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TABELLA DI MARCIA: LEZIONE DEL 04/05/2017

CAPITOLO IV

PRINCIPI, METODI E MODELLI DELLINCULTURAZIONE


LITURGICA

Indicazione bibliografica
CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, La Liturgia Romana
e lInculturazione. IV Istruzione per una corretta applicazione della Costituzione
Conciliare sulla Sacra Liturgia (nn.37-40), Citt del Vaticano 1994, 27-37 (nn. 33-
51).

Bibliografia complementare
CHUPUNGCO, A.J., Inculturazione e partecipazione attiva nella Sacrosanctum Concilium, in
Actuosa Participatio. Conoscere, comprendre e vivere la liturgia. Studi in onore
del prof. Domenico Sartore, edd. A. Montan-M. Sodi (Monumenta Studia
Instrumenta Liturgica 18), Citt del Vaticano 2002, 123-136.
CHUPUNGCO, A.J., Inculturazione e liturgia: i termini del problema, RL 82 (1995) 361-385.

Piano Capitolo IV
Principi, Metodi e Modelli dellInculturazione
4.1. Principi dellinculturazione liturgica (VL 33-51)
4.1.1. Finalit inerente dellInculturazione liturgica
4.1.2. Unit sostanziale del Rito Romano
4.1.3. Lautorit competente
Testi e citazioni importanti per la lezione:
4.1.1. Finalit
SC 21: Ordinare i testi e i riti in modo che esprimono pi chiaramente le sante realt
che significano, e il popolo cristiano per quanto possibile, possa capirle facilmente e
parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria.
SC 34: I riti siano adattati alla capacit di comprensione dei fedeli e non abbiano
bisogno, generalmente, di molte spiegazioni.
Neemia 8,1-12: Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra port la legge
davanti allassemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar della luce fino a
mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci di
intendere; tutto il popolo porgeva lorecchio a sentire il libro della legge. []. Esdra
apr il libro in presenza di tutto il popolo, poich stava pi in alto di tutto il popolo;
come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alz in piedi. Esdra benedisse il Signore Dio
grande e tutto il popolo rispose: "Amen, amen", alzando le mani; si inginocchiarono e
si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. Giosu, Bani, Serebia, Iamin,
Akkub, Sabbeti, Odia, Maaseia, Kelita, Azaria, Iozabd, Cann, Pelaia, leviti,
spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi al suo posto. Essi leggevano nel
libro della legge di Dio a brani distinti e con spiegazioni del senso e cos facevano
comprendere la lettura. Neemia, che era il governatore, Esdra sacerdote e scriba e i
leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: "Questo giorno
consacrato al Signore vostro Dio; non fate lutto e non piangete!". [] I leviti calmavano
tutto il popolo dicendo: "Tacete, perch questo giorno santo; non vi rattristate!". Tutto
il popolo and a mangiare, a bere, a mandare porzioni ai poveri e a far festa, perch
avevano compreso le parole che erano state loro proclamate.
BUGNINI -1-: La liturgia, culto e adorazione di Dio, opera la santificazione degli
uomini: percio deve essere compresa, seguita e partecipata da tutta la comunita dei
fedeli. A questi si rivolge costantemente il pensiero quando si tratta della formazione e
istruzione liturgica, dell'adattamento della liturgia alla mentalita e agli usi diversi dei
popoli, della celebrazione comunitaria, della lingua, della lettura pi abbondante della
Sacra Scrittura, della messa, dei sacramenti, dellufficio divino che deve essere una
forma di preghiera amata anche dai fedeli, dellanno liturgico, della musica sacra,

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dellarte sacra. Tutto e presentato in vista della partecipazione cosciente e devota che
deve scaturire da una ben ordinata catechesi dei fedeli e, prima ancora, dalla formazione
a un saldo e pieno senso liturgico dei sacerdoti e dei giovani allievi dei seminari, A.
BUGNINI, La riforma liturgica, 55.
SC 11: Ad ottenere pero questa piena efficacia, e necessario che i fedeli si accostino
alla sacra liturgia con retta disposizione d'animo, armonizzino la loro mente con le
parole che pronunziano e cooperino con la grazia divina per non riceverla invano.
Percio i pastori di anime devono vigilare attenta mente che nellazione liturgica non
solo siano osservate le leggi che rendono possibile una celebrazione valida e lecita, ma
che i fedeli vi prendano parte in modo consapevole, attivo e fruttuoso.
CHUPUNGCO : La partecipazione attiva non pu essere misurata solo dal fatto di dire
o fare qualcosa durante la celebrazione. Lassemblea pu essere portata al alzarsi o
battere le mani, muoversi al ritmo del canto, ripetere la risposta al salmo, rispondere con
Amen alla fine delle preghiere e mettersi in fila per ricevere la S. Comunione. Ma
questo modo esteriore di partecipazione pu essere illusorio. Partecipazione attiva
significa qualcosa di pi che non essere attivi o coinvolti nellazione rituale. SC 19
concepisce un tipo di partecipazione che non solo esterna, ma anche interna,
CHUPUNGCO, Inculturazione e partecipazione attiva nella Sacrosanctum Concilium,
125.
SC 19: I pastori danime curino con zelo e con pazienza la formazione liturgica, come
pure la partecipazione attiva dei fedeli, sia interna che esterna, secondo la loro et,
condizione, genere di vita e cultura religiosa. Assolveranno cos uno dei principali
doveri del fedele dispensatore dei misteri di Dio. E in questo campo cerchino di guidare
il loro gregge non solo con la parola ma anche con lesempio.
CHUPUNGCO 2: La parola interna non va qui intesa da un punto di vista puramente
spirituale, come se indicasse, ad esempio, linnalzare il proprio cuore al Signore nel
contesto della celebrazione. Anche quando non compreso, un simbolo liturgico pu
impressionare una persona e diventare occasione per innalzare lanima verso le realt
celesti. Ma bisogno andare pi a fondo: la parola interna si riferisce alla capacit
dellassemblea di interiorizzare, vale a dire, imprimere il messaggio della liturgia nella
propria coscienza, CHUPUNGCO, Inculturazione e partecipazione attiva nella
Sacrosanctum Concilium, 125-126.
DE CLERCK : Non dimentichiamo che la Chiesa, in quanto comunit radunata in nome
di Ges, che il soggetto delle azioni liturgiche (cfr. SC 26) che appartengono allintero
corpo della Chiesa. Sarebbe dunque sbagliato capire la partecipazione attiva come il
coinvolgimento del popolo o dei laici presenti durante la celebrazione ma come il
modo ecclesiale di celebrare lopera di Cristo, PAUL DE CLERCK, La partecipazione
active: Perspectives historico-liturgiques, 30.
BUGNINI 02: Nella celebrazione liturgica, quando lintero popolo di Dio si riunisce in
partecipazione piena e attiva nella medesima azione, attorno allo stesso altare, nellunit
della preghiera, si ha la maggiore manifestazione della Chiesa. E poich essa
sacramento di unit , le azioni liturgiche appartengono a tutto intero il corpo della
Chiesa (n. 26). Perci, la celebrazione comunitaria sempre da preferirsi a quella
individuale. In essa deve apparire la natura della Chiesa, comunitaria e gerarchica; tutti
partecipano, ma ognuno svolge il suo compito secondo il ministero ricevuto, la natura
del rito e le norme liturgiche (cf. nn. 27-30), BUGNINI, La riforma liturgica, 55.

4.1.2. Sostanziale unit

Sostanziale unita, non rigida uniformita (SC 38)


In questo principio c' un sensibile stacco dal passato. Per secoli la Chiesa ha voluto
che nel rito romano il culto si svolgesse ovunque in perfetta uniformit. Le due riforme

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liturgiche registrate dalla storia, quella del sec. VIII e quella promossa dal Concilio di
Trento nel sec. XVI, ebbero questo preciso scopo. I sei libri liturgici pubblicati in
edizione tipica dal 1568 -al 1614 furono per quattro secoli il codice della preghiera della
Chiesa, al quale nulla si poteva aggiungere o togliere . I vescovi erano i vigili custodi
della fedele esecuzione di quanto in materia liturgica stabiliva la Santa Sede, sola
legislatrice in materia (can. 1257). Nel 1587 Sisto V istitu la S. C. dei Riti come organo
supremo sacris Ritibus tutandis, e i 7 volumi che raccolgono i circa cinquemila decreti
emanati fino ai giorni nostri da quel sacro Dicastero sono altrettante testimonianze della
cura scrupolosa con la quale la suprema Autorit ha difeso la legge dell'unica forma di
preghiera per tutta la Chiesa.
Oggi le condizioni sociali, religiose, ambientali, cultuali e culturali sono estremamente
cambiate. I popoli in fase di sviluppo, che si aprono alla luce del vangelo; sentono forte
la necessita di non abbandonare quanto costituisce un'espressione genuina della propria
anima, e un patrimonio, sia pure, alle volte, allo stato vergine, legato a usi e costumi
profondamente radicati. Questo principio trova applicazione nel corso di tutta la
Costituzione, dando nuovo senso alla unit e rinvigorendo la cattolicit, due note che
devono restare caratteristiche intangibili della preghiera liturgica, come lo sono della
Chiesa, BUGNINI, La riforma, 56-57.
VL 53 b: Per la celebrazione eucaristica, il Messale Romano, pur nellaccoglienza di
legittime variet e adattamenti, secondo le norme del Concilio Vaticano II, deve
restare un mezzo per testimoniare e affermare lunit del Rito romano nella diversit
delle lingue.
VL 55: Quando ledizione tipica prevede delle formule a scelta, le Conferenze
episcopali possono decidere di proporne altre dello stesso genere.

4.1.3. Autorit competente

cf. P. GIGLIONI, Inculturazione. Teoria e prassi, Citt del Vaticano 1999, 153-154.
La Sede Apostolica:
Regolare la Liturgia compete unicamente allautorit della Chiesa, che risiede nella
Sede Apostolica, e, a norma del Diritto, nel Vescovo (SC 22 1); la Santa Sede, tramite
la Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, approva gli
adattamenti ritenuti utili o necessari e presentati dai Vescovi o dalle Conferenze
episcopali; da facolt alla competente autorit territoriale di avviare i necessari
esperimenti preliminari (SC 40).
Le Conferenze Episcopali
devono preparare le versioni dei libri liturgici nelle lingue correnti, dopo averle adattate
(aptatas) convenientemente entro i limiti definiti negli stessi libri liturgici, tenuto conto
delle necessita pastorali e della promozione di una vita liturgica tra i fedeli (SC 22 2;
CIC 447-448 e 838,1 e 3; Vicesimus quintus annus 20). Per la pubblicazione occorre la
previa autorizzazione della Santa Sede.
VL 54b : Principi e Norme per luso del Messale Romano prevede che le Conferenze
episcopali, secondo la Costituzione sulla sacra Liturgia, possono prescrivere, per il loro
territorio, delle norme che tengano conto delle tradizioni e della cultura propria dei loro
popoli, delle regioni e delle diverse comunit. Ci vale in particolare per i gesti e gli
atteggiamenti dei fedeli, i gesti di venerazione dellaltare e del libro dei Vangeli, i testi
dei canti dingresso, alloffertorio e di comunione, il rito della pace, le condizioni per la
comunione al calice, la materia dellaltare e della suppellettile liturgica, la materia e la

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forma dei vasi sacri, le vesti liturgiche. Le Conferenze episcopali possono ugualmente
determinare il modo di distribuire la santa comunione.
Il Vescovo:
Il Vescovo e il primo responsabile della promozione e della esatta applicazione delle
norme liturgiche nella propria diocesi (Cfr SC 22 2; 36 3.4; 40, 1.2; 44-46; CIC
447ss e 838 1 e 4); particolare impegno dovr mettere nella formazione liturgica
del clero perch sia, a sua volta, capace di guidare i fedeli nella comprensione e
attuazione dell'autentico spirito della liturgia (SC 14; PO 5; CIC 838.1 e 4; Vicesimus
quintus annus 21).
Le commissioni liturgiche:
Le commissioni liturgiche (a livello diocesano e nazionale) sono lorgano operativo dei
Vescovi; dovranno essere composte di persone veramente competenti, compresi i laici
(cfr SC 45; Inter Oecumenici 44); dovranno preoccuparsi di tradurre, anche mediante
sussidi appropriati, l'applicazione delle norme.