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La finanza straordinaria e il debito pubblico

Finanza ordinaria e finanza straordinaria

La teoria finanziaria classica e quella neoclassica hanno sempre mantenuto la stretta distinzione tra
finanza ordinaria e finanza straordinaria.
Per queste correnti di pensiero economico la teoria finanziaria si basava sul principio del bilancio in
pareggio. Lattivit finanziaria doveva essere neutrale rispetto al sistema economico. Lo Stato,
secondo la concezione liberale, effettuava le spese pubbliche per il perseguimento dei fini
istituzionali: difesa, ordine pubblico, amministrazione della giustizia, realizzazione di quelle opere
pubbliche che i privati non avevano interesse a realizzare o non erano in grado di realizzare a causa
degli elevati costi.
Le entrate (imposte, tasse, contributi), di conseguenza, dovevano essere tali da consentire la
copertura delle spese istituzionali sottraendo, al sistema economico privato, la quantit minore
possibile di risorse finanziarie, ogni prelievo aggiuntivo era considerato uno spreco di denaro
operato dallo Stato ai danni dei privati.
In questottica si ricorreva alla finanza straordinaria solo in caso di eventi eccezionali e straordinari:
guerre, carestie, calamit naturali, ecc.
Vigeva il principio che si deve far fronte alle spese ordinarie con entrate ordinarie ed alle spese
straordinarie con entrate straordinarie.
Con lavvento della teoria keynesiana e delle politiche che ad essa, a torto o a ragione, si sono
ispirate la netta distinzione tra finanza ordinaria e finanza straordinaria ha perso efficacia.
La finanza funzionale ha considerato per molto tempo normale il ricorso al deficit e quindi al debito
pubblico per il conseguimento di obiettivi di politica economica quali: piena occupazione dei fattori
produttivi, riduzione degli squilibri settoriali e/o territoriali, sviluppo economico.
Lerronea applicazione delle politiche keynesiane di deficit spending in contesti economici
differenti rispetto a quelli in cui Keynes elaborava la sua teoria ha determinato, a partire dagli anni
settanta, una crescita esponenziale del deficit e del debito pubblico. A fronte di un progressivo
aumento delle spese pubbliche ordinarie i governi che si sono succeduti hanno contrapposto un
sistematico ricorso alla finanza straordinaria: prima emissione di moneta, dopo emissione di titoli
del debito pubblico.

La principali fonti di entrate straordinarie

1. Emissione di moneta
2. Vendita di beni del patrimonio della Stato
3. Imposta straordinaria
4. Emissione di titoli del debito pubblico

Emissione di moneta

Lo Stato finanzia il debito attraverso lemissione di moneta legale da parte della Banca dItalia.
Questo strumento di finanza straordinaria stato abbandonato con lingresso del nostro paese
nellarea Euro. Il controllo della moneta passato alla Banca Centrale Europea ed al SEBC (sistema
europeo delle banche centrali). Nel 1981 fu sospeso, inoltre, lobbligo della Banca dItalia di
acquistare i titoli di Stato non collocati nei mercati primari.
Lemissione di moneta legale, anche quando questo intervento era praticabile, rappresentava un
canale di finanza straordinaria molto delicato in quanto causa di inflazione per eccesso di liquidit.

Vendita di beni del patrimonio della Stato

Si tratta di uno strumento che negli ultimi tempi stato ripristinato con una certa intensit.
Lalienazione di beni patrimoniali avviene soprattutto ricorrendo alla privatizzazione delle imprese
pubbliche. A partire dai primi anni novanta (legge Amato) sono iniziate in Italia le privatizzazioni di
molti enti pubblici, dopo la loro trasformazione in s.p.a. si provveduto alla vendita a privati delle
azioni.

Limposta straordinaria

Il ricorso allimposta straordinaria , per sua natura, uno strumento di carattere temporaneo, pu
avvenire in due modi:
a) attraverso una nuova imposta
b) mediante linasprimento temporaneo di imposte gi esistenti

naturalmente il secondo metodo il pi economico in quanto evita allo Stato spese aggiuntive di
accertamento, di riscossione e di controllo, viene accettato con minore resistenza dai contribuenti e
consente una previsione pi attendibile del nuovo gettito.

Emissione di titoli del debito pubblico

Lo Stato pu finanziare il proprio disavanzo ricorrendo allemissione di titoli del debito pubblico.
Questo canale di finanziamento delle spese pubbliche ha assunto ormai il carattere della ordinariet.
Pur essendo il prestito classificabile nelle tre tipologie:
patriottico
forzoso
volontario
attualmente i primi due tipi di prestito sono caduti in disuso e si ricorre ormai esclusivamente al
prestito volontario.
I sistemi di emissione possono essere:
a emissione diretta quando lo Stato colloca direttamente i titoli del debito pubblico presso i
sottoscrittori
a emissione indiretta quando lo Stato si avvale del sistema bancario per il collocamento dei titoli
che in prima battuta vengono acquistati dagli istituti di credito.
A emissione mista quando una parte del debito viene collocata presso i risparmiatori mentre la
parte rimanente viene sottoscritta dalle banche.

I titoli possono essere nominativi o al portatore: nel primo caso solo il proprietario titolare del
titolo e ne pu esercitare i diritto ad esso connessi, nel secondo caso qualsiasi possessore
legittimato ad esercitarne i diritti,.
La prevalenza dei titoli del debito pubblico italiani al portatore.

I titoli possono essere emessi:


alla pari - il sottoscrittore per lacquisto del titolo paga un prezzo pari al valore nominale del titolo
stesso;
sotto la pari - il sottoscrittore per lacquisto del titolo paga un prezzo inferiore rispetto al valore
nominale del titolo (forma pi diffusa).

Il debito pubblico si divide in fluttuante e consolidato

Il debito fluttuante
Viene emesso per far fronte alle momentanee deficienze di cassa del Tesoro, la durata del debito
inferiore allanno. Viene finanziato con lemissione di BOT a tre, sei, 12 mesi.
I BOT per questa ragione vengono negoziati sul mercato monetario e non sul mercato finanziario
(borse).

BOT: titolo a breve termine, taglio minimo 1.000, privo di cedola.


Linteresse viene corrisposto in via anticipata al momento dellacquisto ed pari alla differenza tra
il valore nominale del titolo ed il prezzo di acquisto.
Sul rendimento si applica unimposta del 12.50 %.
Il prezzo si determina mediante aste competitive a cui partecipano le banche ed altri investitori
istituzionali autorizzati dalla Banca dItalia.
Le banche rivendono poi il titolo ai sottoscrittori che pagano un prezzo ottenuto dalla media
ponderata dei prezzi dellasta.

Debito consolidato

quello iscritto nel bilancio dello Stato, i titoli che lo finanziano sono di media e lunga durata.
Il debito consolidato pu essere redimibile o irredimibile.
Redimibile (tipologia presente oggi in Italia): lo Stato si impegna a a restituire il prestito ed a
pagare gli interessi a scadente certe.
Irredimibile: lo Stato si impegna a corrispondere gli interessi ma non c scadenza certe di
rimborso del capitale. Attualmente non esistono titoli di questo tipo in Italia, fino a pochi anni
orsono esisteva la Rendita Italiana con rendimento del 5%.

I titoli del debito redimibile possono essere:

a scadenza fissa, se lo Stato restituisce il prestito alla data predeterminata (ex Btp, CCT, CTZ)
a rimborso graduale, se lo Stato paga una quota annua (capitale e interesse) ai portatori del titolo
mediante cartelle ammortizzabili, se lo Stato procede allestrazione a sorte periodica dei titoli in
circolazione, fino a completa estinzione del prestito.

Conversione del debito

Consiste nella sostituzione di un certo tipo di prestito con un altro a interesse inferiore, oppure alla
sostituzione di un prestito redimibile con uno irredimibile (non usato di questi tempi, impopolare)

Conversione facoltativa: quando lo Stato propone ai portatori di titoli la restituzione del capitale o
la riduzione del tasso dinteresse.

Conversione forzosa: quando lo Stato avvalendosi del suo potere coercitivo modifica dimperio le
condizioni del prestito.

Conversione mascherata: quando lo Stato riduce il tasso dinteresse attraverso lintroduzione di


una nuova imposta sui titoli, attraverso lincremento delle aliquote dellimposta esistente,
riducendo il potere dacquisto della moneta.