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INTERVISTA A UN NONNO SUL

GIORNO DELLA LIBERAZIONE


Mi chiamo Stella, ho ottantasei anni e sono nata il 22 Settembre 1930
a Viano. ll giorno della liberazione mi trovavo a Casa Bertacchi, un
paesino che si trova vicino a Viano, eravamo in tanti ed insieme
aspettavamo i partigiani. Gli adulti facevano lo gnocco perch i giovani
che scendevano dalla montagna erano molto affamati e dopo aver
mangiato proseguivano verso Reggio dove ,probabilmente,c'era un
raduno. Nei giorni precedenti si intuiva che la guerra sarebbe finita
perch giravano voci al riguardo e quando ne fui certa ero
contentissima perch ero stanca di quella situazione,erano gi due o
tre anni che la guerra andava avanti e succedevano soltanto cose tristi.

In tempo di guerra non si mangiava molto, era necessario andare al


consorzio con una tessera che dava diritto ad un solo etto di farina di
grano, a testa,al giorno;con la farina facevamo il pane ma spesso non
era abbastanza, per cui utilizzavamo anche il granturco o dell'orzo.
Ricordo che mia madre metteva il pane dentro un cesto e tutte le sere,
io e mio fratello,andavamo a vedere se,per caso, fosse rimasto
qualche pezzo di pane, ma non c'era mai niente. Oppure mangiavamo
le patate bollite,tante patate che compravamo alla bottega di Casa
Bertacchi altrimenti mangiavamo la minestra. Poteva capitare di
riuscire a fare una sfoglia,con due uova deposte dalle galline,ma non si
mangiavano di certo riso e pasta. Mi ricordo ancora che una volta
chiesi a mia madre che cosa ci sarebbe stato da mangiare, perch ero
stufa di mangiare sempre le stesse cose,e lei mi rispose:"Prima la
minestra poi la finestra".

Avevo solo tredici anni per cui non avevo amici andati in guerra ma,
nella casa in cui abitavo,dove c'erano diverse famiglie, alcuni ragazzi
erano andati in guerra. Mi ricordo di due ragazzi, uno si era unito ad i
partigiani mentre l'altro a causa del diniego del padre non si era potuto
unire ad i partigiani ed era stato reclutato dalla leva militare, e
purtroppo aveva perso la vita sul Monte rosa.

Mio fratello Pinuccio aveva diciassette anni e lavorava alle Reggiane,


mia madre era molto preoccupata perch gli aerei andavano spesso
bombardare nella zona della fabbrica. Per sapere se mio fratello fosse
sopravvissuto bisognava sempre attendere il mattino seguente. In
seguito,Pinuccio decise di non andare pi in fabbrica ma purtroppo un
giorno, mentre si trovava sdraiato nel giardino di casa,arrivarono i
tedeschi e lo portarono via insieme ad altri ragazzi. Vennero condotti
sino ad un salone, che si trovava dopo la Chiesa di Regnano,e che
veniva utilizzato per ballare prima della guerra. Arrivati ad alcuni dei
ragazzi catturati venne dato il compito di andare a cercarcare paglia e
legna per passare la notte ma con l'avvertenza che per uno solo di essi
che fosse scappato,quattro dei ragazzi rimasti avrebbero perso la vita.
Nessuno scapp.

Mia madre che piangeva disperata per mio fratello fu vista dalla
Marchesa della casa del vento che le chiese spiegazioni e mia madre le
raccont tutto,dopodich venner avvisati i soldati che permisero di
liberare mio fratello ed altri ragazzi mentre tutti gli altri l'indomani
vennero spediti con il treno merci verso la Germania.

Da noi di bombardamenti non ce ne sono mai stati. Gli


apparecchi,chiamati Pippo, bombardavano la citt quando passavano
facevano molto rumore, tutti spegnevamo le luci e chiudevamo tutte le
finestre cosicch non bombardassero.

A casa non abbiamo mai ospitato dei soldati, per mio padre stato
con i partigiani ed ogni tanto tornava a casa .

Dopo la guerra la vita ha cominciato ad essere migliore ma ci voluto


del tempo prima che cambiassse. Mio fratello che lavorava alle
Reggiane e faceva il turno di notte insieme ad altri ragazzi, dopo i turni
di notte avevano molta fame ma non c'era sempre poco da mangiare
per loro quindi un giorno decisero tutti di fare sciopero per avere pi
cibo. Ma quando arrivarono i soldati tedeschi prelevarono mio fratello
ed altri ragazzini, mentre gli altri ,per paura di essere anch'essi
prelevati,ripresero a lavorare. I ragazzi arrestati sono finiti al carcere
minorile di Bologna e, mentre mio fratello ha fatto cinquanta o
sessanta giorni dentro, altri poi sono stati portati in Germania.

Non mi sono mai sentita in pericolo ero solo affamata;avevo tredici


anni e non mi sentivo tanto in pericolo ma non mi sentivo neanche
tanto protetta. Mio zio era un muratore fascista e faceva lavori
pesanti, lui non se la sentiva di fare questo tipo di lavori per cui si
nascose a casa mia perch i fascisti non lo avrebbero mai cercato nel
fienile della stalla, dove avevamo fatto un buco apposta per farlo stare
e sua moglie. Si chiudeva nel buco e ci passava interi giorni ma un
giorno decise di allearsi con i partigiani e solo alla fine della guerra
torn a casa.

Mia cugina faceva la staffetta ed anche altre persone, di cui non


ricordo il nome. staffette correvano ad avvisare i soldati quando c'era
un pericolo.