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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI TORINO

Scuola di Management ed Economia

TESI DI LAUREA MAGISTRALE


Corso di Laurea Magistrale in Finanza Aziendale e Mercati Finanziari

La bad bank in Italia: profili di studio teorico e pratico


per unanalisi giuridico-aziendale.

Relatrice: Professoressa Marina Damilano


Correlatore: Professor Giuseppe Di Chio

Candidato: Enrico Maria Bocchino

Anno Accademico 2013/14


Ringraziamenti
Quando si termina un lavoro che ha richiesto molte energie e notevole impegno, in parte
alleggeriti dallintervento di persone che non hanno certo lesinato competenze e tempo, corre
lobbligo di formulare dei ringraziamenti nei loro confronti. Essi non vanno visti, per, come atto
dovuto, perch ci sarebbe ipocritamente riduttivo, ma sono da leggere come esternazione di un
sentimento di forte simpatia e di vera gratitudine.
con questa premessa che rivolgo il mio riconoscente pensiero alle persone qui di seguito
menzionate che intendo ricordare, seppur in modo necessariamente sintetico, per la peculiarit del
loro intervento sempre importante e generoso. Dunque, gratias ago vobis maximas: Professoressa
Marina Damilano, Relatrice e Professor Giuseppe Di Chio, Correlatore per i preziosi
insegnamenti da loro impartiti nei miei due anni di laurea magistrale e per il tempo dedicato alla
mia tesi.
Per Banca dItalia ringrazio: il Dr. Pier Luigi Conti, responsabile del Servizio Costituzione e
gestione delle crisi del Dipartimento di Vigilanza bancaria e finanziaria, per il contributo di
sintesi sul tema delle crisi ed al contempo il Dr. Stefano De Polis, Vice Capo del Dipartimento
vigilanza bancaria e finanziaria, per avermi permesso di rappresentarne pi compiutamente la
prospettiva.
Per il Gruppo Banco Popolare: il Prof. Maurizio Comoli, Vice Presidente del Consiglio di
Amministrazione e il Dr. Maurizio Di Maio, Direttore pianificazione, partecipazioni e studi, per
avermi fornito i contatti per analizzare pi approfonditamente lazienda. Ringrazio in particolare
il Dr. Alberto Gasparri, responsabile Partecipazioni e M&A per il Gruppo e il Dr. Alessandro
Piloni, responsabile Funzione reporting e controllo di Banca Italease, per avermi fornito testi e
dati indispensabili per la realizzazione della tesi e per essersi resi disponibili a vagliarne i
contenuti di competenza.
Per il Gruppo Intesa San Paolo: il Prof. Gian Maria Gros-Pietro, Presidente del Consiglio di
Gestione il quale ha reso possibile il contatto con il management. In tal senso ringrazio dunque il
Dr. Nicola Fioravanti, responsabile Active Value Management & Strategies, per avermi fornito
importanti delucidazioni sulle strategie del Gruppo e il Dr. Carlo Viola, addetto operazioni
strategiche e progetti speciali e membro dello staff del Consigliere Delegato e CEO, per le
interessatissime considerazioni circa il progetto con il Gruppo UniCredit, Kkr e Alvarez &
Marsal.
Per il Gruppo UniCredit: il Dr. Roberto Nicastro, Direttore Generale del Gruppo per avermi
dato laccesso al management competente in argomento. Vorrei, dunque, esprimere la mia sincera
gratitudine al Dr. Nicola Zenati, responsabile della struttura di Business Management dello
Special Network Italy di Unicredit, per la costante disponibilit nel fugare i miei dubbi durante la
stesura di questo lavoro e per gli spunti offerti.
Ringraziamenti 2

Introduzione I

Prefazione II

1. Chiarimenti sul contesto operativo delle banche: una premessa 1

1.1 Il ruolo delle banche nel sistema economico 1

1.2 Schemi del bilancio bancario e struttura dellattivo patrimoniale: i crediti 7

1.2.1 Considerazioni di carattere generale sul bilancio delle


banche e quadro normativo di riferimento 7

1.2.2 Lo Stato Patrimoniale Attivo e i Crediti 13

1.3 Rischi tipici e coperture. Breve cenno a cartolarizzazioni e derivati. 20

1.3.1 Introduzione al rischio dimpresa 20

1.3.2 Cenni sui rischi reddituali caratteristici dellintermediazione


creditizia e il rischio di credito. 22

1.3.3 I contratti derivati nella copertura del rischio di credito


35

1.3.4 La cartolarizzazione come alternativa per la copertura del


rischio di credito 44

1.4 Il ruolo del capitale nelle banche e ladeguatezza patrimoniale 54

2. La bad bank 65

2.1 Che cos una bad bank 65

2.1.1 Concetti introduttivi: una breve contestualizzazione


normativa 65

2.1.2 Definire la bad bank 72

2.2 Elementi caratterizzanti: come si pu fare una bad bank 74

2.2.1 Prospettive tecnico-giuridiche per una bad bank italiana


79

2.3 Modelli ed esempi storici di bad bank 82


2.3.1 Considerazioni retrospettive su riferimenti storici delle bad
bank 85

3. Bad Bank: le prospettive per il caso Italia 96

3.1 Un esempio made in Italy che ha fatto storia: il Banco di Napoli 97

3.2 Banca dItalia: quali aspettative per la gestione delle attivit problematiche 99

3.3 UniCredit e Intesa Sanpaolo: uguali e diverse? 105

3.3.1 UniCredit:una struttura alternativa alla bad bank 105

3.3.2 La Capital Light Bank: non si parla di bad bank per Intesa
Sanpaolo. 113

3.3.3 Analisi preliminare: comparazione fra le note integrative dei


gruppi UniCredit e Intesa Sanpaolo 117

3.3.4 Laffair Intesa Sanpaolo-UniCredit 127

3.4 Banca Italease e la sua bad bank nellesperienza di Banco Popolare 134

Conclusioni 151

Appendice A: Considerazioni ulteriori sui crediti nello Stato Patrimoniale della


banca 155

1. Voce 60 - Crediti verso le banche 155

2. Voce 70 - Crediti verso la clientela 157

Bibliografia 160

!4
Introduzione
Il presente lavoro si prefigge, da un lato, di analizzare le bad bank come realt in relazione
al contesto economico e normativo in cui esse si sviluppano e come modalit di gestione delle
attivit non performing, dallaltro di osservare in particolare quali prospettive siano riservate
al panorama italiano per quanto concerne le possibili applicazioni del modello della bad bank,
anche in considerazione del sistema normativo vigente. Al fine di definire pi chiaramente le
caratteristiche del modello societario e le implicazioni reali si confronteranno tre esempi
pratici tratti dalla realt nazionale, oltre ad enunciare alcuni esempi di esperienze
internazionali.

Largomento della bad bank, cos come delle attivit tipiche di una banca, stato osservato
da una duplice prospettiva: una pi prettamente economico-aziendale ed una pi giuridica,
cos da delineare un quadro di studio il pi possibile aderente alla realt attuale.

Il lavoro scandito in tre momenti fondamentali, corrispondenti ai singoli capitoli, dai


contenuti marcatamente differenti anche se - necessariamente - fortemente connessi. Il primo
capitolo, Chiarimenti sul contesto operativo delle banche: una premessa, atto ad
identificare i fondamentali teorici e pratici alla base della gestione dellattivo di una banca,
con particolare riferimento ai crediti, e ad esaminare le implicazioni regolamentari di questi
ultimi. Il secondo capitolo La bad bank ha lo scopo principale di fornirne una definizione
lato sensu, avvalendosi della testimonianza di esperienze internazionali e facendo riferimento
ad alcune modalit tecniche di formazione. Il terzo capitolo, in conclusione, dedicato ad
indagare il perimetro delladozione del modello della bad bank sul territorio italiano,
studiando le soluzioni adottate da UniCredit, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare, - tre dei
maggiori gruppi bancari italiani - circa la questione delle attivit non-performing.
Questultima parte considera, inoltre, la prospettiva di Banca dItalia sul tema in analisi, sulle
modalit di gestione consigliabili e, in particolare, sulleventuale fattibilit delladozione del
modello in Italia.

Infine, la conclusione ripercorre le tappe fondamentali dello studio sulle bad bank e presenta
alcuni spunti personali di analisi critica. Vi , inoltre, una sezione denominata Appendice
contenente informazioni pi tecniche, la cui trattazione stata posticipata per non appesantire la
struttura principale.

!I
Prefazione
Nonostante il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti si sia stabilizzato nel
secondo trimestre 2014 e sia rimasto stabile rispetto al trimestre precedente (2,6%)1, se si
osservano i dati stock, la situazione tuttaltro che rosea: al 31.12.2013, i prestiti deteriorati
rappresentavano il 15,9% del totale e le sofferenze lorde l8,7%. In aggiunta, gli ultimi dati
sulle sofferenze mostrano, nel periodo pi recente, un ulteriore peggioramento, anche se con
una dinamica in decelerazione: con uno stock di 172,5 mld a luglio 2014, le sofferenze lorde
si attestano al 9% del totale degli impieghi, facendo registrare unaumento di +23,2% su base
annua2 3. Fortunatamente, il rapporto tra svalutazioni e partite deteriorate (cio il tasso di
copertura) al 31/12/2013 si attestava al 41,8% (39,9 a giugno 2013); per le sole sofferenze
salito dal 55,2% al 56,9%4.

Inoltre, nonostante il taglio dei tassi ufficiali operato dalla BCE lo scorso giugno abbia
contribuito a ridurre ulteriormente il costo del credito5, la flessione del credito verso il settore
privato non finanziario proseguita a ritmi invariati (-1,7% nei tre mesi terminanti in agosto,
in ragione danno e al netto dei fattori stagionali). Una delle cause alla base di tale flessione
pu essere individuata nellazione di regolamentazione e di vigilanza derivante dal progetto di
Unione Bancaria in Europa. A questo riguardo, i risultati dellindagine BCE sul credito
bancario nellarea delleuro, relativa al secondo trimestre del 2014, sottolineano come le
banche imputino a tali azioni un impatto netto di inasprimento sulle condizioni di fido per i
prestiti alle imprese, indipendentemente dalla loro dimensione. In aggiunta, esse hanno
segnalato un impatto di allentamento netto sui criteri di concessione dei prestiti alle famiglie
per lacquisto di abitazioni e un impatto neutrale per il credito al consumo e le altre tipologie
di prestiti alle famiglie. Infine, i provvedimenti regolamentari e prudenziali hanno avuto
leffetto di restringere i margini sui prestiti alle grandi imprese e sui mutui alle famiglie per

1 Cfr. Banca dItalia (2014) Bollettino Economico 4/2014, ottobre 2014.

2 Cfr. ABI (2014) Monthly Bullettin, September 2014.

3 Le sofferenze al netto delle svalutazioni, invece, si aggirano intorno al 4,30% del totale impieghi, in aumento su base annua (+8,7%).

4 Banca dItalia (2014) op. cit.

5 Il Bollettino Economico 4/14 di Banca dItalia segnala la riduzione del tasso medio sui nuovi mutui alle famiglie al 3,1% e del costo del

credito alle imprese al 2,2% ed al 4,9%, rispettivamente oltre e entro il milione di euro.

!II
lacquisto di abitazioni nella prima met dellanno, ma di ampliare lievemente su base netta
quelli sui prestiti alle PMI e sul credito al consumo e altre tipologie di prestiti alle famiglie.

Nonostante anche i primi cinque gruppi bancari italiani abbiano conosciuto una riduzione
del margine di intermediazione (-1,5% nel primo semestre 2014), la loro redditivit
leggermente migliorata rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, beneficiando del
contenimento dei costi operativi e della riduzione delle rettifiche di valore su crediti6. Queste
ultime sono state pi ingenti nel secondo semestre 2013 per le banche sottoposte al
comprehensive assessment dellUnione Europea che ne ha prodotto, fra gli altri effetti, un
generale aumento della dotazione patrimoniale, riducendo cos la leva finanziaria di tali
istituti. La crescita degli accantonamenti, ancora una volta sotto la spinta dei provvedimenti
comunitari, ha iniziato a mostrare i primi effetti nel primo trimestre 2014 con una riduzione
del divario tra il valore di bilancio dei crediti deteriorati e i prezzi che gli investitori
interessati allacquisto sono disposti a offrire. Tale assottigliamento - come si dir nel
prosieguo - sarebbe riconducibile allinnalzamento dei tassi di copertura seguito alle ingenti
rettifiche di valore iscritte dalle banche nei bilanci di fine anno; alla riduzione dellincertezza
sul valore delle attivit connessa con il miglioramento della congiuntura; alla diminuzione
degli spread sui titoli di Stato; ad una maggiore propensione degli operatori stranieri a
investire in Italia, anche in attivit rischiose7.

In un siffatto quadro, congiuntamente al ristagno delleconomia delleurozona8, sembra


diventare sempre pi conveniente il ricorso a soluzioni strutturali ed organizzative, quali i
modelli di bad bank, volte a liberare capitale per promuovere la ripresa del credito ed a
valorizzare gli asset che assorbono o hanno assorbito maggiormente il capitale, sfruttando il
miglioramento delle condizioni di mercato. Il ventaglio dei modelli organizzativi catalogabili
come bad bank piuttosto vasto e le implicazioni aziendali e giuridiche di tale eterogeneit
risultano molto interessanti da un punto di vista sia prettamente accademico sia istituzionale.

6 Cfr. Il rendimento del capitale e delle riserve (ROE) si attesta al 2,5% su base annua (1,9% nello stesso periodo del 2013) Per

approfondimenti cfr. Banca dItalia (2014) op. cit. p.34.

7 Cfr. Banca dItalia (2014) op. cit. (a)

8 Per approfondimenti Cfr. European Central Bank (2014) (b) Monthly Bulletin, 10/2014.

!III
1. Chiarimenti sul contesto operativo delle banche:
una premessa

SOMMARIO: 1.1 Il ruolo delle banche nel sistema economico. - 1.2 Schemi del bilancio bancario e struttura
dellattivo patrimoniale: i crediti. - 1.2.1 Considerazioni di carattere generale sul bilancio delle banche e
quadro normativo di riferimento. - 1.2.2 Lo Stato Patrimoniale Attivo e i Crediti. - 1.2.2.1 I Criteri di
valutazione dei crediti - 1.3 Rischi tipici e coperture: le cartolarizzazioni e i derivati. - 1.3.1 Introduzione
al rischio dimpresa - 1.3.2 Cenni sui rischi reddituali caratteristici dellintermediazione creditizia e il
rischio di credito. 1.3.2.1 Il rischio di credito come rischio della controparte -1.3.2.2 Il controllo del
rischio di credito - 1.3.3 I contratti derivati nella copertura del rischio di credito - 1.3.3.1 Cenni alla natura
giuridica dei derivati creditizi - 1.3.4 La cartolarizzazione come alternativa per la copertura del rischio di
credito - 1.3.4.1 Linee portanti della disciplina italiana della cartolarizzazione - 1.4 Il ruolo del capitale
nelle banche e ladeguatezza patrimoniale.

1.1 Il ruolo delle banche nel sistema economico

Lattivit bancaria tout-court affonda le proprie radici nella notte dei tempi ed stata
caratterizzata da innumerevoli mutamenti, tanto che non pare sbagliato limitarne lanalisi ad
un periodo temporale circoscritto, soprattutto se si vogliono comprendere dinamiche precise
come i rapporti tra banca e industria e lo sviluppo economico e bancario a livello nazionale o
anche di ambiti pi circoscritti9. pur vero che facile riconoscere alcuni tratti costanti, che
si sono mantenuti nonostante il passare del tempo e levoluzione della struttura sociale; a
questo proposito esemplare riportare il fatto che il banchiere sempre stato un mercante e
quindi un imprenditore. Come ben sottolinea Conti (2010), con particolare riferimento al XIX
secolo, I banchieri di quel periodo erano operatori mercantili tuttofare, come quelli dei secoli
precedenti. Lattivit di banca era ancora assimilata al negozio. Una casa bancaria era anche
una casa mercantile10.

proprio partendo dallessere imprenditore che deve iniziare la considerazione del ruolo
delle banche nel sistema economico: infatti, il Testo Unico Bancario che identifica la

9 Cfr. Conti, G. (2010), Banche, banchieri e formazione del sistema finanziario italiano dal Risorgimento al 1914: i caratteri originari In:

Testi delle relazioni tenute nel ciclo di conferenze sulla Storia della Banca, Conti G., Cova A., La Francesca S., eds. Lezioni sulla

formazione del sistema bancario italiano, 2010, Quaderno n. 258. Milano: Universit Cattolica del Sacro Cuore, p. 12

10 Cfr. Conti, G. (2010) op. cit., p. 15

!1
condizione dellessere impresa in quanto riporta fra le Definizioni allarticolo 1 lett. b) la
notazione secondo cui la banca limpresa autorizzata allesercizio dellattivit bancaria.
Lattivit bancaria normativamente unattivit imprenditoriale, cio dimpresa e dunque, per
estensione, il banchiere risulta essere un imprenditore a tutti gli effetti. Il concetto di
imprenditore, a sua volta, richiama la notazione del Codice Civile che identifica come
imprenditore chi esercita professionalmente una attivit economica organizzata al fine della
produzione o dello scambio di beni o servizi11. Unendo le due definizioni, si constata che
lattivit bancaria, se intesa come imprenditoriale, costituisce attivit sia economica sia
organizzata e volta al perseguimento del fine dello scambio ed esercitata costantemente ed
in modo sistematico. Nonostante non sia sbagliato definire imprenditore un banchiere, non si
deve - tuttavia - dimenticare che solo in seguito allesito della sentenza sul caso Zuchner12
della Corte Europea del 1981 che la banca si caratterizza come impresa.

Se vero che persistono elementi stabili nelle possibili definizioni di banca nel tempo,
pur vero che lattivit bancaria, cos come la banca stessa, ha iniziato ad assumere le
caratteristiche attuali solo verso la fine del XIX secolo, ma i mutamenti pi consistenti,
soprattutto in Italia, sono avvenuti nel XX secolo. A questo proposito, basti pensare che la
formazione di un sistema bancario moderno, in Italia, risale alla legge bancaria costituita dalla
legge 141/1938 e dalle modifiche apportate con la 636/1938, ambedue di conversione di
decreti legge del 1936 e del 1937. Inoltre, le esigenze di riforma riemersero nella seconda
met del XX sec. e si sono concretizzate dapprima con la legge 218/1990 e successivamente
con i D.Lgs. 385/1993, 415/1996 e 38/1998. Tutto ci a dire che, citando Conti (2010), il
sistema bancario e finanziario paragonabile a unarchitettura complessa e in evoluzione13.

Si pu dire che la banca contemporanea sia il risultato proprio di processi evolutivi, in


particolare di due: da una parte, la trasformazione dellattivit di custodia di fondi in attivit
creditizia, dallaltra, la costituzione della funzione monetaria. Queste due trasformazioni
hanno istituito due delle principali funzioni assolte dal sistema bancario, ovvero la funzione
creditizia e quella monetaria. Per chiarire ulteriormente queste due funzioni, si richiama la

11 Cfr. Codice Civile, art. 2082.

12 Cfr. Caso Zuchner contro Bayrische Vereinsbank AG (causa 172/80).

13 Cfr. Conti, G. (2010), op. cit. p. 13.

!2
definizione fornita dal Ruozi (2011) secondo cui una banca unazienda di produzione che
svolge sistematicamente, istituzionalmente e a proprio rischio lattivit di intermediazione
finanziaria14.

Lattivit di intermediazione svolta dalla banca va a compimento della funzione creditizia e


si caratterizza con operazioni di raccolta ed erogazione di fondi, rispettivamente fra soggetti
datori e prenditori. La banca raccoglie fondi da chi ha un surplus e li trasferisce a chi ha un
deficit. Nellassolvere a questa funzione - e qui si inserisce il secondo elemento sottolineato
da Ruozi (2011) - la banca opera a proprio rischio, ovvero trasforma e trasferisce un parte dei
rischi finanziari, cui sarebbero esposti i datori di fondi se agissero senza avvalersi
dellintermediazione della banca. In qualche maniera, quindi, la banca svolge la funzione di
gestione dei rischi insiti nelle attivit economiche e di scambio; a questo proposito, non si
deve dimenticare, per, che la banca non lunico soggetto preposto ad assorbire il rischio,
dal momento che levoluzione finanziaria degli ultimi cinquanta anni stata diretta verso la
suddivisione dei rischi fra i diversi attori del mercato. Infatti, pi in generale, tutti gli
intermediari finanziari svolgono il ruolo - fondamentale per leconomia - sia di trasformare e
ridurre il rischio, oltre che di offrire servizi di liquidit, sia di risolvere o attenuare gli effetti
negativi delle asimmetrie informative. Allinterno del novero degli intermediari finanziari, la
banca, nella sua attivit originaria, classificabile fra gli intermediari creditizi15, il cui
principale obiettivo appunto di fornire fondi.

Per comprendere, per, la reale attivit svolta dalla banca, si deve ragionare ad un livello
pi aziendale, ben evidenziato dallanalisi del Ruozi (2011). La banca, infatti, presenterebbe
una prevalenza di debiti rispetto ai mezzi propri fra le fonti di finanziamento. I debiti assunti
si caratterizzano per una estrema variet di forme tecniche e di scadenze che possono
sostituire, in certi casi, la moneta legale, ampliando notevolmente la quantit di mezzi di
pagamento messi a disposizione degli operatori. Questo consente - dice Ruozi (2011) -
lefficiente svolgimento delle transazioni che sostengono lo sviluppo delleconomia: tale
funzione viene definita funzione monetaria16. A conferma dellimportanza di ci, si riporta il

14 Cfr. Ruozi, R. (2011), Economia della banca, Milano, Egea, p. 1.

15 Questa classificazione pi prettamente economica e trova riscontro in numerosi testi tra cui Mishkin, Eakins, Forestieri (2010), op. cit.

16 Cfr. Ruozi, R. (2011), op. cit. p. 1.

!3
contributo di Sayers (1966) che definisce le banche come istituti i cui debiti sono
comunemente accettati in pagamento a saldo di altri debiti del pubblico17, con ci intesi
come moneta. Ancora Sayers (1966) sottolinea che A parte il lavoro ordinario, consistente
nelleffettuare pagamenti per il pubblico [] laspetto economico importante della attivit
bancaria sta nella creazione di potere dacquisto prontamente disponibile per mezzo dello
scambio di obbligazioni delle banche contro obbligazioni del pubblico18. Seguendo il
ragionamento di Sayers, tale potere dacquisto, o meglio la differenza fra i poteri di acquisto
delle banche e dei prenditori di fondi, costituisce ci che gli economisti sono soliti definire
liquidit. Il termine liquidit, in vero, soprattutto nella prassi finanziaria, assume significati
diversi, infatti esso usato spesso con laccezione di attitudine di un bene o servizio ad essere
scambiato in cambio di denaro, a vista e senza perdita. Questultimo concetto ritorna sovente
nellambito finanziario e creditizio ed ha una notevole rilevanza in questi contesti: infatti, il
bene dotato di un grado elevato di liquidit considerato un surrogato monetario.

Lattivit bancaria moderna , per, caratterizzata da una notevole variet di servizi


finanziari le cui finalit non possono essere ricondotte a quelle creditizia e monetari sopra
citate, la cui rilevanza in termini di volumi di operativit non pu essere trascurata. Si tratta,
per esempio, di servizi nel campo dellinvestimento del risparmio, della consulenza
finanziaria, dellassistenza alle emissioni titoli nei mercati finanziari, della gestione dei rischi
ed altri ancora. Nella realt, il mix di funzioni svolto dal sistema bancario unisce le
dimensioni citate in precedenza e consta nellesercizio congiunto e coordinato delle seguenti
funzioni:

1. una funzione di mobilizzazione delle risorse finanziarie, consiste nella raccolta delle
disponibilit finanziarie che si formano presso le famiglie e le imprese dei vari settori
delleconomia;

2. un funzione creditizia, consistente nel trasferimento delle risorse finanziarie e titolo di


credito, tipicamente, sia pur esclusivamente, nelle forma tecnica del prestito [];

17 Cfr. Sayers, S. R. (1964) Modern Banking. Oxford University Press, p. 1.

18 Cfr. idem, p. 4.

!4
3. una funzione monetaria, consistente nellofferta di strumenti di pagamento alternativi
rispetto alla moneta legale;

4. una funzione di erogazione di servizi accessori19.

Questo tentativo di introduzione dellattivit bancaria e creditizia non pu esimersi dal


riferimento alle fonti normative principali. Giova ricordare che lappartenenza dellItalia
allUnione Europea amplia le origini normative che possono essere di origine comunitaria,
statale o di origine inferiore, ovvero costituite da istruzioni e regolamenti emessi da organi
delegati secondo legge, come Banca dItalia, CONSOB, ISVASS e COVIP. La normativa
comunitaria, quando emanata tramite le direttive, non ha applicazione diretta sul territorio
degli Stati membri, ma esercita la propria influenza in modo indiretto col processo di
recepimento ed attuazione, tramite la conversione in dispositivi di legge ordinaria, cio la
norma legislativa cosiddetta primaria. Questo livello ricopre principalmente il ruolo di
disegno del quadro istituzionale complessivo, mentre la norma legislativa, emendata da organi
delegati, preposta alla regolamentazione specifica e di vigilanza.

Le principale fonti normative italiane sono il D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, istitutivo
del Testo Unico in materia bancaria e creditizia (TUB) e il D.Lgs. 14 dicembre 1992, n.
481, in attuazione della Direttiva 89/646/CEE, relativa al coordinamento delle disposizioni
legislative, regolamentari e amministrative riguardanti laccesso allattivit degli enti creditizi
e il suo esercizio.

Come si detto in precedenza, lart.1 TUB definisce banca limpresa autorizzata


allesercizio dellattivit bancaria20. Da tale definizione emergono tre punti principali:

la banca unimpresa, in coerenza con la norma di recepimento (D.P.R. 27 giugno 1985,


n. 350) della Direttiva 77/780/CEE, prima versione per il coordinamento delle legislazione
bancarie;

la banca esiste e opera in forza di unautorizzazione formale delle autorit competenti;

lattivit bancaria caratterizza in modo univoco la banca.

19 Cfr. Ruozi, R. (2011), op. cit. p. 2.

20 Cfr. TUB, art. 1, lett. b)

!5
Il Testo Unico fornisce anche la nozione di attivit bancaria allarticolo 10: 1. La
raccolta di risparmio tra il pubblico e lesercizio del credito costituiscono lattivit bancaria.
Essa ha carattere dimpresa. 2. Lesercizio dellattivit bancaria riservato alle banche. 3. Le
banche esercitano, oltre allattivit bancaria, ogni altra attivit finanziaria, secondo la
disciplina propria di ciascuna, nonch attivit connesse o strumentali. Sono salve le riserve di
attivit previste dalla legge. Come risulta chiaramente dalla lettura del testo di legge,
lattivit bancaria costituita da un mix di attivit connesse, fra cui compaiono quelle,
riservate, con finalit creditizia. La presenza di tale mix pu essere riconosciuta nella struttura
stessa dellart. 10 formato da 3 commi; da ci emerge anche come la sola raccolta del
risparmio o il solo esercizio del credito separatamente non integrano la nozione di attivit
bancaria21. Inoltre, come emerge dal comma 3, il Legislatore si riserva la facolt di definire
ulteriori riserve di attivit, intendendo con ci richiamare il fatto che altre leggi istituiscono e
disciplinano riserve a favore di soggetti specializzati. Alla raccolta del risparmio prestata
ulteriore attenzione allinterno degli articoli successivi. Larticolo 11, in particolare, definisce
la raccolta come lacquisizione di fondi con obbligo di rimborso, sia sotto forma di depositi
sia sotto altra forma e ribadisce lesclusivit della raccolta del risparmio come come attivit
bancaria, stabilendo il divieto di esercizio ad imprese diverse dalle banche22. Inoltre, vi si
stabilisce unulteriore riserva esclusiva delle banche nella raccolta di fondi a vista e di ogni
altra forma collegata allemissione o alla gestione di mezzo di pagamento.

Tutto quanto esposto in precedenza contribuisce a chiarire come il business bancario sia
caratterizzato per una notevole molteplicit di profili che qualificano varie definizioni di
banca e che possono presentare connotati tra loro anche disomogenei. A questo proposito,
oltre la questione puramente terminologica o lessicale, esemplare notare la differenza che
sussiste fra la definizione economica di banca quale intermediario creditizio e quella
giuridica, che si deduce dal TUB, quale impresa autorizzata.

21 Cfr. Forestieri, G., Mottura, P. (2009) Il sistema finanziario. Quinta edizione. Milano, Egea, p. 78.

22 Tuttavia, questi soggetti posso esercitare la raccolta del risparmio nei casi espressamente previsti, come emissione di titoli di debito di

Stati comunitari o emissione di obbligazioni da parte di spa o sapa.

!6
1.2 Schemi del bilancio bancario e struttura dellattivo patrimoniale: i
crediti

1.2.1 Considerazioni di carattere generale sul bilancio delle banche e quadro


normativo di riferimento

La redazione del bilancio desercizio costituisce un sistema di dati elaborati


periodicamente [], sistematizzati e raccolti in un unico documento informativo che mira ad
illustrare lesito dello svolgimento dellattivit gestionale23. Le caratteristiche di questo
documento sono principalmente le medesime per ogni azienda, a prescindere dal suo settore
di attivit, dalla dimensione o dalla forma giuridica. Si dice spesso che il bilancio fotografi
un momento particolare nella vita dellazienda e questo pressoch vero: infatti, le parole del
Giannessi (1979) circa la determinata posizione dinamica della vita dellazienda24
rappresentata dal bilancio, ne forniscono maggiori dettagli sulla complessit. Il significato
dellaggettivo dinamica da intendersi quale evoluzione della gestione25 che,
parafrasando Ferrero (1968), costituisce il principio economico a guida dellazienda; tale
principio trova espressione nella relazione dinamica fra il fabbisogno di fattori e la capacit
di copertura del fabbisogno medesimo26. Nonostante il binomio posizione dinamica possa
sembrare quasi un ossimoro, lo Stato patrimoniale rappresenta il punto di incontro fra ci che
stato e ci che si pensa possa essere dellazienda: infatti, al suo interno si descrivono le
principali decisioni operative di unazienda i cui fatti possono essere destinati al passato, al
presente o al futuro, ovvero possono essere anticipati o rinviati a seconda di quando questi
possano essere rilevanti per lazienda.

Parafrasando il Ferrero, Dezzani (1983), Il bilancio potrebbe essere definito come un


modello che rappresenta gli esiti economico-patrimoniali e finanziari della gestione, si

23 Cfr. Bocchino U. (2014) Il bilancio desercizio: considerazioni di carattere generale sul bilancio delle banche. In: Bocchino U., Ossola G.,

Giovando G., Venuti F (a cura di) (2014) Il bilancio delle banche, Vol. in-8, di pagg. XIV-428, Milano, Giuff. 14-20.

24 Cfr. Giannessi, E. (1979) Appunti di economia aziendale, Pisa, Pacini, p. 474.

25 Cfr. Bocchino, Giovando, Ossola, Venuti, A cura di (2014), op. cit. p. 11.

26 Ancora citando Ferrero (1968), nel primo paragrafo del Capitolo Terzo Lazienda, sia come oggetto di osservazione per fini di studio, sia

come fonte di ricchezza oggetto di concreta amministrazione, intesa come momento generatore di proficue indagini solamente se viene

considerata [...] soprattutto in quanto incessantemente si trasforma, variamente atteggiandosi nel suo continuo divenire (Ferrero, G. (1968)

Istituzioni di economia dazienda, Milano, Giuff, p.35).

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darebbe, cos, luce ad uno dei caratteri fondamentali del bilancio, ovvero lessere strumento
informativo. Questa rappresentazione, in quanto tale, anche connotata per un certo qual
grado di soggettivit, che insita nella scelte di redazione del bilancio. Il bilancio delle
banche coglie appieno sia la complessit redazionale sia la soggettivit estimativa a causa
della specificit del business bancario.

Proprio la specificit del business della banca ha reso necessario per il Legislatore di
produrre un quadro normativo speciale che imbrigli la variabilit dellattivit bancaria con
forza maggiore rispetto ai principi generali espressi negli artt. 2423 e 2423-bis del Codice
Civile e nel Principio Contabile n. 11 Bilancio desercizio - finalit e postulati. Il quadro di
riferimento delineato da questi testi si fonda sulla ricerca di chiarezza, veridicit e correttezza,
oltre che di completezza, atta a creare concreta utilit per il maggior numero di destinatari
[] per effettuare delle previsioni sugli andamenti operativi futuri27. Prima ancora dei
requisiti della normativa civilistica circa la redazione del bilancio, dobbligo segnalare che
la stessa Costituzione assegna alla Repubblica il compito di coordinare e controllare
lesercizio del credito28, oltre che di incoraggiare e tutelare il risparmio in tutte le sue forme
e favorire laccesso al risparmio popolare29; ci a testimonianza, appunto, dellimportanza
rivestita dallattivit creditizia. Allinterno di siffatto quadro si inscrivono poi le normative di
rifermento a livello europeo ed internazionale.

Iniziando dal livello italiano, si riscontra che la normativa consta di tre capisaldi: il D.Lgs
27 gennaio 1991, n. 87, il D.Lgs 24 febbraio 2005, n. 38 e la Circolare della Banca dItalia n.
262 del 22 dicembre 2005, aggiornata il 21 gennaio 2014. doveroso anticipare che Banca
dItalia ha svolto unimportante ruolo regolamentare nella definizione delle regole di bilancio,
dando applicazione ai principi contabili internazionali IAS/IFRS. I contributi del D.Lgs 87/91
sono relativi fondamentalmente al principio della prevalenza del momento di regolamento
delle operazioni su quello della contrattazione e il divieto di compenso di partite. Questi due
principi, ed in generale lintero testo normativo, non regolano i criteri di tenuta della
contabilit aziendale, ma stabiliscono, rispettivamente, regole di movimentazione delle voci

27 Cfr. Organismo Italiano di Contabilit (2005) Principio Contabile n. 11 Bilancio desercizio - finalit e postulati, 30/05/2005, p. 10.

28 Cfr. comma 2, art. 47, Cost.

29 Cfr. Idem.

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dello Stato Patrimoniale e deroghe al diritto comune, entrambi volti a rendere pi intelligibile
linformativa di bilancio. Il D.Lgs 38/2005, invece, stato denominato Decreto IAS dal
momento che dispone la possibilit di redigere i bilanci di esercizio secondo i principi
contabili interazioni IAS/IFRS per le societ quotate, per le societ finanziarie di gruppi
bancari iscritte allAlbo ex art. 64 TUB, per le SGR, le SICAV, le SIM, e per i soggetti che
operano nel settore finanziario di cui ai titoli V e V-bis del TUB, per societ che operano ai
sensi dellart. 59 TUB. Il contributo di maggiore portata , tuttavia, rappresentato dalla
Circolare della Banca dItalia n. 262 del 22 dicembre 2005. In esso infatti sono contenuti gli
schemi obbligatori del bilancio delle banche iscritte allAlbo ex art. 13 TUB, oltre alle societ
finanziarie capogruppo dei gruppi bancari, iscritti allAlbo di cui allart. 64 TUB. La
Circolare rinforza un principio gi espresso nel decreto IAS ovvero stabilisce la possibilit
per lazienda di scegliere diversi criteri di redazione e diversi contenuti del bilancio nel caso
in cui le disposizioni dei principi contabili internazionali siano insufficienti o incompatibili
con con la rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, di quella
finanziaria e del risultato economico30, a patto che le motivazioni di tale scelta siano esposte
nella nota integrativa. La struttura della Circolare consta di quattro capitoli e due appendici
(Appendice A e B) i cui titoli sono, in ordine: Principi generali, Il bilancio dellimpresa, Il
bilancio consolidato, I documenti contabili delle succursali di banche in altri Paesi, Appendice
A - Schemi del bilancio dellimpresa, Appendice B- Schemi del bilancio consolidato.

A livello europeo, la produzione normativa anticipa le attuazioni nella legislazione


nazionale ed estende la sua influenza ad ambiti diversi da quello prettamente bancario e
finanziario. Fra le disposizione che doveroso segnalare si trovano la Direttiva 65/2001 che
ha stabilito il concetto di fair value, il Regolamento CE 1606/2002 e il Regolamento CE
1274/2008. I due regolamenti sono entrambi relativi alladozione dei principi contabili
internazionali IAS/IFRS come prassi per la redazione dei bilanci, sia di esercizio sia
consolidati.

Infine, il complesso normativo a livello internazionale consiste fondamentalmente nei


dettami dei principi contabili internazionali emanati dallo IASC - International Accounting
Standard Commitee. Analogamente a quanto accade fra Regolamenti dellUnione Europea e

30 Cfr. Circolare della Banca dItalia n. 262/2005, Cap. 1. - PRINCIPI GENERALI, Par. 2 - Contenuto del bilancio.

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legislatore italiano, gli IAS/IFRS costituiscono la base cui lUnione Europea si omologa
tramite il meccanismo di endorsement. Allinterno degli IAS vi sono alcuni principi contabili
che si applicano primariamente alle aziende di credito, fra questi troviamo lo IAS 32 relativo
agli Strumenti finanziari: esposizione nel bilancio e informazioni integrative, lo IAS 39 su
Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione (che sar sostituito dallIFRS 9), lo IAS 21
sugli Effetti delle variazioni dei cambi delle valute estere, lo IAS 23 sugli Oneri
finanziari, lo IAS 28 sulla Contabilizzazione delle partecipazioni in collegate, lo IAS 31
sulle Informazioni contabili relative alle partecipazioni in joint venture. Per quanto riguarda
- invece - gli IFRS, si annoverano lIFRS 2 per i Pagamenti basati su azioni, lIFRS 3 per le
Aggregazioni aziendali, lIFRS 7 Strumenti finanziari: informazioni integrative e lIFRS
8 sui Settori operativi. A questi vanno poi aggiunti altri principi standard quali IFRIC 9,
relativo alla Rideterminazione del valore dei derivati incorporati, e lIFRIC 13, sui
Programmi di fidelizzazione della clientela.

La finalit informativa del bilancio non si esaurisce con la comprensione dei dati salienti,
riguardanti lazienda, da parte degli stakeholder diretti, ma anche estesa allutilizzo da parte
delle Autorit di Vigilanza (nel caso italiano questo compito assolto da Banca dItalia e dalla
CONSOB31), il cui interesse, per altro, va ben oltre il solo bilancio di esercizio. Infatti, le
aziende del settore sono tenute a produrre una moltitudine di documenti dettagliati ed
analitici, conformemente a quanto richiesto dalle Autorit. La base di partenza rappresentata
dagli elementi stabiliti dai principi contabili internazionali, cui vanno ad aggiungersi i
provvedimenti regolamentari speciali, nel caso italiano emanati dalla Banca dItalia.

In conformit a quanto stabilito negli IAS (1 8) il fascicolo di bilancio deve essere


composto da Stato Patrimoniale, Conto Economico, Prospetto delle Variazioni del Patrimonio
Netto e Rendiconto Finanziario e dalle Note, che contengano un elenco dei principi contabili
rilevanti e altre note esplicative. Molte entit, sovente, aggiungono altri documenti quali: la
Relazione sulla Gestione, la Relazione del Collegio Sindacale o del Consiglio di Sorveglianza
e la Relazione dei Revisori dei Conti (9). Lo IAS 1 non stabilisce un tetto massimo di
documenti che rientrano nel fascicolo di bilancio, fermo restando lobiettivo di fornire
informazioni relative allazienda nel suo complesso. In aggiunta, la normativa speciale di

31 Per approfondimenti circa la Vigilanza si veda TUF, Parte II, Titolo I, Capo I Vigilanza.

!10
Banca dItalia, cio quella che emerge dalla Circ. 262/2005, modifica leggermente il
contenuto minimo richiesto stabilendo che Il bilancio dellimpresa e il bilancio consolidato
sono costituiti dallo stato patrimoniale, dal conto economico, dal prospetto della redditivit
complessiva, dal prospetto delle variazioni del patrimonio netto, dal rendiconto finanziario,
dalla nota integrativa e dalle relative informazioni comparative32. La vera novit della
Circolare di Banca dItalia risiede nel Prospetto della redditivit complessiva che misura
lincidenza delle componenti che contribuiscono alla performance aziendale, ovvero delle
voci di ricavo e di costo non rilevate nellutile (perdita) di periodo in conformit ai principi
contabili internazionali rispetto al risultato di esercizio. Daltronde, le componenti del
bilancio cui fa rifermento la Circolare sono integrazioni di quanto gi stabilito negli IAS.

Dal punto di vista normativo si deve ricordare che il regolamento (CE) 19 luglio 2002, n.
1606/2002, allart. 4 obbliga le societ quotate dellUnione Europea alla redazione dei bilanci
consolidati adottando i princpi contabili internazionali IAS/ IFRS dal 1 gennaio 2005.
Inoltre, agli Stati membri data la possibilit di prescrivere o autorizzare ladozione degli
IAS/IFRS anche per i bilanci di esercizio di societ comunitarie quotate, e per i bilanci
desercizio e consolidati per societ non quotate (art. 5). Il Legislatore italiano ha esercitato
questa facolt attraverso lemanazione del D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 38, quale attuazione
della legge comunitaria 31 ottobre 2003, n. 306. Questultima stabilisce lobbligo di adottare i
princpi contabili internazionali nella redazione del bilancio desercizio delle societ
quotate; del bilancio desercizio e consolidato delle societ aventi strumenti finanziari
diffusi presso il pubblico di cui allart. 116 del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo unico
delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria -T.U.F.); del bilancio desercizio e
consolidato delle banche e degli intermediari finanziari sottoposti a vigilanza da parte della
Banca dItalia; del bilancio consolidato delle imprese di assicurazione (D.Lgs. 26 maggio
1997, n. 173); bilancio di esercizio delle imprese di assicurazione, solo nei casi in cui siano
quotate e non redigano il bilancio consolidato.

In tale quadro normativo si inscrive lattivit di vigilanza regolamentare di Banca dItalia,


che si traduce nella pubblicazione della Circolare 262 del 22 dicembre 2005, contenente le
disposizioni amministrative ai sensi dellart. 9, comma 1, del decreto legislativo 28 febbraio

32 Cfr. Circolare della Banca dItalia n. 262/2005, Cap. 1. - PRINCIPI GENERALI, Par. 2 - Contenuto del bilancio.

!11
2005, n. 3833. In tal modo Banca dItalia, considerati anche i contributi forniti dai principi
contabili internazionali, ha s fornito una struttura rigida degli schemi di bilancio, ma ha pur
sempre ribadito la necessit di chiarezza ed di adeguatezza informativa del bilancio, ferma
restando, ove possibile, lottemperanza alle richieste dei principi contabili internazionali. I
contenuti della Circolare sono principalmente i prodotti di logiche prudenziali di vigilanza e
producono due conseguenze: da una parte, essi consentono di soddisfare le esigenze di
comparabilit a livello nazionale, dallaltra rappresentano un limite per la stessa comparabilit
a livello internazionale, ed in particolare a livello europeo. Tale limitazione sembra essere
dovuta allapproccio che lascia, in sede europea, una buona discrezionalit agli organi di
vigilanza nazionali circa lapplicazione del quadro di riferimento per gli istituti di credito
allinterno della giurisdizione a detti organi; tuttavia, non si deve dimenticare che lonere
dellapplicazione dei principi contabili internazionali, nel rispetto dei principi e delle
disposizioni comunitarie in materia, ricade sul Governo (ex art. 25, comma 1, legge
306/2003) e non sullAutorit di vigilanza. Allinterno di un siffatto quadro, la Circolare di
Banca dItalia non sembra perci essere vincolante, come del resto confermato dalla Cass.
(Sezione II Penale) 19 dicembre 2011, n. 4666934.

In conclusione, necessario effettuare una precisazione di carattere metodologico: lanalisi


seguente si basa sul testo della Circolare 262/2005 e sulle annesse correlazioni con i testi IAS/
IFRS; tuttavia, si considera unicamente la dimensione del bilancio dellimpresa e, non anche,
quella del bilancio consolidato. La motivazione di tale scelta da ricercarsi negli obiettivi di
indagine del presente lavoro, in cui non si intendono sottolineare le differenze fra le due
tipologie di bilancio. Inoltre, la stessa Autorit di vigilanza, nel definire le Disposizioni

33 Per approfondimenti circa la vigilanza regolamentare cfr. artt. 4, 53 et. suiv., D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, come da aggiornamento

D.Lgs. 4 marzo 2014, n. 53. Inoltre, utile chiarire il richiamo del D.Lgs. 38/2005 allart. 5, comma 1, al D.Lgs. 27 gennaio 1992, n. 87 circa

i poteri conferiti in materia di bilancio di esercizio come modificato dallart. 157, comma 3, D.Lgs. 385/1993. Ivi si legge 1. Gli enti

creditizi e finanziari si attengono alle disposizioni che la Banca dItalia emana relativamente alle forme tecniche, su base individuale e su

base consolidata, dei bilanci e delle situazioni dei conti destinate al pubblico nonch alle modalit e ai termini della pubblicazione delle

situazioni dei conti. 2. I poteri conferiti dal comma 1 sono esercitati anche per le modifiche, le integrazioni e gli aggiornamenti delle forme

tecniche stabilite dal presente decreto nonch per ladeguamento della disciplina nazionale allevolversi della disciplina, dei principi e degli

orientamenti comunitari.

34 In argomento usura, tassi, banca, ignoranza, reato, la Cassazione si esprime anche circa le circolari e le istruzioni della Banca dItalia che

non rappresentano una fonte di diritti ed obblighi (Cfr. Cass. (Sezione II Penale) 19 dicembre 2011, n. 46669, fonte CED Cassazione).

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generali al bilancio consolidato (Circolare 262/2005, Cap.3, 7) riporta al bilancio
consolidato si applicano, per quanto non diversamente disposto e fatti salvi gli adeguamenti
necessari per il consolidamento dei conti, le disposizioni riguardanti il bilancio dellimpresa.

1.2.2 Lo Stato Patrimoniale Attivo e i Crediti

Si soliti costruire lo Stato Patrimoniale della banca a sezioni contrapposte, ovvero la


sezione dellattivo, da una parte, e quella del passivo e del capitale netto, dallaltra. In
letteratura (Forestieri, Mottura (2009)) convenzione utilizzare la misura del Totale
dellAttivo come variabile di scala, cio come proxy della dimensione di una banca,
analogamente a quanto accade con la voce ricavi di vendita per le imprese industriali o di
servizi35. Da contributi pi recenti (Bocchino, Giovando, Ossola, Venuti (2014)) si desume
che tale proxy pu costituire unicamente una variabile dimensionale, dal momento che non
prende in considerazione alcuni elementi non trascurabili, come - ad esempio - il volume di
attivit svolte dalla banca nel comparto dei servizi.

Grafico 1.1 - Composizione percentuale attivo delle banche italiane

Composizione % attivo banche italiane al


31/08/2014
Prestiti a residenti in Italia
Attivit vs controparti centrali
Titoli di debito escl. obbligazioni IFM residenti
Attivit vs lEurosistema
Attivit sullestero
Altre attivit

Fonte: elaborazione personale Banca dItalia, Bollettino Economico 4/2014

35 Cfr. Forestieri, G., Mottura, P. (2009), op. cit., p. 280.

!13
Come emerge dal Grafico 1.1, la composizione del Totale Attivo, secondo le
elaborazioni di Banca dItalia, presenta una notevole articolazione. Inoltre, i prestiti verso
residenti in Italia risultano occupare la percentuale maggiore dellattivo, con poco meno del
46% del totale ad agosto 2014. Si deve, anche, precisare che negli ultimi anni, in Italia, si
assistito ad una contrazione nellincidenza dei prestiti, riflesso non solo della debolezza della
domanda, ma anche delle politiche di offerta, che sono rimaste prudenti nei confronti delle
imprese. Tale riduzione stata pi ingente per i primi cinque gruppi bancari e per le filiali di
banche estere, come mostrano i dati del Bollettino Economico 4/2014 di Banca dItalia
relativi alla variazione su 12 mesi di maggio e agosto, che si attestano rispettivamente al
-2,8% e al -2,2%.

Non si deve dimenticare che lattivit di intermediazione finanziaria, cio il trasferimento


delle risorse raccolte ad altri soggetti costituisce la fonte maggiore di reddito per le banche;
infatti, queste ultime ottengono profitto dalle differenze fra le passivit vendute e gli impieghi
delle risorse da esse derivanti, differenze che si esplicano in termini di liquidit, di tassi ed di
orizzonte temporale. A questo proposito piuttosto logico rilevare come la contrazione dei
prestiti abbia un impatto anche sulla redditivit bancaria, conseguenza del tutto legittima.
Tuttavia, come ben si evince dalla 83a Relazione annuale della Banca dei Regolamenti
Internazionali, la contrazione dei prestiti non stata solamente una delle cause della discesa
degli utili; infatti, la crisi finanziaria ha influito notevolmente sulle dinamiche dei prestiti, la
cui contrazione risulta essere un effetto piuttosto che una causa. In tale contesto, le pressioni
sui debiti sovrani hanno fatto s che alle banche di tutto il mondo si richiedesse di accrescere i
coefficienti patrimoniali per far fronte ai deterioramenti qualitativi degli attivi patrimoniali.
La congiuntura economica, inoltre, con il ristagno delleconomia reale, ha avuto a sua volta
un impatto negativo sulla solvibilit dei debitori, provocando un aumento delle sofferenze e il
conseguente aumento degli accantonamenti per perdite sui crediti. chiaro, dunque, che la
dinamica dei prestiti e la situazioni economica hanno attuato un meccanismo che si potrebbe
definire di feedback positivo, ovvero hanno amplificato luna gli effetti dellaltra
alimentandosi a vicenda.

Grazie allinquadramento delle pagine precedenti, si pu facilmente comprendere che i


principi contabili internazionali inducono la produzione normativa speciale dei livelli

!14
inferiori. Per questo motivo uso, in letteratura, fare riferimento inizialmente alle richieste
degli IAS per poi concentrarsi sulle normative nazionali che richiamano forzatamente i
principi pi generali.

Lo IAS 1 - Presentazione del bilancio affronta il tema relativo allo Stato Patrimoniale nei
paragrafi dal 51 al 77. In particolare, nei 68-70 sono elencate le informazioni da fornire
allinterno dello Stato Patrimoniale ed il suo contenuto minimo obbligatorio. Lo IAS 1 al 71
lettera b) sancisce, poi, una notevole apertura nei confronti delle possibilit percorribili nella
redazione dello SP; infatti, si legge le descrizioni usate e lordine delle voci o
dellaggregazione di voci simili possono essere modificati in relazione alla natura dellentit e
delle sue operazioni, per fornire linformativa necessaria per una complessiva comprensione
della situazione patrimoniale-finanziaria dellentit. Alla luce di quanto esposto nelle pagine
precedenti, chiaro che tale disposizione assume un rilievo particolare dal punto di vista delle
banche e degli enti finanziari, che hanno la facolt di scegliere descrizioni e ordine di voci che
pi gli si addica, con lobiettivo di assolvere al meglio alle finalit informative del bilancio,.

Allinterno dello IAS 1, le componenti fondamentali dello Stato Patrimoniale, ovvero le


attivit e le passivit, sono presentate secondo una classificazione di carattere finanziario i cui
criteri distintivi possono essere la distinzione fra corrente/non corrente o il criterio di liquidit.
Il primo criterio costituisce la regola cui attenersi, salvo lipotesi in cui lobiettivo informativo
del documento sia conseguito in maniera pi attendibile e rilevante con ladozione del criterio
di liquidit.

Tuttavia, unanalisi attenta dello stesso IAS 1 sembra suggerire come queste voci mal si
adattino alle attivit di aziende del settore bancario (e assicurativa) ed per questo che la
flessibilit degli schemi tipica dei bilanci IAS/IFRS viene pesantemente integrata dalle pi
rigide disposizioni della normativa imposta dalle autorit di vigilanza nazionali36. Anche per
questo motivo, si avvertita la necessit di produrre una normativa pi specificit, obiettivo
assolto da Banca dItalia con la Circolare n. 262 del 2005, giunta al secondo aggiornamento.
Lo schema dello Stato Patrimoniale fornito da tale documento presenta un criterio di
classificazione di destinazione economica ed un ordine espositivo di liquidit decrescente
(liquid first), che presenta cassa e disponibilit liquide come prima voce emergente, fino a

36 Cfr. Bocchino, Giovando, Ossola, Venuti (2014), op. cit., p. 28.

!15
giungere alle attivit immobilizzate. La logica di tale ordine sembra essere da ricercarsi nella
maggiore attendibilit considerata la tipologia di business svolto dalla banca e ai fini
gestionali e negoziali.

Ponendo nuovamente lattenzione sui crediti, anche alla luce del fatto che questi
costituiscono le poste pi rappresentative dellattivit bancaria tradizionale, giova citare la
definizione che ne d Banca dItalia nella Circolare 262/2005 quando stabilisce che con il
termine crediti si indica il portafoglio di strumenti finanziari, inclusi i titoli di debito, non
quotati che lo IAS 39 denomina finanziamenti e crediti (loans and receivables).
Nonostante il riferimento agli IAS sia molto forte, la Circolare introduce alcune novit
piuttosto imponenti. In primo luogo, infatti, la definizione di crediti connessa in maniera
quasi inscindibile al concetto di portafoglio, precisazione non presente nella classificazione
IAS che, inoltre, introduce tale definizione allinterno delle Definizioni delle quattro

!16
categorie di strumenti finanziari. In secondo luogo, la Circolare precisa espressamente che
esiste una differenza fra crediti e finanziamenti, che lo IAS definisce congiuntamente, dal
momento che i finanziamenti sono le attivit e le passivit finanziarie per cassa diverse dai
titoli di debito, di titoli di capitale e della quota O.I.C.R.. Si viene a creare, cos, una
differenza fra il linguaggio tecnico della Circolare e quello comune, che, invece, associa al
termine crediti le esposizioni per cassa derivanti da contratti di finanziamento e di deposito.
In altre parole, i crediti identificano una delle categorie di strumenti finanziari previste dallo
IAS 39 (e precisamente la categoria dei finanziamenti e crediti), mentre i finanziamenti
designano le attivit finanziarie per cassa non rappresentate da titoli37. Tali differenze
risultano di notevole importanza se applicate alla classificazione delle voci dellattivo
proposta dalla Circolare dal momento che producono leffetto piuttosto inaspettato di
avvicinare le due norme.

La vicinanza fra le classificazioni proposte dagli IAS - da una parte - e da Banca dItalia -
dallaltra - emerge molto chiaramente se si considerano i due testi. Da una parte, la
definizione fornita dallo IAS 39 9 presenta una formulazione negativa38 e prevede tre
eccezioni alla caratteristica principale della non quotazione in un mercato attivo dellattivit
finanziaria non derivata: cio le attivit finanziarie destinate alla vendita in tempo breve e
quelle inizialmente rilevate a conto economico al fair value, le attivit finanziarie disponibili
per la vendita e le attivit finanziarie non pi recuperabili che devono essere classificate come
disponibili per la vendita. Dallaltra parte, lo schema di Stato patrimoniale della Circ.
262/2005 permette di distinguere sette voci, precisamente dalla 20 alle 70 e la 140, la cui
logica di classificazione del tutto conforme quella dello IAS. Per di pi, se si analizza
nuovamente la distinzione proposta dalla Circolare circa la categoria dei finanziamenti, si
nota che la classificazione sulla base del portafoglio di destinazione permette di inserire i

37 Cfr. Rutigliano, M. (2012). Lanalisi del bilancio delle banche. Rischi, misure di performance, adeguatezza patrimoniale. A cura di,

Milano, Egea, p.187.

38 Si consideri, infatti, che al 9 si legge: Finanziamenti e crediti sono attivit finanziarie non derivate con pagamenti fissi o determinabili

che non sono stati quotati in un mercato attivo ad eccezione di: a) quelli che lentit intende vendere immediatamente o a breve, che devono

essere classificati come posseduti per negoziazione, e quelli che lentit al momento della rilevazione iniziale designa al fair value (valore

equo) rilevato a conto economico; b) quelli che lentit al momento della rilevazione iniziale designa come disponibili per la vendita; o c)

quelli per cui il possessore pu non recuperare sostanzialmente tutto linvestimento iniziale, non a causa del deterioramento del credito, che

devono essere classificati come disponibili per la vendita.

!17
finanziamenti allinterno di dette voci, come ben stato evidenziato da Triban in Rutigliano
(2011):

Voce 20 Attivit finanziarie detenute per la negoziazione che raccoglie, fra gli altri, i
finanziamenti allocati nel portafoglio di negoziazione;

Voce 30 Attivit finanziarie valutate al fair value che raccoglie i finanziamenti designati
al fair value con i risultati valutativi iscritti nel conto economico, sulla base della facolt
riconosciuta alle imprese dallo IAS 39;

Voce 40 Attivit finanziarie disponibili per la vendita che raccoglie i finanziamenti


classificati nel portafoglio disponibile per la vendita;

Voce 50 Attivit finanziarie detenute sino a scadenza che raccoglie i finanziamenti,


quotati sul mercato attivo, allocati nel portafoglio detenuto fino a scadenza;

Voce 60 Crediti verso banche che raccoglie i finanziamenti verso le banche, non quotati
in mercato attivo, classificati nel portafoglio crediti;

Voce 70 Crediti verso clientela che raccoglie i finanziamenti verso la clientela, non
quotati in mercato attivo, allocati nel portafoglio crediti;

Voce 140 Attivit non correnti e gruppi di attivit in via di dismissione che raccoglie i
finanziamenti singoli ovvero facenti parte di gruppi di attivit in via di dismissione come
disciplinati dallIFRS 5.

1.2.2.1 I Criteri di valutazione dei crediti

I criteri di valutazione rivestono un ruolo fondamentale alla luce della determinazione della
quantit e della qualit degli stessi; limportanza assunta poi dai crediti allinterno dellattivit
bancaria e la rilevanza dellattivit stessa della banche donano consistenza ancora maggiore a
tale processo.

La Circolare 262/2005 prevede che valutazione dei crediti, siano essi verso le banche o
verso la clientela, si rifaccia alla pi generale disciplina relativa e comune a tutte le categorie
di crediti.

La disciplina, cui si alluso nel paragrafo precedente, quella che fa riferimento allo IAS
39; infatti, la Circolare 262/2005 attinge dai contenuti normativi dello IAS per i criteri di

!18
iscrizione a bilancio, per il valore delliscrizione iniziale e per le valutazioni successive. Il
criterio di iscrizione dei crediti prevede che si iscriva un credito nel momento in cui sorgono,
in capo alla banca, i diritti e gli obblighi che derivano dal contratto stesso, coerentemente col
principio della prevalenza della sostanza sulla forma espresso negli IAS. Per stabilire il valore
di iscrizione iniziale, invece, si adotta il fair value, che corrisponde al valore erogato nel caso
in cui il finanziamento sia a condizioni di mercato e comprende anche eventuali costi o
proventi direttamente riconducibili al singolo credito e determinabili sin dallorigine
delloperazione. Le valutazioni successive alliscrizione iniziale devono essere effettuate al
costo ammortizzato, calcolato in base al valore delliscrizione iniziale, al netto di qualsiasi
variazione, soprattutto si deve tenere conto di:

diminuzioni per eventuali rimborsi di capitale;

riduzioni per eventuali rettifiche di valore;

incrementi derivanti dalle eventuali riprese di valore dellimpairment test;

al netto dellammortamento cumulato della differenza tra lammortamento erogato e


quello rimborsabile a scadenza (tale ammortamento va calcolato col metodo del tasso di
interesse effettivo).

Tale metodo non si applica nei casi in cui la durata del credito sia cos breve da rendere
trascurabile leffetto dellattualizzazione, oppure nei casi in cui sia assente una scadenza
definita o vi siano crediti a revoca. In questi casi si procede ad una valorizzazione a costo
storico.

I processi di valutazione sono connotati da una notevole complessit e non risulta utile
dilungarsi oltre; tuttavia, non si pu dimenticare che sia la normativa nazionale sia gli IAS /
IFRS trattano i processi di valutazione, siano essi di attivit o di passivit, con particolare
interesse, per questo motivo la produzione normativa risulta molto florida. Inoltre, con
riferimento particolare alla valutazione dei crediti, utile citare quanto previsto dallo IAS 39,
paragrafo 58 sulla Riduzione di valore e irrecuperabilit di attivit finanziarie: Lentit
deve determinare a ogni data di riferimento del bilancio se vi qualche obiettiva evidenza che
unattivit finanziaria o un gruppo di attivit finanziarie ha subito una riduzione di valore. La
valutazione riduzione del valore, o limpairment, deve essere effettuata su tutte le esposizioni

!19
creditorie, a prescindere dalla qualit delle stesse. I principi IAS/IFRS adottano la logica del
cosiddetto incurred loss, in base alla quale le stime per la rilevazione di perdite di valore
devono far riferimento allanalisi di elementi oggettivi e quantificabili al momento della
valutazione, e non anche elementi futuri non accertabili39. La procedura di impairment si
fonda sul medesimo concetto della divisione in base alla qualit dei crediti, cio sulle
categorie dei crediti in bonis (o performing) e deteriorati (o non performing), di cui si dir
pi diffusamente in seguito.

Per il calcolo della svalutazione eventuale lazienda pu provvedere seguendo due


modalit distinte, ovvero la valutazione per via analitica e quella per via collettiva. La prima,
come si pu dedurre dal nome, considera singolarmente e specificamente ciascuna
esposizione e, per di pi, si applica normalmente ai crediti definiti precedentemente non
performing e per le esposizioni significative40. Daltro canto, invece, si soliti applicare la
seconda modalit ai crediti in bonis qualora questi non presentino obiettiva evidenza di
perdite di valore oppure siano valutabili come integralmente recuperabili. Lobiettivo di tale
divisione risulta coerente con lobiettivo della logica dellincurred loss circa la stima delle
perdite gi manifestatesi, ma di cui ancora non si ha evidenza.

1.3 Rischi tipici e coperture. Breve cenno a cartolarizzazioni e derivati.

1.3.1 Introduzione al rischio dimpresa

In generale si pu dire che la normativa vigente sul territorio italiano in materia di


intermediari finanziari e di banche, cui si fatto riferimento nelle pagine precedenti, lasci agli
organi di governo delle banche piena libert nellidentificare le scelte strategiche e operative
pi appropriate per la realizzazione dei propri progetti imprenditoriali. Nonostante derivi da

39 Cfr. Motta R., Ferrero M., Le valutazione di bilancio: crediti, titoli, strumenti derivati, partecipazioni. In: Rutigliano, M. (a cura di)

(2012), op. cit., p. 71.

40 In relazione al concetto di esposizione significativa, occorre tenere presente alcuni parametri di natura quantitativa e qualitativa, quali ad

esempio: ammontare dellesposizione in rapporto a determinati aggregati patrimoniali, quali impieghi, raccolta, patrimonio; totale dei

rapporti facenti capo al medesimo debitore; crediti ricollegabili a parti correlate; crediti non rilevanti individualmente ma appartenenti a

gruppi la cui esposizione complessiva risulta significativa anche con riferimento a societ controllate da quella che redige il bilancio

consolidato (Cfr. idem, p.72).

!20
una normativa unica, questa impostazione ha indotto le aziende del settore e, quindi, anche le
banche, ad adottare modelli di business differenziate in termini di aree di attivit, estensione
territoriale, forma giuridica e cos via; tuttavia, esiste un fattore che accomuna tutte le banche
in quanto caratteristica intrinseca dellattivit bancaria, ovvero il rischio. Nelle pagine
precedenti si , infatti, detto come la banca operi da intermediario fra i soggetti economici e il
sistema economico assumendosi una parte del rischio insito nello scambio stesso.

Prima di addentrarsi nella disquisizione circa il rischio per lattivit bancaria, pu essere
utile riprendere il pensiero di Ferrero (1968) sul rischio dazienda. Il rischio, cui esposta
lazienda, a prescindere dalloggetto che ne caratterizza la funzione strumentale, dipende
dalle condizioni di incertezza alla quali soggiace loperare di qualunque azienda. Secondo
Ferrero (1968), tale incertezza che domina ogni momento delloperare dazienda
indubbiamente legata allelemento tempo e costituisce condizione vincolante per tutte le
aziende41. Il fattore tempo, dunque, contribuisce alla produzione di quel rischio economico
che qualifica la poliedrica condizione di esistenza di ogni azienda42. Tale rischio risulta
essere un sistema composto da innumerevoli rischi particolari, che non hanno significato
autonomo, ma che possono formare oggetti di corretto apprezzamento nellambito dellunit
dinsieme che [...] concorrono a costituire43. Si possono distinguere, quindi, due tipologie di
rischio, ovvero il rischio particolare dazienda e quello generale, risultato, questultimo,
dellaggregazione sistematica della prima tipologia. Ci che distingue profondamente le due
tipologie di rischio risiede nel fatto che il rischio economico generale pertiene,
tendenzialmente, alla persistenza dellazienda, che potrebbe cessare di esistere, se non fosse
in grado di gestire tale rischio; pertanto, il rischio economico generale letale per lazienda
che non pu prescindere dal necessario processo di isolamento dei singoli rischi del
sistema44.

Se si considera che lattivit delle aziende del settore bancario si caratterizza, anche, per la
trasformazione delle scadenze, cio del fattore tempo, si nota come le banche trattino

41 Cfr. Ferrero, G. (1968) op. cit., p.36.

42 Cfr. idem, p.38.

43 Cfr. idem.

44 Cfr. idem, p. 41.

!21
direttamente la fonte di quellincertezza, produttrice di rischio. Inoltre, un fallimento nella
gestione adeguata del fattore tempo intacca la sfera della sopravvivenza stessa dellazienda
bancaria45. Se si adottasse ancora il pensiero di Ferrero (1968), le conseguenze dellattivit di
trasformazione delle scadenze, cos come dellarbitraggio sui tassi o della diversificazione fra
fonti e impieghi, potrebbero essere definite come parziali configurazioni del rischio
economico generale46, ovvero rischi particolari dimpresa. Tuttavia, la gestione
dellincertezza generata da tali attivit tipiche pu produrre rilevanti conseguenze di ordine
economico per la banca ed , perci, assimilabile ad un rischio generale dellimpresa,
piuttosto che particolare; quindi, si potrebbe dire che quelli che per altre aziende sono rischi
particolari dimpresa, cio configurazioni parziali di un pi grande e complesso sistema di
rischi, per la banca sono in realt rischi economici generali.

Un discorso analogo pu essere condotto per lattivit di erogazione del credito. Infatti, la
qualit di un credito rappresenta, in generale, un rischio specifico per limpresa, ma
riferendosi allattivit tradizionale della banca questo costituisce anche un rischio generale
dimpresa. A conferma della generalit del rischio connesso allerogazione di credito si
ricordi la gi citata prevalenza, nel bilancio delle banche, dei crediti di finanziamento rispetto
a quelli di funzionamento. Mentre questi ultimi, che derivano, per esempio, da crediti verso
fornitori, non costituiscono un rischio concreto per la continuit dellazienda bancaria, i primi,
invece, costituiscono un rischio reale per la sua sopravvivenza e sono addirittura
preponderanti. Si tratta di una differenza notevole rispetto ad altre tipologie di imprese la cui
esposizione ai rischi connessi ai crediti , di norma, riferibile alla categoria dei rischi
particolari, come parte del sistema pi composito dei rischi generali dimpresa.

1.3.2 Cenni sui rischi reddituali caratteristici dellintermediazione creditizia e il


rischio di credito.

Lattivit dellintermediario creditizio , dunque, strettamente connessa con la sfera


dellincertezza e, quindi, del rischio. A grandi linee, il rischio potrebbe essere definito come la

45 Gli esempi si sprecano. Infatti, sufficiente considerare gli innumerevoli casi della crisi sub-prime, come emerge, per esempio, da

Mottura, P. (2008) Crisi sub-prime e innovazione finanziaria, Bancaria, 2/2008: 2-23.

46 Cfr. Ferrero, G. (1968) op. cit., p. 38.

!22
probabilit che si manifesti un evento negativo, o meglio che non si manifesti un evento
positivo. Tuttavia, nel caso della banca la quantificazione del rischio si configura piuttosto
nella valutazione dellammontare di risorse perdibili, ovvero nella stima delle variazioni di
valore rilevanti ai fini della formazione del risultato economico a seguito delloccorrere di un
particolare evento. A questo proposito, si dice che la banca prende posizione rispetto alle
variazioni eventuali di valore delle sue transazioni, ovvero se ne assume il rischio. Tale
posizione corrisponde allattivit tradizionale della banca che detiene attivit rischiose e
fruttifere e ne finanzia lacquisizione e il mantenimento con lassunzione di passivit
onerose47, in divise anche diverse da quella con cui redige il bilancio.

utile, a questo punto, adottare una classificazione organica dei rischi cui esposta la
banca cos da presentarne larticolazione. La classificazione, gi proposta da Forestieri,
Mottura (2009), presenta quattro categorie di rischi influenti sul livello e sulla variabilit del
reddito, perci definiti reddituali, cui sono esposte le banche:

1. il rischio di controparte, che si configura nella possibilit che una controparte


contrattuale si trovi in una situazione di inadempienza o addirittura di insolvenza (tale
situazione pu anche avere cause esogene);

2. il rischio di mercato, che si configura nella possibilit che le variazioni dei prezzi di
mercato influiscano sul risultato reddituale della gestione;

3. il rischio operativo, che si configura come conseguenze delloperativit degli


intermediari finanziari, ovvero in seguito a fatti che determinino un danno per lazienda
stessa o per soggetti terzi;

4. il rischio di variazione del livello generale dei prezzi, ovvero il rischio che linflazione
incida sulla redditivit della gestione.

Nonostante lapparente semplicit di questa classificazione, lapproccio al sistema di rischi


cui sottoposta la banca ha subito una profonda evoluzione, dando seguito alla crescente
complessit del sistema bancario e finanziario ed alla notevole innovazione dei servizi e dei
prodotti avvenuta negli ultimi ventanni. La rinnovata consapevolezza dellentit dei rischi
riconoscibile anche nella produzione normativa di vigilanza che ha promosso un aumento

47 Cfr. Forestieri, G., Mottura, P. (2009) op. cit,. p. 392.

!23
progressivo dellautonomia della funzione di risk management ed una sua sempre maggiore
integrazione con la funzione di allocazione del capitale48.

Si riscontra, inoltre, una forte connessione fra la mappatura dei rischi dellattivit bancaria
e le scelte strategiche adottate dalle singole banche che, nonostante possano avvalersi di una
classificazione standard fornita dalle normative di vigilanza, dovrebbero effettuare unanalisi
mirata delle cause che potrebbero mettere a repentaglio il raggiungimento dellequilibrio
reddituale, finanziario e patrimoniale e progettare adeguati presidi a tutela della continuit
aziendale49. Queste parole di Ruozi (2011) risultano peraltro coerenti con limpostazione
logica di Ferrero (1968): infatti, la gestione del sistema di rischi, cui esposta una banca,
funzionale alla sopravvivenza dellazienda, ci a conferma della letalit di tali rischi,
classificabili come generali e particolari nellottica bancaria.

A conferma della rilevanza della gestione dei rischi e in considerazione, anche, della
crescente percezione della rilevanza dei rischi bancari dovuti alle esperienze della crisi, si
esprimono, come ormai di consueto, la normativa di vigilanza con la Circolare 262/2005 di
Banca dItalia e il principio contabile IFRS 7. In entrambi i casi, il rilievo riservato ai rischi
esplicitato nelle informazioni desumibili dai bilanci. In particolare, la Circolare 262/2005
dedica la Sezione E della Nota integrativa alle Informazioni sui rischi e sulle relative
politiche di copertura. Questa sezione sviluppa notevolmente le previsioni del principio
contabile IFRS 7 (Strumenti finanziari: informazioni integrative) tenendo conto della
specificit delloperativit bancaria e dei livelli di disclosure ritenuti ottimali dallAutorit di
vigilanza50. Un esempio delluniformit fra i due testi riconoscibile nel medesimo schema
logico di presentazione delle informazioni circa i rischi di credito, di liquidit e di mercato,
che distingue fra le informazioni di natura quantitativa e qualitativa51.

48 Il risk management fornisce, infatti, supporto per lallocazione del capitale al fine di garantire sia la copertura dei rischi sia la

remunerazione del capitale.

49 Cfr. Ruozi, R. (a cura di) (2011) op. cit., p. 298.

50 Cfr. Rutigliano M. (2011) Rischi e politiche di copertura. Le informazioni della nota integrativa In: Rutigliano, M. (2011). Il bilancio

della banca. Schemi, principi contabili, analisi dei rischi. A cura di, Milano, Egea p. 443.

51 Cfr. IFRS 7 31-42 e Circolare 262/2005, Capitolo 2, Paragrafo 7, Parte E

!24
La Circolare 262, in particolare, richiede che nella parte E della Nota integrativa siano
fornite le informazioni riguardanti i profili di rischio di credito, di mercato (di tasso, di
interesse, di prezzo di cambio), di liquidit e rischi operativi. Inoltre, devono essere riportate
le relative politiche di gestione e copertura messe in atto dalla banca e loperativit in
strumenti finanziari derivati. La Premessa alla Parte E - Informazioni sui rischi e sulle
relative politiche di copertura volta a fornire una cornice di riferimento di tipo
principalmente organizzativo; infatti, si soliti ritrovare una descrizione dei compiti attribuiti
alla funzione di risk management e dei manager preposti a compiti inerenti. Seguono la
Premessa le sezioni relative ai singoli rischi.

1.3.2.1 Il rischio di credito come rischio della controparte

Prima di fornire una definizione del rischio di credito, utile riprendere la classificazione
del Forestieri, Mottura (2009) circa i cosiddetti rischi della controparte che sono formati dal
rischio di credito e il rischio di regolamento. La differenza fra le due tipologie di rischio
risiede nella tipologia del contratto da cui scaturiscono le obbligazioni di fronte alle quali la
controparte risulti inadempiente o insolvente, ovvero rispettivamente contratti di credito e di
compravendita di attivit finanziarie.

Soffermandosi sulla prima categoria, una delle definizioni pi complete di rischio di


credito quella proposta da Resti e Sironi (2008), secondo cui per rischio di credito si
definisce come la possibilit che una variazione inattesa del merito creditizio di una
controparte generi una corrispondente variazione inattesa del valore corrente della relativa
esposizione creditizia52. Tale definizione permette di introdurre alcuni tratti fondamentali per
comprendere il rischio di credito.

In primo luogo, si nota che il concetto di rischio di credito include anche il deterioramento
del merito creditizio, il cosiddetto downgrading, detto anche rischio di migrazione, oltre che
al rischio di insolvenza vero e proprio. , per, innegabile che i due eventi siano strettamente
correlati o, meglio, che si possa intendere il secondo come manifestazione estrema del primo.
Seguendo questa logica, il rischio di credito deve essere misurato e gestito facendo
riferimento ad una distribuzione discreta e continua e non ad una distribuzione binaria; in altre

52 Cfr. Resti, A., Sironi, A. (2008) Rischio e valore nelle banche. Milano, Egea, p. 351.

!25
parole esiste una gradazione del rischio di credito e non si pu distinguere semplicemente fra
insolvenza e non insolvenza. Per questo motivo, si soliti utilizzare diverse metodologie
di definizione del merito creditizio che prendano in considerazione le varie componenti del
rischio di credito. In secondo luogo, si definisce il rischio come evento inatteso, ovvero non
previsto dellistituzione finanziaria creditrice. In effetti, le valutazioni della decisione di
affidamento si traducono nella determinazione di un tasso attivo adeguato, senza perci
produrre ricadute negative sullazienda. La manifestazione del rischio di credito prende,
certamente, forma ex ante, in quanto lazienda valuta il valore presumibile di realizzo dei
crediti ed effettua le dovute rettifiche di valore53, ma non si deve dimenticare che il mancato
pagamento di capitale ed interessi implica il venir meno di unentrata di cassa attesa, che
costituisce un rischio finanziario, la cui durata ed entit dipendono per dallazione di
recupero che avviene ex post. Il terzo luogo, si riconosce limportanza e (quasi) la
controversia dellampiezza del concetto di esposizione creditizia che si estende infatti
anche alle posizioni fuori bilancio come le garanzie prestate, gli strumenti derivati negoziati
over the counter [...] e le transazioni in titoli, in valute o derivati in attesa di regolamento54.
Infatti lestensione di tale concetto, cos come espressa dal Resti, Sironi (2008), va in parziale
contrasto con quanto stabilito da Banca dItalia nella Circolare 262/2005, quando esplicita che
con il termine esposizioni creditizie si intendono esclusi i titoli di capitale e le quote di
O.I.C.R., mentre il termine esposizioni include i titoli di capitale e le quote di O.I.C.R55.

La trattazione proposta in Resti e Sironi (2008) riporta, inoltre, una serie di tipologie di
rischio di credito, fra cui figurano il rischio di insolvenza, il rischio di migrazione o
downgrading, il rischio di spread56, il rischio di recupero, il rischio di esposizione, rischio di
pre-regolamento o sostituzione e il rischio Paese. Tale classificazione si fonda sia su fattori

53 La perdita attesa (valutata ex ante) confluisce nel conto economico come componente negativo di reddito sotto la voce rettifiche di

valore.

54 Cfr. Resti, A., Sironi, A. (2008), op. cit., p. 353.

55 Cfr. Banca dItalia, Circolare 262/2005, Capitolo 2, Paragrafo 7, Sezione 1, Lettera A.

56 Il rischio di spread connesso ad un eventuale rialzo degli spread richiesti dal mercato ai debitori [] in presenza di un aumento

dellavversione al rischio degli investitori, possibile che lo spread subisca un aumento anche se la probabilit di default (dunque la classe di

rating) del debitore resta immutata; in tal caso il valore corrente dellesposizione subisce una diminuzione senza che il merito creditizio

dellemittente sia peggiorato (Resti, A., Sironi, A. (2008), op. cit., p357).

!26
causali alla base del rischio sia sulla natura delle esposizioni: infatti, da una parte, le tipologie
di rischio dipendono da cause quali linsolvenza, il downgrading, laumento dellavversione
al rischio, la riduzione del tasso di recupero, laumento dellesposizione e, dallaltra,
dipendono dalla natura dei contratti derivati o dalla provenienza delle controparti.

La notevole articolazione del concetto di esposizione creditizia pu essere apprezzata


analizzando nelle informazioni di natura qualitativa circa il rischio di credito esposte dalla
Circolare 262/2005 nella Nota integrativa57. La distinzione ivi operata divide le esposizioni
creditizie in due macro-categorie, le esposizioni deteriorate ed in bonis, a seconda,
rispettivamente, che sussistano o meno problemi circa il recupero del valore del credito. La
Circolare definisce le prime come quelle esposizioni che presentano le caratteristiche di cui
ai parr. 58-62 dello IAS 39. Nel caso delle societ bancarie e finanziarie appartenenti a un
gruppo bancario le attivit deteriorate corrispondono alla somma di sofferenze, incagli,
esposizioni ristrutturate, esposizioni scadute58. Tale definizione, da un lato, sottolinea il
richiamo ancora e sempre molto forte alla normativa IAS/IFRS e, dallaltro, stabilisce una
ulteriore classificazione operata fra le esposizioni deteriorate.

Ai sensi dello IAS 39 (59), unattivit o un gruppo di attivit finanziarie ha subito una
riduzione di valore [] se, e soltanto se, vi lobiettiva evidenza di una riduzione di valore in
seguito a uno o pi eventi che si sono verificati dopo la rilevazione iniziale dellattivit (un
evento di perdita) e tale evento di perdita (o eventi) ha un impatto sui futuri flussi finanziari
stimati dellattivit finanziaria o gruppo di attivit finanziarie che possono essere stimati
attendibilmente. In tale circostanza, lentit ha il dovere di valutare ad ogni data di chiusura
dellesercizio se vi qualche obiettiva evidenza59 di riduzione di valore. La normativa IAS

57 Si ricorda che, coerentemente a quanto stabilito dallIFRS 7, cui la Circolare 262/2005 si ispira, le informazioni circa i rischi dellentit

devono essere distinte per natura qualitativa e quantitativa. Per quanto concerne il rischio di credito, le informazioni qualitative richiesta

dalla Circolare attengono gli obiettivi e le strategie sottostanti allattivit creditizia, le relative politiche di gestione, con riferimento

particolare agli aspetti organizzativi, ai sistemi di gestione, misurazione e controllo, alle tecniche di mitigazione ad alla gestione delle attivit

deteriorate. Per quanto, invece, concerne le informazioni di natura quantitativa, esse attengono alla qualit del credito e alla distribuzione e

concertazione delle esposizioni deteriorate.

58 Cfr. Circ. 262/2005, Capitolo 1, Paragrafo 5, 5.21.

59 Cfr. IAS 39 58.

!27
specifica inoltre una serie di eventi di perdita che rendono obiettiva levidenza della
riduzione di valore che composta da:

significative difficolt finanziarie dellemittente o debitore;

una violazione del contratto, quale un inadempimento o un mancato pagamento degli


interessi o del capitale;

la concessione di particolari agevolazioni al debitore, non giustificabili in altro modo che


da uno stato di difficolt dello stesso;

la probabilit che il beneficiario dichiari bancarotta o altre procedure di ristrutturazione


finanziaria;

la scomparsa di un mercato attivo di quellattivit finanziaria dovuta a difficolt


finanziarie;

il peggioramento evidente della qualit e puntualit dei pagamenti allinterno di un


gruppo di debitori;

il peggioramento evidente delle condizioni dellambiente tecnologico, di mercato,


economico o legale che possa influenzare negativamente la regolarit dei pagamenti attesi
di un gruppo di debitori e che possa produrre anche una riduzione del valore per un
investimento in uno strumento rappresentativo di capitale.

Lo IAS 39 evidenzia, in aggiunta, un punto di notevole importanza, se confrontato con la


definizione di rischio di credito sviluppata dal Resti, Sironi (2008) e adottata nel presente
lavoro; in particolare, al 60 si legge un declassamento nel merito di credito di unentit non
costituisce, di per s, una evidenza di una riduzione di valore, sebbene ci possa essere
indicativo di una riduzione di valore se considerato congiuntamente ad altre informazioni
disponibili. Nonostante questa precisazione possa sembrare essere in contrasto con quanto
elaborato dai due studiosi, unattenta analisi dei testi suggerisce in realt come la riduzione di
valore sia da valutarsi quantitativamente, ovvero sulla base di dati osservabili. La
caratteristica di questi ultimi, ovvero la loro osservabilit, unita allobiettiva evidenza delle
riduzioni di valore, testimonia una marcata impostazione prudenziale che si riscontra del
resto anche in altre parti del testo IAS. A questo proposito, esemplare il fatto che lo IAS 39

!28
puntualizza le caratteristiche di ogni evento di perdita, ribadendo anche e soprattutto
lessicalmente un approccio volto alla prudenza60.

Inoltre e per completezza, si segnala che in applicazione a quando previsto dal comma 4,
art. 99 del Regolamento (UE) n. 575/2013 (anche noto come Capital Requirements
Regulation - CRR), lAutorit Bancaria Europea (EBA) ha sviluppato due nuove
classificazioni per le esposizioni deteriorate61:

Le Forborne exposure, ovvero tutte le esposizioni contenenti misure di rinegoziazione


(Forbearance), ossia concessioni nei confronti di un debitore che ha affrontato - oppure che
in procinto di affrontare - difficolt a rispettare i propri impegni finanziari (difficolt
finanziarie) e

Le non-performing exposure. ovvero tutte le esposizioni che soddisfano almeno uno fra i
seguenti criteri:

Lessere esposizioni materiali scadute da pi di 90 giorni,

La banca valuta improbabile che il debitore possa adempiere interamente alle sue
obbligazioni creditizie, senza procedere allescussione e al realizzo delle garanzie, a
prescindere dallesistenza di esposizioni scadute e/o sconfinanti e dai giorni di arretrato.

Una volta adottate dalla Commissione Europea, tali classificazioni si aggiungeranno al


framework del Financial Reporting (FINREP) in qualit di norme tecniche di attuazione per le
segnalazioni degli enti alle autorit competenti.

Ritornando alla definizione di esposizioni deteriorate della Circolare 262/2005 di Banca


dItalia, si ricorda che questa macro-categoria , a sua volta, ulteriormente divisa in quattro
componenti, le cui definizioni normative richiamano nuovamente le segnalazioni di vigilanza
vigenti. La normativa di vigilanza vigente la Circolare 272 del 30 luglio 2008 di Banca

60 La scomparsa di un mercato attivo dovuta al fatto che gli strumenti finanziari dellentit non sono pi pubblicamente negoziati non

evidenza di una riduzione di valore (IAS 39 60).

61 Per approfondimenti cfr. European Banking Autority (2014) EBA FINAL draft Implementing Technical Standards. On Supervisory

reporting on forbearance and non-performing exposures under article 99(4) of Regulation (EU) No 575/2013. EBA/ITS/2013/03/rev1,

24/07/2014 (https://www.eba.europa.eu/documents/10180/449824/EBA-ITS-2013-03+Final+draft+ITS+on+Forbearance+and+Non-

performing+exposures.pdf).

!29
dItalia giunta al 5 aggiornamento il 16 luglio 201362. Questultima fornisce le definizioni
circa la qualit del credito, di cui si riportano le caratteristiche fondamentali:

1. le sofferenze comprendono le esposizioni le cui controparti versano in uno stato di


insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente
equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dalla
banca63.

2. le partite incagliate comprendono le esposizioni le cui controparti versano in una


temporanea situazione di obiettiva difficolt, che sia prevedibile possa essere rimossa in
un congruo periodo di tempo64. Rientrano, inoltre, i finanziamenti verso persone fisiche
integralmente assistiti da garanzia ipotecaria concessi per lacquisto di immobili di tipo
residenziale abitati, destinati ad essere abitati o dati in locazione dal debitore, quando sia
stata effettuata la notifica del pignoramento al debitore65. Ed anche le esposizioni che
risultino allo stesso tempo connesse con o diverse da attivit di credito al consumo scadute
e/o sconfinanti in via continuativa66, e il cui importo esposto sia almeno pari al 10%
dellintera esposizione verso il debitore.

62 Per completezza necessario segnalare che la normativa italiana si allineata alle definizioni armonizzate, fornite dalla European Central

Bank (EBA) lo scorso anno, che, secondo la normativa, entreranno in vigore con riferimento alle esposizioni al 30 settembre 2014. Per

approfondimenti cfr. http://www.eba.europa.eu/-/eba-publishes-final-draft-technical-standards-on-npls-and-forbearance-reporting-

%20requirements.

63 Cfr. Banca dItalia, Circ. 272/2008, Avvertenze generali. B) Dati Statistici, 2) Qualit del credito.

64 Cfr. idem.

65 Cfr. idem.

66 Considerando la complessit normativa, utile riportare una parte del testo originale. Tra le partite incagliate vanno in ogni caso incluse

(c.d. incagli oggettivi) le esposizioni [] di cui facciano parte: [] b)esposizioni, diverse dai finanziamenti di cui al punto precedente, per

le quali risultino soddisfatte entrambe le seguenti condizioni i. siano scadute e/o sconfinanti in via continuativa: 1) da oltre 150 giorni, nel

caso di esposizioni connesse con lattivit di credito al consumo aventi durata originaria inferiore a 36 mesi; 2) da oltre 180 giorni, nel caso

di esposizioni connesse con lattivit di credito al consumo avente durata originaria pari o superiore a 36 mesi; 3) da oltre 270 giorni, per le

esposizioni diverse da quelle di cui ai precedenti punti 1) e 2); (Cfr. Banca dItalia, Circ. 272/2008, Avvertenze generali. B) Dati Statistici,

2) Qualit del credito, B.6/7).

!30
3. le esposizioni ristrutturate comprendono le esposizioni la cui modifica delle originarie
condizioni, a causa del deterioramento delle condizioni economico-finanziarie del
debitore67, ha prodotto una perdita.

4. le esposizioni scadute comprendono, in negativo, tutte le esposizioni che non sono


classificate fra quelle in sofferenza, incagliate o fra le esposizioni ristrutturate e che, alla
data di riferimento della segnalazione, sono scadute o sconfinanti da oltre 90 giorni. Le
esposizioni scadute e/o sconfinanti possono essere determinate facendo riferimento,
alternativamente, al singolo debitore o alla singola transazione68. Le altre esposizioni
scadute e/o sconfinanti non deteriorate ai sensi della normativa prudenziale sono
rilevate nellambito delle esposizioni in bonis.

Le definizioni sopra riportate presentano alcuni tratti comuni, in particolare, nella


definizione delle esposizioni deteriorate, si prescinde dallesistenza di garanzie, siano esse
reali o personali e si escludono le esposizioni la cui situazione di anomalia sia riconducibile
a profili attinenti al rischio Paese; inoltre, fanno tutte riferimento al concetto di esposizione
per cassa e fuori bilancio.

Per concludere lanalisi della definizione di rischio di credito69, si osserva, infine, che il
riferimento al valore corrente, cio al fair value, pone in evidenza i problemi relativi ai valori
iscritti a bilancio o, meglio, alle loro metodologie di valutazione: non di rado, infatti, le
istituzioni finanziarie presentano in bilancio esposizioni creditizie iscritte al valore storico e
trattano attivit illiquide, il cui valore corrente stimato sulla base di un modello interno di
asset pricing, non esistendo un mercato secondario sviluppato.

67 I requisiti relativi al deterioramento delle condizioni economico-finanziarie del debitore" e alla presenza di una perdita si presumono

soddisfatti qualora la ristrutturazione riguardi esposizioni gi classificate nelle classi di anomalia incagli o esposizioni scadute/sconfinanti

deteriorate ((Cfr. Banca dItalia, Circ. 272/2008, Avvertenze generali. B) Dati Statistici, 2) Qualit del credito, B.6/7).

68 Per approfondimenti cfr. Banca dItalia, Circ. 272/2008, Avvertenze generali. B) Dati Statistici, 2) Qualit del credito, B.8/9.

69 fuor di dubbio che la trattazione del rischio di credito non si esaurisce alle semplici considerazioni effettuate nelle pagine precedenti, il

cui scopo quello di fornire un inquadramento generale e non certo particolare ed esaustivo allargomento.

!31
1.3.2.2 Il controllo del rischio di credito

La complessit e la rilevanza del rischio di credito emergono, dunque, grazie a due


considerazioni: la prima dedotta dallimportanza dei crediti dal punto di vista del bilancio e
dal punto di vista aziendale, la seconda tratta dallimpostazione di Ruozi (2011) circa lo
stretto legame fra lattivit di gestione del rischio e le scelte strategiche.

La politica dei prestiti della banca definisce, fra gli altri, i sistemi e le procedure atte alla
gestione del rischio di credito ai fini del controllo e della remunerazione dello stesso. Le
attivit che rientrano nellinfluenza della politica dei prestiti sono strettamente connesse, basti
pensare alle decisioni circa la dimensione e la composizione del portafoglio o alla definizione
di criteri di valutazione degli affidamenti. Inoltre, si pu comprendere la portata di tale
correlazione considerando che se, da una parte, la valutazione fidi influenzata dagli obiettivi
generali della gestione della dimensione e della composizione del portafoglio, pur vero che
essa stessa contribuisce a modificare sia la dimensione sia la composizione del portafoglio.
Limpostazione di Forestieri, Mottura (2009) circa il controllo del rischio di credito pu
risultare utile per avvalorare la portata di detta integrazione: i due studiosi, infatti, individuano
quattro variabili determinanti ai fini del controllo e della remunerazione del rischio di credito,
dalla cui analisi si deduce tale connessione.

1. Il tasso di sviluppo desiderato per i prestiti in essere. Una politica di sviluppo


quantitativo dei crediti particolarmente aggressiva, volta, per esempio, ad incrementare la
quota di mercato, potrebbe trovarsi in evidente contrasto con i limiti di esposizione al
rischio coerenti con lobiettivo di minimizzazione dello stesso. Nellottica di creazione di
valore e di minimizzazione del rischio, il limite (o soglia) di accettazione del rischio di
ciascuna posizione daffidamento stabilita dalla politica dei prestiti e costituisce un input
essenziale per il processo di valutazione. Tale processo fornisce la dimensione dei crediti,
decretandone cos la concessione.

2. La composizione del portafoglio prestiti. Le scelte di diversificazione, frazionamento


e composizione tecnica del portafoglio [] consentono di stabilizzare e di ridurre il
rischio di credito complessivo70. Inoltre, Forestieri, Mottura (2009) sottolineano

70 Cfr. Forestieri, G., Mottura, P. (2009), op. cit., p.395.

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limportanza della presenza di processi di valutazione e selezione efficaci ed efficienti che
indirizzino le scelte di composizione del portafoglio, ad ulteriore conferma
dellintegrazione necessaria per una buona gestione del rischio.

3. I criteri e metodi di valutazione-selezione dei singoli affidamenti. La dinamica dei


prestiti consiste nellestinzione naturale o nella chiusura anticipata dei prestiti e nella
concessione di nuovi. In entrambi questi momenti, che si collocano in posizioni temporali
differenti, i criteri e i metodi di valutazione e selezione degli affidamenti sono di
fondamentali. Infatti, lefficienza di tali attivit di valutazione risulta inversamente
proporzionale allincidenza del rischio: una pi accurata valutazione-selezione ex ante
produce un minor rischio e quindi una minore probabilit di intervento ex post.

4. Determinazione del prezzo del credito. Sul fondamento di un irrinunciabile criterio di


economicit dellintermediazione creditizia71, risulta chiaro che il prezzo richiesto al
titolare del prestito debba remunerare pienamente le risorse finanziarie, i costi operativi e
il rischio di perdita.

Questultimo punto rende concreto lo sforzo operativo della gestione del rischio di credito
quantificandone le attivit correlate in un risultato unico. Il pricing del crediti costituisce una
delle fasi del processo produttivo della concessione del credito, che comincia dalla ricerca di
nuovi clienti e si conclude con il monitoraggio del prestito. Lintero processo, come si gi
detto, risente fortemente dellinfluenza degli obiettivi di gestione del rischio di cui, in
particolare, il pricing costituisce una sorta di sintesi. Inoltre, le politiche di determinazione del
prezzo prendono in considerazione la perdita attesa (EL - expected loss) che rappresenta ex
ante una stima del rischio di insolvenza (PD - probability of default), del rischio di recupero
(LGD - loss given default) e del rischio di esposizione (EAD - exposure at default)72. La
determinazione del prezzo del credito si basa sulla logica per cui il montante desiderato in
assenza di rischio sia uguale alla somma fra il montante effettivo, di cui si attende un buon

71 Cfr. Ibidem, p.396

72 Il rischio di recupero e il rischio di esposizione necessitano di un breve chiarimento: il primo consiste nel determinare la percentuale

stimata di perdita in caso di insolvenza, incluse eventuali garanzie, mentre il secondo rappresentato da una stima del livello di esposizione

del cliente in caso di insolvenza. Il prodotto della quantificazione di tali rischi, unitamente alla probabilit di insolvenza, costituisce la perdita

attesa.

!33
fine, e il montante effettivo mediamente esposto ad insolvenza (corretto per la percentuale di
recupero prevista statisticamente). Questa equazione consente di definire un tasso di interesse
effettivo in grado di coprire le perdite attese del prestito, a patto che le stime di tali rischi
siano state eseguite correttamente e siano confermate dalla dinamica dei crediti. Dal
meccanismo del pricing deriva una puntualizzazione necessaria: la perdita attesa non
dovrebbe essere considerata un rischio, bens un costo, ovvero il costo del credito. Infatti,
il processo di concessione del credito incorpora le condizioni necessarie alla copertura dei
rischi, cio dellEL. Il vero rischio risiederebbe, per contro, nella perdita inattesa (UL -
unexpected loss) che per sua natura residuale e consecutiva, cio rilevabile solo dopo la
definitiva conclusione delle procedure di recupero73.

Il concetto di perdita inattesa, gi residuale, pu anche essere definito differenziale in


quanto esso prende significato se esiste una differenza positiva fra la stima (ex ante) e la
manifestazione (ex post) del costo del credito. In altre parole, la differenza positiva fra perdita
effettiva e perdita attesa definita perdita inattesa. Tale ammontare non trova copertura o
compensazione nei ricavi per interessi attivi (come, invece, accade per la perdita attesa), ma
trova assorbimento ideale nel capitale proprio della banca, in quanto capitale di rischio.
Nonostante la trattazione delle funzioni del capitale nella banca e del concetto di adeguatezza
rispetto al rischio sia rimandata al prossimo capitolo, necessario specificare che la
produzione normativa ha subito un mutamento nellatteggiamento rispetto al rischio di
credito. In particolare, in seguito alladozione degli accordi di Basilea 2 allinterno delle
normative di vigilanza nazionali, si sono modificate le modalit di quantificazione
dellassorbimento patrimoniale di copertura al fine di evidenziare pi chiaramente la
differenza fra perdita attesa ed inattesa. Tali modalit hanno avuto ripercussione sullintera
politica dei prestiti che stata destinataria di un accentramento di numerose funzioni.

Riassumendo: le attivit coinvolte nella politica dei prestiti sono caratterizzate da un alto
grado di connessione reciproca e il processo produttivo della concessione del credito
plasmato dalle direttive di tale politica allo scopo di assicurare leconomicit e il controllo dei
rischi dellattivit creditizia. Con particolare riferimento al rischio di credito, lentit ne
effettua il riconoscimento e, di conseguenza, predispone i meccanismi di controllo attraverso

73 Cfr. Forestieri, G., Mottura, P. (2009), op. cit. p.402

!34
lo stesso processo di produzione. Fra le fasi di tale processo le pi importanti ai fini del
controllo preventivo del rischio sono quelle che riguardano la raccolta e lanalisi
dellinformazione, la valutazione, lattribuzione del rating74 e la selezione.

1.3.3 I contratti derivati nella copertura del rischio di credito

I contratti derivati sono i contratti che insistono su elementi di altri schemi negoziali,
quali titoli, valute, tassi di interesse, tassi di cambio, indici di borsa, ecc. Il loro valore deriva
da quello degli elementi sottostanti. Costituiscono prodotti derivati, ad esempio, i futures, le
options, gli swaps, i forward rate agreements75. La dottrina, in realt, specifica che loggetto
di tali contratti non il valore del sottostante, ma il differenziale tra il valore dellentit di
riferimento al momento della stipula e quello assunto dalla medesima entit al momento della
data di esecuzione del contratto76. proprio da qui che discende il riconoscimento
dellastrattezza del derivato quale componente essenziale e qualificante77. Al fine di
delineare un quadro pi completo sui derivati, sufficiente adottare la definizione fornita in
merito dallo standard contabile IAS 39 (9), che ne individua tre caratteristiche
fondamentali78:

74 Il rating, quale valutazione sintetica del merito di credito, merita un breve cenno. La classificazione della clientela in base a classi di

rischio, ovvero la definizione dei meriti creditizi dei clienti, pu essere condotta con diverse metodologie, come quelle basate su modelli di

tipo matematico-statistico rivolte alla stima della PD e della LGD oppure avvalendosi di metodologie di natura maggiormente qualitativa,

quali quelle eseguite dalle agenzie internazionali di rating (Cfr. Resti, A., Sironi, A. (2008), p.455). Non di rado, anzi sempre pi di

frequente, le banche hanno sviluppato sistemi di rating misti attingendo dai diversi approcci sopra riportati.

75 Cfr. Banca dItalia, art.3, Glossario generale, Istruzioni per la vigilanza per le banche, Circolare n. 229 del 21 aprile 1999, 13

Aggiornamento del 10 aprile 2007.

76 Corte Cost., 18 febbraio 2010 n. 52 in Banca borsa tit. cred., 2011, 18 con nota di A. Scognamiglio, Profili di costituzionalit dei limiti

allutilizzo degli strumenti derivati da parte di enti territoriali; Girino E., Natura e funzioni della disciplina dei servizi di investimento e

qualificazione degli strumenti derivati nella giurisprudenza italiana, in Banca borsa tit. cred., 2011, 35 ss; Id., I contratti derivati., 16 ss. cui

si rinvia per ulteriori riferimenti in dottrina e in giurisprudenza.

77 Patroni Griffi, U. (2012) I contratti derivati: nozione, tipologia e peculiarit del contenzioso, Rivista di Diritto Bancario, ottobre 2012, p. 5

78 (a) il suo valore cambia in relazione al cambiamento di un tasso di interesse, di un prezzo di uno strumento finanziario, di un prezzo di

una merce, di un tasso di cambio in valuta estera, di un indice di prezzi o di tassi, di un merito di credito (rating) o indici di credito o altra

variabile prestabilita (alcune volte denominata sottostante); (b) non richiede un investimento netto iniziale o richiede un investimento netto

iniziale che sia minore di quanto sarebbe richiesto per altri tipi di contratti da cui ci si aspetterebbe una risposta simile a cambiamenti di

fattori di mercato; (c) regolato a data futura, con regolamento differito rispetto alla data di negoziazione.

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1. La variabilit del valore in base ad un parametro determinato;

2. La richiesta di un investimento iniziale nullo o inferiore a contratti assimilabili;

3. La postergazione della regolamento del contratto. La necessaria compresenza di tali


caratteristiche evidenzia inoltre la natura geneticamente aleatoria del contratto79 80.

Questo contratto, conformemente alla sua derivazione, non ha una causa tipica ma pu
avere, e nella prassi ha, principalmente e tutte astrattamente lecite le seguenti finalit:

A. di protezione (hedging). Vale a dire la possibilit attraverso il derivato di proteggere il


contraente da taluni, potenziali, rischi o comunque ridurre gli stessi;

B. speculativa (trading), al fine di realizzare un lucro in assenza di posizioni sottostanti da


coprire;

C. arbitraggio (arbitrage). In questo caso loperazione in derivati combinata ad una o


pi operazioni sul sottostante al fine di lucrare sulle eventuali differenze di valorizzazione
(disarmonie temporanee) sui diversi mercati81.

Nelleconomia della banca i contratti derivati possono assumere diverse tipologie di


copertura fra cui emergono la copertura del valore di mercato di una posizione, volta a
proteggere lesposizione alla variazione del valore di mercato di attivit e passivit iscritte in
bilancio o porzioni di esse, di gruppi di attivit e passivit o di impieghi irrevocabili; la
copertura di flussi finanziari, tesi a coprire lesposizione a variazioni dei flussi di cassa futuri
attribuibili a particolari rischi associati a poste del bilancio; la copertura di un investimento in
valuta, relativa alla copertura dei rischi di investimento in impresa estera espresso in valuta
diversa da quella nazionale82. Va precisato inoltre che, ancora con specifico riferimento
allattivit bancaria, la stipula di contratti derivati pu essere volta allottimizzazione del
capitale regolamentare, che, in un certo senso, pu essere ricondotta alla finalit di
arbitraggio.

79 Patroni Griffi, U. (2012), op. cit., p.5

80 A questo proposito, va ricordato che, nel presupposto che tale aleatoriet non costituisca lunica ragione di stipula di tali contratti, i

derivati sono normativamente sottratti allesenzione dazione per il pagamento di debiti di gioco o scommessa di cui allart. 1933 c.c (ex. art.

23, comma 5 TUF e gi art. 23 legge 1/91).

81 Patroni Griffi, U. (2012), op. cit., p.6

82 Cfr. Ruozi, R. (2011) Lattivita in strumenti derivati, in Ruozi, R. (a cura di) (2011) op. cit., p. 263.

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Dagli anni Novanta del secolo scorso in poi si affermata una tipologia di derivati
finanziari aventi ad oggetto il rischio di credito, ovvero la copertura dei flussi finanziari,
denominata credit derivatives. Il contributo del rischio di credito alla generazione di
incertezza sui mercati finanziari giustifica gli ingenti volumi di attivit raggiunti da questi
strumenti, che consentono di isolare il rischio di credito dellattivit sottostante e di trattarlo
a tutti gli effetti come una commodity83, ovvero come un bene facilmente trasferibile. I
derivati creditizi consentono di operare una separazione del rischio di credito dallo
strumento giuridico, che lo rappresenta e da cui trae origine84 cosicch, per esempio, un
gestore pu assumere il rischio di credito nei confronti di una societ senza sostenere i costi
della raccolta, della compravendita o della cessione, della custodia e cos via85.

I credit derivatives prevedono che il venditore (detto protection seller) paghi una certa
somma al compratore (detto protection buyer), qualora si verifichi un determinato evento
(detto credit event) relativamente ad unentit (detta reference entity). Il venditore riceve in
cambio il pagamento di un premio alla stipula del contratto, oppure una serie di pagamenti
periodici. In altre parole, il protection buyer il soggetto che vende il rischio di credito al
protection seller: i due concordano lo scambio fra il pagamento dal primo al secondo di un
flusso monetario certo, cio il prezzo del derivato, contro il pagamento dal secondo al primo
di un flusso monetario incerto, cio lindennizzo corrispondente al quantum di danno
corrispondente al ritardo del pagamento del credito ovvero al definitivo mancato pagamento.

Ai fini del contratto, centrale poter definire con sufficiente precisione i credit events,
ovvero quegli eventi che determinano il verificarsi del rischio di credito. A questo proposito,
le parti sono solite seguire la documentazione prodotta dallInternational Swaps and
Derivatives Association (ISDA) che ha individuato otto fattispecie di eventi di rischio86:
bankrupcty (ovvero qualunque forma di procedura concursuale o cessazione di attivit),

83 Cfr. Vitelli, F. (2013) Contratti derivati e tutela dellacquirente. Torino, Giappichelli Editore, p. 200

84 Cfr. Vitelli, F. (2013) op. cit., p. 204

85 Per approfondimenti sul tema cfr. Brancado, G. (2005) Strumenti finanziari e mercato mobilare, Milano, 259 ss.

86 Le parti possono anche decidere di non applicare lo schema proposto dallISDA, ma devono comunque essere in grado di circoscrivere

lambito di applicazione al verificarsi di specifici eventi ed, inoltre, devono determinare il valore del nozionale di riferimento dal momento

che serve per stabilire lentit del premio e dei pagamenti richiesti al venditore di protezione (adattamento Vitelli, F. (2013) op. cit. p.207).

!37
failure to pay (mancato pagamento di unobbligazione), downgrade, repudiation
(disconoscimento di obbligazioni assunte dalla reference entity), restructuring (modifiche
della struttura dei debiti tali da diminuirne il valore per il creditore), cross acceleration
(inadempimenti contrattuali che, pur non comportando un mancato pagamento, comportino la
perdita del beneficio del termine su unobbligazione, successivamente non adempiuta dalla
reference entity), cross default (inadempimenti contrattuali che, pur non comportando un
mancato pagamento, comportino una perdita del beneficio del termine), credit event upon
merger (fusioni o incorporazioni che comportino un peggioramento sostanziale del rischio di
credito)87.

Cos come per i derivati finanziari, anche i credit derivatives possono assumere le forme
dei contratti a termine (forward), delle opzioni e degli swap.

I derivati creditizi pi semplici sono i credit spread forward, contratti a termine che
prevedono lo scambio, a scadenza, di un pagamento calcolato sulla base della differenza fra
uno spread prefissato contrattuale e lo spread di un corporate bond88. In questo caso il
venditore di protezione si accolla il rischio di credito connesso al titolo alla base del calcolo
dello spread. Il credit forward pu prevede anche un pagamento basato sulla differenza fra
un prezzo concordato inizialmente e il prezzo di mercato del titolo al tempo t.

Le opzioni sono contratti che offrono allacquirente il diritto, ma non lobbligo, di


acquistare o vendere lo strumento finanziario sottostante ad un prezzo specificato, chiamato
prezzo di esecrazione, per un determinato periodo di tempo. Le credit option, in particolare,
danno il diritto allacquirente di incassare i profitti che sono legati o al prezzo del titolo
sottostante o a un tasso di interesse89.

Per quanto concerne gli swap, invece, i contratti pi diffusi sono i credit default swap
(CDS) e i total rate of return (TROR) swap. Questultimo contratto prevede che le
controparti si scambino due flussi di pagamenti periodici, entrambi a tasso variabile; cos
facendo i contratti non sono esposti al rischio di mercato. I CDS, invece, pur essendo

87 Per approfondimenti cfr. Resti, A., Sironi, A. (2008) Appendice 16A In: Alcune applicazioni per il rischio di credito, op. cit.

88 Cfr. Resti, A., Sironi, A. (2008) Alcune applicazioni per il rischio di credito, op. cit., p. 565.

89 Cfr. Mishkin, F. S., Eakins, S. G., & Forestieri, G. (2010) Copertura dei rischi mediante strumenti finanziari derivati, in Mishkin, F. S.,

Eakins, S. G., & Forestieri, G. (2010). Istituzioni e mercati finanziari. Seconda Edizione. Milano, Pearson Italia Spa. p. 711.

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nominati swap, corrispondono maggiormente alla tipologia delle opzioni; infatti, questi
contratti prevedono che il compratore di protezione, dietro il pagamento di un premio
periodico, ottenga dal venditore un pagamento in caso si manifesti il credit event. I CDS
sono utilizzati con la funzione di polizza assicurativa il cui premio riflette la valutazione da
parte dellacquirente della probabilit di default (PD) e della perdita in caso di default
(LGD)90. Tuttavia, nonostante la vicinanza alla fattispecie del contratto assicurativo con il
quale condividono la protezione contro il rischio di perdite, i CDS, diversamente da ci che
accade in un contratto dassicurazione, possono non incorporare la propriet delle attivit
sottostanti il titolo.

Secondo il Resti, Sironi (2008), i credit derivatives consentono ad una banca di


raggiungere cinque obiettivi principali:

1. La riduzione dellesposizione al rischio di credito operando come acquirente;

2. La costruzione di attivit finanziarie sintetiche;

3. La realizzazione di arbitraggi regolamentari;

4. La differenziazione nel costo del funding;

5. La stima delle probabilit di insolvenza della reference entity.

Alcuni fra i suddetti obiettivi meritano di essere ampliati; innanzitutto la riduzione


dellesposizione al rischio chiaramente un beneficio di cui gode il protection buyer, ma non
si deve pensare che il venditore di protezione non tragga alcun vantaggio dalla stipula del
contratto derivato. Infatti, chi vende protezione incassa le commissioni in cambio
dellesposizione al rischio di credito verso soggetti con cui non ha relazioni di clientela
dirette91, ottenendo cos liquidit e diversificando la composizione del portafoglio
impieghi92, al fine di raggiungere una determinata combinazione rischio-rendimento.
Nonostante si sia parlato di beneficio", lutilizzo di derivati di credito spesso una necessit

90 Cfr. Motta R., Ferrero M., Le valutazione di bilancio: crediti, titoli, strumenti derivati, partecipazioni. In Rutigliano (a cura di) (2012), op.

cit., p. 113.

91 Cfr. Resti, A., Sironi, A. (2008) Alcune applicazioni per il rischio di credito, op. cit., p. 567.

92 Pi generale, ogni banca dovrebbe comprare protezione sui settori e le aree geografiche dove eccessivamente concentrata, vendendo

invece protezione su imprese operanti in aree o settori tv diversi e scarsamente correlate con i precedenti (cfr. Resti, A., Sironi, A. (2008)

Alcune applicazioni per il rischio di credito, op. cit., p. 568).

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per le banche sia per quanto riguarda il rischio massimo ragionevolmente assumibile, sia per
quanto riguarda i limiti imposti dalle autorit di vigilanza bancaria, volti a contenere i rischi di
instabilit delle banche, relativi alla concessione di finanziamenti rilevanti su di un singolo
nominativo, in rapporto al patrimonio di vigilanza93.

In seconda battuta, oltre alla funzione pi prettamente assicurativa, i credit derivatives


possono essere utilizzati per realizzare arbitraggi regolamentari, sfruttando i disallineamenti
tra il contenuto di rischio di due esposizioni e il loro trattamento regolamentare. Le banche
possono fare arbitraggio operando sia sul fronte banca-impresa sia su quello banca-banca. Da
una parte, larbitraggio consiste nellacquisto di protezione su crediti che permette alla banca
di aumentare lesposizione verso un singolo cliente oltre i limiti regolamentari, accrescendo
cos il volume di operativit nei confronti della clientela. Dallaltra, larbitraggio si configura
nellacquisto di protezione, cio il trasferimento del rischio a banche a basso rischio, e nella
contestuale vendita di protezione a banche rischiose, tramite il patrimonio liberato grazie alla
protezione acquistata. A proposito di arbitraggio, il Ruozi (2011) riporta che nel recente
passato, attraverso i strumenti derivati, oltre che con le cartolarizzazione dei crediti, stato
possibile, soprattutto per le banche di maggiori dimensioni e con operativit pi sofisticata,
realizzare vere e proprie strategie di arbitraggio regolamentare: lincoerenza nelle regole di
calcolo dei requisiti patrimoniali per posizioni di rischio sostanzialmente analoghe ha reso
possibile alle banche ricercare la combinazione di posizioni che, a parit di rischio
effettivamente sopportato, fosse in grado di minimizzare il capitale assorbito a fini di
vigilanza. Lefficacia di tali strategie stata attenuata e, in prospettiva, rimossa dalle nuove
regole di vigilanza elaborate a seguito della recente crisi finanziaria internazionale94.

Un beneficio ulteriore, derivante dallutilizzo dei derivati sui crediti, rappresentato dal
possibile superamento dei problemi connessi ai differenziali nel costo del funding di banche
a diverso merito creditizio95. Il problema si configura in questi termini: una banca non
potrebbe aggiungere al proprio portafoglio imprese dotate di un rating superiore al suo,
erogando loro un prestito, dal momento che queste imprese avrebbero la possibilit di

93 Cfr. Vitelli, F. (2013) op. cit., p.205

94 Cfr. Ruozi, R. (2011), op. cit., p. 266

95 Cfr. Resti, A., Sironi, A. (2008), Alcune applicazioni per il rischio di credito, op. cit., p.569

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finanziarsi ad un prezzo inferiore a quello da essa richiesto. La banca potrebbe, allora,
sottoscrivere, come venditore di protezione, un derivato creditizio la cui reference entity fosse
limpresa a pi alto rating.

1.3.3.1 Cenni alla natura giuridica dei derivati creditizi

indubbio che lo sforzo maggiore, dal punto di vista regolamentare sia stato compiuto;
quantomeno in un primo momento, nel tentare di definire i contratti derivati. A questo
proposito, il Legislatore ha tardato nel prevedere espressamente tale fattispecie contrattuale
che, pur non essendo stata vietata, rimasta atipica ed innominata, avvalendosi del principio
dellautonomia contrattuale di diritto privato96, fino alla promulgazione della Legge 2 gennaio
1991, n. 1 (Legge SIM), che collocava i contratti derivati (definiti contratti a termine) nella
fattispecie dei valori mobiliari97. Levoluzione normativa, rappresentata dal TUF, ha poi
ridefinito la categoria dei contratti derivati come facente parte della macro-categoria dei
prodotti finanziari98 nei termini di unelencazione di figure tipiche piuttosto chiusa rispetto
allapproccio adottato in passato99. Considerando pi in particolare la disciplina dei derivati
creditizi, il legislatore ha equiparato i credit derivatives alla categoria dei derivati finanziari,
sussumendoli nella medesima categoria giuridica (art. 1, comma 2, lett. h) TUF).

La questione definitoria riveste un ruolo di importanza fondamentale ai fini regolamentari


e lindagine sulle differenze fra i contratti su derivati finanziari e su quelli creditizi rivela
diversi punti interessanti. Alcuni autori sostengono, infatti, che la sussunzione dei derivati
creditizi allinterno del genus dei contratti derivati finanziari tout-court sia stata una scelta

96 Le parti possono anche concludere contratti che non appartengano ai tipi aventi una disciplina particolare, purch siano diretti a

realizzare interessi meritevoli di tutela secondo lordinamento giuridico (Cfr. art. 1322, comma 2 CC)

97 In aggiunta e volendo essere precisi, si pu rinvenire unapertura verso i contratti derivati gi nella Legge 7 giugno 1974, n. 216. In questo

caso, la formulazione della norma consentiva lapertura della fattispecie di valore mobiliare a fattispecie negoziali che non erano espressione

diretta di un titolo di partecipazione a capitale di credito o di rischio: infatti, lart. 18/bis stabiliva che era da considerarsi valore mobiliare

ogni documento o certificato rappresentativo di diritti relativi a beni materiali e propriet immateriali, nonch ogni documento o certificato

idoneo a conferire diritti di acquisto in uno dei valori sopra indicati.

98 doveroso ricordare che le definizioni proposte dal TUF presentano una divisione in categorie ben defunte: gli strumenti finanziari

derivati, infatti, rientrano nella categoria degli strumenti finanziari, che, al loro volta, fanno parte della dei prodotti finanziari.

99 Il Legislatore, infatti, prima del TUF, ha prodotto norma a fattispecie aperta per definire il contratti derivati (vedi art.1322 CC e L.

216/74) e, in generale, per dare spazio anche nuovi contratti, risultato di successiva elaborazione giurisprudenziale.

!41
improvvida100 che ha provocato gravi conseguenze, la pi importante delle quali il grave
vuoto normativo circa la regolamentazione di tale strumento derivato101. Suddetta carenza
regolamentare, unitamente allassimilazione del derivato di credito ad un valore mobiliare, ha
comportato la mancata individuazione fra il soggetto prestatario e il soggetto che sostiene il
rischio, ovvero linserimento di ulteriori soggetti estranei al motivo economico generatore del
rischio, con la possibilit concreta di consentire una speculazione finanziaria slegata da alcuna
valutazione economica. Volendo, piuttosto, ricercare altre fattispecie contrattuali assimilabili,
una parte della dottrina ha proposto alcuni contratti tipici previsti dal codice civile italiano,
come i contratti di fideiussione, di opzione o di assicurazione, i cui requisiti regolamentari
risultano pi consoni e pi rigidi rispetto a quelli dei derivati finanziari.

Considerare, inoltre, i derivati creditizi come valori mobiliari, ovvero come derivati
finanziari, significa destinarli ai mercati dei capitali e quindi sottoporli alle stesse norme,
vigenti in questi ultimi. Seguendo lo schema di analisi proposto da Vitelli (2013), si riscontra
che le norme europee e statunitensi in materia bancaria e finanziaria non escludono
espressamente i derivati creditizi dal mercato ordinario, anzi predispongono una sorta di
regime di immunit, a danno del mercato, per i derivati creditizi102. Il contesto normativo
che ha promosso tale regime, sintetizzabile sotto letichetta della cosiddetta deregulation, si
basa su tre norme-chiave, tradotte dai due ordinamenti con dispositivi differenti; vale a dire la
disciplina delle attivit in materia di derivato creditizio, la disciplina contabile e quella che
afferisce al bilancio bancario.

In primo luogo, entrambi i Paesi non hanno istituito alcuna riserva legale (n nel diritto
bancario n in quello finanziario) di attivit alle imprese soggette a pubblica licenza e a
sorveglianza regolamentare, lasciando quindi il commercio dei derivati creditizi in un regime

100 Cfr. Girino, E. (2010) I contratti derivati, Torino, Giuff, pp. 208 ss.

101 Cfr. Vitelli, F. (2013) op. cit., p. 209

102 Cfr. Vitelli, F. (2013), op. cit., p. 216

!42
di libert di impresa103, escludendo - di fatto - le imprese emittenti dagli obblighi imposti dalle
autorit di vigilanza. In secondo luogo, i due Paesi hanno concesso alle imprese, che stipulano
derivati, di rappresentarne in bilancio il fair value104, desumendolo, in assenza di mercati
attivi, da modelli matematici prodotti internamente105. Sar dunque ogni singola impresa a
valutare il rischio connesso alla stipula di un contratto credit derivative e a procedere
allaccertamento di responsabilit e perdite, nel caso si verifichi il credit event. In ultima
istanza, per quanto concerne la disciplina che afferisce al bilancio bancario si deve fare
riferimento agli accordi globali di Basilea106, ove si stabilisce che la banca possa liberare
capitale regolamentare acquistando protezione contro il rischio di credito (per esempio,
tramite un CDS) da un soggetto che disponga di un rating favorevole, emesso da unagenzia
riconosciuta dalle autorit di vigilanza bancaria; la banca attenua il rischio sostituendo al
fattore di ponderazione di rischio del soggetto finanziato, il pi basso fattore di ponderazione
inerente lente che ha emesso il derivato.

103 Il Legislatore italiano, la cui attivit normativa segue spesso le direttive comunitarie, non limitata lautonomia privata nellutilizzo dei

contratti (su) derivati per perseguire ognuna delle finalit di cui innanzi (copertura, speculativa, arbitraggio), se non nei limiti tracciati, in via

generale, dallart. 1322 cc. Il legislatore conferma il principio codicistico dellautonomia contrattuale a patto che la controparte non sia una

Pubblica Amministrazione, per la quale, invece, si ha cura di precisare (L. 27 dicembre 2006, n. 296, DM 1 dicembre 2003, n. 389 attuativo

dellart. 41, co.1, della l. 28 dicembre 2001, n. 448; art. 5, d.l. 25 maggio 1996, n. 287 e DM 5 luglio 1996, n. 420) che le operazioni in

derivati sono lecite solo ove assolvano una finalit di copertura dei rischi assunti dalle amministrazioni stesse nellaccesso al mercato del

credito (Cfr. Patroni Griffi, U. (2012), op. cit., p.6)

Per quanto concerne il caso statunitense, ove - si pu dire - la deregulation ha avuto origine, la legge che maggiormente ha contribuito alla

formazione del regime" di cui sopra certamente il Commodity Futures Modernization Act (CFMA) del dicembre 2000, in cui, in sostanza,

si sono allentati drasticamente i controlli delle autorit di sorveglianza e i requisiti normativi per le attivit di emissione e

commercializzazione dei derivati creditizi, CDS in particolare (per approfondimenti vedi Vitelli, F. (2013) I derivati di credito In: Vitelli

(2013) op. cit., 199-237. Annunziata, F. (2012) La disciplina del mercato mobiliare, Torino, Giappichelli Editore, 385-452).

104 Definito come il corrispettivo al quale unattivit pu essere scambiata ed una passivit estinta, fra parti indipendenti ed informate su

contenuti e rischi (Cfr. Vitelli, F. (2013) op. cit., 199-237)

105 I due Paesi fanno riferimento agli standard Federal Accouting Standard 133 (FAS) e International Accounting Standard 39 (IAS). Ci

che conta, per di pi, il fatto che in nessun caso queste regole provengono da organi legislativi statuali, bens siano prodotti allinterno di

fondi professionali, a cui i rispettivi sistemi legislativi fanno rinvio trasformandoli, per relationem, in norma applicabili in via generale (cfr.

Vitelli, F. (2013) op. cit., p. 217).

106 Noti come di Basilea II e trasposti nella direttiva comunitaria 2006/48/CE del 14 luglio 2008 e nelle rispettive discipline nazionali; in

italia, D.L. 27 dicembre 2006, n. 297, convertito in legge 23 febbraio 2007, n. 15.

!43
Uno spunto interessante circa il trattamento ai fini bilancisitici, ma non solo, dei derivati di
credito giunge dalla gi citata Circolare 262/2005 di Banca dItalia; in essa si delinea, infatti,
una chiara distinzione fra derivati finanziari e derivati creditizi gi in fase definitoria e si apre
la strada per trattare questi ultimi alla stregua di garanzie finanziare e non pi unicamente
come derivati finanziari.

In conclusione, il contratto di derivato creditizio, a differenza di quello di derivati


finanziario tout-court, pu essere definito come un contratto atipico, in cui la componente di
garanzia indubbiamente predomina e connota il modello, ascrivendogli una causa prossima ai
contratti di garanzia107, la cui categoria pu essere inquadrata in quella dei contratti di
credito con alcune specificit proprie.

1.3.4 La cartolarizzazione come alternativa per la copertura del rischio di credito

I contratti derivati consentono di trasferire il rischio da un soggetto ad un altro, ma esistono


anche altri strumenti che consentono di ottenere lo stesso risultato: si tratta degli strumenti
strutturati creati con le cartolarizzazioni. Si pu dire che il rischio di credito si concretizza con
il deterioramento di unesposizione. La gestione delle esposizioni deteriorate pu passare
anche attraverso la cessione di tali poste ad entit esterne alla banca. Per essere precisi,
esistono due modalit di cessione delle poste dellattivo e si tratta dei loan sales e delle
cartolarizzazioni, o securitisation. I loan sales, nella forma pi semplice, consistono nella
vendita di prestiti bancari, anche in pool, senza la contestuale emissione di titoli e senza
lintervento di una societ veicolo. I loan sales assumono diverse forme legali che possono o
meno implicare il vero e proprio trasferimento del titolo di credito108. In questo modo, a
partire dalla fine degli anni Settanta del secolo scorso e soprattutto nei mercati anglosassoni,
si creato un mercato secondario dei prestiti (loan sale market) che ha conosciuto,
ultimamente, una sensibile crescita. Alcuni studiosi109 sostengono che i loan sales siano i
precursori delle tecniche di securitisation; queste ultime consistono nella trasformazione di
determinate categorie di attivit finanziarie non negoziabili in titoli garantiti dagli

107 Cfr. Vitelli, F. (2013) op. cit., p. 221

108 Per approfondimenti sul tema cfr. Resti, A., Sironi, A. (2008) Alcune applicazioni per il rischio di credito, op. cit., pp. 549-571.

109 Cfr. Feeney, P. W., Securitization: Redefining the Bank, St. Martins Press, Inc., New York, 1995, Cap. IV.

!44
investimenti sottostanti110. Tale trasformazione avviene con il trasferimento di dette attivit
ad una societ veicolo, che emette titoli aventi diversi gradi di subordinazione (seniority) nel
sopportare le eventuali perdite sulle attivit sottostanti111. Va segnalato che la tecnica della
cartolarizzazione non unicamente volta alla mitigazione del rischio di credito, anzi, si
potrebbe dire che il suo contributo verso la gestione dei rischio un fenomeno collaterale e
relativamente recente: infatti, questa tecnica stata adottata a partire dal 1960 dalle banche
statunitensi che non riuscivano pi a soddisfare la domanda di mutui immobiliari attraverso i
consueti canali di provvista112.

La cartolarizzazione stata una risposta innovativa113 alla crescente instabilit


economica generatasi nella prima met degli anni Settanta del secolo scorso e che ha
coinvolto tutti i paesi industrializzati. Decenni di evoluzione dei sistemi finanziari di tutti i
paesi del mondo hanno avuto come conseguenza lo sviluppo di nuovi strumenti, nuovi
processi di produzione/erogazione, nuovi mercati e nuovi intermediari114; lo scenario
creditizio apparso caratterizzato da una tendenza generalizzata alla disintermediazione
bancaria115, con la conseguente riduzione della capacita di finanziamento delleconomia da
parte del sistema bancario116, e da un aumento della rischiosit per le gestioni bancarie, come
conseguenza delle condizioni macroeconomiche e di base e della crescente competitivit dei
mercati creditizi117. Questultima tendenza ha portato, a sua volta, ad un crescente
orientamento delle autorit di vigilanza verso ladozione di politiche di tipo prudenziale118.

110 Cfr. Damilano, M. (2000) La securitisation dei crediti, Torino, Giappichelli Editore, p.3

111 Cfr. Rutigliano, M. Rischi e politiche di copertura. Le informazioni della nota integrativa. in Rutigliano, (a cura di) (2011), op. cit., p.

453

112 Cfr. Hull, J. C., (2012), Cartolarizzazioni e crisi creditizia del 2007, Hull, J. C. (2012), Opzioni, futures e altri derivati: manuale delle

soluzioni, Edizione italiana a cura di: Emilio Barone, Milano, Pearson, p.195

113 Per approfondimenti sullinnovativit della securitisation si veda Damilano, M. (2000) op. cit., p. 9

114 Cfr. Damilano, M. (2000) op. cit., p.7

115 Il termine disintermediazione si riferisce alla diminuzione, in termini relativi, del ruolo svolto da banche e altri intermediari nella

riallocazione dei fondi dalle unit in avanzo a quelle in disavanzo (Cfr. Banca Centrale Europea (1999) Lattivit bancaria nellarea

delleuro: caratteristiche strumentali e tendenze, in Bollettino mensile, aprile 1999, p.51)

116 Cfr. Damilano, M. (2000) op. cit., p.98

117 Cfr. Forestieri, G., Onado, M. (1998) Governo societario e imprese bancarie, in Banca Impresa Societ" 1/1998, p. 4

118 Cfr. Sironi, A. (1996), Gestione del rischio e allocazione del capitale nelle banche, Egea, Milano, pp. XV-XVI

!45
indubbio che il vero irrigidimento delle logiche di vigilanza sia occorso in seguito alla crisi
creditizia119 del 2007, provocando un vero e proprio tsunami di nuove regole e nuove
leggi120, ma innegabile che le cause di tale crisi affondino le proprie radici nelle
innovazioni della seconda met del secolo scorso. Molti studiosi, infatti, sono concordi nel
sostenere che fra le cause della crisi del 2007 vi sia anche la cosiddetta finanza creativa121,
che, in qualche misura, potrebbe essere considerata un prodotto di quelle innovazioni. La
stessa crisi ha contribuito, poi, a modificare il rapporto banca/impresa provocando sia un
maggior inasprimento delle condizioni applicate ai profili di rischio degli impieghi, sia un
affidamento pi selettivo, alimentando un credit crunch gi indotto da altre dinamiche122.

Lo sviluppo di tecniche di cartolarizzazione per le banche concorre, dunque, alla soluzione


di alcuni problemi gestionali, quali la scarsit di risorse finanziarie, la gestione dei rischi
connessi allattivit creditizia e la minimizzazione dei costi imposti dal rispetto delle norme di
vigilanza123. La securitisation, dal punto di vista aziendale, permette agli intermediari di

119 Tecnicamente la crisi creditizia stata provocata dalle perdite sui titoli garantiti da mutui immobiliari statunitensi, causate dallo scoppio

della bolla immobiliare di met giugno 2006. Le politiche accomodanti, come le politiche di quantitative eaasing della FED a partire dal

2000 e lAmerican Dream Downpayment Assistance Act del 2003, hanno provocato unesuberanza irrazionale (termine coniato da Alan

Greenspan per i forti rialzi dei corsi azionari negli anni 90) sul mercato immobiliare con un aumento del prezzo delle abitazioni mai visto

prima. Inoltre, le pratiche di concessione dei mutui (procedure pi lasche, agevolazioni contrattuali, aumento della quota finanziabile, tassi

dinteresse pi bassi nei primi periodi) in un clima di deregolamentazione come quello creatosi dallinizio del 2000 (1999 - Gramm-Leach-

Billey Act e 2000 - Commodity Futures Modernization Act) hanno gettato le basi per lo scoppio della bolla immobiliare.

120 Cfr. Hull, J. C., Cartolarizzazioni e Crisi Creditizia 2007, op. cit., p. 205.

121 Si accennato allipotesi che le cause devono essere cercate nellassetto e nelle modalit di funzionamento del sistema complessivo, o

pi precisamente nella circostanza che il sistema ha messo in atto unarticolazione di incentivi e ha contribuito alla formazione di una cultura

strategico-manageriale che ha condotto il top management ad assumere decisioni rischiose. [] Il sistema finanziario a sua volta presenta

profili molto caratterizzanti agli effetti della qualificazione di una cultura finanziaria. Nel contesto dei mercati mobiliari e degli intermediari

finanziari si osservi anzitutto la prevalenza, e si potrebbe dire lesclusivit, del modello-valore del shareholder value, della ricchezza prodotta

per lazionista, del return on equity, con una focalizzazione prioritaria al breve termine (shortermism). [] Nel quadro descritto, le scelte di

investimento, di funding, di valutazione e di selezione dei rischi rispondono al criterio della remunerazione del capitale [] Linnovazione

[] delle tecniche di funding esterno, allusivamente riferite a fonti rinnovabili, e della cartolarizzazione multistadio ha quindi trovato

terreno fertile nella cultura della generazione del valore (cfr. Mottura, P. (2008) Crisi sub-prime e innovazione finanziaria, Bancaria,

2/2008: 2-23, p.6-7).

122 Cfr. Nicolai, M. (2013) Premessa, in Nicolai, M. (a cura di). (2013). Il sistema dei Confidi in Italia. Efficienza, sostenibilit e intervento

pubblico. Maggioli Editore, p.11

123 Cfr. Damilano, M. (2000), op. cit., p. 100

!46
vendere le loro attivit e di scomporre, quindi, il tradizionale processo di concessione di un
prestito in componenti pi elementari, ovvero nellerogazione, nella gestione, nellofferta di
garanzie e nella raccolta di fondi per il suo finanziamento. La decomposizione permette agli
intermediari di specializzarsi in quelle attivit di base in cui godono di un vantaggio
comparato e di trasferire ad altri quelle che sono meno adatti a svolgere124.

Per le finalit del presente lavoro, il contributo pi interessante della cartolarizzazione


allattivit creditizia certamente relativo alla gestione dei rischi, ma non possibile
prescindere dagli effetti sulle altre problematiche. Infatti, da una parte, lobiettivo di riduzione
del livello di rischio di credito contestuale alla liberazione di capitale regolamentare ed
economico e, dallaltra, la diversificazione derivante dallapporto di nuova liquidit
contribuisce alla riduzione del costo di funding.

Il Resti, Sironi (2008) fornisce una definizione piuttosto completa di cartolarizzazione per
una banca: essa comporta la creazione di una societ ad hoc (nota, di solito, come special
purpose vehicle, SPV, o special purpose entity, SPE) che acquista un portafoglio di attivit (di
norma, prestiti) dalla banca. La SPV bankruptcy-remote rispetto alla banca; ci significa
che un suo eventuale default non comporta il default della banca. La banca, che aveva

124 Cfr. Greenbaum, S. I, Thakor, A. V., (1993) Modalit alternative di raccolta bancaria: securitization o depositi, in Marotta, G.,

Pittaluga, G. B. (a cura di), La teoria degli intermediari bancari, Il Mulino, Bologna, p. 265.

!47
originariamente emesso i prestiti ceduti alla SPV, prende il nome di originator125 126. Come si
accennato in apertura della sezione sulle cartolarizzazioni, la societ veicolo emette titoli,
gli asset-backed securities (ABS), rappresentativi dei cash flow che affluiscono al portafoglio
di attivit, dotandoli di un diverso grado di seniority e suddividendoli in tranche. I titoli pi
senior, solitamente dotati di rating da parte di una o pi agenzie esterne, sono perlopi
sottoscritti da investitori istituzionali; i titoli junior [] sono solitamente sottoscritti dalla
banca stessa, per rassicurare il mercato sulla qualit delle attivit finanziarie
cartolarizzate127. La dimensione di questultima tranche, anche nota come first-loss, sar
tanto maggiore quanto pi la banca voglia aumentare il rating sulle altre obbligazioni. Esiste,
inoltre, una terza categoria, la mezzanine, ove figurano le esposizioni aventi priorit
intermedie, ancorch tra loro differenziate, di rimborso128. La suddivisione in tranche pu
essere replicata pi volte dividendo le classi individuate dalla cartolarizzazione precedente in
ulteriori classi di rating, come avviene con le collateralizsed debt obligation (CDO).
Lesasperazione di questo processo porta a complicare il gi complesso meccanismo
dellallocazione dei flussi alle diverse tranche e produce unulteriore problematica nota come

125 Cfr. Resti, A., Sironi, A. (2008) op. cit., p. 569

126 Lo schema dalla cartolarizzazione per una banca del tutto assimilabile a quello tipico di altre altre aziende, le cui fasi principali sono:

1. Concessione dei prestiti. In tale fase originator (ad esempio una banca) compie le indagini sulla solvibilit dei prestatari, valuta le

garanzie ricevute e contratta le condizioni alle quali vengono erogati i prestiti.

2. Organizzazione di un pool di crediti da cartolarizzare. Loriginator riunisce i crediti concessi in un pool (portafoglio) che viene ceduto ad

un intermediario (lo SPV) che curer lemissione dei titoli. Al fine di facilitare la successiva emissione di titoli, il pool ceduto deve essere

costituito da prestiti che rispettano determinati prerequisiti.

3. Emissione dei titoli. Lo SPV, a fronte del pool di crediti ricevuto, emette dei titoli che incorporano il diritto a ricevere i versamenti in conto

capitale ed in conto interessi effettuati dai debitori ceduti. Il trasferimento di tali versamenti viene effettuato dall originator, talvolta con

lintervento di un gestore terzo (il servicer).

4. Concessione di garanzie a favore degli investitori. Loriginator rilascia garanzie dirette e/o acquisisce garanzie esterne che coprono una

certa percentuale del valore rimborso dei titoli emessi.

5. Valutazione della societ di rating. Una o pi societ di rating valutano il merito di credito delloperazione basando il proprio giudizio

principalmente sulla qualit dei crediti ceduti, sullammontare delle garanzie offerte e sulla solvibilit dei garanti.

6. Collocamento dei titoli ed attivazione di un mercato secondario. Un intermediario finanziario (la merchant bank) assicura la sottoscrizione

dei titoli e ne attua la successva negoziazione con gli investitori finali

(Cfr. Damilano, M. (2000), Le caratteristiche tecniche di unoperazione di securitisation, op. cit., p. 26).

127 Cfr. Resti, A., Sironi, A. (2008) idem.

128 Cfr. Rutigliano, M. Rischi e politiche di copertura. Le informazioni della nota integrativa. in Rutigliano, (a cura di) (2011), op. cit., p.

455

!48
over-collateralization, per cui i) il capitale complessivo delle tranches minore del capitale
complessivo delle attivit sottostanti e ii) il tasso di rendimento medio promesso ai possessori
delle tranches minore del tasso di rendimento medio delle attivit sottostanti129 130.

Tornando alla gestione del rischio di credito e fermo restando che tale campo operativo non
lunico a poter beneficiare delle operazioni di cartolarizzazione131, si pu dire che queste
ultime offrono due opportunit allintermediario: la riduzione del livello di esposizione
rispetto alle posizioni finanziarie cartolarizzate e la diversificazione del portafoglio132. La
prima opportunit si basa sulla possibilit, offerta dalla tecniche di securitisation, di
scomposizione dellattivit creditizia nelle diverse componenti elementari (erogazione,
gestione, offerta di garanzie e raccolta fondi), che risultano affidate ad altrettanti operatori133
134 e corrisponde alleliminazione di alcune poste dellattivo (prestiti, per lo pi) dallo stato
patrimoniale della banca.

La tecnica finanziaria, sullonda dellinnovazione del sistema finanziario, cui si faceva


riferimento in precedenza, si evoluta sviluppando nuove forme di cartolarizzazione; infatti,
accanto alle tecniche di cartolarizzazione tradizionale, o true sale, che implicano il reale
trasferimento degli attivi cartolarizzati in capo alla societ cessionaria, rendendo a
questultima impossibile di rivalersi sul cedente in caso di insolvenza del debitore ceduto, si
sono affermate tecniche definite sintetiche. La cartolarizzazione sintetica costituisce una
combinazione fra la quella tradizionale e i derivati di credito. Queste tecniche sono state
sviluppate con il preciso scopo di trasferire il rischio di credito dalloriginator alla
cessionaria, mantenendo la propriet del portafoglio crediti e continuando a gestirlo. In altre

129 Cfr. Cartolarizzazioni e Crisi Creditizia 2007, In: Hull, J. C. op. cit., p. 196.

130 Inoltre, il rischio per le senior tranche con rating AAA totalmente diverso per i titoli ABS e ABS CDO. Per approfondimenti sul tema

cfr. Cfr. Hull, J. C., Cartolarizzazioni e Crisi Creditizia 2007, op. cit., Esempio 8.2 p. 196.

131 Per approfondimenti sul tema cfr. Damilano, M. (2000) I riflessi delle operazioni di securitization sulla gestione bancaria, in Damilano,

M. (2000) op. cit, pp. 97-131.

132 Cfr. Damilano, M. (2000), op. cit., p. 108

133 Cfr. Damilano, M. (2000) idem

134 Per approfondimenti sulla scomposizione dellattivit creditizia tradizionale tramite la cartolarizzazione, cfr.. S.I. Greenbaum, S. I,

Thakor, A. V., (1993) Modalit alternative di raccolta bancaria: securitization o depositi, in G. Marotta, G. B. Pittaluga (a cura di), La

teoria degli intermediari bancari, Il Mulino, Bologna.

!49
parole, una tale cartolarizzazione non prevede la cessione pro soluto degli asset, bens
presuppone la stipula di un contratto di credit defaults swap fra loriginator e una special
purpose vehicle a copertura del rischio di credito. Lo schema di questa tecnica risulta essere
parzialmente differente da quello delineato per la cartolarizzazione tradizionale: loriginator
stipula un contratto di CDS con lSPV, che emette credit-linked notes135 (CLN) per ottenere i
fondi necessari a fornire la protezione. La societ veicolo con titoli ad alto rating acquistati
dalla vendita di CLN e con il premio derivante dal CDS costituisce un fondo di garanzia per
remunerare gli investitori e restituire il capitale investito. Il rendimento delle credit linked
notes, costituito dal premio pagato dalla banca originator integrato dal rendimento dei titoli
nei quali investito il fondo di garanzia, collegato (linked) e quindi dipendente
dallandamento del credito di cui gli investitori hanno rilevato il rischio con la sottoscrizione
dei titoli. Il rendimento per gli investitori e la restituzione del capitale investito sono
subordinati al non verificarsi di credit events o perdite dei crediti della banca originator da
indennizzare136.

La banca originator, in secondo luogo, pu perseguire la diversificazione del portafoglio


tramite ladozione delle tecniche di securitisation allo scopo di minimizzare il rischio di
credito relativo. La concentrazione di crediti per aree geografiche o per settori produttivi ,
sovente, una necessit fisiologica della banca che si trova quindi maggiorante esposta verso
determinate fasce di clientela.

1.3.4.1 Linee portanti della disciplina italiana della cartolarizzazione

La riduzione dellesposizione al rischio di credito , quindi, connessa in maniera


imprescindibile alla separazione patrimoniale fra le societ partecipanti e i crediti ceduti.
Tuttavia, come si gi accennato in precedenza, per comprende meglio le implicazioni della

135 Un altro tipo di derivato di credito, la credit-linked note, una combinazione tra unobbligazione e una credit option. Proprio come

unobbligazione, da credit-linked note prevede il pagamento periodico di interessi e il rimborso del valore nominale a scadenza. Se per una

variabile finanziaria chiave, specificata nel contratto, cambia, lemittente della credit-linked note ha il diritto (opzione) di ridurre pagamenti

di interessi sulla note stessa (Cfr. Mishkin, F. S., Eakins, S. G., & Forestieri, G. (2010), Copertura dei rischi mediante strumenti derivati,

op. cit., p. 712).

136 Rucellai, C. (2011) Aspetti contrattuali delle cartolarizzazioni tradizionali e sintetiche, In: Associazione Europea di Diritto Bancario e

Finanziario - AEDBF, Le nuove cartolarizzazioni, 20 maggio 2011, Roma

!50
cessione dei crediti necessario rifarsi alla disciplina in materia di diritto privato. Gli articoli
del Codice Civile che regolano la cessione dei crediti sono il 1260 et suiv. In particolare, la
cartolarizzazione dei prestiti bancari rientra nella fattispecie della cessione a titolo oneroso al
cui cedente spetta lobbligo di garantire lesistenza del credito al tempo della cessione,
ovvero si garantisce il cosiddetto nomen verum (o veritas nominis) del credito, a tutela del
cessionario. Una siffatta cessione, il cui cedente, per giunta, non tenuto a garantire per
ladempimento del debitore ceduto, definita pro soluto e si oppone alla cessione pro
solvendo, in cui il cedente assume anche la garanzia della solvenza del debitore (c.d. nomen
bonum o bonitas nominis). , dunque, chiaro che la cessione di crediti mediante
cartolarizzazione, se effettuata con lobiettivo di gestire lesposizione al rischio di credito,
debba essere pro soluto.

Seppure gli Stati Uniti, luogo ove hanno avuto origine queste tecniche, mantengano una
posizione di leadership nel mercato delle cartolarizzazioni, il mercato europeo ha registrato
tassi di espansione molto elevati anche grazie al contributo del Regno Unito, che stato
precursore in materia. In Italia queste tecniche hanno ricevuto notevole impulso a seguito
dellintroduzione della legge 130/1990 e, pi recentemente, dellistituzione da parte di Borsa
Italiana S.p.A. dellEuromot137. La cartolarizzazione stata inizialmente usata dalle banche
italiane per operazioni di pulizia di bilancio, attraverso la cessione di crediti problematici. In
una fase successiva aumentato il numero delle operazioni aventi per oggetto crediti vivi ed
anche lo Stato e altri enti pubblici hanno fatto ampio ricorso ad operazioni di
cartolarizzazione in qualit di soggetti originator aventi a oggetto sia crediti sia patrimoni
immobiliari138.

La normativa speciale relativa alle disposizioni sulla cartolarizzazione dei crediti la legge
30 aprile 1999, n. 130 e successivi aggiornamenti. A partire dallemanazione del D.L. 23
dicembre 2013, n. 145, il Legislatore ha inteso adeguarsi allevoluzione delle tecniche di
cartolarizzazione, estendendo lapplicazione della legge 130/99 alle operazioni di
cartolarizzazione realizzate mediante la sottoscrizione e lacquisto di obbligazioni e titoli

137 LEuromot, istituito nel 2005, un segmento del mercato Mot (Mercato telematico delle obbligazioni) in cui vengono negoziate, fra

laltro, anche le ABS.

138 Per approfondimenti cfr. Ruozi, R. (2011), La cartolarizzazione dei crediti, In: op. cit., p.215-223.

!51
similari da parte della societ per la cartolarizzazione dei crediti emittente i titoli (art. 1-bis,
comma 1); si cos inteso sgomberare il campo dalle incertezze circa latipicit di alcune
tipologie di cartolarizzazione, aumentando il numero di possibili investitori in titoli
obbligazionari.

In seconda battuta, come da modifiche apportate da D.L. 24 giugno 2014, n. 91, sui conti
correnti aperti dalla societ cessionaria presso la banca depositaria o presso soggetti incaricati
della riscossione dei crediti e dei servizi di cassa e di pagamento (gi introdotti dal D.L.
145/13, ma con il nome di conti correnti secretati) non sono ammesse azioni da parte di
soggetti diversi dai portatori di titoli emessi per finanziare lacquisto dei crediti stessi. Inoltre,
il legislatore specifica che le somme ivi depositate, derivanti dai debitori ceduti e da ogni altra
somma pagata e di spettanza della societ cessionaria, possono essere utilizzate
esclusivamente per il soddisfacimento di crediti vantati dai soggetti portatori di titoli emessi
per finanziare lacquisto dei crediti stessi e delle controparti dei contratti derivati di copertura
(art. 3, comma 2-bis). Sui conti correnti si rileva, inoltre, che sono ammesse azioni da parte
dei creditori dei soggetti portatori dei titoli esclusivamente nella misura delleccedenza delle
somme incassate e dovute alle societ cessionarie (art. 3, coma 2-ter). Il legislatore ha poi
specificato che le somme accreditate sui suddetti conti non sono soggette a sospensione dei
pagamenti qualora fossero avviati procedimenti di cui al titolo IV del testo unico bancario o
procedure concursuali nei confronti del depositario. Inoltre, stato disposto che tali somme
siano immediatamente e integralmente restituite alla societ senza la necessit di deposito di
domanda di ammissione al passivo o di rivendica e al di fuori dei piani di riparto o di
restituzione di somme.

Riassumendo, lart. 3, come da modifica D.Lgs. 91/14, stabilisce alcuni punti fondamentali
sulle societ per la cartolarizzazione dei crediti:

definisce lesclusivit delloggetto della cessionaria, cio della societ veicolo (SPV),
che deve perci essere una societ qualificata (comma 1);

specifica lautonomia patrimoniale dei crediti cartolarizzati e dei proventi derivanti


dalloperazione rispetto alla societ veicolo e stabilisce linopponibilit dei terzi creditori,
diversi dai creditori dei titoli oggetto delloperazione (comma 2, 2-bis, -ter);

!52
prescrive per le societ cessionarie la forma di societ per azioni e stabilisce la possibilit
per Banca dItalia di richiedere segnalazioni ulteriori relativi ai crediti cartolarizzati (comma
3).

Si riscontrano, inoltre, novit circa le modalit di efficacia della cessione verso i terzi,
siano essi dei privati (art. 4, comma 1) o la pubblica amministrazione (art. 4, comma 4-bis),
con notevoli semplificazioni rispetto agli obblighi precedenti139. Il legislatore ha poi voluto
confermare espressamente lapplicabilit dellarticolo 1248 c.c. a tutte le operazioni di
cartolarizzazione, ribadendo come sottolineato nella relativa relazione illustrativa
limpossibilit per i debitori ceduti di opporre in compensazione alla SPV i crediti che questi
ultimi vantano verso il cedente, che siano sorti successivamente alla pubblicazione della
cessione dei crediti in G.U. o al pagamento con data certa del corrispettivo della cessione,
anche in deroga ad ogni altra disposizione140 (art.4, comma 2).

Si ravvisano ancora altri punti focali della legge 130/99, come aggiornata dal D.L.
145/2013: essi sono: lestensione dellapplicabilit dellart. 65 della legge fallimentare (art. 4,
comma 3); lidoneit alla copertura di riserve tecniche o investimenti compatibili dei titoli
ABS su obbligazioni (art. 5, comma 2) e lapplicazione delle disposizioni previste per gli
intermediari finanziari dal Titolo V del TUB141 (art. 7-ter, comma 1-bis).

In aggiunta, si sottolinea che il trattamento delle operazioni di cartolarizzazione materia


della normativa dei principi contabili internazionali (IAS 39) e della Circolare 262/2005 di
Banca dItalia. In particolare, il primo dispone (20) che loriginator non evidenzi in bilancio
le attivit cedute dal momento in cui ha trasferito tutti i rischi e i benefici relativi a tali
attivit. Il secondo, invece, affida alla Nota integrativa la discolure in materia formandone
oggetto di trattazione della lettera C, par. 7. Linformativa fornita nel bilancio si distingue per
natura qualitativa e quantitativa, seguendo lo schema logico adottato per tutte le informazioni
presenti nella Circolare.

139 Per approfondimenti sul tema cfr. Messina, P., Ricozzi, R., Giannesi, G., Horrocks, M. (2014) Le modifiche apportate dal decreto legge

Destinazione Italia" alla legge sulla cartolarizzazione dei crediti, Finance Law Alert, p.1-5.

140 Cfr Messina, P., Ricozzi, R., Giannesi, G., Horrocks, M. (2014) op. cit., p.4, prima colonna.

141 Relativamente alla cessione di rapporti giuridici, il TUB allart. 58 si rif al Codice Civile circa gli adempimenti pubblicitari (comma 4).

!53
1.4 Il ruolo del capitale nelle banche e ladeguatezza patrimoniale

Come si gi ribadito in precedenza, la fluidit dellazienda, intesa nel suo incessante


divenire, realizza le condizioni di rischio ed incertezza che possono menomare o addirittura
annullare lattitudine dellazienda stessa ad esplicare la propria funzione strumentale142. I
soggetti del rischio aziendale sono variabilmente esposti alle conseguenze del concretizzarsi
di tali condizioni secondo il grado di coinvolgimento nellesercizio dellimpresa. La
ripartizione del rischio di unazienda fra i suoi portatori di interessi poterebbe seguire uno
schema assimilabile a quello adottato per la loro remunerazione; infatti, diversi studiosi143
fanno notare che non risulta scorretto utilizzare come criterio di ripartizione del rischio di
impresa la medesima impostazione codicistica della ripartizione degli utili, in proporzione ai
conferimenti o, al pi, in parti uguali144.

Il conferimento di beni e servizi, quantomeno in misura atta al conseguimento delloggetto


sociale, richiama necessariamente la nozione di capitale dimpresa che la dottrina economico-
aziendale designa come naturale e insostituibile base di giudizio per una prudenziale
valutazione del capitale di funzionamento, al cui calcolo economico si ricollegano la
determinazione periodica del reddito, da un lato, ed i variabili limiti di rimunerazione del
capitale proprio, dallaltro145. Inoltre, lattitudine stabilizzata a remunerare congruamente il
capitale proprio una caratteristica imprescindibile per la vita dellimpresa che dimostra, cos,
di potersi adattare alle varie e mutevoli condizioni del mercato dei capitali [...] variamente
circostanziate, fra laltro, dal diverso e instabile comporsi dei flussi di aspettativa e di
prospettive sia di reddito che di rischio146.

142 Per approfondimenti vedere Ferrero, G. (1968) op. cit., 35-45.

143 Vedere Giannelli, G. (2012) Funzione normativa del capitale, tutela dei creditori e corretto finanziamento dellimpresa. In: Gianelli, G.,

DellAtti, A. (2012) Il ruolo del capitale tra regole bancarie e disciplina societaria, Acura di, Milano, Egea, 9-24; Pacello, A. (2010) La

funzione normativa del capitale nominale In: Riv. Soc., 2010, p. 2 e ss.; Ferri jr, G. (2010) Il sistema e le regole del patrimonio netto. In:

RDS, 2010, p. 26 e ss.

144 La condivisione alla base dello stesso contratto di societ, come regolato dal Codice Civile, quando stabilisce che due o pi persone

conferiscano beni o servizi funzionali allesercizio in comune di unattivit economica allo scopo di dividerne gli utili.

145 Cfr. Ferrero, G. (1968) op. cit., p. 142

146 Cfr. Ferrero, G. (1968) op. cit., p. 143

!54
Da queste brevi considerazioni facile trarre alcuni spunti interessanti che sono
ugualmente validi per tutte le imprese e che si adattano particolarmente bene al settore
bancario. In primo luogo, si nota che il continuo modificarsi dellimpresa costituisce al tempo
stesso incentivo ed ostacolo alla sua sopravvivenza, dal momento che tale fluidit la causa
prima dellincertezza e del rischio cui essa esposta e unico modo per perdurare nel tempo. In
secondo luogo, si pu dedurre che il capitale sociale, o meglio il patrimonio netto conferito
dai soci, rappresenta anche per le banche il primo buffer per fronteggiare le perdite, nello
stesso modo in cui costituisce la base per la ripartizione degli utili147. Nelle societ di capitali,
in particolare, i soci non possono essere assoggettati ad un rischio ulteriore rispetto al valore
del conferimento [...] ma, allo stesso tempo, possono pretendere non solo la remunerazione
secondo la regola del risultato economico conseguito, ma anche vantare una pretesa
sullintero valore realizzato (al netto del capitale) una volta, beninteso, soddisfatti i creditori
sociali148. La soddisfazione dei creditori, ovvero la loro tutela, non sembra si possa dire
essere assolta direttamente dalla disciplina del capitale (Giannelli 2012), che fungerebbe
piuttosto da strumento di proiezione della capacit di indebitamento della societ. In altre
parole, il patrimonio netto assunto come parametro per un corretto finanziamento della
societ, il cui equilibrio patrimoniale, e non solo la mera dotazione patrimoniale, assicura -
poi - la tutela dei creditori149.

147 Come ben esposto da Ruozi (a cura di) (2011), lanalisi della dimensione del capitale proprio delle banche si scontra innanzi tutto con

lesistenza di numerose definizioni alternative (p. 106) . Inoltre, le funzioni assolte dal capitale proprio, analogamente a quanto accade per

le altre categorie di imprese, si possono riassumere, in primo luogo, nellistanza secondo cui il capitale rappresenta un fondo di garanzia per i

creditori (e non gi di tutela) e, in secondo luogo, marginalmente (per approfondimenti sul tema cfr. Intonti, M. (2004) Valore economico e

comportamento etico nelle imprese bancarie Bari, Carducci Editore), nel fatto che il capitale costituisce pur sempre una fonte di

finanziamento. In entrambi i casi si riconosce una certa qual stabilit delle poste che rientrano nel novero del capitale proprio.

148 Cfr. Giannelli, G. (2012) Funzione normativa del capitale, tutela dei creditori e corretto finanziamento dellimpresa. In: Gianelli, G.,

DellAtti, A. (a cura di) (2012) op. cit., p. 11-12

149 La stesse legge fallimentare (R.D. 16 marzo 1942, n. 267, come da aggiornamento del D.L. 23 dicembre 2013, n. 145 convertito, con

modificazioni, dalla L. 21 febbraio 2014, n. 9) prevede dal 2012 (art. 33 D.L. 22 giugno 2012, convertito in L. 7 agosto 2012, n. 134) allart.

182-sexies la sospensione di tutte le regole societarie in tema di conservazione del capitale sociale sino allomologazione del concordato

preventivo o dellaccordo di ristrutturazione del debito. Non richiesta la ricostituzione del capitale, il Legislatore sembra confermare che il

danno per i creditori costituito dalla lesione della capacit patrimoniale della societ rispetto allindebitamento e non dalla riduzione del

capitale per perdite in s. Per approfondimenti consultare Giannelli, G. (2012) Funzione normativa del capitale, tutela dei creditori e corretto

finanziamento dellimpresa. In: Gianelli, G., DellAtti, A. (a cura di) (2012) op. cit., p. 9 - 23; Fabiani, M. (2012) Riflessioni precoci

sullevoluzione della disciplina della regolazione concordata delle crisi dimpresa, www.ilcaso.it, n. 3/2012, 1 agosto 2012.

!55
Concentrandosi maggiormente sul settore bancario, si pu condurre un discorso analogo
per la regolamentazione in tema di vigilanza prudenziale150. Infatti, nonostante possa sfuggire
ad una prima analisi, corretto dedurre che le regole espresse dal Comitato di Basilea per la
Vigilanza Bancaria prevedono che sia le banche sia le imprese loro affidate presentino un
equilibrio patrimoniale o adeguatezza patrimoniale - che dir si voglia - senza perci definire
una dotazione di mezzi propri standardizzata. Lammontare di patrimonio non espresso in
maniera pura, ma calcolato in relazione al rischio cui lentit prevede di essere esposta. Il
patrimonio di vigilanza, cos come la nozione di patrimonio per le imprese in generale, non
quindi oggetto di imposizione, (ma) costituisce condizione da un lato per un corretto
finanziamento delle imprese e dallaltro per una corretta gestione della banca151.

In contrasto con quanto esposto sopra, ritengo personalmente che si potrebbe obiettare che
il ruolo del capitale o meglio del patrimonio netto152, assolve da una parte (e piuttosto
direttamente) il ruolo di tutela degli stakeholder153, in quanto costituisce il primo buffer per
assorbire le perdite e che, dallaltra, nellaccezione di patrimonio di vigilanza, esso ha la
funzione di assicurare la solvibilit e il funzionamento della banca a fronte di inadempienze o,
in generale, di perdite di valore degli attivi. Tuttavia, nonostante in entrambe le accezioni
potrebbe apparire scontato che il capitale sia - in qualche modo - al servizio dei portatori di
interessi, da unanalisi pi attenta emerge che il capitale piuttosto un concetto normativo, la
cui funzione omonima mette in secondo piano (o addirittura esorcizza) altre funzioni e in

150 Si soliti intendere la vigilanza prudenziale come quellattivit di controllo orientata alla sana e prudente gestione degli intermediari

bancari nel rispetto degli obiettivi di tutela del risparmio raccolto e dellinteresse pubblico (Broghi, M. (2011) Adeguatezza patrimoniale,

corporate governance e organizzazione a sostegno del rapporto banca-impresa, Bancaria, n. 11/2011, In: Intonti, M. (2012) Verso Basilea 3:

limiti e problematiche in tema di adeguatezza patrimoniale nelle banche, In: Giannelli (a cura di) (2012) op. cit., 143 - 188).

151 Cfr. Giannelli, G. (2012) Funzione normativa del capitale, tutela dei creditori e corretto finanziamento dellimpresa. In: Gianelli, G.,

DellAtti, A. (a cura di) (2012) op. cit., p. 20

152 Il patrimonio netto si intende composto prevalentemente dal capitale versato o conferito (in beni o denaro) dagli azionisti, dagli utili

accantonati e dalle riserve formate o meno da questi ultimi. Ad esso affluiscono - inoltre - le perdite, seppur con segno negativo.

153 La tutela degli stakeholder una questione quantomai complessa dal momento che questi soggetti sono portatori di interessi spesso

contrastanti: basti pensare che linteresse dei soci chiaramente volto allutilizzo di livelli di capitalizzazione ridotti al fine di limitare

linvestimento e massimizzazione il rendimento, mentre quello dei creditori pi orientato alla solidit dellimpresa e quindi verso un grado

maggiore di patrimonializzazione. Si deve, quindi, tenere presente che non prudente affermare che la disciplina del capitale diretta a

favore di una classe di stakeholder piuttosto che di unaltra.

!56
particolare quella di tutela dei creditori154. A tal proposito, il Giannelli (2012) delinea
unulteriore frontiera aperta dalla funzione normativa del capitale, cio il rischio,
inaccettabile per il giurista, ma solo apparentemente insormontabile, che la legge non
rimandi ad altro che a s. Egli, per, supera questostacolo affermando che il ruolo
normativo del capitale non altro che la disciplina che lo regola [] affermazione (che)
evoca una disciplina di intangibilit di valori, di predeterminazione del rischio di impresa per
i soci, secondo un programma condiviso tra gli stessi []. La funzione normativa del capitale
assolve una funzione negativa, nel senso di escludere altre ricostruzioni pi legate al concetto
di patrimonio o di equilibrio patrimoniale e finanziario che del capitale; e positivo al tempo
stesso, nel senso di individuare sul piano oggettivo le regole applicabili allinvestimento dei
soci e ai successivi ampliamenti del rischio cui ciascun singolo socio volontariamente si
sottomette155.

Tornando brevemente sulla regolamentazione, necessario recuperare il concetto di


patrimonio di vigilanza che corrisponde alla definizione di capitale usata dalle autorit di
vigilanza per la verifica del rispetto dei requisiti di adeguatezza patrimoniale in logica di
vigilanza prudenziale156, allo scopo di dotare le banche di un patrimonio sufficiente ad
assorbire i rischi gestionali e a garantire stabilit ed efficienza157. La normativa di vigilanza
stabilisce che le banche debbano presentare coefficienti patrimoniali minimi definiti dal
rapporto tra patrimonio di vigilanza e totale delle attivit ponderate per il rischio. Lidea di
fondo semplice: maggiore la dotazione di mezzi propri, minore la probabilit che il
valore di mercato dellattivo scenda al di sotto del valore di mercato dei debiti, determinando
cos uno stato di insolvenza per la banca. Tuttavia, poich volumi identici di attivit possono
incorporare livelli di rischio diversi, diviene fondamentale correlare lammontare del rischio
complessivo sopportato dalla banca con la dotazione minima di mezzi propri che essa deve

154 Cfr. Giannelli, G. (2012) Funzione normativa del capitale, tutela dei creditori e corretto finanziamento dellimpresa. In: Gianelli, G.,

DellAtti, A. (a cura di) (2012) op. cit., p. 20

155 Cfr idem, p. 21

156 Cfr. Ruozi, R. (2011) op. cit., p. 107

157 Cfr. Kupiec, P. H. (2004) Capital adequacy and Basel II. Federal Deposit Insurance Corporation, Center for Financial Research,

Working Paper, n. 2/2004 In: Intonti, M. (2012) Verso Basilea 3: limiti e problematiche in tema di adeguatezza patrimoniale nelle banche. In:

Giannelli (a cura di) (2012) op. cit., 143 - 188.

!57
detenere158. Ecco quindi che si passa dalla questione della determinazione della dotazione
ottimale di capitale proprio a quella della misurazione dei rischi complessivi, di cui il totale
delle attivit ponderate per il rischio ne rappresenta la misura implicita nel portafoglio della
banca. Tale rischio prende forma in quanto ridimensionamento del valore del patrimonio netto
contabile a cui sono applicate correzioni finalizzate a ripulirlo da componenti che non
sarebbero pienamente disponibili ad assorbire le perdite derivanti dalleventuale
manifestazione dei rischi di gestione.

Cos come predisposto dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (Basilea 3
Schema di regolamentazione internazionale per il rafforzamento delle banche e dei sistemi
bancari) e recepito dalla normativa comunitaria vigente (Regolamento (UE) n. 575/2013 del
Parlamento e del Consiglio del 26 giugno 2013), il patrimonio di vigilanza complessivo
composto dalla somma algebrica del Patrimonio di base o Tier 1 (in grado di assorbire le
perdite in condizioni di continuit dimpresa o going concern), a sua volta distinto in
patrimonio di qualit primaria (Common Equity Tier 1)159 e b) Tier 1 aggiuntivo160; e del
Patrimonio supplementare o Tier 2161 (in grado di assorbire le perdite in caso di crisi gone
concern). Ogni categoria composta da strumenti finanziari che soddisfano alcuni criteri di
ricognizione, che sono computati in base ad aggiustamenti regolamentari e che sono

158 Cfr. Ruozi, R. (a cura di) (2011), op. cit., p. 108

159 Fanno parte del Common Equity Tier 1: azioni ordinarie emesse dalla banca che soddisfano i criteri di classificazione come azioni

ordinarie a fini regolamentari (o gli strumenti equivalenti per le banche costituite in forma diversa dalla societ per azioni); sovrapprezzo

azioni derivante dallemissione di strumenti ricompresi nel Common Equity Tier 1; riserve di utili; riserve da valutazione e altre riserve

palesi; azioni ordinarie emesse da filiazioni consolidate della banca e detenute da soggetti terzi (ossia interessi di minoranza) che soddisfano i

criteri di computabilit nel Common Equity Tier 1 esposti nella Sezione 4, Parte 1.I degli Accordi di Basilea 3.

160 Il Tier 1 aggiuntivo composto dalla somma algebrica dei seguenti elementi: strumenti emessi dalla banca che soddisfano i criteri di

computabilit nel Tier 1 aggiuntivo (e non ricompresi nel Common Equity Tier 1); sovrapprezzo azioni derivante dallemissione di strumenti

ricompresi nel Tier 1 aggiuntivo; strumenti emessi da filiazioni consolidate della banca e detenuti da soggetti terzi che soddisfano i criteri di

computabilit nel Tier 1 aggiuntivo e non sono ricompresi nel Common Equity Tier 1esposti nella Sezione 4, Parte 1.I degli Accordi di

Basilea 3.

161 Il patrimonio supplementare composto dalla somma algebrica dei seguenti elementi: strumenti emessi dalla banca che soddisfano i

criteri di computabilit nel patrimonio supplementare (e non ricompresi nel patrimonio di base); sovrapprezzo azioni derivante

dallemissione di strumenti ricompresi nel patrimonio supplementare; strumenti emessi da filiazioni consolidate della banca e detenuti da

soggetti terzi che soddisfano i criteri di computabilit nel patrimonio supplementare e non sono ricompresi nel patrimonio di base. Cfr. la

sezione 4 per i criteri pertinenti; taluni accantonamenti per perdite su crediti, come specificato ai paragrafi 60 e 61 Parte 1.I degli Accordi di

Basilea 3.

!58
sottoposti ad alcuni limiti162. Il patrimonio di vigilanza totale, cos calcolato, deve essere pari
in qualsiasi momento ad almeno l8,0% delle attivit ponderate per il rischio.

Il Comitato di Basilea ha previsto, inoltre, laccantonamento di riserve ulteriori, dette


buffer, volte a contenere e mitigare la prociclicit delle regole prudenziali in concomitanza di
eccessiva crescita del credito aggregato, associata allaccumulo di rischi sistemici. I
provvedimenti proposti consistono, cos come evidenziato nella Circ. 285/2013 di Banca
dItalia e nelle misure riportate nella Tabella 1.1, nella riserva di conservazione del capitale
(capital conservation buffer), nella riserva di capitale anticiclica (countercyclical capital
buffer) e nelle due riserve per enti di rilevanza sistemica163; le misure dei primi due buffer
rientrano entrambe nel computo del common equity164. Per quanto concerne, invece, le banche
cosiddette sistemiche, ovvero quelle le cui difficolt si ripercuoto sullintero mercato, i
requisiti sopracitati sono stati resi pi stringenti, con un aumento che pu variare dall1 al
2,5% a seconda della rilevanza sistemica della banca.

Tabella 1.1. - Composizione Patrimonio di Vigilanza (Basilea 3) in % RWA


Patrimonio di
Patrimonio di base o Tier 1
vigilanza complessivo
Common
Complessivo
Equity Tier 1

Minimo 4,5 6 8

Capital Conservation Buffer 2,5 2,5 2,5

Totale 7 10,5

Countercyclical Buffer range 0-2,5

Fonte: adattamento dati Basilea 3 (2010)

, per, doveroso ricordare che quanto esposto fin qui circa i requisiti patrimoniali
concerne solo una minima parte dei provvedimenti di Basilea 3, il cui schema regolamentare

162 Per esempio: il Common Equity Tier 1 deve essere pari, in qualsiasi momento, ad almeno il 4,5% delle attivit ponderate per il rischio; il

patrimonio di base deve essere pari, in qualsiasi momento, ad almeno il 6,0% delle attivit ponderate per il rischio.

163 Si tratta della riserva per gli enti a rilevanza sistemica globale (global systemically important institution buffer G-SII buffer) e della

riserva per gli altri enti a rilevanza sistemica (other systemically important institution buffer O-SII buffer).

164 La riserva di capitale anticiclica, in misura compresa fra lo 0 e il 2,5%, viene imposta quando le Autorit ritengono che la crescita del

credito stia generando un accumulo intollerabile di rischio sistemico.

!59
consta di due macrosettori: capitale e liquidit, di cui il primo risulta ancora diviso in tre
pilastri, ovvero rafforzamento patrimoniale, gestione dei rischi e nuova regolamentazione
della leva finanziaria. Inoltre, e pi in generale, si pu dire che limpianto normativo di
Basilea 3 si erge sui limiti, evidenziati dalla crisi finanziaria, del precedente schema
regolamentare (Basilea 2)165 166, con lo scopo di promuovere un sistema bancario pi solido,
caratterizzato da una maggiore abilit di assorbire gli shock e da un ridotto livello di rischio
sistemico167. A tal proposito, giova constatare che, fra gli altri, emerso fortemente il tema
del trattamento prudenziale dei rischi, per cui Basilea 3 ha reso pi rigide le modalit di
calcolo delle attivit ponderate al denominatore del solvency ratio, ha predisposto il
rafforzamento degli obblighi di analisi del merito creditizio per le cartolarizzazioni provviste
di rating esterno, laumento dei requisiti patrimoniali a fronte delle attivit di negoziazione e
in strumenti derivati e lintroduzione - per il portafoglio di negoziazione - di un requisito
basato sul valore a rischio in condizioni di stress (stressed VaR), volto ad attenuare la
prociclicit e di uno per il rischio incrementale, che tenga conto dei rischi di insolvenza e
migrazione. Inoltre, il Comitato predispone il rafforzamento dello schema per il rischio di
credito della controparte e il trattamento delle esposizioni verso controparti centrali, secondo
un metodo basato sul rischio che fornisce una stima semplice e coerente del rischio associato
ai fondi.

Lattenzione che il Comitato ha riservato ai rischi derivanti da operazioni di


cartolarizzazioni o di stipula di contratti derivati nella definizione del patrimonio di vigilanza

165 Fra le principali criticit del vecchio schema regolamentare, cui Basilea 3 intende porre rimedio, i) viene evidenziata la necessit di

aumentare il livello e la qualit del capitale minimo regolamentare: il) si pone l'accento sul verificarsi, in modo imprevisto e su larga scala, di

una crisi di liquidit e sulla presenza di insufficienti scorte di liquidit da parte degli intermediari: iii) si critica leccessiva leva finanziarla

utilizzata dalle banche e la loro connessione con un sistema denominato di shadow banking, ovvero il legame, tramite la cartolarizzazione,

tra banche e veicoli non adeguatamente vigilati: iv) si evidenziano i rischi, sull'intero sistema, di un repentino alleggerimento delle posizioni

di leva (deleveraging); v) si fa menzione della prociclicit: vi) si pone in risalto l'interconnessione tra gli intermediari, in grado di generare

rischio sistemico (Miglietta, F. (2012) Levoluzione del quadro regolamentare (da Basilea 2 a Basilea 3) e i possibili impatti sulleconomia

italiana In: Giannelli (a cura di) (2012) op. cit., p. 193)

166 Per approfondimenti cfr. Bottiglia, R. Patrimonio bancario e requisiti prudenziali secondo le regole di Basilea 3 In: Rutigliano, R (a cura

di) (2011) op. cit., 287-309

167 Se veda Basel Commitee on Banking Supervision (2010) Strengthening the resilience of the banking sector, disponibile presso http://

www.bis.org/publ/bcbs189_dec2010.pdf

!60
deve essere ricondotta al ruolo che queste pratiche hanno assunto nella crisi. Il ricorso alle
tecniche innovative di cartolarizzazione, cio la cartolarizzazioni sintetiche, ha permesso alle
banche di alleggerire alcune voci dellattivo dello stato patrimoniale a tutto giovamento di un
abbassamento dellammontare del patrimonio di vigilanza richiesto: palese il fatto che il
valore del rapporto fra patrimonio di vigilanza e attivit ponderate per il rischio (RWA) possa
essere intaccato agendo sul numeratore o sul denominatore. A riconferma di questo, non
stupisce constatare che lo scoppio della crisi avvenuto in un momento in cui i coefficienti
patrimoniali delle banche risultavano adeguati proprio grazie alle ingenti esternalizzazioni dei
crediti168. pur vero che, oltre la questione riguardante unicamente le cartolarizzazioni, la
crescita del capitale regolamentare era avvenuta privilegiando strumenti innovativi di capitale
potenzialmente convertibili in capitale, ma poco eleganti da utilizzare realmente. Ecco,
quindi, che si spiega la direzione assunta dal Comitato di agire sui requisiti di capitale sia da
un punto di vista quantitativo, per esempio con linasprimento dei limiti minimi per le
componenti di maggior qualit del patrimonio, sia dal punto di vista qualitativo, con
lintroduzione di nuove modalit di calcolo del valore dei requisiti.

La questione del rispetto dei requisiti patrimoniali, prima di concludersi con la doverosa
notazione circa le procedure di controllo e quelle sanzionatorie, necessita di una breve chiosa.
In particolare, e questo contribuisce a comprendere meglio le motivazioni che spingono - per
esempio - una banca a ricorrere alla cartolarizzazione, si deve considerare che
laccantonamento di fondi adatti a formare patrimonio di vigilanza, ovvero pi in generale il
complesso delle operazioni di ricapitalizzazione, portato a termine tramite la ritenzione di
utili e le emissioni sui mercati, come del resto evidenziato dagli studi di impatto pubblicati
dallo stesso Comitato di Basilea169. Tale scelta non risulta completamente difforme da quella
di altre imprese, ma si deve tenere presente che, diversamente da quanto accade - per esempio
- nelle imprese industriali, il capitale proprio per limpresa bancaria assolve principalmente il
ruolo di assorbire il rischio della gestione, cio non svolge una spiccata funzione di
finanziamento delle attivit produttiva e operativa, la quale risulta piuttosto alimentata dal

168 Per approfondimenti cfr. Bini Smaghi, L. (2010) Dal boom alla crisi: verso un nuovo equilibrio nel settore del credito bancario,

discorso del 29 gennaio 2010, presso http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2010/html/sp100129.it.html

169 Cfr. Basel Committee on Banking Supervision (2010) Results of the comprehensive quantitative impact study, Bank for International

Settlements, December 2010, presso http://www.bis.org/publ/bcbs186.pdf

!61
capitale di debito e dalle altre passivit170. Non si deve dimenticare, inoltre, che la natura
degli attivi bancari produce frequentemente una massiccia asimmetria informativa per
lazionista, comportando un maggiore costo dei mezzi propri come adeguato premio di
rischio, rispetto ad altri settori. Tutto ci a dire che, per una banca, ricapitalizzare pu risultare
pi costoso rispetto ad altre tipologie di imprese e, quindi, al fine di rispettare i requisiti
patrimoniali, pi sconveniente innalzare il patrimonio di vigilanza piuttosto che ridurre il
valore delle attivit ponderate per il rischio. proprio questopzione che potrebbe provocare
uno dei maggiori rischi derivanti dallinasprimento dei requisiti patrimoniali, vale a dire le
restrizioni creditizie (credit crunch) a discapito soprattutto delle imprese di dimensioni
ridotte, mediamente svantaggiate nellaccesso al credito171.

Nonostante gli studi realizzati dal Comitato di Basilea (in collaborazione con il Financial
Stability Board) tendano a dimostrare la presenza di effetti potenzialmente negativi dovuti alle
nuove regole, non si deve generalizzare; infatti, la questione della differenza di costo del
capitale, cos come la previsione degli effetti indesiderati, molto controversa e la letteratura
si espressa in maniera contrastante. Alcuni studiosi172, infatti, hanno argomentato che ci
che accade al modo in cui la banca si finanzia non ha effetti diretti sui modi in cui gestisce
lattivo173. Il Comitato, pur confermando un effetto recessivo nei primi anni relativamente
alle economie interessate dall'impatto di Basilea 3, ha calcolato che la minore rischiosit

170 Cfr. Intonti, M. (2012) Verso Basilea 3: limiti e problematiche in tema di adeguatezza patrimoniale nelle banche. In: Giannelli (a cura di)

(2012) op. cit., p. 144

171 Tuttavia, anche in questo caso non si deve generalizzare nel considerare alcune conseguenze come forzatamente negative: per esempio,

come ben evidenziato da Bottiglia, R. (In: Rutigliano, M. (2011) (a cura di) op. cit., p. 308), le restrizioni creditizie derivati da Basilea 3

andranno anche a colpire quelle imprese caratterizzate da strutture finanziarie fragili, assetti e regole di gestione scarsamente formalizzati,

precariet degli assetti organizzativi della funzione finanziaria, capacit amministrative limitate e persistente propensione alla redistribuzione

dei profitti.

172 Admati, A., Hellwig, M. (2014) The Bankers New Clothes: Whats Wrong with Banking and What to Do about It. Princeton University

Press.

173 Cfr. Panunzi, F. (2013) Lerrore capitale delle banche. lavoce.info, 16.04.2013, http://www.lavoce.info/lerrore-capitale-delle-banche/

!62
complessiva del sistema bancario, unita alla fiducia nella maggiore stabilit, possano pi che
compensare, nel medio e lungo periodo, gli effetti recessivi174 175 176.

Dal punto di vista delle fonti normative, il dettato degli accordi di Basilea 3 recepito a
livello europeo dalla Capital Requirements Directive IV - CRD4 divisa nel gi citato
Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento e del Consiglio del 26 giugno 2013, relativo ai
requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento, e nella Direttiva
2013/36/UE sull'accesso all'attivit degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti
creditizi e sulle imprese di investimento. A sua volta, lintroduzione del pacchetto CRD4
nellordinamento italiano dovrebbe realizzarsi con il Disegno di Legge n. 1836 presentato il
22 novembre 2013. Il Ddl prevede un atto normativo del Governo con cui, da un lato,
verranno modificati sia il Testo Unico bancario che il Testo Unico della finanza e, dallaltro,
verr rivista la normativa secondaria di attuazione177, con particolare attenzione a: a) le
condizioni di accesso alle attivit, bancarie e finanziarie, riservate ai termini di legge; b) la
disciplina della governance degli intermediari e delle procedure aziendali per lattuazione ed
il mantenimento dei presidi organizzativi ed operativi; c) la disciplina e procedura
sanzionatoria178.

La questione delle sanzioni merita di essere brevemente approfondita; in effetti, essa


riveste un ruolo chiave allinterno della Direttiva 2013/36/UE che richiede agli Stati membri
di predisporre sanzioni e altre misure amministrative effettive, proporzionate e dissuasive,
come del resto gi stabilito da Consob col nuovo Regolamento sul procedimento
sanzionatario179. In particolare, come si apprende dallAudizione del Presidente Consob,

174 Cfr. Miglietta, F. (2012) Levoluzione del quadro regolamentare (da Basilea 2 a Basilea 3) e i possibili impatti sulleconomia italiana In:

Giannelli (a cura di) (2012) op. cit., p. 201

175 Per approfondimenti cfr. Basel Committee on Banking Supervision (2010) An assessment of the long-term economic impact of stronger

capital and liquidity requirements, agosto 2010

176 Si ricorda che lentrata a regime degli accordi di Basilea 3, anche a causa della vasta portata delle misure introdotte, caratterizzata da

unattuazione graduale, dal 2013 fino al 2019, anno in cui si prevede completato primo pilastro. Per ulteriori dettagli schematici seguire il

link: http://www.bis.org/bcbs/basel3/basel3_phase_in_arrangements.pdf

177 Cfr. Vegas, G. (2014) op. cit., p. 14

178 Cfr. idem, p. 14-15

179 Adottato con Delibera n. 18750 del 19 dicembre 2013 http://www.consob.it/main/documenti/bollettino2013/d18750.htm

!63
quanto ai destinatari delle sanzioni si prevede che, in caso di violazioni di obblighi e requisiti
posti in capo ad enti, societ di partecipazione finanziaria e societ di partecipazione
finanziaria mista, le sanzioni possano essere applicate, alle condizioni previste dal diritto
nazionale, ai membri dellorgano di gestione e ad altre persone fisiche responsabili delle
violazioni. In questi casi, la Direttiva giunge a includere addirittura pene quali la revoca
dellautorizzazione e linterdizione temporanea dallesercizio di funzioni in seno ad enti a
carico dei membri dellorgano di gestione o di altre persone fisiche responsabili delle
violazioni.

Per completezza necessario aggiungere che anche Banca dItalia ha provveduto a


pubblicare le Disposizioni di Vigilanza per le banche in linea con quanto previsto dalla
normativa europea tramite la Circolare n. 285 del 17 dicembre 2013, giunta al 5
Aggiornamento del 24 giugno 2014. Il legislatore italiano, del resto, aveva gi previsto nel
Testo Unico Bancario che Banca dItalia emanasse disposizioni di carattere generale volte ad
indurre le banche ad assumere rischi solo se adeguatamente coperti da posizioni patrimoniali
ed in presenza di adeguate prospettive di redditivit180.

180 Per approfondimenti cfr. c. 1 art. 53, Testo Unico Bancario La Banca dItalia, in conformit delle deliberazioni del CICR, emana

disposizioni di carattere generale aventi a oggetto: a) ladeguatezza patrimoniale; b) il contenimento del rischio nelle sue diverse

configurazioni; c) le partecipazioni detenibili; d) il governo societario, lorganizzazione amministrativa e contabile, nonch i controlli interni

e i sistemi di remunerazione e di incentivazione.

!64
2. La bad bank

SOMMARIO: 2.1 Che cos una bad bank - 2.1.1 Concetti introduttivi: una breve contestualizzazione
normativa - 2.1.2 Definire la bad bank - 2.2 Elementi caratterizzanti: come si pu fare una bad bank -
2.2.1 Prospettive tecnico-giuridiche per una bad bank italiana - 2.3 Modelli ed esempi storici di bad
bank - 2.3.1 Considerazioni retrospettive su riferimenti storici delle bad bank

2.1 Che cos una bad bank

2.1.1 Concetti introduttivi: una breve contestualizzazione normativa

Prima di addentrarsi nello specifico della trattazione sulla bad bank necessario effettuare
alcune ulteriori precisazioni. Innanzitutto, il concetto di bad bank sembra essere legato in
maniera indissolubile al concetto di crisi. Se considerato nella sua accezione economica, il
concetto di crisi potrebbe significare due differenti prospettive: quella microeconomica e
quella macroeconomica. A questo proposito va, per, sottolineato che la contestualizzazione
della bad bank risulta pregnante a prescindere dalla prospettiva scelta per la sua analisi;
infatti, come confermato dalle esperienze del passato, il ricorso allo schema della bad bank
avviene in momenti di crisi sia a livello aziendale sia a livello sovra-aziendale, settoriale o
economico: questo per dire che risulta difficile incontrare la formazione di una bad bank
promossa da unazienda sana ed efficiente, inserita in un contesto economico florido.

La banca - stato chiarito in precedenza - unimpresa e, come tale, la sua crisi


innanzitutto una crisi di impresa. La definizione di crisi tout-court piuttosto composita e
complessa, tanto che la difficolt nellidentificarne i tratti principali sembra aver condizionato
la produzione normativa in materia, la cui disciplina risulta limitata allattribuzione dei poteri
di vigilanza alle autorit competenti181. La letteratura ha prodotto una mole notevole di

181 Sul tema della complessit del concetto di crisi bancaria, si veda Boccuzzi (2011): From an economic point of view, a crisis is a

complex phenomenon that may be caused by a variety of factors and have different shapes and sizes. Because of such complexity, it is

difficult to put its various configurations into legal formulas; this justifies the tendency of legislators not to use legal definitions, but to limit

the discipline of the phenomenon to the assignment of the necessary powers and tools for intervention to the competent

authorities (Boccuzzi, G. (2011). Towards a New Framework for Banking Crisis Management: The International Debate and the Italian

Model. A cura di, In: Banca dItalia (2011) Quaderni di Ricerca Giuridica della Consulenza Legale, Quaderno n.71, ottobre 2011p. 16).

!65
contributi circa la classificazione delle crisi e degli strumenti atti a risolverle, ma essi sono
raramente applicabili alla realt, in cui risulta quasi impossibile riconoscere con precisione le
cause di detti fenomeni patologici182. Volendo definire, sommariamente, una crisi dimpresa si
potrebbe dire che essa costituisce una degenerazione di comprovate inefficienze e squilibri
aziendali che sfociano in uno stato di elevata instabilit, causato da fattori esogeni od
endogeni. In generale, si pu affermare che una crisi aziendale rappresenta un fenomeno
fisiologico, cio normale e tendenzialmente temporaneo della vita di unazienda e, anzi, lo
si potrebbe quasi considerare una conseguenza inevitabile della selezione operata da un
mercato competitivo183; tuttavia, la concomitanza delle crisi di pi aziende (anche di un
medesimo settore) pu raggiungere un livello sistemico e, soprattutto nel caso delle imprese
bancarie, pu intaccare lintero tessuto economico, richiedendo interventi piuttosto complessi.

Se si intende, poi, adottare una definizione pi specifica, si pu citare quanto analizzato da


Boccuzzi (2011), il quale afferma che la crisi bancaria expresses a profound alteration in the
economic, financial and patrimonial conditions of the bank, which requires appropriate and
timely interventions to remove the real causes and minimise its negative effects to depositors
and other relevant stakeholders184 185. Nonostante la banca sia unimpresa, la definizione
sopra riportata sottolinea marcatamente due punti che caratterizzano specificamente la crisi
delle banche: si tratta della profondit del deterioramento e dellimportanza del fattore tempo
per la gestione della crisi. In particolare, si apprende che la rapidit con cui si individua la
crisi, cosa cruciale per impedire che essa raggiunga un livello strutturale irreversibile,
depends in the most part on the effectiveness of the governance structure of the bank and on
the mechanisms and instruments for the prevention of the emergence of the crisis. That is why

182 Per approfondimenti cfr. Boccuzzi, G. (a cura di ) (2011) op. cit., 15-34.

183 Per approfondimenti cfr. Boccuzzi, G. (a cura di) (2011) op. cit.

184 Cfr. Boccuzzi, G. (a cura di) (2011) op. cit., p. 18.

185 Per completezza si riporta anche la definizione di crisi bancaria fornita da Ruozi, R. (2011) op. cit. La crisi id una banca rappresenta la

manifestazione patologica dellincapacit del management di gestire i rischi impliciti nellesercizio delle attivit di intermediazione

finanziaria ovvero di anticipare i cambiamenti di scenario regolamentare e competitivo in atto nel sistema finanziario (p.413). Ci che di

interessante emerge da questa definizione risiede nel fatto che la crisi bancaria sia considerata alla stregua di una situazione patologica,

quando, invece, soprattutto se si considera che la banca unimpresa, si soliti considerare la crisi come fenomeno normale della vita

aziendale. Lequiparazione della crisi della banca ad una malattia potrebbe essere causata dal ruolo di pubblica utilit ricoperto dalla banca,

che ne rende la crisi un evento scarsamente auspicabile.

!66
prudential regulation is increasingly stressing the importance of risk management and
internal control systems, considering them as two pillars of the good governance of the bank.
Moreover, it emphasises the strategic role of corporate bodies - the board and the audit
committee - and the importance of a more structured interconnection with the executive level
in these fields186.

Lo stato di crisi - va precisato - non deve essere considerato alla stregua di quello di
insolvenza; infatti, l'insolvenza (o dissesto, se si vuole adottare la medesima terminologia del
legislatore comunitario) implica il protrarsi e laggravarsi di una crisi che normalmente si
considera temporanea. A questo proposito, la legge fallimentare187 individua lo stato di
insolvenza nel manifestarsi di inadempimenti o di altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il
debitore non pi in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. Lesito di una
crisi dimpresa, quindi, pu non essere cos scontato ed esemplare notare come la stessa
Commissione Europea utilizzi il modo condizionale quando sottolinea come unimpresa sia
in difficolt quando essa non sia in grado [] di contenere perdite che [] la condurrebbero
quasi certamente al collasso economico, nel breve o nel medio periodo188. Inoltre, il
legislatore comunitario conferma la medesima impostazione normativa con la Direttiva
2014/59/UE (meglio nota come Bank Recovery and Resolution Directive - BRRD) dove
predispone un quadro di risanamento e di risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di
investimento. In tale quadro si inscrivono i rispettivi piani: quello di risanamento, costituito
da misure volte al ripristino della situazione finanziaria dellente dopo un deterioramento
significativo della stessa e quello di risoluzione, collegato a scenari di crisi pi drammatici
che richiedono lattivazione di procedure ordinarie di insolvenza o lapplicazione allente di

186 Cfr. ibidem, p.19.

187 art. 5, R.D. 16 marzo 1942, n. 267, come modificata dalla Legge 27 dicembre 2013, n. 147.

188 Cfr. art. 9, Comunicazione della Commissione Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di

imprese in difficolt, (2004/C 244/02), pubblicati su G.U.U.E. n. 244, del 1 ottobre 2004.

!67
vari strumenti di risoluzione189. Tornando brevemente sulla specificit del fallimento di una
banca, rispetto al suo essere impresa, corretto affermare che - come del resto sottolineato
dalla Commissione Europea190 - poich le banche operano sulla base della fiducia a livello sia
pubblico, nei confronti del sistema, sia privato, fra esse stesse, il fallimento anche solo di una
banca, soprattuto se di grandi dimensioni, pu minare la fiducia nelle altre entit, influenzarne
le finanze e creare instabilit nellintero sistema finanziario. Nelle normali procedure di
insolvenza, lobiettivo primario di massimizzare il valore del patrimonio della societ fallita
nellinteresse dei creditori. Tuttavia, questo processo pu durare molti anni, soprattutto in
taluni contesti giuridici (come lItalia) e per istituzioni complesse, il cui fallimento genera
incertezza sistemica con un effetto a catena. Al contrario, lobiettivo primario della
risoluzione rispondere in maniera rapida e decisiva alla crisi bancaria al fine di mantenere la
stabilit finanziaria e di ridurre al minimo le perdite della societ, soprattutto per garantire la
tutela dei contribuenti, senza pregiudicare peraltro il perseguimento dei risultati delle normali
procedure di insolvenza in materia di ripartizione delle perdite ad azionisti e creditori.

La soluzione dello stato di crisi di una banca pu passare, dunque, attraverso misure sia di
risanamento sia di risoluzione, normativamente separate e distinte. A questo proposito, si
precisa che, mentre, da una parte, i piani di risanamento appartengono alle misure di

189 Risulta particolarmente pregnante riportare le parole del legislatore europeo nel punto 6 della premessa della Direttiva 2014/59/UE circa

il nesso che sussiste fra il ruolo dei piani di risoluzione e risanamento e la produzione normativa europea. Lattuale revisione del quadro

normativo, in particolare il rafforzamento delle riserve di capitale e di liquidit e migliori strumenti per le politiche macroprudenziali,

dovrebbe ridurre la probabilit di future crisi e migliorare la resilienza degli enti allo stress economico, sia esso causato da perturbazioni

sistemiche o da eventi specifici riguardanti il singolo ente. Tuttavia, non possibile creare un quadro normativo e di vigilanza che possa

evitare in assoluto che tali enti si trovino in difficolt. Di conseguenza, gli Stati membri dovrebbero essere preparati e disporre di adeguati

strumenti di risanamento e di risoluzione per gestire situazioni che comportino sia crisi sistemiche, sia dissesto di singoli enti. Tali strumenti

dovrebbero comprendere meccanismi che consentano alle autorit di gestire in modo efficace enti in dissesto o a rischio di dissesto.

190 Cfr. European Commiossion (2014) EU Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD): Frequently Asked Questions, Press release,

Memo, Brussels, 15 April 2014, presso http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-14-297_en.htm

!68
intervento precoce (di cui al Titolo III della Direttiva 2014/59/UE191), dallaltra i piani di
risoluzione (cui dedicato lintero Titolo IV del medesimo dispositivo192) si rendono
necessari ex post, ovvero quando si sia gi riconosciuto uno stato di crisi avanzato per cui
lentit stia fallendo o sia in procinto di fallire193. Nellottica del presente lavoro utile
soffermarsi sullanalisi di questi ultimi, dal momento che gli strumenti che vi appartengono
possono comprendere la fattispecie della bad bank.

La disciplina della risoluzione risulta essere pi complessa ed articolata di quella del


risanamento; basti pensare che le azioni di risoluzione possono essere attuate solo se lente
soddisfa tutte le condizioni richieste, cio: la presenza o il rischio di dissesto, linevitabilit di
tale dissesto qualora si adottasse qualsiasi misura alternativa e la necessit dellazione di
risoluzione in ragione del suo interesse pubblico. Suddette condizioni - va detto - presentano,
a loro volta, una notevole variet di combinazioni194. A tal proposito, risulta piuttosto
interessante constatare che linteresse pubblico delle azioni di risoluzione si riferisce agli
obiettivi195 cui la Direttiva 2014/59/UE prevede la risoluzione ottemperi e che questi obiettivi
abbiano alcune similitudini con la disciplina del capitale: primo fra tutti, quello della
continuit aziendale. Inoltre, la Direttiva in oggetto predispone i principi generali che

191 Vale la pena sottolineare che i piani di risanamento hanno lobiettivo di intervenire at an early stage, when weaknesses emerge,

preventing them from deteriorating and ensuring the recovery of the bank (Cfr. Boccuzzi (a cura di) (2011) op. cit., p.141). Tali misure si

prevede siano disposte dagli Stati membri in caso di violazione o di rischio di violazione da parte di un ente dei requisiti del regolamento

(UE) n. 575/2013, della direttiva 2013/36/UE, del titolo II della direttiva 2014/65/UE o di uno degli articoli da 3 a 7, da 14 a 17, e 24, 25 e 26

del regolamento (UE) n. 600/2014 (Cfr. paragrafo 1, Art. 27, Titolo III, Direttiva 2014/59/UE). Nel novero di tali misure si iscrive, quindi, il

framework europeo sui requisiti regolamentari di vigilanza prudenziale e sui poteri delle autorit di vigilanza e dagli accordi di Basilea 3,

istituiti dalla CRD IV.

192 Al fine di precisare il significato e le implicazione di un piano di risoluzione, corre lobbligo di riportarne la definizione fornita in

Resti, A., Sironi, A. (2011): Un resolution plan un piano che contiene le indicazioni fondamentali su come una grande banca intende

continuare ad operare, eventualmente cedendo o liquidando attivi per ripagare i creditori, in caso di una seria crisi di liquidit e solvibilit.

Un simile piano deve essere approntato quando la crisi non si ancora materializzata e deve contenere tutte le misure necessarie per

preservare le funzioni essenziali della banca (Resti, A., Sironi, A. (2011) La crisi finanziaria e Basilea 3: origini, finalit e struttura del

nuovo quadro regolamentare, Working Paper 1/2011, Milano, CAREFIN - Centre for Applied Research in Finance, febbraio 2011p.40).

193 Per approfondimenti cfr. European Commiossion (2014) op. cit.

194 Ne sono un esempio le situazioni che rendono un ente definibile in dissesto, di cui al paragrafo 4, art. 32, Direttiva 2014/59/UE.

195 In generale, si tratta di garantire la continuit delle funzioni essenziali, di evitare effetti negativi significativi sulla stabilit finanziaria, di

salvaguardare i fondi pubblici riducendo al minimo il ricorso al sostegno finanziario pubblico straordinario ed infine di tutelare depositanti,

investitori e le attivit dei clienti. Per approfondimenti cfr. Capo I, Titolo IV, Direttiva 2014/59/UE.

!69
disciplinano la risoluzione confermando nuovamente quanto previsto dalla disciplina del
capitale, relativamente alla subordinazione di quest'ultimo nellassorbimento dei rischi
aziendali, ovvero delle perdite196.

Una volta appurato il dissesto o il rischio che esso si manifesti, le autorit competenti197
hanno il compito di vagliare lipotesi di procedere alla liquidazione ordinaria di insolvenza
prima di adottare gli strumenti di gestione e risoluzione della crisi. A questo proposito, le
autorit competenti valuteranno anche se mantenere lente in attivit (going concern solution)
o se decretarne la scomparsa come entit legale (gone concern solution), anche considerando
le caratteristiche proprie dellente sottoposto198. Gli strumenti di risoluzione predisposti dalla
Direttiva 2014/59/UE al Capo IV, Titolo IV e dal Regolamento (UE) 806/2014 allart. 22 et
suiv. sono quattro e incorporano entrambe le soluzioni sopra citate:

1. Lo strumento per la vendita dellattivit dimpresa: consiste nella vendita di titoli di


propriet emessi dallente soggetto a risoluzione oppure nella vendita - totale o parziale -
di attivit, diritti o passivit del medesimo ad un ente diverso da un ente-ponte, a
condizioni commerciali e, generalmente, senza ottenere il consenso degli azionisti o di
terzi diversi dallacquirente199;

2. Lo strumento dellente-ponte: consiste nella cessione di titoli di propriet, emessi da


uno o pi enti soggetti a risoluzione, oppure nella vendita - totale o parziale - di attivit,

196 Cfr. art. 34, Direttiva 2014/59/UE.

197 Per autorit competente sintende una pubblica autorit o un ente ufficialmente riconosciuto dal diritto nazionale che, in quanto

soggetti appartenenti al sistema di vigilanza in vigore nello Stato membro interessato, sono abilitati, in virt del diritto nazionale, all'esercizio

della vigilanza sugli enti (art. 4, paragrafo 1, punto 40 del Regolamento (UE) n. 575/2013).

198 Le premesse (punto 14) alla Direttiva 2014/59/UE fornisco nuovamente precise indicazioni circa limportanza di comprendere appieno

le caratteristiche dellente in crisi: Nel contesto dei piani di risanamento e di risoluzione e in sede di ricorso ai vari poteri e strumenti a loro

disposizione, opportuno che le autorit tengano conto del tipo di attivit, della struttura azionaria, della forma giuridica, del profilo di

rischio, delle dimensioni, dello status giuridico e delle interconnessioni dellente con altri enti o con il sistema finanziario in generale, nonch

dellambito e complessit delle sue attivit, della sua eventuale appartenenza a un sistema di tutela istituzionale o ad altri sistemi di

solidariet mutualistica per le societ di credito cooperativo, delleventuale esercizio da parte dellente stesso di attivit o servizi di

investimento e della probabilit che il suo dissesto e la sua futura liquidazione secondo la procedura ordinaria di insolvenza possano avere un

effetto negativo significativo sui mercati finanziari, su altri enti, sulle condizioni di finanziamento o sulleconomia in generale, accertandosi

che il regime sia applicato in modo appropriato e proporzionato e garantendo che gli oneri amministrativi sugli obblighi di elaborazione dei

piani di risanamento e di risoluzione siano ridotti al minimo.

199 Per approfondimenti cfr. art. 24, Reg. (UE) 806/2014 e Sezione 2, Capo IV, Titolo IV, Direttiva 2014/59/UE.

!70
diritti o passivit dei medesimi ad una persona giuridica interamente o parzialmente di
propriet di una o pi autorit pubbliche, controllata dallautorit di risoluzione200 e
costituita al fine di ricevere e detenere tali attivit, titoli o passivit201 202;

3. Lo strumento della separazione delle attivit: consiste nella cessione di attivit, diritti o
passivit di un ente soggetto a risoluzione o di un ente-ponte ad una o pi societ veicolo
per la gestione delle attivit, col fine di massimizzare il valore delle attivit attraverso la
vendita finale ovvero la liquidazione ordinata203;

4. Lo strumento del bail-in: consiste nel meccanismo per lesercizio dei poteri di
svalutazione e di conversione in relazione alle passivit di un ente soggetto a risoluzione
di cui allart. 27 Reg. (UE) 806/2014 e alla Sezione 4, Capo IV, Titolo IV, Direttiva
2014/59/UE.

Generalmente, le autorit di risoluzione possono applicare tali strumenti singolarmente o


congiuntamente, eccezion fatta per quello di separazione delle attivit che necessita di
abbinamento ad un altro strumento.

Fra quelli previsti dalla normativa europea, lo strumento di separazione delle attivit il
pi simile ad una bad bank, come del resto conferma Boccuzzi (2011)204. Infatti, nonostante
tale strumento sia molto simile allente-ponte, con il quale condivide le alternative sulla
struttura aziendale e sulla governance, cos come loggetto sociale, la societ veicolo per la
gestione delle attivit, dei titoli o delle passivit non sottoposta ad alcuna fattispecie

200 Per autorit di risoluzione sintende unautorit amministrativa pubblica o pi autorit a cui sono conferiti poteri

amministrativi pubblici (cfr. art. 3, paragrafo 2, Direttiva 2014/59/UE), che solo in via eccezione pu corrispondere con lautorit

competente per la vigilanza ai fini del regolamento (UE) n. 575/2013 e della direttiva 2013/36/UE.

201 Per approfondimenti cfr. art. 25, Reg. (UE) 806/2014 e Sezione 3, Capo IV, Titolo IV, Direttiva 2014/59/UE.

202 Per completezza si sottolinea che listituzione della bridge bank, o ente-ponte, fu introdotta con successo gi nel 1987 dalla normativa

statunitense che la designava come entit bancaria a tutti gli effetti la cui attivit, limitata nel tempo, aveva la finalit di garantire la

continuit dei servizi alla clientela di unistituzione in difficolt. Mantenendo attive le funzioni fondamentali della banca in dissesto, la

banca-ponte forniva alle autorit il tempo necessario per trovare un acquirente, alle condizioni migliori, per le attivit aziendali

dellintermediario in crisi, evitando la distruzione del valore connesso al suo marchio, alla sua franchise e alle sue competenze tecniche. Per

approfondimenti cfr. Federal Deposit Insurance Corporation (2003) Managing the crisis: The FDIC and RTC Experience, disponibile su

www.fdic.gov.

203 Per approfondimenti cfr. art. 26, Reg. (UE) 806/2014 e Sezione 4, Capo IV, Titolo IV, Direttiva 2014/59/UE.

204 Per approfondimenti cfr. Boccuzzi (a cura di) (2011) op. cit., 119-182.

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risolutiva, come invece accade allente-ponte205. La separazione delle attivit risulta, per,
sottoposta ad alcune condizioni aggiuntive, ovvero la cessione pu avvenire unicamente se
risulta economicamente pi vantaggiosa rispetto alla liquidazione con procedura ordinaria, se
risulta necessaria o per assicurare il corretto funzionamento dellente soggetto a risoluzione o
dellente-ponte o per massimizzare i proventi della liquidazione. Inoltre e, cosa pi
importante, il corrispettivo dovuto alla societ in risoluzione o allente-ponte, nellammontare
stabilito dalle autorit di risoluzione, pu essere pagato dalla societ di gestione delle attivit
tramite lemissione di debito.

2.1.2 Definire la bad bank

La definizione di bad bank, a costo di generalizzare, difficilmente individuabile,


soprattutto a causa della notevole variet delle forme tecniche adottabili per costituirla. Per
questo motivo, possibile definirla enunciando gli elementi comuni a tutte le tipologie:
fondamentalmente, una bad bank un veicolo societario istituito ad hoc per ricevere e gestire
attivi patrimoniali problematici o non-performing e non strategici.

Lidea alla base della bad bank piuttosto semplice: separare la parte buona di una banca
(good bank) da quella cattiva (bad bank), allo scopo di salvaguardare la prima. Questo
obiettivo di salvaguardia non necessariamente connesso ad un situazione di crisi o di perdita
gi in atto nellentit che detiene le attivit oggetto della cessione, ma pu rientrare allinterno
di una strategia aziendale di creazione di valore; infatti - da una parte - il ricorso alla vendita
della attivit in sofferenza pu essere collegato al risparmio o alla liberazione di capitale in
termini di requisiti patrimoniali di vigilanza (dando la possibilit - per esempio - di aprire
nuove linee di credito), dallaltra, invece, la cessione di tali attivit alla bad bank rappresenta
una perdita dal momento che essa avviene a prezzi inferiori rispetto al valore nominale iscritto

205 A questo proposito, si rileva che lente-ponte cessa di essere tale qualora: si fonda con unaltra entit; non rispetti pi i requisiti di

partecipazione di autorit pubbliche; riesca a vendere le totalit o i due terzi delle sue attivit, titoli o passivit; scada il termine di due anni

dallultima cessione a suo favore (si ricorda che esiste la possibilit per le autorit di risoluzione di prorogare il termine dei due anni per uno

e pi periodi supplementari di un anno se questo fosse necessario per realizzare una delle situazioni di cessazione dell'ente-ponte o per

assicurare la continuit di servizi bancari o finanziari essenziali) o siano interamente liquidate le sue attivit e assolte le sue passivit.

La cessazione dell'esistenza dell'ente-ponte nei casi di vendita delle attivit o scadenza dei termini (rispettivamente punti c) e d) paragrafo 3,

art. 41 Direttiva 2014/59/UE) avviene attraverso la liquidazione con procedura ordinaria di insolvenza. Per approfondimenti cfr. art. 41,

Direttiva 20143/59/UE.

!72
in bilancio. Tuttavia, non si deve dimenticare che la perdita derivante dalla cessione risulta
tendenzialmente inferiore rispetto a quella emergente da una vendita sul mercato, che spesso
attribuisce ai crediti deteriorati un valore prossimo allo zero, cos come potrebbe accadere
mantenendo lattivit fino a maturazione. Inoltre, a proposito del loro mantenimento in
bilancio, doveroso ricordare quanto stabilito dallo IAS 39 58 circa lobbligo di valutare
leventuale riduzione del valore di tutte le posizioni creditorie ad ogni data di rilevazione di
bilancio. Il ricorso alla bad bank pu, quindi, avvenire anche in momenti normali della vita
della banca.

Resta chiaro che la bad bank pu costituire una valida opportunit di uscita da una crisi
bancaria, come del resto deducibile dalla produzione normativa comunitaria recente; infatti,
una crisi, cio la difficolt di contenere e misurare le perdite, soprattutto se causata da
attivit la cui valutazione risulta piuttosto nebulosa, si traduce sovente in una diffusa
incertezza nei confronti dellentit in dissesto, producendo un effetto di retroazione positiva
sul progredire della crisi stessa. In particolare, lincertezza circa la solvibilit di unazienda di
credito pu avere come conseguenza la difficolt nel raccogliere nuovi capitali; inoltre, se la
situazione di crisi fosse ad un livello pi alto, ovvero se fosse una crisi di un intero settore o -
addirittura - economica, il ripetersi di situazioni di crisi renderebbe ancora pi difficile per le
suddette aziende di accedere a nuovi fondi, con la ovvia conseguenza di paralizzare lattivit
dellintero settore. A questo proposito, la crisi finanziaria del 2007 ha evidenziato come la
presenza di attivit divenute illiquide e difficilmente cedibili, come titoli collateralizzati,
abbia intaccato la reputazione degli istituti di credito, che si sono visti costretti ad aumentare i
tassi di interesse, come premio per il crescente rischio206. La cessione di attivit in perdita e
poco trasparenti, riducendo lincertezza della parte buona della banca, pu contribuire -
quindi - a ricostruire la fiducia degli investitori e a ridurre il livello dei tassi dinteresse,
facilitando lafflusso di capitali.

206 Per approfondimenti Cfr. McKinsey&Company, Inc. (2009). Bad banks: finding the right exit from the financial crisis. McKinsey

Working Papers on Risks. A cura di Martini L., Stegemann U., Windhagen E., Heuser M., Schneider S., Poppensieker T., Fest M., Brennan

G. Luglio 2009.

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Come si pu apprendere da uno studio di McKinsey (2009)207, lessenza della bad bank
concorda con la risposta che le banche hanno fornito alla crisi finanziaria e ai nuovi requisiti
regolamentari (volti al rafforzamento del sistema): infatti, in prima battuta, la separazione
delle attivit permette alla banca buona di ridurre il rischio e il livello di indebitamento
(deleveraging), agendo cos sul lato dei tassi di interesse e, in seconda battuta, la gestione on
stand-alone basis della bad bank potrebbe risultare pi efficiente, soprattuto se si
prevedessero i giusti incentivi al management208. In conclusione, la necessaria trasparenza
derivante dalla netta separazione delle attivit non pu che contribuire ad instaurare
nuovamente la fiducia degli investitori, influenzando nuovamente i tassi.

Suddetti benefici non sono, tuttavia, privi di rischi o di effetti negativi; a questo proposito,
le parole di Elliott (2009) sono illuminanti: It is worth emphasizing that the bad bank
solution could crystallize such large losses on toxic assets that it would create massive capital
needs for certain of the good banks rendering them insolvent or deeply under-capitalized.
In that event, some form of capital infusion, such as one of the various forms of
nationalization discussed below, may be necessary209.

Concludendo, si pu dire che ogni bad bank, soprattutto se frutto di una auto-divisione,
sembra assolvere tre compiti: 1) ripulire il bilancio della cedente, 2) proteggerne la redditivit
e 3) assegnare chiare responsabilit dei management della bad e della good bank.

2.2 Elementi caratterizzanti: come si pu fare una bad bank

Le configurazioni per fare una bad bank rispecchiano gli obiettivi che la banca cedente
intende perseguire e possono, perci, differire a seconda dei casi. In generale, possibile
individuare alcuni interrogativi operativi, cui necessario fornire una risposta prima di
procedere a definire le scelte strutturali. Come suggerito da Elliott (2009), la formazione della
bad bank solleverebbe tre questioni inerenti: 1) il determinare la metodologia di assegnazione

207 Cfr. ibidem

208 Vedi anche Elliott, D. J. (2009) Bad Bank, Nationalization, Guaranteeing Toxic Assets: Choosing among the options, The

Business and Public Policy at Brookings, January 30, 2009.

209 Cfr. Elliott, D. J. (2009) op. cit., p.8.

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del prezzo (pricing) delle attivit deteriorate, 2) il vagliare le fonti di finanziamento della bad
bank e 3) il valutare le strategie di gestione. Mentre, questultima questione sar trattata
successivamente, avvalendosi di supporti analitici ulteriori, in questa sede interessante
analizzare le prime due sopra menzionate.

La questione del pricing - senza dubbio - pivotale. Le attivit deteriorate, infatti, sono
solite presentare notevoli difficolt di valutazione dal momento che sono sovente
rappresentate da titoli complessi, altamente sensibili ai cambiamenti di mercato, i cui
andamenti non sono lineari. Inoltre, a tale incertezza di origine endogena, si aggiunge il
fatto che il mercato di questi titoli - soprattutto in seguito alla crisi finanziaria - diventato
fortemente illiquido, rendendo le transazioni volatili e scarsamente aderenti al reale valore
economico dei sottostanti. A tal riguardo, lanalisi di Elliott (2009) passa in rassegna alcuni
scenari di valutazione, ma, non riuscendo ad individuarne il migliore, suggerisce che la bad
bank prenda in deposito le attivit problematiche e corrisponda alla banca cedente il valore
ottenuto dalla liquidazione di tali attivit, tempo per tempo210.

Un contribuito interessante alla questione del pricing giunge da uno studio del 2011
condotto da studiosi dellUniversit di Dsseldorf211, in esso sono analizzate le implicazione
sulla stabilit finanziaria e sul mercato creditizio di due differenti modelli di bad bank
pubblica, uno che implica una liquidazione ordinaria e laltro che implica il riacquisto dalle

210 Le attivit potrebbero essere cedute al valore di mercato, sollevando cos alcuni potenziali problemi, gi menzionati in precedenza,

ovvero lassenza di un mercato attivo, lerosione del capitale della banca a causa della differenza fra i valore di bilancio e quelli di mercato.

In alternativa, la banca potrebbe utilizzare il valore iscritto a bilancio, la qual cosa costituisce un problema ulteriore dal momento che la bad

bank potrebbe trovarsi a finanziare la banca cedente, se - come spesso accade - questo valore fosse stato definito in maniera piuttosto

ottimistica. Unulteriore soluzione potrebbe essere rappresentata da unasta inversa in cui i soggetti interessati alla cessione offrono

determinate attivit ad un determinato prezzo alla bad bank, che le acquista partendo dal minor prezzo. Tuttavia, questa modalit di cessione

esposta a non pochi problemi dal punto di vista della comparabilit delle valutazioni basate su modelli non affidabili e spesso poco

comprensibili, come emerso negli ultimi anni. A questo proposito e rimarcando la presenza della medesima impasse, Elliott (2009) propone

di raggruppare le attivit oggetto della cessione in categorie cui applicare modelli finanziari ad hoc per attribuire loro un valore. In questo

modo, il valore attribuito alle attivit sarebbe il risultato di una media, che pur contribuendo a ridurre lesposizione ai rischi insiti nei modelli

di valutazione, non annullerebbe gli effetti negativi derivanti dalleventuale azzardo morale della banca cedente.

211 Hauck, A., Neyer, U., & Vieten, T. (2011). Reestablishing stability and avoiding a credit crunch: Comparing different bad bank schemes

DICE discussion paper N. 31.

!75
attivit dopo la cessione212. Gli Autori concludono che, a prescindere dal modello, ricorrere
allo schema della bad bank contribuisce a ristabilire la stabilit finanziaria e ad evitare la
contrazione del credito, se il prezzo corrisposto per la cessione risulta sufficientemente alto da
invogliare il management della banca cedente a scambiare le attivit tossiche. Le differenze
fra i due modelli emergono in termini di costi attesi per lo Stato: da una parte, la liquidazione
ordinaria permette allo Stato di beneficiare dei potenziali guadagni derivanti dalle attivit
cedute, ma lo espone anche ai rischi da esse derivanti, risultando perci lalternativa migliore
quando il valore delle attivit necessariamente basso. Al contrario, il riacquisto delle attivit
tossiche risulta migliore quando il valore delle attivit relativamente alto dal momento che,
pur escludendolo dalla partecipazione dai profitti, impedisce che lo Stato si esponga ai rischi
di tali attivit.

Il secondo interrogativo sollevato dalladozione della bad bank - come trattato da Elliott
(2009) - concerne le modalit di finanziamento della stessa, che pu essere statale,
eventualmente anche garantendo parte dei prestiti, oppure privato, nella veste della good bank
o di investitori esterni. A tal proposito, lo studioso individua il compromesso pi praticabile
nel conferimento di capitali di origine mista, statale e della good bank, ma ne segnala anche
linefficacia dal punto di vista della rimozione dellincertezza dalla banca cedente, che
continuerebbe ad essere legata alle attivit tossiche oggetto della formazione stessa della bad
bank. In conclusione Elliott (2009) si schiera dichiaratamente contro ladozione del modello
bad bank tout-court e suggerisce piuttosto lutilizzo di garanzie statali sulle attivit in
sofferenza.

Dal punto di vista strutturale-organizzativo, secondo uno studio di McKinsey (2009)213, il


ricorso alla bad bank presupporrebbe che la banca originaria scelga, primariamente, se
mantenere o meno le attivit in bilancio e, secondariamente, se gestire tali attivit in unentit
interna ad essa o se trasferirne il rischio con una soluzione strutturata. Le combinazioni di
tali scelte produrrebbero quattro differenti modelli organizzativi (Tabella 2.1): 1) la garanzia

212 Il primo caso prevede che la banca cedente scambi le attivit tossiche con una bad bank in cambio di titoli di Stato; il secondo caso,

invece, prevede che la banca cedente ottenga dalla bad bank il corrispettivo per le attivit deteriorate in titoli di Stato, ma che sia poi

obbligata a riacquistare le attivit.

213 Cfr. McKinsey&Company, Inc. (2009), op. cit.

!76
in bilancio, 2) lunita di ristrutturazione interna, 3) la special purpose entity (SPE) fuori
bilancio, 4) lo spin-off della bad bank.

Tabella 2.1 - Modelli organizzativi di bad bank


Garanzia in bilancio Unit interna di
In bilancio ristrutturazione
Modello di
SPE fuori bilancio Spin-off della bad bank
contabilit Fuori bilancio

Soluzione strutturata Soluzione interna

Trasferimento rischio
Fonte: McKinsey (2009)

La soluzione della garanzia consente alla banca di proteggere una parte del portafoglio
dalle perdite, tipicamente con una garanzia statale second-losses. Nonostante il ridotto
contributo al trasferimento del rischio, questo modello pu essere implementato velocemente
e minimizza la provvista di capitale richiesto. Si deve precisare che le persistenza delle
attivit cattive in bilancio e la mancanza di una chiara separazione legale da quelle buone
rendono tale scelta la meno attraente dal punto di vista degli investitori, che non vi ravvisano
una sufficiente trasparenza nelle performance; in effetti, la garanzia in bilancio sovente
utilizzata come metodo per stabilizzare la situazione della banca in difficolt, guadagnando
tempo.

Lunit interna di ristrutturazione, percorribile quando gli asset tossici e non strategici
presentano un valore di bilancio considerevole, consiste nella costituzione di un bad bank
interna o di una divisione per la ristrutturazione. Tale entit assicura focus manageriale,
efficienza e chiarezza degli incentivi; questa soluzione, inoltre, nonostante non consenta di
ridurre il rischio della societ madre, fornisce al mercato segnali inequivocabili circa
limpegno del management nei confronti delle attivit problematiche e contribuisce ad
incrementare la trasparenza delle performance aziendali. McKinsey (2009), poi, vede questa
soluzione come prodromica per le aziende che volessero creare una bad bank completamente
separata.

Se ci si sposta sulle alternative off-balance, si individua - innanzitutto - la creazione di una


SPE, cio di una soluzione strutturata, generalmente finanziata con fondi statali, la cui

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operativit consigliata per ridotti ed omogenei pool di attivit. In effetti, lo spostamento di
tali attivit risulta piuttosto complesso, soprattutto a causa delleterogeneit degli asset
coinvolti, della sfiducia dilagante nei confronti delle cartolarizzazioni e per laumento dei
costi di queste operazioni.

Infine, la soluzione dello spin-off di una bad bank, cio la formazione di una entit
bancaria legalmente separata, consente di ottenere il massimo trasferimento del rischio, di
incrementare la flessibilit strategica della banca e di attrarre nuovi investitori. Tuttavia, a
causa del fatto che la separazione completa delle strutture organizzative e dei sistemi
informativi raddoppia gli sforzi necessari per far fronte ai requisiti legali e regolamentari, la
creazione di una bad bank esterna rappresenta anche la soluzione pi costosa e complessa;
inoltre, il trasferimento e la valutazione delle attivit presenta ulteriori problematiche, come la
possibilit che il finanziamento della nuova entit non sia prontamente disponibile o che non
esistano schemi legali e contabili da seguire. Per questi motivi, McKinsey (2009) suggerisce
ladozione di questultima soluzione solo come risorsa estrema, qualora siano fallite tutte le
altre strategie di gestione degli asset tossici. Inoltre, si sottolinea che lo spin-off richiederebbe
un intervento molto forte dello Stato, specialmente nella creazione di un quadro legislativo e
regolamentare comune, nel finanziamento e nella copertura della bad bank.

La scelta del modello organizzativo rientra allinterno di un insieme di cinque scelte che
McKinsey (2009) individua come fondamentali per determinare la struttura della bad bank e
il suo eventuale successo. Si tratta di scelte relative 1) a quali attivit trasferire, 2) al modello
organizzativo, 3) al business case, 4) alla strategia operativa e 5) al modello operativo. Mentre
le decisioni relative al business case ed al modello operativo sono piuttosto comuni al fare
impresa in generale, sebbene risultino comunque centrali e quantomeno complesse, nel caso
di una bad bank in senso lato la strategia operativa costituisce senza dubbio un aspetto
specifico per la gestione delle attivit problematiche o non strategiche.

McKinsey (2009) individua, a tal proposito, tre strategie di portafoglio: workout,


transactions e passive rundown. La prima, che potrebbe essere definita una gestione attiva,
si traduce operativamente nellhedging, in attivit che accelerino il recupero, come la gestione
strategica dei rinnovi, dei rimborsi o strategie di sconto sul capitale e nella ristrutturazione dei
crediti. Le seconda strategia, invece, pu assumere le forme delle operazioni di

!78
cartolarizzazione e di deconsolidamento, con il potenziale ricorso a protezioni strutturate,
come il carveout214 o le vendite strutturate o outright. Infine, la bad bank potrebbe optare per
una soluzione passiva nella gestione degli asset deteriorati, attendendo che questi
giungessero a maturit e - al pi - stabilendo un limite di rischiosit oltre al quale procedere
attivamente. Le implicazioni delle strategie operative coinvolgono principalmente il fronte dei
costi, molto elevati per le transazioni di attivit illiquide o non strategiche.

Daltronde, cos come accade per la scelta della strategia pi adeguata, anche per definire il
modello operativo e i processi pi congrui, la banca deve ricercare un bilanciamento fra la
necessit di liquidare prontamente gli asset e limpatto della potenziale perdita derivante dalla
loro vendita al di sotto del valore di bilancio. In altre parole, la banca deve sempre considerare
il rapporto fra il tempo e limpatto a conto economico. Inoltre, non si deve tralasciare il ruolo-
chiave della scelta del top management dedicato e della creazione di uno specifico sistema di
incentivi, allineato con gli obiettivi strategici della banca originaria.

2.2.1 Prospettive tecnico-giuridiche per una bad bank italiana

Largomento scelto per il presente lavoro impone una trattazione, seppur di necessit
breve, sugli istituti giuridici attinenti al diritto italiano che vanno conosciuti da chi vuole
creare, in Italia, una bad bank e per tale motivo si far espresso riferimento agli atti del
Convegno Agidi - Associazione Italiana dei Giuristi di Diritto Immobiliare Verso la bad
bank: strutture societarie e modelli operativi215, che riportano anche alcune importanti
riflessioni corrive alla trattazione di cui sopra.

Come si apprende dal contributo degli avvocati Lisanti e Mauro al Convengo dellAGIDI
sulle bad bank216, le opzioni disponibili per la gestione di crediti in sofferenza sono: lopzione

214 I carve-out possono essere di due tipi: a) operazioni che comportano lo scorporo e il conferimento di unazienda o di un ramo aziendale

dotato di autonoma capacita di reddito a una societ preesistente o costituita appositamente; b) operazioni basate sulla cessione di una quota

di capitale azionario di una controllata ad azionisti terzi (detto equity carve-out).

215 Cfr. Atti del Convegno AGIDI - Associazione Italiana dei Giuristi di Diritto Immobiliare. Verso la bad bank: strutture societarie e

modelli operativi. 27 maggio 2014 Milano: Hotel Scala.

216 Cfr. Lisanti, M., Mauro, U. (2014) Strutture societarie e modelli operativi per la gestione delle sofferenze immobiliari In: Atti del

Convegno AGIDI - Associazione Italiana dei Giuristi di Diritto Immobiliare, Verso la bad bank: strutture societarie e modelli operativi. 27

maggio 2014, Milano: Hotel Scala.

!79
negoziale, lopzione giudiziale, la cessione interna e la cessione ad un veicolo o fondo
esterno. Mentre le prime due opzioni presentano implicazioni scarsamente inerenti al presente
elaborato, la cessione interna e quella ad un veicolo esterno costituiscono un interessante
campo di analisi. Nonostante queste due ultime opzioni abbiano implicazioni profondamente
diverse per la banca originaria, esse presentano discipline giuridiche per certi versi simili.

La cessione interna si attua tramite la scissione e il conferimento dei crediti fra societ del
medesimo gruppo. Secondo quanto sostenuto da Lisanti e Mauro (2014), questa opzione
implicherebbe un miglioramento della gestione delle posizioni, ma produrrebbe anche
mancati benefici sul bilancio e sui ratio patrimoniali e sembrerebbe presentare alcune
controindicazioni fiscali. Lo schema della cessione interna segue quando previsto dagli artt.
2506 e ss. del Codice Civile in materia di scissione e dagli artt. 2343 e ss. CC in materia di
conferimento dei crediti. Per quanto concerne la scissione, il Codice ne prevede due diversi
tipi, cio 1) la scissione totale, quando una societ assegna lintero suo patrimonio a pi
societ preesistenti o di nuova costituzione e 2) la scissione parziale, quando una societ
assegna parte del suo patrimonio ad una o pi societ. Il fatto che le societ beneficiarie
possano essere gi esistenti o di nuova costituzione amplia il ventaglio delle fattispecie,
distinguendo rispettivamente la scissione per incorporazione dalla quella in senso stretto; si
prefigurano, quindi, quattro fattispecie di scissione che la creazione di una bad bank interna
pu assumere indistintamente. In cambio dellassegnazione del patrimonio, i soci della societ
scissa (cio della banca originaria) ricevono, secondo quanto previsto dallart. 2506-bis, quote
delle societ beneficiarie e un eventuale conguaglio in denaro, purch non superiore al dieci
per cento del valore nominale delle azioni o quote attribuite. Inoltre, lassegnazione del
patrimonio non implica un autentico trasferimento di beni, nel senso che la scissione non
produce alcun effetto traslativo, ma realizza esclusivamente un mutamento dellassetto
organizzativo delle societ coinvolte217. In secondo luogo, il Codice Civile stabilisce che,

217 In particolare, lassegnazione del patrimonio a seguito di una scissione comporta lassegnazione contestuale di azioni ai soci della

societ scissa, che possono diventare consoci di societ preesistenti oppure soci delle societ costituite ex novo cui tale patrimonio affluisce.

Tale assegnazione non deve, quindi, essere confusa con lo scorporo o conferimento di unazienda, o di una parte di essa, che si configura

piuttosto nel momento in cui la societ conferente ne riceve essa stessa in cambio azioni o quote.

!80
qualora sia previsto nellatto costitutivo218, possibile conferire i crediti in una societ per
azioni osservando le disposizioni agli artt. 2254 e 2255 c.c., secondo cui un socio conferente
risponde dellinsolvenza del debitore nei limiti di quanto la societ conferitaria ha ricevuto
(ex art. 1267 c.c).

La cessione a soggetti terzi, invece, comporta la cessione pro soluto a titolo oneroso a
favore di uno o pi soggetti che, normalmente, possono essere: intermediari finanziari ex art.
106 TUB, societ per la cartolarizzazione dei crediti oppure fondi immobiliari. Fra i benefici
apportati da questo tipo di cessione, si soliti individuare il deconsolidamento delle posizioni
di bilancio, il miglioramento dei ratio patrimoniali, la riduzione del costo di gestione di
posizioni immobilizzate e leliminazione delle segnalazioni presso la Centrale dei Rischi. La
disciplina della cessione costituita dagli artt. 1260 e ss. del Codice Civile, dalla legge 21
febbraio 1991, n. 52 per i crediti in massa219, dallart. 58 TUB per la cessione dei rapporti
giuridici o dalla Legge 130/1999 per i crediti individuabili in blocco. In aggiunta a quanto gi
commentato riguardo la cartolarizzazione nel Capitolo 1.3.4, Lisanti e Mauro (2014)
sottolineano limportanza del servicing indipendentemente dal fatto che questo sia
perfezionato dal cedente (che pu, eventualmente, designare strutture ad hoc), dal cessionario
o svolto da una societ partecipata da entrambi (che implicherebbe un bilanciamento della
perdita su crediti con incasso di serving fee). Inoltre, i due avvocati riportano alcuni vantaggi
offerti dalla legislazione nazionale relativa alle fonti normative della disciplina della cessione.
In particolare, lart. 58 TUB:

218 In deroga al principio di cui allart. 2247 c.c., nella societ per azioni non ogni entit diversa dal denaro pu formare oggetto di

trasferimento, ma solo quelle suscettibili di garantire alla societ un apporto effettivo utile per il conseguimento delloggetto sociale,

suscettibili di valutazione economica oggettiva ed attendibile e cio ascrivibile in bilancio e suscettibili di immediata acquisizione.

219 La Legge in questione anche nota come Legge Factoring e stabilisce, ai commi 3 e 4, che i crediti possono essere ceduti, anche in

massa e prima che siano stipulati. Il factoring un contratto (negozio di origine anglosassone) mediante il quale il factor (banca o

intermediario finanziario che, per esplicita previsione nel proprio oggetto sociale, svolge anche lattivit di acquisito crediti) si impegna a

fornire alla controparte servizi di gestione di crediti dimpresa, pecuniari, presenti o futuri oggetti della cessione. Di norma nell'ambito di tale

operazione il factor corrisponde alla controparte unanticipazione di parte di ogni credito ceduto, pari al loro valore nominale oppure si

accolla il rischio dell'insolvenza di uno o pi debitori ceduti, mentre il cedente paga al factor una commissione variabile a seconda degli

effettivi accordi intercorsi. Il factor, divenendo titolare dei crediti ceduti, recuperer le anticipazioni corrisposte tramite la materiale

riscossione dei crediti o, in caso di insolvenza dei debitori ceduti, esiger dal cedente la restituzione dette anticipazioni.

!81
D formalit per le cessioni semplificate (comma 1), che possono non essere sottoposte
allapprovazione di Banca dItalia;

Stabilisce il trasferimento automatico, senza bisogno di alcuna formalit o annotazione


ulteriore, dei privilegi e delle garanzie di qualsiasi tipo, cos come delle trascrizioni nei
pubblici registri degli atti di acquisto dei beni compresi nella cessione (comma 3) e

Definisce un perimetro di applicazione delle disposizioni di cui allart. 58 TUB che


comprende le banche, altri soggetti inclusi nellambito della vigilanza consolidata (ex artt.
65 e 109) e gli intermediari finanziari previsti dallart.106 TUB.

Per quanto riguarda, invece, i vantaggi offerti dallapplicazione delle disposizioni della
Legge 130/1999, si possono individuare: la riduzione dei termini di revocatoria, che non
risulta, inoltre, applicabile ai pagamenti effettuati dai debitori ceduti. Per giunta, restano
valide le semplificazioni introdotte dal D.L. 91/2014, come individuate al precedente Capitolo
1.3.4.

Infine, i fondi immobiliari a favore dei quali pu perfezionarsi la cessione dei distressed
asset sono normalmente partecipati da pi banche che sottoscrivono quote per cassa o
mediante apporto di immobili220. I fondi immobiliari investono, tendenzialmente, in misura
non inferiore a 2/3 dellattivo in immobili detenuti dalle banche stesse e in immobili
provenienti da aste e procedure concorsuali a garanzia di crediti delle banche ed in misura non
superiore a 1/3 dellattivo in non performing loan (NPL) assistiti da garanzie immobiliari. In
aggiunta ai benefici comunemente validi per la cessione in favore di veicoli esterni, la
cessione a fondi comuni presenta possibilit di ottimizzazione degli effetti fiscali, tramite la
sospensione dimposta sugli utili del fondo.

2.3 Modelli ed esempi storici di bad bank

La costituzione di una ban bank quale strumento anti-crisi per leconomia bancaria un
processo molto complesso che deve fare i conti con gli stretti vincoli economici, giuridici e
normativi. , infatti, innegabile che due dei maggiori svantaggi di una bad bank siano la

220 Per la cui disciplina dei fondi di investimento si veda Regolamento CONSOB 16190/2007, come da ultima modifica con delibera n.

18210 del 9 maggio 2012.

!82
consistente necessit di capitali e il concreto rischio di ingenti perdite. A questo proposito si
pu affermare che lammontare di capitale richiesto da una bad bank essenzialmente
determinato da due fattori: i costi operativi e i costi di acquisizione (nonostante questi ultimi
siano certamente inferiori ai valori di bilancio). Il piano di pagamento della banca originaria
influenza la tipologia di capitali richiesti e, di conseguenza, anche la sua provenienza, se
pubblica o privata: infatti, fondi liquidi non sono immediatamente richiesti se il finanziatore
iniziale lo Stato; tuttavia, limporto delle svalutazioni e leventuale necessit di
ricapitalizzare la banca sono condizionati dal fatto che il valore contabile delle attivit
deteriorate possa o meno eccedere il valore contabile dei titoli di Stato previsti in cambio.

Nel caso in cui lo Stato fornisse lintero finanziamento - sia esso sotto forma di capitale o
di titoli di stato - le eventuali perdite future subite dalla bad bank sarebbero sostenute in prima
istanza dal contribuente; ed ovvio che, maggiore l'importo pagato inizialmente per i beni
in difficolt, maggiore il rischio di perdite future. Tuttavia, nulla toglie che lo Stato decida
di distribuire le perdite, facendo partecipare il settore privato tramite laccesso alle
negoziazioni o che ne concordi in anticipo i termini per la distribuzione. In questo modo, il
governo soggetto ad un problema di hold-up, cio di azzardo morale degli investitori privati,
che potrebbero approfittare di un tetto massimo delle perdite, garantito dagli accordi statali
assumendo posizioni ulteriormente rischiose.

Secondo uno studio condotto nel 2009 da Schfer e Zimmermann221, si pu individuare


una matrice quadrata per la classificazione dei modelli di bad bank, che possono essere
distinte in base alla fonte di capitalizzazione (pubblica, privata o mista) e alla forma
organizzativa (centralizzata, decentralizzata o mista)222. Per quanto concerne questultima
caratteristica, i due studiosi specificano che la forma decentralizzata presuppone la divisione
di ogni banca in difficolt in good e bad bank; quella centralizzata caratterizzata dal fatto
che tutti gli attivi deteriorati convergono in ununica bad bank; la forma mista chiaramente
una via di mezzo, che, per, sottolineano gli autori, risulta particolarmente soggetta ai conflitti

221 Schfer, D., & Zimmermann, K. F. (2009). Bad bank (s) and the recapitalisation of the banking sector. In: Deutsches Institut fr

Wirtschaftsforschung - Berlin, Discussion Paper 897, Berlin: maggio 2009.

222 In aggiunta, il suddetto studio propone unulteriore classificazione basata sulla tipologia di trasferimento degli asset, che possono essere

venduti o scambiati in cambio di titoli.

!83
di interesse e ad una struttura di governance poco trasparente. Se per uno Stato si rivelasse
insufficiente sostenere i programmi di risanamento di ogni singola banca per superare la crisi,
potrebbe essere auspicabile adottare un approccio pi sistematico, in cui la creazione di uno
schema nazionale di bad bank potrebbe accelerare il risanamento dei bilanci delle banche,
fornendo stabilit a breve termine e riducendo al minimo gli effetti della crisi bancaria
sulleconomia globale. A tal riguardo, la gi citata McKinsey (2009)223 sottolinea che solo in
caso di un credit crunch reale lo stato dovrebbe prendere in considerazione di creare un
sistema nazionale di bad bank. La sfida principale per lo Stato resta, quindi, quella di
determinare innanzitutto se la condivisione del rischio dellistituzione finanziaria limiti
genuinamente i danni al sistema finanziario senza gravare i contribuenti di costi
eccessivamente onerosi. Se, poi, ricorrere alla bad bank risulta essere la scelta migliore, allora
lo stato dovr valutare quale grado di intervento sar sufficiente ad evitare il fallimento delle
banche e a rimettere in moto il meccanismo dei prestiti, implementando - se necessario - il
quadro giuridico e normativo del mercato dei capitali.

Prima di analizzare brevemente i casi storici, utile sottolineare che la gestione separata
degli asset problematici, come quella adottata da una bad bank, non inusuale nelle attivit
quotidiane di una banca: ne sono un esempio, il trasferimento dei prestiti corporate non-
performing alle divisioni specifiche di workout o contenzioso, oppure la sindacazione dei
crediti di grandi dimensioni224. Per di pi, non raro che le operazioni di ristrutturazione
prevedano la conversione dei prestiti in capitale azionario. Una bad bank essenzialmente
una divisione di workout su larga scala, utile soprattutto in condizioni sistemiche, in cui
laccumulo di asset illiquidi sui bilanci del settore bancario pu mettere a rischio lintero
sistema finanziario.

223 McKinsey&Company, Inc. (2009) Bad banks: finding the right exit from the financial crisis. McKinsey Working Papers on Risk N. 12,

Agosto 2009.

224 Le singole entit di credito formano pool di creditori al fine di evitare problemi di coordinamento o di impedire che un improvviso ritiro

di uno degli istituti di credito costringa un'impresa in difficolt finanziaria alla bancarotta.

!84
2.3.1 Considerazioni retrospettive su riferimenti storici delle bad bank

Lorigine del binomio good bank - bad bank pu essere ricondotta alla seconda met degli
anni Ottanta del secolo scorso, quando scoppi il caso della ristrutturazione dellallora Mellon
Bank Corporation. La banca aveva accumulato notevoli esposizioni nel settore del real estate,
anche attraverso la concessione di mutui a soggetti ad alto rischio e si trovava in una
situazione di notevole incertezza circa il vero valore degli asset sottostanti. Le ingenti perdite
registrate durante il 1987, rispetto alla sua esigua capitalizzazione, esponevano la banca al
serio rischio di fallimento. Il management stabil, quindi, un programma di ristrutturazione e
turnaround della societ focalizzandosi su tre punti: 1) stabilizzare immediatamente la banca,
bloccando il progredire delle perdite; 2) rimetterne a fuoco la vision e la strategia, cos da
attrarre investitori esterni e stimolare il sostegno degli stakeholder interni; 3) ricapitalizzare
rapidamente la banca sia per scongiurarne il rischio di fallimento dovuto alle perdite pregresse
sia per riposizionarla adeguatamente. Il piano di ricapitalizzazione di Mellon, sviluppato in
collaborazione con il gruppo di venture capital E.M. Warburg Pincus & Co., era basato sul
mercato dei junk bond per finanziare la creazione di una bad bank, la Grant Street National
Bank (GSNB). Il piano prevedeva il trasferimento di asset non-performing per un valore di
bilancio di circa 1 mld $ dalla Mellon alla GSNB, attraverso limmissione di nuovo capitale
nella capogruppo e lemissione di due offerte di azioni ordinarie (per un totale di circa 525
mln $) per compensare le perdite derivanti dal trasferimento a valore di mercato dei crediti
deteriorati. Il progetto prevedeva, inoltre, la possibilit di effettuare lo spin-off della GSNB
dagli esistenti azionisti di Mellon e di assegnare una classe di azioni ai manager di GSNB
come incentivo. Grant Street aveva poi stipulato un contratto di gestione con unaltra
controllata di Mellon Bank, la Collection Services Corp., per raccogliere altri bad loan sotto
la sua stessa direzione. Lo spostamento di tali attivit contribu a rimuovere lincertezza che
gravava sui bilanci della Mellon Bank, migliorandone sensibilmente lappeal per azionisti e
creditori e permettendo la raccolta di capitali supplementari. Grant Street, dal canto suo,
stata liquidata nel giro di sette anni, senza bisogno di ulteriori apporti di capitale. Il successo

!85
fu tale che dopo soli due anni dalla divisione good-bad bank, la Mellon ricominci le
operazioni di acquisizione e la sua capitalizzazione inizi nuovamente a crescere225.

In unintervista del The Wall Street Journal226, Michael Bleier, ex consigliere generale di
Mellon, riconduce il successo delloperazione Grant Street al fatto che la bad bank fosse
interna al gruppo bancario, il cui personale era consapevole che sarebbe ritornato a lavorare in
Mellon, dopo la chiusura delloperazione e la liquidazione della GSNB. Inoltre, egli sottolinea
che lo spin-off ha contributo a ridurre lo stock di debito di Mellon, i cui costi di provvista
sono quindi diminuiti, con un immediato impatto sui profitti. Bleier individua anche alcuni
punti di forza del modello di bad bank adottato nella creazione della GSNB; si tratta della
necessit di pianificazione avanzata, nel supporto dei regolatori, nella focalizzazione del
management sul futuro, nellimmediata sensazione di solidit che consegue dalleliminazione
dei crediti deteriorati e nel sensibile miglioramento dei ratio osservati dal mercato.

Dopo alcuni anni di relativo disuso, la terminologia tornata in auge nel 2008, quando il
governo Usa ha presentato alla Camera dei Rappresentanti il progetto del piano Paulson per
stabilizzare il sistema finanziario americano, anche noto come Legge di Stabilizzazione
economica di urgenza 2008227. Oltre ad un programma di sgravi fiscali e allaumento delle
garanzie sui depositi, il pacchetto di aiuti prevedeva il salvataggio delle societ finanziarie
tramite lacquisizione da parte dello Stato di asset tossici legati principalmente a mutui, anche
provenienti da fondi pensione, governi locali e piccole banche228. Lobiettivo perseguito dal
governo americano con la suddetta legge stato di istituire strutture garantite e facilitare la
ricapitalizzazione delle entit in sofferenza, ispirandosi in qualche maniera allesperienza
della Mellon Bank. Le banche che accedevano al programma potevano cedere gli asset tossici

225 Per approfondimenti sul tema cfr. McKinsey&Company, Inc. (2003) Managing Successful Bank Restructuring: The Mellon Bank Story,

Emerging Markets Financial Institutions Group, November 2003.

226 Moore, H. N. (2008) The Bad Bank Experience: Lessons From Mellon-Grant Street, The Wall Street Journal, Deal Journal, September

8, 2008.

227 Il piano, inizialmente bocciato, fu modificato (includendo 150 mld $ di sgravi fiscali) e approvato dal Senato, il 2 ottobre e dalla Camera

dei Rappresentanti, il 3 ottobre 2008.

228 Una quota di propriet delle societ che avrebbero avuto accesso al programma di salvataggio sarebbe andata ai contribuenti che

avrebbero anche avuto la possibilit di riceverne un profitto, se le condizioni di mercato fossero migliorate. Gli stessi contribuenti sarebbe

comunque stati al primo posto nel recupero degli asset nel caso in cui una societ fosse fallita e sarebbe stati ripagati completamente nel caso

in cui altre protezioni non avessero generato un profitto.

!86
a SPV separate, costituite sotto forma di fondi di investimento misti pubblici e privati (Public-
Private Investment Funds - PPIFs), cosicch il rischio fosse condiviso fra governo e
investitori privati. Inoltre, era stato previsto che il finanziamento aggiuntivo del debito dalla
Federal Deposit Insurance Corporation fosse coperto da garanzie statali e lasset
management fosse effettuato da terze parti qualificate. Il piano Paulson ha contribuito a
salvare numerosi istituti e banche dinvestimento americane (come Bear Sterns, Freddie Mac
e Fannie Mae, Morgan Stanley, Merrill Lynch, AIG, Citigroup, State Street e Wells Fargo),
rastrellando direttamente i titoli tossici legati ai mutui sub-prime e favorendo laggregazione
dei gruppi in entit bancarie pi ampie (come la Bank of America, Goldman Sachs o JP
Morgan).

Volendo soffermarsi sul panorama dOltreoceano, analizzandone la storia pi recente, il


sistema bancario degli Stati Uniti offre notevoli spunti di riflessione ed esempi di studio.
certamente il caso di Citigroup che, annaspando per sopravvivere alle perdite innescate dalla
crisi del credito (che si attestano intorno agli 8,29 mld $ nellultimo trimestre 2008), pianifica
- ad inizio 2009 - la divisione in due della societ e la segregazione degli asset in difficolt, in
quella che da subito stata definita una good bank/bad bank strategy. Fondamentalmente, il
core business del gruppo, che corrispondeva al retail e investment banking a livello mondiale,
avrebbe formato la good bank, tramite la riorganizzazione di Citigroup in una rinnovata
Citicorp, guidata dallo stesso CEO di Citigroup. La bad bank, chiamata Citi Holdings,
avrebbe invece compreso le attivit di intermediazione, lasset management retail, il credito
al consumo e la gestione di un pool di attivit rischiose, fra cui derivati e subprime.
Nonostante avesse venduto la societ Smith Barney a Morgan Stanley per 2,7 mld $, il gruppo
richiedo - nello stesso anno - di accedere al programma di aiuti statali, vendendo al Tesoro
uno stock di azioni privilegiate per circa 45 mld. La direzione del Gruppo ha sostenuto la
scelta della divisione della societ, da un lato, aiutando il personale a comprendere
limportanza della focalizzazione specifica e separata sugli asset non-core e, dallaltro,
indirizzando lattenzione degli investitori verso la solidit del core business. In questo caso,
come per la Mellon Bank, la strategia di adozione del modello bad bank stata vincente,
come dimostrato dai risultati del secondo trimestre 2014, in cui Citi Holdings ha fatto
registrare il primo utile nella sua storia. Ci che stupisce maggiormente, per, la circostanza

!87
secondo cui la crescita dei ricavi di Citigroup (+4% a fronte di unaspettativa del -13%) nel
secondo trimestre derivi esclusivamente dal risultato di Citi Holdings. In linea con quanto
previsto dalla strategia di exit, ad ottobre 2014, Citigroup ha presentato istanza per unofferta
pubblica iniziale di OneMain Financial (la sua divisione di credito al consumo subprime) per
un valore superiore ai 4 mld $. Bisogna ricordare inoltre che, durante lanno, OneMain ha
effettuato operazioni di cartolarizzazione con successo, confermando il potenziale di
finanziamento della societ229.

Anche in Europa, il modello della bad bank non rimasto semplicemente teorico. Senza
risalire alla crisi finanziaria in Norvegia del 1990-94 con la Securum, gli esempi recenti
possono ricondursi a due Paesi ben precisi: la Spagna, con la Sareb, e lIrlanda con la Nama.
Infine, risulta di notevole interesse analizzare il composito modello tedesco, che presenta
diverse esperienze di bad bank, la cui fonte di capitale stata sia pubblica sia privata sia
ibrida. In generale, si pu comunque affermare che la tendenza europea quella di prediligere
un modello misto di partecipazione fra pubblico e privato.

Andando in ordine cronologico nei primi due esempi citati, il caso irlandese certamente il
primo esempio di bad bank costituita in Europa dopo lo scoppio della crisi finanziaria del
2008. Era il 2009 e il National Asset Management Agency Bill, il piano di rilancio del settore
bancario del governo di Dublino dopo il crollo del mercato immobiliare, prevedeva la
creazione di una bad bank pubblica, la Nama (National Asset Management Agency), che
acquistasse prestiti dubbi da banche irlandesi in cambio di titoli di Stato. Il piano di creazione
dellagenzia, che fu scelto come alternativa alla nazionalizzazione delle banche in difficolt,
era caratterizzato per una notevole complessit organizzava: infatti, era stata predisposta una
struttura piramidale, il cui vertice era occupato dalla holding National Asset Management
Agency Investment Ltd, partecipata per il 49% dalla Nama, cio dallo Stato e per il 51% da
investitori privati. La Nama Investment Ltd possedeva interamente la National Asset
Management Ltd (Naml), un SPV delegato ad acquistare e gestire i crediti individuati e
valutati dalla controllante. A sua volta, il veicolo possedeva una serie di societ specializzate

229 Per approfondimenti sul tema cfr. Guiannone, G. (2009) Citigroup loses $8.3 billion, to split in two, Reuters, New York, 16 gennaio

2009; AA.VV (2014) Citi Holdings is classic example of bad bank, Financial Times, Companies, Financials, Banks, November 1, 2013

Gandel, S. (2014) Citigroup's bad bank is doing better than its good one, Fortune, 15 aprile 2014; Hall, C., Platt, E. (2014) Citi to shrink bad

bank with OneMain IPO, Financial Times, Companies, Financials, Banks, October 8, 2014.

!88
per tipologia di attivit e facenti parte del National Asset Management Group Services Ltd230.
Lagenzia prevedeva di acquistare a forte sconto (32 mld contro un valore nominale di oltre
74) edifici invenduti e prestiti per finanziare lo sviluppo di aree e terreni fabbricabili, al fine
di alleggerire la pressione finanziaria sulle banche e di concedere loro di ripulire i propri
bilanci. Dallinizio delle operazioni di liquidazione, la Nama ha gi raccolto circa 20 mld e
si registrano nuove prospettive di crescita dei prezzi immobiliari, anche confermate dalla
ripresa economica che ha visto un incremento del PIL irlandese dell8% nel secondo trimestre
2014. Tuttavia, la missione dellagenzia - spiega Brendan McDonagh, CEO di Nama - resta
quella di restituire quanto pi possibile dei 64 mld di aiuti internazionali, che i contribuenti
hanno finito di ripagare al Fondo Monetario Internazionale solo a fine 2013231. Nonostante al
momento della sua creazione rappresentasse il simbolo della crisi irlandese, oggi la Nama pu
essere considerata fra le pi importanti istituzioni finanziarie del paese, svolgendo un ruolo
centrale nel futuro del mercato immobiliare e perseguendo il mandato di massimizzare il
recupero delle perdite sostenute dai contribuenti. Ladozione del modello di bad bank statale
in Irlanda pu quindi essere considerato un caso di successo, soprattutto se se considera che il
portafoglio del Nama Gruop, al netto delle svalutazioni e delle attivit del raccolta, si
attestava intorno ai 19,5 mld al 31/12/2013, a fronte di un portafoglio iniziale di oltre 70
mld232.

Il secondo caso, pi recente, quello della spagnola Sareb (Sociedad de Gestin de Activos
procedentes de la Reestructuracin Bancaria), istituita dal governo a novembre 2012 quale
condizione per laccesso ai finanziamenti comunitari per la ristrutturazione e la
ricapitalizzazione del settore bancario233. Il piano di aiuti definito dallUnione Europea
prevedeva la ricapitalizzazione delle banche mediante un fondo statale Frob (Fondo de
restructuracin ordenada bancaria) e lemissione di titoli Sareb accettabili dalla Bce come
garanzia collaterale, cio stanziabili per operazioni di rifinanziamento. In buona sostanza, si

230 A febbraio 2013 si poi aggiunta alla compagine sociale la National Asset Resolution Limited (Narl), unentit deputata a svolgere

attivit della filiera dei prestiti e di floating charge, ovvero di garanzia.

231 Cfr. Boland, V. (2014) How Irelands Nama moved centre stage. Financial Times, 22 settembre 2014.

232 Cfr. National Asset Management Agency, Annual Report 2013, Notes to consolidated and Agencys financial statements, Nota 20.

233 In totale, gli aiuti comunitari si sono aggirati intorno a 41 mld .

!89
trattava di creare una bad bank sotto forma di societ di asset management, che assolvesse il
compito di raccogliere gli attivi problematici e fortemente svalutati delle banche in difficolt e
di gestirli con lo scopo di massimizzarne il valore di vendita in un orizzonte temporale di 15
anni. Attraverso lacquisto delle sofferenze, lo Stato forniva liquidit alle banche coinvolte e
la contestuale riduzione degli RWA, ne riduceva il fabbisogno di capitale. La societ ha
ricevuto in carico 200 mila cespiti, per un valore complessivo di 50,7 mld, di cui l80%
finanziari e il 20% immobiliari. In cambio del trasferimento degli impieghi, Sareb ha
corrisposto un prezzo determinato dalla Banca di Spagna sulla base di una stima del valore di
mercato, maggiorato di un haircut, per un valore complessivo che si aggirato intorno al 40%
del valore nominale. La Sareb, a fronte delle attivit ricevute, aveva la facolt di emettere
obbligazioni garantite dallo Stato spagnolo e sottoscritte dalle banche che avevano trasferito i
crediti. La partecipazione dello Stato, che avveniva attraverso il Frob e che per volere
dellUnione Europea non poteva superare il 50%, si in realt attestata intorno al 45% del
capitale, che inizialmente era di 100 mld 234. La maggioranza del capitale , quindi, stata
acquisita da investitori privati, fra cui principalmente istituti spagnoli ancora in salute e una
decina di banche e assicurazioni (compresi gruppi stranieri come Deutsche Bank, Barclays, e
Axa), attirati dalle allettanti prospettive di redditivit (ROE stimato nellordine del 14%)235. Il
giudizio sulloperazione pressoch unanimemente positivo: loperazione stata condotta
con bassi oneri finanziari a carico dello Stato spagnolo e ha ridato ossigeno alle banche
coinvolte; tuttavia va detto - la ripresa del sostegno creditizio alle imprese iberiche appare
lenta.

In conclusione, interessante analizzare il caso composito della Germania che, oltre a


presentare unesperienza in materia sorprendentemente vasta, ha sviluppato e
successivamente aggiornato un piano statale per la creazione di bad bank. Andando con
ordine, dallinizio del XXI secolo possibile individuare almeno quattro casi di bad bank che
presentano una forma organizzativa decentralizzata secondo la classificazione proposta da
Schfer e Zimmermann (2009).

234 Cfr. De Rold, V. (2013) La bad bank salva-prestiti, Il Sole 24 Ore, 27 settembre 2013, N. 265/82, p. 13; Ferrando. M. (2013) Che cos'

la bad bank? La risposta in 7 punti, Il Sole 24 Ore, 10 febbraio 2014 http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-02-10/bad-bank-

come-funzionava-caso-spagnolo-074551.shtml?uuid=AB336Wv#navigation.

235 Cfr. Milani, C. (2013) Una Bad Bank da prendere come esempio, lavoce.info, Finanza, 22 marzo 2013.

!90
Il quasi fallimento nel 2001 della Berliner Bankgesellschaft, una finanziaria bancaria, a
causa dei rendimenti che aveva garantito agli investitori di un fondo immobiliare, comport
lintervento della citt di Berlino che assunse il controllo e forn garanzie di credito per oltre
21.6 mld 236. La Berliner Bankgesellschaft fu poi scissa nel 2006 nella Berliner Immobilien
Holding (BIH), una bad bank immobiliare, e nella Landesbank Berlin, una good bank.

Nel 2002 la Dresdner Bank cre ununit istituzionale di ristrutturazione (IRU) per
sbarazzarsi di 35 mld di asset, tra cui figuravano partecipazioni non strategiche, crediti
inesigibili o tossici. Questo stato lunico caso in cui la formazione di una bad bank abbia
usufruito unicamente di capitali privati.

Nel 2008, la WestLB (WDLG.UL), una banca parzialmente statale (landesbanks), istitu
a Dublino lSPV fuori bilancio Phoenix, sotto forma di fondo consolidato, con lobiettivo
di scorporare attivit per un valore di bilancio di circa 80 mld. Purtroppo, il progetto non
ebbe il successo sperato cos, nel 2012, la Commissione Europea richiese la ristrutturazione
della banca che comport la divisione della WestLB in tre parti: una banca regionale
(Verbundbank), una bad bank (Erste Abwicklungsanstalt - EAA) e una societ di servizi
finanziari e portfolio management (Portigon)237.

A fine marzo 2009, la Commerzbank, anche in seguito allacquisto della Dresdenr Bank
allora di propriet di Allianz (9,8 mld), cre una bad bank interna in cui fa confluire parte
delle sue attivit di shipping, commercial real estate e corporate finance, considerate non pi
aderenti al core business. Il progetto prevedeva la creazione di ununit di ristrutturazione
(Portfolio Restructuring Unit - PRU) che gestisse e liquidasse bad asset provenienti
inizialmente sia dalla Commerzbank (15,5 mld) sia dalla Dresdner (39,9 mld). Lattivit

236 Per approfondimenti cfr. Schfer, D., & Zimmermann, K. F. (2009) op. cit.

237 Nel 2012 si era calcolato che WestLB sarebbe riuscita a smaltire tutti gli asset tossici intorno al 2028 e che i costi sulla collettivit si

sarebbero aggirati intorno ai 18 mld . Inoltre, lEAA fu incaricata di gestire i circa 51 mld di bad asset rimasti nel portafoglio dellex

WestLB e di liquidare circa 100 mld di attivit aggiuntive derivanti dalla scissione. Per approfondimenti cfr. Inverardi, M. (2012) Germany

waves goodbye to WestLB as bank broken up, reuters.com, 1 luglio 2012 http://www.reuters.com/article/2012/07/01/us-westlb-breakup-

idUSBRE8600FX20120701.

!91
della bad bank interna continua tuttoggi con discreto successo: basti pensare che lutile
netto del gruppo al secondo trimestre 2014 pi che raddoppiato rispetto ad un anno fa238.

Di l dalle singole esperienze brevemente sopra citate, la Germania costituisce un


interessante caso di studio perch il pacchetto di misure per la stabilizzazione del mercato
finanziario (Financial Market Stabilisation Act FMStG) varato dal governo federale il 17
ottobre 2008, in risposta allo scoppio della crisi finanziaria, presentava - fra gli altri
provvedimenti - un modello di bad bank cui le banche potevano accedere volontariamente. Il
pacchetto conteneva anche il Financial Market Stabilisation Fund Act (FMStFG), che istituiva
il Fondo per la stabilizzazione del mercato finanziario (SoFFin), la cui gestione stata
affidata, tramite un regolamento, allAgenzia per la stabilizzazione del mercato finanziario
(FMSA). Il fondo poteva attuare tre misure differenti: la concessone di garanzie (400 mld), la
ricapitalizzazione (80 mld) e lassunzione diretta di posizioni di rischio. Questultima misura
fu potenziata nel luglio 2009 con il Financial Market Stabilisation Development Act che
prevedeva che le banche potessero adottare un modello di bad bank definito dal governo
federale, con lo scopo di liberare i bilanci delle banche da attivit finanziarie soggette ad
elevati di rischi di svalutazione.

Il modello tedesco si basava essenzialmente sulla creazione di uno SPV decentralizzato,


cui non era richiesta alcuna autorizzazione per svolgere lattivit bancaria. Le banche
potevano trasferire solamente i bad asset strutturati acquisiti prima del 31 dicembre 2008 che
sarebbero stati scambiati con lSPV in cambio di obbligazioni per un controvalore a sconto239.
Il SoFFin avrebbe poi garantito il valore dei titoli, dietro la corresponsione di un interesse in
linea con i tassi di mercato. I titoli emessi dallSPV e garanti dallo Stato potevano essere
utilizzati come garanzia per le operazioni di rifinanziamento dellEurosistema e avrebbero
concorso a ridurre il fabbisogno di capitale della banca in virt di una minore ponderazione di
rischio. Per ridurre il rischio che lSPV fosse potuto incorrere in perdite derivanti della
differenza fra il valore di acquisto (bench inferiore al valore di bilancio della banca

238 Per approfondimenti cfr. Commerzbank su Wikipedia; Ross, A. (2014) Commerzbank profit doubles as it reduces bad assets. Financial

T i m e s , C o m p a n i e s , F i n a n c i a l s , 7 a g o s t o 2 0 1 4 , h t t p : / / w w w. f t . c o m / i n t l / c m s / s / 0 / 2 d e 0 3 4 e e - 1 d f 8 - 1 1 e 4 -

bb68-00144feabdc0.html#axzz3GxxUWo15; Commerzbank to halve assets in bad bank by 2016 - sources, reuters.com, 19 ottobre 2012

http://www.reuters.com/article/2012/10/19/commerzbank-badbank-idUSWEA500820121019.

239 Lo sconto poteva raggiungere un massimo del 10% a patto che il core capital ratio della banca non scendesse al di sotto del 7%

!92
originaria) e il valore economico futuro, la banche avrebbero dovuto corrispondere al veicolo
stesso una somma pari al valore di tale differenza, in un arco temporale di massimo 20 anni.
Questa clausola contribuiva anche a ridurre il rischio per lo Stato che garantiva le
obbligazioni del veicolo. Inoltre, se alla fine del suo mandato, lSPV avesse registrato una
perdita a causa della suddetta differenza di valore, la banca non avrebbe pi potuto distribuire
dividendi, in forza di legge, fintanto che non fosse riuscita a restituire quanto sborsato dal
SoFFin-garante.

Il pacchetto prevedeva anche uno schema alternativo per le banche statali (landesbanken)
denominato consolidation model. Tale modello prevedeva la formazione di una bad bank
centralizzata finalizzata alla raccolta di diverse tipologie di asset provenienti da banche statali.
Ogni banca poteva trasferire i propri asset in conti individuali presso la bad bank, che operava
sotto la supervisione dellFSMA. Contemporaneamente, lo Stato ricapitalizzava le banche
statali, ormai divenute good bank, avvalendosi della collaborazione con le casse di risparmio
che in cambio ricevevano i diritti di prelazione sulle proprie azioni.

Analizzando le due strutture, si potrebbe concludere che la bad bank centralizzata era
lunica a consentire un reale trasferimento dei rischi connessi agli asset deteriorati. Tuttavia,
indubbio che questo stesso trasferimento gravava sui contribuenti e poteva facilmente
implicare un costo pi elevato in termini di consolidamento e di requisiti di vigilanza, costo
che non era detto le banche avrebbero voluto (e potuto) supportare in quel momento.

Ad onor del vero, si deve segnalare che nessuna banca tedesca ha scelto di adottare il
modello di bad bank decentralizzata proposto dal governo federale e che il pacchetto di
misure per la stabilizzazione, nonostante numerose banche abbiano comunque beneficiato
degli strumenti di consolidamento previsti, non ha contribuito al processo di adeguamento
necessario al settore bancario tedesco. Per questi motivi, nel 2011, un anno dopo il termine
della sua capacita di intervento, il SoFFin stato riattivato con un nuova dotazione di capitale
(400 mld) ed stato affiancato dal nuovo Fondo per la ristrutturazione240.

240 Per approfondimenti cfr. Ilgmann, C., Van Suntum U. (2009) Bad banks: The case of Germany In: Center of Applied Economic Research

Mnster (CAWM), University of Mnster, Working Paper n.22, december 2009; The German governments bad banl model In:

Bundesbank, Monthly Report, May 2009, p. 54-57; Schfer, D., & Zimmermann, K. F. (2009) op. cit.; Merli, A. (2011) Berlino prepara la

bad bank Il Sole 24 Ore, sabato 10 dicembre 2011, n. 338/

!93
Tabella 2.2 - Confronto fra i casi di bad bank sopra esposti
Irlanda, Spagna e Germania: i tre modelli di bad bank a confronto
Nama (Irlanda) Sareb (Spagna) FMSF (Germania)

Ibrido: Ibrido: Pubblico (SoFFin)


51% privato 55% privato (banche cedenti)
Azionista 49% pubblico (Tesoro) 45% pubblico (FROB
Fondo di Ristrutturazione
Bancaria)

Agenzia di Stato Societ di capitali (S.A.) Ente pubblico di diritto tedesco


(costituita con legge speciale del
Natura 2012 per la ristrutturazione
degli enti di credito spagnoli)

Oireachtas (Parlamento Ministerio Economa y BaFin


irlandese) Hacienda FMSA
Vigilanza Banco de Espaa
Comisin Nacional Mercado
Valores
Fino ad esaurimento della 15 anni 10 anni
pubblica utilit cos come
Durata
valutato dal Ministro delle
Finanze

Acquistare, detenere e Recepimento e gestione del Acquisizione e gestione del


disporre di terreni o di portafoglio di una pluralit di portafoglio di HRE a fini
interessi in terreni, e di banche spagnole a fini liquidatori
acquisire, detenere e disporre liquidatori La liquidazione deve avvenire
Oggetto di qualsiasi altra propriet La liquidazione deve avvenire tramite massima
Ottenere il massimo ritorno tramite massima valorizzazione degli assets
finanziario per lo Stato, anche valorizzazione degli assets
in un'ottica di efficienza di
costi
Fonte: elaborazione personale dati Florisan, L. (2014) In: Atti Convegno AGIDI, op. cit.

In conclusione, la Tabella 2.2 riassume e mette a confronto i caratteri principali dei modelli
di bad bank sopra esposti: immediato notare alcune differenze marcate che emergono
dellanalisi. Innanzitutto solo il modello tedesco presenta un unico azionista pubblico, mentre
i restanti sono finanziati in maniera ibrida. In secondo luogo, emerge chiaramente che il
modello irlandese , invece, lunico caratterizzato per una durata potenzialmente perpetua.
Inoltre, nonostante la natura delloggetto dei modelli sia piuttosto omogeneo, la Nama
marcatamente indirizzata verso asset di natura immobiliare.

Volendo, infine, confrontare lefficacia di tali modelli dal punto di vista statale, utile
considerare i dati presentati recentemente da Eurostar per le attivit intraprese dagli Stati
dellUnione a supporto delle istituzioni finanziarie. Prima di tutto, occorre precisare che gli

!94
aiuti di Stato concessi al sistema finanziario con fondi provenienti da istituzioni internazionali
e sovranazionali, come i Fondo Monetario Internazionale (Fmi) o lo European Stability
Mechanism (Esm), influiscono sul deficit di bilancio e rappresentano passivit ai fini del
debito pubblico dello Stato stesso, che il diretto responsabile della restituzione di tali fondi.
Considerando, poi, le consistenze degli aiuti di stato, si constata che il costo sostenuto dai
paesi analizzati in precedenza abissalmente diverso. Il costo sostenuto dallo stato tedesco
stato il pi elevato di tutta lEuropa: in termini di deficit si parla di una cifra ci si aggira
intorno ai 40,6 mld e, a fine 2013, lesposizione dello Stato in termini di passivit
finanziarie dirette era di circa 247,5 mld (su un totale di 517,9 a carico degli Stati
dellEurozona). Gli Stati dellIrlanda e della Spagna, invece, presentavano al dicembre 2013
unesposizione verso le proprie banche, rispettivamente, di circa 50 e 56 mld . La Spagna,
inoltre, aveva - nello stesso periodo - un impatto sul deficit di bilancio di pi di 45 mld241.
Questi ultimi dati assumono rilevanza nellottica dei risultati degli stress test condotti nel
comprehensive assessment242 dellUnione Europea. Gli aiuti pubblici ricevuti dagli istituti hanno
favorito negli stress test le banche pi sussidiate: infatti, nessuna fra le 25 banche cui richiesto di
intervenire sul grado di patrimonializzazione tedesca. Andando oltre il livello prontamente
finanziario, c chi sostiene che quello della Germania sia un sistema per rendere lindustria del
Paese pi competitiva nel commercio internazionale. Le banche tedesche sussidiano lindustria
erogando prestiti con tassi dinteresse irrisori, bilanciati da investimenti esteri a tassi elevati e
quindi molto rischiosi e quando le banche tedesche accusano perdite, il costo viene accollato al
bilancio pubblico. Inoltre, la diluizione nel tempo dei costi di risanamento delle banche tedesche
ha reso possibile la diffusione del convincimento generale secondo cui sarebbero un porto sicuro,
mentre lentit degli aiuti di Stato di cui hanno beneficiato dimostra il contrario243.
Grazie soprattutto alle considerazioni sui casi pratici brevemente analizzati in precedenza
confermata la rilevanza economica della gestione del sistema finanziario nel suo complesso,
anche in ragione del ruolo di pubblica rilevanza ricoperto dalle imprese creditizie.

241 Cfr. Aletta, G. S. (2014) La virt non tedesca Milano&Finanza, Banche, 25 ottobre 2014, p.12.

242 Il Comprehensive Assessment composto, da un lato, da unampia verifica della qualit degli attivi delle banche (Asset Quality Review

- AQR) e, dallaltro, da una prova di stress. LAQR ha analizzato i rischi attuali delle banche, ivi inclusa ladeguatezza delle valutazioni degli

attivi, delle garanzie accessorie e dei relativi accantonamenti. In totale hanno preso parte allesercizio 130 banche, includendo anche le

filiazioni di banche non appartenenti allEurozona (Cfr. Ministero dell'Economia e delle Finanze, Risultati della valutazione approfondita

(Comprehensive Assessment) della BCE e della prova di stress UE 2014, Ufficio Stampa, Comunicato n.244, Roma, 26 ottobre 2014, p.1).

243 Cfr. Aletta, G. S. (2014) op. cit.

!95
3. Bad Bank: le prospettive per il caso Italia

SOMMARIO: 3.1 Un esempio Made in Italy che ha fatto storia: il Banco di Napoli - 3.2 Banca dItalia: quali
aspettative per la gestione delle attivit problematiche - 3.3 UniCredit e Intesa Sanpaolo: uguali e
diverse? - 3.3.1 UniCredit:una struttura alternativa alla bad bank - 3.3.2 La Capital Light Bank: non si
parla di bad bank per Intesa Sanpaolo 3.3.3 Analisi preliminare: comparazione fra le note integrative dei
gruppi UniCredit e Intesa Sanpaolo - 3.3.4 Laffair Intesa Sanpaolo - UniCredit - 3.4 Banca Italease e la
sua bad bank nellesperienza di Banco Popolare

Nel presente capitolo si elaborano e si ampliano le testimonianze da parte di componenti


del management di diverse entit del sistema creditizio italiano interpellati sul tema oggetto
della trattazione successiva; essa sovente sar la parafrasi di quanto esplicitamente detto
durante i colloqui perch ci permetter di arricchirne le informazioni quantitative e
qualitative.

Al fine di fornire un quadro completo sullargomento, si scelto di inserire in apertura del


capitolo il contributo di Banca dItalia, in qualit di autorit creditizia e di vigilanza. Segue
poi lanalisi delle esperienze delle aziende del settore, la cui scelta si incentrer sui gruppi
UniCredit, Intesa Sanpaolo e Gruppo Banco Popolare (in particolare su Banca Italease e su
Release Spa). Il motivo precipuo di tale scelta va ricondotto al fatto che tutte queste entit
hanno dichiarato di voler perseguire lobiettivo di tornare sul proprio core business, in
contrapposizione ad un non-core sempre crescente244. In sostanza, le banche hanno scelto di
aumentare il patrimonio libero e ridurre gli asset ponderati per il rischio, da un lato, cedendo
partecipazioni non-core e, dallaltro, liquidando le sofferenze. Intesa Sanpaolo certamente
una delle banche pi attive sul primo fronte: il Ceo Carlo Messina ha, infatti, incluso nelle
linee guida del Gruppo (definite a marzo scorso) lobiettivo di vendere tutte le partecipazioni
non-core entro il 2017, allontanandosi cos dal modello di banca di sistema a cui Intesa ha
spesso associato il suo nome245. Sul secondo fronte, invece, si registra un forte impegno sia di
UniCredit, con lintenzione di vendere la societ UniCredit Credit Management Bank
(UCCMB), sia di Banco Popolare, con il desiderata della cessione di Release Spa. Il Gruppo

244 A questo proposito, si pu individuare una causa comune nellAsset Quality Review previsto dalla Banca Centrale Europea (BCE).

245 Per approfondimenti cfr. Davi, L. Le banche riducono l'attivo a rischio, Il Sole 24 Ore, Finanza & Mercati, 24 luglio 2014, p.23

!96
UniCredit, come spiegato in seguito, ha inoltre adottato un rinnovato approccio per il ritorno
al modello tradizionale di banca commerciale, in linea con quanto annunciato nel suo piano
strategico.

In un siffatto contesto si inserisce il progetto innovativo della collaborazione di Intesa


Sanpaolo e UniCredit con le aziende Kohlberg Kravis Roberts & Co. (KKR) e Alvarez &
Marsal (A&M) per i crediti ristrutturati.

3.1 Un esempio made in Italy che ha fatto storia: il Banco di Napoli

Allinizio degli anni Novanta del secolo scorso, il Banco di Napoli (Bdn) era la settima
banca italiana, controllata dalla Fondazione Bdn (71,2%) e dal Tesoro (13,5%). Nel 1994, a
causa di difficolt dei debitori, di processi di selezione del credito inadeguati e di insufficienti
procedure di controllo dei rischi, il Banco perse lequivalente in lire di circa 0,60 mld , cui si
aggiunsero altri 1,63 mld nel 1995; il patrimonio era, quindi, pressoch azzerato e i
coefficienti di solvibilit in allarme. Nel gennaio 1996 una crisi di liquidit, causata da
richieste di rientro delle esposizioni di alcune banche estere, fu arginata con un prestito
obbligazionario (1,22 mld) erogato dalla Cassa depositi e prestiti e da altre banche. Nel
settembre dello stesso anno il Governo decise che il Banco non poteva fallire poich il rischio
contagio era alto; cos approv un decreto (D.L. 24 settembre 1996, n. 497, convertito con
modificazioni dalla L. 19 novembre 1996, n. 588), finalizzato al risanamento, alla
ristrutturazione e alla privatizzazione del Banco che coinvolgeva il Tesoro (per aumenti di
capitale intorno ad 1,03 mld), la Banca dItalia (per anticipazioni al Bdn con le modalit
previste dalla legge Sindona246) e il Fisco (per un piccolo sconto di 20 mln sulle operazioni di
ristrutturazione).

Il punto nevralgico delle operazioni era costituito dallapplicazione del decreto Sindona
che consent al Banco di cedere alla sua bad bank, chiamata Sga (Societ per la gestione
dellattivo), tutte le attivit non remunerative, fra cui sofferenze, incagli, crediti ristrutturati e

246 Il decreto del Ministro del Tesoro 27 settembre 1974 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, n. 256 del 2 ottobre 1974), meglio conosciuto

come decreto Sindona, autorizza la Banca dItalia, nel caso di liquidazione coatta e di valore delle passivit superiore a quello dellattivo, a

concedere un finanziamento straordinario biennale ad un tasso dell1% per un importo pari a quello dei titoli di Stato concessi in garanzia.

!97
otto partecipazioni (tra cui la maggiore in Isveimer), per un totale equivalente di circa 6,8 mld
, al netto delle svalutazioni (circa 3 mld) per perdite presunte, cos da ridurre - di fatto - le
ulteriori perdite cui la Sga poteva andare incontro. Il decreto prevedeva, inoltre, che lo Stato
fornisse la garanzia sulle eventuali perdite subite dal Bdn tramite un ristoro diretto da parte di
Banca dItalia. In ottemperanza a quanto previsto nel decreto Sindona, questultima finanzi
lacquisto delle attivit del Banco con un finanziamento che and a formare il passivo della
Sga; per essere pi precisi, Banca dItalia forn fondi al Bdn ad un tasso simbolico dell1% e
contestualmente il Bdn li trasfer alla Sga a tasso di mercato. La differenza tra i due tassi
rappresenta, quindi, per Banca dItalia, un mancato introito e, per il Banco di Napoli, il
margine di copertura sulle perdite della Sga.

Banca dItalia, per, non stata lunica a dover sopportare costi (le stime oscillano fra i 2 e
i 3 mld); infatti, lo Stato-Tesoro ha immesso nuovo capitale per 1,03 mld, ma ha incassato
solo 31 mln per la liquidazione del 60% delle azioni a favore di Bnl e dellIna, nel 1998 e
circa 500 mln, nel 2000 quando ha venduto il restante 17% allallora Sanpaolo Imi. Facendo,
quindi, i conti della serva lo Stato avrebbe sborsato in totale circa 500 mln. Non si deve,
tuttavia, dimenticare che il Ministero dellEconomia e delle Finanze tuttoggi titolare di un
diritto di pegno sulla totalit delle azioni della societ, presso la cui assemblea esercita inoltre
diritto di voto e nomina del consiglio di amministrazione, insieme a Banca dItalia.

Di l dalla questione degli oneri per i soggetti coinvolti, il successo in termini di recupero
crediti delloperazione indiscutibile. Gi da subito, lSga avvi unintensa attivit di
recupero crediti, cercando di privilegiare le soluzioni stragiudiziali cos da evitare le
lungaggini delle procedure concorsuali247. Infatti, secondo una ricostruzione di Massimo
Mucchetti248, al 30 giugno 2007 (cio a distanza di dieci anni circa) erano rientrati circa 5,06
mld, a circa il 75% del prezzo pagato, senza per tener conto degli oneri finanziari. Negli
ultimi anni, il sistema finanziario ha subito mutazioni notevoli e lattivit di recupero dellSga
si molto rallentata249 a fronte di una rinnovata e pi pressante esigenza di rettificare i valori

247 A tal riguardo, si deve segnalare che nel 2002 la societ vaglio la possibilit di adottare strade alternative al recupero stragiudiziale, come

la cartolarizzazione e la vendita dei prestiti rimasti senza rimborso, ritenendole per non abbastanza convenienti.

248 Cfr. Mucchetti, M. (2008) Il Banco di Ventriglia e il caso Lehman. Corriere della Sera, A Conti Fatti, 21 dicembre 2008, p.21.

249 Il bilancio 2012, infatti, si chiuso in rosso per 1,8 milioni, dopo anni di utili.

!98
in bilancio e aumentare gli accantonamenti, anche dietro richiesta di Banca dItalia che vigila
sulla societ napoletana e che nel 2012 ha svolto unapprofondita ispezione dando atto -
secondo la relazione degli amministratori - degli elevati recuperi conseguiti e dello sforzo
dedicato al contenimento dei costi operativi e concludendo che la Societ ha svolto
positivamente il compito assegnatole dalla legge con la costante attenzione allinteresse
pubblico sotteso alla missione aziendale. Infine, un articolo del Corriere della Sera250 riporta
che, ad inizio 2014, lSga avrebbe recuperato circa 5,3 mld a fronte dei 6,8 di crediti
deteriorati ricevuti dal vecchio Banco di Napoli, a cui vanno aggiunti quelli arrivati
dallIsveimer, i costi e gli interessi pagati nel corso degli anni e presenterebbe una valore di
cassa di circa 350 mln.

In conclusione, per una sorta di dovere di cronaca, si segnala anche che, nellambiente
bancario diffusa la convinzione che la qualit degli attivi ceduti alla bad bank non fosse
eccessivamente malvagia, ovvero che questi fossero prevalentemente di origine bancaria e che
il loro deterioramento fosse imputabile principalmente a negligenze nella gestione. Per questo
motivo sarebbe giustificata, almeno in parte, lottima performance della societ.

3.2 Banca dItalia: quali aspettative per la gestione delle attivit


problematiche

Banca dItalia riveste un ruolo centrale nella definizione e nellattuazione di misure volte a
perseguire finalit dinteresse generale nel settore monetario e finanziario, quali il
mantenimento della stabilit dei prezzi, la stabilit e lefficienza del sistema finanziario e
lesercizio delle funzioni di vigilanza, in ottemperanza allordinamento nazionale. Per questo
motivo e per i compiti di vigilanza gi indicati nel Regolamento 575/2013 e nella Direttiva
2013/36/EU, peraltro confermati con la Direttiva 2014/59/EU (anche nota come Bank
Recovery and Resolution Directive - BRRD), fondamentale chiarire la posizione di Banca
dItalia sul tema della gestione dei crediti deteriorati e, in particolare, del modello delle bad
bank.

250 Tamburello, S. (2014) La sorpresa Sga: ha recuperato l85% dei crediti a rischio del vecchio Banco Napoli Corriere della Sera, 17

febbraio 2014, p. 5.

!99
Ad onor del vero non possibile identificare una linea di pensiero di Banca dItalia su
questo tema o meglio non stata resa nota alcuna precisazione riguardo la gestione degli asset
non-performing o la creazione di un bad bank in Italia. Non si deve comunque dimenticare
che Banca dItalia si esprime pubblicamente a livello sistemico e non individuale, cio
specificamente per ogni singola banca e questo richiede una certa prudenza. Inoltre, essendo
questo un tema correlato al credito, le posizioni di Banca dItalia sono deducibili dalle
considerazioni sul tema rinvenibili nelle periodiche pubblicazioni economiche, statistiche, di
vigilanza e sulla stabilit finanziaria.

Il dottor Pier Luigi Conti, responsabile del Servizio Costituzioni e gestione delle crisi
allinterno del Dipartimento di Vigilanza bancaria e finanziaria, ha fornito - oltre alle
puntualizzazioni di merito - un contributo chiarificatore e riepilogativo ai fini del presente
lavoro, sottolineando, innanzitutto, che sempre possibile riassumere limpostazione di
Banca dItalia nelle parole del suo governatore; in particolare, il Governatore Ignazio Visco,
nel suo discorso alla XX edizione dellAssiom-Forex, sembra aver concesso limprimatur di
Banca dItalia alla creazione di una bad bank. Infatti, da una parte, Visco ha speso parole di
apprezzamento sugli interventi di alcune banche, volti a razionalizzare la gestione dei crediti
deteriorati con la creazione di strutture dedicate in grado di aumentare lefficienza delle
procedure e la trasparenza di questi attivi; dallaltra non ha escluso la possibilit di
predisporre interventi da valutare anche nella loro compatibilit con lordinamento
europeo, che possono consentire di liberare, a costi contenuti, risorse da utilizzare per il
finanziamento delleconomia251.

Il primo riferimento sembra essere relativo alliniziativa dei Gruppi Intesa Sanpaolo e
Unicredit, volta alla massimizzazione del valore di un portafoglio di crediti ristrutturati
attraverso la gestione dinamica degli attivi e lapporto di nuove risorse finanziarie, come
riportato anche nel quadro sul mercato italiano dei crediti deteriorati del Rapporto sulla
stabilit finanziaria del maggio scorso. A prescindere dalla riconosciuta bont di tale progetto,
nel suo intervento allAssemblea annuale dellAssociazione Bancaria Italiana di luglio 2014,
il governatore di Banca dItalia ribadisce, da una parte, la necessit di ridurre i prestiti
deteriorati per incentivare la ripresa del credito e, di conseguenza, delleconomia e apre,

251 Cfr. Banca dItalia (2014) op. cit.

!100
dallaltra, alla possibilit che interventi pubblici contribuiscano a superare le difficolt nella
liberazione dei bilanci dal peso dei crediti anomali, ferma restando la compatibilit con i
vincoli di finanza pubblica e con le regole europee sugli aiuti di Stato. Questultima posizione
risulta peraltro in linea con quanto affermato gi in occasione dellAssiom-Forex, quando il
riferimento era stato agli interventi pi ambiziosi che, compatibilmente con lordinamento
europeo, potrebbero contribuire a liberare le risorse; inoltre, fra gli interventi messi in atto
dalle banche italiane, il governatore annovera anche quelli volti a razionalizzare la gestione
dei crediti deteriorati attraverso strutture dedicate, che potrebbero chiaramente comprendere
realt come le bad bank.

La bad bank , quindi, uno strumento per ridurre il peso dei crediti deteriorati su un
sistema, quello italiano, in cui il valore delle sofferenze lorde si attestava, a luglio 2014, oltre i
173 mld , cio il 9% degli impieghi252. Nonostante il peggioramento della qualit del credito
stia rallentando, le rilevanti rettifiche sui crediti hanno intaccato la redditivit dei maggiori
gruppi bancari italiani che, nel 2013, presentavano un rendimento del capitale e delle riserve
(ROE) negativo253. Inoltre, come risultato di tali rettifiche (e come del resto previsto da
Basilea 3 e in preparazione allUnione Bancaria), le banche italiane hanno realizzato
operazioni di rafforzamento patrimoniale per quasi 40 mld da inizio 2013, di cui oltre 10 nel
corso del 2014. Banca dItalia non omette, quindi, di sottolineare che deve proseguire
lincremento del grado di patrimonializzazione, cos come dei livelli di copertura, dal

252 ABI (2014) Monthly Outlook, September 2014.

253 Il ROE 2013 al netto delle componenti non ricorrenti, quali svalutazioni sugli avviamenti, stato pari -1,3%; dato che era positivo (+1%)

nel 2012. Per approfondimenti cfr. Banca dItalia (2014) Rapporto sulla stabilit finanziaria 1/2014.

!101
momento che esso contribuisce a preservare la fiducia degli investitori nelle banche e riduce il
costo della raccolta254 255.

Non solo. Infatti, nonostante la cessione degli attivi deteriorati sia ostacolata anche dai
lunghi tempi delle procedure di recupero dei crediti che deprimono il prezzo che gli investitori
sono disposti a pagare, il gi citato Rapporto sulla stabilit finanziaria annuncia una riduzione
del divario tra il valore di bilancio dei crediti deteriorati e i prezzi offerti dagli investitori
interessati allacquisto. Fra gli altri, vi sono fattori, quali linnalzamento dei tassi di copertura
(seguito alle ingenti rettifiche di valore iscritte dalle banche nei bilanci di fine anno) o la
riduzione dellincertezza sul valore delle attivit, per i quali si pu facilmente individuare il
rafforzamento patrimoniale come causa comune. Inoltre, indubbio che lattenuarsi della crisi
del debito sovrano e la riduzione dei premi per il rischio, che ne consegue, inducano gli
investitori specializzati ad offrire prezzi pi alti rispetto al passato per acquisire le partite
deteriorate e che, al contempo, le rettifiche di valore sui prestiti stanno riducendo il prezzo
che le banche sono disposte ad accettare.

In pi riprese, il Governatore Visco ha sottolineato il nesso fra i provvedimenti di Banca


dItalia e la normativa comunitaria in materia. Questultima certamente rappresentata dal
complesso regolamentare atto alla creazione dellUnione Bancaria, che sta ormai diventando

254 Il Rapporto sulla stabilit finanziaria 1/2014 segnala unulteriore riduzione del differenziale tra il rendimento delle obbligazioni e il tasso

swap nel primo trimestre 2014, a circa 170 punti base.

255 Considerando che fra i casi aziendali analizzati di seguito vi anche un gruppo bancario popolare (che peraltro rientra fra i cinque

maggiori gruppi bancari in Italia), corre lobbligo di effettuare alcune precisazioni. LAppendice al Rapporto Annuale 2013 di Banca dItalia

riporta i dati relativi la situazione dei conti, la qualit del credito, i conti economici, i rendiconti sul patrimonio di vigilanza e gli stati

patrimoniali delle banche e gruppi bancari italiani divisi per categoria (Tabelle 16.09, .11, .15, .17, .18, .19). Da questi documenti si apprende

che banche ordinarie, cio sotto forma di SPA, banche popolari (BP) e banche di credito cooperativo (BCC) presentano situazioni diverse le

une dalle altre. Infatti, nonostante in generale i valori stock delle BP e le BCC siano inferiori rispetto alle SPA, la qualit del credito delle

prime peggiorata molto di pi fra il 2010 e il 2013 rispetto alle seconde: le consistenze delle sofferenze delle SPA sono quasi raddoppiate,

quelle delle BCC sono pi che raddoppiate e quelle delle BP sono, addirittura, quadruplicate nel periodo considerato. La differenza fra le BP

e le BCC potrebbe anche essere riconducibile al fatto che per queste ultime il tema della bad bank era stato posto alla fine degli anni 90 al

fine di individuare soluzioni adeguate (anche di natura aggregativa) alle numerose amministrazioni straordinarie che coinvolgevano

numerose BCC con portafogli deteriorati. Discorso analogo pu esser condotto circa lincidenza dei deteriorati sul totale dei crediti: a fronte

di un generale aumento, le BP e le BCC presentano aumenti percentuali pi che doppi e tassi di copertura tendenzialmente molto pi bassi,

rispetto alle SPA. Una situazione differente si prospetta, invece, per la redditivit delle tre categorie di banche, dal momento che per le BP e

le BCC il ROE aumentato, pur rimanendo negativo, fra il 2010 e il 2013, mentre per le SPA peggiorato, passando da positivo a negativo.

!102
realt. Ladozione della BRRD, i cui provvedimenti inizieranno ad assumere efficacia gi dal
1 gennaio 2015, segna lavvento di cambiamenti importanti sia per le autorit, cui sono
attribuiti nuovi poteri e responsabilit, sia per gli intermediari, inseriti in un nuovo quadro di
riferimento. In particolare, come ben evidenziato dal dott. Stefano De Polis di Banca dItalia,
in un intervento al XII Pan European Banking Meeting256, il ruolo delle autorit di vigilanza
sar quello di esaminare ed approvare i piani di recupero (recovery plan) delle diverse entit
vigilate, che dovranno pianificare come reagire ad un eventuale stato di crisi, individuando le
attivit da porre in essere per riequilibrare la situazione finanziaria257. Inoltre, a Banca dItalia
spetter il compito di cooperare e di coordinarsi con le autorit di risoluzione nella redazione
dei piani di risoluzione e nellespletamento delle proprie funzioni.

Se nel ricercare uno scopo che giustifichi ladozione di un qualche modello di bad bank, si
individuasse, come sembra suggerire Banca dItalia stessa (nel pi volte citato Rapporto sulla
stabilit finanziaria), la massimizzazione del valore di un portafoglio, si potrebbe anche
dedurre che questo perseguirebbe lobiettivo di ridurre le perdite per la banca originaria;
tuttavia, anche estendendo il campo dazione di tale scopo alla tutela degli stakeholder, si
deve tenere conto del fatto che la normativa europea dellUnione Bancaria prevede anche
listituzione di uno schema armonizzato di assicurazione dei depositi a livello comunitario,
con lobiettivo specifico di ridurre le distorsioni competitive generate dalle diverse forme di
protezione e modalit di funzionamento degli schemi nazionali. Per questo motivo,
quantomeno nei confronti dei correntisti, la tutela di alcuni soggetti portatori di interessi gi
prevista essere assolta senza ricorrere ad una bad bank, come ben sottolineato dal dott. Conti.
Daltra parte, lassorbimento dei rischi dellazienda generalmente demandato al capitale
sociale e agli azionisti, cio agli investitori nel capitale di pieno rischio, quindi non si
giustificherebbe un intervento regolamentare di definizione di un modello di bad bank. In
aggiunta, si pu dire che un intervento simile gi stato previsto dal legislatore comunitario

256 De Polis, S. (2014) Unione Bancaria e gestione delle crisi: un modello di Banca in trasformazione. Italia e UE a confronto. In: XII PAN

European Banking Meeting, Assiom Forex, Monza: 3 ottobre 2014

257 In realt, i poteri in capo a Banca dItalia andranno oltre e le consentiranno di chiedere la revisione dei piani inadeguati e addirittura di

imporre agli intermediari specifiche misure, per assicurare la credibilit delle azioni di recupero e la loro probabilit di successo.

!103
con ladozione della BRRD che istituisce la creazione dei diversi strumenti di risoluzione
della crisi che assolvono i compiti che sarebbero demandati ad una ipotetica bad bank258.

Di l dalla dimensione pi prettamente istituzionale, ci che emerge dal contributo del dott.
Conti (e che costituisce anche un fil rouge dei vari interventi) concerne le implicazioni del
sistema giuridico italiano, in particolare soprattutto del diritto fallimentare, sul trattamento
delle posizioni non-performing. Il sistema sembra penalizzare fortemente il fallimento che, di
conseguenza, non considerato come possibilit percorribile di exit di un business; inoltre,
pi strettamente connesso ad una definizione regolamentare del modello della bad bank, il
dott. Conti sottolinea la criticit del criterio di selezione delle poste di bilancio da separare,
che risulterebbe quantomeno difficilmente reversibile.

In conclusione, si pu quindi affermare che, se da un lato Banca dItalia, nelle parole del
suo Governatore, non esclude alcuna possibilit circa ladozione di provvedimenti volti a
ridurre il peso dei crediti deteriorati, in coerenza con i dettami dellUnione Europea e con la
legislazione nazionale; dallaltro, anche vero che il rigore della regolamentazione
comunitaria, che - per esempio - ha ispirato le operazioni di ricapitalizzazione delle banche
italiane, ha gi assolto lobiettivo di rafforzare il sistema finanziario nel suo complesso.
Questultimo, infatti, ha dimostrato di poter gestire le problematiche derivanti
dallaccumularsi di partite deteriorate anche senza che lautorit di vigilanza fosse indotta a
definire uno strumento istituzionale di gestione, quale una bad bank, peraltro finanziato da
fondi europei, come nei casi di Spagna e Grecia259. Per di pi, con il progredire del progetto
dellUnione Bancaria e con la definizione di nuovi framework normativi, sono state introdotte
soluzioni differenti, ma complementari al modello della bad bank, la cui implementazione a
livello regolamentare risulterebbe ridondante.

258 Per approfondimenti cfr. Capitolo 2.1

259 In unintervista a Reuters a margine della gi citata XX Assemblea Assiom-Forex, Salvatore Rossi, direttore generale della Banca

dItalia afferma Di sicuro interventi di bad bank alla spagnola non ce li possiamo permettere perch implicherebbero interventi

pubblici (Cfr. Bernabei, S. (2014) Bad bank, Italia non pu permettersi soluzione alla spagnola- Rossi, reuters.it, 8 febbraio 2014).

!104
3.3 UniCredit e Intesa Sanpaolo: uguali e diverse?260

3.3.1 UniCredit:una struttura alternativa alla bad bank

Lanalisi dellapproccio del Gruppo UniCredit al tema del trattamento dei crediti deteriorati
utile a costruire un quadro dinsieme del panorama italiano del mondo del credito e a
definire il perimetro di attuabilit di un modello di bad bank. Il contributo del dottor Nicola
Zenati, responsabile della struttura di Business Management dello Special Network Italy,
costituisce un tassello fondamentale per la comprensione del tema suddetto e dei meccanismi
aziendali della banca.

Quanto segue frutto di attento approfondimento e rielaborazione personale di quanto


emerso dalle parole dellintervistato e dallo studio dei documenti sia forniti sia di bilancio
reperibili sul sito ufficiale del Gruppo.

Da aprile 2013, UniCredit ha scelto di segregare le proprie attivit in due categorie


contrapposte, le attivit core (che includono i segmenti di business strategici) e quelle non-
core (che sono costituite dai segmenti non strategici o con un profilo rischio/rendimento non
adeguato). Questoperazione si inscrive allinterno dellagenda strategica, presentata nel
Piano Strategico 2013-18 del Gruppo, che si prefisso lobiettivo di raggiungere una
redditivit sostenibile, anche implementando i pilastri del piano precedente. Il Gruppo intende
portare a compimento, in particolare, le operazioni di rifocalizzazione del business tramite
luscita dalle attivit che non fanno parte della attivit bancaria tradizionale e lottimizzazione
dello Stato Patrimoniale, gi previste nel Piano Strategico 2010-13.

La segregazione dei due portafogli ha coinvolto il livello strutturale del Gruppo che, per il
portafoglio non-core, ha previsto listituzione di un network dedicato, lo special network, i cui
gestori si occupano specificamente delle posizioni inserite nel perimetro del portafoglio. In
altre parole, i gestori non compiono pi mansioni indifferenziate per le quali potevano
richiedere lintervento di specialisti. Dal punto di vista operativo, il network implica lutilizzo
di una rendicontazione completamente separata, la selezione di un management team dedicato
e di una struttura con processi creditizi ad hoc, la definizione di strategie diversificate sulla
base della tipologia di clienti e lindividuazione di key perfomance indicators (KPI) finalizzati

260 Questo titolo vuole essere una sorta di tributo allopera di Palmisano, S. (2006) Uguali e diverse? Roma, Carocci editore.

!105
alla mitigazione del rischio (come guida per la misurazione della performance). Al 30 giugno
2014, il portafoglio non-core costituito da crediti impaired, cio non vivi, per il 52,77% e
raccoglie poco pi del 10% del crediti totali consolidati di gruppo verso la clientela261.

La composizione di tale portafoglio consta di posizioni non-performing, performing sia


alto rischio sia appartenenti al settore del real estate e la sua riduzione pu essere perci
attuata tramite ladozione di specifiche strategie di credito volte alla migrazione verso profili
di rischio pi bassi, il normale ammortamento delle posizioni, il rafforzamento della funzione
di recupero crediti e, ammesso che esista un mercato attivo, tramite la vendita delle posizioni,
soprattutto per quanto riguarda le posizioni in sofferenza. A tal proposito, il dott. Zenati
sottolinea che il Gruppo non persegue lunico obiettivo di chiudere le posizioni che rientrano
nel portafoglio non-core, ma agisce in modo tale che lesito della gestione di ciascuna
posizione costituisca la soluzione migliore sia per lazienda sia per il cliente.

La Relazione finanziaria semestrale consolidata al 30 giugno 2014 (p. 26) riporta i


principali risultati del Gruppo distinguendoli fra portafoglio core e non-core: i primi di questi
hanno fatto registrare un utile netto (escludendo limpatto delle imposte addizionali sulla
rivalutazione delle quote Banca dItalia) al primo semestre 2014 di circa 2 miliardi, in crescita
del 7,1% rispetto allo stesso periodo del 2013 ricostruito. I secondi, invece, hanno fatto
registrare una perdita di 674 milioni al primo semestre 2014, in aumento del 36,5% rispetto
allo stesso periodo del 2013 (principalmente per effetto degli accantonamenti per rischio di
credito e della riduzione del volume di impieghi alla clientela).

La strategia di segregazione della portafoglio la risposta alla consapevolezza che la crisi


finanziaria, lungi dallessere ciclica, ha radicalmente modificato il sistema economico e
sociale italiano e straniero. Paradossalmente, nonostante la crisi che stiamo vivendo non possa
essere paragonata ad alcuna altra esperienza vissuta in passato, il cambiamento che essa ha
prodotto pu essere affrontato unicamente ritornando ai fondamentali dellattivit bancaria
tradizionale, quantomeno per le banche commerciali. Nellambito bancario italiano, ma - si
badi -la situazione non dissimile nel resto del mondo, uno dei risultati pi eclatanti della
crisi stato certamente la crescita dellincidenza delle posizioni deteriorate sul totale dei

261 Dati al 30 giugno 2014; fonte: Banca dItalia (2014) (c) op. cit. p.21.

!106
crediti262. In aggiunta, si assistito ad un notevole ampliamento delle declinazioni del
deterioramento dei crediti, che ha reso inadeguate sia le strutture sia le procedure in uso nel
sistema bancario; dice il dottor Zenati: il mondo del credito non ha pi a che fare con il
bianco e il nero, ma con una infinit straordinaria di sfumature di grigio. Per stare al passo
con le profonde trasformazioni indotte dalla crisi, la banca deve rinnovarsi in termini sia
organizzativo-strutturali sia formativi. A questo proposito Zenati sottolinea marcatamente
limportanza del capitale umano, cio delle competenze: lorganizzazione pu essere
cambiata; invece, le competenze, cio le persone, non possono essere sostituite, soprattutto
non lo si pu fare in tempi sufficientemente brevi. Quello dei grigi il mondo delle persone
e non della struttura.

La metafora del colore davvero molto pregnante, se si considera lampiezza e


laleatoriet delle definizioni di vigilanza regolamentare per la classificazione dei crediti, che
inseriscono nel perimetro delle deteriorate anche quelle esposizioni nei confronti di un
debitore che la banca ritiene sia in procinto di affrontare difficolt nel rispettare i propri
impegni finanziari263. Mai come dopo gli ultimi sviluppi regolamentari, la classificazione dei
crediti caratterizzata da una notevole variet di alternative che rende necessario per la banca
lonere di coinvolgere le persone giuste e di predisporre strutture adatte ad affrontare la
variabilit dei perimetri normativi e della realt stessa. la competenza a rendere giuste le
persone e per raggiungerla - spiega Zenati - necessaria una formazione continua ed
unattenta selezione del personale specializzato sul territorio, cos da gestire, da un parte,

262 Una analisi di Banca dItalia sui prestiti deteriorati al luglio 2013, rivela che lincidenza dei crediti deteriorati sul totale degli impieghi

del sistema bancario passata dal 4,5% di fine 2007 al 12,3% del giugno 2012 (Cfr. Banca dItalia (2013) La recente analisi dei prestiti

deteriorati condotta dalla Banca dItalia: principali caratteristiche e risultati. https://www.bancaditalia.it/media/chiarimenti/

prestiti_deteriorati/Prestiti_deteriorati_lug_2013.pdf)

263 Cfr. Capitolo 1.3.2.1

!107
liperattivismo del legislatore e, dallaltra, le asimmetrie informative264. In tale contesto, il
fattore tempo risulta, quindi, fondamentale sia nella costituzione del capitale umano sia nel
tempismo dellintervento.

Soprattutto a fronte della labilit dei confini definitori, fondamentale distinguere il pi


chiaramente possibile le variazioni di colore delle posizioni creditizie, ovvero necessario,
da un lato, poter seguire una procedura solida per distinguere fra le posizioni core e non-core
e, dallaltro, necessario disporre di strutture dedicate cui poter affidare la gestione delle
diverse posizioni.

A tal riguardo, Zenati individua due tappe per selezionare gli asset non-core:

- la valutazione dei fondamentali dazienda, ovvero lanalisi di bilancio per indici;

- la valutazione della relazione con il cliente, che coinvolge anche il monitoraggio


mandamentale della posizione di rischio e lanalisi dei dati provenienti dalla Centrale dei
Rischi.

Dal punto di vista strutturale - spiega lintervistato - il Gruppo ha, inoltre, previsto la
creazione di due diverse categorie di strutture: la special network, cui spettano attivit di
gestione e la special credit, cui spettano quelle attinenti alla filiera dei crediti; in altre
parole, si pu dire che la prima circoscrive le attivit tradizionali della rete commerciale e
risponde alla citata necessit di presidio diretto del portafoglio segregato, mentre la seconda
corrisponde alle attivit facenti capo al Credit Risk Officer (CRO), cio alle politiche di
gestione del rischio di credito265. Lindividuazione di questi due network , quindi, trasversale
rispetto alla segregazione dei due portafogli, i quali ospiteranno alloccorrenza le attivit

264 Zenati sottolinea che solo con una costante vicinanza al cliente che si ottengono quelle informazioni che sono necessarie alla corretta

valutazione del rischio e a riconoscere leventuale uso strumentale degli istituti giuridici che sono a disposizione dellimprenditore.

questultimo il caso dellart. 161 Legge Fallimentare sul pre-concordato o concordato in bianco, che sta conoscendo, dal 2012 ad oggi,

leccessivo zelo del legislatore. Tale provvedimento, i cui razionali risiedono nel concedere allimprenditore il tempo necessario per decidere

sul futuro dellazienda, senza subire la pressione delle banche, ormai aggiornato con una frequenza altissima ed esposto ad una notevole

strumentalizzazione. Infatti, sono moltissimi gli imprenditori che, pur avendo le risorse, piuttosto che ricapitalizzare (ci avviene soprattutto

quando il debito non assistito da garanzie) preferiscono percorrere la strada del concordato o del pre-concordato, cos da avvantaggiarsi

verso il ceto creditizio, nel tentativo di ottenere stralci delle proprie posizioni, che - di questi tempi - possono aggirarsi anche all80%.

265 A questo proposito, UniCredit ha scelto di costituire strutture differenziate per livello di responsabilit (che pu essere di Gruppo o

Paese) affidando loro attivit miste sia di indirizzo e controllo del rischio di credito sia operative (come ad esempio lerogazione crediti o il

monitoraggio andamentale).

!108
pertinenti ad entrambi i network. Lesempio seguente utile a comprendere meglio: al
perimetro non-core appartiene sia il non-performing puro, che gestito dalle strutture di
workout del CRO e che, quindi, rientrano nella special credit (cui affidata lattivit di
recupero), sia la parte viva del portafoglio, che , per, gestita dallo special network.

Lidea di base del portafoglio non-core non una vera e propria novit per UniCredit che
dal 2000, come risultato di un progetto di trasformazione di unentit preesistente, d il via
alle attivit di una banca (prima UniCredit Gestione Crediti (UGC) poi UniCredit Credit
Management Bank -UCCMB) specializzata nella gestione dei crediti anomali e non-
performing sia per il Gruppo sia per altre banche. Ci che distingue, per, i due progetti
risiede principalmente nellapproccio allattivit di gestione, in passato finalizzata
principalmente al recupero tramite la vendita o la maturit266, mentre oggi focalizzata alla
riqualificazione dellesposizione.

La rottura fra passato e presente stata causata anche dalla crisi finanziaria che, fra gli altri
effetti, ha accresciuto la severit dei requisiti regolamentari che ingessano gli intermediari
bancari, costretti ad aumentare notevolmente le coperture e a mantenere ratio patrimoniali
sempre pi elevati. Tutto ci, unitamente alla nuova direzione back to business assunta dal
Gruppo, ha generato lintenzione di cedere lUCCMB, nellottica di un riassetto della societ
stessa267 ed ha ispirato lo sviluppo del programma di segregazione della portafoglio non-core
che - spiega Zenati - mira a gestire in maniera diversa il processo di recupero, con lo scopo
di renderlo pi coerente con le attivit di precontenzioso. La diversa gestione del portafoglio
non-core, rispetto allattivit di UCCMB, consiste in una riqualificazione organica delle
posizioni deteriorate o non strategiche e si avvale di un management specializzato che abbia
le competenze per utilizzare gli strumenti della tecnica bancaria tradizionale, al fine di rendere

266 Il modello di base di UCCMB, molto complesso e strutturato, prevede - in linea di massima - che la banca si occupi di acquistare crediti,

gestirli ai fini del recupero e rivenderne una parte sul mercato o tramite aste. A questo proposito, si rileva che UCCMB ha effettuato nel 2013

la cessione pro soluto di 700 mln di crediti in sofferenza, la quasi totalit dei quali (un migliaio di posizioni circa) di natura concursuale, ad

un fondo gestito da AnaCap Financial Partners.

267 LAmministratore delegato, Federico Ghizzoni, al termine del CdA del 16 ottobre 2014, ha fatto sapere che per UCCMB si prospetta un

futuro anche migliore di quello che pu avere rimanendo allinterno del Gruppo: Oggi Uccmb un'azienda captive, ma se diventa

indipendente e non a controllo bancario potr prendere anche clienti nuovi oltre a Unicredit, che rimane per i prossimi anni (Cfr. Berici, S.

(2014) Unicredit, decisione su Uccmb entro pochi giorni, Milano Finanza, Banche e Assicurazioni, 16/10/2014, http://www.milanofinanza.it/

news/unicredit-decisione-su-uccmb-entro-pochi-giorni-201410161851233866) .

!109
limpianto creditizio pi sicuro e sostenibile. In altre parole, il management deve ricercare
quelle soluzioni che, da un lato, impediscano ai crediti del portafoglio non-core di
deteriorarsi, ovvero, adottando nuovamente la metafora del colore, deve fare in modo che i
crediti bianchi non diventino grigi e che i grigi non diventino neri; e, dallaltro, che
contribuiscano a trasformare in vivi quei crediti che non lo sono.

Come si detto in precedenza, fuor di dubbio che il consistente incremento delle


posizioni deteriorate allinterno del sistema bancario rappresenti una delle conseguenze della
crisi; tuttavia, va precisato che lentit e la severit di tale incremento sono state pi intense
per quei sistemi giuridico-economici pi rigidi, ovvero meno elastici, le cui entit avevano
adottato combinazioni di rischio-rendimento pi adatte ad imprese di interesse privato che di
interesse pubblico. La semplice adozione di un approccio da asset management, quale
quello caratterizzante i modelli di Basilea nella versione 2 (quantomeno agli esordi), non ha
permesso di contrastare adeguatamente leffetto delle bolle speculative che il sistema ha
prodotto, generando cos un new normal. Questo nuovo ordine pu essere riconosciuto
appunto nella crescita dellincidenza dei crediti deteriorati sul totale degli impieghi e del tasso
di ingresso in sofferenza oppure nelle variazioni nella composizione percentuale dei crediti
deteriorati lordi, che ha visto aumentare il peso delle sofferenze e degli incagli e ridursi la
quota dei ristrutturati e scaduti268.

Nel suo lungo contributo Zenati specifica ancora: il sistema completamente diverso da
ventanni fa: ci che un tempo si poteva considerare una patologia del credito, cio
uneccezione, oggi sta diventando la normalit. Per di pi, ci si trova di fronte ad una
normalit quanto mai complessa, oltre che estremamente mutevole, che varia al variare delle
innumerevoli prospettive da cui pu essere osservata. Lorganizzazione deve essere in grado
di tenere conto di tutte le prospettive, cos da poter distinguere le sfumature di grigio di una
realt che richiede molta pi competenza che in passato; organizzare significa focalizzare ed
lanticamera della specializzazione e della crescita. , quindi, necessario cambiare
radicalmente approccio: si deve progettare un processo ordinato di specializzazione,
abbandonando la parcellizzazione perch la crisi, che stata congiunturale e strutturale, il
new normal e il business delle banche cambiato: quello sviluppato negli ultimi dieci/

268 Per appr. cfr. Banca dItalia (2014) (c) op. cit., p. 25-30; Banca dItalia (2014) (d) op. cit., p. 30-34; KPMG (2014) op. cit., p. 38-54.

!110
ventanni non esiste pi. Lapproccio del non-core forse proprio il new normal che
accompagna in qualche maniera lartificioso approccio regolamentare, basato su PD, LGD,
eccetera.

Lanalisi del dott. Zenati a tutto tondo e coinvolge lintero sistema socio-economico,
nella consapevolezza che ci si trova in un sistema complesso, in cui il tutto supera la
somma delle parti269. La banca, a questo proposito, deve fare sistema sia al suo interno sia
allesterno; in altre parole non pu limitarsi ad un rinnovamento organico di strutture e
persone senza tenere conto di che cosa succede allesterno. N, tantomeno, pu prescindere da
unorganizzazione strutturale flessibile, dotata - fra gli altri - di un efficace controllo di
gestione, cio di strumenti di misurazione delle performance chiari e comprensibili agli attori
coinvolti. Il suddetto Zenati, a questo proposito, richiama lattenzione sul piano Ripresa
Cantieri, lanciato a luglio 2013 per un valore d`affari movimentato stimabile in circa 1 mld
. Lobiettivo di UniCredit era di rilanciare lasfittico mercato immobiliare italiano270, da un
lato, finanziando il completamento delle opere dei costruttori edili e affiancandoli nellattivit
di promozione commerciale e, dallaltro, azzerando le spese di istruttoria, perizia, imposta
sostitutiva e oneri per gli acquirenti che aderivano alliniziativa. Il tutto con limpegno dei
costruttori a mettere sul mercato gli immobili a prezzi competitivi, favorendone cos la
compravendita271.

Giungendo al fulcro di questo capitolo, si deve sottolineare che, nonostante il portafoglio


non-core tratti asset simili, si basi sul medesimo concetto di segregazione e punti fortemente
sulla focalizzazione del management, esso non pu essere accomunato ad una bad bank;

269 In fisica un sistema complesso un sistema in cui le singole parti sono interessate da interazioni locali, di breve raggio d'azione, che

provocano cambiamenti nella struttura complessiva (Cfr. Wikipedia sul tema).

270 Per approfondimenti cfr. Osservatorio Mercato Immobiliare e Servizi Estimativi - Ufficio Statistiche e Studi, Nota trimestrale

andamento del mercato immobiliare nel II trimestre 2014, 25 settembre 2014, http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/

Documentazione/omi/Pubblicazioni/Note+trimestrali/Nota+trimestrale+andamento+mercato+immobiliare+II+trim_2014/

OMI_Nota_II_trimestre_2014_25092014.pdf

271 utile riportare le parole di Gabriele Piccini, allora Country Chairman Italy di UniCredit, a commento dellannuncio del piano: La crisi

di liquidit ha comportato un significativo rallentamento del mercato immobiliare con la progressiva erosione del valore degli immobili e la

conseguente difficolt delle imprese costruttrici a portare a termine i cantieri. Con Ripresa Cantieri vogliamo togliere un po' di paura dal

mercato, garantendo il completamento dei progetti, cos da contribuire al rilancio di un settore che, grazie all'indotto, fondamentale per la

ripresa del Paese. Per approfondimenti cfr. Unicredit lancia il piano Ripresa Cantieri, Milano & Finanza, 17 luglio 2013.

!111
infatti, lapproccio adottato nella sua gestione finalizzato alla riqualificazione di esposizioni
che possono assumere lintera gamma dei grigi, dal bianco al nero. Proprio a causa di tale
variet, lo scopo dellorganizzazione non di gestire unicamente il recupero o il
ridimensionamento dei neri, cio di posizioni gi incanalate nei percorsi della
ristrutturazione, della rinegoziazione o degli accordi, come invece accade per un bad bank. In
altre parole, quello del non-core non un perimetro classificato e che denota evidenti stati
di difficolt, ma ne ha mostrato i sintomi ed , quindi, stato segregato, cio messo in
quarantena.

Volendo proseguire con la metafora medica, si potrebbe dire che il portafoglio non-core si
occupa della chirurgia funzionale e non estetica, che potrebbe spettare piuttosto ad una bad
bank. La mission definita dal Piano Strategico 2013-18, a tal proposito, ha fissato lobiettivo
di contribuire a riportare in bonis le posizioni deteriorate che possono strutturalmente
sopravvivere e di ridimensionare lintervento della banca in tutti gli altri casi, cercando di
leggere nel business di ciascuna controparte leffettiva possibilit di superare le difficolt che
comunque queste affrontano272. Quindi, mentre si pu dire che una bad bank ha una sola
strategia, il portafoglio non-core si avvale di tante strategie quante sono le sfumature di grigio
con cui ha a che fare. Non si deve, inoltre, dimenticare che, a differenza di ci che accade fra
bad bank e good bank, la sperimentazione e levoluzione continua indotta dal new normal ha
ricadute positive anche nel campo del perimetro core, dove il driver principale resta quello di
fare crescita avvalendosi degli strumenti tradizionali della tecnica bancaria. Ci non significa
ritornare alla old economy, bens tornare a fare la banca commerciale, assistendo i clienti
dallindividuazione dei problemi alla loro soluzione.

In conclusione, lapproccio adottato da UniCredit consta - in breve - di quattro punti/


obiettivi fondamentali: salvare il salvabile, minimizzare i costi, aumentare il grado di
efficienza dellorganizzazione e dei processi ed accrescere il capitale umano.

272 triste apprendere che le imprese che operano unicamente sul mercato domestico incontrano notevoli difficolt nel riqualificare la loro

posizione; con le parole di Zenati: se non c almeno una quota di fatturato sull'estero, non c quasi possibilit che unimpresa rimanga in

piedi.

!112
3.3.2 La Capital Light Bank: non si parla di bad bank per Intesa Sanpaolo.

Gli incontri di studio relativi al Gruppo Intesa Sanpaolo hanno avuto come oggetto
principale la gestione delle attivit problematiche. Quanto segue emerso dallo scambio di
opinioni con il dottor Nicola Fioravanti, responsabile Active Value Management & Strategies
per il Gruppo.

Il 28 marzo 2104 Intesa Sanpaolo ha presentato il suo Piano di Impresa 2014-2017 in cui
stata rivista la profitability formula273, ovvero come - in una fase di tassi di interesse
sostanzialmente flat e con un costo del credito particolarmente elevato, soprattutto nei paesi
periferici, in particolare lItalia - stata rivista la modalit con la quale il gruppo pu produrre
valore dai clienti. Fondamentalmente, il business plan individua tre grandi aree di
operativit:

1. La New Growth Bank, il cui scopo creare nuovi motori di crescita, comprende tutta
lattivit pi innovativa del Gruppo, quella cio guidata dalle fee, dalle commission, quella
caratterizzata dallimplementazione dei cosiddetti nuovi mestieri, come - ad esempio - lo
sviluppo della Banca 5274.

2. La Core Growth Bank, il cui scopo migliorare la relazione con i clienti esistenti sia
riducendo i tassi di abbandono sia crescendo nei business usuali. I ritmi di crescita si
attesterebbero intorno al 3-4-5% di crescita media annua dei ricavi, a differenza delle
divisione new growth bank che invece dovrebbe far registrare una crescita a due cifre.

3. La Capital Light Bank, il cui obiettivo il deleveraging del 50% di attivit non-core,
comprende attivit per circa 46 miliardi , al lordo delle coperture, allinterno dei quali si
trovano sofferenze (i non performing loan - NPL), non-core equity stake, esposizioni
immobiliari e altri asset non strategici. Fondamentalmente, la creazione di questa
divisione d seguito allimpostazione di lavoro del nuovo Ceo, Carlo Messina, orientata
verso lattivit bancaria tradizionale, basata principalmente sullintermediazione

273 Il business plan riporta, infatti, lobiettivo di generare 4,5mld di utile netto nel 2017 (ROTE all11,8% e ROE al 10,0% con Common

Equity ratio al 12,2%) (fonte sito ufficiale Gruppo Intesa Sanpaolo, Investors relations, Documenti,. http://www.group.intesasanpaolo.com/

scriptIsir0/si09/contentData/view/content-ref?id=CNT-04-00000001C9103).

274 Si tratta di un modello di business rivolto alla clientela di massa con disponibilit economiche sopra la media, che offre 5 prodotti

chiave al cliente: cio carte di debito, carte di credito, finanziamenti personali, assicurazioni danni, investimenti.

!113
creditizia, ovvero verso la trasformazione da entit pi finanziaria a banca delleconomia
reale. Il dott. Fioravanti, infatti, sottolinea che lo stesso nome fa capire che lobiettivo
proprio alleggerire gli asset che assorbono capitale, minimizzando limpatto a conto
economico.

Come del resto si apprende dal Piano dImpresa, la Capital Light Bank si basa su quattro
attivit principali che rispecchiano le quattro categorie di asset da gestire e che sono: il
rafforzamento dellunit per la gestione delle sofferenze, creazione di una societ ad hoc per
le attivit immobiliari275, la cessione di partecipazioni e la gestione proattiva degli altri asset
non strategici. Le gestione delle sofferenze costituisce un punto centrale sia nellattivit del
Gruppo sia ai fini del presente lavoro. Gli NPL, infatti, rappresentano quasi il 60% delle
attivit della Capital Light Bank e costituiscono un panorama di studio e di operativit molto
variegato dal momento che il Gruppo, a seconda della complessit e dellimportanza della
sofferenza, predispone modalit di gestione molto differenziate, che possono - per esempio -
fare ricorso a strutture interne di recupero crediti o ad aziende esterne specializzate; inoltre, al
fine di perseguire il deleveraging, la banca o il soggetto incaricato della gestione pu
procedere alternativamente con lattivit di recupero, con la cancellazione dellesposizione
dal bilancio oppure con la vendita dellattivit.

Relativamente alla questione se internalizzare o esternalizzare lattivit di recupero, il


Gruppo ha notato che i recuperatori interni fanno registrare performance migliori di quelli
esterni e si avanzata cos lipotesi di ridurre il ricorso alloutsourcing e di concentrare la
gestione delle sofferenze su strutture interne. Daltronde, la cancellazione delle sofferenze dal
bilancio rappresenta un stacco netto dallattivit di gestione attiva soprattutto in termini di
tipologia della sofferenza, dal momento che si soliti effettuare lo stralcio solo di quelle
esposizioni caratterizzate da una probabilit di recupero molto bassa e da una copertura
sufficientemente elevata tale da minimizzare limpatto sul conto economico (cio da ridurre le
perdite al minimo). In ultima istanza, il Gruppo pu procedere alla vendita degli NPL sul
mercato. A questo proposito, il Dott. Fioravanti sottolinea che c molto appetito da parte dei
fondi e degli investitori istituzionali ed internazionali a comprare non-performing loan in

275 Il business plan di Intesa definisce le attivit immobiliari gli asset repossessed e prevede la creazione di una Real Estate owned

Company (Re.o.Co).

!114
Italia; diciamo che un po il business del momento. Ma - ovviamente - il compratore tende a
comprare gli asset a sconto, per questo sta al nostro Gruppo il valutare le proprie convenienze
relative ad effettuare operazioni di questa natura. Magari si pu creare un portafoglio misto
che contenga attivit non-performing e attivit perforaming, ma non-core, cio non
strategiche.

La formazione della Capital Light Bank, che occuperebbe circa 700 persone, consiste - in
pratica - nel separare e definire un portafoglio specifico le cui componenti sarebbero rimaste
sparse nelle partecipate del Gruppo, che ne trae grandi vantaggi sia dal punto di vista
dellaccountability e della trasparenza, sia dalla presenza di un focus manageriale molto pi
definito. Il fatto di ritagliare questo portafoglio e di costruirne bene il perimetro e,
eventualmente - dove possibile - attraverso operazioni di cessione e di scissione, di portarlo
dentro la Capital Light Bank (che, oggi come oggi, il Gruppo Intesa Sanpaolo, ma che non
escluso possa avere in futuro una sua legal entity) permette di designare uomini molto
focalizzati e anche di accrescere la precisione del controllo, del pushing e del challenging
dellarea CFO, che pu disporre di una maggiore chiarezza di perimetro di portafoglio. A
questo proposito, il sistema informativo si deve, ovviamente, muovere in supporto al CFO.
Quindi, aver individuato in questa maniera la Capital Light Bank presenta indubbi vantaggi,
ma esiste anche uno svantaggio in quanto, avendola definita in un programma di lavoro
quadriennale, come il Piano dImpresa, il mercato e la comunit finanziaria ormai si
aspettano che, ogni quarter, il Gruppo dia qualche indicazione sui risultati. Se fosse rimasta
allinterno delle partecipate ci sarebbe stata una minore attenzione da parte dellinvestitore e
del mercato che - viceversa - in questo modo molto pi focalizzato.

Lattenzione del mercato testimoniata anche dal fatto che il valore sul mercato del
Gruppo Intesa Sanpaolo notevolmente aumentato nellultimo anno: basti pensare che, a fine
settembre 2013, mese in cui si insediato il nuovo CEO Messina, la capitalizzazione di borsa
si attestava intorno ai 25 miliardi , mentre oggi si aggira intorno ai 37 miliardi276. Inoltre,
anche osservando le reazioni del mercato ad eventi pi recenti, si riscontra un notevole favore
degli investitori verso le innovative iniziative della banca: ne un esempio laumento del

276 Questi dati sono stati forniti dal Dottor Fioravanti e confermati dallanalisi dei prezzi di borsa dellultimo anno: 1,581 (cap.

25.038.520.534 ) al 27/06/2013 e 2,352 (cap. 37.248.956.544 ) al 29/09/2014.

!115
+3,5% del corso azionario in occasione della presentazione del business plan277. Il mercato
ha creduto e apprezzato moltissimo questa specifica analisi e tripartizione new, core, capital
light, proprio perch ha capito che la squadra manageriale aveva la capacit di guidare questo
gruppo in maniera molto specifica, andando - quindi - a colpire le leve del valore nei diversi
punti nei quali effettivamente esisteva questo valore: nella sezione della new con un chiaro
programma di crescita e una serie di progettualit molto interessanti e forti; quella core che
rappresenta il business della banca as usual; e la capital light molto apprezzata perch mette
in evidenza un pezzo patologico del gruppo, che si impegna a potare a casa dei risultati anche
su questo mondo (quello degli NPL) con una serie di programmi di lavoro e una maggiore
disclosure. Adesso, il punto che ci troviamo a dover deliberare quanto promesso, per non
disattendere questa fiducia del mercato. Il meccanismo di deliberare le progettualit del piano
dimpresa e raggiungere i target economico-finanziari che ci siamo dati la nostra stella
polare. Soprattutto la governance, in particolare tramite lattivit di planning e di capital
management, ha il compito di stimolare il management a realizzare tutte le progettualit del
piano, ad estrarre le sinergie dei diversi progetti, a costruire modelli di servizio e modalit
rendicontative che permettono, poi, di tenere le briglie di questo Gruppo nei prossimi quattro
anni.

Ritornando sulla gestione degli asset da parte della Capital Light Bank, in particolare delle
sofferenze, utile soffermarsi su un aspetto pi tecnico, ovvero sulle modalit di
trasferimento delle attivit alla nuova business unit. A questo proposito, si possono
individuare due alternative, una di gestione diretta e una indiretta; la prima pu realizzarsi
tramite la scissione o la cessione di attivit non-performing o non strategiche della partecipata
in favore della capogruppo; mentre la seconda consiste nella costruzione di un portafoglio le
cui attivit restano sui book delle partecipate e la cui operativit delegata agli uomini della
Capital Light Bank, cio alla capogruppo. In questultimo caso loperativit risulta s pi
complessa, ma si riscontra un vantaggio in termini di costi ed impatti di natura fiscale. Daltro
canto, unoperazione di cessione coinvolge un vasto insieme di soggetti per formare un team
misto di esperti di finanza strutturata, diritto e fiscalit che permetta di studiare la soluzione

277 Cfr. Intesa in rosso per 4,55 miliardi dopo le maxi-rettifiche In: Repubblica, Economia, Finanza, e Bloomberg, 28 marzo 2014 http://

www.repubblica.it/economia/finanza/2014/03/28/news/intesa_in_rosso_per_4_55_miliardi_dopo_le_maxi-rettifiche-82117640/

!116
migliore per il Gruppo. Inoltre, non si deve dimenticare che spesso vengono coinvolti anche
altri soggetti, interni od esterni, come altri banker o la stessa Banca IMI, che costituiscono il
trait dunion con i potenziali investitori. Queste entit effettuano le due diligence sui
portafogli e propongono al Gruppo le potenziali soluzioni, come - ad esempio - la
cartolarizzazione e la contestuale vendita delle tranche.

Le linee-guida per questo tipo di operazioni, definito active value management, si fondano
sul fatto che Intesa un gruppo sano e liquido, che pu quindi permettersi di considerare le
cartolarizzazioni come come unopportunit strategica di investimento con lobiettivo di
liberare capitale e di generare un impatto sul conto economico non negativo, e non come una
medicina prescritta dal dottore - citando il Dott. Fioravanti. La valutazione di tali operazioni
utilizza come indicatore chiave leconomic value added (EVA) e consiste sostanzialmente
nella valutazione delle prospettive di creazione di valore dalla cessione del portafoglio, anche
tramite il reimpiego del capitale liberato, al netto delle eventuali minori provision derivanti
dalla cessione stessa e dei costi di realizzazione delloperazione in s.

In conclusione, Intesa Sanpaolo - traendo vantaggio da una situazione di copertura molto


pi elevata rispetto ai peers - indirizzata ad estrarre valore dalle proprie posizioni non-
performing attraverso una gestione segregata, focalizzata, con una chiara accountability e
con trasparenza nei confronti del mercato, ponendosi cio in maniera lineare e pulita nella
modalit di approccio a tale problema. Inoltre, il meccanismo della bad bank in senso stresso
risulta essere piuttosto lontano dal modello della Capital Light Bank, che non presuppone la
separazione di una serie di attivit dal bilancio del Gruppo, finanziate attraverso meccanismi
pubblici, ovvero esterni ai circuiti aziendali e al fine di ripulirlo.

3.3.3 Analisi preliminare: comparazione fra le note integrative dei gruppi


UniCredit e Intesa Sanpaolo

Ad ampliamento della trattazione del rischio di credito presente nel primo capitolo, per
confrontare due delle entit pi influenti nel panorama bancario italiano ed anche in
considerazione di quanto emerso nel corso degli incontri con gli intervistati, utile riportare
alcuni estratti delle Note integrative dei bilanci consolidati dei gruppi UniCredit ed Intesa
Sanpaolo: in particolare saranno analizzate le voci Sistemi di gestione, misurazione e

!117
controllo, Tecniche di mitigazione del rischio di credito e Attivit finanziarie deteriorate.
La comparazione fra i due gruppi facilitata dalladozione degli schemi di bilancio proposti
dalla Circolare 262/2005278.

La prima voce che risulta utile analizzare quella intitolata Sistemi di gestione,
misurazione e controllo che descrive i sistemi interni di identificazione, misurazione,
gestione e controllo del rischio di credito, distinguendo tra livello individuale e di
portafoglio279, come da prescrizioni di Banca dItalia. La Circolare 262/2005 specifica,
inoltre, la necessit di illustrare, ove presenti, i metodi di scoring e/o sistemi basati su rating
esterni e/o interni e i modelli di portafoglio.

Da una prima analisi superficiale della suddetta voce emerge come i due gruppi bancari
abbiano deciso di organizzare il bilancio in maniera differente; infatti, UniCredit,
diversamente da Intesa Sanpaolo, ha ulteriormente suddiviso tale voce in quattro sotto-voci,
rispettivamente Attivit di reporting e di monitoring, Governance e policy, Metodologie
della gestione e misurazione e Strategie creditizie. Le differenze non si limitano, per, ad
una dimensione unicamente strutturale: anche dal punto di vista contenutistico, i due bilanci
differiscono sostanzialmente. Innanzitutto, le prime due sotto-voci individuate da UniCredit
non trovano una corrispondenza nel bilancio di Intesa Sanpaolo, che entra subito nel vivo
della trattazione dei sistemi preposti alla misurazione ed al controllo del rischio. Inoltre, il
bilancio di Intesa Sanpaolo, da una parte, testimonia la notevole importanza che il Gruppo

278 A questo proposito doveroso precisare due punti di carattere puramente formale. In primo luogo, immediato constatare che la

versione della Circolare analizzata nel primo capitolo aggiornata al 21 gennaio 2014 (le cui modifiche rappresentano il recepimento delle

novit in materia di principi contabili internazionali IAS/IFRS, come omologate dalla Commissione Europea, e sono entrante in vigore dalla

chiusura dei bilanci o da quelli in corso al 31 dicembre 2013 (cfr. Bollettino di Vigilanza n. 1, gennaio 2014, Sez. II.1)), mentre la redazione

di entrambi i bilanci consolidati fa riferimento allesercizio 2013. Nonostante questa differenza, ai fini dellanalisi proposta di seguito le

modifiche apportate dal secondo aggiornamento non hanno implicato alcuna conseguenza. Inoltre, si ricorda che le circolari di Banca dItalia

non costituiscono fonte di diritti ed obblighi, in conformit a quando espresso dalla Cass. (Sezione II Penale) 19 dicembre 2011, n. 46669.

Per questo motivo ed in aggiunta, i due bilanci considerati non seguono la numerazione proposta dalla circolare di Banca dItalia, ma

adottano uno schema differente: Intesa Sanpaolo, per esempio, non riporta alcuna numerazione. In secondo luogo, si sottolinea che i bilanci

analizzati sono consolidati e non desercizio, tipologia, questultima, su cui si concentrata la trattazione precedente. Anche in questo caso,

tale differenza non ha effetti ai fini dellanalisi che segue come si deduce dal 7, Cap.3, Circolare 262/2005, dal momento che al bilancio

consolidato si applicano, per quanto non diversamente disposto e fatti salvi gli adeguamenti necessari per il consolidamento dei conti, le

disposizioni riguardanti il bilancio dellimpresa (Cfr. Banca dItalia, Circolare 262/2005 Cap. 3, Par. 7).

279 Cfr. Banca dItalia, Circolare n. 262 del 22 dicembre 2005 2 aggiornamento, Cap. 2, Par. 7, Sez. 1, Voce 2.2

!118
conferisce alla distinzione dei diversi segmenti di operativit e, dallaltra, riserva vasto spazio
alla disamina dei modelli di rating alla base della misurazione del rischio.

Sistemi di gestione, misurazione e controllo (Intesa Sanpaolo, Bilanci 2013, Bilancio consolidato del
Gruppo Intesa Sanpaolo, p.324)

Intesa Sanpaolo dispone di un articolato insieme di strumenti in grado di assicurare un controllo analitico
della qualit del portafoglio impieghi a clientela e ad istituzioni finanziarie, nonch delle esposizioni soggette a
rischio paese.

La misurazione del rischio fa ricorso a modelli di rating differenziati a seconda del segmento di operativit
della controparte (Corporate, Small Business, Mortgage, Prestiti Personali, Stati Sovrani, Enti del Settore
Pubblico e Istituzioni Finanziarie). Tali modelli consentono di sintetizzare la qualit creditizia della controparte
in una misura, il rating, che ne riflette la probabilit di insolvenza con un orizzonte temporale di un anno,
calibrata su un livello medio del ciclo economico. I rating calcolati sono, inoltre, raccordati alle classificazioni
delle agenzie ufficiali di rating per mezzo di una scala omogenea di riferimento.

Limpostazione assunta, invece, da UniCredit, soprattutto nella prima parte della voce,
fornisce una maggiore enfasi alla governance del Gruppo con diversi riferimenti a documenti
aziendali, quali ad esempio le General Group Credit Policies. Lattenzione dimostrata alla
dimensione di gruppo o culturale che emerge anche dalla Nota integrativa del bilancio
del tutto coerente con lanalisi proposta da Palmisano (2006), secondo cui UniCredit ha
disposto da subito un uso pi regolare di strumenti culturali volti a uniformare la cultura
organizzativa e a improntare i rapporti con il credito e leconomia locale280. Tale necessit
generata dalla natura del gruppo UniCredit che si configura [] come una pluralit di
anime, in quanto nasce dalla fusione di tipologie eterogenee di istituti creditizi281, a
differenza di Intesa Sanpaolo, le cui origini sono riconducibili al XVI secolo282 283.

La vicinanza in termini di argomenti trattati fra i due bilanci prende forma se si considera
la terza sotto-voce del bilancio UniCredit e il testo del bilancio Intesa Sanpaolo. Infatti,
entrambi i gruppi adottano, in aggiunta ai sistemi di rating, anche modelli di portafoglio ed

280 Palmisano, S. (2006), op. cit., p.85.

281 Palmisano, S. (2006), op. cit., p.84.

282 Per approfondimenti sul tema cfr. Palmisano, S. (2006), Le grandi strategie. Sanpaolo, banca per tradizione. In: Palmisano, S. (2006) op.

cit.

283 A prescindere dal fatto che lIntesa Sanpaolo di oggi sia il risultato della fusione del 2006 fra Sanpaolo IMI e Banca Intesa.

!119
effettuano una differenziazione del rating in base ai segmenti di clientela. I passi riportati di
seguito testimoniano la presenza di parti in comune.

2.3 Sistemi di gestione, misurazione e controllo (UniCredit, Relazioni e Bilancio Consolidato 2013, p.
267)

2.3.3 Metodologie della gestione e misurazione

La misurazione del rischio di credito viene effettuata sia a livello di singola controparte/transazione, sia a
livello dellintero portafoglio. Gli strumenti ed i processi a supporto dellattivit creditizia nei confronti di
singoli prenditori, tanto nella fase di erogazione quanto in quella di monitoraggio, comprendono il processo di
assegnazione del rating, differenziato in base alle peculiari caratteristiche dei differenti segmenti di clientela/
prodotto, al fine di assicurare il massimo livello di efficacia. []

Oltre alle metodologie riassunte nei sistemi di rating, la funzione Risk Management utilizza modelli di
portafoglio in grado di misurare il rischio di credito a livello aggregato e, nel contempo, di individuare il
contributo di singole porzioni di portafoglio o singole controparti alla posizione di rischio complessiva.

I parametri di misurazione del rischio di credito a livello di portafoglio sono fondamentalmente tre, calcolati
e valutati su un orizzonte temporale di dodici mesi:

Expected Loss (EL);

Credit Value at Risk (Credit VaR);

Expected Shortfall (ES). []


La perdita attesa (EL) costituisce il valore della perdita media a livello di portafoglio aggregato, dovuto al
potenziale manifestarsi dellinadempienza degli obbligati. La perdita attesa a livello di portafoglio data dalla
somma delle perdite attese dei singoli obbligati, che possono essere determinate attraverso il prodotto di PD x
LGD x EAD, ed indipendente dalle correlazioni tra i default a livello di portafoglio. La perdita attesa di
norma computata come componente di costo.

Il Value at Risk rappresenta la soglia monetaria di perdita superata solo per un prefissato valore di probabilit
(VaR con livello di confidenza 1-). Il Capitale Economico derivato dal Value at Risk sottraendone la perdita
attesa ed un input per la determinazione del Capitale Interno a copertura delle perdite potenziali derivanti da
tutte le fonti di rischio.

Il VaR ampiamente utilizzato quale misura del rischio di portafoglio ma non fornisce alcuna informazione
concernente le perdite potenziali nel caso in cui i limiti di VaR siano superati. Tale indicazione invece fornita
dall Expected Shortfall (ES) che rappresenta il valore atteso delle perdite che eccedono la soglia di VaR.

Sistemi di gestione, misurazione e controllo (Intesa Sanpaolo, Bilanci 2013, Bilancio consolidato del
Gruppo Intesa Sanpaolo, p.326)

Il controllo direzionale dei rischi creditizi viene realizzato attraverso un modello di portafoglio che sintetizza
le informazioni sulla qualit dellattivo in indicatori di rischiosit, tra cui la perdita attesa e il capitale a rischio.

!120
La perdita attesa risulta dal prodotto di esposizione, probabilit di default (derivata dal rating) e Loss Given
Default.

La perdita attesa rappresenta la media della distribuzione probabilistica delle perdite, mentre il capitale a
rischio viene definito come la massima perdita inattesa in cui il Gruppo pu incorrere a determinati livelli di
confidenza. Tali indicatori sono calcolati con riferimento alla situazione del portafoglio attuale e a livello
dinamico, determinandone il livello prospettico, sia sulla base dello scenario macroeconomico atteso, sia in
relazione a scenari di stress.

La trattazione circa i sistemi di gestione, misurazione e controllo del rischio risulta


differente fra i due gruppi. Infatti, il bilancio del gruppo UniCredit, a differenza di Intesa
Sanpaolo, evidenzia esplicitamente lesistenza di tre parametri per la misurazione del
rischio di credito, di cui solo uno, lexpected loss, risulta essere condiviso. A seguito
dellanalisi sopra condotta e per la documentazione resa disponibile durante gli incontri di
studio, il sistema predisposto da UniCredit potrebbe, quindi, sembrare pi accurato di quello
di Intesa Sanpaolo che si limita a citare un modello di portafoglio non meglio identificato.
Inoltre, UniCredit dichiara di adottare lExpeceted Shortfall, una algoritmo che misura la
media degli risultati peggiori che si possono ottenere da un investimento (dove da
intendersi come percentuale o percentile), fornendo cos una misura della bont della stima
del VaR.

La voce 2.3 del bilancio consolidato del gruppo UniCredit si conclude infine con il
paragrafo 2.3.4 Strategie creditizie di cui non si ritrova corrispondenza allinterno del
documento del gruppo Intesa Sanpaolo. Cos come si potuto constatare per le prime due
sotto-voci, anche in questo caso la trattazione caratterizzata da un livello espositivo piuttosto
orientato alla descrizione delle procedure, con un forte riferimento a processi aziendali.
Nonostante non ci sia un omologo nel bilancio di Intesa Sanpaolo, gli argomenti trattati sono
parzialmente condivisi: entrambi i bilanci, infatti, riportano le metodologie di gestione del
rischio di concentrazione.

2.3 Sistemi di gestione, misurazione e controllo (UniCredit, Relazioni e Bilancio Consolidato 2013, p.
268)

2.3.4 Strategie creditizie

Le Strategie Creditizie di Gruppo rappresentano un efficace strumento di governo del rischio di credito, in
quanto sono orientate a guidare gli obiettivi definiti nel processo di Budget in maniera coerente con il Risk
Appetite del Gruppo, e a tradurli in forma concreta. Prendendo in considerazione lo scenario macroeconomico e

!121
creditizio, loutlook a livello di settore economico ed industriale, nonch le iniziative/strategie di business, le
Strategie Creditizie forniscono un insieme di linee guida e di target operativi rivolti a Paesi e segmenti di
business in cui il Gruppo opera, con la finalit di identificare il profilo di rischio e il posizionamento relativo
delle linee di business, di consentire una crescita coerente con lappetito al rischio del Gruppo e di minimizzare
limpatto originato dal rischio di credito senza tuttavia precludere profittevoli canali di business.

Per quanto attiene specificamente la gestione dei rischi di portafoglio, particolare rilevanza posta al rischio
di concentrazione creditizio, considerata limportanza dello stesso sul totale delle attivit creditizie. Tale rischio
di concentrazione, coerentemente con la definizione fornita dalla normativa di Basilea 2, si configura come una
singola esposizione o un gruppo di esposizioni tra di loro correlate, potenzialmente in grado di produrre perdite
tali da minacciare la solidit del Gruppo o la sua capacit di proseguire nello svolgimento della normale
operativit.

Al fine di individuare, gestire, misurare e monitorare il rischio di concentrazione, le funzioni preposte in


Capogruppo presidiano la definizione ed il monitoraggio di specifici limiti creditizi, volti al controllo di due
differenti tipologie di rischio di concentrazione:

esposizioni creditizie di importo rilevante in capo ad una singola controparte o ad un insieme di controparti
economicamente correlate (c.d. bulk risk for Multinationals, Financial Institutions and Banks);

esposizioni creditizie verso controparti appartenenti al medesimo settore di attivit economica (industry
concentration risk).

Sistemi di gestione, misurazione e controllo (Intesa Sanpaolo, Bilanci 2013, Bilancio consolidato del
Gruppo Intesa Sanpaolo, p.327)

Il Gruppo dedica particolare attenzione alla valutazione del rischio di concentrazione derivante
dallesposizione a controparti, gruppi di controparti connesse e controparti nello stesso settore economico o che
svolgono la stessa attivit o che operano nella stessa regione geografica. Nellambito dellaggiornamento
annuale del Risk Appetite Framework queste sono oggetto di appositi stress test volti a identificare e a valutare le
minacce per il Gruppo e le azioni di mitigazione pi appropriate:

- definizione di limiti di esposizione per specifiche aree geografiche ed insiemi di controparti (top 20);

- azioni di limitazione ex ante delle esposizioni particolarmente concentranti, con particolare riferimento ai
c.d. grandi rischi e agli affidamenti verso paesi a rischio;

- azioni di correzione ex post del profilo, tramite il mercato secondario del credito, seguendo opportune
metriche di giudizio basate sulla massimizzazione del valore complessivo di portafoglio.

Proseguendo nellanalisi della Nota integrativa, si giunge alla voce Tecniche di


mitigazione del rischio di credito che offre notevoli spunti di riflessione. Le sezioni di
entrambi i bilanci incentrano la mitigazione dei rischio sulla assunzione di garanzie, che
devono essere valutate e sottoposte a controllo periodico. Con riferimento a detta voce, la

!122
Circolare 262/2005 specifica che formano oggetto di illustrazione le politiche e le strategie
di copertura del rischio di credito284 e specifica che tale informativa include argomenti quali
gli accordi di compensazione relativi ad operazioni in bilancio e fuori bilancio, le tipologie
e modalit di gestione delle garanzie e dei derivati e il grado di concentrazione delle diverse
forme di copertura.

In questo ambito, rispetto a quello di UniCredit, il bilancio di Intesa Sanpaolo sembra


presentare una maggiore articolazione delle metodologie di valutazione di tali garanzie.
Inoltre, come si pu notare dal passo riportato, le tecniche di mitigazione del rischio sono
costituite sia dalle garanzie sia da appositi contratti, caratteristica tralasciata da UniCredit. A
conferma del diverso livello di approfondimento, basti notare che, fra le garanzie personali,
che pur sono menzionate da UniCredit, in Intesa Sanpaolo trovano collocazione anche i
Confidi, ovvero quei soggetti che svolgono esclusivamente lattivit di rilascio di garanzie
collettive dei fidi e i servizi connessi o strumentali, a favore delle piccole e medie imprese
associate, nel rispetto delle riserve di attivit previste dalla legge285 286. Nonostante questa
differenza, per UniCredit sussiste la necessit di valutare la congruit della garanzia
(personale) e della solvibilit e del profilo di rischio del fornitore di protezione,
parallelamente alla graduazione della forza delle garanzie personali operata da Intesa
Sanpaolo.

Tecniche di mitigazione del rischio di credito (Intesa Sanpaolo, Bilanci 2013, Bilancio consolidato del
Gruppo Intesa Sanpaolo, p.327)

Rientrano nellambito delle tecniche di mitigazione del rischio quegli strumenti che contribuiscono a ridurre
la perdita che la Banca andrebbe a sopportare in caso di default della controparte (loss given default); esse
comprendono, in particolare, le garanzie ed alcuni contratti che determinano una riduzione del rischio di credito.

[]

Nellambito del processo di concessione e gestione del credito, viene incentivata la presenza di fattori
mitiganti a fronte di controparti con un rating non investment grade, ovvero di alcune tipologie di operazioni a
medio lungo termine.

284 Cfr. Banca dItalia, Circolare n. 262 del 22 dicembre 2005 2 aggiornamento, Cap. 2, Par. 7, Sez. 1, Voce 2.3

285 Cfr. art. 13, comma 1, legge 24 novembre 2003, n. 326.

286 La realt dei confidi ha conosciuto una notevole spinta evolutiva grazie alle tornate recessive che hanno caratterizzato leconomia

mondiale negli ultimi anni. Per approfondimenti Cfr Nicolai, M. (a cura di). (2013). Il sistema dei Confidi in Italia. Efficienza, sostenibilit e

intervento pubblico. Maggioli Editore.

!123
Tra i fattori mitiganti a pi alto impatto rientrano i pegni su attivit finanziarie e le ipoteche su immobili
residenziali; altre forme di mitigazione del rischio sono i pegni su attivit non finanziarie, le ipoteche su
immobili non residenziali.

La forza delle garanzie personali rilasciate da soggetti rated, tipicamente banche/assicurazioni, Confidi e
imprese, viene invece graduata sulla base della tipologia della garanzia e della qualit creditizia del garante.

[]

Lerogazione del credito con acquisizione di garanzie reali soggetta a norme e processi interni per la
valutazione del bene, il perfezionamento della garanzia e il controllo del valore. Leventuale realizzo forzoso
della garanzia curato da strutture specialistiche deputate al recupero del credito.

La presenza di garanzie reali non esime, in ogni caso, da una valutazione complessiva del rischio di credito,
incentrata principalmente sulla capacit del prenditore di far fronte alle obbligazioni assunte indipendentemente
dallaccessoria garanzia.

[]

Per quanto riguarda la mitigazione del rischio di controparte per i derivati OTC (non regolamentati) e per le
operazioni di tipo SFT (Securities Financing Transactions, ossia Prestito titoli e Pronti contro termine), il Gruppo
utilizza accordi bilaterali di netting che consentono, nel caso di default della controparte, la compensazione delle
posizioni creditorie e debitorie. Questo avviene tramite la sottoscrizione di accordi di tipo ISDA e ISMA/PSA,
che permettono, nel rispetto della normativa di vigilanza, anche la riduzione degli assorbimenti di capitale
regolamentare.

Inoltre, il Gruppo pone in essere accordi di collateral, solitamente con marginazione giornaliera, per la
copertura delloperativit in derivati OTC e SFT (rispettivamente Credit Support Annex e Global Market
Repurchase Agreement).

Nel bilancio di UniCredit si riscontra nuovamente limpostazione incentrata sulla


dimensione di gruppo, come testimoniato dai riferimenti alle linee guida generali del
Gruppo. In entrambi i bilanci si sottolinea la necessit di non sostituire la presenza di
garanzie alla capacit di rimborso, ma di procedere ad una valutazione delle capacit di
rimborso del prenditore. Inoltre, i due bilanci trattano della mitigazione del rischio di
controparte sui derivati in termini pressoch identici. In particolare, si nota il riferimento a
tecniche di mitigazione del rischio a livello contrattuale come gli accordi di netting e la
collateralization. I primi sono costituiti da una clausola sui contratti derivati, soprattutto over-
the-counter, che prevede che linadempienza su contratto si trasferisca su tutti gli altri
contratti conclusi con la stessa controparte. I secondi sono composti da una clausola che
prevede un trasferimento a garanzia nel caso in cui il valore marked to market dei contratti

!124
superi un certo limite (threshold) a favore dellistituzione finanziaria287. Nel caso in cui la
differenza fra il valore complessivo dei contratti e il threshold sia inferiore alle garanzie gi
prestate, la societ potr richiedere la restituzione di parte di tali garanzie. In caso di
insolvenza della societ, listituzione finanziaria ha il potere di confiscare le garanzie. Inoltre,
se la societ non reintegra le garanzie quando tenuta a farlo, listituzione finanziaria pu
risolvere il contratto. In una certa misura, il threshold pu essere considerato come una linea
di credito concessa dallistituzione alla societ288.

2.4 Tecniche di mitigazione del rischio di credito (UniCredit, Relazioni e Bilancio Consolidato 2013, p.
269)

Con specifico riferimento alle tecniche di mitigazione del rischio, sono in vigore linee guida generali di
Gruppo emesse dalla Capogruppo al fine di definire regole e principi comuni per lindirizzo, il governo e la
gestione standardizzata delle tecniche di mitigazione del rischio in linea con i principi di Gruppo, le best practice
e in conformit con i requisiti regolamentari in materia.

Ad integrazione delle linee guida generali sulle tecniche di mitigazione del rischio, le singole Entit hanno
emanato normative interne, specificando processi, strategie e procedure per la gestione delle garanzie. In
particolare tali normative dettagliano le regole per lammissibilit, la valutazione e la gestione delle garanzie,
assicurandone la validit, lopponibilit giuridica, la tempestivit di realizzo in conformit con il sistema
giuridico locale di ciascun Paese.

[]

Secondo la policy creditizia, le garanzie - reali o personali - possono essere acquisite solo come supporto
sussidiario del fido e non devono essere intese come elementi sostitutivi dellautonoma capacit di rimborso del
debitore principale. Per tale ragione, oltre alla pi ampia analisi del merito creditizio e dellautonoma capacit di
rimborso del debitore principale, esse sono oggetto di specifica valutazione ed analisi per il ruolo di fonte
sussidiaria di rimborso dellesposizione debitoria.

Le principali tipologie di garanzie reali utilizzate a supporto del credito dalle Entit del Gruppo sono
principalmente le immobiliari, sia residenziali che commerciali, le garanzie finanziarie (inclusi i depositi in
contante, le obbligazioni, azioni e quote di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM)).
Altri tipi di garanzie reali (pegno su merci o su crediti e polizze vita) sono meno comuni. Il Gruppo si avvale,
inoltre, di accordi bilaterali di netting per operazioni di derivati (tramite la sottoscrizione di accordi ISDA e
CSA), pronti contro termine e prestito titoli.

[]

287 Il valore della garanzia prestata dalla societ allistituzione finanziaria sar pari alla differenza, se positiva, fra il valore complessivo dei

contratti e il threshold.

288 Se la collateralization duplice c un threshold anche per listituzione finanziaria. In tal caso, la societ pu chiedere allistituzione

finanziaria di fornirle garanzie quando il valore di mercato dei contratti oltrepassa il threshold (Cfr. Hull, J. C., Mitigazione del Rischio di

Credito, op. cit., p. 587).

!125
Nel processo di acquisizione delle garanzie il Gruppo attribuisce particolare rilevanza ai processi e al sistema
dei controlli per il rispetto dei requisiti legali (certezza giuridica) dei contratti, nonch alla valutazione della
congruit della garanzia e, nel caso delle garanzie personali, della solvibilit e del profilo di rischio del fornitore
di protezione.

Infine, lultima voce delle Informazioni di natura qualitativa della Nota integrativa nella
sezione dedicata al rischio di credito relativa alle Attivit finanziarie deteriorate, i cui
contenuti, secondo la Circolare 262/2005 di Banca dItalia, sono relativi alle procedure
tecnico-organizzative e metodologiche utilizzate nella gestione e nel controllo delle attivit
finanziarie289. I due gruppi adottano approcci simili, spinti dallobiettivo del recupero dei
crediti, seguendo un modello che si avvale di strutture sia interne sia esterne. Per quanto
concerne il ricorso a strutture esterne, sia UniCredit sia Intesa Sanpaolo predispongono la
possibilit di cessione di parte dellattivit deteriorate, ma in maniera leggermente differente:
infatti, il primo fa riferimento alla possibilit di cessione del portafoglio non performing ad
operatori specializzati senza porre limiti, mentre il secondo specifica che la cessione pu
avvenire solo per posizioni di importo limitato e che, per contro, le esposizioni superiori ad
una prefissata soglia debbano essere gestite internamente.

2.5 Attivit finanziarie deteriorate (UniCredit, Relazioni e Bilancio Consolidato 2013, p.270)

In linea generale, le finalit nella gestione creditizia della clientela performing a maggiore rischio sono in
primis quelle del miglioramento della qualit della relazione attraverso azioni volte a favorire la mitigazione del
rischio e miranti non necessariamente alla esclusiva riduzione dellesposizione.

[]

Lobiettivo principale della gestione del portafoglio non performing quello di recuperare interamente, o
per limporto massimo possibile, lesposizione, ovvero individuare la miglior strategia che consenta di
massimizzare il Valore Netto Attualizzato (NPV) degli importi recuperati ovvero, infine, minimizzare il tasso di
perdita in caso di default.
Lattivit di recupero quindi gestita sia internamente da personale particolarmente qualificato, sia esternamente
attraverso il conferimento di apposito mandato a societ specializzate - nel Gruppo attiva UniCredit Credit
Management Bank - ovvero tramite la cessione del portafoglio non performing ad operatori esterni
specializzati.

289 Cfr. Banca dItalia, Circolare n. 262 del 22 dicembre 2005 2 aggiornamento, Cap. 2, Par. 7, Sez. 1, Voce 2.4

!126
Attivit finanziarie deteriorate (Intesa Sanpaolo, Bilanci 2013, Bilancio consolidato del Gruppo Intesa
Sanpaolo, p.328)

Con riferimento ai crediti scaduti e/o sconfinanti, ai ristrutturati e agli incagli, le strutture competenti per la
gestione sono individuate, sulla base di prefissate soglie di rilevanza, in Unit organizzative periferiche che
svolgono attivit specialistica e in strutture di Direzione Centrale, anchesse specialistiche, alle quali competono
altres funzioni di indirizzo e coordinamento dellintera materia.

Con riferimento ai crediti a sofferenza, si evidenzia che a decorrere dal secondo semestre 2010, il Gruppo ha
adottato un modello organizzativo basato sulla specializzazione delle competenze gestionali tra strutture interne
e strutture esterne allo stesso, prevedendo che le posizioni di maggiore rilevanza e complessit siano gestite
internamente. In particolare, tale modello prevede:

- lattribuzione alla Direzione Recupero Crediti di Intesa Sanpaolo Group Services del coordinamento di
tutte le attivit di recupero crediti nonch la gestione diretta (per Intesa Sanpaolo e per la totalit delle Banche
della Divisione Banca dei Territori) dei clienti classificati a sofferenza a decorrere da luglio 2010 aventi
unesposizione superiore ad una prefissata soglia dimporto;

- []

- per le posizioni a sofferenza di importo limitato la cessione routinaria pro-soluto su base mensile a societ
terze allatto della classificazione a sofferenza, con alcune esclusioni specifiche.

Per quanto attiene ai crediti affidati alla gestione diretta della Direzione Recupero Crediti, per la gestione
dellattivit di recupero, la stessa si avvale di strutture specialistiche da essa dipendenti dislocate sul territorio.
Nellambito della predetta attivit, ai fini dellindividuazione delle ottimali strategie attuabili per ciascuna
posizione, sono state esaminate - in termini di analisi costi/benefici - sia soluzioni giudiziali che stragiudiziali,
tenendo conto anche delleffetto finanziario dei tempi stimati di recupero.

3.3.4 Laffair Intesa Sanpaolo-UniCredit290

Il 22 aprile scorso gli uffici stampa di Intesa Sanpaolo e di Unicredit annunciavano:


Alvarez & Marsal (A&M), Intesa Sanpaolo, KKR e UniCredit insieme al lavoro per
massimizzare il valore di prestiti corporate. Il comunicato stampa specificava che questi
soggetti avevano firmato un memorandum of understanding al fine di sviluppare e realizzare
insieme una soluzione innovativa finalizzata a ottimizzare le performance e massimizzare il

290 Linversione dellordine dei soggetti nellambito dellanalisi dovuta principalmente al fatto che, come si appreso durante le interviste,

il progetto di collaborazione con A&M e KKR stato inizialmente predisposto da Intesa. Tuttavia, dal momento che non stato possibile

inserire alcun contributo proveniente da UniCredit sul tema specifico, si ritenuto pi efficace inserire un breve riferimento alle notizie

pubbliche provenienti dai vertici di questultimo, piuttosto che seguire il nuovo ordine stabilito dal titolo del capitolo.

!127
valore di un selezionato portafoglio di crediti in ristrutturazione attraverso la gestione attiva
degli asset e lapporto di nuove risorse finanziare.

Negli ultimi mesi, le colonne delle maggiori testate giornalistiche291 hanno ripetutamente
rappresentato le possibili forme che questa partnership potesse assumere. Nonostante i
dettagli tecnici siano ancora coperti da strettissime riserve, si pu tranquillamente affermare
che il progetto di collaborazione fra i due Gruppi e le due aziende americane sar certamente
dotato di un alto grado di innovazione, quantomeno per il panorama italiano. In generale, i
contributi della stampa si sono trovati concordi nellidentificare due schemi alternativi per la
collaborazione, quello di un veicolo di cartolarizzazioni e quello di una societ finanziaria o
una holding di partecipazioni. La costituzione di una newco o di uno special purpose vehicle
di cartolarizzazioni presupporrebbe lacquisto a sconto delle sofferenze provenienti da Intesa
e UniCredit e uniniezione di capitali da parte di KKR e A&M (che potrebbe aggirarsi intorno
al miliardo), con lemissione di obbligazioni da offrire - ad esempio - ad investitori
istituzionali. Il primo schema potrebbe, quindi, essere quasi accomunato ad una bad bank,
nonostante il termine risulti gergale e generico, soprattutto per lItalia. Il secondo, invece,
sembrerebbe prevedere che le due banche conferiscano i crediti vantati verso i propri clienti,
in particolare nei confronti di persone giuridiche, in cambio di titoli del veicolo stesso,
avvicinandosi perci ad una sorta di veicolo di turnaround.

Unaltra questione su cui si concentrata lattenzione dei media stata la natura delle
attivit coinvolte nelloperazione. A tal proposito, malgrado la partnership non abbia ancora
preso forma pubblica e lelenco delle societ non sia ancora stato divulgato (sembrerebbe si
tratti di un dossier di una ventina di imprese), si pu affermare che si tratter di esposizioni
verso un pool di aziende i cui crediti, ristrutturati o in via di ristrutturazione, si trovino sui
bilanci sia di Intesa sia di UniCredit per un ammontare assolutamente modesto rispetto ai
bad loans che zavorrano i bilanci dei due gruppi292. Tuttavia - e cos si spiega anche il

291 Per approfondimenti cfr. Ferrando, M., Festa, C. Intesa-UniCredit, due dossier sui crediti, Il Sole 24 Ore, Finanza & Mercati, 13

febbraio 2014, N.43/150, p.26; Ferrando, M., Festa, C., Crediti, newco Intesa-UniCredit, Il Sole 24 Ore, Finanza & Mercati, 23 aprile 2014,

N.111/150, p.26; Bolognini, F. Accordo Intesa-Unicredit, non chiamatela bad bank, linkiesta.it, Focus: Lavoro, 23 aprile 2014; Righi, S.

Credito, ecco come sar la Bad Bank di Intesa e Unicredit, Corriere della Sera, Sistema Bancario, 21 luglio 2014; Ferrando, M. Crediti

ristrutturati, accordo entro lanno. Si valutano le aziende, Il Sole 24 Ore, Finanza & Mercati, 6 settempre 2014, N.244/150, p.21.

292 Cfr. Ferrando, M. (2014) I due big a confronto, Il Sole 24 Ore, Finanza & Mercati, 23 aprile 2014, N.111/150, p.26.

!128
coverage mediatico - loperazione introduce la grande novit di coniugare tutte le leve
necessarie per raggiungere una gestione proattiva del credito, soprattutto nei confronti delle
societ che presentano concrete possibilit di risollevarsi. Le banche, dal canto loro,
avrebbero lopportunit di garantire la migliore ristrutturazione possibile, nel minor tempo
possibile, assicurando la ripresa delle aziende coinvolte e, in prospettiva, dellintero sistema
economico. Le finalit del progetto sarebbero, quindi, due: liberare le banche di alcune
posizioni ingolfate e dare alle aziende coinvolte le risorse manageriali necessarie al
turnaround.

Innanzitutto si deve sottolineare che - quasi al pari di ci che si apprender dalle


dichiarazioni di Intesa - anche UniCredit ha affermato la netta distanza esistente fra il modello
della bad bank e il progetto di collaborazione con KKR e A&M, soprattutto in base alla natura
delle attivit trattate nella partnership, che sono aziende in bonis e ristrutturate293.

Per il Gruppo Intesa Sanpaolo, invece, si riportano e approfondiscono gli incontri con i
dottori Carlo Viola, addetto operazioni strategiche e progetti speciali e membro dello staff del
Consigliere Delegato e CEO, e Nicola Fioravanti, responsabile Active Value Management &
Strategies.

Il progetto presentato nel business plan di Intesa Sanpaolo del tutto ambizioso nella sua
complessit: esso consiste nella creazione di una ulteriore single business unit, non
legalmente separata e facente quindi capo al consigliere delegato e CFO Carlo Messina, dal
perimetro di circa 46 miliardi , in cui rientrano - perlopi - asset non performing e non
strategici. Come gi evidenziato nel precedente incontro con il Dott. Fioravanti, il compito
fondamentale di questa nuova divisione di effettuare il deleveraging di circa 50% del totale
delle attivit che ne fanno parte, nell'arco dei 4 anni del piano industriale presentato a fine
marzo.

Il complesso di asset che confluirebbero nella nuova divisione possono essere classificati
fondamentalmente in quattro categorie:

293 Cfr. Ferrando, M. (2014) UniCredit-Intesa, avanti il cantiere crediti, Il Sole 24 Ore, Finanza & Mercati, 12 febbraio 2014, N.42/150, p.

22.

!129
1. I non-performing loan, cio le sofferenze, specialmente quelle italiane, il cui valore si
aggira intorno ai 30 miliardi (dati aggiornati al 31/12/2013) e che occupa circa 500
persone del recupero crediti;

2. Le attivit immobiliari (definite asset repossessed, nel piano industriale), per le quali la
Capital Light Bank si occuperebbe del recupero dei sottostanti immobiliari e il cui valore
si aggira intorno a 3 miliardi . A questo proposito al vaglio il lancio di una start-up, la
Re.o.Co., che operi anche sul mercato delle aste, per acquistare, eventualmente
ristrutturare e poi riposizionare tali attivit a valore di mercato, evitando cos i rischi
connessi all'asfissia del mercato immobiliare;

3. Le partecipazioni non-core, come le partecipazioni industriali, i leasing in sofferenza,


gli asset derivanti dal public financing o dal project financing, il cui valore si attesta sui 2
miliardi e che dovrebbero essere clusterizzati e gestiti anche tramite il ricorso ad alcune
partnership con altri soggetti del panorama finanziario;

4. e altri asset non strategici, il cui valore raggiunge circa 14 miliardi .

Il deleveraging di tali posizioni sar effettuato tramite il recupero delle sofferenze, le


vendite (disposals) degli asset repossessed, la cessione delle partecipazioni e la riduzione gli
asset non strategici.

questultimo il caso della nota collaborazione con UniCredit, Kohlberg Kravis Roberts &
Co. e Alvarez & Marsal che, in seguito alla firma del memorandum of understanding del 22
aprile scorso, ha subito un notevole - ma prematuro - coverage da parte dei media, in
particolare della stampa.

Prima di commentare loperazione risulta fondamentale indagare i motivi che hanno spinto
Intesa a non avvalersi di un veicolo esterno - come una bad bank, per esempio - nella gestione
delle attivit problematiche. Innanzitutto, gli esempi pi recenti di bad bank, ovvero quelli
stranieri, si sono sviluppati durante i momenti di maggiore intensit della crisi del 2007 e sono
stati promossi da banche in un avanzato stato di crisi di liquidit e di capitale. Per questi
motivi, la logica di adozione dello schema di una bad bank poteva anche sacrificare quella del
conto economico, ovvero del profitto e delle perdite: in altre parole, le banche che durante la

!130
crisi hanno scelto di fondare una bad bank avevano come unico obiettivo quello di ottenere
liquidit nel minor tempo possibile.

Allopposto, Intesa Sanpaolo - com noto - un gruppo solido e liquido294 ed anche sano,
tant che le attivit che rientrano nel perimetro della nuova divisone rappresentano poco
meno del 10% delle attivit totali della banca, ovvero i non-core asset, i non-strategic asset, o
gli asset la cui performance non fosse pi in linea con il livello di remunerazione del capitale
richiesto o scelto dalla banca. La divisionalizzazione promossa nel piano industriale con la
Capital Light Bank permette ad Intesa di non dover sopportare i costi necessari per la
creazione di un veicolo ad hoc e presenta - al tempo stesso - due aspetti postivi. Infatti, da una
parte questa scelta implica la focalizzazione del management sul processo specifico,
consentendo inoltre alla banca di definire un nuovo sistema di incentivi in grado di allinearne
al meglio gli interessi per ridurre al minimo i costi di agenzia. Dallaltra, invece, la creazione
della nuova divisione permette ad ISP di raggiungere la separazione contabile delle suddette
attivit, cos da poter comunicare agli operatori sui mercati le sua performance al netto di
quelle voci che sporcano la redditivit della banca.

Tornando alla partnership con KKR e A&M, fondamentale chiarire i rationales che
hanno spinto Intesa a strutturare tale collaborazione. In particolare, si osservato che le
banche italiane sono caratterizzate da una passivit nei confronti delle operazioni di
ristrutturazione aziendale delle imprese clienti per due motivi, uno di carattere pi legale e
laltro quasi culturale. In primo luogo, le entit del settore bancario italiano nutrono forti
preoccupazioni nel concedere prestiti ad imprese in difficolt o in crisi a causa delle eventuali
conseguenze derivanti dal ritardo nellapertura della procedura fallimentare, o in quello che la
dottrina americana definirebbe lenders liability, e delle responsabilit riconducibili alla
fattispecie dellamministratore di fatto (shadow management), che potrebbero procurare alla

294 Basti pensare che il Piano di Impresa 2014-2017 riporta un common equity ratio del 12,3% (fonte sito ufficiale Gruppo Intesa Sanpaolo,

Investors relations, Documenti,. http://www.group.intesasanpaolo.com/scriptIsir0/si09/contentData/view/content-ref?

id=CNT-04-00000001C9103)

!131
banca unimputazione per responsabilit gestionali295. In secondo luogo, il Gruppo Intesa ha
constatato lassenza di una cultura manageriale dimpresa tale o sufficiente da poter
comprendere la bont di operazioni di turnaround, come del resto sembrerebbe emergere dai
business plan delle aziende in difficolt.

Per questi motivi, le banche italiane tendono ad accettare passivamente le soluzioni


proposte degli advisor delle singole aziende senza adottare schemi propri. Tuttavia, tale
situazione risulta piuttosto drammatica dal momento che, tendenzialmente, le operazioni
suggerite nelle analisi degli advisor risolvono solo temporaneamente lo stato di crisi
dellazienda che, dopo poco tempo, si ritrova in una condizione del tutto paragonabile a quella
precedente. Inoltre, non di rado, ci si scontra contro realt aziendali dove limprenditore non
riconoscendo i propri errori o reiterandoli aggrava la situazione di crisi: questo lesempio di
imprenditori che insistono per adottare soluzioni ad elevata leva con lunico scopo di limitare
la propria esposizione, oppure che promuovono un cambiamento nella amministrazione,
facendo subentrare poco adatti parenti o terzi soggetti (come ad esempio sedicenti consulenti).

In un siffatto quadro dinsieme, Intesa Sanpaolo, non potendo agire sui vincoli
regolamentari, si concentrata sul trovare una soluzione di natura industriale: ed in
questottica che nata lidea di creare una partnership che potesse apportare competenze
industriali, specifiche ed esterne di turnaround, capitali freschi, cio nuova finanza, e - non
ultimo - che fosse in grado di dotare loperazione di un carattere global, ovvero di fornire

295 Il tema della responsabilit della banca per concessione abusiva del credito, sebbene sia stato oggetto di numerosi studi e scritti (cfr.

Ricci e Del Sole, Responsabilit della banca per concessione abusiva del credito, in Diritto e Pratica delle Societ, n. 3/2006, pag. 32),

tornato alla ribalta tra gli operatori giuridici a seguito della pubblicazione della sentenza della Corte di Cassazione del 28 marzo 2006, n.

7030. La citata sentenza ha individuato la condotta lesiva della banca nellartificioso mantenimento in vita di un'impresa sullorlo del

fallimento, che ha suscitato nel mercato unerrata percezione della sua realt finanziaria ed economica con leffetto di condurre i terzi a

contrattare o a continuare a contrattare con la societ (Cfr. Cass. 28 marzo 2006, n. 7030, cit., 644). La responsabilit della banca nella

concessione abusiva del credito viene, dunque, concepita quale estensione della responsabilit da danno informativo inferto direttamente al

patrimonio del singolo creditore. La sentenza delle Sezioni Unite ha, in astratto, fatto cenno anche ad unaltra forma di responsabilit della

banca, le cui azioni, sempre nellambito della responsabilit aquiliana, avrebbero cagionato il danno come lesione della garanzia patrimoniale

generica dei creditori, ex art 2740 cod. civ., rappresentata dal patrimonio del fallito, garanzia diminuita o addirittura annullata a causa del

ritardo che la concessione del credito a imprenditore gi sostanzialmente insolvente determina nella dichiarazione di fallimento. La ritardata

dichiarazione di fallimento provoca infatti un aggravamento del dissesto attraverso laumento del passivo, lulteriore dispersione dell'attivo e

la prescrizione delle azioni revocatorie. Per approfondimenti. cfr. Del Sole, V. (2006) Sigillo della Cassazione sulla responsabilit della

banca per abusiva concessione del credito Il Sole 24 Ore, Professioni 24, Diritto, n. 16/2006.

!132
esperienze internazionali su casi simili di aziende competitor, clienti o fornitori. Queste tre
caratteristiche sono state ravvisate in due partner, Alvarez & Marsal, azienda leader mondiale
di turnaround management, performance improvement e assistenza pre/post acquisizioni, e in
Kohlberg Kravis Roberts & Co., operatore internazionale di private equity specializzato in
leverage buyout.

Il Gruppo Intesa Sanpaolo stato il primo ad ideare il suddetto schema dazione e solo in
seguito si aggiunta UniCredit che aveva comunque individuato nei medesimi soggetti
possibili partner per la gestione delle crisi aziendali. In questo frangente, il dottor Carlo Viola
sottolinea, con entusiasmo, la piacevolezza del clima di collaborazione che si subito
instaurato fra il management dei due Gruppi ed quasi rammaricato dal fatto che il mondo
esterno abbia intercettato lintesa fra i due. Tuttavia, non va dimenticato che sia il mercato
di Londra sia Banca dItalia hanno letto molto favorevolmente e con estremo interesse
lintento della partnership fra Intesa Sanpaolo ed UniCredit, mostrando segnali di forte
incoraggiamento.

Lincipit della sua operativit, nonostante restino ancora da stabilire la maggior parte delle
technicalities, dovrebbe essere costituito dalla cessione a favore della partnership della
gestione delle posizioni in cui Intesa ed UniCredit si trovano pi esposte, senza per
procedere alla derecognition degli asset. A&M e KKR, hands-on, saranno quindi in grado di
superare la mancata capacit o volont delle due banche di essere proattive e saranno - inoltre
- incentivate a creare valore, dal momento che entrambe vi impiegheranno notevoli dotazioni
di capitale. I due Gruppi italiani, invece, trarranno beneficio dallupside delle aziende in
difficolt derivante dalla gestione di A&M e KKR. Va segnalato che queste ultime possono
imporre alle aziende la cui gestione loro affidata, cambiamenti anche invasivi, come la
sostituzione del management o operazioni correttive di turnaround.

In conclusione, tale individuata non vuole essere una ricetta automatica, ma si fonda sulla
qualit dei partner, sullanalisi preliminare delle prospettive degli incagli e sullo studio dello
status quo del panorama italiano. Per tali ragioni, essa si presta ad essere percorribile per un
numero molto limitato di file. A questo proposito, si potrebbe dire che solo un 10% circa
delle attivit problematiche individuate per la Capital Light Bank possono presentare i profili
necessari ad essere gestiti dalla partnership: si tratta, infatti, di quelle situazioni che

!133
necessitano, per essere risolte, di una certa discontinuit aziendale, soluzione che la banca non
in grado di ottenere autonomamente, anche a causa di rapporti personali consolidati nel
tempo. Inoltre, come ben evidenziato dal dott. Fioravanti, la partnership tratterebbe
unicamente le partite incagliate tramite la propria progettualit specifica che si colloca a met
fra le funzioni commerciali e quelle creditizie, pur risultando meno strategica e di piccolo
cabotaggio rispetto allintero progetto della Capital Light Bank.

Per quanto concerne gli aspetti pi tecnici, come la struttura giuridica o quella fiscale, o
come i regimi contabili adottati, non ancora dato sapere con precisione quali forme essi
assumeranno e tale ritardo certamente imputabile alla novit dello schema della partnership.
Quel che certo che la struttura delloperazione sar molto simile ad un prospetto consortile
cos da poter accomodare anche altre banche o soci esteri, che seguono logiche diverse da
quelle delle dei due Gruppi.

Secondo Intesa, lo schema classico della bad bank quale contenitore delle attivit
problematiche non costituisce una soluzione valida quanto, invece, rappresentato della
gestione specializzata e specialistica degli asset incagliati, per i quali necessario predisporre
operazioni di ristrutturazione e turnaround. Dunque, esternalizzare rappresenta quasi
unultima spiaggia, seppur bianca e sabbiosa, per quelle attivit la cui soluzione non pu
essere trovata internamente.

3.4 Banca Italease e la sua bad bank nellesperienza di Banco Popolare

Lo studio del caso Banca Italease - Release S.p.a del Gruppo Banco Popolare si avvalso
del contributo dei dottori Alberto Gasparri, responsabile Partecipazioni e M&A di Banco
Popolare, e Alessandro Piloni, responsabile Funzione reporting e controllo di Banca Italease.
Quanto segue costituisce elaborazione ed ampliamento personale di quanto appreso in Banco
Popolare, grazie alla mole considerevole di dati fornita dai soggetti interpellati e alla
disponibilit in rete di alcuni documenti, quali i bilanci consolidati delle entit coinvolte e gli
atti di costituzione.

!134
A fine 2008, in seguito alle vicende sui derivati296 ed allo scoppio della bolla immobiliare,
Banca Italease non era pi in grado di sopravvivere senza il sostegno finanziario dei propri
soci, i maggiori dei quali erano Banco Popolare, Banca Popolare dellEmilia Romagna
(Bper), Societ Reale Mutua di Assicurazioni, Banca Popolare di Sondrio (Bps) e Banca
Popolare di Milano (Bpm). Per questi motivi, il 15 marzo 2009 Banco Popolare, che deteneva
la quota pi elevata fra le varie banche popolari, ancorch non fosse azionista di maggioranza
o di riferimento, ha stipulato con gli altri soci un accordo-quadro per ristrutturare Italease
attraverso un spin-off in due newco, di cui una avrebbe detenuto le attivit sane e laltra quelle
deteriorate.

Per comprendere lo spirito con cui il Banco si posto nei confronti della
riorganizzazione, si deve considerare che Italease veniva da un periodo di sviluppo molto
significativo iniziato nel 2004 e caratterizzato da un numero ingente di acquisizioni di societ
di leasing sul mercato italiano e da una forte crescita dalle attivit di bilancio297. Nonostante
lelevato profilo di rischio assunto dalla societ, il contesto esterno aveva permesso ad
Italease di finanziarsi con facilit, per esempio emettendo bond o ricorrendo ad operazioni di
cartolarizzazione, fino allo scoppio della crisi, quando la banca si trov nellimpossibilita di
rinnovare il funding. A causa della propria attivit di impiego a lungo termine ed alla scelta di
concentrazione immobiliare operata del management, Italease era esposta ai problemi legati
allo sbilanciamento fra attivi e passivi (mismatching delle scadenze), dovuto ad un funding
non stabile. Le difficolt riscontrate nella provvista dei mezzi finanziari non erano dovute
solamente allassenza dellofferta sul mercato, ma anche alle condizioni di accesso che,
rispecchiando il rischio del contraente, diventavano progressivamente pi onerose; inoltre, la
natura dellattivit di Italease non le consentiva di trasferire laumento dei tassi di mercato sui
propri clienti e rendeva cos finanziariamente insostenibile lattivit di provvista. In breve,
lunica possibilit per Italease, dato il profilo di rischio della societ e la congiuntura
economica del momento, era il totale sostegno finanziario da parte dei soci.

296 Per approfondimenti cfr. Grassani, A. Italease: i segreti dei contratti-truffa Il Sole 24 Ore, Finanza & Mercati, 28 gennaio 2008, http://

www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/01/italease-tuffa-derivati.shtml?uuid=b15058b0-cd94-11dc-

bdd6-00000e25108c&DocRulesView=Libero

297 Basti pensare che, come si apprende dai dott. Gasparri e Piloni, nei soli due anni 2003-2005 le attivit di Italease sono cresciute

approssimativamente del 500%.

!135
La crescita esponenziale della Societ e limplosione di una parte del portafoglio nel 2008
aveva generato uningente massa di asset indistinguibile dallesterno, ispirando lidea di
isolare in maniera chiara ci che, in coerenza con lattivit originaria di Italease (societ
consortile delle banche popolari per fornire loro servizi di leasing), costituiva il core business
da perseguire nel futuro. In aggiunta, si volle distinguere ancora i crediti non-performing, che
confluirono in una delle due newco, e i crediti intermedi298, che restarono in capo alla nuova
Italease. In conclusione, quindi, il progetto del Banco Popolare ha prodotto tre entit: una bad
bank, una good bank ed una sorta di middle bank, cio Banca Italease.

Laccordo per la ristrutturazione, che ha assolto lo scopo di effettuare il de-risking di


Italease, ha avuto inizio con la revoca della quotazione delle azioni (delisting) attraverso
lOfferta Pubblica dAcquisto (OPA) lanciata il 14 maggio 2009 e della successiva OPA
residuale dll8 marzo 2010, che vedeva Banco Popolare come offerente. In questo modo,
Banco Popolare si assunto lonere di rilevare il 100% di Italease e di effettuare il doppio
spin-off nelle due newco, Alba Leasing (good bank) e Release (bad bank). Entrambe le nuove
societ, costituite sotto forma di societ per azioni, ricevevano da Italease tramite
conferimento a valori contabili e a rami pareggiati, rispettivamente, un ramo dazienda
costituito in prevalenza da crediti in bonis (82%) ed un altro in cui prevalevano quelli
deteriorati. Successivamente, i due veicoli hanno effettuato aumenti di capitale sottoscritti da
soci gi di Italease, cio Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banca Popolare di Sondrio e
Banca Popolare di Milano, in modo tale da raggiungere la compartecipazione sulle due
societ e da dotarle del necessario patrimonio civilistico e di vigilanza299.

Laccordo poteva, quindi, essere osservato da due prospettive differenti, una societaria ed
una industriale. In primo luogo, laccordo consentiva di raggiungere il pieno controllo dei
rischi, amministrando limpatto economico e patrimoniale e di condividere lonere del

298 Si tratta - ad esempio - dei crediti erogati tramite il canale degli agenti e degli intermediari che sono stati valutati come canale da non

perseguire pi nel futuro, nonostante costituirono il modello principale di sviluppo originario di Italease; oppure operazioni immobiliari di

importo rilevante, anche non ancora non-performing, ma il cui rischio di downgrading fosse rilevante.

299 Si deve precisare che la diluizione della partecipazione di Banca Italease, detenuta al 100% da Banco Popolare e detenente il 100% di

entrambe le newco, a favore dei soci che hanno partecipato allaumento di capitale non stata la stessa per le due newco. Infatti, la

partecipazione di Italease, in seguito ai vari aumenti di capitale, in ultima istanza scesa - come previsto dallaccordo quattro, sottoscritto da

Bper, Bps e Bpm -al 32,8% in Alba Leasing e all80% in Realese.

!136
progetto con gli altri soci bancari. In secondo luogo, cio dal punto di vista industriale, la
riorganizzazione del gruppo permetteva alla societ di gestire in modo differenziato i vari
canali di vendita e di governare in modo efficace il recupero dei crediti problematici. A questo
proposito, si evidenzia che- gi in data 31 marzo 2008 - si era rilevato un consistente
deterioramento del portafoglio crediti di Banca Italease, che si poi concretizzato in circa 850
mln di rettifiche nette sui crediti per lesercizio 2008 e si ingener il timore che potessero
ricorrere le condizioni di cui allart. 2446 del codice civile.

La strategia di riorganizzazione, alimentata da tale situazione, basata sulla natura del


deterioramento, soprattutto in termini di concentrazione settoriale; a questo proposito,
lanalisi settoriale dei crediti deteriorati300 ha evidenziato una notevole concentrazione nel
settore immobiliare, che si aggiudica quote di circa il 50%, il 62% e il 90% - rispettivamente -
per sofferenze, incagli e crediti scaduti. Suddetta concentrazione non si limita ai crediti
deteriorati, ma si presenta addirittura maggiore, se si considera che fra i crediti conferiti ad
Alba Leasing, quelli appartenenti al settore immobiliare avevano un incidenza dell86%.
Inoltre, anche a livello aggregato, si rileva che lincidenza del settore immobiliare sul totale
del portafoglio crediti in leasing (circa 15,8 miliardi al 30 settembre 2008) si attestava
intorno al 68%. Per questi motivi, la strategia aziendale per la gestione di queste attivit non
poteva limitarsi n alla semplice internalizzazione n alloutsourcing, soprattutto perch tali
crediti facevano capo a non pi di 30 imprese complessivamente, quasi tutte di rilevante
dimensione.

La scelta del management del Gruppo Banco Popolare , perci, ricaduta su un progetto
che prevedeva:

- unOPA volontaria totalitaria sulle azioni di Banca Italease, promossa dal Banco
Popolare, ad un prezzo di 1,50 per azione, corrispondente ad un premio implicito
compreso fra il 7,3% e il 14,7% rispetto al prezzo ufficiale di Borsa antecedente
allannuncio, che gli valso un esborso di circa 145 milioni , raggiungendo una
partecipazione dell88,127%. A questi vanno aggiungiti: circa 1 miliardo , derivante
dallaumento di capitale sottoscritto pro quota e altri 127 milioni circa che il Banco ha

300 Le sofferenze sono passate da 336 a 626 milioni, gli incagli lordi da 202 milioni a 3,7 miliardi e i crediti scaduti da 75 a 179 milioni .

!137
offerto con lOPA residuale. Con lacquisizione della maggioranza di Banca Italeaxse,
Banco Popolare ha potuto, cos, dar corso agli altri punti del progetto, enunciati di seguito;

- il graduale run-off del business dei leasing realizzato mediante reti terze e canale diretti e
caratterizzati storicamente da un profilo di rischio maggiore rispetto al canale bancario;

- la ripartizione delle attivit di Italease, tramite la costituzione delle due newco, volta a
minimizzare gli impatti negativi sul funding e sulla solidit patrimoniale, creando cos le
condizioni adeguate per un miglioramento del rating con conseguenti benefici in termini di
accesso al mercato dei capitali. Al riguardo, si rileva che, al momento della pubblicazione
del Documento dOfferta nel maggio 2009, il rating di Banca Italease sul medio/lungo e sul
breve termine erano, rispettivamente: per Moodys, Ba1 e Not prime; per Fitch, BBB- ed
F3. Parlando di cifre, la ripartizione delle attivit del Gruppo Italease, al momento del
conferimento (30/09/2009)301, prevedeva:

- il conferimento a Release S.p.a di circa 4 mld di crediti lordi in larga parte non-
performing, tramite la scissione parziale mediante assegnazione del patrimonio di Banca
Italease.

- il conferimento d Alba Leasing S.p.a di un totale di circa 4,9 mld di impieghi lordi,
provenienti dai rami dazienda di Banca Italease (2,4 mld ) e di Mercantile Leasing (96
mln ) e dallaccordo sui crediti cartolarizzati (2,4 mld ), finalizzato ad allocare su di
Alba Leasing i rischi connessi ad eventuali mancati pagamenti di tali crediti e di allocare
a favore della medesima i relativi rendimenti.

- La compartecipazione delle altre banche popolari tramite aumenti di capitale nella


compagine azionaria delle due newco.

- Il monitoraggio e la gestione del rischio di credito al fine di massimizzare il recupero dei


crediti problematici.

La Tabella 3.1 presenta una versione estremamente semplificata dello Stato Patrimoniale
delle newco al 31/12/2009, dalla quale emergono le principali differenze fra le due societ,
come la diversa struttura del passivo di Alba Leasing, che presenta titoli in circolazione.

301 I dati riportati negli atti di aumento di capitale con conferimento di ramo aziendale o di mero conferimento sono conformi alle relazioni

peritali redatte dalla societ Ernst & Young Financial Business Advisors S.p.a, le cui stime sono aggiornate al 30/09/2009.

!138
Tabella 3.1 - Stato patrimoniale semplificato di Release S.p.a e Alba Leasing S.p.a

Newco Uno - Release1 Newco Due - Alba Leasing1

Attivo (in mld ) Passivo (in mld ) Attivo (in mld ) Passivo (in mld )

Debiti vs banche 4 Crediti vs banche 0,7 Debiti vs banche 2,2

Credi vs clienti 4,4 Crediti vs clienti 4,7 Titoli in circolazione 2,9

- di cui cart. 3,1 - di cui cart. 2,9

- di cui non cart. 1,6

Patrimonio netto 0,4 Altre voci 0,1 Patrimonio netto 0,4

TOT. ATT. 4,4 TOT. PASS. 4,4 TOT. ATT. 5,5 TOT. PASS. 5,5
1) Dati arrotondati, aggiornati al 31/12/2009
Fonte: Bilancio consolidato Gruppo Italease esercizio 2009

Inoltre - a testimonianza della continuit del processo di recupero crediti di Italease - si rileva
una notevole differenza fra i dati del bilancio 2009 e quelli prospettati durante la fase
istruttoria del progetto a fine 2008, in cui si parlava di 5 mld per Release e di 5,9 mld per
Alba. Discorso analogo pu essere fatto considerando le differenze fra i valori del
conferimento al 30/09/2009 e quelli di chiusura del bilancio.

Concentrandosi maggiormente sulla bad bank, cio su Release, si riscontra che la natura
dei crediti ceduti, appartenenti per pi dell88% al settore immobiliare, ha prodotto una
notevole concentrazione negli NPL, che presentavano un ticket medio del settore che si
aggirava intorno ai 4 milioni al 31/12/2009. Inoltre, si rileva che il numero dei contratti
appartenenti al settore immobiliare, cio a leasing immobiliari o a mutui ipotecari, non
raggiunge nemmeno il 10% del numero totale dei crediti conferiti, che si attestava intorno alle
10 mila unit. Release, quindi, come se avesse due anime diverse, cio pochi grandi
contratti immobiliari e tanti piccoli default. A questo proposito, non si pu dimenticare che la
differenza di gestione fra queste due anime molto profonda e costituisce un punto distintivo
del business di Release rispetto ad altre esperienze. Infatti, il portafoglio di Release non pu
essere sottoposto a cartolarizzazione (operazione che - invece - costituisce uno degli exit
tradizionali per una bad bank) a causa della concentrazione e della natura dei crediti che
presentano un rischio di recupero elevato e non frammentato. In particolare, pi del 70% delle
esposizioni del settore immobiliare risulta in capo ad una decina di gruppi, perci

!139
cartolarizzare questi asset significherebbe assumere completamente i rischi ad essi
appartenenti.

In aggiunta, Release presenta un ulteriore punto di novit rispetto agli schemi tradizionali
di bad bank; infatti, col passare del tempo e proprio a causa della sua natura prettamente
immobiliare, il portafoglio dei crediti conferito non si trasformato in un realizzo, bens
divenuto patrimonio immobiliare delle societ (ad oggi circa 800 milioni ) attraverso il
meccanismo della datio in solutum, che rappresentava - in alcuni casi - lunico modo per
recuperare il valore del credito. La concentrazione di tali immobili in capo a pochi soggetti
rispecchiava chiaramente quella dei crediti che li avevano originati e questo rendeva - e rende
tuttora -problematica la loro liquidazione a fondi dinvestimento o ad altri investitori.

Lanalisi dei dati sullandamento dei crediti problematici pu essere condotta considerando
o il settore di provenienza del credito oppure la natura del deterioramento. Da qualunque
prospettiva lo si osservi, il trend dei crediti mette in evidenza la presenza di due anime della
societ, una paragonabile ad una bad bank e laltra pi simile ad una comune finanziaria.
Ogni anima presuppone una diversa gestione dei crediti e questo costituisce una
caratteristica distintiva di Release. Inoltre e ad ulteriore conferma della particolarit e della
complessit della gestione di Release, va precisato che, nonostante sia possibile individuare
chiaramente le due parti della societ da entrambi i punti di vista, queste non corrispondono,
ovvero non fanno riferimento agli stessi asset.

Adottando la classificazione per settore di provenienza, immediato notare la netta


differenza fra una parte delle attivit caratterizzata da prestiti di taglio relativamente piccolo e
velocemente realizzabili, che potrebbe corrispondere ad una bad bank, e unaltra immobiliare
pura. Bisogna, per, fare una premessa: i contratti di leasing sottoscritti da Italease (e poi
trasferiti a Release) erano - di fatto - contratti di finanziamento finalizzati allacquisto di un
bene, ovvero erano garantiti da quel bene immobile o mobile registrato. La liquidit di questi
variava per tipologia di bene, perci Italease poteva avere a che fare con beni pi liquidi e con
un ciclo di vita relativamente breve o con asset per i quali le fasi di rintracciamento, di
recupero, di ritorno in possesso, di gestione e di vendita erano pi lunghe. Oltre alle
differenze dovute alla natura del credito, le modalit di gestione e rientro si differenziavano
anche a seconda dei diversi stadi di non-performing del credito stesso, presupponendo -

!140
solitamente - di procedere alla liquidazione dei soli crediti in sofferenza e alla gestione attiva
degli incagli. Anche da questultimo punto di vista sarebbe possibile individuare le due
anime della societ, cio quella pi bad bank - like, legata alle sofferenze, e quella
designata alle partite incagliate, ristrutturate o scadute, se non fosse che la composizione degli

Grafico 3.1 - Confronto valori ticket medi e composizione contratti al netto e al lordo delle
esposizioni in bonis divisi per asset class al 31/12/2009 e al 31/12/2013

Ticket medi per asset class % sui contratti per asset class

Leasing Imm.
Suddivisione crediti per prodotto

L. Strum.

L. Auto

L. Aeronav/ferr

Mutui/Altro

0,00 1.500,00 3.000,00 4.500,00 6.000,00 0% 15% 30% 45% 60%


Dati al 31/12/2009 - Valori /000 Dati al 31/12/2009 - Valori in % del totale

Valore Tot. Crediti / Num. Tot. Crediti Num. Contratti Crediti totali / Num. Contratti totali
Valore Tot. Crediti Probl / Num. Tot. Crediti Num. Contratti Crediti Problematici / Num. Contratti totali

L. Imm.
Suddivisione crediti per prodotto

L. Strum.

L. Auto

L. Aeronav/ferr

Mutui/Altro

0,00 1.500,00 3.000,00 4.500,00 6.000,00 0% 15% 30% 45% 60%


Dati al 31/12/2013 - Valori /000 Dati al 31/12/2013 - Valori in % del totale

Valore Tot. Crediti / Num. Tot. Crediti Num. Contratti Crediti totali / Num. Contratti totali
Valore Tot. Crediti Probl / Num. Tot. Crediti Num. Contratti Crediti Problematici / Num. Contratti totali

Fonte: elaborazione propria dati riservati di Release S.p.a

!141
stadi di deterioramento per settore di provenienza, rivela che le sofferenze erano composte per
pi del 78% del valore dai leasing immobiliari al 31/12/09.

Esprimendo questi concetti in termini grafici (Grafico 3.1), si nota che lanima bad di
Release caratterizzata dai leasing strumentali e da quelli auto, che presentano il valore del
ticket medio pi basso, ma il maggior numero di contratti. Lanima immobiliare, invece,
risulta composita: infatti, se - da un lato - emerge che i leasing immobiliari hanno un valore
del ticket medio pi elevato e constano di un numero piuttosto esiguo di contratti, pur vero
che la classe dei Mutui/Altro, che si riferisce principalmente al settore immobiliare, presenta
valori ridotti sia di ticket sia del numero dei contratti.

Un ulteriore approfondimento pu essere compiuto confrontando il totale dei crediti con il


totale dei crediti problematici, quale somma dei non-performing e delle inadempienze. A tal
proposito, si nota che lincidenza dei crediti problematici risulta molto forte per tutte le
categorie di prodotto sia in termini di ticket medio sia in termini di numero di contratti,
soprattutto per i leasing immobiliari e quelli aeronavali/ferroviari. I Mutui/Altro, invece,
costituiscono un caso singolare che trova spiegazione nellaltissima percentuale di posizioni
in bonis appartenenti a questa categoria (circa il 47% del totale).

Inoltre, se considerati a livello aggregato e divisi per stato di default, i crediti non-
performing forniscono ulteriori spunti di riflessione, contribuendo - ancora una volta - ad
individuare la doppia anima di Release. Infatti, si detto che lattivit di una bad bank
tradizionale caratterizzata - da un lato - da crediti di importo unitario relativamente piccolo e
da un elevato numero di contratti e - dallaltro - dalla prevalenza di esposizioni in sofferenza.
A questo proposito, il Grafico 3.2, che rappresenta il calcolo del valore dei ticket medi e
dellincidenza del numero dei contratti per le esposizioni deteriorate, rivela che le partite in
sofferenza sono caratterizzate da un ticket medio piuttosto basso (circa 330 mila contro un
ticket medio totale di circa 489 mila ) e rappresentano una quota molto elevata in termini di
numero di contratti (circa il 45% del totale).

Riassumendo, dal Grafico 3.1 si potrebbe dedurre che la parte di Release pi vicina al
modello della bad bank fosse costituita dai leasing strumentali e dai leasing auto, e dal
Grafico 3.2 che questa fosse costituita dalle posizioni in sofferenza e dagli incagli. Tuttavia, la
situazione di Release risulta - in realt - pi complessa. Infatti, se si considera la

!142
Grafico 3.2 - Confronto valori ticket medi e composizione percentuale contratti divisi
per tipologia del deterioramento al 31/12/2009 e al 31/12/2013
Ticket medio per tipologia % su contratti totali per
deterioramento tipologia deterioramento

Sofferenze
Incagli
Ristrutt.
Scaduti

0 3.000 6.000 9.000 12.000 0% 12,5% 25% 37,5% 50%


Dati al 31/12/2009 - Valori /000 Dati al 31/12/2009 - Valori % del totale

Sofferenze
Incagli
Ristrutt.
Scaduti

0 700 1.400 2.100 2.800 0% 17,5% 35% 52,5% 70%


Dati al 31/12/2013 - Valori /000 Dati al 31/12/2013 - Valori % del totale

Fonte: elaborazione propria dati riservati di Release S.p.a

composizione delle sofferenze e degli incagli al 31/12/2009 (Grafico 3.8), si noter che il
settore immobiliare occupava rispettivamente circa l84% e il 90% del totale, confutando cos
la seconda deduzione e riaffermando la prima. Per di pi, osservando i grafici 3.1 e 3.2 si
riscontra quasi uninversione dei ruoli per quanto concerne le due anime, a causa del
percorso di recupero. Infatti, le consistenze al 31/12 hanno subito variazioni commisurate alla
tipologia dellattivit di recupero che si caratterizzata per una riduzione del numero dei
contratti (80%) non proporzionale alla contrazione dei valori dei crediti lordi (35%).
Ancora una volta, la natura dei prodotti ha influenzato lattivit della banca: i crediti derivanti
dal settore automobilistico, quelli del settore aeronavale e ferroviario e quelli strumentali,
caratterizzati per ticket medi relativamente bassi e per unincidenza sul numero dei contratti
relativamente alta, sono stati quasi interamente recuperati, modificando la struttura del
portafoglio, tan che il ticket medio totale cumulato pi che triplicato, passando da circa
489 mila a 1.610 mila . Limpatto per tipologia di deterioramento stato simile, dal
momento che la composizione delle singole tipologie era piuttosto omogenea (vedi anche
Grafico 3.8).

!143
Grafico 3.3 - Confronto composizione credi lordi in percentuale del valore e in percentuale
del numero dei contratti divisi per tipologia del deterioramento al 31/12/2009

% stadi NPL/Crediti lordi % stadio NPL/Contratti


Sofferenze
Incagli
Ristrutturati
Scaduti

Fonte: elaborazione propria dati riservati di Release S.p.a

Se si considerano, inoltre, lincidenza dei crediti non-performing sul portafoglio crediti


totale e lincidenza del numero dei contratti per stadio di default sul numero dei contratti NPL
(Grafico 3.3), si riscontra - rispettivamente - che le due voci pi consistenti in termini di
valore erano gli incagli (circa 56%) e le sofferenze (circa 37%), ma che la concentrazione in
termini di numero di contratti si ribaltava a favore dei contratti in sofferenza (contratti
incagliati 42% e quelli in sofferenza 55% dei contratti NPL). Il portafoglio crediti di Release
evidenziava certamente la sua doppia anima, ma confermava anche il fatto di essere una
bad bank sui generis dal momento che, per quanto prevalenti in termini di numero, i crediti in
sofferenza non erano prevalenti agli incagli in termini di valore. Inoltre, le due componenti
preponderanti nel portafoglio di Release (tanto che insieme costituiscono circa il 93% del
totale gestito) sono caratterizzate da strategie gestionali fra loro opposte, ad ulteriore
conferma della dicotomia nella gestione.

Questultimo aspetto emerge chiaramente se si osserva il tasso di recupero crediti


suddiviso per asset class o per tipologia di deterioramento, dal punto di vista sia del valore
lordo sia del numero dei contratti. I grafici 3.4 e 3.5 riportano landamento del recupero dei
crediti suddiviso per asset class nellarco temporale dei primi quattro anni di attivit di
Release, rispettivamente in percentuale del valore dei crediti lordi e del numero dei contratti.
evidente che la velocit di recupero dei crediti differisce notevolmente a seconda della sua
provenienza. In particolare, si nota che la linea di tendenza del recupero dei Leasing

!144
Grafico 3.4 - Andamento recupero crediti in percentuale del valore suddiviso per
asset class dal 31/12/2009 al 31/12/2013

Andamento del recupero in % del valore


Leasing Imm. 60%
L. Strum.
L. Auto
L. Aeronav/ferr 45%
Mutui/Altro
Totale Crediti Variazione % recupero
30%

15%

0%

-15%
2009-10 2010-11 2011-12 2012-13
Periodi
Fonte: elaborazione propria dati riservati di Release S.p.a

Grafico 3.5 - Andamento recupero crediti in percentuale del numero dei


contratti suddiviso per asset class dal 31/12/2009 al 31/12/2013
Andamento del recupero in % del numero
contratti
Leasing Imm. 70%
L. Strum.
L. Auto
L. Aeronav/ferr 52,5%
Mutui/Altro
Totale Crediti
Variazione % recupero

35%

17,5%

0%

-17,5%
2009-10 2010-11 2011-12 2012-13
Periodi
Fonte: elaborazione propria dati riservati di Release S.p.a

immobiliari lunica con coefficiente angolare negativo (=-0,072), anche a testimonianza


delle avverse condizioni del mercato immobiliare che rendono antieconomico liquidare tali
asset. Un discorso analogo pu essere effettuato per il numero dei contratti: infatti, non solo la
!145
linea di tendenza dellimmobiliare si presenta nuovamente decrescente, ma anche
landamento generale del grafico risulta molto simile a quello del valore dei rimborsi; in

Grafico 3.6 - Andamento recupero crediti in percentuale del valore lordo suddiviso
per tipologia del deterioramento dal 31/12/2009 al 31/12/2013
Andamento del recupero in % del numero
Sofferenze
contratti
Incagli 100%
Ristutturati
Scaduti
Totale Default
0%
Variazione % recupero

-100%

-200%

-300%

-400%
2009-10 2010-11 2011-12 2012-13
Periodi
Fonte: elaborazione propria dati riservati di Release S.p.a

Grafico 3.7 - Andamento recupero crediti in percentuale del numero dei contratti
suddiviso per tipologia del deterioramento dal 31/12/2009 al 31/12/2013

Andamento del recupero in % del valore


Sofferenze 125%
Incagli
Ristutturati
Scaduti 0%
Totale Default
Variazione % recupero

-125%

-250%

-375%

-500%
2009-10 2010-11 2011-12 2012-13
Periodi
Fonte: elaborazione propria dati riservati di Release S.p.a

!146
particolare, emerge chiaramente una sorta di classifica della velocit del recupero che vede il
comparto automobilistico primeggiare da entrambi i punti di vista, seguito da quello dei beni
strumentali e dallaeronavale/ferroviario.

Se, invece, si adotta una classificazione per tipologia di deterioramento - nuovamente


considerando sia il lato dei crediti lordi (Grafico 3.6) sia quello del numero dei contratti
(Grafico 3.7)- si riscontra una netta somiglianza fra landamento dei due grafici, che
presentano - infatti - trend fra loro comparabili. interessante notare che sofferenze ed
incagli, manifestano tassi di recupero pi stabili rispetto alle altre due categorie, a
testimonianza del fatto che la natura prevalente dei due stadi di deterioramento riconducibile
ai leasing immobiliari, come del resto gi sottolineato in precedenza e come mostrato dal
Grafico 3.8.

Grafico 3.8 - Andamento incidenza del valore dei crediti lordi del settore
immobiliare su sofferenze e incagli dal 31/12/2009 al 31/12/2013

% valore crediti settore immobiliare


100,0%
% Valore crediti lordi

92,5%
% Settore Imm. Sofferenze
% Settore Imm. Incagli
85,0%

77,5%

70,0%
2009 2011 2012 2013
Esercizi
Fonte: elaborazione propria dati riservati di Release S.p.a

La natura dei beni incide chiaramente sul processo di recupero del bene, sia perch la
velocit di decadimento del valore del bene stesso completamente diversa sia perch i
diversi beni possono essere scambiati su mercati profondamente differenti fra di loro.
Unautomobile si deprezza molto velocemente e pu essere inserita in un mercato molto
liquido, al contrario di che cosa avviene per un immobile. Le uscite del processo di gestione
di un immobile - spiega il dott. Piloni - possono essere fondamentalmente due, ovvero la
liquidazione dellimmobile, che tende ad essere privilegiata nel caso in cui la crisi del
creditore sia irreversibile e gravissima, e il supporto del cliente nella sua stessa attivit di
gestione dellimmobile, con lobiettivo di tenere il cliente in vita e di ritrasformare il credito

!147
in performing. I crediti immobiliari di Banca Italease, poi diventati di Release, erano di due
tipologie: i crediti sugli immobili strumentali, il cui valore dipende fortemente dalla prosperit
dellazienda controparte, e i crediti speculativi. Questi ultimi sono nati negli anni della bolla
immobiliare, quando molti operatori - anche non specializzati - si sono improvvisati
immobiliaristi, investendo in asset di prestigio con valori solitamente elevati, con lintento di
affittarli o di rivenderli ad un prezzo superiore. Il default di questi crediti pu essere causato
da uno squilibrio fra i parametri monetari e temporali di ci che limmobiliarista dovrebbe
corrispondere alla banca e dellincasso degli affitti da un terzo. Limprenditore, per, potrebbe
non essere in grado di integrare le perdite derivanti dai mancati introiti degli affitti e, avendo
effettuato operazioni con leve molto elevate, non essere in grado di intermediare
adeguatamente fra gli incassi e i pagamenti cui tenuto ad adempiere. In questi casi la banca
restia nel decidere di troncare la relazione ed iniziare a gestire limmobile autonomamente,
anche a causa dellassenza di alternative differenti da quelle a disposizione della controparte
insolvente. Per questi motivi, il processo di derisiking dei crediti immobiliari molto pi
lento rispetto alle altre tipologie, come evidenziato dal Grafico 3.9, che mostra la percentuale
dei recuperi sul totale dei portafogli divisi per settore di provenienza al 31/12/2013. Inoltre -
come gi affermato in precedenza - per alcuni singoli asset, Release ha sottoscritto accordi
transattivi con i clienti sostituendo la restituzione del credito con la propriet dellimmobile,
secondo il negozio giuridico della datio in solutum ex art. 1197 del Codice Civile, lasciando
per inalterata lesposizione patrimoniale verso lattivo sottostante, come emerge
confrontando landamento di crediti e immobili: infatti, a fronte di una discesa dei primi, si
riscontra una crescita dei secondi.

Grafico 3.9 - Recupero per ogni asset class in percentuale del valore lordo fra il 31/12/2009 e il 31/12/2013

% recupero per asset class


Leasing Imm.
Crediti per
prodotto

L. Strum.
L. Auto
L. Aeronav/ferr
Mutui/Altro
0% 23% 45% 68% 90%
% recupero dal 31/12/2009 al 31/12/2013
Fonte: elaborazione propria dati riservati di Release S.p.a

!148
Il Grafico 3.9 testimonia per di pi il fatto che la prima anima di Release, cio quella pi
vicina ad una bad bank tradizionale, pu definirsi quasi conclusa, mentre la seconda, quella
immobiliare, ha unorizzonte pi lungo che, per, potrebbe corrispondere al ciclo della bad
bank, poich una parte dei crediti immobiliari potrebbe trasformarsi in crediti performing in
futuro.

Nonostante, la percentuale di recupero dei prodotti automobilistici, aeronavali e ferroviari


sia maggiore di quella corrispondente ai leasing immobiliari, se si considera la composizione
percentuale del recupero totale in termini di valori lordi e stratificata per asset class (Grafico
3.10) si nota che il leasing immobiliare occupa la stragrande maggioranza (oltre il 74%) a
testimonianza dellinteso lavoro svolto dalla societ e dallentit dei crediti originari.

Grafico 3.10 - Composizione del recupero totale fra il 31/12/2009 e il 31/12/2013


suddivisa per asset class

Composizione recupero totale


Leasing Imm.
L. Strum.
L. Auto
L. Aeronav/ferr
Mutui/Altro

Fonte: elaborazione propria dati riservati di Release S.p.a

Parlando di prospettive future, Release prevede di completare il rimborso dei leasing del
settore automobilistico al termine dellesercizio del 2014, del settore aeronavale e ferroviario
entro il 2019 e di raggiungere il 99% del rimborso in termini di valore lordo dei leasing
strumentali e dei finanziamenti a medio-lungo termine entro il 2025, anno in cui i leasing del
settore immobiliare si presuppone saranno rimborsati per il 63%. Il rimborso in termini di
numero dei contratti seguir un andamento molto simile a quello in termini di valore,
raggiungendo il 60% dei contratti immobiliari e il 71% dei contratti di finanziamento
rimborsati entro il 2025.

!149
Lorganizzazione di Release paragonabile ad altre societ finanziarie iscritte allalbo di
cui allart. 107 TUB e risponde alle esigenze di focalizzazione del management necessaria per
la gestione dei bad asset, aspetto che - come gi ribadito - costituisce anche e soprattutto
unobiettivo per la banca originaria. Release, fin dalla sua origine, presenta un organigramma
molto pi simile ad un veicolo che ad una banca o ad una societ finanziaria effettiva: oltre ad
un direttore generale, il suo organico composto unicamente da soggetti preposti al recupero
crediti; tutte le funzioni non-core, infatti, sono date in outsourcing a societ terze facenti del
Gruppo Banco Popolare, come - ad esempio - lamministrazione e il controllo di gestione,
laudit e la compliance, lorganizzazione e i sistemi informatici302. Inoltre, lorganizzazione di
Release rispecchia la presenza delle due anime summenzionate ed , perci, dotata di una
struttura crediti, che gestisce i crediti vivi o semi-vivi, e di una di contenzioso, che invece si
occupa della parte non-perfoming.

Per di pi, nonostante una struttura autonoma di gestione dei propri crediti, per Release
stato fondamentale e lo ancora adesso, soprattutto dal punto di vista delloperativit
quotidiana, avere un canale di comunicazione diretto fra il gestore della bad bank ed i vertici
del Banco, che hanno potuto esercitare un controllo di fatto sulloperativit della societ, grazie
a uomini di fiducia al suo interno che garantissero alla capogruppo il rispetto delle proprie
direttive.

In conclusione, si riporta che il disinvestimento di Release non unoperazione facilmente


realizzabile perch lelevata concentrazione del portafoglio della societ non aiuta, spingendo
gli operatori del settore a richiedere forti sconti sul valore di cessione dei crediti. In questo
senso, occorre precisare che il mercato italiano delle cartolarizzazioni dei crediti non-
performing ha subito un notevole sviluppo negli ultimi anni, ma gli scambi di crediti di natura
immobiliare ne costituiscono ancora una parte molto esigua.

302 A tal riguardo, esemplare notare che Release aveva un organico di 39 persone alla chiusura del bilancio 2009, che si ridotto a 31 nel

2013, a causa della progressiva dismissione degli asset.

!150
Conclusioni
Nonostante la gi citata difficolt a fornirne unacribia definizione, si pu affermare che la
bad bank - nella sua accezione originaria - unentit finanziaria, sovente una banca, che
raccoglie prevalentemente crediti deteriorati provenienti da altre entit del settore. La bad
bank, dunque, sembra essere legata in maniera quasi indissolubile al concetto di crisi
bancaria, che - opinione diffusa - rappresenta uno stato di profonda alterazione degli
equilibri aziendali e necessita sia di interventi mirati e sia di tempistica ad hoc.

In situazioni congiunturali come quella attuale, caratterizzata cio dal ristagno della
crescita economica, dallaumento delle sofferenze del sistema, dalla contrazione della
redditivit del settore bancario e dalla stretta dei vincoli normativi, abbastanza facile trovare
fra gli studiosi in materia chi sembrerebbe suggerire la creazione di una bad bank quale
soluzione storicamente convalidata come via duscita da momenti di scarsa liquidit, da
vincoli stringenti di mercato e da tempistiche strette. Si potrebbe, infatti, pensare di sfruttare i
vantaggi del modello della bad bank sia per rimuovere lincertezza sul valore dei crediti delle
banche originarie, facilitandone cos la raccolta del capitale di rischio, sia per migliorare
lefficienza nella valorizzazione degli asset di cui la bad bank verrebbe dotata.

Tuttavia, ci che emerge da questa ricerca sembra evidenziare in ultima analisi che il
modello originario di bad bank , di per s, superato, soprattutto nella realt italiana; infatti,
da un punto di vista pi generale, si pu affermare che a livello europeo i recenti
provvedimenti di vigilanza (BRRD e CRD IV) hanno istituito un framework sistematizzato
per la prevenzione e la gestione delle crisi bancarie che costituisce unalternativa vera al
modello di bad bank, pur condividendone buona parte delle caratteristiche. Da un punto di
vista pi particolare, cio nazionale, le esperienze italiane confermano, poi, la presenza di un
settore bancario che sembra essersi ripreso dal torpore accusato dopo gli ultimi anni di
recessione e che pare aver intrapreso la strada dellinnovazione organizzativa e dei processi
anche nella gestione dei crediti deteriorati. Lanalisi delle esperienze di tre dei maggiori
gruppi bancari italiani conferma, inoltre, come essi abbiano privilegiato soluzioni industriali
che vanno oltre i modelli di bad bank, essendo finalizzati a supportare la ripresa economica
anche a livello territoriale in unottica di sistema. La separazione di crediti problematici dalla

!151
banca tradizionale consente a questultima di occuparsi di finanziare la crescita e
linnovazione, lasciando la ristrutturazione alla sostituta della bad bank.

Lanalisi teorica e pratica condotta in questa tesi sulle entit bancarie, che hanno adottato
modelli di bad bank o schemi alternativi, ha evidenziato alcuni punti fondamentali che vanno
oltre le considerazioni quantitative, pur sempre certamente indispensabili per unanalisi
completa della realt.

Innanzitutto, emerge chiaramente che il settore bancario sta riportando lattenzione sulle
persone; a pi riprese, infatti, stato possibile constatare limportanza delle persone giuste
allinterno della banca. Si pensi, non solo ai suggerimenti che Bleir, ex Ceo di Citi Bank, ha
dichiarato di aver appreso dalla crisi, ma anche alle cause di successo delloperazione di Citi
Holding; oppure si consideri limportanza delle competenze che - nellesperienza di
UniCredit - devono essere possedute dal management per poter gestire con successo il mondo
del credito. Non si dimentichino, poi, i criteri di competenza industriale a livello
internazionale che hanno spinto il Gruppo Intesa Sanpaolo ad individuare in Kkr e A&M i
partner giusti per la gestione innovativa dei crediti ristrutturati.

In secondo luogo emerso come i cambiamenti prodotti dalla crisi finanziaria ed


economica si siano consolidati nellessenza del sistema, istituendo un nuovo paradigma
dellordine303, cio - con le parole di Zenati - un new normal in cui si trovano a
sopravvivere tutti gli attori del sistema economico, dalle imprese, fra cui vi sono anche le
banche, alle singole persone. Dal canto loro, i regolatori, consapevoli delle rinnovate
necessit, cercano di adeguare gli schemi regolamentari alla nuova normalit col frequente
risultato di aumentarne ulteriormente lonere a carico di detti attori. Limpresa bancaria,
soprattutto in virt del suo ruolo pubblico, si trova ad affrontare una variabilit sempre
crescente del contesto in cui opera e non di rado prende coscienza dellinadeguatezza dei
propri mezzi; per di pi, volendo trovare un trait dunion, si pu affermare che la nuova
ordinariet stabilita dalla crisi non coinvolge la banca unicamente come organizzazione, ma la
coinvolge anche come insieme di persone.

303 Per approfondimenti sul tema cfr. Von Bogdandy, A., Dellavalle, S. (2010) Paradigmi dellordine. Torino: Trauben.

!152
A fronte di quanto affermato sopra, il fare impresa della banca deve, quindi, diventare
sistemico. Ci significa che i soggetti del sistema devono operare in maniera interconnessa.
Vanno in questa direzione i pacchetti di misure varate dalla Bce fra giugno e settembre 2014,
che comprendono anche la fornitura alle banche di liquidit quadriennale a bassissimo costo,
a patto che questa venga utilizzata per prestiti alle imprese o alle famiglie. Si pensi, inoltre, ai
piani strategici di alcune aziende (come - ad esempio - la Ripresa Cantieri di UniCredit)
finalizzati a creare sinergie fra il settore bancario ed altri settori economici.

Un altro importante spunto di riflessione fornito dalla tesi coinvolge parzialmente la sfera
culturale italiana: sovente in Italia si soliti considerare il fallimento di unentit (bancaria o
aziendale, che dir si voglia) aggiungendo un giudizio negativo di valore sulla stessa, esteso
sovente alle persone che vi appartengono. Basti pensare alle limitazioni subite da
unimprenditore fallito ante riforma della legge fallimentare del 2006304 che parzialmente
permangono ancora oggi per il periodo della procedura di fallimento. Senza considerare, poi,
che, a prescindere da veri e propri vincoli di legge, la reputazione culturale - assolutamente
negativa - verso unimpresa in crisi resta peraltro tale da limitarne laccesso alla filiera dei
prestiti. Quando invece occorrerebbe distinguere e puntualizzare! Innanzitutto la malattia ed
anche la morte sono la normalit di un sistema vivente, e tale, del resto, una qualunque
impresa. da ritenersi normale che lintrapresa possa anche non andare a buon fine e, in
questo senso, occorre distinguere i casi in cui ci avviene per cause esogene alla attivit del
management o dellimprenditore, da quelli in cui il fatto accade per distrazione di beni,
incapacit palese della gestione o per volont di erodere fraudolentemente ricchezza ad altri
e si chiama reato. Comunque ci accada, questo fa parte del gioco.

Tuttavia, soprattutto per il nostro Paese, la gestione temporale e qualitativa delle situazioni
di crisi meriterebbe una disciplina pi ferrea tale da assicurare esiti meno aleatori, sebbene
con la riforma del diritto fallimentare ci si sia mossi nella direzione di gestire la crisi
dimpresa, governandone gli effetti sul ceto creditizio: in tal senso vanno letti i concordati in
bianco, i concordati in continuit, cio situazioni in cui le banche ricoprono il ruolo di attore
principale.

304 Prima della emanazione del D.Lgs. 9 gennaio 2006, n.5, allimprenditore fallito doveva essere concessa una riabilitazione giudiziale,

senza la quale egli avrebbe subito restrizioni patrimoniali ed incapacit personali anche dopo la chiusura del procedimento fallimentare.

!153
Si pu, inoltre, affermare che la bad bank non presenta profili di novit assoluta rispetto a
settori diversi da quello creditizio, in quanto le bad companies perseguono obiettivi molto
simili, se non addirittura uguali; basti ricordare, a tale proposito, il riassetto di Alitalia che ha
visto la costituzione di una newco, la Compagnia Aerea Italiana - Cai, e il mantenimento di
una bad company, lAlitalia, contenitore di tutti i problemi quali/quantitativi.

Di certo c che per gestire questa situazione italiana, vieppi prorompente, occorre essere
capaci soprattutto di cambiare la cultura sottesa (e purtroppo imperante) e di adeguare
quanto di obsoleto resta sul sistema, riconoscendo che la cosiddetta crisi appunto la nuova
normalit: il new normal.

In sintesi: chiaro che la bad bank uno strumento di gestione straordinaria di crisi, ma
quando la crisi, come possiamo vedere e notare oggi, acquista carattere di ordinariet, la
bad bank pu non essere lo strumento migliore per risolvere il problema.

!154
Appendice A: Considerazioni ulteriori sui crediti
nello Stato Patrimoniale della banca

1. Voce 60 - Crediti verso le banche

Come si visto, nelle voci 60 e 70 trovano posto rispettivamente i crediti verso le banche e
quelli verso la clientela. Limportanza di tali voci va oltre la gi citata preponderanza
allinterno delle attivit delle banche ed testimoniata dalla stessa normativa civilistica
italiana che richiama la necessit della coerenza dei criteri di valutazione ai principi
fondamentali di chiarezza, prudenza e competenza economica alla base della redazione del
bilancio.

!155
I crediti verso le banche sono costituiti dalle attivit finanziarie non quotate su un
mercato attivo (Livello 2 e Livello 3) verso banche (conti correnti, depositi cauzionali, titoli di
deBanca dItalia, ecc.) classificate nel portafoglio crediti. Sono inclusi i crediti di
funzionamento connessi con la prestazione di attivit e di servizi finanziari come definiti dal
T.U.B. e dal T.U.F. (es. distribuzione di prodotti finanziari). Sono inclusi anche i crediti verso
Banche Centrali diversi dai depositi liberi (esempio, riserva obbligatoria).

Questa definizione necessita di alcuni chiarimenti. Innanzitutto, nelle varie definizioni


fornite dalla Circolare compare spesso il concetto di mercato attivo che fa riferimento allo
IAS 39 AG71 e coincide con la condizione in cui i prezzi quotati sono prontamente e
regolarmente disponibili in un listino. In secondo luogo, la Circ. 262/2005 (aggiornamento
2014) fa riferimento al concetto di gerarchie del fair value al punto 5.32 - Gerarchie del fair
value che introducono tre livelli di valutazione. A tale proposito, si legge: Le valutazioni al
fair value sono classificate sulla base di una gerarchia di livelli che riflette la significativit
degli input utilizzati nelle valutazioni. Si distinguono i seguenti livelli:

(a) quotazioni (senza aggiustamenti) rilevate su un mercato attivo secondo la definizione


data dal IFRS 13 (livello 1);

(b) input diversi dai prezzi quotati di cui al punto precedente, che sono osservabili
direttamente (prezzi) o indirettamente (derivati dai prezzi) sul mercato (livello 2);

(c) input che non sono basati su dati di mercato osservabili (livello 3).

In realt, la Circolare riprende le modifiche introdotte nel marzo 2009 con un


emendamento allIFRS 7 27; anche in questo caso, dunque, si ribadisce il forte influsso degli
IAS/IFRS nella formazione della normativa speciale a livello italiano. Infine, il terzo aspetto,
che emerge nella formulazione della Circolare riguarda i cosiddetti crediti di funzionamento
dellimpresa bancaria, che risultano prevalenti a differenza della altre tipologie di imprese
ove una maggiore consistenza invece rappresentata dai cosiddetti crediti di
funzionamento, derivanti cio dalla normale attivit di fornitura di beni e servizi305.

305 Cfr. Venuti, F. Lo stato patrimoniale attivo, In: Bocchino, Giovando, Ossola, Venuti (a cura di) (2014) op. cit., p.57.

!156
La Nota Integrativa, alla Sezione 6, secondo la Circ. 262/2005, prevede ulteriori dettagli
circa linformativa del bilancio introducendo tre tabelle specifiche.

La prima tabella si riferisce alla composizione merceologica che si distingue in Crediti


verso Banche Centrali e Crediti verso banche. Allinterno della prima categoria compaiono
i Depositi vincolati, nei quali deve essere inclusa la parte di riserva obbligatoria assolta in
via indiretta, e la sottovoce Riserva obbligatoria in cui confluisce, invece, la parte
mobilizzabile di tale riserva che costituisce uno dei principali strumenti della politica
monetaria. Oltre alla composizione merceologica, la Circolare prevede anche che si fornisca
evidenza dei crediti verso banche oggetto di copertura specifica, relativamente allammontare
ed ai profili del rischio coperto; inoltre, stabilito si debbano pure fornire specifiche
informazioni circa eventuali finanziamenti a fronte di contratti di leasing finanziario, secondo
quanto previsto dallo IAS 17, paragrafo 47, lettere a), c) e f), e paragrafo 65.

2. Voce 70 - Crediti verso la clientela

I crediti verso la clientela, invece, includono le attivit finanziarie non quotate su un


mercato attivo (Livello 2 e Livello 3) verso clientela (mutui, operazioni di locazione
finanziaria, operazioni di factoring, titoli di debito, ecc.) allocate nel portafoglio crediti.
Sono anche inclusi i crediti verso gli Uffici Postali e la Cassa Depositi e Prestiti, i margini di
variazione presso organismi di compensazione a fronte di operazioni su contratti derivati
nonch i crediti di funzionamento connessi con la prestazione di attivit e di servizi finanziari
come definiti dal T.U.B. e dal T.U.F. (es. attivit di servicing)306.

Si richiamano, dunque, gli stessi concetti enunciati in sede di relegazione di crediti verso
le Banche, come, ad esempio, il mercato attivo e la gerarchia dei fair value.

In via esemplificativa, si cita Venuti in Bocchino, Giovando, Ossola, Venuti (2014) che
individua le voci pi significative rientranti fra i crediti verso la clientela per la rilevazione
a libro giornale: c/c di corrispondenza attivi; portafoglio prestiti; effetti insoluti e protestati;

306 Cfr. Banca dItalia, Circolare 262/2005 2 aggiornamento, Capitolo 2 - Il bilancio dellimpresa Paragrafo 2 - Lo stato patrimoniale

!157
effetti in sofferenza; portafoglio incassi salvo buon fine; anticipi su fatture; anticipazioni
attive su titoli; mutui ipotecari307.

Tale categoria di crediti include, inoltre, quei beni oggetto di leasing finanziario in corso
di costruzione e quelli in attesa di locazione nel caso di contratti con trasferimento dei

307 Cfr. Venuti, F. (2014) Lo stato patrimoniale attivo, In: Bocchino, Giovando, Ossola, Venuti (a cura di) (2014), op. cit., 27-90.

!158
rischi, cio nel caso in cui i rischi siano trasferiti sul locatario anteriormente alla presa in
consegna del bene e alla decorrenza dei canoni di locazione308. E ancora Figurano nella
presente voce anche le commissioni maturate e non ancora incassate dalla banca in relazione
alle operazioni inerenti loperativit di amministrazione di fondi per conto dello Stato o di
altri enti pubblici. La variet e la complessit degli strumenti rientranti in questa categoria
di notevole entit, per questo motivo si rimanda al testo normativo per ogni altro
approfondimento.

Parallelamente a quanto riscontrato nel caso dei crediti verso le banche, anche per i
crediti verso la clientela, la Circolare 262/2005 prevede, nella Nota Integrativa, Parte B, alla
Sezione 7, la pubblicazione delle informazioni complementari necessarie ad assicurare una
rappresentazione veritiera e corretta dei dati del bilancio. Inoltre, le normative delle voci 60 e
70, presentano una forte analogia circa la classificazione dei crediti. Infatti, anche per i crediti
verso la clientela (voce 70) lazienda pu adottare la composizione merceologica, quella che
identifica le attivit oggetto di copertura specifica e il leasing finanziario.

In modo diverso dai crediti verso le banche, si pu utilizzare per quelli verso la clientela la
composizione per debito/emittenti. Ci introduce una classificazione che risulta utile nel
capitolo 1.3 Rischi tipici e coperture: le cartolarizzazioni e i derivati, trattando la
distinzione fra crediti in bonis e deteriorati309.

Tale divisione fornisce informazioni circa la qualit del credito ed integrata dalla Parte E
- Informazioni sui rischi e sulle relative politiche di copertura. In questultima sono riportati,
in particolare, due schemi che giova richiamare. Da una parte, lo Schema A.1.1 descrive le
consistenze delle esposizioni creditizie, suddivise per le singole categorie deteriorate fra le
altre informazioni richieste dallIFRS 7; dallaltra parte, lo Schema A.1.7 rappresenta la
dinamica delle esposizioni deteriorate lorde con particolare attenzione alla movimentazione
da e verso esposizioni creditizie in bonis, ai trasferimenti da e verso le diverse categorie di
esposizioni deteriorate, agli storni operati in dipendenza di eventi estintivi delle esposizioni ed
alle eventuali altre variazioni (i.e variazione del valore di crediti in valuta).

308 Cfr. idem Banca dItalia, Circolare 262/2005.

309 Senza entrare nello specifico, si definiscono in bonis quei crediti per i quali non sussistono problemi di recuperabilit e deteriorati

quelli per i quali esiste unevidenza oggettiva di perdita.

!159
Bibliografia
(2005) Principio Contabile n. 11 Bilancio desercizio - finalit e postulati, OIC.

Admati, A., Hellwig, M. (2014) The Bankers New Clothes: Whats Wrong with Banking and What to
Do about It. Princeton University Press.

Aletta, G. S. (2014) La virt non tedesca Milano&Finanza, Banche, 25 ottobre 2014, p.12.

Annunziata, F. (2012) La disciplina del mercato mobiliare, Torino, Giappichelli Editore

Banca dItalia (2005) Circolare n. 262 del 22 dicembre 2005 2 aggiornamento.

Banca dItalia (2008) Circolare n. 272 del 30 luglio 2008 - 5 Aggiornamento del 16 luglio 2013.

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