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Muzio Scevola

Secondo la leggenda ambientata nel 508 a.C., e riportata da antichi autori come
Livio, quando gli Etruschi comandati da re Porsenna stavano assediando Roma, il
giovane aristocratico romano Muzio Cordo propose al Senato di uccidere il capo dei
nemici, offrendosi come volontario per portare a termine limpresa. Ottenuta
lautorizzazione, il coraggioso eroe part in missione. Si infiltr, armato di pugnale,
nellaccampamento etrusco e trov Porsenna che stava distribuendo la paga ai
soldati. Attese che rimanesse da solo e lo pugnal. Scopr di avere ucciso il segretario
di re Porsenna anzich il sovrano stesso che lo fece catturare dai suoi soldati subito
dopo lomicidio.
Il temerario Muzio Cordo, portato al cospetto di Porsenna, afferm che era lui che
voleva uccidere e che la sua mano aveva sbagliato e per questo motivo lavrebbe
punita. Mise la mano destra su un braciere dove la lasci fin quando non fu
completamente consumata. Da quel giorno il coraggioso romano fu chiamato Muzio
Scevola, in quanto il nome aveva la stessa radice di scaeva, mancino.
Porsenna rimase cos colpito dal suo gesto che decise di lasciarlo libero.
Il furbo Muzio Scevola ebbe allora unidea: gli disse che per ringraziarlo della sua
clemenza gli rivelava che trecento giovani nobili romani avevano giurato di ucciderlo
e il destino aveva voluto che lui fosse il primo di questi ma avendo lui fallito
sarebbero presto passati allazione gli altri duecentonovantanove e sicuramente tra
di essi qualcuno sarebbe riuscito nellintento.
Il re etrusco rimase cos spaventato da questa affermazione che prese la decisione di
intavolare le trattative di pace con Roma, essendo stato colpito dal valore del suo
popolo.

Clelia
Roma ha appena trattato la pace con Porsenna, re di Chiusi, il quale chiese come
ostaggio nove fanciulle. Fra queste vi era Clelia, una ragazza dallo spirito indomito.
Ella, da fiera romana, incit le altre a non sottomettersi al giogo etrusco e le convinse
a fuggire. Dopo un lungo cammino durato tutta la notte, all'alba raggiunsero il fiume
Tevere e quindi Roma era ormai vicina. L'unico ponte sul Tevere, il Sublicio, fu
distrutto quando Orazio Coclite aveva affrontato da solo le milizie di Porsenna. Alle
ragazze non restava altro che attraversare il Tevere a nuoto. Incoraggiate da Clelia le
ragazze si gettarono nelle acque gelide del fiume e lo attraversarono. Una sentinella
le scorse, arriv un ufficiale, che presa una tromba lanci l'allarme. La sponda
romana si riemp di soldati pronti ad accogliere il nemico con le spade, quando tut
rimasero stupiti nel vedere emergere dalle acque del Tevere le fanciulle.Esse
spiegarono ai soldati di essere romane, prigioniere di Porsenna riuscite a fuggire.
Furono portate davanti ai consoli, i quali con rammarico, diedero l'ordine di
riportarle da Porsenna, per onorare i pat sottoscrit. Riconsegnate a Porsenna,
questi volle sapere chi le avesse aiutate a fuggire, e Clelia con fierezza, ammise che la
colpa era tutta sua, ed alla domanda se fosse pentita, rispose di no, anzi lo avrebbe
rifatto. Porsenna, gi colpito dalla lealt dei romani, prefer alla fine mantenere la
pace con Roma piuttosto che ostinarsi nel dare appoggio al re spodestato Tarquinio il
Superbo. Restitu gli ostaggi e le terre fra Roma e Veio, una pace duratura si stabil.
Per le sue gesta vennero tributati a Clelia molti onori e nel Foro venne innalzata una
statua equestre dell'eroina, ancora visibile nella tarda Repubblica.

Attilio Regolo
Membro di una di quelle famiglie plebee che nel III secolo a. C. avevano acquisito
una posizione di preminenza nella gestione della cosa pubblica, Marco Atlio Regolo
era giunto al culmine del cursus honorum proprio poco prima dello scoppio della
prima guerra punica. Console nel 267 a. C., aveva condotto vittoriosamente la guerra
contro gli abitanti del Salento : la conquista della met della Puglia meridionale si
concluse con la presa di Brindisi, che seguiva dopo soli cinque anni quella di Taranto.
Il successo militare gli valse allora la celebrazione del trionfo per le strade di Roma :
gi prima della guerra contro i cartaginesi, Atlio Regolo aveva acquisito quel
particolare prestigio di cui godevano, nella media e tarda repubblica, i viri
triumphales. Le circostanze lo rimisero in gioco nel 256 a. C., in piena guerra con
Cartagine. Gi l'anno precedente un altro esponente della sua famiglia, Gaio Atlio
Regolo, aveva ricoperto il consolato e comandato la flotta nella battaglia di Tindari,
ma era tornata anche l'ora di Marco, nominato consul suffectus (vale a dire
sostituto), che prese il comando delle operazioni navali in Sicilia, culminate nella
vittoriosa battaglia navale presso il Capo Ecnomos (l'odierna Punta di Licata) : qui la
flotta romana, nonostante la scarsa esperienza, ebbe buon gioco sugli esperti
marinai cartaginesi, guidati da Amilcare.
La decisione, presa di comune accordo con il collega Manlio Vulsone, di portare la
guerra sulle coste dell'Africa, si doveva per rivelare affrettata e strategicamente
infelice. La scelta dei cartaginesi di difendere la sola capitale e di abbandonare il
territorio alle scorrerie dei romani, permise a questi ultimi di avere inizialmente
buon gioco. Mentre per Manlio Vulsone di l a poco rientr in Roma da trionfatore,
Atlio Regolo rimase in Africa e dopo una nuova vittoria costrinse i cartaginesi a
chiedere la pace. Le condizioni eccessivamente dure da lui imposte si ritorsero per
contro gli interessi romani : i cartaginesi rifiutarono di sottoscrivere una pace tanto
onerosa e passarono ad un rabbioso contrattacco, che si concluse con una vittoria :
fondamentale era stata l'esperienza strategica del comandante spartano Santippo,
inviato in aiuto a Cartagine da Sparta.
La sconfitta fu totale, e Regolo fu fatto prigioniero insieme a cinquecento dei suoi. E
qui comincia la leggenda di Atlio Regolo. Le fonti antiche non sono concordi sullo
svolgimento dei fat, segno questo di una pesante rielaborazione della tradizione.
Secondo la versione pi estesa e pi romanzata, nel 250-249 a. C., Marco Atlio
Regolo sarebbe stato inviato a Roma dai cartaginesi per trattare la pace e la
restituzione dei prigionieri. Il personaggio che comparve in quell'occasione a Roma
dovette apparire sconcertante ai suoi concittadini, se le cose andarono veramente
cos, e certo sconcerta noi : il non pi giovane comandante si comport da straniero,
rifiutando fra l'altro l'abbraccio della moglie e dei figli. Sosteneva infat che in lui, da
quando era ridotto al servizio degli africani, non c'era pi nulla di romano.Ma il
meglio doveva ancora venire : pare che, contro le indicazioni dategli dai cartaginesi,
Atlio Regolo abbia parlato al Senato contro la pace e contro lo scambio dei
prigionieri : a suo dire, i cartaginesi sarebbero stati allo stremo e non sarebbe stato
conveniente cedere tante migliaia di prigionieri in cambio di lui, ormai vecchio, e dei
suoi pochi compagni prigionieri.

Agrippa Menenio Lanato


E' stato un politico romano, membro della gens Menenia, meglio noto come
Menenio Agrippa. Menenio fu eletto console nel 503 a.C. assieme a Publio Postumio
Tuberto,prima si trov a fronteggiare gli attacchi dei Sabini, su cui i romani ebbero la
meglio durante gli scontri campali nei pressi di Ereteum, e poi la defezione delle citt
di Pometia e Cori, passate nelle fila degli Aurunci. Dopo aver sconfitto un ingente
esercito aurunco, i due consoli mossero battaglia a Pometia; la battaglia, combattuta
ferocemente da ambo le parti, fu vinta dai Romani, che decretarono il trionfo per i
due consoli. Secondo la versione di Dionigi, solo Menenio ottenne il trionfo, mentre
a Postumio fu concesso solo l'ovazione, per il comportamento imprudente che tenne
durante i primi scontri contro i Sabini.
Nelle lotte fra patrizi e plebei, fu considerato un uomo dalle opinioni moderate che
ebbe la fortuna, rara nei conflit civili, di essere apprezzato e stimato da entrambe le
parti.
Grazie alla sua mediazione, la prima grande rottura fra patrizi e plebei,
corrispondente all'evento storico della secessione sul monte sul Monte Sacro , fu
ricondotta ad una conclusione felice e pacifica nel 494a.C.
In questa occasione si dice che abbia esposto alla plebe il suo ben noto apologo del
ventre e delle membra.
Mor alla fine dello stesso anno e, poich aveva lasciato propriet appena sufficienti
a pagare un funerale estremamente semplice, fu sepolto con un magnifico funerale a
spese dello Stato. I plebei avevano raccolto contributi volontari per lo scopo, che
furono dati ai figli di Menenio, dopo che il Senato decret che le spese del funerale
fossero a carico dell'Erario.
Agrippa spieg l'ordinamento sociale romano metaforicamente, paragonandolo
(come in Esopo) ad un corpo umano nel quale, come in tut gli insiemi costituiti da
parti connesse tra loro, se collaborano insieme sopravvivono, se discordano tra loro
periscono. E che, effetvamente, se le braccia (il popolo) si rifiutassero di lavorare, lo
stomaco (il senato) non riceverebbe cibo. Ma ribatt che, dove lo stomaco non
ricevesse cibo, non lavorerebbe e non lavorando tutto il corpo, braccia comprese,
deperirebbe per mancanza di nutrimento. La situazione fu ricomposta ed i plebei
fecero ritorno alle loro occupazioni.