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I muri oggi: quando i confini diventano virtuali.

Di Lucy Salerno, Mihaela Lipsa, Andreina Sgarlata, Chiara Venuto, Tahani Mansour.
Universit degli Studi di Catania, 31 maggio 2016

Muri politici, muri religiosi, muri individuali, muri mediatici: tutto sembra accessibile a tutti, ma in realt vi
sono confini insormontabili che rischiano di creare sempre pi spaventose fortezze di muri invisibili. Ed
proprio su alcuni di questi castelli che noi ci soffermeremo, concentrandoci in particolare sulla censura
di quella che dovrebbe essere una World Wide Web ma sta diventando, ogni giorno di pi, la principale
piattaforma di controllo della vita e dei dati delle persone da parte di governi pi o meno dittatoriali.

I muri oggi: uno sguardo generale, di Lucy Salerno.

Iran, Yemen, Cina, Corea del Nord, Turchia e molti altri paesi hanno istituito una protezione della rete
Internet nazionale in modo da censurare alcuni siti web, restrizioni volte ad impedire il diritto alla libera
informazione e la possibilit di poter dar voce a ci che i cittadini pensano e hanno voglia di condividere
nella rete. Mentre in paesi come lItalia, (nonostante esistano casi sporadici di siti oscurati e video bloccati),
concesso aprire un blog o un forum o pubblicare sui social network per dire quello che si vuole riguardo la
politica ed il governo. In paesi come la Turchia, ad esempio, stato bloccato Twitter, dove si parla di
argomenti di tipo politico e non solo. La censura sempre un atteggiamento dittatoriale, una manovra tale
da potersi quasi considerare un crimine contro lumanit, un muro apparentemente invisibile ma sempre
pi alto e insormontabile. Tanti sono i motivi che spingono un governo ad adoperare mezzi affinch alla
popolazione venga impedita la libert di parola, specialmente nei paesi pi poveri, dove sono presenti
governi dittatoriali, i governi temono che i loro cittadini possano organizzarsi e mettere in piedi delle rivolte
utilizzando i social media come potenti mezzi di comunicazione.
Vi sono volte in cui i governi hanno censurato Internet per bloccare la diffusione di notizie e commenti
contrari alle leggi in vigore, poich avevano paura di rovinare la propria immagine e volevano nascondere
quello che accadeva allinterno dello stato in questione. Argomenti come il sesso, il gioco dazzardo, le
droghe illegali sono allordine del giorno nel processo di censura. I siti web pi bloccati nel mondo sono
You Tube, Twitter, Facebook, Wikipedia, il motore di ricerca Google, i blog liberi aperti su Wordpress,
Tumblr, ecc. La questione non riguarda solo gli stati con regimi particolarmente rigidi, il Web un mondo
in costante evoluzione e molti sono gli interrogativi sul suo futuro in molte parti del mondo, se Internet
stata fonte di ispirazione e spinta alla creativit, secondo alcuni adesso corre il rischio di perdere la sua
universalit e di spezzettarsi in tanti piccoli domini digitali delineati da tre muri ben definiti. Il primo
sarebbe di natura nazionale. Cina, Iran, Cuba, Arabia Saudita e Vietnam hanno dimostrato come sia
semplice chiudere Internet e la sua universalit. In seconda istanza le diverse aziende che operano sul
o con il web come Google, Apple, Facebook, hanno creato sistemi chiusi allinterno del World Wide Web.
Facebook ha un servizio di posta e di chat interna, giochi ed applicazioni propri. Apple con le sue app
recinta il cortile e ne tiene in mano le chiavi, decidendo chi pu entrare nel sistema. Il terzo muro potrebbe
essere eretto dai gestori di rete concludendo accordi con i fornitori di contenuti con il fine di
avvantaggiare quelli che pagano di pi. 1 Le problematiche sarebbero, dunque, legate allimportanza
politica del web, percepito come espressione di libert e quindi sottoposto a controlli e manipolazioni dai
governi meno democratici e allimportanza economica che potrebbe condurre a sistemi chiusi, governati
dai pilastri colossali come Google e Facebook. Muri mediatici dunque, confini insormontabili che
rischiano di imprigionare luomo in una vera e propria fortezza di muri invisibili. Bisogna prendere
atto che i regimi autoritari contemporanei sono riusciti ad andare oltre il cosiddetto dilemma del
dittatore, ovvero lidea binaria che non sia possibile censurare senza ostacolare i processi di
globalizzazione e la crescita economica. La progressiva distruzione dellanonimato online [] permette
forme di censura addirittura personalizzate, ovvero modellate sul profilo del singolo utente. Si tratta di
un andamento favorito dalla circostanza che gli utenti preferiscono i servizi locali, che sono pi vicini ai
background e agli usi locali (ma anche pi condizionabili dai governi locali) rispetto a quelli
internazionali.2 Gli utenti appaiono, dunque, altamente condizionati dai processi di censura attuate in
crowdsourcing, ovvero attuate da folle di utenti che solertemente segnalano contenuti, a loro giudizio
inappropriati, (unopzione che gran parte delle piattaforme sociali sul Web offre per ognuno dei contenuti
pubblicati a loro interno). Si tratta di una pratica estremamente pericolosa, forse anche pi della censura
classica che non va oltre il blocco dellaccesso a contenuti specifici: essa ha infatti il potenziale di
erodere e distruggere la coesione della community, che sono il reale centro di produzione del valore in Rete
[]. In definitiva, oggi possibile parlare di una democratizzazione della censura che stata operata
sempre pi da intermediari. Tale circostanza da un lato mette al riparo i governi dallaccusa di censura,
dallaltro dimostra ancora una volta linutilit di metafore logore che inducono i politici a ingaggiare
battaglie contro i blocchi di informazione, salvo poi scoprire che abbattuto il firewall di turno non c
pi alcun contenuto, perch intanto stato cancellato o, detto altrimenti, sabotato da qualche zelante
utente filo-governativo. 3 Le forme di censura prevalenti si limitano a bloccare eventuali accessi ad
internet, ma importante anche capire cosa voglia dire effettivamente il dualismo bloccato/non
bloccato: spesso i siti non sono bloccati del tutto, tuttavia ne risulta ugualmente impossibile laccesso,
spesso vengono impostati dei sistemi che limitano la capacit di un sito di accogliere le richieste di accesso
finch, questo, raggiungendo il limite massimo stabilito si blocca impedendo altri accessi. Questa pratica
lennesima riprova dellinutilit (e dellingenuit) di quelle strategie che si esauriscono nellabbattere muri,
laddove bisognerebbe prendere atto che i regimi autoritari si stanno mostrando estremamente creativi

1
In The Economist, English Weekly Newspaper , Settembre, 2010.
2
Vito Campanelli, Infowar: la battaglia per il controllo e la libert della rete. Milano, Egea, 2013, p.65.
3
Ibidem.
nelleliminare il dissenso attraverso unampia circolazione di interventi, molti dei quali, peraltro, non si
basano affatto sullutilizzo della tecnologia. Tra le strategie pi efficaci va annoverata quella di sottoporre
gli oppositori politici a una continua pressione, esercitata grazie alla magistratura, alle forze di polizia e ai
media. Lattivista che finisce nel mirino costretto a impiegare tutto il proprio tempo tra frequenti
perquisizioni e lorganizzazione della propria difesa in processi che, seppur basati su prove spesso
inconsistenti, ricevono grande attenzione dai media filo-governativi, sempre pronti a montare scandali e
ad insinuare nellopinione pubblica dubbi sulla moralit dellaccusato. [] La consapevolezza dellampia
diffusione di strategie che mirano a ridurre al silenzio gli attivisti mediatici senza tuttavia ricorrere a forme
di censura diretta basate sulla tecnologia, induce ad affermare che la maggior parte dei firewall da
distruggere di natura sociale e politica, non tecnologica. 4 I muri politici hanno materializzato
numerosi fronti nella storia del mondo, tutti i muri che vietano [] sono accomunati dal fatto di suscitare
una condanna universale. []. Lintera comunit benpensante mondiale e, sulla sua scia, gran parte
dellopinione pubblica si scaglia unanime contro i muri di divieto. Quasi sempre ignorando
deliberatamente la situazione di emergenza, di crisi, che li ha fatti nascere (e che li tiene in piedi). Sempre
conseguenza di un problema, diventano la causa in s di una situazione giudicata intollerabile. Del resto,
chi li predispone si guarda bene dallusare il termine muro.5

4
V. Maranelli, Op. Cit, p.80.
5
C. Qutel, Muri. Unaltra storia fatta dagli uomini, Torino, Bollati Boringhieri, 2013 p.245-246.
I muri oggi: La censura di internet nel mondo, di Mihaela Lipsa.

Per chiunque voglia vedere la democrazia prevalere negli ambienti pi ostili e improbabili, la prima decade
del primo millennio stata segnata da un senso di amara, se non totale disillusione. La marcia
apparentemente inarrestabile della libert iniziata alla fine degli anni Ottanta sembra non solo aver subito
una battuta d'arresto, ma aver proprio cambiato direzione. Espressioni come crisi della libert sono
uscite dal circuito ristretto degli esperti per entrare nel linguaggio comune. [...] L'occidente ci ha messo del
tempo a capire che la lotta per la democrazia non stata vinta nel 1989. [...] Per vent'anni si cullato sugli
allori aspettando che Starbucks, MTV e Google facessero il resto.6
In una societ fortemente consumista ed edonista come la nostra dove figure come Steve Jobs e
Ashton Kutcher sono considerati dei modelli di comportamento non c' da meravigliarsi che l'occidente
si trovi ad un punto morto, la lotta per la democratizzazione dei governi autoritari quasi nulla se messa a
confronto con l'autoritarismo magistralmente messo a punto per il nuovo mondo globalizzato da figure
come Mao o Che Guevara, d'altronde, la maggior parte dei beni di consumo sono di produzione cinese e
questa viene costantemente arbitrata da interessi egoistici e dalla convenienza.
Morozov afferma che i paesi democratici devono promuovere la democrazia poich in quanto
adottata da essi medesimi per coerenza considerata la forma di governo pi giusta e liberale.
I mezzi impiegati per la sua promozione sono stati vari7: mentre Bush ha certamente esagerato con
la sua politica di adorazione della libert, Obama, contrariamente, resta in silenzio in quanto ai modelli
fallimentari dell'ex governo non ne sono stati proposti di nuovi validi.
Questo avviene poich si continua a credere ingenuamente nel modello cyber-utopistico proposto
da pensatori come Clay Shirky secondo il quale internet sarebbe un grande asso nella manica, entusiasmo
condiviso non solo dalla popolazione, ma anche da politici.
Senza alcun dubbio, il modo di diffondere informazioni stato molto facilitato in quanto chiunque
possegga un mezzo tecnologico e una connessione internet pu accedere a qualsiasi dato presente nella
rete.
Tuttavia i sostenitori di internet come mezzo rivoluzionario hanno sviluppato le loro teorie partendo
da un concetto sbagliato, hanno cio preferito il mezzo all'ambiente convinti di poterlo manipolare
perfettamente e usato senza tenere in considerazione l'ambiente materiale in cui avrebbero dovuto agire
Le loro politiche poggiano, dunque su uno strumento che cambia ogni giorno ad una grandissima velocit
e che viene plasmato continuamente dai suoi utenti, democratici o no.8
E mentre le bolle speculative, una volta scoppiate hanno conseguenze letali; le bolle democratiche,

6
E. Morozov, L'ingenuit della rete, Torino, Codice, 2011, p. I
7
Ivi, p. XI
8
Ivi, p. XII
invece, possono provocare una carneficina (es: i continui cambi di dittatura in Iran).
L'idea che internet favorisca gli oppressi anzich gli oppressori viziata dalla teoria cyber-utopistica.9
Principalmente l'errore di base sta nel non aver previsto la risposta dei governi autoritari che si sono presto
adattati al nuovo mezzo non solo censurandolo, ma addirittura usandolo per spiare e intrattenere le proprie
popolazioni, sviluppando il loro nazionalismo o nel caso della Cina introducendo motori di ricerca e
applicazioni diversi da quelle occidentali in questo modo hanno creato una perfetta barriera informatica
che non lascia facilmente passare le informazioni provenienti dall'occidente.
Stupisce che l'unico luogo in cui l'occidente (e gli Stati Uniti in particolare) sia irrevocabilmente
intenzionato a promuovere la democrazia sia il cyber-spazio. L'agenda della libert out; quella di Twitter
in. significativo che l'unico discorso rilevante sulla libert fatto da un membro importante
dell'amministrazione Obama sia stato quello di Hillary Clinton sulla libert di internet nel gennaio del 2010.
Sembra una scommessa facile: magari internet non porter la democrazia in Cina o Iran, ma pu far
pensare che l'amministrazione Obama abbia la squadra di politica estera pi tecnologicamente avanzata
della storia.10
La libert del web fortemente legata alla libert di espressione e di associazione e secondo quanto
rapportatoci da Silvia Tabusca nell'articolo The internet as a fundamental right stata anche esposta una
richiesta che esso venga garantito e dunque inglobato come diritto umano fondamentale dalle Nazioni
Unite.11
Secondo quanto scritto su GeoJournal, i paesi che subiscono una forte censura di internet sono:
Cuba, Vietnam e anche l'Arabia Saudita. In Cina e Kazakistan non sono rari gli arresti dei cyber-dissidenti.12
Vi sono dunque dei veri e propri vantaggi dati da internet e la barriera creata dalla censura pi che mai
tangibile. Morozov nella sua opera tratteggia l'antitesi al cyber-utopismo e all'internetcentrismo per quanto
questa sia cruda e ironica la sua intenzione non tanto quella di stroncare l'utilit del Cyber-spazio bens
spingere a una maggiore consapevolezza delle sue caratteristiche e ad un utilizzo sempre pi critico di
questi strumenti.13
In un certo senso, arrendersi al Cyber-utopismo e all'internetcentrismo come boxare bendati:
certo, ogni tanto qualche colpo all'avversario lo si riesce anche a piazzare, ma in generale una strategia
perdente. La lotta contro l'autoritarismo una battaglia troppo importante per combatterla con un
handicap intellettuale volontario, anche se quel handicap ci permette di giocare con i gadget pi sofisticati

9
Ivi, p. XIII.
10
Ivi, p. XII.
11
S. Tabusca, The internet as a fundamental right, Romanian Economic Buiness Review, 01/2010.
12
B. Warf, Geographies of global Internet censorship, GeoJournal, February 2011, Volume 76, Issue 1, (pp. 1-
23), p. 7.
13
Cfr. E. Morozov, L'ingenuit della rete, Codice, 2011, pp. XVI-XVII.
e di tendenza.14

14
Ivi, p. XVII.
La censura delle reti protette in Cina, di Andreina Sgarlata.

In Cina, il governo ha attuato un vasto programma di censura unico in tutta la storia del mondo. 15 A
differenza degli Stati Uniti dove i social media sono centralizzati in alcuni providers. In Cina ci sono migliaia
di siti utilizzati in determinate zone del paese dove i providers di questi attuano la censura sui contenuti di
ci che scrivono gli utenti e se non compiono il loro dovere, cio rispettare le regole sulla censura imposte
dal governo, questi siti possono rischiare la chiusura. Secondo i dati raccolti dagli autori dell'articolo How
Censorship in China Allows Government Criticism but Silences Collective Expression ogni sito dispone di propri
censori che sono all'incirca 1.000 persone, tra le 20.000 e 50.000 persone appartenenti all'Internet police
(wang jing) e Internet monitors (wang guanban), pi di 25.000 membri del governo centrale, provinciale e
locale. La Cina nel 2012 si trovava al 187 esimo posto su 197 nella classifica sulla libert di stampa.
Larticolo indica che lo scopo del programma di censura non quello di sopprimere il dissenso verso lo
Stato o al Partito Comunista, ma di esportare la censura nei social network. Lo Stato cinese ha come obiettivo
il mantenimento dello status quo attraverso la censura. Esistono due teorie diverse sulla censura: la prima
la teoria dello state critique, dove l'obiettivo quello di sopprimere il dissenso e di vedere nello Stato, nelle
sue leggi e nei suoi leader la soluzione ai problemi e ai dubbi dei cittadini. La seconda teoria la collective
action potential cio la censura viene utilizzata come metodo per evitare ai cittadini di potersi riunire spinti
da forze che non siano lo Stato per iniziare un'azione collettiva. Per questa ragione usando tutti lo stesso
social network, comunicando tra loro e condividendo le stesse cose porterebbe a causare un'azione collettiva
come degli eventi di coesione sociale e per questo preferibile applicare la censura. L'azione collettiva
vista come ci che distrugger i regimi autoritari, infatti sembra che lo Stato cinese si stia muovendo per
evitare le proteste a tutti i costi. Per il governo cinese una sfida nel collezionare una grande quantit di
informazioni che esso non vuole che siano viste dagli utenti infatti evita che chiunque vi possa accedere.
A ci che gli utenti esprimono nei social media la censura viene attivata in tre fasi: la prima The Great
Firewall of China che disabilita certi siti web cio non possono essere in funzione in Cina, questo un
problema per i siti stranieri e per i cittadini cinesi che vogliono interagire con la gente fuori dal paese con
questi siti. Per esempio Facebook bloccato in Cina ed stato sostituito da "Renren" lo stesso avvenuto
con Twitter con il sito "Sinaweibo". Si aggiunge il keyword blocking, che evita che gli utenti dal postare
contenuti che contengano parole e frasi vietate. Questo ha limitato la libert di parola per questo motivo
gli utenti utilizzano analogie, metafore, satira e altri metodi per evitare la censura dai programmi informatici
automatici per la censura; la lingua cinese permette di fare questo anche attraverso la sostituzione di
caratteri. Si passa ad una terza fase dove ci che viene pubblicato sul web viene letto dai censori e
rimuovono quelli che esprimono argomenti non permessi. Questo avviene molto frequentemente nella

Cfr. G. King, J. Pan, M. E. Roberts, How Censorship in China Allows Government Criticism but Silences Collective
15

Expression, American Political Science Review, maggio 2013.


letteratura, nelle osservazioni e nelle conversazioni private dove, infatti, vi si inserisce il governo. Molti dei
contenuti vengono filtrati attraverso lo sforzo manuale dei censori che sono molto esperti nel loro lavoro,
i quali leggono ogni cosa pubblicata, infatti a causa di questo metodo si riescono a riconoscere le evasioni
da parte degli utenti. A differenza dei siti che non sono disponibili per problemi tecnici, i siti censurati
riportano la seguente frase: "scusate, ma il sito che state cercando non esiste o stato cancellato o sotto
indagine" e spesso sono presenti dei disegni rappresentanti l'Internet police. I leader dei diversi livelli di
governo e gli Internet providers devono prendere delle decisioni riguardo a cosa censurare ad ogni situazione.
La proliferazione delle fonti di informazione sui social network fanno in modo che, le notizie siano molto
pi difficili da controllare ma il governo cinese ha superato questi ostacoli. Molte volte i cittadini che si
sono scagliati contro il governo, hanno denunciato ingiustizie o postato notizie false hanno subito
condanne da scontare in prigione.
La censura di internet in Russia, di Chiara Venuto.

Quello riguardante lInternet russo un tema tuttora studiato a livello internazionale, al punto tale che
sono stati creati progetti (come RuNet Echo di Global Voices) al fine di tradurre in inglese (e condividere
col mondo) il cosiddetto Internet russo, cio linsieme di siti web e documenti che solitamente possibile
trovare solo ed unicamente in lingua russa. Eppure, lapproccio iniziale ai nuovi media da parte della
Federazione Russa era stato relativamente aperto e liberale: sar nostro compito seguire i momenti salienti
del processo di sempre maggiore chiusura a cui si assistito dal 2012 in poi.
Con linizio del terzo mandato da presidente di Vladimir Putin (2012) si assistito ad una progressiva
restrizione delle libert degli utenti sulla rete, o comunque ad una forte limitazione dei loro diritti. In
particolare, si tratta della creazione di liste nere per i siti anti-governativi e la censura dei siti contenenti
parole tab, la creazione di banche dati con informazioni sensibili ed il monitoraggio di transazioni
bancarie online, fino ad arrivare alla possibilit da parte del governo russo di chiudere temporaneamente
Internet (durante eventi quali scioperi e manifestazioni su larga scala).
Gli eventi che hanno spinto il governo russo a cambiare la propria posizione sono quelli
immediatamente successivi allelezione di Putin al governo, nel dicembre 2011. Difatti, sui social networks
(da VKontakte il Facebook russo fino a Twitter) erano stati diffusi video e testimonianze delle
violazioni avvenute durante le elezioni, che avevano permesso al partito di Putin (Russia Unita) di vincerle.
Sar per questo che il 10 dicembre 2011, decine di migliaia di cittadini russi si riunirono in Piazza
Bolotnaya a Mosca, con manifestazioni parallele in altre citt russe; [] due settimane dopo, il numero di
partecipanti sal a 100.000.16
Dal 2012 in poi sono state approvate tutta una serie di leggi che usavano un linguaggio vago per
definire i parametri concernenti i settori di Internet a cui sono applicate e come esse sono messe in atto. 17
Talvolta ci si riferisce a tale processo come lequivalente russo del Great Firewall of China.
La prima di queste fu la Legge Federale n 89417-6 (firmata il 28 luglio 2012), formalmente attuata
al fine di proteggere i bambini da materiali ed informazioni che potrebbero in qualche modo danneggiarli
(pornografia, materiale contenente droga o suicidio), ma che passata alla storia come la Lista Nera.
Difatti, questa legge permette alla Divisione Federale Roskomnadzor (che ha il compito di metterla in atto)
di notificare ai siti il mancato rispetto delle normative vigenti e di bloccarli se il materiale non viene rimosso
entro 72 ore. Ma, dato che i parametri di attuazione di tale legge sono relativamente vaghi, la
Roskomnadzor ha anche il potere di censurare siti Internet che potrebbero incoraggiare proteste di massa.

M. Lonkila, Russian Protest On- and Offline, in Finnish Institute of International Affairs 98 (2012): 19.
16

N. Duffy, Internet freedom in Vladimir Putins Russia: The noose tightens, in American Enterprise Institute,
17

Gennaio 2015, p. 3.
In seguito alla Legge Lugovoi (1 febbraio 2014), essa ha inoltre guadagnato il potere di bloccare, senza
sentenza del tribunale, i siti considerati estremisti o minacciosi per lordine pubblico.18
Con le leggi antiterrorismo che la libert su Internet ricevette un altro scossone: la Legge n428884-
6 obbliga ogni sito a conservare ogni tipo di materiale condiviso dagli utenti, oltre che limitare le donazioni
e le transazioni che possono essere effettuate online.19
Nel 2014 sono state poi emesse in rapida successione una serie di leggi. La Bloggers Law (5 maggio
2014) afferma che tutti coloro che scrivono sul web articoli che superano le 3000 visualizzazioni per
pagina devono essere ufficialmente registrati, in quanto essi sono considerati organi di stampa20; tale legge
si riferisce anche ai profili sui social networks. Per loccasione stato inoltre creato un software per ricercare
su Internet delle parole tab che, se presenti, sarebbero ragione per il sito in cui sono presenti di essere
bloccato o eliminato. La Legge contro i Retweets (giugno 2014) permette invece al governo di
imprigionare fino a una durata di 5 anni ogni individuo che abbia disseminato materiali estremisti.
Inoltre, il governo russo ha richiesto che, entro settembre 2016, tutte le aziende basate su Internet
inclusi Google, Twitter e Facebook collocassero i server relativi al traffico Internet russo allinterno
dello Stato e che conservassero i dati degli utenti in tali server per almeno sei mesi.21
A partire dal 2014 vi sono state diverse indiscrezioni sulla possibilit della creazione di una sorta di
bottone di emergenza attraverso cui i servizi segreti russi potrebbero spegnere Internet in tutta la
Russia in caso di manifestazioni anti-governative con rischio di rivolte. Ad oggi nulla del genere stato
annunciato ufficialmente, ma il solo fatto che si sia pensato a qualcosa del genere sintomo di un sempre
crescente desiderio di controllo da parte della Federazione Russa sui cittadini e sulla loro libert (su Internet
e non).

18
N. Duffy, Internet freedom in Vladimir Putins Russia: The noose tightens, cit., p. 4.
19
Ivi, p. 5.
20
Ivi, p. 6.
21
Ivi, p. 7.
Internet nei paesi arabi durante la primavera araba, di Tahani Mansour.

Lo scenario di rivolte avuto luogo nei paesi arabi allinizio del 2011, noto come Primavera Araba ha
permesso la caduta dei regimi dittatoriali operanti in ciascun paese. Ampio risalto stato dato dai media
occidentali ai Social Network, considerati decisivi nel determinare il successo delle insurrezioni. Nel 2009
tale retorica poteva essere giustificata dal fatto che proteste ad alto contenuto tecnologico stavano
avendo luogo in Iran; ma nel 2011, con quelle proteste drammaticamente fallite a causa della dura
repressione, anche informatica, di Teheran, occorre essere pi cauti e realisti.22 Il ruolo dei media nella
primavera tunisina stato secondario: il moto rivoluzionario nato sul terreno. In Egitto si, gli appelli sono
partiti dal web. In Tunisia, Muhammad Al-Buazizi si dato fuoco e tutti hanno iniziato a manifestare e a
protestare. Non stato un movimento politico n mediatico, ma uno spontaneo movimento sociale. I
Social Media non hanno dato lavvio alla rivoluzione. Sono stati semplicemente canali attraverso i quali far
convogliare le idee di cambiamento, come la stampa, la radio e la televisione in passato. 23 Maggiore
autorevolezza viene per conferita ai Social Network dalla possibilit di inviare (postare in gergo) brevi
filmati e foto, che spesso, quando sono immediatamente verificabili, forniscono certamente preziose
informazioni sulle proteste e acquisiscono carattere di documento. La tendenza occidentale di considerare
la tecnologia e soprattutto internet come innovazioni liberatorie risulta alquanto eccessiva e superficiale.
Una visione salvifica della tecnologia o una lettura utopistica del ruolo politico di internet rischia di rivelarsi
spettacolarmente controproducente, in quanto il suo presunto potere democratizzante porta
allimposizione di pesanti restrizioni sul web da parte di regimi autoritari. 24 Nei primi quattro mesi del
2011, latteggiamento sia dei cittadini che dei governi della regione nei confronti dei Social Network
cambiato radicalmente, con i primi intenti a sfruttare i vantaggi organizzativi e informativi offerti da questa
forma di attivismo e i secondi determinati a utilizzarli come strumenti di repressione e propaganda. Come
la radio e la televisione possono essere veicoli di informazioni e di dibattito razionale, cosi possono essere
guidati da regimi totalitari al fine di promuovere mobilitazioni fanatiche o garantire il controllo statale. In
Egitto, il blocco di Twitter e Facebook iniziato il 25 gennaio 2011, al fine di fermare gli attivisti che
avrebbero utilizzato il sito per coordinare le proteste contro laumento dei prezzi e la disoccupazione, e
anche per chiedere le riforme. Con unazione senza precedenti, il 28 gennaio 2011 Mubarak ha tagliato
quasi tutti gli accessi a Internet nel paese. Il servizio stato ripristinato solo sotto le pressioni di Obama.
Non c dubbio che internet stato utilizzato e sar ancora sfruttato come strumento di oppressione da
parte dei governi autoritari, sia nel mondo arabo che altrove. Per il giornalismo moderno ovviamente

22
M. Di Liddo, A. Falconi, G. Iacovino, L. La Bella, Il ruolo dei Social Network nelle rivolte arabe, Osservatorio
di Politica Internazionale, 2011, p. 25.
23
Ivi, p. 30.
24
Ivi, p. 22.
Facebook e Twitter rappresentano degli importanti strumenti di lavoro. Canali satellitari internazionali,
come la BBC, o tv satellitari panarabe, come Al-Jazeera o Al-Arabiya, hanno fornito aggiornamenti costanti
sullevolversi della situazione nei paesi interessati, e la maggior parte delle informazioni non provenivano
dagli inviati tradizionali, bens dai tweet postati dai manifestanti, in certi casi anche ogni minuto. Prima
dello scoppio delle rivolte gli arabi che facevano uso dei social erano una minoranza, ma a un anno dallo
scoppio delle proteste, gli iscritti a Facebook erano raddoppiati, e il 70% degli utenti avevano unet
compresa tra i 19 e i 24 anni. Fino a pochi anni fa, un abbonamento internet in Iraq costava 750 dollari
annui (costo proibitivo per la maggioranza degli iracheni), e coloro che potevano permetterselo dovevano
firmare una richiesta particolarmente severa che imponeva allutente di non visitare siti ostili, di non
copiare o stampare materiale che potesse compromettere la politica o la sicurezza dello Stato, di dichiararsi
disponibili a ricevere visite periodiche di ispettori che avrebbero ispezionato computer, file e abitazione
del richiedente.25 Prima che entrassero in scena Facebook e Twitter i blog avevano gi fornito spazi in cui
argomentare il proprio dissenso, seppur entro certi limiti; molti i blogger finiti in prigione, torturati fino
alla morte perch colpevoli di blasfemia. In Egitto, Siria, Tunisia, Libano, Marocco, Giordania, Iraq, Kuwait,
Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e nei territori palestinesi, le autorit hanno incarcerato blogger
che hanno espresso le loro opinioni.26 I pochi che sono riusciti a uscirne vivi hanno deciso di andarsene a
Londra, negli USA, Francia, Bruxelles, per continuare la loro attivit, che in certi casi si trasformata in
una vera e propria testata giornalistica che scrive in lingua araba ed esporta i propri articoli nei paesi
dorigine e non solo. In futuro i blogger colpiti dalla censura e dalle misure restrittive dei regimi potrebbero
essere sostenuti mediante la connessione della tecnologia Internet in a suitcase project, un programma di 2
miliardi di dollari sviluppato dalla New America Foundation e finanziato dal Dipartimento della Difesa
statunitense (DOD). Si tratta di un kit facilmente trasportabile in una piccola valigia, che permette
linstallazione di una rete internet wifi mobile ed invisibile che consente le comunicazioni e la condivisione
di dati e informazioni rea gli utenti sia sul territorio dello stato sia verso il resto del mondo. Una volta
diffuso il segnale invisibile viene creata una rete totalmente anonima e non rintracciabile utilizzando un
software apposito. Alcuni prototipi di questo tipo sono gi stati forniti ai dissidenti in Iran, Siria e Cina, sia
per testarne laffidabilit tecnica, sia per permettere ai blogger di proseguire la propria attivit evitando la
censura.27 importante sottolineare il fatto che il successo di una rivoluzione dato dal suo contesto
politico e dai rivoluzionari che la dirigono e non dagli strumenti con cui viene portata avanti. Con o senza
Facebook e Twitter la primavera sarebbe arrivata lo stesso, prima o poi.

25
D. Cellamare, R. Angiuoni, Limpatto dei Social Network sulla comunit giovanile islamica, Istituto Studi
Ricerche Informazione Difesa, 2012, p. 18.
26
Ivi, p. 32.
27
M. Di Liddo, A. Falconi, G. Iacovino, L. La Bella, Il ruolo dei Social Network nelle rivolte arabe, Osservatorio
di Politica Internazionale, 2011, p. 28.

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