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12 SECOLO D’ITALIA

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DOMENICA 25 LUGLIO 2010
RAGIONE
E SENTIMENTO

Un dialogo con il poeta e romanziere Giuseppe Conte che spiega:


«Occuparsi della res pubblica è anche riscrivere un romanzo collettivo»

LA POLITICA?
MITOLOGICA

L ◆ Federica Colonna
e Lezioni americane di Italo Calvino iniziano
così: con una definizione. E allora anche que-
sto dialogo comincia allo stesso modo, perché
le parole sono importanti, hanno ciascuna un
re il futuro collettivo. Gli europei sono, invece,
più scettici, più cinici persino, e l’idea che tra
mito e politica esista una relazione profonda, on-
tologica, può dare adito persino ad equivoci. Per
comprenderne la ragione Conte cita Károly Ke-
rényi, filologo e studioso delle religioni, secon-
peso specifico e la capacità straordinaria di do il quale quando il mito è “tecnicizzato” può
evocare mondi e sentimenti, immagini e futuri provocare danni. Così è stato in Europa: il mito
possibili. Poi, dialogando con un poeta, non si germanico è stato tecnicizzato, usato, cioè, per
può fare a meno di ascoltare ogni singola paro- uno scopo preciso, avulso dal racconto origina-
la con un’attenzione particolare dandole il va- rio, impiegato strumentalmente per creare con-
lore di una pietra miliare del pensiero, di una senso e fondare una nuova mitologia. Il nazismo
perla rara. Così, grazie al fascino del linguag- ha usato il mito e ne ha creato, così, uno ulte-
gio poetico, appena Giuseppe Conte si mette a riore; quello dell’orrore, della guerra fratricida,
raccontare di mitologia e politica, sembra al- della paura. L’uso perverso del mito, allora, ha
l’improvviso di trovarsi di fronte al Mediterra- fatto in modo che nell’Europa continentale sia
neo, spazio immaginifico per natura, seduti su nata un’avversione nei confronti della mitolo-
una sponda qualsiasi, come il postino con Pa- gia come se il racconto dell’eroe, anche in poli-
blo Neruda. E quasi arriva l’eco di Egeo, di tica, dovesse in un certo senso corrispondere al-
Arianna, di Mercurio giunto ad ascoltare. Mito, la narrativa messa in piedi da Goebbels.
parole e ragionamento, così, si mescolano in- Se la politica è concentrata Le conseguenze di un timore del genere sono
sieme nel dialogo con Giuseppe Conte. state, a loro modo, disastrose. All’età eroica ed in
Ecco, allora, la definizione da cui partire come
sulla gestione, sul denaro, un certo senso ribelle, all’epopea dei vinti, è su-
Ulisse per il nostro viaggio: il mito è il racconto sull’eterno presente, diventa bentrata l’epoca della piccola gestione, della fuga
dei principi primi. Conte descrive in questo mo- più corrotta, meno capace dalla forza del racconto politico, della dimenti-
do, con precisione e particolare forza evocativa, canza delle origini e, quindi, anche del futuro.
di investire, di compiere bene Dalle parole di Giuseppe Conte emerge tutta la
la mitologia: non un racconto tra gli innumere-
voli, ma il racconto delle origini e del mistero del il compito che s’è data forza di una battaglia civile incompiuta, sempre
cosmo. In questo senso il mito con tutta la sua pronta a essere rinnovata, mai doma: quella per
carica espressiva e narrativa viene prima persi- rendere la politica davvero buona, davvero ca-
no della storia e della scienza. Perché si intrufo- È là, il mito, ancestrale, eterno, pervade ogni pace di lasciare il segno attraverso la mitologia.
la dentro le pieghe dell’animo umano, arriva nel spazio, ogni idea, ogni afflato di vita, è un soffio, Perché senza mito non c’è visione, non c’è calore,
profondo, nell’abisso dell’intelletto e della men- è il respiro profondo delle cose, e tutto travolge non c’è cuore. È per questa ragione, allora, per
te, mosso da una energia primordiale che è qual- ed inonda. Il mito, allora, non è (solo) antico, la paura scaturita da un uso perverso del mito,
cosa di più della curiosità, della brama di cono- semplicemente non ha tempo. che oggi la politica predilige lo sguardo econo-
scenza, della volontà di sapere. L’energia pri- Si può dire, ad esempio, che l’Universo è anti- mico e preferisce concentrarsi sul presente, sul-
mordiale, come Conte la chiama, è quella forza co? Si può sostenere che la vita è antica? La mi- l’amministrazione dell’oggi. Come se il mondo
che spinge alla ricerca dei grandi archetipi che tologia, allora, è così: non ha una data di sca- fosse un condominio un po’ rissoso, come se le
sono, da sempre, anche oggi, nelle cose, in tutte denza o di nascita, un inizio o una fine, proviene speranze, gli immaginari, i desideri delle perso-
le cose, e nelle persone, in tutte le persone. È per dalle origini, è dentro le origini, ma va verso il ne fossero irragionevoli, cose di poco conto, se-
questa ragione, allora, che la mitologia esercita futuro, è presente ovunque e sempre, e lo sarà condarie. Ed è a questo punto, allora, che matu-
sul poeta, e sugli scrittori in generale, un fasci- anche domani. Ecco perché, sostiene Conte, il ra la grande frattura tra persone e politica, è co-
no particolare, quasi violento, perché non è, co- mito è sempre attuale e futuribile, ed ecco per- sì che proprio la politica perde ogni calore, ogni
me i romanzi o i saggi, una descrizione dell’Uni- ché è profondamente politico: narra e interpre- ideale, ogni sogno, ogni progetto, ogni capacità
verso. È, invece, l’interpretazione delle corren- ta il mondo, anche quello contemporaneo. Oggi, di coinvolgere l’anima. Eppure le parole di Con-
ti segrete e nascoste della realtà e dell’anima. però, in Europa, è più complicato affrontare il te sono chiare, limpide, semplici quasi: nessuna
Giuseppe Conte cita, per spiegarlo, Joseph Cam- tema del rapporto tra narrazione mitica e poli- grande impresa può essere fatta senza cuore ma
pbell: «Il mito è il canto dell’Universo». Ne è la tica. C’è una ragione per cui la cultura america- solo conti alla mano. Ma non basta: il grande ma-
musica, come se fascinazione e fisica si mesco- na accetta con più naturalezza l’idea dell’eroe, le della politica odierna non è solo aver perso la
lassero insieme nei rumori di fondo tra pianeti. colui che si prende la responsabilità di costrui- forza narrativa e la capacità di diventare
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DOMENICA 25 LUGLIO 2010
RAGIONE
E SENTIMENTO

un’esperienza calorosa e collettiva, appassio- blicano, invece, se vissuto con slancio mitico, andare, a superare lo status quo. È per questa ra-
nante e coinvolgente. Proprio perché s’è concen- permette a ciascuno di contare allo stesso modo, gione, perché intimamente legato al concetto di
trata sulla gestione, sul denaro, sull’eterno pre- di avere gli stessi diritti e gli stessi doveri, senza superamento dell’attuale, che l’eroe è ribelle, è
sente, è diventata più corrotta e più corruttibile, privilegi, senza orpelli feudatari ormai stanchi e sempre affamato di libertà, sempre refrattario ri-
meno capace di investire, di fare domani, di com- tremendamente superati. Eppure permane, per spetto alla morale dominante e ai luoghi comuni.
piere bene il compito, seppur inteso al minimo, motivi legati alla memoria, la paura del mito, il L’eroismo, sottolinea Conte, non è mai confor-
che s’è data. Sguardo puramente economico e terrore per lo slancio eroico. Ma senza slancio vi- mista. Il prototipo di eroe, se se ne volesse cerca-
corruzione sono vicini quando non c’è più l’ane- tale, senza passione, senza l’afflato quasi magico re uno, è, allora, Bobby Sands. «Il nostro giorno
lito al racconto, e quindi all’obiettivo, comune. del sogno, senza componente mitica, la politica verrà», disse, e condusse così una battaglia poli-
«La democrazia non è consegnata a tutti, è da si impoverisce. La politica ha bisogno, invece, di tica in nome della libertà e della dignità del po-
reinventare giorno per giorno”, diceva Walt visioni e di canti eroici. È paradossale, a questo polo irlandese che lo portò a morire di fame, a sa-
Whitman, per questo ci vuole calore e mito, ag- punto, notare come e quanto sia stantia la reto- crificare se stesso in nome di un ideale più gran-
giunge Conte. Basti pensare all’Europa e al gran- rica dell’eroe. Nel dibattito italiano, sottolinea de, di un destino collettivo. Il terribile sacrificio
de progetto di unità tra le nazioni. L’Europa, og- Giuseppe Conte, torna spesso, in maniera quasi di Bobby, tutto altruista, tutto eroico, portò, per-
gi, non scalda il cuore e, quindi, non interessa automatica, il concetto di eroe, soprattutto con sino, a fermare la violenza, a placare gli scontri,
nessuno. Numeri, conti che non tornano quasi riferimento a Giovanni Falcone e Paolo Borsel- a non far morire altri. L’eroe, allora, non com-
mai, quote latte, statistiche: non è questa la ma- lino, entrambi uccisi brutalmente, con un atto batte mai per il proprio tornaconto. Persino
teria della progettualità politica, non c’è visione, antimitico. È il tempo, quindi, di chiedersi chi sia l’astuzia è sempre nobile, mai personalistica,
non c’è calore. I grandi esclusi dall’Europa sono sempre intesa come la furbizia di
gli europei. Eppure chiunque di noi, anche senza Ulisse, l’ingegno indomabile, la ri-
aver vissuto oltre i confini italiani, si sente fran- Perché legato al concetto cerca continua. Ecco, allora, la poli-
cese leggendo Victor Hugo, o tedesco con Goethe. tica per tornare mitologica, per riac-
Oltre la lingua madre, che ci rende appartenenti di superamento dell’attuale, cendere i cuori, dovrebbe rifarsi al
ad un luogo e alle persone che lo abitano attra- l’eroe è ribelle, è sempre mito celtico e a William Butler Ye-
verso un legame quasi viscerale, esiste lo slancio affamato di libertà, sempre ats, il quale narra le gesta degli an-
futuristico, la capacità di riconoscersi in una spe- tichi cantori irlandesi. I bardi, quan-
ranza, in un destino comune. L’Europa non è so-
refrattario rispetto alla morale do un potente commetteva un’in-
lo origini, non è solo razionalità, al contrario è dominante e ai luoghi comuni giustizia, avevano, infatti, l’abitudi-
prima di tutto possibilità futura. Altrimenti di- ne di fermarsi e sostare senza man-
venta un grosso amalgama rissoso, inutile, ste- giare e senza bere sui gradini della
rile, in cui manca la componente mitologica. Per-
sino i grandi valori politici, sottolinea Conte,
l’eroe dell’oggi italiano e chi sia l’antieroe, la po-
litica deve porsi la domanda e fornire le risposte.
casa del colpevole. Sarebbero rima-
sti là, rischiando la morte, finché il
BOBBY SANDS
quali, appunto, la democrazia o lo spirito repub- Perché non è vero, come disse Bertolt Brecht, signorotto non avesse chiesto per- I ,
L SUO SACRIFICIO TUTTO
blicano, irrinunciabile per definizione e per li-
bertà, devono essere vissuti con slancio, con
“beato il popolo che non ha bisogno di eroi”. Og-
gi è un’affermazione di puro conformismo, timo-
dono e riparato al danno creato per
godere di un proprio privilegio. Se
,
ALTRUISTA PORTÒ
emozione, altrimenti diventano vessilli, qualco- rosa, a differenza dell’epoca in cui Brecht la pro- così non fosse stato, allora, si sareb- A FERMARE LA VIOLENZA ,
sa a cui si può rinunciare. E se un popolo com-
pie, per sciatteria mitologica, questa rinuncia,
nunciò. Eppure è usata quasi come una litania,
una preghiera antieroica. La politica, invece, ha
bero lasciati consumare dalla fame,
e avrebbero portato la maledizione
A PLACARE GLI SCONTRI,
ebbene, sì, sarà meno libero, più corruttibile, me- bisogno di recuperare lo spirito eroico, perché sulla casa del padrone. Ecco, allora, A NON FAR MORIRE ALTRI
no capace di invenzione e di fantasia, più adatto l’eroismo è sempre luce e sacrificio in nome di come l’immagine dell’eroe diventa
alle piccolezze e alle furberie. Se, al contrario, la un bene superiore, collettivo, comunitario qua- luminosa, carica di giustizia e di al-
narrativa di un popolo è carica di forza e vigore, si. L’eroe è in sé altruista e fratello, capace di in- truismo, ribelle. Ed ecco come il mi-
è ribelle quasi, allora la democrazia e lo spirito dicare una strada, un cammino da fare insieme. to può diventare salvifico. Basta raccontarlo e la-
repubblicano diventano nelle coscienze e negli È questa l’immagine che evoca Conte facendo ri- sciare i cuori pronti ad accoglierlo. È il tempo di
atti dell’uomo compimento concreto di ciò che ferimento agli uomini faro raccontati da Thomas narrare la politica con i toni di una storia comu-
sono per principio. La democrazia diventa, così, Carlyle nel saggio Gli eroi. Un libro dimenticato, ne, di cui tutti sono parte, sempre orientata ad
un piacere comune, per certi versi carnale: l’uo- messo da parte, ma capace di offrire la risposta un futuro quasi alchemico e di certo appassiona-
mo che si affratella con gli altri uomini e con la alla ricerca tutta politica dell’eroe. to. Come la voce di Giuseppe Conte e come il ru-
natura, ecco cosa è la democrazia, ecco come si L’uomo faro è colui che indica il percorso, che more di quel Mediterraneo che tanto ama e che
compie senza consumarsi mai. Lo spirito repub- sprona gli uomini a prendere una direzione, ad sta là, sempre pronto ad essere solcato.