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PREMESSA

Spostarsi sul territorio una prerogativa della specie umana, una qualit connaturata che ha
permesso la sopravvivenza dei cacciatori e raccoglitori e la dispersione delle specie nei continenti.
Questa prerogativa pu declinarsi ance come fitness, capacit adattativa del migrante. Le politiche
migratorie definiscono gli interventi di governo volti a dirigere, pianificare, preordinare, sostenere i
flussi migratori; esse sottraggono qualche frazione di libera scelta alle persone coinvolte.

CAPITOLO PRIMO LONDA DI AVANZAMENTO E LE MIGRAZIONI LENTE


La migrazione congenita alla specie umana e ne ha promosso la diffusione, il consolidamento e la
crescita. Lumanit originaria dellAfrica equatoriale ed riuscita ad abitare fino alle terre polari
in poche migliaia di anni grazie alla capacit di cambiare tecniche di sopravvivenza, modi di vita ed
abitudini. Lo sviluppo dellagricoltura dal Medio Oriente allEuropa pu essere avvenuto per
diffusione culturale (si muovono le idee) o diffusione demica (si muovono le persone). La
combinazione tra crescita demografica (grazie allagricoltura) e spostamento avrebbe determinato
unonda di avanzamento della popolazione, lenta (1 km/anno) ma continua. Negli ultimi 2000 anni
i migranti hanno dovuto misurarsi con le popolazioni gi presenti sui territori, dando luogo a
conflitti, confronti, mescolanze, ibridazioni. La colonizzazione a partire dal XI secolo da parte delle
popolazioni germaniche delle terre ad est, sottratte alle popolazioni slave, fu peculiare perch fu la
prima guidata da una vera politica migratoria, con dei leader politici (principi, Chiesa, Ordini
cavallereschi) e la chiara direzione di costruire citt e villaggi, assegnando ad ogni famiglia una
fattoria e mezzi di sostentamento. Queste famiglie, in genere prolifiche, determinarono una lenta
avanzata del fronte di popolamento, una nuova onda di avanzamento. Simile fu il processo che nel
XIX secolo condusse al popolamento da est a ovest degli Stati Uniti, anche se questa onda fu
incalzata dallimmigrazione proveniente dallEuropa e dalla rapida industrializzazione. Altre
espansioni ad onda furono quella dei contadini russi dagli Urali alla Siberia dopo la liberazione dei
servi della gleba nel 1861, e quella dei contadini cinesi verso la Manciuria.
La migrazione ad onda di avanzamento era caratterizzata da due aspetti: la capacit di adattamento
al nuovo ambiente e la possibilit di generare un surplus demografico.

CAPITOLO SECONDO SELEZIONE E RIPRODUZIONE. LEFFETTO FONDATORE


La capacit riproduttiva il rapporto numerico tra la generazione dei figli e la generazione dei
genitori. Essa un indice dellattitudine ad avere figli e della capacit di farli sopravvivere, e pu
descrivere lequilibrio che si forma tra popolazioni immigrate e popolazioni stanziali in un
territorio. Un caso di studio il popolamento dellAmerica, in cui dopo il 1500 la popolazione
bianca di origine europea aveva capacit riproduttiva maggiore di 1 (abbondanti risorse, terre
disponibili, animali utili), la popolazione india (privazione autonomia politica, malattie infettive)
prossima a 0 e quella nera (schiavit, limiti alla riproduzione) inferiore a 1.
La popolazione P ad un certo istante si pu stimare come il prodotto tra il flusso di immigrazione I
da un punto zero a quellistante e la fitness F (capacit riproduttiva) -> P = I x F -> F = P / I.
Leffetto fondatore fu massimo in Quebec, dove poco meno di 5000 francesi immigrati popolarono
la nazione ad un tasso di fitness di 7.
In generale gli immigrati nella prima generazione hanno un vantaggio riproduttivo sulle popolazioni
autoctone, dalla seconda generazione in poi si adattano ai rapporti riproduttivi della popolazione di
origine, cio quelli pi adeguati alla situazione (alta capacit di adattamento).
CAPITOLO TERZO SPOSTAMENTI PREORDINATI
Con lo sviluppo delle organizzazioni politiche statuali, la mobilit umana incontra nuovi limiti oltre
a quelli dettati dalle costrizioni ambientali. Un esempio di colonizzazione preordinata di territori
offerto dalle colonie greche in Italia: linsediamento era guidato da personalit di rilievo prescelte e
prevedeva criteri di selezione dei migranti. Anche gli Inca selezionavano i coloni da mandare nei
presidi andini, soprattutto a causa della necessit di adattarsi al clima in quota. Le politiche quindi
possono determinare il successo o linsuccesso delle migrazioni (qui analizzato solo dal punto di
vista demografico).
La migrazione delle popolazioni germaniche verso est dal XI secolo fu guidata da principi, Chiesa
ed Ordini cavallereschi attraverso lorganizzazione delloccupazione delle terre ed il sostegno
economico ai coloni per il viaggio, i primi raccolti, gli utensili agricoli. Il podere poteva essere
lasciato in eredit ma non diviso, quindi i figli minori si spostavano ancora avanti nella
colonizzazione.
Le monarchie assolute europee ricorsero a migrazioni organizzate per popolare territoti vuoti o
spopolati dalla peste, o per rafforzare le aree di confine. In generale in epoca mercantilista si
riteneva che una popolazione numerosa fosse una forza per la nazione. Nel 1762 Caterina II di
Russia incoraggi lemigrazione di contadini europei in Russia, per modernizzarne lagricoltura con
nuove tecniche e creare una zona cuscinetto contro le popolazioni slave del basso Volga: ottenne
un buon successo presso i tedeschi e lemigrazione ebbe successo demografico con fitness pari a 2
in ogni generazione. Nel 1739 Francesco II di Lorena aveva tentato di ripopolare la maremma con
popolazioni lorenesi, ma tale migrazione non ebbe successo e present unaltissima mortalit, a
causa di organizzazione approssimativa, scarsa salubrit dellarea, malaria.

CAPITOLO QUARTO TRE SECOLI: 1500-1800


Dopo il 1500 e fino alla met del 1800 lEuropa diventa origine di correnti di emigrazione verso
lAmerica (anche se modeste, 1 milione al secolo) ed al suo interno migliorano la mobilit a medio
e a corto raggio, grazie alle maggiori disponibilit energetiche (animali da trasporto), alle
innovazioni tecnologiche (navigazione, utilizzo dei carri), al miglioramento delle infrastrutture
(strade, canali navigabili). Si cre la possibilit di avere movimenti stagionali o periodici di
lavoratori. Continuarono anche le migrazioni programmate, quella prussiana verso est, quella russa
verso sud (basso Volga e Crimea), quella austro-ungarica ai confini con la Turchia. E le migrazioni
frutto di osmosi tra aree contigue, come quella francese verso la Catalogna, quella dei galiziani
verso il Portogallo, degli albanesi verso lItalia. Inoltre vi furono migrazioni religiose, come la
cacciata degli ebrei e dei moriscos dalla Spagna dopo la Reconquista e dei calvinisti dai Paesi Bassi.

CAPITOLO QUINTO UN CAMBIO DI PASSO: 1800-1913


Dallinizio dell800 al 1913 in Europa si ha unaccelerazione demografica (da 188 a 458 milioni di
abitanti) soprattutto nelle campagne e grazie al miglioramento delle condizioni igieniche e
mediche, un aumento della produttivit agricola (selezione dei sementi e del bestiame, migliori
utensili, nuove coltivazioni). I bassi costi di produzione e di trasposto marittimo dalle Americhe
determinarono una crisi agricola dal 1870. Una parte della forza lavoro inoccupata fu assorbita
dalla nascente industrializzazione; unaltra parte emigr (50 milioni nel periodo). Dal punto di vista
politico furono eliminate la barriere allemigrazione, che era favorita nei paesi di destinazione. La
decisione di emigrare un complesso bilancio tra costi e benefici che coinvolge tutta la famiglia.
Il migrante in genere chi non si accontenta della povert a cui costretto.
CAPITOLO SESTO LULTIMO SECOLO: IL CICLO SINVERTE. 1914-2010
Nel corso del 900 la capacit di spostarsi delle persone stata limitata da eventi politici come le
due guerre, la crisi del 29, la divisione dellEuropa in due blocchi, la creazione di unarea di libera
circolazione nellUnione Europea. Inoltre la crescita demografica si esaurita, cos come la capacit
recettiva da parte dei paesi di destinazione (dal National origin Act americano del 24 tutti i paesi
imposero limiti allimmigrazione, anche selezionando le aree di provenienza). Nonostante questo,
la popolazione aumentata da 488 milioni nel 1914 a 733 milioni nel 2010, grazie a condizioni di
vita migliorate (+109 milioni nel ventennio 1950-70). Dal 1970 il flusso migratorio i inverte e
lEuropa diventa destinazione di migrazione.
Prima del 1914 si era rafforzata la mobilit allinterno dellEuropa (4 italiani su 10). Durante la I GM
si arrestano per la perdita di milioni di uomini e per la stagnazione delleconomia. Riprendono negli
anni 20, ad esempio verso la Francia che aveva perso milioni di uomini, verso la Germania che era
in crescita fortissima e puntava al riarmo. Durante la II GM si hanno migrazioni forzate per motivi
bellici. Nel dopoguerra la forte crescita economica dellEuropa nord-occidentale favorisce le
migrazioni da Sud Europa (in Italia anche da Sud a Nord) e dalle ex colonie; queste migrazioni
erano gestite dai governi con politiche di reclutamento che si proponevano di essere temporanee.
La crisi petrolifera del 73 segna un arresto di tali politiche; del resto la natalit dei paesi del sud
Europa si ridotta, e cos pure la forbice di reddito: dalla fine degli anni 70 i paesi mediterranei
diventano destinazione di immigrazione da paesi di tutto il mondo, anche molto lontani, in
particolare come rimpiazzo demografico e di manodopera per lavori che anche in condizione di
scarsa occupazione gli autoctoni non vogliono fare. Il crollo del blocco sovietico negli anni 90 crea
altre migrazioni.

CAPITOLO SETTIMO: TORMENTATO PRESENTE, INCERTO FUTURO: 2010-2050


Oggi le migrazioni non vengono viste come un motore primario della societ, ma piuttosto come
un ingovernabile agente del cambio sociale, la tessera deformata di un mosaico che non trova la
sua appropriata collocazione.
Ruolo delle migrazioni nel processo di globalizzazione la prima globalizzazione si ebbe tra
il 1870 e il 1914, con forte emigrazione europea verso lAmerica, con i redditi delle due parti
dellemisfero nord che si avvicinavano, con gli immigrati protagonisti e componente
essenziale della crescita nei paesi di arrivo. La seconda globalizzazione si avuta tra il 1950
e il 2000, ha coinvolto i 5 continenti, ha allargato il divario di reddito tra mondo ricco e
mondo povero. I paesi molto poveri ed esclusi dai processi di globalizzazione mostrano
scarsa propensione a migrare, a causa dellelevato costo di entrata nelle correnti
migratorie. Quando lo sviluppo si pone in moto, il costo in entrata diminuisce (+ istruzione,
+ reddito) e i flussi migratori si rafforzano. In uno stadio successivo, durante il quale si
raggiungono livelli pi alti di istruzione e benessere, il costo relativo di abbandono del
proprio paese comincia ad aumentare e la propensione a migrare decresce.
Situazione del continente europeo sotto il profilo demografico e sociale il paradigma della
societ chiusa, dove la continuit assicurata solo dalla riproduzione, si confronta con il
paradigma della societ aperta, in cui la riproduzione biologica ma anche sociale. La
scarsa crescita demografica in Europa porter alla diminuzione della popolazione produttiva
e riproduttiva in et 20-40. E vero che vi sono alti tassi di disoccupazione e che potrebbe
essere recuperata la forza lavoro di anziani e donne, ma ci costoso in termini sociali.
Quindi prevedibile che limmigrazione verso lEuropa continui nei prossimi anni.
Filosofia delle politiche di immigrazione gli immigrati arrivano in Europa per lavoro, per
ricongiungimento familiare, in via irregolare. La gestione in stile Gastarbeiter rischia lo
scivolo verso lirregolarit e la tendenza a comportarsi come un escluso sociale; inoltre
difficile programmare i flussi. Un cambiamento di rotta impone innanzitutto politiche a
sostegno della natalit per avere tra 20 anni nuove forze sul mercato del lavoro; inoltre un
rafforzamento del welfare familiare aiuterebbe a ridurre limmigrazione (quasi tutta
irregolare) legata ai servizi alla persona. E necessario passare da attivit ad alta intensit di
manodopera ad attivit ad alta intensit di capitale. Ogni immigrazione per lavoro si
trasforma poi in immigrazione da insediamento dallimmigrazione come protesi
allimmigrazione come trapianto e per questo vanno predisposte politiche di inclusione
sia al momento della selezione (legata al capitale umano e alla potenzialit di integrazione)
sia per la concessione dei diritti.

CAPITOLO OTTAVO IN CAMMINO, CON ORDINE


Dimensioni attuali del fenomeno migratorio circa 200 milioni di persone;
Evoluzione delle politiche migratorie limitazione degli ingressi attraverso tetti, limitazione
dei ricongiungimenti familiari, tendenza a ricercare immigrazione ad alta specializzazione,
restrizione dei criteri per lasilo politico, privilegio alle migrazioni circolari con la scusa del
brain drain, che tuttavia non riescono ad evitare gli irregolari;
Necessit di costruire un ordine internazionale e cooperativo per il governo delle migrazioni
i paesi di partenza lamentano lerosione del loro capitale umano ma hanno interesse a far
emigrare una parte della loro consistente forza lavoro; lamentano la scarsa integrazione dei
loro cittadini nei paesi di destinazione ma sanno che le rimesse sono alte solo in caso di
migrazione temporanea. Mentre la globalizzazione economica stata sostenuta da un
impegno politico e culturale che ha portato alla liberalizzazione degli scambi, le barriere ai
flussi migratori sono state rafforzate. Una commissione dellONU ha proposto la creazione
di una IGMF per coordinare le politiche a livello internazionale; tali proposte sono rimaste
lettera morta.