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5 Scambiatori di calore

Si tratta di dispositivi che consentono il trasferimento di calore, in genere tra due fluidi,
direttamente o attraverso una parete solida di separazione. La trasmissione di calore avviene per
convezione tra i fluidi e la parete e per conduzione attraverso la parete stessa. Non si prendono in
considerazione scambi termici per irraggiamento, tranne casi particolari, quali alcuni scambiatori
per uso spaziale, dove non vi aria, o i radiatori. Nel seguito verranno elencate alcune
classificazioni sulla base di alcune caratteristiche importanti degli scambiatori

5.5 Classificazioni
5.5.1 Classificazione sulla base del processo di scambio
Gli scambiatori possono essere a scambio diretto, quando la trasmissione del calore avviene per
contatto diretto tra i due fluidi (ad esempio le torri evaporative), o indiretto, se vi una parete di
separazione tra i due fluidi, o infine per scambio rigenerativo, con un flusso intermittente tra fluido
caldo e freddo attraverso un materiale intermedio che viene utilizzato per laccumulo termico.

5.5.2 Classificazione sulla base del rapporto superficie volume


Gli scambiatori si considerano compatti se il rapporto superficie volume superiore a 700 m2/m3.
Come esempio si consideri che i radiatori delle autovetture hanno un rapporto di compattezza
dellordine di 1100 m2/m3 e alcuni scambiatori in vetroceramica per turbine a gas arrivano a 6600
m2/m3 . La maggiore compattezza quella dei polmoni umani (20000 m2/m3) quasi raggiunta da
quella dei rigeneratori dei motori Sterling. Uno dei sistemi per ottenere una buona compattezza
quella di inserire unalettatura sulla parete di separazione, se almeno uno dei due fluidi un gas..

5.5.2.1 Classificazione in base al tipo di costruzione


Si distinguono i seguenti tipi:
- tubolari (o a tubi e fasciame, o tubi e mantello)
- a piastre (la compattezza arriva sino a 230 m2/m3 )
- a piastre o tubi alettati (compattezza sino a 6000 m2/m3 ).

5.5.2.2 Classificazione in base alla configurazione di moto


Sono possibili le seguenti configurazioni:
- in equicorrente : i due fluidi scorrono in parallelo
- in controcorrente: i due fluidi scorrono in direzione parallela, ma in senso opposto
- a flusso incrociato, se i due fluidi formano un angolo allincirca retto tra di loro. In tale
ultima configurazione i due fluidi possono essere entrambi non miscelati, se si suddividono
in sottocorrenti che non si rimescolano prima delluscita dallo scambiatore, uno miscelato e
laltro no, o entrambi miscelati; tale ultima configurazione molto meno probabile.

5.5.2.3 Classificazione in base al meccanismo di scambio termico


Possono eesere a:
- Convezione naturale o forzata
- Irraggiamento, o irraggiamento e convezione combinati (ad esempio i radiatori domestici)
- Cambiamento di fase, condensazione o ebollizione. Tali ultimi tipi prendono il nome di
condensatori e generatori di vapore. I condensatori vengono utilizzati per la condensazione
dl vapore dopo le turbine negli impianti termoelettrici basati sul ciclo Rankine (o Hirn), per
impianti chimici, veicoli spaziali, etc. Ad esempio i condensatori a superficie, utilizzati per
gli impianti termoelettrici, lavorano a bassa pressione (anche 0,04 bar) per cui devono avere
bassa perdita di carico dal lato vapore, e deve essere garantita una buona tenuta per evitare

106
lingresso di aria, e le eventuali perdite di aria devono essere spurgate in modo efficiente,
perch laria, essendo incondensabile, riduce il coefficiente di scambio termico.

Fig. 2.5.1

5.5.3 Principali tipi di scambiatori


Scambiatori a tubi coassiali (fig. 2.5.1): la disposizione pu essere in equicorrente o
controcorrente. I tubi possono essere alettati sia dal lato interno che esterno (chiaramente solo se c
convenienza a inserire le alette, cio se i fluidi sono aeriformi. Per aumentare un po la
compattezza. si dispongono in genere come in figura. La compattezza comunque difficile che
possa superare i 1520 m2/m3 .
Scambiatori a fascio tubiero: Ci sono dei tubi mandrinati su due piastre tubiere, il tutto alloggiato
allinterno di un fasciame (o mantello). Allinterno del fasciame sono posti in genere dei diaframmi,
piastre forate che hanno il duplice scopo di sostenere i tubi e di far effettuare al fluido esterno ai
tubi (lato mantello) un percorso pi tortuoso in modo che la superficie dei tubi interessata allo
scambio risulti maggiore (cio per evitare le sacche di ristagno del fluido dal lato mantello) e per
aumentare la turbolenza e conseguentemente il coefficiente di scambio convettivo. In fig. 2.5.2
riportato come sono sistemati i diaframmi dentro il mantello, e in fig. 2.5.3 sono riportati diversi tipi
di diaframmi normalmente utilizzati.

Fig. 2.5.2

107
Fig. 2.5.3

Sempre dal lato mantello, con degli opportuni setti divisori orizzontali si pu far percorrere al fluido
pi volte il percorso dallingresso alluscita (cfr. fig. 2.5.4).

Fig. 2.5.4

Pi percorsi sono possibili anche dal lato tubi, sempre con setti separatori questa volta sulle camere
di inversione (sono i due spazi delimitati dal mantello e dalle piastre tubiere) come si vede sempre
dalla fig. 2.5.4. Ad esempio viene definito uno scambiatore 2-4 quello che presenta due passaggi dal
lato mantello e quattro dal lato tubi. Un passaggio doppio dal lato tubi si pu effettuare anche
mediante tubi piegati a U (cfr. fig. 2.5.5). Il numero dei passaggi scelto in modo tale da
ottimizzare il compromesso tra alta turbolenza (e quindi elevato coefficiente di scambio convettivo
h) e elevata perdita di carico (e quindi maggiori spese di pompaggio).

108
Fig. 2.5.5

Scambiatori a piastre
Sono costituiti da una serie di piastre metalliche opportunamente corrugate (per convogliare il
flusso e aumentare la turbolenza) con quattro fori, forniti di guarnizioni generalmente di gomma,
per far effettuare ai due fluidi il percorso voluto. Le guarnizioni sono sistemate in modo tale che
lintercapedine tra due piastre successive sia occupata un fluido mentre lintercapedine successiva
dallaltro fluido. In fig. 2.5.6 mostrato come sono le piastre e in fig. 2.5.7 come si distribuiscono i
fluidi tra le piastre.

Fig. 2.5.6

109
Fig. 2.5.7

La disposizione delle piastre e delle guarnizioni realizza una configurazione in controcorrente quasi
perfetta. Gli scambiatori a piastre possiedono i seguenti vantaggi:
1 possono essere smontati per manutenzione e pulizia;
2 si possono aggiungere o togliere piastre per compensare maggiori o minori fabbisogni di
superficie di scambio;
3 si riesce a produrre unalta turbolenza, con quasi nulle zone morte (dove il fluido ristagna):
questo produce lulteriore vantaggio di avere scarso sporcamente degli interstizi;
4 a causa della doppia guarnizione (cfr. figure) le eventuali perdite di fluido da una guarnizione
difficile che contaminino laltro fluido;
5 si realizza un tempo di permanenza entro il volume di scambio molto uniforme, per cui
risultano anche adatti a trattamenti particolari dei fluidi, come cottura di alimenti, o sterilizzazione o
pastorizzazione;
6 la forma particolare che li contraddistingue consente una facile produzione per stampaggio, e
quindi costi contenuti.
Per conto presentano i seguenti svantaggi:
1 a causa delle guarnizioni in gomma possono essere utilizzati al massimo sino a 150 C e sino a
15 bar.
2 per certi modelli il costo pu risultare non cos conveniente rispetto ad altri tipi.

Le dimensioni caratteristiche variano tra 0,032 m2 di superficie delle piastre sino a 3,63 m2.
Scambiatori a flussi incrociati
Sono in genere costituiti da tubi alettati, anche mediante alettatura continua (costituita da ununica
lastra forata saldata o giuntata ai tubi che passano nei fori). Da come sono costruiti risulta chiaro
che il moto del fluido esterno al tubi perpendicolare al tubo stesso, e quindi il flusso risulta
incrociato. Sono per lo pi utilizzati per scambio termico tra un liquido (intero ai tubi) e un
aeriforme (allesterno), come di vede in fig. 2.5.8, oppure tra due aeriformi (ad esempio le piastre
alettate, cfr. fig. 2.5.9)
Al primo di questi tipi (scambiatori tra un liquido e un aeriforme) appartengono i radiatori delle
autovetture.
Scambiatori compatti
Realizzano elevata compattezza, superiore a 700 m2/m3 grazie in genere allalettatura o ad una serie
di passaggi di uno od entrambi i fluidi. A questa categoria appartengono anche gli scambiatori a
piastre.
Rigeneratori
Lo scambio termico realizzato facendo fluire alternativamente le due correnti (il fluido caldo e
quello freddo) attraverso unopportuna matrice (in genere metallica) che assorbe calore da un fluido
e lo cede allaltra. Possono essere di tipo rotativo o alternativo. In fig. 2.5.10 riportato lo schema e
il funzionamento di un rigeneratore rotativo.

110
Fig. 2.5.8

Fig. 2.5.9

Come vantaggi presentano dimensioni ridotte, economicit di costruzione e un effetto di autopulizia


per lavvicendarsi delle correnti nella stessa zona della matrice a causa del moto alternato.

Fig. 2.5.10

111
Presentano tuttavia gli svantaggi di un parziale miscelamento di un fluido con laltro, e una
difficolt di tenuta a causa del movimento della matrice rispetto alle correnti, per cui le pressioni dei
due fluidi non possono essere significativamente diverse.

5.5.4 Dimensionamento degli scambiatori


Il problema principale degli scambiatori di calore la loro progettazione, cio la determinazione
delle caratteristiche geometriche o di flusso che debbono avere per risolvere il problema di scambio
termico per cui vengono impiegati.
Esistono due tipi di progettazione:
dimensionamento, o size problem, cio date le condizioni imposte ai fluidi (tipo di fluido,
temperature di ingresso e di uscita, flusso termico da scambiare, portate), di debbono determinare le
dimensioni che deve avere lo scambiatore per assolvere il suo compito;
verifica di funzionamento, o rate problem, cio dato uno scambiatore (forma e dimensioni) e
conoscendo le portate e le temperature di ingresso dei due fluidi, occorre determinare il flusso
termico scambiato e le temperature di uscita.
Esistono due metodi utilizzati normalmente per il calcolo degli scambiatori: il metodo della
differenza di temperatura media logaritmica (T ml ), studiato specificamente per il size problem, e il
metodo -NTU, adatto al rate problem. Prenderemo anche in esame il metodo -P, che raggruppa
insieme i due metodi precedenti, e pu essere utilizzato per ogni necessit di calcolo.
Per i calcoli sopra descritti, si utilizzano normalmente le seguenti ipotesi:
1 i fluidi scambiano calore in regime permanente;
2 la conduttivit termica uniforme su tutta la superficie di scambio;
3 il calore specifico dei due fluidi costante (oppure uno dei due costante e laltro infinito,
cio la temperatura costante come nelle transizioni di fase);
4 lo scambiatore considerato ideale, cio vengono considerate trascurabili le perdite di calore
verso lesterno, rispetto al calore ceduto dal fluido caldo a quello freddo;
5 non vi sono sorgenti termiche locali allinterno dello scambiatore;
6 la velocit dei due fluidi considerata uniforme;
7 la conduzione longitudinale (cio lungo la direzione di scorrimento dei due fluidi) trascurabile.
Occorre innanzi tutto considerare che negli scambiatori, il flusso termico scambiato pu essere
espresso in tre modi differenti, secondo che si consideri il flusso ceduto dal fluido caldo, quello
assorbito dal fluido freddo e quello trasmesso da quello caldo a quello freddo. Tali tre flussi devono
coincidere se considerata valida lipotesi 4. Inoltre possibile esprimere questi flussi sia in termini
finiti (considerando il flusso totale scambiato) o differenziali (considerando il flusso infinitesimale
scambiato in una sezione dello scambiatore). In termini infinitesimali
dQ1 = m c c p c dT c (2.5.1)
dQ 2 = m f c p f dT f
(2.5.2)
(
dQ 3 = UdA T c T f
) (2.5.3)
dove T c e T f sono rispettivamente le temperature del fluido caldo e di quello freddo nella sezione
dello scambiatore che si sta esaminando. In fig. 2.5.11 sono riportate le quantit sopra elencate per
scambiatori a tubi coassiali nelle due configurazioni in equicorrente e in controcorrente. Il segno +
o nell. Eq. 2.5.2 si riferisce rispettivamente allo scambiatore in equicorrente o controcorrente della
figura.
Integrando le precedenti espressioni si ottengono le analoghe quantit finite
(
Q1 = m c c p c Ti c Tu c ) (2.5.4)
(
Q 2 = m f c p f Tu f Ti f ) (2.5.5)

112
Q 3 = UA T c T f (2.5.6)

Scopo della trattazione al fine di determinare le temperature e i flussi incogniti, calcolare la
differenza di temperatura media tra fluido caldo e freddo che compare nella relazione 2.5.6.

Fig.2.5.11

5.5.5 Il dimensionamento degli scambiatori con il metodo Tml


Se si prendono in considerazione scambiatori del tipo pi semplice, a tubi coassiali, a equicorrente
(fig. 2.5.11.a) o controcorrente (fig. 2.5.11.b). Gli andamenti di temperatura sono riportati nei
grafici. Si vede come nello scambiatore in equicorrente il fluido caldo rimane sempre a temperatura
superiore a quello freddo, mentre nel controcorrente il fluido freddo in uscita pu trovarsi a
temperatura superiore al fluido caldo in uscita. Per entrambe le configurazioni di moto lanalisi pu
essere fatta mediante calcolo analitico come descritto nel seguito.
SI tratta di trovare unespressione analitica che permetta di calcolare landamento della differenza
di temperatura tra fluido caldo e freddo T = (Tc-Tf) in funzione della distanza dallingresso.
Effettuando la differenza tra leq. 2.5.1 e 2.52 si ottiene
1 1
(
d T T = dQ
c f
)
m c c m c f
1

1
= dQ c f (2.5.7)
c p f p C C
c f
indicando con C e C le capacit termiche di massa del fluido caldo e di quello freddo.
Uguagliando questa equazione con la 2.5.3 si ottiene
(
d T c T f )
1
= UdA c f
1
(2.5.8)
T T
c f
C C
che integrata fornisce:

2
(
d T c T f
) = U 2
1 1
dA C c C f
(2.5.9)
1 T T
c f
1
dove 1 e 2 sono la prima sezione dello scambiatore e lultima (attenzione!, non si tratta della
sezione di ingresso e di quella di uscita dei fluidi, ma di quella iniziale e quella finale dello
scambiatore; esse coincidono con quella di ingresso e quella di uscita dei fluidi solo per la
configurazione in equicorrente). Lintegrale 2.5.9 viene, se integrato sino alla generica lunghezza x
dello scambiatore

113
T ( x) 1 1
ln T ( x) ln T ( x)1 = ln = c f UA( x)
T ( x)1 C
C
cio
1 1
c f UA( x )

T ( x) = T1 e C C (2.5.10)
Integrando tra i due estremi 1 e 2, invece

T2 1 1
ln = c f UA (2.5.11)
T1 C C
1 1
la quantit c f si ottiene dalle relazioni 2.5.4 e 2.5.5
C C
1 1
Q c f = Ti c Tu c Tu f Ti f
C C
( ) (2.5.12)

Sostituendo in questa relazione la 2.5.11 si ottiene lespressione finale per flusso termico ottenuto
dallo scambiatore, cio

Q = UA
(
Ti c Tu c Tu f Ti f )T T1
= UA 2 (2.5.13)
T2 T
ln ln 2
T1 T1
Dal confronto tra questa relazione e la 2.5.6 si nota come la differenza di temperatura media cercata
proprio la frazione a secondo membro della 2.5.13, che assume la denominazione di differenza di
temperatura media logaritmica, da cui prende nome il metodo.

T2 T1
Tml = (2.5.14)
T2
ln
T1
Si noti come lespressione la stessa sia per gli scambiatori in equicorrente, che in controcorrente, a
patto che per sezioni 1 e 2 si intendano, come detto sopra, le sezioni iniziale e finale dello
scambiatore, e non quelle di ingresso e uscita dei fluidi. Le espressioni di T 1 e T 2 risultano
chiaramente differenti in termini di temperature di ingresso e uscita dei due fluidi.
Tra gli scambiatori elencati a inizio paragrafo, alcuni di quelli a fascio tubiero e quelli a piastre
realizzano la configurazione a controcorrente quasi perfetta. Si noti inoltre che nella configurazione
in controcorrente le differenze di temperatura tra fluido caldo e freddo sono in media inferiori:
pertanto si ha minore irreversibilit (che nella trasmissione del calore legata alla differenza di
temperatura), e conseguentemente minore generazione di entropia; cio detto in altri termini
necessaria una temperatura inferiore del fluido caldo per ottenere lo stesso risultato (riscaldamento
del fluido freddo sino ad una determinata temperatura).
Nel caso che lo scambiatore non sia del tipo a tubi coassiali (controcorrente o equicorrente perfetta),
la relazione 2.5.13 viene scritta nel modo seguente:
Q = UAT (2.5.1.5)
dove
T = Ft (Tml )cc (2.5.15)
con (Tml )cc la differenza di temperatura media per la configurazione in controcorrente perfetta. Il
fattore correttivo F t dato in opportuni grafici come funzione dei due numeri adimensionali:
T c Tu c Tu f Ti f
R= if e P = (2.5.16)
Tu Ti f Ti c Ti f

114
Fig. 2.5.12

In fig. 2.5.12 riportato un esempio di tale grafico per uno scambiatore a fascio tubiero tipo 1-2 (il
grafico per lo scambiatore 1-2 vale anche per quello 1-4, 1-6 etc.). Si noti che il numero
adimensionale R pu anche essere definito R = C f C c come si verifica facilmente dalle relazioni
2.5.4 e 2.5.5 . Nei grafici come quello di fig. 2.5.12 compare a volte una curva che indica il valor
minimo di F t , cio quello al di sotto del quale generalmente non si progetta uno scambiatore per
evitare di utilizzare in modo non efficiente larea di scambio.

5.5.6 Verifica di funzionamento degli scambiatori con il metodo -NTU


Come detto, per tale verifica non si conoscono le temperature di uscita dei due fluidi, mentre lo
scambiatore conosciuto (dato), cio si conosce C c , C f e UA.
Si individuano innanzi tutto tra le due capacit termiche di massa C c e C f ,quella di valor
maggiore e quella di valore minore, cio C max e C min . Si definisce ora lefficienza dello
scambiatore il rapporto tra il flusso termico effettivamente scambiato e quello che verrebbe
scambiato da uno scambiatore ideale, intendendo con questa espressione uno scambiatore in
controcorrente perfetta di area infinita.
c c
T Ti T Ti
Tuf Tuc
Tuf Tuc
Ti f
Ti f

A A

Fig. 2.5.13

115
Per illustrare meglio questa espressione (scambiatore in controcorrente perfetta di area infinita),
consideriamo uno scambiatore in controcorrente (cfr. fig. 2.5.13). Sono possibili due casi: il primo
se il fluido a capacit termica di flusso maggiore quello caldo ( quindi il Tc = T i c - T u c minore
del Tf = T u f - T i . f), il secondo al contrario. Entrambi i casi sono riportati in fig. 2.5.13. Si noti
anche come gli andamenti della temperatura sono differenti nei due casi, perch presentano nel
primo caso concavit rivolta verso il basso, nel secondo verso lalto. Se ora si immagina di
estendere la superficie di scambio termico dello scambiatore sino allinfinito, gli andamenti di
temperatura risultano modificati come in fig. 2.5.14.
c c
T Ti T Ti
Tuf Tuc

Tuf Tuc
Ti f
Ti f
A A

Fig. 2.5.14

Da questi andamenti risulta chiaro come nel primo caso, per lo scambiatore di area infinita, la
temperatura di ingresso del fluido caldo T i c coincide con la temperatura di uscita del fluido freddo
T u f , nel secondo caso invece T u c che coincide con T i . f . Per in entrambi i casi succede che il
flusso termico si pu scrivere
(
Q ideale = C min Tmax = C min Ti c Ti f ) (2.5.17)
f c c .f
essendo nel primo caso T u = T i , e nel secondo caso T u = T i
In definitiva lefficienza dello scambiatore si pu scrivere:
Q Q
=
Q
ideale
=
C
min (
T c T f
i i ) (2.5.18)

Questa espressione non contiene le temperature di uscita dei due fluidi, per cui pu essere utilizzata
nel rate problem.
Si definisce inoltre il numero delle unit di trasporto NTU (number of transport units), il rapporto
tra il flusso termico trasmesso per unit di differenza di temperatura media (Tm) trai due fluidi, e il
flusso termico corrispondente alla variazione di temperatura unitaria per il fluido a capacit termica
di flusso minore:
UA
NTU = (2.5.19)
C min
In generale risulta che lefficienza funzione di NTU e del rapporto tra C e C , rapporto a
min max
volte indicato con il simbolo R (o r), anche se la sua definizione non coincide necessariamente con
quella dellR del metodo T ml , dove definito come rapporto tra C f e C c . Gli andamenti di in
funzione dellNTU, parametrizzati per diversi valori del rapporto R sono riportati in opportuni
grafici, relativi ciascuno ad un tipo diverso di scambiatori. Ad esempio in fig. 2.5.15 riportato uno
di questi grafici per lo stesso scambiatore a fascio tubiero tipo 1-2 di fig. 2.5.12

116
Fig. 2.5.15

La procedura da seguire per effettuare la verifica di funzionamento di uno scambiatore con il


metodo -NTU la seguente:
- si valutano i C f e C c , e si attribuisce a C max il valore massimo e a C min il minimo;
- si calcola NTU dalla 2.5.19;
- dal diagramma = f(NTU , C min / C max ) si ricava
- dalla 2.5.18 si ricava il flusso termico effettivamente scambiato
- dalle 2.5.4 e 2.5.5 si ricavano le temperature di uscita.

5.5.7 Il metodo -P
Sia il metodo T ml sia quello -NTU presentano degli inconvenienti quando non sono utilizzati per
le applicazioni per cui sono stati ideati, cio quando il metodo T ml viene usato nel rate problem, e
il metodo -NTU per il size problem. In tali caso il calcolo possibile, ma richiede soluzioni
iterative, cio si devono ipotizzare dei valori delle variabili incognite (le dimensioni nel metodo
T ml utilizzato per il rate problem, e le temperature di uscita dei fluidi , quando usato il metodo -
NTU nel size problem), effettuare il calcolo e verificare se i risultati coincidono con quelli
conosciuti.

117
Per evitare tale problema si introdotto il metodo -P . Il numero adimensionale P lo stesso
utilizzato per calcolare il fattore correttivo F t nel metodo T ml . La quantit adimensionale
definita come :
T
= c (2.5.20)
Ti Ti f
che rappresenta il rapporto tra la temperatura media effettiva dello scambiatore e la differenza delle
temperature in ingresso e uscita dei due fluidi. Chiaramente :
T = Ft Tml ,cc (2.5.21)
e il flusso termico diventa :
(
Q = UA Ti c Ti f ) (2.5.22)
Il numero adimensionale viene dato come funzione dei numeri P e R, in opportuni diagrammi, in
cui vengono anche riportati F t , NTU . Risulta per tanto il metodo di dimensionamento pi generale,
che pu essere utilizzato in ogni caso. In fig. 2.5.15 riportato il diagramma -P per lo stesso
scambiatore a fascio tubiero 1-2. Si noti che spesso questi diagrammi invece di riportare il pedice c
o f per il fluido caldo o freddo, riportano i pedici t (tube, lato tubi negli scambiatori a fascio
tubiero) o s (per shell, mantello), oppure

Fig. 2.5.15

118
In pratica tutti i tre metodi di dimensionamento utilizzano tre numeri adimensionali, di cui uno
(dipendente) si ricava in funzione di altri due. Nella tabella seguente sono riportati tali numeri. Si
noti infine che nel metodo -P a seconda dellapplicazione in cui viene utilizzato (size problem o
rate problem), alcune quantit riportate nel grafico possono essere utilizzate come variabili
dipendenti, per esempio NTU (da cui si ricava larea A nel size problem), o F t .

Metodo Var. dipendente 1 var. indipendente 2 var. indipendente


T ml Ft R P
-NTU NTU
C min / C max
-P P R, o altre

5.5.8 Scambiatori compatti


Come gi detto si tratta i scambiatori in cui il rapporto superficie volume supera 700 m2/m3. Sono in
genere costituiti da tubi o piastre alettate, almeno quando uno o entrambi i fluidi sono gas.
Nella trattazione degli scambiatori compatti vengono utilizzati i numeri adimensionali seguenti:
h cp GD
St = = Nu Pr 1 Re 1 ; Pr = Re =
Gcp
dove G la velocit di massa, definita come
m
G=
Amin
essendo A min larea minima della sezione del flusso libero. Come diametro viene utilizzato il
diametro equivalente
4 LAmin
DH = (2.5.23)
A
A larea della superficie di scambio. L A min risulta il minimo volume di passaggio libero (essendo
L la lunghezza della matrice dello scambiatore). Il calcolo fatto sulla base di opportuni
correlazioni empiriche o di andamenti (ad esmpio di St o St Pr2/3 in funzione di Re, cfr. fig. 2.5.16
dove riportato landamento per un tipo di radiatore di unautovettura).
Nelle stesse figure in genere viene riportata la quantit f (fattore dattrito) per il calcolo delle perdite
di carico (dal lato aria, perch dal alto acqua il calcolo viene effettuato con la solita equazione di
Darcy Weissbach).
A questo proposito si deve tenere conto che la caduta di pressione nello scambiatore ha te
componenti: attrito della matrice, laccelerazione nella matrice e le perdite di carico in ingresso e in
uscita. Ad esempio per gli scambiatori alettati piatti la perdita di carico risulta:


G2
p = (
2 i
)

o

K c + 1 2 + 2 i 1 + f (
A i
Amin m
)
1 K e 2 i
o
(2.5.24)


ingresso accelerazione attrito della uscita
del flusso matrice
(si noti che lattrito della matrice in genere il 90% del totale). Nella relazione 2.5.24 :
A Area minima di flusso libero
= min =
A fr Area frontale
A 4L Area totale di scambio termico
= =
A min D H Area minima di scambio libero

119
u A fr
u
f data dalla figura (ad es. la 5.2.24); G = = la velocit di massa; K c e K l sono i
Amin
coefficienti di contrazione ed espansione del flusso (sono dati da opportune tabelle , come quelle di

Fig. 2.5.16

fig. 2.5.17 dove sono riportati in funzione d pe diverse configurazioni di ingresso dello
scambiatore. i e o sono rispettivamente la densit del fluido allingresso (input) e alluscita
(output) dello scambiatore, mentre m la media armonica di i e o :
1
1 1 1
m = +
2 i o
Per i tubi alettati si pu assumere K c e K l uguali a 0, e di conseguenza la relazione precedente
diventa:


G2 A i
p =
2i
( )
o

1 + 2 i 1 + f
Amin m
(2.5.25)


accelerazione attrito della
del flusso matrice

120
Fig. 2.5.17

121
5.5.9 Trasmissione del calore e perdite di carico negli scambiatori a fascio
tubiero
Negli scambiatori a fascio tubiero, dal lato tubi lo scambio termico e le perdite di carico si calcolo
nel solito modo (correlazioni empiriche , equazione di Darcy Weissbach) tenendo conto che oltre
alle perdite di carico distribuite esistono come minimo quelle concentrate dellimbocco dalla prima
camera di distribuzione nei tubi e quelle dello sbocco nella camera di raccolta (o di inversione), cfr.
fig. 2.5.4.
Dal lato mantello il calcolo pi complesso: bisogna tenere conto che il fluido passa attraverso un
condotto di sezione allincirca rettangolare, definito dal mantello stesso e dai diaframmi, in cui la
sezione risulta variabile continuamente; complessivamente il percorso del fluido deve anche passare
da un segmento (sempre delimitato dal mantello e da due diaframmi consecutivi) e un altro. Vi poi
la superficie esterna dei tubi che contribuisce allattrito. Pertanto il deflusso tortuoso e passa da
parallelo a normale allasse dei tubi. Si utilizzano delle formule empiriche differenti a seconda della
disposizione dei tubi, che nella maggior parte dei casi pu assumere due configurazioni: a quadrato
o triangolare (cfr. fig. 2.5.18).
s

d d
disposizione a quadrato disposizione triangolare

Fig. 2.5.18
Ad esempio per 2000Re1000000 si pu utilizza la relazione:
0,14

Nu = 0,36 Re0,55
Pr 1/ 3 (2.5.26)
p

dove la viscosit dinamica alla temperatura media del fluido, mentre p alla temperatura della
parete esterna dei tubi. La velocit da utilizzare nel numero di Re va calcolata al centro del
mantello. La sezione di passaggio vale:
(s d )l d m
A= (2.5.27)
s
dove:
- s la spaziatura dei tubi (cfr. figura 2.5.18)
- d il diametro esterno dei tubi
- l la distanza tra i diaframmi
- d m il diametro del mantello
La lunghezza caratteristica da utilizzare in Re e in Nu il diametro equivalente, che risulta:

d eq =
( )
4 s 2 d 2 / 4
per la configurazione a quadrato;
d

122
3 2 d 2 1
d eq = 4 s per la configurazione a triangolo equilatero. Le stesse quantit si
2 4 d

utilizzano anche per le perdite di carico distribuite.

5.5.10 Procedura di calcolo


Nella progettazione effettiva di un impianto che richieda scambiatori di calore, si utilizza una
procedura, in genere iterativa, che tenga conto sia dei dati di progetto che del costo. Questo in
entrambi i tipi di calcolo, il size problem e il rate problem. Nel seguito riportiamo un esempio di
tale procedura valida per gli scambiatori a fascio tubiero, anche se fondamentalmente la sequenza di
operazioni simile per tutti i tipi di scambiatore.
1 Calcolare il carico termico;
2 Scegliere le temperature incognite e i flussi, quando non gi specificati;
3 Individuare una prima scelta del coefficiente di scambio totale;
4 Calcolare la superficie di scambio;
5 Sui dati gi individuati (2-3) scegliere il tipo pi appropriato di scambiatore;
6 Per gli scambiatori a fascio tubiero determinare se necessario inserirne pi di uno in cascata;
7 Scegliere le dimensioni dei tubi, passo e disposizione;
8 Scegliere il fluido dal lato tubi, numero di passaggi, dimensioni del mantello e caduta di
pressione;
9 Calcolare lo scambio termico e la caduta di pressione;
10 Controllare se le specifiche sono state rispettate, se no si riinizia dal punto 8 con unaltra scelta
di progetto;
11 Stima dei costi;
12 Sulla base dei costi totali e dimensioni, verificare la miglior scelta dello scambiatore per
limpianto;
13 Sottometter il progetto ad un fabbricante per il progetto meccanico e termico finale e per la
costruzione.
Per quanto riguarda il punto 3, si consideri che normale unincertezza nella valutazione di h del
20% o anche maggiore. Inoltre opportuno che il fattore F t del metodo T ml valga almeno 0,75.
Per il punto 8, si noti che allinterno dei tubi viene in genere posto il fluido meno viscoso (cos si
minimizzano le perdite di carico e il costo del pompaggio), a maggiore pressione (perch la tenuta
pi facile nei tubi), che sporca o corrode di pi (nei tubi la velocit maggiore, e tali inconvenienti
a maggiore velocit sono meno rilevanti).
Si noti infine che la caduta di pressione non dovrebbe superare 0,60,7 bar, a meno che si abbiano
liquidi molto densi o viscosi (oli minerali, alimenti, etc.) per cui pu arrivare a 1,42 bar. Per i gas a
bassa pressione e i vapori in condensazione la perdita non dovrebbe superrare il 5% della pressione
assoluta.

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