto conside
ra, che vigila su un partito organizzato in modo tale da consenti
re al Comitato di colpire ogni membro sul luogo del delitto7,
f acendo riferimento anche alla vicenda dellIskra, Trockij parla
di volont di potenza da parte di Lenin, di una sua lotta per
11 potere, che per non aveva alcunch di personale, ma era lega
la a una questione di principio. Nel passo che segue, Trockij dava
espressione a una serie di attacchi al leninismo che dovevano poi es-
cre ripetuti in seguito secondo variazioni bens infinite nella forma,

Ivi, pp. 303-304.


Trotskv, Rapporto della Delegazione siberiana, cil., p. 53.
Ivi, p. 56.
158 L'utopia caduta

ma solo secondarie nella sostanza, la cui essenza stava nella de


nuncia del paternalismo di Lenin, del suo autoritarismo, del suo
proposito di attuare la guida del proletariato mediante una social-
democrazia sottomessa ai suoi princpi.

La lo tta personale [scriveva] ha riv e s tito carattere d i p rin c ip io ; p e r cosi d i


re essa stata spersonalizzata. E ra una conseguenza del sistema. L o stato d as
sedio sul quale L e n in ha in s is tito con una tale energia, esige u n potere forte ;
la p ra tic a de lla sfid u cia o rganizzata esige una m ano d i fe rro ; il sistema del T e r
rore co ro n a to da un R obespierre. I l com pagno L e n in ha m en ta lm e n te passa
to in rassegna i m e m b ri del P a rtito ed a rriv a to alla conclusione che questa
m ano d i fe rro non poteva essere che lu i. E d ha a vu to ragione. L egem onia d e l
la socialdemocrazia nella lo tta lib e ra trice significava, secondo la logica dello stato
d assedio, l egem onia d i L e n in sulla socialdem ocrazia. Essa perdeva il suo ca
ra tte re personale ed appariva come l u ltim o anello del sistem a8.

Cos Lenin veniva assimilato a Robespierre: un argomento che


doveva divenire quanto mai comune nelle polemiche di partito
dirette contro i bolscevichi e il loro capo. 11 Comitato Centrale
proseguiva Trockij nella concezione di Lenin si trovava ri
dotto alla funzione di guardiaciurma del centralismo. L ambi
zione di Lenin era di pervenire a un Comitato di salute pubbli
ca che, al servizio dellIncorruttibile, spezzasse tutto ci che
si trovava di traverso sul suo cammino. A questo scopo Lenin mi
rava a selezionare i suoi fedeli e a piazzarli nei posti chiave del
lorganizzazione9.
In una ininterrotta successione di pensieri con il R a p p o r t o nel
lagosto del 1904 Trockij pubblic I n o s t r i c o m p i t i p o l i t i c i , il pi
violento, organico e teoricamente elaborato attacco che contro Le
nin sia mai stato scritto da parte di un marxista. Il libro di Trockij
si rivolgeva non solo contro il C h e f a r e ? , contro il Lenin del II Con
gresso, ma anche contro U n p a s s o a v a n t i , d u e p a s s i i n d i e t r o , pubbli
cato dal capo bolscevico nel maggio del 1904. L opera dedicata
al caro maestro Akselrod, uno di quei vecchi compagni che
avevano aperto la strada alla socialdemocrazia russa e che ora Le
nin metteva alla porta10 subito passava a deplorare lanima in
tollerante del leninismo, una concezione la quale genera un
rigorismo che santifica s stesso e secondo il quale ogni intromis
sione di elementi che pensino diversamente , rappresenta un fe

8 Ivi, p. 63.
9 Ivi, pp. 72-3.
10 L. Trotskij, I nostri compiti politici, Roma 1972, p. 4
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 159

nomeno patologico che richiede lintervento di un esperto chirur


go e luso del bisturi11. Il leninismo portava, affermava Trockij
facendo lesegesi di Akselrod, a servirsi delle masse come di una
fanteria12. Esso rappresentava nel corpo della socialdemocrazia
russa una deformazione, in quanto tentava di dare una forma per
manente e irrigidita alla giusta lotta condotta in precedenza con
tro leconomismo e il dilettantismo artigianale delle organiz
zazione locali13. Questo irrigidimento creava una scissione fra il
proletariato e lorganizzazione, una divisione dei compiti che par
tiva dalla sottovalutazione del primo da parte della seconda. Il bol
scevismo cercava di dare organicit a questa scissione sulla base
del principio che il potere deve venire dallalto e la fiducia dal
basso14. A sua volta il potere del vertice presuppone, nella con
cezione leniniana, dei semplici esecutori di funzioni tecniche in
luogo di militanti attivi15. In questo modo, lalternativa che ve
niva a delinearsi fra la concezione leniniana e quella menscevica
stava in questi termini: Da una parte, abbiamo un partito che p e n s a
p e r il proletariato, che si sostituisce a lui, dallaltra, un partito che
l ' e d u c a politicamente e lo m o b i l i t a [...]. Questi due sistemi danno
dei risultati politici del tutto diversi16. Quel che ne deriva che
il partito di Lenin porta il partito a sostituirsi al proletariato.
Questo progetto di sostituzionismo si articola secondo Trockij
in due aspetti, uno teorico e laltro pratico, che si intrecciano. Avo
cando a s lo sviluppo della coscienza proletaria, il partito leninia
no si illude di poter, una volta impadronitosi della scienza proletaria,
dirigere dallesterno un proletariato ridotto a una funzione pas
siva. Per contro afferma Trockij l a t e o r i a p r o l e t a r i a d e l
lo s v ilu p p o p o lit ic o n o n p u s o s t it u ir e u n p r o le t a r ia t o p o lit ic a m e n t e
17.
sv ilu p p a to
Opponendosi alla tesi del C h e f a r e ? , secondo cui il proletaria
to non supera spontaneamente il momento tradunionista, tesi
che serviva a Lenin per costruire la propria teoria del partito, Trockij
sosteneva invece che di per s la spontaneit del proletariato
carica di tendenzialit socialista, poich gli interessi proletari de
terminati dalle condizioni oggettive sono cos potenti e cos ine-

Ivi, p. 5.
Ivi, p. 12
Ivi, p. 53
Ivi, p. 83
Ivi, p. 68
Ivi, p. 74
Ivi, p. 37
160 L utopia caduta

luttabili da costringere alla fine il proletariato a fare della realiz


zazione dei suoi interessi o g g e t t i v i il suo interesse s o g g e t t i v o 1* . Il
bolscevismo nasceva da una rinuncia a educare il proletariato, a
esserne la guida e il compagno.
L idea leniniana di un partito che guida dallalto il proletaria
to fa di Lenin non un capo socialdemocratico, ma un giacobino,
un capo della democrazia borghese r i v o l u z i o n a r i a V), il cui sco
po linstaurazione di una dittatura s u l p r o l e t a r i a t o 18920. La trini
t su cui il leninismo si basa : ortodossia, centralismo, lotta
politica21. Lenin fonda la sua proposta di partito sulla convinzio
ne che impadronirsi del marxismo in quanto dottrina filosofica
dia la chiave per unazione pratica che agli esecutori non lascia al
tra funzione che assolvere dei compiti tecnici-organizzativi22.
Dallo scientismo si arriva cos al burocratismo. Lenin contrappo
ne allesercito degli esecutori parziali, Io stato maggiore del cen
tro, il quale monopolizza direttamente la coscienza, la sagacia,
liniziativa e la fermezza, infonde a tutte queste frazioni la fi
ducia di essere necessarie per portare avanti la comune opera. Ma
si chiedeva Trockij cos mai? Un partito o una manifattura so
cialdemocratica ?23. Per i socialdemocratici formatisi a questa
scuola, scrive Trockij, l ortodossia qualcosa di assai vicino
a questa Vrit assoluta che ispirava i giacobini. Lenin luo
mo della Verit organizzativa assoluta, possiede il piano e
si sforza di realizzarlo superando insidie, intrighi, trame24.
Al centro del suo opuscolo, Trockij collocava questa drammati
ca profezia sul destino storico del bolscevismo: Nella politica in
terna del partito, questi metodi conducono [...] lorganizzazione del
partito a sostituirsi al partito, il Comitato Centrale allorganiz
zazione del partito, e infine il dittatore al Comitato Centrale25.

4. L a le z io n e d i P a r v u s

Come nel corso della prima fase del dibattito al II Congresso


Trockij aveva combattuto con foga gli economisti tanto da meri

18 Ivi, p. 76.
19 Ivi, p. 138.
20 Ivi, p. 141.
21 Ivi, p. 92.
22 Ivi, p. 80.
25 Ivi, p. 88.
24 Ivi, p. 133.
24 Ivi, p. 79.
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 161

tarsi lepiteto di bastone di Lenin, cos nel corso della seconda


fase dedicata alle discussioni sullo statuto, nel R a p p o r t o e n e i n o
s t r i c o m p i t i p o l i t i c i Trockij aveva polemizzato con Lenin in termi
ni tali che questa volta avrebbe ben potuto essere chiamato il
bastone dei menscevichi. Senonch presto egli si trov a rom
pere anche con i seguaci di Martov. Alla fine del 1904 la rottura
era consumata. Egli si era convinto che i menscevichi non operas
sero per ricomporre lunit del partito e perseguissero i propri in
teressi di corrente. Un altro e fondamentale motivo di disaccordo
era la questione dei possibili rapporti fra socialdemocratici e libe
rali, divenuta quanto mai stringente dopo che la guerra col Giap
pone, scoppiata nel febbraio del 1904, stava trasformandosi in una
sconfitta per la Russia e poneva allordine del giorno come proble
ma concreto la strategia da seguire contro lo zarismo e le alleanze
da stringere. I menscevichi, coerenti con la loro impostazione che
li portava a prevedere e auspicare una trasformazione della Russia
in senso democratico-borghese, pensavano alleventualit di un ap
poggio alle correnti liberali; in ci in pieno contrasto con i bolsce-
vichi. Trockij era come i bolscevichi avverso ai liberali. Nel set
tembre del 1904 egli annunci formalmente la sua rottura con i
menscevichi. E negli ultimi due mesi dellanno scrisse un opusco
lo, poi pubblicato nel 1905 col titolo P r i m a d e l 9 g e n n a i o , che co
stituiva per gran parte un attacco frontale al liberalismo russo, il
quale, ormai timoroso della socialdemocrazia, costituiva una for
za conservatrice incapace di combattere in modo conseguente contro
lo zarismo. Trockij esprimeva la convinzione che soltanto il prole-
tariato socialdemocratico con la sua rivoluzione poteva mettersi
alla testa della lotta contro lo zarismo; e che la causa della demo
crazia era tutta nelle sue mani. In Russia egli scriveva non
abbiamo tradizioni democratiche; queste sono ancora da formare.
I soltanto la rivoluzione pu farlo. Il partito della democrazia non
pu che essere il partito della rivoluzione, vale a dire che il parti-
i o della rivoluzione poteva essere unicamente il Partito socialde
mocratico26. Notevole poi era in questo opuscolo il presentimen
to che Trockij aveva di un imminente scoppio rivoluzionario, il
quale avrebbe trovato la propria arma principale nello sciopero ge
nerale. In questa intuizione del ruolo che lo sciopero generale avreb
be avuto nellimminente rivoluzione russa dovettero avere un peso
le esperienze che fra il 1902 e il 1904 erano maturate in Belgio,
Svezia, Olanda e in Italia, paesi nei quali erano scoppiati impo-

;6 Cit. da I. Deutscher, Il profeta armato. Trotsky 1879-1921, Milano 1956, p. 155.


162 L'utopia caduta

nenti scioperi di massa con aperte finalit politiche. Nel suo opu
scolo Trockij non si limitava a parlare in termini generici dello scio
pero di massa, ma delineava il suo possibile sviluppo; e cos che
la realt storica avrebbe offerto una impressionante conferma di
quella ipotesi strategica. Lo sciopero osservava diffonden
dosi nelle citt, centro inevitabile dello scontro fra proletariato e
potere economico e politico, avrebbe portato gli operai a cercare
forme di coordinamento delle proprie azioni, col risultato di tra
sformare la citt in un campo rivoluzionario27. Trockij imposta
va anche il problema del necessario coordinamento dei proletari del
le citt con i contadini, giudicati come la maggior riserva di poten
ziali energie rivoluzionarie28. Infine, egli metteva a fuoco lur
genza da parte dei rivoluzionari di intraprendere unazione risolu
ta per diffondere nelle file dellesercito la propaganda rivoluzionaria,
al fine di spezzare la forza durto della repressione zarista2930.
A tenere a battesimo lopuscolo di Trockij fu Aleksandr Hel-
phand, un eminente marxista russo emigrato in Germania dove
era diventato unautorit in fatto di marxismo e si era schierato
con lala radicale della socialdemocrazia tedesca. Egli era notissi
mo sotto lo pseudonimo Parvus. Trockij, che si era rifugiato sotto
le sue ali a Monaco, gli aveva fatto leggere il manoscritto. Parvus,
entusiasta, scrisse una prefazione importante, destinata a suscita
re aspre controversie nella socialdemocrazia russa.
L incontro con Parvus doveva avere una enorme importanza
per Trockij, il quale dal pi maturo compagno, un teorico di gran
de acutezza, ricevette una lezione intellettuale fondamentale. Fu
infatti da Parvus che Trockij ricav il nucleo essenziale della teo
ria della rivoluzione permanente. Prendendo parte al dibattito svi
luppatosi nel socialismo internazionale sullo sciopero generale,
nellagosto del 1904 Parvus aveva teorizzato che lo sciopero gene
rale poteva, nel corso del suo sviluppo, in quanto arma di agita
zione, andare ben oltre il limite economico e diventare unarma
contro il potere politico dello Stato capitalistico e un mezzo di
disorganizzazione dello Stato. La conclusione di Parvus era quindi
che in questo senso lo sciopero generale non altro che la rivolu
zione senza il ricorso delle armi, che esso doveva diventare mez
zo di disgregazione dellesercito,0. Parvus aveva inoltre presentito

27 Iv i, pp. 156-57.
28 Iv i, p. 157.
29 Iv i, p. 158.
30 Parvus, Uber dea Gcncralstrcik, in Leipziger Volkszeitung, 23 agosto 1904.
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 163

che la guerra russo-giapponese avrebbe portato con s la rivolu


zione e che il proletariato e la socialdemocrazia avrebbero in essa
esercitato una funzione di guida. Egli infine immetteva lanalisi
della situazione russa in quella della situazione internazionale, so
stenendo che ormai ogni rivoluzione era destinata a provocare ef
fetti a catena a livello internazionale, poich il capitalismo aveva
legato insieme tutti i paesi superando le barriere nazionali. Il pro
letariato russo, dalle circostanze storiche, era chiamato a costitui
re una avanguardia della rivoluzione internazionale. SullIskra,
in un articolo del 1904, Parvus scriveva:

I l processo m o n d ia le d e llo s v ilu p p o c a p ita lis tic o conduce al so lle va m e n to


p o litic o in R ussia e qu e sto so lle va m e n to deve fa r se n tire i p ro p ri e ff e tt i sullo
s v ilu p p o p o litic o dei paesi c a p ita lis tic i d e l m o n d o in te ro . La riv o lu z io n e ru s
sa scuote il m o n d o p o litic o c a p ita lis tic o n ei suoi fo n d a m e n ti p o litic i, e il p ro le
ta ria to russo pu acquistare il ru o lo d i avanguardia della riv o lu z io n e so cia le .

Nella prefazione allopuscolo di Trockij, Parvus sottolineava


tre aspetti del processo della rivoluzione russa: 1. il proletariato
doveva conquistare e mantenere la sua autonomia nel corso di tut
to il processo rivoluzionario rispetto a tutte le altre forze politi
che; 2. la forza egemone della rivoluzione sarebbe stata non la
borghesia ma il proletariato; 3. la lotta contro lassolutismo, in con
seguenza dellintreccio fra politica ed economia, era destinata a
mutarsi in lotta contro la borghesia senza una sostanziale soluzio
ne di continuit. La classe operaia, scriveva, deve sapere che
rivoluzione e abbattimento dellassolutismo non sono in alcun modo
equivalenti, che essa, per portare a termine il sommovimento ri
voluzionario, deve in primo luogo combattere contro lassolutismo
e poi contro la borghesia. La socialdemocrazia dal canto suo non
doveva aver paura di prendere il potere politico, seppure non per
i compiti di una trasformazione socialista di cui in Russia manca
vano i presupposti economici, ma per creare una repubblica de
mocratica avente la sua sentinella nellesercito rivoluzionario degli
operai3132. Pochi giorni dopo, Parvus pubblicava sullIskra del
27 gennaio un articolo (Trockij si sarebbe ricordato del suo tito
lo), B i l a n c i e p r o s p e t t i v e , nel quale ribadiva il valore peculiare di
ogni grande sciopero in Russia, che, date le condizioni politi-

31 Parvus, Rossija i Revolijuzija, cit. in W .B . Scharlau e Z .A . Zeman, Freibeuter


der Revolution, eine politiscbe Biograpbie, K ln 1964, p. 71.
32 Parvus, Vonvort zu Trotskis Brosbure Bis zum 9. Januar 1905, pubblicato in
tegralmente in appendice a Scharlau e Zeman, op. cit., pp. 354-58.
164 L'utopia caduta

che del paese, assume inevitabilmente un carattere politico3;


sottolineava che nella rivoluzione il proletariato sar tutto: la forza
di lotta e il centro direttivo che unir intorno a s il popolo russo; ri
badiva che il proletariato non avrebbe potuto piegarsi ad alcun pro
gramma borghese e sarebbe stato spinto a realizzare invece un pro
gramma della democrazia operaia, sino a leggi che limitino la libert
di sfruttamento; concludeva che era necessario che la socialdemocra
zia, ponendo fine alle proprie divergenze interne, operasse cos
da o r g a n i z z a r e l a r i v o l u z i o n e e preparare linsurrezione3334.
Nel corso del 1905 e anche del 1906 Parvus, che aveva preso par
te attiva agli avvenimenti in Russia dove aveva fatto ritorno, svilupp
la sua teoria della rivoluzione permanente, cio del passaggio dalla
lotta per la democrazia a quella per il socialismo su scala interna russa
e su scala internazionale, insistendo sul fatto che nellimpero non vi
era spazio per una evoluzione politica borghese, che il proletariato sa
rebbe stato spinto a creare una democrazia operaia, superando le isti
tuzioni politiche democratico-borghesi, e a legarsi politicamente alle
masse contadine. Parvus per, in relazione al problema dei rappor
ti con i contadini, metteva in rilievo che se la borghesia in Russia
non aveva la forza di capeggiare una grande rivolta contadina, con
dannandosi cos alla asfissia politica, il proletariato dal canto suo
non aveva interesse a dare alla questione agraria una soluzione fon
data sull piccola propriet. Il rapporto fra proletariato e contadini
in Russia poteva essere unicamente un rapporto di egemonia e di
direzione del primo verso i secondi e non una alleanza paritetica,
che sarebbe risultata contraddittoria. Il processo di rivoluzione per
manente in Russia era cos indicato da Parvus:

N o n si tr a tta ancora d e lla d itta tu ra d e l p ro le ta ria to , il c u i c o m p ito d i


cam biare alla ra d ice i ra p p o rti d i p ro d u z io n e nel paese, tu tta v ia si va gi un
passo o ltre la dem ocrazia borghese. N o i non possiamo ancora considerare quale
n o s tro c o m p ito la tra s fo rm a z io n e d e lla riv o lu z io n e borghese in riv o lu z io n e
socialista. M a ta n to m eno rite n ia m o necessario s o tto m e tte rc i alla riv o lu z io n e
borghese [...]. N o s tro c o m p ito q u e llo d i allargare i c o n fin i d e lla riv o lu z io n e
borghese, nella m isu ra in c u i, a llin te rn o d i questa, sp in g ia m o a v a n ti g li in te
ressi d e l p ro le ta ria to e n e lla m b ito d e lla c o s titu z io n e borghese c re ia m o la p i
am pia base p ossibile per il riv o lg im e n to riv o lu z io n a rio de lla s o c ie t 35.

33 A.L. Parvus, Bilanci e prospettive, in G. Migliardi, Lenin e i menscevichi.


L'lskra (1900-1905), Milano 1979. Nel libro curato da Migliardi, che unantologia
di testi dellIskra, larticolo riprodotto integralmente. Per la citazione cfr. p. 272.
34 Ivi, pp. 278-79.
35 Die Aufgaben der Sozialdemokratie in Russland (non firmato), in Die Neue Zeit,
XXIV, 1905-1906, Band I, pp. 455-56.
/ V. Trockij e la rivoluzione permanente 165

Insomma, non vi era pi equilibrio stabile possibile su basi bor


ghesi in Russia; necessaria era invece una spinta dinamica verso
la rivoluzione socialista attraverso una fase intermedia di demo
crazia operaia. I successi della democrazia operaia vittoriosa in
Russia e qui la rivoluzione permanente acquistava la sua dimen
sione internazionale potrebbero provocare nellEuropa occi
dentale lotte decisive fra le organizzazioni della rivoluzione sociale
da un lato e il potere statale daHaltro56.
Analizzando il nucleo del sistema della democrazia operaia,
Parvus appunt in pieno il bisturi della sua intelligenza sul signifi
cato del soviet. Egli consider il soviet come organo sia distrutti
vo sia costruttivo: nella prima forma questo aveva il compito
di condurre la lotta contro il vecchio ordine, nella seconda era in
grado di intraprendere la costruzione dello Stato. Il soviet rap
presentava lorgano della democrazia operaia nel quale avveniva
lincontro tra la coscienza socialdemocratica e il proletariato, di
cui rappresentava gli interessi in modo nuovo e concreto poich
affondava le proprie radici nei luoghi di produzione. E delle mas
se, attraverso lo sciopero generale, costituiva il mezzo di mobili
tazione. Del pari, il soviet assicurava la direzione politica del
proletariato sui contadini e sui soldati. Sicch il soviet per Parvus
che andava assai oltre la posizione dei menscevichi, i quali ve
devano in esso uno strumento di rappresentanza e mobilitazione
democratica delle masse, e quella dei bolscevichi, i quali, dopo
liniziale diffidenza, considerarono il soviet un organo di lotta
rivoluzionario costituiva il primo vero corpo rappresenta
tivo elettivo delle masse popolari e il germe di un nuovo potere
statale3637. Come si vede, il discorso di Parvus mostra assai pi
che semplici analogie con il discorso di Lenin nel 1917, allorch
questi super la teoria del vecchio bolscevismo. Fu un discorso
che affascin Trockij nel 1905-1906.
Sulla base delle esperienze della prima rivoluzione russa e del
le riflessioni su di essa sotto la fortissima influenza di Parvus, Trockij
pervenne a sua volta a elaborare le linee portanti di quella teoria
della rivoluzione permanente, la quale, tenuta a battesimo da Par
vus, fu immessa nella storia dei movimenti rivoluzionari del no
stro secolo soprattutto nella veste che a essa diede Trockij.
Nella rivoluzione del 1905 Trockij ebbe una parte di primo

36 Ivi, p. 457.
57 Parvus, Die gegenwrtige politiscbe Lage Russlands und die Aussichten fr die Zu-
kunft, in Die Neue Zeit, XXIV , 1905-1906, Band II, pp. 111-20.
166 L utopia caduta

piano, tale da farne una delle figure pi eminenti fra i rivoluzionari


russi. Il capitale politico che egli accumul nel 1905 fu importante
e cos duraturo da lasciargli uneredit che pot spendere efficace
mente al suo ritorno in Russia nel 1917, allorch entr definitiva
mente, accanto a Lenin, nella leggenda della grande rivoluzione russa.
Trockij nel 1905 pot mettere in piena luce le sue eccezionali doti
di oratore e di polemista e anche di organizzatore allinterno di un
grande movimento di massa (non invece aUinterno di un partito).
Egli pot in certo modo fare la prova generale per quel ruolo che
avrebbe giocato pi in grande nel 1917 e negli anni precedenti la
sua sconfitta politica a opera di Stalin, facendo emergere le sue qua
lit: una intelligenza acutissima, il dono di trascinare le folle con
le sue doti di oratore fra i massimi del secolo, una prontissima sen
sibilit nellinterpretare i sentimenti e gli impulsi delle masse e una
brillante capacit di direzione dei loro movimenti.
Scoppiata la rivoluzione del 1905, Trockij nel febbraio giunse
a Kiev, dove entr in contatto con il dirigente bolscevico Krasin,
aperto alle esigenze di riunificazione dei due rami della social-
democrazia russa. Da Kiev and a Pietroburgo e di qui, per sfug
gire allarresto, in Finlandia. A met ottobre fece ritorno a Pie
troburgo e subito divenne attivissimo nel soviet, opponendosi al
le pretese dei bolscevichi di fare del soviet una forza a essi subal
terna. Nonostante presidente effettivo del soviet fosse lavvocato
Chrustalev-Nosar, ben presto Trockij divenne il vero dirigente
politico di esso e il direttore del giornale del soviet Izvestija.
Con Parvus e Martov fond il quotidiano Nachalo, il quale di
venne il mezzo con cui propagandare la teoria della rivoluzione
permanente, nonostante le proteste del capo del menscevismo. Dopo
che il 22 novembre Chrustalev-Nosar venne arrestato, Trockij
fu eletto nel Presidium del soviet, composto da tre membri, fra
cui assunse unindiscussa posizione di primo piano. Il 3 dicembre,
quando la reazione zarista aveva ormai preso decisamente il so
pravvento, il soviet venne soppresso dalla polizia e Trockij arre
stato. Il 19 settembre 1906 venne processato. Nel corso del pro
cesso, fece una aperta difesa delloperato del soviet. Fu condan
nato alla deportazione a vita in Siberia. Non arriv per a desti
nazione, poich riusc a fuggire e, via Finlandia, torn per la se
conda volta a Londra, rituffandosi nella vita politica attiva. Nel
1907 pot cos partecipare al congresso della socialdemocrazia russa
che si svolse nella capitale inglese. Quando Trockij si present a
Londra, aveva ormai dato carattere organico alla teoria della rivo
luzione permanente.
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 167

5. I l fo n d a m e n to sto r ic o d e lla r iv o lu z io n e p e rm a n e n te

Gli scritti di questo periodo in cui Trockij ha consegnato la


formulazione della teoria della rivoluzione permanente sono essen
zialmente due: il primo B i l a n c i e p r o s p e t t i v e , concepito come parte
finale di una raccolta di saggi sulla rivoluzione del 1905 e pubbli
cato nel 1906; il secondo 1 9 0 5 , concepito a Vienna nel 1908-1909
e quivi pubblicato nel 1909. Il 1 9 0 5 , che contiene anche parti di
cronaca della rivoluzione e della vita in senso pi personale di Troc
kij (il processo, la fuga dopo la condanna), ci interessa soprattutto
per la prima parte, che ha lo stesso oggetto di B i l a n c i e p r o s p e t t i v e
in quanto dedicata allanalisi della societ russa e alle forze mo
trici della rivoluzione. In effetti la prima parte di 1 9 0 5 costituisce
un ampliamento dello scritto del 1906, tanto che brani di questo
vi si trovano letteralmente trascritti.
La teoria della rivoluzione permanente poggia su alcune tesi
fondamentali di natura storiografica e politica strettamente lega
te. La sua essenza quella di coordinare in ogni suo anello la si
tuazione russa con quella internazionale, e non nel senso di con
frontare la prima con la seconda ma in quello di sostenere che lo
sviluppo della situazione russa il prodotto del pi generale svi
luppo della societ europea. La teoria della rivoluzione permanen
te quindi una teoria delle interrelazioni fra Europa e Russia,
allinterno della quale si colloca lanalisi della specificit delle con
dizioni russe. Dallanalisi storiografica scaturisce cos la prospet
tiva rivoluzionaria. La conclusione principale che solo la rivo
luzione, una rivoluzione radicale guidata dalla socialdemocrazia in
quanto forza politica e dal proletariato in quanto classe sociale,
in grado di assicurare lulteriore sviluppo della Russia in unepo
ca storica in cui non sono pi possibili rivoluzioni democratico
borghesi; che tutto il senso della storia russa porta la borghesia
e il liberalismo a essere forze asfittiche incapaci di promuovere la
modernizzazione della societ su ampia scala; che in Russia av
venuto un processo di industrializzazione bens sufficiente a pro
durre un proletariato urbano compatto e rivoluzionario, ma non
tale da strappare il paese al dominio di una campagna tremenda
mente arretrata la quale costituisce la grande strozzatura dello svi
luppo; che lo scioglimento della questione agraria non pu essere
ottenuto se non per via eversiva e rivoluzionaria; che i contadini
n possono trovare una guida nella borghesia russa, la quale in
teressata al mantenimento dei vecchi rapporti di propriet di cui
beneficia in comune con la nobilt, n possono darsi una organiz
zazione politica autonoma per la loro natura di classe troppo fram-
168 L'utopia caduta

meritata socialmente e dispersa; che spetta al proletariato social-


democratico stabilire la propria egemonia politica sui contadini;
che il proletariato e la socialdemocrazia nel corso della loro lotta
contro il sistema di dominio politico e sociale zarista sono spinti
a porre rivendicazioni aventi un contenuto il quale intacca i rap
porti economici e giuridici capitalistici, sicch la lotta per la de
mocrazia si carica immediatamente di un contenuto che oltrepas
sa la democrazia politica e diventa democrazia sociale; che que
sto superamento della democrazia politica comporta per ci stes
so che la politica agraria della socialdemocrazia sia programmati
camente orientata cos da offrire ai contadini uniti agli operai nel
la lotta allo zarismo soluzioni volte a superare il tradizionale pro
gramma agrario democratico-borghese; che, infine, se lo sviluppo
interno russo porta il proletariato a concepire la propria rivoluzio
ne antizarista in termini di strategia per il socialismo, larretratez
za generale della Russia non consente al proletariato stesso di
costruire stabilmente il socialismo se non con il concorso di rivo
luzioni socialiste nei paesi occidentali capitalisticamente maturi.
La funzione della Russia quella di iniziare un processo rivolu
zionario socialista destinato a concludersi in Occidente. Una vol
ta che in Occidente siano avvenute le rivoluzioni socialiste allora
potr formarsi un sistema economico e sociale socialista interna
zionale, allinterno del quale la Russia arretrata trover le risorse
e gli aiuti che le consentiranno di portare a maturazione quella ri
voluzione che con le sue sole forze pu unicamente iniziare, ma
non concludere. In questo senso la rivoluzione permanente o
ininterrotta assume due articolazioni principali: allinterno del
la Russia il processo ininterrotto porta dalla lotta contro lo zari
smo alla lotta per linizio di una trasformazione socialista immatura,
passando attraverso la fase temporanea della democrazia politica
rivoluzionaria; sulla scena generale, il processo ininterrotto porta
dalla rivoluzione russa alla rivoluzione internazionale e dalla rivo
luzione internazionale nei paesi maturi per il socialismo al compi
mento della rivoluzione russa nellambito di un sistema socialista
mondiale.
Le prime linee coerenti della teoria della rivoluzione perma
nente di Trockij sono contenute nelle L e t t e r e p o l i t i c h e scritte sul-
lIskra nel marzo del 1905. Il riferimento a Parvus vi diretto
e dichiarato. Il nucleo pi importante di questi articoli costitui
to dalle tappe che Trockij individua nello sviluppo strategico della
rivoluzione, tappe che risultano tanto pi notevoli in quanto so
stanzialmente coincidenti con quelle delineate da Lenin nel 1917:
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 169

La lo tta senza q u a rtie re fra il p o p o lo e lo zar, senza a ltre c o n s id e ra z io n i


se no n q u e lle della v itto r ia ; la riv o lta p o p o la re com e il p i a lto m o m e n to d i
questa lo tta ; il g o verno p ro v v is o rio com e c o ro n a m e n to d e lla v itto r ia d e l p o
p o lo sul suo secolare n em ico ; il d isa rm o d e lla re a zio n e za rista e l a rm a m e n to
d e l p o p o lo da parte d e l g o v e rn o p ro v v is o rio ; la co n vo ca zion e d i u n A sse m
blea c o s titu e n te sulla base d e l s u ffra g io u n iv e rs a le , uguale, d ir e tto e a s c ru ti
n io segreto: queste sono le tap p e riv o lu z io n a rie che si d e lin e a n o 38.

Il richiamo alla convocazione dellAssemblea costituente ave


va per Trockij un valore fondamentale. Ma egli sottolineava come
allAssemblea si dovesse arrivare a opera di un governo provviso
rio che fosse governo del popolo rivoluzionario, dopo linsurre
zione vittoriosa, dopo il disarmo della reazione e larmamento
della rivoluzione39. In queste sue L e t t e r e Trockij, sia pure in mo
do ancora incerto, delineava i momenti di un processo rivoluzio
nario che avrebbe dapprima portato la socialdemocrazia e il pro
letariato a sostenere la parola dordine di un governo rivoluziona
rio provvisorio borghese e poi a intraprendere una lotta per supe
rare i limiti di questo governo, fino a che il potere sarebbe caduto
nelle mani dei capi del proletariato. Egli scriveva che la socialde
mocrazia doveva sostenere lidea del governo rivoluzionario prov
visorio, sia pure borghese, per il suo valore di rottura verso
lassolutismo monarchico. Una volta per ottenuto quel governo,
allora diceva smaschereremo senza piet alcuna i suoi limi
ti di fronte al popolo. Questo ruolo della socialdemocrazia e del
proletariato era legato al fatto che non ci sono e, non ingannia
moci, non ci saranno elementi rivoluzionari coscienti al di fuori
del proletariato. La rivoluzione concludeva Trockij spinge il
proletariato al primo posto e gli d legemonia, poich solo que
sto pu assicurare la vittoria dellinsurrezione, cos come il trion
fo della rivoluzione. Infatti n i contadini, n i piccoli borghesi,
n gli intellettuali avranno un ruolo rivoluzionario a u t o n o m o , che
sia lontanamente pari a quello del proletariato!. Il momento cul
minante del processo rivoluzionario sarebbe stato tale da portare
al potere politico, sia pure temporaneo, coloro che avranno gui
dato il proletariato40. Seppure notevoli come anticipazione del
la piu matura elaborazione della teoria della rivoluzione permanente,
queste pagine lasciavano ancora poco chiarito il nesso fra natura
borghese della rivoluzione, che era ammessa, i compiti economico-

' L.D. Trockij, Lettere politiche, in Migliardi, op. cit., p. 283.


,l Ivi, p. 289.
10 Ivi, pp. 290-91.
170 L utopia caduta

sociali che attendevano un governo provvisorio temporaneo do


minato dalla guida del proletariato, e il tipo di soluzione politica
che sarebbe potuta derivare dalla convocazione di una Assemblea
costituente eletta a suffragio universale, nella quale avrebbero ine
vitabilmente dominato gli elementi non socialisti. In B i l a n c i e p r o
s p e t t i v e e in 1 9 0 5 questi nodi vennero, nelle linee fondamentali,
sciolti, cos che la teoria trov il suo sostanziale compimento.
La tesi centrale della teoria indubbiamente che la Russia non
pu conoscere una soluzione democratico-borghese come esito della
crisi dello zarismo e che la rivoluzione destinata a dare il ruolo
centrale a un proletariato in marcia verso il socialismo. Per fonda
re questa tesi Trockij, collegandosi non solo alle analisi di Parvus,
ma anche ai lavori storici di quel Miljukov dileggiato in quanto
politico liberale, parte da una analisi della storia russa che pone
al centro il rapporto fra lo Stato zarista e la societ civile e pervie
ne alla conclusione che in Russia il ruolo del primo si svolto in
modo tale da impedire lo sviluppo della seconda e fare del caso
russo una anomalia rispetto al modello evolutivo occidentale. Lo
Stato in Russia afferma Trockij stato portato a dilatare
le sue funzioni, in misura assai maggiore che nellEuropa occiden
tale, dalla contraddizione emersa fra larretratezza economica del
paese da un lato e la necessit dallaltro di far fronte, nel quadro
dei conflitti internazionali, a paesi molto pi progrediti. Poich
lo sviluppo spontaneo delle forze sociali e produttive non era in
grado di fornire le risorse necessarie, lo Stato fu indotto a soppe
rire con la sua iniziativa. La modernizzazione non fu pertanto il
prodotto delliniziativa capitalistica privata e della societ civile,
ma anzitutto dellimpulso statale. Trovandosi spinto in avanti dalla
pressione che esercitavano su di esso i suoi vicini, gli Stati amici
e soprattutto quelli nemici che si erano formati in paesi economi
camente pi sviluppati, specie a partire dalla fine del XVII seco
lo e cio dallopera di Pietro il Grande, lo Stato tent con tutti
i mezzi di accelerare levoluzione economica naturale. Tanto che
il capitalismo sembra generato dallo Stato e che tutta lecono
mia russa una creazione artificiale dello Stato. Ed ancora lo
Stato che ha una funzione fondamentale nel trapiantare nel paese
i sistemi produttivi moderni occidentali, la produzione industria
le. L impatto con la modernizzazione port quindi in Russia lo Stato
a porsi sempre pi come ente centralizzato e indipendente dalla
societ, come unorganizzazione autocratica che si pone al di sopra
della societ. Le esigenze di questa modernizzazione non scaturi
vano dalle pieghe interne della societ civile, ma da quelle della
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 171

potenza dello Stato, portato a uno sfruttamento intensivo, a fini


in primo luogo militari, delle classi sociali mediante un implacabi
le fiscalismo, fatto pesare essenzialmente sui ceti popolari. Pur po
lemizzando con la tesi di Miljukov, secondo cui mentre in Occi
dente i ceti creavano lo Stato, in Russia lo Stato creava, nei suoi
interessi, i ceti, Trockij sostiene che lo Stato russo intervenuto
sullo sviluppo dei ceti con unazione disciplinatrice dallalto fina
lizzata a una loro organizzazione secondo modalit gerarchiche con
trollate dalla burocrazia statale. In questo quadro, fra lo Stato e
i ceti economicamente e socialmente superiori venuto a deter
minarsi un matrimonio di interesse a spese dei ceti inferiori e so
prattutto delle masse contadine oppresse dallo Stato e dalla nobilt.
Un matrimonio non dissimile da quello maturato anche in Occi
dente, ma poggiante in Russia su una dislocazione dei rapporti di
forza assai pi favorevole allo Stato.

L o S ta to si s fo rz d i u tiliz z a re lo s v ilu p p o d e i g ru p p i e c o n o m ic i p er su
b o rd in a rlo ai suoi p ro p ri in te re s si p a rtic o la ri, d i o rd in e fin a n z ia rio e m ilita re .
I g ru p p i e conom ici d o m in a n ti, da p a rte lo ro , si sforzarono, p ro p o rzio n a lm e n te
al lo ro s v ilu p p o , d i u tiliz z a re lo S ta to per co n so lid a re i p ro p ri v a n ta g g i so tto
fo rm a d i p riv ile g i d i ceto. I l ris u lta to d i questo g ioco d i fo rz e so cia li fu fa v o
revole al p o te re statale, m o lto d i p i d i q u a n to n o n sia accaduto in E u ro p a
o ccid e n ta le .

Lo Stato russo non era per in grado di raggiungere i suoi sco


pi di potenza militare unicamente con le risorse di una economia
nazionale rimasta enormemente sottosviluppata e arcaica. Per svi
luppare linsieme delleconomia interna in senso moderno sarebbe
stata necessaria unazione riformatrice che lo Stato non poteva in
traprendere perch distruttiva delle basi dellautocrazia. Quel che
non oper leconomia nazionale, oper invece la cooperazione fra
lo Stato russo e il capitale straniero, il quale divenne il sostegno
dello zarismo:

I l ca p ita le o c cid e n ta le fece irru z io n e con la d ire tta co o p erazione d e llas-


s o lu tis m o e tra s fo rm in p o c h i a n n i u n b u o n n u m e ro d i vecchie c itt arcaiche
in c e n tri c o m m e rc ia li e in d u s tria li, cre anche, in u n b re v e p e rio d o d i te m p o ,
nuove c itt c o m m e rc ia li e in d u s tria li in lu o g h i sin o ad a llo ra co m p le ta m e n te
d is a b ita ti.

Nellultimo decennio del X IX secolo il boom industriale cam


bi il volto di una parte della Russia e provoc la nascita di un
proletariato industriale moderno. Nata dalliniziativa congiunta del-
172 L utopia caduta

10 Stato e del capitale straniero, lindustrializzazione lasci ai mar


gini la borghesia russa, rimasta asfittica. A questo punto emerge
va chiaramente lanomalia dello sviluppo russo a confronto di quello
europeo occidentale.
Mentre in Occidente la borghesia aveva guidato la moderniz
zazione e sfidato politicamente lassolutismo trascinandosi dietro
11 proletariato ancora ideologicamente immaturo, in Russia la bor
ghesia nazionale si era rivelata una creatura non vitale, non aveva
guidato la trasformazione economica, non era in condizione di eser
citare alcuna egemonia sul proletariato, sorto in unepoca in cui
solo il socialismo era in grado di organizzarlo in opposizione fron
tale allo Stato autocratico. In Russia la borghesia si trov cos schiac
ciata da un lato dalla potenza finanziaria e militare dellassolu
tismo e dallaltro dalla nascente potenza del proletariato. In con
seguenza il liberalismo russo non pot acquistare alcuna fiducia in
s stesso, nessuna fiducia nella possibilit di potersi misurare con
Io Stato assolutistico in unaperta prova di forza. Temendo inoltre
ormai la potenza del proletariato, la borghesia fin per accodarsi
allassolutismo. La borghesia, a questo punto, n voleva pi una
rivoluzione democratico-liberale n poteva farla. Tutto ci ebbe
quale esito di dare allavvenire della Russia una peculiarit tale da
impedire ogni ripetizione dello schema evolutivo occidentale.
D altro canto la colossale organizzazione militare, burocrati
ca, fiscale e borsistica dello Stato, che appariva dotata di un po
tere invincibile, era destinata a rivelarsi un colosso dalle fonda-
menta di argilla. Quello Stato, nonostante la sua potenza, nono
stante avesse messo in moto una industrializzazione intensa, pog
giava su presupposti quanto mai inadeguati. Troppo rigida la sua
struttura; quindi molto fragile. L industrializzazione, pur inten
sa, restava molto limitata; la questione agraria rimaneva del tutto
irrisolta anche dopo la riforma del 1861; il capitale straniero, se
costituiva una forza per un verso dinamica, per laltro depaupera
va il paese, gi gravato dai costi del militarismo e del burocrati
smo dello Stato; il proletariato, seppure numericamente poco con
sistente, in risultanza della sua grande concentrazione nelle nuove
fabbriche si presentava come una forza di grande potenza esplosi
va. Per questo il paradosso storico russo trovava la sua manifesta
zione nel fatto che il paese globalmente pi arretrato dEuropa
possedeva un proletariato industriale reso dalle condizioni politi
che e sociali il pi rivoluzionario dEuropa. Al proletariato indu
striale con la sua carica rivoluzionaria, sempre pi segnata dal
lideologia socialista, si univano infine le sterminate masse conta
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 173

dine, anchesse portate a una loro rivoluzione diretta contro gli


arcaici rapporti di propriet dominati dalla nobilt russa. La con
clusione di Trockij era che il destino storico dello zarismo stava
nellaprire alla societ russa una sola via di uscita: una rivoluzione
politica antizarista quanto mai radicale sul piano sociale. Impossi
bile una rivoluzione borghese liberale; necessaria una rivoluzione
radicale guidata dal proletariato. La situazione scriveva Trockij
offriva alla societ una sola via duscita a queste contraddizioni:
laccumulazione, nella caldaia dellassolutismo, di una quantit suf
ficiente di vapore perch potesse esplodere. La rivoluzione era
lunica via duscita; inoltre, a questa rivoluzione veniva assicura
to in anticipo un carattere tanto pi radicale, quanto pi la poten
za dellassolutismo approfondiva labisso tra questultimo e la
nazione41.
La Russia dallanalisi di Trockij risultava una combinazione di
elementi resi tanto pi esplosivi dalla loro contraddittoriet, di ele
menti cio di grande maturit industriale capitalistica e di grande
arretratezza agraria. L industria era modernissima, ma quanto mai
ristretta. In conseguenza il proletariato industriale era bens mol
to concentrato e portato dallo sviluppo storico a una coscienza so
cialista rivoluzionaria, ma poco numeroso. La forza guida del mondo
urbano industriale non era la borghesia nazionale, ma lo Stato in
sieme con il capitale straniero. In Russia ogni speranza in uno svi
luppo di tipo occidentale del capitalismo era preclusa dai nodi di
una questione agraria irresolvibile dallo zarismo. La questione agra
ria, infatti, non poteva essere risolta dallo zarismo poich ci avreb
be significato la sua morte; ma la sua non soluzione da un lato
rendeva economicamente impossibile la formazione di un vasto mer
cato moderno, presupposto dellallargamento della base industria
le, dallaltro faceva gravare sul sistema di dominio zarista le tendenze
eversive dei contadini che si legavano a quelle rivoluzionarie dei
proletari dellindustria. In 1 9 0 5 Trockij dava un posto centrale al
la questione agraria sia in senso politico sia in senso economico.
Egli scriveva che la questione agraria diventata lasse della vita
politica russa42 e che la questione agraria stata la pietra poli
tica di paragone a cui la storia ha sottoposto i partiti cittadini4.
L arretratezza delle campagne costituiva la causa essenziale dei li-

41 L. Trotskij, Classi sociali e rivoluzione. Bilanci e prospettive, Milano 1976, pp.


51-67. I primi due capitoli di 1905, Firenze 1970, pp. 17-33, riprendono lanalisi con
tenuta in Bilanci e prospettive in parte alla lettera e in parte con arricchimenti.
42 Trockij, 1905, eie., p. 42.
45 Ivi, p. 52.
174 L'utopia caduta

miti ristretti posti allo sviluppo dellindustria44 cos da doversi


concludere che la questione agraria ha unimportanza decisiva per
i destini capitalistici della Russia45. L intera analisi di Trockij
portava per a una tesi decisiva: che questi destini capitalistici erano
ormai condannati allinsuccesso e che la rivoluzione delle masse
era lunica spada in grado di tagliare i nodi che la storia sociale
ed economica russa aveva legato. La questione agraria afferma
va non pu essere certo risolta per mezzo di una intesa parlamen
tare con questo ceto [la nobilt], ma mediante un assalto rivolu
zionario delle masse46. La via a una ipotetica soluzione della que
stione agraria in grado di aprire le campagne russe alla moderniz
zazione appariva preclusa nellambito dello Stato zarista. Lunica
soluzione possibile era: espropriazione delle terre della nobilt,
soppressione dello zarismo, democrazia47. Esprimendo in una
pregnante sintesi il suo pensiero sulla natura della Russia, Trockij
cos concludeva: Lindustria pi concentrata dEuropa sullo sfondo
dellagricoltura pi arretrata. La pi gigantesca macchina statale
del mondo, che si serve di tutte le conquiste della tecnica moder
na per frenare il processo storico del proprio paese48.
Se la rivoluzione costituiva lunica soluzione storica possibile,
se essa era preparata da tutto il corso della storia russa, quali le
sue forze motrici, quale la sua direzione, quale il rapporto fra de
mocrazia e socialismo, quale il rapporto fra proletariato e contadi
ni, quale il rapporto fra socialdemocrazia e altre forze politiche?
Trockij, nellanalizzare le forze motrici della rivoluzione rus
sa, partiva da due presupposti principali: 1. che la classe operaia
russa (a differenza degli operai viennesi del 1848, rimasti soggetti
allinfluenza degli studenti) aveva raggiunto la sua piena autono
mia: autonomia che si esprimeva sia nei soviet, istituzioni demo
cratiche che conducono la politica di classe pi risoluta nello spirito
del socialismo rivoluzionario, sia nellobiettivo dellarmamento
del popolo e, anzitutto, del proletariato; 2. che la rivoluzione russa
si iscriveva in una tendenza storica generale secondo cui lo svilup
po del capitalismo andava ormai non verso un regime borghese,
ma verso la dittatura del proletariato. Un punto centrale della teoria
elaborata da Trockij che, in un simile quadro, appare un pregiu
dizio di stampo economicistico credere nella necessit sto

44 Ivi, p. 30.
45 Ivi, p. 33.
46 Ivi, p. 55.
4' Ivi, p. 44.
48 Ivi, p. 45.
IV. Trockij e lo rivoluzione permanente 175

rica dellattuazione anche in Russia dello schema evolutivo di tipo


occidentale. Egli afferma punto capitale che in un paese
economicamente pi arretrato il proletariato pu giungere al po
tere prima che in un paese di capitalismo avanzato. Con questa
sua affermazione, della cui portata era pienamente consapevole,
Trockij si poneva al di l non solo della teoria menscevica, ma an
che di quella leniniana.

O g n i p a r tito p o litic o [e g li scrive ] degno d i q u e sto nom e lo tta p e r c o n q u i


stare il p o te re p o litic o [...]. La so cialdem ocrazia, p a r tito d e l p ro le ta ria to , lo t
ta c h ia ra m e n te p e r la presa d e l p o te re da p a rte d e l p ro le ta ria to [...] il g io rn o
e l ora in c u i il p o te re passer ne lle m a n i d e lla classe operaia d ip e n d o n o n o n
d a l liv e llo delle fo rze p ro d u ttiv e , ma d a i ra p p o rti d e lla lo tta d i classe, d a lla
s itu a z io n e in te rn a z io n a le e, in fin e , da una serie d i fa t to r i s o g g e ttivi: le tr a d i
z io n i, l in iz ia tiv a e la c o m b a ttiv it d e g li o perai.

Trockij il cui nucleo teorico essenziale stava nel giudicare


la rivoluzione russa dal punto di vista del conflitto fra operai e
capitale su scala internazionale e di collocare la situazione russa
allinterno della maturit storica del socialismo colpiva in mo
do frontale linterpretazione del marxismo secondo cui in ogni paese
doveva compiersi lo stesso iter evolutivo, che cio in ogni Stato
dovesse maturare quel grado di sviluppo capitalistico che invece
era necessario solo a livello storico generale e internazionale. An
zi, il destino storico della Russia consisteva nel fatto che la lotta
fra proletariato e capitale aveva acquistato un carattere decisivo
quando qualsiasi progetto di egemonia borghese era gi stato irri
mediabilmente bruciato. Il che induceva a rifiutare una concezio
ne economicista del marxismo fondata sullobbligo della ripetitivit
dello stesso schema evolutivo in ciascun paese. L idea di una qual
che dipendenza automatica della dittatura del proletariato dalle
forze tecniche e dai mezzi del paese scrive Trockij rappresenta
un pregiudizio di un materialismo economico schematizzato al
lestremo. Un tale punto di vista non ha nulla in comune con il
marxismo. E conclude: A nostro parere, la rivoluzione russa crea
tali condizioni sulla base delle quali il potere pu (e con la vittoria
della rivoluzione deve) passare nelle mani del proletariato p r i m a
che la politica del liberalismo borghese abbia la possibilit di as
surgere a politica egemone nello Stato49.
Anche per Trockij rimaneva indubbio che in Russia le condi
zioni sociali non risultavano ancora mature per uneconomia so
cialista. D altra parte ci non poteva significare che in Russia il

49 Trotskij, Classi sociali e rivoluzione, cit., pp. 78-82.


176 L'utopia caduta

proletariato dovesse cedere il passo a un impossibile regime bor


ghese. La soluzione era da trovarsi nella connessione fra situazio
ne interna e situazione internazionale: era in questa connessione
che le contraddizioni russe potevano trovare il loro superamento.
Una volta conquistato il potere in Russia, il proletariato sarebbe
stato spinto, nonostante Fimmaturit capitalistica generale del pae
se, a realizzare una gestione statale dellindustria. Questo para
dosso storico di un capitalismo poco sviluppato in cui gli operai
erano per portati a essere la forza politica dirompente e a porre
il problema del superamento del capitalismo stesso andava collo
cato, ai fini di una comprensione razionale, in relazione al conte
sto storico generale e nel quadro di un interrogativo essenziale:
inevitabile che la dittatura proletaria debba infrangersi contro
le barriere della rivoluzione borghese, o possibile, in condizioni
s t o r i c h e m o n d i a l i date, che essa possa scoprire una prospettiva di
vittoria spezzando queste barriere?50. Ecco il dilemma che la teo
ria trockiana riteneva di poter sciogliere facendo appello al pro
cesso ininterrotto della rivoluzione internazionale. Un dilemma
che Trockij risolveva in modo brillante sul piano della teoria, ri
spondendo appunto che la rivoluzione russa si sarebbe compiuta
e risolta nella rivoluzione internazionale. Ma se il processo storico
reale avesse dovuto interrompere la catena della rivoluzione per
manente mondiale, quale sarebbe stato il destino della rivoluzio
ne russa? In realt Trockij non aveva allora alcun dubbio su questo
terreno, come non lo avrebbero avuto i bolscevichi nei primi anni
dopo la presa del potere, poich egli faceva poggiare la sua ipotesi
strategica sulla tesi, divenuta poi un dogma per i rivoluzionari, fis
sata da Kautsky nella sua fase radicale con tutta la sua autorit,
secondo cui ormai lepoca storica era lepoca su scala generale del
le rivoluzioni socialiste. In questo senso Trockij poteva affermare
che lo sviluppo del capitalismo lo sviluppo del proletariato ver
so la dittatura51.
Analizzando il decorso della rivoluzione russa quale determi
nato dalla natura dei gruppi sociali e politici, Trockij affermava
che, se la rivolzuione avesse riportato una vittoria decisiva, il
potere sarebbe caduto necessariamente nelle mani della classe che
nella lotta svolge il ruolo dirigente, cio degli operai. Esclusa
una vittoria del liberalismo borghese, era da escludersi del pari che
un ruolo dirigente potessero avere tanto la piccola borghesia ur-

50 Ivi, pp. 86-7.


51 Ivi, p. 81.
IV. Trockij e la rivoluzione permanente li

bana quanto i contadini, classi oscillanti, dalla politica indetermi


nata. Come si visto, Trockij non sottovalutava in alcun modo
limportanza della questione agraria e dei contadini; ma insisteva
sul fatto che i contadini rappresentavano una forza incapace di au
tonomia politica; e che, essendo in Russia preclusa unegemonia bor
ghese sui contadini, rimaneva aperta solo la possibilit di unegemonia
del proletariato su di essi. Questa conclusione poggiava egli di
ceva sul fatto che lesperienza storica dimostra che i contadini
sono assolutamente incapaci di una funzione politica i n d i p e n d e n t e .
Da ci Trockij veniva spinto a sottolineare lerroneit o quanto meno
linadeguatezza della formula bolscevica della dittatura democra
tica degli operai e dei contadini. Una simile formula poggiava bens
su un elemento di verit, in quanto poneva laccento sul dato indi
scutibile che gli operai potevano portare a termine la lotta rivolu
zionaria solo sulla base di una alleanza con le grandi masse contadine;
ma risultava ambigua nel senso che induceva a credere che fosse
possibile un intervento autonomo dei contadini sulla scena politica
e, in ultimo, governativa in una condizione di parit con il proleta
riato: il che era impedito dalla diversa natura delle due classi e dal
loro diverso ruolo politico ed economico. La questione decisiva non
era quella di chi avrebbe composto il futuro governo provvisorio;
ma di chi ne avrebbe assunto la direzione in qualit di forza princi
pale. Trockij non escludeva affatto la partecipazione al potere dei
dirigenti influenti della piccola borghesia urbana, degli intellettuali
e dei contadini. Quel che egli poneva per al centro era la questio
ne: chi determiner il contenuto della politica governativa, chi for
mer al suo interno una maggioranza stabile?; a chi appartiene
il primato nel governo e, tramite esso, nel paese?. Poich, secondo
Trockij, questo primato apparteneva senza dubbio al proletariato,
allora si poteva prefigurare solo un governo operaio. Ne derivava
una critica della formula bolscevica cos espressa:

D a q u a n to ab b ia m o d e tto fin q u i ris u lta c h ia ra m e n te che cosa pensiam o


d i una d itta tu ra del p ro le ta ria to e d e i c o n ta d in i . I l p ro b le m a n o n sapere
se rite n ia m o questa fo rm a d i co o p e ra zio n e p o litic a a m m iss ib ile in v ia d i p r in
c ip io , se la a uspichiam o o n o n la a u sp ich ia m o . P er p a rte n o stra , pensiam o
s e m p lic e m e n te che essa irre a liz z a b ile , a lm e n o in u n senso d ir e tto e im m e
d ia to . I n f a tt i, una s im ile c o a liz io n e p re suppone o che u n o d e i p a r tit i b o rg h e
si e s is te n ti e s e rc iti la sua in flu e n z a sui c o n ta d in i, o che i c o n ta d in i a b b ia n o
c re a to u n p o te n te p a r tito in d ip e n d e n te ; m a n o i c i siam o s fo rz a ti p ro p rio d i
d im o s tra re che nessuna d i queste e v e n tu a lit re a liz z a b ile 12.

12 Ivi, pp. 88-93.


178 L'utopia caduta

La formula della dittatura degli operai e dei contadini per Troc-


kij poteva avere una sua ipotetica validit allunica condizione che
la rivoluzione potesse restare in limiti borghesi; ma si trattava di
una illusione frutto di schematismo, poich la dinamica della lotta
sociale nel corso della rivoluzione sarebbe stata tale in un primo
tempo da portare operai e contadini a unalleanza e poi a inevita
bili contrasti fra essi. Infatti, la logica operaia e la logica contadi
na erano intrinsecamente diverse, poich la prima spingeva a su
perare i limiti borghesi, mentre la seconda era tale da provocare
nelle file dei contadini divisioni che avrebbero spinto gli strati in
feriori ad accettare legemonia proletaria e quelli superiori a re
spingere la politica proletaria. Sul terreno urbano e industriale, un
governo operaio sar portato dapprima a sostenere contro il capi
tale lotte per le otto ore e per loccupazione, ma a un certo punto
non potr non pervenire allunica via di uscita consistente
nellespropriare le fabbriche e nellorganizzare la produzione
su una base socialista. In campo agrario, dopo lespropriazione
della terra, il proletariato sar portato a approfondire la lotta di
classe nelle campagne, a sostenere i contadini poveri contro la bor
ghesia agraria spezzando lunit precedente di natura democrati
ca, a respingere una politica di frantumazione della terra e a
intraprendere, anche nelle campagne, la via che conduce al socia
lismo, vale a dire lorganizzazione della produzione cooperativa
sotto il controllo dei comuni o direttamente da parte dello Stato.
Ecco dunque delineato ci che Trockij chiama la rivoluzione inin
terrotta, la quale

c o stitu is c e l e le m e n to u n ific a to re tra la fin e d e ll a ssolutism o e d el fe u d a le s i


m o e la riv o lu z io n e so cia lista , a ttra ve rso u n crescente s v ilu p p o d i c o n tra d d i
z io n i sociali, d i s o lle va m e n ti in seno a n u o v i s tra ti d e lle masse, d i a tta c c h i
incessanti c o n d o tti dal p ro le ta ria to c o n tro i p riv ile g i p o litic i ed e co n o m ici delle
classi d ir ig e n ti53.

Il destino della rivoluzione russa era, quindi, per Trockij, quello


di nascere come rivoluzione antizarista e di terminare come inizio
di una rivoluzione socialista. Senonch, toccato questo estremo,
la rivoluzione russa vedeva erigersi contro di s larretratezza eco
nomica e sociale del paese, contro cui nessuna politica poteva ave
re la meglio. Compariva a questo punto il limite organico delle
possibilit della rivoluzione socialista in Russia: limite superabile

Ivi, pp. 93-101.


IV. Trockj e la rivoluzione permanente 179

solo se la rivoluzione ininterrotta avesse collegato la Russia allOc


cidente. Questo collegamento poteva avvenire sia con lestendersi
della rivoluzione russa in Occidente sia, allinverso, con lespan
dersi in Russia delle rivoluzioni socialiste iniziate in Occidente.
Fino a che punto la politica socialista della classe operaia pu es
sere applicata nelle condizioni economiche della Russia? si do
mandava Trockij. E rispondeva:

U n a cosa si pu d ire co n certezza: essa si s co n tre r ta n to p i ra p id a m e n te


con v a ri o sta c o li p o litic i in q u a n to in c ia m p e r n e lla rre tra te zz a te cn ica del
paese. Senza i l diretto appoggio statale del proletariato europeo, la classe operaia
russa sar incapace di restare a l potere e di trasformare i l suo dom inio tempora
neo in dittatura socialista durevole. N essun d u b b io c o n s e n tito su q u e sto p u n
to . D a ltro c anto, fu o r d i d u b b io che una riv o lu z io n e socialista in O c cid e n te
c i p e rm e tte re b b e d i tra s fo rm a re d ire tta m e n te la m om entanea suprem azia della
classe op eraia in una d itta tu ra s o c ia lis ta 54.

Trockij dimostrava in B i l a n c i e p r o s p e t t i v e di essere assai consape


vole del pericolo che gravava sulla sua concezione della rivoluzione
permanente; del fatto cio che i partiti socialisti occidentali stavano
seguendo uno sviluppo che sempre pi li induceva a diventare organi
smi conservatori, al punto da diventare un ostacolo diretto per lo svi
luppo del conflitto apertosi tra la classe operaia e la reazione borghe
se, che portava a frenare il proletariato nella lotta per il potere. In
prima fila fra i partiti socialisti affetti dalla malattia conservatrice egli
individuava acutamente il Partito socialdemocratico tedesco, il pi
potente di essi. Senonch Trockij non dubitava e cos i suoi conti
teorici portavano al risultato voluto che la Russia avrebbe avuto la
funzione proprio di risvegliare i partiti socialisti europei e guadagnarli
alla rivoluzione. La rivoluzione russa scriveva distrugger la
routine e il conservatorismo di partito e porr allordine del giorno la
questione di una prova di forza aperta tra il proletariato e la reazio
ne capitalista. Trockij non dubitava altres che, nel corso delle lot
te di classe interne alla Russia, i contadini si sarebbero distaccati
dagli operai (nella misura in cui nel loro seno certi strati legati al mi
raggio della propriet borghese avrebbero constatato lincompatibilit
fra le finalit socialiste e quelle democratico-borghesi). Allora la clas
se operaia russa non avr altra possibilit che legare il destino del suo
potere politico e, di conseguenza, la sorte di tutta la rivoluzione
russa, a quello della rivoluzione socialista in Europa55. Questo,

54 Ivi, p. 131.
Ivi, p. 143.
180 L'utopia caduta

nelle linee generali, lo schema della teoria della rivoluzione per


manente o ininterrotta, nella sua duplice articolazione della poli
tica interna russa e della politica internazionale, delineato con
magistrale chiarezza in B i l a n c i e p r o s p e t t i v e . E questo lo schema
che nelle linee essenziali divent anche lanima della strategia bol
scevica nel 1917 e nei primi anni del potere sovietico.

6. I l so v ie t c o m e g e rm e d i u n a n u o v a d e m o c ra z ia

Per comprendere le linee portanti del pensiero politico di Trockij


in questo periodo storico necessario completare il quadro che ne
stato tracciato analizzando il giudizio che egli diede sulla natura
e sul ruolo del soviet, organo della democrazia operaia comparso
per iniziativa spontanea delle masse nel 1905 in Russia senza che
alle sue spalle esistesse alcun precedente storico. Il giudizio sul so
viet fu uno dei problemi cruciali che si offr alla riflessione delle
correnti della socialdemocrazia russa e che le divise. Rispetto alle
posizioni dei menscevichi da un lato e dei bolscevichi dallaltro,
quella di Trockij si deline ancora una volta come diversa e dotata
di grande originalit. E anche su questo terreno egli fin per avere
una intuizione storica assai superiore a quella dei primi e dei se
condi, seppure, come vedremo, non raggiunse la chiarezza di Par-
vus. Per i menscevichi, che guardavano alla rivoluzione russa come
a una rivoluzione destinata a dare il potere politico alla borghesia,
i soviet avevano due funzioni essenziali. Per un verso costituiva
no una sede che riuniva masse di lavoratori fino ad allora rimaste
fuori dalle organizzazioni socialdemocratiche, e in quanto tali rap
presentavano la base importante di una mobilitazione politica che
avrebbe potuto dare alla socialdemocrazia una nuova forza. Per
laltro verso, in quanto organismi rivoluzionari, avevano una fun
zione importante nellopera di democratizzazione della vita poli
tica russa. I soviet potevano diventare a livello locale organi del-
lautogoverno rivoluzionario, capaci sia di distruggere i vecchi
organi amministrativi dello zarismo sia di diventare in conseguen
za mezzi potenti di pressione per imporre una trasformazione in
senso democratico-costituzionale della Russia. I bolscevichi, inve
ce, consideravano i soviet come organizzazioni di lotta, che pote
vano avere una funzione utilissima in due sensi: nella preparazione
dellinsurrezione e nel costituire lembrione di un futuro governo
rivoluzionario provvisorio.
La posizione di Trockij costitu una sintesi delle posizioni di
i l 7. Trockij e la rivoluzione permanente 181

menscevichi e di bolscevichi: una sintesi che le superava entram


be. Anchegli consider come i menscevichi i soviet quali organiz
zazioni dellautogoverno rivoluzionario, ma svincol le finalit
dellautogoverno stesso dalle prospettive mensceviche di una ri
voluzione borghese. Come i bolscevichi, Trockij leg la funzione
dei soviet allinsurrezione e alla preparazione di un governo prov
visorio (e si gi visto quale fosse la concezione chegli aveva di
esso e le sue differenze con i bolscevichi), ma vide nei soviet non
organi spuri da utilizzare dallesterno o sottomettere alla guida
di una corrente della socialdemocrazia, bens la sede principale del
liniziativa politica del proletariato (avvicinandosi ancora una vol
ta su questo terreno ai menscevichi). E da notarsi subito, per,
che Trockij non giunse alla conclusione cui invece era pervenuto
gi Parvus e che sarebbe stata poi fatta propria in pieno da Lenin
in S t a t o e r i v o l u z i o n e , vale a dire a vedere nei soviet le basi di una
organizzazione statale stabile di tipo nuovo, alternativa allorga
nizzazione rappresentativa di tipo parlamentare.
Trockij consegn il suo pensiero sui soviet in un saggio (che
venne poi parzialmente rifuso in 1 9 0 5) pubblicato nellaprile del
1907 sulla rivista della socialdemocrazia tedesca diretta da Kaut-
sky, Die Neue Zeit, intitolato D e r A r b e i t e r d e p u t i e r t e n r a t u n d d i e
R e v o l u t i o n . Trockij partiva dal definire il soviet il germe di un
governo rivoluzionario che da un lato lottava per il potere rivo
luzionario e dallaltro era indotto a assumere funzioni statali.
Nel suo seno si esprimeva lautorganizzazione del proletariato. Troc
kij valorizzava appieno il soviet non solo come organizzazione, ma
anche come espressione della coscienza rivoluzionaria operaia, che
superava il precedente rapporto fra socialdemocrazia e proletariato.

A n c h e p rim a del s o vie t [s c rive v a ] v i era n o gi ne lle file d e l p ro le ta ria to


in d u s tria le o rg a n iz z a z io n i riv o lu z io n a rie , n e lla m a g g io r p a rte s o cia ld e m o cra
tic h e . M a si tra tta v a d i o rg a n iz z a z io n i n e l p r o l e t a r i a t o ; lo scopo im m e
d ia to d e lla lo ro lo tta era: a c q u is t a r e i n f l u e n z a s u lle m a s s e . I l s o vie t
l o rganizzazione d e l p r o l e t a r i a t o ; il suo scopo: la l o t t a p e r i l p o t e r e
r i v o l u z i o n a r i o . In o ltr e in p a ri te m p o il s o vie t era e rim ase la m a n ife s ta
zione o rg a n izz a ta de lla coscienza d i classe d e l p ro le ta ria to .

Cos valorizzato il soviet nei confronti della stessa socialde


mocrazia, Trockij metteva in evidenza il processo per cui il soviet
da mezzo di lotta tendeva ad acquistare il carattere di organo con
funzioni statali reso necessario dalla crisi del vecchio apparato
statale: insomma il carattere di un organo di contropotere. Da
182 L utopia caduta

organo dello sciopero generale a organo del contro-Stato: ecco


la direzione evolutiva del soviet.

Lo stru m en to p rin c ip a le [scrive Trockij] d e l so v ie t era lo scio pero


p o litic o di m assa. La forza di questo tipo di sciopero sta nel fatto che
esso d is o r g a n iz z a il p o te r e s ta ta le . E quanto maggiore lanarchia
che ne deriva, tanto pi lo sciopero si avvicina al suo scopo. Tuttavia esso
risulta adeguato, se q u e sta a n a rc h ia non v ie n e o t t e n u t a con m ezzi
anar chi ci .

Era, secondo Trockij, proprio il soviet che rappresentava le


spressione principale del superamento della disgregazione anarchica.
Sicch il processo si configura come segnato da alcune fasi stretta-
mente legate lune alle altre: crisi del potere statale esistente; sua
dissoluzione anarchica mediante lo sciopero di massa, che di que
sta dissoluzione lo strumento principale; sottomissione degli ap
parati disorganizzati al nuovo ordine, di cui il soviet il nucleo.
Quanto pi, scrive Trockij, lo sciopero dissolve lorganizzazio
ne statale costituita, tanto pi il centro organizzativo dello scio
pero deve avocare a s le funzioni statali. Il che aveva appunto
fatto il soviet durante la rivoluzione in R ussia56.
Nel corso della sua analisi dedicata al ruolo del soviet nella ri
voluzione russa, Trockij afferma la natura originale di esso in quanto
espressione di un nuovo mezzo di democrazia. E nellillustrare que
sta natura ne mette in rilievo quelle caratteristiche su cui poi insi
ster Lenin nel 1917. Fatto che qui sta un punto centrale
Trockij non contrappone questo nuovo tipo di democrazia sovie
tica alla democrazia parlamentare: cio non fa ancora quel salto
che faranno Lenin e lui stesso nel 1917. La nuova democrazia so
vietica considerata come forma preparatoria, di passaggio, verso
la democrazia parlamentare: forma preparatoria che incarna il pas
saggio dallautocrazia al Parlamento del futuro. Il soviet dunque
definito da Trockij come una forma originale russa di democrazia
sorta in quella condizione eccezionale che la crisi di un potere
autocratico quando gi il proletariato maturo politicamente co
me classe e le libert politiche e civili non hanno ancora trovato
la loro istituzionalizzazione secondo gli schemi del modello parla
mentare occidentale, il quale rimane ancora il punto di riferimen
to finale fondamentale. Quando si legge il periodo che segue, si

56 Trotzky, Der Arbeiterdeputiertenrat unii die Revolution, in Die Neue Zeit


XXV, 1906-1907, Band II, pp. 76-7,
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 183

ha dapprima limpressione che in esso Trockij esalti la nuova de


mocrazia sovietica contro la democrazia parlamentare:

Nella forma del soviet emerge per la prima volta nella nuova storia russa
un potere democratico. Il soviet rappresenta la forza organizzata delle masse
stesse che si impone alle singole componenti di queste. E la vera, non falsifi
cata democrazia, senza due camere, senza burocrazia professionale, fondata
sul diritto degli elettori di sostituire in qualsiasi momento essi vogliano i loro
rappresentanti. Il soviet dirige direttamente, per mezzo dei suoi membri, per
mezzo dei deputati operai eletti, tutte le manifestazioni sociali del proletaria
to nel suo insieme e dei suoi singoli gruppi, esso organizza le sue manifesta
zioni di massa, d ad esso le sue parole dordine e le sue bandiere. Questa
capacit di direzione organizzata da parte delle masse che spontaneamente
se la conferiscono diventata una realt per la prima volta in terra russa '.

Senonch, pur nella sua originalit di democrazia di tipo nuo


vo, il soviet rimane un organo il quale svolge funzioni statali in
una situazione di emergenza, neHanarchia provocata dalla di
sorganizzazione del vecchio potere statale. In coerenza con la ri
vendicazione tradizionale delle forze rivoluzionarie russe, Trockij
non concepisce perci ancora lidea di un potere sovietico stabile
sulla base della liquidazione dellAssemblea costituente e della li
bert dei partiti politici. Per cui il Parlamento resta il termine fi
nale del processo politico rivoluzionario.

La forza del soviet [scrive Trockij] stata determinata dal ruolo del pro
letariato nelleconomia capitalistica. Il compito del soviet non consisteva nel
i rasformarsi in una parodia del parlamento, bens nel creare le condizioni
ilei parlamentarismo; non nellorganizzare la rappresentanza paritetica de
gli interessi dei diversi gruppi sociali, ma nel conferire unit alla lotta rivolu
zionaria del proletariato. Lo strumento principale nelle mani del soviet era
lo sciopero politico di massa, un metodo che proprio del solo proletariato
in quanto classe degli operai salariati. Lunit della condizione di classe riu
sciva a comporre i contrasti interni al soviet e lo rendeva idoneo alliniziativa
rivoluzionaria58.

Detto tutto ci, Trockij insisteva sul fatto che il soviet aveva
dimostrato una grave debolezza: essere cio rimasto un fenomeno
essenzialmente cittadino, cos mostrando quale fosse la sua con
sapevolezza dellimportanza del legame fra proletariato urbano e
masse contadine ai fini del successo rivoluzionario. Questa de
bolezza del soviet egli commentava non era una sua debolezza

Ivi, p. 78.
Ivi, p. 84.
184 L utopa caduta

specifica: era la debolezza della rivoluzione puramente cittadina59.


Alla fine del suo importante articolo, Trockij chiariva alcuni
punti decisivi circa il programma rivoluzionario, attinenti sia al
ruolo dei soviet, sia al problema delle alleanze sociali, sia alla fu
tura Assemblea costituente. Dal modo in cui egli affronta i nessi
fra le varie dimensioni della lotta rivoluzionaria appare evidente
come egli, seppure ponga alla fine del processo la convocazione
dellAssemblea costituente, pensi che a questa si debba arrivare
sulla base della distruzione del vecchio apparato statale a opera
dellazione rivoluzionaria specifica delle masse operaie. unim
postazione sostanzialmente analoga a quella di Lenin nel 1917;
e che come quella celava lirrisolta questione di quale potesse es
sere il destino dellAssemblea una volta che il proletariato aves
se gi nelle sue mani il potere. Trockij assegna al soviet operaio
panrusso la guida delle organizzazioni locali proletarie: una guida
democratico-centralistica volta a portare il proletariato a una lotta
che consenta di trasmettere il potere nelle mani del popolo. Per
ottenere il suo scopo il proletariato deve perseguire la coopera
zione rivoluzionaria con lesercito, con il ceto contadino e con gli
strati plebei della borghesia cittadina. L abbattimento dello zari-
smo deve portare con s in parte il mutamento, in parte limme
diato scioglimento dellesercito, lannientamento dellapparato
poliziesco-burocratico. Di importanza suprema larmamento
della popolazione, soprattutto del proletariato. Alla fine dellap
parato burocratico deve corrispondere la formazione da un lato
di organi di autogoverno urbano e dallaltro di soviet dei depu
tati operai come organi locali della rivoluzione agraria. L ultimo
punto del programma rivoluzionario era costituito dalla organiz
zazione delle elezioni per lAssemblea costituente e della competi
zione elettorale sulla base di un programma definito dei lavori della
rappresentanza popolare60.
Chi segua lo svolgersi del pensiero trockiano pu ben notare
come, contrariamente a quanto afferma la persistente leggenda an-
titrockista consolidatasi nel periodo staliniano, Trockij non abbia
sottovalutato affatto limportanza dellalleanza fra proletariato ope
raio e contadini. Questa importanza egli la ribad chiaramente nei
suoi interventi al V Congresso della socialdemocrazia russa svol
tosi a Londra nel maggio del 1907, dove egli afferm che il destino

59 Ivi, p. 80.
60 Ivi, p. 86.
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 185

della rivoluzione russa era legato alla formazione di un blocco in


grado di unire le forze degli operai e quelle dei contadini; e osteg
gi apertamente le posizioni dei menscevichi .volte, in nome della
loro concezione strategica, a stabilire una alleanza politica con le
correnti della democrazia costituzionale russa61.
Tant che lo stesso Lenin al congresso registr la convergen
za venutasi a creare fra le posizioni bolsceviche e quelle di Troc
kij. Lenin afferm che, avendo quello riconosciuto lammissibilit
e lopportunit di un blocco delle sinsitre contro la borghesia libe
rale, si era determinata, astraendo dal problema della rivolu
zione permanente , una solidariet sui punti fondamentali del
problema dellatteggiamento verso i partiti borghesi62.
In realt, questa convergenza fra le posizioni di Lenin e di Troc
kij aveva limiti ben precisi, che il secondo intese sottolineare con
vigore. Se, infatti, al pari di Lenin, contro le tesi mensceviche,
si opponeva a unalleanza fra socialdemocratici e democratici bor
ghesi e proponeva unallenza fra operai e contadini, Trockij con
cepiva il rapporto fra queste due ultime forze alla luce della sua
teoria della rivoluzione permanente. Mentre Lenin concepiva lal
leanza fra operai e contadini come tale da culminare in una coali
zione di governo fra i partiti degli uni e degli altri allo scopo di
dar vita a una dittatura democratica, in coerenza con la tesi che
la rivoluzione russa dovesse essere borghese (e in questo Lenin
si poneva sullo stesso piano dei menscevichi), Trockij concepiva
lalleanza nel quadro di una strategia di superamento dei limiti bor
ghesi della rivoluzione, la quale a suo avviso non poteva dar vita
a alcun governo democratico, seppure radicale, ma era destinata
a assumere la natura di una rivoluzione socialista, ponendo i rap
porti fra operai e contadini in termini di guida dei primi sui se
condi nella direzione di una dittatura proletaria che avrebbe ine
vitabilmente determinato una crisi organica interna alle forze con-
iadine, spingendone una parte verso il proletariato e una parte verso
la borghesia. In conseguenza di una simile impostazione, Trockij
pot affermare che i menscevichi e i bolscevichi, uniti nel credere
nella rivoluzione borghese (seppure in termini diversi), avrebbero
finito per avere entrambi una funzione controrivoluzionaria. At
taccando nel 1907 sulla Neue Zeit la teoria menscevica della ri
voluzione russa, Trockij sostenne che la questione della natura bor-

61 Cfr. i passi cruciali del discorso di Trockij riportati in L. Trotskij, La rivoluzio


ne permanente, Torino 1967, pp. 76-9.
62 Lenin, Opere complete, XII, cit., p. 433. Cfr. anche p. 441.
186 L'utopia caduta

ghese o meno della rivoluzione non poteva essere affatto stabilita


con criteri teorici o astratti e a p r i o r i , ma solo sulla base del con
creto sviluppo degli avvenimenti. La rivoluzione rimarr bor
ghese se il proletariato sar respinto dalla coalizione delle classi
borghesi, compresi i contadini da lui emancipati; se invece il pro
letariato potr e sapr servirsi di tutti i mezzi del suo dominio po
litico per infrangere i limiti nazionali della rivoluzione russa,
questultima potr veramente divenire il prologo del cataclisma mon
diale socialista. Insomma egli continuava

la sola d e fin iz io n e de lla riv o lu z io n e russa com e riv o lu z io n e borghese n o n d i


ce p ro p rio n u lla sul c a ra tte re d e l suo s v ilu p p o in te rn o e non s ig n ific a a ffa tto
che il p ro le ta ria to d e bba a d a tta re la sua ta ttic a al rim p o rta m e n to d e lla b o r
ghesia de m o c ra tic a in q u a n to u n ic o p re te n d e n te le g ittim o al p o te re s ta ta le 65.

Riprendendo il tema delle sue divergenze sia con i menscevi


chi sia con i bolscevichi in un articolo del 1909 pubblicato sulla
rivista polacca Przeglad social-demokratyczny, Trockij, ribadi
ta la critica della concezione menscevica, mise a nudo la sostanza
di quanto lo separava da Lenin. Questi, con la sua formula della
dittatura del proletariato e dei contadini, nascondeva la sostan
za della dinamica interna del processo rivoluzionario sotto le vesti
di una idillica rappresentazione di proletari e contadini pacifi
cati nella loro coalizione politica al servizio dello sviluppo sociale
borghese. Una simile rappresentazione era destinata gi nel se
condo giorno della dittatura democratica a essere ridotta in
polvere, poich il proletariato giunto al potere politico sarebbe
stato spinto inevitabilmente ad assumere misure economiche, nel
la lotta con il capitale, tali da consegnare allo Stato il controllo
della produzione e da aprire quindi il cammino verso il sociali
smo. La conclusione di Trockij era che, mentre i menscevichi gi
nel presente mostravano apertamente la loro linea controrivolu
zionaria auspicando un potere statale borghese liberale, i bolscevi
chi avrebbero messo in luce i propri lineamenti antirivoluzionari
quando, giunto il proletariato al potere politico, lo avrebbero spinto
a unautolimitazione borghese-democratica. L avvenire era de
stinato a porre di fronte al potere rivoluzionario compiti socia
listi obiettivi, che per, nei limiti nazionali russi, data larretra
tezza del paese, non avrebbero potuto trovare soluzione. Sicch

65 II testo integrale dellarticolo 11 proletariato e la rivoluzione rutta, del 1907,


riportato in 1905, cit., Appendici. Per le citazioni cfr. p. 275.
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 187

al g o v e rn o ope ra io fin d a llin iz io si p o rr il p ro b le m a : u n ire le p ro p rie fo rz e


alle fo rz e del p ro le ta ria to so cia lista d e ll E u ro p a o ccid e n ta le . S olo su questa
strada il suo tem p o ra n e o d o m in io riv o lu z io n a rio d iv e rr il p ro lo g o d i una d it
ta tu ra riv o lu z io n a ria . L a riv o lu z io n e p e rm a n e n te d iv e rr , in ta l m o d o , p er
il p ro le ta ria to russo u n esigenza per u n a u to co n se rva zio n e d i classe64.

Bisogna dire che anche a questo proposito la strategia bolsce


vica del 1917, dopo che Lenin ebbe liquidato il vecchio bolscevi
smo, si trova qui straordinariamente prefigurata.

7. L a s o t to v a lu ta z io n e d e l fa t t o r e o r g a n iz z a tiv o . L a g u e rra m o n d ia le
e l a c c o s t a m e n t o a l b o l s c e v i s m o

Nel periodo che corre dagli scritti sopra esaminati fino alla guer
ra mondiale, Trockij non apport alcun nuovo contributo allela
borazione di quelle teorie che lo consegnano alla storia del pensiero
politico marxista. Nellottobre del 1908 egli inizi a pubblicare
a Vienna la Pravda, attorniato da un ristretto gruppo di segua
ci. Nelle lotte interne alla socialdemocrazia russa, contraddistinte
da un lato dalle permanenti divergenze di fondo fra bolscevichi
sulle questioni organizzative e sulla strategia politica e dallaltro
da contraddittorie tendenze a ristabilire lunit del partito, Troc
kij si distinse per il suo impegno unitario: e parve anche ottenere
un notevole successo personale nei primi mesi del 1910, allorch
venne raggiunta unintesa che impegnava allunit sulla base della
eliminazione dellala liquidatrice del menscevismo e dellala boi-
cottatrice del bolscevismo. Senonch i deliberati formali non ven
nero rispettati. E ben presto il partito torn a essere lacerato dai
pi aspri contrasti. Nel corso di questi, Trockij, che pure era divi
so dai menscevichi nettamente, condizionato dalla sua profonda
ostilit verso i princpi organizzativi del bolscevismo, fin per ri
prendere sulle colonne della Pravda una astiosa polemica contro
il leninismo in termini che rievocavano quelli de I n o s t r i c o m p i t i
p o l i t i c i . Dopo che Lenin al congresso di Praga del 1912 ebbe rotto
definitivamente i ponti con il menscevismo, identificando la corren
te bolscevica con il Partito socialdemocratico russo, Trockij si fece
animatore del cosiddetto Blocco di agosto, che, con leccezione dei
seguaci di Lenin, un menscevichi, bolscevichi non leninisti, se
guaci di Trockij nel quadro di un progetto di unit privo di ogni

64 II testo integrale dellarticolo Le nostre divergenze riprodotto in 1905, cit., Ap-


pendici. Per le citazioni cfr. pp, 294-97,
188 L utopia caduta

fondamento realistico. Quali fossero le contraddizioni di Trockij


stato messo acutamente in luce dal menscevico Fdor Dan in se
de di riflessione storica, allorch scrisse:

[T ro c k ij] aveva p ro cla m a to il socialism o com e conclusione in e v ita b ile della


riv o lu z io n e russa, an co r p rim a d i L e n in . D iffe r iv a da lu i in q u a n to poneva
in lu o g o d e lla d itta tu ra d e l p ro le ta ria to e d e i c o n ta d in i , la d itta tu ra de lla
classe operaia, sostenuta d a llin fo rm e massa co n ta d in a . T ro c k ij, che nelle que
s tio n i ta ttic h e si accostava m a g g io rm e n te a i b o ls c e v ic h i, nelle q u e s tio n i d e l
l o rga n izza zio n e , in q u e l p e rio d o al c e n tro de lle lo tte d i fra z io n e , c o n d iv id e v a
p i o m e n o le in te rp re ta z io n i d e l G olos S ocia ld e m o kra ta [o rg a n o d e i m e n
s ce v ic h i], Q u e sta d u p lic it d i p o s iz io n i, che im p e d iv a un o rg a n ico co llega
m e n to fra le sue ve d u te p o litic h e e q u e lle o rg a n iz z a tiv e , lim ita v a il n u m e ro
d e i suoi s o s te n ito ri a una ce rch ia d i persone assai r is tr e tta 65.

Dal canto suo Lenin, ripercorrendo nel 1914 l i t e r di Trockij,


lo denunciava come uno di quei guerrieri che passano da un cam
po allaltro, come un tipico esponente di coloro che oscillano fra
i liquidatori e il partito. Ed ecco in quali termini ne raccontava
la storia:

N e l 1 9 0 1 -1 9 0 3 , T r o ts k i u n is k ris ta fe ro ce , e R ia za n o v ha d e tto d i lu i
che al congresso d e l 1903 sta to il ra n d e llo d i L e n in . A lla fin e d e l 1903,
T r o ts k i d iv e n ta u n feroce m enscevico, cio u n tra n s fu g a passato d a g li is k ris ti
a g li e co n o m is ti ; e g li p ro cla m a che tra la ve cch ia e la n u o va Is k ra v i
u n abisso. N e l 1 9 0 4 -1 90 5 a b b a n d o n a i m e n s ce v ic h i e assume una p o sizio n e
in c e rta , o ra c o lla b o ra n d o con M a rty n o v (un econom ista) o ra p ro cla m a n d o
l assurdam ente s in is tra te o ria de lla riv o lu z io n e p erm anente. N e l 1906-1907
si a v v ic in a ai b o ls c e v ic h i e n e lla p rim a v e ra del 1907 si p ro cla m a d accordo
con Rosa L u x e m b u rg . N e l p e rio d o d e lla disg re g a zio n e , do p o lu n g h e e s ita z io
n i n o n fra z io n is tic h e , si volge d i n u o vo a d e stra e, n e ll agosto 1912, p a rte
cipa al b lo cco con i liq u id a to ri. O g g i li a b b a ndona n u o va m e n te , m a in sostanza
ne rip e te le id e u z z e 66.

In effetti, la questione delle oscillazioni di Trockij ha pro


dotto tutta una infinita serie di interpretazioni di natura sia stret
tamente politica sia storiografica. Le interpretazioni bolsceviche
hanno sostanzialmente fatto leva, tanto nel periodo leniniano pre
cedente al passaggio di Trockij al bolscevismo quanto in quello sta
liniano, cio della rottura fra Trockij e Stalin, sulPopportunismo
di cui egli sarebbe stato profondamente imbevuto. Non mancano

65 F. Dan, La socialdemocrazia in Russia dal 1908, in J. Martov - F. Dan, Storia


della socialdemocrazia russa, Milano 1973, pp. 194-95.
66 Lenin, Opere complete, X X , cit., pp. 329-30.
/V'. Trockij e la rivoluzione permanente 189

per interpretazioni non bolsceviche che, pur svincolate dagli odii


di partito, finiscono per avvallare il punto di vista secondo cui Trockij
sarebbe stato affetto da una inquietudine di tipo caratteriale, supe
rata solo con la sua adesione al leninismo. Simili tendenze interpre
tative sono del tutto inadeguate e portano a conclusioni insoddi
sfacenti e fuorvianti. Le oscillazioni di Trockij hanno per contro
la loro principale radice nella natura del suo marxismo nel periodo
precedente ladesione al leninismo. Il suo essere per un verso estre
mamente radicale sul piano strategico (teoria della rivoluzione per
manente) e per laltro, dopo il 1903, un menscevico nelle questioni
organizzative (rifiuto del neogiacobinismo leniniano) lo poneva in
una contraddizione non risolvibile nella pratica, poich il radicali
smo strategico lo spingeva verso il bolscevismo (che egli superava
a sinistra) mentre lantibolscevismo lo portava verso il menscevi
smo. La causa di questa debolezza non era in alcun modo di na
tura caratteriale o psicologica, ma teorica. Trockij si era staccato,
nel momento in cui aveva abbracciato e poi ulteriormente elabora
to la teoria della rivoluzione permanente, dalla teoria evoluzionisti
ca del menscevismo e dal rivoluzionarismo democratico del bolsce
vismo giungendo a formulare linterpretazione pi fortemente di
namica del processo rivoluzionario futuro della Russia. Senonch
egli, nel concepire la dinamica sociale rivoluzionaria, era rimasto
ancorato in pieno a una visione ortodossa del ruolo delle masse la
voratrici. Pur senza essere uno spontaneista, riteneva che le grandi
masse dovessero, sotto la guida del partito, essere le protagoniste
dellazione rivoluzionaria. In ci era in piena armonia con il M a n i f e
s t o d e l P a r t i t o c o m u n i s t a di Marx e Engels. Trockij intendeva unire
un processo sociale estremamente radicale con le formule organiz
zative del marxismo ortodosso contrario al neogiacobinismo. Trockij
aveva ancora una mentalit rivoluzionaria, nelle questioni organiz
zative, quarantottesca, su cui si innestava un tipo di marxismo che
lo induceva a ritenere che la volont operaia tendesse a unificarsi
naturalmente, una volta guidata dal partito, nelle forme della de
mocrazia di classe. La coincidenza fra classe e partito era per lui un
Iatto di naturale tendenzialit; e le divisioni fra menscevichi e bol-
scevichi rappresentavano errori da riparare: di qui il suo appello
costante a superare le ragioni delle divisioni interne alla socialde
mocrazia. Trockij, nel suo modo di concepire le questioni organiz
zative, dimostr di non comprendere in alcun modo le lezioni che
da un lato provenivano dalla socialdemocrazia tedesca e dallaltro
dal bolscevismo. Sotto questo profilo egli era rimasto un marxista
dellOttocento. E la sua inferiorit di fronte a Lenin fu totale.
190 L utopia caduta

Nel decennio precedente la guerra mondiale la socialdemocra


zia tedesca aveva progressivamente consolidato un suo apparato bu
rocratico quale mezzo di organizzazione permanente e stabile nel
tempo del rapporto fra centro e periferie del partito nei suoi vari
aspetti. Il partito, proprio grazie a questo apparato, aveva potuto
assumere laspetto e la natura di uno Stato entro io Stato. Siffat
ta tendenza alla burocratizzazione aveva egualmente coinvolto i po
tenti sindacati collegati alla socialdemocrazia. Cos il maggiore partito
socialista del mondo, collocato nel cuore dello sviluppo capitalisti-
co, si era dato una struttura consona alle tendenze operanti appie
no nelle strutture amministrative sia statali sia industriali e in generale
economiche. In tal modo esso assumeva il volto di partito-impresa,
non a caso diventando il primo grande partito moderno del mon
do. Al lato opposto, nel paese pi arretrato di Europa, in Russia,
Lenin aveva pienamente compreso il valore tecnico-razionale che
un apparato burocratico centralizzato poteva avere per la forma
zione di un partito moderno e come esso fosse uno strumento indi
spensabile per un verso al fine di condurre la lotta contro lorganizza
zione statale e burocratico-poliziesca zarista e per laltro al fine di
affrontare e dirigere i grandi movimenti di massa una volta che si
fosse aperto il processo rivoluzionario il cui effetto sarebbe stato
di destrutturare completamente la gi debole struttura della societ
civile e politica russa. In questo senso, Lenin si colleg alle tendenze
della modernizzazione amministrativa, ne seppe cogliere il significato
e darne una traduzione al servizio delle esigenze della sua direzione
politica. E, sempre in questo senso, il pensiero e lazione leniniani
nelle questioni organizzative avevano un segno di grande moderni
t. Senonch, date le condizioni sociali e politiche russe, avevano
conseguenze che dovevano esaltare il passaggio dal razionalismo bu
rocratico al potere burocratico. Trockij e la Luxemburg capirono che
la teoria leniniana dellorganizzazione costituiva una radicale revi
sione del marxismo; e indietreggiarono restando legati a una visio
ne ottocentesca della mobilitazione politica; laddove Lenin prefer
revisionare il marxismo e imboccare la via della modernit in mate
ria di organizzazione. In questo modo, i rivoluzionari occidentali
sti Trockij e Luxemburg furono pi arcaici dellorientale Lenin.
Trockij, dunque, tent invano di far coincidere la rivoluzione
con una visione dei problemi organizzativi a essa connessi che era
inadeguata e inefficace. Quando poi, nel 1917, si trov di fronte
sia alla rivoluzione sia al fatto che solo i bolscevichi possedevano
uno strumento per affrontare i movimenti di massa e dirigerli, fe
ce la scelta di entrare nel Partito bolscevico.
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 191

Sorpreso a Vienna dalla guerra, Trockij era riparato a Zurigo


per sfuggire aUinternamento cui era destinato in qualit di suddi
to russo. E qui scrisse un opuscolo su L a g u e r r a e l I n t e r n a z i o n a l e
che alla fine del 1914 venne introdotto in Germania e divent un
appoggio teorico per i gruppi radicali tedeschi nella loro agitazio
ne antimilitarista. Per molti aspetti sostanziali esso rispecchiava
punti di vista assai vicini a quelli di Lenin, seppure per altri versi
se ne distaccava mostrando ancora un legame residuale con le po
sizioni dei centristi tedeschi e dei menscevichi. Nel suo opusco
lo Trockij conduceva una analisi volta a applicare alla situazione
creata dalla guerra la teoria della rivoluzione permanente, sottoli
neando da un lato che la guerra imperialistica dava la piena dimo
strazione della crisi degli Stati nazionali capitalistici, dallaltro che
la ricostruzione dellEuropa poteva avvenire soltanto sotto la for
ma della costituzione degli Stati Uniti dEuropa repubblicani. Al
linterno di questa tesi generale, Trockij arrivava alla conclusione
non solo che una rivoluzione russa vittoriosa isolata sarebbe risul
tata un aborto storico, ma che essa, se fosse sorta da una scon
fitta militare dello zarismo nel corso della guerra, avrebbe rafforzato
gli imperi centrali facendo gravare sullEuropa la minaccia di una
loro vittoria, cui avrebbe inevitabilmente fatto seguito lo strango
lamento della rivoluzione russa. La guerra mondiale egli soste
neva generava la rivoluzione: una rivoluzione che i vecchi partiti
socialisti nazionali e la loro Internazionale, storicamente fallita,
non erano in grado di guidare e che poteva essere guidata soltanto
da una rinnovata Internazionale rivoluzionaria.
Ecco come Trockij svolgeva i nessi fondamentali della sua ana
lisi. La guerra attuale scriveva , in fondo, una rivolta delle forze
di produzione contro la forma politica di nazione e Stato. Ci si
gnifica il frantumamento dello Stato nazionale come una unit po
litica indipendente. Parimenti al crollo della forma-nazione, la guer
ra significa la rovina del sistema di economia capitalista, che risul-
Ia distrutto dalle sue proprie e inerenti contraddizioni. Ne deriva
che dalla guerra e dalla crisi organica del capitalismo il proletariato
venga spinto violentemente sul cammino della rivoluzione67.
Partendo da questa premessa, Trockij concludeva: lepoca nella
quale stiamo ora entrando sar la n o s t r a e p o c a , cio lepoca della
rivoluzione proletaria68.

L. Trotski, U bolscevismo dinnanzi alla guerra e alla pace del mondo, Milano 1920,
1!'- 3-5.
Ivi, p. 91.
192 L utopia caduta

Quel che lo scoppio della guerra e il fallimento dei partiti della


Seconda Internazionale avevano provocato era anche il fallimen
to del loro metodo gradualista e pacifista. Non a caso il riformi
smo, posto di fronte alla guerra, si era rovesciato in socialismo
imperialista69. Il proletariato non aveva di fronte a s ormai che
due vie: o ladesione allimperialismo oppure luso della violenza
rivoluzionaria. La guerra aveva fatto scuola di violenza alle masse
lavoratrici. Quel che era necessario era chesse imparassero a far
uso della violenza per i propri scopi: Una classe lavoratrice che
passata per la scuola della guerra, sentir il bisogno di usare il
linguaggio della forza subito quando le si presenter un ostacolo
serio nel proprio paese70.
Trockij per non pensava nel 1914 alla possibilit di trasfor
mare la guerra imperialistica in guerra civile. Egli pensava piutto
sto a unazione per la pace, la quale avrebbe costituito il punto
di partenza per lazione rivoluzionaria. E significativo che egli non
rimproverasse ai partiti socialisti il fatto di non aver scatenato un
movimento rivoluzionario contro la guerra. Seguendo in ci ra
gionamenti che erano anche di Kautsky, giudicava impossibile un
simile movimento. Non si deve considerare strano e scoraggian
te, scriveva, che il partito delle classi lavoratrici non opponga
alla mobilitazione militare una propria organizzazione rivoluzio
naria, poich la mobilitazione costituisce anche il momento di
isolamento politico del socialismo. Quel che i partiti avrebbero
dovuto fare era condannare la guerra, respingere ogni responsabi
lit, negare i crediti di guerra. I partiti socialisti e qui si vede
il legame ancora profondo di Trockij con il menscevismo avreb
bero potuto adottare una posizione di aspettativa, il cui caratte
re di opposizione sarebbe risultato tanto chiaramente al popolo come
al governo71.
Con la sua analisi, che si accostava a Lenin nel denunciare il
fallimento della vecchia Internazionale ma manteneva un legame
con il centrismo socialista nel modo di considerare le condizioni
della ripresa dellazione futura, Trockij manifestava ancora una volta
la sua vocazione unitaria. In effetti, egli criticava bens la vecchia
Internazionale denunciandone il fallimento, ma lo faceva cos da
far pensare pi alla necessit di una sua nuova vita che alla neces
sit di contrapporre ad essa una nuova organizzazione. Egli infatti

69 Ivi, p. 91.
70 Ivi, p. 88.
71 Ivi, pp. 66-7.
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 193

chiedeva bens una nuova Internazionale che deve nascere dal pre
sente cataclisma, lInternazionale dellultimo conflitto e della vit
toria finale, ma limitava ancora la sua critica ai tentativi di salvare
la Seconda Internazionale sulla vecchia base72. Questo elemen
to della strategia trockiana, che presentava evidenti analogie con
le posizioni di Rosa Luxemburg, appare del tutto evidente l dove
Trockij nel suo opuscolo indica le prospettive della lotta contro
la guerra, intorno a cui egli spera possano ritrovarsi le forze mi
gliori dei partiti socialisti dei due campi avversi e dellInternazio-
nale, chiamate a una vita nuova: I m m e d i a t a c e s s a z i o n e d e l l a g u e r r a
la parola dordine colla quale la socialdemocrazia pu riunire le
sue fila disseminate delle due parti, nei partiti nazionali e in tutta
lInternazionale. La socialdemocrazia deve isolare la reazione mi
litarista con il suo grido per la pace'3.
Un altro punto centrale che divideva ancora nettamente Trockij
da Lenin era il timore di una sconfitta della sola Russia, la quale
avrebbe segnato il trionfo del militarismo tedesco. La sconfitta della
Russia scriveva suppone di necessit una vittoria decisiva della
Germania e dellAustria in altri campi di battaglia: ci vuol dire
la conservazione forzata del caos politico nazionale dellEuropa cen
trale e nel sud-est e lillimitato predominio del militarismo tedesco
in tutto il continente'4. La conclusione di Trockij era che in si
mili circostanze una rivoluzione russa, anche se avesse temporanea
mente un buon risultato, sarebbe un aborto storico75.
Trockij, con lo sguardo fisso alla rivoluzione permanente, in
tendeva dunque contrapporre allipotesi di una rivoluzione russa
isolata unagitazione socialista internazionale per la pace quale fon
damento per unazione rivoluzionaria internazionale volta alla crea
zione di Stati Uniti d Europa repubblicani. Una pace democratica,
ottenuta per la forza del socialismo, avrebbe cos costituito la pre
messa per il grande sovvertimento. Il compito del proletariato
di creare una patria molto pi poderosa [della patria nazionale],
con una forza molto pi grande di resistenza: g l i S t a t i U n i t i r e p u b
b l i c a n i d E u r o p a , come base degli Stati Uniti del mondo verso la
organizzazione socialista delleconomia mondiale'6.
Il ruolo della rivoluzione russa in un simile quadro poteva es
sere bens grandissimo e anche di avanguardia, ma soltanto nel

Ivi, pp. 9-10.


73 Ivi, pp. 89-91
/4 Ivi, p. 32.
Ivi, pp. 31-2.
'3 Ivi, p. 6.
194 L'utopia caduta

maturarsi di un contesto rivoluzionario internazionale. Il 1914 aveva


segnato la bancarotta completa del capitalismo russo e assegna
to al proletariato russo il ruolo di solo campione della guerra di
liberazione; senonch la rivoluzione russa aveva un avvenire uni
camente quale una parte integrante della rivoluzione sociale del
proletariato europeo77.
La differenza fra Trockij e Lenin era in questo periodo ancora
netta su punti capitali: il modo di concepire il rinnovamento del
lInternazionale e dei partiti socialisti (Lenin pensava a una Terza
Internazionale contrapposta ai vecchi partiti socialisti, cio for
matasi sulla base della scissione); il modo di concepire la lotta
del proletariato contro la guerra (Lenin mirava alla guerra civi
le); il modo di concepire la funzione della rivoluzione russa (Le
nin non indietreggiava di fronte alla prospettiva di una sconfitta
prematura della Russia zarista e di una rivoluzione russa vittorio
sa temporaneamente isolata); il modo di concepire il rapporto fra
gli Stati e linsieme dellEuropa (Lenin arriv a criticare la parola
dordine degli Stati Uniti dEuropa repubblicani e socialisti per
ch temeva che essa portasse a sottovalutare i diversi tempi di svi
luppo delle situazioni rivoluzionarie nei vari paesi).
Se queste differenze non vanno offuscate in alcun modo, le
convergenze erano per altrettanto importanti: entrambi conside
ravano finita lera del riformismo; entrambi chiamavano il prole
tariato a unazione violenta; entrambi consideravano la vecchia
politica dei partiti nazionali una bancarotta, storica e definitiva;
entrambi ritenevano che si fosse aperta lepoca delle rivoluzioni
socialiste in Europa; entrambi (e qui Lenin stava invece raggiun
gendo Trockij) ritenevano che nella prossima rivoluzione russa il
proletariato fosse destinato ad avere la funzione di guida nella di
rezione della costituzione di un potere proletario o a netta ege
monia proletaria; e entrambi (e anche su questo punto Lenin si
avvicinava fortemente a Trockij) pensavano che, nel quadro del
lepoca delle rivoluzioni socialiste europee, la rivoluzione russa fosse
destinata a svolgere una parte di avanguardia e il ruolo di miccia
dellesplosione europea, lasciando definitivamente alle spalle lo
biettivo che Lenin aveva perseguito di una modernizzazione capi
talistica russa combinata con una dittatura democratica.
Nel 1914 e 1915, Trockij, pur nel corso di un movimento con
traddittorio, si accost sempre pi al bolscevismo, non privo per
di persistenti illusioni sulla possibilit di una ricostituita unit fra

7 Ivi, p. 7.
IV. Trockif e la rivoluzione permanente 195

bolscevichi e menscevichi, tanto pi allorch sembrava che, spe


cie fra Lenin e Martov, il quale si trovava su posizioni apertamen
te critiche verso il socialsciovinismo, potessero stabilirsi punti
di intesa. Nellautunno del 1915, egli era ancora in larga misura
sulle posizioni espresse nellopuscolo del 1914. Fu proprio lui alla
conferenza di Zimmerwald del 5-8 settembre del 1915 la quale
segn la ripresa dei contatti internazionali fra forze socialiste eu
ropee volte a contrastare lunione sacra fra socialismo naziona
lista e governi in guerra e a rilanciare linternazionlismo a
stendere il manifesto finale della conferenza stessa, che venne ap
provato allunanimit, dopo che un abbozzo di manifesto steso da
Lenin nel quale si chiamava il proletariato alla guerra civile contro
i propri governi era stato respinto. Il testo trockiano, pur denun
ciando la politica collaborazionista dei partiti socialisti nazionali
sti, poneva la questione non della creazione di una nuova Inter
nazionale, ma di una nuova politica internazionale rivoluzionaria.
Del pari incitava gli operai europei a lottare per una pace senza
annessioni e riparazioni di guerra e in cui ai popoli fosse piena
mente riconosciuto il diritto di autodecisione'8.
Poco dopo Zimmerwald, Trockij scrisse nellottobre 1915 sul
Nase Slovo, il periodico cui aveva dato vita nel gennaio di quel
lanno, un articolo che non a caso egli ripubblic in appendice al
ledizione sovietica del 1 9 0 5 nel 1922, il cui oggetto era la lotta
per il potere nella prossima rivoluzione russa. Un articolo di una
preveggenza veramente straordinaria. Dopo aver ribadito la sua
nota tesi secondo cui in Russia non era pi possibile una rivolu
zione nazionale borghese p e r l a m a n c a n z a d i u n a b o r g h e s i a a u t e n
t i c a m e n t e r i v o l u z i o n a r i a e aver riaffermato che il tempo delle
rivoluzioni nazionali passato, per lo meno in Europa, come pas
sato il tempo delle guerre nazionali, essendo lepoca storica quel
la dellimperialismo, Trockij scriveva che, pi ancora che nel 1905
solamente il proletariato avrebbe potuto affrontare, nel corso
della prossima rivoluzione, il problema del potere statale, drasti
camente messo in luce dalla guerra e dalle sconfitte. Egli respin
geva nettamente la posizione di Martov e altri menscevichi, secondo
cui il proletariato socialdemocratico era chiamato nella lotta con
tro lo zarismo a mettersi alla testa di tutto il popolo, poich una
simile posizione non chiariva il problema della d i r e z i o n e p o l i t i c a

' 8 Manifest der intemationalen Sozialistischen Konferenz in Zimmerwald von 5. bis


Scptcmber 1915, in Dokumente und Materialien zur Geschichte der deutschen Arbeiter-
hewegung, Band 1, Berlin 1958, pp. 226-29.
L9 6 L utopia caduta

e del potere statale. Trockij sosteneva che l a v itto r ia d i q u e s ta lo t


ta d e v e tr a sm e tte r e i l p o te r e a c h i h a d ire tto la lo tta , c io a l p r o le t a
r i a t o s o c i a l d e m o c r a t i c o . Quella del governo rivoluzionario prov
visorio era una formula vuota poich copriva il problema reale
del suo contenuto politico-sociale. La parola dordine giusta era
lappello per il g o v e r n o r i v o l u z i o n a r i o o p e r a i o , per la conquista
del potere politico da parte del proletariato russo. Parole dordi
ne come lAssemblea costituente, la repubblica, la giornata lavo
rativa di otto ore, la confisca delle terre dei grandi proprietari erano
bens importantissime, ma non in grado di per s di risolvere la
questione cruciale: cio il contenuto sociale e politico del potere.

La p a ro la d o rd in e [s c rive v a ] d e llA ssem blea c o s titu e n te , o d e lla co n fisca


d e lle te rre d e i p r o p rie ta ri fo n d ia ri n o b ili, ne lle p re s e n ti c o n d iz io n i assolu
ta m e n te p riv a d i u n im m e d ia to v a lo re riv o lu z io n a rio senza la d ire tta v o lo n t
d e l p ro le ta ria to d i lo tta re p e r la c o n q u ista d e l p o te re . G ia cch se il p ro le
ta ria to n o n stra p p e r il p o te re alla m o n a rc h ia , n o n g lie lo stra p p e r nessun
a ltro ,q.

Con queste idee Trockij giunse al febbraio 1917.

8. 1 9 1 7 . T r o c k ij d iv e n ta b o lsc e v ic o . U n a C a n o s s a se n z a g e n u fle ssio n i

L adesione ufficiale di Trockij al bolscevismo data al luglio del


1917. Essa fu indubbiamente un passo per lui al tempo stesso con
vinto e difficile, poich segnava il passaggio a quel partito di Le
nin che egli aveva per tanto tempo accanitamente combattuto.
Anche per Lenin accogliere nelle file dellorganizzazione che ave
va costruito e difeso contro tutti gli attacchi colui che si era di
stinto per la virulenza dei suoi stessi attacchi rappresent un passo
di grande significato.
In una rappresentazione semplificatrice, si pu dire che Troc
kij non fece altro che capitolare di fronte a Lenin, riconoscendo
che nel momento dellazione rivoluzionaria egli era a mani vuote.
In effetti, un elemento di verit esiste indubbiamente in ci: ma
un elemento che va inserito in un quadro assai pi complesso.
Trockij, dopo forti esitazioni che rappresentavano lultimo forte
legame con una parte del suo passato, fin per bussare alle porte

79 L.D. Trockij, La lotta per il potere, in Nase Slovo, 17 ottobre 1915. Ripro
dotto integralmente in 1905, cit., Appendici. Per le citazioni cfr. pp. 302-305.
IV. Trockij e la rivoluzione permanente 197

del Partito bolscevico. Lenin decise di aprirgliele. Lenin era tutto


meno che un sentimentale. Lo fece per una precisa valutazione po
litica. Egli ben sapeva che Trockij non era una personalit di se
condo piano e che, se entrava nel Partito bolscevico lo faceva perch
convinto che questo potesse costituire lo strumento per applicare
le sue idee strategiche legate alla teoria della rivoluzione perma
nente. Lenin, dunque, accolse Trockij nel partito perch riteneva
ormai che fra le sue idee e quelle dellex avversario si fosse realiz
zata una convergenza profonda, basata da un lato sulla critica del
vecchio bolscevismo, e cio sul suo passaggio a una concezione
del rapporto fra lotta democratica, socialismo, potere proletario,
funzione della rivoluzione russa, rivoluzione internazionale ormai
quanto mai vicina al punto di vista di Trockij, e dallaltro sullau
tocritica dellex menscevico in materia di organizzazione. deci
sivo notare come Trockij, una volta accolto da Lenin nel Partito
bolscevico, fu subito collocato ai suoi vertici, senza che gli venisse
chiesta alcuna revisione per quanto riguardava la teoria della rivo
luzione permanente, da Lenin un tempo duramente attaccata. Ep
pure Lenin era un tipo di capo che non aveva mai mostrato alcuna
permissivit in campo idoelogico. Certo Lenin a sua volta non diede
alcun riconoscimento formale a Trockij su questo terreno; ma il
riconoscimento che offr fu assai pi che formale: fu sostanziale.
Indubbiamente, nellaccostamento fra Lenin e Trockij il pi forte
politicamente risult senza alcun dubbio il primo, poich le idee
possono ben cambiarsi (come Lenin fece), ma un partito politico
non lo si costruisce in pochi mesi. Non a caso, nel momento della
rivoluzione, fu Trockij a entrare nel partito di Lenin.
Naturalmente, il passaggio di Trockij al bolscevismo non fu
un semplice spostamento di topografia politica. Trockij rinunci
a una parte sostanziale del suo bagaglio teorico; e ruppe i ponti
con la sua concezione marxista ottocentesca del rapporto fra mas
se, proletariato e partito. Ma questa rottura fu tale da nascondere
contraddizioni destinate a riemergere nel futuro. Quando ader al
Partito bolscevico, egli lo fece in un momento storico che conferi
va al bolscevismo una funzione di guida di masse sempre pi in
armonia con il partito. Strategia della rivoluzione permanente, masse
e bolscevismo sembravano stringere legami felici. La spontanei
t delle masse proletarie tendeva a coincidere con la disciplina
bolscevica. Insomma, a Trockij quel bolscevismo apparve un bol
scevismo nuovo, che lasciava alle spalle il volto che egli aveva com
battuto di tutore esterno delle masse.
Trockij fece il suo ingresso nella scena della rivoluzione russa
198 L'utopia caduta

il 4 (17) maggio 1914, allorch torn dallesilio. Quando mise pie


de sul territorio russo, egli era ormai assai vicino al bolscevismo
nelle sue valutazioni politiche sulla situazione russa. Dopo lo scoppio
della rivoluzione, ancora in esilio, avava condannato la politica mo
derata del governo provvisorio e attaccato la direzione menscevi
ca del soviet di Pietrogrado sia in politica interna sia in politica
estera di avallo alla linea governativa. E notevole che egli sottoli
neasse come la rivoluzione fosse destinata a trovare la propria ba
se nellopposizione del proletariato alla guerra imperialistica e dei
contadini decisi a tornare a casa per impadronirsi della terra dei
signori. Cogliendo con precisione le linee di fondo che avrebbero
in futuro spinto i contadini egli scrisse:

Le masse c o n ta d in e si s o lle ve ra n n o nei v illa g g i e senza aspettare la d e c i


sione d e llA ssem blea c o s titu e n te , co m in c e ra n n o a espellere i g ra n d i la tifo n
d is ti da lle lo ro te rre . T u t t i g li s fo rz i p er m e tte re fin e alla gu e rra d i classe [...]
n o n c o n d u rra n n o a n u lla 80.

Sul rapporto fra rivoluzione russa e rivoluzione internaziona


le, egli ribadi la convinzione che la rivoluzione proletaria russa si
sarebbe saldata con quella europea, mettendo a tacere gli interro
gativi che pure si era posto in L a g u e r r a e l I n t e m a z i o n a l e circa il
destino di una rivoluzione russa rimasta isolata. Egli espresse ora
la convinzione che o la rivoluzione russa avrebbe aperto il proces
so rivoluzionario europeo scoppiato per forza propria seppure sot
to linfluenza politica della Russia oppure essa avrebbe anche mosso
guerra alla Germania imperiale per dare una forte spinta alle forze
interne del proletariato tedesco. Nella prima ipotesi era contenu
ta una anticipazione di quella che sarebbe stata liniziale politica
della Russia bolscevica e, nella seconda ipotesi, in particolare una
prefigurazione sostanziale degli scopi della guerra contro la Polo
nia nel 1920 (diretta soprattutto a scuotere la Germania).
Dopo il suo ritorno in Russia, Trockij divenne il leader della
Organizzazione intercittadina, che raggruppava elementi come Rja-
zanov, Manuilskij, Joffe, Lunacarskij e altri, i quali si definivano
socialisti internazionalisti e si distinguevano per la loro opposizio
ne alla guerra. Essa non aveva per alcuna base di massa, e perci
fece sentire a Trockij in modo acuto linsufficienza di una simile
organizzazione in unepoca di rivoluzione in cui il problema es
senziale stava nella direzione delle grandi masse.

80 Cit. da Deutscher, op. cit.y p. 334.


IV. Trockij e la rivoluzione permanente 199

Pochi giorni dopo il suo arrivo, Trockij si incontr con Lenin.


Egli aveva ormai abbandonato ogni idea di unit della socialde
mocrazia russa, dimostratasi impraticabile, e apprezzava pienamente
la posizione dei bolscevichi sia sulla necessit di rompere con i so
cialisti patriottici sia sulla impossibilit di una convivenza fra
il potere del governo provvisorio e quello del soviet. Ma, pur espri
mendo la sua disponibilit a collaborare politicamente con i bol
scevichi, non accett ancora di entrare nel loro partito. Fu la logica
dello sviluppo della lotta politica e sociale che lo indusse a abban
donare le sue riserve residue.
In giugno, allorch si riun il I Congresso panrusso dei Soviet,
Trockij si trov decisamente allineato con Lenin nel richiedere che
i soviet formassero un governo, rompendo con le forze borghesi.
Il fatto che fece superare ogni esitazione fu la persecuzione cui
andarono soggetti i bolscevichi dopo le giornate di luglio. Trockij
difese apertamente i bolscevichi da tutte le accuse di essere al ser
vizio della Germania, esprimendo la sua totale solidariet con il
partito di Lenin. E egli stesso venne arrestato il 23 luglio. In quel
periodo difficile per i bolscevichi egli un il proprio destino politi
co con il loro. L Organizzazione intercittadina entr nel Partito
bolscevico. Trockij il che costituiva un pieno riconoscimento
da parte di Lenin del suo ruolo nella rivoluzione e della conver
genza strategica realizzatasi fra loro dopo lo spostamento di Le
nin in seguito alla lotta contro il vecchio bolscevismo fu eletto
al Comitato Centrale. Rilasciato dal carcere il 4 settembre, Troc
kij, in assenza di Lenin rifugiatosi nella clandestinit, divenne im
mediatamente il pi autorevole esponente del bolscevismo e la sua
personalit pi eminente, in un ruolo secondo solo a quello di Le
nin. Giovandosi delle sue impareggiabili qualit di agitatore poli
tico e di oratore straordinario, Trockij occup una posizione a suo
modo unica nelle manifestazioni di massa e nei consessi rivoluzio
nari. Seppure non mancassero allinterno dei dirigenti bolscevichi
persistenti riserve verso lantico avversario del bolscevismo, Trockij
pot contare sulla piena solidariet di Lenin, il cui appoggio costi
tu il passaporto in base al quale egli assurse a numero due del bol
scevismo. Il 23 settembre, egli venne eletto presidente del soviet
di Pietrogrado che si era data una maggioranza bolscevica. E di
venne nellottobre lanima del Comitato militare che prepar po
liticamente e organizzativamente linsurrezione che consegn ai
bolscevichi il potere statale. L unica seria divergenza che divise
Lenin da Trockij nel periodo della preparazione dellinsurrezione
fu quella riguardante il momento politico pi adatto. Lenin, una
200 L'utopia caduta

volta convintosi che i rapporti di forza fossero favorevoli, insiste


va per linsurrezione senza indugi. Trockij, invece, insistette per
dare allinsurrezione una copertura politica adeguata, che doveva
consistere nel far coincidere linsurrezione con la convocazione del
II Congresso panrusso dei Soviet. E Trockij ottenne ladesione della
maggioranza del Comitato Centrale alla sua linea, rivolta a far ap
provare linsurrezione dalla maggioranza bolscevica al Congresso.
Tocc proprio a Trockij, in una drammatica e tumultuosa se
duta del Congresso, mentre linsurrezione si dispiegava ormai vit
toriosa a Pietrogrado, di sanzionare con parole sprezzanti, tipiche
del suo stile polemico ora rivolto non pi contro il bolscevismo
ma contro i menscevichi e la maggioranza dei socialrivoluzionari,
la rottura fra i bolscevichi vittoriosi e i vinti delle altre correnti
del socialismo russo. Dett per questi ultimi una lapide di morte
politica i cui termini John Reed, il grande cronista dei dieci giorni
che sconvolsero il mondo, racconta come segue. Mentre Kamenev,
nella sua qualit di presidente dellassemblea, invitava affannosa
mente i partecipanti alla seduta del Congresso in pieno tumulto
a proseguire nei lavori, Trockij si alz, il viso pallido, lespressio
ne crudele, ed articol, la voce squillante, con freddezza sprezzante:
Tutti questi opportunisti che si dicono socialisti, menscevichi,
socialisti-rivoluzionari, B u n d , possono andarsene senzaltro. Non
son che rifiuti che la storia getter nellimmondezzaio 81. La te
stimonianza di Reed avvallata da quella dellaltro pi grande cro
nista della rivoluzione russa, Nikolaj Suchanov, il quale scrive che
Trockij afferm: la diserzione degli avversari del bolscevismo vit
torioso non indebolir, ma rafforzer i soviet, ripulendoli dallim
mondizia controrivoluzionaria82. Il congresso si schier con lin
surrezione.
Non immaginava, in quel momento di trionfo, Trockij, tragi
co e grandioso personaggio della rivoluzione, che, non molti anni
dopo, un altro vincitore avrebbe pronunciato contro di lui parole
sostanzialmente analoghe consegnadolo, sconfitto, allimmondez-
zaio della storia e che, di fronte al potere unico bolscevico ai suoi
occhi degenerato, egli avrebbe allora invocato pateticamente la li
bert per tutti i partiti sovietici.

81 J. Reed, Dieci giorni che sconvolsero il mondo, Roma 1961, p. 93.


82 N. Suchanov, Cronache della rivoluzione russa, II, Roma 1967, p. 918.
V

ROSA LUXEM BURG


E IL MITO D ELLE M ASSE

1. L a te o r ia d e l p r im a t o d e l p r o le ta r ia to s u l p a rtito

Il comunismo contemporaneo stato dominato dalle radici russe


in conseguenza del ruolo che ha avuto il potere sovietico sia nella
fase in cui la Russia bolscevica rimase isolata sia nella fase in cui
lisolamento venne bens rotto, ma lallargamento delle frontiere
si comp sotto la leadership politica e ideologica dellUnione so
vietica. Il fallimento della rivoluzione nellEuropa occidentale nel
primo dopoguerra e la successiva bolscevizzazione dei partiti co
munisti dEuropa e del resto del mondo sotto il rigido controllo
dei vertici della Terza Internazionale privi di ogni autonomia ri
spetto al partito e allo Stato sovietico hanno fatto s che nel giro
di pochi anni i partiti comunisti europei occidentali venissero epura
ti da ogni radice non leniniana e che a sua volta la radice leninia
na venisse rinsecchita in un processo di sistemazione nei termini
di una ortodossia che doveva poi trovare la sua stagnazione nello
stalinismo. Se dunque, per un verso, il comunismo internazionale
ebbe il suo principale fondamento nella tradizione russa leninista-
staliniana, le correnti che al suo stesso interno finirono per oppor
si allo stalinismo e alla sua interpretazione del leninismo si collega
rono per gran parte al pensiero e allopera del principale e pi grande
oppositore di Stalin, e cio a Trockij. Sicch il comunismo mon
diale risult dominato dal leninismo e dai due suoi continuatori
russi, luno contro laltro armati e frontalmente divisi sullinter
pretazione teorica e pratica dellopera di Lenin.
Il comunismo contemporaneo ha per unaltra grande e impor
tante radice, anche se essa ebbe il destino di essere recisa in segui
to alla sconfitta della rivoluzione in Occidente e alla bolscevizza
zione dei partiti comunisti. Questa radice il comunismo di ma-
202 L utopia caduta

trice luxemburghiana, presente in maniera diretta o indiretta nel


lazione e nella teoria di importanti correnti del comunismo euro
peo occidentale nel periodo precedente la bolscevizzazione. Colpito
dalla condanna staliniana, la quale lo ridusse a una variante del
menscevismo, il luxemburghismo sopravvisse nella coscienza di spa
ruti gruppi di comunisti eretici o di teorici isolati marxisti. Una
certa rinascita del luxemburghismo si infine avuta nelle sinistre
rivoluzionarie europee critiche verso il comunismo di matrice so
vietica e leninista soprattutto dopo il processo di destalinizzazione.
La specificit teorica e politica del pensiero di Rosa Luxem-
burg in quanto maggiore esponente del comunismo tedesco delle
origini sta in due elementi principali: da un lato lantiriformismo,
la critica del corrompimento socialdemocratico in senso eletto
ralistico e parlamentaristico; e dallaltro la critica della concezio
ne leniniana dellorganizzazione del partito, accusata di burocra
tismo e di centralismo autoritario alla luce della rivendicazione del
ruolo protagonistico delle masse nel processo rivoluzionario. Que
sto secondo aspetto in particolare, ancor pi della vicinanza con
la teoria della rivoluzione permanente, fece s che Rosa Luxem-
burg avesse sostanziali affinit con le posizioni di Trockij prima
che questi passasse al bolscevismo, anche se certo in lei il protago
nismo delle masse ebbe un ruolo assai maggiore che non nel politi
co russo. Non un caso che Rosa Luxemburg fu insieme con Trockij
il pi eminente rappresentante della sinistra marxista rivoluziona
ria a sottoporre la teoria leniniana del partito a una critica fronta
le. E dopo la Rivoluzione dottobre, Rosa Luxemburg, pur nel
lambito di una totale solidariet con la rivoluzione stessa e sul
fondamento di una intransigente avversione verso la politica della
socialdemocrazia europea, sottopose loperato di Lenin e di Trockij
in quanto capi del nuovo Stato sovietico a una dura critica che
per impostazione metodologica si collegava a quella precedente nei
confronti, dei princpi organizzativi del bolscevismo , mettendo
in rilievo come il potere comunista russo stesse soffocando le basi
della democrazia, senza la quale il socialismo perde di significato
e le masse tornano a essere strumento di gruppi dominanti a esse
esterne. Infine nel congresso di fondazione del Partito comunista
tedesco, tenuto alla fine del dicembre del 1918, pochi giorni pri
ma di essere assassinata, Rosa Luxemburg deline una strategia
che esprimeva una forte differenziazione rispetto a quella bolsce
vica russa e denunciava i pericoli insiti in unazione rivoluzionaria
guidata dallalto da un partito sovrapposto alle masse. In queste
critiche al bolscevismo consistette il peccato luxemburghiano che
V. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 203

Stalin denunci come una sifilide e come una variante del men
scevismo che il comunismo europeo doveva totalmente estirpare.
In effetti, il comunismo di Rosa Luxemburg ha origini profonda
mente, qualitativamente diverse, rispetto a quello di Lenin e anche
di Trockij. Ella arriv al comunismo operando nel seno della social-
democrazia tedesca, il pi grande partito socialista dellepoca, e a
confronto con il capitalismo tedesco, la punta pi intensa e alta dello
sviluppo economico europeo. Fedele al fine rivoluzionario e quindi
avversa al riformismo teorico bernsteiniano, al riformismo pratico
dei capi sindacali tedeschi, a quei marxisti che ella giudicava rivo
luzionari a parole ma non rivoluzionari nei fatti, Rosa Luxemburg
aveva caratterizzato la sua concezione rivoluzionaria cos da fare
delle masse, della loro iniziativa permeata in modo crescente dalla
coscienza di classe, il centro della lotta anticapitalistica. In questo
ella si sentiva quale fedele discepolo di Marx. Per la Luxemburg
che pure non sottovalut mai il ruolo del partito lorganiz
zazione politica e i suoi capi avevano la funzione importantissima
ma limitata di guidare le masse senza sostituirsi a esse. Sotto que
sto aspetto ella continu e svilupp lidea del rapporto fra masse
e partito che Marx e Engels avevano classicamente delineato nel
M a n i f e s t o d e l P a r t i t o c o m u n i s t a . Il fatto dunque di aver elevato le
masse a protagoniste del processo rivoluzionario la port necessaria
mente a entrare in rotta di collisione con le direzioni centralistico-
burocratiche sia del tipo bolscevico sia del tipo proprio della social-
democrazia tedesca, la quale nel decennio precedente il 1914 co
stru un apparato burocratico sempre pi esteso e efficiente, e dei
sindacati a essa collegati. Luno e laltro tipo, pur con le loro diver
sit strutturali e ideologiche, apparivano a Rosa Luxemburg come
un cedimento ai modelli organizzativi propri dello Stato aristocra
tico e borghese e delle imprese economiche capitalistiche. Fedele
al progetto marxiano di rivoluzione, Rosa Luxemburg fin per con
dividere la debolezza insita in esso, vale a dire la mancanza di una
adeguata valutazione delle tecniche di organizzazione dello Stato,
delle imprese e dei partiti moderni indipendentemente dalle loro
finalit politiche e dalla loro base sociale. E significativo a questo
proposito che nei suoi scritti manchi una qualsiasi analisi dello Sta
to e degli apparati amministrativi e burocratici. Per lei il fenomeno
burocratico era, come per Marx, unicamente un aspetto dellorga
nizzazione coercitiva connaturata al dominio delle classi aristocra
tiche e borghesi. Su questo punto si trov agli antipodi rispetto a
Lenin, il quale dot il bolscevismo di una struttura organizzativa
che costituiva una traduzione funzionale ai suoi scopi di criteri or
ganizzativi mutuati dallo Stato moderno e dallimpresa capitalistica.
204 L'utopia caduta

Se la valorizzazione delliniziativa delle masse port Rosa Lu-


xemburg a entrare in contrasto con la concezione leninista del par
tito e con la burocratizzazione della socialdemocrazia tedesca e
dei sindacati a essa collegati gi nel periodo precedente la guerra
mondiale, dopo la Rivoluzione di ottobre ella rinnov duramente
il contrasto con Lenin e con Trockij sullorganizzazione del pote
re sovietico proprio perch questa nelle sue conseguenze pratiche
le appariva tale da negare il socialismo quale potere delle masse
che si autoliberano e edificano con le proprie energie la societ
nuova. Come nel Partito bolscevico aveva visto non il distacco dai
princpi organizzativi autoritari capitalistico-borghesi ma la loro
riproposizione, cos nello Stato sovietico vide non la rottura ma
la ricomparsa della direzione autoritaria delle masse e quindi non
il superamento della democrazia borghese ma laffossamento di ogni
democrazia, la quale per lei costituiva indubbiamente il segno di
stintivo del socialismo. Rosa Luxemburg afferm la necessit di
una autentica democrazia delle masse, proletaria, coerentemente
con tutta limpostazione della sua vicenda politica e ideologica.
Il suo destino umano e politico si concluse mentre cercava di
dirigere una rivoluzione in Germania che fosse da un lato radicale
sul piano economico e sociale e dallaltro ispirata a una democra
zia di massa, i cui connotati mancavano per di qualsiasi precisa
delineazione. La spinta alla critica del regime sovietico e delle sue
tendenze dispotiche ella laveva tratta dallaver condotto la sua
battaglia rivoluzionaria, differentemente da Lenin e da Trockij,
in un paese come la Germania, che, pur con i suoi tratti autorita
ri, aveva visto crescere il movimento operaio, dopo la fine delle
leggi eccezionali contro la socialdemocrazia nel 1890, in un clima
di sostanziale libert organizzativa e culturale. Rosa Luxemburg
aveva ricavato dalla sua esperienza la ferma conclusione che le con
dizioni prime per la lotta verso il socialismo e poi la sua edifica
zione stessero nelle libert democratiche, le quali costituivano
lambiente in cui soltanto la coscienza proletaria poteva liberar
si e diventare un fattore attivo di trasformazione sociale. Ella
mor assassinata proprio nel momento in cui si trovava impegna
ta nel tentativo di coniugare la rivoluzione sociale con la demo
crazia di tipo nuovo. Il comunismo di Rosa Luxemburg spar dal
la scena politica quando aveva appena intrapreso i primi passi.
Esso immise le sue deboli forze nel comunismo internazionale do
minato dal bolscevismo attraverso i piccoli gruppi di seguaci della
grande rivoluzionaria, che vennero progressivamente e rapidamente
travolti.
Rosa Luxemburg c il mito delle masse 205

2. I l c a so p o la c c o . C r itic a d e l n a z io n a lism o e d e l b la n q u is m o

L educazione politica di Rosa Luxemburg avvenne in stretta


relazione con i problemi del movimento socialista polacco e del
destino della Polonia in quanto nazione.
Era nata il 5 marzo 1871 a Zamosc, presso Lublino, nella fa
miglia di un commerciante ebreo. A Varsavia, dove condusse gli
studi secondari, ebbe la sua iniziazione politica partecipando al
lattivit di circoli clandestini giovanili ostili al dominio zarista e
poi entrando nel Partito socialista rivoluzionario Proletarjat che,
sorto nel 1882, aveva stretto forti legami collorganizzazione ri
voluzionaria russa Narodnaja Volja ed era caduto negli anni
1884-85 sotto una implacabile ondata repressiva. Per sfuggire alla
polizia, nel 1889, la giovane rivoluzionaria lasci clandestinamen
te il proprio paese rifugiandosi a Zurigo, dove si iscrisse alluni
versit. Qui condusse studi di economia, dandosi alla lettura delle
opere di Smith, Ricardo e Marx. Parallelamente allo studio, ella
si gett a capofitto nellazione politica arricchendo la propria per
sonalit a contatto con figure di primo piano della colonia di emi
grati sia russi sia polacchi: Akselrod, Vera Zasulic, Plechanov,
Karski, Warski, Parvus, e sopra tutti Leo Jogiches, un polacco con
cui strinse un legame privilegiato sia politico che sentimentale. Men
tre si formava teoricamente, Rosa Luxemburg si impegn energi
camente in campo politico nelle complesse lotte interne del socia
lismo polacco, animata dalla ferrea volont di giocare un ruolo per
sonale direttivo cui si sentiva chiamata dalla piena coscienza del
rilievo della propria personalit. Questa volont di emergere la ac
compagn senza tentennamenti anche quando si trasfer in Ger
mania, centro del socialismo internazionale.
La storia del socialismo polacco fra gli anni 80 e 90 una
storia di forti contrapposizioni e scissioni. Il punto centrale intor
no a cui queste maturarono e si svilupparono fu essenzialmente
la questione nazionale. Doveva il socialismo polacco mirare alla
restaurazione dellindipendenza polacca oppure doveva legarsi stret
tamente al movimento operaio dellimpero russo per una rivolu
zione socialista che avrebbe posto su basi del tutto diverse da quelle
nazionalistiche il problema nazionale? Dopo la repressione della
met degli anni 80 il Proletarjat era risorto a nuova vita. E accan
to a questo nel 1889 era sorta la Lega degli operai polacchi diretta
da Julian Marchlewski. Fra le due organizzazioni era intervenuta
una certa divisione dei compiti: la prima tesseva le fila della clan
destinit; la seconda dirigeva le lotte economiche e rivendicative
206 L utopia caduta

operaie, che allinizio degli anni 90 avevano avuto una forte ac


celerazione, e diffondeva il marxismo. Furono proprio queste lot
te, che generarono crudeli repressioni, a indurre il Proletarjat e
la Lega nel novembre del 1892 a unirsi formando il Partito socia
lista polacco, diretto da Marchlewski (noto come Karski) e da Jo-
giches, il quale prese a pubblicare nel luglio del 1893 il periodico
Sprawa Robotnicza a cui la Luxemburg avrebbe dato una colla
borazione determinante. Senonch, poco prima della riunificazio
ne, nel 1892 a Parigi, emigrati polacchi, residenti soprattutto in
Francia e Gran Bretagna, avevano fondato una Unione dei socia
listi polacchi allestero di netta impronta nazionalistica. Il congresso
dellInternazionale socialista svoltosi a Zurigo nellagosto del 1893
vide la netta divisione fra lUnione e la corrente del P ps guidata
da Warski, Jogiches e dalla Luxemburg sul problema della restau
razione di uno Stato polacco indipendente, alla quale nel partito
stesso si contrapponeva una forte corrente che non condivideva
il tipo di internazionalismo proprio della Sprawa Robotnicza e
era vicina alle tesi dellUnione degli emigrati. In conseguenza, la
corrente a cui aderiva la Luxemburg decise di dar vita a un pro
prio partito, la Socialdemocrazia del Regno di Polonia (Sdkp), che
tenne il suo primo congresso nel marzo del 1894 e che nel 1899
si un a gruppi socialdemocratici lituani dando vita cos alla So
cialdemocrazia del Regno di Polonia e Lituania (S dkpl).
L impegno di Rosa Luxemburg nel difendere le tesi della sua
corrente, favorevole a unazione rivoluzionaria che unisse i social-
democratici polacchi e russi e contraria alla parola dordine della
restaurazione di uno Stato indipendente polacco, si esplic sia al
congresso dellInternazionale del 1893, sia al congresso dellInter
nazionale del 1896, sia in unintensa attivit pubblicistica, sia in
fine nella elaborazione della sua tesi di laurea, pubblicata nel 1898,
su L o s v i l u p p o i n d u s t r i a l e i n P o l o n i a , nella quale cerc di dare un
fondamento storico e economico alla tesi della mancanza di basi
della prospettiva nazionalistica.
Internazionalismo e lotta per un partito che restando sul ter
reno fermo della rivoluzione superi le tradizioni del terrorismo e
del blanquismo: ecco i due centri principali dellazione politica della
giovane Rosa Luxemburg.
Nel rapporto tenuto al III Congresso dellInternazionale del
1893, dove sono affrontati tanto il problema del partito quanto
il problema polacco, emergono chiare alcune concezioni che, pur
con gli inevitabili adattamenti e sviluppi, gi contraddistinguono
il luxemburghismo nelle sue linee portanti. Rosa Luxemburg,
V. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 207

mentre si inchina di fronte alleroica lotta dellorganizzazione


cospirativa russa Narodnaja Volja e riconosce la positivit del
lispirazione internazionalistica venuta al socialismo polacco da quel
la organizzazione, indica la necessit che venga drasticamente su
perata la tendenza del blanquismo cospirativo, secondo cui la ri
voluzione pu essere il prodotto dellattivit di una schiera di co
spiratori decisi, energici e coscienti, rispetto ai quali la grande
massa del proletariato non ha altro compito che di appoggiare
i cospiratori socialisti nel momento decisivo. Rosa Luxemburg,
concludeva che il socialismo polacco vitale era quello che, rotte
le radici blanquiste, si era posto sul terreno del movimento ope
raio europeo1. Si pu dire che da questa concezione del rappor
to fra partito e classe Rosa Luxemburg non recedette pi, e anzi
che tutto il suo pensiero politico successivo costitu un arricchi
mento di queste premesse iniziali (nelle quali era gi implicito il
contrasto sulle questioni organizzative col bolscevismo).
Anche le linee generali del pensiero luxemburghiano sulla que
stione nazionale polacca si trovano sostanzialmente delineate fin
dal rapporto del 1893 al III Congresso dellInternazionale. Ella
si dichiar nettamente contraria alla restaurazione di uno Stato
indipendente polacco in base allargomento da un lato che il na
zionalismo socialista portava acqua al mulino del nazionalismo bor
ghese, subordinando il primo al secondo, e dallaltro che lo sviluppo
economico aveva ormai integrato le parti separate della Polonia
in contesti economico-sociali che non aveva senso spezzare per com
piere un salto allindietro: bisognava invece lottare per una supe
riore integrazione internazionale socialista.

La tendenza p a trio ttic a [ella afferm ava], l ideale d i un Ketch polacco in d ip e n


dente non ha alcuna p ro sp e ttiv a d i guadagnare a s g li o p erai so cia ld e m o cra ti
ci. La storia econom ico-sociale de lle tre p a rti d i q u e llo che un tem po era il R e
gno d i P olonia le ha in c o rp o ra te organicam ente nei tre g ra n d i S ta ti annessioni-
s iic i e ha creato in ciascuna d i esse a sp ira zio n i e interessi p o litic i specifici.

Non quindi nazionalismo in direzione di uno Stato polacco,


ma internazionalismo per la rivoluzione sociale. Era perci com
pito dei polacchi dAustria di legarsi ai socialdemocratici austria
ci, di quelli di Russia di legarsi ai socialdemocratici russi nella lotta
per labbattimento dellassolutismo, dei polacchi di Germania di
agire a fianco della socialdemocrazia tedesca.

1 R. Luxemburg, Gesammelte Werke, Band 1, Erster Halbband, Berlin 1974,


PI. M L
208 L utopia caduta

Q u e s to p ro g ra m m a [era la c o n clu sio n e ] p o rta la classe operaia al tr io n fo


d e l socialism o p e r la v ia m aestra e la a v v ic in a c o n te m p o ra n e a m e n te a quel
m o m e n to in c u i con la d e fin itiv a scom parsa d i o g n i oppressione v ie n e anche
m eno p er sem pre la soggezione de lla n a z io n a lit polacca e viene sradicata la
ra d ice d i qualsiasi op p re ssio n e c u ltu ra le 2*.

Partendo da questa impostazione, la Luxemburg continu a com


battere ogni prospettiva volta allindipendenza della Polonia nel
quadro dellordine esistente, vale a dire alla creazione di uno S t a t o
d i c l a s s e c a p i t a l i s t i c o i n d i p e n d e n t e 0, respingendo largomentazione
secondo cui uno Stato polacco indipendente avrebbe potuto fare
da cuscinetto protettivo dellEuropa rispetto allespansionismo russo.
La Russia non era pi quella di Nicola I e al suo interno stava ma
turando un potente processo di sovvertimento4.
Le posizioni di Rosa Luxemburg vennero condannate sia al con
gresso dellInternazionale del 1893 sia al congresso del 1896, nei
quali, riflettendo le valutazioni che sulla Polonia erano state espresse
dalla Prima Internazionale e da Marx ed Engels, fu riaffermato
solennemente che il movimento operaio socialista considerava la
restaurazione di uno Stato polacco indipendente uno dei cardini
della sua azione e dei suoi scopi.
Quanto errato fosse il punto di vista luxemburghiano stato
pienamente messo in luce dallo sviluppo storico successivo. Il na
zionalismo polacco risorto pi che mai potente dopo la prima
guerra mondiale; e dopo di allora rimasto un fattore politico di
prima grandezza nella storia di questo paese.

3. L a b a tta g lia d i R o s a L u x e m b u r g c o n tro i l r e v is io n is m o

Il dibattito sulla questione polacca aveva consentito a Rosa Lu


xemburg di fare la sua prima importante apparizione sulla scena
del socialismo internazionale. Ma Rosa Luxemburg si impose alla
considerazione dei maggiori teorici marxisti soprattutto attraver
so la polemica che diresse contro le teorie revisionistiche di Bern-
stein, assumendo una posizione di primo piano nel corso della
B e m ste in d e b a tte .
Ansiosa di giocare un ruolo di primo piano in quello che allora
era il centro indiscusso del movimento operaio mondiale, cio nella

2 Ivi, pp. 11-3.


5 Ivi, p. 18; cfr. anche pp. 36, 42, 50-1, 89.
4 Ivi, p. 31.
I'. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 209

socialdemocrazia tedesca, la Luxemburg nel maggio del 1898 era


emigrata in Germania e vi aveva acquistato la cittadinanza per
mezzo di un matrimonio di convenienza che nel 1903 avrebbe poi
sciolto legalmente. E quando Bernstein espresse organicamente la
sua critica nei confronti della teoria marxista e della prassi della
socialdemocrazia tedesca accusata di essere formalmente rivolu
zionaria e sostanzialmente riformistica, Rosa Luxemburg non esi
t a incrociare la sua spada ortodossa con quella delleminente po
litico socialdemocratico, gi beniamino di Engels. L opuscolo in
cui ella racchiuse la sua polemica antibernsteiniana, R i f o r m a s o c i a
l e o r i v o l u z i o n e ? (1899), costituisce, accanto al libro di Kautsky,
B e r n s t e i n u n d d a s s o z i a l d e m o k r a t i s c h e P r o g r a m m (1899), il testo pi
organico e importante che i marxisti ortodossi rivolsero contro
Bernstein.
Quando Bernstein diede inizio fra il 1896 e il 1898 alla revi
sione del marxismo pubblicando una serie di articoli, P r o b l e m e d e s
S o z i a l i s m u s , revisione alla quale diede veste organica e sistematica
nel libro D i e V o r a u s s e t z u n g e n d e s S o z i a l i s m u s u n d d i e A u f g a b e n d e r
S o z i a l d e m o k r a t i e (1899), il riformismo pratico aveva gi messo salde
radici nel movimento operaio tedesco e assunto un carattere quanto
mai organico.
Bernstein aveva aperto nel 1896 la sua serie di articoli con un
attacco alle modellistiche e agli utopismi e con la denuncia di quei
rivoluzionari dogmatici che risolvevano tutte le difficolt con il
richiamo alla lotta di classe concepita in modo quanto mai unila
terale e allo sviluppo economico5. Affidarsi alle tendenze ogget
tive dello sviluppo affermava Bernstein significava abdicare
ai compiti presenti, resi tanto pi urgenti di fronte al grande fatto
storico costituito dallevoluzione democratica in atto nelle societ
borghesi pi avanzate.
Nel corso delle sue analisi Berstein scrisse la frase che segue,
la quale doveva assurgere a motto tipico del revisionismo e, per
i marxisti ortodossi, costituire la prova evidente delPabiura da
lui compiuta nei confronti del marxismo:

C onfesso ap e rta m e n te che p e r m e c i che co m u n e m e n te si in te n d e per


scopo fin a le d e l socialism o ha u n senso e u n interesse q u a n to m a i scarso.
Q u e s to scopo, quale che possa essere, n o n p er me n u lla ; p e r m e il m o vim e n -

5 Ed. Bernstein, Probleme des Sozialismus, in Die Neue Zeit, 1896-1897, Band
I, p. 165.
210 L'utopa caduta

to tu tto . E per m o v im e n to io in te n d o ta n to il m o v im e n to generale de lla


societ, vale a d ire il progresso sociale, q u a n to l a g ita zio n e e l o rg a n izza zio n e
p o litic a ed econom ica p er il c o n se g u im e nto d i q u e sto p ro g re sso 6.

Indottovi dalle polemiche suscitate dai suoi articoli, che sem


pre pi avevano assunto il carattere di una critica radicale del pa
trimonio marxista ufficiale del partito, Bernstein stese il libro
destinato a diventare la Bibbia del revisionismo teorico, D i e V o -
ra u sse tz u n g e n d e s S o z ia lis m u s u n d d ie A u fg a b e n d e r S o z ia ld e m o k r a -
t i e . Di fronte alle polemiche, questo libro doveva offrire un metro

di giudizio chiaro e evidente. Le tesi di fondo erano quelle stesse


della serie degli articoli pubblicati sulla Neue Zeit, qui sistema
te in un discorso organico. L eredit hegeliana del marxismo era
sosteneva Bernstein il fondamento di una concezione rivo
luzionaria fondata non sullo studio dei processi reali che que
sta concezione contraddicevano , ma su schemi logico-formali,
quindi dogmatici. Il socialismo era invitato a liberarsi dalleredit
rivoluzionaria, che aveva le sue radici politiche nel blanquismo e
le radici economiche nella teoria del crollo. La teoria marxista si
fondava su una semplificazione del processo economico smentita
dai processi reali. Tali processi producevano un crescente plura
lismo economico e sociale, la vitalit delle piccole e medie impre
se, la formazione di nuovi strati intermedi figli del capitalismo pi
avanzato, la creazione di mezzi finanziari in grado di controlla
re le crisi. I progressi della socialdemocrazia potevano pertanto de
rivare non dal maturare di una crisi economica generale ormai sem
pre meno probabile, ma dallo sviluppo della lotta per le riforme,
dallallargamento della democrazia politica, dalla creazione di for
me di controllo democratico delleconomia, dal decentramento delle
istituzioni statali e amministrative, dal rafforzamento dei sinda
cati, dalle alleanze della socialdemocrazia con le forze politiche pi
progressiste della borghesia liberale. Quindi Bernstein esortava la
socialdemocrazia a emanciparsi dallideologia rivoluzionaria sia in
senso politico sia in senso economico, e a liberarsi da quella che
ormai rappresentava una mera misitificazione ideologica, cio una
concezione rivoluzionaria dogmatica, oltretutto in stridente con
traddizione con lazione pratica del partito, il quale non si ispira
va certo a finalit autenticamente rivoluzionarie. In un passo de

6 Ed. Bernstein, Der Kampf der Sozialdemokratie und die Revolution der Gcsellschaft,
in Die Neue Zeit, 1897-1898, Band I, p. 556.
V7. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 211

stinato a diventare quasi celebre quanto quello sul rapporto fra fi


ne e movimento Bernstein affermava a proposito:

l in flu e n z a de lla socialdem ocrazia sarebbe assai m aggiore d i q u a n to n o n sia


in e ff e tt i oggi, se essa trovasse il coraggio d i e m a nciaparsi da una fraseologia
che d i fa tto superata, e d i v o le r a p p a rire ci che oggi in re a lt : un p a rtito
r ifo rm is ta d e m o c ratic o -s o c ia lis ta

Oltre alla piena accettazione del ruolo democratico-riformista,


Bernstein chiedeva alla socialdemocrazia di riconoscersi quale un
partito legato alla nazione, un partito in pieno senso nazionale,
pronto a considerare gli interessi del paese in politica estera, nella
stessa sfera coloniale, in campo militare.
Allorch nelle file della socialdemocrazia tedesca e internazio
nale fu chiara la portata dellattacco condotto da Bernstein non
contro questo o quellaspetto del marxismo, ma contro il marxi
smo nel suo insieme in quanto scienza dello sviluppo capitalistico
e fondamento della rivoluzione sociale, si mossero contro di lui
i maggiori teorici marxisti, fra cui Parvus, Plechanov, Kautsky.
In questo dibattito sul e contro il revisionismo la giovane Rosa
Luxemburg assunse un ruolo di primo piano con una serie di scrit
ti raccolti e resi organici nellopuscolo del 1899 R i f o r m a s o c i a l e
o r i v o l u z i o n e ? , che diede allautrice grande risonanza e quel posto
di rilievo in campo teorico e politico a cui ella aspirava.
Rosa Luxemburg non risparmi colpi per abbattere il falso idolo
del revisionismo. Difese intransigentemente lidea della rivoluzione
contrapponendola a quella che le riforme, per altro da non sotto
valutare, potessero sostituire la conquista del potere politico per
via rivoluzionaria. E utilizz largamente largomento che il revi
sionismo, mentre era un nulla dal punto di vista della consistenza
teorica e politica, rappresentava per un pericoloso tentativo di
sostituire alla linea proletaria della socialdemocrazia una linea op
portunistica piccolo-borghese che consegnava il movimento ope
raio allegemonia borghese. Rosa Luxemburg, insomma, adott
verso Bernstein un atteggiamento analogo a quello che avrebbe as
sunto Lenin costantemente nei confronti dei suoi oppositori al
linterno della socialdemocrazia russa e internazionale.
Per Rosa Luxemburg la teoria bernsteiniana rappresentava la
messa in soffitta dello scopo finale della socialdemocrazia, met-

' Ed. Bernstein, Die Voraussetzungen des Sozialismus und die Aufgaben dcr Sozial-
demokratie, Stuttgart 1899, p. 165.
212 L'utopia caduta

teva in gioco la sua intera esistenza, significava un mutamento


di direzione a favore degli elementi piccolo-borghesi8. La social-
democrazia era posta dal revisionismo di fronte a un dilemma fon
damentale: o restava ancorata al socialismo scientifico marxiano,
secondo cui la trasformazione socialista derivava dalle contrad
dizioni obiettive dellordine capitalistico il che significava che
bisognava aspettarsi un crollo in questa o quella forma del capi
talismo stesso , oppure abbracciava una teoria idealistica, secondo
la quale il socialismo era il prodotto di una scelta etica non poten
do derivare dalle difficolt insuperabili di un capitalismo in grado
di evitare il proprio crollo. Senonch adottare una teoria come quella
di Bernstein portava necessariamente il socialismo a uno scacco
totale, poich un capitalismo capace di evitare il crollo era per ci
stesso in grado di ridurre il socialismo a una pura utopia senza
fondamento nella storia e nella societ contemporanea9.
Bernstein puntava sulla democrazia politica, sulle riforme par
ziali, sulle conquiste sindacali per modificare gradualmente gli equi
libri interni al capitalismo e alterarli in senso favorevole al socialismo.
Ma replicava la Luxemburg Bernstein in questo modo igno
rava completamente gli effetti prodotti nel sistema politico, sociale
e economico dai rapporti di classe. Il presupposto bernsteiniano che
la democrazia politica fosse destinata a allargarsi sempre pi era una
mera astrazione, una illusione contraddetta dalla realt. In conse
guenza dellinasprirsi dei conflitti di classe, del peso crescente che
nella societ borghese assumevano il militarismo, le politiche doga
nali conflittuali, le tendenze espansionistiche in campo internazio
nale, il liberalismo e la democrazia politica andavano incontro non
a nuove possibilit di sviluppo ma alla loro crisi. Lo Stato, in un
simile quadro, si dava una natura strettamente funzionale alla dife
sa degli interessi capitalistici in politica interna e in politica estera.
Stato e classe dirigente, nella misura in cui la democrazia politica
costituisce uno strumento della socialdemocrazia e consente agli in
teressi popolari di diventare un fattore rivoluzionario, sono portati
a sacrificare la democrazia stessa; sicch lidea di una maggioranza
parlamentare socialdemocratica come prodotto della crescita del
partito nella democrazia un calcolo mal fondato, fondato cio
su un formalismo istituzionale che non pu reggere alla dinamica
reale degli interessi e dei conflitti di classe. Bernstein non capisce
che a mano a mano che le contraddizioni economiche del capitalismo

8 Luxemburg, Gesammelte Werke, Band 1, Erster Halbband, cit., pp. 369-71.


9 Ivi, p. 377.
V. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 213

producono la spinta verso il socialismo, in quella stessa misura Stato


e rapporti politici e istituzionali dominati dalla borghesia tendono
a creare una barriera sempre pi alta. Da ci la conclusione in
senso opposto a quella di Bernstein: questa barriera pu abbatter
la solo il colpo di maglio della rivoluzione, solo la conquista del
potere politico da parte del proletariato10.
Come per la democrazia politica, cos per quanto riguarda le
riforme sociali Bernstein non coglie la natura e il limite oggettivo
del riformismo, e in conseguenza il valore da attribuirsi allopera
dei sindacati. Le riforme rimangono sempre dentro i confini del
capitalismo, non possono limitare e condizionare il capitalismo in
quanto sistema; possono unicamente spostare equilibri interni di
carattere parziale. Compito della socialdemocrazia certo quello
di spostare quanto pi possibile questi equilibri interni; ma un
simile compito cozza contro i limiti strutturali di adattamento della
societ borghese. Perci le lotte dei socialisti per le riforme da un
lato hanno un carattere migliorativo parziale e dallaltro servono
e questo lessenziale a mettere a nudo come per via rifor
mistica il proletariato non riesca a uscire dal sistema dello sfrutta
mento e quindi a insegnare a esso la necessit della rivoluzione.
Secondo la concezione che vige nel partito attraverso la lotta
sindacale e politica si porta il proletariato alla convinzione che
impossibile migliorare in modo essenziale la sua condizione e
che inevitabile la conquista finale del potere politico11. La lotta
delle riforme ha dunque un valore soprattutto di pedagogia po
litica.
Il socialismo scientifico poggia afferma Rosa Luxemburg
su tre fondamenti, che si tengono lun laltro inscindibilmente.
L s s i sono: la crescente a n a r c h i a delleconomia capitalistica, che
rende la sua rovina una conseguenza inevitabile; la progressiva
s o c i a l i z z a z i o n e del processo di produzione, che crea le premesse
positive del futuro ordine sociale; la crescente f o r z a e c o s c i e n
z a d i c l a s s e del proletariato, che costituisce il fattore attivo del
rovesciamento che si prepara. Senza la rovina capitalistica, gli
altri due elementi perdono la loro base necessaria. Ed proprio
il primo dei tre fondamenti che Bernstein sopprime12 privando
in questo modo il socialismo del suo significato scientifico e del
s u o carattere di necessit storica. Lungo tutto il suo opuscolo la

ln Ivi, pp. 395-400.


11 Ivi, p, 401.
1' Ivi, p. 375.
214 L utopia caduta

Luxemburg ribadisce che il crollo della societ borghese costi


tuisce la pietra angolare del socialismo scientifico, poich senza
il crollo del capitalismo lespropriazione della classe capitalistica
diviene impossibile13.
Se insisteva sul crollo economico e sulla conquista rivoluzio
naria del potere politico, la Luxemburg non svalutava e qui si
coglie un tratto decisivo del suo pensiero politico limportanza
della democrazia politica. La crisi del liberalismo e della democra
zia per lei un prodotto dei conflitti di classe, che inducono la
borghesia a divorziare alloccorrenza dalla democrazia stessa. Ora
proprio le spinte borghesi verso lautoritarismo fanno del proleta
riato il difensore della democrazia, in quanto questa fornisce il qua
dro entro cui la coscienza proletaria si sviluppa e la sua organiz
zazione si rafforza. La conquista del potere politico da parte del
proletariato non pu perci avere il significato di soppressione
della democrazia, bens soltanto del suo fondamento istituzionale
borghese.
La lotta contro il revisionismo fu quindi una delle costanti del
lazione luxemburghiana dopo la fine del secolo. Quale fosse il suo
scopo lo espresse al congresso del Partito socialdemocratico del 1898
tenuto a Stoccarda, allorch, capovolgendo la formula di Bernstein
afferm che per il partito il movimento traeva il suo significato
solo dal rapporto con il fine e che per i socialisti lo scopo finale
tutto14.
Si visto come in R i f o r m a s o c i a l e o r i v o l u z i o n e ? la Luxemburg
avesse insistito sul ruolo centrale che aveva nel socialismo scienti
fico la tesi dellincapacit del sistema capitalistico di superare la
narchia economica e la teoria quindi del crollo. Bisogna per
altres notare che ella non si limit a concepire linevitabilit della
rivoluzione nei termini di una risposta allimpossibilit di funzio
namento economico del capitalismo maturo. La Luxemburg rivol
se una costante attenzione al crescere dei contrasti internazionali,
al militarismo montante, al fenomeno imperialistico con tutti i suoi
effetti sui conflitti sociali e politici15. Tanto che al congresso del
lInternazionale del 1900, tenutosi a Parigi, sottoline con forza
che la catastrofe politica della societ borghese avrebbe preceduto
quella economica: Diventa sempre pi probabile disse che il c r o l l o
d e l l o r d i n e c a p i t a l i s t i c o avverr in conseguenza non di una crisi eco-

n Ivi, p. 436.
14 Ivi, p. 241.
15 Ivi, pp, 677-78.
\ 7. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 215

nomica, ma di una crisi p o l i t i c a , in conseguenza di una crisi pro


dotta dalla politica mondiale. Compito del proletariato interna
zionale era perci di prepararsi attivamente a una catastrofe di ta
le natura e non di attendere passivamente il crollo economico16.
In sostanza, per la Luxemburg la socialdemocrazia poteva ri
manere fedele alla propria natura solo se avesse assunto per fine
quello di preparare prima e di fronteggiare poi il crollo della socie
t borghese. Il revisionismo e il riformismo si ponevano in totale
contrasto con il carattere rivoluzionario del socialismo interna
zionale.
Spinta dallavversione verso il revisionismo teorico, il rifor
mismo empirico e lopportunismo pratico, la Luxemburg and pre
cisando sempre pi nettamente la propria interpretazione del mar
xismo visto sul piano teorico come scienza totale e unica e sul piano
pratico come fondazione del ruolo rivoluzionario e del protagoni
smo delle masse, rispetto alle quali il partito aveva una funzione
di guida e non quella di una organizzazione chiamata a sostituire
le masse in virt di una delega di rappresentanza. In conseguenza
di questa concezione, Rosa Luxemburg combatt tanto la versio
ne revisionistica e parlamentaristica quanto la versione bolscevica
neogiacobina della rappresentanza delle masse.
In occasione del ventesimo anniversario della morte di Marx,
ella scrisse che questi aveva scoperto la moderna classe operaia
come categoria storica; e che tale scoperta, in relazione con la
scienza dello sviluppo capitalistico, consentiva al movimento ope
raio di superare da un lato lutopismo rivoluzionario-socialista
e dallaltro la R e a l p o l i t i k borghese: il primo avente le sue radici
nella societ preborghese assolutistica o semiassolutistica; la seconda
nella societ borghese e nello sforzo di questa di rendere subalter
no il proletariato sulla base del parlamentarismo. Il marxismo era
dunque la teoria dellautoemancipazione delle masse proletarie. Au
toemancipazione che poggiava sul marxismo, il quale agli occhi della
Luxemburg coincideva t o u t c o u r t con la scienza sociale1'.
La lotta contro il revisionismo trov una sua ulteriore artico
lazione nella presa di posizione sui risultati del grande sciopero
di massa svoltosi in Belgio nel 1902 per conquistare il suffragio
universale e finito in un clamoroso insuccesso. Questo insuccesso,
secondo Rosa Luxemburg, era il risultato dellalleanza che in Belgio

Ivi, pp. 807-809.


17 R. Luxemburg, Geiammette Werkc, Band 1, Zweiter Halbband, Berlin 1974,
pp. 369-77.
216 L utopia caduta

il partito operaio aveva stretto con i liberali, da cui era stato poi
piantato in asso quando le masse avevano fatto irruzione sulla sce
na intimorendo questi ultimi. A loro volta i dirigenti socialisti si
erano anchessi intimoriti e avevano abbandonato le masse. Una
catena che poteva essere spezzata soltanto se il partito avesse ri
nunciato al compromesso con i liberali. Solo se lazione extrapar
lamentare delle masse (questo un punto qualificante del pensiero
politico della Luxemburg) fosse stata condotta senza timori, allo
ra lazione del partito allinterno del parlamento avrebbe potuto
essere efficace. Per contro lazione extraparlamentare fu sacrifi
cata a quella parlamentare, a sua volta sacrificata alle esigenze
del compromesso con i liberali; il che produsse il fallimento18. Nel
riflettere sullesperimento belga, Rosa Luxemburg mise in pie
na luce come ella, se pur valutava il momento dello sciopero di
massa un momento indispensabile per leducazione politica delle
masse, non condivideva la concezione anarchica secondo cui lo scio
pero generale rappresentava per eccellenza i l mezzo della lotta
di classe19. Azione di massa e azione del partito dovevano resta
re costantemente coordinate, non contrapposte Luna allaltra co
me da un lato facevano gli anarchici e dallaltro coloro che pre
sumevano di guidare le masse dallalto e sostituirsi a esse. In que
sto momento, Rosa Luxemburg richiamava ancora come esempio
di virt politica quello offerto dalla socialdemocrazia tedesca. El
la per gi era attraversata dal dubbio, seminato dalle avvisaglie
costituite dal revisionismo e dallopportunismo, che la socialde
mocrazia potesse trasformarsi da guida in forza di retroguar
dia o addirittura in imponente ostacolo della lotta di classe20.
In conclusione, parlamentarismo esasperato, mitizzazione dello
sciopero di massa come atto rivoluzionario risolutivo, rivoluzio-
narismo barricadiero e blanquismo costituivano secondo la Luxem
burg tutte forme unilaterali, che potevano trovare il superamento
delle loro unilateralit e la propria composizione in una strategia
che utilizzasse contemporaneamente sia il parlamentarismo, sia lo
sciopero di massa, sia la violenza rivoluzionaria nel quadro di una
linea fondata sulla crescita politica delle masse in stretto rapporto
con levolversi delle contraddizioni dello sviluppo capitalistico e
dei conflitti di classe. Parlamentarismo, sciopero generale, violen
za rivoluzionaria non costituivano perci categorie da assolutizzare

18 Ivi, p. 218.
19 Ivi, p. 235.
- Ivi, p. 241.
V7. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 217

in contrapposizione le une con le altre, ma da correlare in rappor


to allevoluzione storica concreta. Il protagonismo delle masse co
stituiva comunque il punto di arrivo di Rosa Luxemburg, nello
spirito del M a n i f e s t o . Per questo ella poteva scrivere che lunico
ruolo dei cosiddetti capi nella socialdemocrazia sta in ci: nel-
lilluminare le masse sui loro compiti storici, in modo da rendere
le masse guida di loro stesse. La tendenza dominante della so
cialdemocrazia deve dunque essere labolizione dei capi e del
le masse guidate nel senso borghese, il che costituisce il fon
damento storico di ogni forma di dominio di classe21.
Nel dicembre del 1904, Rosa Luxemburg scrisse alcuni artico
li su S o c i a l d e m o c r a z i a e p a r l a m e n t a r i s m o , i quali possono in un cer
to senso considerarsi come la conclusione di tutto il suo ciclo politico
precedente. Ella vi riprendeva lanalisi della decadenza storica del
parlamento come strumento della democrazia borghese gi ricor
data. Il parlamento borghese aveva tratto la sua vitalit dalla lotta
della borghesia contro il feudalesimo e lassolutismo, ma era dive
nuto infine il mezzo del compromesso fra borghesia e aristocra
zia. Nellet del militarismo, del colonialismo, dellimperialismo,
la borghesia tendeva a abbandonare il parlamentarismo, il quale
era diventato invece uno strumento indispensabile per il proleta
riato e il socialismo, in quanto mezzo della sua lotta. Senonch
per i socialisti rivoluzionari a differenza che per i Jaurs nes
suna illusione poteva darsi circa la trasformazione del parlamento
in mezzo per la realizzazione anche dello s c o p o f i n a l e del sociali
smo. Concepire il parlamentarismo quale centro fondamentale della
strategia proletaria era espressione di un vero e proprio cretini
smo parlamentare, causa nelle file proletarie sia dellantiparlamen
tarismo di principio del tipo di quello anarchico e sindacalista
rivoluzionario sia del disinteresse per la politica. La via giusta era
la combinazione del parlamentarismo con le lotte extraparlamen
tari di massa, per cui la rappresentanza parlamentare del partito
socialista assumeva il carattere non solo di rappresentante di u n
p a r t i t o d o p p o s i z i o n e , ma anche di rappresentante di u n a c l a s s e r i
v o l u z i o n a r i a : lazione di questa, e non le lotte parlamentari, co
stituiva lasse centrale della strategia proletaria. Anche la classe
operaia tedesca doveva apprestarsi a ricorrere allo sciopero gene
rale di massa come mezzo di lotta, respingendo per il dottrinari
smo astratto e erroneo del sindacalismo anarchico22.

- 1 Ivi, pp. 396-97.


2~ Ivi, pp. 448-54.
218 L 'utopia caduta

4. I l b o ls c e v is m o : u n o sp ir ito d a c a s e r m a . L e n in g u a r d ia n o n o ttu r n o

Nel luglio del 1904 Rosa Luxemburg intervenne nel dibattito


apertosi nella socialdemocrazia russa intorno alla concezione leni
niana del partito. Ella pubblic nel luglio del 1904 sia sullIskra
sia sulla Neue Zeit un saggio destinato a diventare celebre in
quanto espressione di una concezione del rapporto fra masse e par
tito che, pur ispirandosi a una visione rivoluzionaria del marxi
smo, si contrapponeva radicalmente a quella leniniana. In questo
senso il saggio del 1904 della Luxemburg era destinato a diventa
re unimportante espressione teorica di quelle tendenze prima del
socialismo rivoluzionario e poi del comunismo occidentale che al
lanima autoritaria del partito di tipo leniniano contrapponeva
no unanima democratica radicata in una concezione che faceva
del movimento di massa il dato fondamentale del processo di tra
sformazione socialista. E al tempo stesso il saggio doveva restare
agli occhi dei rivoluzionari leninisti il documento di una organica
debolezza del luxemburghismo, assimilato perci nelle questio
ni organizzative al menscevismo.
L articolo di Rosa Luxemburg, intitolato P r o b l e m i o r g a n i z z a t i
v i d e l l a s o c i a l d e m o c r a z i a r u s s a , costitu indubbiamente, insieme con
I n o s t r i c o m p i t i p o l i t i c i di Trockij, il pi forte attacco portato con
tro la teoria leniniana del partito. Il termine di confronto assunto
da Rosa Luxemburg nel suo saggio era in particolare lopuscolo
di Lenin, U n p a s s o a v a n t i , d u e p a s s i i n d i e t r o , nel quale il capo bol
scevico aveva come si gi ampiamente visto da un lato fat
to lelogio del burocratismo contro il democraticismo, cio del
centralismo contro lautonomia dei centri periferici, e dallaltro
ribadito che il rivoluzionario socialdemocratico era un neogiaco
bino che legava indissolubilmente il proprio destino a quello del
movimento operaio.
Rosa Luxemburg attacc a fondo le tesi espresse da Lenin. El
la concordava con Lenin circa il fatto che un forte tratto centra-
listico fosse tipico della socialdemocrazia in generale; e che questo
tratto derivasse la sua ragione tanto dalla necessit per il partito
di far fronte al centralismo dello Stato borghese quanto dalla ne
cessit di darsi una disciplina coerente combattendo ogni sorta di
particolarismi25. Senonch il problema non era quello della disci
plina e del centralismo in generale, ma del tipo di centralismo e
di disciplina, vale a dire dei suoi fondamenti in rapporto alle

25 ivi, p. 426.
V. Rosa Luxemburg e il mito deile masse 219

masse. Era del tutto errato stabilire un legame di continuit con


il giacobinismo e in conseguenza con il blanquismo, poich la so
cialdemocrazia crea un tipo di organizzazione che del tutto di
verso dai precedenti movimenti socialisti, per esempio da quelli
del tipo giacobino-blanquista. Questo ultimo tipo poggiava sulla
separazione fra masse e organizzazione, nel senso che il blan
quismo viveva di una sua vita propria, interna, e si proponeva di
chiamare le masse allazione soltanto nel momento della rivolu
zione, delegando allorganizzazione cospirativa di una piccola mi
noranza la preprazione e la direzione dallalto dellatto rivoluzio
nario, che in questo modo si configurava necessariamente come
un colpo di mano24. Un simile modello di azione rivoluziona
ria del tutto in contrasto con le condizioni create dallo svilup
po sociale moderno e dalla politica socialdemocratica che a esso
si collega. La lotta di classe nella societ moderna fa s che lazio
ne socialdemocratica poggi, senza alcuna soluzione di continui
t, sulla lotta di classe elementare e che sia questa lotta a fis
sare a sua volta i presupposti del rapporto fra masse e partito. Sic
ch nessun muro divisorio pu erigersi fra i rivoluzionari inqua
drati nel partito e gli strati delle masse che si aprono alla lotta e
alla coscienza di classe. Da ci una duplice conclusione di Rosa
Luxemburg:

l . in realt, la socialdem ocrazia n o n legata alla classe operaia co n l o rg a n iz


zazione, ma essa rappresenta il movimento interno della classe operaia; 2. far
poggiare la c e n tra liz za z io n e ne lla so cialdem ocrazia su q u e sti due p rin c p i: la
cieca s o tto m is sio n e d i tu tte le o rg a n izz a z io n i d e l p a rtito , e d e lla lo ro a ttiv it
fin n e l p i p ic co lo d e tta g lio , ad u n p o te re ce n tra le , il quale solo pensa, fa e
decide per t u t t i, e d e l p a ri la n e tta separazione d e l n u cle o o rg a n izz a to del
p a rtito d a ll a m b ie n te riv o lu z io n a rio che lo c irc o n d a , secondo le co n ce zio n i
d i L e n in , c i appare d u n q u e com e una m eccanica tra s p o siz io n e d e i p rin c p i
o rg a n iz z a tiv i d e l m o v im e n to b la n q u is ta basato sui c irc o li c o s p ira tiv i al m o v i
m e n to s o cia ld e m o cra tico d e lle masse o p e ra ie 25-

Lenin, secondo Rosa Luxemburg, fondava la sua teoria del par


tito su una errata analisi del movimento delle masse nella stessa
Russia e, in conseguenza, pensava di porre rimedio a quella che
gli appariva linsufficienza storica delle masse attribuendo alla di
rezione dallalto, secondo lo schema giacobino-blanquista, una fun
zione tale per cui alleducazione del proletariato si sostituiva la

24 ivi, p. 428.
22 Ivi, pp. 428-29.
220 L'utopia caduta

sua soggezione a una minoranza che in realt non dirigeva le mas


se, ma si attribuiva autoritariamente un ruolo arbitrario. Le accu
se rivolte a Lenin dalla Luxemburg erano assai pesanti: la concezione
leniniana poggiava su un centralismo spietato, su una tendenza
ultracentralista; la disciplina vagheggiata da Lenin era simile a
quella della caserma, dello statalismo burocratico borghese, e quin
di inadatta a sollevare politicamente il proletariato; seguendo la
strada di Lenin lunico risultato poteva essere quello di provoca
re, in caso di successo, il passaggio del bastone di comando dalla
mano della borghesia in quella di un Comitato Centrale socialde
mocratico, in totale contrasto con quellautodisciplina volonta
ria su cui deve basarsi la socialdemocrazia. L ultracentralismo di
Lenin esprimeva non uno spirito positivo e creatore, ma lo spi
rito sterile di un guardiano notturno, rivolto non allo spiegamen
to delle energie proletarie ma al suo contrario; e, in quanto tale,
forniva una risposta deformata ai pericoli dellopportunismo, la
quale derivava dallincomprensione che per combattere questul
timo il rimedio non era la corazza di un centralismo burocrati
co, bens lattiva partecipazione rivoluzionaria degli operai e
il potenziamento del loro senso di responsabilit politica; nella
concezione di Lenin il mezzo si rivolge contro lo scopo. A con
clusione, Rosa Luxemburg scriveva che nel leninismo si esprime
va un soggettivismo demiurgico e autoritario, un titanismo rivo
luzionario che altro non era che il rispecchiamento rovesciato del
la oppressione e della miseria che lo zarismo faceva gravare sulla
societ russa:

L Io schiacciato, pestato dallassolutismo russo prende la propria rivinci


ta ponendosi da s per mezzo del proprio mondo ideale rivoluzionario sul trono
e proclamandosi onnipotente nelle vesti di un comitato di congiurati in nome
di una inesistente volont popolare.

Questo I o aveva gi avuto una sua incarnazione nel soggettivi


smo dei populisti, che aveva trovato la sua smentita e disfatta sto
rica con il sorgere in Russia del movimento operaio. Lenin pre
tendeva ora di ripetere la stessa operazione compiuta dai populi
sti, questa volta issando l I o sul corpo del movimento operaio.

Ora l Io del rivoluzionario russo compie una capriola improvvisa e si


proclama di nuovo onnipossente guida della storia: questa volta nelle ve
sti della Maest di un Comitato Centrale del movimento operaio socialde
mocratico. Senonch allardito acrobata sfugge che lunico soggetto, a cui
spetta ormai un simile ruolo di guida lIo collettivo della classe operaia,
V. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 221

che si intestardisce dovunque nella convinzione di avere il diritto di fare


i propri errori e di imparare da s la dialettica storica2'1.

Lenin rivolse alla Luxemburg una risposta che non venne pub
blicata dalla Neue Zeit. Era assai indicativa. Il capo bolscevico
replic ai princpi luxemburghiani che non esiste una verit astrat
ta, poich la verit sempre concreta2'; daltro canto, per,
afferm di difendere le tesi elementari di qualsiasi sistema di qual
siasi organizzazione di partito responsabile28. Per difendere il
suo schema organizzativo, Lenin tracci una breve storia del par
tito dopo il 1898 che metteva in luce un susseguirsi di incapacit
organizzative, di mancanza di direzione unitaria, di contrasti ideo
logici e che quindi giustificava il voltar pagina rispetto a una simi
le irreponsabilit politica.

5. L a p r im a r iv o lu z io n e ru ssa . L o sc io p e r o d m a ssa fo r m a fin a lm e n te


sc o p e r ta d e lla r iv o lu z io n e m o d e rn a

Gli anni fra il 1905 e il 1907 furono di capitale importanza


per Rosa Luxemburg per due motivi fondamentali: 1. la rivoluzio
ne russa, con i suoi grandi movimenti di massa per tanta parte do
minati dalla spontaneit le parve una decisiva conferma sul piano
storico della sua teoria del protagonismo rivoluzionario delle mas
se e del ruolo relativamente secondario dellorganizzazione; 2. in
concomitanza non solo con la prima rivoluzione russa, ma anche
con le agitazioni di massa sviluppatesi in Germania per ragioni sia
economiche sia politiche, ella pervenne alla convinzione che si stesse
aprendo lera delle rivoluzioni proletarie.
Dopo linizio della rivoluzione in Russia, Rosa Luxemburg inizi
una forte propaganda a favore dello sciopero di massa come forma
ormai tipica e fondamentale dellazione rivoluzionaria. Impazien
te di azione, nel dicembre del 1905 si rec a Varsavia, dove venne
arrestata nel marzo del 1906 e rilasciata nel giugno. Ai congressi
della S p d del 1905 e 1906, a quello della socialdemocrazia russa
del 1907 e dellInternazionale di questo stesso anno, Rosa Luxem
burg intervenne difendendo le sue tesi sullo sciopero politico di
massa e sulla necessit di prepararsi a fronteggiare le crisi future
interne e internazionali e il pericolo di guerra.

26 Ivi, pp. 425, 428-31, 433-35, 440, 443-44.


27 V.I. Lenin, Opere compiete, VII, Roma 1959, p. 464.
28 Ivi, p. 460.
222 L'utopia caduta

Fu proprio la concomitanza della prima rivoluzione russa con


il grande sciopero della Ruhr e le agitazioni per la riforma eletto
rale in Prussia e Sassonia che videro emergere sul fronte della lot
ta masse tanto organizzate quanto non organizzate (movimenti i
quali, a loro volta, seguivano i grandi scioperi svoltisi fra il 1902
e il 1904 in Belgio, Svezia, Olanda e Italia) a indurre Rosa Lu-
xemburg a ritenere che il moderno processo di emancipazione so
ciale avesse trovato nello sciopero politico di massa uno strumento
di valore decisivo. In questa sua convinzione ella si trov in linea
con Mehring e la Zetkin, con la Roland-Holst e Kautsky, con Par-
vus e Trockij; ma nessuno di essi fece come lei di questa convin
zione la piattaforma stabile di una vera e propria ideologia. Tutto
ci che la Luxemburg aveva obiettato da un lato a Bernstein e al
riformismo-revisionismo e dallaltro a Lenin pareva ricevere una
brillante e straordinaria conferma a opera di quella iniziativa ri
voluzionaria delle masse che costituiva ai suoi occhi lAbc del marxi
smo. E non fu certo un caso che, dopo avere incontrato lostilit
di Lenin, incontr anche quella prima dei sindacalisti tedeschi e
poi dei capi della macchina organizzativa del partito, i quali, a parte
tutte le differenze, avevano in comune con il capo del bolscevi
smo la convinzione che i movimenti di massa non reggono in quanto
tali nel tempo e che spetta allorganizzazione di guidare nel lungo
periodo il movimento operaio: insomma che il primato non delle
masse ma di chi le rappresenta, le seleziona, le inquadra, le dirige.
LOccidente deve imparare dallOriente, la Germania dalla Rus
sia, il movimento operaio tedesco deve assimilare profondamente
le lezioni del movimento operaio russo, le cui esperienze non
sono chiuse nella specificit dellimpero zarista, ma hanno un va
lore tale da aprire una nuova fase nella lotta di classe internazio
nale: questo il punto capitale su cui Rosa Luxemburg batt e ribatt
fra il 1905 e il 1907. L analisi della natura della rivoluzione russa
in relazione alle prospettive interne allimpero zarista e ai suoi ri
flessi in primo luogo in Germania, nel contesto storico generale
dellepoca della rivoluzione internazionale che si apriva, assunse
quindi un valore essenziale nel pensiero politico della Luxemburg.
Possiamo condensare i risultati cui ella pervenne in due punti fon:
damentali: 1. lo sciopero di massa di tipo russo, se non da consi
derarsi lunico mezzo rivoluzionario, per da un lato un metodo
di lotta di valore universale e dallaltro lo strumento che consente
di unire insieme il partito, le masse da esso organizzate e le masse
disorganizzate; il valore decisivo dello sciopero di massa sta pro
prio nel fatto di consentire, in quanto massima espressione della
V Rosa Luxemburg e il mito delle masse 223

dirizzarsi dei contrasti di classe, lunione di queste tre componen


ti e di trascinare i disorganizzati sul piano di una organizzazione
che scaturisce direttamente dalle esperienze del conflitto sociale
e politico, crescendo su s stessa; 2. lo sciopero di massa supera
ia divisione tradizionale fra momento sindacale e momento politi
co e porta il conflitto fra capitale e lavoro sul piano di un confron
to sempre pi ravvicinato fra il movimento operaio, in quanto
rappresentante di una classe storicamente in ascesa, e le classi di
rigenti e lo Stato, allinterno di un processo che acquista la natura
di un processo rivoluzionario in unepoca in cui i singoli atti rivo
luzionari nazionali si collocano nel quadro di una rivoluzione in
ternazionale ormai in cammino.
Considerata nella sua peculiarit, la rivoluzione russa, per lar
retratezza sociale e economica dellimpero zarista, ha dei fini
democratico-borghesi; senonch questi fini non sono stabili, ma
transitori. La forza trainante della rivoluzione russa il proleta
riato, mancando in Russia una borghesia democratica sufficiente-
mente sviluppata e in grado di sottoporre alla propria egemonia
il processo rivoluzionario. La lotta di classe, una volta abbattuto
Io zarismo, non pu dare vita a un regime borghese stabile. Lartico
lazione dialettica fra la rivoluzione russa, che ha una funzione di
stimolo possente sulle lotte proletarie in Occidente, e le future ri
voluzioni socialiste nei paesi dellavvenuta modernizzazione capi
talistica costituisce la nervatura di un processo rivoluzionario
internazionale destinato a reagire sulla Russia facendo pendere i
rapporti di forza anche in questo paese a favore del socialismo.
Oriente e Occidente si trovavano ormai, secondo la Luxem-
burg, uniti nel comune processo rivoluzionario, entrato, per cos
dire, in uno stadio di attivazione. Cos la rivoluzionaria polacca
indicava il nesso fra rivoluzione russa e socialismo nei paesi del
lEuropa occidentale:

L a q u e stio n e p rin c ip a le consiste in ci: n el re n d e rs i c o n to in m o d o c h ia ro


e cosciente che dalla riv o lu z io n e in a tto n e llim p e ro d e llo zar d e riv e r una
p o te n te accelerazione d e lla lo tta d i classe in te rn a z io n a le che ben p re sto anche
nei paesi de lla vecchia E u ro p a c i p o rr d i fro n te a s itu a z io n i riv o lu z io n a rie
e a n u o v i c o m p iti ta t tic i .

Ed ecco come Rosa Luxemburg illustrava la natura della rivo


luzione russa per quanto riguardava il nesso fra elementi borghesi

Luxemburg, Gesammelte Werke, Band 1. Erster Halbband, cit., pp. 539-40.


224 L utopa caduta

e elementi socialisti, secondo una analisi assai vicina a quella teo


ria della rivoluzione permanente che Parvus e Trockij andavano
elaborando e che si opponeva alla formula della dittatura demo
cratica degli operai e dei contadini avanzata da Lenin. La Luxem-
burg non riteneva possibile che gli equilibri si consolidassero n
in senso borghese, come pensavano i menscevichi, n nel senso di
una dittatura democratica che rappresentasse una convergenza degli
interessi dei proletari socialisti da un lato e dei contadini e della
piccola borghesia democratico-borghese dallaltro. La dinamica della
rivoluzione russa era segnata dal fatto che il proletariato socialista
russo mirava a obiettivi socialisti, i quali potevano per realizzar
si solo con il ricongiungimento alle lotte rivoluzionarie del prole
tariato occidentale.
La rivoluzione russa port la Luxemburg a rafforzarsi nella con
vinzione che il ruolo di un partito rivoluzionario non poteva in
alcun modo consistere nel guidare dallalto o dallesterno le mas
se, ma che esso poteva trovare la sua autentica realizzazione uni
camente allinterno del processo rivoluzionario di massa. Una vera
rivoluzione, affermava, un grande movimento di massa non
mai, non pu essere mai un prodotto artificiale di direzione e agi
tazione cosciente e pianificata. Il partito pu bens fare chiarez
za sui compiti delle masse rivoluzionarie; ma per essere efficace
deve svolgere appunto la sua opera in quanto nucleo interno e non
esterno a esse30. Cos ella indic il valore di modello dellespe
rienza russa per i socialisti dOccidente:

la riv o lu z io n e presente in corso n e llim p e ro za ris ta c o stitu is c e una n u o va a p


p a riz io n e , che p e r le fu tu re lo tte riv o lu z io n a rie d e l p ro le ta ria to eu ro p e o d o
vre b b e essere assai p i tip ic a che n o n le p re c e d e n ti riv o lu z io n i b o rg h e si in
F ra n cia e in G e rm a n ia 31.

Era un discorso volto a affermare che n il richiamo neogiaco


bino di Lenin n il parlamentarismo e il riformismo tipici del so
cialismo occidentale integratosi nei sistemi capitalistici costituivano
formule valide del comportamento proletario e socialista nellepo
ca della rivoluzione sociale. E qui cogliamo anche in modo inequi
vocabile le premesse del diverso comunismo di matrice luxembur-
ghiana rispetto a quello di matrice leniniana.
Nel settembre 1906 Rosa Luxemburg port a termine un sag
gio, S c i o p e r o d i m a s s a , p a r t i t o e s i n d a c a t i , nel quale ella condens0*

i0 Ivi, pp. 510-11.


51 Ivi, p. 530.
V'. Rosa Luxemburg c il mito delle masse 225

si pu dire tutto il corso precedente del suo pensiero politico, giunto


a piena maturazione intorno al 1905-1906 e rappresenta la quin
tessenza di ci che si chiamato luxemburghismo, vale a dire
la teoria del protagonismo storico rivoluzionario delle masse pro
letarie moderne.
Rosa Luxemburg mise al centro la tesi che lo sciopero di mas
sa rappresentava la forma finalmente scoperta della rivoluzione mo
derna. Non vi dubbio che ella ritenesse che la sua comparsa, specie
nella rivoluzione russa, rappresentasse il compimento pratico del
marxismo teorico. Come Marx aveva scoperto il fondamento del
lo sfruttamento capitalistico moderno, cos il proletariato russo ave
va scoperto lespressione pratica, concretamente politica, del
processo rivoluzionario moderno. Scrive Rosa Luxemburg:

L o sciopero d i massa d u n q u e la fo rm a p rim a , n a tu ra le e im p u ls iv a , che


assume o g n i grande azione riv o lu z io n a ria d e l p ro le ta ria to , e q u a n to p i l in
d u s tria d iv e n ta la fo rm a d o m in a n te d e lleco n o m ia , q u a n to p i d o m in a n te il
ru o lo d e l p ro le ta ria to ne lla riv o lu z io n e e p i s vilu p p a ta la c o n tra d d iz io n e fra
ca p ita le e la v o ro , ta n to p i g li scio p e ri d i massa sono d e s tin a ti a d iv e n ta re
possenti e d e c is iv i. L a p rin c ip a le fo rz a p re ce d e n te d e lle r iv o lu z io n i b o rg h e si,
la lo tta d i b a rric a te , lo s co n tro a p e rto con il p o te re arm a to d e llo S ta to , c o s ti
tuisce nella riv o lu z io n e o d ie rn a solo u n p u n to e strem o, solo u n m o m e n to n e l
l in te ro processo de lla lo tta p ro le ta ria d i m assa323.

Dunque lo sciopero di massa quale ce lo mostra la rivoluzione


russa i l m o d o s p e c i f i c o d i m o v i m e n t o d e l l a m a s s a p r o l e t a r i a , l a
f o r m a i n c u i s i s v e l a l a l o t t a p r o l e t a r i a n e l l a r i v o l u z i o n e 0'' . Ora, in
quanto lo sciopero di massa scaturisce non da una impossibile pia
nificazione esterna e artificiale, ma dai conflitti sociali giunti a ma
turit, in realt non lo sciopero di massa produce la rivoluzione,
bens la rivoluzione produce lo sciopero di massa34.
La funzione della socialdemocrazia, del partito, quella di es
sere la forza che incanala il fiume, che d la parola dordine, la
direzione alla lotta, che formula la t a t t i c a della lotta politica al
laltezza dei rapporti di forza fra le classi35. Il partito deve da un
lato avere la capacit di p r e c e d e r e lo sviluppo delle cose e dallal
tro cercare di a c c e l e r a r l e . In questo senso, se deve favorire e sfrut
tare a fondo la spontaneit delle masse, esso non deve per restare
in attesa passiva della sua eruzione36.

32 Ivi, p. 148.
33 Ivi, p. 125.
54 Ivi, p, 130.
35 Ivi, p. 133.
Ivi, pp. 145-46.
226 L'utopa caduta

Tutto ci culminava nella tesi che lincandescenza dello scio


pero di massa, le lotte di strada sono potenti fattori di organizza
zione, contrariamente alle posizioni formalistiche tipiche in primo
luogo dei sindacati tedeschi, i quali concepiscono lorganizzazio
ne come il frutto del reclutamento burocratico 57. Insomma, al
lopposto della concezione meccanico-burocratica, lo sviluppo
dialettico vivente fa nascere lorganizzazione come prodotto della
lotta58. Concependo lorganizzazione meccanicamente e astrat
tamente come premessa della lotta, si giunge necessariamente a sot
tovalutare la massa dei proletari non organizzati e la loro maturit
politica57'. La polemica contro i sindacati era, come si vede, di
retta, frontale, impietosa. Decisivo era comprendere la rivoluzio
ne russa nel contesto storico dei risultati generale dello sviluppo
capitalistico internazionale, e quindi ecco il punto essenziale
non tanto come ultimo epigono delle vecchie rivoluzioni borghe
si, quanto piuttosto come un precursore della nuova serie delle
rivoluzioni proletarie dOccidente40. Considerando direttamen
te la situazione tedesca, Rosa Luxemburg rivolgeva alla socialde
mocrazia il monito che in Germania, dove da un lato i rapporti
giuridici borghesi esistevano da tempo ed erano giunti al loro de
clino e dallaltro la democrazia e il liberalismo erano disseccati,
non si poteva pi parlare di una rivoluzione b o r g h e s e . Nelle con
dizioni tedesche ormai si imponeva come ultimo fine storicamente
necessario soltanto la d i t t a t u r a d e l p r o l e t a r i a t o : un obiettivo non
immediato, da conseguirsi in un lungo periodo di lotte sociali gi
gantesche, ma ormai ineludibile41. Compito storico della social-
democrazia e della classe operaia tedesca era dunque bens quello
di imparare dalla Russia, ma di superare la Russia portando il pro
cesso rivoluzionario allaltezza della maturit sociale e economica
della Germania.
Se S c i o p e r o d i m a s s a , p a r t i t o e s i n d a c a t i fu la pi forte e com
patta ondata polemica che diresse contro il moderatismo nella so
cialdemocrazia tedesca, al V Congresso del Partito socialdemocratico
russo, a cui partecip in qualit di delegata della S dkpil (13 mag
g io -I o giugno 1907), Rosa Luxemburg fece emergere la natura
del suo dissenso verso i menscevichi e bolscevichi in relazione ai
problemi della strategia rivoluzionaria. Ribad le critiche ai bol-

*' Ivi, pp. 117-18.


58 Ivi, pp. 141-42.
59 Ivi, p. 144.
40 Ivi, pp. 149-50.
41 Ivi, p. 153.
\ . Rosa Luxemburg e il mito delle masse 22 7

scevichi, questa volta in relazione alla loro sopravvalutazione della


cosiddetta insurrezione armata, concepita in modo angustamen
te cospirativo e non privo di avventurismo42; e sottoline 1 in
tolleranza e quanto vi era di meccanicistico nelle concezioni
bolsceviche. Ma spieg, e giustific, i difetti del bolscevismo in
quanto determinati pur sempre da una appassionata difesa dei prin
cipi della politica di classe del proletariato di fronte a una de
stra, i menscevichi, ridottasi a una gelatina senza forma43.
In sostanza, Rosa Luxemburg si sentiva separata dai bolscevi-
chi da importanti questioni; ma molto di pi la separava dai men
scevichi: in primo luogo tutta la strategia di fronte alla rivoluzione
russa, che questi vedevano come battistrada di un potere borghe
se democratico in cui ella al pari dei bolscevichi non credeva. In
tervenendo al congresso sul problema del rapporto fra proletariato
e contadini, in consonanza sostanziale con le tesi di Trockij, Rosa
Luxemburg insistette che s in Russia i contadini rappresentavano
un fattore obiettivamente rivoluzionario, ma anche che lalleanza
con i contadini era destinata a restare instabile per la naturale ten
denza di una gran parte di essi, una volta soddisfatta la loro fame
di terra, a stabilizzarsi su un terreno conservatore borghese e per
sino controrivoluzionario. Era impensabile a differenza di quanto
ritenevano i bolscevichi una alleanza stabile in un certo senso
paritetica fra contadini e proletari, dato il carattere oscillante e
subalterno dei primi; sicch era compito storico del proletariato
cosciente far fronte al caotico movimento dei contadini affer
mando su di esso la propria direzione politica44.

6. L a ro ttu ra c o n K a u tsk y e l i s o l a m e n t o d i R o sa L u xem b u rg

La sconfitta della prima rivoluzione russa ebbe profonde ri-


percussioni aUinterno della socialdemocrazia tedesca. L insurre
zione di Mosca del dicembre 1905 era stata schiacciata nel sangue,
segnando cos una svolta che aveva aperto le porte alla reazione
zarista. E pur vero che la rivoluzione indusse il regime a conces
sioni, la pi significativa delle quali fu linstaurazione di forme po
litiche rappresentative, che si concret fra il 1906 e il 1917 nella
convocazione di quattro Dume. Ma si tratt di una caricatura vera

42 Ivi, pp. 222-23.


15 Ivi, p. 224.
44 Ivi, pp. 228-30.
228 L'utopia caduta

e propria del regime parlamentare, che lasciava la sostanza del po


tere nelle mani dellautocrazia. La svolta reazionaria in Russia non
scosse per Rosa Luxemburg, che rimase convinta da un lato della
instabilit ormai definitiva del regime zarista e dallaltro che gli
insegnamenti venuti dalla rivoluzione circa il valore dello sciope
ro di massa non risultassero in alcun modo sminuiti.
La battaglia condotta dalla Luxemburg fra il 1906 e il 1914
and incontro a uno scacco totale. Le ragioni di questo scacco so
no fondamentalmente due. La prima sta nel fatto che la socialde
mocrazia e i sindacati tedeschi, al di l dellideologia ufficiale, non
erano in alcun modo forze rivoluzionarie. Erano organizzazioni
che agivano secondo forme e obiettivi riformisti, consideravano
la loro crescita organizzativa come scopo fondamentale, secondo
schemi burocratici mutuati nelle linee essenziali dellamministra
zione statale e economica capitalistica. Inoltre, a differenza di Rosa
Luxemburg, avevano assai viva la coscienza della forza delle classi
dirigenti tedesche e ritenevano che qualsiasi scontro frontale con
queste avrebbe determinato la loro disfatta. Pertanto si muoveva
no secondo una logica di mutamento interno al sistema costituito
e non di mutamento contro di esso. Detto ci, si pu cogliere la
seconda ragione dello scacco subito da Rosa Luxemburg, che in
timamente legata alla prima. Rosa Luxemburg si rivolgeva a un
partito che non era in alcun modo disposto a accoglierne la linea
politica. Sicch ella si trov in un crescente isolamento, seguita
solo da alcuni esponenti dellala radicale della socialdemocrazia e
da nuclei piuttosto ristretti della base socialdemocratica.
Si pu essere indotti (e molti interpreti di Rosa Luxemburg
sono stati in effetti indotti) a ritenere che la rivoluzionaria polac
ca abbia avuto in sorte, nel periodo che corre fra il 1906 e il 1914,
di essere una Cassandra inascoltata della socialdemocrazia tede
sca. In effetti, Rosa Luxemburg fu una vera Cassandra, ma le ve
rit che ella intravide e gli ammonimenti che rivolse inascoltata
furono per punti decisivi solo mezze verit e ammonimenti per
aspetti importanti fragilmente fondati. Rosa Luxemburg colse due
verit profonde: 1. la realt esplodente dellimperialismo che
muoveva in direzione della guerra; 2. la trasformazione in senso
moderato della socialdemocrazia. Si pu dire, in sintesi, che la Lu
xemburg e i suoi seguaci furono in certo modo pi preparati di
gran parte del Partito socialdemocratico alla crisi del 1914. Ma
dir questo non sufficiente. Ella vide bens la realt dellimpe-
rialismo, ma lesse questa stessa realt in modo deviarne (questo
errore fu comune a tutte le tendenze marxiste rivoluzionarie e
V. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 229

dur per tutta unepoca storica), nel senso che colleg limperiali
smo, in quanto fenomeno storico generale, con la crisi storica con
clusiva del capitalismo. Da questo venne spinta a ritenere che al
limperialismo si dovesse e potesse rispondere da parte socialista
unicamente con la rivoluzione. Quel che ella non vide fu che lim
perialismo rappresentava un capitolo della trasformazione del ca
pitalismo e non lespressione del suo esaurimento. Per contro i
socialdemocratici tedeschi avversi allala rivoluzionaria avevano pie
na coscienza della potenza dello Stato nazionale, delle sue forze
armate, della sua burocrazia, dei ceti economici capitalistici, della
compattezza del blocco aristocratico-grande-medio-piccolo borghese
antisocialdemocratico; mentre Rosa Luxemburg dava sullo Stato
tedesco e sulla sua forza un giudizio incredibilmente superficiale,
convinta che le classi dirigenti fossero in una fase di crescente de
bolezza e perdita di fiducia in se stesse. Si potrebbe dire che gli
uomini degli apparati si considerassero come dei seri professioni
sti di fronte a una dilettante irresponsabile. In un simile contesto
la frattura fra Rosa Luxemburg e la maggioranza del partito si fe
ce a mano a mano pi profonda.
Il culmine della frattura la Luxemburg lo raggiunse quando si
trov divisa, oltre che dai revisionisti e dai riformisti dichiarati, suoi
tradizionali avversari, anche da coloro che erano stati i suoi alleati
nella battaglia contro il revisionismo di Bernstein, in prima fila Be
bei e Kautsky. Questultimo aveva tratto dalla sconfitta della rivo
luzione russa una conclusione opposta a quella di Rosa Luxemburg.
Infatti si era persuaso che se lo zarismo, nella sua debolezza, era
riuscito a stroncare lazione delle masse popolari russe, vi era poco
da sperare che in Germania, dove vi era a suo giudizio Io Stato pi
forte del mondo, potesse risultare efficace limitazione del modello
rivoluzionario russo. Egli perci fin per attaccare duramente il ri-
voluzionarismo di Rosa Luxemburg, definendolo un vero e proprio
avventurismo politico. Cos la Luxemburg venne a trovarsi defini
tivamente separata anche da Kautsky, al fianco del quale aveva fi
no a allora condotto la lotta contro il revisionismo e per lafferma
zione di una strategia rivoluzionaria in Germania.
Fra il 1910 e il 1912 si evidenzi del tutto il definitivo divor
zio fra lei e Karl Kautsky. Allorch nel 1910 si giunse in Germa
nia a una forte tensione politica, avente il suo fondamento soprat
tutto nelle lotte per la modifica dei regimi elettorali nei L n d e r
di Prussia e Sassonia, la Luxemburg pens che fosse maturato il
momento decisivo per passare senzaltro dalla teoria dellazione
di massa alla sua applicazione pratica. Le premesse del fermento
230 L'utopia caduta

erano anche economiche. Fra il 1907 e il 1909 una condizione


di crisi economica aveva portato la disoccupazione a livelli eleva
ti (circa un milione di disoccupati) e i prezzi dei generi alimen
tari e dei prodotti industriali a una forte crescita. Nello stesso
periodo si svilupparono grandi dimostrazioni contro il regime elet
torale classista prussiano e sassone. A ci aggiungasi che le ten
sioni interimperialistiche aumentavano costantemente di inten
sit. In questa situazione emerse altres una volont fermissima
nella maggioranza delle classi dirigenti e imprenditoriali di oppor
si a ogni concessione. Nel febbraio-marzo 1910 una ondata di agi
tazioni di massa di imponenti proporzioni scosse limpero. Il mo
vimento non diede segni di spegnersi. Anzi nellautunno a Ber
lino si giunse anche a scontri fra polizia e dimostranti. Fu in que
ste condizioni che si determin la frattura fra Rosa Luxemburg
e Kautsky. La prima sostenne che si apriva in Germania locca
sione di una lotta per modificare i rapporti di forza fra le classi
e lo stesso regime politico, affermando persino la necessit di por
re allordine del giorno la repubblica. Il secondo invece partiva
da una valutazione opposta dei rapporti di forza politici e socia
li. Per lui lo Stato tedesco era lo Stato pi forte del mondo e una
strategia come quella luxemburghiana avrebbe portato a uno scon
tro frontale fra socialdemocrazia e classi dirigenti destinato a con
cludersi con lannientamento del movimento operaio. Il succes
sivo decorso storico avrebbe inequivocabilmente dimostrato co
me la tesi luxeburghiana poggiasse su una valutazione del tutto
errata della natura dello Stato tedesco e del blocco socio-politico
che lo sosteneva.
Proprio nel marzo 1910, quando le agitazioni di massa anda
vano prendendo una consistenza sempre pi notevole, Rosa Lu
xemburg pose al partito linterrogativo sul che fare in due articoli
particolarmente incisivi, W a s w e i t e r ? e Z e t d e r A u s s a a t . Rosa Lu
xemburg poneva la socialdemocrazia tedesca di fronte a una alter
nativa radicale: il partito era chiamato a scegliere fra una strategia
volta a lottare contro le singole, empiriche manifestazioni del si
stema capitalistico (militarismo, monarchia e consimili ismi) e
una strategia finalizzata alla lotta contro linsieme del sistema ca
pitalistico e lo Stato di classe in quanto tale. Il che non signifi
cava affatto sottovalutare le riforme democratiche parziali. A
esempio la lotta per la repubblica in Germania aveva ormai un si
gnificato centrale e eccezionale, poich essa aveva la natura di un
grido di guerra vero e proprio contro il militarismo, il marinismo, la
V. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 231

politica coloniale, la politica mondiale, il predominio dei Junker,


la prussianizzazione della Germania45.
Era inevitabile che posizioni di tal fatta suscitassero lavversio
ne decisa delle dirigenze del partito e dei sindacati, che vedevano
nella concezione della Luxemburg da un lato una minaccia diretta
al loro ruolo e dallaltro una strada avventuristica che, se seguita,
avrebbe portato al sovvertimento del quadro della legalit e a met
tere in forse lorganizzazione con il pericolo di una repressione la
quale avrebbe provocato un disastro assai peggiore di quello gi vis
suto nel periodo delle leggi eccezionali. Era il metodo stesso di lot
ta proposto dalla Luxemburg che appariva inconciliabile con quello
fino allora usato dal partito e dai sindacati: spostare il baricentro
dellazione dal parlamentarismo e dalle lotte rivendicative allextra-
parlamentarismo significava correre appunto lavventura dellimpre-
vedibilit e abbandonare per contro quella strategia della prevedibilit
e del controllo delle lotte che rappresentava il fondamento del ruo
lo dei quadri politici e sindacali della socialdemocrazia. Il compito
di respingere frontalmente la proposta luxemburghiana venne as
sunto in prima persona questa volta da Kautsky, il teorico marxista
che pure aveva svolto un ruolo di punta nella polemica contro il
revisionismo e che fino a poco prima era qualificato lui stesso come
un radicale. Kautsky, replicando alla Luxemburg, sostenne che
la convinzione di questa secondo cui il movimento operaio tedesco
doveva porre al centro della sua azione gli insegnamenti della rivo
luzione russa risultava ormai del tutto deviante, poich le differen
ze fra la situazione tedesca e quella russa erano assai maggiori delle
analogie. Egli sottoline come le azioni di massa rivoluzionarie del
proletariato russo prendessero il loro carattere immediatamente dal
fatto che questultimo non disponeva di alcun canale di lotta lega
le; e come nella Germania del 1910 le condizioni fossero radical
mente diverse da quelle della Russia del 1905. Le lotte del 1905
in Russia avevano preso il loro avvio in un ben specifico contesto:
una guerra perduta, il totale discredito del governo, la crisi dellap
parato statale e militare. Pertanto Kautsky concludeva che in Ger
mania non esistevano i presupposti per una strategia dellannienta
mento e che si doveva procedere ricorrendo a una strategia del
logoramento, lunica adatta a un paese in cui a un forte movimen
to operaio organizzato corrispondevano altres una forte organizza
zione e una grande potenza delle classi dirigenti46. In Germania,

'n Luxemburg, Gesammelte Werke, Band 2, cit., p. 302.


46 K. Kautsky, Was nun?y in Die Neue Zeit, XXVIII, 1909-10, Band II, pp. 37-8.
232 L utopia caduta

una linea di scontro frontale fra proletariato e classi alte avrebbe


posto il primo di fronte a unalternativa senza scampo: o annien
tare il nemico o essere da questo annientato47. Kautsky non
escludeva una lotta risolutrice, ma in condizioni diverse da quelle
attuali, cio o nel caso di un attacco reazionario alle libert di azione
politica della socialdemocrazia oppure nel caso di una crisi sostan
ziale della potenza avversaria.
La replica della Luxemburg alla presa di posizione di Kautsky
fu durissima e sprezzante. Per lei non si trattava di scegliere fra
strategia del logoramento e strategia dellannientamento, ma
fra infiacchimento e lotta48.
Il contrasto fra i due si allarg, assumendo un carattere di rot
tura definitiva. Quello di Rosa Luxemburg insistette Kautsky
era nella situazione tedesca un vero donchisciottismo. Ella non ve
deva lessenziale, e cio che il parallelo fra Russia e Germania non
aveva fondamento, poich decisivo non era lo sciopero di massa in
s e per s, ma il contesto storico-politico in cui questo cadeva nel
luno e nellaltro paese. Nella Prussia odierna scrisse Kautsky la
situazione del tutto diversa da quella in cui si trovava la Russia
cinque anni or sono. Qui abbiamo a che fare con il pi forte gover
no che oggi esista. In nessun altro paese lesercito e la burocrazia
sono cos fortemente disciplinati, e in nessun altro paese il culto
del potere ancora cos radicato in ampi strati delle stesse masse.
Sicch la conclusione era: Nella Russia del 1905 il governo era com
pletamente isolato. Nella Prussia di oggi il proletariato si trova in
ogni azione isolato49. Nella sua ulteriore replica a Kautsky, Rosa
Luxemburg fece emergere i presupposti, del tutto erronei, della sua
visione strategica per la Germania, dileggiando come opportunismo
lasserzione kautskiana della grande potenza dello Stato tedesco e
delle sue classi dirigenti. Parlare di governo pi forte del mondo
in Germania era una mistificazione. Quello tedesco era un governo
senza piano, senza una direttrice politica, un governo di lacch
e burocrati in luogo di uomini di Stato50.
Al congresso della S pd del settembre 1910 Rosa Luxemburg
ribad le proprie posizioni sullo sciopero di massa e sul suo valore
come espressione della potenza proletaria, le quali costituivano or
mai un L e i t m o t i v del suo pensiero politico. E su questo binario
prosegu anche in seguito.

47 Ivi, pp. 71-2.


48 Luxemburg, Gesammelte Werke, Band 2, cit., p. 353.
49 K. Kautsky, Eine neue Strategie, in Die Neue Zeit, XXV III, 1909-10, Band
II, p. 368.
50 Ivi, p. 391.
V. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 233

Le elezioni del gennaio 1912 per il Reichstag furono un gran


de trionfo per la socialdemocrazia tedesca, che divenne il pi for
te partito parlamentare, conquistando il 34,8 per cento dei voti
e ben 110 deputati su 397. Esse segnarono la piena rivincita ri
spetto alla sconfitta del 1907. Rosa Luxemburg vide in questa
vittoria la premessa per sviluppare al massimo grado lazione di
massa volta ad espugnare il parlamento fondato sul sistema delle
tre classi vigente in Prussia e per incrementare la lotta contro
limperialismo51. La sua parola dordine la riassunse nello slogan:
Offensiva su tutta la linea: nella lotta riguardante il regime elet
torale prussiano, nella lotta contro limperialismo, nella lotta per
il pane a buon mercato e nel lavoro positivo nel campo della poli
tica sociale52. E ribatt che non le lotte parlamentari ma quel
le di massa potevano travolgere la reazione in Germania come
in Prussia53. La marcia, tappa dopo tappa, era verso la vittoria
finale del socialismo54*, che Marx e Engels avevano definitiva
mente indicato come s t o r i c a n e c e s s i t ^ . Al congresso del parti
to del settembre 1913 la Luxemburg ripet i suoi punti di vista,
rimanendo largamente isolata e ricevendo le pi accese accuse di
avventurismo dai capi sindacali. Il modo in cui comment i ri
sultati del congresso dimostrava quanto lontani fossero politica-
mente gli anni in cui ella portava la socialdemocrazia a esempio
di avanguardia nella lotta per il socialismo. Il congresso del 1913
afferm segnava un capovolgimento di linea rispetto a quel
lo del 1905, lanno che aveva visto la radicalizzazione del partito
circa la questione dello sciopero politico di massa. Ora la strategia
della direzione del partito consisteva nel manovrare i sindacati come
ariete contro lala sinistra del partito stesso56. L opportunismo
dominava. Una vera e propria palude si era formata allinterno
della socialdemocrazia tedesca. Kautsky ormai, dopo il suo spo
stamento in senso moderato, troneggiava in questa palude. Il da
farsi Rosa Luxemburg lo riassumeva nella lotta contro il conser
vatorismo spirituale nel partito e nella mobilitazione della gran
de massa dei compagni57.
Si era ormai alla vigilia, in senso storico, dellagosto del 1914.

51 R. Luxemburg, Gesammelte Werke, Band 3, Berlin 1978, p. 97.


Ivi, p. 99.
5i Ivi, p. 119.
,4 Ivi, p. 125.
Ivi, p. 181.
,< Ivi, p. 347.
,i Ivi, pp. 349-53.
234 L'utopia caduta

1. S v i l u p p o c a p i t a l i s t i c o , i m p e r i a l i s m o , s o c i a l i s m o . L a c c u m u l a z i o n e
d e l c a p ita le

Accanto allo sciopero politico di massa, come si gi accenna


to, laltro tema dominante nel pensiero e nellazione della Luxem-
burg negli anni fra il 1907 e il 1914 fu limperialismo. Ella proce
dette in questo campo seguendo due linee di fondo: lagitazione
politica e la ricerca della dimostrazione teorica del destino impe
rialistico del capitalismo e dellinevitabile fallimento di qualsiasi
strategia riformistica. Pu dirsi che la Luxemburg, ricollegandosi
alle tesi sul crollo capitalistico sostenute nella polemica contro Bern-
stein, tent di dare un nuovo fondamento a quelle stesse tesi, ora
radicate nellanalisi del fenomeno imperialistico divenuto sempre
pi minaccioso. In questo senso il suo pensiero teorico fin per tro
vare il baricentro fondamentale nella ricerca delle cause inevitabi
li del crollo del capitalismo, la quale a sua volta costituiva la premessa
della dimostrazione delle cause altrettanto inevitabili del sociali
smo. Non bisogna per giungere alla conclusione lo si gi no
tato che la Luxemburg finisse per affidare lavvento del socia
lismo allo sviluppo meccanico delle contraddizioni del capitalismo,
poich per lei la teoria del crollo costitu il supporto di fondo a
una concezione per contro attivistica della lotta per il socialismo,
in quanto era convinta che lacutizzarsi dei contrasti sociali e poli
tici avrebbe portato al trionfo del socialismo gi prima che il capi
talismo avesse esaurito il suo ciclo storico in termini di impossibilit
economica oggettiva. La Luxemburg pensava che il soggettivismo
rivoluzionario avrebbe accorciato i tempi del tracollo capitalistico
determinato dalla piena decadenza in senso fisiologico. Al congresso
dellInternazionale dellagosto 1907 tenutosi a Stoccarda, Rosa Lu
xemburg present perci insieme con Lenin e Martov un emenda
mento alla risoluzione Bebel sul da farsi in caso di guerra, che venne
accettato pressoch allunanimit, nel quale si affermava che era
dovere degli operai e dei loro rappresentanti socialisti: cercare di
impedire la guerra; se la guerra fosse ci nonostante scoppiata, cer
care di farla cessare e sforzarsi con tutte le forze di sfruttare la
crisi economica e politica determinata dalla guerra ai fini del som-
movimento politico degli strati popolari e dellaccelerazione del
labbattimento del dominio di classe capitalistico58.
In occasione della campagna elettorale del 1911, la Luxemburg
si lanci contro le utopie pacifiste. Vana la speranza di scindere

58 Luxemburg, Gesammelte Werke, Band 2, cit., p. 236; cfr. anche p. 238.


V'. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 235

il capitalismo dal militarismo, poich imperialismo e militarismo


altro non sono che il metodo specifico del capitalismo di affron
tare le proprie contraddizioni. L imperialismo lespressione nel
campo dei rapporti internazionali del modo di produzione anar
chico del capitalismo9.
Quanto ormai Rosa Luxemburg fosse distante dalla linea pre
valente nel partito si pot misurare in occasione della crisi maroc
china del 1911. La direzione del partito, con Bebel alla testa, per
non dare agli avversari il pretesto di una agitazione nazionalistica
contro la socialdemocrazia del tipo di quella del 1907 (si stavano
preparando le elezioni del gennaio 1912), si dimostr ostile a una
manifestazione internazionale proposta dai socialisti francesi e ap
poggiata da quelli inglesi e spagnoli. La Luxemburg reag duramen
te, accusando la direzione di avere della campagna elettorale una
concezione distorta e opportunistica, che si esprimeva chiaramente
nellignorare il rapporto concreto fra politica interna e politica inter
nazionale, nellaffrontare solo empiricamente gli effetti della seconda
sulla prima con malfondati calcoli: una separazione artificiale non
accettabile5960. In questo modo si impediva alle masse di pervenire
a quella maturit rivoluzionaria, maturit dello spirito e della vo
lont, che costituiva Punico mezzo efficace per combattere lim
perialismo61. Nel cogliere infatti lindissolubile legame fra impe
rialismo e sviluppo capitalistico consisteva la caratteristica che di
videva la politica proletaria da quella piccolo-borghese62*. Il dis
senso sulla politica da tenersi di fronte allimperialismo fra la Lu
xemburg e la direzione del partito, che ebbe una espressione ulte
riore al congresso di Jena del 1911, faceva parte di un pi generale
dissenso. Per la Luxemburg, come era vano puntare in politica in
terna sulle riforme parziali e sullaccordo politico con i liberali, cos
in politica estera era altrettanto vano puntare sulle iniziative paci
fistiche e su misure di disarmo. La linea generale per lei doveva es
sere: lotta di massa contro la reazione interna e contro limperialismo.
L imperialismo non era infatti un fenomeno contingente, ma la ma
nifestazione esterna della natura intrinseca dello sviluppo capitali
stico. Questa natura intrinseca allinterno produceva ostacoli crescenti
allo sviluppo democratico, decadenza del parlamentarismo, raf
forzamento del regime personale65.

59 Ivi, pp. 494-95.


60 Luxemburg, Gesammelte Werke, Band 3. cit., p. 11.
61 Ivi, p. 25.
62 Ivi, p. 30; cfr. anche p. 34.
Ivi, pp. 64-5; cfr. anche pp. 78-9.
256 L'utopia caduta

Lo sviluppo della politica interna tedesca nel quadro dellacuirsi


dei contrasti europei dimostr che la socialdemocrazia tedesca era
del tutto impotente a operare per una politica di disarmo; per cui
nel 1913 essa si trov a patteggiare con il governo se le spese mili
tari dovessero gravare sulle masse con una tassazione indiretta op
pure sulle classi pi abbienti con la tassazione diretta. La tesi, so
stenuta anche da Bernstein, che il partito dovesse opporsi a ogni
tipo di spese militari in nome della lotta contro il militarismo ven
ne bocciata da parte del gruppo parlamentare socialdemocratico.
Al congresso di Jena del 1913, dove la questione venne accesamente
discussa, Rosa Luxemburg fu buon profeta, allorch afferm che,
in base alla scelta del gruppo parlamentare, quando scoppiasse la
guerra e noi non potessimo pi mutare questo fatto e quando ci
si trovasse di fronte alla questione se i costi debbano essere coper
ti attraverso tasse dirette o indirette, lunica conseguenza sareb
be stata in ogni caso lo schierarsi per la concessione delle spese
belliche64. Del pari ella fu buon profeta di fronte al tribunale che
doveva condannarla nel febbraio del 1914 per agitazione antimili
taristica, allorch disse che la guerra avrebbe potuto essere con
dotta solo a due condizioni: che la massa lavoratrice vi prendesse
parte con entusiasmo oppure che essa la sopportasse tolleran
d o65. Si trattava per per lei di una mera ipotesi astratta; e qui
stava il suo punto debole. Ella era infatti convinta che, in caso
di guerra, latteggiamento concreto delle masse sarebbe stato op
posto, secondo lesempio che era venuto nel 1911 dal proletariato
italiano, il quale aveva risposto allavventura tripolina con dimo
strazioni di massa66. In sostanza, lagitazione antimilitaristica di
Rosa Luxemburg poggiava su una visione irrealistica dei rapporti
fra le classi, secondo cui le masse erano pronte allagitazione rivo
luzionaria e le classi alte sullorlo del loro collasso. Nel maggio del
1914 ella diede cos piena espressione a questo irrealismo:

I l m ilita ris m o e le classi d o m in a n ti h a n n o p e rd u to la fid u c ia in s stessi.


I n base a ci si spiega la pa u ra che h a n n o d e lla n o s tra a g ita zio n e . I l m ilita r i
sm o e lo S ta to a ttu a le che poggia su d i esso sono c o m p le ta m e n te fr a d ic i67.

L incapacit da un lato della maggioranza della socialdemocrazia


tedesca di bloccare la spinta alla guerra sulla base del riformismo

64 Ivi, p. 341.
65 Ivi, p. 400.
66 Ivi, p. 404.
6/ Ivi, p. 445; cfr. anche p. 451.
V. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 21

e del pacifismo e dallaltro dellala radicale di comprendere la realt


dei rapporti di forza sociali e le illusioni di questa sulla decadenza
del capitalismo e delle classi dirigenti dimostravano appieno lo scac
co cui era giunto nel 1914 lintero movimento operaio in Germania.
Rosa Luxemburg, proprio quando i conflitti imperialistici an
davano precipitando e allinterno della socialdemocrazia tedesca
si facevano pi acuti i contrasti sulla linea da seguire, tent di da
re alla sua battaglia politica un adeguato supporto teorico, cos co
me aveva gi fatto nel corso della battaglia antirevisionistica. Ella
si propose di dimostrare due cose: 1. che limperialismo non era
una delle possibili strategie politiche del capitalismo, ma lespres
sione unica del suo destino storico; 2. che esso, mentre era una
necessit del capitalismo, costituiva al tempo stesso il fondamen
to necessario del socialismo, poich nella sua logica ultima porta
va al crollo del capitalismo in quanto sistema produttivo e sociale.
La dimostrazione teorica dellinevitabilit del crollo capitalistico
nellera dellimperialismo secondo lintento di Rosa Luxemburg do
veva, dal punto di vista della lotta pratica, servire quale presuppo
sto non dellattesa passiva del crollo, in s e per s pur inevitabile,
ma dellimpegno dei rivoluzionari a abbreviare lagonia del capi
talismo. L opera in cui la Luxemburg cerc di dare questa dimo
strazione fu L a c c u m u l a z i o n e d e l c a p i t a l e . C o n t r i b u t o a l l a s p i e g a z i o n e
e c o n o m i c a d e l l i m p e r i a l i s m o , portata a termine nel dicembre del 1912
e pubblicata nel 1913. Questopera, che colloc la Luxemburg fra
i sostenitori della teoria del crollo capitalistico pi ancora di quanto
non fosse risultato dallopuscolo antibernsteiniano R i f o r m a s o c i a
l e o r i v o l u z i o n e ? del 1899, era chiaramente diretta a colpire la tesi
revisionista e anche centrista secondo cui il capitalismo non con
teneva in s una impossibilit economica di funzionamento.
Ecco come Rosa Luxemburg, nella parte finale del suo saggio,
indicava il destino storico del capitalismo nellera dellimperialismo:

L im p e ria lis m o l espressione p o litic a d e l processo d e ll accum ulazione ca


p ita lis tic a nella sua lo tta c o n co rre n z ia le p e r i re s ti d e l c o n te s to m o n d ia le ^n o n
c a p ita lis tic o n o n ancora p o s ti s o tto c o n tro llo [...]. In conseguenza d e ll a lto
s v ilu p p o e della sem pre p i accesa c o n co rre n z a d e i paesi c a p ita lis tic i p e r la
c o n q u is ta d i re g io n i no n c a p ita lis tic h e l im p e ria lis m o cresce in en e rg ia e in
v io le n za , ta n to n e lla sua ag g re ssivit c o n tro il m o n d o n o n c a p ita lis tic o q u a n
to n e ll a c u tiz z a rs i d e lle c o n tra d d iz io n i fra i paesi c a p ita lis tic i in co n co rren za .

Cos la via dellespansione capitalistica quella stessa che por


ta alla sua fine. Ormai il mondo gi entrato in un periodo di
catastrofi. I socialisti non debbono attendere che lo sbocco fina-
238 L'utopia caduta

le dellevoluzione capitalistica sia pedantescamente raggiunto; essi


possono interromperlo con la rivoluzione68. Proprio lultima pagina
del libro terminava con una profezia sulla inevitabilit del socialismo:
il capitalismo concludeva Rosa Luxemburg poggia su una vi
vente contraddizione storica, per cui il suo movimento di accumula
zione lespressione, la soluzione continua e al tempo stesso il po
tenziamento della contraddizione. Ad un certo punto dello sviluppo
questa contraddizione non pu essere altrimenti risolta che facen
do luogo ai fondamenti del socialismo, cio al dispiegamento ar
monico e razionale di tutte le forze produttive della terra69.
Il tipo di analisi su cui la Luxemburg aveva fondato la sua teo
ria dellaccumulazione e dellimperialismo vennero sottoposti a vio
lente critiche non solo da parte dei revisionisti ma anche da marxisti
ortodossi socialdemocratici come Otto Bauer, e dagli stessi Lenin
prima e Bucharin poi, i quali misero in evidenza gli errori teorici
della teoria luxemburghiana. Tutti costoro si trovarono uniti nel
dimostrare come il funzionamento del capitalismo non fosse af
fatto legato al contesto extracapitalistico (anche se erano poi divi
si al loro interno nellanalisi del tipo di contraddizioni generate
dal capitalismo e delle relative conseguenze sociali e politiche). Ma
Rosa Luxemburg non volle accettare queste critiche, in primo luogo
per un motivo politico: poich temeva che ammettere la possibili
t che il capitalismo potesse funzionare senza contraddizioni in
terne oggettive autodistruttive significasse aprire le porte a con
clusioni politiche revisioniste (nel 1917 ella avrebbe portato a ter
mine una A n t i c r t i c a , lunga risposta ai suoi critici).

8. L a n a l i s i d e l l a c r i s i d e l l a s o c i a l d e m o c r a z i a e d e l l I n t e r n a z i o n a l e
dopo il 1914

Lo scoppio della guerra mondiale e il crollo della Seconda In


ternazionale segnarono per Rosa Luxemburg la fine di unepoca
del movimento operaio. Si tratt ai suoi occhi di una vera e pro
pria caduta degli dei. Ma la crisi dello zarismo e liniziativa ri
voluzionaria del proletariato in Russia significarono per lei, come
per tutta una generazione di rivoluzionari socialisti, la fine della
ritirata e il ritorno dellalta marea del movimento rivoluziona
rio internazionale.

68 R. Luxemburg, Gesammelte Werke, Band 5, Berlin 1975, pp. 391-92


69 Ivi, p. 411.
V. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 239

Nel lasso di tempo fra il 1914 e il 1917, Rosa Luxemburg ope


r incessantemente per quella rinascita che la rivoluzione in Russia
sanzion concretamente. La sua critica alla socialdemocrazia tede
sca e alla Seconda Internazionale fu implacabile; non meno di quel
la che parallelamente conduceva Lenin. Senonch questa critica si
distinse immediatamente dalla critica leniniana sotto un profilo es
senziale, un profilo per cui il luxemburghismo sarebbe stato succes
sivamente sottoposto dai bolscevichi a severe riserve. La Luxem
burg colleg le condizioni della ripresa dellinternazionalismo non
alla fondazione di una Internazionale scissionista, ma alla rifonda
zione ideologica della Seconda Internazionale, poich riteneva che
la scissione del movimento operaio internazionale avrebbe signifi
cato di per s un fattore di crisi permanente al suo interno; del pari
ella condusse dapprima la sua lotta contro la S p d in nome di una
riconquista del partito al marxismo rivoluzionario, e solo tardiva
mente ne accett la scissione. Per la Luxemburg lunit sociale del
proletariato richiedeva ununica espressione organizzativa; per Le
nin lunit era essenzialmente un bene ideologico da ottenersi an
che attraverso la scissione organizzativa della classe.
Altro punto di grande importanza nelle diverse impostazioni
della Luxemburg e di Lenin era quello riguardante la parola d or
dine della trasformazione della guerra imperialistica in guerra ci
vile. La Luxemburg, pur denunciando con parole di fuoco la col
laborazione della S p d e dei sindacati con il governo nel corso del
la guerra, ben conoscendo linfluenza che le vecchie organizzazio
ni del movimento operaio conservavano su una parte importante
del proletariato tedesco, non lanci la parola dordine della guerra
civile probabilmente per la consapevolezza che essa avrebbe signi
ficato non una guerra del proletariato contro le classi dominanti,
ma anzitutto una guerra fra parti del proletariato stesso. A questo
proposito ella mirava a una guerra che potremmo chiamare ideo
logica delle correnti rivoluzionarie del proletariato contro la so
cialdemocrazia maggioritaria e i suoi sostenitori. In ultima analisi,
Rosa Luxemburg riteneva che una vittoria ottenuta nel corso di
una guerra civile che avesse coinvolto da parti opposte le masse
operaie avrebbe potuto portare, nel caso pi favorevole, alla dit
tatura di un partito socialista, ma non della stragrande maggioranza
del proletariato. Il contrasto con Lenin su questo punto contene
va gi i n n u c e il contrasto futuro sul modo di concepire la demo
crazia proletaria che sarebbe emerso nellanalisi critica che la Luxem
burg rivolse nel 1918 al nuovo potere bolscevico dopo la Rivoluzione
di ottobre e la conquista del potere da parte del partito leniniano.
240 L'utopia caduta

La biografia di Rosa Luxemburg dopo il 4 agosto merita di es


sere sia pure brevemente ricordata per il valore che essa ha di do
cumento della sua battaglia rivoluzionaria intransigente. Compiuti
tentativi con Mehring, Clara Zetkin e altri di dar vita a un centro
di opposizione alla guerra e alla linea ufficiale della socialdemo
crazia tedesca di adesione allo sforzo bellico, la Luxemburg venne
imprigionata nel febbraio del 1915. In carcere scrisse il pi im
portante e organico saggio uscito dalla penna di un dirigente so
cialista radicale d Occidente di critica frontale alla capitolazione
dellInternazionale: L a c r i s i d e l l a s o c i a l d e m o c r a z i a , pubblicato nel
1916 sotto lo pseudonimo di Junius, in cui la parte centrale era
dedicata alle vicende tedesche nel quadro per di una considera
zione storica e di una riflessione complessiva sui compiti del futu
ro. Uscita di prigione nel febbraio 1916, prese parte attiva allor
ganizzazione del gruppo Spartaco, che raccolse i seguaci suoi e
di Karl Liebknecht. Nel luglio del 1916 la Luxemburg venne nuo
vamente arrestata; sarebbe uscita di prigione solo nel novembre
1918. In carcere ebbe modo di continuare a scrivere assicurando
cos la sua partecipazione alla lotta rivoluzionaria.
La reazione di Rosa Luxemburg alla situazione creata dal 4 agosto
in Germania e in Europa fu segnata in un primo tempo da un lato
dal senso di un disastro storico e dallaltro dalla riaffermazione delle
ragioni permanenti della politica rivoluzionaria. I socialisti disse
senza lInternazionale e contro lInternazionale non sono nul
la70. La rottura consumata dalla S pd con linternazionalismo era
una infamia senza precedenti nella storia dei partiti71. Quello com
piuto dai partiti socialisti, schieratisi dietro limperialismo sotto la co
pertura dei falsi valori della patria, della cultura, della libert,
dei diritti dei popoli, non era altro che uno scoperto tradimento
verso il socialismo (come si vede su questo punto Rosa Luxemburg
era del tutto in sintonia con Lenin). Ella per, pur sottolineando con
forza la responsabilit dei capi socialisti che nellora suprema avevano
piantato in asso le masse, ammetteva ormai che queste masse (e qui
vi era un punto di distacco importante da Lenin) erano state trasci
nate esse stesse in pieno dalla sbornia dello sciovinismo. Il com
pito dei rivoluzionari doveva consistere nel favorire un processo in
grado di portare nuovamente le masse, attraverso la guerra, al so
cialismo e alla lotta contro lintero mondo capitalistico72.

70 R. Luxemburg, Gesammelte Werke, Band 4, Berlin 1979, p. 8.


71 Ivi, p. 12.
' 2 Ivi, pp. 18-9.
V7. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 241

La prima analisi organica che la Luxemburg dedic alla crisi


del socialismo internazionale e tedesco fu un articolo preparato per
la nuova rivista Die Internationale, diretta da lei e da Mehring,
che usc nellaprile del 1915 (e fu subito sequestrata). Il crollo del
lInternazionale e del suo pi forte partito affermava in L a r i
c o s t r u z i o n e d e l l I n t e m a z i o n a l e non ha esempi nella storia di tutti
i tempi. Questo crollo aveva trascinato con s anche quello del
grande interprete ideologico del marxismo della Seconda Interna
zionale, cio di Kautsky, piegatosi a giustificare la disfatta soste
nendo che lInternazionale poteva essere bens uno strumento valido
in tempo di pace, ma non un mezzo efficace in periodo di guerra.
L orgoglio del movimento operaio tedesco, cio la sua meraviglio
sa organizzazione, si era prostituito al servizio della guerra impe
rialistica. Di fronte alla socialdemocrazia messasi al servizio della
guerra, il revisionismo di Bernstein appariva un innocente gioco
da bambini. La tragedia del proletariato era tale per cui Kautsky
aveva potuto riscrivere il M a n i f e s t o di Marx e Engels cos da far
dire a esso: Proletari di tutto il mondo, unitevi in tempo di pace
e sgozzatevi in tempo di guerra!73. L alternativa che si poneva
ora al socialismo internazionale era o di elevare il principio della
lotta di classe a principio valido anche durante la guerra contro
la guerra oppure di rovinare sotto il peso del falso principio dellar-
monia fra le classi al servizio del nemico interno. La ricostru
zione dellInternazionale pu cominciare soltanto in conseguenza
della liquidazione dellintera tattica seguita dopo il 4 agosto; il
da farsi era agire per la pi celere fine della guerra e per il rag
giungimento di una pace secondo linteresse comune del proleta
riato internazionale74.
Questi temi vennero ripresi in modo organico ne L a c r i s i d e l l a
s o c i a l d e m o c r a z i a . Storicamente significativo non solo come do
cumento ideologico e espressione politica dellala rivoluzionaria
della socialdemocrazia tedesca che riconosceva in lei e in Karl
Liebknecht i suoi capi, questo saggio costituisce altres uno straor
dinario documento di una eloquenza ispirata da un lacerato uma
nismo socialista, che non cade per mai nel patetico. La sconfitta
politica della socialdemocrazia determinata dal crollo dellInter
nazionale era sentita da Rosa Luxemburg come la crisi di tutto
un mondo di solidariet umana, il cui trionfo costituiva la molla
etica profonda della sua milizia politica.

75 Ivi, pp. 20-5.


77 Ivi, p. 27.
242 L'utopia caduta

Il senso da un lato del crollo insieme politico e umano provo


cato dallagosto 1914 e dallaltro la volont di riscatto pervadono
da cima a fondo questo opuscolo costituendone il p a t h o s . Quanto
mai eloquente il paragone che ella tracci fra socialisti e ebrei: due
popoli eletti, due popoli caduti, due popoli chiamati alla loro meta
attraverso la sofferenza nel deserto. Noi, scriveva, siamo vera
mente simili agli ebrei che Mos conduce nel deserto. Ma non sia
mo perduti, e vinceremo se non abbiamo perduto la capacit di
imparare. E se lattuale guida del proletariato, la socialdemocra
zia, non sar capace di imparare, allora anchessa scomparir per
far posto agli uomini a cui destinato un nuovo mondo7 . So
cialismo o barbarie: questa alternativa pervade tutto lopuscolo,
nel quale si affaccia persino lipotesi che la barbarie possa prevale
re offuscando le prospettive della civilt.
Ma quel che rende altamente rappresentativo del luxembur-
ghismo questo opuscolo il programma dazione che esso indica
alla socialdemocrazia, in primo luogo tedesca. La Luxemburg vi
denuncia la tregua civile instaurata in Germania grazie alla ca
pitolazione della socialdemocrazia; rimprovera al partito tedesco
di aver rinnegato la lotta di classe.
Che fare concretamente in Germania? In risposta a questo in
terrogativo il discorso di Rosa Luxemburg perveniva a un esito
non privo di un aspetto sorprendente dal punto di vista teorico,
ma meno sorprendente qualora si tengano presenti le condizioni
politiche tedesche. La drastica contrapposizione fra imperialismo
e socialismo e la tesi che la guerra mondiale sia inequivocabilmen
te imperialistica, che nessun tentativo di domare questo carattere
imperialistico possa avere successo, che o g g i g i o r n o n o n s o n o p i
p o s s i b i l i g u e r r e d i d i f e s a n a z i o n a l e d i s o r t a '6, che il proletariato co
sciente nella guerra in corso non pu identificare la sua causa con
nessuno dei campi militari757677, avrebbero dovuto portare la Lu
xemburg a concepire come possibile solo una politica di contrap
posizione frontale fra proletariato e socialdemocrazia purificata da
un lato e borghesia e militarismo dallaltro. Invece la Luxemburg
fin per giungere a delineare un compito di difesa nazionale in cui
la socialdemocrazia avrebbe potuto avere un ruolo centrale e riso
lutivo. Ella si preoccup di identificare un programma di difesa
nazionale socialista, cio di indicare una via al socialismo tedesco
non puramente negativa rispetto allo stato di guerra della nazione

75 Ivi, p. 63.
76 Ivi, p. 142.
77 Ivi, p. 158.
Rosa Luxemburg c il mito delle masse 243

e in grado di raccogliere intorno a questo le forze nazionali pro


gressive. La Luxemburg cerc cos di trovare una soluzione per
un verso allesigenza di contrastare la capitolazione del socialismo
tedesco di fronte al nemico di classe e per laltro al dato di fatto
che in Germania il coinvolgimento di tutti gli strati sociali nella
guerra, compreso il proletariato, era troppo grande per poter pen
sare di ignorarlo e non partire in certo modo da esso. Ma in tal
modo, entrando in contrasto con le sue tesi teoriche generali, giunse
a avvallare proprio una politica di difesa e di guerra nazionali. Do
po avere affermato che certo indegno il popolo il quale capitoli
dinanzi al nemico esterno, come indegno il partito che capitoli
di fronte al nemico interno78, la Luxemburg, guardando indie
tro allesempio della Francia giacobina e al programma della de
mocrazia rivoluzionaria del 1848 tedesco, cercava di tracciare le
linee di azione per la trasformazione della guerra tedesca in guer
ra democratico-socialista. La guerra degli imperi centrali doveva
diventare la guerra di una repubblica unita dei popoli tedeschi.
Nella sua volont di delineare un programma positivo di difesa na
zionale, la Luxemburg usciva a dire: S, i socialdemocratici hanno
lobbligo di difendere il loro paese in una grande crisi storica79.
E chiaro che la Luxemburg era convinta che, una volta adot
tato questo programma, la guerra condotta da un paese in cui la
socialdemocrazia fosse riuscita a assumere le redini sarebbe rima
sta nei limiti della difesa nazionale perdendo il suo carattere im
perialistico e determinando una svolta politica anche negli altri paesi
coinvolti nel confitto. La difesa nazionale nelle mani della social-
democrazia rappresentava indubbiamente ai suoi occhi una tappa
intermedia verso la trasformazione della guerra in rivoluzione so
cialista, nello spirito delle risoluzioni dei congressi del 1907 e del
1912 dellInternazionale socialista, le quali prescrivevano che, una
volta che la guerra fosse scoppiata, la socialdemocrazia avrebbe
dovuto sfruttare la crisi sociale e politica, risvegliare il popolo e
affrettare la caduta del capitalismo. Inoltre, ella riteneva che, in
coerenza con il principio che le rivoluzioni non si fanno80, oc
corresse appunto un programma dazione in grado di partire non
da una astratta negazione ideologica della guerra, ma appunto dal
la concreta crisi sociale e politica da essa determinata.
importante a questo punto ricordare la reazione che lopu-

78 Ivi, p. 132.
79 Ivi, p. 147.
80 Ivi, p. 148.
244 L utopia caduta

scolo di Rosa Luxemburg suscit in Lenin, che per un verso sa


lut con piena approvazione la denuncia in esso contenuta con
tro la capitolazione dei partiti della Seconda Internazionale di
fronte alla guerra imperialistica e per laltro ne denunci i di
fetti con la sua solita energia e intransigenza. Il primo difetto
di Junius (lo pseudonimo con cui la rivoluzionaria polacca aveva
pubblicato il suo scritto e che nascondeva allora a Lenin liden
tit dellautrice) era di non aver attaccato sufficientemente lop
portunismo kautskiano; il secondo difetto era di non porre la que
stione della indispensabilit di costruire una organizzazione il
legale; il terzo difetto era di affermare in chiave teorica genera
le che non potessero pi darsi guerre di difesa nazionali, dimen
ticando la possibilit non solo di guerre dei popoli coloniali e se
micoloniali oppressi dallimperialismo, ma anche di guerre nazio
nali nella stessa Europa nel caso in cui la guerra mondiale avesse
a concludersi con vittorie di tipo napoleonico e con la soggezio
ne di tutta una serie di Stati nazionali capaci di vita autonoma.
Ma il maggiore difetto era quello che riguardava la parola dor
dine della difesa della patria, fosse pure della repubblica unita
tedesca democratica, nel corso della guerra imperialistica mondia
le. Qui Lenin tagliava nel vivo con il suo bisturi: quel che il pro
letariato doveva fare era contrapporre alla guerra imperialistica
la guerra civile per il socialismo. L errore, incredibile ma
pur un fatto, commesso dalla Luxemburg era di ritenere pos
sibile scriveva adattare il programma nazionale a q u e s t a
guerra, che n o n una guerra nazionale!. Il risultato che ne se
guiva obiettivamente era che la Luxemburg, in pieno contrasto
con le sue tesi generali, finiva per fornire argomenti in concreto
a socialsciovinisti o opportunisti alla stregua di Plechanov, Mar-
tov, e cos via. Guardare al 1793 e al 1848 era volgere lo sguardo
al passato, non allavvenire della rivoluzione. Junius era giunto
alle soglie del programma rivoluzionario, ma poi aveva finito per
arretrare dinanzi allo spettro della guerra civile e a quello della ne
cessaria scissione del socialismo quale premessa di una direzio
ne rivoluzionaria del proletariato. Il progetto luxemburghiano di
giungere alla lotta per il socialismo attraverso la tappa interme
dia di una fase democratico-socialista della guerra aveva qualcosa
di menscevico81.

81 Lenin, Opere complete, XXII, cit., pp. 304-18.


V. Rosa Luxemburg e il mito delle masse 245

9. Contro la scissione dellSPD. La nascita dell'UsvD e la Rivolu


zione di febbraio in Russia. Il dovere dellOccidente

Se si analizzano gli sviluppi del pensiero luxemburghiano nel


periodo che segue La crisi della socialdemocrazia fino allautunno del
1918, cio al precipitare della crisi dellimpero guglielmino si pos
sono rilevare tre punti essenziali: 1. la convinzione che la parola
dordine della formazione di una nuova Internazionale non doves
se nascere dalla scissione dei partiti socialisti, ma dalla formazione
di nuove direzioni politiche rivoluzionarie; 2. che il presupposto di
questo mutamento potesse essere solo il frutto di una forte iniziati
va delle masse; 3. che, in particolare in Germania, i gruppi rivolu
zionari dovessero contestare ai dirigenti moderati della socialdemo
crazia la guida delle grandi masse, senza la conquista delle quali non
era pensabile alcun processo rivoluzionario. Ancora una volta emer
geva in tutta luce il ruolo protagonistico che la Luxemburg asse
gnava alle masse, in contrasto con la concezione bolscevico-leniniana.
Fu ben significativo che alla conferenza di Zimmerwald del set
tembre 1915 i rappresentanti del gruppo tedesco dellInternazio
nale si fossero opposti alla richiesta di Lenin di lottare per tra
sformare la lotta contro la guerra in guerra civile. Nelle Lesi sui
compiti della socialdemocrazia intemazionale, stese dalla Luxemburg
in collaborazione con Karl Liebknecht e approvate dalla I Confe
renza del gruppo dellInternazionale nel gennaio del 1916, sta
bilito che limperialismo costituiva lultima fase di esistenza e
lestrema manifestazione del dominio politico mondiale del capi
tale e che di fronte al tradimento dei capi ufficiali socialdemo
cratici diventava una questione di vita per il socialismo fonda
re una nuova Internazionale operaia, si rivolgeva un appello ben
significativo alleducazione delle masse, indicando come compi
to impellente del socialismo lemancipazione spirituale del prole
tariato dalla tutela della borghesia, che si esprime nellinfluenza
esercitata dallideologia nazionalista. I mezzi indicati erano es
senzialmente quelli dellagitazione ideologica82. Si pu agevolmen
te comprendere quale distanza separasse i gruppi rivoluzionari
tedeschi da Lenin. Nel marzo del 1916, la Luxemburg sottolinea
va con la massima energia il concetto che lInternazionale sociali
sta poteva rinascere soltanto attraverso lazione delle masse,
poich e qui il dissenso con la metodologia leniniana era quan
to mai lampante lesistenza e lefficacia dellInternazionale non

s- Luxemburg, Gesammelte Werke, Band 4, eie., pp. 43-7.


246 L'utopia caduta

una questione di organizzazione, non una questione di intesa


fra un piccolo circolo di persone, che si ergono a rappresentanti
degli strati operai orientati nel senso dellopposizione: una que
stione del movimento di massa del proletariato di tutti i paesi che
si ricongiunge al socialismo. Ci detto e qui la differenza con
Lenin e lappello al protagonismo delle masse diventavano ancora
pi chiari , Rosa Luxemburg sosteneva che la differenza con la
vecchia Internazionale doveva consistere proprio nel fatto che la
nuova non avrebbe pi dovuto essere controllata dallalto da pic
coli gruppi di dirigenti dei partiti e dei sindacati85. Laddove per
Lenin il problema era quello di sostituire a una cattiva organizza
zione una buona organizzazione centralizzata, per la Luxemburg
allorganizzazione dallalto era da sostituirsi liniziativa delle mas
se riconquistate al socialismo. Inoltre, laddove Lenin partiva dal
tradimento dei capi nei confronti delle grandi masse, la Luxem
burg partiva dalla profondit di una crisi ideologica che aveva in
vestito anche le masse.
Una simile impostazione relativa ai compiti dellInternaziona
le si saldava con quella che la Luxemburg dava alla questione del
partito. Anche qui ella era favorevole non alla scissione della S pd,
ma a un ribaltamento della linea del partito che isolasse i capi. La
sua parola dordine era dunque: riconquista del partito per una
lotta di classe conseguente!84. Ma il progetto luxemburghiano di
una riconquista politica del Partito socialdemocratico and a coz
zare contro contrasti e tensioni interne non pi contenibili. E al
lorch nellaprile del 1917 si giunse alla scissione del partito e alla
creazione del Partito socialdemocratico indipendente (Uspd), Rosa
Luxemburg conflu in esso con la Lega di Spartaco, il gruppo co
stituitosi intorno a lei e a Karl Liebknecht nei primi mesi del 1916.
Proprio mentre era andata prima maturando e poi consuman
dosi la scissione della S pd , la Russia aveva conosciuto la sua se
conda rivoluzione. I commenti di Rosa Luxemburg furono sostan
zialmente ispirati allidea che il proletariato russo avrebbe dovuto
riprendere il programma del 1905, cio la lotta per la repubblica
democratica, per lespropriazione della grande propriet fondia
ria. Ma a ci si aggiungeva la lotta contro la guerra imperialistica,
che la borghesia era decisa a proseguire. Nel corso dei suoi com
menti, ella mostr di ritenere inevitabile che il proletariato miras
se direttamente al potere politico, alla sua dittatura; ma anche

8} Ivi, pp. 167-69.


84 Ivi, p. 186.
V. Rosa Luxembtirg c il mito delle masse 247

che questa dittatura non avrebbe potuto reggere senza la rivolu


zione internazionale. L azione per la pace scriveva la Luxem-
burg nellaprile del 1917 superando ormai limpostazione espressa
ne L a c r i s i d e l l a s o c i a l d e m o c r a z i a in Russia come altrove pu
svilupparsi solo in una forma: come lotta di classe rivoluzionaria
contro la propria borghesia, come lotta per il potere politico nello
Stato M.
La rivoluzione russa ebbe sulla Luxemburg un effetto politica-
mente rivitalizzante. Era convinta che essa segnasse la fine della
fase negativa apertasi con il 4 agosto in Germania. Il punto mor
to era superato per merito dei russi; ora era compito del proleta
riato europeo di far propria la bandiera della ribellione contro
la guerra, se esso non voleva ancora una volta fallire consumando
un nero tradimento verso i loro compagni russi8586. Nellagosto
del 1917, allorch in Russia si era ormai del tutto dispiegata la lot
ta fra le stesse forze che avevano determinato labbattimento del
lo zarismo, la Luxemburg poneva ormai al centro la tesi: solo una
rivoluzione proletaria mondiale pu liquidare la guerra mondiale
imperialistica; tesi alla quale collegava strettamente laltra secon
do cui solo la rivoluzione internazionale avrebbe potuto salvare
la dittatura proletaria che era ormai il destino necessario della ri
voluzione russa. A questo ultimo proposito ella scriveva che lo
scopo a cui tende questo sviluppo inevitabilmente la dittatura
del proletariato socialista. Ma soggiungeva

la d itta tu ra d e l p ro le ta ria to in R ussia, n el caso in c u i n o n in te rv e n g a te m p e


s tiv a m e n te u na riv o lu z io n e in te rn a z io n a le a c o p rire ad essa le spalle, c o n
d a n nata a u na a n n ic h ile n te s c o n fitta , d i fro n te a c u i il d e s tin o d e lla C o m u n e
d i P a rig i ris u lte re b b e u n g io c o da ragazzi.

La controrivoluzione interna e quella internazionale la travol


gerebbero irresistibilmente87.
Avrebbe dunque compiuto il proletariato dellEuropa centroc-
cidentale il suo dovere internazionale? Avrebbe resistito la futura
rivoluzione russa a un eventuale isolamento?

85 Ivi, p. 244.
88 Ivi, p. 259.
87 Ivi, pp. 278-80.
VI

LEN IN AL POTERE. LA RUSSIA DAL SOGNO


D ELLA RIVOLUZIONE INTERNAZIONALE
A LLISOLAM ENTO

1. I l r u o lo d i L e n in capo d e l p a rtito a l p o te re

In un profilo storico del movimento comunista negli anni che


dalla Rivoluzione di ottobre, condotta dai bolscevichi russi sotto
linfluenza della comune convinzione che essa altro non fosse se
non il primo capitolo di una imminente rivoluzione mondiale, vanno
al consolidamento dello Stato sovietico in una condizione di isola
mento internazionale, il ruolo di gran lunga centrale spetta, anco
ra una volta, a Lenin. Un ruolo universalmente riconosciuto non
solo a p o s t e r i o r i , allorch si prese a parlare di marxismo-leninismo,
ma in modo indiscusso anche nel periodo fra il 1917 e il 1922,
lanno in cui Lenin si ammal cos da dover quasi cessare la sua
attivit politica e teorica. Unico brillante secondo era Trockij, il
cui prestigio di capo rivoluzionario e anche di teorico si trovava
allora al suo apice.
Negli anni cruciali di sviluppo del comunismo internazionale
dopo la rivoluzione bolscevica, Lenin rimase il grande punto di
riferimento nel positivo e nel negativo, nel consenso e nel dissen
so, non solo per i russi ma anche per tutti i comunisti in primo
luogo dEuropa. L unica personalit che allinterno del movimen
to comunista internazionale avrebbe potuto costituire un punto
di riferimento per importanti aspetti analogo a quello costituito
da Lenin e Trockij era Rosa Luxemburg, la quale fra il dicembre
1918 e il gennaio 1919 fu fra i fondatori del Partito comunista
tedesco. Rosa Luxemburg non solo godeva di un prestigio ecce
zionale nella sinistra rivoluzionaria internazionale, non solo ave
va un temperamento teorico di grande livello; ma era anche una
personalit di assoluta indipendenza intellettuale e politica, che,
VI. Lenin al potere 249

pur ammirando Lenin e Trockij come capi della prima grande ri


voluzione socialista della storia, non si sarebbe certo piegata al mito
bolscevico e a quanto di autoritario questo mito comport sia in
senso politico sia in senso teorico. Ella era giunta al comuniSmo
seguendo una propria via autonoma rispetto a quella dei bolscevi-
chi russi e operando nel paese industrialmente pi progredito dEu
ropa, allinterno del maggiore partito socialista del mondo, in un
clima di accesi contrasti di classe ma anche di ampia libert politi
ca e intellettuale. La testimonianza da un lato della sua ammira
zione per i bolscevichi ma anche dallaltro della sua piena autonomia
ideologica contenuta appieno anzitutto nel saggio L a r i v o l u z i o n e
r u s s a (che sar pi oltre esaminato), scritto nel settembre-ottobre
1918 e pubblicato postumo da Paul Levi nel 1921, nel quale la
rivoluzionaria polacca sottopose a critica durissima il nascente di
spotismo politico bolscevico, cosi che, nellepoca staliniana, il suo
pensiero venne messo al bando come una pericolosa deviazione di
stampo menscevico. Ma Rosa Luxemburg fu assassinata a met gen
naio del 1919 nel corso della sanguinosa repressione dei moti spar
tachisti guidata dal socialdemocratico Gustav Noske. In tal modo
il nascente movimento comunista internazionale venne privato del
lunica personalit in grado di rappresentare un vero termine di
confronto con il capo della rivoluzione bolscevica e con i suoi bril
lanti luogotenenti russi.
L immensa autorit acquisita da Lenin nel movimento comu
nista internazionale in quegli anni fu legata al fatto che egli ap
parve come un Mos che prima aveva guidato nel deserto i rivolu
zionari e poi, raggiunta la Terra Promessa, aveva assunto il ruolo
di edificatore. Capo carismatico, Lenin era colui che aveva porta
to la teoria rivoluzionaria a trionfare nella pratica, i rivoluzionari
a diventare da anti-Stato Stato, e che ora si apprestava a coronare
lopera con lestensione delle frontiere della rivoluzione al di fuo
ri della Russia fino alla creazione di un ordine socialista rivoluzio
nario mondiale.

2. L e b asi d e l to ta lita r ism o . I l d ile m m a di L e n in : fr a sta ta lism o


a u to r ita rio e d e m o c r a z ia s o v ie tic a

bene, prima di addentrarci nellesame del pensiero e della


zione politica di Lenin dopo lottobre 1917, richiamare per gran
di linee gli sviluppi storici concreti interni e internazionali sulla
c ui base esso matur e prese la sua forma specifica.
250 L'utopia caduta

Dopo che ebbero assunto il potere con lappoggio dei soli so


cialrivoluzionari di sinistra, i bolscevichi conobbero un conflitto
interno assai significativo fra coloro che, con Lenin e Trockij alla
testa, erano ben decisi a difendere una formula di governo che as
sicurava lassoluto predominio al loro partito e coloro che voleva
no un governo di coalizione fra le forze socialiste. Nel gennaio del
1918, lAssemblea costituente, la cui convocazione era stata lo
biettivo di tutte le forze democratiche e rivoluzionarie russe e nel
cui seno i bolscevichi risultavano il secondo partito, a forte distanza
per dai socialrivoluzionari, venne sciolta dai bolscevichi dopo che
questa ebbe rifiutato di ratificare lazione del governo e liquidata
come espressione di un parlamentarismo borghese, incompatibile
con la democrazia dei soviet e 0 potere bolscevico. Il 3 marzo 1918
il governo bolscevico firm a Brest-Litovsk un trattato che pone
va fine alla guerra con la Germania, dopo un lacerante dibattito
allinterno del Comitato Centrale conclusosi con la vittoria della
posizione di Lenin, volta a liquidare ogni illusione circa la possibi
lit di una guerra rivoluzionaria contro il troppo forte esercito te
desco. Il trattato significava per la Russia una pace a condizioni
durissime, ma Lenin mise al primo posto lesigenza di salvare le
sistenza del potere bolscevico. Questo trattato provoc il ritiro,
per protesta, dei socialrivoluzionari di sinistra dal governo; il qua
le cess cos di essere un governo di coalizione, seppure del tutto
sbilanciato, e si ricostitu sulla base del totale monopolio politico
bolscevico. Lenin era convinto che i sacrifici di Brest-Litovsk aves
sero carattere del tutto transitorio, in attesa della prossima rivolu
zione internazionale.
Come nel campo del potere politico, anche in quello economi
co si afferm un processo tale da segnare rapidamente la fine del
lidea originaria di un compromesso fra classe operaia e capitalisti.
Il progetto originario tendente a stabilire il controllo operaio sulle
imprese e sulloperato degli apparati amministrativi e degli impren
ditori si risolse in una lotta di classe che determin a partire dal
la primavera del 1918 la liquidazione del capitalismo e la statiz
zazione generalizzata dei mezzi di produzione. La statizzazione
generalizzata ebbe un effetto sociale e politico importantissimo
e decisivo, poich segn non lavvento del mitico potere della clas
se operaia, ma la sottomissione della classe operaia a una nuo
va burocrazia statale e alle direzioni di fabbrica scelte dai centri
governativi.
La centralizzazione a tutti i livelli, dalla politica alleconomia,
agli apparati amministrativi, alle forze armate, ricevette un impulso
VI. Lenin al potere 251

decisivo dalla guerra civile, che il potere bolscevico si trov ben


presto a dover condurre contro i generali bianchi sostenuti dal
lintervento straniero. Questa guerra civile aveva avuto inizio po
chi mesi dopo la Rivoluzione dottobre. L esigenza di mobilitare
tutte le risorse umane e economiche nel corso della guerra civile
spinse il governo bolscevico e il partito, per impulso principalmente
di Lenin e di Trockij, il quale fu il Carnot e il Saint-Just della ri
voluzione bolscevica, a mandare in soffitta tutte le teorie demo-
craticistiche e a riorganizzare lArmata rossa secondo criteri ge
rarchici e autoritari tipici di tutti gli eserciti. Tanto che la mo
bilitazione di tipo militare assunse ben presto il carattere di un
modello per la mobilitazione delle risorse umane anche in cam
po economico. In questo quadro il terrore, che Lenin aveva dap
prima escluso, fu organizzato su vasta scala sia contro i nemici
esterni sia contro quelli interni. Fin dal dicembre 1917 si cre la
Ceka, la polizia politica, che divenne il braccio armato del gover
no bolscevico, con poteri enormi e sovente del tutto incontrollati.
In tal modo anche un altro mito bolscevico, quello dellabolizione
della polizia, fu infranto. Nel corso della guerra civile, che ebbe
Iine nel 1920 con la vittoria dei bolscevichi, il sistema politico so
vietico assunse un carattere totalitario, aprendo cos lera del to
talitarismo contemporaneo.
Il coronamento del totalitarismo fu raggiunto fra la fine del
1920 e la primavera del 1921, allorch, per far fronte alle tensioni
economiche e sociali esistenti nelle stesse masse operaie e ai con-
trasti determinatisi allinterno dello stesso Partito bolscevico fra
chi denunciava linvoluzione burocratico-centralistica del potere
sovietico e intendeva conferire ai sindacati la gestione delle im
prese e chi considerava queste correnti come un pericolo intolle
rabile per la stabilit del potere bolscevico, Lenin combatt e vinse
la battaglia per dare allo stesso partito un carattere monolitico.
A tutto ci aggiungasi che nella Russia sovietica venne a crearsi
una societ in cui la diseguaglianza politica fu istituzionalizzata.
I)i fronte al fatto che in Russia il proletariato da un lato era estre
mamente debole, ma dallaltro costituiva, secondo la dottrina uf-
i iciale bolscevica, la classe storicamente progressista avente il diritto
in quanto tale di guidare lintera societ attraverso il suo partito,
cio il Partito comunista, i bolscevichi non esitarono a introdurre
il suffragio ristretto (privando del diritto di voto tutti quanti giu
dicati avversari di classe) e a stabilire altres un voto di valore dif
ferenziato allinterno delle stesse masse popolari (per cui il voto
contadino e il voto operaio avevano un valore diverso, essendo
252 L'utopia caduta

n e c e s s a r i a ai c o n t a d i n i p e r e l e g g e r e u n r a p p r e s e n t a n t e u n a q u a n t i
t d i v o t i a s s a i m a g g io r e r i s p e t t o a q u e lla r i c h ie s t a p e r g li o p e r a i).
I n q u e s t o m o d o , le c o s t i t u z i o n i s o v i e t ic h e d e l 1 9 1 8 e d e l 1 9 2 4 ,
le q u a li s a n z io n a r o n o t u t t o c i , s e g n a r o n o u n a r o t t u r a v i o l e n t a n el
c o r s o d e l lo s v il u p p o d e l la d e m o c r a z i a p o l it i c a m o d e r n a c o l r e in
tr o d u r r e il s u f f r a g i o d i c la s s e e c o l d if f e r e n z ia r e il v a lo r e d e llo s t e s s o
s u f f r a g i o d i c l a s s e . P a r a d o s s a l m e n t e , t o c c al b o l s c e v i s m o d i r e
s t a u r a r e in q u e s t o c a m p o p r in c p i e m e t o d i c h e il s o c i a l i s m o a v e v a
s e m p r e c o m b a t t u t o in q u a n t o e s p r e s s i o n e d e l c o n s e r v a t o r is m o p i
r e t r iv o , a r i s t o c r a t i c o e b o r g h e s e . L a g i u s t if i c a z io n e c h e L e n in n o n
si s t a n c m a i d i d a r e e r a c h e si t r a t t a v a d e lla i n e v it a b i l e c o n s e
g u e n z a in R u s s i a d e lla d i t t a t u r a d i c l a s s e d e l p r o l e t a r i a t o , la q u a le
r e n d e v a i n d is p e n s a b i l e la s o p p r e s s i o n e d i o g n i s p a z i o p o l it i c o p e r
le c l a s s i a v v e r s e e la g u i d a d e l p r o l e t a r i a t o s u lle m a s s e a r r e t r a t e ,
c io su lle m a s s e c o n t a d in e . L id e a d e lla d if f e r e n z a d i r u o lo f r a o p e ra i
e c o n t a d i n i t r o v c o s u n a t r a d u z io n e i s t it u z io n a l e .
M a , d e t t o c i , b i s o g n a a g g iu n g e r e u n a ltr a c o n s id e r a z i o n e f o n
d a m e n t a le . In r e a lt la d i t t a t u r a d e l p r o l e t a r i a t o si r iv e l e s s a s t e s s a
b e n p r e s t o u n a f in z i o n e , p o ic h a e s p r im e r e il p o t e r e n o n e r a la
c l a s s e b e n s il p a r t i t o . O g n i v o l t a c h e a l l in t e r n o d e lle s t e s s e m a s
s e l a v o r a t r i c i e m e r g e v a n o p o s i z io n i n o n o m o g e n e e a q u e lle d e lla
c la ss e p o litic a b o lsc e v ic a , e s se v e n iv a n o d e n u n c ia te c o m e in flu e n
z a t e d a i d e o l o g i e e s t r a n e e al p r o l e t a r i a t o e in q u a n t o t a li c o m b a t
t u t e e r e p r e s s e . I n t a l m o d o il p a r t i t o s i p r e s e n t c o m e u n ic o i n
t e r p r e t e l e g i t t im o d e l p r o l e t a r i a t o ; e la s u a d i t t a t u r a v e n n e f a t t a
c o in c i d e r e c o n q u e lla d e l p r o l e t a r i a t o . L e n i n g i u n s e n e l 1 9 1 9 a d i
r e a p e r t a m e n t e c h e le m a s s e l a v o r a t r i c i e r a n o a n c o r a c u l t u r a l m e n
t e t r o p p o a r r e t r a t e in R u s s i a p e r p o t e r r e a lm e n t e r a p p r e s e n t a r e il
f a t t o r e p o l i t i c o d e c i s i v o , e c h e s p e t t a v a al p a r t i t o c u r a r n e e i n t e r
p r e t a r n e g li i n t e r e s s i s t o r ic i.
S e n o n c h q u e s t a s t e s s a f o r m u la , c h e f in p e r l e g i t t im a r e a lli n
te r n o p r im a d e l s o lo p a r t i t o e d o p o il 1 9 2 1 d e l s o lo g r u p p o d i r i g e n
t e u n a d e m o c r a z ia c h e p o t r e m m o c h ia m a r e , in m o d o f o r m a lm e n te
c o n t r a d d i t t o r io , o lig a r c h ic a , si r iv e l in e lu t t a b ilm e n t e d e s t i n a t a a
u n p r o g r e s s iv o d e t e r i o r a m e n t o , p o ic h , in c o n s e g u e n z a d e l p r in c i
p io c h e in o g n i s it u a z io n e s p e c if i c a u n a s o la lin e a r a p p r e s e n t a v a a u
t e n t ic a m e n t e g li in t e r e s s i r iv o lu z io n a r i, a n c h e i d i s s e n s i in t e r n i al
P a r t i t o b o ls c e v ic o v e n n e r o in f i n e c o n s id e r a t i q u a li e s p r e s s io n e d i
p u n ti d i v i s t a d i c la ss i d i v e r s e e q u in d i c o m b a t t u t i e r e p r e s s i.
L e n i n fu s e n z a d u b b i o c o lu i c h e d i r e s s e e t e o r iz z f r a il 1 9 1 7
e l i n i z io d e g l i a n n i 2 0 il p a s s a g g i o d a l l a d e m o c r a z ia s o v i e t ic a a lla
d e m o c r a z i a o l i g a r c h i c a : a u n a d e m o c r a z ia o l i g a r c h ic a p e r c h e
VI. Lenin al potere 25 3

e g li la s c i m o r e n d o p r o f o n d a m e n t e m i n a t a d a lle s u e i n g o v e r n a b i li
c o n t r a d d i z i o n i i n t e r n e e a v v i a t a q u i n d i v e r s o la p u r a e s e m p lic e
o lig a r c h ia .
11 p e r io d o fr a il 1 9 1 7 e il 1 9 2 1 , a n n o in c u i v e n n e s a n z io n a t o il
m o n o litis m o a llin te r n o d e llo s te s s o P a r tito b o lsc e v ic o , s e g n la c o m
p le t a l iq u id a z io n e d e l t e n t a t i v o d i c o n t r a p p o r r e a lla d e m o c r a z ia li
b e r a le il s i s t e m a d e lla d e m o c r a z ia p r o le t a r ia is p ir a t o d a lla C o m u n e
d i P a r ig i, o m e g lio d a lle r if le s s io n i d i M a r x s u lla C o m u n e . L u n ic o
e le m e n t o c h e d e l m o d e llo d e lla C o m u n e r im a s e n e l s i s t e m a d i p o t e
re s o v i e t ic o f u la c o n c e n t r a z io n e d e i p o t e r i e s e c u t iv o , le g is la t iv o e
g i u d iz ia r io e l a b o liz io n e d i o g n i e le m e n t o t ip ic o d e l s i s t e m a p a r la
m e n ta r e . M e n t r e s e c o n d o il m o d e llo d e lla C o m u n e , d a L e n in c e le
b r a t o c o n g r a n d e f o r z a in Stato e rivoluzione, l a b o liz io n e d e i p o t e r i
s e p a r a t i a v r e b b e d o v u t o c o s t it u ir e la p r e m e s s a n o n p e r u n a fe r r e a
c e n t r a liz z a z io n e d e l p o t e r e d i g ra n lu n g a m a g g io r e d i q u e lla e s is t e n t e
in q u a l s i a s i S t a t o p a r la m e n ta r e , m a p e r l a p p r o p r ia z io n e d a p a r t e
d e lle m a s se la v o ra tric i d e llin iz ia tiv a p o litic a o q u a n to m e n o d e i m e z z i
p e r e s e r c it a r e u n c o n t r o llo c o s t a n t e su l p o t e r e n e lla d ir e z io n e d e l
l a u t o g o v e r n o e d e lla e s t in z io n e d e llo S t a t o ; n el s is t e m a s o v ie t ic o
lu n if ic a z io n e d e i p o t e r i s e n z a c o n tr o llo si m u t in s t r u m e n t o d i u n a
p o t e n z a s e n z a p r e c e d e n ti d e llo S t a t o , c a d u t o s o tt o il d o m in io d i u n a
m in o r a n z a c h e d e t e n e v a t u t t i g li s t r u m e n t i p e r d o m in a r e la v i t a a s
s o c ia t a . S ic c h q u e l c h e s t o r ic a m e n t e si a f f e r m n e lla R u s s ia , c h e
c o n t in u a c h ia m a r s i s o v i e t i c a so lo p e r f o r z a d e llin e r z ia i d e o l o
g ic a e p e r e s ig e n z e d i le g it t im a z io n e , fu n o n u n s is t e m a s u p e r io r e
d i d e m o c r a z ia m a il p r im o s is t e m a t o t a l it a r i o c o n t e m p o r a n e o .
O c c o r r e , a q u e s t o p u n t o , a f f r o n t a r e u n a q u e s t io n e d i c a p it a l e
im p o r t a n z a . I n u n a p a r t e im p o r t a n t e d e lle i n t e r p r e t a z io n i d e lla s t o
ria s o v i e t i c a n e l l e t le n in i a n a , e p i in g e n e r a le d e lla s t o r i a d e l
b o l s c e v i s m o , si s o s t i e n e c h e n e l b o l s c e v i s m o , fin d a lle s u e o r ig in i,
il r ic h ia m o a lla d e m o c r a z i a p r o l e t a r i a n o n r a p p r e s e n t a ltr o c h e
u n e l e m e n t o s t r u m e n t a l e , p o ic h l i n t i m a s t r u t t u r a d i e s s o lo p o r-
l a v a i n e s o r a b i l m e n t e a l d i s p o t i s m o p o l it i c o . U n a s im ile t e n d e n z a
i n t e r p r e t a t i v a a p p a r e a s s a i p o c o c o n v i n c e n t e , p o ic h i n d u c e a v e
d e r e il b o l s c e v i s m o in c h ia v e d i d e m o n i z z a z i o n e e in u lt i m a a n a l i
si in t e r m in i m o r a li s t i c i . P a r i m e n t i i n s o d d i s f a c e n t e u n a lt r o f i l o
n e i n t e r p r e t a t i v o : q u e llo s e c o n d o c u i il p r o g r a m m a d e m o c r a t i c o
p r o l e t a r i o b o l s c e v i c o e l e n in ia n o p e r u n v e r s o s a r e b b e s t a t o r a z i o
n a le e a t t u a b i l e in c i r c o s t a n z e n o r m a l i e p e r l a ltr o n o n p o t e s
se re a t tu a t o p e rc h c o n tr o d i e s so a n d a r o n o a u rta r e c ir c o sta n z e
e s t e r n e d u r a m e n t e s f a v o r e v o l i (la g u e r r a c i v i l e , l e s t r e m a m i s e
ria , l i s o l a m e n t o d i u n p a e s e p r o f o n d a m e n t e a r r e t r a t o , e c o s i v ia ) .
254 L'utopia caduta

Per comprendere il dramma storico del bolscevismo poich


di un autentico dramma si tratt occorre cercare di penetra
re nella razionalit delle sue stesse contraddizioni e dei suoi stes
si conflitti interni. Per restare a Lenin, esponente massimo del
lintero movimento bolscevico, bisogna considerare un dato di au
tentica realt sia la sua sincerissima aspirazione alla nuova demo
crazia sia la sua costante disposizione a agire concretamente in
modo contrario a essa potenziando sistematicamente, prima nel
Partito bolscevico in lotta per il potere poi nel partito al potere
e nel suo Stato, gli elementi del centralismo autoritario. Il vero
problema storico consiste nel ricercare il fondamento di entrambe
le componenti del suo pensiero e della sua azione e la funzione
svolta dalluna e dallaltra, cos da arrivare a comprendere perch
egli, che era uomo di assoluto disinteresse personale e un politico
e intellettuale permanentemente alla ricerca di una visione rigoro
samente unitaria della realt, non super mai la natura dicotomica
e contraddittoria della sua ideologia. Fatto che le contraddizio
ni leniniane ebbero una funzione politica necessaria alla sua azio
ne di rivoluzionario e di uomo di Stato. Quel che per si deve
aggiungere chegli come anche gli altri capi del bolscevismo, po
sti di fronte alla contraddittoriet della loro azione, ricorsero al
lunica operazione in grado di non delegittimare ideologicamente
se stessi in quanto rivoluzionari: ogni volta che procedettero sulla
via della centralizzazione burocratica e del dispotismo parlarono
di ritirate provvisorie proiettando in un futuro indeterminato
lattuazione dellideale ultrademocratico e dellutopia dellestin
zione dello Stato. Questa operazione fu condotta da Lenin, da Troc-
kij, da Bucharin e altri in modo soggettivamente sincero. Fu solo
nel periodo staliniano che il dramma soggettivo dei bolscevichi ven
ne sciolto, non a caso attraverso la disgregazione del bolscevismo
storico, per opera di Stalin, il quale sostitu allutopia democrati
ca lo scopo della potenza dello Stato supercentralizzato e dispoti
co di tipo nuovo.

3. I l m ir a c o lo d e lla so p r a v v iv e n z a d e l p o te r e s o v ie tic o e i d ile m m i


te o r ic o - p r a tic i d i L e n in

Una chiave di analisi del pensiero politico di Lenin al potere


pu essere quella di seguirne levoluzione secondo i seguenti filo
ni: 1. linterpretazione della situazione internazionale e del rap
porto fra Russia sovietica e movimento rivoluzionario mondiale;
VI. Lenin al potere 255

2. la concezione della dittatura, della democrazia, del partito e


dello Stato e, in questo quadro, delle relazioni fra proletariato e
contadini; 3. la teoria leniniana della modernizzazione economica
sovietica.
Nella posizione di Lenin nei confronti della rivoluzione inter
nazionale fra il 1917 e il 1922, possono notarsi due diversi atteg
giamenti fondamentali: il primo ispirato alla convinzione della
ineluttabilit della rivoluzione nellEuropa centrale e occidentale
in tempi vicinissimi o comunque prossimi e alla convinzione che
la rivoluzione russa sarebbe sicuramente stata schiacciata se fosse
rimasta isolata, in conseguenza sia dellintervento straniero e del
la controrivoluzione interna sia della arretratezza e povert della
Russia; il secondo ispirato, invece, alla convinzione che la Russia
sovietica avrebbe potuto sopravvivere anche in assenza della rivo
luzione in Occidente e persino che essa avrebbe potuto trovare
al proprio interno le risorse necessarie per costruire una societ
socialista. Questi due atteggiamenti, pur spesso sovrapposti, han
no tuttavia dei loro baricentri cronologici essenziali: luno negli
anni fra il 1917 e il 1920 e il secondo dopo questultimo anno.
Essi furono il riflesso in maniera decisiva del diverso grado di so
lidit raggiunto dal potere bolscevico nel primo e nel secondo pe
riodo. Dapprima Lenin fu persuaso per un verso che la rivoluzione
in Europa e nel mondo avesse raggiunto un grado di maturit tale
da non poter essere arrestata e per laltro che, se fosse riuscito a
bloccare la rivoluzione, il capitalismo avrebbe messo in opera ogni
sforzo per soffocare il paese dei soviet. Il 1920 fu lanno cruciale,
che determin una svolta del tutto imprevista per Lenin e i bol-
scevichi. La rivoluzione internazionale non era fino allora venuta;
per contro il potere bolscevico si era consolidato con la vittoria
nella guerra civile; inoltre, il capitalismo internazionale, seppure
aveva messo in opera interventi armati contro la Russia e aveva
appoggiato le forze russe antibolsceviche, non aveva per (con gran
de sorpresa di Lenin) mobilitato tutte le proprie risorse per schiac
ciare il potere sovietico. Fu a questo punto che Lenin si persuase
che la Russia potesse sopravvivere anche isolata e intraprendere,
anche se in condizioni estremamente difficili, la costruzione del
socialismo. Non si pu per concludere che Lenin verso la fine
del 1920 avesse ormai del tutto perduto le speranze nellestensio
ne della rivoluzione e si fosse dato a teorizzare compiutamente,
come fece invece Stalin alla fine del 1924, la costruzione del so
cialismo in un paese solo. Dopo il 1920 nella sua analisi si deter
min bens una svolta, ma non inquadrata teoricamente. Si tratt
256 L'utopia caduta

piuttosto di un faticoso e incerto adattamento alla realt storica.


Lenin continu a pensare che lepoca restasse quella della rivolu
zione sociale e che la rivoluzione internazionale sarebbe venuta.
Lenin procedette secondo una strada caratterizzata da una buo
na dose di empirismo teorico e politico, fondato per su un punto
per lui intoccabile: che mai i bolscevichi avrebbero rinunciato al
potere statale in Russia quali che fossero le burrasche teoriche pro
vocate dalla mancata rivoluzione internazionale e dallisolamento
del paese. E questo non fu il prodotto di ci che si potrebbe chia
mare sete di potere, ma della convinzione che in ogni caso non
esistesse altra forza allinfuori del bolscevismo in grado di condurre
la modernizzazione economica e sociale del paese, quali che fosse
ro gli interrogativi circa le forme che questa avrebbe potuto assu
mere e quali che fossero i problemi di ordine teorico in rappor
to al marxismo. Circa il significato dei risultati conseguibili nella
Russia isolata, egli si pronunci in modo oscillante e contraddit
torio. Talvolta disse che si potevano costruire solo le basi del so
cialismo; talvolta che anche una Russia isolata avrebbe potuto
costruire una compiuta societ socialista; talvolta, nei momenti di
sconforto, dimostr aperta sfiducia nella possibilit di superare lar
retratezza russa. Il risultato fu che Lenin, negli ultimi anni della
sua vita, fece affermazioni che poterono essere in seguito utilizza
te sia dallo Stalin teorizzatore del socialismo in un paese solo sia
dal Trockij teorizzatore dellimpossibilit di costruire il socialismo
nella sola Unione Sovietica. L eredit teorica di Lenin in questo
campo (come anche in altri, come vedremo) rimase cos essenzial
mente ambigua.
Per quanto riguarda la fiducia che Lenin nutriva, durante quella
che abbiamo indicato come prima fase, nellimminenza della rivo
luzione europea, basti pensare che, alla vigilia della presa del po
tere in Russia, egli esortava i suoi compagni allazione in base al
largomento che vi era il rischio che i russi si facessero precedere
nella rivoluzione dalle esplosioni rivoluzionarie in Italia, Germa
nia, Austria1. Subito dopo la presa del potere, egli espresse la sua
fiducia nella rivoluzione internazionale con parole che poi ripet
quasi senza varianti neppure verbali negli anni immediatamente
seguenti: Noi crediamo nella rivoluzione in Occidente disse. Noi
sappiamo che essa inevitabile2. Nel luglio del 1918 Lenin sta
bil un nesso rigido di causa-effetto fra lesito della guerra, la ri

1 Lenin, Opere complete, XXVI, cit., p. 189.


2 Ivi, p. 275.
VI. Lenin al potere 257

voluzione e la vittoria finale del socialismo5. Questo ottimismo


si legava strettamente alla persuasione che alla maturit oggettiva
della rivoluzione preparata dal conflitto imperialistico corrispon
desse una soggettivit rivoluzionaria degli operai europei in irresi
stibile espansione4. E, giunto il crollo delle potenze centrali e la
fine della guerra mondiale, il capo del bolscevismo lesse gli avve
nimenti cos da concludere che era ormai vicino il momento in
cui sarebbe stato festeggiato dappertutto il primo giorno della ri
voluzione operaia mondiale5. E, allatto della fondazione della
Terza Internazionale nel marzo del 1919, Lenin non solo sosten
ne che la vittoria della rivoluzione internazionale appariva assi
curata, ma anche immagin che le rivoluzioni nel mondo avrebbero
presto portato alla fondazione della repubblica federativa mon
diale dei soviet6. In questo quadro, la rivoluzione russa aveva il
valore di prova generale, o una delle prove, della rivoluzione pro
letaria mondiale7. Alla fine del 1920, Lenin diede una espressio
ne inequivocabile alla crisi della precedente impostazione. Non pi
un ottimismo radicale, non pi fiducia nella prossima repubblica
federativa sovietica mondiale, ma presa datto che il ritmo della
rivoluzione internazionale era lento, assai lento, tanto lento che
da un lato i cittadini sovietici erano chiamati a prepararsi a orga
nizzare la propria esistenza in modo stabile nei confini del pro
prio Stato e dallaltro lo Stato sovietico aveva bisogno di stabilire
in campo internazionale una politica di equilibri con Stati a regi
me diverso. Analizzando la politica dellInternazionale comunista,
egli non la caratterizzava pi come politica della presa del potere;
ne sottolineava i successi su un piano del tutto diverso. Buon la
voro era stato quello che aveva portato la Terza Internazionale a
iniziare a mettere piede stabilmente nei paesi imperialistici, non
soltanto sul piano ideale, ma anche su quello organizzativo. Ci
detto, ecco che Lenin affrontava la questione cruciale:

il ritm o d i s v ilu p p o de lla riv o lu z io n e n ei paesi c a p ita lis tic i m o lto p i le n to


che da n o i. [...] E p e rta n to , senza ip o te ca re l a v ve n ire , n o n possiam o fare
oggi assegnam ento su u n accelerazione del ritm o d i s vilu p p o de lla r iv o lu z io
ne. n o s tro c o m p ito d e cid e re ci che d o b b ia m o fa re nel p re s e n te 8.

5 V.I. Lenin, Opere complete, XXVIII, Roma 1967, p. 22.


4 Ivi, p. 84.
> Ivi, p. 131.
Ivi, p. 488.
7 V.I. Lenin, Opere complete, X X IX , Roma 1967, p. 136.
s V.I. Lenin, Opere complete, X X XI, Roma 1967, p. 424.
258 L'utopia caduta

La svolta secondo cui i bolscevichi dovevano basarsi sulle


proprie forze, poich restava bens certo che la rivoluzione mon
diale un giorno sarebbe avvenuta, ma era del tutto incerto quan
do, al punto che non si poteva pi farne conto fu da Lenin
nettamente formulata nel marzo del 1921 al X Congresso del Par
tito comunista bolscevico, svoltosi in tutti i campi allinsegna di
quella che potremmo chiamare la nazionalizzazione della linea po
litica. Lenin continuava a leggere con speranza i segni della rivo
luzione europea; giunto per al dunque affermava realisticamente
che coloro che dagli indizi fossero stati indotti a concludere che
tra breve dallOccidente sarebbe giunto alla Russia un aiuto sotto
forma di una rivoluzione proletaria duratura, quelli sarebbero stati
semplicemente dei pazzi Dopo di allora la parabola compiuta
da Lenin circa il rapporto fra Unione Sovietica e rivoluzione in
ternazionale fu tracciata nelle sue linee essenziali e trov una chiara
formulazione nellultimo scritto della sua vita, del marzo 1923. La
direttiva generale che egli lasciava al partito e allo Stato di cui era
il grande fondatore suonava: sopravvivere.
In ultima analisi, latteggiamento leniniano rimase impronta
to alla direttiva generale: ben venga la rivoluzione mondiale; ma
se essa non arriva, faremo da noi. Che cosa si far? che cosa si
costruir? La risposta di Lenin fu sempre improntata a quello che
si pu chiamare empirismo socialista: quello che faranno i bol
scevichi sar sempre meglio di quel che potrebbero fare qualsiasi
forza politica e qualsiasi Stato non bolscevichi. A questo proposi
to, la posizione presa da Lenin in occasione delle trattative con
i tedeschi, che lo mise in un certo momento in minoranza allin
terno dello stesso gruppo dirigente bolscevico, emblematica del
la sua personalit di uomo di Stato. Tutto, per lui, doveva essere
fatto pur di salvare il potere. Lo stesso atteggiamento condizio
n la sua politica nel difficilissimo momento della primavera del
1921, che ebbe a sfociare da un lato nella implacabile repressio
ne dellinsurrezione di Kronstadt, dallaltro nella stretta allinter
no del partito che port al monolitismo e nella strategia della N ep ,
vale a dire nella massima concentrazione del potere politico e sta
tale e nelle massime concessioni sul terreno economico in senso
capitalistico.
E da osservare che lanalisi rivolta da Lenin ai problemi delle
stensione della rivoluzione nellEuropa occidentale e in generale
nei paesi a capitalismo avanzato nel periodo fra il 1917 e il 1920

V.I. Lenin, Opere complete, X X X II, Roma 1967, p. 163.


VI. Lenin al potere 2 59

poggi su una tesi di fondo: che in Occidente incominciare la ri


voluzione non sarebbe stato semplice come in Russia, nella quale
la mancanza di un capitalismo avanzato, di una borghesia politi
camente egemone, di un movimento operaio organizzato per tan
ta parte soggetto a capi opportunistici agenti della borghesia aveva
reso quanto mai semplice la presa del potere; che d altro canto,
una volta conquistato il potere, nei paesi avanzati il proletariato
rivoluzionario avrebbe potuto pi agevolmente passare alla fase
ricostruttiva che non nella Russia arretrata. Il problema stava tut
to nel quando linevitabile rivoluzione internazionale avrebbe ri-
congiunto lOccidente allOriente sovietico.
Per comprendere la strumentazione teorico-politica dellana
lisi di Lenin a proposito del rapporto Oriente-Occidente, biso
gna soffermarsi sullilluminante analogia che egli tracci tra rivo
luzione borghese, rivoluzione socialista in un paese arretrato co
me la Russia e rivoluzione socialista nei paesi capitalisticamen
te sviluppati. Nelle rivoluzioni borghesi lo sviluppo economico
egli dice aveva creato gi prima della lotta politica della
borghesia per il potere i presupposti per legemonia socio-politica
di questultima. Per cui la borghesia, quando prese il potere po
litico, si trov agevolmente in grado di abbattere le sopravviven
ze politico-istituzionali preborghesi e di far pesare immediata
mente la propria ormai consolidata egemonia sociale. Insomma,
lo sviluppo socio-economico giocava ormai del tutto a favore del
la borghesia gi divenuta classe dominante. Per contro, in un pae
se arretrato come la Russia la mancanza di un adeguato svilup
po capitalistico, se ha creato pi facili condizioni per labbatti
mento di un potere privo di capacit egemonica, fa s che il pro
letariato e il suo partito, una volta conquistato lo Stato, si tro
vino in una condizione di asfissia determinata dal fatto che il po
tere politico socialista non poggia su rapporti socio-economici svi
luppati. Sicch afferma Lenin quanto pi arretrato il
paese in cui, in virt degli zig-zag della storia, si dovuto da
re inizio alla rivoluzione socialista, tanto pi difficile per essa
passare dai vecchi rapporti capitalistici a quelli socialisti, poi
ch e qui sta la differenza qualitativa rispetto alle rivoluzio
ni borghesi ai compiti di distruzione si aggiungono i compiti
nuovi, di inaudita difficolt, della organizzazione. In Russia, lo
sviluppo capitalistico, per la sua ristrettezza, ha consegnato al
potere sovietico solo poche zone di modernizzazione, cio solo
le poche punte pi alte dellindustria e ben poco in campo
agricolo.
260 L'utopia caduta

Nei paesi capitalistici avanzati, lo sviluppo economico giocava


un ruolo essenzialmente ambivalente. Certo dallo sviluppo erano
venuti limperialismo, la guerra mondiale, tipici frutti del capita
lismo giunto alla fase suprema: fattori che spingevano le masse pro
letarie alla rivoluzione, in unepoca che per Lenin era senza dubbio
lepoca della rivoluzione sociale; daltra parte, lo sviluppo aveva
inquadrato le masse allinterno delle forme dellorganizzazione bor
ghese, le aveva in misura consistente soggiogate alla civilt capita
listica, aveva dato alla borghesia mezzi potenti di controllo e di
repressione. Il compito delle forze rivoluzionarie era proprio quello
di spezzare questa ambivalenza, di unificare la maggior parte del
proletariato occidentale sotto la direzione ideologica dei partiti ri
voluzionari, e consegnare, infine, i benefici dello sviluppo econo
mico capitalistico alla rivoluzione socialista. Le rivoluzioni di
Occidente avrebbero corretto lanomalia della rivoluzione russa
quale figlia dellarretratezza.
Se ben vero che Lenin adott tutte le misure giudicate ne
cessarie per la sopravvivenza a ogni costo del potere bolscevico
in Russia, altres vero che nei primi anni egli rimase ancorato
alla convinzione che, senza la rivoluzione internazionale, il potere
bolscevico non avrebbe potuto sopravvivere e che, in ogni caso,
senza lappoggio economico dei paesi capitalistici d Occidente di
venuti socialisti, la Russia non avrebbe potuto sciogliere il nodo
della trasformazione del potere politico socialista in costruzione
di rapporti economico-sociali socialisti. Un punto di vista espres
so chiaramente al VII Congresso del P cr (b) del marzo del 1918,
dove non solo svolse quellanalisi sopra delineata circa il rapporto
fra rivoluzioni borghesi e rivoluzioni socialiste, ma disse: La no
stra salvezza da tutte le difficolt lo ripeto la rivoluzione
in tutta Europa10.
Che il socialismo potesse essere costruito solo su scala inter
nazionale era stato un dogma delle dottrine rivoluzionarie marxi
stiche, nel seno delle quali non aveva avuto senso alcuno lipo
tesi che potesse darsi nel tempo un potere politico socialista su
scala nazionale senza una base economica adeguata e senza quel
coordinamento delle economie nazionali su scala internazionale
che rappresentava leredit storica dellinternazionalizzazione eco
nomica compiuta dal capitalismo. Nel 1919 Lenin riprendeva pie
namente questa tesi affermando: la vittoria definitiva non pos
sibile nella sola Russia; essa sar possibile soltanto quando il

10 V.l. Lenin, Opere complete, X X V I I, Roma 1967, pp, 75-6, 79, 80, 84-5.
VI. Lenin al potere 261

proletariato avr raggiunto la vittoria almeno in tutti i paesi pro


grediti, o anche soltanto in alcuni dei pi grandi. E concludeva:
Solo allora potremo dire con piena sicurezza che la causa del pro
letariato ha vinto, che il nostro primo obiettivo, labbattimento
del capitalismo stato raggiunto11. Se accettava questo come ve
ro in senso storico generale, Lenin si era per preoccupato sin dai
primi tempi del potere sovietico di chiudere la porta allargomen
tazione che larretratezza russa fosse tale da indurre a rinnegare
la rivoluzione socialista che avviene in Russia12*e a non fare tut
to il possibile per mantenere in vita il potere che ne era espressione.
Quando parlava in generale della rivoluzione nei paesi svilup
pati, il capo della Russia bolscevica guardava con intensit in parti
colare alla Germania. Il problema avrebbe avuto la sua soluzione
decisiva nel momento in cui la Russia si fosse unita a una Germa
nia socialista: La Germania e la Russia incarnano nel 1918, nel
modo pi evidente, la realizzazione materiale, da una parte delle
condizioni economiche, produttive e sociali, e dallaltra delle con
dizioni politiche del socialismo1516. La Russia forniva la formula po
litica del dominio proletario; la Germania la base materiale del so
cialismo. E Lenin si aspettava che la fine della guerra mondiale avreb
be portato con s la vittoria finale del socialismo14. Nel novem
bre 1918, momento della disfatta militare degli imperi centrali,
indicando in via di ipotesi che cosa sarebbe avvenuto nel caso in
cui non si fosse compiuta la rivoluzione internazionale, egli soste
neva che gli imperialismi inglese e statunitense avrebbero i n e v i t a
b i l m e n t e soffocato lindipendenza e la libert della Russia15.
Il 1919-1920 rappresentano, come gi si diceva, la fase che po
tremmo chiamare dellottimismo rivoluzionario di Lenin. Ma, una
dopo laltra, le speranze dovevano trovare una loro prima dura smen
tita. Alla fine del 1919, in nessun paese dellOccidente la rivoluzione
aveva trionfato. E Lenin tir un bilancio significativo: il movimen
to rivoluzionario rimaneva ascendente, ma il suo ritmo era tale da
aver deluso le aspettative. In questo quadro ecco un punto di
eccezionale importanza Lenin prendeva atto del miracolo rap
presentato dal fatto che il potere sovietico ha resistito nonostante
larretratezza, la rovina del paese, gli attacchi deUimperialismo G

11 V.I. Lenin, Opere complete, X X I X , Roma 1967, p. 46.


12 Lenin, Opere complete, X X V I I , cit., p. 379.
n Ivi, p. 309.
14 Lenin, Opere complete, X X V I I I , cit., p. 22.
^ Ivi, p. 188.
16 V.I. Lenin, Opere complete, X X X , Roma 1967, p. 184.
262 L utopia caduta

Orbene, a mano a mano che la rivoluzione internazionale tar


dava, il miracolo costituito dalla sopravvivenza e dal consolida
mento del potere sovietico divent il grande fatto storico, tanto
imprevisto quanto ormai decisivo, con cui Lenin e i bolscevichi
dovevano confrontarsi.
Il pessimismo di Lenin nei confronti della rivoluzione interna
zionale si capovolse per alcuni mesi nel 1920, fra la primavera e
lautunno, in relazione alla guerra russo-polacca e alloccupazione
delle fabbriche in Italia. L occupazione delle fabbriche nel settem
bre 1920 in Italia apparve al capo bolscevico come un aspetto del
londata rivoluzionaria che si era aperta in Europa dopo il 1918.
Per contro la guerra russo-polacca introdusse nel pensiero leninia
no quello che potremmo chiamare un elemento di strategia bona-
partistica, in base al quale lestensione delle frontiere della rivolu
zione non veniva pi affidata alle forze autonome delle masse lavo
ratrici, ma alle armate vittoriose della Russia sovietica. Naturalmente,
le armate rosse erano presentate come strumento di liberazione so
ciale. Rivolgendosi ai soldati della Russia sovietica impegnati con
tro la Polonia, nel maggio del 1920, Lenin li defin soldati della
repubblica operaia-contadina che andavano in Polonia non come
oppressori, ma come liberatori17. Senonch lesito della guerra de
luse profondamente i bolscevichi. Non solo non si ebbero le attese
ribellioni dei contadini polacchi e soprattutto degli operai di Varsa
via nel momento in cui le armate rosse ormai premevano sulla capi
tale, ma le armate polacche, aiutate dai francesi, operarono nella
seconda met di settembre una controffensiva vittoriosa che stron
c i disegni del bonapartismo leniniano e bolscevico.
Accanto alla Polonia, lItalia rappresent lultima fiammata delle
speranze di rivoluzione internazionale da parte di Lenin. Egli giu
dic loccupazione delle fabbriche come il prologo di u n a v e r a r i
v o l u z i o n e , ostacolata per dai Turati e soci riformisti18. E ancora
nel novembre del 1920, quando ormai il movimento delloccupa
zione era stato sconfitto, permaneva nella convinzione che in Ita
lia ci si stesse avvicinando alle battaglie decisive del proletariato
contro la borghesia per la conquista del potere statale, a patto
per che il Partito socialista italiano venisse severamente epurato
da sabotatori, oscillanti e indecisi19.
Quando divenne un dato di fatto che anche quella che si era

*' Lenin, Opere complete, X X X I, cit., p. 118.


18 Ivi, p. 268.
19 Ivi, p. 364.
VI. Lenin al potere 263

sperato rappresentassse la seconda ondata rivoluzionaria al di fuo


ri dei confini della Russia era andata spegnendosi, il potere sovie
tico si trov di fronte a una realt che capovolgeva del tutto le
ipotesi iniziali: la rivoluzione internazionale, data come inevitabi
le e prossima, non si era realizzata, mentre il potere sovietico, che
si era dato per certo non avrebbe potuto sopravvivere senza la ri
voluzione internazionale, era sopravvissuto e si era consolidato.
Questa situazione doveva avere una inevitabile conseguenza: in
durre il potere bolscevico a ricercare in modo permanente le vie
del proprio ulteriore consolidamento interno, dopo la vittoria nel
la guerra civile, e una strategia atta in politica estera a dare alla
Russia uno s t a t u s di Stato fra gli Stati. Tutto ci per significava
indubbiamente entrare in un mare ignoto alle teorie rivoluziona
rie e marxistiche. Lenin, dal canto suo, non fu assolutamente in
grado di condurre un esame teorico rigoroso delle ragioni della di
sfatta subita dalla rivoluzione mondiale. Un simile esame lo avrebbe
inevitabilmente condotto a rivedere le sue analisi sul carattere del
capitalismo contemporaneo, sul rapporto fra borghesia e proleta
riato, sulla natura dellepoca storica. Egli scelse una via diversa.
Costru una visione ideologica (nel senso marxiano) della realt,
rivolta da un lato a legittimare la rivoluzione russa come rivolu
zione socialista, nonostante la Russia isolata e arretrata non pre
sentasse alcuna premessa per la costruzione di una societ socialista,
e dallaltro a legittimare il movimento comunista mondiale, rac
colto nella Terza Internazionale, come forza rivoluzionaria nono
stante il fallimento della rivoluzione in concreto.
L essenza dellideologia fu costituita dalla combinazione dei
seguenti elementi: la rivoluzione rimaneva iscritta nella storia uni
versale; questa rivoluzione era stata possibile, ma non era diven
tata attuale per colpa dei sabotatori e dei traditori sedicenti socia
listi; il da farsi era costituire delle direzioni rivoluzionarie e dei
partiti capaci di mettere a frutto lesperienza che aveva portato
i bolscevichi alla vittoria in Russia; quando fosse compiuta la bol
scevizzazione del socialismo occidentale, allora nulla avrebbe pi
potuto frenare la conquista del potere; nel frattempo la Russia bol
scevica, isolata e arretrata, doveva ricostruirsi economicamente per
gettare le basi del socialismo nel paese. Lenin si trov di fronte
a una difficile questione: che cosa rispondere in Russia alla do
manda inquietante circa la natura del potere sovietico nel caso in
cui il paese fosse rimasto isolato? Ed egli, pur con oscillazioni che
durarono per tutto il resto della sua breve vita, comp due passi
Iondamentali. Dapprima afferm che la storia stava insegnando
264 L utopia caduta

che la Russia poteva sopravvivere anche nel quadro di un ritar


do della rivoluzione mondiale. In un secondo tempo, e qui fu il
salto teorico di fondo, necessario a legittimare dal punto di vista
marxistico un potere bolscevico isolato, arriv ad affermare che
la Russia, anche isolata, era in condizione non solo di superare la
propria arretratezza, ma anche di costruire il socialismo da s. Que
sto ultimo passo, compiuto da Lenin in modo oscillante, ma pur
sempre chiaro nelle linee di fondo (passo che Stalin comp invece
decisamente nel 1924 dopo la sua morte), egli lo sent necessario
per evitare di dover ammettere (il che avrebbe delegittimato il bol
scevismo come forza autenticamente socialista) che quel che la Rus
sia isolata poteva conseguire non era altro se non una moderniz
zazione economica la quale, seppure non capitalistica, aveva ben
poco in comune con i progetti del socialismo marxistico. I due passi
compiuti da Lenin appaiono ben documentati nella loro veste ideo
logica da quanto segue. Nel novembre 1920, Lenin cos tirava le
conclusioni dal duplice fatto del fallimento internazionale comu
nista e del successo nazionale bolscevico:

Q u a n d o tre a n n i o r sono c i siam o p o s ti il p ro b le m a dei c o m p iti e d e lle


c o n d iz io n i p e r la v itto r ia d e lla riv o lu z io n e p ro le ta ria in Russia, a b b ia m o d e t
to sem pre n e tta m e n te che questa v itto r ia n o n sarebbe stata d u re vo le , se n o n
fosse stata s o rre tta d a lla riv o lu z io n e in O c c id e n te [...]. E d o p o tre a n n i d i
una gue rra d u ra e accanita possiam o vedere in che m is u ra le n o s tre p re v is io n i
si siano o no a vverate. N o n si sono avverate n el senso che n o n si a vu ta una
s o luzion e ra p id a e sem plice d e lla questione.

Dopo questa premessa Lenin arrivava al nodo centrale, e cio


al dato che lo sviluppo storico concreto aveva scompaginato le ipo
tesi iniziali:

E ris u lta to che nessuna d e lle p a rti in lo tta , n la re p u b b lic a so vie tic a n
il re sta n te m o n d o c a p ita lis tic o , ha o tte n u to la v itto r ia o s u b ito la d is fa tta .

Era stato per raggiunto quel che ora Lenin definiva a quel
punto lessenziale:

l essenziale consiste nella p o s s ib ilit p e r il p o te re p ro le ta rio e p er la r e p u b b li


ca s ovie tica d i s o p ra v vive re pe rsin o nel caso d i una d ila z io n e d e lla r iv o lu z io
ne socialista n el m o n d o in te r o 20.

20 Ivi, pp. 393-94.


VI. Lenin al potere 265

Se nel novembre del 1920 parlava di sopravvivenza del potere


sovietico nel quadro di una dilazione della rivoluzione mondiale,
nel gennaio 1923, in uno degli ultimi scritti della sua vita, dava una
formulazione compiuta al vero e proprio salto consistente nel so
stenere che la Russia isolata era in grado di compiere autonoma
mente la costruzione della societ socialista. Egli sosteneva ora che
il potere statale su tutti i grandi mezzi di produzione, il potere
politico, lalleanza fra operai e contadini nel quadro della direzione
dei primi sui secondi, una accorta politica economica basata sulla
piena utilizzazione della cooperazione costituivano tutto ci che
necessario per condurre a termine la costruzione di una societ socia
lista integrale21. Per superare larretratezza la Russia aveva biso
gno di una adeguata rivoluzione culturale, che consentisse al po
tere sovietico di utilizzare propriamente e compiutamente le risorse
materiali. Ora concludeva a noi basta compiere questa rivoluzio
ne culturale per diventare un paese completamente socialista22.
Come gi si detto, e qui opportuno sottolineare pi appro
fonditamente, sarebbe errato ritenere che Lenin fosse giunto a teo
rizzare in modo compiutamente organico una teoria analoga a quella
staliniana del socialismo in un paese solo. Poich lessenza della
posizione di Lenin fu a questo proposito una mai venuta meno oscil
lazione, a seconda delle situazioni e delle prospettive specifiche.
Certo, quando apparve chiaro dopo la fine del 1920 che la rivolu
zione internazionale non poteva pi essere considerata una com
ponente concreta nella costruzione di una strategia futura per lo
Stato sovietico, Lenin pose laccento in modo sempre pi deciso
sulla necessit che il potere sovietico contasse sulle proprie forze,
secondo le linee che abbiamo indicate. Ma indubbiamente Lenin
lasci, alla fine della sua vita, ai suoi eredi politici un messaggio
in cui la prospettiva della rivoluzione internazionale era ancora pre
sente, sebbene in una forma sempre pi ideologicamente passiva;
laddove lesortazione a contare sulle forze proprie era lelemento
attivo di quello stesso messaggio. Nellultimo scritto della sua vi
ta, Lenin mostrava una profonda angoscia per il peso che larre
tratezza faceva gravare sullUnione Sovietica e per tutte le difficolt
che lisolamento internazionale determinava. L indicazione che egli
dava era, in proposito, duplice, seppure nel suo pensiero coeren
te: il paese doveva fare ogni sforzo per resistere anche nellisola
mento; ma al tempo stesso larretratezza era tale da far dubitare

21 V.I. Lenin, Opere complete, X X X III, Roma 1967, p. 429.


22 Ivi, p. 435.
266 L utopia caduta

del risultato se non fosse intervenuta la agognata rivoluzione nel


mondo. Lenin legava cos la persistente speranza nella rivoluzione
internazionale con lappello allimpegno a tendere tutte le forze
nel caso in cui essa avesse tardato per un periodo indefinito. Non
difficile cogliere qui i n n u c e le due interpretazioni opposte che
del leninismo avrebbero dato dopo la morte del capo del bolsce
vismo staliniani e trockisti. Ecco i passi essenziali in cui Lenin espri
meva il suo pensiero in termini che potenzialmente preparavano
quelle due diverse e opposte interpretazioni:

C i tro v ia m o , cos, n el m o m e n to a ttu a le , d a v a n ti alla d o m a n d a : sarem o


n o i in grado d i resistere con la n o s tra p icco la e p ic co liss im a p ro d u z io n e c o n
ta d in a , ne lle n o s tre c o n d iz io n i disastrose, fin o a che i paesi d e llE u ro p a o c c i
d e n ta le n o n a v ra n n o c o m p iu to il lo ro s v ilu p p o verso il socialism o?

Ci per un verso. Per laltro verso egli affermava:

M a quel che ci interessa non l in e lu tta b ilit d e lla v itto ria fin a le d e l so
c ia lism o . C i interessa la ta ttic a alla quale d o b b ia m o a tte n e rc i n o i, P a rtito c o
m u n is ta russo, n o i, p o te re s o vie tic o d e lla R ussia, p e r im p e d ire agli S ta ti
c o n tro riv o lu z io n a ri d e ll E u ro p a o ccid e n ta le d i s c h ia c c ia rc i25.

Questa ultima direttiva, lasciata dal capo ormai malato e escluso


dalla reale direzione politica del partito e dello Stato, era per as
sai di pi che una indicazione per il futuro.
A questo proposito, il segnale decisivo e inequivocabile era stato
da lui dato fra la fine del 1917 e la primavera del 1918, nel corso
delle trattative con la Germania che si conclusero con la pace di
Brest-Litovsk. Lenin affront la questione delle trattative con i
tedeschi, che imposero a ondate successive condizioni sempre pi
onerose alla Russia, con la stessa intransigenza e determinazione
che aveva mostrato nel periodo precedente linsurrezione dellot
tobre 1917. Deciso a far valere il proprio punto di vista favorevo
le a firmare la pace con i tedeschi per salvare il potere bolscevico
non potendosi contare su una rivoluzione immediata in Germa
nia, non esit a minacciare le dimissioni dal Comitato Centrale
bolscevico. Egli si batt contro tutte le opposizioni, specie contro
Bucharin e Uricky, che volevano a ogni costo una guerra rivolu
zionaria sullo stile della Francia del 1792 come strumento per ri
voluzionare lOccidente e accusavano Lenin di far valere un punto
di vista nazionale contrario ai doveri internazionalistici. Si batt

25 Ivi, pp. 456-57.


VI. Lenin al potere 267

anche contro Trockij, che assunse una posizione oscillante ma poi


fin per allinearsi sulla linea leniniana. Lenin non ebbe paura di
ammettere che la guerra rivoluzionaria era stata parte delle sue pre
cedenti posizioni; ma batt e ribatt che la Russia non era pi in
grado di far fronte allefficiente esercito tedesco, che i contadini
non avrebbero pi in nessun caso combattuto, che il prolungamento
della guerra avrebbe provocato il collasso del potere sovietico, ba
luardo della rivoluzione internazionale. Ricorrere, in mancanza di
forza, alla frase rivoluzionaria era una colpa inammissibile tale
da causare la rovina della nostra rivoluzione24. Egli respinse co
me puramente letterario e astratto il paragone con la Francia del
1792, poich questa, pur in grave crisi, era una grande potenza
economica in grado di condurre una guerra rivoluzionaria vitto
riosa, mentre la Russia arretrata si trovava sulla soglia del collas
so, sicch una guerra rivoluzionaria avrebbe prodotto una totale
rovina. In attesa della rivoluzione in Germania, che, quando sa
r matura, liberer la Russia da tutte le difficolt internazio
nali, Lenin in concreto, nel momento in cui esige una pace
immediata con i tedeschi, fa valere in modo ben significativo un
esempio del tutto diverso da quello della Francia del 1792: quello
cio della Prussia sconfitta e umiliata da Napoleone, i cui diri
genti avevano saputo essere dei veri realisti, accettando limpo
sizione di trattati feroci, peggiori di quello imposto dai tedeschi
nel 1918 alla Russia, e preparando poi la riscossa nazionale. Per
ch mai una cosa simile non potrebbe ripetersi nella nostra sto
ria? chiedeva25. E contro i retori rivoluzionari lanciava la parola
d ordine: Abbasso le fanfaronate! Lavoro serio, disciplina e or
ganizzazione!26. Brest-Litovsk era per Lenin come la pace di Til-
sit, che dopo la sconfitta preparava la riscossa nazionale.
Allorch si fu reso conto delle difficolt supplementari che ri
spetto al suo schema originario presentava lestensione della rivo
luzione nei paesi capitalisticamente sviluppati, Lenin reag in tre
direzioni fondamentali, chiaramente individuabili sin dalla fine del
1919: 1. appunt le sue speranze sullimportanza che, nellaccer
chiare le roccheforti del capitalismo, poteva avere il movimento
antimperialistico dei paesi coloniali e dipendenti; 2. prese a consi
derare limportanza di un ruolo degli operai occidentali che, in as
senza della rivoluzione, fosse almeno di appoggio alla Russia so-

24 Lenin, Opere complete , X X V I I, cit., p. 9.


21 Ivi, pp. 59-60.
26 Ivi, p. 70.
268 L'utopia caduta

vietica (e anche questo punto fu poi ripreso da Stalin); 3. mir a


consolidare la posizione internazionale dello Stato sovietico in quan
to Stato fra gli Stati. Il primo punto lo si pu vedere ben espresso
nel discorso che egli tenne nel novembre 1919 al II Congresso dei
popoli dellOriente, in cui, pur sempre ribadendo le attese della
rivoluzione in Occidente, per disse:

La riv o lu z io n e so cia lista n o n sar s o lta n to , n p rin c ip a lm e n te , la lo tta dei


p ro le ta ri riv o lu z io n a ri d i o g n i paese c o n tro la lo ro b o rghesia; no, sar la lo tta
d i tu tte le c o lo n ie e d i t u t t i i paesi oppressi d a llim p e ria lis m o , d i t u t t i i paesi
d ip e n d e n ti c o n tro l im p e ria lis m o in te rn a z io n a le 2'.

Il secondo punto individuabile in discorsi del 1920, nei qua


li il timore che, in luogo della rivoluzione, si avesse una ripresa
dei conflitti armati interimperialistici e di progetti di intervento
contro la Russia, lo spinse a esaltare limportanza che aveva avuto
in passato e poteva avere in futuro il diffondersi negli eserciti oc
cidentali di un sentimento di solidariet da parte dei soldati verso
il paese dei soviet28. Una volta registrato il dato di fatto del ral
lentamento del movimento rivoluzionario in Occidente, della im
possibilit di fare oggi assegnamento su unaccelerazione del ritmo
di sviluppo della rivoluzione, Lenin tirava la conclusione di ecce
zionale importanza che lo Stato sovietico non poteva pi vivere
nella prospettiva della prossima costituzione di quella che aveva
chiamata la repubblica sovietica mondiale. Egli diceva: Gli uo
mini vivono in uno Stato, e ogni Stato vive in un sistema di Sta
ti, tra i quali si stabilisce un certo equilibrio politico29. Quando
Lenin pronunci queste parole era il dicembre 1920. Era giunta
lora per lo Stato sovietico di sostituire alla teoria dello squili
brio rivoluzionario fra la Russia sovietica da un lato e gli Stati
capitalistici dallaltro quella dellequilibrio fra luna e laltra par
te. Accanto a questa teoria dellequilibrio Lenin collocava anco
ra una teoria dello squilibrio, ma di tuttaltro tipo rispetto a quel
la dello squilibrio rivoluzionario. Si trattava, affermava, di sfrut
tare i contrasti fra gli Stati capitalistici a beneficio della Russia
sovietica.

La nostra p o litic a estera [e q u i il m u ta m e n to d i p ro s p e ttiv a era e v id e n te


ris p e tto a llip o te s i d i s o v v e rtim e n to riv o lu z io n a rio m o n d ia le ], fin o a che n o i

Lenin. Opere complete , X X X , cit., p. 137.


Ivi, pp. 283. 347-48.
Lenin, Opere complete , X X X I , cit., p. 424.
VI. Lenin al potere 269

siam o is o la ti e il m ondo c a p ita lis tic o fo rte , consiste nel n o s tro d o ve re d i


s fru tta re i dissensi (n a tu ra lm e n te , la cosa p i piacevole sarebbe q u e lla d i scon
figgere tu tte le potenze im p e ria lis tic h e , ma ancora per m o lto te m p o n o n sare
m o in c o n d iz io n e d i fa r lo ) 50.

In queste condizioni lunico attivo vero che la rivoluzione pre


sentava era costituito dallesistenza e dalla sopravvivenza dello Stato
sovietico e dallorganizzazione che vedeva i vari partiti comunisti
riuniti nella Terza Internazionale, sotto la guida indiscussa di Mosca.
Nel dicembre 1921 il capo dello Stato sovietico cos registrava il
capovolgimento che la realt aveva operato rispetto alle ipotesi e
alle teorie e indicava nellappoggio esterno la funzione del movi
mento operaio e comunista occidentale:

N essuno, p ro b a b ilm e n te , si a tte n d e va n p o te va a tte n d e rs i a llo ra che la


situ a z io n e si sarebbe e v o lu ta com e si e v o lu ta . N o i ci eravam o im m a g in a ti
lo s v ilu p p o fu tu ro [...] in una fo rm a p i sem plice e re ttilin e a d i q u a n to si
v e rific a to nella realt. N o i avevam o d e tto a n o i stessi, alla classe op e ra ia , a
t u t t i i la v o ra to ri sia della Russia che d e g li a ltr i paesi: non v a ltra v ia d u s ci
ta d a l m a le d e tto e c rim in a le massacro im p e ria lis ta aH in fu o ri d e lla solu zio n e
riv o lu z io n a ria [...]. E acca d u to per che g li a ltr i p o p o li non siano r iu s c iti a
im b o cca re , alm eno cos p re sto com e pensavam o, q u e sto ca m m in o re ttilin e o .

Si era visto invece la Russia rimanere lunica repubblica socia


lista, la quale era riuscita a resistere pur accerchiata. Quanto al
laiuto delle masse lavoratrici del resto del mondo, esso non si era
espresso sotto la forma della rivoluzione, la cui aspettativa costitui
va il fondamento di tutta la nostra politica. Esso si era realizzato
per come appoggio esterno. Orbene, soggiungeva Lenin, per quanto
tale appoggio sia debole, era importante per la Russia sovietica con
tare su di esso fino a quando esister il capitalismo negli altri pae
si51. Stalin impar molto da questo discorso.

4. L o s c i o g l i m e n t o d e l l A s s e m b l e a c o s t i t u e n t e e l a n a l i s i d i L e n i n . L a
d itta tu r a p r o le ta r ia n o n h a b is o g n o d e l c o n se n so d e lla m a g g io r a n z a

Quando si prenda a esaminare come si sia sviluppato il pensie


ro di Lenin sul tema della democrazia e della dittatura, dello Sta
to e delle alleanze politiche e sociali dopo il 1917 si nota un profondo
legame con gli sviluppi concernenti la sua analisi sul rapporto fra

,0 Ivi, p. 457.
^ Lenin, Opere complete, X X X I I I , cit., pp. 125-27.
270 L'utopia caduta

rivoluzione internazionale e Stato sovietico. Lenin pass progressi


vamente dallaccentuazione della dittatura fondata sulla democra
zia sovietica a quella della dittatura fondata sul Partito bolscevico.
Certo egli anche nel periodo in cui insistette sulla democrazia so
vietica non mise mai in discussione il ruolo prioritario, il primato
del Partito bolscevico. Senonch in un primo tempo consider il
partito come il nucleo di una nuova democrazia di classe in una pro
spettiva di progressiva espansione di questultima, secondo lispira
zione espressa in S t a t o e r i v o l u z i o n e . Egli si mostrava allora convinto
che il nuovo regime fosse prossimo a porre la basi dellestinzione
dello Stato e che le grandi masse fossero in condizione di prendere
esse sempre pi in mano lamministrazione della cosa pubblica, co
s da determinare la crescente dissoluzione della struttura burocratico-
centralizzata dello Stato stesso. Una simile direzione di pensiero si
legava strettamente allipotesi che la rivoluzione internazionale, trion
fando, avrebbe dato vita a una comunit di Stati-Comune sociali
sti, fra i quali la guerra sarebbe stata bandita e nei quali gli apparati
coercitivi di ogni tipo avrebbero perduto in un momento non lon
tano la loro funzione. Elementi molteplici come: levidente condi
zione di minoranza in cui i bolscevichi si trovavano nel paese, rivelata
clamorosamente dalle elezioni dellAssemblea costituente; i contra
sti con le altre correnti socialiste e con gli anarchici; gli effetti della
guerra civile con tutte le sue implacabili durezze e asprezze; le tre
mende difficolt economiche che ponevano in tensione il governo
e il partito con le masse contadine e lo stesso proletariato industria
le in un periodo di vera e propria disgregazione economica che ave
va peggiorato le condizioni di vita in modo drammatico rispetto allo
stesso periodo della guerra prima del 1917; la perdita delle illusioni
circa la possibilit che masse culturalmente tanto arretrate potesse
ro veramente diventare protagoniste di unesperienza di autogoverno;
finirono tutti da un lato per provocare in via di fatto un processo
estremamente rapido di centralizzazione burocratico-amministrativa,
di coercizione politica e di militarizzazione della vita sovietica e dal
laltro lato per indurre il gruppo dirigente bolscevico a sistemare
ideologicamente la realt di fatto collocando in un futuro indefini
to lattuazione dellutopia ultrademocraticistica. Si assistette cos
al rovesciamento della prospettiva della democrazia sovietica in espan
sione nel quadro di uno Stato in estinzione nella realt di una dit
tatura di partito sempre pi forte in un quadro di deperimento della
democrazia sovietica e di estremo rafforzamento dello Stato stesso
e dei suoi apparati di controllo e coercizione. Lenin si attenne sal
damente al criterio secondo il quale il rapporto fra il sistema della
VI. Lenin al potere 271

democrazia proletaria e il potere del partito e dello Stato bolscevi-


chi avrebbe dovuto essere tale da non mettere mai e in alcun modo
in pericolo questultimo. Egli non mise mai in dubbio limportanza
dei valori della democrazia proletaria e lo scopo finale della sua
attuazione; ma, di fronte alla crisi del sistema della democrazia pro
letaria, non esit a accettarne leclissi e a favorire appieno la costru
zione di quei meccanismi politici e istituzionali i quali sanzionaro
no la piena dittatura del partito-Stato su cui Stalin poi innest il
proprio potere (e qui vi lelemento di continuit da Lenin a Sta
lin). Lenin rest fisso nel pensiero che il potere dittatoriale del parti
to dovesse avere un carattere transitorio in vista di un rilancio della
democrazia proletaria, la cui natura per non chiar in alcun modo.
In questo quadro il capo bolscevico, che pur nella sua mode
stia personale aveva una immensa fiducia in se stesso in quanto
garante della linea politica del partito e dello Stato, non tenne conto
del pericolo rappresentato dalleventualit che, una volta costrui
to un apparato di dominio ultracentralizzato nelle mani dei verti
ci del partito e dello Stato, vi fosse chi di questo apparato si impa
dronisse per fini diversi dai suoi, e che le masse e la stessa base
del partito fossero ormai private di ogni possibilit di controllare
il potere e le sue scelte, cos da collocare il modello dello Stato-
Comune in una sorta di iperuranio ideologico privo di ogni signi
ficato concreto. Soltanto al termine della sua vita, Lenin vide pro
filarsi il pericolo nettamente, ma le condizioni erano ormai tali per
cui non era pi possibile modificare la macchina che aveva lui stesso
costruito con la sua mente e la sua azione.
La logica che indusse Lenin a affermare il primato del suo par
tito al potere emerge in modo assai netto dal modo in cui affront
e liquid la questione dellAssemblea costituente.
Si deve ricordare che i bolscevichi, come tutte le altre forze
socialiste e democratiche russe, avevano visto sempre nella con
vocazione dellAssemblea costituente lo strumento istituzionale che
avrebbe dato alla nuova Russia, una volta abbattuto lo zarismo,
le proprie leggi fondamentali. Tanto che Lenin, dopo la caduta
e larresto dellultimo governo provvisorio, aveva solennemente
affermato che il potere sovietico avrebbe garantito la convoca
zione dellAssemblea costituente entro il termine fissato2. Per
questo aveva posto il famoso decreto iniziale sulla terra sotto la
condizione della ratifica dellAssemblea e la stessa costituzione del
primo governo operaio e contadino sotto il segno della provviso-

1,2 Lenin, Opere complete, XXVI, cit., p. 230.


272 L'utopia caduta

riet, in attesa delle decisioni del Parlamento russo . Piena dispo


nibilit iniziale, dunque, di Lenin e del bolscevismo al rispetto delle
istituzioni democratico-rappresentative pluralistiche, seppure si sot
tolineava che il Parlamento russo avrebbe dovuto introdurre il prin
cipio irrinunciabile di ogni vera democrazia consistente nel diritto
di revoca degli eletti da parte dei loro elettori54. Vi di pi: Le
nin alla fine del novembre 1917 insistette sulla necessit di non
rinviare la convocazione del Parlamento, nonostante le liste fosse
ro state compilate quando ancora nel Partito socialrivoluzionario
non si era prodotta una scissione. Egli era favorevole al non rin
vio proprio perch il diritto di revoca avrebbe potuto correggere
le eventuali storture di rappresentanza. Sul fondamento del dirit
to di revoca, Lenin era disposto a accettare senza riserve il pas
saggio del potere da un partito allaltro seguendo una via paci
fica3 . In un simile contesto, era evidente altres la disponibili
t a quel che in seguito invece Lenin avrebbe risolutamente av
versato, che dire la combinazione dei soviet con le istituzioni
democratico-rappresentative parlamentari, sia pure corrette con il
diritto di revoca degli eletti da parte degli elettori.
Di fronte al fatto che le elezioni furono una grave disillusione
per i bolscevichi. i quali, seppure ottennero la maggioranza nei mag
giori centri proletari, ebbero solo 175 seggi complessivi di fronte
a una schiacciante maggioranza dei socialrivoluzionari, cui andaro
no ben 410 seggi (i menscevichi ottennero 16 seggi e i cadetti 17),
Lenin si rese pienamente conto che lalternativa sarebbe stata dra
stica: cedere il potere alla maggioranza parlamentare, secondo gli
impegni solennemente assunti in precedenza (il governo del novembre
1917 era stato qualificato come provvisorio), oppure andare con
tro il Parlamento imprimendo una svolta decisiva alla Rivoluzione
di ottobre. Egli scelse la seconda strada. Uno dei risultati fu che
dopo di allora Lenin si diede a proclamare a gran voce che combi
nare gli istituti della democrazia sovietica con quelli parlamentari
era un nonsenso e un segno di opportunismo menscevico. Fatto
che Lenin aveva accettato lAssemblea costituente nella convinzio
ne che essa avrebbe espresso la dinamica del processo rivoluziona
rio bolscevico, diventandone una base di appoggio. Quando vide
che ci non era avvenuto, allora si decise sprezzantemente a taglia
re il nodo con la spada. L iter di Lenin fu il seguente.

53 Ivi, p. 244.
34 Ivi, p. 321.
35 Ivi, pp. 324-25.
VI. Lenin al potere 21 3

Dapprima sottoline che il governo non avrebbe tollerato, tan


to pi essendo iniziata la guerra civile, che lAssemblea venis
se utilizzata contro il popolo36, di cui il governo si arrogava la
rappresentanza secondo una visione organicistica e non formale-
rappresentativa. Uno dei partiti, quello dei cadetti, venne sciolto
in quanto forza controrivoluzionaria borghese. Quindi Lenin mi
se al centro la tesi che i soviet sono superiori a tutti i parlamenti,
a tutte le Assemblee costituenti3'. In una serie di T e s i s u l l A s
s e m b l e a c o s t i t u e n t e fece il passo definitivo, che doveva costituire
la giustificazione dello scioglimento del Parlamento. Egli afferm
che lAssemblea costituente rappresentava bens la forma pi al
ta di democrazia, ma in una repubblica borghese; che la repub
blica dei soviet era una forma di democrazia pi elevata; che
lAssemblea uscita dalle elezioni falsava la volont popolare essendo
stata eletta su liste invecchiate; che linizio della guerra civile ren
deva impossibile risolvere i contrasti di classe per una via formal
mente democratica; che la difesa del potere dellAssemblea era
diventata la bandiera delle forze controrivoluzionarie; che gli in
teressi della rivoluzione dovevano prevalere sui diritti formali
del Parlamento; che lunica possibilit per lAssemblea di soprav
vivere era riconoscere senza riserve il potere sovietico, la rivolu
zione sovietica e la sua linea politica quale espressa dal governo.
Lenin prendeva poi ancora in considerazione lipotesi di nuove ele
zioni chiedendo ai deputati cos di riconoscere la propria falsa rap
presentativit. Senza queste condizioni concludeva la crisi dovuta
alla questione dellAssemblea costituente pu essere risolta soltanto
per via rivoluzionaria38.
Di fronte alla non disponibilit della maggioranza dellAssem
blea a riconoscere le conquiste della grande Rivoluzione dotto
bre, secondo le richieste dei bolscevichi39, il Parlamento venne
sciolto dautorit. Il divorzio del bolscevismo dalla democrazia po
litica era cos compiuto; e dopo di allora, gennaio 1918, dagli av
versari di tutte le correnti il potere bolscevico venne denunciato
pi che mai quale frutto di un colpo di Stato.
Come si vede, Lenin aveva fatto di necessit virt e era perve
nuto alla conclusione teorico-strategica che fra la democrazia so
vietica e la democrazia parlamentare non vi fosse compatibilit.

36 Ivi, p. 337.
7,1 Ivi, pp. 340-41.
Ivi, pp. 361-65.
39 Ivi, p. 408.
274 L'utopia caduta

Nellagosto del 1920, Lenin present la convocazione dellAssem


blea a opera del potere bolscevico come una mera astuzia pedago
gica, rivolta a dimostrare agli operai arretrati che con essa non
avrebbero ottenuto un bel niente40. Egli imbocc cos la strada
dellantiparlamentarismo di principio, sostenendo che quando si
crea una contraddizione fra la parte avanzata (il proletariato e il Par
tito bolscevico) e le parti arretrate (le altre componenti sociali e le
loro rappresentanze politiche), il diritto storico al potere spetta al
la forza sociale e politica che, pur in minoranza, rappresenta per
la modernit e il progresso.
Nel dicembre del 1919, Lenin pubblic un saggio, L e e l e z i o n i
a l l A s s e m b l e a c o s t i t u e n t e , in cui la soppressione degli istituti rap
presentativi era pienamente giustificata secondo le argomentazio
ni essenziali sopra esposte. Egli sostenne (e la prima costituzione
sovietica del 1918 aveva gi pienamente registrato il fatto confe
rendo un diverso peso nei soviet al voto urbano e proletario rispet
to a quello dei contadini) che nel capitalismo e nel periodo di tran
sizione postcapitalistico si determinava una inevitabile i n e g u a g l i a n
z a tra la citt e la campagna. Orbene i bolscevichi avevano avuto
la maggioranza dei voti nelle citt, dove avevano battuto nettamen
te i menscevichi e i socialrivoluzionari. Inoltre gli avversari del
bolscevismo erano politicamente forze divise e in stato di disgre
gazione. Infine i bolscevichi godevano degli appoggi di gran lunga
pi consistenti nellesercito41. La conclusione di Eenin era che il
suffragio universale aveva bens il valore di indice della maturit
delle diverse classi nella comprensione dei propri compiti42; ma
non poteva costituire il fondamento del potere rivoluzionario se
e quando i suoi risultati entrassero in contraddizione con rapporti
di forza favorevoli alla classe rivoluzionaria progressiva, la cui forza
appunto in qualsiasi paese capitalistico [...] incomparabilmente
pi grande del peso numerico dei proletari nella somma della po
polazione. In queste condizioni, il compito del proletariato di
costruire la propria dittatura anche quando costituisce la mino
ranza della popolazione non appena sia in grado di abbattere la
borghesia, ponendosi lobiettivo di attrarre dalla sua parte i po
tenziali alleati nella grande massa dei semiproletari e dei piccolo
borghesi, che non si pronuncer mai preventivamente per il do
minio del proletariato45. La condizione necessaria e sufficiente

40 Lenin, Opere complete, X X XI, cit., p. 241.


41 Lenin, Opere complete, X X X , cit., pp. 228-31.
42 Ivi, p. 242.
45 Ivi, p. 245.
VI. Lenin al potere 275

per la presa e il mantenimento del potere era che il partito rivolu


zionario disponesse perci non della maggioranza nella popolazione
ma della maggioranza nel solo proletariato (e naturalmente di una
forza durto complessiva idonea a distruggere il vecchio ordine e
mantenere il nuovo). Questo punto di vista, che doveva diventare
uno dei cardini della dottrina bolscevica, poggi essenzialmente sui
seguenti criteri: 1. venne dichiarata linconciliabilit fra la demo
crazia pluralistica parlamentare e la democrazia di classe sovietica;
2. una volta ridotta la democrazia a una mera matrice di classe, si
teorizz che il proletariato aveva ununica autentica rappresentan
za partitica, il Partito bolscevico, e che la presenza di altre correnti
politiche nel seno della stessa classe proletaria significava che strati
arretrati di operai cedevano allinfluenza di partiti (come il men
scevico o il socialrivoluzionario) sedicenti socialisti in effetti piccolo
borghesi, aventi una natura e obiettivi retrivi o apertamente con
trorivoluzionari; 3. il solo Partito bolscevico fu dunque legittimato
a rappresentare nello Stato il proletariato; 4. allorquando, allinter
no dello stesso Partito bolscevico, ebbero a comparire correnti o
frazioni in contrasto con la linea leniniana, queste correnti vennero
considerate quali deviazioni che cedevano a influenze ideologiche
esterne. Una volta poste su queste basi le relazioni fra proletariato
come classe e Partito bolscevico, il rapporto fra la minoranza prole
taria e la maggioranza contadina venne regolato anchesso in base
a un criterio di gerarchia politico-ideologica, secondo la teoria: a )
che il proletariato costituiva la classe progressista e avanzata, aven
te il diritto storico alla leadership politica e statale; b ) che le masse
contadine, pur essendo la grande maggioranza, rappresentavano le
spressione del settore arretrato della societ e del mondo produtti
vo; c ) che la dittatura progressista non poteva essere altro che una
dittatura del proletariato; d ) che, quindi, le istituzioni della demo
crazia sovietica dovevano rispecchiare la diversit del ruolo degli
operai da un lato e dei contadini dallaltro cos da garantire la pre
ponderanza politica dei primi sui secondi; e ) che, infine, fra prole
tariato e contadini vi era bens una condizione di alleanza, diretta
contro borghesia e reazione, ma che lalleanza poggiava sulla guida,
sullegemonia, dellelemento proletario sui contadini. Se i contadi
ni non accettavano questo tipo di alleanza, allora venivano a loro
volta considerati alla stregua di nemici.
Quanto al tema cruciale della burocrazia, Lenin tenne fino al
la fine dei suoi giorni posizioni le quali, non a caso, si espressero
in giudizi quanto mai contrastanti. Per un verso, in virt della sua
ideologia e dei suoi valori astratti, fu un critico feroce dello svi-
276 L'utopa caduta

luppo della burocrazia (e non solo del burocratismo), in quanto


esso costituiva il segno della particolare arretratezza russa e della
sua lontananza dalla maturit delle condizioni per il socialismo; per
laltro, per, una volta accettato lo sviluppo degli apparati burocra
tici come male necessario, ne promosse il potenziamento e colti
v addirittura lideale hegeliano di una buona, corretta, onesta
burocrazia sovietica, angustiandosi per i suoi difetti e le sue dege
nerazioni (tanto che mor lottando contro il burocratismo). Il ri
sultato di questo doppio volto di Lenin stato che si visto in lui
insieme il grande stratega delia democrazia antiburocratica e il grande
costruttore delle istituzioni supercentralistiche e burocratiche dello
Stato sovietico. In realt si tratt in Lenin di un conflitto fra idea
lit e realismo politico, che questi risolse a favore del secondo sen
za esitazioni, mantenendo per, come dicevo, aperta una permanente
riserva ideologica nei confronti dei frutti del suo stesso realismo.
Tocc poi a Stalin porre fine alla contraddittoriet della posizione
di Lenin, ponendo risolutamente centralismo e burocrazia al servi
zio dellideale della potenza dello Stato.
Nei tempi che seguirono da vicino la Rivoluzione d ottobre,
Lenin mostr appieno il suo volto ultrademocraticistico con una
enfatica esaltazione del momento soviettistico. Gli argomenti so
no presto sintetizzabili: le masse sono tutto, fanno tutto e tutto
si fa attraverso e per le masse, il governo uno strumento delle
masse che decidono e controllano tutto. Pochi giorni dopo la pre
sa del potere, Lenin affermava:

L a b orghesia riconosce che u n o S ta to fo rte s o lta n to qu a n d o esso pu


fa r uso d i tu tta la p o te n za del suo app a ra to g o v e rn a tiv o p e r fa r m a rcia re le
masse com e v o g lio n o i g o v e rn a n ti b o rg h e si. L a n o stra concezione d e lla fo rza
u n a ltra . C i che fa la fo rz a d i u n o S ta to , secondo n o i, la coscienza de lle
masse. U n o S ta to fo rte , qu a n d o le masse sanno tu tto , possono g iu d ic a re
tu tto e sono c o scie n te m e n te p ro n te a t u t t o 44.

In questo quadro si collocavano i propositi di una diplomazia


aperta, non segreta45, della libert di stampa per tutti i cittadini,
salvo che per i gruppi borghesi e controrivoluzionari46. Lenin insi
steva che il socialismo non lo si poteva creare con gli ordini dallal
to e servendosi dellautomatismo amministrativo-burocratico47,

44 Lenin, Opere complete, XXVI, cit., p. 238.


Ivi, pp. 234-35.
46 Ivi, pp. 266, 269.
47 Ivi, p. 272.
VI. Lenin al potere 277

che anzi esso presupponeva che le masse assumessero nelle pro


prie mani t u t t i g l i a f f a r i dello Stato in un sistema di pieni pote
ri ai soviet48. Il tutto culminava idealmente nella convinzione
(espressa per subito con una significativa riserva) che i bolscevi
chi, seppure necessitati a compiere arresti di controrivoluzionari
e sabotatori, non avrebbero impiegato il terrore giacobino. I gia
cobini avevano usato il terrore perch erano deboli, mentre i bol-
scevichi non avevano bisogno di esso perch forti. Lenin, nel no
vembre 1917, immaginava la repressione contro i controrivoluzio
nari in termini che appaiono idilliaci, specie se confrontati con la
macchina terroristica che presto sarebbe stata messa in atto verso
controrivoluzionari dichiarati e oppositori di ogni sorta.

C,i rim p ro v e ra n o [a ffe rm a v a L e n in ] d i im p ie ga re il te rro re , ma il te rro re


im p ie g a to d a i riv o lu z io n a ri fra n ce si che g h ig lio ttin a v a n o u o m in i in e rm i n o i
n on lo im p ie g h ia m o e, spero, n o n lo im p ie g h e re m o . E lo spero perch n o i
siam o fo r ti. Q u a n d o n o i e ffe ttu ia m o d e g li a rre s ti, d ic ia m o a g li a rre s ta ti: v i
rilascerem o se firm e re te una d ic h ia ra z io n e im p e g n a n d o v i a n o n sabotare il
g overno, E la gente s o tto s c riv e 49.

La conclusione politico-teorica era che lorganizzazione del


potere esistente era tale da indicare chiaramente il passaggio al
labolizione completa di qualsiasi Stato50. La conclusione opera
tiva, circa il modo in cui trattare le opposizioni, era che, pur
dovendo restare lo Stato, fino alla sua sparizione, un apparato
di repressione, gli stessi sfruttatori non si doveva opprimerli
con la polizia51.
Questi propositi di democrazia delle masse, antistatalista, an
tiburocratica, ostile al terrorismo di tipo giacobino, urtarono in
tempi assai rapidi contro gli sviluppi della rivoluzione e del potere
bolscevico, il quale, per far fronte alle opposizioni e alle difficol
t, non esit a orientarsi in tuttaltra direzione.
Le circostanze che i bolscevichi si trovarono a fronteggiare furono
in effetti durissime; ma il modo in cui risposero alle difficolt co
stitu la dimostrazione che lantistatalismo e lultrademocrazia erano
una utopia incompatibile con il decorso della rivoluzione. Saliti al
potere senza il consenso dei menscevichi e della maggioranza dei
socialrivoluzionari, i bolscevichi puntarono tutto dapprima sul con-

!K Ivi, p. 283.
4' Ivi, p. 278.
~J Ivi, pp. 445-46.
M Lenin, Opere complete, XXVII, cit., p. 116.
278 L'utopia caduta

senso delle masse e sulla rivoluzione internazionale. Ma gi nel di


cembre del 1917 formarono la Ceka, una commissione con poteri
straordinari per la repressione dei controrivoluzionari destinata a
dar vita a una polizia politica quasi onnipotente. Subito i rapporti
fra proletariato e contadini, che pure erano ufficialmente alleati,
diventarono pessimi, poich nella crisi sempre pi drammatica dei
rifornimenti alimentari e nella situazione di collasso della produ
zione industriale, questi ultimi non intendevano cedere le loro scorte
senza ricevere in cambio nulla di concreto. Cosi le guardie prole
tarie e la Ceka procedettero a requisizioni forzate avvelenando il
clima nelle campagne. La scarsit diede origine a un regime di ra
zionamento che divideva le persone a seconda del loro stato di classe
e delle loro funzioni. E anche ci fu causa di tensioni, lotte, so
spetti, repressioni. Lo scioglimento dellAssemblea costituente, se
dimostr che la democrazia politica era una pianta senza radici in
Russia, avvelen i rapporti fra i bolscevichi e i loro oppositori. La
conclusione della pace con la Germania provoc la frattura fra il
potere bolscevico e i suoi ultimi sostenitori non bolscevichi, cio
i socialrivoluzionari di sinistra, che si diedero a una attivit terro
ristica e promossero rivolte, fino a attentare alla vita dello stesso
Lenin. Inoltre, nella primavera del 1918 aveva avuto inizio la guerra
civile, sostenuta dallintervento straniero. Quando alla fine del 1920
la guerra civile era vinta, la crisi economica si presentava talmente
violenta, anzi catastrofica, da corrodere in modo sostanziale la base
dello stesso consenso operaio a favore dei bolscevichi anzitutto nella
citt che era stata il cuore stesso della rivoluzione e del potere so
vietico, e cio a Pietrogrado, dove si ebbero scioperi e agitazioni
di vaste dimensioni. Del pari, si svilupparono ampie e violente agi
tazioni contadine. Poco dopo, nel marzo del 1921 la crisi del con
senso esplose in modo drammatico nella base navale di Kronstadt,
che era stata una delle tradizionali roccheforti del bolscevismo. Le
ragioni di questa crisi del consenso erano fondamentalmente due:
la durezza spaventosa delle condizioni della vita materiale e la cen
tralizzazione autoritaria del potere politico. In simili condizioni, la
democrazia sovietica e lantistatalismo avevano perso ormai qualsiasi
significato concreto. Per mantenere il potere, per vincere la guer
ra civile, per far fronte alle tensioni generate nelle masse operaie
e contadine dalla spaventosa crisi economica, per annientare ogni
forma di opposizione, i bolscevichi, sotto la direzione di Lenin, pro
cedettero verso il sempre maggiore potenziamento e accentramento
dello Stato e il pi rigido controllo di questultimo da parte del
partito. Il processo di centralizzazione autoritaria fu talmente va
VI. Lenin al potere 279

sto, capillare e profondo che coinvolse non solo lo Stato, ma an


che il partito e da ultimo gli stessi organi dirigenti del partito.
Ci si pu domandare perch la fine della guerra civile e il con
solidamento dello Stato e del potere bolscevichi non abbiano dato
luogo a una inversione di tendenza rispetto alla centralizzazione
autoritaria. In effetti la fine della guerra civile cre bens le con
dizioni di una normalizzazione per un certo verso; ma per altri versi
costitu la premessa non per un allentamento ma per listituziona
lizzazione ulteriore del centralismo e del burocratismo. La fine della
guerra trov un paese pi che mai sfiancato economicamente. Il
che indusse il potere sovietico a quelle concessioni di vasta porta
ta alliniziativa privata nelle campagne, nel commercio e anche nella
piccola e media industria che vanno sotto il nome di Nuova Poli
tica Economica (N ep). Senonch le concessioni economiche pro
prio perch andavano in direzione contraria al programma
bolscevico e furono accettate in uno stato di necessit, proprio per
ch facevano temere una ripresa delle forze capitalistiche anzitut
to nelle campagne, indussero Lenin e il gruppo dirigente sovietico
a una ulteriore concentrazione del potere politico, che coinvolse
in pieno anche il partito, nel cui seno vennero condannate le cor