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NICCOLO

MENCUCCI

OLTRE IL VARCO
Lideologia fredda

OLTRE IL VARCO
Lideologia fredda
MMXVI
50121 Firenze (FI)
ISBN 97888XXXXXXXX
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Prima edizione: marzo 2015


Seconda edizione: dicembre 2015
Terza edizione: novembre 2016
OLTRE IL VARCO
Lideologia fredda

Il fuoco delle V2 scioglier persino i ghiacci dellArtico!


Avremo il loro gelo!
E la sicurezza che dellumanit tutto rimarr impresso nel
ghiaccio.
Che mai superer il Varco!
Per sempre!
Mai oltre il Varco!
Mai!

(L arcobaleno della gravit, Thomas Pynchon, 1973)


INTRODUZIONE
Il Varco
G. Vattimo parlava, nei riguardi della contempo-
raneit, di unet del pensiero debole: morti i pen-
sieri dominanti, quali il comunismo e il fascismo, ora
non sarebbe pi necessario basare tutto un sistema in
ununica ideologia.
Cosa la nostra contemporaneit? Difficile spie-
garlo in un saggio cos breve. Cosa la nostra genera-
zione? E chi lo sa...
Si davanti nel nostro tempo della globalizzazione
e dell'informazione digitale ad un propagarsi di cen-
tinaia, se non migliaia, di idee, cos diverse, cos nu-
merose; un ragazzo qualsiasi, pur di non farsi travol-
gere da una simile piena, preferirebbe allontanarsi,
scamparvene, e poco a poco scegliere la vita semplice
e facile alla dialettica, la quale, da sempre, portatri-
ce di difficolt, e di complicazioni, sia personali sia
intellettuali.
Sarebbe riduttivo riassumere il lassismo della mia
generazione in cos poche righe: oltre alla questione
pi filosofica c' anche il decadimento progressivo
dell'istituzione della politica, specie in Italia, da oltre
ventanni, il quale va in coppia con la crisi economi-
ca, sia del mondo del lavoro sia dei servizi.
8 OLTRE IL VARCO

Tutto ci nella mente di un adolescente farebbe


prevalere il pensiero forte dellevasione, e la con-
sequenziale scelta di privarsi di interessi pi utili alla
vita, riducendosi volontariamente al meccanismo la-
vorativo, ora divenuto un obbligo di sopravvivenza.
Ogni possibile approccio secondario, anche solo di
attivismo vero, verrebbe automaticamente lasciato al-
le fondazioni e a qualche anima buona ed ingenua,
mandata a contribuire all'effimero benessere artificia-
le creato in qualche paese, in conflitto da decenni per
guerre le quali rendono vano ogni sforzo attivista.
Non vengo certo a dire che precedentemente, ma-
gari cinquantanni prima, la vita di un mio coetaneo
potesse essere pi idilliaca, pi facile: oggi vige il las-
sismo postmodernista; ieri imperava l'iperattivismo
pi insensato. Violenza e degenere erano pressoch
allordine del giorno, e per certi versi era come essere
dentro ad una recita, tra eroi in veste di clochard e
nemici in giacca e cravatta. I cosiddetti eroi poco
potevano dinnanzi alle ideologie in cui loro stessi
avevano sempre creduto: si chiedeva il cambiamento,
quando l'unico elemento che veniva modificato non
era la societ, come tutti desideravano, bens la men-
te collettiva, come volevano gli altri, i macchinisti dei
partiti ideologici.
Alla fine di questa recita, o psicodramma, dopo ol-
tre quarantanni, il boato distruttivo, creatosi dal ri-
trovarsi, dopo, senza pi nulla, sia come genitore ed
ex-idealista, sia come figlio di un ex-idealista, deva-
stante.
Sono passati oltre ventanni dalla fine
dell'Impero del Male, termine coniato
dallamministrazione Reagan, oppure del Socialismo
INTRODUZIONE 9

Reale, partorito dalla mente dello storico marxista


E. Hobsbawn; agli occhi della vecchia e nuova gene-
razione si pone un nuovo secolo, fatto di scoperte
sempre pi interessanti, di moti e scenari politici di
grande spessore: la nuova repubblica russa; il caso
Tangentopoli in Italia; la fine dellera Mitterrand in
Francia; i due governi Reagan negli Stati Uniti; la
Thatcher in Inghilterra; la riunificazione delle due
Germanie, con Berlino unita dopo trentanni di divi-
sione tra le due Repubbliche.
Fino a pochi anni prima la gente aveva ancora nel-
la mente, assieme ai ricordi dell'infanzia, lidea di un
mondo diviso dalle forze del Capitalismo, perla della
societ occidentale e della medesima cultura millena-
ria, e da quelle del Socialismo, da oltre settantanni
anima dei popoli Balcani e urali.
Io, come tutti quelli della mia generazione, lho
potuta solo studiare, attraverso libri scolastici, enci-
clopedie, pagine Web, film storici, romanzi di qualsi-
voglia genere (dal giallo di Le Carr al dramma auto-
biografico di Solzenicyn, fino al genere rosa, come
il capolavoro di Kundera), e testimonianze dirette e
non, dei propri familiari, amici adulti, o professori.
In particolare, le testimonianze vissute sono forse
le pi importanti in relazione a tutti gli scritti e i fil-
mati pervenutici: rappresentare un evento storico
colmerebbe solo la sete della conoscenza e della ri-
cerca, ma non quella dellempatia e dellanimo; chi
ha vissuto un periodo sa come si vissuto, sa quali
pro e contro ha visto passare nel periodo della sua
giovinezza e nellet adulta, e sa dove finita
lideologia e dove iniziata la realt. E questo solo
dopo molta sofferenza personale.
10 OLTRE IL VARCO

Perch in questo conflitto, fatto di agenti segreti,


attacchi mirati alle potenze nemiche o non alleate, di
terrorismo, golpe, crolli, rinascite e prevaricazioni
una dopo laltra, alla fine il nodo centrale era lidea.
Ammetto che la scelta stata ardua. Si parla di un
tema molto difficile e complesso, quasi labirintico per
la mole di eventi, dati e scene avvenute e a loro volta
conseguenza di altre, sempre pi determinanti, quasi
un seguirsi di reazioni concatenate di atomi in fissio-
ne, che si scindono e producono sempre pi energia.
Non un caso che questo susseguirsi di azioni e
reazioni ricordi il procedimento di detonazione della
bomba atomica. Dal 6 agosto 1945 la bomba, in sen-
so non solo letterale, divenne il simbolo dellepoca:
cos importante fu la sua esplosione da cancellare due
citt (Hiroshima e Nagasaki), e tale fu la deflagrazio-
ne di altre due bombe, sul secondo cinquantennio.
Si ripart dopo la guerra con la credenza che se
precedentemente l'ideologia fascista poteva rovinare
con la dittatura interi popoli, ora, con il trionfo delle
due bombe (Comunismo e Capitalismo) su di essa,
non poteva non dare benefici.
Divenne al tempo stesso anche un deterrente, per
una terza guerra mondiale, che tutti credevano potes-
se succedere, e che invece non mai accaduta.
Il Varco inteso nel titolo del saggio la violazio-
ne della realt da parte dell'idea: come viene accen-
nata nellopera mastodontica (che, sottolineo, ho solo
studiato a livello di autodidatta) di T. Pynchon,
Larcobaleno della gravit (1973), pur parlando
della seconda guerra mondiale, guardava a quella
successiva, e del superamento di ogni livello di sicu-
INTRODUZIONE 11

rezza fatto dagli uomini, dopo aver violato i confini


tra terra e cielo con il razzo V2 di Von Ghreim.
Il superamento delle possibilit umane ha portato
a credere reale l'irreale, e viceversa, facendo vivere
lastratto delle idee nella vita reale. Unepoca di due
idee, e di milioni di morti a loro nome. La sola com-
ponente ideologica (tralasciando altri elementi di
eguale importanza) basterebbe per rendere la Guerra
Fredda il conflitto pi criptico della storia, e il pi la-
cerante e emotivamente possente.
Concludo affermando che, in fondo, i veri figli
della guerra fredda non sono tanto i genitori, ma i fi-
gli stessi: i primi lhanno vissuta interamente, e sono
sopravvissuti parzialmente a tutte le idiosincrasie, alle
contraddizioni, alle paranoie e ai deliri politici. Ma
qualcosa avanzato da questo periodo, ed stato
trasmesso ai secondi. Non pochi sono i figli che
hanno dovuto subire gli effetti di questa trasmissione
involontaria, di stereotipi, paranoie e disagi; tutte
idee decisamente impossibili da accettare, anche dal
solo punto di vista temporale. Eppure alcuni le han-
no accettate, o le accettano, dannandosi. Questi sono
i dolori quando si va oltre il varco.
CAPITOLO PRIMO
Lo spacco tra due realt
Le nuove decisioni

Tutto inizia da dove c una fine. E di fatto era la


fine del conflitto pi assurdo del secolo, superiore sia
in tempo sia in spazio a quello antecedente: ottanta
milioni di morti in pi, con soli due anni extra! Il tut-
to, come in unopera musicale, con un tonfo finale,
non per di tamburi e di piatti: la Enola Gay, sgan-
ciata l6 agosto del 1945 sopra le teste degli abitanti
di Hiroshima, e due giorni dopo di Nagasaki.
Decine di migliaia di morti furono la croce della
guerra, la quale si concluse con larresa del Giappo-
ne, successiva a quella tedesca (l'otto Maggio, poco
tempo dopo il suicidio del Fuhrer A. Hitler) e a quel-
la italiana (con la condanna a morte per il Duce Mus-
solini). Il loro fu un grande contributo: in pochi anni
erano riusciti a mandare in guerra milioni di propri
connazionali, chi a suicidarsi gettando i propri aerei
nelle portaerei americane, chi a combattere fino alla
fine i russi e a ingerire la pillola di cianuro pur di non
essere presi vivi, e chi a morire negli Appennini per
mano partigiana o nazista, o in Russia tra le nevi.
In meno di sei anni due imperi, votati secondo la
loro propaganda allimmortalit, finirono nella polve-
CAPITOLO PRIMO 15

re delle loro citt, bombardate e rase al suolo dalle


battaglie interne.
E non si pu certo dire che i danni siano stati mi-
nori: decine di monumenti perduti per sempre; stragi
e distruzioni di cittadelle, ponti abbattuti, anche di
origine medievale (un esempio Firenze, dove la
maggior parte dei ponti venne fatta saltare per ritar-
dare lavanzata inesorabile degli Alleati, lasciando
fortunatamente integro il Ponte Vecchio). Questo era
il bilancio dell'epoca, e ora sarebbe doveroso co-
munque fare unosservazione riguardo a questo breve
e devastante periodo bellico passato.
Un fattore particolare di questo conflitto era stato
il paventarsi al potere di due ideologie violente e po-
puliste, quali il fascismo e il nazionalsocialismo, dive-
nute la forza scatenante della guerra e consequenziale
alla crisi economica abbattutasi in Europa dopo il
1929. Il comunismo, ovvero la terza ideologia, era gi
al potere da oltre ventanni, con J. Stalin, ma questa
non venne considerata nel panorama bellico come
una vera e propria nemica giurata dellOccidente.
La divenne per i popoli anticomunisti nel secondo
dopoguerra per motivi diversi, quali l'istituzione del
Patto Atlantico, poco dopo l'inizio della guerra, e la
crisi dovuta alla spartizione della Germania all'indo-
mani della conferenza di Jalta. Durante e prima della
guerra godette di un certo disprezzo da parte dei go-
verni americani ed europei, ma solo dopo Jalta il di-
sprezzo divenne odio, e terrore.
Per riassumere gli effetti dirompenti che comport
la Grande Guerra al mondo intero si potrebbe porta-
re ad esempio il celebre poemetto di T. S. Eliot La
terra desolata, formidabile espressione delle sugge-
16 OLTRE IL VARCO

stioni e degli orrori della guerra, e del senso di smar-


rimento e di devastazione dovuti ad un simile atto,
mai accaduto nella storia umana. Oppure
LAllegria di G. Ungaretti, incentrato sul sentimen-
to di fratellanza e di universalismo per i morti e i ca-
duti. Nonostante la fine di queste ideologie, e la co-
gnizione di tutti i loro terrificanti danni all'umanit,
ci fu un effetto inaspettato, maturato dai volontari
delle guerre partigiane.
Di fronte a simili effetti, pur parlando di un con-
flitto materialmente minore, da una guerra cos
mastodontica, in danni, abusi, morti, genocidi, come
la seconda nessuno si sarebbe aspettato un simile at-
tivismo, un rinnovato spirito di democrazia e di civil-
t per le libert riconquistate (lo stesso I. Calvino cita
il grande vigore presente nei partigiani). Come in Ita-
lia, anche in Francia, Germania, Inghilterra e Austria
ci fu un rinnovo dello spirito democratico, con
lordinamento di repubbliche e stati autonomi.
In poche parole, laddove le ideologie mostrarono
la parte peggiore fomentando lodio razziale, la vio-
lenza civile, la disparit di idee, la chiusura mentale e
lautarchia nel senso pi ampio di termine, e l'incen-
tivo alla distruzione, alla soppressione e all'annichi-
limento di ogni alterit, sia fisica sia astratta, si vol-
le proseguire sostenendo, se non il fascismo e il nazi-
smo, quella in coppia col vincitore statunitense: la
Russia di Stalin. Una scelta d'adesione ideologica
molto ambigua, perch non tutti gli intellettuali di si-
nistra, davanti alla scoperta dei gulag a met degli
anni cinquanta, accetteranno la sua politica: alcuni
ridaranno indietro la tessera, come fecero allepoca
Calvino, Vittorini e in Francia A. Camus, lautore de
CAPITOLO PRIMO 17

Lo straniero e La peste; altri minimizzeranno gli


effetti collaterali, fino ad ignorarli del tutto, pur di
mantenere inalterato il programma di propaganda
politica, come il caso del conterraneo del gi citato A.
Camus, leminente filosofo esistenzialista J. P. Sartre,
il quale continuer a sostenere, al pari dei partiti sov-
venzionati dal PCUS, le direttive della dittatura.
Si prospett una rinascita ideologica quindi di-
sturbante, quasi schizofrenica: da una parte la con-
vinzione del valore effettivo dell'ideologia nonostante
i rischi e le complicanze controproducenti, dall'altra
le tragedie immani, gi accadute in tutta Europa, e
purtroppo recidive.
Forse eccessivo dire che era gi destino che il
mondo si sarebbe ritrovato diviso dopo pochi anni
dalla fine della guerra; non era innegabile che
lalleanza intrabellica fosse solo di comodo, per fron-
teggiare il nemico comune, A. Hitler. Per i sovietici
venne visto come un novello Napoleone, pronto a ri-
tentare la conquista di Mosca non curandosi del ce-
lebre inverno moscovita, fautore dell'arresa sia
dellarmata napoleonica in passato, sia di quella nazi-
sta; per gli americani lalleato della nazione che pro-
gramm a tradimento lattacco di Pearl Harbor, nel
dicembre del 1941. Ma poi, a Jalta e a Potsdam, il fa-
to si abbatt.
Nella prima conferenza, del febbraio del 1945, con
presenti F. D. Roosevelt, W. Churchill e J. Stalin, si
intendeva proseguire la guerra contro Berlino e To-
kyo, cercando nel frattempo di creare un nuovo or-
dine politico subito dopo gli esiti finali, con la pro-
clamazione dell'Europa libera, l'istituzionalizzazione
delle Nazioni Unite (ONU) e il celebre smembra-
18 OLTRE IL VARCO

mento della Germania (allora pensato come un pro-


getto provvisorio) tra le nazioni vincitrici come
eventuale risarcimento, oltre l'inevitabile disarmo di
quest'ultima. Nella seconda, nel castello di Potsdam,
con H. Truman al posto di F. D. Roosevelt, ormai
prossimo alla morte, e Attlee, uscito vincente dalle
elezioni britanniche, si punt sui nuovi confini terri-
toriali della Germania e della Polonia, e sull'eventua-
le risarcimento bellico: per Stalin doveva essere ne-
cessariamente elevato invece che moderato come per
le altre nazioni. In quella conferenza la Germania,
poco prima del suicidio di A. Hitler, abbandonata a
s stessa, venne suddivisa in quattro parti (in aggiun-
ta alla Francia).
La divisione, gi avviatasi con la prima (e non cita-
ta) conferenza di Teheran, venne decisa fin dopo Jal-
ta, e si estese per tutta l'Europa influenzando defini-
tivamente tutti gli assetti e gli organi politici in fase di
rinascita (come la Francia e l'Italia), determinando il
futuro politico delle amministrazioni locali: la nascita
di partiti bipolari; la creazione di ideologie cammi-
nanti, viventi nel tessuto quotidiano e sociale; la ne-
cessit quasi vitale a schierarsi, a vedersi in un partito
piuttosto che nella nazione.
La conferenza di Jalta attualmente viene conside-
rata come lo spartiacque tra la Seconda Guerra
Mondiale e la guerra Fredda, il cui simbolo sarebbe
stata la divisione apportata alla Germania: quella so-
vietica ad est, con la Repubblica Democratica Tede-
sca di Berlino, e quella filo-americana ad ovest, con la
Repubblica Federale Tedesca di Bohn. In realt, co-
me gi stato sottolineato, l'idea della Germania di-
CAPITOLO PRIMO 19

visa era presente fin da Teheran, mentre Jalta fu


quella in cui venne realizzata tale decisione.
Secondo il critico Sergio Romano, in un articolo
del Corriere della Sera, il mito di Jalta nacque per tre
motivi: il primo fu uno scritto di Charles de Gaulle
(irritato per non essere stato invitato a Jalta): La so-
vietizzazione dell'Europa Orientale non era che la
conseguenza fatale di quanto era stato convenuto a
Jalta; il secondo sulle voci del partito repubblicano,
oppositore della presidenza Roosevelt, parlando di
un convincimento da parte di Stalin alla cessione di
met Europa ad un presidente molto stanco e malato.
L'ultimo motivo riguarda pi la condizione umana,
da sempre interessata a cercare il fulcro genitore di
un evento storico, di un'epoca, e quindi il fatto che
spieghi e determini tutto quanto. Sempre Sergio Ro-
mano commenta questo ultimo punto: Ma le vicen-
de storiche sono il risultato di una molteplicit di fat-
tori che sfuggono quasi sempre al loro controllo.
Il neonato europeo

L'Europa nacque alla fine del conflitto. Ma se la


madre di solito sempre certa, stavolta non lo era.
Il continente si pose la scelta di seguire o la super-
potenza economica per eccellenza, quali gli Stati Uni-
ti, garanti di sostegno e programmi economici di con-
tributo per la ricostruzione delle nazioni colpite dalla
guerra, o quella ideologica del socialismo reale,
l'URSS, promotrice della rivoluzione leninista del
1917, e delle sue idee prima considerate pura teoria,
e ora realt.
Tale scelta era tra l'altro non arbitraria: coloro i
quali poterono seguire l'America furono le nazioni
liberate dalla oppressione tirannica dei regimi con-
quistatori, mentre coloro i quali ancora gravavano in-
torno all'URSS furono costretti ad essere assorbiti,
come accadde all'Ucraina (che oggi il presidente Pu-
tin, come richiamo al passato, tenta di riconquistare)
e all'Ungheria, per tutto il conflitto sotto l'egida delle
istituzioni sovietiche e della loro burocrazia. Ma solo
da un punto di vista politico, non sociale, anche se il
danno era comunque considerevole.
CAPITOLO PRIMO 21

L'economia americana era di nuovo in moto grazie


alle politiche interne e al buon esito della guerra, ca-
pace addirittura di aiutare le nazioni distrutte con in-
genti sussidi, a patto che rientrino all'interno del Pat-
to Atlantico, ora NATO, e che contribuiscano al
blocco occidentale, ora suo custode e difensore, do-
po la violazione degli accordi di Jalta da parte di J.
Stalin, il quale procedette all'espansionismo dei pro-
pri confini (molto probabilmente fu da qui che si svi-
lupp tutto il dispregio per la parte antagonista, mo-
tore principale di tutto il periodo).
Negli Stati Uniti vennero elaborati dei progetti di
economia mondiale, firmati nel 1944, nella localit di
Brettonwoods, sotto il governo Roosevelt: vennero
confermate le regole delle relazioni commerciali e fi-
nanziarie tra i principali paesi industrializzati del
mondo, sotto il controllo di una politica monetaria
economica, mettendo il dollaro americano come
principale valuta di scambio per tutte le monete del
mondo, il quale per era sua volta dipendente dal va-
lore dell'oro. Tale sistema rimarr attivo fino agli an-
ni Settanta. In quella decade l'America si ritrov a
fronteggiare una grave crisi economica dovuta: ai co-
sti di una guerra stavolta non riuscita, quella del
Vietnam; e all'oro che veniva continuamente svaluta-
to pur di mantenere stabile il dollaro. Alla fine venne
deciso di sospenderlo, durante la presidenza Nixon.
Venne istituito il Fondo Monetario Internazionale
per la promozione dello stanziamento finanziario di
ricostruzione dei paesi arresisi ed alleatisi, e allo stes-
so tempo venne approvato il GATT, i principali ac-
cordi sulle tariffe commerciali, elemento supplemen-
tare alla Banca Mondiale.
22 OLTRE IL VARCO

Il piano Marshall prevedeva l'aiuto monetario a


fondo perduto per la riattivazione dello sviluppo lo-
cale, dando anche sostegno alla ricerca e alla com-
mercializzazione di opere nate nel palinsesto bellico,
quali lo scooter (la Vespa, della Piaggio), che in
poco tempo divenne una delle principali aziende di
motocicli al mondo, come a sua volta diverse aziende,
dalla gastronomia alla metallurgia, la cui maggioranza
era diretta da persone di provenienza disagiata, da ex
operai divenuti in poco tempo veri e propri indu-
striali.
Un esempio di questo miracolo economico ri-
scontrabile anche nella mia terra d'origine: la Del
Tongo per oltre un trentennio era una delle pi im-
portanti aziende nella produzione di cucine e sog-
giorni in Italia, quasi al pari della Scavolini. I proprie-
tari, tutt'ora viventi, sono due fratelli di origine con-
tadina, i quali fecero partire l'attivit, come tutti, da
piccole botteghe, fino alla costruzione di veri e pro-
pri complessi industriali (uno dei pi grandi, a Tego-
leto, arriva a coprire pressoch un chilometro qua-
drato). Come accadde per la UnoAR e per molte al-
tre aziende, cadde nella profonda crisi, nonostante
trent'anni prima era, come tutte le altre, una vera e
propria perla nata dagli abissi. Ci si augura che non
lo raggiunga tanto presto, come purtroppo accadu-
to per la Lebole, fallita negli anni Novanta.
Per i paesi sovietici venne a sua volta stipulato una
specie di NATO, il Comintern, il cui obbligo princi-
pale era quello di seguire pedissequamente le diretti-
ve del PCUS e dell'ideologia del Partito, istituita nel
Conicom. Se per la NATO la libert politica e gover-
nativa del paese alleato rimaneva illesa, nel Comin-
CAPITOLO PRIMO 23

tern il paese perdeva la direttiva politica e la sua in-


dipendenza nazionale; diventava suddito dell'URSS,
come a sua volta tutti coloro che facevano parte
dell'area sovietica.
Infatti, dal 1946 J. Stalin attu diverse persecuzio-
ni e processi farsa per l'eliminazione di tutti i po-
tenziali nemici del regime e dell'ideologia imperante,
senza distinzioni di classe o rango: dal pi povero
contadino incapace di seguire totalmente le direttive
del governo quali l'inventario e l'esproprio di parte
dei suoi beni e prontamente condannato alla prigio-
nia o alla fucilazione, fino agli alti comandi del go-
verno, anche dell'Armata Rossa; con pene varie, al
palo degli impiccati, al muro dei fucilati, e al confino
in Siberia, nei celebri gulag, ovvero campi di lavoro
forzato e di rieducazione ideologica nella gelida re-
gione della Siberia.
Un esempio della ferocia della dittatura stalinista
lo si potrebbe ritrovare sia in 1984 di G. Orwell: il
Partito esortava i pi piccoli, oramai figli del Grande
Fratello pi che dei loro genitori, a denunciare i pos-
sibili sovversivi, dagli amici ai propri parenti, anche il
proprio padre o madre. La stessa pratica era al suo
tempo propagandata dal PCUS, verso il medesimo
pubblico. Un altro era stato il perseguire l'intento di
uccidere un nemico della nazione, nonostante l'esi-
lio forzato a questi: fu il caso di Lev Trovsky, assassi-
nato in Messico, residente fin dagli anni Venti, dopo
le prime purghe staliniane.
Tutto questo era tipico in un paese totalitario, co-
me il fatto di essere ascoltati e registrati da migliaia di
cimici (radio ricevitori) fissate in ogni locale (bar,
ristorante, scuola), anche privato, come la propria
24 OLTRE IL VARCO

abitazione; come nel film Le vite degli altri, incen-


trato sullo spionaggio da parte di un membro della
STASI, la polizia segreta della Berlino Est, ai danni di
un drammaturgo insospettabile.
Anche la parte filo-americana presentava dei limiti
e dei condizionamenti alquanto discutibili (seppure
non cos violenti come quelli staliniani): la maggior
parte delle politiche interne erano s libere da qual-
siasi condizionamento, ma non per questo contrarie a
quelle della NATO, come il rifiuto all'installazione di
basi NATO in tutto il territorio, oppure l'obiezione
all'aiuto nell'arricchimento delle scorte delle armi
nucleari, oppure al sostegno delle azioni militari. Rari
erano i paesi in cui una o pi di queste politiche non
furono approvate dal governo in carica. Ma il pi
importante di tutti era la decisione di non favorire i
partiti legati alla ideologia comunista, specie in pa-
tria: negli Stati Uniti, a met degli anni Cinquanta,
nacque un particolare tipo di caccia alle streghe,
indetta dal senatore repubblicano J. Mc Carthy, per
combattere qualsiasi sostenitore delle idee comuniste
o detrattore di quelle americane.
Il fatto esplose anche nelle universit, creando an-
che disagi sociali tra i pi giovani e anche all'interno
delle famiglie, diventando quasi speculare alle de-
nunce del PCUS, e scatenando le prime forme di
quella che molti sociologi chiamano paranoia socia-
le.
La situazione degener completamente quando
vennero messi alla sbarra anche moltissimi personag-
gi del mondo sia istituzionale, quali politici o attivisti,
sia artistico, come registi, attori, scrittori, molti dei
quali non riuscirono a dimostrare le proprie ragioni e
CAPITOLO PRIMO 25

vennero costretti all'esilio, come accadde per C.


Chaplin (risiedette in Svizzera fino alla morte) e in
parte ad E. Hemingway (non perse la cittadinanza,
ma pass il resto della sua vita a Cuba), entrambi di
simpatie antiamericane, mai accreditate del tutto. In
particolare fu il caso dello scrittore americano, tra i
pi assurdi: nell'ultimo decennio della sua esistenza
manifest deliri e paranoie riguardanti una cospira-
zione, una persecuzione contro di lui.
Era improbabile che una persona, come lui, che
contribu con i suoi servigi, durante la seconda guer-
ra mondiale, alla ricerca, indetta dalla CIA, di som-
mergibili nazisti, potesse essere perseguitava dalle
agenzie governative; all'epoca tali deliri vennero cre-
duti effettivi sintomi di una grave forma di depres-
sione psicotica, dovuta alla fase disforica del suo mai
curato disturbo bipolare, o maniaco-depressivo. Oggi
si scoperto che buona parte delle paranoie di He-
mingway erano fondate, grazie alla scoperta di un
dossier governativo incentrato sulle attivit di He-
mingway dagli anni Cinquanta fino alla sua morte,
credute dalla CIA sospette.
Un fattore speciale in questo conflitto stato quel-
lo della paranoia, la stessa in cui gravita il romanzo
L'arcobaleno della gravit: davanti all'assenza di
una qualsiasi protezione da parte dello Stato ci si sen-
te soli davanti al terrore di essere plagiati; tutti po-
trebbero essere dei potenziali nemici dello Stato, dei
sabotatori capaci di far saltare governi, e di compro-
mettere la propria libert, la propria vita o quella dei
propri cari; in ogni istante potrebbe arrivare l'op-
pressore, attraverso bombardamenti o insurrezioni
interne; le armi atomiche potrebbero spazzare via la
26 OLTRE IL VARCO

vita dalla Terra, oppure, nella migliore delle previ-


sioni, il fallout nucleare delle bombe ad idrogeno (la
potentissima bomba Zar, di oltre trenta megatoni!)
potrebbe impedire la vita per decenni, o crearne de-
forme, non umana, alterata; in ogni occasione in
cui non si svegli si potrebbe essere vittima di un la-
vaggio del cervello, portando alla fine della propria
identit, della propria esistenza personale, e della
propria libert (termine caro all'America). In genera-
le questi sarebbero i punti chiave di questa paranoia
ideologica, e non ci sarebbe da stupirsi tanto per i
suoi effetti secondari, e per il disagio che infonde-
rebbe agli altri.
Cos' la paranoia? La paranoia quando la tua
mente rende realistico ci che impossibile ed assur-
do, rendendolo irreale, folle: una realt parallela che
non dovrebbe esistere e che, invece, non solo esiste,
ma vivente, dentro chiunque la viva come vera. Pu
arrivare a dominare la vita, a mascherarsi da esisten-
za, e diffondersi con chiunque le creda. La sua eli-
minazione pu portare grande beneficio in cui non vi
ha mai creduto, ma desolazione in chi vi ha riposto la
propria vita. Cos fu la paranoia, cos fu l'ideologia. E
cos fu in questa guerra, eternamente fredda, di-
plomatica e sempre sul filo del rasoio, o meglio di
una spada, come quella di Damocle, pronta ad ucci-
dere il malcapitato.
Scontro tra idee

Gli anni cinquanta furono per lEuropa il rilancio


delle proprie economie locali, grazie agli ingenti inve-
stimenti del piano Marshall e alle sovvenzioni per la
ricostruzione delle citt distrutte dai bombardamenti
locali. In Francia, a simbolo della reinassance, diven-
ne celebre la canzone cantata dallusignolo di Parigi,
Edith Piaf, La vie en rose: il simbolo della Reinas-
sance era una via arricchita di petali di rosa; il simbo-
lo della nuova et delloro.
In Italia la rinascita fu specialmente nel boom
economico, un prorompente termine giornalistico (in
questo periodo i media erano stati creatori di diversi
termini ancora oggi presenti nellimmaginario collet-
tivo, quale lomonimo termine di questa guerra) che
segnal, come uno sparo di cannone, il riavvio della
futura settima potenza mondiale.
La ripartenza avvenne s nella quinta decade del
secolo ma ebbe gli albori alla fine degli anni Quaran-
ta, nei primi governi De Gasperi, con le intuizioni
economiche di Luigi Einaudi, primo presidente effet-
tivo della Repubblica Italiana (in linea teorica il pri-
mo in assoluto sarebbe stato Enrico de Nicola, anche
28 OLTRE IL VARCO

se solo nel periodo della Costituente). Attraverso un


programma di riduzione della spesa pubblica, attuato
in tre anni, e della ripresa come moneta nazionale
della lira, alquanto svalutata dopo la fine del Fasci-
smo a causa delle gravi pressioni durante la parentesi
della Quota Novanta con la sterlina inglese, il debito
pubblico venne ridotto drasticamente, portando an-
che ad una pressione fiscale tra le pi basse
dellepoca.
Si pu dire che lItalia stava affrontando economi-
camente una sorta di quarta rivoluzione industriale,
(si precisa che la terza accadde trentanni prima, in
piena era Giolittiana). Decisiva nella partenza
dellItalia quale nuovo stato della nascente Comunit
Europea fu la sua Costituzione: in elaborazione fin
dagli albori della votata Repubblica, dopo il ripudio
della monarchia sabauda al referendum popolare del
giugno 1946 con uno stacco di un milione e mezzo di
voti, venne stesa con lunione di tutti i gruppi parte-
cipanti alle lotte partigiane e alla liberazione naziona-
le (socialisti, comunisti, cattolici, laici, moderati, libe-
rali) e varata il primo gennaio del 1948.
Tra le pi speciali in Europa, aveva il vanto di es-
sere stata al tempo una delle pi allavanguardia e tra
le pi complete. Ora ha il difetto di essere program-
matica in molti suoi articoli, e di essere rigida al pun-
to che eventuali modifiche non possano essere attua-
te con emendamenti o semplici votazioni; necessita
della formazione di una corte costituzionale approva-
ta quasi unanimemente dal Parlamento, per avviare i
procedimenti di modifica. In tutto larco repubblica-
no ci furono tre tentativi, mai portati completamente
a termine.
CAPITOLO PRIMO 29

Ununit di diverse fazioni politiche nella stesura


della carta fondamentale della Repubblica poteva
apparire per lepoca (e forse anche oggi) come qual-
cosa di miracoloso, se si pensa alle diatribe tra i so-
stenitori della rivoluzione comunista e i sostenitori
dello stato borghese liberale, antagonista ai primi.
Non cera questo rischio in quel preciso momento
storico, poich ideologicamente lItalia, come gi af-
fermato, era stata ristorata dal movimento partigiano,
nella lotta alla liberazione nazionale, ed era, malgrado
tutto, molto attiva nelle sue convinzioni ideologiche.
In quel tempo la gente credeva ancora che tutto po-
tesse accadere.
Paradossalmente, listanza della credenza ideologi-
ca non nacque n con i partigiani n con i comunisti,
n con i socialisti, bens con i fascisti. O forse no?
La Storia del Fascismo indissolubilmente legata
a quella del suo fondatore, un dittatore capace di tut-
to, B. Mussolini.
Uscito dalla Grande Guerra come volontario, fon-
d dopo il suo licenziamento dallAvanti, giornale
socialista anti-interventista, il suo giornale, il Popolo
dItalia, col quale cominci a sviluppare i suoi pro-
positi di ordine e comando, e li rese possibili con la
formazione dei Fasci italiani di combattimento
(1919), sostenuti grazie al sostegno di un popolo
uscito dalla guerra con molte vittime, civili e militari,
con gravi sconfitte (Caporetto) e con la dannunziana
vittoria mutilata.
Si accaparr il disagio della popolazione, e lo con-
verse in una marcia, nel 1922, su Roma, disturbata
nel frattempo da una continua crisi di governo senza
precedenti, con pi di sette governi in un quinquen-
30 OLTRE IL VARCO

nio. Lallora capo di governo, L. Facta, non seppe


come comportarsi davanti allascesa populista del fu-
turo Duce: col senno di poi, qualora fosse stato scelto
alla guida del paese piuttosto di L. Facta
lottuagenario Giolitti, sarebbe stato adottato per
questo fenomeno la scelta dello stato dassedio, e
luso della forza militare contro i fascisti.
Era una previsione per lepoca molto rischiosa,
perch non si sapeva se in fondo la Marcia potesse
sfociare o con la totale resa incondizionata e la fuga
di Mussolini in Svizzera (il biografo Renzo de Felice
scopr che effettivamente Mussolini sarebbe scappato
qualora fossero state impiegate le forze armate), o
con linizio di una guerra civile, tra militari e fascisti,
e popolani divisi chi dalluna e chi dallaltra parte.
Non volendo rischiare, fu lasciato tutto al re Vittorio
Emanuele II, il quale diede a Mussolini lincarico di
istituire un governo.
E da l avvenne tutto, anche l'impensabile. Dai
brogli elettorali del Listone (le due cartelle, quella
tricolore per il PNF e quella bianca per
lopposizione) alleliminazione dellopposizione, su-
bito dopo quella fisica di Matteotti (sempre Renzo de
Felice sullaccaduto parla di un omicidio non preme-
ditato, ma casuale: Matteotti, il deputato socialista
rapito dalla milizia nel 1924 e trovato morto poco
dopo, non doveva essere ucciso, ma solo sequestrato,
per intimidire il suo partito. Un omicidio, anzi, sa-
rebbe stato gravoso...), fino alla proclamazione delle
leggi fascistissime nel 1925-1926, con l'ottenimento
di maggiori poteri e maggior controllo direzionale.
Mussolini fu per lItalia un momento in cui
lideologia (fascista) dava oltre alla violenza anche
CAPITOLO PRIMO 31

lordine. Era una dittatura, prima non esplicita (le


sue prime manovre di dominio e di potere vennero
compiute sempre all'interno degli apparati liberali,
senza mai scivolare in veri e propri atti totalitari...),
poi effettiva (...poi arrivarono i veri colpi di stato);
eppure pur sempre accettata dagli altri governi eu-
ropei e americani: il grande controllo statale e la dif-
fusione di istituzioni di prevenzione e di sostegno
economico (IRIF, IMPSF, IMIF) resero l'Italia di
Mussolini una delle miglior all'epoca, ottenendo ad-
dirittura il primato di essere una delle prime forme al
mondo di stato sociale, tanto da essere seguita dagli
Stati Uniti col New Deal e la nascita del Welfare
state.
La creazione di una figura forte, di uno Stato blin-
dato, di una macchina delle vite di una nazione dava
pur sempre una forma di sicurezza e di protezione
che lItalia reclamava dopo la fine della Guerra: in
quel ventennio diversi intellettuali e scrittori aderiro-
no al Manifesto degli intellettuali fascisti, come G.
Ungaretti, C. E. Gadda e L. Pirandello, pur avendo
idee del tutto estranee alla linea di partito.
Quello spirito ideologico presente fin dagli albori
della Guerra Fredda, poi esploso del tutto con il Ses-
santotto e con le manifestazioni universitarie e sociali,
per lItalia provenne dalla certezza che lideologia po-
tesse, rendendosi reale, garantire quel mondo teoriz-
zato, utopico, in cui ognuno poteva realizzarsi, essere
qualcuno e valere.
Nel fascismo si diventata fascista fin dall'infanzia:
un ragazzo fin dalle elementari era obbligato ad en-
trare nei Giovani Balilla, per passare poi ai circoli fa-
scisti nelladolescenza, arrivando al tesseramento, an-
32 OLTRE IL VARCO

che questo obbligatorio. Per quanto fosse tutto lega-


to allobbedienza e al vincolo dittatoriale, questo sen-
so di appartenenza a qualcosa, allideologia in questo
caso, per gli italiani dava garanzia di un futuro, e il
prezzo da pagare era laccettazione ad essa, e a tutto
ci che comportava.
Eppure se si credeva nel Fascismo, dopo, nella na-
scente Repubblica non era pi pensabile credervici: a
vincere sono stati gli antifascisti, non i fascisti. Fin
dalla proclamazione dello Stato Fascista, nel suo lun-
go itinerario burocratico e legislativo, si stava svilup-
pando una forza nemica ad essa, contraria alla priva-
zione delle libert di pensiero, di espressione politica
e di opposizione alla violenza imperante e
alloppressione delle leggi sulla popolazione pi indi-
fesa. Tra i primi oppositori diretti furono i socialisti
dellomonimo partito, assieme ai comunisti, i quali
non poterono sfidare alle elezioni il Partito a causa
dei brogli e soprattutto della scarsa presenza politica.
Fuori dai partiti ci furono anche individui che crede-
vano in qualcosa che poteva essere altro all'infuori
del Fascismo, qualcosa che sapeva di democrazia, di
repubblica: per questi c'era o il confino (esilio forza-
to in qualche zona sperduta dellItalia, come la Cala-
bria o la Basilicata, meta di prigionia per gli scrittori
C. Pavese e C. Levi) o i lavori forzati, o addirittura
lisolamento, come accadde al fragile A. Gramsci, pa-
radossalmente uno dei pochi che, all'interno del PCI,
sottovalut la potenza di fuoco degli atti di Mussoli-
ni, e che in questi trov la morte (rilasciato prima per
ragioni di salute, mor poco dopo per le gravi condi-
zioni riportante nella sua prigionia; o almeno cos re-
citano le voci ufficiali).
CAPITOLO PRIMO 33

In alcuni casi, certe personalit non potevano dav-


vero convivere con il Partito, n tanto meno vivere:
molti di loro o vennero trucidati da alcune milizie in
accordo con i servizi segreti, come fu per il caso dei
fratelli Rosselli a Parigi, o bastonati a morte, senza
piet, come per il giovanissimo editore degli Ossi di
Seppia del poeta E. Montale, P. Gobetti, in Francia.
Cos, con lentrata in guerra, le continue sconfitte,
il crollo dello stato fascista, larresto da parte del Re
nel luglio del 1943 a Mussolini, la svolta nei governi
Badoglio paralleli a quelli Mussolini nella Repubbli-
ca di Sal (coadiuvata da giovani repubblichini, co-
me i viventi G. Albertazzi e D. Fo, idealisti e legati
allidea di unit nazionale, solo negli anni Novanta
vennero riconsiderati come patrioti in un discorso
di L. Violante), la sua fine e la fucilazione allex Du-
ce, tutto finisce.
LItalia libera, e da una parte si ha lideologia fa-
scista crollata e vincitrice quella antifascista.
Perch questi amori per le ideologie? Chiss. Si
amava lideologia fascista per la garanzia di essere ita-
liani sotto uno Stato unito e forte, capace e sicuro di
s davanti allEuropa e allAmerica, che nel frattem-
po non risparmiava abusi sugli immigrati meridionali
e settentrionali nel tentare di riuscire nel Sogno
Americano. Era un amore dettato dal desiderio di
un riscatto, cercato e voluto da intere generazioni.
Ma si amava anche lideologia antifascista per evitare
che il fascismo distruggesse tutto il lavoro, tutta la fa-
tica di umanisti, intellettuali, moderati, statisti, scrit-
tori, poeti contrari alla violenza, alla guerra, al male e
alloppressione. Era un amore scelto per combattere
contro uno stato bestiale e contro le restrizioni ap-
34 OLTRE IL VARCO

portate a decenni di conquiste nel diritto e nella so-


vranit nazionale, un amore per uno stato migliore.
Ora gli antifascisti avevano lopportunit di ricrea-
re la nazione, di non ricadere pi nel baratro del Fa-
scismo e di poter contare sulla propria ideologia. Ci
determiner limportanza dei partiti ideologici, e non
nazionali, nel secondo dopoguerra: si creeranno due
partiti centrali, che decideranno, nelle loro varie linee
di pensiero vigenti, lidentit del cittadino italiano.
CAPITOLO SECONDO
Una follia
I compiti e i giochi

Il mondo, tra il 1957 e il 1959, ebbe un grande


sussulto quando sal al potere del Partito, dopo la
morte del dittatore J. Stalin, malato da tempo, il ri-
formista N. Krusciov, esponente moderato: in un
mondo ormai saturo di battaglie ideologiche, di cac-
cie alle streghe e di discriminazioni e blocchi, era ve-
nuto il momento di fermare questa escalation di paz-
zie.
Durante una conferenza del PCUS, lo stesso segre-
tario generale propose di de-stalinizzare lintero ap-
parato comunista, e di dissociare lintento del sociali-
smo reale dallimmagine del fu Padre della Patria, ora
criminale vero e proprio, forse peggiore dei prigio-
nieri nei gulag, dei fucilati a morte e dei condannati
per tradimento.
In quegli anni un folto numero di intellettuali in
tutta Europa decise di estraniarsi dai diversi partiti
comunisti a causa dello scandalo mondiale riguardan-
te lesistenza di questi campi di concentramento e di
lavoro in Siberia, successivamente denunciato da
grandi scrittori in altrettante grandi opere letterarie,
CAPITOLO SECONDO 37

come il gi citato Arcipelago Gulag. Non tutti


avranno il coraggio di abbandonare le file del partito:
alcuni rimarranno ignorando addirittura le atrocit
messe in atto.
Fin dagli inizi degli anni Cinquanta gli intellettuali
di sinistra venivano fatti soggiornare in Russia per
brevi periodi, con guide e viaggi allinterno degli im-
pianti industriali, delle scuole e delle istituzioni mi-
gliori, per propagandare fieramente la grandezza
dellURSS e nello stesso momento sminuire le voci
reali su presunti disagi ed eccessi di potere sulla po-
polazione in fatto di lavoro (il mito di Stakanov non
reggeva pi da molti anni!), di istruzione (la censura
era ai massimi livelli, arrivando a far esiliare vita na-
tural durante tutti gli scrittori eterodossi alle linee del
Partito) e di burocrazia (coloro i quali erano
allinterno del sistema avevano benefici di gran lunga
superiore a qualsiasi cittadino, grazie alla crescente
corruzione).
Oltre alla disillusione si intravedeva anche
laccensione dei fuochi in Ungheria, quando la popo-
lazione intraprese diversi colpi di stato per allonta-
nare le influenze comuniste dai governi eletti. Scop-
piata la rivoluzione, la Russia non esit a usare
lesercito, portando questa rivoluzione ad una risolu-
zione abbastanza prevedibile: il governo venne re-
staurato, sotto la falce e il martello del PCUS. Il fatto,
per quanto taciuto dal Cominform, venne fatto dif-
fondere in Europa per mezzo di espedienti fortunati:
un esempio fu la corrispondenza segreta epistolare
tra il giornalista fiorentino I. Montanelli e un unghe-
rese. Chiaramente opere discriminatorie su tali eventi
venivano tacciate dai critici del Partito comunista ita-
38 OLTRE IL VARCO

liano, oppure fatte ritardare, come accadde per la


pubblicazione del libro di Solzenicyn.
Un altro fatto importante fu la divisione interna di
quest'ultimo partito, tra comunisti marxisti e sociali-
sti riformisti, in contemporanea con la Germania
Ovest, dove lSPD rigettava la radice marxista della
rivoluzione, solo che in questo caso venne compiuta
la divisione per concentrarsi maggiormente nei ri-
guardi degli accordi sindacali tra operai e datori di
lavoro.
Nel partito Socialista Italiano, nel frattempo, con
la dissociazione diretta ai fatti di Mosca, venne presa
la decisione di sganciarsi dal PCI, nonostante ci
comportasse assumersi dei grandi rischi, come la
mancanza di fondi e il sostegno da parte del PCUS e
dei quotidiani nazionali come lUnit. Lallora segre-
tario di partito P. Nenni, premiato cinque anni prima
da Stalin per il contributo alla formazione nel dopo-
guerra del partito, chiese aiuto ad uno dei pi illumi-
nati ingegneri ed industriali dellItalia del miracolo
economico, A. Olivetti, proprietario della celebre
azienda di macchine da scrivere.
Egli era interessato molto alla modernizzazione del
ruolo operaio e della realt sociale italiana, tanto da
avviare diversi progetti per la costruzione di nuovi
ambienti di lavoro, pi familiari, con mense aziendali,
asili nido per le madri, e programmare e distribuire
eventuali sostegni economici per le famiglie. La sua
attenzione alla questione sociale corrispose alle esi-
genze dei socialisti alla promulgazione di alcune ri-
forme sul lavoro. Accett lincarico di finanziere se-
greto.
CAPITOLO SECONDO 39

Era illegale da parte di privati il finanziamento dei


partiti per via del conflitto dinteressi che vi potrebbe
scaturire. Malgrado questo, i partiti venivano finan-
ziati continuamente, anche da parte di contribuenti
esteri: la Democrazia Cristiana veniva finanziata oltre
che dalla parte cattolica del Vaticano anche dai sin-
dacati americani; il PCI dal PCUS e dai piccoli pro-
venti dellattivit giornalistica dellUnit. Ma entram-
be, tralasciando in questo momento la propria ideo-
logia, dalla SIPRA, lente pubblicitario depositario
dei guadagni delle trasmissioni televisive della RAI.
In Italia esisteva, al principio, il Programma Naziona-
le, RAI 1, patrocinato dalla DC; qualche anno dopo
nacque RAI 2, del partito Socialista, e anni dopo, per
finire, RAI 3, del partito Comunista, per utilizzato
prettamente per linformazione regionale, come
tuttoggi. Tutti e tre erano finanziatori dei partiti gra-
zie ai guadagni ricavati da programmi come Caro-
sello, proprio grazie alla SIPRA.
Ma questo solo uno dei tanti giochi di potere
presente nella realt italiana. Se prima si parlava di
divisioni di potere per motivi ideologici, ora, come se
si dovesse discutere dell'infanzia, si tratta di giochi,
sempre di potere, ma veri e propri divertissment nei
confronti degli idealisti e degli elettori in generale.
Tra gli anni Settanta e Ottanta, quando tutte le tele-
visioni dEuropa stavano passando dal B/N al colore,
con gli sviluppi tecnologici del tubo catodico, i partiti
obbligarono la messa in onda con tale formato per
motivi futilmente morali: c'erano personalit politi-
che che erano arrivare ad inneggiare addirittura alla
corruzione del colore verso il buoncostume; il risulta-
to un forte ritardo, di un decennio, nelluso del
40 OLTRE IL VARCO

nuovo formato, nel mentre gi attivo in Francia,


Germania ed Inghilterra.
Fino alla nascita di Mediaset vigeva in Italia il mo-
nopolio esclusivo delle reti nazionali alla RAI. Solo
durante i governi di Craxi il monopolio venne messo
in discussione, con il varo del decreto Berlusconi, nel
1985, e della legge Mamm, nel 1990; in realt tale
politica diede un prezioso contributo alla compra-
vendita a prezzi stracciati di diverse reti commerciali
(come fece la Fininvest di S. Berlusconi), ora con un
maggiore spazio di ricezione e di diffusione.
Tornando negli anni Sessanta, al tempo fece scal-
pore il tentativo di De Gasperi di far approvare una
riforma elettorale, considerata dallopposizione come
legge truffa (cit. La giornata di uno scrutatore di
I. Calvino): il partito vincitore delle elezioni, con il 50
% dei voti pi uno, avrebbe ottenuto in Parlamento
oltre il 65 % dei seggi, come ulteriore premio di
maggioranza. Lidea minava certamente il senso stes-
so di democrazia bipolare (maggioranza ed opposi-
zione), ma garantiva sicuramente maggiore sostegno
alla stabilit precaria degli esili governi storici.
Nel frattempo, con la prematura morte
dellingegnere Olivetti, la politica italiana si trovava
ad affrontare le pressioni americane nellinformatica,
impedendo alla Olivetti di poter essere competitiva
con levoluzione progressiva del modo di intendere
scrittura: larrivo delle telescriventi e dei sistemi di
videoscrittura, a inizi anni Settanta, resero obsoleta la
macchina olivettiana.
La fine del periodo aureo della Olivetti coincider
con la fine del sostegno economico nei confronti dei
socialisti, ma l'inizio di un grande vizio, forse unico
CAPITOLO SECONDO 41

nel panorama internazionale: la pianificazione di un


piano di sostegno economico industriale italiano, per
mantenere attive alcune importanti attivit nazionali
ora sull'orlo del fallimento. Per quanto possa sem-
brare un piano geniale, invece solo un tentativo di
mascherare, cercando di accaparrarsi i danni prodot-
ti, l'incapacit degli esecutivi nel mantenimento e nel-
la pubblicit dell'industria nazionale.
Il caso della Motta esemplare: produttrice di
dolci stagionali, deteneva un grande fatturato; quan-
do il governo approv larticolo 18, obbligando i da-
tori di lavoro alla stipulazione di un contratto a tem-
po indeterminato (ovvero il mantenimento degli im-
piegati stagionali per tutto lanno); non potendo ven-
dere fuori stagione, lazienda si ritrovata priva di
buone entrate, e sempre pi indebitata. In poco tem-
po arriv alla bancarotta, e venne commissariata e
messa dentro il piano di sostegno economico. Un ot-
timo piano, davvero.
Comunque, tra divisioni e giochi, effettivamente
qualcosa stava accadendo, non solo in Italia, o in ge-
nerale in Europa, ora in fermento per il crollo
dellimmagine Staliniana, prima incrinatura
nellideologia fantastica del socialismo. Non era
nemmeno in America, la quale si ritrov alla guida di
una guerra assurda un giovane cattolico facoltoso
dalle grandi speranze. C'era un caos, quasi globale,
che si diffuse a macchia dolio, fino a raggiungere
lAsia, lArabia, il Centro America. Dal 1959 fino al
1963 entrer negli occhi di una generazione
limmagine di un ex-medico di origini argentine, di-
venuto sostegno militare e ideologico della Revolu-
cion, il quale diede un decisivo contributo alle sorti
42 OLTRE IL VARCO

di un paese centrale nella posteriore crisi internazio-


nale. Negli anni Sessanta lintera Asia Minore sar ri-
versata di stragi, omicidi politici e guerre brevi, tra le
fazioni pi controverse degli ultimi cinquantanni, in
concomitanza con le ribellioni dei popoli conquistati
e colonizzati, ora in cerca di una patria.
La ribellione e il controllo

Hasta la revolucion siempre, gridarono i comu-


nisti cubani.
Questo urlo di ribellione fu il titolo dellanno,
nonch leffige del Capodanno 1959, quando le
truppe di F. Castro entrarono allHavana dopo la fu-
ga repentina del presidente filo-americano F. Batti-
sta, dopo aver passato mesi a cercare invano di impe-
dire lavanzata inesorabile dei ribelli castristi.
Fu un momento storico, che segn il tono della
successiva decade; molti cuori si erano accesi per
quello straordinario evento, un'intera generazione
stava assistendo via radio e via televisione (per chi al
tempo poteva permettersela) al trionfo del combat-
tente Che Guevara, simbolo del comunismo trionfan-
te sul capitalismo borghese.
La storia della rivoluzione cubana aveva diversi
antecedenti storici: tra i primi il gi citato regime filo-
occidentale, dedito alla speculazione industriale e
commerciale delle rotte navali e della produzione na-
zionale, ove anche i malavitosi vi potevano rimpin-
guare le proprie finanze, con investimenti
sullintrattenimento e sul gioco d'azzardo (si ricordi il
44 OLTRE IL VARCO

film Il padrino Parte II, quando uno degli antago-


nisti principali della pellicola, il ricchissimo affarista
Hyman Roth, celebra lapertura del governo di Batti-
sta ai loro interessi imprenditoriali e alle loro idee di
sviluppo).
Non fu la sola economia capitalistica ad essere sta-
ta il movente contro cui scagliare la rivoluzione. Da
decenni il paese era manovrato, oltre dai regimi in-
terni, anche dalle manovre esterne dellimperialismo
degli Stati Uniti, il quale voleva rinforzare, con un
controllo navale, le acque dei Caraibi da eventuali
approdi nemici (nazisti o sovietici). Non era di con-
seguenza un popolo artefice del proprio destino, del
proprio cammino ideologico e politico, ma suddito di
altrui potenze sfruttatrici (la mente di questi oppo-
sitori anti-dittatoriali era sempre cieca agli effettivi
benefici di tali regimi, come l'industrializzazione e
l'aumento dell'occupazione lavorativa e delle condi-
zioni igienico-sanitarie-scolastiche).
Cuba doveva essere liberata, attraverso la tanto
proclamata rivoluzione, non pi operaia come quella
del febbraio 1917 nella decadente Russia zarista, ma
ribelle, nel 1959.
Fu un tale successo la rivoluzione da diventare
simbolo delle lotte che da l a poco avrebbero in-
fiammato le citt europee; complici furono anche
grazie le compartecipazioni di diversi intellettuali
dellepoca come il francese J.P. Sartre, il quale inter-
vist, assieme alla compagna S. de Beauvoir, E. Che
Guevara, detto El Comandante, oramai celebrato
dei circoli di sinistra come il prosecutore
dellinternazionalizzazione di L. Trovsky. Infatti que-
sti continu a perpetrare la sua idea di rivoluzione fi-
CAPITOLO SECONDO 45

no alla fine, penetrando allinterno delle Americhe,


fino al cuore delle trib sudamericane, aiutato a volte
da volontari e da contadini. E l trovo la morte, in
Bolivia.
Tutto questo fu un sogno, unillusione. Il regime
falsamente democratico di Battista venne cambiato
con uno per nulla democratico, ovvero quello di Ca-
stro, fino a qualche anno fa indiscusso Presidente,
mai sostituito se non dopo cinquantanni, dal fratello;
F. Castro diede s vita ad un ottimo sistema sanitario
civile ma blocc freddamente tutte le opposizioni,
nazionalizz tutte le aziende private americane instal-
lando diverse cooperative, e cre malcontento sociale
a causa della povert dilagante per effetto
dellembargo americano, il quale non riconobbe mai
la sua sovranit. Ad aggiungere altro disagio alla si-
tuazione ci pens il conflitto sventato nel 1961,
quando il governo di J. F. Kennedy appoggi uno
sbarco nella Baia dei Porci di dissidenti pronti alla
controrivoluzione; fallito questo colpo di stato, Cuba
si avvicin sempre di pi allURSS, accettando la
proposta di costruire diversi missili balistici nella co-
sta cubana, puntati sullAmerica. Da questa scelta
scoppi la crisi di Cuba, unico caso nella Storia in cui
il DEFCOM (livello di allerta nazionale e di mobili-
tazione del sistema di difesa) raggiunse il grado 2, su
una scala crescente dallinnocuo 5 al fatale 1, corri-
spondente alla fine del mondo. Fortunatamente, un
anno dopo (aprile 1961- ottobre 1962), la crisi, con-
siderata come uno dei momenti pi vicini al passo da
Guerra fredda a calda, ovvero alla tanto temuta
Terza Guerra Mondiale, si concluse con un accor-
do diplomatico tra Kennedy e Krusciov.
46 OLTRE IL VARCO

Gli effetti della liberazione di Cuba furono


allepoca i pi vistosi, ma non necessariamente gli
unici, dato che nel frattempo diverse nazioni africane
e sudamericane si stavano mobilitando per favorire la
propria liberazione e la propria indipendenza dalla
secolare colonizzazione vittoriana. Per oltre un secolo
diversi stati furono allineati dalle politiche dei grandi
Imperi coloniali quali Spagna, Francia, Belgio, In-
ghilterra e Germania, attraverso governi dipendenti
dalla capitale e politiche economiche di sfruttamento
delle risorse locali (le piantagioni di t indiane o di
cotone nelle pianure cinesi furono alcune delle merci
pi vendute). Gli Stati Uniti non vennero mai consi-
derati come potenza colonizzatrice, per la natura im-
plicita del loro imperialismo: un tipo di colonizzazio-
ne non politica, perch era basata solo sul controllo
di alcune risorse economiche locali (petrolio in Ara-
bia ad esempio), per mezzo di consorzi industriali
mai toccati da governi, i quali, per proteggere l'attivi-
t loro, venivano comprati a tavolino, come quello
dello Sci in Iran.
Altri casi storici di indipendenza erano quella re-
clamata ad esempio dalla contemporanea Algeria, pa-
tria del romanziere A. Camus, il quale fu attivo sulla
questione fino alla sua prematura morte; per la Fran-
cia fu una sorta di Cuba, seppur priva di ribelli ca-
rismatici, e solo dopo una lunga guerra le venne con-
cessa la libert politica. Anche la Libia si stava ribel-
lando, e molte altre, ma nonostante molte di queste
riusciranno ad ottenerla, saranno destinare ad incor-
rere a gravi problemi di stabilit, essendo a digiuno
di interessi prettamente democratici e di idee nazio-
nalistiche risorgimentali, come invece ne ebbero gli
CAPITOLO SECONDO 47

Stati europei durante il periodo post-Restaurazione.


Per raggiungere la sua stabilit democratica l'Europa
dovette affrontare secoli di tragedie, complotti, guer-
re, fino ad arrivare ad accettare la scelta democratica,
tra l'altro instabile e particolarmente problematica da
gestire; questi paesi non sapevano come affrontare la
necessit di riunirsi tutti allo stesso tavolo, quando,
come in Libia, molti di questi erano legati, pi che
allo Stato, alla propria trib originaria.
Pochi erano stati i casi di liberazione che avevano
portato ad un regime nazionalista: la Cina di Mao si
era liberata dal suo millenario Impero con una mo-
numentale marcia dei contadini, all'insegna di un'u-
nione sotto lo spirito di una nazione cinese, di una
repubblica cinese; come per Cuba, finir in una ditta-
tura molto chiusa alle istanze sovietiche e alle apertu-
re commerciali, paventando sola povert dilagante,
fino agli anni Novanta, quando lalleggerimento ideo-
logico di D. Siao Ping sulle idee anti-capitalistiche
porter ad un notevole incremento dell'economia na-
zionale, fino a raggiungere i primi posti nella classifi-
ca dei pi alti PIL del mondo.
Un altro esempio era il Vietnam, completamente
devastato dalla guerra decennale in cui si vedeva
lAmerica e la Russia come giocatori in questa maca-
bra scacchiera fatta di torture brutali, assassini nella
notte, bombardamenti di napalm nelle citt, nei vil-
laggi e nelle risaie; uno dei motivi che spinse alla
guerra aperta e all'indipendenza fu la decisione di se-
guire, come Che Guevara, lidea
dellinternazionalizzazione, e quindi di occupare e
conquistare altri territori. Fu la miccia di quella che si
48 OLTRE IL VARCO

potrebbe considerare come la pi gravosa non tanto


per il Vietnam, ma per lAmerica.
La questione democratica sempre stata un nodo
particolarmente difficile per le popolazioni decolo-
nizzate: alla base di un dialogo e di una diplomazia
democratica ci dovrebbe essere la coesistenza pacifi-
ca (ma non passiva, anzi, attiva da parte delle mino-
ranze, per dar voce alle loro problematiche) e la li-
bert, sia economica, sia politica, sia ideologica, nel
riconoscere tutte le parti quali elementi di unit di un
insieme collettivo. Tutto ci dovrebbe essere fuori da
ogni conflitto fisico, fuori da ogni crisi civile o mal-
contento insabbiato.
C da ammettere che in quellepoca pretendere
una libert economica quasi globale era quasi utopi-
co, laddove c'era un effettivo impedimento, sia per
volont americana, sia per volont sovietica, nel con-
dividere e commercializzare prodotti tra le parti (da-
to che non si volle seguire lo stile americano della re-
sa commerciale dei mezzi ex-bellici, quasi sempre al-
tamente sofisticati e allavanguardia, l'URSS obblig
la popolazione a convivere con ruderi meccanici di
infida qualit, sia negli elettrodomestici, sia nelle
autovetture).
Sempre nell'ambito della libert, una sua mancan-
za totale si poteva intravvedere nel centro Africa, ove
la maggior parte degli stati si basavano sullassenza di
qualsiasi forma di dialogo, con la preferenza alla cac-
cia alle trib; erano in guerra tra di loro, per il pote-
re, e continuavano a progettarsi tra di loro congiure e
sabotaggi, con l'effetto collaterale di compiere stragi
di civili. I pochi governi africani in carica godevano
invece di unaltissima corruzione interna e del bene-
CAPITOLO SECONDO 49

ficio di non essere allineate con nessuna delle due


superpotenze; erano libere sia nella politica sia nel
denaro, ma non ne erano cos finanziate. O per lo
meno non esplicitamente: alcune si facevano finan-
ziare segretamente dallAmerica, pur di evitare
lavanzata del comunismo in Africa, impedendo la
comparsa di altre Cuba, e altre dall'URSS, per
bloccare l'imperialismo americano; si parlava di ditta-
ture comandate da veri e propri psicopatici assassini,
architetti di eccidi e massacri violentissimi, mai puniti
perch protetti segretamente dalle nazioni pi poten-
ti del mondo. Oltre a questi baluardi strategici ci fu-
rono casi in cui l'unica opzione concessa era quella
dello scontro diretto, pur di impedire la diffusione
del comunismo. Durante la presidenza del democra-
tico Kennedy, mentre in patria si tentava di aprire le
porte alle minoranze afroamericana, sostenuta da pa-
dre M. L. King, fino ad allora malviste nelle elezioni e
in particolare in tutte le istituzioni (scuola, universit,
uffici amministrativi, e persino il cinema), si cercava
anche di aprire il fuoco contro l'avanzata dei Viet-
cong nelle altre nazioni dell'Indocina; fin solo duran-
te la presidenza Nixon, con laiuto dellallora mini-
stro H. Kissinger. Era difficile cercare una via diplo-
matica quando, segretamente, si andava a cercare
nuove tecnologie puntate al controllo ossessivo della
parte avversaria. Anni dopo, oltre alla guerra fisica, in
battaglia, nacque quella virtuale, grazie allavvento
dei sistemi informatici, come ARPAnet, progettato
negli anni Sessanta per unire a livello di telecomuni-
cazione tutti gli Stati Uniti; allinizio fu per scopi mi-
litari, ma col passare degli anni pot essere adottato
anche per scopi didattici e universitari. Tale sistema,
50 OLTRE IL VARCO

nato prettamente per il controllo di eventuali cospi-


razioni e trasmissioni di messaggi nemici, venne ulte-
riormente arricchito, portando nel 1983 alla nascita
di Internet, ancora prettamente ipertestuale e molto
complesso, poco fruibile ai nuovi consumatori dei
personal computer, anche questi nati dai giganteschi
complessi informatici della Difesa.
Fu necessario aspettare allincirca dieci anni prima
che al CERN venisse progettato un sistema di comu-
nicazione ipertestuale pi semplice e allo stesso tem-
po pi veloce del predecessore: il WEB.
La guerra virtuale per lURSS fu un grosso defi-
cit che non riusc mai ad arginare, per quanto fosse
stata la prima a lanciare nello spazio un satellite arti-
ficiale (lo Sputnik, nel 1957); a questo si segu la
sempre pi grande difficolt a sostenere la corsa agli
armamenti nucleari, anche questo iniziato sotto una
prospettiva molto ottimista con la creazione della
bomba Zar, e l'incapacit a sostenere il sistema buro-
cratico e politico, quasi un parassita nella loro florida
economia sfruttatrice.
Eppure, davanti alla loro sete di controllo e di
dominio sul mondo, mentre si combattevano, nel
luogo dove la civilt nacque stava per essere partorita
una barbarie.
L'amore e l'odio

Quello che si sta per trattare un argomento


estremamente attuale, delicato e dalla interpretazione
molto controversa. molto difficile determinare mo-
tivi e scelte causali di questo conflitto tutt'ora attivo,
data non solo la sua continuit ma anche le varie am-
biguit e le molteplici componenti che l'alimentano.
Prima di iniziare sarebbe doveroso fare un passo in-
dietro, fino al termine della Grande Guerra.
Da oltre mezzo millennio, nella zona della Mezza-
luna fertile e nella penisola anatolica, il governo era
dellImperatore, dello Sci, volto a controllare tutte le
comunit religiose islamiche che coabitavano il colos-
sale Impero Turco-Ottomanno (sciiti, sunniti, cri-
stiani copti), secoli prima in conflitto religioso, quasi
insanabile. Gli eventi della Prima guerra mondiale
portarono allo sfacelo tutto lorganismo governativo,
lasciando gli stati sganciatisi dallex impero facili
prede delle altre nazioni, speculatrici delle loro risor-
se. Nel frattempo, dove lislamismo perse la sua rea-
lizzazione politica, lebraismo trovava invece sempre
pi fortuna nella sua speranza politica della creazione
di uno Stato d'Israele, prospettiva nata pochi decenni
52 OLTRE IL VARCO

prima ma in realt desiderata fin dai tempi della dia-


spora dellimperatore Tito, nel I-II secolo D.C.
Il mondo ebraico dovr aspettare fino al 1947, due
anni dopo la fine dellOlocausto, per riuscire a rag-
giungere lobbiettivo tanto agognato, perpetuato da
un movimento attivo dalla fine dellOttocento, ovve-
ro il sionismo. Dopo la guerra il movimento riteneva
che gli ebrei avessero bisogno di un proprio Stato,
dove poter vivere in pace e sicurezza, lontano dai
pregiudizi e dalle false accuse antisemite. Anche se da
ventanni vi era nella Palestina unimmigrazione
ebraica vastissima, che gi comport diversi scontri
con la presente popolazione araba, solo proprio alla
fine del secondo conflitto mondiale venne deciso da
parte delle Nazioni Unite la creazione dello Stato d'I-
sraele.
Nulla fu fatto per conciliare le due popolazioni, e
nel 1947 venne definitivamente concesso al popolo
ebraico il suo stato, diviso in modo da far convivere
teoricamente le due etnie avverse. Teoricamente,
perch lanno dopo Siria, Egitto e Iraq dichiararono
apertamente guerra al neo-stato dIsraele; fu la prima
delle innumerevoli guerre territoriali che vedevano
da una parte Israele, sostenuta dagli Stati Uniti e
dallONU, e dallaltra la Palestina, patrocinata dagli
stati della futura Lega Araba, nonch futura protago-
nista del successivo embargo petrolifero di inizi anni
Settanta.
Sulla questione ancora oggi non si riesce a trovare
prove sufficienti per schierarsi totalmente contro o a
favore di una delle due popolazioni: si ha davanti due
popoli entrambi legati alla propria terra, per certi
versi innamorati della propria discendenza e della
CAPITOLO SECONDO 53

tradizione secolare che li rapporta a quella breve stri-


scia di terra (si legga il libro dell'Esodo); hanno dirit-
to a vivere in quel territorio, chi per questioni stori-
che e politiche innegabili, chi per semplice tradizione
(tra la diaspora e la rinascita sono passati quasi due
millenni, un tempo pi che sufficiente per radicare
tradizioni e popoli).
Israele non poteva vivere fuori dal suo Stato, e le
popolazioni arabe della Palestina non potevano a lo-
ro volta trovare unaltra terra in cui vivere; essendo
completamente diversi, la tolleranza tra le due reli-
gioni e i due modi di vivere, per quanto possa sem-
brare banale, non era possibile, non con tutte le
guerre successive.
Dal 1952 al 1978 si succedettero oltre quattro
guerre: Guerra arabo-israelita del 1948; la crisi del
Suez del 1956; la Guerra dei sei giorni del 1967 e la
guerra del Kippur del 1973.
La prima, gi citata, fu linizio della divisione
mondiale tra le due culture, occidentale cristiana-
ebraica e mussulmana araba, con al centro la sua Ber-
lino, Gerusalemme, sede di tre religioni: la moschea
mussulmana, il tempio ebraico e il sepolcro cristiano.
La seconda inizi con la nazionalizzazione del ca-
nale navale britannico da parte dellEgitto e con
loccupazione da parte delle forze israelite della peni-
sola del Sinai. Francia ed Inghilterra erano sul punto
di iniziare una battaglia che avrebbe devastato il pre-
cario equilibro dellAsia Minore; furono bloccate per
volere inedito dalle minacce sia dellURSS sia degli
USA, al timore che la guerra potesse peggiorare le
diplomazie maggiori. La maggior parte dei profughi
della guerra furono ospitati dallallora sci del Liba-
54 OLTRE IL VARCO

no, il quale se ne pent a causa dei conflitti di potere


che si erano instaurati con lospitalit di questultimi,
che destabilizzarono il potere.
La terza, la Guerra dei sei giorni, port
allennesima rivolta contro le nazioni limitrofe, nel
frattempo sempre pi interessate ad ammassare
truppe a ridosso dei confini; venne fatto un attacco
preventivo, al comando di Y. Rabin e M. Dayan, allo-
ra rispettivamente capo di Stato Maggiore e ministro
della Difesa; la strategia miracolosamente funzion,
portando allo sbaraglio gli altri eserciti e conquistan-
do la Cisgiordania, la parte orientale di Gerusalem-
me, il Sinai, il Golan, la Striscia di Gaza (diventata
indipendente dalla prima guerra arabo-israelita) e al-
tri terreni. Fu lunica guerra in cui Israele riusc ad
accaparrarsi pi di quanto gli fosse stato possibile.
La quarta, del 1973, nacque dallattacco a sorpresa
dell'Egitto e della Siria, nel giorno sacro dello Yom
Kippur, e si concluse con linsperata ripresa
dellesercito israeliano contro gli occupanti, dappri-
ma prossimi alla vittoria; cinque anni dopo a Camp
David lo stato d'Israele decise di restituirgli la Peni-
sola del Sinai, a patto che lEgitto riconoscesse lo Sta-
to e simpegnasse a future relazioni diplomatiche tra
questi.
Tutto questo non port ad alcun miglioramento.
Non ci fu solo la guerra a creare disagio e terrore per
gli israeliti: un anno prima dellaccensione della quar-
ta guerra arabo-israelita, un gruppo di terroristi arabi
entrarono segretamente nei palazzi del Villaggio
Olimpico di Monaco di Baviera (Munich 1972) per
rapire i rappresentanti olimpici dello Stato dIsraele,
tutti giovani atleti, tra i quali ci furono alcuni che
CAPITOLO SECONDO 55

persero la vita nel tentativo di scappare o di rivoltarsi


contro i rapitori. Fin in tragedia: per quanto le forze
dellordine arrivarono ad offrire ai terroristi alcuni
elicotteri di fuga, preferirono uccidere a sangue fred-
do tutti gli atleti, e poi farli saltare in aria con delle
granate lanciate dentro gli abitacoli degli elicotteri.
Fu un tale shock per la nazione che, quasi per
vendetta, il primo ministro G. Meir promosse una
squadra di agenti segreti assassini la cui unica missio-
ne era luccisione semi-terroristica dei mandanti di
quell'organizzazione, Settembre Nero. Gli eventi
vennero raccontati al cinema nel 2005, per la regia di
S. Spielberg, Munich, in cui si sottoline, col senno
di poi, linutilit di quegli omicidi, i quali comporta-
rono a concatenazioni di cause-effetto tra una loro
azione terroristica e una filo-palestinese: dopo la
morte di uno dei membri dell'organizzazione, un ae-
reo veniva dirottato, oppure un ufficio postale o
un'ambasciata veniva fatta esplodere da delle bombe-
carta. In effetti era una strategia tipica negli ambienti
terroristici, non solo arabi o di qualsiasi altra etnia;
anche in Italia la moda bombarola era arrivata, con
le Brigate Rosse e gli anonimi terroristi della Banca
Nazionale dellAgricoltura (Piazza Fontana, 1968) e
della Stazione di Bologna (Bologna, 1980).
Tornando per al movimento sionista, ci sarebbe
da sottolineare per l'appunto il motivo che avrebbe
portato alla sua nascita, in particolare proprio
nell'Ottocento. Theodor Herz, nome tutelare di
questo movimento politico, fu al tempo uno dei prin-
cipali commentatori dellAffaire Dreyfus, un' epocale
polemica scoppiata nel 1894 dall'accusa di tradimen-
to nei confronti dell'omonimo ufficiale francese, di
56 OLTRE IL VARCO

origini ebraiche, e dal suo imprigionamento. Fu un


momento storico per la Francia dellepoca, perch da
l riprese vigore unantica usanza che nemmeno
lIlluminismo di Voltaire era riuscito a mettere a tace-
re, anzi, lo stesso F.M. Arouet ne divenne quasi un
sostenitore al pari degli altri suoi odi religiosi e raz-
ziali: l'antisemitismo.
Il mondo ebraico fu perseguitato in continuazione
da parte del mondo intellettuale pi alto, come si pu
vedere negli scritti di Voltaire, il pi illustre tra gli
scrittori e filosofi illuministi, e anche da grandi prosa-
tori della letteratura come L.F. Celine, autore sia de
Il viaggio al termine della notte, sia de Bagatelle
per un massacro (personalit difficile da compren-
dere e da salvare; in una sola persona albergano sia
un eccezionale autore sia il peggiore nazista scientifi-
co...). Pochi furono i casi di ferrea opposizione squi-
sitamente positivista, come nel caso del romanziere
E. Zol, con la celeberrima lettera aperta rivolta al
Presidente della Repubblica, lo Jaccuse, che gli
cost poco dopo gli arresti, qualche attentato alla sua
dimora e forse la vita stessa (oggi si pensa che tra le
cause della sua morte ci possa essere la mano di qual-
che gruppo politico antisemita).
Particolarmente in Francia lantisemitismo ebbe
grande seguito probabilmente per lo spirito naziona-
lista emergente nel popolo, da sempre fiero della sua
nazionalit, e poco aperto ad eventuali legami con al-
tre etnie (e questo rapportato a nemmeno cin-
quantanni fa!); una sorta di iper-etnocentrismo pari
a quello tedesco, che per fu veicolo delle idee nazi-
ste sulla razza e sulla purezza etnica.
CAPITOLO SECONDO 57

L'antisemitismo, dalla Francia, si diffuse in tutta


l'Europa, creando terreno sempre pi fertile per la
nascita di movimenti nazionalisti antisemiti, come poi
accadde con la salita al potere del partito Nazional-
socialista di A. Hitler.
Nonostante le orribili atrocit commesse
dallOlocausto e la promessa da parte del mondo oc-
cidentale di non ricadere pi della follia antisemita,
pareva che lantisemitismo non fosse finito del tutto.
Anche nella cinematografia di genere storico si pu
notare come un senso di dispregio da parte delle file
conservatrici sul mondo ebraico fosse ancora vivente
(un esempio nel film An Education, ambientato
negli anni Sessanta) . Questa nuova forma di antise-
mitismo raggiunse l'apice un decennio dopo con la
reinassance della storiografia negazionista (e non re-
visionistica, differente dalla prima: se la prima im-
pegnata alla negazione quasi assoluta dei fatti, laltra
punta ad un approccio meno convenzionale e una-
nime della lettura dei fatti, tra cui le motivazioni e gli
effetti), che mise in crisi molti critici
dellantisemitismo e dellOlocausto.
Col tempo l'antisemitismo trov sempre pi moti-
vi di esistenza: se prima era pi legato al senso stretto
della razza come nelle propagande naziste di Goeb-
bels o dei scrittori negazionisti neo-nazisti (contro i
quali lo scrittore P. Levi intraprese una critica aspra,
con il saggio I sommersi e i salvati, incentrato
sullolocausto e sul perch di questatrocit, della
quale ne fu vittima, pi sommersa che salvata); ora si
era implementato nell'idea irreale del predominio
ebreo nelleconomia e nelle azioni finanziarie e ban-
carie.
58 OLTRE IL VARCO

La radice di questo movente di odio proverrebbe


dal Medioevo, quando i compiti prettamente finan-
ziari ed economici venivano lasciati per la maggior
parte a persone non-cristiane, dato che la Chiesa
proibiva ai credenti il possesso di ingenti quantit di
denaro, considerata merce del Demonio; dovevano
essere lasciati a persone senza Dio, senza patria,
quindi ebrei, che, nel passare del tempo, divennero
depositari di grandi fortune, gestite con prestiti e
concessioni a prezzi oggi considerati da usura. Da qui
si fece popolare la leggendaria figura stereotipata
dellebreo usuraio e malevolo, divenuta poi una vali-
da scusa per eventuali persecuzioni nei loro confronti
(si veda il personaggio shakespeariano di Shylock,
dalla commedia Il Mercante di Venezia, in cui
viene dipinto come un essere spregevole, ossessiona-
to dalla richiesta di una libbra di carne pur di ria-
vere il prestito concesso al protagonista).
Oggi lantisemitismo nella generazione attuale ha
dei connotati a volte farseschi, quasi di provocazione
e di facile ironia, ma che non si sbilancia dal suo fuo-
co: quasi un ritorno di fiamma, in cui si associa la
figura delle banche, delle grandi agenzie finanziarie
che comandano i governi, a quella degli ebrei, ammi-
nistratori di queste banche e quindi possessori delle
sorti di paesi quali gli Stati Uniti, in prosecuzione di
subdolo piano del controllo sionistico del mondo
(le frasi pi ricorrenti...). In America frasi del genere
hanno un certo richiamo nelle popolazioni della par-
te meridionale, dove perfino diverse congregazioni
religiose muovono la piaga antisemita nelle loro pro-
pagande al pari dei vari Ku Kux Klan.
CAPITOLO SECONDO 59

L'antisemitismo purtroppo insegna una dura real-


t dei fatti: quando unideologia nasce, nulla la ucci-
de; tutte le forze del mondo non potranno mai elimi-
nare un qualcosa che pu vivere anche in un unico
essere, magari un potenziale Hitler. Come per la pa-
ranoia, l'ossessione e l'illusione, un'ideologia, quando
raggiunge picchi di assurdit e di irrealt, diventa una
delle pi micidiali armi di distruzione, capace di ro-
vinare stati secolari (o millenari) in pochi anni, col so-
lo ausilio di un uomo qualsiasi, anche banale, per
omaggiare la grande pensatrice H. Arendt. L'unica
speranza verrebbe solo dalla riconsiderazione della
politica, della conoscenza e della realt d'insieme,
non pi come enti da guidare secondo un unico prin-
cipio, ma come elementi o sistemi da far valere (e non
sfruttare) secondo delle necessit, delle verit che si
cerca, per il beneficio generale.
CAPITOLO TERZO
Dalla depressione all'euforia
La disperazione violenta

Oramai era l'inizio della fine per la Guerra Fred-


da.
Dopo la contestazione studentesca di fine anni
Sessanta, le mobilitazioni politiche e terroristiche de-
gli anni Settanta, i cosiddetti anni di piombo, si ar-
riv alla calma nevrotica degli Anni Ottanta. Prima di
questo decennio questo ultimo periodo storico fu in
continua agitazione, non si plac dalla violenza, dai
massacri e dalle guerre perseverate nell'arco di un
decennio; non si ferm, andando sempre di pi a de-
generare, a trucidare sempre pi persone, nel peggio-
re di modi possibili (si vedano le macabre persecu-
zioni del dittatore dei Khamer Rossi, Pol Pot, poco
dopo la fine del Vietnam).
Dal 1978 fino ad oggi accaddero diversi altri con-
fitti nel piccolo continente, e molti eventi legati alla
ricerca di indipendenza e di rivoluzione, come la
primissima Primavera Araba e la nascita della Re-
pubblica Iraniana, finita invece in una teocrazia de-
lirante e soppressiva, altro emulo dei grandi esempi
di democrazia rivoluzionaria; unennesima Cuba, an-
zi, peggiore, quasi un surrogato di essa, forse la pi
CAPITOLO TERZO 63

oppressiva e assassina della storia dellultimo Cin-


quantennio. Il perch della rivoluzione islamica pro-
venne, come tutti i fatti della storia, da una fine, quel-
la dellImpero Turco-Ottomanno, nel quale si disper-
sero le varie comunit mussulmane, che nei casi di
omologazione e di unit territoriale non riuscivano
ad approdare allaccordo e alla reciproca tolleranza,
finendo per compiere molteplici conflitti e massacri.
Caso raro in questo panorama era la Turchia, diven-
tata una discreta repubblica democratica (si differen-
zia da tutti gli altri regimi locali per diverse libert
concesse alla popolazione quali la possibilit alle
donne di non mettersi il velo), la quale viene esortata
da anni dallUnione Europea allannessione (si tratta
per di un tentativo invano: per lentrata nellUE la
Turchia dovr riconoscere lesistenza, ancora negata,
del genocidio armeno dei primi anni Dieci del Nove-
cento). Gli altri erano sotto lo Sci, e di conseguenza
sotto il controllo delle nazioni dominatrici della poli-
tica economica dellOccidente, i cui rappresentanti,
Le sette sorelle, costituirono il pi importante con-
sorzio petrolifero europeo e americano, a cui nessuno
riusciva ad imporre le proprie scelte di amministra-
zione e di diffusione. Nemmeno E. Mattei, all'epoca
presidente dellENI (Ente Nazionale Idrocarburi) era
riuscito a distaccarsi dalle loro manovre imperialiste;
s'era interessato a cercare un modo per garantire a
questi paesi lopportunit di collaborare e di avere
voce in capitolo, e per sostenerli con un margine di
profitto dalle estrazioni petrolifere pi congruo di
quello rilasciato dal consorzio. Il suo progetto alla fi-
ne precipit, come lui del resto.
64 OLTRE IL VARCO

Agli inizi del decennio la Lega Araba decise, come


ritorsione contro Israele e gli stati suoi sostenitori, di
sganciare il controllo monopolistico delle potenze
straniere dalle sue terre, attraverso un vasto embargo
nelle esportazioni, agli inizi degli Anni Settanta; ci
comport allOccidente ad affrontare la prima crisi
economica del secondo dopoguerra, dato che
allepoca il costo di un pieno di benzina era irrisorio
se paragonato agli aumenti contemporanei; nel giro
di pochi anni la spesa divenne quasi astronomica,
non solo per le macchine, ma anche per i riscalda-
menti e per il sostentamento.
Da qui inizi anche il movimento per lenergia pu-
lita e per lo sviluppo di energie rinnovabili e indi-
pendenti da materiali fossili: la Danimarca ad esem-
pio gode oggi di una quasi totale copertura energeti-
ca grazie allenergia eolica, dopo decenni di studi e di
finanziamenti; la Francia e la Germania Ovest au-
mentarono il numero di centrali nucleari e allo stesso
tempo avviarono manovre economiche per la ricerca
di nuove fonti alternative. Negli Stati Uniti, dopo la
conclusione della guerra in Vietnam e della parit au-
rea, non potendo assicurare il consumo nazionale con
le sole proprie risorse dovette per la prima volta li-
mitarsi, con politiche di austerit.
E. Hobsbawn nella sua opera Il secolo breve in-
titol questo ultimo trentennio come La frana,
successiva a Let delloro: un momento cruciale
per lOccidente che in quel periodo cap di non poter
essere capitana assoluta della sua sorte, indipendente
da tutti gli altri, e di esistere solo per lei. Il modello
occidentale in poche parole ora aveva di fronte la
scoperta della sua fragilit, dei suoi difetti, a cui non
CAPITOLO TERZO 65

poteva sottrarsi. Le manifestazioni degli anni Settanta


furono una prova di questa crisi, prima politica e
economica, poi ideologica, e infine vuota. Ma se
lOccidente era riuscito a passare la crisi senza gravi
ritorsioni, non si poteva dire altrettanto per l'URSS e
i suoi paesi satelliti, i quali erano del tutto imprepara-
ti anche economicamente a questo effetto inaspettato
sulle loro industrie, danneggiando ulteriormente la
macchina sovietica gi in crisi. Fu una vera e propria
crisi energetica, che produsse malcontento e soprat-
tutto mise in nuce le prime discriminazioni nei con-
fronti del mondo arabo, al momento motivate dal
soggetto economico, in futuro da ipotesi ideologiche
di stampo conservatore, come venne sostenuto all'in-
domani dell'attacco terroristico alle Torri Gemelle,
l'11 settembre del 2001, nello scritto della giornalista
e scrittrice fiorentina O. Fallaci, La rabbia e
lorgoglio, in cui si mostr molto severa nei confron-
ti della crescente repressione mussulmana
sullOccidente, delle minacce di Al-Qaeda sui civili
occidentali e delle rivendicazioni terroristiche brutali
e macabre come quella gi citata, non risparmiando
per critiche anche verso la decadenza dei valori oc-
cidentali, prima difesa alla barbarie del terrorismo
islamico, a rischio della predominanza di una cultura
sulle altre (la polemica della moschea a Firenze ebbe
come portavoce anti-mussulmana lautrice stessa). Si
era arrivati a queste forme di paranoia molto proba-
bilmente dopo i fatti del 1979, quando lIran si ribel-
l allo Sci: a Teheran da tempo si erano formate di-
verse manifestazioni di protesta e altrettanti scioperi,
tutti sostenuti a Parigi dal Comitato Rivoluzionario
dellesule ayatollah Khomeini.
66 OLTRE IL VARCO

Per chi ci aveva creduto era stata una grande pro-


messa di modernizzazione, di libert e di sviluppo;
purtroppo quella rivoluzione non ha mai creato qual-
cosa di giusto o di relativamente vicino alle premesse
iniziali. Lo stesso Khomeini, essendo un imam, un
capo religioso, idealizzava una forma di governo in
cui religione e politica fossero sullo stesso piano; non
nellintenzione laica occidentale, riassumibile in Li-
bera Chiesa in libero Stato, citando C.B. conte di
Cavour, ma nellottica di equiparare a legge civile
concetti religiosi opprimenti come la shari, una serie
di leggi mussulmana in cui venivano legittimate pra-
tiche oggi perfette per il Medioevo, quali la servit
assoluta della donna nei confronti dell'uomo e la sua
lapidazione in caso di ribellione. Col passare degli
anni gli effetti di questo dualismo si fecero sentire: le
donne in particolare credevano nella liberazione
dalloppressione del regime precedente, e invece si
ritrovarono a dover essere considerate cittadine di se-
rie B, alla merc dei soldati, delle ingiustizie non ri-
scattabili e della tortura in caso di atti ribelli sacrile-
ghi, come il non portare il velo. Con linasprimento
dei legami con lOccidente, sostenitore dello Sci esi-
liato, anche il solo portare oggetti di derivazione
americana oppure europea (CD, vestiti, mode e cibi)
era mal visto, se non denunciabile. Sembrerebbe un
deja v, un ritorno alle pratiche staliniane del sociali-
smo reale, solo che non cera il comunismo a muove-
re i cuori, ma la religione, per altro non ricercata con
un grande consenso, ma obbligata dall'alto; semmai,
l'unica cosa in cui erano simili le due era il suo inevi-
tabile oscurantismo persecutorio.
CAPITOLO TERZO 67

Un episodio analogo accadde in Afghanistan, che


era stato il palcoscenico contemporaneo di una guer-
ra senza fine. Nel 1973 venne proclamata la prima
Repubblica Afgana, con a capo M. Daud Khan; cin-
que anni dopo venne rovesciato dal movimento mar-
xista PDPA (partito democratico popolare dell'Af-
ghanistan), con la proclamazione della Repubblica
Democratica di Taraki, il quale fu fautore di politiche
di stampo socialista, quali la laicizzazione forzata del-
la societ afgana, il diritto allistruzione e al voto per
le donne e la cessazione di pratiche religiose quali,
per i maschi, portare la barba e, per le donne, in-
dossare il burqa ed essere oggetto per matrimoni
combinati. Tali scelte laiciste portarono stavolta non
alla destituzione, ma al suo omicidio, da parte delle
trib e delle fazioni religiose.
Il suo successore, Amin, accreditato come poten-
ziale pedina della CIA, ebbe la disapprovazione
dellURSS, il quale intervenne con l'invasione del
paese. In quel preciso istante gli USA scelsero di
adottare una strategia militare che in futuro gli si ri-
torse contro totalmente. Dopo che lArmata Rossa
arriv a Kabul e prima del 1980 mise al potere Kar-
mal, inizi unaltra guerra, con i mujaheddin, soste-
nuti appunto dagli Stati Uniti per frenare lavanzata
sovietica. Questo tipo di manovra si era gi visto con
le dittature africane, baluardi bestiali e cruenti, il cui
unico motivo di esistenza era il blocco ad ogni inva-
sione o espansione sovietica. Tale guerra fin nel
1989, con la cacciata dei Russi, nel tempo indeboliti
dalla politica del segretario del PCUS M. Gorbacev e
dagli ultimi esiti a Berlino Est. La fine della guerra
68 OLTRE IL VARCO

afghana per fece scoccare una seconda guerra, in-


terna.
Nel 1992 nacque la Repubblica Islamica;
allinterno delle file dei mujaheddin si avvi una divi-
sione tra Alleanza del Nord e Talebani questi erano
studenti di testi islamici, estremamente rigorosi ed
ortodossi alle pratiche islamiche e molto radicali sulla
questione religione-stato, che tra il 1996 e il 2001
sbaragliarono i pochi mujaheddin rimasti e presero
comando della maggior parte del territorio (il Nord
era ancora sotto il controllo dei mujaheddin di Mas-
soud). Considerati tra i peggiori inquisitori dell'epo-
ca, adottarono la shara fino allesasperazione e alla
violenza pi macabra, come accadde con la cattura
dellex presidente Najibullah, la cui morte potrebbe
ricordare quelle di un classico film horror splat-
ter/gore, o con la distruzione del Buddha di Bamiyan
nel 2001.
Il terrorismo, al pari dell'antisemitismo, una pia-
ga silente, capace di adottate tecniche di colpo e di
danneggiamento efficaci e al tempo stesso subdoli:
essendo asimmetrico di sua natura, non conosce limi-
ti territoriali, n morali, usando fino all'estremo lo
strumento della paura per dominare sulle popolazio-
ni avversarie, e a sua volta adottare richiami all'atten-
zione molto precisi, quali bombe, stragi, sparatorie,
omicidi politici e attentati.
Un terrorista potrebbe venire da noi in qualsiasi
momento, non avendo difficolt a mischiarsi tra la
massa, tra le persone anche conosciute; potrebbe an-
che entrare in un qualsiasi mezzo a sua disposizione
(un aereo passeggeri, una metropolitana urbana, un
treno regionale) e arrivare a destinazione, e compiere
CAPITOLO TERZO 69

la sua missione. In pochi anni, dopo il crollo delle


Torri, lEuropa sub sempre pi attacchi terroristici,
come quello a Londra, nella Tube, nel 2004, o a Ma-
drid, nel 2005, tutti rivendicati sempre dalle cellule di
Al-Qaeda, il cui capo O. Bin Laden terrorizzava
lOccidente nascosto da qualche parte in Afghani-
stan. Una premessa del genere non pu non produrre
paranoie infinite e sospetti devastanti; e infatti cos
fu. Con questo motivo venne iniziata una guerra an-
cora oggi non conclusa, tra militari europei e ameri-
cani e terroristi locali, senza apparente fine laddove
non manchino esseri capaci di votarsi alla morte, fa-
cendosi saltare in aria anche durante delle elezioni
amministrative, anche davanti ai propri connazionali.
interessante notare come si sia vissuto qualche an-
no prima un senso di paranoia e di angoscia simile a
quello dei primi anni della Guerra Fredda, con il ter-
rore dellinvasione e del lavaggio del cervello e dello
spionaggio industriale (quest'ultima forse l'unica pa-
ranoia vera...).
Comunque, nella decade in cui il mondo arabo
stava portando all'avvio una forma di antagonismo
nei confronti del mondo americano e dei suoi valori,
un altro mondo stava conducendo un viaggio verso
l'annichilimento della sua ragione d'esistere, quello
del socialismo reale. Questi erano gli anni Ottanta:
la decade in cui muore un filo-staliniano, Breznev nel
1982, e ne nasce uno filo-socialista, M. Gorbacev, ex
KGB, chiamato dagli oppositori il distruttore del
sogno di Stalin.
Un equilibrio instabile

La caduta vertiginosa delle ideologie, e pi in ge-


nerale del pi bel sogno color sangue del Novecento,
era ambientata tra la fine degli anni Settanta e gli ini-
zi degli anni Novanta, quando in Italia nel primo
tempo si stava affrontando la pi grande crisi sociale
ed ideologica del dopoguerra e, nel secondo tempo,
la pi grande crisi politica ed ideologica della Re-
pubblica. Da questi ultimi eventi furono dipesi le sor-
ti dei partiti centrali, non solo di sinistra ma anche di
destra, i quali si ritrovarono successivamente ad esse-
re non pi oppositori del mondo sovietico, da l a
poco un ricordo, e nulla pi.
Alla fine degli anni Settanta gli USA e lURSS de-
tenevano rapporti alquanto freddi, in particolare ver-
so un'apertura ideologica e politica per i rispettivi
fronti. Dopo la defenestrazione nel 1964 del modera-
to N. Krusciov sal al potere uno dei pi radicali se-
gretari del PCUS e della storia della Guerra Fredda,
L. Breznev, il quale govern per un primo biennio
assieme al premier Kosygin, favorendo una maggiore
coesione allinterno degli organi di partito, danneg-
CAPITOLO TERZO 71

giati dal tentativo di Krusciov di destalinizzare


lapparato.
Durante il suo governo leconomia sovietica au-
ment progressivamente: sebbene i piani quinquen-
nali di Stalin avessero portato ad una larga industria-
lizzazione dellURSS, leconomia non era ancora per-
fettamente incanalata nella nuova realt industriale.
Con il primo piano quinquennale del GOSPLAN,
sotto la tutela dello stesso Brezven, la condizione di
vita e di lavoro in Russia miglior notevolmente, do-
po i precedenti tragici di sfruttamento stacanovista.
Si era prospettato un periodo di benessere per
l'URSS, di grande rinnovo economico e urbanistico;
di sicuro fu una notizia felice sapere dello sfacelo
economico che di l a poco si sarebbe abbattuto alla
sua nemica storica.
Infatti, in America, si fece sentire la grave crisi
dellembargo petrolifero voluto dalle nazioni della
Lega Araba contro la decisione dellONU di confer-
mare ad interim lesistenza e la dignit di stato ad
Israele. Nixon nel frattempo si era dimesso da Presi-
dente, dopo il colossale scandalo delle intercettazioni
telefoniche registrate dellhotel Watergate; dopo
linsuccesso di G. Ford, sal al potere J. Carter, sena-
tore democratico e industriale del settore ortofrutti-
colo (era un produttore di arachidi).
Entrambi furono dei presidenti del tutto mancati,
senza alcuna partecipazione ed affetto da parte
dellelettorato: Carter poteva vantare il fatto di aver
egregiamente portato alla firma di importanti tregue
come quella a Camp David tra Israele ed Egitto da
buon democratico quale era, ma a causa del compito
ingrato di richiedere al paese di accettare delle rifor-
72 OLTRE IL VARCO

me di austerit predisposte per affrontare e combat-


tere la terribile crisi , come Ford, ebbe poca popola-
rit tra i suoi elettori. Ford, repubblicano, addirittura
ebbe sfott irriverenti sulla sua mancanza di carisma
(lo stesso L. Johnson lo scredit pesantemente quan-
do cadde dalla scaletta dellAir Force One).
Si dovette aspettare Reagan perch lAmerica ri-
cominciasse a credere in un presidente vero. Ma que-
sto accadr nel 1981, un anno prima della morte di
Breznev e della fine del suo governo. E dopo l'Ame-
rica anche l'URSS rimase colpita dalla crisi economi-
ca, seppur per cause diverse. Non stava passando un
periodo facile, data la sottoproduzione degli elettro-
domestici e dei servizi utili alla popolazione (si ricor-
da in precedenza come le politiche di riutilizzo di
materiali bellici per fini civili negli USA avesse avuto
grande successo tanto da essere stato imitato con
grande seguito in Europa, meno che dal blocco
orientale, in arretrato); l'economia fin in stagnazione
e si prefer continuare a sviluppare non le tecnologie
o la produttivit nazionale ma il carrierismo e gli or-
gani burocratici statali, creando sempre pi pianifi-
cazioni al limite del mantenimento occupazionale.
In poche parole, mentre si vedevano sempre pi
manager aumentare le entrate dei propri stipendi per
il raggiungimento di grandi obiettivi (talvolta sot-
tostimati per speculazione), la pianificazione diventa-
va sempre pi rigida, fino allobbligo per aziende ed
industrie del mantenimento di una forza lavoro che
non poteva essere adoperata integralmente (un simile
esempio potrebbe essere in Italia la Motta, azienda di
prodotti stagionali).
CAPITOLO TERZO 73

Uno degli effetti pi esemplari di questo fenome-


no di stagnazione fu il progressivo aumento inflazio-
nistico del rublo, nella propaganda al pari del dollaro
americano, nella realt decisamente inferiore a questi
(si parla di un rapporto di cento a uno!), dato che
doveva affrontare la scala mobile degli stipendi (la
proporzione delle busta paghe nel corso del tempo) e
il tentativo di mantenere i prezzi bassi. Si richiedeva-
no delle riforme sufficienti per fermare la deriva im-
minente.
Fin dal defenestrato Krusciov ci furono dei timidi
tentativi di far valere qualche modernit al mostruoso
essere sovietico, da poco lanciato alla ribalta dei
giornali per lesistenza dei Gulag. Lo stesso Kosygin
voleva far varare delle riforme aperte al mondo con-
temporaneo, e non retrograde come fino a quel mo-
mento venivano adottate grazie al Pugno dacciaio
di Stalin; sembr come se in Russia, quasi posseduta
dallo spirito del dittatore, nessuna riforma fosse pi
la benvenuta. La stessa dirigenza fu subdola nel voler
ritardare le applicazioni di queste riforme decisamen-
te deleterie per loro, con linnalzamento di barriere
burocratiche come blocco comunicativo tra le impre-
se e lo Stato.
Per non parlare della Primavera di Praga del 1968.
Lo stesso scrittore e drammaturgo boemo M.
Kundera visse quel periodo, tanto da usarlo come
ambientazione nel suo capolavoro, Linsostenibile
leggerezza dellessere: la storia damore di due cop-
pie cecoslovacche, immerse nella Storia, nella Filoso-
fia e nella Politica del tempo. Fu un grande best-
seller, uscito negli anni Ottanta, in cui venivano ri-
chiamate gli eventi di oltre un decennio prima: la
74 OLTRE IL VARCO

Primavera fu per gli abitanti un tentativo di liberare


poco a poco un paese dalloppressione di un Partito
onnipresente e di garantire ai cittadini pi diritti di
espressione e di libert civile. Una prova fallita: ini-
ziata a Gennaio del 1968, verso Agosto le truppe so-
vietiche e dei paesi membri del Patto di Varsavia (il
corrispettivo della NATO americana) invasero il pae-
se, portandolo alla inesorabile divisione e alla fine
della Primavera.
Intanto in Italia la situazione stava andando verso
il caos totale. Per la penisola fu un intero decennio
dedicato a stragi, bombe, attacchi, sabotaggi, rapine,
manifestazioni cruente per le strade, palazzi occupati
e vandalizzati, omicidi politici e gambizzazioni di
giornalisti e magistrati. Una vera guerra civile, in cui
oltre sette governi si susseguirono portando a casa il
referendum abrogativo sul divorzio e laborto; la mo-
difica in sede costituzionale dellart. 5 e la nascita del-
le Regioni e la bara dellex presidente del Consiglio
nonch membro di Democrazia Cristiana A. Moro,
rapito e giustiziato dalle Brigate Rosse tra Marzo e
Maggio 1978.
In Inghilterra invece si decideva la maniera su co-
me affrontare la crisi dei sindacati (Trade Unions) e
della classe media, appesantita dalla crisi mondiale e
dallaumento dellinflazione della sterlina. Il partito
Conservatore (Thories) per la prima volta nella sua
secolare storia si fece rappresentare alle elezioni bri-
tanniche da una donna: M. Roberts in Thatcher, det-
ta la Lady di Ferro. E in Francia venne deciso il fu-
turo delle riforme statali da un socialista, F. Mitte-
rand. Come a sua volta in Italia, con B. Craxi, punta
di diamante del PSI.
CAPITOLO TERZO 75

Questi erano gli anni Ottanta. Secondo alcuni cri-


tici lo spirito degli anni Ottanta, per lo meno in Ame-
rica, sarebbe scattato con la vittoria alle Olimpiadi
Invernali della squadra americana di hockey contro
gli avversari sovietici; una vittoria che diede coraggio
agli americani ad uscire dalla tormentata crisi eco-
nomica; un clima che favor lelezione di uno dei pi
carismatici presidenti del secondo dopoguerra, il se-
natore repubblicano R. Reagan, ex-attore di serie B e
deputato ex-democratico.
Salito al potere nel 1981, per riscattare leconomia
americana non pass a politiche di austerit come il
predecessore Carter; adott una riduzione delle im-
poste e dei tassi dinteresse, che portarono
allaumento della spesa pubblica e del deficit, i quali
si fecero sentire nella successiva crisi del biennio
1981-1982. Fu una doccia fredda per di breve dura-
ta; nel 1983 leconomia ripart in maniera vertiginosa.
A sua volta, nel resto dellEuropa, come lInghilterra
Thacheriana, con la privatizzazione delle imprese sta-
tali e la radicalizzazione dei rapporti con i sindacati
sulle questioni cruciali dei minatori e degli operai si
svilupp un picco di benessere e di ricchezza econo-
mica.
Anche in Italia venne adottata una politica del ge-
nere, paradossalmente non da un conservatore, bens
dal segretario del PSI, B. Craxi, figura imponente nel
palcoscenico politico sia degli anni Ottanta sia degli
anni Novanta. F. Mitterand invece adott politiche
molto vicine alla sua matrice politica socialista, prima
con la rivoluzionaria abolizione della pena di morte
(all'epoca la Francia era l'ultimo paese nel mondo
occidentale ad averla ancora in uso) poi con l'incre-
76 OLTRE IL VARCO

mento dei salari minimi e delle pensioni, con vari mi-


glioramenti nell'apparato statale e negli incentivi in-
dustriali. A differenza degli altri presidenti coetanei
era risoluto nel non dare troppa libert ai settori pri-
vati, rimanendo inflessibile sullimportanza dello Sta-
to nella produzione nazionale. La sua fu una politica
controcorrente, se si guarda ad un'altra politica eco-
nomica in tono col periodo, come la defiscalizzazione
proposta dallamministrazione Reagan, con
lalleggerimento dei controlli finanziari nelle azioni
borsistiche e generalmente economiche.
Dopo una grande crisi economica non sembrava,
ora era certo che la situazione sarebbe stata molto
positiva. Si stava aprendo davanti allEuropa, ora in
fiore, un nuovo periodo aureo, con il decennio dei
conservatori, mentre in Russia la situazione era di pa-
ri passo alla salute di Breznev. Quando l'URSS si ri-
prendeva lOccidente crollava, come si visto negli
anni Settanta, adesso era lopposto; la banderuola del
vento della sorte s'era girata in direzione dellOvest;
forse tutto questo poteva essere letto come un presa-
gio per gli anni a venire, ma nessuno chiaramente po-
teva prevedere un simile crollo. I sovietici, guardando
le rovine della propria terra, non fecero altro che mi-
rare quella altrui: una terra di ricchezza dove tutti po-
tevano essere yuppies e dominare nelle montagne di
denaro che traboccavano da Wall Street. Inutile era
farli credere ancora nel socialismo reale, nel trionfo
del proletariato sul capitalismo. Ormai il sogno era
finito, e gi molti se ne erano risvegliati.
La gioia florida

Era la prima met dellottavo decennio del Nove-


cento, quando le politiche di Reagan e Thatcher ave-
vano permesso a questi ultimi di poter essere rieletti
con grande clamore dai rispettivi popoli: il primo eb-
be la riconferma per aver ridato la speranza e la po-
tenza economica ad un paese devastato dalla crisi pe-
trolifera; il secondo per aver placato gli animi dei la-
voratori, sempre pi a disagio per le riforme fiscali e i
tagli alla spesa pubblica, con la vittoria alle isole Fal-
kand, ex possedimento britannico allora sotto
loccupazione del governo argentino. Il PCUS, dopo
due mandati falliti di Andropov e Cernenko, ebbe
come nuovo paladino del Comunismo lex agente
KGB M. Gorbacev, colui che successivamente venne
considerato come lassassino dellUnione Sovietica.
Come la uccise? Con due armi: la Glasnost (traspa-
renza) e Perestrojka (ricostruzione); con queste diede
fine alla Guerra Fredda e al socialismo reale.
Una delle prime manovre che affront, anche gra-
zie allapertura di R. Reagan, de facto, fu la riduzione
della spesa per la corsa agli armamenti, oramai dive-
nuta troppo onerosa davanti alle prospettive econo-
78 OLTRE IL VARCO

miche del futuro, e soprattutto obsoleta, dato che al


tempo gli Stati Uniti stavano rilanciando lutopia del-
lo scudo spaziale, ovvero una protezione globale
informatica di grande efficienza che non pot mai es-
sere avviata, n portata in fase di sviluppo per gli ovvi
costi magistrali, malgrado la fondazione della Strate-
gic Defence Initiative. Gli anni ottanta furono anche
il rilancio dellinformatica, con la nascita di Internet ,
dei programmi quali Windows, e dei computer do-
mestici della Apple, anche se ancora molto costosi (il
Macintosh, oggi equiparabile ad un cellulare per la
sua tecnologia ridotta, allepoca arrivava a costare ol-
tre tremila dollari!).
Fu un momento decisivo lincontro tra Reagan e
Gorbacev: per la prima volta nella storia due presi-
denti di due blocchi antagonisti si ritrovarono su
questioni per entrambi necessarie e disponibili, otte-
nendo da entrambe le parti grandi ovazioni: per
esempio in Ungheria venne celebrata la fine
dellimposizione del Partito con la costruzione di una
statua raffigurante Reagan, artefice con il segretario
del PCUS della decisione di concludere definitiva-
mente la dottrina Breznev, e di lasciare ai popoli sa-
telliti la libert del regime democratico. Una scelta
non facile, data lopposizione radicale del Partito, ma
utile in fatto di costi, essendo da sempre i stati satelli-
ti una nota dolente nella spesa pubblica sovietica.
Nel 1987 venne definitivamente sancito col tratta-
to INF leliminazione delle armi nucleari in Europa,
deterrente inconveniente per tutti i paesi limitrofi,
specie dopo la crisi dei missili a lunga gittata, i quali
vennero predisposti lungo i confini in risposta alla
medesima mossa americana; curiosamente,
CAPITOLO TERZO 79

questultima ebbe maggiori contestazioni, da parte


dei media, dellaltra.
Intanto M. Thatcher stava affrontando una crisi di
governo dovuta alliniziativa di adottare una tassa di
soggiorno universale e non proporzionale: una tassa
che chiunque avrebbe dovuto pagare, alla stessa cifra,
senza distinzioni di ceto o di reddito. Fu un colpo
basso per il suo esecutivo. Nel mentre la stessa IRA,
Irish Repubblican Army, aveva sventrato Londra con
i suoi attacchi dinamitardi, e arriv a colpire lhotel
in cui si trovava il premier durante una conferenza
(rea per i terroristi di aver fatto morire di fame alcuni
attivisti dellorganizzazione durante un loro sciopero
della fame).
Anche B. Craxi non passava un ottimo momento,
con l'aumento dellinflazione e la continua svaluta-
zione della lira, dovuta alla politica di sperperi e di
investimenti a fondo perduto dello Stato nellimpresa
e nelle opere pubbliche; il debito arriv a raggiunge-
re vette intoccate (da uniniziale 70%, del deficit
PIL-spesa pubblica, ad oltre il 100%). In Italia infatti
venne dato grande rilievo, a differenza della contro-
parte britannica, allo sviluppo di piccole manifatture
familiari o generalmente di medio livello, portando
buona parte della popolazione a preferire il settore
terziario dellimprenditoria piuttosto che quello se-
condario della produzione operaia. Tale fenomeno,
di ispirazione angloamericana, port alla ribalta
un'intera generazione di Yuppies, con tanto di pro-
tettori e simboli.
Negli anni Ottanta lItalia affrontava la febbre
dellimprenditoria sfrenata e speculatrice, dove
chiunque poteva diventare un VIP, un imprenditore,
80 OLTRE IL VARCO

un magnate della finanza, oppure il proprietario di


un azienda televisiva ed editoriale come il Cavaliere
del Lavoro S. Berlusconi, con la sua Mediaset, o il
proprietario della pi grande casa automobilistica del
paese, come lIngegnere G. Agnelli.
Si vedeva infatti una repentina crescita del benes-
sere, delloccupazione e del commercio. Sarebbe do-
veroso fare un esempio personale, legato alla mia ter-
ra di provenienza. Negli anni Ottanta Arezzo ebbe
un importante boom della produzione orafa, gi por-
tata avanti dagli anni Sessanta in poi; molti ex-
rappresentanti di multinazionali orafe si misero in
societ, creando piccole aziende orafe dal grande
profitto (il fatturato di una media impresa poteva
raggiungere, allacme, anche sette od otto miliardi
allanno!). Nella sola Arezzo si contavano oltre un
migliaio di attivit orafe a conduzione familiare all'e-
poca; dopo per la crisi dei primi anni Duemila ven-
nero quasi tutte spazzate via, con laumento del valo-
re delloro e la riduzione dello stipendio medio.
Altra sorpresa in questi ultimi anni della Guerra
era nella rinascita di economie insperate, come quella
cinese, non pi lasciata al suo destino maoista di
eterna terra di agricoltori e di soviet, ma di ricchezza
e di affari, come era in progetto durante
lamministrazione di Den Siao Ping, il quale rilanci
il proprio paese aprendo leconomia alle derive capi-
talistiche, pur mantenendo un governo dittatoriale
comunista. Era in grande vantaggio col resto delle al-
tre economie: dopo decenni di schiavismo e di sfrut-
tamento prossimi alla miseria ci si ritrovava con deci-
ne di milioni di lavoratori dalla bassa manodopera e
dallalta produttivit. In piena pace sociale non vige-
CAPITOLO TERZO 81

vano diritti sindacali o civili, n tanto meno controlli


igienico-sanitari o di produzione; in questo decennio
inizi il fenomeno della delocalizzazione, ovvero lo
smembramento della parte produttiva di unazienda
locale e il suo trasferimento immediato in un paese
dalla manodopera a basso prezzo, con la conseguenza
del licenziamento di massa della precedente forza la-
voro. Il sistema funzion in Cina, e oggi uno dei
motivi fondamentali per cui in soli cinque anni s vi-
sta raddoppiare il proprio prodotto interno lordo,
con una crescita, fino a poco tempo fa, inarrestabile.
Daltronde, la Cina ebbe al tempo la premura di
non portare alle orecchie della popolazione la condi-
zione migliore delluomo occidentale, come invece
accadde nei paesi satelliti, quando nella fine del de-
cennio si registrarono una serie senza fine di emigra-
zioni di massa dallAlbania, dalla Romania e da altri
paesi completamente riversati su s stessi per la totale
dispersione dei governi locali alle novit della Pere-
strojka: la polizia segreta era diventata ancora pi fe-
roce con i fuggiaschi, e il divario sociale si estendeva
sempre di pi con un ceto proletario alla fame e un
apparato burocratico ricolmo di privilegi, per lo pi
frutto anche di peculati, abusi di ufficio e corruzione
per le nascenti realt criminali.
Una volta non ci riusc: nel 1989 un gruppo di
studenti manifest il proprio dissenso al governo vi-
gente sul continuo sfruttamento della popolazione e
le sempre pi pressanti manovre di controllo sulla
cultura, sullistruzione e sulle nascite, con laggiunta
della riforma del figlio unico maschio, obbligando
le madri o allaborto o allabbandono negli orfanotro-
fi dello Stato, diventando figli di nessuno, o
82 OLTRE IL VARCO

allinfanticidio, la scelta pi gettonata nelle classi po-


vere.
Gli scontri di Piazza Tienanmen furono comple-
tamente censurati localmente, ma non a livello inter-
nazionale; in quasi tutte le televisioni dell'Occidente
vennero mostrati gli orrori della Cina, portando
all'attenzione per la prima volta gli effetti della ditta-
tura cinese. Solo di recente la Cina si sta aprendo al
sindacato e allistruzione pubblica e libera, anche con
labolizione della riforma natale, a dir poco protratta
fino al grottesco (studi recenti hanno evidenziato una
natalit del 170% di maschi sulle femmine). Sempre
nel 1989 stava per accadere il miracolo atteso da qua-
si trentanni dai berlinesi: il crollo del Muro.
Eretto in una notte del 12 agosto del 1961, divise
la citt in due parti, Est ed Ovest, impedendo ad en-
trambi gli abitanti di accedervi se non dai tre famosi
check-point, Alpha, Bravo e Charlie, e solo in caso di
necessit. La fuga era impossibile, anche se nei primi
tempi era pi fattibile dato il minore controllo e la
facilit con cui si poteva raggiungere laltra sponda
della citt; dagli anni Settanta in poi divenne un
campo militare, controllato giorno e notte, presiedu-
to perfettamente. Fino al giorno del crollo solo cin-
quemila cittadini della Berlino Est riuscirono a scap-
pare nellOvest.
E alcune decine nell'Est, nel tentativo di ricon-
giungersi con le famiglie. Era il 9 novembre del 1989;
il muro stava crollando; tutte le televisioni del mondo
stavano assistendo alla fine di una divisione, alla fine
forse della stessa Guerra Fredda. La Russia non si
oppose; il governo della DDR si stava annichilendo,
dopo anni di persecuzioni e di regime dittatoriale sui
CAPITOLO TERZO 83

propri cittadini; era ormai decaduto. Gorbacev era


appena uscito dalla crisi, sedata vergognosamente
con luso della forza militare, del Caucaso, in piena
proliferazione dei moti indipendentisti, con vittime e
vindici, e dei paesi Baltici, i quali erano del tutto in-
consapevoli della successiva guerra che devast le lo-
ro terre per un quinquennio intero. Non aveva alcun
interesse a fermarli.
Erano passate diverse mentre milioni di berlinesi
s'erano appostati davanti al Muro, e continuamente
lo colpivano con martelli, picconi e altri strumenti,
pur di farlo crollare. Pochi istanti e il primo pezzo
croll. Poi tutto il resto si segu. Il Muro era crollato.
Berlino era di nuovo unita.
La Germania un anno dopo si riun, e la Germania
intera salut la fine di unera di divisione con la sua
unione; l'unione di un paese simbolo della Guerra.
Nello stesso anno le truppe sovietiche lasciarono
lAfghanistan, secondo lordine del nuovo Presidente
dellUnione Sovietica, M. Gorbacev. Qualche anno
dopo, purtroppo, nellagosto del 1991 i conservatori
decisero di tentare un colpo di Stato per abbattere
colui che stava distruggendo il socialismo reale, il so-
gno di Stalin, e lo stava ripiegando in una forma di
democrazia liberale fuori dagli schemi tradizionali.
Concluso il golpe con la disfatta degli insorti, il Parti-
to decadde, grazie alla spinta liberista di D. Elstin, e
nel Natale 1991, M. Gorbacev rassegn le due dimis-
sioni. LURSS mor e dalle sue ceneri vennero fuori
lUcraina, la Bielorussia e la Russia stessa.
Cos fin la Guerra pi silenziosa e, allo stesso
tempo, fragorosa della storia dellumanit. Ora si do-
84 OLTRE IL VARCO

vevano constatare gli effetti secondari di questa


grande esperienza collettiva.
Il grande sogno era finito, e, come una notte di
ebrezza, tutto ci port ad un amaro risveglio; della
grande sbronza ideologica ora nessuno sapeva cosa
avesse fatto n sapeva cosa avrebbe fatto in futuro.
CONCLUSIONE
Oltre il Varco
Dal 1946 al 1992 qualsiasi abitante del mondo era
obbligato a vivere scegliendo una delle due idee
principi: quella dellOccidente, il capitalismo; e quel-
la dellOriente, il socialismo. Alla fine di questi qua-
rantasei anni di congiure interne, spionaggio, manife-
stazioni, battaglie, crisi e rivoluzioni storiche non
cera pi questa scelta: il sogno dellOriente era sva-
nito del tutto e la realt dell'Occidente non era delle
migliori.
Chi aveva combattuto nella seconda guerra mon-
diale sentiva che il mondo avesse bisogno di ricomin-
ciare a credere, a continuare la strada ormai segnata
dal destino dellumanit. Si doveva andare avanti.
Tutto si decideva a seconda di chi era il vincitore in
futuro; ora il mondo sarebbe stato governato dal ca-
pitalismo, quindi da una societ ricca, in cui tutti po-
tevano diventare tutto, ed essere chiunque (celebre
nelle famiglie dell'epoca la favoletta del bambino che,
sorridendo, diceva al padre di voler diventare presi-
dente degli Stati Uniti, e poi lo diventava), e contare
su tutti. Il prezzo da pagare era per quello di dover
essere dentro un meccanismo che se premiava uno
castigava laltro, che non concedeva grandi libert di
pensiero n cambi di gioco che non fossero soliti al
88 OLTRE IL VARCO

sistema. Si potuto vedere negli anni Ottanta come il


rampinismo speculativo stava diventando icona dei
giovani.
Tutti potevano arricchirsi, tutti dovevano arric-
chirsi, anche se questo poteva comportare a volte a
brevi momenti di criminalit. Film simbolo di questo
sfacelo Wall Street di O. Stone, ove un giovane
broker segue lo stile infido e doppiogiochista del suo
mentore, un potentissimo finanziere e broker, temuto
e odiato da tutti gli affaristi, per poi pentirsene.
LAmerica di Reagan ebbe questa spinta, la quale
non si volle fermare davanti alla crisi degli anni No-
vanta e continu, fino a creare una bolgia di avidit,
tutt'ora colpevole della recente crisi dei mutui sub-
prime; tutto ci denota come facilmente un sistema
possa arrivare a speculare addirittura sugli investi-
menti immobiliari e sulle propriet altrui. R. Reagan
fin il suo secondo mandato, dopo aver lasciato il
paese in condizioni difficili a causa del fallimento di
diverse aziende storiche e con la nascente crisi finan-
ziaria delle speculazioni borsistiche.
Dopo Reagan infatti lamministrazione Bush tent
di riordinare la crisi incombente e di risollevare lo
spirito americano grazie al trionfo della prima guerra
del Golfo, nel Kuwait, contro S. Hussein, che occup
nel 1990 con la successiva annessione dello stato pe-
trolifero. Con unoperazione lampo di grande succes-
so (fondamentale fu lintervento mediatico della
CNN sulle immagini e i video-reportage in diretta,
primo caso nella storia dei media), riusc nell'impre-
sa, ottenendo, come ebbe la Thatcher con le Fal-
kland, grandi ovazioni e popolarit.
CONCLUSIONE 89

Non venne per rieletto, dato che aveva tralascia-


to, se non peggiorato, la ben pi importante crisi
economica. Solo durante la presidenza Clinton que-
sta crisi venne assorbita quasi del tutto. In Inghilterra
la Thatcher si dimise dopo aver perso tutto il soste-
gno del suo partito a causa della sempre pi mancan-
te spinta e collaborazione dei suoi colleghi. Dopo la
sua amministrazione il paese era profondamente
cambiato: i sindacati avevano perso influenza sulle
decisioni governative; la popolazione si era vista au-
mentare il tasso di disoccupazione a causa dei tagli
gravosi sulle attivit minori quali lestrazione minera-
ria. Tale politica per serv a pareggiare il bilancio,
agli inizi in profondo rosso, e col senno di poi, molti
premier videro nelle sue azioni un necessario contri-
buto al benessere del paese.
In Italia invece cera Tangentopoli. Finita la Guer-
ra Fredda in Italia i due partiti centrali, la DC e il
PCI, si dirigevano verso la loro fine, non avendo pi
alcuno scopo meramente ideologico, di difesa e di
propaganda delle proprie ideologie. L'inizio della lo-
ro fine si avvi quando B. Craxi venne a scoprire che
uno dei suoi dirigenti, a capo del Pio Albergo Tri-
burzio, era stato colto in flagrante nellaccettare maz-
zette per un appalto sulla pulizia delledificio, e pron-
tamente arrestato. M. Chiesa, esponente del PSI, fece
nomi diversi al processo, mettendo in crisi tutto il
suo partito, e a sua volta tutti i partiti coalizzati.
Allepoca un pubblico ministero, A. di Pietro, venne
visto come un eroe per i cittadini italiani, per le sue
indagini e i suoi tentativi di portare alla gogna i cor-
rotti del paese. Al centro di questo maxi-scandalo ci
fu la scoperta di un mondo industriale ed imprendi-
90 OLTRE IL VARCO

toriale gonfio di tangenti corruzione, clientelismo e


peculato, al pari della defunta URSS.
Mentre finiva il socialismo reale il presidente
della Repubblica F. Cossiga rassegnava le sue dimis-
sioni, incapace di portare avanti un esecutivo in cui le
coalizioni si erano disperse totalmente dalla fine delle
ideologie e per limmane scandalo giudiziario. Di-
messosi Cossiga, venne promulgato il primo governo
tecnico della Repubblica, nelloccasione chiamata dai
giornalisti Seconda Repubblica, con a capo G.
Amato. Durante il caos governativo si tent di depe-
nalizzare il finanziamento illecito dei partiti, con la
legge Conso, la quale avrebbe compromesso
lindagine giudiziaria; O. L. Scalfaro, allora presiden-
te della Repubblica, non la firm, a causa del dissen-
so popolare creatosi dal fatto. Il governo cadde poco
dopo.
La situazione rimase instabile anche dopo
lelezione di S. Berlusconi, il cui mandato dur a ma-
lapena due anni, subentratovi L. Dini, economista
del FMO, mentre Craxi, finito il mandato elettivo,
era prossimo allarresto: si auto-esili in Tunisia, or-
mai latitante, morendovi qualche anno dopo, di-
sprezzato da tutti i suoi ex-colleghi e dallopinione
pubblica.
Mitterand era in visita nelle regioni della guerra
balcanica, sventrate dai bombardamenti e dai feroci
massacri in cui venivano colpiti persino gli infanti. La
fine del suo mandato non comport gravi disagi alla
sua nazione.
Questo accadde nel mondo occidentale, ancora in
crisi e instabile nei propri problemi. Ma anche nellex
blocco orientale la situazione non era delle migliori.
CONCLUSIONE 91

Nella nuova Russia si stava scatenando un terre-


moto burocratico, con la fine dei partiti e delle istitu-
zioni dipendenti; Elstin tent la via delle privatizza-
zioni e delle liberalizzazioni, e dovette usare lesercito
per sedare le rivolte e i disordini, arrivando anche a
bombardare il Parlamento che lo aveva deposto. Do-
po la rielezione miracolosa del 1996 decise di lasciare
il governo al suo allievo e sostenitore, un ex-agente
del KGB, V. Putin, tuttoggi al governo. Lo spirito
della grande Russia vive in questo premier, da sem-
pre ancorato alla tradizione sovietica e stalinista
delluomo forte delle Russie.
Fin dal suo primo mandato imped diversi proce-
dimenti giudiziari contro di lui, tra questi la corru-
zione interna che avrebbe favorito e labuso di potere
sulla figura dellex-presidente della Yukos, M. B.
Chodorkovsky, arrestato per evasione fiscale e recen-
temente rilasciato (secondo la maggior parte dei me-
dia, lui era malvisto da Putin per via delle sue ingenti
ricchezze e per il monopolio delle materie prime del
paese).
Dopo la crisi governativa in Ucraina la sua quarta
presidenza era stata criticata pesantemente
dallUnione Europea e dall'attuale presidente degli
Stati Uniti B. Obama, soprattutto per la scelta di an-
nettere la penisola di Donestk alla Russia, andando
contro i diritti internazionali sullindipendenza di
una nazione.
Tuttora non ha mai ricevuto sanzioni gravi, anche
perch a sua volta avrebbe minacciato lembargo di
materie combustibili a tutta lEuropa, tra cui la sua
ex-partner Italia, non pi sotto la presidenza del suo
amico, S. Berlusconi. In poche parole il mondo si
92 OLTRE IL VARCO

svegliato in uno nuovo, dove leconomia e il potere


vanno a braccetto mentre le ideologie vengono porta-
te come medaglie al merito, o peggio come ricordo
nostalgico di un passato vanaglorioso (molti politici
attuali provengono dalle file dei partiti del secondo
dopoguerra).
Chi invece ha visto sopperire le proprie emozioni,
le proprie passioni giovanili nel manifestare,
nelloccupare scuole, nel programmare scioperi e ini-
ziative attiviste credendo che le proprie idee potesse-
ro cambiare il mondo, alla fine gli sembrato come
una doccia fredda, come se si sia svegliato brusca-
mente, con davanti la cruda realt: una pubblicit, al-
la televisione, sul giornale, alla radio, fuori casa sua,
probabilmente di qualche sottomarca che aspetta
possa essere comprata da lui o da qualche suo fami-
liare o amico o vicino o conoscente.
Questo era il varco, brillantemente oltrepassato, e
tutto quanto, tutte le stragi, le disillusioni, le morti e
le crisi che si credeva di governare e di contrastare
sono state invece condotte e portate al peggior ter-
mine. Tutto questo si poteva evitare? Nulla si pu
evitare, perch nulla si pu prevedere in questo
mondo, in particolare in quel tempo; la ragione non
ci poteva essere nel tempo delle illusioni.
POSTFAZIONE
Ammetto di aver scritto un grande pandemonio
saggistico. Chiedo venia al lettore, o ai lettori, per
eventuali sviste o indiscrezioni o leggerezze sulla trat-
tazione di importanti temi quali il terrorismo, la pa-
ranoia o la guerra in s; stata una scelta voluta pi
per un mio desiderio conoscitivo, cio il tentativo di
comprendere i meccanismi dell'ideologia, o per lo
meno gli effetti consequenziali suoi, a cui si pu ri-
cercare una sua concausa.
L'enorme espressivit e trattazione di vari autori,
libri, film, eventi, sfortunatamente l'ho dovuta com-
primere in un saggio breve, di appena ottanta pagine,
per motivi legati alla tesi breve su Storia Contempo-
ranea.
Per il corso universitario che stavo seguendo era
stato posto, per l'esame finale, un limite massimo di
venti cartelle nella stesura della tesi, incentrata su al-
cuni temi selezionabili secondo un elenco prefissato.
Volevo farlo su un argomento molto vasto, in cui po-
tevo sbizzarrirmi e mostrare la mia cultura storico-
letteraria (per la stesura ho adoperato in particolare
l'antologia di Letteratura Italiana di G. Ferroni);
scelsi la Guerra Fredda.
96 OLTRE IL VARCO

Era perfetta. Si legava con diversi aneddoti auto-


biografici, con alcuni miei pensieri legati all'analisi
dell'animo umano, e ad alcuni accorgimenti di carat-
tere storico e contemporaneo. Uno di questi era la
paranoia del terrorismo islamico: diedi l'esame il 18
dicembre 2014, quasi un mese prima degli eventi di
Charlie Hebdo; qualche giorno dopo si erano regi-
strate le prime paranoie sul terrorismo e il fondamen-
talismo islamico presso il Fiorentino; non dico di es-
ser stato profetico nel parlare di terrorismo e di pa-
ranoia, anche perch avrei preferito sbagliarmi total-
mente, per su alcuni punti non ho visto male. Forse
complice della grande nebulosa di dettagli e partico-
lari era l'idea iniziale di introdurlo con un racconto
breve, o peggio ancora quello di adottare un'epigrafe
come quella scelta. Entrambe hanno un fondo co-
mune: la menzogna. Sia il racconto sia l'epigrafe sono
stati inventati di sana pianta, e sono poco attinenti al-
la realt contestuale. La citazione dal libro di
Pynchon, come probabilmente sar gi stata riscon-
trata dai lettori effettivi dell'opera dello scrittore di
Glen Cove, non esiste, ma, per dare un'attinenza con
il saggio l'ho creata seguendo lo stile adoperato
dall'autore in quel particolarissimo romanzo, non an-
cora letto realmente.
Tra tutti i romanzi che potevo scegliere devo am-
mettere che quello de L'arcobaleno della Gravit
stato il pi azzeccato per parlare di bombe e di illu-
sioni e di ideologia; praticamente tutta la sua trama si
basa su questi tre concetti: i razzi V1 e V2 di Von
Ghreim lanciati sui palazzi londinesi; le illusioni
dell'impero millenario nazista e dell'efficienza della
scienza pavloviana ed einsteiniana; l'ideologia
POSTFAZIONE 97

dell'umanismo, laddove si andava a delineare con le


bombe il principio squisitamente pynchoniano dell'e-
stinzione dell'umanit.
Io invece, con falsa modestia, ho voluto trattare
delle bombe illusorie delle ideologie dominanti (tan-
to per non dover finire per scrivere un saggio vero,
da centocinquanta pagine, o oltre); una frase breve
e concisa, che spero possa rispecchiare una certa vi-
sione generale, ma sempre semplicistica, della Guerra
delle Spie, della Paranoia e della Nebbia. Ho sempre
trovato molto affascinante la maniera con cui quasi
tutta l'umanit abbia perso il tempo dietro a dei veri
e propri fantasmi, senza arte n parte. Sul racconto, a
proposito, non serve che ne parli pi di tanto. Basta
solo leggerlo per capire cosa si abbia di fronte.

A questora, un ragazzo della mia et, nato all'in-


circa pochi anni dopo la conclusione della seconda
guerra mondiale, stava girando per le vie della sua
citt con una bicicletta sgangherata, della marca Gra-
ziella, senza pensare a dove andare e senza fare altro
se non guardare, osservare tutto quello che cera at-
torno a lui e alla sua bicicletta, comprata con qualche
migliaio di lire da un amico ricettatore, e meccanico a
tempo pieno. Era il classico studente di Lettere Mo-
derne; si era distaccato dalla lezione per motivi per-
sonali (ovvero il disinteresse e il disturbo
dellopposta ideologia del docente): era talmente
classico da essere vestito come tutti quelli simili a lui,
con eskimo e pantaloni stropicciati e pieni di macchie
di caff e di sugo; per non prendere malanni teneva i
capelli lunghi, con l'aggiunta di una barba lunga an-
ch'essa, e lurida, dall'odore di incenso e birra Mo-
98 OLTRE IL VARCO

retti. La sua citt era quella che da qualche anno non


faceva che rimanere della stessa facciata: piena di
manifesti di Lotta Continua e dellMSI; e di circoli
extraparlamentari di sinistra e destra chi con le vetri-
ne rotte dai mattoni e chi dalle fessure delle porte
abbattute o carbonizzate dalle molotov notturne.
Nel frattempo le radio trasmettevano le notizie ri-
guardanti gli ultimi eventi politici, come la caduta
dellennesimo governo democristiano, accompagnate
dalle immagini provenienti dalle televisioni di un re-
portage della Fallaci sugli eventi pi recenti della
guerra in Vietnam. Il groviglio di macchine era im-
pressionante, e non si rendeva conto di quanto la cit-
t sembrasse una vera discarica di lamiera e di smog.
Nella strada ogni tre isolati cera una pattuglia dei ca-
rabinieri, armati con il mitra, di solito di vedetta a
qualche ufficio amministrativo caro a qualche sabota-
tore armato di spranghe o di liquidi infiammabili.
Oggi era appostata per il controllo di alcune manife-
stazioni studentesche, a cui lui non voleva partecipa-
re, dopo aver scovato qualche giorno prima,
nellospedale locale, un suo amico grondante di san-
gue in tutta la testa, mentre un dottore gli stava cu-
cendo i punti nella ferita alla fronte, procuratasi da
una manganellata degli agenti anti-sommossa. Poteva
anche rischiare peggio, come lessere arrestato e in-
carcerato per qualche giorno, oppure mandato diret-
tamente alla leva militare.
Ebbe ragione ad evitare di addentrarsi nella mani-
festazione: un deus ex machina apparve allestremo
della strada; un cellulare del reparto anti-sommossa
era apparso e tutti gli agenti erano pronti a fare la
medesima ferita a tutti quanti, facendo schizzare in
POSTFAZIONE 99

aria denti e sangue mischiato anche a quello degli


agenti, colpiti a loro volta dai manifestanti pi violen-
ti e irascibili, senza distinzione tra amanti del Che o
di Benito. Una vera battaglia in stile film western.
Ebbe torto a fermarsi a pochi metri dalla striscia
del parcheggio interna alla zona di battaglia, perch
in quellistante una macchina, una vecchia Alfa Ro-
meo del 57, vuota di passeggeri ma carica di plastico,
esplose, disintegrandosi del tutto e provocando un
urlo di fuoco che fece cadere tutti a terra (agenti, ca-
rabinieri, missini e marxisti) e distrusse le autovetture
vicine, creando anche una reazione a catena, una mu-
raglia di domino che saltava in aria, fino al ragazzo,
scivolato nel marciapiede a causa dellurto dirompen-
te dellesplosione.
Al fuoco si pass ai fumi, e nulla pi, solo le grida
dei civili e poi nulla; tutto questo venne smorzato
dalle musiche di Dylan e Guccini che uscivano dalle
stanze dei palazzi limitrofi, anch'esse squarciate dalla
deflagrazione. Non era svenuto per fortuna, e riport
solo alcuni graffi alle mani e alla testa.
Ma avrebbe voluto, laggi solo i pi fortunati era-
no svenuti.

Non un granch come racconto; lo scrissi di get-


to, senza pensarci pi di tanto agli errori e alle
sgrammaticalizzazioni che al tempo avevo lasciato vi-
vere in pace. Come ventenne mi praticamente im-
possibile aver potuto vivere quel periodo; forse un
mio parente, come mio padre, o un mio zio, o un suo
fratello, possono aver vissuto quell'epoca; la mia
stata una ricostruzione parziale, frammentata, senza
nemmeno approfondire, in fatto di costumi o di
100 OLTRE IL VARCO

eventi o di modi di vivere effettivi. Quello su cui ho


voluto puntare era l'effetto finale: tutti gi per ter-
ra, per parafrasare il finale di una filastrocca dell'in-
fanzia; e infatti tutti finirono per terra, col botto poi,
e chi addirittura c' pure morto. Le ideologie ne fan-
no di danni quando si arriva a farsi immergere total-
mente la propria mente nella loro meccanica di vita e
di pensiero. Ma ne ho gi parlato abbastanza. E il
punto che per quanto se ne parli difficilmente se ne
sar immuni dei suoi effetti tossici nel futuro.
L'importante credere solo in ci che davvero
possa fare la differenza: possa contribuire, aiutare, far
sentire meno la gravit del mondo e della vita, e crea-
re una civilt migliore di quella attuale. Questa da so-
la gi un'utopia, ma se le ideologie sono figlie
dell'utopia e in soli cinquant'anni hanno raggiunto
una produzione realistica cos impressionante, forse
allora c' speranza anche per le idee umanitarie, al di
l di pessimismi e di cinismo. Solo ora vorrei far tra-
pelare la bellezza del voler credere in qualcosa, anche
se va in controtendenza con il resto del saggio; per
quanto sia distruttiva un'ideologia, in fondo qualcosa
di buono porta sempre; in genere da parte di persone
di buona volont e di grande onest intellettuale, e
non di certo da qualche psicolabile avido di soldi e di
potere, ma questa forse la prova che qualcosa pote-
va accadere ma non accaduto.
Ma forse pu ancora accadere, no?
BIBLIOGRAFIA

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Articoli:

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https://it.wikipedia.org/wiki/Jimmy_Carter
https://it.wikipedia.org/wiki/Wall_Street_(film)
Indice

Introduzione 5

Capitolo Primo 13
Le nuove decisioni 14
Il neonato europeo 20
Scontro tra idee 27

Capitolo Secondo 35
I compiti e i giochi 36
La ribellione e il controllo 43
L'amore e l'odio 51

Capitolo Terzo 61
La disperazione violenta 62
Un equilibrio instabile 70
La gioia florida 77

Conclusione 85

Postfazione 93