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Luned, 1 maggio 2017

Ci troviamo nel Museo del Novecento a Milano,


nella sala dedicata allesposizione di una delle
opere pi conosciute e significative della storia del XX secolo, Il quarto stato,
di Giuseppe Pellizza da Volpedo.
In occasione della Festa dei lavoratori, siamo stati invitati a partecipare alla
mostra e abbiamo la possibilit di intervistare uno dei personaggi pi incisivi
nel pensiero filosofico del XX secolo, Karl Marx, colui che per primo diede,
idealmente, la possibilit di ribellione e di riscatto sociale al popolo dei
lavoratori.

Intervistatrice: Buongiorno e, innanzitutto, grazie per lopportunit che ci sta


offrendo nel poterla intervistare.

Karl Marx: Grazie a voi, sempre un piacere poter discutere di un argomento


che tocca profondamente il mio cuore.

Intervistatrice: Vorrei iniziare da una domanda, forse banale, ma che


contribuir, senza dubbio, a chiarire ogni aspetto del suo pensiero. Cos che
lha spinto a voler analizzare cos fortemente quello che si cela dietro il mondo
post-industrializzazione?

Karl Marx: Come ben sapete ho avuto la fortuna di conoscere nella mia vita
un grande uomo, Friedrich Engels. E sempre stato disponibile, anche
economicamente quando ne avevo bisogno. Abbiamo instaurato sin da giovani
un forte e saldo rapporto damicizia. Sono stati i suoi racconti a far scaturire in
me la voglia di denunciare, credo sia la parola pi adeguata, tutto quello che
si nasconde dietro un prodotto industriale e dietro coloro che lo producono. Ha
lavorato come impiegato a Manchester per diversi anni, nella fabbrica tessile
della quale il padre era comproprietario. Le condizioni di lavoro pessime, le ore
di lavoro strazianti, i diritti umani completamente annullati, hanno indirizzato il
mio interesse verso lanalisi del nuovo Dio della societ di fine ottocento: il
Capitale.

Intervistatrice: E stato descritto come filosofo della svolta, dopo di lei la


filosofia non stata pi la stessa. Qual il valore fondamentale che lo rende
diverso da tutti i suoi antecedenti?

Karl Marx: Nellundicesima Tesi su Feuerbach, spiego come il bisogno reale


della societ ottocentesca sia una filosofia di prassi, ovvero, una filosofia
basata sullazione, al fine di trasformare il mondo, senza limitarsi ad
interpretarlo come hanno fatto tutti i miei contemporanei e precedenti. Per
rendere possibile la trasformazione bisogna capire quello che, a mio parere, il
problema pi grande che questi ultimi non hanno mai considerato, la scissione
tra la realt, cio, la concreta attivit umana, e la mente, vale a dire, il pensiero
e la coscienza delluomo. Le idee, la cultura, la religione, la politica, che
rappresentano quella che io considero sovrastruttura, non sono autonome,
bens dipendono fortemente dalle attivit materiali e dai modi di produzione,
da me chiamati struttura, per meglio dire, i rapporti socio-economici. Tutto ci
che ci circonda esposto ad ogni tipo di cambiamento, cambiamento che
condiziona, inevitabilmente, le nostre idee e la nostra visione del mondo. E da
questo concetto che si pu spiegare lorigine della differenza tra il cosiddetto
lavoro intellettuale e lavoro manuale, e, di conseguenza, la coesistenza di
uomini che dominano e uomini dominati. Da sempre, le idee della classe
dominante vengono imposte alla classe dominata, idee che, dipendendo dai
processi di vita umani, sono vulnerabili a cambiamenti. Al mutare della base
economica, su cui si fonda la classe dominante, vengono sconvolte allo stesso
tempo, tutte le idee che fino a quel momento avevano dominato. Ci dimostra
che le idee non hanno n storia n sviluppo, ma ad avere una storia, sono i
processi materiali di produzione e i rapporti sociali di ogni uomo.

Intervistatrice: Questa teoria, per, chiuderebbe la strada a qualsiasi tipo di


idealismo, realmente cos?

Karl Marx: Sebbene abbia affermato fino ad ora che la coscienza lo specchio
dellevoluzione storica, allo stesso tempo, devo ammettere che, in molti casi,
appare pi avanzata rispetto ai rapporti materiali e sociali dati dalla storia,
poich sa riconoscerne le contraddizioni. Nonostante ci siano interessi
subordinati alle idee, alle aspirazioni, ai sogni, alle attese, non detto che
debbano essere cancellati, semplicemente bisogna attendere che le condizioni
storico-sociali cambino in quella direzione.

Intervistatrice: Nel Manifesto del partito comunista che scrisse assieme ad


Engels tra il 1847 e il 1848, parla di storia come lotta di classi. Partendo dal
presupposto che ogni epoca storica ha avuto una struttura (il modo di
produzione) e le sue sovrastrutture (politiche, religiose, culturali), quali sono i
processi che si attivano nel passaggio da una societ ad unaltra, da una
struttura allaltra?

Karl Marx: Quando le forze produttive entrano in contraddizione con i rapporti


di produzione esistenti, subentra unepoca di rivoluzione sociale. Ne un
esempio il passaggio dal mondo feudale a quello borghese, dove la borghesia,
insofferente nei confronti dei rapporti feudali, che riservavano allaristocrazia il
potere politico, ha inizialmente promosso un periodo di stravolgimenti nei modi
di produzione, con la Rivoluzione Industriale, fino alla presa del potere, della
quale esempio lampante la Rivoluzione Francese (1789). Con il passaggio
dallartigianato allindustria, si realizza quella che la societ capitalistica,
nella quale domina, ovviamente, la borghesia, e dove per forza di cose, si va a
formare una classe dominata, il proletariato.

Intervistatrice: Borghesia e proletariato sono i due campi nemici


protagonisti della societ capitalistica. Partendo dal ruolo di queste ultime e
dallanalisi del capitalismo, pu descriverci qual il funzionamento dei modi di
produzione di un prodotto industriale destinato ad arrivare tra le nostre mani?

Karl Marx: Con la borghesia a capo della societ capitalistica, la classe a lei
subordinata, il proletariato, deve iniziare ad adeguarsi alla produzione
industriale. La forza-lavoro, ovvero, le capacit di lavoro di un individuo,
diventa una vera e propria merce. I proletari non possiedono altri beni al di
fuori di questa, per tale motivo, diventano succubi dello sfruttamento del
capitalista, in cambio di un misero salario. Nellatto di produzione, quindi, la
forza-lavoro diventa lunica merce che, una volta consumata, in grado di
produrre pi di quanto venuta a costare (il salario delloperaio). Da questo
possiamo dedurre che un pluslavoro, e ci lo sfruttamento delloperaio,
produce il plusvalore, che arricchisce il capitalista. La cosa che, a mio parere,
dovrebbe creare sgomento e voglia di ribellione, che il pluslavoro non
assolutamente un fenomeno accidentale, che pu verificarsi di rado, bens il
fenomeno su cui si fonda leconomia capitalistica, in assenza di questo, il
capitalismo non avrebbe alcuna possibilit di esistere. Con il progredire del
mondo scientifico e con lintegrazione delle macchine nellindustria, il sistema
produttivo cresce e apparentemente cresce anche il valore. Situazione che,
appunto, solo apparente, perch, per comprare una macchina, il capitalista
deve investire dei soldi, ancor di pi per mantenerla, cosa che, invece, non fa
con loperaio, che nel frattempo, o entra a far parte dell esercito di riserva di
disoccupati, o continua a lavorare nellindustria accettando un salario
bassissimo, dato che, rinunciare, significherebbe solamente cedere il posto a
qualcun altro ed entrare a far parte dei disoccupati. A questo punto, per, il
sistema capitalistico nel quale lavorano per la maggior parte le macchine,
entra in crisi, perch, oltre a non ricevere un plusvalore, il capitalista deve
scontrarsi con leccesso di merci, che restano invendute. Si passa dalla crisi, al
licenziamento degli operai, fino alla chiusura o allaccorpamento delle industrie
dei piccoli capitalisti, con quelle dei ricchi capitalisti, tutto in un batter docchio.
E un ciclo continuo, con inizio uno sviluppo e con termine sempre una crisi,
prima di riprendere il via.

Intervistatrice: E possibile trovare una soluzione a tutto questo?

Karl Marx: Ai miei tempi ho pensato a due possibili soluzioni a tutto quello che
il sistema capitalistico ha creato. La propriet sociale una di queste.
Consiste nellutilizzo del capitalismo in chiave di organizzazione sociale, al fine
di collettivizzare le terre e i mezzi di produzione prodotti dal lavoro. La seconda
opzione, ma non per questo meno importante, anzi, la rivoluzione, durante
la quale tutti gli operai del mondo prenderanno coscienza di se stessi, di essere
una classe e di poter agire. Avverr un conflitto mondiale, e, quando gli
intellettuali borghesi capiranno i motivi degli scontri, si uniranno alla
rivoluzione. Si instaurer una societ senza classi, senza dominanti e senza
dominati, senza propriet privata, senza sfruttamento delluomo. Il comunismo
sar lunico punto di riferimento. In questo modo si potr passare, finalmente,
dalla preistoria alla storia delluomo.
Intervistatrice: Proletari di tutto il mondo, unitevi una delle frasi pi
famose alla quale si pensa ogni volta che viene pronunciato il suo nome.
Perch, secondo lei, non si mai arrivati ad una vera e propria rivoluzione del
proletariato?

Karl Marx: Il quadro per cui siamo qui oggi, stato una messa in pratica, a
livello artistico, della mia teoria. Difatti, rappresenta lascesa del proletariato:
contadini e lavoratori pronti a manifestare per i propri diritti, guidati da due
uomini e una donna che, a piedi scalzi e con in braccio un bambino piccolo,
esorta i manifestanti a seguirla. Si tratta di un quadro epocale perch, per la
prima volta nella storia dellarte italiana, un pittore sceglie di rappresentare
lascesa del movimento operaio, come io per la prima volta trattai della
condizione degli operai nelle industrie. Quello che ai miei anni, per, non avevo
calcolato, la formazione di sindacati, nella prima parte del XX secolo, che
diedero la possibilit di scioperi, di manifestazioni, grazie ai quali i lavoratori
iniziarono ad impossessarsi dei propri diritti: migliori condizioni di lavoro,
diminuzione di ore e aumento di salari.
E a questo punto addio rivoluzione!

Intervistatrice: Facendo un passo indietro e ritornando, quindi, alla sua


teoria, strumenti di analisi, come dialettica e concezione materialistica della
storia, sono validi ancora oggi nel XXI secolo?

Karl Marx: Senza alcun dubbio, la mia risposta si. La societ continua ad
essere divisa in classi, seppure non tutti ne siano consapevoli, continua ad
esserci una classe di sfruttatori e una classe di sfruttati. Mi sembra che la
disuguaglianza sia addirittura aumentata. I poveri sono sempre pi poveri, i
ricchi sempre pi ricchi. La ricchezza del pianeta sempre pi concentrata
nelle mani di pochi, mentre la classe media non se la passa poi cos bene.

Intervistatrice: C un concetto in particolare della sua teoria che vede


riflesso nella societ odierna?

Karl Marx: Quello che a suo tempo ho definito come esercito di riserva,
alludendo al bisogno del capitalismo di mantenere un certo numero di
disoccupati per poter tenere bassi i salari, chiaramente uno specchio della
societ di oggi. Vivendo da pi di 10 anni una crisi di una certa rilevanza, le
condizioni lavorative stanno diventando sempre meno stabili e sicure,
soprattutto per i giovani, spesso costretti ad accettare contratti precari, pur di
poter avere un piccolo reddito ed aspirare al futuro dei sogni. Questa
situazione di precariet e disoccupazione, contribuisce ad alimentare la guerra
tra poveri e la violenza razzista verso i lavoratori immigrati, disposti ad
accettare qualsiasi tipo di lavoro, purch gli permetta di sopravvivere. Forse
potremmo considerare loro il proletariato moderno, con la differenza che non
hanno alcun tipo di coscienza di classe, anzi, vedono nel datore di lavoro, che
nella maggior parte dei casi li sfrutta, il loro salvatore, che gli permette di
vivere in un paese lontano dalle guerre di cui sono stati succubi per anni.

Intervistatrice: La ringrazio per aver ampiamente risposto ad ogni nostro


dubbio e curiosit. Spero di rincontrarla, chiss forse in qualche rivoluzione
ultraterrena.

Giorgia Loreti VBLL