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Liliana Mammino

Esperimenti e attivit

Casa editrice G. DAnna


Messina-Firenze
Caro studente,

questo manuale ti accompagner per tutta la durata del corso di chimica, facendoti vedere quegli
aspetti sperimentali che sono stati parte integrante della chimica fin dalle sue prime origini.

La chimica stata la prima scienza a servirsi sistematicamente di un laboratorio. Gi gli alchimi-


sti (gli antenati dei chimici) lavoravano instancabilmente nei loro laboratori. Essi idearono di-
versi apparecchi, da quello per la distillazione a quello per il riscaldamento a bagnomaria.
Attraverso i secoli, generazioni successive di chimici ne hanno aggiunti di nuovi e perfezionato
quelli gi in uso, fino ad arrivare alla strumentazione sofisticata dei laboratori attuali. Oltre agli ap-
parecchi, gli alchimisti da una parte e gli artigiani dallaltra misero a punto numerosi procedimenti
per estrarre sostanze da vari materiali, per purificarle, o per farle reagire luna con laltra produ-
cendone di nuove.
Tutte queste conoscenze pratiche costituiscono una componente essenziale del patrimonio della
chimica, e si legano strettamente alle conoscenze teoriche. Teorie e modelli nascono dallinter-
pretazione delle informazioni sperimentali, e questo vero per tutte le scienze. La chimica im-
prescindibile dal laboratorio proprio per la sua natura di scienza delle sostanze. Le sostanze sono
tantissime (alcuni milioni). Ciascuna di esse ha le sue propriet, che possono essere determinate
solo sperimentalmente. Inoltre, ciascuna di esse pu reagire con molte delle altre sostanze esi-
stenti e, anche se in parecchi casi siamo in grado di prevedere che cosa si former, lesperimento
che conferma le previsioni, o che ci fornisce le informazioni quando le nostre previsioni sono in-
certe o risulta difficile (o impossibile) farle.

Attraverso le attivit di laboratorio potrai renderti conto direttamente del modo di procedere della
chimica come scienza delle sostanze e, ancor pi in generale, della maniera in cui lattivit speri-
mentale e la riflessione concettuale sono in continua interazione e si alimentano reciprocamente.
questa la caratteristica fondamentale del metodo scientifico di matrice galileiana, che il me-
todo dellindagine scientifica moderna.

Il laboratorio di chimica un laboratorio che pu essere pericoloso. Perch non lo sia, per poter
operare senza rischi, bisogna adottare scrupolosamente tutte le precauzioni necessarie. Ci sono
esperimenti semplici, con sostanze che usiamo nella vita quotidiana e che non comportano rischi
di sorta. Ci sono anche esperimenti per i quali bisogna maneggiare sostanze che richiedono par-
ticolari cautele (ad esempio, lacido solforico) o sostanze che sviluppano vapori che bisogna asso-
lutamente evitare di respirare. Nel manuale, questi esperimenti sono segnalati con un pallino rosso.
Sono esperimenti che potrai effettuare in pratica soltanto se il tuo insegnante riterr che ci siano
condizioni adeguate (in termini di attrezzature e di una variet di altri aspetti) per poterli effettuare
senza rischi.
A questo punto diviene naturale una domanda. A che cosa ti pu servire il vedere (nel manuale)
la descrizione di esperimenti che forse non potrai effettuare in pratica?
Intanto, la cosa pi importante proprio il fatto che tu possa leggerne la descrizione. cio che tu
venga a sapere che quegli esperimenti esistono, fanno parte del mondo della chimica. Ci ti dar
un quadro pi completo della parte sperimentale della chimica, della variet di procedimenti ef-
fettuabili e di fenomeni osservabili, della grande variet di comportamento delle sostanze. Vedrai
anche che certe sostanze sono di ampio uso. Ad esempio, potrai constatare che molti esperimenti
segnalati col pallino rosso comportano luso di acido solforico concentrato. Questo ti dar unidea
della molteplicit di impieghi dellacido solforico, del suo ruolo fondamentale nella pratica chi-
mica (compresa lindustria chimica).
Poi, ci sono molte altre cose che si possono fare con un esperimento di cui si abbia la descrizione,
dal discuterlo in classe, per cercare di prevederne il decorso, allandare in biblioteca e cercare sui
libri informazioni che ti consentano di prevedere quello stesso decorso e di capire perch lespe-
rimento si sviluppa cos e non in un modo diverso. Infine, sarai meglio in grado di discutere gli
aspetti sperimentali che si associano ai concetti e alle descrizioni che incontri studiando la teo-
ria. Pi ti riuscir di riconoscere e apprezzare i collegamenti fra parte teorica e parte sperimen-
tale, pi diventer completa limmagine che ti formerai della chimica.
Liliana Mammino

LABORATORIO
Esperimenti e attivit

Casa editrice G. DAnna


Messina-Firenze
Casa editrice G. D'Anna. Vietate la riproduzione e la diffusione
Copyright 2003 G. DAnna Casa editrice S.p.A. - via Dante da Castiglione, 8 - 50125 Firenze
tel. 055.233.55.13 - fax 055.22.59.32 - internet www.danna.it - e-mail scrivo@danna.it

Propriet letteraria riservata

Commessa 1104

Il Sistema Qualit della G. DAnna Casa editrice S.p.A. certificato, secondo le norme UNI EN ISO 9001, da
Cermet (n. 1791)

Prima edizione marzo 2003


Ristampe 5 4 3 2 1 2006 2007 2008
Progetto grafico
e copertina Ruth Kroeber, Alberto Baragli
Videoimpaginazione Salviati S.r.l. - Milano
Disegni e grafici Barbara Vicini, Antonio La Capra, Graffito S.r.l.
Redazione Salviati S.r.l. - Milano
Contributi alla redazione Edoarda Mola
Rilettura del testo Sonia Sala
Coordinamento delle fasi
di stampa e confezione Cristina Bonciani
Stampa Tipolitografia STIAV S.r.l. - Firenze
Legatura Legatoria industriale S.r.l. - Firenze

Ringraziamenti
Un particolare ringraziamento ai miei colleghi di vari paesi, che sono stati disponibili a discutere con me diversi punti di que-
sto libro (ognuno nel proprio campo di specializzazione) mentre lavoravamo tutti insieme allUniversit dello Zambia: prof.
Patrick Flash, docente di chimica organica, prof. H. W. Dias, docente di chimica inorganica, dr. Thomas Holme, docente di
chimica teorica, dr. Andrew Opoku, docente di biochimica, prof. Enos Kiremire, docente di chimica inorganica, dr. David
Thompson, docente di fisica, dr. Alain Stroobants, ricercatore sugli stati condensati della materia; a mio fratello, ing. Armando
Mammino, che ha letto con grande attenzione lintero manoscritto per verificare la chiarezza e la comprensibilit del testo; al
Capo Dipartimento della Facolt Mineraria dellUniversit dello Zambia, al prof. Floriano Graziati, preside del Liceo Scientifico
Leonardo da Vinci di Treviso, al prof. Salvatore Pantano, preside dellITIS Enrico Fermi di Treviso, al prof. Bruno Coassin,
al prof. Renzo Biasin, al prof. Curzio Cipriani, direttore dellIstituto di Mineralogia dellUniversit di Firenze, al dr. Giorgio
Cazzaro, specialista di malattie del sangue e allergiche, al geom. Mauro Martin per assistenza e consigli; e infine alle redazio-
ni della Salviati e della Casa editrice per la professionalit con cui hanno lavorato alla realizzazione di questo libro.

La G. DAnna Casa editrice S.p.A., esperite le pratiche per acquisire i diritti di riproduzione delle illustrazioni prescelte, rima-
ne a disposizione di quanti avessero comunque a vantare ragioni in proposito.
Fotocopie per uso personale possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume dietro pagamento alla SIAE del
compenso previsto dallart. 68, comma 4, della legge 22 aprile 1941 n. 633, ovvero dallaccordo stipulato tra SIAE - AIE - SNS
e CNA - CONFARTIGIANATO - CASA - CLAAI - CONFCOMMERCIO - CONFESERCENTI il 18 dicembre 2000.
Le riproduzioni ad uso differente da quello personale potranno avvenire, per un numero di pagine non superiore al 15% del presente
volume, solo a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da AIDRO - via delle Erbe, 2 - 20121 Milano - e-mail segreteria@aidro.org

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III

Sommario

La formazione di precipitati caratteristici 24


Il laboratorio chimico 16 Riconoscimento dellargento 24
17 Riconoscimento dello ione cloruro 24
18 Riconoscimento del bario 24
1. Il ruolo del laboratorio 1
19 Riconoscimento dello ione solfato 24
2. Materiale di uso comune in laboratorio 1
20 Riconoscimento dellalluminio 25
3. Come operare in laboratorio 6
3.1. Lesperimento 6 21 Riconoscimento del ferro 25
3.2. Le misure di sicurezza 7 22 Riconoscimento del cadmio 25
4. Le operazioni di misura 8 23 Lanalisi di una miscela contenente
4.1. Che cosa significa fare una misura 8 pi metalli 25
4.2. Le unit di misura 8 24 Un esempio di analisi quantitativa 26
4.3. La precisione delle misure 11 Anche i gas si possono analizzare 28
5. Gli strumenti di misura del tuo laboratorio 14 25 Riconoscimento dellanidride carbonica 28
5.1. Familiarizzarsi con gli strumenti 14 La cromatografia 29
5.2. Misure di massa 15 26 Una prova molto semplice 29
5.3. Misure di volume 15 27 Un esempio di cromatografia su carta 29
Esperimenti e attivit 16 28 Un esempio di cromatografia su colonna 29
1. Misure di massa 16
Miscugli e composti 31
2. Misure di volume 16
29 31

I primi concetti
Gli stati di aggregazione
della materia
Laria materia? 18
1 2 18 La temperatura 33
30 La temperatura non una grandezza estensiva 33
Le propriet delle sostanze 19
Lo stato solido 33
Determinazione della densit 19
31 33
3 19
Lo stato gassoso 34
4 20
32 La velocit di diffusione dei gas 34
Le caratteristiche di alcune sostanze 20
I passaggi di stato 34
5 20
La fusione 34
La struttura delle molecole e luso dei modellini 21
33 Determinazione del punto di fusione
Lanalisi chimica 22
del paradiclorobenzolo 34
Riconoscimento di alcuni metalli mediante
34 Determinazione del calore di fusione
lanalisi alla fiamma 22
della cera 35
6 7 22
Levaporazione 36
Riconoscimento di alcune sostanze allodore 22
35 Levaporazione un processo che
8 Riconoscimento dello ione ammonio 23 assorbe calore 36
9 Riconoscimento dello ione acetato 23 36 Un confronto 36
10 Riconoscimento dello ione solfuro 23 37 Influenza della ventilazione sulla
Il colore delle soluzioni 23 velocit con cui il liquido evapora 36
11 Soluzioni contenenti lo ione permanganato 23 38 Influenza della temperatura sulla
12 Soluzioni contenenti lo ione del rame 23 velocit con cui il liquido evapora 36
13 Informazioni quantitative dallintensit 39 Confronto della tendenza a evaporare
del colore 23 di liquidi diversi 36
La comparsa di colorazioni particolari 24 Lebollizione 37
14 Riconoscimento dellacqua 24 40 Determinazione del punto di ebollizione
15 Riconoscimento dello iodio 24 dellalcol etilico 37

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IV Sommario

41 Come far bollire lacqua a temperatura 62 Un altro esempio di dismutazione 46


ambiente 37
Determinazione della curva di riscaldamento
dellacqua 37 Termochimica
42 37
La sublimazione 38 Reazioni chimiche e calore 47
43 38 63 Determinazione del calore di combustione
della stearina 47
Le reazioni chimiche 64 La legge di Hess 48
65 La legge di Hess 49
La chemiluminescenza 50
Un esempio di combustione: la combustione 66 Una reazione che produce luce 50
di una candela 39 67 Unaltra reazione che produce luce 51
44 Individuiamo i reagenti 39
45 Individuiamo i prodotti 40
Reazioni chimiche provocate dal calore 40 Le soluzioni
46 40
Le leggi ponderali 40 Il calore di soluzione 52
47 La conservazione della massa 40 68 Determinazioni qualitative 52
48 La conservazione della massa 41 69 Determinazioni quantitative 52
49 La conservazione della massa.
70 Da quali fattori dipende la quantit di calore
Le proporzioni definite 41 che accompagna un processo di soluzione? 52
50 Determinazione dei rapporti 71 Una riprova con un altro soluto 53
di combinazione 41
La solubilit delle sostanze 53
72 Quali liquidi possono mescolarsi fra di loro? 53
Il sistema periodico 73 Quali solidi si sciolgono in un dato solvente 53
74 Determinazione della solubilit di una
sostanza in acqua 53
51 Rappresentazioni alternative della periodicit 43 75 Effetto della temperatura sulla solubilit
52 Andamenti periodici 43 di una sostanza 54
76 Determinazione della solubilit del clorato
Il legame chimico di potassio a varie temperature 54
77 Il volume della soluzione quando un solido
si scioglie in un liquido 55
Dalle propriet macroscopiche alle informazioni 78 Il volume della soluzione quando
sul legame 44 si mescolano due liquidi 55
53 Interazioni fra un filo sottile di liquido 79 Il gas disciolto nellacqua minerale 55
e una bacchettina elettricamente carica 44 Le soluzioni elettrolitiche 56
54 La tendenza delle sostanze a evaporare 44 80 Elettroliti e non elettroliti 56
Modelli e strutture 44 81 Conducibilit elettrica e concentrazione
55 Modelli di molecole 44 della soluzione 56
56 La struttura cristallina dei composti ionici 44 82 Elettroliti forti ed elettroliti deboli 56
57 La struttura del diamante 44 Preparazione di soluzioni a concentrazione nota 56
58 La struttura del ghiaccio 44 83 Preparazione di 200 ml di soluzione
0,3 M di cloruro di potassio 56
84 Preparazione di 400 ml di acido cloridrico
Principali tipi di composti 0,50 M a partire da acido cloridrico
concentrato 6,00 M 57
Le propriet colligative 57
Reazioni di ossido-riduzione 45
Linnalzamento ebullioscopico 57
59 Una reazione di ossido-riduzione
decisamente vivace 45 85 86 57
60 I vari stati di ossidazione del manganese 45 Labbassamento crioscopico 58
61 Un esempio di dismutazione 46 87 88 58

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Sommario V

La pressione osmotica 58 119 Una reazione di neutralizzazione 70


89 90 58 120 Titolazioni acido-base 70
Fenomeni di osmosi negli organismi viventi 59 121 Determinazione della curva completa
91 92 93 59 di titolazione 71
Come separare i componenti di una soluzione 59 122 La curva di titolazione di un acido
94 La distillazione 59 poliprotico 71
95 La cristallizzazione 60 123 Titoliamo laceto 71
96 Cristallizzazione di due soluti dalla stessa 124 Il pH delle soluzioni di sali 72
soluzione 60 125 Potere tampone delle soluzioni acide 72
97 Una cristallizzazione particolare 61 126 Potere tampone delle soluzioni
I colloidi 61 basiche 73
98 Unemulsione 61 127 Leffetto della diluizione sul pH 73
99 Un sol 61 128 Determinazione della costante di
100 Un altro sol 61 dissociazione dellacido acetico 73
101 Una gelatina 61 Equilibri di solubilit dei composti ionici 74
102 Leffetto Tyndall 62 129 Quali soluzioni danno origine a un
precipitato se vengono mescolate? 74
130 Precipitazione degli ioni Cl e I da una
Cinetica chimica stessa soluzione 74
131 Determinazione del prodotto di solubilit
dellossalato di calcio 75
La velocit delle reazioni chimiche 63
Effetto della suddivisione dei reagenti sulla Elettrochimica
velocit di reazione 63
103 104 63
Effetto della concentrazione dei reagenti sulla La tendenza degli elementi ad essere
velocit di reazione 63 in uno stato ossidato 76
105 63 132 Confrontiamo alcuni metalli 76
106 64 133 Tendenza a ossidarsi degli elementi
Effetto della temperatura sulla velocit del VII gruppo 77
di reazione 64 Le celle galvaniche 77
107 64 134 Costruzione di una cella Daniell 77
108 65 135 Determinazione dei potenziali standard
Effetto della presenza di un catalizzatore sulla di alcuni elementi 78
velocit di reazione 65 Lelettrolisi 79
109 110 65 136 Elettrolisi di una soluzione acquosa
111 Un esempio di autocatalisi 66 di solfato di rame 79
137 Elettrolisi di altre soluzioni acquose 79
138 Elettrolisi di una soluzione acquosa
Lequilibrio chimico
di cloruro di sodio 79
139 Lelettrolisi dellacqua 79
Il principio di Le Chtelier 67 140 Un aspetto quantitativo dellelettrolisi 79
112 113 114 67 141 Un altro aspetto quantitativo
dellelettrolisi 80
142 Un esempio di nichelatura 80
Equilibri chimici
nelle soluzioni acquose Chimica inorganica
Acidi e basi 68
115 Determinazione del pH di una soluzione Il I gruppo 81
mediante luso di vari indicatori 68 143 Tenerezza del sodio 81
116 Indicatori casalinghi 69 144 Una caratteristica dei composti
117 Come usare il piaccametro 69 dei metalli alcalini 81
118 Entit della dissociazione degli elettroliti 145 Solubilit in acqua dei composti
deboli e diluizione delle soluzioni 70 dei metalli alcalini 81

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VI Sommario

146 Confronto fra una soluzione di carbonato I metalli di transizione 89


di sodio e una di bicarbonato di sodio 81 184 Confronto dellazione corrosiva di alcune
147 Decomposizione termica del bicarbonato sostanze nei confronti del ferro 89
di sodio 81 185 Il ruolo dellaria e dellacqua
148 La reazione fra perossido di sodio e acqua 81 nellarrugginimento del ferro 90
Il II gruppo 82 186 Lidrossido ferrico 90
149 Analisi quantitativa degli elementi 187 Il contenuto di rame in un campione
del II gruppo 82 di ottone 90
150 La reazione del magnesio con lacqua 82 188 Gli alogenuri di argento 91
151 Gli idrossidi dei metalli del II gruppo 82 189 Come si stampano le foto in bianco e nero 91
152 Il carbonato e il bicarbonato di calcio 82 190 Cromo o nichel? 92
153 Determinazione della durezza di unacqua 82 191 Un complesso dello zinco 92
154 Determinazione della durezza dovuta 192 Riduzione dello ione rameico 92
al calcio 83 193 Un complesso del rame 93
155 Le acque dure e il sapone 84 194 Un inchiostro simpatico 93
156 Come eliminare la durezza delle acque: 195 Il riconoscimento del nichel 93
precipitazione del calcio 84 196 Il colore dei cromati 93
Il III gruppo 82 197 Lacido metavanadico 93
157 Preparazione dellacido borico 85 198 Dallo ione metavanadato allo ione
158 Lacido borico e il colore della fiamma 85 decavanadato 93
159 Le soluzioni di acido borico 85
160 Lidrolisi del borace 85 Chimica organica
161 La perla al borace 85
162 Comportamento anfotero dellalluminio 85
163 Comportamento anfotero dellidrossido Le reazioni organiche 94
di alluminio 85 199 Lossidazione degli idrocarburi 94
164 Effetto dellacido nitrico sullalluminio 85 200 Reazione degli idrocarburi con bromo 94
Il IV gruppo 86 201 Ossidazione dellalcol etilico con
165 Le forme allotropiche del carbonio 86 permanganato 94
166 Il carbonio negli organismi viventi 86 202 Ossidazione dellalcol etilico con bicromato 95
167 Propriet adsorbenti del carbonio 86 203 La formazione di esteri 95
168 Adsorbimento di ioni su carbone attivo 86 Analisi chimica dei composti organici 95
169 Propriet riducenti del carbonio 86 204 Determinazione del grado alcolico
170 Un giardino di silice 86 della birra 95
171 Propriet riducenti dei composti stannosi 86 205 Il saggio dello iodoformio 96
172 Precipitazione dei sali di piombo 86 206 Un saggio per i composti carbonilici 97
Il V gruppo 87 207 Un saggio per i fenoli 97
173 La costante basica dellammoniaca 87 208 Verifica la purezza dellaspirina 97
174 Spostamento della situazione di equilibrio Prepariamo alcune sostanze 98
in una soluzione acquosa di ammoniaca 87 209 La preparazione dellalcol etilico 98
175 Propriet ossidanti e riducenti dei nitriti 87 210 La preparazione dellaspirina 98
176 Precipitazione del fosfato monoacido 211 Prova a preparare un sapone 99
di calcio 87 212 Dal sapone alle candele 99
Il VI gruppo 87 213 Prova a fabbricare un filo di nylon 100
177 La molecola dello zolfo 87
178 Solfuri insolubili dei metalli 87 Biochimica
179 Propriet riducenti del tiosolfato di sodio 87
Il VII gruppo 88
180 Prepariamo lipoclorito di sodio 88 I carboidrati 102
181 Confronto delle propriet ossidanti 214 Riconoscimento dei carboidrati.
degli ioni ipoclorito, clorato e perclorato 88 Il saggio di Molisch 102
182 La solubilit del bromo e dello iodio 215 I gruppi funzionali degli zuccheri 102
in solventi organici 88 216 Riconoscimento degli amidi 103
183 Lo iodio nelle alghe 88 217 Lidrolisi degli amidi 103

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Sommario VII

218 Come le mele acerbe differiscono


da quelle mature 103 La chimica e lambiente
219 Lidrolisi della cellulosa 104
Le proteine 104
Le sostanze presenti nellacqua 112
220 La reazione di Buret per il riconoscimento
236 Come determinare la quantit totale di
delle proteine 104
solidi sospesi in un campione di acqua 112
221 Un altro saggio per il riconoscimento
237 Determinazione della quantit totale di
delle proteine 104
solidi disciolti in un campione di acqua,
222 Le proteine che contengono zolfo 104 mediante evaporazione dellacqua 112
223 Prova a separare le proteine del latte 105 238 Determinazione della quantit totale di
224 La coagulazione delle proteine 105 solidi disciolti in un campione di acqua,
225 Come preparare una colla dal latte 105 mediante misure di conducibilit 113
Le vitamine 105 239 Lalcalinit dellacqua 113
226 Come determinare il contenuto 240 Come determinare la quantit di ossigeno
di vitamina C nella frutta 105 disciolto nellacqua 113
241 Il pH dellacqua 114
La chimica e lindustria 242 I cloruri presenti nellacqua 114
243 La presenza di sostanze organiche 115
Il trattamento delle acque 115
La separazione delle sostanze 107 244 La filtrazione attraverso sabbia 115
227 Separazione dellolio da unemulsione 107 245 La flocculazione dei colloidi 116
228 Estrazione della clorofilla da una foglia 107 Il suolo 117
229 Estrazione dellolio dalle noci 107 246 Come determinare il grado di acidit
230 La decantazione 108 del suolo 117
231 La ricristallizzazione 108 247 Determinazione della materia organica
232 La sublimazione come tecnica di presente nel terreno 117
purificazione delle sostanze 109
Valori delle costanti fondamentali 120
Alcuni processi tecnologici 109
233 Come ricavare il piombo da un suo minerale 109 Conversione da altre unit di misura al Sistema
234 Il processo Solvay 110 Internazionale (S.I.) 120
235 Prova a preparare il superfosfato
(un fertilizzante) 111

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Classi e simboli di pericolosit per luso
Simbolo Sigla Tipo di pericolo Precauzioni

E Esplosivo Evitare calore, colpi, frizioni, fuoco, scintille, urti.

Altamente
F+
infiammabile Tenere lontano da fonti di calore, in particolare
Facilmente scintille e fiamme.
F
infiammabile

Evitare il contatto con sostanze infiammabili.


O Comburente Grave pericolo di combustione, possibili scoppi
di incendi, per altro non estinguibili.

Evitare contatti con il corpo, che possono provocare


T+ Molto tossico azione cancerogena, alterazione genetica
T Tossico e sterilizzazione.
Pericolo di sensibilizzazione.

Evitare contatti con il corpo, e inalazioni di vapori.


Alcune sostanze hanno effetti cancerogeni,
Xn Nocivo
di sterilit e alterazione genetica.
Non usare impropriamente.

Evitare, con particolari precauzioni, il contatto


C Corrosivo
con pelle, occhi e indumenti. Non inalare i vapori.

Evitare il contatto con occhi e pelle.


Xi Irritante
Non inalare i vapori.

Pericoloso Non disperdere nel suolo e nellaria. Eliminare


N
per lambiente il prodotto negli appositi punti di raccolta.

Nel manuale gli esperimenti che possono essere pericolosi sono segnalati con un pallino
rosso . Sono esperimenti che potrai effettuare in pratica soltanto se il tuo insegnante riter-
r che ci siano condizioni adeguate (in termini di attrezzature e di una variet di altri aspet-
ti) per poterli effettuare senza rischi.
Fai bene attenzione: i passaggi e le operazioni pi a rischio, cos come i suggerimenti e gli
avvertimenti per lavorare in sicurezza, sono stati scritti in rosso.

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1

Il laboratorio chimico
V isto che molti strumenti sono tarati in millilitri,
e che tuttora uso nella pratica parlare
in termini di millilitri, nella descrizione
delle esperienze si sono usati i millilitri
come unit di misura del volume.

1. Il ruolo del laboratorio


La chimica una scienza sperimentale. Gli esperimenti vengono effettuati in laboratorio.
Anche tutte le altre scienze sperimentali si servono di un laboratorio. Gli esperimenti, per, sono
diversi a seconda degli oggetti o dei fenomeni che si vogliono studiare. Quindi, scienze diverse si
servono di esperimenti e di apparecchiature diverse.
La chimica studia le propriet e le trasformazioni delle sostanze. Ricordiamo che, per determi-
nare le propriet chimiche, si ricorre comunque a esperimenti che possono provocare delle tra-
sformazioni di sostanza. Quindi, il laboratorio chimico , in generale, un laboratorio in cui av-
vengono trasformazioni di sostanze in altre. Questo aspetto richiede precauzioni particolari
perch, quando si forma una sostanza nuova, non sempre si pu prevedere quali saranno le
sue propriet.
Man mano che studieremo aspetti nuovi della chimica, vedremo anche alcuni esperimenti che
permettono di capirne meglio il significato. Tali esperimenti verranno presentati nellambito
dei vari capitoli ai cui temi si riferiscono. In questo capitolo, invece, faremo la conoscenza dei
tre aspetti di base pi importanti per poter operare in laboratorio in modo corretto, e precisa-
mente:
impareremo a conoscere gli oggetti e gli strumenti di uso pi comune;
considereremo le regole che necessario seguire per lavorare in condizioni di sicurezza;
discuteremo il problema della misura. Impareremo a valutare il grado di precisione delle singo-
le misure, e vedremo come si tiene conto di questo grado di precisione nei calcoli che utilizza-
no valori ottenuti mediante misure.

2. Materiale di uso comune in laboratorio


Per prima cosa, ci conviene imparare i nomi degli oggetti di uso pi comune in laboratorio. Li
elenchiamo qui di seguito, assieme a una illustrazione schematica e, dove il caso, una rapida de-
scrizione e alcune informazioni sulluso. Le figure non sono in scala e, quindi, non forniscono
unidea delle dimensioni reciproche dei vari oggetti, ma soltanto della loro forma.
In molti casi uno stesso oggetto viene prodotto in varie misure. Cos, ad esempio, troveremo be-
cher da 25 ml, da 50 ml, da 100 ml, etc.; volta per volta si dovr scegliere quello con la misura pi
adatta allesperimento che interessa.

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2 Il laboratorio chimico

5
50
10

15

20

25

provetta (o tubo da saggio) becher 30

tubo di vetro (di vetro normale o di ve- bicchiere di vetro resistente al calore.
35
tro resistente al calore) fornito di un beccuccio che permette di
versare i liquidi pi facilmente. 40
Presenta sempre una tacca che indica il
livello a cui arriva la quantit di liquido 45
corrispondente alla misura del becher.
A volte i becher presentano anche tacche 50

intermedie, che indicano il volume di li-


quido a vari livelli di riempimento.
Il nome mutuato dal termine tedesco
Becher, che significa bicchiere

buretta
un lungo tubo di vetro (in genere ol-
100 tre i 50 cm di lunghezza), graduato e
90 fornito di rubinetto. Serve per prelevare
80 le quantit volute di liquido soprattut-
70
to quando servono parecchi preleva-
60
menti successivi (anche goccia a goc-
50
cia). Deve essere fissata a un sostegno
40
30
20
portaprovette 10
supporto con ripiani, entro i cui fori si 0
inseriscono le provette. Ce ne sono di
legno, di plastica e di metallo
cilindro graduato
contenitore di vetro a forma cilindrica,
con tacche che indicano il volume corri-
spondente a vari livelli di riempimento.
Usato per misurare il volume dei liquidi

sostegno
costituito da unasta di ferro inserita in
beuta palloncino e matraccio un basamento pesante. Ad esso si pos-
recipiente di vetro resistente al calore. recipienti di vetro resistente al calore. sono fissare (mediante apposite pinze)
Ha forma tronco-conica, col collo al- Hanno forma sferica, o con fondo ap- burette, provette, matracci, termome-
lungato piattito, e collo piuttosto lungo tri, etc., a seconda delle esigenze

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Materiale di uso comune in laboratorio 3

bacchettina di vetro
serve per mescolare pinze portaburette
servono per fissare le burette o altri og-
getti sottili (termometri, etc.) allasta
del sostegno. Ne esistono di vari mo-
imbuto delli, sia in metallo che in plastica
usato soprattutto per filtrare liquidi
contenenti particelle sospese (si fa ade-
rire la carta da filtro alle pareti dellim-
buto)
vetro da orologio
un vetro concavo a forma rotonda.
usato soprattutto per mettervi piccole
quantit di solidi in polvere o in grani,
ma anche per coprire becher contenen-
ti liquidi che evaporano facilmente, o
per altri scopi

pipette spruzzetta
anelli servono per prelevare liquidi dai reci- un recipiente di plastica, con inseri-
si fissano al sostegno facendo passare pienti che li contengono (boccettine, ta una cannuccia che termina in un
lasta del sostegno nel foro piccolo e becher, etc.). Possono essere fornite di beccuccio molto sottile. Viene riempi-
fermandoli nella posizione voluta me- una tettarella di gomma (come i co- to di acqua distillata, e serve per ag-
diante la vite. Nel foro grande si ap- muni contagocce) o di uno stantuffo. giungere quantit limitate di acqua
poggiano imbuti o, a volte, palloncini A volte sono graduate distillata

bassa temperatura
alta temperatura
bassa temperatura
zona fredda
(gas incombusti)

anello girevole foro per laria


per regolare
lafflusso dellaria tubo di gomma
che lo collega
al rubinetto del gas
ingresso del gas
base

becco di Bunsen (o semplicemente bunsen)


un fornello che funziona a gas. Un anello girevole vicino alla base permette di re-
golare lafflusso dellaria per ottenere fiamme con caratteristiche diverse. spatola
Zone diverse della fiamma hanno temperatura diversa, e possono essere usate per strumento di acciaio che serve per pre-
scopi diversi levare sostanze in polvere o in grani

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4 Il laboratorio chimico

pinze treppiede
quelle del tipo mostrato in figura servono per prendere o sostenere oggetti che supporto di metallo.
scottano senza toccarli. Ne esistono sia in metallo che in legno Serve per sostenere contenitori che de-
vono essere riscaldati.
Sotto di esso, in posizione centrale, si
pone un bunsen

capsula
crogiolo contenitore di porcellana resistente al calore. Ne esistono
contenitore di porcellana resistente al calore. Ne esistono anche di nichel o di platino.
anche di nichel o di platino. Viene tenuta direttamente sulla fiamma del bunsen median-
Viene tenuto direttamente sulla fiamma del bunsen, median- te pinze, o inserita in un triangolo posato su un treppiede.
te pinze, oppure inserito in un treppiede. Pu anche essere posta allinterno di una stufa.
Usato per operazioni in cui si richiede una temperatura pi La si usa per portare a secchezza qualcosa: far evaporare
alta che per le operazioni normalmente effettuate nelle cap- lacqua da una soluzione, oppure riscaldare un solido fino a
sule. In particolare lo si usa per riscaldare solidi fino a farli eliminare lacqua inglobata nel cristallo (acqua di cristalliz-
calcinare o fondere zazione)

retina metallica
una reticella di metallo con allinterno un disco di materia- triangolo refrattario
le ceramico. Viene posta sul treppiede, e ha la funzione di costituito da una struttura di filo metallico ricoperta da ci-
distribuire in modo uniforme il calore della fiamma. lindri di ceramica resistente al calore.
Su di essa si pone il contenitore (becher, beuta, etc.) con il Viene posto sul treppiede, e al suo interno vengono inseriti
materiale da riscaldare crogioli o capsule

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Materiale di uso comune in laboratorio 5

Variet di bruciatori

Gli apparecchi in uso nel laboratorio chimico sono oggetto di continui miglioramenti tecnologici, che li rendono adatti ai di-
versi scopi. Qui vediamo alcune versioni del bruciatore (o lampada), e precisamente, da sinistra:
un bunsen tradizionale. Caratteristiche: due fori opposti per permettere lingresso dellaria, una ghiera girevole per regola-
re lafflusso dellaria, il camino con sezione costante e aperto in alto;
bunsen in cui lafflusso dellaria viene regolato con il sistema teclu: un disco ruota, e ruotando si avvicina o si allontana dal-
la base del cono;
lampada teclu. Lafflusso dellaria viene regolato come nel caso precedente. Il camino ha una sezione non costante: il fatto
che in alto ci sia una parte pi ampia permette di raggiungere temperature pi alte. In alto c unapertura centrale circon-
data da una serie di forellini spartifiamma (che servono ad ampliare la sezione della fiamma);
lampada mecker modificata teclu: ha le stesse caratteristiche della precedente, con la differenza che nellapertura inseri-
ta una retina spargifiamma.

La fiamma:
tipi diversi ed effetti diversi
Fiamme diverse prodotte da uno stesso
bruciatore (una lampada teclu) con di-
versa regolazione dellafflusso daria.
A sinistra: la combustione avviene in
eccesso di aria (e quindi in eccesso di
ossigeno). La fiamma blu. Viene chia-
mata fiamma ossidante, con riferimento
alla sua azione.
A destra: la combustione avviene in di-
fetto di aria. La fiamma ha colore gial-
lo, ed luminosa per la presenza di
particelle carboniose accese sospese
(se si mette un fondo di bicchiere so-
pra la fiamma con cautela si vede
che si annerisce perch su di esso si de-
posita il nerofumo, cio le particelle
carboniose accese). Viene chiamata
fiamma riducente, con riferimento alla
sua azione.

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6 Il laboratorio chimico

3. Come operare in laboratorio


3.1. Lesperimento
Un esperimento comporta una serie di operazioni. Ciascuna di esse ha un ruolo specifico nellam-
bito dellintero esperimento. importante sia sapere condurre ogni operazione in modo corretto,
sia capire a che cosa serve e qual il suo ruolo. anche importante saper collegare lesperimen-
to, e i suoi risultati, alla teoria che ad essi si associa.
Per poter realizzare tutto questo nel modo pi facile e pi efficace, ti conviene seguire i consigli
espressi qui sotto.

Prima dellesperimento
Leggi con cura la descrizione dellesperimento, e assicurati di aver capito bene tutti i particolari.
Se la descrizione fa riferimento a nozioni teoriche che non ricordi bene, cercale nel tuo libro di
testo, in modo da capire a fondo il significato dellesperimento.
Ascolta attentamente la spiegazione preliminare dellinsegnante.

Mentre fai lesperimento


Esegui lesperimento assegnato con grande cura, seguendo attentamente le istruzioni date. Tie-
ni sempre il posto di lavoro pulito e ordinato, e non mettere sul banco oggetti che siano estranei
allesperimento in corso.
Se devi registrare osservazioni, metti il blocco per appunti in una posizione conveniente, cio una
posizione che ti consenta di scrivere senza cessare di osservare quello che succede e senza di-
sturbare il lavoro dei tuoi compagni. Se devi registrare valori numerici nel corso dellesperimento,
ti conviene preparare in anticipo uno schema (ad esempio, in forma di tabella), che ti renda pi
facile e pi rapido il lavoro e, allo stesso tempo, garantisca che, quando rileggerai i valori, saprai
chiaramente a che cosa riferito ciascuno di essi.
Al termine dellesperimento, segui le istruzioni dellinsegnante riguardo a come comportarti
con le sostanze che non servono pi. Alcune sostanze possono essere raccolte per essere utiliz-
zate in situazioni diverse. Altre sostanze non sono pi utilizzabili, e allora bisogna disfarsene in
modo appropriato. Ci sono sostanze che possono essere versate nel lavandino, dopo di che si fa
scorrere acqua in abbondanza. Molte sostanze, per, non devono essere disperse nellambiente e,
quindi, vanno raccolte nei contenitori che linsegnante ti indicher, in modo che poi il personale
specializzato possa provvedere alla loro eliminazione secondo le regole del caso. Infine, pulisci ac-
curatamente tutti i recipienti e gli apparecchi usati.

Dopo lesperimento
Prepara una relazione sullesperimento effettuato. La relazione pu essere organizzata in vari mo-
di. consigliabile che essa comprenda sempre i seguenti punti:
a) titolo dellesperimento: metti a punto un titolo che ti sembra appropriato rispetto allesperi-
mento ed efficace a comunicarne la natura;
b) obiettivo: specifica qual lo scopo dellesperimento. Ricorda che lo scopo non va confuso con
le conclusioni, che potrai trarre soltanto alla fine dellesperimento. Allinizio puoi soltanto por-
ti lobiettivo di studiare o di determinare qualcosa (ad esempio, determinare i valori di certe
grandezze o la presenza di certe caratteristiche, oppure studiare come varia landamento di un
fenomeno se fai variare alcune delle condizioni in cui esso avviene). Alla fine dellesperimento
potrai dare una risposta alle domande che avevi formulato allinizio;
c) materiale necessario: fai un elenco di tutto il materiale usato nellesperimento. Per le sostanze,
indica anche quale quantit hai usato;
d) procedimento: descrivi con ordine e dettagliatamente il procedimento seguito e le operazioni
effettuate;

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Come operare in laboratorio 7

e) dati o osservazioni: riporta in modo ordinato i dati numerici che hai ottenuto (quando possi-
bile, sotto forma di tabella), e descrivi i fenomeni che hai osservato durante lesperimento (un
cambiamento di colore, un intorbidamento, la formazione di un precipitato, etc.). Non dimen-
ticare di precisare in quale momento e a seguito di quali operazioni hai notato ciascuno di que-
sti fenomeni;
f) calcoli (trattamento dei risultati): a volte i dati ottenuti dallesperimento sono la base di par-
tenza per effettuare calcoli che permettono di arrivare ad altri risultati. In questo caso, orga-
nizza il procedimento di calcolo in modo da evidenziare tutti i passaggi significativi, la loro se-
quenza logica, e il significato dei valori numerici che ottieni man mano;
g) problemi incontrati: se hai incontrato difficolt nel corso dellesperimento, descrivile, e cerca
di individuarne le cause;
h) discussione dei risultati: spiega quali sono, secondo te, i fatti importanti che lesperimento ha
messo in evidenza, e le conclusioni che puoi trarne. A seconda della natura dellesperimento, que-
sta parte pu richiedere poche parole, oppure una trattazione pi estesa. Cerca sempre di valuta-
re se i tuoi risultati sono in accordo con le teorie e con le leggi che hai studiato; se non lo sono, cer-
ca di scoprire quali fattori possono aver causato la discrepanza. Puoi anche includere suggerimenti
su come, secondo te, si pu migliorare la conduzione dellesperimento o renderla pi efficace.

3.2. Le misure di sicurezza


Come abbiamo gi detto, nel laboratorio chimico si utilizzano vari tipi di sostanze, e quasi sem-
pre se ne ottengono di nuove nel corso dellesperimento. Le sostanze non hanno tutte le stesse
caratteristiche. Molte sono innocue, ma parecchie altre possono avere alcune caratteristiche
pericolose: ad esempio, essere caustiche, o sviluppare vapori irritanti. Ci non significa che del
laboratorio chimico si debba aver paura. Significa che in laboratorio indispensabile osser-
vare sempre le misure di sicurezza. Queste sono state messe a punto proprio per evitare che
diventi pericoloso.
Qui di seguito riportiamo le misure pi importanti. Seguile sempre, senza eccezioni.
Non tentare mai esperimenti non autorizzati, seguendo limpulso del momento o il desiderio di
scherzare. Potrebbe essere molto pericoloso;
non usare quantit di sostanze maggiori di quelle consigliate dalle istruzioni. Ricorda che certe
sostanze possono essere pericolose in quantit considerevoli, mentre non lo sono nelle quanti-
t indicate per il dato esperimento;
non toccare nessuna sostanza con le mani. Usa gli strumenti appositi;
usa sempre le pinze per maneggiare oggetti caldi. In particolare, ricorda che un oggetto di vetro
che sia stato riscaldato si raffredda lentamente e, quindi, non toccarlo finch non sei sicuro che
si sia raffreddato. Non mettere un oggetto di vetro caldo su una superficie fredda, perch po-
trebbe rompersi;
tieni le sostanze infiammabili lontano dal bunsen acceso o da qualsiasi altra fiamma libera;
non dirigere mai verso di te, o verso un tuo compagno, limboccatura di una provetta che viene
riscaldata, o in cui sta avvenendo una reazione: potrebbero uscirne schizzi;
non assaggiare nessuna sostanza, a meno che non ti si dica espressamente di farlo;
non mettere il naso direttamente su un recipiente da cui si sviluppa un vapore. Se vuoi sentir-
ne lodore, dirigi verso di te, delicatamente, con la mano, un po del vapore;
se per sbaglio versi acido o altre sostanze corrosive sul banco o sul pavimento, avverti imme-
diatamente linsegnante;
se per sbaglio la tua pelle viene a contatto con qualche sostanza (una goccia dacido sulle mani,
ad esempio), lava immediatamente e abbondantemente sotto il rubinetto. Avverti linsegnante;
non aggiungere mai acqua a un acido concentrato, ma fai loperazione inversa, cio aggiungi
lacido allacqua, un po alla volta e con cautela. Questo particolarmente importante nel caso

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8 Il laboratorio chimico

dellacido solforico (che va fatto scorrere lentamente, poco alla volta, lungo le pareti del becher o
della provetta non si devono mai aggiungere gocce di acido solforico direttamente alla superficie
dellacqua);
maneggia con cura gli oggetti di vetro, per evitare di romperli. Non dimenticare che il vetro
fragile e che un oggetto di vetro rotto pericoloso, perch i bordi delle parti dove si rotto so-
no molto taglienti. Se ne rompi qualcuno, raccogli i frammenti di vetro e mettili nel luogo che ti
sar indicato dallinsegnante;
usa sempre gli occhiali da laboratorio, come previsto dalle norme di antiinfortunistica. Se ti ar-
riva uno schizzo di qualche sostanza negli occhi, lava immediatamente con abbondante acqua
o, meglio ancora, con lapposito apparecchio per il lavaggio oculare. Avverti linsegnante;
usa sempre labbigliamento adatto. Innanzitutto indossa il camice, che ha una funzione protet-
tiva e, inoltre, ha il vantaggio di poter essere tolto rapidamente nelleventualit che ti versi ad-
dosso qualche sostanza corrosiva. anche consigliabile portare scarpe chiuse, che proteggono
il piede da gocce di sostanze che dovessero eventualmente cadere a terra. Se hai i capelli lunghi
ti conviene raccoglierli;
per certi esperimenti pu essere consigliabile luso di guanti che permettano una buona sensi-
bilit nel movimento delle mani, e che siano compatibili con le sostanze usate (ad esempio, che
non ne vengano sciolti);
quando sai (dalla descrizione che leggi in anticipo) che da un esperimento si svilupperanno va-
pori, effettua quellesperimento sotto la cappa aspirante.

4. Le operazioni di misura

4.1. Che cosa significa fare una misura


In molte esperienze ti si chieder di fare delle misure. Quindi importante imparare fin da ora
tutto quello che riguarda le operazioni di misura.
Si chiama grandezza tutto ci che pu essere misurato. Sono grandezze: la lunghezza, il volume,
la temperatura, la massa, il tempo, etc.
Misurare una grandezza significa confrontarla con un termine di riferimento, che viene chiamato
unit di misura. In altre parole, significa vedere quante volte lunit di misura contenuta nella
grandezza da misurare. Per effettuare tale operazione si utilizza uno strumento di misura. Cos,
ad esempio, se vogliamo misurare la lunghezza del tavolo della nostra cucina, o del banco del la-
boratorio, prendiamo una stecca di legno lunga un metro e vediamo quante volte la lunghezza del-
la stecca contenuta nella dimensione pi lunga del tavolo o del banco. Come tutti sappiamo, il
metro lunit di misura della lunghezza. La stecca di legno serve come strumento di misura. Un
discorso analogo vale per la misura di tutte le altre grandezze.

4.2. Le unit di misura


4.2.1. Unit fondamentali e unit derivate
Le unit di misura non esistono in natura, ma vengono scelte per convenzione1. In varie epoche e in
luoghi diversi si sono spesso usate unit di misura differenti per una stessa grandezza. Ad esempio,

1. In epoca moderna, vengono scelte per accordo internaziona- positi convegni. La scelta pu essere sempre modificata da nuo-
le. Le unit di misura attualmente in uso sono state scelte in ap- vi accordi, se una modifica dovesse rivelarsi opportuna.

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Le operazioni di misura 9

grandezza unit di misura simbolo

lunghezza metro m
massa chilogrammo kg
tempo secondo s
intensit di corrente elettrica ampre A
temperatura kelvin K
quantit di sostanza mole mol
intensit luminosa candela cd

TAB. 1. Unit di misura fondamentali nel Sistema Internazionale.

in diversi paesi di lingua inglese si usano tuttora i pollici, i piedi e le miglia come unit di lunghezza.
Oggi si tende a unificare le unit di misura su scala mondiale, per rendere pi facile la comunicazio-
ne. Tale unificazione particolarmente importante nellambito delle scienze, perch le misure sono
parte integrante dellattivit scientifica. Il sistema di unit di misura utilizzato nella comunit scien-
tifica e raccomandato anche per tutte le altre attivit viene chiamato Sistema Internazionale (S.I.).
un sistema basato sui criteri del sistema metrico decimale, che stato introdotto in Francia ai
tempi della rivoluzione francese e che si rivelato il pi conveniente ai fini pratici.
Lunit di misura deve essere della stessa natura della grandezza da misurare. Ad esempio, lunit
di misura della massa una massa (precisamente, la massa di un dm3 di acqua distillata, che vie-
ne chiamata chilogrammo); lunit di misura della lunghezza una lunghezza di valore specifica-
to, che viene chiamata metro; etc.
Molte grandezze vengono definite attraverso altre grandezze. Ad esempio, la velocit di un ogget-
to che si muove viene definita come rapporto fra una lunghezza (la distanza percorsa) e un tempo
(il tempo impiegato). Per alcune grandezze, ci non possibile. Gli specialisti hanno individuato
il numero minimo di grandezze indipendenti, cio grandezze che non possono essere definite at-
traverso altre. Per ciascuna di queste grandezze necessario scegliere ununit di misura in modo
autonomo.
Nel Sistema Internazionale sono state scelte sette grandezze indipendenti: la lunghezza, la massa,
il tempo, lintensit di corrente elettrica, la temperatura, la quantit di sostanza e lintensit lu-
minosa. Le loro unit di misura vengono chiamate unit di misura fondamentali (tab. 1.).
Le unit di misura delle altre grandezze sono unit derivate, perch vengono espresse, attraverso
le unit fondamentali, in base alla definizione della grandezza considerata. Ad esempio, abbiamo
appena visto che la velocit viene definita come il rapporto fra lo spazio percorso da un oggetto
che si muove e il tempo impiegato a percorrerlo. Quindi, lunit di misura della velocit il rap-
porto fra lunit di misura della lunghezza e lunit di misura del tempo (metri al secondo, m s1).
La tabella 2. riporta le unit di misura derivate che potremo incontrare pi frequentemente.

4.2.2. Multipli e sottomultipli delle unit di misura


Una stessa grandezza pu avere entit molto diverse in casi diversi.
Ad esempio, la distanza tra due citt, la lunghezza di un tavolo, il diametro di un atomo, sono tut-
te lunghezze, ma la loro entit molto diversa. Se vogliamo esprimerle tutte in termini di metri,
possiamo avere a che fare con valori del tipo:
distanza fra Treviso e Padova = 50000 m (o 5 104 m)
lunghezza del tavolo = 1,5 m
diametro dellatomo di idrogeno = 0,0000000001 m (o 1 1010 m)

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10 Il laboratorio chimico

relazione
grandezza unit di misura simbolo con le unit
fondamentali

accelerazione metro al secondo


quadrato m s2
carica elettrica coulomb C 1C=1As
densit chilogrammo
al metro cubo kg m3
energia joule J 1J=1Nm
forza newton N 1 N = 1 kg m s2
frequenza hertz Hz 1 Hz = 1 s1
lavoro joule J 1J=1Nm
potenza watt W 1 W = 1 J s1
potenziale elettrico volt V 1 V = 1 W A1
pressione pascal Pa 1 Pa = 1 N m2
resistenza elettrica ohm 1 = 1 V A1
superficie metro quadro m2
velocit metro al secondo m s1
volume metro cubo m3

TAB. 2. Alcune unit di misura derivate nel Sistema Internazionale.

Fra questi valori, lunico espresso da un numero comodo quello della lunghezza del tavolo. Gli
altri valori sono espressi da numeri molto grandi (come 5 104) o molto piccoli (come 1 1010),
il che rende difficile una valutazione intuitiva e immediata dellentit della misura che essi
esprimono.
Per ovviare a questo inconveniente, si sono introdotti i multipli e i sottomultipli delle unit di mi-
sura. I multipli sono dati dalle unit di misura moltiplicate per 10, 100, 1000 e per le altre poten-
ze del 10 con esponente positivo. I sottomultipli sono dati dallunit di misura moltiplicata per
potenze del 10 con esponente negativo (o, il che lo stesso, divisa per 10, 100, 1000 e le altre po-
tenze del 10).
Multipli e sottomultipli vengono distinti con prefissi speciali, a seconda della potenza del 10 per
cui stata moltiplicata lunit di misura. Ad esempio, il prefisso chilo segnala che lunit di misura
stata moltiplicata per 1000 (e quindi chilometro significa 1000 metri, chilojoule significa
1000 joule, etc.)2; il prefisso nano segnala che lunit di misura stata moltiplicata per 109, e co-
s via. Ad ogni prefisso corrisponde un simbolo, che viene premesso al simbolo dellunit di misu-
ra. Ad esempio, il prefisso chilo viene denotato con il simbolo k; quindi, il simbolo del chilometro
km. La tabella 3. riporta i prefissi e il loro significato.
Ora possiamo esprimere le misure considerate prima utilizzando multipli e sottomultipli conve-
nienti:
distanza fra Treviso e Padova = 50 km
lunghezza del tavolo = 1,5 m
diametro dellatomo di idrogeno = 10 nm
Alcuni multipli e sottomultipli hanno nomi particolari, entrati da tempo nelluso. Ad esempio, la
massa di 100 kg viene chiamata quintale, la massa di 1000 kg viene chiamata tonnellata, etc.

2. Chilogrammo significa 1000 grammi, perch un tempo grammo stato scelto come unit fondamentale; il suo nome non
lunit di misura della massa era il grammo. In seguito il chilo- cambiato, ma ora lunit di misura e non un suo multiplo.

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Le operazioni di misura 11

multipli sottomultipli
prefisso simbolo fattore per cui prefisso simbolo fattore per cui
moltiplicata moltiplicata
lunit di misura lunit di misura

tera T 1012 deci d 101


giga G 109 centi c 102
mega M 106 milli m 103
chilo k 103 micro 106
etto h 102 nano n 109
deca da 101 pico p 1012

TAB. 3. Prefissi, simboli e fattori di moltiplicazione dei multipli e dei sottomultipli delle unit di misura.

Conosciamo queste unit dallesperienza comune. La lunghezza di 1010 m viene chiamata ang-
strom (), ed spesso usata per le misure di lunghezza relative al mondo microscopico (raggio de-
gli atomi, lunghezza dei legami chimici, etc.).

Quanto detto finora valido per i multipli e i sottomultipli delle grandezze a cui associato un si-
stema di misura decimale, cio un sistema in cui multipli e sottomultipli si ottengono dalla gran-
dezza considerata mediante moltiplicazione per una potenza del 10. Le misure di tempo non so-
no di questo tipo. I sottomultipli del secondo sono il decimo di secondo, il centesimo di secondo,
etc. e, quindi, seguono un criterio decimale. Ma i multipli del secondo sono diversi: il minuto
(1 minuto = 60 secondi), lora (unora = 60 minuti = 3600 secondi), il giorno, il mese e lanno.

4.3. La precisione delle misure


4.3.1. Quanto deve essere precisa una misura?
La precisione necessaria o desiderabile in una misura varia da caso a caso. Ad esempio, quando
facciamo il pieno di benzina, la pompa misura i litri e i decimi di litro, non certo i millesimi o i de-
cimillesimi di litro: un millilitro in pi o in meno, rispetto a un pieno di 40 litri, un fattore asso-
lutamente trascurabile. Invece un medico che decide le dosi di una medicina, o un tecnico che la
prepara, devono operare con una precisione molto maggiore: in questo caso anche una quantit
molto piccola in pi o in meno pu provocare conseguenze indesiderabili.
Per fare una misura, dobbiamo utilizzare degli strumenti di misura. Essi sono diversi a seconda
della grandezza da misurare: il metro (cio una stecca lunga un metro) per la lunghezza, la bilan-
cia per la massa, il termometro per la temperatura, il cronometro per il tempo, etc.
Gli strumenti di misura sono tarati, cio portano indicazioni corrispondenti ai valori che possi-
bile misurare. Essi sono tarati in modo diverso a seconda delluso a cui sono destinati e della pre-
cisione richiesta. Ad esempio, la pesa per i camion determina tonnellate, quintali e frazioni di
quintali; la bilancia pesa-persone permette di pesare fino a 120 chili, e la sua scala contiene una
tacca in corrispondenza di ogni mezzo chilo; la bilancia del macellaio permette di pesare fino a
5-10 chili, e di determinare etti e frazioni di etto; le bilance del tuo laboratorio di chimica per-
mettono di determinare milligrammi, o anche frazioni di milligrammo.

4.3.2. Le cifre significative


Il risultato di unoperazione di misura viene espresso da un numero seguito dal simbolo dellunit
di misura usata. importante imparare a scrivere correttamente questi numeri, a seconda della

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12 Il laboratorio chimico

precisione che viene permessa dallo strumento impiegato. Per capire questo discorso, dobbiamo in-
nanzitutto tenere presente che in un numero che esprime una misura ogni cifra ha un significato
ben preciso. La cifra immediatamente prima della virgola corrisponde allunit scelta. Le cifre alla
sua sinistra corrispondono ai multipli, di ordine progressivamente maggiore man mano che ci si spo-
sta verso sinistra. Le cifre dopo la virgola corrispondono ai sottomultipli, di ordine progressivamen-
te minore man mano che ci si sposta verso destra. Ad esempio, la scrittura 53,842 cm significa
5 decimetri, 3 centimetri, 8 millimetri, 4 decimi di millimetro, 2 centesimi di millimetro.
Il numero che esprime una misura fornisce indicazioni sulla precisione con cui la misura stata
effettuata. Tutte le cifre del numero devono corrispondere a quantit determinate esattamente,
salvo lultima, che pu essere valutata in modo approssimato, a occhio. Consideriamo come
esempio alcuni numeri che esprimono misure di massa e analizziamo il loro significato:
3,5 g significa che si sono determinati esattamente i grammi, che sono risultati 3, e si sono
valutati in modo approssimato i decigrammi, che sono risultati 5;
3,52 g significa che si sono determinati esattamente i grammi, che sono risultati 3, e i deci-
grammi, che sono risultati 5, e si sono valutati in modo approssimato i centigrammi,
che sono risultati 2;
3,520 g significa che si sono determinati esattamente i grammi, che sono risultati 3, i deci-
grammi, che sono risultati 5, e i centigrammi, che sono risultati 2, e si sono valutati in
modo approssimato i milligrammi, che sono risultati 0;
3,5200 g significa che si sono determinati esattamente i grammi, che sono risultati 3, i deci-
grammi, che sono risultati 5, i centigrammi, che sono risultati 2, e i milligrammi, che
sono risultati 0, e si sono valutati in modo approssimato i decimi di milligrammo, che
sono risultati 0.
Gli ultimi due valori ci mostrano chiaramente che gli zeri in fondo a un numero decimale che
esprime una misura sono importanti e non vanno trascurati, perch forniscono indicazioni sul
grado di precisione della misura stessa.
Il numero di cifre che hanno significato in una misura (cifre significative) determinato dallo
strumento che utilizziamo. Ad esempio, se una bilancia tarata in grammi possiamo determinare
esattamente la cifra dei grammi e valutare in modo approssimato quella dei decigrammi; non pos-
siamo dare nessuna valutazione sui centigrammi, o i milligrammi. Se una bilancia tarata anche
in decigrammi, possiamo determinare esattamente la cifra dei grammi e quella dei decigrammi, e
valutare in modo approssimato quella dei centigrammi; e cos via.

Quando si eseguono calcoli con numeri che esprimono misure, importante non conservare pi
cifre decimali di quelle presenti nella misura di partenza, perch eventuali cifre in pi sarebbero
prive di significato. Ad esempio, se il raggio di un cerchio misura 4,53 cm, lespressione per il cal-
colo della lunghezza della circonferenza (4,53 cm) . Se usiamo una calcolatrice, questa ci mo-
stra il risultato 14,23141472. Per le cifre corrispondenti ai decimi di millimetro, centesimi di
millimetro, etc. non hanno significato: non possiamo conoscere i decimi e i centesimi di millime-
tro per la circonferenza, se non li avevamo determinati per il raggio. Quindi diremo che la lun-
ghezza della circonferenza 14,23 cm.
In effetti, questa una regola approssimata. Il risultato di un calcolo, o di una serie di calcoli, ha
spesso un grado di precisione minore del valore di partenza, per cui il numero di cifre decimali ac-
cettabili nel risultato pu essere minore del numero di cifre decimali presenti nella misura di par-
tenza. Non questa la sede per studiare in dettaglio come il grado di precisione possa diminuire
attraverso una serie di operazioni di calcolo (o, in termini tecnici, come si propagano gli errori).
La regola approssimata appena vista pi che sufficiente per i calcoli che ci interessano.

4.3.3. Lindeterminazione nelle misure


Abbiamo visto che la sensibilit dello strumento di misura determina il grado di precisione della
misura stessa. Nessuna misura pu essere considerata esatta. Ogni misura accompagnata da
una indeterminazione. Maggiore lindeterminazione, minore la precisione.

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Le operazioni di misura 13

possibile valutare lentit dellindeterminazione in base alla sensibilit dello strumento. Per
comprendere meglio come si procede, consideriamo un esempio pratico. Supponiamo di voler mi-
surare la lunghezza di questo segmento:

Se abbiamo a disposizione un regolo (cio un righello graduato) sul quale siano segnati soltanto i
centimetri, siamo in grado di valutare in modo esatto i centimetri e in modo approssimato i millime-
tri. Non avrebbe senso aggiungere cifre corrispondenti a decimi di millimetro o altri sottomultipli
di ordine minore, perch sarebbero prive di significato. Scriveremo quindi la misura come 8,7 cm.
Siccome solo lultima cifra esprime una valutazione approssimata, lindeterminazione sulla misu-
ra minore di un centimetro: si dice che la misura approssimata a meno di un centimetro.
Sappiamo anche che lindeterminazione maggiore di un millimetro.
Se abbiamo a disposizione un regolo graduato anche in millimetri, siamo in grado di valutare in
modo esatto sia i centimetri sia i millimetri. Valuteremo allora in modo approssimato i decimi di
millimetro, e scriveremo la misura del segmento come 8,74 cm. In questo caso, le cifre 8 e 7 so-
no determinate in modo esatto e la cifra 4 esprime una valutazione approssimata. Lindetermina-
zione sulla misura quindi minore di un millimetro, e maggiore di un decimo di millimetro.

In molti casi, nel riportare i dati si danno informazioni anche sullentit dellindeterminazione. Ad
esempio, la scrittura mg 5,4 0,2 informa che loperatore ha determinato esattamente i milli-
grammi, che sono 5, e in modo approssimato i decimi di milligrammo, che sono 4. Lindetermina-
zione nella valutazione di questi ultimi in un senso o nellaltro3 pu essere al massimo 0,2 mg.
Quindi, sappiamo che il valore della misura non sicuramente inferiore a 5,2 mg (perch 5,4
0,2 = 5,2) e non sicuramente superiore a 5,6 mg (perch 5,4 + 0,2 = 5,6). La quantit 0,2 mg
lindeterminazione sulla misura.

4.3.4. Errori sulla misura


Oltre allindeterminazione legata alla sensibilit dello strumento, possono esserci altri fattori che
influenzano la precisione di una misura. Diciamo che questi fattori generano errori.
Alcuni errori sono dovuti a cause oggettive. Ad esempio, uno strumento pu essere leggermente
difettoso, e indicare sempre un valore maggiore (o minore) di quello vero. Questo un errore che
avviene sempre nello stesso senso e con la stessa entit. Viene chiamato errore sistematico. Per
eliminarne le conseguenze, se ne valuta lentit misurando con quello strumento una grandezza di
valore noto; in questo modo, si sa quale correzione apportare ai valori che si ottengono da misure
effettuate con quello strumento. Ad esempio, se si sospetta che una bilancia sia difettosa, si misu-
ra una massa di valore noto. Supponiamo che, in questo modo, si scopra che la bilancia indica un
valore che supera di 2 g il valore noto. Allora, nelle misure successive con quella stessa bilancia,
si avr cura di sottrarre 2 g dal valore volta a volta indicato dalla bilancia.
Altri errori possono essere dovuti a variazioni delle condizioni ambientali. Ad esempio, uno stru-
mento pu essere sensibile alle variazioni di temperatura o di umidit dellaria. Quando impor-
tante che la misura abbia un alto grado di precisione, si apportano correzioni opportune che ten-
gano conto di questi fattori.
Ci sono infine gli errori soggettivi, che dipendono da chi effettua la misura. Ad esempio, una let-
tura pu essere fatta da una posizione non esattamente frontale rispetto allago o allindice che se-
gna il valore sullo strumento, oppure essere fatta in modo affrettato. Inoltre, teniamo presente che
la valutazione della cifra approssimata (lultima cifra significativa del numero che esprime la mi-
sura) sempre parzialmente soggettiva. Questi errori variano in modo casuale, non hanno n
unentit n un senso costanti.

3. Lerrore pu avvenire in due sensi; cio il valore trovato pu essere minore del valore vero, oppure maggiore del valore vero.

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14 Il laboratorio chimico

ovvio che, nel fare misure, si cerca di minimizzare lincidenza degli errori. Uno degli accorgi-
menti pi frequenti per ridurre leffetto degli errori che dipendono da cause soggettive o ambien-
tali quello di ripetere pi volte una stessa misura e poi calcolare la media aritmetica dei valori
ottenuti4. Il valore che si ottiene, o valor medio, viene considerato il pi vicino al valore vero. A
questo punto si pu anche valutare quanto ogni misura si discosta dal valor medio; tale valutazio-
ne espressa dallo scarto assoluto:

(
scarto assoluto ) = (
valore della
data misura ) ( valore medio ) [1]

Per poter utilizzare in modo appropriato il valore ottenuto da una misura, importante conosce-
re lentit dellerrore complessivo su quella misura. Per farlo, si cerca di stabilire in qualche modo
qual il valore pi vicino al vero (ad esempio, un valore determinato con uno strumento ad alta
sensibilit). Si considera questo valore come valore accettato, cio il valore che verr utilizzato
nei calcoli o in altre forme di trattamento dei risultati. Lo si utilizza anche come riferimento per
valutare lerrore su altre misure (ad esempio, misure della stessa grandezza effettuate con altri
strumenti).
Lerrore pu essere espresso in due modi: come errore assoluto o come errore relativo. Vengono
definiti rispettivamente dalle seguenti equazioni:

(errore assoluto ) = ( valore ottenuto


in una misura ) ( valore
)
accettato
[2]

( errore relativo ) =
valore ottenuto in una misura
valore accettato
100 [3]

Lerrore relativo permette di dire che la data misura accompagnata da un errore del %.

5. Gli strumenti di misura del tuo laboratorio

5.1. Familiarizzarsi con gli strumenti


Nel tuo laboratorio ci sono vari strumenti di misura, tra i quali sicuramente:
bilance, cio strumenti per misurare la massa;
contenitori graduati (cilindri, becher, burette), per misurare il volume;
termometri, per misurare la temperatura.
Conviene imparare a conoscere e utilizzare questi strumenti in modo appropriato fin da ora. I se-
guenti aspetti sono particolarmente importanti:
sapere in quali intervalli di valori ciascuno strumento permette di fare misure. Ad esempio, un
termometro pu essere tarato da 10 a + 50 C, un altro da + 10 a + 100 C, etc. Inoltre, con-
viene vedere il grado di precisione consentito da ciascuno strumento. In tal modo, sar facile
scegliere lo strumento pi adatto a seconda delle esigenze di ogni esperimento;
sapere come effettuare loperazione di misura in modo corretto.

4. La media aritmetica fra due o pi valori si calcola sommando tutti i valori e dividendo la somma per il numero dei valori stessi.

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Gli strumenti di misura del tuo laboratorio 15

5.2. Misure di massa


Lo strumento di misura della massa la bilancia. Questo uno strumento delicato (e pi preci-
so pi delicato). Va quindi maneggiato con grande cura. Ad esempio, bisogna prendere adeguate
precauzioni per non sporcare n i piatti n i pesi (quando ci sono).
Loperazione di pesata va fatta seguendo alcune regole importanti.
Prima di pesare qualcosa, assicurati che lago della bilancia indichi zero. Se non lo indica, ripor-
talo sullo zero con le manovre adatte. Linsegnante ti mostrer come maneggiare i pesi e come re-
golare gli aghi indicatori, o compiere altri tipi di operazioni di taratura, a seconda del tipo di bi-
lancia che hai a disposizione.
Se la bilancia ad ago, si deve aspettare che lago abbia smesso di oscillare prima di leggere il
valore. Esegui poi la lettura tenendoti esattamente di fronte allago. Per comprendere meglio lim-
portanza di questo consiglio prova un semplice esperimento. Dopo aver fatto una lettura stando di
fronte allago, prova a fare delle letture spostandoti a destra o a sinistra: vedrai che pi ti sposti,
pi leggerai valori diversi da quello effettivamente indicato.

5.3. Misure di volume


Usare i recipienti graduati per misurare il volume di un liquido semplice: basta versare il liquido
nel recipiente, e poi leggere lindicazione sulla tacca corrispondente al livello a cui arriva il liquido.
Per eseguire bene questa lettura, devi tenere presenti due accorgimenti:
1) portare gli occhi allaltezza del livello a cui arriva il liquido (quindi chinarti leggermente, oppu-
re salire su uno sgabellino, se necessario);
2) tenere conto delleffetto del menisco. Lacqua, e tutti gli altri liquidi che bagnano, tendono ad
arrampicarsi sulle pareti del recipiente che li contiene. Questo fenomeno particolarmen-
te evidente nei recipienti piuttosto stretti,
come i cilindri graduati e le burette. Se ti
metti allaltezza del livello del liquido, ve-
drai che la superficie del liquido non pia-
na, ma ha forma concava: questa forma livello superiore
del menisco
detta a menisco (fig. 1.). Per la lettura, a
rigore, si dovrebbe scegliere il livello me- livello mediano
diano. In pratica, si preferisce fare la lettu-
ra considerando il livello della parte bassa livello inferiore
del menisco per i liquidi non colorati e il li- del menisco
vello della parte alta per i liquidi colorati.
Nelle burette in genere presente un accor-
gimento che facilita la lettura: una riga blu
tracciata nella parte posteriore che, a livel-
lo del menisco, d lillusione ottica di una
punta blu che viene verso di noi. Questa
punta indica il livello a cui si deve fare la
lettura.
I liquidi che non bagnano, come il mercu-
rio, tendono invece ad allontanarsi dalle pa-
reti del recipiente: il loro menisco presenta FIG. 1. Il menisco.
la parte pi alta verso il centro, e quella pi Si considera il caso di un liquido che bagna.
bassa vicino alle pareti.

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16 Il laboratorio chimico

Esperimenti e attivit

1. Misure di massa
Per esercitarti nelluso della bilancia, puoi pesare alcuni oggetti del laboratorio: un becher da
50 ml, una beuta da 25 ml, un crogiolo, un vetro da orologio, un tappo di gomma, secondo le indi-
cazioni dellinsegnante. meglio pesare ogni oggetto due volte, togliendolo dalla bilancia e poi ri-
mettendovelo. Se i valori ottenuti nelle due pesate sono diversi, fai la media fra i due per trovare un
valore che abbia maggiore probabilit di essere accurato. Se la disponibilit di tempo lo consente,
vale la pena fare varie pesate di uno stesso oggetto, e poi calcolare la media aritmetica dei valori
ottenuti.
Gli oggetti elencati sopra sono solidi, ed facile pesarli. Come si pesa un liquido? Puoi fare subito
una prova. Pesa un becher da 50 ml vuoto; poi metti in quel becher una certa quantit di acqua e
pesalo di nuovo. La differenza fra i due valori la massa dellacqua.
Nella relazione, spiega il procedimento seguito. Per gli oggetti per cui hai fatto pi misure, riporta
i valori di tutte le misure, e poi il calcolo della media aritmetica. Esprimi le tue considerazioni sul-
laccuratezza delle misure e sulle cause che possono diminuirne la precisione.

2. Misure di volume
Conviene imparare fin da ora a prelevare quantit volute di liquido.
Prova a misurare le seguenti quantit di acqua del rubinetto, scegliendo volta per volta i recipien-
ti graduati opportuni fra quelli che linsegnante ha messo a disposizione:
0,2 ml 0,5 ml 1 ml 3 ml 5 ml 10 ml 20 ml 50 ml 100 ml 123 ml 235 ml 500 ml
Tieni presente che quando il volume di acqua non molto piccolo, conviene riempire un reci-
piente graduato, un poco al di sotto del livello voluto, direttamente sotto il rubinetto oppure ver-
sando lacqua da un becher, e poi, con una spruzzetta o con una pipetta, aggiungere pian piano la
quantit di acqua mancante, stando attenti a non superare il livello voluto. Se per caso lo superi,
utilizza una pipetta per togliere il liquido in eccesso.
Nella relazione indica quale recipiente hai impiegato per ciascuna di queste misure e spiega le ra-
gioni della scelta. Prova ad aggiungere una valutazione della precisione di ciascuna misura, ad
esempio indicando lindeterminazione.

Lindeterminazione sulle misure


Per questo esperimento servono due stecche di legno lunghe un metro e un metro di legno di quel-
lo in uso nei negozi di stoffe, graduato sia in decimetri che in centimetri5.
Una delle stecche va lasciata come , mentre sullaltra si segnano delle tacche a indicare la suddi-
visione in decimetri. In questo modo, si hanno a disposizione tre strumenti per la misura della
lunghezza con sensibilit diversa.
Misura la lunghezza di un bancone del tuo laboratorio6:
a) con la stecca di legno non tarata;
b) con la stecca tarata in decimetri;
c) con la stecca tarata in decimetri e in centimetri.

5. Basta procurare un esemplare di ognuno di questi oggetti per misurare qualsiasi altro oggetto abbastanza lungo come, ad
tutta la classe, o anche per un gruppo di classi. esempio, la lunghezza di una parete.
6. Se la scuola non fornita di banconi da laboratorio, si pu

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Esperimenti e attivit 17

In ognuno di questi casi registra il valore della misura con il numero appropriato di cifre decima-
li. A fianco indica il limite superiore dellerrore in base alla precisione dello strumento usato
(lerrore senzaltro minore di ...).
Nella relazione, nella parte di trattamento dei dati, considera che il valore ottenuto nella misura
(c) sia il valore pi vicino al vero e, quindi, il valore che conviene accettare (valore accettato).
Utilizzalo per calcolare lerrore assoluto e lerrore relativo per la misura (a) e per la misura (b).

Per le misure dei casi (a) e (b), cio per quelle in cui si utilizzano strumenti meno sensibili, convie-
ne fare una seconda serie di prove, per arrivare a una valutazione migliore. Ognuno di voi effettua la
misura e scrive il valore su un foglietto, senza comunicarlo ai compagni per non influenzarli.
Quando avete terminato tutti, calcolate la media aritmetica7 dei valori ottenuti per la serie (a), e
quella dei valori ottenuti per la serie (b). Quando pi operatori fanno una stessa misura, non
probabile che gli errori siano tutti nello stesso senso. Quindi, ci si aspetta che leffetto dei vari er-
rori si compensi statisticamente e che il valore ottenuto dalla media sia pi vicino al valore vero
della misura del tavolo.
Nel calcolare il valor medio si prende una precauzione aggiuntiva, per evitare che qualche misura
decisamente sbagliata faccia diminuire la precisione del risultato. Se qualcuno dei valori troppo
diverso dagli altri, non viene incluso nel calcolo del valor medio. Ad esempio, se le misure sono
del tipo 3,4 m; 3,6 m; 3,5 m; 3,7 m e qualcuno ha misurato 2,3 m, questultimo valore non va pre-
so in considerazione, perch deformerebbe il risultato.
Nella relazione, nellambito del trattamento dei dati, calcola lo scarto assoluto della tua misura
sia per il caso (a) che per il caso (b). Nellambito della discussione, confronta il valor medio otte-
nuto nella seconda serie di prove con il valore accettato scelto nella prima serie di prove, ed
esprimi le tue considerazioni.

7. Come gi detto alla nota 4, per fare la media aritmetica si di valori. il procedimento che utilizzi normalmente quando
sommano tutti i valori, e poi si divide la somma per il numero calcoli la media dei voti che hai preso nei compiti.

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18

I primi concetti

Laria materia?
Si definisce materia tutto ci che occupa spazio e che ha una massa.
immediato capire che solidi e liquidi rispondono alla definizione di materia. E laria?
Questa domanda venne gi formulata dagli antichi Greci: fu appunto un filosofo greco a ideare le
linee generali dellesperimento.
1 Prendi una vaschetta di vetro piuttosto profonda e riempila di acqua. Prendi una beuta vuo-
ta, capovolgila e, tenendola in posizione verticale (non inclinata), immergila nellacqua. Lacqua
entra nella beuta?
Se vuoi fare una controprova, fa aderire un po di cotone idrofilo al fondo interno della beuta
(aiutandoti con del nastro adesivo), immergi la beuta nellacqua come appena descritto,
estraila (sempre tenendola in posizione verticale) e verifica se il cotone idrofilo bagnato op-
pure no.
Che cosa puoi concludere a proposito dellaria? Ha mostrato una propriet tipica della materia?
Quale?
2 Una camera daria vuota ha lo stesso peso di una camera daria ben gonfia oppure no? Che
cosa ti aspetti? Perch?
Puoi fare una verifica con un palloncino di gomma. Svuotalo completamente dellaria, e pesalo
insieme a un elastico che poi ti servir per chiuderlo. Poi gonfia il palloncino, chiudilo e pesalo
di nuovo.
In questo caso devi tener conto anche della spinta verso lalto (spinta di Archimede) che il pal-
loncino riceve dallaria circostante8 e che fa s che la bilancia segnali un valore minore di quel-
lo vero. Per trovare il valore vero devi aggiungere al peso indicato dalla bilancia il peso di un vo-
lume di aria uguale a quello del palloncino. Puoi calcolarlo utilizzando i dati della tabella 4., che
riporta la densit dellaria secca per valori di temperatura e pressione vicini a quelli che ci sa-
ranno probabilmente nel laboratorio (puoi leggere la temperatura su un termometro da parete,
e la pressione su un barometro).
Questo esperimento mostra che laria ha unaltra propriet tipica della materia: quale?

La materia capace di esercitare azioni meccaniche. Sapresti citare qualche fenomeno che metta
in evidenza che laria in grado di esercitare azioni meccaniche?

8. Tutti i corpi immersi in un fluido (liquido o gas) ricevono valore che la bilancia registra e, quindi, del tutto trascurabile.
questa spinta. Non ne teniamo conto quando pesiamo liquidi o Per i gas, invece, tale correzione importante perch il loro pe-
solidi, perch la correzione da fare sarebbe di circa 1/20000 del so molto minore di quello dei liquidi e dei solidi.

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Le propriet delle sostanze 19

pressione (mm Hg)


730 740 750 760
temperatura (C)
15 1,18 1,19 1,21 1,23
20 1,16 1,17 1,19 1,21
25 1,14 1,15 1,17 1,19

TAB. 4. Densit dellaria a vari valori di temperatura e pressione.


La densit espressa in g cm-3.

Le propriet delle sostanze


Determinazione della densit
La densit di una sostanza definita come il rapporto fra la massa e il volume:
massa
densit =
volume
Nella normale pratica del laboratorio chimico la massa abitualmente espressa in grammi e il vo-
lume in centimetri cubi. Per i gas si preferisce esprimere la massa in grammi e il volume in deci-
metri cubi.
Per determinare la densit di una sostanza dobbiamo quindi prendere un campione di quella so-
stanza e misurare due grandezze: la massa e il volume.
3 Prova a determinare la densit dellacqua. Prendi un becher da 50 ml, pesalo, e registrane la
massa9. Con un cilindro graduato, o con una buretta, misura 20 ml di acqua distillata, e poi trasferi-
sci lacqua nel becher, con cura, in modo da non perder-
ne nemmeno una goccia. Puoi aiutarti con una bacchet-
tina di vetro (fig. 2.). Pesa il becher con lacqua. Calcola
la massa dellacqua per differenza:
massa
dellacqua
= ( massa del becher
+ acqua ) (
massa del
becher vuoto )
Calcola poi la densit dellacqua, esprimendola sia in
g cm3 sia con le unit del Sistema Internazionale kg m3.
Se vuoi trovare un valore pi preciso, ripeti la determi-
nazione ancora due o tre volte (partendo ogni volta
dallinizio del procedimento, e scegliendo eventual-
mente volumi diversi di acqua) e poi fai la media arit-
metica dei valori di densit ottenuti.

Puoi determinare la densit di altri liquidi (ad esempio


alcol etilico, olio doliva, benzina, etc.) sempre con il
procedimento appena descritto. Per i liquidi che eva-
porano facilmente, conviene usare una beuta col tappo
FIG. 2. Come si versa un liquido in mo-
al posto del becher: pesa prima la beuta vuota (ma tap- do accurato.
pata) e poi la beuta con il liquido (sempre tappata). Quando si devono versare dei liquidi da un re-
cipiente a un altro, spesso conviene far scorre-
re il liquido lungo una bacchettina di vetro.
9. La bilancia misura la massa di un oggetto. Nel linguaggio comune, il valo-
re che leggiamo sulla bilancia viene chiamato peso.

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20 I primi concetti

4 La densit dei solidi si determina in modo analogo.


Prova a determinare la densit del ferro. Pesa un vetro da orologio vuoto, e registra il valore tro-
vato. Poi metti sul vetro una certa quantit di limatura di ferro, o di trucioli di ferro, e pesa di nuo-
vo. Calcola la massa del ferro per differenza.
Per determinare il volume, prendi un cilindro graduato da 50 ml, riempilo di acqua fino a 25 ml, e
poi versavi dentro la limatura o i trucioli di ferro. Il livello dellacqua si alzer. La differenza fra il
volume che leggi ora sul cilindro graduato e i 25 ml iniziali uguale al volume occupato dal ferro.
A questo punto hai tutti i dati necessari per calcolare la densit del ferro.
Con lo stesso procedimento puoi determinare la densit di altre sostanze solide: rame (usando
trucioli di rame), piombo (usando pallini di piombo), etc.
Useresti questo metodo per determinare la densit del sale da cucina? Perch? Quale accorgi-
mento suggerisci per determinare il volume di una certa quantit di sale?

Le caratteristiche di alcune sostanze


5 Il lavoro proposto in questo caso comporta alcune determinazioni sperimentali (quelle che
possono essere effettuate facilmente e in condizioni di sicurezza con il materiale disponibile nel
laboratorio) e la ricerca di altre informazioni nella letteratura, cio in libri e riviste disponibili
in biblioteca. Complessivamente, queste informazioni ti consentiranno di conoscere una serie di
caratteristiche di alcune sostanze.
A titolo di esempio vengono qui suggerite sette sostanze, e precisamente: acqua, alcol etilico, fer-
ro, rame, sale da cucina, zolfo, zucchero.
Per ciascuna di queste sostanze, prepara e compila una scheda come quella mostrata in tabella 5.
Nel farla, tieni presenti le indicazioni e i suggerimenti che seguono.
Odore. Una sostanza non va mai annusata troppo da vicino, a meno che non si sia sicuri che non
emette vapori pericolosi.
Colore. La determinazione immediata.

Sostanza considerata: ..........................................................................................................................................................................

CARATTERISTICHE FISICHE
odore: ...............................................................................................................................................................................................................
colore: ..............................................................................................................................................................................................................
sapore: .............................................................................................................................................................................................................
densit: ............................................................................................................................................................................................................
temperatura a cui la sostanza fonde (temperatura di fusione): .................................................................................
temperatura a cui la sostanza bolle (temperatura di ebollizione): ...........................................................................
capace di condurre la corrente elettrica? ..............................................................................................................................
attratta da un magnete? ..................................................................................................................................................................

CARATTERISTICHE CHIMICHE
un elemento o un composto? .......................................................................................................................................................
composizione:
capace di bruciare? ..............................................................................................................................................................................
si scioglie in acqua? .................................................................................................................................................................................
si scioglie in alcol etilico? .....................................................................................................................................................................
si scioglie in acido cloridrico diluito? ...........................................................................................................................................
si scioglie in solfuro di carbonio? ...................................................................................................................................................

TAB. 5. Modello di scheda su cui riportare le caratteristiche delle sostanze considerate nellesperimento 5.

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La struttura delle molecole e luso dei modellini 21

Sapore. Si possono assaggiare soltanto quelle sostanze per le quali si sicuri che non siano n ve-
lenose n corrosive. Non un problema determinare il sapore dellacqua, o del sale da cucina, o
dello zucchero (e sono sapori che gi conosci). Non il caso di assaggiare le altre sostanze del-
lelenco proposto (nemmeno lalcol etilico!), per cui, nella scheda corrispondente, eliminerai la
voce sapore.
Densit. Hai gi appreso come determinare la densit di una sostanza (esperienza 3).
Temperatura di fusione e temperatura di ebollizione. Puoi trovarle nelle apposite tabelle.
Capacit di condurre la corrente elettrica. Ti sar pi facile rispondere quando sarai pi avanti
con lo studio della chimica. Lascia la risposta in sospeso fino ad allora.
attratta da un magnete? Verificarlo solo per le sostanze solide. Prendi un po di limatura o gra-
nelli della data sostanza e avvicina una calamita.
un elemento o un composto? Consulta la tabella degli elementi. Se la sostanza vi compare un
elemento, altrimenti si tratta di un composto.
Composizione. Se hai appurato che la sostanza un elemento, conosci immediatamente la sua
composizione. Se si tratta di un composto, chiedi la formula al tuo insegnante, e poi calcola la
composizione percentuale della sostanza in base alla formula, non appena avrai imparato a farlo.
capace di bruciare? Per alcune sostanze (come lacqua) conosci gi la risposta dallesperienza
quotidiana. Per le altre, potrai rispondere man mano che le tue conoscenze di chimica aumente-
ranno, oppure puoi cercare la risposta in qualche libro. Tieni presente che non si pu determina-
re la capacit di bruciare semplicemente avvicinando un fiammifero alla sostanza perch se la
sostanza infiammabile una cosa del genere sarebbe estremamente pericolosa.
Si scioglie in un dato liquido? Per trovare la risposta, dovrai fare un esperimento per ogni singo-
lo caso (eccettuati i casi per i quali conosci gi la risposta dalla vita quotidiana; ad esempio, dalla
pratica di cucina sai che il sale si scioglie in acqua). Per questi esperimenti, metti in una provetta
2-3 ml del liquido considerato, aggiungi una piccola quantit di sostanza (circa 0,5 g) e mescola.
Devi prendere una nuova porzione di liquido per ogni nuovo esperimento; non aggiungere una se-
conda sostanza a una porzione di liquido nella quale hai gi sciolto, o tentato di sciogliere, una so-
stanza diversa. Segui attentamente i consigli del tuo insegnante sulle eventuali precauzioni da
prendere.

La struttura delle molecole e luso dei modellini


utile fare ampio uso dei modellini fin dallinizio del corso, per acquistare familiarit con la
struttura delle molecole e la disposizione reciproca degli atomi che le costituiscono. In seguito
questo ti sar di aiuto nella comprensione di molti fenomeni, come, ad esempio, il fatto che le
reazioni chimiche comportano la rottura dei legami fra alcuni atomi e la formazione di nuovi ag-
gregati di atomi.
Se a scuola hai a disposizione dei modellini, cerca di trarre il massimo vantaggio dal loro uso.
Sarebbe opportuno che ne avessi anche a casa, per utilizzarli nello studio individuale. Puoi co-
struire facilmente dei modellini per uso domestico usando del materiale per modellare10 per le
sferette che rappresentano gli atomi, e degli stuzzicadenti per i bastoncini che rappresentano i le-
gami (eventualmente accorciandoli un po se ti sembrano troppo lunghi rispetto alle dimensioni
delle sfere). bene che le sferette siano di vari colori, in modo da poter far corrispondere ai di-
versi elementi sferette di colore diverso. Ogni sferetta dovrebbe avere quattro fori dove inserire i
bastoncini. conveniente che questi fori siano disposti secondo i vertici di un tetraedro ideal-
mente inscritto nella sfera.

10. Oppure delle sferette di polistirolo gi preparate, se riesci a reperirle.

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22 I primi concetti

Lanalisi chimica
Lanalisi delle sostanze uno dei compiti fondamentali della chimica.
Sono state messe a punto molte tecniche di analisi. Qui passeremo in rassegna alcune tecniche
dellanalisi qualitativa. Questa ha lo scopo di individuare da quali elementi costituito un composto,
oppure quali sostanze sono presenti in una miscela. Per individuarli, si utilizzano dei fenomeni
che permettono di riconoscere la presenza di un dato elemento o di una data sostanza.
In quasi tutti gli esperimenti che seguono, tu saprai gi quali sono le sostanze di partenza. Gli espe-
rimenti, quindi, servono a farti conoscere il fenomeno che permette di individuarne la presenza.
Quando si analizza una sostanza (o una miscela) sconosciuta, la comparsa delluno o dellaltro di
questi fenomeni fornisce informazioni sulla composizione di quella sostanza (o di quella miscela).

Riconoscimento di alcuni metalli mediante lanalisi alla fiamma


Alcuni metalli impartiscono un colore particolare alla fiamma. Metalli diversi impartiscono colori
diversi, e ci permette di riconoscerne la presenza. In questi esperimenti imparerai a conoscere
la colorazione tipica impartita da vari metalli.
6 Prendi un pezzetto di filo di nichel-cromo, lungo circa 25-30 cm.
importante pulire bene lestremit che userai, in modo che sulla sua superficie non vi siano
tracce di sostanze estranee. A questo scopo immergi lestremit in una piccola quantit di una so-
luzione 12 M di acido cloridrico11 (attento a non inalarne i vapori), e poi mettila sulla fiamma del
bunsen. Ripeti loperazione fino a quando il colore della fiamma non subisce nessuna alterazione
a contatto con il filo.
Metti una piccola quantit di cloruro di potassio (o di un altro sale di potassio) in un vetro da oro-
logio. Bagna lestremit del filo nellacido cloridrico, e poi immergila nel cloruro di potassio: alcu-
ni granellini di questultimo verranno bagnati dallacido presente sul filo e si attaccheranno al filo
stesso. Porta il filo sulla fiamma: vedrai che per alcuni istanti essa diventa violetta. La comparsa
di questa colorazione segnala la presenza del potassio.
Pulisci di nuovo accuratamente il filo come avevi fatto allinizio. Ripeti la prova con altre sostanze: sa-
le da cucina (cloruro di sodio), un sale di calcio, uno di stronzio, uno di bario, uno di litio, uno di ra-
me (linsegnante ti indicher quali scegliere fra quelli a disposizione nel tuo laboratorio).
7 In un vetro da orologio mescola del cloruro di sodio e del cloruro di potassio. Esegui la prova
alla fiamma usando questa miscela. Vedrai soltanto la colorazione gialla intensa del sodio.
Ripeti la prova avendo cura di guardare la fiamma, fin dallinizio, attraverso un vetro al cobalto:
per alcuni momenti vedrai la colorazione violetta dovuta al potassio. Quando non la vedrai pi,
guarda pure direttamente la fiamma, e vedrai che il colore giallo del sodio persiste a lungo (tanto
a lungo che in genere difficile pulire bene il filo dopo aver esaminato alla fiamma una sostanza
contenente sodio, e conviene semplicemente tagliare via lestremit).
Qual , secondo te, la funzione del vetro al cobalto?

A questo punto, il tuo insegnante pu darti un sale senza dirtene il nome e chiederti di riconosce-
re, mediante lesame alla fiamma, qual il metallo presente in esso.

Riconoscimento di alcune sostanze allodore


Lodore una delle caratteristiche delle sostanze che siamo in grado di percepire con i nostri sensi.
Alcune sostanze hanno un odore cos tipico che possiamo utilizzarlo per riconoscere la loro presenza.

11. Il valore 12 M d informazioni sulla concentrazione della un litro di soluzione. Una soluzione 12 M di acido cloridrico
soluzione. Una scrittura di questo tipo (un numero seguito da quindi una soluzione di HCl in acqua contenente 12 moli di HCl
una M maiuscola) indica quante moli di soluto sono presenti in per ogni litro di soluzione.

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Lanalisi chimica 23

8 Riconoscimento dello ione ammonio. Metti su un vetro da orologio una pic- +


cola quantit di cloruro di ammonio. Aggiungi alcune gocce di acqua distillata.
Strofina energicamente (in questo caso puoi anche usare il dito) e poi annusa.
Lodore che sentirai quello tipico dellammoniaca. La sua comparsa segnala
la presenza, nel campione in esame, dello ione ammonio (NH4+), costituito da
un atomo di azoto e quattro di idrogeno e avente una carica positiva. La figura ione ammonio
a fianco ne mostra la struttura.
Ripeti lesperimento utilizzando qualche altro sale di ammonio presente fra i reagenti del tuo la-
boratorio e che linsegnante ti indicher. Vedrai che sviluppano tutti lo stesso odore.
9 Riconoscimento dello ione acetato. Fai una serie analoga di prove
con dellacetato di sodio, e con altri acetati che linsegnante ti indiche-
r. In questo caso, sentirai odore di aceto. Esso segnala la presenza del-
lo ione acetato (C2H3O2) il raggruppamento di atomi schematizzato nel-
la figura a fianco. Il raggruppamento ha una carica negativa distribuita
fra i due atomi di ossigeno. ione acetato
10 Riconoscimento dello ione solfuro. Esegui unaltra serie di esperimenti analoghi usando del-
le sostanze chiamate solfuri (solfuro ferroso, solfuro di sodio, etc.). Questa volta sentirai un
odore tipico di uova marce. Esso segnala la presenza dello ione solfuro (S2), un atomo di zolfo
che ha su di s due cariche negative.

Il colore delle soluzioni


Alcune soluzioni hanno un colore tipico, che immediatamente indica la presenza, in esse, di un
determinato elemento, o di un determinato raggruppamento di atomi. Impariamo a riconoscerne
alcune.
11 Soluzioni contenenti lo ione permanganato (MnO4). Questo ione (il

cui modellino disegnato qui a fianco) costituito da un atomo di manga-
nese e quattro atomi di ossigeno e ha su di s una carica negativa. La sua
presenza impartisce alle soluzioni un tipico colore violetto. Per imparare
a conoscerlo, sciogli in acqua una piccola quantit di permanganato di po-
tassio.
ione permanganato
12 Soluzioni contenenti lo ione del rame (Cu2+). Il rame conferisce spes-
so alle soluzioni una tipica colorazione azzurra. Per imparare a conoscerla,
prepara una soluzione di solfato di rame.
Spesso si fa la seguente ulteriore prova per confermare la presenza del rame. Aggiungi lentamen-
te dellammoniaca alla soluzione. Inizialmente la soluzione si intorbida, ma poi, se si continua ad
aggiungere ammoniaca, acquista un bel colore blu intenso. Questo colore compare soltanto se il
rame presente.
13 Informazioni quantitative dallintensit del colore. Prendi quattro becher da 50 ml, e metti in
ciascuno di essi 40 ml di acqua distillata. Nel primo sciogli una piccola quantit di permanganato
di potassio, nel secondo una quantit doppia, nel terzo una quantit tripla e nel quarto una quan-
tit quadrupla. Disponi i becher uno vicino allaltro, nellordine dal primo al quarto. Osserva lin-
tensit del colore delle soluzioni. Ti sembra che ci sia una relazione fra la quantit di sostanza che
hai sciolto e lintensit del colore12? Prova a dare una risposta elaborata che descriva tutte le tue
osservazioni e cerchi di fornirne uninterpretazione.

12. Questo fatto viene utilizzato nellanalisi quantitativa. Esiste lintensit del colore in modo molto pi accurato di quanto pos-
anche uno strumento apposito, il colorimetro, che determina sa fare il nostro occhio.

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