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Primo Levi: "Se questo è un uomo" e "La tregua"

La vita

Primo Levi nacque a Torino nel 1919 da una famiglia di origini ebree. Egli frequentò il liceo
classico a Torino dove ebbe come insegnanti alcuni antifascisti come Cesare Pavese e Augusto
Monti, ma la sua vocazione era per studi scientifici e, infatti, tenne i suoi studi universitari alla
facoltà di chimica. Levi riesce a laurearsi a pieni voti nel 1941, nonostante le difficoltà
creategli dalle leggi razziali emanate nel 1938

Frequentò amici ed ambienti antifascisti, e durante la guerra si unì ai partigiani sulle montagne
della Valle D'Aosta. Alla fine del 1943 venne catturato dalle milizie fasciste e deportato nel
campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Egli, affidato alla fabbrica di Monowizt, che
fa parte di un sistema di 39 campi, trova la sistemazione di manovale in una squadra incaricata
di costruire un muro. Grazie alle sue conoscenze in chimica gli poi viene affidato un lavoro di
laboratorio. Rimane ad Auschwitz fino alla liberazione ad opera dei russi nel gennaio del'45.
Egli, appena fece ritorno a casa, sulla base delle terribili esperienze che visse nel campo di
concentramento scrisse "Se questo è un uomo" che all'inizio ebbe un successo piuttosto
limitato per le difficoltà che incontrò per la sua pubblicazione. Levi riprese la sua attività di
chimico, lavorando in un'azienda di vernici. Proseguì anche a comporre romanzi sui suoi ricordi
di prigionia e sull'olocausto, come "La tregua" (1963). Il romanzo racconta il viaggio di ritorno
dal campo di concentramento di Auschiwtz fino a Torino ed ebbe subito un successo
internazionale tale da consentire a Levi di essere riconosciuto come un grande scrittore e
consentì a "Se questo è un uomo" di divenire uno dei romanzi più letti del dopoguerra.
La tregua" (1963). Il romanzo racconta il viaggio di ritorno dal campo di concentramento di Auschiwtz
fino a Torino ed ebbe subito un successo internazionale tale da consentire a Levi di essere riconosciuto
come un grande scrittore e consentì a "Se questo è un uomo" di divenire uno dei romanzi più letti del
dopoguerra.

"Se non ora quando" (1982) descrive il viaggio di un gruppo di partigiani ebrei russi che vanno dalla
Bielorussia all’Italia passando per la Palestina.

"I sommersi e i salvati" (1986) l'ultimo libro scritto da Levi che, a


distanza di molti anni, analizza le esperienze vissute nel Lager e le
responsabilità dei vari personaggi dell'olocausto.

Egli scrisse anche dei libri di tipo scientifico legati alla suoi studi di
chimica fra i quali i più importanti sono:

"il sistema periodico" (1975) dove lega ad ogni elemento chimico


della tavola periodica una storia spesso di carattere autobiografico

"La chiave a stella" (1978) dove si racconta la vita e il lavoro


dell’operaio piemontese Faussone, che gira il mondo per svolgere il suo lavoro di montatore. Nel
personaggio, quasi una proiezione dell’autore, spiccano la curiosità intellettuale e un vivo senso della
dignità del proprio lavoro.

Levi, in un periodo di depressione ancora tormentato dai ricordi di Auschiwitz, si uccideva nel 1987 a
Torino.
Prefazione storica: il nazismo.

Origini.

Il Nazismo nacque in Germania in seguito alla grave crisi economica e alle tensioni sociali, che
erano sorte dopo la sconfitta della I° guerra mondiale. Il trattato Versailles stabilì che la
Germania doveva pagare tutti i debiti di guerra e, subire l'occupazione militare francese nel bacino
della Ruhr, una delle zone più importanti per l'economia della Germania. Questo portò al tracollo
economico con un'inflazione spaventosa e un altissimo numero di disoccupati. Crebbero movimenti
di protesta sempre più forti e le potenze occidentali fecero ben poco per controllare la situazione
politica tedesca. Dopo le prime tendenze democratiche, infatti, la situazione volse verso sempre più
accentuati estremismi di destra e di sinistra e alla rinascita di un nazionalismo sempre più
aggressivo con desideri di rivincita sulla Francia e sul trattato di Versailles.

La crisi economica del 1929 aggravò ancora di più la situazione economica della Germania che si
stava appena riprendendo e rese ancora più difficile il pagamento dei debiti nonostante fossero stati
ridotti.

Ascesa al potere di Hitler.

Il partito Nazista nacque negli anni 20, ma raggiunse un alto numero di seguaci solo dopo il 1930.
Era capeggiato da Adolf Hitler, il quale era già stato protagonista di una rivolta d'estrema destra
nel 1923 a Monaco di Baviera, che gli procurò solo una leggera condanna. Egli riuscì a sfruttare
questi problemi e crearsi consensi sempre più ampi alleandosi con i monarchici conservatori. Hitler
accusò il trattato di Versailles e gli ebrei di essere la causa della crisi della Germania, e promuoveva
il ritorno di una nazione forte e dominatrice sull'Europa con un "terzo reich" dopo il sacro Romano
Impero e L'Impero tedesco (1871) .

I deboli governi che si susseguivano non erano in grado di fronteggiare l'ascesa di Hitler e del suo
partito nazista che aveva una sempre maggiore popolarità. Egli acquistò potere anche grazie
all'appoggio dei grandi industriali degli ambienti militari e conservatori che vedevano nel nazismo
un modo per contrastare i movimenti socialisti e comunisti che in quel periodo avevano un seguito
considerevole. In occasione dell'incendio del Parlamento accusò i comunisti e ottenne l'appoggio dei
partiti conservatori. Così dopo le elezioni che videro un successo per i nazisti, Hitler è chiamato da
Hindenburg, il presidente della repubblica, un conservatore, a formare il governo nel gennaio
del'33. Si trattò di un governo di coalizione tra nazisti ed esponenti conservatori.

Egli raggiunse presto i pieni poteri dittatoriali assumendo tutte le cariche più importanti,
anche quella di presidente della repubblica. Non appena al potere instaurò un regime nazista,
che ispirandosi al fascismo di Mussolini in Italia, limitava le libertà personali ed eliminava gli
oppositori. Furono cancellati la libertà di stampa, di sciopero, tutti gli atri partiti furono messi
al bando e tutte le attività furono controllate dal regime. Assunse il titolo di "Führer"
(condottiero), e si sbarazzò anche di alcuni suoi sostenitori come le SA (reparti d'assalto) le
squadre armate che, come le "camicie nere" in Italia, gli avevano permesso di conquistare
potere con atti di violenza. Egli instaurò delle milizie militari le SS (schutz staffeln, squadre di
protezione) e una polizia segreta di stato (GESTAPO) che direttamente ai suoi comandi
dovevano eseguire le più spietate operazioni di "pulizia" degli oppositori creando un clima di
terrore.

Il nazismo alla conquista dell'Europa.

In politica estera Hitler trovò alleati nei regimi autoritari e fascisti come in Italia e Giappone,
destò simpatie negli ambienti più conservatori di tutta l'Europa e sostenne il partito
nazionalista durante la guerra civile in Spagna. Vennero iniziati grandi lavori pubblici che
apparentemente servivano per migliorare l'economia ma in realtà preparavano la Germania ad
uno scontro bellico. Le sue intenzioni di creare uno "spazio vitale" per il popolo tedesco
furono sottovalutate dagli altri stati occidentali (Francia ed Inghilterra in particolare). Questi
troppo occupati a risollevarsi dalla crisi economica del 1929 erano convinti che un
rafforzamento della Germania avrebbe controbilanciato la crescita dell'URSS, sottoposta alla
dittatura comunista di Stalin. Hitler poté così compiere annessioni territoriali (l'Austria e la
Cecoslovacchia nel 1938) senza trovare grandi ostacoli aggirando i vari trattati di pace.
Quando l'intenzione di Hitler di conquistare l'Europa divenne evidente, era ormai troppo tardi
per fermare l'avanzata del Terzo Reich e lo scoppio della II° guerra mondiale.

Ideologia: l'antisemitismo

Ciò che caratterizzò di più il nazismo fu il culto della razza ariana che voleva la stirpe
germanica dominare e comandare su tutte le altre considerate inferiori, come simbolo della
Germania ariana venne adottata la Svastica. Con grandi operazioni di propaganda, organizzate
dal ministero di Joseph Goebbels, si esaltarono le masse all'odio razziale e al militarismo più
violento. Il culto della razza ariana era impartito fin dalle scuole e anche a livello scientifico si
fornivano continue prove della superiorità biologica dei tedeschi. Anche l'organizzazione
sociale era improntata all'autoritarismo più assoluto di stampo militare per cui tutti dovevano
obbedire al proprio superiore. In ogni fabbrica, organizzazione pubblica c'era un piccolo
Führer. Gli ebrei furono al centro di questo odio razziale e subirono le più spietate
conseguenze del regime nazista. Essi iniziarono già dal 1933 ad essere esclusi dalla vita
pubblica, venivano trasformati nel rifiuto della società, e venne tolto loro ogni diritto. Le leggi
di Norimberga, approvate nel 1935, privavano gli ebrei di quasi ogni diritto e libertà: Vennero
proibiti i matrimoni misti, le attività commerciali e sottoposti ad azioni di violenza da parte
delle SS come nella famosa notte dei cristalli nel mese di novembre del 1938, quando tutti i
negozi degli ebrei vennero distrutti e saccheggiati. Col tempo le persecuzioni aumentarono:
vennero deportati nei campi di concentramento fino ad arrivare alla "soluzione finale" cioè
all'eliminazione fisica per "purificare la Germania".

Durante la guerra l'espansione della Germania nazista sull'Europa portò con sé il suo
antisemitismo. Nei territori dell'Europa orientale, dove gli ebrei erano più numerosi, vennero
creati nelle città dei ghetti. Qui gli ebrei erano isolati dal resto della città, costretti a portare
sugli abiti la Stella di Davide gialla, e a vivere in condizioni di sovraffollamento e
denutrizione.
Il più famoso fu il ghetto
di Varsavia nel quale
scoppiò una rivolta nel
1943 che venne repressa
nel sangue dai nazisti:
oltre 56.000 ebrei
vennero uccisi e il ghetto
venne distrutto. Il
razzismo e
l'antisemitismo tedesco
arrivarono anche in
Italia dove il regime
fascista emanò le leggi
razziali nel 1938 che
appunto avevano come
principale bersaglio proprio gli ebrei che anche qui rimanevano esclusi e discriminati dalla
vita pubblica e sociale.

Molti intellettuali, politici e scienziati, riuscirono a scappare verso gli stati più democratici
come Inghilterra e Stati Uniti, ma per chi rimaneva ed era un oppositore o un ebreo venne
messo a tacere o eliminato. Anche libri, opere artistiche, cinema, musica che in qualche modo
contenevano idee contrarie al regime vennero eliminati, tutto doveva essere in regola con
l'ideologia del regime.

I campi di concentramento.
L'atrocità del nazismo raggiunse il suo apice nei campi di concentramento dove furono
rinchiusi tutti gli oppositori al nazismo, politici, prigionieri di guerra, omosessuali, zingari,
oltre agli ebrei. Per questi ultimi fu riservato il trattamento peggiore: in condizioni di vita
disperata, sfruttati al limite della resistenza umana.

Nei campi di sterminio furono provate le torture terribili: dagli uomini usati come cavie negli
esperimenti scientifici per provare nuove armi, veleni, farmaci per studiare la resistenza al
dolore agli stermini di massa nelle camere a gas o nei forni crematoi.

I campi di concentramento erano diffusi in tutta l'Europa sottoposta al dominio tedesco, fra i
lager più tristemente famosi ci sono quelli di Auschwizt, Dachau, Buchenwald, Mauthausen.
Anche in Italia c'erano dei campi di concentramento: la Risiera di San Sabba e Fossoli.

Solo il bisogno di manodopera per la guerra che si avviava verso una sconfitta per la
Germania, li salvò dallo sterminio totale, e in ogni modo alla fine della seconda guerra
mondiale ben 6 milioni di ebrei erano stati sterminati dal nazismo.

L'avvento del nazismo e il suo dilagare avrebbe potuto essere prevenuto, evitando così tutto
quello che ne consegui, se la comunità internazionale si fosse mobilitata prima?
Lager: le testimonianze più famose

Le atrocità commesse nei campi di sterminio ci sono giunte anche grazie alle testimonianze
dei sopravvissuti come Primo Levi che hanno contribuito a far luce su un periodo oscuro della
nostra storia.

Raccontare è dunque una necessità, una priorità assoluta, ma non è una cosa facile. Perché
raccontare quel dramma spaventoso significa entrare in una contraddizione irrisolvibile ma
che, pure, bisogna affrontare. Bisogna conservare la memoria di quegli eventi, impedire che
vengano cancellati dal tempo, ma trovare le parole per dire tanta violenza, tanta disumanità, è
forse impossibile. Le parole dello scrittore, del testimone, non sono mai sufficienti: lasciano al
lettore il compito di comprendere fino in fondo con quale angoscia, con quale sofferenza,
milioni di uomini, donne e bambini, hanno dovuto subire quel processo di annientamento
dell'umano. Oltre a Primo Levi diversi altri autori hanno parlato dei campi di concentramento
o delle atrocità dei nazisti fra questi possiamo ricordare alcuni.

L'austriaca Elisa Springer dove nel libro "il silenzio dei vivi" racconta la sua storia
molto simile a quella di Levi. Anch'ella ebrea quando il nazismo arrivò in Austria cercò di
scappare prima in Ungheria poi in Italia dove venne però catturata e portata nei campi di
concentramento di Auschiwzt e Bergern-Belsen. Anche in questo caso parla delle atrocità dei
Lager e del nazismo.

Anna Frank con "Il diario di Anna Frank", racconta la sua vita di ragazza ebrea
olandese durante il periodo dell'occupazione nazista. Costretta a vivere nella clandestinità con
la sua famiglia per sfuggire ai rastrellamenti, trova modo di scrivere le sue emozioni in alcune
lettere ad un'amica immaginaria. La sua vita in candestinità è descritta fino al tragico epilogo
con la cattura da parte dei tedeschi e la morte nel campo di concentramento.

Jona Oberski con "Anni d’infanzia. Un bambino nei lager" l'autobiografia dell'autore che
racconta la sua esperienza dei lager vissuta quando era bambino, circostanza che lo
traumatizzò perché oltre agli orrori dei campi di concentramento a un età ancora ingenua e
tenera vide morire i suoi genitori.

Aldo Carpi "Diario di Gusen" (1944-1945) Il Diario di Aldo Carpi nasce direttamente nel
Lager di Gusen (che dipendeva da quello di Mauthausen), entro il quale l'autore era riuscito a
ritagliarsi una piccolissima speranza di sopravvivenza per via delle sue doti di pittore. In esso
Carpi racconta, con la forza dell'immediatezza e l'intensità di una coscienza ricca di umanità,
l'esperienza spaventosa del campo di concentramento così come egli la vive giorno per
giorno, nell'incertezza d'una precarietà assoluta, costantemente ad un passo dalla morte.
Se questo è un uomo
Trama
Levi scrive questo romanzo appena fa ritorno dal campo di concentramento di Auschwitz in
Polonia, narrando tutti gli orrori e le follie che ha visto durante la sua permanenza al Lager.

Il racconto inizia quando l'autore è catturato dalle milizie fasciste nel dicembre del'43 ed
avviato temporaneamente nel campo di concentramento di Fossoli, nell'attesa di partire poi
per la Polonia.

Tutti i prigionieri erano inconsapevoli di quello che avrebbero incontrato in seguito, ma se ne


accorsero ben presto, quando iniziò il viaggio. Tutti i prigionieri furono stipate in vagoni
merci in condizioni disumane: senza acqua, cibo e spazio per muoversi. Dopo questo terribile
viaggio il treno arrivò ad Auschwitz dove gli uomini furono divisi da donne e bambini e si
procedette alla selezione di chi era adatto a lavorare, e di chi era destinato alle camere a gas e
ai forni crematoi di Birkenau.

Levi fa notare la beffarda scritta all'ingresso del lager "il lavoro rende liberi" che gli rimarrà
impressa per tutta la vita. Appena arrivati i prigionieri intuiscono in quale inferno sono
arrivati: assetati dopo tre giorni senza poter bere sono messi in una stanza con un rubinetto ma
non possono bere perché l'acqua è inquinata. Sono cancellate le differenze individuali fra i
prigionieri senza troppe spiegazioni: erano rasati, vestiti con casacche lacere tutte uguali e
veniva tolto loro anche il nome infatti erano marchiati proprio come il bestiame con un
numero indelebile che sarà il loro unico simbolo di riconoscimento. Levi si accorse ben presto
delle condizioni del campo: i prigionieri erano spogliati dei loro averi, vestiti con misere
casacche nel freddo inverno polacco, dovevano sottostare a ferrei regolamenti a volte anche
dal sapore beffardo come fare alla perfezione i letti, rispondere sempre Jawol "sissignore" e
non fare mai domande, che, se non rispettati, portavano a durissime punizioni.

Fra i vari internati del lager, criminali comuni e politici, gli ebrei erano quelli più disprezzati e
maltrattati. Ogni giorno erano sottoposti ad un lavoro in condizioni di schiavitù alla fabbrica
di Monowitz: senza sosta sotto le percosse dei tedeschi, e soprattutto dei loro Kapos i capi
baracche che ,anch'essi prigionieri ma di "rango superiore", responsabili della disciplina
abusavano spesso dei loro potere dando sfogo all'aggressività più feroce per la gioia delle SS.
Sostenuti solo da un tozzo di pane e un po’ di zuppa i prigionieri vivevano in baracche
sovraffollate dove in una cuccetta dovevano dormire più persone; le latrine in condizioni
igieniche disumane avevano scritte beffarde che incitavano all'igiene. Solo chi era in salute e
sapeva ridurre al minimo lo spreco di forze ed energie poteva sperare di sopravvivere,
altrimenti era destinato a morte certa.

I prigionieri sono distrutti come esseri umani, non hanno più nome ma solo un numero e pur
di sopravvivere compiono qualunque atto, si deve imparare a rubare e a non essere derubati.
Nel lager non c'è spazio per la solidarietà: arrivare vivi il giorno successivo è la cosa più
importante per ogni prigioniero, nessuno pensa più al futuro o ha illusioni se quell'inferno
finirà o no, non c'è tempo di pensare di riflettere si ciò che si è diventati. Tutto diventa utile
nel lager e anche l'oggetto più insignificante può essere fondamentale. Nasce così un
commercio di oggetti di ogni genere: fil di ferro per legare le scarpe, razioni di pane in
cambio di un cucchiaio…. Nonostante ciò Primo conosce alcune persone con le quali
intreccia buoni rapporti e ringrazia di aver avuto amici come Alberto e Lorenzo che lo hanno
aiutato a sopravvivere.

Lorenzo in particolare era


un muratore italiano che
lavorava per un'impresa
che aveva trasferito ad
Auschwitz e fornisce a
Levi per sei mesi piccoli
aiuti e conforti senza
ricevere nulla in cambio.
Egli ricorda anche l'aiuto
che i civili della Buna
diedero ai prigionieri
spesso fu fondamentale
per la sopravvivenza

Durante l'estate del 1944


la vita nel lager ha una
speranza in più perché
circolano voci sulle prime disfatte tedesche e nei prigionieri nasce l'illusione di poter essere
liberati prima dell'arrivo dell'inverno. Le speranze andarono deluse è così l'inverno
sopraggiunse e con esso selezioni per la camera a gas sempre più frequenti. Levi riesce a
superare l'inverno perché grazie alle sue conoscenze in chimica e arruolato in un reparto dove
le condizioni erano meno massacranti.

L’autore divide i prigionieri in due categorie: isommersi


e i salvati.

I sommersi sono gli inetti, coloro che non sanno adattarsi


all’ambiente del lager e soccombono perché eseguono
passivamente tutti gli ordini, non mangiano nulla extra-
razione, non sanno una parola di tedesco e non riescono
quindi a districarsi tra regolamenti e proibizioni.

Appartiene alla categoria dei sommersi la grande


maggioranza dei prigionieri, una massa anonima di esseri
vuoti, stanchi, indifferenti.

I salvati sono gli individui che Darwin avrebbe definito adatti:


i forti, gli astuti, coloro che riescono ad "aguzzare l’ingegno,
indurare la pazienza, tendere la volontà". Essi cercano di
diventare dei Prominenti, perché da un incarico o da una
mansione specialistica deriva sempre qualche privilegio e quindi qualche possibilità di
sopravvivenza; inoltre sono di solito degli organizzati, nel senso particolare che questa parola
assume nel gergo del Lager, cioè escogitano gli espedienti più vari per procurarsi cibo o altri
articoli che possano essere cambiati con cibo oppure usati per attutire i disagi. …

Lo stesso Primo Levi è un salvato. Infatti, grazie ad alcune circostanze fortunate, come la
ferita al piede e la scarlattina, trascorre due periodi in Ka-Be, al riparo dal freddo, ma
soprattutto, grazie alla sua laurea in chimica, è ammesso al Laboratorio chimico come operaio
specializzato e può lavorare in condizioni umane. Essere dei salvati, però, non vuol dire
essere uomini, vuol dire solo saper escogitare qualcosa per non morire. Questo tema sarà
ancora meglio ripreso nell'ultimo romanzo che Levi pubblicherà proprio dal titolo " I
Sommersi e i salvati"

Levi si ammalò di scarlattina nel gennaio 1945 pochi giorni prima dell'arrivo dei russi e
questo gli salvò la vita, infatti, tutti i prigionieri sani furono portati via e poi giustiziati per
non lasciare testimonianza di ciò che si era compiuto, ma i malati dell'infermeria furono
abbandonati al loro destino. Dopo essere sopravvissuti dieci giorni con quel poco che
rimaneva nel campo abbandonato, Levi e gli atri superstiti furono trovati dai russi.

Da qui inizia il lungo e tormentato viaggio di ritorno di Levi verso casa che verrà narrato né
"La tregua"

Commento

"Se questo è un uomo" è la dimostrazione di quanto possono arrivare la follia e la crudeltà


nell'uomo e di come un individuo possa essere distrutto nella sua identità e dignità . Il titolo
del romanzo deriva da una poesia scritta all'inizio del libro, Con questa rivolgendosi a chi
queste esperienze non le ha vissute chiede se può essere considerato uomo chi vive in
condizioni massacranti, picchiato, costretto a lottare per un pezzo di pane e avere la vita
decisa per un "sì" o un "no" alle selezioni per le camere a gas. Il titolo però si può estendere
anche a chi ha commesso queste atrocità fino all'ultimo su chi non poteva difendersi, pur di
seguire le regole di un'ideologia. Non è possibile definire uomo un essere in cui l'odio e la
mancanza di dignità arrivino al livello dei lager.

Il linguaggio usato nel romanzo è semplice e immediato le descrizioni sono molto realistiche
per trasmettere al lettore ciò che si provava nel Lager in modo diretto.

Penso che questo libro ci debba far riflettere perché i fatti accaduti allora non si debbano mai
più ripetere in nessuna parte della Terra, è un monito alla memoria per evitare di sbagliare
ancora.

Questa è la poesia "Se questo è un uomo":


"Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,


Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi."

La Tregua
Trama
La Tregua è il seguito di Se questo è un uomo. Il libro narra il lungo viaggio di ritorno che
Primo Levi fece dal campo di concentramento di Auschiwzt in Polonia, fino a Torino
attraverso un lungo e tortuoso percorso fra vari paesi europei.

Il romanzo inizia con la liberazione del campo da parte dei russi nel gennaio del 1945. I
prigionieri che sono sopravvissuti agli orrori dei lager sono finalmente liberi e potevano
tornare ad essere uomini. Durante i primi giorni la confusione è molta e i prigionieri vengono
smistati in vari campi di raccolta. Levi conosce molte personaggi ma fra loro se ne ricorda una
in particolare: Mordo Nahum, il Greco. L'incontro con lui fu fondamentale. Il Greco, ebreo di
Salonicco, è un personaggio il cui ideale di vita si ispira ad un codice anarchico e mercantile
fondato su pochi principi fondamentali fra cui "l'uomo è lupo all'uomo" e "guerra è sempre" .
E' un uomo di mezz'età che aveva vissuto molte avventure e sopravvissuto in varie guerre, era
diventato un maestro nell'arte di arrangiarsi e di cavarsela anche nelle situazioni più difficili.
L'incontro con il Greco nonostante sia stato breve è ricordato con molto affetto perché i suoi
consigli aiutano Levi a tornare vivere dopo l'inferno del Lager.

Il primo luogo dove avviene una lunga sosta fu Katowice, una cittadina poco distante da
Cracovia, dove Levi trova ospitalità, grazie all'abilità del Greco, presso un gruppo di Italiani.
Levi fa notare di come gli abitanti della città guardano i prigionieri: sanno già tutto degli
orrori che avevano subito. Nel campo dove è ospitato, un ex lager trasformato dai russi in un
campo di raccolta per persone di varie nazionalità, Primo fa molte conoscenze ed amicizie.
Trova occupazione presso l'infermeria dove ottiene il compito di catalogare medicinali e
conosce qui Galina una giovane infermiera russa e un gruppetto di Italiani ai quali rimarrà
molto legato anche dopo il ritorno a casa. Fra essi ci sono il Colonnello Rovi, Daniele,
Leonardo, Cravero, Cesare. Quest'ultimo è un italiano ebreo proveniente anch'egli dal lager di
Buna-Monowitz e più precisamente dal campo da dissenteria dove era stato soccorso da Levi
durante gli ultimi tragici giorni che precedettero l'arrivo dei Russi.

Tra i due ex compagni di prigionia si stabilisce un'amicizia profonda; di lui l'autore dice che
"era un amico di tutto il mondo, non conosceva l'odio né il disprezzo, furbo e ingenuo,
temerario e cauto, molto ignorante, molto innocente, e molto civile". È Cesare che lo
introduce nel mercato nero di Katowice e durante questo periodo di "imprese commerciali"
acquista una relativa serenità.

Viene anche descritto come la vita torna a riprendere dopo la guerra: iniziano attività
commerciali, le persone tornano alle loro piccole attività quotidiane, inizia la ricostruzione dei
danni bellici e si cerca di dimenticare orrori e drammi appena passati. Nei mesi di permanenza
a Katowice tutti seguono l'evolversi della guerra fino al giorno della sua conclusione, l'8
maggio 1945, che è accolto con grandi festeggiamenti, e un sempre più ardente desiderio di
far ritorno a casa. Gli italiani partono poco dopo alla volta di Odessa per poi imbarcarsi su una
nave che gli avrebbe riportati in Italia. Il viaggio però deve arrestarsi a causa di interruzioni
sulla rete ferroviaria danneggiata dalla guerra e così sono inviati al campo di Staryje Doroghi
in Bielorussia.
Durante la lunga marcia verso la "casa rossa" di
Staryje Doroghi il gruppo di italiani fa un
toccante incontro con gruppo di prigionieri
tedeschi. Questi, affamati e distrutti dal lavoro,
chiedono un pezzo di pane, tutti rifiutano ad
eccezione di Daniele, unico sopravvissuto
all'eccidio del ghetto di Venezia, che offe loro il
pane ma pretende che questi si inchinino ai suoi
piedi.

Il lungo soggiorno a Staryje Doroghi è rilassante


e trascorso nell'ozio ma con una crescente malinconia di tornare a casa e rivedere i propri
familiari. Incontra per l'ultima volta il Greco, che finalmente può far ritorno a casa, rafforza il
legame d'amicizia con i suoi compagni di viaggio

Dopo il lungo stazionamento in quel campo il gruppo di Italiani parte alla volta dell'Italia ma
li deve attendere ancora un lungo e snervante viaggio. A causa dei danni causati dalla guerra
alle ferrovie il convoglio compie un percorso tortuoso attraverso vari paesi e paesaggi
dell'Europa: dalle sconfinate pianure della Russia, alle "familiari" colline della Romania, alle
fertili pianure ungheresi, alle Alpi di Austria e Germania dove arrivando a Monaco non può
fare a meno di pensare che tutto era partito da lì. Girando per le vie della città distrutta e
incontrando i pochi sopravvissuti vorrebbe fare mille domande ma nessun tedesco osa
guardare il gruppo di ex-deportati ebrei. Dopo un mese di viaggio Levi arriva alla tanto
sospirata Italia, e il 19 ottobre 1945 a Torino, dove può riabbracciare i suoi cari. Egli resta
ancora in contatto con i suoi compagni di viaggio, e con alcuni di questi diviene anche amico.

Levi ha modo di vedere un'Europa distrutta che si sta appena riprendendo da una lunga guerra
che aveva portato innumerevoli drammi, morti e distruzioni come mai prima nella storia. Le
persone spesso colpite dalla distruzione di tutti i loro averi e dalla perdita dei loro cari tornano
a sperare e ad avere voglia di vivere. Egli arrivato a casa ha ancora i segni indelebili di ciò che
aveva subito e la memorie degli orrori del lager lo tormenteranno per tutta la vita.

Commento

Con questo romanzo Levi oltre a raccontare la sua personale odissea attraverso l'Europa, ci
parla di come i sopravvissuti dei lager siano tornati a vivere dopo che era stato loro cancellato
tutto ed erano stati ridotti a larve.

Durante questa odissea c'è chi intraprende la strada del commercio per procurarsi del denaro
con il quale sopravvivere e chi ruba; ma nello stesso tempo si mescolano tra di loro, si aiutano
l'un con l'altro e si compatiscono: sono così "tornati ad essere delle persone" con sentimenti,
emozioni, desideri, in quanto possono finalmente pensare e riposare.
Più si avvicinano alle proprie terre e più sono assaliti da sentimenti opposti: l'ottimismo e
l'angoscia che qualcosa possa impedire loro il rimpatrio e infatti, all'inizio sono increduli del
loro arrivo, ma infine riacquistano la loro sicurezza.

Nel romanzo non ci viene descritta sola "ricostruzione morale" delle una persona, ma anche
quella materiale di paesi, case, infrastrutture traffici e commerci di un'Europa distrutta dalla
guerra.

Lo stesso autore ci spiega i motivi per cui ha dato al libro il titolo La tregua, nelle pagine
conclusive quando rammenta le sensazioni che ha provato con i suoi compagni di viaggio nel
momento in cui il treno è entrato in Italia. La tregua è infatti un'odissea, il ritorno inteso come
travaglio interiore, lotta contro i ricordi, la ricerca della propria persona, dell'integrità umana
calpestata ed avvilita.

Ma la tregua è anche il ritorno alla "normalità" conquistata e assaporata a poco a poco nel
corso di un viaggio di circa cinquemila chilometri in quasi nove mesi: un viaggio di nove
mesi per il ritorno alla vita.

Ma il ritorno alla vita sarà sempre dominato dal ricordo indelebile di Auschwitz.

Penso anche che Levi descrivendoci i paesaggi e gli abitanti di un'Europa distrutta voglia
anche far ricordare a tutti gli orrori e l'insensatezza della guerra. Questo ci deve far riflettere
sulle varie guerra che ancora oggi si stanno combattendo in tutta la Terra che mietono
moltissime vittime e sofferenze inutili e spesso passano inosservate.

Inglese

World War II
At Munich in September 1938, the British prime minister Neville Chamberlain and his French
counterpart Édouard Daladier bought time with "appeasement"--betraying

Czechoslovakia and handing the Sudetenland to Hitler. Millions cheered the empty

Pledge they brought back with them: "Peace for our time." Within 11 months, Hitler had
invaded Poland and World War II had begun.
The Polish crisis precipitated the war. Through the summer of 1939, German propaganda
grew more strident, demanding cession to Germany of the city of Gdansk (Danzig) while
gradually escalating demands for special rights in, and finally annexation of, the Polish
Corridor. As the only nation able to defend Poland was the Soviet Union, a British-French
mission in the summer of 1939 began negotiations for a treaty with Joseph Stalin. Poland,
however, announced that it wouldn't have permitted Soviet troops to enter Polish territory,
even for defending the country against Germany. Hitler put a stop to these negotiations on
August 23 when he announced a non-aggression pact with the Soviet Union. On September 1,
German troops invaded Poland. Britain and France declared war to Germany on September 3.

The phases of war

From the British perspective World War II fell readily into three distinct phases:

The first, the so-called phony war and the period of German victories in the west, ended with
the decision of France on June 18, 1940, to ask for an armistice with Germany.

The second, the heroic phase, when Britain stood alone, began with the battle for survival in
the air over the British Isles and ended in the first week of December 1941 with the successful
Soviet defence of Moscow after Hitler's attack on June 22 and with the Japanese declaration
of war on the United States and the British Empire on December 7.

The third which lasted from December 1941 until Germany's capitulation in May 1945.

Perhaps the most important event of the first phase was the announcement on Sept. 3, 1939,
that Churchill would re-enter the government as first lord of the admiralty. Churchill thus was
in charge of the Royal Navy on April 9 and 10, 1940, when Hitler without warning overran
Denmark and Norway, greatly extending his northern flank and virtually destroying the naval
blockade of Germany that had been established at the beginning of the war.

The Norwegian campaign destroyed also the Chamberlain government. The obviously poor
planning and the incapacity of the British forces in an area where the Germans were at a
serious disadvantage caused a rebellion within the Conservative Party. Thus, on May 10
Churchill was announced as Prime Minister. Chamberlain, to his immense credit, consented
to remain in the Cabinet and to control, on Churchill's behalf, the Conservative Party. On the
same day, May 10, 1940, the German army struck in the west against The Netherlands,
Belgium, and Luxembourg. France held out for just 38 days.

When on June 18 the French government resolved to ask for an armistice, Churchill
announced on the radio that Britain would fight on alone; it would be the nation's "finest
hour." So began the second phase of World War II for Britain. Through August and
September 1940, the fate of the nation depended upon 800 fighter aeroplanes, and upon
Churchill's resolution, in the terrific bombardment that became the Battle of Britain. In the
last six months of 1940, some 23,000 civilians were killed, and yet the nation held on.
The important political lesson of World War II lays in the realisation that a democratic nation,
with a centuries-old tradition of individual liberty, could with popular consent be mobilised
for a gigantic national effort. The compulsory employment of labour became universal, for
both men and women. In 1943 Britain was devoting 54 percent of its gross national product to
the war. Medical services were vastly extended. Civilian consumption was reduced to 80
percent of the pre-war level. Yet by and large the political tensions that had accompanied an
equally desperate war 25 years before did not appear. Britain was unified in a way it had
seldom been. Politics, as opposed to the direction of the war, certainly for the voters, became
almost irrelevant. There was some parliamentary criticism of Churchill's leadership, but
public approval, measured by repeated opinion polls, hardly wavered. German hostilities in
the west ended at midnight on May 8, 1945.

Primo Levi is one of our century's essential voices

Writer and chemist, survivor and witness, Primo Levi was born in Turin, Italy, in 1919. In
1938, his Judaism became a sudden and serious liability. That year, Mussolini's government
enacted a series of anti-Semitic regulations that outlawed mixed marriages, expelled Jews
from the universities. Despite the so-called racial laws, Levi managed to complete his degree
in chemistry at the University of Turin in 1941.

Two years later the Germans captured Levi and took him in Auschiwzt camps. Out of the 650
Italian Jews in his "shipment," Levi was one of the 20 who left the camps alive. He attributed
his survival to luck, to his skills as a chemist, and to the furtive care packages he received
from an interned Italian bricklayer. He also had the paradoxical good luck to be stricken with
scarlet fever just as the Germans began to evacuate the Auschwitz complex in January 1945.

Levi returned to Turin, resumed his career as chemist. Yet he felt driven to record his wartime
ordeal, and in spare time he composed Survival in Auschwitz. Fantastically enough, his
memoir. Survival in Auschwitz finds a wide audience, and today, five decades after its initial
appearance, it continues to astonish.

The late-breaking success of his first book inspired Levi to write another. This was The
Reawakening, in which he recounted his long, meandering journey home through the chaos of
liberated Europe.

Levi published also a series of science-fictional and philosophical vignettes that were later
collected in The Sixth Day and The Mirror Maker. In 1977, he retired from chemistry to write
full-time.

He wrote The Periodic Table, in this book Levi truly use the elements of Mendeleyev's
Periodic Table as jumping-off points for autobiographical episodes.

Auschwitz had left Levi with indelible scars (some of which grew more visible in his last
book, The Drowned and the Saved). On April 11, 1987 Levi suicides.
Francese

Deuxième guerre mondiale


En 1938 à la conférence de Munich les premiers ministres français Daladier et anglais
Chamberlainobtienent d'Hitler et de Mussolini la confirmation que l'expansion térritoriale
allemande est finie. Ce n'est pas vrai. La guerre éclate le 1er septembre 1939, le 3 septembre la
France et l'Angleterre déclarent guerre à L'Allemagne.

Pendant le premier mois la guerre est tranquille: les allemands sont occupés au nord avec la
Norvège et la Danemark. Cette période est apellé la "drôle de guerre". Les français pensent
que la ligne Maginot une énorme série de fortifications qui couvre la frontière de la Suisse
jusqu'à a la belgique découragerà les Allemands. Au mois de mai 1940 les nazis attaquent en
rapide succession l'Hollande, la Belgique et la France. La ligne Maginot est tournèe, ci est la
"guerre foudre". Le 14 juin 1940 les troupes allemandes arrivent à Paris, la France capitule, le
gouvernement s'enfuit à Londres. La France est divisée en deux, au Nord la partie occupée
directement par les Allemands, au Sud la République collaborationiste de Vichy, dont le
maréchal Pétain est le chef. Le générale De Gaulle lance le 18 juin 1940 à la radio de Londres
un Appel à la résistance contre les allemands. Il va devenir le chef des Forces Armées de la
France libre, alliée avec les Américains et les Anglais. Le gouvenrment collaborationniste se
rend responsable de graves crimes, comme la deportation des hébreux français dans les camps
de concentrement.

Les gouvernement Laval reste mais il s'agit d'un véritable fantoche dans le mains des nazis.
Le 6 juin 1944 les Alliés, et les Français avec eux, débarquent en Normandie, c'est le début de
la reconquête. Le 25 août 1944 les troupes françaises délivrent Paris. L'Allemagne capitule le
8 mai 1945.

Auschwitz
Le camp d'Auschwitz. C'était le camp le plus important du dispositif Allemand. Auschwitz
est devenu le symbole de l'assassinat industriel des Juifs et des Tsiganes Il regroupait à lui
seul, 50 sites avec trois camps principaux :
Auschwitz I

Auschwitz II Birkenau

Auschwitz III Monowitz

Les déportés étaient déplacés régulièrement de l'un à l'autre.Dès 1939, des prisonniers
politiques ont été internés à Auschwitz, parmi eux beaucoup d'Allemands anti-nazis et des
Polonais. En 1941 des prisonniers Russes furent amenés au camp. 600 ont été gazés au
Zyklon B, les premiers assassinats massifs.

Paradoxalement, ce camp à sauvé la vie d'un certain nombre de Juifs vivant aux alentours.
Ces Juifs d'Oswiecim (Auschwitz en Allemand), ont construit les bâtiments. Classés par
l'administration comme " Préposés aux travaux d'installation des camps de la mort ", ces
hommes et femmes évitèrent ainsi le sort de leurs homologues. N'oublions jamais que 1 300
000 Juifs sont morts à Auschwitz, sur un total de 1 600 000 assassinats. Et ceci n'est
qu'approximatif. En effet, la plupart du temps, les enfants, femmes et hommes descendaient
des wagons à bestiaux, pour aller directement à la salle des "Douches", où le Zyklon B ne
laissait aucune chance à qui que ce soit.

Primo Levi est l'une des voix essentielles de notre siècle.

L'auteur et le chimiste, le survivant et le témoin, Primo Levi est né à Turin, Italie, en 1919. En
1938, cependant, son judaisme est devenu une responsabilité soudaine et sérieuse.Cette année,
le gouvernement de Mussolini a décrété une série de règlements anti-Semitiques. En dépit des
prétendues lois raciales, Levi est parvenu à terminer son degré en chimie à l'université de
Turin en 1941.

Deux ans après, quand les Allemands ont envahi l'Italie du nord, Levi s'est sauvé aux
montagnes avec des partisans, capturés immédiatement par une troupe de milice fasciste, Levi
est déporté dans le camp d'Auschwitz. Il a attribué sa survie à la chance, à ses qualifications
en tant que chimiste et à l'aide qu'il a reçu d'un maçon italien interné. Il a également eu la
chance paradoxale d'être frappé de scarlatine juste comme les Allemands commençaient à
évacuer le complexe d'Auschwitz. Il a survécu, et il a été libéré avec une poignée d'autres
détenus malades en janvier1945.

Levi est revenu à Turin, , et a repris sa carrière comme chimiste. Il s'est senti piloté pour
enregistrer son épreuve du temps de guerre, et dans le temps disponible il a composé Si ceci
est un homme, son mémoire de tous ce qui a vu à Auschwizt . Aujourd'hui, cinq décennies
après son aspect initial, il continue à étonner.

Le succès de son premier livre a inspiré la suite . C'était La trêve dans le quel il a raconté son
long, voyage de méandre à la maison par le chaos de l'Europe libérée.

Levi a écrit aussi des histoires scientifiques. En 1977 il s'est rétiré de la chimie pour écrire à
plein temps, et a gagné une renommée mondiale pendant la décennie suivante avec la
traduction en anglais du Tableau périodique. Dans ce livre, Levi a vraiment uni ses deux
métiers: en utilisant les éléments de Mendeleyev le Tableau périodique il a parlè des épisodes
autobiographiques

Auschwitz a emprimé en Levi des mémoires indélébiles (dont certains ont crues plus visibles
dans son dernier livre, les noyés et les sauvegardés ). Le 11 avril 1987, après une période de
dépression prolongée, Levi se suicide.
Diritto

La tutela costituzionale del lavoro


Durante i regimi autoritari come il nazismo e il fascismo i diritti dei lavoratori erano assai
ridotti. Con il ritorno alla democrazia e l'emanazione della Costituzione nel 1948 si sono
voluti tutelare alcuni diritti fondamentali.

Il lavoro è alla base dell'ordinamento della repubblica: "L'Italia è una repubblica democratica
fondata sul lavoro" Art. 1. Il lavoro è considerato un diritto fondamentale per ogni persona: "
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che
rendano effettivo questo diritto" Art.4. L'articolo 35 è riferito ad una generale tutela del
lavoro, e all'aiuto che lo stato deve dare per promuovere il lavoro e preparare
professionalmente i lavoratori. Inoltre riconosce il diritto all'emigrazione e tutela il lavoro
italiano all'estero.

La costituzione si occupa di tutela del lavoro in particolare dall'articolo 35 al 40, fra questi i
più importanti sono: l'articolo 36 che riguarda il diritto alla retribuzione, l'articolo 39 il diritto
di sindacato e l'articolo 40 il diritto di sciopero.

1. Il diritto alla retribuzione (art 36.) La costituzione non stabilisce solo il diritto alla
retribuzione ma anche le sue caratteristiche fondamentali.

La retribuzione deve infatti essere proporzionata alla quantità a alla qualità del lavoro
prestato e, sufficiente ad assicurare al lavoratore ed alla sua famiglia un'esistenza libera
e dignitosa.

La norma dell'articolo 36 è precettiva questo significa che se il datore di lavoro non


rispetta una di queste due norme è costretto a conformarsi alla normativa costituzionale
per non incappare in sanzioni giudiziarie.

L'articolo inoltre ribadisce il diritto al riposo settimanale ed ad un periodo di ferie


annuali retribuite e affida alla legge il compito di stabilire il massimo orario della
giornata lavorativa.

La retribuzione può essere a cottimo, a tempo o mista. La retribuzione a cottimo è


determinata in base al numero di prodotti lavorati. Quella a tempo retribuisce il
lavoratore in base tempo trascorso al lavoro.

2. L'articolo 39. Che riguarda il diritto di sindacato, In esso si stabilisce che


l'organizzazione sindacale è libera e il diritto di ogni lavoratore ad associarsi senza che
ciò comporti discriminazioni nei suoi confronti. Inoltre si stabilisce un organizzazione
interna di tipo democratico la registrazione presso enti locali o centrali secondo le
norme di legge. I sindacati hanno il compito di difendere gli interessi dei lavoratori sia
a livello individuale difesa sia al livello collettivo. Le organizzazioni sindacali più
rappresentative sono CGIL, CISL e UIL che formano una confederazione unitaria, oltre
a questi sindacati vi sono altri chiamati sindacati autonomi che rappresentano
determinate categorie di lavoratori.
3. Articolo 40. Che riguarda il diritto di sciopero. Questo era considerato reato durante il
fascismo. Lo sciopero è l'astensione volontaria dal lavoro fatta dai lavoratori. Per
chiedere migliori condizioni. L'articolo rinvia alle leggi il compito di disciplinare lo
sciopero. Lo sciopero può essere fatto per chiedere un aumento salariale, un nuovo
orario di lavoro. In questo caso si ha lo sciopero economico. Lo sciopero può essere
fatto anche in occasione dell'approvazione di leggi, decreti che riguardano il mondo del
lavoro o per protestare contro la politica del governo e allora si ha lo sciopero politico.
Se lo sciopero è fatto da una categoria di lavoratori per sostenere interessi di altre
categorie si parla di sciopero di solidarietà. Lo sciopero comporta al lavoratore la
perdita del diritto alla retribuzione ma essendo un diritto costituzionale il datore di
lavoro non può discriminare il dipendente che ha scioperato. Per talune categorie di
lavoratori le leggi che regolano lo sciopero sono più fiscali in quanto devono anche
tutelare l'interesse della collettività. In particolare nel settore dei trasporti, della sanità ,
telecomunicazioni…. Deve essere garantito un servizio minimi essenziale. Lo sciopero
inoltre deve essere comunicato con un certo numero di giorni di anticipo. Le autorità
pubbliche in caso di assoluta necessità possono ricorre alla precettazione cioè
all'interruzione forzata dello sciopero.

Non meno importanti sono gli articoli 37 e 38 che si occupano della tutela del lavoro
femminile e minorile, e del diritto di assistenza per le persone inabili al lavoro:

1. L'articolo 37 si occupa della tutela del lavoro femminile e minorile, è ribadita la parità
delle condizioni di lavoro e retribuzione fra uomini e donne e lascia alla legge il
compito si stabilire l'età minima per il lavoro minorile (oggi di 16 anni) e di regolare
con leggi speciali il lavoro dei minori garantendo loro parità di condizioni e
retribuzione.
2. L'articolo 38 ha per oggetto il diritto d'assistenza per i cittadini inabili al lavoro,
garantisce a tutti i lavoratori a ricevere un sostentamento economico adeguato in caso
di malattia, disoccupazione, vecchiaia, infortunio (stabilisce in pratica il diritto alla
pensione o ai sussidi) E' anche compito dello stato garantire agli inabili e ai minorati un
il diritto ad un avviamento e formazione per il mondo de lavoro.
Geografia

I problemi del lavoro nel Nord e nel Sud del mondo.


La disponibilità e la qualità del lavoro sono uno dei principali fattori che influenzano la
distribuzione della popolazione sulla Terra e la sua qualità della vita.
Da sempre le migrazioni dell'uomo sono state causate dalla disponibilità di risorse che una
data area offre alla popolazione e dalla capacità che l'uomo stesso ha di sfruttarle per renderle
utili creando lavoro. Anche le attuali migrazioni sono causate dalla necessità di un lavoro o di
un miglioramento qualitativo del lavoro stesso.

Oggi esiste una profonda differenza fra il lavoro nei paesi del "Nord del mondo", ricchi e
industrializzati e quelli del "Sud" caratterizzati da povertà e sottosviluppo. Nel primo gruppo
di paesi il lavoro e caratterizzato da un'alta tecnologia, da lavoratori sempre più specializzati e
preparati professionalmente. Da un benessere abbastanza diffuso e da una legislazione che
garantisce e protegge i lavoratori.

In diversi paesi del sud del mondo invece per la maggior parte delle persone il lavoro spesso
condotto in condizioni dure e faticose è appena sufficiente alla sopravvivenza, con poche
garanzie di protezione sociale da parte dello stato, soprattutto per le parti più deboli della
società. L'analfabetismo diffuso, le guerre e i grandi interessi economici non contribuiscono a
migliorare la qualità e l'offerta di lavoro in queste zone. Alcuni problemi infine anche se in
modo diverso sono comuni a tutto il mondo e affliggono ancora i paesi più sviluppati.

Ci sono diversi indicatori per verificare la qualità, la disponibilità, il grado di sviluppo e i


problemi del lavoro in un'area. I più importanti sono: la percentuale di popolazione attiva e la
ripartizione dei lavoratori nei tre settori produttivi, fra i problemi spiccano la disoccupazione,
lo sfruttamento del lavoro minorile e femminile.

Il primo fattore che influenza il lavoro è la percentuale di popolazione attiva cioè l'insieme
della forza lavoro compresa tra i 14 e i 65 anni. Globalmente il tasso di popolazione attiva è
del 48%. Nei paesi del nord del mondo questa percentuale è più alta ma tende ad abbassarsi
per effetto dell'invecchiamento della popolazione, che in un futuro prossimo potrebbe causare
problemi economici per il gran numero di pensionati a carico della società. Nei paesi del terzo
mondo la situazione è opposta, nonostante sia molto sfruttato il lavoro minorile, qui il tasso si
popolazione attiva è inferiore alla media per una popolazione con un'età media molto giovane
a causa del forte incremento demografico.

Un altro fattore è dato della divisione lavoro nei tre settori d'attività: primario, secondario e
terziario. Nei paesi sviluppati il terziario occupa un ruolo dominante con oltre il 50% della
popolazione impiegata e sono particolarmente sviluppati i servizi avanzati (comunicazioni,
informatica, attività di ricerca..) . L'industria che occupa un 25-40% della popolazione sta
registrando un calo di addetti a causa di una sempre maggiore automazione e
meccanizzazione . L'agricoltura occupa solo una ridottissima quota di popolazione grazie ai
progressi dell'automazione.

Nei paesi in via di sviluppo la situazione è molto diversa: qui l'agricoltura occupa ancora una
parte considerevole della popolazione, l'industria è ancora in fase di sviluppo e occupa una
percentuale di popolazione poco elevata. Il terziario è poco sviluppato e a volte l'alto numero
di persone occupate in questo settore è dovuto ad una massiccia presenza di burocrazia statale
e grandi apparati militari.
Nei paesi che hanno avuto o hanno un'economia pianificata la situazione è mutevole: i Cina
ad esempio abbiamo ancora una prevalenza del settore primario, mentre in Russia e nei paesi
dell'Europa orientale è l'industria ad avere un ruolo principale, anche il terziari occupa molti
addetti, ma si tratta di un terziario poco produttivo e legato alla burocrazia statale.

La disoccupazione è un fenomeno che colpisce sia i paesi del Nord che del Sud del mondo
anche se con aspetti diversi. Nei paesi del Nord del mondo la percentuale di disoccupati varia
secondo le fasi di espansione o crisi economica (come nella crisi petrolifera degli anni'70)
Molti stati attuano politiche di incentivo all'occupazione e sussidi per i disoccupati per tentare
di risolvere questo grave problema. Nei paesi del sud del mondo la disoccupazione colpisce
soprattutto le fasce più povere della popolazione ed in particolare i contadini delle aree più
improduttive o in via desertificazione o cacciati dall'avanzata delle piantagioni delle
multinazionali. Gli stati non fanno molto per migliorare l'economia e aiutare le fasce più
deboli della popolazione Oltre alla disoccupazione un fenomeno particolarmente diffuso nei
paesi povero è la sottoccupazione cioè lo sfruttamento in nero della manodopera che spesso è
attuata con condizioni di lavoro durissime, poche sicurezze e salari al limite della
sopravvivenza, facendo ampio ricorso allo sfruttamento del lavoro minorile.

Il lavoro minorile è infatti uno dei più gravi problemi del Sud del mondo, ma anche in parte in
alcune aree del Nord. I bambini sono spesso costretti al lavoro per le necessità economiche
della famiglia, con salari molto ridotti e in condizioni precarie, svolgendo spesso attività
illegali o criminali. Lo sfruttamento arriva fino a forme disumane come la prostituzione
minorile o l'uso di bambini soldato durante le guerre. Lo sfruttamento del lavoro dei minori si
ripercuote su tutta la società e l'economia dei paesi interessati: essi sono privati della
possibilità di istruirsi, contribuendo così a mantenere un alto livello di analfabetismo e poca
istruzione che contribuiscono ad aggravare le condizioni di sottosviluppo dei PVS. Un
esempio eloquente di sfruttamento del lavoro minorile è dato dalle "favelas" del Brasile dove i
bambini che vivono per le strade di queste sovraffollate baraccopoli sono sfruttati da bande
criminali per il commercio di droga o per atti di microcriminalità . Anche in alcuni paesi
asiatici come nel Pakistan o nelle regioni del Sud-Est la manodopera minorile è sfruttata,
soprattutto nell'industria tessile, per avere prodotti a costi ridotti da vendere sui mercati
occidentali ottenendo così alti profitti.

Un altro grave problema del lavoro è la penalizzazione dell'attività femminile, fenomeno che
interessa anche i paesi più sviluppati anche se in misura minore. Il lavoro delle donne spesso è
sotto pagato rispetto a quello maschile e le donne hanno maggiori difficoltà ad accedere ad
alcune professioni. Ad esempio anche nei paesi più sviluppati le donne sono in minoranza nel
controllo politico e negli organi di governo. Inoltre, in particolare nei PVS, spetta alle donne
un lavoro "invisibile" come la cura dei figli, della casa per la mancanza di strutture sociali
fornite dallo stato. In molti stati inoltre manca una legislazione che pone sullo stesso piano
donne e uomini e anzi in alcuni stati (come nei paesi musulmani) la figura femminile è posta in
condizioni di inferiorità ed è la stessa legge che impone costumi e stili di vita di
subordinazione all'uomo.
Analisi del testo “Se questo è un uomo”
Primo Levi

Dati Editoriali:

 Autore: Primo Levi


 Titolo del libro: “Se questo è un uomo”
 Data, luogo di pubblicazione e casa editrice: Se questo è un uomo viene pubblicato nel
1947 dalla casa editrice De Silva, stampando circa 2500 copie. Non riscontra il successo
che avrebbe meritato e quindi viene accantonato. Successivamente nel 1956 ad una
mostra a Torino sui campi di concentramento, il chimico Primo Levi viene assediato da
giovani che lo interrogano sulla sua esperienza, lo scrittore riprende fiducia nei suoi
metodi di narrazione e pubblica una seconda volta il libro, ma con la casa editrice Einaudi
(che in precedenza lo aveva respinto), il dattiloscritto viene pubblicato nella collana
“Saggi” e da allora viene ancora pubblicato. Nel 1959 il racconto viene tradotto in
Inghilterra e negli Stati Uniti, due anni dopo anche in tedesco e in francese. Se questo
è un uomo, ebbe così successo che nel 1964 venne ridotto per la radio.

Genere:
il racconto “Se questo è un uomo”, è un racconto di tipo storico, infatti, l’autore non
inserisce nel contesto frasi personali contro i suoi persecutori, il suo compito è quello di
raccontare ciò che è accaduto in modo che non succeda più.

Presentazione dell’autore:
Primo Levi nasce a Torino nel 1919 dove trascorrerà l’infanzia e la prima giovinezza, nel
1934 s’iscrive al primo anno di liceo, successivamente nel 1941 si laurea in chimica.
Nel 1942 Primo Levi si trasferisce a Milano per ragioni di lavoro da dove, nel 1943, scappa
per andare sulle montagne sopra Aosta unendosi ad altri partigiani; viene quasi subito
catturato dalla milizia fascista.
Nel 1944 Primo Levi viene internato nel campo di concentramento di Fossoli e
successivamente deportato ad Auschwitz; dove il 27 Gennaio 1945 viene liberato in
occasione dell’arrivo dei russi al campo. Il suo rimpatrio avverrà soltanto nell’Ottobre.
Primo Levi muore, nella sua casa di Torino dopo aver subito un’operazione chirurgica, l’11
aprile del 1987.
Primo Levi giunse alla letteratura attraverso la tragica esperienza vissuta nei lager che lo
segnò fino al punto di diventare per lui un’ossessione che lo portò dopo tanti anni al suicidio.
Il racconto delle traversie subite ad Auschwitz è consegnato a se questo è un uomo, che
denuncia la tragica e subumana vita nel lager.

Esposizione sintetica della vicenda:


“Se questo è un uomo”, narra le sue esperienze di deportato nel lager nazista di Buna-
Monowitz nei pressi di Auschwitz.
L’autore viene arrestato nella notte del 13 dicembre 1943, quando venne sorpreso in
montagna insieme ai suoi compagni da una reparto della milizia fascista.
Viene deportato nel campo di concentramento di Fossoli, qui a breve apprende la notizia del
suo trasferimento, insieme ad altri italiani, nel campo di sterminio di Auschwitz, e
precisamente di Buna-Monwitz, questa notizia però gli viene data parzialmente, infatti gli
viene detto che devono partire per la Polonia.
Il viaggio è preceduto da vari “rituali d’addio”, c’è chi prepara il pranzo per i propri figli, chi
prega, chi cerca di passare le sue ultime ore da deportato felice.
I prigionieri vengono ammassati su un treno composto da dodici carri chiusi dall’esterno, in
cui, uomini, donne e bambini vengono pressati come sardine, e per giunta senza acqua da
bere;
Giunti a destinazione, il meccanismo dell’annientamento si mette subito in moto: è il primo
episodio di una lunga serie di eventi analoghi il cui unico scopo è quello di giungere, per
gradi, alla totale eliminazione dei deportati.
Coloro che sono in grado di essere utilizzati come mano d’opera fino allo sfruttamento
completo di ogni risorsa umana, vengono condotti ai campi di lavoro; tutti gli altri, vecchi,
inabili, bambini, avviati invece alle camere a gas.
Gli “abili”, caricati su un autocarro, vengono trasportati nel campo di lavoro che è stato
loro assegnato. Una insegna vivamente illuminata dove spiccano le parole: ARBEIT MACHT
FREI ( il lavoro rende liberi), sovrasta la porta del campo. Sotto questo vessillo beffardo
e grottesco che getta una luce ancora più tragica sul destino già segnato dei prigionieri,
ha inizio il lungo apprendistato dei nuovi arrivati alla disumanizzazione, all’avvilimento e
alla morte. Spogliati, e non solo in senso metaforico, di ogni dignità umana, rivestiti con
casacche a righe, calzati di zoccoli, tatuati sul braccio sinistro con il numero di matricola
che d’ora in avanti sostituirà il loro nome e quindi anche servirà a cancellare la loro
identità personale sotto l’anonimato di una cifra, si trasformano da uomini in Haftlinge,
vale a dire in prigionieri, dove però questo nome si carica, all’interno del lager e per
quanto riguarda gli ebrei, di un significato particolarmente spregiativo. Da questo
momento il nome dell’autore non è più Primo Levi bensì: 174517.
La narrazione prosegue addentrandosi nella descrizione di quell’inferno, difficilmente
immaginabile per chi non ne abbia fatta esperienza, che è la vita in un lager. Il campo in
cui viene rinchiuso l’autore è costituito da una sessantina di baracche, dette blocks,
destinate agli ebrei, e da altri alloggiamenti in cui risiedono i Kapos e i Reichsdeutsche,
vale a dire i comandanti del campo e i prigionieri tedeschi di razza ariana, sia politici che
criminali. Le tre categorie di Haftlinge si distinguono tra loro per il diverso contrassegno
che portano cucito sulla giacca: gli ebrei una stella rossa e gialla, i politici un triangolo
rosso, i criminali un triangolo verde.
Tutti gli internati vengono trasferiti durante il giorno presso una fabbrica di gomma,
chiamata la Buna (da cui prende il nome appunto il lager), e sotto la sorveglianza di un
kapo, svolgono un lavoro massacrante. I più deboli soccombono ben presto alla fatica, alle
privazioni, alle malattie, al freddo.
All’interno del lager si riproducono, come in un modello in scala ridotta ma non per questo
meno drammatico, anzi esasperato dalle condizioni di estremo avvilimento in cui vivono i
prigionieri, le medesime strutture che governano qualsiasi tipo di società dove il
privilegio, l’ingiustizia, il sopruso, l’abilità personale, l’astuzia, l’intrigo svolgono un ruolo
determinante dando luogo a una gerarchia di oppressori e oppressi. Le privazioni, anziché
fiaccarli, inferociscono gli animi, e la degradazione non più tenuta a freno dalle leggi e
dalle formalità del consorzio civile, travalica ogni limite.
Non è trascorso molto tempo dall’arrivo di Resnyk nel campo quando Levi, trasportando un
carico pesante dalla ferrovia al magazzino della fabbrica di gomma, cade e si ferisce un
piede. Quella stessa sera si presenta all’infermeria dove resterà per una ventina di giorni
in attesa di riprendere il lavoro non appesale sue condizioni saranno tali da
permetterglielo. Ed è proprio nell’ospedale del campo dove accanto ai malati curabili si
affollano gli incurabili, che l’autore assiste alla sbrigativa procedura con cui le SS,
irrompendo nella baracca, prescelgono coloro da inviare alle camere a gas.
Viene quindi destinato ad un altro Block dove ha la fortuna di imbattersi in Alberto, il
migliore amico che si è fatto nel campo, un uomo forte e mite ad un tempo, che gli resterà
vicino fino al giorno in cui, avvicinandosi il fronte russo, il campo sarà evacuato, e
condividerà con lui il privilegio di essere assegnato al kommando chimico.
La prova che dovette sostenere per essere ammesso al laboratorio ci viene descritta in
chiave grottesca e l’episodio si inserisce tra quelli che conferiscono una pausa distensiva.
La prova consiste in un esame di chimica davanti a un dirigente del reparto
polimerizzazione: il dottor Pannwitz, tipico esemplare di “ariano puro di razza tedesca”. Il
dottor Pannwitz, siede dall’altra parte del tavolo, di fronte a lui, in piedi, c’è lo Haftlinge
174517, sporco lacero affamato, cioè l’ebreo italiano Primo Levi, laureatosi in chimica a
Torino summa cum laude, ora non più che un numero da cancellare, da sopprimere, già
destinato alle camere a gas.
Miracolosamente l’autore riesce a superare l’esame; Levi rimarrà aggregato al kommando
chimico, ma passeranno diversi mesi, contrassegnati da sempre nuovi patimenti nonché da
un’altra “selezione”, nel corso della quale i più vecchi e i più deboli verranno prescelti per
le camere a gas, prima che l’autore, insieme ad altri due prigionieri, un belga e un rumeno
che hanno ugualmente superato l’esame, entri a far parte del laboratorio e possa
cominciare a nutrire la speranza, se non di sopravvivere, almeno di superare un altro
durissimo inverno.
Uno dei tanti episodi atroci narrati riguarda la selezione avvenuta nell’Ottobre del ’44,
alle soglie dell’inverno, quando le SS devono affrontare il problema di ridurre il numero
dei prigionieri, in continuo aumento, che affollano il campo e che non possono più essere
alloggiati nelle tende erette durante l’estate. Il sistema più sbrigativo e più pratico per
risolvere la questione è ancora una volta quello di sbarazzarsi dei prigionieri meno validi
inviandoli alle camere a gas. Levi descrive questa scena agghiacciante in pochissime
pagine: agli internati viene consegnata una scheda, dovranno sfilare nudi davanti a un
sottufficiale delle SS, il quale talvolta, per errore, coloro la cui scheda finisce a sinistra
non sono nè vecchi né inabili, oppure accade il contrario.
Nel frattempo hanno inizio i bombardamenti alleati sull’alta Slesia, anche la fabbrica di
gomma viene colpita, tutto fa presagire come prossima la catastrofe del terzo Reich,
cominciano a filtrare dall’esterno le notizie riguardanti il decorso della guerra, ma non per
questo il lavoro dei prigionieri subisce un rallentamento o le loro sofferenze si attenuano.
Costretti a lavorare fra la polvere e le macerie, a ricostruire ciò che l’indomani sarà
nuovamente distrutto, costantemente esposti ai pericoli delle incursioni aeree nonché
fatti oggetto da parte dei loro oppressori e aguzzini di una raddoppiata ferocia a causa
della tragedia che incombe sulla Germania, subiscono tutto il peso di una situazione che
diventa ogni giorno più insostenibile.
Verso la fine del ’44, dei 96 italiani internati nel campo solo 21 sono ancora in vita ma le
loro condizioni sono tali da far presumere che nel corso dell’inverno pochi di essi
riusciranno a sopravvivere, E tra questi sicuramente l’autore se, in maniere del tutto
inaspettata e quando aveva ormai rinunciato a sperare, non venisse destinato a
laboratorio dove trascorrerà gli ultimi mesi di prigionia, in un ambiente riscaldato,
relativamente al sicuro delle selezioni e a contatto con materiali e strumenti che gli
ricordano i suoi studi, la sua professione, in altre parole l’uomo che era un tempo.
La narrazione di questo periodo, contrassegnato da alterne esperienze, si conclude con un
episodio altamente drammatico: l’impiccagione di un uomo accusato di aver organizzato un
complotto per l’ammutinamento simultaneo di tutti i prigionieri del campo.
Dopo l’episodio dell’impiccagione il racconto assume un ritmo diverso. Siamo ormai alle
ultime fasi del dramma, il fronte russo si sta avvicinando, i tedeschi acquistano
consapevolezza della catastrofe imminente e secondo le istruzioni impartite da Hitler si
apprestano a far evacuare i campi di sterminio e a distruggere gli impianti affinché non
rimanga traccia del lager.
E’ il gennaio 1945. Questi ultimi drammatici avvenimenti ci vengono narrati sotto forma di
diario.
L’autore che nel frattempo si è ammalato di scarlattina ed è stato ancora una volta
ricoverato nelle baracche adibite ad ospedale, assiste alla partenza dei suoi compagni.
Sono circa 20.000, tra i quali Alberto: Moriranno tutti durante un’interminabile marcia
attraverso la Germania, mentre i malati, circa 800, abbandonati a se stessi, rimarranno
nel lager devastato, senza cure, né acqua, né cibo, ad una temperatura di 20 gradi sotto
zero, decimati dal tifo, dalla difterite e dalla dissenteria. Levi è tra i pochissimi che
riesce a sopravvivere e le pagine conclusive del libro ci danno la cronaca allucinante di
quello che accadde in qui terribili 10 giorni e precisamente dal 19 gennaio al 27 gennaio
del ’45.
Quando all’alba del 27 gennaio arrivano i russi, lo spettacolo che si offre ai loro occhi è
quello terrificante dei cadaveri che si ammucchiano sulla neve e dei pochi superstiti che
si aggirano come spettri fra le rovine del campo. Uno spettacolo che suggella in termini
emblematici l’opera di sterminio programmatico messa in atto dal nazismo.
Descrizioni dei personaggi:
Gattegno: questo personaggio viene incontrato da Primo Levi nel campo di concentramento
di Fossoli, egli è un vecchio capo di una famiglia composta da: una moglie, molti
figli e nipoti, venivano tutti da Tripoli ed erano tutti falegnami, avevano portato
sempre con loro i ferri del mestiere, la batteria di cucina, le fisarmoniche e i
violini per allietare le sere dopo il duro lavoro.
Emilia: figlia dell’ingegner Aldo Levi di Milano, fu uccisa dalla milizia tedesca, lei era una
bambina curiosa, ambiziosa, allegra e intelligente, durante il viaggio, i suoi
genitori erano riusciti a fargli il bagno in un mastello di zinco con dell’acqua
tiepida.
Flesch: questo personaggio era il provvisorio traduttore delle frasi dette dai tedeschi al
campo di concentramento di “Buna”; era un ebreo tedesco sulla cinquantina,
portava sul viso una vistosa cicatrice di una ferita riportata combattendo
contro gli italiani sul Piave.
Diena: era il compagno di cuccetta di Primo Levi quando era stato assegnato al block 30.
Steinlauf: era un vecchio amico dell’autore aveva circa cinquant’anni; questo personaggio ha
un’incredibile forza di volontà, e lo dimostra quando si sta lavando anche senza
sapone, infatti non si fa annientare dal campo, o almeno cerca di non farlo.
Null Achtzehn: anche lui è un prigioniero del campo, ma non è uguale a tutti gli altri, infatti
quando lavora, lo fa fino a quando non riesce a reggersi in piedi, e nessuno del
campo vuole lavorare con questa persona, lui ha dimenticato il suo nome, ora
infatti si chiamo come un numero: Null Achtzehn, cioè zero diciotto, come le
ultime cifre del suo numero di matricola. È quello che lavora più di tutti, il
protagonista finisce spesso in coppia con lui.
Chajim: è il nuovo compagno di letto di Primo Levi, lo stesso scrittore ha una fiducia cieca in
lui, lui è un polacco, ebreo, studioso della legge, ha pressa poco la stessa età
dello scrittore, il suo mestiere è l’orologiaio e nel campo di concentramento fa il
meccanico di precisione.
Walter Bonn: un olandese civile e abbastanza colto, molto generoso, è uno dei due vicini di
letto di Primo Levi nella Ka-Be.
Schmulek: è il compagno di letto di Walter, è un ebreo polacco, albino dal viso scarno e
bonario, non più giovane, è un fabbro.
Alberto: è il migliore amico di Primo Levi, ha ventidue anni, due in meno dello scrittore, è
una persona che si è adattato meglio tra tutti gli italiani del campo. Lui sostiene
che la vita nel Lager è una guerra, le sue virtù principali sono l’intelligenza e il
suo istinto, insomma è una persona che non si vuole far annientare dal campo di
concentramento.
Resnyk: è polacco, ha vissuto vent’anni a Parigi ma non ha tanta dimestichezza con il
francese, ha trent’anni. È il nuovo compagno di letto di Primo Lei, egli non è
molto contento perché il nuovo arrivato è molto alto, lui non dormirà bene e il
lavoro sarà ancora peggio, perché il peso graverà solo sulle spalle del basso
scrittore, ma non è stato così perché il compagno si è dimostrato gentile e
premuroso, già dall’inizio si è offerto di rassettare il letto.
Wachsmann: è il più debole e maldestro “ospite” del campo, è un Rabbino, un Melamed cioè
un dotto della Thorà e, nel suo paese, la Galizia, aveva la fama del taumaturgo.
Sigi: è diciassettenne e la sua casa è a Vienna, è anche lui un compagno di Primo Levi, è nello
stesso Block dello scrittore.
Bèla: anche lui e una persona che alloggia nello stesso Block di Primo Levi, lui viene dalla
campagna Ungherese.
Shepshel: egli vive in lager da quattro anni. Aveva una moglie e cinque figli e un negozio da
sellaio. Shepshel non è molto robusto, ne molto coraggioso non è neppure
particolarmente astuto.
Alfred L: egli dirigeva nel suo paese una importantissima fabbrica di prodotti chimici, essa
era nota in tutta Europa. Era un uomo robusto sulla cinquantina. Era l’addetto
alla pulitura giornaliera della marmitta degli operai polacchi, non si lamentava
mai.
Elias Lindzin: era un nano, non più alto di un metro e mezzo ma aveva una muscolatura molto
sviluppata. Sotto il suo cuoio capelluto, le suture craniche sporgevano smisurate.
Il cranio è massiccio e dava l’impressione di essere di metallo. Il naso, il mento,
la fronte, gli zigomi sono compatti e duri; lavora come nessun’altro.
Henri: non ha nemmeno 22 anni, è intelligentissimo, parla francese, tedesco, inglese e
russo, ha un’ottima cultura scientifica e classica. Suo fratello è morto in Buna e
da quel momento, Henri non ha più affetti, si è chiuso in se stesso. Circuisce
molta gente per sopravvivere.
Mendi: egli è rabbino, è della Russia subcarpatica, parla sette lingue, sa moltissime cose,
oltre ad essere un rabbino e sionista militante, glottologo, è stato partigiano ed
è dottore in legge.
Panwitz: egli è alto, magro, biondo; ha gli occhi, il naso e i capelli come tutti i tedeschi, è il
capo del Kommando 98.
Jean: era il pikolo del kommando dello scrittore, pur avendo già 24 anni, era l’Haftilinge più
giovane del kommando chimico, era il fattorino-scritturale, addetto alla pulizia
della baracca, delle consegne degli attrezzi, alla lavatura delle gamelle, alla
contabilità delle ore di lavoro del kommando. Perlava il francese e il tedesco.
Lorenzo: è un civile che aiuta in qualche modo Primo Levi, lo stesso scrittore afferma che è
vivo grazie a Lorenzo e che gli ha ricordato di essere un uomo.

Analisi dell’ambiente e del tempo:


il campo di concentramento della “Buna” sorge su una zona dove le precipitazioni nevose non
sono rare, infatti il campo è costantemente coperto da una coltre banca di neve, il campo di
concentramento è delimitato da due reti di filo spianato in cui passa la corrente elettrica
ad alta tensione, al centro del campo vi è un grande spiazzo per l’appello della mattina e
della sera, dove tutti i kommandi si ritrovano prima dell’inizio del lavoro. Le latrine sono
distanti dallo spiazzo e per raggiungerle bisogna camminare per lungo tratto nella neve.
Il paesaggio sembra grigio, cupo e questo è dovuto all’attività che si svolge al campo cioè la
metallurgia, il terreno è fangoso e ovunque ci sono resti della lavorazione.
In mezzo al campo passa la ferrovia, lo stesso binario con cui Primo Levi e i suoi compagni
sono giunti al campo, e sempre su questi binari passa la tratta che porta i pezzi da lavorare
in campo.
Il lavoro è molto difficoltoso a causa del fango, infatti esso si attacca sotto gli zoccoli, e
tutto d’un tratto si stacca lasciando i lavoratori in un equilibrio precario.
Nel campo non cresce un filo d’erba, il terreno è impregnato di succhi velenosi del carbone
e del petrolio, non vi è nessuna forma vivente all’infuori dei prigionieri e delle macchine,
quest’ultime sono le più vive.
All’interno del campo vi un’infermeria, chiamata Ka-Be, qui entrano i lavoratori che non
siano in grado temporaneamente di svolgere il proprio lavoro, chi entra in Ka-Be e non
riesce a rimettersi in sesto velocemente, rischia di finire nelle camere a gas.
Ovunque, in qualsiasi muro sono appese o scritte delle frasi con l’unico scopo di annientare
psicologicamente il prigioniero, per esempio nelle latrine c’era appeso una foto di un uomo
sporco e sotto vi era scritto “così vai alla morte”, ma il bello era che non c’era il sapone e
l’acqua era sporca di fango; inoltre c’era la foto di un pidocchio e sotto vi era scritto “con
questo addosso vai al gas”.
Le strade e gli edifici si chiamavano con numeri come i prigionieri.
I prigionieri alloggiavano in baracche chiamate Block, all’interno potevano trovarsi circa 145
prigionieri, i letti dovevano essere divisi in due persone, la baracca era talmente stretta
che non potevano rimanere in piedi al centro più della metà de prigionieri.
All’interno del Lager ci sono circa 10000 prigionieri, essi hanno costruito la Torre del
Carburo la cui sommità è raramente visibile a causa della nebbia.
Ci sono molti Lager che fanno da corona alla Buna tra i quali il Lager dei prigionieri di
guerra inglesi, il Lager delle donne Ucraine, il Lager dei francesi volontari e molti altri.

Tecniche narrative:
Lo scrittore adotta una tecnica di narratore onnisciente come nei Promessi Sposi, ma a
differenza di essi, lo scrittore è il protagonista della vicenda.
La storia è basata sul solo racconto dei fatti accaduti, lo scrittore decide di raccontare e
basta, senza offendere e senza esprimere opinioni sui fatti accaduti, il suo compito
somiglia a quello di uno storico.

Stile e scelte linguistiche:


Lo scrittore adotta un linguaggio semplice e moderno, adatto ai ragazzi, appunto perché il
suo messaggio deve arrivare a tutti e parire chiaro ai lettori.
Usa delle frasi brevi, vuole far arrivare il messaggio in modo essenziale e preciso. Fa
spesso uso di termini tedeschi per rendere più partecipe il lettore.
Non vuole raccogliere le emozioni degli altri, non vuole denunciare ciò che è accaduto, ma
vuole far venire all’attenzione dei lettori, la condizione disperata a cui l’uomo è stato
sottoposto da altri uomini.
Commenti finali:
il libro di Primo Levi è, secondo me, uno strumento molto importante per chi vuole capire
cosa è stato dei prigionieri ebrei della seconda guerra mondiale.
Questo strumento è molto utile per non dimenticare ciò che è accaduto e per non ripetere
questo immane errore dell’ umanità nel futuro.
Questa opera racchiude in sé miriadi di emozioni, sentimenti, dolore, ma anche speranza
per la sopravvivenza.