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Review by Luca Ciammarughi

032016
Ott

Elettra: Non dovevo berlo, quel caff shakerato! Stanotte di sicuro non dormir.

Florent: Ma non lo bevi mai il caff. Dovevi venire a Monza per berlo?

Elettra: Lo sai che quando vado in un posto in cui non sono mai stata devo sempre fare qualcosa di
inusuale.

Florent: Io invece non dormir per quel Concerto di Schumann. Mi ha decisamente elettrizzato, e anche
un po turbato
Elettra: Anche a me. Non riesco pi a capire se sono pi agitata per la caffeina o per Schumann.

Federico: Che dilemmi.

Florent: Ecco, arriva lui a riportarci con i piedi per terra. Scommetto che ha preferito il Beethoven del
russo. Come si chiama?

Sara: Panfilov, Alexander Panfilov.

Florent: Ecco. Le cose che non mi piacciono, le rimuovo.

Federico: In realt s. Mi sembrato il pi solido, e quello con il suono pi luminoso. Non dico che fosse
sublime, ma era una lettura pi che onesta dellImperatore, con un controllo e una serenit
impressionanti.
Elettra: Controllo! Serenit! Non stiamo parlando di contabili!

Federico: Lartista si vede col tempo.


Florent: Non sono daccordo. Professionisti forse si diventa. Ma artisti un po si nasce.

Elettra: Giusto. Lo Schumann di Federico Nicoletta non era soltanto musicale. Aveva qualcosa di
onirico. Forse c chi avr trovato il suono del russo pi a fuoco, pi luminoso e reale, ma quello di
Nicoletta era perfetto per Schumann: un po velato nel secondo movimento, come in una visione
onirica, in un sogno; e pieno di chiaroscuri. Lombra, in Schumann, ancora pi importante della luce.

Florent: E poi quel fraseggio mobilissimo. Dalla prima battuta allultima, il fraseggio rendeva ragione del
carattere mutevole, capriccioso, inquieto, e addirittura a tratti nervoso, del discorso schumanniano.

Federico: La solita vostra fissazione per il transeunte e il caduco. Ah, i bohmien

Sara: Ma stavolta, Federico, sono daccordo con Florent e Sara. Nicoletta ha dato prova di ispirazione e
di capacit di cogliere lattimo, ma ha dimostrato anche di saper dare una forma organica alle proprie
emozioni. Linquietudine e il pathos che esprimeva non erano anarchici! Si vede che ragiona da
musicista pi che da mero pianista: del resto, la sua attivit di camerista gi assidua. Ha fatto
benissimo a scegliere Schumann: a differenza di un qualsiasi bravo pianista, si percepiva che la sua
visione del Concerto aveva alle spalle tutta una conoscenza della musica da camera ottocentesca. E si
pu forse suonare il repertorio romantico prescindendo dalla musica da camera?
Florent: Non si pu. E lo dimostrano tanti pianisti del secolo scorso. Pensate a Sviatoslav Richter, a
Rudolf Serkin, a Wilhelm Kempff, ma anche a misantropi come Glenn Gould o Vladimir Horowitz, che
non si negarono le collaborazioni con i cantanti.

Elettra: Infatti. Da cantante, noto che oggi c un certo snobismo dei giovani solisti verso la voce. Se
Sokolov o Zimerman non suonano con i cantanti, non significa che farlo sia da sfigati. Pensate ai Lieder
di Wolf con Richter e Fischer-Dieskau, ai Vier Letzte Lieder con Glenn Gould e Lois Marshall,
a Dichterliebe con Horowitz e, ancora una volta, Dieskau.
Florent: Appunto. E il bello che Nicoletta, forte delle sue esperienze cameristiche, non ha bisogno di
costruire artificialmente unamalgama sonoro. Spontaneamente portato allascolto, ad integrarsi con
lorchestra e anche a trascinarla, quando il caso.

Federico: Lo ammetto, questo in Schumann fondamentale. Ma se avesse fatto Beethoven


o ajkovskij?
Florent: La Storia non si fa con i se. E poi credo che anche di Beethoven saprebbe dare una lettura
sorprendente, autenticamente personale, com stato per Schumann.
Federico: Personale, ma fin troppo, no? Alla lunga quel far emergere voci secondarie, soprattutto al
basso, pu risultare artificioso. Mi viene in mente ci che diceva quel pianista e didatta italiano, a
proposito di quelli che vogliono a tutti i costi far emergere qualche controcanto in Chopin. Chi che
era?

Sara: Guido Agosti, nella sua revisione delle Mazurche. S, ma in questo caso trovo che limportanza
data ai bassi non avesse nulla di artificioso. Veniva invece da una convinzione: cio che la musica
parte, o meglio deve partire, sempre dai bassi.
Florent: Ce lha insegnato Jean-Philippe Rameau, mica Nino dAngelo eh.

Federico: Figuriamoci se non citava un francese

Sara: Per guarda che ha ragione. A volte il suono di un pianista pu sembrare pi luminoso
semplicemente perch il balance tutto spostato verso il mignolo della destra, cio i suoni acuti. La
scuola russa fa molto leva su questo aspetto. Infatti quasi tutti i russi hanno un mignolo fortissimo, a
forza di appoggiarlo vigorosamente. Ma c unaltra visione possibile. Prendi linizio dellop. 110 di
Beethoven. Lo si pu suonare enfatizzando il do acuto, con il mignolo; oppure dare un peso simile alle
quattro dita, come a ricreare la sonorit di un quartetto darchi. E in fondo la seconda opzione pi
convincente.

Federico: A patto di non esagerare.

Elettra: E della ragazza, cosa mi dite?

Sara: Maddalena Giacopuzzi? Ha una meravigliosa agilit e un amore innato per il bel suono. Allinizio
era un po nervosa, e non si pu dire che lesecuzione strascicata dellorchestra labbia aiutata. Il tempo
staccato, nel primo movimento, era troppo lento. E poi ha privilegiato il lirismo, lintimismo, perdendo a
volte un po di fuoco e teatralit.

Florent: C da dire per che le famose ottave del finale erano davvero notevoli! Si presa qualche
rischio. Pi del russo, che ha suonato il primo movimento dellImperatore molto comodamente,
accentando per giunta spesso il tempo forte. Troppo quadrato per i miei gusti.
Federico: Quello che non capisco di voi questo continuo screditare dei musicisti capaci di trovare il
giusto controllo, lequilibrio, la saldezza, restituendo una partitura con umilt e devozione. E poi ora non
facciamo della retorica al rovescio: non sbagliare note non sar mica un difetto!
Florent: Non lo . Comunque anche Federico Nicoletta stato pulito. Posso concederti il fatto che si sia
preso qualche libert di troppo, per esempio nel primo tema, che pur sempre in tempo Allegro,
seppur affettuoso. Ma la cosa pi importante rimane la trasmissione del messaggio emotivo nel
complesso.
Federico: Ma quella soggettiva. Mentre note e tempi sono oggettivi.

Florent: Non del tutto soggettiva. Se neghiamo che in Schumann sia necessaria uninquietudine e
unintensit emozionale che arriva fino alla disperazione, senza peraltro negare momenti di candore
celestiale, allora meglio non parlare pi di nulla. E Beethoven? Ricordi la frase di Beethoven a
Schuppanzigh, il violinista: <<Cosa mi interessa del suo violino, quando sto parlando con il mio Dio?>>.
I pi grandi compositori, nel dare espressioni a tutta la sfera emozionale umana, arrivano spesso
alleccesso, alla sproporzione. E cos il Sublime romantico, se non una sproporzione rispetto a una
banale quotidianit? Ma vale anche per il Novecento. Per me, lespressione di questa intensit ci
che noi definiamo oltreumano, o metafisico: non centra la religione, quanto la capacit di trascendere
la routine delle abitudini. Che siano abitudini esistenziali o estetiche. Per questo si dice spesso che i
genii abbiano qualcosa di folle. Beethoven di Schumann sicuramente lo avevano. Ma anche ajkovskij.
E non solo una cosa del romanticismo: in fondo anche Rameau, Vivaldi o Bach, secondo me,
avevano un grain de folie. Per non parlare di Mozart. Non parlo di follia come patologia, ma di rifiuto di
una certa mediet.

Federico: E come fate a valutare questi aspetti in un concorso?

Sara: Effettivamente difficile. Ma ho notato questo: che Nicoletta stato, fra i tre, lunico ad essere
completamente immerso nel flusso musicale, come se non fosse a un concorso. Superato limpatto dei
primi trenta secondi, ovvero quel confine fra la realt normale e il mondo dei suoni, ha poi suonato
come se non fosse a un concorso. Era completamente dentro la musica. Non si osservava suonare
dallesterno.

Federico: Non sempre osservarsi suonare dallesterno un male. Linterprete per me devessere
lucido, non eccessivamente coinvolto.

Florent: Ho capito, siamo proprio su due binari differenti. Se la metti cos, diventa inutile discutere! Ma
dubito che Schumann o Beethoven non fossero coinvolti, quando suonavano. Non dico di essere
coinvolti quanto e come il compositore. Ma almeno di provarci. E poi penso che Nicoletta avesse dalla
sua anche un certo senso dellhumor, nel significato tedesco del termine: la sua ispirazione aveva
anche momenti di ironia e leggerezza, come nel danzante terzo movimento, che senza ironia diventa
una noiosa ed esibizionistica sequela di note sgranate.
Federico: Mi arrendo, siete tre contro uno. Ma allora perch ha vinto il russo?

Sara: Era rassicurante. E poi mi hanno detto che nelle prove precedenti ha fatto un Albniz
impressionante!

Florent: ma impressionante non necessariamente emozionante.

Elettra: Florent, ora non esagerare. In fondo, le altre prove non le abbiamo sentite!

Florent: Vero, vero. Comunque ricordiamoci quanti illustri piazzati hanno poi fatto molta pi strada,
artisticamente parlando, del vincitore.

Federico: Vedremo

Florent: Ehi Elettra, passata lagitazione?

Elettra: Peggiorata, vorrai dire! Al caff e a Schumann ora si aggiunto il nervoso che mi ha fatto
venire Fede.

Federico: Ma amore

Florent: Gli opposti si attraggono. con la benedizione del nostro caro Robert.

Luca Ciammarughi