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La scoperta per me pi interessante ricavata dalla lettura di La lotta per la libert religiosa

di Roland Bainton stata senza dubbio quella rappresentata dalla figura di un predicatore e
teologo londinese emigrato nei domini d'oltreoceano nel 1631 e l diventato fondatore di
una delle tredici colonie da cui avrebbero poi tratto origine gli Stati Uniti d'America: si
chiamava Roger Williams e la nuova colonia che contribu a fondare, dopo essere entrato in
rotta di collisione con alcuni rappresentanti del potere civile e religioso del Massachusetts,
prese il nome di Rhode Island e Providence Plantations. Ma prima di affrontare alcune delle
idee lucide e innovative che Williams predic e port avanti in tema di libert di coscienza e
di separazione fra Stato e Chiesa, diamo uno sguardo d'insieme allo scritto di Bainton.
Il libro si presenta come una collezione di biografie, un genere cui lo studioso inglese
dell'et moderna e professore di Storia della Chiesa all'universit di Yale fu particolarmente
incline, tanto che ancora oggi viene ricordato al di fuori degli ambiti accademici soprattutto
per una importante monografia su Martin Lutero. Queste biografie sono a loro volta
organizzate in tre raggruppamenti storico/tematici: l'illustrazione dell'intolleranza cattolica e
protestante (Torquemada e Calvino) e il caso che Bainton considerava cos centrale per la
storia della riflessione religiosa sulla tolleranza da dedicargli qualche anno dopo un volume
autonomo di Michele Serveto; la questione della libert religiosa nel XVI secolo
ripercorsa attraverso tre figure di 'irregolari' profondamente diversi l'uno dall'altro
(Sebastiano Castellione, David Joris e Bernardino Ochino); la questione della libert di
coscienza individuale cos come emerse in ambito anglosassone nel XVII secolo qui
ricostruita invece attraverso tre personaggi 'centrali' del dibattito politico, religioso e
filosofico del periodo come John Milton, il gi citato Williams e John Locke. La prospettiva
assunta senza dubbio quella di un protestante, questo significa che per l'erudito anglo-
americano, pur tra molte contraddizioni, incertezze e ricadute, stata la Riforma a
inaugurare quel lungo cammino di liberazione religiosa dal tradizionalismo cattolico e di
rinnovamento etico/politico che costituisce il carattere principale della modernit e che trova
la sua espressione matura nella Gloriosa Rivoluzione inglese del 1688, nell'Illuminismo e
nelle grandi rivoluzioni politiche del Settecento. Per lui tutti questi eventi stanno su una
stessa linea di sviluppo di cui non difficile riconoscere la continuit e la sostanziale
coerenza.
Bainton molto attento a sottolineare come il concetto di libert non poteva venir inteso da
un europeo della prima et moderna (diciamo grosso modo nel XV-XVI secolo) come
tendiamo a intenderlo noi oggi: se nel Cinquecento la questione della libert religiosa resta
essenzialmente legata al distacco di alcune comunit politiche e nazionali dall'autorit
ideologica e burocratico/amministrativa del papato romano e la questione della libert di
coscienza, la considerazione degli individui, ancora di l da venire (se non nel pensiero di
alcuni precursori come Sebastiano Castellione nella sua riflessione sulle implicazioni del
'caso Serveto'), nel Seicento proprio la questione della libert della singola coscienza che
comincia ad emergere in modo prevalente, soprattutto in quei paesi come l'Inghilterra e le
colonie britanniche d'oltremare in cui il fenomeno del pluralismo delle sette protestanti
(anglicani, calvinisti, puritani di ogni ordine e grado, quaccheri, etc.) era esploso in modo
incontrollato e ormai definitivo. Se proviamo a seguire in modo parallelo evoluzione storica
ed elaborazione teorica, cosa che non sempre possibile e rischia di far cadere in qualche
forzatura, quello che Bainton chiama territorialismo rappresentava una delle soluzioni pi
ragionevoli al problema della libert religiosa cos come poteva venir intesa nel XVI secolo
e di fatto fu proprio il principio del cuius regio eius religio a venir sancito in modo celebre e
storicamente significativo nella pace di Augusta del 1555. Se il signore feudale di una
determinata zona si convertiva al luteranesimo, allora tutti i suoi sudditi diventavano in
automatico luterani, se il signore restava cattolico i sudditi del suo territorio sarebbero
rimasti anche loro cattolici. L'unica opzione aperta per chi dissentiva era ovviamente
l'emigrazione e di emigrazioni causate dal dissenso religioso ricca la storia d'Europa
occidentale proprio in quell'et moderna (XVI-XVIII secolo) che stiamo considerando.
Emigrarono verso l'Olanda e l'Inghilterra molte famiglie di ebrei sefarditi che non
intendevano sottoporsi alle conversioni forzate messe in atto dall'Inquisizione spagnola tra
fine del Quattrocento e inizio del Cinquecento (i nomi di Baruch Spinoza e David Ricardo,
l'uno olandese, l'altro inglese, sono due testimonianze celebri dei flussi migratori),
emigrarono in massa verso l'Inghilterra e verso le colonie americane gli ugonotti francesi nel
momento in cui il cattolicissimo Luigi XIV decise di porre fine alla tolleranza religiosa in
Francia revocando l'editto di Nantes (1685). Ora il limite delle posizioni territorialistiche era
che in realt l'alleanza fra Stato e Chiesa, fra trono e altare si sarebbe detto ai tempi della
Restaurazione, fra comunit civile e comunit religiosa, non solo non veniva cos superata,
ma in un certo senso veniva perfino rafforzata. Lo stesso editto di Nantes faceva ricorso alla
pratica medievale di concedere ad alcune comunit religioso-territoriali (le piazzeforti
ugonotte di La Rochelle, Montpellier o altre simili) delle libert, cio esenzioni, eccezioni
rispetto alle norme vigenti sul resto del territorio nazionale che, proprio per essere concepite
come esenzioni rispetto a una norma generale, non rompevano la sostanziale unit tra
l'ambito statale e quello religioso; inoltre queste esenzioni erano concepite ancora come
concessioni regie, non certo come diritti inalienabili (tanto vero che vennero
progressivamente ridotte per venir revocate del tutto alla fine del XVII secolo).
In questo senso l'elaborazione di Williams si spinse molto avanti perch trov un ancoraggio
fondante nella radicale separazione tra uomo corporale e uomo spirituale e nell'idea luterana
che lo Stato non debba essere considerato di per s un'istituzione cristiana. Un pilota
pagano o anti-cristiano dice Williams pu essere tanto abile nel condurre la nave quanto
qualsiasi marinaio o pilota cristiano del mondo, e pu eseguire il suo incarico con la stessa
sicurezza e celerit: eppure, non ha comando sulle anime e coscienze dei suoi passeggeri, o
marinai sotto di s, sebbene possa giustamente controllare il lavoro dei singoli, e il
comportamento civile di tutti sulla nave. Qui la cosa non potrebbe essere espressa pi
chiaramente: la separazione tra Stato e Chiesa si fonda in primo lugo sul fatto che la bont o
la cattiveria di un'amministrazione pubblica, di un ordinamento civile, ha caratteri suoi
propri che sono del tutto indipendenti dal credo religioso di chi li guida o di chi vi
sottoposto. Nell'esercizio delle proprie funzioni il magistrato, il politico, l'insegnante, il
medico, etc... non godono di nessun incremento, n patiscono ovviamente di alcun
decremento, in virt della loro fede religiosa. E ancora: Sono molte le barche che solcano il
mare, con molte centinaia di anime su ciascuna nave, il cui benessere e miseria comune,
ed un quadro vero e proprio di una comunit, o associazione umana, o societ. E' accaduto
alle volte che tanto i papisti quanto i protestanti, gli ebrei e i turchi, fossero imbarcati sulla
stessa nave; sul quale presupposto io affermo che tutta la libert di coscienza per la quale mi
sono battuto verte intorno a questi due cardini, che nessun papista, protestante, ebreo o turco
sia forzato a partecipare alle preghiere o al culto della nave, n sia allontanato dalle sue
preghiere o culto personale, se ha l'abitudine di praticarne alcuno. Aggiungo inoltre che mai
ho negato che, nonostante questa libert, il comandante di questa nave non debba dirigere il
corso della barca, anzi, dovrebbe curare che la giustizia, la pace, la sobriet fossero
mantenute e praticate tanto tra i marittimi quanto tra i passeggeri. Qui la cosa interessante
da notare che, se la separazione tra Stato e Chiesa dev'essere intesa integralmente, allora
anche parlare di un culto della nave a rigor di termini dovrebbe essere considerato
improprio, perch la nave in quanto nave non potrebbe essere caratterizzata dal alcun culto,
neanche da quello professato dalla maggioranza relativa dei suoi membri.

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