Sei sulla pagina 1di 6

TABELLA DI MARCIA: LEZIONE DEL 18-25/05/2017

CAPITOLO IV

PRINCIPI, METODI E MODELLI DELLINCULTURAZIONE


LITURGICA

PIANO
4.2. Metodi dellInculturazione liturgica
4.2.1. Inculturazione e traduzione (Liturgiam authenticam)
4.2.2. Diversi metodi di traduzione:
Assimilazione creativa - equivalenza dinamica - progressione organica

Indicazione bibliografica
CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, La Liturgia
Romana e lInculturazione. IV Istruzione per una corretta applicazione della
Costituzione Conciliare sulla Sacra Liturgia (nn.37-40), Citt del Vaticano 1994,
27-37 [nn. 33-51].
__________, Istruzione Liturgiam authenticam. Luso delle lingue vernacole nelle edizioni
dei libri della Liturgia romana (28 marzo 2001) (Enchiridion Vaticanum 20),
Bologna 2004, 276-371 [nn. 363-533].
CONSILIUM AD EXSEQUENDAM COSTITUTIONEM DE SACRA LITURGIA, Instruction comme le
prvoit sur la traduction des textes liturgiques pour la clbration avec le peuple
(25 janvier 1969), Notiti 5 (1969) 3-12; (Enchiridion Vaticanum 3), 748-790.

Bibliografia complementare
CHUPUNGCO, A.J., Inculturazione e partecipazione attiva nella Sacrosanctum Concilium, in
Actuosa Participatio. Conoscere, comprendre e vivere la liturgia. Studi in onore
del prof. Domenico Sartore, edd. A. Montan-M. Sodi (Monumenta Studia
Instrumenta Liturgica 18), Citt del Vaticano 2002, 123-136.
___________, Inculturazione e liturgia: i termini del problema, RL 82 (1995) 361-385.
CHUPUNGCO, A.J., Liturgia e inculturazione, in Scientia liturgica. Liturgia fondamentale,
vol. 2, ed. A.J. Chupungco, Casale Monferrato 1998, 345-386.
DE ZAN R., Obiettivi e limiti di Liturgiam authenticam, Rivista liturgica 92 (2005) 73-90.
DRISCOLL J., Conceiving the Translator's Task, The Roman Missal and the Vernacular, in
The Voice of the Church, A Forum on Liturgical Translation, ed. Ad Hoc

1
Committee on the Forum on the Principles of Translation, United States Bishops'
Conference, Washington 2001, 49-95.
KWAMBAMBA J.P., La traduction des Textes Liturgiques dans les langues vernaculaires. De
ladmission de la langue vernaculaire dans la liturgie la recognitio du Sige
Apostolique, in Liturgy in Africa and Madagascar: Acts of the Congress for
Promotion of the Liturgy, Kumasi, Ghana, 4-9 July 2006, Congregatio de Cultu
Divino et Disciplina Sacramentorum, Citt del Vaticano 2009, 117-138.
MARTIMORT A.G., Essai historique sur les traductions liturgiques, in Mens concordet voci
pour Mgr A.G. Martimort loccasion de ses 40 annes denseignement et des 20
ans de la Constitution Sacrosanctum Concilium, Paris 1983, 72-94.
PINTON D., Testi liturgici Voce della Chiesa. Confronto tra le due Istruzioni della Santa
Sede Comme le prvoit e Liturgiam authenticam, Todi 2008.

4.2. Metodi dellInculturazione liturgica


4.2.1. Inculturazione e traduzione (Liturgiam authenticam)
SC 26
Luso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini.
Dato pero che, sia nella messa che nellamministrazione dei sacramenti, sia in altre
parti della liturgia, non di rado luso della lingua nazionale pu riuscire di grande
utilit per il popolo, si conceda alla lingua nazionale una parte pi ampia,
specialmente nelle letture e nelle ammonizioni, in alcune preghiere e canti, secondo le
norme fissate per i singoli casi nei capitoli seguenti.
In base a queste norme, spetta alla competente autorit ecclesiastica territoriale, di
cui all'art. 22-2 (consultati anche, se e il caso, i vescovi delle regioni limitrofe della
stessa lingua) decidere circa lammissione e l'estensione della lingua nazionale. Tali
decisioni devono essere approvate ossia confermate dalla Sede apostolica.
La traduzione del testo latino in lingua nazionale da usarsi nella liturgia deve essere
approvata dalla competente autorit ecclesiastica territoriale di cui sopra.
SC 22
Regolare la sacra liturgia compete unicamente allautorit della Chiesa, la quale
risiede nella Sede apostolica e, a norma del diritto, nel vescovo.
In base ai poteri concessi dal diritto, regolare la liturgia spetta, entro limiti determinati,
anche alle competenti assemblee episcopali territoriali di vario genere legittimamente
costituite.
Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa,
aggiungere, togliere o mutare alcunch in materia liturgica.

4.2.1. Inculturazione e traduzione (Liturgiam authenticam)


LIstruzione Comme le prvoit

Finalit: organizzare un sistema di norme per aiutare le Conferenze episcopali,


secondo i precisi orientamenti seguiti alla SC.
Struttura del documento: 43 paragrafi distribuiti in 3 parti:

2
1. Principi generali : 8-29
2. Alcuni casi particolari: 30-37
3. Le commissioni di traduzione : 38-43
Nel preparare una traduzione bisogna tendere ad assicurare la fedelt del messaggio
sotto tutti i suoi molteplici aspetti, specialmente:
A. In rapporto a ci che deve essere comunicato;
B. In rapporto a coloro ai quali indirizzata la comunicazione;
C. In rapporto al modo e alla forma di comunicazione, Comme le prvoit, 7.
Qualche norma della Liturgiam authenticam
LA 5
certamente lecito affermare che il Rito romano gi per se stesso un prezioso
esempio e strumento di vera inculturazione. Infatti il Rito romano dotato della
particolare caratteristica di poter assimilare testi, canti, gesti e riti assunti dalle
consuetudini e dall'indole dei vari popoli e delle Chiese particolari sia dell'Oriente sia
dell'Occidente, cos da realizzare un'idonea e conveniente unit, che superi i confini
delle singole regioni. Questa propriet risalta soprattutto nelle sue orazioni, che
offrono la possibilit di superare gli angusti confini delle situazioni e circostanze
particolari cos da essere le orazioni dei cristiani di ogni luogo e di ogni tempo.
L'identit e la sostanziale unit di espressione del Rito romano devono essere
conservate con somma diligenza nella preparazione di tutte le traduzioni dei libri
liturgici, non come un ricordo storico, ma come manifestazione delle realt
teologiche della comunione e dell'unit ecclesiale. L'opera di inculturazione dunque,
di cui la traduzione nelle lingue vernacole fa parte, non sia considerata quasi come una
via per introdurre nuovi generi o famiglie di riti; al contrario occorre che si consideri
qualsiasi adattamento, introdotto per rispondere a necessit culturali o pastorali, come
parte del Rito romano, e che quindi vi venga armonicamente inserito.
LA 6
Da quando stata promulgata la costituzione sulla sacra liturgia, il lavoro promosso
dalla sede apostolica per provvedere alla traduzione dei testi liturgici nelle lingue
vernacole comportava anche lemanazione di norme e direttive trasmesse ai vescovi.
Tuttavia ci si resi conto che le traduzioni dei testi liturgici, in diverse regioni,
necessitano di perfezionamenti attraverso una revisione o mediante una nuova
redazione. Omissioni o errori, di cui alcune traduzioni in lingue vernacole sono
risultate soffrire fino ad oggi, hanno impedito di fatto un doveroso progresso
dell'inculturazione, soprattutto riguardo ad alcune lingue; ne derivato che alla Chiesa
sia venuta a mancare la capacit di gettare le fondamenta di un pi pieno, pi sano e
pi vero rinnovamento.
LA 27
Anche se si devono evitare vocaboli e modi espressivi che, per il loro carattere troppo
inusitato e strano ostacolano una facile comprensione, tuttavia i testi liturgici devono
essere considerati come la voce della Chiesa in preghiera pi che la voce di gruppi
particolari o di singoli uomini; perci devono essere svincolati da una troppo servile
aderenza a modi espressivi del momento. Se talvolta nei testi liturgici si possono
usare vocaboli o espressioni che si discostano dal modo abituale e quotidiano di
comunicare, non di rado questo avviene per far s che i testi risultino di fatto pi facili
da imparare a memoria e pi efficaci nellesprimere le realt soprannaturali. Anzi
sembra che l'osservanza dei principi esposti in questa istruzione contribuisca a
sviluppare gradualmente in ogni lingua vernacola uno stile sacro, che sia riconosciuto
anche come linguaggio propriamente liturgico.

3
LA 32
Non consentito che la traduzione riduca entro confini pi stretti il senso pieno del
testo originale. Perci si devono evitare espressioni proprie delle pubblicit
commerciali o dei programmi politici e ideologici, modi di dire caduchi o soggetti a
variazioni regionali o termini di significato ambiguo. I manuali di stile ad uso
accademico o opere similari, essendo piuttosto permissivi verso queste tendenze, non
posso no essere considerati una buona guida per la traduzione liturgica.
LA 43
Tutti i modi espressivi che presentano immagini e azioni di esseri celesti sotto forma
umana o li esprimono con termini definiti e concreti, cosa che avviene assai di
frequente nel linguaggio biblico (antropomorfismi), conservano sempre la loro forza
quando sono tradotti letteralmente, come nelledizione Neo-Volgata i vocaboli
ambulare (camminare), brachium (braccio), digitus (dito), manus (mano), vultus
(volto) di Dio, caro (carne), cornu (corno), os (bocca), semen (seme), visitare
(visitare); preferibile non darne spiegazioni o interpretazioni con termini vernacoli
pi astratti o vaghi.
LA 47
Poich conviene che la traduzione trasmetta il tesoro perenne di orazioni espresso in
una determinata lingua, che possa cio essere compresa nel contesto culturale al
quale e destinata, ci sia anche la persuasione che la vera preghiera liturgica non solo
costituita dal carattere proprio di questa cultura, ma che essa stessa concorre a forgiare
questa cultura; perci non c' da meravigliarsi se pu differire alquanto dal linguaggio
ordinario. La traduzione liturgica che tiene in dovuto conto l'autorit e lintegrit del
senso dei testi originali giova a formare una lingua sacra vernacola, dove i vocaboli, la
sintassi, la grammatica siano propri del culto divino, bench non cessino d'avere forza
e autorit nel linguaggio quotidiano, come accade nelle lingue dei popoli di pi antica
evangelizzazione.
Anche il lavoro di traduzione pu arricchire il vocabolario dei popoli. Ma bisogna badare a
che questi nuovi vocaboli siamo compresi dalla gente.
LA 57
II carattere peculiare del Rito romano, di riuscire a esprimere le realt in modo breve e
conciso sia conservato, per quanto possibile, nella traduzione. Inoltre, nelle varie
sezioni dei libri liturgici, sembra assai opportuno tradurre la medesima espressione
allo stesso modo: Ci si deve attenere ai seguenti principi:
a) La relazione tra gli enunciati, cos come si presenta, per esempio nelle proposizioni
subordinate relative, nella disposizione delle parole e nei vari tipi di parallelismo, sia
conservata, per quanto possibile, pienamente nel modo appropriato alla lingua
vernacola.
b). Nella traduzione dei vocaboli contenuti nel testo originale si rispetti, per quanto
possibile, la stessa persona, il numero e il genere.
c) II significato teologico delle parole che esprimono causalit, finalit o conseguenza
(come ut, ideo, enim e quia) sia conservato, bench vengano usati modi diversi di dire
secondo le varie lingue.
Questo paragrafo un limite del documento perch non valorizza le ricchezze della lingua di arrivo.
Sembra pi per una traslitterazione che per una traduzione. Il problema che la struttura della lingua
di partenze di solito differente di quella della lingua di arrivo. In questo senso quasi impossibile
rispettare la stessa struttura.
LA 58

4
Il genere letterario e retorico dei vari testi della liturgia romana devessere conservato.
LA 59
Poich i testi liturgici per loro stessa natura sono destinati a essere proclamati
oralmente e a essere ascoltati durante la celebrazione liturgica, certi modi di
esprimersi sono loro propri e differiscono dall'uso comune di parlare o dai testi letti
privatamente in silenzio; ad esempio, alcuni moduli ricorrenti e riconoscibili di
sintassi e di stile, il tono solenne o sublime, lallitterazione e lassonanza, le immagini
concrete e vivide, la ripetizione, il parallelismo e il contrasto, un certo ritmo e talvolta
l'impeto lirico delle composizioni poetiche. Se non possibile adottare nella lingua
vernacola gli stessi elementi stilistici del testo originale (come capita spesso nel caso
dellallitterazione o dell'assonanza), tuttavia il traduttore deve considerare l'impatto di
questi elementi nell'animo dell'uditore quanto al tema o quanto al contrasto fra le
nozioni o all'enfasi ecc. Occorre poi con una certa cura far uso di tutte le
potenzialit della lingua vernacola, per raggiungere integralmente, per quanto
possibile, questa finalit, non soltanto quanto al soggetto trattato, ma anche per
quanto riguarda altri aspetti. Nei testi poetici, occorre maggiore flessibilit nella
traduzione, per conservare la funzione di una certa forma letteraria nell'esprimere il
contenuto del testo. Nondimeno le espressioni che hanno una particolare importanza
dottrinale e spirituale o quelle che sono particolarmente note, per quanto possibile,
siano tradotte letteralmente.
Cui si parte della forma, e questo fa problema. Bisogna partire prima del contenuto, della
teologia che c dietro ogni frase e poi si cercher a trovare la forma pi bella per trasmettere
tale contenuto.
Orate fratres
Latino: Orate, fratres, ut meum ac vestrum sacrificium acceptabile fiat apud Deum
Patrem omnipotentem.
Italiano: Pregate fratelli, perch il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre
onnipotente.
Francese: Prions ensemble au moment doffrir le sacrifice de toute lglise.
Spagnolo: Orad, hermanos, para que este sacrificio, mo y vuestro, sea agradable a
Dios, Padre todopoderoso.
Old English: Pray, brethren, that our sacrifice may be acceptable to God, the
almighty Father.
New English: Pray, brethren (brothers and sisters), that my sacrifice and yours may
be acceptable to God, the almighty Father.

4.2.2. DIVERSI METODI DI TRADUZIONE

Equivalenza dinamica
PECKLERS K.F., Dynamic Equivalence. The living language of Christian Worship (A Pueblo
Book), Liturgical Press, Collegeville (MN) 2003.
PECKLERS K.F.-OSTDIEK G., The History of Vernaculars and Role of Translation, in A
Commentary on the order of Mass of The Roman Missal: A new English
Translation, ed. E. Foley, Collegeville MN 2011, 35-72.
Lequivalenza dinamica consiste nel sostituire degli elementi della liturgica romana
con qualcosa che ha lo stesso significato o lo stesso valore nella cultura del popolo e
che perci pu trasmettere in modo appropriato il suo messaggio, CHUPUNGCO,
Liturgia e inculturazione, in Scientia Liturgica, vol. 2, 380.

5
Il terminus a quo dellequivalenza dinamica il rito romano cos come si presenta
nella nuova editio typica dei libri liturgici. Come terminus a quo il rito romano dovr
essere studiato nel suo contesto storico, culturale e teologico per determinare quali
delle sue componenti linguistiche e rituali sono sostituibili con equivalenti elementi
locali. Complessivamente lequivalenza dinamica riesce a produrre esiti soddisfacenti,
ha salvaguardato la tradizione liturgica contenuta nel rito romano, lha arricchita e
integrata con la cultura del popolo, CHUPUNGCO, Liturgie del futuro. Processo e
metodi dellinculturazione, 35.
Lequivalenza dinamica per non un metodo autoregolato. La semplice sostituzione
degli elementi romani con le espressioni culturali locali potrebbe dare luogo a un
nuovo rito il cui contenuto teologico e la cui forma liturgica siano confusi o la cui
forma possa anche risultare in contrasto con il contenuto. [] Lequivalenza dinamica
da sola non pu regolare il processo di inculturazione, CHUPUNGCO, Liturgie del
futuro. Processo e metodi dellinculturazione, 35.

Conclusione
Tradurre implica ladattamento culturale e richiede dal traduttore una conoscenza
adeguata del terminus a quo il latino e del terminus ad quem la lingua volgare.
Come ricordava papa Paolo VI ai traduttori di testi liturgici, coloro che si dedicano a
questo lavoro devono conoscere sia il latino cristiano sia la loro lingua moderna.
Per stabilire lautentico significato di un testo latino il traduttore deve seguire i
metodi scientifici di critica testa usati dagli esperti (CP 9). Questi metodi scientifici
implicano una certa familiarit con le varie culture che hanno influenzato i testi
liturgici, cio quella biblica, greco-romana e medievale, che viene normalmente
espresso nelle categorie culturali proprie di ogni periodo. Luso del metodo scientifico
della critica testuale assicura che la traduzione comunicher fedelmente a un
determinato popolo e nella sua stessa lingua il messaggio che la Chiesa, attraverso il
testo latino, intendeva comunicare a un altro popolo in un altro tempo, A.J.
CHUPUNGCO, Liturgie del futuro. Processo e metodi dellinculturazione, 41-42.