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Si diceva l'adoptio in senso stretto ha come sua peculiarit quella di coinvolgere soltanto l'adottato,

determinandone in sostanza un passaggio tra gruppi familiari che non ne modifica lo statuto
personale: era alieni iuris prima dell'adozione, lo rimane dopo l'adozione. Cambia la figura del suo
pater familias e, dunque, cambia anche la rete di parentela agnatizia che si crea attorno a lui,
spezzandosi quella originaria e creandosi una rete di parentela agnatizia nella famiglia del genitore
adottante. Dunque l'effetto peculiare dell'adoptio e rimane quello di creare un rapporto di patria
potest in capo all'adottato e di creare, quindi, intorno all'adottato un rapporto di parentela agnatizia
con l'adottante e dunque con gli agnati dell'adottante. L'adottato diventa figlio dell'adottante, diventa
fratello dei figli dell'adottante, nipote del fratello dell'adottante e cos via. Cio, la rete di parentela
agnatizia che l'adottante ha attorno a s si estende al figlio adottivo. un processo di parificazione
totale fra figlio adottivo e figlio naturale che avr un esito finale soltanto in tempi recenti.
Un effetto questo (creazione di un rapporto di patria potest in capo all'adottato e una rete di
parentela agnatizia attorno a lui) che poi si divarica nelle due figure di adrogatio e di adoptio :
per l'adrogatio con gli effetti conseguenti a carico dei terzi e dell'intera colletivit. Nell'adoptio con
effetti che si chiudono soltanto attorno al figlio adottivo e nulla accade rispetto ad eventuali suoi
discendenti, nel caso il figlio dato in adozione si fosse gi sposato e avesse gi figli. Alla luce di
questo, possiamo passare alla lettura del terzo e del quarto frammento.
Dice Gaio, primo libro, paragrafo 104 delle Istituzioni: Ma le donne non possono adottare in alcun
modo, poich non hanno in potest neppure i figli naturali. Innanzitutto questo nullo modo con
cui il brano inizia, fa riferimento ad una pluralit rispetto alla quale nessuno di questi modi
compatibile con una adozione da parte di una donna. Riguardando il frammento immediatamente
precedente al numero 2, le parole con cui lo stesso si apre esprimono l'adozione si fa in 2 modi. Il
nullo modo di questo frammento ubicato nel paragrafo 104 di Gaio un chiaro riferimento a
quando lo stesso, nel paragrafo 98/99, dopo aver detto che l'adozione avviene in 2 modi, che sono
l'adrogatio e l'adotio in senso stretto, aggiunge che n l'uno n l'altro possono consentire una
adozione ad opera di una donna. Il secondo elemento che ricaviamo da questa indicazione che qui
il regime cui il giurista allude riguarda una fattispecie in cui la donna sia potenziale adottante e non
potenziale adottato, che l'unica evenienza quest'ultima a cui abbiamo fatto riferimento. L'unica
eventualit coinvolgente il genere femminile alla quale abbiamo fatto riferimento, era l'eventualit
in cui una adozione avesse come destinataria una donna. E abbiamo visto come questa eventualit
fosse in s del tutto legittima e praticabile con una sola eccezione, dettata non dal genere femminile
dell'adottanda ma dalla natura della procedura eventualmente scelta. Ricorderemo che l'unico limite
incontrato all'adozione verso una donna era rappresentato dalla procedura della arrogazione davanti
al comizio. Dicemmo che in quella fattispecie, sicuramente la procedura cos congegnata davanti al
comizio, l'adrogatio davanti al comizio, non avrebbe consentito l'arrogazione di una donna perch le
donne non potevano presentarsi davanti al comizio, spazio destinato all'esercizio dei diritti politici,
che sono propri dei soli cittadini maschi. Lo stesso spazio fisico del comizio era inaccessibile alle
donne e la procedura dell'adrogatio comiziale che chiedeva agli interessati di presentarsi davanti al
comizio per ricevere il voto da parte del comizio stesso non era materialmente possibile nella
eventualit in cui destinataria fosse stata una donna. Questo limite viene meno nel momento in cui
la procedura dell'adrogatio cambia e da procedura che si svolge davanti ad un comizio diventa
procedura che si effettua mediante un semplice rescritto imperiale. Di fronte all'istanza del
richiedente (arrogante), la cancelleria imperiale si limita, ruotando il papiro e rispondendo in calce
alla richiesta ricevuta, a dichiarare che questa richiesta viene accolta e che dunque l'arroganda
diventa figlia dell'arrogante. Questa procedura che scavalca il comizio consentir una arrogazione al
femminile, non ci sono limiti per la adotio di una donna. Quindi il caso al quale questo nuovo brano
di Gaio fa riferimento quello che contempla la posizione inversa, cio il caso di una donna che
aspiri ad adottare un figlio. La sua risposta di inusuale durezza. Quel nullo modo esclude ogni
possibile prospettiva di apertura: n l'una n l'altra procedura pu consentire ad una donna di
chiedere in adozione un estraneo come proprio figlio. D una risposta di sistema: la ratio di questa
preclusione non procedurale ma data dalla circostanza che le donne non possono essere titolari
di patria potest, neppure nei confronti dei propri figli che hanno generato, i figli naturali. Una
conclusione radicale, da un , ma di sistema, dall'altro. Cio ci conferma quella che la caratteristica
del sistema familiare romano, che costruito su una potest di cui soltanto i soggetti maschi
possono essere titolari. E ci conferma dunque che la parentela in linea maschile, la agnatio, una
parentela che tale perch si fonda sul rapporto di potest che c' tra l'ascendente e le generazioni
dei suoi discendenti che sono sotto la sua potestas. L'agnazione, parentela in linea maschile,
parentela riconosciuta dallo ius civile perch si fonda sul vincolo potestativo, vincolo sul quale si
radica la famiglia e di cui soltanto i maschi sono protagonisti, nella misura in cui soltanto gli uomini
sono titolari di un vincolo potestativo, di una patria potestas sui loro discendenti. Questa la prima
indicazione che emerge da questo passo.
La seconda indicazione un'ulteriore conferma del regime dell'adozione. Nel mentre ci dice la
natura della famiglia romana, fondata sulla potestas di cui il maschio titolare, questo brano ci dice
anche che la funzione dell'adozione (in generale, dell'una e dell'altra procedura) quella di creare
un vincolo di patria potest in capo all'adottante e ci conferma che l'adozione romana pensata per i
padri e non per i figli. L'adozione romana vuole creare un vincolo di potest in capo ad un soggetto
nei confronti di un altro soggetto, che prima dell'adozione era sui iuris adrogatio, che prima
dell'adozione era alieni iuris adoptio, ma in un caso o nell'altro l'obiettivo a cui si guarda far s
che Tizio abbia la potest su Caio che prima non aveva. per Tizio, per il padre che questa
procedura pensata, nell'una e nell'altra tipologia. L'interesse tutelato quello del pater familias e
questo brano ce lo conferma: se l'argomento per escludere le donne dall'adozione il fatto che le
donne non sono titolari di patria potest neppure sui propri figli naturali, tutto questo ci conferma
che l'obiettivo primario dell'adozione romana quello di creare patria potest.
L'affermazione secondo cui la donna non pu adottare in alcun modo radicale. Ricordiamo che
una donna vedova non potr mai avere i propri figli sotto la sua potest e non eserciter nemmeno
una tutela. Dovr fare in modo che ci sia un tutore maschio esterno, magari sar lei a suggerire il
nominativo pi adeguato, a suggerire al tutore nominato quali siano le strategie pi utili nei
confronti del proprio figlio ma non potr esser lei titolare di patria potest. Questo regime
destinato a cambiare? In proposito citiamo una vicenda. Non c' una autentica inversione di rotta.
C' una considerazione in termini umanitari, ma non c' un cambiamento di prospettiva da parte del
diritto romano sul piano delle soluzioni giuridiche anche nel periodo tardo-classico, periodo pi
avanzato. Si tratta di una vicenda che risale al 291 d.c. quindi alle porte dell'et definita post-
classica che convenzionalmente viene fatta iniziare con l'editto di Milano del 313 d.c.
dell'imperatore Costantino col quale lo stesso riconosce la piena liceit del culto cristiano, che
diviene una religione tollerata.
La vicenda che si inserisce un ventennio prima ha come protagonista una donna provinciale, quindi
non nata in territorio romano. Ci significa che si tratta di una donna a contatto con prassi e
consuetudini diverse rispetto alle regole dell'ordinamento romano in senso stretto. Sira una donna
vedova e dopo la morte del marito ha perso anche i figli, anch'essi morti. Rimane soltanto come
interlocutore il figlio di primo letto del marito (il figliastro). Sira scrive all'imperatore Diocleziano e
gli rivolge un'istanza nella quale chiede di consentirle di considerare il figlio di primo letto del
proprio marito come figlio proprio, rappresentando lo stato di disperazione morale nel quale versa.
L'imperatore risponde con un rescritto, una costituzione imperiale, (all'istanza del privato, l
'imperatore fa seguire una sua pronuncia, che indicazione della soluzione giuridica) e il senso
della sua risposta emerge dalle prime due parole con le quali questo rescritto viene formulato. Ad
solacium e cio per dare sollievo. Questa la ratio della costituzione imperiale: dare
consolazione a Sira. In vista di questo scopo, Diocleziano fondamentalmente dice che Sira potr
presentarsi col figlio del marito nei luoghi pubblici come fosse suo figlio, ma senza che possa
instaurarsi un rapporto potestativo. Le si consente di avere una relazione spendibile sul piano
sociale, di presentare questo rapporto come un rapporto filiale ma senza implicazioni sul piano
potestativo e ovviamente con un riconoscimento successorio che non discende dal piano potestativo
ma discende da una disposizione mortis causa, che per si ancora a questo riconoscimento che
l'imperatore consente alla donna di questa relazione, la quale a questo punto diventa una relazione
spendibile.
Sicuramente questa costituzione di Diocleziano rappresenta un superamento della drasticit con cui
si pronunciato Gaio mostrando una vocazione all'apertura, che tuttavia ha una precisa
giustificazione e, dunque, un preciso limite: il desiderio di confortare Sira, un gesto di umanit
imperiale. Ma la donna non pu adottare.
La difficolt di concepire una adozione al femminile trova una conferma indiretta ma ulteriore nel
quarto brano. Si tratta di un modello di responso dato da un giurista alla domanda di un privato,
che non ci esplicitata ma che riusciamo a ricostruire. La risposta costruita attraverso una serie di
momenti argomentativi: il primo di questi l'indicazione di un regime. A ci fa seguito l'indicazione
del fondamento di quel regime. Indicando questo regime e il fondamento che ne sta alla base, la
risposta discende come un suggerimento sillogistico. Questo passo un modello di applicazione di
logica, una costruzione tutta giocata sulle categorie logiche. applicazione rigorosa di categorie
logiche che portano ad un risultato giuridico. Il passo di Paolo dice: Colui che dato in adozione
diventa anche cognato di coloro dei quali diventa agnato. La costruzione logica di questo periodo
parte dall'effetto dell'adozione: questa crea patria potestas e quindi crea agnatio, vincolo di
agnazione tra l'adottante e l'adottato, e quindi crea un vincolo di parentela agnatizia (cio la
parentela fondata sul rapporto potestativo) tra l'adottato e gli agnati dell'adottante. Per cui il giurista
potr dire: Colui che adottato, sicuramente diventa agnato dell'adottante e dei suoi agnati. Ma
ricordiamo che l'agnatio una species di parentela di sangue all'interno del genus che la cognatio.
La cognatio parentela di sangue ed il genus, l'agnatio ne una species ed la parentela in linea
maschile, fondata sulla patria potestas. Secondo la logica aristotelica sappiamo che se c' una
species c' anche un genere all'interno del quale quella specie stessa ricompresa. Di conseguenza,
se individuo un rapporto nel quale si crea agnatio, posso anche dire che una volta creata l'agnazione
si pu anche concludere che si creata la parentela di sangue in senso lato. Perch se si creata
l'agnatio, posso dire che si creato anche il genere. E dunque che dove c' la species agnatio c'
anche il genere del quale la species fa parte. E ancora, vuol dire che tra l'adottato e l'adottante, oltre
al vincolo agnatizio (patria potest), si crea anche il vincolo di parentela di sangue e dunque
l'adottato figlio dell'adottante. La parentela agnatizia species e dunque se riconosco che c'
questa, c' anche la parentela di sangue. Posso cos concludere che l'adottato figlio dell'adottante e
posso anche concludere che, se l'adozione crea parentela agnatizia tra l'adottato e tutti gli agnati
dell'adottante, con loro si crea anche parentela di sangue; di conseguenza l'adottato anche fratello
dei figli dell'adottante, anche il nipote del fratello dell'adottante. Posso cio utilizzare la
terminologia della parentela di sangue, perch la costruzione della parentela agnatizia pu
determinare anche la parentela di sangue. Si creano le categorie della parentela di sangue perch si
creata la parentela agnatizia, tutto questo per per un procedimento logico: per il rapporto di specie
e genere. Ecco la conclusione inversa: L'adottato non diventa neppure cognato di coloro dei quali
non diventa agnato. L'adozione crea una parentela che legata soltanto alla patria potest e il
vincolo di sangue si crea solo in conseguenza della creazione della parentela potestativa. Di coloro
dei quali non diventa agnato, non diventa neppure cognato. Perch se non c' la species non pu
esserci neppure il genere. Non c' un procedimento logico in grado di creare parentela di sangue con
l'adottato e questa parentela di sangue con l'adottato soltanto conseguenza di un procedimento
logico del rapporto di genere e species. E l dove vi sia l'agnazione c' anche la categoria pi
generale della parentela, ma se manca quello non c' modo di creare parentela per effetto di una
adozione. Questo perch l'adozione non crea parentela in senso generale (parentela di sangue), crea
soltanto il vincolo di potest (parentela agnatizia). Questa la premessa che Paolo fornisce in
questo responso del privato, che poi quest'ultimo porter sicuramente davanti al giudice. Al fondo di
questo quesito c' una causa ereditaria e la risposta di Paolo parte dall'indicazione di questo regime
che non altro se non il frutto di una applicazione che il giurista fa delle categorie della logica
aristotelica pura alla regola giuridica per cui l'adozione crea parentela agnatizia. In ragione di tutto
questo, ecco il meccanismo: dove crea agnatio crea anche un rapporto di sangue, ma dove non crea
agnazione finisce tutto l senza che si crei alcun rapporto di parentela possibile.
Le parole conclusive del brano dicono il senso della pronuncia che questo in questo responso fa
Paolo: Perci se adotter un figlio, mia moglie non ne sar madre. Il risultato di questa
costruzione l'esclusione di un rapporto di parentela madre-figlio tra la moglie dell'adottante e il
figlio adottato. Il giurista vuole arrivare a questa conclusione: se non c' stata costituzione di manus
nei confronti della moglie, la donna non in potest del proprio marito. Non esiste una potest
maritale per effetto del matrimonio a Roma dall'et della Repubblica in poi e la moglie resta ci che
era prima del matrimonio: alieni iuris sotto la potest del padre o sui iuris(la manus, l'unico istituto
per creare un rapporto di potestas tra marito e moglie che determinava lo spostamento della donna
dalla potest del genitore naturale alla manus del marito ovvero in caso di donna sui iuris prima del
matrimonio la perdita di autonomia, scomparsa quando Paolo scrive, intorno al 210 d.c.). Questo
per porta ad una inevitabile conseguenza: se non c' un rapporto di potest tra marito e moglie, non
c' neppure un vincolo di agnazione e se non c' un vincolo di agnazione non c' parentela, perch
non c' neppure una cognatio, non c' una generica parentela. E se non c' tra moglie e marito, non
potr esserci neppure tra la moglie e gli agnati del marito perch lei non nella linea agnatizia del
marito. Quindi, se non c' linea agnatizia non c' nemmeno cognatio, parentela. Questo il risultato
al quale arriva il giurista: un figlio adottato che non stato generato dalla donna e che dunque non
legato a lei da ius sanguinis, non pu vedersi costruito questo ius sanguinis artificiosamente perch
non c' parentela agnatizia tra la donna (la moglie) e l'adottante. Non c' parentela agnatizia tra
moglie e marito, dunque nei confronti del figlio adottivo non c' parentela tra la moglie
dell'adottante e l'adottante. Non c' parentela agnatizia quindi nei confronti del figlio adottivo non si
pu creare neppure parentela di sangue. La moglie dell'adottante totalmente estranea, sul piano dei
rapporti di parentela, rispetto al figlio adottivo. Questo alla luce di un regime che non conosce pi la
manus. L'adottato estraneo e l'adottante non madre, il figlio adottivo ha un padre ma non una
madre o, meglio, mantiene la parentela di sangue con la madre naturale. Il vincolo della
cognatio, il vincolo della parentela materna, rimane con la madre natural ma non si pu costruire
con la moglie dell'adottante. Quando scrive Paolo questa precisazione fondamentale poich negli
anni intorno al 210 d.c. sono gi stati approvati due Senatusconsulti: il Senatusconsultum
Tertullianum e il Senatusconsultum Orfitinum. I due Senatusconsulti si collocano a distanza di 50
anni fra il 120 e il 170 d.c. Circa e hanno stabilito per la prima volta che in virt del vincolo di
sangue che li lega, la madre pu ereditare dai propri figli e i figli possono ereditare dalla propria
madre in via di successione legittima. Per la prima volta questi Senatusconsulti hanno stabilito la
reciproca capacit successoria tra madre e figli. Una madre pu ereditare il patrimonio del figlio
premorto e i figli possono essere eredi sul patrimonio della loro madre e questo in via di
successione legittima, cio in mancanza di una disposizione testamentaria. Non necessaria una
disposizione testamentaria che istituisca erede. In via di successione legittima e grazie alla
ricognizione del solo rapporto di sangue esistente (qui la cognatio che finalmente trova il suo
riconoscimento), la madre e i figli sono reciprocamente eredi. Se questo ormai, quando scrive
Paolo, lo stato normativo vigente (madre e figli sono reciprocamente eredi), importante precisare
se la normativa dei due Senatusconsulti valga anche per un figlio adottivo, cio nel caso in cui il
marito della donna sia stato protagonista di un'adozione. La donna appartiene, grazie al suo
matrimonio, ad un matrimonio nel quale il marito ha adottato un figlio. Ebbene, colui che stato
adottato dal marito di questa donna e che sicuramente fratello rispetto agli altri figli (la parentela
agnatizia si sicuramente creata con i figli dell'adottante), concorre con i fratelli naturali alla
successione sul patrimonio materno? La risposta di Paolo negativa, perch il figlio adottivo non
figlio della moglie dell'adottante. Perch la costruzione della parentela di sangue pu essere il frutto
soltanto di questa applicazione logica, legata al meccanismo di species e genus. Cos il
procedimento logico arriva alla conclusione giuridica. Il quesito giuridico arriva alla risposta
partendo dalle categorie. Una volta rilevato questo (la moglie dell'adottante non madre
dell'adottato, non si crea una parentela di sangue tra la moglie dell'adottante e il figlio adottivo),
ecco allora che ha una sua immediata coerenza logica quello che c' scritto nel quinto brano,
ancora una volta un brano di Paolo. Nella sua sinteticit ha una potenzialit di innovazione
straordinaria: l'adozione romana conosce l'adozione del singolo. L'adozione da parte del singolo
nota al mondo romano. Dice Paolo: Anche coloro che non hanno moglie possono adottare. Dato
che la figura della moglie dell'adottante indifferente sul piano procedurale, perch l'adoptio la fa il
pater familias, ed irrilevante sul piano delle conseguenze giuridiche, perch non si crea un
rapporto di parentela con l'adottato, ecco che la presenza della uxor in capo all'adottante
assolutamente ininfluente e si arriva a concludere che anche chi non ha moglie pu adottare. una
conquista che il diritto fa dal suo interno: rispetto a quella procedura dell'adrogatio originaria
presente in et arcaica, della quale ricordiamo la formula:Volete voi che Tizio sia figlio di Caio
come se fosse nato da lui e dalla sua moglie, l la procedura chiedeva necessariamente la moglie
perch era una procedura che si collocava in un momento in cui la famiglia si costituisce mediante
la manus, il matrimonio accompagnato dalla manus, e la presenza della uxor una presenza
qualificante perch conferma un modello biologico-naturale, di imitazione della natura, che in
questo momento ha un senso perch l'adozione creer un rapporto di parentela anche con la moglie
dell'adottante, perch la moglie legata da manus e di conseguenza l'adottato avr una parentela
anche con la moglie dell'adottante. Quando scrive Paolo, tutto questo non c' pi perch il rapporto
di parentela non si crea essendo la manus scomparsa e a questo punto l'ordinamento pu anche
scavalcare quel paradigma di conformit al modello naturale che vede un figlio solo in presenza di
una coppia e l'ordinamento dice che puoi avere un figlio anche se non sei sposato e puoi avere un
figlio anche se non hai un rapporto di coppia. Tutto questo sulla base della costruzione del rapporto
di parentela e della constatazione di quelli che sono gli effetti dell'adoptio.
Accanto alla costruzione di questi rapporti di parentela cos come li abbiamo individuati: il rapporto
di agnatio nella misura in cui c' ci sar anche cognatio e dunque il rapporto di parentela ma che
non coinvolge la moglie dell'adottante, quale ulteriore effetto ha l'adozione romana? Alla creazione
di un rapporto di parentela segue un effetto sul piano onomastico. Vale a dire, l'adottato nel proprio
nome reca tracce del procedimento adottivo del quale stato destinatario. Il nome rende evidenza
dell'adozione avvenuta con modalit che cambiano nel corso dei secoli, ma sarebbe inappropriato
dire in modo semplificante. Man mano che si va avanti nel corso dei secoli c' una tendenza a
rendere l'effetto onomastico sempre pi complesso per una precisa ragione. Le prime indicazioni
(pi antiche)di cui noi disponiamo ci dicono che inizialmente la procedura di adozione prevedeva
che l'adottato assumesse tutti e tre i nomi dell'adottante e conserva il gentilizio originario
modificato. Uno dei personaggi pi famosi della fase repubblicana, la fase della grande crescita
militare, Publio Cornelio Scipione, chiamato Africanus in virt della vittoriosa campagna d'Africa
contro Annibale in cui vinse nella battaglia di Zama, ha un nipote che si chiama Publio Cornelio
Scipione Emiliano e l'Emiliano il vincitore di Pidna, il conquistatore poi della campagna contro la
Grecia. Publio Cornelio Scipione Emiliano figlio adottivo del figlio di Publio Cornelio Scipione
ed un figlio adottivo che era figlio di Lucio Emilio, quindi era un Emilio e apparteneva alla gens
Emilia, era Lucio Emilio Paolo (gens Emilia, famiglia dei Paoli). Viene adottato da Cornelio
Scipione junior, dal figlio di Publio Cornelio Scipione l'Africano e assume i tria nomina
dell'adottante: il prenome Publio, il gentilizio Cornelio, il cognomen familiare Scipione e
conserva del proprio nome originario, Lucio Emilio Paolo, soltanto il gentilizio Emilio che viene
modificato col suffisso -anus, dunque Emilianus. Tutti i nomi che hanno un quarto nome con la
desinenza in -anus sono dei soggetti adottati. Lui era Lucio Emilio Paolo, viene adottato da
Publio Cornelio Scipione, assume i tre nomi, diventa un Publio Cornelio Scipione, gli altri due suoi
scompaiono, dei tre nomi che aveva prima dell'adozione conserva soltanto il gentilizio modificato.
A partire dall'et di Silla, negli anni intorno all'80 a.c., l'effetto onomastico cambia ed entra in uso la
regola per cui chi stato adottato conserva semplicemente, nella sua originaria forma, il cognomen
originario. Non modifica pi il gentilizio ma conserva il proprio originario cognome della famiglia.
E quindi si identifica chiaramente perch un soggetto che ha 4 nomi: ha i tre nomi dell'adottante,
ai quale aggiunge il cognome originario. Rispetto al gentilizio, il cognome ha una portata pi
qualificante, evidenzia meglio qual la famiglia che stata coinvolta in questo procedimento,
evidenzia meglio quali sono le due famiglie. Quella nuova data dal fatto che si assumono tutti e
tre i nomi e quindi c' il cognome dell'adottante, quella originaria perch al cognome dell'adottante
si aggiunge il cognome originario.
In et imperiale questa regola che sulla fine della Repubblica appariva abbastanza irrigidita cede,
nel senso che gradualmente si assumono i nomi dell'adottante conservando per anche i nomi
propri. Quindi accanto al cognome di aggiunge anche il gentilizio, quindi si conserva anche il
gentilizio originario e non solo il cognome, e poi alla fine si conserva anche il nome proprio.
Dunque, la tendenza a conservare l'intera sequenza originaria aggiungendoci l'intera sequenza
dell'adottante. Sono sei nomi. L'intera sequenza originaria e l'intera sequenza dell'adottante.
Considerando il sommarsi di procedimenti adottivi, perch a sua volta il figlio prende tutti i nomi
del padre e se eventualmente dato in adozione, a sua volta, ne deve ricevere altri, si assiste a
sequenze onomastiche impressionanti. Si arriva, nel corso dell'et classica, a riscontrare nelle
epigrafi sequenze onomastiche di 12/13 nomi per una sola persona.
Il senso di questa pratica onomastica, che si lega inevitabilmente alle finalit dell'adozione, sar
analizzato nella lezione seguente.

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