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In picche rane stasi (14/06/2017 13:15)

Ci risiamo, ci ricade

Dubbio metamorfico nel silenzio a impignarsi

Crisalidi farfalle, nello stomaco avalle

Riscendono indigeste, rugiade poco fresche

[In picche rane stasi]

Cardio-oltre-otta e bienni sammal di tempeste

Un cercar tra le unghie, fragili concretezze

Sentir di non vedere, le altre parti avvezze.

Se natur routine s avvelena in traversata

Pungiglione in gola tra le diverse lenze

Non sappende altro di allusioni e astringenze.

Linizio dellopera da leggersi al verso 5, che infatti rievoca il titolo, pur essendo messo tra parentesi
quadre. Le parentesi rievocano un ripetersi soffuso, sia per il fatto che richiama il titolo, sia per il fatto che
la frase deve intendersi come suono, come un eco. Mentre il significato letterale sembra senza alcun senso
preso a s stesso, proprio in virt del rievocare e riecheggiare il significato inconscio e ansioso si palesa.

I primi quattro versi esplicano la ripetizione di un fenomeno psicologico al poeta indigesto, come una
tortura; ci risiamo, ci ricade [il poeta si autocommisera vedendosi prima in prima persona poi cercando di
estraniarsi da s stesso, come a odiare una sua certa parte], impignarsi, riscendono, tutti si riferiscono
al ripetersi di qualcosa. Questo qualcosa espresso da dubbio metamorfico, crisalidi farfalle, rugiade
poco fresche (dove rugiada indica anche le lacrime, come usata in altre opere), ovvero un qualcosa che il
poeta desidera trasformare, che non rimanga tale, ma che invece vede sempre irrisolto (dubbio,
laccostamento di crisalidi e farfalle, rugiade poco fresche visto come ossimoro privo di senso letterale).
Questa afflizione colpisce il poeta fin negli organi interni (lo stomaco e il cuore), specificando come le
farfalle nello stomaco (di norma una sensazione di confusione positiva legata allaffettivit) siano solo
avalle (lavallo una garanzia a copertura di qualcosa), cio una sensazione non riconosciuta come
primaria, venendo infatti definite indigeste come le lacrime stesse che il poeta ingoia (rugiada).

In picche rane stasi: nel rimandare (due di picche, cio essere rifiutati nella metamorfosi) le rane
soggiornano. Ovvero il poeta percepisce che qualcosa stia andando storto nella metamorfosi (le crisalidi
stanno diventando rane invece di lepidotteri) e che questo danno stia soggiornando (nel corpo del poeta,
passando metaforicamente dallo stomaco al cuore). sintesi di un blocco doloroso. Ma la paura di questa
ripetizione sta nelleco. Infatti, se immaginata sottoforma di eco, la frase accentua la propria omofonia
con impiccheran estasi, cio non mi renderanno mai pi felice, visione orrida di un futuro che il poeta
percepisce nel cuore a ripetersi finch vita si protrarr. Il soggetto della locuzione probabilmente le altre
parti avvezze, cio le altre persone (chiamate avvezze perch poco predisposte nei confronti del poeta).

Queste parti (che possiamo anche legare a quellestraniazione che il poeta vede di s negli altri), sono
incombenti per un periodo superiore ai 10 anni (otta e bienni [8, numero cardine del poeta + 2 a ricordare il
due di picche] la cui durata consolida la paura del poeta nel proprio futuro) in un processo che il poeta
teme come infinito (cardio-oltre-otta il cuore si protrae oltre l8 si distende fino al punto tale di
diventare a dimensionale [nihilismo]), attraverso quel sentir di non vedere tipico delle persone da cui si
sentito ignorato. I quattro versi restanti (il settimo e i tre ultimi) esprimono proprio questa paura e questo
dolore: nel cercare di aggrapparsi a un legame (fragili concretezze), il poeta soffre per aver abboccato (o
dover ancora abboccare? La riflessione atemporale) a numerose esche (lenze) e aver preso (prendere) un
pungiglione (lamo) in gola. DI questo pensiero intollerabile la persistenza (avvelena, natur routine [che
una paronomasia] ed descritto come una serie di allusioni e astringenze, dove lallitterazione della A
ricalca s una ripetizione ma spezzata a ricordare come pi cicli, simile a un loop, ma anche, tramite il verso
precedente, una serie di ami attendenti le prede in una catena di montaggio (la tecnica riscontrabile sia
orizzontalmente, nellultimo verso, che verticalmente, assieme alle parole ammal, altre, avvelena dei versi
precedenti), ad evocare una critica serie ineluttabile per il poeta.