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Premessa

E’ ancora importante insegnare la tecnica nel Settorer Giovanile? La risposta è fin troppo
scontata, tutti rispondono sì: ma è il metodo quel che genera più di una divergenza. In
questo articolo, tenteremo di spiegare il metodo dei Movimenti Fondamentali (Mf) e le
sue differenze rispetto ai principali metodi di insegnamento calcistico.
La differenza sostanziale, rispetto agli altri metodi è che il Mf insegna la tecnica, ovvero
riprende tutta la tradizione classica e la rinnova adattandola alle mutate e più complesse
condizioni di gioco odierne. Da questo discendono elementi di distinzione particolarissimi:
come il fatto che il Metodo si fondi sulla teoria e pratica dei Movimenti Fondamentali ; o
che , per la sua modularità, sia utilizzabile come strumento di check up tecnico del
giocatore; il quale, grazie ad una serie di esercizi mirati, può ritrovare le condizioni
tecniche ideali. Inoltre, il fatto che al metodo dei Movimenti Fondamentali sia stato
riconosciuto valore educativo e applicabilità a diversi tipi di soggetti.
Prima di entrare nel merito delle caratteristiche del Metodo, è doveroso fare una premessa
su come viene considerato attualmente l'insegnamento della tecnica nel mondo del calcio.

La Tecnica oggi e secondo il Metodo dei M.f

Normalmente si riterrebbe scontata la centralità della tecnica all'interno di un metodo


che si propone di insegnare come giocare meglio a calcio. Eppure, lo stesso mondo del
calcio, che tanto a parole rimpiange tanto la tecnica, è preda di un pregiudizio oramai
diffuso in tutti gli ambienti: la sostanziale inutilità del suo insegnamento. Pregiudizio ben
evidenziato in una nota pubblicazione dove si afferma che: "...si è perso di vista l'obiettivo
qualità del prodotto calcio, a causa di un luogo comune stupido quanto dannoso che
purtroppo impera a livello calcistico: i piedi buoni sono una dote naturale che non si
insegna...". E in effetti, quello di cui mi sono accorto nella mia esperienza di giocatore
prima, e di allenatore poi, è stato che la tecnica al limite si fa, ma sicuramente non si
insegna più; ovvero si dà per scontato che sia patrimonio di giocatori di alto livello, e che
sia stata acquisita chissà come chissà dove. Non è che la si ritenga inutile, si pensa però
che appartenga alla sfera delle doti naturali, che sia insomma non insegnabile, e quindi
neanche migliorabile.
Il risultato inevitabile di questo pregiudizio è un impoverimento del calcio italiano,
soprattutto giovanile e nazionale, dove i talenti non riescono ad emergere, come sottolinea
correttamente un noto tecnico comasco quando afferma che: ".....Nei vivai non si insegna
più il calcio". I Settori Giovanili, infatti, rischiano sempre di più di non essere centri di
addestramento e promozione, ma solo il frutto di una selezione preventiva.
Ma se oggi non si insegna più la tecnica, cosa viene trasmesso dagli allenatori ai
giocatori? Il punto di partenza sta in un sano realismo, ovvero nel riconoscimento che
l'insegnamento della tecnica è indietro di decenni. E' ovvio che la si ritenga inadeguata ed
è ovvio che, se il gioco richiede più velocità, più potenza e precisione, l’insegnamento
sia inevitabilmente più orientato a far si che il giocatore sia allenato a sostenere certi ritmi,
a vincere i contrasti, a venir fuori in potenza. Il risultato è che la tecnica passa in secondo
piano mentre tutti acclamano la preparazione fisica.
Ma c’è da interrogarsi se sia giusto far fuori un elemento -la tecnica- solo perchè le
condizioni del gioco sono mutate; accade, infatti, che il decadimento tecnico si
accompagni alla fine sempre al decadimento del gioco nella sua interezza, mentre non
accade il contrario, ovvero il decadimento fisico spesso può essere compensato da
una adeguata preparazione tecnica, che prolunga la vita del calciatore.
Bruno Bolchi (Consigliere Settore Tecnico) in un articolo afferma: "Da qualche anno vado
sostenendo che il livello del calcio Italiano è peggiorato....da una quindicina di stagioni si è
affermata una innovativa maniera di interpretare il Calcio....Gli allenatori dei Settori
Giovanili...hanno quasi tutti sposato le nuove idee abbandonando l'insegnamento della
tecnica e la specializzazione nel ruolo..." . Oppure leggiamo che le capacità tecniche,
posto che siano patrimonio e dote naturale di pochi, oltre a subire un processo di
decadimento, non sono neanche più scontate negli elementi più talentuosi, come hanno
affermto Ottavio Bianchi e Antonio Tessitore in una rubrica su questa rivista: "Solo la
ripetizione quotidiana offre la possibilità di progredire a qualsiasi età, mentre
l'assenza di addestramento conduce inevitabilmente ad una riduzione delle abilità in
partita, soprattutto sotto l'aspetto della tecnica applicata alla velocità di esecuzione...".
Da qui si è partiti per sviluppare il Metodo dei Movimenti Fondamentali: l’osservazione
dell’esperienza e l’attenzione a non far fuori nessun elemento in gioco, quindi neanche la
tecnica; e, paradossalmente la tecnica è diventata il fulcro del metodo, ma in modo
nuovo e adeguato alle esigenze di velocità, potenza e precisione. Si sono sviluppate di
conseguenza, teoria ed esercitazioni pratiche di tecnica in movimento, ovvero di tecnica
applicata in situazione di gioco.

Il gesto tecnico

Il principale elemento distintivo del metodo sta nel concetto di gesto tecnico o
“Fondamentale di Base”: non si tratta di un’esecuzione - sia essa di piatto, di interno,
di esterno piede - che il giocatore adotta “a secco” o con la palla da fermo, ma il giocatore
è calato in situazione di gioco dinamica, ovvero il gesto tecnico è sempre insegnato e
allenato come esito di un Movimento – individuale o di collaborazione- che lo precede.
Nella pratica si opera una fusione tra movimento tattico (spostamento del corpo senza
palla) e gesto tecnico (esecuzione con la palla).
Le implicazioni di questo nuovo concetto di “Tecnica in Movimento” sono notevoli.
Innanzitutto, il giocatore impara a immedesimarsi in una situazione reale di gioco, in cui
l’esecuzione non è mai effettuata da fermo. La conseguenza pratica più evidente è che
il giocatore si allena a differenziare la potenza come in partita, a prendere familiarità con I
reali punti di impatto, a percepire le eventuali difficoltà di equilibrio, a capire le modalità
tecniche di esecuzione e la postura di entrambi I piedi. Impara “I trucchi”, come ad
esempio quello che adotto per facilitare l’esecuzione di interno collo, quando suggerisco
ai miei ragazzi di rattrappire le dita e di tenere I talloni sollevati ma sempre tra loro ad
angolo retto in fase esecutiva.
Un secondo elemento importante è che il movimento preliminare al gesto tecnico è la
chiave per capire come avviene l’anticipazione della traiettoria finalizzata alla
determinazione di quella successiva. In pratica il gesto tecnico risulta legato a come si
elude l’avversario individualmente e a come ci si smarca con I compagni. Ne consegue
una teoria e pratica degli smarcamenti facile da comprendere e da applicare e
realmente utile per stimolare il gioco collettivo, per fare da collante tra I vari elementi della
squadrache iniziano ad essere capaci di parlare un linguaggio comune.
La terza conseguenza è che allenare I gesti tecnici in movimento, perfeziona
l’esecuzione del gesto tecnico stesso, in termini di velocità e precisione.
Qualche anno fa ci si è accorti che allenare I gesti tecnici in movimento poteva addirittura
portare a risultati “rivoluzionari”, che rimettevano in discussione elementi di tecnica
calcistica dati per anni per “scontati”, come ad esempio il punto di impatto nell’esecuzione
di interno piede (piatto).
Malleolo

A B

Nella figura A, qui sopra.osserviamo la zona di impatto fino Ad oggi indicata dalla
maggior parte degli autori e in figura B il punto di impatto ridefinito dal Metodo dei
Movimenti Fondamentali.
La ragione di questa nuova impostazione risiede nell’osservazione che il gioco non è
statico, bensì calato in situazioni dinamiche di gara che, se risolte a stecca e a sponda
(mi riferisco cioè a come eseguire a seconda delle situazioni di arrivo della palla) portano
ad esecuzioni più precise e rapide perché si adattano alla conformazione naturale dei
piedi.
Nel caso di esecuzioni a stecca di interno piede ( ricevere un pallone laterale eseguendo
diritto davanti a sé) se la zona di impatto coinvolgesse anche l’incavo, il piede sarebbe
costretto ad una rotazione eccessiva e innaturale per permettere al giocatore di indirizzare
la palla davanti a sé in modo preciso.

I Movimenti Fondamentali e il check up tecnico

L’utilizzo dei “Fondamentali di base” consente di risolvere la situazione con un’esecuzione


propriamente tecnica ma, come già detto precedentemente, le mutate condizioni di gioco,
e in particolare il costante pressing degli avversari, costringono il giocatore ad effettuare,
da solo o con i compagni, continui cambi di direzione.
Ecco come nascono i Movimenti Fondamentali del gioco del calcio: essi indicano i cambi
di direzione possibili con o senza palla, e sono riconducibili a cinque Movimenti
Fondamentali individuali (L’Avanti e Indietro, L’Andare a destra, L’Andare a sinistra, Il Tutto
a destra/Tutto a Sinistra, Il Tirare Indietro) determinati dai “Fondamentali di base” e da
cinque Movimenti Fondamentali di Collaborazione (Corsa Parallela, Incrocio, Treccia,
Sovrapposizione, Uno-due) che formano dinamicamente gli Schemi Fondamentali di
gioco.
Questa precisa classificazione ha una ragione: la creazione di memoria storica e lo
sviluppo della creatività. Se infatti il giocatore prende coscienza di quali sono I “Movimenti
Fondamentali” e le modalità precise per eseguirli, inizia ad assimilarli nella sua memoria
motoria, a utilizzarli in modo sempre più automatico come strade (linee verticali,
trasversali, orizzontali) da scegliere nelle diverse situazioni e da comporre/scindere per
eludere l’avversario secondo il proprio estro e la propria creatività.
Questo è un punto di dibattito interessante che però spesso non viene nemmeno preso in
considerazione nel mondo calcistico. Cito, solo per fare un piccolo esempio, il metodo di
Weil Coerver, il quale in – Scoren Opleid voor attractief en productief voetbal (titolo
originale) afferma che: ... “I movimenti eseguiti nel corso di una partita di calcio, possono
essere suddivisi in movimenti base, finte ed aggiramenti. Descrivendoli separatamente
sarà possibile chiarire la natura di ciascun movimento, anche se in pratica risulta
impossibile scinderli.
Il Metodo dei Mf proprio perché fondato sulla precisa conoscenza dei “Movimenti legati ai
gesti tecnici”, consente nella pratica questa “scindibilità” o “componibilità modulare”
auspicata ma ritenuta impossibile fino ad oggi. Non solo, la scindibilità, proprio perché
fondata su una geometria precisa e variabile, ha permesso di elaborare una teoria e
pratica degli smarcamenti facile da comprendere e da integrare al modulo di gioco,
elaborata grazie alla definizione di precise zone d’ombra e zone luce in cui I giocatori
riescono a “comunicare”, per realizzare opportunamente la migliore soluzione di gioco ed
eludere gli avversari.
La caratteristica della scindibilità soprattutto, mi ha permesso di iniziare a sviluppare il
check up tecnico, uno strumento che permette agli allenatori di identificare
immediatamente le aree di forza e di debolezza di un calciatore, per intervenire su
queste ultime da “subito” e ripristinare le condizioni tecniche ottimali.

Modalità esecutive dei Mf

Tre sono gli ambiti del check up tecnico:

1. Il check up tecnico è utilizzato per verificare come avviene in dettaglio l’esecuzione del
Movimento Fondamentale (declinato per tutte le esecuzioni tecniche)

2. Composizione dei Mf per verificare come avviene la composizione del Movimento


Fondamentale con altri Movimenti individuali o di collaborazione, quindi la correttezza
dei Movimenti e degli smarcamenti.

3. Velocità dei Mf per verificare in quanto tempo avviene l’esecuzione

Per ognuna delle tre aree sono previste decine e decine di esercitazioni-test volte a
diagnosticare innanzitutto la situazione generale di salute tecnica del giocatore e, in
particolare, le aree più deboli. Da qui si capisce se è necessario lavorare per esempio
sulla tecnica dell’anticipazione delle traiettorie, sull’economicità dello spostamento nello
spazio, sui punti di impatto, o, più importante sulla tecnica di smarcamento tra I compagni
in successione. A questo punto un’altra serie di esercizi, diventa la scheda terapeutica da
seguire per migliorare in tempi brevissimi. Tutto tendenzialmente al massimo della
velocità.
Lo strumento è ancora in fase di studio ma sono già disponibili alcune esercitazioni sul sito
www.checkupcalcio.com, in cui approfondisco gli argomenti del metodo e dialogo con chi
come me ha voglia di confrontarsi per portare innovazione.

Valore educativo

Vorrei concludere facendo una parentesi sulle valenze pedagogiche del Metodo dei Mf,
nato dall’esperienza sul campo, come frutto di 15 anni di lavoro in cui ho impostato e
corretto i bambini nell’applicazione dei Fondamentali di base, dei Movimenti Fondamentali
Individuali, (MFI), dei movimenti fondamentali per la collaborazione, (MFC) e degli
Schemi Fondamentali, ( SF), “ validi comunque per tutti “ dai piccoli amici ai professionisti.
Attualmente è in atto una sperimentazione su un gruppo di ragazzini presso A.S Cometa
Como, una realtà in cui si sono potute verificare con alcuni collaboratori oltre ai progressi
tecnici, anche il valore educativo del Metodo.
Come premessa generale, quello di cui ci siamo accorti è che per l’attenzione che viene
posta ad ogni singolo bambino, con le sue aree di forza e le sue debolezze, il metodo si
presta in modo particolare a favorire la crescita globale della persona, che viene
considerata in tutte le sue componenti.
Possiamo ricondurre il valore pedagogico del metodo ai seguenti fattori distintivi:
innanzitutto, il Metodo dei Movimenti Fondamentali tiene sempre in considerazione ciò
che avviene in partita, sia nella spiegazione che viene trasmessa ai bambini sia nella
effettiva messa in pratica delle esercitazioni. I ragazzini si rendono immediatamente conto
del perché vengono loro insegnati certi movimenti ed hanno immediato riscontro del loro
lavoro, essendo in grado di riprodurre con facilità quanto appreso, anche durante la
partita. La ricerca dello sviluppo delle capacità fisiche, tecniche e tattiche ad un tempo,
con esercitazioni che tendono ad influenzare e trasferire gli apprendimenti in tutte e tre le
sfere, attraverso un’azione di “transfert”, rendono il metodo unitario, facilmente trasferibile
e comprensibile (Ad es. il gesto tecnico è sempre inserito in un movimento tattico). Come
conseguenza, il bambino acquista fiducia in se stesso e dimestichezza nei
gesti/movimenti.
Dal punto di vista strettamente educativo, dal momento che Il metodo non va alla ricerca
del risultato immediato, esso non ha un impatto “violento”, proprio perché tende allo
sviluppo della persona nelle sue capacità psico-fisiche, affettive e cognitive.
Il lavoro individualizzato, inoltre, consente anche ai bambini meno dotati di avere la
possibilità di partecipare e di non sentirsi esclusi, anche perché si tende alla ricerca
delle coordinazioni motorie fondamentali. Per questo il riferimento della validità del lavoro
spesso sono gli apprendimenti dei meno dotati naturalmente.
Per quanto riguarda la codificazione precisa dei movimenti, ci siamo accorti che essa
permette uno sviluppo di tutte le possibilità di azione, con un’applicazione scientifica
(metodica, graduale e sequenziale), che permette di ricercare lo sviluppo delle capacità
coordinative all’interno del gesto tecnico. Di conseguenza le esercitazioni procedono dal
“più facile” al “più difficile”, con la possibilità di “flessibilità” sul campo e perciò di
adeguamento costante alla situazione reale.
Da ultimo, non solo il metodo trasmette l’idea che l’azione del singolo contribuisce al
risultato finale ottenuto da tutta la squadra, ma soprattutto il metodo insegna e
promuove il gioco collettivo, dal momento che tutti I movimenti individuali sono
finalizzati in ultima analisi alla corretta esecuzione dei Movimenti di Collaborazione.

Roberto Scandrog