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Il canto parola, la parola suono e ritmo, il suono, infine, vibrazione.

Tutto nelluniverso
per esistere deve vibrare, ruotare, come affermano gli stessi sufi.

Le parole sono vibrazioni esprimenti lintenzione che insieme allazione agiscono sulle forze
consce e inconsce.

Il canto e la danza mistici sono la porta tra il mondo manifesto e quello non-manifesto,
essendo il canto e la danza laspetto formale, simbolico e lestasi il contatto intimo con il
non-manifesto. I Nomi di Dio, recitati e ripetuti continuamente, sono gli attributi della
realt esterna che evocano la manifestazione, tralasciata gradualmente nellabbandono
durante la preghiera cantata, durante la discesa nel s.

Il Padma Purana ci dice: Poich il santo nome di Krishna e Krishna Stesso non sono differenti, il
nome completo, puro ed eternamente liberato. Nel mondo materiale tutto relativo e una cosa
diversa dal suo nome, ma nel mondo spirituale una cosa e il suo nome sono tuttuno.

Il popolo ebraico l'unico popolo al mondo che chiama Dio col termine:Il Nome (Ha-Shem).Tale
connotazione deriva dal discendere da Shem, uno dei tre figli di No, e Shem vuol dire "nome". Di
qui si pu intuire l'estrema importanza che i nomi in particolari, e le parole o le lettere in generale,
rivestono nella cultura ebraica di ogni tempo e luogo, di ogni forma e tipo. Nella Tor Dio viene
chiamato con diversi Nomi, ma il pi importante e santo tra tutti il Nome a quattro lettere: Yud -
Hey- Vav- Hey, il Tetragrammaton (ci si ricordi che l'ebraico si scrive da destra a sinistra).

La Cabal. afferma che tutti gli insegnamenti della Tor sono gi contenuti nelle quattro lettere del
Nome santo, che sono anche il modello e il piano grazie al quale avvenuta la creazione.

L'intera Tor contiene esattamente 1820 volte il nome di Dio, pari a 70 volte 26. 26 il valore
numerico dello stesso Nome: Y (10) - H (5) - V (6) - H (5), mentre 70 il valore di sod, "segreto".
Esiste un'allusione a questo fenomeno nel verso: "sod Ha-Shem le ireav", "il segreto del
Nome appartiene a coloro che Lo temono".

L'intera Tor dunque: il "segreto del Nome". La parola "timore", ir'ah , possiede le stesse lettere
della parola rei'ah hyar, "vista". Dunque il Nome un qualcosa che va visto, che va osservato,
contemplato.

Se scritte dall'alto al basso, le quattro lettere del Nome diventano la traccia essenziale della struttura
umana, un modello simbolico della persona umana eretta dove la Yud la testa, la prima Hey il
torace insieme alle due braccia, la Vav il tronco, mentre la Hey finale il bacino con le due
gambe. Tale immagine ha anche un forte potere meditativo, se visualizzato all'interno della persona.

I nostri Maestri hanno derivato insegnamenti in ogni dettaglio della Tor, anche dalle sue
caratteristiche numeriche. Nella Parash Be shalach compare un fenomeno unico in tutta la Tor: tre
versetti consecutivi di 72 lettere ciascuno. Si tratta di (Es. 14, 19-21):
va-issa, va-yavo, va-yet,
i tre versetti che descrivono la fase culminante della kiriat Yam-Suf, l'aprirsi del Mar Rosso. Essi
sono:

19] L'angelo di Dio, che precedeva l'accampamento d'Israele, cambi posto e pass indietro. Anche
la colonna di nube si mosse e dal davanti pass indietro.
[20] Venne cos a trovarsi tra l'accampamento degli Egiziani e quello d'Israele. Ora la nube era
tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; cos gli uni non poterono avvicinarsi
agli altri durante tutta la notte.

[21] Allora Mos stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte, sospinse il mare con
un forte vento d'oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero.

72 il valore numerico della parola Chesed, amore o grazia, e l'apertura del Mar Rosso stato uno
dei pi grandi gesti d'amore che D-o ha compiuto per il Suo popolo. L'aprirsi delle acque del Mar
Rosso il simbolo della nascita di Israele, del popolo che di l a poco dopo avrebbe ricevuto la Tor
sul Sinai.

Da quei tre versetti i Cabalisti hanno derivato 72 Nomi Santi di D-o, ognuno dei quali formato da
tre lettere, una per verso. Il processo di costruzione dei Nomi il seguente: si prende la prima lettera
del primo verso, l'ultima del secondo e la prima del terzo, e si forma il primo Nome. Poi si prende la
seconda lettere del primo, la penultima del secondo e la seconda lettera del terzo verso, formando il
secondo Nome, proseguendo in modo simile per tutti gli altri Nomi.

Pur non essendo vere e proprie parole nella lingua ebraica, questi Nomi hanno trovato ampio spazio
nella dottrina mistica dell'Ebraismo. Tra l'altro, secondo lo Zohar essi erano gi noti ad Abramo, il
quale avrebbe dato in dono la conoscenza di alcuni di essi ai figli di Ketora, la sua concubina, che
poi allontan dal nucleo famigliare e mand ad oriente (Genesi 25, 6). Ed ecco il perch, a tutt'oggi,
alcuni di quei Nomi di D-o sono noti alle religioni orientali. In particolare si tratta del Nome OM
(Alef-Vav-Mem) e del Nome AR (Hey-Resh-Yud).

E La lettera E deriva dalla epsilon dell'alfabeto greco, con una forma quasi uguale e la
medesima funzione. Il semitico h, molto probabilmente, rappresentava dapprima una figura umana
nell'atto di pregare o invocare, ed era basata sul geroglifico egiziano, pronunciato in modo diverso.
Nei segni, che sono tutti concordi, c il senso di spazio aperto da un solo lato; come recinti aperti.
Ne consegue la rosa di significati:

campo-aperto, entrare-uscire-fuori, mondo.

secondo il Sefer ha-Temunah: "questa lettera indica il mondo materiale "

A Base: origine, uno, inizio, primo, primogenito;


Traslati: Unico, Unigenito o Adam Kadmon, capo (quale primo).
"La Alef rappresenta l'assoluta unit divina all'interno della Creazione ed quindi il simbolo della divinit
stessa... La lettera pu essere scomposta in due Yud separate da una vav trasversale.
La somma delle due Yud 20, la vav 6, in tutto 26, cio pari al valore numerico del Tetragramma: =
5+6+5+10 = 26".

I Nelle lingue semitiche, la lettera Yodh rappresentava probabilmente un braccio e una


mano, derivando dal geroglifico con suono []. Il semitico per conserv solo un suono semi-
consonantico [j] (come nella parola aia), dal momento che la parola che significava "braccio"
iniziava probabilmente con questo suono. La lettera poteva tuttavia conservare il suono vocalico [i]
nella pronuncia delle parole straniere.
O La O la tredicesima lettera dell'alfabeto italiano e la quindicesima dell'alfabeto
latino. Essa rappresenta anche la lettera omicron nell'alfabeto greco, la o in quello cirillico e la
traslitterazione del kana o; inoltre, [o] il simbolo della vocale posteriore medio-alta nell'alfabeto
fonetico internazionale.
Nell'alfabeto greco (omikron), e in etrusco e latino, la O rappresentava la vocale [o]. Anche se il
semitico 'Ajin veniva usato il alcuni alfabeti per trascrivere [o], il suono era di solito consonantico
(come per la lettera araba chiamata Ajn).

U La U la diciannovesima lettera dell'alfabeto italiano e la ventunesima dell'alfabeto


latino.

[u] nell'alfabeto fonetico internazionale il simbolo usato per rappresentate una vocale posteriore
alta ("chiusa") e arrotondata ("procheila").

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