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Riassunti storia medievale

I capitolo

La storia medievale si fa cominciare nel 476 d.C, anno in cui fu deposto lultimo imperatore di Roma,
Romolo Augusto, da parte del nuovo re di stirpe barbarica Odoacre. Questultimo, di origine scita, si era
arruolato nellesercito romano secondo una prassi comune allepoca, infatti i Romani permettevano ai
barbari di entrare nelle loro milizie per difendere il loro limes dallattacco di altre popolazioni barbariche
pi pericolose. Quando le trib alleate dei Romani assumevano un certo grado di stabilit insediativa, si
parlava di foederati. Oltre alla foederatio, un altro compromesso stabilito con le trib al di l del confine
imperiale era la hospitalitas, in virt della quale si concedeva il diritto a occupare un terzo di una regione
imperiale. E un fatto per che n la foederatio n lhospitalitas riuscirono a frenare gli impeti di
aggressivit delle popolazioni barbariche, sempre pi consapevoli delle fragilit interne dellimpero e
pronte ad approfittarne per occupare nuovi territori, a volte sotto la pressione di spostamenti da parte di
popoli orientali (come gli Unni). Nel 378 d.C la battaglia di Adrianopoli segna la clamorosa sconfitta
dellesercito romano guidato dallimperatore dOriente Valente. Alle sconfitte in battaglia si aggiungono i
saccheggi delle citt, come quello di Roma nel 410 d.C da parte dei Visigoti, guidati da Alarico, che era
riconosciuto magister militum da parte dellimperatore dOriente Arcadio. Il 476 d.C, data convenzionale,
segna soltanto lesito di un processo di formalizzazione, gi in corso nel III e nel IV secolo d.C, per il quale
viene a mancare la figura istituzionale di un imperatore dOccidente, ora sostituita da quella di un rex
gentium e patricius romanus, dove con lattributo romano ci si riferisce ad unidentit difficile da
definire, indicandovi sia le popolazioni indigene dellItalia, sia gli abitanti dellUrbe, sia i sudditi
dellimperatore dOriente. La parola rex non va interpretata, tuttavia, nel senso moderno di re, infatti
con questo termine ci si riferiva, nella tradizione barbarica, ad un capo militare e tale fu Odoacre, che aveva
una concezione personale del potere e non si preoccup di definire precisamente le circoscrizioni
territoriali sulle quali esercitare il proprio dominio. In questo aspetto consiste la differenza tra tradizione
barbarica e ellenistico-romana : questultima, infatti, mostra una concezione statale del potere, ovvero
una preoccupazione di definire lambito di controllo territoriale.

Unni : Gli Unni erano una popolazione proveniente dallOriente, precisamente dalla Mongolia. Tra il IV e il V
secolo si diedero ad unattivit di spostamento/migrazione in due direzioni, verso l Occidente con la sua
variet di federazioni romano-barbarcihe e a sud est verso lImpero dAsia, dove riuscirono a cacciare
lantica dinastia dei Gupta. Lo spostamento degli Unni provoc gli spostamenti, a cascata, di altre
popolazioni, come i Goti. Spinti da unansia di stanzialit arrivarono ad occupare alcune citt italiane, come
Aquileia e Mantova (455), ma furono fermati prima di arrivare a Roma grazie ad un accordo con papa
Leone I, che in cambio della restituzione delle citt assediate, promise la concessione della Pannonia. Il
cambiamento strutturale che permise il passaggio dallet tardo-antica ad un nuovo periodo fu
rappresentato dallevoluzione verso forme di sedentariet delle trib barbariche, che abbandonarono il
vecchio semi-nominadismo alla radice di incursioni sbrigative volte ad ottenere il pi alto bottino possibile.

Altre etnie : I Franchi e gli Alamanni, in quanto foederati, avevano il compito di impedire penetrazioni da
parte di popolazioni pi orientali. In realt riuscirano soltanto a deviare i loro obiettivi, infatti queste
popolazioni riuscirono a trovare degli insediamenti, gli Alani in quella fascia della penisola iberica oggi
chiamata Portogallo, gli Svevi in Galizia, i Vandali nellAfrica settentrionale, i Burgundi in un territorio
compreso fra i bacini del Rodano e della Saona, i Turingi nella Germania centro-orientale. Queste trib
erano accomunate, in genere, dalladesione allarianesimo, dottrina, diffusa dalla traduzione della Bibbia
del vescovo Ulfila, dichiarata eretica dal concilio di Nicea del 325 e che, tuttavia, rappresentava un fattore
identitario, in grado di distinguere queste popolazioni dalla componente romano-cattolica. Bisogna
considerare che i barbari erano in netta minoranza rispetto alla popolazione romana e questo fu il motivo
per cui non pretesero mai, eccetto i Vandali in Africa, di imporre il loro credo alla maggioranza della
popolazione cattolica. Lincontro con la popolazione locale per i Vandali, giunti in Africa nel 485 sotto la
guida del generale Genserico, fu motivo di scontri e persecuzioni, che suscitarono un timore nella corte
bizantina e il conseguente intervento di Giustiniano, pronto a mandare un esercito, con il generale Basileo
a capo, per mettere fine al regime di intolleranza instaurato. In Inghilterra si avvi un processo di lenta e
profonda colonizzazione in seguito allarrivo di trib nord-europee (Iuti, Angli, Sassoni, Frisoni), pronti ad
aiutare i locali contro le incursioni dei Piti, provenienti dalla Scozia. Lo stanziamento dei nuovi arrivati
provoc la cacciata delle trib celtiche verso zone pi continentali della nazione, il Galles e la Cornovaglia,
ed un ritorno al paganesimo, che, tuttavia, non durer a lungo. I vari regni formatisi (Northumbria, Kent,
Essex) furono sottoposti ad un graduale processo di cristianizzazione, favorito dalla vocazione missionaria di
monaci come Agostino, responsabile della conversione-battesimo di Edelberto, re del Kent.

I Visigoti

Una distinzione precoce, che riguard i Goti, popolazione collocata fra il corso del Danubio e il mar Nero,
individuava due diversi tipi di popolazione, stanziati in aree diverse : i Visigoti (o Goti del west), che si
espansero ben presto verso lOccidente gallo-romano, e gli Ostrogoti (Ost-Goten), stanziati in una parte pi
orientale. Nella battaglia di Adrianopoli (378 d.C) i Visigoti sbagliarono lesercito dellimperatore bizantino
Valente, segnando cos linizio di una serie di vittorie, non interrotte dai precari tentativi di foederatio da
parte dei romani. Al culmine di questo processo di affermazione ed espansione territoriale il sacco di
Roma (410), un episodio la cui portata storica va ridimensionata, in quanto stato oggetto di una
drammatizzazione della memoria da parte dei contemporanei, come Agostino, che presentivano la fine di
una grande epoca e la violazione della cristianit occidentale. Il generale Alarico non aveva intenzione di
fermarsi nella citt e dare inizio ad unoccupazione stabile, preso comera, insieme al suo esercito, da
unansia di bottino, che lo port a mirare al Sud-Italia, alla Sicilia e allAfrica settentrionale, due zone
ritenute granaio dellimpero. La sua morte, per, segn labbandono di questo progetto. Nel corso del V
secolo i Visigoti si diederono ad unespansione nellEuropa continentale, occupando la Gallia Narbonense e
lAquitania, dove diedero vita a delle forme di governo che miravano a garantire lintegrazione e la pacifica
convivenza della popolazione gallo-romano con quella barbarica. Si tratta di un progetto di integrazione,
che quasi tutte le popolazioni barbariche tentarono, con grande successo nel caso dei Burgundi, i quali per
non diedero vita a un regno influente, a differenza dei Franchi, a causa della loro scarsit numerica.
Lattivit legislativa dellimperatore dOriente Teodosio (408-450) fu significativa nel determinare la messa
a punto da parte dei Visigoti di un sistema giuridico, rappresentato dal Codex Eurici (dal nome del re Eurico,
che ne fu ideatore). Il codex Eurici sar la base per la successiva lex Romana Visigothorum, promulgata del
re Alarico II lanno prima della battaglia di Vouill (507), vinta dai Franchi, che costrinsero gli sconfitti a
ritirarsi nella penisola iberica con in mano soltanto, dei vecchi possedimenti, la zona della Settimania. Il re
Leovigildo (568-586) garant unespansione territoriale di successo, che port i Visigoti ad inglobare la
Galizia, prima in mano agli Svevi. La nuova geografica politica del regno fu alla base anche dello
spostamento della sede del potere a Toledo, sul fiume Tago. Il successore e figlio di Leovigildo, Ermengildo,
si convert al cattolicesimo, consolidando un processo di conversione a cui avevano gi dato avvio i
frequenti sinodi, tenutisi anche in Aquitania, fra episcopato cattolico e ariano. Fu il re Recaredo a coronare
questo processo nel concilio di Toledo del 589, con la conversione sua e del popolo al cattolicesimo, dopo la
parentesi del regno di Leovigildo, che, ucciso il figlio Ermenegildo, aveva tentato inutilmente di di garantire
lunit religiosa dellarianesimo nel regno. I Visigoti, dunque, si muovevano con una certa fortuna nella
direzione di una maggiore unit religiosa e giuridica e nella formazione di un regno solido, ma larrivo degli
Arabi musulman nella penisola iberica nel 711 segn il tramonto di ogni loro progetto e la fine del loro
regno.

Gli Ostrogoti

Erroneamente si tende a interpretare larrivo degli Ostrogoti, guidati da Teodorico, in Italia come il frutto di
una decisione presa dallalto da parte dellimperatore dOriente Zenone, che avrebbe stretto con tale
popolazione un patto di foederatio volto a garantire dei vantaggi e la possibilit di un pi sicuro controllo di
Bisanzio. Gli Ostrogoti, infatti, abitavano la regione della Mesia, esposti ad un contatto ravvicinato con la
capitale dOriente, e rappresentavano dunque una minaccia per limperatore. Unaltra motivazione che
limperatore avrebbe voluto sbarazzarsi del regno di Odoacre, che pur non presentando grandi motivi di
preoccupazione, era orientato a espandersi verso est nella direzione dei Rezi, costituendo dunque un
potenziale pericolo. Lasciata la Mesia, gli Ostrogoti instaurarono un governo con capitale a Ravenna,
preoccupandosi di garantire unintegrazione fra istituzioni politiche locali, di origine bizantina, e le proprie.
Si potrebbe parlare di una riuscita complementariet fra due culture, che presentavano delle divergenze,
luna (quella ostrogota) di fede ariana e legata ad una concezione personale del potere, laltra (quella
romana) di fede cattolica e organizzata in un efficente burocrazia. Il re Teoderico non solo rispetto le
vecchie istituzioni, ma se ne serv, come nel caso del senato romano, in cui si trovavano personaggi di
spicco quali Cassiodoro e Boezio. Questi ultimi, essendo grandi intellettuali, erano anche impiegati come
consiglieri dellimperatore nel consistorium, una sorta di consiglio cui partecipavano anche alcuni
aristocratici goti. In generale larrivo degli Ostrogoti, almeno fino al 523, segn una ripresa delleconomia
nella penisola italiana, il recupero di un ordine politico che si era perduto, ma nel 517, con lascesa al
potere di Giustino (518-527), si fanno strada fra gli ostrogoti alcune preoccupazioni, come quella di una
rinnovata alleanza fra chiesa bizantina e papato, i cui rapporti, in precedenza, erano stati caratterizzati da
qualche tensione (scisma) che aveva favorito il sostegno del papa al nascente regno di Teodorico. I risultati
temuti di questa nuova alleanza erano la legittimazione del dominio bizantino sulla penisola italica e linizio
di una politica anti-ariana, che poi fu storicamente dimostrata, quando fra 523 e 524 Giustino eman un
decreto con cui escludeva dai pubblici uffici pagani, ebrei ed eretici. Tale decisione determin una reazione
di Teoderico, che cominci a diffidare dei membri romani del consistorium, arrivando addirittura a
decretare la pena di morte per il capo del senato romano, Albino. Il papa, Giovanni I, che invano si era
recato a Costantinopoli per chiedere la cessione delle persecuzioni contro gli ariani, cominci, pure lui, ad
essere visto con sospetto, tanto da essere imprigionato a Ravenna, dove mor nel 526.

Con lomicidio di Amalasunta, figlia adel defunto re, da parte di Teodato si instaur un clima di guerra,
destinato a durare ventanni. Giustiniano infatti invi delle truppe, che con fatica riuscirono ad affermarsi
sugli ostrogoti, i quali ricevevano il supporto della popolazione locale, animata da un certo patriottismo e
dalla nostalgia per il passato regno teodericiano. A guerra finita, la penisola italica mostrava tutti i segni di
devastazione e di crollo economico, con un ceto senatoriale ormai privo dei suoi vecchi possedimenti
territoriali. LItalia divent prefettura del pretorio dellImpero. I goti si integrarono coi possidenti romani,
molti dei quali scapparono a Costantinopoli, oppure si dispersero. Lintegrazione tentata da Teoderico non
era riuscita, o, perlomeno, era riuscita solo in parte : non si era arrivati, infatti, ad una simbiosi tale da
garantire la pacifica conivenza fra due culture diverse, comera successo, invece, presso i Visigoti.

I Longobardi

Popolazione barbara di provenienza scandinava, secondo una tradizione storiografica che tuttavia
andrebbe sottoposta ad una revisione critica, i Longobardi erano stanziati allinizio del sec. I d.C nella
Germania settentrionale. Dopo la vittoria sui Gepidi, ottenuta con laiuto degli Avari, i Longobardi scesero in
Italia nel 569, senza mirare ad unoccupazione stabile e sprovvisti di una strategia di dominio precisa. Il re
che li guidava, Alboino, era a capo di una gerarchia di duces, ovvero di capi militari, che a loro volta
guidavano varia bande armate. Il loro arriv caus una devastazione dei campi e una sistematica
depredazione delle chiese e il dominio su varie parti della penisola, fra cui lItalia centro settentrionale
(Tuscia), i ducati di Benevento e di Spoleto. Rimanevano in mano ai Bizantini lIstria la laguna veneta, la
Pentapoli (da Rimini ad Ancona), il ben protetto esarcato (lattuale Romagna), ai quali si aggiungeva il
controllo del Tevero, protette da una striscia costitutente il ducato di Perugia, che impediva il passaggio
naturale dei Longobardi dalla Tuscia a Spoletum. IL decennio 574-584 fu caratterizzato da un pluralismo di
autonomie politiche, legate alla figura dei numerosi duces, in assenza della figura stabile di un rex che a
questi ultimi sovraintendesse. Poi il timore che i bizantini si approfittassero della loro fragilit politica
indusse i Longobardi a scegliersi un re nella direzione dellacquisizione di un potere pi centralizato, con
sede a Pavia. Il re si serv di funzionari amovibili, i gastaldi, preposti al controllo amministrativo e militare
del territorio, affianati ai vecchi duces, che con le loro ambizioni autonomistiche, suscitavano non pochi
timori alla corona regia. Si andava cos strutturando unamministrazione centrale, per raggiungere la quale,
inoltre, il re Rotari nel 643 eman un editto che fissava nello scritto (in lingua latina) le leggi e le
consuetudini dei Longobardi, finora tramandate oralmente. Quello che ero nato come un semplice
sfruttamento militare prendeva ora le forme di una monarchia ordinata e fra le varie conseguenze di
questo cambiamento vi fu anche lacquisizione da parte dellesercito di una nuova fisionomia. Prima
lesercito tendeva a identificarsi con il popolo dei Longobardi, che erano detti arimanni (o esercito-
popoli), poi, questi si mescolarono coi residui dei possessori fondiari latini (quelli sopravvissuti allinvasione)
per dare avvio alla formazione di una nuova classe, che si affiancava a quella militare.

I Longobardi, giunti in Italia, mantenevano la loro tradizione religiosa, fondata sul culto ariano, o legata
ancora a vecchie forme di culti pagani. Gi ai tempi del re Agillfo, nel volgere dal VI al VII secolo, questa
cultura religiosa arretrata si confront con quella cattolica, anche grazie alla presenza nel regno di
Teodolinda, moglie del re. Alla luce di questo confronto, o per meglio dire, apertura, si possono
compredere le dotazioni riservate al monastero di Bobbio, fondato da Colombano, le donazioni alle chiese
impoverite. Con queste nuove ricchezze veniva restituita al clero una capcit di autonomia. E per durante
il regno di Liutprando (712-744) che avviene la definitiva conversione al cattolicesimo. Il re si presentava
infatti come christianus ac chatolicus princeps ed anche rex gentis felicissimae ac catholicae Deoque
dilectae Langobardorum. Il ritardo dellapprodo alla dottrina ortodossa si pu spiegare in vari modi, non
tanto attribuendo allepiscopato ariano una certa inflessibilit e resistenza al cambiamento, quanto
pensando che per i Longobardi lortodossia cattolica veniva a corrispondere con unipotetica e minacciosa
egemonia bizantina, di qui la necessit da parte dellarianesimo di evidenziare il suo significato politico, di
difesa di unidentit longobarda.

Nel 750 il re Adolfo eman un editto che prevedeva una revisione dei criteri per arruolarsi nellesercito,
sancendo una divisione secondo un criterio per classi economiche. Lequilibrio tra papato e longobardi,
instauratosi in seguito alla riforma di Adolfo e alla conversione di massa al cattolicesimo, era destinato ad
interrompersi, come ci dimostra la cosdetta Donazione di Costantino, un documento risalente con tutta
probabilit al papato di Paolo I (757-767), con il quale si legittimava il dominio della chiesa sulle zone
bizantine, a sottolineare il timore di una superiorit longobarda nella penisola. La capitolazione di Ravenna,
avvenuta per mano del re Astolfo e del suo esercito, e la successiva distruzione della struttura dellEsarcato
produssero un risposta del papa, che chiese aiuto ai Franchi, in particolare alla dinastia dei pipinidi (o
carolingi) da poco salita al potere. Gi il papa Stefano II, nel 754, aveva chiesto lintervento del re Pipino il
breve, le cui spedizioni in Italia tuttavia si risolsero in un nulla di fatto. Fu Carlo Magno, figlio di Pipino,
invitato a intervenire contro i Longobardi da papa Adriano I, a segnare la fine del dominio longobardo con
la presa di Pavia e la sconfitta del re longobardo Desiderio nel 774. I Franchi immisero nei territori
longobardi membri del proprio ceto dirigente, venendo cos a comporre un popolo misto di sudditi
imperiali (Franchi,Romani,Goti,Longobardi). Carlo Magno si dichiarava rex Francorum et Langobardorum.
Alcune figure istituzionali si indebolirono, come quella dei gastaldi, mentre mantenne potere la figura dei
centenarii o sculdasci, prima capi di manipoli militari, ora divenuti sovrintendenti di circoscritte articolazioni
territoriali o capivillaggio.

I Franchi

Dallunione di varie trib (Ansveri, Brutti, Catti, Camavi), che si erano stabilite nelle coste continentali
settentrionali fra il III e il IV secolo nacque il popolo dei Franchi, il cui nome stato variamente interpretato
(Frakkr come coraggioso, wrang come errante) ipotizzando il verificarsi di unetnogenesi, che avrebbe
fatto riconoscere al popolo caratteri di comunanza sociale ed etnica. Con unespansione progressiva i
Franchi si divisero in Salici (a indicare quelli, pi numerosi, situati presso il limes belgicus) e i Franchi
ripuari (gruppo pi circoscritto, attestato attorno a Colonia, sulla riva del Reno). Alcuni fattori, come il
rapporto tra pene e reato presente nella Lex salica del secolo XI, ma anche il trattamento discriminatorio
delle donne, ci fanno comprendere come questo popolo si situasse ad un livello di maggiore arretratezza
culturale rispetto ad altri dellEuropa continentale. Il fattore di forza, che contribu alla loro espansione,
consistette nellinclinazione alla simbiosi, ovvero allintegrazione con la tradizione gallo-romana. Oltre a
questo deve aver avuto un ruolo importante anche labile esercizio delle armi, praticato da tutti i franchi
liberi, definibili, come i Longobardi, un popolo-esercito, ed exercitus era termine con il quale ci si riferiva,
infatti, non solo agli uomini armati ma anche allassemblea generale, a sottolineare la convergenza tra
potere politico e militare. Al vertice del potere non era un singolo monarca, come nella tradizione degli stati
moderni, ma vari re, capi di singole trib e bande armate, la cui dignitas proveniva non solo dalla
discendenza da sippe rinomate (ovvero da stirpi valorose e particolarmente valorizzate), ma anche dal
grado di ricchezza accumulato con i bottini.

Un modello di confronto importante per i Franchi fu il regno di Soissons, che si estendeva tra la Loira e la
Somma, una delle sopravvivenze periferiche del dominio romano, che rappresentava un naturale ambito di
espansione per il popolo conquistatore. Loccasione dellespansione era data dalla vicinanza di un regno
franco, quello di Tournai, che grazie al re dei Franchi Salii, Clodoveo, assunse la prevalenza irreversibile sul
regno di Soissons. Lespansione sotto la guida di Clodoveo non si arrest, anzi riusc a fermare lavanzata
dei Turingi e degli Alamani, registrando il suo acme nella battaglia di Vouill, in cui, alleati con i Burgundi, i
Franchi riportarono una vittoria sui Visigoti, strappando loro lAquitania e costringendoli ad un ritiro nella
penisola iberica. Seppur continu a esistere una pluralit di re, con Clodoveo si afferma lidea di un re
personale, a cui gli altri re sono subordinati. Nel 482/483 il re riceve il battesimo a Tours o Reims,
determinando con questa sua scelta la conversione di tutto il popolo dei Franchi al cristianesimo romano,
senza ricorrere alla mediazione dellarianesimo. Tale scelta si rivel di grande intelligenza politica, in quanto
permise un clima di armoniosa convivenza con lepiscopato gallo-romano. Fu a Parigi, nuova sede della
corte dopo il passaggio da Tournai a Soissons, che nacque il mito di un capostipite, Meroveo, in grado di
suscitare negli eredi, tra cui Clodovei, un certo grado di orgoglio dinastico, legittimando il predominio della
stirpe da lui derivata sulle altre.

Con la morte dellultimo figlio di Clodoveo, Clotario I re di Soissons (561), il territorio dei franchi dalla
pluralit di regni che prima presentava (Reims, Orleans, Soissons, Parigi) pass a dividersi in due aree,
lAustrasia (sviluppo del regno di Reims) e la Neustria (esito dellunione fra regno di soissons e una parte di
quello di Parigi). Il confronto con le istituzioni gallo-romane, gi avvenuto ai tempi di Clodoveo, secondo
una logica di scambio che caratterizza tutti gli incontri romano-barbarici, si intensific. Rimaneva intatta
nelle aree meridionali della Germania la divisione in diocesi e una gerarchia sociale che vedeva ai suoi
vertici sia gli aristocratici latifondisti sia i vescovi. Colui che possedeva un latifondo era anche detentore di
un potere politico, esercitato sugli abitanti dellarea circostante al possedimento, laddove il potere centrale
stentava ad affermarsi e quindi era sostituito da forme di potere locale, legittimate anche sul piano
giuridico (con privilegi quali lesenzione da tasse o limmunit).

Il latifondo dunque divenne un modello di ricchezza economica anche per i Franchi, che lo adottarono
affiancandolo alla tradizione attivit militare. Non era raro che un aristocratico romano militasse
nellesercito franco, in quanto nella Gallia merovingia non esistettero fin da subito quelle distinzioni che
imponevano ai romani lesclusione dellattivit militare, anzi a partire dal Vi secolo il concetto di franchi
perse il suo valore etnico, passando a indicare un ceto dirigente composito. Anche i Franchi si assimilarono
ai gallo-romani entrando nellepiscopato o assumendo cognomi romani : spesso erano gli aristocratici a
desiderare per i loro figli una futura carriera ecclesiastica. Si veniva cos a verificare un connubio fra
concezione personale del potere, tipicamente franca, e lidea di un potere centralizzato.
Uninvenzione geniale, che consent una integrazione facile fra etnie diverse, fu quella dellapplicazione del
criterio della personalit del diritto, secondo il quale il Franco era giudicato secondo la legge salica, il
Burgundo secondo le consuetudini burgunde, il Galloromano secondo il diritto romano.

Esito dellincontro fra le due etnie fu anche la modificazione che sub la figura del vescovo, che pass dal
seguire il modello del martirio a quello della intraprendenza, dedicandosi con maggiore fervore alla
conversione degli infedeli. La valorizzazione del latifondo si accompagn alla valorizzazione della figura del
re, che nellincontro con la tradizione gallo-romana si arricchiva di elementi astratti e statali, superando
dunque quel modello di mobilit adottato dai franchi, restii inizialmente ad una centralizzazione del
potere. La tradizione gallo-romano favoriva infatti una maggiore precisione nella successione, evitando
dunque che alla morte di un re si ingenerassero situazioni di caos fra membri della sippe, come presso i
Franchi, e tale successione avveniva di frequente in modo ereditario, un altro aspetto di differenza con i
popoli conquistatori, che invece erano legati al rituale dellelezione.

Lincontro fra la tradizione gallo-romana e quella franca produsse anche una duplie concezione del potere.
Il re merovingio infatti soleva affiancarsi truppe personali (guardie di corte), chiamate trustis (i cui membri
erano detti antrustiones). Gli antrustiones erano privilegio esclusivo della corona regale, non potevano cio
essere alle dipendenze di altri re o aristocratici. A questo modello di fedelt personale, di tradizione
barbarica, si aggiungeva quello del comes, termine che pass a indicare dalloriginario significato di
compagno quello di conte. Costui era un funzionario statale, un ufficiale del re al quale era demandanto
il compito di amministrare una circoscrizione territoriale (in generano erano le vecchie diocesi, elemento di
continuit fra et tardo-antica e alto medioevo, ma a nord erano pi diffusi i pagi). Il modello del comes,
come quello del dux (termina che indicava, propriamente, il capo militare) prevedeva una certa mobilit, a
seconda anche degli spostamenti della corte.

Il potere regio era detto ban, termine di origine gotica che indicava il potere di punire e di convocare il
popolo in armi. A partire dal VI secolo il meccanismo di successione regia divenne ereditario, cos lexercitus
perse ogni funzione politica, mantenendo per luso di levare gli scudi in occasione dellelezione del re.
Durante il mallus, una riunione a cui partecipavano i cittadini liberi, venivano comunicate le decisioni del re
e si eleggeva un gruppo di boni homines, che avrebbe partecipato allamministrazione della giustizia
insieme ai contes.

Lesercito dei franchi, diversamente da quello romano, non era composto da professionisti/mercenari, ma
da cittadini liberi, che dovevano pagarsi a proprie spese le armi e il cui servizio militare costituiva lunica
forma di servizio per lo stato, non esistendo forme di tassazione diretta. Dalle conquiste militari infatti i
soldati ricavavano ingenti bottini, quando erano fortunati, bench una quantita maggioritaria del terreno
conquistato andasse al re, venendo a costituere il suo fisco (quello che oggi chiameremo demanio). Era
necessario alla corte avere un patromonio fondario costante su cui contare e cos le guerre diventavano un
mezzo di sostentamento economico importante, a cui si accompagnavano i proventi ricavati dalla
tassazione indiretta, in particolare dai telonea, ovvero tasse imposte sulla circolazione delle merci in citt,
pi conosciute con il nome di <<pedaggi>>. La popolazione locale doveva garantire ai membri dellesercito
lalbergharia, ovvero il diritto dalloggio, e il fodro, ovvero il foraggio per i cavalli.

Un altra fonte di guadagno per lapparato regio era costituita dal wergeld (guidrigildo), una forma di
compensanzione finanziare, volta a frenare faide (vendette private) di famiglie danneggiate od offese.
Lattivit giustiziaria dei conti nelle citt o nei villaggi si concludeva dunque, spesso, con larricchimento
legato alla riscossa del wergeld.

Nella seconda met del secolo Vi si verific inoltre una convergenza fra potere regio e potere ecclesiastico,
infatti il re cominci a pretendere di intervenire nelle elezioni dei vescovi, proponendo propri candidati. I
vescovi non avevano un potere da sottovalutare, in certi casi paragonabile a quello dei comites o duces,
soprattutto quando era ufficializzato con privilegi concessi dal re, quali quello dellimmunit. Alla lunga i
sempre pi numerosi privilegi concessi allepiscopato indebolirono la struttura politica centralizzata e, in
particolare, la figura del re, che fin per assumere un valore puramente simbolico. Era evidente anche un
processo di decadenza dellepiscopato, che non veniva pi selezionato in base alla cultura e al grado di
erudizione dimostrato. Un altro motivo di insicurezza per il regno era costituito dalle sempre pi frequenti
pretese autonomistiche degli aristocratici, che desideravano riprendere la guerra, in un periodo in cui essa
si era fatta meno intensa, con lobbiettivo di arrichirsi e guadagnare il pi alto bottino possibile. Con la
morte di Dagoberto (639), lultimo che possa essere ritenuto garante dellunit fra le varie istituzioni
dellapparato regio, inizia un periodo di re fannulloni, che porta ad un processo di graduale disgregazione
territoriale. I duchi di Turingia e di Baviera si liberarono del dominio su di essi esercito dal regno di
Austrasia, lAquitania divenne un principato indipendente, e cos gli Alamanni. Rimanevano ormai tre regni
importanti : Austrasia, Neustria, Borgogna.

In questi regni si and affermando la figura del principe di palazzo, la cui alleanza con laristocrazia riusc a
fargli meritare una posizione di rilievo rispetto al re, ormai ridottosi a coprire una funzione meramente
simbolica. Si trattava della dinastia arnolfingia-pipinide (da Arnolfo, il nome del capostipite), che cominci
la sua ascesi politica nel 680 con lelezione di Pipino I di Heristal come maestro di palazzo del regno di
Austrasia. Questi fu responsabile di unione fra i regni di Austrasia, Neustria e Borgogna, meritandosi cos la
fiducia delle gerarchie militari. Suo figlio assunse la carica di princeps francorum, ufficializzando cos con
questo titolo il potere ereditato dal padre. I maestri di palazzo furono promotori della diffusione del
cristianesimo, tant che risalgono proprio a questo periodo le missioni di Winfrith / Bonifacio, nobile
monaco della regione del Wessex, volte allevangelizzazione delle popolazioni nord-europee. Alla morte di
Pipino (714) il territorio franco sub nuovamente un processo di disgregazione con la riformazione del regno
di Aquitania e le recenti espansioni dei franchi, che determinarono il ritorno di due re merovingi (Chilperico
II e Clotario IV).

La tradizione storiografica tende a interpretare la battaglia di Poitiers, svoltasi nel 732 o 733 tra l esercito
musulmano e quello franco, guidato da Carlo Martello, come un evento fondamentale, che avrebbe
determinato la vittoria del cristianesimo sullislamismo. Occorrerebbe in realt una rivoluzione
interpretativa, che ridimensioni la portata di questo evento, da inquadrare in una delle tante scorrerie
compiute dagli arabi ai danni dei Franchi, successive allavvenuta conquista della penisola iberica nel 707. E
vero che lesercito arabo fu in parte distrutto e in parte costretto a ritirarsi verso sud-ovest, e che si tratt
quindi di una sconfitta importante, ma non fu un evento isolato. Forse la storiografia ha dato
uninterpretazione dellevento cos importante perch pochi anni prima a Bisanzio gli Arabi avevano tentato
ugualmente un assedio, senza successo : la battaglia di Poitiers appariva dunque come la difesa dalla
minaccia arabia in Occidente, parallelamente alla difesa da Bisanzio in Oriente di pochi anni prima (718),
che invece pi ragionevole interpretare come la difesa dalla minaccia di unoccupazione. Di certo
loccasione serv a potenziare il ruolo di Carlo Martello, che nel 735 fece deporre Oddone, principe di
Aquitania, e serv anche a dare avvio ad una campagna di bonifica dei mussulmani, presenti nei territori
della Saona, del Rodano e della Provenza.

In campo militare vi furono anche altri momenti, in cui Carlo Martello alla guida del suo esercito dimostr
una particolare capacit strategica. Sotto il suo principato infatti furono riportati sotto il protettorato dei
franchi il ducato di Baviera e Alamannia, fu inglobato il ducato di Turingia e respinti gli attacchi dei Frisoni e
dei Sassoni. Fra gli anni trenta e quaranta del VII secolo continuava a esistere la figura del re, ma solo a
livello nominale : si tratta, inoltre, degli ultimi re merovingi (Teodorico IV e Childerico III), destinati a essere
rimpiazzati dai figli di Carlo Martello, morto nel 744. Dei tre eredi di Carlo Martello due sopravvissero, ma
uno (Carlomanno) abdic al ruolo assegnatogli e si ritir nel monastero di Montecassino, cos il potere
pass nelle mani dellunico figlio rimasto, Pipino il Breve, destinato a farsi ricordare come potentissimo
principe di palazzo. I rapporti con il papa di Roma si intensificarono. Il papa di roma, pur non avendo ancora
riconosciuta la supremazia sullepiscopato e sulle altre chiese, per ottenere la quale dovr aspettare lXI
sec., aveva comunque un primato donore, che gli derivava dallessere successore di Pietro. Questo primato
donore gli permetteva di porsi a baluardo dellortodossia cristiana e di avere come referenti i vescovi di
regioni diverse e anche lontane. Se dunque fino allXi secolo le decisioni sulla politica religioa spettavano ai
concili o sinodi, ovvero assemblee di vescovi, non bisogna comunque sottovalutare il ruolo del papa.

Lascesa al potere dei Pipinini mise in una posizione di vantaggio il papa di Roma, che pot trarre dalla
nuova alleanza con i maestri di palazzo aiuti contro lincombente minaccia dei Longobardi. Gi Stefano II
aveva chiesto a Pipino il breve di scendere in Italia a tal fine. Pipino il breve era stato consacrato dal papa,
giunto in Gallia, e aveva ricevuto da lui il titolo di patricius romanorum. Famosa la promissio carisiaca, un
patto con il quale Pipino il breve garantiva al papa di intervenire nella penisola italica per restituirgli quei
territori allora sottoposti ai Longobardi. Bisogner aspettare per prima di vedere dei risultati concreti,
infatti Pipino il breve non riusc a gestire la situazione, impegnato comera in pi fronti militari,e cos la
Baviera, aprofittandone, divenne autonoma. Un altro esempio di fallimento rappresentato dalla morte
del monaco Wynfrith tra i Frisoni.

Sotto il regno di Pipino il breve si accentu la vocazione meridionale dei Franchi, effetto naturale della
Promissio carisiaca. Pipino comp due imprese vittorie contro lesercito longobardo, guidato dal re Astolfo,
nel 755 o nel 756, ma il dominio longobardo continu, seppur indebolito, anche grazie ai legami stretti fra
le due famiglie regie (le figlie del re longobardo Desiderio andarono in spose a due figli di Pipino). Nel 768
alla morte di Pipino il breve il regno passa nelle mani dei due figli, Carlo Manno e Carlo Magno.
Questultimo, morendogli il fratello nel 772, condurr una politica espansiva decisiva per le sorti del regno
franco. Le campagne militari pi importanti, compiute nellultimo trentennio dellVIII sec., segnano la
vittoria sui Bavari e sugli Avari. I primi furono lentamente sottomessi con una serie di spedizioni, che
ebbero la durata di un trentennio (dal 772 fino alla fine del secolo), mentre la sconfitta degli Avari, che non
diede esito a nessun guadagno territoriale, si pu collocare fra il 791 e il 796.

I motivi della crisi della dinastia merovingia e dellavvento dei principi di palazzo sono vari. I principali
elementi centrifughi erano costituiti dallaristocrazia, che sempre pi badava ad arricchirsi e a tal fine
ingaggiava guerre personali, e lepiscopato, che assumeva sempre pi privilegi (come quello dellimmunit),
non trovandosi daccordo con le direttive centrali del regno. Oltre a ci si facevano sempre pi frequenti le
tendenze a reclutare gli ufficiali localmente, in modo che il re diveniva sempre una figura pi marginale nel
panorama dei raccordi personali instaurati dai vari aristocratici con vassi (inizialmente garzoni del re),
perdendo lautorit suprema nellassegnazione delle cariche pubbliche. Unaltra tendenza alla base della
disgregazione fu lutilizzo della tradizione latina dei latifondi, che sostitu labitudine alla mobilit degli
aristocratici, i quali si diedero sempre pi ad un radicamento nei loro possessi fondiari, da cui potevano
esercitare una giurisdizione sugli abitanti locali. I principi di palazzo riuscirono meglio dei re merovingi a
interpretare le esigenze degli aristocratici, non pi soddisfatti dei loro rapporti con il re. Questultimo aveva
perso la capacit di diagnosticare e analizzare la realt politica, sempre pi relegato nella sua corte, ora che
era finito il periodo di mobilit legato alle guerre contro i vari popoli. Anche sul piano del fiasco vi erano dei
problemi, legati al fatto che i latifondisti avevano smesso di pagare i pedaggi.

Con laffermazione della dinastia dei Pipini e in particolare durante il regno di Carlo Magno si diffonde la
tradizione vassallatico-beneficiario, che diventa a tutti gli effetti uno stile di vita della societ aristocratica.
Si tratta di un rapporto di fedelt stretto tra un senior (colui che riceve lomaggio) e vassallo (colui che d
lomaggio). Il senior che pu essere un re o un aristocratico (a sua volta vassallo del re o no) garantisce al
vassallo un beneficium, termina generico che si usa per indicare un compenso finanziaro o, pi spesso,
una terra con edifici di cui usufruire (senza che per diventi propriet del vassallo). Si parla di un rapporto
vassallatico o vassallatico-beneficiario perch fino allet tardo-antico il beneficio non era un elemento
definitorio del rapporto, anzi poteva anche non essere presente. La diffusione di questi raccordi personali,
ad ogni modo, ci fa capire come il livello dei vassi fosse socialmente elevato (elemento di discontinuit
rispetto alla tradizione merovingia), dal momento che per servire un signore bisognava avere le risorse
economiche per pagarsi le armi da guerra. Si parla di una rete di clientele vassallattiche, che costituivano
lossatura della societ, e che non sempre avevano il loro culmine nella figura del re : esistevano, infatti,
seniores privati che non erano alle dipendenze dal re ma che avevano vari vassalli al loro servizio. Perch il
patto venisse stretto era previsto un rituale consisteva nell immixtio manuum (il signore prendeva le mani
giunte del vassallo nelle sue) o, successivamente, nellosculum (bacio). Si era perso luso
dellinginocchiamento, a dimostrazione di come gradualmente il rapporto vassallatico diventa paritario o
sinallagmatico (che produce obblighi per entrambe le parti).

Unaltra rete di rapporti personali, che esulava completamente dalla tradizione vassallatico-beneficiaria,
era quella stretta fra il re e lepiscopato. Il re, infatti, in segno di religiosit e anche per motivi logistici legati
allorganizzazione di un territorio molto ampio, assegnava ai vescovi dei diplomi, che attestavano la loro
immunit. Limmunit di un vescovo consisteva nella facolt di amministrare una circoscrizione territoriale
autonomamente, senza che intervenissero ufficiali regi. Di fatto nelle mani del vescovo veniva consegnato
un vero e proprio potere politico.

Sempre slegate dalla tradizione vassallatico erano le figure dei comites, duces e marchesi, di nomina regia,
che avevano il compito di intermediari fra potere centrale e locale. Spediti dal re in una circoscrizione
territoriale, ivi esercitavano un potere politico, amministrativo e giudiziario. Comites e duces erano figure
molto simili, ma questi ultimi avevano su di s un numero maggiore di prerogative militari, mentre i
marchesi erano detti cos perch, capi militari come i duces, erano amministratori di zone di confine
(marche). Figure di maggiore mobilit erano i missi, che esercitavano il loro potere in missatica o legationes
e potevano cos essere i controllori di conti oppure gli unici detentori del potere centrale.

Su due campi il re Carlo Magno : militare e culturale. Sul piano militare sono note le sue spedizioni verso la
penisola iberica, che gli cost s la sconfitta nella battaglia di Roncisvalle (778), ma gli permise anche di
creare una nuova circostrizione di proprio dominio, ovvero la marca ispanica. A est invece gli scontri con i
sassoni e gli avari logorarono il suo esercito nei decenni finali dellVIII secolo, ma ebbero un buon esito,
risultando infatti nella conversione forzata dei sassoni al cattolicesimo e nella cacciata degli avari verso
territori pi orientali, abitati dai Croati o dai Serbi.

Sul piano culturale invece il palatium imperiale si rivel la sede privilegiata per la formazione di noti
grammatici, eruditi e storici. Nel palatium, situato ad Aquisgrana (dove la corte itinerante di Carlo Magno
risiedeva per la maggior parte del tempo), fu fondata la scuola palatina, guidata dal monaco Alcuino, che
ospit personalit quali quelle del teologo Paolino, dello storico longobardo Paolo Diacono e il poeta
Teodulfo. Ponendosi su un piano di concorrenza con Bisanzio, Carlo Magno promosse un recupero della
classicit latina, inaugurando una fiorente tradizione di studi filologici di testi antichi (Cicerone,Svetonio),
che servirono da modello di interpretazione e da veicolo di valori. Furono potenziati gli scriptoria, nati in
et tardo-antica, e in essi di diffuse luso di una nuova grafia, quella carolina, semplice e chiara, in grado di
soddisfare quella esigenza di comunicazione e di apertura alle classi sociali pi umili in un ottica di
propaganda religiosa.

Lo spirit riformatore di Carlo Magno non invest soltanto gli aspetti della cultura, ma anche
lorganizzazione della societ e il rapporto fra corona regia e giurisdizioni ecclesiastiche. Non mise in
discussione lautonomia di chiese private, fondate da vescovi o da ricchi latifondisti, che esercitavano un
potere locale sulla comunit di abitanti circostante, i quali dovevano dare la decima ed in cambio
ottenevano alcuni servizi da parte della chiesa (come per esempio lamministrazione di sacramenti).
Tuttavia per limitare i residui del paganesimo Carlo Magno si preoccup che a ogni chiesa spettasse una
limitata comunit di abitanti su cui esercitare il potere, istitui le pievi, che erano divisioni territoriali interne
alle diocesi, cerc di intervenire nelle scelte dei chierici per evitare che a questi fosse consegnata una
libert pericolosa. Avendo anche a fare con sudditi di varie etnie e dai costumi diverse si preoccup anche
di applicare il criterio della personalit del diritto, che consiste nel trattamento differenziato del cittadino,
giudicato in base alla etnia di provenienza. Come risulta dagli atti giudiziari di quellepoca ogni imputato
infatti doveva fare una professio iuris, cio dichiarare la legge secondo cui doveva essere giudicato.

Sul piano economico Carlo Magno si preoccup che non si facesse confusione fra terre allodiali e terre
beneficiare e che non fossero imposte, come tributi pubblici, le corve, a meno che non si trattasse di
pagamento di terre date in concesso. Con un capitolare de villis Carlo Magno condann esplicitamente la
pratica personale delle curtes del fisco regio da parte degli aristocratici. Nel 794 un altro capitolare fissava
un prezzo per certi prodotti agricoli, probabilmente in risposta alle frequenti speculazioni economiche dei
latifondisti, che nei periodi di carestia aumentavano i prezzi. Fu rinsaldata la tradizione delle imposte
dirette, fra cui i ripatici (diritti dattracco e di passaggio nei porti marittimi e fluviali) e i telonea, ovvero i
pedaggi che si pagavano. Una politica economica come questa pu sembrare mossa da intenti di protezioni
nei confronti delle classi pi umili, i contadin, ma in realt arginare la ricchezza dei latifondisti era un modo
per diminuire il potere dei longobardi, che privati dei poteri amministrativi e politici, avevano interpretato
laccumulo di ricchezza in senso fondiario. Sotto il regno di Carlo Magno fu anche realizzata una riforma
monetaria, che doveva rispondere ad un desiderio di razionalizzazione : si istitu con successo il denaro
dargento, mentre il solidum (soldo) divenne una pura moneta di conto.

Adriano I, incoronatore di Carlo Magno, gi intravide nellalleana con i Franchi una soluzione al problema
del dominio di terre bizantine in Italia, che, come papa, reclamava. Eppure non fu sua la Donazione di
Costantino, documento con cui limperatore dOriente avrebbe autorizzato il papa a divenire signore della
penisola italiana. Probabilmente il testo non esisteva ancora, ma fu redatto quattro decenni dopo in alcune
abbazie. Alla fine dellVIII secolo, scongiurato il pericolo dei Longobardi, fra Bisanzio e il papato era accesa
una tensione dottrina, legata alla questione delliconoclastia. In oriente, infatti, aveva preso piede il
movimento iconclasta, che predicava la distruzione di tutte le rappresentazioni sacre di Dio, la cui natura
non poteva essere pittoricamente : il rapporto fra Dio e fedele poteva essere mediato soltanto dalla
gerarchia ecclesiastica, non da altri elementi. Nel 787 il concilio di Nicea segna labbandono definitivo
delliconoclastia, ma un periodo di crisi per limpero dOriente, che nelle mani di una donna, Irene,
reggente in nome del figlio Costantino VI. Nel 797 Irene fa deporre il figlio e si fa dichiarare basileus,
facendo scendere ai livelli pi bassi la corona bizantina, che nemmeno era riconosciuta in Occidente, dove
permaneva una mentalit legata allincontro latino-barbarico, fondata sui valori militari.

Lincoronazione e lunzione di Carlo Magno da parte di Leone III acquis agli occhi dellimpero dOriente i
toni di una sfida, o addirittura di una dichiarazione di guerra. Con quellatto, che aveva soprattutto un
valore simbolico, perch non sconvolgeva lorganizzazione politica dellimpero, e dava il titolo di romanum
gubernans imperium (titolo preferito dalla corte carolingia rispetto a romanus) si legittimava, di fatto, la
supremazia del re franco, che era diventavo il responsabile della difesa del cristianesimo in Europa.

La tensione si rese evidente soprattutto negli anni del governo di Niceforo (802-811), in cui limpero
carolingio andava espandendosi con nuove conquiste in Oriente (Dalmazia), cui per dovette rinunciare nel
811 per ottenere una pace con limpero bizantino, in concorrenza per il possesso di quei territori. La pace fu
sancita durante limpero di Michele, successore di Niceforo, nell812.

Il concetto di imperium, prima di passare ad indicare unarea di dominio storicamente e geograficamente


delimitata, aveva in s, presso la corte carolingia, una sfumatura di avversione e di concorrenza con
limpero dOriente, infatti era inteso nella sua capacit di collegarsi e di richiamarsi a Costantinopoli, ormai
non pi sede centrale dellimpero. Il rituale dincoronazione e di unzione di Carlo Magno viene descritto
nellopera di Eginardo, Historia Karoli. Lo scontento di Carlo magno, descritto nellopera, ha ricevuto una
spiegazione plausible da Heinrich Fichtenau, secondo il quale Eginardo avrebbe voluto dare dellimperatore
limmagine di un uomo disinteressato agli aspetti formali del potere. Il rituale dellincoronazione da
intendere come un omaggio da parte del papa allimperatore che aveva unificato e convertito con la forza l
Europa.
Con un capitolare dell804 Carlo Magno aveva stabilito la divisio regni, ovveri le parti dellimpero che, alla
sua morte, sarebbero spettate ai tre figli, Pipino, Carlo e Ludovico. Questultimo era lunico sopravvissuto
alla morte di Carlo (814) ed eredit dunque il potere di un impero variegato ma senza divisioni formali,
eccetto in Italia, dove dall812 governava Bernardo, il figlio di Pipino, a titolo personale per volere di Carlo
Magno, senza godere dellincoronazione papale. Fu proprio questultimo aspetto a rendere possibile una
congiura ai suoi danni e a dare a Ludovico il Pio il controllo totale dellimpero. Ludovico sar ricordato
come il pio per alcuni aspetti della politica, che lo resero particolarmente ben voluto dallepiscopato,
sentitosi rispettato dalle concessioni di autonomia fattegli in segno di rispetto e di religiosit. Erano i nobili
di Aquitania, trasferitisi nella corte di Aquisgrana, dove dimorava limperatore, a consentire questo
cambiamento di paradigma nella politica dellimperatore, essendo meno interessati alle spedizioni militari
rispetto ai nobili dellAquitania : nell816 cera stata ad esempio la rinuncia alla nomina di abati e vescovi da
parte dellimperatore. Nell824 un figlio di Ludovico, Lotario, eman un decreto con il quale si stabiliva
lobbligo del papa di giurare fedelt allimperatore previa la sua incoronazione. Nell817 Ludovico il pio
eman un documento, lOrdinatio Imperi, con cui si decideva la spartizione dellimpero ai suoi tre figli :
Ludovico il Germanico, Pipino, Lotario. Al primo spettava il controllo della parte orientale dellimpero,
gravitante attorno al ducato di Baviera, al secondo la parte occidentale, che comprendeva il regno di
Aquitania e la marca di Tolosa, al terzo, Lotario, la parte centrale dellimpero e la condivisione della digniti
imperiale con il padre. Come si pu vedere lincoronazione di Carlo Magno non aveva modificato una realt
di fatto, quella del regno franco, inteso come un totum corpus unico, la cui nozione di integrit e di unione
per riconosceva la presenza di numerosi regni interni. Il concetto di imperium si aggiungeva a queste
due nozioni passate di regnum francum, conferendo un valore simbolico al potere del re. Nel 825 si assiste
ad un cambiamento nella politica di Lotario dovuto alla presenza della sua nuova moglie, Giuditta,
proveniente dallaristocrazia sassanide e dellaumento di consigliari pi tradizionalisti, legati ad una
concezione patrimoniale del potere e a una concezione dellimperium come unione di vari regni, la cui
unicit rispetto al potere centrale andava privilegiata. Nel frattempo lo scontento dei capi militari legato
allarresto di una politica espansiva aumentava lo iato fra re e suoi funzionari (duces, marchiones), che
spinti da aspirazioni autonomistiche tendevano a crearsi sempre pi numerose clientele vassallatiche. Se la
prima fase dellimpero di Lotario si pu dire una fase in cui prevalse la concezione statale-centrale del
potere, dovuta alla prevalenza della tradizione latina su quella barbarica, nella seconda fase, quella
successiva all825, si ha invece una rigermanizzazione e un tendenza alla frammentazione dellimpero.

Alla morte di Ludovico il Pio nell840 vi fu una contesa per il potere tra figli, due dei quali, Ludovico e Carlo,
si allearono contro il fratello Lotario e lo vinsero, stipulando poi una alleanza difensiva con il giuramento
di strasburgo (842). Con questo giuramento limpero veniva diviso in due aree linguistiche e politico-
geografiche ben definite : quella francese e quella tedesca. Francese (lingua romana, romanza) e tedesco
(lingua teudisca) furono inoltre le lingue con cui i due fratelli fecero il giuramento davanti ai loro fratellli.
Lotario poi, nell843, fu costretto a firmare il trattato di Verdun, che ufficializzava la spartizione del potere
tra fratelli : a Ludovico spettava la parte orientale dellimpero, a Carlo (detto il Calvo) la parte occidentale, a
Lotario la facia centrale, ovvero il Regno dItalia e una parte di territori che percorreva lEuropa centrale
dalle Alpi alle coste dei paesi bassi.

Di fatto limperatore, Lotario, non aveva un ruolo pi importante dei suoi fratelli, dal momento che
esercitava il suo potere nel solo regno italico. La restaurazione dellunit, agognata dai chierici, si realizz
durante il governo di Carlo il Grosso (881-887), uno dei figli di Ludovico il Germanico.

La disgregazione dellImpero fu accelerata dalle incursioni dei Saraceni, Ungari, Normanni. Queste, infatti,
favorirono la deposizione dellimperatore di Ludovico il Germanico da parte di aristocratici delle due zone
(tedesca e francese), i quali elessero come re dei Franchi orientali Arnolfo di Carinzia (887), nipote
illegittimo di Ludovico, e come re dei Franchi occidentali Oddone, conte di Parigi e ponte vassallo dei
Carolingi (888). Rimaneva dunque quella spaccatura fra unarea tedesca e e francese, gi sottolineata dal
giuramento di Strasburgo, anche se con alcune modifiche, infatti larea attribuita a Lotario con il trattato di
Verdun comprendeva un nuovo territorio, il ducato di Borgogna, mentre la Germania aveva incorporato
un territorio, comprendente lAquisgrana, un tempo posseduto dal figlio omonimo di Lotario, da cui il nome
Lotaringia.

Le incursioni barbariche accelerarono il processo di disgregazione sia direttamente sia indirettamente.


Indirettamente perch fecero diffondere la pratica dellincastellamento, una reazione allinsicurezza
provocata dagli attacchi nemici, con cui gli aristocratici si costruivano isole di giurisdizione locale,
accentuando la propria autonomia rispetto al potere centrale. I castelli infatti non erano pi beni
appartenenti al re, ma erano propriet di signori laici ed ecclesiastici. Un altro fattore che stimol la
divisione dellimpero fu lacquisizione delle cariche pubbliche di un carattere di ereditariet, perci chi era
duca o marchese poteva trasmettere al figlio la propria carica, senza che fosse il re a decidere o a
coordinarae queste realt politiche, un tempo da lui gestite. Del resto in alcuni casi furono proprio i re a
favorire questo processo, per mantenere la propria autorit, come nel caso di Ottone I di Sassonia (936-
973), che concede immunit e poteri politici agli enti ecclesiastici per assicurarsi. degli alleati contro
laristocrazia laica.

La rinascita dellimpero, inteso come organismo politico unito ed unico, avviene con ottone I. Le
caratteristiche dellimpero per rimangono la frammentazione e la difficolt del potere centrale di
coordinare le aree politiche locali.

Dopo la conquista della Sicilia, impresa che ricopr un lungo arco di tempo (827-902), gli Arabi smisero di
esercitare la propria minaccia sullEuropa : il nuovo nemico ora era costituito dalle bande armate dei
Saraceni, che compivano sistematiche razzie sulle coste della penisola italica, saccheggiando metalli e
oggetti prezioso, utilizzando i prigionieri come schiavi da vendere nel mondo arabo.

Nel890 i Saraceni arrivano a penetrare nel mondo franco, insediandosi a Frassineto, che diviene una base
fortificata per loro. Nel 973 il conte di Provenza e il marchese di Torino riuscono a liberare la citt
dallassedio dei saraceni. Nella penisola italica, in cui gli attacchi dei saraceni avevano colpito in particolare
le citt della Calabria, della Campania,costrigendo i Greci a pagare enormi tributi, sono le repubbliche
marinare di Pisa e Venezia, due organismi politici autonomi, con la collaborazione dei Bizantini, a garantire
la fine della minaccia araba.

NellEuropa centrale un pericolo simile a quello dei Saraceni costituito dagli Ungari, provenienti dalle
steppe ai piedi degli Urali e stabilitisi in Pannoni (lattuale Ungheria). Fra l898 e il 955 le loro incursioni si
fecero frequenti, anche se non determinarono mai grosse perdite o danni per i Franchi, i quali videro
capitolare solo poche citt (Pavia e Strasburgo). Gli Ungari saranno fermati da un re della dinastia di
Sassonia, Ottone I il grande (936-973), il quale li sconfigge definitivamente nella battaglia di Lechfeld (955) a
sud di Augusta. La fine delle incursioni causata anche dallavvenuto processo di sedenterizzazione degli
Ungari, che si avvicinano ad una pace con limpero franco, tanto che nellanno Mille uno dei loro re,
Stefano, viene incoronato dal papa. A questo processo di avvicinamento allimpero franco si aggiunge la
conversione in massa al cristianesimo.

Unaltra minaccia proviene dallEuropa del Nord : sono i Vichingi o Normanni, un gruppo di popolazioni
scandinave di stirpe germanica (norvegesi, danesi, svedesi), la cui espansione ha direzioni diverse : verso
sud-est (Finlandia,Russi), verso ovest (isola di Mann, Scozia, Irlanda), verso nord (Islanda,Groenlandia). In
Inghilterra i Normanni riescono a formare un governo, anche se lesperimento non dura molto, a causa
dellanarchia dei capi normanni, che facilita la ripresa del re del Wessed Alfredo, il quale ritorna a essere il
padrone dellInghilterra attuale. La nazione sar poi ripressa da uno scandinava, Sven, che ha gi nelle
proprie mani la Danimarca. Egli trasmetter poi la nuova eredit politica al figlio, Canuto, re al contempo
dela Danimarca, dellNghilterra e dalla Norvegia (1030-1050).
Lespanisone musulmana

Larea mediterranea (Italia meridionale, Sicilia, coste dellAfrica settentrionale, Egitto, Siria, Anatolia,
Grecia) era dominata interamente dallimperatore di Bisanzio, prima che si affermasse la religione islamica
e, con questa, una comunit politica in grado di espandersi molto rapidamente. Nel 570 nasce alla Mecca
Maometto, che passer alla storia come il fondatore di una nuova religione lislamismo- una forma di
monoteismo che rivendicava la sua verit rispetto ai culti politeisti, presenti in Arabia. Figlio di mercanti e,
lui stesso mercante, la sua conversione avviene nelloccasione dellincontro con l angelo Gabriele durante il
viaggio in un deserto (610 ): maometto si convince di essere lultimo profeta (alla pari di Cristo) e attira
attorno a s un gruppo di fedeli, che lo seguir nella sua egira a Medina. Legira la fuga compiuta
dalluomo dalla Mecca, dove lostilit degli abitanti legata al suo monoteismo gli impediva di rimanere. Vi
erano,per, anche ragioni economiche in quest ostilit, infatti la Mecca era un luogo di pellegrinaggio e vi
risiedeva la Kaba, un santuario che costituiva il punto d incontro fra religioni diverse.

Cinque anni dopo legira si era gi formato uno stato, di natura teocratica, in quanto capo suprema era
Allah, di cui Maometto rappresentava lintermediario in terra. Nel 629 i fedeli di Maometto conquistano la
Mecca, attirando altri seguaci della nuova religione.

Il termine islam indica la sottomissione ad un unico Dio e muslim (musulmao) , letteralmente, colui che si
sottomette. Le affinit con gli altri monoteismi, come il cristianesimo e lebraismo, non sono poche, infatti
lo stesso libro sacro dellislamismo, il Corano, definisce lIslam religione di Abramo. Ges riconosciuto
come un profeta e il vangelo , insieme al corano e alla Torah, un testo sacro per i musulmani. Il Corano fu
scritto da vari seguaci di Maometto e poi pubblicato in forma unitaria nel 653 : da esso emerge la
visione di una religione etica, che prescrive ai suoi fedeli comportamenti precisi, i quali costituiscono la
sharia, letteralmente la strada da percorrere per la salvezza individuale. Emerge anche una visione
negativa della donna, che presso le trib di beduini nomadi godeva di un maggior prestigio,mentre secondo
lislam priva di alcune libert fondamentali, come quella di sposare un ebreo o un cristiano (cosa invece
permessa alluomo musulmano).

Alla morte di Maometto (623) ebbe avvio una crisi costituzionale, da cui deriv lascesa al potere di Abu
Bakr (632-634), che assunse il titolo di califfo, ovvero <<successore dellinviato da Dio>. Con il successore
Omar (634-644) inizia un periodo di splendore per lislam, che estende i propri confini grazie a vari successi
militari, che proeguono per trentanni dopo la morte di Maometto (632-661). A met del Vii secolo infatti
lIslam comprendeva la Siria, lEgitto, la Palestina, lIraq e la Persia. Chi spiega il successo di questa
espansione militare con il fanatismo religioso dei musulmani d una motivazione arbitraria, non
considerando che i beduini avevano una conoscenza molto scarsa dellislam. Se lespansione dellislam fu
possibile, ci dovuto alla sovrappopolazione del territorio, che aiuta gli arabi ad uscire dale proprie
frontiere. Con il 661 finisce il periodo detto et dei Quattro califfi, ovvero di quei califfi imparentati con
Maometto e prende il potere la dinastia Omayyade, che sposta il centro politico dalle due capitali originarie
(la Mecca e Medina) verso la siriaca Damasco, una citt la cui posizione strategica favoriva un pi facile
controllo delle coste del Mediterraneo.

La dinastia omayyade fu responsabile di un allargamento dei confini territoriali, che,ora, comprendeva il


Maghreb, lodierna Tunisia, il Marocco e perfino la Spagna, dove penetr un contingente di berberi
islamizzati nel 711, approfittando anche dallaiuto dato dagli ebrei, perseguitati dal regime visigoti. In
Spagna rimanevano alcuni focolai di resistenza cristiani come le Asturie, larea dei Pirenei, Navarra e
Aragona, tutti territori da cui ripartir la reconquista ovvero la ricristianizzazione della penisola.

Lelaborazione dellIslam, che segu alla morte di maometto, fu esenziale a definire meglio lorganizzazione
politica della nuova comunit religiosa, stabilendo i criteri di elezione del califfo, la legittimit di una
disobbedienza da parte del suddito, fino ad arrivare a questioni teologiche, come la giustificazione del male
nonostante la presenza di Dio. I punti dottrinali furono affrontati, in particolari, dalla scuola islamica, nata
nel VIII secolo, che insegnava a leggere e interpretare il Corano e la Sunna, elaborando delle riflessioni che
poi porteranno allindividuazione dei cosdetti pilastri dellIslam, ovvero gli obblighi fondamentali dei
musulmani. Questi ultimi avrebbe dovuto professare la fede e riconoscere Allah come unico Dio (1),
pregare cinque volte al giorno al richiamo del muezzin in un luogo sacro (2), pagare lelemsina obbligatoria,
cio un decimo delle loro entrate (3), digiunare durante il ramadam, il mese cio della rivelazione (4), fare
un pellegrinaggio almeno una volta nella vita, ammesse e concesse le possibilit materiali/fisiche (5). Fra
questi cinque obblighi non rientrerebbe quello della gihad, ovvero della guerra santa e del resto non tutti i
teologi islamici erano daccordo in una conversione forzata degli infedeli, ritenuta una cattiva
conversione.

Lislamismo fu caratterizzato da una relativa tolleranza nei confronti delle altre religioni, come il
cristianesimo o lebraismo : un suddito dellimpero islamico poteva rimanere della propria fede, purch
pagasse un tributo. Il periodo che va dal VIII e X secolo segna linizio di uno splendore culturale, reso
possibile dalla circolazione e dalla traduzione di testi greci, in particolare sientifici (medicina,matematica e
astronomia). Tutto ci favorisce la nascita di una medicina araba, che accoglie la formula intera del
giuramento di ippocrate.

Bisanzio, gi minacciata dal poolo degli avari nel 558, aveva poi subito la minaccia della Persia, con cui
ingaggi una guerra nel VII secolo. Il previsto arrivo dei musulmani, poi, costrinse limperatore di Bisanzio
ad abbandonare alcuni territori sui balcani agli slavi. Fra 674 e 678 e fra il 717 e il 718 la stessa
Costantinopoli dovette difendersi dalle incursioni musulmane. Fu la dinastia isaurica, di origine siriana, a
contenere la spinta musulmana in un arco di tempo di oltre cento anni (fra il 717 e 820). Una battaglia
importante quella ad Akroinos nel 740, in cui limperatore Leone III Isaurico (717-741) riporta una vittoria
sullesercito arabo. In questo periodo linsicurezza dellimpero accresciuta da alcuni tensioni interne,
legate alla questione delliconoclastia. In un contesto dellenizzazione dellimpero, favorito dalla dinastia
degli Isaurici (Leone III promosse la traduzione in greco delle leggi di Giustiniano), la rappresentazione
pittorica dei santi cominciava ad essere sentita come una pratica pericolosa, in quanto ingenerava un
pellegrinaggio di fedeli pronti a venerare le immagini sacre, alle quali era attribuito un potere miracoloso. Si
trattava di un miracolo promisso alla magia, mentre la venerazione assumeva tratti simili allidolatria. In
questo contesto lIslam, con il suo divieto di rappresentazione i immagini sacre esercit una certa influenza
con la sua propaganda, specialmente nelle regioni pi orientali dellImpero.

Alla met delllVIII secolo lo slancio sfrenato dellIslam si era quasi del tutto esaurito. Sciiti e karigiti, due
sette che non riconoscevano la leggittimit del dei successori del profeta, fomentarono rivolte, cui presero
parti anche gruppi diversi, alle quali si aggiunsero quelle delle popolazione musulmane della Persia che, nel
750, si trasferirono nella penisola iberica, fondando un emirato autonomo, quello di Cordova. Per gli
Omayyadi si avvicina la fine e infatti in questo periodo ad affermarsi una nuova dinastia persiana,
Abbasside (dal nome del capo). Gli abbassidispostarono la capitale dellimpero da Damasco a Baghdad, citt
nuova, fondata nel 762, che godeva di un buon sistema di canalizzazioni. Al contempo Alessandria dEgitto
si spopol, venendo sostituita nel suo ruolo di citt-leader dellEgitto- da quell che poi sar il Cairo, in una
parte pi interna del paese. Il pregio degli Abbassidi comunque consistette nella capacit di organizare
leconomia dei paesi islamici con nuove riforme, miranti alla protezione dellambiente, alla bonifica dei
terreni incolti, con la concessione di sgravi fiscali ai contadini a cui erano assegnati per la lavorazione. Tale
benessero economico fu facilitato anche dalla quantit ingente di monete in onoro, ottenute in seguito alla
conquista della Siria, della Persia e dellEgitto, che produsse un rafforzamento della monetazione in oro e
un incremento del commercio.

Le conquiste militari fino allanno della fine della dinastia abbasside (1258) furono rare e si concentrarono
soprattutto su alcune isole del mediterraneo, come Creta e la Sicilia. Linvasione di questultima ebbe inizio
nell827 e si realizz gradualmente con la capitolazione di alcune itt (Palermo,Messina, Siracusa) fino
allultima, Taormina, presa nel 902, con la quale si conclude il processo di conquista dellisola. La conquista
fu facilitata anche dal soccorso dei cristiani di Napoli, interessati ai vantaggi commerciali derivati
dallimpresa. Per la Sicilia fu linizio di una nuova fase, di sviluppo commerciale, legato , in particolare, al
ruolo di alcune citt, come Agrigento, porto di esportazione del salgemma e centro di raccolta per la
produzione cerealicola dellaltipiano centro-meridionale.

La rinascita nellanno Mille

Al mille sono legate alcune leggende, che vedrebbero nel nuovo anno linizio di unaltra era, lapocalisse e il
giudizio universale. Lidea che mille anni dopo la nascita di Cristo potesse accadere qualcosa di
sconvolgente o rivoluzionario prende il nome di millenarismo. Chiaramente si trattava soltanto di una
credenza popolare, che nacque anche sotto linfluenza della religione ebraica, e con la quale si giustific un
rinnovato impegno da parte della popolazione a lavorare la terra e migliorare, in questo modo, leconomia.

Una ripresa economica, effettivamente, avvenne sotto la spinta di diversi fattori, quali un probabile
miglioramento climatico, un aumento del suolo coltivabile, che and di pari passo con laumento
demografico, la riduzione di carestie/epidemie, che avevano decimato la popolazione a partire dallet
tardo-antica, il miglioramento dellalimentazione dei contadini lintroduzione di nuove tecniche agricole
(quali laratro pesante). La popolazione europea procedette, inoltre, ad unopera di graduale dissodamento
dei terreni incolti, attraverso la disboscazione di foreste o la creazione di polders (in Olanda, ad esempio).
Queste ultime prevedevano il prosciugamento di un tratto del mare e la necessit da parte degli abitanti
delle fiande di purgare il nuovo terreno dal sale.

I contadini sono incoraggiati ad abbandonare i loro campi per trasferirsi in zone incolte, come foreste o
paludi : tale incoraggiamento prende anche forme giuridiche-politiche, come in Germania, dove i vescovo di
Halberstadt definisce i diritti e i doveri di chi vorr dissodare una palude e fondarvi dei villaggi. DallXI
secolo questi villaggi vennero chiamati borghi franchi o ville franche e oltre ad ospitare un numero
sempre pi crescenti di abitanti, favorirono anche il rafforzamento delle strade il consolidamento di una
frontiera, diventando agli occhi dei e re e dei signori nuovi centri di riscossione di tributi, diritti decime.

Alla rotazione biennale and lentamente accompagnandosi e, in certe zone, sostistuendosi la pratica pi
efficace della rotazione triennale, uninnovazione volta a mantenere la fertilit del terreno e a consentire al
contadino uno stile di vita migliore. Il campo veniva diviso in tre parti, una destinata alla coltivazione di
frumento e segale in autunno, una destinata alla coltivazione di prodotti quali orzo in primavera, e una
terza lasciata a maggese cio a riposo.

Fra i vari vantaggi dellinnovazione c era ad esempio la possibilit di distribuire in modo pi libero il proprio
tempo, dedicandosi ad altri lavori quando il lavoro nella parte del proprio campo era terminata, e, in questo
modo, spostarsi verso le citt, dando avvio ad un processo di graduale inurbamento. Non tutti per si
potevano permettere la rotazione triennale, in quanto essa comportava il possesso di un terreno che fosse
abbastanza grandi da essere diviso in tre parti, di cui una da lasciare a riposo. Ad ogni modo
lalimentazione del contadino, che sfruttava la rotazione triennale, divenne pi varia e anche in questo
senso si contribu al miglioramento dello stile di vita del contadino

La diffusione dellaratro pesante, caratterizzato da un versoio un coltello laterale per sollevare le zolle - e
un vomere, che invece serviva a tracciare verticalmente il suolo sul terreno se da una parte comportava
un maggior numero di animali da giogo, dallaltra consentiva un lavoro pi veloce, potendo essere
trasportato sulle ruote, e creava dei solchi molto pi profondi di quelli creati dallaratro leggero.
Questultimo continu a essere utilizzato in area mediterranea, dove i terreni erano pi friabili, a
dimostrazione del fatto che la diffusione del nuovo aratro a ruote avvenne a macchia dolio, non
omongenamente in ogni parte dEuropa.
Unaltra innovazione importante fu quella del mulino ad energia idraulica od eolica, che sostitu il lavoro
manuale del macinatore. Tale mulino, che non fu inventato dopo lanno mille, ma che conobbe una
significativa diffusione in questo periodo, permetteva alla manodopera del signore di concentrarsi su altri
lavori, dedicando meno tempo alla macina del grano, ed in questo modo si univa ai tanti altri motivi che
possono spiegare lallargamento del suolo coltivato.

Uno dei rovesci della medaglia dellopera di dissodamento dei terreni incolto fu limpoverimento
dellalimentazione, che si bas sempre di pi solo sul pane. Disbocare foreste significa , infatti, distruggere
aree prima utilizzate per il pascolo, per la caccia o per la raccolta di frutti, attivit praticate sia dai contadini
sia dai signori. Bisogna dunque diffidare di chi dice che nel basso medioevo fin la fame della
popolazione, tipica dellalto medioevo : si pu dire, anzi, che sotto un certo punto di vista avvenne un
peggioramento, perch si impover il regime alimentare, con la conseguenza che aumentarono certe
malattie ed epidemie (come la lebbra), la cui insorgenza fu favorita anche dalla crociate in Oriente, dove
risiedevano i loro bacilli infettivi.

Un cambiamento significativo che avvenne allinterno dei rapporti fra seniores (signori) e vassalli
(contadini) fu il passaggio da unaristocrazia fondiaria a una territoriale o bannale.