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Presentazione

Nella notte dell’Equinozio d’autunno, una tempesta infernale si abbattesuEllander.All’improvviso,alcunenuvolenereassumonola formadiguerrieriacavalloesorvolanocongranstrepitoiltempio delladeaMelitele.LamagaTrissMerigoldnonhadubbi:èlaCaccia Selvaggianarratadalleleggende,portatricedimorteedisventura. Qualcuno a lei molto caro è caduto vittima di un sortilegio o di un’imboscata.Nonc’èunattimodaperdere:deveavvisareGeraltdi Rivia Tre giorni dopo, durante una battuta di caccia nelle paludi, VysogotadiCorvotrovaunafanciullaprivadisensiegravemente ferita.Senzaesitare,ilvecchioeremitalaportaincasaeleprestale primecure.Traideliriindottidallafebbre,laragazzariveladiessere sfuggitapermiracoloaunmanipolodisoldatidiNilfgaard,glistessi uominicheancoralestannodandolacacciaperucciderla.Eallora l’eremitacapisce:leièlaprincipessaCiri,l’ultimaeredealtronodi Cintra,coleiche,secondolaprofezia,causeràilcrollodell’imperoe riporteràlapacetraipopolidellaterra.Lagiovanehabisognodi protezione.Ec’èsolounapersonachepossaaiutarlaacompiereil suodestino:GeraltdiRivia

AndrzejSapkowskiènatoaLódz,inPolonia,nel1948.Nonostante

glistudidieconomia,hasempreamatoraccontarestoriee,all’inizio degli anni ’90, con la pubblicazione della serie che ha come protagonista Geralt di Rivia, ha ottenuto un travolgente successo prima in patria e poi all’estero, coronato dall’uscita della serie di videogiochiTheWitcher,ispiratiaisuoiromanzi.Attualmenteèuno degliscrittorifantasypiùlettid’Europa.

www.editricenord.it facebook.com/CasaEditriceNord @EditriceNord www.illibraio.it Titolooriginale WiezaJaskólki
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Titolooriginale

WiezaJaskólki

ISBN978-88-429-2631-3

Incopertina:illustrazionediGabrieleSina

Grafica:MeccanoFloreal

©1997byAndrzejSapkowski

PublishedbyarrangementwithLiteraryAgencyAgencedel’Est

©2015CasaEditriceNords.u.r.l.

GruppoeditorialeMauriSpagnol

Primaedizionedigitale2015

Quest’operaèprotettadallaLeggesuldirittod’autore.

Èvietataogniduplicazione,ancheparziale,nonautorizzata.

LATORREDELLARONDINE

AVVISOALLETTORE

SurichiestadiAndrzejSapkowski,questolibroèstatotradottodalpolacco, senza l’«intermediazione» di altre lingue. È stata una richiesta rivolta dall’autoreatuttiisuoieditoristranieriedatuttiaccolta;ovviamentepurela CasaEditriceNordèstatabenfelicedirecepirla,consapevolediquantosiano importantilesceltestilisticheeformalidiunautore.Perquestomotivo,i lettoriappassionatidiTheWitcher,laseriedivideogiochiispirataairomanzi diAndrzejSapkowski,potrannotrovarealcunedifferenzeneinomideiluoghi edeipersonaggi,quiresiappuntoconlamaggiorefedeltàpossibileainomi originali.

InunanotteneracomeilluttogiunseroaDunDâre,

dovelagiovanestrigaavevailsuorifugio,

eaffinchénonpotessesfuggirloro

circondaronoilborgosenzaindugio.

Inunanotteneracomeilluttovolleroprenderla

conl’inganno,impresadisperata.

Primacheilpallidosolesorgesse,trentacadaveri

giacevanosullastradamaestragelata.

Canzonedacantastoriesullospaventosomassacro

avvenutoaDunDârenellanottediSaovine

«Possodartituttociòchedesideri»,disselafata.«Laricchezza,ilpoteree

unoscettro,lagloria,unavitalungaefelice.Scegli.»

«Nonvogliolaricchezzaolagloria,eneppureilpotereounoscettro»,

risposelastriga.«Vogliouncavallo,chesianeroeinafferrabilecome

l’impetuosoventonotturno.Vogliounaspada,chesialucenteeaffilatacome

unraggiodiluna.Vogliopercorrereilmondonellaneranotteinsellaalmio

cavallonero,vogliocolpireleforzedelMaleedell’Oscuritàconlamiaspada

luminosa.Questoèciòchedesidero.»

«Tidaròuncavallopiùnerodellanotteepiùvelocedell’impetuosovento

notturno»,promiselafata.«Tidaròunaspadapiùlucenteeaffilatadiun

raggiodiluna.Machiedimolto,striga,dunquedovraipagarmi

profumatamente.»

«Econcosa?Nonposseggonulla.»

«Coltuosangue.»

FlourensDelannoy,Favoleeleggende

1

Com’èrisaputo,l’Universo–cosìcomelavita–giraintondo.Èuna ruota sul cui cerchione sono segnati otto punti magici che compongonounarotazionecompleta,ovverouncicloannuale.Tali punti–dispostisulcerchioneincoppieicuicomponentisitrovano esattamente l’uno di fronte all’altro – sono: Imbaelk, «Germinazione»,eLammas,«Maturazione»;Belleteyn,«Fioritura», eSaovine,«Morte»;ilSolstiziod’Inverno,detto«Midinváerne»,e quellod’Estate,«Midaëte»;infinel’EquinoziodiPrimavera,«Birke», equellod’Autunno,«Velen».Questedatedividonoilcerchioinotto parti,edèappuntocosìchevienedivisol’annonelcalendarioelfico. GliumaniapprodatisullespiaggeneipressidellefocidelloJaruga e del Pontar avevano un proprio calendario: basato sulla luna, divideval’annoindodicimesi,chescandivanoilciclodellavoro annuale dell’agricoltore, da gennaio, quando si fabbricavano i sostegniperlepiante,almomentoincuiilgelotrasformavalaterrain unaduralastragelata.Ma,purdividendol’annoecalcolandoledate inmanieradiversa,gliumaniavevanoaccettatolaruotaelficaegli ottopuntisegnatisulsuocerchione.ImbaelkeLammas,Saovinee Belleteyn,idueSolstizieidueEquinozidelcalendarioelficoerano divenuti anche presso di loro feste importanti, date solenni. Si distinguevanotralealtredatecomeunalberosolitarioinunprato. Perchéadistinguerleeralamagia. Noneraenonèunsegretocheinqueigiornieinquellenotti l’auramagicaacquistaunaforzastraordinaria.Nessunosistupisce più dei fenomeni magici e degli avvenimenti misteriosi che accompagnanoleottodate,inparticolaregliEquinozieiSolstizi. Ormaituttisisonoabituatiacertifenomeni,cheraramentesuscitano grandescalpore. Maquell’annoandòdiversamente. Quell’anno gli umani celebrarono come al solito l’Equinozio

d’Autunnoconunasolennecenainfamiglia,inoccasionedellaquale sullatavoladovevanocomparirequantipiùfruttipossibile,siapurein piccolaquantità,traquelliraccoltidurantel’anno.Cosìimponevala tradizione.UnavoltaconsumatalacenaeringraziataladeaMelitele dellemessiabbondanti,gliumaniandaronoariposare.Fuallorache ebbeiniziol’orrore. Subitoprimadellamezzanotte,silevòunventoterribile,siscatenò unabuferainfernale;attraversoilfrusciodeglialberipiegatifinquasi aterra,loscricchioliodeipuntonideitettielosbatacchiaredelle imposte risuonavano urla, grida e lamenti lugubri. Le nuvole che venivano sospinte nel cielo assunsero forme fantastiche: le più ricorrentieranolesagomedicavallieunicornialgaloppo.Labufera nonsiplacòperpiùdiun’orae,nelsilenzioimprovvisocheseguì,la nottesianimòdeltrilloedelfrullod’alidicentinaiadisucciacapre, queimisteriosiuccelliche,secondolecredenzepopolari,siradunano percantareundiabolicolamentofunebreachièinfindivita.Questa voltaillorocoroeratalmentegrandeepotente,dafarpensarechea morirefosseilmondointero. Mentreisucciacapreintonavanoillorolamentofunebreconvoci selvagge, le nuvole nascosero la volta celeste, spegnendoquanto restavadellalucelunare.Fuallorachesilevòlospaventosogemitodi unabeann’shie,annunciandounamorterapidaeviolenta,eattraverso ilcielonerocomelapecesilanciòalgaloppolaCacciaSelvaggia:un corteo di spettri dagli occhi di brace che cavalcavano scheletri di cavalli,traifrusciidimantelliestendardilaceri.Comeaccadevaogni quattroocinqueanni,laCacciaSelvaggiamietémoltevittime,ma questavoltafuterribilecomenonerastatadadecenni:nellasola Novigrad si contarono più di duecento persone scomparse senza lasciartraccia. DopochelaCacciafupassataalgaloppoelenuvolesifurono dissipate, gli umani videro la luna: calante, come sempre durante l’Equinozio.Quellanotteperòavevailcoloredelsangue. LagentesemplicesispiegavaifenomenilegatiagliEquinoziin moltimodi,ched’altrondesidifferenziavanonotevolmentedauna regione all’altra, a seconda delle caratteristiche delle demonologie

locali. Anche gli astrologi, i druidi e i maghi avevano delle spiegazioni, ma per lo più erronee e abborracciate. Pochi, incredibilmentepochieranocoloroingradodicollegaretalifenomeni afattireali. SulleisoleSkellige,peresempio,unnumeroesiguodipersone moltosuperstiziosescorgevaneglistranieventil’annunciodiTedd Deireádh,lafinedelmondo,precedutadallabattagliadiRaghnar Roog,laguerrafinaletralaLuceeleTenebre.Laviolentaburrasca che sconvolse le isole nella notte dell’Equinozio d’Autunno fu consideratadaisuperstiziosiun’enormeondaprovocatadallapruadel mostruosoNaglfardiMorhögg,ildrakkardallefiancatecostruitecon unghiedicadaverechetrasportavaunesercitodispettriedemonidel Caos.Gliumanipiùcoltiopiùinformatiassociavanotuttavialafuria deicieliedelmareallapersonadellamalvagiamagaYenneferealla suaspaventosamorte.Altriancora–imeglioinformati–vedevano nelmareintempestailsegnochestavamorendoqualcunonellecui venescorrevailsanguedeiredelleisoleSkelligeediCintra. Intuttoilmondo,lanottedell’Equinoziod’Autunnofuinoltreuna nottedivisioni,incubieallucinazioni,unanottedibruschirisvegli angosciosiefrementidipauratralenzuolastropicciateefradiciedi sudore. Allucinazionierisveglidisoprassaltononrisparmiarononeppure le menti più lucide. ANilfgaard, nelle Torri Dorate, l’imperatore EmhyrvarEmreissisvegliòurlando.AlNord,aLanExeter,ilre EsteradThyssensaltògiùdallettostrappandodalsonnolamoglie,la reginaZuleyka.LostessofeceaTretogorlasuperspiaDijkstra,che allungòsubitolamanoversoilsuostiletto,svegliandolamogliedel ministro del tesoro. Nel grande castello di Montecalvo, la maga Filippa Eilhart saltò giù dal lettodamascato senza interrompere il sonnodellaconsortedelcontedeNoailles.Sisvegliarono–piùo menodicolpo–ilnanoYarpenZigrinaMahakam,ilvecchiostrigo VesemirnellafortezzamontanadiKaerMorhen,l’impiegatodibanca FabioSachsnellacittàdiGorsVelenelojarlCrachanCraitesul pontedeldrakkarRinghorn.SisvegliòlamagaFringillaVigonel castellodiBeauclair,sisvegliòlasacerdotessaSigrdrifaneltempio

della dea Freyja, sull’isola di Hindarsfjall. Si svegliò Daniel Etcheverry,contediGarramone,nellafortezzaassediatadiMaribor. Zyvik,decurionedelloStendardoGrigio,nelfortediBanGleán.Il mercante Dominik Bombastus Houvenaghel nella cittadina di Claremont.Emolti,moltialtri. Tuttaviafuronopochigliindividuiingradodicollegaretuttiquesti fenomenieavvenimentiaunfattoreale,concreto.Eaunapersona concreta.Ilcasovollechetrediquestiindividuiavesserotrascorsola nottedell’Equinoziod’Autunnosottolostessotetto.Neltempiodella deaMeliteleaEllander.

«I succiacapre »

nell’oscurità che ricopriva il parco del tempio. «Devono essere a migliaia,interetorme Gridanoperlamortediqualcuno Perlasua

» «Non dire sciocchezze!» Triss Merigold si girò di scatto, sollevandoilpugnoserrato,eperunmomentosembròsulpuntodi spingereviailragazzoodicolpirloalpetto.«Crediaquestesciocche superstizioni?Settembreèaglisgoccioli,isucciacapresiradunano primadimigrare!Èassolutamentenaturale!» «Stamorendo

«Nonstamorendonessuno!»gridòlamaga,impallidendoperl’ira.

morte Leistamorendo

gemette lo scrivano Jarre, gli occhi fissi

»

«Nessuno,capisci?Smettiladidirestupidaggini!»

Leadepte,svegliatedall’allarmenotturno,affluivanonelcorridoio

dellabiblioteca.Ilorovoltieranoseri,pallidi.

Ormaipiùcalma,Trissmiseunamanosullaspalladelragazzoe

strinseforte.«Jarre,seil’unicouomoneltempio.Noitutteguardiamo

ateincercadisostegnoeaiuto.Nonpuoiaverepaura,nonpuoifarti

prenderedalpanico.Controllati.Nondeluderci.»

Loscrivanofeceunprofondorespiro,neltentativodicalmareil

tremitodellemaniedellelabbra.«Nonèpaura»,sussurrò,evitando

losguardodellamaga.«Nonhopaura,sonopreoccupato!Perlei.Ho

vistoinsogno »

«Anch’io», disse Triss stringendo le labbra. «Abbiamo fatto lo

stessosogno,tu,ioeNenneke.Manonfarneparola.»

«Ilsanguesulsuoviso Tantosangue

»

«Tihopregatoditacere.StaarrivandoNenneke.» Lagransacerdotessasidiresseversodiloro.Avevailvisostanco. AllamutadomandadiTriss,risposeconuncennonegativodelcapo. AccortasicheJarrestavaperparlare,loanticipò:«Niente,purtroppo. QuandolaCacciaSelvaggiaèpassatainvolosoprailtempio,sisono svegliate quasi tutte, ma nessuna ha avuto delle visioni. Neppure vaghecomelenostre.Va’adormire,Jarre,èinutilechetustiaqui. Ragazze,perfavore,indormitorio!»Sistropicciòilvisoegliocchi contutteeduelemani.«Ah L’Equinozio!Chenotteinfernale Vattiacoricare,Triss.Nonpossiamofarenulla.» «Questa impotenza mi fa impazzire», disse la maga serrando i pugni.«Alpensierocheleistasoffrendodaqualcheparte,cheperde sangue,cheèminacciata Maledizione,sesapessicosafare!» Nenneke,gransacerdotessadeltempiodiMelitele,sigirò.«A pregarehaiprovato?»

Asud,moltooltreimontiAmell,aEbbing,inunpaesechiamato Pereplut,nellevastepaludisolcatedaifiumiVelda,LeteeArete,in unluogodistanteottocentomigliaavolodicornacchiadallacittàdi Ellander e dal tempio di Melitele, sul far del mattino il vecchio eremitaVysogotafubruscamentesvegliatodaunincubo.Unavolta sveglio,nonriuscìaricordareilcontenutodelsogno,maunastrana inquietudinegliimpedìdiriaddormentarsi.

«Fa freddo, freddo, freddo, brrr

camminando lungo un sentiero tra i giunchi. «Fa freddo, freddo, brrrr.» Un’altratrappolavuota.Neppureuntopomuschiato.Lacacciasi era rivelata un vero fallimento. L’eremita ripulì la trappola dalla melmaedallelenticchied’acquaborbottandoimprecazionietirando sucolnasogelato.

» diceva tra sé Vysogota,

«Fafreddo,brrr,uh-ah»,mormorò,avviandosiversoilmargine dellapalude.«Edirechesiamoancorainsettembre!Sonopassati soloquattrogiornidall’Equinozio!Ah,dachecampononricordoun similefreddoafinesettembre.Eppurecampodaunbelpo’!» Latrappolasuccessiva–ormailapenultima–eravuotaanch’essa. Vysogotanonavevaneppurevogliad’imprecare.«Nonc’èdubbio, ilclimadiventadiannoinannopiùfreddo.Eoraparecheglieffetti delraffreddamentosisusseguirannoavalanga.Ah,glielfiloavevano giàprevistodaunpezzo,machidavafedealleprofeziedeglielfi?» Sopralatestadelvecchiofrullaronodinuovodellepiccoleali, guizzarono forme grigie incredibilmente veloci. Nella nebbia che ricoprivalepaludi,risuonòdinuovoiltrilloselvaggioespezzatodei succiacapre,ilrapidobattitodelleloroali.Vysogotanonprestava attenzioneagliuccelli.Nonerasuperstizioso,eisucciacapreerano semprenumerosisopralepaludi;specialmenteall’alba,volavanoin schierecosìfittechesiavevapauradivedersenepiombarequalcuno intesta.Be’,forsenoneranosemprenumerosicomeoggi,forsenon gridavano sempre in maniera così infernale. Ma, dopotutto, negli ultimitempilanaturagiocavastranischerzieunabizzarrianetirava un’altra,ognunapiùbizzarradellaprecedente. L’eremita stava giusto estraendo dall’acqua l’ultima trappola – vuota –, quando sentì nitrire un cavallo. I succiacapre tacquero all’istante,comeacomando. Le paludi di Pereplut erano disseminate d’isolotti, luoghi sopraelevatiasciuttiericopertidibetulle,ontani,sanguinelle,cornioli epruni.Lamaggiorparteeracircondatadaunavegetazionetalmente fittacheperuncavalloouncavalierechenonconoscesseroisentieri eraimpossibileaddentrarvisi.Etuttaviailnitrito–Vysogotalosentì dinuovo–venivapropriodaunodiessi. Lacuriositàebbelamegliosullaprudenza. Il vecchio s’intendeva poco di razze equine, ma era un esteta, sapevariconoscereeapprezzarelabellezza.Eilcavallomorellodal mantobrillantecomeantracitechescorsesullosfondodeitronchidi betullaeradiunabellezzastraordinaria.Eralaquintessenzadella bellezza.Eracosìbellodanonsembrarereale.

Maloera.Ederaintrappolatoinmanieradecisamentereale,conle briglie e la cavezza impigliate nei rossi rami prensili delle sanguinelle. All’avvicinarsi di Vysogota, il cavallo appiattì le orecchie,scalpitòtantodafartremareilterreno,mossediscattola testamagnifica,sigirò.Orasivedevachesitrattavadiunagiumenta. Si vedeva anche qualcos’altro. Qualcosa che fece battere all’impazzatailcuorediVysogotaeglidiedel’impressionedisentirsi artigliarelagoladaunamorsadiadrenalina. Dietro il cavallo, nella buca lasciata da un albero abbattuto, giacevauncadavere. L’eremitagettòilsaccoaterra.Esivergognòdelprimoimpulso che aveva provato, cioè di fare dietrofront e fuggire. Si avvicinò ancora con prudenza, perché la giumenta morella scalpitava, appiattivaleorecchieescoprivaidentisulmorso,aspettandosoltanto l’occasionepermorderloomollargliuncalcio. Ilcadavereeraquellodiunragazzosuiquindicianni.Giacevacol visoaterra,unbraccioschiacciatodalcorpoel’altroallungatodilato con le dita che affondavano nella sabbia. Indossava un farsetto scamosciato,pantalonidipelleattillatiestivalielficialginocchio, morbidiemunitidifibbie. Vysogota si chinò, e in quell’istante il cadavere emise un alto gemito.Lagiumentamorellalanciòunnitritoprolungatoecolpìil terrenoconglizoccoli. L’eremita girò con cautela il ferito. Alla vista della mostruosa mascheradisporciziaesanguerappresocheilragazzoavevaalposto delviso,tiròindietrolatestaefischiò.Quinditolsedelicatamenteil muschio,lefoglieelasabbiadallelabbracopertedimucoesaliva, provòastaccaredallaguanciaicapelliraggrumatiinungroviglio compattoeincollatidalsangue.Ilferitoemiseunlamentosordo, s’irrigidì.Ecominciòatremare.Vysogotaglistaccòicapellidalviso. «Unafanciulla»,disse,nonpotendocredereaquantoavevasotto gliocchi.«Èunafanciulla.»

Sequelgiorno,alcalardelcrepuscolo,qualcunofosseriuscitoad

avvicinarsidisoppiattoallacasupolasperdutainmezzoallepaludi, daltettodipagliainfossatoericopertodimuschio,eavesseguardato attraverso le fessure delle imposte, nell’interno scarsamente illuminatodacandeledisegoavrebbevistounafanciullasuiquindici anni con la testa avvolta in uno spesso strato di bende, stesa in un’immobilitàpressochécadavericasuunpancacciocopertodipelli. Avrebbe visto inoltre un vecchio con la barba a punta e i lunghi capelli bianchi che gli ricadevano sulle spalle e sulla schiena dal margine di un’estesa calvizie, che prolungava la fronte solcatada rughe molto oltre la sommità del capo. Avrebbe visto il vecchio accendereun’altracandeladisego,mettereunaclessidrasultavolo, appuntire una penna d’oca, chinarsi su un foglio di pergamena. L’avrebbe visto riflettere e parlare tra sé, soprappensiero, senza distoglieregliocchidallafanciullastesasulpancaccio. Ma non era possibile. Nessuno poteva vederlo. La casupola dell’eremitaVysogotaerabennascostanelcuoredellepaludi.Inun luogo desolato perennemente avvolto dalla nebbia, dove nessuno osavaavventurarsi.

«Annotiamoquantosegue»,disseVysogotaintingendolapennad’oca nell’inchiostro. «Terza ora dopo l’intervento. Diagnosi: vulnus incisivum, ferita lacera inferta con gran forza mediante un arnese taglientenonbenidentificato,presumibilmentealamacurva.Occupa la parte sinistra del viso, partendo dalla regione infraorbitale e terminandoinquellaparotidea-mandibolare.Iltrattopiùprofondo, che raggiunge il periostio, è quello iniziale, sotto l’orbita, in corrispondenzadellozigomo.Tempopresuntotrascorsodalferimento altrattamentodellaferita:dieciore.» Lapennascricchiolòsullapergamena,masoloperpochiistanti.E vergòsolopocherighe.Vysogotanonritenevatuttociòchedicevatra sédegnodiesserescritto. «Tornandoaltrattamentodellaferita,annotiamoquantosegue», riprese dopo un po’ il vecchio, fissando la fiammella mobile e fumantedellacandeladisego.«Nonhotagliatoibordidellalesione,

limitandomiarimuoverealcunibrandellinonirroratienaturalmentei coaguli. Ho lavato la ferita con essenza di corteccia di salice. Rimosso la sporcizia e i corpi estranei. Applicato dei punti. Di canapa.Filodialtrogenere,siamessoperiscritto,nonneavevo.Ho preparato un impacco di arnica di montagna ed eseguito una fasciaturaconbendedimussola.» Un topo attraversò di corsa la stanza. Vysogota gli gettò un pezzetto di pane. La fanciulla sul pancaccio aveva un respiro affannoso,silamentavanelsonno.

«Ottava ora dopo l’intervento. Le condizioni della malata restano invariate.Lecondizionidelmedico cioèlemie,sonomigliorate,

perché ho avuto modo di dormire un po’

continuarelemieannotazioni.Convieneinfattiaffidareaquestifogli alcune informazioni sulla mia paziente. A beneficio dei posteri. Semprechedeiposteriarrivinoinquestepaludi,primachetuttovi marciscaevadainrovina.»Vysogotasospiròprofondamente,intinse lapennanell’inchiostroedeliminòquelloineccessosulbordodel calamaio. «Per quanto concerne la paziente, sia annotato quanto segue. «Apparentementedisediciannicirca,alta,dicostituzionealquanto magramanongracile,nonpresentasegnididenutrizione.Sebbenela muscolaturaelastrutturafisicasianoquellediunagiovaneelfa,non siosservanotrattichelacaratterizzinocomemeticcia eneppure comequartelfa.Unapercentualepiùbassadisangueelfico,com’è noto, può non lasciare tracce.» Vysogota sembrò accorgersi solo alloradinonaverescrittoneppureunarunaounaparola.Accostòla pennaalfoglio,mal’inchiostrosieraseccato.Ilvecchiononsene preoccupòaffatto.«Annotiamoinoltrechelafanciullanonhamai partorito. E che il suo corpo non reca segni, cicatrici o sfregi pregressi,nessunadelletraccelasciatenormalmentedalavoripesanti, da incidenti o da una vita pericolosa. Sottolineo: parlo di tracce pregresse.Traccerecentinonmancano.Lafanciullaèstatapicchiata. Frustata, e certo non da una mano paterna. Probabilmenteèstata

Sono in grado di

anchepresaacalci. «Sulsuocorpo,horiscontratoancheunsegnoparticolarepiuttosto strano Registriamolo,perilbenedellascienza All’inguine,subito accantoalmontediVenere,lafanciullahatatuataunarosarossa.» Vysogotaosservòtuttoconcentratol’estremitàappuntitadellapenna, quindi la immerse nel calamaio. Ma questa volta non dimenticò perchél’avevafatto,ecominciòacoprirerapidamenteilfogliodi righeregolaritracciateinunacalligrafiainclinata.Scrissefinchéla pennanonsiseccò.«Semisvenuta,haparlatoegridato»,proseguì.«Il suoaccentoeilsuomododiesprimersi,sesitralascianoifrequenti incisinelgergooscenodeicriminali,sonodifficilidasituare,mami

arrischierei a dire che sono più tipici del Nord che non del Sud.

Fece scricchiolare di nuovo la penna sulla

Alcuni nomi »

pergamena, non molto a lungo, senz’altro troppo brevemente per poterscriveretuttociòcheavevaappenadetto.Quindiripreseilsuo monologo,nelpuntoesattoincuil’avevainterrotto:«Alcuninomi, parole e denominazioni meritano di essere ricordati. Tutto sta a indicarecheatrovarelastradaperlacasupoladelvecchioVysogota siastataunapersonamolto,mamoltofuoridelcomune »Tacqueper qualcheistante,tendendol’orecchio.«Speriamosolo»,borbottò,«che la casupola del vecchio Vysogota non si riveli la fine della sua strada.»

L’eremita si chinò sulla pergamena e vi appoggiò anche la penna d’oca,manonscrissenulla,neppureunaruna.Gettòlapennasul tavolo.Perunmomentoansimò,mormoròadirato,sbuffò.Guardava ilpancaccio,attentoairumorichenegiungevano. «Occorreasserireeannotarechelapazientestamoltomale»,disse convocestanca.«Tuttiimieitentativi,tuttigliinterventipotrebbero rivelarsiinsufficienti,glisforzivani.Imieitimorieranofondati.La feritaèinfetta.Lafanciullahalafebbrealta.Sonogiàinsortitredei quattro sintomi cardinali dell’infiammazione acuta. Al momento rubor,caloretumorsonofacilmenteriscontrabiliallavistaealtatto. Quando lo choc seguito all’intervento sarà passato, si manifesterà

ancheilquartosintomo:dolor. Va annotato che è trascorso quasi mezzosecolodaquandomidedicavoallapraticamedica,echesento pesarequestiannisullamiamemoriaesullascioltezzadellemiedita. Sofarepoco,esonoincondizionedifareancorameno.Ipreparatiei medicamentidicuidispongosonopraticamentenulli.Ognisperanza

èripostaneimeccanismididifesadelgiovaneorganismo

»

«Dodicesimaoradopol’intervento.Secondoleaspettative,èinsorto il quarto sintomo cardinale dell’infezione: dolor. La malata grida, geme,lafebbreeibrividiaumentano.Nonhonulla,nessunpreparato da somministrarle. Dispongo di una piccola quantità di elisir di datura,malafanciullaètroppodebolepersopravvivereaisuoieffetti. Hoancheunpo’diaconito,peròquestolaucciderebbedisicuro.»

«Quindicesima ora dopo l’intervento. È l’alba. La malata non è cosciente.Lafebbreraggiungepicchielevati,ibrividiaumentano. Inoltreimuscolidelvisosonoinpredaafortispasmi.Seètetano,è perduta. Tuttavia dobbiamo sperare che si tratti solo del nervo facciale Odeltrigemino.Odientrambi Intalcasolafanciulla rimarràdeturpata Mavivrà »Vysogotaguardòlapergamenasulla qualenonavevascrittounasolaruna,unasolaparola.«Acondizione chesopravvivaall’infezione.»

«Ventesimaoradopol’intervento.Lafebbreaumenta.Misembrache rubor,calor,tumoredolorstianoperraggiungereilimiticritici.Ma lafanciullanonhanessunapossibilitàdisopravvivere,diarrivarea quei limiti. Dunque annoto Io, Vysogota di Corvo, non credo nell’esistenzadeglidei.Ma,sepercasoesistono,prendanoquesta fanciulla sotto la loro protezione. E mi perdonino per ciò che ho fatto Seciòchehofattosiriveleràunerrore.»L’eremitadeposela penna, si stropicciò le palpebre gonfie e irritate, premette i pugni controletempie.«Lehosomministratounamescolanzadidaturae

aconito»,disseconvocepiatta.«Leprossimeoresarannodecisive.»

Nondormiva,facevasolounpisolino,dalqualelostrappòuncolpo, untonfoaccompagnatodaungemito.Piùdirabbiachedidolore. Fuorifacevagiorno,lefessuredelleimpostelasciavanotrapelare unadeboleluce.Lasabbiaerapassatadalbulbosuperioreaquello inferiore della clessidra, e da un pezzo: come al solito, Vysogota avevadimenticatodigirarla.Lalucernettascintillavaappena,labrace color rubino nel focolare illuminava debolmente un angolo della stanza. Il vecchio si alzò e allontanò il paravento che aveva improvvisatoconalcunecoperteperseparareilpancacciodalresto dellocale,assicurandocosìunpo’ditranquillitàallamalata. Intanto quella si era alzata dal pavimento sul quale era caduta qualche istante prima e sedeva ingobbita sull’orlo del giaciglio, cercandodigrattarsiilvisosottolafasciatura. Vysogotasischiarìlavoce.«Tiavevochiestodinonalzarti.Sei troppodeperita.Sevuoiqualcosa,chiama.Sonosemprequivicino.» «È l’ultima cosa che voglio, che tu mi stia vicino», ribatté lei piano,amezzabocca,mainmodoassolutamentechiaro.«Devofare pipì.» QuandoVysogotasigiròperprendereilvasodanotte,lafanciulla erastesasulpancaccioetastavalamedicazionefissataallaguancia conbendefattepassareintornoallafronteealcollo.Quando,poco dopo,lesiavvicinòdinuovo,nonavevacambiatoposizione. «Quattrogiorni?»glichieseguardandoilsoffitto. «Cinque. Ne è passato quasi uno dalla nostra ultima conversazione.Haidormitoungiornointero.Èunbene.Haibisogno disonno.» «Misentomeglio.» «Sonolietodisentirlo.Togliamolebende.Tiaiuteròametterti seduta.Prendimilamano.» La ferita si stava rimarginando bene ed era ormai abbastanza secca,perciòquestavoltafupossibilestaccarelamedicazionedalla crostainmodoquasiindolore.Lafanciullasitoccòlaguanciacon

cautela.Feceunasmorfia,maVysogotasapevachenoneraprovocata solodaldolore.Ognivoltaleiconstataval’estensionedeltaglio,e ognivoltasirendevacontodellagravitàdellaferita.Constatava–con spavento–checiòcheavevatastatoinprecedenzanoneraunincubo dovutoallafebbre.«Haiunospecchio?» «No»,mentìlui. Lafanciullaloguardò,forseperlaprimavoltainmanieradeltutto cosciente.«Dunqueècosìterribile?»chiese,passandoconcautelale ditasuipunti. «Èuntagliomoltoesteso»,borbottòVysogota,incolleraconse stesso, che si sentiva in dovere di giustificarsi davanti a una mocciosa. «Hai ancora il viso molto gonfio. Tra qualche giorno toglieròipunti,finoadalloraapplicheròarnicaedestrattodisalice. Nontibenderòpiùtuttalatesta.Sistarimarginandobene.Proprio bene.» Leinonrispose.Muovevalelabbraelamandibola,corrugavae storcevailviso,controllandoqualimovimentifosseroimpeditidalla feritaequalino. «Hopreparatodelbrododipiccione.Nevuoi?» «Sì.Maquestavoltaproveròamangiarlodasola.Èumiliante venireimboccatacomeunaparalitica.» Cimiseun’eternità.Portavaallaboccailcucchiaiodilegnocon grandesforzo,quasipesasseduelibbre.Maselacavòsenzal’aiutodi Vysogota,chelaosservavaconinteresse.Ilvecchioeraunuomo curioso ebruciavadicuriosità.Sapevache,conlaguarigionedella fanciulla,sarebberoiniziatidegliscambidiopinionicheavrebbero potutofarlucesuunaquestionemisteriosa.Losapevaenonriusciva afrenarelapropriaimpazienza.Vivevadatroppotempotuttosoloin quelluogodesolato. Finitodimangiare,lafanciullaricaddesulcuscino.Rimaseperun po’immobile,conlosguardofissoalsoffitto,poigiròlatesta.Gli occhi verdi, straordinariamente grandi, osservò una volta di più Vysogota,conferivanoalsuovisoun’ariadabambinainnocenteche, almomento,facevaapugniconl’orribilecicatricecheledeturpavala guancia.L’eremitaconoscevaqueltipodibellezza:l’eternabambina

dagliocchigrandi,lacuifisionomiasuscitaunasimpatiaistintiva. L’eternabambinacherimanetaleanchequandoilventesimo,anziil trentesimocompleannosonocadutidaunpezzoneldimenticatoio.Sì, Vysogota conosceva bene quel tipo di bellezza. La sua seconda moglieeracosì.Lostessosuafiglia. «Devofuggiredaqui»,disseauntrattolafanciulla.«Eallasvelta. Sonoinseguita.Malosaprai.» «Sì,loso»,feceluiconuncennodelcapo.«Sonostateletue

primeparole adispettodelleapparenze,noneranoundelirio.O,più precisamente,alcunediessenonloerano.Perprimacosahaichiesto del tuo cavallo e della tua spada. In quest’ordine. Quando ti ho assicuratochesiailcavallosialaspadaeranoinbuonemani,seistata assalitadalsospettochefossicomplicediuntaleBonhartechenonti stessi curando, bensì sottoponendo alla tortura della speranza. Quando,nonsenzafatica,hochiaritoilmalinteso,mihaidettodi chiamartiFalkaemihairingraziatoperavertisalvata.» «Èbene »Lafanciullagiròlatestasulcuscino,quasivolesse evitarediguardarlonegliocchi.«Èbenechenonabbiadimenticatodi ringraziare. Lo ricordo come attraverso una nebbia. Non so se sognavooerodesta.Temevodinonaverringraziato.Nonmichiamo Falka.» «Anchequestohoscoperto,sebbenepiuttostocasualmente.Parlavi inpredaallafebbre.» «Sonounafuggitiva.Unafuggiasca.Èpericolosodarmiasilo.È pericolosoconoscereilmioveronome.Devomontareacavalloe

scappareprimachemirintraccino

«Fino a un attimo fa», osservò Vysogota con dolcezza, «avevi problemi a sederti sul vaso da notte. Non ti vedo molto bene a

cavallo.Matigarantiscochequiseialsicuro.Nessunotirintraccerà.»

«Senzadubbiomicercano.Seguonolemietracce,perlustranoi

dintorni »

«Calmati.Piovetuttiigiorni,nessunotroveràletuetracce.Epoi

seiinunluogodesolato,inuneremitaggio.Nellacasadiuneremita

chehatroncatoognilegamecolmondo.Inmodocheanchealmondo

nonfossefacilescovarlo.Ma,sedesideri,possocercarelamanieradi

»

trasmetteretuenotizieallepersonecareoagliamici

» «Seiunafanciullaferita»,lainterruppe.«Chescappadaqualcuno chenonesitaaferirelefanciulle.Allora,vuoichetrasmettaqualche notizia?» «Nonsapreiachi»,risposeleidopounpo’,eVysogotacolseun cambiamentonellasuavoce.«Imieiamicisonomorti.Sonostatitutti assassinati.» Ilvecchiononcommentò. «Iosonolamorte»,ripreseleiconunavocestrana.«Tuttiquelli chem’incontranomuoiono.» «Non tutti», ribatté l’eremita osservandola attentamente. «Non Bonhart,quellodicuigridaviilnomeinpredaallafebbre,quellodal qualevuoifuggire.Ilvostroincontrohafattopiùmaleatechealui. Èstatolui aferirtiilviso?» «No.» La ragazza serrò le labbra, per soffocare un gemito o un’imprecazione.«AcolpirmialvisoèstatoAllocco.StefanSkellen. QuantoaBonhart Bonhartmihaferitoinmanieramoltopiùgrave. Piùprofonda.Hoparlatoanchediquestonelsonno?» «Calmati.Seideperita,dovrestievitareleemozioniforti.» «MichiamoCiri.» «Tifaròunimpaccodiarnica,Ciri.» «Aspetta unattimo.Dammiunospecchio.» «Tihodetto «Tiprego!» Vysogotaobbedì,giungendoallaconclusionechenonc’eraaltro da fare, che era impossibile rimandare ancora. Portò perfino la lucernetta.PerchéCiripotessevederemegliocos’erastatofattoalsuo viso. «Eh,già»,feceleiconvocediversa,rotta.«Eh,già.Propriocome pensavo.Quasicomepensavo.» Ilvecchiosiallontanò,tirandosidietroilparaventoimprovvisato conlecoperte. Lafanciullasisforzavadisoffocareisinghiozzi,perchénonla sentisse.Celamettevatutta.

»

«Nonsainemmenochisono

»

L’indomaniVysogotaletolsemetàdeipunti.Cirisitastòlaguanciae

sibilòcomeunserpente,lamentandosidelfortedoloreall’orecchioe

dell’ipersensibilitàalcollo,inprossimitàdellamandibola.Tuttaviasi alzò, si vestì e uscì. Vysogota non protestò. L’accompagnò. Non dovevaaiutarlanésostenerla.Lafanciullastavabeneesidimostrava moltopiùfortedelprevisto. Unavoltafuori,tuttavia,barcollòesiaggrappòaglistipitidella porta.«Però »disse,erimasesenzafiato.«Però,chefreddo!Ma come,gela?Ègiàinverno?Quantotemposonorimastaqui?Qualche settimana?» «Esattamente sei giorni. È il 5 ottobre. Ma quest’anno si preannunciaunottobremoltofreddo.»

«Il5ottobre?»Lagiovanefeceunasmorfiaegemettedidolore.

» «Eh?Qualiduesettimane?» «Lasciastare.»Ciriscrollòlespalle.«Forsemisbaglio Oforse no.Di’,cos’èquestapuzzatremenda?» «Pelli.Cacciotopimuschiati,castori,nutrieelontre,conciole pelli.Ancheglieremitidevonopurviverediqualcosa.» «Dov’èilmiocavallo?» «Nellastalla.» Quandovientrarono,lagiumentamorellaliaccolseconunsonoro nitrito,cuilacapradiVysogotafeceecoconunbelatochelasciava trapelaretuttal’insoddisfazionedidoverdividerel’alloggioconun altroinquilino.Ciriabbracciòilcollodellagiumenta,lediededelle pacche,leaccarezzòlacriniera.Ilcavallosbuffòegrattòlapaglia conunozoccolo. «Dov’èlamiasella?Elagualdrappa?Ifinimenti?» «Eccoli.»Vysogotanonprotestò,nonfececommenti,nonespresse lapropriaopinione.Taceva,appoggiatoalbastone. Non si mosse quando, cercando di sollevare la sella, Ciri si lamentò;nontremòvedendolavacillaresottoilsuopesoecadere pesantementeconunaltogemitosulpavimentodiargillacosparsodi

«Macome?Duesettimane

paglia. Non si avvicinò, non l’aiutò ad alzarsi. Non la perdeva d’occhio. «Eh,già»,commentòCiriadentistretti,spingendovialagiumenta checercavad’infilarleilnasonelcolletto.«Ètuttochiaro.Madevo scapparediqui,maledizione!Devoebasta!» «Perandaredove?»chieseilvecchiointonofreddo. Ancorasedutasullapagliaaccantoallasellacheleeracadutadi mano,Cirisitoccòilviso.«Ilpiùlontanopossibile.»

Vysogotaannuì,comeselarispostafossesoddisfacente,spiegasse tuttoenonlasciasseaditoacongetture.Lafanciullasialzòafatica. Non provò neppure a chinarsi per prendere la sella e i finimenti. Controllò soltanto che la giumenta avesse fieno e avena nella mangiatoia,quindisimiseastrofinarlelagroppaeifianchiconuna manciatadipaglia.Vysogotaaspettòchefinisse.Ciribarcollòesi appoggiòaunatravechesostenevailsoffitto,pallidacomeuncencio. Senzaunaparola,l’eremitaleporseilbastone.

«Nonhoniente.Èsolo »

«Èsolochehaiavutouncapogiro,perchéseimalataedebole

comeunneonato.Torniamoacasa.Devistenderti.»

Altramontodelsole,dopoaveredormitoparecchieore,Ciriuscìdi

nuovo.Diritornodalfiume,Vysogotalaincontròaccantoaunasiepe

naturaledirovi.«Nonallontanartitroppodallacasupola.Primo,sei

troppodebole »

«Misentomeglio.» «Secondo, è pericoloso. Tutt’intorno si estende un enorme acquitrino, un canneto sconfinato. Non conosci i sentieri, potresti perdertioannegarenellapalude.» Lafanciullaindicòilsaccochetrascinaval’eremita.«Tuinvece conosci i sentieri, evidentemente. E li percorri senza allontanarti troppo,dunquelapaludenonèpoicosìgrande.Concilepelliper vivere,certo.Kelpie, la mia giumenta, ha dell’avena, eppure non vedocampi.Abbiamomangiatopolloeorzo.Epane.Veropane,non gallette.Ilpanenonl’avrestiavutodaicacciatoridipelli.Perciònei

dintornidev’esserciunvillaggio.»

«Deduzionecorretta»,confermòluitranquillamente.«Inrealtà,mi

procuro le provviste nel villaggio più vicino. Che tuttavia non è vicinoaffatto,sitrovaalmarginedellepaludi.L’acquitrinocosteggia unfiume.Barattolepellicoiviverichemiportanoconunabarca. Pane,semola,farina,sale,formaggio,avolteunconiglioounpollo. Avoltenotizie.»Nonsentendosirivolgeredomande,continuò:«Una bandadicavalieriallatuaricercahavisitatoduevolteilborgo.La prima volta hanno avvertito i contadini di non darti asilo, minacciandolidimettereilborgoaferroefuoco,qualoratiavessero nascosta. La seconda, hanno promesso una ricompensa. Per il ritrovamentodelcadavere.Ituoiinseguitorisonoconvintichegiaci mortaneiboschi,inunburroneoinunaforra». «Enonavrannopacefinchénontroverannoilcorpo.Losobene. Devono avere la prova che sono morta. Non desisteranno.

Frugherannoovunque.Allafinecapiterannoanchequi

«Perlorohaunagrandeimportanza.Direiun’importanzavitale

Ciristrinselelabbra.«Nontemere.Meneandròprimachemi trovinoqui.Nontiesporròarischi Nonaverepaura.» «Dadovetrailasupposizionecheabbiapaura?»chiesel’eremita scrollandolespalle.«Checisiamotivoditemere?Quinoncapitamai nessuno,nontitroverànessuno.Ma,semetteraiilnasofuoridalle canne,finiraidrittanellemanideituoiinseguitori.» Ciri sollevò fieramente la testa con un gesto brusco. «In altre paroledevorimanerequi?Èquestochevuoidire?» «Non sei prigioniera. Puoi andartene quando vuoi. Più esattamente:quandonesaraiingrado.Mapuoiancherimaneredame easpettare.Colorochet’inseguonoauncertopuntosiscoraggeranno. Siscoraggianosempre,primaopoi.Sempre.Puoicredermi.Mene intendo.» Quandologuardò,gliocchiverdidileiscintillarono. «Del resto», si affrettò a dire Vysogota facendo spallucce ed evitandoilsuosguardo,«faraiciòchevorrai.Loripeto,nontitengo prigionieraqui.» «Può darsi che per oggi non me ne vada», sbuffò Ciri. «Sono

»

»

debole Etrapocoilsoletramonterà Epoinonconoscoisentieri. Avanti,torniamoallacasupola.Sonogelata.»

«Haidettochesonostatadateseigiorni.Èvero?» «Cheragioneavreidimentire?» «Non inquietarti. Cerco solo di calcolare i giorni

Sono

scappata Mihannoferita ilgiornodell’Equinozio.Il23settembre. O,sepreferisciilcalendarioelfico,l’ultimogiornodiLammas.» «Impossibile.» «Cheragioneavreidimentire?»gridòlafanciulla,quindigemette, afferrandosiilvolto. Vysogota la guardava, tranquillo. «Non lo so», disse in tono gelido.«Maunavoltafacevoilmedico,Ciri.Èstatotantotempofa, masodistinguereancoraunaferitarisalenteadiecioreprimadauna

diquattrogiorni.Tihotrovatoil27settembre.Dunqueseistataferita

il26.IlterzogiornodiVelen,sepreferisciilcalendarioelfico.Tre

giornidopol’Equinozio.» «Sonostataferitailgiornodell’Equinozio.» «Nonèpossibile,Ciri.Deviavereconfusoledate.» «Sicuramente no. Sei tu che hai un calendario antiquato, da eremita.» «Siapure.Hatantaimportanza?» «No.Nessuna.»

Tregiorni piùtardi, Vysogota tolsegli ultimi punti. Aveva tutti i motividiesseresoddisfattoeorgogliosodellasuaopera:lasuturaera drittaepulita,nonc’eradatemerechelosporcoincrostatonellaferita rimanessetatuatosullapelle.Tuttavialasoddisfazionedelchirurgofu guastatadallavistadiCiri,checontemplavainunsilenziotetrola cicatrice,orientandolospecchioindiverseangolazioniecercandodi nasconderla–invano–coprendolaguanciacoicapelli.Lacicatricela deturpava.Eraunfatto.Nonc’erascampo.Fingereilcontrarionon potevaesseredinessunaiuto.Tuttorarossa,gonfiacomeuncordone,

punteggiatadalletraccedell’agoesegnatadalleimprontedeifili, aveva un aspetto davvero macabro. Quello stato di cose era suscettibile di un miglioramento graduale e perfino rapido. Ma Vysogotasapevachenonc’eranessunapossibilitàchelacicatrice scomparisse.Cirisarebberimastasfigurata. Lafanciullasisentivamoltomeglioma,constuporeepiaceredi Vysogota,nonaccennavaadandarsene.Portòfuoridallastallalasua giumenta, Kelpie; Vysogota sapeva che al Nord veniva chiamato «kelpie»unpericolosomostromarinochesecondolasuperstizione potevaassumerelaformadiunmagnificodestriero,diundelfinoe perfinodiunabelladonna,macheinrealtàaveval’aspettodiun mucchiodierbacce.Cirisellòlagiumentaefecealcunigirialtrotto intornoalcortileeallacasupola,dopodichéKelpietornònellastallaa farcompagniaallacapra,eCiriincasaafarcompagniaaVysogota. Loaiutavaperfino–probabilmentepernoia–alavorarelepelli. Mentreluiordinavalenutriepermisuraepertinta,leidividevaa metàitopimuschiati,separandonelapanciadaldorsoescuoiandoli suunatavolettacheavevanoportatoall’internodellacasupola.Aveva ditastraordinariamenteabili. Proprio durante tale occupazione ebbero una conversazione piuttostosingolare.

«Tunonsaichisono.Nonpuoineppureimmaginarlo.» Ciri ripeté più volte quell’affermazione banale, col risultato d’irritarloleggermente.Vysogota,s’intende,nonlasciòtrapelarela propria irritazione: considerava poco dignitoso tradire i propri sentimentidavantiaquellamocciosa.No,nonpotevapermetterlo, cosìcomenonpotevatradirelacuriositàchelorodeva. Curiosità tutto sommato infondata, perché poteva immaginare facilmentechifosse.NeancheaitempidiVysogotalebandeerano unararità.Gliannitrascorsinoneranovalsiadissiparel’attrazione magnetica esercitata da simili combriccole sui giovani assetati di avventureefortiemozioni.Cheilpiùdellevolteliconducevanoalla rovina. I mocciosi che se la cavavano con una cicatrice sul viso

potevanoritenersifortunati;aimenofortunatitoccavanoletorture,il capestro,ilganciooilpalo. Eh,daitempidiVysogotaunasolacosaeracambiata:lacrescente emancipazione. Le bande attiravano non solo ragazzi, ma anche fanciulle squilibrate che anteponevano il cavallo, la spada e l’avventuraall’uncinetto,allaconocchiaeall’attesadelmezzano. Vysogotanonledissetuttociòdirettamente.Lofececonungirodi parole. Ma inmodo da lasciarleintendere che sapeva. Eda farle capireche,selìc’eraqualcunocheeraunenigma,noneracertolei, unagiovanebriganteappartenenteaungruppodigiovanibriganti sfuggitapermiracoloauninseguimento.Unamocciosasfiguratache cercavadiammantarsidiun’aureoladimistero «Nonsaichisono.Manontemere.Meneandròpresto.Nonti esporròapericoli.» Vysogota ne aveva abbastanza. «Non mi minaccia nessun pericolo», replicò seccamente. «E quale, poi? Anche se i tuoi inseguitorisifacesserovedere,cosadicuidubito,checosapotrebbe accadermi?Prestareaiutoaicriminaliinfugaèpassibiledipena,ma nonnelcasodiuneremita,giacchél’eremitaèignarodellecosedel mondo. È mio privilegio ospitare chiunque capiti nel mio eremitaggio. Hai detto bene: non so chi sei. Come potrei sapere, cos’haicombinatoeperchéseibraccatadallalegge?Equalelegge? Non so neppure chi sia a dettar legge da queste parti, quale giurisdizionevisiainvigore.Enonm’importa.Sonouneremita.»

Avevainsistitounpo’tropposullavitaeremitica,losentiva.Manon smise, i verdi occhi furiosi di Ciri lo trafiggevano come speroni. «Sonounpoveroeremita.Perilmondoelesuefaccendesonomorto.

Sonounuomosempliceeincolto,ignarodellecosemondane Avevaesagerato. «Mava’!»urlòleigettandopelleecoltellosulpavimento.«Mi prendi per una stupida, o cosa? Non sono stupida, non credere. L’eremita,ilpoveroanacoreta!Mentreerifuori,misonoguardata intorno.Hodatoun’occhiata,laggiù,nell’angolo,dietroquellatenda nonpropriopulita.Dadovevengonoilibrieruditisuiripiani,eh, uomosempliceeignaro?»

»

Vysogotagettòunapelledinutrianelmucchio.«Untempoqui vivevaunesattoredelleimposte»,disseconnoncuranza.«Sonolibri catastaliecontabili.» «Menti.»Cirifeceunasmorfiaesimassaggiòlacicatrice.«Menti spudoratamente!» Ilvecchiononrispose,fingendodivalutarelatintadiun’altra pelle. Dopounistante,lafanciullariprese:«Crediforsechebastiaverela barbabianca,lerugheecentoannisullespalleperprendereingiro unaragazzaingenua,eh?Ebbene,eccocosatidico:forselaprima venuta avresti potuto anche prenderla in giro. Ma io non sono la primavenuta». L’eremita sollevò le sopracciglia in una domanda muta ma provocatoria.Nondovetteattenderealungo. «Io,caroilmioeremita,hostudiatoinluoghichetraboccavanodi libri,tracuianchequellichesitrovanosuituoiscaffali.Neconosco molti.» Vysogotasollevòancoradipiùlesopracciglia. Cirl lo guardava dritto negli occhi. «Strane cose racconta la sporcacciona»,sibilòadentistretti,«l’orfanacenciosa,sicuramente una ladra o una brigante, che hai trovato tra i cespugli col muso sfregiato.Eppuredevisapere,carosignoreremita,cheholettola StoriadiRoderickdeNovembre.Chehosfogliato,epiùdiunavolta, un’operaintitolataMateriamedica.Conoscol’Herbarius,lostesso che c’è sul tuo scaffale. So pure che cosa significa la croce armellinatasuscudorossosuldorsodeilibri.Èsegnocheunvolume è stato pubblicato dall’Accademia di Oxenfurt.» S’interruppe, continuandoaosservarloattentamente. L’eremitataceva,cercandodinonlasciartrapelarenulladalviso. Cirisollevòlatesta,colmovimentofieroeunpo’irruentechele eraproprio. «Perciòcredochetunonsiaaffattounozoticooun eremita.Chenonsiaaffattomortoperilmondo,machesiapiuttosto fuggito.Echetinascondaqui,inquestoluogodesolato,alriparo delleapparenzeediquestocannetosconfinato.» Vysogotasorrise.«Intalcaso,inostridestinisisonointrecciatiin

mododavverostrano,miacoltasignorina.Ildestinocihariunitiin manieramisteriosa. Perchéanchetutinascondi. Perché anche tu, Ciri,dipaniabilmenteintornoateunvelodiapparenze.Maiosono unuomovecchio,pienodisospettiediamaradiffidenzasenile «Diffidenzaneimieiconfronti?» «Nei confronti del mondo, Ciri. Un mondo in cui l’apparenza ingannevoleportalamascheradellaveritàperfarsibeffediun’altra verità,chedettotraparentesièfalsaeprovaanch’essaaingannarci. Unmondoincuilostemmadell’AccademiadiOxenfurtvienedipinto sulleportedeibordelli.Unmondoincuilebrigantiferitesifanno passarepersignorineesperte,istruite,forseanchedinobilenascita;si spacciano per intellettuali, per erudite che leggono Roderick de Novembre e hanno dimestichezza con l’emblema dell’Accademia. Benchéportinounaltrosegno.Unmarchiodabanditi.Unarosarossa tatuatasull’inguine.» «Aveviproprioragione.»Cirisimorseillabbroeilsuovisosi coprìdiunrossorecosìintensodafarapparireneralalineadella cicatrice. «Sei un vegliardo pieno di amarezza. E un vecchio impertinente.» «Suunodegliscaffalidietrolatenda»–eVysogotaloindicòcon un movimento del capo – «c’è Aen N’og Mab Taedh’morc, una raccolta elfica di leggende e parabole in versi. Contiene anche la storiadelvecchiocorvoedellagiovanerondine,checalzaapennello conquestasituazioneequestocolloquio.Dalmomentochesonoun

erudito,propriocomete,Ciri,mipermettodicitarteneunbranoche fa al caso nostro. Il corvo, come senz’altro ricorderai, accusa la rondinedifrivolezzaedeplorevoleirrequietezza.HenCerbindic’ss

aenn’ogZireael/Aark,aark,caelmfoile,teveloe,ell?/Zireael

Appoggiòigomitisultavoloeilmentosulleditaintrecciate.

Cirisollevòdiscattolatesta,siraddrizzòeloguardòconariadi

sfida.Quinditerminòlastrofa.

»

»

«

Mabog,HenCerbin,veanni,quirk,quirk!»

Zireaelveloeque’ssaenen’ssanirch

«Ilvegliardopienodiamarezzaediffidenza»,disseVysogotadopoun istantesenzacambiareposizione,«chiedescusaallagiovaneerudita. Ilvecchiocorvo,chefiutaovunqueinsidieeinganni,chiedeperdono allarondine,lacuiunicacolpaèquelladiesseregiovaneepienadi vita.Egraziosa.» «Ora sragioni», ribatté Ciri con un moto di stizza, coprendo istintivamentelacicatricecolpalmodellamano.«Puoirisparmiarti certicomplimenti.Nonaggiusterannoipuntisghembiconcuimihai ricucitolapelle.Enoncredereinquestomododiconquistartilamia fiducia. Continuo a non sapere chi sei. E perché mi hai mentito riguardoalledateeaigiorni.Eaqualescopomihaiguardatoin mezzoalle gambe, sebbene fossi feritaal viso. Sempreche ti sia limitatoaguardare.» Questa volta riuscì a fargli perdere le staffe. «Ma cosa vai a pensare,mocciosa?!»gridòl’eremita.«Potreiesseretuopadre!» «Miononno,vorraidire»,locorresseleiintonogelido.«Oanche ilmiobisnonno.Manonlosei.Nonsochisei.Madisicurononsei quellopercuivorrestifartipassare.» «Sono quello che ti ha trovato nella palude, quasi incollata al

muschiodal gelo, con una crosta nera al posto del viso, svenuta, sudiciaesporca.Sonoquellochetihaportatonellasuacasa,anchese nonsapevachifossi,eavevabuonimotividisospettareilpeggio. Chetihamedicatoemessoaletto.Chetihacuratoquand’eriinfindi vitaperlafebbre.Chehavegliatosudite.Chetihalavato.Afondo. Anchedovec’èiltatuaggio.» Lafanciulladivennedinuovopaonazza,mailsuosguardonon persel’insolenteespressionedisfida.«Aquestomondo,avoltele apparenzeingannevolihannoparvenzadiverità,l’haidettotustesso. Anch’iohounacertaconoscenzadelmondo,pensaunpo’.Mihai salvato,medicato,tiseipresocuradime.Tiringrazioperquesto.Ti sonoriconoscenteper perlatuabontà.Masobenechenonesiste

unacosacomelabontàsenza

» «Senza calcolo e speranza di tornaconto», terminò lui con un

sorriso.«Sì,sì,loso,sonounuomonavigato,chissàchenonconosca

ilmondobenequantote,Ciri.Lefanciulleferite,èrisaputo,vengono

spogliatedituttociòchehaunqualchevalore.Sesonosvenuteo

troppodeboliperdifendersi,disolitosiapprofittadiloro,perdare

sfogoaipropridesideriealleproprievoglie,spessoinmodidelittuosi

econtronatura.Nonèvero?»

«Nullaècomesembra»,replicòCiricoprendosinuovamentedi

rossore.

«Un’affermazioneineccepibile.»Vysogotagettòun’altrapellesul

mucchiogiusto.«Checiconduceinesorabilmenteallaconclusione

chenoi,Ciri,nonsappiamonullal’unodell’altra.Conosciamosolole

apparenze,equelleingannano.»Aspettòunmomento,maaquanto

parelasuainterlocutricenonavevafrettad’intervenire.«Sebbene

siamoriuscitientrambiacondurreunasortad’inchiestapreliminare,

continuiamoanonsaperenullal’unodell’altra.Iononsochiseitu,tu

» Questavoltalasuaattesafucalcolata. Lei lo guardava, e nei suoi occhi si celava la domanda che Vysogotasiaspettava.QualcosadistranobrillònegliocchidiCiri, quandolafece:«Chicomincia?»

nonsaichisonoio

Se,dopoilcrepuscolo,qualcunosifosseavvicinatodisoppiattoalla

casupoladaltettodipagliainfossatoecopertodimuschioeavesse

guardatodentro,allalucedellefiammeedellabracenelfocolare,

avrebbevistounvecchiodallabarbabiancacurvosuunmucchiodi

pelli.Avrebbevistoancheunafanciulladaicapellibiondocenere,con

laguanciadeturpatadaun’orribilecicatrice,unacicatricechemalsi

accordavacoisuoiocchiverdi,grandicomequellidiunabambina.

Manessunopotevavederlo.Lacasupolasitrovavainmezzoalle

canne,nellepaludi,dovenessunoosavaavventurarsi.

«MichiamoVysogotadiCorvo.Erounmedico.Unchirurgo.Un alchimista. Ero uno studioso, storico, filosofo, moralista. Ero

professoreall’AccademiadiOxenfurt.Sonodovutofuggiredopoaver pubblicatoun’operacheèstataritenutaempia,cosachealtempo, cinquant’annifa,erapunitaconlamorte.Miètoccatoemigrare.Mia moglienonvoleva,perciòmihalasciato.Misonofermatosolodopo essermi spinto molto a sud, nell’impero di Nilfgaard. Infine sono divenuto docente di etica all’Accademia Imperiale di Castell Graupian, carica che ho ricoperto per quasi dieci anni. Ma sono dovutofuggireanchedalì,dopoaverpubblicatountrattato Tra parentesi, l’opera parlava del potere totalitario e del carattere criminosodelleguerrediconquista,maufficialmentesial’operasiail sottoscritto sono stati accusati di misticismo metafisico e scisma clericale. È stato dichiarato che agivo su istigazione dei gruppi sacerdotali espansionisti e revisionisti, che di fatto governavano i regnideiNordling.Piuttostobuffo,allalucedellamiacondannaa morteperateismodivent’anniprima!Delresto,alNordisacerdoti espansionisti erano caduti da un pezzo nel dimenticatoio, ma Nilfgaard non voleva prenderne atto. L’unione di misticismo e superstizioneconlapoliticaeraperseguitaeseveramentepunita. «Oggi, riflettendoci a distanza di anni, penso che, se mi fossi sottomessoemostratopentito,forseilmiocasosisarebberisoltoe l’imperatore si sarebbe limitato a farmi cadere in disgrazia,senza ricorrereamezzidrastici.Maeroprofondamenteavvilito.Erosicuro dellemieragioni,cheritenevoatemporali,aldisopradiqualunque potereopolitica.Misentivoumiliato,eperdipiùinmanieraingiusta. Tirannica. Dunque ho allacciato contatti attivi coi dissidenti che lottavanoinsegretocontroiltiranno.Primachemenerendessiconto, misonoritrovatoingattabuiacoisuddettidissidenti,alcunideiquali, alla vista degli strumenti di tortura, mi hanno indicato come il principaleideologodelgruppo. «L’imperatoreèricorsoaldirittodigrazia,masonostatobandito eminacciatodiveniremessoimmediatamenteamortequalorafossi tornatoneiterritoridell’impero. «Alloramelasonopresacolmondo,colregno,conl’imperoe l’Accademia,coidissidenti,coifunzionari,congliuominidilegge. Coi colleghi e con gli amici che, come a un tocco di bacchetta

magica,avevanocessatodiesserlo.Conlamiasecondamoglie,che al pari della prima considerava i problemi del marito un motivo fondatoperdivorziare.Coifigli,chemiavevanorinnegato.Esono diventatoeremita.Qui,aEbbing,nellepaludidiPereplut.Horicevuto inereditàlacasadaunanacoretachemieracapitatodiconoscere. SfortunahavolutocheNilfgaardabbiaannessoEbbing,cosìdipunto inbiancomisonoritrovatodinuovonell’impero.Ormainonhopiùla forzanélavogliadirimettermiinviaggio,perciòdevonascondermi. Lesentenzeimperialinoncadonoinprescrizione,neppurequando l’imperatorechelehaemesseèmortodatempoequelloincaricanon hamotivodiricordarloconaffettoedicondividerneleidee.Una condannaamorterimaneinvigore.Taleèlaleggeelaconsuetudine diNilfgaard.LesentenzepertradimentoversoloStatononcadonoin prescrizione e non beneficiano dell’amnistia che ogni imperatore promulgadopol’incoronazione.Dopolasuasalitaaltrono,vengono amnistiati tutti coloro che erano stati condannati dal suo predecessore a eccezione dei traditori nei confronti dello Stato. PocoimportachigovernaaNilfgaard:sesivieneasaperechesono vivo e contravvengo alla sentenza di bando soggiornando sul territorioimperiale,lamiatestacadràsulpatibolo. «Comevedi,Ciri,siamonellastessabarca.»

«Checos’èl’etica?Losapevo,mal’hodimenticato.» «La scienza che si occupa della morale. Delle regole del comportamentocivile,nobile,rettoeprobo.Dellevettedelbene,alle qualil’animoumanoècondottodall’integritàedallamoralità.Edegli abissi del male, nei quali è fatto precipitare dalla disonestà e dall’immoralità

» «Levettedelbene!»sbuffòCiri.«Integrità!Moralità!Nonfarmi ridere,omisiapriràlacicatricechehosulmuso.Seistatofortunato, tu, non ti hanno inseguito, non ti hanno sguinzagliato dietro dei cacciatoriditaglie,come Bonhart.Allorasìcheavresticonosciuto gliabissidelmale.L’etica?Latuaeticaèunamerda,Vysogotadi Corvo.Nonsonoicattivieidisonestiaprecipitarenell’abisso,no!

Oh,no!Sonoicattivi,madotatidideterminazione,chevifanno precipitarecolorochesonomorali,rettienobili,magoffi,indecisie pienidiscrupoli.» «Grazieperlalezione»,commentòilvecchiointonobeffardo. «Parolamia,sipuòesserevissuticent’anni,manonèmaitroppotardi per imparare qualcosa. Davvero,valesempre la pena di ascoltare personemature,esperteepratiche.» «Sfotti,sfottipure»,disseleisollevandodiscattolatesta.«Finché puoi.Perchéoraèilmioturno.Oratoccaameintrattenerticonuna storia.Tidiròchecosamièsuccesso.E,quandoavròfinito,vedremo seavraiancoravogliadisfottere.»

Sequelgiorno,dopoilcrepuscolo,qualcunosifosseavvicinatodi soppiattoallacasupoladaltettodipagliainfossatoeavesseguardato attraverso la fessura di un’imposta, nell’interno scarsamente illuminatoavrebbevistounvecchiodallabarbabiancaascoltaretutto concentrato il racconto di una fanciulla dai capelli biondo cenere seduta su un ceppo davanti al camino. Avrebbe visto la fanciulla parlareconlentezza,quasifaticasseatrovareleparole,stropicciarsi nervosamentelaguanciadeturpatadaun’orribilecicatrice,alternareil raccontodelsuodestinoalunghimomentidisilenzio.Ilracconto dellecosecheleeranostateinsegnateechesieranorivelatetutte, dallaprimaall’ultima,menzognereeingannevoli.Dellepromesseche leavevanofattoechenoneranostatemantenute.Ilraccontodicome lapredestinazionecuil’avevanofattacrederel’avesseignobilmente traditaeprivatadell’infanzia.Dicomeognivoltachecominciavaa speraresiabbattesserosudileiavversità,dolore,tortoeumiliazione. Dicomecolorodicuisifidavaecheamaval’avesserotradita,non fosseroaccorsiinsuoaiutoquandosoffriva,quand’eraminacciatadal disonore,dallatorturaedallamorte.Ilraccontodicomegliidealicui le avevano raccomandato di essere fedele l’avessero ingannata, tradita,abbandonataquandoneavevabisogno,dimostrandoquanto pocovalessero.Dicomeavesseinfinetrovatol’aiuto,l’amicizia–e l’amore–tracoloropressoiqualiapparentementenonconveniva

cercareaiutooamicizia.Pernonparlaredell’amore. Ma quello nessuno poteva vederlo, né tanto meno sentirlo. La casupoladaltettodipagliainfossatoecopertodimuschioeraben nascostadallanebbia,nellepaludidovenessunoosavaavventurarsi.

«Colraggiungimentodell’adolescenza,lagiovanecercadipenetrareinsfere

dellavitaprecedentementeinaccessibili,ilchenellefiabeèsimboleggiato

dallaricercadellastanzasegretaall’internodellatorremisteriosa.La

fanciullasiarrampicaincimaallatorre,salendounascalaachiocciola;nei

sogni,lescalerappresentanol’esperienzaerotica.Lacameraproibita,la

stanzettachiusaachiavesimboleggialavagina:ilgiraredellachiavenella

serraturarappresental’attosessuale.»

BrunoBettelheim,Ilmondoincantato.Uso,importanzaesignificati

psicoanaliticidellefiabe

2

Ilventodell’Ovestportòuntemporalenotturno. Ilcielotrailneroeilviolaceofusquarciatodaunlampo,esplose nelfragoreprolungatodeltuono.Unapioggiaimprovvisasiabbatté sullapolveredellastradacongoccedensecomeolio,frusciòsuitetti, ricoprìdisporcizialemembranedipescefissateallefinestre.Tuttavia ilventoimpetuososcacciòvelocementel’acquazzone,spazzòviail temporale,lontano,oltrel’orizzonteincendiatodailampi. Fualloracheicanisimiseroadabbaiare.Risuonòunoscalpiccio dizoccoli,untintinniodiarmi.Fischiselvaggiegridadibattaglia feceroaccapponarelapelleaicontadinidestatidisoprassalto,che saltavanosuinpredaalpanicoesbarravanoporteefinestre.Ipalmi sudatisistringevanosuimanicidellescuri,sulleimpugnaturedei forconi.Sistringevanoconforza.Maimpotenti. Il terrore, il terrore corre attraverso il villaggio. Inseguiti o inseguitori?Folliecrudeliperrabbiaopaura?Passerannoalgaloppo senzafrenareicavalli?Obenprestolanottesaràrischiaratadalfuoco deitettiinfiamme? Zitti,zitti,bambini Mamma, sono demoni? O è la Caccia Selvaggia? Spettri dell’inferno?Mamma,mamma! Zitti,zitti,bambini.Nonsonodemoni,nonsonodiavoli Peggio. Sonouomini. Icanilatravano.Ilventosoffiavaimpetuoso.Icavallinitrivano,i ferricolpivanoilterreno. Labandasfrecciavaattraversoilvillaggioelanotte.

Hotspornsalìsullacollina,sifermòegiròilcavallo.Eraprudentee

accorto,nonamavailrischio,soprattuttoquandononcostavaniente

essere cauti. Non aveva fretta di scendere in riva al fiume per raggiungere la stazione di posta. Preferiva prima guardarsi bene intorno. Davantiallastazionenonc’eranocavalliotiri,masolounpiccolo carro attaccato a una coppia di muli. Sul telone era tracciata una scrittacheHotsporn,dalontano,nonriuscìadecifrare.Manonc’era sentore di pericolo. E Hotsporn sapeva fiutare il pericolo.Eraun professionista. Scesesullarivainvasadasterpiecespugli,spinsecondecisioneil cavallonelfiume,avanzòalgaloppotraglischizzichesilevavanoal di sopra della sella. Le anatre che sguazzavano lungo la riva fuggironoviaconsonorischiamazzi. Hotspornspronòilcavalloedentrònelcortiledellastazionedi postaattraversounabreccianellapalizzata.Orapotevadecifrarela scrittasultelonedelcarro.

MASTROALMAVERA,ARTISTADELTATUAGGIO

Ogniparoladellascrittaeradipintainuncolorediversoecominciava con una lettera esageratamente grande, riccamente ornata. E, sul telaio del carro, sopra la ruota anteriore destra, si scorgeva una piccolafrecciaspaccatacolorporpora. «Giùdacavallo!»sentìdireallepropriespalle.«Aterra,ealla svelta!Lemanilontanedall’impugnatura!» Sieranoavvicinatieloavevanocircondatosenzafarerumore:

Asse da destra, con una giubba di cuoio nero dalle guarnizioni d’argento;Falkadasinistra,conunfarsettodipellescamosciataverde eunberrettoornatodipiume.Hotspornabbassòilcappuccioesi tolseilfazzolettodalviso. «Ah!»esclamòAsseabbassandolaspada.«Sietevoi,Hotsporn. Avrei dovuto riconoscervi, ma mi ha tratto in inganno il cavallo morello.» «Che magnifica giumenta», commentò Falka, ammirata,

spingendosiilberrettosull’orecchio.«Neraelucentecomecarbone, senzaunsolopelopiùchiaro.Ebenfatta!Ah,èunaverabellezza!» «Sì, e l’ho avuta per meno di cento fiorini», disse Hotsporn sorridendoconnoncuranza.«Dov’èGiselher?Dentro?» Asseannuì. Guardandoincantatalagiumenta,Falkalediededeicolpettisul collo. Quindi sollevò i grandi occhi verdi su Hotsporn. «Mentre correvanell’acqua,sembravaunverokelpie!Sefosseemersadal mareinvecechedalfiume,nonavreicredutochenonlofosse.» «DunquelasignorinaFalkahagiàvistounverokelpie?» «Inunlibro »Auntratto,laragazzasirabbuiò.«Sarebbeuna lungastoria.Entrate.Giselherviaspetta.»

Accantoallafinestra,chelasciavapenetrareunadeboleluce,c’eraun tavolo.Emezzaallungatasultavoloc’eraMistle,nudadallacintola ingiù,aeccezionedellecalzenere.Tralesuegambeimpudicamente allargate era inginocchiato un tizio magro dai capelli lunghi che indossavauncamicegrigiastro.Nonpotevaesserealtrichemastro Almavera,l’artistadeltatuaggio,giacchéeraappuntoimpegnatoa inciderequalcosadicoloratosullacosciadellaragazza. «Avvicinati, Hotsporn», lo invitò Giselher, e allontanò uno sgabellodaltavololìaccanto,alqualeerasedutoconIskra,Kayleigh eReef.Gliultimidue,comeAsse,portavanovestitidipelledivitello nera pieni di fibbie, borchie, catenine e altri ricercati ornamenti d’argento.Qualcheartigianodeveaverciguadagnatounafortuna, pensò Hotsporn. Quando saltava loro il ticchio di mettersi in ghingheri,iRattipagavanoinmanieradavveroregalesarti,calzolaie sellai. Naturalmente non disdegnavano neanche di strappare alla vittimadiun’aggressioneunvestitooungioiellocheliavessecolpiti. «Comevedo,haitrovatoilnostromessaggiotralerovinedella vecchiastazione.»Giselhersistiracchiò.«Ah,machedico,certo, altrimentinonsarestiqui.Devoammetterechehaifattoprestoad arrivare.» «Perché ha una magnifica giumenta», intervenne Falka.

«Scommettocheèancheveloce!» «Hotrovatoilvostromessaggio»,disseHotspornsenzastaccare gliocchidaGiselher.«Eilmio?L’haiavuto?» «Sì Ma Be’,perfarlabreve Alloranonavevamotempo.Poi cisiamoubriacatieciètoccatoriposarciunpo’.Epoisiamodovuti andarealtrove

» Maledettistronzi, pensò Hotsporn. «Per farla breve, non avete portatoaterminel’incarico?» «Be’,no.Scusa,Hotsporn.Nonc’èstatomodo Malaprossima volta,oh,sì!Immancabilmente!» «Immancabilmente!»ribadìconenfasiKayleigh,sebbenenessuno gliel’avessechiesto. Maledetti stronzi, irresponsabili. Si sono ubriacati. E poi sono dovutiandarealtrove.Daqualchesarto,afarsifarequestistracci eccentrici,nonc’èdubbio. «Bevi?» «Grazie,no.» «Ediquesto,vuoiunassaggio?»Giselherindicòuncofanettodi laccadecoratochesitrovavatralefiascheeicalici. Hotsporn aveva già capito perché negli occhi dei Ratti ardesse quellostranobagliore,perchéiloromovimentifosserocosìnervosie veloci. «Polverediprimaqualità»,gliassicuròGiselher.«Nonneprendi unpizzico?» «Grazie,no.»Hotspornlanciòunosguardoeloquenteallamacchia di sangue e ai due solchi nella segatura, che arrivavano fino allo stanzino,segnoevidentechevierastatotrascinatouncadavere. L’altronotòilsuosguardo.«Ungarzonevolevafareilgradasso con noi», sbuffò. «Alla fine Iskra ha dovuto fargli una lavata di capo.» L’elfa fece una risata di gola. Si vedeva subito che era molto eccitatadalladroga.«Glihofattounatalelavatadicapochesiè strozzatocolsangue»,sivantò.«Ealloraglialtrihannoabbassatola cresta.Questosichiamaterrore!» Comealsolito,l’elfaeraricopertadigioielli,avevaperfinoun

cerchiettodidiamantialnaso.Noneravestitadipelle,indossavaun giubbettorossociliegiaconunmotivodibroccato,cheeradiventato tantofamosodaessereormail’ultimogridotralagioventùdoratadi Thurn.Propriocomeilfazzolettodisetaavvoltointornoallatestadi Giselher. Hotsporn aveva perfino sentito parlare di ragazze che si facevanotagliareicapelli«allaMistle». «Questosichiamaterrore»,ripetéHotspornconariapensierosa, senzastaccarelosguardodallamacchiadisanguesulpavimento.«E ilmastrodiposta?Suamoglie?Suofiglio?» «No,no»,feceGiselherconunasmorfia.«Credicheliabbiamo ammazzatitutti?Macché.Liabbiamochiusimomentaneamentenella dispensa.Ora,comevedi,lastazioneènostra.» Kayleighsisciacquòrumorosamentelaboccacolvinoesputòsul pavimento. Servendosi di un piccolo cucchiaino prese un po’ di fisstechdallascatoletta,losparseconcurasulpolpastrellodell’indice inumiditodisalivaesistrofinòladrogasullegengive.Poiporseil cofanetto a Falka, che ripeté il rituale e lo passò a Reef. Il nilfgaardianorifiutò,essendooccupatoaesaminareilcatalogodei tatuaggiacolori,eporselascatolettaaIskra,chelapassòaGiselher senzaservirsene. «Ilterrore!» ringhiò l’elfa socchiudendo gli occhi scintillanti e tirando su col naso. «Teniamo la stazione sotto il terrore! L’imperatoreEmhyrtienecosìilmondointero,noisoltantoquesta baracca.Mailprincipioèlostesso!» «Ahiiii, maledizione!» urlò Mistle dal tavolo. «Attento a dove infiliquell’ago!Fallodinuovo,et’infilzoio!Tipasseròdapartea parte!» IRatti–tranneFalkaeGiselher–riserosguaiatamente. «Sesivuoleesserebellebisognasoffrire!»gridòIskra. «Pungila, mastro, pungila pure», aggiunse Kayleigh. «Che in mezzoallegambeèbellatemprata!» Falkalanciòunaterribileimprecazioneeglilanciòaddossoun bicchiere.Kayleighsichinò,eiRattiscoppiaronodinuovoinrisate sguaiate. Hotsporn si decise a porre fine all’allegria generale. «Dunque

tenetelastazionedipostasottoilterrore.Eachepro?Apartela soddisfazionederivantedalterrorizzarelagente?» «Siamoinagguato»,risposeGiselherstrofinandosiilfisstechsulle gengive.«Quandoqualcunovieneacambiareicavallioariposare,lo ripuliamo.Quisistapiùcomodicheinuncrocicchiootraicespugli lungo la strada maestra. Tuttavia, come ha appena detto Iskra, il principiononcambia.» «Oggi però in tutta la giornata ci è capitato solo questo qui», intervenne Reef indicando mastro Almavera, con la testa quasi nascostatralecosceallargatediMistle.«Unosquattrinatocometutti isaltimbanchi,nonc’eranulladicuidepredarlo,perciòloderubiamo della sua arte. Date un’occhiata, guardate quanto è bravo a disegnare.»Sollevòlamanicaemostròuntatuaggio:unadonnanuda chemuovevalenatichequandoluistringevailpugno. Anche Kayleigh aveva qualcosa di cui vantarsi: intorno al suo avambraccio,aldisopradiunbraccialeaspuntoni,siavvolgevaun serpenteverdeconlaboccaspalancatadacuifuoriuscivaunarossa linguabiforcuta. «Unlavorettoraffinato»,osservòHotspornconariaindifferente. «Eutileperidentificareicadaveri.Tuttavia,cariRatti,avetefattoun buconell’acqua.Vitoccheràpagarel’artistaperlesueprestazioni. Nonc’èstatoiltempodiavvertirvi:dasettegiorni,dalprimodi settembre,ilsegnoèunafrecciapurpureaspaccata.Eluinehauna dipintasulcarro.» Reefimprecòsottovoce,Kayleighscoppiòaridere. Giselher fece un gesto noncurante. «Pazienza. Se proprio dobbiamo,gliripagheremoaghiecolori.Unafrecciapurpurea,dici? Lo terremo in mente. Se entro domani arriverà qualcun altro col segnodellafreccia,nonglitorceremouncapello.» «Avete intenzione di rimanere qui fino a domani?» Hotsporn manifestò uno stupore un po’ esagerato. «È irragionevole, Ratti. Rischiosoepericoloso!» «Come?» «Rischiosoepericoloso.» Giselherfecespallucce,Iskrasbuffòesisoffiòilnasolasciando

cadereilmocciosulpavimento.Reef,KayleigheFalkaguardavanoil mercante come se avesse appena annunciato loro che il sole era caduto nel fiume e bisognava sbrigarsi a ripescarlo prima che i granchiloagguantasseroconlechele.Hotsporncapìdiavereappena fattoappelloalgiudiziodiungruppettodimocciosisquilibrati.Di averemessoinguardiadalrischioedalpericolodeifanfaronicapaci solo di folli bravate, ai quali quei concetti erano assolutamente estranei.«Sieteinseguiti,Ratti.» «Econquesto?» Hotspornsospirò. LaconversazionefuinterrottadaMistle,chesiavvicinòlorosenza prendersilabrigadirivestirsi.Miseunpiedesullapancae,roteandoi fianchi,mostròadestraeamancal’operadimastroAlmavera:una rosascarlattaconunosteloverdeconduefoglie,tatuatasullacoscia accantoall’inguine.«Allora?»chiesemettendosilemanisuifianchi.I braccialetti che le arrivavano quasi ai gomiti mandarono vividi bagliori.«Chenedite?» «Una vera bellezza!» sbuffò Kayleigh scostandosi i capelli dal viso. HotspornnotòcheilRattoportavadeicerchiettiailobiforati. Senzadubbioorecchinidelgeneresarebberostatibenprestodimoda tralagioventùdoratadiThurnedituttalaprovinciadiGeso,comei vestitidipelleconguarnizionidimetallo. «Toccaate,Falka»,disseMistle.«Checosatifaraitatuare?» Falkaletoccòlacoscia,sichinòeosservòiltatuaggio.Davicino. Mistlelescompigliòaffettuosamenteicapellibiondocenere.L’altra ridacchiòecominciòaspogliarsisenzatantecerimonie.«Vogliola stessarosa»,annunciò.«Nellostessopuntodellatua,amore.»

«Maquidatecisonoitopi,Vysogota.»Ciriinterruppeilraccontoe guardò il pavimento, dove nel cerchio di luce proiettato dalla lucernettaavevaluogounaveraepropriagiostraditopi.Sipoteva soloimmaginarechecosaaccadessealdilàdelcerchio,nell’oscurità. «Ticivorrebbeungatto,anzidue.»

L’eremita si schiarì la gola. «I roditori entrano nella casupola perchéarrival’inverno.Quantoalgatto,cel’avevo.Masen’èandato chissàdove,quelfurfante,èsparito.» «L’avràsicuramentedivoratounavolpeounamartora.» «Tu non hai visto quel gatto, Ciri. Se qualcosa l’ha divorato, dev’esserestatoundrago.Nientedipiùpiccolo.» «Ah, sì? Be’, peccato. Avrebbe impedito a questi topi di arrampicarsisulmioletto.Peccato.» «Già,peccato.Mapensochetornerà.Igattitornanosempre.» «Mettoaltralegnanelfuoco.Fafreddo.» «Sì,fafreddo.Oralenottisonomaledettamentegelide Eppure nonsiamoancoraametàottobre Continuailtuoracconto,Ciri.» Perunistante,lafanciullasedetteimmobile,losguardofissosul focolare. Per effetto della nuova legna, le fiamme si rianimarono, crepitaronoemugghiarono,gettandounbaglioredoratoeun’ombra guizzantesulvisodeturpatodellafanciulla. «Racconta.»

Mentre mastro Almavera lavorava d’ago, Ciri sentiva le lacrime affluirle agli angoli degli occhi. Pur avendo avuto l’accortezza di stordirsicondelvinoedellapolverebiancaprimadeltrattamento,il dolore era insopportabile. Strinse le labbra per non gemere. Ma naturalmente non gemeva, fingeva di non prestare attenzione agli aghi, d’infischiarsene del dolore. Cercava di partecipare come se nientefosseallaconversazionetraiRattieHotsporn,unindividuo chesispacciavapermercantemache–oltrealfattodiviverealle spalledeicommercianti–nonavevanullaachefarecolcommercio. «Nuvole nere si sono addensate sulle vostre teste», diceva HotspornlasciandocorreregliocchiscurisuivisideiRatti.«Non bastachevidialacacciailprefettodiAmarillo,chesiatericercatidai

VarnhagenedalbaroneCasadei

«Anchelui?»chieseGiselherconunasmorfia.«Capiscoilprefetto e i Varnhagen, ma cos’ha da accanirsi tanto contro di noi questo Casadei?»

»

Hotsporn sorrise. «Il lupo ha vestito la pelle d’agnello e bela pietosamente: ’Bee, bee, nessuno mi ama, nessuno mi capisce, quando mi faccio vedere mi tirano sassi, mi gridano ”dagli!” Ma perché? Perché questo torto, perché questa ingiustizia?’ Dopo

l’avventura sul fiume Cutrettola, cari Ratti, la figlia del barone

Casadeiètuttoradebole,halafebbre

«Aaah»,siricordòGiselher.«Lacarrozzatiratadaiquattrocavalli pomellati!Èquellasignorina?» «Eh, già. Ora, come dicevo, è malata, di notte si sveglia di soprassaltourlando,rammentailsignorKayleigh Masoprattuttola signorinaFalka.Elaspilla,unricordodelladefuntamadre,laspilla chelasignorinaFalkalehastrappatoaforzadalvestito.Dicendonel contemposvariatecosucce.» «Quellononc’entraniente!»urlòCiridaltavolo,approfittando dell’occasioneperreagirealdoloregridando.«Cisiamocomportatiin maniera sprezzante e offensiva nei confronti della baronessa permettendoledipassarlaliscia!Bisognavascoparsilaverginella!» «Ineffetti »CirisentìlosguardodiHotspornsullecoscenude. «Perleièstatocertoungrandisonorenonesserestatascopata.Non c’èdastupirsicheCasadei,offeso,abbiaradunatounabandaarmatae messounatagliasudivoi.Hagiuratopubblicamentediappendervi tuttiatestaingiùallemensoledellemuradelsuocastello.Haanche annunciatoche,peraverstrappatolaspillaallafiglia,strapperàla pelleallasignorinaFalka.Aforzadicinghiate.» Ciriimprecò,tralerisatesguaiatedeicompagni.Iskrastarnutìesi sporcò tutta di moccio: il fisstech le irritava le mucose. «Ce ne fottiamodegliinseguitori»,annunciòpoipulendonaso,bocca,mento etavoloconunfazzoletto.«Delprefetto,delbarone,deiVarnhagen! Hannounbell’inseguirci,nonciraggiungeranno!NoisiamoiRatti! Attraversata la Velda, abbiamo fatto tre zigzag, e adesso quegli stupidi stanno diventando matti seguendo una pista ormai fredda. Prima che si raccapezzino saranno troppo lontani per tornare sui propripassi.» «Chetorninopure!»esclamòtuttoinfervoratoAsse,rientratopoco prima dal turno di guardia, senza che nessuno gli avesse dato il

»

cambio e senza che nessuno ne manifestasse l’intenzione. «Li sbudelloebuonanotte!» «Certo!»gridòdaltavoloCiri,cheavevagiàdimenticatocomela notteprecedentefosserofuggitiagliinseguitoriattraversoilvillaggio sullaVeldaechepaurasierapresa. «Bene.»Giselhersbattéilpalmoapertosultavolo,ponendofinedi colpoaquelbaccano.«Parla,Hotsporn.Holanettasensazioneche voglia dirci qualcosa, qualcosa di più importante del prefetto, dei Varnhagen,delbaroneCasadeiedellasuasensibilefigliola.» «Bonhartèsullevostretracce.» Calò un silenzio insolitamente lungo. Perfino mastro Almavera interruppeperunistanteilsuolavoro. «Bonhart»,ripetéGiselherstrascicandoleparole.«Quelvecchio farabuttodaicapelligrigi.Dobbiamoaverpestatoipiediaqualche pezzogrosso.» «Aqualchericco»,ribadìMistle.«Nontuttipossonopermettersi Bonhart.» CiristavagiàperchiederechifossequelBonhart,mafuanticipata –quasiall’unisono–daAsseeReef. «Èuncacciatoreditaglie»,spiegòGiselherconariatetra.«Pare cheinpassatoabbiafattoilsoldato,poiilvenditoreambulante,eche infinesisiamessoadammazzarelagentedietroricompensa.Èun figliodiputtanacomepochi.» «Dicono»,continuòKayleighintonopiuttostononcurante,«che,a volersotterraretuttiquellimandatiall’altromondodaBonhartinun unicocimitero,questodovrebbemisurareall’incircamezzoiugero.» Mistle si versò un pizzico di polvere bianca nell’incavo tra il polliceel’indice,quindiinspiròprofondamente.«Bonharthadistrutto labandadiLotharilGrosso.Haammazzatoluiesuofratello,quello chechiamavanoOvolaccio.» «Conuncolpoallespalle,dicono»,precisòKayleigh. «HauccisoancheValdez»,aggiunseGiselher.«E,quandoValdezè morto, la sua banda si è sciolta. Era una delle migliori. Una combriccoladigenteingamba,deiduri.Deibuonicompagni.Asuo tempo,pensavodiunirmialoro.Primachec’incontrassimo.»

«Vero»,confermòHotsporn.«UnabandacomequelladiValdez nonc’èstataenoncisaràmai.Èstatacompostaunacanzonesu comesiasfuggitaallaretataneipressidiSarda.Chetestecalde,che audaciacavalleresca!Benpochipossonoparagonarsialoro.» IRattitacquerodicolpoeglipuntaronoaddossogliocchi,che lanciavanobaglioriostili. Dopounbrevesilenzio,Kayleighdisse,adentistretti:«Unavolta, noi sei abbiamo sfondato un intero squadrone di cavalleria nilfgaardiana!» «AbbiamoripresoKayleighaiNissir!»ringhiòAsse. «Ancheanoipossonoparagonarsiinpochi»,sibilòReef. «Propriocosì,Hotsporn.»Giselhergonfiòilpetto.«IRattinon sonodamenodinessunaltrogruppo,neppuredellabandadiValdez. Audacia cavalleresca, dicevi? Be’, ora ti racconterò qualcosa sull’audaciafemminile.Iskra,MistleeFalka,intre,comelevediqui, sonopassateinpienogiornoperlacittadinadiDruighe,avendo saputocheiVarnhageneranonellataverna,l’hannoattraversataal galoppo!Attraversata!Sonoentratedaldavantieuscitedalcortile.E iVarnhagensonorimastiaboccaapertadavantiaiboccalifracassatie allabirraversata.Vuoiforsedirmicheèun’audaciadapoco?» «Nonlofarà.»Mistleanticipòlarispostaconunsorrisomaligno. «Nonlofarà,perchésachisonoiRatti.Elosaanchelasuagilda.» Mastro Almavera terminò il suo lavoro. Ciri ringraziò con espressionefiera,sivestìesisedettecolrestodellacompagnia.Nel sentirsi addosso lo strano sguardo scrutatore e quasi beffardo di Hotsporn,sbuffòeglilanciòun’occhiataccia,stringendosiallaspalla di Mistle. Ormai aveva potuto constatare che certe manifestazioni imbarazzavanoeraffreddavanoefficacementegliardoridegliuomini che si mettevano in testa certe idee. Nel caso di Hotsporn era piuttostoinutile,perchéilfintomercantenonsieramaidimostrato importuno. HotsporneraunmisteroperCiri.Primadialloraloavevavisto solounavolta,ilrestoglieloavevaraccontatoMistle.Hotsporne Giselher,leavevaspiegato,siconoscevanoederanocomparidaun pezzo,avevanotuttaunaseriedisegnali,paroled’ordineeluoghi

d’incontro convenuti. Durante tali incontri, Hotsporn forniva informazioni, e allora la banda si recava sulla strada indicata e assaliva il mercante, il convoglio o la carovana indicati. Avolte, uccideva la persona indicata. Inoltre c’era sempre un segno convenuto, e i mercanti che lo portavano sul carro non andavano toccati. Inizialmente, Ciri era rimasta stupita e un pochino delusa:

ammiravamoltoGiselher,consideravaiRattiunesempiodilibertàe indipendenza,sierainnamorataanch’essadiquellalibertà,diquel disprezzopertuttoetutti.Edeccocheall’improvvisoavevanodovuto eseguire un lavoro su commissione. Come sgherri prezzolati, ricevevanol’ordinedicolpirequalcuno.Eobbedivanopureatesta bassa. Unamanolaval’altra,leavevarispostoMistlefacendospallucce. Hotsporncidàordini,sì,maancheinformazionigrazieallequali sopravviviamo.Libertàedisprezzohannoilorolimiti.Infondoè semprecosì,siamolostrumentoaltrui. Cosìèlavita,PiccolaFemminadiFalco. Cirierastatastupitaedelusa,maleerapassatopresto.Imparava. Ancheanonmeravigliarsitroppoeanonaspettarsitroppo,perchéin quelcasoladelusioneeramenoforte. «Io,mieicariRatti,avreiunrimedioatuttiivostriproblemi», dicevaintantoHotsporn.«ControiNissir,ibaroni,iprefetti,perfino controBonhart.Sì,sì.Perché,sebbenelacordasistiastringendo intornoaivostricolli,sapreicomefarvisgusciarefuoridalcappio.» Iskrasbuffò,Reefrisesguaiatamente.MaGiselherlizittìconun gesto,permettendoaHotsporndicontinuare. Dopounmomento,ilmercanteriprese:«Correvocechedaun giorno all’altro verrà proclamata l’amnistia. Anche chi è stato condannato in contumacia, anzi anche chi è stato condannato al capestro,sivedràcondonarelapena,purchélascilaclandestinitàesi riconoscacolpevole.Riguardaanchevoi». «Stronzate!»gridòKayleighcongliocchiunpo’lucidi,perché aveva appena sniffato un pizzico di fisstech. «È un trucco di Nilfgaard,unostratagemma!Madellevecchievolpicomenoinon

cadrannoincertetrappole!» «Piano»,lofrenòGiselher.«Nonscaldarti,Kayleigh.Perquantolo conosciamo,Hotspornnonèabituatoaraccontareballeeneppurea mancare alla parola data. Di solito sa quello che dice e perché. Dunquecertamentesaeciriferiràacosasidevequestaimprovvisa benevolenzadiNilfgaard.» «L’imperatoreEmhyrprendemoglie»,spiegòconcalmaHotsporn. «BenprestoaNilfgaardavremoun’imperatrice.Perquestodevono proclamarel’amnistia.Aquantopare,l’imperatoreèimmensamente felice,edesiderachelosianoancheglialtri.» «Saidovemelamettolafelicitàdell’imperatore»,annunciòcon sussiegoMistle.«Quantoall’amnistia,mipermettodinonusufruirne, perchéquestabenevolenzadiNilfgaardmipuzzaditrucioli.Comese stesserofacendolapuntaaipali,eh,eh!» «Noncredochesiaunatrappola»,replicòHotspornscrollandole spalle.«Èunaquestionepolitica.Egrossa.Piùgrossadivoi,Ratti,e dituttelebandelocalimesseinsieme.Quisitrattadipolitica.» Giselheraggrottò lafronte. «Ecioè?Non ci hocapito un fico secco.» «QuellodiEmhyrèunmatrimoniopolitico,destinatoasistemare delle questioni politiche. Mediante le nozze, l’imperatore crea un’alleanza,alfinediunificareancoradipiùl’impero,porrefineai tumultilungoiconfini,ristabilirelapace.Perchésapeteconchisi sposa?ConCirilla,l’eredealtronodiCintra.» «Èunamenzogna!»urlòCiri.«Unafandonia!» «AchetitololasignorinaFalkasidegnadidarmidelbugiardo?» chiese Hotsporn alzando gli occhi su di lei. «È forse meglio informata?» «Certo!» «Piano, Falka», disse Giselher con una smorfia. «Finché ti pungevanoilculosultavolononfaceviunfiato,eoragridi?Cos’è questaCintra,Hotsporn?EquestaCirilla?Perchédovrebbeessere tantoimportante?» Reefsiversòdelfisstechsuldito.«CintraèunoStaterellodel Nord, per impadronirsi del quale l’impero ha combattuto contro i

sovranidelluogo.Èsuccessotreoquattroannifa.» «Esatto», confermò Hotsporn. «Le truppe imperiali hanno sconfittoCintraeattraversatoperfinoilfiumeYarra,mapoihanno dovutoritirarsi.» «PerchéhannopresounasonorabatostaneipressidelColledi Sodden»,ringhiòCiri.«Sisonoritiratetantoinfrettachec’èmancato pocosiperdesserolemutande!» «Comevedo,lasignorinaFalkaconoscelastoriapiùrecente.Ciò èlodevole,davverolodevoleincosìgiovaneetà.Èlecitochiedere allasignorinaFalkadovehafrequentatolescuole?» «No!» «Basta!»laammonìdinuovoGiselher.«DiccidiquestaCintra, Hotsporn.Edell’amnistia.» «L’imperatore Emhyr», disse il mercante, «ha deciso di trasformareCintrainunoStatoedera «UnoStato ?» «Edera. Come l’edera, che non può esistere senza un tronco robustointornocuiattorcigliarsi.Equestotronco,evidentemente,è Nilfgaard.EsistonogiàStatidelgenere,basticitareMetinna,Maecht, Toussaint Viregnanodinastielocali.Perfinta,sicapisce.» «SichiamanoStaticartoccio»,spiegòReef,vantandosi.«Neho sentitoparlare.» «Comunque,ilproblemadiCintraerachelalinea reale si era estinta

» «Estinta?!»PerunmomentogliocchidiCirisembraronosprizzare scintille.«Estintauncorno!Inilfgaardianihannoassassinatolaregina Calanthe!Népiùnémeno!» HotspornfrenòconungestoGiselher,sulpuntodirimproverare nuovamente Ciri per essersi intromessa. «Devo ammettere che la nostrasignorinaFalkanoncessadibrillareperlesueconoscenze.In effetti,lareginadiCintraèperitadurantelaguerra.Sipensavache fosse morta anche sua nipote Cirilla, ultima portatrice del sangue reale.DunqueEmhyrnonavevamoltielementipercreareunoStato fantoccio,perusarel’acutadefinizionedelsignorReef.Finchédi puntoinbiancononèrispuntatafuoriCirilla.»

»

«Sono tutte frottole», sbuffò Iskra appoggiandosi alla spalla di Giselher. Hotspornannuì.«Effettivamentebisognaammetterecheèunpo’ comenellefavole.Diconocheunamagacattivatenesseprigioniera questaCirillainunluogolontano,alNord,inunatorremagica.Ma chepoisiariuscita–Cirilla,nonlatorre–afuggireeachiedereasilo all’impero.» «Èunafandoniabellaebuona,unamaledettasciocchezzaprivadi fondamento!» urlò Ciri allungando le mani tremanti verso la scatolettadelfisstech. «Ecorrevocechel’imperatoreEmhyr»,proseguìHotsporn,per nienteturbato,«nonappenal’havistasisiainnamoratoperdutamente dileieoravogliaprenderlainmoglie.» «PiccolaFemminadiFalcoharagione»,disseMistleintonoduro, eaccentuòleparolebattendoilpugnosultavolo.«Èunamaledetta sciocchezza!Chepossacreparesecapiscodicosastiamoparlando. Una cosa è certa: basarsi su questa sciocchezza per sperare nella benevolenza di Nilfgaard sarebbe una sciocchezza ancora più grossa.» «Giusto!»laappoggiòReef.«Lenozzeimperialinonsonoaffar nostro.Indipendentementedachisposeràl’imperatore,ciaspetterà sempreun’altrafidanzata.Dicanapa!» «Quinonsitrattadelvostrocollo,mieicariRatti»,ricordòloro Hotsporn.«Sitrattadipolitica.Aiconfinisettentrionalidell’impero continuanoascoppiareribellioni,rivolteesommosse,soprattuttoa Cintra e dintorni. E, se l’imperatore prenderà in moglie la sua legittima erede, Cintra si calmerà. Verrà proclamata una solenne amnistia,igruppiribelliscenderannodallemontagne,smetteranno d’importunareeprovocareletruppeimperiali.Già,selafanciulladi Cintra salirà al trono imperiale, i ribelli entreranno nell’esercito nilfgaardiano. E sapete bene che al Nord, oltre il fiume Yarra,è ancoraincorsolaguerra,ognisoldatoèprezioso.» «Ah»,feceKayleighconunasmorfia.«Oracapisco!L’amnistia funzionacosì!Tifannoscegliere:diquac’èunpaloacuminato,dilài coloriimperiali.Otibecchiilpalonelculo,oicolorisulgroppone.E

viainguerra,amorireperl’impero!» «Adireilvero,inguerralecosenonvannocomenellacanzone», disselentamenteHotsporn.«Manontuttidevonocombattere,miei cari Ratti. A patto di adempiere le condizioni dell’amnistia, naturalmente,cioèlasciarelaclandestinitàericonoscersicolpevoli,è possibilesvolgereancheuntipodi serviziosostitutivo.» «Sarebbe?» «Iosodichesitratta.»IdentidiGiselherbalenarononelviso scuritodalsole,conlatracciabluastradellarecenterasatura.«La GildaMercantile,ragazzi,havogliadiadottarci.Distringerciasée vegliaresudinoi.Comeunamamma.» «Di’piuttosto come una tenutaria di bordello», borbottò piano Iskra. Hotspornfinsedinonsentire.«Hairagione,Giselher»,dissein tono gelido. «La Gilda, se vuole, potrà assoldarvi. Ufficialmente, tantopercambiare.Eprendersicuradivoi.Darviprotezione.Anche inquestocasoufficialmenteetantopercambiare.» Kayleighavrebbevolutodirequalcosa,Mistleavrebbevolutodire qualcosa, ma un rapido sguardo di Giselher dissuase entrambi. «Hotsporn,fa’sapereallaGildachelesiamogratiperl’offerta»,disse in tono gelido il capo dei Ratti. «Valuteremo, rifletteremo, discuteremo.Decideremosuldafarsi.» Ilmercantesialzò.«Vado.» «Adesso,dinotte?» «Pernotteròalvillaggio.Quinonsonoamioagio.Edomaniandrò drittoalconfineconMetinna,quindiseguiròlastradamaestradiretto aForgeham,dovemitratterròfinoall’Equinozio, e chissà se non oltre.Devoattenderviqualcunochehagiàriflettuto,cheèprontoa lasciare la clandestinità e ad aspettare l’amnistia sotto la mia protezione. E, anche voi, non state a gingillarvi con riflessioni e ragionamenti, datemi retta. Perché Bonhart potrebbe agire prima dell’amnistia.» «NonfaichepresentarcilospauracchiodiquestoBonhart»,disse lentamenteGiselher,alzandosiasuavolta.«Verrebbedapensareche quellacanagliaègiàdietrol’angolo Mentreèdisicuroaldilàdi

» «ÈaGelosia»,terminòtranquillamenteHotsporn.«Nellalocanda AllaTestadiChimera.Aunatrentinadimigliadaqui.Nonfosseperi vostrizigzagsullaVelda,ierivisarestedicertoimbattutiinlui.Ma questononvipreoccupa,loso.Addio,Giselher.Addio,Ratti.Mastro Almavera?VadoaMetinna,emifasemprepiacereaverecompagnia inviaggio Comedici,mastro?Volentieri?Ècomepensavo.Dunque raccogliletuecianfrusaglie.PagateAlmavera,Ratti,perlasuaarte.»

montievalli

Lastazionepuzzavadicipollafrittaezuppaacidadipatate,preparata dalla moglie del mastro di posta, temporaneamente liberata dagli arrestinelladispensa.Lacandelasultavolocrepitava,vacillava,le linguedifuocosiagitavanodiquaedilà.IRattieranochinisul tavolo, tanto che la fiamma riscaldava le loro teste che quasi si toccavano. «ÈaGelosia»,dissepianoGiselher.«NellalocandaAllaTestadi Chimera.Adappenaungiornodistradadaqui.Chenepensate?» «Quello che pensi tu», ringhiò Kayleigh. «Andiamo là e ammazziamoquelfigliodiputtana.» «VendichiamoValdez»,aggiunseReef.«EOvolaccio.» «EnessunHotsporncisbandiereràpiùsottoilnasolagloriae l’audaciaaltrui»,sibilòIskra.«AccopperemoquestoBonhart,questo mangiatoredicadaveri,questolupomannaro.Inchioderemolasua testaallaportadellalocanda,perchéfacciaonorealsuonome!E perchétuttivedanochenoneraunospaccamontagne,maunmortale cometuttiglialtri,cheallafineèincappatoinqualcunomiglioredi lui.StaremoavederequalèlabandamiglioredaldesertodiKoratha Pereplut!» «Allefierecanterannocanzonisudinoi!»esclamòKayleightutto infervorato.«Sì,eancheneicastelli!» «Andiamo!» Asse sbatté il palmo sul tavolo. «Andiamo e uccidiamoquellacanaglia.» «E poi penseremo all’amnistia Alla Gilda disse Giselher soprappensiero. «Perché fai quella smorfia, Kayleigh? Cos’è, hai

»

inghiottito una cimice? Ci stanno alle calcagna e si avvicina l’inverno.Iolavedocosì,Ratti:passeremol’invernoscaldandocile chiappedavantialcamino,protettidalfreddoebevendobirracalda grazieall’amnistia.Cenestaremobellitranquilli diciamofinoa

primavera.Einprimavera Quandol’erbaspunteràdallaneve

IRattisimiseroaridereincoro,piano,inmanierasinistra.Iloro occhi ardevano come quelli dei veri ratti quando, di notte, in un vicoloscuro,siavvicinanoaunuomoferito,incapacedidifendersi. «Beviamo»,disseGiselher.«AllamortediBonhart!Mangiamola zuppaepoiandiamoadormire.Ariposare,perchécimuoveremo primadigiorno.» «Certo»,sbuffòIskra.«PrendeteesempiodaMistleeFalka,che sonoalettogiàdaun’ora.» Lamogliedelmastrodipostatrasalìdavantiallapentola,sentendo giungerenuovamentedaltavolodellerisatinesommesse,maligne, inquietanti.

»

Cirialzòlatestaerimaseunpo’insilenzio,gliocchifissisulla

fiammellaquasiestintadellalucernetta,nellaqualefinivadiardere quantorestavadell’oliodipesce.«Allorasonosgattaiolatafuoridella stazionediposta,comeunaladra»,riprese.«Primadell’alba,nelbuio pesto Manonsonoriuscitaafuggireinosservata.Mistledoveva essersisvegliataquandomieroalzatadalletto.Mihasorpresonella stalla,mentresellavoilcavallo.Tuttavianonsièmostratastupita.E

nonhaprovatoafermarmi Ormaicominciavaadalbeggiare

«Ancheadessononmancamoltoall’alba»,disseVysogotaconuno

sbadiglio.«Èoradidormire,Ciri.Domaniriprenderaiilracconto.»

«Forsehairagione»,replicòlei,sbadigliandoasuavolta,quindisi

alzòesistiracchiò.«Ancheamelepalpebresisonofattepesanti.Ma

aquestoritmo,eremita,nonfiniròmai.Quantesereabbiamogiàalle

spalle?Almenodieci.Hopaurachepertuttoilraccontopotrebbero

volercimilleeunanotte.»

»

«Abbiamotempo,Ciri.Abbiamotempo.»

«Dachistaiscappando,PiccolaFemminadiFalco?Dame?Odate

stessa?»

«Hofinitodiscappare.Oravoglioraggiungerequalcosa.Perciò

devo tornare là, dove tutto è cominciato. Devo. Comprendimi, Mistle.» «Alloraèperquesto Perquestooggiseistatagentileconme.Per laprimavoltadopotantigiorni Un’ultimavoltainsegnodiaddio? Perpoidimenticare?» «Nontidimenticheròmai,Mistle.» «Sìchemidimenticherai.» «Mai.Telogiuro.Enonèstatal’ultimavolta.Tiritroverò.Verròa cercarti Verròconunacarrozzadorataaseicavalli.Conunseguito

di cortigiani. Vedrai. Presto avrò delle

possibilità. Farò in modo che il tuo destino cambi

convinceraidiquantopotròfare.Ediquantecosepotròcambiare.» Mistle sospirò. «Ci vorrebbe un grande potere. E una magia

potente »

«Anche questo è possibile», disse Ciri leccandosi le labbra. «Anchelamagia possoriacquistarla Tuttociòcheuntempoho persopuòtornare Edesseredinuovomio.Teloprometto,tistupirai quandoc’incontreremodinuovo.» Mistlegiròlatestarasata,fissòlestrisceazzurreerosachel’alba dipingevagiàsopraillimiteorientaledelmondo.«Ineffetti Mi stupiròmolto,seungiornoc’incontreremodinuovo.Seungiornoti rivedrò,piccola.Orava’.Nonmeniamolaperlelunghe.» «Aspettami.» Ciri tirò su col naso. «Non farti uccidere. Pensa all’amnistiadicuiparlavaHotsporn.AncheseGiselhereglialtrinon volessero tupensaci,Mistle.Puòessereunmodopersopravvivere Perchéiotorneròacercarti.Logiuro.» «Baciami.» Albeggiava.Ilchiaroreaumentava,ilfreddosifacevapiùintenso. «Tiamo,Cinciallegra.» «Tiamo,PiccolaFemminadiFalco.Orava’.»

possibilità. Grandi

Vedrai. Ti

«Naturalmentenonmicredeva.Eraconvintachefuggissiperpaura, checorressiappressoaHotspornpercercarescampo,perimplorare l’amnistiaconcuiciavevatantoallettati.Comepotevasaperequali sentimentimiavesseroassalitanelsentirecosadicevaHotspornsu Cintra,sumianonnaCalanthe Esulfattocheunacerta’Cirilla’ avrebbesposatol’imperatorediNilfgaard.Quellostessoimperatore cheavevauccisolanonnaCalanthe.Echemiavevafattoinseguire

dal cavaliere Nero con le piume sull’elmo. Te l’ho raccontato, ricordi?Sull’isoladiThanedd,quandohaallungatolamanoversodi me,glihofattounbelsalasso!Avreidovutoucciderloallora Ma, nonsocome,noncisonoriuscita Sonostataunasciocca!Delresto, puòdarsichesiamortodissanguatolàaThanedd Perchémiguardi così?» «Racconta. Racconta come sei andata dietro a Hotsporn per recuperarel’eredità.Perrecuperarequantotiapparteneva.» «Latuaironiaèfuoriluogo,comeancheiltuotonobeffardo.Sì,lo so,èstatosciocco,oralovedo,eancheallora AKaerMorheneal tempiodiMeliteleeropiùintelligente,sapevochequantoèpassato nonpuòpiùtornare,chenoneropiùlaprincipessadiCintra,mauna personacompletamentediversa,chenonavevopiùnessunaeredità, chel’avevoperdutaedovevorassegnarmi.Mierastatospiegatocon calmaeintelligenza,eiol’avevoaccettato.Conlastessacalma.Ea untrattoeracominciatoatornare.Prima,quandoavevanoprovatoa impressionarmicoltitolodiquellabaronessaCasadei Nonavevo maipensatoacertecose,madipuntoinbiancosonoandatasututtele furie,misonodatadellearieehourlatocheeropiùtitolatadileiedi nascitamoltopiùnobile.Daquelmomentohocominciatoapensarci. Misentivomontaredentrolarabbia.Locapisci,Vysogota?» «Sì.» «IlraccontodiHotspornhacolmatolamisura.Ribollivoquasidi

In passato mi avevano fatto un gran parlare di

rabbia

predestinazione Edeccoche,grazieauncomunissimoimbroglio,di questapredestinazioneavrebbeapprofittatoqualcunaltro.Qualcuno sieraspacciatoperme,perCiridiCintra,eavrebbeavutotutto,

avrebbesguazzatonellusso No,nonriuscivoapensareadaltro A untrattomisonoresacontocheavreifattolafame,chemisarei congelatadormendoall’addiaccio,cheavreidovutolavarmileparti intimeneiruscelligelati Io!Iochedovreiavereunavascadabagno dilamieradorata!Acquaprofumatadinardoerose!Asciugamani riscaldati!Unlettopulito!Capisci,Vysogota?» «Sì.» «Auntrattoeroprontaarecarmiallaprefetturapiùvicina,alforte piùvicino,daiNeri,dainilfgaardianidicuiavevotantapauraeche odiavotanto Eroprontaadire:’SonoioCiri,stupidinilfgaardiani, sono io che dovrei andare in moglie a quello sciocco del vostro imperatore,glihannorifilatoun’imbroglionasfrontata,equell’idiota nonsièaccortodell’inganno’.Erotalmentefuriosachel’avreifatto, seneavessiavutol’occasione.Senzaesitare.Capisci,Vysogota?» «Sì.» «Perfortuna,misonocalmata.» «Pertuagrandefortuna»,confermòl’eremita,annuendoconaria seria.«Laquestionedelmatrimonioimperialerecatuttiisegnidiun affarediStato,diunaguerratrapartitiofazioni.Setifossirivelata, mandandoamonteipianidiqualchepotereinfluente,nonsaresti sfuggitaaunostilettooalveleno.» «L’hocapitoanch’io.Emenesonoricordata.Eccome.Rivelare chierosignificavalamorte.Hoavutomododiconvincermene.Ma nonanticipiamoifatti.» Rimaserounpo’insilenzio,lavorandoallepelli.Qualchegiorno prima,lacacciaavevaavutounesitoinsperatamentebuono,nelle trappoleeneilaccieranocadutimoltitopimuschiatienutrie,due lontreeuncastoro.Dunqueillavorononmancava. «HairaggiuntoHotsporn?»chieseinfineVysogota. «Sì.»Cirisiasciugòlafronteconlamanica.«Eancheallasvelta, evidentementenonandavadifretta.Enelvederminonsièstupito affatto!»

«SignorinaFalka!»Hotsporntiròlerediniefecegirarelagiumenta

morellaapassodidanza.«Machegraditasorpresa!Anchesedevo

ammettere di non essere poi così sorpreso. Me l’aspettavo, non nascondochemel’aspettavo.Hovistochelasignorinaerasulpunto

di fare una scelta. Una scelta avveduta. Ho scorto un guizzo

d’intelligenzaneisuoiocchistupendiepienidifascino.»

Cirisiavvicinòancora,inmododafarquasitoccarelelorostaffe. Poi si schiarì a lungo la gola, si chinò e sputò sulla sabbia del sentiero.Avevaimparato a sputare a quel modo – disgustosoma efficace–quandobisognavaraffreddaregliardoridicerticascamorti. «Sehobencapito»,disseHotspornconunlievesorriso,«vuoi

usufruiredell’amnistia?»

«Haicapitomale.»

«Alloraacosadevoattribuirelagioiachemiprocuralavistadel

tuograziosovisetto?»

«Dev’esserciperforzaunmotivo?»risposeleiconunosbuffo.

«Alla stazione di posta hai detto che ti faceva piacere avere compagnialungolastrada.» «Enonmelorimangio.»Ilsorrisodelmercantesifecepiùlargo.

«Ma,semisonosbagliatoriguardoall’amnistia,nonsonosicuroche

cifaremocompagnialungolastrada.Comelasignorinapuòvedere,

ci troviamo a un bivio. Un crocevia, i quattro punti cardinali, la

necessitàdiunascelta Unsimbolismo,comenellafamosaleggenda.

La strada dell’Est è senza ritorno Quella dell’Ovest è senza

ritorno Quella del Nord

l’amnistia »

A nord di questo palo c’è

Mmm

«Va’afartifottere,tuelatuaamnistia.»

«Comelasignorinacomanda.Dunque,seèlecitochiedere,dove conduce la tua strada? Quale strada di questo simbolico crocevia

sceglierai?MastroAlmavera,artistadell’ago,hadirettoisuoimulia

ovest,versolacittadinadiFano.Dirigendosiaestsigiungealborgo

diGelosia,mamisentodisconsigliaredecisamentequellameta

«AllastazionedipostasièparlatodelloYarra»,disselentamente

Ciri.«ÈilnomenilfgaardianodelloJaruga,giusto?»

Hotspornsichinòelaguardònegliocchi.«Unasignorinacosì

istruitachenonsaunacosadelgenere?»

»

«Non puoi rispondere semplicemente, quando ti fanno una domanda?» «Stavosoloscherzando,perchéprenderesubitofuoco?Sì,èlo stessofiume.NellalinguadeglielfiediNilfgaardsichiamaYarra,al NordJaruga.» «ECintrasitrovaallafocediquestofiume?»proseguìCiri. «Propriocosì.» «Dal punto in cui ci troviamo Cintra è molto lontana? Quante migliasaranno?» «Unbelpo’.Dipendedaqualimigliausiperilcalcolo.Quasiogni nazionehaleproprie,èfacilesbagliarsi.Ilpiùcomodoèilmetodo deimercantiambulanti,contareledistanzeingiorni.DaquiaCintra cenevorrannoventicinque,trenta.» «Passandoperdove?Andandodrittianord?» «LasignorinaFalkaèmoltointeressataaCintra.Comemai?» «Vogliosaliresultrono.» Hotspornsollevòilpalmoinungestodidifesa.«Bene,bene.Ho capitolavelataallusione,nonfaròpiùdomande.Paradossalmente,la stradapiùsempliceperCintranonvadrittaanord,giacchéquella regione è piena di tratti impraticabili e laghi paludosi. Meglio raggiungereprimalacittàdiForgehamepoidirigersianord-ovest, finoaMetinna,capitaledell’omonimopaese.Quindiattraversarela pianura di Mag Deira lungo la pista mercantile, fino alla città di Neunreuth, e solo poi dirigersi verso la pista settentrionale, che percorre la valle del fiume Yelena. Da lì è facile arrivare a destinazione:lapistaèincessantementebattutadarepartieconvogli militariche,attraversoNazairelaScaladiMarnadal,unvalicoche conduceanord,raggiungonolavallediMarnadal.Eaquelpuntosiè praticamenteaCintra.» «Mmm »Cirifissòlosguardosull’orizzonteannebbiato,sulla linea indistinta di nere alture. «AForgeham e poi a nord-ovest Cioè Perdove?» «Saiunacosa,signorina?»disseHotspornconunsorrisetto.«Io sonoappuntodirettoaForgehamepoiaMetinna.Ecco,lungoquesta stradinacopertadisabbiadoratachesisnodatraipini.Vieniconme,

enonpotraisbagliare.Conosenzaamnistia,permesarebbeunvero piacerefareiltragittoconunasignorinatantograziosa.» Cirilosquadròcolsuosguardopiùgelido. Hotspornsimorseillabbroefeceunsorrisomalizioso.«Allora?» «Andiamo.» «Brava,signorinaFalka.Saggiadecisione.L’avevodettochesei saggiaquantobella.» «Smettila di chiamarmi signorina, Hotsporn. Detto da te ha qualcosa di offensivo, e non permetto che mi si offenda impunemente.» «Comelasignorinacomanda.»

L’albamagnificafuingannevole,nonmantennelesuepromesse.Il giornoche laseguì si rivelògrigio e bagnato. Una nebbia umida velava i colori vivaci del fogliame autunnale degli alberi, che si piegavanosullastradaaccendendosidimillesfumaturediocra,rosso egiallo. L’ariasapevadicortecciaedifunghi. Procedevanoalpasso,suuntappetodifogliecadute,maHotsporn incitava spesso la sua giumenta morella a un trotto leggero o al galoppo.AlloraCirilaguardavaammirata.«Haunnome?» «No», rispose il mercante facendo balenare i denti. «Ho un atteggiamentoutilitaristiconeiconfrontidellecavalcature,lecambio piuttostospesso,nonmiaffeziono.Ritengoleziosodareunnomeai cavalli,amenochenonsiabbiaunallevamento.Noncredi?Ilcavallo Corvo,ilcaneFulmineeilgattoFifì.Lezioso!»

ACirinonpiacevanoisuoisguardieisuoisorrisieloquenti,etanto menoiltonoleggermentebeffardoconcuifacevadelledomandeo rispondeva a esse. Dunque adottò una tattica semplice: taceva, parlavaamonosillabi,nonprovocava.Seerapossibile.Nonsempre loera.SoprattuttoquandoHotspornparlavadiquellasuaamnistia. Quando Ciri manifestò per l’ennesima volta – e abbastanza

bruscamente – la propria avversione, Hotsporn a sorpresa cambiò idea: di punto in bianco si mise a dimostrare che nel suo caso l’amnistiaerainutile,chenonlariguardavaaffatto.L’amnistiaeraper icriminali,disse,nonperlevittimedeicriminali. Ciririse.«Anchetuseiunavittima,Hotsporn!» «Parloseriamente»,leassicurò.«Nonpersuscitarelatuaallegria, PiccolaFemminadiFalco,mapersuggerirtiilmododisalvarela pelleincasodicattura.NelcasodelbaroneCasadeinonfunzionerà, sicapisce,eneppuredovraiaspettarticlemenzadaiVarnhagen,quelli nelmiglioredeicasitilincerannosuduepiedi,allasveltae,sesarai fortunata,senzafartisoffrire.Ma,secadessinellemanidelprefettoe venissiatrovartialcospettoseveromagiustodellaleggeimperiale be’,allorasuggerireiappuntolaseguentelineadifensiva:sciogliersi inlacrimeetestimoniarediesserelavittimainnocentediunconcorso dicircostanze.» «Echicicrederà?» «Tutti.»Hotspornsichinòsullasellaelafissònegliocchi.«Perché èlaverità.Perchétuseiunavittimainnocente,Falka.Nonhaiancora sedicianni,secondoleleggidell’imperoseiminorenne.Seicapitata percasonellabandadeiRatti.Nonècolpatuasehaifattocolposu unadellebriganti,Mistle,lecuiinclinazionicontronaturanonsono unmisteropernessuno.Mistletihadominata,sfruttatasessualmente ecostrettaa

» «Finalmenteèvenutofuori»,lointerruppeCiri,stupitaleistessa dellapropriacalma.«Finalmentehaisputatol’osso,Hotsporn.Neho giàconosciuti,diuominicomete.» «Davvero?» «Comeatuttiigalletti,alpensierodimeeMistletisirizzala cresta»,continuòlafanciulla,tuttoracalma.«Comeaognistupido maschio,nellatuastupidatestaèbalenatal’ideadiprovareaguarirmi daunamalattiacontronatura,diricondurrelafanciullatraviatasulla retta via. Ma sai cosa c’è di ripugnante e contro natura in tutto questo?Propriocertipensieri!» Hotsporn la osservò in silenzio, con un sorrisetto piuttosto enigmaticosullelabbrasottili.«Puòanchedarsi,caraFalka,chei

mieipensierinonsianodecenti,chenonsianobelli»,disse,dopoun istante.«Be’,innocentinonlosonodicerto Ma,perglidei,sono

secondo natura. La mia natura. Mi offendi se pensi che la mia inclinazionepertesifondisuuna curiositàperversa.Ah,offendi allostessomodotestessa,nonaccorgendotiononvolendorenderti contodicomeiltuofascinoseducenteelatuabellezzastraordinaria siano in grado di far cadere in ginocchio qualsiasi uomo. Che

l’incantodeltuosguardo »

«Ascolta,Hotsporn»,lointerruppeCiri.«Miriforseavenirealetto conme?» Luiallargòlebraccia.«Cheacume!Sonorimastosemplicemente senzaparole.» «Alloratiaiuteròio.»Lafanciullaincitòpianoilcavallo,perpoter guardareHotspornaldisopradellaspalla.«Perchédiparolenehoin abbondanza.Misentoonorata.Inqualsiasialtracircostanza,chissà Sesitrattassediqualcunaltro,ah!Matu,Hotsporn,nonmipiaci neancheunpo’.Intenonc’èniente,maproprionientechemiattiri. Direianzicheèl’esattocontrario:tuttointemidisgusta.Dunque comprenderaicheinsimilicondizioniunattosessualesarebbeunatto contronatura.» Hotsporn scoppiò a ridere, incitando a sua volta il cavallo. La giumenta morella si mise a ballare sul sentiero, sollevando graziosamentelabellatesta. Cirisigiròsullasella,lottandoconlastranasensazionecheaun

trattosierarisvegliatadentroinlei,inunluogoprofondo,nelbasso

ventre,maprorupperapidamenteeirrefrenabilmenteall’esterno,sulla

pelleirritatadaivestiti.Glihodettolaverità,pensò.Nonmipiace,al

diavolo,èilsuocavalloapiacermi,lagiumentamorella.Nonlui,il

Che assurdità, maledizione! No, no e no! Anche

cavallo

tralasciandoMistle,sarebberidicoloescioccocederglisoloperché mieccitalavistadellagiumentamorellachedanzasull’erba. Hotsporn la lasciò avvicinare e la guardò negli occhi con uno stranosorrisetto.Poitiròdinuovolerediniecostrinselagiumentaa trotterellare,agiraresusestessaeafaredeipassettididanzain diagonale.Losa,pensòCiri,lavecchiacanagliasachecosaprovo.

Maledizione.Sonocuriosa,tuttoqui! «Aghidipino »disseamabilmenteilmercante,facendosiancora piùvicinoeallungandounamano.«Tisisonoinfilatitraicapelli.Se permetti,telitolgo.Aggiungocheèungestodettatodallagalanteria, nondadesideriperversi.» Iltocco–nonsenestupìaffatto–leprocuròpiacere.Eraancora benlungidalprendereunadecisione,mapersicurezzacontòigiorni dall’ultimo sanguinamento. Glielo aveva insegnato Yennefer, a contareinanticipoeamentefredda,perchépoi,quandocominciaa farcaldo,intervieneunastranaavversionepericalcoli,legataalla tendenzaasottovalutareleconseguenzedelleproprieazioni. Hotsporn la guardava negli occhi e sorrideva, proprio come se sapessecheilcalcoloavevadatounrisultatoaluifavorevole.Sesolo nonfossecosìvecchio,sospiròCiri.Maavràsenz’altropassatola trentina «Tormalina.» Le dita dell’uomo le sfiorarono delicatamente l’orecchioel’orecchino.«Bella,maèsolotormalina.Tiregalerei volentierideglismeraldieteliinfilerei.Piùpreziosiediunverdepiù intenso,chedunquesiaccorderebberodipiùallatuabellezzaeal coloredeituoiocchi.» «Sappi»,disseleiadentistretti,guardandolosfrontatamente,«che, seanchedovessimoarrivareaquelpunto,glismeraldilichiedereiin anticipo.Perchédisicurononèsoloneiconfrontidellecavalcature chehaiunatteggiamentoutilitaristico,Hotsporn.Lamattinadopouna notteinebriantetroveresticomenienteleziosoricordareilmionome. IlcaneFulmine,ilgattoFifì,elaragazza:Mariuccia!» «Sul mio onore», ribatté lui con un risolino affettato, «sai raffreddareancheildesideriopiùardente,ReginadelleNevi.» «Hoavutounabuonamaestra.»

Lanebbiasierasollevataleggermente,mailtemporimanevacupo.E sonnolento. La sonnolenza fu brutalmente interrotta da grida e scalpiccii.Dadietrolequercecheavevanoappenasuperatofecero irruzionedeicavalieri.

Entrambisimosseroinmanierarapidaeaffiatata,quasisifossero allenati per settimane. Spronarono i cavalli, li fecero girare e partironosubitoaungalopposfrenato,silanciaronodigrancarriera stringendosiallecriniere,incalzandolecavalcaturecongridaecolpi ditallone.Aldisopradellelorotestesibilaronopiumettedifrecce,si levaronogrida,risuonòuntintinnio,unoscalpiccio. «Nelbosco!»urlòHotsporn.«Svoltanelbosco!Nelfolto!» Svoltaronosenzarallentare.Cirisistrinseancorapiùfortealcollo

delcavallo,visiappiattìcontroperevitarediesseresbalzatadisella dai rami che la sferzavano in corsa. Vide una freccia di balestra staccare una scheggia dal tronco di un ontano cui stava passando davanti.Incitòilcavalloconungrido,aspettandosidaunmomento all’altrodiesserecolpitaallaschiena.All’improvvisoHotsporn,che lecavalcavaaccanto,emiseunostranogemito. Superaronod’unbalzounaprofondabucalasciatadaunalbero abbattuto dal vento e scesero a rompicollo giù da un dirupo, inoltrandosinelfoltoirtodispine.EalloraHotspornscivològiùdi sellaecaddenell’ossicocco.Lagiumentaneranitrì,recalcitrò,agitò lacodaeproseguìlasuacorsa.Cirinonstetteapensarci.Saltòaterra ediedeunapaccasulsederedelsuocavallo,poi,dopocheessosifu precipitatodietrolagiumentamorella,aiutòHotspornadalzarsiesi tuffaronoinsiemetragliarbusti,nelboscodiontani,silasciarono cadere,rotolaronogiùdalpendioefinironotralealtefelcisulfondo delburrone.Ilmuschioattutìlacaduta. Dall’alto, dal dirupo, giunse il rumore degli zoccoli dei loro inseguitori, che fortunatamente proseguirono attraverso il bosco d’altofusto,dietroicavalliinfuga.Aquantopare,laloroscomparsa tralefelcinonerastatanotata. «Chisono?»sibilòCirisfilandosidasottoHotspornescuotendosi le russole schiacciate dai capelli. «Gli uomini del prefetto? I Varnhagen?» «Comuni briganti rispose Hotsporn sputando via le foglie.

«Rapinatori »

«Proponiglil’amnistia»,disseCirifacendoscricchiolarelasabbia

traidenti.«Promettigli »

»

«Zitta.Cisentiranno.» «Ooooh! Oooooh! Quiiiii!» giunse dall’alto. «Passaaaaa da sinistra!Dasinistraaaa!» «Hotsporn?» «Chec’è?»

«Haidelsanguesullaschiena.» «Lo so», ribatté freddamente il mercante, tirando fuori dalla giubbaunrotoloditelaegirandosidifiancoversodilei.«Infilamelo

sottolacamicia.All’altezzadellascapolasinistra «Dovetihannocolpito?Nonvedolafreccia «È un colpo di balestra a pallottole

probabilmente un chiodo da maniscalco frantumato. Lascia, non toccare.Èvicinissimoallacolonnavertebrale «Maledizione.Cosadevofare?» «Tacere.Stannotornando.» Unoscalpiccio,unfischiopenetrante.Grida,richiami,ordinidi tornareindietro. Ciriteseleorecchie.«Senevanno.Rinuncianoall’inseguimento. Nonhannopresoicavalli.» «Bene.» «Nonliprenderemoneanchenoi.Puoicamminare?» «Nonsarànecessario.»Hotspornsorrise,mostrandoleunbracciale dall’ariapiuttostomodestacheavevaalpolso.«Hocompratoquesto gingilloinsiemecolcavallo.Èmagico.Lagiumentaloportavada quand’eraunapuledra.Sfregandolocosì,inquestomodo,ècomese lachiamassi.Comesesentisselamiavoce.Torneràdicorsa.Civorrà unpo’ditempo,matorneràsenz’altro.E,conunbriciolodifortuna, latuaroanalaseguirà.» «Econunbriciolodisfortuna?Teneandraidasolo?» «Falka», disse lui facendosi serio. «Non me ne andrò da solo, contosultuoaiuto.Dovraireggermiinsella.Leditadeipiedistanno già perdendo sensibilità. Potrei svenire. Ascolta: questa forra ti condurràallavallediunruscello.Lorisalirai,versonord.Miporterai inunalocalitàchiamataTegamo.Làtroveremoqualcunoingradodi estrarmi questa ferraglia dalla schiena senzaammazzarmi o farmi

» Frammenti di ferro,

»

»

finireparalizzato.»

«Èlalocalitàpiùvicina?»

«No.ÈpiùvicinaGelosia,lungolavalle,aunaventinadimiglia

daqui,nelladirezioneopposta,seguendolacorrente.Manonandarci

anessuncosto.»

«Perché?»

«Anessuncosto»,ripetéluiconunasmorfia.«Quinonsitrattadi

me,madite.EperteGelosiasignificalamorte.»

«Noncapisco.»

«Nondevi.Fidatisemplicementedime.»

«HaidettoaGiselher »

«DimenticaGiselher.Sevuoivivere,dimenticatuttiloro.»

«Perché?»

«Rimani con me. Manterrò la promessa, Regina delle Nevi. Ti

adorneròdismeraldi Tenericoprirò

«Èproprioilmomentoadattoperscherzare.» «È sempre il momento di scherzare.» Aun tratto Hotsporn la abbracciò,lapremetteaterraconlaspallaecominciòasbottonarlela camicetta.Senzatroppecerimonie,maanchesenzafretta.

Ciri respinse la sua mano. «Davvero», ringhiò. «È il momento adattoancheperquesto!» «Maancheperquestoèsempreilmomentogiusto.Soprattuttoper me,ora.Tel’hodetto,èlacolonnavertebrale.Domanipotrebbero

insorgeredelledifficoltà Chefai?Ah,maledizione

Questavoltal’avevarespintoconpiùforza.Controppaforza.Il mercanteimpallidì,simorselelabbra,gemettedidolore. «Scusa.Ma,quandosièferiti,sidevestarestesitranquilli.» «Lavicinanzadeltuocorpomifadimenticareildolore.» «Smettila,accidenti!» «Falka Siibuonaconunuomochesoffre.» «Soffriraisenontogliquestemani.Peste!» «Piano Ibrigantipotrebberosentirci Haiunapellediraso Sta’ferma,diamine.» Oh,aldiavolo,pensòCiri,esia.Infondo,cheimportanzapuò avere? Sono curiosa. Ho tutto il diritto di essere curiosa. Qui il

»

»

sentimentononc’entra.Lotratteròinmanierautilitaristicaeamen.E lodimenticheròsenzaleziosaggini. Siabbandonòaltoccoealpiacerechenericavava.Giròlatesta, maloconsideròungestoesageratamentecastoefalsamentepudico; nonvolevapassareperunasantarellinadasedurre.Loguardòdritto negli occhi, ma le sembrò un atteggiamento troppo audace e provocante; non voleva dare neppure quella impressione. Dunque chiusesemplicementelepalpebre,glimiseunbracciointornoalcollo eloaiutòcoibottoni,perchéeramaldestroeperdevatempo. Altoccodelleditasiaggiunsequellodellelabbra.Eragiàsul puntodidimenticareilrestodelmondo,quandoauntrattoHotsporn s’immobilizzò. Per un po’, Ciri rimase pazientemente stesa, ricordandocheeraferitoechelaferitadovevadarglifastidio.Mala cosaandavaunpo’troppoperlelunghe.Lasalivadiluisieraseccata suisuoicapezzoli. «Ehi,Hotsporn?Chefai,dormi?» Qualcosalecolòsulpettoesulfianco. Cipassòledita.Sangue.«Hotsporn!»Lospinsevia.«Hotsporn, seimorto?» Chedomandasciocca,pensò.Èchiaro. Èchiarocheèmorto.

«Èmortoconlatestasulmioseno.»Cirigiròilviso. La brace nel focolare le disegnò rossi bagliori sulla guancia deturpata.Forseeraanchearrossita.Vysogotanonavrebbesaputo dirlo. «L’unicacosachesentivoalloraeradelusione.Tiscandalizza?» aggiunselafanciulla,sempregirata. «No.Noninquestocaso.» «Capisco. Cerco di non colorire il racconto, di non correggere nulla.Dinonnasconderenulla.Ancheseavolteavreivogliadifarlo, soprattuttoriguardoaquest’ultimoepisodio.» Tirò su col naso, si strofinòl’angolodell’occhiocolditopiegato.«L’hocopertodiramie sassi.Allabell’emeglio,loconfesso.Facevabuio,dovevopassarela

nottelà.Ibriganticontinuavanoabattereidintorni,sentivoleloro gridaeormaieropiùchesicurachenonsitrattassedicomunibanditi. Soltantononsapevoachidesserolacaccia:ameoalui.Madovevo starmene tranquilla. Tutta la notte. Fino all’alba. Accanto a un cadavere.Brrrrr. «All’alba»,ripresedopounpo’,«irumoridell’inseguimentoerano cessati da un pezzo, ormai potevo andarmene. Avevo già una cavalcatura. Il bracciale magico che avevo tolto a Hotsporn funzionava davvero. La giumenta morella era tornata. Adesso appartenevaame.Erailmioregalo.SulleisoleSkelligec’èquesta usanza,sai?Unafanciullahadirittoaricevereunregalocostosodal suoprimofidanzato.Cheimportaseilmioeramortoprimadifarein tempoadiventarlo?»

Lagiumentacolpìilterrenoconlezampeanteriori,nitrìesigiròdi fianco,comeperfarsicontemplare.Cirinonpotétrattenereunsospiro di ammirazione alla vista del collo dritto e snello, ma dotato di muscolipossenti;dellapiccolatestaarmoniosadallafrontebombata; delgarresealto;delleproporzioniperfette. Siavvicinòconcautelamostrandoleilbraccialechesierainfilata alpolso.Lagiumentasbuffòprolungatamenteeabbassòleorecchie, masifeceprendereperlebriglieeaccarezzaresulnasovellutato. «Kelpie»,disseCiri.«Seineraeagilecomeunkelpiemarino.Sei magicacomeunkelpie.PerciòtichiameraiKelpie.Emeneinfischio chesiaonolezioso.» Labestia sbuffò, rizzò le orecchie, agitò la codasetosa che le arrivavaaigarretti.Ciri–cuipiacevanolecavalcaturealte–accorciò le cinghie delle staffe, quindi tastò l’insolita sella piatta, senza intelaiaturadilegnoesenzapomosull’arcioneanteriore.Infilòuno stivale nella staffa e afferrò il cavallo per la criniera. «Buona, Kelpie.» Malgrado le apparenze, la sella era comodissima. E per ovvi motivimoltopiùleggeradiquellemilitari. «Eadesso»,disseCiridandodeicolpettisulcolloardentedella

giumenta, «vedremo se sei veloce quanto bella. Se sei una vera purosangueosolounincrocio.Chenedicidiunaventinadimigliaal galoppo,Kelpie?»

Seanottefondaqualcunofosseriuscitoadavvicinarsidisoppiatto alla casupola dal tetto di paglia infossato e ricoperto di muschio sperdutainmezzoallepaludieavesseguardatoattraversolefessure delleimposte,avrebbevistounvecchiodallabarbabiancaascoltareil raccontodiunafanciullasuiquindiciannicongliocchiverdiei capellibiondocenere. Avrebbe visto la brace, sul punto di estinguersi nel focolare, ravvivarsierisplendere,quasipresentendoilseguitodelracconto. Manonerapossibile.Nessunopotevavederlo.Lacasupoladel vecchioVysogotaerabennascostainmezzoallecanne,nellepaludi. In un luogo desolato perennemente avvolto nella nebbia, dove nessunoosavaavventurarsi.

«Lavalledelruscelloerapiana,idealepercavalcare,perciòKelpie andavacomeilvento.Naturalmentenonhorisalitoilfiume,maneho seguitolacorrente.Ricordavoquelnomefuoridelcomune:Gelosia. ErammentavociòcheHotspornavevadettoaGiselherallastazione diposta.Avevocapitoperchémiavevamessainguardiadalborgo.A Gelosiaerasenz’altroincorsounagguato.QuandoGiselheraveva rifiutatol’offertadiapprofittaredell’amnistiaelavorareperlaGilda, Hotsporngliavevaaccennatodipropositolapresenzanelborgodel cacciatoreditaglie.SapevacheiRattiavrebberoabboccatoall’esca, che sarebbero andati là e caduti in trappola. Dovevo arrivare nei pressidiGelosiaprimadiloro,tagliarelorolastrada,avvertirli.Farli tornareindietro.Tutti.OalmenoMistle.» «Suppongochenoncisiariuscita»,borbottòVysogota. «AlloracredevocheaGelosiaciaspettasseunrepartonutritoe armato fino ai denti. Non mi sarei mai sognata che a tenderci l’agguatofosseunsolouomo »Tacque,gliocchifissinell’oscurità.

«Eneppureavevoideadicheuomofosse.»

Untempo,Birkaeraunvillaggioprosperoeincantevole,situatoin unaposizionemoltopittoresca:isuoitettidipagliagiallaeditegole rosseriempivanofittamenteunavalledairipidipendiiboscosi,che cambiavanocoloreasecondadellastagionedell’anno.Soprattuttoin autunno,lavistadiBirkarallegraval’occhioamantedelbelloeil cuoresensibile. Cosìerastato,finchéilborgononavevacambiatonome.Edera accadutonelmodoseguente. Un giovane contadino, un elfo appartenente alla vicina colonia elfica, si era innamorato perdutamente della giovane mugnaia di Birka.Quellabirbantelladellamugnaiasiburlavadellasuacortee continuavaadandareassiduamenteconvicini,conoscentieperfino parenti.Quelliavevanocominciatoafarsibeffedell’elfoedelsuo amore cieco come una talpa. In preda alla rabbia e alla sete di vendetta–cosapiuttostoinsolitaperunodellasuarazza–l’elfoera esploso,ederaesplosoinmanieraterribile.Unanotte,colfavoredi unfortevento,avevaappiccatoilfuocoaBirkael’avevaridottoin cenere. Gliabitantidelvillaggio,completamenterovinatidall’incendio,si eranopersid’animo.C’erachieraandatoingiroperilmondo,chisi era abbandonato all’ozio e al bere. Il denaro raccolto per la ricostruzionevenivaregolarmentesottrattoespesonell’alcol,eorail borgooffrivaunospettacolodimiseriaedisperazione:eraunorribile ammassodicatapecchiecostruiteacasacciosottounpendionudoe anneritodalfuoco.Primadell’incendio,Birkaformavaunovalecon al centro una piccola piazza del mercato; ora, con le poche case riedificateinmanierapiùdecente,imagazzinieledistillerie,erauna sortadilungastradinaconinfondolafacciatadellalocandaAlla TestadiChimera,costruitagrazieallavorocollettivoegestitadalla vedovaGoulue. EdasetteanninessunousavapiùilnomeBirka.Ilborgoveniva chiamatoGelosiaArdenteo,perbrevità,semplicementeGelosia.

Ora lungo la stradina di Gelosia cavalcavano i Ratti. Era una mattinafredda,nuvolosa,cupa. La gente fuggiva in casa, si tappava nelle baracche e nelle catapecchie.Chiavevadelleimpostelechiudevaconfragore,chi aveva una porta la sbarrava col catenaccio. Chi poi aveva dell’acquavite,bevevaperfarsicoraggio.IRattiavanzavanoalpasso, conostentatalentezza,staffacontrostaffa.Suilorovisieradipintoun disprezzo noncurante, ma gli occhi socchiusi osservavano attentamentelefinestre,iporticiegliangolidellecase. «Un solo quadrello di balestra!» gridò Giselher a mo’ di avvertimento. «Un solo scricchiolio di corda, e facciamo un macello!» «Escoppieràunaltrobell’incendio!»aggiunseIskracolsuotono acutoesquillante,dasoprano.«Rimarrannosoltantoacquaeterra!» Tragliabitantic’erasicuramentechipossedevaunabalestra,ma nonsenetrovòneancheunodispostoacontrollaresepercasoi brigantinonparlasseroalvento. IRattismontaronodisella.Percorseroapiedilaventinadipassi che li separava dalla Testa di Chimera, fianco a fianco, facendo

risuonareetintinnareritmicamentesperoni,ornamentiegioielli. Alla loro vista, tre abitanti del villaggio intenti a smaltire la sbronzadelgiornoprimabevendobirrascomparverodaigradinidella locanda. «Semprechecisiaancora»,borbottòKayleigh.«Abbiamoperso tempo.Nondovevamofermarci,dovevamopiombarequimagaridi

notte

» «Seiunidiota»,replicòIskradigrignandoidenti.«Sevogliamo cheibardicicomponganosopradellecanzoni,nonpossiamoagiredi notte,albuio.Lagentedevevedere!Lamattinaèl’idealeperché sonoancoratuttisobri,nonèvero,Giselher?» Ilcapononrispose.Raccolseunsasso,preseloslancioeloscagliò controlaportadellalocanda.«Vienifuori,Bonhart!» «Vienifuori,Bonhart!»ripeteronoincoroisuoicompagni.«Vieni fuori,Bonhart!» Dall’interno giunse un rumore di passi. Lenti e pesanti. Mistle

sentìunbrividocorrerlelungolanucaelespalle. Bonhartcomparvesullasoglia. IRattiarretraronoistintivamentediunpasso,itacchideglialti stivalisipuntarononelterreno,lemaniguizzaronoalleimpugnature dellespade.Ilcacciatoreditaglietenevalasuasottol’ascella.Intal modoavevalemanilibere:inunaavevaunuovosgusciato,nell’altra untozzodipane. Si avvicinò lentamente alla balaustra e li guardò dall’alto, con sufficienza. Stava sul portico, ed era grosso. Gigantesco, sebbene magrocomeunghul. Liosservava,facevascivolaregliocchiacquosisututtiloro,l’uno dopol’altro.Quindimorseprimaunpezzettod’uovo,poiunpezzetto dipane.«EFalkadov’è?»chieseaboccapiena.Frammentidituorlo glicadderodaibaffiedallabocca.

«Corri,Kelpie!Corri,bella!Corripiùchepuoi!»

Lagiumentamorellanitrìforte,allungandoilcollonelgaloppo

sfrenato.Laghiaiavolavacomegrandinesottoglizoccoli,sebbene

essisembrasserosfiorareappenalaterra.

Bonhartsistiracchiòpigramente,facendoscricchiolareilfarsettodi cuoio,pois’infilòiguantidipelledialceeseliaggiustòconcura. «Macome?Voleteuccidermi?Eperché?»chieseconunasmorfia. «Per Ovolaccio, tanto per non cercare troppo lontano», rispose Kayleigh. «Eperdivertirci»,aggiunseIskra. «Eperavereunpo’dipace»,buttòlìReef. «Aaaah»,feceadagioBonhart.«Èdiquestochesitratta!E,se promettodilasciarviinpace,rinuncereteauccidermi?» «No,canegrigio,nonseneparla»,disseMistleconunsorriso incantevole. «Ti conosciamo. Sappiamo che non regali niente a nessuno, che ci starai alle calcagna e aspetterai l’occasione d’infilzarciallespalle.Scendigiù!»

«Calma,calma.»Bonhartsorrise,allargandominacciosamentela bocca sotto i baffi grigi. «Per ballare c’è sempre tempo, non c’è motivodiscaldarsi.Primavifaròunaproposta,Ratti.Lascioavoila scelta,epoifaretecomevorrete.» «Cosabofonchi,vecchiobacucco?»gridòKayleighingobbendosi. «Parlameglio!» Bonhartscosselatestaesigrattòlacoscia.«C’èunatagliasudi voi,Ratti.Discreta.Ebisognapurvivere.» Iskrasbuffòesgranògliocchicomeungattoselvatico. Bonhartincrociòlebracciasulpetto,infilandolaspadanellapiega del gomito. «La taglia discreta è per consegnarvi morti, per consegnarvi vivi c’è una taglia un po’più alta. Per me, a essere sinceri, è indifferente. Non ho niente di personale contro di voi. Ancoraieripensavodiaccopparvicosì,perdivertimentoepiacere, ma siete venuti spontaneamente, risparmiandomi la fatica, e così facendovisieteguadagnatilamiasimpatia.Dunquelascioavoila scelta.Comepreferitefarviprendere:conlebuoneoconlecattive?» ImuscolidellemascellediKayleightremarono.Mistlesipiegòin avanti,prontaascattare. Giselherl’afferròperunbraccio.«Lacanagliavuolefarciuscire daigangheri»,sibilò.«Lascialaparlare.» Bonhartsbuffò.«Ebbene?Conlebuoneoconlecattive?Iovi consiglioleprime.Perché,vedete,conlebuonefamolto,mamolto menomale.» Quasiacomando,iRattisfoderaronolearmi.Giselhertracciòin ariaunacroceconlalamaesibloccòinunaposizionedischerma. Mistle lanciò un grosso sputo a terra. «Fatti sotto, vegliardo tutt’ossa», disse, in maniera apparentemente calma. «Avanti, farabutto.Tiammazzeremocomeunvecchiocanespelacchiato.» «Dunquepreferitelecattive.»Guardandounpuntoaldisopradei tetti,Bonhartestrassepianolaspadaegettòviailfodero,quindiscese senzafrettadalporticofacendotintinnareglisperoni. IRattisidisposerorapidamenteditraversoallastrada.Kayleighsi piazzò all’estrema sinistra, quasi contro il muro di una distilleria. AccantoaluipresepostoIskra,storcendolelabbrasottilinelsuo

solito sorriso inquietante. Mistle, Asse e Reef si misero a destra. Giselherrimasealcentro,fissandoilcacciatoreditagliedasottole palpebresocchiuse. «Comevolete,Ratti.»Bonhartguardòdaunaparteedall’altra, alzògliocchialcielo,quindisollevòlaspadaesputòsullalama. «Volevateballare,eoraballerete.Attacca,musica!» Siscagliaronol’unocontrol’altrocomelupi,fulminei,silenziosi, imprevedibili.Lelamesibilaronoinaria,riempiendolastradinadello stridiolamentosodell’acciaio.All’iniziosisentivasoltantoilrumore dellelame,sospiri,gemitierespiriaffannosi. Ma poi, a un tratto, inaspettatamente, i Ratti cominciarono a gridare.Eamorire. Reef volò per primo fuori dalla mischia e andò a sbattere di schienacontroilmuro,schizzandodisanguelacalcecolorbianco sporco.DopodiluineuscìconpassovacillanteAsse,chesiaccasciò ecaddesuunfianco,piegandoleginocchia. Bonhartroteavaesaltavacomeunatrottola,circondatodaibagliori edaisibilidellalama.IRattiindietreggiavano,scattavanoinavanti menandofendentiebalzavanoindietro,rabbiosi,accaniti,impietosi. Invano.Bonhartparava,colpiva,parava,colpiva,attaccava,attaccava senza sosta, non dava loro tregua, dettava il ritmo. E i Ratti indietreggiavano.Emorivano. Colpitaalcollo,Iskracaddenelfangoesiraggomitolòcomeun gattino, inondando del sangue che le sgorgava dalla carotide i polpacci e le ginocchia di Bonhart, che la stava scavalcando. Il cacciatoreditaglierespinseconunampiocolpogliattacchidiMistle e Giselher, quindi piroettò e assestò un fendente velocissimo a Kayleigh,aprendolodallaclavicolaalfiancoconlasolapuntadella lama.IlRattolasciòandarelaspadamanoncadde,sipiegòsoltanto, quindi si afferrò il petto e il ventre con tutte e due le mani, e attraversoleditasgorgòunfiottodisangue.Bonhartevitòunaltro colpo di Giselher, parò un attacco di Mistle e trafisse ancora Kayleigh,questavoltariducendogliunlatodellatestaaunapoltiglia scarlatta.IlRattodaicapellibiondicrollòaterrainunapozzadi sanguemistoafango.

MistleeGiselheresitaronounmomento.Poi,invecediscappare,

lanciaronoall’unisonoungridoselvaggio,rabbioso.Esigettaronosu

Bonhart.

Trovaronolamorte.

Ciri entrò a precipizio nel borgo e percorse di gran carriera la stradina.Dasottoglizoccolidellagiumentaneravolavanoschizzidi fango.

BonhartspinseviacoltaccoGiselher,chegiacevaaipiedidelmuro. IlcapodeiRattinondavasegnidivita.Ilsangueavevaormaismesso dicolaredalcraniospaccato. Inginocchio,Mistlecercavalaspada,tastavacontutteeduele maniilfangoelosterco,senzaaccorgersidiessereinginocchiatain unapozzascarlattacheandavaallargandosi.Bonhartlesiavvicinò lentamente. «Nooooooo!» Ilcacciatoreditagliesollevòlatesta. Ciribalzògiùdalcavalloincorsa,vacillò,caddesuunginocchio. Bonhartsorrise.«UnaRatta.Lasettima.Menomalecheseiqui. Mimancavisolotupercompletareillavoro.» Mistletrovòlaspada,manonfuingradodisollevarla.Rantolòe sigettòaipiedidiBonhart,quindisiaggrappòconditatremantiai gambalideisuoistivali.Aprìlaboccapergridare,mainvecediun gridole uscìun vivido rivolovermiglio. Bonhart lacolpì con un violentocalcio,facendolacaderenellosterco.Tuttavia,tenendosiil ventresquarciatocontutteeduelemani,Mistleriuscìasollevarsidi nuovo. «Noooooo!»urlòCiri.«Miiiiiiistle!» Ilcacciatoreditaglienonprestòattenzionealsuogrido,nongirò neppurelatesta.Fecerotearelaspadaelaabbattéconviolenza,come unafalce,sferrandouncolpopotentechestrappòMistledaterraela scaraventòcontroilmuro,flosciacomeunabamboladipezza,come

unostracciosporcodirosso.

IlgridomorìingolaaCiri.Quandoallungòversodiluilaspada,

lesuemanitremavano.«Assassino»,disse,stupitadinonriconoscere

lapropriavoce.Eneppurelelabbra,cheauntrattosieranofatte

terribilmentesecche.«Assassino!Canaglia!»

Bonhartlaosservavaconcuriosità,latestaleggermenteinclinata.

«Vogliamopropriomorire?»chiese.

Cirisiavvicinòegligiròintorno,descrivendounsemicerchio.

Tenevalaspadaconlebracciasollevateedisteseedeseguivauna

seriedimulinelliefinte.

Ilcacciatoreditagliesimisearidereforte.«Morire!LaRatta

vuolemorire!»

Sigiròlentamente,rimanendosulposto,senzafarsiattirarenella

trappoladiCiri.Maperleieraindifferente.Ribollivadirabbiaedi

odio,tremavaperlasetediuccidere.Volevagettarsisuquelvecchio

spaventoso,sentirelalamaconficcarsinelsuocorpo.Volevavedereil

suosanguesprizzaredallearterierecisealritmodegliultimibattiti

delcuore.

Bonhartalzòlaspadasporcadisangueesputòsullalama.«Be’,

Ratta,primadicrepare,fammivederedicosaseicapace!Attacca,

musica!»

«Èunveromisterocomenonsisianouccisiinquelprimoscontro», raccontavaseigiornipiùtardiNycklar,ilfigliodelfabbricantedi bare. «Avevano una gran voglia di ammazzarsi a vicenda, era evidente. Si sono scagliati l’uno contro l’altra, sono rimasti avvinghiatiunistanteappenaepoièrisuonatoungranfragoredi spade.Sisarannoscambiatidue,forsetrecolpi.Nonc’eranessunoin gradodicontarli,néconlosguardonéconl’udito.Eranocosìveloci, nobilisignori,chenéocchionéorecchioumanopotevaafferrarli. Danzavanoesaltellavanol’unointornoall’altracomeduedonnole.» Stefan Skellen, detto Allocco, ascoltava attentamente, giocherellandoconlostaffile. «Sisonoseparatid’unbalzo»,proseguìilragazzo,«enonavevano

neppureungraffio.LaRatta,sivedeva,erafuriosacomeildiavoloin

personaesibilavacomeungattocuisicerchiditogliereuntopo.

QuantoalsignorBonhart,eraassolutamentetranquillo.»

Bonhartsorrise,digrignandoidenticomeunveroghul.«Falka,sei davverobravaadanzareeamaneggiarelaspada!Mihaiincuriosito, mocciosa.Chisei?Dimmelo,primadimorire.» Ciriansimava.Cominciavaasentirsiinvaderedalterrore.Aveva capitoconchiavevaachefare. «Dimmichisei,etirisparmierò.» Lafanciullaserròpiùfortel’impugnatura.Dovevaassolutamente penetrarelesuedifese,colpirloprimachesicoprisse.Nonpoteva permetterglidirespingereisuoiaffondi,nonpoteva parare i suoi fendenticonlaspada,nonpotevapiùrischiareneppureunavoltail doloreelaparalisicheleavevanoassalitoilgomitoel’avambraccio quando l’aveva fatto. Non poteva sprecare forze sgusciando passivamentedasottoisuoicolpi,chelamancavanosolodiunpelo. Doveva evitare il forte della spada. Subito. In quello scontro. O morire. «Staipermorire,Ratta»,disseBonhartandandoversodileiconla spadaprotesainavanti.«Nonhaipaura?Èperchénonsaicom’èla morte.» KaerMorhen,pensòCirifacendounbalzo.Lambert.Ilpettine.Il saltomortale. Fecetrepassieunamezzapiroettae,quandoBonhartattaccò, infischiandosene della sua finta, Ciri eseguì un salto mortale all’indietro, atterrò agilmente sulle ginocchia e gli si gettò subito contro, tuffandosi sotto la sua spada e piegandosi per sferrare un colpotremendo,aiutatodaunapotentetorsionedeifianchi.Aun trattofuinvasadall’euforia,sentivaquasilalamapenetrareconforza nelcorpo. Invece ci fu l’urto duro e stridulo del metallo sul metallo. E l’improvvisobaleniodeisuoiocchi,unascossaedolore.Sentìche stavacadendo,cheeracaduta.Haparatoesiègirato,pensò.Ora

muoio. Bonhartlediedeuncalcioinpancia.Poi,conunaltrodoloroso calcioinfertoconprecisionealgomito,lefecevolarelaspadadi mano.Cirisiafferròlatesta,provavaundoloresordo,masottoledita nonsentìnéferite,nésangue.Mi ha tirato un pugno,pensòcon terrore.Mihasemplicementetiratounpugno.Omihacolpitocol pomodellaspada.Nonmihaucciso.Melehasuonate,comeauna mocciosa. Aprìgliocchi. Ilcacciatoreditaglielestavasopra,spaventoso,magrocomeuno scheletro,incombendosudileicomeun albero malato e spoglio. Puzzavadisudoreedisangue. Laafferròpericapellidellanuca,lasollevòdipeso,lacostrinse ad alzarsi, ma subito dopo, con uno strattone, le fece mancare il terrenosottoipiedie,mentreleiurlavacomeunadannata,latrascinò versoMistle,stesaaipiedidelmuro.«Nonhaipauradellamorte, eh?»ringhiò.«Alloraguarda,Ratta.Questaèlamorte.Cosìsimuore. Guarda,questesonobudella.Questoèsangue.E questa è merda. Eccochecos’hal’uomodentrodisé.» Sempreappesaallasuamano,Cirisitese,sicurvò,fuscossada conati secchi. Mistle era ancora viva, ma aveva già gli occhi appannati, vitrei, come quelli dei pesci. La sua mano, come un artigliodisparviere,sichiudevaesiapriva,sepoltanelfangoenello sterco.Cirisentìunacuto,penetranteodorediurina. Bonhartrisesguaiatamente.«Cosìsimuore,Ratta.Nelproprio piscio!»Lalasciòandare. Ciricaddeaquattrozampe,scossadasinghiozzispezzati,senza lacrime.Mistleeralìaccanto.LamanodiMistle,sottile,delicata, morbida,lamanosapientediMistle Nonsimuovevapiù.

«Nonmihaucciso.Mihalegataperlemaniallastangadeicavalli.» Vysogota sedeva immobile. Era da un pezzo che sedeva così. Trattenevaperfinoilrespiro.

Ciricontinuavaaraccontare,elasuavocesifacevasemprepiù innaturale,semprepiùsgradevole:«Haordinatoallagenteaccorsadi portargliunsacchettodisaleeunbarilottodiaceto.Eunasega.Non sapevo Nonpotevocapirecosaavesseinmente Alloranonsapevo ancoradicosafossecapace.Erolegata allastanga Hachiamatoi garzoni,haordinatoloroditenermipericapelli eperlepalpebre. Hafattovederecome Inmodochenonpotessigirarelatestae neppurechiuderegliocchi Chefossicostrettaaguardarequelloche faceva.’Bisognafarsìchelamercenonvadaamale’,hadetto.’Che nonsidecomponga ’»Lesispezzòlavoce,lesibloccòingola. Intuito di colpo cosa avrebbe udito, Vysogota sentì la saliva affluirgliinboccacomeun’ondadipiena. «Hatagliatolorolatesta»,proseguìCiriintonopiatto.«Conuna sega.AGiselher,Kayleigh,Asse,Reef,Iskra EaMistle.Hatagliato lorolatesta L’unodopol’altro.Sottoimieiocchi.»

Sequellanottequalcunofosseriuscitoadavvicinarsidisoppiattoalla casupoladaltettodipagliainfossatoericopertodimuschiosperduta in mezzo alle paludi e avesse guardato attraverso le fessure nelle imposte,nell’internoscarsamenteilluminatoavrebbevistounvecchio dalla barba bianca con un pellicciotto e una fanciulla dai capelli biondo cenere col viso deturpato da una cicatrice sulla guancia. Avrebbevistolafanciullascossadalpianto,soffocatadaisinghiozzi tra le braccia del vecchio, e quello che cercava di calmarla, accarezzandolacongestigoffiemeccaniciedandoledeicolpettisulle spalletremanti. Manonerapossibile.Nessunopotevavederli.Lacasupolaeraben nascosta in mezzo alle canne, nelle paludi. In un luogo desolato perennementeavvoltonellanebbia,dovenessunoosavaavventurarsi.

«Spessomichiedonocomemaimisiadecisoascriverelemiememorie.

Moltisembranointeressatialmomentoesattoincuiessecominciaronoa

prendereforma;valeadirealfatto,all’episodiooall’avvenimento

straordinariochediedeilviaallalorostesuraoneful’origine.Seinpassato

hofornitodiversespiegazionienondiradohomentito,orarenderòomaggio

allaverità,giacchéoggi,cheimieicapellisisonoimbiancatienotevolmente

diradati,sochelaveritàèunsemeprezioso,mentrelamenzognaèignobile

pula.

Elaveritàèquesta:l’avvenimentodacuituttoebbeorigine,cuidevoiprimi

appuntidaiqualicominciòaprenderecorpol’operapiùtardadellamiavita,

fuilcasualeritrovamentodialcunifogliediunamatitatralecosecheioei

mieicompagnirubammodaiconvoglidelletruppelyriane.Dunque

accadde »

Ranuncolo,Mezzosecolodipoesia

3

accadde il quinto giorno dopo il novilunio di settembre, e precisamenteiltrentesimogiornodellanostraspedizione,contando dallapartenzadaBrokilon,eseigiornidopolaBattagliadelPonte. Ora, caro futuro lettore, tornerò un po’indietro nel tempo e descriverògliavvenimenticheebberoluogoimmediatamentedopola Battaglia del Ponte, celebre e gravida di conseguenze. Ma prima illumineròilnutritogruppodilettorichenonhannocognizionedi detta battaglia, vuoi perché presi da altri interessi, vuoi in conseguenzadicomuneignoranza.Dunque:quellabattagliaebbe luogo l’ultimo giorno del mese di agosto dell’Anno della Grande GuerraadAngren,sulpontecheunisceleduerivedelfiumeJaruga, neipressidiuncentrodiraccoltadellegnamechiamatoLegnaia Rossa. Le parti di questo scontro armato erano: l’esercito di Nilfgaard,letruppelyrianeallatestadellareginaMeveenoi,la nostra formidabile compagnia: il sottoscritto; lo strigo Geralt; il vampiro Emiel Regis Rohellec Terzieff-Godefroy; l’arciera Maria Barring, detta Milva; e Cahir Mawr Dyffryn aep Ceallach, un nilfgaardianocheavevailvezzodidimostraredinonesserloconuna proterviadegnadimigliorcausa. Forsetirisulteràinoltreoscuro,lettore,comemailareginaMeve, alloraritenutascomparsaeperitainsiemecolsuoesercitodurante l’incursione nilfgaardiana di luglio in Lyria, Rivia e Aedirn, conclusasi con la totale conquista di quei paesi e con la loro occupazionedapartedelletruppeimperiali,sitrovasseadAngren. TuttaviaMevenoneraperita,comesicredeva,inbattaglia,nonera cadutaprigionieradiNilfgaard.Radunatasottoilsuostendardola valorosacavalleriamobiledelsuperstiteesercitolyrianoereclutati più uomini possibile, compresi mercenari e comuni banditi, la valorosa Meve aveva intrapreso una guerra partigiana contro Nilfgaard.ElaselvaggiaAngrenerailluogoperfettoperunasimile

guerriglia,idealepertendereagguatienascondersinelleboscaglie, giacchéeraunpaesericcodiboscaglie,anzi,adireilvero,oltrealle boscaglienonavevanullachemeritassediesserericordato. IldrappellodiMeve–chiamatagiàdalsuoesercitolaRegina Bianca–acquistòrapidamenteforzeesifecetalmenteaudaceda passare senza nessuna paura sulla riva sinistra dello Jaruga per seminare il caos e imperversare nelle retrovie più arretrate del nemico. Aquestopuntotorniamoalnostrotema,valeadireallaBattaglia delPonte.Lasituazionetatticaeralaseguente:ipartigianidella regina Meve, dopo avere imperversato sulla riva sinistra dello Jaruga,volevanofuggiresullarivadestra,masieranoimbattutinei nifgaardiani,cheimperversavanosullarivadestradelloJarugae volevano per l’appunto fuggire sulla riva sinistra dello Jaruga. Quantoanoi,arrivammotraisuddettidaunaposizionecentrale,e cioèdalbelmezzodelloJaruga,circondatidadestraedasinistrada gentearmata.Nonavendodovescappare,diventammodunquedegli eroi e ci coprimmo di una gloria immortale. La battaglia, tra parentesi, fu vinta dai lyriani, poiché riuscirono a fare quanto si erano prefissi, cioè a fuggire sulla riva destra. I nilfgaardiani scapparonononsisadoveecosìfacendoperserolabattaglia.Mi rendo conto come tutto ciò suoni assai confuso e non mancherò, primadellapubblicazionedelmiotesto,diconsultareunteoricodi cosemilitari.Perilmomentomirimettoall’autoritàdiCahiraep Ceallach,l’unicosoldatodellanostracompagnia,ilqualeaffermò chelavittoriaattraversolarapidafugadalcampodibattagliaè ammessadallamaggiorpartedelledottrine. La partecipazione della nostra compagnia alla battaglia fu indiscutibilmenteonorevole, maebbeancheconseguenzenegative. Milva,cheeraincinta,fuvittimadiuntragicoincidente.Noialtri fummoassistitidallafortuna,datochenessunoriportòferitegravi. Manessunonericavòaltresìunvantaggioeneppurericevetteun ringraziamento.AeccezionedellostrigoGeralt.Perché,nonostante l’indifferenza e la neutralità spesso dichiarate – in maniera evidentementeipocrita–,nellabattaglialostrigoGeraltdiedeprova

diunardoretantograndequantoesageratamentesfrenato;inaltre

parole,sibattéinmanieraspettacolare,omeglioperdarespettacolo.

FunotatoeMeve,lareginadiLyria,lonominòdipropriamano

cavaliere.Datalenomina,comesirivelòbenpresto,derivaronopiù

noiechevantaggi.

Occorreinfattichetusappia,carolettore,chelostrigoGeraltera

semprestatounuomomodesto,prudenteepadronedisé,conun

animo semplice e diritto come un manico di alabarda. Ma la

promozioneinaspettatael’apparentebenevolenzadellareginaMeve

locambiaronoe,senonloavessiconosciutobene,avreidettochesi

eramontatolatesta.Invecedisparirediscenanelmodopiùrapidoe

anonimopossibile,Geraltbazzicavailseguitoreale,sirallegrava

deglionoricheglivenivanodimostrati,sidilettavadeifavoridicui

godevaesicrogiolavanellagloria. E gloria e popolarità erano proprio ciò di cui avevamo meno bisogno.Ricordoaquantiloavesserodimenticatochequellostesso

strigoGeraltappenanominatocavaliereeraricercatodagliorganidi

sicurezzadiciascunodeiQuattroRegnirelativamenteallaribellione

deimaghisull’isoladiThanedd.Quantoame,personainnocentee

puracomeungiglio,sicercavadiaccusarmidispionaggio.Epoi

c’eraMilva,cheavevacollaboratoconledriadiegliScoia’tael,ed

eracoinvoltaneifamigeratimassacridiumaniaiconfinidelBoscodi

Brokilon.AquestivaaggiuntoCahiraepCeallach,nilfgaardiano,

abitantediunanazionecomunquenemica,lacuipresenzadallaparte

sbagliata del fronte non sarebbe stata facile da spiegare e giustificare. Dunque risultava che l’unico membro della nostra

compagnialacuibiografianonfosseinficiatadaquestionipolitiche

o criminali fosse il vampiro. Perciò lo smascheramento e

l’identificazionediunoqualunquedinoiminacciavanotuttiglialtri

di venire infilzati a un palo di tremolo acuminato. Ogni giorno

trascorsoall’ombradeglistendardilyriani–all’iniziodelrestoin

manierapiacevole,astomacopienoealsicuro–accrescevatale

rischio.

Quandoglielofecipresenteachiarenote,Geraltsirabbuiòun

po’,mamispiegòlesueragioni,cheeranodue.Primo,dopoilsuo

bruttoincidente,Milvaavevaancorabisognodiassistenzaedicure,

e nell’esercito c’erano i cerusici. Secondo, l’esercito della regina Meveera direttoa est, versoCaed Dhu. Ela nostra compagnia, prima di cambiare direzione e di cacciarsi nella battaglia sopra

descritta,eradirettaanch’essaaCaedDhu:speravamoinfattidi

ottenere informazioni utili alla ricerca di Ciri dai druidi che vi dimoravano.Adistogliercidallanostrametaeranostatiidrappellidi cavalleriaeletruppemercenariecheimperversavanoadAngren.

Ora,sottolaprotezionedell’esercitoamicodiLyria,colfavoreecon

labenevolenzadellareginaMeve,lastradaperCaedDhusiapriva

dinuovodavantianoi,anziapparivadrittaesicura.

Misiinguardialostrigo,avvisandolocheinrealtàlecosenon

stavanocosì,cheerasoloun’impressione,cheilfavoredellaregina

eraillusorioecapriccioso.Lostrigononvolledarmiascolto.Masi

dimostròsubitodachepartestavalaragione.Quandosisparsela

notiziachedaest,dalpassodiKlamat,stavamarciandosuAngren

unanutritaspedizionepunitivanilfgaardiana,l’esercitodiLyriasi

diresse senza esitare a nord, verso le montagne di Mahakam. A Geralt, com’è facile intuire, questo cambio di direzione non conveniva affatto: aveva fretta di raggiungere i druidi, non

Mahakam!Ingenuocomeunbimbo,corsedallareginaMevecon

l’intenzionediottenereunadispensadall’esercitoelabenedizione

realeperisuoiprogrammiprivati.Eciòsegnòlafinedelfavoree

dellabenevolenzareali,eilrispettoel’ammirazioneperl’eroedella

BattagliadelPontesidissiparonocomefumo.AlcavaliereGeraltdi

Riviavenneroricordatiintonogelidomafermoisuoiobblighinei

confrontidellacorona.AMilva,tuttoradebole,alvampiroRegiseal

sottoscrittofuordinatodiunirsiallacolonnadifuggitivieciviliche

sitrascinavanodietroiconvogli.CahiraepCeallach,giovanegrande

e grosso, che tutto sembrava fuorché un civile, fu avvolto in una sciarpa bianca e azzurra e inserito nella cosiddetta libera

compagnia,cioènelrepartodicavalleriacompostodaunacongerie

dibricconiraccoltalungolestradedalletruppelyriane.Intalmodo

fummodivisi,etuttofacevapensarechelanostraspedizionefosse

finitaunavoltaepersempre.

Ma,comeintuirai,carolettore,quellanonfuaffattolafine,anzi nonfunemmenol’inizio!Venutaaconoscenzadellosviluppodegli avvenimenti,Milvasidichiaròsubitoinbuonasaluteeprontaad agire,efulaprimaadareilsegnaledellaritirata.Cahirgettòi colorirealialleorticheeabbandonòlaliberacompagnia,mentre Geraltselasvignòdallelussuosetendedelfiorfioredellacavalleria. Nonmidiffonderòinparticolari,elamodestianonmiconsentedi farrimarcareimieiproprimeriti–notevoli–nell’impresadescritta.

Milimitoariportareifatti:lanottetrail5eil6settembre,tuttala

nostracompagnialasciòallachetichellaletruppedellareginaMeve. Prima di congedarci dall’esercito di Lyria, non mancammo di rifornirci abbondantemente, senza chiedere nessun permesso al quartiermastro. Reputo troppo forte la parola «furto», usata da Milva. Ci spettava pur sempre una gratificazione per aver partecipato alla memorabile Battaglia del Ponte. E, se non una gratificazione,almenouncompensoeunrisarcimentoperleperdite subite!Tralasciando iltragico incidente diMilva, o leferite e le contusionidiGeralteCahir,nellabattagliaeranorimastiuccisio mutilati tutti i nostri cavalli, a parte il mio fedele Pegaso e la recalcitranteRutilia,lagiumentadellostrigo.Prendemmodunque,a titolo d’indennizzo, tre purosangue della cavalleria e un ronzino, nonchétuttal’attrezzaturachecicapitòtralemani;aggiungo,a onordelvero,cheinseguitocitoccògettarnevialametà.Come disseMilva,èciòchecapitaquandosirubaalbuio.Lecosepiùutili furonosottratteallescortedell’esercitodalvampiro,chealbuioci vedeva meglio che di giorno. Per giunta, Regis privò la risorse difensivedelletruppediLyriadiungrossomulocolorgrigiotopo cheportòfuoridalrecintoconunataleabilitàchenoncifuunasola bestiachesbuffòopestòglizoccoliaterra.Occorreperciòrelegare tralefavoleiresocontisuglianimalicheavvertonolapresenzadei vampiriereagisconoalloroodoreconterrorpanico,amenochenon sitrattidicasiisolati,siatraglianimalisiatraivampiri.Aggiungo cheabbiamoancoraquelmulocolorgrigiotopo.Dopolaperditadel ronzino,cheinseguitociscappòneiboschidiOltreriva,spaventato dailupi,èilmuloaportarelanostraroba opiuttostoquantone

rimane.SichiamaDraakul.IlnomeglifudatodaRegissubitodopo ilfurto,eglièrimasto.Nellaculturaenellalinguadeivampiri,deve avereunsignificatospiritoso,perchéRegisneèmoltodivertito,ma nonhamaivolutospiegarcelo,sostenendochesitrattadiungiocodi paroleintraducibile. Efucosìchelanostracompagniasiritrovòdinuovoinviaggio,e lalistagiàlungadipersonechenonciamavanosiallungòancoradi più.GeraltdiRivia,cavalieresenzamacchiaesenzapaura,aveva abbandonato le file della cavalleria prima ancora che la nomina fosse ratificata da un documento ufficiale e che l’araldo di corte ideasseperluiunostemma.QuantoaCahiraepCeallach,nelgrande conflitto tra Nilfgaard e i Nordling aveva avuto il tempo di combattereinentrambigliesercitiedidisertaredaentrambi,dopo essersiguadagnatoinentrambiunacondannaamorte.Ilrestodel gruppononsitrovavaaffattoinunasituazionemigliore:allafinfine uncapestroèuncapestro,epocoimportailmotivopercuisiviene impiccati,peraverinfangatol’onorecavalleresco,peraverdisertato operaverdatoilnomeDraakulaunmulodell’esercito. Non deve dunque stupirti, lettore, se compimmo sforzi davvero titanicipermetterepiùdistanzapossibiletranoieletruppedella reginaMeve.Spingemmodigrancarrieraicavalliasud,versolo Jaruga,intenzionatiapassaresullarivasinistra.Enonsoloaffinché ilfiumeciseparassedallareginaedaisuoipartigiani,maanche perchéleregionispopolatediOltrerivaeranomenopericolosedi Angren,teatrodiguerra.Paradossalmente–giacchélarivasinistra delloJarugaeragiànelterritoriodell’imperodiNilfgaard,nostro nemico – per raggiungere i druidi di Caed Dhu era molto più ragionevoleseguirequestapiuttostochelarivadestra.Ideatoredi questa tattica fu lo strigo Geralt, che dopo avere lasciato la confraternita dei fanfaroni nominati cavalieri aveva recuperato in notevole misura il giudizio, la capacità di pensiero logico e la prudenzacheglieranopropri.Ilfuturodimostròcheilsuopianoera gravido di conseguenze e avrebbe influito sui destini di tutta la spedizione.Masuquestotorneremoinseguito. Quando lo raggiungemmo, lo Jaruga era già pieno di

nilfgaardiani che attraversavano il ponte ricostruito accanto alla Legnaia Rossa per spingere l’offensiva ad Angren e sicuramente ancheoltre,inTemeria,aMahakameildiavolosadovealtroaveva stabilitoilquartiergeneralenilfgaardiano.Diattraversarelìperlìil fiumeneancheaparlarne,dovevamonascondercieaspettarechele truppefosseropassate.Dunquerimanemmoduegiorniinteritrai salicilungolariva,coltivandoireumatismienutrendolezanzare. Comesenonbastasseiltemposiguastò,piovigginava,tiravaun ventodellamaloraefacevauntalefreddochesolopermiracolosi riuscivaanonbattereidenti.Traitantisettembreconservatinella miamemoria,nonnericordounaltrocosìgelido.Fuproprioallora, caro lettore, che, trovati nell’attrezzatura presa in prestito dai convoglilyrianideifoglieunamatita,cominciai–perammazzareil tempoedimenticareglistenti–aregistrareeaimmortalarealcune dellenostreavventure. Ilmaltempouggiosoel’inattivitàforzatacirovinaronol’umoree risvegliarono in noi diversi pensieri neri. Soprattutto nello strigo. Geralteraabituatoormaidaunpezzoacalcolareigiornichelo separavano da Ciri, e a suo parere ogni giorno che non veniva passatoinviaggioloseparavaancoradipiùdallafanciulla.Ora,tra isalicibagnati,alfreddoesottolapioggia,lostrigosifacevasempre più teso e cupo quasi di ora in ora. Notai inoltre che zoppicava pesantemente,echequandopensavadinonesserevistonésentito imprecavaesbuffavaperildolore.Devisapere,carolettore,che durante la rivolta dei maghi sull’isola di Thanedd, Geralt aveva riportatolafratturadivarieossa.Questesieranosaldateederano guaritegrazieallecuremagichedelledriadidelBoscodiBrokilon, maevidentementenonavevanosmessodidarglifastidio.Dunquelo strigoeraafflitto,comesuoldirsi,daundoloresiadelcorposia dell’anima,perciòerafuriosocomeunabestiaeconvenivatenersene allalarga. Ericominciarono a perseguitarlo i sogni. Il 9 settembre – era mattina,perchédinotteerastatodiguardiaedormivaancora–ci spaventò tutti saltando su con un urlo e afferrando la spada. Sembravasututtelefurie,maperfortunaglipassòsubito.

Siallontanò,pertornarepocodopoconun’espressionetetrae annunciarenépiùnémenochescioglievalacompagniaconeffetto immediatoeproseguivailviaggiodasolo,poichédaqualcheparte laggiù accadevano cose strane, il tempo incalzava, l’impresa si facevapericolosaeluinonvolevaesporrearischinessuno,néavere laresponsabilitàdinessuno.Parlavaeragionavainmanieracosì noiosa e priva di convinzione che nessuno ebbe voglia di contraddirlo.Perfinoilvampiro,disolitotantoeloquente,loliquidò conun’alzatadispalle,Milvaconunosputo,Cahirricordandogli seccamentecheluipensavapersé,equantoairischinonportava certolaspadaperappesantirelacintura.Mapoituttitacqueroe fissaronoconariaeloquenteilsottoscritto,aspettandosisenzadubbio cheavreiapprofittatodell’occasionepertornarmeneacasa.Inutile direchesisbagliavanodigrosso. Tuttaviaquestoepisodioc’indusseainterromperelasituazionedi stallo e ci spinse a un atto coraggioso: attraversare lo Jaruga. Riconosco che l’impresa suscitò la mia inquietudine: il piano prevedevainfattiunatraversatanotturnaanuoto«attaccatiallecode deicavalli»,percitareMilvaeCahir.Ancheseeraunametafora–e nelcasosospettochenonlofosse–,nonriuscivoaimmaginarciin unasimiletraversata,meeilmiocavalloPegaso,sullacuicoda avreidovutofareassegnamento.Ilnuoto,perusareun’espressione blanda,noneraenonèilmioforte.SeMadreNaturaavessevoluto che nuotassi, al momento della creazione e durante il processo dell’evoluzionenonavrebbemancatodimunirmidimembranetrale dita.LostessovalevaperPegaso. Le mie preoccupazioni si rivelarono vane, almeno per quanto concerneva la traversata attaccati alle code dei cavalli. Infatti passammo in un altro modo. E chissà che non fosse più folle. Sfrontatoloeradicerto:attraversoilpontericostruitoaccantoalla LegnaiaRossa,propriosottoilnasodellesentinelleedellepattuglie nilfgaardiane. L’impresa era solo apparentemente di una sfacciatagginefolleediunrischiomortale;inrealtàfilòtuttoliscio comel’olio.Dopoilpassaggiodelleunitàdilineailpontefuinvaso inentrambeledirezionidalunghefilediconvogli,veicoliemandrie,

daordedigentagliadiognigenere,inpartevestitainabiticivili, nellaqualelanostracompagnianonsidistinguevaaffattoenondava nell’occhio.Ecosì,ildecimogiornodelmesedisettembrepassammo tuttisullarivasinistradelloJaruga,interpellatiunasolavoltadauna guardiacui,corrugatalafronteconariaautoritaria,Cahirringhiòin rispostaqualcosasulservizioimperiale,sottolineandolesueparole colclassicofigliodiputtanamilitaresco,sempreefficace.Primache qualcunaltros’interessasseanoi,eravamogiàsull’altrarivadello Jaruga, nel fitto dei boschi di Oltreriva: infatti, l’unica strada maestra che conduceva a sud non ci conveniva né per la sua destinazione, né per l’abbondanza di nilfgaardiani che la percorrevano. LanottedelprimobivacconeiboschidiOltreriva,fecianch’io unostranosogno;tuttavia,adifferenzadiGeralt,nonmiapparve Ciri, ma la maga Yennefer. Era un sogno strano, inquietante:

Yennefer,comealsolitovestitadineroebianco,sisollevavainaria sopra un castello grande e tetro, mentre in basso altre maghe la minacciavanocoipugnielelanciavanoingiurie.Yenneferagitavale lunghemanichedellavesteevolavaviacomeunneroalbatroaldi sopradiunmaresconfinato,drittaversoilsolechesorgeva.Daquel momentoilsognositrasformòinunincubo.Quandomisvegliai,i dettaglieranoscomparsidallamiamemoria,lasciandospaziosoloa immaginivaghe,privedisenso,mamostruose:torture,grida,dolore, paura,morte Inbreve:l’orrore. NonmivantaiconGeraltdiquelsogno.Nonfiatai.Comesirivelò inseguito,aragione.

«SichiamavaYennefer!YenneferdiVengerberg!Ederaunamaga famosissima! Che possa non vedere sorgere il sole se dico una bugia!» Triss Merigold fremette e si girò, provando a penetrare con lo sguardolacalcaeilfumobluastrocheriempivanocompletamentela salaprincipaledellataverna.Infinesialzòdatavola,lasciandoconun leggerorammaricoilfilettodisogliolaalburrodiacciughe,specialità

delpostoeveraprelibatezza.Tuttavianonfacevailgirodelletaverne

edellelocandediBremervoordpermangiareprelibatezze,maper

raccogliereinformazioni.Epoidovevastareattentaallalinea.

Ilcerchiodipersoneincuidovetteinfilarsieragiàpiuttostofitto:

la gente di Bremervoord adorava le storie e non si lasciava mai sfuggirel’occasionediascoltarneunanuova.Einumerosimarinai che vi giungevano non la deludevano mai, avevano sempre un repertoriodifavoleeraccontidimarenuovidizecca.Ilpiùdelle voltefalsi,sicapisce,maquestononavevalaminimaimportanza. Unastoriaèunastoria.Halesueregole. La donna che ora stava raccontando – e che aveva nominato Yennefer–eraunapescatricedelleisoleSkellige,corpulenta,conle spalle robuste e i capelli corti e, come le sue quattro compagne, indossava un gilet di pelle di narvalo tanto consumato da essere diventatolucido. «Eraildiciannovesimogiornodelmesediagosto,lamattinadopo la seconda notte di plenilunio», riprese l’isolana, portandosi alla boccaunboccaledibirra. Lasuamano,osservòTriss,avevailcoloredeimattonivecchieil braccionudo,dotatodimuscolinodosi,misuravaalmenoventipollici dicirconferenza.LavitadiTrissnemisuravaventidue. «Era quasi l’alba», ricominciò la pescatrice, facendo vagare lo sguardosuivisidegliascoltatori,«quandoilnostrobarconeèuscito in mare, nello stretto fra An Skellig e Spikeroog, diretto verso il bancodiostrichedovedisolitocaliamoitramagliperisalmoni. Avevamounagranfretta,perchéstavaperscoppiareuntemporale,a ovestilcielosiandavaoscurandopesantemente.Bisognavatogliere alpiùprestoisalmonidallereti,altrimenti,comebensapete,quando siescedinuovoinmaredopolatempestavisitrovanosoloteste putrefatte,rosicchiate,tuttoilpescatoèperduto.» Gliascoltatori,quasituttiabitantidiBremervoordeCidarische perlopiùvivevanodelmareelacuiesistenzadipendevadaesso, annuivanoeborbottavanopienidicomprensione.Sebbenedisolito vedesseisalmonisottoformadifettinerosa,ancheTrissannuivae borbottava,nonvolendodistinguersidaglialtri.Eralìinincognito,in

missionesegreta. «Arrivatesulposto »Lapescatricevuotòilboccaleeinvitòcon ungestoqualcunodegliascoltatoriaoffrirglieneunaltro.«Arrivate sulposto,cisiamomessearaccogliereleretifinchéGudrun,lafiglia diSturli,dipuntoinbiancononcominciaaurlareasquarciagola!E puntailditodadritta!Guardiamo qualcosavolainaria,manonè unuccello!Perunmomentomisièfermatoilcuore,hopensato subitochefosseunavivernaounpiccologrifone;avoltevolanosu Spikeroog, più spesso d’inverno, è vero, in particolare col vento dell’Ovest. Ma nel frattempo quel qualcosa di nero, pluf, cade in mare!Eun’onda,ciaf,lomandadrittonellenostrereti!S’impiglia nellemaglieesidimenainacqua,comeunafoca,alloratutteinsieme quanteeravamo,ederavamoinotto,afferriamolaretee oh,issa,la tiriamosulponte!Esoloallorasiamorimasteaboccaaperta!Perché èvenutofuoricheeraunadonna!Tuttavestitadineroeneralei stessa,comeunacornacchia.Avvoltanellarete,traduesalmonidicui uno, potessi morire se dico bugie, pesava quarantadue libbre e mezzo!»LapescatricedelleSkelligesoffiòvialaschiumadalboccale enebevveungrandesorso. Nessuno degli ascoltatori commentò né espresse incredulità, sebbeneneppureipiùvecchiricordasserochefossemaistatopescato unsalmonedalpesocosìstraordinario. «La donna dai capelli neri tossisce, sputa acqua di mare e si dibatte,eGudrun,cheènervosaperchéèincinta,simetteaurlare:

’Unkelpie!Unkelpie!Unahavfrue!’ «Eppureperfinounbabbeoavrebbevistochenoneraunkelpie, perchéunkelpieavrebbestrappatodaunpezzolarete,quandomai quelmostrosisarebbefattoissaresulbarcone!Enoneranemmeno unahavfrue,perchénonavevalacodadipesce,eunasirenettaha semprelacodadipesce!Epoieracadutadalcielo sisonomaivisti unkelpieounahavfruevolareincielo? «MaSkadi,lafigliadiUna,quellacheprendesemprefuoco,si metteagridareanchelei:’Unkelpie!’Einmenchenonsidica acchiappaunafiocina!Elainfilanellarete! «Dalla rete esce subito un lampo bluastro e Skadi caccia uno

strillo!Lafiocinaasinistra,leiadestra,potessicreparesemento,ha

fattotrecapriolee,paffete,sièritrovatacolculosulponte!Eh,non

c’èchedire,unamaganellareteèpeggiodiunamedusa,diuno

scorfanoodiungimnoto!Perdipiùlastregasièmessaaurlareea

imprecaredafarpaura!Dallareteesconosibili,puzzaevapore,tutta

opera della sua magia! Le streghe non sono mica uno scherzo

L’isolanavuotòilboccaleeallungòsenzaindugiolamanoversoil successivo.«Nonèmicaunoscherzoprendereunamaganellarete!» Ruttòsonoramente,quindisiasciugòilnasoelabocca.«Vediamo chepercolpadellasuamagia,potessimoriresedicobugie,ilbarcone cominciaaondeggiarepiùforte.Nonc’eratempodaperdere!Britta, la figlia di Karen, ha tenuto ferma la rete coi piedi nudi, io ho afferratounremoegiùbotte!Giùbotte!Giùbotte!!!» Labirraschizzòinaltoesiversòsulpianodeltavolo, alcuni boccali rovesciati caddero sul pavimento. Gli ascoltatori si asciugaronoleguanceelesopracciglia,manessunosilasciòsfuggire unaparoladilagnanzaodibiasimo.Unastoriaèunastoria.Halesue leggi. «Lastregahacapitoconchiavevaachefare»,disselapescatrice gonfiandoilbustoprosperosoeguardandosiintornoconariadisfida. «CheconledonnedelleisoleSkelligec’èpocodascherzare!Ha detto che si arrendeva spontaneamente e ha promesso di non pronunciare formule magiche né incantesimi. E ha detto come si chiamava:YenneferdiVengerberg.» Unmormoriocorsetragliascoltatori.Daglieventidell’isoladi Thanedderanopassatiappenaduemesi,lagentericordavaancorai nomi dei traditori comprati da Nilfgaard. Compreso quello della famosaYennefer. L’isolana continuò: «L’abbiamo portata ad Ard Skellig, alla fortezzadiKaerTrolde,dallojarlCrachanCraite.Nonl’hopiùvista. Lo jarl era in missione, dicono che al suo ritorno abbia accolto severamentelamaga,machepoil’abbiatrattatacongentilezzae cortesia.Mmm Dapartemia,aspettavocheYennefermifacesse qualche brutta sorpresa per come l’avevo pestata col remo. Che parlassemaledimeallojarl.Einveceno.Nonhaapertobocca,non

»

siènemmenolamentata,loso.Unadonnad’onore.Quandopoisiè

uccisa,mihafattoperfinopena

«Yennefer è morta?» gridò Triss, dimenticando per l’emozione l’incognito e la segretezza della sua missione. «Yennefer di Vengerbergèmorta?» «Sì,èmorta.»Lapescatricefinìlabirra.«Ècrepata,comequesto maccarello.Sièuccisacoisuoistessiincantesimi,eseguendodelle magie.Èsuccessopochissimotempofa,l’ultimogiornodiagosto,

subitoprimadelnovilunio.Maquestaètuttaun’altrastoria

»

»

«Ranuncolo!Nondormireinsella!»

«Nondormo.Riflettoinmanieracreativa!»

Dunque,carolettore,cavalcavamoattraversoiboschidiOltreriva direttiaest,aCaedDhu,allaricercadeidruidicheavrebberodovuto aiutarciatrovareCiri.Viracconteròcomeandaronolecose.Ma prima,nell’interessedellaveritàstorica,scriveròqualchebrevenota sullanostracompagnia,suisuoisingolimembri. Coisuoiquattrocentoannisuonati,ilvampiroRegiserailpiù anzianodituttinoi,semprechenonmentisse.Naturalmentepoteva trattarsi di una fandonia, chi avrebbe potuto controllare? Ma preferivo supporre che il nostro vampiro fosse sincero, poiché ci aveva anche dichiarato di avere smesso una volta per tutte e irrevocabilmentedisucchiareilsangueagliumani,consentendociin talmododidormireunpo’piùtranquilliduranteibivacchinotturni. Dapprima,allororisveglioMilvaeCahirsitastavanoilcollocon ariaspaventataeinquieta,mabenprestoavevanosmessodifarlo.Il vampiroRegisera–osembravaessere–unvampirod’onore.Se dicevachenonavrebbesucchiatoilsangue,nonl’avrebbefatto. Certo,avevadeidifetti,manonavevanonienteachevedereconla sua natura vampiresca. Regis era un intellettuale, e gli piaceva mostrarlo.Aveval’abitudinesnervantedipronunciareaffermazionie verità col tono e con l’espressione del profeta, cosa cui però

smettemmobenprestodireagire,perchéleaffermazionipronunciate erano o verità di fatto, o suonavano come tali, o non erano verificabili,ilcheinsostanzaeralostesso.Incompenso,eradavvero insopportabile la maniera che Regis aveva di rispondere a una domandaprimachechilaponevafinissediformularla;anziavolte perfinoprimachecominciasseafarlo.Hosempreconsideratoquesto presunto segno di profonda intelligenza un sintomo di villania e arroganza, e queste caratteristiche, se calzano a pennello negli ambientiuniversitariodicorte,malsisopportanoinuncompagno concuisiviaggiapertuttoilgiornostaffaastaffa,econcuidinotte sidividelastessacoperta.Tuttavianonsigiunseadattritipiùgravi, equestograzieaMilva.AdifferenzadiGeraltdiRiviaediCahir,cui unopportunismoevidentementeinnatoingiungevadiadeguarsiai modi del vampiro, e perfino di gareggiare con lui sotto questo aspetto,l’arcieraMilvapreferiva soluzioni semplici e alla buona. UnavoltacheRegislerisposeperlaterzavoltanelbelmezzodiuna domanda, lo insultò pesantemente, usando parole ed espressioni capacidifararrossired’imbarazzoperfinounvecchiolanzichenecco. Incredibilmente, funzionò: il vampiro abbandonò in un batter d’occhioquelmododifaresnervante.Daciòsievincecomeladifesa più efficace dal dominio intellettuale sia insultare come si deve l’intellettualecheprovaaesercitarlo. Milva,misembra,visseinmanierapiuttostodifficileilsuotragico incidenteelaperditadelbambino.Scrivo«misembra»,perchésono consapevoleche,essendounuomo,nonpossoneppureimmaginare cosarappresentinoperunafanciullaunsimileincidenteeunasimile perdita.Sebbenesiaunpoetaeunuomodipenna,inquestocaso perfino la mia immaginazione, frutto di studio ed esercizio, è impotente. L’arciera recuperò velocemente la forma fisica; con quella psichica,lecoseandavanopeggio.Capitavachenonaprissebocca dall’albaalcrepuscolo.Lepiacevasparireetenersiindisparte,il chepreoccupavaunpo’tutti.Finchéfinalmentenonsigiunseauna svolta.Milvareagìcomeunadriadeoun’elfa:dipuntoinbianco,e inmodonontroppocomprensibile.Unamattinapreseuncoltello

sottoinostriocchie,senzadireunaparola,sitagliòlatrecciafino allanuca.«Nonmisiaddice,perchénonsonounapulzella»,disse, vedendolenostrebocchespalancate.«Eneppureunavedova,perciò finedellutto.»Daquelmomentotornòquelladiunavolta:brusca, pungente, linguacciuta e incline alle parole volgari. Dunque ne deducemmocheperfortunaavevasuperatolacrisi. Ilterzomembrodellacompagnia,nonmenostranodeglialtri,era ilnilfgaardianocheamavadimostraredinonesserlo.Comehogià detto,sichiamavaCahirMawrDyffrynaepCeallach

«Cahir Mawr Dyffryn, figlio di Ceallach», annunciò Ranuncolo accentuando le parole e puntando la mina a piombo verso il nilfgaardiano. «Frequentando questa stimabile compagnia, mi è toccatorassegnarmiamoltecosechenonamoecheaddiritturanon sopporto.Manonatutte!Nonsopportoquandomiguardanoaldi sopra della spalla mentre scrivo! E a questo non intendo rassegnarmi!» Il nilfgaardiano si allontanò dal poeta; dopo un attimo di riflessione,preselasella,ilpellicciottodimontoneelacoperta,e spostòiltuttoaccantoaMilva,chesembravasonnecchiare.«Scusa, Ranuncolo.Perdonal’invadenza.Hodatoun’occhiatad’impulso,per semplicecuriosità.Pensavochedisegnassiunamappaofacessidei calcoli

» Ilpoetasialzò,stizzito.«Nonsonomicauncontabile!Eneppure uncartografo!E,ancheselofossi,ciònongiustificherebbeilfatto chesiguardidisoppiattoneimieiappunti!» «Misonogiàscusato»,ricordòintonoseccoCahir,preparandosi ungiaciglionellanuovapostazione.«Frequentandoquestastimabile compagniamisonorassegnatoamoltecoseeabituatoadaltrettante. Mahoconservatol’abitudinediscusarmiunasolavolta.» «In effetti», disse lo strigo, prendendo le parti del giovane nilfgaardianoinmanieraassolutamenteinaspettatapertutti,compreso lui, «sei diventato maledettamente suscettibile, Ranuncolo. Impossibilenon notarecome ciò abbiaun nesso coifogli che da

qualchetempohaicominciatoascarabocchiareconquelpezzettodi piomboduranteibivacchi.» «Vero», confermò il vampiro Regis, aggiungendo dei rami di betulla al fuoco. «Ultimamente il nostro menestrello è diventato suscettibile,epergiuntasegreto,riservatoedesiderosodisolitudine. Oh,no,quandositrattadiespletareibisogninaturaliitestimoninon lodisturbanoaffatto,cosadicuidelrestonellanostrasituazionenon c’è da stupirsi. La sua segretezza e il suo fastidio alla vista del prossimoriguardanoesclusivamenteifoglicopertidallasuascrittura minutissima.Chestiacomponendounpoemasottoinostriocchi? Unarapsodia?Un’epopea?Unaromanza?Unacanzone?» «No.»Geraltsiavvicinòalfalòesimiseunacopertasullespalle. «Loconosco.Nonpuòtrattarsidiversi,perchénonimpreca,non borbottaenoncontalesillabesulledita.Scriveinsilenzio,epoisi trattachiaramentediprosa.» «Prosa!»Ilvampirofecebalenarelezanneaguzze,cosachedi solito cercava di evitare. «Forse un romanzo? O un saggio? Una moralità? Al diavolo, Ranuncolo! Non tenerci sulle spine! Sputa l’osso,checosascrivi?» «Dellememorie.» «Cosa?» «Daquestiappunti»–iltrovatoremostròlorountubuspienodi fogli – «nascerà l’opera della mia vita. Delle memorie che s’intitolerannoCinquant’annidipoesia.» «Chetitolostupido»,disseseccoCahir.«Lapoesianonhaetà.» «E,ancheammettendochel’abbia,èdecisamentepiùvecchia», aggiunseilvampiro. «Noncapite.Iltitolosignificachel’autoredell’operahatrascorso cinquant’anni,népiùnémeno,alserviziodellaSignoraPoesia.» «Intalcasoèancorapiùstupido»,ribattélostrigo.«Perchétu, Ranuncolo, non hai ancora quarant’anni. Ti hanno insegnato a scrivereaforzadicolpidivergasulculoinprimaclasse,altempio, quando ne avevi otto. Anche ammettendo che già allora scrivessi versi,servirestilatuaSignoraPoesiadanonpiùditrent’anni.Maio sobenissimo,perchémel’haidettotustessopiùdiunavolta,chehai

cominciatoacomporrepoesieemelodieinmodoserioadiciannove anni, ispirato dall’amore per la contessa de Stael. Fa meno di vent’anni di anzianità, Ranuncolo. Perciò dove hai pescato quei cinquant’annideltitolo?Ositrattadiunametafora?» «Iotraccioampiorizzonticolpensiero»,feceilbardo,tronfio. «Descrivo il presente, ma non senza guardare al futuro. Intendo pubblicarel’operachehoappenacominciatoascriveretraventio trent’anni circa, e allora nessuno potrà mettere in discussione l’esattezzadellacifraneltitolo.» «Ah.Oracapisco.Quellochemistupisceèlaprevidenza.Tiè sempreimportatopocodeldomani.» «Deldomanicontinuaaimportarmipoco»,dichiaròilpoetacon ariadisuperiorità.«Pensoaiposteri.Eall’eternità!» «Dalpuntodivistadeiposteri»,osservòRegis,«nonèmoltoetico cominciarea scriverefin da ora, in anticipo. Davantia un simile

titolo,iposterihannoildirittodiaspettarsiun’operascrittarealmente

daunaprospettivadimezzosecolo,daunapersonachehadavveroun

patrimoniodiconoscenzaedesperienzadimezzosecolo

«Qualcuno con un’esperienza di mezzo secolo», lo interruppe bruscamenteRanuncolo,«èperforzadicoseunvecchiobacuccodi settant’anni,colcervellocorrosodallasclerosi.Unocosìdevesedere inverandaescoreggiare,enondettarememorie,amenochenon voglia farsi ridere appresso. Io non commetterò questo errore, scriveròimieiricordiatempodebito,nelpienodelleforzecreative. Poi, prima della pubblicazione, mi limiterò ad apportare delle correzionicosmetiche.» «Lacosahaisuoivantaggi.»Geraltmassaggiòepiegòconcautela il ginocchio dolorante. «Soprattutto per noi. Perché, anche se

figureremosenz’altronellasuaopera,anchesecitaglieràsenz’altroi panni addosso, tra mezzo secolo per noi non farà una grande differenza.» «Checos’èmai,mezzosecolo»,disseilvampiroconunsorriso.

«Un attimo, un istante fugace

osservazione:Mezzosecolodipoesiaamioavvisosuonamegliodi

Ah, Ranuncolo, una piccola

»

Cinquant’annidipoesia

«Nonlonego.»Iltrovatoresipiegòsulfoglioeciscarabocchiò sopra con la matita. «Grazie, Regis. Finalmente qualcosa di costruttivo.Qualcunaltrohadelleosservazionidafare?» «Io»,risposeinaspettatamenteMilva,tirandofuorilatestadasotto la coperta. «Cos’avete da sgranare gli occhi? È perché sono analfabeta? Ma non sono mica stupida! Stiamo facendo una spedizione,andiamoinsoccorsodiCiri,attraversiamopaesinemici con le armi in pugno. Può anche darsi che le scribacchiature di Ranuncolocadanoinmaninemiche.Eloconosciamobene,questo poetastro,nonèunsegretopernessunocheèunchiacchierone,un saccenteeunpettegolo.Stiaattentoaquellochescarabocchia.Non vorreichepercolpadeisuoiscarabocchifinissimosullaforca.» «Esageri,Milva»,disseilvampirointonomite. «Enonpoco»,affermòRanuncolo. «Sembraancheame»,aggiunseconnoncuranzaCahir.«Nonso comevannoquestecosepressoiNordling,manell’imperoilpossesso dimanoscrittinonèconsideratouncrimen,l’attivitàletterarianon vienepunita.» Geraltloguardòditraversoespezzòrumorosamenteilrametto concuigiocherellava.«Peccatochenellecittàconquistatedaquesta coltanazionelebibliotechevenganoridotteinfumo»,disseintono nonaggressivo,machiaramenteironico.«Malasciamostare.Maria, ancheamesembracheesageri.Comealsolito,gliscarabocchidi Ranuncolo non hanno nessuna importanza. Neanche per la nostra sicurezza.» «Già, come no!» si accalorò l’arciera mettendosi seduta. «So quellochedico!Quandoibalividelrehannofattoilcensimentodella popolazionedallenostreparti,ilmiopatrignosel’èdataagambe,siè nascostonelfittodelboscoecièrimastoduesettimane,senzamai ficcarefuoriilnaso.’Dovec’èunapergamenaprimaopoispuntauna pena’,erasolitodire.’Echioggiconl’inchiostroèregistratodomani sulla ruota è squartato.’ E aveva ragione, sebbene fosse uno sporcaccionediprimariga!Sperochestiabruciandoall’inferno,quel figliodiputtana!»Persodefinitivamenteilsonno,gettòvialacoperta esisedetteaccantoalfuoco.

Si preannunciava, notò Geralt, un’altra lunga conversazione notturna. «Nededucochenonamaviiltuopatrigno»,osservòRanuncolo dopounbrevesilenzio. «No, non lo amavo.» Milva digrignò i denti. «Perché era uno sporcaccione.Quandomiamadrenonguardava,cercavadimettermi lemaniaddosso.Nonsentivaragionieallafine,nonpotendonepiù, l’hoconvintoconunrastrello,equand’ècadutoglihodatoancheun calciooduesullecostoleealbassoventre.Poièstatoalettodue giorniesputavasangue Eiosonoscappatadacasaemenesono andataperilmondo,senzaaspettarecheguarisse.Poimiègiunta voce che era morto, e che mia madre l’aveva seguito dopo non molto Ehi,Ranuncolo!Checosascrivi?Nontiazzardare!Nonti azzardare,misenti?»

ErastranocheMilvaviaggiasseconnoi,erasorprendentecheil vampiro ci accompagnasse. Ma i motivi più strani – e del tutto incomprensibili–eranoquellidiCahir,cheauntrattodanemicoera diventato,senonamico,quantomenoalleato.Ilgiovaneloaveva dimostrato nella Battaglia del Ponte, quando si era messo senza esitareafiancodellostrigo,affrontandoipropricompatrioticonla spadainpugno.Intalmodosieraconquistatolanostrasimpatiae aveva dissipato una volta per tutte i nostri sospetti. Scrivendo «nostri»,alludoamestesso,alvampiroeall’arciera.Infatti,pur avendocombattutospallaaspallaconCahir,puravendoguardatola mortenegliocchialsuofianco,Geraltcontinuavaadiffidaredel nilfgaardianoenonprovavasimpatianeisuoiconfronti.Èveroche cercava di nascondere il suo risentimento, ma, essendo – come probabilmente ho già accennato – un individuo semplice come un’astadilancia,eraincapacedifingereelasuaantipatiasgusciava fuoriaognipie’sospinto,comeun’anguilladaunanassabucata. Laragioneeraevidente,ederaCiri. Ildestinoavevavolutochefossisull’isoladiThaneddduranteil noviluniodiluglio,quandosieragiuntialsanguinarioscontrotrai

maghifedeliaireeitraditoriistigatidaNilfgaard.Itraditorierano statiaiutatidagliScoiattoli,elfiribelli,edaCahir,figliodiCeallach. Cahir era stato inviato a Thanedd in missione speciale: doveva catturare e rapire Ciri. Difendendosi, Ciri lo aveva ferito; Cahir avevasullamanosinistraunacicatriceallacuivistamisiseccava sempre la bocca. Doveva fargli un male cane, e due dita continuavanoanonpiegarglisi. Econtuttociòloavevamosalvato,sullerivedelNastro,mentrei suoicompatriotiloconducevanoincateneaun’esecuzionespietata. Perchecosa,michiedevo,perqualicolpevolevanogiustiziarlo? Solo per il fallimento della missione a Thanedd? Cahir non era loquace,maiohounorecchiofinoancheperlemezzeparole.Il ragazzo non aveva ancora trent’anni, ma sembrava che fosse un ufficialedialtorangonell’esercitonilfgaardiano.Dalmomentoche si serviva in maniera impeccabile della lingua comune, cosa non frequente presso i nilfgaardiani, credevo di sapere in che tipo di truppeservisseeperchéfossestatopromossotantorapidamente.E perchéglivenisseroaffidatemissionicosìstrane.Compresealcune all’estero. PerchéCahiravevagiàprovatoarapireCiri.Circaquattroanni prima,duranteilmassacrodiCintra.Quandosieramanifestataper laprimavoltalapredestinazionecheguidavalasortedellafanciulla. IlcasovollecheneparlassiconGeralt.Fuilterzogiornodopoil passaggiodelloJaruga, diecigiorniprimadell’Equinozio,mentre attraversavamo i boschi di Oltreriva. Questo colloquio, sebbene moltobreve,ebbedeitonisgradevoli,inquietanti.Sulvisoenegli occhi dello strigo si delineavano già i prodromi dell’orrore che sarebbeesplosopiùtardi,nellanottedell’Equinozio,dopochesiera unitaanoilabiondaAngoulême.

Lo strigo non guardava Ranuncolo. Non guardava davanti a sé. GuardavalacrinieradiRutilia.«Inpuntodimorte,Calantheaveva costretto alcuni cavalieri a fare un giuramento. Non dovevano permetterecheCirifinissenellemanideinilfgaardiani.Durantela

fuga,icavalierisonostatiuccisi,eCirièrimastasola,traicadaverie l’incendio,nellatrappoladeivicolidellacittàinfiamme.Nonsarebbe sopravvissuta,nonc’èdubbio.Maluil’hatrovata.Lui,Cahir.L’ha strappataallefaucidelfuocoedellamorte.L’hasalvata.Inmodo eroico!Nobile!» Ranuncolo trattenne leggermente Pegaso. Cavalcavano dietro Regis,MilvaeCahir,cheliprecedevanodiunadecinadipassi,mail poeta voleva che neppure una parola di quella conversazione giungessealleorecchiedeicompagni. «Ilproblema»,proseguìlostrigo,«ècheilnostroCahireranobile perchéglierastatoordinato.Eranobilecomeuncormorano:non inghiottivaipesci,perchéavevaunanellointornoalcollo.Doveva portare il pesce che aveva nel becco al suo padrone. Non gli è riuscito, perciò il padrone si è infuriato col cormorano! E ora il cormoranoècadutoindisgrazia!Saràperquestochecercal’amicizia elacompagniadeipesci?Chenepensi,Ranuncolo?» Iltrovatoresichinòsullasellaperevitareunramoditiglio.Ilramo avevagiàtuttelefogliegialle.«Malehasalvatolavita,l’haidetto anchetu.Graziealui,CirisièallontanatasanaesalvadaCintra.» «Edinottegridavavedendoloinsogno.» «Tuttavial’hasalvata.Smettiladirimuginare,Geralt.Troppecose sonocambiate,anzicambianodigiornoingiorno;rimuginarenon serve a nulla, se non a procurarti affanni che chiaramente non ti giovano.HasalvatoCiri.Era,èerimarràunfatto.» Geraltsmisefinalmentedifissarelacrinieraesollevòlatesta. Ranuncolo gettò un’occhiata al suo viso e distolse subito lo sguardo. «Unfattorimaneunfatto»,ripetélostrigoconvocemetallica, cattiva.«Oh,sì!AThaneddmihagridatoquelfattoinfaccia,magliè mortalavoceingolaperlospaventonelvederelalamadellamia spada.Quelfattoequelgridoavrebberodovutoconvincermianon ucciderlo. Ahimè, così è stato, cosa fatta capo ha. Peccato, però. Perchégiàallora,aThanedd,bisognavadareinizioallacatena.Alla lunga catena di morte, alla catena di vendetta su cui sarebbero circolatestorieancoradopocentoanni.Storiechesiavrebbepauradi

ascoltaredopoilcalardelbuio.Locapisci,Ranuncolo?»

«Nontroppo.»

«Allorava’aldiavolo.»

Fu una brutta conversazione, come brutta era l’espressione dello strigo.Ah,nonmipiacevaquandopiombavainquellostatod’animo ecominciavaatoccarecertitasti. Tuttavia devo riconoscere che il confronto pittoresco col cormoranoebbeilsuoeffetto:cominciaiapreoccuparmi.Ilpesce imprigionatonelbeccoecondottolàdoveverràtramortito,sventrato efritto!Un’analogiadavverosimpatica,delleprospettivegioiose Malaragionecontraddicevaquestitimori.Infondo,perattenersi allemetaforecoipesci,chieravamonoi?Deipesciolini,piccolie pienidispine.Incambiodiunapredacosìmisera,ilcormorano Cahirnonpotevacertocontaresulfavoreimperiale.Delresto,non eraaffattolostupidopercuivolevafarsipassare.Eraunpesciolino, comenoi.E,inun’epocaincuilaguerralavoravacomeunerpicedi ferrosialaterrasiaidestiniumani,chiprestavamaiattenzioneai pesciolini? ScommettereilatestacheaNilfgaardnessunosiricordavapiùdi Cahir.

Vattier de Rideaux, capo dello spionaggio militare nilfgaardiano, ascoltavaatestabassalareprimendadell’imperatore. «Dunqueècosìchestannolecose»,proseguìintonosarcastico EmhyrvarEmreis.«L’istituzionechefagocitailtriplodiquantole cassedelloStatoriservinoaistruzione,culturaeartemesseinsieme nonèingradoditrovareunsingolouomo.Unuomo,guardaunpo’, scompare come per incanto e si nasconde, sebbene io elargisca somme esorbitanti a un’istituzione cui nulla ha il diritto di nascondersi! Un uomo colpevole di tradimento si fa beffe dell’istituzione cui ho concesso privilegi e mezzi sufficienti a scacciareilsonnoperfinodallepalpebredegliinnocenti.Oh,credimi,

Vattier,laprossimavoltacheinconsigliosiaffronteràl’argomento dellanecessitàditagliarefondiaiservizisegretiporgeròunorecchio bendisposto.Credimi!» Vattier de Rideaux si schiarì la voce. «Non dubito che vostra maestàimperialeprenderàlapropriadecisionedopoaversoppesato tuttiiproeicontro.Siaifallimentisiaisuccessiriportati dallo

spionaggio.VostraaltezzapuòinoltrestarcertacheiltraditoreCahir

aepCeallachnonsfuggiràallapunizione.Hopresomisure

«Nontipagoperprenderemisure,maperottenererisultati.Epoi sono misure mediocri, Vattier, mediocri! Come procede l’affare Vilgefortz?Edov’èCirilla,maledizione?Cosaborbotti?Voce!» «Pensochevostraaltezzadovrebbesposarelaragazzacheteniamo

aDarnRowan.Quelmatrimoniociserve,comeancheottenerela legittimità del feudo sovrano di Cintra e far stare buone le isole SkelligeeiribellidiAttre,Strept,MagTurgaedeiPendii.Serve un’amnistia generale, la pace nelle retrovie e lungo le linee di rifornimento ServelaneutralitàdiEsteradThyssendiKovir.» «Loso.MalaragazzadiDarnRowannonèquellagiusta.Non possosposarla.» «Vostra maestà imperiale voglia perdonarmi, ma ha forse importanzachesiaonoquellagiusta?Lasituazionepoliticaesige dellenozzesolenni.Alpiùpresto.Lafanciullasaràcopertadalvelo. QuandopoitroveremolaveraCirilla,provvederemosemplicemente

»

a

sostituirelasposa.»

«Seiammattito,Vattier?»

«DanoilafalsaCirillaèstatamostratasolodisfuggita.Nelsuo

paesenessunovedequellaveradaquattroanni,edelrestocorrevoce che abbia vissuto più nelle isole Skellige che nella stessa Cintra. Garantiscochenessunosiaccorgeràdellostratagemma.» «No!» «Vostramaestà «No,Vattier!TrovamilaveraCiri!Alzateilculo,unabuonavolta! TrovatemiCiri.TrovateCahir.EVilgefortz.PrimadituttoVilgefortz. PerchéluihaCiri,nesonosicuro.»

»

«Vostraaltezzaimperiale »

«Tiascolto,Vattier!Nonfacciocheascoltare!» «A suo tempo, ho avuto il sospetto che il cosiddetto affare Vilgefortzfosseunasempliceprovocazione.Cheilmagofossestato uccisoofattoprigioniero,echelasuaricercaspettacolareecondotta congranclamoreservisseaDijkstraperdenigrarciegiustificarele repressionisanguinose.» «Hoavutoanch’iosimilisospetti.» «Etuttavia InRedanianonèstatoresopubblico,maiosodai mieiagenticheDijkstrahascopertounodeinascondiglidiVilgefortz, einessoleprovedibestialiesperimenticondottidalmagosuesseri umani. Più precisamente, su feti umani e su donne incinte. Se

dunque Vilgefortz aveva Cirilla, temo che ulteriori ricerche per

trovarla »

«Taci,maledizione!»

«D’altraparte»,siaffrettòadireVattierdeRideaux,guardandoil

viso dell’imperatore trasformato da una rabbia furiosa, «potrebbe essere opera di disinformazione. Per gettare discredito sul mago. SarebbetipicodiDijkstra.» «DovetetrovareVilgefortzetogliergliCiri!Pertuttiidiavoli!Non divagare e fare supposizioni! Dov’è Allocco? Sempre a Geso? Sbaglio,oaquest’oraharivoltatoognisassoefrugatoinognibuca? Sbaglio, o la ragazza non è là e non c’è mai stata? Sbaglio, o l’astrologosièsbagliatoomente?Citodaisuoirapporti.Dunqueche cosacifaancoralà?» «IlcoronerSkellen,osoosservare,intraprendeattivitànontroppo chiare Stareclutandoilrepartochevostraaltezzaglihaordinatodi organizzareaMaecht,nelfortediRocayne,dovehastabilitolasua base. Questo reparto, mi permetto di aggiungere, è una masnada piuttostosospetta.Èinoltreassaistranocheversolafinediagostoil

signorSkellenabbiaassoldatounfamigeratoassassinoprezzolato «Cosa?» «Haassoldatounsicarioincaricandolodiliquidareunabandadi briganti che imperversa a Geso. La cosa in sé è lodevole, ma è compitodiuncoronerimperiale?» «Non è per caso l’invidia a farti parlare così, Vattier? E ad

»

aggiungerezeloecolorealletuedenunce?»

«Riportounicamenteifatti,vostraaltezza.»

L’imperatoresialzòdiscatto.«Ifattisonoappuntociòchevorrei

vedere.Misonoannoiatoasentirneparlare.»

Erastatadavverounagiornatapesante.VattierdeRideauxerastanco. Eraverochenelprogrammadellagiornataavevainseritoun’orettao duedilavorosullecarte,cheavrebbedovutoevitarglidiannegarenei documentinonevasi,malasolaidealofecerabbrividire.No,pensò, nonesageriamo.Illavorononscapperà.Vadoacasa No,nona casa. Mia moglie può aspettare. Vado da Cantarella. Dalla dolcissimaCantarella,dallaqualesiriposatantobene. Non stette a pensarci a lungo. Semplicemente si alzò, prese il mantelloeuscì,fermandoconungestopienodidisgustoilsegretario che cercava di ficcargli in mano la borsa di marocchino con dei documentiurgentidafirmare.Domani!Domanièunaltrogiorno! Lasciòilpalazzodaun’uscitaposteriore,dallapartedeigiardini,e percorse un vialetto di cipressi. Passò quindi davanti allo stagno artificiale,nelqualevivevatuttoraunacarpadellavenerabileetàdi centotrentadueannichevierastatacollocatadall’imperatoreTorres, come testimoniava la medaglietta commemorativa dorata fissata all’opercolodellabranchiadelgigantescopesce. «Buonasera,visconte.» Con un breve movimento dell’avambraccio, Vattier liberò lo stilettonascostonellamanica.L’impugnaturagliscivolòdasolanella mano.«Rischigrosso,Rience»,disseintonogelido.«Rischigrosso, mostrandoaNilfgaardiltuoceffoustionato.Ancheattraversouna teleproiezionemagica.» «Teneseiaccorto?EppureVilgefortzmiavevagarantitoche,se non mi avessi toccato, non avresti notato che si trattava di un’illusione.» Vattiermisevialostiletto.Nonavevaaffattoindovinatochesi trattava di un’illusione, ma ora lo sapeva. «Sei troppo vile per mostrarti in carne e ossa, Rience. Del resto, sai bene in cosa

incorrerestiinquelcaso.» «L’imperatorehaancoraildenteavvelenatoconme?Ecolmio maestroVilgefortz?» «Latuasfrontatezzaèdisarmante.» «Al diavolo, Vattier. Ti assicuro che siamo ancora dalla vostra

parte, Vilgefortz e io. Be’, lo ammetto, vi abbiamo ingannati consegnandovi la falsa Cirilla, ma è stato fatto in buona fede, in buonafede,chepossasprofondaresemento.Vilgefortzsupponeva che,dalmomentochequellaveraerascomparsa,unafalsasarebbe

statamegliocheniente.Credevamochepervoifacesselostesso

«La tua sfrontatezza ha cessato di essere disarmante e ha cominciatoaessereoffensiva.Nonhonessunaintenzionedisprecare ilmiotempoconversandoconunmiraggiochemioffende.Quando finalmentet’incontrerònellatuaveraformaconverseremo,ealungo, loprometto.Mafinoaquelmomento Apage,Rience.» «Non ti riconosco, Vattier. Una volta, anche se ti si fosse presentato il diavolo in persona, prima di fare un esorcismo non avresti mancato di verificare se per caso non potessi ottenerne qualcosa.» Vattiernondegnòl’illusionediunosguardo,osservandoinvecela carpa coperta di alghe che smuoveva pigramente la melma nello

stagno.«Ottenerequalcosa?»ripetéinfinestorcendo le labbra con aria sprezzante. «Da te? E cosa potresti darmi, tu? Forse la vera Cirilla? Forse il tuo protettore, Vilgefortz? Forse Cahir aep Ceallach?» «Stop!»L’illusionediRiencesollevòunamanoillusoria.«L’hai detto.» «Hodettocosa?» «Cahir.ViconsegneremolatestadiCahir.Ioeilmiomaestro,

Vilgefortz »

«Abbipietà,Rience»,sbuffòVattier.«Invertil’ordine.» «Comevuoi.Vilgefortz,colmiomodestoaiuto,viconsegneràla testadiCahir,figliodiCeallach.Sappiamodov’è,possiamotirarlo fuoricomeungranchiodallarete,anostropiacimento.» «Senti senti, disponete di possibilità davvero notevoli. Avete

»

informatoricosìingambanell’esercitodellareginaMeve?» «Cos’è,vuoimettermiallaprova?»chieseRienceconunasmorfia. «Odavverononsainiente?Lasecondacosa,direi.Cahir,miocaro visconte,è Noilosappiamo,dov’è.Sappiamodov’èdirettoecon chi.Vuoilasuatesta?L’avrai.» «Una testa», disse Vattier con un sorriso, «che non potrà risponderediquantoèaccadutodavverosull’isoladiThanedd.» «Saràsenz’altromegliocosì»,ribattéRienceintonocinico.«A cheprodareaCahirlapossibilitàdiparlare?Ilnostrocompitoè quello di mitigare l’animosità tra Vilgefortz e l’imperatore, non d’inasprirla.TidaròlatestamutadiCahiraepCeallach.Faremoin modo che sembri merito tuo ed esclusivamente tuo. La consegna avverrànelcorsodelleprossimetresettimane.» La grossa carpa veneranda agitava l’acqua dello stagno con le pinnepettorali.Dev’essereunabestiamoltosaggia,pensòVattier.Ma cosaricavadallasuasaggezza?Semprelastessamelmaelestesse ninfeegialle.«Iltuoprezzo,Rience?» «Unaquisquilia.Dov’èechecosatramaStefanSkellen?»

«Glihodettociòchevolevasapere.»VattierdeRideauxsiallungò suicuscini,giocherellandoconunacioccadicapellidiCarthiavan Canten. «Vedi, dolcezza mia, certe questioni vanno affrontate con intelligenza. E intelligenza significa conformismo. Procedendo altrimentisirimaneconunpugnodimosche.Condell’acquamarciae dellamelmapuzzolenteinunavasca.Echeimportaseèunavascadi marmoaduepassidalpalazzo?Nonhoforseragione,dolcezzamia?» Carthia van Canten, chiamata affettuosamente Cantarella, non rispose.NéVattiersiaspettavachelofacesse.Lafanciullaaveva diciottoannie–perdirlainmanieravelata–noneraesattamenteun genio.Isuoiinteressi–almenoalmomento–siriducevanoafare l’amore–almenoalmomento–conVattier.Nellefaccendedisesso, Cantarellaerauntalentonaturale,riunendoinséardoreeimpegno contecnicaemaestria.Malacosapiùimportanteeraun’altra. Cantarella parlava poco e di rado, mentre era bravissima ad

ascoltareelofacevavolentieri.Insuapresenzacisipotevasfogare, riposare,rilassarespiritualmenteerigenerarepsichicamente. «Inquestomestieresiricevonosoloramanzine»,disseconfoga Vattier.«Eperché?PerchénonhotrovatoquestaCirilla!Isuccessi riportatidall’esercitograzieallavorodeimieiuominicontanoforse poco?Enoncontanienteilfattocheilquartiergeneraleconoscaogni mossadelnemico?Ocheimieiagentiabbianoapertoalletruppe imperialifortezzecheoccorrerebberosettimaneaespugnare?Mano, perquestonessunotiloda.CiòcheimportaèsoloquestaCirilla!» Ansimandopienodirabbia,presedallemanidiCantarellauncalice pieno del rinomato vino Est Est di Toussaint, di un’annata che ricordavaitempiincuil’imperatoreEmhyrvarEmreiseraunsoldo dicacioprivodeldirittoaltronoecrudelmentebistrattato,eVattier deRideauxunufficialedeiranghipiùbassideiservizisegreti. Erastataunabuonaannata.Perilvino.

Vattier centellinava, giocherellava coi bei seni di Cantarella e raccontava. Cantarellaascoltavainmanierameravigliosa. «StefanSkellen,dolcezzamia,èunmaneggioneeuncospiratore», mormoròilcapodeiservizisegretiimperiali.«Masapròcosasta tramandoprimaancoracheRiencearrivilà Hogiàunmiouomosul

posto MoltovicinoaSkellen Moltovicino

CantarellaslacciòlasciarpachechiudevalavestagliadiVattiere si chinò. L’uomo sentì il suo respiro e gemette in previsione del

piacere.Unverotalento,pensò.Poiiltoccodolceeardentedelle labbradivellutoglifecedimenticaretuttoilresto. CarthiavanCantendavapiacereadagio,consapienzaetalentoa VattierdeRideaux,capodeiservizisegretiimperiali.Tuttavia,quello nonerailsuounicotalento.MaVattierdeRideauxnonneavevaidea. Nonsapevache,malgradol’apparenza,Carthiaerafornitadiuna memoriadiferroediun’intelligenzasveltacomel’argentovivo. TuttociòcheVattierlediceva,ogniinformazione,ogniparolache si lasciava sfuggire in sua presenza, Carthia la trasmetteva già l’indomaniallamagaAssirevarAnahid.

»

Sì, scommetterei la testa che a Nilfgaard tutti avevano già dimenticatoCahir,compresalafidanzata,semprecheneavesseuna. Madiquestoparleremoinseguito,peroratorniamoalgiornoeal luogoincuiattraversammoloJaruga.Procedevamodunqueverso est a ritmo piuttosto sostenuto, volendo raggiungere la zona del BoscoNero,oCaedDhunellaParlataAntica.Làinfattidimoravano i druidi capaci di scoprire il luogo in cui si trovava Ciri, ed eventualmente individuarlo interpretando gli strani sogni che tormentavanoGeralt.AttraversavamoiboschidiOltrerivaSuperiore, chiamato anche Rivasinistra, un territorio selvaggio e quasi spopolatotraloJarugaelaregionedeiPendii,situatoaipiedidei montiAmell,limitatoaestdallaDolAngraeaovestdaunaregione paludosariccadilaghi,dicuinonricordopiùilnome. Su questa regione nessuno aveva mai avanzato pretese, di conseguenzanoneramaistatochiaroachiappartenessedavveroil paeseechilogovernasse.Parechequalcosadadirealriguardo avesseroavutoviaviaisovranidiTemeria,Sodden,CintraeRivia,i qualitrattavanocondiversiesitiRivasinistracomeunfeudodella propriacoronaeavolteprovavanoarivendicareipropridiritticol ferroecolfuoco.MapoidadietroimontiAmelleranogiuntele truppe di Nilfgaard e nessuno aveva più avuto niente da dire. E neppuredubbisuidirittifeudaliosullaproprietàterriera.Ilterritorio asuddelloJarugaappartenevatuttoall’impero.Nelmomentoincui scrivo queste parole, all’impero appartengono ormai anche molti territorianorddelloJaruga.Nonavendoinformazioniprecise,non soquantisianoequantosispinganoanord. TornandoaOltreriva,consentimi,carolettore,unadigressionesui processi storici: la storia di un dato territorio è spesso creata e plasmatainmanieraalquantocasuale,comeunprodottosecondario deiconflittitraforzeesterne.Lastoriadiundatopaeseèfattaassai spessodaglistranieri.Glistranierinecostituisconoperciòlaragion d’essere; ma a subirne le conseguenze sono sempre e solo gli indigeni. QuestaregolasiapplicavaperfettamenteaOltreriva.

Oltrerivaavevaunasuapopolazione,glioltrerivianiindigeni.Le continuescaramucceeleguerrechesieranoprotratteperannili avevanotrasformatiinmendicantiecostrettiaemigrare.Ivillaggiei borghieranostatiridottiincenere,iruderideicasalieicampi, trasformati in terre incolte, erano stati inghiottiti dalla foresta. Il commercioeradecaduto,lecarovaneevitavanolestradeelepiste abbandonate.Ipochioltrerivianirimastisieranotrasformatiinzotici inselvatichiti. Si distinguevano dai ghiottoni e dagli orsi principalmenteperché portavano i calzoni. Almeno alcuni. Cioè:

alcuniportavanoicalzoni,ealcunisidistinguevano.Eraperlopiù

unpopoloscontroso,incivileerozzo.

Ecompletamenteprivodisensodell’umorismo.

Lafigliadelraccoglitoredimielesigettòdietrolespallelatreccia scurachelaintralciavaetornòagirarelamacinaamanoconfuriosa energia. Gli sforzi di Ranuncolo rimanevano vani; le sue parole sembravanononraggiungereladestinataria.Ilpoetaammiccòalresto dellacompagnia,quindifinsedisospirareedilevaregliocchial cielo.Manonsirassegnò.«Da’qua»,ripetédigrignandoidenti.«Da’ qua,faimacinareme,etuva’incantinaaprenderedellabirra.Cisarà pureunacantinacondentrounbarilotto.Dicobene,bellezza?» «Farestemeglioalasciareinpacelaragazza,signore»,intervenne intonorabbiosolamogliedelraccoglitoredimiele,unadonnaaltae snelladisorprendentebellezza,chestavatrafficandoincucina.«Vi hogiàdettochequibirranonneabbiamo.» Ilraccoglitoredimielediedemanforteallamoglie,interrompendo la conversazione con lo strigo e il vampiro: «Vi è stato ripetuto almenounadecinadivolte,signore.Viprepareròdellefrittelleal miele,almenometteretequalcosasottoidenti.Maprimalasciamo chelaragazzariducatranquillamenteilgranoinfarina,perchésenza farinaneancheunmagopuòfareunafrittella!Lasciatelastare,che maciniinpace». «Hai sentito, Ranuncolo?» gridò lo strigo. «Lascia in pace la ragazza e occupati di qualcosa di utile. Oppure scrivi le tue

memorie!» «Hosete.Berreivolentieriqualcosaprimadimangiare.Houna manciatadierbe,miprepareròunatisana.Nonna,nellacasupolasi rimediadell’acquabollente?Dell’acquabollente,chiedo,sirimedia?» Lavecchiettasedutasullapancaaccantoallastufa,lamadredel raccoglitore di miele, alzò la testa dalla calza che stava rammendando.«Sirimedia,colombello,sirimedia»,farfugliò.«Maè diventatafredda.» Ranuncololanciòungemitoesisedetterassegnatoaltavolo,dove isuoicompagnidiscorrevanocolraccoglitoredimieleincontratodi prima mattina nella foresta. Questi era basso, tarchiato, nero e mostruosamente peloso, dunque non c’è da stupirsi se, spuntando all’improvviso dal bosco, aveva spaventato la compagnia, che lo avevascambiatoperunlupomannaro.Lacosapiùbuffaècheil primoagridare:«Unlicantropo,unlicantropo!»erastatoilvampiro Regis.Erasortounpo’discompiglio,malafaccendaerastatasubito chiarita e il raccoglitore, malgrado l’aspetto rozzo, si era rivelato ospitale e cortese, e aveva invitato senza tante cerimonie la compagnianellasuadimora.Questa–daluichiamataingergotana– sitrovavainunaraduradissodata,eilraccoglitoreviabitavaconla madre, la moglie e la figlia. Le ultime due erano donne di una bellezza eccezionale seppure un po’ strana, che lasciava intuire chiaramente come tra i loro antenati ci fosse una driade o un’amadriade. Nel corso dei vari discorsi che si sviluppavano, il raccoglitore aveva dato subito l’impressione che con lui si potesse parlare esclusivamente di api, alveari, cavità nei tronchi, corde per arrampicarsi sugli alberi, affumicatori, cera, miele e raccolta del miele,masirivelòun’impressionefallace. «Lapolitica?Ecomedeveandare?Alsolito.Toccapagaretributi semprepiùalti.Treurnedimieleeuninterodiscodicera.Hoappena il tempo di respirare per produrne abbastanza, sto dall’alba al tramontoappesoallecorde,puliscoglialveari Achipagoitributi? Achilireclama,macomefaccioasaperechièalpotereadesso? Negli ultimi tempi, già, già, li reclamano in linguanilfgaardiana.

Diconocheorasiamounaprovenciaimpirialeoqualcosadelgenere.

Ilmiele,selovendo,melopaganoinmoneteimpiriali,consopra

incisol’impiratore.Questodifacciaèpiùbello,anchesedev’essere

severo,sicapiscesubito.Già,già

Iduecanidicasa–unoneroeunofulvo–sisedetterodifronteal vampiro,alzaronolatestaesimiseroaululare.L’amadriademadresi giròdalfocolareelicolpìconlascopa. «Bruttosegnoquandoicaniululanoinpienogiorno»,constatòil raccoglitoredimiele.«Già,già Cosamiavevatechiesto?» «DeidruididiCaedDhu.» «Ah! Dunque non era uno scherzo, miei buoni signori? Volete davveroandaredaidruidi?Visietestufatidicampare,ocosa?Làsi muore!Iportatoridivischioacciuffanochiunqueosimetterepiede nellelororadure,loficcanoinpupazzidiviminielobrucianoafuoco lento.» GeraltguardòRegis,chegliborbottòqualcosa.Entrambierano perfettamente al corrente delle voci che circolavano sui druidi, inventate di sana pianta. Milva e Ranuncolo si misero subito ad ascoltareconraddoppiatointeresse.Econevidentepreoccupazione. «Alcuni dicono», continuò il raccoglitore, «che i portatori di vischiosivendicanoperchésonostatiiprimiaesserevessatidai nilfgaardiani,chesonopenetratineisacriboschidiquercedallaDol Angraehannocominciatoadaggredirlisenzanessunaragione.Altri invecesostengonochesonostatiidruidiacominciare,catturandoe torturandoamorteisoldatiimperiali,echeNilfgaardliripagaper questo.Nonsisachiabbiaragione.Maunacosaècerta,idruidivi acciuffano,vificcanonellaVerginediViminievibruciano.Andare daloroequivalearovinasicura.» «Nonabbiamopaura»,dissetranquillamenteGeralt. «Certo.»Ilraccoglitoremisuròconlosguardolostrigo,Milvae Cahir,cheeraappenaentratonellacasupoladopoavergovernatoi cavalli.«Sivedechesietegentesenzapaura,coraggiosaearmata.Eh, congentecomevoisiviaggiatranquilli Già,già Maiportatoridi vischiononsonopiùnelBoscoNero,perciòavetefattotantafaticae tantastradapernulla.NilfgaardlihaschiacciatiesnidatidaCaed

»

Dhu.Noncisonopiù.»

«Comesarebbe?»

«Comevidico.Iportatoridivischiosonoscappati.»

«Dove?»

Ilraccoglitoredimieleguardòlasuaamadriadeerimasequalche

istanteinsilenzio.

«Dove?»ripetélostrigo.

Ilgattostriatodicasasisedettedavantialvampiroesimisea

miagolareinmanierastraziante.L’amadriadelocolpìconlascopa. «Bruttosegno,quandoungattomiagolainpienogiorno»,borbottò il raccoglitore stranamente imbarazzato. «Quanto ai druidi Già,

già «Sessanta miglia buone, a sud», valutò Ranuncolo in tono

disinvoltoeperfinoallegro.Matacquesubitoaunosguardodello

strigo.

Nelsilenziochecalòsisentivasoltantoilsinistromiagoliodel

gattocheerastatocacciatofuori.

SonoscappatisuiPendii.Sì.Dicobene.SuiPendii.»

«Infondo»,disseilvampiro,«pernoichedifferenzafa?»

Lamattinadelgiornoseguenteportòaltresorprese.Edenigmiche trovaronomoltoprestosoluzione. «Che mi prenda un colpo», disse Milva, che era strisciata per primafuoridalriparodelfieno,svegliatadaltrambusto.«Chesia fulminata.Guardaunpo’,Geralt.» Laraduraerapienadigente.Sinotavaaprimavistachevisierano radunate cinque o sei famiglie di raccoglitori di miele. L’occhio esercitato dello strigo individuò inoltre nella piccola folla alcuni cacciatoridipelliealmenoundistillatoredicatrame.Nelcomplesso dovevano esserci dodici uomini, dieci donne, una decina di adolescentidientrambiisessiealtrettantibambini.Ilgruppoavevaal proprioseguitoseicarri,dodicibuoi,diecimuccheequattrocapre, numerosepecoreeparecchicaniegatti,icuilatratiemiagoliiin quellecircostanzenonlasciavanoprevederenulladibuono. «Curioso.Cosapuòsignificare?»disseCahirstropicciandosigli

occhi.

«Guai»,risposeRanuncolosfilandosidelfienodaicapelli.

Regisrimaseinsilenzio,maavevaunastranaespressione.

«Invitiamolesignorievostreafarecolazione»,disseilraccoglitore

di miele loro conoscente avvicinandosi al riparo del fieno in compagniadiunuomodallespallerobuste.«Ètuttopronto.Zuppadi latteefiocchid’avena.Emiele Mapermettetechevipresenti:Jan

Cronin,ilnostrostarosta »

«Piacere», mentì lo strigo senza rispondere all’inchino, anche perchéilginocchioglifacevaunmaledeldiavolo.«Etuttaquella gentedadovespuntafuori?»

Il raccoglitore si grattò il cocuzzolo. «Vedete,

comincia a far freddo Le api sono già sistemate per l’inverno, abbiamo preparato nuove cavità Ormai è tempo di tornare sui Pendii,aRiedbrune Dobbiamoconsegnareilmiele,svernare Ma

attraversareiboschièpericoloso dasoli

Lostarostasischiarìlavoce.Ilraccoglitoreosservòl’espressione

diGeraltesembròfarsipiccolopiccolo.«Voiavetecavalliesiete armati», disse in tono lamentoso. «Siete coraggiosi e audaci, si capiscesubito.Congentecosìnonsihapauraaviaggiare Efarà comodoancheavoi Noiconosciamoognisentiero,ognistrada, tuttelemacchieetuttalavegetazionedellepaludi Epoividaremo

damangiare »

«TantoidruidisenesonoandatidaCaedDhu»,concluseCahirin tonofreddo.«EpropriosuiPendii.Chestraordinariacombinazione.» Geraltsiavvicinòlentamentealraccoglitore.Loafferròcontuttee due le mani per il davanti del giubbetto. Ma dopo un attimo ci ripensò,lolasciòandare,lisciòlastoffa.Nondissenulla.Nonchiese nulla. Mal’altrosiaffrettòcomunqueadarespiegazioni:«Hodettola verità!Logiuro!Chesprofondisottoterrasehomentito!Iportatoridi vischiosenesonoandatidaCaedDhu!Noncisono!» «EsonosuiPendii,vero?»ringhiòGeralt.«Propriolàdov’èdiretta lavostramarmaglia,dopoessersiprocurataunascortaarmata?Parla, bifolco.Masta’attento,laterrapotrebbedavverospalancarsisottodi

«Già, già »

»

te!»

Ilraccoglitoredimieleabbassògliocchieguardòpreoccupatoil

terrenosottoisuoipiedi.Geralttacevaeloquentemente.Capitoinfine dicosa si trattava, Milva lanciò una terribile imprecazione. Cahir sbuffòconariasprezzante. «Allora?»insistettelostrigo.«Dovesonoandatiidruidi?» «E chi lo sa, signore», farfugliò infine il raccoglitore. «Ma potrebberoancheesseresuiPendii comealtrove.PeròiPendiisono

ricchidiquerceti,eaidruidipiaccionoiquerceti

Oradietroilraccoglitore,oltreallostarostaCronin,c’eranoanche ledueamadriadi,madreefiglia.Menomalechelafigliahapreso dallamadreenondalpadre,pensòautomaticamentelostrigo,marito emogliesonoassortiticomeuncinghialeeunagiumenta.Dietrole amadriadi, notò, erano comparse alcune altre donne, molto meno belle,maconlostessosguardosupplice. GeraltguardòRegis,nonsapendoseridereoimprecare. Ilvampirofecespallucce.«Infondoilraccoglitoredimieleha ragione,Geralt.Tuttosommatoèpiùcheprobabilecheidruidisi sianorecatisuiPendii.Èdavverounterritorioadattoaloro.» Lostrigorivolsealvampirounosguardodecisamenteglaciale.«E secondotequestaprobabilitàèabbastanzagrandedafarcicambiare dipuntoinbiancodirezioneeviaggiareallaciecaconquestagente?» Regisfecedinuovospallucce.«Chedifferenzafa?Rifletti.Idruidi nonsonoaCaedDhu,dunquequelladirezionevaesclusa.Credoche anchetornarealloJarugasiafuoriquestione.Tuttelealtredirezioni sonougualmentebuone.» «Davvero?»LatemperaturadellavocediGeralteguagliavaquella dellosguardo.«Edituttequestealtredirezioniqualesarebbeatuo parere la più indicata? Quella dei raccoglitori di miele? O quella opposta?Credidipoterlostabilirenellatuainfinitasaggezza?» Il vampiro si girò piano verso il raccoglitore, lo starosta, le amadriadielealtredonne.«Maperchéavetetantapauradavolervi procurare una scorta, brava gente?» chiese in tono serio. «Cosa suscitailvostrotimore?Parlatepurefrancamente.» «Oh, buon signore», gemette Jan Cronin, e nei suoi occhi

»

comparveunautenticoterrore.«Ec’èdachiederlo Lanostrastrada passaperl’UmidoIntrico!Edèunpostospaventoso,buonsignore! Là,buonsignore,cisonoburdalak,nasifoglia,endriaghe,grifonie altreschifezze!Appenaduesettimanefa,unlesnyhaacciuffatomio genero,equellohafattogiustointempoarantolarecheerabell’e morto.Evistupiscecheabbiamopauraapassaredilàcondonnee bambini?Eh?» Ilvampiroguardòlostrigo,eavevaun’espressionemoltoseria. «Lamiainfinitasaggezzamiconsigliadistabilirecomedirezionepiù indicataquellachepiùsiconfàaunostrigo.»

Ecosìcidirigemmoasud,versoiPendii,unaregionesituataaipiedi deimonti Amell, con un grancorteo dove c’eradi tutto: giovani fanciulle,raccoglitoridimiele,cacciatoridipelli,vecchie,bambini, giovanifanciulle,animalidomestici,suppellettili,giovanifanciulle.E unaquantitàimpressionantedimiele.Tuttoeraappiccicosodimiele, perfinolefanciulle. Sebbene la carovana procedesse alla velocità dei pedoni e dei carri, il ritmo della marcia non languiva, giacché non vagavamo senzameta,maavanzavamocomeseguendounfilo:iraccoglitoridi mieleconoscevanolestrade,isentieriegliarginitrailaghi.Equella conoscenza tornò utile, oh, se tornò utile, perché cominciò a piovigginareeauntrattotuttoilmaledettoOltrerivasprofondòin unanebbiafittacomepanna.Senzairaccoglitoridimieleavremmo inevitabilmentegiratoavuoto,osaremmoannegatinellepaludi.Non dovevamo neanche perdere tempo ed energia per organizzare e preparare i pasti: venivamo nutriti tre volte al giorno, a sazietà, sebbeneallabuona.Edopomangiatocierapermessodistarceneun po’apanciaall’aria. Perfarlabreve,eramagnifico.Perfinolostrigo,quelvecchioorso brontolone, cominciò a sorridere più spesso e a godersi la vita, perchéavevacalcolatochepercorrevamoquindicimigliaalgiorno,e daquandoavevamolasciatoBrokilonnoneravamoriuscitineppure unavoltaacompiereunasimileimpresa.Geraltnonavevanienteda

fareperché,sebbenel’UmidoIntricofossetalmenteumidocheera difficileimmaginarequalcosadipiùumido,nonincontrammonessun mostro.Be’,dinotteifantasmiurlavanounpo’,lefatemalignedei boschi si lamentavano e i fuochi fatui danzavano sulle paludi. Insomma,nientedispeciale. Cipreoccupavaunpo’,èvero,ilfattodiseguiredinuovouna direzione scelta in maniera piuttosto casuale e senza una meta stabilitaconprecisione.Ma,perdirlacolvampiroRegis,procedere senzametaeramegliochestarefermisenzameta,emoltomeglioche arretraresenzameta.

«Ranuncolo!Fissaadoverequeltubus!Sarebbeunveropeccatose mezzosecolodipoesiasistaccasseeandassesmarritotralefelci.» «Nientepaura!Nonloperderò,potetestarnecerti.Enonmelo faròrubare!Chiunquevogliarubarmiiltubusdovràpassaresulmio cadavereinviadiraffreddamento.Sipuòsapere,Geralt,dacos’è provocatoiltuorisocristallino?Aspetta,lasciamiindovinare Una deficienzainnata?»

Un giorno, una squadra di archeologi dell’Accademia di Castell Graupian,chestavaconducendodegliscaviaBeauclair,scoprì,sotto unostratodicarbonedilegnachetestimoniavacomeinpassatovi avesseavutoluogoungrossoincendio, un altro strato ancora più antico,risalentealXIIIsecolo.Quifutrovataunacavernaformatada restidimurisigillaticonargillaecalce,all’internodellaquale,con grande eccitazione degli studiosi, furono rinvenuti due scheletri umaniperfettamenteconservati,appartenutiaunadonnaeaunuomo. Accantoaglischeletri–oltreallearmieaunnumeroincalcolabiledi piccoliartefatti–futrovatountubusdicuoioinduritodellalunghezza ditrentapollici,sulqualeeraimpressounostemmadaicolorisbiaditi raffigurante leoni e losanghe. Il professor Schliemann, eminente specialista di sfragistica dei Secoli Oscuri a capo della squadra, identificò lo stemma come l’emblema di Rivia, un antico regno

situatoinunluogononbenprecisato. L’eccitazione degli archeologi era alle stelle, poiché nei Secoli Oscuriincontenitoridelgenerevenivanoconservatiimanoscritti,eil pesodelcontenitorelasciavasupporrechel’internofossepienodi cartaopergamena.L’ottimostatodeltubusfacevainoltresperareche idocumentifosseroleggibiliegettasserolucesuunpassatoavvolto nelletenebre.Sisarebbedatavoceaisecoli!Eraunostraordinario colpodifortuna,unavittoriadellascienzachenonbisognavalasciarsi sfuggire. Per precauzione, furono convocati da Castell Graupian linguisti e studiosi di lingue morte, nonché specialisti in grado di aprireiltubussenzarischiaredicausareilsiapurminimodannoal suopreziosocontenuto. Nelfrattempo,nellasquadradelprofessorSchliemannsidiffusero dellevociapropositodiun«tesoro».Ilcaso volle che le dicerie giungessero alle orecchie di tre individui assoldati per scavare nell’argilla e noti come Arraffa, Sgraffigna e Kamil Ronstetter. Convinti che il tubus fosse letteralmente zeppo di oro e gioielli, nottetempo i tre scavatori sgraffignarono il prezioso artefatto e scapparonoconessonelbosco.Làacceserounpiccolofuocoevisi sedetterointorno. «Cheaspetti?»chieseSgraffignaadArraffa.«Apriqueltubo.» «Nonvuoleaprirsi»,silamentòArraffa.«Faresistenza,ilfigliodi puttana!» «E allora colpiscilo con lo stivale, puttana fottuta!» consigliò KamilRonstetter. SottoiltaccodiArraffa,lachiusuradelpreziosorepertocedettee ilcontenutocaddeaterra. «Ah,puttanafottuta!»gridòSgraffigna,sbalordito.«Cherobaè?» Eraunadomandastupida,poichéeraevidentechesitrattavadi foglidicarta.Perciò,invecedirispondere,Arraffanepreseunoese lo avvicinò al naso. Quindi osservò a lungo i segni che gli sembravano oscuri. «È roba scritta», affermò infine in tono autorevole.«Sonolettere!» «Lettere?» strillò Kamil Ronstetter sbiancando per la paura. «Letterescritte?Oh,porcaputtana!»

«Roba scritta vuol dire magia!» balbettò Sgraffigna, battendo i dentiperlospavento.«Letterevuoldireincantesimi!Nonlotoccate, quelfigliodiputtanafottuta!» Arraffanonselofeceripetereduevolte,gettòilfoglionelfuocoe si strofinò nervosamente le mani tremanti sui calzoni. Kamil Ronstetterspinseconuncalcioglialtrifoglitralefiamme;infondo, quella porcheria sarebbe potuta capitare tra le mani di qualche bambino. Poi il terzetto si allontanò in gran fretta dal luogo pericoloso. Ilpreziosorepertoletterariodell’EtàOscurabruciòinunafiamma altaevivida.Peralcunibrevisecondi,isecoliparlaronoattraversoil sussurro sommesso della carta che si anneriva nel fuoco. Poi la fiammasiestinseelefottutetenebrericoprironolaterra.

«HouvenaghelDominikBombastus.*1239,arricchitosiaEbbing

praticandocommercisulargascala,sistabilìinseguitoaNilfgaard;stimato dagliimperatoriprecedenti,duranteilregnodiJanCalveitfunominato burgravioesoprintendentealleminieredisalediVenendal,ecome ricompensaperiservigiresiglifuconferitalacaricadistarostadi Neweugen.Fedeleconsiglieredell’imperatore,H.godevadellasua

considerazioneepartecipavaanumerosiaffaripubblici.{1301.Ancoraa

Ebbing,H.svolseun’intensaattivitàdibeneficenza,aiutandobisognosie

nullatenenti,fondandoorfanotrofi,ospedalieasilineiqualiinvestivanotevoli

somme.Grandeamantedellebelleartiedellosport,fondònellacapitaleun

teatrocomicoeunostadioentrambiintitolatialsuonome.Nell’ambiente

mercantileèconsideratounproverbialemodellodirettitudine,onestàe

virtù.»

EffenbergeTalbot,EncyclopaediaMaximaMundi,tomoVII

4

«Cognomeenomedellateste?»

«Selborne,Kenna.Cioè,chiedoscusa,Joanna.»

«Professione?»

«Svolgoprestazionivarie.»

«Latestehaforsevogliadischerzare?Siricordaallatestechesi trovaalcospettodiuntribunaleimperialeinunprocessoperalto tradimento! Dalle deposizioni della teste dipende la vita di molte persone, giacché la pena per il tradimento è la morte! Si ricorda inoltreallatestechenonsitrovaalcospettodeltribunaledipropria volontà,mavièstatacondottadallacittadella,dovesitrovavain segregazione,echevifacciaritornoosiarimessainlibertàdipenderà tral’altrodallesuedeposizioni.Lacortesièconcessaquestalunga tirataperdimostrareallatestequantosianoinopportuneinquestasala battuteefacezie!Sonononsolodicattivogusto,mapossonoaltresì avereconseguenzemoltogravi.Siconcedeallatestemezzominuto per riflettere sulla questione. Dopodiché il tribunale ripeterà la domanda.» «Sonopronta,signorgiudice.» «Siete pregata di rivolgervi a noi come ’alto tribunale’. La professionedellateste?» «Sonounasensitiva,altotribunale.Maprincipalmentealservizio

dellospionaggioimperiale,cioè

«Sietepregatadidarerisposteconcreteeconcise.Quandolacorte avràbisognodispiegazionipiùdiffuse,saràleistessaachiederle. Allacorteènotoilfattochelatestehacollaboratocoiservizisegreti dell’impero.Chiedotuttaviadimettereaverbaleilsignificatodel termine’sensitiva’,usatodallatesteperdefinireilpropriomestiere.» «SonosolounaPPE,cioèunapsidelprimotipo,senzapossibilità di PC. Concretamente, posso sentire i pensieri altrui, parlare a distanzaconunmago,unelfooun’altrasensitiva.Etrasmettereun

»

ordinecolpensiero.Cioècostringerequalcunoafareciòchevoglio.

Possoanchefareunaprecog,masoloaddormentata.»

«ChiedodimettereaverbalechelatesteJoannaSelborneèuna psionistaconpoteridipercezioneextrasensoriale.Praticalatelepatia elatelempatia,esottoipnosiècapacediprecognizione,masenza facoltàpsicocinetiche.Siricordaallatestecheinquestasalal’uso della magia e dei poteri extrasensoriali è severamente vietato. Continuiamol’interrogatorio.Quando,doveeinqualicircostanzela testeèstatacoinvoltanelcasodellapersonachesifapassareper Cirilla,principessadiCintra?» «ChesitrattassediquestaCirillal’hosaputosoloingattabuia Cioèinsegregazione,illustretribunale.Durantel’inchiesta.Allora sonostatainformatachesitrattavadellastessapersonacheinmia presenzachiamavanoFalkaolaCintriana.Quantoallecircostanze, devoesporleconordine,perchiarezza,cioè.Èandatacosì:eroin Etolia,inunataverna,quandosonostataabbordatadaDacreSilifant,

queltiposedutolà »

«ChiedodiverbalizzarechelatesteJoannaSelbornehaindicato

spontaneamentel’accusatoSilifant.Continuate,prego.»

«Dacre,illustretribunale,stavareclutandounabanda Cioè,un reparto armato. Solo uomini e donne in gamba Dufficey Kriel, NeratinCeka,ChloeStitz,AndresVierny,TilEchrade Iltribunale devesaperechesonotuttimorti Quantoaisopravvissuti,sonoquasi

tuttiqui,già,sottosorveglianza

«Latesteèpregatad’indicareesattamentequandohaavutoluogo ilsuoabboccamentoconl’accusatoSilifant.» «Èstatol’annoscorso,inagosto,piùomenoversolafinedel mese, non ricordo con precisione. In ogni caso non in settembre, perchéquelsettembre,oh,mièrimastobeneimpressonellamemoria! Dacre,cheavevapresoinformazionisudime,hadettocheaveva bisognodiunasensitivaperlasuabanda,unachenonavessepaura degliincantesimi,perchéavremmoavutoachefarecondeimaghi.’È unlavoroperl’imperatoreeperl’impero’,hadetto,’pergiuntaben pagato,eilcomandodellabandasaràassuntonientemenocheda Alloccoinpersona.’»

»

«Parlando di Allocco, la teste allude a Stefan Skellen, coroner imperiale?» «Alludoalui,eccome.» «Sia messo a verbale. Quando e dove la teste ha incontrato il coronerSkellen?»

«Giàinsettembre,il14,nelpiccolofortediRocayne.Rocayne,

illustre tribunale, è una stazione di frontiera che sorveglia la via mercantile che da Maecht conduce a Ebbing, Geso e Metinna. È appuntolàcheDacreSilifanthaportatolanostrabanda,quindici personeacavallo.Intuttoeravamoventidue,perchéglialtrieranogià prontiaRocayne,alcomandodiOlaHarsheimeBertBrigden.»

Ilpavimentodilegnorimbombòsottoipesantistivali,glisperoniele

fibbiedimetallotintinnarono.

«Saluteavoi,signorStefan!»

Alloccononsolononsialzò,manontolseneppureipiedidal

tavolo.Silimitòauncennodellamanoconunfaredagransignore.

«Finalmente»,disseintonoaspro.«Tiseifattodesiderare,Silifant.»

«Desiderare?» ribatté Dacre Silifant con una risata. «Questa è bella! Mi avete dato quattro settimane di tempo per raccogliere e portarviunaquindicinadeitipipiùingambachel’imperoedintorni abbiano mai prodotto, signor Stefan. Una banda che non sarebbe bastatounannoamettereinsieme!Eiomisonosbrigatoinventidue giorni.Noncredetechemeritiunalode?» «Prima di distribuire lodi, voglio vedere la tua banda», disse Skellenintonofreddo. «Subito!Eccoimieiluogotenenti,cheorasonoivostri,signor Stefan:NeratinCekaeDufficeyKriel.» «Salve,salve.»Alloccosidecisefinalmenteadalzarsi,imitatodai suoi aiutanti. «Fate la conoscenza, signori Bert Brigden, Ola

Harsheim »

«Ciconosciamobene.»DacreSilifantstrinseconforzaladestradi

OlaHarsheim.«AbbiamosoffocatolaribellioneaNazairalcomando

delvecchioBraibant.Èstatofantastico,vero,Ola?Eh,sì,fantastico!

Icavalliavanzavanonelsanguefinoaigarretti!EilsignorBrigden, senonsbagliodiGemmera?DeiPacificatori?Intalcaso,troverete delleconoscenzenelreparto!LàhoalcuniPacificatori.» «Sono impaziente di vederli», intervenne Allocco. «Possiamo andare?» «Un momentino», disse Dacre. «Neratin, va’ e schiera la compagnia, in modo che faccia un figurone davanti al signor coroner.» «NeratinCeka èunluiounalei?»chieseAlloccostringendole palpebreeseguendoconlosguardol’ufficialechesiallontanava. «Uomoodonna?» «SignorSkellen »DacreSilifantsischiarìlagola,maquando parlò aveva la voce ferma e lo sguardo freddo. «Non lo so con esattezza.Esteriormenteèunuomo,manoncimettereilamanosul fuoco.QuellodicuisonocertoècheNeratinCekaèunufficialedi prim’ordine. Ciò che vi siete degnato di domandare avrebbe importanza se volessi chiedere la sua mano. Ma non voglio. E neanchevoi,spero.» «Hairagione»,riconobbeSkellendopobreveriflessione.«Nonc’è niente da dire. Andiamo a dare un’occhiata alla tua combriccola, Silifant.» Neratin Ceka, l’individuo dal sesso incerto, non aveva perso tempo.QuandoSkellenegliufficialiuscirononelcortiledelforte, trovaronoilrepartoschieratoinassettoordinato,allineatoinmodo chenessunatestadicavallosporgessedioltreunaspanna.Allocco tossicchiòsoddisfatto.Unabandanientemale, pensò. Eh, se non fosse per la politica, sarebbe bello raccogliere una masnada del genereeandareoltreconfineasaccheggiare,violentare,assassinare eincendiare Misentireidinuovogiovane Eh,nonfosseperla politica! «Eallora,signorStefan?»chieseDacreSilifantrossoinvisoper l’eccitazione contenuta. «Che ve ne pare dei miei fantastici sparvieri?» Alloccospostò lo sguardo da un viso all’altro, da una figura all’altra.Alcuniliconoscevapersonalmente,piùomenobene.Altri,

chericonobbe,liconoscevaperavernesentitoparlare.Difama. Til Echrade, un elfo biondo, esploratore dei Pacificatori di Gemmera. Rispat La Pointe, sergente di cavalleria della stessa formazione. E un altro gemmeriano: Cyprian Fripp il Giovane. Skellenavevaassistitoall’esecuzionedelVecchio.Iduefratellierano famosiperletendenzesadiche. Più oltre, seduta di sghembo in sella a una giumenta pezzata, ChloeStitz,unaladrachediquandoinquandovenivaassoldatae utilizzatadaiservizisegreti.Alloccodistolseinfrettalosguardodai suoiocchisfrontatiedalsorrisomaligno. AndresVierny,NordlingdiRedania,unveromacellaio.Stigward, unpirata,unrinnegatodelleisoleSkellige.DedeVargas,saildiavolo di dove, assassino di professione. Kabernik Turent, assassino per passione. Ealtri.Uguali.Sonotuttiuguali,pensòSkellen.Unacompagnia, unaconfraternitaicuimembri,dopol’uccisionedeiprimicinque uomini,diventanotuttiuguali.Conglistessimovimenti,glistessi gesti,lastessamanieradiparlare,dimuoversiedivestirsi. Glistessiocchi.Indifferentiefreddi,piattieimmobilicomequelli deiserpenti,dicuinulla,neppurelapiùmostruosadellecrudeltà, puòalterarel’espressione. «Allora?SignorSkellen?» «Nientemale.Unabandanientemale,Silifant.» Dacre arrossì ancora di più e salutò alla maniera gemmeriana, portandoilpugnoalcolbacco. «Speravo soprattutto in qualcuno che non fosse completamente digiunodimagia»,osservòSkellen.«Chenonavessepauranédegli incantesimi,nédeimaghi.» «Menesonoricordato.Ecco,c’èTilEchrade!Eoltrealui,be’,la ragazza alta in groppa a quella fantastica saura, accanto a Chloe Stitz.» «Piùtardiportateladame.»Alloccosiappoggiòallabalaustraeci tamburellò sopra col manico ferrato dello staffile. «Salute, compagnia!» «Salute,signorcoroner!»

«Moltidivoi»,ripreseSkellenquandosifuspental’ecodelgrido coraledellabanda,«hannogiàlavoratoperme,conosconomeele mieesigenze.Questivorrannospiegareachinonmiconoscechecosa miaspettoechecosanontollerodaimieisubordinati.Dunquenon staròasprecareilfiatoinutilmente. «Giàoggialcunidivoiriceverannoistruzioniedomaniall’albasi metteranno in viaggio per eseguirle. Nel territorio di Ebbing. Vi ricordo che formalmente Ebbing è un regno autonomo e che formalmente non vi abbiamo nessuna giurisdizione, dunque v’ingiungodiagireinmanieraprudenteediscreta.Saretealservizio dell’impero, ma vi proibisco di sbandierarlo ai quattro venti, di vantarvieditrattareconarroganzaleautoritàlocali.Viordinodi comportarviinmododanonattirarel’attenzione.Chiaro?» «Sì,signorcoroner!» «QuiaRocaynesieteospitiedovetecomportarvicometali.Vi proibiscodilasciareglialloggichevisonostatiassegnatisenonin caso di assoluta necessità. Vi proibisco qualsiasi contatto con la guarnigionedelforte.Delresto,gliufficialiescogiterannoqualcosa perchénonimpazziatedallanoia.SignorHersheim,signorBrigden, provvedeteadalloggiareilreparto!»

«Faccioappenaintempoasmontaredacavallo,altotribunale,chemi sento afferrare per una manica da Dacre, che mi dice: ’Il signor Skellenvuoleparlarti,Kenna’. «Chepotevofare?Andiamo.Alloccoèsedutoaltavolo,citienei piedisopraesibatteconlostaffilesuigambalideglistivali. Mi chiede senza tanti giri di parole se sono quella Joanna Selborne coinvolta nella sparizione della nave Stella del Sud. Al che gli rispondochenonerastatoprovatonullacontrodime. «Eluiride.’Mipiaccionolepersonecontrocuinonsipuòprovare nulla.’PoihachiestoseavevountalentoinnatodaPPE,dasensitiva, cioè. Gliel’ho confermato, al che si rabbuia e fa: ’Pensavo di utilizzare il tuo talento coi maghi, ma prima dovrai occuparti di un’altrapersonanonmenomisteriosa’.»

«LatesteèsicuracheilcoronerSkellenabbiausatoesattamente

questeparole?»

«Sicura.Nonpernientesonounasensitiva.»

«Continuatepure.»

«Aquestopunto,lanostraconversazioneèstatainterrottadaun

corriere tutto impolverato, si vedeva che non aveva risparmiato il cavallo.AvevanotizieurgentiperAllocco,eDacreSilifant,quando siamoandati neglialloggi, ha dettodi avere lasensazione che le notizieportatedalcorriereciavrebberofattimontareinsellaprima ancora di sera. E aveva ragione, alto tribunale. Primaancorache qualcunopotessepensareallacena,metàdellabandaeragiàinsella. Ameèandataliscia,hannopresoTilEchrade,l’elfo.Erocontenta, perchédopoqualchegiornoacavalloilculomifacevaunmaleboia

E,comesenonbastasse,mieranoappenavenutelemestruazioni

«La teste voglia astenersi da descrizioni pittoresche dei propri

disturbiintimi.Eattenersialtema.Quandohasaputolatestechiera

la’personamisteriosa’cuiaccennavailcoronerSkellen?»

«Ci arrivo subito, ma bisogna procedere con ordine, altrimenti s’ingarbugliatuttoedèimpossibileraccapezzarsi!Quellicheprimadi cenahannosellatoicavalliinfrettaefuriasonocorsidaRocaynea

Malhoun.Enehannoriportatounadolescente

»

»

Nycklareraarrabbiatoconsestesso.Tantochesisarebbemessoa piangere. Se solo avesse ricordato gli avvertimenti datigli dalla gente assennata!Sesoloavessericordatoiproverbi,omagarilafavolasul corvochenonsapevatenereilbeccochiuso!Sesoloavessesbrigato quello che aveva da sbrigare e fosse tornato a casa, a Gelosia! Macché! Eccitato dall’avventura, fiero di possedere un cavallo da sella, sentendo un dolce peso nella scarsella, Nycklar non si era trattenuto dal vantarsi. Invece di tornare dritto da Claremont a Gelosia,eraandatoaMalhoun,doveavevanumerosiconoscenti,tra cui anche alcune signorine alle quali faceva la corte. AMalhoun aveva gonfiato le penne come un’oca in primavera, aveva fatto

chiasso,folleggiato,sierapavoneggiatoacavallosullapiazzadel mercato,avevaoffertogiridibevutenellalocanda,gettandoisoldi sul bancone con un’espressione e un atteggiamento, se non da principedisangue,quantomenodaconte. Eavevachiacchierato. Aveva raccontato ciò che era accaduto quattro giorni prima a Gelosia. Raccontava cambiando continuamente versione, aggiungendo,inventando,infinementendospudoratamente,cosache nondisturbavaaffattogliascoltatori.Ifrequentatoridellalocanda, gentedelpostoeforestieri,ascoltavanodibuongrado.ENycklar raccontavafingendosibeninformato.Emettendosemprepiùspesso lapropriapersonaalcentrodegliavvenimentiinventati. Giàlaterzaseralasualinguagliprocuròdeiguai. Allavistadellepersonecheeranoentratenellalocandacalòun silenzioditomba,unsilenzionelqualeiltintinniodeglisperoni,lo stridoredellefibbiemetallicheeilcigoliodellepartiinferrodelle armi risuonarono come uno scampanio nefasto che annunci una disgraziadallacimadelcampanile. Nycklar non ebbe neppure modo di provare a fare l’eroe. Fu acchiappato e trascinato fuori dalla locanda così in fretta che probabilmenteisuoipiediriuscironoatoccareterrasolodueotre volte.Iconoscenticheancorailgiornoprima,bevendoasuespese, glidichiaravanoamiciziaeternaorainfilavanozittizittilatestaquasi sottoitavoli,comeselàsottoavesseroluogononsisacheprodigio danzasserodelledonnenude.Perfinoilvicesceriffo,chesitrovava nellalocanda,sigiròversolapareteenonaprìbocca. NeancheNycklaraprìbocca,nonchiesechi,checosa,achescopo eperché.Lapauragliavevatrasformatolalinguainunabacchetta seccaerigida. Lomiseroacavallo,gliordinaronodicavalcare.Parecchieore.Poi cifuunforteconunapalizzataeunatorre.Uncortilepienodisoldati boriosi,chiassosiearmatifinoaidenti.Eunastanza.Nellastanzatre persone. Il comandante e due subalterni, si vedeva subito. Il comandante,piccolo,nerognolo,riccamentevestito,eraposatonel parlareestraordinariamentegentile.Nycklarrimaseaboccaaperta

quando lo sentì chiedergli scusa per il fastidio e l’incomodo, e assicurarglichenongliavrebberotortouncapello.Maluinonsifece infinocchiare.QuellepersonegliricordavanotroppoBonhart. L’associazione d’idee si rivelò sorprendentemente azzeccata. A loro interessava proprio Bonhart. Nycklar avrebbe dovuto aspettarselo.Perchéerastatapropriolasualinguacciaacacciarloin quelpasticcio. Sollecitato,iniziòaraccontare.Fuammonitodidirelaverità,di non abbellirla. Fu ammonito gentilmente, ma in maniera severa e chiara,eiltipocheloavevaammonito,quelloriccamentevestito,non smettevadigiocherellareconunostaffiledalleguarnizionidiferroe avevaocchisgradevoliecattivi. Nycklar, figlio del fabbricante di bare del borgo di Gelosia,

raccontòlaverità.Tuttalaveritàesololaverità.Lamattinadel9

settembre,nelborgodiGelosia,ilcacciatoreditaglieBonhartaveva sterminato la banda dei Ratti, risparmiando la vita solo alla più giovane dei briganti, quella chiamata Falka. Raccontò come tutta Gelosia fosse accorsa per vedere Bonhart picchiare e torturare la prigioniera,macomelagentefosserimastamoltodelusa,perchéil cacciatore di taglie, cosa strana, non aveva fatto fuori Falka, non l’avevaneppuretorturata!Nonleavevafattonientedipiùdiquanto unuomonormalefaallamoglieilsabatosera,tornandodall’osteria ecco,l’avevapresasemplicementeacalci,leavevamollatoqualche pugnosulmuso nient’altro. Il signore piccolo e riccamente vestito con lo staffile taceva, e Nycklarraccontòcomepoi,sottogliocchidiFalka,Bonhartavesse tagliatolatestaaiRattiuccisiesfilatolorogliorecchinid’orocon pietre,nelmodoincuisispiluccal’uvapassadaundolce.Come Falka,nelguardarlo,avessegridatoevomitato,legataallastangadei cavalli. RaccontòcomepoiBonhartavessemessoalcollodiFalkaun collare, come a una cagna, e l’avesse trascinata alla locanda Alla TestadiChimera.Epoi

«E poi», disse il ragazzo leccandosi in continuazione le labbra, «l’illustresignorBonharthaordinatodellabirra,perchéerasudato fradicioeavevalagolasecca.Auntrattosièmessoagridarechegli eravenutavogliadiregalareaqualcunounbuoncavalloebencinque fiorini in moneta sonante. Ha detto proprio così, queste precise parole.Alloramisonofattosubitoavanti,senzaaspettarechemi battesserosultempo,perchévolevodisperatamenteuncavalloeun po’disoldimiei.Miopadrenonmidàunbelniente,tuttoquelloche guadagnaconlebareselobeveallalocanda.Dunquemisonofatto avantiehochiestoqualecavallopotevoprendere,senz’altrounodei Ratti,no?Alloral’illustresignorBonhartmiguardainunmodoche mi viene la pelle d’oca, e dice che un bel calcio in culo posso prendermelo,sì,malealtrecosedevoguadagnarmele.Chepotevo fare?Ognipromessaèdebito,comediceilproverbio Icavallidei Ratti erano legati alla stanga, e la giumenta morella di Falka, in particolare,eradiunabellezzarara.Alloramisonoinchinatoeho chiestocosadovevofareperguadagnarmisoldiecavallo.Eilsignor BonhartdicechedevoandareaClaremontfacendounsaltoaFano. Sulcavallochemisareiscelto.Sierasicuramenteaccortocheavevo adocchiatolagiumentamorella,maproprioquellamihaproibitodi prenderla.Allorahosceltounasauraconunastellabianca.» «Menochiacchieresuimantideicavalli»,loammonìseccamente StefanSkellen.«Epiùinformazioniconcrete.Parla,checompitotiha datoBonhart?» «L’illustresignorBonharthascrittodellelettereemelehafatte nascondereperbene.MihaordinatodiandareaFanoeaClaremont, ediconsegnarledimiamanoallepersonechemiavevaindicato.» «Lettere?Echecosac’erascritto?» «Ecomepossosaperlo,nobilesignore?Nonsonosveltoaleggere, epoileletteredelsignorBonharteranochiusedaunsigillo.» «Maachieranoindirizzate,teloricordi?» «Certochemeloricordo.IlsignorBonhartmel’avràfattoripetere unadecinadivolteperchénonlodimenticassi.Sonoarrivatosenza perdermidovedovevoarrivare,hoconsegnatodimiamanolelettere achiandavanoconsegnate.Mihannolodato,mihannodettochesono

unbravogarzone,esuasignoriailmercantemihadatoperfinoun

» «Achihaiconsegnatolelettere?Procediconordine!» «La prima era per mastro Esterhazy, fabbricante di spade e armaioloaFano.Lasecondaperl’illustreHouvenaghel,mercantedi Claremont.» «Hannoapertolelettereintuapresenza?Unodeiduehadetto qualcosanelleggerle?Faiunosforzodimemoria,ragazzo.» «Nientedafare.Alloranoncihofattocaso,eadessononc’èverso chemirammenti

denaro

» «Mun, Ola.» Skellen fece un cenno agli aiutanti, senza alzare minimamentelavoce.«Portatequestozoticoincortile,abbassateglii calzoniecontatetrentafrustatedalasciargliilsegno.» «Miricordo!»gridòilragazzo.«Misonoappenaricordato!» «Perlamemoria,nonc’ènientedimegliodellenocicolmieleo dellefrustatesulculo.Parla»,disseAlloccodigrignandoidenti. «AClaremont,quandoilmercanteHouvenaghelhalettolalettera,

c’era un altro signore, un piccoletto, un vero nano. Il signor Houvenaghelglihaparlato Eeeh Hadettodiavereappenasaputo cheforsedaunmomentoall’altrocisarebbestataunacacciainun ampioaratrocomenonsieraancoramaivisto.Cosìhadetto!» «Nonmenti?» «Sullatombadimiamadre,logiuro!Nonfatemipicchiare,nobile signore!Abbiatepietà!» «Su,su,alzati,nonsbavarmiglistivali!Tieniundenaro.»

«Centovoltegrazie Miobenefattore

»

«Tihodettodinonsbavarmiglistivali.Ola,Mun,voicicapite

qualcosa?Cosac’entral’ampioaratro

«Anfiteatro»,disseauntrattoBoreasMun.«Nonampioaratro,ma

anfiteatro.»

«Sì!»gridòilragazzo.«Hadettocosì!Ècomesefostestatolì,

nobilesignore!»

«Unacacciainunanfiteatro!»OlaHarsheimsicolpìilpalmocol

pugno.«Uncodiceconvenuto,manontropporicercato.Facile.La

cacciametteinguardiadauninseguimentoodaunaretata.Bonhartli

»

haavvertiti,hadettolorodiscappare!Madachi?Danoi?» «Chissà», disse pensoso Allocco. «Chissà. Bisognerà mandare degli uomini a Claremont E anche a Fano. Occupatene tu, Ola, distribuisciicompitiaigruppi Etuascolta,ragazzo «Agliordini,nobilesignore!» «QuandoseipartitodaGelosiaconleletterediBonhart,sehoben capito,luièrimastolà?Sipreparavaamettersiinviaggio?Aveva fretta?Haforsedettodov’eradiretto?» «No,nonl’hadetto.Enonpensavaaffattoamettersiinviaggio. Haordinatodilavargliivestiti,cheeranotuttisporchidisangue, tantochegiravaconsolecamiciaemutande,ma con la spada al cinturone.Peròcredocheavessefretta.AvevaammazzatoiRattiegli avevatagliatolatestaperricevereunaricompensa,perciòdovevapur andare a ritirarla. E quella Falka l’aveva fatta prigioniera per consegnarlavivaaqualcuno.Perchéèquestalasuaprofessione,no?» «QuellaFalka L’haiguardatabene?Cosasghignazzi,scemo?» «Oh,nobilesignore!Sel’hoguardatabene?Eccome!Neiminimi particolari!»

»

«Spogliati», ripeté Bonhart, e nella sua voce c’era qualcosa che indusseistintivamenteCiriarannicchiarsi.Mailsuospiritoribelle presesubitoilsopravvento. «No!» Nonvideilpugno,nonscorseneppureilmovimentodelbraccio. Unlampoleesplosedavantiagliocchi,laterravacillò,lemancòsotto ipiedieauntrattolecolpìdolorosamenteilfianco.Avevalaguancia el’orecchioinfiamme;capìchenonl’avevapicchiatacolpugno,ma conlamanoaperta. Lesimisesopra,leavvicinòilpugnochiusoalviso.Cirivideil massiccioanellocolsigilloaformaditeschiocheunattimoprimale avevapuntolaguanciacomeuncalabrone. «Mi sei debitrice di un dente davanti», disse Bonhart in tono gelido.«Perciò,laprossimavoltachetisentiròdirelaparola’no’,te neromperòdueconunsolcolpo.Spogliati.»

Cirisialzòmalfermasullegambeecominciòaslacciarefibbiee bottoni con mani tremanti. Gli abitanti del borgo presenti nella locanda Alla Testa di Chimera mormorarono, tossicchiarono, sgranaronogliocchi.Laproprietaria,lavedovaGoulue,sichinòsotto ilbancone,fingendodicercarviqualcosa. «Toglititutto.Finoall’ultimostraccio.» Non sono qui, pensava Ciri spogliandosi e guardando con espressione ottusa il pavimento. Non c’è nessuno. E non ci sono neanch’io. «Allargalegambe.» Nonmitrovoaffattoqui.Quellocheaccadràoranonmiriguarda affatto.Affatto.Neancheunpo’. Bonhartsimisearidere.«Hol’impressionechetelatiritroppo. Devofartiabbassarelacresta.Tispoglio,stupida,percontrollareche nontisianascostaaddossosigillimagici,talismanioamuleti.Non perrallegrarmigliocchiconlatuapietosanudità.Nonimmaginartisa ildiavolochecosa.Seiunaragazzinamagra,piattacomeunatavola, perdipiùbruttacomelamorte.Credoche, se anche fossi molto arrapato,preferireiscoparmiuntacchino.»Siavvicinò,sparpagliòi vestitiaterraconlapuntadellostivale,lamisuròconlosguardo. «Tutto,hodetto!Orecchini,anelli,collana,bracciale!»Raccolsecon curaigioielli.Conuncalciogettòinunangoloilfarsettodalcollodi volpeazzurro,iguanti,ifazzoletticoloratielacinturaacatenella d’argento.«Nontipavoneggeraicomeunpappagalloounamezzelfa da bordello! Gli altri stracci puoi rimetterli. Che avete tanto da guardare,voialtri?Goulue,portaqualcosadamangiare,mièvenuta fame!Etu,trippone,vaiacontrollareimieivestiti!» «Iosonol’ealdormandelposto!» «Capitiproprioafagiolo»,disseBonhartadentistretti,esottoil suosguardol’ealdormandiGelosiasembròsmagrire.«Seduranteil lavaggiosièrovinatoqualcosateneriterròresponsabileinquanto pubblico ufficiale. Fila in lavanderia! Anche voi, fuori! E tu, moccioso, che cosa ci fai ancora qui? Hai le lettere, il cavallo è sellato, avanti, mettiti in viaggio, e al galoppo! E ricorda: se mi deludi,perdilelettereoconfondigliindirizzi,titroveròeticoncerò

inmodochenemmenotuamadretiriconosca!»

«Volo,nobilesignore!Volo!»

«Quelgiorno»,disseCiriserrandolelabbra,«mihapicchiatoaltre duevolte:colpugnoeconlafrusta.Poiglieneèpassatalavoglia.Si limitavaastaresedutoeaguardarmisenzadireunaparola.Aveva certiocchi unpo’comequellideipesci.Senzasopracciglia,senza ciglia Duepiccoliglobiacquosi,inciascunodeiqualierasospeso un nocciolo nero. Mi fissava con quegli occhi e taceva. Mi ha spaventatopiùcosìcheconlebotte.Nonsapevochecosaavessein mente.» Vysogotarimaseinsilenzio.Itopicorrevanoperlastanza. «Continuavaachiedermichifossi,maiotacevo.Hofattocome quandoerostatacatturatadaiSegugineldesertodiKorath,misono rifugiatanelprofondodimestessa,dentrodime,sesaicosaintendo. AltempoiSegugidicevanocheerounabambola,eineffettierouna bamboladilegno,insensibile,morta.Guardavotuttociòcheveniva fattoallabambolacomedall’alto.Cheimportasemipicchiano,che importasemiprendonoacalci,semimettonouncollarecomeauna cagna?Nonsitrattamicadime,iononsonoqui Capisci?» «Capisco»,disseVysogotaconuncennodelcapo.«Capisco,Ciri.»

«Epoi,altotribunale,ètoccatoanoi.Alnostrogruppo.NeratinCeka

haassuntoilnostrocomando,cihannoassegnatoancheBoreasMun,

ilcercatoredipiste,illustretribunale,dicevanochefossecapacedi

trovareunpescenell’acqua.Erauntipocosì!Diconocheunavolta

BoreasMun »

«Latestevogliaastenersidadigressioni!»

«Come? Ah, sì Capisco. Allora, cioè, ci hanno ordinato di

galoppareabrigliascioltaaFano.Eralamattinadel16settembre

»

Neratin Ceka e Boreas Mun procedevano in testa, dietro di loro,

fianco a fianco, venivano Kabernik Turent e Cyprian Fripp il Giovane,poiKennaSelborneeChloeStitz,einfineAndresViernye Dede Vargas. Questi ultimi due avevano intonato una canzone militareallorainvoga,promossaediffusadalministerodellaguerra. Perfinotralecanzonimilitarispiccavaperspaventosapovertàdelle rimeeladisarmantemancanzadirispettodelleregolegrammaticali. S’intitolava In guerra, giacché tutte le strofe – ed erano più di quaranta–cominciavanoappuntoconquesteparole.

Inguerrapiùd’unohaunasortespietata,

unsoldatofinisceconlatestatagliata,

unaltro,chenehavistedituttiicolori,

crepainbattagliaconlebudelladifuori.

Kennafischiettavapianoatempo.Eracontentadiessererimastatra personeconosciute, con cui aveva familiarizzato durante il lungo viaggio dall’Etolia a Rocayne. Dopo il colloquio con Allocco, si aspettavapiuttostodiessereassegnataacasaccio,magarialgruppo composto dagli uomini di Brigden e Harsheim, al quale era stato assegnatol’elfoTilEchrade,cheperòconoscevatuttiisuoinuovi compagni,eviceversa. Procedevanoalpasso,benchéDacreSilifantavesseordinatoloro di andare di gran carriera. Ma erano professionisti. Galopparono sollevandounanuvoladipolverefintantochéfuronovisibilidalforte, poirallentarono.Sfinireicavalliegalopparecomepazzisonocoseda mocciosiedadilettanti,malafretta,sisa,èutilesoloquandosi ammazzanolepulci! Chloe Stitz, ladra professionista di Ymlac, stava raccontando a Kenna delle sue precedenti collaborazioni con Stefan Skellen. KabernikTurenteFrippilGiovanetrattenevanoicavalli,tendevano l’orecchio,sigiravanospessoaguardarle. «Loconoscobene.Sonostataparecchievoltesottodilui »Colto ildoppiosensocontenutonelleproprieparole,Chloes’impappinò,

mascoppiòsubitoinunarisatadisinvoltaenoncurante.«Sonostata anchesottoilsuocomando»,sbuffò.«No,Kenna,nontemere.Nonè obbligatorioconAllocco.Nonmihacostretta,sonostataioacercare un’occasioneeatrovarla.Tantoperesserechiari:nonècosìchesi ottienelasuaprotezione.» «Noncipensoneppure.»Kennastorselelabbra,guardandocon ariadisfidaTurenteFripp,chesorridevanoinmanieralasciva.«Non cercheròun’occasione, enonhopaura. Non mi lascio spaventare tantofacilmente.Ecertonondaunuccello!» «Non sapete parlare d’altro», disse Boreas Mun, trattenendo lo stallonefalboeaspettandocheleduedonneloraggiungessero.«Ma qui non si tratta mica di combattere contro degli uccelli, signore mie!»riprese,proseguendoallorofianco.«Chiloconoscesache Bonhartnonhaegualinelmaneggiarelaspada.Sareibenfelicesesi scoprisseche tra lui e il signor Skellen non ci sono contrastiné inimicizie.Sefinissetuttoinunabolladisapone.» «Io non ci capisco niente», confessò Andres Vierny alle loro spalle. «Sembrava che dovessimo rintracciare un mago, a questo servivalasensitivachecihannoassegnato,laquipresenteSelborne Kenna.EadessospuntanofuoriquestoBonhartequestaragazzina!» BoreasMunsischiarìlavoce.«Bonhart,ilcacciatoreditaglie, avevaunaccordocolsignorSkellen.Enonloharispettato.Aveva promessoalsignorSkellencheavrebbeuccisolafanciulla,einvece l’halasciataviva.» ChloeStitzalzòlespalle.«Sicuramentequalcunaltrohaoffertodi piùperaverlavivachenonAlloccoperaverlamorta.Sonofatticosì, icacciatoriditaglie.Haivogliaatrovarciunbriciolod’onore!» «Bonhart era diverso», obiettò Fripp il Giovane guardandosi indietro.«Bonhartnonmancavamaiallaparola,unavoltachel’aveva data.» «Tantopiùstranocheabbiacominciatoafarloall’improvviso.» «Maperchélaragazzaècosìimportante?»chieseKenna.«Quella chedovevaessereuccisaenonloèstata?» «Eanoicosaimporta?»disseBoreasMunconunasmorfia.«Noi abbiamo degli ordini! E il signor Skellen ha tutto il diritto di

pretendereciòcheglispetta.BonhartdovevaammazzareFalka,non

l’hafatto.ÈneldirittodelsignorSkellenesigerecheglienerenda

conto.»

«QuelBonhartvuoleprenderepiùsoldiperconsegnarlavivache

perconsegnarlamorta.Eccorisoltoilmistero»,ripetéconvintaChloe

Stitz.

«Ancheilsignorcoronerl’hapensatosubito»,disseBoreasMun.

«CheBonhartabbiapromessoFalkavivaaunbaronediGesoche

avevaildenteavvelenatoconlabandadeiRatti,inmodochepotesse

divertirsiconleietorturarlalentamente.Maaquantoparenonècosì.

NonsisaperchiBonhartabbiarisparmiatoFalka,madisicuronon

perquelbarone.»

«Signor Bonhart!» Il corpulento ealdorman di Gelosia entrò

pesantementenellalocandaansimandoesbuffando.«SignorBonhart, degliuominiarmatisonoarrivatinelborgo!Acavallo!» «Manonmidire!»esclamòBonhartripulendoilpiattoconun pezzodipane.«Cisarebbedastupirsisefossero,cheso,ingroppaa dellescimmie.Quantisono?» «Quattro!» «Eimieivestitidovesono?» «Lihannoappenalavati Nonsisonoancoraasciugati «Chelapestevicolga!Mitoccaaccoglieregliospitiinmutande.

Per quanto

cinturonedellaspadacheportavasullabiancheria,infilòicordoncini dei mutandoni nei gambali degli stivali e diede uno strattone alla catenafissataalcollarediCiri.«Inpiedi,piccolaRatta.» Quandouscìinsiemeconleisulportico,iquattrocavalierierano ormaiviciniallalocanda.Sivedevacheavevanoallespalleunlungo tragitto,duranteilqualeavevanodovutoaffrontareterreniimpervie maltempo:vestiti,finimentiecavallieranoincrostatidipolveree fango. Eranoinquattro,maavevanoconséuncavallosbrigliato.Allasua vista, malgrado la giornata gelida, Ciri si sentì invadere da una

tali gli ospiti, tale l’accoglienza.» Si aggiustò il

»

vampatadicalore:eralasuaroana,portavaancoralasuabardaturae la sua sella. E la testiera che le aveva regalato Mistle. Erano i cavaliericheavevanouccisoHotsporn. Sifermaronodavantiallalocanda.Unodiloro,senz’altroilcapo, siavvicinòesalutòBonharttogliendosiilcolbaccodimartora.Era olivastroeavevadeibaffettinerichesembravanounalineatracciataa carboncinosullabbrosuperiore.Quello,notòCiri,erascossodaun tic che faceva sembrare l’uomo costantemente in collera. O era davveroarrabbiato? «Salute,signorBonhart!» «Salute,signorImbra.Saluteavoi,signori.»Bonhartfissòsenza frettalacatenadiCiriaunganciosuunpalo.«Scusate,sonodavvero impresentabile, ma non vi aspettavo. Avete una lunga strada alle spalle, già, molto lunga Vi hanno mandati da Geso fin qui, a Ebbing?Ecomestal’egregiobarone?Èinbuonasalute?» «È sano come un pesce», rispose l’uomo olivastro in tono indifferente,conunanuovacontrazionedellabbrosuperiore.«Ma nonperdiamotempoinchiacchiere.Abbiamofretta.» «Non sarò certo io a trattenervi», disse Bonhart tirando su cinturoneemutande. «CiègiuntanotiziachehaiuccisoiRatti.» «Èvero.» «E,inconformitàallapromessafattaalbarone,hairisparmiatola vitaaFalka»,disseImbra,continuandoafingeredinonvedereCiri sulportico. «Direicheanchequestoèvero.» «Alloratièriuscitociòincuinoiabbiamofallito»,commentò Imbraguardandolagiumentasaura.«Bene.Prendiamolaragazzae andiamoceneacasa.Rupert,Stavro,prendetela.» Bonhartalzòunamano.«Piano,Imbra.Voinonprendeteproprio nessuno.Perlasempliceragionechenonvidaròlaragazza.Ciho ripensato.Laterròperme,perilmiousopersonale.» Il tipo olivastro chiamato Imbra si chinò sulla sella, scatarrò e lanciò uno sputo incredibilmente lontano, quasi sui gradini del portico.«Mal’avevipromessoalsignorbarone!»

«L’avevopromesso.Macihoripensato.» «Come?Hosentitobene?» «Chetuabbiasentitobeneono,Imbra,nonèunproblemamio.» «Seistatoospitetregiornialcastello.Incambiodellapromessa fatta al signor barone hai bevuto e pappato. I vini migliori della cantina,pavoniarrosto,carnedicapriolo,pasticcidicarne,carassi allapanna.Haidormitotrenotticomeunreinunlettodipiume.E adessocihairipensato?Sì?» Bonhart taceva, conservando un’espressione indifferente e annoiata. Imbraserròidentiperreprimereiltremitodellabbro.«Malosai, Bonhart,chepossiamoprendertilaRattaconlaforza?»

Ilvisodelcacciatoreditaglie,finoaquelmomentoannoiatoe divertito,s’irrigidìall’istante.«Provateci.Sietequattrocontrouno.E pergiuntasonoinmutande.Maperdeglistronzicomevoinonho bisognodiportarelebrache.» Imbrasputòdinuovo,tiròleredini,giròilcavallo.«Pfui,Bonhart, ma che ti è successo? Sei sempre stato famoso per essere un professionistaonesto,retto,permantenereimmancabilmentelaparola data.Eadessovienefuorichelatuaparolavalemenodellamerda!E,

siccomeunuomosigiudicadallaparola,nerisultacheseiun

«Aproposito di parole», lo interruppe Bonhart in tono gelido, appoggiandolemanisullafibbiadelcinturone,«attentoanonfartene sfuggire di troppo volgari durante la nostra conversazione,Imbra. Perchépotrebberofartimale,quandotelericaccerònellastrozza.» «Haifegatoametterticontroquattrouomini!Mahaiabbastanza coraggio da affrontarne quattordici? Perché posso garantirti che il baroneCasadeinonlasceràimpunitoquestoaffronto!» «Tidireivolentieridovemimettereiiltuobarone,ma,ecco,sista radunandogente,compresidonneebambini.Perciòtidiròsoltanto chetraunadecinadigiornisaròaClaremont.Chivorràfarvalerei suoidiritti,vendicareglioltraggioprendermiFalka,vengapurelà.» «Verrò!» «Tiaspetterò.Eadessofilateviadiqui.»

»

«Avevanopauradilui.Neavevanounamaledettapaura.Lasentivo

emanaredaloro.»

Kelpienitrìforte,dimenòlatesta.

«Eranoinquattro,armatifinoaidenti.Eluieradasolo,conle

mutande rammendate e una camiciola sfilacciata dalle maniche

troppo corte. Sarebbe stato ridicolo, se

spaventoso.» Vysogota taceva, socchiudendo gli occhi resi lucidi dal vento. Eranosuun’alturachesovrastavalepaludidiPereplut,nonlontano dalluogodove,duesettimaneprima,ilvecchioavevatrovatoCiri.Il vento piegava le canne, increspava l’acqua dei prati alluvionali intornoalfiume. «Uno dei quattro», riprese Ciri permettendo alla giumenta di entrareinacquaperbere,«avevaunapiccolabalestraappesaalla sella,lasuamanosispostavalentamenteversodiessa.Potevoquasi sentire i suoi pensieri, percepivo la sua paura. Farò in tempo a tenderla?Atirare?Cosasuccederàselomanco?AncheBonhart vedevalabalestraelamano,sentivaancheluiqueipensieri,nesono certa.Comesonocertacheilcavalierenonavrebbefattointempoa tenderel’arma.» Kelpiesollevòlatesta,sbuffò,fecetintinnareglianellidelmorso. «Capivosempremeglioinchemanierofinita.Macontinuavoa noncapireisuoimotivi.Lisentivoparlare,ricordavociòcheaveva dettoHotsporn. QuestobaroneCasadeimivoleva viva e Bonhart glielo aveva promesso. E poi ci aveva ripensato. Perché? Voleva consegnarmiaqualcunocheavrebbepagatodipiù?Inqualchemodo aveva scoperto chi ero veramente? Intendeva consegnarmi ai nilfgaardiani? «Abbiamo lasciato il borgo prima di sera. Mi ha permesso di cavalcareKelpie.Peròmihalegatolemanietenevasemprelacatena delcollare.Sempre.Abbiamoviaggiatosenzaquasifermarciperuna notteeungiornointeri.Pensavochesareimortadistanchezza.Lui, invece,sembravafrescocomeunarosa.Nonèunuomo.Èundiavolo incarnato.»

Se non fosse stato

«Dovetihaportata?»

«InunapiccolacittàchiamataFano.»

«Quando siamo entrati a Fano, illustre tribunale, era già calato il

crepuscoloefacevaunbuiopesto,inrealtàeravamosoloal16di

settembre,maeraunagiornatacupaefacevaunfreddodeldiavolo,si sarebbe detto novembre. Non abbiamo dovuto cercare a lungo l’officinadell’armaiolo,perchéeralaproprietàpiùgrandedituttala cittadina, e per giunta ne giungeva il rumore dei martelli che forgiavanosenzaposailferro.NeratinCeka Èinutilecheilsignor scriba annoti questo nome, perché non so se l’ho già detto, ma Neratin è morto, l’hanno ammazzato in un villaggio chiamato

Unicorno »

«Latesteèpregatadinondareistruzioniperilverbale.Continuate

ladeposizione.»

«Neratinhabussatoallaporta.Hadettogentilmentechieravamoe

perché eravamo lì, ha chiesto udienza. Ci hanno lasciati entrare. L’officinadelfabbricantedispadeeraunabellacostruzione,anziuna veraroccaforte,conunapalizzataintravidipino,torretteindoghedi

quercia,l’internoconparetiinlaricelevigato

«Lacortenonèinteressataaidettagliarchitettonici.Latestevenga

alsodo.Maprimaripetailnomedelfabbricantedispade.»

»

«Esterhazy,illustretribunale.EsterhazydiFano.»

L’armaioloEsterhazyguardòalungoBoreasMun,senzaaffrettarsia risponderealladomandacheglierastatarivolta. «Forse Bonhart è stato qui», disse infine, giocherellando col fischiettod’ossocheportavaappesoalcollo.«Oforseno?Chissà? Questa, signori miei, è un’officina in cui si fabbricano spade. A qualsiasi domanda riguardante le spade rispondiamo volentieri, in maniera veloce, spedita ed esauriente. Ma non vedo motivo per rispondereadomanderiguardantiinostriospitieclienti.» Kennatiròfuoridallamanicaunfazzolettoefecefintadipulirsiil

naso. «Ilmotivosipuòtrovare»,disseNeratinCeka.«Potetetrovarlo voi, signor Esterhazy. Posso trovarlo io. Volete scegliere?» Nonostantel’aspettoeffeminato,ilvisodiNeratinsapevaessereduro elavoceminacciosa.

Mailfabbricantedispadesilimitòasbuffare,giocherellandocol fischietto.«Sceglieretracorruzioneeminaccia?Mirifiuto.Considero l’unael’altradegnesolodiesserepreseasputi.» BoreasMunsischiarìlavoce.«Solounapiccolainformazione.È chiedere troppo? Eppure non ci conosciamo da oggi, signor

Esterhazy,eneppureilnomedelcoronerSkellenvièestraneo

«Èvero»,lointerruppeilfabbricantedispade.«Assolutamente. Comenoncisonoestraneigliattiditeppismoelemalefattecuiè legatoquestonome.MaquisiamoaEbbing,unregnoautonomoe indipendente.Anchesesoloinapparenza,macomunque Perciònon

vidiremo unbel niente. Andateveneper la vostrastrada. Se può consolarvi,vipromettiamoche,qualoratraunasettimanaounmese qualcunochiederàdivoi,glisaràdettoaltrettantopoco.»

»

«Ma,signorEsterhazy »

«Devoesserepiùchiaro?Esia.Fuoridiqui!» Chloe Stitz sibilò di rabbia, le mani di Fripp e di Vargas scivolaronoversoimanicidellespade,AndresViernyappoggiòil pugnosulpiccod’armicheportavaappesoallacoscia.NeratinCeka nonsimosse,ilsuovisononebbeunsolofremito.Kennavedevache nonstaccavagliocchidalfischiettod’osso.Primacheentrassero, BoreasMunliavevaavvertiti:ilsuonodelfischiettoerailsegnaleper leguardiedelcorpoinattesainunnascondiglio,spadacciniesperti chenell’officinadell’armaiolovenivanochiamati«controlloridella qualitàdeiprodotti». MaNeratineBoreasavevanoprevistotuttoeprogettatolamossa successiva.Avevanoinserbounassonellamanica. KennaSelborne.Lasensitiva. Kenna aveva già sondato il fabbricante di spade, lo aveva punzecchiatoconimpulsidelicati,erapenetrataconcautelanelfitto deisuoipensieri.Adessoerapronta.Portatoilfazzolettoalnaso–

c’erasempreilpericolodiun’emorragia–s’insinuòpulsandonel

cervello di Esterhazy e gli trasmise un ordine. Esterhazy soffocò, divennepaonazzoeafferròcontutteeduelemaniilpianodeltavolo alqualeeraseduto,quasitemendochevolasseneipaesicaldiinsieme colfasciodifatture,colcalamaioecolfermacarteraffiguranteuna nereidechesitrastullavainmanieracuriosaconduetritoni. Tranquillo,ordinòKenna,nonèniente,nonsuccedeniente.Hai semplicementevogliadiraccontarciquantoc’interessa.Perchésai checosac’interessa,eleparoleardonodallavogliadiuscirtidi bocca. Dunque avanti. Comincia. Vedrai, non appena inizierai a parlarenontisentiraipiùronzarelatesta,martellareletempiee fischiareleorecchie.Espariràancheiltremitoallemandibole.

«Bonhartèstatoquiquattrogiornifa,il12settembre»,dissecon

voce roca Esterhazy, aprendo la bocca più spesso di quanto non richiedessel’articolazionedellesillabe.«Avevaconséunaragazza chechiamavaFalka.Aspettavoquellavisita,perchéduegiorniprima

mierastatarecapitataunaletteradapartesua

Dallanaricesinistraglicolòunrivolettodisangue. Parla, ordinò Kenna. Parla. Di’tutto. Vedrai che sollievo ne trarrai.

»

IlfabbricantedispadeEsterhazyosservavaconcuriositàCiri,senza alzarsidaltavolodiquercia.«Èperleilaspadadicuimichiedevi nellalettera»,indovinò,tamburellandoconlapuntadellapennad’oca sul fermacarte raffigurante il bizzarro gruppetto. «Non è vero, Bonhart?Be’,dunque,vediamounpo’ Controlliamosecorrisponde aquantohaiscritto.Altezzacinquepiedienovepollici Giusto.Peso centododici libbre Be’, gliene avremmo date di meno, ma è un dettaglio da niente. Una mano, hai scritto, cui va bene un’impugnatura numero cinque Facciamo vedere la mano, cara signorina.Be’,corrispondeanchequesto.» «Quellochedicoiocorrispondesempre»,disseBonhartintono secco.«Haiqualcheferroadattoalei?» «Nellamiafabbricanonsiproduconoenonsipropongonoferri

chenonsianoadatti»,risposeorgogliosoEsterhazy.«Sehobencapito sitrattadiunaspadadaguerra,nondelladecorazionediunabitodi gala.Ah,èvero,l’haiscritto.Nonc’èproblema,troveremosenza difficoltàun’armaperquestasignorina.Perunasimilealtezzaeun similepesocivoglionospadeditrentottopollici,modellostandard. Perlasuacorporaturaleggeraelamanopiccola,habisognodiuna minibastardacolmanicoallungatoanovepolliciecolpomorotondo. Potremmo anche proporre una taldaga elfica o una saberra zerrikaniana,unaviroledianarelativamenteleggera «Mostralamerce,Esterhazy.» «Abbiamo l’argento vivo addosso, eh? Be’, prego. Prego, da questaparte Ehi,Bonhart?Macos’è,aldiavolo?Perchélaportial guinzaglio?» «Pensaaltuonasocaccoloso,Esterhazy.Nonficcarlodovenon devi,opotrebberimanertiincastratodaqualcheparte!» Giocherellando col fischietto che portava appeso al collo, l’armaiolo guardò il cacciatore di taglie senza paura né rispetto, sebbenedovesseguardaremoltoinsu. Bonhartsiarricciòibaffiesischiarìlavoce.«Iononm’immischio neituoiaffarieneituoiinteressi»,disseunpo’piùpiano,masempre minacciosamente.«Tistupiscechetichiedadifarelostesso?» Senzabatterciglio,Esterhazyreplicò:«Bonhart,quandolasceraila miacasaeilmiocortile,quandotichiuderailamiaportaallespalle, allorarispetteròlatuavitaprivata,lasegretezzadeituoiaffari,il caratterespecificodellatuaprofessione.Enonm’intrometterò,stanne certo.Maincasamianonpermettochesicalpestiladignitàumana. Mihaicapito?Fuoridellamiaportapuoianchetrascinarelaragazza legata al cavallo, se ti va. In casa mia le toglierai quel collare. All’istante». Bonhartafferròilcollareeloslacciò,senzarinunciareadareuno strattonechefecequasicadereCiriinginocchio. Fingendodinonavervisto,Esterhazylasciòandareilfischietto. «Cosìvameglio.Andiamo.» Attraverso una piccola galleria, raggiunsero un cortile meno grandedelprimo,cheeraattiguoalretrodellafucinaedaunlatosi

»

affacciava su un giardino. Sotto una tettoia che poggiava su pali

intagliati c’era un lungo tavolo, sul quale alcuni garzoni avevano appenafinitodiesporredellespade. EsterhazyfecesegnoaBonharteaCiridiavvicinarsi.«Prego, eccoquantopossooffrirvi.» Siavvicinarono. L’armaioloindicòlaseriepiùlungadispade.«Questesonodimia produzione,tuttelameforgiatequi;delresto,èbenvisibileilferrodi cavallo,ilmiomarchiodifabbrica.Iprezzivannodaicinqueainove fiorini,perchésonostandard.Questealtre,invece,sonosolomontate erifinitedame.Sonolameimportate.Dadove,sivededaimarchi. QuellediMahakamhannopunzonatiduemartelliincrociati,quelledi Povissunacoronaounatestadicavallo,quellediViroledaunsolee lafamosaiscrizionedifabbrica.Iprezzipartonodadiecifiorini.» «Earrivano?» «Dipende.Ecco,questa,peresempio,èunabellavirolediana.» Esterhazypreseunaspadadaltavolo,salutòepassòaunaposizione di scherma, girando con destrezza mano e avambraccio in una complicata finta chiamata «angelica». «Costa quindici fiorini. Un pezzoantico,unalamadacollezionista.Sivedecheèstatafattasu commissione.Ilmotivocesellatosulforteindicacheeradestinataa unadonna.»Giròlaspadaefermòlamanointerza,colpiattodella lamarivoltoversodiloro.«ComesututtelelamediViroleda,viè inciso:’Nonsguainarlasenzaragione,nonrinfoderarlasenzaonore’. Ah!AViroledacontinuanoainciderequestaiscrizione.Maintuttoil mondoquestelamefinisconoinmanoafarabuttieasciocchi.Intutto ilmondol’onoreèscesodiprezzo,perchéalgiornod’oggièuna

mercedifficiledavendere »

«Pochechiacchiere,Esterhazy.Dallelaspada,chelaprovi.Prendi

l’arma,ragazzina.»

Ciriafferròlaspadaleggera,esentìsubitocomel’impugnaturadi

lucertolaaderivaperfettamentealpalmoeilpesodellalamainvitava

ilbraccioasollevarsieacolpire.

«Èunaminibastarda»,ricordòEsterhazy.Inutilmente.Cirisapeva

servirsidell’impugnaturapiùlunga,contreditasulpomorotondo.

Bonhartarretròdiduepassi,uscendonelcortile,quindisfoderòla suaspadaelaroteòinariafacendolasibilare. «Avanti!» disse a Ciri. «Uccidimi. Hai una spada, e hai un’occasione.Unapossibilità.Approfittane.Perchénontenedarò tantoprestoun’altra.» «Sieteammattiti?» «Chiudiilbecco,Esterhazy.» Ciricercòd’ingannarloconunosguardodilatoeunfintotremito dellespalle,poicolpìcomeunfulmine,dipiattosinistro.Lalama tintinnòsuquelladiBonhart.Laparatadelcacciatoreditagliefu talmentefortecheCirivacillòedovettebalzareall’indietro,sbattendo conlacosciacontroiltavolodellespade.Neltentativodirecuperare l’equilibrio, abbassò istintivamente la lama; sapeva che in quel momento,seavessevoluto,perBonhartsarebbestatounoscherzo ucciderla. «Sieteammattiti?»ripetéEsterhazy,alzandolavoceeprendendo di nuovo in mano il fischietto. Servitori e lavoranti stavano a guardare,sbalorditi. «Posailferro»,leordinòBonhartsenzaperderlad’occhioesenza prestare nessuna attenzione all’armaiolo. «Posalo, ti ho detto, o ti tagliolamano!» Dopounistantediesitazione,lafanciullaobbedì. Bonhartsorriseinmanierasinistra.«Losochisei,vipera.Mati costringeròaconfessarmelo.Aparole,ocoifatti!Ticostringeròa confessarechisei.Ealloratiucciderò.» Esterhazysibilò,comesefossestatoferito. «Questaspadaeratroppopesanteperte»,disseBonhartaCiri senza degnare l’armaiolo di uno sguardo. «Perciò sei stata troppo lenta.Lentacomeunalumacaincinta.Esterhazy!L’armachelehai datopesaalmenoquattroonceditroppo.» Il fabbricante di spade era pallido. Spostò gli occhi da Ciri a Bonharteviceversa,eilsuovisoerastranamentealterato.Infinesi chinò su un garzone e gli sussurrò un ordine. «Ho qualcosa che dovrebbefarealcasotuo,Bonhart»,disselentamente. «E allora perché non me l’hai mostrato subito?» ringhiò il

cacciatoreditaglie.«Hopurscrittochevolevoqualcosadispeciale. Crediforsechenonpossapermettermiunaspadamigliore?» «Losocosapuoipermetterti»,ribattéEsterhazyaccentuandole parole.«Enondaoggi.Perchénontel’homostratosubito?Non potevocertosaperechimiavrestiportato alguinzaglio,conun collare.Nonpotevoindovinareachieradestinatalaspadaeacosa dovevaservire.Maorasotutto.» Ilgarzonetornòportandounascatolaoblunga. «Avvicinati,fanciulla»,dissepianoEsterhazy.«Guarda.» Cirisiavvicinò.Guardò.Esospiròforte.

Sguainòlaspadaconunmovimentofulmineo.Ilfuocodelcamino divampòvividosulmotivoondulatoincisosullasaldaturadellalama, scintillòconrossibagliorisugliintagliagiornodelforte. «Èquesta»,disseCiri.«L’avraisicuramenteindovinato.Prendila inmano,sevuoi.Masta’attento,èpiùaffilatadiunrasoio.Senti comel’impugnaturaaderiscealpalmo?Èfatta con la pelle di un pescepiattochehaunaspinaavvelenatasullacoda.» «Unarazza.» «Forse.Lapellediquestopesceèricopertadiminuscolidenti, perciòl’impugnaturanonscivola,neppurequandolamanoèsudata. Guardachecos’èincisosullalama.» Vysogota si chinò e guardò socchiudendo le palpebre. «Un

mandalaelfico»,dissedopounmomento,sollevandolatesta.«Una

cosiddettablathancaerme,unaghirlandadeldestino:fioridiquercia,

spireaeginestrastilizzati.Unatorrecolpitadaunfulmine,pressole

RazzeAntichesimbolodicaosedistruzione Esopralatorre «Unarondine»,terminòCiri.«Zireael.Ilmionome.»

»

«Non c’è che dire, è un bell’oggetto», sentenziò infine Bonhart. «Operadeglignomi,sivedesubito.Sologlignomiforgiavanoquesto ferroscuro.Sologlignomiaffilavanolelameaformadifiammaele traforavano per diminuirne il peso Ammettilo, Esterhazy. È una

copia?»

«No»,risposeilfabbricantedispade.«Èoriginale.Unagwyhyr.

Lalamahapiùdiduecentoanni.Lamontatura,s’intende,èmoltopiù

recente,manonlachiamereiunacopia.GlignomidiTirTochair

l’hannofabbricatasumiaordinazione.Secondoletecniche,imetodi

eimodelliantichi.»

«Maledizione.Forsenonpotròdavveropermettermela.Quantone

chiedi?»

Esterhazyrimasequalchetempoinsilenzio.Avevaun’espressione

impenetrabile.«Lacedogratis,Bonhart»,disseinfineconvocepiatta.

«Laregalo.Affinchésicompiaciòchedevecompiersi.»

«Grazie»,replicòilcacciatoreditaglie,visibilmentestupito.«Ti

ringrazio, Esterhazy. Un dono regale, davvero regale L’accetto,

» «No.Laspadaèperlei,nonperte.Avvicinati,fanciullacheporti ilcollare.Guardaisegniincisisullalama.Nonlicapisci,èevidente. Ma te li spiegherò io. Guarda. La linea tracciata dal destino è

sicuro.Etisonodebitore

tortuosa,maconduceaquestatorre.Allosterminio,alladistruzione

deivaloristabiliti,dell’ordinestabilito.Maqui,sopralatorre,vedi?

Unarondine.Ilsimbolodellasperanza.Prendiquestaspada.Chesi

compiaciòchedevecompiersi.»

Ciriallungòconcautelalamano,accarezzòdelicatamentelalama

scuradaibordiscintillanticomespecchi.

«Prendila»,dissepianoEsterhazyguardandolaaocchispalancati.

«Prendila.Prendilainmano,fanciulla.Prendi

«No!»gridòauntrattoBonhartsussultando,afferrandoCiriperla

spallaespingendoladaparteconforza.«Via!»

Lafanciullacaddesulleginocchia,laghiaiadelcortileletrafisse

dolorosamenteipalmisucuisieraappoggiata.

Bonhartchiuseviolentementelascatola.«Nonancora!»ringhiò.

«Nonoggi!Ilmomentononèancoravenuto!»

«Evidentemente»,annuìconcalmaEsterhazyguardandolonegli

occhi.«Già,evidentementenonèancoravenuto.Peccato.»

»

«Nonèservitoagranché,illustretribunale,leggereipensieridel

fabbricantedispade.EravamoaFanoil16settembre,tregiorniprima

delplenilunio.MentretornavamoaRocayne,siamostatiraggiuntida undrappelloacavallo OlaHarsheimesettecavalieri.IlsignorOla

cihaordinatodiunircidigrancarrieraalrestodelreparto.Perchéil

giornoprima,il15settembre,c’erastatounmassacroaClaremont

Probabilmentenonc’èbisognocheneparli,l’illustretribunalesa

senz’altrodelmassacrodiClaremont

«Sietepregatadideporresenzapreoccuparvidiciòchesaononsa iltribunale.»

«Bonhartciavevaprecedutidiungiorno.Il15settembreaveva

portatoCiriaClaremont »

»

«Claremont»,ripetéVysogota.«Conoscoquellacittadina.Dovetiha

condotto?»

«Inunagrandecasasullapiazzadelmercato.Concolonneearcate

all’entrata.Sivedevasubitocheciabitavaunapersonaricca

»

Le pareti delle stanze erano ricoperte di ricchi arazzi e sfarzose

tappezzerieraffigurantiepisodireligiosi,cacceeidillipastoraliincui comparivanodonnenude.Imobiliscintillavanod’intarsierifiniture in ottone, i tappeti erano così spessi che nel calpestarli il piede affondavafinoallacaviglia.Cirinonfeceintempoa osservare i particolari,perchéBonhartcamminavasveltoelatiravaperlacatena. «Salve,Houvenaghel.» Nell’arcobalenodicoloriproiettatodaunavetrata,sullosfondodi unatappezzeriacheritraevaunascenadicaccia,c’eraunuomodi una stazza impressionante, abbigliato con una giubba traboccante d’oroeun’ampiavestebordatadiastrakan.Sebbenenelfioredell’età virile,avevaun’estesacalvizieeleguanceglipendevanocomeaun

grossobulldog.«Salve,Leo»,disse.«Etu,signorina

«Niente signorina», ribatté Bonhart mostrando la catena e il collare.«Nonoccorresalutarla.»

»

«Lagentilezzanoncostaniente.»

«Aparteiltempo.»IlcacciatoreditagliesitiròappressoCiri,si

avvicinòalgrassoneeglidiedesenzatantecerimoniedellepacche

sullapancia.

«Tiseiproprioinquartato»,constatò.«Parolamia,Houvenaghel,

instradaèpiùfacilescavalcartichegirartiintorno.»

«Colpadellavitaagiata»,spiegòintonogiovialel’altro,facendo

ballonzolareleguance.«Benvenuto,Leo.Seiunospitegradito,oggi

sonodiumoreoltremodoallegro.Gliaffarivannoagonfievele,siha

quasivogliaditoccareferro,lacassanonfachetintinnare!Solooggi,

senzadovercercaretroppolontano,unnilfgaardiano,uncapitanodi

cavalleriadellariservachesioccupadeltrasportodelleattrezzatureal

fronteinqualitàdiresponsabiledeivettovagliamenti,mihavenduto seimila archi da guerra che io rivenderò al dettaglio a cacciatori, bracconieri, briganti, elfi e altri combattenti per la libertà, ricavandonediecivoltetanto.Hoanchecompratouncastelloperdue

soldidaunmarchesedelposto

»

«Eacosadiavolotiserveuncastello?»

«Devopuravereunadimoradirappresentanza.Matornandoagli

affari:diunotisonoriconoscente,Leo.Undebitorechemisembrava

uncasodisperatomihapagato.Propriounattimofa.Glitremavano

lemani,mentrepagava.Iltiziotihavistoehapensato

»

«Losochecosahapensato.Hairicevutolamialettera?»

«Sì.»Houvenaghelsisedettepesantemente,urtandoiltavolocon

lapancia,tantodafartintinnarecaraffeecoppe.«Ehopreparato

tutto.Nonhaivistoimanifesti?Deveaverlistrappatilamarmaglia

Lagentestagiàaffluendoateatro.Lacassatintinna Siediti,Leo.

Abbiamotempo.Facciamoduechiacchiere,beviamodelvino

«Non voglio il tuo vino. È sicuramente adulterato, rubato ai convoglinilfgaardiani.» «Stai scherzando. È Est Est di Toussaint, i grappoli sono stati raccoltiquandoilnostrograziosoimperatoreEmhyreraancoraun marmocchiochecacavanellecopertine. Unabuonaannata.Peril vino.Allatuasalute,Leo.» Bonhartrisposealbrindisialzandoinsilenzioilgrossocalice.

»

Houvenaghelfeceschioccarelalingua,osservandoconariaassai

criticaCiri.«Ecosìquestosarebbeilcapriolodaigrandiocchiche

devegarantireildivertimentopromessonellalettera?»disseinfine.

«MiènotocheWindsorImbraègiàalleportedellacittà.Ehaconsé

alcunisicariingamba.Eanchequalchespadaccinodelpostohavisto

» «Seimairimastodelusodallamiamerce,Houvenaghel?» «Mai,èvero.Maèunpezzochenonricevonientedate.» «Lavoro meno di prima. Sto anche pensando di andare definitivamenteinpensione.» «Inquelcasocivuoleuncapitalepermantenersi.Maforseavrei unmodo Mistaiasentire?» «Inmancanzadialtredistrazioni »Bonhartsiavvicinòunasedia colpiedeecostrinseCiriasedersi. «NonhaimaipensatoditrasferirtialNord?ACintra,suiPendiio

aldilàdelloJaruga?Saiche,achiunquecivaedecidedistabilirsi suiterreniconquistati,l’imperogarantiscel’assegnazionediquattro mansiditerrenocoltivabile?El’esenzionedaltributoperunadecina d’anni?» «Nonsonotagliatoperfarel’agricoltore»,risposetranquillamente ilcacciatoreditaglie.«Nonpotreilavorarelaterraeneppureallevare delbestiame.Sonotropposensibile.Allavistadellamerdaodiun lombricomivienedavomitare.» «Tale e quale a me», disse Houvenaghel facendo tremolare le guance.«Dituttal’agricolturasopportounicamenteladistillazione clandestinadell’acquavite. Ilrestoèdisgustoso. Diconochesiail fondamentodell’economiaegarantiscailbenessere.Maioritengo indegnoe umilianteche il miobenessere si basisu qualcosa che puzzadiconcime.Emisonomossopercorrereairipari.Nonc’è bisognodilavorarelaterra,Bonhart,nonc’èbisognodiallevarciil

bestiame. Basta possederla.

convenientementegrandesenepossonoricavaredeibeiprofitti.Fare

lavitadelgransignore,credimi.Sì,misonomossointalsenso,da

quidelrestolamiadomandasultrasferimentoalNord.Perchévedi,

Bonhart,laggiùavreiunlavoroperte.Fisso,benpagato,nontroppo

Possedendone una quantità

imanifesti

impegnativo.Eperfettoperunuomosensibile:nientemerda,niente vermi.» «Tiascolto.Senzaimpegno,sicapisce.» «Conleassegnazioniditerrachel’imperatoregarantisceaicoloni, bastano un briciolo di spirito d’iniziativa e un modesto capitale inizialepermettereinsiemeunlatifondocoifiocchi.» «Capisco», disse il cacciatore di taglie mordendosi i baffi. «Capiscodovevuoiarrivare.Sogiàinchemodotiadoperiperiltuo benessere.Nonprevediproblemi?» «Certo.Diduplicenatura.Primo,occorretrovaredeimercenari chefingendosicolonivadanoalNordafarsiassegnareleterredai funzionariprepostieaoccuparle.Formalmentepersé,praticamente perme.Maditrovareimercenarimioccuperòio.Atetoccheràil secondoproblema.» «Sonotuttoorecchie.» «Alcuni mercenari occuperanno la terra e non vorranno più mollarla.Dimenticherannol’accordoeisoldicheavrannointascato. Noncrederai,Bonhart,quantoafondosianoradicatil’inganno,la bassezzael’infamianellanaturaumana.» «Cicredo.» «Dunque bisognerà convincere i disonesti che la disonestà non paga.Chevienepunita.Eaquestopenseraitu.» «Suonabene.» «Suonacom’è.Iohoesperienza,hogiàfattocertimaneggi.Dopo l’annessione formale di Ebbing all’impero, quando sono state distribuite le assegnazioni. E più tardi, quand’è entrato in vigore l’Attod’Inclusione.InquestomodoClaremont,questaincantevole cittadina, si trova sulla mia terra, e dunque mi appartiene. Tutto questoterritoriomiappartiene.Finlaggiù,lontano,oltrel’orizzonte velato da una nebbia azzurrina. È tutto mio. Ben centocinquanta mansi.Emansiimperiali,noncontadini.Fannoseicentotrentaiugeri. Ovverodiciottomilanovecentopertiche.» «Oh,larovinaèprossimaall’imperosregolato»,recitòBonhart conariabeffarda.«Caderedevel’imperoincuituttirubano.Negli interessiprivatienell’egoismostalasuadebolezza.»

«Maanchelasuaforza»,disseHouvenaghelfacendoballonzolare le guance. «Tu, Bonhart, confondi il ladrocinio con lo spirito d’iniziativaindividuale.» «Troppo spesso», ammise il cacciatore di taglie con aria impassibile. «Allora,chenedicidellanostrasocietà?» «Ma non ci spartiremo troppo presto le terre del Nord? Non sarebbe meglio aspettare per sicurezza che Nilfgaard vinca la guerra?» «Persicurezza?Nonscherzare.L’esitodellaguerraèdeciso.Le guerresivinconocoisoldi.L’imperoliha,iNordlingno.» Bonharttossicchiòeloquentemente.«Apropositodisoldi

«Ètuttosistemato.»Houvenaghelfrugòtraidocumentisparsisul

tavolo.«Questoèunassegnobancariodicentofiorini.Equestoèil

contrattodicessionedelleobbligazionigraziealqualeincasseròdai

VernhagendiGesolaricompensaperletestedeibanditi.Firmaqui.

Grazie.Tispettainoltrelapercentualesugliintroitidellospettacolo,

maicontinonsonoancorachiusi,lacassacontinuaatintinnare.C’è

grandeinteresse,Leo.Davverogrande.Lagentedellamiacittadina

soffre terribilmente la noia e la malinconia.» S’interruppe, guardò Ciri.«Sperosinceramentechenontisbaglisulcontodellaragazza. Che ci assicurerà un divertimento di prima qualità Che vorrà

cooperarenell’interessediunprofittocomune

«Perleinoncisarànessunprofitto»,ribattéBonhartosservando

Ciriconunosguardoindifferente.«Elosa.»

Houvenaghelfeceunasmorfiaedebbeunmotodistizza.«Male,

aldiavolo,èmalechelosappia!Nonavrebbedovutosaperlo!Cheti

succede,Leo?Esenonvorràdivertirci,sesiriveleràostile,indocile?

Chesuccederàallora?»

Bonhartnonmutòespressione.«Alloraleaizzeremocontroituoi

mastini.Quelli,sebenricordo,nell’arenasonosemprestatidocilie

divertenti.»

»

»

Ciritacquealungo,strofinandosilaguanciadeturpata.«Cominciavo

a capire», disse infine. «Cominciavo a comprendere che cosa volevanofaredime.Mifacevoforza,erodecisaascappareappenane avessiavutol’occasione Eroprontaaqualsiasirischio.Manonmi hannodatonessunapossibilità.Misorvegliavanobene.» Vysogotarimaseinsilenzio. «Mihannotrascinatadisotto.Làeranoinattesagliospitidiquel grassonediHouvenaghel.Deglialtrioriginali!Dadoveesconofuori tuttiquestifenomenidabaraccone,Vysogota?» «Simoltiplicano.Selezionenaturale.»

Ilprimodegliuominierabassoegrassottello,ricordavapiuttostoun mezzuomoesicomportavaperfinocometale:eramodesto,gentile, curatoevestitointonipastello.L’altro,sebbenediunacertaetà, avevaunatenutaeunatteggiamentomilitareschi,portavalaspadae sulla manica del farsetto nero gli scintillava un ricamo argenteo raffiguranteundragoconalidipipistrello.Ladonnaerabiondae magra, con un naso leggermente adunco e labbra sottili. Per l’occasione aveva indossato un abito color pistacchio con un profondodécolleté.Nonerastataunabuonaidea.Ildécolletéaveva benpocodamostrare,oltreallapelleseccaeraggrinzitasimilea pergamenacopertadiunospessostratodirossettoperguanceecipria bianca. Houvenaghelfecelepresentazioni:«L’illustrissimamarchesade Nementh-Uyvar.IlsignorDeclanRosaepMaelchlad,capitanodella riservadellacavalleriaimperialediNilfgaard.IlsignorPennycuick, borgomastrodiClaremont.EquestoèilsignorLeoBonhart,mio parenteevecchiocommilitone». Bonharts’inchinòrigidamente. «Dunqueèquestalapiccolabanditacheoggidovràdivertirci», constatòlamarchesapelleeossafissandogliocchiazzurrognolisu Ciri.Avevaunavoceroca,chevibravainmanieralascivaefaceva intuireipostumidiunaterribilesbronza.«Nonbellissima,direi.Ma fattapiuttostobene Conuncorpicino decisamentepiacente.» Cirisidivincolòerespinselamanoimportuna,impallidendoper

l’iraesibilandocomeunserpente. «Nonlatoccate,perfavore»,disseBonhartintonofreddo.«Non datele da mangiare. Non la stuzzicate. Non mi assumo responsabilità.» Lamarchesasileccòlelabbra,senzaprestargliattenzione.«Un

corpicino che si può sempre legare a un letto, per renderlo più malleabile. Non volete rivendermela, signor Bonhart? A me e al marchese mio consorte piacciono questi corpicini, e il signor Houvenaghelcirimproverasemprequandoprendiamolepastorellee lecontadinelledelluogo.Delresto,ilmarchesenonpuòpiùdarela cacciaaibambini.Nonpuòcorrere,acausadelleulcerevenereeedei

condilomicheglisonovenutisulperineo

«Basta,basta,Matylda»,disseHouvenaghelintonogentilema spiccio,scorgendoun’espressionedicrescentedisgustodelinearsisul viso del cacciatore di taglie. «È ora di andare ateatro. Il signor borgomastroèappenastatoinformatocheWindsorImbraèentratoin cittàconunrepartodilanzichenecchidelbaroneCasadei.Significa cheèoradimuoversi.» Bonhart estrasse un flaconcino dalla scarsella, strofinò con la manica il piano di onice di un tavolino e vi sparse sopra un mucchiettodipolverebianca.Quinditiròlacatenafissataalcollaredi Ciri.«Saicomesiusa?» Ciriserròidenti. «Infilatelanelnaso.Oppureraccoglilacolditoinumiditodisaliva estrofinalasullegengive.» «No!» Bonhartnongirònemmenolatesta.«Fallodasola,olofaròio,ma inmodochetuttiipresentisidivertanounmondo.Haimucosenon solonellaboccaenelnaso,piccolaRatta.Ancheinaltriposticini simpatici.Chiameròigarzoni,tifaròspogliareetenereferma,epoi midedicheròaqueiposticinisimpatici.» La marchesa de Nementh-Uyvar fece una risata gutturale, guardando la mano tremante di Ciri allungarsi verso la droga. «Posticinisimpatici»,ripeté,esileccòlelabbra.«Un’ideacuriosa. Ungiornool’altrovarrebbelapenaprovare!Ehi,ehi,ragazzina,

»

attenta,nonsprecarequelbuonfisstech!Lascianeunpo’anchea

me!»

LadrogaeramoltopiùfortediquellacheavevaprovatocoiRatti. Pochi istanti dopo averla presa, Ciri fu invasa da un’euforia accecante,leformeacquistaronocontornipiùnetti,laluceeicolori letrafisserogliocchi,gliodorileirritaronoilnaso,isuonisifecero insopportabilmente forti e tutto intorno a lei divenne irreale ed effimerocomeunavisioneonirica.C’eranodellescale,c’eranoarazzi etappezzeriecheemanavanounforteodoredipolvere,c’eranole risate roche della marchesa de Nementh-Uyvar. E poi un cortile, veloci gocce di pioggia sul viso, strattoni al collare che portava ancora.Unenormeedificioconunatorredilegnoeungrandedipinto dipessimogustosullafacciata.Ildipintoraffiguravadeicaniche mordevanounmostro,unamescolanzatraundrago,ungrifoneeuna viverna.Davantiall’ingressoc’eranodellepersone.Unagridavae gesticolava:«Èunacosaschifosa!Schifosaepeccaminosa,signor Houvenaghel, usare un edificio che una volta era un tempio per un’operazionecosìsacrilega,disumanaeripugnante!Anchelebestie hanno dei sentimenti, signor Houvenaghel! Hanno anch’esse una dignità!Èuncrimineaizzarlel’unacontrol’altraperilprofittoeil divertimentodellamarmaglia!» «Calmatevi,sant’uomo!Enonintrometteteviinunamiainiziativa privata! D’altronde, oggi qui non verrà aizzata nessuna bestia. Nessuna!Soloumani!» «Intalcaso,scusate.» L’internodell’edificioeragremitodigentesedutasufiledipanche disposteaformareunanfiteatro.Alcentroc’eraunafossascavatanel pavimento di terra, una cavità rotonda di circa trenta piedi di diametro,recintatadatravigrezzeecircondatadaunabalaustra.La puzzaeilchiassostordivano.Cirisentìdinuovounostrattoneal collare,poiqualcunol’afferròsottobraccio,qualcunaltrolaspinse. Dipuntoinbiancosiritrovòsulfondodellafossapuntellatadatravi, sullasabbiapressata.

Nell’arena. Passatolochociniziale,oraladrogasilimitavaaeccitareeacuire i sensi. Ciri si tappò le orecchie: la folla che stipava le panche dell’anfiteatro strepitava, rumoreggiava, fischiava, il chiasso era insopportabile.Videcheavevailpolsoel’avambracciodestriserrati inunaprotezionedicuoio.Nonricordavaquandoleerastatainfilata. Sentìlanotavocerocadadoposbornia,videlamarchesapellee ossa color pistacchio, il capitano della riserva nilfgaardiano, il borgomastrodaitonipastello,HouvenagheleBonhartprendereposto inunpalcochesovrastaval’arena.Sitappòdinuovoleorecchie, perchéauntrattoqualcunoavevapicchiatosuungongdirame. «Guardate,gente!Ogginell’arenanonc’èunlupo,nonc’èun goblineneppureun’endriaga!Ogginell’arenac’èl’assassinaFalka, della banda dei Ratti! Le scommesse si accettano alla cassa all’entrata! Non stringete la borsa, gente! I divertimenti non si mangianoenonsibevono,maalesinaresudiessinonsiricavanulla dibuono,cisirimette!» Lafollaurlavaeapplaudiva.Ladrogafacevaeffetto.Ciritremava per l’euforia, la sua vista e il suo udito registravano tutto, ogni dettaglio.SentivalerisatesguaiatediHouvenaghel,ilrisoebbrodella marchesa,lavocegravedelborgomastro,ilbassogelidodiBonhart, leurladelsacerdotedifensoredeglianimali,levocistriduledelle donne,ilpiantodiunbambino.Vedevalescuremacchiedisangue sulletravicherecintavanol’arena,ilbucopuzzolentecopertodauna grata che vi si apriva. Le facce lucide di sudore e deformate da smorfieanimaleschesopralabalaustra. A un tratto, movimento, voci concitate, imprecazioni. Uomini armati,lafollachecercavadifarsilargomasibloccavacontrola muraglia di guardie armate di partigiane. Uno di quegli uomini l’aveva già visto, ricordava il viso olivastro e i baffetti neri che sembravano una linea tracciata a carboncino sul labbro superiore scossodauntic. «IlsignorWindsorImbra?»LavocediHouvenaghel.«DiGeso? Siniscalco dell’illustrissimo barone Casadei? Benvenuto, diamo il nostrobenvenutoagliospitiforestieri.Prendeteposto,lospettacolo

sta per cominciare. Ma non dimenticate, vi prego, di pagare all’entrata!» «Nonsonoquiperdivertirmi,signorHouvenaghel!Sonoquiper servizio!Bonhartsadicosaparlo!» «Davvero?Leo?Saidicosaparlailsignorsiniscalco?» «Pochi scherzi! Siamo in quindici! Siamo venuti per Falka! Consegnatecela,osimettemale!» «Noncapiscolatuaeccitazione,Imbra.»Houvenaghelaggrottòla fronte.«MatifaccionotarechequinonsiamoaGesoeneppuresulle terre del vostro signor barone. Se farete chiasso e disturberete, ordineròdifarvicacciareasuondifrustate!» «Senzarancore,signorHouvenaghel»,simoderòWindsorImbra. «Malaleggeèdallanostra!IlquipresenteBonharthapromesso FalkaalsignorbaroneCasadei.Hadatolasuaparola.Dunquela mantenga!» «Leo?»disseHouvenaghelfacendotremolareleguance.«Saidi cosaparla?» «Losoericonoscocheharagione»,risposeBonhartalzandosie facendoungestononcuranteconlamano.«Nonfaròobiezioniné creeròproblemi.Laragazzaèlà,ecco,tuttipossonovederedove.Chi lavuoleselaprenda.» WindsorImbrarestòdistucco,illabbroglitremòviolentemente. «Comesarebbe?» Il cacciatore di taglie fece l’occhiolino a Houvenaghel. «La ragazzaèdicoluichevorràportarlaviadall’arena.Vivaomorta,a secondadeigusti.» «Comesarebbe?» «Maledizione, sto perdendo la pazienza!» Bonhart simulò a perfezione la collera. «Come, come non sai dire altro! Ripeti sempre la stessa maledetta solfa! Come? Ma come vuoi! Come preferisci gettaledellacarneavvelenata,comeaunalupa.Manon soselamangerà.Nonhal’ariastupida,eh?No,Imbra.Chilavuole deveprendersilabrigadiguadagnarsela.Là,nell’arena.VuoiFalka? Ealloravallaaprendere!» «Mi sventoli questa Falka sotto il naso come una rana appesa

all’amo sotto quello di un pesce siluro», ringhiò Windsor Imbra. «Nonmifidodite,Bonhart.Losentoafiutocheinquestaescasi nascondeunamodiferro!» «Congratulazioniperilfiutosensibilealferro.»Bonhartsialzò, tiròfuoridasottolapancalaspadaavutaaFano,lasfoderòelagettò nell’arena,contaledestrezzachelalamasiconficcò nella sabbia verticalmente,aduepassidaCiri.«Eccoilferro.Invista,perniente nascosto.Perchénonm’importanientediquestasgualdrina,chila vuolepuòprendersela.Seneècapace.» La marchesa de Nementh-Uyvar rise nervosamente. «Se ne è capace!»ripetécolsuocontraltoebbro.«Perchéadessoilcorpicino halaspada.Bravo,signorBonhart.Misembravaun’infamiadareun corpicinoindifesoinpastoaquestimascalzoni.»

«Signor Houvenaghel Windsor Imbra si mise i pugni sui

fianchi,senza degnare di uno sguardo l’aristocratica pelle e ossa.

«Questa rappresentazione ha luogo sotto i vostri auspici, perché questoteatroviappartiene.Ma,ditemi,secondoqualiregoleequali normesicombattequi,levostreoquellediBonhart?» «Secondo le regole del teatro», rispose Houvenaghel sghignazzando e facendo ballonzolare la pancia e le guance da bulldog.«Perché,ancheseèverochequestopostomiappartiene,èil clienteaesseresignoreepadrone,luipaga,luipretende!Ilcliente fissaleregole.Enoicommerciantidobbiamoagirediconseguenza:

ciòcheilclientepretendebisognadargli.» «Cliente?Valeadirequestagente?»WindsorImbraindicòconun ampio gesto le panche stipate. «Tutta questa gente è venuta e ha pagatoperassistereaunospettacolo?» «Gliaffarisonoaffari»,ribattéHouvenaghel.«Sec’èrichiestadi qualcosa,perchénonvenderlo?Lagentepagapervederecombattere ilupi?Pervederecombattereendriagheeoritteropi?Peraizzareicani contrountassoinunabotteocontrounaviverna?Cos’haitantoda stupirti,Imbra?Allagenteigiochieicombattimentisononecessari comeilpane,anzipiùdelpane.Moltidicolorochesonovenutiquise losonotoltodibocca.Maguardacomebrillanoiloroocchi.Non vedonol’oracheiniziilcombattimento.»

»

«Mainuncombattimentooccorremantenerealmenolaparvenza dellacorrettezzasportiva»,aggiunseBonhartconunsorrisoironico. «Il tasso, quello stronzo, prima che lo tiri fuori dalla botte può mordermicoisuoidentacci,ilnostroèunoscontrocorretto.Ela ragazza ha la spada. Anche in questo caso ci sarà uno scontro corretto.Allora,bravagente?Horagione?» Labravagenteconfermòconuncorodisordinato,masonoroe gioioso,cheBonhartavevaragionesututtalalinea. «IlbaroneCasadeinonsaràcontento,signorHouvenaghel»,disse lentamente Windsor Imbra, «vi garantisco che non sarà affatto contento.Nonsoseviconvieneattaccarliteconlui.» «Gliaffarisonoaffari»,ripetéHouvenaghelfacendotremolarele guance.«IlbaroneCasadeilosabene,hapresoinprestitodameun belmucchiodisoldiauntassoridicoloe,quandoverràafarsene prestaredeglialtri,inunmodoonell’altroappianeremolenostreliti. Maunbaroneforestierononpuòficcareilnasoinunamiainiziativa privataeindividuale.Quisonostatefattedellescommesse,lagente hapagatoall’entrata.Quellasabbia,lànell’arena,deveimpregnarsidi sangue.» «Ah,sì?»urlòWindsorImbra.«Colcazzo!Ah,avreiunagran vogliadidimostrarviilcontrario!Oraescodiquiemenevadovia senza neanche guardarmi indietro. Versateci il vostro, di sangue, nell’arena!Lasolaideadirecaredilettoaquestagentagliamidàla nausea!» «Vadapure»,disseuntiziouscitodallafolla.Avevalabarbache gliarrivavafinoagliocchieindossavaunfarsettoinpelledicavallo. «Chevada,seglidàlanausea.Amenonladà.Hannodettocheci sarà una ricompensa per chi ammazza questa Ratta. Io mi offro volontarioescendonell’arena.» «Nonseneparla!»strillòauntrattounodegliuominidiImbra,un tipobassomamuscolosoedicorporaturarobusta.Avevaunagran massadicapelliscompigliati.«C’eravamoprimanoi!Nonèvero, ragazzi?» «Eccome!»glifeceecounaltro,magroeconunabarbettaapunta. «Abbiamo la precedenza! E tu non farla tanto lunga con l’onore,

Windsor! Che importa se la plebaglia sta a guardare? Falka è nell’arena,bastaallungarelamanoeprenderla.Equestafecciasgrani puregliocchi,noiceneinfischiamo!» «Einpiùpossiamoancheguadagnarequalcosa!»urlòunterzoche portavaundoubletdiunosquillantecoloreamaranto.«Losportè sport,nonèvero,signorHouvenaghel?Lospettacoloèspettacolo! Quisièparlatodiunaricompensa!» Ilmercantefeceunlargosorrisoeassentìconuncennodelcapo, facendotremareleguanceflaccideconariasolenneemaestosa. «Le scommesse a quanto stanno?» domandò quello con la barbetta. «Peroranonsièancorapuntatosulrisultatodelcombattimento!» risposeHouvenaghelridendo.«Peroradannotreaunochenessuno divoioseràmetterepiedenelrecinto.» «Buuuuu!»urlòPellediCavallo.«Iooserò!Sonopronto!» «Levatiditorno,hodetto!»urlòasuavoltaZazzera.«Noisiamo arrivati per primi e la precedenza spetta a noi. Avanti, che aspettiamo?» «In quanti possiamo affrontarla sul campo?» chiese Amaranto sistemandosilacintura.«Obisognaandareunopervolta?» «Ah,figlidiputtana!»ringhiòauntrattodeltuttoinaspettatamente ilborgomastrodaitonipastelloconunavocestentoreachemalsi accordavaallasuastatura.«Voleteforsecombattereindiecicontro unaragazza?Magariacavallo?Magarisuicarridaguerra?Magari prendendo in prestito dall’arsenale una catapulta, per poterla bersagliaredipietre?Eh?» «Va bene, va bene», lo interruppe Bonhart, consultatosi brevementeconHouvenaghel.«Vadaperilcombattimentocorretto, madovremoanchedivertirci.Sipuòaffrontarlaindue.Incoppia, cioè.» «Malaricompensanonsaràdoppia!»avvertìHouvenaghel.«Sesi combatteindue,toccheràdividere.» «Macomeincoppia? Come in due?» Zazzera si scosse via il mantellodallespalleconunmovimentobrusco.«Nonvivergognate, amici?Èsolounaragazzina!Pfui!Indietro.Andròdasoloelafarò

secca.Vedrete!» «IovoglioFalkaviva!»protestòWindsorImbra.«Aldiavoloi vostricombattimentieivostriduelli!Nonparteciperòallospettacolo organizzatodaBonhart,iovogliolaragazza!Viva!Andatevoidue,tu eStavro.Etrascinatelaviadilì.» «Perme»,ribattéStavro,quelloconlabarbetta,«èunavergogna affrontareinduequelmucchiettod’ossa.» «Ilbaronetiaddolciràlavergognacondeifiorini.Masolosesarà viva!» «Vuoldirecheilbaroneèunospilorcio»,disseHouvenaghelcon unarisatasguaiata,facendoballonzolarelapanciaeleguanceda bulldog.«Echenonhaunbriciolodispiritosportivo.Eneppurela vogliadiricompensarechicel’ha!Ioinvecesostengolosport.Econ l’occasioneaumentolaricompensa.Achientreràdasolonell’arenae neusciràsullepropriegambe,pagheròconquestamano,daquesto scrigno,nonventi,matrentafiorini.» «Checosaaspettiamo?»urlòStavro.«Vadoioperprimo!» «Piano!»ruggìdinuovoilpiccoloborgomastro.«Laragazzaha addosso solo del lino sottile! Dunque togliti quella brigantina, soldato.Questoèsport!» «Lapestevicolga!»Stavrosistrappòdidossolagiubbaconle guarnizioniinferro,quindisisfilòlacamiciadallatesta,scoprendo dellespalleeunpettomagriepelosicomequellidiunbabbuino.«La pestecolgavoi,vostrasignoria,eilvostrosportdelcazzo!Vadocosì, atorsonudo!Accidenti!Devotogliermiancheicalzoni?» «Togliti anche le mutande!» disse con voce roca e lasciva la marchesa de Nementh-Uyvar. «Vedremo se sei uomo non solo a parole!» Apettonudoegratificatodaunapplausofragoroso,Stavrosfoderò laspadaemiseunagambasuunatravedellabarriera,osservando attentamenteCiri,cheincrociòlebracciasulpetto.Nonfeceneppure unpassoversolaspadaconficcataaterra.Stavroesitò. «Nonlofare»,loammonìlaragazzaavocemoltobassa.«Non costringermi Nonmilasceròtoccare.» «Non avertene a male, piccola», disse Stavro scavalcando la

barriera.«Nonhonientecontrodite.Magliaffarisonoaffari

Nonterminòlafrase,perchéCiriglieragiàaccantoconRondine inpugno;cosìchiamavatrasélagwyhyroperadeglignomi.Utilizzò l’assaltopiùsemplice,addiritturainfantile,lafintadenominata«tre passetti»,maStavrocicascò.Indietreggiòesollevòistintivamentela spada,finendocosìallasuamercé,conlespallecontroletraviche recintavanol’arenaelalamadiRondineaunpollicedallapuntadel naso. «Questotrucco»,spiegòBonhartallamarchesasuperandoleurlae leacclamazioni,«sichiama’trepassetti,fintaeassaltoditerza’.Un numeromediocre,dallaragazzamisareiaspettatoqualcosadipiù raffinato.Mabisognaammetterlo:seavessevoluto,queltiposarebbe giàmorto.» «Ammazzalo! Ammazzalo!» gridavano gli spettatori, e sia Houvenaghel sia il borgomastro Pennycuick mostrarono il pollice piegatoall’ingiù.IlsanguedefluìdalvisodiStavro,sulleguance comparveroibruttiforuncolieibutterilasciatidalvaiolo. «Tel’avevodettodinoncostringermi»,sibilòCiri.«Nonvoglio ucciderti! Ma non mi farò toccare. Torna da dove sei venuto.» Indietreggiò,sigirò,lasciòcaderelaspadaealzòlosguardoversoil palco. «Vi divertite a mie spese?» gridò con voce rotta. «Volete obbligarmi a combattere? Auccidere? Non mi obbligherete! Non combatterò!» «Hai sentito, Imbra?» tuonò nel silenzio la voce beffarda di Bonhart. «Tanto di guadagnato! Nessun rischio! Non combatterà. Dunquepoteteportarlaviadall’arenaeconsegnarlavivaalbarone Casadei,perchécisitrastulliavolontà.Poteteprenderlasenzanessun pericolo!Amaninude!» WindsorImbrasputò.Ancoraconlespallepremutecontroletravi, Stavroansimava,stringendolaspadainpugno. Bonhartscoppiòaridere.«Maioscommettodeibrillanticontro dellenocichenonciriuscirete.» Stavrorespiròaffannosamente.Laragazza,cheglidavalespalle, glisembravadistratta,deconcentrata.Urlòdirabbia,vergognaeodio. Enonresistette.Attaccò.Fulmineoeatradimento.

»

Ilpubblicononvidelaschivataelarisposta.VidesoloStavro gettarsisuFalkaconunsaltellodaballerino,quindipiombaresulla sabbiaconmovenzebenpocodaballerino,elasabbiaimpregnarsidi sangue. «Gliistintiprendonoilsopravvento»,disseBonhartaldisopradel vociaredellafolla.«Iriflessifunzionano!Eh,Houvenaghel?Cheti avevodetto?Vedrai,noncisaràbisognodeimastini!» «Che bello spettacolo! E redditizio!» Houvenaghel socchiuse perfinolepalpebredalpiacere. Stavrosisollevòsullebracciachetremavanoperlosforzo,agitòla testa,gridò,rantolò,vomitòsangueericaddesullasabbia. «Comesichiamavaquelcolpo,signorBonhart?»chieseconlasua vocerocaelascivalamarchesadeNementh-Uyvar,strusciandole ginocchial’unacontrol’altra. «È stata un’improvvisazione», disse il cacciatore di taglie lasciandobalenareidenti,senzadegnarladiunosguardo.«Unabella improvvisazione,fantasiosae,direi,addiritturaviscerale.Hosentito parlarediunpostodoveinsegnanocertisbudellamentiasorpresa.E scommettochelanostrasignorinaloconosce.Ormaisochiè.» «Nonmicostringete!»urlòCiri,enellasuavocevibravaunanota davverolugubre.«Nonvoglio!Capite?Nonvoglio!» «Quellaragazzavienedall’inferno!»Amarantoscavalcòagilmente labarrieraefecesubitoilgirodell’arenaperdistoglierel’attenzione diCiridaZazzera,chevientravadallatoopposto,seguitodaPelledi Cavallo. «Nonvale!»gridòilborgomastroPennycuick,piccolocomeun mezzuomoeattentoalgiocopulito,elafollasiunìalsuogrido. «Sonotrecontrouna!Nonvale!» Bonhartsimisearidere.Lamarchesasileccòlelabbraecominciò astrusciarepiùfortelegambe. Il piano del terzetto era semplice: far indietreggiare la ragazza finchénonavesseurtatocontroletravi,dopodichéduel’avrebbero bloccataeilterzol’avrebbeuccisa.Nonaccaddenulladituttociò. Perunasempliceragione.Laragazzanonindietreggiò,alcontrario, attaccò.

S’infilòtraloroconunapiroettadaballerinacosìlievedanon lasciarequasitraccesullasabbia.ColpìZazzeraalvolo,esattamente làdov’eranecessario.Allacarotide.Colpìconunataleleggerezzache nonperseilritmoesisottrasseapassodidanzaallafintadirisposta, cosìvelocementechenonfuraggiuntadaunasolagocciadelfiottodi sanguelungoquasiunatesasgorgatodalcollodiZazzera.Amaranto, chesitrovavadietrodilei,fecepercolpirlaatradimentoallanuca, malasuaspadatintinnòcontrolalamadellaragazza,branditadietro laschienainunaparatafulminea.Cirisitesecomeunamollaemenò unfendenteaduemani,aumentandolapotenzadelcolpoconuna bruscarotazionedeifianchi.Lascuralamadeglignomi,affilatacome un rasoio, squarciò il ventre di Amaranto con un sibilo e uno schiocco. L’uomo urlò e crollò sulla sabbia, raggomitolandosi. Accorsod’unbalzo,PellediCavallocercòditrafiggerelaragazza allagola,maCirischivòlalama,sigiròcondestrezzaegliassestòun brevecolpoalvisoconlapartecentraledellaspada,spaccandogli occhio,naso,boccaemento. Ilpubblicogridava,fischiava,pestavaipiediaterraesbraitava.La marchesadeNementh-Uyvar,lemanitralecosceserrate,sileccava lelabbralucideeridevacolsuonervosocontraltoebbro.Ilcapitano dellariservanilfgaardianoerapallidocomecartavelina.Unadonna cercavadicopriregliocchiaunbambinochesidivincolava.Un vecchietto dai capelli bianchi seduto in prima fila vomitò con violenzaerumorosamenteconlatestatraleginocchia. PellediCavallosinghiozzò,tenendosiilvisotralemani;dasotto leditaglicolavasanguemistoasalivaemuco.Amarantosirotolava aterraegrugnivacomeunmaiale.Zazzerasmisedigrattareletravi scivolosedelsanguecheglisgorgavadalcolloatempocoibattitidel cuore. «Aiutoooo!» urlò Amaranto, tenendosi spasmodicamente le viscerecheglifuoriuscivanodalventre.«Compariiii!Aiutoooo!» «Fiii buuu biii »PellediCavallosputavaedespellevasangue dalnaso. «Uc-ci-di-lo!Uc-ci-di-lo!»scandivailpubblicobattendoipiedia tempo.

Ilvecchiochevomitavafuspintoviadallapancaebuttatoacalci

ingalleria.

Inmezzoaquelbailamme,risuonòilbassobeffardodiBonhart:

«Scommetto dei brillanti contro delle noci che nessuno oserà più entrarenell’arena.Deibrillanticontrodellenoci,Imbra!Ah,mache dico!Controdellenocivuote!» «Uc-ci-di!» Grida,scalpiccii,applausi. «Uc-ci-di!» «Signorina!»urlòWindsorImbrarichiamandoagestiisubalterni. «Lasciaciraccogliereiferiti!Lasciacientrarenell’arenaeportarlivia primachemuoianodissanguati!Siiumana,signorina!» «Umana», ripeté a fatica Ciri sentendo solo ora l’adrenalina circolarleincorpo.Ritrovòsubitoilcontrolloconunaseriedirespiri, comele era stato insegnato. «Entrate e portateli via. Ma entrate disarmati.Siateanchevoiumani.Almenounavolta.» «Nooooo!Uc-ci-di!Uc-ci-di!»gridavaescandivalafolla. Cirisigiròconunmovimentofluido,spostandolosguardosulle tribune e sulle panche. «Bestie ignobili! Porci schifosi! Canaglie! Figlidiputtanarognosi!Voleteilsangue?Venite,scendetequaggiù, assaggiatelo,annusatelo!Leccatelofinchénonsisaràseccato!Bestie! Vampiri!» La marchesa gemette, tremò, rovesciò gli occhi e si strinse a Bonhartsenzasfilarelemanidallecosce.Ilcacciatoreditagliefece unasmorfiaelaallontanòsenzasforzarsidiesseredelicato.Lafolla urlava.Qualcunogettònell’arenadelsalamesmangiucchiato,qualcun altro uno stivale, un altro ancora lanciò un cetriolo, mirando in direzionediCiri.Quellalotagliòdinetto,suscitandounurloancora piùforte. WindsorImbraeisuoiuominisollevaronoAmarantoePelledi Cavallo. Quando lo mossero, Amaranto lanciò un urlo, Pelle di Cavallosvenne.ZazzeraeStavronondavanopiùsegnidivita.Ciri arretrò,inmododaallontanarsiquantolepermetteval’arena.Anche gliuominidiImbracercavanoditenersiadistanza. WindsorImbrarimanevaimmobile.Aspettavachetrascinassero

fuoriiferitieimorti.GuardavaCiridasottolepalpebresocchiusee teneva la mano sull’impugnatura della spada, che malgrado la promessanonsieratoltoentrandonell’arena. «Nonfarlo»,loammonìCirimuovendoappenalelabbra.«Non costringermi.Tiprego.» Imbraerapallido. Lafollascalpitava,urlava,ululava. LavocediBonhartsuperòdinuovoilcaos:«Nondarleretta! Sfoderalaspada!Ointuttoilmondoavrailafamadelvigliaccoedel cacasotto!Dall’AlbaalloJaruga,tuttisaprannocheWindsorImbraè scappatocomeunbastardoconlacodatralegambedavantiauna ragazzina!» LalamadiImbrascivolòfuoridalfoderodiunpollice. «Nonfarlo»,disseCiri. Lalamarientrò. «Vigliacco!»gridòqualcunodallafolla.«Fifone!Coniglio!» Imbrasiavvicinòconun’espressioneterreaalbordodell’arena. Primadiafferrarelemanicheicompagniglitendevanodall’alto,si giròancoraunavolta.«Sapraisicuramentecosatiaspetta,piccola. ComesapraigiàchièLeoBonhart.Edicos’ècapace.Cosaloeccita. Saraigettatanellearene.Uccideraiperilpiacerediporciecanaglie comequesti.Oanchepeggiori.E,quandovedertiuccideresmetteràdi divertirli,quandoaBonhartverràanoiaassistereallatuaviolenza, alloratiammazzeranno.Manderannonell’arenatantidiquegliuomini che non sarai in grado di proteggerti le spalle. Oppure sguinzaglierannoicani.Eicanitidilanieranno,laplebaglianelteatro fiuteràilsangueeapplaudirà.Etucreperaisullasabbiaimpregnatadi sangue.Ricordalemieparole.» Strano,masolooraCiriprestòattenzionealpiccoloscudoaraldico sullasuagorgiera. Ununicornoargenteoimpennatoincamponero. Ununicorno. Ciriabbassòlatesta.Guardavalalamatraforatadellaspada. Auntrattosifeceungransilenzio. «PerilGranSole»,esclamòauntrattoDeclanRosaepMaelchlad,

ilcapitanodellariservanilfgaardiano,chefinoaquelmomentoera statozitto.«No.Nonfarlo,ragazza.Netuv’enque’ss,luned!» CirisirigiròlentamenteRondinenellamanoeappoggiòilpomo sullasabbia.Piegòunginocchio.Poi,tenendolalamaconladestra, neappoggiòconlasinistralapuntaprecisamentesottolosterno.La lamatrapassòsubitolastoffaetrafisselapelle. Solononmettertiapiangere,pensòCiri,premendosemprepiù forteilpettocontrolaspada.Solononpiangere,noncen’èmotivo. Unmovimentobruscoesaràtuttofinito Tuttofinito «Non ci riuscirai», risuonò la voce di Bonhart nel silenzio più totale.«Nonciriuscirai,striga.AKaerMorhentihannoinsegnatoa uccidere, perciò uccidi come una macchina. D’impulso. Ma per suicidarsi ci vuole carattere, forza, determinazione e coraggio. E questononhannopotutoinsegnartelo.»

«Come vedi, aveva ragione», disse a fatica Ciri. «Non ci sono riuscita.» Vysogotarimaseinsilenzio.Tenevainmanounapelledinutria.E stava immobile. Era da un pezzo che stava così. Aveva quasi dimenticatolapelle,mentreascoltava. «Hoavutopaura.Sonostatavigliacca.Ehopagatoperquesto. Come paga ogni vigliacco. Col dolore, con la vergogna, con l’umiliazioneignobile.Eunterribiledisgustodimestessa.» Vysogotarimaseinsilenzio.

Sequellanottequalcunosifosseavvicinatodisoppiattoallacasupola daltettodipagliainfossatoeavesseguardatoattraversolafessuradi un’imposta, nell’interno scarsamente illuminato avrebbe visto un vecchiodallabarbabiancaeunafanciulladaicapellibiondocenere sedutidavantialcamino.Avrebbevistocheentrambitacevano,lo sguardofissosullabracechemandavabagliorirubino. Ma nessuno poteva vederlo. La casupola dal tetto di paglia infossatoecopertodimuschioerabennascostadallanebbiaedai

vapori,inmezzoacannetisconfinati,nellepaludidiPereplut,dove

nessunoosavaavventurarsi.

«Sequalcunoversailsanguedell’uomo,

dall’uomoilsuosanguesaràversato.»

Genesi,9,6

«Moltitraivivimeritanolamorte.Eparecchichesonomortiavrebbero

meritatolavita.Seiforsetuingradodidargliela?Ealloranonesseretroppo

generosoneldistribuirelamorteneituoigiudizi:sappichenemmenoipiù

saggipossonovederetutteleconseguenze.»

JohnRonaldReuelTolkie 1

«Civuoledavverounagranpresunzioneeunagrancecitàachiamare

giustiziailsanguechecoladalpatibolo.»

VysogotadiCorvo

5

«Cosacercaunostrigonelmioterritorio?»ripetéFulkoArtevelde, prefetto di Riedbrune, chiaramente spazientito dal silenzio che si protraeva. «Da dove viene questo strigo? Dov’è diretto? Aquale scopo?» E così finisco di giocare al buon samaritano, pensò Geralt guardandoilvisodelprefetto,segnatodaspessecicatrici.Finisco d’impersonareilnobilestrigochesilasciaimpietosiredaunabanda di sudici zoticoni. Ecco cosa capita a desiderare il lusso e a pernottareinlocandedovec’èsemprequalchespione.Eccocosa capitaaviaggiareconunpoetastrodallalingualunga.Eorami ritrovoinunastanzasenzafinestrechericordaunacella,suunadura sediaperinterrogatoriinchiodataalpavimento,sulcuischienale, impossibilenonnotarlo,sonofissatemaniglieecinghiedicuoio.Per legarelemanieimmobilizzareilcollo.Peroranonsonostateusate, macisono. Eadesso,maledizione,comefaccioausciredaquestoimbroglio?

Quando,dopocinquegiornidiviaggiocoiraccoglitoridimieledi Oltreriva, uscirono dalla foresta e s’inoltrarono tra le macchie acquitrinose,smisefinalmentedipiovere,ilvaporeelanebbiaumida furonodispersidalventoeilsolefiltròattraversolenuvole,facendo brillarelecimedeimonticopertedicandidaneve. SeancoradirecenteilfiumeJarugacostituivaperloroun’evidente cesura,unconfineilcuisuperamentorappresentavachiaramenteun passaggio a una fase nuova, più importante, della spedizione, ora ebberolasensazioneancorapiùnettadiavvicinarsiaunlimite,auna barriera,aunluogoraggiuntoilqualesipotevasoloarretrare.Lo sentivanotutti,Geraltperprimo:nonpotevaesserealtrimenti,quando dallamattinaallaserasiavevadavantiagliocchilapossentecatena

montuosafrastagliataescintillantedinevieghiacciaiches’innalzava asudesbarravalorolastrada.ImontiAmell.El’obeliscodella Gorgone, il Monte del Diavolo, con la sua maestà minacciosa, spigolosocomelalamadiunamisericordia,chesvettavaperfinopiù inaltodelcontornoseghettatodeimontiAmell.Nonaffrontavano l’argomento, non ne parlavano, ma Geralt percepiva il comune sentire. Perché anche a lui, quando guardava la catena dei monti AmellelaGorgone,l’ideadicontinuarelamarciaasudsembrava unapurafollia. Fortunatamente,auntrattovennefuorichenonerapiùnecessario proseguireilviaggioasud. Aportarelorolanotiziaful’irsutoraccoglitoredimieleabitatore deiboschi,alqualedovevanoilfattochenegliultimicinquegiorni avevanofattodascortaarmataallacarovana.Ilmaritoepadredelle splendideamadriadi,accantoallequalisembravauncinghialecon due giumente. Che aveva provato a ingannarli, sostenendo che i druididiCaedDhusieranotrasferitisuiPendii. Era il giorno dopo il loro arrivo alla cittadina di Riedbrune, affollata come un formicaio, meta dei raccoglitori di miele e dei cacciatoridipellidiOltreriva.Ilgiornodopol’addioairaccoglitori cuiavevanofattodascorta,chenonavevanopiùbisognodeiservigi dellostrigoecheperciòquestinonsiaspettavapiùdirivedere.Tanto piùgrandefulasuasorpresa. Il raccoglitore di miele, infatti, esordì rivolgendo a Geralt entusiastiche espressioni di ringraziamento e consegnandogli una borsa piena di spiccioli, la sua paga di strigo. Geralt la accettò, sentendosudisélosguardovagamentebeffardodiRegiseCahir,coi qualidurantelamarciasierapiùvoltelamentatodell’ingratitudine umana, sottolineando l’assurdità e la stoltezza dell’altruismo disinteressato. Fualloracheilraccoglitoretuttoinfervoratogridòaddiritturala novità:Già,già,caroilsignorstrigo,iportatoridimuschio,cioèi druidi,sitrovanoneiquercetisopraillagoLocMonduirn,ilquale lagositrova,già,già,trentacinquemigliaindirezioneovest. Queste informazioni il raccoglitore le aveva avute al punto di

raccoltadelmieledaunparentechevivevaaRiedbrune,ilqualea suavoltaleavevaavutedauncercatoredidiamantisuoconoscente. Nonappenaeravenutoasaperedeidruidi,comunque,eracorsocome ilventoadavvisarli.Eadessoeraaddiritturaraggiantedifelicitàedi orgoglio,esisentivaimportante,comeognibugiardolecuibugiesi rivelinocasualmenterispondentiaverità. Geraltavrebbevolutopartiresenzaunattimod’indugioperilLoc Monduirn, ma la compagnia aveva protestato energicamente. Disponendodeldenaroavutodairaccoglitoridimiele,dichiararono RegiseCahir,etrovandosiinunacittàincuisifacevacommerciodi tutto,dovevanoprimarimpinguareleprovvisteel’equipaggiamento. E comprare altre frecce, aggiunse Milva, perché le chiedevano in continuazioneselvaggina,manonintendevacacciareservendosidi bastoncini appuntiti. E poi avrebbero potuto dormire almeno una notte in un vero letto, in una locanda, aggiunse Ranuncolo, coricandosi dopo aver fatto un bagno ed essersi piacevolmente sbronzatidibirra. Idruidi,disserotuttiincoro,nonsarebberoscappati. «Anche se per un puro concorso di circostanze», aggiunse il vampiro Regis con uno strano sorriso, «la nostra compagnia è senz’altrosullastradagiustaedèdirettasenz’altronelladirezione giusta.Dunqueèchiaramentedestinocheraggiungiamoidruidi,eun ritardodiungiornooduenonsignificaniente.«Quantoallafretta,di solitol’impressionedell’inesorabileincalzaredeltempoèunsegnale d’allarmecheimponedirallentareilritmoeagirelentamenteecon l’adeguatariflessione.» Geraltnondissentìnésimiseadiscutere.Eneppurepolemizzò conlafilosofiadelvampiro,sebbeneglistraniincubinotturnichelo perseguitavano – e dei quali peraltro al risveglio non ricordava il contenuto–inducesseropiuttostoallafretta. Era il 17 settembre, plenilunio. Mancavano sei giorni all’Equinoziod’Autunno.

Milva,RegiseCahirsiassunserol’incombenzadifareacquistie

rimpinguare l’equipaggiamento. Geralt e Ranuncolo, invece, dovevanocercareinformazioniefarscioglierequalchelinguanella cittadinadiRiedbrune. Situatasuun’ansadelfiumeNewi,Riedbruneeraunacittadinadi modeste dimensioni, se si consideravano gli edifici in muratura e legno che sorgevano all’interno di un anello di terrapieni irti di palizzate. Ma attualmente gli edifici racchiusi dai terrapieni costituivanosoloilcentrodellacittà,dovepotevaviverenonpiùdi undecimodellapopolazione.Glialtrinovedecimivivevanoinvece nelchiassosomaredicasette,tuguri,capanni,baracche,casupole, tendeecarrifacentifunzionediabitazionealdilàdeiterrapieni. A fare da cicerone allo strigo e al poeta fu il parente del raccoglitoredimiele,giovane,furboearrogante,ilclassicoesemplare diperdigiornodicittàcheeranatonelfangoenelfangosguazzavae placavalasuasete.Nelfrastuono,nellafolla,nelsudiciumeenella puzza di Riedbrune, il giovane si sentiva come una trota in un cristallinotorrentedimontagna,ederaevidentementerallegratodalla possibilità di far visitare a qualcuno la sua repellente città. Infischiandosene del fatto che nessuno gli rivolgeva domande, il ragazzodistradaimpartivaspiegazionipienodientusiasmo.Spiegò che Riedbrune rappresentava un’importante tappa per i coloni nilfgaardianichesidirigevanoalNordperoccupareleterrepromesse dall’imperatore: quattro mansi o, per comodità di calcolo, cinquecento pertiche. E in più l’esenzione decennale dalle tasse. PerchéRiedbruneerasituataallosboccodellaDolNewi,lavalleche tagliavaimontiAmelle,attraversoilpassodiTheodula,collegavai PendiieOltrerivaconMagTurga,Geso,MetinnaeMaecht,paesigià datemposottomessiall’imperonilfgaardiano.Pericoloni,spiegòil ragazzo,lacittàdiRiedbruneeral’ultimoluogodovepotercontare ancorasuqualcosadipiùchenonsusestessi,lapropriadonnaeciò che avevano nei carri. Perciò la maggior parte di loro bivaccava piuttostoalungointornoaRiedbrune,riprendendofiatoprimadel balzo finale al di sopra e al di là dello Jaruga. E molti di loro, aggiunseilragazzoconorgogliodapatriotadeibassifondi,rimaneva persemprenellacittà,perchélacittà,oh-oh,eracultura,micaun

qualunquepaesucolochepuzzavadimerda. AnchelacittàdiRiedbrunepuzzava,tral’altrodimerda. Geraltc’eragiàstato,anniaddietro,manonlariconosceva.Troppe coseeranocambiate.Primanonsivedevanoingirotantisoldatidi cavalleria con corazze, mantelli neri ed emblemi argentei sugli spallacci. Prima non si sentiva parlare ovunque la lingua nilfgaardiana.Prima,subitofuoridellacittà,nonc’eraunacavadi pietraincuiuominilaceri,sporchi,deperitieinsanguinatispaccavano massiperfarneconciepietrisco,frustatidasorvegliantivestitidi nero. Quisonodistanzamoltisoldatinilfgaardiani,spiegòilragazzo, manonstabilmente,fannogiustounasostadurantelemarceegli inseguimenti dei ribelli dei Liberi Pendii. Una nutrita guarnigione nilfgaardianasaràinviataqui,unavoltachealpostodellavecchia roccadilegnosorgeràunagrandefortezzainmuratura,costruitacon le pietre estratte dalla cava. Gli spaccapietre sono prigionieri di guerra. Vengono dalla Liria, da Aedirn, ultimamente da Sodden, Brugge,Angren.EdallaTemeria.Qui,aRiedbrune,lavoranocirca quattrocentoprigionieri.Buonicinquecentolavoranonellecavedi minerali,nelleminiereenellecoltivazioniagiornoneidintornidi Belhaven, e più di mille costruiscono ponti e spianano strade sul passodiTheodula. GiàaitempidiGeralt,sullapiazzadelmercatodiRiedbrunec’era unpatibolo,mamoltopiùmodesto.Nonerafornitoditanticongegni che suscitavano orribili associazioni, e a forche, pali, forconi e pertichenoneranoappesitantiornamenticheprovocavanoorroree diffondevanounodorediputrefazione. ÈoperadelsignorFulkoArtevelde,nominatodirecenteprefetto dalle autorità militari, spiegò il ragazzo guardando il patibolo e i frammentidianatomiaumanacheloadornavano.IlsignorFulkoha consegnato di nuovo qualcuno al boia. Col signor Fulko non si scherza,aggiunse.Èunsignoresevero. Ilcercatoredidiamanti,conoscentedelragazzo,chetrovaronoin unataverna,nonfeceunabuonaimpressioneaGeralt.Erainfatti pallidoetremante,inquellostatotrailsobrioel’ubriacochemescola

realtàevisioneoniricaincuil’uomopiombadopoaverbevutosenza sostaperalcunigiorniealcunenotti.Lostrigofusubitopresoda scoramento. A quanto pareva, le sensazionali notizie sui druidi potevanorivelarsiunsemplicefruttodeldeliriumtremens. Nonostantelasbornia,l’uomorispondevaalledomandeinmaniera lucidaesensata.QuandoRanuncologlifecenotarechenonaveva l’aspetto del cercatore di diamanti, respinse spiritosamente la sua obiezionedicendocheloavrebbeavutodopoavernetrovatoalmeno uno.DescrisseladimoradeidruidineipressidellagoMonduirncon dettagliconcretieprecisi,senzaaggiuntepittorescheinventatedisana piantaoleesagerazionitipichedeimitomani.Sipermisedichiedere checosacercasseroisuoiinterlocutoripressoidruidi,evedendosi opporre un silenzio sprezzante li avvertì che inoltrarsi fra i loro querceti equivaleva a morte certa, giacché i druidi avevano l’abitudinedicatturaregliintrusi,metterliinunabambolachiamata Vergine di Vimini e bruciarli vivi con l’accompagnamento di preghiere, canti e formule magiche. A quanto pareva chiacchiere senza fondamento e stupide superstizioni viaggiavano insieme coi druidi,tenendoagilmenteilpassoenonrimanendoindietroneppure diunaventinadipassi. Laconversazionefuinterrottadanovesoldatiinuniformenera armatidigiusarme,colsimbolodelsolesuglispallacci. «SietevoilostrigodinomeGeralt?»chieseilsottufficialealloro comandodandosideicolpettisulpolpaccioconunbastonediquercia. «Sì»,risposeGeraltdopounattimodiesitazione.«Sonoio.» «Vogliateseguirci.» «Sietepropriosicurochelovoglia?Sonoforseinarresto?» Il soldato lo guardò in silenzio per un momento che sembrò infinito,inmanierapiuttostoirrispettosa.Eranosenzadubbiogliotto uominiaisuoicomandiadarglitantasicurezzadisé.«No»,rispose infine.«Nonsieteinarresto.Nonhoricevutonessunordineintal senso. Altrimenti ve l’avrei chiesto in maniera diversa, egregio signore.Deltuttodiversa.» Geralt si aggiustò la cintura della spada in modo alquanto ostentato.«Eioviavreirispostoinmanieradiversa»,ribattéintono

gelido. Ranuncolodecised’intervenire,atteggiandoilvisoaquelloche secondo lui era il sorriso dell’abile diplomatico: «Su, su, signori. Perchéquestotono?Siamopersoneoneste,nonabbiamonullada temeredalleautorità,anzisiamofelicidiaiutarle.Ogniqualvoltasene presenta l’occasione, s’intende. Ma proprio per questo anche le autoritàcidevonoqualcosa,nonèvero,signormilitare?Magariuna cosina piccola piccola come la spiegazione dei motivi per cui si voglionolimitarelenostrelibertàcivili». «Èlaguerra,signore»,ribattéilsoldato,pernullaturbatodaquel fiumediparole.«Lelibertà,lodicelaparolastessa,sonoperiltempo dipace.Quantoaimotivi,qualichesiano,velispiegheràilsignor prefetto. Io eseguo gli ordini e non è mio compito ingaggiare discussioni.» «Quel che è giusto è giusto», ammise lo strigo, e strizzò leggermente l’occhio al trovatore. «Dunque conducetemi alla prefettura,signorsoldato.Etu,Ranuncolo,tornadaglialtriedi’loro cos’èsuccesso.Fateciòchesideve.Regissapràcosa.»

«ChecosacifaunostrigosuiPendii?Checosacercaqui?» Afarequelledomandeeraunuomodallespallelargheedaicapelli scuri,colvisosolcatodacicatricieconunabendadicuoiosull’orbita sinistra.Inunastradinabuialavistadiquelvisodaciclopeavrebbe potutostrappareungemitoditerroreapiùd’unpetto.Edeltuttoa torto, considerato che era il viso del signor Fulko Artevelde, il prefettodiRiedbrune,ilcustodedellaleggeedell’ordinedirangopiù altodell’interaregione. «ChecosacercaunostrigosuiPendii?»ripetéilcustodedella leggedirangopiùaltodell’interaregione. Geralt sospirò e fece spallucce, fingendosi indifferente. «Conoscetesenz’altrolarispostaallavostradomanda,signorprefetto. Chesonounostrigoavetepotutosaperlosoltantodairaccoglitoridi mielediOltreriva,chemihannoassoldatoperproteggerliduranteil loroviaggio.Edessendounostrigo,suiPendiioaltrove,diregola

cercounapossibilitàdiguadagno.Dunquevadodovem’indicanoi mieicommittenti.» «Logico»,disseFulkoArteveldeconuncennodelcapo.«Almeno apparentemente.Visietecongedatodairaccoglitoriduegiornifa.Ma intendetecontinuareaspingerviversosudinunacompagniaunpo’ bizzarra.Achescopo?» Geralt non abbassò lo sguardo, sostenendo quello di fuoco dell’unicoocchiodelprefetto.«Sonoinarresto?» «No.Perorano.» «Dunque lo scopo e la meta del mio viaggio sono una mia faccendapersonale.Cosìcredo.» «Tuttaviasuggerireisinceritàefranchezza.Già,magarisoloper dimostrarechenonvireputatecolpevoledinullaenontemetenéla legge,néleautoritàcheveglianosudiessa.Proveròariformularela domanda:qualescopopersegueilvostroviaggio,strigo?» Geralt rifletté brevemente. «Cerco di raggiungere i druidi che primavivevanoadAngren,macheoradovrebberoessersitrasferiti daquesteparti.Nonèstatodifficilevenirloasaperedairaccoglitori dimielechehoscortato.» «Chi vi ha ingaggiato per andare dai druidi? I difensori della naturahannoforsebruciatounapersonaditropponellaVerginedi Vimini?» «Favole,pettegolezzi,superstizioni strano,perunuomocolto. Daidruidicercoinformazioni,nonillorosangue.Madavvero,signor prefetto,misembradiesseregiàstatotantosincerodadimostraredi nonritenermicolpevoledinulla.» «Nonsitrattadellevostrecolpe.Oalmenononsolo.Mavorrei chenellanostraconversazionecominciasseroaprevaleredeitonidi reciprocabenevolenza.Perché,nonostanteleapparenze,essahacome scopo,tral’altro,ilsalvarelavitaavoieaivostricompagni.» «Avete suscitato oltremodo la mia curiosità, signor prefetto», risposeGeraltdopounistantediriflessione.«Tral’altro.Ascolteròle vostrespiegazioniconlamassimaattenzione.» «Nonnedubito.Arriveremoallespiegazioni,mapergradi.Per tappe. Avete mai sentito parlare, signor strigo, dell’istituto del

testimonedellacorona?Sapetechiè?» «Sì.Qualcunochevuolesfuggirealleresponsabilitàtradendoi propricompagni.» «Una grossa semplificazione», disse Fulko Artevelde senza sorridere,«delrestotipicaperunNordling.Voicamuffatespessole lacunedellavostraistruzioneconunasemplificazionesarcasticao caricaturale,cheritenetearguta.QuisuiPendii,signorstrigo,èin vigore la legge dell’impero. O più precisamente entrerà in vigore quandoverràestirpatal’anarchiadilagante.Ilmetodomiglioreper soffocarel’anarchiaeilbanditismoèilpatibolocheavretesenz’altro visto nella piazza del mercato. Ma a volte si fa ricorso anche al testimonedellacorona.»

Feceunapausaaeffetto.Geraltnonlainterruppe. «Nontroppotempofa,siamoriuscitiatendereunagguatoauna banda di giovani criminali», riprese il prefetto. «I banditi hanno

oppostoresistenzaesonomorti

«Manontutti,vero?»vennealsodoGeralt,cheormaicominciava ad averne le tasche piene di tutta quella eloquenza. «Uno l’avete presovivo.Gliavetepromessolagraziasefossediventatotestimone dellacorona.Cioèseavessecantato.Ehafattoilmionome.» «Comesietegiuntoaquestaconclusione?Aveteavutodeicontatti conl’ambientecriminaledelposto?Oraoinpassato?» «No.Nonnehoavuti.Néora,néinpassato.Perciòscusate,signor prefetto,mal’interafaccendaèunequivocooun’assurdità.Ouna provocazionecontrolamiapersona.Inquest’ultimocasoproporreidi nonperderetempoevenirealnocciolodellaquestione.» «Aquantoparel’ideadiunaprovocazionecontrolavostrapersona èunchiodofisso»,osservòilprefettoaggrottandole sopracciglia deturpatedaunacicatrice.«Aveteavuto,adispettodiquantoavete affermato,motivipertemerelalegge?» «No. In compenso, comincio a temere che la lotta contro la criminalitàvengacondottainmanieratroppospiccia,approssimativa etrascurata,senzafaticoseindaginiperappuraresequalcunosiaono colpevole.Machissà,magarièsolounasemplificazionecaricaturale, tipicaperunNordlingottuso.IlqualeNordlingcontinuaanoncapire

»

inchemodoilprefettodiRiedbruneglisalveràlavita.» FulkoArteveldelofissòperunistanteinsilenzio.Poibattéle mani.«Portatelaragazza»,ordinòaisoldatiaccorsi. Geralt dovette calmarsi con alcuni respiri profondi, poiché una certaideaavevasuscitatoimprovvisamenteinluiun’accelerazione delbattito cardiaco e un aumento della produzione di adrenalina. Pocodopodovettefarequalchealtrorespiroeperfino–cosainaudita –eseguireunSegnoconlamanonascostasottoiltavolo.Conun risultato–cosaaltrettantoinaudita–praticamentenullo.Glivenne caldo.Efreddo. PerchéleguardieavevanocondottonellastanzaCiri. «Oh,maguardateunpo’»,dissequellanonappenalaebberofatta sedere e le ebbero legato le mani dietro lo schienale della sedia. «Guardateunpo’cosacihaportatoilbuonvento!» Arteveldefeceunbrevegesto. Una delle guardie, un uomo grande e grosso, con l’aria di un bambinonontropposveglio,sollevòcontuttacalmailbraccioecolpì

Ciri al viso, tanto forte che la sedia vacillò. «Perdonatela,vostra signoria», disse la guardia in tono di scusa con voce sorprendentementedolce.«Ègiovane,sciocca.Sventata.» «Angoulême,hopromessochetiavreiascoltato»,disseadagioe distintamenteArtevelde.«Maquestosignificacheavreiascoltatole tue risposte alle mie domande. Non intendo sentire le tue spiritosaggini.Perquelleverraipunita.Intesi?» «Intesi,zietto.» Ungesto.Uncolpo.Lasediavacillò. «Ègiovane»,borbottòlaguardiastrofinandosiilpalmosulfianco.

«Sventata »

Dalnasoall’insùdellaragazza–ormaiGeraltavevacapitoche

nonsitrattavadiCirienonfinivadistupirsidelproprioerrore–colò

unrivolettodisangue.

Laragazzatiròsufortecolnasoefeceunsorrisoanimalesco.

«Angoulême»,ripetéilprefetto.«Siamointesi?»

«Intesi,signorFulko.»

«Chièquest’uomo,Angoulême?»

Laragazzatiròdinuovosucolnaso,inclinòlatestaefissòGeralt

coi suoi grandi occhi. Nocciola, non verdi. Poi scosse la chioma arruffatadicapellibiondopagliachelericadevanosullafrontein cioccheribelli. «Nonl’homaivistoinvitamia»,disseleccandosiilsanguechele colavasullabbro.«Masochiè.Delrestovel’hogiàdetto,signor Fulko,oraavetelaprovachenonmentivo.SichiamaGeralt.Èuno strigo.UnadecinadigiornifahaattraversatoloJarugaedèdirettoa Toussaint.Giusto,ziettodaicapellibianchi?»

Sventata», disse svelta la guardia gettando

un’occhiatainquietaalprefetto. MaFulkoArteveldesilimitòafareunasmorfiaeascuoterela testa. «Continuerai a scherzare anche sul patibolo, Angoulême. D’accordo, proseguiamo. E secondo te con chi viaggia lo strigo Geralt?» «Mavel’hogiàdetto!ConunbellimbustodinomeRanuncolo,un trovatorechesiportasempreappressounliuto.Conunagiovane donna dai capelli biondo scuro tagliati alla nuca. Il nome non lo conosco.Econunuomodicuinonsonéilnomenécheaspetto abbia.Intuttosonoquattro.» Geraltappoggiòilmentosullenocche,osservandoconinteressela ragazza. Angoulêmenonabbassòlosguardo.«Cheocchihai!»esclamò. «Occhibizzarri!» «Avanti,avanti,Angoulême»,laincitòilsignorFulkoconuna smorfia.«Chialtrifapartedellacompagniadellostrigo?» «Nessuno.Hodettochesonoinquattro.Noncelehaileorecchie, zietto?» Ungesto,uncolpo,unrivolodisangue.Laguardiasistrofinòil palmo sul fianco, astenendosi dal farecommentisullasventatezza dellagioventù. «Menti, Angoulême», disse il prefetto. «Quanti sono, torno a chiedere?» «Comevolete,signorFulko.Comevolete.Aivostriordini.Sono duecento.Trecento!Seicento!»

«È giovane

«Signor prefetto», disse svelto Geralt, anticipando bruscamente l’ordinedipicchiarelaragazza.«Lasciamostare,seèpossibile.Ciò che ha detto è così preciso che non si può parlare di menzogna, quantodidisinformazione.Madadoveprendeleinformazioni?Ha ammesso lei stessa di vedermi per la prima volta in vita sua. E anch’iolavedoperlaprimavolta.Velogarantisco.» «Grazie tante per l’aiuto nelle indagini», disse Artevelde guardandolo di traverso. «Davvero prezioso. Quando comincerò a interrogare voi, conto sul fatto che vi dimostrerete altrettanto eloquente.Angoulême,haisentitochecosahadettoilsignorstrigo? Parla.Enonfartipregare.» «Hosentitodire»–laragazzasileccòilsanguecheleuscivadal naso–«chedenunciandoalleautoritàuncrimineprogettato,facendo ilnomedichiprogettaunafurfanteria,siusufruiscedellagrazia.E alloraparlo,no?Sochesistapreparandouncrimine,voglioimpedire unmisfatto.Statemiasentire:Usignoloelasuabandaaspettanoil qui presente strigo a Belhaven per accopparlo. A proporre loro l’incaricoèstatounmezzelfo,unostraniero,losaildiavolodadoveè venuto, non lo conosce nessuno. Il mezzelfo ha detto tutto: che aspettoaveva,dadovesarebbearrivato,quandosarebbearrivato,in qualecompagnia.Haavvertitochelostrigononèunsempliciotto qualunque,maun furbacchione, con lui meglio non fare il gioco pulitomatrafiggerloallespalle,tirargliunafrecciadaicespugli,anzi l’idealesarebbeavvelenarlo,casomaimangiasseobevessequalcosaa Belhaven.PerquestoilmezzelfohadatodeisoldiaUsignolo.Tanti soldi.Ealavorofattoglienehapromessideglialtri.» «Alavorofatto»,osservòFulkoArtevelde.«Perciòilmezzelfoè ancoraaBelhaven?ConlabandadiUsignolo?» «Forse.Nonloso.Sonopassatepiùdiduesettimanedaquando sonoscappatadallabanda.» «Dunquesarebbequestoilmotivopercuilitradisci?»chieselo strigoconunsorriso.«Unregolamentodicontipersonale?» Gliocchidellaragazzasistrinsero,lelabbragonfiesistorseroin unabruttasmorfia.«Checazzotenefregadeimieiregolamentidi conti,zietto!Tradendolitisalvolavita,no?Dovrestiringraziarmi!»

«Grazie», disse Geralt, anticipando nuovamente l’ordine di picchiarelaragazza.«Volevosolofartiosservareche,sesitrattadiun regolamentodiconti,latuacredibilitàdiminuisce,testimonedella corona.Lagentecantapersalvarsilapelleelavita,mamentequando sivuolevendicare.» «LanostraAngoulêmenonhanessunapossibilitàdisalvarsila vita»,lointerruppeFulkoArtevelde.«Manaturalmentevuolesalvare lapelle.Ilchelarendeassolutamentecredibileaimieiocchi.Allora, Angoulême?Vuoisalvarelapelle,vero?» Laragazzaserròlelabbra.Eimpallidì. «Ilcoraggiodeibanditi»,disseilprefettointonosprezzante.«Èun coraggiodacacasotto.Aggredirequandosièinsuperioritànumerica, derubareideboli,uccideregliinermi,èungiocodaragazzi.Guardare lamorteinfaccia,be’,ègiàpiùdifficile.Questononlosapetefare.» «Vedremo»,ringhiòlei. «Vedremo», assentì Fulko con aria seria. «E sentiremo. Sul patibolotistrazieraiipolmoniaforzadistrillare,Angoulême.» «Avevatepromessolagrazia.» «Emanterròlapromessa.Sequantohaitestimoniatosirivelerà vero.» Angoulêmesidibattésullasedia,comeperindicareGeraltcon tuttoilsuocorpomagro. «Equestachecos’è?»urlò.«Nonèlaverità?Cheneghidiessere unostrigo,diessereGeralt!Cosìdimostreràchenonsonocredibile! EpoivadaaBelhaven,quellasaràlaprovamigliorechenonmento! Lamattinatrovereteilsuocadavereinuncanalediscolo.Maallora diretechenonhoevitatoilcrimine,dunquenientegrazia!Ècosì? Sietedegliimbroglioni,porcaputtana!Degliimbroglioniebasta!» «Nonlapicchiate»,disseGeralt.«Perfavore.» Nellasuavocec’eraqualcosachefermòametàstradalebraccia sollevatedelprefettoedellaguardia. Angoulêmetiròsucolnaso,rivolgendogliunosguardopenetrante. «Grazie,zietto.Malebottenonsononiente,chemipestinopure,se vogliono.Mipestanodaquandosonounabambina,cisonoabituata. Sevuoifareilbravo,dichiarachedicolaverità.Chemantenganola

parolaem’impicchino,porcaputtana.» «Portatelavia»,ordinòFulko,zittendoconungestoGeraltche cercava di protestare. «Non ci serve più», spiegò quando furono rimastisoli.«Sotuttoeviforniròognispiegazione.Epoivipregherò difarealtrettanto.» «Maprima»–lavocedellostrigoeragelida–«spiegatemiilsenso di questo chiassoso finale. Terminato con la strana richiesta della fanciulladiessereimpiccata.Eppure,cometestimonedellacorona, hafattoilsuodovere.» «Nonancora.» «Comesarebbe?» «HomerStraggen,dettoUsignolo,èunacanagliaestremamente pericolosa.Ècrudeleeinsolente,scaltroeingegnoso,eperdipiù fortunato.Lasuaimpunitàinvogliaglialtriaimitarlo.Devoporre fineatuttociò.PerciòsonoscesoapatticonAngoulême.Leho promesso che, se grazie alla sua deposizione avremmo catturato Usignoloesbaragliatolasuabanda,sarebbestataimpiccata.» «Come?»Lostuporedellostrigononeraesagerato.«Dunqueè cosìchefunzional’istitutodeltestimonedellacorona?Laricompensa perchicollaboraconleautoritàèilcapestro?Equellaperchisi rifiutadicollaborarequalè?» «Ilpalo.Maprimavengonocavatigliocchiestrappatiisenicon letenagliearroventate.» Lostrigononaprìbocca. «Èquelchesidicel’esempiodelterrore»,ripresedopounistante Fulko Artevelde. «Una cosa assolutamente necessaria nella lotta controilbanditismo.Perchéserrateipugni,talmentefortechesento quasi scricchiolare le nocche? Siete forse tra coloro che sono favorevoli a dare la morte in maniera umana? Potete permettervi questolussoperchéilpiùdellevoltecombattetecontrocreatureche, perquantosuoniridicolo,uccidonoanch’esseinmanieraumana.Io questolussononpossopermettermelo.Hovistocarovanedimercanti ecaserapinatedaUsignoloedaisuoisimili.Hovistocosafannoalla gentepercostringerlaaindicarenascondiglioarivelareleparole magichediscrigniecasse.HovistoUsignoloservirsidelcoltelloper

controllarecheledonnenonnascondesserogioielli.Hovisto fare coseancorapeggioriagliuominiperpurodivertimento.Angoulême, lacuisortevicommuovetanto,prendevaparteacertidivertimenti, questoècerto.Èstataabbastanzaalungonellabanda.E,senonfosse statoperpurocaso,senonfossescappata,nessunoavrebbesaputo dell’agguatoaBelhavenevoinesarestevenutoaconoscenzainaltro modo.Forsesarebbestataproprioleiatirarviunafrecciaallespalle daicespugli.» «Nonamoragionarecoi’se’.Ènotoilmotivopercuièfuggita dallabanda?» «Alriguardo,lesuedeposizionisonostatevaghe,eimieiuomini nonavevanovogliadiapprofondire.MatuttisannocheUsignoloè

unodiquegliuominicheriduconoledonneallororuolonaturale originario, per così dire. Se non gli riesce in altro modo, glielo impone con la forza. A questo vanno sicuramente aggiunti dei conflittigenerazionali.Usignoloèunuomomaturo,einprecedenza Angoulêmeerastatainunabandadimocciosicomelei.Masitratta disupposizioni, insostanzameneinfischio.Eavoi,seèlecito, perchéimportatanto?PerchéfindalprimosguardoAngoulêmeha suscitatoinvoiun’emozionecosìviva?» «Stranadomanda.Laragazzadenunciaunattentatocontrolamia persona,chesarebbeperpetratodaisuoiexcomparisuincaricodiun mezzelfo.Giàinsélacosaèsorprendente,perchénonhoinimicizie dianticadataconnessunmezzelfo.Inoltrelaragazzasachisonoi mieicompagnidiviaggio.Econoscecertidettagli,peresempiosa che il trovatore si chiama Ranuncolo e che la donna aveva una treccia,mal’hatagliata.Èproprioquellatrecciaafarmisospettare chesiatuttaunamessinscenaounaprovocazione.Noncivolevapoi moltoatrovareunodeiraccoglitoridimieleconcuihoviaggiatola scorsa settimana e a interrogarlo. E poi a inscenare in quattro e

quattr’otto »

«Basta!»Arteveldebattéilpugnosultavolo.«Orastateandando un po’troppo in là, mio caro signore. Insinuate forse che starei inscenando qualcosa? E a quale scopo? Ingannarvi, tendervi una trappola? E chi siete voi per avere tanta paura di trappole e

provocazioni?Soloilcriminalestasempresulchivive,signorstrigo. Soloilcriminale!» «Datemiun’altraspiegazione.» «No,datemelavoi!» «Mispiace.Nonneho.» «Potrei darvi qualche suggerimento», disse il prefetto con un sorrisomaligno.«Maachepro?Mettiamolecarteintavola.Ame noninteressachivuolevedervimortoeperché.Nonm’importacome mai quel qualcuno ha informazioni così precise su di voi, inclusi coloreelunghezzadeicapelli.Anzidiròdipiù:avreipotutolasciarvi all’oscurodell’attentato,strigo.Avreipotutotranquillamenteservirmi dellavostracompagniacomediun’escaignaradituttoperprendere Usignolo.Seguirvi,aspettarecheUsignoloinghiottisseamo,lenza, piomboegalleggiante.Ecatturarlo.Perchéèluichem’interessa,èdi luichem’importa.Aquelpuntovoistaresteingrassandoivermi? Be’,sarebbeunmalenecessario,undannocollaterale!» Geraltnoncommentò. «Sapete,miocarosignorstrigo,hogiuratoamestessochein questoterritorioavrebberegnatolalegge.Aqualsiasiprezzoecon qualsiasi metodo, per fas et nefas. Perché la legge non è la giurisprudenza, non è un tomo zeppo di paragrafi o un trattato filosofico,eneppureseriosisproloquisullagiustiziaologorefrasi fattesumoralitàedetica.Laleggevuoldirevieestrademaestre sicure. Vuol dire vicoli in cui poter passeggiare anche dopo il tramonto.Vuoldirelocandeetavernedacuisipuòuscireperandare allalatrinalasciandolamogliealtavoloelaborsasoprailtavolo.La leggeèilsonnotranquillodellepersonecertecheasvegliarlesaràil cantodelgallo,enonilcrepitiodegliincendi!E,percoloroche infrangonolalegge,ilcapestro,lascure,ilpaloeiferriarroventati! Unapunizionechescoraggiglialtri.Colorocheinfrangonolalegge vannopresiepuniti.Contuttiimezzieimetodipossibili Ehi, strigo!Ladisapprovazionecheavetedipintasulvisosiriferisceal fineoaimezzi?Credoaisecondi!Perchéèfacilecriticareimezzi, ma poi tutti vogliono vivere in un mondo sicuro, no? Avanti, rispondete!»

«Nonc’ènientedadire.» «Iopensodisì.» «Ame, signor Fulko, il mondo secondo la vostra visione e la vostraconcezionevaperfinoagenio»,dissetranquillamenteGeralt. «Davvero? La vostra espressione sembrerebbe indicare il contrario.» «Ilmondosecondolavostraconcezioneèdecisamenteadattoa unostrigo.Nonvimancheràmailavoroperunostrigo.Invecedi codici, paragrafi e seriose frasi fatte sulla giustizia, la vostra concezione produce illegalità, anarchia e arbitrio, l’egoismo dei magnatiedeiprepotenti,l’eccessodizelodeicarrieristiintenzionati adaccattivarsiisuperiori,laciecavendettadeifanatici,lacrudeltà deglisgherri,laritorsioneelavendettasadica.Quellodellavostra visioneèunmondodipaura,unmondonelqualelagentetemedi usciredopoilcrepuscoloperpauranondeibanditi,madeiguardiani dellalegge,perchélegrandicacceaidelinquentihannosemprecome conseguenzal’entratainmassadeidelinquentinellefiledeiguardiani dellalegge.Quellodellavostravisioneèunmondodicorruzione, ricattoeprovocazione,unmondoditestimonidellacoronaedifalsi testimoni.Unmondodispiateediconfessioniestorte.Didelazionie dipauradelledelazioni.Everràinevitabilmenteilgiornoincuinel vostro mondo si strapperanno i seni con le tenaglie alla persona sbagliata,incuis’impiccheràos’impaleràuninnocente.Eallorasarà ormaiunmondodicriminali.Insomma,unmondoincuiunostrigosi sentirebbecomeunpescenell’acqua.» «Ma guarda un po’!» disse dopo un breve silenzio Fulko Artevelde,strofinandosil’orbitacopertadallabendadicuoio.«Un idealista!Unostrigo.Unprofessionista.Unocheuccidepermestiere. Enonostanteciòunidealista.Eunmoralista.Nelvostromestiereè unacosapericolosa,strigo.Èsegnocheilvostromestierecomincia ad andarvi stretto. Un bel giorno esiterete a uccidere una strige:

perché esepercasofosseunastrigeinnocente?Sesitrattassedi ciecavendettaeciecofanatismo?Nonviaugurodiarrivareatanto.E seungiorno nonviauguroneanchequesto,manonèescluso se qualcunoferisseinmodosadicoecrudeleunapersonaavoicara,

allora tornerei volentieri a questa nostra conversazione, alla problematicadellapenaproporzionaleallacolpa. Chissà se anche allora le nostre opinioni divergerebbero tanto? Ma oggi, qui, ora, questo non sarà oggetto di riflessione né di discussione. Oggi parleremodicoseconcrete.Elacosaconcretasietevoi.» Geraltsollevòleggermentelesopracciglia. «Sebbenevisiateespressoinmanierabeffardasuimieimetodie sullamiavisionedelmondodellalegge,miocarostrigo,serviretea mettereinpraticatalevisione.Loripeto:hogiuratoamestessoche colorocheinfrangonolaleggeabbianounalezione.Tutti.Dalpesce piccolochealmercatocontraffàipesi,aquellocheharapinatoun convogliodiarchiefrecceperl’esercitolungolastrada maestra. Briganti, banditi, ladri, rapinatori. I terroristi dell’organizzazione Liberi Pendii, che si fanno chiamare in maniera altisonante ’combattenti per la libertà’. E Usignolo. Soprattutto Usignolo. Usignolodeveavereunapunizione,ilmetodoèindifferente.Quanto prima.Primachepromulghinoun’amnistiaelafacciafranca Strigo, sonomesicheaspettounqualcosachemipermettadianticiparele suemosse.Chemipermettadimanipolarlo,difarglicommettereun errore,quell’unicoerroredecisivochelorovini.Devocontinuare,o avetegiàindovinato?» «Hoindovinato,maditepure.» «Il misterioso mezzelfo ideatore e istigatore dell’attentato ha messoinguardiaUsignolodallostrigo,haraccomandatolacautela, hasconsigliatolanoncuranza,l’arroganzaspavaldaelamillanteria.E non senza motivo, lo so. Ma l’avvertimento non servirà a niente. Usignolohacommessounerrore.Attaccheràunostrigoavvertitoe prontoadifendersi.Attaccheràunostrigochesiaspettal’attacco.E questasaràlafinedelbriganteUsignolo.Vogliofareunpattoconvoi, Geralt.Sareteilmiostrigodellacorona.Noninterrompetemi.Èun pattosemplice,ognunadelleduepartiprendeunimpegno,ognunalo mantiene.VoifatefuoriUsignolo.Incambio »Rimaseunistantein silenzio, sorrise con aria furba. «Non chiederò chi siete, da dove venite,dovesietedirettieperché.Nonchiederòperchéunodivoi parlaconunlievissimoaccentonilfgaardiano,eavolteinpresenzadi

unaltrocaniecavallisiadombrano.Nonordineròdirequisireal trovatoreRanuncoloiltubuscongliappunti,noncontrolleròdicosa trattinoquegliappunti.Einformeròilcontrospionaggioimperialesul vostrocontosoloquandoUsignolosaràmortooinunadellemie segrete.Oanchepiùtardi,perchéaverefretta? Vi darò tempo. E un’occasione.» «Un’occasionepercosa?» «PerarrivareaToussaint.Quelridicoloducatochesembrauscito

dal mondo delle fiabe, i cui confini neppure il controspionaggio nilfgaardianohaosatoviolare.Epoipossonocambiaretantecose. Saràpromulgataun’amnistia.ForsealdilàdelloJarugacisaràuna tregua.Oforseperfinounapaceduratura.» Lostrigotacquealungo. Ilvisodeturpatodelprefettoeraimmobile,ilsuoocchioardeva. «D’accordo»,disseinfineGeralt. «Senzacontrattare?Senzacondizioni?» «Due.» «Misareistupitodelcontrario.Ascolto.» «Devoprimarecarmiqualchegiornoaovest.SullagoMonduirn.

Daidruidi,perché »

«Miprendeteperunosciocco?»lointerruppebruscamenteFulko

Artevelde.«Voleteimbrogliarmi?Qualeovest?Losannotuttidove

conduceilvostrocammino!LosaancheUsignolo,cheappuntolungo

quelcamminotenderàilsuoagguato.Sietedirettoasud,aBelhaven,

nelluogoincuilavalledelNewitagliaquelladelSansretour,che

portaaToussaint.»

«Significa »

«Che i druidi non sono sul Loc Monduirn. Da circa un mese. HannopercorsolavalledelSansretourfinoaToussaint,sottoleali protettricidelladuchessaAnariettadiBeauclair,chehaundeboleper tuttelebestierare,glieccentricieglisvitatipossibilieimmaginabili, cui dà volentieri asilo nel suo piccolo paese di fiaba. Ma dovete saperlo, strigo. Non prendetemi per uno sciocco. Non provate a imbrogliarmi!» «Nonciproverò»,disseadagioGeralt.«Vidolamiaparolache

nonlofarò.DomanipartiròperBelhaven.» «Nondimenticatequalcosa?» «No, non lo dimentico. La mia seconda condizione: voglio Angoulême. Accordatele l’amnistia in anticipo e rilasciatela. Allo strigo della corona è necessario il vostro testimone della corona. Svelto,cistateono?» «Ci sto», rispose quasi subito Fulko Artevelde. «Non ho vie d’uscita.Angoulêmeèvostra.Perchésobenecheèsoloacausasua checollaborereteconme.»

Ilvampiro,cheprocedevaafiancodiGeralt,ascoltavaattentamente, senza interrompere. Lo strigo non si era ingannato sulla sua perspicacia. «Siamo in cinque, non in quattro», riassunse velocemente non appenalostrigoebbefinitodiraccontare.«Viaggiamoincinquedalla finediagosto,incinqueabbiamoattraversatoloJaruga.EMilvasiè tagliatalatrecciasoltantoaOltreriva.Unasettimanafacirca.Latua biondaprotettasadellatrecciadiMilva.Manonèarrivataacontare finoacinque.Strano.» «Èlacosapiùstranadituttaquestastranafaccenda?»

«Nienteaffatto.LacosapiùstranaèBelhaven.Lacittadinaincui ci avrebbero preparato un agguato. Una cittadina lontana, tra le montagne, sulla via che percorre la valle del Newi e il passo di

Theodula

» «Edovenonabbiamomaiprogettatodiandare»,terminòlostrigo spronando Rutilia, che cominciava a rimanere indietro. «Tre settimanefa,quandoilbriganteUsignolohaaccettatodauncerto mezzelfol’incaricodiuccidermi,eravamoadAngren,direttiverso CaedDhuetimorosidiattraversarelepaludidiYsgith.Ignoravamo

perfino che avremmo dovuto attraversare lo Jaruga. Al diavolo,

ancorastamattinanonsapevamo

»

«Sapevamo di essere alla ricerca dei druidi», lo interruppe il vampiro.«Siaquestamattinasiatresettimanefa.Questomisterioso mezzelfoorganizzaunagguatosullastradacheconducedaidruidi,

sicurochepercorreremoproprioquella.Semplicemente

Lostrigoloripagòdellastessamoneta,interrompendoloametà frase:« samegliodinoiperdovepassaquellastrada.Comefaa saperlo?» «Bisogneràchiederloalui.Èproprioperquestochehaiaccettato lapropostadelprefetto,nonèvero?» «Certo.Contodiriuscireafareduechiacchiereconquestosignor mezzelfo»,disseGeraltconunsorrisoinquietante.«Ma,primadi arrivareaquesto,nontivieneinmenteunaspiegazione?Nontisalta agliocchi?» Ilvampirolofissòperunpo’insilenzio.«Nonmipiacequelloche dici,Geralt»,replicòinfine.«Nonmipiacequellochepensi.Latrovo una brutta idea. Concepita in fretta, senza riflettere. Nata da pregiudizierisentimenti.» «Alloracomespiegare «Inqualsiasimodo»,lointerruppeRegis,conuntonocheGeralt nongliavevamaisentito.«Inqualsiasimodo,purchénoninquesto. Nonprendiinconsiderazione,peresempio,lapossibilitàchemolto semplicementelatuabiondaprotettamenta?» «Su,su,zietto!»gridòAngoulême,cheprocedevadietrodiloroin groppaalmulodinomeDraakul.«Nondarmidellabugiarda,senon puoidimostrarlo!» «Nonsonoiltuozietto,carabambina.» «Eiononsonolatuacarabambina,zietto!» Lostrigosigiròsullasella.«Angoulême!Sta’zitta.» Laragazzasicalmòall’istante.«Agliordini.Tupuoidareordini. Mihaitiratofuoridallagattabuia,mihaistrappatoallegrinfiedel signorFulko.Tiascolto,seituchecomandiadesso,seituilcapo dellabanda

» «Taci,perfavore.» Angoulêmeborbottòsottovoce,smised’incitareDraakulerimase indietro,tantopiùcheRegiseGeraltavevanoacceleratol’andatura, raggiungendoRanuncolo,CahireMilva,cheprocedevanointesta.Si dirigevanoversolemontagneseguendolarivadelfiumeNewi,lecui acque, rese torbide e di un marrone dorato dalle recenti piogge,

»

»

scorrevanoimpetuosesusassiedislivellirocciosi.Noneranosoli.

Incrociavanoosuperavanopiuttostospessosquadronidellacavalleria

nilfgaardiana,cavalierisolitari,carridicoloniecarovanedimercanti.

Asud,semprepiùviciniesemprepiùminacciosi,siergevanoi

montiAmell.ElagugliaaguzzadellaGorgone,ilMontedelDiavolo,

immersonellenuvolecheandavanorapidamenteoscurandotuttoil

cielo.

«Quandoglielodirai?»chieseilvampiroindicandoconlosguardo

ilterzettocheliprecedeva.

«Duranteilbivacco.»

QuandoGeraltebbefinitodiraccontare,Ranuncolofuilprimoa prendere la parola. «Correggimi se sbaglio. Questa ragazza, Angoulême,chehaiaccoltodibuongradoesenzastarcitroppoa pensarenellanostrasquadra,èunacriminale.Persalvarladauna punizione, del resto meritata, hai accettato di collaborare coi nilfgaardiani.Tiseifattoingaggiare.Anzihaifattoingaggiaretutti noi. Tutti noi dobbiamo aiutare i nilfgaardiani a catturare o

ammazzare un delinquente del posto. In breve: tu, Geralt, sei diventato un mercenario nilfgaardiano, un cacciatore di taglie, un assassino prezzolato. E noi siamo stati promossi al rango di tuoi

accoliti Ovverofamuli »

«Haiunincredibiletalentoperlasemplificazione,Ranuncolo»,

borbottòCahir.«Madavverononhaicapitodichesitratta?Oparli

tantoperparlare?»

«Taci,nilfgaardiano.Geralt?»

Lostrigogettònelfuocoilbastoncinoconcuigiocherellavadaun

po’.«Cominciamocoldirechenessunoètenutoadaiutarmiinquesta

impresa.Possosbrigarmeladasolo.Senzaaccolitiofamuli.»

«Haifegato,zietto»,disseAngoulême.«MalahansadiUsignoloè

compostadaventiquattrouominichedifegatonehannodavendere,

nonsispaventanotantofacilmenteneanchedavantiaunostrigoe,

quantoalbattersiconlaspada,saràancheveroquellochedicono

deglistrighi,manessunopuòfronteggiaredasoloduedozzinedi

uomini.Mihaisalvatolavita,dunquetiripagonellostessomodo.

Conunavvertimento.Ecolmioaiuto.»

«Checos’è,aldiavolo unahansa?» «Aenhanse», spiegò Cahir, «nella nostra lingua è una squadra

armata,traicuimembriesistonoperòlegamidiamicizia

»

«Unacompagnia?»

«Propriocosì.Comevedo,laparolaèentratanelgergolocale

»

«Unahansaèunahansa»,lointerruppeAngoulême.«O,come diciamonoi,unacombriccolaobanda.Chec’ètantodadire?Ilmioè unavvertimentoserio.Unuomosolocontroun’interahansanonha nessunapossibilità.Soprattuttose non conosce Usignolo e nessun altroaBelhavenedintorni,nemico,amicooalleatochesia.Senon conoscelestradecheportanoincittà,esonosvariate.Iodicocheda sololostrigononpuòcavarsela.Nonconoscolevostreusanze,maio non lo lascerò. Come dice lo zio Ranuncolo, lui mi ha accolto

volentieri e senza starci troppo a pensare nella vostra squadra, sebbenesiaunacriminale Perchéhoicapellichepuzzanoancoradi galera,lavarlinonsipoteva Lostrigo,enessunaltro,mihatirato fuoridigalerariportandomiallalucedelgiorno.Eglienesonograta. Perciònonlolasceròsolo.LoaccompagneròaBelhaven,daUsignolo edaquelmezzelfo.Andròconlui.» «Anch’io»,dissesubitoCahir. «Elostessoio»,concluseMilvacontrasporto. Ranuncolo si strinse al petto il tubus dei manoscritti, da cui ultimamentenonsiseparavaneppureunistante.Abbassòlatesta.Si vedeva che lottava coi propri pensieri. E che quelli avevano la meglio. «Inutilemeditare,poeta»,disseRegisintonoamabile.«Nonc’èdi chevergognarsi.Seiancoramenotagliatodimepericombattimenti sanguinosiconspadaepugnale.Noncihannoinsegnatoatrafiggere

lepersone care col ferro. Inoltre Inoltre io

» Sollevò gli occhi

scintillantisullostrigoesuMilva.«Sonounvigliacco.Amenoche non sia indispensabile, non voglio più rivivere ciò che abbiamo vissutoallorasultraghettoesulponte.Maipiù.Perciòchiedodi essereesclusodalgruppocombattentedirettoaBelhaven.»

«Daqueltraghettoedaquelponte»,disseMilvaconvocepiatta,

«mihaitrascinataviasulletuespalle,quandononavevolaforzadi

reggermiinpiedi.Sealtuopostocifossestatoilvigliaccochedici,

mi avrebbe lasciata lì e sarebbe scappato. Ma non c’era nessun

vigliacco.Incompensoc’eritu,Regis.»

«Bendetto,zietta»,disseAngoulêmetuttaconvinta.«Nonmici

raccapezzogranché,mabendetto.»

«Nonsonolatuazietta!»esclamòMilvaconunlampoostilenegli

occhi.«Bada,signorina!Chiamamiun’altravoltacosì,evedrai!»

«Cosavedrò?»

«Calma!»abbaiòbruscolostrigo.«Basta,Angoulême!Evedoche

bisognarichiamareall’ordineanchevoialtri.Èfinitoiltempoincui

viaggiavamo alla cieca, diretti verso l’orizzonte, solo perché oltre l’orizzontedev’esserciperforzaqualcosa.Èvenutoiltempodelle azioniconcrete.Iltempoditagliarelegole.Perchéc’èfinalmentea chitagliarle.Colorochefinoranonl’hannocapitodevonocapirlo:

abbiamoinfineaportatadimanounnemicoconcreto.Unmezzelfo chevuolelanostramorte,unagentedelleforzeanoiostili.Graziead Angoulêmesiamoavvisati,euomoavvisatoèmezzosalvato,come diceilproverbio.Devoacciuffarequestomezzelfoecostringerloa confessare agli ordini di chi agisce. Hai capito finalmente, Ranuncolo?» «Amesembradicapirepiùemegliodite»,dissetranquillamente

il poeta. «Senza dover acciuffare e costringere a confessare

chicchessia,intuiscocheilmisteriosomezzelfooperaagliordinidi Dijkstra, che hai azzoppato sotto i miei occhi a Thanedd,

fracassandogli l’articolazione del piede. Dopo il rapporto del marescialloVissegerd,Dijkstraciritienesenz’altrospienilfgaardiane. E,dopolanostrafugadalletruppepartigianelyriane,lareginaMeve

avràsicuramenteallungatolalistadeinostricrimini

«Sbagli, Ranuncolo», intervenne piano Regis. «Non si tratta di Dijkstra.NédiVissegerd.NédiMeve.» «Dichi,dunque?» «Qualsiasigiudiziooconclusionesarebberoprematuri.» «È vero», disse lo strigo in tono gelido. «Perciò bisognerà

»

esaminarelacosasulposto.Easpettarel’autopsiapertrarredelle

conclusioni.»

«Maiocontinuoacrederechesiaun’ideastupidaerischiosa», insistette Ranuncolo. «È stato un bene essere stati avvertiti dell’agguato,essernealcorrente.Ma,vistochelosiamo,teniamoci allalarga.Ilmezzelfociaspettipurequantovuole,noiriprenderemo

» «No»,lointerruppelostrigo.«Finedeidiscorsi,mieicari.Fine dell’anarchia.Ègiuntal’orachelanostra hansa abbiafinalmente unverocapo.» Tutti,senzaescludereAngoulême,loguardavanoinunsilenzio pienodiaspettativa.

«Io, Angoulême e Milva andremo a Belhaven», disse Geralt. «Cahir,RegiseRanuncolosvolterannonellavalledelSansretouresi recherannoaToussaint.» «No»,dissesveltoRanuncolostringendopiùforteilsuotubus.

«Nonseneparla.Nonposso

«Chiudiilbecco.Laquestioneègiàdecisa.Quelloeraunordine

delcapodellahansa!AndreteaToussaint,tu,RegiseCahir.Eci

aspetterete.»

«Toussaintpermesignificalamorte»,spiegòintonoinespressivo

iltrovatore.«QuandoalcastellodiBeauclairmiriconosceranno,per

» «No», lo interruppe senza tante cerimonie lo strigo. «È troppo tardi.Potevitirartiindietro,nonhaivoluto.Seirimastonellasquadra. PersalvareCiri.Nonècosì?» «Sì.» «DunquepercorrerailavalledelSansretourconRegiseCahir.Ci aspetteretesuimonti,perora,senzavarcareiconfinidiToussaint.Ma se Sesarànecessario,dovretevarcarli.PerchéparecheaToussaint ci siano i druidi di Caed Dhu, quelli che conosce Regis. Se sarà necessario, vi procurerete le informazioni dai druidi e andrete a cercareCiri dasoli.» «Comesarebbedasoli?Prevedi «Non prevedo nulla, considero anche quella possibilità. La

mesaràlafine.Devorivelarvi

allasveltalanostrastrada

»

»

cosiddettaognievenienza.L’estremanecessità,sepreferisci.Magari andrà tutto bene e non dovremo farci vedere a Toussaint. Ma all’occorrenza Èimportantecheinilfgaardianinonviseguanolà.» «Certochenonliseguiranno»,intervenneAngoulême.«Èstrano, maNilfgaardrispettaiconfinidiToussaint.Unavoltaanch’iomici sono nascosta. Tuttavia là i cavalieri non sono migliori dei Neri! Raffinati e gentili nel parlare, ma svelti nell’impugnare lancia e spada. E pattugliano i confini senza posa. Si chiamano cavalieri erranti. Girano da soli, in gruppetti di due o tre. E sterminano i furfanti.Cioènoi.Strigo,c’èunacosadacambiareneltuopiano.» «Checosa?» «SedobbiamoandareaBelhaveneaffrontareUsignolo,èmeglio checonmeveniatetueilsignorCahir.EchelaziettavadaconRegis eRanuncolo.» «Eperché?»GeraltcalmòMilvaconungesto. «Èunlavorodauomini.Perchét’infuri,zietta?Soquellochedico! Selasituazioneprecipiterà,bisogneràfarericorsopiùallapaurache allaforza.EnessunmembrodellabandadiUsignoloavràpauradiun terzettocompostodaunuomoeduedonne.» «Sarà Milva a venire con noi.» Geralt serrò le dita sull’avambraccio dell’arciera, ormai davvero fuori dai gangheri. «Milva,nonCahir.NonvoglioandareconCahir.» «Eperché?»chieseroquasicontemporaneamenteAngoulêmeeil nilfgaardiano. «Giusto»,disseadagioRegis.«Perché?» «Perchénonmifidodilui»,risposelostrigo. Calòunsilenziosgradevole,pesante,quasiviscoso.Dallapartedel bosco,doveeranoaccampatiunacarovanadimercantieungruppodi altriviaggiatori,giungevanovocieccitate,gridaecanti. «Spiegati»,disseinfineCahir. «Qualcunocihatraditi»,replicòlostrigo.«Dopolaconversazione colprefettoelerivelazionidiAngoulême,nonc’èdadubitarne.E,a benriflettere,sigiungeallaconclusionecheiltraditoreètranoi.E nonbisognarifletterealungoperindovinaredichisitratta.» Cahiraggrottòlafronte.«Sbaglio,ohaiappenaosatoinsinuare

chesiaioqueltraditore?»

«Nonnascondochel’ideamièbalenatainmente,già.»Lavoce

dello strigo era fredda. «Molti indizi vanno in quella direzione. Spiegherebbemoltecose.Moltissime.» «Geralt.Nonstaiesagerandounpo’?»intervenneRanuncolo. «Cheparli»,disseCahirstorcendolelabbra.«Cheparli.Senzafare complimenti.» Geraltgiròlosguardosuivisideicompagni.«Cisiamochiesti comesisiapotutigiungerealpresuntoerroredicalcolo.Sapetedi cosa parlo. Del fatto che siamo cinque e non quattro. Abbiamo pensatochequalcunosifossesemplicementesbagliato:ilmisterioso mezzelfo, il brigante Usignolo o Angoulême. Ma se si rigetta la versionedell’errore?Alloranespuntafuoriun’altra:lasquadraconta cinquepersone,maUsignolodeveuccidernesoloquattro.Perchéla quinta è alleata degli attentatori. Qualcuno che li informa regolarmentesullemossedellasquadra.Findall’inizio,dalmomento incui,dopoavermangiatolafamosazuppadipesce,questasiè formata. Accogliendo nei suoi ranghi un nilfgaardiano. Un nilfgaardiano che deve trovare Ciri e consegnarla all’imperatore

Emhyr,perchédaquestodipendelasuavitaelasuacarrierafutura

»

«Dunquenonmierosbagliato»,disselentamenteCahir.«Sonoun traditore.Unvendutoabietto,falso?» «Geralt.Scusalasincerità,malatuateoriafaacquadatuttele parti.Elatuaidea,tel’hogiàdetto,èbrutta»,insistetteRegis. «Dunque sono un traditore», ripeté Cahir, come se non avesse sentitoleparoledelvampiro.«Ma,sebencapisco,noncisonoprove delmiotradimento,solovaghiindizielesupposizionidiunostrigo. Sebencapisco,micorrel’obbligodidimostrarelamiainnocenza. Dovròdimostraredinonessereuninfame.Ècosì?» «Senza cadere nel patetico, nilfgaardiano», ringhiò Geralt standoglidavantietrafiggendoloconlosguardo.«Seavessileprove della tua colpevolezza non perderei tempo in chiacchiere, ma ti tagliereiafiletticomeun’aringa!Conosciilprincipiodelcuibono? Allorarispondimi:chi,oltreate,avevaanchesoloilminimomotivo per tradire? Chi, oltre a te, avrebbe qualcosa da guadagnare dal

tradimento?» Dalla carovana di mercanti accampata poco lontano si levò un fragorealtoeprolungato.Nelcieloneroesploseunfuocod’artificio rosso-doratoaformadistella,irazzisilevaronoinunosciamediapi dorateericadderoinunapioggiavariopinta. «Nonsonouninfame»,disseilgiovanenilfgaardianoconvoce forte.«Purtroppo,nonpossoprovarlo.Possofarequalcos’altro.Ciò chemisiconfà,ciòchedevofaresemis’insultaenonmisiprende sulserio,sesimacchiailmioonorees’insozzalamiadignità.» Cahirsimossevelocecomeunlampo,manonavrebbecomunque sorpresolostrigo,nonfossestatoperilginocchiodolorantechegli rendevacomplicatiimovimenti.Geraltnonriuscìaschivarelamano serratanelguantodacavaliere,eilpugnolocolpìallamascellacon una tale forza da scaraventarlo all’indietro e mandarlo dritto nel fuoco,sollevandounturbinediscintille.Lostrigobalzòinpiedi,di nuovotroppolentamente,acausadeldolorealginocchio.Cahirgli eragiàaccanto.Questavoltalostrigononfeceneppureintempoa scostarsi,ilpugnoloraggiunsesullatodellatestaenegliocchigli balenarono fuochi d’artificio variopinti perfino più belli di quelli sparatidaimercanti.Geraltlanciòun’imprecazionesconciaesigettò suCahir,loagguantòelobuttòaterra,quindiiduerotolaronosulla ghiaiatempestandosidipugni,tantofortidarimbombare. Etuttociòallalucespettraleeinnaturaledeifuochid’artificioche esplodevanoincielo. «Smettetela!»urlòRanuncolo.«Smettetela,maledettiidioti!» Cahirfeceperderel’equilibrioaGeraltconunosgambetto,poi, mentrequellocercavadialzarsi,locolpìsuidenti.Quindigliassestò unaltrocolpo,cosìpotentecherimbombò.Geraltsiraggomitolò,si teseeglisferròuncalcio,nonall’inguinecomeavrebbevoluto,ma allacoscia.Siavvinghiaronodinuovo,cadderoaterraerotolarono picchiandosidovecapitava,accecatidaicolpi,nonchédallapolveree dallasabbiacheentravanoloronegliocchi. Poi a un tratto si separarono e rotolarono da parti opposte, raggomitolandosieproteggendolatestadaicolpichesibilavanoin aria.

Milvasieratoltalagrossacinturadicuoio,l’avevaafferrataperla fibbiaesel’eraavvoltaintornoallamano,quindisieragettatasui dueuominichelottavanoeavevacominciatoa dargliele di santa ragionecontuttelesueforze,senzarisparmiarenélacinghianéil braccio.Lacinturafischiavaesiabbattevaconunoschioccoseccosu mani,spalle,schienaebracciaoradiCahir,oradiGeralt.Quandosi separarono, Milva si mise a saltare dall’uno all’altro come una cavalletta,continuandoadistribuireequamentefrustate,inmodoche ognunonericevesselostessonumero. «Stupidi idioti!» urlò l’arciera, colpendo rumorosamente Geralt sullaschiena.«Sciocchibabbei!Vifaccioragionareio,atuttiedue! Allora?»urlòancorapiùforte,frustandoCahirsullemani,concuiil poveretto cercava di proteggersi la testa. «Avete finito? Vi siete calmati?» «Sì!Smettila!»strillòlostrigo. «Smettila!»glifeceecoCahir,raggomitolato.«Basta!» «Basta»,disseilvampiro.«Orabastadavvero,Milva.» L’arcieraansimava,asciugandosilafrontecolpugnoavvoltonella cintura. «Brava»,disseAngoulême.«Brava,zietta.» Milvapiroettòsuuntalloneelecalòconforzalacinturasulla spalla. Angoulêmegridò,sisedetteaterraesimiseapiangere. «Tel’avevodettodinonchiamarmicosì»,disseMilvacolfiatone. «Tel’avevodetto!» «Nonèsuccessoniente!»gridavaconvoceleggermenteturbata Ranuncolopercalmareimercantieiviaggiatoriaccorsidaifuochi vicini.«Solounpiccolomalintesotracompagni.Unalitetraamici. Giàrisolta!» Lo strigo si passò la lingua su un dente traballante e sputò il sanguechegliuscivadallabbrotagliato.Sisentivagiàspuntaresulla schienaesullespalleletraccetumefattedellecinghiate,sisentiva gonfiare – probabilmente fino a raggiungere le dimensioni di un cavolfiore–l’orecchiocolpitodallacinghia.Alsuofianco,Cahirsi stava alzando goffamente da terra, tenendosi la guancia.

Sull’avambraccio scoperto gli stavano comparendo larghe strisce rossechesigonfiavanoavistad’occhio. Una pioggia che puzzava di zolfo cadde a terra: la cenere dell’ultimofuocod’artificio. Angoulêmesinghiozzava,tenendosilaspalla.Milvagettòviala cinturae,dopounattimodiesitazione,les’inginocchiòaccanto,la abbracciòelastrinsesenzaparlare. «Propongochevidiatelamano»,disseilvampiroconvocegelida. «Propongodinontornarepiù,maipiùsull’argomento.» Inaspettatamente,dallemontagnepreseasoffiareeafischiareun vento impetuoso, nel quale sembravano risuonare lugubri ululati, gridaelamenti.Lenuvolechepercorrevanoilcieloassunseroforme fantasiose.Lafalcedellalunadivennerossacomesangue.

Furonosvegliatiprimadell’albadalcorofuriosoedaifrullid’alidei succiacapre. Simiseroinviaggiosubitodopoilsorgeredelsole,chepiùtardi acceselecimedeimontidiunfuocoabbagliante.Simiseroinviaggio moltoprimacheilsolesimostrassedadietrolecime.Delresto, primaancorachefacesseintempoamostrarsi,ilcielofuoscurato dallenuvole. Attraversavanoiboschi,elastradaconducevasemprepiùinalto, comesideducevadaimutamentinellalorocomposizione.Lequerce eicarpiniauntrattofinirono,eilgruppopenetrònell’oscuritàdei faggetiricopertidifogliecadute,odorosidimuffa,ragnateleefunghi. Diquestiultimic’eraunverotripudio.Conlesuepiogge,lafine dell’estateabbondavadifunghiautunnali.Inalcunipuntiilsuolodei faggeti scompariva sotto i cappelli dei boleti, dei lattari e delle amanite. Ifaggetieranosilenziosi,aquantoparevalamaggiorpartedegli uccelli canterini era già volata nei paesi caldi. Solo le cornacchie fradiciedipioggiagracchiavanoaimarginidellaboscaglia. Poi terminarono i faggi e comparvero gli abeti. Si cominciò a sentireodorediresina.

Incontravano sempre più spesso alture brulle e fasce detritiche sullequalisiritrovavanoinbaliadiventiimpetuosi.IlfiumeNewi spumeggiavasuidislivellirocciosiesullecascate;le sue acque – malgradolepiogge–eranodiunatrasparenzacristallina. All’orizzontesiergevalaGorgone.Semprepiùvicina. Sui fianchi spigolosi della possente montagna scorrevano tutto l’annoleacqueprodottedalloscioglimentodinevieghiacciai,che facevano sembrare la Gorgone costantemente cinta da candide sciarpe.LacimadelMontedelDiavolo,comelatestaeilcollodiuna misteriosasposa,erasempreavvoltainunvelodinuvole.Avolte peròlaGorgonescuotevacomeunaballerinalasuabiancaveste– unospettacolobellomaforierodimorte–edallesueparetiscoscese cadevano allora valanghe che spazzavano via tutto ciò che incontravanosullalorostrada,giungendofinoaidetritiaipiedidella montagnaepiùoltre,allavalle,dicuirisalivanoilpendiofinoalle alteabetaiesoprailpassodiTheodula,sopralevallidelNewiedel Sansretour,sopraipiccoliocchinerideilaghimontani. Ilsole,chenonostantetuttoerariuscitoapenetrarefralenuvole, tramontò decisamente troppo in fretta; si nascose semplicemente dietroimontiaovest,incendiandolidiunbagliorepurpureo-dorato. Pernottarono.Sorseilsole. Egiunsel’oradisepararsi.

SiavvolseconcuralatestanelfazzolettodisetadiMilva.Miseil cappellodiRegis.Controllòun’ennesimavoltalaposizionedelsihill sullaschienaedeiduestilettineigambali. Accanto a lui, Cahir affilava la sua lunga spada nilfgaardiana. Angoulêmesicinselafrontediunafasciadilanaeficcònelgambale un coltello da caccia, regalo di Milva. L’arcierae Regis stavano sellandoloroicavalli.IlvampiroavevacedutoadAngoulêmeilsuo morelloeoramontavailmuloDraakul. Eranopronti.Rimanevaunasolacosadasbrigare. «Venitequi,tutti.» Siavvicinarono.

«Cahir, figlio di Ceallach», cominciò Geralt, cercando di non suonarepatetico.«Tihofattotortoconunsospettoingiustoemisono comportatoinmodoignobileneituoiconfronti. Ora me ne scuso davantiatutti,atestabassa.Menescusoetichiedodiperdonarmi. Chiedoancheavoituttidiperdonarmi,perchéèstatoignobilefarvi guardareesentirecertecose. «HoscaricatosuCahiresudivoilamiarabbia,lamiacolleraeil miodolore.Provocatidalfattochesochicihatraditi.Sochiha

tradito e rapito Ciri, che noi vogliamo salvare. Se sono pieno di rabbia,èperchésitrattadiunapersonacheuntempomieramolto vicina. «Lanostraposizione,lenostreintenzioni,ilnostropercorsoela

tutto ciò è stato scoperto tramite la magia di

localizzazioneerintracciamento.Perunamaestradellamagianonè troppodifficilerintracciareeosservaredalontanounapersonaun tempo ben nota, intima, con cui si è avuto un duraturo contatto psichicoingradodicreareunamatrice.Malamagaeilmagodicui parlo hanno compiuto un errore. Si sono smascherati. Si sono sbagliatiacontareimembridellasquadra,eilloroerrorelihatraditi. Diglielo,Regis.» «PuòdarsicheGeraltabbiaragione»,dissepianoRegis.«Come tutti i vampiri, sono invisibile alla sonda visiva magica e all’incantesimodilocalizzazione,ovverodirintracciamento.Sipuò individuareunvampirodavicinoconunincantesimoanalitico,maè impossibilescoprirloadistanzaconunodilocalizzazione.Questo nonpuòrilevarnelapresenza.Làdovec’èunvampiro,l’incantesimo dirintracciamentorisponderàchenonc’ènessuno.Dunquesoloun magohapotutosbagliarsicosìsulnostroconto:localizzandoquattro personedoveinrealtàcenesonocinque,valeadirequattroumanie unvampiro.» «Approfitteremodiquestoerroredeimaghi»,ripresedinuovolo strigo.«Io,CahireAngoulêmeandremoaBelhavenperfaredue chiacchierecolmezzelfocheassoldaassassiniperucciderci.Nongli chiederemo agli ordini di chi agisce, perché lo sappiamo già. Gli chiederemodovesitrovanoimaghipercuiagisce.E,quandosaremo

nostra meta

venutiasapere dov’è questo posto, ci andremo. E compiremola nostravendetta.» Rimaserotuttiinsilenzio. «Abbiamo smesso di contare i giorni, perciò non ci siamo

nemmenoaccorticheègiàil25disettembre.L’altroierièstatala

notte dell’Equinozio. Già, è proprio la notte cui pensate. Vedo il vostroavvilimento,vedolevostreespressioni.Allora,inquellabrutta notte, quando i mercanti accampati nelle vicinanze si facevano coraggioconacquavite,cantiefuochid’artificio,avetericevutoun segnale.Lavostrapremonizioneèstatasicuramentemenochiaradi quellamiaediCahir,maqualcosadoveteaverintuito.Avetedei sospetti.Etemochesianosospettifondati.» Le cornacchie che sorvolavano le fasce detritiche si misero a gracchiare. «TuttostaaindicarecheCirièmorta.Hatrovatolamortedue nottifa,durantel’Equinozio.Daqualcheparte,lontanodaqui,sola, completamentesolatragentenemica,straniera. «Eanoièrimastasololavendetta.Unavendettasanguinariae crudele,sucuitracent’annicircolerannoancoraracconti.Racconti chelagenteavràpauradisentiredopoilcalaredelbuio.Eachivorrà ripetereunsimilecriminetremeràlamanoalpensierodellanostra vendetta.Daremounospaventosoesempioditerrore!Colmetododel signorFulkoArtevelde,delsaggiosignorFulko,chesacomevanno trattatimascalzoniefurfanti.Ilnostroesempioditerroresorprenderà perfinolui! «Avanti, dunque, e che l’inferno ci aiuti! Cahir, Angoulême, a cavallo.RisaliremoilcorsodelNewiversoBelhaven.Ranuncolo, Milva,Regis,voiseguireteilSansretourdirettiversoilconfinedi Toussaint.Nonpotretesbagliare,laGorgonev’indicheràlastrada. Arrivederci.»

Ciriaccarezzavailgattoneroche,com