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APOLOGIA DELLA STORIA (Mestiere di storico)

Marc Bloch

PREFAZIONE
Marc Bloch un grande storico, cofondatore nel 1929 della rivista Annales. Aveva dovuto
nascondersi perch ebreo, sotto il regime di Vichy, nel 1943 entr a far parte della rete Franc-Tireur
della Resistenza a Lione e fu fucilato dai Tedeschi nel 1944 nei pressi di questa citt.
Il titolo e il sottotitolo Apologie pour lhistoire ou Comment et pourquoi travaille un historien ben
esprimono gli intenti di Marc Bloch. Questopera una difesa della storia. Questa difesa si esercita
contro attacchi espliciti che egli evoca nellopera, ma anche contro levoluzione reale o possibile di
un sapere scientifico ai cui margini la storia sarebbe rigettata o addirittura esclusa. Egli mira a
evidenziare le distanze tra lo storico e sociologi o economisti il cui pensiero gli sta a cuore, anche se
ne scorge i pericoli per la disciplina storica.
Preoccupazione di Bloch definire lo storico come un uomo di mestiere, ricercare le sue tecniche di
lavoro e i suoi obiettivi scientifici. Egli non si accontenta di definire la storia e il mestiere di storico,
ma vuole anche indicare ci che la storia devessere e come deve lavorare lo storico. Questo schema
contiene tre parti dellopera progettata. La prima si intitola: La conoscenza storica ed una
definizione della storia. Vi si stabilisce, nei confronti di una storia che sarebbe disumanizzata, il
primato delluomo come soggetto della storia. Si tratta delluomo completo, delluomo in societ.
Il secondo capitolo, Il presente e il passato, la storia scienza del cambiamento, svela altre due
preoccupazioni di Bloch: non definire la storia semplicemente come scienza del passato, ma come il
risultato dun costante andirivieni da parte dello storico dal passato al presente e dal presente al
passato; la storia scienza del cambiamento, non c storia immobile, questa specificit della storia
sar una delle grandi differenze della sua natura e della sua funzione in rapporto alle altre scienze
delluomo e della societ.
Il terzo capitolo l questionario si trova lidea fondamentale per Marc Bloch: il mestiere di storico si
esercita mediante un altro costante andirivieni, quello tra i dati e linterpretazione di questi dati.
Lautore preferisce dati a documenti, fonti piuttosto che fatti. Se lo storico non pu lavorare senza
testimonianze, queste testimonianze non diventano documenti se non per limportanza che lo
storico accorda loro e per il lavoro che egli attua su di esse.
I fatti non sono dei fenomeni oggettivi esistenti senza lo storico, ma sono il risultato del lavoro e
della costruzione da parte dello storico, creatore dei fatti storici. Affinch il lavoro dello storico
funzioni e affinch la storia si faccia, occorre che lo storico ponga delle domande alle
testimonianze; di qui limportanza del questionario.
La seconda parte dellopera presenta tre capitoli. Il primo La testimonianza, il secondo La critica
della testimonianza, il terzo Gli insegnamenti generali della critica della testimonianza.
La terza parte riguarda Linterpretazione. Marc Bloch insiste sul ruolo dello storico. Le
testimonianze non contano nulla senza linterpretazione dello storico. I fatti storico non si
trasformano in storia che mediante la spiegazione che egli ne fornisce.
Il primo capitolo cerca di rispondere alla domanda Che cosa una spiegazione in storia?
Marc Bloch uno dei pionieri della storia comparata; attraverso la comparazione dei fenomeni e
dei sistemi storici che egli pensava che lo storico potesse avvicinarsi alle generalit che formano
lossatura della storia e riconoscere la specificit, loriginalit di ogni epoca, di ogni societ, di ogni
civilizzazione.
In un terzo capitolo affronta Le possibilit della previsione. Lo storico deve fornire una risposta
argomentata, anche se deludente o francamente negativa, allingenua domanda del bambino o
delluomo comune: la storia consente di prevedere il futuro? ma, se lo storico non pu
evidentemente diventare un conoscitore del futuro come lo del passato e del presente, egli deve
comunque porsi la questione del futuro e quella degli accenni, dei germi di futuro nella evoluzione
cronologica. Se la storia la scienza degli uomini in societ, essa la scienze degli uomini in
societ nel tempo: lo storico non pu fare a meno di considerare linsieme del sistema di scansione
del tempo delluomo: passato, presente, futuro. lo storico influenzato dalla sua epoca e dal
momento in cui vive.
Marc Bloch prevedeva unappendice Sullinsegnamento della storia. Lo storico non pu
disinteressarsi dellinsegnamento della storia. Linsegnamento della storia nella scuola per lui uno
dei cantieri decisivi in cui si forma non solo la coscienza storica collettiva, ma anche il terreno da
cui, se stato ben lavorato e seminato, potranno nascere le messi duna buona storiografia.
Lobbligo che lo storico ha di diffondere e far conoscere i suoi lavori. suo dovere saper parlare,
con lo stesso tono, ai dotti e agli scolari. Il problema epistemologico un problema non solo
intellettuale e scientifico, ma anche civico e morale. Lo storico ha responsabilit di cui deve rendere
conto.
La civilizzazione loggetto privilegiato dello storico e la disciplina storica la testimonianza e
parte integrante di una civilizzazione. A differenza di altri tipi di cultura, la civilizzazione
occidentale si sempre attesa molto dalla sua memoria. La memoria una delle principali materie
prime della storia. Questattenzione per la memoria per lOccidente sia eredit dellantichit sia
eredit del cristianesimo. Il cristianesimo una religione di storico. Marc Bloch menziona due
fenomeni che stanno nel cuore della storia: la durata, materia concreta del tempo; lavventura,
forma individuale e collettiva della vita degli uomini.
Se gli storici non sono vigili, la storia corre il rischio di affondare nel discredito e di scomparire
dalla nostra civilizzazione.
Marc Bloch afferma subito una delle virt della storia: divertente. Prima che da desiderio di
conoscenza, essa stimolata dal semplice gusto. Occorre, per fare della buona storia, per insegnarla,
per farla amare, non scordare che, accanto alle sue necessarie asprezze, la storia ha i suoi godimenti
estetici.
La storia una scienza, ma una scienza della quale una delle caratteristiche, che pu costituire la
sua debolezza ma anche la sua forza, il fatto di essere poetica, perch non pu essere ridotta a
delle astrazioni, a delle leggi, a delle strutture.
Cercando di definire lutilit della storia, Marc Bloch si imbatte nel punto di vista dei positivisti.
Costoro hanno elaborato un pensiero specifico nel campo della storia che cercava di offrire dei
fondamenti oggettivi, scientifici al procedimento storico, tuttavia limitava la storia alla stretta
osservazione dei fatti, allassenza di moralismi e di retorica, alla pura verit storica. Marc Bloch non
accettava di far cominciare il lavoro dello storico con la mera raccolta dei fatti, poich il fatto
storico non un dato positivo, ma il prodotto di una costruzione attiva da parte sua, per trasformare
la fonte in documento e poi costituire questi documenti, questi fatti storici in problema.
Marc Bloch si basse con forza per la specificit, per lapparente inutilit di uno sforzo intellettuale
disinteressato. Egli ritrova nella disciplina storica una tendenza propria delluomo in generale. La
storia una scienza umana.
Marc Bloch utilizza due termini chiave: mutilazione e fame.
Egli rifiuta una storia che mutilerebbe luomo e la storia stessa, sforzo totale per cogliere luomo
nella societ e nel tempo. La vera storia si interessa alluomo tuttintero con il suo corpo, la sua
sensibilit, la sua mentalit e non solo le sue idee e i suoi atti.
Il bravo storico somiglia allorco della fiaba. La dove egli fiuta la carne umana, la egli sa che la
sua preda. Marc Bloch un affamato, un affamatore di storia, un affamato di uomini nella storia. Lo
storico deve avere un buon appetito. Egli un mangiatore di uomini.
Per il fatto di non essere positivistica, la storia una scienza, e una delle pi vive preoccupazioni di
Marc Bloch lappello costante alle scienze matematiche, alle scienze della natura, alle scienze
della vita.
Alla storia Marc Bloch non chiede di definire false leggi. Ma non la considera valida se non
penetrata da razionale e dintellegibile, il che colloca la sua scientificit non dalla parte della natura,
del suo oggetto, ma da quella del procedimento e del metodo dello storico.
Il tempo parte integrante del suo oggetto, la storia una scienza in marcia. Per rimanere una
scienza essa deve muovere, progredire, non pu fermarsi. Lo storico deve essere un marciatore,
federe al suo dovere desplorazione e davventura.
La storia anche una scienza in fasce. Essa per lungo tempo non ha fatto che balbettare.
Per la storia, il vento del sapere sta cominciando appena a levarsi.
Alcuni storici, prima di Bloch, si sono rassegnati a vedere nella storia solo una sorte di gioco
estetico. Marc Bloch dichiara il suo debito a Durkheim per aver appreso a pensare meno alla buona.
Marc Bloch respinge ogni pratica, ogni metodo riduttivo della storia. Egli tutto teso a non
confondere storia e sociologia.
Dialogare con la sociologia, certo; la storia necessita di questi scambi con le altre scienze umane e
sociali, ma non bisogna confondere storia e sociologia.
Marc Bloch riserva maggiore attenzione al collettivo piuttosto che allindividuale, egli non tralascia
di fare dellindividuo uno dei poli dinteresse della storia.
La storia che Bloch e i suoi amici propugnano una storia nel contempo allargata e spinta in
profondit.
Lobiettivo del libro dire come e perch uno storico pratica il suo mestiere.
Il processo concreto della pratica professionale comprende quattro momenti:
Losservazione storica;
La critica;
Lesperienza storica;
La spiegazione in storia.
Mancano nellopera di Marc Bloch un Appendice sullinsegnamento della storia e un punto di
conclusione: il ruolo della storia nella citt e nellinsegnamento.
La storia ricerca, dunque scelta. Suo oggetto non il passato. Suo oggetto luomo, gli uomini,
gli uomini nel tempo. Il tempo lambiente e la materia concreta della storia.
Quali che siano i progressi di una unificazione nella misura del tempo, il tempo della storia sfugge
alluniformit.
Il cristianesimo per essenza una religione storica.
La storia, scienza del tempo e del cambiamento, pone a ogni istante allo storico delicati problemi
Per prima cosa bisogna individuare il presente, lattuale. Una volta ben individuato e definito il
presente, comincia il processo fondamentale del mestiere di storico: comprendere il presente
attraverso il passato e comprendere il passato attraverso il presente.
Lignoranza del passato non si limita a danneggiare la conoscenza del presente, essa compromette,
nel presente, lazione stessa. Marc Bloch si rivolge a tutti i membri della societ e in primo luogo a
quelli che pretendono di guidarla. Luomo cambiato molto: nel suo spirito e fino ai pi delicati
meccanismi del suo corpo. La sua atmosfera mentale si profondamente trasformata. Oggetto della
storia lo studio delle mentalit. Marc Bloch invita a studiare la storia del corpo. Occorre che esista
nella natura umana e nelle umane societ un fondo permanente, senza il quale i nomi stessi di uomo
e di societ non vorrebbero dire nulla.
Questa storia di ampio respiro, profonda, di lunga durata, aperta, comparativa, non pu essere
realizzata da uno storico isolato. La storia non pu farsi se non per cooperazione. Il mestiere di
storico si esercita mediante una combinazione di lavoro individuale e lavoro in equipe.
Lo storico non deve ignorare la massa immensa delle testimonianze non scritte, in particolare quelle
dellarcheologia. Deve rassegnarsi a non poter conoscere tutto il passato.
I documenti, le testimonianze, non parlano se non quando si sa interrogarli.
Marc Bloch sollecita un consenso della comunit storica per definire preliminarmente, di comune
accordo, alcuni grandi problemi dominanti e spesa che le societ concorderanno infine
nellorganizzazione razionalmente, con la loro memoria, la conoscenza di se stesse.
Dopo losservazione, la critica.
Il mestiere di storico fonte di piacere.
Marc Bloch si dilunga ampliamente su un problema che gli sta a cuore, quello della caccia della
menzogna e dellerrore. Egli elenca minuziosamente le condizioni storiche dei tipi di societ
propense a credere non a quel che in realt si vedeva, ma a quel che, in una certa epoca, si riteneva
naturale vedere.
Si diffonde nel dare il benvenuto a una neonata disciplina: la psicologia delle testimonianze.
Marc Bloch detesta gli storici che giudicano invece di comprendere, radica profondamente la storia
nella verit e nella morale. La scienza storica culmina in etica. La storia deve essere verit; lo
storico si completa in quanto moralista.
Aspetto importante dellanalisi storica quello del vocabolario, della terminologia, della
nomenclatura. Lo storico deve condurre la sua analisi con il supporto di un doppio linguaggio,
quello dellepoca che egli studia, cosa che gli permette di evitare lanacronismo, ma anche quello
della strumentazione linguistica e concettuale della disciplina storica attuale.
Per quanto riguarda la nozione di causa:
Contesta contro il positivismo che ha preteso di eliminare dalla scienza lidea di causa,
condanna il tentativo di ridurre il problema delle cause in storia a un problema di motivi, e
rifiuta la psicologia banale.
Individua un altro idolo da bandire dalla problematica dello storico: la superstizione della
causa unica. La vita, la storia, molteplice nelle sue strutture, nelle sue cause.
Le cause in storia non si postulano.

PREMESSA
Etienne Bloch ha affidato la maggior parte dei manoscritti dellopera del padre a Lucien Febvre.

Lo stato dei manoscritti


Il manoscritto nella sua totalit stato recuperato in uno stato di gran disordine.
Alcuni foglietti sono stati persi altri sono stati spostati.

Metodi di lavoro utilizzati da Marc Bloch per la redazione dellopera


Le costanti
Marc Bloch non utilizzava un verso dei fogli su cui scriveva. Invece di gettare un foglio scritto sul
davanti, lo riutilizzava sul retro.
Ogni foglio reca un riferimento, generalmente una cifra romana per indicare il capitolo nel quale si
colloca e una cifra araba per la numerazione della pagina.
Le variabili
Lo schema quasi sempre lo stesso; ci che varia la durata di ciascuna fase successiva della
redazione.
Si distinguono cinque tappe nella redazione:
La scrittura di primo getto, il primo abbozzo. Questi fogli di appunti si presentano quasi
sempre secondo lo stesso modello: un testo compiuto, nella parte alta della pagina, che si
interrompe bruscamente per lasciare il posto a delle parole o a frasi smozzicata, disposte sul
foglio in modo apparentemente anarchico, ma la cui posizione su di esso poteva avere un
senso per Marc Bloch.. Quando le parole e le frasi sulla destra a pi di pagina non paiono
avere rapporti con il testo che precede, si tratta di promemoria, di riflessioni, appuntante in
vista di un uso ulteriore. Il testo, con lapporto di cancellature, aggiunte, prende poco a poco
una forma definitiva.
Fogli manoscritti redatti da cima a fondo, che comportano nella maggior parte dei casi delle
cancellature e delle aggiunte o modifiche di parole o di frasi sovrapposte al testo originario.
Primo dattiloscritto effettuato dalla moglie di Marc Bloch. Comporta un originale e due
copie carbone.
Lavoro di riscrittura e di correzione.
Dattiloscritto definitivo
La datazione dellopera e le tappe della redazione
Lopera stata cominciata nel 1941.
La redazione risale al 1942.
La prima redazione dellopera era composta da una introduzione, da un capitolo I e da un capitolo
II, esso stesso diviso in quattro parti, senza che il tutto rechi un titolo o dei sottotitoli.

Schemi successivi
Lo schema pi vecchio figura su un foglio di piccolo formato, scritto a mano e presenta:
La conoscenza storica;
La caccia ai dati;
Linterpretazione;
Appendice: Sullinsegnamento della storia.
Uno schema intermedio molto pi elaborato e completo e presenta:
La conoscenza storica: passato e presente;
Losservazione storica;
Lanalisi storica;
Il tempo e la storia;
Lesperienza storica;
La spiegazione in storia;
Il problema della previsione;
Appendice: Linsegnamento della storia.
Lo schema pi recente si colloca attorno al 1943 e presenta:
Introduzione
La storia, gli uomini e il tempo;
Losservazione storica;
La critica;
Lanalisi storica.

LIntroduzione
Giustificando il titolo dellopera, Marc Bloch, fin dalle prima pagine, persegue un duplice obiettivo:
fare lapologia della storia, esaltare questa disciplina della quale in procinto di mostrare che una
scienza, il suo interesse, la sua legittimit e la sua utilit, senza dimenticare il suo carattere
divertente; dire come e perch uno storico pratica il suo mestiere.
La differenza essenziale tra la prima redazione dattiloscritta e la seconda consiste nellinserzione di
uno sviluppo sulleredit cristiana e leredit antica e di un lungo passaggio sul cambiamento del
nostro ambiente mentale e delle nostre possibilit circa un nuovo approccio alla storia.

Il capitolo I
Le differenze fra il capitolo I della prima redazione e quello della redazione definitiva sono di due
tipi: la versione definitiva contiene un nuovo e importante sviluppo sul tempo storico. Le riflessioni
su passato e presente sono state considerevolmente sviluppate nella seconda redazione.

Il capitolo II
Il capitolo II nella sua versione definitiva si compone grosso modo di due parti: la met del capitolo
stata riscritta e si presenta sotto la forma di fogli scritti a mano; il terzo paragrafo, che riguarda la
trasmissione delle testimonianze, e una parte del secondo sono costituiti dalla prima versione
dattiloscritta, rivista e migliorata. La fine parzialmente rifusa.
Il capitolo III
Questo capitolo comprende tre parti.
La prima parte, Abbozzo di una storia del metodo critico, un rimaneggio di queste pagine con
inversione di alcuni passaggi.
Nella seconda parte del capitolo, Alla caccia della menzogna e dellerrore, si possono distinguere
due insiemi: linizio della sezione rappresentato essenzialmente da fogli manoscritti, una
riscrittura della prima redazione con alcune idee e alcuni esempi nuovi; il secondo, che raggruppa
otto foglietti scritti a macchina, segue fedelmente la prima redazione.

Il capitolo IV
Il capitolo IV, apparentemente completo, il solo che non comporta una prima redazione.
Allopposto della prima redazione, che era sempre dattiloscritta in un originale e due copie carbone,
questa redazione unica non era dattilografata che in un solo originale e una sola copia carbone.
La costruzione del capitolo molto diversa da quella prevista dal primo schema.

Il capitolo V
Questo capitolo, essendo quello scritto per ultimo e non avendo Marc Bloch probabilmente avuto il
tempo di eliminare un certo numero di fogli di appunti scritti a mano o di fogli scritti a mano
anteriori alla battitura a macchina, questi ultimi sono proporzionalmente pi numerosi che negli altri
capitoli.

Lattuale edizione
La presentazione di questa nuova edizione stata concepita in funzione della natura specifica dei
manoscritti dellopera. Essa si basa interamente e fedelmente sui manoscritti di Marc Bloch ancora
oggi esistenti.
Ledizione attuale persegue alcuni obiettivi: fornire un dossier completo sulla redazione dellopera,
permettere una lettura completa della prima redazione e garantire la lettura della redazione
definitiva; facilitare il confronto tra la prima redazione e la redazione definitiva ed eventualmente
con il momento intermedio tra la prima redazione e quella che si colloca fra le due redazioni.

PROBABILE FRAMMENTO DELLE RIFLESSIONI SULLA STORIA


Perch una conoscenza possa dirsi utile scientificamente parlando, bisogna che soddisfi a due
condizioni: che si riveli in grado di spiegare uno stato di fatto che sotto i nostri occhi; che
permetta di prevedere, in qualche misura, il futuro di questo insieme.
Il presente non che una perpetua fuga in avanti, una realt che sfugge senza posa nellistante in cui
si crede di coglierla. Le parole che pronuncio in questo momento, via via che le pronuncio, vanno
sprofondando nel passato.
Il cristianesimo, nella forma in cui praticato sotto i nostri occhi, costituisce, per lo sguardo dello
storico, uno degli elementi della totalit del presente e non pienamente spiegabile se non come
tale.

APOLOGIA DELLA STORIA


La redazione definitiva

INTRODUZIONE
A che serve la storia?
Per uno scrittore, non c lode pi bella che di saper parlare, con il medesimo tono, ai dotti e agli
scolari. Ma una semplicit cos raffinata privilegio di alcuni rari eletti.
Il problema che si pone quello della legittimit della storia.
Lo storico chiamato alla resa dei conti.
La nostra civilizzazione occidentale, a differenza di altri tipi di cultura, ha sempre chiesto molto alla
propria memoria. I Greci e i Latini erano popoli scrittori di storia. Il cristianesimo una religione di
storici. Come Libri sacri, i cristiani hanno dei libri di storia, e le loro liturgie commemorano i fasti
della Chiesa e dei santi.
Il destino dellumanit appare come una lunga avventura, di cui ogni vita individuale rappresenta il
riflesso; nella durata, nella storia, che si svolge il gran dramma del Peccato e della Redenzione,
asse centrale di ogni meditazione cristiana. La nostra arte, i nostri monumenti letterari sono pieni
degli echi del passato; i nostri uomini di azione hanno continuamente sulle labbra i suoi
insegnamenti, veri o presunti.
I Francesi vivono i propri ricordi collettivi molto meno intensamente che i Tedeschi.
Le civilizzazioni posso mutare. La storia mal compresa potrebbe proprio finire con il trascinare nel
proprio discredito la storia meglio intesa.
Anche se la storia dovesse essere giudicata incapace di altri compiti, essa divertente.
Tutte le scienze sono interessanti, ma ogni studioso non ne trova se non una sola la cui pratica lo
diverta. Scoprirla per consacrarvisi quel che si chiama vocazione.
Il ruolo stato e resta fondamentale. Prima del desiderio di conoscenza, il semplice gusto; listinto
che vi conduce.
La storia ha i propri godimenti estetici. La rappresentazione delle attivit umane, che costituisce il
suo oggetto specifico, fatta per sedurre limmaginazione degli uomini.
Se la storia non fosse altro che un amabile passatempo, varrebbe la pena scriverla?
O bisogner sconsigliare la pratica della storia a tutti gli spiriti capaci di impiegarsi meglio altrove,
o come conoscenza che la storia dovr provare la sua buona coscienza.
Il valore di una ricerca si misura, in tutto e per tutto, dalla sua capacit si servire allazione.
impossibile decidere in anticipo se le speculazioni in apparenza pi disinteressate non si
riveleranno, un giorno, straordinariamente feconde nei confronti della pratica.
La natura del nostro intelletto lo porta molto meno a voler sapere che a voler comprendere.
Le sole scienza autentiche sono quelle che riescono a stabilire nessi esplicativi tra i fenomeni.
Indipendentemente da ogni possibilit di applicazione alla condotta pratica, la storia avr il diritto di
rivendicare il suo posto fra le conoscenze veramente degne di impegno solo nella misura in cui essa
ci consentir, senza nessi e quasi senza limiti, una classificazione razionale e una progressiva
intelligibilit.
Una scienza ci apparir sempre dotata di una certa incompletezza se non si assumesse il compito di
aiutarci a vivere meglio.
Il problema dellutilit della storia non si confonde con quello della sua legittimit.
Per agire ragionevolmente, non occorre prima comprendere?
I pi indulgenti hanno detto: la storia senza profitto come senza solidit. Altri ritengono essa sia
dannosa.
I nostri problemi saranno i problemi stessi che allo storico impone, quotidianamente, la sua materia.
Si vorrebbe, prima di tutto, dire come e perch uno storico pratica il suo mestiere. Sta al lettore, poi,
decidere se questo mestiere meriti di essere esercitato.
In apparenza il compito pu ritenersi semplice.
La storia uno sforzo verso il miglioramento della conoscenza, qualcosa di dinamico.
Le difficolt in cui inevitabilmente si imbatte qualunque studio dei metodi variano di molto a
seconda del punto che ogni disciplina si trova ad avere momentaneamente raggiunto sulla curva del
proprio sviluppo.
La storia non solo una scienza in cammino. anche una scienza nellinfanzia: come tutte quelle
che, come oggetto, hanno lo spirito umano. Essa , come impresa ragionata di analisi, giovanissima.
Le generazioni che sono venute immediatamente prima della nostra hanno vissuto come ipnotizzate
da unimmagine molto rigida delle scienze del mondo fisico. Pareva loro che non potesse esistere
conoscenza autentica che non dovesse pervenire a dimostrazioni senzaltro irrefutabili, a certezze
formulate sotto forma di leggi imperiosamente universali. Applicata agli studi storici, diede origine
a due opposte tendenze.
Gli uni cedettero possibile istituire una scienza dellevoluzione umana che si conformasse a
quellideale in qualche modo pan scientifico e si adoperarono il meglio possibile per realizzarlo:
salvo rassegnarsi a lasciare al di fuori di questa conoscenza realt che apparivano ribelli a un sapere
razionale. Questo residuo era ci che essi chiamavano avvenimento; eppure costituiva buona parte
della vita pi intimamente individuale. Tale fu la posizione della scuola sociologica fondata da
Durkheim.
Altri studiosi assunsero un atteggiamento ben diverso. Non riuscendo a inserire la storia negli
schemi del legalismo fisico, particolarmente preoccupati dalle difficolt, dai dubbi, dal frequente
ricominciare proprio della critica documentaria, essi attinsero anzitutto, da quelle constatazioni, una
lezione di disingannata umilt. La disciplina cui dedicavano le loro capacit non parve loro capace,
ne nel presente, ne nel futuro, di molte prospettive di progresso. Furono indotti a vedervi, pi che
una conoscenza veramente scientifica, una sorta di gioco estetico o di esercizio igienico utile alla
salute mentale. Si dato loro il nome di storici storicizzanti.
Ora profondamente modificata lidea che ciascuno si faceva della scienza. Al certo si sostituito
linfinitamente probabile; al rigorosamente misurabile, il concetto delleterna relativit della misura.
Accettiamo molto pi facilmente di fare della certezza e della universalit una questione di grado.
Non avvertiamo pi limperativo di cercare di imporre a tutti gli oggetti del sapere un modello
intellettuale uniforme, improntato alle scienze della natura fisica, poich, anche in queste ultime,
questo schema ha smesso di essere applicato in tutto e per tutto.
Ogni scienza, presa a se, non rappresenta mai altro se non un frammento del moto universale verso
la conoscenza. Per capire bene e valutare i suoi procedimenti dinvestigazione, sarebbe
indispensabile collegarli allinsieme delle tendenze che si manifestano, nello stesso momento, negli
altri tipi di discipline.

CAPITOLO PRIMO
La storia, gli uomini e il tempo

La scelta dello storico


Il termine storia antichissimo. Gli stessi sociologi del tempo di Durkheim gli danno un posto
anche se misero. Oggi il termine non preclude a priori alcuna direzione di indagine, o che debba
rivolgersi di preferenza verso lindividuo oppure verso la societ; non contiene in se alcun credo;
non impegna a nullaltro che alla ricerca.

La storia e gli uomini


Talvolta si detto: La storia la scienza del passato. Ci significa esprimersi impropriamente.
Lidea stessa che il passato in quanto tale possa essere oggetto di scienza assurda.
Alle origini della storiografia, gli antichi annalisti narravano, alla rinfusa, avvenimenti il cui solo
tratto comune era dessersi prodotti nello stesso momento. In questa prima memoria dellumanit,
confusa, ha operato la necessaria classificazione. Il linguaggio persiste nel dar volentieri il nome di
storia a ogni studio di un cambiamento nella durata. Labitudine senza pericolo, perch non trae in
inganno nessuno. Come si definisce la divisione dei compiti?
Lopera di una societ, che rimodella secondo i suoi bisogni il suolo su cui vive, un fatto
eminentemente storico.
Loggetto della storia , per natura, luomo, gli uomini.
Il bravo storico somiglia allorco della fiaba. Egli sa che la dove fiuta carne umana, la la sua
preda.
Dal carattere della storia come conoscenza degli uomini discende la sua posizione particolare circa
il problema dellespressione. E scienza o arte?
Ogni scienza ha unestetica del linguaggio, che le proprio. I fatti umani sono fenomeni assai
delicati, e molti di essi sfuggono al calcolo matematico. Per tradurli bene, e dunque penetrarli a
fondo, necessaria una grande finezza di linguaggio.

Il tempo storico
Scienza degli uomini nel tempo. Lo storico non pensa solo umano. Latmosfera in cui il suo
pensiero respira la categoria della durata.
Il tempo della storia il plasma stesso in cui nuotano i fenomeni e quasi il luogo della loro
intelligibilit-
Questo tempo reale un continuum. Ma anche continuo cambiamento. Dallantitesi di questi due
attributi sorgono i grandi problemi della ricerca storica.

Lidolo delle origini


La spiegazione del pi recente mediante il pi remoto ha talora dominato i nostri studi fino
allipnosi. Lidolo della trib degli storici ha un nome: lossessione delle origini.
Secondo Renan, in tutte le cose umane, le origini, prima di tutto, sono degne di studio.
Senza contare gli epigoni. Con origini si intende gli inizi? O le cause?
Nel vocabolario corrente le origini sono un cominciamento che spiega, che sufficiente a spiegare.
Qui sta lambiguit; qui sta il periolo.
Nel XIX secolo, le scienze della natura erano dominate dallevoluzionismo biologico. Tutto
spingeva ad attribuire, nelle cose umane, unimportanza estrema ai fatti dellinizio.
Un altro elemento esercit il suo influsso. Nella storia religiosa lo studio delle origini assunse
spontaneamente un peso preponderante, poich pareva fornire un criterio per il valore stesso delle
religioni. Segnatamente della religione cristiana.
Il cristianesimo una religione storica; i suoi dogmi fondamentali poggiano su avvenimenti.
I cominciamenti della fede sono anche i suoi fondamenti. Queste preoccupazioni si estesero ad altri
campi di ricerca.
Per gli studi cristiani, la conoscenza dei loro inizi, indispensabile a una giusta intelligenza dei
fenomeni religiosi attuali, ma non basta a spiegarli.
La questione non pi di sapere se Ges sia stato crocifisso e sia poi risorto. Quel che ormai si
tratta di comprendere come avvenga che tanti esseri umani intorno a noi credano nella
Crocifissione e nelle Resurrezione.
Gli antichi studiosi di etimologia ritenevano daver detto tutto, quando, accanto al significato
attuale, mettevano il pi vecchio senso conosciuto.
Gli uomini non hanno labitudine di cambiare, ogni volta che mutano abitudine, il vocabolario.
Mai un fenomeno storico si spiega pienamente al di fuori dello studio del momento in cui avviene.
Ci vero di tutte le tappe dellevoluzione. Di quelle in cui viviamo come delle altre.

Passato a presente
Agli antipodi dei cercatori dorigini, si collocano i devoti dellimmediato. Essi concepiscono la
conoscenza di ci che chiamano il presente come quasi del tutto distinta dal passato.
Presa alla lettera, essa sarebbe propriamente indispensabile. Il presente, nellinfinito della durata,
un punto minuscolo che sfugge senza posa; un istante che, appena nato, muore.
Nel linguaggio corrente, presente vuol dire passato prossimo. Se il momento attuale, nel senso
stretto del termine, non che una perpetua evanescenza, la frontiera fra il presente e il passato non
si sposta con un movimento meno costante.
Nel vasto flusso del tempo, si ritiene di poter circoscrivere una fase di estensione ridotta. Essa
comprende i giorni che noi viviamo. Essa pare dotata di contemporaneit.
Altri studiosi considerano con ragione lumano presente come perfettamente suscettibile di
conoscenza scientifica. Ma per riservarne lo studio a discipline ben distinte da quella che ha il
passato come oggetto. Essi analizzano; essi considerano lepoca in cui vivono come separata, da
quelle che lhanno preceduta.
Secondo Michelet, chi vorr limitarsi al presente, allattuale, lattuale non lo comprender. Una
realt non la si comprende mai in modo migliore che tramite le sue cause.
Il privilegio di auto-intelligibilit riconosciuto al presente poggia su una serie di strani postulati.
Suppone che le condizioni umane abbiano subito un cambiamento non solo molto rapido, ma anche
totale. Luomo passa il suo tempo a montare meccanismi di cui resta poi prigioniero pi o meno
involontario.
Lo spreco di forze che una simile disposizione comporta, le servit che impone ai conduttori, non si
possono proprio contestare.
Poich lerrore riguardante la causa si prolunga, lignoranza del passato non si limita a nuocere alla
comprensione del presente; essa compromette, nel presente, lazione medesima.
Affinch una societ abbia potuto essere determinata per intero dal momento immediatamente
anteriore a quello che essa vive, non le basterebbe una struttura cos perfettamente predisposta al
cambiamento da essere veramente priva di scheletro.
Ci non vero neppure per le comunicazioni puramente orali. A ogni nuova formazione dello
spirito, si compie un passo indietro che, scavalcando la generazione eminentemente apportatrice di
cambiamenti, mette in comunicazione i cervelli pi malleabili con quelli pi cristallizzati. Lo scritto
facilita grandemente questi passaggi di pensiero che costituiscono la continuit di una
civilizzazione.
Lerrore che ci si rappresenta il corso dellevoluzione umana come costituita da una serie di brevi
e potenti scosse, ciascuna delle quali non durerebbe che lo spazio di alcune esistenze.
Losservazione prova che in questo immenso continuum le grandi vibrazioni sono perfettamente in
grado di propagarsi dalle molecole pi lontane fino alle pi vicine.
Non c conoscenza autentica sena una certa gamma di comparazione. C nel tempo qualcosa di
immutabile: luomo. Persino luomo molto cambiato: nello spirito e anche nei pi delicati
meccanismi del corpo. La sua atmosfera mentale si profondamente trasformata: la sua igiene, la
sua alimentazione. Eppure necessario che nella natura umana e nelle umane societ esita un fondo
permanente. Senza di esso i nomi stessi di uomo e societ non vorrebbero dire niente.
I nessi di intelligibilit sono autenticamente reciproci. Lincomprensione del presente nasce
inevitabilmente dallignoranza del passato. Ma non forse meno vano affaticarsi nel comprendere il
passato, se non si sa niente del presente.
La capacit di afferrare il vivente la qualit sovrana dello storico.
sempre alle nostre esperienze quotidiane che noi chiediamo in prestito gli elementi che ci servono
per ricostruire il passato.
Leducazione della sensibilit storica non sempre la sola in causa. Capita che la conoscenza del
presente, in una certa direzione, serva ancor pi direttamente allintelligenza del passato. Sarebbe
errore grave credere che lordine adottato dagli storici nelle loro ricerche debba necessariamente
modellarsi su quello degli avvenimenti.
Il procedimento spontaneo di ogni ricerca sta nellandare dal meglio o dal meno mal conosciuto al
pi oscuro. Nella maggior parte dei casi, i periodi pi vicini coincidono con le zone di relativa
chiarezza. A procedere in modo meccanico dallindietro allavanti, si corre sempre il rischio di
perdere il proprio tempo nel dare la caccia agli inizi o alle cause di fenomeni che si riveleranno
forse, immaginari. Capita che, per raggiungere la chiarezza, proprio fino al presente che si deve
arrivare.
La vita troppo breve, le conoscenze troppo lunghe da acquisire, per consentire, anche al pi
brillante ingegno, una esperienza totale dellumanit. Una scienza non si definisce unicamente
tramite il suo oggetto. I suoi limiti possono essere parimenti fissati dalla natura specifica dei suoi
metodi. Rimane da chiedersi se, a seconda che ci si avvicini o ci si allontani dal momento presente,
le tecniche stesse della ricerca non dovrebbero essere considerate come radicalmente differenti. Ci
significa porre il problema dellosservazione storica.
CAPITOLO SECONDO
Losservazione storica

Caratteri generali dellosservazione storica


I caratteri pi immediatamente visibili dellinformazione storica sono stati mille volte descritti. I
fatti che studia, lo storico per definizione, nella assoluta impossibilit di constatarli egli stesso.
Qualsiasi raccolta di cose viste fatta, per almeno una buona met, di cose viste da altri.
Poich, nellimmenso tessuto di avvenimento, di gesti e di parole di cui si compone il destino di un
gruppo umano, lindividuo non coglie mai se non un angolino, angustamente segnato dai suoi sensi
e dalla sua capacit dattenzione; poich dispone appena della coscienza immediata dei suoi
personali stati mentali: qualunque conoscenza dellumanit attinger sempre alle testimonianza
altrui per una gran parte della sua sostanza.
Nel semplicissimo ragionamento che, escludendo ogni altra possibilit di spiegazione, ci permette
di passare dalloggetto effettivamente constatato al fatto di cui questo oggetto apporta la prova, non
vi nulla che abbia richiesto, fra la cosa e noi, linterposizione di un altro osservatore. Gli
specialisti del metodo generalmente hanno inteso per conoscenza indiretta quella che non arriva alla
mente dello storico se non per il canale di menti umane diverse. Non si vede per quale motivo
questo anello debba necessariamente essere di natura umana.
La conoscenza di tutti i fatti umani nel passato, ha come prima caratteristica di essere una
conoscenza per tracce.
scontato che tutti i fatti umani un po complessi sfuggono alla possibilit di una riproduzione o di
una determinazione volontaria. Quando i fenomeni studiati appartengono al presente o al passato
pi prossimo, losservatore, per quanto incapace di forzarli a ripetersi o di piegarne a piacere lo
svolgimento, non si trova egualmente disarmato di fronte alle loro tracce. Egli pu richiamare
alcune di esse allesistenza. Si tratta di rapporti dei testimoni.
La differenza tra la ricerca sul lontano e linchiesta sul vicinissimo soltanto di grado. Essa non
tocca la sostanza dei metodi.
Il passato per definizione un dato che nulla pi modificher. La conoscenza del passato cosa in
evoluzione, che senza posa si trasforma e si perfeziona.
Gli esploratori del passato non sono uomini totalmente liberi. Il passato il loro tiranno. Proibisce
loro di venire a conoscenza di qualunque cosa su di lui, che egli stesso non abbia acconsentito a
lasciar loro conoscere.
E sempre spiacevole dire: Non so, non posso sapere. Non bisogna dirlo se non dopo aver
energicamente, disperatamente cercato. Ma ci sono momenti in cui il dovere pi categorico dello
studioso quello di arrendersi allignoranza e ammetterlo onestamente.

Le testimonianze
Alcune testimonianze sono volontarie, altre no.
Le fonti narrative, cio i racconti deliberatamente rivolti allinformazione dei lettori, non hanno
sicuramente smesso di offrire al ricercatore un aiuto prezioso. Di solito esse sono le uniche a fornire
un inquadramento cronologico un po continuo. nella seconda categoria di testimonianze, nei
testimoni loro malgrado che la ricerca storica, nel corso dei suoi progressi, stata indotta a riporre
sempre maggiore fiducia.
Non che i documenti di questo genere siano, pi che altri, esenti da errori o da menzogna. Le bolle
false non mancano e non tutti i rapporti di ambasciatori, non tutte le lettere daffari dicono la verit.
Ma qui la deformazione non stata concepita mirando in particolar modo ai posteri.
Senza il loro aiuto, lo storico si vedrebbe forse inevitabilmente , ogni volta che si china sulle
generazioni scomparse, divenire immediatamente prigioniero dei pregiudizi, delle false prudenze,
delle miopie di cui la vista di quelle stesse generazioni aveva sofferto.
Perci quel che i testi ci dicono espressamente ha smesso oggigiorno di essere loggetto preferito
della nostra attenzione. Di solito ci interessiamo ben pi vivamente a quel che ci lascia intendere,
senza averlo voluto dire espressamente.
Bisogna interrogare le testimonianza involontarie, sui modi di vivere o di pensare tipici delle
epoche in cui furono scritte, tutte cose che lagiografia non aveva minimamente intento di esporci.
Le troveremo di un valore inestimabile.
Dal momento che non siamo pi rassegnati a registrare puramente e semplicemente le informazioni
dei nostri testimoni, dal momento che intendiamo farli parlare, si impone pi che mai un
questionario. Questa la prima necessit di ogni ricerca storica ben condotta.
In principio ci sono i documenti. Lo storico li mette insieme, li legge, si sforza di pesarne
lautenticit e la veridicit. Dopo questo li utilizza. Nessuno storico ha proceduto in questa maniera.
Perch i testi o i documenti archeologici, anche se fossero i pi chiari a prima vista e i pi facili da
interpretare, non parlano se non quando li sappiamo interrogare.
Ogni ricerca storica suppone che linchiesta abbia gi una direzione. In principio lo spirito. Mai
losservazione passiva ha prodotto alcunch di fecondo. Supponendo che essa sia possibile.
Capita di sicuro che il questionario resti puramente istintivo. Tuttavia esso c. Senza che lo
studioso ne sia conscio, i punti gliene sono suggeriti dalle affermazioni o dalle esitazioni che le sue
precedenti esperienze hanno confusamente inscritto nel suo cervello, dalla tradizione, dal senso
comune, cio, troppo spesso, dai comuni pregiudizi. Non si mai cos ricettivi quanto si crede.
necessario che si estremamente duttile, questa scelta ragionata di questioni, suscettibile di
arricchirsi, cammin facendo, di una quantit di nuovi punti, aperta a tutte le sorprese. Litinerario
che lesploratore stabilisce in partenza, egli stesso sa bene in anticipo che non lo seguir passo
passo. Ma, a non averne uno, rischierebbe di errare a caso per leternit.
La variet delle testimonianze storiche pressoch infinita. Tutto ci che luomo dice o scrive, tutto
ci che costruisce, tutto ci che sfiora, pu e deve fornire informazioni su di lui.
Sarebbe una grande illusione immaginare che a ogni problema storico corrisponda un unico tipo di
documenti, specializzato in questuso. Pi la ricerca si sforza di raggiungere i fatti profondi, meno
le permesso di sperare chiarezza se non dai raggi convergenti di testimonianze molto diverse per
natura.
Se quasi ogni importante problema umano richiede luso di testimonianze di tipi opposti, di
necessit assoluta che le tecniche erudite di distinguano a seconda del tipo di testimonianza. Per
ognuna di esse vi un lungo apprendistato; il loro pieno dominio richiede una pratica ancor pi
lunga e pressoch costante.
Poche scienze sono costrette a usare simultaneamente tanti strumenti diversi. I fatti umani sono
complessi. Luomo si colloca alla punta estrema della natura.
indispensabile che lo storico possegga per le meno una infarinatura di tutte le principali tecniche
del suo mestiere. Non fossaltro che al fine di saper valutare in partenza la potenza dello strumento
e le difficolt del suo uso. Lelenco delle discipline ausiliarie della quali proponiamo
linsegnamento ai nostri principianti di gran lunga troppo breve.
Qualunque sia la variet di conoscenze di cui si voglia dotare gli studiosi meglio equipaggiati,
queste troveranno sempre i propri limiti. Non vi altro rimedio che sostituire alla molteplicit delle
competenze in un solo uomo unalleanza di tecniche, praticate da differenti studiosi, ma rivolte alla
disamina di un unico tema. Questo metodo suppone il consenso al lavoro dequipe.

La trasmissione delle testimonianze


E uno dei documenti pi difficili per lo storico, quello di raccogliere i documenti di cui ritiene di
aver bisogno. Non potrebbe affatto riuscirvi senza laiuto di diverse guide.
Esse non sono ancora abbastanza numerosi, soprattutto per le epoche meno lontane da noi; la loro
realizzazione non segue se non eccezionalmente un piano dinsieme razionalmente concepito; la
loro pubblicazione troppo spesso lasciata al capriccio dei singoli o alla parsimonia mal informata
di qualche casa editrice.
Lo strumento non fa la scienza. Ma una societ che abbia la pretesa di rispettare le scienze non
dovrebbe disinteressarsi dei loro strumenti. Sarebbe saggio non affidarsi troppo a corpi accademici,
il cui reclutamento, non dispone particolarmente allo spirito di iniziativa. Per quanto numerosi
possano essere questi indicatori stradali, essi non sarebbero che un magro aiuto per un ricercatore
che non avesse, in partenza, qualche idea del terreno da esplorare. I documenti non spuntano fuori,
qua o la, per leffetto di non si sa qual misterioso decreto degli dei. La loro presenza o la loro
assenza, in quei fondi darchivio, in quella biblioteca, in quel suolo, dipendono da cause umane che
non sfuggono affatto allanalisi; e i problemi che pone la loro trasmissione toccano essi stessi
nellintimo la vita del passato, perch quel che si trova cos messo in gioco nientemeno che il
passaggio del ricordo attraverso le generazioni.
Non detto che i grandi disastri dellumanit siano sempre serviti alla storia. Insieme a montagne di
manoscritti letterari e storiografici, gli inestimabili dossier della burocrazia imperiale sono
sprofondati nel caos delle invasioni. Le due guerre mondiali hanno cancellato da un territorio carico
di gloria, monumenti e depositi darchivio. Tuttavia sono le rivoluzioni che forzano le porte delle
casseforti e costringono i ministri alla fuga, prima che abbiano trovato il tempo di bruciare i loro
appunti segreti. Nei vecchi archivi giudiziari, i fondi di fallimento ci offrono oggi le carte di aziende
che, se fosse stato loro concesso di condurre a conclusione una esistenza fruttuosa e onorata, non
avrebbero mancato di destinare infine al macero il contenuto dei loro classificatori.
Lo storico del presente resta quasi del tutto privo di quelle confidenze involontarie. In compenso,
dispone delle indiscrezioni che gli sussurrano allorecchio i suoi amici. Linformazione mal si
distingue dalla chiacchiera. Spesso un bel cataclisma gioverebbe di pi ai nostri interessi.
Le cose andranno in questa maniera fino a che le societ non consentiranno a organizzare
razionalmente la loro stessa conoscenza di se. Cosa che esse non riusciranno a fare se non
impegnando una lotta contro i due principali responsabili delloblio o dellignoranza: la negligenza,
che smarrisce i documenti; la passione del segreto, che li cela o li distrugge.

CAPITOLO TERZO
La critica

Abbozzo di una storia del metodo critico


Non si possono accettare ciecamente tutte le testimonianze storiche. Non tutti i racconti sono
veridici e persino le tracce materiali possono essere truccate.
Lo scetticismo di principio non un atteggiamento intellettuale pi apprezzabile ne pi fecondo
della credulit.
Il vero progresso venuto il giorno in cui il dubbio si fatto esaminatore; quando si sono via via
elaborate delle regole oggettive che, tra la menzogna e la verit, permettono di effettuare una scelta.
Secondo Montaigne di competenza di teologi e filosofi discutere le comuni credenze. Gli storici
non devono fare che narrarle cos come le loro fonti gliele riportano.
Una dottrina delle ricerche venne elaborandosi solo nel corso del secolo XVII.
Il vocabolo critica assume il senso di prova di veridicit. Esso si associa a una tecnica.
La critica una specie di fiaccola che ci illumina e ci guida lungo le oscure vie dellantichit,
facendoci distinguere il vero dal falso.
Le tecniche della critica furono a lungo praticate, almeno in modo continuativo, quasi
esclusivamente da un pugno di eruditi, di esegeti e di curiosi.
Per la storia, per il pericolo di uno scisma fra la preparazione e la messa in opera duplice. Esso
riguarda anzitutto i grandi saggi di interpretazione. Questi vengono meno al dovere primissimo
della veridicit. Lo stesso lavoro tecnico ne soffre non poco. Non essendo pi guidato dallalto,
rischia di impigliarsi in definitivamente in problemi insignificanti o mal posti.
Contro questi pericoli, lo sforzo coscienzioso del secolo XIX ha valorosamente combattuto.
Tra la ricerca storica e il pubblico che legge, sussiste un malinteso.
I margini inferiori delle pagine esercitano su molti eruditi unattrattiva. assurdo affollarne gli
spazi bianchi con riferimenti bibliografici, che un elenco posto allinizio del volume avrebbe
risparmiato.
Certi lettori si lamentano che la pi piccola riga, relegata a pi di pagina, confonde le loro idee,
soffrono le pene dellinferno alla vista di ogni pagina cos deturpata.
I documenti che i primi eruditi consultavano erano generalmente scritti che si presentano come di
un autore o di unepoca dati; che narravano deliberatamente tali o talaltri avvenimenti.
Ma la storia non pu limitarsi a pesare le affermazioni dei documenti. Le divenuto necessario
estorcere loro le informazioni che non avevano alcuna intenzione di fornire.
Lo storico non diventato un credulone. Sa che i suoi testimoni possono ingannarsi o dire bugie.
Ma si preoccupa di farli parlare, per comprenderli.

Alla caccia della menzogna e dellerrore


Fra tutti i veleni capaci di viziare la testimonianza, il pi potente limpostura.
Questa pu assumere due aspetti. Pu essere linganno sullautore e la data: il falso nel senso
giuridico della parola.
Questi due aspetti della menzogna sollevano problemi ben diversi, le cui soluzioni non si
influenzano reciprocamente. La maggior parte degli scritti posti sotto falso nome mentono anche nel
contenuto.
Certi atti sono stati stesi al solo fine di replicare le disposizioni di documenti perfettamente
autentici, che erano andati persi. Un falso pu dire il vero.
Le testimonianze pi insospettabili nella loro dichiarata provenienza, non sono necessariamente
testimonianze veritiere. Prima di accettare un documento autentico, gli studiosi si danno tanta pena
di valutarlo con i loro strumenti, che non sempre hanno poi lo stoicismo di criticarne le
affermazioni.
Constatare linganno non basta. Occorre svelarne i motivi. Si devono cercare le ragioni che possono
condurre a mentire. Presso certi personaggi, la menzogna, bench generalmente associata, in s, a
un complesso di vanit o di rimozione, diventa quasi un atto gratuito.
Come vi sono stati degli individui, cos sono esistite delle epoche mitomani.
Il fatto caratteristico del Medioevo che agli inganni non sdegnassero di prestar mano personaggi
di una piet e di una virt incontestate. Essi non offuscavano per nulla la moralit corrente. Quanto
al plagio, sembrava in quel tempo, latto pi innocente del mondo. Per la fede come per il diritto, il
Medioevo non conosceva altro fondamento che la lezione degli antichi.
I periodi pi legati alla tradizione sono stati anche quelli che si presero le maggiori libert con la sua
vera eredit.
Linsulto al vero un ingranaggio, ogni menzogna se ne porta dietro per forza, al suo seguito, molte
altre, chiamate, almeno in apparenza, a fornirsi un appoggio a vicenda.
Ecco perch tanti celebri falsi si presentano a catena. La frode, per sua natura, generale la frode.
C una forma pi insidiosa di inganno. C il rimaneggiamento sornione: interpolazione di carte
autentiche; abbellimenti con dettagli inventati, nella narrazione, su uno sfondo tutto sommato
veritiero.
Allo scopo di fare pi presto, le cronache di scene attese vengono preparate prima del tempo; ma
lipotesi non presenta nulla di verosimile.
Tra la finzione pura e semplice e lerrore del tutto involontario, vi sono molti gradi. Inventare
presuppone uno sforzo che ripugna alla pigrizia mentale comune alla maggior parte degli uomini.
Di tutti i tipi di menzogna, quella che si fa a se stessi non fra le meno frequenti.
Molti testimoni si ingannano in perfetta buona fede. Non essendo le testimonianze altro che
lespressione di ricordi, i primi errori della percezione rischiano sempre di complicarsi con errori di
memoria.
Per alcuni spiriti, linesattezza assume aspetti veramente patologici. Queste persone di solito non
sono le meno pronte ad affermare. Due ordini di cause alterano nelluomo meglio dotato la veracit
delle immagini mentali. Le une derivano dalla condizione momentanea dellosservatore; le altre,
dallintensit della sua attenzione.
Gli oggetti pi familiari di solito sono fra quelli di cui pi difficile ottenere una descrizione esatta:
la familiarit produce quasi necessariamente lindifferenza.
Molti avvenimenti storici non hanno potuto essere osservati se non in momenti di violento
turbamento emotivo, o da testimoni la cui attenzione, talora tardivamente richiamata, se colta di
sorpresa, talora ostacolata alle preoccupazioni dellazione immediata, era incapace di concentrarsi
con sufficiente intensit sui punti ai quali lo storico attribuirebbe oggi un interesse preponderante.
Variabile da individuo a individuo, la facolt di osservazione non neppure una costante sociale.
Al di la di piccoli accidenti mentali di natura abbastanza comune, molti degli errori di testimonianza
risalgono a cause altrimenti significative di una particolare atmosfera sociale.
Quasi sempre lerrore orientato in anticipo. Esso si diffonde, prende vita solo se si accorda con le
convinzioni preconcette dellopinione comune.
Perch lerrore di un testimone divenga quello di molti uomini, perch una cattiva osservazione si
trasformi in una voce falsa, occorre anche che lo stato della societ favorisca questa diffusione.

Saggio di una logica del metodo critico


La critica della testimonianza unarte di finezza. Non esiste un manuale di ricette. un arte di
razionalit, che si basa sulla pratica metodica di alcune grandi operazioni mentali. Possiede una
propria dialettica.
Non si interpreta mai un documento se non inserendolo in una serie cronologica o in un insieme
sincrono.
Alla base di quasi ogni critica sta un lavoro di comparazione. I risultati di questa comparazione non
sono automatici. Essa perviene necessariamente a svelare ora delle somiglianze, ora delle
differenze. A seconda dei casi, la concordanza di una testimonianza con testimonianze vicine pu
imporre conclusioni totalmente opposte.
Occorre considerare il caso elementare del racconto.
La constatazione di un disaccordo toglie di mezzo una delle opposte testimonianze. Il principio di
contraddizione vieta inesorabilmente che un avvenimento possa contemporaneamente essere e non
essere. Esistono certi eruditi la cui buona volont si estenua nello sforzo di scoprire, tra
affermazioni contrapposte, un termine intermedio. Resta da scegliere tra la testimonianza da
respingere e quella che deve restar salda. Bisogna valutare le presunte ragioni di verit, di
menzogna o di errore.
In una medesima generazione di una medesima societ, regna una somiglianza di usanze e di
tecniche troppo forte per consentire a qualcuno di scostarsi sensibilmente dalla pratica comune.
necessario che la somiglianza non sia troppo forte. In questo caso cesserebbe di deporre a favore
della testimonianza. Ne costituirebbe la condanna.
Se i due racconti si presentano come desunti direttamente dalla realt, bisogna che uno di loro,
almeno, menta.
La critica si muove tra due estremi: la somiglianza che giustifica e quella che discredita. Si ritiene
ch nelluniverso vi sia abbastanza uniformit da escludere leventualit di differenze troppo nette.
Ma questa uniformit si riferisce a caratteri molto generali. Presuppone e comprende un numero di
combinazioni possibili troppo vicino allinfinito perch la loro ripetizione spontanea sia
concepibile: occorre un atto volontario di imitazione. La critica della testimonianza si fonda su una
istintiva metafisica del simile e del dissimile, delluno e del Molteplice.
I rimaneggia tori moltiplicano costantemente le nuove invenzioni, cos che il testo pi sobrio e
meno inverosimile ha sempre la possibilit di essere il pi antico.
Accade che la ragione si ribelli. Esistono diversi modi di imitare. Essi variano a seconda
dellindividuo, secondo mode comuni a una generazione.
I plagiari si tradiscono spesso per mancanza di abilit. Quando non capiscono il modello, i loro
fraintendimenti sono la spia della frode
Scoprire unimitazione equivale a lasciar sussistere uno solo dei due o pi testimoni di cui prima
credevamo di poter disporre.
Capita che dietro al presunto testimone, si nasconda un suggeritore, che non vuole farsi rivelare.
La critica statistica una delle applicazioni pi nuove del metodo.
Per quanto mirabilmente attento ci si immagini lo studioso, resteranno sempre i tranelli tesi dai
documenti stessi: alcuni prezzi saranno stati, per distrazione o per malafede, erroneamente trascritti;
altri saranno eccezionali e per ci stesso davvero in grado di turbare le medie.
Affinch una testimonianza sia riconosciuta autentica, il metodo esige che essa presenti una certa
somiglianza con le testimonianze vicine.
La pratica di una scienza che si limita a constatare che tutto avviene sempre come ci si attendeva,
non sarebbe ne vantaggiosa, ne divertente.
Limpressione di una contraddizione tra una testimonianza nuova e le altre rischia di non avere altra
origine se non una temporanea lacuna del nostro sapere, ma accade che il disaccordo sia veramente
nelle cose. Luniformit sociale non forte al punto che certi individui o piccoli gruppi non possano
sfuggirle. Eppure il paradosso metodologico soltanto superficiale. Il ragionamento di somiglianza
non perde i suoi diritti. Bisogna soltanto che unanalisi pi esatta discerna dagli scarti possibili, i
punti di similitudine necessari. Ogni originalit individuale a i suoi limiti.
La comparazione critica non si accontenta di accostare le testimonianze su un medesimo piano della
durata.
Affinch il dubbio divenga strumento di conoscenza, occorre che, in ogni caso particolare, possa
essere valutato con una certa esattezza il grado di verosimiglianza della combinazione. La ricerca
storica incrocia la sua rotta con la via maestra della teoria delle probabilit.
Valutare la probabilit di un avvenimento significa calcolare le probabilit che esso ha di prodursi.
Il passato un dato che non lascia pi posto al possibile. Lincertezza in noi, nella nostra memoria
o in quella dei nostri testimoni. Non nelle cose.
Lo storico che si interroga sulla probabilit di un avvenimento passato tenta di trasportarsi prima in
quellavvenimento stesso, per valutarne le probabilit, quali esse si presentano il giorno prima del
suo accadere. La probabilit rimane sempre nellavvenire.
Il dado dei teorici un cubo perfettamente equilibrato; se sotto una della sue facce si nascondesse
un granello di piombo, le probabilit dei giocatori cesserebbero di essere eguali. Nella critica della
testimonianza, quasi tutti i dadi sono truccati. Delicatissimi elementi umani intervengono
costantemente nel far pendere la bilancia verso uneventualit privilegiata.
C una disciplina storica che fa eccezione. la linguistica.
Ogni piccolo gruppo professionale ha i suoi usi linguistici. Non basterebbe elencare i punti di
somiglianza. Occorrerebbe anche distinguere il raro dallusuale.
Nel gioco delle coincidenze, la volont dellindividuo, al pari della pressione delle forze collettive,
bara con il caso. Il volere umano pu turbare la partita. La maggior parte dei problemi della critica
storica sono anche problemi di probabilit.
Gli eruditi sono di solito riluttanti ad accettare linnocenza di una coincidenza.
Quando il caso gioca liberamente, la probabilit di ununica coincidenza o di un piccolo numero di
coincidenze raramente appartiene allordine dellimpossibile.
Sono solo le concordanze accumulare quella la cui probabilit diviene praticamente trascurabile.
Le concordanze o discordanze massicce sono fatte di una folla di casi particolari. Gli influssi
accidentali si eliminano a vicenda.
Anche se i dadi sono stati truccati, il colpo isolato sar sempre pi difficile da prevedere dellesito
finale della partita. Via via che la criticit penetrata pi a fondo nel particolare, le verosimiglianze
vanno diminuendo.
La critica dei documenti non pu attingere la certezza metafisica. solo mediante una
semplificazione che noi talvolta sostituiamo a un linguaggio di probabilit un linguaggio di
evidenza.
Lavvenimento fisicamente impossibile, non altro che lavvenimento la cui probabilit
infinitamente piccola. Limitando la sua parte di sicurezza a dosare il probabile e limprobabile, la
critica storica non si distingue dalla maggior parte delle altre scienze del reale se non per una scala
di gradi sena dubbio pi sfumata. Non molto tempo addietro, ogni fatto affermato era un fatto
accertato, salvo che non ci fossero a priori forti ragioni.
Nel Rinascimento, regnava il vecchio Sentito-Dire; sul mondo fisico come sul mondo degli uomini.
La nostra immagine delluniverso ha potuto essere oggi ripulita da tanti immaginari prodigi. Siamo
capaci sia di svelare che di spiegare le imperfezioni della testimonianza. Abbiamo acquistato il
diritto di non crederle sempre, perch sappiamo, quando e perch non deve essere creduta. in
questo modo che le scienze sono riuscite a liberarsi dal peso morto di molti falsi problemi.
La conoscenze pura non separata dalla condotta pratica.
Portata costantemente a orientarsi basandosi sui resoconti di altri, lazione non meno interessata
della ricerca a valutarne lesattezza. Non dispone, per farlo, di mezzi differenti.
La storia ha il diritto di considerare tra le sue glorie pi certe quella di avere cos dischiuso agli
uomini, elaborando la propria tecnica, una nuova via verso il vero e verso il giusto.

CAPITOLO QUARTO
Lanalisi storica

Giudicare o comprendere?
Lo storico non si propone nullaltro che di descrivere le cose tali quali esse sono avvenute. Lo
studioso invitato a eclissarsi di fronte ai fatti. Ecco sollevati due problemi: quello dellimparzialit
storica; quello della storia come tentativo di riproduzione o come tentativo di analisi.
Ci sono due modi di essere imparziali: quello dello studioso e quello del giudice. Essi hanno una
radice in comune, che lonesta sottomissione alla verit. Lo studioso registra, provoca lesperienza
che forse capovolger le sue pi care teorie. Il buon giudice interroga i testimoni senza altra
preoccupazione allinfuori di quella di conoscere i fatti, quali essi avvennero. E un obbligo di
coscienza che non si discute a nessuna condizione.
Quando lo studioso ha osservato e spiegato, il suo compito concluso. Al giudice tocca ancora
emettere la sentenza. Egli sar imparziale nella sua sentenza, dal punto di vista dei giudici; ma non
da quello degli studiosi. Non si pu condannare o assolvere senza schierarsi per una tavola di valori
che non deriva pi da alcuna scienza positiva.
Il motto di Pascal : Tutti si credono Dio, giudicando: questo buono o cattivo. Un giudizio di
valore non ha ragion dessere se non come preparazione a unazione e non ha senso se non in
rapporto a un sistema, volontariamente accettato, di punti di riferimento morali. Nella vita
quotidiana, le esigenze del comportamento ci impongono questo appiccicare delle etichette, di solito
molto sommario. La dove non possiamo pi nulla, la dove gli ideali comunemente accettati
differiscono profondamente dai nostri, esso non che motivo di imbarazzo.
Se il giudizio non facesse che seguire la spiegazione, il lettore sarebbe libero di saltare la pagina.
A forza di giudicare, si finisce, quasi fatalmente, per perdere persino il giusto di spiegare.
Per penetrare in una coscienza estranea occorre quasi spogliarsi del proprio io. Basta restare se
stessi.
La storia riguarda essere capaci, per natura, di fini coscientemente perseguiti.
Un motto domina e illumina gli studi: Comprendere. Non si dice che il bravo storico estraneo alle
passioni. Motto carico di difficolt, ma anche di speranze. Motto carico di amicizia. Persino
nellazione, noi giudichiamo troppo. Non comprendiamo mai abbastanza. Chi diverso da noi
passai, quasi necessariamente, per un cattivo.
La storia deve aiutarci a guarire da questo difetto. Essa una vasta esperienza delle variet umane,
un lungo incontro fra gli uomini.
Dalla diversit dei fatti umani allunit di coscienza
Comprendere un atteggiamento che non ha nulla di passivo. Per fare una scienza, occorreranno
sempre due cose: una realt, ma anche un uomo.
Lo storico sceglie e distingue; analizza.
Un registro di esperimenti non va confuso con il diario di ci che avviene, minuto per minuto, in un
laboratorio.
Si comprende sempre meglio un fatto umano se si possiede gi lintelligenza di altri fatti del
medesimo genere.
Se si trascurasse di ordinare razionalmente una materia che ci giunge allo stato grezzo, si finirebbe
con il negare il tempo, e dunque la storia stessa.
Nella misura in cui la loro determinazione si attua dal pi antico al pi recente, i fenomeni umani si
condizionano attraverso concatenazioni di fenomeni simili. Classificarli per generi equivale a
mettere in luce linee di forza di unefficacia decisiva.
Un nome astratto non rappresenta mai unetichetta di classificazione. Quanto si ha il diritto di
esigere da esso che raggruppi i fatti secondo un ordine utile alla loro conoscenza. Solo le
classificazioni arbitrarie sono funeste. compito dello storico mettere continuamente alla prova le
proprie, per rivederle, per renderle pi flessibili. Esse sono di tipo assai diverso.
Nel caso della storia del diritto, il punto di vista unificante individuato nellazione di una
mentalit di gruppo senza che ne abbia sempre coscienza. Per la storia religiosa e la storia
economica avviene nella natura specifica di un fatto umano: credenze, emozioni, slanci del cuore e
turbamenti dellanima, ispirati dallimmagine di forze estranee allumanit, oppure sforzi per
soddisfare e organizzare i bisogni materiali. Nella geografia umana lindagine verte su un tipo di
relazioni comuni a un gran numero di fenomeni sociali. Lantropogeografia studia le societ nei
loro rapporti con lambiente fisico: scambi in duplice senso in cui luomo incessantemente agisce
sulle cose nello stesso tempo in cui queste agiscono su di lui.
La scienza non scompone il reale se non allo scopo di osservarlo meglio, grazie a un gioco di fari
incrociati, i cui fasci di luce si combinano e compenetrano costantemente lun laltro. Il guaio
comincia quando ogni proiettore pretende di vedere tutto da solo; quando ogni provincia del sapere
scambia se stessa per una nazione.
Ogni studioso si ritaglia la sua parte, senza occuparsi troppo dellinsieme.
La storia ha come oggetto le coscienze umane. Le relazioni che si stabiliscono attraverso di queste,
le contaminazioni, le confusioni persino, di cui esse sono il terreno, costituiscono ai suoi occhi la
realt stessa.
Lunico essere di carne luomo, luomo senza aggettivi, che ricongiunge in se tutto questo.
Cero le coscienze hanno i loro comportamenti interni, che alcuni di noi sanno erigere con
particolare abilit.
Il lavoro di ricomposizione giunge solo dopo unanalisi. Esso il prolungamento dellanalisi. Per
restar fedeli alla vita, nel costante intreccio delle sue azioni e reazioni, non assolutamente
necessario pretendere di abbracciarla tutta per intera, con uno sforzo di solito troppo vasto per le
possibilit di un solo studioso.
Lo storico non esce mai dal tempo. Ma, per una oscillazione necessaria, egli vi considera sia le
grandi ondate di fenomeni imparentati che attraversano, da parte a parte, la durata, sia il momento
umano in cui quelle correnti si rinserrano nel possente nodo delle coscienze.

La nomenclatura
Sarebbe troppo poco limitarsi a discernere in un uomo o in una societ i principali aspetti della loro
attivit. Allinterno di ciascuno di questi grandi gruppi di fatti, necessario un nuovo e pi delicato
sforzo di analisi. Occorre distinguere le diverse istituzioni che compongono un sistema politico, le
diverse credenze, pratiche, emozioni di cui fatta una religione. Bisogna caratterizzare, in ciascuna
di queste parti e anche nei rispettivi insiemi, i tratti che ora li avvicinano, ora li allontanano dalle
realt dello stesso ordine. Problema di classificazione inseparabile dal problema della
nomenclatura. Ogni analisi esige, come strumento, un linguaggio appropriato, un linguaggio capace
di tracciare con precisione i contorni dei fatti, pur conservando la duttilit necessaria per adattarsi
progressivamente alle scoperte, un linguaggio soprattutto senza ondeggiamenti ne equivoci.
Per dare dei nomi ai loro atti, alle loro credenze e ai diversi aspetti della loro vita di societ, gli
uomini non hanno atteso di vederli diventare loggetto di una ricerca disinteressata. Il vocabolario,
la storia lo riceve, per la maggior parte, dalla materia stessa del suo studio. Essa lo accetta, gi
modellato e deformato da un uso prolungato; ambiguo, spesso fin dalla nascita, come ogni sistema
di espressione che non sia emerso dallo sforzo severamente concentrato dei tecnici.
Il peggio che questi stessi prestiti mancano di unit. I documenti tendono a imporre la loro
nomenclatura.
Riprodurre o ricalcare la terminologia del passato pu sembrare un procedimento abbastanza sicuro.
Esso urta per contro molteplici difficolt.
I cambiamenti delle cose sono lungi dal portar sempre con se dei cambiamenti paralleli nei loro
nomi.
Le trasformazioni avvengono quasi sempre troppo lentamente per essere percepite dagli uomini
stessi che esse toccano. Questi non provano il bisogno di cambiare il nome, poich sfugge loro il
mutamento del contenuto.
Siamo costretti, per rendere giustizia ai fatti stessi, a sostituire al loro linguaggio una nomenclatura,
se non proprio inventata, per lo meno rimaneggiata e spostata.
Capita che i nomi mutino, nel tempo e nello spazio, indipendentemente da una qualsiasi variazione
nelle cose. Cause particolari di evoluzione del linguaggio hanno provocato la scomparsa di una
parola, senza che loggetto o latto che essa serviva a designare fosse minimamente toccato.
Altre volte, sono le condizioni sociali che si oppongono allistituzione o alla conservazione di un
vocabolario uniforme.
Se lo storico conformasse a questa variet la propria terminologia, non comprometterebbe soltanto
lintelligibilit del suo discorso; egli si vieterebbe il lavoro di classificazione, che, fra i suoi doveri,
al primo posto.
La nostra scienza non dispone di un sistema di simboli distinto dalle lingue nazionali. Lo storico si
esprime unicamente con parole. Nessuno ostacolo serio, finch le parole si riferiscano a cose o ad
azioni comuni: questa moneta corrente del vocabolario si scambia facilmente alla pari. Non appena
appaiono istituzioni, credenze, costumi, che sono pi profondamente partecipi della via propria di
una societ differente, diventa unimpresa carica di rischi. Scegliere lequivalente significa
postulare una rassomiglianza.
Ci rassegneremo a conservare il termine originale, salvo a spiegarlo.
necessaria unetichetta comune, che si sovrapponga ai termini nazionali, invece di riecheggiarli.
Numerose societ hanno praticato un bilinguismo gerarchico. Due lingue si trovavano di fronte:
luna popolare, laltra dotta. Ci che si pensava e si diceva correntemente nella prima, si scriveva,
esclusivamente o di preferenza, nella seconda.
Cos i Vangeli hanno riferito in greco, che era allora la grande lingua di cultura dellOriente, parole
che dobbiamo supporre scambiate in aramaico. Ereditate da civilizzazioni morte, o prese a prestito
da civilizzazioni straniere, queste lingue di letterati, di sacerdoti e di notai dovevano
necessariamente esprimere molte realt, per le quali esse non erano fatte. Vi riuscivano solo con
laiuto di tutto un sistema di trasposizioni inevitabilmente rozze.
Ora proprio dai suoi scritti che noi conosciamo una societ. Quelle in cui trionfo un simile
dualismo linguistico non ci appaiono in molti dei loro tratti fondamentali, che attraversano un velo
di approssimazione. Quando lo storico si trova di fronte a queste nomenclature basate sulla
sostituzione di termini, non ha altra risorsa che rifare, a ritroso, il lavoro. Se le corrispondenze
furono scelte bene e soprattutto applicate con coerenza, il compito sar relativamente facilitato.
Questa opposizione di due lingue, diverse, non rappresenta, in verit, che il caso limite di contrasti
comuni a tutte le societ. Persino nelle nazioni pi unite ogni piccola collettivit professionale, ogni
gruppo caratterizzato dalla cultura o dalla ricchezza possiede il suo sistema di espressione
particolare. Ora, non tutti i gruppi scrivono, o non scrivono altrettanto, o non hanno altrettante
probabilit di far giungere ai posteri i propri scritti.
Anche le civilt del passato hanno avuto i loro cancellieri: cronisti, giuristi. loro la voce che,
prima di ogni altra, ci giunta. Stiamo attenti a non dimenticare che le parole di cui si servivano, le
classificazioni che ci proponevano mediante queste parole, erano il risultato di unelaborazione
dotta, sovente sistematizzata, spesso esageratamente influenzata dalla tradizione.
Il grande ostacolo che nulla pi difficile per un uomo che esprimere se stesso. Anche noi non
proviamo minor fatica a trovare nomi esenti ad un tempo da ambiguit e da falso rigore. I termini
pi comuni non sono mai altro che delle approssimazioni.
Altre realt, molto vive, non hanno ancora trovato le parole necessarie ad esprimerle.
Il vocabolario dei documenti non nullaltro che una testimonianza: preziosa, imperfetta, soggetta a
critica. Ogni termine importante, ogni modulo stilistico caratteristico diventa un efficace strumento
di conoscenza solo se inserito nel suo contesto; collocato nelluso del tempo, dellambiente o
dellautore; difeso dal pericolo sempre presente del fraintendimento per anacronismo.
Per quanto sia generalmente imperfetta laderenza dei nomi alle cose, i nomi, nonostante tutto,
stringono le realt con una presa troppo diretta perch sia mai consentito di descrivere una societ
senza fare largo uso delle sue parole, debitamente spiegate e interpretate.
Ritenere che la nomenclatura dei documenti possa bastare interamente a stabilire la nostra,
equivarrebbe ad ammettere che essi ci offrano lanalisi gi belle fatta. La storia non avrebbe pi
gran che da fare. Fortunatamente non cos.
Per fornirci schemi di classificazione, si offre a noi un intero lessico, la cui capacit di generalizzare
pretende di essere superiore alle voci di qualsiasi epoca particolare. Elaborato senza un piano
preliminare, passando per i ritocchi successivi di parecchie generazioni di storici, esso raccoglie
elementi di data e di provenienza assai diverse.
Una parola vale molto meno per la sua etimologia che per luso che se ne fa.
La forza del sentimento favorisce raramente la precisione nel linguaggio.
Molte nostre parole continuano a vivere di una vita agitata sulla pubblica piazza. Come segnali
spesso mutevoli, secondo gli ambienti o i momenti, le aggiunte di affettivit non ingenerano altro
che maggiori equivoci.
Supponiamo il nostro vocabolario ricondotto definitivamente allimpassibilit. Le pi intellettuali
fra le lingue hanno anche esse le loro insidie.
Per macchinismo si intende raggruppare sotto un nome espressivo fatti concretissimi, la cui
somiglianza, che il nome ha precisamente lo scopo di significare, anche essa una realt. In se,
queste rubriche non hanno dunque nulla di men che legittimo. Il loro vero pericolo deriva dalla loro
stessa comodit. Il simbolo, scelto a sproposito o applicato troppo meccanicamente, che non era la
che per aiutare lanalisi, finisce per esimere dallanalizzare. Ci favorisce lanacronismo.
Una nomenclatura imposta al passato perverr sempre a deformarlo, se ha per assunto, o anche solo
per risultato, quello di riportarne le categorie alle nostre, in questo caso assolutizzate. Nei confronti
di simili etichette, non vi altro atteggiamento ragionevole che quello di eliminarle.
Lo storico definisce raramente. Egli potrebbe ritenere superflua questa cura, se attingesse a un uso
veramente rigoroso quanto al significato. Dal momento che non cos, egli non ha davvero altra
guida, persino nellimpiego delle sue parole-chiave, che listinto personale. Egli amplia, delimita,
deforma arbitrariamente i significati, senza avvertirne il lettore, senza rendersene conto neppure lui.
Ogni storico intende il nome a suo modo.
Per quanto rigorosi li si supponga, i linguaggi degli storici, posti fianco a fianco, non costituiranno
mai il linguaggio della storia.
Qua e la sono stati fatti sforzi per procedere di comune accordo.
Verr il giorno in cui una serie di intese permetteranno di precisare la nomenclatura, poi, a mano a
mano, di affinarla. Anche allora liniziativa del ricercatore conserver i suoi diritti; approfondendo
lanalisi, egli rimaneggia necessariamente il linguaggio. Lessenziale che lo spirito di equipe sia
vivo fra di noi. Bisogna che lo storico faccia a meno di allontanare dal loro significato, senza
pensarci, i termini gi accolti; che si vieti di respingere, per capriccio, quelli che hanno gi dato
buona prova di se; che ricorrendo a definizioni accurate lo faccia con lintento di rendere il suo
vocabolario costantemente utile a tutti.

Senza titolo
Il flusso degli anni scorre senza interruzione. necessario che la nostra analisi pratichi delle
censure. La natura della nostra mente ci vieta di cogliere anche il pi continuo dei movimenti, se
non lo spezzettiamo ricorrendo a segni di riferimento. In qual modo fissare, lungo il corso del
tempo, quelli della storia? Saranno sempre arbitrari.
Nelle storiografie che ci sono state trasmesse in retaggio, la storia era una cronaca di capi.
Le dominazioni dei popoli conquistatori, distruggendosi luna contro laltra, segnavano le grandi
epoche. I quattro imperi: assiro, persiano, greco, romano.
A poco a poco, fecero la loro comparsa nuove partizioni che, estranee allidea fissa di imperi o
monarchie, intendevano regolarsi su fenomeni pi profondi.
In seguito limmagine fu applicata a realt pi profane. Lespressione, per parecchie generazioni,
visse oscuramente, chiusa, senza dubbio, in alcuni circoli di studiosi.
Sono le manifestazioni pi delicate dello spirito umano che tinteggiano, con i loro cangianti
progressi, le epoche dellumanit.
Ma una grave debolezza viziava queste classificazioni: il tratto distintivo era un giudizio.
Nella confusione delle nostre classificazioni cronologiche si introdotta una moda abbastanza
recente, tanto pi dilagante, quanto meno razionalmente motivata. Volentieri, contiamo per secoli.
Il nostro linguaggio si fatto pi rigorosamente matematico; non chiamiamo i secoli con i nomi dei
loro dei. Li enumeriamo in fila di cento in cento anni, muovendo da un punto di partenza fissato una
volta per tutte.
Nessuna legge della storia impone che primo anno di ogni secolo coincida con i punti critici
dellevoluzione mana. Noi ci diamo laria di distribuire, secondo un rigoroso ritmo pendolare, scelto
arbitrariamente, realt alle quali questa regolarit assolutamente estranea.
Certe divisioni non avevano soltanto dalla loro il prestigio che una lunga tradizione assegna
allesercizio del potere. Unincoronazione, una rivoluzione hanno, nella durata, il loro posto
preciso, in un certo anno, persino in un determinato giorno. Lo studioso ama datare finemente.
La scansione pi esatta non necessariamente quella che si richiama allunit di tempo pi piccola.
La precisione autentica consiste nel regolarsi, ogni volta, sulla natura del fenomeno considerato.
Ogni tipo ha il suo spessore di misura particolare e il suo decimale specifico. Le trasformazioni
della struttura sociale, delleconomia, delle credenze, del comportamento mentale, non potrebbero
piegarsi a un calcolo temporale troppo rigido.
Non affatto impossibile, a priori, che in certi casi le fasi naturali di fenomeni dordine
apparentemente assai diverso si trovino a coincidere. Non abbiamo il diritto di respingere
aprioristicamente simili coincidenze, per quanto dubbie possano sembrarci. Ma esse non si
evidenzieranno che a una condizione: di non essere state postulate in partenza.
Gli uomini che sono nati in un medesimo ambiente sociale, in date vicine, subiscono
necessariamente influssi analoghi, specie nel periodo della loro formazione.
Questa comunanza di impronta, venendo da una comunanza di et, costituisce una generazione.
Una societ raramente qualcosa di uniforme. Essa si scompone in ambienti differenti. In ciascuno
di essi, le generazioni non sempre combaciano. Si aggiunga la lentezza con cui si diffondono certe
correnti anche nelle civilizzazioni pi ricche di mezzi di comunicazione.
Quanto alla periodicit delle generazioni, essa non ha nulla di regolare. Secondo la cadenza pi o
meno viva del movimento sociale, i confini si restringono o si dilatano. Esistono, in storia,
generazioni lunghe o generazioni brevi.
Accade che le generazioni si compenetrino a vicenda. Infatti, gli individui non sempre reagiscono in
modo simile ai medesimi influssi.
Il concetto di generazione corrisponde a realt che noi sentiamo molto concrete.
Una generazione non rappresenta che una fase relativamente breve. Le fasi pi lunghe si chiamano
civilizzazioni.
In una societ tutto si connette e si condiziona vicendevolmente.
Questo complesso presenta ogni volta la sua propria tonalit. Essa difficile da rendere, senza
dubbio. Guardiamoci dalle etichette troppo sempliciste.
Quando la trasformazione avvenuta, diciamo che una civilizzazione succede ad unaltra.
Il tempo umano sar sempre ribelle sia allimplacabile uniformit che alla rigida ripartizione del
tempo dellorologio. Gli occorrono misure che siano adeguate alla variabilit del suo ritmo e che
accettino spesso di non riconoscere come limiti, poich la realt vuole cos, che zone marginali.

CAPITOLO QUINTO
Senza titolo

Invano il positivismo ha preteso di eliminare dalla scienza lidea di causa. Gli storici non possono
sottrarsi a questa comune legge dellintelligenza. Lo stabilire rapporti di causa ed effetto costituisce
un bisogno istintivo del nostro intelletto. La ricerca di tali nessi non pu essere lasciata allistinto.
Se la metafisica della causalit qui al di fuori del nostro modo di pensare, luso della relazione
casuale, come strumento della conoscenza storica, richiede incontestabilmente una presa di
coscienza critica.
Nel ragionamento storico, gli antecedenti pi costanti e pi generali rimangono semplicemente
sottintesi.
La realt ci presenta una quantit quasi infinita di linee di forza, tutte convergenti verso un
medesimo fenomeno. La scelta che noi compiamo tra di esse pu ben fondarsi su caratteri, in
pratica, degnissimi di attenzione; ma non mai altro che una scelta. C segnatamente molto di
arbitrario nellidea di una causa per eccellenza, opposta alle semplici condizioni.
La superstizione della causa unica, in storia, non molto spesso che la forma insidiosa della ricerca
del responsabile: del giudizio di valore. Di chi la colpa o il merito? Dice il giudice. Lo studioso si
limita a domandare: Perch? E accetta che la risposta non sia semplice.
I fatti storici sono, per essenza, fatti psicologici. Perci in altri fatti psicologici che trovano, di
norma, i loro antecedenti.
Non c psicologia se non della chiara coscienza.
Di fronte sia a un fenomeno del mondo fisico che a un fatto sociale, le reazioni umane nulla hanno
del movimento dorologeria, sempre diretto nel medesimo senso.
Una reazione dellintelligenza o della sensibilit non si produce mai da se; essa, se si verifica, esige
a sua volta che ci si sforzi di scoprirne le ragioni. Le cause, in storia non pi che altrove, non si
postulano. Si cercano.