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Ripensare il corpo

Ripensare il corpo ISBN 978-88-548-7948-5


ISBN 978-88-548-xxxx-x
DOI 10.4399/97888548xxxxx3 DOI 10.4399/97888548794852
pag. 2137 (dicembre 2014)
pag. 23-41(dicembre 2014)

La costruzione sociale del corpo


Lanima, la merce e il manichino

A T

Se si paragona lopera in sviluppo nella


storia a un rogo, il commentatore sta da-
vanti a esso come un chimico, il critico
come un alchimista. Se, per il primo, le-
gno e cenere sono i soli oggetti dellanalisi,
per il secondo solo la fiamma custodisce
lenigma: quello della vita.

W. B, Lettera ad Adorno.

Sembra che vi sia, almeno in Occidente, un sottile e tenace filo


che lega i contesti pi dierenti con lo scopo di frammentare
il corpo ossia quellentit pi intima delluomo, lente cio
con cui possibile trascrivere queste parole e magari leggerle;
quellente trascinato nelle palestre, nelle carceri, negli ospedali
e nei centri commerciali; quellente che si pone dinnanzi a un
quadro, che si muove nei concerti e che calca le strade delle
metropoli; lente cio attraverso cui, in definitiva, luomo gode
e sore: il grado zero della relazione tra me e il mondo e
senza il quale la vita umana semplicemente non avverrebbe. La
sottile traccia a cui si fa riferimento scinde questa complessit in
una serie di frammenti: alle volte il corpo lo si scinde dalla sua
anima o dal suo spirito; altre volte lo si fa oscillare in una polarit
che ne contrappone la sua componente biologica (natura) dai
suoi comportamenti sociali (cultura). Insomma, questa sottile
e tenacia voglia di scindere la corporeit ha come eetto quello


Antonio Tramontana

di ridurre la potenzialit di quel ente senza cui luomo non


potrebbe definire se stesso.
La potenzialit del corpo la si pu, a prima analisi, intrav-
vedere nella sua radice etimologica. La parola corpo deriva
dal latino corpus. I filologi lo comparano allarmeno kerp che
significa forma, immagine; deriva dalla radice indogermanica
kar, che significa fare, comporre; pare che si colleghi al termine
greco kraino che significa creare, produrre, compiere . A prima
vista il corpo oscilla tra unattivit creatrice e una forma, un
ente cio che compie qualcosa e che nel farlo definisce la sua
immagine. Per chiarire questa duplice qualit conservata nella
parola occorre forse osservare pi da vicino proprio la forma
del corpo delluomo, magari accanto a quella di altri corpi non
umani.

. La forma del corpo

La natura il corpo inorganico delluomo.


K. M, Manoscritti.

Come ha potuto osservare Gehlen, il corpo delluomo si carat-


terizza, a dierenza di altri mammiferi, per lassenza di specifici-
t morfologiche: a dierenza di un carnivoro non ha n zanne,
n artigli; ma non ha neanche una dentatura da erbivoro e non
pu contare su braccia robuste per arrampicarsi sugli alberi;
inoltre glabro e non pu dirsi, tra le specie viventi, lessere
pi veloce; fiuto e udito non sono particolarmente pronunciati
e la vista poco si adatta allo sguardo notturno; infine non vola e
se nuota, a dierenza dei pesci, non eccelle . Insomma, da una
prima disamina sua forma corporea, luomo per utilizzare
unespressione proveniente da una tradizione di pensiero che

. http://www.etimo.it/?term=corpo&find=Cerca
. A. G, Luomo. La sua natura e il suo posto nel mondo, Mimesis, Milano,
, p. .
La costruzione sociale del corpo

conta come capostipite Herder un essere carente. Eppu-


re il corpo delluomo, che morfologicamente non pu contare
su particolari specializzazioni, ha costruito asce e coltelli; ha
scoperto il segreto dellinnesto e trasformato la fauna e la flora
di intere regioni del mondo; ha costruito grattacieli, automobili,
aeroplani, sottomarini e illuminato i suoi insediamenti urba-
ni con la luce elettrica. Pur non potendo eguagliare la forza
degli insetti e la velocit dei felini, ha saputo dunque costrui-
re gli strumenti attraverso cui risolvere la sua inadeguatezza
corporea.
Questo corpo non specializzato stato definito da Bolk come
un corpo neotenico, un corpo cio simile al feto di un prima-
te che ha raggiunto maturit sessuale . Ma niente sconforto!
Perch se da una parte abbiamo un corpo che non presenta
particolari tratti morfologici, proprio lassenza di specializ-
zazioni a determinare uno degli aspetti pi caratteristici della
sua forma: il corpo delluomo plastico nel senso che
quanto prima poteva essere considerato come unassenza di
qualit si trasforma ora nella sua pi importante propriet: la
capacit di adattamento. Grazie alla sua plasticit, dunque, pu
raggiungere qualsiasi velocit, pu volare e navigare; erigere
costruzioni e servirsi di qualsiasi strumento per operare nei
contesti pi difendersi.

. Dallidea herderiana basata sulla deficienza morfologica del corpo, si sviluppa,


tra la fine dellOttocento e la prima met del Novecento, lantropologia filosofica,
disciplina fondata dalle opere di Scheler, Gehlen, Plessner con influenze provenienti
anche dal campo della biologia e in particolare dai lavori di Portmann, Weizscker e
altri.
. Cfr. L. B, Il problema dellominazione, Derive Approdi, Roma, . Per
quanto, per certi aspetti, lopera di Bolk possa considerarsi problematica sotto il
profilo etico, lidea di considerare il corpo delluomo neotenico stata posta al
centro di alcuni tra i massimi esponenti dellantropologia filosofica (su tutti Gehlen
e Plessner). Linfluenza di Bolk travalica la stessa antropologia filosofica, sconfinando
nella psicoanalisi (Freud e Lacan), nelle scienze naturali (Lorenz, Portmann e pi
recentemente Gould) e la sociologia (Berger e Luckmann).
Antonio Tramontana

. Le forme sociali
Giace sul lido, tronco possente, il capo
strappato dagli omeri e senza nome il cor-
po.
V, Eneide.

Se il corpo si caratterizza per carenze di specializzazioni, dallal-


tra egli colma questa assenza costruendo appunto delle forme.
Ognuna di queste forme, sia essa un bastone, un bisturi o un
una macchina fotografica, ma ancora una norma giuridica, il
disegno di un bambino, una forma di governo o unastratta
teoria scientifica; ognuna di esse pu essere considerata il sup-
porto di un corpo non specializzato. Per un corpo neotenico, le
forme che costruisce possono essere considerate come quelle
protesi attraverso cui egli pu definire la sua plasticit corpo-
rea. Questo consente di comprendere appieno il significato che
la parola corpo riesce a contenere: ossia la capacit di creare e
agire, capacit che si traduce immediatamente in una forma o
unimmagine attraverso cui possibile definire se stesso.
La qualit di queste forme con cui luomo definisce se stesso
sempre di natura sociale. La ranata tecnica di percussione
con cui ha scheggiato le prime pietre, o le delicate silhouette
delle pitture rupestri che lo ragurano in scene di caccia, sono
delle testimonianze di forme sociali con cui luomo sopravvis-
suto a quelle circostanze remote. Se oggi gli archeologi hanno
collezionato chopper, amigdala e lance, la progressiva ranatez-
za delle tecniche di lavorazione si fondata sulla trasmissione
sociale del sapere dellesperienza tra la mano e la pietra il legno
o le ossa di antilope; cos come le ragurazioni incise sulle pa-
reti delle caverne sono il segno dei primi insediamenti collettivi,
da cui sono sorte le forme religiose e quelle urbane . Luomo
dunque ha la necessit di costruire delle forme per definire il
suo corpo non specializzato e la costruzione di queste forme
sempre allinterno di un processo sociale, nel senso che la
. Cfr. A. LG, Il gesto e la parola, Einaudi, Torino, .
La costruzione sociale del corpo

relazione tra un io e un tu entrambi neotenici si


sedimenta in un indumento, in un coltello, in una rappresenta-
zione artistica, in una norma sociale, in un rito religioso o in
unistituzione.
Queste forme sociali siano esse materiali o immateriali
che qui sono state definite come delle protesi, non si limitano
ad eseguire una finalit predeterminata. Nel senso che il coltello
non si limita a tagliare, triturare o infilzare; il disegno del bam-
bino non si riduce a semplice espressione ludica di un corpo
in formazione; una poesia o un trattato filosofico non sono
semplici canali di trasmissione di un sapere sociale. Ognuna di
queste forme retroagisce, produce cio dei feedback su quei
corpi che li hanno generati. Da una parte, dunque, le forme
sociali definiscono un corpo plastico e pertanto un semplice
coltello, un disegno, una poesia e un trattato, definiscono la
figura sociale del cacciatore, dellinfanzia, del poeta o del filo-
sofo. Dallaltra, ad esempio, la semplice mano del bambino
che traccia delle linee che sintersecano con cerchi colorati;
quella mano che cambia con la velocit del fulmine il colore del
pastello, ne incarna tutta una serie di prescrizione sulla postura
del corpo, sullimpugnatura dei colori, sullabilit di tracciare
linee e cerchi astratti che devono man mano saper ragurare
qualcosa di concreto. La semplice forma di quel disegno un
dispositivo complesso che retroagisce sul corpo che lo elabora:
ne plasma larto e rana la mente. La potenza del feedback
appena descritta non si limita alla materialit della penna e delle
matite: trattati scientifici o filosofici non saranno meno incisivi.
E questa solo una parte. Occorrerebbe ricordare la potenza
di plasmare i corpi da parte delle religioni, delle strutture eco-
nomiche e delle forme estetiche come la moda la musica la
pittura e il cinema.
Dallintima esigenza delluomo, segnata da una corporeit
che agisce e che, nel farlo, riscrive se stesso con i suoi stessi pro-
dotti; da questa funzione retroattiva delle forme sociali, viene
tessuto in Occidente quel filo sottile che frammenta la corpo-
reit, e si esprime in una trama variegata, fatta di complesse
Antonio Tramontana

questioni filosofiche e teologiche attorno allanima, di orga-


nizzazione e distribuzione di corpi allineati lungo una serie di
macchine racchiuse in una fabbrica, o ancora con una valanga
di indumenti e piercings che lasciano tracce visibili sui corpi.
Di tutte le forme di scrittura sociale che partono dal corpo e
che ritornano al corpo, se ne prenderanno in considerazione
solo alcune, al fine di chiarire meglio come lesigenza di divide-
re e tenere separati i pezzi di quel corpo complesso e variegato,
sia una delle possibili modalit, da parte di una societ, di
dare una forma alla plasticit del corpo.

. Platone e Descartes

La fede nella realt , tra tutte le forme


immaginarie, la pi bassa, la pi triviale.

J. B, Il delitto perfetto.

Uno dei problemi pi assidui della filosofia occidentale sin


dai presocratici il problema della verit. La questione onto-
logica di fissare lincontrovertibilit di un ente su cui si fonda
qualsiasi discorso sulla verit, contiene intimamente la necessit
non solo o forse non tanto di definire la qualit dellessere
(e quindi del non essere) ma e forse soprattutto di erigere
una nuova configurazione sociale capace di contrapporsi a un
ordine iconografico, basato sulla verosimiglianza.
Di tutti i tentativi operati in questo senso, lopera di Platone
ha il pregio di far vedere pi da vicino come questa complessa
operazione culturale abbia sortito i suoi feedback sul corpo.
Egli, della totalit psicosomatica del corpo opera, nel quarto
secolo a.C., una scissione tra il corpo e lanima, determinando
una sproporzione di valori tra questi due poli. In Platone, la
filosofia diventa quella forma sociale capace di contenere
una riconfigurazione del corpo. Lesperienza vissuta della vita
quotidiana incomincia ad essere indagata non pi con i sensi, e
La costruzione sociale del corpo

il visibile e il sensibile qualit del tutto corporee vengono


sostituite con linvisibile e lintelligibile qualit dellanima.
Con questa disgiunzione tra lanima e il corpo e con il
desiderio cio di costruire limmagine di un corpo fondata
non pi sulla qualit delle sensazioni ma su qualit oggettive,
Viene innestata nel tronco della filosofia socratica lopposizione
dellEleatismo tra la via dellopinione e la via della verit; e
viene posto, come oggetto proprio della ragione, lessere in s,
lidea . Lopinione e linganno dei sensi corporei si ritrovano
tutto dun tratto dinnanzi al limite imposto dallanima, ossia
quel tutto in cui racchiuso il sapere vero che pu essere
indagato solo attraverso le idee.
Lunit del sapere racchiuso nellanima diventa immorta-
le rispetto al corpo, e allavvicinarsi dalla morte, [lanima]
non ne rimane vittima, ma si allontana senza subire danni e
conservando lintelligenza .
Se le idee diventano i segni di una verit iperuranica, dal-
tra parte queste riconfigurano la stessa vita quotidiana, poich
quanto viene percepito attraverso i sensi non costituisce in nes-
sun caso un criterio di valutazione con cui si misura il vissuto.
necessario determinare un processo dastrazione rispetto ai
sensi e questo processo prende corpo appunto attraverso le
idee. Questa opposizione tra il corpo e lanima potrebbe esse-
re detta altrimenti: tatto contro ragione, ed solo la ragione
a dispiegare, per Platone, la verit incontrovertibile capace di
contrapporsi allordine della verosimiglianza.
Gli eetti della complessa operazione platonica sincarnano
nella figura di Descartes. Il corpo, percepito attraverso i sensi,
diventa res extensa, cosa estesa, fisica, incapace di produrre veri-
t. Al pari di Platone questultima non pu essere percepit[a] o

. N. A, Storia della filosofia. La filosofia antica, TEA, Milano, , vol.


, p. .
. Ivi, p. .
. Ibidem.
Antonio Tramontana

col tatto o con la vista o con ludito o con lodorato . Lanima


invece res cogitans, quella cosa pensante perfettamente divisi-
bile dalla carnalit del corpo e sulla divisibilit tra le due cose
(extensa e congitans) le sue parole sono chiare: la mia anima per
la quale sono ci che sono, interamente e realmente distinta
dal corpo e pu perci essere o esistere senza [il corpo] .
La distinzione qui operata conserva una qualit ontologica:
lessere in quanto anima, non in quanto carnalit o meglio
il corpo che ne indaga la verit non si definisce sulla base della
percezione, ma su quella delle cogitazioni. Il seguente passo
rivelatore:

I primi attributi sono il nutrirmi ed il camminare, ma se vero che


non ho un corpo, anche vero che non posso n camminare n
nutrirmi. Un altro attributo sentire, ma di nuovo non si pu sentire
privi del corpo; senza dire che nel sonno ho spesso pensato di sentire
molte cose che al mio risveglio ho riconosciuto di non aver aatto
sentito. Un altro attributo di pensare ed ecco che scopro qui che
esso un attributo che mi compete: il pensiero solo non pu essere
distaccato da me. Io penso, io esisto, ecco una cosa certa.

Cogito ergo sum. Penso, dunque sono! In tre parole Descartes


sintetizza la definitiva scissione tra il corpo e lanima capace
di racchiudere lesigenza di creare una macchina oggettiva
in grado di superare linganno dei sensi: Bisogna ammettere
che la vita umana molto spesso soggetta a sbagliare nelle
cose particolari; e bisogna pertanto riconoscere la precariet e
la debolezza della nostra natura . La macchina costruita da
Descartes si erge sulla negazione di una parte del corpo, quella
parte legata ai sensi e alla materia.

. R. D, Meditazioni metafisiche sulla filosofia prima, in R. D,


Opere filosofiche, UTET, Torino, , p. .
. Ivi, p. .
. Ivi, p. .
. Ivi, p. .
La costruzione sociale del corpo

. Il Cristianesimo

La carne ha desideri contrari allo spirito e


lo spirito desideri contrari alla carne: sono
cose opposte tra di loro.

P D T, Lettere ai galati.

Se limmortalit dellanima con Platone risponde allesigenza


di riorganizzare la complessit del corpo dentro una cornice
gnoseologica, in grado di poter scindere la verit oggettiva
(epistme) dallopinione (doxa), con il Cristianesimo la disgiun-
zione tra il corpo e lanima e limmortalit di questultima
veste panni dierenti. Se Platone e Descartes possono dirsi
gli epigoni di un lungo cammino culturale che sfocer con la
fondazione della scienza moderna, il tragitto parallelo percorso
dalla religione in Occidente fondata sullimmagine del corpo
e del sangue di Cristo e sortir tuttaltri feedback sui corpi
spesso, ritrovandosi in aperto conflitto con la visione scientista.
Sia il platonismo che il Cristianesimo si fondano sulla di-
sgiunzione del corpo da cui ne discende limmortalit della-
nima. Entrambe, a partire dalla polarizzazione tra lanima e
il corpo, determinano un disvalore che avvantaggia la prima
parte, a discapito della seconda. Un disvalore che vibra tra le
righe scritte da Paolo ai romani e che incorpora la gravit del
cataclisma culturale che si sarebbe imposto in Europa. Egli
infatti scrive:

Liberti dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra
santificazione e per fine la vita eterna; perch il salario del peccato
la morte, ma il dono di Dio la vita eterna in Cristo Ges, nostro
Signore. (Lettera ai romani, , )

La vita eterna si fonda appunto sulla disgiunzione tra lani-


ma e il corpo, e la potenza di questa separazione contenuta
sempre in una lettera di Paolo, ma questa volta indirizzata ai
Corinzi:
Antonio Tramontana

Il corpo seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; seminato


ignobile e risuscita glorioso; seminato debole e risuscita potente;
seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. (I lettera ai
Corinzi, , )

Il processo di valorizzazione dellanima da parte del Cri-


stianesimo si fonda sulla creazione di unimmagine del corpo
capace di depotenziarne alcune delle sue qualit e che potrebbe
essere perfettamente contenibile nelle parole di Papa Grego-
rio Magno ( d.C. d.C.): Il corpo labominevole
rivestimento dellanima ! Si tratta dunque di erigere uninte-
ra cultura, deprecando alcune qualit corporee, qualit che si
addensano attorno alla sua materialit. Ai Galati, Paolo scrive:

Le opere della carne sono manifeste, e sono: fortificazione, impurit,


dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire
contesa, divisioni, sette, invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose;
circa le quali, come vi ho gi detto, vi preavviso: chi fa tali cose non
erediter il regno di Dio. (Lettera ai Galati, , )

Se da un parte lanima cristiana si tinge di immortalit e


con la sua leggerezza raggiunge il Regno dei cieli, la corporeit
che ne rimane materia che si degrada, si consuma, che tende
alla corruttibilit e che si nega alla purezza della sua sostanza.
Matteo, significativamente, scrive: Non fatevi tesori sulla terra,
dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano
e rubano; ma fatevi tesori in cielo, dove n tignola n ruggine
consumano, e dove i ladri non scassinano n rubano (Matteo ,
). Se lanima la misura che consente di poter contare le
buone azioni, al fine di potersi garantire la vita eterna, il corpo
la carne da redimere, associata al peccato e alla tentazione,
e tutta la pedagogia cristiana former corpi privi di desideri
carnali, intrappolato nei suoi stessi movimenti spirituali, e a cui
negata la possibilit di godere dei piaceri terreni.

. Cfr. J. R. L G, Il corpo nel medioevo, La Terza, Bari, , p. .


La costruzione sociale del corpo

. La merce
Se le merci avessero la parola, direbbero:
il nostro valore duso pu interessare gli
uomini. A noi, come cose, non interessa.
K. M, Il capitale.

Allinterno della fabbrica il corpo si riconfigura attorno a alla


forma elementare della societ capitalista: la merce. A sentire
Marx il corpo vivo a subire qui la scissione e questa opera-
zione ricalca appunto la forma merce, ossia il prodotto delle
fabbriche.
La caratteristica, per Marx, della complessa organizzazione
sociale che si costituisce attorno alle fabbriche, consiste nel
fatto che la produzione della ricchezza data da unimmensa
raccolta di merci e la singola merce appare come sua forma
elementare . Questa forma primordiale si presenta gi in essa
separata: la merce sicuramente valore duso, quel valore cio
che soddisfa il bisogno umano, che si realizza solo nelluso,
cio nel consumo . anche per valore di scambio, il valore
dato dallo scambio tra valori duso dierenti, tra beni, cio, che
hanno qualit particolari.
Ora, in quanto valore duso, le merci sono innanzi tutto
di qualit dierente, come valori di scambio sono soltanto di
quantit dierente, cio non hanno neppure un atomo di valore
duso ; e per quanto questi due tipi di valori siano sostanzial-
mente dierenti, sono entrambi contenuti nella merce e sono
sempre in relazione tra loro. Luso di cammelli e quello del
sale soddisfano bisogni dierenti, ma attraverso il valore di
scambio acquistano una misura oggettiva, rendendo possibile
lo scambio di cammelli con kg di sale.
Queste dierenze qualitative hanno bisogno di un equiva-
lente generale per essere quantificate oggettivamente e la mi-

. K. M, Il capitale, a cura di E. Sbardella, Newton, Roma, , p. .


. Ivi, p. .
. Ivi, p. .
Antonio Tramontana

sura oggettiva, per assolvere a questa funzione, deve essere


indipendente: non deve essere n il sale e n il cammello. Lo
strumento neutro, capace di assolvere al bisogno di scambiare
sale con cammelli, incarnato dal denaro, ossia lespressione
del valore di una merce. Il denaro ha pertanto la funzione di me-
diare tra dierenti valori duso, quantificando oggettivamente
la dierente quantit necessaria per poter eettuare lo scambio.
Il gioco di scambi delle merci occorre considerarlo come un
continuo scambio delle attivit dei corpi che producono merce
e la funzione operata dal denaro consiste nel rendere omogenee
le diverse qualit dei corpi che lavorano. Qui si costituisce la
separazione del corpo vivo di cui si accennava prima: lattivit
del corpo che produce sedie, mestoli o automobili, svolgendola
per conto di qualcun altro il proprietario della fabbrica da
libera attivit produttiva, attraverso una metamorfosi, diventa
forzalavoro: attivit posseduta e gestita dal capitalista. Il lavoro,
come la merce, si caratterizza per avere una duplice qualit:
dispendio di forza umana mosso da uno scopo che produce
il valore duso; dispendio di forzalavoro alienato ceduto,
venduto che produce valore di scambio. Detto altrimenti,
dal lavoro vivo se ne distacca una parte, il lavoro astratto, il cui
scopo non quello di produrre il valore duso, ma il valore
di scambio la componente autonoma della merce pronta
per essere scambiata con altro lavoro astratto, in quanto attivit
delluomo resa omogenea. Il lavoro, cos inteso, una merce,
la pi miserabile merce e dunque regolata in quanto tale. E
tuttavia occorre precisare, attraverso Polanyi, come

il lavoro soltanto un altro nome per unattivit umana che si ac-


compagna alla vita stessa la quale a sua volta non prodotta per esser
venduta ma per ragioni del tutto diverse, n questo tipo di attivit
pu essere distaccato dal resto della vita, per essere accumulato o
mobilitato.

. K. M, Manoscritti economicofilosofici del , a cura di N. Bobbio, Einaudi,


Torino, , p. .
. K. P, La grande trasformazione, Einaudi, Torino, , p. .
La costruzione sociale del corpo

Da questa prospettiva il capitalismo coincide con la separa-


zione dei corpi in attivit, il cui scopo quello di espropriare
una parte della vita delluomo intesa nella sua totalit.
Il corpo, immesso nel dispositivo capitalistico della scissione,
sar imbrigliato in un processo sempre pi intenso di separa-
zione e reificazione, cos da rendere possibile la costituzione
di frammenti della vita, e questo ne favorisce, al pari di un
qualsiasi altro oggetto, il libero scambio. Lo scambio di parti
della vita, la dislocazione cio di momenti della mia attivit del
corpo nelle mani di qualcun altro in cambio di denaro, mina al-
le fondamenta le potenzialit del corpo vivo il corpo che, se
considerato nella sua totalit psicosomatica, ha la possibilit di
poter esprimersi attraverso una incredibile ricchezza di forme.

. Il manichino
Nientemeno che la costituzione di una so-
ciet astratta (astratta dalla societ) dove
spettatori astratti consumerebbero astrat-
tamente degli oggetti astratti.
J. G, Le strutture elementari della
reificazione.

Con le forme estetiche contemporanee, la logica della separa-


zione sembra agire sulla carne al pari di come opererebbe un
macellaio in una normale giornata di lavoro. Certo, a dierenza
delle parti di animali disossati, la separazione a cui qui si fa
riferimento risponde allesigenza umana di trasformare esteti-
camente il proprio corpo. Limpiego di oggetti esterni (anelli,
collane, piercings) e della cosmesi, cos come il modellamento
dei muscoli e le pratiche legate allalimentazione, sono tutti tipi
dierenti di trasformazione estetica del corpo, che variano di
cultura in cultura, e che hanno in comune lesigenza di iscrive
sulla carne limmagine che una collettivit ha del corpo.
Ci che accomuna dunque le diverse culture e le diverse
epoche lesigenza di marcare il corpo. Il complesso di segni
Antonio Tramontana

che vengono incisi sul corpo, daltra parte rispondono allesi-


genza profonda di coprire il corpo e poco importa se si tratta
di indossare un pelliccia o semplicemente di dipingere il volto.
La moltitudine di pratiche che si dierenziano culturalmente
trova la sua forma originaria nellesigenza di indicare dei segni
sul corpo e vestirsi una delle infinite possibilit delluomo.
Latto di vestirsi cos fondamentale da contenere il caso estre-
mo di un corpo nudo che pu essere considerato come un
momento il cui significato si delinea a partire dal corpo vestito:
spogliandosi che il corpo nudo acquista un senso.
A partire da questo ritmo che oscilla tra il coprirsi e lo sco-
prirsi, si diramano le nostre forme contemporanee di trasfor-
mazione estetica dei corpi. Il semplice vestito in grado di
incidere su quei movimenti impercettibili del corpo fino a
dettarne le trasformazioni permanenti dei tratti somatici.
Da una parte, come fa notare Simmel:

Il vestito nuovo condiziona il nostro comportamento pi di quello


vecchio che si completamento adattato ai nostri gesti, cede senza
resistenza ad ognuno di essi e spesso rivela le nostre innervazioni
nelle minime particolarit. Sentirsi pi comodi in un vestito vec-
chio che in uno nuovo, significa che labito nuovo cimpone il suo
statuto formale.

Dallaltra parte per, la produzione industriale dei vestiti


colpisce la multiformit e le singolarit morfologiche dei corpi.
Questi sono costretti a doversi confrontare con la produzione
standardizzata dei vestiti e il range di possibilit molto ridot-
to: esso si distribuisce attorno a poche sigle, e , e
allinterno di questa organizzazione razionalizzata della pro-
duzione il corpo deve vestire perfettamente una di queste
cinque possibilit. Si tratta di una vera e propria metamorfosi
che sinstaura tra il corpo e il vestito e lesigenza di coprire il
corpo lascia il passo alla necessit di riempire i vestiti, tanto da
poter considerare questultimo come il calco del corpo. In que-

. G. S, La moda, a cura di L. Perucchi, Mondadori, Milano, , p. .


La costruzione sociale del corpo

sto contesto, un corpo con una forma fuori dalla norma, dettata
dallindustria vestimentaria, provoca angoscia nel soggetto che
gira per i negozi.
Il vestito, tuttavia, non il semplice risultato di una socie-
t che si organizza attorno alla produzione delle fabbriche. Il
suo potere si distribuisce lungo tutta una catena che parte dal-
la produzione e raggiunge i luoghi delle vendite. Il prodotto
industriale infatti non si limita a piegare i corpi lungo tutta la
catena della produzione, ma continua a esprimere la sua in-
fluenza sociale fino alla messa in scena allinterno delle vetrine
dei negozi.
Quasi come un divo su un palcoscenico, la mercevestito
irradia il suo potere fantasmagorico. Qui si diramano e si distri-
buiscono i prodotti standardizzati e a interpretare la messa in
scena del prodotto industriale lo specchio contemporaneo
del corpo depotenziato il corpo cio depredato della sua mul-
tiformit e singolarit il manichino. Questa sorta di modello
del corpo morto la rappresentazione contemporanea della
nostra immagine del corpo, da cui sirradiano tutta una serie di
pratiche che mirano alla trasformazione estetica del corpo.
Il manichino, dalla vetrina, emana segnali pronti a colpire
il passante che si lascia andare allandamento inconscio del-
la folla che inonda le strade e i centri commerciali. I segnali
unidirezionali lanciati dal manichino vengono metabolizzati
inconsciamente e la relazione che sinstaura con esso unidire-
zionale e, come una sorta di feedback castrato, si determina una
comunicazione asimmetrica imposta da unentit il cui potere
consiste nellimporre un ordine simbolico, quasi fosse un or-
dine emesso dal guardiano della torretta del Panopticon . Nel
prendere parte alla scenografia messa a punto nella vetrina, il

. Il Panopticon il progetto di carcere ideale realizzato da Bentham, il cui fine


consiste nel disporre i carcerati lungo una struttura circolare, cos da consentire al
carceriere posto al centro in una torretta di guardia di osservare il compor-
tamento dei detenuti senza che questi la possibilit di interagire con il controllore.
Cfr. M. F, Il Panopticon, in M. F, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino,
.
Antonio Tramontana

manichino quella sostanza plastica per eccellenza, costituito


cio dai lineamenti essenziali. Nulla esagerato in lui: il volto
ha lineamenti quasi neutri, molto spesso c solo ci che serve
a realizzare la sua funzione: il naso su cui poggiare gli occhiali
o il seno che ne sorregge la libera caduta di un vestito.
Con la sua forma normale ossia con la capacit di im-
porsi come una norma estetica pronto a conficcarsi nella
carne cruda per poi plasmarla a sua immagine e somiglianza.
Da questa sua capacit di imporsi come forma di rappresenta-
zione, il manichino limmagine di un corpo morto capace di
mettere in relazione i corpi vivi; nel senso che da esso si irra-
diano tutta una serie di pratiche capaci di rendere le singolarit
morfologiche la modulazione di ununica immagine del corpo.
Eppure questo golpe estetico non simpone con brutalit. Il
manichino appare con gentilezza e nulla esagerato in esso:
non emana odori e ha una superficie levigata; la sua materia ha
la capacit di non conservare le tracce del tempo e questo lo
rende attuale tanto da incarnare il tempo inceppato sullistante
della merce. Tutte queste propriet sirradiano dalla vetrina e
assumono la forma di diete ipocaloriche il cui scopo ridurre
le protuberanze del corpo e restituirne cos una forma gentile;
o la forma di protesi mammarie che modellano il seno allo sco-
po di irrigidire un organo del corpo e strapparlo dal naturale
eetto esercitato dallo scorrere del tempo; o ancora le iniezio-
ni di Botox , una sorta di socioanestetico capace di ridurre i
movimenti dei muscoli del volto, depotenziandone la manife-
stazione di emozioni come il riso, il pianto, lo spavento o la
stanchezza.
Imponendosi come norma, il manichino riduce le stravagan-
ze del corpo, ossia rende omogenei i suoi tratti somatici. Il suo
potere dazione frammentato: addominali, glutei, fronte, lab-
bra, seno, bicipiti, tricipiti, cosce, etc. sono le zone dintervento

. Nome commerciale dato a una tossina neurotossica che, iniettata dei muscoli
mimici del viso, provoca la riduzione delle contrazioni della fronte, attenuando cos
le rughe e i segni di espressione.
La costruzione sociale del corpo

del manichino che, come il denaro, ha la capacit di svolge-


re la funzione di equivalente generale e consentirne il libero
scambio di parti del corpo: basta comprare il pezzo giusto.

***

Le parole di Paolo di Tarso, il movimento ellittico svolto nel-


le palestre, la filosofia di Platone, il Botox iniettato nei muscoli
frontali, le meditazioni metafisiche di Descartes e il manichino
riposto nelle vetrine; messi uno accanto allaltro sono tutte ma-
nifestazioni, per quanto dierenti tra loro, di un unico principio
originatosi in Occidente il cui scopo sembra essere quello di
separare e frammentare la totalit psicosomatica del corpo
vivente; del corpo cio che vive e che nel farlo definisce se stes-
so e il mondo che lo circonda; quel corpo che conserva leco
delle parole di Zarathustra: il corpo la cui grande ragione
contenuta in quella pluralit che ha un solo senso, un corpo
cio che non dice io ma fa io .
Sia che si tratti di scinderne la sua totalit, che se ne attribui-
sca il valore di una parte rispetto sullaltra, o ancora che se ne
estorca una parte della sua attivit, oppure se ne irrigidisca la
sua plasticit; tutte queste forme culturali erette in Occidente
hanno come risultato il depotenziamento di quel ente con cui
luomo definisce se stesso: il corpo appunto. Posto al centro
di complesse e antiche strategie di potere, il corpo il terreno
dello scontro delle battaglie future: sulla sua pelle si decidono le
sorti delluomo che dalle specificit morfologiche del corpo
ha potuto dierenziarsi rispetto alle altri specie viventi e oc-
corre allora, forse, ritornare al corpo stesso: attorno a esso, alla
sua neotenica e alla sua plasticit, occorre riorganizzare la linea
di difesa allavanzata di un potere cos cieco da non vederne la
minaccia che impone a questo grado zero delluomo.

. F. N, Cos parl Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno, Adelphi,


Milano, , p. .
Ripensare il corpo
ISBN 978-88-548-xxxx-x
DOI 10.4399/97888548xxxxx4
pag. 3941 (dicembre 2014)

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