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1756 - 2006

250 anni
dallA alla Z
a cura di Sergio Garbato
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Better - than Music! For I - who heard it - meglio - della Musica! Perch io - che lascoltai -
I was used - to the Birds - before - Ero avezza - agli Uccelli - prima -
This - was different - Twas Translation - Questo - era diverso - era la Traduzione -
Of all tunes I knew - and more - Di tutti i motivi che conoscevo - e ancora di pi -
Twasnt contained - like other stanza - Non era circoscritta - come una qualsiasi strofa -
No one could play it - the second time - Nessuno potrebbe suonarla unaltra volta -
But the Composer - perfect Mozart - Ma il Compositore - perfetto Mozart -
Perish with him - that keyless Rhyme! Mor con lei - quella Rima senza chiave!
Emily Dickinson

Laddio di Mozart alla cugina in un bersaglio di legno dipinto nel 1777

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A duecentocinquantanni dalla nascita, Wolfgang Amad Mozart, come amava firmarsi, appare pi
vivo che mai e per celebrare questo suo anniversario ci sono manifestazioni in tutto il mondo. Anche
il Polesine vuole fare la sua parte e ha scelto una fitta rassegna concertistica e una serie di incontri e
conferenze che coinvolgeranno numerosi centri e che troveranno ulteriore riscontro nella presente
pubblicazione. Una pubblicazione che, nellimpossibilit di essere esaustiva, cerca di dare senso e vita
al miracolo mozartiano attraverso immagini e parole chiave che si organizzano come un piccolo dizio-
nario. Un modo, insomma, per inseguire un musicista che dalla nascita fino alla morte prematura e
ancora misteriosa sfugge alle definizioni e alle etichette. Mozart, si sa, il mito di una eterna giovi-
nezza che rinasce ad ogni generazione. anche per questo che abbiamo puntato proprio su docenti
e giovani strumentisti e cantanti, che provengono dal Conservatorio F. Venezze di Rovigo e che si
apprestano a diventare gli interpreti e i maestri di un futuro ormai imminente. Quanto al pubblico,
speriamo vivamente che accorra numeroso alle diverse manifestazioni previste da questa rassegna.
Nelloccasione ringraziamo per lospitalit e la convergenza di intenti i comuni coinvolti e il
Conservatorio rodigino per la valida collaborazione.
Laura Negri
Assessore alla cultura e al turismo della Provincia di Rovigo

Provincia e Conservatorio F.Venezze di Rovigo uniti per la musica. Questa la volont che muove, in
stretta collaborazione, amministrazione e scuola per moltiplicare le occasioni di incontro con la cultura
musicale, rendendola fruibile capillarmente anche nei piccoli centri periferici, troppo spesso in sofferen-
za per distratte politiche di emarginazione. Nessuno specificamente responsabile, ma nel momento in
cui non operiamo lo siamo inevitabilmente tutti, ognuno nel proprio ruolo. E omissione colpevole,
soprattutto per chi pi sa, lasciare che lottusa ordinariet di unesistenza, in cui siamo per lo pi
costretti a ripeterci in comportamenti omologati al consumismo e allutilitarismo, prevalga e lasci scom-
parire nel degrado le presenze, ancora visibili nel territorio, di una cultura sociale passata e pi incline
alla ricerca di senso. Si tratta, allora, di permettere alle nuove generazioni di inserirsi nel solco della tra-
dizione culturale, per farne consapevolmente il punto di partenza per una nuova e personale produzio-
ne. Nulla di meglio, per cominciare, della commemorazione dei 250 anni dalla nascita di W. A. Mozart.
Sono previste venti serate, in cui gruppi di giovani musicisti e docenti del nostro Conservatorio, in for-
mazioni cameristiche, attingeranno al vasto repertorio musicale del compositore per farcene conoscere
significativi esempi, che diventeranno anche spunto a possibili e ulteriori conoscenze. Preziosa, nella
attuazione del nostro progetto, la sensibilit e la disponibilit dei Sindaci delle comunit periferiche che
vorranno predisporre lospitalit non mancando di prevedere anticipatamente una opportuna informa-
zione pubblica; un ringraziamento anticipato, quindi, a tutti loro, e lassicurazione che da parte nostra
la volont di costruire assieme per la cultura e la civilt ferma e convinta.
Ilario Bellinazzi
Presidente del ConservatorioF. Venezze

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Mozart in un ritratto di Barbara Krafft, 1819 (particolare)

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FESTIVAL MOZART 2006 Sabato 23 settembre ore 21 - STIENTA, Chiesa di S.


Stefano: Concerto Quartetti per archi e fiati
Marted 25 aprile ore 21 ROVIGO, Chiesa di S. Gioved 28 settembre ore 17.30 - ROVIGO, Accademia
Francesco: CONCERTO INAUGURALE dei Concordi: Conferenza su F. Busoni a cura di Luca Paccagnella
Sabato 6 maggio ore 21 - FICAROLO, Sala Castagnari- Sabato 30 settembre ore 21 - BERGANTINO,
Calza: Concerto Trio e Quintetto Auditorium Comunale: Concerto Quartetti per archi e fiati
Sabato 13 maggio ore 21 - CASTELNOVO BARIANO, Gioved 5 ottobre ore 17.30 - ROVIGO, Accademia dei
Chiesa di S. Antonio da Padova: Concerto Fratello e Sorella Concordi: Conferenza su B. Bartok a cura di Vincenzo Soravia
Sabato 20 maggio ore 21 - OCCHIOBELLO, Chiesa di S. Sabato 7 ottobre ore 21 - LUSIA, Chiesa dei SS. Vito e
Lorenzo martire: Concerto Trio e Quintetto Modesto: Concerto Le Sonate da Chiesa
Gioved 1 giugno ore 21 - MELARA, Chiesa di S. Materno Gioved 12 ottobre ore 17.30 - ROVIGO, Accademia dei
Vescovo: Concerto Mozart-Salieri Concordi: Conferenza su D. Sostakovic a cura di Carlo de Pirro
Domenica 4 giugno ore 21 - CEREGNANO, Chiesa di S. Sabato 14 ottobre ore 21 - COSTA, Chiesa di S. Giovanni:
Martino Vescovo: Concerto Mozart-Salieri Concerto Fratello e sorella
Venerd 9 giugno ore 21 - ROVIGO, Duomo: Domenica 15 ottobre ore 21 - POLESELLA, Chiesa
Concerto Mozart-Salieri della Beata Vergine Maria del Rosario:
Sabato 10 giugno ore 21 - CRESPINO, Teatro ConcertoQuartetti per archi e fiati
Parrocchiale: Il giro di Mozart in 15 meraviglie Marted 24 ottobre ore 17 - ROVIGO, Conservatorio
Venerd 16 giugno ore 21 - FRATTA POLESINE, Villa F. Venezze: Simposio-Gioco di maschere
Badoer: Conferenza su W. A. Mozart a cura di Carlo De Pirro Sabato 18 novembre ore 21 - CENESELLI,
Domenica 18 giugno ore 21 - FRATTA POLESINE, Villa Chiesa Arcipretale dellAnnunciazione di Maria:
Badoer: Conferenza su R. Schumann a cura di Sergio Garbato ConcertoTrio e Quintetto
Marted 20 giugno ore 21 - FRATTA POLESINE, Villa Sabato2 dicembre ore 21 - BADIA POLESINE,
Badoer: Conferenza su F. Busoni a cura di Luca Paccagnella Abbazia della Vangadizza: Conferenza su W. A. Mozart
Sabato 24 giugno ore 21 - FRATTA POLESINE, Villa a cura di Carlo De Pirro
Badoer: Conferenza su Bela Bartok a cura di Vincenzo Soravia Marted 5 dicembre ore 21 - BADIA POLESINE,
Sabato 24 giugno ore 21 - VILLADOSE, Chiesa di S. Abbazia della Vangadizza: Conferenza su R. Schumann
Leonardo Abate: Concerto Fratello e Sorella a cura di Sergio Garbato
Sabato 1 luglio ore 21 - LOREO, Chiesa di S. Maria Gioved 7 dicembre ore 21 - BADIA POLESINE,
Assunta: Concerto Le sonate da chiesa Abbazia della Vangadizza: Conferenza su F. Busoni
Sabato 8 luglio ore 21 - SALARA, Chiesa di S. Valentino: a cura di Luca Paccagnella
Concerto Quartetti per archi e fiati Venerd 8 dicembre ore 21 - LENDINARA,
Sabato 2 settembre ore 21 - FRATTA POLESINE, Villa Teatro Ballarin: CONCERTO DI CHIUSURA
Badoer: Concerto Quartetti per archi e fiati Sabato 16 dicembre ore 21 - BADIA POLESINE,
Gioved 14 settembre ore 17.30 - ROVIGO, Accademia dei Abbazia della Vangadizza: Conferenza su B. Bartok
Concordi: Conferenza su W.A. Mozart a cura di Carlo De Pirro a cura di Vincenzo Soravia
Marted 19 settembre ore 17 - ROVIGO, Conservatorio Mercoled 20 dicembre ore 21 - BADIA POLESINE,
F. Venezze: Lezione concerto e seminario sui lieder Abbazia della Vangadizza: Conferenza su D. Sostakovic
Gioved 21 settembre ore 17.30 - ROVIGO, Accademia dei Iniziativa: Mozart dalla A alla Z un percorso multimediale
Concordi: Conferenza su R. Schumann a cura di Sergio Garbato in via di definizione.

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CONCERTO INAGURALE
ROVIGO - CHIESA DI S. FRANCESCO
25 aprile 2006 ore 21.00

W. A. MOZART
(1756-1791)

SINFONIA CONCERTANTE
in mi bemolle magg. KV 364 per violino, viola e orchestra
Allegro maestoso, Andante, Presto
Violino Marco Rogliano, viola Tommaso Poggi

CONCERTO in la maggiore KV 622 per clarinetto e orchestra


Allegro, Adagio, Rond, Allegro
Clarinetto Alessandro Travaglini

SINFONIA n 40 in sol minore KV 550


Molto Allegro, Andante, Minuetto (Allegro), Allegro Assai

ORCHESTRA DA CAMERA DEL CONSERVATORIO F. VENEZZE


Direttore Luca Paccagnella

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6 maggio - Ficarolo - Sala Calza ore 21.00


20 maggio - Occhiobello - Chiesa di S. Lorenzo martire ore 21.00
18 novembre - Ceneselli - Chiesa dellAnnunciazione di Maria ore 21.00

W. A. MOZART
(1756-1791)

TRIO in mi bemolle maggiore kegelstatt K498


per pianoforte, clarinetto e viola
Andante, Minuetto, Rondeau. Allegretto

QUINTETTO in mi bemolle maggiore K452


per pianoforte, oboe, clarinetto, fagotto, corno
Largo.allegro moderato, Larghetto, Rond.allegro moderato
Ensemble del Conservatorio

oboe Fabrizio Oriano, clarinetto Alessandro Travaglini,


fagotto Stefano Sopranzi, Corno Daniele Bianchi,
viola Tommaso Poggi, pianoforte Giuseppe Fagnocchi

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13 maggio - Castelnovo Bariano - Chiesa di S. Antonio da Padova ore 21.00


17 giugno - Villadose - Chiesa S. Leonardo Abate ore 21.00
14 ottobre - Costa - Chiesa S. Giovanni ore 21.00

W. A. MOZART
(1756-1791)

FRATELLO E SORELLA

Minuetto e trio KV 1 per pianoforte solo

Sonata in Do maggiore KV 6 (Parigi, Gennaio1764)


Allegro, Andante, Minuetto I, Minuetto II, Allegro molto

Sonata in Sol maggiore KV 301 (293a) (Mannheim, Febbraio 1778)


Allegro con spirito, Allegro

Sonata in Mi minore KV 304 (300c) (Parigi, estate 1778)


Allegro, Tempo di Minuetto
Sonata in La maggiore KV 526 (Vienna, Agosto 1787)
Allegro molto, Andante, Presto

Violino Alessandro Fagiuoli,


Pianoforte Alessia Toffanin

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1 giugno - Melara - Chiesa S. Materno Vescovo ore 21.00


4 giugno - Ceregnano - Chiesa S. Martino Vescovo ore 21.00
9 giugno - Rovigo - Duomo ore 21.00

W. A. MOZART
(1756-1791)

SINFONIA n 41 in do magg. JUPITER K 551

Allegro vivace, Andante cantabile,


Minuetto (Allegretto), Molto Allegro

A. SALIERI
(1750-1825)

REQUIEM per soli, coro e orchestra


Maestro del coro Giorgio Mazzucato
Orchestra del coro F. Venezze di Rovigo
Direttore Silvia Massarelli

1 luglio - Loreo - Chiesa S. Maria Assunta ore 21.00


7 ottobre - Lusia - Chiesa SS. Vito e Modesto ore 21.00

W. A. MOZART
(1756-1791)

SONATE DA CHIESA per 2 violini, basso e organo


Ensemble del Conservatorio

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8 luglio - Salara - Chiesa di S. Valentino ore 21.00


2 settembre - Fratta - Villa Badoer ore 21.00
30 settembre - Bergantino - Auditorium ore 21.00
15 ottobre - Polesella - Chiesa della B. Vergine Maria del Rosario ore 21.00

W. A. MOZART
(1756-1791)

QUARTETTI E QUINTETTI PER ARCHI E FIATI

Quartetto in do maggiore K 171, per flauto e archi


Quartetto in fa maggiore K 370, per oboe e archi
Quartetto in re maggiore K 285, per flauto e archi
Quintetto in la maggiore K 581, per clarinetto e archi

Ensemble del Conservatorio


flauto Gabriella Melli, oboe Fabrizio Oriani,
clarinetto Daniele Scala, violini Alessandro Fagiuoli, Lia Tiso
viola Federico Maria Fabbris, violoncello Luca Simoncini

Rovigo - 24 ottobre Conservatorio F. Venezze ore 17.00

SIMPOSIO Ovvero ELOGIO ALLAMORE


Gioco di maschere in un atto
Liberamente tratto da Platone, ricordando W. A. Mozart
nel suo 250 anniversario della nascita.

a cura dei Musici Ludentis

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CONCERTO DI CHIUSURA
LENDINARA - TEATRO BALLARIN
8 dicembre 2006 ore 21.00

W. A. MOZART
(1756-1791)

CONCERTO in do maggiore K 299 per flauto e arpa


Allegro, Andantino, Allegro
Flauto Gabriella Melli, Arpa Alessandra Targa

ARIA Per questa bella mano per basso, contrabbasso obbligato


e orchestra K 584

RECITATIVO e ARIA Che io mi scordi di te, Non temer amato bene


per soprano, pianoforte obbligato e orchestra K 505

CONCERTO in mi bemolle magg per due pianoforte e orchestra K 365


Allegro, Andante, Rondeau (Allegro)

Soprano Gabriella Munari


Pianoforte Gabriella Silvestrini e Paolo Ballarin
Orchestra da camera del Conservatorio F. Venezze
Direttore Luca Paccagnella

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Gioved 27 aprile - Conservatorio F. Venezze


Salone dei Concerti ore 17.00

W. A. MOZART
(1756-1791)

LEZIONE CONCERTO E SEMINARIO SUI LIEDER

Una giornata di studio con le classi di Musica vocale da camera (Elisabetta


Lombardi) e di Armonia e contrappunto (Carlo De Pirro) per una giornata di studio
dedicata alla liederistica mozartiana.

PROGRAMMA:
Das Veilchen (Goethe)
Abendempfindung (Dichter unbekannt)
Als Luise die Briefe (von Baumberg)
Dans un bois solitaire (Dichter unbekannt)
Ridente la calma (Dichter unbekannt)
Gesellenreise ( Freimaurerlied, Dichter unbekannt)
An Chle (Jacobi)
Das Lied der Trennung (Schmidt)
Der Zauberer (Weie)
Sehnsucht nach dem Frhling (Overbeck)

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ANNIVERSARI
Ciclo di conferenze
Sabato 10 giugno ore 21 - CRESPINO, Teatro Parrocchiale:
IL GIRO DI MOZART IN 15 MERAVIGLIE (250 anni dalla nascita)
CONCERTO DI teatro conferenza a cura di Carlo De Pirro e Stefano Patarino.
CHIUSURA Venerd 16 giugno ore 21 - FRATTA POLESINE, Villa Badoer:
LENDINARA- TEA- IL GIRO DI MOZART IN 15 MERAVIGLIE (250 anni dalla nascita)
TRO BALLARIN teatro conferenza a cura di Carlo De Pirro e Stefano Patarino.
Domenica 18 giugno ore 21 - FRATTA POLESINE, Villa Badoer:
25 aprile 2006 ore R. SCHUMANN (150 anni dalla morte) a cura di Sergio Garbato
21.00 Marted 20 giugno ore 21 - FRATTA POLESINE, Villa Badoer:
F. BUSONI (140 anni dalla nascita) a cura di Luca Paccagnella
Sabato 24 giugno ore 21 - FRATTA POLESINE, Villa Badoer:
BELA BARTOK (125 anni dalla nascita) a cura di Vincenzo Soravia
W. A. MOZART Gioved 14 settembre ore 17.30 - ROVIGO, Accademia dei Concordi:
(1756-1791) IL GIRO DI MOZART IN 15 MERAVIGLIE (250 anni dalla nascita)
teatro conferenza a cura di Carlo De Pirro e Stefano Patarino.
Gioved 21 settembre ore 17.30 - ROVIGO, Accademia dei Concordi:
CONCERTO in do
R. SCHUMANN (150 anni dalla morte) a cura di Sergio Garbato
maggiore K 299 Gioved 28 settembre ore 17.30 - ROVIGO, Accademia dei Concordi:
per flauto e arpa F. BUSONI (140 anni dalla nascita) a cura di Luca Paccagnella
Allegro, Andantino, Gioved 5 ottobre ore 17.30 - ROVIGO, Accademia dei Concordi:
Allegro BELA BARTOK (125 anni dalla nascita) a cura di Vincenzo Soravia
Gioved 12 ottobre ore 17.30 - ROVIGO, Accademia dei Concordi:
Flauto Gabriella D. SHOSTAKOVICH (100 anni dalla nascita) a cura di Carlo de Pirro
Melli, Arpa
Alessandra Targa Sabato2 dicembre ore 21 - BADIA POLESINE, Abbazia della Vangadizza:
IL GIRO DI MOZART IN 15 MERAVIGLIE (250 anni dalla nascita)
teatro conferenza a cura di Carlo De Pirro e Stefano Patarino.
ARIA Per questa Marted 5 dicembre ore 21 - BADIA POLESINE,Abbazia della Vangadizza:
bella mano per R. SCHUMANN (150 anni dalla morte) a cura di Sergio Garbato
basso, contrabbas- Gioved 7 dicembre ore 21 - BADIA POLESINE,Abbazia della Vangadizza:
so obbligato F. BUSONI (140 anni dalla nascita) a cura di Luca Paccagnella
Sabato 16 dicembre ore 21 - BADIA POLESINE,Abbazia della Vangadizza:
e orchestra K 584 BELA BARTOK (125 anni dalla nascita) a cura di Vincenzo Soravia
Mercoled 20 dicembre ore 21- BADIA POLESINE,Abbazia dellaVangadizza:
RECITATIVO e ARIA D. SHOSTAKOVICH (100 anni dalla nascita) a cura di Carlo de Pirro
Che io mi scordi

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CRONOLOGIA BIOGRAFICA

Mozart al tavolo di lavoro della sua casa nei dintorni di Vienna in una stampa colorata a mano del primo Ottocento

1756 - Johannes Crhysostomus Wolfgangus Theophilus (Amadeus) Mozart nasce il 27


gennaio a Salisburgo, dal musicista Johann Georg Leopold e da sua moglie Anna Maria
Pertl. lultimo di sette figli, dei quali, oltre Wolfgang, sopravvissuta solamente Anna
Maria, detta Nannerl.
1761 - A questo periodo risale la prima composizione mozartiana: il Minuetto e trio per
pianoforte K 1.
1762 - Tourne a Monaco e a Vienna di Leopold Mozart con i due figli prodigio Wolfgang
e Nannerl.
1763 - In giugno ha inizio il lungo viaggio della famiglia Mozart attraverso lEuropa. Un
viaggio che si concluder ben tre anni e mezzo dopo, nel novembre del 1766.
Accompagnati dal padre, Wolfgang e Nannerl si esibiscono a Parigi, Londra e in numero-
se altre citt della Germania, della Francia, del Belgio, e della Svizzera. Durante i quindici
mesi del soggiorno londinese, Wolfgang conoscer e frequenter il compositore Johann

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Christian Bach e comporr la sua prima Sinfonia in mi bemolle magg. K.16.


1767 - Il 13 maggio viene rappresentata a Salisburgo la prima composizione teatrale di
Mozart: Apollo e Giacinto, commedia in latino per musica K.38. Viaggio a Vienna e a Brno
fino al gennaio del 1769.
1768 - Concerto a Vienna per limperatrice Maria Teresa e limperatore Giuseppe II.
Composizione delloperina Bastiano e Bastiana K.46b che verr rappresentata nel teatro
allaperto del dottor Mesmer.
1769 - Prima rappresentazione a Salisburgo dellopera La finta semplice, composta nel-
lestate dellanno precedente. Mozart viene nominato terzo maestro dei concerti alla corte
di Salisburgo (incarico che non prevede alcuna retribuzione). Il 13 dicembre ha inizio il
primo viaggio in Italia in compagnia del padre. Il viaggio si protrarr fino al dicembre del
1771, con un breve rientro a Salisburgo nellestate dello stesso anno.
1770 - A Bologna, durante un soggiorno di poco pi di un paio di mesi, Mozart studia
con padre Martini, il pi autorevole maestro di contrappunto del tempo e ottiene il diplo-
ma dell Accademia Filarmonica.
1772 - Il giovane compositore, che ormai gode di una fama internazionale e che ha al suo
attivo una produzione gi ragguardevole, viene nominato maestro dei concerti alla corte
salisburghese (con retribuzione). In ottobre inizia lultimo viaggio in Italia in compagnia
del padre. A Milano, verr rappresentato il dramma per musica Lucio Silla K.135.
1773 - Ritorno a Salisburgo in marzo. Soggiorno di un paio di mesi a Vienna, dove
Wolfgang tiene diversi concerti nel giardino del dottor Mesmer.
1774 - Intensa attivit compositiva e soggiorno a Monaco con il padre fino al marzo dell
anno seguente.
1777 - Composizione del Concerto in mi bemolle magg. per pianoforte e orchestra K.271.
In settembre, partenza per Parigi con la madre: un viaggio che prevede soste e soggiorni
in alcune citt tedesche. Ad Augusta conosce la cugina Maria Anna Thekla (Bsle) con cui
intreccia una relazione affettuosa. A Mannheim si ferma per quattro mesi e mezzo, stabi-
lendo numerosi contatti con i musicisti di corte, tra cui Cannabich. Il tentativo di trovare
un impiego musicale a Mannheim non d alcun frutto.
1778 - A Mannheim, Mozart conosce la cantante Aloysia Weber, con la quale trascorre
alcuni giorni alla corte della principessa Caroline Nassau Weilburg. Lasciata la citt tede-
sca, il musicista e sua madre raggiungono Parigi in marzo. Qui, viene eseguita la Sinfonia

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in re magg. K.300a Pariser. Nel frattempo, la madre si ammalata e muore il 3 luglio.


Mozart lascia la capitale francese verso la fine di settembre e a Natale arriva a Monaco,
dove prende alloggio presso la famiglia Weber.
1779 - Proposta di matrimonio ad Aloysia Weber, che la respinge. Ritorno a Salisburgo,
dove Mozart riprende il suo servizio di maestro dei concerti e organista presso la corte
dellarcivescovo Geronimo Colloredo. Composizione della Messa in do magg. K.317,
Krnungsmesse.
1781 - Prima esecuzione a Monaco dellopera Idomeneo re di Creta K.366. Composizione
di altri concerti per pianoforte, del Quintetto per fiati in mi bemolle magg. K.452 e del
Quartetto in si bemolle magg. K.458 Jagd-Quartett.
In giugno, Mozart rassegna le sue dimissioni dal servizio dellarcivescovo al conte Arco,
che durante un alterco lo caccia con un calcio nel sedere
1782 - In luglio prima rappresentazione di Die Entfhrung aus dem Serail K. 384 al
Burgtheater. Durante la vita di Mozart, quest'opera il suo maggior successo teatrale a
Vienna. In agosto, Mozart si sposa con Constanze Weber nella cattedrale di Santo Stefano
a Vienna.
1783 - In giugno nasce Raymund Leopold, primo figlio di Mozart, ma morir appena due
mesi dopo.
1784 - Si sposa la sorella Nannerl. Nasce il secondo figlio, Carl Thomas (che morir a
Milano nel 1858). Affiliazione alla loggia massonica Zur Wohlthatigkeit .
1785 - Concerti pubblici e accademie.Vita mondana. Soggiorno, presso il figlio, di Leopold
Mozart, che si affilia anche lui alla massoneria e poi riparte per Salisburgo. Composizione
dei Concerti per pianoforte in re min. K.466, in do magg. K.467, in mi bemolle magg. K.
482, del Quartetto con pianoforte in sol min. K. 478, della Musica funebre massonica
K.479a. Pubblicazione dei Sei Quartetti K.387, 421, 428, 458, 464, 465 (dedicati ad
Haydn, con il quale c stima reciproca).
1786 - Composizione dei Concerti per pianoforte in la magg. K.488, in do min. K.491 e
in do magg. K.503, dei Quartetti in mi bemolle magg. K.493 e in re magg. K. 499 e della
Prager-Sinfonie K. 504.
Prima rappresentazione al Burgtheater di Vienna dellopera Le nozze di Figaro K.492, che
otterr un successo effimero, per imporsi soltanto lanno dopo a Praga. Nasce un terzo
figlio, Johann Thomas Leopold, che vivr per solo un mese.

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1787 - Viaggio trionfale a Praga con la moglie. A Salisburgo, in maggio, allet di 68 anni,
muore Leopold Mozart.
Composizione dei Quintetti per archi in do magg. K.515 e in sol min. K.516, di Ein musi-
kalischer Spass K.522 e della Eine kleine Nachtmusik K.525. Ritorno a Praga, nuova rap-
presentazione delle Nozze di Figaro e debutto dellopera Don Giovanni K.527. Dopo il
ritorno a Vienna, nasce la figlia Theresia, che tuttavia morir lanno seguente.
1788 - Nonostante i successi e lintensa produzione, i problemi finanziari di Mozart,
anche a causa della cattiva gestione domestica, si aggravano. Composizione del Concerto
per pianoforte in re magg. K.537 e delle Sinfonie in mi bemolle magg. K.543, in sol min.
K.550 e in do magg. K.551 Jupiter-Sinfonie.
1789 - Viaggi a Praga, Dresda, Lipsia, Berlino, nella vana speranza di ottenere qualche
incarico. Malattia di Constanze, che si reca a Baden per le cure termali. Una quinta figlia,
Anna Maria, muore dopo unora. Composizione del Quartetto in re magg. K.575 e del
Quintetto per clarinetto in la magg. K.581.
1790 - I problemi economici si aggravano ulteriormente.Vani i tentativi di procurarsi allie-
vi e di pagare i debiti, nonostante le richieste di aiuto ai fratelli massoni. Prima rappre-
sentazione al Burgtheater di Vienna dellopera Cos fan tutte K.588. Composizione dei
Quartetti in si bemolle K.589 e in fa magg. K.593. Nuovo soggiorno di Constanze a Baden
per le cure termali. Lunga tourne fra settembre e novembre, sar lultima, con concerti
in numerose citt tedesche.
1791 - Il 4 marzo, nel corso di unaccademia, Mozart suona per lultima volta in pubbli-
co, eseguendo il Concerto per pianoforte in si bemolle magg. K. 595. In luglio nasce il
figlio Franz Xaver Wolfgang e in settembre prima esecuzione, al Nationaltheater di Praga,
dellopera La clemenza di Tito K. 621, con la direzione dello stesso Mozart. Alla fine del
mese, prima esecuzione al Theater auf der Wieden di Vienna, del Flauto magico K.620.
Composizione del Concerto per clarinetto in la magg. K. 622. Un intermediario del
conte Walsegg zu Stuppach commissiona a Mozart un Requiem, circostanza che influi-
sce negativamente sulla sua fantasia. E il Requiem K.626 rester incompiuto. Il 20
novembre, infatti, Mozart si ammala ed costretto a letto. Morir il 5 dicembre alluna
di notte e sar sepolto il giorno successivo in una misera fossa. Sconosciute le cause
della morte del compositore, che si spense a soli trentacinque anni.

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Ritratto idealizzato di Mozart in una litografia colorata di Julius Schmid, 1900

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AMADEUS un ritratto contraddittorio


Non so scrivere in versi e non sono poeta.
Non so ordinare le forme a regola darte
e creare effetti di luce e di ombra e non sono pittore.
Non so neppure esprimere i miei sentimenti e i miei pensieri
con i gesti o con la pantomima, non sono un danzatore.
Ma so fare tutto questo con i suoni, perch sono un musicista.
Lettera al padre dell8 novembre 1777

forse la difficolt insuperabile di spiegarci lartista che ci spinge a frugare nella bio-
grafia e nello stile di vita delluomo, in cerca di una risposta che finisce quasi sem-
pre per essere deludente. Non bastano le lettere, i ritratti, i diari quando ci sono, le
testimonianze dei contemporanei: qualcosa non quadra mai e si finisce, ine-
vitabilmente per imbattersi nelle nebbie del mito o, al contrario, nella frustrazione
della banalit.
In questo senso, Mozart, come Shakespeare e come Molire, appare pi enigmatico di
molti altri, disperso in aneddoti facili e contraddittori, racconti imprecisi e una nor-
malit mai paga di se stessa.
Ecco, la risata a singhiozzo la sensibilit a fior di pelle, il bisogno damore e di ricono-
scimenti, le fantasie e i capricci, la memoria da elefante, la smania per le volgarit, la
passione per i numeri e i giochi di parole ma anche il bigliardo, la raffinatezza, la cul-
tura, il gusto per larte, lamore per la natura e la conoscenza delle lingue.
Unimmagine attendibile di Mozart non pu essere dunque che la somma di tanti ele-
menti diversi, che stentano a stare insieme ma danno conto delle molte sfaccettature
di una sola personalit. Ecco i ritratti dellet adulta (pochi gli autentici per) che non
si assomigliano fra loro: il bel gentiluomo anonimo di un piccolo dipinto firmato da
Giuseppe Grassi e quel volto che ci ha lasciato il cognato Joseph Lange, in cui si coglie
nella fissit dei lineamenti qualcosa di tragico ed inespresso, ben confermato da un
disegno dello stesso periodo (siamo nel 1789, due anni prima della morte) di una pit-
trice di talento, Doris Stock. Quel naso troppo carnoso e imponente, gli occhi sporgen-

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ti, la fronte schiacciata non rimandano solo ai lineamenti della madre, ma testimonia-
no un indubbio degrado fisico, di cui non sappiamo se Mozart avesse sentore. E anco-
ra il recente riconoscimento di lui nel personaggio effigiato nel 1790 dal pittore di
corte Johann Georg Edlinger e conservato alla Gemldegalerie di Berlino: lultimo
ritratto di Mozart, che trova buon riscontro in certe osservazioni del citato Lange:
Stando alla conversazione e anche al comportamento, non si sarebbe mai potuto cre-
dere che Mozart fosse un granduomo. Non solo parlava di ogni cosa senza ordine e
senza fine, ma faceva battute di ogni tipo, che non sempre giungevano gradite.
Sembrava che non riflettesse e addirittura che non pensasse a nulla. Forse nasconde-
va volutamente la tensione interiore sotto una maschera di frivolezze, appetiti smoda-
ti, sregolatezze. Ma proprio quando dava spazio alla sregolatezza quotidiana, paral-
lelamente scriveva le sue opere immortali. Anche se dellimmortalit, stando alle let-
tere e alle testimonianze, non doveva importargli pi di tanto.
Il cantante Michael Kelly che gli era stato amico lo ricordava notevolmente piccolo,
magro e smunto, con una rigogliosa capigliatura bionda che esibiva con fierezza e inci-
priava. La testa era grossa e i grandi occhi azzurri e miopi erano un po sporgenti e
con le occhiaie, le mani piccole anchesse che non stavano mai ferme. E cera quella
malformazione congenita dellorecchio sinistro che consisteva in un appittimento del
padiglione e che veniva nascosta sotto i capelli. Ludwig Tieck che laveva incontrato a
Berlino nel 1789, parla di un personaggio dallaspetto insignificante in redingote gri-
gia. Il fatto che il miracolo mozartiano risiede nelluniversalit di una musica che ci
parla di noi e ci immerge nel mistero del nostro essere. Un mistero che continua a
celarci luomo e a parlarci di un compositore che, per dirla con Wilhelm Dilthey, non
venuto per mettere ordine nel mondo, ma per esprimere musicalmente ci che .

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ANNAMARIA
Nome fatidico delle donne di casa Mozart. Cos si chiamava la nonna paterna e cos
anche la madre. Con un piccolo ritocco, Maria Anna poi ribattezzata col diminutivo
Nannerl, era il nome la sorella e Maria Anna Tecla quello dellamata cuginetta desti-
naria di certe divertenti letterine intessute di coprolalia.
Se poco sappiamo della nonna, Anna Maria Sulzer, moglie di Johann Georg, molte
notizie ci sono pervenute sulla madre Anna Maria, nata Pertl il giorno di Natale del
1720 a St. Gilgen, uno di quei paesini che si incontrano lungo la strada che, tra colli-
ne e fitte foreste, porta da Salisburgo a Drnstein, costeggiando i laghi cobalto del
Salzkammergut. Spos Leopold Mozart nel 1747 dopo un lungo fidanzamento, come
ricord il marito nel giorno delle nozze dargento: Sono passati, credo, venticinque
anni da quando ci venuta la felice idea di sposarci. Questidea, veramente, laveva-
mo gi da molti anni. Le cose ben fatte richiedono tempo. Una anonima immagine
del 1770, ripresa una decina di anni dopo, quando era gi morta, da Johann Nepomuk
della Croce nel celebre ritratto di tutta la famiglia, la rappresenta in et matura, con
uno sguardo severo che in vita forse non ebbe, dato il suo carattere gioviale e una pro-
verbiale allegria che contagiava i congiunti e compensava certa cupezza del marito.
Cera laffetto per il coniuge e per i figli, la trepidazione per il piccolo e sbadato
Wolfgang, che un poco le assomigliava. Era sicuramente una donna semplice, tutta
presa dalla casa e dalla famiglia, di poca cultura, stando allortografia scalcinatissima
e alla rozzezza espressiva, ma con il gusto, allora piuttosto diffuso, per i giochi verba-
li infiorati di scherzose scurrilit (addio ben mio stai bene, tirati il culo in bocca, ti
auguro buona notte, caca in letto da schiantarlo).
Proprio per questo ci sembra singolare che sia stata proprio lei ad accompagnare il
figlio in quel viaggio che si rivel importantissimo per la biografia del compositore ma
poco significativo per la sua carriera e che lo port prima a Monaco e ad Augusta, poi
a Mannheim e infine a Parigi. Nel corso di quel viaggio la madre non si mostra quasi
mai allaltezza delle aspettative del marito e del figlio: non era in grado di seguire e
proteggere fino in fondo questultimo e anzi occultava al coniuge lontano lintempe-

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ranza e la superficialit di un giovane di ventidue anni che la lasciava sola per gran
parte del giorno. Il soggiorno parigino fu fallimentare e addirittura si concluse con la
morte abbastanza improvvisa nella asfittica stanzetta in cui trascorreva gran parte del
suo tempo della stessa Anna Maria il 3 luglio 1778. Una malattia che resta per noi
sostanzialmente oscura, forse uninfezione intestinale, che se la port via in pochi
giorni. Se nelle lettere il dolore non traspare pi di tanto, basta ascoltare il drammati-
co secondo movimento della Sonata Kv 310, composta proprio in quei giorni, per
avvertire sentimenti pi profondi. La madre venne sepolta nella vicina chiesa di Saint-
Eustache, come ci avverte una piccola epigrafe commemoriativa.

La famiglia Mozart in un olio di Johann Nepomuk Della Croce, 1781

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BACH, HAENDEL E IL CONTRAPPUNTO


Era stato il barone Gottfried Bernhard van Swieten a portare a Vienna una sorta di nuovo
culto per le opere di Johann Sebastian Bach, che a quasi trentanni dalla morte conosceva
ancora una sorta di purgatorio della memoria da cui sarebbe uscito solamente con la risco-
perta della sua opera da parte di Mendelssohn. Figlio del medico personale dellimperatri-
ce Maria Teresa, diplomatico prestigioso e grande appassionato di musica, van Swieten
aveva scoperto alcune composizioni di Bach su suggerimento di Federico il grande mentre
era ambasciatore a Berlino e si era talmente entusiasmato da acquistare manoscritti e
prime edizioni a stampa, fino a commissionare sei sinfonie al figlio del grande musicista,
Carl Philipp Emanuel. Al suo ritorno a Vienna, per far conoscere le opere bachiane, il baro-
ne aveva organizzato dei concerti che avevano luogo nella sua casa di Reingasse e che di
fatto erano riservati ai soli musicisti, che ascoltavano ed eseguivano Bach, ma anche
Haendel. Tra questi cera Mozart che si era da poco insediato nella capitale austriaca. E
lentusiasmo del padrone di casa si era impadronito anche di Mozart, che aveva somma-
mente apprezzato Larte della fuga, i Preludi e fughe del Clavicembalo ben temperato e le
Sonate in trio per organo, inducendolo a rivolgersi al padre per avere altra musica: Vado
tutte le domeniche a mezzogiorno a casa del barone van Swieten, dove si esegue solamen-
te Haendel e Bach. Sto mettendo insieme una collezione di fughe proprio di Haendel e
Bach, sia di Johann Sebastian che dei figli Emanuel e Friedmann.
vero che larte del contrappunto non era sconosciuta a Mozart, che gi ventanni prima
aveva studiato il Gradus ad Parnassum di Fux, per poi ricevere lezioni da Padre Martini a
Bologna nel corso del viaggio in Italia. E ancora, cera la tradizione salisburghese di servir-
si obbligatoriamente dello stile fugato nella musica religiosa. Per non dire della scoperta di
Haendel a Londra, quando aveva appena otto anni.
Lopera di Bach, dunque, pi che una scoperta del contrappunto e dello stile fugato fu la
presa di coscienza di un linguaggio e di un procedimento compositivo.
Moltissimi sono gli esempi di scrittura contrappuntistica nellopera di Mozart, sia negli
esercizi in canone, che nelle elaborazioni di opere di Bach, con la trascrizione per quartet-
to darchi di cinque fughe a quattro voci dal Clavicembalo ben temperato. Per non dire
della revisione del Messiah di Haendel e di tante pagine di musica sacra.

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Interno della cosiddetta "Casa Camesina" a Vienna, dove Mozart abit con la moglie e i figli dal 1784 al 1788

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CASA
Due le abitazioni di Mozart negli anni di Salisburgo.
Prima lappartamento in cui era nato nella Getreidegasse, che per si dimostr presto
insufficiente e angusto per le nuove esigenze della famiglia. Solo nellautunno del
1773, con le nuove entrate nel bilancio familiare costituite dalle lezioni di pianoforte
di Nannerl e dallo stipendio che Wolfgang aveva da poco cominciato a percepire come
konzertmeister, sar possibile un trasloco in un appartamento un po pi grande, in
quella che veniva allora denominata la casa del maestro di danza, sulla Markplatz.
Unabitazione definitiva per Leopold, che qui rester fino alla morte.
Non meno di tredici, invece, gli indirizzi di Mozart negli anni viennesi, testimoni per
pi di verso della sua carriera.
Dapprima, ma solo per pochi mesi, un paio di stanze nella casa della spada rossa, dove
la famiglia Mozart aveva alloggiato per qualche giorno nel 1768. Poi, nel dicembre del
1782, un grande appartamento nella Wipplingerstrasse di propriet del barone
Wetzlar, che per lo rivuole libero dopo soli tre mesi, costringendo i coniugi Mozart a
trovare una soluzione di emergenza, fino a quando, nel gennaio 1784, vanno ad abi-
tare in un appartamento abbastanza elegante nel Graben, di propriet di un amico
libraio ed editore Johann Thomas von Trattner, che alloccorrenza mette a disposizio-
ne anche un salone del primo piano per i concerti.
Nel settembre dello stesso anno, nuovo trasloco in una dimora ancora pi lussuosa,
nella cosiddetta Casa Camesina (oggi Casa di Figaro) nella Schulerstrasse.
Impossibilitato a pagare un affitto tanto alto, il musicista si trasferir con la famiglia
nel 1788 in una casa di periferia con un giardinetto e infine, nel settembre del 1790 in
un appartamento poco luminoso di cinque stanze nella Rauhensteingasse e sar que-
sta la sua ultima dimora terrena.

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CINEMA dalla biografia allopera


Non sono pochi i film dedicati alla figura di Mozart e alle sue opere. Pochi sono per
quelli che sono passati nelle sale cinematografiche italiane.
Non mai arrivato in Italia, per esempio, il primo film mozartiano: Sinfonia di amore
e morte, che il regista russo Vjaceslav Turzanskij in collaborazione con Sergej Jurjev
gir nel 1914, prendendo spunto dal microdramma in versi di Puskin Mozart e
Salieri. Nei panni del Salisburghese cera Aleksandr Gejrot. Non era arrivato neppu-
re un successivo film girato nel 1920 dal regista Otto Kreissler, con un titolo che ben
esprime la leggerezza quasi operettistica di certo cinema austriaco del tempo:
Mozarts Leben, Lieben und Leiden e cio vita, amori e pene, con una bambina inter-
prete del musicista fanciullo.
Nel 1936, apparve invece sugli schermi nostrani con il semplice titolo Mozart (ma
loriginale suonava Whom the Gods Love) del regista inglese Basil Dean con Ste-
phen Maggard protagonista e una colonna sonora che includeva brani dal Flauto
magico e dalle Nozze di Figaro eseguiti nientemeno che dalla London Philarmonic
Orchestra diretta da Sir Thomas Beecham.
Al 1940 risale un patetico film italiano, firmato da Carmine Gallone, Melodie eter-
ne, con un improbabile Gino Cervi nei panni del musicista.
Al regista viennese Karl Hartl, dobbiamo ben due film mozartiani, anche questi pas-
sati in Italia: Wem die Gotter lieben, ribattezzato Angeli senza felicit, del 1941, che
una rievocazione dei giorni estremi di Mozart (interpretato da Hans Holt) e, nel
1955, Reich mir dir Hand, mein Leben (Tendimi la mano, vita mia), e cio un fanta-
sioso ultimo amore mozartiano a colori con quellOskar Werner, che avremmo poi
ritrovato in Jules e Jim e Farenheit 451 di Truffaut. Non mai arrivato sugli schermi
italiani, invece, Mozart: appunti di una giovinezza (Mozart: Aufzeichnungen einer
Jugend) realizzato nel 1976 dal tedesco Klaus Kirschner e applaudito al Festival di
Berlino. Il film, che si basa sullepistolario mozartiano e documenti del tempo, trac-
cia in poco meno di quattro ore un attendibile e mobile ritratto del musicista.

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Una scena del film Amadeus, girato da Milos Forman nel 1984

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Non diremo delle numerose trasposizioni cinematografiche delle opere mozartiane,


ma non possiamo esimerci dal citare due straordinarie incursioni in quellambito,
che hanno ottenuto notevole interesse e successo, ma purtroppo non hanno trova-
to eredi. Si tratta di un poetico Flauto magico cantato in svedese e rivisitato nel
1974 da Igmar Bergman nel ricostruito teatrino di Dortlom e di un favoloso Don
Giovanni sullo sfondo del paesaggio veneto girato da Joseph Losey nel 1980, con un
perfetto Ruggero Raimondi nel ruolo del titolo e un cast deccezione. Al Flauto magi-
co dedicato anche un bellissimo e raffinato cartone animato della durata di poco
meno di unora, realizzato in quegli stessi anni da Emanuele Luzzati e Giulio
Giannini.
Al 1981 risale Mozart una onesta biografia televisiva in sei puntate, arrivata anche
sui teleschermi italiani, diretta dal regista francese Marcel Bluwal con Christoph
Bantzer nei panni del musicista e Michel Bouquet in quelli del padre.
Due anni dopo, un film tedesco sulla morte misteriosa del musicista: Vergesst
Mozart (Dimenticare Mozart) di Slavo Luther.
Nel 1984, a un Mozart quattordicenne e al suo soggiorno con il padre nel 1770 in
una villa della campagna bolognese dedicato Noi tre di Pupi Avati, con Christopher
Davidson, Dario Parisini, Barbara Rebeschini, Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Carlo
Delle Piane e Ida Di Benedetto.
In quello stesso 1984 arriva il film di successo e di cassetta, destinato ad accendere
tra le polemiche nuovo interesse sulla biografia, pi che sullopera, di Mozart: Ama-
deus di Milos Forman, con uno scatenato Tom Hulce nel ruolo del musicista e un bra-
vissimo F. Murray Abraham in quello di Salieri. Il film tratto dalla altrettanto cele-
bre e omonima commedia di Peter Shaffer che aveva spopolato sui palcoscenici
europei e americani. Qui Mozart raccontato da Salieri, che il vero ma occulto pro-
tagonista della commedia e del film.
Infine, uscito nel gennaio 2006 In search of Mozart di Phil Grabsky che, attraver-
so la musica e la corrispondenza e soprattutto le interviste a numerosi interpreti
odierni, segue le tracce del compositore cercando di restituirne lintatta e misterio-
sa grandezza.

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CONSTANZE moglie e vedova


Non brutta, ma neanche troppo bella: tutta la sua bellezza consiste in due piccoli
occhi neri e in una bella figura. Non ha spirito, ma abbastanza sano buon senso per
poter adempiere ai suoi doveri di moglie e madre. Una descrizione (e per quanto
riguarda laspetto fisico avvalorata dai ritratti che ci sono pervenuti) poco esaltante,
per insinuare, senza dire, come Mozart era solito fare con il padre quando voleva qual-
cosa, lintenzione di sposarsi con la giovane Constanze Weber, che aveva sei anni
meno di lui. Tanto pi che Constanze, come Aloysia e unaltra sorella, Josepha, non
godeva proprio di una reputazione specchiata. Nei primi mesi di libert a Vienna, il
giovane musicista era andato ad alloggiare in casa della signora Weber che, rimasta
vedova e con tre figlie da sposare, faceva laffittacamere. Qualcosa, in quei giorni,
doveva essere successo, se la signora Weber aveva preteso da Mozart una sorta di
riparazione e questultimo doveva avere intravisto, magari sventatamente, la
possibilit di farsi una famiglia, che avrebbe sancito ulteriormente la sua autonomia
dal padre. Eppure, come ha suggerito Enzo Siciliano, quella ragazza indolente, duna
fatuit priva di respiro, meccanica negli affetti, certo non adulta, incline a stordirsi con
trasporti che sconfinavano nellimpazienza erotica degli adolescenti, fu la moglie che
sapeva dominarlo con tolleranza. Tra i due vi fu sempre, come lasciano intendere le
lettere, una intesa sensuale, ma anche una certa complicit nella vita quotidiana, quel-
la che si stabilische tra due persone sostanzialmente impreparate alla vita. Si aggiun-
ga che Constanze era dotata di una bella voce di soprano e che musicalmente non
doveva poi essere sprovveduta se adorava le fughe di Bach. La presunta mediocrit di
Constanze, che diventer adulta non come moglie, ma come vedova, trovava riscontro
nella futilit degli atteggiamenti esteriori di Mozart, in quel suo desiderio, una volta
lasciate le carte e la tastiera e le prove in teatro, di vivere in superficie. Naturalmente
non mancarono incomprensioni e gelosie, strazianti sono certi velati rimproveri e certe
preoccupate raccomandazioni che Mozart rivolge alla moglie che, in una villeggiatura
terapeutica a Baden non disdegna la corte di qualche bellimbusto e non manca il
sospetto di una relazione tra Constanze e lallievo Sssmayr entro le mura domesti-

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che. Ma sono incrinature che non intaccano in profondit un matrimonio che funzio-
n per nove anni e che fu allietato da due amatissimi figli (altri quattro non erano
sopravvissuti che pochi giorni), che vissero unesistenza mediocre un poco schiacciati
dallombra del padre. C anche una Constanze vedova Mozart, che dimostra un inso-
spettato senso per gli affari e sei anni dopo la morte del musicista torna ad accasarsi
con il diplomatico danese Georg Nikolaus Nissen (ma lo sposer soltanto nel 1809).
Alla vedova dobbiamo sicuramente la salvaguardia della memoria di Mozart e di
molte delle sue opere sulle quali seppe esercitare il diritto dautore. Constanze soprav-
visse al musicista quasi cinquantanni e si spense a Salisburgo, dove aveva finito per
stabilirsi, nel 1842. I suoi ricordi, veri o presunti, sono alla base delle prime due bio-
grafie di Mozart, una delle quali scritta dallo stesso Nissen.

Constanze Mozart in un ritratto a olio di Joseph Lange, 1782

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CONCERTI
Particolarmente congeniale al genio mozartiano appare la forma concertante, alla quale
il compositore molto sacrifica e quasi sempre con esiti straordinari, contribuendo, pi
ancora che nelle sinfonie, alla evoluzione della scrittura orchestrale, cos come a quella
strumentale. Allorchestra, infatti, Mozart conferisce una sorprendente ricchezza timbrica,
considerandola un armonico insieme di voci singole, cui dare, di volta in volta, opportuno
risalto, grazie anche al dialogo con lo strumento solista. E proprio nel rapporto tra solista
e orchestra si preciser sempre pi una trama contrappuntistica, che contribuisce alla
emancipazione delle diverse voci. Il ruolo di solista, oltre al pianoforte, coinvolge tutti gli
altri strumenti, dei quali viene considerata anche levoluzione tecnica. Nellarco di una
attivit compositiva che inizia prestissimo per arrestarsi solamente alla vigilia della morte,
Mozart modifica e fissa modi e regole. Il concerto mozartiano si articoler in tre movimen-
ti. Il primo, un allegro in forma sonata con doppia esposizione del tema (subito lorche-
stra e poi il solista) e successivo sviluppo, cadenza e coda finale; il secondo, sovente un
andante e talora un adagio, si presenta in forma di lied (ABA) o di variazioni, affidando al
solista, accompagnato in genere solamente dagli archi, una melodia particolarmente
espressiva; il terzo, in forma di rond, si apre con il tema enunciato dal solista e poi ripre-
so dallorchestra e prevede una cadenza. Nellevoluzione stilistica, il concerto finir per
avvicinarsi sempre pi allaltro polo della vocazione mozartiana, lopera. Ecco una sorta
di drammatizzazione della struttura, che si allea con la densit dellinvenzione melodica
e uno sviluppo della narrazione, al punto che qualcuno ha potuto definire i concerti delle
opere senza parole Ventisette i concerti per pianoforte e orchestra e soprattutto, a par-
tire dal Kv 271 detto Jeunehomme del 1777 fino al Kv 595 del gennaio 1791 , tutti
capolavori, caratterizzati da una sorta di pragmatismo compositivo, nel senso che Mozart
si adattava alle orchestre che aveva a disposizione, cos come ai mezzi tecnici ed espres-
sivi dei solisti e perfino alla evoluzione tecnica degli strumenti. Nel concerto per pianofor-
te e orchestra Mozart ha modo di privilegiare sia il suo talento compositivo che quello di
interprete e virtuoso, perch proprio attraverso queste sue opere che vengono presenta-
te nel corso di accademie con sottoscrizioni da parte del pubblico stesso, si guadagna da
vivere. Cinque (o sei) i concerti per violino e orchestra: una prima incursione nel 1773 con

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il Concerto Kv 207, seguito, appena due anni dopo, da altri quattro, rispettivamente Kv
211, Kv 216, Kv 218 e Kv 219. Pagine composte su sollecitazione dei violinisti dellorche-
stra di Salisburgo, con privilegio di una grande espressivit melodica e gusto di unorche-
strazione in continuo divenire. Dietro a questi concerti, si intravede il sorriso del violinista
Antonio Brunetti esecutore di questi lavori e dedicatario del Kv 219 e di alcuni movimen-
ti alternativi scritti da Mozart su sua espressa richiesta.
N manca una sinfonia concertante Kv 364 che prevede anche la presenza della viola,
strumento, questultimo, che Mozart prediligeva anche come esecutore.
Numerosi i concerti per fiati, sollecitati in gran parte da strumentisti e da dilettanti.
Quattro i concerti per corno, composti tutti negli anni viennesi, vale a dire nella maturit,
per un grande virtuoso (che per cominciava a declinare) come Joseph Leutgeb, che di
Mozart fu amico carissimo, come comprovano le dediche scherzose. A completare il pano-
rama ci sono un Concerto giovanile per fagotto e orchestra Kv 191, un successivo Concerto
per oboe in do magg. Kv 314 (di cui venne predisposta anche una versione per flauto), un
Concerto per flauto Kv 313, il pi noto Concerto per flauto e arpa Kv 299 per il duca di
Guines e sua figlia e, finalmente, il Concerto per clarinetto Kv 622, pagina suprema.

Concerto settecentesco a Zurigo in quadro di autore anonimo.

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DA PONTE
Qui come poeta abbiamo un certo abate Da Ponte. Ora terribilmente occupato
con le correzioni in teatro e deve scrivere per obligo un libretto per Salieri;
prima di due mesi non sar pronto. Mi ha promesso di scrivermene uno nuovo;
ma chiss se potr - o vorr mantenere la parola.
Mozart al padre il 7 maggio 1783

La collaborazione tra Mozart e il librettista veneto Lorenzo Da Ponte una di quelle rare
e felici coincidenze delle quali si compiace talora il destino e che diventano subito
momenti irrinunciabili della storia dell'umanit. Una collaborazione che si protratta,
a fasi alterne, per cinque anni e che contrassegnata da tre capolavori del teatro musi-
cale di tutti i tempi.
Dalle avare dichiarazioni dei due protagonisti non possiamo ricavare molto: ciascuno
faceva la propria vita e affrontava ogni giorno, con diverso animo, problemi analoghi, bar-
camenandosi nella Vienna del tempo, scontrandosi con invidie e abili intrighi, affrontan-
do le vanit e le bizze dei teatranti, i pregiudizi dei potenti, correndo di qua e di l inin-
terrottamente. Ma trovando poi, nel lavoro e nella creazione comune, intese e complici-
t, stimoli e ritmi compositivi che laceravano la coltre di indiffe-renza e superficialit.
Di qualche anno pi anziano di Mozart (era nato nel ghetto di Ceneda, oggi Vittorio
Veneto, nel 1749 da famiglia israelita), Lorenzo Da Ponte, dopo una giovinezza tempe-
stosa e affannata, era giunto a Vienna nei primi giorni del 1782, appena nove mesi
dopo l'insediamento del musicista nella capitale austriaca. Qui, grazie alla sua versati-
lit e all'interessamento del compositore di corte Antonio Salieri cui era stato racco-
mandato, era riuscito a diventare poeta dei teatri imperiali, iniziando una fortunata
e frenetica attivit di librettista.
Mozart lo aveva incontrato, nel 1783, in casa del barone Wetzlar. Ma la collaborazione
inizier due anni pi tardi, quando, nel 1785, il musicista, come ricorder Da Ponte
molto tempo dopo, mi chiese se potessi ricavare agevolmente un'opera da una com-
media di Beaumarchais, Le mariage de Figaro. Mi piacque molto il suggerimento e gli
promisi di scrivereci sopra un libretto... Mi misi dunque all'opera e, con la rapidit con

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Lorenzo Da Ponte anziano in una incisione colorata a mano di Michele Pekinino, 1820

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cui io scrivevo le parole, Mozzart (sic) le metteva in musica. In capo a sei settimane
tutto era a posto. La nascita delle Nozze di Figaro tutta qua: poche righe delle
Memorie di Da Ponte. Un parallelo procedere del testo poetico e della musica, una
naturale germinazione e un equilibrio delle risorse creative, lasciando vivere e cantare
personaggi che un altro aveva portato sul palcoscenico. L'opera and in scena il 10
maggio 1786 al Burgtheater di Vienna con buon successo, mentre a Praga, dove era
stata ripresa dalla compagnia Bondini, fu un trionfo, tanto che a Mozart venne commis-
sionato un nuovo lavoro per la stagione del 1787. Per il soggetto, la scelta cadde su
quello che era alla base di un' opera che aveva appena ottenuto gran successo a
Venezia e nei maggiori teatri italiani: il Convitato di pietra di Bertati e Cazzaniga.
Il libretto, racconta Da Ponte, fu scritto in una specie di tour de force contemporanea-
mente a quelli dellArbore di Diana per Martini e del Tarare per Salieri. Il dissoluto puni-
to ossia il Don Giovanni and in scena, con grandissimo successo, la sera del 29 otto-
bre 1787 al Nationaltheater di Praga. Il terzo e ultimo atto del sodalizio Mozart-Salieri,
Cos fan tutte, era stato suggerito dallo stesso imperatore Giuseppe II. L'opera and in
scena il 26 gennaio 1790, al Burgtheater di Vienna, ma venne tolta dal cartellone dopo
solo quattro repliche per la morte improvvisa del sovrano e la conseguente proclama-
zione del lutto nazionale. La scomparsa di Giuseppe II segner anche il definitivo decli-
no di Mozart, mentre Da Ponte, a causa di alcune beghe e di uno scandalo amoroso, fu
costretto a lasciare Vienna in quello stesso 1790. Se per il musicista si apriva l'ultimo e
triste capitolo della sua rapida esistenza, per Da Ponte iniziava invece una nuova avven-
tura Si rec a Trieste, dove si innamor di una ragazza inglese, con cui and a Parigi e
poi a Londra per tredici anni scrivendo libretti per musicisti di second'ordine. Nel 1805
emigr in America e visse per lo pi a New York come insegnante di lingue, per un certo
periodo addirittura come professore al Columbia College. Da Nancy ebbe quattro figli.
Mor quasi novantenne nel 1838. Ma, curiosamente, i suoi funerali dovevano rappre-
sentare una sorta di epilogo del suo sodalizio con Mozart: nel corso della cerimonia
venne eseguito quel Miserere di Allegri, che il musicista bambino aveva trascritto a
memoria, dopo averlo ascoltato nella Cappella Sistina a Roma.

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DONNE
Si sono versati fiumi dinchiostro sulla sessualit e sulla tendenza allerotismo e alla
coprolalia di Mozart. Fortunatamente, in quellinchiostro, Mozart non ci mai annegato.
In lui, come ebbe a scrivere al padre nel dicembre del 1781, la natura si manifesta
come in chiunque altro, e forse maggiormente che in certi colossi.
Niente di pi. Tutto il resto desumibile dalle famigerate lettere alla cuginetta, in cui
il turpiloquio, lerotismo e lallusione diventano gioco quasi esclusivamente verbale e
testimoniano semmai una assoluta disinvoltura nei confronti delle cose del sesso.
Lasciando da parte una favoleggiata e precoce relazione con una bella fornaia sali-
sburghese, di cui si sempre saputo poco o niente, non sono poi molte le donne che
hanno accompagnato i giorni terreni di Mozart.
Certo, la madre: un contraltare amoroso e caldo alla severit e alla moralit borghese
del padre. Forse anche una complice: per debolezza e compiacenza, comprensione e
troppo amore, verso quel figlio che le assomigliava in tante cose.
E poi la cuginetta, Maria Anna Thekla, soprannominata Bsle, figlia di uno zio tipogra-
fo di Augusta. lei che lo accompagna nella sua prima iniziazione amorosa (e forse
erotica). Confermo, scrive il giovane musicista, che la nostra Bsle bella, saggia,
simpatica, svelta, divertente... vero, noi due andiamo proprio bene insieme, perch
anche lei un po briccona. S, Mozart ha ventidue anni e queste parole autorizzano
qualche ipotesi. Non si pu comunque affermare che la Bsle sia stata il primo amore.
Questo ha semmai i lineamenti di Aloysia Weber, la futura cognata.
Aveva sedici anni, quando il musicista la conobbe e le diede lezioni di canto. Si tratt
sicuramente di amore, ricambiato solo con qualche civetteria. Forse sulla ragazza,
come ha osservato Wolfgang Hildesheimer, il musicista esercitava troppo poca attra-
zione fisica. Ma per lo meno dubbio che da questa delusione egli non si sia pi ripre-
so vita natural durante.
Appare, a questo punto, per lo meno curioso ma non privo di significato il fatto che,
qualche anno dopo la sua mancata relazione con Aloysia, Mozart abbia sposato

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Constanze una delle sorelle pi giovani della


ragazza. E tra i due vi fu sempre, come lascia-
no intendere le lettere, una intesa sensuale,
ma anche quella complicit quotidiana, che
si stabilisce tra due persone sostanzialmen-
te impreparate alla vita.
Non mancarono gli amori extraconiugali,
fuggitivi, nati e conclusi sovente durante le
prove di unopera e favoriti, oltre che dalle
floride grazie di una cantante, dalla libert
di costumi che regnava dietro le quinte dei
teatri. Poteva anche trattarsi dellinfatuazione
di una fanciulla per il suo maestro di pianoforte:
parole sottovoce, sguardi lunghi e furtivi, mani che
La cantante anglo-italiana Nancy Storace
si sfiorano... forse qualcosa di pi. in una stampa colorata settecentesca
Tra le molte donne che si affacciarono nella vita di
Mozart, non si pu dimenticare la cantante di origine anglo-italiana Nancy Storace,
giunta a Vienna con il fratello Stephen nel 1783 a soli diciottanni e prima interprete
di Susanna nelle Nozze di Figaro. Poco si sa e molto si pu immaginare, ma c una
pagina che trasuda amore e intesa.
Si tratta dellaria da concerto Chio mi scordi di te Kv 505 per soprano, pianoforte e
orchestra, composta nel 1787 (alla vigilia del ritorno della ragazza in Inghilterra) e
dedicata da Mozart a Mademoiselle Storace et moi. Mozart continu a scrivere alla
ragazza, che tuttavia, alla sua morte (ventisei anni dopo quella del musicista), si pre-
mur di bruciare tutte le lettere.
Resta da dire di Maria Theresia von Trattner, che era la moglie di uno stampatore vien-
nese, che a sua volta sarebbe stato il padrino di tre figli di Mozart. Maria Theresia la
dedicataria della Sonata Kv 457 e della relativa Fantasia Kv 475, che per furono scrit-
te dopo la presunta rottura determinata dalla gelosia di Constanze.

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ENFANT PRODIGE
Finch durava la musica, era tutto musica;
solo quando finiva, si tornava a scorgere il bambino.
Maria Anna Mozart

La figura dellenfant prodige si incarna in Mozart, diventandone in un certo senso il


mito fondante: un bimbo favorito dagli dei, dotato come nessun altro, genio allo stato
puro. Da qui il destino di un eterno fanciullo, cui non permesso di crescere e diven-
tare uomo, a dispetto della realt e dellevidenza stessa.
Cos, Mozart un bambino diverso dagli altri, non soltanto per quel suo particolare
modo di pensare e agire in musica, ma anche perch la vita che fa lo allontana dai gio-
chi comuni, dalle amicizie di strada, dai primi ingenui stupori. Viene, fin dalla pi tene-
ra et, educato a comportarsi da adulto. Un adulto in miniatura, un poco ridicolo e un
poco grottesco con la sua parrucca incipriata, lo spadino, luniforme di gala che gli
aveva regalato limperatrice Maria Theresia (che era poi quella smessa da suo figlio
Maximilian Franz), cos come ce lo ha rappresentato il pittore Pietro Lorenzoni nel
1763 e come, in quello stesso anno, lo vide Goethe quattordicenne a Francoforte: un
ometto con lo spadino. Un adulto in miniatura, che divide i suoi giorni tra studio,
composizione e viaggi. Tourne continue e spossanti, con il padre e la sorella, talora
anche la madre, toccando i maggiori e non disdegnando i minori centri europei, per la
gioia e lo stupore dei principi e delle corti, dei blasonati e degli agiati borghesi, che
dappertutto si assomigliano. Enfant prodige da esibire al cembalo insieme alla sorel-
la, ma anche un precocissimo compositore, autore della sua prima sinfonia a nove anni
e di unopera lirica gi a undici, capace di riscrivere a memoria la melodia e il contrap-
punto impossibile del Miserere di Allegri e di superare senza difficolt i difficili
esami dellAccademia Filarmonica di Bologna.
La sorella Nannerl, che gli era maggiore di circa cinque anni, cos lo ricorda appena un
paio danni dopo la morte: Era piccolo, magro, pallido e la sua fisionomia non rivela-
va niente di straordinario. Il suo corpo era perpetuamente in movimento, doveva sem-

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Mozart al cembalo con il padre e la sorella in un acquerello di Carmontelle

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pre giocherellare con le mani e con i piedi. Era appassionato di biliardo e abitualmen-
te ne aveva uno in casa, sul quale giocava per distrarsi. Anche il suo volto cambiava
sempre; esprimeva i suoi stati danimo in cui le facolt inferiori - una delle quali era
limmaginazione, che gli consent di diventare lincantatore che tutti conoscono - pre-
valevano nettamente su quelle superiori.
lingannevole ritratto delleterno bambino che Mozart rimase per la sua famiglia,
malaccorto e incapace, fuori dallambito musicale, di adeguarsi alle responsabilit che
let adulta comportava. Ben diversa era la realt, ma il peso di questo pregiudizio,
che percorre tutta la corrispondenza con il padre, crucci il musicista, che aveva
davanti agli occhi lo spettro della miseria.
Tuttavia, lenfant prodige aveva presto afferrato il senso della creazione e della poe-
sia musicale, riuscendo a raggiungere quella semplicit che cela e supera nellespres-
sione qualsiasi elaborazione. Una spontaneit che racchiudeva una grande precisione
e una estrema accuratezza compositiva. Lo aveva capito subito gi il grande Haydn,
che rivolgendosi a Leopold aveva detto : Ve lo dico davanti a Dio, onestamente,
vostro figlio il pi grande compositore che io conosca, ha gusto e grande scienza
della composizione. E dunque, come ha osservato Arthur Schnabel, non la quantit
delle note, ma la loro disarmante qualit.
Tra le righe di una vecchia lettera, il padre aveva osservato: la tua espressione era
cos compunta che molte persone di senno, considerando il tuo talento cos precoce-
mente sbocciato e il tuo atteggiamento, sempre serio e pensieroso, temevano che non
saresti vissuto a lungo. E a lungo, certo, Mozart non visse (ma non mor pi giovane
di tanti altri musicisti), vittima dello strano gioco del destino che gi quando aveva
appena dieci anni aveva ispirato al dottor Tissot queste parole: la sua conoscenza
della musica straordinaria, ma se non fosse un musicista, probabilmente sarebbe un
bimbo del tutto normale. Ecco, il suo era stato un destino che gli aveva impedito di
essere normale, di essere cio come tutti gli altri.

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EPISTOLARIO
Le lettere non risolvono tutti i misteri di questo genio enigmatico,
ma avvertiamo, qua e l, un soffio, unallusione, unespressione,
che ci lasciano intravedere la bont e i sentimenti di un uomo incomparabile.
Hermann Hesse

Sulla figura e sullopera di Mozart ci sono migliaia di volumi, ma, paradossalmente, chi ha
scritto meglio di chiunque altro stato proprio lui. E lo ha fatto in centinaia di lettere
dirette a familiari, conoscenti e altri corrispondenti nellarco di poco pi di venticinque
anni. Le lettere costituiscono una straordinaria testimonianza che ha pochi uguali sulla
formazione e sullattivit artistica e creativa di un musicista, fra i maggiori di tutti i tempi.
Se poi consideriamo lepistolario completo, che comprende pi o meno 1200 lettere della
famiglia Mozart, alle quali se ne devono aggiungere altre quattrocento della moglie e
della sorella dopo la morte del musicista, ci troveremo fra le mani un documento di rara
ampiezza e inestimabile ricchezza, che permette di autentificare e datare molte opere,
conoscere il metodo di lavoro e la poetica, problemi di esecuzione e vita musicale della
seconda met del Settecento. Per non dire della vita sociale, con i problemi quotidiani di
una famiglia di medio reddito in provincia e nella capitale, le luci dei grandi salotti e delle
corti europee, gli affitti e gli arredi, i viaggi, i mezzi di trasporto, le locande, la massone-
ria e mille altri particolari.A offrirci questa mole di lettere (ma molte altre non ci sono per-
venute), che sono raccolte in sette volumi pubblicati tra il 1962 e il 1975 dalla
Internationale Stiffung Mozarteum (se ne annuncia la prossima traduzione, probabilmen-
te parziale, in lingua italiana), non sono soltanto i frequenti viaggi che a fasi alterne sepa-
rarono per lunghi mesi i membri della famiglia, ma anche la buona disposizione di Mozart
a scrivere, spesso per scacciare la noia o mitigare la solitudine. E c poi un singolare
talento che si rivela nel piacere della lingua (non solo il tedesco, ma anche il francese e
litaliano) e delle sue risorse lessicali e sintattiche, nei giochi di parole, nel non-sense, nella
parodia e nellinvenzione verbale, nella capacit di raccontare e di ricreare dei dialoghi
che diventano piccole scene teatrali e ancora nel gusto di certe poesiole scalcinate e sala-

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ci e nella sovrana trasgressione della forma epistolare, soprattutto nei divertiti e improv-
visi congedi e perfino nella firma che viene continuamente rivoltata.
Molto hanno sconcertato le letterine alla cuginetta Maria Anna Thekla (la Bsle) per la
salacit del linguaggio e una sorta di coprolalia. Ne diamo un solo esempio, facendo pre-
sente che giochi verbali di questo tipo erano assai in uso nellAustria di quel tempo e non
scandalizzavano nessuno, anzi... Buona notte, cara la mia ragazza, cachi nel letto finch
non si scassa, stia chiotta chiotta e stiri il culo fino alla bocca... Nel frattempo stia bene.
Ahi, il mio culo brucia come il fuoco! Che vorr mai dire? Forse la merda che vuole usci-
re? S, s, merda, ti riconosco, ti vedo, ti sento... e...cos? Possibile? O dei! Orecchio mio,
non minganni? No, proprio cos. Che suono lungo e triste. Ma ci sono anche le lette-
re al padre, specialmente quelle in cui annuncia qualcosa che al genitore risulter spiace-
vole, in un gioco ambiguo di dichiarazioni e immediate ritrattazioni, che dovevano met-
tere immediatamente sullavviso il diffidente Leopold. Di grande precisione, al contrario,
le lettere in cui parla di musica e musicisti, manifestando una sicurezza di giudizio che
nulla pu scalfire.
Ben diverso, infine, il tono di molte lettere dellultimo anno di vita, con struggenti solitu-
dini e piccole gelosie, confessioni di infelicit, paure e soprattutto richieste reiterate di pre-
stiti e aiuti economici a qualche fratello massone.

Le ultime righe di una lettera autografa di Mozart del 1791

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FIATI
Anche ci che leggero pu essere grande,
se scritto in uno stile scorrevole e facile e se,
allo stesso tempo, si basa su una solida composizione.
Leopold Mozart al figlio il 13 agosto 1788

La carriera di Mozart, accanto alle opere di grande impegno, era costellata di commit-
tenze che si volgevano piuttosto a un genere che veniva considerato leggero e occa-
sionale. Si tratta di quelle Harmonienmusik, che grazie allimpiego prevalente di stru-
menti a fiato, potevano avvenire allaperto, in parchi e giardini di dimore patrizie, ma
anche nelle piazze, perch vi partecipavano, assieme a strumentisti professionisti,
bravi dilettanti e magari elementi della servit. Le occasioni erano molte e svariate,
specialmente nozze e genetliaci illustri, festeggiamenti di visitatori e ospiti di riguar-
do, cerimonie pubbliche e accademiche. Ecco allora lorchestrina di fiati con un reper-
torio di cassazioni e divertimenti, serenate e notturni. Le denominazioni sono quasi
interscambiabili e la tonalit festosa, in maggiore. Musica dintrattenimento, dun-
que, alla quale Mozart sacrific di frequente e volentieri, a partire dalla prima giovi-
nezza fino agli ultimi anni viennesi, sovente respirando in queste pagine il gusto della
sperimentazione e il gioco dei timbri, ma anche consegnando non di rado veri e pro-
pri capolavori.
Ecco due Divertimenti fratelli nellorganico strumentale (coppie di oboi, clarinetti,
corni inglesi, corni e fagotti) e nella struttura dei cinque movimenti, quello in mi
bemolle maggiore Kv 166 e quello in si bemolle maggiore Kv 186, composti entrambi
nel 1773, al ritorno a Salisburgo dopo il soggiorno milanese, dove avevano forse tro-
vato la loro prima origine. Al primissimo periodo viennese, appartiene la Serenata in
mi bemolle maggiore Kv 375 per due clarinetti, due corni e due fagotti, che in un
secondo momento si arricchirono di due oboi. Sempre cinque movimenti disposti
secondo una sapiente simmetria. lo stesso Mozart a parlarcene in una lettera al

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padre (3 novembre 1781): Scrissi questa musica il giorno di Santa Teresa per la
cognata di Herr von Hickel, pittore di corte, in casa del quale venne eseguita per la
prima volta. I sei esecutori erano poveri diavoli, che per suonavano abbastanza bene
insieme... Ma la ragione principale che mi spinse a comporre questa serenata fu quel-
la di far sentire qualcosa di mio a Herr von Strack valletto di camera imperiale, che si
reca ogni giorno in casa Hickel; la scrissi quindi con cura particolare e ottenne grande
successo.
La Serenata notturna in do minore K. 388 risale allanno dopo. Una pagina che non
sembra certo ispirata al genere galante e tanto meno dedicata alla musa della rapidi-
t, anche se a questo proposito il compositore non aveva mancato di scrivere al padre
sul finire del luglio 1782: ho dovuto comporre una Musica Notturna in fretta e furia,
fortunatamente per soli strumenti a fiato. Ma la Serenata, composta per il principe
von Lichtenstein, era nata nel segno dello studio recente di Bach e di Hndel, privile-
giando strutture rigorose e sapienza contrappuntistica, cui danno insoliti accenti i par-
ticolari impasti timbrici. Un capolavoro in cui una sorta di austerit sfocia in una lieve
drammaticit e in un palpito di malinconia pensosa e contemplativa come ha osser-
vato Bernhardt Paumgartner.
Della Serenata in si bemolle magg. per dodici strumenti a fiato e contrabbasso Kv 361,
detta (ma da chi?) Gran Partita, nulla si sa sulla data di composizione e sullocca-
sione che ne sollecit la nascita. Un recente esame della filigrana del manoscritto ha
permesso di situarne la composizione negli anni 1781-82, ma la prima esecuzione
appare alquanto successiva, visto che si trattava quasi certamente di quella annuncia-
ta dal Wienerblttchen il 23 marzo 1784 al Burgtheater di Vienna, con la partecipazio-
ne al corno di bassetto di Anton Stadler. Nulla vieta, allora, di dare qualche credito ad
una vecchia tradizione, secondo la quale, in origine, la Serenata sarebbe stata in parte
eseguita nellagosto del 1782 nel corso del banchetto nuziale di Mozart e Costanze
Weber e successivamente ripresa e sviluppata nella versione che ben conosciamo. Si
spiegherebbe, cos, il ricorso agli strumenti a fiato, la scelta della struttura a suite tipi-
ca della Serenata, il gusto per certi temi e forse anche quellaccordo di Mi bemolle
maggiore che diventa il cuore dellintera composizione. Probabilmente successivo

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sarebbe allora quelladagio di lirica tensione e di infinite sfumature timbriche, con


oboe e clarinetto e corno di bassetto secondi insieme al fagotto che, nella continua
ripetizione di una cellula ritmica, fanno da contraltare alle effusioni canore quasi
metastasiane delle prime parti. cos che la variet delle combinazioni strumentali
diventa straordinaria ricchezza timbrica e graduale conquista della luce, proponendo-
ci contemporaneamente le due facce dellilluminismo: quella aperta e sorridente della
razionalit e quella notturna e corrucciata dellesoterismo. Se i timbri scuri rimandano
ad inquietudini e presagi angoscianti, quelli pi brillanti rivitalizzano il contesto con lo
spirito popolare e lumorismo delle harmonienmusik.

La serenata di Karl Spitzweg

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GASTRONOMIA
Diversamente da quanto si potrebbe immaginare accom-
pagnando Don Giovanni fra pranzi e cene, feste e ban-
chetti, il rapporto di Mozart con il cibo era per lo pi ispi-
rato a una certa moderazione, che aveva le sue origini
nelleducazione paterna, ma era anche frutto dellespe-
rienza e dei numerosi viaggi. Ci non significa che la sobriet fosse una regola costante,
ma piuttosto che leccesso e la golosit erano infrazioni, frequenti o contenute a seconda
dei periodi, alla misura della consuetudine. Sfogliando lepistolario, veniamo a sapere che
gli piacevano in sommo grado il cappone e il fagiano allo spiedo con contorno possibil-
mente a base di cavoli, ma anche la lingua di manzo bollita e servita con salse piccanti, un
piatto tipico della Salisburgo di quel tempo. I soggiorni parigini gli avevano favorito il gusto
per qualche raffinatezza, come era il caso delle ostriche annaffiate con champagne e i gela-
ti. Nellultimo anno di vita, la frequentazione di Schikaneder, che era notoriamente dedito
alle gozzoviglie, aveva trovato complemento in allegre cene in locali della periferia a base
di storione e costolette di maiale, generosamente annaffiate con vino della Mosella.
Al musicista si ispirano i Salzburger Mozartkugeln, letteralmente le palle di Mozart,
create intorno al 1884 da Paul Frst e ampiamente imitate e contraffatte da molti pastic-
ceri di Salisburgo, fino alla produzione su scala industriale. La versione originale artigiana
prevede un cuore di cacao con nocciole in una palla di marzapane intinta nel cioccolato.
Va da s che le palle devono essere tutte uguali e avvolte in carta dorata con leffigie
un poco idealizzata del musicista. Un cioccolatino omologo, secondo laccigliato Adorno,
alla mercificazione della musica di Mozart.
Esistono, naturalmente, le torte Mozart. Quella che veniva preparata nella casa salisbur-
ghese del musicista si basava su una ricetta analoga a questa: amalgamare burro, tuorli
duovo e zucchero fino ad ottenere una crema omogenea, cui aggiungere poi rhum, caff,
cacao in polvere, scorza di limone grattugiata e caffelatte. Infine, incorporare della farina
setacciata con lievito, alternandola agli albumi montati a neve, in modo da tenere la pasta
sempre morbida. Versare il composto in una teglia e passarlo in forno. Una volta che raf-
freddata, tagliarla a met, bagnare con del marsala e farcire con marmellata di albicocche.

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ITALIA seconda patria del giovane Mozart


In nessun altro paese ho ricevuto tanti onori,
in nessun altro luogo ho goduto di tanta considerazione come in Italia...
In Italia, dove vivono i pi grandi maestri, non si parla che di Mozart.
W. A. Mozart a suo padre in data 11 ottobre 1777

LItalia era considerata, ancora nel Settecento, una tappa dobbligo per ogni composi-
tore che nutrisse ambizioni internazionali e che volesse perfezionare il proprio sapere.
LItalia era la patria della musica, o meglio ancora dellopera. Cerano numerosi
Conservatori che mantenevano intatto il loro prestigio, i teatri, le Accademie, alcuni dei
maggiori centri musicali di tutta Europa e infine personaggi di grande fama e cultura.
Poich un viaggio in Italia, a quei tempi, prevedeva un lungo soggiorno e poich tale
viaggio si rendeva indispensabile per consolidare la fama e accrescere il prestigio del
piccolo Mozart, il padre si preoccup di avere una licenza da parte dellarcivescovo
di Salisburgo. Il quale concesse un anno e anticip lo stipendio, cos che in parte le
spese fossero coperte. Leopold Mozart si procur poi diverse lettere di raccoman-
dazione e di presentazione.
Padre e figlio, che aveva allora quattordici anni, partirono il 13 dicembre 1769.
Una settimana dopo passavano il Brennero e alla vigilia di Natale erano a Rovereto.
Qui, il piccolo musicista tenne il suo primo concerto nel palazzo del barone Todeschi,
ottenendo successo. Qualche giorno dopo, i due salisburghesi avevano gi raggiunto
Verona, dove sarebbero rimasti due settimane. Concerti, esecuzioni allorgano, serate
allopera, tutto contribuiva allaffermazione di Mozart. Dopo una sosta a Mantova e
una a Cremona, padre e figlio giunsero il 23 gennaio 1770 a Milano, dove il ragazzo
fu apprezzato dal sinfonista G. B. Sammartini e ottenne la protezione del conte di
Firmian, ministro plenipotenziario dellAustria. Il successo fu tale, che al termine di
concerti e accademie, Mozart ricevette lincarico di comporre unopera, Mitridate re
del Ponto, per la successiva stagione del Teatro Ducale. A Firenze, dove arriv alla fine
di marzo e rimase circa una settimana, altri successi alla corte del granduca Leopoldo

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di Toscana, destinato a diventare imperatore dAsburgo alla morte del fratello


Giuseppe II. A Roma, i due Mozart giunsero durante la settimana santa, si verific il
famoso episodio del Miserere di Allegri, apprezzato a tal punto che ai musici della
Cappella Sistina proibito sotto pena di scomunica di portarne via anche una sola
parte, o di copiarla o darla a chicchessia. Il piccolo Mozart, dopo averlo ascoltato una
sola volta, lo riscrisse per intero, tale e quale. Ancora Roma, dopo una sosta a Napoli,
durante il viaggio di ritorno, altri onori e lordine cavalleresco dello Speron doro, che
venne conferito al Quirinale da Papa Clemente XVI in persona. Poi il soggiorno a
Bologna, tra luglio e ottobre, in parte trascorso nella villa di campagna del conte Palla-
vicini, dove Mozart pot preparare il fortunato esame per essere ammesso
allAccademia di Bologna, titolo di grande prestigio in tutta Europa e utilissimo per
diventare Kapellmeister. Ma soprattutto lincontro con il massimo conoscitore di con-
trappunto, il celebre padre G. B. Martini, che per il giovane musicista sarebbe rimasto
per molto tempo un punto di riferimento. Poi, il 26 dicembre, a Milano, il successo del
Mitridate e le lodi di Parini: Il giovane maestro di Cappella, che non oltrepassa let
di quindici anni, studia il bello della natura e ce lo rappresenta adorno delle pi rare
grazie musicali.
A Salisburgo padre e figlio rientrarono il 28 marzo del 1771, con un bilancio assai posi-
tivo: il viaggio aveva dato i suoi frutti. Ma l11 agosto, i due ripartirono per Milano,
per preparare la Festa o serenata teatrale commissionata per le nozze dellarciduca
Ferdinando, su libretto dello stesso Parini. Ma nonostante il successo, larciduca venne
sconsigliato dalla madre, limperatrice Maria Theresia, di assumere Mozart al suo ser-
vizio. Anche se aveva ottenuto una nuova scrittura per lanno seguente, il musicista
aveva visto ormai sfumare le sue speranze di rimanere in Italia. Cos, quando il 26
dicembre 1772 il pubblico milanese al termine della rappresentazione del Lucio Silla,
applaud il giovane Mozart, si tratt pi di un congedo che di un successo e il 12 marzo
1773, quando padre e figlio ripassarono il Brennero, fu per lultima volta.

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Il palazzo della Mercanzia a Bologna in una stampa settecentesca

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JACQUIN amicizia con clarinetto e corno di bassetto


Un salotto pi domestico e amichevole per i giovani,
riservato a chiacchiere, musica, scherzi e piccoli giochi di societ.
Caroline Pichler

A met degli anni Ottanta del Settecento, erano celebri le serate che ogni mercoled il baro-
ne Nikolaus Joseph von Jacquin, celebre botanico e professore di chimica allUniversit di
Vienna e autorevole fratello massonico, organizzava nel suo palazzo denominato
Rennweg, nei pressi del giardino botanico. Vi partecipavano intellettuali e artisti fra i pi
importanti della Vienna illuminista e non si parlava solamente di scienza e filosofia, ma
anche si facevano giochi di societ e si praticava la musica e ai pi alti livelli. Fra gli ospi-
ti del barone, cerano il clarinettista Anton Stadler e Mozart che spesso era in compagnia
della moglie e che era assai legato ai figli del padrone di casa, la giovanissima Franziska
alla quale dava lezioni di pianoforte e Gottfried, portato per la musica e dotato di una bella
voce. Stando alle testimonianze di Caroline Pichler, dimenticata autrice di romanzi senti-
mentali, Mozart ha trascorso ore felici e dilettose in casa Jacquin, improvvisando e suo-
nando liberamente per un pubblico di amici. Il fatto, poi, che alcuni di questi amici fosse-
ro tra i maggiori virtuosi di clarinetto e corno di bassetto della Vienna del tempo, vale a
dire i fratelli Stadler, ma anche David e Springer, la dice lunga sullo sperimentalismo di
certe composizioni. E giusto in quegli anni, Mozart esplor le potenzialit del corno di bas-
setto, verificandone le diverse associazioni sonore. Non c soltanto la serie di Notturni Kv
437 e 439 per tre voci, due clarinetti o tre corni di bassetto, ma anche un gruppo di cinque
Divertimenti per lo stesso organico (ma senza le voci) Kv 439b, tutte pagine dedicate o
donate al giovane Gottfried. Ore felici, rubate al lavoro e allangoscia dei giorni. Fu il caso
anche, nellestate del 1786, del pi noto Trio per pianoforte, clarinetto e viola Kv 498,
datato 5 agosto e denominato Trio dei birilli. Pare, infatti, che sia stato abbozzato pro-
prio durante una pomeridiana partita ai birilli allaperto ed eseguito la sera stessa con
Stadler al clarinetto, Franziska von Jacquin al pianoforte e Mozart alla viola. Un tenero
omaggio allamicizia nella rinuncia al virtuosismo e al contrasto dei movimenti.

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K come Kchel
Non certo misteriosa e tanto meno kafkiana la K che precede il numero dopera
delle composizioni di Mozart. La lettera non altro che liniziale del cognome di colui
che catalog per primo tutte le opere del musicista. Stiamo parlando di Ludwig Alois
Friedrich von Kchel nel 1862, che, nel 1862, pubblic il Catalogo cronologico-tema-
tico di tutte le opere di Wolfgang Amad Mozart. E per la prima volta si pot avere
una quadro completo (o quasi) dellintera opera mozartiana. Per la verit, gi Mozart
ci aveva provato, con il Verzeichniss aller meiner Werke (Catalogo di tutti i miei lavo-
ri), vale a dire un taccuino manoscritto di una trentina di pagine con tutti gli appunti
e le partiture delle 145 opere opere composte fra il febbraio del 1784 e il dicembre del
1791, oggi custodito nella British Library, che lo ha messo in rete in versione digitale
con 75 introduzioni musicali. Successivamente, la vedova Constanze e diversi tra i suoi
amici avevano tentato di mettere ordine tra le numerose opere sparse, manoscritte e

Concerto settecentesco in un disegno acquerellato di Zotti

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pubblicate, con lintento di separare le composizioni autentiche da quelle spurie. Ma


per pi di mezzo secolo quei tentativi diedero solamente risultati frammentari.
Ben altra cosa , ovviamente, il catalogo di Koechel, che sarebbe stato rivisto e com-
pletato negli anni Cinquanta da Alfred Einstein e pubblicato in varie edizioni, sempre
aggiornato alle pi recenti conoscenze musicologiche. Gli aggiornamenti nella
sequenza delle opere non vengono tenuti in considerazione dallindustria musicale,
che finora si attiene alla numerazione originaria preceduta dalla sigla KV (Kchel
Verzeichnis-Catalogo Kchel).
Il catalogo registra complessivamente 626 opere di Mozart che con le ulteriori
aggiunte arrivano a non meno di 754, tra cui 25 lavori teatrali, 19 messe per soli coro
e orchestra, pi 8 litanie e vespri, 39 mottetti, 10 cantate e il Requiem in re minore
rimasto interrotto, 71 arie con accompagnamento orchestrale e 41 melodie, 51 sinfo-
nie (ma ce ne rimangono complete 41), molte cassazioni e divertimenti per vari stru-
menti e serenate per piccola orchestra, 51 concerti per vari strumenti solisti, 23 sona-
te per pianoforte di cui 5 a quattro mani e un gran numero di variazioni e piccoli pezzi,
43 sonate per violino e pianoforte, 8 trii e 32 quartetti, 10 quintetti di cui 2 per stru-
menti a fiato. Insomma, unopera talmente vasta, che ci vorrebbe pi di un anno per
eseguirla tutta e che pochissimi hanno ascoltato o letto per intero.
Ludwig Alois Friedrich von Kchel, che era nato nel 1800 a Stein an der Donau, si era
laureato in giurisprudenza a Vienna, ma aveva presto manifestato un grande interes-
se anche per le scienze naturali. Era soprattutto un uomo di notevole cultura e di
straordinaria versatilit. Come appassionato musicologo e musicista arriv a cimen-
tarsi anche con la composizione ed ebbe legami di amicizia e stima con Schubert e
Brahms. Come scienziato si interess con importanti risultati di problemi di geologia
e di botanica, n manc, da vero uomo del suo stempo, di occuparsi di pedagogia e di
letteratura. Visse prevalentemente a Salisburgo e a Vienna, dove mor nel 1877.
Il suo nome resta legato indissolubimente a quello di Mozart, del quale non si limit
a compilare il catalogo, in unepoca in cui mancavano strumenti di ricerca adeguati,
ma collezion anche numerosi manoscritti. Oltre a quello mozartiano, Kchel compil
un catalogo delle opere di Johann Joseph Fux.

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LEOPOLD lombra del padre


Ho sempre creduto che tu debba considerarmi
il tuo migliore amico pi che un padre, in quanto
hai cento prove che nella mia vita mi sono curato
pi della tua felicit e del tuo piacere che dei miei.
Leopold Mozart al figlio in data 20 luglio 1778

Wolfgang Amad Mozart impensabile, almeno fino ai ventidue anni, senza la sua fami-
glia. Una famiglia che egli fin per fagocitare, attraendo nell orbita della propria fama
ogni altra individualit. Cos, Leopold Mozart passato alla storia quasi soltanto per
essere stato il padre di Wolfgang. Un padre discusso e ambiguo, considerato, secondo i
casi e i tempi, un genitore autoritario e oppressivo, oppure, allopposto, un educatore
scrupoloso e lungimirante, talora addirittura geniale. La verit, probabilmente, sta nel
mezzo. E tuttavia, questuomo, magro e di statura assai modesta, alquanto arrogante,
attento al proprio utile e parsimonioso, solitario e critico verso i propri colleghi, ma anche
marito affettuoso e padre coscienzioso, questuomo, fino ad un certo momento della sua
vita, quello che coincide, appunto, con la nascita del figlio, ebbe una reputazione solida
e segu una carriera ben precisa, quella di tanti altri musicisti attivi intorno alla met del
Settecento, dotati di ottimo mestiere, capacit didattiche e buona cultura.
Era nato nel 1719 ad Augusta, in una famiglia di tradizioni artigiane. Non aveva per
seguito le orme del padre, rilegatore di libri, perch, dopo avere frequentato il ginnasio
e il liceo presso i Gesuiti della sua citt (ricevendo anche la prima istruzione musicale),
aveva preferito iscriversi allUniversit di teologia di Salisburgo. Una volta giunto nella
citt austriaca, aveva per optato per i corsi di filosofia e giurisprudenza, mantenendo-
si agli studi con delle lezioni di musica. Ma gli studi durano poco: in capo a due anni,
Leopold Mozart viene cacciato dalluniversit per scarsa frequenza. Trova, allora, un
primo impiego, come cameriere e musico, presso la famiglia del conte Thurn und Taxis,
che aveva lappalto dei servizi postali dellimpero. Nel 1743 violinista nellorchestra del
Principe Arcivescovo di Salisburgo, Sigmund von Schrattenbach. Qui inizia la sua carrie-

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Leopold Mozart in un ritratto di P. A. Lorenzoni, 1765

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ra di musicista, lenta ma tenace. Diventa presto anche insegnante di violino, poi, nel
1757, compositore di corte e, cinque anni dopo, vice Kapellmeister, penultimo gradino di
quella scala, che per non avr pi il tempo di salire. Infatti, nel 1756, il d 27 gennaio,
alle otto di sera, la mia consorte ha dato felicemente alla luce un maschietto.
Quella nascita, che precedeva di pochi mesi la pubblicazione del suo Metodo per lo stu-
dio del violino, doveva cambiare radicalmente la sua esistenza. Leopold Mozart, dopo
avere impartito i primi rudimenti musicali al figlio, ne aveva subito intuito il genio e
aveva deciso di mettere al suo servizio ambizioni, volont, capacit e cultura. La carrie-
ra di enfant-prodige, lo studio severo e continuo, le massacranti tourne in Europa riusci-
rono infatti a strappare al provincialismo di Salisburgo e allanonimato il piccolo
Wolfgang, a schiudergli quegli orizzonti artistici e musicali che ne stimolarono lorigina-
lit e le straordinarie capacit mimetiche e innovative al tempo stesso.
anche per questo che Wolfgang Amad Mozart deve molto della sua grandezza al
padre. Il quale, una volta che il figlio si prese la sua libert, scegliendo di fare lartista a
Vienna senza livrea, continu la sua tranquilla e mediocre esistenza salisburghese, con
quel breve e luminoso intervallo a Vienna nel 1785 che gli permise di toccare con mano
la celebrit di Wolfgang e quella morte solitaria che lo colse due anni dopo.

Natura morta con violino di Jean Baptiste Audry

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LIBRI
In questa bibliografia si indica: una scelta di volumi di riferimento disponibili in italiano
sulla vita e sulle opere di Mozart; alcune antologie di lettere tradotte in italiano e ledizio-
ne completa dei libretti delle opere.

LA VITA E LE OPERE
HERMANN ABERT, Mozart, 3 voll., Milano, Il Saggiatore, 1984-1986
GIOVANNI CARLI BALLO LAROBERTO PARENTI, Mozart, Milano, Rusconi, 1990
LIDIA BRAMANI, Mozart massone e rivoluzionario, Milano, Bruno Mondadori, 2005
PIERO BUSCAROLI, La morte di Mozart, Milano, Rizzoli, 1996
PIERO BUSCAROLI, Al servizio dellimperatore. Come Giuseppe II spinse Mozart alla
rovina, Assisi, 2006
PAOLO CATTELAN, Mozart. Un mese a Venezia, Venezia, Marsilio, 2000
SERGIO DURANTE (a cura di), Mozart, Bologna, Il Mulino, 1991
JOSEPH HEINZ EIBL, Mozart: cronaca di una vita, Milano, Ricordi, 1991
ALFRED EINSTEIN, Mozart: il carattere e lopera, Milano, Ricordi, 1951
NORBERT ELIAS, Mozart. Sociologia di un genio, Bologna, Il Mulino, 1990
DANILO FARAVELLI, Wolfgang Amadeus Mozart, Roma, Editori Riuniti, 1989
GERNOT GRUBER, La fortuna di Mozart, Torino, Einaudi, 1987
WOLFGANG HILDESHEIMER, Mozart, Firenze, Sansoni, 1980
CHRISTIAN JACQ, Il romanzo di Mozart. Il Maestro segreto, Cairo Publishing, 2006
STEFAN KUNZE, Il teatro di Mozart, Venezia, Marsilio, 1990
PAOLO LANAPOPPI, Lorenzo Da Ponte, Venezia, Marsilio 1992
FLORIAN LANGEGGER, Mozart padre e figlio, Milano, Mondadori, 1982
PIETRO MELOGRANI, WAM, Bari, Laterza, 2003
MASSIMO MILA, Mozart. Saggi 1941-1987, Torino, Einaudi, 2006
MASSIMO MILA, Lettura delle Nozze di Figaro, Torino, Einaudi, 1979

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MASSIMO MILA, Lettura del Don Giovanni, Torino, Einaudi, 1988


MASSIMO MILA, Lettura del Flauto magico, Torino, Einaudi, 1989
ERNESTO NAPOLITANO, Mozart: verso il Requiem. Frammenti di felicit e morte, Torino,
Einaudi, 2004
MICHEL PAROUTY, Mozart prediletto degli dei, Parigi, Universale Electa/Gallimard, 1992
BERNHARDT PAUMGARTNER, Mozart, Torino, Einaudi, 1945
AMEDEO POGGI E EDGAR VALLORA, Mozart. Signori, il catalogo questo!, Torino,
Einaudi, 1991
PIERO RATTALINO, Vita di Wolfgango Amadeo Mozart scritta da lui medesimo, Milano,
Il Saggiatore, 2005
HOWARD C. ROBBINS LANDON, Mozart. Gli anni doro, 1781-1791, Milano, Garzanti, 1989
HOWARD C. ROBBINS LANDON, 1791. Lultimo anno di Mozart, Milano, Garzanti, 1989
STANLEY SADIE, Mozart, MilanoFirenze, Ricordi-Giunti, 1987
STANLEY SADIE, Wolfgang Amadeus Mozart. Gli anni salisburghesi 1756-1781, Milano,
Bompiani, 2006
ERIC-EMMANUEL SCHMITT, La mia storia con Mozart (con CD Audio), Roma, e/o, 2005
ENZO SICILIANO, I bei momenti, Milano, Mondadori, 1997
MAYNARD SOLOMON, Mozart, Milano, Mondadori, 1996
LUCIANO STERPELLONE, Mozart tra medici e medicine, Cinisello Balsamo, Edizioni
Paoline, 1991
JACQUES TOURNIER, Lultimo dei Mozart. Il figlio di Wolfgang Amadeus, Roma, E/O, 2006

LE LETTERE E I LIBRETTI
WOLFGANG AMADEUS MOZART, Lettere, a cura di Elisa Ranucci, Milano, Guanda, 1981
WOLFGANG AMADEUS MOZART, Lettere alla cugina, a cura di Juliane Vogel, Milano, Es, 1991
WOLFGANG AMADEUS MOZART, Tutti i libretti, a cura di Marco Beghelli, Milano,
Garzanti, 1991
WOLFGANG AMADEUS MOZART, Tutti i libretti, a cura di Piero Mioli, Milano, Newton
Compton, 2006
WOLFGANG AMADEUS MOZART, Tutti i testi delle composizioni vocali a cura di Marco
Murara e Bruno Bianco, Marco Valerio Ed., 2 volumi, 2006

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MASSONERIA
Il 14 dicembre 1784 Mozart aderisce alla massoneria e viene inziato con il grado di
apprendista nella loggia viennese die Wohltatigkeit. Appena tre settimane dopo, il
7 gennaio 1785, ha gi raggiunto il secondo grado, quello di compagno, su richiesta
della sua loggia e con le cerimonie in uso in unaltra loggia viennese detta Zur wah-
ren Eintracht. Non invece nota la data della sua promozione a Maestro, ma presu-
mibilmente avviene intorno al 22 aprile 1785 e nello stesso periodo suo padre Leopold
viene ammesso nella loggia del figlio, dove in breve tempo superer i tre gradi della
conoscenza.
Lo spirito massonico, del resto, era presente in Mozart da molto tempo, come testimo-
niato dal suo amore per libert e luguaglianza, dal desiderio di un lavoro comune e
di unamicizia fraterna. Tutti caratteri ben presenti nel pensiero massonico di fine
Settecento, in cui accanto agli ideali di libert, armonia, lealt e pacifismo, si incontra-
vano le teorie alchemiche e la volont di influenzare in senso liberale il dispostismo
illuminato dei sovrani. Non solo il pensiero, ma anche gli esponenti della massoneria
viennese e soprattutto i cosiddetti Illuminati di Baviera (che sarebbero stati persegui-
tati dalla polizia segreta) influenzarono latteggiamento di Mozart: Sonnenfels, van
Swieten, Blumauer, Born, Wieland, Pezzl, Mesmer e Ziegenhahen. E Mozart aveva con-
tatti con lintellighenzia pi progressista e pi aperta del suo tempo, in particolare con
personaggi del mondo medico, giuridico, politico.
Sono numerose e talora evidenti le influenze massoniche nellopera mozartiana, alcu-
ne in filigrana e altre in modo molto pi evidente e diretto. Lincontro tra sovrannatu-
rale e naturale presente in Don Giovanni era un tema squisitamente massonico. In
Cos fan tutte, lo scambio delle coppie (che sar ripreso da Goethe nelle Affinit elet-
tive) tipico del linguaggio alchemico praticato dai massoni e il trattamento medico
con calamita proposto si riconnette direttamente a Mesmer. Nella Clemenza di Tito,
opera commissionata da massoni, viene descritto un despota illuminato come garan-
te di una giustizia scritta e uguale per tutti.

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Tra le pagine dichiaratamente legate alla massoneria, e se ne contano non meno di


undici, opportuno rilevare la cantata per tenore, coro maschile e orchestra Die
Maurerfreude K 471, eseguita il 24 aprile 1785 in onore del Gran Maestro Ignaz van
Born. C poi la Maurrische Trauermusik (Musica funebre massonica) K 477 destinata
alla commomeroazione dei fratelli defunti e composta in occasione della morte del
duca Giorgio Augusto di Meclemburgo-Strelitz, imperial regio maggior generale. E c,
infine, Il Flauto magico K 620, che si pu leggere come una vera e propria opera di
difesa e glorificazione della massoneria, piena di riferimenti e di evidenze.

Cerimonia di ammissione in una loggia massonica viennese in un quadro di Ignaz Unterberger,


1784 (il primo a destra probabilmente Mozart con Schikaneder)

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MORTE leggenda e verit


La vita era pur s bella, lo carriera sapriva sotto auspici tanto fortunati,
ma non si pu cangiar il proprio destino. Nessuno misura i propri giorni,
bisogna rassegnarsi, sar quel che piacer alla provvidenza, termino;
ecco il mio canto funebre, non devo lasciarlo imperfetto.
Mozart in italiano a un destinatario sconosciuto settembre 1791

Il 1790 era stato un anno difficile per Mozart, quello che aveva segnato la sua defini-
tiva eclissi come musicista a Vienna. Era stato un anno di angoscia e disperazione, fra
debiti e continue richieste di prestiti, assenza di committenze e rarefazione dellattivi-
t compositiva. Ma anche solitudine e gelosie per la moglie che si trovava a Baden per
curarsi una infezione a un piede e teneva un comportamento leggero.
Lanno seguente, tuttavia, le cose avevano cominciato a riassestarsi. Cera stato un
netto miglioramento delle condizioni economiche, con una ripresa intensa dellattivi-
t compositiva, culminata nella commissione di ben due lavori teatrali: Il Flauto magi-
co e La clemenza di Tito, che avrebbe dovuto andare in scena per i festeggiamenti pre-
visti per lincoronazione nella capitale boema dellimperatore Leopoldo II.
A parte qualche malinconia e il riaffacciarsi, talora, di uno stato depressivo, cui subito
faceva seguito un febbrile entusiasmo, niente lasciava presumere che il 1791 sarebbe
stato lepilogo prematuro della vita di Mozart.
In luglio, quando il musicista era ormai avanti con la composizione del Flauto magico
(che avrebbe dovuto andare in scena alla fine di settembre), come racconta la prima
biografia mozartiana, quella di Franz Xaver Niemetschek (pubblicata nel 1798 e basa-
ta in gran parte su notizie di prima mano fornite da Constanze vedova Mozart), un
messaggero sconosciuto gli consegn una lettera senza firma, piena di adulazione, in
cui gli si chiedeva di voler comporre una Messa da morto. Proprio da questa miste-
riosa visita e da questa strana committenza nasce la cupa leggenda che avvolge la
morte di Mozart. Un mese dopo, verso la fine di agosto, Mozart, insieme con la moglie
e lallievo Sssmayr, si reca a Praga per allestire La clemenza di Tito. A Vienna, il musi
cista di ritorno verso la met di settembre e il resto del mese occupato dal com

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Cenotafio di Mozart in una incisione di Johann Adolf Rossmssler, 1794

pletamento e dalle prove del Flauto magico, che va in scena, diretto dallo stesso
Mozart, il 30, ottenendo un successo che, ad ogni replica, si fa pi entusiasta. A Mozart
restano appena due mesi di vita, ma la sua attivit non rallenta: compone un Concerto
per clarinetto per lamico Anton Stadler e una Piccola cantata massonica per la con-
sacrazione del nuovo tempio della Loggia Speranza incoronata, che diriger il 18
novembre. Sar la sua ultima apparizione pubblica. La composizione del Requiem
andava a rilento e aveva sul musicista un effetto deleterio. E fino agli ultimi giorni,

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senza potersi quasi alzare dal letto, Mozart continu a lavorarci, dettando agli allievi
e agli amici le note, gonfiando le gote per intonarne le parti.
Mozart mor poco meno di unora dopo la mezzanotte di luned 5 dicembre 1791, assi-
stito dalla cognata e dalla moglie e dal medico che gli aveva praticato degli impacchi
gelidi (che probabilmente affrettarono la fine). Era rimasto lucido fino a due ore prima.
Il Requiem incompiuto e la morte, tutto sommato, improvvisa e non ben spiegata
hanno contribuito ad alimentare numerose voci e addirittura la leggenda romantica
dellavvelenamento, individuando in Antonio Salieri, musicista di corte e per molti
versi rivale artistico, il possibile assassino.
Quanto allavvelenamento, esso venne escluso persino dalla vedova di Mozart (ma
non, anni dopo, dal figlio Franz Xaver) e praticamente da tutti i biografi. ormai certo
che il musicista mor per una affezione acuta, diagnosticata come febbre miliare e ri-
spondente semmai a una insufficienza renale o a una febbre reumatoide. Date le pes-
sime condizioni economiche, su suggerimento di qualcuno, la vedova Mozart ritenne
opportuno provvedere ad un funerale per evitare una rapida decomposizione.
Intorno alle 14.30 la salma di Mozart venne portata fuori della abitazione nella
Rauhensteingasse, deposta sul carro funebre pronto in strada, e condotta quindi a
Santo Stefano, dovera in attesa il corteo funebre... Al termine della cerimonia, il breve
corteo torn fuori, dove il carro funebre era in attesa di portare la bara nellestremo
viaggio al Cimitero di San Marco. Nessuno accompagn Mozart per quellora di stra-
da che separava il duomo di Santo Stefano dal Cimitero, nonostante il tempo (diver-
samente da quanto vuole la leggenda) quel giorno fosse particolarmente mite.
Nessuno, per molto tempo, si preoccup di sapere dove fosse stato temporaneamen-
te sepolto. Nessuno, ha scritto Wolfgang Hildesheimer, intu che venivano portati alla
tomba i resti mortali di uno spirito indicibilmente grande, regalo immeritato per lu-
manit, nel quale la natura ha prodotto un eccezionale, forse irripetibile, ad ogni modo
mai ripetuto, capolavoro.

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MUSICA RELIGIOSA
La nostra musica di chiesa assai differente di quella dItalia, poich una messa... non
deve durare pi di tre quarti dora. Ci vale anche per le messe pi solenni, quando dice
la messa il Principe stesso. Cos, nel 1776, il ventenne Mozart scriveva a Padre Martini
da Salisburgo, puntando laccento su quella stringatezza dei tempi delle liturgie che
Hieronymus Colloredo aveva imposto al cerimoniale religioso. Ecco, allora, tutta una
serie di Messe brevi, in cui la necessaria brevit impone di non soffermarsi pi di
tanto sugli spunti offerti dai testi sacri, ricorrendo a quello stile misto che contamina-
va la severit del contrappunto con la disinvoltura della musica profana. Se si pone
mente al fatto che la maggior parte della musica religiosa mozartiana appartiene al
periodo salisburghese, con una produzione di ben quindici messe tra il 1768 e il 1780,
sar possibile rendersi conto di unoccasione perduta, perch Mozart, credente distratto
e massone convinto, sapeva trovare fervore e autentico trasporto religioso nella musica,
come ben testimoniano alcune pagine altissime. E nel campo della musica sacra Mozart
ebbe la possibilit di praticare quasi tutte le forme, dalla messa al requiem e allorato-
rio, dal mottetto alloffertorio e ai vespri, ma anche allantifona e alle litanie, un ambito
vastissimo, tenuto conto che si restringe, con poche eccezioni, a soli dodici anni di atti-
vit. E, come stato detto, lidea del sacro secondo Mozart avverte la risonanza pro-
fana di certe pagine ricche di tensioni intime o drammatiche, come il senso di sacralit
e di bellezza sovrannaturale propria di opere non destinate ad argomenti religiosi. Nel
Mozart sacro c sempre un po di profano, di carnale forse, e nel Mozart profano riflui-
sce spesso unonda di suggestione sacra. Ed forse per questo carattere, che, nelle
messe specialmente, c la ricerca dellespressivit pi compiuta e una tensione che
nasce dalla volont di illustrare il testo liturgico di base. C anche il richiamo alla tradi-
zione, che non solo quella praticata a Salisburgo da Michael Haydn e Johann Ernst
Eberlin, ma anche quella italiana propugnata da Padre Martini. Fra i capolavori, la Messa
dellIncoronazione Kv 317 e la Missa Solemnis Kv 337, cos come i due Vespri Kv 321 e
339 e soprattutto lo splendido Kyrie Kv 341. Nei successivi anni viennesi, quando la pro-
duzione sacra appare assai rarefatta, ci sono ancora due capolavori: la grande Messa in
do minore Kv 427/417a e il pi famoso Requiem Kv 626, entrambe opere incompiute.

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NANNERL la sorella
Se il giovane e insofferente Wolfgang Amad avesse datto retta senza fare di testa sua
alle reprimende e ai consigli paterni sarebbe forse diventato come la sorella Maria Anna
Walburga, nata a Salisburgo il 30 luglio 1751, quartogenita di Leopold Mozart e di Anna
Maria Pertl, ma unica sopravvissuta, con il fratello, di sette figli. Musicalmente precoce
quanto il piccolo Wolfgang, a cinque anni gi si esibiva al cembalo nei salotti patrizi,
spesso improvvisando su un tema cantato o addirittura su una parola o sui rumori che
la circondavano. In casa la chiamavano Nannerl e presto cominci a presentarsi in
coppia con il fratello nelle maggiori citt dellEuropa di allora. Poi, poco per volta, Maria
Anna pass in secondo piano e gi al tempo degli ultimi viaggi in Italia cominci a dare
lezioni di cembalo e cess di presentarsi insieme a Wolfgang, che ormai cercava di affer-
marsi specialmente come compositore. Durante linfanzia e la prima adolescenza, i due
fratelli condivisero quasi tutto e rimasero in stretta confidenza, legati da un affetto pro-
fondo e sincero. Ma quando Wolfgang contro la volont paterna si stabil a Vienna e
soprattutto spos Constanze Weber, i legami si allentarono sempre di pi, anche se non
si spezzarono mai del tutto. Dopo la morte della madre, Nannerl aveva definitivamente
assunto anche la direzione della casa, finendo per lasciare il controllo della sua vita al
padre, che pens bene di allontanare tutti i corteggiatori che di tanto in tanto si faceva-
no vivi, anche quel Franz Armand dIppold, direttore del Collegium Virgilianum di
Salisburgo, che aveva chiesto la mano della ragazza, che ormai si avviava ai trentanni.
Nonostante amasse profondamente la figlia e ne fosse ricambiato, luomo, che pure era
titolato, non aveva un reddito tale da indurre Leopold Mozart ad acconsentire; o pi
semplicemente il padre aveva timore di restare solo. Nannerl deper e si ammal, ma non
serv a nulla, il padre rimase irremovibile e a nulla valsero le offerte di aiuto del fratello:
col tempo, lamore si intiepid in amicizia.
Nellagosto del 1784, Nannerl spos il barone e consigliere di corte Johann Baptist von
Berchtold zu Sonnenburg, che aveva quindici anni pi di lei ed era vedovo con cinque
figli. Fu un matrimonio di convenienza e la donna si trasfer a Sankt Gilgen, il paese

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natale della madre, dove il marito era amministratore giudiziario. Mise al mondo tre figli,
di cui solo il primo, Leopold Alois Pantaleon sopravvisse e venne affidato al nonno di cui
portava il nome. Dopo la morte del marito, nel 1801, torn a Salisburgo, dove condusse
una vita tranquilla continuando a dare lezioni di pianoforte, senza mai incontrare la
cognata che abitava poco lontano. Divenuta cieca nel 1820, mor il 29 ottobre 1829. Del
fratello, con cui i rapporti avevano finito per interrompersi poco dopo la morte del padre,
lasci detto che era stato un sommo musicista, ma che non era mai cresciuto.

Nannerl al tempo del suo matrimonio in un ritratto di artista anonimo

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OPERA una grande vocazione


Basta infatti che io senta parlare di unopera, che sia a teatro,
che senta cantare... e gi sono completamente fuori di me.
W. A. Mozart al padre 111 ottobre 1777

A scorrere lo sterminato catalogo mozartiano, i titoli che si riferiscono al teatro musi-


cale non sono poi molti (ventisette in tutto) e i capolavori ancora meno. Diversi anche
i lavori incompiuti (come non succedeva di frequente nellattivit del musicista).
Eppure la vocazione teatrale di Mozart fu precocissima e imperiosa, presente in ogni
fase della sua parabola creativa. Il fatto che lopera prevedeva un teatro in attivit
e le conseguenti committenze. E, in questo senso, fino a quando Mozart fu alle di-
pendenze dellarcivescovo di Salisburgo le occasioni si presentarono raramente, sia
perch i suoi compiti si limitavano precipuamente alla composizione di musica sacra
e strumentale, sia perch il teatro della citt natale funzionava poco, fino a chiudere
del tutto i battenti nel 1775. Pertanto, nellattivit teatrale di Mozart, appare necessa-
rio stabilire due periodi: il primo va dal 1767 alla composizione dellIdomeneo (1781),
mentre il secondo corrisponde al decennio viennese e comprende cinque capolavori
assoluti. Se il primo periodo corrisponde, grosso modo, al solo cimentarsi con i diver-
si generi dellopera, il secondo rappresenta la scoperta di un percorso stilistico e di una
strada che rinnova il modo stesso di intendere il teatro musicale.
I primi lavori nascono, per lo pi, da occasioni poco importanti e talora quasi private.
Un intermezzo, Apollo et Hyacinthus, che il musicista appena dodicenne compone nel
1767 per una recita di studenti allUniversit di Salisburgo, indica, insieme con il paral-
lelo singspiel in un atto Bastien und Bastienne (rappresentato, pare, nel settembre
del 1768 nella casa viennese di Franz Anton Mesmer, il famoso medico maestro del-
lipnosi), lesordio. Al 1768-69 appartiene unopera in tre atti, su libretto di Marco
Coltellini desunto da Goldoni, La finta semplice, rappresentata nel Palazzo
Arcivescovile di Salisburgo. Poi ci sono le opere commissionate dal Teatro Ducale di
Milano: Mitridate re del Ponto, su un libretto desunto dalla traduzione italiana di Pa-

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rini di una tragedia di Racine (1770), la serenata teatrale in due atti per le nozze del-
larciduca Ferdinando dAsburgo, Ascanio in Alba (1771) su libretto dello stesso
Giuseppe Parini e Lucio Silla (1772) su un testo un poco rimaneggiato di Metastasio.
Allinterno di questo trittico, si pone anche la serenata drammatica in un atto, compo-
sta forse per celebrare linsediamento di Hieronymus Colloredo nellarcivescovado di
Salisburgo: Il sogno di Scipione (1772), sempre su testo di Metastasio.
Nei nove anni che precedono il definitivo trasferimento a Vienna, Mozart scriver altre
quattro opere, affrontando tutti i generi allora frequentati del teatro musicale: lopera
buffa con La finta giardiniera (1775) su libretto di Ranieri de Calzabigi e andata in
scena al Teatro di corte di Monaco con un certo successo; il dramma per musica Il re
pastore (1775) ancora su libretto di Metastasio per una rappresentazione nel Palazzo
Arcivescovile di Salisburgo; lincompiuto singspiel Zaide (1779), previsto per una
compagnia che operava a Salisburgo e lasciato perdere quando questa compagnia se
ne and; infine ldomeneo re di Creta (1781) composta, su libretto di Giambattista
Varisco e soggetto di Crbillon, per il Teatro di corte di Monaco. Proprio con
lIdomeneo, la pi bella opera seria del Settecento, come ha scritto Massimo Mila,
Mozart si congedava dallossequio alle formule precostituite e si avviava verso la stra-
da del rinnovamento e della assoluta originalit.
Ad una nuova definizione stilistica ed espressiva del teatro musicale di questo ultimo
scorcio del secolo, non estraneo il particolare clima di Vienna, dove lopera era tenu-
ta in grande considerazione. Mozart interverr dapprima nel singspiel, lopera in lin-
gua tedesca che alternava parti cantate a parti recitate, caldeggiata da Giuseppe II. Si
tratter di un capolavoro: Il ratto dal serraglio (1782), su libretto di Johann Gottlieb
Stephanie il giovane. Sar Goethe a cogliere per primo la geniale commistione di ele-
menti (il popolaresco, la sublimazione del singspiel, la vena melodica italiana, il gusto
farsesco di origine francese) che sostanzia questopera. Seguono altri due lavori tea-
trali, entrambi incompiuti, Loca del Cairo (1783) e Lo sposo deluso (1783), entrambi
presto abbandonati dall autore per limpossibilit di trame opere soddisfacenti. Un
altro singspiel, sempre su libretto di Stephanie il giovane, scritto per una singolare
serata che lo vide opposto al compositore di corte Antonio Salieri, Limpresario teatra-
le, segna nel 1786 il ritorno di Mozart al teatro musicale. Subito dopo sar la volta de

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Le nozze di Figaro, che inaugura la felice collaborazione con Lorenzo Da Ponte, che
vedr poco dopo Don Giovanni e Cos fan tutte.
Lultimo anno di vita, il 1791, sar contrassegnato da altri due lavori teatrali, che dopo
lintermezzo della trilogia buffa o giocosa nata dalla collaborazione con Da Ponte,
vedr un ritorno al singspiel e allopera seria. Entrambe le opere andranno in scena
in settembre. A Praga, per lincoronazione di Leopoldo a re di Boemia, sar rappresen-
tata La clemenza di Tito, su libretto di Caterino Mazzol da Metastasio, unopera seria
che, ad onta dei molti pregi, non si spinge oltre gli orizzonti gi indicati da Mozart con
i capolavori precedenti.
Diversamente, il Flauto magico, andato in scena al Theater auf der Wieden di Vienna
la sera del 30 settembre 1791, costituisce un nuovo traguardo del teatro musicale, al
punto da essere quasi un unicum irripetibile. Favola, allegoria massonica, eterna rap-
presentazione dei moti contrastanti dellanima, testamento morale e musicale, estre-
mo anelito verso la luce, il Flauto magico questo ed altro ancora.

Bozzetto di Alessandro Sanquirico per Lopera La clemenza di Tito di Mozart , La Scala 1819

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PIANOFORTE
Preferirei, per cos dire, trascurare il pianoforte piuttosto che la composizione,
perch il pianoforte, per me, soltanto un accessorio; ma, sia ringraziato Iddio,
un accessorio ben forte.
Lettera al padre

Aduso fin dallinfanzia a servirsi di pi strumenti per le sue esibizioni davanti al pub-
blico delle corti europee, Mozart aveva imparato presto e probabilmente da autodidat-
ta a suonare il clavicembalo e il clavicordo, ma il suo interesse fin per orientarsi sul
pianoforte, che stava prendendo sempre pi piede e che veniva continuamente perfe-
zionato. Il pianoforte permetteva, infatti, di ottenere maggiore volume sonoro e una
notevole espressivit. La scelta divenne definitiva quando, nel 1777, Mozart ebbe lop-
portunit di provare ad Augusta i pianoforti costruiti da Johann Andreas Stein, che
offrivano una apprezzabile sonorit e un timbro sottile e penetrante. Stein aveva per-
fezionato la meccanica dei famosi strumenti costruiti dalla ditta Silbermann (presso la
quale aveva lavorato come operaio), aggiungendo uno scappamento (che permetteva
il rapido ricadere indietro dei martelletti) e degli smorzatori. E proprio questo aveva
entusiasmato Mozart, che nel pianoforte di Stein aveva avuto la percezione di grandi
possibilit espressive, grazie a una nuova sonorit e a straordinarie risorse timbriche,
come aveva scritto subito al padre. Di questo testimonia anche una lettera della madre
da Mannheim del 28 dicembre dello stesso anno: Wolfgang suona ora in modo del
tutto diverso da quello che usava a Salisburgo, perch qui ci sono pianoforti, su cui
suona tanto straordinariamente bene che tutti dicono di non aver mai ascoltato nien-
te di meglio.
Il pianoforte divenne, dunque, lo strumento prediletto di Mozart, quello a cui avrebbe
affidato non soltanto le confessioni pi intime e la ricerca sonora, ma anche la soprav-
vivenza economica e la ricerca del successo nella Vienna dellultimo Settecento.
Proprio pochi mesi dopo il suo arrivo a Vienna, alla vigilia di Natale del 1781, ebbe
luogo la celebre gara che lo vide opposto a Muzio Clementi, gi affermato come pia-

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nista. Una gara combinata allultimo momento dallimperatore Giuseppe II per i suoi
ospiti i granduchi Paolo di Russia e sua moglie, ma allinsaputa dei due contendenti.
Cos, Mozart racconta lincontro: Cominci Clementi, che dapprima improvvis e poi
esegu una sonata. Limperatore poi si volse a me: Allons, fuoco. Io improvvisai e
suonai delle variazioni. La Granduchessa ci propose alcune sonate di Paisiello (disgra-
ziatamente copiate da lui stesso), di cui io dovetti suonare gli allegri e Clementi gli
andanti e i rond. Scegliemmo poi un tema da quelli e lo sviluppammo su due piano-
forti. In seguito Mozart diede giudizi poco generosi nei confronti del rivale, ma certo
che il tema principale della Sonata in si bemolle magg.op. 47 n. 2 che Clementi
aveva suonato quella sera, lo si ritrova nella overture del Flauto magico. Quanto a
Clementi, che allantagonista sarebbe sopravvissuto quarantanni, avrebbe sempre
parlato bene di Mozart e addirittura trascritto diverse composizioni, tra cui la Sinfonia
in sol minore Kv.550 per flauto, violino, violoncello e pianoforte e la Fuga dal Requiem
per organo.
A Vienna, il pianoforte, grazie alle lezioni e alle accademie pubbliche, avrebbe costitui-
to per diverso tempo la maggiore fonte di reddito per Mozart. Le lezioni erano ben
pagate e offrivano al musicista la possibilit di entrare nelle case patrizie e farsi rela-
zioni. Ma meglio ancora erano le accademie che avevano pubblico numeroso e pagan-
te. A queste accademie e a occasioni analoghe Mozart dedic, negli anni che vanno
dal 1781 al 1786, ben diciotto dei suoi ventisette concerti per pianoforte e orchestra.
Unattivit spasmodica, che stata raffigurata dal padre durante il suo soggiorno
viennese a casa del figlio: Ogni giorno un concerto, e sempre studiare e scrivere musi-
ca... impossibile descrivere tutto, lagitazione, il putiferio: da quando mi trovo qui, il
pianoforte di tuo fratello stato trasportato almeno dodici volte da casa al teatro o in
altre case. Si fatto costruire un grande Fortepiano con un pedale che sta sotto lo stru-
mento ed tre spanne pi lungo e straordinariamente pesante. In quel tempo, infat-
ti, Mozart aveva ormai optato per i pianoforti che Anton Walter costruiva nel suo labo-
ratorio viennese aperto nel 1780.

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Mozart alla tastiera in una stampa ottocentesca

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QUARTETTI E QUINTETTI
Il consistente e importante corpus cameristico di Mozart, che ha sacrificato a ogni
genere e a ogni formazione strumentale, disseminando ogni volta dei capolavori, trova
il suo punto pi alto nei ventisei (a tener conto anche dei Divertimenti Kv 136-138)
quartetti e nei sei quintetti per archi. Opere che attraversano pi di ventanni della
breve esistenza del musicista, documentandone compiutamente lispirazione e levolu-
zione musicale. Dai primi tentativi nel 1770 ai lavori estremi degli anni 1790-1791 pos-
siamo seguire la parabola crescente dellappropriazione di una maestria linguistica e
stilistica di una modernit sconvolgente. Un percorso che, per dirla con Antoine
Mignon, al di l del divino Mozart, genio facile e senza merito, ci mostra quel lavora-
tore infaticabile, assimilatore brillante e creatore formidabile e visionario che non
stato, ma diventato.
I quartetti per archi della maturit sono anche la testimonianza degli stretti rapporti
con Haydn e di una stima vicendevole da cui traspare una sorta di collaborazione idea-
le. Mozart dedic al collega pi anziano ben sei quartetti (Kv 387, Kv 421, Kv 428, Kv
458, Kv 464 e Kv 465) composti tra il 1782 e il 1785, proprio prendendo le mosse dal-
lop. 33 di Haydn e cio da quella nuova e speciale maniera che era culminata nel-
lugual risalto alle quattro voci dellorganico che avevano la possibilit di colloquiare in
modo paritetico. Si sa per certo che nel 1785 i due musicisti erano in stretta intimit,
tanto da darsi del tu e si incontravano in casa dei fratelli Storace, per parlare di musi-
ca ed eseguire insieme pagine cameristiche, come quando suonarono, con la collabora-
zione di Dittersdorf e Vanhal, alcuni dei recenti quartetti mozartiani per farli sentire al
padre del compositore in visita a Vienna nel 1785.
Nella sintesi stilistica dei quartetti mozartiani non convergono solamente leredit
galante e quella colta, ma anche un contrappunto libero che frutto dellappropriazio-
ne di quello bachiano e una nuova attenzione al lavoro tematico. Con i tre quartetti
cosiddetti prussiani (per via della commissione di Friedrich Wilhelm II di Prussia),
composti fra la tarda primavera del 1789 e quella del 1790, Mozart porta a compimen-

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to la sua rivoluzionecameristica che si proietta fino alle soglie del XX secolo. Una
rivoluzione che trova adeguato e sottile riscontro nei quattro Quintetti per archi (Kv
515, Kv 516, Kv 593 e Kv 614) dellultima stagione compositiva. Il quintetto mozartia-
no prevede il raddoppio della viola, piuttosto che del violoncello. E questo, forse, per-
ch al musicista che della viola era virtuoso permetteva di collocare lo strumento amato
al centro della trama, esaltando cos le voci intermedie. Gli ultimi Quintetti, dunque,
rappresentano il vertice della produzione cameristica.
Quartetti e quintetti rispondevano anche a una pratica comune a quel tempo, che con-
sisteva nel sostituire il primo violino con uno strumento a fiato. Ecco, cos i Quartetti per
flauto e archi Kv 285 risalenti al soggiorno a Mannheim e Kv 298 che contengono qual-
che pagina sublime e quello con loboe Kv 370 scritto a Monaco allinizio del fatidico
anno 1781. Ma ci sono anche i due splendidi Quartetti per archi e pianoforte Kv 478 e
Kv 493, che sono in miracoloso equilibrio tra la formazione cameristica e il genere con-
certante. In effetti, come ha osservato Harry Halbbreich, la parte pianistica tanto dif-
ficile, virtuosistica e attiva quanto quella di un concerto, mentre gli archi sono molto pi
di un accompagnamento, sia che si uniscano in un vero e proprio tutti, sia che diventi-
no solisti, conferendo tensione allelaborazione contrappuntistica, alternando dram-
ma e lirismo. A proposito del Quintetto per piano e fiati Kv 452 del 1784, in una lette-
ra al padre, Mozart parla di unopera che ha ottenuto una montagna di applausi e che
ritengo sia il lavoro migliore scritto fino ad oggi. composto da un oboe, un clarinetto,
un corno, un fagotto e un pianoforte.
Era una formazione inedita, che metteva insieme fiati e pianoforte e che Mozart padro-
neggiava perfettamente, come testimonia il largo introduttivo in cui ogni strumento
mostra subito una sua individualit e indipendenza dagli altri, ma stabilendo nel con-
tempo un perfetto dialogo concertante. Si tratta in un certo senso di un concerto da
camera, con risultati artistici ed espressivi, che nessuno dopo Mozart ha pi eguaglia-
to. Non da meno sono i due quintetti per fiato solista (corno e clarinetto) e archi Kv 407
e Kv 581, questultimo capolavoro assoluto.

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REQUIEM
Loscura identit di un inusuale committente, la coincidenza tra la composizione di unope-
ra, rimasta appunto interrotta, e la prematura scomparsa del musicista hanno finito per
avvolgere il Requiem di Mozart in unaura di leggenda e di mistero. Dopo pi di due seco-
li, il Requiem continua a incontrare favore e popolarit su un appannato sfondo di polemi-
che e diatribe fra musicologi e studiosi e interpreti, che si interrogano (e si rispondono) su
quanta parte abbia avuto il mediocre e vituperato Franz Xaver Sssmayr nel completamen-
to dellopera del maestro e di conseguenza sulla autenticit stessa della composizione.
Qualche anno dopo la morte di Mozart, Franz Xaver Niemetschek nella prima biografia
mozartiana, pubblicata nel 1798 e basata in gran parte su notizie di prima mano fornite
dalla vedova, aveva raccontato come un messaggero sconosciuto avesse consegnato al
al musicista una lettera senza firma, piena di adulazione, in cui gli si chiedeva di compor-
re una Messa da morto, in quanto tempo e a quale prezzo... Egli aveva risposto che avreb-
ben composto il Requiem per una certa somma e che non poteva fissare esattamente la
data del compimento... Poco tempo dopo il messaggero era riapparso e aveva portato non
soltanto il compenso richiesto, ma dato che le esigenze di Mozart erano modeste, la pro-
messa di un notevole supplemento da consegnarsi alla fine del lavoro. Misteriosa, vero,
la committenza del Requiem, ma spiegabilissima. A Mozart, in quella fine di luglio del
1791, si era presentato tale Franz Anton Leitgeb, il cui aspetto emaciato non era certo ras-
sicurante, per conto del conte Franz von Walsegg zu Stuppach. Era questultimo un perso-
naggio piuttosto curioso, grande appassionato di musica e compositore dilettante di musi-
ca, che comprava, senza rivelare la propria identit, musiche di altri, che poi faceva icopia-
re e passare per sue. Anche il Requiem mozartiano era dunque destinato a diventare una
delle opere che Walsegg faceva eseguire nella sua dimora come lavori propri. Loccasione
di una messa funebre era stata suggerita dalla repentina e dolorosa scomparsa della
moglie ventunenne del conte.
E difatti nel dicembre 1793 Walsegg diresse la prima esecuzione della sua messa da
requiem nella chiesa di Wiener Neustadt e due mesi dopo, in occasione del terzo anniver-

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sario della scomparsa della giovane moglie ci fu una nuova esecuzione. Ma a quellepoca
Constanze Mozart aveva gi fatto eseguire quella stessa messa da requiem, sotto la dire-
zione di Gottfried Van Swieten in una versione completata dagli allievi del marito, Joseph
Eybler (che era intervenuto direttamente sul manoscritto del maestro) e Sssmayr. A que-
stultimo si deve il completamento delle sezioni che vanno dal Lacrymosa fino alla fine
dellOffertorio e poi il Sanctus, il Benedictus e lAgnus Dei. Ma quasi certamente ci avven-
ne in gran parte su schizzi o indicazioni di Mozart. Alla cui mano sono in sostanza ascrivi-
bili lIntroito e il Kyrie e, in un diverso grado di elaborazione, anche le sei sezioni della
Sequenza, dal Dies irae al Lacrymosa (che si interrompe dopo appena otto misure) e le due
dellOffertorio, per le quali aveva appuntato tutte le parti vocali e il basso continuo, lascian-
do anche alcune disposizioni per lorchestrazione. Ma quello che conta levidenza della
musica, lalone di mistero e trascendenza che circonda ogni parte di un Requiem che
straordinaria sintesi di aspirazioni umanissime e slancio religioso, vocalit lirica e ombrosi
colori massonici e somma sapienza contrappuntistica. Cos, ogni esecuzione, pi che ripro-
porre enigmi e contraddizioni, si apre sulle inquietudini metafisiche di un capolavoro in cui
lesilio dal paradiso diventa profonda nostalgia per il mondo.

Mozart compone il Requiem sul letto di morte in un quadro di William James Grant, 1857

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SALIERI
Alle sei sono andato a prendere Salieri e la Cavalieri con la carrozza
e li ho condotti in palco a teatro. Non puoi credere come sono stati gentili
e quanto sia piaciuto tutto, la mia musica, ma anche il libretto, e linsieme.
Mozart alla moglie nella sua ultima lettera

Pi duno ha giurato di averlo visto al funerale, tutto vestito di nero, con un cappello
in testa e la sciarpa stretta intorno al volto, intento a ripararsi con un ombrellaccio
strappazzato dal vento, per poi sparire per strada senza neanche arrivare al cimitero,
come tutti gli altri del resto. E presto, come in unopera buffa dalle tinte brune, aveva
cominciato a perseguitarlo una stora inverosimile con i crismi della verit millantata
in una conversazione, sentita da chiss chi e ripresa per celia e tracotanza, fino a tra-
sformarla in un alto e robusto castello di chiacchiere e pettegolezzi postumi pronti a
rigenerarsi da un secolo allaltro. Cos, al povero Antonio Salieri, che, ai suoi tempi,
aveva goduto di gran favore e reputazione, era capitato addosso linfamante e infon-
dato sospetto di avere spento con il veleno il genio di Mozart. Per invidia, si insinu,
gelosia e chiss che altro.
Ma passati due secoli e finalmente impallidito, se non proprio cancellato, il marchio di
infamia, Antonio Salieri si fa ancora fatica a riscoprirlo e ritrovarlo nei cartelloni dei
teatri e nei programmi dei concerti. Pochi, infatti, gli studiosi che gli hanno dedicato
interesse e cure e ancora pi rarefatti gli assidui dei teatri che tornano a rimormorare
il suo nome. Tanto che oggi conosciamo di lui una fetta ancora esigua della produzio-
ne teatrale, poco di quella strumentale e niente, o quasi, di quella sacra.
Antonio Salieri era nato a Legnago nel 1750, ma la citt del successo, della fama e
degli onori sarebbe stata Vienna. E nella Vienna di Mozart e di Haydn, nel giro di poco
tempo, questo abilissimo carrierista, che dalla sua aveva anche il talento, aveva sapu-
to brigare e ottenere cariche e prebende, fino a diventare il pi alto e potente funzio-
nario musicale della corte imperiale e uno degli apostoli, insieme a Metastasio e alla
sua cerchia, dellopera italiana. Anzi, con il lento declino dellopera italiana a Vienna

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si identific sempre pi il
destino di questo musicista,
che pure aveva saputo coglie-
re riconoscimenti e allori (in
pi di un caso meritati) anche
nelle altre capitali europee,
magari approfittando della
benevolenza di unautorit
indiscussa come il cavalier
Gluck. Il declino del fervido
operista e la pensione si riscat-
tarono nellattivit di inse-
gnante stimatissimo, di cui si
ricordarono con deferenza,
uno dopo laltro, Beethoven,
Schubert, Liszt e perfino uno
dei figli di Mozart. Gli ultimi
anni furono tristi, oscurati
dalla depressione piuttosto
che dalla follia, come stato
detto. Lombra gigantesca di
Mozart e il romanzo del suo Il compositore Antonio Salieri in un ritratto di Joseph Willibrod Mhler
avvelenamento si erano ormai
impadroniti del suo destino. Mor nel 1825, agli albori del romanticismo e gi in vista
del Biedermeier. Tra le sue opere pi importanti: Armida (1771), La secchia rapita
(1772), La Fiera di Venezia (1772) per linaugurazione del teatro milanese della
Cannobiana, La locandiera (1773), LEuropa riconosciuta (1778) per linaugurazione
della Scala, Les Danades (1784), La grotta di Trofonio (1786), Prima la musica poi le
parole (1786), Tarare (1787), Falstaff (1799), Annibale in Capua (1801) per linaugu-
razione del Teatro Nuovo di Trieste.

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SALISBURGO
Salisburgo non luogo che si addica al mio talento!
In primo luogo perch i musicisti non godono di considerazione,
e in secondo luogo perch non possibile ascoltare nulla:
non esiste teatro, non si rappresentano opere.
Mozart allabate Bellinger il 7 agosto 1778

Wolfgang Amadeus Mozart era nato nel 1756, al tempo cio della guerra dei sette
anni (1756-63), tra Austria e Prussia, in una casa della Getreidegasse.
Citt che aveva conosciuto il suo massimo splendore tra il XVI e il XVII secolo,
Salisburgo era, in quella seconda met del Settecento, la sede secolare ed ecclesiasti-
ca di un piccolo principato, retto da un arcivescovo, eletto a sua volta dal capitolo
vescovile. Vi si svolgeva una vita, tutto sommato, provinciale, soprattutto a paragone
con i vicini e maggiori centri europei. Vita pigra, con svariate occasioni mondane e reli-
giose, ma chiusa in una gerarchia e in una ritualit fini a se stesse. Una citt che nei
confronti del giovanissimo e fortunato musicista non si mostr sorda, ma neppure
troppo entusiasta: piccole invidie, rivalit, impicci, mentalit, tutto congiurava a confi-
nare Mozart in un onorevole ma piccolo ruolo, che non soddisfaceva delle ambizioni
che andavano crescendo con let e la scoperta delle proprie possibilit.
E ben se ne era reso conto, il padre Leopold Mozart: Dovrei forse fermarmi a
Salisburgo nella speranza e nella vana attesa di una miglior sorte? Dovrei lasciare che
Wolfgang diventi grande e che mi si prenda per il naso, me e i miei figli, fintanto che
il peso degli anni non mi consentir pi di viaggiare e Wolfgang avr raggiunto quell
et e quella crescita, che impoveriranno i suoi meriti agli occhi del pubblico?.
Salisburgo dunque la citt da cui spiccare il volo. A reggerne le sorti, quando nasce
Wolfgang Amad, larcivescovo Sigismund von Schrattenbach, che di Mozart e della
sua famiglia si era dimostrato accorto protettore, rilasciando i permessi per le tourne
frequenti nelle quali il giovanissimo musicista e il padre erano impegnati: quasi dieci
anni di viaggi. Poi, nel 1772, con la morte di questi e la successione dell energico

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La casa natale di Mozart a Salisburgo in una stampa del primo Ottocento

Hieronymus Colloredo al potere del principato, le cose cambiano. Colloredo impone un


regime pi austero, che colpisce anche lattivit musicale (il vecchio teatro di
Salisburgo chiuder i battenti nel 1775), nonostante proprio in quel periodo sia Mozart
che il padre avessero ricevuto un appannaggio maggiore che avrebbe permesso alla
famiglia di traslocare nella pi comoda e grande dimora sulla Markt-Platz (oggi
Hannibal Platz) nel 1773.

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Con il nuovo arcivescovo le tourne si faranno sempre pi difficili, ogni volta, per strap-
pare un permesso, sar una lotta, unumiliazione. La citt si far sempre pi stretta.
Ecco, in una lettera al padre da Monaco (8 gennaio 1779) una ennesima attestazione
di insofferenza: Le giuro sul mio onore che Salisburgo e i suoi abitanti (mi riferisco ai
salisburghesi di nascita) proprio non li posso soffrire; detesto la loro lingua e le loro
abitudini di vita. Dopo molte avvisaglie (compresa la perdita del posto di violinista al
momento della partenza per Parigi e la riassunzione come organista al ritorno dal
viaggio) si arriver alla rottura, con Mozart che porta esasperato per la terza volta le
sue dimissioni allarcivescovo e il suo alterco con il conte Arco che lo caccer definiti-
vamente con un calcio nel sedere. Ed ecco lirremovibilit di Mozart, in una delle tante
lettere al padre dove d conto degli avvenimenti: Per accontentarla, Padre mio caris-
simo, sacrificherei la mia felicit, la mia salute, la mia stessa vita, ma il mio onore -
cos la penso e altrettanto dovrebbe essere per lei - viene prima di tutto.
Ma pi che lonore, era la libert, la speranza, la fiducia che le sue doti sarebbero state
riconosciute e meglio apprezzate. I riconoscimenti salisburghesi saranno praticamen-
te postumi (a Salisburgo torner e di gran scappata solo una volta nei dieci anni che
gli restano da vivere) e interessati. Il culto mozartiano che si celebra da circa un seco-
lo soprattutto industria e turismo.

Panorama di Salisburgo nel 1791

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SALUTE E MALATTIE
Il suo corpo non ebbe una crescita normale mentre si sviluppava.
Per tutta la vita rimase debole e di salute cagionevole.
Jean-Baptiste Suard

Che cosera la buona salute per un uomo ancora giovane sul finire del Settecento?
Difficile stabilirlo in assoluto. Certo che Mozart, dopo una adolescenza e una giovi-
nezza trascorse in giro per lEuropa e una vita spesa a piene mani, non avrebbe dovu-
to passarsela poi tanto bene. Lepistolario ci racconta con fedelt malattie e convale-
scenze, diagnosi e rimedi di ogni specie e guarigioni non sempre definitive. Ma quel
che sappiamo non sufficiente per dirci con certezza quali gravi affezioni avessero
finito per portare Mozart alla tomba prematuramente. certo, dato che lo riferisce la
sorella, che nel 1767 avesse contratto a Olmtz, durante unepidemia, il vaiolo e che
gliene fossero rimasti i segni. Con minor sicurezza si pu invece parlare di una febbre
endemica tifoidea che aveva colpito sia Nannerl che il piccolo Wolfgang nel 1765
durante un soggiorno allAja. Nel ragazzo, ma anche nelladulto, saranno frequenti le
infezioni alla vie respiratorie e i disturbi bronchiali, le anemie e le coliche violente
accompagnate da vomito e perfino delle febbri di origine reumatoide e forse unepa-
tite virale, per non dire di fortissimi mal di denti. Si tratta, tuttavia, di affezioni piutto-
sto comuni e ampiamente diffuse ai tempi di Mozart, che possono avere progressiva-
mente debilitato un fisico, sovente messo a dura prova da uno stile di vita poco rego-
lare. Ma non di pi. Pi interessante lipotesi di una malattia renale, contratta intorno
al 1784, dalla quale non sarebbe mai guarito del tutto e che potrebbe essere stata tra
le cause della sua morte prematura. Tanto pi se, come stabilito da diversi studiosi, lo-
rigine dellinsufficienza renale fosse da ricercare nelle ricorrenti infezioni streptococci-
che della gola e della pelle. E insieme con la nefrite, depressioni e instabilit emotiva,
ipertensione, svenimenti e, ovviamente, uremia. invece da scartare, diversamente da
quanto ipotizzato in passato, la sifilide.

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SCHIKANEDER limpresario tuttofare


Quando iniziata laria di Papageno, sono salito sul palcoscenico con il carillon,
perch oggi avevo voglia di suonarlo io stesso. E cos ho fatto uno scherzetto.
Proprio nel punto in cui Schikaneder fa una pausa, ho suonato un arpeggio;
lui si spaventato, ha guardato fra le quinte e mi ha visto. Ma, quando la pausa
ha avuto luogo una seconda volta, non lho pi fatto; cos si bloccato e non voleva
pi continuare. Ho indovinato il suo proposito e ho suonato un altro accordo; allora
ha dato una botta al carillon esclamando: chiudi il becco!, e tutti hanno riso. Dopo questo
scherzo, il pubblico si accorto per la prima volta che non lui a suonare lo strumento.
Mozart, lettera alla moglie dell8 ottobre 1791

Mezzo genio e mezzo imbroglione, Johann Joseph Schickeneder, o meglio Emanuel


Schikaneder come aveva scelto di ribattezzarsi ancora adolescente, riuniva bizzarramen-
te in s attitudini e competenze, che facevano di lui un attore popolare che fra i primi
aveva interpretato i personaggi shakespeariani in Austria e un commediografo bislacco,
un librettista ingegnoso e un regista creativo. Se il sospetto di millanteria era inelimina-
bile, appariva con altrettanta evidenza la sua abilit, una conoscenza degli uomini e
delle cose del mondo, frutto forse del lungo apprendistato in paesi e citt di Germania,
Austria e Svezia, con compagnie girovaghe, che non dovevano essere tanto diverse da
quelle che Goethe aveva descritto, proprio in quegli anni, nella Missione teatrale di
Wilhelm Meister.
Figlio di un domestico di Ratisbona, era nato nel 1751, si era presto fatto conoscere
come attore e cantante (ma anche violinista), e anche autore di operette e commedie,
diventando nel contempo un vulcanico capocomico. Per la verit, Schikaneder era un
uomo senza tanti scrupoli: donnaiolo e puttaniere, con particolarissima predilezione per
le attrici pi giovani e inesperte, bevitore e mangiatore fuori dalla norma, espansivo e
gagliardo, barzellettiere e nottambulo. Ma a guadagnargli la fama di dissoluto sarebbe
stata specialmente la vita matrimoniale, affollata di amanti per entrambi i coniugi. Una
fama talmente equivoca che aveva provocato una sospensione mai pi revocata dalla
loggia massonica di Regensburg. Nel 1780, insieme alla sua compagnia, Schikaneder

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aveva fatto una tappa invernale a Salisburgo, dove era stato accolto benevolmente dalla
famiglia Mozart e fra lattore-impresario e il ventiquattrenne musicista si era stabilita
una naturale complicit, tanto pi che la compagnia di Schikaneder aveva in repertorio
il dramma Thamos re dEgitto del barone Tobias Philipp von Gebler, con musiche di scena
dello stesso Mozart. Quattro anni dopo, ottenuto lappalto del Krntnertortheater a
Vienna, Schikaneder aveva curato, forse su suggerimento dellimperatore, la prima ripre-
sa del Ratto dal serraglio. Nella primavera del 1789, era ritornato a stabilirsi a Vienna,
richiamatovi dalla ex moglie, per assumere insieme a questa la gestione dellimperiale e
regio teatro privilegiato del Freihaus auf der Wieden e rilanciarlo con operette e spetta-
coli che lasciavano il pubblico senza fiato per la variet e la perfezione degli effetti spe-
ciali, grazie a un palcoscenico trapuntato di botole e provvisto di macchine prodigiose,
ma soprattutto alla lunga esperienza di uno che era maestro nel dirigere le masse e
regolare lintervento di animali. Lanno successivo, Schikaneder, che voleva aprire le
porte del suo teatro allopera tedesca, divenne lispiratore e lindispensabile collabora-
tore del Flauto magico, nel quale interpret con grande successo il ruolo di Papageno.
La composizione del Flauto magico procedeva di pari passo con la stesura del libretto,
che veniva quasi improvvisato su un canovaccio in una ludica invenzione collettiva. La
sera, nella casa dei coniugi Gerl oppure nel chioschetto di legno accanto al teatro,
Schikaneder spiegava la scena, gi immaginando gli effetti, sciorinava versi e battute e
a turno si interveniva per aggiustare o aggiungere. Gran parte della compagnia era pre-
sente a quelle sedute e niente era impossibile. Per Schikaneder cera bisogno di un
personaggio inusitato, buffo e simpatico, adatto ad una voce vagamente baritonale. Ecco
un uomo-uccello, con un nome onomatopeico e uno strumento insolito, il glockenspiel.
Per la giovane e solleticante Barbara Gerl, che a Mozart non lesinava fascino e grazie,
cera una parte straordinaria, giocosa e seria ad un tempo. In quello stesso teatro, nel
1805, Schikaneder port in scena il Fidelio di Beethoven, ma due anni dopo lasci defi-
nitivamente il Theater an der Wien, continuando ancora per qualche tempo la sua attivi-
t, ma con modesti risultati. Rovinato dalla svalutazione monetaria del 1811, accett la
direzione del teatro di Pest, ma venne colpito da amnesia e dopo pochi mesi mor a
Vienna nel 1812, dove era tornato nel frattempo.

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Schikaneder nel costume di Papageno in una stampa del 1791

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SINFONIE E SONATE
Ricchissimo e musicalmente lussureggiante, il corpus delle Sinfonie mozartiane resta,
a dispetto dello straordinario successo e della enorme diffusione di alcune pagine,
sostanzialmente sconosciuto. Pi in l di quattro o cinque lavori non si va, il resto
un territorio per addetti ai lavori.
Eppure, si tratta un corpus che, tra Sinfonie compiute e opere rimaste allo stato di
abbozzo o non portate a termine, arriva a 64 numeri del catalogo pi aggiornato.
Lungo e acidentato il cammino percorso nellarco di venticinque anni, quelli che
vanno dalla prima Sinfonia Kv 16, composta a Londra sul finire del 1764 da quello
che era ancora un bimbo, sia pure di eccezionale ingegno, e lultima, in do magg. Kv
551, tanto grandiosa e solenne che limpresario Johann Peter Salomon denomin feli-
cemente Jupiter.
Partito dai modelli che predominavano nei primi anni Sessanta del Settecento, vale a
dire gli italiani con Giovanni Battista Sammartini in testa, ma anche la scuola sinfo-
nica viennese e, ancora, quello stile internazionale che trovava realizzazione in
Johann Christian Bach. Come dire la cantabilit derivata dallopera buffa e la variet
dei temi e dei ritmi che si scioglievano nei tre movimenti della Sinfonia allitaliana,
ma nel contempo la concezione tematica pi unitaria e pi ricca di espressione nei
quattro movimenti tradizionali della scuola austriaca. Ma, gradualmente, nelle mani
di Mozart, la sinfonia si trasforma completamente, specialmente nella struttura inter-
na e nella perfetta fusione dei due stili, come gi si avverte nel 1773, con lavori in
cui, come ha osservato Massimo Mila, per la prima volta Mozart riesce a padro-
neggiare pienamente lideale sinfonico viennese, senza che venga minimamente scal-
fita la bellezza sensuale del materiale tematico e la sua inconfondibile originalit.
Rinnovamento, certo, ma senza mai recidere il legame con la Tradizione.
E allora, come accade nei lavori pi importanti, che sono anche i pi noti, vale a dire
quelli che corrono dal 1782 al maestoso gruppo delle tre del 1788 (Kv 543, Kv 550 e
Kv 551) e che sono contrassegnati da quei titoli che danno conto della predilezione
del pubblico e degli editori (Haffner Kv 385, Linz Kv 425, Praga Kv 504), lo spirito ori-

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ginale dellopera buffa, vale a dire il gusto dellinvenzione melodica e ritmica, si


incontra e si fonde con la sapiente elaborazione contrappuntistica e la capacit di
combinare e sovrapporre frammenti tematici.

Tre cicli per le 18 Sonate per pianoforte di Mozart. Cicli che, ad eccezione del primo,
non sono poi tanto unitari: le sonate salisburghesi (Kv 279-284); quelle dei viaggi
(Kv 309-311, 330-333); le sonate viennesi (Kv 457, 533, 546, 570 & 576). Nel 1774,
Mozart, che gi si era cimentato con piccole composizioni pianistiche che talora
richiedevano lappoggio del violino, torna a dedicarsi alla composizione di sonate,
cos da avere a disposizione un repertorio per le sue tourne, rivolgendosi nel con-
tempo a un pubblico di dilettanti, capaci per di destreggiarsi nellesecuzione. Uno
dei modelli sicuramente Haydn, ma c anche un privilegio dello spirito francese.
Il ciclo successivo delle Sonate composte durante il viaggio a Parigi, trova il suo
momento pi alto in quella Kv 310 in la min. di straordinaria pregnanza espressiva
e di incontenibile drammaticit, strettamente legata alla morte della madre.
Le tre Sonate composte subito dopo tra il 1778 e il 1779 testimoniano la definitiva
assimiliazione del cosiddetto stile galante, ma anche un passo in avanti nel comple-
to dominio della scrittura pianistica, come avviene nella Sonata KV 333, ricca di cro-
matismi e di ritmi incalzanti. Cinque anni, nel 1784, con la Sonata Kv 457, scrive uno
dei suoi capolavori drammatici e gi preromantici, che non mancher di influenzare
Beethoven. Ma con la Sonata Kv 533 (1788) assistiamo al ritorno di una concezio-
ne estetica che vede nel pianoforte una architettura musicale purissima. Se la
Sonata Kv 545, amabilissima e tutta giocata sulle sfumature e le sottigliezze del
colore torna a rivolgersi ai dilettanti, le due successiva si indirizzano ad una espres-
sivit che richiede dita esperte e grande sensibilit. Soprattutto la Sonata Kv 576
(1789) sembra rifarsi addirittura allo stile della toccata barocca, per volgersi, dopo
un intermezzo lento e meditativo, alla libera canteabilit dellopera.

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STADLER e il clarinetto
Ci sono musicisti che legano il loro nome per leternit ad uno strumento, al loro stru-
mento. il caso Anton Paul Stadler maestro insuperato, se mai ce ne fu uno, del clari-
netto e del corno di bassetto, dedicatario o ispiratore di tutte le opere di Mozart per
questo strumento, come sarebbe accaduto un secolo dopo a Richard von Mhlfeld con
Johannes Brahms.
Intorno al 1770, Stadler, appena diciassettenne, era gi al servizio insieme con il fratel-
lo Johann del principe Galitzin e una decina di anni dopo li troviamo entrambi nellor-
chestra del principe Carl Joseph von Palm. Nel 1780 Anton si sposa con Francisca
Bichler, che nel giro di dieci anni gli dar altrettanti figli. Non fu per solamente la
numerosa prole la causa delle continue difficolt economiche della famiglia, inseguita
costantemente dai creditori: Stadler aveva, per cos dire, le mani bucate ed era noto per
non pagare i debiti.
Suonavamo il corno di bassetto, specialmente in trio con H.Griesbacher, ma anche in
duo e come solisti nei concerti. Potevamo inoltre, con il clarinetto e loboe, o, appunto,
il corno di bassetto, suonare in un ottetto di fiati, con splendidi risultati. Alloccorrenza
potevamo sostituire gli oboisti e anche suonare il violino e la viola. In questa lettera
del novembre 1781 i fratelli offrono il riscontro di una attivit tanto intensa quanto
multiforme. E proprio nel marzo di quello stesso anno Mozart era andato a vivere a
Vienna, dove, nel 1783, i due clarinettisti, su istanza dello stesso imperatore Giuseppe
II, entrano a far parte della Harmonie Imperiale che era un ottetto di fiati. A partire dal
1784, il nome di Mozart e quello di Anton Stadler figureranno sempre pi luno accan-
to allaltro. E non solo in musica, visto che entrambi erano entrati nella massoneria e
nella cerchia del barone Nikolaus Joseph von Jacquin.
Al nome di Stadler, sono legati, oltre al Trio dei Birilli e ai Duetti composti proprio in
casa Jacquin, il Quintetto Kv 581 e il Concerto per clarinetto KV 622, capolavori della
estrema maturit mozartiana, che hanno fra loro molti punti di contatto, non ultimo
quello dellesplorazione come mai era stato fatto prima delle possibilit espressive

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dello strumento, la pienezza


sonora e la forza del canto.
Quintetto e Concerto sono
connotati da rimandi e allusio-
ni, simboli e significati occulti.
C il riferimento alla massone-
ria con il bagaglio di cifre e
segni esoterici e tonalit parti-
colari come mi bemolle e la
maggiore appunto. C la trac-
cia di una situazione di difficol-
t, fatta di incomprensione e
solitudine e ristrettezze econo-
miche. E dunque la malinconia
sottile che percorre ogni nota
ampiamente giustificata e
soprattutto non lombra
indecisa di un sogno, ma di
una confessione, in una delica-
tissima atmosfera notturna, in
cui la voce del clarinetto si alza
sullaccompagnamento degli
archi in sordina. Se il Quintetto
risale al 1789, il Concerto, che
lultimo lavoro di genere con-
certante composto da Mozart,
Silhouette di Anton Stadler dellottobre 1791, anche se
pare che fosse stato concepito,
almeno in parte, per corno di
bassetto qualche tempo prima.

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TRILOGIA ITALIANA
A guardarle con locchio di oggi, si potrebbe finire per credere che le opere della cosid-
detta trilogia italiana dovessero avere, per qualche tempo, coabitato nella sensibilit
e nella fantasia del musicista. Quasi a stabilire una sorta di genius loci dellanima
mozartiana, al punto che unopera avrebbe risposto allaltra, richiamandola e impli-
candola, secondo un unico disegno che si definiva e caratterizzava di giorno in gior-
no, senza tappe intermedie o uno sviluppo vero e proprio, ma piuttosto declinando
misteriosamente le circostanze di quella quotidianit, nella quale trapelavano certi
indizi inquietanti e forse anche inesplicabili, forse i segni confusi di un sogno, che, sia
pure per un momento, avrebbero conferito senso a vincoli profondi e vocazioni oscu-
re, impulsi irrefrenabili e sentimenti radicati, nel gioco capriccioso delle affinit e delle
repulsioni che alimentano le apparenze dellesistenza.
Certo che ritrovarsele sui palcoscenici di Vienna e di Praga tutte e tre, una dietro lal-
tra, si fa pi evidente il filo di una sottile complicit, che non solo quella che mette
felicemente insieme un musicista e librettista, fra loro diversissimi, ma anche gli ambi-
gui suggerimenti e le complicate strategie dellimperatore Giuseppe II.
Ecco, dunque, un parallelo procedere del testo poetico e della musica, una naturale
germinazione e un equilibrio delle risorse creative, lasciando vivere e cantare perso-
naggi che un altro aveva portato sul palcoscenico. Ecco, nel 1785, Le nozze di Figaro,

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sulla traccia di un libretto calcolatissimo,inesauribile, come ha scritto Bernhard


Paumgartner, la ricchezza, la plasticit, la vivezza dei disegni musicali, la variet for-
male di queste pagine, sempre ottenuta con una rigorosa economia di mezzi. Sulla tra-
sparente tavolozza orchestrale si levano le linee vocali, ora ben individualizzate e
distinte, ora fuse in spirituale comunione. Tutte le possibilit dellespressione vocale
sono valorizzate ed esaurite: dal tono lieve di conversazione a quello intensamente
drammatico o dolcemente espansivo ed arioso... In quella intensa vita collettiva ogni
individuo tende a mettersi anche maggiormente in evidenza per differenziarsi dagli
altri. Mozart riscrive musicalmente la vicenda un nobilastro arrogante, che trascura
la moglie per correre dietro a tutte le ragazze dei dintorni, fino a cercare di possede-
re la cameriera Susanna, proprio nello stesso giorno in cui deve sposare Figaro, il suo
cameriere. E in questa stessa e folle giornata, tutti i personaggi rispondono, a modo
loro, a un profondo bisogno damore, sia esso il semplice desiderio sessuale (il conte
o Cherubino), o invece la nostalgia di una felicit ormai perduta (la contessa), o piut-
tosto la poesia maliziosa degli affetti familiari (la coppia di Figaro e Susanna). Ne con-
segue che Le nozze di Figaro sono innanzi tutto un dramma di emozioni e sentimen-
ti, mai per insidiati da un giudizio morale: amore, sesso, gelosia, ira, riscatto di clas-
se, orgoglio aristocratico, malinconia, gioco, leggerezza.
Una metafora della ricerca della felicit, ha suggerito Massimo Mila, cui far seguito
limpossibilit damare di Don Giovanni, il cui piacere si consuma nellattesa. Attesa

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trepidante della preda, attesa paga di trasgressione, attesa spasmodica di un


impossibile appagamento, attesa consapevole ma non rassegnata del castigo. Don
Giovanni , al tempo stesso, radice che affonda nellinconscio collettivo ed essenza del
teatro, fascino del travestimento e di una eterna ed inquieta giovinezza, che poi
appagamento sempre dilazionato. Sia Mozart che Da Ponte non erano sostanzialmen-
te dei libertini, ma la linfa cui attinsero tra lestate e il febbrile autunno del 1787 era
proprio quella. La perenne giovinezza di Don Giovanni si riscontra specialmente in una
chiave stilistica che riposa su una straordinaria fluidit teatrale, cos come su certa
generosa baldanza che esalta la componente vitalistica e seduttiva, allinsegna delle-
sasperata arroganza delleros che maschera della trasgressione. La cifra musicale del
personaggio risiede sia in certa sensualit melodica del fraseggio, sia nel ritmo inarre-
stabile, che per, nei momenti del corteggiamento e della seduzione si coagula, sia
pure per un momento. E, fin dallinizio, si allunga, misteriosa e allusiva, lombra della
morte, ambiguo e profondo vincolo che associa Don Giovanni al mondo dei defunti,
ma anche allimmaginario mozartiano di quel momento.
Poco si sa della nascita di Cos fan tutte, ultimo e intenso atto della collaborazione fra
Mozart e Da Ponte. Il soggetto, si dice, era stato suggerito ai due dallo stesso impera-
tore Giuseppe Il e lopera fu scritta in poco pi o poco meno di un mese, il dicembre
1789, e completata nel gennaio dellanno seguente.
Qui, non conta pi la verosimiglianza dellintreccio e delle situazioni, ma le possibilit
combinatorie delle coppie, le deformazioni continue, il meccanismo galante. Ne con-
segue una perfetta geometria delle vicende, tutto un gioco di simmetrie, di incroci e
rimandi, dove si stenta a distinguere lemozione vera da quella fittizia. Un modo, que-
sto, di dichiarare la vera e propria struttura teatrale del lavoro. Cos, i due albanesi
sono la maschera di Ferrando e Guglielmo, ma questi ultimi non sono niente pi che
due manichini che si adeguano alla convenzione teatrale, come del resto le loro due
fidanzate, che al di l di labili parvenze si comportano proprio secondo la parte che
era stata loro assegnata dal regista della commedia, Don Alfonso. E anche questo,
secondo gli schemi del teatro settecentesco, stereotipo, come la servetta Despina,
che trova sicuramente, e i suoi travestimenti stanno proprio a dimostrare i suoi ascen-

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denti nella commedia dellarte. Spetter a Mozart animare queste marionette in balia
del meccanicismo di una luce musicale, luce fissa anchessa per. Basta dare unoc-
chiata alla distribuzione dei pezzi chiusi, per notare immediatamente come le arie soli-
stiche, per esempio, siano in rapporto di due a tre rispetto ai brani di assieme. Avremo
cos dodici (sei per atto) arie solistiche e diciotto di assieme.
In questo gioco di specchi, che talora diventano pericolosamente deformanti, la musi-
ca ha libero modo di espandersi, finendo per prevalere su situazioni e personaggi,
senza peraltro negarli mai ed anzi potenziandone la presenza.
I riferimenti musicali saranno specialmente allopera buffa e allopera seria, riportate
per in un contesto che si fa straniante.
E ancora, nella musica e attraverso la musica, viene riproposto quel profumo vaga-
mente erotico, piuttosto che libertino, nel quale Mozart aveva consumato giovinezza
e maturit. Ma anche questa volta in modo complesso, attraverso la definitiva riduzio-
ne a mera forma del rococ e con una sottile quanto profonda vena di malinconia, che
stabilisce come le cose, nel tempo, sempre pi si distanziano da chi le vive, cui altro
non resta che una suprema indifferenza.

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TURCHERIE
Allinizio c lesorcizzazione di una paura turca, che aveva le sue radici nellangoscia
e nel terrore che, lultima volta nel 1683, derivavano dal pericolo di una conquista
ottomana di Vienna e dellEuropa cristiana stessa. Nella elaborazione dellimmagina-
rio, tutto quello che turco si rapporta all'oriente pi vicino, ma anche a una cultura
"altra", rappresentabile e interpretabile attraverso la categoria dellesotico, vale a dire
un colore locale palesemente artificiale e teatrale, che scivola con estrema naturalez-
za nella sensualit, cos come nella caricatura e nellumorismo. E se gi nel 1686, ad
Amburgo, va in scena un primo Turken-Singspiel, non si contano, nel corso di tutto
il Settecento, le marce e i rond "alla turca" Sul piano pi strettamente culturale, c
un diverso modo di avvicinarsi al turco ed quello di Nathan il saggio di Lessing,
dellIfigenia in Tauride di Goethe (ma anche e soprattutto Il divano ocidentale-orien-
tale) e del Pellegrino della Mecca di Gluck, in cui si configura la nobilt e la magnani-
mit del sultano.
In Mozart c la visibile traccia di tutte queste tendenze: il comico e il colore esotico,
la saggezza e la moralit, ma anche la possibilit di un dialogo fra due culture.
Ecco il "Rond alla turca" del Concerto per violino Kv 219 e la celeberrima "Marcia
turca" dalla Sonata Kv 331, cos come il ricorso nellorchestrazione a timpani, triango-
lo, trombe, flautini e piatti per imitare le bande degli Giannizzeri. C daltro canto
quella Zaide, rimasta incompiuta nel 1780, che lantecedente "serio" de Il ratto dal
serraglio che costituisce la sintesi dei diversi elementi in un approdo artistico di straor-
dinaria efficacia espressiva.
Per data e luogo, Il ratto dal serraglio (Die Entfhrung aus dem Serail), nato da una
commissione dellImperatore Giuseppe II, significativamente legato al nuovo Mozart
degli anni viennesi, coincidendo con il matrimonio e laffrancamento da Salisburgo,
ma anche il confronto con il genere nazionale del Singspiel, tanto da costituire il primo
esito maturo della produzione teatrale mozartiana e diventare il titolo pi rappresen-
tato durante la vita del compositore. La convergenza del soggetto con le proprie vicen-

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de biografiche, indusse il musicista a una vera e propria immedesimazione, al punto


che lardente Constanze e il trepido Belmonte possono anche essere intesi come un
travestimento musicale e una incarnazione delleros mozartiano nellalternanza di
desiderio e tenerezza repressa. Nelle pieghe di una ingenua e manierata favola orien-
taleggiante, Mozart aveva dunque incontrato i fantasmi del quotidiano, dando forma
e respiro agli affetti frustrati e alle illusioni, non senza sacrificare al gusto per la tur-
querie. Nasce anche da qui la particolarissima scrittura dellopera, la perfetta defini-
zione dei caratteri e la naturale liquidazione della pesante eredit dellopera buffa e,
per converso, il superamento della tradizione popolareggiante del Singspiel.
Largomento e il libretto di Johann Gottlieb Stephanie derivavano da un dramma di
Christoph Friedrich Bretzenner che avrebbe imbastito una polemica per luso che si era
fatto del suo Belmont und Kostanz. Mozart rimase impegnato nella composizione per
circa un anno, dal 30 luglio 1781 al 29 maggio 1782 e lopera and in scena il 16 luglio
dello stesso 1782 al Burgtheater di Vienna con un successo tale da essere ripresa altre
quaranta volte durante la vita del musicista.
Il ratto dal serraglio, che pure presenta una straordinaria invenzione melodica con
grandi arie e perfetti momenti di insieme, vive soprattutto in una dialettica di farsa e
dramma, che elimina i confini tra i generi e fa s che i personaggi "seri" siano accom-
pagnati dai loro riscontri "buffi". Cos, i due protagonisti hanno una tessitura preva-
lentemente centrale per rilevarne il lato patetico, ma trovano la loro parodia nei due
maliziosi servi e in quella straordinaria caricatura della stupidit e della collera che
Osmin, che viene temperato dal saggio Selim, che non neppure un cantante ma un
attore. Anche lo sviluppo dellazione si gioca nel trascorrere dal buffo al serio, dal
comico al tragico, per sconfinare in quella dimensione rarefatta e simbolica che ritro-
veremo nove anni pi tardi nel Flauto magico.

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Donna in costume orientale di Liotard

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UMILIAZIONI
Le umiliazioni cominciarono presto, per Mozart, e furono tanto pi acute in quanto il
musicista aveva coscienza della propria superiorit fin da ragazzino. Le umiliazioni
erano quelle di suonare per i potenti e cio esibirsi per il loro piacere e plauso distrat-
to come una bestia da circo. Significava aspettare il proprio turno con i servi invidiosi
e insolenti, suonare tra chiacchiere e risate, essere remunerato con piccoli presenti che
poi erano sempre gli stessi: tabacchiere doro o dargento, medaglie, miniature, anel-
li, spadini, vestitini smessi dai pargoli reali. Tutte gratifiche che spesso non compensa-
vano le spese sostenute per i viaggi, le fatiche, le apprensioni e le anticamere. Il fatto
, che a quei tempi, i musicisti facevano spesso parte della servit ed erano tenuti a
svolgere le loro mansioni secondo larbitrio del potente di turno. Una situazione che si
esasper, quando larcivescovo Colloredo impose restrizioni e infastiditi dinieghi alle
tourne europee del giovane musicista. Andarsene per qualche tempo diventava sem-
pre pi difficile. Non fu difficile, dato il carattere un poco altezzoso di Mozart e lirri-
tabilit dellarcivescovo e dei suoi sottoposti, arrivare alla rottura. E qui arriva il conte
Arco, gran maestro delle cucine (e dunque della servit) e di fatto capo del personale.
Sempre pi insofferente per una ennesima umiliazione da parte del Colloredo, a
Vienna, Mozart consegn una lettera di dimissioni al conte Arco, che la rifiut ed anzi
avvert Leopold a Salisburgo, convocando il compositore inutilmente. Finalmente i due
si incontrarono, ma non se ne fece. Quando Mozart seppe che il conte non aveva inol-
trato le sue dimissioni, ne nacque un violento alterco, che si concluse con la cacciata
del musicista con un calcio nel sedere. E per quel calcio, il conte Arco passato alla
storia, portandosi dietro tutta lottusit salisburghese e del suo arcivescovo.
Le umiliazioni non finirono l, perch poi arrivarono le lunghe anticamere e le promes-
se non mantenute dellimperatore, la disaffezione del pubblico viennese, le frequenti
richieste di prestiti a qualche fratello massone che concedeva meno di quanto serviva,
le cabale e le malevolenze dellestablishement musicale, lipocrisia di Salieri e da ulti-
mo il funerale di terza classe.

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Mozart a Berlino nel 1789 in unacquatinta di Franz Hagi

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VIAGGI
Se non si viaggia - e questo vale almeno per gli
artisti e gli uomini di scienza - si resta dei poveri incapaci.
W. A. Mozart al padre l11 settembre 1778

Diciotto viaggi, di varia lunghezza e durata, con un percorso complessivo che oggi potremmo
stabilire intorno ai 27.000 chilometri, hanno costellato la breve e movimentata esistenza di
Wolfgang Amad Mozart. Due soltanto i periodi di relativa calma: i primi sei anni di vita a
Salisburgo (1756-1762) e lestremo decennio viennese (1781-1791), che fu tuttavia punteggia-
to di spostamenti e di intensi soggiorni altrove.
In compagnia del padre e degli altri familiari, talvolta con qualche amico e la presenza di un ser-
vitore, Mozart viaggiava soprattutto in diligenza, meno spesso in carrozza e assai pi raramen-
te in battello, affrontando strade scomode e dal fondo sconnesso, sovente impraticabili per la
pioggia e il fango, correndo incontro a molti pericoli (non ultimo quello rappresentato dai bri-
ganti che infestavano soprattutto lItalia), rischiando di ammalarsi (come del resto avvenne con
una certa frequenza) e dovendo adattarsi a tappe forzose. Cera, vero, una certa attenzione
nella scelta di alberghi e locande, cerano gli onori, le lusinghe, i soggiorni in dimore patrizie, ma
era pur sempre una vita frenetica e spossante. Tanto pi se si pensa che questi viaggi venivano
intrapresi allo scopo di far conoscere e affermare il talento e le capacit del giovane musicista,
cos che i soggiorni si risolvevano, il pi delle volte, in continui concerti e accademie pubbliche,
allestimenti teatrali, presentazione di nuove composizioni.
Lontano da casa, Mozart scrisse, pi o meno, 115 lavori di vario impegno e importanza, vale a
dire un quinto della sua intera produzione (secondo il gusto della statistica: un capolavoro ogni
250 chilometri).
Un elenco dei viaggi, con le relative tappe e soggiorni, pu dare la pallida percezione di quan-
to fosse convulsa la vita di un musicista sempre in movimento: 12 gennaio-febbraio 1762:
Monaco; 18 settembre 1762 - 5 gennaio 1763: Vienna; 9 giugno 1763 - 29 novembre 1766:
grande viaggio in Europa (Monaco, Augusta, Francoforte, Colonia, Aquisgrana, Bruxelles, Parigi,
Londra, LAja, Anversa, Rotterdam, Amsterdam, Utrecht, Parigi, Digione, Lione, Losanna Zurigo);
11 dicembre 1767 - 5 gennaio 1769: Vienna; 13 dicembre 1769 - 28 marzo 1771: primo viaggio
in Italia (Bolzano, Trento, Rovereto, Verona, Mantova, Cremona, Milano, Lodi, Parma, Bologna.

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citt e localit toccate da Mozart nel corso dei suoi viaggi

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Firenze, Roma, Capua, Napoli, Roma, Civita Castellana, Temi, Spoleto, Foligno, Loreto, Ancona,
Senigallia, Pesaro, Rimini, Forh~ [mola, Bologna, Milano, Torino, Brescia, Verona. Venezia,
Padova, Vicenza, Verona); 13 agosto - 15 dicembre 1771: secondo viaggio in Italia (Bressanone,
Bolzano, Rovereto, Ala, Verona, Brescia, Milano, Verona); 24 ottobre 1772 - 13 marzo 1773: terzo
viaggio in Italia (Bressanone, Bolzano, Trenta, Rovereto, Ala, Verona, Brescia, Milano); 14 luglio
- 26 settembre 1773: Vienna; 6 dicembre 1774 - 7 marzo 1775: Monaco; 30 ottobre 1777 -
marzo 1778: Mannheim; 23 marzo 26 settembre 1778: Parigi; 5 novembre 1780 - 10 marzo
1781: Monaco; fine luglio - novembre 1783: da Vienna a Salisburgo; 8 gennaio - febbraio 1787:
primo viaggio a Praga; 1 ottobre - novembre 1787: secondo viaggio a Praga; 8 aprile - 4 giugno
1789: Berlino; settembre - novembre 1790: Francoforte;25 agosto - settembre 1791: terzo viag-
gio a Praga.
Di tanti soggiorni e spostamenti, alcuni ebbero rilevante importanza, sia sul piano formativo che
su quello biografico. Parigi rappresent un momento cruciale. Il primo soggiorno, nel 1763, insie-
me con tutta la famiglia, fu un trionfo: il bambino prodigio si esib nei maggiori salotti e a
Versailles alla presenza di Luigi XV. Il terzo soggiorno, nel 1778, fu, all opposto, assai sfortuna-
to: nella capitale francese si era recato con la sola compagnia della madre, ma non aveva avuto
il successo sperato ed anzi, proprio la madre amatissima gli era morta fra le braccia. Anche
Londra, dove si era recato con la famiglia dopo il primo soggiorno parigino, nel 1764, si era rive-
lata come uno dei luoghi del successo europeo di Mozart bambino: concerti in presenza del re
Giorgio III e della regina Sofia Carlotta; conoscenza del pi giovane figlio di J.S.Bach, Johann
Christian. Mannheim e Praga sono le due citt della felicit. Nella prima, Mozart si era recato
nellottobre del 1777, insieme con la madre (importante tappa del viaggio a Parigi), e vi si era
trattenuto, nonostante gli inviti del padre alla partenza, fino al marzo dellanno seguente. Nella
citt dove fioriva il singspiel, Mozart, ormai ventunenne, ha modo di frequentare la casa del
musicista Christian Cannabich. Frequenta la casa di Franz Fridolin Weber, modesto musicista ma
soprattutto padre di quattro figlie, tra cui Aloysia della quale il giovane si innamora invano e
Constanze, che diventer sua moglie qualche anno dopo. A Praga, Mozart arriva, per la prima
volta, nel gennaio del 1787, per assistere ad una trionfale rappresentazione delle Nozze di
Figaro, cui faranno seguito concerti, inviti nei salotti patrizi della citt e la commissione di una
nuova opera da rappresentarsi al Teatro Tyl, sempre in quellanno. Ed ecco il secondo viaggio in
ottobre, per lallestimento del Don Giovanni. Lultimo viaggio a Praga precede di qualche mese
la morte prematura. A richiamare Mozart nella amata citt: lallestimento della Clemenza di Tito,
in occasione dellincoronazione dellimperatore Leopoldo II a re di Boemia.

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Mozart in un ritratto eseguito da Edlinger nel 1790 identificato di recente: lultima immagine che ci
pervenuta del musicista

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VIENNA
Dopo lo storico calcio nel sedere, con cui il conte Arco, camerlengo di Hieronymus
Colloredo, lo aveva definitivamente allontanato dal servizio presso larcivescovo di
Salisburgo, Mozart aveva deciso di restare a Vienna come libero artista, nonostante le
pressanti e preoccupate rimostranze epistolari del padre. Qui, egli trascorrer, sia pure
con episodiche assenze, gli ultimi dieci anni della sua esistenza, costruendo, giorno
dopo giorno, la propria fortuna. Una fortuna che conoscer alti e bassi, una lenta e
tenace ascesa e un declino inarrestabile che, tuttavia, negli ultimi mesi di vita, stava
per volgersi a un nuovo e ulteriore successo.
Linizio della libera attivit di musicista, nellestate del 1781, non aveva trovato un
momento particolarmente propizio, in quanto le famiglie aristocratiche erano in cam-
pagna a trascorrere la villeggiatura. Ma cinque mesi dopo, proprio il giorno di Natale,

Vienna: il Graben come appariva nel Settecento

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Mozart ha loccasione di esibirsi, nel corso di una singolare contesa alla tastiera con
lagguerritissimo Muzio Clementi, davanti allimperatore. La carriera di Mozart coinci-
der singolarmente con lopera e la figura di Giuseppe II, avverso al clero e ai nobili
che si opponevano alla sua azione politica, ma disponibile con gli artisti, secondo una
sorta di strategia culturale che culminava nel teatro.
Cos, in una lettera alla sorella del febbraio 1782, Mozart descrive le sue giornate:
Una persona che non ha un soldo di entrate sicure in una citt come questa ha da
pensare e da lavorare a sufficienza, giorno e notte... Alle sei del mattino sono sempre
gi in piedi e alle sette vestito di tutto punto. Scrivo fino alle nove e da quellora allu-
na ho le lezioni. Poi mangio, a meno che non sia invitato da qualche parte, e in tal caso
si pranza alle due e anche alle tre, come oggi e domani, dalla contessa Zichy e dalla
contessa Thun. Prima delle cinque o delle sei di sera non posso lavorare. E spesso c
un concerto ad impedirmelo, altrimenti scrivo fino alle nove. Poi vado a casa della mia
cara Constanze, dove per molte volte il piacere di vederci amareggiato dai pungen-
ti discorsi di sua madre... Alle dieci e mezza o alle undici torno a casa. Poich a causa
di eventuali concerti, ma anche perch non so se mi chiameranno da qualche parte,
non posso contare sulla sera per comporre e finisco per farlo un poco prima di anda-
re a letto, soprattutto quando rientro a casa presto. Cos spesso resto a scrivere fino
alluna. E alle sei sono di nuovo in piedi. Tenuto conto di certe inevitabili esagerazio-
ni che avevano lo scopo di tranquillizzare il sempre troppo vigile padre, le giornate
viennesi non dovevano essere molto diverse e neppure lo sarebbero state in seguito.
Presto le occasioni e gli allestimenti teatrali avrebbero occupato altro tempo.
Restavano comunque le serati musicali con gli amici, le domeniche a casa del barone
von Swieten, il gioco e la vita di societ.
Nel luglio del 1782, il grande successo di unopera tedesca commissionata dallim-
peratare, Il ratto dal serraglio, consacr Mozart anche come autore per il teatro. Un
mese dopo, il matrimonio con Constanze Weber, avversato non tanto velatamente da
Salisburgo. Sar una continua, anche se non clamorosa ascesa, nella vita musicale
viennese. I concerti per sottoscrizione e abbonamento nei teatri pubblici e nelle sale,
le serate di musica nelle case patrizie. Fino a quel 1786 che vide il trionfo delle Nozze

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di Figaro al Burgtheater. E parallelamente unattivit compositiva che ha del prodigio-


so, sia sul piano della quantit, sia su quello della qualit. Poi, il declino, che corrispon-
de agli anni che vanno dal 1787 al 1790. Come aveva profetizzato il conte Arco, erano
mutati il gusto e linteresse dei viennesi. Nel 1790, il musicista appare assillato da pro-
blemi finanziari e affoga nei debiti. La salute peggiora e di pari passo, lattivit com-
positiva si fa meno intensa. Tanto pi che Mozart era sempre vissuto al di sopra delle
proprie possibilit, n la moglie era una accorta amministratrice. Tuttavia, le difficolt
economiche non significano la povert. Mozart, nei suoi dieci anni viennesi, aveva
guadagnato pi di tanti altri musicisti suoi colleghi. Lo stesso incarico di Kammer-
musikus (che lo vincolava poi a scrivere alcune danze per le feste e i balli mascherati
di corte) gli fruttava uno stipendio pari a circa ottomila euro di oggi.

Il vecchio Burtheater di Vienna

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VIOLINO
Proprio in quello stesso 1756 che aveva salutato la nascita di suo figlio Johannes
Chrysostomus Wolfgangus Teophilus, Leopold Mozart aveva dato alle stampe del
Saggio di un metodo approfondito del violino che avrebbe perpetuato, sia pure in
minore, anche il suo nome. E tuttavia quel libro destinato a durare non fu un auspicio,
perch il figlio, pur diventando un maestro nellarte dellarco, avrebbe preferito la tastie-
ra del pianoforte e al violino solista avrebbe dedicato solamente alcuni squarci della sua
opera, vale a dire cinque (o sei) concerti giovanili, una sinfonia concertante che prevede
anche la presenza della viola e una quarantina di sonate, nella maggior parte delle quali,
per, il pianoforte ad avere la meglio, secondo le usanze del tempo. Il fatto che il vio-
lino nel tempo di Mozart non pi lo strumento principe che aveva ispirato gli esiti pi
maturi del barocco, da Corelli a Vivaldi e Veracini. Non che i violinisti avessero appeso
al chiodo lo strumento, cera ancora leco di Tartini, Geminiani e Nardini, ma non era pi
let delloro. Ma proprio a questi maestri avrebbe guardato attentamente il Mozart
diciassettenne, konzertmeister dellorchestra della Cappella arcivescovile di Salisburgo,
quando si accinse, su richiesta di qualche bravo strumentista locale, alla composizione
del suo primo Concerto per violino e orchestra in si bemolle magg. Kv 207 gi in stile
galante. Due anni dopo, nel 1775, al ritorno da Monaco, Mozart, probabilmente ancora
su richiesta dei musici dellorchestra arcivescovile, sforn altri quattro concerti, quello in
re magg. Kv 211 che molto si apparenta al precedente e la splendida triade che va da
quello in sol magg. Kv 216 a quelli in re magg. Kv 218 e la magg. Kv 219. Pagine tutte
di grande espressivit melodica e connotate dal gusto di unorchestrazione in continuo
divenire. Se il fascino cantabile fa la parte del leone, non mancano sicuramente episodi
di segno diverso a caratterizzare i movimenti finali. Dietro a questi concerti, come del
resto ad alcune delle sonate coeve, si intravede il sorriso del violinista Antonio Brunetti
primo e vivace esecutore di questi lavori e dedicatario del Kv 219 e di alcuni movimenti
alternativi scritti da Mozart su sua espressa richiesta. Quanto alle Sonate, esse attraver-
sano quasi tutta lattivit compositiva di Mozart, dal 1764 al 1788, testimoniandone le-
voluzione stilistica ed espressiva, ma anche laffrancamento del violino dal primato del

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pianoforte. Se le prime, scritte per clavicembalo con accompagnamento di violino, sono


composizioni di circostanza, le ultime sono capolavori assoluti che diventano il fonda-
mento della sonata moderna. Protagonista allora diventa il dialogo fra i due strumenti,
in una attenzione completamente nuova alle possibilit espressive offerte dalle diverse
combinazioni timbriche. Fra le numerose e talora bellissime Sonate per violino e piano-
forte, vale la pena di rilevare quella in si bemolle magg. Kv 454, composta nel 1784 per
una nota solista italiana, la mantovana Regina Strinasacchi, che tenne un concerto di
passaggio a Vienna al Kaertnertor-Theater. In quelloccasione Mozart si esib accanto alla
giovane violinista improvvisando letteralmente la parte del pianoforte, che era stata sola-
mente annotata allo stato di abbozzo. Se ne accorsero numerosi spettatori, compreso
limperatore. Come ha scritto Fanilo Faravelli, in unepoca in cui il sonatismo galante
ancora durava fatica a superare la tendenza alla monarchica asimmetria di uneloquen-
za dialogico-strumentale sbilanciata a favore di un solista accompagnato o di una tastie-
ra ingentilita dalle sottolineature di uno strumento melodico intercambiabile (violino
sostituibile da flauto traverso o oboe), Mozart avrebbe dovuto aspettare il 1784 della sua
superba sonata Kv 454 per dimostrare quali livelli di perfezione potessero raggiungere
due solisti impegnati in una conversazione musicale ormai ineccepibilmente paritetica.

Il violino di Mozart

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WEBER una madre e quattro sorelle


Mozart provava un grande affetto per nostra madre ed era ricambiato.
Per questo veniva sempre pi di frequente a trovarci,
portandoci spesso pacchetti con del caff e dello zucchero,
che consegnava alla nostra buona madre, dicendole: Mamma, ecco una piccola colazione.
E lei era felice come un bimbo.
Sophia Heibl nata Weber

Le case della famiglia Weber, prima a Mannheim, poi a Monaco e infine a Vienna, cor-
rispondono ciascuna a una tappa fondamentale e in un caso addirittura a una svolta
nella biografia mozartiana. Una famiglia numerosa e strettamente connessa alla musi-
ca quella dei Weber. Il padre Franz Fridolin, che dopo qualche studio diritto, si siste-
mato (si fa per dire) a Mannheim come copista, suggeritore e occasionale cantante nel
teatro di corte. Il celebre compositore Carl Maria von Weber era figlio di un fratello di
Fridolin, che dal canto suo aveva sposato Maria Caecilia Stamm nel 1756, che gli
aveva dato quattro figli, Josepha, Aloysia, Konstanze e Sophie e anche un maschio
Johann Nepomuk. Insomma, una famiglia numerosa con qualche problema economi-
co che induceva la scaltra madre a puntare su una possibile fortuna delle figlie, dota-
te per il canto e la musica. In particolare Josepha e specialmente Aloysia.
Mozart conobbe la famiglia Weber durante il suo soggiorno a Mannheim tra lautun-
no 1777 e la primavera 1778. Questa piccola e privilegiata capitale della musica, pote-
va contare su unorchestra fra le migliori dEuropa diretta da Christian Cannabich e su
un gruppo di ottimi strumentisti, ma anche su validi compositori (quella che dal 1771
venne definita scuola di Mannheim) e su unattivit concertistica pubblica e priva-
ta intensissima e qualificata. Ad alcune di queste accademie prese parte anche il
ventunenne Mozart, che di Cannabich divenne buon amico e maestro di pianoforte
della dotatissima figlia Rose. Fu proprio durante queste accademie che Mozart si inna-
mor della Aloysia, che aveva una splendida voce e la capacit, a dispetto dei suoi
sedici anni, di usarla al meglio. E ben lo testimoniano le numerose e temerarie arie da

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Aloysia Lange interprete di Zemira in un quadro di Johann Baptist Lampi, 1784

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concerto che il giovane compose per la cantante. Il desiderio era dunque quello di una
tourne in Italia con Aloysia, che stando a Mozart avrebbe deciso la sua fortuna. Un
progetto decisamente avversato dal padre Leopold, che obblig il figlio al disastroso
viaggio a Parigi. Al ritorno, Mozart ancora innamoratissimo passa da Monaco, dove nel
frattempo la famiglia Weber aveva traslocato per seguire Aloysia che aveva ottenuto
una scrittura in teatro. Una Aloysia che al suo corteggiatore ormai non pensava pi,
respingendo le sue profferte recisamente. Amore e delusione, che il musicista, si dice,
aveva esorcizzato al piano, con una serie di variazioni su Leccami il culo, ragazza.
Aloysia avrebbe in seguito sposato il versatile attore Joseph Lange (uno dei primi
interpreti di Amleto), al quale avrebbe dato sei figli e dal quale si sarebbe separata nel
1785. Fu tuttavia una delle cantanti pi apprezzate della Vienna del suo tempo e
straordinaria interprete di Donna Anna nel Don Giovanni. In tarda et, alla domanda
perch non avesse sposato Mozart, disse: non avevo capito chi fosse. Mi sembrava
un ometto.
A Vienna, lanno seguente, quando dopo il licenziamento dalla corte di Salisburgo
stava per intraprendere una carriera di libero artista, Mozart trov un alloggio provvi-
sorio in un appartamento del palazzo Occhio di Dio sulla Petersplatz, dove, guarda
caso!, Caecilia Weber, dopo la morte del marito e il matrimonio di Aloysia, teneva pen-
sione. E sar il turno di Constanze, che entra nel cuore e nei sensi di Mozart. Si dice
che dietro questo innamoramento ci sia stato lo zampino della madre, che riusc a farsi
firmare una impegno capestro (come aveva gi fatto con lattore Joseph Lange che
aveva sposato Aloysia).
Le altre due sorelle seguirono a loro volta una carriera teatrale. La prima, Josepha, otti-
ma cantante, anche se pare non fosse molto espressiva, fu la prima interprete della
Regina della Notte nel Flauto magico. Lultima, Sophie, divenne invece attrice al
Burgtheater e fu una delle persone pi vicine a Mozart nei giorni della malattia mortale.

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ZAUBERFLTE
Noi che non sappiamo niente - e fa lo stesso -
Del futuro, possiamo, almeno, predire
Che tra due secoli le folle
(Che vivano in cubi di nylon sospesi in aria,
Che pratichino il matrimonio di gruppo o si nutrano con tubi)
Si accalcheranno (assurde le loro acconciature, ridicolo il loro abbigliamento)
E pagheranno moneta sonante, per quanto strana,
Per sentire Sarastro che tuona dietro la sua barba,
I fini conoscitori approveranno se sar limpido
Il fa alto della Regina della notte.
Wystan H. Auden Metalogo per Il Flauto Magico

Non sorprende pi di tanto che Il flauto magico, nato dalle ceneri di uno sgangherato
singspiel e dai futili bagliori di una giovinezza che indugia ancora prima di stingere
nei colori della maturit, sia anche un viaggio sconvolgente nelle profonde radici dellim-
maginario, tra i fantasmi dellinconscio e folte siepi di metafore. E insomma il nero spec-
chio di una fiaba, la cui tenebra misteriosa si infittisce di risonanze e rimandi, sguardi
perduti e immagini labirintiche, indovinelli e litoti. Una strada allombra degli archetipi,
lungo la quale si sarebbe incamminato anche Goethe, di l a poco, con quel piccolo capo-
lavoro che Das Mrschen e una divertita ripresa del Flauto magico, per la quale non
trov mai, diversamente da Schikaneder, il suo musicista. E forse proprio agli elementi
esoterici del dramma si potrebbe risalire per dare conto della luce massonica che rischia-
ra gran parte del Flauto magico. Massoneria che si colora dei Misteri degli egizi e delle
teorie di Ignaz von Born (morto improvvisamente proprio in quei giorni), autorit indi-
scussa dellilluminismo austriaco e gran maestro della loggia viennese Alla vera
Concordia, alla quale era iscritto Mozart. Ma il rapporto tra le fonti e la loro realizza-
zione in un libretto che non risparmia sulle incongruenze, la dialettica tra fiaba esoteri-
ca e massoneria, il gusto per lo spettacolo ad effetto e la sostanza ideologica, tutto que-
sto sta in piedi, il caso di dirlo?, solo in grazia della musica, che raddrizza ogni stortu-
ra, colma vuoti e smussa spigoli, assicurando allopera limmortalit. Una musica pren-
de il via con tre accordi solenni e fatali e subito scivola inquieta fra pericoli e false appa-

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renze, personaggi che celano la loro vera natura. la musica a definire i personaggi. Ma
a questo concorre anche il timbro della loro voce, il gusto di accoppiarli nei duetti e
riunirli negli insiemi. Lazione affidata pi che altro al parlato. Quasi tutte le prove del-
liniziazione, per esempio, sono solamente descritte. Gli ambienti, invece, vengono con-
notati musicalmente, dalle tenebre trionfanti di stelle del Regno della Notte alla ieratici-
t dei sacerdoti nel regno di Sarastro.La sera di venerd 30 settembre 1791, Il flauto
magico, che era compiuto ormai da qualche giorno, and in scena al Theater auf der
Wieden e, come recitava la locandina, per rispetto del grazioso e inclito pubblico e per
amicizia verso lautore del testo, il signor Mozard (sic) diriger oggi di persona lorche-
stra. Il successo fu travolgente e si protrasse in quello stesso teatro per ben 233 recite,
per poi diffondersi dovunque, ammaliando il pubblico e affascinando poeti e artisti e
intellettuali. Mozart fece appena in tempo ad assaporarne gli inizi sempre pi incorag-
gianti: poco pi di due mesi dopo, il 5 dicembre, lasciava prematuramente questo
mondo, secondo il disegno di un destino che ancora oggi troviamo misterioso.

La regina della notte in un bozzetto di Simon Quaglio, 1818

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Paul Klee: Don Giovanni