Sei sulla pagina 1di 20

Number I of e

book adv1212 (2017)

Tag: e_book, ICT, ergonomia, AIRC, elettromagnetismo


Tecnologia: se la conosco non mi uccide!

Nellultimo secolo abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione che ha coinvolto lesistenza di gran parte della popolazione

mondiale: lavvento delle nuove tecnologie. Conoscere i rischi di alcuni atteggiamenti pu aiutarci a sopravvivere a questa innovazione.

Come Creare una Postazione di Lavoro Ergonomica FONTE: wikihow.it

Ecco i danni che le tecnologie informatiche provocano al cervello FONTE: vnews24.it

Ansia e depressione: gli effetti dei social sui giovani. ''Instagram il peggiore'' FONTE: repubblica.it

Uso dei cellulari e tumori cerebrali: esiste un legame? FONTE: airc.it

Allegati:

Le Dipendenze da Internet | Disturbi FONTE: centromoses.it


Come Creare una Postazione di Lavoro Ergonomica
ergonoma s. f. [comp. di ergo- e -nomia]. Disciplina scientifica che si occupa dei problemi relativi al lavoro umano e che, assommando,
1

elaborando e integrando le ricerche e le soluzioni offerte da varie discipline (medicina generale, medicina del lavoro, fisiologia, psicologia, sociologia,
fisica, tecnologia), tende a realizzare un adattamento ottimale del sistema uomo-macchina-ambiente di lavoro alle capacit e ai limiti psico-fisiologici
delluomo. Fonte: enciclopedia Treccani

Sedere in maniera non corretta per lunghi periodi pu creare seri problemi di salute. Per mantenere una postura pi salutare e
lavorare pi comodi, ecco dei consigli su come organizzare al meglio il vostro posto di lavoro.

Mantieni una Postura Corretta


1 Regola l'altezza della sedia in modo che i piedi siano poggiati completamente

sul pavimento. In questo modo, le ginocchia e il torso staranno alla stessa altezza.
2 Tieni i polsi in una posizione naturale. Evita di tenerli piegati in avanti o

all'indietro. Se possibile, usa una tastiera ergonomica o un modello normale che sia abbastanza largo. Per evitare che i polsi restino
sospesi mentre poggi le mani sulla tastiera, potresti usare un poggiapolsi: andrebbe usato soltanto se tenesse effettivamente sollevati i
polsi senza costringerli in una posizione innaturale.
3 Cambia postura frequentemente. Indipendentemente dal livello di

ergonomicit della tua postazione, restare nella stessa posizione per molto tempo dannoso. Se possiedi una sedia regolabile, alterna le
seguenti posizioni che ti garantiscono sempre una postura naturale e rilassata: Schienale diritto. In questo modo, il torso rester in una
posizione verticale come le gambe, mentre avrai le cosce in orizzontale. Schienale reclinato. Abbassa all'indietro lo schienale della sedia,
in modo che il torso sia inclinato a 105-120. Schienale inclinato. Regola il sedile in modo che il torso e le cosce formino un angolo
leggermente pi ampio di 90. Non esagerare con l'inclinazione, potresti scivolare dalla sedia.
4 Potresti stare in piedi se la scrivania fosse regolabile in altezza.

Attenzione: questa posizione consigliabile soltanto per chi non deve restare alla scrivania per lunghi periodi di tempo. Infatti, stare in
piedi per troppo tempo potrebbe nuocere a gambe e schiena.
Sistema la Scrivania

1 Posiziona il monitor tra i 50 e i 100 centimetri dal tuo viso. Questa distanza eviter

che gli occhi si affatichino. Se la profondit della scrivania lo permette, scegli possibilmente un monitor piatto e mettilo in un angolo per
guadagnare pi spazio sulla scrivania.
2 Regola il monitor in modo che il centro sia al livello degli occhi. Il monitor

dovrebbe essere direzionato sempre verso il viso e, preferibilmente, non creare un angolo maggiore di 35 rispetto ad esso. Se porti delle
lenti bifocali che ti costringono a inclinare la testa per leggere sul monitor, abbassalo leggermente oppure alza la sedia (e usa un
poggiapiedi) in modo che sia a circa 15-20 rispetto al livello degli occhi. In ogni caso, non necessario inclinare lo schermo verso il tuo
viso.
3 Posiziona la tastiera in modo da avere le braccia il posizione verticale.

Non portare troppo in avanti o troppo indietro gli avambracci.


4 La tastiera deve essere ad un'altezza ragionevole. Per raggiungere la

tastiera, gli avambracci non dovrebbero formare, rispetto alla scrivania, un angolo maggiore di 20 o di 45 se sei in piedi.
5 Il mouse deve stare vicino alla tastiera. Non allontanarlo troppo,

perch devi essere in grado di passare velocemente dal mouse alla tastiera senza sforzare troppo le braccia e i polsi. Se il tastierino
numerico posizionato a destra, potresti mettere il mouse a sinistra per centrare meglio la parte di tastiera che usi maggiormente. Inoltre,
potresti alternare l'uso del mouse tra la mano destra e la sinistra per non sforzarle con un uso prolungato.
6 Tieni a portata di mano tutto ci che usi frequentemente; telefono, penne

o dei libri. Ti far evitare di doverti allungare per raggiungere questi oggetti ogni volta che ti servono. Se devi leggere dei documenti e
usi un leggio, non metterlo di fianco al monitor, in quanto tenere il collo girato per troppo tempo potrebbe affaticarne i muscoli. Potresti
invece posizionare i documenti tra il monitor e la tastiera.
Consigli

Le luci non dovrebbero creare un riflesso nel monitor.


Cerca di muoverti e di alzarti il pi possibile, evitando di restare nella stessa posizione per troppo tempo.
Se non puoi permetterti un poggiapiedi, potresti utilizzare un vecchio libro. Per regolare l'altezza, strappa qualche pagina o
aggiungi qualche libro.
Converrebbe alzarsi e camminare almeno una volta ogni 30 minuti. Imposta una sveglia sul computer o sul cellulare per non
dimenticarlo.

Avvertenze

Non aspettare di avvertire qualche fastidio per creare una postazione ergonomica. Generalmente, pi difficile riprendersi da un
infortunio che evitarlo in partenza, perci converrebbe effettuare i cambiamenti consigliati in questo articolo al pi presto possibile.
Se senti il bisogno di stiracchiarti, significa che devi alzarti dalla sedia e sgranchire le gambe.
Ecco i danni che le tecnologie informatiche provocano al cervello

Ci stiamo giocando il cervello. Non siamo pi capaci di raggiungere un luogo senza il GPS; siamo terrorizzati dallidea di uscire
di casa senza cellulare. Bambini e ragazzi trascorrono davanti ai monitor pi del doppio del tempo che passano a scuola e le conseguenze,
purtroppo, si vedono nellincremento dei disturbi dellapprendimento, dello stress, di patologie depressive, della predisposizione alla
violenza. Quali e che tipo di pericoli stiamo correndo tutti quanti esponendoci massicciamente, e senza nessuna precauzione alle
tecnologie informatiche? Cerchiamo di dare una risposta a queste domande:
Nellambito della neurobiologia una delle scoperte fondamentali che il cervello si modifica in maniera permanente attraverso
luso. Grazie alle metodiche di neuroimaging possibile rilevare le dimensioni e lattivit di intere regioni dellencefalo e mostrare gli
effetti neuronali dei processi cognitivi. Lunica cosa che il cervello non pu fare, infatti, non imparare per cui il tempo trascorso con i
media digitali lasciano tracce profonde.

La struttura del nostro cervello il frutto di una evoluzione lunghissima che nulla ha a che fare con la digitalizzazione.

Siamo es sere analogici, viviamo di concretezza e tangibilit: lattenzione, lorientamento nello spazio, la

percezione, levoluzione del linguaggio, la socializzazione e tutte le nostre abilit cognitive provengono dal processo dadattamento della
nostra specie ad un ambiente naturale ostile e pericoloso che durato milioni di anni. Ora, lesposizione alle tecnologie digitali sta
alterando profondamente i parametri percettivi, le forme dapprendimento e le relative risposte neuronali del cervello. Gli schemi propri
dellencefalo fanno fatica ad adattarsi e a rispondere con un accrescimento e potenziamento delle capacit di apprendimento
perch la digitalizzazione non sollecita adeguatamente le nostre reti neuronali per la semplice ragione che non sono preparate a
farlo, determinando un lento e progressivo appannamento e indebolimento delle funzionalit analogiche del cervello non essendo
pi adeguatamente sollecitate. Il risultato il mancato accrescimento delle aree cerebrali deputate alle specifiche funzionalit. I tassisti
di Londra, ad esempio, conoscono a memoria migliaia di vie e sanno orientarsi in quel dedalo di strade con una straordinaria abilit. E
stato riscontrato, a questo proposito, che hanno tutti un ippocampo molto sviluppato trattandosi dellarea cerebrale deputata a questo tipo
di funzione. Se usiamo il navigatore e non lasciamo lavorare il cervello, avremo le relative aree cerebrali poco sviluppate e diventeremo
dipendenti della tecnologia che ne sostituisce la funzione. Questo principio valido per ogni nostra facolt. Prendiamo ad esempio
leccezionale sviluppo dei social network, quali conseguenze stanno determinando dal punto di vista cognitivo, soprattutto tra le giovani
generazioni? Il cervello organizzato per moduli e larea legata allapprendimento delle competenze sociali si sviluppa attraverso le
iterazioni faccia a faccia. Le capacit di comprendere le differenze caratteriali e valutare il linguaggio para verbale nascono infatti,
soltanto attraverso la frequentazione diretta. Chi non lo fa, semplicemente non svilupper queste fondamentali capacit e avr problemi ad
individuare i tratti caratteriali e le reazioni specifiche dei propri simili. Rischier di trovarsi impreparato e incapace di comportarsi
adeguatamente quando si trover coinvolto in comportamenti collettivi mancando del senso del limite e delle capacit dinstaurare
rapporti profondi ed empatici. Socializzare sui social network indebolisce questa fondamentale funzione umana.
La tendenza dominante nelle istituzioni scolastiche, lintroduzione sempre pi massiccia di tecnologie digitali. I personal
computer e le lavagne digitali sono visti come strumenti fondamentali per tenere al passo le nuove generazioni favorendone linclusione
sociale e le possibilit lavorative future. Un numero sempre maggiore di studi stanno dimostrando che gli studenti i quali ricevono
uninsegnamento tradizionale (lavagna con gessetti, carta e penna e studio cartaceo) rispetto a chi scrive e legge su lavagne elettroniche
(dove in realt si spostano segni e li si affianca ad altri) e PC, sviluppano minori capacit mnemoniche, matematiche, linguistiche e
cinetiche/coordinative. Siamo sempre alle solite, se non si sottopone il cervello ad una allenamento adeguato non si sviluppano le aree che
sono deputate alle specifiche funzioni. Contare con le dita, ad esempio, favorisce le capacit matematiche future, chi non lo fa indebolisce
gli schemi neuronali che preparano competenze pi complesse relative alle capacit matematiche.
Ci troviamo ad un bivio fondamentale, luso massiccio delle tecnologie digitali ed informatiche ha reso il mondo pi piccolo e
favorito la circolazione delle informazioni, ma sta indebolendo funzioni fondamentali del nostro straordinario cervello. Chi ne subisce i
danni maggiori, sono le giovani generazioni che sono esposte in maniera intensa e senza il minimo filtro, incapaci di comprendere a quali
danni vanno incontro essendogli impedito lo sviluppo di fondamentali funzioni cognitive e cerebrali. La responsabilit ricade sugli adulti
che devono rendersi consapevoli che ogni situazione a cui siamo esposti, determina conseguenze importanti, soprattutto su coloro che non
hanno ancora sviluppato adeguati schemi neuronali e che li rendendono facilmente manipolabili e influenzabili dalle nuove tecnologie.

Ansia e depressione: gli effetti dei social sui giovani. ''Instagram il peggiore''
I SOCIAL NETWORK fanno male? Ci risiamo. Stavolta niente meno che la Royal Society for Public Health britannica, insieme
allo Young Health Movement, a sondare il terreno e piazzare sul banco degli imputati Instagram. Secondo un'indagine svolta su 1.479
giovani fra i 14 e i 24 anni (ma solo nel Regno Unito) la piattaforma di condivisione foto e video, arricchitasi negli ultimi mesi di
numerose funzioni come le Storie, sarebbe la peggiore per quello che riguarda la salute mentale. E d'altronde, a dirla tutta, non neanche
una novit visto che da anni finisce ciclicamente sotto accusa per la sua natura, in grado di costruire con gli hashtag pi diversi e criptici
nicchie di contenuti problematici e disturbanti, da quelli proanoressia fino ai pi complessi fenomeni giovanili di autolesionismo.

Stavolta per la faccenda sembra diversa. Fra le cinque piattaforme sottoposte alla valutazione del campione (le altre erano Facebook,
Twitter, Snapchat e YouTube) quella fondata da Kevin Systrom stata indicata come la peggiore in termini di effetti sulla salute e sul
benessere psicologico. Il giudizio in realt pi sfumato e per certi versi appare perfino contraddittorio: mentre Instagram ha raccolto
punteggi elevati in termini di promozione della propria identit, quindi un'app positiva per l'espressivit, anche percepita negativamente
per quanto riguarda ansia, depressione e per la celebre Fomo, la "fear of missing out", la sindrome da esclusione che getta le persone nel
panico quando sono disconnesse e non possono seguire costantemente gli aggiornamenti in bacheca.
Dall'altra parte della breve classifica si piazza invece YouTube che, mentre non creerebbe problemi sotto l'aspetto emotivo, di
consapevolezza di se e della costruzione di una comunit, non sarebbe invece il massimo per il sonno. Ma la notizia ovviamente quella
di Instagram: un altro studio, stavolta firmato dall'American Academy of Pediatrics e pubblicato all'inizio dell'anno, aveva gi sottolineato
come la pressione di rappresentazioni poco realistiche del corpo e il clima di continua festa ed esaltazione promosso da profili molto
popolari, seguiti da milioni di utenti, potrebbe stimolare depressione e soprattutto peggiorare condizioni di disagio preesistenti.

" interessante notare che Instagram e Snapchat, i peggiori in classifica per il benessere e la salute, siano entrambe piattaforme che
ruotano intorno all'immagine e sembra che possano condurre a sentimenti di inadeguatezza e ansia fra i pi giovani" ha spiegato Shirley
Cramer, amministratrice delegata della Royal Society.

Per l'ente britannico Twitter, Facebook e Snapchat si piazzano rispettivamente al secondo, terzo e quarto posto dietro YouTube, ma
esclusa quest'ultima tutte e tre sfoggiano effetti simili a Instagram. Insomma, c' poco da rallegrarsi. Secondo l'istituzione guidata da
Cramer ormai necessario educare all'uso dei social network nel corso delle lezioni scolastiche e, di pi, i social dovrebbero impegnarsi a
segnalare le immagini manipolate (quelle, per esempio, che offrono modelli di bellezza palesemente sofisticati con software e
applicazioni) per mettere sull'allerta gli utenti pi influenzabili. Anche perch spesso a questo tema se ne salda un altro, quello delle
celebrit che fanno pubblicit ai prodotti senza dichiararlo esplicitamente con l'hashtag #ad (la Federal Trade Commission statunitense e
la Competition and Markets Authority britannica hanno pi volte richiamato per questo decine di vip e influencer).

"Mantenere Instagram un posto sicuro, dove le persone si sentono a proprio agio nell'esprimere se stesse, la nostra massima priorit,
specialmente quando si parla di giovani - ha spiegato Michelle Napchan, capa delle policy dell'app per Europa, Nord Africa e Medio
Oriente - ogni giorno persone da ogni parte del mondo usano Instagram per condividere le loro problematiche mentali e ottengono
supporto dalla comunit. Vogliamo che chi ha questi problemi possa avere accesso al supporto sulla piattaforma quando ne ha bisogno.
Per questo lavoriamo con gli esperti per mettere a punto gli strumenti e le informazioni pi adatte".

Di indagini sugli effetti dei social network, in particolare sui pi giovani, ne fioccano in continuazione. L'ultima, realizzata dall'universit
del Galles del Sud su 340 utenti, ha perfino spiegato che raccogliere molti 'Mi piace' su Facebook non fornisce alcun effetto in termini di
autostima e benessere, specialmente in chi ha gi certi problemi.PUBBLICIT Insomma, come se fosse un circolo vizioso: quando
otteniamo i 'Like' che fortemente desideriamo non ci sentiamo affatto meglio n facciamo passi avanti. Anzi, sembrerebbe verificato il
contrario: pi dipendiamo dai clic altrui pi abbiamo scarsa fiducia in noi stessi. repubblica.it Archive Like & Archive
L'uso dei cellulari pu causare un tumore al cervello?
No, le prove disponibili non sono sufficienti per affermare che vi sia un nesso, in particolare per quel che riguarda i cellulari di
nuova generazione a basse emissioni di onde a radiofrequenza. Un lieve aumento di rischio stato segnalato da alcuni studi solo per il
neurinoma, un tumore benigno del nervo acustico.

In breve

Le onde a radiofrequenza non sono in grado di indurre mutazioni ma possono provocare il riscaldamento dei tessuti a diretto
contatto con le apparecchiature che le emettono, come i cellulari.
Studi di laboratorio in colture cellulari e negli animali hanno mostrato risultati discordanti e, quando mostrano un nesso tra
esposizione e tumori, si tratta di intensit e frequenze difficilmente comparabili con un utilizzo normale del cellulare.
Gli studi epidemiologici retrospettivi e prospettici non mostrano alcun legame tra uso del cellulare e i tumori cerebrali con
l'eccezione del 10 per cento dei soggetti che usano il telefono in modo molto intensivo. Anche gli studi epidemiologici, per, mostrano un
possibile incremento di rischio per il neurinoma del nervo acustico.
Alla luce delle conoscenze attuali, i cellulari sono ritenuti da tutti gli esperti e dalle agenzie internazionali come sicuri, con la
raccomandazione per di utilizzare gli auricolari e di tenere l'apparecchio lontano dal corpo quando inattivo.
Per approfondire

I telefoni cellulari sono entrati in commercio alla fine degli anni '80 del secolo scorso, ma si sono diffusi in modo esponenziale
negli ultimi 20 anni, al punto che sempre pi raro trovare persone che non ne fanno uso. Non solo aumentato il numero di individui
che utilizzano i cellulari (sia adulti, sia bambini) ma anche il tempo che ciascuno passa a contatto con l'apparecchio.
Perch sono nate le preoccupazioni per l'uso dei cellulari?

Vi sono tre motivi principali per cui nata la preoccupazione che i telefoni cellulari possano avere effetti nocivi per la salute:
sono apparecchi che funzionano utilizzando onde radio (energia a radiofrequenza), un tipo di radiazione non ionizzante
(ovvero diversa da quella emessa dalle radiazione ionizzanti come i raggi X e gamma di cui noto l'effetto mutageno sul DNA). I tessuti
a contatto con il cellulare possono a loro volta assorbire questa energia;
vi sono sempre pi persone che usano i cellulari, inclusi i bambini molto piccoli;
il numero di chiamate al cellulare effettuato al giorno e la durata delle chiamate sono aumentati, anche se, parallelamente,
migliorata la tecnologia e i nuovi cellulari emettono energie molto pi deboli di quelle dei primi modelli (un aspetto che, come
vedremo, importante per valutare l'eventuale pericolosit di questa tecnologia).
Come funzionano i cellulari?

I telefoni cellulari funzionano ricevendo e inviando segnali ai ripetitori di segnale pi vicini. Per questo utilizzano onde a
radiofrequenza (RF), una forma di energia elettromagnetica che si situa tra le onde radio a media frequenza e le microonde. Si tratta di
una forma di radiazione non ionizzante, quindi incapace di indurre mutazioni cancerogene in maniera diretta (come invece il caso con
i raggi X che si usano per esempio per gli esami diagnostici).
Le onde a radiofrequenza, per, se intense, possono scaldare i tessuti (come accade con le microonde, utilizzate per cucinare). Le
onde RF sono generate dall'antenna del cellulare, dove sono pi intense, mentre la loro energia decresce man mano che ci si allontana da
questo elemento dell'apparecchio. Pi l'antenna vicina alla testa della persona, maggiore l'esposizione alle onde RF e l'assorbimento di
energia da parte dei tessuti: un fenomeno facilmente verificabile utilizzando il cellulare per qualche minuto vicino all'orecchio ma senza
appoggiarlo e valutando come i tessuti si scaldano anche in assenza di un contatto diretto.
Alcuni scienziati hanno ipotizzato che le onde a radiofrequenza possano interferire con il metabolismo del glucosio. Sono stati
condotti due piccoli studi sul metabolismo cerebrale del glucosio negli utilizzatori di cellulare che mostrano risultati contradditori: uno di
essi mostra un aumentato consumo nella parte di cervello pi vicina all'antenna, l'altro mostra una riduzione. Gli stessi autori degli studi
hanno segnalato la necessit di ulteriori approfondimenti.
Alcuni fattori possono diminuire la quantit di onde RF assorbite dal corpo, per esempio l'uso di auricolari e la vicinanza a
un ripetitore nel momento in cui si usa l'apparecchio. La massima emissione di onde RF avviene infatti quando il cellulare cerca la linea
(per esempio durante una chiamata effettuata dal treno o dall'auto, in cui il cellulare deve agganciare diversi ripetitori man mano che il
mezzo di trasporto si sposta).
La quantit di onde RF assorbite da un'unit di tessuto biologico per unit di tempo nota col nome di "tasso specifico di
assorbimento" o SAR (acronimo di specific absorption rate). I diversi modelli di cellulare hanno anche diversi SAR: il limite massimo
autorizzato in Europa di 2 Watt per Kg misurati su 10 grammi di tessuto. Il valore di SAR in genere indicato sull'apparecchio o sul sito
del produttore.
Per saperne di pi sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici generati dai ripetitori e da altri strumenti che funzionano in
modalit wireless si rimanda all'articolo sui campi elettromagnetici.
I cellulari causano i tumori?

Dato che i cellulari vengono tenuti vicino alla testa, i ricercatori hanno concentrato i loro studi sulla possibile relazione tra il loro
utilizzo e la comparsa di tumori cerebrali maligni come i gliomi, tumori cerebrali non maligni come i meningiomi, tumori benigni del
nervo che collega l'orecchio al cervello (neurinomi del nervo acustico o schwannomi vestibolari). Altri piccoli studi (non dirimenti)
hanno valutato il rapporto con il cancro della pelle, dei testicoli e delle ovaie (per via dell'abitudine di tenere il cellulare nelle tasche dei
pantaloni).
Per valutare una eventuale relazione sono stati effettuati sia studi in laboratorio, esponendo colture cellulari o animali a onde RF
per osservarne gli effetti, sia studi epidemiologici che hanno quantificato l'utilizzo del cellulare nelle persone che si sono ammalate di uno
dei tumori in esame. Ambedue i tipi di studi hanno pregi e difetti: quelli di laboratorio permettono di controllare meglio le variabili
sperimentali ma non sempre i risultati possono essere traslati tal quali all'organismo umano nel suo complesso; gli studi epidemiologici
sono complessi, richiedono molto tempo e il reclutamento di tantissime persone, devono fare i conti con numerose variabili confondenti
(stili di vita, luoghi di abitazione) e, soprattutto, sono nella maggior parte dei casi retrospettivi ed effettuati tramite questionari. In pratica
stimano l'utilizzo del cellulare da parte di moltissime persone negli anni precedenti l'indagine, con tutti i limiti di affidabilit dei ricordi.
In un ampio studio condotto dal National Toxicology Program, negli Stati Uniti, un gran numero di roditori stato esposto a onde
a RF per 9 ore al giorno, fin da prima della nascita e per oltre due anni. L'NTP ha verificato gli effetti in relazione allo sviluppo di gliomi
e schwannomi del cuore, dimostrando un lieve incremento degli schwannomi (tumori benigni) nei ratti maschi, ma non nelle femmine. Il
metodo usato nello studio rende difficile capire se e come i risultati possano essere estesi agli esseri umani, perch sia le dosi di radiazioni
sia il tempo di esposizione sono estremi e radicalmente diversi dal normale uso delle persone. La ricerca dimostrerebbe, per, che le onde
a RF possono, in condizioni di esposizione intensa ed elevata, interferire in qualche modo con i tessuti.
Cosa dicono gli studi negli esseri umani?

Nel corso degli anni sono state condotte diverse decine di studi sulla relazione tra cellulari e tumori, in particolare tumori
cerebrali. Vediamo quali sono le conclusioni generali:
nella maggior parte degli studi i pazienti che si ammalano di tumori al cervello non dichiarano un utilizzo del cellulare pi
intenso di coloro che non si ammalano, in particolare se si considerano tutti i tumori cerebrali come un unico gruppo e non si
distinguono i singoli tipi di cancro al cervello;
la maggior parte degli studi non mostra una relazione dose-effetto, cio non mostra un aumento del rischio legato all'aumento
dell'utilizzo del cellulare, il che sarebbe atteso se questi fossero davvero cancerogeni;
la maggior parte degli studi non mostra un aumento dei tumori dal lato in cui si usano i cellulari;
alcuni studi, in particolare quelli pubblicati da un gruppo di ricerca svedese, mostrano invece un aumento dei tumori dal lato di
utilizzo del cellulare soprattutto dopo 10 anni di esposizione. Non chiaro quanto gli studi svedesi debbano essere considerati, dal
momento che l'effetto non compare nelle altre ricerche;
quasi tutti gli studi hanno un problema di controllo, dato che sempre pi difficile trovare persone che non posseggono o non
usano il telefono cellulare Il confronto quindi principalmente sulle differenze d'intensit d'uso.
Vi sono tre grandi studi che meritano di essere menzionati.
Lo studio INTERPHONE ha coinvolto 13 Paesi e oltre 5.000 persone che hanno sviluppato gliomi o meningiomi. Un nesso con l'uso
del cellulare stato rilevato soltanto nel 10 per cento dei pazienti che facevano un uso davvero intensivo del telefono mobile (molte ore al
giorno). Un secondo ramo dello studio INTERPHONE si concentrato sul neurinoma del nervo acustico, dimostrando un possibile
aumento del rischio nel 10 per cento di utilizzatori intensivi del cellulare. Gli stessi autori di INTERPHONE ammettono la difficolt di
interpretare dati raccolti a molti anni di distanza dall'effettivo uso del cellulare.
Il Danish Cohort Study ha valutato l'incidenza dei tumori in 400.000 possessori di telefonino dal 1982 al 1995 e altrettante
persone che non lo possedevano. Lo studio importante perch fornisce un'indicazione riguardo ai modelli pi vecchi, oggi considerati i
pi a rischio, mentre i modelli pi moderni espongono a dosi molto basse di onde a RF. Lo studio danese non ha trovato correlazione tra
l'uso del cellulare e la comparsa di tumori cerebrali. Il maggior problema di questo studio sta nel fatto che valuta l'uso del cellulare sulla
base del puro possesso e non dell'utilizzo effettivo.
Infine il Million Women Study uno studio prospettico, cio uno studio in cui stato analizzato ci che accadeva da un dato
momento in poi e non quello che era accaduto nel passato. Ha coinvolto circa 800.000 donne britanniche e ha valutato il rischio di
sviluppare un tumore cerebrale in un periodo di sette anni di utilizzo del cellulare. Anche questo studio non ha trovato relazioni di causa
ed effetto tra tumori e cellulari, tranne che per un possibile legame con il neurinoma del nervo acustico.
Tutti gli studi negli esseri umani, quindi, sono rassicuranti con qualche eccezione, come l'aumentato rischio di neurinomi
dell'acustico, e con qualche limite metodologico di cui gli stessi autori sono consapevoli.
Su che base alcuni tribunali italiani hanno riconosciuto un nesso di causa ed effetto tra l'esposizione ai cellulari
e la comparsa di tumori cerebrali?

Nel mese di aprile del 2015 due tribunali italiani hanno riconosciuto un indennizzo a due pazienti che si sono ammalati di
neurinoma dell'acustico dopo aver usato per molti anni, in modo intensivo, cellulari di vecchia generazione. In uno dei casi la perizia a
favore del paziente stata compilata da Paolo Crosignani, per molti anni direttore dell'Unit operativa complessa Registro tumori ed
epidemiologia ambientale dell'Istituto nazionale tumori di Milano. Come ha pi volte ribadito pubblicamente l'esperto, le perizie
riguardano un caso singolo e non sono in alcun modo indicative di un rischio generalizzato. Nel caso specifico si trattava di una persona
che ha utilizzato i cellulari di prima generazione (che emettevano molte pi onde a RF) per ragioni professionali e per molti anni di
seguito. Non solo: ha utilizzato il cellulare nell'abitacolo della propria automobile (dove le onde si disperdono poco) e in un periodo
storico in cui i ripetitori erano ancora rari (come abbiamo detto, pi numerosi sono i ripetitori, minore la quantit di energia emessa dal
cellulare e pi sicura risulta la tecnologia).
Il perito ha ritenuto, alla luce della letteratura che dimostra un possibile nesso tra neurinoma dell'acustico e uso intensivo di vecchi
cellulari, di poter ravvisare un nesso di causa ed effetto, e di conseguenza il giudice ha stabilito un indennizzo per malattia professionale.
bene ricordare che il neurinoma dell'acustico un tumore benigno, ma pu comunque indurre sordit dal lato in cui insorge. Queste
sentenze, quindi, non dicono in alcun modo che i cellulari sono cancerogeni in tutti i casi, ma solo che in un dato preciso individuo e in
particolari circostanze ragionevole ipotizzare che il neurinoma dell'acustico possa essere stato provocato dall'uso di cellulari di vecchia
generazione.
Come deve comportarsi una persona che vuole minimizzare i rischi?

I cellulari di moderna concezione sono molto pi sicuri di quelli vecchi e l'aumento dei ripetitori sul territorio rende la
tecnologia meno rischiosa.
Nonostante ci bene prendere qualche precauzione, come evitare di utilizzare il cellulare per molte ore di seguito a diretto
contatto con l'orecchio, preferendo l'uso di auricolari. Inoltre bene non tenere l'apparecchio sul corpo (per esempio nella tasca dei
pantaloni) ma riporlo nella borsa o nella giacca.
Cosa dicono le autorit?

L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'OMS (IARC) ha classificato le onde a RF tra i "possibili carcinogeni
umani" sulla base delle prove ancora limitate di una relazione con i tumori cerebrali (e della mancanza di prove di un legame con altri tipi
di tumori). Altre agenzie statunitensi come l'Environmental Protection Agency (EPA) o il National Toxicology Program (NTP) hanno
scelto di non classificare i cellulari tra i carcinogeni potenziali.
Allo stesso modo si comportano finora la Food and Drug Administration (FDA) e i Centers for Disease Control di Atlanta (CDC).
Il National Cancer Institute statunitense (NCI) e Cancer Research UK (CRUK) ritengono che ulteriori ricerche siano necessarie per
valutare complessivamente gli effetti dei cambiamenti tecnologici e nel frattempo considerano i cellulari sicuri se utilizzati con gli
auricolari.

Top Ultimo aggiornamento marted 16 maggio 2017.


Agenzia Zoe
Le Dipendenze da Internet | Disturbi

CHE COSA SONO?


Internet fa ormai parte della vita quotidiana di milioni di persone. La possibilit di connettersi e navigare, attraverso diversi
dispositivi elettronici, ha modificato profondamente le relazioni umane: da un lato ha migliorato la rapidit della comunicazione, del
lavoro, dallaltro pu impoverire la complessit relazionale propria della vita non virtuale. Luso improprio della rete ha creato,
nellultimo decennio, un numero sempre pi crescente di dipendenze virtuali.
La vita trascorsa in internet pu arrivare ad assorbire una quantit di tempo tale da condizionare la vita reale: si innescano cos
meccanismi patologici che condizionano pesantemente le relazioni sociali, la situazione finanziaria e la salute mentale delle persone
coinvolte.
Vi sono tre fattori che stanno alla base delle Dipendenza da Internet:
Accessibilit: ovvero la facilit con cui oggi possibile connettersi ad internet tramite pc, tablet, smartphone per ottenere una
gratificazione rapida dei bisogni.
Controllo: lelevato livello di controllo e di autodeterminazione che il soggetto pu avere sulle attivit online induce un potente
senso di onnipotenza, che per virtuale e non reale.
Eccitazione: lenorme quantit di stimoli e di contenuti che si possono trovare in internet portano le persone a sperimentare elevati
livelli di eccitabilit. (Young ACE pattern)
Le Dipendenze da Internet sono pi frequenti in persone che presentano una fragilit emotiva di base. Si attivano in soggetti che
vivono gi difficolt psicologiche come depressione, disturbi ossessivi-compulsivi, disturbi dansia. In queste persone luso di Internet
viene vissuto come un tentativo di compensare le problematiche relazionali reali, o di evadere dalle difficolt e dalla sofferenza emotiva.

Internet Addiction Disorder (I.A.D.) o Dipendenza da Internet


E un vero e proprio disturbo patologico, causato dallabuso nellutilizzo di Internet.
I principali sintomi che caratterizzano lI.A.D. sono generici e possono essere riscontrati in tutte le Dipendenze da Internet:
bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore navigando in rete per sentirsi soddisfatti;
accedere alla rete per periodi pi lunghi di quelli pianificati;
incapacit di percepire e valutare i rischi derivata da un uso incontrollato di Internet
impossibilit di interrompere volontariamente o controllare luso di Internet, anche sul lavoro;
agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line dopo la sospensione o la diminuzione
delluso della rete, sintomi tipici da astinenza;
mentire a familiari o terapeuti riguardo luso di internet
continuare a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete.
a livello fisico (emicrania, stress oculare, iper sudorazione, tachicardia, tensioni, crampi e/o dolori muscolari, a causa delle
numerose ore passate davanti al computer, forte stanchezza),
associazione ad altre tipologie di dipendenza connotate dall'utilizzo disfunzionale del web.

Vi sono tre tappe principali nello sviluppo dellI.A.D.:


tolleranza: attenzione continua e ossessiva verso gli strumenti tecnologici e la navigazione, controllo continuo della posta
elettronica, permanenza prolungata nei social network o nelle chat.
astinenza: nascono sensazioni di malessere, disagio, agitazione quando si scollegati. Si rinuncia al sonno e si utilizza la rete per
scopi personali anche durante lattivit lavorativa. Perdita del senso di confine tra il S reale e il S virtuale, sintomo che si accentua nei
bambini e negli adolescenti.
"craving" o tossicomania: bisogno compulsivo e irrefrenabile di connettersi. Quando non viene soddisfatto causa intensa
sofferenza psichica e fisica, con fissazione del pensiero, malessere, rabbia, tensione, irritabilit, insonnia, ansia e nei casi pi gravi
sensazioni di derealizzazione. Si arriva a percepire il mondo reale come un ostacolo all'esercizio della propria illusoria onnipotenza
virtuale.
Questi sintomi sono simili a quelli collegati allabuso di sostanze e ad altre patologia come il gioco d'azzardo patologico, lattivit
sessuale irrefrenabile (disturbi sessuali), lo shopping compulsivo e gli hoarding.

Esistono, inoltre, delle dipendenze specifiche legate alluso di internet, che si sviluppano essenzialmente in due fasi:
Fase di osservazione ed esplorazione.
Legate a questa fase si possono instaurare fenomeni di tipo strettamente compulsivo: Net gaming come il Gioco dazzardo online,
le MMORPG Addiction relative ai giochi di ruolo che utilizzano la Rete per dare la possibilit di giocare in simultanea con giocatori di
tutto il mondo, il Trading finanziario online, lo Shopping complusivo online. Le CyberPorn Addiction, lInformation overload Addiction o
sovraccarico cognitivo, che inibisce le capacit di attenzione e la capacit critica di valutazione delle informazioni.
Fase relazionale/comunicativa.
In questa fase si possono attivare le dipendenze di tipo cyber-relazionale: Social Network Addiction, Chat Addiction, le CyberSex
Addiction.

ADOLESCENTI E SOCIAL NETWORK: LE NUOVE FORME DI DIPENDENZA


Al giorno doggi, accanto alle note forme di dipendenza giovanili che implicano lutilizzo di sostanze chimiche (droghe, fumo,
alcool ), si sta facendo strada anche un altro tipo di dipendenza che riguarda luso prolungato e costante delle nuove tecnologie
(internet, social network, cellulari): Internet Addiction Disorder.
Siamo abituati a vedere sia bambini che adolescenti, trascorrere gran parte del loro tempo davanti al computer, mentre chattano, o
mentre parlano al cellulare. La nostra societ considera accettabili e assolutamente nella norma questi comportamenti, facenti parte della
fascia det giovanile. In realt, spesso dietro luso prolungato delle tecnologie, si nasconde un fenomeno di dipendenza molto potente che
porta il bambino/ragazzo allisolamento sociale.
Una ricerca condotta da Telefono Azzurro e dallEurispes, (IV Rapporto Nazionale sulla Condizione dellInfanzia e
dellAdolescenza), mette in evidenza che ben il 70% degli adolescenti un navigatore abituale e che spesso si imbatte in siti proibiti e
pericolosi, non adeguati allet.
La dipendenza da internet un fenomeno piuttosto vasto che copre unampia variet di comportamenti e problemi di controllo
degli impulsi. Solitamente chi presenta i sintomi di una Internet addiction presenta anche altre forme di dipendenza. Gli studi e le
ricerche internazionali sullargomento, hanno messo in luce che lutilizzo ripetuto della rete pu favorire dipendenza psicologica e creare
gravi danni psichici al ragazzo. La tecnologia permette di modellare e modificare la propria immagine sociale, dietro il bisogno di stare
continuamente collegati si pu nascondere la paura di vivere la vita vera, e di cancellarne le insoddisfazioni.
Il disturbo causa inoltre importanti problemi che hanno ripercussioni nelle diverse aree di vita personale:
- ambito relazionale e familiare. Aumenta in maniera repentina il tempo di connessione alla rete e proporzionalmente, diminuisce
il tempo disponibile da dedicare alle persone significative. Con questo comportamento il ragazzo tende ad isolarsi sempre pi dalla
propria vita e dalle relazioni amicali;
- ambito scolastico. Leccessivo coinvolgimento nella rete distoglie lattenzione dalla scuola. I ragazzi spesso si collegano ad
internet nelle ore notturne, creando sconvolgimenti al normale ciclo sonno-veglia. La stanchezza fisica e mentale conseguente, invalida il
rendimento scolastico;
- ambito della salute. Possono manifestarsi numerosi problemi fisici che possono insorgere stando a lungo seduti davanti al
computer (disturbi del sonno, irregolarit dei pasti, scarsa igiene del corpo, dolori alla schiena, stanchezza, mal di testa, ecc.).

COSA SI PUO' FARE?


Per le persone a rischio di sviluppare una simile patologia, consigliabile una terapia psicologica cognitivo-comportamentale
specifica, volta alla gestione degli impulsi e dei comportamenti problematici.