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Fisica Sperimentale

giovanni organtini

6 giugno 2014
ii

fisica sperimentale Vers. 6 giugno 2014


20132014 Giovanni Organtini, Sapienza
Universit di Roma & INFNSez. di Roma

Questo un libro di testo elettroni-


co gratuito e aperto. Questo testo
stato realizzato usando per quanto possibile stru-
menti Open Source ed disponibile gratuitamente
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AttributionNoDerivs 3.0. Puoi copiarlo, stampar-
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Prof. Giovanni Organtini


Sapienza, Universit di Roma
Dip.to di Fisica
P.le Aldo Moro, 2
00185 ROMA (Italy)
Tel: +39 06 4991 4329 Fax: +39 06 4453 829
email: giovanni.organtini@uniroma1.it
iii

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questopera. In particolare ti consigliamo di visita-
re periodicamente il sito di fisicast allindirizzo
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sul quale pubblichiamo, con cadenza mensile, bre-
vi brani audio che parlano di fisica con un linguag-
gio semplice e accessibile a tutti, o quasi. Trovi i
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suggerimenti o a esaudire richieste di integrazio-
ni, nonch a tenere corsi o seminari per studenti,
insegnanti o per un pubblico pi generico. Se tro-
vi errori (il che sempre possibile) ti preghiamo
di segnalarli. Ci aiuteranno a offrire un servizio
migliore.
Indice

Prefazione 1 4 Una storia esemplare 51


4.1 La scarica degli elettroscopi . . . . 51
4.2 La scoperta dei raggi cosmici . . . . 52
I Fisica Moderna 7 4.3 Caratteristiche dei raggi cosmici . . 53

1 La teoria della Relativit Ristretta 9 5 Chi lha ordinato? 57


1.1 Le trasformazioni di Lorentz . . . . 9 5.1 Particelle penetranti . . . . . . . . 57
1.2 La dilatazione del tempo . . . . . . 11 5.2 Lipotesi del neutrino . . . . . . . . 58
1.3 Contrazione della lunghezza . . . . 12 5.3 Lantimateria . . . . . . . . . . . . 59
1.4 Composizione delle velocit . . . . 14 5.4 La scoperta del muone . . . . . . . 60
1.5 I quadrivettori . . . . . . . . . . . . 15 5.5 La scoperta del pione . . . . . . . . 61
1.6 Il quadrivettore energiaimpulso . . 16 5.6 La lambda e i mesoni K . . . . . . 61
1.7 Acceleratori e collider . . . . . . . . 18
6 I nuovi numeri quantici 63
2 La Relativit Generale 21 6.1 I leptoni . . . . . . . . . . . . . . . 63
2.1 La misura nei vari sistemi di 6.2 I barioni . . . . . . . . . . . . . . . 63
riferimento . . . . . . . . . . . . . . 21 6.3 I mesoni . . . . . . . . . . . . . . . 64
2.2 Il principio di equivalenza . . . . . 22 6.4 Gli adroni . . . . . . . . . . . . . . 64
2.3 la geometria dellUniverso . . . . . 24 6.5 Classificazione in base allo spin . . 64
2.4 Effetti gravitazionali sul tempo . . 26
7 Imitare la Natura 67
3 La Meccanica Quantistica 29 7.1 Gli acceleratori di particelle . . . . 67
3.1 Il corpo nero . . . . . . . . . . . . . 29
3.2 Leffetto fotoelettrico . . . . . . . . 31 8 Studiare le particelle 69
3.3 Leffetto Compton . . . . . . . . . 32 8.1 Sezione durto . . . . . . . . . . . . 69
3.4 La misura e il Principio dindeter- 8.2 Vita media . . . . . . . . . . . . . . 70
minazione . . . . . . . . . . . . . . 33
9 Le risonanze 73
3.5 Onde di materia . . . . . . . . . . . 35
9.1 Urti tra particelle . . . . . . . . . . 73
3.6 Gli atomi . . . . . . . . . . . . . . 36
9.2 La massa invariante . . . . . . . . . 75
3.6.1 Gli spettri atomici . . . . . 36
3.7 Quantizzazione del momento ango- 10 Le particelle strane 79
lare . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37 10.1 I decadimenti della . . . . . . . . 79
3.8 Lo spin degli elettroni . . . . . . . 38 10.2 Produzione associata . . . . . . . . 80
3.9 Il Principio di Pauli . . . . . . . . . 40
3.9.1 La chimica . . . . . . . . . . 41 11 Il Modello a Quark 83
3.9.2 Semiconduttori . . . . . . . 44 11.1 Tre nuove Tavole Periodiche . . . . 83
3.9.3 Il diodo . . . . . . . . . . . 45 11.2 Lipotesi dei quark . . . . . . . . . 84
3.9.4 Il transistor . . . . . . . . . 46 11.3 Lottetto di mesoni . . . . . . . . . 85
3.10 Lequazione di Schrdinger . . . . . 47 11.4 Lottetto di barioni . . . . . . . . . 86
vi INDICE

11.5 Quark colorati . . . . . . . . . . . . 87 14.1 Richiami sul concetto di energia . . 101


14.2 Campi autointeragenti . . . . . . . 102
12 Il Modello Standard 89 14.3 Sul significato dellenergia . . . . . 103
12.1 I costituenti della materia . . . . . 89 14.4 Lintroduzione della relativit . . . 104
13 Campi e Particelle 91 14.5 Il Meccanismo di Higgs . . . . . . . 104
13.1 Le forze fondamentali . . . . . . . . 91 14.6 Sulla forma del potenziale di Higgs 105
13.2 Una rivisitazione del concetto di 14.7 Campi massivi . . . . . . . . . . . . 107
energia . . . . . . . . . . . . . . . . 92 14.8 La massa dei bosoni vettori . . . . 107
13.3 Lenergia delle interazioni tra par-
ticelle . . . . . . . . . . . . . . . . 94 Appendice 111
13.4 Altri processi . . . . . . . . . . . . 97 Approssimazione di funzioni . . . . 111
13.5 Lantimateria . . . . . . . . . . . . 98 Equazioni differenziali a variabili
13.6 La produzione delle particelle strane 98 separabili . . . . . . . . . . . . . . 112
13.7 Linterazione debole . . . . . . . . . 99 Unit naturali . . . . . . . . . . . . 113

14 Il bosone di Higgs 101 Soluzione degli esercizi 115


Prefazione

Tra le parti di un libro la prefazione sempre la to pi vero per i libri scolastici, per i quali il ri-
meno letta. In questo caso molto utile leggerla, schio dimpresa assai basso, giacch leditore co-
sia per capire lo spirito con il quale stato orga- nosce in anticipo lordine di grandezza del volume
nizzato il materiale allinterno del volume, sia per di vendite. In sostanza, pagando un libro di testo
comprendere le motivazioni alla base della scelta non si remunera il lavoro dellautore, ma la po-
di redigere un testo cos. sizione di vantaggio economico delleditore e del
Il testo nasce dallesperienza delle lezioni per distributore.
gli studenti dei licei sulla fisica delle particelle, da Questo stesso modello adottato in moltissime
me tenute nellambito dei programmi per lorienta- attivit economiche, dove ci che determina il co-
mento e del Piano Lauree Scientifiche. Molti inse- sto di una prestazione spesso non sono la quantit
gnanti, al termine delle mie lezioni, mi hanno chie- e la qualit del lavoro svolto, ma il possesso o me-
sto materiale da utilizzare per riproporre in classe no di un presunto diritto a limitare la libert dei
alcuni degli argomenti trattati, lamentando lindi- clienti.
sponibilit di testi adeguati. Per questo ho pensato Noi crediamo, al contrario, che un altro model-
di cominciare a scrivere queste note, con lintento lo economico sia possibile nel quale quel che deve
di ampliarle il pi possibile nel corso del tempo, essere remunerato il lavoro i cui frutti, una volta
includendovi anche materiale pi tradizionale. remunerati, possano andare a beneficio dellintera
comunit. Che un tale modello sia concretamen-
te attuabile ampiamente dimostrato dal succes-
Unaltra economia e` possibile so del software Open Source, che si pu copiare,
modificare, distribuire gratuitamente senza dover
Questo lavoro una sfida al sistema econo-
pagare royalties a nessuno. Le aziende che produ-
mico corrente. La sfida si basa sul paradigma
cono questo tipo di software, che dunque pagano
Open Source, da cui derivano le licenze Creative
gli stipendi dei programmatori e dei progettisti,
Commons.
funzionano e sono spesso pi floride di quelle che
Nellattuale sistema economico il lavoro per la
vendono software tradizionale. Il business si ba-
la redazione di un libro, di gran lunga quello pi
sa sullofferta del servizio, non sul possesso di un
faticoso e ricco di contenuto, remunerato molto
diritto a limitare la libert altrui.
meno del lavoro necessario per la sua composizio-
Siamo ormai cos assuefatti al sistema che non ci
ne, stampa, distribuzione e vendita. Lautore di
rendiamo conto delle sue assurdit e siamo pronti
un libro percepisce, mediamente, non pi del 10
a giustificarle con argomenti solo apparentemen-
15 % del prezzo di copertina (a meno che non si
te ragionevoli. il caso dei brevetti, ad esempio.
tratti di un bestseller, naturalmente). Altrettan-
Non vero, come vuol farsi credere, che i brevetti
to percepisce il libraio, che fornisce il servizio di
aiutino lo sviluppo economico. vero il contrario.
vendita. La maggior parte del prezzo di copertina
Quando ci viene detto che lindustria farmaceuti-
va in compensi per leditore e il distributore.
ca, ad esempio, ha bisogno dei brevetti per coprire
Grazie soltanto alla posizione di vantaggio, de-
glingenti costi della ricerca, si tratta palesemen-
terminata dal posizionamento sul mercato e dal-
te di una bufala. I costi della ricerca, infatti, sono
la rete di vendita, gli editori (che sono quelli che
coperti dagli Stati e dai cittadini attraverso lac-
fanno il prezzo) godono di un diritto economico
quisto dei medicinali. Il costo della ricerca alto
non proporzionato al lavoro svolto. Questo tan-
perch ciascuna industria deve svolgere, segreta-
mente, le stesse attivit delle altre, con una mol- fica, evidentemente, il profilo. Chi usa le informa-
tiplicazione degli sforzi enorme e un costo esorbi- zioni reperite online per acquisire uninformazione
tante. Mettendo in comune i risultati, ogni azien- non produce un danno alleditore pi di quanto
da potrebbe risparmiare miliardi di euro e i far- non faccia una signora che acquisti da una banca-
maci potrebbero costare molto meno. Se fossero rella una borsa firmata da un grande stilista nei
gli Stati a coprire questi costi, e i risultati fosse- confronti di questultimo. La signora non avrebbe
ro pubblici, il prezzo dei farmaci scenderebbe in comunque mai acquistato quella borsa al prezzo
maniera consistente e alla fine ci sarebbe un ri- proposto dallo stilista.
sparmio per tutti. Lo stesso vale per altri settori. Si potrebbero inventare decine di modelli eco-
del tutto evidente, ad esempio, che i brevetti non nomici alternativi basati su un paradigma aperto,
servono alle industrie per acquisire una posizione ma questo dovrebbe essere lavoro per economisti.
di vantaggio rispetto ai potenziali concorrenti. Se Noi qui lanciamo la sfida. Rendiamo pubblico que-
cos fosse i prodotti innovativi dovrebbero essere sto testo iniziale, chiedendo un supporto economi-
appannaggio di una sola azienda, ma non cos co volontario a coloro che decideranno di adottar-
(pensate solo allindustria dei tablet: unazienda lo. Se riusciremo ad accumulare una cifra ritenu-
ne ha lanciato uno, coperto da brevetto, e tutte le ta ragionevole, quale compenso per questo lavoro,
altre lhanno seguita a ruota, aggirando il brevetto ne realizzeremo un altro (per altri gradi dellistru-
o acquistandolo). I brevetti hanno il solo scopo di zione scolastica o introducendo nuovi argomenti e
creare un mercato delle idee innovative che, se ci nuove tecnologie). Se avremo successo e i proventi
si pensa bene, un mercato del tutto irragionevole saranno sufficienti, potremo remunerare il lavoro
e contrario a ogni principio etico. di altri professionisti per la realizzazione di filma-
Noi pensiamo che lautore di un libro di testo ti, animazioni e altri supporti multimediali, che
vada remunerato per il suo lavoro e non per la- in questo caso sono stati tutti realizzati dallau-
ver acquisito una certa posizione di mercato. Una tore, in prima persona, con evidente dispendio di
volta redatto il libro e una volta che il compenso energie.
per lautore sia stato equo, il libro deve poter esse- Se condividi questa visione del mondo e ti sem-
re distribuito quasi gratuitamente: si dovrebbero bra che il contenuto del libro sia adatto alle tue
pagare solo i costi effettivi della sua distribuzio- esigenze (e questultimo il requisito pi impor-
ne e il giusto compenso per coloro che la rendono tante), diffondilo e invita a supportarlo. Ti invi-
possibile. Non c ragione per cui un libro stam- tiamo anche a inviarci commenti, segnalazioni su
pato da anni, che abbia gi venduto migliaia di possibili errori, suggerimenti, sia sul contenuto, sia
copie, non possa essere fotocopiato o reso pubbli- sul modo di presentarli, sia sul modello distribu-
co. Sia ben chiaro che il modello che proponiamo tivo. Naturalmente non garantiamo laccoglimen-
non chiede di rinunciare alla propriet intellettua- to di tutti i suggerimenti che potranno pervenire,
le: il diritto dautore resta di esclusiva propriet perch di nuovo questo fa parte della libert di
dello stesso ed inalienabile. il diritto esclusi- ciascuno di realizzare le proprie opere come cre-
vo di sfruttamento economico delle opere che, de. Il che, per, non impedisce agli altri, una volta
nella legislazione corrente, cedibile ad altri e che venuti in possesso di tali opere, di fare altrettanto.
noi riteniamo sia quanto meno da modificare. Per
questo la licenza duso di questo libro impone che
si citi sempre lautore ogni volta che se ne fa un Il titolo
uso pubblico.
Il titolo di questo volume non stato scelto a ca-
Questo modello non impedisce lesistenza di ca-
so. LItaliano una lingua che si presta a diverse,
se editrici, che possono (devono) basare il loro bu-
interessanti, e talvolta divertenti, interpretazioni
siness sullefficacia della distribuzione, sul valore
del significato delle parole. In particolare laggetti-
aggiunto, sulla capacit di offrire servizi diversi.
vo sperimentale utilizzato nel titolo ha in questo
La nascita di Wikipedia non impedisce agli edi-
tori di vendere enciclopedie e dizionari. Ne modi-
testo significati diversi, tutti contemporaneamente ford e autore di una monumentale opera sulla
validi. programmazione dei computer [1].
sperimentale, come abbiamo detto sopra, il I filmati sono stati editati con MPEG Stream-
modo in cui il testo realizzato e distribuito. Si clip e iMovie. Per creare o manipolare alcune
tratta, cio, della sperimentazione, della ricerca di figure stato usato Gimp.
un nuovo modello economico. Le musiche sono state scaricate da jamendo:
Laggettivo sperimentale si riferisce anche al ta- un sito che raccoglie musica con licenza Creative
glio dato allintroduzione dei concetti della fisica. Commons.
Molti testi di fisica appaiono pi come libri di ma- Le animazioni sono state realizzate con Anima-
tematica, nei quali si danno certe definizioni allo tion Desk per iPad.
studente e se ne traggono le conseguenze. Le defi- Limmagine di copertina di Alegri
nizioni, in molti casi, piovono dallalto, senza una (alegriphotos.com).
spiegazione plausibile sul perch sia il caso di in- Alcuni link come questo potrebbero non porta-
trodurle o su quale sia la loro ragion dessere. In re a nulla (n a una pagina web, n a un altro
questo testo la fisica viene introdotta attraverso punto del testo). Questo perch il link previsto
lesperimento. Ogni argomento viene analizzato a portare il lettore a una sezione del testo in cui
partire dalle osservazioni sperimentali, che deter- si parla dellargomento relativo che non ancora
minano le grandezze fisiche dinteresse, portando stato prodotto. Molti link porteranno a pagine di
naturalmente alla formulazione delle leggi fisiche. Wikipedia (in inglese). Abbiamo scelto di usa-
Infine, sperimentale il mezzo scelto per la rea- re questo strumento quale riferimento a informa-
lizzazione del testo. Il supporto elettronico consen- zioni non strettamente pertinenti largomento del
te di fruire di contenuti multimediali e delle po- testo, nonostante le critiche che vengono da pi
tenzialit dellipertesto. Si potrebbe fare molto di parti sullattendibilit delle informazioni che vi si
pi, in effetti. La tecnologia matura. Ma, spesso a trovano. Lopinione dellautore che questo stru-
causa di scelte determinate dal modello economico mento, come tutti, evolver col tempo diventando
di cui parliamo sopra, molti produttori di software sempre pi attendibile. Riguardo le critiche rela-
non consentono di usare in maniera semplice le in- tive al fatto che le informazioni presenti sul sito
novazioni disponibili. Naturalmente il problema si sono copiate da altre fonti senza verifica, va det-
potrebbe superare realizzando ad hoc anche i let- to che lo stesso accaduto e accade tuttora con i
tori per il supporto, ma questo avrebbe un costo libri e che solo in rari casi gli autori dei libri ve-
eccessivo per noi (almeno in questa fase) e in ogni rificano le informazioni sulle fonti originali (noi,
caso limiterebbe la platea di potenziali fruitori del- naturalmente, labbiamo fatto ove possibile).
lopera. Possiamo solo sperare che il sistema avr La non apertura dei sistemi operativi e delle ap-
successo e ci consentir, in futuro, di aumentare plicazioni continua purtroppo a provocare incon-
sempre di pi lofferta. venienti piuttosto deplorevoli. Uno di questi con-
siste nel fatto che la versione elettronica di que-
sto testo si pu usare senza alcun problema su un
Tecnologia computer, mentre sui tablet esistono limitazioni
(incomprensibili). Ad esempio, lo stesso Acrobat
Per realizzare questo prodotto sono stati usati
Reader su iPad non supporta la visione dei filmati
per lo pi strumenti Open Source o con licenza
embedded. Lo stesso accade con iBooks. Secondo
Creative Commons.
la nostra esperienza i filmati sono invece perfet-
Il testo stato redatto con LATEX1 : un program-
tamente visibili se si carica il PDF su Dropbox e
ma per la composizione di testi estremamente po-
si visualizza usando il browser interno dellappli-
tente e liberamente scaricabile dalla rete, basato
cazione per tablet (tuttavia in questo caso non si
sul suo predecessore TEX sviluppato da Donald
pu avere il testo in modalit full screen), oppure
Knuth, Professore di Computer Science a Stan-
usando ezPDF Reader2 (il quale per riproduce i
LT
1 A
EX si pronuncia latek 2
A pagamento, ma dal prezzo accessibile.
link, interni ed esterni, in modo meno piacevole). pi adatta per la stampa. Puoi fare la stampa
Confidiamo che il mercato spinga nella direzione da te o rivolgerti a un servizio specializzato (una
giusta e che sia possibile usare unapplicazione in copisteria, una tipografia o su Internet).
modo uniforme su ogni piattaforma. Se pensi di usare questo testo a scuola in for-
mato cartaceo, puoi scaricarne una copia che puoi
fornire a un tipografo di zona perch ne stampi
Formare, non informare in numero sufficiente di copie. Gli alunni possono
quindi acquistare le copie versando solamente il
Il semplice trasferimento di conoscenza non ha
corrispettivo relativo al costo vivo della stampa,
molto senso. Conoscere le leggi della fisica utile,
che in questo caso probabilmente inferiore alla
ma non indispensabile nella vita di una persona,
spesa necessaria per stampare il testo in proprio.
tanto meno se questa conoscenza si limita alla me-
La licenza con cui distribuito questo testo con-
ra capacit di scrivere le formule corrispondenti
sente a chiunque (anche a un istituto scolastico)
senza capirle.
di stampare le copie necessarie e di fornirle agli
Capire le leggi della fisica e il processo che ha
studenti a un prezzo superiore a quello corrispon-
condotto alla loro formulazione, al contrario, di
dente al costo delloperazione. In questo modo la
fondamentale importanza per la formazione com-
Scuola pu percepire un contributo extra utile in
plessiva degli studenti. Ecco perch questo testo
questo periodo di tagli. Va da s che se il ricavo
pone laccento pi sul come si arrivi a formulare
eccessivo, gli studenti preferiranno procurarsi il
le leggi fisiche piuttosto che su queste ultime. In
materiale da solo: il modello di distribuzione che
particolare, le leggi fisiche davvero fondamentali
abbiamo scelto consente a pi persone di creare
sono poche ed su queste che si concentra tutta
valore, ma senza eccessi. Qualunque abuso sareb-
la struttura del volume. Le leggi derivate da quel-
be automaticamente eliminato dal mercato dalla
le fondamentali sono trattate come esercizi e non
disponibilit gratuita del bene.
come parte integrante del testo. Questo non vuol
Ovviamente sei sempre invitato a versare un
dire che si possano ignorare, ma che non si devono
contributo per lautore. In questo modo avrai la
necessariamente ricordare. Laddove esistano rela-
garanzia che il prodotto sar sempre mantenuto al
zioni particolari che vale la pena siano ricordate
meglio e continuamente migliorato. Potrai anche
a memoria per la frequenza con la quale si usano
sostenere il modello di sviluppo scelto, dimostran-
o per limportanza che rivestono nel loro ambi-
do che un mercato equo e sostenibile possibile,
to, queste sono evidenziate in rosso, anche negli
nel quale il lavoro o un servizio a essere retri-
esercizi.
buito e non una rendita di posizione o da capitale.
La matematica presente in ogni parte del volu-
Nel caso in cui il testo sia adottato a scuola, il
me (a parte gli esercizi) ridotta al minimo indi-
metodo migliore per versare il contributo consiste
spensabile e non si assume la conoscenza di concet-
nel raccogliere il denaro che avete deciso di ver-
ti avanzati, in modo tale che il testo possa essere
sare e fare un unico versamento. Non necessario
usato da scuole diverse (Licei scientifici, classici,
che il contributo sia lo stesso per tutti gli studen-
scuole professionali).
ti. Poich il versamento libero (si tratta di una
donazione) puoi prevedere la possibilit che alcu-
Come usare questo testo ni studenti (quelli le cui famiglie hanno problemi
di carattere economico) non paghino per luso di
Il formato migliore per questo testo quello elet- questa risorsa.
tronico ( per questo che nato). La versione
landscape pu essere pi comoda per i laptop Per linsegnante
e per alcuni tablet. Puoi comunque stampare il
testo (anche se in questo caso perderai la funzio- Il testo contiene molto pi materiale rispetto a
nalit dei filmati, che tuttavia trovi sempre sul ca- quello che si pu normalmente pensare dinsegna-
nale YouTube dellautore). La versione portrait re alla maggior parte degli studenti. La lunghezza
INDICE 5

del testo non deve spaventare: abbiamo scelto di


spendere molte parole perch crediamo che della
fisica si debba insegnare sopra tutto il metodo e
non tanto i contenuti, pure indispensabili. im-
portante capire il significato delle equazioni e il
modo in cui si ricavano. Non quindi il numero
di pagine che suggerisce di limitare gli argomenti,
ma il fatto che oggettivamente alcuni sono molto
(troppo) difficili per molti studenti. Lasciarli per
consente agli insegnanti di preparare gli argomenti
da trattare in maniera pi consapevole e comple-
ta, e agli studenti pi bravi di approfondire da soli
argomenti che altrimenti sarebbero rimasti troppo
vaghi.

Piano dellopera
Lautore simpegna, a fronte di un numero suf-
ficiente di donazioni, ad ampliare i contenuti al
maggior numero possibile di campi della fisica (in-
clusa la fisica classica che sar trattata sempre con
un approccio di tipo sperimentale). La sequenza
con la quale nuovi moduli saranno resi disponibili
non sar necessariamente coerente con quella nella
quale gli argomenti vengono usualmente presenta-
ti, n con quella che lautore ritiene la migliore
sequenza possibile. La sequenza sar dettata per
lo pi dalle richieste di studenti e insegnanti che
avranno apprezzato i moduli precedenti.

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


Parte I

Fisica Moderna
Unita` Didattica 1
La teoria della Relativita` Ristretta

Dopo gli esperimenti di Michelson e Morley non brerebbe logico! Se a noi le Leggi dellUniverso
cerano pi scuse: per quanto possa sembrare stra- appaiono illogiche non un problema dellUniver-
no la velocit della luce risulta essere indipenden- so: un problema nostro! La fisica una scienza
te dal moto relativo tra la sorgente e losservato- sperimentale: ha a che fare con ci che si misura,
re. Questosservazione sperimentale pone un se- che ci piaccia o no. Una volta stabilito sperimen-
rio problema filosofico. Secondo la logica comu- talmente che la velocit della luce indipenden-
ne, andando incontro a un raggio di luce ad al- te dal sistema di riferimento nel quale si esegue
tissima velocit, dovremmo vederlo arrivare ver- la misura, non possiamo far altro che accettar-
so di noi a una velocit pari alla somma tra la ne le conseguenze, anche se possono sembrare dei
velocit del raggio di luce e la nostra; viceversa, controsensi.
se inseguissimo un raggio di luce alla sua stessa La teoria della relativit ristretta (o relativit
velocit dovremmo vederlo fermo! E se potessi- speciale) riguarda i sistemi di riferimento in moto
mo viaggiare a velocit pi alte dovremmo riu- luno rispetto allaltro di moto rettilineo uniforme.
scire addirittura a superarlo e a vederlo allonta-
narsi da noi in direzione opposta rispetto a quella
nella quale si sta effettivamente muovendo! Ep- 1.1 Le trasformazioni di Lo-
pure, secondo i risultati degli esperimenti non rentz
cos: se accendiamo una lampada vediamo la luce
allontanarsi dalla lampada a una velocit di cir- Consideriamo una sorgente di luce puntiforme nel-
ca 300 000 km/s; se inseguissimo questa luce a lorigine di un sistema di riferimento in quiete. Se
bordo di un mezzo che si muove a velocit al- la luce si muove a velocit c, preso un punto di
tissima, diciamo 299 000 km/s, non la vedrem- coordinate (x, y, z), il tempo necessario alla luce
mo allontanarsi da noi a 1000 km/s, ma sempre per arrivarci sar
a 300 000 km/s. Sembra una cosa completamente r
assurda! Impossibile! Un controsenso! x2 + y 2 + z 2
t= . (1.1)
In un testo teatrale di Luigi Malerba intitolato c2
Stazione zero 1 qualcuno dice che Con i contro- Prendendo il quadrato di questequazione e
sensi qualche volta si risolvono problemi che non moltiplicando tutto per c2 si ottiene
si possono risolvere con la logica.
Nel 1905 Albert Einstein risolse il problema ap- x2 + y 2 + z 2 = c2 t2 . (1.2)
parentemente irrisolvibile logicamente con quello
che appariva essere un vero e proprio controsen- Se osservassimo lo stesso fenomeno da un sistema
so, che tuttavia tale solo a causa della nostra di riferimento che si muove lungo lasse x a velocit
esperienza. LUniverso ha le sue Leggi, che natu- v rispetto al primo, secondo la relativit galileiana
ralmente potrebbero essere di qualunque natura e lequazione si scriverebbe
non c nessun motivo di principio secondo il qua-
le lUniverso debba funzionare come a noi sem- x02 + y 02 + z 02 = c2 t02 , (1.3)
1
Tratto da Ai poeti non si spara, di Luigi Malerba, ed. dove
Manni.
10 UNIT DIDATTICA 1. LA TEORIA DELLA RELATIVIT RISTRETTA

0 e raccogliamo i termini simili:


x
= x vt
y0

=y
(1.4) x2 1 c2 2 +y 2 +z 2 = t2 c2 v 2 2xt c2 v .
  
z0 =z
(1.11)



0
t =t Se vogliamo che questequazione sia uguale a (1.2),
e avremmo che sicuramente non deve esserci il termine propor-
zionale a xt e dobbiamo evidentemente imporre
(x vt)2 + y 2 + z 2 = c2 t2 (1.5) che
cio che
c2 = v (1.12)
e quindi che = v/c2 . Cos facendo lequazione
2 2 2 2
x + v t 2xvt + y + z = c t2 2 2
(1.6) diventa

in aperto contrasto con quanto scritto nellequa-


zione (1.2). ovvio perch: nella relativit gali- v2 v2
   
x 1 2 + y + z = c t 1 2 . (1.13)
2 2 2 2 2
leiana impossibile che la velocit di qualcosa sia c c
la stessa se misurata in due sistemi di riferimento
A questo punto, perch il gioco sia fatto, suffi-
in moto luno rispetto allaltro. Se vogliamo che gli
ciente che sia x che t si trasformino, passando da
osservatori in un sistema di riferimento e nellaltro
un sistema allaltro, in modo tale che
siano in accordo circa le misure che conducono
necessario che x, y, z e t si trasformino in maniera 0
x x = (x ct)

diversa passando dalluno allaltro sistema. Osser-
(1.14)
 

vando le due equazioni chiaro che, nel caso in 0
t t = t x
esame, n y n z subiscono alcuna trasformazione c
e quindi lunica maniera di far tornare le equazio- dove e sono, rispettivamente
ni consiste nel trasformare t e x in modo tale da
cancellare i termini indesiderati nellequazione. La 1 v
trasformazione deve essere tale per cui, per veloci- =p e = . (1.15)
1 2 c
t non confrontabili con quella della luce (v  c),
la trasformazione di x deve tornare a essere quella Osserviamo che per v  c, ' 0 e ' 1 e le
galileiana perci possiamo provare con trasformazioni (1.14) si riducono a quelle di Gali-
leo, perch v 2 /c2 risulta trascurabile rispetto a 1
x0 = x vt (1.7) e quindi ' 1. Inoltre v/c2 ' 0 e quindi t0 ' t.
Le trasformazioni (1.14) si chiamano trasfor-
e di conseguenza t si deve trasformare in modo
mazioni di Lorentz, dal nome del fisico Hen-
simile e cio come
drik Lorentz che aveva scoperto che queste stes-
se trasformazioni lasciavano invariata le equazioni
t0 = t x (1.8)
di Maxwell passando da un sistema di riferimen-
Sostituiamo nellequazione (1.3), ricordando che to inerziale assoluto (al tempo chiamato etere)
y 0 = y e z 0 = z, per ottenere a un qualunque sistema di riferimento in moto
rettilineo uniforme rispetto a questo.
Le trasformazioni di Lorentz assumono una for-
(x vt)2 + y 2 + z 2 = c2 (t x)2 . (1.9)
ma particolarmente simmetrica se si usano le uni-
Espandiamo i quadrati: t naturali, cio un sistema di unit di misura nel
quale c = 1 ed adimensionale. In questo sistema
 le velocit sono grandezze fisiche adimensionali e si
x2 + v 2 t2 2vxt +y 2 +z 2 = c2 t2 + 2 x2 2xt misurano in frazioni della velocit della luce, men-


(1.10) tre le lunghezze si misurano in velocit per tempo

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1.2. LA DILATAZIONE DEL TEMPO 11

(ed essendo c adimensionale si misurano perci in filmato non riproducibile su questo


secondi)2 . In questo sistema, infatti = v e supporto: accedi a YouTube e digita
lURL riportato nella caption
(
x x0 = (x t) Figura 1.1 Usando un orologio a luce
. (1.16) si capisce bene che il tem-
t t0 = (t x)
po non pu essere assolu-
Usare le unit naturali semplifica enormemente i to [https://www.youtube.
com/watch?v=g2eI0Wi2bVA]
conti, perch si eliminano tutti i fattori c a nume-
ratore e a denominatore, che rendono complicate
le formule. Una volta trovato il risultato, per otte-
nere i valori delle misure in unit SI baster mol- si usano le unit naturali per la derivazione delle
tiplicarlo per unopportuna potenza di c, tale da relazioni tra le grandezza fisiche.
renderlo dimensionalmente corretto. Ad esempio,
nel caso delle trasformazioni (1.16), per tornare a
quelle espresse nel SI, basta osservare che lequa- 1.2 La dilatazione del tempo
zione che d x0 deve avere le dimensioni di una
Ma che vuol dire che il tempo non assoluto?
lunghezza. Essendo adimensionale, lespressione
Il tempo, come abbiamo detto, una grandezza
tra parentesi deve essere una lunghezza. x lo ,
fisica e pertanto occorre misurarla con un qualche
mentre t ha le dimensioni di un tempo. Lunico
strumento. Lo strumento con il quale si misura il
modo di far avere a questo addendo le dimensioni
tempo lorologio. Secondo la teoria di Einstein,
giuste consiste nel moltiplicarlo per una velocit
detta della relativit, la durata di un secondo non
che chiaramente c, per ottenere x0 = (x ct).
la stessa per tutti gli osservatori: quando per un
Allo stesso modo, lespressione che ci d t0 deve
osservatore fermo sono passati secondi, per un
avere le dimensioni di un tempo. Tra parentesi c
osservatore che si muove a velocit v rispetto a
la differenza tra t, che ha le giuste dimensioni, e
questo ne sono passati, usando lo stesso orologio
x, che ha le dimensioni di una lunghezza. Per
far avere a questo addendo le dimensioni di un 1
tempo occorre dividerlo per una velocit e quindi t = = p . (1.17)
1 2
lespressione diventa t0 = t c t .


A differenza di Lorentz, Einstein aveva capito Nello scrivere questo tempo abbiamo semplice-
che non era necessario supporre lesistenza di un mente usato la trasformazione di Lorentz ponendo
etere con strane propriet di trasformazione per x = 0 (dal momento che possiamo scegliere sem-
spiegare il fatto sperimentale secondo il quale la pre di mettere lorologio nellorigine del sistema di
luce si muove sempre alla stessa velocit, in qua- riferimento dellosservatore fermo).
lunque sistema di riferimento. Secondo la visione Si vede subito che, per v  c il fattore di Loren-
di Einstein lo spazio e il tempo non sono concetti tz ' 1 e, come ci aspettiamo, il tempo appare
assoluti, come fino ad allora si era ritenuto, ma es- quasi assoluto. Se per la velocit dellosservatore
sendo essi stessi grandezze fisiche misurabili, erano diventa ragguardevole si possono verificare strani
concetti relativi: per eseguire una misura bisogna fenomeni (strani, naturalmente, per quel che la
sempre confrontare una grandezza fisica con una nostra esperienza quotidiana).
ad essa omogenea. Spazio e tempo non fanno ec- Il tempo misurato con un orologio fermo nello
cezione: se gli strumenti attraverso i quali li mi- stesso sistema di riferimento in cui si esegue la
suro cambiano passando da un sistema allaltro, misura di un qualche fenomeno fisico si chiama
la misura dello spazio e del tempo non assoluta. tempo proprio.
Ove non diversamente indicato, in questo capitolo Qui bisogna fare attenzione a non commettere
errori grossolani: se due osservatori sono in moto
2
Lanno luce, comunemente usato in astrofisica, relativo rettilineo e uniforme luno rispetto allal-
una misura di lunghezza in queste unit: rappresenta la
tro, per ciascuno di essi il tempo scorre esatta-
lunghezza del percorso fatto dalla luce in un anno.
mente come ci si aspetta che scorra. Se per un

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12 UNIT DIDATTICA 1. LA TEORIA DELLA RELATIVIT RISTRETTA

osservatore misura il tempo con un orologio che si filmato non riproducibile su questo
trova a bordo dellaltro sistema vede una discre- supporto: accedi a YouTube e digita
panza rispetto a quel che misura con il proprio lURL riportato nella caption
orologio! evidente che, dal momento che il moto Figura 1.2 I navigatori GPS funzionano
relativo, losservatore in moto rispetto al primo grazie alla teoria della
relativit. In questo filmato
vedr lorologio del primo muoversi rispetto a lui se ne spiegano i princpi di
a velocit v e ne concluder che quellorologio va funzionamento. Risolvete
indietro rispetto a quello che porta con s. In ma- lesercizio 1.1 per valutare
niera del tutto analoga, losservatore fermo, osser- leffetto della dilatazione
vando lorologio che porta con s losservatore in dei tempi su questo sistema
di navigazione [https:
moto, lo vedr rallentare rispetto al suo. Entrambi //www.youtube.com/
gli osservatori trarranno le stesse conclusioni, sen- watch?v=8hFhKDxfyHQ].
za ambiguit. Osserviamo anche che la distinzione
tra osservatore fermo e in moto del tutto arbitra-
ria: non c modo di stabilire chi si stia muovendo
stabili, che decadono, cio si trasformano sponta-
e chi sta fermo!
neamente, in un elettrone e due neutrini media-
Ci si potrebbe chiedere se leffetto reale o ap-
mente in circa 2 s. Se i muoni si muovessero alla
parente, ma a dir la verit anche questa domanda
velocit della luce, in 2 s percorrerebbero circa
appare mal formulata: la fisica una scienza speri-
2 106 2 108 = 600 m. In realt si osservano
mentale ed reale quel che si misura. Se attraverso
numerosissimi muoni a livello del mare (un cen-
le misure trovo che il tempo scorre in maniera di-
tinaio per metro quadro al secondo), quindi que-
versa secondo il sistema di riferimento nel quale
sti devono poter aver viaggiato per oltre 10 km.
faccio la misura, ne devo concludere che cos.
La teoria della relativit spiega questa apparen-
Punto!
te stranezza: nel sistema di riferimento del muo-
ne, nel quale fermo, il tempo scorre in maniera
Esercizio 1.1 Il tempo in orbita tale che mediamente, trascorsi 2 s, buona parte
dei muoni decadono. Ma quando noi osserviamo i
I satelliti della costellazione GPS orbitano attor- muoni provenire dallo spazio, li vediamo muover-
no alla Terra, a una quota di 20 000 km, muoven- si a velocit molto vicine a quella della luce, per
dosi a una velocit media di circa 4 km/s. Calcola cui , per noi che siamo a terra, il tempo a bordo
la durata di un secondo, di un giorno, di un mese del muone scorre molto pi lentamente. Occorro-
e di un anno a bordo del satellite, se il tempo no secondi misurati a terra per far decadere i
misurato con un orologio fermo a Terra [3]. muoni e se abbastanza grande questo tempo si
soluzione
pu dilatare a dismisura. Questo fenomeno si os-
serva quotidianamente nei laboratori di fisica, agli
In ogni caso leffetto molto pi reale3 di quanto acceleratori di particelle.
si pensi. Il nostro pianeta oggetto di una conti-
nua pioggia di particelle che provengono dallo spa- 1.3 Contrazione della
zio, i cos detti raggi cosmici. Queste particelle,
urtando gli atomi degli strati pi alti dellatmo- lunghezza
sfera, a una quota di circa 10 km, ne producono
altre chiamate muoni. I muoni sono particelle in- Contestualmente al tempo, secondo la teoria del-
la relativit, si modificano anche le propriet dello
3
Riflettete sul significato di questa parola: per la fisica spazio. In particolare, consideriamo una riga lunga
reale ci che si misura. Non ha senso chiedersi se effettiva-
mente il tempo scorra pi lentamente oppure se si tratti di
` in un sistema di riferimento fermo (ricordiamo
una limitazione della nostra capacit di misurarlo. Quel che per che si tratta di una convenzione, non poten-
si misura . E del resto il caso del decadimeto del muone do affatto stabilire se il sistema sia davvero fermo
dimostra che la domanda praticamente priva di senso.

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1.3. CONTRAZIONE DELLA LUNGHEZZA 13

o si stia muovendo di moto rettilineo uniforme ri-


spetto a un altro) orientata lungo lasse x in modo Esercizio 1.2 Il viaggio dun muone
tale che lestremo sinistro sia nellorigine del siste-
In seguito alle interazioni dei raggi cosmici pri-
ma di riferimento e laltro nel punto di coordinate
mari con i nuclei dei gas dellatmosfera, a circa
(`, 0, 0). Osservando questa stessa riga da un al-
10km di quota, si produce un muone che viaggia
tro sistema di riferimento, in moto con velocit
verso terra a una velocit pari al 99.5 % di quel-
v rispetto al primo lungo lasse x, la coordinata la della luce. Quanto dovr percorrere il muone
dellestremo sinistro diventa prima di urtare la Terra, secondo il suo metro?
soluzione
x0L = t (1.18)
mentre la coordinata dellestremo destro diventa

x0R = (` t) . (1.19) Il paradosso dei gemelli


La lunghezza della riga per losservatore in moto Uno dei pi noti apparenti paradossi della fisi-
dunque x0R x0L che vale ca relativistica quello detto dei gemelli. Am-
mettiamo che in un lontano futuro sia possibile
costruire unastronave superveloce a disposizio-
x0R x0L = `0 = (` t + t) = ` (1.20) ne di due gemelli: Ulisse e Telemaco. Ulisse sale
a bordo dellastronave e intraprende un viaggio
Losservatore in moto dunque legger il numero `
che, per lui, dura circa dieci anni. Al ritorno
sulla riga a una distanza pari a
sulla Terra i due gemelli non sarebbero pi tali
`0 perch, secondo la teoria della relativit, Tele-
`= (1.21) maco da Terra vede scorrere il tempo del fratello

molto pi lentamente del suo. Quindi Ulisse in-
ed essendo sempre > 1 vedr la riga contrarsi vecchia pi lentamente di Telemaco e torna a
di un fattore rispetto al suo sistema di unit di casa pi giovane.
misura. Il paradosso sta nel fatto che lo stesso discorso
Il lungo percorso fatto dai muoni visti nel Para- si potrebbe applicare a Ulisse, il quale nel suo
grafo 1.2 prima di decadere si pu spiegare anche sistema di riferimento vede il tempo scorrere co-
alla luce di questo fenomeno. Il muone in volo, in- me se fosse a Terra e quindi invecchia normal-
fatti, nel suo sistema di riferimento, vede la Terra mente, ma dovrebbe vedere Telemaco sfrecciare
corrergli incontro a grandissima velocit. La di- a velocit elevatissime e quindi dovrebbe vede-
stanza tra il muone e la Terra dunque appare al re il suo tempo rallentare. quindi Telemaco a
muone contratta di un fattore per cui nel suo si- risultare pi giovane, per Ulisse.
stema di riferimento questa particella non percorre In realt il paradosso cos com non si pu for-
molto pi dei 600 m previsti. mulare perch la teoria della relativit ristretta
Dalle trasformazioni di Lorentz anche evidente si applica solo ai sistemi di riferimento inerziali,
che le dimensioni trasversali degli oggetti (le lun- che si devono muovere di moto rettilineo unifor-
ghezze, cio, misurate lungo direzioni ortogonali a me luno rispetto allaltro. Se Ulisse a un certo
quella nella quale si stanno muovendo luno rispet- punto torna indietro, il suo moto non pu es-
to allaltro i sistemi di riferimento) non cambiano sere rettilineo uniforme (per non parlare delle
quando si passa da un sistema allaltro. fasi di arrivo e partenza), quindi in questo ca-
so la relativit ristretta non vale. Vale per la
relativit generale secondo la quale comunque
avviene che Ulisse invecchia meno rapidamente
di Telemaco.

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14 UNIT DIDATTICA 1. LA TEORIA DELLA RELATIVIT RISTRETTA

1.4 Composizione delle velo- sistema di riferimento dal quale lo si guarda, come
nella relativit galileiana, che deve essere corretta
cita` relativisticamente applicando un fattore che nel li-
Dal momento che secondo la teoria della relativit mite v  c diventa pari a 1, che quello a denomi-
ristretta le trasformazioni di Galileo non sono pi natore. Questo fattore deve essere adimensionale
valide, occorre trovare nuove trasformazioni per e deve dipendere da u e da v che, per natura, sono
calcolare la velocit di un oggetto come vista da vettori. Un modo per costruire una grandezza sca-
un sistema di riferimento in moto rispetto a un lare usando due vettori farne il prodotto scalare
altro. u v = uv nel caso in esame perch u e v sono
Farlo non difficile: basta osservare che la velo- tra loro paralleli. Questo prodotto ha le dimen-
cit data dal rapporto u = x/t tra lo spazio sioni di una velocit al quadrato e per renderlo
percorso x e il tempo impiegato a percorrerlo adimensionale si pu dividerlo per c2 .
t. Trasformando con Lorentz queste due quanti- Per v  c il rapporto uv/c2 piccolo e trascu-
t otteniamo, assumendo sempre che lasse x sia rabile rispetto a 1 e riotteniamo la trasformazione
orientato nella direzione del moto relativo tra i due di Galileo. Per v ' c, u0 ' c. La velocit di qua-
sistemi, che lunque cosa vista da un sistema di riferimento che
si muove alla velocit della luce sempre pari al-
x0 x t la velocit della luce. Inoltre, se u = c, la velocit
u0 = 0
= . (1.22) u0 = c per ogni valore di v (come ci aspettiamo dal
t t x
momento che tutto deriva dalla solita osservazio-
Dividendo tutto per t si ottiene
ne sperimentale secondo la quale la velocit della
x0 x
luce indipendente dal sistema di riferimento nel
u0 = = t
. (1.23) quale la si misura). Esiste dunque un limite alla
t0
1 x
t
velocit con la quale si possono muovere gli ogget-
e quindi ti: nessuno potr mai misurare una velocit supe-
riore a quella della luce. Il risultato pu apparire
u
u0 = . (1.24) quanto meno sorprendente, ma per quanto strano
1 u
possa sembrarci un fatto sperimentale che, fin
Osserviamo anzitutto che lespressione risulta es- quando non verr smentito con altre osservazioni,
sere adimensionale, come deve, dal momento che resta valido e dobbiamo metterci lanima in pace.
in unit naturali le velocit non hanno dimensio- Del resto, che qualcosa si possa muovere a qualun-
ni e si misurano in frazioni di velocit della luce. que velocit, in fondo, non che un pregiudizio:
Dove si legge u, dunque, si deve sempre intende- nessuno ci mai riuscito.
re misurato in unit di c e quindi numericamente Unaltra osservazione utile la seguente: suppo-
pari a u/c. In questo caso utile riscrivere lespres- niamo di non conoscere affatto le trasformazioni di
sione in unit SI. Il passaggio a unit SI quanto Lorentz, ma di sapere che le velocit si trasforma-
mai semplice: basta moltiplicare il tutto per una no in modo tale che, per v piccole, valgono le leggi
velocit, che non pu che essere c. Lespressione in di trasformazione di Galileo, mentre per v gran-
unit SI dunque, ricordando che per u dobbiamo di le velocit devono tendere a quella della luce.
intendere u/c, Possiamo sempre scrivere che
u
uv
0
u = c
uc = , (1.25) u0 = A (u v) (1.26)
1c 1 uv
c2
dove A un numero che dipende da u e da v e che
che lespressione che si trova comunemente scrit-
deve tendere a 1 quando v si avvicina a c. Possia-
ta sui libri (ricordiamo che = v/c). Queste-
mo dunque scrivere A = 1 + B con B = f (u, v).
spressione, sebbene un po pi complessa, sem-
A questo punto possiamo ripetere il ragionamen-
pre facile da ricordare, perch a numeratore c la
to fatto sopra: u e v sono per natura dei vettori,
differenza tra le velocit del punto materiale e del
mentre B uno scalare. Un modo di costruire uno

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1.5. I QUADRIVETTORI 15

scalare con due vettori farne il prodotto scala- quantit s2 , espressa nel sistema di riferimento in
re: u v = uv nel caso specifico. Il prodotto uv moto,
non adimensionale come deve essere B, quindi
dobbiamo dividerlo per una velocit assoluta al
s02 =t02 x02 + y 02 + z 02 =

quadrato: c2 . Otteniamo
2 (t x)2 2 (x t)2 + y 2 + z 2 .

 uv 
u0 = 1 + 2 (u v) (1.27) (1.29)
c Svolgendo i quadrati lespressione sopra scritta
che solo apparentemente diversa dalla relazione diventa
esatta ricavata sopra. Infatti, come si vede nel-
lAppendice al paragrafo sullapprossimazione di
s02 = 2 t2 + 2 x2 2xt

funzioni, lespressione 1/(1 x) si pu approssi-
(1.30)
mare, per x piccolo, a 1 + x (vedi eq. (14.55)). Si 2 x2 + 2 t2 2xt y 2 z 2

vede subito che
e, al solito, raccogliendo i termini comuni abbiamo
uv  uv 
0
u = ' 1 + 2 (u v) . (1.28)
1 uv c s02 = t2 2 1 2 x2 2 1 2 y 2 z 2 .
 
c2
(1.31)
Come si vede si pu ricavare un risultato ab-
I termini misti proporzionali a xt si elidono a vi-
bastanza vicino a quello corretto semplicemen- 1
cenda. Ora osserviamo che 2 = (1 2 ) e i
te usando argomenti dimensionali e un po di
coefficienti di x2 e di 2t2 valgono quindi entrambi
matematica.
1. Perci s02 = s2 . Si dice che s2 un invarian-
te relativistico perch il suo valore non cambia
1.5 I quadrivettori passando da un sistema di riferimento a un altro.
Possiamo pensare a s2 come al prodotto scala-
La maniera in cui si descrivono lo spazio e il tem- re di un vettore per s stesso, se costruiamo dei
po suggerisce che la descrizione classica secondo vettori a quattro dimensioni con le posizioni e gli
la quale lo stato di un punto materiale determi- istanti di tempo in questo modo:
nato da posizione e velocit non corretta, ma
unapprossimazione della descrizione corretta nel s = (t, ix, iy, iz) (1.32)
limite di basse velocit.
dove i = 1 lunit immaginaria. In que-
Lo stato di un oggetto non si pu rappresentare sto modo, prendendo il prodotto scalare s s, che
con posizione e velocit, che sono due vettori nel- si ottiene sommando i prodotti delle coordinate
lo spazio a tre dimensioni, perch le posizioni non omologhe, otteniamo proprio il valore di s2 .
sono assolute, ma dipendono dallosservatore. La Possiamo dunque pensare a s come a dei vetto-
grandezza fisica s2 = t2 (x2 + y 2 + z 2 )4 , al con- ri in uno spazio quadridimensionale in cui le tra-
trario, assoluta: assume lo stesso valore in tutti sformazioni di Lorentz eseguono delle rotazioni di
i sistemi di riferimento. Questa grandezza quindi questi quadrivettori. La prima componente di
di chiama invariante di Lorentz. questo quadrivettore il tempo (moltiplicato per
Un punto materiale che si trova al tempo t alle c se si scrive in unit SI), mentre le restanti coor-
coordinate (x, y, z) in un sistema di riferimento, in dinate sono quelle spaziali moltiplicate per lunit
un altro sistema di riferimento che si muove rispet- immaginaria. Possiamo anche eliminare questul-
to al primo di moto rettilineo uniforme parallela- teriore complicazione ridefinendo loperazione di
mente allasse x, avrebbe coordinate (x0 , y 0 , z 0 ) = prodotto scalare in questo spazio particolare (det-
( (x t) , y, z) allistante t0 = (t x). La to spazio di Minkowski)5 : basta ricordare che
4
Lespressione
 di s2 in unit SI s2 = c2 t2 le componenti spaziali e quelle temporali vanno
2 2 2
x +y +z 5
Dal nome del matematico Hermann Minkowski.

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16 UNIT DIDATTICA 1. LA TEORIA DELLA RELATIVIT RISTRETTA

sommate col segno opposto (quale segno di fatto mare questo quadrivettore spostamento. Si sareb-
irrilevante, tanto cambierebbe solo il segno del- be a questo punto tentati di dividere tutto per
linvariante, che tuttavia continuerebbe a restare t per ottenere un quadrivettore che rappresenti
costante). la velocit, ma t non uno scalare nello spa-
In fisica relativistica, dunque, il concetto di po- zio di Minkowski, perch non invariante per tra-
sizione di un punto perde parte del suo signifi- sformazioni di Lorentz. Per trovare uno scalare
cato, giacch la posizione di un punto materiale che abbia le dimensioni di un tempo dobbiamo
qualcosa di relativo: dipende dallosservatore e dal ricorrere al tempo proprio, che ben definito ed
tempo. La nozione di posizione sostituita dalla sempre lo stesso in ogni sistema di riferimento.
nozione di evento, che si caratterizza fornendo Il tempo proprio in questo caso il tempo mi-
sia la posizione sia il tempo al quale la posizione surato con un orologio che si muove insieme al
del punto stata raggiunta per un determinato punto materiale di cui si sta misurando la posi-
osservatore. zione. Dividendo il quadrivettore spostamento per
lo scalare e ricordando che t = , otteniamo
un ulteriore quadrivettore che potremmo chiamare
1.6 Il quadrivettore energia quadrivelocit:
impulso
 
r ct x y z
Possiamo definire altri quadrivettori a partire dal v = = , , , = (c, ux , uy , uz )

quadrivettore posizione che definisce un evento.
(1.34)
Come nel caso dei comuni vettori, un quadrivet-
con ux = t = la componente x della veloci-
x x
tore moltiplicato scalarmente per un altro quadri-
t tridimensionale (e analogamente per uy e uz ).
vettore d uno scalare (che quindi un invariante 2 1/2
per trasformazioni di Lorentz), mentre un quadri- Osserviamo che = (1 ) il fattore di
vettore moltiplicato per uno scalare ancora un Lorentz ottenuto prendendo come = u/c la ve-
quadrivettore. locit della particella in unit di c, perch stiamo
In fisica classica si definisce la quantit di mo- scrivendo le grandezze trasformando il tempo mi-
to come il prodotto p = m0 u della massa m0 di surato nel sistema di riferimento del laboratorio al
un punto materiale per la sua velocit u. Per mi- sistema di riferimento in cui la particella di cui si
surare una velocit dobbiamo prendere uno spo- sta misurando la velocit ferma. Moltiplicando
stamento e dividerlo per un tempo. Consideria- tutto per la massa m0 del punto materiale che si
mo un punto materiale che al tempo t1 del nostro spostato nel tempo t da r1 a r2 costruiamo il
orologio si trova in r1 = (x1 , x2 , x3 ). Per questo quadrivettore
punto materiale possiamo definire il quadrivettore
r1 = (ct1 , x1 , y1 , z1 )6 (in questo caso stiamo usan-
p = m0 v = (m0 c, m0 ux , m0 uy , m0 uz ) = m0 (c, u) .
do le unit SI, perch questo ci aiuter nel dare la
(1.35)
corretta interpretazione ai risultati). Se il punto si
Per come stata costruita, la componente spaziale
trova in r2 = (x2 , y2 , z2 ) al tempo t2 possiamo defi-
di questo quadrivettore dovrebbe rappresentare la
nire un secondo quadrivettore r2 = (ct2 , x2 , y2 , z2 ).
quantit di moto7 della particella. Vediamo invece
La differenza tra due quadrivettori ancora un
che risulta essere pari a m0 u. C un fattore di
quadrivettore:
troppo. Questo non strano: in effetti la quantit
di moto dovrebbe essere una grandezza conservata
r = (ct, x, y, z) (1.33)
7
La quantit di moto di una particella si pu chiama-
dove t = t2 t1 e x = x2 x1 (e analoga- re anche impulso, anche se questo termine non del tutto
mente per le altre coordinate). Potremmo chia- esatto; si riferisce infatti non alla quantit di moto della
particella, ma allintegrale nel tempo delle forze agenti sul-
Indichiamo con una barra sotto i quadrivettori e con il
6
la particella che numericamente uguale alla quantit di
grassetto i vettori tridimensionali.
moto, ma concettualmente qualcosa di diverso.

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1.6. IL QUADRIVETTORE ENERGIAIMPULSO 17

in assenza di forze esterne, ma se si applicano le cresce con la velocit di questa di un fattore per
trasformazioni di Lorentz potrebbe accadere che la dare una massa m = m0 dove m0 , detta massa
quantit di moto totale di un certo numero di par- a riposo della particella la massa della parti-
ticelle sia conservata in certi sistemi di riferimento cella misurata in un sistema di riferimento in cui
e non in altri. La teoria della relativit suggerisce ferma. Se la particella si muove la sua massa
che non sia m0 u a restare costante nel tempo in diventa di fatto m = m0 e pu aumentare al-
assenza di forze, ma p. Per velocit basse ' 1 e linfinito, impedendo a qualunque forza di farne
si ottiene per la componente spaziale lusuale defi- aumentare allinfinito la velocit. Quando le velo-
nizione di quantit di moto. Ma quando diventa cit degli oggetti diventano grandi, dunque, non
grande la quantit di moto si deve sostituire con ha molto senso parlare di massa e di velocit co-
m0 u che pu anche diventare infinita. come me se ne parla in fisica classica: la grandezza fisica
se la massa della particella m0 aumentasse di un rilevante in questo caso la quantit di moto che
fattore diventando m = m0 . Questo pu appa- possiamo ridefinire come p = mv con m = m0 .
rire strano, ma ragionevole perch sappiamo che Come dobbiamo interpretare, invece, la parte
niente si pu muovere pi rapidamente della lu- temporale di questo quadrivettore, che vale m0 c?
ce (ce lo dicono le trasformazioni di Lorentz della Per capire di che si tratta utile riscriverlo nellap-
velocit). Ora, per accelerare una particella e far- prossimazione classica, cio per v  c. In questo
ne variare la quantit di moto, occorre una forza caso
(per la legge di Newton F = p/t). Man mano
che la particella accelera e cambia la sua velocit, 1 1
=p ' 1 + 2 (1.36)
la forza necessaria per far aumentare anche solo 1 2 2
di pochissimo la sua velocit diventa sempre pi come si evince dal Paragrafo approssimazione
alta perch cambia la massa (possiamo riscrivere di funzioni dellAppendice, equazione (14.37).
la legge di Newton come F = ma) e cos alla fine La quantit m0 c in approssimazione non
non si riesce mai a raggiungere la velocit limite relativistica diventa quindi
della luce.

u2
 
1 2
Esercizio 1.3 Elettroni accelerati
m0 c ' 1 + m0 c = m0 c + m0 (1.37)
2 2c
Un fascio di N elettroni accelerato da una dif- che moltiplicata per c d
ferenza di potenziale di 100 000 V per poi, dopo
aver percorso 150 m, andare a collidere con un u2
E = m0 c2 ' m0 c2 + m0 . (1.38)
calorimetro con 2 ` dacqua la cui temperatura 2
sinnalza di 104 C. Calcola quanti elettroni so- Il secondo addendo lenergia cinetica della parti-
no presenti nel fascio e trova il tempo impiegato cella. Evidentemente anche il primo addendo ha le
a percorrere la distanza che li separa dal calori-
dimensioni di unenergia. Dobbiamo quindi inter-
metro, una volta usciti dallacceleratore.
pretare la componente temporale di questo quadri-
soluzione
vettore, come lenergia della particella divisa per
la costante c. Ma una particella ferma in assenza di
In fisica relativistica accelerare una particella forze non possiede energia, mentre in questo caso
non ha lo stesso significato che ha in meccanica avremmo che lenergia di una particella in quie-
classica. Accelerare una particella significa cam- te non nulla, ma vale m0 c2 . Questa grandezza,
biarne la quantit di moto, il che si pu ottenere detta energia a riposo della particella, rappre-
cambiando la velocit o la massa della particella. senta dunque lenergia posseduta da una particella
Da questo se ne deduce che la massa di una par- ferma per il solo fatto di avere una massa m0 .
ticella non si deve considerare come un invariante In altre parole potremmo concluderne che la
relativistico: la massa effettiva di una particella massa di una particella non altro che unaltra
forma di energia, dal momento che contribuisce

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18 UNIT DIDATTICA 1. LA TEORIA DELLA RELATIVIT RISTRETTA

a questultima per una quantit proporzionale a Osserviamo infine che il rapporto p/E tra il mo-
essa. Possiamo quindi definire dulo della quantit di moto e lenergia totale della
  particella vale
E
P = ,p (1.39)
c p m0 c
= 2
= (1.42)
come il quadrivettore energiaimpulso o qua- E m0 c c
drimpulso che ha la componente temporale pa- che in unit naturali si riscrive come p/E = .
ri allenergia della particella misurata in unit anche utile osservare che, in unit naturali, lener-
di c e quella spaziale pari alla sua quantit di gia ha le stesse dimensioni fisiche della quantit
moto (ricordando di usare, per questa, la massa di moto (le componenti di un quadrivettore devo-
relativistica m = m0 ). no sempre avere le stesse dimensioni fisiche) e che
Ricaviamo alcune relazioni utili da questo qua- anche la massa ha le stesse dimensioni fisiche del-
drivettore: innanzi tutto conoscendo lenergia to- lenergia. Le masse perci si possono misurare in
tale E = m0 c2 di una particella e la sua unit di energia e per trovare il loro valore in uni-
massa, se ne pu ricavare il fattore di Loren- t SI basta dividerne il valore espresso in unit di
tz = E/m0 c2 (che in unit naturali diventa energia per c2 . Ad esempio la massa di un proto-
= E/m0 ). Calcoliamo quindi il modulo quadro ne in unit naturali vale circa 1 GeV. Ricordiamo
del quadrimpulso: che 1 eV = 1.6 1019 J, quindi nel SI la massa
in unit naturali del protone vale
2 2 2 4
E m0 c
P 2 = 2 p2 = 2 m20 2 c2 =
c c2 (1.40)
2 2 2 2
m0 c 1 . mp ' 1109 1.61019 ' 1.61010 J . (1.43)

Osservando che 2 = (1 2 )
1
si ottiene che Dividendo per c2 = 9 1016 m2 s2 si ottiene il
valore della massa in kg: mp ' 1.6 1010 /(9
P 2 = m20 c2 (1.41) 1016 ) ' 1.8 1027 kg.
La relazione relativistica secondo cui E 2 p2 =
cio che il modulo quadro del quadrimpulso una m in unit naturali (in unit SI la stessa relazione
2
costante pari alla massa a riposo della particel- diventa E 2 p2 c2 = m2 c4 ) ha uninteressante con-
la moltiplicata per c (in unit naturali proprio seguenza: se m = 0, E = p e quindi p/E = = 1:
uguale alla massa della particella). Si tratta di una la particella si muove alla velocit della luce.
relazione molto utile che permette di calcolare lo Questosservazione permette di affermare che,
stato di una particella dopo aver interagito con qualora la luce si possa considerare un flusso di
altre particelle, perch si pu imporre che il qua- particelle, queste devono avere massa nulla.
drimpulso totale si conservi e che il suo modulo
quadro sia uguale alla massa quadra delle particel-
le corrispondenti (che invariante e quindi non di- 1.7 Acceleratori e collider
pende dal sistema di riferimento in cui si eseguono
le misure). Dal momento che lenergia e la massa sono di fatto
la stessa cosa possiamo pensare di produrre ener-
gia consumando massa o viceversa. La produzione
Esercizio 1.4 Le dimensioni di LHC di energia a spese della massa il meccanismo che
tiene accese le stelle (vedi box) e le centrali nu-
I protoni in LHC con unenergia di 7 TeV so-
no mantenuti nella loro traiettoria da un campo
cleari nelle quali i nuclei di uranio sono spezzati
magnetico uniforme di 8.4 T, perpendicolare alla in parti pi piccole la cui somma delle masse
loro velocit. Calcola la lunghezza dellaccelera- inferiore a quella del nucleo originario.
tore. Per creare massa dallenergia si pu far urta-
soluzione re una particella di energia abbastanza elevata su
un bersaglio: lenergia della collisione disponibile

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1.7. ACCELERATORI E COLLIDER 19

perch il suo quadrimpulso sarebbe, per la con-


Energia dalle stelle servazione di questultimo, pari alla somma dei
Da dove proviene lenergia che emanano le Stel- quadrimpulsi delle particelle iniziali. Dunque per
le, che giunge fino a noi sotto forma di luce e produrre particelle di massa M occorrono fasci di
calore? In effetti la risposta sta nella fisica rela- protoni di energia pari a
tivistica. Nella parte pi interna delle stelle, a
causa delle alte pressioni provocate dalla forza M2
gravitazionale, singoli protoni si avvicinano ab- 1.
E= (1.47)
2m
bastanza da fondere in nuclei di elio combinan- Possiamo anche dire che lenergia disponibile per
dosi con neutroni, a loro volta derivanti dalla la produzione di massa cresce come la radice del-
trasformazione di protoni in neutroni, elettro- lenergia del fascio. Se volessimo produrre un bo-
ni e neutrini. La massa di un protone in unit sone di Higgs usando fasci di protoni, sapendo che
di massa atomica (lunit corrisponde a 1/12 m ' 1 GeV e M ' 125 GeV abbiamo
della massa del nucleo di 12 C) 1.008, men-
tre quella di un nucleo di elio di 4.002602. 1252
Partendo da quattro protoni, la cui massa to- E' 1 ' 7 800 GeV . (1.48)
2
tale 4 1.008 = 4.032, si finisce con un nu- una quantit denergia enorme (trasformatela in
cleo di elio di massa pi bassa con una diffe- Joule per rendervene conto). Se invece volessimo
renza di poco meno di 0.030. Questa differen- produrre questa stessa particella usando fasci di
za di massa dissipata sotto forma di energia uguale energia che collidono luno contro laltro il
(cinetica dei prodotti delle reazioni e dei foto- quadrimpulso totale sarebbe
ni emessi nel corso del processo). Ogni quattro
protoni che fondono dunque il Sole produce cir- (E, p) + (E, p) = (2E, 0) . (1.49)
ca 30 MeV di energia (ununit di massa ato-
mica corrisponde circa alla massa di un protone In questo caso lenergia disponibile per produrre
che pesa approssimativamente 1 GeV in unit una particella
naturali).
s= s2 = 4E 2 = 2E , (1.50)
per la produzione di particelle. Per capire quanta cio la semplice somma delle energie delle parti-
energia serve usiamo le propriet dei quadrivetto- celle collidenti. Per produrre un bosone di Higgs
ri, considerando dapprima il caso di una particella dunque basterebbero due protoni di energia pari
con massa m, di energia E e quantit di moto p a 125/2 = 62.5 GeV. Molto meno di prima!8
che urta contro un bersaglio costituito di particelle per questo che si costruiscono gli acceleratori
dello stesso tipo (ad esempio, un fascio di protoni circolari collisori o collider: lenergia disponibile
contro un bersaglio di carbonio, a sua volta costi- per produrre nuove particelle infatti cresce linear-
tuito di protoni). Il quadrimpulso totale di questo mente con la massa delle particelle da produrre,
sistema mentre nel caso di macchine a bersaglio fisso cresce
come il quadrato della massa.
(E, p) + (m, 0) = (E + m, 0) . (1.44)
Il modulo quadro di questo quadrivettore

s2 = E 2 + m2 + 2Em p2 (1.45)
ma E p = m e quindi
2 2 2

s2 = 2m (E + 1) . (1.46) 8
In realt occorre molto di pi perch i protoni non sono
Se nellurto si potesse produrre una particella
di particelle puntiformi, ma composte di quark. A scontrarsi
massa M questa avrebbe una massa pari a s2 , dunque sono questi ultimi, pi leggeri e con energia minore.

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Unita` Didattica 2
La Relativita` Generale

La teoria della relativit ristretta permette di del quadrivettore. In sostanza x = (t, x, y, z) =


predire il comportamento osservato di oggetti che (x0 , x1 , x2 , x3 ). L qualcosa che ha due indici, le
si muovono di moto rettilineo uniforme rispetto a cui componenti rappresentano i coefficienti della
un osservatore. Appare subito chiaro che limitare trasformazione. Applicando lequazione (2.1) si ha
le predizioni a questo tipo di moto non per nulla quindi che
soddisfacente: nulla si muove realmente di moto
rettilineo uniforme. dunque opportuno studiare
i moti relativi di sistemi accelerati (non inerziali), x00 = L00 x0 + L01 x1 + L02 x2 + L03 x3 (2.2)
alla luce dei risultati ottenuti avendo discusso la e nello specifico, sapendo che t0 = (t x),
relativit ristretta. questo loggetto della teoria abbiamo che L00 = , L01 = , L02 = 0 e
della relativit generale. L03 = 0. Allo stesso modo, dalla trasformazione
Sfortunatamente lapparato matematico neces- x0 = (x t) e dallequazione
sario a trattare questo tipo di moti particolar-
mente complesso e dunque risulta sempre molto
complicato introdurre questa teoria ai non esper- x01 = L10 x0 + L11 x1 + L12 x2 + L13 x3 (2.3)
ti. In questo capitolo proviamo quanto meno a in-
trodurre le linee generali e i concetti alla base di si ricava che L10 = , L11 = , L12 = 0 e L13 = 0.
questa teoria. Non difficile trovare tutte le 16 componenti di
L, che si pu esprimere come una matrice. ab-
bastanza chiaro che fare una teoria che permetta
2.1 La misura nei vari sistemi di scrivere le equazioni del moto in sistemi di ri-
ferimento qualunque significa fare una teoria che
di riferimento consenta di individuare le componenti della ma-
La relativit ristretta insegna che per definire lo trice L (che pi propriamente si chiama tensore,
stato di un evento in un sistema di riferimento oc- che in matematica definisce le relazioni geometri-
corre fornire oltre alla posizione degli oggetti che che esistenti tra le coordinate dei vettori in uno
si stanno misurando, anche il tempo della misu- spazio qualunque).
ra misurato da un orologio solidale con il sistema Possiamo usare un tensore per esprimere la lun-
di riferimento usato per misurare le posizioni. Se- ghezza del quadrivettore, definendo il modulo qua-
condo questa teoria, passando da un sistema di dro di un quadrivettore x, che sappiamo essere
riferimento a un altro in moto rettilineo uniforme uninvariante, come
rispetto al primo, le coordinate dei quadrivettori
si trasformano con le trasformazioni di Lorentz, s2 = g x x . (2.4)
che possiamo scrivere in forma compatta come Ricordando che questa scrittura significa che
occorre sommare sugli indici ripetuti abbiamo che
x0 = L x (2.1)
dove nellespressione sopra riportata sintende la s2 = g x x0 + g x x1 + g x x2 + g x x3 (2.5)
0 1 2 3
somma su tutti gli indici ripetuti e = 0, . . . , 3
rappresentano gli indici relativi alle componenti in cui ancora lindice ripetuto e perci
22 UNIT DIDATTICA 2. LA RELATIVIT GENERALE

geometriche sono tali da non riprodurre i risultati


2 0 0 1 0 2 0
s =g00 x x + g10 x x + g20 x x + g30 x x + 3 0 della geometria euclidea.
g01 x0 x1 + g11 x1 x1 + g21 x2 x1 + g31 x3 x1 + Quello che ci possiamo aspettare che i valori
assunti dal tensore metrico dipendano dalla tra-
g02 x0 x2 + g12 x1 x2 + g22 x2 x2 + g32 x3 x2 +
sformazione. Nel caso delle trasformazioni di Lo-
g03 x0 x3 + g13 x1 x3 + g23 x2 x3 + g33 x3 x3 rentz il tensore metrico simmetrico e sulla dia-
(2.6) gonale ci sono i valori (+1, 1, 1, 1). Ma se si
Confrontando con lespressione della lunghez- passa a descrivere la fisica in un sistema di riferi-
za dellinvariante di Lorentz  s2 = t 2  mento non inerziale le trasformazioni non saranno
2 2 2 2
(x2 + y 2 + z 2 ) = (x0 ) (x1 ) + (x2 ) + (x3 ) pi quelle di Lorentz e i valori del tensore metrico
si vede subito che g = 0 ogni volta che 6= cambiano.
e in caso contrario vale 1 se = 6= 0 e +1 se Naturalmente nel caso inerziale la trasformazio-
= = 0. ne assume sempre la stessa forma, perch il moto
Il tensore g si chiama tensore metrico per- relativo tra i sistemi di riferimento unico: cam-
ch serve per calcolare la lunghezza dei segmenti biano solo i valori, non la forma della trasforma-
che hanno un estremo nellorigine del sistema di zione. Nel caso invece dei sistemi di riferimento
riferimento e laltro nel punto scelto. I valori di non inerziali il moto relativo potrebbe essere qua-
g dipendono, naturalmente, dalle caratteristiche lunque e quindi non possibile scrivere una tra-
del sistema di riferimento scelto per esprimere le sformazione generica come quella di Lorentz che
coordinate e dalle propriet dello spazio. Ce ne valga per tutti i sistemi. Ogni moto avr la sua
possiamo rendere conto facilmente considerando propria trasformazione. Se ne potrebbe trarre la
un sistema di riferimento cartesiano bidimensio- conseguenza che quindi non si potrebbe imparare
nale, in cui il punto (x, y) = (x0 , x1 ) individua un niente di realmente nuovo da questo studio, ma in
punto che dista dallorigine una quantit r pari a realt non cos.
2 2
r2 = (x0 ) + (x0 ) cosicch in questo sistema di
riferimento g00 = g11 = +1 e g01 = g10 = 0. Se
invece scegliamo di rappresentare il punto in coor- 2.2 Il principio di equivalenza
dinate cartesiane abbiamo che le coordinate sono
Gi sappiamo che quando si descrive il moto di
(r, ) = (x00 , x01 ) dove
qualcosa osservandolo da un sistema di riferimento
non inerziale, nelle equazioni del moto compaiono
(
x = x0 = r cos = x00 cos x01
(2.7) dei termini che hanno la stessa forma matematica
y = x1 = r sin = x00 sin x01 .
di una forza e per questo diciamo che nei sistemi
In questo caso la lunghezza quadra del vettore di riferimento non inerziali si producono le forze
2
semplicemente r2 = (x00 ) , quindi g = 0 sem- apparenti. Queste forze sono dette apparenti pro-
pre tranne che per = = 0 per il quale vale prio perch non esistono in quanto tali: non sono
g00 = 1. In entrambi i casi il valore numerico della forze nel senso che non sono il prodotto di unin-
distanza sarebbe lo stesso, ma in uno spazio cur- terazione. Sono solo matematicamente equivalenti
vo i valori di g sono tali da cambiare la distanza a forze.
tra due punti rispetto a quella che si avrebbe in Un esempio ben noto la forza centrifuga. Se
uno spazio piatto. Se calcoliamo la distanza tra mettiamo in rotazione con le mani un sasso legato
due punti su un piano otteniamo un valore che a uno spago, sulle dita percepiamo una forza che
diverso da quello che si otterrebbe se questo piano tira verso il sasso. Molti ritengono erroneamente
fosse adagiato sulla superficie curva della Terra. La che questa forza sia la forza centrifuga. In reale
distanza euclidea tra i punti la corda che unisce non altro che la tensione dello spago che si ma-
i due punti adagiati su una sfera, mentre la di- nifesta per effetto della terza legge di Newton dal
stanza effettiva sarebbe la lunghezza dellarco di momento che allaltro capo presente una forza
circonferenza che li unisce. In generale per spa- centripeta, diretta cio verso la mano. In assenza
zio curvo sintende uno spazio in cui le relazioni

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2.2. IL PRINCIPIO DI EQUIVALENZA 23

dello spago il sasso si muoverebbe di moto retti- Per far in modo che laccelerazione vista nel si-
lineo allontanandosi dalla mano. Trascinando con stema di riferimento del sasso sia nulla dobbiamo
s lo spago, anche i punti di questo si dovrebbero sommare a questa una forza pari a
muovere di moto rettilineo. Ma quando lo spago si
tende, le dita della mano lo trattengono applican- v2
r ,
F=m (2.10)
do una forza diretta verso la mano stessa. Il punto r
di contatto tra la mano e lo spago non si muove che si ottiene moltiplicando laccelerazione del si-
perch si desta una forza di reazione diretta verso stema di riferimento per la massa e cambiando di
lesterno che annulla leffetto della forza applicata segno. Da quanto sopra se ne deduce che scrive-
dalla mano. La forza di reazione il risultato della re le trasformazioni che permettono di passare da
somma delle forze (di tipo elettromagnetico) che un sistema di riferimento a un altro in moto ac-
si esercitano tra le particelle di cui composto lo celerato rispetto al primo equivale a trattare un
spago e che impediscono a questo di dissolversi. problema in cui sia localmente presente una for-
Di conseguenza ogni punto dello spago sogget- za. E non una forza qualsiasi, ma una forza di ti-
to a questa forza e a una forza uguale e contraria po gravitazionale. Perch sappiamo che la seconda
per effetto della terza legge di Newton. Allaltro Legge di Newton dice che laccelerazione a subita
capo dello spago (quello cui legato il sasso) dun- da un corpo di massa mi proporzionale alla forza
que c una forza diretta verso la mano prodot- applicata
ta dalle forze interne dello spago, non annullata
F
da altre forze. questa forza, centripeta appunto, a= , (2.11)
che produce laccelerazione che fa cambiare la di- mi
rezione della velocit e fa muovere il sasso di moto ma al contempo sappiamo che la forza di gravit si
circolare. scrive F = mG g dove mG = mi . Questultimo fat-
Se per osserviamo lo stesso fenomeno stando to un fatto sperimentale. Non c alcuna ragione
seduti sul sasso, vedremmo il sasso fermo accan- per la quale il coefficiente che sta a denominato-
to a noi! Se il sasso fermo e resta tale vuol dire re nella Legge di Newton debba essere uguale alla
che non ci sono forze in questo sistema e per far costante di accoppiamento delle interazioni gravi-
valere la seconda legge di Newton siamo costret- tazionali. La fisica relativistica dunque dovr esse-
ti a scrivere che, in questo particolare sistema di re equivalente (almeno localmente) alla fisica della
riferimento, gravitazione.
Se non possiamo eseguire misure di oggetti mol-
ma = F + Fapp (2.8) to distanti da noi (se ad esempio siamo chiusi in
una stanza senza finestre) e vediamo degli ogget-
dove F la risultante delle vere forze agenti sul
ti cadere non possiamo sapere se questi cadono
sasso (la tensione dello spago), e Fapp qualcosa
perch c un campo di forze gravitazionali op-
che ha le dimensioni di una forza e che deve essere
pure perch lintera stanza accelerata verso lal-
tale da annullare laccelerazione. Se Fapp = ma
to. Potremmo saperlo studiando il moto di oggetti
vediamo subito che il risultato che la risultante
lontani come i pianeti, per questo diciamo che il
delle forze applicate nulla. Nel caso del moto
principio di equivalenza valido localmente.
circolare uniforme laccelerazione diretta verso
Da quanto abbiamo detto sopra si capisce che
il centro della traiettoria e vale v 2 /r dove v il
la trasformazione da applicare passando da un si-
modulo della velocit del sasso e r la sua distanza
stema a un altro determina le propriet geometri-
dallasse di rotazione. La forza centrifuga quindi
che dello spaziotempo e dal momento che trovar-
vale
si in un sistema di riferimento accelerato equivale
v2 a trovarsi in un campo gravitazionale, ne conclu-
F = m r . (2.9) diamo che la presenza di un campo gravitazionale
r
equivalente alla presenza di una geometria di-
storta dello spaziotempo nei pressi delle sorgenti

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24 UNIT DIDATTICA 2. LA RELATIVIT GENERALE

del campo (il campo pi intenso vicino ai corpi


massicci e l la geometria somiglier meno a quella La lettera di Leibniz a Clarke
euclidea rispetto a quella che si ha pi lontano). In una delle lettere che Leibniz invia a Samuel
La relativit generale, in definitiva, permette di Clarke, pubblicate dopo la sua morte, si legge:
scrivere in generale la trasformazione di coordi- As for my own opinion, I have said more than
nate da un sistema di riferimento a un altro si- once that I hold space to be something purely
stema accelerato rispetto al primo, ma oltre a ci relative, as time is, that I hold it to be an order
rappresenta una teoria del campo gravitazionale of coexistences, as time is an order of succes-
inteso come una distorsione delle propriet geo- sions.. E ancora I have many demonstrations
metriche dello spaziotempo dovuta alla presen- to confute the fancy of those who take space to
za delle masse, che sono le sorgenti del campo be a substance or at least an absolute being. e
gravitazionale. ne illustra una, di tali confutazioni (che per la
scienza moderna suona poco appropriata, ma
lidea di base in fondo corretta): without the
2.3 la geometria dellUniver- things placed in it [the space, ndr], one point
of space absolutely does not differ in any re-
so spect whatsoever from another point of space.
Now from this it follows [...] that it is impossible
Di fatto la relativit generale una teoria sulla
there should be a reason why God, preserving
geometria dello spazio (o, per essere pi precisi,
the same situations of bodies among themselves,
dello spaziotempo, cio dello spazio quadridi-
should have placed them in space after one cer-
mensionale introdotto con la teoria della relativit
tain particular manner and not otherwise. In
ristretta). interessante osservare che lidea che
sostanza Leibniz afferma che lo spazio non pu
lo spazio e il tempo non siano qualcosa di assolu-
essere assoluto perch non ci sarebbe nessuna
to, ma che la loro percezione dipenda dallosser-
ragione per la quale gli oggetti che noi osservia-
vatore, non stata introdotta per la prima vol-
mo sono qui e non altrove. Se fossero disposti
ta da Einstein con le sue teorie: gi il filosofo e
nello stesso modo in un altro punto di uno spa-
matematico Leibniz nel 1715 aveva intuito che lo
zio assoluto non potremmo distinguere questa
spazio, cos come il tempo, andavano considerati
situazione da quella attuale, dunque quello che
come qualcosa di puramente relativo. Lo spazio,
conta non lo spazio in s, ma le relazioni tra
per Leibniz, un ordine delle coesistenze, mentre
gli oggetti.
il tempo un ordine delle successioni [4].
La disputa sulla natura dello spazio e del tempo,
quindi, molto antica. Anche Newton, nei Princi- implica lesistenza di uno spazio assoluto rispetto
pia [5], nello scolio1 alla fine del capitolo sulle de- al quale lacqua sa di ruotare. Ernst Mach confu-
finizioni, cita un esperimento ideale per dimostra- t questo esperimento (molti anni dopo, alla fine
re lassolutezza dello spazio: si prenda un secchio del XIX secolo) osservando che il moto dellacqua
pieno dacqua sospeso a una corda attorcigliata. nel secchio deve essere in qualche modo il risultato
Lasciando andare la corda il secchio comincia a delle interazioni con il resto dellUniverso: se infat-
ruotare rapidamente, mentre lacqua, allinizio, ti togliessimo tutto dalUniverso tranne il secchio
ferma. Man mano che la corda si svolge, lacqua con lacqua non potremmo neanche dire che il sec-
si dispone in modo tale da formare una superfi- chio sta ruotando, perch non si potrebbe stabilire
cie concava. Il moto dellacqua relativo al secchio rispetto a cosa stia ruotando.
non ha alcuna importanza, per Newton, dal mo- Lidea alla base della relativit generale di Ein-
mento che rispetto al secchio lacqua sarebbe fer- stein che lacqua nel secchio sincurva, quando
ma. Il fatto che lacqua risalga i bordi del secchio ruota, perch interagisce (gravitazionalmente) con
il resto dellUniverso e questa interazione non
1
Con questo termine sintendeva una specie di com-
mento conclusivo al termine di una serie di dimostrazioni altro che il risultato della geometria assunta dal-
formali. lUniverso per il fatto che in esso i corpi assumono

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2.3. LA GEOMETRIA DELLUNIVERSO 25

pur tuttavia si potrebbe immaginare lesistenza di


uno spazio.
Un modo per superare limpasse consiste nellas-
sumere che lo spazio non sia piatto come quello
euclideo, nel quale due rette parallele non sin-
contrano mai, ma curvo. Anche se pu sembra-
re strano, uno spazio curvo non una cosa cos
astrusa: supponiamo di essere fermi al Polo Nord
in compagnia di un amico e di decidere di sepa-
rarci procedendo in due direzioni opposte sempre
dritti davanti al nostro naso. In uno spazio piatto
non cincontreremmo pi con il nostro amico e sa-
rebbe meglio salutarsi per sempre. Ma sulla Terra,
sulla quale lo spazio non piatto, dopo un po di
tempo (e qualche difficolt di ordine pratico che
Figura 2.1 Lo spazio una relazione tra
oggetti e non qualcosa di assumiamo di poter superare) ci vedremmo venire
assoluto. Per questo non esi- incontro lun laltro in prossimit del Polo Sud. Se
ste un confine dello spa- poi continuassimo a camminare dritti (non prima
zio, come quello immagina- di esserci salutati di nuovo) prima o poi cincon-
to da Camille Flammarion in
treremmo nuovamente al Polo Nord e cos via al-
questincisione.
linfinito. Pur camminando sempre in avanti non
raggiungeremmo mai un confine, un limite. Nono-
certe relazioni spaziotemporali. Un Universo in stante questo sappiamo bene che la superficie della
cui sia presente una sola particella puntiforme Terra non infinita. Ci troviamo, in questo caso,
un Universo nel quale lo spazio semplicemente in uno spazio finito, ma illimitato.
un concetto privo di senso: lo spazio non esiste La superficie della Terra uno spazio curvo
in questo Universo. Con due particelle si pu so- bidimensionale (ci si pu muovere solo su due
lo definire la distanza tra le due particelle, quindi dimensioni, almeno in prima approssimazione).
al pi si pu definire uno spazio unidimensionale, Se descriviamo il nostro moto in uno spazio tri
ma anche in questo caso avremmo qualche proble- dimensionale la geometria euclidea, naturalmen-
ma, perch non avremmo la possibilit di definire te. Non lo solo quando scriviamo le relazioni tra
ununit di misura. Lo spazio pi semplice, che ab- gli oggetti usando solo due numeri invece che tre.
bia un minimo interesse, che possiamo immagina- Se lo spazio tridimensionale cui siamo abituati
re formato da almeno tre particelle. Se una delle fosse curvo potremmo fare il seguente esperimen-
tre si sposta rispetto alle altre possiamo misura- to: con il nostro amico ci piazziamo in un punto
re lesistenza di un fenomeno, che consiste nella dellUniverso e guardiamo entrambi nella stessa
variazione della posizione della particella rispetto direzione. Uno dei due resta fermo e laltro co-
alle altre. Lo spazio, dunque, come ente assoluto, mincia a camminare sempre dritto davanti a s.
non esiste. Lo spazio semplicemente determinato Cammina, cammina, prima o poi succeder che il
dalle cose che vi sono immerse: una relazione tra nostro amico ce lo vedremmo arrivare alle nostre
oggetti. spalle!
Se la materia nellUniverso fosse infinita, lo sa- In uno spazio come questo le relazioni geometri-
rebbe anche lo spazio, ma se cos non lo spazio che tra gli oggetti cambiano, anche se in maniera
stesso deve essere finito. Questaffermazione pu per noi impercettibile. Resta per valido il prin-
generare un po di confusione perch uno simma- cipio generale secondo il quale le distanze quadre
gina che recandosi in prossimit della galassia pi tra i punti dello spazio e lorigine delle coordinate
lontana dal centro dellUniverso dovrebbe vedere si possono scrivere come
una specie di confine oltre il quale non c nulla

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26 UNIT DIDATTICA 2. LA RELATIVIT GENERALE

In assenza di materia ed energia T = 0 per ogni


2
s = g x x . (2.12) coppia , . In questo caso G = 0 il che implica
che le variazioni delle g siano nulle per cui g
Lunica differenza consiste nel fatto che ora le com-
risulta essere costante ed evidentemente deve es-
ponenti di g non sono pi quelle di prima, e in ge-
sere proprio il tensore determinato dalla relativit
nerale non sono costanti. Capire come si scrivono
ristretta.
le g in funzione della distribuzione delle masse
In presenza di materia, invece, lo spaziotempo
un compito troppo arduo per un non esperto, che
si deforma e la forza di gravit che si esercita tra i
richiede una matematica troppo avanzata. Ma al-
corpi non altro che il risultato di questa deforma-
cune considerazioni di carattere generale possiamo
zione. Come una persona che cammini in linea ret-
farle.
ta su una superficie curva come la Terra percorre
Dal momento che per la relativit ristretta mas-
di fatto una traiettoria curva, un corpo che si muo-
sa ed energia sono la stessa cosa (nel senso che
ve in linea retta in uno spazio curvo come quello
luna si pu trasformare nellaltra), la geometria
prodotto dalla presenza di unaltra massa nellU-
dellUniverso non dipender solo dalla distribu-
niverso percorrerebbe una traiettoria che, vista da
zione di materia, ma anche dalla distribuzione di
un ipotetico sistema inerziale, apparirebbe curva.
energia.
Inoltre, per ogni componente di g si potrebbe
scrivere, in linea di principio, unequazione che di- 2.4 Effetti gravitazionali sul
ce come varia la componente in esame in funzione
della distribuzione di materia ed energia. Si pos- tempo
sono cio scrivere 16 equazioni che ci dicono come
variano le diverse componenti di g nei diversi La teoria della relativit ristretta afferma che il
punti dello spaziotempo in relazione alla presen- tempo non assoluto, ma scorre in modo diverso
za, in certi punti, di materia o energia. A partire nei diversi sistemi di riferimento. La teoria della
da queste 16 equazioni si pu costruire un ogget- relativit generale ci dice invece che trovarsi nelle
to che anchesso un tensore, detto Tensore di vicinanze di un corpo massivo equivale a trovarsi
Riemann R . In effetti R contiene le derivate in un sistema di riferimento non inerziale (quindi
di g (le sue variazioni) rispetto alle coordinate sicuramente in moto).
dello spaziotempo. Con questo tensore e con il
tensore metrico si pu costruire un oggetto che Esercizio 2.1 Spazi curvi
anchesso un tensore, perch la somma di due
tensori: Gli orologi atomici che si trovano a bordo dei sa-
telliti GPS sono soggetti a una forza gravitazio-
1
G = R + g R (2.13) nale inferiore rispetto a quella cui sono soggetti
2 gli orologi a Terra. Calcola lanticipo degli oro-
dove R una combinazione delle componenti di logi di bordo dovuto alla curvatura dello spazio
R . Questo tensore non pu che essere uguale a tempo prodotta dalla massa della Terra.
un altro tensore, le cui componenti devono dipen- soluzione
dere dalla distribuzione di materia ed energia: il
tensore energiaimpulso2 T . Lunica relazio-
ne possibile una relazione di proporzionalit la Il campo gravitazionale diminuisce come 1/r2
cui costante si determina essere 8G/c4 dove G con la distanza r dal centro del corpo che lo gene-
la costante di gravitazione universale e quindi ra, quindi il campo pi intenso vicino alla super-
ficie della Terra e meno intenso ad alta quota. Un
8G orologio a Terra, dunque, segna il tempo come se si
G = 4 T . (2.14)
c trovasse in un laboratorio pi accelerato rispetto
2
Limpulso o quantit di moto dipende dalla massa,
a un orologio a bordo di un satellite. Di conse-
dunque d il contributo della materia a questo tensore guenza il tempo a Terra scorre pi lentamente di

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2.4. EFFETTI GRAVITAZIONALI SUL TEMPO 27

quanto non faccia a bordo di un satellite. La teo- ed come se lorologio si muovesse. Per accelera-
ria della relativit generale permette di calcolare a zioni piccole il sistema si deve comportare come
quanto ammonta il ritardo, ma i calcoli sono mol- nella relativit ristretta e rispetto al caso dello-
to complicati. Nonostante questo si pu ottenere rologio fermo deve risultare una durata maggiore
unottima stima del ritardo relativo tra gli orolo- dellintervallo di tempo.
gi usando semplici argomenti dimensionali. Se t
il tempo a Terra e quello a bordo del satellite,
sicuramente deve essere
Il paradosso dei gemelli - 2
Il fatto che il tempo scorra in maniera diversa
t = (2.15) in sistemi di riferimento in moto luno rispet-
dove una costante adimensionale. deve to allaltro sembra causare un paradosso per-
potersi scrivere nella forma ch il risultato di una misura, che consiste nel
confrontare let di uno dei gemelli con quel-
'1+ (2.16) la dellaltro, diverso secondo il punto di vista
adottato. In realt il paradosso non esiste per-
perch in assenza di campo gravitazionale deves- ch la misura impossibile dal momento che la
sere t = e quindi = 0. Evidentemente deve di- relativit ristretta si applica solo nel caso di si-
pendere dal potenziale del campo gravitazionale3 stemi di riferimento inerziali e unastronave che
che sappiamo scrivere come parte e torna successivamente da dov partita
M di sicuro accelera in almeno tre fasi del viaggio
G = G (2.17) (partenza, inversione del moto, arrivo).
r
La relativit generale risolve il paradosso affer-
dove M la massa della Terra e r la distanza dal mando che in effetti il viaggiatore torna con
centro. Evidentemente il potenziale ha le dimen- unet diversa rispetto a quella del gemello.
sioni di unenergia divisa per una massa, quindi Mentre nei sistemi di riferimento in moto rettili-
ha le dimensioni di una velocit al quadrato. Lu- neo uniforme luno rispetto allaltro non pos-
nico modo di costruire una grandezza adimensio- sibile stabilire in maniera oggettiva quale dei
nale quindi consiste nel dividere questa quantit due sia in moto e quale sia fermo (ma si pu
per una velcoit al quadrato, che non pu che es- davvero stabilire che un sistema di riferimento
sere lunica velocit indipendente dai sistemi di fermo?), nel caso di sistemi di riferimento ac-
riferimento: c. Deve quindi essere celerato si pu sempre dire quale dei due sia in

M
 moto e quale no: quello nel quale si manifestano
t' 1+G 2 , (2.18) le forze apparenti il sistema in moto. Nel siste-
cr
ma di riferimento del gemello viaggiatore sono
che praticamente identica al risultato che si trova presenti accelerazioni e decelerazioni che pro-
usando la teoria completa. Il segno + presente in vocano unalterazione della marcia degli orologi
questa relazione indica che il tempo in prossimit che dipende dallintensit dellaccelerazione.
di un corpo massivo scorre pi lentamente rispetto Pi grande questaccelerazione pi lenta-
a quello che scorre in punti dellUniverso lontani mente scorre il tempo a bordo dellastronave.
da sorgenti di campo gravitazionale. Che il segno Secondo che la somma delle accelerazioni a bor-
sia giusto lo si capisce osservando che in assenza do sia maggiore o minore di quelle subite dal ge-
di campi non ci sono accelerazioni ed come se mello a terra (che soggetto alla gravit di que-
lorologio fosse in un sistema di riferimento fermo. stultima), il gemello viaggiatore pu tornare
In presenza di accelerazioni si misura una forza pi o meno giovane.
3
Deve dipendere dal potenziale e non dal campo perch
deve essere uno scalare, come il potenziale, mentre il campo
un vettore.

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Unita` Didattica 3
La Meccanica Quantistica

Lo studio della meccanica quantistica rappre- filmato non riproducibile su questo


senta una tappa particolarmente importante per supporto: accedi a YouTube e digita
la formazione scientifica. Come nel caso della sco- lURL riportato nella caption
perta dei raggi cosmici, che dar origine alla fisi- Figura 3.1 I visori notturni funzionano
ca delle particelle, anche la meccanica quantistica amplificando e trasformando
in luce visibile la radiazione
nasce grazie a un evento tutto sommato del tut- infrarossa emessa con mag-
to secondario che si potrebbe definire irrilevante, giore intensit dai corpi pi
se non se ne conoscessero le conseguenze: lo studio caldi, che si comportano,
dello spettro di corpo nero. In fisica, come in al- in buona approssimazione,
tre discipline, non c niente di secondario: tutte le come corpi neri. Il filmato
una gentile concessio-
domande devono trovare una risposta, qualunque ne di FLIR [https:
sia il giudizio a priori sullimportanza di queste. //www.youtube.com/
In questa pubblicazione non intendiamo riper- watch?v=rAvnMYqj2c0].
correre le tappe di questa scoperta da un punto di
vista storico. Preferiamo portare il lettore a scopri-
re la meccanica quantistica attraverso una storia re i calcoli che si facevano al tempo per cercare di
leggermente alterata, che comunque include alcu- trovare la risposta a questa domanda piuttosto
ne delle scoperte fondamentali che hanno portato noioso e in fondo non aggiunge nulla alla nostra
alla formulazione di questa teoria. conoscenza, ma il risultato di tutti i conti che lo
spettro predetto (cio la distribuzione dintensit
3.1 Il corpo nero della radiazione in funzione della sua lunghezza
donda) non in accordo con i dati sperimentali.
Il cos detto problema del corpo nero consiste Cerchiamo di capire perch. Intanto osserviamo
nel trovare la forma dello spettro della radiazione che non tutti i corpi che emettono luce sono caldi
elettromagnetica emessa da un corpo con emissi- (un LED, ad esempio), ma tutti i corpi caldi emet-
vit pari a 1. Detto in questi termini il problema tono luce (o comunque una qualche forma di radia-
appare difficile e astruso, ma lo si pu riformulare zione elettromagnetica). Un pezzo di carbone scal-
in termini meno generali e pi familiari in questo dato emette una viva luce rossa e i corpi umani,
modo: perch mai guardando il forno di un pizza- che si trovano a una temperatura di 36 C emet-
iolo quando freddo appare nero e quando invece tono radiazione infrarossa, invisibile per i nostri
caldo di colore giallo? occhi, ma visibile attraverso opportuni dispositivi
Predire, in base alle leggi della fisica, il colore del sensibili a quel tipo di radiazione.
forno conoscendone la temperatura pu apparire Consideriamo una singola particella elettrica-
un problema del tutto irrilevante (si dorme cer- mente carica nel vuoto, che venga investita da una
tamente bene anche senza saperlo fare), ma per radiazione elettromagnetica. Il campo elettrico che
alcuni si trattava di un problema cui dare una ri- costituisce questa radiazione fa muovere la parti-
sposta. Si pu cercare di trovare una risposta a cella che oscilla in sincrono con il campo. Una par-
questa domanda usando le leggi della termodina- ticella carica accelerata, per, emette radiazione
mica e dellelettromagnetismo insieme. Riprodur- elettromagnetica: funziona infatti come unanten-
30 UNIT DIDATTICA 3. LA MECCANICA QUANTISTICA

na. La frequenza della radiazione emessa quella


di oscillazione che a sua volta quella della radia-
zione incidente. Questa particella sarebbe dunque
un corpo bianco: riceve energia dalla radiazione
incidente, ma irraggiando ne perde altrettanta. Il
risultato netto che la particella non ha n perso
n guadagnato energia.
Se per la particella si trova insieme a molte
altre in un gas o un solido, oscillando a causa
del campo elettrico incidente potrebbe urtare al-
tre particelle e perdere parte della sua energia. Se
lurto non elastico la particella oscilla sempre
alla stessa frequenza, ma con unampiezza mino-
re, quindi irraggia radiazione alla stessa frequenza,
ma con minore intensit. Il corpo non pi bian- Figura 3.2 Lo spettro di corpo nero per
co, ma grigio: una parte della luce che gli ar- diverse temperature del cor-
rivata addosso non viene riemessa. Naturalmente po. Nella figura si vede an-
che la previsione della teoria
lenergia si deve conservare e quella che non sta-
classica della luce. In ascis-
ta ceduta alla radiazione uscente resta nel solido sa c la lunghezza donda
o nel gas sotto forma di energia cinetica: aumenta della luce emessa, mentre in
la temperatura del corpo. ordinata la potenza emessa
Se tutta lenergia prelevata dal campo elettri- per unit di angolo solido per
metro quadro.
co finisce in energia cinetica che resta intrappola-
ta nel corpo il corpo si scalda e non emette luce:
appare cos come un corpo nero. un corpo nero caldo di fatto infinita (come si
Possiamo riscaldare un corpo in molti modi, non vede nella Figura 3.2 al diminuire della lunghez-
necessariamente usando radiazione elettromagne- za donda la quantit di radiazione emessa tende
tica. Se quindi riscaldiamo un pezzo di carbone le rapidamente a infinito). Questo impossibile!
sue particelle si mettono a oscillare sempre pi ra- Nel 1901 Max Planck pubblica un articolo [6] nel
pidamente. Le particelle del carbone in fin dei con- quale esegue i conti facendo lipotesi semplificati-
ti sono cariche elettricamente e quindi irraggiano va secondo la quale la radiazione pu essere emes-
radiazione elettromagnetica. Allinizio la frequen- sa solo in quantit discrete chiamate quanti. Li-
za bassa, ma allaumentare della temperatura dea la seguente: per semplificare i conti assumo
aumenta la frequenza di oscillazione e le particelle che le particelle cariche nel carbone possano oscil-
cominciano a irradiare una radiazione a frequen- lare a una sola frequenza. Oscillando producono
ze visibili dallocchio umano: il carbone diventa radiazione elettromagnetica a quellunica frequen-
rosso. za. Questa radiazione potrebbe essere assorbita da
Quello che pu succedere che la radiazione pro- una delle particelle del pezzo di carbone oppure
dotta dal carbone fa muovere altre particelle dello no, quindi, se sono stati prodotti N quanti dal
stesso carbone che potrebbero gi essere in oscilla- carbone, da questo possono uscirne 0, 1, 2, . . . , n
zione. Se le oscillazioni non sono in fase il risultato con n 6 N , mentre i restanti N n sono as-
un movimento caotico delle particelle con varie sorbiti e contribuiscono al moto delle particelle
frequenze. La somma delle diverse frequenze d di cui composto il carbone. In questo modo la
origine al colore che osserviamo. Tutte le frequen- somma delle energie trasportate dai singoli quan-
ze sono permesse e lampiezza delloscillazione pu ti certamente finita (non pu essere maggiore di
variare da zero a un valore massimo. N E dove E lenergia di un singolo quanto). E
I calcoli esatti portano a un risultato incompren- dal momento che lenergia irraggiata dipende dal-
sibile: si ottiene sempre che lenergia irraggiata da la frequenza della radiazione emessa E deve esse-

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3.2. LEFFETTO FOTOELETTRICO 31

filmato non riproducibile su questo avviene solo se il corpo carico negativamen-


supporto: accedi a YouTube e digita te;
lURL riportato nella caption
Figura 3.3 Leffetto fotoelettrico si spie- avviene solo se la frequenza della radiazione
ga facilmente se si ammette che lo provoca superiore a una determinata
che la luce sia composta di soglia 0 che dipende dal materiale di cui
corpuscoli invece che di on- fatto il corpo;
de. https://www.youtube.
com/watch?v=ZvyFusOnC6s
se avviene, lintensit della scarica propor-
zionale allintensit della radiazione.

re proporzionale alla frequenza : E = h dove h Un modo per spiegarlo il seguente: un corpo


una costante (che poi prender il nome di co- elettricamente carico di carica negativa possiede
stante di Planck) che vale 6.63 1034 J s o un eccesso di elettroni, debolmente legati al cor-
4.14 1015 eV s. po. Quando una radiazione elettromagnetica rag-
La teoria di Planck non ebbe molto successo: giunge gli elettroni, trasferisce a essi una certa
risolveva s il problema, ma usando un trucco. Non quantit denergia. Questenergia potrebbe essere
si poteva considerare una soluzione. sufficiente a liberare gli elettroni dai deboli lega-
mi che li trattengono sul corpo e, naturalmente,
quanto maggiore lintensit della radiazione in-
3.2 Leffetto fotoelettrico cidente, tanto pi alto sar il numero di elettroni
che riescono a guadagnare lenergia necessaria e
Nel 1887, prima dellipotesi di Planck, un fisico
ad abbandonare il corpo, scaricandolo. Il ragiona-
di nome Heinrich Hertz stava conducendo alcu-
mento sembra non fare una piega: in fondo le on-
ni esperimenti per studiare la propagazione delle
de trasportano energia! Ma lenergia trasportata
onde elettromagnetiche. Per farlo usava uno stru-
da unonda dipende dalla sua ampiezza, non dalla
mento che produceva scintille quando arrivavano
sua frequenza! Non si spiega, dunque, come mai
onde elettromagnetiche. Per vederle meglio, Hertz
leffetto fotoelettrico si manifesti solo per onde di
cerc di fare il maggior buio possibile nel suo labo-
frequenza maggiore di una frequenza caratteristi-
ratorio e si accorse che la qualit delle scintille peg-
ca del materiale e non per onde di frequenza pi
giorava: si vedevano meglio, ma erano pi deboli.
bassa, ma di ampiezza grande a piacere. In altre
Le scintille sono provocate dal rapido movimento
parole una luce gialla molto intensa dovrebbe tra-
delle cariche elettriche, quindi Hertz ne concluse
sportare molta pi energia di una luce blu poco
giustamente che nei suoi strumenti le cariche si
intensa e invece leffetto fotoelettrico si manifesta
muovevano pi facilmente se illuminati. In parti-
con la seconda, ma non con la prima.
colare not che le scintille erano molto intense in
presenza di radiazione ultravioletta, un po meno
intense se silluminava tutto con luce blu e pratica- Esercizio 3.1 Effetto fotoelettrico
mente assenti se gli strumenti venivano illuminati
da luce di colore giallo o rosso. Solo i corpi carichi La maggior parte della luce che proviene dal Sole
negativamente subivano questeffetto, poi chiama- ha una lunghezza donda compresa tra i 400 nm
to effetto fotoelettrico. Inoltre, quando lillumi- e i 750 nm. Calcola quanta energia possono al
nazione provocava la scarica, questa era tanto pi massimo guadagnare gli elettroni del materiale
intensa quanto maggiore era lintensit della luce. illuminato per effetto fotoelettrico.
soluzione
Leffetto fotoelettrico, in sostanza, ha le
seguenti caratteristiche:

consiste nella perdita di carica elettrica da Lunica soluzione possibile quella di ammette-
parte di un corpo carico, quando questo re che la luce non sia unonda, ma un flusso di cor-
illuminato; puscoli di energia E proporzionale alla frequenza

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32 UNIT DIDATTICA 3. LA MECCANICA QUANTISTICA

associata allonda elettromagnetica corrisponden- purtroppo che spesso i fatti smentiscono le inge-
te: E = h. Fu Albert Einstein a proporre questa gnose e confortevoli teorie mentre non si sono mai
soluzione [7], in uno dei suoi tre articoli pi im- viste teorie che smentiscono i fatti 1 .
portanti (tutti e tre pubblicati nellannus mirabi- Accettato questo punto di vista, la luce di fre-
lis 1905). Per questa scoperta, tra laltro, ad Ein- quenza si deve considerare come un flusso di
stein fu conferito il Premio Nobel (con sua grande fotoni di energia E = h. Sapendo che = 2
disapprovazione, dal momento che riteneva di me- possiamo anche scrivere E = h 2
= ~ avendo
ritarlo per la teoria della relativit e non per quel definito ~ = h/2. La lunghezza donda lega-
che considerava tutto sommato un errore: la sua ta alla frequenza dalla relazione = c/, perci
Nobel Lecture, tradizionalmente riservata allargo- possiamo anche scrivere che E = hc/. La quanti-
mento oggetto del premio, fu infatti sulla relativit t di moto trasportata da un fotone, inoltre, in
e non sulleffetto fotoelettrico). A questi corpuscoli unit naturali uguale alla sua energia E = h, ma
o quanti di luce si d il nome di fotoni. in unit SI, essendo E 2 = p2 c2 + m2 c4 e m = 0,
Si viene cos a determinare un apparente pa- p = E/c = h/. Ricordando, infine, che k = 2/,
radosso: gli esperimenti mostrano in maniera ine- p = ~k.
quivocabile che la luce unonda (attraversando
una fenditura produce il fenomeno della diffrazio-
ne, tipico delle onde). Ma lo spettro di corpo nero e 3.3 Leffetto Compton
leffetto fotoelettrico si spiegano solo ammettendo
Leffetto Compton consiste nella diffusione anela-
che sia composta di corpuscoli di energia E = h.
stica della luce da parte dei materiali. Se si invia
Come si risolve il controsenso? semplice: ammet-
un fascio luminoso su un materiale, la luce diffusa
tendo che la luce sia al contempo unonda e una
da questo ha la stessa lunghezza donda di quella
particella. La soluzione pu apparire artificiosa e
incidente, per gli stessi motivi addotti sopra per
quasi un trucco, essendo completamente priva di
spiegare il meccanismo di emissione di un corpo
logica. Ma chi dice che lUniverso segua la nostra
nero.
logica? Come nel caso della relativit, lUniverso
In alcuni casi per la luce diffusa si presenta
funziona secondo sue proprie Leggi per le quali
con una lunghezza donda maggiore e la differen-
non esiste nessun motivo di principio secondo il
za rispetto a quella incidente dipende dallangolo
quale queste Leggi debbano uniformarsi al nostro
di diffusione. Questo fenomeno si spiega molto be-
modo (alla nostra capacit) di pensare le cose. Il
ne con lipotesi quantistica. La luce infatti si pu
fatto che a noi sembri assurdo che qualcosa possa
considerare come un flusso di fotoni che piove ad-
essere al contempo unonda e una particella non
dosso agli elettroni degli atomi di cui costituito il
un buon motivo per rifiutare questa spiegazione.
materiale. I fotoni che urtano questi elettroni pos-
Si potrebbe anche pensare che lapparente pa-
sono essere diffusi ad angoli diversi senza perdere
radosso derivi da una nostra scarsa conoscenza dei
la loro energia, ma potrebbe anche accadere che
fenomeni per cui, in effetti, la luce devessere una
parte dellenergia dei fotoni ceduta agli elettroni
delle due cose, ma per motivi a noi ignoti si com-
del materiale. Se lenergia dei fotoni abbastanza
porta come se fosse laltra in certe occasioni. Per
alta, gli elettroni si possono considerare come li-
la Fisica, per, comportarsi come o essere sono si-
beri (non legati ai nuclei): questa approssimazione
nonimi. Inoltre, numerosi altri fenomeni, riportati
si traduce nella condizione
pi sotto, evidenziano che in effetti la spiegazione
che ci siamo dati devessere quella giusta: la luce
h  V (3.1)
non unonda o una particella: tutte due le cose
allo stesso tempo! Per quanto strano possa sem- dove V rappresenta lenergia di legame degli elet-
brare non possiamo che ammettere che devessere troni negli atomi. In questo caso possiamo trat-
cos: sono i risultati degli esperimenti che stabili- tare gli elettroni come particelle libere e i fotoni
scono la natura delle cose e per la luce questo il 1
Luigi Malerba, La superficie di Eliane, ed. Mondadori
risultato. Citando ancora Luigi Malerba Succede

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3.4. LA MISURA E IL PRINCIPIO DINDETERMINAZIONE 33

come particelle che possono urtarli e cedere lo- cio che, raccogliendo E 0 e portando E allaltro
ro parte dellenergia iniziale. Usando la cinema- membro,
tica relativistica il conto semplicissimo: in uni-
t naturali il quadrimpulso dei fotoni incidenti
mE m
P = (E, p), con E = p (indicando con p il mo- E0 = = m .
E (1 cos ) + m (1 cos ) +
dulo del vettore p), e quallo degli elettroni nello E
(3.8)
stato iniziale Pe = (m, 0) dal momento che si
interessante studiare i limiti di questespressio-
possono considerare fermi (se non lo sono basta
ne. Per = 0, E 0 = E come ci si aspetta non essen-
mettersi nel sistema di riferimento in cui lo sono).
doci alcuna diffusione. Quando invece cos = 1,
Dopo lurto il quadrimpulso dei fotoni cambia e
cio per fotoni diffusi allindietro, si trova che
diventa P0 = (E 0 , p0 ), cos come quello degli elet-
troni che possiamo indicare con Pe 0 = (Ee , pe ). Il m mE
E0 = m = (3.9)
quadrimpulso totale si conserva perci 2+ E 2E + m
dalla quale si evince che E 0 non pu mai essere
P + Pe = P 0 + Pe 0 . (3.2)
nulla (a meno che E = 0, che lenergia di un
Dal momento che siamo interessati a conoscere la fotone di lunghezza donda infinita che non inte-
cinematica del fotone nello stato finale, mentre di ragisce), cio che il fotone non pu mai perdere
quella dellelettrone non cinteressa nulla possiamo tutta la sua energia per effetto Compton.
isolare il quadrimpulso dellelettrone Se dividiamo lequazione (3.7) per EE 0 pos-
siamo riscrivere la relazione che lega E 0 a E e
P + Pe P 0 = Pe 0 . (3.3) allangolo come
e fare il modulo quadro di entrambi i membri per 1 1 1 cos
ottenere = (3.10)
E0 E m
che comoda perch permette di riscriverla in
P +Pe +P +2P Pe 2P P 2Pe P = Pe . termini di frequenza e lunghezza donda. Infatti,
2 2 02 0 0 02

(3.4) ricordando che E = h e che E = h abbiamo


0

Ricordando che il modulo quadro del quadrimpul- 1 1 1 cos


so un invariante relativistico pari alla massa a = h (3.11)
0 m
riposo della particella al quadrato abbiamo che
P2 = P02 = 0 e Pe2 = Pe02 = m2 , perci sostituendo e scrivendo = c/, = c/
0 0

1 cos
2P Pe 2P P 0 2Pe P 0 = 0 . (3.5) 0 = h = C (1 cos ) (3.12)
mc
Il prodotto scalare dei quadrivettori si esegue mol- dove = h/mc chiamata lunghezza don-
C
tiplicando le coordinate omologhe con il segno da Compton dellelettrone e ha, come deve, le
se sono spaziali e + se sono temporali; dividendo dimensioni fisiche di una lunghezza.
tutto per 2 e svolgendo i prodotti si trova che

3.4 La misura e il Principio


Em (EE 0 pp0 cos + mE 0 ) = 0 (3.6)
dindeterminazione
dove langolo compreso tra p e p0 , cio langolo
di diffusione. Ricordando che E = p nonch E 0 = Con la meccanica relativistica si era gi capito che
p0 si trova che la fisica non poteva aver a che fare con quantit
assolute, ma con i risultati di una misura, che sono
relativi allosservatore. Lavvento della meccanica
m(E E 0 ) EE 0 (1 cos ) = 0 (3.7)

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34 UNIT DIDATTICA 3. LA MECCANICA QUANTISTICA

quantistica rafforza questa convinzione: non pos- lettrone che come se non ci fosse. Per osservarlo
siamo considerare qualcosa come avente una na- necessario usare una lunghezza donda sufficien-
tura di un tipo o dellaltro in maniera assoluta. temente piccola: usare quindi una radiazione elet-
Dipende da come si esegue la misura. tromagnetica come i raggi X o i raggi . Ma in
Lesecuzione di una misura consiste sempre nel questi casi la luce diventa un flusso di particelle
far interagire loggetto da osservare con uno stru- di energia E = h che interagiscono con lelettro-
mento. Il fatto che ci sia uninterazione implica le- ne urtandolo e cambiandone quindi la velocit (o
sistenza di forze che si producono tra strumento e meglio la quantit di moto) in seguito allurto. La
oggetto osservato, per cui lo stato delloggetto os- misura della posizione dellelettrone implica lalte-
servato pu risultare alterato dallapplicazione di razione del suo stato di moto, dunque impossi-
queste forze. La conseguenza che quello che si bile conoscerne posizione e quantit di moto con-
osserva non mai lo stato in quanto tale, ma lo temporaneamente. Una delle due grandezze fisiche
stato che loggetto possiede avendo interagito con non determinabile al di l di una data precisio-
lo strumento. ne e non in virt di un limite tecnologico, ma per
In meccanica classica lo stato di un punto ma- ragioni intrinseche al processo di misura.
teriale perfettamente definito quando se ne co- Il Principio dindeterminazione afferma proprio
noscano contemporaneamente e con precisione ar- questo: il prodotto tra lindeterminazione sulla po-
bitraria la posizione e la velocit. La fisica relati- sizione e quella sulla quantit di moto di qualun-
vistica insegna che la velocit v di una particella que oggetto non pu mai essere nullo! Deve essere
di massa m non una buona misura dello stato sempre maggiore di un numero che, per quanto
in quanto in seguito allapplicazione di una forza piccolo, non mai zero. Se, ad esempio, illumi-
quel che cambia non la velocit della particella, niamo un elettrone con una luce di frequenza e
ma la sua quantit di moto p = mv (per velocit con numero donda k, trasferiamo allelettrone una
v  c, p la stessa cosa di v a parte un fattore co- quantit di moto (vedi a pag. 32) p = ~k = 2
.
stante, ma in meccanica relativistica m = m(v)). La lunghezza donda devessere . x per
La natura del principio classico per non cambia: localizzare lelettrone dunque
per conoscere lo stato di una particella basta co-
noscerne con precisione infinita la posizione x e la h
= . x (3.13)
quantit di moto p. Che tecnicamente non sia fat- p
tibile (non esistono strumenti che possano misura- cio che
re una grandezza fisica con precisione arbitraria) xp & h . (3.14)
non importa: quel che importa che in linea di
Il principio2 si pu riscrivere in un altro modo,
principio si possa fare: se conoscessi esattamen-
dividendo tutto per t:
te la posizione e la quantit di moto di un punto
materiale al tempo t potrei conoscerne lo stato a x h
un tempo t0 successivo (o precedente) a t. p = vp = 2E > (3.15)
t t
Proviamo ad applicare questo principio allos- e quindi
servazione di una particella molto piccola come un
elettrone legato in un atomo. Per poterne misura- h
Et >
. (3.16)
re la posizione si potrebbe illuminare lelettrone 2
con una luce opportuna: osservando la luce diffusa Questa relazione indica che misurando lenergia di
da questo se ne ricaverebbe la posizione (che poi un particolare stato, questa pu avere unindeter-
il metodo con il quale osserviamo qualunque co- minazione E che dipende dal tempo trascorso
sa con i nostri occhi: al buio non si vede nulla;
la luce diffusa dagli oggetti che ci dice dove sono). In letteratura si trovano espressioni che possono differi-
2

re di piccoli fattori da questa, che stata ricavata attraver-


Se per la lunghezza donda della luce non abba- so unapprossimazione un po grossolana; di solito si trova
stanza piccola, il moto dellonda elettromagnetica xp > ~ o xp > ~/2. Quel che conta per lordine di
non viene perturbato affatto dalla presenza delle- grandezza, insieme alle conseguenze dellindeterminazione.

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3.5. ONDE DI MATERIA 35

per eseguirla. Consideriamo un caso particolare, di un fotone legata alla sua quantit di moto p
che consiste nella determinazione della massa di secondo la legge p = h. Una particella di quanti-
una particella che, come sappiamo, una misu- t di moto p dunque potrebbe comportarsi come
ra dellenergia a riposo dello stato. Se la misura si unonda di frequenza
pu protrarre per molto tempo t tende a infinito,
p
quindi E tende a zero e la misura si pu esegui- =
. (3.17)
h
re con precisione arbitraria. il caso, ad esempio,
della misura della massa di un elettrone o di un Essendo = c/ dove c la velocit dellonda
protone, che assume un valore perfettamente de- (che in questo caso coincide con la velocit della
terminato anche se, a causa delle limitazioni tec- luce) e la sua lunghezza donda, possiamo anche
nologiche, avr comunque unindeterminazione di scrivere che
natura statistica. h
Se invece misuriamo la massa di una particella = (3.18)
c p
instabile come un muone, la misura non si pu ese-
guire a un tempo arbitrario: deve essere eseguita che in unit naturali diventa = h/p (e ponendo
entro il tempo di vita della particella. Trascorso anche h = 1, = 1/p).
tale tempo la particella non esiste pi e non se Se fosse vero si potrebbero realizzare esperimen-
ne pu di certo misurare la massa. In questo caso ti nei quali un fascio di particelle (per esempio
la sua energia a riposo possiede unindetermina- di elettroni), attraversando un reticolo dovrebbe
zione intrinseca che ne fa fluttuare la misura di produrre al di l di esso una figura dinterferenza!
massa entro un limite dellordine di h/2 , dove Questo effettivamente ci che accade. Se si invia
il tempo di decadimento. Non si tratta di un un fascio di elettroni prodotti da un tubo cato-
effetto statistico, ma di un fenomeno quantistico dico su un reticolo molto fine, sullo schermo del
intrinseco nella definizione di massa della particel- tubo catodico non si vede limmagine delle fendi-
la. Se disponessimo di uno strumento preciso al di ture come ci si aspetterebbe se gli elettroni fossero
l del limite quantistico troveremmo che non tut- particelle, ma una figura di diffrazione con massi-
ti i muoni hanno la stessa massa, ma che ognuno mi e minimi: segno che gli elettroni si comportano
ne avrebbe una diversa con una certa distribuzio- come onde di una certa lunghezza donda che in-
ne (simile, anche se non proprio identica, a una terferiscono tra loro attraversando le fenditure del
gaussiana), la cui larghezza non determinata da reticolo. Si tratta di una tecnica ormai consolidata
effetti di natura stocastica, ma dalle fluttuazioni che permette, per esempio, di studiare la forma dei
quantistiche che determinano listante nel quale reticoli cristallini dei materiali facendo attraversa-
la particella decade. Lindeterminazione intrinse- re un campione di quel materiale da un fascio di
ca della massa di una particella si chiama talvolta particelle di energia opportuna, tale da produrre
larghezza della particella: una particella stretta onde di materia di lunghezza comparabile con
una particella con una vita media lunga (E quella del passo reticolare.
piccolo, t grande), mentre una particella larga
ha una vita media molto breve.
Esercizio 3.2 Microscopi elettronici

In un microscopio elettronico gli elettroni so-


3.5 Onde di materia no accelerati da una differenza di potenziale di
80 kV. Quanto migliore il potere risolutivo del
La luce chiaramente unonda in certi contesti,
microscopio elettronico rispetto a quello ottico?
ma diventa una particella in altre condizioni. Per- soluzione
ch dunque non potrebbe avvenire il contrario?
Che quel che consideriamo naturalmente particelle
possano comportarsi come onde in certi contesti? Grazie a questo dualismo ondaparticella si
In effetti questo quel che accade. La frequenza possono realizzare strumenti come i microscopi

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36 UNIT DIDATTICA 3. LA MECCANICA QUANTISTICA

elettronici in cui fasci di elettroni attraversano sostanza, non pu trovarsi in un determinato pun-
i campioni da analizzare. La lunghezza donda di to dello spazio, ma deve in qualche modo circon-
questi fasci molto minore di quella della luce e dare il nucleo completamente. Non dovremmo im-
questo permette di ottenere risoluzioni molto pi maginare un elettrone come un punto che si muove
spinte rispetto ai microscopi ottici. attorno al nucleo, ma piuttosto come una specie di
oceano che ricopra completamente la superficie del
nucleo, con le sue onde in superficie. In un atomo
3.6 Gli atomi ci possono essere pi duno di questi oceani elet-
tronici che si possono anche compenetrare luno
Secondo la fisica classica un atomo potrebbe fun-
con laltro. come se ci fosse un oceano sopra
zionare come un sistema solare in miniatura. Tut-
un altro oceano, la cui superficie attraversa quella
tavia, per la meccanica quantistica non cos: gli
dellaltro.
atomi infatti non si possono osservare con luce vi-
Londa costituita dalla superficie di questo ocea-
sibile perch hanno dimensioni troppo piccole. Per
no deve essere stazionaria, perch la superficie de-
osservarli occorre farli interagire con una radia-
ve essere continua. Non pu essere che in un punto
zione di frequenza pi alta che per avr energia
la superficie di questoceano si trova a una certa
pi alta e produrr una perturbazione rilevante
quota e nel punto adiacente sia molto pi alta o
sul sistema. Non si pu osservare un atomo, ma se
molto pi bassa. Londa dunque deve avere una
ne pu misurare lo stato quanto interagisce con la
lunghezza donda discreta:
radiazione. Misurando la radiazione prodotta dal-
linterazione se ne pu determinare lenergia, ad h
esempio. Conoscendo lenergia della radiazione in- n = n = 2r (3.19)
p
cidente possiamo quindi determinare lenergia as-
da cui si ricava che
sorbita dallatomo (o meglio da uno o pi dei suoi
elettroni). h
Non ha alcun senso chiedersi dove sia un elettro- n
= pr = mvr . (3.20)
2
ne rispetto al nucleo in un dato sistema di riferi- Chiamando ~ = h/2 si ha che mvr = n~. Il pro-
mento perch non si pu misurare questa quantit. dotto mvr non altro che il momento angolare
Si pu misurare lenergia e quindi ci si pu chie- classico dellelettrone, che dunque risulta quan-
dere quale sia lenergia dellelettrone. Lo stato di tizzato: pu solo essere un multiplo di ~. Se il
un elettrone dunque non caratterizzato dalla sua momento angolare quantizzato lo anche lener-
posizione e dalla sua velocit, ma dallenergia (e gia. Prendendo un atomo didrogeno (il pi sem-
forse da qualcosaltro). plice di tutti) lenergia di un elettrone potenziale
Se un atomo fosse fatto come un sistema solare nel campo del nucleo
nulla vieterebbe a due o pi elettroni di stare sulla
stessa orbita, e niente impedirebbe a questorbita e2
di avere un raggio qualunque. Al contrario sarebbe U = k (3.21)
r
vietato a due elettroni risiedere esattamente nello e quella cinetica vale K = 12 mv 2 . Se il moto
stesso punto nello stesso istante (se c uno non circolare uniforme abbiamo che
c posto per laltro): due elettroni non posso-
no stare contemporaneamente nello stesso v2 e2
stato. m =k 2 (3.22)
r r
per cui
3.6.1 Gli spettri atomici
e2
Seguendo le prescrizioni di De Broglie possiamo (3.23)
mv 2 = k
r
ammettere che un elettrone non sia assimilabile a
e di conseguenza K = 12 mv 2 = U/2. In definitiva
un punto materiale, ma a unonda. Lelettrone, in
E = K + U = U/2 + U = U/2 e quindi

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3.7. QUANTIZZAZIONE DEL MOMENTO ANGOLARE 37

e2
E = k . (3.24)
2r
Ora abbiamo che r = n~/mv e che v =
p
2E/m
e sostituendo:
Figura 3.4 Spettro della luce bianca che
ha attraversato una sostan-
r
e2 2E
E = k m . (3.25) za, la quale ne ha assorbi-
2n~ m to certe frequenze che appa-
Eleviamo al quadrato e otteniamo iono come bande scure nello
spettro.
e4
E 2 = k 2 mE (3.26)
2n2 ~2 dellelettrone dellatomo il quanto pu essere as-
che divisa per E d sorbito: in conseguenza di ci lenergia del fotone
ceduta interamente allelettrone che passa co-
e4 s da uno stato energetico a uno stato energetico
E = k 2 m. (3.27)
2n2 ~2 diverso, pi elevato. I fotoni di energia pari alla
Le energie di un elettrone in un atomo non posso- differenza di energia tra due livelli atomici dun-
no essere qualunque. Sono permesse solo le ener- que non emergono dal recipiente e in corrispon-
gie pari a una costante divisa per n2 . Si di- denza di quelle frequenze osserviamo delle righe
ce che lenergia di un elettrone in un atomo scure (assenza di luce di quel colore). Se lenergia
quantizzata. pi bassa o pi alta rispetto alle differenze di
Questa circostanza spiega in modo naturale los- cui sopra, il fotone non pu essere assorbito per-
servazione sperimentale secondo la quale gli spet- ch lelettrone non pu assumere unenergia pari
tri di assorbimento e di emissione della luce si pre- a quella che aveva inizialmente pi quella del fo-
sentano con delle righe. Se si invia luce bianca su tone. perci costretto a restare nel suo stato. Di
un recipiente trasparente che contiene un gas di conseguenza il fotone attraversa indenne il reci-
una particolare specie e, dopo che la luce abbia piente e noi lo osserviamo provocare sullo spettro
attraversato il materiale si scompone nei suoi co- una riga di colore pari a quello che compete alla
lori attraverso un prisma di vetro o un reticolo, si frequenza corrispondente.
osserva la mancanza di certi colori (Figura 3.4).
Lo spettro di assorbimento presenta righe scure
in corrispondenza di certi valori della lunghezza 3.7 Quantizzazione del mo-
donda della luce caratteristici della specie ato-
mica contenuta nel recipiente. cos, tra laltro,
mento angolare
che possiamo sapere di cosa siano composti ogget- Il momento angolare L di un elettrone in un ato-
ti lontani come le stelle: osservandone lo spettro mo qualcosa che, almeno in linea di principio, si
della luce si vedono righe scure in corrispondenza pu misurare facendo interagire lelettrone con la
di certe frequenze che sono di fatto la firma degli luce. I risultati che possiamo avere da questa mi-
atomi di cui le stelle sono composte. sura sono sempre del tipo L = n~. Se n = 0 allora
Le righe spettrali si presentano sempre in mo- lelettrone pu solo avere un momento angolare
do tale da essere distanziate luna dallaltra di una pari a 0. Se per n = 1 si pu misurare un mo-
quantit che diminuisce come 1/n2 . Alla luce di mento angolare pari a L = 0 oppure L = ~ (L = 1
quanto sopra facile spiegare perch: la luce giun- per ~ = c = 1). Il momento angolare un vetto-
ge sugli atomi in quanti di energia E = h. Il re e come tale pu avere unorientazione qualsiasi
singolo quanto pu essere assorbito o meno: im- nello spazio. Scelta una direzione potremmo misu-
possibile sottrargli energia parzialmente perch il rare la proiezione del momento angolare su quel-
quanto indivisibile. Se questa energia coincide la direzione. Ma qualunque misura facciamo non
con la differenza di energia tra due possibili stati possiamo che ottenere un multiplo di ~! Altri valo-

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38 UNIT DIDATTICA 3. LA MECCANICA QUANTISTICA

ri non sono ammessi per il momento angolare. In


ogni caso il valore massimo che potremo misurare
L, quindi nel caso L = 1 la proiezione di questo z Bz = F s = Fx x + Fy y + Fz z . (3.28)
vettore su una qualunque direzione pu assumere
soltanto i valori m = +1, m = 0 oppure m = 1. Il contributo di Fx x + Fy y deve essere media-
Questo accade qualunque sia la scelta della dire- mente nullo, perch non c variazione di energia
zione rispetto alla quale decidiamo di misurare il se z = cost, quindi possiamo scrivere che
momento angolare.
Quando L = 2 i possibili valori che si pos-
 
Bz
sono misurare per quella che si chiama la ter- F = (0, 0, Fz ) = 0, 0, z . (3.29)
z
za componente del momento angolare3 sono
m = +2, m = +1, m = 0, m = 1, m = 2. In Se quindi B non costante lungo la direzione z,
generale se il momento angolare di un elettrone in ma varia, sullatomo si produce una forza lungo la
un atomo L si possono misurare valori di proie- stessa direzione. Dal momento che la direzione z
zione del momento angolare lungo una qualunque arbitraria lo stesso vale per le altre componenti,
direzione compresi tra L e L e separati di 1. quindi, in generale
Complessivamente, per un elettrone nello stato
di momento angolare L esistono 2L + 1 possibili  
Bx By Bz
stati diversi della terza componente. F = (Fx , Fy , Fz ) = x , y , z .
x y z
(3.30)
3.8 Lo spin degli elettroni Si potrebbe provare quindi a realizzare un cam-
po magnetico per cui Bx e By risultano costanti,
Per quanto un elettrone non sia affatto assimila- mentre Bz risulta variabile con z, pertanto un ato-
bile a una carica puntiforme che ruota attorno a mo (classico) con momento magnetico qualunque
un nucleo positivo, possiede pur sempre una cari- subir forze dirette lungo z che potranno avere
ca elettrica e di certo non qualcosa di statico, intensit variabile da 0 a Bz /z, visto che la
di fermo (se fosse assolutamente fermo avrebbe componente z pu assumere valori compresi tra
p = p = 0 e la sua posizione sarebbe completa- 0 e e un verso positivo o negativo. Questo, pur-
mente indeterminata per il Principio dindetermi- troppo non possibile a causa delle equazioni di
nazione). Ci si aspetta dunque che possa risentire Maxwell. Secondo una di queste equazioni la di-
delleffetto dei campi magnetici. Un elettrone clas- vergenza di B nulla (il che equivale a dire che il
sico assimilabile a una corrente che circola lungo flusso attraverso una qualunque superficie chiusa
una spira che ha un momento magnetico propor- di questo campo nullo). Questo implica che
zionale al suo momento angolare, quindi anche per
Bx By Bz
gli elettroni quantistici dovremmo aspettarci qual- + + =0 (3.31)
cosa del genere. La differenza dovrebbe consistere x y z
in una quantizzazione del momento magnetico. quindi almeno unaltra componente di B deve va-
Cerchiamo di capire come si muove un atomo riare in modo che questa somma sia nulla. Se
con momento magnetico = (0, 0, z ) in un cam- ammettiamo che B non vari lungo x devessere
po magnetico non uniforme. La sua variazione di
By Bz
energia U U = B = z Bz . Queste- = . (3.32)
nergia acquistata a spese del lavoro fatto dalle y z
forze cui latomo soggetto nel campo magnetico La traiettoria di questi atomi con velocit ini-
L = F s. Abbiamo dunque che ziale lungo lasse x in questa regione curva e
dopo aver percorso una data lunghezza nella di-
3
In effetti le stesse considerazioni si applicano a una
qualsiasi delle tre componenti del momento angolare.
rezione x raggiungono una coordinata z che un
numero qualunque compreso tra z0 e +z0 . Se si
esegue lesperimento con atomi di varia specie, dal

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3.8. LO SPIN DEGLI ELETTRONI 39

momento che questi non si comportano come ato-


mi classici, ma quantistici, si vede che la coordi-
nata raggiunta dopo aver percorso una distanza x
non un valore qualunque compreso tra due estre-
mi, ma un insieme di valori discreti: il momento
magnetico dunque quantizzato come ci si aspet-
ta per il momento angolare cui dovrebbe essere
proporzionale.

Figura 3.5 Immagini realizzate da Stern


Moto di momenti magnetici classici e Gerlach inviando fasci di
in campi non uniformi atomi dargento su una la-
Se un momento magnetico = (0, 0, z ) orien- stra fotografica. A sinistra si
tato lungo lasse z si muove in campo magnetico vede limmagine prodotta in
assenza di campo magnetico.
non uniforme subisce una forza F ' (0, 0, Fz ) = Lasse z verticale e quello
z 0, 0, B
z
z
. Per la Legge di Newton F = ma y orizzontale; lasse x entra
e Il moto dunque accelerato con accelerazio- nel piano dellimmagine. In
ne lungo lasse z. Se Bz /z = cost, il moto questo caso gli atomi si muo-
vono di moto rettilineo uni-
uniformemente accelerato. Supponiamo che la
forme lungo x e hanno coor-
particella con momento magnetico si muo- dinata z pari a zero e coor-
va inizialmente con velocit v0 = (v0 , 0, 0) par- dinata y variabile (il fascio
tendo dal punto di coordinate x0 = (0, 0, 0). era allargato in questa dire-
Lequazione del moto della particella dunque zione). Accendendo il campo
magnetico (a destra) la riga
si separa in due archi ben di-
x = v0 t


stinti (lintensit del campo
y=0 (3.33) e della sua variazione lungo z
1 B z 2
diminuisce progressivamente
z = z t allontanandosi dal centro).

2 z
e dopo aver percorso una distanza L lungo lasse
x si ha t = L/v0 e dunque tit intermedia tra queste due. In particolare nes-
sun atomo percorreva la traiettoria attesa: quella
1 Bz L2 rettilinea. Se ne deve concludere che gli elettroni
z = z (3.34)
2 z v02 di questi atomi (e quindi tutti gli elettroni) devo-
no possedere un momento magnetico intrinseco e
dunque un momento angolare intrinseco, che non
Naturalmente, se il momento magnetico della- dipende dal fatto di avere una velocit relativa ri-
tomo fosse nullo la traiettoria sarebbe comunque spetto a qualcosaltro. Questo momento angolare
rettilinea perch laccelerazione sarebbe nulla e intrinseco chiamato spin.
tutti gli atomi andrebbero a urtare nello stesso In alcuni testi la presenza dello spin associata
punto un eventuale bersaglio posto lungo lasse x. a una sorta di rotazione dellelettrone su s stesso,
Questo esperimento fu eseguito da Otto Stern e in analogia a quel che succede per un pianeta che
Walther Gerlach nel 1922 [8]. Non senza sorpresa, ruota attorno al Sole e attorno al proprio asse:
eseguendo lesperimento con atomi di argento, per quel pianeta ha un momento angolare L = mvr
i quali L = 0, si vide che questi atomi vengono rispetto al Sole, da cui dista r, e un momento an-
in effetti deviati: alcuni verso lalto, altri verso il golare intrinseco che dipende dal fatto di ruotare
basso, e colpiscono il bersaglio in due punti distin- su s stesso. Ma questa immagine completamen-
ti. Non esistono atomi che attraversano la regione te sbagliata! Non si pu parlare di rotazione del-
di campo magnetico e sono deviati di una quan- lelettrone su s stesso, per molte ragioni. Quanto

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40 UNIT DIDATTICA 3. LA MECCANICA QUANTISTICA

filmato non riproducibile su questo ni: 1/2 e +1/2. Per L = 1 i possibili valori di J
supporto: accedi a YouTube e digita vanno da J = |L S| = 1/2 a J = L + S = 3/2. I
lURL riportato nella caption possibili valori della terza componente sono, in un
Figura 3.6 Animazione dellesperimento caso 1/2 e +1/2, nellaltro 3/2, 1/2, +1/2,
di SternGerlach. Estratto +3/2. Per L = 2 i possibili valori di J sono com-
da www.vulgarisation.fr
presi tra J = |L S| = 3/2 e J = L + S = 5/2,
e sono quindi tre: 3/2, 4/2 = 2 e 5/2. I rispetti-
vi valori delle terze componenti sono, nel caso di
meno, uneventuale rotazione sarebbe inosservabi- J = 3/2, 3/2, 1/2, +1/2, +3/2; nel caso J = 2,
le per i principi della meccanica quantistica e nella 2, 1, 0, 1 e 2; nel caso J = 5/2, 5/2, 3/2,
fisica non possiamo utilizzare un concetto privo di 1/2, 1/2, 3/2, 5/2.
senso. Cercare di farsi unimmagine classica di un
fenomeno puramente quantistico di solito il mo-
do peggiore di procedere. Il modo giusto di afferra- 3.9 Il Principio di Pauli
re il concetto quello di pensare allo spin come a
una grandezza fisica che si pu misurare, indipen- Sebbene nessuno lo faccia mai notare, in mecca-
dentemente da come possiamo immaginarci lelet- nica classica esiste un Principio di esclusione
trone, che ha le dimensioni e il comportamento di molto evidente: due punti materiali non possono
una grandezza classica come il momento angolare avere contemporaneamente lo stesso stato. Lo sta-
dovuto alla rotazione, ma che non ha niente a che to di un punto materiale infatti completamente
vedere con questa! determinato quando se ne conoscano contempora-
Lo spin un momento angolare quantistico e neamente posizione e velocit. del tutto eviden-
quindi i suoi valori differiscono di 1 luno dallal- te che due oggetti non possono stare esattamen-
tro. Avendo osservato solo due valori e lassenza te nello stesso punto dello spazio mantenendo la
del valore nullo ne concludiamo che lo spin di un stessa velocit: se vengono a trovarsi nello stes-
elettrone pu assumere solo due valori diversi da so punto dello spazio si urtano e devono quindi
zero che non possono che essere, in unit di ~, + 21 avere velocit diverse e se hanno velocit diverse,
e 12 . allistante immediatamente successivo avranno di
Un elettrone in un atomo dunque possiede un certo coordinate diverse.
momento angolare totale J che la somma del La teoria della relativit impone di cambiare la
momento angolare orbitale L e del suo spin S: definizione di stato perch la velocit non una
J = L + S. Anche J un momento angolare e de- buona misura dello stato di una particella. Lo sta-
ve essere anche lui quantizzato, dunque la somma to devessere determinato dalla posizione e dalla
non si pu eseguire banalmente come una comune quantit di moto della particella. La natura del
somma. Il massimo valore del momento angolare principio per resta.
totale lo si ha quando L e S sono tra loro paral- Con lavvento della meccanica quantistica anche
leli e hanno lo stesso verso. In questo caso le loro la definizione relativistica di stato vacilla: posizio-
terze componenti si sommano e e il momento an- ne e quantit di moto non si possono mai conosce-
golare totale effettivamente vale J = L + S. Ma L re contemporaneamente e dunque non sono una
e S potrebbero essere discordi e in questo caso le buona definizione di stato. Lo stato di un oggetto
loro terze componenti si sottrarrebbero dando luo- costituito dallinsieme delle variabili che permet-
go a un momento angolare totale di modulo pari tono di determinarne levoluzione futura. Nel caso
a J = |L S|. Essendo quantizzato, il momento quantistico, due grandezze che si possono misurare
angolare totale di un elettrone in un atomo pu contemporaneamente e che permettono di predire
quindi assumere tutti i valori compresi tra |L S| lo stato a un tempo successivo sono, per esempio,
e L + S, a passi di 1. lenergia e il momento angolare totale (insieme alla
Se quindi abbiamo L = 0 esiste un solo valore sua terza componente). Se si accetta questo punto
possibile per J = 1/2, con due possibili orientazio- di vista (e non si pu non accettare dal momento

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3.9. IL PRINCIPIO DI PAULI 41

che tutte le evidenze sperimentali vanno in questa chimicamente con altri elementi. Aggiungendo un
direzione), quello che spesso considerato un Prin- elettrone si ha il litio. Poich nello stato di mini-
cipio astruso e incomprensibile come il Principio ma energia non c posto per tre elettroni, ma per
di esclusione di Pauli4 diventa del tutto natu- due, il terzo deve trovarsi in uno stato di energia
rale, trattandosi n pi n meno che dello stes- pi elevata con L per che pu ancora essere pari
so principio di esclusione vigente nella meccanica a 0. In questo stato c di nuovo posto per un altro
classica e del tutto comprensibile. elettrone e il litio monovalente come lidrogeno.
Il berillio ha quattro elettroni che saturano lo sta-
3.9.1 La chimica to di energia pi alto con L = 0, ma questo stato
pu avere anche elettroni con L = 1. Quindi il be-
Se lenergia di un elettrone in un atomo limitata rillio non un gas nobile, ma ha valenza 2 e si lega
a un certo valore (che dipende dal livello occupato a elementi con valenza 6 (o due con valenza 3). So-
n), lo anche la sua distanza media da questo (la no infatti 8 i possibili stati di momento angolare
distanza non si pu definire, ma il suo valor medio per elettroni di energia pari a quella dellelettrone
s). Di conseguenza limitato anche il momento pi energetico del berillio: due per L = 0 e sei per
angolare L = mvr. Questo significa che il massi- L = 1. In questo stato c posto fino a 8 elettroni e
mo momento angolare che un elettrone pu avere fino a quando lo stato non saturo sempre possi-
in un atomo, in unit di ~ limitato a ` 6 `0 , bile che un altro elettrone possa piazzarcisi. Dopo
dove `0 deve dipendere da n perch il limite esi- il berillio vengono infatti il boro, il carbonio, la-
ste in quanto conseguenza del fatto che lenergia zoto lossigeno, il fluoro e il neon, per un totale di
limitata. Si pu dimostrare che ` 6 n 1. Gli otto possibili elementi in questa riga. Tutti questi
elettroni con energia minima (quelli con n = 1) elementi hanno in comune lenergia massima dei
possono quindi avere soltanto L = 0, mentre quel- propri elettroni e un numero di elettroni in questo
li di energia superiore (con n = 2) possono avere stato energetico variabile tra 1 e 8. Il neon, che
sia L = 0 che L = 1, e cos via. ne ha otto, un gas nobile. Il fluoro ne ha sette,
La tavola periodica di Mendelev (Fig. 3.7) si dunque pu accettare un elettrone da parte di un
spiega molto bene alla luce di questa teoria. La altro atomo e per questo monovalente. La riga
posizione nella tavola di ogni elemento ne forni- successiva comincia col sodio, che monovalente
sce la valenza, che sempre un numero intero. perch ha un solo elettrone nello stato pi esterno.
Alcuni elementi si combinano in modo tale che la Il penultimo elemento di questa riga il cloro, che
somma delle rispettive valenze faccia 2, altri in ne ha sette. Avvicinando un atomo di cloro a uno
modo che faccia 8, altri ancora 10 e cos via. Da di sodio, lelettrone del sodio non pu pi dire di
dove vengono questi numeri magici? appartenere al sodio: in effetti si trover a essere
molto semplice: un atomo didrogeno ha un distribuito attorno al nucleo di cloro e di sodio
solo elettrone che, trovandosi nello stato di ener- al tempo stesso. Lo stesso vale per gli elettroni del
gia pi basso possibile potr avere solo L = 0. cloro e cos si forma il legame chimico. La riga suc-
Per il Principio di esclusione di Pauli solo un al- cessiva contiene molti pi elementi: per la precisio-
tro elettrone pu trovare posto in questo stesso ne ce ne sono dieci in pi. In effetti gli elettroni pi
stato di energia e momento angolare: quello con energetici degli atomi della riga del sodio, avendo
lo spin rivolto nella direzione opposta. Per questa n = 3, dovrebbero avere L = 0, 1 o 2. Ci aspette-
ragione lidrogeno monovalente. Non c pi remmo quindi non otto, ma 8 + 15 = 23 elementi
posto per altri elettroni in questo stesso stato. In diversi. Il fatto che la configurazione nella quale
effetti se un elettrone avesse un momento angolare lenergia pi alta, ma il momento angolare pi
maggiore, avrebbe anche unenergia pi alta. basso risulta favorita rispetto a quella con energia
Lelio ha due elettroni che possono stare nel- pi bassa e momento angolare alto, perci gli ele-
lo stato con L = 0, che a questo punto satu- menti della terza riga hanno gli elettroni negli stati
ro. Lelio infatti un gas nobile che non reagisce L = 0, 1, ma non L = 2. Questa configurazione
sfavorita rispetto a quella in cui un elemento ha
4
Dal nome del fisico Wolfgang Pauli.

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42 UNIT DIDATTICA 3. LA MECCANICA QUANTISTICA

ancora L = 0, ma energia pi alta, corrispondente


al caso del potassio. Gli elementi con Z = 21 fino a
Z = 30, che sono 10, sono proprio quelli che hanno
energia pi bassa, ma momento angolare pi alto,
pari a L = 2. Combinandosi con lo spin, questo fa
J = 3/2, J = 2 o J = 5/2. Ancora una volta gli
stati con J = 3/2 e J = 5/2 sono favoriti rispetto
a quelli con J = 2. Questi stati sono proprio 10 e
per questo dopo lo zinco (Z = 30) viene il gallio,
a Z = 31 con L = 1 ed energia maggiore.
Al crescere dellenergia e di L le configurazioni
possibili si complicano, ma resta una certa rego-
larit per la quale comunque sono favorite sempre
le configurazioni con L = 0 e L = 1, che dan-
no sempre otto possibili combinazioni. Talvolta le
combinazioni possono essere di pi, ma non sono
cos frequenti: per questo la maggior parte degli
elementi reagisce con altri in modo tale che la som-
ma delle valenze faccia per lo pi otto: la somma
delle valenze non altro che il numero massimo di
elettroni che trovano posto nello stato di massima
energia possibile per quegli elementi.

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3.9. IL PRINCIPIO DI PAULI 43

Figura 3.7 La tavola periodica degli


elementi chimici.

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44 UNIT DIDATTICA 3. LA MECCANICA QUANTISTICA

3.9.2 Semiconduttori
e2 e2 e2
Se pensate che la meccanica quantistica non ab- U = kZ kZ + k (3.36)
r1 r2 r3
bia alcun interesse pratico vi sbagliate di grosso!
dove ri sono le distanze, rispettivamente, dal nu-
Infatti questo tipo di fisica alla base del funziona-
cleo, dallaltro nucleo e dallaltro elettrone. evi-
mento dei semiconduttori con i quali sono realiz-
dente che lenergia di ogni elettrone cambia rispet-
zati tutti gli apparati elettronici: dal telecomando
to alla configurazione precedente e dal momen-
dellauto al tablet.
to che anche in questo caso lenergia dellelettro-
Un atomo di silicio un atomo che nello sta-
ne sar quantizzata avremo degli stati di energia
to energetico pi elevato ospita quattro elettroni.
discreti
C posto dunque per altri quattro. I quattro elet-
troni presenti hanno tutti la stessa energia, ma A
momento angolare diverso. La forza con la qua- En =
, (3.37)
n2
le il nucleo trattiene gli elettroni attorno a s con A costante. Non essendo possibile per due elet-
abbastanza forte e un cristallo di silicio si com- troni stare nello stesso stato, ognuno dovr piaz-
porta in genere come un isolante: applicando una zarsi in uno stato diverso: un elettrone assume le-
differenza di potenziale gli elettroni non si muovo- nergia pi bassa possibile (per n = 1), mentre lal-
no, perch trattenuti dalle forze Coulombiane che tro quella immediatamente superiore (per n = 2).
esercitano i nuclei del materiale, e la corrente non Nessuno dei due elettroni potr pi dire a quale
passa. Se si scaldasse il silicio a una tempera- nucleo appartiene: di fatto ogni elettrone circonda
tura sufficientemente alta oppure fosse illuminato tutti e due i nuclei.
da una radiazione ultravioletta, gli elettroni acqui- Se avviciniamo un terzo atomo accadr qualco-
sterebbero energia sufficiente a portarli nello stato sa di simile: i tre elettroni si troveranno ciascuno
di energia pi elevato. Sarebbero cos meno lega- in un livello energetico diverso, separato dagli altri
ti al nucleo e pi liberi di muoversi. Applicando da un intervallo di energie proibite. facile capire
una differenza di potenziale quindi si osservereb- che allaumentare degli elettroni la perturbazio-
be il passaggio di corrente. Da isolante, il silicio ne che si provoca sullenergia di ciascuno diventa
diventa conduttore. via via pi piccola e quindi la distanza tra i livelli
In un cristallo di silicio gli elettroni per non so- energetici diminuisce sempre di pi. In altre paro-
no distribuiti nello stesso modo che in un atomo. le, con due nuclei i primi due livelli sono separati
Per capire come mai, supponiamo che il silicio ab- di
bia un solo elettrone e che se ne possa trovare uno
solo in un determinato stato di energia: unipo-
 
1
tesi semplificativa che tuttavia non cambia la so- E2 = A2 1 , (3.38)
4
stanza del meccanismo. Un atomo sarebbe dunque
mentre con N nuclei la separazione tra i livelli
formato da un nucleo circondato dal suo elettro-
diventa
ne. Due atomi diversi di silicio avrebbero i due
elettroni nello stesso stato, di energia 
1

EN = AN 1 , (3.39)
e2 4
U = kZ (3.35) dove AN  A2 e AN tende a zero man mano che
r
dove r la distanza media tra nucleo ed elettrone. aumenta N . In un cristallo ci sono dellordine di
Quando i due atomi si avvicinano, per, lelettro- NA ' 6 1023 (un numero di Avogadro) atomi,
ne delluno sente, oltre al campo Coulombiano del perci i livelli energetici occupati dagli elettroni,
proprio nucleo, anche quello dellaltro e quello pro- pur discreti, sono talmente fitti da costituire una
dotto dallaltro elettrone (che ha segno opposto). vera e propria banda continua. In certe condizioni
Lenergia dellelettrone diventa quindi possibile che esista una banda di energie permes-
se separata da unaltra banda di energia permesse
da un intervallo di energie proibite. Se gli elettroni

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3.9. IL PRINCIPIO DI PAULI 45

filmato non riproducibile su questo farebbe un elettrone. come se nel cristallo fosse
supporto: accedi a YouTube e digita presente una carica positiva che, sotto lazione del-
lURL riportato nella caption la differenza di potenziale applicata, si sposta nel
Figura 3.8 Cristalli di tipo p e n cristallo in modo opposto a come fa un elettrone.
conducono lelettricit in Per questo il cristallo si dice di tipo p: le cariche
modi diversi: nei primi
sono le lacune (positive)
che conducono la corrente sono positive5 .
a condurre lelettricit;
nei secondi sono gli elet-
troni (negativi) [https:
3.9.3 Il diodo
//www.youtube.com/ Se si fa crescere un cristallo drogato di tipo p sopra
watch?v=reaiZv3jjCY].
un cristallo drogato di tipo n, allinterfaccia tra i
due alcune cariche negative sono libere di muo-
versi da un lato, mentre dallaltro esistono alcuni
si trovano tutti nella prima banda (detta banda stati di bassa energia liberi da elettroni. Per un
di valenza) il materiale si comporta come un iso- elettrone libero di muoversi nel cristallo n quin-
lante, mentre se alcuni elettroni si trovano nella di molto facile occupare il livello vuoto presente
banda superiore (detta banda di conduzione) nel cristallo di tipo p, ma una volta caduto in quel
il materiale diventa conduttore. Il silicio naturale livello diventa sostanzialmente immobile non es-
avrebbe tutti gli elettroni nella banda di valenza sendo pi possibile, per lui, cambiare energia dal
e dunque sarebbe un isolante. momento che tutti gli stati di energia vicini sono
Se per inserisco nel reticolo cristallino, di tanto occupati. Viceversa, nel cristallo di tipo n si pro-
in tanto, alcuni atomi di Arsenico (che di elettro- duce una lacuna nella banda di conduzione, perch
ni ne ha cinque), quattro di questi trovano posto quello stato stato abbandonato da un elettrone.
nella banda di valenza e uno in quella di conduzio- Di fatto si produce una condizione per cui al-
ne (o nelle immediate vicinanze). Il cristallo cos linterfaccia tra un cristallo e laltro, si trova uno
formato (che si dice drogato di tipo n) quindi strato di cariche negative in eccesso nel cristallo p
un conduttore a temperatura ambiente. e un eccesso di cariche positive (lacune) nel cristal-
Se, al contrario, sinseriscono nel reticolo ato- lo n (il cristallo di tipo n elettricamente neutro
mi di Boro (trivalente), i tre elettroni che possiede perch dove si trovano gli atomi di arsenico ci so-
nello stato di energia pi alta finiscono tutti nel- no 5 protoni e altrettanti elettroni: se un elettrone
la banda di conduzione (in realt appena un po abbandona il cristallo per passare nellaltro si crea
pi su, ma la sostanza non cambia) dove ci sa- uno squilibrio di cariche).
rebbe posto per un elettrone che non ce. Esiste Il dispositivo cos formato un diodo. I diodi
dunque un livello energetico tra i tanti libero da funzionano come valvole idrauliche: fanno passare
elettroni. Il cristallo si dice drogato di tipo p. la corrente in un verso, ma non nellaltro. Se in-
Il motivo presto spiegato: se si applica una dif- fatti si collega il polo positivo della pila al cristallo
ferenza di potenziale ai capi di questo cristallo gli di tipo n e quello negativo al cristallo di tipo p gli
elettroni nella banda di conduzione acquistano un elettroni nel cristallo tenderanno a muoversi nel
po di energia, che non sufficiente a farli passare verso che va dal cristallo p al cristallo n. Nel far
nella banda di conduzione, ma abbastanza per questo troveranno allinterfaccia uno strato di elet-
far passare un elettrone dal livello, diciamo En al troni che li respinger impedendo loro di passare,
livello En+1 , infinitamente vicino. Questo pu av- da un lato; dallaltro lo strato di cariche positi-
venire solo se il livello di energia En+1 vuoto, e ve tender a trattenere gli elettroni. Se invece il
se avviene quello di energia En si svuota. Il pro- diodo si polarizza al contrario gli elettroni pos-
cesso si pu reiterare a piacere e la conseguenza sono muoversi dal cristallo n al cristallo p: questo
netta che la mancanza di un elettrone (quella 5
Notate che in questo caso la corrente sempre dovu-
che si chiama una lacuna) passa da un livello a ta al moto degli elettroni, che per sono nella banda di
un altro in modo esattamente opposto a quel che valenza.

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46 UNIT DIDATTICA 3. LA MECCANICA QUANTISTICA

filmato non riproducibile su questo filmato non riproducibile su questo


supporto: accedi a YouTube e digita supporto: accedi a YouTube e digita
lURL riportato nella caption lURL riportato nella caption
Figura 3.9 Un diodo funziona come una Figura 3.10 Il funzionamento di
valvola idraulica: lascia pas- un transistor ana-
sare la corrente che scorre logo a quello di uno
in un verso, ma non quella sciacquone [https:
che scorre nellaltro [https: //www.youtube.com/
//www.youtube.com/ watch?v=IQJnGhsWfWc].
watch?v=y2htodNi8xI].

transistor, ma si pu creare lillusione che questo


moto addirittura favorito dallo strato di cariche sia possibile.
positive presenti allinterfaccia e quindi il cristallo Possiamo immaginare il funzionamento di un
conduce. transistor come quello di una coppia di valvole
Con uno strumento cos si possono fare molte idrauliche montate al contrario6 (vedi il Filma-
cose: ad esempio i sensori delle fotocamere digi- to 3.10) e il suo funzionamento come quello di uno
tali. Se si espone un diodo alla luce, per effetto sciacquone. Lemettitore di un transistor si col-
fotoelettrico alcuni elettroni si liberano e passa- lega a una pila che non altro se non una riser-
no nella banda di conduzione. Ma questi ricadono va di cariche, analogamente alla cassetta di scari-
presto nella banda di valenza e comunque si muo- co di un bagno che serve per immagazzinare ac-
vono in tutte le direzioni possibili rendendo nulla qua. Collegando il dispositivo di scarico a un sec-
la corrente fotoelettrica media. Se per il diodo chiello (che funge da base del transistor) possia-
polarizzato in modo da non condurre corrente, gli mo provocarne lattivazione introducendo acqua
elettroni del cristallo non si spostano, ma quelli nel secchiello (dovete pensare a uno di quei sciac-
che sono stati portati nella banda di conduzione quoni con la catena che ormai non susano pi).
dallenergia della radiazione luminosa, si muovo- Il peso dellacqua provoca lapertura della valvola
no tutti coerentemente dal polo negativo a quello che fa cadere lacqua dalla cassetta/emettitore al
positivo della pila. In questo modo si produce una water/collettore.
sia pur debole corrente proporzionale allintensit A fronte di un modesto quantitativo dacqua nel
della luce che ha colpito il pixel di silicio. Le fo- secchiello/base, vediamo scorrere tanta acqua nel
tocamere digitali dunque possono funzionare solo water/collettore. come se avessimo moltiplica-
grazie alla meccanica quantistica che permette la to la quantit dacqua versata per un fattore, ma
formazione delle bande: se lenergia degli elettroni naturalmente lacqua che scorre nel water quel-
in un atomo potesse assumere ogni valore possibile la prelevata dalla cassetta che non ha niente a che
i diodi non si potrebbero costruire. vedere con quella introdotta nel dispositivo. Come
la cassetta, anche la pila di un transistor infatti si
3.9.4 Il transistor scarica con luso.
I transistor sono lelemento principale con il
Con tre cristalli di tipo alternato (npn o pnp) si quale si costruiscono i circuiti integrati che si tro-
fanno, invece, i transistor, che funzionano come vano, a milioni, in ogni dispositivo elettronico. An-
amplificatori di corrente. I tre semiconduttori che il transistor un dispositivo quantistico perch
sono collegati ad altrettanti conduttori detti, ri- anche il suo funzionamento dipende dalla struttu-
spettivamente emettitore, base e collettore. I ra a bande caratteristica di questo tipo di fisica.
transistor amplificano la corrente che sinietta nel-
la loro base. Dal momento che la carica elettrica
6
In un certo senso si potrebbe immaginare come una
coppia di diodi montati al contrario luno rispetto allal-
si conserva non evidentemente possibile moltipli- tro, ma in questo caso la presenza del conduttore tra lu-
care davvero il numero di cariche che circolano nel no e laltro impedirebbe al sistema il funzionamento come
transistor.

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3.10. LEQUAZIONE DI SCHRDINGER 47

La meccanica quantistica, insomma, molto meno


esotica di quanto si creda!
H A sin (kx + ) =E A sin (kx + ) =
p2 (3.43)
3.10
Lequazione di Schrodin- A sin (kx + ) .
2m
ger Applicare loperatore H a dunque deve risul-
tare nella moltiplicazione di questo per p2 /2m =
Tutte le evidenze sperimentali suggeriscono che gli k 2 /2m, cio H = p2 /2m. Le dimensioni fisiche so-
oggetti di cui costituito lUniverso sono descrivi- no quelle che ci si aspettano (quelle di unenergia)
bili matematicamente in termini di onde e di parti- ed abbastanza naturale estendere la definizione
celle al tempo stesso. Inoltre la fisica pu solo aver di H nel caso in cui sia presente un campo di forze
a che fare con grandezze misurabili. Il processo il cui potenziale sia V come
di misura dunque parte essenziale dellevoluzio-
ne di un sistema fisico che deve essere descritto in p2
termini dei risultati di una misura. H=
+V , (3.44)
2m
Una delle grandezze fisiche che si possono mi- per la quale avremo che
surare su uno stato che descrive un sistema fisi-
co lenergia. La misura consiste nellinterazione
 2 
p
+ V = E (3.45)
con uno strumento che d come risultato il valore 2m
dellenergia dello stato E. Possiamo rappresenta-
nota come equazione di Schrdinger7 Os-
re linterazione con un operatore matematico H
serviamo che la derivata di rispetto a x
moltiplicato per lo stato stesso: H. Il risultato
vale
dellapplicazione di questoperatore non pu che
essere il risultato della misura E che, per ragioni d
dimensionali, deve includere lo stato . Possiamo = kA cos (kx + ) (3.46)
dx
dunque scrivere che e quindi la derivata seconda
H = E (3.40) d2
2
= k 2 A sin (kx + ) , (3.47)
dove E un numero reale, mentre H qualcosa dx
che si applica a e d come risultato E molti- pertanto possiamo dire che la quantit di moto
plicata per . Se rappresentiamo lo stato di una in fisica quantistica altro non se non i volte la
particella come unonda possiamo scrivere che derivata rispetto a x dello stato dal momento che
dividendo tutto per 2m abbiamo
= (x) = A sin (kx + ) (3.41)
1 d2 k2
dove k il numero donda e una fase arbitraria. = (3.48)
2m dx2 2m
Il numero donda legato alla lunghezza donda che riproduce lequazione (3.43) se ammettiamo
dalla relazione che
2
k= (3.42) d
p=i . (3.49)
dx
che in meccanica quantistica e in unit naturali al-
Il suo quadrato infatti
tro non che la quantit di moto della particella
p (vedi equazione (3.18)). Possiamo quindi scrive- 
d
2
d2
re che, in assenza dinterazioni e per velocit non p 2
= i = (3.50)
dx dx2
relativistiche,
7
Dal nome del fisico Erwin Schrdinger che la propose.

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48 UNIT DIDATTICA 3. LA MECCANICA QUANTISTICA

e si pu pensare ad H non come a un semplice posizione non determinata e si trova con probabi-
numero che moltiplica lo stato, ma come unope- lit 1/2 e contemporaneamente in corrispondenza
razione che consiste nel calcolare la derivata secon- delluna e dellaltra fenditura. Solo cos possibile
da dello stato rispetto alle coordinate, moltiplicata che, propagandosi al di l di queste, le due funzioni
per 1/2m. donda, che a questo punto hanno fronti semicir-
Nellequazione di Schrdinger lo stato , che colari, interferiscono tra loro e, giungendo su un
una funzione di x rappresentato come una fun- altro schermo, producono una figura dinterferen-
zione donda. Se si integra su tutto lasse x il za. Rivelare gli elettroni sullo schermo equivale a
secondo membro dellequazione di Schrdinger si misurare la loro posizione: ogni elettrone risulte-
ha r essere a una certa posizione con una probabilit
Z che dipende da come hanno interferito le onde pro-
E(x)dx . (3.51) dotte dalle due fenditure, quindi di fatto la figura
dinterferenza una rappresentazione del modulo
Integrare su tutto lasse x significa misurare tutte quadro di .
le possibili energie che la particella rappresentata utile rappresentare la funzione donda sfrut-
da (x) pu avere nei diversi punti dello spazio e tando la propriet dellequazione di Schrdinger
sommarle tra loro, pesandole con . Se si impone di essere lineare. Se infatti A sin (kx + ) una
che soluzione lo anche B cos (kx + ) e dunque lo
Z anche una combinazione lineare delle due:
(x)dx = 1 (3.52)

lintegrale sopra non altro che il valor medio del- = A sin (kx + ) + B cos (kx + ) . (3.53)
lenergia quando la funzione di distribuzione di
Il modulo quadro di deve valere 1 quindi A e B
probabilit dei suoi valori (x). Di conseguenza
si devono scegliere in modo tale da soddisfare que-
il modulo quadro di (x), |(x)|2 si pu interpre-
sta condizione. Un modo semplice dimporre que-
tare come la probabilit di trovare la particella nel
sta condizione consiste nello scrivere la soluzione
punto x. Quando dunque scriviamo lo stato di una
generale come
particella come una funzione donda diciamo che
la particella, fino a che non si esegue una misu-
ra, si trova ovunque nello spazio con probabilit = sin (kx + ) + i cos (kx + ) . (3.54)
diverse (che possono anche essere nulle). Questa
interpretazione della funzione donda coerente Il modulo quadro di , dove rappresenta
con quanto visto sopra. Consideriamo, per esem- il complesso coniugato di :
pio, lesperimento della doppia fenditura nel quale
sinvia un fascio di elettroni su uno schermo con
due sottili fenditure. Prima di arrivare allo scher- = sin (kx + ) i cos (kx + ) . (3.55)
mo gli elettroni non sono localizzati (se la sorgente
molto lontana) e quindi la loro funzione donda In questo modo la condizione di normalizzazio-
si estende in tutto lo spazio: ogni singolo elettro- ne (3.52) automaticamente soddisfatta. Usan-
ne ovunque dietro lo schermo. Giungendo sullo do infine le formule di Eulero possiamo scrivere la
schermo, questultimo di fatto esegue una misu- funzione donda come
ra della posizione degli elettroni. Al di l dello
schermo la funzione donda di un elettrone di = ei(kx+) (3.56)
fatto nulla dappertutto tranne che in corrispon- Allo stesso modo si spiega un altro fenomeno
denza delle fenditure dove la probabilit di tro- curioso: un elettrone libero ha spin che pu esistere
vare lelettrone diversa da zero. Ma attenzione! in due stati: + 21 e 21 . Se misuriamo lo spin di un
Non si tratta semplicemente del fatto che noi non elettrone usando un apparato tipo quello di Stern e
conosciamo la sua posizione: il fatto che la sua Gerlach orientato per esempio in modo lasse z sia

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3.10. LEQUAZIONE DI SCHRDINGER 49

verticale, possiamo dire se ha spin + 21 o spin 21 ,


mentre prima della misura dobbiamo ammettere
d
che si trovi in uno stato che si pu rappresentare = iei(t+) = 2iei(t+) . (3.61)
come dt
  Dividendo per 2 e moltiplicando per ih, ri-
1 1 1 1 cordando che ~ = h/2 e che E = h, si
= + + (3.57)
2 2 2 2 ottiene

dove i fattori 1/ 2 servono a garantire che la pro- d
babilit di trovare lelettrone in uno stato o nel- = Eei(t+) = H .
i~ (3.62)
dt
laltro sia 1. Supponendo daver misurato lo stato
+ 12 lo stato diventa avendo sfruttato lequazione di Schrdinger che
ci dice che E = H. Questultima equazione
prende il nome di equazione di Schrdinger

1
= + . (3.58) dipendente dal tempo e rappresenta lanalogo
2
di F = ma della meccanica classica. Con que-
Se ora lelettrone continua a propagarsi ed ese-
stequazione, infatti, si pu calcolare levoluzio-
guiamo nuovamente una misura non possiamo che
ne temporale di uno stato, conoscendo lo stato
ritrovare lo stesso stato. Ma se lapparato di Stern
iniziale.
e Gerlach ruotato di 90 rispetto al primo (lo
disponiamo quindi in modo da avere lasse z oriz-
zontale) misuriamo una grandezza fisica diversa:
la componente dello spin in una direzione diversa.
Dal momento che questa prima non era mai stata
misurata lelettrone si trova in uno stato compo-
sto dalla sovrapposizione dei due stati e quindi
nuovamente la sua funzione donda diventa
 
1 1 1 1
= + + (3.59)
2 2 2 2
dove ora gli spin sono misurati in una direzione di-
versa. Classicamente dovremmo aspettarci un va-
lore nullo per lo spin in direzione perpendicolare
a quella misurata in precedenza, ma questo non
possibile perch il valore zero non ammesso tra i
possibili risultati di una misura. Misureremo quin-
di, con uguale probabilit, uno spin orientato a
destra o a sinistra, bench immediatamente prima
abbiamo accertato che questultimo era orientato
in su o in gi.
Unonda che si propaga, oltre a essere funzio-
ne dello spazio, anche funzione del tempo per-
ci possiamo scrivere = (t) e rappresentare
come

= (t) = ei(t+) (3.60)


Facendo la derivata della funzione donda rispetto
al tempo si trova

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


Unita` Didattica 4
Una storia esemplare

La storia della fisica delle particelle esemplare


da molti punti di vista: le tappe che hanno portato
i fisici a formulare lattuale modello della fisica
delle particelle illustrano in maniera emblematica
il progresso scientifico e le modalit con le quali si
attua.
La nascita della fisica delle particelle si pu far
risalire ad anni diversi, che vanno dai primi del
1900 agli anni 30 del XX secolo, secondo le prefe-
renze dei diversi autori. Noi stabiliremo la data di
nascita della fisica delle particelle allanno 1912,
nel corso del quale il fisico austriaco Viktor Hess
dimostr lesistenza dei raggi cosmici.
I raggi cosmici furono scoperti cercando di ri- Figura 4.1 Domenico Pacini al lavoro
(1910).
spondere a una domanda allapparenza del tutto
irrilevante: perch gli oggetti elettricamente cari-
chi, prima o poi si scaricano? Siamo certi che la cariche elettriche che si trovano distribuite sulla
maggior parte dei lettori penseranno che sia del superficie delle sue parti conduttrici.
tutto normale che ci avvenga e che pochissimi Per rimuovere tali cariche necessaria la pre-
avrebbero considerato lopportunit di dare rispo- senza di una qualche forza, di natura elettrica, che
sta a una domanda cos apparentemente insignifi- modifichi lo stato di carica del sistema in esame.
cante. E invece, come gi accaduto in altre occa- Occorreva dunque individuare la sorgente di tale
sioni, il tentativo di rispondere a questa doman- forza. abbastanza naturale aspettarsi che la sor-
da diede vita a una serie di scoperte sorprenden- gente debba essere una carica elettrica che attrae
ti e alla nascita di una disciplina completamente le cariche presenti sullelettroscopio, strappandole
nuova! da questo. Una tale carica si potrebbe naturalmen-
te trovare allinterno dei laboratori dove si fanno
gli esperimenti, per molti motivi. Vennero cos av-
4.1 La scarica degli elettro- viate campagne di misura per determinare quali
scopi potessero essere le possibili sorgenti.
Gli elettroscopi venivano schermati con mate-
Allinizio del XX secolo gli elettroscopi erano stru- riali diversi, portati in luoghi diversi, il pi possi-
menti piuttosto diffusi nei laboratori di fisica. Gi bile lontano da cariche elettriche libere. In tut-
da tempo si era notato che, una volta caricati, do- ti i casi losservazione sperimentale era la stes-
po alcune ore perdevano la loro carica. Come sem- sa: tutti gli elettroscopi, indipendentemente dal-
pre, quando si osserva un fenomeno, questo deve le condizioni nelle quali si trovavano, andavano
essere spiegabile in termini fisici e la scarica di un progressivamente scaricandosi.
elettroscopio uno di questi. Se un elettroscopio La recente scoperta della radioattivit naturale
si scarica vuol dire che perde progressivamente le port alcuni scienziati a ipotizzare che la scarica
52 UNIT DIDATTICA 4. UNA STORIA ESEMPLARE

filmato non riproducibile su questo


supporto: accedi a YouTube e digita
lURL riportato nella caption
Figura 4.2 Caricando elettrostatica-
mente un elettroscopio
si osserva che, dopo un
tempo pi o meno lungo,
perde tutta la sua carica
[http://www.youtube.com/
watch?v=eIl89swyr7Q].
Anche se completamente
isolato.

degli elettroscopi fosse da imputare alla presen-


za di materiali radioattivi, sempre presenti sulla
crosta terrestre, che emettevano raggi o raggi
che, essendo elettricamente carichi, avrebbero po-
tuto interagire con gli elettroscopi provocandone
la scarica. Si cerc allora di verificare questipo-
tesi, misurando il tasso di ionizzazione in luoghi
nei quali labbondanza di elementi radioattivi era
nota. Ci si aspettava, naturalmente, che la ioniz-
zazione (e quindi la rapidit di scarica degli elet-
troscopi) fosse pi intensa laddove gli elementi ra-
dioattivi erano abbondanti, come certe miniere. E
invece il risultato fu inconcludente, perch non si Figura 4.3 Viktor Hess a bordo del pal-
riusc a correlare la ionizzazione con labbondanza lone aerostatico poco prima
degli elementi ritenuti responsabili. di partire per una delle sue
Da queste misure si poteva dedurre che la causa campagne di misura.
della ionizzazione non fosse da ricercarsi in ele-
menti presenti nella crosta terrestre. Fu cos che 4.2 La scoperta dei raggi co-
litaliano Domenico Pacini decise di eseguire misu-
re di ionizzazione sottacqua, a diverse profondit. smici
Pacini esegu svariate misure sia in acqua salata,
Purtroppo per Pacini, la conclusione, pur corretta,
al largo di Livorno, che in acqua dolce, nel Lago
non era completa. Egli, infatti, attribu allatmo-
di Bracciano, per escludere eventuali effetti dovu-
sfera il ruolo di contenitore degli agenti ionizzanti.
ti alla presenza di sali disciolti nellacqua. In en-
Laustriaco Viktor Hess, invece, si spinse legger-
trambi i casi, Pacini ottenne il risultato secondo il
mente pi in l, anche perch disponeva di una
quale la ionizzazione diminuiva con la profondit.
tecnologia pi avanzata: i palloni aerostatici. Hess
In un articolo [9] apparso sul Nuovo Cimento nel
esegu misure di ionizzazione a bordo di un pallo-
1912, Pacini concludeva che esista nellatmosfe-
ne, a quote diverse, anche molto alte (fino ad al-
ra una sensibile causa ionizzante, con radiazioni
cuni km). La ionizzazione aumentava con la quota
penetranti, indipendente dallazione diretta delle
in modo evidente, come si vede bene dalla Figu-
sostanze radioattive del terreno.. I raggi ionizzan-
ra 4.4, ottenuta riportando i dati dallarticolo ori-
ti, infatti, dovevano essere assorbiti dallacqua e
ginale [10] con il quale, sempre nel 1912, lo stesso
quindi, se fossero stati presenti al di sopra della
Hess annunci la scoperta.
superficie di questa, man mano che si scendeva in
Da queste misure Hess ricav lidea che la sor-
profondit si doveva misurarne sempre meno.
gente della radiazione ionizzante fosse esterna alla

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4.3. CARATTERISTICHE DEI RAGGI COSMICI 53

filmato non riproducibile su questo


supporto: accedi a YouTube e digita
lURL riportato nella caption
Figura 4.5 Raggi cosmici attraversano
una camera a scintilla, che
ne rende visibili le tracce
[http://www.youtube.com/
watch?v=HvEZbZc4XnA].
In una camera a scintilla
una miscela di gas nobili
(He e Ne) ionizzata dal
passaggio delle particelle
cariche. Nel gas ci sono
piani metallici tra i quali si
applica una forte differenza
di potenziale provocando
Figura 4.4 Misure di ionizzazione ese-
una scintilla nel punto in cui
guite da Hess nel 1912, in
il gas stato ionizzato. Le
funzione della quota rag-
scintille quindi si allineano
giunta dal pallone con a bor-
lungo la traiettoria percorsa
do gli strumenti. A destra so-
dalla particella che ha
no mostrate le misure, pi
attraversato lo strumento.
precise, eseguite negli anni
successivi da W. Kolhrster.

Terra. Secondo lipotesi di Hess la radiazione io- particelle in questione dovevano per lo pi essere
nizzante aveva natura extraterrestre: penetrava di carica positiva. Le misure, infatti, rivelarono che
nellatmosfera terrestre ed era parzialmente assor- esisteva unasimmetria nella direzione dalla quale i
bita da questa. Per questa ragione, allontanandosi raggi cosmici apparivano provenire: in particolare
dal limite esterno dellatmosfera (dunque avvici- sembrava che i raggi cosmici provenissero preferi-
nandosi al livello del mare) lintensit di questa bilmente da ovest (effetto estovest). Fu il fisico
radiazione diminuiva. Doveva trattarsi di un tipo Bruno Rossi a predire, nel 1930, questo fenomeno.
di radiazione molto pi penetrante di quelle allora Com noto la Terra circondata da un campo
conosciute, che avrebbero dovuto essere completa- magnetico le cui linee di forza sono grosso modo
mente assenti al livello del mare. Non si trattava, parallele ai meridiani e sono dirette da sud a nord.
dunque n di radiazione , n di radiazione . I raggi cosmici arrivano da tutte le direzioni, per
Per questa radiazione di origine extraterrestre cui possiamo immaginare un flusso di particelle
fu coniato pi tardi, da Robert Millikan il termine dirette in media verso la Terra. Usando la regola
di raggi cosmici. Secondo il MerriamWebster della mano destra, possiamo facilmente determi-
Dictionary la prima volta che tale termine com- nare la direzione e il verso della Forza di Lorentz
parve risale al 1925, quindi diversi anni pi tardi agente su una particella di carica positiva. Dispo-
rispetto alla loro scoperta. Larticolo in questio- nendo le dita del palmo della mano in direzione
ne [11] disponibile online sul sito dellAccademia del campo magnetico terrestre (quindi lungo un
delle Scienze Statunitense. meridiano nella direzione sudnord) e il pollice in
direzione della velocit delle particelle, cio verso
la superficie terrestre, la forza di Lorentz diret-
4.3 Caratteristiche dei raggi ta perpendicolarmente al palmo della mano, per-
ci verso ovest. Se dunque i raggi cosmici sono
cosmici prevalentemente carichi positivamente sembreran-
Dal momento che questi raggi provocavano effetti no provenire maggiormente da ovest. In effetti si
ionizzanti, dovevano essere costituiti di particelle osserva un flusso maggiore in direzione ovestest.
elettricamente cariche. Ben presto si scopr che le Oggi sappiamo che la stragrande maggioranza

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54 UNIT DIDATTICA 4. UNA STORIA ESEMPLARE

filmato non riproducibile su questo


supporto: accedi a YouTube e digita
lURL riportato nella caption
Figura 4.6 Spiegazione delleffetto
est-ovest nei raggi cosmici
[http://www.youtube.com/
watch?v=OZG6Bk45ZKs].
Questi appaiono provenire
per lo pi da ovest, diretti
verso est. Il motivo che i
raggi cosmici primari sono
protoni, quindi particelle
positive, il cui moto in-
fluenzato dalla presenza del
campo magnetico terrestre.

dei cosiddetti raggi cosmici primari, quelli cio


che arrivano in prossimit della Terra dallo spazio,
sono protoni. Questi costituiscono circa il 9095 %
del flusso totale di raggi cosmici. Il resto quasi
completamente costituito di particelle (nuclei di
elio). Meno dell1 % di essi costituito di nuclei Figura 4.7 Spettro energetico dei rag-
pi pesanti e altrettanti sono gli elettroni. gi cosmici [14] come misu-
Lo spettro energetico dei raggi cosmici (cio il rato da diversi esperimenti.
Intorno ai 106 107 GeV si
flusso per unit denergia) mostrato in Fig. 4.7.
osserva un leggero cambia-
Si nota lamplissimo intervallo di energie che arriva mento nella pendenza del-
fino a 1012 GeV (corrispondenti a quasi 200 J!) per la curva (che in scala
singola particella. logaritmica). Questa regio-
Si osserva anche un abbondante flusso di rag- ne convenzionalmente chia-
mata la regione del ginoc-
gi e X. I raggi cosmici primari collidono con i
chio: la forma dello spettro
nuclei degli elementi che costituiscono latmosfera in questa scala, infatti, ri-
terrestre. Nellurto si producono numerose nuove corda quella di una gamba
particelle chiamate raggi cosmici secondari che leggermente flessa allaltezza
si dirigono verso la superficie (essenzialmente per del ginocchio.
la conservazione della quantit di moto). Parte di
essi giunge al livello del mare dove il flusso di raggi protoni e produrre fotoni. Le stelle sono una pos-
cosmici secondari pari a circa 100 m2 s1 . sibile sorgente, ma le energie in gioco nei processi
I raggi cosmici provengono parzialmente dal So- termonucleari che avvengono al loro interno sono
le (si osserva un flusso maggiore in direzione di troppo basse per spiegare lo spettro osservato. Una
questo), ma la maggior parte di essi deve essere volta prodotti nelle stelle, dunque, i raggi cosmici
di origine extragalattica, perch il flusso appare devono poter essere accelerati da qualche proces-
privo di direzionalit (in pratica non si osserva- so in grado di fornire loro le energie osservate. Le
no raggi cosmici provenire direttamente da una esplosioni delle supernovae potrebbero essere uno
sorgente specifica, se non in misura relativamen- di questi processi.
te modesta: i raggi cosmici appaiono provenire da La forma dello spettro suggerisce che i raggi co-
tutte le direzioni) e le uniche potenziali sorgenti smici siano accelerati, in media, in modo uniforme.
distribuite uniformemente attorno alla Terra sono Il primo modello di accelerazione fu pubblicato da
le galassie. Le possibili sorgenti di raggi cosmici
sono tutte quelle nelle quali si possono accelerare

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4.3. CARATTERISTICHE DEI RAGGI COSMICI 55

Enrico Fermi nel 1949 [15].

Esercizio 4.1 Il Modello di Fermi

Una particella E viaggia per un tempo t in una


regione di spazio dove pu essere accelerata. Nel
corso di questo viaggio ha una certa probabili-
t P di guadagnare energia E. Il guadagno di
energia tanto pi alto quanto pi lungo il
tempo t di permanenza nella regione e tanto
pi alto quanto maggiore la sua energia iniziale
E, perci E = Et dove una costante di
proporzionalit. Naturalmente, nello stesso tem-
po, la probabilit di perdere energia 1 P . In
questo caso, supponiamo che la particella esca
dalla regione di spazio in cui pu essere accelera-
ta e la possiamo considerare persa (non giunger
mai nei dintorni della Terra).
Dimostra che lo spettro di energia atteso per le
particelle sopravvissute una legge di potenza.
Per farlo scrivi lenergia guadagnata da una par-
ticella di energia E dopo aver attraversato una
regione di spazio nella quale guadagna energia
per un tempo lungo t. Quindi valuta la sua pro-
babilit di sopravvivenza assumendo che, se la
particella non guadagna energia avendo percorso
un breve tratto, venga espulsa dalla regione acce-
lerante. Il numero di particelle che giungono sulla
Terra proporzionale a questa probabilit (sar
il numero di particelle iniziali moltiplicato per la
probabilit di sopravvivere nel viaggio dal punto
in cui sono state prodotte, fino a noi).
Le particelle cariche possono essere accelerate se
attraversano regioni in cui sono presenti campi
magnetici variabili.
soluzione

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Unita` Didattica 5
Chi lha ordinato?

La storia della fisica delle particelle, come spesso filmato non riproducibile su questo
avviene, ha seguito un cammino talvolta tortuoso supporto: accedi a YouTube e digita
e costellato da una serie di errori di valutazione dei lURL riportato nella caption
risultati sperimentali o da interpretazioni risultate Figura 5.1 Costruzione di una sem-
poi non del tutto corrette. Non negli scopi di que- plice camera a nebbia
[http://www.youtube.com/
sta pubblicazione ricostruire tale storia, perci in watch?v=qYhhmjYNwq4].
questo capitolo si ripercorre una storia leggermen- Eseguite lesperimento in
te alterata rispetto a quanto realmente accaduto: una giornata secca e al
una storia adattata al fine di meglio illustrare il buio, illuminando la camera
processo che porta alla scoperta di un nuovo feno- di lato con una lampada
da tavolo e ponendo un
meno e di far comprendere meglio la fisica che c fondo nero dal lato opposto
dietro ogni scoperta. rispetto a quello da cui
guardate. Dovrebbero basta-
re 100150 ml di alcool. Se
5.1 Particelle penetranti troppo poco non vedrete
nulla. Se troppo, vedrete
Negli anni successivi alla scoperta dei raggi cosmi- una sottile pioggia cadere in
continuazione dalla spugna.
ci si erano perfezionati alcuni strumenti per linda-
gine scientifica, in grado di visualizzare la traccia
prodotta da particelle cariche in moto.
Uno di questi strumenti era la camera a neb- tz. In 32 di queste, tuttavia, sono presenti tracce
bia o camera di Wilson, inventata da Charles approssimativamente rettilinee, provenienti dalle-
Wilson. La camera a nebbia di fatto un recipien- sterno della camera. Le particelle che si osservano
te contenente un gas soprassaturo, molto vicino in queste foto sono cariche, avendo lasciato la trac-
al punto di condensazione. Quando una particella cia nello strumento (le particelle neutre non ioniz-
carica attraversa il vapore, questo tende a conden- zano il vapore e non provocano la condensazione).
sare proprio laddove la particella ha lasciato una Dalla dimensione e densit delle goccioline se ne
traccia ionizzata, perch le particelle di gas ioniz- deduce che tali particelle devono avere una carica
zate tendono ad attrarre elettrostaticamente altre elettrica pari, in modulo, a quella dellelettrone. Il
particelle. Si forma quindi una serie di goccioline fatto che vadano praticamente dritte vuol dire che
di liquido lungo la traiettoria seguita dalle parti- possiedono unenorme quantit di moto, dal mo-
celle cariche che hanno attraversato lo strumento. mento che il raggio di curvatura r di una particella
Le goccioline, illuminate, hanno laspetto di una di carica q e massa m in un campo magnetico B
sottile nuvoletta bianca. dato dalla formula
Nel 1929 il fisico russo Dmitri Skobeltsyn aveva mv
ottenuto circa 600 fotografie di eventi in una came- r= (5.1)
qB
ra a nebbia tenuta immersa in un campo magne-
tico uniforme [13]. In queste fotografie si vedono dove il fattore relativistico di Lorentz
le tracce di particelle cariche che percorrono tra-
iettorie circolari per effetto della Forza di Loren-
58 UNIT DIDATTICA 5. CHI LHA ORDINATO?

Il decadimento consiste in un processo nel


quale alcuni elementi, come il Cobalto 60 (60 Co), si
trasformano spontaneamente in un elemento con
la stessa massa, ma di specie atomica diversa: il
Cobalto, ad esempio, si trasforma in Nichel 60
(60 Ni). Il Bismuto 210 (210 Bi) decade tramu-
tandosi in Polonio 210 (210 Po). In generale, par-
tendo da un atomo A Z N , si produce un atomo con
lo stesso peso atomico A, ma con diverso numero
atomico Z, che differisce da quello originale A
Z N di
ununit:

A
ZN A
Z1 N +X (5.3)
Figura 5.2 Una delle foto fatte da Sko- dove X rappresenta linsieme degli altri prodotti
beltsyn, in cui si vedono
le tracce di particelle ca- della reazione. Il Nichel 60 ha lo stesso peso ato-
riche che descrivono traiet- mico del Cobalto 60, ma ha numero atomico 28,
torie circolari. Tra tutte le mentre il numero atomico del Cobalto 27.
tracce se ne distingue una, Nella trasformazione emesso un elettrone (in
accanto alla freccia gialla,
passato gli elettroni erano noti con il nome di rag-
del tutto simile alle altre,
ma praticamente dritta, pro- gi ), in modo tale che la carica elettrica sia con-
veniente dallesterno. la servata. Infatti, il nucleo del Cobalto, possiede 27
prima fotografia della trac- protoni, mentre quello del Nichel 28. Il Bismuto
cia di un raggio cosmico, 210 ha lo stesso numero di neutroni e protoni del
probabilmente un muone.
Polonio 210, ma il Polonio ha un protone al po-
sto di un neutrone. La carica elettrica del nucleo,
quindi, aumenta di ununit. La carica elettrica
1 una grandezza conservata, pertanto non pu cam-
=q . (5.2)
v 2 biare nel corso del tempo. In effetti, quando il Co-

1 c
balto si trasforma in Nichel, emette un elettrone,
La traccia appare diritta perch il raggio di cur- di carica elettrica opposta a quella del protone, in
vatura talmente ampio da non essere misurabile, modo tale che, complessivamente, la carica elet-
per cui Skobeltsyn pot solamente stimare lener- trica dello stato iniziale e di quello finale sia la
gia minima di queste particelle che doveva essere stessa.
molto maggiore di quella delle particelle che stava Prima dellipotesi di Pauli si riteneva che il
studiando. Le particelle in questione provenivano processo fosse del tipo
principalmente da una direzione prossima allo ze-
nit e fu immediato identificare queste tracce con A
A
+ e (5.4)
ZN Z+1 N
quelle lasciate da particelle dei raggi cosmici.
e veniva interpretato come la trasformazione di un
neutrone in un protone, con conseguente emissio-
5.2 Lipotesi del neutrino ne di un elettrone. Se cos fosse, per, lenergia con
la quale lelettrone viene emesso dovrebbe essere
Nel 1930 Wolfgang Pauli propose di spiegare lo sempre la stessa. Infatti, supponendo che il neu-
spettro energetico della radiazione ipotizzan- trone sia fermo nel nucleo, nel momento in cui si
do lesistenza di una nuova particella [16]: il trasforma in un protone e in un elettrone, questi
neutrino1 . si devono allontanare luno dallaltro in modo da
In realt Pauli chiamava questa particella neutrone. scoperta del neutrone.
1

Fu Fermi a ribattezzarla neutrino successivamente alla

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5.3. LANTIMATERIA 59

cadimento avvenga almeno a tre corpi. In altre


parole, la reazione deve essere del tipo

A
ZN A
Z+1 N + e + (5.5)
dove una particella neutra e molto penetrante,
di massa trascurabile. Se infatti lenergia disponi-
bile E0 divisa tra tre particelle, ciascuna di esse
pu assumere un valore compreso tra 0 ed E0 . La
particella in questione deve essere di massa pra-
ticamente nulla, perch solo cos si pu giustifi-
care il fatto che il valore massimo assunto dalle-
nergia dellelettrone coincide di fatto con lenergia
calcolata assumendo che
Figura 5.3 Spettro degli elettroni nel
decadimento del 210 Bi. E0 ' (mn mp me )c2 . (5.6)
Deve essere neutra perch non si riusciva a rive-
conservare la quantit di moto (che inizialmente lare questa particella con nessuno dei rivelatori
nulla). a ionizzazione disponibili, ma non poteva essere
un fotone perch questi si potevano rivelare usan-
do tecniche alternative. Doveva quindi trattarsi di
Esercizio 5.1 Energia degli elettroni nel decadi- una nuova particella: il neutrino.
mento .

Sapendo che lenergia E di una particella di mas- 5.3 Lantimateria


sa m e quantit di moto p, psecondo la relativi-
t speciale, pari a E = p2 c2 + m2 c4 , dimo- Nel 1933 Carl Anderson fece una scoperta [17] sor-
stra che la quantit di moto dellelettrone prove- prendente! In una celebre fotografia in camera a
niente da un decadimento deve essere costan- nebbia (Fig. 5.4) si vede una particella (nellim-
te se il decadimento consiste nella trasmutazio- magine provenire dal basso) che percorre una tra-
ne di un neutrone in un protone e un elettrone
iettoria curva, perch la camera era tenuta in una
(n p + e ). Assumi che il neutrone sia inizial-
regione nella quale era presente un campo magne-
mente fermo, e imponi che lenergia e la quantit
di moto siano conservate.
tico (perpendicolare al piano della figura). La par-
Stima anche lordine di grandezza dellenergia ticella colpisce un assorbitore in piombo (la fascia
massima che lelettrone pu assumere. scura orizzontale) di 6 mm di spessore e ne emerge
soluzione avendo perso energia (si nota, infatti, che il rag-
gio di curvatura pi stretto rispetto a quello della
particella incidente). Lenergia persa si pu stima-
Sperimentalmente si osserva tuttaltro: lener- re dalla variazione del raggio di curvatura e risul-
gia di un elettrone emesso in un decadimento ta compatibile con quella persa da un elettrone.
pu assumere tutti i valori compresi tra 0 e un La curvatura assunta nel campo magnetico, per,
valore massimo che dipende dalle specie atomiche era opposta a quella che ci si aspettava per una
coinvolte, con uno spettro caratteristico (nella Fi- particella di carica negativa.
gura 5.3 mostrato lo spettro di un elettrone del Fu subito chiaro che doveva trattarsi di una par-
decadimento del Bismuto 210), tanto che si pens ticella del tutto identica a un elettrone, con la stes-
alla possibilit che lenergia non fosse conservata sa massa, ma con carica elettrica opposta. A que-
nelle interazioni deboli o alla scala subatomica. sta particella lo stesso Anderson diede il nome di
Questa forma dello spettro suggerisce che il de- positrone. Il positrone si indica col simbolo e+ .

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60 UNIT DIDATTICA 5. CHI LHA ORDINATO?

che il positrone aveva unenergia di 63 MeV prima


di attraversare il piombo e di 23 MeV dopo.
Usa la Figura 5.4 per ricavare la curvatura che
le particelle assumono in campo magnetico, sa-
pendo che lo spessore dellassorbitore (la banda
scura al centro) era di 6 mm.
soluzione

5.4 La scoperta del muone


Negli anni successivi numerosi esperimenti aveva-
no osservato tracce di particelle cariche che non
erano ascrivibili n a elettroni, n a protoni. Le
tracce sembravano essere prodotte da una particel-
la che aveva una massa compresa tra quella delle-
lettrone e quella del protone (si poteva desumere
Figura 5.4 La prima fotografia di un
positrone: una particella di dallintensit della ionizzazione) e carica uguale a
antimateria. e (indicando con e la carica del protone).
Una di queste osservazioni si deve a Paul Kun-
ze [18] che nel 1932 aveva osservato alcune tracce
Si trattava della prima particella di antimate- sospette in camera a nebbia che aveva attribuito
ria scoperta. Lantimateria costituita di parti- alle particelle che si osservavano nei raggi cosmi-
celle in tutto e per tutto uguali a quelle che com- ci, gi osservate da Blackett e Occhialini [19] poco
pongono la materia ordinaria, ma con la carica tempo prima.
elettrica opposta a quella di queste ultime. Per es- Anche Carl Anderson e Seth Neddermeyer ave-
sere precisi, tutte le cariche, di qualunque natura, vano osservato eventi di questo tipo [21] e J. Street
hanno segno opposto per materia e antimateria. e E. Stevenson [20] ipotizzarono esplicitamente
Cos, ad esempio, lantiparticella del neutrino lesistenza di una nuova particella: il muone ().
lantineutrino . Il neutrino non ha carica elettri- Pare che quando venne ufficialmente riconosciu-
ca, ma possiede cariche di natura diversa (come ta lesistenza di questa nuova particella, nel corso
la carica debole), il cui segno opposto a quello di un congresso, il fisico Rabi esclam chi lha
della stessa carica del neutrino. ordinato, questo?, come si fa al tavolo di un ri-
Le antiparticelle, in generale, si indicano con storante quando il cameriere, per errore, porta un
una barra sul simbolo della particella oppure in- piatto che nessuno ha chiesto. Nessuno, infatti,
dicando esplicitamente il segno della carica elet- sentiva il bisogno di questa nuova particella per
trica: e+ nel caso del positrone oppure p nel caso spiegare alcunch.
dellantiprotone. Il muone una particella che si trova in due
Lesistenza di queste particelle di antimateria possibili stati di carica (+ e ) e ha una massa
era stata predetta da Paul Dirac qualche anno pari a circa 200 volte quella dellelettrone. Analiz-
prima, utilizzando semplici argomenti teorici. la zando alcuni eventi registrati su emulsioni nucleari
scoperta del positrone risult dunque essere una si era scoperto che i muoni erano particelle insta-
brillante conferma della teoria. bili, con una vita media di circa 2 s, che deca-
devano lasciando una traccia carica attribuibile a
Esercizio 5.2 Scoperta del positrone un elettrone. Questa traccia aveva lunghezza va-
riabile, il che indicava che lelettrone emesso nel
Calcola il modulo e il verso del campo magnetico decadimento aveva quantit di moto variabile da
presente nellesperimento di Anderson, sapendo evento a evento. Per le stesse ragioni per cui si fece

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5.5. LA SCOPERTA DEL PIONE 61

lipotesi del neutrino, si pot stabilire che il muone


decadeva secondo la reazione

e++ (5.7)
cio in un elettrone e due neutrini, che in seguito
si scoprirono appartenere a due specie diverse: e e
. Naturalmente, per la conservazione della carica
elettrica, il + decade in positroni e+ e il in
elettroni e .

5.5 La scoperta del pione


Pochi anni dopo la scoperta del muone, sempre nei
raggi cosmici, venne scoperta (per primi da Lattes,
Occhialini e Powell) una nuova particella, anches-
sa in due stati diversi di carica. La nuova particella
non poteva essere n un muone n un elettrone n
un protone (n una delle rispettive antiparticelle)
perch presentava caratteristiche diverse.
La ionizzazione prodotta dalle tracce di questa
Figura 5.5 Il decadimento di un pione.
particella, ribattezzata pione o , era molto simi- Il quello in basso, che en-
le a quella prodotta da un muone, quindi doveva tra da destra, si ferma in un
avere grosso modo la stessa massa. In realt era punto e da l emette un muo-
un pochino pi pesante, perch negli esperimenti ne (la traccia pi lunga) che,
si osservavano i decadimenti dei pioni in muoni. a sua volta, decade nel punto
in alto. Dai punti in cui av-
Le fotografie (Fig. 5.5) in emulsioni nucleari o viene il decadimento del pio-
in camera a nebbia mostravano tracce di pioni che ne e del muone appare pro-
si arrestavano in certi punti e da l emettevano un venire una sola traccia, per-
muone (riconoscibile dal successivo decadimento e ch le altre particelle prodot-
te nella reazione sono neu-
dalla ionizzazione). La lunghezza della traccia del
trini che non lasciano tracce
muone era sempre la stessa, il che indicava che nello strumento.
i muoni provenienti dal decadimento di un pione
dovevano avere sempre la stessa energia. Per le
ragioni esposte nel Paragrafo 5.2 questo significa
che il decadimento del pione un decadimento a 0 (5.9)
due corpi (vedi anche lEsercizio 5.1). Dalla parte Il quadro delle particelle elementari si era compli-
opposta a quella in cui andava il muone non si ri- cato non poco. Con la scoperta di protoni, elet-
velava mai nulla. Questo port a concludere che la troni e neutroni si era creduto daver compreso la
particella emessa insieme al muone doveva essere struttura della materia. La scoperta dei muoni e
un neutrino, per cui il decadimento del pione dei pioni, per non parlare di quella dei positroni,
aveva reso tutto molto pi difficile. Ma non era
+ (5.8) tutto...
e pu essere sia un neutrino che un antineutrino
(secondo lo stato di carica del ).
Pi tardi si scopr che il pione esisteva anche in
uno stato di carica neutro ( 0 ). Il 0 decade in una
coppia di fotoni:

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62 UNIT DIDATTICA 5. CHI LHA ORDINATO?

Figura 5.7 Levento scoperto da Hopper


e Biswas. Le tracce eviden-
Figura 5.6 Uno degli eventi trovati da ziate dalle lettere a e b so-
Rochester e Butler nei rag- no quelle prodotte dal de-
gi cosmici. Sono evidenzia- cadimento di una particella
te le tracce che si aprono a .
formare una V rovesciata.

stabilire che la massa della particella madre dove-


5.6 La lambda e i mesoni K va essere compresa tra 770 e 1600 volte la mas-
sa dellelettrone. Nessuna delle particelle note fino
Nel 1947 George Rochester e Clifford Butler intra- ad allora aveva queste caratteristiche e si ritenne
presero una lunga campagna di misurazioni ese- daver scoperto una nuova particella.
guendo quasi 5 000 fotografie di eventi in came- Anche Hopper e Biswas scoprirono una particel-
ra a nebbia per un totale di 1 500 ore di os- la dalle caratteristiche simili, nel 1950 [23]. Anche
servazione. Analizzando questimponente quanti- in questo caso si osservava (Fig. 5.7) una cop-
t di dati trovarono un evento particolarmente pia di tracce che si aprivano a formare una V ,
interessante [22]. ma la massa della particella neutra che si suppo-
Levento presentava due tracce, prodotte evi- neva essere quella che dava origine allevento era
dentemente da due particelle cariche, che forma- molto maggiore di quella della particella scoperta
vano una V rovesciata, come quelle visibili nella qualche anno prima da Rochester e Butler.
Fig. 5.6. La particella scoperta da Hopper e Biswas fu
Le tracce provenivano chiaramente dallo stesso chiamata , proprio per la forma che assumevano
punto e il vertice si trovava nel gas e non allin- le tracce negli eventi. Quella di Rochester e Butler
terno di un assorbitore di 3 cm di piombo piazza- fu battezzata K.
to nella camera. Questo fatto indicava che le due
particelle non erano il prodotto di una collisione,
ma di un decadimento, cio della trasformazione
di unaltra particella, presumibilmente prodotta
dalla collisione di una particella nel piombo.
La presenza di un campo magnetico permetteva
di misurare la quantit di moto e la carica elettri-
ca delle tracce, che si dimostrarono avere carica
opposta. La particella madre perci doveva essere
neutra. Dalla misura di quantit di moto si pot

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Unita` Didattica 6
I nuovi numeri quantici

Con il proliferare delle particelle note, bisognava


quanto meno capire perch i loro decadimenti era- e + e + (6.1)
no quelli osservati. Quello che si poteva stabilire
e
empiricamente era che in Natura esistevano rego-
le di conservazione che impedivano il verificarsi di
+ e+ + e + (6.2)
certi eventi che apparivano essere possibili sulla
carta. mentre non si osserva il decadimento

e + e . (6.3)
6.1 I leptoni I muoni, gli elettroni e i rispettivi neutrini si dico-
Non sembrerebbe esserci alcuna ragione per la no perci appartenere alla classe dei leptoni (dal
quale il decadimento del muone dovrebbe proce- greco, che vuol dire leggero ).
1

dere come un decadimento a tre corpi. Un decadi-


mento del tipo e + sembrerebbe del tutto
plausibile. Evidentemente un tale decadimento de-
6.2 I barioni
ve essere vietato da qualche legge di conservazio- In maniera del tutto analoga si pu ritenere che
ne. Si pu supporre, in analogia a quanto accade esista un altro numero conservato detto numero
con la conservazione della carica elettrica per cui barionico. Il neutrone e il protone hanno numero
il numero di cariche in unit della carica dellelet- barionico pari a B = 1, per cui il neutrone pu de-
trone resta costante, che esista una grandezza fisi- cadere solo se nello stato finale presente un pro-
ca conservata detta numero leptonico. Il muone tone, per conservare questo numero. Poich non
e il suo neutrino devono avere lo stesso numero pu decadere in una sola particella (non si con-
leptonico L , mentre lelettrone e il suo neutrino serverebbero lenergia e la quantit di moto) nello
devono avere un numero leptonico diverso Le . stato finale deve essere presente almeno unaltra
Se il numero leptonico conservato, in presen- particella. Dal momento che la massa del neutro-
za di un nello stato iniziale il numero leptoni- ne solo di poco pi grande rispetto a quella del
co vale L = +1. Nello stato finale si deve avere protone, il protone dello stato finale pu essere
lo stesso numero leptonico, per cui ci deve essere accompagnato solo da particelle leggere come le-
una particella che porta questo numero. Il neutrino lettrone. Ma un elettrone ha un numero leptonico
muonico evidentemente ha L = +1 e cos un L = +1 e se ci fosse solo lui il numero leptonico
e
tale numero si conserva. Ma il neutrino non pu non sarebbe conservato. Deve dunque esserci an-
essere lunico prodotto della reazione: ce ne vuole che un antineutrino che ha L = 1 per far s che
e
almeno un altro. Lelettrone potrebbe essere uno il numero leptonico complessivo sia nullo.
di questi, ma e ha numero leptonico Le = +1, Ecco perch il decadimento n p + e + e .
dunque deve essere accompagnato da una parti- Il protone non decade perch la particella pi
cella che abbia Le = 1 che il suo antineutrino leggera a possedere un numero barionico. Anche i
e . Questo spiega perch si osservano le reazioni
1
Oggi questa parola ha perso il suo significato
etimologico, esistendo anche leptoni pesanti come il .
64 UNIT DIDATTICA 6. I NUOVI NUMERI QUANTICI

neutroni presenti nei nuclei atomici, solitamente, 6.4 Gli adroni


non decadono (altrimenti gli atomi, come li cono-
sciamo, non si formerebbero). Il motivo che i neu- Barioni e mesoni, che risentono entrambi dellinte-
troni presenti nel nucleo convertono parte della lo- razione forte, appartengono a una classe pi vasta
ro massa in energia di legame con gli altri compo- detta degli adroni (forte, in greco). I barioni so-
nenti del nucleo e non hanno pi la massa sufficien- no sempre particelle di spin semintero (J = 12 o
te per produrre un protone e un elettrone. Il de- J = 23 ), mentre i mesoni hanno sempre spin intero
cadimento proibito, dunque, dalla conservazione (J = 0 o J = 1).
dellenergia. In definitiva possiamo dividere le particelle in
Le particelle che hanno un numero barionico so- due classi, quella degli adroni e quella dei leptoni,
no particelle che risentono dellinterazione forte, sulla base del tipo dinterazione cui sono sensibili
che quella responsabile del fatto che protoni e (i primi sia allinterazione forte che a quella debo-
neutroni stanno insieme nel nucleo atomico (che le, i secondi solo a quella debole). Gli adroni sono
altrimenti si disgregherebbe per effetto della repul- a loro volta divisi nella classe dei barioni (a spin
sione elettrostatica). Per questa ragione neutroni semintero) e in quella dei mesoni (a spin intero).
e protoni sono barioni. Il termine barione deriva
dal greco e vuol dire pesante (protoni e neutroni
Esercizio 6.1 Caccia allintruso
sono abbastanza pi pesanti delle altre particel-
le di cui parliamo sopra), anche se oggi ha perso Trova, tra le seguenti, le reazioni vietate dai
questo significato, essendo state scoperte particel- principi di conservazione dei numeri quantici
le non barioniche (cio non simili ai protoni) pi illustrati in questo capitolo, motivando la scelta.
pesanti.
p + p p + p p + p p + p + p + p
p + 0 n + e+ p + n n + p + 0
6.3 I mesoni + 0 + e + p n + 0
+ + n n + p + + e p + e
I pioni possono decadere in due corpi perch non + + p + p + + p + n +
hanno numero leptonico. Evidentemente non han-
Controlla tutti i numeri quantici: carica elettrica,
no neanche un numero barionico, perch nello sta- numero leptonico e numero barionico.
to finale non ci sono barioni. I pioni appartengo- soluzione
no alla classe dei mesoni (come facile immagi-
nare, anche il termine mesone deriva dal greco e
vuol dire di medio peso). Chiaramente non esi-
ste un numero mesonico, perch nel decadimento 6.5 Classificazione in base
del non ci sono regole particolari che impedisco-
no qualche decadimento altrimenti possibile per la
allo spin
conservazione dellenergia. Anche se appare strano Le particelle, indipendentemente dalla loro natu-
che i pioni decadano in muoni invece che in elet- ra, si possono anche classificare in base al loro
troni (il decadimento e + e si osserva, ma spin, che una grandezza fisica quantizzata il
con bassissima probabilit). In linea di principio il cui valore sempre un multiplo intero di ~/2, do-
decadimento in elettroni dovrebbe essere favorito ve ~ = h/2 la costante di Plack f divisa
perch lelettrone pi leggero ed in un certo per 2. In molti casi, in Fisica delle Particelle, si
senso pi facile produrlo2 . usano le unit naturali, nelle quali hbar = 1 ed
2
Questo comportamento anomalo si spiega con una ca- adimensionale. Pertanto i valori ammessi per lo
ratteristica particolare dei neutrini: quella di esistere in spin, in queste unit, sono 0, 21 , 1, 32 , 2, e cos via.
un solo stato di spin. Non discutiamo questo fenomeno in Le particelle a spin intero si chiamano bosoni.
questa sede.
I pioni, ad esempio, sono bosoni. Tutti i mesoni
sono bosoni. Ma non tutti i bosoni sono mesoni

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


6.5. CLASSIFICAZIONE IN BASE ALLO SPIN 65

(ad esempio, il fotone, la particella che costituisce


la luce) un bosone, ma non un mesone. I mesoni
sono bosoni che subiscono linterazione forte.
Le particelle a spin semintero, invece, si chia-
mano fermioni. Lelettrone, il muone, il protone
e gli altri barioni sono fermioni. Da questo elenco
si capisce che tutti i barioni sono fermioni, ma non
tutti i fermioni sono barioni (ad esempio, il muone
un fermione, ma non un barione).

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


Unita` Didattica 7
Imitare la Natura

Lo studio dei raggi cosmici era diventato lo dotte, a quale angolo (o almeno in quale intervallo
studio della materia che compone lUniverso. Per di angoli saranno abbondanti) e si pu scegliere,
comprendere le propriet delle nuove particelle oc- in una qualche misura, la particella da produrre.
correva eseguire numerose misure per ciascuna del- In effetti la produzione di nuove particelle dal-
le quali era richiesto un gran numero di eventi. lurto di una di queste con un nucleo pu avveni-
Per raccogliere la statistica sufficiente a studiare re grazie alla teoria della relativit, per la quale
un determinato tipo di particelle non si poteva far massa ed energia sono semplicemente due aspetti
altro che attendere che la Natura le producesse e diversi della stessa grandezza fisica essendo che
sperare nella fortuna. lapproccio del pescatore
che getta lamo in mare e si mette in attesa che E 2 = p2 c2 + m2 c4 (7.1)
il pesce abbocchi. Se fortunato prende almeno
dove E lenergia di una particella di massa m e
un pesce tra quelli desiderati, ma pu darsi che
quantit di moto p. Per particelle ferme p = 0 e si
non lo sia e allamo potrebbe non abboccare nulla
ritrova la celebre equazione
oppure qualche pesciottino di poco conto.
Una maniera pi furba di procedere, perlomeno
E = mc2 . (7.2)
se si vuole essere certi di non saltare la cena,
quella di allevare il pesce, invece che di catturarlo. Disponendo di unenergia E si potrebbero mate-
In altre parole, sarebbe molto pi efficiente poter rializzare particelle in numero tale che la somma
produrre le particelle desiderate in un laboratorio, delle loro masse non superi il valore m 6 E/c2 .
scegliendo il tempo e la durata dellesperimento e In ogni caso, da un urto tra particelle di energia
avendo la certezza di rivelare la maggior parte di complessiva E possono venir fuori particelle la cui
quelle prodotte. somma delle masse m e delle quantit di moto p
sia tale da rispettare lequazione (7.1).

7.1 Gli acceleratori di parti-


Esercizio 7.1 Energia di soglia
celle
Calcola lenergia minima necessaria affinch dal-
Un modo per produrre le particelle consiste nel- lurto di due protoni si possa produrre un pione
limitare i processi che la Natura mette in atto neutro. La reazione da considerare
per rifornirci di raggi cosmici: occorre una qualche
particella (i protoni dei raggi cosmici primari) da p + p p + p + 0 . (7.3)
accelerare opportunamente, in modo tale da fargli Per farlo imponi la conservazione dellenergia e
raggiungere lenergia sufficiente affinch, colliden- dellimpulso e osserva che la quantit E 2 p2 c2
do con gli atomi di un bersaglio (nel caso dei raggi una costante indipendente dal sistema di rife-
cosmici questi sono quelli dei gas che compongono rimento usato per scrivere E e p. Puoi quindi
latmosfera), producano le particelle desiderate. A imporre che questa differenza sia la stessa nel si-
valle del bersaglio baster piazzare dei rivelatori stema del laboratorio in cui inizialmente uno dei
per osservarle. I vantaggi di questo approccio sono protoni si muove e laltro fermo, e nel sistema di
evidenti: si sa quando e dove le particelle sono pro- riferimento del centro di massa, in cui la somma
68 UNIT DIDATTICA 7. IMITARE LA NATURA

delle quantit di moto nulla. no dei laboratori dove si costruiscono acceleratori


soluzione sempre pi sofisticati e potenti.
In certi casi possibile produrre particelle co-
me i + e i per urto tra protoni, da accelera-
I raggi cosmici primari sono costituiti per lo pi re successivamente per usarle come proiettili per
di protoni. Possiamo procurarci protoni ionizzan- studiare reazioni del tipo
do idrogeno, il cui nucleo contiene un solo proto-
ne. Possiamo poi accelerarli usando un accelerato- + p X (7.5)
re facendogli acquisire energia sufficiente affinch,
scontrandosi con i protoni fermi allinterno di un e
bersaglio1 , come fanno i raggi cosmici con i nuclei
dei gas che compongono latmosfera, producano, + n X (7.6)
per esempio, un 0 attraverso la reazione dove X rappresenta uno dei possibili stati finali
(che dipende dallenergia dei pioni, e deve ave-
p + p p + p + 0 . (7.4) re numero leptonico complessivo nullo e numero
Il 0 , una volta prodotto, decade in due foto- barionico uguale a 1).
ni. Ponendo dunque dei rivelatori di fotoni dopo Ladozione di queste tecniche permetter lo stu-
il bersaglio dovremmo osservare larrivo in coinci- dio intensivo della fisica delle particelle e consen-
denza di due fotoni ogni volta che si accende lac- tir nuove scoperte, come illustrato nei capitoli
celeratore. Misurando le propriet di questi fotoni, seguenti.
quindi, possiamo risalire alle propriet del 0 che
li ha generati e che cinteressano.

Esercizio 7.2 La massa invariante

Supponi di conoscere la quantit di moto p~i e


lenergia Ei di due fotoni (i = 1, 2). Il fotone
una particella a massa nulla m = 0. Supponendo
che i due fotoni siano il risultato del decadimento
di una particella, calcola la massa che deve avere
questa particella per produrre i due fotoni nello
stato dato.
Per farlo osserva che la differenza E 2 p2 c2 pari
a m2 c4 , dove m la massa di una particella, se
E e p sono energia e quantit di moto di questa
particella. Imponi la conservazione dellenergia e
della quantit di moto, poi calcola la differenza
E 2 p2 c2 nello stato iniziale e in quello finale.
soluzione

cos che si d inizio a una nuova campagna


desperimenti, eseguiti stavolta in laboratori at-
trezzati con acceleratori di protoni, usati per spa-
rare particelle su bersagli e produrre cos le par-
ticelle dinteresse. La fisica si sposta cos allinter-
un materiale molto usato il berillio per le sue
1

propriet termiche e meccaniche

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Unita` Didattica 8
Studiare le particelle

Avendo a disposizione un fascio di particel- Questo numero sar, in modulo, tanto maggiore,
le possiamo studiare sostanzialmente due aspet- quanto pi spesso il bersaglio, perch pi il ber-
ti: quanto intensamente le particelle interagisco- saglio spesso, pi le particelle incidenti possono
no con la materia che le circonda (quindi con interagire con esso. Quindi possiamo scrivere
quale probabilit le particelle presenti nel fascio
cambiano direzione, energia o natura attraversan- N N x (8.1)
do un blocco di materiale), oppure quanto ra-
dove x rappresenta lo spessore del bersaglio.
pidamente le particelle prodotte si trasformano
anche chiaro che maggiore la densit del ber-
spontaneamente (decadono) in altre particelle.
saglio , maggiore sar la probabilit dinteragire
Ogni volta che si definisce una grandezza, in fisi-
con i suoi nuclei, pertanto abbiamo che
ca, se ne deve dare la definizione operativa: si deve
cio dire come in pratica si esegue la loro misura.
N = N x (8.2)
In questo capitolo spieghiamo come si definiscono
le grandezze fisiche caratteristiche per descrivere dove una costante di proporzionalit che chia-
quanto sopra e come si procede operativamente miamo sezione durto. Osserviamo che le dimen-
per assegnare loro un valore. sioni fisiche di sono quelle di un volume alla me-
no uno ( rappresenta il numero di particelle nel
bersaglio per unit di volume), mentre x ha le
8.1 Sezione durto dimensioni fisiche di una lunghezza. N e N sono
adimensionali e perci deve avere le dimensio-
Nellurto tra una particella e un bersaglio si posso- ni di una superficie: [] = [L2 ]. Si misura, quin-
no misurare diverse grandezze fisiche. Una di que- di, in m2 nel SI. Per comodit si definisce lunit
ste, molto semplice da misurare, almeno in linea di misura della sezione durto come il barn, che
di principio, il numero di particelle che hanno corrisponde a 1024 cm2 e si indica col simbolo b.
interagito col bersaglio. La sezione durto dipende dal tipo di proces-
Il processo durto ha carattere probabilistico, so e dalla specie della particella interagente e pu
per cui alcune delle particelle del fascio attraverse- dipendere dallenergia E della particella. Per mi-
ranno il bersaglio senza subire alcun effetto, men- surare si prende un fascio di N particelle e lo
tre altre saranno deviate oppure spariranno per si invia su un bersaglio di spessore noto x, di
lasciare il posto a nuove particelle. cui sia nota la composizione e quindi la densit .
Sia N il numero di particelle inviate sul bersa- Misurando il numero N 0 di particelle diffuse dal
glio. La variazione nel numero di particelle N = bersaglio, si misura la differenza N = N 0 N e
N 0 N , dove N 0 il numero di particelle che hanno si calcola
attraversato il bersaglio senza subire assorbimen-
to, deviazioni o perdita di energia, chiaramen- N
= (8.3)
te proporzionale al numero di particelle incidenti: N x
N N (il segno meno indica che si ha una (che un numero positivo perch N negativo).
diminuzione nel numero di particelle nel fascio). Oltre che una sezione durto per lassorbimento di
particelle, come in questo caso, possiamo definire
70 UNIT DIDATTICA 8. STUDIARE LE PARTICELLE

una sezione durto di produzione. Se nellurto tra Per protoni e pioni si misurano sezioni durto
una particella del fascio e quella del bersaglio si dellordine di 1026 cm2 = 0.01 b.
produce una nuova particella, contando il numero Nel caso in cui si facciano interagire elettroni
Np di queste particelle possiamo definire la sezione con la materia, le forze forti sono assenti, quindi
durto di produzione come possiamo assumere che questi interagiscono solo
per interazione elettromagnetica. Le sezioni durto
Np
(8.4) tipiche sono dellordine di 10 cm2 = 107 b=
31
= .
N x 0.1 b.
La produzione di nuove particelle, in effetti, sar Come ci aspettavamo, la sezione durto per in-
tanto pi probabile quanto maggiore lo spessore terazione forte molto maggiore di quella per
x del bersaglio e la sua densit . Inoltre, pi interazione elettromagnetica.
particelle invio sul bersaglio e pi ne produco di Dallequazione 8.2 si ricava che lintensit del fa-
nuove. scio di particelle diminuisce esponenzialmente con
La sezione durto misurata si pu quindi con- lo spessore attraversato
frontare con i modelli teorici delle interazioni.
Usando un modello estremamente semplice pos- N (x) = N (0)ex (8.6)
siamo pensare al processo di diffusione delle par-
dove N (x) rappresenta il numero di particelle del
ticelle di un fascio, da parte degli atomi del ber-
fascio che non hanno ancora interagito alla pro-
saglio, come allurto di palline rigide. In questo
fondit x e N (0) quelle iniziali. Osservando che le
caso la sezione durto ha uninterpretazione molto
dimensioni fisiche [] del prodotto di per sono
semplice:
quelle di [L2 L3 ] = [L1 ] possiamo definire
' R2 (8.5) 1
= (8.7)
dove R2 rappresenta il raggio della sfera che rap-
presenta la particella bersaglio. Si tratta, natural- dove qualcosa che ha le dimensioni fisiche di
mente, di un raggio efficace, cio di qualcosa che ha una lunghezza [] = [L] che si chiama lunghezza
le dimensioni fisiche di una lunghezza, ma che non dinterazione e scrivere che
possiamo interpretare direttamente come il raggio x
della particella, ma piuttosto come il raggio entro N (x) = N (0)e . (8.8)
il quale le interazioni che dnno luogo al processo
si fanno sentire.
Quando una particella proiettile attraversa un
8.2 Vita media
bersaglio si possono manifestare diverse intera- Quando si ha a che fare con particelle instabili,
zioni: quelle di natura elettromagnetica, che ben una grandezza interessante da misurare la vita
conosciamo, e quelle dovute alle forze forti e media, che caratterizza il decadimento. Il deca-
deboli. dimento di una particella consiste nella sua tra-
Le forze deboli, come dice il nome, sono molto sformazione in due o pi particelle. Dal momento
poco intense e possiamo trascurarle per i nostri che in ogni processo fisico si conservano energia e
scopi. Le forze forti, al contrario, sono parecchio quantit di moto, il decadimento in una particella
intense e quindi sono quelle che fanno sentire di non pu avvenire in un canale in cui sia presen-
pi i loro effetti. Affinch una particella subisca gli te una sola particella. In altre parole non esiste il
effetti della forza forte deve possedere una carica decadimento a b in cui la particella a si trasfor-
forte e quindi non deve essere un leptone. I pro- ma spontaneamente nella particella b. Se infatti la
toni o i pioni subiscono la forza forte, pertanto le particella a ferma, lenergia dello stato iniziale
loro interazioni saranno dominate da questa (pos- E = ma c2 , dove ma la massa di a e la quan-
siamo perci trascurare gli effetti dellinterazione tit di moto nulla. Se mb 6= ma lenergia non
elettromagnetica). pi conservata, a meno che la differenza di energia

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8.2. VITA MEDIA 71

(ma mb )c2 non vada in energia cinetica per b, ma lequazione che ci dice come varia N in funzione
in questo caso la quantit di moto p 6= 0. Daltra del tempo t deve avere la stessa forma di quella
parte, se mb = ma , a = b e non c stato alcun che dice come N varia in funzione di x:
decadimento.
t
Una particella dunque pu decadere solo se esi- N (t) = N (0)e . (8.11)
stono almeno due particelle la cui somma delle
Questequazione ci dice che particelle prodotte si-
masse sia inferiore alla massa della particella ma-
multaneamente non decadono tutte nello stesso
dre. Un caso interessante si ha nel decadimento
momento. Circa 1/3 di esse (1/e) decade in un
a b + b, quando le due particelle figlie hanno
tempo pari a , mentre in in tempo pari a 2 ne
la stessa massa mb . In questo caso la somma delle
saranno decadute 1 exp (2) e cio l86 %. Pi
energie cinetiche di queste ultime deve essere pari
tempo si attende meno particelle sopravvissute si
a (ma 2mb )c2 . Poich per anche la quantit di
trovano. Per misurare quindi si prendono N (0)
moto si conserva, p~a + p~b = 0 e quindi le due par-
particelle e si attende un tempo t abbastanza lun-
ticelle dello stato finale hanno la stessa velocit in
go. Si contano i decadimenti Nd (t) avvenuti in que-
modulo, ma sono emesse in direzioni opposte.
sto tempo e si ricava N (t) = N (0)Nd (t). facile
Dato un fascio con N particelle iniziali, trascor-
vedere che
so un tempo t, le particelle N decadute (che
hanno cio cambiato natura) sono proporzionali a N (t) t
quelle inizialmente presenti e al tempo trascorso, log = (8.12)
N (0)
per lappunto, quindi
e dunque
N = N t . (8.9) 1
= t . (8.13)
Il coefficiente di proporzionalit deve avere le log NN (t)
(0)
dimensioni fisiche di un tempo alla meno uno [] =
Naturalmente, trattandosi di un processo statisti-
[T 1 ] perch sia N che N sono adimensionali.
co, si misura questa grandezza per diversi tempi t
Per rendere evidente questo fatto conviene definire
pi volte e se ne calcola la media.
1
= (8.10)

Esercizio 8.1 Il decadimento del muone
dove una grandezza fisica che ha le dimensioni
di un tempo e che proprio quella che si chiama Per misurare il tempo di decadimento del muo-
vita media. ne Marcello Conversi e Oreste Piccioni [25] nel
Il processo di decadimento un processo sto- 1944 usarono tre rivelatori posti uno sullaltro.
castico, che avviene in modo casuale secondo le Tra quello pi in alto e quello di mezzo si poneva
leggi della statistica. Non possiamo predire quan- un assorbitore in piombo. Quando i segnali emes-
do e in quali particelle decadr una data particella, si da questi rivelatori scattavano in coincidenza,
ma soltanto i possibili canali di decadimento, le si poteva essere certi che un muone aveva attra-
percentuali relative (branching ratio o rappor- versato lo strumento (gli elettroni o i pioni1 non
to di diramazione) e il tempo medio nel corso riuscirebbero ad attraversare il piombo). Lo stra-
to di rivelatori pi basso era separato da quello di
del quale possibile osservare un decadimento.
mezzo da un assorbitore in ferro. Si misuravano
Di sicuro devono essere rispettate tutte le leggi
le coincidenze ritardate tra i rivelatori pi in alto
di conservazione. Cos abbiamo visto che i proto- e questo. Se un muone si fermava nel ferro e suc-
ni non possono decadere in neutroni perch non cessivamente decadeva, il numero di coincidenze
hanno la massa sufficiente, e i muoni non possono ritardate doveva seguire la legge del decadimento
decadere in due corpi ( e + e ) perch questo esponenziale.
decadimento non conserva il numero leptonico.
Lequazione (8.9) che definisce la vita media ha
1
Allepoca dellesperimento, in ogni caso, il pione non
era stato ancora scoperto.
la stessa forma dellequazione (8.2) e quindi, anche

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72 UNIT DIDATTICA 8. STUDIARE LE PARTICELLE

Le coincidenze misurate nel corso di questo espe- il tempo di vita medio del muone e di quello del
rimento erano le seguenti (abbiamo riportato solo pione non cos grande e si pu facilmente attri-
parte dei dati sperimentali): buire al fatto che il decadimento del pione avvie-
ne in due corpi, per cui pi facile realizzare la
Ritardo (s) Frequenza (Hz) configurazione giusta.
0.00 3.47 0.4 Il decadimento del 0 , invece, non coinvolge neu-
1.00 2.42 0.3 trini e quindi attribuibile allinterazione elettro-
1.97 1.26 0.2 magnetica, dal momento che nello stato finale ci
3.80 0.86 0.17 sono solo fotoni, che rappresentano proprio la ra-
diazione elettromagnetica (la luce, che unonda
elettromagnetica, si pu anche interpretare come
Calcola la vita media del muone. un flusso di fotoni). In questo caso linterazione
soluzione pi intensa e il tempo di vita medio pi corto.

Questa grandezza fisica si pu misurare per tut-


te le particelle instabili, come i muoni, i pioni, e i
neutroni. I 0 decadono in due fotoni con una vita
media dellordine dei 1016 s. I pioni carichi, inve-
ce, decadono in tempi molto pi lunghi, in muoni
e neutrini: 108 s. I muoni, a loro volta, decadono
in elettroni e neutrini con una vita media dellor-
dine di un paio di s e il neutrone ha una vita
media di quasi 900 s. Si vede subito che linterval-
lo di valori molto ampio, tuttavia possiamo fare
alcune considerazioni che ci portano a concludere
che certi decadimenti siano dovuti allinterazione
debole, mentre altri a quella elettromagnetica.
Sicuramente il decadimento del neutrone me-
diato dallinterazione debole ed ragionevole
aspettarsi che tutti i decadimenti che coinvolgano
neutrini siano mediati dalla stessa forza (i neutri-
ni non sono carichi e sono leptoni quindi sento-
no solo leffetto della forza debole). Quindi anche
il decadimento dei muoni e dei pioni deve essere
attribuibile a questa interazione. Lenorme diffe-
renza tra le vite medie presumibilmente dovuta
a fattori che dipendono dallampiezza dello spazio
delle fasi. In effetti, il neutrone e il protone hanno
masse molto simili, quindi esistono solo pochissi-
me configurazioni energetiche permesse (lenergia
a disposizione di elettrone e neutrino pari alla
differenza di massa tra le particelle in questione
moltiplicata per la velocit della luce). Invece la
differenza di massa tra i muoni e gli elettroni
molto maggiore, quindi relativamente facile pro-
durre configurazioni permesse dalla conservazione
dellenergia (lintervallo di energie che possono as-
sumere i due neutrini ampio). La differenza tra

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


Unita` Didattica 9
Le risonanze

Usando acceleratori di particelle si possono co- del bersaglio, quindi la sezione durto che si mi-
s produrre altre particelle, come i pioni, inviando sura diversa da zero. In altre parole, mettendo
protoni accelerati su un bersaglio. I pioni carichi un contatore a un angolo rispetto alla direzione
cos prodotti possono essere a loro volta accelerati del fascio si misura un certo numero Np di nuove
(purch lo si faccia prima che decadano) e invia- particelle. Poco importa se si tratta, in realt, di
ti su un altro bersaglio. Si pu cos studiare, ad particelle gi presenti nel fascio, che hanno sempli-
esempio, la sezione durto del processo + p o del cemente cambiato direzione in seguito allurto con
processo +n (il bersaglio certamente costituito un nucleo. Non possiamo seguire le particelle indi-
di protoni e neutroni). vidualmente, perci non ha molto senso chiedersi
se si tratti di una particella del fascio deviata o se
nellurto la particella presente nel fascio sia anda-
9.1 Urti tra particelle ta distrutta e ne sia stata prodotta unaltra, della
stessa natura, con caratteristiche cinematiche di-
A valle del bersaglio si pongono dei rivelatori con i
verse. Per noi, nuova significa una particella che
quali si pu, ad esempio, misurare la sezione dur-
prima dellurto non cera nello stato cinematico
to di produzione di nuove particelle in funzione
nella quale la osserviamo.
dellenergia del fascio incidente o dellangolo di
abbastanza intuitivo capire che il numero di
diffusione.
queste nuove particelle diminuisce allaumentare
dellangolo di diffusione. Le diffusioni a piccolo an-
Esercizio 9.1 Il decadimento del pione golo, in effetti, sono pi probabili rispetto a quel-
le a grande angolo (non fosse altro che perch la
Calcola quanto spazio hai a disposizione per co- quantit di moto conservata e le velocit dei pro-
struire un acceleratore in grado di raccogliere e dotti finali si devono sommare in maniera tale da
accelerare i pioni prodotti nellurto di protoni su conservare la quantit di moto in avanti). In ogni
un bersaglio, prima che questi decadano. caso uno si aspetta che landamento di () in fun-
soluzione zione di sia caratteristico della specie di particel-
la proiettile e di bersaglio. In linea di principio la
sezione durto potrebbe dipendere anche dalle-
Se, ad esempio, si mandano dei su un bersa- nergia E della particella incidente ( = (, E))
glio, qualora i non interagissero col bersaglio, ma non ci si aspettano variazioni brusche della
questi seguirebbero una traiettoria rettilinea. Se sezione durto al variare dellenergia.
quindi si misura la sezione durto di produzione di Quello che invece si osserva un andamento
pioni a diversi angoli rispetto alla direzione di della sezione durto in funzione dellenergia del-
volo delle particelle del fascio, si avrebbe la particella incidente che varia lentamente con
lenergia, ma presenta, a certi valori caratteristi-
() = 0 (9.1) ci dellenergia, evidenti picchi nei quali la sezione
per ogni 6= 0, dal momento che tutte le particelle durto pu aumentare, rispetto al valore di base,
del fascio si muoverebbero in avanti senza essere anche di un ordine di grandezza o pi. Nella Fi-
deviate. In realt i pioni interagiscono con i nuclei gura 9.1 si vede landamento della sezione durto
74 UNIT DIDATTICA 9. LE RISONANZE

filmato non riproducibile su questo


supporto: accedi a YouTube e digita
lURL riportato nella caption
Figura 9.2 Losservazione di una nuova
particella la cui vita media
non sufficiente a rivelarla
direttamente si pu fare
attraverso la ricostruzione
di quella che si chiama
la sua massa invariante.
Ricostruendo la massa
dellipotetica particella
che, decadendo, ha dato
origine a due (o pi) nuove
particelle osservate nel
rivelatore, si osserva un
picco nella distribuzione di
questa grandezza. [https:
//www.youtube.com/
watch?v=K2LfcwYzvBE].

Figura 9.1 Sezione durto + p in fun-


zione della quantit di moto sa). Se il processo che d origine a questa reazio-
del pione. ne un banale urto ci aspettiamo che la maggior
parte delle particelle finisca in avanti, a un an-
golo piccolo rispetto alla direzione di volo del +
del processo + p per diversi valori della quantit
iniziale. Comunque a un angolo = 0 vedremo
di moto plab del pione nel sistema di riferimento
arrivare particelle con una certa frequenza, che di-
del laboratorio.
minuisce allaumentare di . Se per nellurto si
Sono riportate le sezioni durto elastica (quel-
produce una particella che successivamente deca-
la del processo + p + p) e totale (quella
de in + +p i prodotti del decadimento non avran-
del processo + p X dove X rappresenta un
no pi memoria della direzione iniziale del + . I
qualunque stato finale).
prodotti di decadimento potranno essere emessi ad
Appaiono evidenti una serie di valori di plab
angoli qualunque, in particolare ad angoli grandi.
in corrispondenza dei quali la sezione durto au-
Quindi vedremmo un forte aumento del numero
menta parecchio. In certi casi, ad esempio per
di particelle osservate in corrispondenza dellan-
plab ' 0.3 GeV/c, la sezione durto elastica + + p
golo 0 , quando lenergia E del + incidente
passa da una valore dellordine di qualche mb a
tale da consentire la produzione di una particella
valori dellordine di 200 mb, mentre quella totale
con massa pari allenergia Ecm nel centro di massa
passa da 20 a 200 mb. Anche nel caso della rea-
divisa per la velocit della luce al quadrato.
zione + p si osservano alcuni picchi, tutti in
corrispondenza degli stessi valori di plab .
Questi picchi, detti risonanze sinterpreta- Esercizio 9.2 Produzione di risonanze
no come la produzione di nuove particelle che
successivamente decadono. Il motivo semplice. Calcola lenergia che deve avere un fascio di +
Consideriamo lurto elastico per produrre una risonanza di massa M . In par-
ticolare calcola la massa che potrebbe avere una
+ + p + + p (9.2) risonanza inviando pioni con quantit di moto
p = 300 MeV su protoni fermi.
dove le due particelle nello stato finale si trovano In corrispondenza di questo valore si vede un pic-
in uno stato cinematico diverso da quello iniziale co nella sezione durto. La massa della risonanza
(nel senso che hanno una quantit di moto diver- in questione di 1232 MeV.

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


9.2. LA MASSA INVARIANTE 75

soluzione moto totale dalla somma di queste p~ = p~1 + p~2 +


+ p~N . In questo caso possiamo scrivere che

Le particelle cos prodotte devono essere alta- E 2 = p 2 c2 + M 2 c4 (9.4)


mente instabili. Infatti i prodotti di decadimento
appaiono provenire direttamente dal punto dinte- dove p il modulo della quantit di moto totale e
razione. La risonanze hanno quindi una vita media M qualcosa che ha le dimensioni fisiche di una
brevissima che si pu stimare essere dellordine di massa. Se consideriamo un insieme di particelle
1024 s. ferme evidente che la somma delle loro energie
La loro produzione chiaramente mediata dalle E = (m1 + m2 + + mN )c2 = M c2 . Quindi,
interazioni forti. I pioni infatti devono interagire almeno in questo caso, M = m1 + m2 + mN .
con i protoni, che sono particelle che subiscono Lenergia E e la quantit di moto p di una par-
linterazione forte. Daltra parte anche i muoni in- ticella sono grandezze fisiche che dipendono dal si-
teragiscono con i protoni, ma in questo caso le pro- stema di riferimento nel quale sono calcolate. Ad
babilit dinterazione sono molto pi basse perch esempio: nel sistema di riferimento solidale con
i muoni sono leptoni che non risentono dellintera- una particella, la sua energia vale E = E0 = mc2
zione forte. Anche il decadimento delle risonanze e la sua quantit di moto p = 0. Se per la parti-
deve essere provocato dallinterazione forte, per- cella in moto rispetto allosservatore la sua ener-
ch i tempi sono molto pi brevi rispetto a quelli gia E > E0 e p > 0. La sua massa, per, non
dellinterazione elettromagnetica e dellinterazione pu dipendere dal sistema di riferimento scelto per
debole. misurarla. Si dice che la massa un invariante
relativistico. La differenza

Esercizio 9.3 Produzione di E 2 p2 c2 = m2 c4 (9.5)

Indica attraverso quali reazioni si possono pro- dunque, un invariate: assume cio sempre lo stes-
durre le quattro particelle con fasci di pioni so valore in ogni sistema di riferimento. Se dunque
carichi. abbiamo una particella ferma di massa M che de-
soluzione cade in N particelle, ciascuna con energia Ei e
quantit di moto p~i , poich M invariante deve
essere
Tra le risonanze si possono annoverare la ,
la 0 , la + e la ++ , con carica elettrica, rispet- E 2 p 2 c2 = M 2 c4 (9.6)
tivamente, pari a e, zero, e e 2e, dove e la
La radice di questa differenza1 si chiama massa
carica dellelettrone.
invariante ed utile per determinare la massa di
una particella che decaduta in altre particelle di
9.2 La massa invariante cui si conoscano energia e quantit di moto. In-
fatti, la massa invariante del sistema di particelle
Secondo la teoria della relativit lenergia E di una figlie deve coincidere con la massa della particella
particella di massa m e quantit di moto p data madre.
da Quando dallurto di un pione con un protone
si produce una risonanza , questa decade su-
E 2 = p 2 c2 + m 2 c4 . (9.3) bito dopo sempre in una coppia pioneprotone.
Misurando la quantit di moto delle due parti-
Nel caso in cui abbiamo a che fare con N particelle celle figlie p e p se ne pu ricavare lenergia
p
di massa mi e quantit di moto pi , i = 1, . . . , N ,
lenergia complessiva del sistema la somma delle 1
A rigore si dovrebbe chiamare massa invariante que-
energie E = E1 + E2 + + EN e la quantit di sta radice divisa per c , ma dal momento che le due
2

quantit differiscono solo per una costante moltiplicativa


possiamo usare lo stesso nome per M e per M c2 .

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76 UNIT DIDATTICA 9. LE RISONANZE

p2 c2 + m2 c4 e Ep = pp c + m2p c4 . Se
p p 2 2
E =
si calcola la quantit
1 eV
mp c2 ' 15 1011 J ' 9.4 108 eV .
(E + Ep )2 (p~ + p~p )2 c2 (9.7) 1.6 1019 J
(9.11)
si ottiene proprio m2 c4 : il quadrato della mas- In definitiva la massa del protone si pu esprimere
sa della particella madre (moltiplicata per c2 ). come circa 109 eV (' 1 GeV). In fisica delle parti-
Per convincersene basta calcolare esplicitamente celle si usa esprimere le masse in unit di energia.
le grandezze in gioco. Nel sistema di riferimento in Per ottenere le masse in kg basta dividere il valore
cui la ferma p~ = p~p e quindi (p~ + p~p ) = 0. in unit di energia per c2 .
La massa invariante al quadrato quindi data Se si hanno a disposizione numerosi eventi di
semplicemente da questo tipo si pu perci calcolare la massa in-
variante per ogni coppia di particelle (nel caso di
M 2 c4 = E2 + Ep2 + 2E Ep (9.8) decadimenti a due corpi; la massa invariante si
pu calcolare anche per tre, quattro o pi parti-
Per la conservazione dellenergia deve anche essere
celle nello stato finale) e costruire un istogramma
che
delle frequenze con cui si presentano certi valori
di massa invariante. Si ottiene un grafico in cui
E + Ep = m c2 (9.9)
sullasse delle ascisse sono riportati i possibili va-
e facendo il quadrato di questultima equazione si lori di massa invariante (in unit di energia) e in
vede subito che M = m . ordinata il numero di volte in cui si trovato un
Dato un sistema di N particelle prodotte dal de- determinato valore. Molti degli eventi saranno ca-
cadimento di unaltra particella, conoscendone la suali: le due particelle trovate e considerate poten-
cinematica, possiamo sempre calcolarne la massa ziali figlie di una particella pi pesante non hanno
invariante. Ora supponiamo di aver osservato in in realt alcuna relazione luna con laltra, quindi
un esperimento diversi eventi in cui si trovano due daranno origine a masse invariati casuali comprese
particelle (che per semplicit supponiamo identi- tra 0 e lenergia massima disponibile, ma in altri
che). Queste due particelle possono essere il risul- casi la massa invariante assumer proprio il valore
tato del decadimento di una particella di massa M corrispondente alla particella che, decadendo, ha
oppure possono essere state prodotte in un altro dato origine a quelle dello stato finale. Il grafico
modo (per esempio nello stesso evento potrebbe- (Fig. 9.3) perci avr laspetto di un fondo conti-
ro essersi sovrapposte due reazioni, ciascuna delle nuo sul quale si stagliano alcuni picchi nella po-
quali produce la particella in questione). Nel caso sizione corrispondente alla massa delle particelle
in cui siano le figlie di una particella di massa M la che madri.
loro massa invariante sar pari a M c2 , altrimenti Per estensione i picchi corrispondenti si chiama-
sar un numero a caso compreso tra 0 e E dove E no anchessi risonanze. In generale la scoperta di
lenergia complessiva nello stato iniziale. un nuovo picco su un fondo piatto di masse inva-
Dal momento che c una costante, le masse rianti corrisponde alla scoperta di una nuova par-
delle particelle si possono indicare, invece che in ticella la cui massa coincide con la posizione del
unit di massa, in unit di energia. Un protone, ad picco.
esempio, ha una massa di circa 1.671027 kg, che, Nel grafico della sezione durto della reazione
moltiplicata per c2 = (3 108 )2 = 9 1016 m2 s2 + p non si osservano picchi in corrispondenza
d della massa di particelle come la o la K (il mo-
tivo spiegato nel Cap. 10), tuttavia calcolando la
massa invariante delle coppie + p che emergono
mp c2 ' 1.67 1027 9 1016 ' 15 1011 J dallurto si trovano dei picchi in corrispondenza
(9.10) delle loro masse. Per questa ragione anche e K
che trasformato in elettronvolt (ricordiamo che si possono considerare risonanze.
1 eV = 1.6 1019 J) vale

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


9.2. LA MASSA INVARIANTE 77

Figura 9.3 Distribuzione della massa in-


variante calcolata per una
coppia di muoni + osser-
vati allesperimento CMS a
LHC. Sul fondo piatto si os-
servano diversi picchi corri-
spondenti alla massa di al-
trettante particelle che deca-
dono in una coppia di muo-
ni. Notate la scala orizzonta-
le, nella quale le masse sono
espresse in GeV/c2. Il fondo
in genere decrescente con
lenergia perch la probabi-
lit di osservare coppie ca-
suali di alta massa invarian-
te minore rispetto a quella
di osservare coppie casuali di
bassa massa invariante.

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


Unita` Didattica 10
Le particelle strane

Con gli acceleratori di particelle si possono stu- questultima. Questo strano, perch le leggi della
diare con un certo dettaglio le particelle scoper- fisica sono invariati per inversioni temporali.
te nei raggi cosmici. In particolare le e i K
si possono produrre in numero praticamente ar-
bitrario in laboratorio e questo permette di misu- Esercizio 10.1 La produzione dei K
rare la sezione durto di produzione e i tempi di
Con un acceleratore di particelle possiamo sce-
decadimento. gliere lenergia da dare a un fascio di pioni da
inviare su un bersaglio, in modo tale da garanti-
re la produzione delle particelle che si desiderano
10.1 I decadimenti della studiare.
Calcola lenergia minima che dovrebbe avere un
Facendo queste misure si scopre che la sezione
pione per produrre, attraverso lurto con un pro-
durto per la produzione di e di K quel-
tone fermo, una particella K. Nei dati sperimen-
la tipica delle risonanze, perci queste particelle tali non si vedono risonanze a questa energia. Il
sono prodotte per interazione forte attraverso le motivo illustrato nel Paragrafo 10.2.
reazioni soluzione

+ p + X + p K + X . (10.1) Se si guarda un film alla TV, si capisce subito se


il film riprodotto normalmente o se le immagini
dove X rappresenta altre possibili particelle nel- vanno allindietro nel tempo. Ma questo avviene
lo stato finale. I decadimenti di queste particelle, solo perch le scene del film coinvolgono sistemi
invece, hanno tempi tipici delle interazioni deboli. complessi composti di un numero sterminato di
La decade principalmente nel canale particelle elementari. Se riprendessimo con una te-
lecamera loscillazione di un pendolo non potrem-
+ p (10.2) mo stabilire se il filmato riprodotto in avanti o
per interazione debole e questo risult subito so- allindietro. In particolare, nel caso del pendolo,
spetto, strano. Naturalmente non c niente di il tempo impiegato dalla massa appesa al filo per
strano nel fatto che una particella sia prodotta per tornare indietro rispetto al punto dinversione del
interazione forte e decada per interazione debole: i moto lo stesso ai due estremi della traiettoria,
pioni, ad esempio, sono abbondantemente prodot- perch linterazione che provoca il moto (la gravi-
ti nelle interazioni forti e decadono per interazione t) agisce nello stesso modo nei due punti. Questo
debole. Anche i neutroni sono palesemente parti- tempo sarebbe diverso se a uno degli estremi in-
celle che si possono produrre per interazione forte, tervenisse uninterazione diversa (in particolare se
ma decadono per effetto dellinterazione debole. in uno degli estremi fosse impedito alla gravit di
Ma nessuna di queste particelle decade attraverso fare il suo dovere).
uninterazione diversa da quella che ne determi- Allo stesso modo, se possiamo produrre una
na la produzione nello stesso canale in cui avviene per interazione forte (quindi con alta probabilit)
nellurto tra un pione e un protone, il suo decadi-
80 UNIT DIDATTICA 10. LE PARTICELLE STRANE

filmato non riproducibile su questo siede una carica di stranezza (convenzionalmente


supporto: accedi a YouTube e digita pari a 1), che deve essere conservata nelle inte-
lURL riportato nella caption razioni forti, ma pu non esserlo nelle interazioni
Figura 10.1 Il moto di un pendolo deboli. Perci la non pu decadere secondo la
identico in avanti e reazione
allindietro, perch la
caduta del grave dipende
dalla stessa interazione: + p (10.3)
la gravit. Se interviene
uninterazione diversa a
attraverso linterazione forte perch n il pione
uno dei due estremi della n il protone possiedono una carica di stranezza,
traiettoria, il moto non che dunque non sarebbe conservata. Poich per
pi simmetrico [http: questa carica irrilevante per le interazioni debo-
//www.youtube.com/ li, la pu decadere in questo modo attraverso
watch?v=IF2f4KYgfUc].
la mediazione di questultima interazione. Affin-
ch si possa produrre una per interazione forte,
tuttavia, necessario che si conservi la stranezza.
mento in un pione e un protone dovrebbe avveni- Perci sarebbe altrettanto impossibile osservare la
re in tempi brevi con una probabilit analoga, dal reazione
momento che, invertendo la direzione del tempo,
non dovremmo poter distinguere tra produzione e + p (10.4)
decadimento. Invece cos non . Per questo la
perch neanche in questo caso si conserverebbe la
venne definita una particella strana.
stranezza (che nello stato iniziale nulla, mentre
Lunico modo di spiegare questo comportamen-
nello stato finale vale S = 1).
to strano di ammettere, come nel caso del pen-
dolo, che nel decadimento linterazione forte, re-
sponsabile della produzione, non possa fare il suo 10.2 Produzione associata
lavoro, lasciando il compito di far decadere la
particella a unaltra interazione: quella debole. La produzione potrebbe avvenire solo se nello sta-
Ma come mai linterazione forte non pu far to finale fossero presenti almeno due particelle con
decadere la ? Evidentemente deve esistere una stranezza opposta. In effetti, studiando meglio la
qualche grandezza fisica che conservata nelle in- produzione di particelle strane, si trova che le
terazioni forti e non lo nelle interazioni debo- sono sempre prodotte in associazione ai K. La
li. Potremmo pensare a una qualche caratteristi- reazione che si osserva sempre del tipo
ca della particella che le interazioni forti vedono,
e che, al contrario, per le interazioni deboli ir- + p + K (10.5)
rilevante. Un po come la carica elettrica, che
una caratteristica che determina il comportamen- seguita dal successivo decadimento delle e dei K
to delle interazioni elettromagnetiche, ma che per interazione debole. I K, quindi, devono posse-
del tutto irrilevante per le interazioni gravitazio- dere una stranezza pari a S = +1. In questo mo-
nali. Per la gravit un elettrone e un positrone do, lo stato finale ha stranezza complessiva S = 0
sono identici, mentre per le interazioni elettroma- e la reazione possibile conservando la stranez-
gnetiche no. Il fatto che la gravit non provoca za. Il decadimento di entrambe le particelle non
il cambiamento della natura delle particelle. Se lo pu avvenire per interazione forte, che conserva la
provocasse, un elettrone potrebbe tranquillamente stranezza, ma pu avvenire per interazione debo-
trasformarsi in un positrone. le. I K, in effetti, decadono con tempi tipici delle
Deve dunque esistere una specie di carica con- interazioni deboli, in due o tre pioni:
servata nelle interazioni forti, che le interazioni de-
boli in un certo senso non vedono. Questa carica
K + + K + + + 0 . (10.6)
venne chiamata stranezza. Si dice che la pos-

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


10.2. PRODUZIONE ASSOCIATA 81

Studiando le reazioni agli acceleratori si scoprirono


molte altre particelle strane, alcune delle quali con
stranezza pari a multipli interi di quella della .
Ad esempio, la particella ha addirittura stra-
nezza S = 3. Questa particella si pu produrre
per interazione forte, ad esempio, solo in associa-
zione a tre K. La decade per interazione debole
attraverso una complessa catena che conduce al-
la produzione, nello stato finale, di tre pioni e un
protone. Inizialmente si ha il decadimento

0 + . (10.7)
La 0 , unatra particella strana, neutra con stra-
nezza S = 2, decade poi in una accompagnata
da un pione neutro

0 + 0 (10.8)
e infine la decade secondo la solita reazione
+ p.
La produzione associata spiega perch non si
osservano risonanze nelle reazioni + n e + p Figura 10.2 Produzione e decadimento
quando lenergia del pione sufficiente a produr- di un . Un K con stra-
re una o un K. Le reazioni citate, infatti, non nezza S = 1 (in bas-
so) urta un protone, pro-
possono produrre una o un K singoli, ma de- ducendo una , un K + e
vono per forza produrre queste due particelle in un K 0 , conservando la stra-
associazione, insieme. nezza. Il barione decade
quindi in 0 + . Il ba-
rione 0 decade quindi in
una e un 0 che subito si
trasforma in due fotoni ,
che convertono in una cop-
pia e+ e . Lultimo decadi-
mento nella catena quel-
lo della che decade in un
protone e un pione. Nota la
curvatura che le tracce del-
le particelle cariche assu-
mono nel campo magnetico
dellesperimento.

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


Unita` Didattica 11
Il Modello a Quark

Attraverso lo studio intensivo delle possibili rea-


zioni tra particelle e i loro decadimenti, furono Tre quark per Muster Mark!
scoperte moltissime nuove particelle. Il quadro Il nome quark dato ai componenti elementari
si era ulteriormente complicato rispetto a quel- di alcune particelle stato coniato da Murray
lo, semplicissimo, in cui protoni, neutroni ed elet- GellMann, il padre del Modello a quark.
troni erano le uniche particelle elementari, neces- Il termine stato preso in prestito da Gell
sarie per spiegare la composizione della materia Mann dal testo di Finneganns Wake di James
nellUniverso. Joyce, nel quale figura il brano
Oltre a queste tre particelle e ai pioni, si era-
no scoperte le quattro prive di stranezza, tre Three quarks for Muster Mark!
particelle con stranezza S = 1 ( , 0 e + ), Sure he hasn't got much of a bark
la nei due stati di carica e 0 , con stranez- And sure any he has it's all beside the mark.
za S = 2, la , con S = 3, la e i K con
stranezza rispettivamente S = 1 e S = +1. Sembra che a GellMann piacque il suono di
Si scoprirono, inoltre, tre particelle simili alle questa parola (quark) nel poema di Joyce, e
, ma pi pesanti, che vennero chiamate : , il fatto che si facesse riferimento a tre quark,
0 e + . E due particelle simili alle , chiamate sembr a GellMann un buon motivo per sce-
, negli stati di carica e 0 . gliere questo nome, giacch servivano proprio
Oltre a queste particelle si erano trovati due tre quark per spiegare lo spettro delle particelle
K carichi (K + e K ), e una particella neutra osservate.
chiamata simile al 0 . La maggior parte dei fisici pronuncia la pa-
Si era anche scoperto che esistevano K neu- rola quark come quork, come faceva Gell
tri con stranezza S = +1 e con stranezza oppo- Mann (anche se probabilmente Joyce lavreb-
sta S = 1 per cui uno dei due doveva essere be pronunciata quark, per far rima con Mark e
lantiparticella dellaltro: K 0 e K
0. bark).
Per la conservazione del numero barioni-
coindexnumero!barionico le dovevano essere ba-
rioni, mentre i K dovevano essere mesoni, come i
11.1 Tre nuove Tavole Perio-
pioni e la . Le e le sono barioni, cos come le diche
loro copie pi pesanti e , la e le .
Un quadro cos complesso sembrava inspiegabi- Che gli elementi chimici non fossero particelle ele-
le, fino a quando Murray GellMann e Susumo mentari, ma composti di nuclei positivi ed elet-
Okubo proposero di considerare queste particel- troni, era stato suggerito dal fatto che le proprie-
le come a loro volta composte di particelle pi t chimiche degli elementi consentivano di disporli
piccole, chiamate quark. nella Tavola Periodica di Mendelev.
Allo stesso modo si potevano disporre tutte
le nuove particelle scoperte su opportune Tavole,
scegliendo due numeri quantici quali indici della
Tavola: la carica elettrica e la stranezza.
84 UNIT DIDATTICA 11. IL MODELLO A QUARK

Figura 11.1 Lottetto di mesoni. Figura 11.3 Il decupletto di barioni.

Come nel caso dei mesoni, in cui 0 e occupano


la stessa posizione nella Tavola, nel caso dei bario-
ni e 0 possiedono gli stessi numeri quantici se-
condo i quali la Tavola organizzata. Le particelle
in questione differiscono solo per la massa.
I barioni appartenenti allottetto erano tutti
quelli il cui spin pari a J = 21 . Tutti gli altri,
infatti, avevano spin J = 32 . Anche questi ulti-
mi si possono disporre su una Tavola, usando gli
stessi numeri quantici. Laspetto della Tavola che
se ne ricava leggermente diverso ed quello di
Figura 11.2 Lottetto di barioni.
Fig. 11.3, chiamato il decupletto di barioni.
A ben vedere il decupletto di barioni non mol-
to diverso dallottetto. Di fatto, se si eliminano i
I mesoni, ad esempio, si potevano disporre come vertici del triangolo formato dalle particelle che vi
nella Figura 11.1, a formare il cosiddetto ottetto si dispongono, la Tavola assume lo stesso aspetto
di mesoni. Lottetto una Tavola nella quale tro- degli ottetti, anche se nella riga superiore compa-
vavano posto gli otto mesoni fino ad allora scoper- iono particelle a stranezza nulla e nel mezzo c
ti: i quattro K, i tre pioni e l. Nella prima riga una sola particella, invece che due.
comparivano quelli con stranezza S = +1, nella
seconda quelli con stranezza S = 0 e nella ter-
za quelli con stranezza S = 1. Le particelle poi 11.2 Lipotesi dei quark
di dispongono nello schema ai vertici di un esago-
no in modo tale da avere la stessa carica elettrica Ipotizzando che le particelle scoperte non siano
lungo linee oblique parallele a una delle diagona- elementari, ma a loro volta composte di altre par-
li. Cos il K e il sono allineati lungo uno dei ticelle, possiamo pensare che siano il risultato del-
lati dellesagono, K 0 , , 0 e K
0 lungo la diagona- la combinazione di due, tre o pi particelle. Con
le parallela a questo lato e K + e + lungo il lato due particelle u e d si possono costruire tre com-
opposto. binazioni diverse: uu, ud e dd (du evidentemente
In maniera del tutto analoga, otto tra i barioni equivalente a ud). Con tre particelle u, d e s, si pos-
conosciuti, si potevano disporre in un altro ottetto sono invece fare 10 combinazioni: uuu, uud, uus,
usando gli stessi numeri quantici, come mostrato udd, uds, uss, ddd, dds, ssd, sss. Esattamente in
in Fig. 11.2. numero tale da riprodurre il decupletto di bario-

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


11.3. LOTTETTO DI MESONI 85

filmato non riproducibile su questo


supporto: accedi a YouTube e digita Calcolo Combinatorio
lURL riportato nella caption La statistica ci dice che se disponiamo di n
Figura 11.4 La costruzione del decu- elementi che possiamo combinare formando se-
pletto di barioni con il quenze di k di questi elementi, nel caso in cui
modello a quark [http: lordine non abbia importanza e tra i k elemen-
//www.youtube.com/ ti ce ne possono essere di ripetuti, il numero di
watch?v=bGb0lUXSXVU].
quelle che si chiamano le combinazioni con
ripetizioni di n oggetti di classe k
!
ni. Ipotizziamo dunque che le particelle del decu- n+k 1
pletto di barioni siano formate dalla combinazio- Cnk = (11.1)
k
ne di tre nuove particelle dette quark denominati
up, down e strange. Questi barioni hanno spin Sostituendo n = 3 (il numero di possibili diversi
J = 23 , quindi potremmo pensare che ciascuno dei quark che possiamo usare) e k = 3 (il numero
tre quark abbia spin J = 21 che, sommandosi, dia di quark da usare per ogni sequenza) si ottiene
luogo a una particella di spin 23 . Poich i bario-
ni hanno stranezza variabile tra 0 e 3, possiamo !
5 5! 5432
attribuire a uno dei tre quark (lo strange) stra- Cnk = = = = 10 .
nezza S = 1. In questo modo, combinando tre 3 3!(5 3)! 3 2 (2)
quark s si pu ottenere una particella con stra- (11.2)
nezza S = 3. Questa particella (la ) deve avere
carica elettrica pari a 1 in unit di carica del pro-
tone. Perci i tre quark s devono avere ciascuno carica elettrica Q = 2, Q = 1, Q = 0 e Q = 1,
carica elettrica pari a 13 nelle stesse unit. Se proprio come le .
cos le due con stranezza S = 2 si devono ot- Naturalmente questo non sufficiente per con-
tenere dalle combinazioni (che effettivamente sono cludere che effettivamente le cose stiano cos, ma
due) con due quark s: ssu e ssd. Le due hanno per lo meno un forte indizio. GellMann [26]
carica elettrica 1 e 0, rispettivamente. Uno dei e Okubo [24] proposero indipendentemente una
quark u o d, quindi, deve avere la stessa carica formula, ricavata da complessi argomenti teorici,
elettrica di s, in modo da produrre insieme a que- che prediceva la massa delle particelle composte
sti una particella con carica elettrica pari a 1. Il di quark. La , in effetti, fu scoperta dopo (nel
quark d potrebbe dunque essere una particella di 1964) lipotesi dei quark e rappresent un primo
spin 12 e carica elettrica Q = 13 (sempre in unit grande successo di questa teoria.
di carica del protone). La combinazione ssu deve Successivamente si moltiplicarono le prove in fa-
quindi avere carica nulla e questo si pu ottenere vore dellesistenza dei quark, attraverso svariate e
se si attribuisce al quark u la carica Q = + 23 . complesse misure di sezione durto.
Con un quark strange si possono fare tre combi-
nazioni che danno luogo a tre particelle con stra-
nezza S = 1. Le possibili combinazioni sono 11.3 Lottetto di mesoni
uus, uds e dds. Se il quark up ha carica elettri-
ca Q = + 23 e il down Q = 31 si vede subito che Lottetto di mesoni, formato di particelle prive di
le combinazioni hanno carica elettrica, rispettiva- spin, si pu realizzare assumendo che i mesoni sia-
mente, Q = + 23 + 23 31 = 1, Q = + 23 13 31 = 0 no formati da un quark e un antiquark, di spin
e Q = 13 31 13 = 1, esattamente come le . opposto. Con un quark e un antiquark si possono
Usando solo i quark u ed s si ottengono com- fare le seguenti combinazioni:
binazioni prive di stranezza. Ce ne sono quattro:
uuu, uud, udd e ddd, che hanno, rispettivamente, 1. u
u, che una particella di carica elettrica
nulla (lantiquark ha carica elettrica oppo-

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86 UNIT DIDATTICA 11. IL MODELLO A QUARK

sta a quella del quark corrispondente) e senza combinazioni, esattamente quante se ne osservano
stranezza, identificabile col 0 o con la ; sperimentalmente.

2. anche la combinazione dd consente di


costruire una particella del tutto simile; 11.4 Lottetto di barioni
3. ud, che ha carica elettrica Q = 1 e non
Resta da spiegare lottetto di barioni. Trattandosi
possiede stranezza, che potrebbe essere il + ; di barioni a spin J = 1 , non potendo essere costi-
2
tuiti di un solo quark (che ha carica frazionaria),
4. il si potrebbe realizzare con la combina-
dobbiamo ritenere che si tratti di combinazioni di
zione d u, che ha carica Q = 1;
tre quark, come nel caso del decupletto. Con due
5. la prima combinazione con stranezza potreb- quark, infatti, si possono realizzare combinazioni
be essere s u, che d luogo a una particella con di spin J = 0 (quando gli spin dei due quark sono
carica elettrica Q = 1 (il K ); antiparalleli: ) o spin J = 1 (quando sono pa-
ralleli: ). Con tre quark, invece, se due di essi si
6. sd produce una particella con carica elettrica dispongono in modo da produrre una combinazio-
nulla e stranezza 1 (lK 0 ); ne con spin J = 0, il terzo determina lo spin della
particella ().
7. su permette di costruire una particella di ca-
In sostanza lottetto di barioni dovrebbe essere
rica elettrica Q = +1 che identificabile col
formato dalle stesse combinazioni del decupletto,
K +;
solo che in questo caso gli spin dei tre quark so-
8. sd, invece, realizza una combinazione con no, rispettivamente J = + 2 , J = 2 e J = + 2 .
1 1 1

carica Q = 0 e stranezza S = +1: il K 0 ; Ma allora perch sono otto e non dieci? In effet-
ti abbiamo gi osservato che allottetto, di fatto,
9. la combinazione s s d origine a unaltra par- mancano le particelle disposte ai vertici del trian-
ticella di carica elettrica nulla e priva di golo del decupletto, che sono costituite dalle com-
stranezza come nei primi due casi. binazioni uuu, ddd e sss. Per qualche ragione que-
ste combinazioni devono essere vietate nel caso
Come si vede esistono nove combinazioni di coppie dellottetto.
quarkantiquark e non otto, come si osserva speri- A pensarci bene la cosa strana non che man-
mentalmente. Nulla per impedisce che una parti- chino queste combinazioni nellottetto, ma che sia-
cella possa essere composta da pi di una combi- no presenti nel decupletto. Infatti, in Meccanica
nazione: per esempio le due combinazioni u u e dd Quantistica vige il Principio di esclusione di Pau-
potrebbero dare entrambe luogo a un se sono li, secondo il quale due o pi particelle di spin
0

indistinguibili. Daltra parte la , oltre a decade- semintero non possono mai trovarsi nello stesso
re in due fotoni, come il 0 , decade anche in tre stato.
pioni neutri, quasi il 40 % delle volte. La , quin- Nelle combinazioni uuu, ddd e sss abbiamo tre
di, deve avere un contenuto di quark diverso da particelle dello stesso tipo, nella stessa posizio-
quello del 0 . In generale la massa delle particelle ne, con la stessa energia e lo stesso stato di spin.
aumenta con laumentare della stranezza, quindi Queste combinazioni sono vietate dal Principio di
il quark s deve essere significativamente pi pe- esclusione e dunque le particelle corrispondenti del
sante degli altri due. Per questo si pu assume- decupletto non dovrebbero potersi formare. Per il
re che la sia il risultato della combinazione s s, resto facile spiegare tutte le altre combinazioni:
mentre il possa essere composto da u
0
u oppure quelle dellottetto di barioni sono le stesse del de-
da dd1 . In questo modo si producono otto diverse cupletto, con lunica differenza di avere i quark in
1
La meccanica quantistica prevede la possibilit che una stati di spin tali per cui due di essi hanno spin
particella sia una sovrapposizione di stati diversi, pertanto opposto.
il fatto che i pioni siano composti di combinazioni diverse
di quark perfettamente giustificata da questo fatto.

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11.5. QUARK COLORATI 87

re in tre diversi stati di carica di colore: rosso


Il Principio di Pauli R, verde G e blu B. Se la combinazione uuu
Ai pi il Principio di esclusione di Pauli appare formata da tre quark di colore diverso, il Princi-
come uno strano fenomeno, quasi paranormale, pio di esclusione di Pauli non pi violato e lo
che vieta chiss in quale modo il verificarsi di stato pu esistere. Nel caso dellottetto di bario-
certe configurazioni. Dopo tutto, cosa impedisce ni possiamo pensare alla combinazione uuu come
a due elettroni di disporsi nello stato? E come formata da tre quark di colore diverso RGB, tali
fa un elettrone a sapere che si trova nello stato per cui il quark rosso ha spin J = + 12 , quello verde
di un altro elettrone? spin J = 21 e quello blu spin J = + 12 . Una tale
Il Principio una diretta conseguenza del fat- combinazione si pu rappresentare come
to che le particelle, in Meccanica Quantistica,
si possono descrivere attraverso funzioni don- |uuu i = |R, i |G, i |B, i . (11.3)
da: equazioni che hanno la stessa forma mate- Combinazioni altrettanto valide sono
matica di unonda meccanica. Come noto due
onde possono interferire tra loro in modo da ri- |uuu i = |R, i |B, i |G, i (11.4)
sultare in unonda che pu avere unampiezza
variabile tra un minimo di zero a un massimo e
pari alla somma delle ampiezze, secondo la fase
relativa. Lequazione che descrive due particelle |uuu i = |G, i |R, i |B, i . (11.5)
identiche di spin semintero tale da produrre Poich tutte e tre queste combinazioni sono pos-
un fenomeno dinterferenza per cui le due on- sibili dobbiamo considerare la uuu di spin J = 12
de si annullano a vicenda. questo fenomeno il come una particella formata da tutte e tre que-
responsabile del Principio di esclusione. ste combinazioni, ciascuna presente nel 33 % cir-
In effetti, non ci si dovrebbe stupire tanto del ca dei casi. In altre parole dobbiamo pensare che
fatto che viga un tale Principio in fisica. In fon- questa particella abbia un contenuto di quark che
do, nessuno si stupisce del fatto che due ogget- si pu scrivere, usando una notazione un po pi
ti non possono stare esattamente nello stesso compatta, come
punto ~x dello spazio, avendo la stessa velocit
~v . Il fatto che in meccanica classica lo stato 
definito da posizione e velocit di una par- uuu, + 1 = |R G B i + |R B G i +

ticella, mentre in meccanica quantistica queste 2

due variabili non hanno molto senso e lo stato |G R B i .
descritto da energia e momento angolare di una (11.6)
particella. Cos il Principio di esclusione di Pauli In altri termini lo stato uuu, + 12 si deve conside-

altro non se non la traduzione del principio di rare come una sovrapposizione di stati e non come
impenetrabilit dei corpi che vige in meccanica uno stato formato talvolta da una, talvolta dallal-
classica. tra combinazione, come prescritto dalla Meccanica
Quantistica.
Uno dei modi in cui si pu esprimere il Principio
11.5 Quark colorati di Pauli consiste nel dire che, qualora scambian-
do due particelle si ottenga uno stato equivalente
Lunica spiegazione che permetteva di giustificare a quello iniziale, la combinazione vietata. Nel
lesistenza delle combinazioni uuu, ddd e sss consi- nostro caso, se scambiamo di posto la seconda e
steva nellassumere che ogni quark avesse un ulte- la terza combinazione otteniamo comunque uno
riore numero quantico, una carica, che permetteva stato identico al precedente e cos nel caso di tut-
di distinguerlo dallaltro. ti i possibili scambi che possiamo pensare di fa-
A questa carica venne attribuito il nome di co- re. Queste combinazioni sono dunque vietate dal
lore. Si pu pensare che ogni quark possa esiste- Principio di Pauli.

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88 UNIT DIDATTICA 11. IL MODELLO A QUARK

filmato non riproducibile su questo ni pi o meno intense rispetto a quelle subite da


supporto: accedi a YouTube e digita una particella bianca.
lURL riportato nella caption Non avendo mai osservato alcuna differenza nel-
Figura 11.5 Una particella di spin le interazioni delle 0 (n delle altre particelle)
2 formata da tre quark
1
si pens che dovessero essere possibili solo com-
una sovrapposizione
dei tre possibili stati si
binazioni di colori tali da formare una particella
spin in cui i quark si priva di colore o bianca. In questo modo le uni-
possono trovare [http: che combinazioni possibili sono quelle osservate.
//www.youtube.com/ Anche nel caso dei mesoni, la combinazione di un
watch?v=PfNP_22tx6A]. quark con un antiquark bianca, perch se un
quark porta una carica rossa, lantiquark ne porta
una antirossa.
La combinazione con spin J = 3
2
La regola secondo la quale tutte le particelle de-
vono essere bianche permette anche di spiegare co-
(11.7) me mai, nonostante una lunga serie di tentativi,
++
= |R G B i
non furono mai osservati quark liberi. Si potrebbe
una sola e non vietata perch i tre quark hanno
infatti pensare che, colpendo un protone (formato
colore diverso e sono perci distinguibili (la com-
da due quark up e da un quark down) con una
binazione |R B G i la stessa perch i quark
particella con energia sufficiente, se ne dovrebbero
B e G si devono intendere nella stessa posizione,
poter estrarre i quark costituenti perch nellurto
in un modo che non possiamo rappresentare sulla
i legami che tengono insieme i quark potrebbero
carta).
spezzarsi. In effetti si potrebbe pensare che i quark
Lintroduzione della carica di colore permette
sono tenuti insieme nel protone (e nelle altre par-
cos di spiegare le diverse configurazioni osserva-
ticelle) dalle interazioni forti e che quelle che si
te, ma introduce un elemento che farebbe pensare
osservano nei nuclei, che tengono insieme neutro-
alla possibilit di costruire molte altre combina-
ni e protoni, siano il residuo di queste forze visto
zioni, come, ad esempio, uds con i quark u e d
attraverso la schermatura dei costituenti: una spe-
dello stesso colore e il quark s di colore diverso.
cie di forza di Van der Waals forte. Disponendo di
Oltre alla combinazione di colori RGB, dunque,
sufficiente energia si dovrebbe poter vincere lat-
potrebbe esserci una combinazione con gli stes-
trazione prodotta da queste forze e liberare cos i
si numeri quantici della 0 , ma fatta con i colori
quark che si dovrebbero poter osservare in esperi-
RRG o GGR o BBG, etc.. Di combinazioni cos
menti di questo genere come tracce elettricamente
ce ne sono diverse e dovrebbero ciascuna dar luogo
cariche, ma di carica frazionaria.
a particelle che dovrebbero comunque manifestare
Il fatto che le particelle fisiche (quelle osservabi-
in qualche modo la carica di colore in eccesso.
li sperimentalmente) debbano essere bianche per-
In effetti possiamo pensare che la combinazione
mette di spiegare lassenza di questi eventi. im-
dei tre colori generi una carica di colore neutra (si
possibile per i quark essere prodotti liberi. quello
dice che la particella bianca o incolore), ma nel
che si chiama il fenomeno del confinamento.
caso della combinazione RRG si dovrebbe poter
Naturalmente esistono numerose prove dellesi-
osservare questa carica di colore come non neutra
stenza dei quark, sebbene non siano mai stati os-
e questo dovrebbe produrre effetti sulle interazioni
servati liberi. Lesistenza di queste tre particelle
osservate. Se infatti la carica di colore esiste, deve
e della carica di colore si prova attraverso misure
essere associata a una qualche interazione per la
che non il caso di illustrare in questa sede, ma
quale lintensit dipende da questa carica (come la
che dimostrano inequivocabilmente che le particel-
carica elettrica, associata alle interazioni elettro-
le fisiche sono formate da combinazioni di quark
magnetiche, ne determina lintensit), perci una
tenuti insieme dalla forza forte, che impedisce loro
particella formata da due quark rossi e uno verde
di uscire dalle particelle costituenti.
dovrebbe presentare un eccesso di carica rossa che
dovrebbe potersi manifestare attraverso interazio-

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Unita` Didattica 12
Il Modello Standard

Tipo Carica elettrica Famiglia mo dividere in famiglie. La prima famiglia, che


Q I II III contiene le particelle pi leggere, formata dai
+ 32 u c t quark up e down, dallelettrone e dal suo neutri-
Quark
13 d s b no (con lo stesso numero leptonico). La seconda
1 e famiglia, oltre al charm e allo strange, include il
Leptoni
0 e muone e il neutrino muonico, mentre della terza
fanno parte il top e il bottom, il e il neutrino .
Tavola 12.1 Il Modello Standard delle
particelle elementari preve-
La materia ordinaria formata solo di particelle
de lesistenza di sei quark e della prima famiglia. Le altre famiglie sono di fatto
sei leptoni, oltre alle rispet- copie pi pesanti della prima. A oggi non sappia-
tive antiparticelle, come fa- mo ancora perch esistano tre famiglie di particel-
centi parte dei costituenti le. In effetti basterebbe la prima per spiegare la
della materia dellUniverso.
composizione dellintero Universo.
Tutti i fenomeni osservati si spiegano alla luce
di questo Modello. Il decadimento del neutrone,
Il Modello a Quark aveva ricondotto la teoria ad esempio, sinterpreta come il decadimento di
della fisica delle particelle a una condizione di sem- un quark d che decade secondo la reazione
plicit. Ora bastavano solo tre quark per spiegare
la materia, insieme agli elettroni. Restava da ca- d u + e + e (12.1)
pire il ruolo del muone e dei due neutrini, ma era
cos che da una particella formata da due quark
stato fatto un grosso passo in avanti.
down e un quark up si formi una particella com-
posta di due quark up e un quark down (il pro-
12.1 I costituenti della mate- tone) con lemissione di una coppia di leptoni con
numero leptonico opposto.
ria La conservazione del numero barionico si spie-
ga dunque con limpossibilit di sopprimere un
Col passare del tempo si scoprirono nuove parti-
quark. Un quark pu trasformarsi in un altro op-
celle e il quadro si complic di nuovo anche se,
pure generare una coppia quarkantiquark. Non
diventando pi simmetrico acquist maggiore so-
esistono regole di conservazione per i mesoni per-
lidit. Interpretando tutti i dati sperimentali fino
ch sono composti di quark e antiquark: se uno di
ad ora conosciuti, sappiamo che esistono sei quark:
questi si trasforma il numero di quark non cambia.
oltre a u, d e s esistono il charm c, di carica +2/3,
La conservazione del numero leptonico, invece, in-
il top t, anchesso di carica +2/3 e il bottom o
dica che le trasformazioni dei leptoni possono av-
beauty b con carica uguale a quella del down e
venire solo allinterno dello stesso doppietto, che
dello strange.
non si possono n sopprimere n creare leptoni, se
Esistono anche sei leptoni: oltre allelettrone, al
non in coppie leptoneantileptone.
muone e ai rispettivi neutrini, esiste infatti il tau
Quark e leptoni possono avere una carica elet-
con il rispettivo neutrino . Esiste dunque una
trica e, se ce lhanno, sono soggetti a interazione
perfetta simmetria tra leptoni e quark, che possia-
elettromagnetica. Sia quark che leptoni sono an-
90 UNIT DIDATTICA 12. IL MODELLO STANDARD

che soggetti allinterazione debole. Al contrario dei


quark, i leptoni non subiscono linterazione for-
te. Per i leptoni come se questinterazione non
esistesse.
In definitiva nellUniverso possono esistere sei
tipi di quark e altrettanti leptoni. Oltre, natural-
mente, alle rispettive antiparticelle. con questi
ingredienti che si costruiscono tutte le particel-
le osservate sperimentalmente. In passato le par-
ticelle pi pesanti di quelle della prima famiglia
dovevano essere pi abbondanti di quelle presenti
oggi, perch lUniverso, pi compatto, era molto
pi caldo e le particelle in esso contenute avevano
energie molto pi elevate di quelle odierne. Le col-
lisioni tra le particelle presenti potevano dunque
generare , , , K, etc. Col tempo lUniverso
si raffreddato e lenergia delle particelle non
pi stata sufficiente a produrne di nuove. Quelle
esistenti hanno cominciato a decadere e oggi sono
rimasti praticamente solo protoni e neutroni. Le
altre particelle possiamo osservarle solo nelle rare
collisioni ad alta energia dei raggi cosmici oppure
in laboratorio. In un certo senso, dunque, lo stu-
dio della fisica delle particelle con gli acceleratori
anche lo studio dellevoluzione dellUniverso e gli
stessi acceleratori sono come macchine del tem-
po per tornare a epoche remotissime, quando lU-
niverso era molto giovane e aveva unet compre-
sa tra qualche frazione di secondo fino a qualche
minuto.

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Unita` Didattica 13
Campi e Particelle

La Fisica delle Particelle non consiste soltanto ducano una forte repulsione tra i protoni. In as-
nellindividuare i costituenti elementari della ma- senza di questa forza due protoni in un nucleo (a
teria: soprattutto lo studio delle interazioni cui distanze quindi dellordine d1 1 2 fm, cio di
tali costituenti sono soggetti. Di fatto, dunque, la 1 2 1015 m) si respingerebbero con una forza
Fisica delle Particelle la disciplina che studia le immensa pari a
forze fondamentali che si manifestano nellUni-
verso e che determinano, in fin dei conti, il com- 38
1 q2 9 4 10
portamento degli oggetti macroscopici (dagli ato- F = ' 9 10 = 360 N (13.1)
mi, ai batteri, agli esseri viventi evoluti come noi, 40 r2 1030
ai pianeti e alle galassie). che la forza peso di un ragazzino. Affinch i pro-
Le forze fondamentali sono quelle che non si pos- toni non si allontanino luno dallaltro deve esiste-
sono ricondurre allazione combinata di altre forze. re una forza molto pi intensa che deve trattenerli
Le forze elastiche, ad esempio, sono il risultato del- allinterno del nucleo: la forza forte, appunto. Que-
le interazioni tra i costituenti dei materiali di cui sta forza deve avere un raggio dazione piuttosto
sono composte le molle, che sono di natura elet- piccolo. In effetti i protoni liberi non sembrano es-
tromagnetica. Al contrario, esistono alcune forze sere soggetti a forze attrattive cos forti da parte
che sembrano appartenere a classi diverse, non ri- di altre cariche positive, quindi la forza forte deve
conducibili luna allaltra e che per questo dobbia- spegnersi abbastanza rapidamente.
mo considerare come fondamentali (almeno fino a La forza debole invece quella che permette le
quando non scopriremo il contrario). interazioni tra i neutrini e le altre particelle e che
provoca i decadimenti radioattivi dei nuclei ato-
mici. importante comprendere che le forze non
13.1 Le forze fondamentali causano solo il movimento (come si tende a crede-
A oggi conosciamo quattro forze che possiamo con- re per via della nota equazione di Newton secondo
siderare fondamentali: la gravit forse la pi co- la quale F = ma), ma in generale provocano il
nosciuta. quella responsabile della caduta degli cambiamento dello stato di un oggetto. Lo stato
oggetti sulla Terra e del fatto che i pianeti orbi- dei punti materiali perfettamente determinato
tano attorno al Sole (e le stelle orbitano attorno quando se ne conoscono posizione e velocit: se
al centro della Galassia). Anche le forze elettro- cambia una di queste due grandezze devessere in-
magnetiche sono abbastanza note: sono quelle tervenuta una forza. In sistema complesso lo stato
che dnno origine ai fenomeni di tipo elettrico o determinato dalla sua temperatura, dal volume
magnetico. Le usiamo pesantemente per produrre e dalla pressione. Un atomo non soggetto a forze
lelettricit che ci serve ad alimentare tutti i nostri non pu cambiare il suo stato se non per mezzo
apparati elettronici. dellapplicazione di una forza. In seguito allinter-
Ci sono altre due forze meno note: la forza de- vento della forza debole il nucleo di quellatomo
bole e quella forte. Questultima responsabile pu trasformarsi in un nucleo di specie diversa.
del fatto che i nuclei atomici stanno insieme no-
nostante le forze di natura elettromagnetica pro-
92 UNIT DIDATTICA 13. CAMPI E PARTICELLE

13.2 Una rivisitazione del e osservando che vf2 vi2 = (vf vi )(vh + vi )
possiamo scrivere
concetto di energia
In Fisica Classica trattiamo spesso particelle co- 1 (vf vi ) (hf hi )
me punti materiali soggette a forze di varia natu- m(vf + vi ) = mg . (13.6)
2 t t
ra. Lo stato delle particelle determinato quando
se ne conoscano posizione e velocit. Se i corpi Ora, (hh hi )/t non altro che lo spostamen-
considerati non hanno massa costante ( il caso to subto dalla particella nellintervallo t divi-
di unautomobile che man mano che procede con- so per questo stesso intervallo, quindi non altro
suma carburante), anche la massa determina in che la velocit media della particella v. Ma anche
qualche modo lo stato del sistema. In certi casi (vf + vi )/2 = v; inoltre (vf vi )/t = a non
pu essere importante la temperatura, etc.. altro che la variazione della velocit nellunit di
Se un sistema composto da una o pi particelle tempo, cio laccelerazione della particella, perci,
isolato (non pu cio interagire con nulla) pos- sostituendo si trova che
siamo sempre definire una grandezza fisica E, fun-
zione dello stato delle particelle che compongono mva = mgv (13.7)
il sistema, che ha la propriet secondo cui da cui, dividendo tutto per v si ottiene che la
massa della particella per la sua accelerazione a
E = 0 , (13.2) pari al suo peso mg, come previsto dalla leg-
cio che la sua variazione nulla. del tutto evi- ge di Newton. In generale non difficile rendersi
dente che, data una qualunque legge fisica, come conto che tutta la dinamica dei corpi contenu-
F = ma, si possa definire E = F ma e quindi ta in un principio fondamentale che quello della
E = 0, pertanto anche E = E(t + ) E(t) = 0, conservazione dellenergia.
avendo indicato con E(t) la grandezza fisica E mi- il fatto che lenergia si conserva a far s che
surata al tempo t. In questo non c nulla dinte- F = ma. Questultima, in altri termini, una con-
ressante. Se per riusciamo a individuare combina- seguenza del principio di conservazione dellener-
zioni utili di grandezze fisiche per cui vale quanto gia. Il che non significa che nellUniverso tutto de-
sopra possiamo imparare qualcosa di nuovo. Con- ve restare immobile. Una pallina sollevata a unal-
sideriamo, ad esempio, lenergia meccanica di una terezza h possiede una certa quantit denergia.
particella di massa m posta a una quota h dal Posso aumentare lenergia cinetica 21 mv 2 della pal-
suolo, che si muove con velocit v: lina, ma poich lenergia totale si deve conservare,
questo pu solo avvenire in seguito a una diminu-
1 zione dellenergia potenziale mgh. Il che implica
E = mv 2 + mgh . (13.3)
2 che sia cambiato lo stato della particelle: laltez-
Questa quantit dipende solamente dallo stato che za h non pi la stessa. Noi imputiamo questo
la particella assume in ogni istante di tempo ed cambiamento di stato alla presenza di una forza
costante: E(t) = E0 = const. Se costante, la che altro non se non una misura dellentit del
sua variazione nel tempo nulla. Indicando col cambiamento.
pedice f le grandezze nello stato finale e col pedice Osserviamo che la derivata dellenergia poten-
i quelle nello stato iniziale possiamo scrivere che ziale U rispetto alla posizione h dU/dh = mg,
che proprio la forza con la quale il corpo cade.
E 1 hf 1 hi Possiamo dunque dire che la dinamica dei sistemi
=0= mvf2 + mg mvi2 mg .
t 2t t 2t t determinata unicamente da una funzione scalare
(13.4) U , che funzione solo delle coordinate, definita in
Raccogliendo i termini simili si ottiene tutto lo spazio. La variazione del valore di que-
sta funzione in un punto dello spazio determina la
comparsa di una forza e quindi la variazione della

1 vf2 vi2 (hf hi )
0= m + mg (13.5) velocit della particella che si trova in quel punto.
2 t t
(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale
13.2. UNA RIVISITAZIONE DEL CONCETTO DI ENERGIA 93

Quando scriviamo U = mgh per indicare lener- sulla Terra, come si spiega che il potenziale del-
gia potenziale gravitazionale sappiamo bene che luna diverso dal potenziale dellaltra? In realt
questa definita a meno di una costante. Potrem- non c alcuna differenza: quando scriviamo che il
mo benissimo definire U = mgh+C con C costan- potenziale gravitazionale V = gh stiamo sempli-
te e non cambierebbe nulla: quello che conta per cemente assumendo che g sia costante, ma questa
determinare la dinamica del sistema infatti non solo unapprossimazione. In effetti sappiamo che
lenergia, ma la sua derivata (la sua variazione). il potenziale della Terra, in prossimit della sua su-
Un altro modo di vedere la stessa cosa dire che perficie, varia s, ma di pochissimo, perch h  r0 ,
possiamo scegliere come vogliamo il livello al quale dove r0 il raggio della Terra. Sostituendo a g la
U = 0. Ancora una volta questo dipende dal fat- sua espressione
to che non possibile misurare lenergia, ma solo
M
differenze di energia. g=G , (13.11)
Lenergia potenziale gravitazionale si definisce r02
come il lavoro fatto dalle forze gravitazionali scrivere V = gh equivale a scrivere
cambiato di segno:
M
V =G h. (13.12)
r02
Z 0
U = U (h) U (0) = mg dh = mgh . Scriviamo ora lespressione esatta di V , come data
h nellequazione (13.10), approssimandola con una
(13.8)
retta (lo possiamo fare se r0 + h ' r0 , cio quando
Bench di norma non si faccia, si potrebbe definire
h  r0 ):
il potenziale gravitazionale V come lenergia
potenziale per unit di massa:
 
M M M h
U V (r) = G = G ' G 1 .
V = V (h) = = gh (13.9) r R0 + h r0 r0
m (13.13)
e lenergia potenziale gravitazionale per un cor- Il primo addendo di questa somma una co-
po di massa m alla quota h si potrebbe esprimere stante irrilevante (contano solo le differenze di
come mV (h). Quando si studiano le interazioni potenziale). Il secondo vale
gravitazionali simpara per che il potenziale gra-
vitazionale unaltra cosa: il lavoro per portare M
G 2 h = gh . (13.14)
una massa unitaria dallinfinito alla posizione nel- r0
la quale si deve valutare il potenziale, che dista Come si vede, scrivere U = mgh equivale a consi-
r dalla sorgente del campo gravitazionale. Attor- derare le distanze h come molto piccole rispetto al
no alla Terra, dunque, il potenziale gravitazionale raggio terrestre. La vera espressione di U dovrebbe
sarebbe essere, in effetti U = mV dove V dato dallequa-
zione (13.10). Si tratta di un risultato completa-
Z r
M 0
r
M M mente generale. Ogni funzione si pu approssima-
V = V (r) = G 02 dr = G = G . re, nelle vicinanze di un punto x0 , con un polino-
r r
r
(13.10) mio. Maggiore il grado del polinomio, migliore
Le due espressioni del potenziale hanno in comune lapprossimazione con la quale si approssima il
il fatto di essere entrambe definite come il lavo- valore della funzione. In generale quindi
ro fatto dalle forze gravitazionali per portare una
massa unitaria da un punto allaltro, cambiato di M M
segno, e di crescere al crescere della distanza dalla V (r) = G = G '
r R0 + h
sorgente del campo, ma appaiono decisamente di-  (13.15)
h2

M h
verse luna dallaltra. Se la forza che tiene insieme G 1 + 2 + .
r0 r0 2r0
il sistema solare la stessa che fa cadere i corpi

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94 UNIT DIDATTICA 13. CAMPI E PARTICELLE

Non difficile convincersi che lo stesso accade dunque essere una funzione scalare di r: U = U (r).
per tutte le altre forze fondamentali. Se calco- Evidentemente deve dipendere dal tipo di parti-
liamo il lavoro fatto dalle forze elettriche cam- celle interagenti: una cosa se le particelle hanno
biato di segno otteniamo lespressione dellenergia carica elettrica, una cosa se non ce lhanno. Se
potenziale elettrostatica, che pari al potenziale indichiamo con la lettera greca linsieme delle ca-
elettrostatico moltiplicato per la carica elettrica. ratteristiche delle particelle che determinano lap-
Ne concludiamo che, in effetti, potremmo rias- parire dellinterazione possiamo scrivere che U de-
sumere tutta la fisica in ununica legge: lener- ve essere funzione anche di questo insieme per cia-
gia totale dellUniverso e deve rimanere scuna delle due particelle: u = U (r, 1 , 2 ). Ovvia-
costante. Se cambia lenergia in una regione del- mente, questa energia dipender dal tipo di campo
lUniverso, deve avvenire qualche cambiamento in di forze che la particella sorgente genera, che in-
unaltra regione tale per cui la somma algebrica dichiamo con la lettera A: una cosa, ad esempio,
delle variazioni di energia sia nulla. Se non ci fosse- se le particelle cariche sono in quiete e una cosa
ro interazioni lenergia dellUniverso sarebbe data se sono in moto. Nel primo caso interagiscono
dalla somma delle energie cinetiche di tutte le par- elettrostaticamente, attraverso un campo elettri-
ticelle in esso contenute, che non cambierebbe mai co; nel secondo caso sar presente anche un cam-
perch in assenza di interazioni non ci sarebbero po magnetico. In definitiva U = U (r, 1 , 2 , A). La
accelerazioni e dunque le velocit delle particelle distanza r dipende unicamente dalle coordinate di
non potrebbero cambiare. In presenza di interazio- 1 e 2 , che rappresentano le due particelle inte-
ni possiamo associare a ogni punto dellUniverso ragenti, perci lenergia dipende dalle coordinate
una funzione scalare delle coordinate che chiamia- attraverso la dipendenza di 1 e 2 dalle rispettive
mo energia potenziale la cui variazione deve essere posizioni e dunque
compensata da una variazione opposta dellener-
gia cinetica. Il gradiente, cio la rapidit con la U = U (1 (x1 ), 2 (x2 ), A) . (13.16)
quale cambia, dellenergia potenziale rappresenta Lespressione di U pu essere complicata a pia-
la forza che si osserva sperimentalmente in virt cere, ma purch le dimensioni fisiche delle cose
di questo principio. da cui dipende siano quelle opportune, possia-
mo sempre approssimarla con un polinomio U =
U1 y + U2 y 2 + . La costante U0 irrilevan-
13.3 Lenergia delle interazio- Ute,0 +perch quello che conta solo la differenza di
ni tra particelle energia, quindi possiamo sempre porre U0 = 0. La
variabile y del polinomio sar una combinazione
Lenergia potenziale dunque lenergia determi- delle caratteristiche di 1 (x), 2 (x) e A. Nel caso
nata dalla presenza di interazioni: in presenza di pi semplice avremo
due o pi corpi interagenti si pu definire que-
sta quantit. I corpi devono evidentemente essere y = 1 (x1 )A2 (x2 ) (13.17)
almeno due altrimenti non avremmo nessun tipo cio un semplice prodotto delle caratteristiche. In
dinterazione. questo modo se uno dei i (xi ) = 0, vale a dire
Mettiamoci nel caso pi semplice possibile di la particella corrispondente assente, U = 0. Lo
due sole particelle elementari che interagiscono. stesso accade se A = 0: il campo assente e non
Una delle due particelle la possiamo considerare ci sar interazione.
sorgente di un campo di forze, subto dallaltra In generale, dunque, U sar una funzione qua-
(che indichiamo come particella di prova o vice- lunque f (y) di questo prodotto, ma sar sempre
versa (ricordate sempre il terzo principio della di- esprimibile, almeno in un intorno del punto dinte-
namica). La posizione delluna rispetto allaltra resse, come un polinomio: al limite come una retta.
dunque perfettamente determinata dalla distan- Un esempio chiarir meglio la questione: conside-
za r tra le due particelle. Lenergia potenziale che riamo sempre le interazioni gravitazionali che so-
possiamo associare alla particella di prova deve no quelle che conosciamo meglio. Lenergia di una

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13.3. LENERGIA DELLE INTERAZIONI TRA PARTICELLE 95

particella di massa m nel campo di una particella


di massa M si scrive come
Mm
U =G . (13.18)
r
U funzione delle caratteristiche che determina-
no, per ciascuna delle due particelle, linterazione
(1 = M e 2 = m) e dalla forma del potenzia-
le del campo che possiamo indicare genericamen- Figura 13.1 Il diagramma di Feynman
pi semplice, che rappre-
te come A = G/r (il potenziale prodotto da una
senta linterazione tra un
particella si ottiene moltiplicando per A). Se campo e due particelle.
invece di scrivere lenergia per esteso, ne scrivia-
mo unespressione approssimata, trascurando la
presenza della costante irrilevante, scriveremmo In questo diagramma abbiamo due particelle e
un campo nello stesso preciso punto dello spazio:
G il vertice dellinterazione, costituito dal punto in
U ' 1 A2 A = M m (13.19)
r cui convergono le tre linee. Questo non ragione-
che proprio lespressione esatta dellenergia po- vole: due particelle non possono stare nello stesso
tenziale (questo significa che, nel caso in esame, identico punto! Si potrebbe viceversa interpreta-
U1 = 1 e Ui6=1 = 0). Dunque non importa quan- re questo diagramma come segue: una particella
to sia complicata la funzione che definisce la vera di materia proviene da sinistra; a un certo pun-
energia potenziale di tutte le particelle dellUni- to, quando si trova nel vertice, produce un campo,
verso: possiamo sempre restringerci a considerare che rappresentato dalla linea ondulata. In que-
due particelle sufficientemente vicine da interagire sta visione il campo non qualcosa di permanente
in modo da produrre unenergia potenziale pari a nello spazio, ma qualcosa che viene emesso dalla
questo prodotto di caratteristiche 1 A2 . particella in continuazione. In seguito allemissio-
Graficamente possiamo rappresentare lequazio- ne del campo, che un processo simile a quello in
ne che definisce il primo termine dello sviluppo cui si lancia qualcosa da un oggetto in corsa, per
polinomiale dellenergia in questo modo: dise- effetto della conservazione della quantit di mo-
gniamo una freccia ogni volta che compare un fat- to, la particella cambia leggermente direzione. In
tore i ; le due frecce che inevitabilmente dovran- altre parole, quello che abbiamo appena descrit-
no comparire le disegniamo contigue, per indicare to un processo nel quale una singola particel-
che linterazione tra queste due particelle avvie- la emette un campo che non influenza il moto di
ne in un preciso punto dello spazio che quello nessunaltra particella nelle vicinanze. In seguito
in cui la prima freccia converge e da cui la secon- a questa emissione la particella cambia direzione
da emerge. Da questo stesso punto disegniamo poi mentre il campo continua a viaggiare fino a di-
una linea ondulata che rappresenta il campo che stanze infinite. Anche questo non appare molto
produce linterazione tra le due particelle, come ragionevole: una sola particella magari emette un
nella Figura 13.1. Il diagramma di questa figura si campo, ma se non ci sono particelle nelle vicinan-
chiama diagramma di Feynman1 . ze non potremo mai saperlo, dal momento che non
I diagrammi di Feynman sono un vero e pro- c modo dinteragire con essa e carpirne qualche
prio strumento di calcolo usato dai Fisici Teorici informazione.
per calcolare le probabilit che avvengano certi fe- In effetti, nella teoria di Feynman, usando gli
nomeni e sono troppo complessi per poter essere opportuni valori per 1 , 2 e A si trova che il pro-
insegnati a questo livello. Possiamo per provare dotto U = 1 A2 nullo. Questo indica che la
a darne una libera interpretazione che ne chiarisce probabilit che accada questo fenomeno nulla e
il senso vero. quindi questo diagramma non pu contribuire al-
lenergia dellUniverso. Di conseguenza il termine
1
Dal nome del fisico Richard Feynman che li invent.

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96 UNIT DIDATTICA 13. CAMPI E PARTICELLE

diverso da zero. Se poi si confronta questa proba-


bilit dinterazione con quella misurata sperimen-
talmente, usando le corrette espressioni per 1 , 2
ed A, si trova che queste praticamente coincidono!
In pratica con le regole di Feynman si pu calco-
lare la probabilit che, ad esempio, un elettrone
sia diffuso da un altro elettrone a un certo ango-
lo, avendo luno una certa quantit di moto e lal-
tro, per esempio, sia fermo. Si pu quindi misurare
questa probabilit misurando la frequenza con la
quale elettroni con la quantit di moto scelta sono
Figura 13.2 Linterazione tra due parti-
celle come descritta da un diffusi da elettroni fermi allangolo desiderato. Il
diagramma di Feynman. risultato un sorprendente accordo tra teoria ed
esperimento.
Diremo, allora, che linterazione tra due parti-
U1 1 A2 = 0. Non quello che succede allener-
celle funziona cos: evidentemente le particelle di
gia potenziale gravitazionale, ma solo perch in
materia possono emettere dei campi. Se nelle vici-
quel caso stiamo considerando corpi costituiti di
nanze si trova una particella in grado di assorbire
moltissime particelle!
tale campo, lo fa e in questo modo si manifesta
Il primo termine dello sviluppo che potrebbe
linterazione. In pratica le due particelle interagi-
essere non nullo dunque il termine di grado due:
scono perch si scambiano qualcosa che chiamiamo
campo, ma che potremmo pensare come a una
U ' U2 (1 A2 )2 . (13.20)
particella prodotta dalla prima e raccolta dalla
Dal punto di vista grafico possiamo pensare a que- seconda. Questo campo dunque rappresentabi-
sto termine come composto dal prodotto di due le come una particella mediatrice di forza che
diagrammi come quelli di Figura 13.1, opportuna- scambiata tra le particelle di materia che intera-
mente uniti. Un modo per farlo quello di unire il giscono. Noi non possiamo osservare direttamente
diagramma della Figura 13.1 con un altro identico questo processo: si tratta soltanto di unastrazio-
attraverso la linea ondulata: il campo. Come nella ne matematica. Ma questa astrazione rappresenta
Figura 13.2. bene la realt sperimentale e pertanto siamo auto-
In questo diagramma due particelle si muovono rizzati a pensare che le cose vadano effettivamente
da sinistra verso destra avvicinandosi. A un certo cos: non importa se non vanno davvero cos: la
istante una delle due (quella di sopra, per esem- Fisica una scienza sperimentale e come tale de-
pio) emette un campo e cambia direzione. Laltra scrive le osservazioni. Le descrive in termini ma-
(quella in basso) raccoglie, per cosi dire, il cam- tematici. Linterpretazione che diamo delle equa-
po e, come nel caso in cui qualcuno raccolga un zioni in termini di oggetti del tutto arbitraria,
oggetto pesante lanciato da qualcun altro, cam- anche se funzionale. Del resto sappiamo bene che i
bia direzione anche lei. Naturalmente potremmo pianeti non sono dei punti, ci non di meno si pos-
invertire il ruolo del lanciatore e del raccoglitore: sono rappresentare cos nella nostra testa quando
non cambierebbe nulla. Abbiamo appena descritto ne consideriamo il moto descritto dalle equazioni
un processo nel quale due particelle si avvicinano di Newton, che sono lunica cosa reale.
e si respingono luna con laltra: non si pu dire In questa modo il campo elettromagnetico di-
chi respinge quale: si respingono a vicenda. Luna venta una particella (che chiameremo fotone) che
si pu considerare produttrice del campo e lal- scambiata tra due elettroni e ne provoca la re-
tra quella che lo subisce o viceversa. Leffetto lo pulsione. Ma come si spiega invece lattrazione tra
stesso. un elettrone e un protone? Proviamo a insistere
Calcolando questo diagramma con le regole di con questa interpretazione prendendo un protone
Feynman si trova in effetti un valore di probabilit inizialmente fermo. Questo, a un certo punto do-

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13.4. ALTRI PROCESSI 97

Figura 13.3 Linterazione tra una parti- Figura 13.4 Linterazione tra una par-
cella e un campo. ticella e il suo proprio
campo.

vrebbe emettere un fotone e quindi dovrebbe muo-


versi nel verso opposto a quello nel quale si muove Possiamo interpretare questo diagramma come
il fotone. Se giunge nelle vicinanze un elettrone quello che descrive un campo libero (quello a si-
che si muove parallelamente al fotone in direzio- nistra che proviene dal basso) che interagisce con
ne di questultimo, si scontra con questo e riceve una particella di materia (a sinistra). In seguito al-
una spinta allindietro. Apparentemente, dunque, lassorbimento del campo la particella si propaga
il processo non funziona: il protone e lelettrone per un po e poi riemette il campo, che si muo-
si respingerebbero invece di attrarsi. Ma non dob- ve verso il basso a destra. Un elettrone che entra
biamo dimenticare quanto abbiamo detto sopra! in una regione nella quale presente un campo
La nostra descrizione qualitativa del processo elettrico non consuma il campo presente. Per in-
una libera interpretazione delle equazioni che sono teragire con esso lo deve assorbire e riemettere. In
lunica descrizione valida della realt. Basta cam- questo processo cambia la sua direzione perch la
biare il segno dellenergia per provocare uninte- cinematica del processo di riemissione pu essere
razione attrattiva, quindi evidentemente lo stesso diversa da quella dellassorbimento.
processo deve poter descrivere anche questo tipo Questo processo consentito perch possiede al-
dinterazioni. Possiamo continuare a immaginare il meno due vertici. Si pu vedere che il numero di
processo come lo scambio di qualcosa: basta cam- vertici di un diagramma di Feynman coincide con
biare prospettiva! Pensiamo a due giocolieri che si lordine dello sviluppo polinomiale della funzione
scambiano delle clavette: le clavette viaggiano in energia dinterazione. Un altro processo con due
continuazione dalluno allaltro e viceversa. Fino a vertici quello che consiste nellunire due linee
quando i due giocolieri si scambiano questi ogget- di materia e due linee di campo, per ottenere il
ti sono costretti in qualche modo a restare vicini. diagramma di Fig. 13.4.
Sono dunque attratti luno dallaltro. Se smetto- Questo diagramma rende ragione di quanto ac-
no di scambiarsi mediatori, invece, possono anda- cade nel caso in cui la particella in moto emetta un
re ognuno per la sua strada: uno va al bar, laltro campo e non vi siano particelle nelle vicinanze per
al bagno e linterazione spenta. raccoglierlo. Il campo semplicemente riassorbito
dalla particella.
Ma il diagramma pi interessante si ottiene ruo-
13.4 Altri processi tando di 90 gradi quello di Fig. 13.2, mostrato in
Fig. 13.5. Anche questo dovrebbe essere un dia-
Attaccare le linee di campo dei due diagrammi pi gramma legittimo, ma che cosa rappresenta? A
semplici per mezzo della linea ondulata non lu- prima vista sembra un processo impossibile: una
nica possibilit. Un altro modo di fare il prodotto particella (un elettrone) proviene da sinistra in
(1 A2 )2 consiste nellunire due linee di particelle basso e raggiunge un vertice nel quale emette un
di materia, come in Figura 13.3. campo. Da questo punto parte anche unaltra par-
ticella che per deve muoversi allindietro nel tem-

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98 UNIT DIDATTICA 13. CAMPI E PARTICELLE

spariscono nel nulla; la loro materia completa-


mente annullata, ma la loro energia no. Lenergia
posseduta si trasferisce al campo che evidentemen-
te prodotto nellannichilazione, che si propaga
per un po di tempo, ma successivamente mate-
rializza in una coppia particellaantiparticella (la
linea di materia che si muove al contrario a destra).
La cosa interessante che nei due vertici si devono
conservare tutta una serie di grandezze fisiche, ma
Figura 13.5 Il diagramma di annichila- tra queste non c il tipo di particella. Nel verti-
zione. ce di destra dunque si pu produrre una coppia
elettronepositrone identica a quella iniziale (e in
questo caso il risultato netto sarebbe uninterazio-
po (finora abbiamo sempre considerato il tempo ne tra queste due particelle), ma anche una coppia
come se scorresse da sinistra a destra). Trascorso di muoni + !
qualche istante, poi, il campo svanisce e dal pun- Partendo da una coppia elettronepositrone si
to in cui svanisce il campo fuoriesce una particel- finisce con lavere una coppia di muoni (o di altre
la che si muove verso lalto a destra, ma unaltra particelle). Evidentemente questo (o uno analo-
particella che si muove allindietro sembra finire go) il meccanismo con il quale i raggi cosmici
in questo punto e scomparire anche lei! Natural- primari dnno origine a particelle di natura diver-
mente possibile che abbiamo trascurato qualche sa: nellurto deve essere emesso un campo che poi
particolare secondo il quale questo diagramma do- materializza in qualche modo. In effetti si pu di-
vrebbe restituire il valore zero, una volta calcola- mostrare sperimentalmente che il fenomeno esiste
to, ma la spiegazione, sorprendente, nel prossimo e funziona proprio come previsto dalla teoria. An-
paragrafo. cora una volta, dunque, abbiamo una conferma
della bont della nostra visione del modo in cui
13.5 Lantimateria procedono le interazioni tra particelle elementari.

Al Paragrafo 5.3 abbiamo detto che nel 1933 fu


scoperta una particella identica allelettrone, ma
13.6 La produzione delle par-
con carica elettrica positiva: il positrone. Un elet- ticelle strane
trone in un campo elettrico si muove in modo tale
da spostarsi da punti a potenziale minore a pun- Vediamo come si pu interpretare la produzione di
ti a potenziale maggiore. Se avesse carica elettrica particelle strane alla luce di questa teoria. Come
positiva, il suo moto sarebbe diverso: si muovereb- illustrato nel Paragrafo 11 i protoni sono particelle
be spostandosi dai punti a potenziale maggiore a costituite di tre quark: p = (uud), mentre i pioni
quelli a potenziale minore. Se noi filmassimo un sono composti di una coppia quarkantiquark e
elettrone in un campo elettrico e poi guardassimo quindi = (du).
il filmato al contrario confonderemmo il moto con Quando queste due particelle si urtano si posso-
quello di un positrone. In altre parole i positro- no produrre una e uno dei K, che sono composte
ni si comportano come elettroni che si muovono a loro volta di quark: = (uds) e k = (d s). Nello
allindietro nel tempo e viceversa. stato iniziale abbiamo due quark u, due quark d
La linea di materia presente in Fig. 13.5 a si- e un quark u, mentre in quello finale ci sono due
nistra, dunque, potrebbe benissimo rappresentare quark d, un solo quark u e due quark strani: s e s.
un positrone che si muove al contrario rispetto al- In effetti sembra che ai quark d non accada nulla.
la direzione della freccia. Quello che ci dice questo Quello che probabilmente succede che nellurto
diagramma che quando un elettrone e un positro- si scontrano un quark u del protone con il quark
ne si incontrano annichilano: vengono distrutti, u del pione. Trattandosi di una coppia particella

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13.7. LINTERAZIONE DEBOLE 99

antiparticella possono annichilare emettendo una


particella mediatrice di forza. In questo caso mol-
to probabilmente non si produce campo elettroma-
gnetico, ma forte, visto che la sua intensit molto
maggiore. Il mediatore della forza forte chiama-
to gluone. Il gluone si propaga per un po e poi
materializza in una coppia quarkantiquark diver-
sa: s
s. Questi si legano a quelli che sono stati so-
lo spettarori del processo (non hanno interagito)
formando le particelle e K.

13.7 Linterazione debole


Il decadimento dei neutroni procede secondo la
reazione n p + e + mediato dallinterazione
debole. Quello che deve accadere che un quark
d del neutrone si trasforma in un quark u forman-
do il protone, con la conseguente emissione di un
elettrone e un neutrino. Linterazione debole non
vede i diversi tipi di quark: il quark d e il quark u
sono diversi solo per linterazione forte e per quel-
la elettromagnetica (avendo carica diversa). Lin-
terazione debole praticamente non distingue tra
questi due quark, quindi il quark d pu diventare
un quark u emettendo un campo debole. Ma dal
momento che in questo processo cambia la carica
elettrica del quark, il campo debole deve traspor-
tare esso stesso una carica elettrica negativa. Que-
sto campo, mediato dai bosoni W , elettricamente
carichi, produce una coppia di particelle che nuo-
vamente sono identiche dal punto di vista dellinte-
razione debole (o meglio sono luna lantiparticella
dellaltra), ma non per quella elettromagnetica: un
elettrone e un neutrino.
Le interazioni deboli possono essere mediate an-
che da un altra particella: la Z, che neutra. La
Z responsabile degli eventi nei quali i neutrini
urtano un protone e gli trasferiscono una quantit
significativa di energia nel processo + p + p.
Sperimentalmente questo processo fu osservato
per la prima volta al CERN nel 1973. Nellesperi-
mento si inviava un fascio di neutrini su un bersa-
glio (costituito di protoni e neutroni). Quando un
neutrino urta un protone lo fa muovere nel rive-
latore provocando una traccia ionizzata, mentre il
neutrino prosegue la sua corsa, dopo essere stato
deviato, senza lasciare tracce nel rivelatore.

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Unita` Didattica 14
Il bosone di Higgs

filmato non riproducibile su questo di massa tra i fotoni, responsabili dellinterazione


supporto: accedi a YouTube e digita elettromagnetica, e i bosoni vettori intermedi Z e
lURL riportato nella caption W , responsabili dellinterazione debole, attraverso
Figura 14.1 La massa di una particella lintroduzione di una nuova particella, successiva-
una misura di quanto mente battezzata bosone di Higgs. quindi pos-
sia difficile cambiarne lo
stato di moto. Da questo
sibile estendere in modo abbastanza naturale le in-
punto di vista il mecca- terazioni di questa particella per fare in modo che
nismo di Higgs analogo questa possa dare la massa anche alle particelle di
alleffetto prodotto da un materia (quark e leptoni).
campo magnetico su una La spiegazione di Higgs richiede lintroduzione
biglia dacciaio [https:
//www.youtube.com/ della teoria quantistica dei campi, che va molto
watch?v=Dkd0--yxI0w]. al di l degli scopi di questa pubblicazione, ma
si pu riformulare [31] in termini di fisica classi-
ca rovesciando il problema: spiegando cio prima
lacquisizione della massa da parte delle particelle
La scoperta del bosone di Higgs avvenuta nel
di materia e poi la differenza di massa tra i fotoni
2012 a opera degli esperimenti ATLAS e CMS
e i bosoni vettori intermedi (Z e W ).
allacceleratore LHC del CERN rappresenta una
delle imprese scientifiche pi ardite che luomo
abbia mai realizzato. Per renderla possibile so- 14.1 Richiami sul concetto di
no infatti state impiegate tecniche al limite della
tecnologia. energia
Dopo la scoperta, che ha avuto grande enfasi su
tutti i media, risultato abbastanza noto a tutti Il concetto di energia uno dei pi ostici per gli
che il bosone di Higgs la particella responsabi- studenti, nonostante il fatto che, tutto sommato, il
le del fatto che tutte le altre particelle possiedono calcolo dellenergia di un corpo in una determina-
una massa. Tuttavia, essendo abituati a pensare ta condizione sia relativamente semplice. In que-
alla massa come a una propriet intrinseca del- sto contesto cinteressa osservare come, a dispetto
la materia, risulta difficile immaginare perch ci delle apparenze, il calcolo dellenergia di un corpo
sia bisogno di un meccanismo per dare massa alle in condizioni molto diverse, sia sempre esprimibi-
particelle e come sia possibile che questa propriet le nella stessa maniera. Nel seguito consideriamo
emerga dallinterazione con unaltra particella. sempre corpi che, nel sistema di riferimento scel-
In questo capitolo descriviamo quello che si to, sono in quiete, per cui la loro energia cinetica
chiama il meccanismo di Higgs, che Peter Higgs nulla.
teorizz nel 1964 per spiegare un complesso pro- Consideriamo inizialmente un corpo di massa m
blema di fisica fondamentale che ha a che fare con in un campo gravitazionale G. Lenergia assunta
losservazione sperimentale della rottura di alcune dal corpo in virt dellinterazione con il campo
simmetrie dellUniverso. La spiegazione originale esprimibile come
di Higgs serviva di fatto a spiegare la differenza
UG = mG , (14.1)
102 UNIT DIDATTICA 14. IL BOSONE DI HIGGS

dove G il cosiddetto potenziale gravitazionale. UB = B. ben noto che, nel caso del campo
Vale la pena ricordare che il potenziale di un cam- magnetico, non possibile scrivere un potenziale
po una funzione scalare del campo stesso e delle scalare, ma abusando leggermente del vocabola-
coordinate. Nello specifico, scegliendo un punto a rio possiamo ridefinire il termine potenziale come
distanza infinita come riferimento, abbiamo che unopportuna funziona scalare dei campi e delle
Z r coordinate, tale per cui possiamo scrivere che
G= G dr . (14.2)
UB = IB . (14.6)
Nellequazione (14.2), r rappresenta il vettore che
Dal confronto delle ultime due equazioni si deduce
individua la posizione del corpo nel sistema di ri-
immediatamente che il potenziale (cos come da
ferimento scelto. Nel caso semplice in cui il campo
noi ridefinito) B del campo magnetico vale
gravitazionale sia prodotto da un corpo di massa
M possiamo dunque scrivere che
B = Sz B . (14.7)
Z r
r dr Sarebbe forse pi opportuno definire un termine
UG = GM , (14.3)
r3 ad hoc per questa funzione, invece di usare il ter-
dove G la costante di Newton. Data larbitrarie- mine potenziale, ma per semplicit continuiamo a
t con la quale si pu scegliere il punto nel quale impiegare questo nome, scritto in caratteri diver-
UG = 0, lenergia del corpo definita a meno di si. In definitiva si pu osservare come lenergia di
una costante che, proprio per quanto sopra, pos- un corpo immerso in un campo si possa scrivere
siamo sempre scegliere essere uguale a zero (questa sempre nella stessa forma, per tutti i campi noti a
scelta dora in poi considerata implicita). uno studente di liceo:
Consideriamo ora un corpo con carica elettrica q
immerso in un campo elettrostatico E. Anche per
il campo elettrostatico possiamo definire un po- U = UG + UE + UB = mG + qE + IB . (14.8)
tenziale E 1 in maniera del tutto analoga a quanto
Vale la pena osservare che la sorgente del campo
fatto per il campo gravitazionale e in definitiva
gravitazionale la massa, quella del campo elet-
scrivere che
trostatico la carica elettrica e quella del campo
magnetico la corrente. Tutti i termini di questa
UE = qE . (14.4)
somma hanno la stessa forma: una costante di ac-
Il potenziale E ancora una volta una funzione coppiamento che dipende dalla natura del campo
scalare del campo e delle coordinate, la cui forma con il quale la particella in esame interagisce (m,
identica a quella dellequazione (14.2), avendo q o I) e il potenziale del campo di cui la particella
cura di sostituire E a G. stessa sorgente (G, E o B).
Nel caso di una spira di area S, percorsa da
corrente I e immersa in un campo magnetico B,
lenergia assunta dalla spira vale 14.2 Campi autointeragenti
UB = ISz B (14.5) Quanto sopra tiene conto dellenergia posseduta
dai corpi immersi nei campi. per noto anche a
dove z un versore orientato in modo da essere studenti di liceo i campi elettrici e magnetici tra-
perpendicolare al piano su cui si giace la spira. sportano energia. Basta considerare un condensa-
Solitamente la quantit m = ISz chiamata mo- tore carico per rendersi conto che lenergia in es-
mento magnetico della spira , per cui si scrive che so contenuta non pu che essere trasportata dal
1
Di solito il potenziale elettrostatico si indica col sim- campo elettrico tra le armature; analizzando un
bolo V o V , ma in questo caso preferiamo adoperare il circuito RLC, invece, si vede subito che il campo
simbolo E per rendere evidente il tipo di campo a cui si rife- magnetico nellinduttanza deve poter trasportare
risce e per evitare di confondere il potenziale con il volume,
che indichiamo, invece, con V .
una certa quantit di energia.

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14.3. SUL SIGNIFICATO DELLENERGIA 103

Nel caso classico lenergia del campo distribui- la meccanica quantistica dei campi), tutti gli altri
ta allinterno di un volume (quello tra le armature termini sono il risultato di uninterazione. Questo
del condensatore o allinterno della bobina negli suggerisce che, se potessimo spegnere tutte le inte-
esempi sopra riportati) e si parla dunque di den- razioni dellUniverso, lenergia contenuta in que-
sit di energia dei campi. Per i campi elettrici e stultimo sarebbe nulla (almeno quella potenzia-
magnetici nel vuoto le densit di energia uaE e uaB le; su questo argomento si potrebbero fare alcune
si calcolano rispettivamente come considerazioni che tuttavia esulano dallo scopo di
questo articolo e per semplicit, per il momento,
0
uaE = EE (14.9) ci occuperemo soltanto dei termini non cinetici).
2
e Di fatto possiamo interpretare lenergia come una
grandezza fisica che caratterizza lintero Univer-
1 so il cui valore deve rimanere costante nel tempo.
uaB =
B B. (14.10)
20 Una variazione dellenergia in una regione dellU-
Nelle equazioni sopra riportate lindice a sta a in- niverso comporta una variazione contraria in una
dicare il fatto che questi contributi allenergia de- regione diversa e questo equivale al manifestarsi di
rivano dallautointerazione dei campi in questione uninterazione. Infatti, secondo lequazione (14.12)
con s stessi. Questo spiega perch un tale termi- si pu avere una variazione dellenergia in una re-
ne non sia presente per il campo gravitazionale, gione solo a seguito dallaccensione di uninterazio-
che non interagisce con s stesso (possiamo co- ne oppure della modifica della velocit della parti-
munque pensare che la sua densit di energia sia cella (il che per implica unaccelerazione, dunque
uaG = 2 G G con = 0). In un volume V in cui una forza, dunque uninterazione).
siano presenti sia campi elettrici che magnetici, In definitiva potremmo dire che in un Universo
lenergia contenuta dovuta alla presenza di questi privo dinterazioni lenergia sarebbe nulla o meglio
campi quindi che lenergia contenuta in una regione qualsiasi
di Universo dipende esclusivamente dalla presen-
  za dei campi e pi precisamente dal fatto che le
0 1 particelle interagiscono con questi oppure dal fat-
UEa + UBa =V EE+ B B . (14.11)
2 20 to che i campi possono, in certi casi, interagire con
s stessi.
14.3 Sul significato dellener- Tenendo conto di ci possiamo esprimere lener-
gia contenuta in una regione di volume V nella
gia quale siano presenti campi e particelle in quiete
come
Considerato quanto sopra, lenergia contenuta in
un volume V di Universo, nel quale sia presente
una particella di massa m e carica elettrica q, che
X X
U= i F i + V i Fi Fi , (14.13)
dunque generi una corrente I = dq/dt se in moto, i i
in presenza di campi elettrici e magnetici, si pu
scrivere come dove i coefficienti i rappresentano le costanti di
accoppiamento tra particelle e campi (che dipen-
dono dalle caratteristiche delle particelle che sono
1
U = mv v + mG + qE + IB+ a loro volta sorgenti dello stesso campo) e Fi op-
2
0 1
 (14.12) portune funzioni dei campi Fi che abbiamo chia-
V EE+ BB . mato potenziali. I coefficienti i invece rappresen-
2 20 tano le costanti di accoppiamento dei campi con
A parte il termine cinetico (che peraltro ha una s stessi.
forma analoga a quelli dovuti allautointerazione Ad esempio, consideriamo un condensatore con
dei campi suggerendo che questo ultimi dovreb- armature di superficie S distanti d con il vuoto
bero avere unanaloga natura, come si scopre con come dielettrico, con allinterno una particella di

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104 UNIT DIDATTICA 14. IL BOSONE DI HIGGS

carica elettrica q vincolata in un punto a distanza lequazione (14.13). Supponiamo, inoltre, che ol-
dallarmatura a potenziale pi basso. Lenergia tre ai campi gi noti ne esista un altro che indi-
in esso contenuta vale chiamo con W , il cui potenziale indicheremo con
W. Si noti che il campo W un campo scala-
0
U = qE() + Sd E 2 (14.14) re e non un campo vettoriale. Per quanto stiamo
2
considerando, tuttavia, questo non fa differenza.
con E() = E ed E = |E|, trascurando la gravi- In presenza di questo nuovo campo lequazio-
t. Confrontando questespressione con la (14.13) ne (14.13) diventa
vediamo che c un solo termine (i = 1) per cia-
scuno dei due addendi per cui 1 = q, F1 = E(), !
1 = 0 /2 e F1 = E. Se E fosse nullo U = 0. X X
U= i Fi +aW+V i Fi Fi + bW W ,
i i

14.4 Lintroduzione della rela- (14.15)


dove nelle somme abbiamo inclusi i soli campi gi
tivita` noti per rendere esplicito il fatto che il campo W
non tra questi. Il campo peculiare per un al-
Quanto detto finora sul significato fisico dellener- tra ragione: a differenza di tutti gli altri campi, il
gia comincia a vacillare non appena si tenga conto cui potenziale Fi assume il valore minimo quando
della relativit speciale. In questo caso noto che il campo nullo, il campo W possiede un poten-
allenergia cinetica e a quella dovuta alle intera- ziale il cui minimo si ottiene per W = W0 6= 0.
zioni deve essere aggiunto un termine mc2 detto, Vedremo pi avanti il significato di questa scelta.
per lappunto, energia a riposo della particella. Per il momento prendiamola per buona e scrivia-
Con la relativit viene a cadere il principio (del mo il campo W = W0 + H. Corrispondentemente
tutto arbitrario, se vogliamo, ma ragionevole) se- W = W0 + H. Lenergia si scrive dunque come
condo il quale lenergia contenuta in una regione
di spazio dipenda esclusivamente dallinterazione
di qualcosa con qualcosaltro. Il termine mc2 non
X
U= i Fi + a (W0 + H) +
ha affatto la forma degli altri termini. Dipende i
! (14.16)
esclusivamente dalla natura della particella con- X 2
siderata e sarebbe non nullo anche in assenza di V i Fi Fi + b (W0 + H) ,
ogni interazione. i

abbastanza naturale chiedersi (sebbene nes- ed espandendo il quadrato otteniamo


suno se lo sia chiesto per molti decenni) perch
mai un tale termine debba entrare nella determi-
nazione dellenergia di una particella quando tut- U =
X
i Fi + aW0 + aH+
ti gli altri dipendono dal fatto che la particella i
in questione interagisce con un campo. E ammet-
!
X
tendo che questo sia del tutto ragionevole, perch V i Fi Fi + bW02 + bH 2 + 2bW0 H .
non esiste un termine del tipo qk 2 dove k sia una i
(14.17)
combinazione di costanti aventi le dimensioni di
Ora consideriamo uno per uno i termini in
unenergia per unit di carica elettrica?
pi comparsi nellespressione rispetto a quella
originale.
14.5 Il Meccanismo di Higgs Il termine aW0 una costante che dipende uni-
camente dalle caratteristiche della particella pre-
A queste domande risponde il Meccanismo di sente nella regione di spazio considerata. a, infatti,
Higgs. Supponiamo di tornare nella condizione la costante di accoppiamento di questa particella
prevista dalla fisica classica, secondo la quale vale al campo minimo il cui potenziale W0 . In altre
parole, questo termine del tutto analogo a mG

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14.6. SULLA FORMA DEL POTENZIALE DI HIGGS 105

o a qE. Lunica differenza che il valore del cam- quello che determina il valore minimo del poten-
po con il quale la particelle interagisce costante ziale. In sostanza questo addendo nellenergia di-
in tutto lUniverso e vale W0 . Di fatto aW0 rap- pende solo dal campo di Higgs in eccesso (perch
presenta lenergia dinterazione di una particella tutto il resto costante) e cresce proporzionalmen-
con un campo la cui intensit costante. Que- te alla quantit di campo presente. Rappresenta
sto termine perci devessere uguale dappertutto dunque quello che potremmo chiamare la massa
e pu solo dipendere dalla natura della particella del campo. Il campo di Higgs, dunque, un campo
attraverso la costante daccoppiamento a. Se per massivo.
accidente aW0 = mc2 questo termine rappresenta
proprio lenergia a riposo di una particella.
cos che una particella priva di massa con ca- 14.6 Sulla forma del potenzia-
rica di Higgs a acquista una massa m interagendo le di Higgs
con il campo nella sua configurazione di minima
energia W0 . Ma cosa vogliono dire gli altri termini? Nella sezione precedente abbiamo visto che il
Il prodotto aH rappresenta linterazione delle campo di Higgs possiede due caratteristiche che,
particelle con il campo di Higgs in eccedenza ri- in qualche modo, lo rendono diverso dai campi
spetto al valore che rende minimo il suo poten- elettrico e magnetico:
ziale. In altre parole possibile che in una regio-
ne di spazio sia presente un campo di Higgs pi il valore minimo del potenziale di autointe-
o meno intenso rispetto a quello nel quale il po- razione non si ottiene per W = 0, ma per
tenziale di Higgs minimo. Questo non conduce W 6= 0.
a una maggiore o minore massa per la particella,
ma a uninterazione tra la particella e il campo re- scalare.
siduo per certi versi paragonabile a quella di una
Un modo per far s che lenergia sia minima quan-
carica con un campo elettrico. Possiamo pensare
do il campo diverso da zero il seguente. Sup-
a questo tipo dinterazione come a unattrazione o
poniamo di avere un campo autointeragente W .
a una repulsione della particella da parte del cam-
Seguendo lanalogia finora esposta con i cam-
po. Il termine aH infatti non dipende solo dalla
pi elettrici e magnetici scriveremmo il contributo
particella, ma del tutto analogo al termine qE e
allenergia dovuto allautointerazione come
pertanto dipende dalla particella (attraverso a) e
dal campo (attraverso E).
U = W 2 (14.18)
bW02 un termine del tutto irrilevante ai fini del-
la dinamica. Infatti questo davvero un termine ma cos facendo per W = 0 si avrebbe U = 0
costante, che dipende solamente dal campo nella che corrisponde al valore minimo dellenergia. Si
sua configurazione di minima energia e dalla sua vede subito, infatti, che U una parabola nel pia-
interazione con s stesso. Questo addendo uguale no (W, U ). Senza rinunciare allipotesi secondo la
in tutti i punti dellUniverso e pu essere elimina- quale i contributi allenergia sono imputabili al-
to ridefinendo la costante additiva arbitraria come le interazioni tra particella e campo e tra campo
bW02 . e campo, possiamo tranquillamente assumere che
Il termine bH 2 , analogo a 0 E 2 /2, rappresen- linterazione tra campi di Higgs proceda in modo
ta linterazione del campo di Higgs in eccesso tale da contribuire allenergia secondo lequazione
con s stesso, mentre quello che si scrive come
2bW0 H rappresenta linterazione del campo H con U = W 2 + W 4 . (14.19)
il campo W0 . Da una parte questo analogo a
In fondo, il termine W 2 rappresenta il solito con-
0 E 2 /2 rappresentando linterazione di un cam-
tributo allenergia dovuto allautointerazione dei
po con unaltro della sua stessa natura; dallaltra
campi, ma dal momento che W un campo sca-
il termine in questione simile, per certi versi,
lare, il termine W 2 si pu pensare anchesso come
a aW0 , perch uno dei campi coinvolti proprio
un campo scalare che autointeragendo d luogo al

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106 UNIT DIDATTICA 14. IL BOSONE DI HIGGS

re una costante arbitraria opportuna da sommare


50

40

30
a questo valore per renderla positiva o nulla. Lo
20 stato di vuoto classico (quello in cui particelle e
campi sono assenti) possiede dunque unenergia
U(W)=aW^2+bW^4

10

0
maggiore di uno stato in cui presente una cer-
ta quantit di campo. Questo implica che un tale
-10

-20

-30 stato di vuoto instabile e tende spontaneamen-


-40 te a evolvere in uno stato di energia pi bassa,
-50
0 0.5 1 1.5 2 2.5 3 3.5 4 nel quale presente un campo di Higgs non nullo.
Dobbiamo quindi pensare che il vero stato di vuoto
W [u.a.]

Figura 14.2 Il potenziale del campo di sia quello nel quale abbiamo rimosso tutti i cam-
Higgs in funzione dellin- pi e le particelle, tranne il campo di Higgs che si
tensit del campo in unit
arbitrarie. Abbiamo scelto
riformer spontaneamente anche se riuscissimo a
a = 13 e b = 1. rimuoverlo. Per questo lo stato nel quale W = W0
si pu considerare leffettivo stato di vuoto che non
quello in cui non c nulla, ma quello di minima
energia.
termine W 4 . Nel caso dei campi vettoriali questo
Questo spiega anche perch abbiamo scelto un
non avviene perch il campo ha carattere vetto-
campo scalare. Un primo argomento , come ab-
riale, mentre lenergia uno scalare. Ma nel ca-
biamo visto, che il campo scalare pu interagire
so di campi scalari possibile. Seguendo questa
con s stesso dando luogo a contributi allenergia
linea di pensiero potremmo anche ammettere le-
con potenze maggiori. Inoltre il campo di Higgs
sistenza di termini con potenze superiori di W .
quando si trova nello stato di minima energia deve
Questo non escluso, ma ragionevole pensare
essere rappresentativo dello stato di vuoto (che
che la probabilit dinterazione diminuisca forte-
quello stato nel quale non si misura nulla). Il vuo-
mente allaumentare del numero di campi per cui
to non pu avere una direzione privilegiata come
possiamo trascurare i termini di ordine superiore.
avrebbe se il campo di Higgs fosse vettoriale.
Daltra parte questo potrebbe anche voler dire che
Possiamo farci unidea abbastanza precisa di
lespressione sopra ricavar non altro che lespan-
quel che accade con unaltra analogia. Consideria-
sione in serie di Taylor di qualche funzione pi
mo una piscina di palline, come quelle che si trova-
complessa del campo W .
no nei parchi giochi o in alcuni centri commerciali
Troviamo il minimo di (14.19): questo si ha
per intrattenere i bambini mentre i genitori fan-
quando
no shopping. Ammettiamo che la nostra piscina
dU di palline rappresenti un volume di Universo che
= 2W + 4W 3 = 0 , (14.20) possiamo osservare. Se la osserviamo da fuori, se-
dW
e cio per duti su una panchina, le palline pi in superficie
sono sotto il bordo e non sono visibili. La piscina,
W2 =

. (14.21) per noi, vuota. Non nel senso usuale del termine
2 (la piscina piena di palline), ma nel senso che
Se e sono discordi (prendiamo, tanto per fissa- impossibile osservare pi di quanto riusciamo a ve-
re le idee < 0 e > 0) il minimo del potenziale dere in queste condizioni. Un bambino fuori dalla
si ha naturalmente per W 6= 0. Se si fa un grafico piscina si muove liberamente, come una particella
dellandamento di U in funzione di W si ottiene la a massa nulla. Ma se lo facciamo entrare nella re-
figura mostrata in Fig. 14.2. gione di spazio in cui presente il campo di Higgs
Dalla figura si vede che rappresentato dalle palline, si muover con difficol-
pil minimo dellenergia
si ottiene quando W = a/2 ' 2.5, avendo t. Se si muove lentamente non smuover le palline
scelto a = 13 e b = 1. Lenergia che si ottiene in abbastanza da renderle visibili e noi potremo con-
questo modo negativa, ma sufficiente sceglie- cludere che la massa del bambino nella piscina

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14.8. LA MASSA DEI BOSONI VETTORI 107

maggiore perch occorre una forza maggiore per to tmax possiamo per ammettere che produca
accelerarlo. Se si muovesse pi rapidamente la sua un campo massivo di massa m (diventando una
interazione con il campo aumenterebbe e potreb- particella di massa M m) il quale, trascorso que-
be causare la comparsa di un campo misurabile sto tempo, non pu pi esistere e deve essere per
(vedremmo saltellare di quando in quando delle cos dire riassorbito dalla particella che lo ha pro-
palline oltre il bordo). Per noi come osservare dotto. La particella sorgente infatti deve tornare
un aumento del campo. Questo fenomeno quello ad avere la massa originale M trascorso il tempo
descritto dal termine aH dellenergia. Se il campo tmax . Questo implica che il campo pu al massi-
in eccesso abbastanza intenso, poi, potremmo os- mo raggiungere una distanza dalla particella pari
servare anche linterazione del campo residuo con a circa
s stesso bH 2 come palline che si toccano. Il termi-
ne bW02 invece rappresenta lenergia delle palline Lmax ' ctmax , (14.22)
sotto il bordo: perch sia possibile che le palline ar-
dove luguaglianza non esatta perch avendo il
rivino abbastanza vicine al bordo da poter essere
campo massa si propaga a velocit inferiori a quel-
osservate in presenza di altre particelle necessa-
la della luce. In altre parole un campo massivo non
rio che le palline interagiscano tra loro: e in effetti
altro che un campo a raggio limitato. Oltre una
lo fanno perch quando una sta sopra laltra quel-
certa distanza dalla sorgente, non si osserva pi
la in alto non pu stare pi in basso di quanto sia.
alcun campo.
Infine il termine 2bW0 H rappresenta linterazio-
ne tra campo residuo e campo minimo che si pu
raffigurare come quella che esiste tra una pallina 14.8 La massa dei bosoni
in volo (visibile) che rimbalza sulle palline sotto il
bordo della piscina pi in superficie. vettori
Riscriviamo lequazione che ci fornisce lenergia
14.7 Campi massivi contenuta in un volume V di Universo in un caso
particolare: prendiamo come volume V quello al-
Lidea di un campo con massa forse la pi difficile linterno di un condensatore carico allinterno del
da assimilare per uno studente. Per comprendere quale sia presente una particella elettricamente ca-
cosa sia un campo con massa possiamo fare cos: rica, con carica q. Trascurando la gravit, lener-
supponiamo di avere una particella di massa M gia contenuta in questo condensatore la somma
che produce un campo di qualche tipo (per esem- dellenergia elettrostatica della carica q e di quel-
pio gravitazionale). Il campo prodotto privo di la immagazzinata sotto forma di campo elettrico.
massa e per questo la particella conserva la sua Se non avessimo il campo di Higgs questenergia
massa M . Se il campo prodotto avesse massa m, ammonterebbe a
per la conservazione di questultima, la massa del- 0
la particella che lo produce dovrebbe diminuire e U = Uem = qE + V E E. (14.23)
2
diventare M m. Ma cos facendo, prima o poi
la particella perderebbe tutta la sua massa. Se in- In presenza anche di interazioni deboli, allenergia
fatti in un punto P c un campo G, trascorso un dovremmo sommare un termine del tipo
certo tempo t, questo campo si propagato in 0
un punto che dista ct da P , dove c la velocit Uweak = wZ + V ZZ (14.24)
2
della luce. Per fare in modo che in P continui a
dove Z rappresenta il campo debole, Z il suo po-
esserci un campo G la sorgente deve rimpiazzarlo
tenziale e 0 una costante che si deve determi-
perdendo unulteriore frazione della sua massa e
nare sperimentalmente e che indica lintensit del-
cos via.
lautointerazione del campo debole. La simmetria
Se ammettiamo che la particella possa perdere
tra le due espressioni evidente, perci possiamo
una frazione della sua massa per un tempo limita-
riscrivere tutto come

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108 UNIT DIDATTICA 14. IL BOSONE DI HIGGS

Il campo deve essere autointerganete e presen-


tare un termine di autointerazione del tipo 4 . In
1
U = Eem + Uweak = c D + V D D , (14.25) questo caso lenergia si scriverebbe come
2
dove D, D e c sono vettori di due componenti. 1
Le componenti del vettore D sono i moduli di due U = cD+V DD+a+V b+V c4 +gV ,
2
vettori spaziali: (14.30)
! dove rappresenta il potenziale di . In questo
0 E spazio il potenziale del campo ha la forma che si
D= p . (14.26)
0 Z ottiene facendo ruotare la curva della Figura 14.2
attorno allasse delle ordinate: sarebbe quindi una
Le componenti di D sono
superficie con la forma di un sombrero. evidente
che in questo caso non c un solo minimo del po-
!
E
D= , (14.27) tenziale, ma ce ne sono infiniti. Ogni stato di mini-
Z
mo equivalente allaltro e rappresenta uno stato
di minima energia del tutto simmetrico a ogni al-
mentre quelle del vettore c sono le costanti di
tro che possiamo scegliere. Se scegliamo uno dei
accoppiamento ai rispettivi campi:
possibili stati di minima energia, fissiamo le coor-
dinate (01 , 02 ) in questo spazio e possiamo scrivere
!
q
c= . (14.28) il vettore come
w
!
Questi vettori, naturalmente, non sono vettori nel- 01 + 1
= . (14.31)
lo spazio ordinario: vivono in uno spazio astratto 02 + 2
bidimensionale i cui assi sono allineati lungo di-
In questo modo linterazione del campo V col
rezioni che dipendono dalle interazioni. In altre
campo , gV , fa apparire due addendi
parole, la direzione di questi vettori nello spazio
nellenergia:
astratto definisce in qualche maniera lintensit
relativa tra le diverse interazioni. In un Univer-
so in cui ci siano solo interazioni elettromagneti-
(14.32)
p
gE 0 10 + 1 + gZ 0 02 + 2 .
 
che, il vettore D assumerebbe una data direzio-
ne in questo spazio astratto, mentre in un Uni-
A questo punto osserviamo che gE 0 01 e
verso in cui siano presenti sia interazioni elettro- gZ 0 |phi02 sono costanti che possono essere pen-
magnetiche che deboli, il vettore formerebbe un sate come a quei termini che danno origine ai con-
angolo non nullo con quello precedente. Infine, in tributi delle masse dei campi E e Z. La massa del
un Universo in cui le interazioni elettromagnetiche campo E, come sappiamo, nulla, mentre quella
scomparissero, il vettore D avrebbe una direzione del campo Z non lo . Essendo per tutti gli stati
perpendicolare al primo. di minima energia del potenziale di Higgs equiva-
Ripetendo il ragionamento fatto sopra circa la lenti tra loro, potremmo certamente scegliere uno
necessit dintrodurre un nuovo campo per giu- stato per cui 01 = 0 e si avrebbe che = (0, 2 ).
stificare la presenza di un termine di massa nel- Non abbiamo nessuna ragione per preferire uno
lespressione dellenergia, dovremmo aggiungere stato di minimo piuttosto che un altro e lequazio-
allequazione (14.25) un campo che, per po- ne che ci d lenergia perfettamente simmetrica,
tersi sommare a quelli gi presenti, deve essere ma una volta scelto lo stato di minimo la sim-
rappresentato da un vettore di campi: metria viene rotta. Del resto, anche la direzione
! degli assi che definiscono le diverse interazioni so-
1 no in un certo senso arbitrarie. Quello che pos-
= . (14.29)
2 siamo pensare, perci, che la direzione dellas-
se delle interazioni elettromagnetiche sia proprio

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14.8. LA MASSA DEI BOSONI VETTORI 109

quella definita dal punto di minima energia del


campo di Higgs, mentre quella dellasse delle inte-
razioni deboli sia quello perpendicolare. In questo
modo i mediatori delle interazioni elettromagne-
tiche vengono ad assumere automaticamente una
massa nulla, mentre quelli delle interazioni deboli
acquistano una massa.
In definitiva possiamo ritenere che prima del-
lapparizione dellUniverso non fosse presente al-
cun campo n materia. Alla nascita dellUniverso
compare una certa quantit di campo di Higgs, la
cui energia non necessariamente la minima pos-
sibile. Di conseguenza i campi di Higgs cominciano
a interagire portando lenergia dal valore assunto
alla nascita al valore minimo possibile. Di stati nei
quali avviene questo ce ne sono infiniti e natural-
mente lUniverso cadr in uno solo di questi infini-
ti stati. Questo definisce una direzione privilegiata
nello spazio astratto delle interazioni per cui lungo
questa direzione si sviluppa un tipo dinterazione
a raggio infinito e a massa nulla, mentre nelle dire-
zioni perpendicolari se ne sviluppano altre a corto
raggio.

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


Appendice

In questa sezione sono illustrate alcune tecniche Logaritmo ed esponenziale


generali, per lo pi di carattere matematico, utili
Scriviamo il logaritmo di 1 + x approssimandolo
per la soluzione di pi problemi ed esercizi.
con una retta:

Approssimazione di funzioni log (1 + x) ' a0 + a1 x . (14.38)


Per x = 0 abbiamo che a0 = log 1 = 0. Perci
In certi casi alcune funzioni complicate si possono possiamo scrivere che
approssimare con polinomi di grado e coefficienti
opportuni. In altre parole log (1 + x) ' a1 x , (14.39)
n
X che implica che
f (x) ' ai x i . (14.33)
i=0
(14.40)
1 + x = ea1 x .
In molti casi sufficiente fermarsi a n = 1, cio ap-
prossimare una funzione con una retta. In questo Ora, anche nel caso dellesponenziale si pu
paragrafo vediamo alcuni esempi. scrivere

ex ' b0 + b1 x (14.41)
La funzione radice quadrata
e per x = 0 si trova che exp 0 = 1 = b0 e perci
Se x piccolo la funzione f (x) = 1 + x si
pu approssimare con la retta p(x) = a0 + a1 x. ex ' 1 + b1 x . (14.42)
Troviamo i valori di a0 e di a1 .
Per x = 0, f (x) = 1, mentre p(0) = a0 . Impo- Dividiamo questa equazione per
nendo che f (0) = p(0) si trova che a0 = 1. Quando lequazione (14.40) per ottenere
invece x 6= 0 abbiamo 1 + b1 x ex
= = e(1a1 )x . (14.43)
1+x ea1 x
1 + x ' 1 + a1 x (14.34)
Per a1 = 1 si ha b1 = 1. Questo lunico caso in
per cui, elevando al quadrato cui la relazione sopra scritta vale per ogni x e deve
dunque essere generale. Possiamo quindi scrivere
1 + x ' 1 + a21 x2 + 2a1 x . (14.35) che
Se x piccolo, il termine a1 x2 trascurabile e
log (1 + x) ' x (14.44)
1 + x ' 1 + 2a1 x (14.36) e
e quindi a1 = 2 . In definitiva
ex ' 1 + x . (14.45)

1 + x ' 1 + x . (14.37)
2
112 UNIT DIDATTICA 14. IL BOSONE DI HIGGS

Funzioni trigonometriche
1 1
Scriviamo le funzioni seno e coseno approssimando ' + a1 , (14.53)
r+ r
ciascuna con un polinomio di primo grado: dalla quale ricaviamo
sin x ' a0 + a1 x ;
(14.46)    
cos x ' b0 + b1 x . 1 1 1 1 1
a1 = =
. '
Imponendo che, per x = 0, sin x = 0 e cos x = 1 r+ r r2 r(r + )
(14.54)
si trova che a0 = 0 e b0 = 1, dunque
Quindi possiamo scrivere che, nellintorno di x =
sin x ' a1 x ; 0,
(14.47)
cos x ' 1 + b1 x . 1 1 x
' 2 (14.55)
Ora imponiamo che sin2 x + cos2 x = 1: r+x r r

1 = (a1 x)2 + (1 + b1 x)2 = (a21 + b21 )x2 + 1 + 2b1 x


(14.48) Equazioni differenziali a varia-
e trascurando il termine proporzionale a x2 ot- bili separabili
teniamo che devessere b1 = 0. Ora scriviamo il
rapporto Unequazione differenziale unequazione nella
quale compare una variabile e una sua variazio-
sin (x + ) sin x
R= . (14.49) ne. Se, ad esempio, la grandezza fisica x varia da
x(0) a x(T ) in un tempo che va da t = 0 a t = T ,
Quanto pi diventa piccolo, tanto pi il rapporto la variazione x = x(T ) x(0) che avviene nel
(detto rapporto incrementale) si avvicina al valore tempo t = T 0 = T , legata al valore di x da
R = 1. Ora scriviamo le funzioni trigonometriche unequazione differenziale per cui
approssimandole con polinomi di primo grado:
x = f (x(t), t) (14.56)
a1 (x + ) a1 x
R' = a1 . (14.50) dove f una funzione sia di t che di x, che a

Ma poich tale rapporto deve valere 1, almeno per sua volta dipende da t. Unequazione differenziale
molto piccoli, a1 = 1. In definitiva a variabili separabili unequazione del tipo

sin x ' x ; x = xt . (14.57)


cos x ' 1 ; (14.51) Questequazione si dice a variabili separabili per-
sin x ch possiamo dividere entrambi i membri per x e
tan x = ' sin x ' x ; ottenere
cos x
x
= t (14.58)
Altre funzioni x
in cui a primo membro compaiono solo x e la
Consideriamo la funzione f (x) = (r + x)1 , con r sua variazione, mentre a secondo membro compare
costante. Approssimando la funzione con una retta solo t. La soluzione di questa equazione
in prossimit di x = 0 si ottiene
1 x(t) = X0 et . (14.59)
' a0 + a1 x . (14.52)
r+x dove X0 una costante. Infatti x(0) = X0 e
Per x = 0 abbiamo che a0 = 1/r, quindi x(T ) = X0 eT , per cui

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


14.8. LA MASSA DEI BOSONI VETTORI 113

protone di circa 1 GeV, intendendo dire che


T
(14.60) la massa in kg di questa particella vale circa

x = X0 e 1 .
2
e quindi 1 GeV/ (3 108 ) m2 s2 = 1.6 1019 109 J
2
(3 108 ) m2 s2 ' 0.18 1026 Jm2 s2 . Consi-
 derando che 1 J corrisponde a 1 kg m2 s2 abbiamo
T
x X0 e 1 che mp ' 1.81027 kg. Un elettrone, invece, pesa
= = eT 1 . (14.61)
x X0 circa 0.5 MeV.
Se una particella in moto la sua energia tale
Se T abbastanza piccolo, possiamo scrivere
che
eT ' 1 + T , infatti, per T = 0, lesponenziale
vale 1 e per T > 0, ma piccolo, poco pi grande.
E 2 = p2 c2 + m2 c4 (14.65)
Sostituendo abbiamo
che, in unit naturali, si scrive
x
' 1 + T 1 = T = t (14.62) E 2 = p2 + m2 . (14.66)
x
che proprio lequazione che volevamo risolvere. evidente da com scritta che questequazione,
non solo la massa ha le stesse dimensioni fisi-
che dellenergia, ma anche le quantit di moto si
Unita` naturali misurano in queste unit.
Aggiungendo alle unit fondamentali quella de-
La scelta delle grandezze fisiche fondamentali del finita da unaltra costante: la costante di Planck
tutto arbitraria. Nel Sistema Internazionale (SI) le ~ = h/2 ' 6.6 1016 eV s si ottiene il risultato
grandezze fondamentali sono quelle di lunghezza, secondo il quale le grandezze fisiche corrisponden-
massa e tempo. In questo sistema la velocit ti a lunghezza e tempo sono derivate e si misu-
una grandezza fisica derivata. rano entrambe in unit di energia alla meno uno:
Non sempre questa la scelta pi opportuna. In [L] = [E 1 ], [T ] = [E 1 ]. Cos un secondo diventa
effetti possiamo scegliere di considerare fondamen- un tempo pari a
tale la velocit e definire lunit di misura come la
velocit della luce c che, in questo sistema, evi-
1s
dentemente vale c = 1, che possiamo considerare 1s = ' 0.1 1016 eV1 = 0.1 1010 MeV1
adimensionale (le velocit infatti si misureranno ~ eV s
(14.67)
in frazioni della velocit della luce). Se oltre alla e la lunghezza corrispondente a 1 m diventa
velocit scegliamo lenergia E come altra grandez-
za fisica fondamentale, che possiamo misurare in
ununit a piacere, come il MeV o il GeV, tutte 1m
1m = '
le altre si possono esprimere come grandezze fisi- 3 108 ms1
6.6 1016 eVs (14.68)
8 1
che derivate. Questo sistema di unit di misura si 0.05 10 eV .
chiama delle unit naturali. In effetti, lenergia
di una particella ferma , secondo la teoria della Le unit naturali dunque si definiscono imponendo
relativit che ~ = c = 1 come grandezze fisiche fondamentali
e adimensionali. Sono molto comode per risolvere
E = mc2 (14.63) esercizi di cinematica relativistica, in cui tutte le
potenze di c svaniscono, valendo 1 e non avendo
ed essendo c = 1 e adimensionale, possiamo dimensioni.
scrivere Prova a risolvere gli esercizi usando queste uni-
t e vedrai che i conti si semplificheranno notevol-
E=m (14.64) mente. Puoi sempre tornare nelle unit canoniche
dal che si vede che le masse si misurano in uni- moltiplicando per opportune potenze di c e ~ tali
t di energia. In effetti si dice che la massa del da riportare le unit di misura a quelle del SI.

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Soluzione degli esercizi

Esercizio 1.1 ciare pi rapidamente di quanto dovrebbero cosic-


ch in volo sono sincronizzati con quelli a Terra),
osservati da Terra, gli orologi a bordo di un sa- la costellazione GPS sarebbe del tutto inutile.
tellite GPS si muovono pi lentamente perch la
velocit della luce c la stessa a bordo del satellite
che si muove e per noi che siamo fermi. Espressa Esercizio 1.2
nel SI la velocit dei satelliti GPS di 4 000 m/s.
In unit di c quindi Il muone che viaggia verso la Terra vede questul-
tima venirgli incontro a una velocit v = 0.995 c.
4 103 Se fosse fermo la distanza tra lui e la Terra sa-
= 8
' 1.3 105 (S.69) rebbe di 10 km, ma dal momento che si vengono
3 10
e di conseguenza il fattore di Lorentz vale incontro, un raggio di luce che partisse dal muone
e venisse riflesso dalla Terra impiegherebbe me-
no tempo a tornare al muone rispetto a quando
1
=p ' 1.0000000001 , (S.70) il muone fermo. Dal momento che le distanze si
1 2 possono misurare valutando il tempo di andata e
ritorno della luce, la costanza della sua velocit
differisce cio da 1 per una parte su 1010 (possiamo altera la misura delle distanze.
scrivere = 1+1010 ). Di conseguenza, indicando La distanza vista dal muone `0 = `/ dove
con il tempo trascorso a bordo del satellite e con il fattore di Lorentz della Terra vista dal muone
t quello misurato a Terra, essendo t = , si ha che vale
che un secondo a bordo del satellite dura un po
pi di quello a Terra: precisamente 1010 secondi
1 1
in pi. =p =q ' 10 . (S.71)
1 2
La durata di un giorno maggiore di 86400 1 (0.995)2
1010 ' 105 1010 = 105 secondi. In un mese
gli orologi accumulano un ritardi pari a 30 volte La distanza da percorrere, secondo il muone,
questo, pari a 3 104 s e in un anno il ritardo dunque di appena 1 km.
ammonta a 123104 = 0.0036 s o 3.6 millesimi
di secondo. Sembra poco, ma in questo tempo la
luce percorre ben 3108 3.6103 = 1 080 000 m,
Esercizio 1.3
cio pi di 1 000 km! Il fascio di N elettroni che attraversa la differen-
Dal momento che i satelliti GPS orbitano a una za di potenziale V acquista unenergia cinetica
quota di 20 000 km, sbagliare la loro distanza di complessiva K = N eV , dove e la carica del-
1 000 km significa commettere un errore del 5 %, lelettrone in modulo. Quando colpisce il bersaglio
che naturalmente si riflette in un errore analogo lenergia cinetica del fascio trasferita allacqua.
sulla posizione rilevata a terra. Il che pu signifi- Il trasferimento di energia provoca un innalzamen-
care un errore nella determinazione del punto din- to della temperatura T di m kg di questa per il
tersezione delle sfere dellordine di alcuni km. Sen- quale
za le correzioni relativistiche apportate agli orologi
di bordo (che a Terra sono starati in modo da mar- U = mca T (S.72)
116 UNIT DIDATTICA 14. IL BOSONE DI HIGGS

essendo ca = 4.186 J/(kg K) il calore specifico Eseguendo lesperimento si trova, in effetti, che
dellacqua. Imponendo che U = K si trova il quando lacqua aumenta la propria temperatura di
numero di elettroni nel fascio: 104 C, il tempo impiegato dagli elettroni a rag-
giungere il calorimetro compatibile con lessere
mca T
N= . (S.73) 0.9 s e non compatibile con 0.8 s.
eV
La massa dellacqua si trova sapendo che la sua
densit = 1 kg/`3 pertanto m = 2 kg. Abbiamo Esercizio 1.4
dunque
I protoni circolano lungo un anello grazie alla
Forza di Lorentz che si scrive
2 4.186 104
N= ' 5 1010 . (S.74)
1.6 1019 105 F = ev B . (S.81)
Lenergia totale di ogni elettrone la somma della Dal momento che il campo magnetico perpendi-
sua energia cinetica e della sua massa a riposo (che colare a v il modulo della forza vale semplicemente
in unit naturali vale 511 keV = 5.11 105 eV). In F = evB. Nel sistema di riferimento del protone
queste unit, lenergia cinetica degli elettroni si questa forza devessere assente e quindi devesse-
scrive semplicemente come K = 105 eV e quindi re uguale e contraria alla forza centrifuga il cui
modulo F = mv 2 /r. Uguagliando queste due
E = K + m ' 6 105 eV . (S.75) quantit si ricava
Il fattore di Lorentz dellelettrone dunque v2
evB = m (S.82)
E 6 r
= ' ' 1.2 (S.76) da cui possiamo ricavare il raggio dellorbita
m 5
e di conseguenza la sua velocit si ricava da mv
. r= (S.83)
eB
1
2 = 1 2 ' 0.31 (S.77) Lenergia cinetica dei protoni molto pi alta del-
la loro massa a riposo perci possiamo porre v ' c.

da cui si ricava che v = c ' 3 10 0.31 ' In effetti il fattore di Lorentz dei protoni, sapendo
8

1.7108 m/s. Per percorrere i 150 m che separano che m ' 1 GeV, vale
il calorimetro dallacceleratore dunque gli elettroni
impiegano un tempo pari a E 7 1012
= ' = 7 000 , (S.84)
m 109
e quindi
L 150
t= = ' 9 10 s = 0.9 s . (S.78)
7
v 1.7 108 r
1
Se non avessimo usato la cinematica relativistica, = 1 2 ' 0.9999999898 . (S.85)

la velocit degli elettroni sarebbe risultata essere
pari a Se non tenessimo conto della relativit otterrem-
r r mo per r il valore di
2K 2
v= ' ' 0.6 , (S.79)
m 5 1.7 1027 3 108
r= ' 0.38 m (S.86)
che in unit SI vale v = 0.6 3 10 = 1.8
8
1.6 1019 8.4
108 m/s. Gli elettroni dovrebbero quindi impiegare
(la massa del protone in unit SI si trova dividendo
L 150 la massa in GeV per c2 ). In effetti la massa del
tc = ' = 0.8 s . (S.80) protone aumenta di un fattore e dunque il raggio
v 1.8 108
di curvatura dellorbita di

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14.8. LA MASSA DEI BOSONI VETTORI 117

Esercizio 3.1
r = 7 000 0.38 = 2660 m . (S.87)
Data la lunghezza donda della luce, possiamo
La lunghezza della traiettoria quindi di ben
ricavarne la frequenza secondo la formula
L = 2r ' 17 km! In effetti LHC ancora pi
lungo: 27 km. Il motivo che la macchina non ha c
= (S.92)
la forma di una circonferenza, ma di un ottagono
con gli spigoli curvi, per semplificarne la costruzio- facile da ricordare perch ha le dimensioni di
ne. Il raggio di curvatura che abbiamo calcolato, un tempo alla meno uno e quelle di una lun-
dunque, quello che si trova in corrispondenza ghezza. Per ottenere una grandezza fisica con le
degli spigoli dellottagono. dimensioni di [T 1 ] dunque necessario dividere
una velocit per una lunghezza. Ricaviamo per-
ci che la frequenza della luce del Sole compresa
Esercizio 2.1 tra 2 = 3 108 /400 109 = 0.75 1015 Hz e
Il tempo in prossimit di un corpo massivo scorre 1 = 3 108 /750 109 = 0.4 1015 . Sapendo
in maniera diversa rispetto a quanto fa in assenza che h = 6.63 1034 J s o 4.14 1015 eV s, le-
di gravit. I satelliti della costellazione GPS or- nergia dei fotoni corrispondenti quindi compresa
bitano a una quota di 20 000 km da Terra (la cui tra
massa di circa 61024 kg) e sono quindi soggetti
a un potenziale gravitazionale E1 = h1 = 4.14 1015 0.4 1015 = 1.66 eV
(S.93)
24
M 11 6 10 e
G=G = 6.610 4
' 2.01010 m2 s2 .
r 2 10
(S.88)
Un orologio sulla Terra invece soggetto a un E2 = h2 = 4.14 1015 0.75 1015 = 3.11 eV .
potenziale di (S.94)
Lenergia media trasportata dai fotoni dunque
M 6 10 24 attorno ai 2 eV. Lenergia che hanno gli elettro-
G 0 = G 0 = 6.61011 ' 6.610 10
m 2 2
s . ni che hanno subito effetto fotoelettrico pari a
r 6 103
(S.89) quella dei fotoni sottratta dellenergia di legame
Rispetto a un orologio molto lontano da ogni sor- dellelettrone. Nel caso del silicio, lenergia neces-
gente di campo gravitazionale il tempo a Ter- saria a un elettrone per diventare conduttore di
ra scorre pi lentamente: un secondo trascorso 1.1 1.2 eV. Il silicio il materiale usato per co-
secondo il primo, per lorologio a Terra dura struire le celle fotovoltaiche. La radiazione solare
che incide su una cella libera gli elettroni del silicio
G0
' 73 s (S.90) e li fa passare in uno stato in cui sono praticamente
c2 liberi. Il moto di questi elettroni genera la corrente
in pi. A bordo dei satelliti invece il ritardo di fotovoltaica.
G
' 22 s (S.91)
c2 Esercizio 3.2
quindi gli orologi di bordo anticipano mediamente
di 73 22 = 51 s al secondo rispetto a quelli a Un elettrone accelerato da una differenza di poten-
Terra. Questa correzione non costante (perch ziale di 80 kV ha unenergia cinetica pari a 80 keV:
lorbita non circolare) e il suo valore calcola- il 16 % della sua energia a riposo di 511 keV. La sua
to a Terra e inviato a bordo del satellite durante energia totale dunque 80 + 511 = 591 keV ( la
le comunicazioni con le stazioni di controllo. No- somma dellenergia cinetica e di quella a riposo).
tate che questa correzione compensa parzialmente Possiamo quindi ricavarne la velocit sfruttando
quella dovuta alla relativit ristretta. la definizione del fattore di Lorentz

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118 UNIT DIDATTICA 14. IL BOSONE DI HIGGS

dividendo per E abbiamo che


1
2
= (S.95)
1 2 E
= t . (S.100)
da cui, sapendo che = E/m ' 1.16 si ricava che E
Quando si trova unequazione del genere, la
soluzione sempre del tipo
1 1
2
=1 2 '1 ' 0.26 (S.96)
0.16 E = E0 et . (S.101)
e quindi ' 0.51 (in altre parole gli elettroni del dove E0 lenergia della particella al tempo t =
microscopio viaggiano a circa met della velocit 0 ed E quella al tempo t. Poich deve ave-
della luce. La quantit di moto degli elettroni re le dimensioni fisiche di un tempo alla meno
dunque pari a p = m = 1.16 511 0.51 ' uno, dovendo essere largomento dellesponenzia-
300 keV e di conseguenza sono assimilabili a onde le adimensionale, possiamo definire = 1/ e
di lunghezza donda pari a scrivere
t
(S.102)
E = E0 e ,
h 2
= = ' 2.1 105 eV1 (S.97) dove una grandezza che ha la dimensioni fisiche
p 3 105
di un tempo [ ] = [T ].
(ricordiamo che in unit naturali ~ = h/2 = 1 Per calcolare la probabilit di aver viaggiato per
e le distanze si misurano in unit di energia alla un tempo t senza perdere energia, facciamo cos:
meno uno). Per avere la lunghezza in metri ba- supponiamo che una particella di energia E0 viaggi
sta moltiplicare per opportune potenze di c e di ~ per un tempo t0 sufficientemente piccolo durante il
in unit SI. Moltiplicando per ~ che ha le dimen- quale la probabilit di guadagnare energia si pu
sioni di unenergia per un tempo otteniamo una considerare costante: P ' p. Se dopo essere so-
grandezza che le dimensioni di un tempo, che pos- pravvissuta allattraversamento di questa regione,
siamo trasformare in una lunghezza moltiplicando avendo guadagnato energia, si muove ancora per
per una velocit: un tempo t, la probabilit di guadagnare energia
dallistante t = 0 ora
[m] = [eV1 ]~[eV s]c[ms1 ]
P = p2 (S.103)
= 2.1 105 6.58 1016 3 108 '
e cos via: dopo aver attraversato n strati, ciascuno
4.3 1012 m
per una durata molto breve, la probabilit di so-
(S.98)
pravvivenza P = pn . Scriviamo n come n = t/t0
Per confronto le onde luminose hanno una lun-
e osserviamo che P deve essere un numero com-
ghezza donda dellordine dei 500 nm, cio di
preso tra 0 e 1, cos come p. Ridefinendo p = 1/k,
5 107 m, vale a dire 5 ordini di grandezza mag-
possiamo scrivere
giore! Un microscopio elettronico perci permet-
te di apprezzare dettagli 100 000 volte pi piccoli tt
P =k 0 (S.104)
rispetto a quello ottico.
Cos facendo evidente che, per t = 0, P = 1
(cio la probabilit di sopravvivenza dopo un tem-
Esercizio 4.1 po t = 0 1, che ovvio perch non essendo tra-
scorso alcun tempo lo stato della particella non
Se il guadagno di energia E da parte di una par- pu essere cambiato), mentre per t , P 0
ticella di energia E che attraversa in un tempo t (cio per tempi molto molto lunghi improbabile
una regione di spazio in cui viene accelerata che la particella sopravviva). Questo sembra del
tutto ragionevole.
E = Et (S.99) Possiamo naturalmente scrivere che

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


14.8. LA MASSA DEI BOSONI VETTORI 119

e quindi possiamo scrivere che


  t   t

tt t t
P =k 0 = k
0
= k
0
E0t0 E0 t0 q
p2 c2 + m2e c4 . (S.114)
p
(S.105) Ef in = p2 c2 + m2p c4 +


Portando dentro la parentesi E0 t0 e sostituendo Imponendo che lenergia iniziale sia uguale a
la stessa con lequazione (S.102) si ottiene quella finale possiamo scrivere che

  t
t
q
0
E0t0 = E t0 E0t0 . (S.106) m2n c2 = 2p2 +m2p c2 +m2e c2 +2 p2 + m2p c2 p2 + m2e c2 .
p
P = E0 e

(S.115)
Il fattore E0t0 una costante Lasciamo a secondo membro solo il prodotto delle

radici:
t0
E0 = A (S.107)
cos come lesponente di E
q p
2 2 2
 2 2
mn mp me c 2p = 2 p2 + m2p c2 p2 + m2e c2
(S.116)
= (S.108)
t0 ed eleviamo al quadrato entrambi i membri:
perci
2
M 2 c2 2p2 = 4 p2 + m2p c2
p2 + m2e c2 ,
 
P = AE
. (S.109)
(S.117)
Quindi il numero di particelle di energia E che dove M = mn mp me . Notate che lespres-
2 2 2 2

giungeranno a noi dopo aver viaggiato per un tem- sione a secondo membro ha le dimensioni di una
po t proporzionale a questa probabilit e va massa al quadrato e cos, sebbene si potesse defini-
dunque come una legge di potenza. re questespressione con una generica variabile x,
abbiamo preferito usare il simbolo M 2 per rendere
palese il fatto che si tratta di una grandezza fisi-
Esercizio 5.1 ca che ha queste dimensioni. Questo aiuta sempre
nella soluzione di un problema di fisica.
Lenergia di una particella di massa m e quantit
Sviluppiamo i quadrati e semplifichiamo. Prima
di moto p
abbiamo
p
E= p2 c2 + m2 c4 (S.110)
M 4 c4 + 4p4 4p2 M 2 c2 =4p4 + 4p2 m2e c2 + m2p c2 +

dove c la velocit della luce.
Considerando che nello stato iniziale abbia- 4 (mp me )2 c4
mo un neutrone fermo, indicando con mn la sua (S.118)
massa, lenergia vale e quindi, semplificando il termine 4p presente a
4

destra e a sinistra, portando i termini proporzio-


Ein = mn c2 . (S.111) nali a p2 a primo membro e gli altri a secondo
Nello stato finale, per la conservazione della membro e, infine, dividendo tutto per c otteniamo
2

quantit di moto, deve essere


4p2 m2e + m2p + M 2 = M 4 c2 4 (mp me )2 c2 .

p~p = p~e (S.112)
(S.119)
dove p~p indica la quantit di moto del protone e Si vede subito che, avendo usato il simbolo M 2 per
p~e quella dellelettrone. Abbiamo che rappresentare la combinazione presente nellequa-
zione (S.116), lespressione trovata dimensional-
|p~p | = |p~p | = p (S.113) mente corretta. Infatti, a primo membro abbiamo

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


120 UNIT DIDATTICA 14. IL BOSONE DI HIGGS

una quantit di moto al quadrato, che ha le dimen-


sioni di una massa al quadrato per una velocit al Emax ' 2 1013 J (S.123)
quadrato, moltiplicata per una cosa che ha le di-
(lunit di misura quella del SI, avendo usato
mensioni di una massa al quadrato a sua volta.
tutte unit di questo sistema). Possiamo riscrivere
Pertanto il primo membro ha le dimensioni di una
questo valore in ununit pi adeguata per la fisi-
massa alla quarta per una velocit al quadrato.
ca delle particelle: in eV. Per farlo basta ricordare
Che sono le dimensioni fisiche del secondo mem-
che 1 eV= 1.6 1019 J e quindi, trattando le uni-
bro, come appare in maniera evidente dalla forma
t di misura come se fossero quantit algebriche,
dellequazione.
abbiamo che
A questo punto facile ricavare p2 come
1 eV
M 4 4 (mp me )2 2 1= (S.124)
2
p = c = 1.6 1019 J
4 M 2 + m2e + m2p
(S.120) cos che, moltiplicando per 1 lespressione
M 4 4 (mp me )2 2 in (S.123) otteniamo
c .
4m2n
Facciamo un ultimo controllo dimensionale: il nu- 1 eV
meratore della frazione ha le dimensioni di una Emax ' 21013 J 19
' 106 eV = 1 MeV .
1.6 10 J
massa alla quarta e il denominatore di una massa (S.125)
al quadrato. Quindi la frazione ha le dimensioni di Sperimentalmente proprio quello che si osserva,
una massa al quadrato che, moltiplicata per una il che significa che la massa del neutrino trascu-
velocit al quadrato (c2 ) d proprio le dimensioni rabile. Il valore massimo dellenergia dellelettrone
di una quantit di moto al quadrato. varia, anche se di poco, da specie atomica a specie
Si vede subito che la quantit di moto p una atomica a causa della diversa energia di legame
costante che dipende solo dalle masse delle parti- con la quale i neutroni sono legati nel nucleo.
celle partecipanti alla reazione: mn , mp e me . Tra-
scurando me rispetto alle altre due masse (questa
unapprossimazione ragionevole dal momento che Esercizio 5.2
me ' mp /2000) e sapendo che mn ' mp possiamo
riscrivere questa quantit di moto come Una particella di massa m e carica q che si muove
con velocit v perpendicolarmente alle linee di for-
2 za di un campo magnetico dintensit B percorre
2
m2n m2p 2 (mn mp )2 (mn + mp )2 2 una traiettoria circolare di raggio
p ' c = c '
4m2n 4m2n
mv
(mn mp )2 (2mn )2 2 2 2
r= , (S.126)
c = (mn mp ) c . qB
4mn2

(S.121) dove
La massima quantit di moto permessa per un 1
elettrone da decadimento dunque dellordine =q  . (S.127)
v 2
di pmax ' (mn mp )c . Lenergia di un elettrone 1 c
con questa quantit di moto Possiamo ricavare B invertendo la formula del
q raggio:
Emax = (mn mp )2 c4 + m2e c4 = mv
(S.122) B= . (S.128)
qr
q
c (mn mp )2 + m2e .
2
Per ricavarne il valore dobbiamo conoscere, oltre a
Sostituendo i valori mn ' 1.675 1027 kg, mp ' m ' 9 1031 kg (la massa del positrone, identica
1.673 1027 kg, me ' 9 1031 e c = 3 108 m/s
abbiamo che

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14.8. LA MASSA DEI BOSONI VETTORI 121

a quella dellelettrone) e q = 1.6 1019 C (lop- Lerrore da attribuire a questa quantit si dovreb-
posto della carica elettrica dellelettrone), il valore be ricavare usando le regole della propagazione de-
di v. gli errori. In questo caso possiamo limitarci a sti-
Questo possiamo ottenerlo sapendo che marlo osservando che lerrore relativo sulla misura
della sagitta (il peggiore tra i due) dellordine del
20 % (s/s = 1/5 = 0.2). Il valore di r non pu
E 2 = p2 c2 + m2 c4 = (mv)2 c2 + m2 c4 (S.129) essere noto con una precisione migliore di questa
per cui quindi r ' 19 mm e r = (9719) mm. Da questa
r misura ricaviamo il valore del campo che
E2
mv = m 2 c2 . (S.130)
c2 2.4 1021
Sappiamo che, in un caso E = 63 MeV pertanto B' ' 0.15 T . (S.135)
1.6 1019 97 103
avremo, in unit del SI,
Lunit di misura di B ovviamente quella del si-
2 stema internazionale, avendo usato tutte unit in
63 106 1.6 1019

(mv) ' 2
questo sistema. Anche in questo caso, lerrore rela-
3 108 (S.131) tivo B/B deve essere al meglio del 20 %, quindi
deve valere B ' 0.03 T: B = (0.15 0.03) T.
2
9 1031 3 108 .
Questo valore coincide, entro gli errori, con quel-
Si vede subito che il secondo addendo sotto la lo pubblicato nellarticolo di Anderson [17] di
radice trascurabile rispetto al primo essendo 15 000 Gauss.
lordine di grandezza del primo addendo pari a Poich lenergia iniziale del positrone un fat-
(6 19 8) 2 = 42, mentre per il secondo tore circa 3 rispetto a quella finale, il raggio di
abbiamo (31 + 8) 2 = 46. Il risultato che curvatura prima di attraversare lassorbitore deve
possiamo estrarre la radice solo del primo addendo essere dello stesso fattore pi ampio. Ricaviamo la
per cui sagitta in funzione del raggio e della corda:

mv ' 33.6 1021 (S.132)


p
r (r L)(r + L)
s= (S.136)
in unit del SI (kg m s1 ). Quando E = 23 MeV, 2
evidentemente la quantit di moto vale, nelle (ci sono due possibili valori della sagitta; quello
stesse unit, 12.4 1021 . che interessa a noi il pi piccolo). Nel caso in cui
Per valutare B dobbiamo conoscere i rispetti- L  r possiamo scrivere
vi raggi di curvatura, che possiamo misurare sul-  2 !
limmagine con un righello, con una risoluzione di L
r 2 L2 = r 2 1 (S.137)
1 mm, sapendo che lo spessore dellassorbitore r
di 6 mm.
Possiamo misurare la corda pi lunga possibile e quindi, essendo 1 x ' 1 x2 ,
della traccia meno energetica (quella pi curva),
che L = 43 1 mm. La sagitta, cio la distanza s  2  2 !
tra la corda e il punto medio dellarco di circonfe- p
(r L)(r + L) ' r 1
L
'r 1
1 L
renza corrispondente, s = 5 1 mm. Utilizzando r 2 r
il teorema di Talete possiamo scrivere che (S.138)
e, in definitiva
rs L
2 = (S.133)
L 2s L2
da cui possiamo ricavare r come s ' . (S.139)
2r
Quando r diventa un fattore tre pi ampio, s di-
L2
r= + s ' 97 mm . (S.134) venta un fattore 3 pi piccola, quindi ci aspettiamo
4s
(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale
122 UNIT DIDATTICA 14. IL BOSONE DI HIGGS

una sagitta di circa 1.7 mm, che proprio quel che rionico complessivamente nullo nello stato finale,
si vede eseguendo la misura (con la risoluzione che cos come nello stato iniziale.
abbiamo assunto possiamo vedere che la sagitta Non pu invece dare origine alla produzione di
di circa 2 mm). Evidentemente il positrone provie- p + n + perch il numero barionico dello stato
ne dal lato in cui la sua energia maggiore, quin- finale vale B = 2, mentre sempre nullo nello
di, guardando la foto si comprende che percorre stato iniziale.
gli archi di circonferenza in senso antiorario.
La Forza di Lorentz F~ = q~v B ~ diretta in mo-
do tale da essere perpendicolare alla velocit e al Esercizio 7.1
campo e il suo verso deve essere quello uscente dal
Consideriamo lurto di un protone di massa m e
palmo della mano destra con il pollice messo in di-
con velocit v con un altro protone fermo nel siste-
rezione della velocit e le altre dita in direzione del
ma di riferimento del laboratorio e che nellurto si
campo. Il campo quindi deve essere perpendicolare
produca un 0 . La reazione che stiamo studiando
al piano della foto ed entrante in esso.

Esercizio 6.1 p + p p + p + 0 . (S.140)


Notate che tutti i numeri quantici sono conser-
La prima reazione p + p p + p non permessa
vati (carica elettrica, numero barionico, numero
perch non conserva il numero barionico (che vale
leptonico). La quantit di moto iniziale
2 nello stato iniziale e 0 in quello finale). La rea-
zione p + p p + p + p + p invece consentita per
Pin = mv . (S.141)
il motivo opposto.
La produzione di un neutrone e un positrone dove il fattore di Lorentz che fa aumentare la
dallo scontro tra un protone e un pione neutro massa efficace della particella, man mano che la
vietata perch non conservato il numero lepto- sua velocit si avvicina a quella della luce. Nello
nico (che nello stato iniziale nullo e nello stato stato finale la quantit di moto
finale vale 1).
La reazione p + n n + p + 0 pu avvenire
perch non viola alcuna legge di conservazione. Pout = 1 mv1 + 2 mv2 + m v (S.142)
Il decadimento del pione carico in 0 + e
dove le grandezze con il pedice 1 si riferiscono a
non pu avvenire perch non conserva il numero
un protone e quelle col pedice 2 allaltro. Oltre alla
leptonico.
quantit di moto deve essere conservata lenergia,
La reazione + p n + 0 consentita perch
perci abbiamo che
tutti i numeri quantici sono conservati.
Lo scontro tra un muone e un neutrone non pu
dare origine a un neutrone un protone e un anti- p q
2
m v c + m c + mc = 12 m2 v12 c2 + m2 c4 +
2 2 2 2 2 4
neutrino perch se il numero leptonico conserva-
to (L (+ ) = L ( )), non lo quello barionico
q
22 m2 v22 c2 + m2 c4 +
(c un solo barione, il neutrone, con B = 1 a p
sinistra, e due barioni con B = 1, a destra). 2 m2 v2 c2 + m2 c4 .
Per motivi analoghi vietata la reazione + (S.143)
e p + e . A destra abbiamo un barione, che Usando questo approccio vediamo subito che i
non c a sinistra. Inoltre abbiamo, nello stato ini- conti si complicano non poco. In questi casi con-
ziale, Le = 1 e L = 1, mentre nello stato finale viene usare un trucco. Innanzi tutto osserviamo
Le = 1, ma L = 0. che
Lo scontro tra due pioni pu dare origine a una
coppia protoneantiprotone, perch il numero ba- E 2 p2 c2 = m2 c4 . (S.144)

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


14.8. LA MASSA DEI BOSONI VETTORI 123

Questa relazione vale per qualsiasi particella di Imponendo che questa sia uguale a quella calco-
massa m, quantit di moto p ed energia E. La mas- lata nello stato iniziale (anche se in un sistema di
sa a riposo di una particella una costante, che riferimento diverso) otteniamo lequazione
non dipende dal sistema di riferimento nel qua-
le si misura. Questo significa che la combinazione p
E 2 p2 c2 a sua volta una costante indipendente 2m2 c4 + m2 c4 + 4mm c4 = 2mc2 p2 c2 + m2 c4
dal sistema di riferimento. (S.151)
Possiamo allora calcolare questa quantit nel si- da cui si ricava
stema di riferimento che ci fa pi comodo. Nel caso
della reazione in esame lenergia iniziale, misurata p m2 2
nel sistema del laboratorio in cui uno dei protoni c + 2m c2 .
p2 c2 + m2 c4 = E = mc2 +
2m
fermo e laltro ha quantit di moto p, vale (S.152)
p Quella che abbiamo appena trovato la minima
Ein = p2 c2 + m2 c4 + mc2 (S.145) energia (energia di soglia) che deve avere un pro-
mentre la quantit di moto totale vale semplice- tone affinch, scontrandosi con un protone fermo,
mente possa dare luogo alla produzione di un 0 .

Pin = p . (S.146)
Esercizio 7.2
La differenza tra lenergia al quadrato e la quan-
tit di moto al quadrato moltiplicata per c2 Abbiamo due fotoni la cui quantit di moto p~1 e
dunque p~2 , con, rispettivamente, energie E1 ed E2 . Poich
i fotoni hanno massa nulla deve essere
p
2 2 2
Ein Pin c = 2m2 c4 + 2mc2 p2 c2 + m2 c4 . E12 p21 c2 = 0 (S.153)
(S.147)
Per calcolare la stessa quantit nello stato finale, e
poich possiamo scegliere il sistema di riferimento
che ci fa pi comodo, possiamo metterci nel siste- E22 p22 c2 = 0 . (S.154)
ma di riferimento del centro di massa, cio in quel- Supponiamo che i fotoni siano il prodotto del de-
lo in cui le tre particelle risultano avere quantit cadimento di una particella di massa M . Nel siste-
di moto tali da annullarsi a vicenda, per cui ma di riferimento in cui questa particella ferma
lenergia M c2 e la quantit di moto nulla. La
Pf in = 0 . (S.148) differenza tra lenergia al quadrato e la quanti-
Nel caso pi semplice le tre particelle sono prodot- t di moto al quadrato moltiplicata per c 2, che
2

te ferme nel centro di massa e lenergia sempli- un invariate relativistico, vale dunque M c . Que-
cemente la somma delle masse moltiplicate per la sta grandezza appunto un invariate, perci non
velocit della luce al quadrato: cambia passando da un sistema di riferimento a
un altro. Calcoliamola nel sistema di riferimento
2
Ef in = 2mc + m c . 2
(S.149) del laboratorio, in cui la particella di massa M
si sta muovendo e decade nei due fotoni. Per la
Attenzione! Il fatto che Pin 6= Pf in non significa conservazione della quantit di moto abbiamo che
che stiamo violando la conservazione della quanti-
t di moto! Le due quantit infatti sono calcolate P~M = p~1 + p~2 (S.155)
in sistemi di riferimento diversi. Quello che im-
porta che la differenza Ef2in Pf2in c2 rimanga e per la conservazione dellenergia si deve avere
costante. Questa differenza vale che

4m2 c4 + m2 c4 + 4mm c4 . (S.150) EM = E1 + E2 . (S.156)

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


124 UNIT DIDATTICA 14. IL BOSONE DI HIGGS

Lenergia totale al quadrato nello stato finale Usando la misura a t = 1.97 s si trova 2 '
1.94 s, mentre dalla misura a t = 3.80 s si
ottiene 3 ' 2.72 s.
EM 2
= (E1 + E2 )2 = E12 + E22 + 2E1 E2 (S.157)
Il valore della vita media del muone si pu
mentre il prodotto PM c vale
2 2 quindi stimare come la media di questi, che va-
le h i ' 2.48 s. Lerrore da associare a questo
numero si ricava valutando la varianza che va-
P 2 c2 = (p~1 + p~2 )2 c2 = p21 c2 + p22 c2 + 2p1 p2 c2 cos le = 0.22 s e dividendola per la radice del
(S.158) numero di misure: = /3 ' 0.16 s.


dove langolo formato dai vettori p~1 e p~2 . La Il risultato si esprime come
differenza EM 2
P 2 c2 un invariante perci deve
valere M c2 : = 2.48 0.16 s . (S.164)

La vita media del muone, come risulta da misure


E12 +E22 + 2E1 E2
eseguite fino al 2012
p21 c2 + p22 c2 + 2p1 p2 c2 cos = M c2 .


(S.159)
Ora osserviamo che E1 p1 c = E2 p2 c = 0 e
2 2 2 2 2 2 = 2.1969811 0.0000022 s , (S.165)
quindi
valore che differisce da quello da noi trovato di
circa 0.28 s (meglio di due deviazioni standard).
2E1 E2 2p1 p2 c2 cos = M c2 (S.160)
e che, poich il fotone ha massa nulla Ei = pi c e Esercizio 9.1
lequazione diventa
Il pione carico ha una vita media pari a circa
2E1 E2 2E1 E2 cos = M c 2
(S.161) ' 108 s. Una volta prodotto si muove, nel si-
da cui si ricava che stema del laboratorio, con quantit di moto p che
dipende dallenergia dei protoni usati.
2E1 E2 (1 cos ) Il decadimento un processo stocastico perci
M= . (S.162) il pione pu decadere, in linea di principio, in un
c2
Basta dunque conoscere lenergia e la direzione tempo che va da 0 a . In media, circa 1/3 dei
dei due fotoni per sapere quale particella ha dato pioni sar decaduto nel tempo di una vita me-
origine al decadimento. dia, data la forma della legge del decadimento e
ricordando che e ' 3.
Lo spazio percorso in media in questo tempo
Esercizio 8.1 vale

Il numero di particelle misurate con un ritardo t p


L ' v = . (S.166)
proporzionale alla frequenza f (t): N (t) = Af (t). m
Nella formula (8.13) compaiono solo i rapporti tra Se p  m, v ' c e quindi
i numeri di particelle N (t) e N (0) che dunque sono
uguali ai rapporti f (t)/f (0). m
L ' c = 3 108 108 s = 3 m . (S.167)
Possiamo dunque assumere N (0) = 3.47 e la s
vita media si pu stimare dalla misura a t = In realt, in questo caso, bisogna considerare che il
1.00 s: tempo , nel sistema di riferimento del laboratorio,
si dilata di un fattore
1 1
1 = t = 1.00 2.42 ' 2.77 s . 1
log NN(t(0)1 ) log 3.47 =q (S.168)
v2
(S.163) 1 c2

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


14.8. LA MASSA DEI BOSONI VETTORI 125

e quindi la distanza L pu essere molto pi lunga. pari alla somma dellenergia del pione e di quella
Calcoliamo questo fattore sapendo che associata alla massa a riposo m del protone, cio

Ein = E + mc2 . (S.176)


2 2 2 2 4 2 2 2
m c . (S.169)
2 2

E =p c +m c = v +c
Questenergia deve essere uguale a quella dello sta-
Ma ora to finale E, nel quale si trova una particella di
massa M , che si muove
con quantit di moto P ,
1 c2
2 = 2 = (S.170) la cui energia E = P 2 c2 + M 2 c4 . Inoltre si deve
1 vc2 c2 v 2 conservare la quantit di moto e quindi
e sostituendo
p = P , (S.177)
perci
c2 c2
 
2 2 2 2 2 2 4
E = v +c m c = 2 mc =
c2 v 2 c v2
2 m2 c4 E 2 = p2 c2 +M 2 c4 = E2 +m2 c4 +2mE c2 (S.178)
(S.171)
e pertanto e sostituendo lenergia del pione con la sua
espressione E2 = p2 c2 + m2 c4
E
= , (S.172)
mc2
p2 c2 + M 2 c4 = p2 c2 + m2 c4 + mc2 + 2mE c2
vale a dire rappresenta la frazione di energia in
(S.179)
pi rispetto alla massa a riposo della particella.
da cui si ottiene che
Nel nostro caso abbiamo dunque
M 2 c4 m2 c4 mc2
L = c =
E
. (S.173) E = 2
. (S.180)
mc 2mc
Quando dunque il pione assume questenergia si
Un pione di 300 MeV/c di quantit di moto,
pu formare una particella di massa M . in cor-
avendo una massa pari a circa 140 MeV/c2 ha
rispondenza di questi casi che si osserva laumento
unenergia pari a
della sezione durto. Usando lequazione (S.180) si
pu quindi conoscere la massa della particella che
si formata conoscendo lenergia del pione in cor-
q
2 2 2
E = (300 MeV/c) c + (140 MeV/c2 ) c4 '
rispondenza della quale la sezione durto presenta
330 MeV il valore massimo.
(S.174)
e quindi il suo vale
Esercizio 9.3
E 330 MeV
= ' ' 2.4 . (S.175) Per produrre le risonanze con fasci di pioni si
mc2 140 MeV
c 2 c 2
deve conservare, oltre alla carica elettrica, anche
il numero barionico. Le sono barioni perci, se
Lo spazio a disposizione per accelerare i pioni di
nello stato finale c solamente una , il numero
poco superiore ai 7 m (2.4 3 m).
barionico dello stato iniziale deve essere B = +1,
che si pu ottenere con un neutrone oppure un
Esercizio 9.2 protone. Il segno del pione dipende quindi dalla
risonanza che si vuole produrre. Per la , ad
Per permettere la produzione di una particella si esempio, la carica complessiva dello stato inizia-
devono conservare energia e quantit di moto. Nel- le deve valere 1 in unit di carica del protone,
lo stato iniziale abbiamo che lenergia iniziale Ein perci la reazione

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


126 UNIT DIDATTICA 14. IL BOSONE DI HIGGS

Sostituendo lespressione di E in termini della



+n .
(S.181) massa del K otteniamo che
Analogamente, per produrre la 0 si devono usare
pioni negativi su protoni: m2K c4 = E2 + m2p c4 + 2E mp c2 p2 c2 (S.189)
+ p 0 . (S.182) e osservando che
Le altre due reazioni sono
E2 p2 c2 = m2 c4 (S.190)
+
+n +
(S.183) si arriva allespressione
e
m2K c4 = m2 c4 + m2p c4 + 2E mp c2 (S.191)
+ + p ++ . (S.184)
dalla quale si ricava lenergia che deve avere il
Esercizio 10.1 pione:

m2K m2 m2p 2
Per calcolare lenergia minima che dovrebbe ave- E = c (S.192)
re un fascio di pioni per produrre un mesone K 2mp
possiamo procedere analogamente a quanto fatto
nella soluzione dellEsercizio 7.1.
Consideriamo lurto di un pione di massa m e
con velocit v con un protone fermo nel sistema di
riferimento del laboratorio. Lenergia necessaria a
produrre una risonanza con la massa del mesone
K almeno

E = mK c2 (S.185)
dove mK la massa del K. Questa energia deve
essere disponibile nel centro di massa del sistema
pioneprotone, in cui il protone fermo e il pione si
muove. Ricordando che la massa di una particella
un invariate relativistico possiamo affermare che

E 2 = Ein
2
p2in c2 (S.186)
dove Ein lenergia complessiva dello stato iniziale
composto del pione e del protone, mentre pin `la
quantit di moto di questo stesso stato. Nello stato
iniziale lunica particella in moto il pione perci

pin = p (S.187)
mentre allenergia contribuiscono sia il pione che
il protone:

p
Ein = E + mp c2 = p2 c2 + m2 c4 + mp c2 .
(S.188)

(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale


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(20132014) Giovanni Organtini Fisica Sperimentale