Sei sulla pagina 1di 6

PARTE I: I CONCETTI DI BASE

Capitolo I: Introduzione allo studio del diritto processuale penale.

Par. 1 La cultura della legalit e lapproccio allo studio del diritto processuale penale.
La procedura penale non costituisce un mero meccanismo tecnico indipendente dai valori. Lo studio
delle regole procedurali comporta inevitabilmente delle riflessioni etiche e, in particolare, il tema
della verit va riferito non soltanto alla conoscenza del fatto controverso ma anche alla condotta
delle parti.
Negli ultimi anni divenuto sempre pi frequente il contrasto tra le esigenze di informazione e
divulgazione relative a vicende giudiziarie di pubblico interesse e il rispetto della privacy dei
soggetti coinvolti, privacy che finisce per essere messa al bando, con conseguente compromissione
dello standard di legalit A ci si deve aggiungere il comportamento di alcuni settori della
magistratura interessati perseguire, in una prospettiva giustizialista, alcuni opinabili obiettivi,
dimenticandosi della separazione tra diritto e morale.
E' quindi evidente la necessit di abbandonare la cd. politica giudiziaria di scopo, per tutelare le
libert fondamentali della persona accelerando il recupero della cultura della legalit, inteso come
effettivit del diritto vivente e ripristino del metodo della correttezza e del rispetto dei ruoli
processuali, beni erosi in misura non marginale da queste prassi devianti.

Par. 2 Le norme di organizzazione e funzionamento.


Il processo penale disciplinato da norme processuali e ordinamentali che configurano schemi
tipici volti a predeterminare il comportamento sia dei soggetti portatori degli interessi in conflitto,
sia dei soggetti pubblici operanti nel processo penale.
In sostanza l'attivit delle parti e del giudice, per essere giuridicamente rilevante, deve svolgersi
sempre e costantemente nel rispetto della legge: questo il nucleo centrale del cd. giusto processo.
Pertanto il processo penale pu essere definito come l'insieme delle attivit compiute dall'autorit
giudiziaria nei modi di legge e dirette alla verifica empirica dell'ipotesi dell'accusa. Attivit che
culminano in un giudizio, a sua volta dipendente dalla ricostruzione empirica dei fatti previsti come
reati e degli elementi di prova raccolti, come valutati dal giudice competente alla stregua dei criteri
indicati dalla legge.
Si pu quindi affermare che oggi il principio di legalit penale si salda con il principio di legalit
del giusto processo, imperniato intorno alla giurisdizione, alla presunzione di non colpevolezza, alla
formale ritualit degli atti, all'effettivit del contraddittorio e alla tutela sostanziale del diritto di
difesa.
Al contrario, in passato, nel processo inquisitorio emergeva la ricerca della verit reale, come
principio etico di base: si trattava di una sovrastruttura ideologica dietro la quale si celava lo stato
totalitario che, in nome della verit assoluta, voleva avere via libera nei processi per poterne
condizionare l'esito.
Il feticcio della verit assoluta stato dissolto dal codice attuale: accanto alla ricerca della verit
occorre infatti il rispetto delle regole del gioco, ossia dei principi generali di organizzazione e
funzionamento e delle singole disposizioni in materia di prove, giurisdizione, competenza...

Par. 3 I profili costituzionali del processo penale.


E' necessario rilevare i principi costituzionali operanti nell'ambito del processo penale perch in
questo modo possibile valutare la conformit del processo penale italiano ai parametri imposti
dalle istituzioni sovranazionali.
Lart 2 della legge delega per il codice di procedura penale (L.81/1987) dispone: Il codice di
procedura penale deve attuare i principi della Costituzione e adeguarsi alle norme delle
Convenzioni internazionali ratificate dallItalia.
In sintesi i principi fondamentali che influiscono sul funzionamento del codice di procedura penale
sono:
Lart 3 Cost.il quale proclama luguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini dinanzi alla
legge.
Pertanto situazioni affini devono essere trattate in maniera omogenea e ogni eventuale
differenziazione deve trovare una giustificazione nella specificit del fine ad essa sotteso (cos ad
es. la custodia cautelare in carcere costituisce l'extrema ratio ma non per i sottoposti ad indagini per
fatti di mafia e ci giustificato da particolari esigenze di contrasto alla criminalit organizzata)
Lart. 13 Cost. che garantisce la libert personale. Esso esclude, in ambito penale, la tortura e ogni
altra forma di pressione utilizzata con lo scopo di ottenere una confessione. Lart 13 precisa che il
diritto di libert personale pu essere sacrificato nei soli casi previsti dalla legge e per atto
dell'autorit giudiziaria adeguatamente motivato. Inoltre soltanto in casi eccezionali di necessit e
urgenza, indicati tassativamente dalla legge, possono essere adottati dall'autorit di pubblica
sicurezza provvedimenti provvisori (arresto o fermo) i quali devono essere convalidati dall'autorit
giudiziaria entro 48 ore altrimenti si intendono revocati.
Lart 14 Cost. che proclama linviolabilit del domicilio. Esso tutela i cittadini dinanzi ad atti
invasivi dellautorit giudiziaria o di pubblica sicurezza (ad es. ispezioni, perquisizioni ecc.),
possibili solo a fronte della duplice riserva di legge e di giurisdizione e dell'obbligo di motivazione.
Lart 15 Cost. che garantisce la libert e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di
comunicazione (uno dei temi pi dibattuti negli ultimi anni quello relativo alle intercettazioni,
spesso utilizzate eludendo i limiti imposti dalla legge).
Lart 24 Cost. che garantisce il diritto alla difesa. Tra i suoi corollari rientra l'istituto del gratuito
patrocinio per i non abbienti.
Lart 25 Cost. il quale dispone che la causa deve svolgersi dinanzi al giudice naturale precostituito
per legge. Per lungo tempo si dibattuto sul significato di giudice naturale. A seguito
dell'introduzione dei principi del giusto processo nell'art. 111 Cost., tra i quali spicca l'imparzialit e
la terziet del giudice, si pu affermare che la naturalit si esplica in queste garanzie.
Lart 27 Cost. che proclama la presunzione di non colpevolezza, una fondamentale regola di civilt
giuridica, per cui limputato pu considerarsi colpevole solo dopo che sia stata adottata una
sentenza definitiva. Questo principio stato ribadito e rafforzato dalla legge 46/2006 (la c.d. Legge
Pecorella) la quale ha stabilito che il giudice pronuncia sentenza di condanna se limputato risulta
colpevole del reato contestatogli al di l di ogni ragionevole dubbio.
Lart 68 Cost. che prevede la necessit di unautorizzazione a procedere da parte della Camera
affinch possano essere compiuti atti particolarmente invasivi quali ispezioni, perquisizioni
personali e domiciliari, restrizioni della libert personale, intercettazioni telefoniche e sequestro
della corrispondenza. Questa norma stata introdotta per evitare prevaricazioni del potere
giudiziario sul potere legislativo.
Lart 79 Cost. che prevede la possibilit di adottare atti di clemenza come lamnistia e lindulto.
Lart 101 Cost. ai sensi del quale i magistrati sono soggetti soltanto alla legge. Viene cos assicurata
quell'autonomia e indipendenza dagli altri poteri dello Stato indispensabile per il corretto esercizio
della giustizia.
Lart 111 Cost. contenente il principio del giusto processo.
Lart 112 Cost. che statuisce il principio di obbligatoriet dellazione penale. La Corte
costituzionale, con la sentenza 96 del 1997, ha precisato che tale principio non comporta lobbligo
del pubblico ministero di esercitare lazione penale ogni qual volta venga avvisato del compimento
di un reato. Egli, infatti, deve contemperare lobbligo di esercitare lazione penale con la necessit
di evitare linstaurazione di un processo superfluo.
L'art 117 Cost. per cui la potest legislativa ripartita tra lo Stato e le Regioni e deve svolgersi nel
rispetto della Costituzione, dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e degli obblighi
internazionali assunti dall'Italia.

Par. 4 Ladeguamento delle tecniche interpretative indotto dalla riforma costituzionale del
giusto processo.
La svolta definitiva nella risistemazione del diritto procedurale penale si avuta con la legge
costituzionale n. 2 del 1999, che ha inserito nellart 111 della Costituzione il principio del giusto
processo. In questo modo i principi del giusto processo sono stati posti in una posizione
gerarchicamente sovraordinata rispetto alle altre norme sul processo penale aventi forza di legge
ordinaria. La costituzionalizzazione del principio del giusto processo, con il suo corredo di garanzie
irrinunciabili ha, infatti, imposto un generale ripensamento delle norme e degli istituti processuali.
Basti considerare:
a)Il principio della terziet e imparzialit del giudice indicato con chiarezza dal 2 comma dellart
111. Come affermato dalla Corte Cost. tra i principi del giusto processo posto centrale occupa
l'imparzialit del giudice, in carenza della quale le regole e le garanzie processuali si svuoterebbero
di ogni significato.
b)Il principio del contraddittorio che consiste nell'alternanza delle ragioni delle parti contrapposte,
le quali devono avere, in ogni caso, pari opportunit. Superata quella contrapposizione fra accusato
e accusatore, tipica del codice Rocco, oggi lart 111 della Costituzione prevede il principio della
parit delle armi, inteso come possibilit delle parti di fronteggiarsi su posizioni omogenee e
attraverso lesercizio di poteri simmetrici. Il piano su cui verr misurata maggiormente
luguaglianza delle parti quello probatorio, utilizzato in modo determinante per la decisione delle
controversie.
c) I principi della giurisdizione e del giusto processo che impongono il rispetto scrupoloso della
garanzia del contraddittorio e della parit delle armi tra accusa e difesa, del diritto alla prova e alla
prova contraria e del diritto di sottoporre ad un giudice superiore e imparziale ogni decisione di
merito (principio dell'appellabilit) quali strumenti indispensabili per conseguire una verit
giudiziale che valga a scongiurare l'errore giudiziario.
d)Il principio della pubblicit delle udienze e il diritto di richiedere la trasformazione del rito
camerale in pubblica udienza. Sotto questo profilo la legislazione italiana si rivela carente e pertanto
la Corte di Strasburgo pi volte intervenuta per sanzionare il nostro Paese.
e)Il principio del ne bis in idem, non contenuto nella Costituzione ma ripetutamente affermato e
riconosciuto dalla giurisprudenza italiana ed europea in virt del quale un soggetto non pu essere
giudicato due volte per lo stesso reato.

Capitolo III: I protagonisti del processo.

Par. 13. Lattuazione dei principi di indipendenza, imparzialit e terziet del giudice: le regole
in tema di capacit, incompatibilit al giudizio, di astensione e ricusazione.
Il giudice penale si caratterizza per il potere giurisdizionale attribuitogli e per gli ambiti in cui pu
esercitarlo. Vi per un prerequisito, la capacit di cui si occupa larticolo 33 del c.p.p. il quale al
1 comma dispone: Le condizioni di capacit del giudice e il numero dei giudici necessario per
costituire i collegi sono stabiliti dalle leggi di ordinamento giudiziario. La mancanza di tali
requisiti integra una nullit assoluta.
Tale nullit deriverebbe perci soltanto dalla violazione delle norme di ordinamento giudiziario che
regolano l'immissione in ruolo del magistrato e la qualifica richiesta per le funzioni esercitate,
nonch delle previsioni in tema di composizione numerica dei collegi. Rimarrebbero escluse da
questo concetto ristretto di capacit del giudice, e quindi anche dalla nullit assoluta in caso di
inosservanza, sia le norme che presiedono alla regolare costituzione dell'organo giudicante sia le
regole poste a tutela dell'indipendenza e dell'imparzialit del giudice. Tuttavia, se la capacit
l'idoneit del giudice a rendere il giudizio, appare pi coerente interpretare estensivamente l'art. 33,
ricomprendendovi anche le condizioni di indipendenza e imparzialit, in quanto un giudice non
imparziale o non indipendente non pu certamente essere considerato capace, ossia idoneo al
giudizio. Al contrario la giurisprudenza consolidata ha ritenuto preferibile che le condizioni di
indipendenza e imparzialit venissero tutelate attraverso gli istituti dellincompatibilit,
dellastensione, della ricusazione e della rimessione.
Lincompatibilit (art 34 e 35 c.p.p.) una situazione che pregiudica limparzialit del giudice
rendendolo incapace di esercita le sue funzioni giurisdizionali nello specifico processo. La dottrina
usa distinguere le ipotesi di incompatibilit in tre gruppi:
Il primo gruppo riguarda le ipotesi in cui il giudice, nello stesso procedimento, ha assunto dei ruoli
che devono rimanere distinti dalla funzione giudicante (ad es. il ruolo di pubblico ministero,
difensore, procuratore speciale di una delle parti, perito, consulente tecnico ecc.).
Il secondo gruppo riguarda le ipotesi in cui il giudice abbia un rapporto di coniugio, parentela o
affinit fino al secondo grado con i giudici che hanno esercitato funzioni nello stesso procedimento.
Il terzo gruppo ricomprende quelle ipotesi in cui il giudice ha svolto funzioni giurisdizionali nello
stesso procedimento. In questo caso si teme una mancanza di imparzialit, dovuta alla naturale
tendenza di ogni individuo a mantenere un giudizio gi espresso o un atteggiamento gi assunto (la
cd. forza della prevenzione) Per questo motivo non pu partecipare al giudizio(inteso come
decisione di merito e comprensivo anche del giudizio abbreviato), il giudice che: ha pronunciato
sentenza in un precedente grado di giudizio; ha emesso il provvedimento conclusivo delludienza
preliminare; ha adottato il decreto penale di condanna; ha disposto il giudizio immediato; ha deciso
sull'impugnazione avverso la sentenza di non luogo a procedere. La Corte Cost., con sentenze
additive del dettato codicistico, ha inoltre ritenuto incompatibile il giudice che ha rigettato la
richiesta di patteggiamento prima dellapertura del dibattimento; ha disposto la trasmissione degli
atti al pubblico ministero perch il fatto era diverso da quello contestato; che, in qualit di
componente del Tribunale del riesame o dell'appello, si pronunciato sul merito di ordinanze in
tema di misure cautelari personali; che ha gi valutato la responsabilit dell'imputato nel
pronunciare o nel concorrere a pronunciare una precedente sentenza a carico di altri soggetti. Inoltre
l'art. 34 c. 2 bis stabilisce che chi ha svolto funzioni di giudice per le indagini preliminari non pu,
nel medesimo procedimento, emettere il decreto penale di condanna n tenere l'udienza preliminare
o partecipare al successivo giudizio a meno che non si sia limitato a compiere gli atti tassativamente
indicati nei commi 2 ter e 2 quater dello stesso art. 34(ad es. l'assunzione dell'incidente probatorio,
i permessi per i detenuti, la restituzione nel termine ex art. 175 e la dichiarazione di latitanza).
Quando ricorre unipotesi di incompatibilit, il giudice dovr astenersi e le parti hanno il poteri di
ricusarlo.

Lastensione (art 36 c.p.p.), oltre che nelle ipotesi di incompatibilit, prevista per le ragioni di cui
allarticolo 36 del c.p.p., e precisamente:
1)Quando il giudice presenta legami con le parti.
2)Quando il giudice ha un interesse nel procedimento ovvero ha dato consigli sul procedimento al
di fuori delle sue funzioni giurisdizionali.
3)Quando esistono gravi ragioni di convenienza. La Corte Costituzionale ha precisato che questa
formula richiede una valutazione caso per caso della convenienza affinch il giudice si astenga dal
procedimento.
La dichiarazione di astensione presentata al presidente dellorgano giudiziario cui appartiene il
magistrato. Se lastensione proviene dal presidente del tribunale, su di essa si pronuncer il
presidente della Corte dappello; se lastensione proviene dal presidente della Corte dappello, su di
essa si pronuncer il presidente della Corte di cassazione; se lastensione proviene dal Presidente
della Corte di Cassazione, non ci sar alcuna pronuncia dato che essa operer motu proprio (cio
per la semplice astensione del presidente della suprema corte).
Il presidente dellorgano a cui presentata lastensione decide con decreto: se lastensione accolta
il presidente stabilit quali atti adottati dal giudice astenuto rimarranno efficaci. Da quel momento
lastenuto non potr pi compiere alcun atto nel procedimento.

La ricusazione disciplinata dall'articolo 37 c.p.p. , in virt del quale le parti possono ricusare il
giudice:
1)Per gli stessi motivi che giustificano lastensione (escluse le ragioni di convenienza).
2)Quando il giudice, prima di pronunciare la sentenza, abbia manifestato indebitamente il proprio
convincimento sui fatti oggetti dellimputazione.
3)Quando chiamato a decidere sulla responsabilit penale dellimputato, il giudice abbia espresso in
un altro procedimento (anche non penale), una valutazione di merito sullo stesso fatto nei confronti
dello stesso soggetto.
L'esclusione delle gravi ragioni di convenienza non consente alle parti di segnalare il pregiudizio
causato all'imparzialit dalle opinioni politiche del giudice (questione, questa, particolarmente
delicata).
Le modalit e i termini per la proposizione della dichiarazione, motivata e documentata, di
ricusazione sono disciplinati dall'art. 38 c.p.p. Sulla domanda di ricusazione decide la Corte
dappello (a meno che la ricusazione non riguardi un giudice della Corte dappello, in tal caso
decider una diversa sezione della Corte dappello; la stessa regola si applica se viene ricusato un
giudice della Corte di Cassazione). La decisione avviene con ordinanza adottata nellambito di un
procedimento camerale in cui, se necessario, vengono assunte ulteriori informazioni. In attesa
della pronuncia della Corte, il giudice ricusato non deve sospendere la sua attivit (salvo che la
Corte disponga il tal senso, autorizzandolo a compiere solo gli atti urgenti). Al contrario in caso di
accoglimento della domanda di ricusazione, il giudice non potr compiere nessun altro atto nel
procedimento, la Corte lo sostituir stabilendo al contempo quali atti gi posti in essere devono
rimanere efficaci.
Se il giudice la cui ricusazione sia stata accolta dalla Corte adotta sentenza o qualunque altro atto
processuale questi atti saranno colpiti da nullit assoluta. Al contrario la sentenza adottata dal
giudice solamente ricusato dalle parti colpita da nullit soltanto se ricusazione successivamente
accolta.

Par.14. Segue. La rimessione del processo.


La rimessione del processo ( artt. 45-49 c.p.p.) prevista in tutti quei casi in cui limparzialit e
lindipendenza dellorgano giudicante messa in pericolo dalle situazioni ambientali presenti nel
luogo in cui, secondo le normali regole della competenza territoriale, dovrebbe svolgersi il giudizio.
Non riguarda quindi il singolo magistrato ma volta a garantire la serenit dell'organo giudicante
nel suo complesso trasferendo il processo in una diversa sede giudiziaria che si presume immune da
condizionamenti ambientali.
L'istituto della rimessione ha carattere eccezionale in quanto implica una deroga al principio
costituzionale del giudice naturale. Di conseguenza si impone un'interpretazione restrittiva delle
disposizioni che lo regolano.
La rimessione possibile in presenza di gravi situazioni locali. Deve quindi trattarsi di:
accadimenti esterni al processo,
contemporanei al processo,
radicati e circoscritti nella sede giudiziaria naturale(perch se diffusi su tutto il territorio
nazionale lo spostamento sarebbe inefficace),
non altrimenti eliminabili,
connotati dal requisito della gravit e tali da determinare:
a)un pregiudizio alla libera determinazione delle persone che partecipano al procedimento (si pensi
ad es. alla possibilit che le parti subiscano violenze fisiche o psicologiche che le inducano a
compiere determinate scelte che altrimenti non avrebbero considerato).
b)un pregiudizio alla sicurezza o allincolumit pubblica (si pensi ad es. al rischio conclamato che
lo svolgimento del processo in quel luogo possa portare a degli attentati nellaula giudiziaria).
c)il legittimo sospetto che la gravit della situazione locale possa portare il giudice a non essere
imparziale o comunque a non essere sereno nel momento in cui compie gli atti rientranti nella sua
funzione giurisdizionale.
Per quanto riguarda il procedimento con cui si realizza la rimessione del giudizio la domanda di
remissione pu essere proposta dallimputato o dal pubblico ministero presso il giudice procedente
in ogni stato e grado del giudizio di merito (quindi nelle fasi successive all'imputazione anche se la
giurisprudenza ha consentito la remissione in tutti quei casi in cui il giudice emette decisioni
corrispondenti all'esercizio della funzione giurisdizionale anche se non stata ancora promossa
l'azione penale, ad es. quando decide sull'archiviazione). Su di essa si pronuncer la Corte di
Cassazione in camera di consiglio. In attesa della pronuncia della Cassazione larticolo 47 del c.p.p.
prevede la possibilit del giudice di disporre con ordinanza la sospensione del processo fino alla
pronuncia della suprema corte. La stessa Cassazione potr disporre con ordinanza la sospensione
del procedimento.
Se la Cassazione accoglie la domanda, rimetter con ordinanza il processo ad un altro giudice che
verr designato applicando la disciplina di cui allart 11 del c.p.p. (che si occupa dellidentificazione
del giudice competente per i procedimenti che riguardano i magistrati). A questo punto il nuovo
giudice designato dalla Cassazione proceder alla rinnovazione degli atti compiuti anteriormente
alla rimessione (sempre che una parte lo richieda e sempre che non si tratti di atti per cui divenuta
impossibile la ripetizione).