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La pragmatica

A. Osservazioni preliminari

Il termine pragmatica stato introdotto dal filosofo americano Ch. Morris (1901-
1979) che nella teoria generale dei segni o semiotica distingue tre diversi livelli di analisi:
- la semantica riguarda il rapporto dei segni con i referenti;
- la sintassi studia il rapporto dei segni tra loro;
- la pragmatica si occupa delle relazioni tra i segni e di chi li usa.
Come disciplina, la pragmatica si affermata soprattutto negli ultimi decenni nei Paesi
anglosassoni e in Germania. La radice greca del nome, prgma, azione, indica loggetto
di studio di questa disciplina: lazione duso del linguaggio (in opposizione con lo studio
del sistema linguistico di cui si occupa la linguistica).
Infatti, la pragmatica nasce come una sorta di reazione allo strutturalismo e al
trasformazionalismo. I due maggiori rappresentanti di queste importanti correnti nella
storia della linguistica, de Saussure e Chomsky, hanno posto in secondo piano il fatto che
lo scambio comunicativo rappresenta la funzione primaria della lingua e che gli uomini,
quando comunicano fra loro, collaborano o si confrontano, e la loro interazione verbale
avviene in situazioni ben precise.
Si considerino i seguenti enunciati:
1) Ho da fare.
2) Mi sa/pu dire a che piano sono le confezioni per bambini?
3) Bellamico che sei!

Considerare questi tre enunciati in abstracto, senza tener conto della situazione in cui
sono stati pronunciati, non porterebbe a nessun significato vero e proprio. Se invece, si
considera che i suddetti enunciati sono tratti da una conversazione reale, si potr
determinare il senso che dipendente dalle circostanze in cui sono stati emessi. Per
esempio, (1) pu essere preceduto da un invito (al film/teatro o fare una passeggiata). In
queste condizioni, linterlocutore capirebbe che stato rifiutato senza che il locutore
usasse la negazione, marca tipica del rifiuto.
Lenunciato (2), pronunciato in un negozio non sar mai inteso come una domanda sulle
conoscenze/possibilit dellinterlocutore, bens come una domanda per ottenere
uninformazione. Lenunciato (3), avr sicuramente per linterlocutore un significato
ironico (opposto, quindi, a quello che esprimono le parole che lo costituiscono).

2. La comunicazione punto focale nellanalisi pragmatica

Tra i suoi obiettivi principali, la linguistica pragmatica si propone di studiare i


meccanismi del processo di comunicazione. Al centro delle analisi pragmatiche si
trovano: il mittente (o locutore o parlante) che invia al destinatario (o interlocutore) un
messaggio con una certa intenzione. Tale messaggio si riferisce alla realt che ci circonda
ovverosia a un contesto.

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Nel campo della comunicazione, il dialogo inteso come scambio comunicativo tra due
o pi persone al fine di scambiare idee e impressioni, di rafforzare un rapporto personale,
di compiere un tipo di azione richiesta, ordine, istruzione, contratto, promessa - occupa
una posizione preminente. Difatti, lo scambio comunicativo rappresenta la funzione
primaria della lingua. Il parlare da solo (il monologo) un evento riservato a situazioni
particolari quali il riflettere ad alta voce, il borbottare ecc. (sono iscrivibili in altre
tipologie la preghiera, il canto, il monologo teatrale).
Ritornando agli scambi dialogici, ricordiamo che con essi si esprimono con maggiore
o minore chiarezza varie attivit dinamiche della comunicazione interpersonale:
informazione, domanda, risposta, preghiera, saluto, allusione, comando, persuasione,
offesa, minaccia ecc. Inoltre, allinterno di uno scambio linguistico occorre distinguere tra
ci che detto ovvero esplicito e ci che sottinteso ovvero implicito. Occorre precisare
che spesso ci che il locutore dice differente di ci che lo stesso locatore vuole dire. Gli
esempi che possono illustrare questa affermazione sono vari. Ci soffermeremo sul
classico esempio tratto dal capitolo VI-o de I promessi sposi di Alessandro Manzoni:
(4) In che posso ubbidirla? disse don Rodrigo, piantandosi in piedi nel mezzo della
sala. Il suono delle parole era tale; ma il modo in cui erano proferite, voleva dire
chiaramente: bada a chi sei davanti, pesa le parole e sbrigati.
La domanda rivolta da don Rodrigo al padre cappuccino, fra Cristoforo,
lillustrazione della differenza tra il dire (In che posso ubbidirla?, disse don R) e il
voler dire ( voleva dire chiaramente: bada a chi sei davanti, pesa le parole e sbrigati.)
Le stesse situazioni appaiono nel linguaggio di ogni giorno. Ci soffermiamo sui seguenti
esempi:
(5) Dico (ad un amico): Fa freddo in questa stanza e voglio intendere: Per
favore, chiudi la finestra!
(6) Dico (chiedo ad un seccatore): Ma non dovevi dunque uscire? e il mio tono fa
capire che non si tratta di una domanda, ma di un incitamento ad andare via;
precisamente, voglio dire Lasciami in pace una buona volta!.

Un altro aspetto di interessante rilievo nellanalisi pragmatica riguarda il modo in cui


viene realizzata la risposta. Nei brani di conversazione quotidiana ci capita di
dare/ricevere delle risposte che sono espresse tramite frasi ellittiche, prive cio di uno o
pi costituenti frasali di base:

(7) Sei venuto in macchina? No, in tram.


4) / (8) - Mi sa/pu dire a che piano sono le confezioni per bambini?
- Al terzo piano.
Negli esempi soprascritti, alle domande parziali, fanno seguito delle risposte ellittiche
del verbo. Nonostante ci, in entrambi i casi il significato del discorso chiaro perch
siffatte risposte fanno parte dellinsieme domanda-risposta. La situazione simile
anche per certe risposte alle domande totali. In tal caso, si pu esprimere assenso o
dissenso, facendo ricorso a diversi mezzi linguistici:

(9) Ci vediamo questa sera?

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- S / Certo / S, certamente / Sicuro / Come no ? Pensi forse che abbia cambiato
idea?

(10) Mi presti un milione?


- No / Assolutamente / Non ci pensare neppure / Ma scherzi? / Sono forse una banca?

Si pu notare che le risposte di assenso / dissenso possono essere espresse tramite


mezzi linguistici brevissimi oppure estesi, diretti oppure indiretti. Allo stesso tempo, si
pu rispondere in modo neutro (v. S / Certo / No / Assolutamente-?-) oppure con
unespressione particolare (v. Pensi forse che abbia cambiato idea?/ Sono forse una
banca?).
Sempre in quello che riguarda le risposte, le analisi pragmatiche si soffermano sui
seguenti aspetti:
- nella risposta appare un verbo generico che si riferisce a unespressione precisa
presente nella domanda:
(11) Perch sei venuto con la macchina?
- Per fartele vedere.
- la risposta contiene unargomentazione:
(12) Ci vediamo questa sera?
- In genere non dimentico gli impegni.
- la risposta deviata ed esprime un diniego:
(13) Puoi sostituirmi dalle tre alle cinque?
- Ah, che giornata pesante oggi!

Le risposte contenute negli esempi (12), (13) sono implicite. La comunicazione


implicita largamente diffusa nella comunicazione quotidiana e la troviamo, quindi,
anche nelle risposte. Gli elementi implicitati possono essere facilmente dedotti
(sottintesi). Osserviamo il seguente scambio:

(14) - Mi presti il vocabolario?


- [No]
- [Perch?]
-[Perch] sto facendo una traduzione.

2.1. Analisi linguistica e analisi pragmatica del discorso

Consideriamo il seguente dialogo tra amici tratto da La Nuova grammatica della


lingua italiana di M. Dardano e P. Trifone:

LUCIO: Eh, allora. Luisa arrivata ieri sera.


FRANCESCO: Ah, arrivata ieri sera. Finalmente!
LUCIO: arrivata. E mi ha telefonato subito: saranno state le sette o le otto.
F: Le otto no, perch io e te eravamo insieme in pizzeria.

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L: S. Va bene: le sette e mezza, diciamo. Ciao, mi fa, chi si sente, come va? un
secolo che Laltra sera pensavo proprio a te: volevo chiamarti. Poi Insomma
tutte quelle storie l. Senti, faccio io, con gli amici non si fa cos: insomma che mi stai
.
MARIO: Occupata o non occupata Una telefonata, la poteva fare. Hai fatto bene a
dirglielo. Mah, insomma, Luisa ogni tanto scompare. Poi ricompare: scusa, sai, sono
stata qui, sono stata l. Vabb: ma, insomma, dico, si fa cos con gli amici?

Per quello che riguarda i caratteri linguistici di questa conversazione, si veda:


- la linea sintattica incerta, continuamente interrotta, ricca di riprese e di mutamenti
di percorso;
- la scelta di parole ed espressioni appartenenti al parlato spontaneo;
- la presenza di indicatori discorsivi (eh, allora, ah, finalmente, va bene, vabb,
diciamo, poi, insomma, sai, cio, mah, quindi), i quali svolgono varie funzioni
(introducono un nuovo tema, si referiscono ad un tema gi trattato, introducono
una deviazione dalla linea del discorso, rafforzano unaffermazione,
contribuiscono a stabilire un rapporto con linterlocutore ecc.);
- alta percentuale di parole sottintese.
Unanalisi linguistica ancora pi approfondita potrebbe mettere in evidenza altre
differenze tra la lingua scritta e quella parlata. un passo necessario ma non
sufficiente perch unanalisi completa di tali scambi comunicativi richiede
losservazione di alcuni fenomeni che costituiscono altrettanto punti focali per la
pragmatica. Sottolineamone alcuni:
1. lo scambio conversazionale fra i tre amici non si basa solo sulle parole ma anche
sui gesti, sguardi, posizione del corpo (questi sono dei tratti paralinguistici) e,
ovviamente con lintonazione della voce. Tutti questi elementi che contribuiscono
allo scambio reciproco tra gli amici e che si influenzano a vicenda fanno parte del
processo comunicativo e contribuiscono nel loro insieme all interazione fra i
parlanti.
2. nel breve scambio dialogico riportato si notino i reciproci segnali di assenso, le
riprese, le conferme verbali che accompagnano la conversazione. Diremo che la
conversazione il frutto di una collaborazione tra coloro che vi partecipano.
3. i partecipanti alla conversazione intervengono seguendo dei turni (di
conversazione). Il passaggio si pu manifestare in una situazione di concordia
(come nello scambio soprariportato) o di conflitto (in tale caso i partecipanti non
rispettano i turni e esprimono opinioni contrastanti).

2-o Corso

2.0. La pragmatica: nascita e orientamenti teorici.


La pragmatica una disciplina giovane nata al confine fra tre versanti disciplinari:
la filosofia, la linguistica, lantropologia. Sia lo statuto di questa nuova disciplina che il
suo oggetto della ricerca sono variamente definiti a seconda dellimpostazione di base
(filosofica, linguistica, antropologica) dei singoli studiosi.

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Nata come reazione allo strutturalismo e trasformazionalismo (v. il corso
precedente) nel campo della linguistica e al positivismo logico nel campo della filosofia,
la pragmatica segna una svolta di prospettiva nella linguistica moderna. Nella letteratura
specializzata si considera che la nascita di questa disciplina legata a due grandi nomi
appartenenti al campo della filosofia: L. Wittgenstein, professore a Cambridge e J. Austin,
professore a Oxford. Autonomamente, i due studiosi sottolineano il ruolo fondamentale
delluso, contestando limportanza cruciale per la semantica delle condizioni di verit (i
rappresentanti del positivismo logico sostenevano che sono prive di senso minningless
tutte le proposizioni che non potevano essere verificate come vere o false).
diventata ormai nota la formulazione di Wittgenstein, filosofo e matematico,
meaning is use, senso significa uso. Secondo lo studioso austriaco, parlare una lingua fa
parte di unattivit e gli enunciati possono essere intesi/spiegati solo in base a questa
attivit.
Similmente, nella raccolta di conferenze pubblicata sotto il titolo How to do
things with words (Come fare cose con le parole), J. Austin, filosofo e linguista
inglese, sostiene che loggetto di studio della semantica latto del parlare e riconosce
che il senso condizionato dal contesto.
In Italia, la linguistica pragmatica o la pragmalinguistica si diffusa a partire dagli
anni Settanta, con le prime traduzioni dei lavori di Searle e Austin. Dalla moltitudine di
definizioni che sono state proposte per questa disciplina ancora incerta per molti aspetti
riteniamo quelle di Georgia Green (1) e Levinson (2) che cercano di identificare loggetto
di studio della pragmatica:
(1) la pragmatica lo studio di quei meccanismi che ci permettono di
comunicare pi di quanto diciamo. Lautrice precisa che parlare o
scrivere non possono essere identificate con comunicare. La
comunicazione presuppone necessariamente lesistenza di unintenzione
con cui viene performato un certo atto e il riconoscimento di tale
intenzione da parte dellinterlocutore.
(2) la pragmatica lo studio di quelle relazioni tra la lingua e il contesto che
sono grammaticalizzate o codificate nella struttura della lingua stessa.

Concludendo, diciamo che la pragmatica studia gli aspetti che riguardano il linguaggio
come azione cio il parlare come forma di un agire linguistico che si svolge allinterno di
una determinata situazione comunicativa e sociale.

2.1. Gli atti linguistici

Nellinsieme di conferenze pubblicate postume nel 1962 col titolo How to do


Things with Words, Austin si proponeva di demolire la concezione positivista della lingua
secondo la quale le basi per la comprensione degli enunciati sono le condizioni di verit.
Anzitutto, not che, contrariamente a ci che sostenevano i logici positivisti, alcune frasi
dichiarative non sono affatto usate per affermare cose vere o false. Austin propone dieci
esempi di frasi usate, non per dire qualcosa, vale a dire per descrivere stati di cose, ma per
fare qualcosa. Riprendiamo gli esempi di Austin:

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(3) a. Scommetto con te 10.000 $ che domani piove.
b. Battezzo questa nave Flounder H.M.S.
c. Dichiaro guerra allo Zanzibar.
d. Mi scuso.
e. Ti nomino senatore.
f. Faccio unobiezione.
g. Ti condanno a 10 anni di lavori forzati.
h. Ti lascio in eredit il mio Sansovino.
i. Ti do la mia parola donore.
j. Ti avverto che i trasgressori saranno puniti.

Gli enunciati a-j non possono essere giudicati veri o falsi. Infatti, se si cercasse di
applicare la prova vero/falso, ne risulterebbero delle stranezze come nei seguenti scambi
di battute:

(4) - Mi scuso con te per ieri sera.


- falso.
oppure
(5)
- Ti condanno a 10 anni di lavori forzati.
- Molto vero.
Queste frasi particolari e gli enunciati in cui esse si concretizzano sono definiti da
Austin, performativi in quanto opposti ai constatativi. La teoria di Austin stata poi
sviluppata da Searle nel saggio Speach Acts (Atti linguistici) apparso nel 1969.
Gli enunciati performativi (dallingl. to perform compiere, eseguire) costituiscono
per se stessi delle azioni. Pronunciando le frasi a-j, io compio infatti delle azioni:
scommessa (a), battesimo (b), dichiarazione di guerra (c), scusa (d) ecc. Verbi come
scommettere, battezzare, dichiarare guerra, scusare, sono chiamati verbi performativi
perch performano (compiono) lazione che descrivono.
I dieci enunciati (a-j) sono dei casi esemplari di coincidenza tra dire e fare;
peraltro, tutti gli enunciati hanno una componente performativa che pu avere gradi
diversi di evidenza e di intensit. Per capire bene questa nozione, occorre considerare che
ogni atto linguistico costituisce la sintesi di tre atti simultanei:
- atto locutivo;
- atto illocutivo;
- atto perlocutivo.
Sinteticamente, con Austin, si pu dire che la locuzione latto del dire qualcosa,
lillocuzione latto compiuto nel dire qualcosa (pregare, chiedere, ecc.) e la
perlocuzione latto col (per mezzo del) dire qualcosa.
Gli atti locutori, gli unici di cui si sono occupati fino alla creazione della
pragmatica i linguisti, sono atti di emissione di sequenze con una certa struttura fonetica,
grammaticale e semantica (dal lat. locutio parlato). I linguisti hanno stabilito, per
diverse lingue, le regole che permettono di distinguere le sequenze grammaticali e le
sequenze non grammaticali.

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Pronunciando la sequenza:
(6) Apri la finestra!,
il locutore produce dei suoni (struttura fonetica), delle strutture morfosintattiche e
trasmette certi sensi lessicali e grammaticali. Oppure, le sequenze
(7) Mario ha una camicia nera o
(8) Questa casa semplice e assolata
consistono di fonemi organizzati di parole, le quali vengono organizzate a loro volta
secondo le regole della sintassi e in modo da esprimere un certo significato.
Nello stesso tempo, le stesse sequenze esprimono certe intenzioni dellemittente.
Esse possono essere diverse a seconda del contesto in cui sono pronunciate. Prendiamo
una ad una le tre sequenze sopraccitate:
- detta in una camera in cui fa troppo caldo o c bisogno di aria fresca o, ancora, si
trova qualcuno che sta male, (6) esprime un atto sollecitare qualcosa (il locutore al
collocutore);
- (7) pu essere, in particolari circostanze, un modo per individuare Mario fra pi
persone, pu equivalere cio a un gesto di indicazione (per esempio mi aiuta a
distinguere Mario da Carlo che ha la camicia bianca);
- (8), se pronunciata da un agente immobiliare, serve a persuadere allacquisto
linterlocutore.
Latto con cui lemittente associa al contenuto preposizionale (p) una forza
convenzionale (F) che esprime lintenzione con cui si performa un atto (nella fattispecie
sollecitare, individuare/distinguere, persuadere) rappresenta un atto illocutivo.

2.1.1. Atti illocutivi

La maggior parte degli studiosi, nellusare il concetto di atto linguistico, fanno


riferimento agli atti illocutivi in quanto gli atti locativi sono studiati dalla grammatica e i
perlocutivi sono esterni allatto stesso. Atti illocutivi e atti perlocutivi sono dipendenti dal
contesto comunicativo, ma solo i primi hanno degli indicatori espliciti nella struttura degli
enunciati.
Possiamo definire gli atti illocutivi come lespressione dellintenzione
comunicativa del locutore. Latto illocutivo riuscito (solo) se il ricevente riconosce,
quindi capisce esattamente le intenzioni dellemittente. Con altre parole, gtli atti illocutivi
sono gli atti con cui il parlante esprime la sua volont/intenzione di affermare, chiedere,
ordinare, offrire, promettere, rifiutare, ecc. Ogni atto illocutivo caratterizzato da una
forza illocutiva (Fi), che la tensione imposta dallenunciato (forza di affermazione,
richiesta, offerta, promessa) ed resa visibile, di solito, da un indicatore di forza illocutiva
(IFi).
Austin distingue tra performativi espliciti (verbi performativi, la forma passiva,
limperativo) e altri dispositivi mediante i quali la Fi dellenunciato viene fatta capire una
particella, una certa intonazione, i gesti ecc).
La Fi dipende dal parlante: per chiamare qualcuno pu dire sbrigativamente
Vieni qui! usando il TU e il verbo allimperativo oppure dire compitamente Le
dispiacerebbe di venire qui, per favore? usando il Lei, il verbo al condizionale, la

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locuzione per favore e la frase interrogativa. Tutti questi elementi di cui il parlante si
pu servire sono indicatori di forza allocutiva (IFi). Essi servono a facilitare a chi ascolta
il riconoscimento dellatto (affermazione, richiesta, comando, ecc.).
I. I performativi espliciti rendono chiara la forza illocutoria dellenunciato (il modo in cui
deve essere inteso lenunciato), ovvero quale atto illocutorio stiamo eseguendo nel
proferire quellenunciato.
(i) i verbi performativi devono essere in I-a persona sg., indicativo presente. Infatti, i
verbi performativi hanno come caratteristica lasimmetria tra la forma di I-a persona,
sing., ind. pres. lunica con valore performativo e tutte le altre forme del paradigma
con valore descrittivo - , asimmetria che non funziona per gli altri verbi. In un enunciato
come
(9) (Io) mangio una mela
luso del verbo mangiare in I-a persona singolare non suppone necessariamente cha
lazione sia fatta mentre in
(10) Prometto che ti porter il libro domani
Il verbo promettere usato alla stessa forma grammaticale indissolubilmente legato
alla realizzazione dellatto della promessa. Il verbo perde questa caratteristica se viene
usato ad un altro tempo o altra persona:
10 a. Ho promesso che ti porter il libro domani.
10 b. Carlo promette che porter il libro domani.

(ii) limperativo: (11) Chiudi la porta!


(iii) la forma passiva: (12) I viaggiatori sono pregati di servirsi del sottopassaggio.

II. Altri IFi


(iv) Lintonazione uno degli strumenti pi comuni per regolare la forza illocutoria. In
(13) Hai letto il libro?, lintonazione interrogativa IFi.
La frase (14) Vieni qui! pu significare, secondo il modo in cui pronunciata:
ti prego di venire qui
ti ordino di venire qui.
Se dico le dispiacerebbe di venire qui, per favore? usando una particolare
intonazione, la mia richiesta pu assumere una forma ironica o polemica (pu
equivalere a venga una buona volta, sono stufo di aspettarla).

(v) le modalit: i verbi modali, gli avverbi e i predicati


- verbi modali:
(15) Potresti passarmi il sale?
(16) Mi vorresti accompagnare ?
I verbi modali potere e volere uniti allintonazione interrogativa identificano una richiesta
effettuata con cortesia.
Alcune modalit espresse da verbi sono ambigue, e la loro forza allocutiva reale pu
essere esplicitata solo dal contesto: ad esempio
(17) Devo tornare a casa

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pu valere Mi hanno ordinato di tornare a casa oppure Sto per andare a casa. La
decodifica affidata al contesto.
- avverbi:
(18) Possibilmente, mi richiama?
- predicati che reggono unintera proposizione:
(19) possibile che mi richiami?
Infine, altri segni non linguistici convenzionali sono usati come indicatori di forza
illocutiva. Per esempio, lenunciato (20) Signora!
pu avere i seguenti significati:
- se accompagnato da un inchino assume il significato di un atto di ossequio, o di
congedo;
- se pronunciato a bassa voce, a un funerale, ed accompagnato da una stretta di
mano prolungata e da unespressione facciale improntata a mestizia assume il
significato di un atto di condoglianza;
- se accompagnato dalla spinta dellavambraccio (noto gesto di scherno) diventa
un atto volgare di scherno, derisione, disprezzo.

2.1.2. Gli atti perlocutivi


In determinate circostanze, certi atti linguistici servono non solo a dire ma a fare
qualcosa: sono cio atti illocutivi che producono effetti diretti. Tali atti vengono chiamati
perlocutivi o dotati di forza perlocutiva (Fp).
(21) Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figliolo e dello Spirito Santo.
(22) Con i poteri conferitimi dalla legge La dichiaro Dottore in Scienze economiche.
La Fp di un messaggio varia a seconda delle condizioni di enunciazione:
in contesti molto formali come quelli in cui vengono usati gli enunciati (battesimo-21),
(esame di laurea-22) si impiega direttamente un verbo performativo , un verbo che ha
potere di compiere mentre viene pronunciato lazione che esso stesso descrive
(battezzare o conferire un titolo di studio).
APPROFONDIMENTI

Lanalisi pragmatica studia il parlare in quanto forma di agire linguistico allinterno di una data
situazione comunicativa e sociale.
Austin, nel 1962 (v. 2-o C, 2.0.) risolve la dicotomia tra enunciati performativi / constativi in una
teoria generale degli atti linguistici (ingl. speech act).
Atto linguistico unit di base della descrizione linguistico pragmatica; es.: una constatazione,
una richiesta, un consiglio, una promessa, un ringraziamento. Ci sono vari modi per compiere una
certa azione: ad es., per compiere una richiesta posso usare:
- modo imperativo: Chiudi la finestra!
- Una struttura sintattica allindicativo: Qui dentro si gela.
- Una struttura interrogativa: Ti dispiacerebbe chiudere la finestra?
Correlativamente, una stessa affermazione, ad esempio una frase al modo sintattico indicativo,
Fa tempo da cani pu servire a compiere atti linguistici diversi: una constatazione, un divieto,
un avvertimento, una scusa.
Per cogliere latto linguistico inteso dal parlante (lintenzione comunicativa) entrano in gioco
diversi tipi di indicatori:

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- lessicali (ad es. verbi performativi: promettere, consigliare, ecc.);
- sintattici (ad es. il modo e il tempo del verbo);
- prosodici ( lintonazione che mi permette di capire se un enunciato come Vieni una
supplica o un ordine);
- fattori contestuali e cotestuali, vale a dire le conoscenze condivise da interlocutori sulla
situazione comunicativa in cui si trovano
Atto locutorio (ingl. locutionary act) - latto del dire che ha un significato (meaning ). Latto
locutorio consiste nel proferimento di espressioni appartenenti a un certo lessico e assemblate
secondo una sintassi. Per definire il livello locutorio sono dunque chiamati in causa: fonetica,
lessico, morfosintassi, semantica, vale a dire tutti i livelli della descrizione grammaticale
tradizionale.
Austin privilegia il livello illocutorio dove entra in gioco la forza: un enunciato ha non solo un
significato ma anche una forza (Fi), una certa funzione comunicativa su cui gli interlocutori sono
chiamati a negoziare.
Atto illocutorio (ingl. illocutionary act) - latto linguistico, cos come inteso dalla teoria di
Austin (1962), cio il livello al quale al quale si opera un cambiamento del contesto e che precisa
in modo sostanziale lidea del linguaggio come azione.
Atto perlocutorio (ingl. perlocutionary act) - latto di produrre, attraverso il dire, degli effetti
sugli interlocutori, intenzionalmente o no. Vi sono atti illocutori a cui intrinsecamente associato
un determinato obiettivo perlocutorio: obbedire ordinare, mettere in guardia avvertire,
convincere dimostrare, ecc. Da un altro lato, vi sono classi di effetti a cui non si associa un atto
specifico: ad es. il sorprendere, il turbare, lirritare ecc.

1. Spiegate gli scambi comunicativi (invito / accetto, rifiuto) seguenti:


- Andiamo a vedere il film stasera? - Che ne diresti di una cenetta romantica a
- E una settimana che non penso ad altro. luce di candele?
- . // .
(accetto//rifiuto)

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2. Costruite dei contesti in cui lenunciato Fa tempo da cani compi i seguenti atti
linguistici: constatazione, divieto, avvertimento, scusa.
3. Limperativo un modo usato per compiere un atto linguistico di:
a) dare un ordine, un comando: Vai via!; b) rimproverare: Vergognatevi!;
c) esortare, invitare, pregare qualcuno: Sta buono!, Vieni a cena da noi, stasera?, Ti
prego, abbi piet di me!.

a) Per dare un ordine/comando, oltre allimperativo, si pu usare:


a) Il verbo performativo: Ti ordino di andar via.
a) La frase interrogativa e il condizionale: Le dispiacerebbe di andare via, per
favore?
In entrambi i casi, gli enunciati sono caricati di una forza illocuzionare (Fi) . La Fi
dipende dal parlante. Se viene usato come forma verbale isolata, limperativo va accompagnato da
formule di cortesia (per piacere, per favore, per cortesia, ti prego, ecc.) che ne attenuano la forza:
altrimenti il comando, lesortazione, la proibizione risulterebbero troppo nette, al limite della
scortesia. Si noti la differenza:
Passami il sale! Per piacere, passami il sale!
Avvertite voi mio padre e mia madre! Per cortesia, avvertite voi mio padre e mia
madre!
Accompagnami a casa! Ti prego, accompagnami a casa!
Per compiere lo stesso atto linguistico formulare un ordine o unesortazione in forma
attenuata e cortese, la lingua ci fornisce vari altri modi. A volte, la natura di ordine, esortazione
sembra perdersi. Per esempio, attraverso un giro di parole, lordine pu assumere la forma di una
domanda: Puoi / potete ? Potresti / potreste? Ti / vi dispiace? Ti / vi dispiacerebbe? Si
noti la differenza:
Accompagnami / Puoi / potete accompagnarmi a casa?
Accompagnatemi a casa! Potresti / potreste accompagnarmi a casa?
Ti / vi dispiace accompagnarmi a casa?
Ti / vi dispiacerebbe accompagnarmi a casa?

Se un atto linguistico di ordine/comando va attenuato, un invito espresso dallimperativo va


rafforzato con prego (prima del verbo) e pure (dopo il verbo). Si noti la differenza:
- Posso entrare? - Posso entrare?
- Prego, Mario, entra! - Entra pure! // Prego, entra pure!
- Posso entrare? - Posso entrare?
- Prego, avvocato, entri! - Entri pure! // Prego, entri pure!

4. Per latto linguistico chiedere a qualcuno di chiudere la porta, oltre allimperativo


Chiudi la porta! e le forme attenuate Per favore / Per piacere / Per cortesia, chiudi la
porta! si possono usare i seguenti enunciati:
a. Voglio che tu chiuda la porta. // Ti sarei grato se tu chiudessi la porta.
b. Puoi chiudere la porta? // Potresti per caso chiudere la porta?
c. Chiuderesti la porta? // Vuoi chiudere la porta?
d. Ti dispiacerebbe chiudere la porta? // Ne avresti voglia di chiudere la porta?
e. Dovresti chiudere la porta. // Sarebbe utile chiudere la porta. // Non sarebbe meglio che tu
chiudessi la porta?
f. Posso chiederti di chiudere la porta? // Ti dispiacerebbe molto se ti chiedessi di chiudere
la porta? // Sono spiacente di doverti chiedere per favore di chiudere la porta.
g. Hai dimenticato la porta? // Facci un favore con la porta, tesoro. // Che ne direste di un po
di meno brezza? // Allora Johnny, cosa fanno i grandi quando entrano? // Bene, Johnny,
cosa ti dico io ora?

3-o Corso

3.1. La tassonomia degli atti illocutori

Nella lezione XII, lultima di Come fare cose con le parole, Austin propone cinque
classi di forza illocutoria:
- verdettivi (dallinglese verdictives derivato da verdict verdetto)
caratterizzati dallemissione di un verdetto: giudico, stimo, classifico,
assolvo, condanno, decreto, archivio, pronuncio (una sentenza) ecc.
- esercitivi, che consistono nellesercitare dei poteri, dei diritti, oppure
uninfluenza: ordino, raccomando, lascio in eredit, nomino, licenzio ecc.;
- commissivi (promissivi), caratterizzati dal fatto di promettere o di
assumersi un impegno: prometto, scommetto, garantisco, ho intenzione di
ecc.
- comportativi, sono riferiti agli atteggiamenti e al comportamento sociale:
scusarsi, congratularsi, sfidare, criticare ecc.
- espositivi, vengono usati in atti di esposizione che comportano
lillustrazione di opinioni, portare avanti discussioni, chiarificare usi e
riferimenti: affermo, deduco, nego, rimarco ecc.

Austin stesso considera questa classifica provvisoria segnalando la mancanza di


omogeneit di certe classi (soprattutto 4 e 5). Il primo a proporre un sistema esplicito di
criteri J. Searle. Le classi degli atti illocutori individuate da Searle sono:
rappresentativi, direttivi, commissivi, espressivi, dichiarazioni. Ci sono delle
corrispondenze e delle differenze tra le due tassonomie:
AUSTIN SEARLE
Verdettivi Rappresentativi
Esercitivi Direttivi
Commissivi (promissivi) Commissivi
Comportativi Espressivi
espositivi (dichiarazioni)

- Rappresentativi: i parlanti sono impegnati in misure diverse al effettivo realizzarsi


di qualcosa e alla verit dellespressione stessa. Verbi performativi: vantarsi,
lamentarsi, dedurre, descrivere, classificare.
- Direttivi costituiscono dei tentativi di grado diverso da parte del parlante di
indurre lascoltatore a fare qualcosa: comandare, chiedere, consigliare, invitare,
supplicare. Possono essere tentativi miti o energici, es. Ti ordino/suggerisco di
andare.
- Commissivi mantengono la stessa classe di Austin. Sono atti illocutori il cui
scopo impegnare il parlante in misure diverse ad assumere una certa condotta
futura: Giuro di vendicarmi. Prometto di restituirti il denaro.
- Espressivi corrispondono in parte ai comportativi.
- Dichiarazioni (citati inizialmente da Austin come performativi). Sono i casi in
cui dire fare: Do le dimissioni, Lei licenziato, La nomino presidente.

3.2. Gli atti linguistici indiretti (Searle).

Ci che il parlante intende comunicare, spesso non viene enunciato direttamente o


formulato in maniera esplicita. Consideriamo il dialogo:
- Vieni al cinema stasera?
- Devo preparare un esame.
Linterlocutore non d una risposta negativa diretta, ma fornisce una spiegazione sul
perch non pu accettare la proposta. Lui declina linvito scegliendo questa soluzione
indiretta. In numerosi casi latto linguistico indiretto una forma di cortesia.
Searle definisce atti linguistici indiretti, i casi in cui un atto illocutorio viene eseguito
indirettamente attraverso lesecuzione di un altro. Searle cita il seguente caso: una
richiesta fatta a tavola Puoi passarmi il sale? si riconosce senza difficolt e si esaudisce
subito anche se si presenta in forma indiretta: costruzione interrogativa, domanda sulle
capacit di fare unazione.
Oppure, consideriamo unaltra costruzione interrogativa:
Mi sai dire lora?
Una risposta che si limiti a un semplice s e non sia seguita dallindicazione dellora
considerata altamente inappropriata perch non si tratta di una domanda circa le
conoscenze (sai?) dellinterlocutore (cos come nellesempio precedente non si tratta di
una domanda sulle capacit dellinterlocutore). La frase interrogativa solo un modo
convenzionale di esprimere una richiesta in forma cortese.
Un altro caso di atto linguistico indiretto luso dellasserzione per compiere un atto
illocutorio. Per esempio, quando un genitore oppure un nonno dice al figlio o al nipote:
Un bel gioco dura poco. Anche se si presenta come unasserzione (una valutazione),
lenunciato in realt un invito a smettere il gioco (e quindi un direttivo).
Gli atti linguistici indiretti richiedono uno studio approfondito nellinterpretazione del
messaggio. Grazie a una teoria elaborata dal filosofo inglese H. P. Grice nel saggio del
1967, Logica e conversazione, la linguistica pragmatica in grado di spiegare i casi in
cui gli enunciati esprimono qualcosa di diverso rispetto alla loro interpretazione letterale.

3.3. Principio di cooperazione e implicature conversazionali (Frasi con secondi fini):


Grice

Nel 1-o corso (v. 2. La comunicazione punto focale nellanalisi pragmatica) si


affermato che non tutto ci che comunichiamo viene enunciato esplicitamente. Nel brano
tratto da I promessi sposi si visto che quando don Rodrigo dice qualcosa, intende
(vuole dire) unaltra cosa (il tono e il suo atteggiamento smentiscono il senso delle sue
parole).
La distanza tra ci che detto letteralmente (il dire) e ci che comunicato (il voler
dire) tale che una teoria semantica standard non pu spiegare. Si affermato sopra che,
grazie alla teoria di Grice, si fatto un importante passo avanti nellanalisi
conversazionale.
In breve, secondo Grice, la conversazione si fonda essenzialmente su un principio di
cooperazione tra i parlanti, ma possibile violare consapevolmente tale principio. Il
principio di cooperazione pu essere sintetizzato nel seguente modo:
il tuo contributo alla conversazione sia quello che richiesto, al momento
opportuno, dagli scopi e dagli orientamenti del discorso.
Nellambito di questo principio generale, si possono individuare quattro massime pi
particolari che regolano i contributi alla conversazione:
massima di quantit:
1. Dai un contributo tanto informativo quanto richiesto
2. Non dare un contributo pi informativo di quanto richiesto
massima di qualit:
Tenta di dare un contributo che sia vero.
1. Non dire ci che credi falso
2. Non dire ci di cui non hai prove adeguate.
massima di relazione:
Sii pertinente
massima di modo:
Sii perspicuo
1. Evita loscurit di espressione
2. Evita ambiguit
3. Sii breve
4. Sii ordinato nellesposizione

I partecipanti alla conversazione, tacitamente o inconsciamente, si comportano seguendo


queste massime, sia come parlanti sia come ascoltatori. Stabilendo queste massime basate
sul principio della cooperazione, Grice indica punti di orientamento, le aspettative
vicendevoli in qualsiasi interazione basata sulla cooperativit e razionalit:
1) Quantit. Se qualcuno mi aiuta a riparare unauto, mi aspetto che il suo contributo
sia n pi n meno di quanto richiesto. Se, ad esempio, a un certo punto ho
bisogno di 4 viti, mi aspetto che me ne passi 4 e non 6.
2) Qualit. Mi aspetto che il contributo dellaltro sia autentico. Se ho bisogno dello
zucchero da mettere nella torta che mi sta aiutando a preparare, non mi aspetto che
mi passi del sale.
3) Relazione. Mi aspetto che il contributo del partner sia appropriato alle esigenze
immediate di ciascuna fase della transazione. Se sto mescolando gli ingredienti di
un dolce, non mi aspetto che mi passi un libro e neppure un guanto da forno
(anche se, questultimo pu essere un contributo appropriato in una fase
successiva).
4) Modalit. Mi aspetto che il partner renda esplicito quale contributo mi sta
fornendo e che lo esegua con ragionevole sollecitudine.

Queste massime, molto generiche, non sono sempre applicabili. A volte, i partecipanti a
una conversazione sembrano violare alcune di queste massime: in qualche caso questa
violazione reale e allora la comunicazione corre il rischio di fallire; altre volte, invece,
la violazione solo apparente perch il parlante non usa il significato letterale e dice una
cosa volendo dire unaltra cosa. In tale situazione, il destinatario riesce a recuperare il
voler dire tramite le implicature conversazionali.
Per esempio, se uno mi dice
un libro riuscito, non ti pare? io posso rispondere, rispettando la massima della
quantit No / Assolutamente, no etc oppure, violando la stessa massima,
Effettivamente ha una bella copertina. Chi sente la seconda risposta immaginer chessa
non vada presa alla lettera e che lelogio della copertina sia un modo ironico per dire
Non sono daccordo, a me il libro non piaciuto. Nel contesto della nostra
conversazione, la mia frase implica necessariamente questo significato non detto; si
realizza ci che Grice chiama unimplicatura conversazionale.
Le implicature possono essere prodotte tramite unapparente violazione delle
quattro massime. In realt, tale violazione quasi presente nella nostra comunicazione
quotidiana.
Quando le massime non vengono rispettate, gli ascoltatori cercano ad un livello
pi profondo di calcolare, con un procedimento inferenziale, il significato inteso dal
parlante che Grice chiama significato occasionale.
Il meccanismo tramite il quale si possono inferire da un enunciato credenze / pensieri /
affermazioni viene definito implicatura. Limplicatura scatta nel caso in cui viene violata
una delle massime del principio di cooperazione.
Nellesempio citato da Levinson
A. Dov Carlo?
B. C una VW gialla davanti alla casa di Anna
B, nonostante lapparente incoerenza, ci sta dando una indicazione, che vale come
risposta, il pi cooperativa possibile, alla domanda a cui B non sa rispondere con
precisione; una parafrasi possibile della risposta sarebbe: non so dove si trovi Carlo, ma
vedo la sua auto davanti alla casa di Anna, ed quindi probabile che Carlo si trovi nella
casa di Anna.
Vediamo il modo in cui sono violate le restanti massime:
(in unaula scolastica)
A. Proust stato un grande campione automobilistico, vero professore?
B. Gi, e tu sei un grande esperto di letteratura francese.
(durante un pranzo)
A. Si pu sapere di che partito sei?
B. Ottimo questo risotto.
(recensione teatrale)
Dopo la prima mezzora gli spettatori si diedero a stiramenti mascellari abnormi e
incontenibili, comprensivi di profonde e lunghe inspirazioni a bocca spalancata.
- Nel primo caso, B viola la massima della qualit, dando una risposta palesemente
falsa, per far intendere ad A che ha detto una grande stupidaggine.
- Nel secondo caso, B viola la massima della relazione; egli usa una tattica elusiva,
con la quale comunica implicitamente ad A che non vuole rispondergli e che
preferisce cambiare discorso.
- Nel terzo caso, il recensore viola la massima di modo: sostituendo una lunga e
complicata perifrasi alla parola sbadigli, egli mira a ottenere una sorta di
amplificazione ironica della noia suscitata dallo spettacolo.

Seminario

I Spiega (costruendo vari contesti) i seguenti atti linguistici indiretti (cf. Searle):
1. Hai una sigaretta?
2. Le chiacchiere non fanno farina; La gatta frettolosa fece i gattini ciechi.
II. Stabilisci in quale classe di atti illocutori si iscrivono i seguenti enunciati:
1. Mi lamento perch mi mancano le scarpe mentre c chi senza piedi.
2. Dalle tue parole, deduco che parli di ferite ancora aperte.
3. Ti consiglio di seguire questo corso dimenticando tutto quello che sai.
4. Oh, papa, ti prego, ti supplico, dammi il permesso! Ti scongiuro! In fondo, si
tratta solo di una settimana. Perch non dovrei farlo?
III. Indica quali massime sono state (appar.) violate nei seguenti scambi di parole:
1. A. Teheran in Turchia, vero professore?
B. E Londra in America, suppongo.
2. A. Io penso proprio che la signora Bianchi sia un vecchio trombone, e tu?
B. Huh, bel tempo per essere marzo, vero?
3.A. Sai che ore sono?
B. Mah, gi passato il lattaio.
4. Giorgio: Ehi, Anna, giochiamo a palline?
Mamma: Come va coi compiti di scuola, Giorgio?
IV. Commenta in base alle massime di Grice i seguenti discorsi:
1. La Singer ha emesso una serie di suoni corrispondenti fedelmente alla partitura di
unaria di Rigoletto.
1. La Singer ha cantato unaria del Rigoletto.
2. Dopo la prima mezzora gli spettatori si diedero a stiramenti mascellari abno rmi e
incontenibili, comprensivi di profonde e lunghe inspirazioni a bocca spalancata.
(recensione teatrale)
2. .
3. Vai alla porta, gira la maniglia in senso orario finch possibile, poi tira piano verso
di te.
3. .
4. A. Portiamo qualcosa ai bambini.
B. Va bene, ma proibiti i GELATI.
5. La guerra la guerra // Una donna una donna // O Carlo viene o non viene.// Se lo fa
lo fa.
6. Nella I-a edizione de I promessi sposi del 1827, al cap. VII, Manzoni aveva scritto:
"Al mattino seguente Don Rodrigo si dest Don Rodrigo". Il tipografo, pensando a una
distrazione, compose: "Il mattino seguente Don Rodrigo si dest". Il Manzoni corresse
sulle bozze, reinserendo il secondo "Don Rodrigo". Questa volta, di nuovo non
comprendendo, il tipografo scrisse: "Al mattino seguente si dest Don Rodrigo". Manzoni
dovette riscrivere tutta la frase.

4-o corso
Presupposizioni pragmatiche

4.0. Il principio di cooperazione spiega com possibile lasciare non dette certe
cose in modo che la comunicazione non fallisca. Nello scambio comunicativo, lattivit di
implicitazione dellemittente viene correlata con lattivit deduttiva del ricevente. Nel
momento in cui il locutore decide di non dire tutto esplicitamente o di dare limpressione
di deviare il discorso (violando apparentemente le massime di Grice), egli si basa sulle
capacit deduttive dellinterlocutore. Nel corso precedente abbiamo definito le
implicature conversazionali come tipi particolari di inferenze pragmatiche (cf. 3.3). Tali
inferenze non si possono considerare semantiche (cio, pertinenti ai significati di parole,
sintagmi, frasi) perch si basano su ipotesi contestuali relative alla cooperazione dei
partecipanti in una conversazione.
Oltre alle implicature conversazionali nellinterpretazione degli enunciati
intervengono delle deduzioni latenti, cio delle ipotesi basate su informazioni
appartenenti al fondo di conoscenze comuni dei partecipanti allo scambio comunicativo.
In questo ambito si iscrivono le presupposizioni. Allinizio studiate dai filosofi, le
presupposizioni sono entrate nella sfera di studio della linguistica negli anni 70.

4.1. Implicazione logica e presupposizioni

Nella semantica logica si distinguono due tipi di implicazioni: limplicazione logica e


la presupposizione. Per esempio, la proposizione
Giorgio rimpiange la partenza di Maria
implica logicamente Giorgio rimpiange qualcosa e presuppone la proposizione Maria
partita. Quindi, limplicazione logica la conseguenza (logica) di ci che viene
enunciato, mentre la presupposizione una precondizione necessaria per il successo
dellenunciato: se Maria non partita, lenunciato non si giustifica.
Di conseguenza, solo la presupposizione logica si conserva nel caso della
negazione o dellinterrogazione della proposizione: Maria partita rimane anche se
affermo Giorgio non rimpiange la partenza di Maria o se chiedo Giorgio rimpiange la
partenza di Maria?.

4.2. Implicature conversazionali e presupposizioni

Nellintento di recuperare il voler dire dellemittente, il ricevente fa delle


inferenze per arrivare al significato non detto dellenunciato. Gli atti linguistici indiretti
realizzano una simbiosi tra le presupposizioni e le implicature conversazionali. I
meccanismi che stanno alla base di questi due tipi di deduzioni sono differenti data la loro
natura diversa. Ne proponiamo un breve confronto:
- Le presupposizioni sono in stretta dipendenza con lorganizzazione interna degli
enunciati, non sono calcolabili, non possono essere annullate e possono essere
distaccate. Inoltre, le presupposizioni hanno un carattere pi convenzionale e una
validit pi ampia delle implicature.
- Le implicature sono dipendenti dalla situazione comunicativa. Esse riconducono
al significato occasionale (cf. 3.2).
- Se le presupposizioni sono retroattive ossia orientate verso uno sfondo
preesistente di conoscenze comuni e condiviso dagli interlocutori, le implicature
conversazionali sono proattive ossia dirette verso una conoscenza che deve essere
costruita con la cooperazione e la cui validit pu essere limitata ad un solo
scambio comunicativo.
- Le implicature, se non sono calcolate dal ricevente, la comunicazione non pu
continuare nel senso voluto dallemittente. Solo se il ricevente interpreta
correttamente le intenzioni dellemittente, linformazione dedotta si aggiunge al
fondo di informazioni condiviso dai parlanti e offre la base necessaria per le fasi
seguenti della conversazione.
- Le presupposizioni non costituiscono loggetto di studio della comunicazione (se
linterlocutore le respinge o le mette in dubbio, le presupposizioni perdono questo
statuto) e possono restare non attivate senza che il processo comunicazionale
soffra.

4.3. Tipi di fenomeni presupposizionali

Ci sono delle costruzioni che i linguisti hanno isolato come fonti di


presupposizioni. Da tutta una serie di studi, Levinson ha selezionato una lista di attivatori
presupposizionali (scritti in corsivo) che riprendiamo, intervenendo con degli esempi o
specificazioni:

I. Descrizioni definite nomi propri o comuni accompagnati dallarticolo


definito o determinanti attributivi:
1. Giorgio ha visto / non ha visto luomo con due teste.
esiste un uomo con due teste
2. Carlo ha / non ha telefonato stamattina.
Esiste una persona un ragazzo di nome Carlo.
3. La professoressa ditaliano ti ha cercato al telefono.
Esiste una professoressa di italiano.

II. Verbi fattivi verbi che reggono subordinate sempre vere:


4. Marta rimpiange / non rimpiange di aver bevuto la birra fatta in casa da Giorgio.
Marta ha bevuto la birra fatta in casa da Giorgio.
5. Frankenstein era / non era consapevole del fatto che Dracula fosse l.
Dracula era l.
6. Giorgio si rese conto / non si rese conto di essere in debito.
Giorgio era in debito.
7. Era / non era strano di quanto fosse orgoglioso.
Era orgoglioso.
8. Altri predicati fattivi: sapere, dispiacere, essere orgogliosi del fatto che, essere
indifferente al fatto che, essere contenti del fatto che, essere tristi per.

II. Verbi non fattivi verbi che reggono subordinate sempre false:
9. Ho sognato che ero sulla luna.
Non sono sulla luna.
10. Si immagina di essere direttore.
Non direttore.
11. Altri predicati non fattivi: fingere, simulare, pretendere (che).

III. Verbi implicativi


12. Giorgio riuscito / non riuscito ad aprire la porta.
Giorgio ha cercato di aprire la porta.
13. Giorgio ha dimenticato / no ha dimenticato di chiudere la porta a chiave.
G. avrebbe dovuto (o aveva lintenzione di) chiudere la porta a chiave.
14. Altri predicati implicativi: a X capitato di V > X non intendeva o non aveva
progettato V; X ha evitato di V > ci si aspettava che X V-sse o di solito X V-va o X
avrebbe dovuto V-re, ecc.

IV. Verbi di cambiamento di stato


15. Giorgio ha smesso / non ha smesso di picchiare sua moglie.
Giorgio picchiava sua moglie.
16. Anna ha cominciato / non ha cominciato a picchiare suo marito.
Anna non picchiava suo marito.
17. Kissinger ha continuato / non ha continuato a essere una guida per il mondo
intero.
Kissinger era una guida per il mondo intero.
18. Altri verbi di cambiamento di stato: cominciare, finire, continuare, prendere
partire / lasciare, entrare, venire, andare, arrivare, ecc.
V. Iterativi (verbi, avverbi, numerali avverbiali)
19. Il disco volante apparso / non apparso di nuovo.
Il disco volante apparso in precedenza.
20. Non si trovano pi i canditi.
Una volta si trovavano i canditi.
21. Carter ritornato / non ritornato al potere.
Carter era al potere prima.
22. Altri iterativi: un/altra volta, ritornare, ripristinare, ripetere, per la n-esima volta,
ecc.

VI. Verbi di giudizio: accusare, criticare, sgridare, elogiare


Agata ha accusato / non ha accusato Ian di plagio.
(Agata pensa che) il plagio sia una brutta cosa.
23. Ian ha criticato / non ha criticato Agata perch scappata.
(Ian pensa che) Agata (sia) scappata.

VII. Proposizioni temporali


24. Prima che Strawson nascesse, Frege not / non not le presupposizioni.
Strawson nato.
25. Mentre Chomsky stava rivoluzionando la linguistica, il resto delle scienze sociali
dormiva / non dormiva.
Chomsky ha rivoluzionato la linguistica.
26. Da quando morto Churchill, ci manca / non ci manca una guida.
Churchill morto.
27. Altri elementi per la costruzione di proposizioni temporali: dopo, durante,
quando, nel temporale (come in Nellalzarsi, John scivolato).

VIII. Frasi scisse


28. E stato / non stato Giorgio che ha baciato Anna.
> qualcuno ha baciato Anna.
29. Ci che Giorgio ha perduto il portafoglio.
> Giorgio ha perduto qualcosa.

IX. Paragoni e contrasti


30. Marianna ha detto maschio sciovinista ad Adolfo e poi LUI ha insultato LEI.
> Chiamare Adolfo sciovinista sarebbe un insulto da parte di Marianna.
31. Adolfo ha chiamato Marianna Valkyria e, a sua volta / in cambio anche lei gli ha fatto
un complimento.
> chiamare qualcuno (o almeno Marianna) Valkyria farle un complimento.
32. Carla / non migliore di Barbara come linguista.
> Barbara una linguista.
33. Giorgio non tanto a sinistra quanto Carlo. > Carlo a sinistra.

X. Proposizioni relative non restrittive


34. I proto-arrapani, che raggiunsero il massimo splendore nel 2800-2650 a.C., furono /
non furono grandi costruttori di templi.
> I proto-arrapani raggiunsero il massimo splendore nel 2800-2650 a.C.

XI. Ipotetiche controfattuali


35. Se solo il cartello avesse indicato Campo minato in inglese, oltre che in gallese,
(non) avremmo (mai) perduto il povero Llerwellyn.
> Il cartello non indicava campo minato in inglese.

XII. Domande (vari tipi)


36. C un professore di linguistica al MIT?
> Al MIT ce un professore di linguistica o non c.
37. Chi il professore di linguistica al MIT?
> Qualcuno professore di linguistica al MIT.
38. Dove / quando / perch partita Maria? > Maria partita.

5-o Corso
Teorie della comunicazione.

5.1. Dal modello del codice al modello inferenziale

A. Il modello del codice ben rappresentato dalla teoria matematica


dell'informazione di Shannon e Weaver (1949). predominante nella linguistica
strutturale e nella semiologia. Secondo questo modello, la comunicazione orale consiste
nel trasferimento di messaggi, e chiama in causa due dispositivi di trattamento
dell'informazione, uno d'emissione ed uno di ricezione. Il messaggio che si vuole
trasmettere viene codificato dal parlante attraverso un segnale che, trasmesso attraverso
un canale (aria, linea telefonica, ...), raggiunge il destinatario che lo decodifica. Per
raggiungere i loro obiettivi comunicativi, il parlante ed il destinatario condividono un
medesimo codice. In altri termini, per i teorici del modello del codice, un comunicatore
codifica il messaggio (un pensiero, rappresentazioni mentali, ...) che intende trasmettere
in un segnale esterno (un enunciato). Tale segnale decodificato dal destinatario in modo
tale che questi possa formarsi pensieri o rappresentazioni mentali analoghe a quelle del
parlante, e possa cos riconoscere ci che il parlante intendeva comunicargli.
La caratteristica principale del modello del codice la visione simmetrica della
comunicazione: il processo di decodificazione la replica simmetrica del processo di
codificazione. Il vantaggio di questo modello sta nella sua forza esplicativa. In realt, esso
spiega solo il successo nella comunicazione. La condizione sufficiente per tale successo
la conoscenza reciproca del codice comune. Linconveniente del modello del codice sta
nel fatto che lo scambio comunicativo chiama in causa anche linferenza.
Il modello del codice risulta insufficiente in quanto esso non pu spiegare
completamente i processi comunicativi; tra il significato dellenunciato e il suo voler dire
c uno scarto, impossibile da colmare con loperazione di codifica-decodifica.
Consideriamo uno scambio tra Pippo e Paola:
(1) Pippo: Stasera usciamo a cena?
Paola: Stasera c' il derby!

Pippo riesce ad afferrare il senso di ci che Paola intende comunicargli ricorrendo


allinferenza. ovvio che l'operazione di codifica decodifica del segnale letterale
insufficiente in quanto la risposta di Paola alla domanda di Pippo sembrerebbe non
pertinente.
Tuttavia lemittente (Paola) pensa che Pippo dovrebbe riuscire senza troppa fatica
a capire che la sua risposta negativa. Lo scarto tra il significato letterale ed il significato
inteso dell'enunciato (il voler dire) viene colmato tramite le inferenze che Pippo far.
Questi, infatti, condividendo con Paola certe informazioni, sar in grado di capire che
quella sera Paola intende assistere ad una partita di pallone (alla quale non pu
rinunciare), piuttosto che uscire a cena con Pippo. Questa lintenzione comunicativa di
Paola che Pippo coglie non (solo) perch conosce l'italiano (decodificando il messaggio),
ma perch in base alle conoscenze comuni che essi condividono e, quindi, alle inferenze
che lei fa, riesce ad interpretare qualcosa in pi del semplice codice semantico. Un
processo comunicativo come (1) spiegato adeguatamente da un altro modello della
comunicazione: il modello inferenziale.

B. Il modello inferenziale suggerito da Paul Grice e sviluppato in seguito dai


teorici della pertinenza, Sperber e Wilson. Secondo questo modello, il comunicatore
produce un indizio del suo voler dire a partire dal quale il destinatario inferisce il
contenuto di tale significato inteso. Questo modello ha come base la teoria di Grice che
considera che il carattere fondamentale della comunicazione umana l'espressione (da
parte dellemittente) ed il riconoscimento (da parte del destinatario) di intenzioni.
Secondo la prospettiva del modello inferenziale di Grice, la comunicazione
un'impresa razionale, cooperativa e finalizzata ad uno scopo. Gli scambi linguistici sono
retti da un principio di cooperazione che si articola in quattro gruppi di massime, un
insieme di regole che, se soddisfatte, promuovono la razionalit della comunicazione
conducendo al suo buon esito (v. le massime della Quantit, della Qualit, della
Relazione, del Modo). Se vengono violate deliberatamente e in modo palese, il
destinatario avanzer delle ipotesi tali da ricondurre la violazione alla razionalit
comunicativa.
Tali ipotesi ossia inferenze che il destinatario fa in base alle conoscenze comuni
condivise con lemittente sono chiamate implicature e sono essenziali per il buon esito
della comunicazione. Si gi visto nellesempio precedente quali sono le inferenze che
Pippo fa per comprendere la risposta negativa di Paola.
Consideriamo un altro esempio:
(2) Pippo: Ti piace il corso di diritto?
Paola: E un corso di diritto

Qui la risposta di Paola informativamente nulla: la massima violata quella


della quantit. Si pu immaginare che Paola abbia inteso sfruttare questa violazione per
ottenere un effetto comunicativo particolare: un corso di diritto esattamente come ce lo
si aspetta: a seconda della conoscenza condivisa che si suppone, noioso oppure
appassionante. La proposizione comunicata, addizionale a ci che stato detto
esplicitamente dal parlante, chiamata da Grice implicatura. Di conseguenza, scegliendo
di dare una risposta indiretta anzich una diretta (un semplice s o no), il parlante
intende comunicare di pi per ottenere eventualmente degli effetti comunicativi
supplementari o particolari.

5.2. Esplicito e implicito nella teoria della pertinenza (Sperber e


Wilson)
Una delle caratteristiche degli approcci pragmatici classici (gli atti di linguaggio
Searle e la teoria delle implicature Grice) di distinguere tra gli aspetti espliciti e quelli
impliciti del senso:
(i ) Un livello esplicito, il livello pi propriamente semantico, che
stabilisce le condizioni di verit dell'enunciato.
(ii) Un livello implicito veicolato dallenunciato.

(i) Il contenuto esplicito di un proferimento il suo significato enunciativo che


viene disambiguato attribuendo un riferimento a tutte le espressioni referenziali. Ci
avviene attraverso un procedimento di saturazione, che permette di individuare il
riferimento delle espressioni indicali (come qui, ora, io) dimostrative (come questo,
quello) e contestuali in genere. Bench la saturazione sia un processo che coinvolge un
elemento pragmatico, pu essere ritenuta estensione della codifica linguistica dal
momento che corrisponde alla regola semantica associata al carattere delle espressioni
indicali; per esempio, il carattere dellespressione io stabilisce che un uso di io si
riferisce al parlante nel contesto di proferimento.
(ii) Il livello implicito tradizionalmente considerato oggetto d'analisi della
pragmatica: si tratta del livello del senso comunicato dal parlante. Dato un particolare
contesto pragmatico, attraverso gli scambi finora analizzati (v.(1) e (2)), Paola comunica a
Pippo qualcosa di differente, che va al di l del significato letterale, esplicito, delle
espressioni che adopera.
Secondo i teorici della pertinenza ogni atto comunicativo soggetto ad
interpretazione pragmatica cio anche al livello di comunicazione esplicita agiscono
processi inferenziali guidati dal principio comunicativo di pertinenza. Sperber e Wilson,
infatti, sostengono che i processi di saturazione coinvolti nell'identificazione del
contenuto esplicito di un enunciato non hanno natura differente dai processi attraverso cui
arriviamo ad afferrare il suo significato implicito. Ci che viene comunicato
esplicitamente il primo sviluppo inferenziale del significato linguistico codificato.
Tenendo presente questo assunto e la distinzione esplicito implicito, possiamo
caratterizzare il processo di comprensione nel modo seguente:

A. Costruzione di un'ipotesi appropriata sul contenuto esplicito (che i teorici della


pertinenza chiamano esplicitazione) attraverso codifica, disambiguazione, determinazione
del riferimento e arricchimento inferenziale);
B. Costruzione di un'ipotesi appropriata sulle assunzioni contestuali intese
(premesse implicitate);
C. Costruzione di un'ipotesi appropriata sulle implicazioni contestuali intese
(conclusioni implicitate).

5.2.1. Esplicitazioni e implicitazioni

In accordo con la teoria della pertinenza, l'inferenza pragmatica sembra


contribuire all'interno del medesimo processo di comprensione sia alla comunicazione
esplicita (alle esplicitazioni), sia a quella implicita (alle implicitazioni).
A differenza della teoria delle implicature di Grice, per la teoria della pertinenza,
linterpretazione pragmatica attivata dal principio della pertinenza e non dallo
sfruttamento o dalla violazione delle massime. Le due dimensioni del senso sono,
secondo Sperber e Wilson lesplicitazione e limplicitazione. Le implicitazioni non si
riducono alle implicature di Grice. Esse consistono in un insieme di ipotesi necessarie per
ottenere uninterpretazione coerente con il principio della pertinenza.

Una proposizione comunicata unesplicitazione se e solo se uno sviluppo


inferenziale di un significato codificato linguisticamente.

Si consideri:
(3) Pippo e Paola sono sposati.
Per costruire un'ipotesi appropriata sul contenuto esplicito di (3) necessario
sviluppare inferenzialmente il suo significato linguistico in questa direzione:
(3) Pippo e Paola sono sposati --> l'uno all'altra.

Maggiore l'elemento di decodifica coinvolto nella ricostruzione di un'esplicatura,


maggiore il suo grado di esplicitazione.

Confrontiamo:
(4) Paola non ha niente da mettersi.
(4) Paola non ha una gonna appropriata all'occasione da mettersi.
(4) Stasera Paola non ha una gonna appropriata all'occasione da mettersi.
Data la definizione sopra, (4) pi esplicito di (4) che , a sua volta, pi
esplicito di (4).

Una proposizione comunicata non esplicitamente un'implicitazione.

Si consideri:
(5) Paola: Vuoi un grappino?
Pippo: L'alcool mi fa star male

Rifacendoci ai processi descritti in B. e C. riconosciamo nello scambio


comunicativo (5):

5a. La grappa un alcolico (premessa implicitata)


5b. Lalcool fa male a Pippo (esplicitazione)
5c. Pippo non vuole bere il grappino perch non vuole star male (conclusione
implicitata)

5.2.2. Premesse e conclusioni implicitate

La distinzione tra premesse e conclusioni implicitate


fondamentale per la teoria della pertinenza. Le premesse implicitate sono le ipotesi che
linterlocutore deve fare per ottenere uninterpretazione coerente con il principio della
pertinenza. Tali ipotesi o implicitazioni si basano sulle conoscenze chiamate
enciclopediche condivise dagli interlocutori.
Consideriamo lesempio:
(6) Pietro: Ti piacerebbe guidare una Mercedes?
Maria: Non mi piacerebbe guidare NESSUNA macchina di lusso.
Per comprendere la risposta di Maria, Pietro deve ricorrere alle conoscenze
enciclopediche:
6a. Una Mercedes una macchina di lusso (premessa implicitata);
6b. Maria non vuole guidare una macchina di lusso (esplicitazione);
6c. Maria non vuole guidare una Mercedes (conclusione implicitata).

Le conclusioni implicitate hanno, secondo la teoria della pertinenza, la propriet di


non essere totalmente determinate. Se quello che Maria voleva comunicare in (6) era solo
(6c), possiamo chiederci perch non ha risposto direttamente (6c) ossia perch non ha
espresso il suo pensiero in modo letterale e completo. Se non lo ha fatto significa che ha
avuto (buone) ragioni. Una potrebbe essere che in (6), Maria comunica pi che in (6c).
La risposta indiretta di Maria (Non mi piacerebbe guidare NESSUNA macchina di
lusso) potrebbe condurre Pietro ad altre implicitazioni:
6a. Una Porsche una macchina di lusso (premessa implicitata);
6a'. Una Ferrari una macchina di lusso (premessa implicitata)
In base alla stessa esplicitazione
6b. Maria non vuole guidare una macchina di lusso
Pietro pu arrivare ad altre conclusioni:
6c. Maria non vuole guidare una Porsche (conclusione implicitata);
6c. Maria non vuole guidare una Ferrari (conclusione implicitata).

Se le conclusioni implicitate non sono totalmente determinate, esse possono


variare secondo la forza che hanno. Ritornando allesempio (6), sicuramente Maria
comunica in modo pi palese 6c che non 6c o 6c. Allo stesso tempo, non possiamo dire
che lei non comunica anche 6c e 6c. Anzi, sono proprio queste implicitazioni che
giustificano la sua risposta indiretta. Se lei avesse avuto lintenzione di comunicare solo
6c, avrebbe dato direttamente la risposta negativa (Non guiderei mai una Mercedes)
oppure, semplicemente, no, oppure ancora, assolutamente, no. Lei non ha ricorso a
queste risposte negative esplicite, perch sa che esse sono tutte implicitate nella sua
risposta indiretta (6), perch vuole implicitare anche altre ragioni e perch cosciente che
Pietro riuscir a inferirle tutte quante.

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