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The Road to Wigan Pier, 1937

Quando Victor Gollancz vers un anticipo a Eric Arthur Blair, figlio della buona borghesia
colonialista e fresco di studi etoniani, perch scrivesse un libro sulla disoccupazione di massa, non
si aspettava certo che il giovane idealista partito da Londra per un viaggio nellinferno della
deindustrializzazione che piagava il nord dellInghilterra, vi tornasse un anno dopo con un libro che
avrebbe causato notevoli imbarazzi sia al Left Book Club che lo aveva commissionato che alla
famiglia Blair. Gollancz ovvi al primo problema inserendo nel libro una prefazione personale che
stemperava e faceva da contrappunto alle pi crude osservazioni dellautore e al secondo,
consegnandolo al mondo con lo pseudonimo di George Orwell. Sar Orwell e non Blair, quindi, a
denunciare le condizioni spaventose in cui si ritrova a vivere quella che era stata forgiata per
essere la classe lavoratrice, nel momento in cui, per effetto della Grande Depressione, il lavoro
viene loro sottratto, quando la stampa nazionale occupata per mesi da una squallida
agghiacciante querelle che li vede protagonisti involontari per determinarne i fabbisogni
attraverso il Means Test: qual la quantit minima di cibo per tenere un uomo in vita? Quali sono i
bisogni minimi da soddisfarne? Quante patate, pane, carne, avena? Se queste orde di disoccupati
che a Sheffield, Wigan, Barnsley, nei distretti minerari del nord sono passati da essere piccoli
salariati sottopagati a gusci vuoti senza dignit, consumassero i propri pasti crudi, si potrebbe
risparmiare sul carburante loro assegnato? Se i loro 10 scellini a settimana non sono minimamente
sufficienti a pagarne la pigione e i pasti nemmeno nella pi squallida delle pensioni, come quella
gestita dai Booker e da Orwell stesso abitata nella prima parte del libro, quale sar il destino di una
classe che solo pochi decenni prima si era affrancata dalla servit per salire il gradino del lavoro
salariato? I vecchi minatori in disuso condividono la stessa disperazione degli operai, dei bottegai
come i Booker, la cui merce marcisce nei banconi della loro tripperia, che offrono ai propri
pensionanti cibi avariati e letti in cui solo a turno si possono allungar le gambe, ospitandoli in una
casa che sovraccarica di rottami grandiosi, vestigia di tempi sontuosi di cui qualcuno si disfatto
forse per mangiare
La strada per Wigan Pier brillantemente diviso in due parti, una prima che porta alla luce le
spaventose condizioni di vita di milioni di persone che allimprovviso vengono private dellaccesso
a mezzi di sostentamento, e una seconda che delinea le possibili soluzioni. Orwell parte dallanalisi
delle condizioni dei minatori ( La nostra civilt, con buona pace di Chesterton, si fonda sul
carbone[..] Le macchine che ci conservano vivi, e le macchine che creano le macchine, dipendono
tutte direttamente o indirettamente dal carbone), poi procede prendendo in considerazione
come loro potenziali alleati nella lotta per il riscatto, tutti i variegati componenti dei livelli pi bassi
della piramide sociale: la maestra con un reddito da fame, lo studente di Cambridge disoccupato, il
comandante senza nave, i commessi, i bottegai, i piazzisti, gli statali Ritiene, in linea con il
pensiero socialista dellepoca, che se tutti loro riusciranno ad unificare i propri sforzi contro la
plutocrazia, arriveranno ad uno stadio di serena convivenza, di intimit tra classi, superando il
senso di estraneit e il feroce revanchismo tipico della lotta per la mera sopravvivenza quotidiana
basata sulla sopraffazione del pi debole, o peggio lincapacit a reagire generata dallapparente
ineluttabilit della sopraffazione per sopravvivere. Ripercorrendo La strada di Wigan Pier
nellanno in cui compie 80 anni, scopriamo che lanalisi talmente acuta ed attuale che non solo le
soluzioni proposte da Orwell mantengono intatto il proprio potenziale, ma le critiche che muove ai
socialisti dellepoca sono per gran parte risultate purtroppo tra le esatte cause del loro fallimento
nel mondo occidentale. Dinanzi alla miseria non vi sono lirismi letterari che tengano, i paesaggi del
Nord che si dipanano davanti al finestrino del suo treno, le colline nelle cui viscere infernali si
muovono uomini con corpi anneriti e anime abbrutite, sono gli stessi descritti da David H.
Lawrence eppure le sue parole non li rappresentano pi. Limpegno di autori che, come Hilton
sono stati suoi maestri, nulla pu contro la nuda forza espressiva degli sguardi vuoti di uomini
privati del proprio ruolo sociale, o peggio, degli sguardi altrettanto vuoti di uomini che sono meri
mezzi di produzione in un mondo che fronteggia la prima grande crisi economica dellera
industriale. Solo il plain English che Orwell privileger sempre a partire da questopera ne rende
comprensibile il dramma, le contraddizioni e lo fa senza rinunciare allironia. A darle il titolo ha
scelto, infatti, il Molo di Wigan, un luogo che non esiste se non nelle ballate da osteria e nella
mitologia popolare.

Orwell: La strada di Wigan Pier 1937


Anche questo romanzo scritto in prima persona come Una boccata d'aria, Omaggio alla
Catalogna, Senza un soldo a Parigi e Londra ed i magnifici Diari di guerra.Il libro nasce da un
inchiesta sulla povert commissionata ad Orwell dal Left Book Club nel 1936 e pubblicato nel
1937.La copia che ho in prestito dalla biblioteca di Ovada del 1982 con introduzione di F.Marroni
ed un diverso traduttore, G.Monicelli, rispetto alla prima edizione italiana del 1960.Fin dall'inizio,
mi sembra di essere tornato alle atmosfere di Senza un soldo a Parigi e Londra.Lo scrittore si
sofferma parecchio nella descrizioni degli ambienti squallidi e ammuffiti, in cui si muovono le
prime comparse della narrazione.In un abietto pensionato, una famiglia di lamentosi, alloggia
alcuni uomini ormai vinti dalla vita e con lavori precari.Lo stile impietoso, crudo nella descrizione
della misera condizione in cui vivono gli inquilini del pensionato.Egli stesso ha vissuto con loro, egli
stesso uno di loro.Ha visto, toccato con mano le estreme fatiche del lavoro di minatore.Ha scritto
con gran accuratezza di particolari le difficolt immani di questo mestiere, si soffermato ad
analizzare come sono composti i nuclei famigliari degli operai.E' andato tanto in profondita da
presentare, in dettaglio, come sono strutturate le abitazioni, le case dei minatori.Scrive delle
differenze di abitare nella slum o, nelle case costruite dalla Corporazione Mineraria di citt
carbonifere come Wigan, Sheffield..ecc.Fa rapporti fra i costi e le tasse da pagare.Ha operato un
immenso lavoro di raccolta dati chiedendo, ai diretti interessati, di compilare delle liste con la
spesa per mangiare, i costi per il riscaldamento o, la trattenuta sindacale.Insieme a queste visioni
di vita trascorsa, Orwell esprime un accorato esposto inerente la condizione sociale e psicofisica
del minatore.Esso sempre a rischio di infortunio, vita, malamente pagato, lavora, estrae una
materia, il carbone, assolutamente vitale per la collettivit e nonostante tutto non gode di grossi
privilegi, anzi.Come in altri romanzi, forse maggiormente calcata, appare la vena sociale di Orwell
nel mostrarsi interessato, nell'esporre, al lettore, le divergenze materiali ed emotive della
stratificazione sociale ma, non solo.Traccia un semplice quadro del pregiudizio fra le popolazioni
del Nord e del Sud per cui il primo visto come laborioso, virile, e conquistatore mentre il
secondo, ingentilito, indolente e scansafatiche.Naturalmente riconosce la stupidit di tale modo di
pensare e scrive anche come la classe operaia sia pi unita della borghesia e, meglio in forze
nell'accettare le privazioni della ristrettezza economica o della disoccupazione.L'operaio, secondo
lo scrittore, sincero, meno ambiguo, meglio si adatta alle improvvise necessita della vita.In
questa seconda parte, dal capitolo VIII, prende corpo un' opera maggiormente carica di significato
sociale di pi ampio respiro.Orwell cita le sue esperienze sociali in merito alla propria casta di
appartenenza nei confronti degli operai o dei manovali.Anch' egli applica quel distacco, quello
snobismo tipico del rango piccolo borghese.Per cui vive meglio ed in armonia un operaio con un
regolare stipendio senza tante pretese che non un piccolo borghese di mezza tacca che deve
arrancare a pagare una governante o, che non pu permettersi di comperare un cavallo per
dedicarsi alla caccia e, tanto meno dei boschi dove praticarla.Cos un escamotage per sentirsi
superiori socialmente, rappresentato dal rivolgersi alle colonie dell' Impero Britannico.In India
ogni buon inglese che, in patria passerebbe inosservato, li diverrebbe solo perche bianco, un Saib
rispettato e temuto.Tutto il IX capitolo una esplicita confessione auto-biografica.Da giovane,
adolescente, disprezzava la plebe attuando lo snobismo di classe ma, dopo aver prestato servizio
per cinque anni, sotto l' Imperial Police critica aspramente il sistema imperialista
britannico.Espone tutto il suo disgusto e senso di colpa, per essere stato parte di un sistema
oppressore ed iniquo e, come lui, tanti sono i connazionali che riconoscono questo nauseante
senso di colpa.Se non ch parlano fra loro di ci, in rarissime occasioni molto private.Chiama in
causa il libro Giorni in Birmania come suo referente della vita in una colonia.Dalle esperienze
birmane, come reazione, nascono due sentimenti in Orwell, l'interesse per le classi povere ed
emarginate e l'odio verso l'imperialismo sia britannico che di altra nazionalit.La fine del libro vede
Orwell impegnato nel discutere ed esporre la sua visione del sistema sociale consumista
produttivo, la funzione della macchina e della disumanizzazione dell' individuo.Identifica ed
associa il pensiero socialista con l'urbanizzazione e l'automazione del lavoro,presentando le
differenze fra la gente di campagna e quella di citta.Sottolinea che le macchine privano l'uomo
moderno dell'uso delle mani e lo impoverisco togliendoli il gusto di imparare, di sbagliare e
correggersi, da qui la deumanizzazione a scapito del"tutto gia pronto, preparato".."tutto gia fatto
senza sforzo", tipico dell'aggregazione umana odierna pigra, inerte.Bellissima la sintesi in una sola
frase.."La tendenza del progresso meccanico, dunque, di frustrare il bisogno umano di sforzo e di
creazione" (cit. pag.228).Cita Huxley, il libro Brave New World, scrittori come Swift, H.G. Wells, e
molti altri.

The Road to Wigan Pier. Part 1


In the first part of this book Orwell tries to give the reader a detailed view of the conditions of the
poor and unemployed. In the first chapter of the first part, Orwell describes the Brooker family.
They belong to the so-called "wealthy" among the poor ones. In their house, they have installed a
cheap lodging-house and a tiny shop. Both Mr and Mrs Brooker are already pensioners, and with
the rent they get for the rooms, they can afford at least enough to eat. Generally, the people who
live in this lodging house are unmarried or very old and also pensioners. Orwell himself spends a
couple of weeks in this house during his researches. In the second chapter he describes the life of
the miners. Their working conditions are very bad, for they work underground, where it is very
hot, dusty, and where the miners have just a minimum of space. The work is also very dangerous,
the coal-miners often handle dynamite and the tunnels aren't very stable. Orwell describes how
he went down to see the working conditions underground there. He describes that the place
where the coal is dismantled is not just right at the elevator, but often lies some miles away from
it. And the tunnel is often only three to four feet high. This means that the miners not only have to
work under the hardest conditions, but also have to "travel", this means going to the working
place in the miners jargon, for about half an hour. Orwell, who is not trained, needed about one
hour to get there. ("After half a mile it gets an unbearable agony", 1/2 P 23). In the next chapter
Orwell takes a look at the social situation of the average miner. First of all he looks at the hygienic
situation of the miners, for many people believe that miners generally do not wash. But in fact
only every third mine has a bath or shower for the miners. The situation in the homes of the
miners is even worse. Only a couple of houses in the industrial region have bathrooms. The rest of
the coal-workers have to wash in small basins. The miners also have very little time, although they
work only seven hours a day. But actually getting to the pit, and the travelling underground can
take up to three hours. So the average miner has about four hours of leisure time, including
washing, dressing and eating. Then there is the common belief that miners are comparatively well
paid, about ten to eleven shillings a week. But this is very misleading, because only the "coal
getter" is paid this rate, whereas for example the "dattler" is paid eight to nine shilling per shift.
But one also has to look at the conditions the miners are paid for. So the "getter" is paid for the
tons he extracts. On the one hand he is dependent on the quality of the coal, and when the
machinery breaks down it may rob him a day or two of earnings. Another fact is that miners
certainly do not work six days a week. In 1936 the average earning of the miners per shift actually
was 9s 1d. But even this sum is just a gross earning; there are all kinds of stoppage which are
deducted from the miners wage every week. In total, these stoppages make up around 4s 5d per
week.
The next chapter deals with the housing situation in those districts. Generally, the houses all look
the same. The main problem is the housing shortage in this region. So people are ready to accept
any dirty hole, bugs, blackmailing agents and bad landlords, just to get a roof over their heads. And
as long as the housing shortage exists, the local authorities cannot do anything to make the
existing houses more liveable. The authorities can condemn a house, but they cannot pull it down
till the tenant has another house to live in. But there is another problem resulting from this one.
The landlord will surely not invest more money that he can help in a house that is going to be
pulled down in the future. Orwell has made notes of dozens of houses in this region, and here are
two examples:
House in Wigan, near Scholes quarter:
Condemned house, four rooms (two up, two down) + coal hole, walls falling to pieces, water
comes into upstairs rooms in quantities, downstairs windows will not open. Rent 6s, Rates 3s 6d
total 9s 6d.
House in Barnsley, Peel Street:
Back to back (front house facing street, back house facing yard), two up and two down + large
cellar, all rooms are about 10 square feet, living room very dark, gaslight at 4d a day, distance to
the lavatory 70 yards (lies in the yard), four beds for eight persons (parents, two girls, one 27,
young man, and three children), bugs very bad, smell upstairs almost unbearable. Rent 5s 7d
including rates.
Another problem in these regions is that whole rows of houses are undermined, and the windows
often are ten to twenty degrees off the horizontal. Because of the bad housing situation there are
also so-called "caravan dwellers". In Wigan alone, which has a population of 85,000, there are
about 200 caravans, inhabited by about 700 people. In the whole of Britain there might be around
ten thousand families living in caravans. The worst thing about those caravans is that the people
who live in such a place don't even save money, because the rent can make up to ten shillings!
Despite this problems the city of Barnsley, for example, built a new town hall for 150,000 pounds,
although there is a need of over 2,000 houses, not to mention public baths (the public baths in
Barnsley contain nineteen men's slipper baths - in a town with 70,000 inhabitants, largely miners
who do not have baths at home).
The next chapter of The Road to Wigan Pier deals with unemployment. In 1937 there were about
two million unemployed. But this number only shows how many persons are receiving the dole.
One has to take this number and multiply it by at least three to get the number of persons actually
living on the dole. But there is a large number of people that have a work, but who from a financial
point of view might as well be unemployed, because they are not drawing anything that can be
described as a living wage. Together with the pensioners in the industrial regions that make
around fifteen million poor and underfed people. In Wigan alone there are around 30,000 drawing
or living on the dole. So every third person in Wigan is dependent on social help. The money that
the families get varies from twenty-five to thirty shillings per week. One organisation that helps
the unemployed is the NUWM (National Unemployed Workers Movement). This organisation
helps the unemployed spend their time.
In the sixth chapter of the book, Orwell takes a look at the food of a family living on the dole, or on
a very low wage. Generally, the food of an average family costs fifteen shillings a week, including
fuel for cooking. Of course, these families could live on even less money, but especially in the poor
families one can see the trend not to buy the cheapest, and most nutritious things, but rather to
buy something " tasty", in order to forget ones dull life. This trend results in a general physical
degeneration among the poor people. So, for example, in industrial towns the mortality is at a
very high level. Another fact that can be observed is that hardly anyone, except children of course,
has his own teeth. In the next chapter Orwell criticises the ugliness of the industrial towns (e.g.:
Birmingham, Coventry, Norwich Market.....)

Part2
In the second part Orwell describes his personal idea of socialism, and what socialism is like in
England. The general idea of Orwells is that socialism and communism are no longer movements
of the working class. The movement is lead by the middle-class, the bourgeoisie. But firstly he
explains how the English class-system works. In Britain it isn't possible to determine the class of a
person by simply looking at his income. In England the tradition plays a very important part, and
therefore one can find middle-class persons with an income up to 2,000 pounds a year, and down
to 300 pounds a year. The things that make up a middle-class person are his behaviour, birth and
profession. The people around 400 pounds led a life on two social levels; so, for example, they had
a standard of living comparable to a well-situated worker, but knew everything about good
behaviour, how to give a servant a tip, how to ride a horse, about a decent dinner, although they
could never afford a servant or a good dinner. One could say that they are struggling to live
genteel lives on what are virtually working-class incomes. So the colonies (India and Africa) are
very attractive to this social caste, for the people would earn as much as in England (if they had a
job in the administration or army), and could afford a servant and many things more and, what
was most important, they could act like big gentleman. Another aspect of the class-system in
Britain is the almost inherited rejection of the lower classes. Orwell here tells a story of his early
boyhood, when he felt that lower-class people were almost subhuman, that they had coarse faces,
hideous accents, gross manners, and that they hated everyone who was not like themselves. This
rejection somehow results from the time before the war (World War One) when it was impossible
or at least very dangerous for a well-dressed person to go through a slum street. Whole quarters
were considered unsafe because of hooligans. But nevertheless the rejection of the lower-class
also has physical roots. So the children of the middle-class were always taught that the working-
class smelled. And this is obviously an impassable barrier, for no feeling of like and dislike is so
fundamental as a physical feeling. Class hatred, religious hatred, differences of education, of
temperament, of intellect, even differences of moral code can be got over; but physical repulsion
cannot. But what about those middle-class people whose views are not reactionary but
"advanced"? Beneath his revolutionary mask, is he so much different from the other? Are there
any changes in his habits, his taste and his manners, his ideology, as it is called in the communist
jargon? Is there any change at all except that he votes Labour or Communist? It can be observed
that the middle-classed communist still associates with the middle-class, still lives among the
middle-class, and his tastes are those of a bourgeois person. The main thing Orwell criticises is that
middle-class communists and socialists often speak against their own class, but that they evidently
have the behaviour and manner of a middle-class person. The socialists who make propaganda for
"proletarian solidarity" generally don't even have a lot of contact with the class they are "fighting
for". The only contact with the working-class that socialists generally have is with the lower-class
intelligentsia at the various political workshops. Generally, Orwell says that socialism is a nearly
impossible thing.
Down and Out in Paris and London, 1933
Senza un soldo a Parigi e Londra , pubblicato nel 1933, la prima opera completa di George
Orwell. un libro di memorie in due parti che tratta il tema della povert nelle due citt. La prima
parte una descrizione picaresca di un'esistenza sulla soglia della povert a Parigi e l'esperienza
del lavoro occasionale nelle cucine dei ristoranti. La seconda parte un diario di viaggio della vita
sulla strada all'interno e nei pressi di Londra, con le descrizioni dei tipi di sistemazione disponibili e
con alcuni personaggi che si trovano a vivere ai margini.

Il denaro diventato il banco di prova del valore. In questa prova i mendicanti falliscono e per questo sono
disprezzati. Se si potessero guadagnare dieci sterline alla settimana con lassiduo accattonaggio,
immediatamente laccattonaggio diventerebbe una professione rispettabile. Un mendicante, considerato
realisticamente, semplicemente un uomo daffari che, come altri uomini daffari, si guadagna la vita come
capita. Egli non ha perduto lonore pi di quanto labbiano perduto la maggior parte degli uomini moderni:
ha solo commesso lerrore di scegliere un mestiere col quale impossibile diventare ricco.

Senza un soldo a Parigi e a Londra, opera prima di Gorge Orwell, un racconto, lucido e spietato,
della condizione dei poveri e degli emarginati che ha come sfondo le note e ricche citt europee;
lautore traccia un ritratto di implacabile realismo di ci che vive e vede dapprima attraverso la
stupefatta esperienza di povert in un alberghetto di Parigi e poi nel resoconto di unautentica
esistenza da vagabondo a Londra.
Orwell illumina con questa opera uno scorcio di mondo per lo pi sconosciuto o, comunque,
ricostruito nella fantasia, rendendo possibile la trasformazione di una narrazione in un
documento di alto spessore sociologico.
Non c critica, non c denuncia ma una semplice constatazione di una realt che coinvolge gruppi
sociali che vivono ai margini, lontani dai lussi della modernit e dalle bellezze che le capitali
europee possono vantare.
I toni assunti dallautore non risultano mai polemici o violenti e questo non fa che rendere ancora
pi tragico il tutto; non ci sono contentini per rassicurare la coscienza di chi legge.
Tutto appare per ci che : degradazione, indifferenza, opportunismo.
Il cinismo e lamarezza sono i sentimenti che fanno da sfondo allo svolgersi delle vicende e della
lettura; una descrizione minuziosa delle condizioni di vita di questi uomini sventurati, insulto ai
tempi moderni e al benessere, sembra voler violentare il lettore che, inerme davanti a una realt
che non conosce e di cui ha paura, fatica, per pudore o per pigrizia, a costruire immagini nella sua
testa cos lontane dalla condizione di normale benessere in cui vive.
Immaginare lenzuola usate e coperte di cimici in cui riposare il proprio corpo stanco dopo quindici
e pi ore di lavoro, magari a pochi centimetri da un perfetto sconosciuto coperto di piaghe e di
odore rappreso raccapricciante per chiunque. Eppure questo solo lincipit di una vita che offre
lavabi di acqua sporca in cui immergersi in unillusione di pulizia o cicche di sigaretta raccolte da
terra come trofei della provvidenza.
Le pagine scorrono sul filo di unesigenza di libert. Gli uomini di questo libro, singolarmente o a
gruppi, difendono il loro diritto di assomigliare a se stessi e non importa se sono costretti a sacrifici
e soprusi per riuscirci; conoscere il loro modo di vivere agita le nostre coscienze anche se lintento
dellautore non di polemizzare ma solo di far conoscere laltro lato della realt.
Vittima di uninsaziabile sete di verit, Orwell illumina questa societ del sottosuolo senza
chiedere niente in cambio n al lettore, n ai signori del potere; tanto meno lautore si rivolge a
Dio che sembra non arrivare in quei luoghi e che quindi pu continuare a farsi i fatti suoi fra la
gente per bene, nei parchi o nei palazzi.
Non c un elemento consolatorio; non legami amicali e solidali che durino al di fuori della
convenienza del momento, non uno sfogo dei piaceri pi istintivi, non una volont di
cambiamento, non una speranza di qualcosa di diverso.
La vita degli emarginati di Londra e Parigi ci che rimane delle loro forze quando si spogliano
della schiavit del patron del momento; la loro esistenza un ritaglio del giorno di poche ore e di
troppa stanchezza per avere il diritto di essere chiamata tale.
Non permessa umanit: come i loro vestiti anche le loro anime sono ridotte a brandelli, e in caso
di emergenza vendute ai migliori offerenti.
Questo libro ha, infatti, come tema fondamentale la solitudine dovuta a emarginazione,
unemarginazione che trae origine da comportamenti desueti e / o diversi rispetto a quelli della
stragrande maggioranza delle persone.
Luomo che cerca nuovi orizzonti di speranza o che semplicemente non conforme agli standard
del socialmente desiderabile contrasta con tutti i canoni di ci che viene chiamato, sentito e
vissuto come benessere e, per questo, destabilizza.

Il pi delle volte povero, senza cittadinanza o residenza. Non un viaggiatore ma un girovago


senza diritti e casa e, pertanto, senza umanit; di qui facile il passo verso la considerazione del
fatto che sia predisposto ai pi diversi lavori per la sua sussistenza, anche allillegalit, al crimine e
alla prostituzione.
Lemarginato incarna perfettamente laltra faccia dellintegrazione economica, politica e culturale
professata, decisa e realizzata dai signori del potere in quanto simbolo di ci che non pu farne
parte perch qualcuno (un individuo, una societ o il globo intero) ha deciso il suo non essere
allaltezza, il suo esistere come termine di paragone per ostentare la propria superiorit.
Questa proiezione dellOmbra coinvolge ogni realt a livello globale, transnazionale, nazionale,
regionale e individuale anche se con caratteri diversi attribuibili alla memoria storica, alla
religione, alla cultura e alleconomia
Soprattutto nellambito della modernit ci si trova ad affrontare situazioni difficili perch la
velocit ad essa connessa conduce alla ridefinizione continua di ci che realmente il mondo e
della percezione che di esso si ha; nellattuale epoca, percorsa e frustrata da continui
cambiamenti, luomo si sente spaesato ed ha bisogno di trovare certezze per costruire la sua
identit divisa fra le mutevoli sfaccettature che la societ e i suoi specchi, i mass media, vengono
ad offrire.
A differenza del passato, quando il confine fra bene e male, fra vicini ed estranei era ben definito
tanto dalla territorialit quanto dalla religione e dalla cultura, ora tutto viene messo in discussione,
in un continuo rimescolarsi delle carte del gioco fra appartenenza ed estraneit, fra cooperazione
ed indifferenza; di qui la necessit di tracciare la propria cintura di protezione che include chi a noi
sentiamo simile ed esclude il diverso, semplicemente perch altro da noi.
Lesclusione della differenza, dellalterit un processo che pu avere diverse intensit, dalla
semplice indifferenza fino alleliminazione, passando per segregazione, persecuzione e razzismo;
la sua pericolosit indubbia ed riscontrabile in ogni epoca, anche se assume sempre forme
diverse, confacenti ai tempi e, quindi, pi giustificabili.
Paura dellalterit; da un lato ci che diverso ci affascina e al tempo stesso ci spaventa.
Nutriamo sentimenti ambivalenti; collocare fuori da noi la cattiveria, le cose che non ci
appartengono ci autorizza a riportare in loro, in altri cio, alcune cose brutte che accadono
quotidianamente e non sentiamo nostre.
Una decina di anni fa erano la droga e lomosessualit i problemi, o per meglio dire, erano i drogati
e i gay i nemici interni; oggi non pi quella la risposta per dare una spiegazione al male anche se
questi due fenomeni esistono ancora pur avendo assunto delle caratteristiche diverse perch essi
ormai sono molto pi integrati nella societ.
Essendo venuti meno questi soggetti esiste la necessit di trovare qualcuno su cui puntare il dito
indice, un nuovo attore al quale attribuire ogni degenerazione del genere umano e ogni sua
ombra; tra fantasmi e realt entrano in gioco i mass media, che in buona parte cercano da sempre
di far ricadere le azioni non desiderate su persone ben identificabili, in modo da alleggerire le
paure, da trovare un capro espiatorio del male che quotidianamente accade nella societ e che
non riusciamo a spiegarci.
E indubbio che i mezzi di comunicazione siano stati utilizzati come strumento docile e malleabile
per la divulgazione di un pensiero razzista, non pi biologico ma differenzialista, basato cio sulle
incompatibilit culturali.
La scarsa professionalit di molti operatori, unita allinteresse per una valorizzazione personale e
del proprio ruolo professionale pi che per le profonde convinzioni in merito, ha agevolato la
costruzione di un immaginario negativo rivolto verso lemarginato: giocando tutto sul
sensazionalismo dei titoli e degli articoli i giornali e la televisione hanno costruito un mosaico del
male dove ogni tessera rappresentata da un modus vivendi altro dal proprio concorrendo alla
chiusura e allintolleranza dellopinione pubblica.

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