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Gaetano Donizetti

MARIA STUARDA
Melodramma in tre atti

Libretto di Giuseppe Bardari

(dalla tragedia omonima di Friedrich Schiller)

PERSONAGGI

Elisabetta, regina dInghilterra soprano


Maria Stuarda, regina di Scozia soprano
Anna Kennedy, nutrice di Maria mezzosoprano
Roberto, Conte di Leicester tenore
Giorgio Talbot basso
Lord Guglielmo Cecil, gran tesoriere basso
Un araldo tenore

Prima rappresentazione:
Milano, teatro alla Scala, 30 dicembre 1835
Donizetti: Maria Stuarda - atto primo

ATTO PRIMO
Galleria nel Palagio di Westminster.
Cavalieri e dame che riedono dal torneo dato in onore dallInviato di Francia, e si dispongono in gruppi ad
incontrar la Regina.

Scena I E mentre vedo sorgere


Fra noi fatal barriera,
[N 1: Coro]
Ad altro amor sorridere
Questanima non sa.
DAME E CAVALIERI
Qui si attenda, ell vicina TALBOT
Dalle giostre a far ritorno.
In tal giorno di contento
De Brettoni la Regina
Di Stuarda il sol lamento
la gioia dogni cor.
La Brettagna turber?
Quanto lieto a tal giorno
Se la stringe ad alto amor.
CORTIGIANI
CORTIGIANI Grazia, grazia alla Stuarda.
La Regina!
ELISABETTA
(Entra Elisabetta.) Ol!
Di questo giorno il giubilo
DAME E CAVALIERI Turbato io non credea.
S, per noi sar pi bella Perch forzarmi a piangere
DAlbion la pura stella Sul capo della rea,
Quando unita la vedremo Sul tristo suo destin?
Della Francia allo splendor.
Festeggianti ammireremo CECIL
La possanza dellamor. Ah, dona alla scure quel capo che desta
Fatali timori, discordia funesta
Scena II Finanche fra ceppi, col fuoco damor.
[N 2: Recitativo e Cavatina]
CORTIGIANI
ELISABETTA Grazia!
S, vuol di Francia il Rege
Col mio core lAnglo trono. ELISABETTA
Dubbiosa ancor io sono Tacete!
Daccoglier lalto invito, Non posso risolvermi ancor.
Ma se il bene de di miei Brittani Ah! dal ciel discenda un raggio
Fa che dImene allara io mincammini, Che rischiari il mio intelletto;
Regger questa destra Forse allora in questo petto
Della Francia e dellAnglia ambo i destini. La clemenza parler.
Ma se lempia mha rapita
(da s) Ogni speme al cor gradita
Giorno atroce di vendetta
Ah! quando allara scorgemi
Tardo a sorger non sar.
Un casto amor del cielo,
Quando minvita a prendere
CORTIGIANI
DImene il roseo velo,
Un altro core involami Il bel cor dElisabetta
La cara libert! Segua i moti di piet.
1
Donizetti: Maria Stuarda - atto primo

CECIL (Gli d la mano a baciare, e sallontana seguita


Ti rammenta, Elisabetta, dalle dame, dai grandi, da Lord Cecil; Talbot va per
Ch dannosa ogni piet. seguirla, Leicester lo prende per la mano, seco lui
savanza sulla scena, per gli parlare di segreto.)
ELISABETTA
Scena IV
Ah! dal ciel discenda un raggio, ecc
LEICESTER
[N 3: Scena] Hai nelle giostre, o Talbo, chiesto di me?

ELISABETTA TALBOT
Fra voi perch non veggio Leicester? Io s.
Egli solo resta lontano della gioia comune?
LEICESTER
CECIL
Che brami dunque?
Eccolo!
TALBOT
Scena III Favellarti.
(Entra Leicester che bacia la mano dElisabetta.) Ti a tremenda e cara
Ogni parola mia.
ELISABETTA In Forteringa io fui
Conte! Or io di te chiedea.
LEICESTER
LEICESTER Che ascolto!
Deh! mi perdona
Se ai tuoi cenni indugiai! TALBOT
Che imponi? Vidi linfelice Stuarda!

ELISABETTA LEICESTER
(si toglie un anello e lo consegna a Leicester) Ah! pi sommesso favella in queste mura!
Prendi, reca lanello mio E qual ti parve?
Di Francia allInviato;
Al Prence suo rieda messaggio a dir, TALBOT
Che gi dImene linvito accetto. Un angelo damor, bella qual era,
(E non si cangia in viso!) E magnanima sempre.

(a Leicester) LEICESTER
Ma che il serto che mi offre Oh! troppo indegna di rio destino.
Ricusar ancor posso, E a te che disse?
Che libera son io. Ah, parla!
Prendilo.
TALBOT
(Ingrato!) Posso in pria ben securo
LEICESTER Afdarmi al tuo cor?

(con indifferenza) LEICESTER


Ti obbedisco! Parla; tel giuro.

ELISABETTA
Addio.
2
Donizetti: Maria Stuarda - atto primo

[N 4: Cavatina] Da gli occhi il pianto le terger


E se pur vittima cader deggio,
TALBOT Del fato mio superbo andr.
(gli d un foglio ed un ritratto)
TALBOT
Questa imago, questo foglio
La Stuarda a te linvia. Non far che gema
Di sua mano io gli ebbi, e pria Se allora estrema
Del suo pianto li bagn. Se sfuggir, no, no, sfuggir non pu.

(Talbot parte; Leicester si avvia alla porta opposta,


LEICESTER e sincontra con la Regina. Si scorgono nel di lui
Oh piacer! volti segni di agitazione.)

TALBOT Scena V
Con quale affetto il tuo nome pronunzi! [N 5: Scena e Duetto]

LEICESTER ELISABETTA
Oh piacere! Sei tu confuso?
Ah! rimiro il bel sembiante
Adorato, vaggheggiato, LEICESTER
Ei mi appare sfavillante
Io no. (Che incontro!)
Come il d che mi piag.
Parmi ancora che su quel viso
Spunti languido un sorriso
ELISABETTA
Chaltra volta a me s caro Talbot teco un colloquio tenne?
La mia sorte incaten.
LEICESTER
TALBOT ver. (Che a?)
Al tramonto la sua vita,
Ed aita a te cerc. ELISABETTA
Sospetto ei mi divenne -
LEICESTER Tutti colei seduce!
Oh memorie! Oh cara imago! Ah! forse, o Conte, messaggio di Stuarda
Di morir per lei son pago! A te, a te giungea?

TALBOT LEICESTER
Che risolvi? Sospetti invano!
Ormai di Talbot nota la fedelt.
LEICESTER
Liberarla!
ELISABETTA
O con lei spirar sapr! Pure il tuo cor conosco;
Svelami il ver - limpongo.
TALBOT
Di Babington il fato il periglio
LEICESTER
Non ancor ti spavent? (O ciel!) Regina

LEICESTER ELISABETTA
Ogni tema, ogni periglio Ancor mel celi?
Io per lei sdar sapr! Intendo.
Vu liberarla, vu liberarla!
Se da tanto colei mi am (Vuol partire.)
3
Donizetti: Maria Stuarda - atto primo

LEICESTER LEICESTER
Ah! non partir, mascolta! Ah, pietade! Per lei limplora il mio core.
Deh! ti arresta!
Un foglio ELISABETTA
Chella possiede - non ver?
ELISABETTA
Il foglio a me. LEICESTER
(Quel dir maccorra!)
LEICESTER
(Sorte funesta!) ELISABETTA
Nella Corte ognuno il crede.
(Egli singinocchia e porge il foglio.)
Eccolo, al regio piede, LEICESTER
Io lo depongo. E singanna.
Ella per me ti chiede
Di un colloquio il favor. ELISABETTA
(Mentitore!)
ELISABETTA
Sorgete, o Conte. LEICESTER
Troppo fate per lei.
Sol pietade a lei mun.
Crede laltera
Di sedurmi cos;
ELISABETTA
Ma invan lo spera.
(Egli lama! Egli lama!
(Apre il foglio, legge rapidamente e il suo furore si Oh mio furor! Oh mio furor!)
cangia in stupore.) leggiadra? Parla!

Quali sensi! LEICESTER


LEICESTER S!

(Ell commossa!) ELISABETTA


ELISABETTA S! S! S!

Chio discenda alla prigione. LEICESTER


LEICESTER S!
Era damor limmagine,
S, Regina. Degli anni sullaurora;
Sembianza avea dun angelo
ELISABETTA Che appare, ed innamora;
Ov la possa, chi ti ambia le tre corone? Era celeste lalma
Soave il suo respir;
LEICESTER Bella ne d del giubilo,
Come lampo in notte bruna, Bella nel suo martir.
Abbagli, fugg, spar!
ELISABETTA
ELISABETTA A te lo credo, un angelo
Al ruotar della fortuna Se tu le dai tal vanto;
Tantorgoglio impallid. Se allo squallore di un carcere
dogni cor lincanto.
Lo so che alletta ogni anima,

4
Donizetti: Maria Stuarda - atto primo

Lusinga ogni desir. Il serto reale


(Se tu ladori, o perdo, Strapparmi volea;
Pavento il mio soffrir.) Ma vinta laltera
Divenne pi era,
LEICESTER Dun core diletto
Ma no Regina Privarmi tent.
Credo io Ah! troppo mi offende,
Bella ne d del giubilo Punirla sapr.)
Bella nel suo martir.
Vieni. LEICESTER
Deh! vieni, o regina,
ELISABETTA Ti mostra clemente,
(Lo chiede il barbaro.) Vedrai la divina
Beltade innocente;
LEICESTER Sorella le sei,
Pietade per lei,
Appaga il mio desir.
Ch lodio nel petto
Assai ti parl.
ELISABETTA
Dove? Quando? ELISABETTA
Taci, taci, taci!
LEICESTER Dov? La possa dov?
In questo giorno Di tre corone lorgoglio dov?
Al suo carcere dintorno
Per la caccia che si appresta, LEICESTER
Scenderai nella foresta.
La calma le rendi, e pago sar.
Regina, deh! vieni,
ELISABETTA La calma le rendi, e pago sar.
Conte, il vuoi?
ELISABETTA
LEICESTER (Sul crin la rivale, ecc)
Ten prego.
LEICESTER
ELISABETTA Regina, ten prego, ah!
Intendo. (Alma incauta!) La pace le rendi, e pago sar.
A te mi arrendo.
(Sul crin la rivale ELISABETTA
La man mi stendea,
(Ah! troppo mi offende, ecc)

5
Donizetti: Maria Stuarda - atto secondo

ATTO SECONDO
Parco di Forteringa. Ambo i lati sono folti di alberi, il mezzo si apre in una vasta veduta che conna col
mare.
Maria esce correndo dal bosco. Anna la segue pi lento; le guardie sono a vista degli spettatori.

Scena I Del rivo alle sponde:


[N 6: Scena e Cavatina] Si specchia nellonde;
Correte veloci
ANNA Quel cervo a ferir.
Allenta il pi, Regina. MARIA
MARIA Quai voci!
E ch! Non ami ch ad insolita gioia ANNA
Il seno io schiuda?
Non vedi? Il carcer mio il cielo aperto. Parmi il segno di caccia reale!
Io lo vagheggio! Oh! cara la volutt
Che mi circonda! MARIA
Savvicinano i suoni ...
ANNA I destrieri ...
Il duolo, il duolo
Sai che ti attende in quelle mura? CACCIATORI
La Regina!
MARIA
Guarda: sui prati appare MARIA
Odorosetta e bella Ah! Qual nome fatale!
La famiglia de ori
E a me, s, a me sorride, ANNA
E il zefro, che torna La tiranna pel parco sen va.
Da bei lidi di Francia,
Chio gioisca mi dice MARIA
Come alla prima giovent felice.
Nella pace del mesto riposo
O nube! che lieve per laria ti aggiri,
Vuol colpirmi di nuovo spavento.
Tu reca il mio affetto, tu reca i sospiri
Io la chiesi, e vederla non oso,
Al suolo beato che un d mi nudr.
Tal coraggio non sento!
Deh! scendi cortese, mi accogli sui vanni,
Resti, resti sul trono adorata,
Mi rendi alla Francia, minvola agli affanni!
Il suo sguardo da me sia lontan,
Ma cruda la nube pur essa fugg
Troppo, troppo, son io disprezzata;
Al suolo beato che un d mi nudr.
Tace in tutti per me la piet.
(Da lontano si ode il suono di trombe.)
ANNA
Qual suono! Ella giunge.
Fuggiamo, fuggiamo.
CACCIATORI
(da dentro) MARIA
Al bosco, alla caccia! Fuggiamo; contenersi il mio core non sa.
Il cervo si affaccia
Dal colle muscoso, ANNA
Poi fugge scherzoso Contenersi il suo core non sa, no!

6
Donizetti: Maria Stuarda - atto secondo

MARIA In preda a rio dolore,


Ah, s! Nella pace del mesto riposo, ecc Oppressa, desolata,
Nulla sperar sa il core.
Scena II Fui condannata al pianto,
A sempre sospirar;
[N 7: Scena e Duetto] Laffetto tuo soltanto
Pu i mali miei calmar.
(Entra Leicester.)

MARIA LEICESTER
Ah! non minganna la gioia! No: difdar non dei;
Roberto sei tu? sei tu? Ella poi grande in soglio ...

LEICESTER MARIA
Qui viene chi tadora Che sperar?
A spezzar le tue catene.
LEICESTER
MARIA ... Restava il cor di lei
Libera aln sar dal carcer mio? Commosso dal tuo foglio ...
Libera? e tua per sempre?
Appena il crede lagitato mio cor. MARIA
Che mai dici?
LEICESTER
Qui volge il piede Elisabetta, LEICESTER
Al suo real decoro ... E su quel ciglio io vidi ...
Di pretesto la caccia.
Ove ti mostri a lei sommessa ... MARIA
Oh ciel!
MARIA
A lei sommessa? LEICESTER
... La lagrima spuntar.
LEICESTER
Oggi lo dei. MARIA
Ah!
MARIA
Oh ciel! Che ascolto? Che ascolto? LEICESTER
Toglimi a vista s funesta! Se modi, e in me tafdi ...
(Vuol ritrarsi.) MARIA
LEICESTER Che sperar?
Se mami, deh! ti arresta.
LEICESTER
MARIA ... Tutto vedrai cangiar.
E deggio?
MARIA
LEICESTER Da tutti abbandonata, ecc
Tu dei sperar.
LEICESTER
MARIA E su quel ciglio io vidi, ecc
Da tutti abbandonata,
7
Donizetti: Maria Stuarda - atto secondo

MARIA MARIA
Del suo core, del suo cor Ah! no!
Convinta io sono!
LEICESTER
LEICESTER S, la f.
Pur piet, pur piet
Vi alberga spesso. MARIA
Ah! chio nol v.
MARIA
Non per chi la adombra un trono! LEICESTER
Lonore ... ne impegno ...
LEICESTER
No, tu dici? E allora io stesso, MARIA
Sella sorda ai prieghi tuoi Ah! non far chio sia costretta
Io vendetta ne far. A tremar pe giorni tuoi.

MARIA LEICESTER
Che favelli! Che far puoi? S, la f, lonor ne impegno
Per me esporti! Ah, chio nol v. Sorgerai dalla sventura.

LEICESTER MARIA
Ah! s, far. Solo io volli e sol cercai, ecc

MARIA LEICESTER
Ah! Se il mio cor trem giammai Ah! potr offrirti almen la mano, ecc
Della morte al crudo aspetto,
Non far s che sia costretto (Maria parte, Leicester va frettolosamente allincon-
A tremare pe tuoi d. tro di Elisabetta che entra.)
Solo io volli e sol cercai
Di vederti e do e grato; Scena III
Per te spero che il mio stato
[N 8: Scena]
Non sia misero cos.
ELISABETTA
LEICESTER
Qual loco questo?
S, la f, lonor ne impegno;
E il mio cor che tama il giura.
LEICESTER
Sorgerai dalla sventura
Che ogni gloria ti rap. Forteringa.
E se allor non toffro un regno,
N la destra di un sovrano ELISABETTA
Potr offrirti almen la mano O Conte! Dove mi scorgi?
Che le tue prigioni apr.
LEICESTER
MARIA Non dubbiar;
Non esporti. Maria sar in breve guidata al tuo cospetto
Dal saggio Talbo.
LEICESTER
Il giuro sorgerai dalla sventura. ELISABETTA
A qual per te discendo sacrizio!
Lo vedi?
8
Donizetti: Maria Stuarda - atto secondo

Discosta i cacciatori [N 9: Sestetto]


Da contigui viali;
troppo ingombro di popolo il sentier. ELISABETTA
sempre la stessa -
(Ad un cenno di Leicester si scostano i cacciatori, e i Superba, orgogliosa;
cortigiani si radunano in vari gruppi nel fondo della Collalma fastosa
scena.) Minspira furor;
Ma tace; sta oppressa
CECIL
Da giusto terror.
(ad Elisabetta)
Vedi, Regina, come lAnglia ti adora. MARIA
Ah! tu lo sai quel capo ella ti chiede. Sul viso sta impressa
Di quella tiranna
ELISABETTA La truce condanna,
Taci. Il ero livor.
Questanima oppressa
LEICESTER Da crudo timor.
(ad Elisabetta)
TALBOT
Deh! ti rammenta Almeno tacesse
Che a dar conforto Nel seno reale
Alla dolente vita di una sorelli Quellira fatale
Io ti guidai. Quel cieco furore
La mano che di squallor la cinse Che barbaro oppresse
Al contento primier Un giglio damor.
Pu ridonarla.
ANNA
ELISABETTA Nellalma ho impressa
(Io labborro! La tema funesta.
Ei non fa che rammentarla.) Oh! quale si appresta
Cimento a quel cor!
(Entra Maria condotta da Talbot ed Anna.) Ciel! Ciel! salva loppressa
Da nuovo rancor.
Scena IV
TALBOT LEICESTER
Vieni. La misera ha impressi
In volto gli affanni
MARIA N gli astri tiranni
Si placano ancor.
Deh! mi lascia.
Salvarla potessi
Al mio asil mi riconduci.
Da tanto dolor.
ELISABETTA, LEICESTER, CECIL, TALBOT
CECIL
Eccola.
Vendetta repressa
Scoppiare gi sento,
MARIA
Nel ero cimento
(ad Anna) Mi palpita il cor.
Oh Dio! Fia vittima oppressa
Di eterno dolor.

9
Donizetti: Maria Stuarda - atto secondo

[N 10: Dialogo delle due Regine] ELISABETTA


(a Maria)
LEICESTER
(ad Elisabetta) No, quel loco a te si addice;
Nella polvere e nel rossor.
Deh! laccogli.
MARIA
ELISABETTA (Sofferenza.)
(a Leicester)
(ad Elisabetta)
Sfuggirla vorrei.
E a me si era
TALBOT Chi ti rende?
(a Maria)
ELISABETTA
Non sostarti. Chi? Tu stessa;
Lalma tua, quellalma altera,
MARIA Vile, iniqua ...
(a Talbot)
Labisso ho vicino.
MARIA
(E il soffrir? e il soffrir?)
ELISABETTA
(a Leicester)
ELISABETTA
Va, lo chiedi, o sciagurata,
Troppo altera. Al tuo talamo tradito,
Ed allombra invendicata
LEICESTER Di quel misero marito;
(ad Elisabetta) Al tuo braccio, allempio core
Che tra vezzi dellamore
Da un crudo destino
Sol delitti e tradimenti,
Avvilita dinanzi ti sta.
Solo insidie macchin.
MARIA MARIA
(va ritrosa ad inginocchiarsi innanzi ad Elisabetta)
(a Leicester)
Morta al mondo, e morta al trono,
Ah! Roberto!
Al tuo pi son io prostrata.
Pi resistere non so.
Solo imploro il tuo perdono:
Non mostrarti inesorata.
LEICESTER
Ah! sorella, omai ti basti,
Quanto oltraggio a me recasti! (a Maria)
Deh! solleva uninfelice O Dio! che tenti?
Che riposa sul tuo cor.
CECIL
CECIL
(ad Elisabetta)
(ad Elisabetta)
Ah! non dar f, te ne scongiuro
Non dar f, te ne scongiuro, A quel labbro mentitor.
A quel labbro mentitor.
LEICESTER
(a Maria)
Chiama in sen la tua constanza!
10
Donizetti: Maria Stuarda - atto secondo

Qualche speme ancor ti avanza. Figlia impura di Bolena,


Non ti costi onore e vita Parli tu di disonore?
Una grazia a te impartita, Meretrice indegna e oscena,
Un favor che al nostro affetto In te cada il mio rossore.
Tante volte il ciel neg. Profanato il soglio inglese,
Vil bastarda, dal tuo pi!
ELISABETTA
Quali accenti al mio cospetto! ELISABETTA
Parla, o Conte. Guardie, ol!

LEICESTER (Entrano i soldati.)


E che dir? ANNA, LEICESTER, TALBOT
Quali accenti! Ella delira!
ELISABETTA
Giusto ciel! Perduta ell!
Ov mai di amor lincanto,
E quel volto amabil tanto? CECIL, CORTIGIANI
Se a lodarlo ognun si accese
Quali accenti! Ella delira!
A favori un premio rese;
Speme pi per lei non v!
Ma sul capo di Stuarda
Onta eterna ripiomb. [N 11: Stretta nale]
MARIA ELISABETTA
Ah, che sento! (a Maria)
Pi resistere non so.
Ah! Roberto! Va, preparati, furente,
Pi resistere non so! A soffrir lestremo fato:
Sul tuo capo abbominato
LEICESTER La vergogna sperger.
O Dio, ti frena!
(alle guardie)
MARIA Trascinate la furente
Quale insulto! Che se stessa condann!
O ria beffarda!
CECIL
ELISABETTA Dellaudace il ciel possente
(a Maria) La vendetta omai segn!

Quali accenti! Trema, trema! MARIA


Grazie, o cielo! Aln respiro.
ANNA, LEICESTER, TALBOT
Dai miei sguardi ell fuggita.
(a Maria) Al mio pi rest avvilita,
Che favelli! Taci, deh! taci! La sua luce si oscur!

CECIL ANNA, TALBOT


(a Maria) Quali accenti! Sventurata!
Tu offendesti Elisabetta!
Trema, trema! Forse, ah, forse la vendetta
Alloffesa destin (prepar)!
MARIA
Ah! no, no!

11
Donizetti: Maria Stuarda - atto secondo

LEICESTER (alle guardie)


Ah! ti perdo, o sconsigliata, Transcinate la furente
Quando salvarti bramai. Che se stessa condann.
Quando do a te tornai
Il destin ci fulmin. MARIA
(Vedendo circondata dalle guardie, ripiglia con
CORTIGIANI entusiasmo crescente.)
Dal supplizio lonta estrema
La Regina a te serb. Or guidatemi alla morte:
S, taci, vieni, trema, trema, Sder lestrema sorte.
Ogni speme si eccliss. Di trionfo un sol momento
Ogni affanno compens.
TALBOT
LEICESTER
(a Leicester)
Ah! ti perdo sconsigliata, ecc
Leicester vieni,
Non ti senta Elisabetta. Quando do a te tornai
Il destin ci fulmin.
MARIA, LEICESTER Per sempre ci lasci.
Addio! Per sempre!
ANNA, TALBOT
ANNA Quali accenti! Sventurata! ecc
Deh taci! Ah, vieni!
Ah! qual dai tormeti
ELISABETTA A chi salva ti bram.

(alle guardie) CORTIGIANI


Ol! ... Trascinatela! Del supplizio lonta estrema, ecc

(Le guardie si avanzano per trascinare Maria.) CECIL


ELISABETTA Dellaudace il Ciel possente
La vendetta omai segn.
(a Maria)
Nella scure che ti aspetta
Troverai la mia vendetta.

12
Donizetti: Maria Stuarda - atto terzo

ATTO TERZO
Scena I
Galleria nel Palagio di Westminster.
La Regina sedendo ad un tavolino sul quale un foglio, e Cecil in piedi.

[N 12: Duettino] Atterrirmi, spaventarmi,


E la speme della calma
CECIL Minacciosa a me involar.
E pensi? e tardi? Ah! giusto ciel! tu reggi unalma
E vive chi ti sprezz? Facil tanto a dubitar.
Chi contra te ragun Europa tutta,
E la tua stessa vita minacci tante volte? CECIL
Ah! perch cos improvviso
ELISABETTA Agitato il tuo pensiero?
Alla tua voce sento piombarmi in core Non temer che sia diviso
Tutto il poter del mio deriso onore. Mai da te lonor primiero.
Ma - o Dio! - chi massicura da ingiuste Degli accenti proferiti,
accuse? Degli oltraggi non puniti,
Ogni Inglese in questi instanti
CECIL Ti vorebbe vendicar.
Il cielo, la devota Albione e il mondo intero, Segna il foglio, che i regnanti
Ove la fama de tuoi pregi suona Tel sapranno perdonar.
E del cor di Stuarda e dei delitti,
E dellingiurie a te recate ... Scena II
[N 13: Terzetto]
ELISABETTA
Ah! taci. ELISABETTA
Oltraggiata son io. S.
Come laltera, come godea del suo trionfo!
Quai sguardi a me lanciava! (Elisabetta incerta; vedendo Leicester che entra,
Ah! mio fedele, io voglio pace, segna rapidamente il foglio e lo d a Cecil.)
Ed ella a me linvola.
LEICESTER
CECIL Regina!
N di turbarti ancora
Cessa se vive. ELISABETTA
A lei saffretti il supplizio.
ELISABETTA
Ho risoluto. LEICESTER
Muoia. O ciel, quai detti!

(Prende la penna per segnare il foglio; poi si arresta (vedendo il foglio)


indecisa e si alza.)
Forse quella ...
Quella vita a me funesta
Io troncar, ah! s, vorrei. CECIL
Ma la mano il cor sarresta, La sentenza.
Copre un vel i pensier miei.
Veder lempia, udirla parmi, LEICESTER
13
Donizetti: Maria Stuarda - atto terzo

La sentenza? Dellultimo suo fato;


Dovr perir lamante
ELISABETTA Dopo il fatale instante
S, la sentenza, o traditor. Che il bellico metallo
Io son paga! Tre volte scoppier.

LEICESTER LEICESTER
E linnocenza tu condanni! E vuoi chio vegga?

ELISABETTA ELISABETTA
E parli ancor? Taciti, taciti.

LEICESTER LEICESTER
Ah! deh! per piet sospendi E vuoi?
Lestremo colpo almeno;
Ai prieghi miei tarrendi, ELISABETTA
O scaglialo al mio seno. Taciti.
Niuno ti pu costringere, morta ogni piet.
Libero il tuo volere.
LEICESTER
CECIL Regina! Regina!
(piano ad Elisabetta)
ELISABETTA
Non ascoltar lindegno,
Or che gi salva sei. Vanne, indegno; tappare sul volto
Il terror che in tuo seno ti piomba.
ELISABETTA Al tuo affetto prepara la tomba,
Quando spenta Stuarda sar.
Vana la tua preghiera,
Son ferma in tel cosiglio.
CECIL
Nel n di quellaltera
il n del mio periglio. Ah, Regina, ah, serena il tuo volto
Dal sangue suo pi libero Alla pace, alle glorie gi torni;
Risorge il mio poter. Questo, ah, questo, il pi bello dei giorni
Pel tuo soglio, per Anglia sar.
LEICESTER
LEICESTER
Ah! piet! Ah! Regina!
Niuno ti pu costringere, ecc Vado, vado, ti leggo sul volto
Che deliri, che avvampi di sdegno.
CECIL Un conforto, un amico, un sostegno
Nel mio core la misera avr.
Ah! per chi tardeva il Regno
Pi palpitar non dei.
ELISABETTA
Il d che allempia lultimo,
Di pace il d primier. Vanne indegno!
Al tuo affetto prepara la tomba, ecc
LEICESTER
Duna sorella, o barbara,
La morte hai tu segnato!

ELISABETTA
E spettator ti voglio

14
Donizetti: Maria Stuarda - atto terzo

Scena III Sar qual fui, straniera a voi di rito.


Appartamento della prigione di Maria Stuarda nel
Castello di Forteringa. CECIL
(partendo)
[N 14: Scena]
(Ancor superba e era!)
MARIA
La perda insultarmi volea Scena V
Nel mio sepolcro, [N 15: Gran Scena e Duetto della confes-
E lonta su lei ricadde. sione]
Oh vile! E non son io la glia de Tudori?
Vile! Ma Roberto ... MARIA
Forse lira della tiranna a lui sovrasta.
Ah, son di tutti la sventura io sola! O mio buon Talbot!

(Entra Cecil colla sentenza e Talbot.) TALBOT


Io chiesi grazia ad Elisabetta di vederti
Scena IV Pria dellora di sangue.
MARIA
MARIA
Che vuoi?
Ah! s, conforta,
CECIL Togli questalma allabbandono estremo.

Di triste incarco io vengo esecutor. TALBOT


questo il foglio che de tuoi gironi omai
Lultima segna. Eppur con fermo aspetto quellavviso feral
Da te fu accolto.
MARIA
MARIA
Cos nellInghilterra vien giudicata una Regina?
O iniqui! O Talbot! il cor non mi leggesti in volto?
E i nti scritti ... Egli tremava.
E Leicester?
CECIL
TALBOT
Il regno ...
Debba venirne spettator
MARIA Del tuo destino;
La Regina limpone.
Basta.
MARIA
CECIL
O linfelice!
Ma ... A qual serbato a doloroso castigo!
E la tiranna esulter.
MARIA Ne ancora, ancora pimoba lultrice folgore.
Or basta. Vanne.
Talbot rimanti. TALBOT
Deh! taci.
CECIL
Brami un nostro Ministro che ti guidi MARIA
Nel cammino di morte? Tolta alla Scozia, al trono,
Ed al mio culto, presso colei
MARIA Volli un asilo di pace,
Io lo ricuso. Ed un carcer trovai.
15
Donizetti: Maria Stuarda - atto terzo

TALBOT TALBOT
Che favello? Ah! da Dio perdono, o misera,
Non ti concesse Iddio sollievo a mali? Implorer per te.

MARIA MARIA
Ah no, Talbot, giammai. Perdona a lunghi gemiti
Delle mie colpe lo squallido fantasma E prega il ciel per me.
Fra il cielo e me
Sempre, sempre si pone, TALBOT
E i sonni agli estinti rompendo, Unaltra colpa a piangere
Dal sepolcro evoca la sanguigna ombra dAr- Ancor ti resta.
rigo.
Talbot, la vedi tu? MARIA
Del giovin Rizzio ecco lesangue spoglia?
Ahi! quale?
TALBOT
TALBOT
(Si apre il manto e comparisce in veste sacerdotale;
Unita era a Babington?
egli cava il crocesso dal petto.)
Ah, riconforta lo smarrito pensier. MARIA
Gi tavvicini ai secoli immortali. Ah! taci: fu error fatale!
Al ceppo reca puro il tuo cor
Dogni terreno affetto. TALBOT
Pensa ben che un Dio possente
MARIA
de falli punitore,
S, per lavar miei falli Che al suo sguardo onniveggente
Misto col sangue scorrer il mio pianto; Mal sasconde un falso core.
Ascolta; io vu deporli
A pi di questa croce! MARIA
No! giammai sottrarsi al cielo
TALBOT
Si potrebbe il mio pensiero;
Spera! Ah, pur troppo un denso velo
Ha nor coperto il vero.
MARIA S, morendo il giura un core,
Ah, dal cielo scende tua voce! Che da Dio chiede piet.
Quando di luce rosea Lo giuro a Dio! lo giuro a Dio!
Il giorno a me splendea,
Quando fra lieti immagini TALBOT
Questanima godea, Il perdono del Signore
Amor mi f colpevole, Sul tuo capo scende gi.
Mapr labisso amor.
Al dolce suo sorridere MARIA
Odiava il mio consorte;
S ... s.
Arrigo! Arrigo! ahi! misero,
Per me soggiacque a morte,
Ma la sua voce lugubre
TALBOT
Mi piomba in mezzo al cor, ah! Lascia contenta al carcere
Ombra adorata, ah! placati, Questaffannosa vita,
Nel sen la morte io sento. Andrai conversa in angelo
Ti bastin le mie lagrime, Al Dio consolator.
Ei basti il mio tormento. E nel pi puro giubilo
Lanima tua rapita,
16
Donizetti: Maria Stuarda - atto terzo

Si scorder de palpiti La funebre sala ...


Chhanno agitato il cor. E il popol fremente
Vicino alla scala
MARIA Del palco fatale.
Or che morente il raggio Che vista! Che orror!
Della mia debil vita, La vittima attende
Il cielo sol pu render Lo stuolo malnato.
La pace al mesto cor. La vittima regia.
Ah! se di troppe lagrime O instabile sorte!
Questalma fu nudrita Ma duna Regina
Versino i lunghi palpiti La barbara morte
Nellultimo dolor. AllAnglia a sempre
Dinfamia e rossor.
TALBOT
(Entra Anna.)
Dunque innocente?
Scena VII
MARIA
[N 17: Gran Scena a Preghiera]
Vado a morir.
FAMIGLIARI
TALBOT
Anna!
Infelice! Innocente tu vai a morir.
ANNA
MARIA
Qui pi sommessi favellate.
S, innocente, lo giuro, io vado a morir.
FAMIGLIARI
TALBOT
La misera dov?
Ah! Lascia contenta al carcere, ecc
ANNA
MARIA
Mesta, abbatuta, ella savanza.
Ah! Se di troppe lagrime, ecc Deh! col vostro duolo
Non aggravate il suo dolor.
(Maria sappoggia a Talbot e vanno nellinterno del
Castello mostrandogli sempre il crocesso.)
FAMIGLIARI
Scena VI Tacciamo.
Sala attigua al luogo del supplizio. Gran porta (Entrano Maria vestita di nero, in gran pompa,
chiusa in fondo. Notte. ornata della sua corona, e Talbot.)
[N 16: Inno della morte]
Scena VIII
FAMIGLIARI DI MARIA MARIA
(alcuni) (ai famigliari)
Vedeste? Io vi rivedo aln.
(altri)
ANNA, FAMIGLIARI
Vedemmo. Noi ti perdiamo!
(tutti)
MARIA
O truce apparato! Vita miglior godr.
Il ceppo ... la scure ...
17
Donizetti: Maria Stuarda - atto terzo

FAMIGLIARI ANNA, FAMIGLIARI


Ah! Tolta al dolore, tolta agli affanni,
Benigno il cielo ti perdon.
MARIA
Vita miglior, s, godr. MARIA
Contenta io volo allamplesso di Dio, Tolta al dolore, tolta agli affanni,
Ma voi fuggite questa terra daffanni. Deterno amore mi pascer.

FAMIGLIARI ANNA, FAMIGLIARI


Il duol ci sprezza il cor! Distendi un velo su corsi affanni,
Benigno il cielo ti perdon.
MARIA
Deh! non piangete! MARIA
Anna, tu sola resti, Dio! ah! s!
Tu che sei la pi cara, Deterno amore mi pascer.
Eccoti un lino di lagrime bagnato; Mi perdon.
Agli occhi miei farai lugubre benda,
Allor che spenti saran per sempre al giorno. ANNA, FAMIGLIARI
Ma voi piangete ancor? O Dio! Piet! Ah, piet!
Meco vi unite, miei di, Beningno il cielo ti perdon.
E al ciel clemente
Lestrema prece alziam devota e ardente. (Si ode nel castello il primo sparo del cannone.)
Deh! Tu di unumile preghiera il suono
Odi, o beneco Dio di piet. [N 18: Aria del supplizio]
Allombra accoglimi del tuo perdono,
Altro ricovero il cor non ha. FAMIGLIARI
O colpo!
ANNA, FAMIGLIARI
Deh! Tu di unumile preghiera il suono Scena IX
Odi, o beneco Dio di piet. (Si apre la porta in fondo, e lascia vedere una scala
Allombra accoglila del tuo perdono, grande, alla di cui vetta sono le guardie e gli ufciali
Altro ricovero il cor non ha. di giustizia con accole. Cecil viene dalla scala.)

MARIA CECIL
Ah! s ... Dio! gia vicino del tuo morir listante.
Fra lali accoglimi del tuo perdono, Elisabetta vuol che sia paga ogni tua brama.
Altro ricovero il cor non ha. Parla.

ANNA, FAMIGLIARI MARIA


Fra lali accoglila del tuo perdono, Da lei tanta piet non isperai.
Altro ricovero il cor non ha. Lieve favor ti chiedo.
Anna i miei passa al palco scorga.
MARIA
vano il pianto, il ciel maita. CECIL
Ella verr.
ANNA, FAMIGLIARI
Scorda lincauto della tua vita. MARIA
Se accolta hai la prece primiera,
MARIA Ah! altra ne ascolta.
Ah! Dun cor che muore reca il perdono

18
Donizetti: Maria Stuarda - atto terzo

A chi moffese, mi condann. LEICESTER


Dille che lieta resti sul trono, (a Cecil che vuole allontanarlo da Maria)
Che i suoi bei giorni non turber.
Sulla Bretagna, sulla sua vita, Scostati, o vile!
Favor celeste implorer.
Ah! dal rimorso non sia punita; MARIA
Tutto col sangue canceller. Taci!
Ah! dun cor che muore reca il perdon,
Ah! dal rimorso non sia punita, LEICESTER
Tutto col sangue canceller. Tremate! Iniqui tutti!
Temete un Dio
ANNA, TALBOT, FAMIGLIARI Dellinnocenza vendicator!
Scure tiranna! Tronchi una vita
Che di dolcezze ci ricolm. MARIA
Te stesso perdi!
CECIL
La sua baldanza rest punita; (Secondo scoppio di cannone. Scendo lo sceriffo col
Fra noi la pace tornar vedr. suo seguito di ufziale e circondano Maria.)

FAMIGLIARI
Scena ULTIMA
Ah! Perch non posso nel sangue mio
Leicester e detti, poi lo sceriffo e gli ufziali di giu- Spegnere il cieco vostro furor!
stizia.
CECIL
TALBOT
lora!
Giunge il Conte.
LEICESTER
MARIA
(a Cecil)
Ah! a quale ei viene lugubre scena.
Vile!
LEICESTER
(a Maria) MARIA
(a Leicester)
Io ti rivedo.
Perduta, opressa da ingiuste pene, Roberto! Roberto! Ascolta!
Vicina a morte ...
(Si appoggia al braccio di Leicester.)
MARIA Ah! se un giorno da queste ritorte
Frena, frena il dolor! Il tuo braccio involarmi dovea,
Addio per sempre! Or mi guidi a morire da forte
Per estremo conforto damor.
CECIL E il mio sangue innocente versato
Si avanza lora. Plachi lira del cielo sdegnato,
Non richiami sullAnglia spergiura
LEICESTER Il agello dun dio punitor.
Ah, che non posso lasciarti ancora.
LEICESTER, TALBOT, ANNA, FAMIGLIARI
CECIL Quali accenti! Qual truce sventura! Ah!
Si avanza lora.
CECIL
Or dellAnglia la pace sicura, s!

19
Donizetti: Maria Stuarda - atto terzo

MARIA TALBOT, ANNA, LEICESTER, FAMIGLIARI


Anna, addio! Roberto, addio! Innocente, infamata, ella muor.
Ah! se un giorno da queste ritorte, ecc
CECIL
(Terzo scoppio di cannone. Sulla scala comparisce il
Or dellAnglia la pace sicura,
carnece colla scure e quattro suoi assistenti vestiti
La nemica del regno gi muor.
di rosso.)
(Maria sorretta da Talbot e circondata dalle guardie,
si avvia pel fondo. Leicester si copre il volto colle
mani.)

FINE DELLOPERA

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