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I Raggi X sono prodotti dallimpatto di particelle cariche con la materia. Nel
tubo radiogeno, costituito da unampolla di vetro con vuoto interno, un
filamento di tungsteno viene riscaldato dal passaggio di una corrente elettrica
e produce elettroni per effetto termoionico (Catodo). Allinterno del tubo
inserito un altro elettrodo ( Anodo) al quale viene applicata una d.d.p. positiva
e molto elevata, rispetto al catodo. Per effetto del campo elettrico che si
genera allinterno, gli elettroni vengono accelerati e colpiscono lanodo con una
energia cinetica di molti keV, corrispondenti alla tensione applicata. Nell
impatto degli elettroni con il materiale anodico circa il 99% dellenergia degli
elettroni trasformata in calore, mentre il restante 1% e trasformata in
radiazione elettromagnetica ( fotoni X).

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Un apparato radiogeno costituito dal tubo che contiene il catodo e lanodo e
dal generatore, che contiene il sistema per produrre lalta tensione e la
corrente di riscaldamento del filamento.
Aumentando il livello di alta tensione si aumenta lenergia media e massima
dei fotoni X prodotti; aumentando la corrente catodica si aumenta il numero
dei fotoni e quindi lintensit del fascio, senza alterarne la distribuzione
energetica.

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Se lelettrone accelerato nel tubo, entrando nellatomo, interagisce
elettricamente con un elettrone orbitale, lo pu scalzare. In questo modo resta
una lacuna in un orbitale e latomo ne ripristina la completezza riportando un
elettrone esterno nel posto vacante. Per fare questo viene irradiata lenergia
corrispondente alla differenza di livello tra i due orbitali coinvolti
nellassestamento ( energia caratteristica)

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Quando lelettrone entra nel materiale anodico, viene attratto da nuclei dei
singoli atomi e modifica la sua traiettoria . Di fatto viene accelerato, ed ogni
particella elettrica accelerata emette unonda elettromagnetica, di energia
dipendente dallentit dellaccelerazione. Questa rappresenta la parte pi
consistente della radiazione X prodotta dal tubo.

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Gli elettroni che impattano sul materiale anodico ( tungsteno), possono avere due tipi diversi di
interazione:
a) Se si avvicinano ad un elettrone atomico possono produrne lespulsione dallorbitale e
produrre una lacuna che verr prontamente colmata da un elettrone dei livelli pi esterni,
che, per raggiungere il livello pi basso, deve emettere la differenza di energia sotto forma
di fotone. Questi fotoni sono poco numerosi e poco importanti nellimpiego diagnostico, si
chiamano caratteristici perch hannu una energia caratteristica dei livelli energetici del
materiale anodico.
b) Gli elettroni che non interagiscono con quelli atomici risentono comunque dellattrazione
del nucleo e vengono deviati ( accelerati): ogni volta che una particella carica viene
accelerata si genera una radiazione elettromagnetica di energia proporzionale
allaccelerazione. Gli elettroni che passano vicino al nucleo ( pochi) generano fotoni molto
energetici, quelli che passano lontano dal nucleo generano fotoni poco energetici. Il valore
massimo di energia si ha quando lelettrone viene fermato e lenergia del fotone prodotto
corrisponde allenergia complessiva dellelettrone, e quindi dai kV applicati al tubo. Questa
radiazione elettromagnetica si dice di frenamento.
Siccome lanodo contenuto allinterno del tubo di vetro spesso ( deve sostener il vuoto
interno) i fotoni di pi bassa energia verranno assorbiti e la distribuzione dei fotoni ( Raggi
x) che fuoriescono ( spettro energetico) ha una tipico andamento continuo, con
sovrapposti i picchi della radiazione caratteristica.
Modificando i kV applicati tra catodo ed anodo si amplifica verticalmente la curva e la si sposta
verso destra ( cambia sia lenergia media sia il numero di fotoni) mentre aumentando solo
la corrente catodica si amplifica verticalmente la curva senza spostarla lateralmente e
senza modificare lenergia media dei fotoni.

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In figura rappresentato un tipico spettro dei Raggi x prodotti da un tubo
alimentato con una tensione continua di 95 kV. Si notano i picchi della
radiazione caratteristica prodotta dal materiale anodico ( Tungsteno e
Molibdeno).
In rosso rappresentato landamento del coefficiente di assorbimento lineare
dello iodio, utilizzato come mezzo di contrasto in angiografia. Si noti il picco di
assorbimento dello iodio per fotoni di energia 33,2 keV e la corrispondenza
del maggior numero di fotoni emessi con lintervallo di alto assorbimento dello
iodio.

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Quando i Raggi x colpiscono un materiale, possono avvenire due processi:
a) Effetto Fotoelettrico: il fotone cede tutta la sua energia ad un elettrone
interno dellatomo liberandolo;
b) Effetto Compton : il fotone x cede una parte della sua energia ad un
elettrone esterno dellatomo, liberandolo e viene diffuso.

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In figura rappresentato un tipico spettro dei Raggi x prodotti da un tubo
alimentato con una tensione continua di 95 kV. Si notano i picchi della
radiazione caratteristica prodotta dal materiale anodico ( Tungsteno e
Molibdeno).
In rosso rappresentato landamento del coefficiente di assorbimento lineare
dello iodio, utilizzato come mezzo di contrasto in angiografia. Si noti il picco di
assorbimento dello iodio per fotoni di energia 33,2 keV e la corrispondenza
del maggior numero di fotoni emessi con lintervallo di alto assorbimento dello
iodio.

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In figura rappresentato un tipico spettro dei Raggi x prodotti da un tubo
alimentato con una tensione continua di 95 kV. Si notano i picchi della
radiazione caratteristica prodotta dal materiale anodico ( Tungsteno e
Molibdeno).
In rosso rappresentato landamento del coefficiente di assorbimento lineare
dello iodio, utilizzato come mezzo di contrasto in angiografia. Si noti il picco di
assorbimento dello iodio per fotoni di energia 33,2 keV e la corrispondenza
del maggior numero di fotoni emessi con lintervallo di alto assorbimento dello
iodio.

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In radiologia diagnostica si genera un fascio uniforme di Raggi x con energia
media, intensit e tempi di emissione adatti al paziente ed al dettaglio
anatomico che si vuole visualizzare (per assorbimento!); i fotoni attraversano il
corpo e vengono assorbiti in ragione dello spessore e delle caratteristiche dei
tessuti. Oltrepassato il paziente il fascio di fotoni risulter modificato e la
fluenza fotonica risulter diversa da punto a punto ( immagine radiologica
primaria). Per convertire la distribuzione spaziale di fotoni x in immagine ottica
osservabile si pu utilizzare una lastra fotografica ( lannerimento locale sar
proporzionale alla fluenza fotonica) oppure utilizzare dei convertitori elettronici
( es, intensificatore di brillanza) che generano unimmagine che pu essere
ripresa da una telecamera. Sulla telecamera inserito un esposimetro che
regola in retroazione i dati radiologici ( kV, mA, mS) per ottenere il giusto
flusso di fotoni ed evitare sovraesposizioni e sottoesposizioni.

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In queste immagini radiologiche, ottenute con lastre fotografiche possibile
vedere come lassorbimento dei fotoni venga trasformato in livelli di grigio, in
positivo ed in negativo.

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Se si vogliono visualizzare organi e cavit che non presentano differenze
intrinseche di coefficiente di assorbimento per i Raggi x. necessario
utilizzare un mezzo di contrasto. Il mezzo di contrasto un materiale che ha
un coefficiente di assorbimento lineare diverso dai tessuti originali e che viene
introdotto nella cavit da visualizzare .
Il caso pi esemplare langiografia, che permette di visualizzare i vasi e le
cavit del sistema vascolare; in questo caso viene iniettato un mezzo
contenete iodio, che si mescola al sangue modificandone il coefficiente di
assorbimento lineare e permettendone la visualizzazione. Il problema molto
complesso perch i vasi che si vogliono visualizzare sono molto piccoli e
spesso gli organi si muovono; questo costringe a trovare soluzioni
tecnologiche di altissima sofisticazione, che vedremo in dettaglio.

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Supponiamo di volere osservare la struttura anatomica delle coronarie. Se
investiamo con un fascio uniforme di Raggi x il nostro paziente, avremo un
assorbimento differnziato da parte delle ossa e dei tessuti spessi, che daranno
delle ombre pi o meno compatte, ma il piccolo calibro delle arterie e le piccole
differenze di assorbimento rispetto ai tessuti circostanti non ne permetteranno
la visualizzazione.

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Se per iniettiamo allinterno dei vasi un mezzo di contrasto che ne differenzia
lassorbimento anche di 20 volte rispetto alla condizione originale,

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In corrispondenza dei vasi contenenti il mezzo di contrasto si avr un
assorbimento accentuato e limmagine radiologica presenter il dettaglio
voluto. Sembra semplice, ma siccome le differenze di assorbimento sono
comunque limitate e spesso loggetto si muove, si devono utilizzare fluenze
fotoniche molto intense e tempi di ripresa molto brevi.

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Per avere fluenze fotoniche molto elevate necessario utilizzare correnti
anodiche molto intense. Siccome pi del 99% dellenergia degli elettroni
dissipata in calore, bisogna fare in modo che il materiale anodico non superi la
temperatura di fusione. Questo si ottiene costruendo lanodo a forma di
piattello e facendolo ruotare ad alta velocit ( 9000 giri/ min) per esporre al
fascio elettronico metallo sempre fresco. E evidente comunque che il calore
deve essere dismesso, il che avviene per irraggiamento, con temperature del
piattello molto vicine alla temperatura di fusione.
I tubi che vengono utilizzati in diagnostica angiografica hanno potenze
dissipate che possono raggiungere i 100 kW ( 50 stufe elettriche!).

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Vedremo che la risoluzione spaziale del sistema angiografico dipende dalla
dimensione della superficie che emette i Raggi x: la forma a piattello
dellanodo permette anche di avere una superficie dimpatto pi grande di
quella apparente.

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La dimensione della macchia focale un elemento che intrinsecamente limita
laccuratezza di misura del sistema angiografico, Infatti se i Raggi x sono
prodotti da una superficie estesa, le immagini degli oggetti investiti avranno
una penombra sui bordi, la cui dimensione dipende sostanzialmente dalla
dimensione della macchia focale e dalla distanza tra paziente e rivelatore.
Per avere minima penombra si deve utilizzare una macchia focale piccola e
tenere il rivelatore vicino alloggetto da rilevare.
Purtroppo macchia focale piccola significa rischio di danneggiamento del tubo
per sovrariscaldamento e si devono accettare dei compromessi.
Nei sistemi angiografici si hanno diverse macchie focali, che possono andare
da 0.4x0.4 mm ad 1.2x 1.2 mm a seconda delle condizioni di utilizzo. Nella
pratica possiamo associare alla tecnica angiografica una risoluzione massima
di 0.25 mm ( dimensione del pi piccolo dettaglio osservabile).

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Queste iniezioni in arteria polmonare permettono davere una idea della
risoluzione spaziale ottenibile con la tecnica angiografica

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Anche in questo caso si possono osservare diverse risoluzioni spaziali, in
ragione della diversa tecnica e condizione operativa. I due casi estremi sono
quelli a destra, con sopra una coronaria in movimento, alta fluenza fotonica,
macchia focale grande, e sotto una angiografia cerebrale, con macchia focale
piccola mezzo omogeneo e immobile.

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Perch importante avere le migliori condizioni di ripresa, soprattutto per
quanto riguarda la risoluzione spaziale? Perch spesso sulle immagini,
direttamente o indirettamente, noi vogliamo fare delle misure.
Limmagine presentata quella di una coronaria con una stenosi ben evidente;
il tubo che si vede in alto il catetere, che ha un diametro di 2 mm e
corrisponde circa al diametro della coronaria sopra e sotto la stenosi .
Il cardiologo ha detto che il restringimento nella zona stenotica del 90 % , ci
crediamo? Forse! Infatti se stata utilizzata, come probabile una macchia
focale di almeno 0.8 mm x 0.8 mm, con una risoluzione massima di 0,4 mm,
come fa il nostro omarino a stimare un diametro, nella zona ristretta, di
0,200 mm ( corrispondente al 10% di 2mm)? Forse lo ha intuito, certamente
non misurato, perch oltre il limite della procedura!

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Limmagine radiologica primaria, formata dai fotoni che hanno attraversato il
paziente e sono stati modulati dallassorbimento dei tessuti, contiene tutte le
informazioni diagnostiche e si dovr fare molta attenzione a non perderle nella
trasformazione in immagine ottica.
Limmagine originale e quella convertita, hanno delle caratteristiche che la
caratterizzano e che devono essere preservate.

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Quando si descrive unimmagine bisogna utilizzare degli aggettivi che ne descrivono
chiaramente ed in modo univoco le caratteristiche.
Intensit : esprime il livello medio di annerimento ( o di luminosit) dellimmagine. E
direttamente proporzionale alla fluenza fotonica e pu essere modificata agendo sui dati
radiologici (mA, kV, tempo di emissione);
Nitidezza: indica la possibilit di individuare chiaramente il profilo degli oggetti rappresentati.
Unimmagine nitida presenter i bordi netti delle strutture ossee, dei cateteri etc.

Risoluzione: indica la possibilit di vedere distintamente i bordi di strutture vicine (


chiaramente legata alla nitidezza). Si esprime in paia di linee per centimetro e si pu misurare
rilevando limmagine di una griglia che presenta delle lamelle di piombo
progressivamente ravvicinate. Si osserva il limite di discriminazione delle linee vicine e si
legge la risoluzione . Nei sistemi radiologici la risoluzione intrinsecamente legata alla
dimensione della macchia focale, ma dipende anche dai sistemi di conversione ottica.
Rilevando lintensit luminosa in corrispondenza delle linee appaiate del test
di risoluzione, si nota una riduzione progressiva con lavvicinamento delle linee. Riportando
landamento su di un grafico ed assumendo 100 lattenuazione di intensit in
corrispondenza della linea pi spessa, si ha una curva tipica, decrescente verso le linee pi
fitte, che viene indicata come Modulation Transfer Function. Il confronto della MTF di
diversi sistemi di prelievo e conversione della MTF permettono di confrontarne le
caratteristiche e diagnosticare eventuali malfunzionamenti ( es.
danneggiamento anodico).

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Contrasto: questo temine indica la differenza relativa di intensit tra due aree
dellimmagine, si esprime in %. Unimmagine molto contrastata quando
presenta aree con elevata i intensit vicino ad aree a bassa
intensit. Questa caratteristica dipende sia delloggetto ripreso ( contrasto
delloggetto) sia dai dati radiologici e dalle prestazione dei rivelatori.
I dati radiologici sono importanti perch i coefficienti di
assorbimento lineare dei mezzi dipende dallenergia dei fotoni e quindi il
contrasto risultante dipende dai kV utilizzati.
Nel caso di utilizzo di mezzi di contrasto leffetto ancora pi
evidente; infatti la dipendenza energetica del coefficiente di assorbimento
lineare di alcuni mezzi ( es. lo iodio), presenta dei picchi e dei gradini in
corrispondenza di particolari valori di energia e basta modificare di poco la
tensione applicata al tubo per avere immagini completamente diverse.
Rumore: Si indica come rumore tutto quanto si sovrappone allimmagine e ne
rende difficile linterpretazione. Il rumore pu avere semplicemente cause
statistiche ( varia come radice quadrata dellintensit) oppure essere
introdotto dalla procedura ( es. diffusione Compton) o dai rivelatori . Quello che
importante notare che il rumore riduce il contrasto e rende quindi
pi difficile rilevare dettagli ed effettuare misure.

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Un rumore caratteristico delle immagini radiologiche la granulosit, un tempo
dovuta alla struttura intrinseca del materiale sensibile delle lastre
radiografiche, ed oggi alla digitalizzazione dellimmagine e la conseguente
rappresentazione matriciale. Locchio non ama le discontinuit ed una
granulosit anche poco importante quantitativamente pu essere molto
fastidiosa nellosservazione.

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Per valutare obiettivamente le prestazioni dei sistemi di imaging radiologico si
usano dei test che permettono di quantificare i parametri caratteristici: test per
la risoluzione spaziale ela curva MTF, test per la misura del contrasto, tesr per
la misura del rumore ( il cerchio al centro).

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Linformazione diagnostica contenuta nellimmagine radiologica primaria; il
primo modo per convertirla in immagine ottica era quello di utilizzare schermi
fluorescenti, che per hanno una bassa efficienza di conversione luminosa e
non permettono di visualizzare bene i dettagli. Inoltre il radiologo investito
dalla radiazione.
Per questo si sono sviluppati sistemi di conversione elettronica che
garantiscono il mantenimento della risoluzione spaziale e forniscono un
guadagno di intensit luminosa.

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Il capostipite dei convertitori dimmagine radiologica in immagine ottica
lintensificatore di brillanza, inventato circa cinquanta anni fa.
Si tratta di un tubo a vuoto allinterno del quale vengono fatte alcune
conversioni finalizzate a convertire limmagine ed aumentarne lintensit
luminosa.
Il flusso di fotoni dellimmagine radiologica primaria attraversa la parete di
vetro e colpisce uno schermo di ioduro di cesio. Qui i fotoni x sono trasformati
in punti luminosi che producono lemissione elettronica nello strato metallico
sottostante ( fotocatodo). Si ha cos il passaggio da unimmagine fotonica ad
unimmagine elettronica.
Gli elettroni sono particelle cariche ed possibile, con un campo elettrico
generato da elettrodi circolari, accelerarli ed indirizzarli verso uno schermo
fluorescente ( secondario) appoggiato ad una finestra di vetro sottile. Qui si
forma limmagine ottica di alta intensit che pu essere visualizzata e ripresa.
Per evitare che lintensit luminosa guadagnata con tanta fatica sia persa dalle
riflessioni, si utilizza un collegamento in fibra ottica tra la finestra duscita e gli
elementi sensibili della telecamera, che genera il segnale da inviare al monitor
televisivo. Il sistema pu rilevare immagini statiche ed immagini dinamiche.

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I sistemi pi recenti di rilievo conversione dellimmagine radiologica sono allo
stato solido e sostituiscono alla telecamera una matrice estesa di fotorecettori
che generano il segnale elettrico. I sistemi pi utilizzati sono a conversione
indiretta, dove uno strato di ioduro di Cesio converte il fotone in fascio
luminoso ed un array di fotodiodi e fototransistor generano il segnale elettrico.
Lingombro quello di un display di un moderno calcolatore e vengono indicati
come Flat Pannels.
Con i flat pannels limmagine originariamente suddivisa e presentata come
areole di diversa luminosit e segnale elettrico. Un sistema elettronico di
scansione analizza le successive areole e fornisce in uscita il segnale
televisivo da presentare sul monitor o da inviare al calcolatore .

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Nei sistemi di prelievo e conversione dallimmagine radiologica allimmagine
ottica si ha una serie di processi che possono modificare linformazione ed
introdurre del rumore.
Per descrivere le caratteristiche di uno di questi sistemi si misura un
parametro ( QDE) che mette in relazione il segnale in uscita ( segnale
elettrico o intensit luminosa) con il segnale in ingresso ( fluenza fotonica). Il
segnale in ingresso ha il suo rumore associato ed anche quello in uscita ha la
sua variabilit associata.
Il parametro DQE esprime la probabilit che un punto luminoso in uscita sia
effettivamente generato da un fotone in ingresso. I valori attualmente ottenibili
variano dal 60 al 70%.

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Il confronto tra sistemi in termini globali di efficienza nel rilievo e conversione
dellimmagine si pu fare considerando il QDE.
Abbiamo visto che un altro modo, essenzialmente riferibile al contrasto ed alla
risoluzione spaziale quello di rilevare la curva MTF.
In figura sono indicate le curve MTF di diversi rivelatori e, ad una prima
osservazione pu sembrare che il sistema rappresentato dalla curva azzurra
sia molto pi performante di quello rappresentato dalla curva rossa (
risoluzione spaziale migliore). E vero? Dipende cosa vogliamo vedere!
Se vogliamo utilizzare il sistema per effettuare angiografie, dove la risoluzione
spaziale lelemento essenziale, il sistema rappresentato dalla linea azzurra
certamente da preferire. Se per vogliamo fare delle indagini addominali per
rilevare piccole differenze di contrasto per oggetti estesi ( masse addominali),
il sistema rappresentato dalla linea rossa certamente pi performante. Si
deve utilizzare il sistema pi adeguato per risolvere le esigenze che si hanno!
Quindi si parte dalle esigenze e si fa la scelta, non viceversa.

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Fino ad ora abbiamo considerato unimmagine che si ottiene generando un
fascio di Raggi x e facendolo colpire un oggetto tridimensionale in una
specifica direzione. Sorge una domanda: possibile risalire dallimmagine alla
distribuzione spaziale degli oggetti visualizzati? La risposta affermativa,
purch si osservi il sistema da diversi punti di vista, rilevando e componendo
opportunamente le diverse immagini ( Proiezioni). Questo processo viene
indicato come Tomografia R x e siccome la ricostruzione ottenuta
utilizzando il calcolatore, il nome Tomografia Computerizzata.

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Nel primo tomografo a Raggi x il tubo ed il rivelatore venivano ruotati attorno
al paziente a scatti e venivano prelevate diverse proiezioni. Poi il paziente
veniva spinto in avanti e si ripeteva la rotazione. Per ogni rotazione si otteneva
una ricostruzione della distribuzione dei coefficienti di assorbimento.

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La ricostruzione della distribuzione dei coefficienti di assorbimento viene fatta
applicando la legge di Lambert Beer e considerando tanti strati successivi di
tessuto con coefficienti di assorbimento definiti (Hunsfield).

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Considerando la legge di Lambert Beer per strati successivi facile dimostrare
che il logaritmo naturale del rapporto tra intensit finale ( misurata dal
rivelatore) e intensit iniziale (nota) dato dalla sommatoria dei prodotti dei
coefficienti di assorbimento lineari per i rispettivi spessori.

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Se ad esempio consideriamo unarea di 3 x 3 celle e sei rivelatori, applicando
la regola per ciascun rivelatore si hanno sei equazioni con nove incognite ( i
nove coefficienti di assorbimento) . E evidente che un tale sistema non
risolvibile .

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Se per ruotiamo di un certo angolo e ripetiamo il rilievo, abbiamo ulteriori sei
equazioni con le stesse nove incognite e quindi il sistema diventa risolubile.
Certo, se avessimo altre equazioni, con le stesse incognite la soluzione
sarebbe ancora pi facile..
Il problema diventa pi complesso quando aumenta il numero delle celle ,
perch aumenta il numero delle incognite ed il numero delle proiezioni
necessarie.

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Maggiore il numero delle celle, maggiore il numero delle incognite,maggiore
il numero delle proiezioni richieste.

Per ricostruire una immagine composta da 512x512 celle sono necessarie


circa 1000 proiezioni

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Questo il risultato possibile! A parte i colori

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Per accelerare la procedura si passati dal tubo e sistema di rivelatori che
ruotavano entrambi, al solo tubo rotante con un anello di rivelatori fisso. So
passati pio a 4, 8, 16,32, 64 .. anelli di rivelatori in parallelo per ottenere , con
ununica rotazione molte immagini per spessori sottili.

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Si modificato anche il movimento del paziente, che non avviene pi a scatti,
ma con spostamento continuo, con il tubo rotante che genera una spirale.
I risultai sono strabilianti, sia per rapidit di esecuzione dellesame, sia per la
qualit dellinformazione ottenuta.

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Sistema TC spirale. Co opportuni algoritmi si possono ricostruire le strutture
anatomiche tridimensionali o avere delle sezioni con diverse angolazioni dei
piani di osservazione.

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Esempio di immagine Tc spirale di un aneurisma aortico addominale . Si
vedono in bianco le calcificazioni sulla superficie dellaneurisma

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TC del ginocchio: immagine radiografica e ricostruzione tridimensionale

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Aneurisma aorta discendente sottorenale. Notare la perfetta localizzazione
delle arterie emergenti.

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Angio TC ottenuta con iniezione di mezzo di contrasto ( iodio)

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Dissezione aortica TC spirale con iniezione di mezzo di contrasto ( iodio) . Si
noti, nelle due immagini a destra, la localizzazione e la morfologia della
dissezione, con vero e falso lume

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Esempio di dettaglio ottenibile

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Sappiamo che molti nuclei atomici hanno uno spin nucleare, cio ruotano su
se stessi. Comprendendo il nucleo anche cariche positive, la rotazione
determina un campo magnetico nucleare . Se viene applicato un campo
magnetico esterno B0 , si determina una forza che tende ad allineare il campo
magnetico nucleare con quello esterno. Avendo il nucleo una massa e quindi
un momento angolare, lallineamento avviene con un moto di precessione con
una frequenza proporzionale allintensit del campo esterno e diversa per ogni
nucleo.

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Alcuni nuclei (1H 13C 14N 31P 17O ) hanno un momento magnetico,

per il movimento delle particelle cariche che li compongono. Normalmente


il loro orientamento casuale, ma se viene applicato un campo magnetico
esterno B0 si orientano nella sua direzione .
-Siccome le particelle nucleari hanno una massa, ogni nucleo ha anche un ben
definito Momento angolare ;

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-Se viene applicato un breve secondo campo esterno B1 di direzione
diversa da B0, i nuclei si orientano nella nuova direzione e ritornano poi alla
direzione originale con un moto di precessione che ha una frequenza ben
definita (frequenza di Larmor) tipica del nucleo e del campo magnetico B0
applicato dallesterno.

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Durante la fase di ritorno allorientamento originale i piccoli dipoli magnetici
nucleari oscillanti alla frequenza di larmor generano un f.e.m.i ai capi della
bobina che li aveva ruotati. Questa f.e.m.i. Si annulla quando tutti i nuclei
sono orientati, ed ha una ampiezza proporzionale al numero dei nuclei
coinvolti.
Se supponiamo davere un volume noto di materiale, lampiezza del segnale
rilevato (Free Induction Decay) ci permette di quantificare la quantit dei
nuclei presenti.
Per avere la massima efficienza di orientamento dei nuclei conviene applicare
unonda elettromagnetica di frequenza .

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Durante la fase di ritorno allorientamento originale i piccoli dipoli magnetici
nucleari oscillanti alla frequenza di larmor generano un f.e.m.i ai capi della
bobina che li aveva ruotati. Questa f.e.m.i. Si annulla quando tutti i nuclei
sono orientati, ed ha una ampiezza proporzionale al numero dei nuclei
coinvolti.
Se supponiamo davere un volume noto di materiale, lampiezza del segnale
rilevato (Free Induction Decay) ci permette di quantificare la quantit dei
nuclei presenti.
Diversi nuclei, componenti diverse molecole avranno una diversa frequenza di
precessione ed analizzando il segnale F.I.D. si potranno separare i diversi
contributi e quantificare le diverse percentuali di sostanza.

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Se il campo magnetico B0 che investe il campione non uniforme, i vari
nuclei avranno una frequenza di precessione diversa ed il segnale FID si
attenuer rapidamente, con componenti armoniche diverse. Calcolando la
Fast Fourier Transform del segnale FID si otterr una curva allargata

I nuclei orientati dallimpulso partono praticamente in fase e generano il


segnale massimo, poi cominciano progressivamente
a sfasarsi a seconda della disomogeneit del campo B0 nel campione di
materiale .
Il segnale rilevato dalla bobina ( componente trasversale) quindi si annulla
non perch i nuclei si sono orientati su B0,
ma perch si sono sfasati tra di loro.
Il segnale FID avr un decadimento T2 pi o meno lungo a seconda della
uniformit di B0 e quindi delle caratteristiche
fisiche del materiale del campione.
Il tempo di decadimento T2 indicato come spin-spin.

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Bench ormai sfasati tra di loro ( il segnale trasversale si annullato) gli atomi
continuano pian piano ad orientarsi nella direzione
di B0 , determinandone una lieve variazione. La costante di tempo di questo
allineamento nella direzione di B0 e indicata come T1

La costante di tempo T1 viene anche indicata come Spin-Lactice Relaxation


perch in qualche modo tiene conto dellorganizzazione della matrice tissutale
nella quale gli atomi sono inseriti. Riportando insieme lampiezza del segnale
FID e il valore T1, si ha lidea della quantit e tipo di aggregazione dei nuclei
considerati. Trattandosi nella maggior parte dei casi di nuclei di atomi di
Idrogeno, che costituiscono le molecole dacqua , il parametro T1 indica come
lacqua distribuita nel tessuto.

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Per compensare la non uniformit di campo, si applica la tecnica Spin
Echo: dopo aver applicato un
primo impulso alla frequenza di Larmor, per orientare i nuclei a 90, ne viene
applicato un secondo di
ampiezza sufficiente a provocare un orientamento di 180. In questo modo i
nuclei che avevano una
precessione anticipata vengono di fatto ritardati e dopo un certo intervallo si
ritroveranno in fase con gli
altri, determinando un segnale FID pi ampio e meno condizionato dalle
disuniformit di campo.

Se la tecnica Spin Echo viene applicata in modo ripetitivo, i segnali successivi


hanno una ampiezza
progressivamente minore e lanalisi armonica evidenzia una curva sempre pi
selettiva.

Anche in questo caso larea della curva di analisi armonica diminuisce con la
ripetizione degli impulsi con una costante di tempo T2, che tiene conto del
rapporto di interazione tra i diversi nuclei.

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Nel momento in cui vengono applicati i tre gradienti al campo statico B0,
ciascun punto (voxel) del volume
interessato ha un diverso campo B0i ed i nuclei contenuti hanno una
particolare frequenza di precessione.

Applicando un impulso alla bobina esterna , questa rilever la somma dei


segnali F.I.D. generati da tutti i voxel . Facendo poi unanalisi F.F.T. si
otterranno, frequenza per frequenza e quindi voxel per voxel i singoli segnali
F.I.D. sui quali si potr calcolare lampiezza ( densit protonica, T1 e T2).
Avremo nel calcolatore una matrice tridimensionale ed in ciascuna cella,
corrispondente spazialmente ad un voxel, la densit protonica, T1 e T2.
Potremo quindi chiedere al calcolatore di rappresentare questi dati, codificati in
toni di grigio o di colore, eventualmente sommandoli in modo da evidenziare
particolari elementi
( Immagine perata in T1).

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Mentre abbastanza facile generare un campo linearmente decrescente in
una o due direzioni;
molto complesso ottenere la variazione lineare nella terza direzione; per
questo si preferisce generare
un campo trasversale linearmente variabile e farlo ruotare rispetto a quello
longitudinale, pure variabile.

Il questo modo, ad ogni angolazione si ottiene linformazione relativa a tutti i


voxels attraversati dal vettore
Campo( che corrisponde ad una proiezionenella direzione specifica).
Incrementando langolo si ottiene
una nuova proiezione e cos via come nella tecnica TC: Lunica differenza
che invece delle intensit del
segnale si ha lintensit dello spettro delle diverse armoniche .

La risoluzione spaziale ( dimensione del voxel) dipende dallintensit del


campo B0 dalla uniformit dei gradienti, dalla efficienza del sitema di prelievo
dei segnali e dalla potenza del calcolatore che deve effettuare lanalisi
armonica.

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Come nel caso dellangiografia Rx, anche con la RMI possibile studiare il
sistema vascolare e fare misure di flusso. Questo si pu fare con o senza
mezzo di contrasto.
Senza utilizzare mezzo di contrasto si ha informazione in due diversi modi:
a)le pareti vasali vengono rilevate come ogni struttura anatomica, b) il flusso
ematico viene
calcolato attraverso lo shift di frequenza e di fase tra voxel vicini. Infatti
quando il sangue passa da un voxel con una certa B0i, i nuclei acquistano
una frequenza di precessione corrispondente, che viene parzialmente
mantenuta nel passaggio al voxel vicino con B0i diversa . Pi alta la velocit
ematica pi la frequenza che viene rilevata diversa
da quella che dovrebbe essere, ed il sistema in grado di calcolare le
velocit.
Per evidenziare il fenomeno si possono usare mezzi di contrasto spacifici.
Quello pi utilizzato il Gadolinio

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Angiografia NMR ottenuta con iniezione di gadolinio in neonato con
malformazione cardiaca

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Artrosi

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Se il materiale piezoelettrico viene deformato applicando una forza, ai suoi
capi si genera un campo elettrico e si rileva una d.d.p.
Se il materiale piezoelettrico viene sottoposto ad un campo elettrico mediante
applicazione di d.d.p. si genera una forza che contrae le dimensioni del
materiale.
Se viene applicato un breve impulso di d.d.p , il materiale si contrae e si
rilassa rapidamente. Essendo il materiale elastico, si genera una oscillazione
delle pareti con frequenza inversamente proporzionale allo spessore del
materiale : spessori piccoli alte frequenze, spessori grandi basse frequenze.
Per effetto degli attriti interni del materiale loscillazione si annulla
rapidamente.
Se la superficie oscillante viene appoggiata ad un corpo, loscillazione si
trasmetter a questultimo e si propagher con una velocit che dipende dal
materiale ( es. acqua 1500 m/s)

78
Per scopi diagnostici si vogliono generare fasci di ultrasuoni che possano
essere indirizzati verso le zone di interesse. Per ottenere un fascio la
lunghezza donda degli ultrasuoni deve essere molto pi piccola del diametro
del trasduttore ( il cristallo si comporta come una fessura colpita da unonda
piana)

79
Gli ultrasuoni devono essere prodotti e rilevati; per questo si usa il Trasduttore.
Il trasduttore costituito da un disco piezoelettrico con facce metallizzate che
viene eccitato elettricamente, con davanti un dischetto di plastica sagomata
che orienta lenergia verso lasse ( focalizzazione) e dietro un mattoncino di
plastica appesantita con polvere di tungsteno ( backing), la cui funzione di
assorbire loscillazione ememssa allindietro e di accentuare quella in avanti.

80
Quando gli ultrasuoni entrano nei tessuti vengono attenuati riflessi e diffusi.
Lattenuazione dovuta alla non perfetta elasticit del mezzo e dipende dalla
frequenza delloscillazione: alta frequenza alta attenuazione. Non si possono
utilizzare ultrasuoni ad alta frequenza per organi profondi.
La riflessione si ha ogniqualvolta loscillazione incontra una discontinuit
meccanica, cio differenze di densit o diverse forze di coesione tra le
particelle del mezzo ( che condizionano la velocit di trasmissione). In pratica
si ha riflessione ogni qualvolta si incontra una differenza di impedenza
acustica ( Z= v).
Lampiezza delleco dipende dalla differenza di impedenza acustica: tra
tessuto e sangue si ha una differenza minore dell 1% e le eco sono molto
deboli; tra tessuto ed aria o tessuto ed osso si ha una grande differenza di
impedenza, che di fatto riflette quasi tutta lenergia impedendo losservazione
in profondit.
Si ha diffusione quando loscillazione colpisce oggetti pi piccoli della
lunghezza donda; in questo caso lenergia viene orientata intorno senza
nessuna direzione preferenziale ( questo avviene nel sangue).

81
La riflessione e la velocit costante degli ultrasuoni nei tessuti molli vengono
utilizzate per localizzare le strutture misurando il tempo di ricezione delle eco.
Il trasduttore viene eccitato impulsivamente ed emette dei pacchetti di
oscillazione che si propagano lungo lasse del trasduttore alla velocit di 1500
m/s. Ogni qualvolta il pacchetto incontra una superficie di discontinuit, una
parte dellenergia viene riflessa e torna verso il trasduttore. Il tempo che
intercorre tra leccitazione e la ricezione delleco direttamente proporzionale
alla distanza trasduttore-struttura. Siccome viene riflessa ogni volta una
piccola parte dellenergia, le strutture successive producono echi che si
susseguono a seconda della distanza. Strutture pi riflettenti produrranno echi
pi intensi e lampiezza delleco potr essere utilizzata come elemento
diagnostico ( es. calcificazioni).

82
Se per visualizzare le eco si usa un tubo catodico e si fa muovere
orizzontalmente il pennello elettronico ad una velocit met di quella del suono
nellacqua ( 750 m/s),
Sullo schermo si avr un picco in esatta corrispondenza spaziale della
struttura che ha generato leco ( si possono fare misure!).

83
Lecografia permette di fare misure spaziali. Ogni volta che facciamo misure
dobbiamo conoscere ed associare lerrore.
Nel caso degli ultrasuoni abbiamo due tipi di errore che determinano la minima
misura possibile. ( Risoluzione: minima distanza tra oggetti rilevabile)
La risoluzione trasversale indica la minima distanza per cui due oggetti posti
alla stessa distanza dal trasduttore, trasversalmente allasse, possono esssere
visti come distinti. Questa risoluzione corrisponde al diametro del fascio; infatti
se i due oggetti sono dentro al fascio ed alla stessa distanza, le due eco non
possono essere distinte.
La risoluzione pi importante quella assiale , cio la minima distanza per
cui le eco di due oggetti posti sullasse del trasduttore possono essere
discriminate. Il limite si ha quando la prima oscillazione della seconda eco si
sovrappone alla seconda oscillazione della prima eco: la risoluzione
corrisponde alla lunghezza donda. Pertanto per migliorare il rilievo dei dettagli
in profondit necessario aumentare la frequenza degli ultrasuoni, con
aumento di assorbimento e riduzione della penetrazione.

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Se il segnale generato dalle eco viene applicato alle placche di deflessione
verticale delloscilloscopio, si ha sullo schermo una deflessione proporzionale
allampiezza delleco (Amplitude Mode); se il segnale viene applicato alla
griglia si avr una modulazione di intensit luminosa, con punti pi luminosi in
corrispondenza delle eco pi intense ( Brightness Mode).
Se poi si osserva un organo in movimento, si sparano molti impulsi successivi
e si rilevano le eco spostando verticalmente la linea di rappresentazione, le
singole strutture in movimento lasceranno delle scie che permetteranno la
descrizione del movimento (Time Motion). In basso a destra si vede
limmagine time motion di uneco monodimensionale tranventricolare; si vede il
movimento del setto e della parete posteriore con la relativa variazione di
diametro della camera ventricolare e si nota una dissincronia tra la contrazione
settale e quella della parete posteriore.

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La rappresentazione delle eco con punti luminosi e la possibilit davere delle linee di
presentazione parallele allasse del trasduttore ha permesso di realizzare i primi ecotomografi
manuali. In questo caso loperatore muoveva il trasduttore sulla superficie del corpo avendo
cura di mantenere il fascio su di un piano, mentre il trasduttore emetteva impulsi ultrasonori e
le eco erano presentate come punti luminosi. Il risultato era unimmagine che evidenziava il
contorno degli organo attraversati. Questa tecnica si poteva utilizzare solo per organi immobili.
Per poter studiare organi in movimento si sono costruiti dei trasduttori compositi, costituiti da
una serie di elementi appaiati, che venivano eccitati sequenzialmente in modo da creare una
scansione per linee parallele. Il vantaggio era di poter osservare il cuore; lo svantaggio era la
scarsa risoluzione laterale dei piccoli trasduttori ed il notevole ingombro che non sempre
permetteva un facile accesso allorgano.

Per migliorare la risoluzione laterale e ridurre lingombro, si costruirono trasduttori a cristallo


oscillante, che davano immagini settoriali molto definite e complete. Il limite di questa
soluzione era la vibrazione meccanica e la perdita di prestazione col tempo. Si cos passati
ai sistemi a scansione elettronica ( Phased Array). In questo caso il fascio viene costruito
come sommazione dei fronti donda generati da tanti piccoli trasduttori eccitati con logica
temporale opportuna. Si ottiene sia la scansione sia la focalizzazione in punti diversi, senza
parti in movimento. Serve per un potente calcolatore per il pilotaggio e la ricostruzione.

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Esempi di immagini ottenute con le diverse soluzioni. In alto a destra una
scansione del seno con una sonda lineare. In alto a destra una immagine
prostatica transrettale, con sonda sagomata. In basso a sinistra unimmagine
cardiaca settoriale ottenuta con trasduttore oscillante ed a destra unimmagine
cardiaca settoriale ottenuta con scansione elettronica.
Si notino i dettagli e la risoluzione delle immagini ( circa 1 mm)

87
La diffusione degli ultrasuoni da parte delle particelle trasportate dal sangue
permette di misurarne le velocit rilevando le variazioni di frequenza tra londa
emessa e londa ricevuta ( effetto Doppler).
Utilizzando frequenze dellordine dei MHz e indirizzando il fascio sui vasi
arteriosi ( velocit 30 50 m/s) si ha una differenza di frequenza di qualche
centinaio di Hz, che dipende dallorientamento della sonda rispetto al vaso.

88
Nella tecnica di flussimetria Doppler ad onda continua, un trasduttore
eccitato continuamente a frequenza f0 ed emette unonda corrispondente che
investe il vaso. Le particelle generano londa diffusa, di frequenza alterata ed
un secondo trasduttore, vicino al primo, la riceve. Il circuito elettronico
confronta le duue onde e genera un segnale proporzionale alla differenz adi
frequenza( proporzionale alla velocit del sangue e quindi del flusso)

89
Molto spesso le arterie e le vene sono vicine ed molto difficile separarne il
segnali.
Il segnale Doppler pu essere direttamente applicato ad un altoparlante ( nel
campo delludibile): si udr un segnale acuto in corrispondenza delle fasi ad
alta velocit del sangue, ed un segmnale grave in corrispondenza delle fasi a
pi bassa velocit del sangue.
Se sono presenti vortici ed il sangue non ha velocit omogenee, il suono
perder la sua momotonicit.

90
Per localizzare la misura, si pu utilizzare leccitazione impulsiva invece di
quella continua.
Si eccita il trasduttore e si mette in ricezione il sistema : le eco prodotte dai
tessuti attraversati vengono memorizzate. Ogni parte del segnale deco
conserver le caratteristiche del tessuto che lha generato. Le eco pi precoci
si riferiscono agli strati vicini, quelle pi tardive agli stati pi distanti. Per
misurare la velocit relativa ad un punto preciso sufficiente effettuare lanalisi
in frequenza del segnale generato in quel punto, e confrontare la frequenza
con quella del cristallo: lo shift di frequenza esprime la velocita nella direzione
del trasduttore. Per ogni impulso si ottiene una misura di velocit e
rappresentando i valori successivi si pu anche descrivere il comportamento
pulsatile . Il segnale di flusso viene campionato alla frequenza di emissione e
se la velocit troppo alta, si pu avere un errore di misura ( ALIASING).

91
I calcolatori presenti nelle macchine moderne possono effettuare le analisi in
frequenza con grande facilit ed associare ad ogni punto il corrispondente
valore, sovrapposto allimmagine ecografica. Per questa rappresentazione si
utilizza una codifica in colore, con scale opportune.

92
Limmagine rappresenta limmagine ecocolordoppler di una carotide. Le
variazioni di colo re esprimono la variabilit locale di velocit ( vortici) e
limmagine ecografica ( in grigio) evidenzia la causa del restringimento e dei
vortici.

93
In queste die immagini si evidenziano differenze importanti. In entrambe si ha
una immagine ecografica che evidenzia una massa. Nellimmagine di destra la
mancanza di echi interni indica una massa omogenea ( probabilmente una
cisti liquida); Nellimmagine di sinistra la presenza di echi interni indica
qualcosa di pi strutturato ed il rilievo Doppler indica la presenza di
vascolarizzazione.

94
In queste due immagini vengono confrontate le misure Doppler della velocit
delle pareti ventricolari di un cuore sano e di un cuore scompensato. Le misure
sono effettuate in ogni punto e codificate a colore. I due grafici si riferiscono a
misure effettuate in corrispondenza dei cerchietti.
Nel cuore normale si evidenzia una sincronia di spostamenti, mentre in quello
scompensato si rileva una completa dissincronia. Nelle immagini ecografiche,
in grigio, si notano anche differenze sostanziali di forma e dimensione.

95
Dagli spostamenti e velocit locali, il calcolatore pu estrarre le accelerazioni e
quindi le forze, che possono, ancora una volta, essere codificate in colore .
Nel cuore normale tutte le parti hanno un qualche movimento e forza
generata, in quello infartuato una parte della parete ventricolare risulta priva di
colore e quindi meccanicamente passiva.

96
Viene definita in questo modo la possibilit di ottenere immagini dalla
emissione di fotoni da parte di isotopi radioattivi localizzati nellorgano di
interesse.
Tutto parte dalla radioattivit di alcuni elementi.

97
La radioattivit consiste nella emissione di radiazioni ( particelle o fotoni) da parte del nucleo di
alcuni atomi.
Nel caso di atomi con nuclei molto pesanti ( con elevato numero di nucleoni e numero di
protoni maggiore di 92) si pu avere emissione di particelle alfa, costituite da due protoni e due
neutroni. Sono pesanti e cariche ed hanno un altissimo potere ionizzate. Il LET ( trasferimento
di energia per unit di percorso) molto elevato e vengono facilmente arrestate.
Se il nucleo atomico ha un eccesso di neutroni tende a trasformarne uno in protone,
emettendo leccesso di carica come elettrone negativo ( particella Beta - ). Gli elettroni beta-
meno non hanno tutti la stessa energia e quella mancante viene emessa sotto forma di
neutrino. I Beta-meno hanno un LET molto pi basso delle particelle alfa e le ionizzazioni sono
molto pi distanziate.
De il nucleo ha un eccesso di protoni, si tende a trasformarne uno in neutrone, mediante
emissione di un elettrone positivo ( Beta +) . Quando lelettrone positivo emesso si avvicina ad
un elettrone negativo del mezzo ( quasi immediatamente), si ha annichilazione e le masse dei
due elettroni sono trasformate in due fotoni da 511 KeV che si dirigono in versi opposti sulla
stessa retta. Il rilievo di questi due fotoni la base dellimaging PET (Positron Emission
Tomography).
A seguito di uno dei precedenti processi il nucleo pu rimanere in uno stato eccitato e pu
tornare ad uno stato pi stabile mediante emissione delleccesso di energia sotto forma di
onda elettromagnetica ( fotone Gamma). I fotoni gamma interagiscono con il mezzo attraverso
i processi Fotoelettrico, Compton e produzione di coppie; hanno un LET che dipende dalla loro
energia e dal mezzo, ma le ionizzazioni sono in genera abbastanza distanziate ( come per i
raggi B-meno e gli elttroni).

98
Il decadimento radioattivo il processo nucleare di stabilizzazione attraverso
emissione di radiazioni ( particelle o fotoni). E un processo probabilistico non
influenzabile con i normali mezzi fisici ed descritto da una legge con
andamento esponenziale: il numero di nuclei ancora radioattivi ( che
decadranno in seguito), al tempo t pari al numero che si aveva al tempo
zero ( numero iniziale) per e (numero di Nepero) elevato alla -t . Il coefficiente
indica la probabilit del decadimento. Alto significa rapido decadimento del
materiale radioattivo. Viene indicato come emivita del materiale il tempo che
si impiega per il decadimento di met dei nuclei presenti. Serve per valutare
entro quanto tempo fare i rilievi e per quanto tempo il paziente pu essere
considerato radioattivo.
Si indica con Attivit il numero di disintegrazioni che si hanno nellunit di
tempo e viene utilizzata per definire la quantit di isotopo da iniettare.

99
Limaging radioisotopico viene fatto con uno strumento dedicato chiamato
gammacamera. Questo strumento rileva i fotoni emessi dallisotopo iniettato
nellorgano da visualizzare e ne presenta la distribuzione su di un monitor. Il
processo semplice: il fotone emesso attraversa un collimatore che definisce
la direzione di vista e colpisce uno scintillatore ( Ioduro di Sodio) che lo
assorbe e produce un lampo luminoso di intensit proporzionale allenergia del
fotone. Il lampo luminoso rilevato da un array di fotomoltiplicatori appoggiati
al rivelatore di Ioduro di sodio; ogni fotomoltiplicatore genera un segnale
proporzionale allintensit luminosa ricevuta, che inversamente
proporzionale alla distanza del punto di impatto del fotone. Combinando
opportunamente i segnali dei fotomoltiplicatori si ottengono le coordinate del
punto dimpatto, con una indeterminazione di alcuni millimetri.
Limmagine isotopica risulta quindi poco definita, sia per la scarsa risoluzione
spaziale, sia per il numero limitato dei fotoni, che dipende dallattivit iniettata
e accumulata nellorgano .

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Si costruiscono Gamma Camere a pi testate per effettuare rilievi tomografici (
SPECT : Single Photon Emission Computer Tomography).

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Lisotopo pi utilizzato in imaging radioisotopico il Tecnezio 99. Questo
isotopo figlio del Molibdeno 99, ha un emivita di 6.01 ore ed emette fotoni
con energia di 142 keV.
Il molibdeno 99 ha un a emivita di 65,9 ore e viene inserito in colonne alla cui
base si forma il tecnezio. Che pu essere prelevato ed iniettato.

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Esempio di scintigrafia planare. I punti a maggiore annerimento indicano la
concentrazione di radioisotopo gamma emettitore

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Per ottenere unimmagine tomografica viene ruotata la testata della
gammacamera attorno al paziente e vengono acquisite le proiezioni da
inserire nel programma di ricostruzione. Le aree a maggiore intensit
luminosa indicano una maggiore captazione di isotopo radioattivo.

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Immagini tomografiche cardiache in tre diversi piani di scansione

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Nel caso della gammacamera, il collimatore posto di fronte al rivelatore NaI
assorbe una grande quantit di fotoni, riducendo fortemente lefficienza di
rivelazione. Se invece di isotopi gamma emettitori ( Tecnezio 99) si utilizzano
isotopi + emettitori e si rilevanocon due testate, in coincidenza , i due
fotoni generati dallannichilazione dellelettrone positivo e negativo, si pu
evitare il collimatore ed aumentare, di molto lefficienza. Questo significa poter
rilevare accumuli di isotopo molto limitati, quali si hanno nelle metastasi. Non
si aumenta la risoluzione spaziale, si aumenta lefficienza e la s e nsibilit.

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Gli isotopi + emettitori vengono prodotti artificialmente utilizzando ciclotroni.
Lisotopo che meglio si presta alloso diagnostico il Fluoro 18 , che viene
facilmente inserito in molecole di zuccheri.

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Lassociazione di un tomografo a raggi x, che offre il massimo di risoluzione
spaziale ed un tomografo PET che offre il massimo di risoluzione funzionale
la soluzione attualmente pi avanzata nella diagnosi dei tumori.

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Il ciclotrone

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Lutilizzo delle radiazioni per contrastare la riproduzione cellulare in tessuti
neoplastici si basa sulla sequenza di tre effetti che si realizzano con tempi
molto diversi:
a) La radiazione produce ionizzazione a livello degli atomi della materia
investita; il processo quasi immediato e se la ionizzazione ha interessato
elettroni di legame tra gli atomi, si producono rotture e formazione di
frammenti molecolari ( radicali liberi);
b) I radicali liberi possono ricongiungersi e ricreare le strutture molecolari
originali, oppure legarsi in modo alterato e generare nuovi composti chimici
con propriet tossiche per le strutture biologiche. E il caso dellacqua, che
viene spezzata in H e OH . Se due OH si legano insieme si genera il
perossido di idrogeno H2O2 , fortemente tossico per le cellule.
c) I prodotti biochimici determinano effetti a livello cellulare che si possono
manifestare a breve termine ( morte cellulare) oppure a lungo o
lunghissimo termine ( alterazioni cromosomiche ).
Sotto molti aspetti la radioterapia, a livello locale ha un effetto biochimico
simile a quello della chemioterapia, con il vantaggio di una migliore
localizzazione del trattamento.
Gli effetti e la loro localizzazione sono diversi per le diverse radiazioni, perch
diverso il rilascio locale di energia ( LET= linear Energy Transfer), la
densit di ionizzazione e la possibilit di formazione di radicali liberi.

117
Nellanalisi degli effetti ionizzanti delle diverse radiazioni, partiamo da quelle
con massa notevole e cariche ( Protoni, ioni). Queste interagiscono
elettricamente con gli elettroni del mezzo che attraversano, hanno un LET
elevato e per effetto della loro grande massa hanno una traiettoria quasi
rettilinea. Si vede che il rilascio di energia ( densit di ionizzazione) dipende
dal numero atomico degli atomi del mezzo ( densit elettronica) e dalla
velocit della particella ( energia ).

118
Utilizzando protoni e ioni pesanti ( carbonio) possibile evitare di danneggiare
i tessuti posti oltre lobiettivo.

119
Per portare ad alte energie particelle molto pesanti necessario disporre di
sistemi acceleratori con grandi raggi di curvatura, molto ingombranti e molto
costosi ( CNAO Pavia, costo circa 120 Milioni di Euro)

120
Confronto fra il rilascio spaziale di energia ( ionizzazione) tra fotoni da 6MeV e
protoni da 250 Mev. Si noti come sono ddiversi i comportamenti negli stati
superficiali e come, spostando il picco di assorbimento dei protoni ( Bragg) sia
possibile localizzare il rilascio energetico ed evitare lirraggiamento dei tessuti
pi profondi.

121
Confronto tra protoni e ioni carbonio. Gli ioni carbonio, molto pi pesanti dei
protoni, hanno anche il vantaggio di un effetto meccanico diretto sulle
strutture anatomiche.

122
Possibilit di localizzare il trattamento variando lenergia dei protoni e la
conseguente posizione del picco di Bragg.

123
Utilizzo della Proton terapia ( Adroterapia) per il trattamento di tumori della
retina: il trattamento localizzato alla retina e non si producono effetti a livello
del nervo ottico e del. cervello

124
Nel caso di trattamento con particelle leggere ( elettroni), siccome le particelle
che interagiscono ( elettrone accelerato ed elettroni degli atomi della materia)
hanno la stessa massa, ad ugli urto si ha un cambiamento di direzione e le
ionizzazioni si distribuiscono in unarea pi estesa. La cessione di energia e
quindi la capacit ionizzante dipende fortemente dallenergia della particella
incidente ed molto simile a quello che avviene per i fotoni; infatti gli elettroni
incidenti e quelli prodotti dalle interazioni, interagiscono con gli atomi
producendo fotoni caratteristici e di frenamento ( raggi x) che a loro volta
ionizzano la materia. Come si vede elettroni e fotoni coesistono.

125
Gli elettroni vengono accelerati ad alte energie utilizzando dei sistemi lineari,
nei quali viene generata unonda elettromagnetica che si sposta accelerando
gli elettroni ad energie crerscenti ( LINAC). Gli elttroni posso o uscire
attraverso una finestra a basso assorbimento ( berillio) ed essere utilizzati
direttamente per irraggiare , oppure fatti impattare su di un bersaglio e
produrre raggi x che vengono utilizzati per irraggiare il paziente.

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Da notare,nelluso di elettroni, la forte attenuazione con la profondit ed il fatto
che il massimo di dose ( ionizzazione) si ha alla superficie di impatto. Questo
molto utile per trattamenti cutanei.

128
Nel caso di utilizzo di fotoni il comportamento molto simile a quello degli
elettroni ( salvo il comportamento superficiale). Infatti i fotoni ( x o gamma )
entrano nella materia ed interagiscono con gli atomi producendo elettroni che
poi a loro volta producono fotoni di minore energia . E un processo ripetuto
fotone-elettrone-fotone- etc, che ha due caratteristiche interessanti. La prima
la distribuzione molto diffusa dellenergia, la seconda la forte dipendenza dal
numero atomico ( effetto fotoelettrico) e dalla densit del mezzo ( effetto
Compton).

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Fino ad alcuni anni fa i fotoni per irraggiamento non si producevano con tubi
radiogeni o con acceleratori lineari, ma si usavano isotopi Gamma emittenti (
Cobalto 60 e cesio 137)
Si aveva il vantaggio di una energia ben definita dei fotoni, che permetteva un
calcolo esatto delle dosi, ma bisognava tener conto del decadimento della
sorgente e si avevano energia troppo basse per trattare adeguatamente
organi profondi.

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Con i fotoni ( come per gli elettroni), si ha linconveniente di dover trattare i
tessuti interposti tra la sorgente ed il tumore ed anche quelli posti oltre il
tumore.

137
Lirraggiamento da diverse direzioni permette di concentrare leffetto al volume
bersaglio risparmiando i tessuti circostanti: necessario fare un piano di
trattamento utilizzando un calcolatore, sulla base dellimmagine TC (
Treatment Planning System)

138
Oltre a modificare lorientamento del fascio si pu anche adattarne la forma a
quella del tumore, per ottimizzare il trattamento e risparmiare gli organi critici
vicini al bersaglio.

139
Siccome durante le successive fasi di trattamento, che possono durare anche
un mese, lorgano bersaglio pu modificare la sua forma e volume, sono stati
sviluppati sistemi che adeguano la forma del fascio alla sezione del bersaglio,
rilevata direttamente con un sistema di imaging.

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141
Ultima soluzione , di massima complessit, quella di associare il sistema di
irraggiamento fotonico ad un sistema TC spirale. In questo modo lanatomia
dellorgano bersaglio viene individuata con grande precisione e lirraggiamento
avviene con grande efficacia.

142
Le due immagini di somministrazione di dose , espressa a falsi colori,
permette di verificare la migliore localizzazione e delimitazione degli organi
critici con la tecnica Tomoterapica rispetto alla tradizionale tecnica a
modulazione del fascio.

143
Nella tecnica brachiterapica la sorgente di radiazione viene portata il pi
possibile in vicinanza del bersaglio, per evitare irraggiamento dei tessuti
interposti. Si usano sorgenti B di energia abbastanza bassa, per avere un
irraggiamento efficace e molto localizzato.

144
Un esempio molto attuale di brachiterapia linserimento, dotto osservazione
ecografica, di grani radioattivi nella prostata. Con un unico inserimento si ha la
garanzia di un irraggiamento ben distribuito ed efficace, si evitano trenta
sedute di irraggiamento esterno e si evitano danni agli organi adiacenti.

145
Un modo alternativo di portare il radioisotopo radioattivo nel sito di azione
quello di legarlo ad una molecola che viene accumulata e metabolizzata
dallorgano. Questo processo viene chiamato radio terapia metabolica e sta
avendo una notevole diffusione. Infatti si sta cercando di sviluppare nuovi
isotopi radioattivi che possano allo stesso tempo svolgere unazione
terapeutica e permettere la visualizzazione del sito dazione, magari
associando due diversi isotopi ( uno PET ed uno beta emettitore).

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IL termine Detrimento indica il Rischio potenziale che potr o meno
realizzarsi. Situazioni apparentemente tranquille possono avere un altissimo
rischio potenziale. Il detrimento totale si riduce eliminandone o riducendone le
diverse componenti.

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Per misurare il potere ionizzante del fascio ( Entrance skin Dose) si usa una
camera a ionizzazione.
Essa costituita da un condensatore mantenuto carico da un alimentatore. La
ionizzazione dellaria interna da parte delle radiazioni determina coppie ione-
elettrone che si spostano sulle armature determinando una corrente elettrica di
intensit proporzionale al numero di ionizzazioni al secondo.

158
Un modo pi semplice ed utilizzato ampiamente consiste nel mettere una
camera a ionizzazione in uscita del tubo, immediatamente dopo i diaframmi.
Trascurando lassorbimento dellaria, la ESD a livello del paziente ( dose per
unit di superficie) si pu calcolare facilmente considerando il rateo dose (
Gray/ s) in uscita al tubo ed il rapporto tra la superficie esposta del paziente
rispetto allarea di apertura dei diaframmi. Se ad esempio in uscita al tubo
abbiamo un rateo di dose di 1 Gay/s attraverso una superficie di 1 cm2, se la
superficie esposta a livello del paziente di 100 cm2 , il rateo di dose sara di
0,01 Gray/s cm2. In pratica il prodotto Dose x Area rimane costante du tutto il
fascio.
Se sul paziente viene disposto un ulteriore schermo, la dose entrante si
otterr moltiplicando il rateo di dose per la superficie scoperta.
Dalla DAP possibile calcolare la dose efficace considerando gli organi che
vengono direttamente ed indirettamente irradiati.
Questi calcoli sono complessi, perch cambiano con lorientamento dei fasci e
con la struttura del paziente; per ottenere dei risultati accettabili si utilizzano
opportuni modelli.

159
Procedura di calcolo della Dose Efficace.

160
Modello computerizzato che permette di calcolare la dose ai vari organi in
funzione dellet del paziente, conoscendo la DAP e larea irradiata

161
Risultati

162
Il metodo Montecarlo calcola la dose efficace con una tecnica pi complessa,
sempre partendo dalla DAP, dallarea irradiata e da una struttura anatomica
semplificata. In pratica si simula come un fotone entrante cede energia nelle
successive interazioni allinterno del corpo. Si ripete moltissime volte il
processo e si ottiene una distribuzione statistica dellirraggiamento ai diversi
organi e quindi la dose efficace.

163
La determinazione pu essere ulteriormente migliorata considerando anche il
diverso coefficiente di assorbimento dei tessuti attraversati, oltre alle
condizioni di emissione della radiazione.

164
Nelle diverse proiezioni

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Esempio di dose efficace nelle diverse procedure diagnostiche radiologiche : si
noti come il valore cambi a seconda dellorgano studiato e della complessit
della procedura. I livelli pi alti, intorno ai 7 mSv, si hanno per tomografia
intestinale e procedure interventistiche .

167
Conoscendo la dose efficace assorbita possibile calcolare la probabilit di
danno ( rischio).
E compito del medico valutare il rapporto rischio/ beneficio applicando il
principio di somministrare sempre la dose pi bassa possibile
compatibilmente con le condizioni operative e lobiettivo che si vuole
ottenere.

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Limiti legali di esposizione radiologica ( dose efficace) per la popolazione e gli
operatori

Gli operatori di categoria A sono esposti per motivi professionali e non


devono superare mediamente i 6 mSv/anno.
Non devono mai essere superati 12 mSv nellarco di un anno.

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Questi effetti, dovuti ad un uso improprio e somministrazione di dosi
localizzate di entit superiore alla soglia di innesco di effetti (deterministici),
sono eclatanti, ma molto meno pericolosi degli effetti stocastici; infatti questi,
una volta guariti non lasciano strascichi, gli altri si sommano e cosa daranno
non dato sapere

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