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Osservatorio sui Balcani - Reportage uranio (1) Page 1 of 3

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sabato 29 novembre 2008 18:30


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impoverito sulla popolazione bosniaca. Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Dossier Uranio impoverito e nano-
particelle: un diverso
Reportage di Luisa Morfini e Ciro Cortellessa* approccio alla sindrome
dei Balcani
Audio/Video Il documento che segue è la rielaborazione di una serie di interviste svolte tra dicembre 2005
e novembre 2006 e finalizzate a verificare se e come la salute della popolazione bosniaca è per il lettore
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stata influenzata dalla contaminazione dell’ambiente conseguente all’esplosione dei proiettili Newsletter
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Kosovo,regione europea Un’analisi della diffusione delle patologie tumorali in Bosnia (in termini quantitativi e con
riferimento alla provenienza geografica dei malati) potrebbe fornire elementi anche per
L'Europa di mezzo verificare l’eventuale correlazione tra l’insorgere delle malattie e le condizioni ambientali che si
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sono create come conseguenza dell’esplosione di proiettili all’uranio impoverito. Come si
evince dalla letteratura recente sull’argomento2, a cui si rimanda, non è né dimostrato né
negato il legame diretto tra l’insorgere dei tumori e la presenza di radioattività da uranio
impoverito nell’ambiente; tuttavia alcuni ricercatori3 stanno verificando che lo sviluppo di
numerosi tumori (linfomi e leucemie) che si riscontrano nei nostri soldati è correlabile
all’inalazione e all’ingestione delle nano-particelle di metalli pesanti; si tratta dei metalli
pesanti contenuti nei proiettili e che, alla elevata temperatura che si genera nell’esplosione
proprio in virtù dell’uranio impoverito, si riducono alla dimensione di non-particelle
cancerogene.

Verificare e denunciare con più evidenza il legame tra malattie e condizioni ambientali
potrebbe servire alla causa della richiesta di decontaminare il territorio.

Attraverso le interviste realizzate abbiamo quindi cercato risposta alle seguenti domande:

- è aumentato in Bosnia il numero dei malati e dei morti per linfomi e leucemie, cioè per le
stesse malattie di cui sono stati vittime i nostri soldati?

- dove vivevano le persone che si sono ammalate?

- l’ambiente bosniaco risulta contaminato ed eventualmente da che cosa (radiazioni e/o nano-
particelle)?

Non è semplice trovare risposta a queste domande; o meglio, non è semplice trovare qualcuno
che risponda. Per diversi motivi. Ma qualcosa emerge.

L’aumento della mortalità

Al Ministero della Salute della Bosnia Erzegovina non esistono registri dei malati prima della
guerra confrontabili con i registri dei malati dopo la guerra. Questo è dovuto al fatto che, dopo
gli accordi di Dayton della fine del 1995, una parte significativa della popolazione di origine
serba si è spostata in altre zone e in particolare in Republika Srpska, dove è stata inserita nei
registri delle relative istituzioni sanitarie; allo stesso modo in Federazione sono arrivate altre
persone di origine bosniaca e croata che prima vivevano in altre zone. Dunque le Autorità
sanitarie bosniache non possono verificare se tra le persone che abitavano le zone
bombardate al momento delle esplosioni con l’uranio impoverito c’è stato un aumento della
mortalità.

Questo per quanto riguarda il confronto tra dati raccolti prima e dopo le esplosioni. Ma, poiché
l’ambiente potrebbe essere ancora contaminato (da radiazioni, ma anche da nano-particelle)
sarebbe utile conoscere lo sviluppo dei tumori nella popolazione che ormai da 11 anni abita

http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6418/1/42/ 29.11.2008
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nelle zone bombardate (le zone sono abitate da bosniaci e anche un certo numero di serbi che
hanno scelto di rimanervi). Ma anche questi dati non sono in possesso del Ministero della
Salute. Goran Cerkez, assistente del Ministro, dice che questa specifica verifica non è stata
fatta perché ci sono altre priorità di cui il Ministero si deve occupare per la Bosnia.

All’Ospedale Kosevo di Sarajevo, dove l’indicazione dell’eventuale aumento della mortalità per
tumori dovrebbe poter essere accessibile, un appuntamento già concordato con la
professoressa Nermina Obralic dell’Istituto di Oncologia, ci viene negato all’ultimo minuto; la
professoressa dice che a novembre 2005 ha incontrato una Commissione medica italiana e che
ha già detto tutto quello che aveva da dire.

In effetti durante tale incontro sono stati stabiliti contatti importanti tra alcuni medici di
Sarajevo e dei ricercatori italiani. In particolare la dottoressa Antonietta Gatti dell’Università di
Modena, colei che ha individuato la probabile responsabilità delle nano-particelle
nell’insorgenza dei diversi tumori nei nostri soldati, sta collaborando con alcuni medici
dell’Ospedale Kosevo che, in modo informale, le mandano i dati clinici di alcuni malati per un
confronto con i dati dei soldati italiani. Le verifiche di analogie patologiche sono in corso. Ma
questo tipo di collaborazione non è tra le attività prioritarie dell’Ospedale che è in forti
difficoltà economiche e al momento ha altre priorità (la disponibilità di medicinali, ad esempio:
fino a pochi anni fa erano forniti gratuitamente dagli americani, ma adesso scarseggiano).

Poniamo la stessa domanda relativa alla verifica dell’aumento della mortalità al professor
Slavtko Zdrale dell’Ospedale Kasindo: l’ospedale si trova nella parte serba di Sarajevo
(Sarajevo Est, che qualcuno chiama Srpski Sarajevo) e dovrebbe avere in cura malati
prevalentemente serbi, quindi in teoria la parte maggiormente “lesa” dall’esplosione dei
proiettili all’uranio impoverito. Il dottor Zdrale però è restio a fornire dati; gli interessa di più
dire che a Belgrado i medici sono riusciti a curare con successo un uomo affetto dai tipici
tumori legati all’esplosione di uranio impoverito.

Un interlocutore più disponibile a dare informazioni sull’aumento delle malattie è l’associazione


“Il cuore per i bambini malati di cancro nella Federazione di Bosnia Erzegovina” (“Srce za
djecu koja boluju od raka u FBiH”) e il suo presidente, Sabahudin Hadzialic. L’associazione è
stata fondata a Sarajevo nell’aprile del 2003 e riunisce genitori e amici di bambini malati; essa
ha verificato che dopo la guerra la situazione dei bambini malati di cancro ha assunto
dimensioni molto maggiori rispetto a prima, per motivi diversi; in particolare nella Federazione
la malattia è raddoppiata rispetto al periodo precedente alla guerra, cioè rispetto alla
diffusione della malattia tra il 1990 e il 1992; è raddoppiata soprattutto nel periodo 2000-
2004: in tale periodo nella sezione di Oncologia e di Ematologia della Clinica Pediatrica a
Sarajevo sono stati ricoverati 230 bambini con forme varie di cancro: leucemie, linfoma,
cancro delle ossa, eccetera.

Questo dato, nella sua drammaticità, è importante ma è troppo semplice, è incompleto e non
consente di individuare un legame diretto tra tumori e presenza di uranio impoverito o di
nano-particelle nell’ambiente; bisognerebbe sapere di quali tumori sono malati i bambini e in
quali aree di Sarajevo vivevano per poter eventualmente mettere in relazione la malattia con
la contaminazione da uranio impoverito. Ma all’Associazione non è stato possibile fare questa
verifica. Sabahudin Hadzialic ha chiesto da anni al governo della Federazione di effettuare
degli studi indipendenti, ma non gli sono stati concessi. Al momento l’informazione può essere
accolta come un dato di fatto: nell’area di Sarajevo la mortalità dei bambini è aumentata dopo
la guerra.

L’unico lavoro oggi disponibile di verifica dell’aumento della mortalità collegabile alle esplosioni
di proiettili all’uranio impoverito è quello di Slavica Jovanovic, dottoressa della Dom Zdraljie di
Bratunac, la Casa della Salute. Il suo studio riguarda la popolazione direttamente esposta alle
esplosioni, poiché ha analizzato l’aumento di tumori tra i profughi che vivevano ad Hadzici.
Hadzici è una località a 27 km da Sarajevo che durante la guerra era in mano ai serbi, i quali
anche da tale postazione assediavano la città: la località, e in particolare una fabbrica di
manutenzione di armamenti, è stata bombardata dalla Nato nel settembre del 1995 con
proiettili all’uranio impoverito. Ora i profughi serbi di Hadzici si sono spostati a Bratunac,
cittadina che gli accordi di Dayton hanno attribuito alla Repubblica Srpska.

La dottoressa Jovanović ha analizzato i dati relativi alla mortalità nella popolazione


proveniente da Hadžići (tra le 4.500 e 5.500 persone) e da altre regioni del Cantone di
Sarajevo. In particolare ha analizzato e confrontato la percentuale di mortalità su tre gruppi di
popolazione del territorio del Comune di Bratunac dal 1996 al 2000:

- popolazione residente a Bratunac già prima della guerra


- profughi arrivati a Bratunac da Hadzici
- profughi arrivati a Bratunac da altre zone della Bosnia Erzegovina.

L’analisi dimostra che la mortalità tra i profughi


di Hadzici è 4,6 volte più alta rispetto a quella
della popolazione di Bratunac, mentre la
mortalità dei profughi che arrivano da altre parti
della Bosnia è 2,2 volte maggiore rispetto a
quella dei cittadini di Bratunac.

Ci sono diversi possibili motivi per spiegare l’alta


percentuale di mortalità nella popolazione che si
è spostata da una parte all’altra del territorio: lo
stress durante e dopo la guerra, la perdita di
familiari e di beni, la cattiva alimentazione, le
cattive condizioni igieniche, ma anche la vita in
un territorio contaminato da radiazioni o da
nano-particelle di metalli pesanti. Dalla stessa

http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6418/1/42/ 29.11.2008
Osservatorio sui Balcani - Reportage uranio (1) Page 3 of 3

Fonte: “Mortalitet kod raseljenih sa područja analisi svolta dalla dottoressa Jovanovic è
possibile estrapolare la percentuale di mortalità
opštine Hadžići i drugih opština sarajevske regije u
periodu 1996-2000g” - Slavica Jovanović, Dom dovuta a tumori e verificare come la popolazione
Zdraljie di Bratunac di Hadzici presenti la percentuale maggiore
rispetto agli altri due gruppi. Purtroppo non viene fornito il dato di dettaglio circa la tipologia di
tumori, dato che potrebbe confermare il legame con la contaminazione dell’ambiente da parte
dell’uranio. Però intanto si registra che la mortalità da tumore di questa popolazione è più del
doppio rispetto a quella della popolazione locale e supera di un terzo la mortalità per tumore
degli altri profughi.

Dopo il 2000 l’analisi non è stata più proseguita


perché il gruppo target di Hadzici non era più in
condizione di essere seguito, avendo subito
ulteriori grandi migrazioni.

Il lavoro della dottoressa Jovanovic indica che le


persone che abitavano nelle zone dove è
avvenuta l’esplosione dei proiettili si sono
ammalati di tumore e sono morti in percentuale
maggiore rispetto alla popolazione non esposta.

Invece, per quanto riguarda l’aumento della


mortalità nella popolazione attualmente
residente, l’unica segnalazione è quella
proveniente dal dato del raddoppio della
mortalità nei bambini che vivono intorno a
Fonte: “Mortalitet kod raseljenih sa područja Sarajevo.
opštine Hadžići i drugih opština sarajevske
Ma quali sono le condizioni ambientali attuali delle zone bombardate nel 1995? (1 – continua)

*Centro di Documentazione di San Donato Milanese

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Data-Ora: 29 Nov 2008, 6:30 pm
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Copyleft Testata giornalistica registrata (Reg. Tribunale di Rovereto n. 256 del 26 maggio 2004) Direttore responsabile Luca Rastello

http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6418/1/42/ 29.11.2008