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Appunti di Antenne

Antenne bico niche

Determinazione del campo irradiato


Le cosiddette antenne biconiche sono un tipico esempio di antenne per misure a
larga banda, che cio presentano sostanzialmente due caratteristiche:

limpedenza di ingresso (o di uscita a seconda dellutilizzo) pressoch costante


nella banda di frequenza in cui previsto limpiego;
il diagramma di irradiazione pressoch costante nella banda di frequenza in
cui previsto limpiego.

Questo tipo di antenne sono di frequente utilizzo, ad esempio, nel campo della
compatibilit elettromagnetica: infatti, nelle prove di conformit delle emissioni
radiate alle normative, si usano antenne biconiche per frequenze che vanno da 30
MHz a 200 MHz, mentre si passa alle antenne log-periodiche per frequenze comprese
tra 200 MHz e 1 GHz. Per frequenze ancora superiori, si usano invece delle antenne
ad apertura, generalmente del tipo a tromba piramidale.
Per studiare una antenna biconica, partiamo da una struttura ideale (non
realizzabile praticamente) costituita da due coni di altezza infinita (e di apertura h )
con una piccola separazione (che chiameremo gola) in corrispondenza del punto di
alimentazione, come mostrato nella figura seguente:
Appunti di Antenne

Lantenna alimentata da una sorgente di tensione proprio in corrispondenza


della gola.
Per determinare lirradiazione di questa struttura, conviene adottare un sistema di
coordinate sferiche e conviene inoltre supporre che lo spazio circostante sia lo spazio
libero. Ragioniamo inoltre, come sempre, nel dominio della frequenza, per cui le
quantit coinvolte sono dei fasori (oltre che dei vettori nel caso si considerino i campi
o le densit di corrente).
Semplicemente osservando la struttura riportata in figura, si possono fare una
serie di ipotesi:

in primo luogo, chiaro che nei punti non appartenenti alla superficie dei coni
r
(metallici) non ci sono sorgenti, per cui risulta J = 0 in tali punti;
in secondo luogo, per motivi di evidente simmetria della struttura,
ragionevole pensare che il campo elettrico abbia solo la componente
(E = E ar ) ed il campo magnetico abbia solo la componente (H = H ar ), cos
r r

come riportato nellultima figura. Questo esattamente quello accade al campo
lontano irradiato dal dipolo elementare elettrico o dallantenna a dipolo, con la
differenza sostanziale, per, che, nel caso che stiamo considerando adesso, il
risultato valido sia in campo vicino sia in campo lontano, proprio per motivi
di simmetria.

Vediamo allora se le equazioni di Maxwell confortano queste nostre ipotesi. Nel


dominio della frequenza, le equazioni da cui partire sono le solite:
r r
E = j 0 H
r r
H = j 0 E

Queste equazioni sono ovviamente valide, punto per punto, in tutto lo spazio
circostante la struttura. Dobbiamo verificare se la soluzione rappresentata dai vettori
r r r r
E = E a e H = H a accettabile, ossia dobbiamo sostituire nelle equazioni,
verificare che esse siano soddisfatte da tale soluzione e vedere come effettivamente
fatta questa soluzione in termini di espressione analitica.
Ci troviamo dunque a dover calcolare il rotore del campo elettrico e/o magnetico in
coordinate sferiche: ricordiamo allora che

( Er ) r =
1

r sin
(E sin ) E

( E)
r 1 1
= E r (rE )
r sin r

( Er )
1
= (rE ) E r
r r

Applichiamo allora queste tre equazioni scalari al nostro caso: intanto, in base alla
prima equazione di Maxwell, scriviamo che deve risultare

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Autore: Sandro Petrizzelli
Antenne biconiche

( E)
r 1
= (E sin ) E = j 0 H r
r sin
r

( Er )1 1
=
r sin

E r (rE ) = j 0 H
r

( r
)
1
E = (rE ) E r = j 0 H
r r

Abbiamo del resto supposto che il campo elettrico abbia solo la componente ,
mentre il campo magnetico ha solo la componente : di conseguenza, le equazioni si
riducono a
1
E = 0
r sin
0=0
1
(rE ) = j 0 H
r r

Dalla prima equazione viene fuori che il campo elettrico non deve dipendere da ;
la seconda equazione risultata essere una identit; la terza equazione, infine, ci
dice che le due uniche componenti del campo sono legate dalla relazione


(rE ) = j 0 (rH )
r

Adesso dobbiamo fare lo stesso identico ragionamento per il campo magnetico,


cio a partire dalla seconda equazione di Maxwell: sviluppando allora ancora una
volta il rotore, otteniamo

( H ) = r sin1 (H
r
sin ) H = j 0 E r

r

( Hr ) 1 1
=
r sin

H r (rH ) = j 0 E
r

( r
)
1
H = (rH ) H r = j 0 E
r r

Imponendo anche qui che i due campi abbiano ciascuno una sola componente, si
trova che
1
(H sin ) = 0
r sin
1
(rH ) = j 0 E
r r
0=0

da cui quindi scaturisce che

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Autore: Sandro Petrizzelli
Appunti di Antenne


(H sin ) = 0


(rH ) = j 0 (rE )
r

In definitiva, dunque, affinch sia ammissibile una soluzione del tipo ipotizzato
(cio sostanzialmente una soluzione TEM, con i due campi ortogonali tra loro),
devono essere soddisfatti i seguenti 4 vincoli:


r (rE ) = j 0 (rH )

(rH ) = j (rE )
r 0


E = 0


(H sin ) = 0

Daltra parte, sempre per questioni di simmetria possiamo senzaltro ritenere che
le due componenti del campo siano indipendenti dalla coordinata : questo significa
che il terzo vincolo (appunto E indipendente da ) sicuramente verificato e,
dualmente, che il quarto vincolo si tramuti nella condizione per cui

1
H (r, ) = f (r )
sin

Possiamo perci restringere a tre il numero di equazioni di quel sistema:


r (rE ) = j 0 (rH )


(rH ) = j 0 (rE )
r
1
H = f (r ) sin

Si tratta allora di andare a calcolare le due funzioni E e f(r) che soddisfano questo
sistema.
Derivando rispetto ad r la seconda equazione e sostituendo la prima equazione in
ci che si ottiene, risulta
2

2r
[
(rH ) = j 0 j 0 (rH )]
da cui quindi, riarrangiando, otteniamo

2
(rH ) = 2 0 0 (rH )
r
2

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Autore: Sandro Petrizzelli
Antenne biconiche

1
Ricordando che 02 = 2 0 0 e avendo trovato prima che H = f (r ) , questa
sin
equazione equivale a
2
(rf (r ) ) = 20 (rf (r) )
r
2

Questa una equazione in una forma a noi ben nota: la sua soluzione

rf (r ) = C1e j0 r + C 2 e j0 r

Portando il termine r a denominatore e sostituendo nellespressione di H,


abbiamo dunque che
1 1 C1 j0 r 1 C 2 j0 r
H = f (r ) = e + e
sin sin r sin r

Una volta trovato il campo magnetico, possiamo subito passare al campo elettrico:
infatti, in base alle equazioni trovate prima, abbiamo che

1
E = (rH ) = 1 1 C1e j0r + 1 C 2 e j0r =
j 0 r r j 0 r r sin sin
1 e j0r e j0r
=
1 1
j 0 r sin
(
C1 ( j 0 )e j0r + C 2 ( j 0 )e j0 r = 0) C1
0 sin r
C2
r
=

1 e j 0 r e j0r
= 0 C1 C2
sin r r

Abbiamo dunque, ottenuto, ancora una volta, le componenti del campo come
somma di unonda progressiva (che si propaga allontanandosi dalla sorgente) e di
unonda regressiva (che si propaga avvicinandosi alla sorgente).
Restano poi da calcolare le due costanti di integrazione, che per per il momento
non ci interessano. Ci interessa invece maggiormente calcolare limpedenza di
ingresso dellantenna e la resistenza di radiazione, onde caratterizzare lantenna
stessa qualora sia usata per trasmettere.
Per calcolare i suddetti parametri, dobbiamo conoscere come variano tensione e
corrente sulla struttura. Consideriamo allora due generici punti A e B situati sui due
coni della struttura, in posizione simmetrica dal centro e a distanza r da questo:

r
dl

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Autore: Sandro Petrizzelli
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Dato che siamo in presenza di un campo di tipo TEM (ossia con il vettore campo
elettrico ortogonale al vettore campo magnetico e con tutti e due ortogonali alla
direzione r di propagazione), possiamo definire la differenza di potenziale V(r) tra i
due punti tramite la definizione classica dellelettrostatica: tale tensione sar perci

Br r h r r
h h
1 e j0 r e j0 r
V(r ) = E d l = E a rda = E rd = 0 C1 C2 rd =
A h h h
sin r r
h h

(
= 0 C1e j 0 r
C 2e j 0 r
) 1
sin
(
d = 0 C1e j0 r C 2 e j0 r )
log tg =
h 2 h

( )
= 0 C1e j0 r C 2 e j0r log tg h log tg h =
2 2 2

( )
(

= 0 C1 e j0 r C 2 e j0r log cot g h + log cot g h = 0 C1e j0 r C 2 e j0 r 2 log cot g h )

2 2 2

Abbiamo dunque trovato che anche la tensione tra due punti a distanza r dal
centro della struttura la somma di unonda diretta ed una inversa:

(
)
V(r ) = 0 C1e j0 r C 2 e j0r 2 log cot g h


2

Se invece applichiamo la legge di Ampere in forma integrale, siamo in grado di


calcolare anche la corrente sulla superficie dei coni (supposti di metallo perfetto,
quindi con corrente solo superficiale): infatti, la corrente abbracciata da una
circonferenza di raggio r si pu calcolare come circolazione del campo magnetico
lungo la stessa circonferenza, per cui abbiamo che

=2
r r r r
I(r) = H d = H a r sin 0 da = H r sin 0 d =
= 0
=2
1 C1 j0 r 1 C 2 j0 r
= =0 sin 0 r
e +
sin 0 r
e r sin 0 d =

=2
= C 1e ( j 0 r
+ C2 e j 0 r
) d = (C e
1
j 0 r
)
+ C 2 e j0r 2
= 0

In definitiva, abbiamo ottenuto due andamenti, per la tensione e la corrente, nella


forma classica delle linee di trasmissione, ossia come somme (pesate da opportuni
coefficienti in generale complessi) di unonda diretta ed una inversa:

h j0r j0 r
V (r ) = 20 C1 log cot g e 20 C 2 log cot g h e
2 2
j 0 r
I(r) = 2 C1 e + 2 C 2 e j0r

In particolare, dato che stiamo considerando una struttura idealmente illimitata,


londa riflessa non ha motivo di esistere, per cui resta solo il termine diretto, cos
come accade per una linea di trasmissione di lunghezza infinita (o per una linea
chiusa su un carico z L =):
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Autore: Sandro Petrizzelli
Antenne biconiche

I(r)

+
+
- V(r)

In accordo al classico formalismo delle linee di trasmissione, calcoliamo i rapporti


tra i fasori di tensione e corrente con riferimento alle rispettive onde dirette ed
inverse:

+ 20 C1 log cot g h e j0r
V (r ) = 2
= 0 log cot g h
I (r )
+
2 C1e j 0 r
2

h j 0 r

V (r ) 20 C 2 log cot g 2 e
= = 0 log cot g h
j 0 r
I (r ) 2 C 2 e 2

Come previsto, i due rapporti cambiano solo per il segno. Inoltre, essi sono
indipendenti dal valore di r (il che deriva proprio dal fatto di considerare una
struttura idealmente illimitata).
Applicando adesso le semplice definizione, deduciamo che limpedenza
caratteristica della struttura biconica illimitata

V + (r ) V ( r ) 0 120
zC = +
=
= log cot g h = log cot g h = 120 log cot g h
I (r ) I (r ) 2 2 2

Adesso andiamo a calcolare limpedenza di ingresso di questa struttura: tenendo


conto che la struttura infinita e quindi non presenta riflessioni, dobbiamo ancora
una volta calcolare il rapporto tra onda diretta di tensione e onda diretta di corrente,
ponendo in particolare r=0: del resto, avendo solo onde dirette, il valore di r
ininfluente, per cui abbiamo che


Z in = z C = 120 log cot g h
2

Si tratta evidentemente di una impedenza puramente resistiva (sempre in virt


dellestensione infinita), tra laltro indipendente dalla frequenza di lavoro.
Notiamo dunque che Z in dipende solo dallapertura del cono. Di solito, tale
apertura viene scelta in modo da ottenere adattamento tra Z in e la resistenza
caratteristica R C della linea di alimentazione (ad esempio i classici 50 ). Nel caso
della struttura idealmente infinita, dato che Z in non dipende da non ci sono
problemi, in quanto basta scegliere opportunamente h . Al contrario, nel caso la
struttura non sia illimitata, cos come vedremo tra poco, Z in viene inevitabilmente a
dipendere da , per cui ladattamento perfetto risulta valido solo per un valore di
stesso. In questi casi, per ottenere un sufficiente adattamento su tutto lintervallo di
frequenza di interesse, si inserisce anche un adattatore di impedenza allingresso
dellantenna, di cui avremo modo di parlare in seguito.
Restando, per il momento, al caso della struttura ideale illimitata, si pu
dimostrare che la resistenza di radiazione R rad dellantenna coincide con il valore di
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Autore: Sandro Petrizzelli
Appunti di Antenne

Z in calcolato poco fa. Per ottenere questo risultato, cominciamo per prima cosa a
calcolare la potenza totale irradiata dallantenna: ci basta calcolare la densit di
potenza attiva irradiata (pari alla parte reale del vettore di Poynting) e poi integrarla
su una sfera di raggio r centrata sullantenna. Avendo osservato che il campo
elettromagnetico prodotto dalla struttura identico (localmente) a quello di unonda
piana uniforme (cio lo stesso prodotto da un dipolo elettrico elementare), sappiamo
2
E
che la densit di potenza disponibile p attiva = , per cui scriviamo che la potenza
2 0
totale irradiata

2 2 h 2 h 2
r r E E
Prad = p attiva dS = p dS = p r sin dd = d
2
r sin d = 2
2
r 2 sin d =
20 2 0
attiva attiva
SUP SUP 0 0 0 0 0
2
1 e j0r
h
0 C1 h
sin r 1
= 2 r 2 sin d = 0 C1 sin d = 2
2 2
C1 log cot g h
2 0
0
0 0 2

dove ovviamente abbiamo considerato solo londa diretta per le considerazioni di cui
sopra.
Per calcolare adesso la resistenza di radiazione, ci basta applicare la definizione:
dobbiamo cio immaginare che P rad sia la potenza dissipata da una certa resistenza
R rad attraversata da una corrente di valore efficace I eff = I(0) / 2 :

2
I(0)
2
2C1 e j0 r
Prad = R rad = R rad = 2 2 C1 R rad
2

2 2

Confrontando questa espressione con quella ricavata poco fa, abbiamo che

2 2
R rad = 0 log cot g h = 120 log cot g h = Zin
2 2 C1 R rad = 20 C1 log cot g h
2 2 2

A questo punto, dobbiamo necessariamente passare dalla struttura ideale


descritta fino ad ora ad una struttura reale, di applicazione pratica. Nella pratica, le
antenne biconiche sono realizzate tramite coni troncati. Questo troncamento
introduce delle discontinuit agli estremi della struttura e questo comporta fenomeni
di riflessione per le onde che si propagano verso lesterno lungo i coni stessi ( 1). Se
allora facciamo nuovamente riferimento al modello equivalente in termini di linea di
trasmissione, il troncamento equivale non solo ad avere una linea di lunghezza finita,
ma anche allintroduzione di una impedenza di carico rappresentativa dello spazio
che assorbe potenza (cio rappresentativa del trasferimento di potenza dallantenna
al mezzo circostante):

1
In pratica, nascono nuovi modi non-TEM nella struttura.
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Autore: Sandro Petrizzelli
Antenne biconiche

I(r)

+
+
V(r) zL
-
-

La presenza di questo carico pu o meno rappresentare un problema: se il carico


fosse adattato, allora non ci sarebbero onde riflesse e la situazione equivarrebbe
ancora ad avere una linea di lunghezza infinita, cui corrisponderebbe quindi una
impedenza di ingresso puramente resistiva; viceversa, in assenza di adattamento,
nascono delle onde riflesse in corrispondenza del carico, che ovviamente si
propagano nuovamente verso la sorgente; otteniamo, in questa situazione, la
formazione di onde stazionarie sui coni, cui corrisponde la comparsa di una parte
immaginaria nellimpedenza di ingresso: tale impedenza, quindi, non essendo pi
reale, risulta adesso dipendere dalla frequenza.
Volendo analizzare con maggiore dettaglio la situazione, si pu procedere nel modo
seguente: si scompone londa diretta in due termini, di cui uno uguale e contrario
allonda riflessa e quindi compensato da questultima, e laltro corrispondente alla
potenza effettivamente trasmessa.
A livello quantitativo, si fa riferimento sempre al rapporto donda stazionario,
notoriamente definito nel modo seguente:

1 + L
ROS =
1 L

dove L il coefficiente di riflessione sul carico.


Mentre in presenza di adattamento si otterrebbe ROS=1, in assenza di
adattamento (il che avviene praticamente sempre) si tollerano valori del ROS non
superiori ad 1.2. Dato che il valore del ROS dipende dalla frequenza, la larghezza
di banda dellantenna definita proprio da quei valori di frequenza
per i quali risulta ROS 1.2.

Cenni alla realizzazione concreta di antenne biconiche


Diamo adesso dei cenni sulla realizzazione concreta di questo tipo di antenne.
Anzich usare dei coni veri e propri, sia pure troncati, molto spesso si costruiscono
antenne biconiche usando dei fili metallici (di opportuno spessore) che
approssimano le pareti dei coni, come illustrato nella figura seguente:

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Autore: Sandro Petrizzelli
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Una ulteriore variante quella delle cosiddette antenne a disco e cono, illustrata
nella figura seguente:

Si tratta dunque di un cono (ovviamente troncato) posto su un piano di massa


circolare. Utilizzando il principio delle immagini, come evidenziato nella figura
stessa, si pu dimostrare che i campi generati da una simile struttura coincidono
con quelli generati da una antenna biconica. Si pu anche verificare che la
resistenza di radiazione di una antenna di questo tipo la met di quella di una
antenna biconica, dato che, evidentemente, in questo caso viene irradiata met della
potenza rispetto allantenna biconica propriamente detta.
Un ultima variante quella della cosiddetta antenna a farfalla, mostrata nella
figura seguente:

Abbiamo in questo caso due lamine piane metalliche di forma triangolare. Talvolta,
tali lamine possono essere sostituite da un filo che ne delimita il contorno: questo
consente di ridurre il peso dellantenna e le oscillazioni della struttura in presenza di
raffiche di vento, ma ha lo svantaggio di ridurre lampiezza di banda rispetto alluso
delle lamine piane. Tipica applicazione delle antenne a farfalla riguarda la ricezione
dei segnali televisivi UHF.

Autore: Sandro Petrizzelli


e-mail: sandry@iol.it
sito personale: http://users.iol.it/sandry

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Autore: Sandro Petrizzelli