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a Carlo Giuliani CHE GUEVARA .

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caduto a Genova il 20 luglio 2001
Quaderni della
mentre combatteva
per un mondo migliore
Fondazione
Ernesto Che Guevara

Alberto Korda (nato nel 1928 [lanno del Che] e morto il 25 maggio 2001) ritratto da Jos Figueroa,
insieme ai derivati della sua celebre foto, a marzo del 1990, nel 30 anniversario della foto stessa.
[D. Kunzle, Che Guevara. Icon, Myth, and Message, Ucla Fowler Museum of Cultural History, Los Angeles 1998]
La celebre foto del Che era stata gi pubblicata nel 1960
Finisce una leggenda metropolitana (e crolla una recente menzogna)

Con laiuto del Centro di documentazione di Pistoia, abbiamo trovato la pagina 7 del quotidia-
no cubano Revolucin - 18 agosto 1960 - in cui la celebre foto fu pubblicata (presumibilmente per
la prima volta), gi tagliata nella forma classica.
Pertanto, la celebre foto del Che fatta da Korda a marzo del 1960 a) non fu scoperta da
Giangiacomo Feltrinelli nel 1967, b) non rimase sette anni ignota nel cassetto come credeva lo
stesso Korda, c) non fu ritagliata da una foto di gruppo per merito di Valerio Riva e Feltrinelli,
come di recente si vantato lo stesso Riva - mentendo, e facendolo nella convinzione che, dopo la
morte di Korda, nessuno lo avrebbe potuto smentire.
Nella menzogna, Riva stato affiancato da Guillermo Cabrera Infante e ad entrambi hanno dato
credito, purtroppo, i quotidiani El Pas e la Repubblica. A ulteriore smentita, il lettore trover avan-
ti, a p. 322, la riproduzione delle pellicole con tutti i fotogrammi scattati per loccasione da Korda,
che apparentemente Cabrera Infante e Riva non hanno mai visto in vita loro.
La novit interessante, giacch dal giornale cubano la foto potrebbe essere stata ripresa e pub-
blicata o disegnata altre volte. Loccasione della pubblicazione anchessa curiosa, perch accom-
pagnava lannuncio di unassemblea del Ministero della sanit, in cui il Che avrebbe fatto il discor-
so conclusivo, non in veste di comandante, ma... di medico.
Unultima curiosit: il quotidiano Revolucin era diretto da Carlos Franqui, ma il supplemento
settimanale - Lunes de Revolucin - era diretto da... Guillermo Cabrera Infante. S, proprio quello
della menzogna che, invece di fidarsi delle parole di Valerio Riva, avrebbe fatto meglio a sfogliare
il giornale per il quale lavorava allepoca.
[si vedano anche le pp. 302-3] r.m.
Che Guevara
QUADERNI DELLA FONDAZIONE
ERNESTO CHE GUEVARA

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2001

SPECIALE SUI PAESI DELLEST


a cura di Antonio Moscato

massari
editore
Chiuso in redazione il 14 settembre 2001

Redazione
Roberto Massari [dir.], Aldo Garzia [dir. resp],
Antonio Moscato, Giulio Girardi, Enzo Santarelli (Italia),
Adys Cupull-Froiln Gonzlez, Fernando Martnez Heredia (Cuba),
Centro Che Guevara (Argentina), Michael Lwy (Francia),
Mara del Carmen Garcs (Ecuador/Argentina),
Carlos Soria Galvarro, Humberto Vzquez Viaa (Bolivia),
Ricardo Gadea Acosta (Per/Spagna), Zbigniew Kowalewski (Polonia),
Gianfranco Ginestri (segr. di redazione)

Hanno collaborato a questo numero

Raffaella Bruti, Lucia Innocenti/Centro di Documentazione di Pistoia, Gianni Corbi (in


memoriam), Sergio De Santis, Luciano Dottarelli, Roberto Guevara de la Serna, Giancarlo
Guglielmi, Istituto Gramsci di Roma, Vladimr Klofc, Nicola Le Rose, Geg Lorenzano,
Antonella Marazzi, Titti Pierini, Roberto Porfiri, Raffaella Roncaglia, Peppe Sini,
Giancarlo Zaffanella

Autorizz. Trib. di Viterbo n. 458 del 7/10/98

Gli articoli firmati esprimono esclusivamente


il punto di vista dei loro autori.
La Redazione si riserva di pubblicare
gli articoli, le lettere e i materiali
che le vengono inviati.
Non si restituiscono gli originali.

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Casella postale 65
01021 Acquapendente (VT)

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Http://www.enjoy.it/erre-emme/
Versamenti su c.c.p. n. 256 270 43
Stampa: Ceccarelli Grotte di Castro
Prima edizione: settembre 2001
ISBN 88-457-0170-0
SOMMARIO
Dichiarazione di Porto Alegre 7
Interventi
Lo spettro del Che si aggira da Seattle a Praga, a Genova di Roberto Massari 9
Tra Rousseau e Martn Fierro.... di Luciano Dottarelli 13
Le idee del Che di fronte alla globalizzazione (II) di Giulio Girardi 19
Dossier Guevara e i Paesi dellEst
Le critiche allUrss e al sistema sovietico di Antonio Moscato 29
Il riferimento a Guevara nella Polonia degli anni 60 di Zbigniew Kowalewski 51
N calco n copia: il Che alla ricerca di un nuovo socialismo di Michael Lwy 59
Guevara e la Cecoslovacchia di Vladimr Klofc 65
Il Che e la coscienza socialista de La Comuna (Buenos Aires) 69
Critica rivoluzionaria del socialismo reale di Giulio Girardi 73
Periodizzare il Che e il socialismo (per capire entrambi) di Roberto Massari 96
Appendici al Dossier
1. I Quaderni di Praga
Una lettera di presentazione di Roberto Guevara de la Serna 103
Parole introduttive di Orlando Borrego Daz 104
Introduzione a Note critiche al Manuale di Ernesto Che Guevara 109
I 7 volumi e i Quaderni di Praga di Orlando Borrego Daz 112
Che: un eccellente amministratore socialista di Armando Hart Davalos 118
2. Lo scontro con Bettelheim
Sequenza del Debate ecnomico dal 1963 in poi di Roberto Massari 121
Legge del valore e costruzione del socialismo di Charles Bettelheim 124
Forme e metodi della pianificazione socialista di Charles Bettelheim 130
La pianificazione socialista, il suo significato di Ernesto Che Guevara 146
Lettera a Bettelheim di Ernesto Che Guevara 152
Lautocritica (1974) di Charles Bettelheim 153
3. Guevara visto dai sovietici
Guevara e il mondo socialista di I. Lavreckij [Iosif Grigulevic ] 155
Recensione al libro di Iosif Grigulevic dellAgenzia Novosti 173
Che, il rivoluzionario di Kiva Maidanik 175
4. Le analisi degli specialisti
Un sindacalista italiano incontra il Che di Gianni Alasia 190
Ricerca e dibattito critico sullo sviluppo economico a Cuba di Saverio Tutino 196
Il dibattito sulla gestione socialista a Cuba di Sergio De Santis 199
Il Che dallortodossia alleresia [estratti] di K.S. Karol 225
5. Il Che a Roma
Lincontro con Togliatti di Massimo Caprara 241
Il Che... a Genova, il Corriere della Sera e il nostro dossier (r.m.) 245
Materiali per la storia
Latto di nascita originale di Ernestito 246
La casa di calle Avellaneda di Luis Hernndez Serrano 248
Hilda Gadea, compagna del Che in Guatemala e Messico di Ricardo Gadea A. 249
Intervista al Che (1964) di Gianni Corbi (in memoriam) 256
Un haitiano compagno del Che di Raimundo Gmez Navia 261
Incontro con Gino Don, litaliano del Granma di Maurizio Chierici 263
Intervista a Manuel Pieiro L. a cura di L. Surez, I. Zuazo, A.M. Pelln 268
Ricerche
La morte di Guevara: aperti gli Archivi a cura di Peter Kornbluh 280
La morte di Guevara: una cronologia di P. Evans, P. Kornbluh e altri 284
Che-50, ombra del Che per conto della Cia di Maurizio Chierici 293
LArchivio personale del Che allAvana di Mara del Carmen Ariet 295
Polemiche
A proposito di Eusebio -Emilio Lambiase vs. Roberto Massari 296
Risposta a un libello sul maschilismo di Guevara di Antonio Moscato 299
Korda e Feltrinelli: una frase stucchevole si aggira per il mondo (r.m.) 302
Varie
In memoria di Korda di Aldo Garzia 304
Masetti luomo di profilo nella celebre foto di Korda? (g. gin.) 307
Una foto si aggira per il mondo... di Alberto Korda 308
Intervista ad Alberto Korda di Jos Aurelio Paz 310
Il Che fotografo di Mario Jorge Muoz 315
Del Toro e Banderas: due volti per il Che di Claudia Morgoglione 316
Icona, mito, messaggio... e commercializzazione? di David Kunzle 317
INSERTO FOTOGRAFICO 321
Una vignetta di Vauro 333
Un bassorilievo al Che nella patria di Silone di Eliseo Parisse 334
Canzoni e musiche
Celia de la Serna di R. Vecchioni (336), 1 aprile 1965 di A. Branduardi 337
Canzone per Che degli Skiantos (338), Ernesto di E. Lorenzano 339
Conversazione con Carlos Puebla di Rafael Lam 339
Sonate per pianoforte: Al Che e A Camilo di Giancarlo Zaffanella 341
Recensioni e schede
Mayra Mendoza Gil, Per vivere come hai vissuto tu (a.g.) 343
Orlando Borrego Daz, Che: el camino del fuego (a.m.) 344
Enrique Oltuski, Gente del llano (r.m.) 345
L. Rosado E.-F. Surez R., Una mancha azul hacia el occidente (a.g.) 346
6 SCHEDE (r.m.) 347
Sezione bibliografica
Bibliografia sul Che e i Paesi dellEst a cura di R. Porfiri e Z. Kowalewski 350
Archivio storico della Fondazione a cura di R. Massari 361
Alcuni siti web italo-cubani sul Che a cura di G. Ginestri 379
DallItalia e dal mondo
Notiziario a cura di Gianfranco Ginestri e altri 381
Lettere firmate
G. Ginestri, M. Verti, S. Fenaroli, D. Kunzle2, Z. Kowalewski2, R. Gadea2,
Centro Argentino Che Guevara, E. Tesser, F. Rappa 384
Donazioni
Quarto elenco 394
Sommari dei numeri precedenti
DICHIARAZIONE
DI PORTO ALEGRE

Poich crediamo che un MONDO MIGLIORE SIA POSSIBILE, siamo venuti in


Brasile per incontrarci a Porto Alegre, nel Forum Sociale Mondiale, con i rappre-
sentanti di 132 popoli di tutti i continenti: popoli che lottano e si ribellano alla dit-
tatura del capitale globalizzato che pretende cancellare i sogni e le speranze di tutti
gli uomini e le nazioni. Per questo siamo venuti a Porto Alegre, per cominciare a
lavorare in una comunit universale, per realizzare un mondo per tutti in cui preval-
gano la libert, il benessere e la felicit per ogni essere umano, per condurre una
vita in armonia con tutti gli esseri che popolano il pianeta Terra.
Ma questo MONDO MIGLIORE possibile se siamo capaci di organizzare la resi-
stenza universale di tutti i popoli e le nazioni, per combattere fino alla vittoria con-
tro loffensiva del capitale globalizzato, impiegando tutte le energie e le risorse
materiali e spirituali in un confronto generale dei valori della vita umana contro i
valori della morte e della dittatura del capitale. Solo in questo modo riusciremo a
salvare luomo e il pianeta, e a conquistare la civilt della vita.
Diciamo queste parole a titolo individuale, come uomini impegnati che si fanno
carico di tale sfida liberamente, e mettiamo in guardia sugli aspetti pi critici che
assume oggi il confronto tra i valori e i diritti umani, da un lato, e le forze organiz-
zate delloppressione e la barbarie, dallaltro. In questo senso vogliamo far sentire
la nostra voce.

Siamo a favore ed esprimiamo la nostra solidariet:

1. Con il popolo colombiano e tutti i popoli dellAmerica latina e dei Caraibi,


rappresentati dalle loro avanguardie rivoluzionarie che combattono contro le oli-
garchie e i loro alleati dellImpero nordamericano.
2. Con il movimento indigeno che si solleva dopo 500 anni di silenzio, con il
Frente zapatista in Messico, con il Movimento dei Sem Terra e gli indigeni di varie
etne in Brasile, con i popoli Pemn, Bar e Yukpa in Venezuela, con la Federacin
indgena dellEcuador, ma anche in Bolivia e in Cile, e con tutte le minoranze
autoctone, con i neri del continente, con tutti gli esclusi che si scontrano attivamen-
te con i progetti del capitale globalizzato.
3. Con il popolo palestinese che con lIntifada intensifica la propria battaglia per
raggiungere lindipendenza.
4. Con la marcia contro il muro dellignominia, convocata nellincontro contro
la globalizzazione a Beln de Par e ratificata nel Forum Sociale Mondiale come
un processo di lotta, organizzazione, resistenza e ribellione contro lImpero capeg-
giato dagli Usa.

7
Prendiamo la parola per denunciare e pronunciarci:

1. Contro il cosiddetto Plan Colombia, nel quale denunciamo laspetto milita-


re della globalizzazione, che ha come obiettivo il genocidio del popolo colombia-
no, il contenimento delle lotte e delle rivolte dei popoli latinoamericani e caraibici,
lappropriazione delle materie prime (in particolare il petrolio venezuelano, lossi-
geno e lacqua dei bacini dellAmazzonia e dellOrinoco). In sostanza, contro lat-
tuale aggressione genocida ed ecocida ai danni della vita del continente.
2. Contro il piano di ricolonizzazione di tutti i popoli e paesi del mondo, sotto la
dittatura del capitale globalizzato, con a capo gli Usa, che minaccia di distruzione
la vita e il pianeta Terra.
3. Contro la scienza e la tecnologia di morte, condensata nellarsenale di distru-
zione biologica, chimica e galattica con il quale vengono aggrediti e minacciati
tutti i popoli.
4. Contro lo Stato reazionario dIsraele, strumento dei monopoli finanziari,
alleato incondizionale degli Usa e nemico dei popoli arabi.

Qui, da Porto Alegre, desideriamo ricordare a tutti i partecipanti e a tutti gli


esseri umani la profezia del grande Libertador che sconfisse il colonialismo spa-
gnolo in una grande battaglia continentale, che dobbiamo emulare per sconfiggere
la dittatura del capitale globalizzato. Disse Simn Bolvar: Gli Stati Uniti sembra-
no predestinati dalla Provvidenza per affogare lAmerica nella miseria in nome
della libert.

Proposto e firmato oggi, 30 gennaio del 2001, da quanti lo condividono, a Porto


Alegre in Brasile, in occasione del Forum Sociale Mondiale convocato in risposta
ai piani delle forze del capitale riunite a Davos, in Svizzera.

S, UN MONDO MIGLIORE POSSIBILE

Primi firmatari dellappello:

Ahmed Ben Bella (Algeria), Douglas Bravo (Tercer Camino, Venezuela),


Roberto Massari (Fondazione Ernesto Che Guevara, Italia), Hebe de Bonafini
(Madres de la Plaza de Mayo, Argentina).

Seguono centinaia di firme di singoli delegati (come la Ministra della cultura


del Mali), di movimenti e gruppi politici presenti a Porto Alegre.

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Interventi
Lo spettro del Che si aggira... da Seattle a Praga, a Genova di Roberto Massari
Tra Rousseau e Martn Fierro di Luciano Dottarelli
Le idee del Che di fronte alla globalizzazione (II) di Giulio Girardi

LO SPETTRO DEL CHE SI AGGIRA... DA SEATTLE A PRAGA, A GENOVA


di Roberto Massari

A Seattle veramente non cero e non saprei dire, ma mi stato riferito che bandiere con
limmagine del Che sventolavano anche l. A Praga cero, invece, e le ho viste con i miei
occhi. In realt, nella manifestazione di sabato 23 settembre 2000, alladunata dei marxi-
sti puri e duri - Pc veterocomunisti, nuovi partiti eurocomunisti, Prc e gruppi di varia
estrazione ideologica di ortodossia leninista - di bandiera con il Che ce nera una sola.
Sventolava al sole pomeridiano di quella splendida citt, crogiuolo di culture mitteleuro-
pee, e la portava con autonoma spavalderia il giovane figlio di Vladimr Klofc (il compa-
gno ceco che ha dato un contributo essenziale al nostro convegno e alla redazione di questo
Quaderno). Ma si sa che il vecchio comunismo di diretta o indiretta obbedienza sovietica
non ha mai visto di buon occhio il Comandante guerrigliero, per il suo essere nemico di
ogni burocrazia, per il suo autentico internazionalismo e per la forte caratterizzazione ere-
tica delle sue prese di posizione a Cuba, a Mosca, allOnu, ad Algeri...
Ma nel punto di accoglienza in cui era riunito il movimento, nella fabbrica abbando-
nata di Palmovka, i ritratti di Guevara cerano, e come. In cima a un edificio, sui manifesti
murali, nei discorsi della gente. Infine, marted 26, nel corteo partito da Namesty Miru, il
Che poteva finalmente sventolare al passo dei tre immensi cortei cosmopoliti e policromi
(rosa, giallo e blu), intenzionati a rovinare il festino dei briganti della terra: i commis dtat
dei paesi aderenti al Wto, lOrganizzazione per il commercio mondiale.
Strano destino, pensavo tra me (ma con chi ne avrei potuto parlare, in quel viavai di
giovanissimi antiglobalizzatori?). Strano destino quello del grande rivoluzionario argentino
che, nella Praga del meno disagiato dei socialismi reali del dopoguerra, aveva toccato
lEuropa per lultima volta, praticamente clandestino, malvisto dai dirigenti del Partito, ma
ancora nonostante tutto aiutato da una parte dei servizi segreti, dagli addetti alla manova-
lanza del controspionaggio, dagli esperti del sostegno logistico-militare per chi combatteva
armi alla mano contro limperialismo americano, disposti a chiudere un occhio (ma non
tutti e due) per le critiche del valoroso soldato al modello di socialismo sovietico.
A Praga il Che aveva trascorso gli ultimi mesi sedentari della sua vita gitana; l aveva
intrapreso le Note critiche al Manuale ufficiale dellAccademia della Scienze dellUrss; l
aveva perfezionato gli ultimi dettagli della spedizione boliviana. E di l passeranno, nei
mesi successivi, pi e pi volte, tutti i guerriglieri cubani per recarsi in Bolivia, nonch i
boliviani per recarsi a Cuba e poi tornare in Bolivia. Ma di tutto ci erano ignari (o si
dovrebbe dire ignoranti?) i miei compagni di corteo - rosa, giallo o blu che fossero.
Il Che, per loro, era unaltra cosa. Quanto avrei dato per sapere cosa...
A Porto Alegre, fine gennaio del 2001, il Che sembrava pi presente, ma forse solo per-
ch pi vicino al suo mondo naturale. Le bandiere cerano, ma con discrezione, limmagine

9
classica su qualche striscione, pubblicazioni guevariste sui banchetti (per es. la recente edi-
zione in brasiliano de Il pensiero di Che Guevara, del nostro Michael Lwy, ma anche
limprevedibile Che Guevara. Hroe y mrtir de la revolucin, di Nahuel Moreno), baschi
su capelli arruffati e sguardi da sognatori ribelli, magliette ovviamente, e applausi da spel-
larsi le mani ogni volta che si faceva il suo nome e quello della sua amata Cuba.
Ma cerano anche tanti guevaristi, quelli veri, della prima ora, e quelli per sentito dire;
quelli delle organizzazioni storiche (i vari ex Eln, Mir, Far, Prt, Montoneros, Tupamaros) e
quelli delle Ong, Mst, Via campesina, popoli indigeni ecc. Molti impacciati nella tenuta da
antiglobal, antiOgm (antitransgenici) e desarrollisti ecocompatibili; altri pi scopertamente
impegnati nella vendita militante del libro su Sendic, il fondatore dei Tupamaros. Cera lal-
gerino Ben Bella, il grande amico, compagno e collaboratore di Guevara, del quale non ha
mai rinnegato leredit (rincarando anzi la dose, per loccasione, in unaffollata assemblea)
e cera il venezuelano Douglas Bravo, lunico comandante guerrigliero guevarista dellepo-
ca, sopravvissuto e per nulla pentito. Molti sono usciti allo scoperto al momento di firmare
la Dichiarazione di Porto Alegre posta in apertura di questo Quaderno. Ci saranno ancora
a Porto Alegre 2? E riuscir lanima guevarista pi autoctona a convivere con le nuove
tematiche del popolo antiglobalizzatore? E un quesito che nella citt culla del bilancio
partecipativo solo affiorato, ma non mancher di manifestarsi con vivacit negli anni a
venire. Per lo meno nelle componenti latinomericane del Movimento.
A Genova il Che intervenuto alla grande: nella marea di bandiere rosse con la sua
immagine, nel corteo dei migranti, ancora e sempre sulle tante magliette (compresa quella
di mio figlio sedicenne), da qualche finestra e balcone dei genovesi rimasti coraggiosamente
nel lager cittadino di Genova, negli slogan. Alcune di queste immagini sono state diffuse
dai servizi fotografici dei media e qualcosa abbiamo raccolto anche noi nella parte a colori
di questo Quaderno. Il Corriere della Sera indignato di tanto guevara-revival ha addirit-
tura affidato un fondo un po bilioso (8 agosto 2001) a un suo autorevole redattore: ma di
questo ci occupiamo pi avanti.
Sono tornato a Genova un mese dopo a rendere omaggio al nuovo giovane simbolo
della lotta antiglobal, in raccolto silenzio accanto al cenotafio spontaneo, improvvisato e
affollato di testimonianze sul luogo in cui caduto Carlo Giuliani - questo Che in miniatu-
ra, interessato a vivere solo per combattere lingiustizia del mondo - e ho trovato uninfiora-
ta di cimeli guevaristi. Non li ho contati, per rispetto al compagno caduto. Ma locchio inte-
ressato ed esperto non poteva non cogliere i dettagli del quadro.
E il quadro, poco a poco, con la lentezza dei grandi processi storici, si va ricomponendo.

In primo, primissimo luogo, sta tornando linternazionalismo. Il Movimento realmente


internazionale (in senso geopolitico e sociale, ma anche trasversale rispetto alle alleanze
militari, i blocchi economici e i tradizionali schieramenti politici. Non ha pregiudizi terzo-
mondistici e anche lespressione Sud del mondo va perdendo il suo fascino oscurantista a
fronte, per lappunto, della realt della globalizzazione). Ed istintivamente internazionali-
sta, anche se lo soprattutto al livello di analisi (in forma matura, a volte sorprendentemen-
te matura), ma ancora troppo embrionalmente al livello di proposte. E per giunta cosmopo-
lita nellintreccio di culture che lo attraversano e lo compongono, raccogliendo i frutti sani
di un quasi mezzo secolo di sperimentazioni giovanili e di massa, ma anche le mele marce
delle culture televisive e delle mode indotte.
Ebbene, questo o altro genere di autentico internazionalismo era stato assente dalla
scena mondiale pi o meno a partire dai mesi successivi alla morte del Che. Mi spiego, e
anzi mi ripeto, visto che al tema ho dedicato un intero libro.
I 60 furono gli anni della pi grande radicalizzazione giovanile internazionale mai vista
sulla faccia della terra: dalla confluenza delle nuove culture ribelli (come il situazionismo, i
beatniks, gli hippies, i provos ecc.) con i grandi movimenti politici (dei neri, contro la guer-

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ra in Vietnam, le lotte di liberazione in Asia e Africa, le guerriglie latinoamericane, Cuba e
Algeria, le lotte operaie di alcuni paesi) era nato un movimento internazionale di rivolta
giovanile oggettivamente anticapitalistico (e soggettivamente antimperialistico) destinato a
sconvolgere lassetto interno dei principali paesi capitalistici e quello esterno dellequilibrio
tra i blocchi. Guevara come idea universale, e il guevarismo come movimento essenzial-
mente latinoamericano (ma anche tricontinentale, e universale per le giovent studentesche
delle principali potenze imperialistiche), furono elementi portanti di tale sconvolgimento.
Da quel crogiuolo di esigenze, mobilitazioni e pratica degli obiettivi, nacquero i movi-
menti del 68, per breve tempo congiunti al resto del mondo (soprattutto in Germania e in
Francia) poi inesorabilmente separati secondo i ritmi dello sviluppo diseguale, vale a dire i
ritmi della radicalizzazione sociale paese per paese. Per ironia della sorte stata proprio
lItalia, il paese con pi lunga e pi profonda mobilitazione radicale dei settori decisivi del
proletariato industriale, della piccola borghesia urbana e della giovent studentesca, il luogo
privilegiato del massimo nazionalismo politico: tenacemente nazionalisti per pratica e cul-
tura furono i gruppi della nuova sinistra, nazionalista fu - nel bene e nel male - tutto il trava-
glio del movimento operaio tradizionale, e nazionalista fu anche linsieme di risposte con
cui il grande capitale e lapparato di Stato riuscirono a venire a capo di un ventennio di
ininterrotte mobilitazioni. Gli italiani che ora cominciano a viaggiare politicamente alle-
stero, scoprono con stupore che possono esistere organizzazioni politiche collegate tra loro
a livello internazionale, multilingue e multietniche, capaci di litigare oggi sulle elezioni in
Messico e domani sul partito di Zuganov a Mosca. Da noi no: cerano Lotta Continua e il
suo operaio sociale (un fenomeno di radicalizzazione giovanile interclassista tipicamente
italiano); cera Avanguardia Operaia uscita dalla Quarta Internazionale, proprio per non
disperdere il seguito operaio raccolto in alcune fabbriche milanesi e della sua cintura indu-
striale; e cera Potere operaio, unico esempio al mondo di operaismo organizzato in partito
su scala nazionale e con tanto di apparato gerarchico, totalmente autosufficiente e incurante
di cosa potessero fare gli operaisti di altri paesi (ammesso che ce ne fossero in forma orga-
nizzata). E poi cera il Manifesto, uscito italianamente dallunico partito comunista che era
riuscito a farsi perdonare da Stalin e dai suoi epigoni le proprie scelte di autonomia nazio-
nalista. E non parliamo dei gruppi terroristi, altro fenomeno italianissimo...
Ebbene, in forma meno spettacolare, ma altrettanto gretta sotto il profilo politico cultu-
rale, il 68 produceva una serie di altri mostri nazionalistici nella maggior parte dei paesi
interessati dal movimento. In genere si assisteva alla formazione di apparati o apparatini a
guida carismatica (tragicamente celebre quelle delle Black Panthers), privi di qualunque
democrazia al proprio interno e tendenzialmente interessati, col passare del tempo, a inse-
rirsi nelle istituzioni parlamentari dei propri rispettivi paesi.
Qualche lettore potr stupirsi, ricordando le mobilitazioni per il Cile, per lAngola, per il
Nicaragua ecc., confondendo in tal modo il terreno della solidariet internazionale con
quello dellinternazionalismo, delladesione a un progetto rivoluzionario mondiale, della
lotta allinterno di un unico movimento politico extranazionale, della discussione congiunta
su cosa fare nei vari epicentri dello scontro su scala mondiale. Sono due cose molto diverse
(anche se non contraddittorie), ma sar bene parlarne con calma in altra occasione.
Lultimo grande esempio di internazionalismo era stato Guevara: lo erano stati il suo
movimento e i movimenti che a lui si ispiravano, il suo discorso sui compiti mondiali di
unavanguardia consapevole, la sua idea di socialismo, la sua pratica politica, la sua perso-
na, la sua cultura. Poi il grande buio, inframezzato da lampi, baluginii, fiammelle e qualche
fal notturno di tanto in tanto. A voler segnare per forza una data, si dovr fare riferimento
allinvasione della Cecoslovacchia a fine agosto del 1968 e lapprovazione che a quellinva-
sione diedero governi come quello di Cuba e del Vietnam che per il nuovo mondo della
radicalizzazione avevano rappresentato dei santuari di internazionalismo: nei fatti le trin-
cee pi avanzata della lotta antimperialista e della fratellanza tra i popoli.

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Mentre ero a Praga contro il Wto, non potevo fare a meno di riandare con la mente alle
illusioni che il movimento popolare di quella citt aveva risvegliato in tutto il mondo, prima
che i carri armati sovietici venissero a imporre il loro internazionalismo proletario. Vedere
i giovani praghesi in tuta da combattimento, mescolati a baschi, greci, tedeschi e latinoa-
mericani, mi ha fatto capire anche fisicamente che unepoca oscura era definitivamente
morta e sepolta. Il che non vuol dire che le forze della reazione non prevarranno e non torne-
ranno a schiacciare quella stessa giovent, ma semplicemente che il capitale dovr farlo in
altri modi e con altri strumenti. La trincea di contenimento rappresentata dalla spartizione di
Yalta e dalla diplomazia bipolare della coesistenza pacifica non funziona pi. Le carte si
rimescolano e il gioco si riapre: il nemico pi forte, ma senza alleati interni al Movimento.
In secondo luogo c lesternit di questo movimento agli apparati istituzionali e alle
organizzazioni partitiche. Non dappertutto in forma uguale e non dappertutto con strutture
politiche di movimento o loro embrioni che possano fungere da alternativa democratica di
massa alle reti (nel senso di ragnatele) dei professionisti della politica, al carrierismo politi-
co/elettorale di massa della piccola borghesia in fase di pauperizzazione (e di espulsione
tecnologica dalle professioni tradizionali), alla concatenazione molecolare di micropoteri
(con le loro ricadute in campo psicologico, di dipendenza sessuale, di autogratificazione
solitaria, di fuga dalla realt mediocre quotidiana - quindi tendenzialmente schizofrenica)
che oggi costituiscono la spina dorsale della maggior parte delle organizzazioni politiche
autoritarie, centralizzate, dogmatiche, ancora e sempre camuffate dietro lennesima e questa
volta autentica interpretazione del leninismo. Lalternativa a questi partitini autosuffi-
cienti e maniacali sono ovviamente i congegni elettorali ben oliati dalla spettacolarizzazio-
ne dei media, che scandiscono la vita politica al ritmo delle campagne elettorali e che pos-
sono concedersi pure delle sbandate movimentistiche tra una tornata elettorale e laltra.
Posso sbagliarmi, ma il movimento - detto per amor di sintesi antiglobalizzazione -
sembrerebbe crescere e alimentarsi di una dinamica esterna ai meccanismi tradizionali del-
lelettoralismo, per lo meno in questo suo stato nascente. Potr avere delle ricadute in que-
sto o quel paese, in questo o quel determinato contesto politico (e lItalia sar sempre uno
dei principali paesi a rischio da questo punto di vista), ma la sua stessa natura sovranazio-
nale gli impedir di procedere al ritmo delle sue componenti peggiori. Anzi, una delle pi
belle e utili conseguenze dellinternazionalismo di massa proprio il fatto che i singoli
spezzoni nazionali che violano princpi costitutivi del pi ampio movimento, possono rice-
verne una scarica critica benefica, scrollarsi di dosso i parassiti di turno e riprendere la pro-
pria dinamica di radicalizzazione allinterno di un dibattito e una pratica sovranazionali.
Questa freschezza e impetuosit del Movimento allo stato nascente, mi porta ugualmen-
te a pensare a Guevara, alla sua totale estraneit dalle strutture burocratiche e di partito, alla
sua concezione dellindividuo impegnato a valorizzare la pienezza delle proprie facolt fisi-
che e mentali indipendentemente dal ruolo che occupa negli apparati istituzionali, alle sue
idee sullalienazione, sulla libert creativa, sullarte e letica delluomo nuovo.
Non voglio dire che allinterno del Movimento vi sia gi tutto ci. No. E non voglio
nemmeno chiudere gli occhi davanti agli evidenti fenomeni di strumentalizzazione politica
delle sue mobilitazioni da parte degli apparati del professionismo politico di cui si diceva
sopra. E non voglio nemmeno dire che letica della politica sia gi un grado di acquisizione
teorizzato e consapevolmente praticato. No. Voglio solo dire che esistono le potenzialit
perch tutto ci emerga in termini teorici e fisici, diventi pratica corrente del Movimento e
funga da anticorpo nei confronti delle reti (ancora ragnatele) che gli aracnidi del capitale
stanno tessendogli intorno, utilizzando la forza dattrazione e inglobamento degli strumenti
della spettacolarizzazione mediatica assenti o quasi nei nostri mitici anni 60. Guevara, che
pi strumentalizzato di cos da parte dei media non si poteva, pu forse ormai contenere tali
anticorpi, una sorta di vaccino ideologico con cui tentare di sopravvivere e andare avanti in
questa fase di crescita del Movimento e delle sue grandi utopiche aspettative.

12
TRA ROUSSEAU E MARTN FIERRO
RADICI PROFONDE DEL PENSIERO DI ERNESTO CHE GUEVARA
di Luciano Dottarelli*

C un modo per cavarsela piuttosto a buon mercato di fronte agli interrogativi posti alla
nostra passione e alla nostra ragione dalla straordinaria esperienza umana e storica di quel
piccolo profeta ambulante che annuncia lavvento del giudizio finale con stentorea voce
che - come lo stesso Ernesto Guevara ebbe a definirsi in una lettera alla madre1. E quello
di indugiare sulla coerenza estrema, fino al sacrificio della vita, con cui egli ha saputo testi-
moniare le sue idee.
E certamente anche questa rigorosa, limpida coerenza che spiega laura di rispetto e di
ammirazione che circonda la figura del Che, persino presso gli avversari delle sue idee, ed
essa costituisce il nocciolo di autenticit che si pu rintracciare al fondo dello stesso feno-
meno del consumo superficiale della sua icona.
Non c dubbio che la coerenza sia un valore, un prerequisito essenziale per valutare la
verit di una teoria, o, nel caso di un comportamento, la sua legittimit a proporsi come un
modello per il nostro agire. Tuttavia, come la congruenza interna di una dottrina non vale di
per s come dimostrazione della sua verit, cos il riconoscimento di una rigorosa conse-
quenzialit tra i princpi proclamati e la prassi non pu esimere da una valutazione riguardo
alladeguatezza di quei princpi alla concreta situazione storica, allefficacia complessiva
della loro traduzione pratica e, da ultimo, alla loro portata universale, alla capacit di tra-
scendere il proprio tempo per continuare a parlare a chi oggi, come Ernesto Guevara allora,
intende lottare per la liberazione dallasservimento e dal bisogno.
Se avvertiamo cos forte la necessit di cogliere la figura del rivoluzionario agentino nel
gorgo storico, culturale, esistenziale in cui concretamente visse, oper, pens - come
ricordava Peppe Sini in un lucido intervento al convegno del 2000 della Fondazione
Ernesto Che Guevara2 - ci non risponde soltanto a uno scrupolo metodologico di neces-
saria contestualizzazione, rivela anche la consapevolezza che la sua testimonianza giunge a
noi trascinandosi dietro tutta la concretezza, ma anche il fardello del suo tempo storico. Egli
continua a parlare soprattutto come exemplum, come viva rappresentazione sensibile del-
lindignazione per lingiustizia, dellansia di liberazione e del compito magnifico e ango-
scioso del rivoluzionario. La figura del Che continua ad essere presente con tutta la sua
ricchezza di determinazioni concrete e umane, ma anche - hegelianamente - con tutti i suoi
limiti di universalit.
Riconoscere questo fatto non credo significhi sottovalutare il suo pensiero. E lo stesso
Guevara a riconoscere pi volte la natura eclettica e incerta della sua riflessione teorica e,

* Testo ampliato dellintervento al Convegno nazionale della Fondazione Guevara, dedicato al tema Il Che e i
Paesi dellEst (Acquapendente, 15-17 giugno 2001) [n.d.r.].
1 La lettera, del 17 giugno 1955, riportata in E. Che Guevara, Scritti scelti, a cura di Roberto Massari, Erre
Emme, Roma 1993, I, p. 226. Per lorigine del celebre soprannome cfr. R. Massari, Che Guevara. Pensiero e poli-
tica dellutopia, Erre Emme, Roma 1993, pp. 92-3.
2 P. Sini, Tre tesi per una riflessione necessaria, in Quaderni della Fondazione Ernesto Che Guevara,
3/2000, pp. 37-43.

13
anzi, forse proprio questo carattere di disorganicit e di perenne incompiutezza ad atte-
nuare le cadute dogmatiche, tuttaltro che infrequenti nei suoi scritti.
I tentativi di valorizzare il suo contributo teorico mettono di solito laccento soprattutto
su due aspetti: la critica del determinismo economicistico e l umanesimo rivoluzionario.
Si tratta di componenti indubbiamente rilevanti nel pensiero dellultimo Guevara, ma
esse emergono con fatica, e non senza sbandamenti, in un orizzonte teorico eterogeneo e
raramente originale, che resta ancora segnato dalla precedente adesione acritica agli schemi
ideologici del marxismo sovietico, perfino nelle forme irrigidite del Diamat quale risultava
dalle sistemazioni teoriche staliniane3.
Al confronto - e sul piano delle idee un confronto deve essere possibile - ben altra radi-
calit e respiro utopico ha la ripresa dei temi del Marx giovane in un pensatore come Ernst
Bloch e altra stringenza, ad esempio, hanno le critiche di Karl Popper al determinismo sto-
ricistico e alla presunta scientificit del marxismo.
Nel valutare lo stesso umanesimo del Che non possibile non rilevare lambiguit della
nozione di uomo nuovo che ne sta a fondamento. Nelluomo dal cuore tanto semplice
[], tanto puro, ma [] capace di realizzare le pi grandi astrazioni mentali per poter sco-
prire nuove cose che mettano la natura a disposizione dellumanit4 si riconosce un topos
che ha il suo paradigma nella caratterizzazione delluomo allo stato di natura di Jean-
Jacques Rousseau. La tensione utopica che sospinge con tutta evidenza la figura guevaria-
na delluomo nuovo in un tempo a venire (uomo del futuro, uomo sviluppato al massi-
mo) e la funzione positiva attribuita allo sviluppo tecnologico consentono certamente di
evitare interpretazioni regressive come quelle da cui dovette difendersi Rousseau, ma non
di sfuggire ad analoghe difficolt e rischi.
La presenza di Rousseau nel pensiero di Guevara del resto ben pi ampia di quanto
appaia. La cosa non dovrebbe sorprenderci pi di tanto, se vero che lo stesso Fidel Castro
ebbe a dichiarare che Jean-Jacques era stato il [proprio] maestro e che aveva combattuto
Batista con il Contratto sociale in tasca5.
Daltra parte il pensiero di Rousseau rappresenta un punto di transito obbligato, bench
spesso inconsapevole, per ogni moderna teoria della rivoluzione. Con la sua soluzione del
tradizionale problema della teodicea, che imputa il male presente nel mondo non a Dio n a
una colpa originaria del singolo individuo, ma alla societ, egli d il fondamento pi solido
alla convinzione che tutto dipende sostanzialmente dalla politica6, imprimendo cos una
spinta fortissima allimpegno per la critica e la trasformazione sociale.
La presupposizione di unorigine tutta sociale del male pu giungere a invalidare non
solo lidea cristiana del peccato originale, ma anche la sua traduzione laica (la nozione di

3 In Note per lo studio della ideologia della rivoluzione cubana (1960), tr. it. in Scritti scelti, cit., II, pp. 400-
11, aveva scritto: Ci sono delle verit cos evidenti, cos connaturate alla coscienza dei popoli, che inutile
discuterle. Si deve essere marxisti con la stessa naturalezza con la quale si newtoniani in fisica o pasteuriani
in biologia []. E per questo diciamo che le verit essenziali del marxismo sono parte integrante della comunit
culturale e scientifica dei popoli e le accettiamo con la naturalezza che ci deriva da qualcosa che non ha bisogno di
ulteriori discussioni. Sull itinerario sofferto della liberazione del Che dalle concezioni meccanico-evoluzio-
nistiche del cosiddetto materialismo-dialettico, onnicomprensivo e onnisciente dellepoca staliniana si veda R.
Massari, Che Guevara.Pensiero e politica dellutopia, cit., pp. 108 sgg.
4 E. Che Guevara, La meccanizzazione dellagricoltura (1963), tr. it. in Opere, a cura di Carlos Varela,
Feltrinelli, Milano 1969, III, t. 1, p. 377.
5 Citato in L. Colletti, Rousseau critico della societ civile, in Ideologia e societ, Laterza, Bari 1969,
p. 196.
6 Le confessioni di J.-J.Rousseau, tr. it. di V. Sottile Scaduto, in J.-J. Rousseau, Opere, a cura di P. Rossi,
Sansoni, Firenze 1972, p. 977. Nel saggio Il problema Gian Giacomo Rousseau (tr. it. di Maria Albanese, La
Nuova Italia, Firenze 1938, p. 60), Ernst Cassirer scrive: Tutte le lotte sociali del presente vengono ancor oggi
mosse e sostenute da questimpulso originario. Esse si radicano nella coscienza della responsabilit della societ,
che Rousseau per primo ha posseduta e che ha trapiantata nelle epoche successive. Sul rapporto Rousseau-Marx
resta fondamentale il lavoro di Galvano Della Volpe, Rousseau e Marx, Editori Riuniti, Roma 1962.

14
legno storto di cui parla Kant per indicare la finitudine e limperfezione ineliminabile
delluomo) e divenire il fondamento oggettivo (scientifico) dellaspirazione soggettiva e
non sistematizzata di creare un uomo radicalmente nuovo7.
La rivoluzione pu cos proporsi di costruire la nuova societ in cui gli uomini avranno
caratteristiche diverse (ivi, p. 702) nella convinzione che le nuove generazioni saranno
libere dal peccato originale (ivi, p. 710). In questa sorta di experimentum hominis la gio-
vent svolge un ruolo decisivo. Essa largilla malleabile con cui si pu costruire luomo
nuovo (ibidem). E una prospettiva in cui, come per lautore dellEmilio, diventa centrale
il problema delleducazione: La societ nel suo insieme - scrive il Che - deve trasformarsi
in una gigantesca scuola (ivi, p. 701).
La pervasivit di questa missione pedagogica, che si esercita attraverso lapparato edu-
cativo dello Stato in funzione della cultura generale, tecnica e ideologica, attraverso organi-
smi quali il Ministero delleducazione e lapparato di propaganda del partito, richiama i
fantasmi della distopia orwelliana e ripropone tutti i risvolti inquietanti che la tradizione
liberale ha criticato nella democrazia totalitaria di Rousseau.
Nellimmagine delle folle che marciano verso il futuro - scrive Guevara - implicito il concetto di istitu-
zionalizzazione, inteso come un insieme armonico di canali, gradini, barriere, apparati ben collaudati che
permettono questa marcia e la selezione naturale di coloro che sono destinati a camminare tra lavanguar-
dia e che stabiliscono il premio o il castigo, rispettivamente per chi compie il proprio dovere e per chi
trama contro la societ in costruzione (ivi, p. 703).

La ricerca di tale nuova forma di istituzionalizzazione, che permetta unidentificazione


perfetta tra il governo e la comunit nel suo insieme [] e che rifugga al massimo dai luo-
ghi comuni della democrazia borghese trapiantati nella societ in formazione (ivi, p. 704),
ripete la tematizzazione rousseauiana della volont generale e richiama la sottovalutazione
irridente di Marx per la democrazia politica.
E interessante vedere come questa critica del modello liberaldemocratico si congiunga,
non solo in Rousseau e Marx, ma anche in Guevara, con la critica del cristianesimo. Lo spi-
rito del cristianesimo, con il suo universalismo astratto, non solo impedisce, secondo
Rousseau, il radicamento in questo mondo e dispone gli uomini alla rassegnazione e alla
dipendenza, esso anche contrario allo spirito sociale particolare che deve portare gli uomi-
ni a identificarsi con quel moi commun che la propria comunit sociale, secondo il model-
lo del patriottismo antico (la polis greca, Roma).
Anche la critica di Marx non si esaurisce nella denuncia della religione come sospiro
della creatura oppressa e oppio dei popoli, ma si spinge a individuare nel cristianesimo
la metafora pi efficace della falsa universalit dello Stato liberaldemocratico borghese:
come i cristiani, diseguali in terra, si consolano di essere tutti uguali in cielo, cos gli indivi-
dui che vivono in quanto borghesi la diseguaglianza della societ civile, si consolano nel-
lillusione di essere tutti uguali, come cittadini, nella sfera dello Stato8.
Nelle opere di Guevara lesigenza di un confronto diretto con la concezione cristiana
delluomo e del mondo meno pressante, e i pochi riferimenti che si trovano sono quasi
sempre di scarso impegno teorico.
Giulio Girardi, tra i pi impegnati a ricercare proprio nel pensiero e nella testimonianza
del rivoluzionario argentino lispirazione per una reinterpretazione del cristianesimo che ne
riscatti loriginaria vocazione liberatrice, non si nasconde n il severo giudizio storico di
Guevara sul ruolo svolto dalla Chiesa nel contesto latinoamericano, n il dato di fatto che

7 E. Che Guevara, Il socialismo e luomo a Cuba (1965), tr. it. in Scritti scelti, cit. II, p. 709.
8 K. Marx, La questione ebraica, tr. it. di R. Panzieri, Editori Riuniti, Roma 1969, p. 66: La democrazia politi-
ca cristiana perch in essa luomo, non soltanto un uomo ma ogni uomo, vale come essere sovrano, come essere
supremo; si tratta per delluomo [] in quanto ente estraneo, differente dalluomo reale.

15
dalla sua interpretazione del fenomeno religioso si giunge a una conseguenza coerente,
che il Che non trae al livello teorico, ma sul piano della sua stessa prassi: luomo nuovo
un umanista ateo9.
Questa contraddizione dello spirito del cristianesimo con lottimismo storico che sta a
fondamento della possibilit di costruire luomo nuovo viene inferita, in modo a mio parere
legittimo, a partire da alcuni requisiti essenziali che Guevara richiede a un autentico impe-
gno rivoluzionario: primi fra tutti la fiducia delluomo di essere attore consapevole della
storia e la disponibilit a impegnarsi nella causa della liberazione senza attendersi altra
ricompensa che la soddisfazione del dovere compiuto.
Anche il collegamento tra spirito del cristianesimo e modello democratico-liberale pu
essere soltanto ricostruito a partire da pochi spunti polemici. In una lettera alla madre, in cui
commenta la caduta di Pern, il giovane Ernesto accomuna lesultanza degli americani, del
Vescovo di Citt del Messico, di tutti i cattolici, della gente di destra e degli stessi progres-
sisti, e ironizza sulla nuova aria di libert che si sarebbe instaurata con questa nuova vit-
toria del dollaro, della spada e della croce10.
Anche in una lettera precedente, gli spunti polemici nei confronti del cattolicesimo ven-
gono presentati in concomitanza con la critica di quella certa esteriorit democratica []
dove il marcio pi grande coperto da forme pseudodemocratiche di convivenza, facendo
presumere che esista anche in Guevara un nesso non occasionale tra ideologia cattolica e
modello liberale-borghese.
In ogni caso sua convinzione saldissima che il papato uno dei principali capitali-
sti europei, e che nella politica internazionale marcia mano nella mano con gli Usa11, e
lirrisione nei confronti dei princpi della democrazia liberale resta una costante del suo
pensiero.
Al meraviglioso pezzo di carta dentro lurna di legno il Che contrappone il voto
diretto, portato sulla punta di un fucile, aggressivo, arrogante, bellicoso, per luomo che
capace di riunire la gigantesca mole umana del Primo Maggio[Fidel Castro]12.
Questo atteggiamento si connette a uno scetticismo quasi pregiudiziale riguardo alle
effettive possibilit di ottenere la liberazione per via pacifica e alla convinzione dellinelut-
tabilit della guerriglia, almeno nel contesto dellAmerica latina, nel quale gli era sembrato
ben presto non esserci spazio per i profeti disarmati:
Non sono Cristo e filantropo - aveva scritto alla madre in una lettera del 1956 - sono tutto il contrario di
un Cristo e la filantropia mi sembra cosa da [illeggibile], per le cose in cui credo lotto con tutte le armi di
cui dispongo e cerco di atterrare laltro, invece di lasciarmi inchiodare a una croce13.

Nel gorgo storico in cui Guevara si riconosce drammaticamente gettato - nel quale,
generando unenorme quantit di scariche emotive, alla parola rivoluzione si unita
la parola patria14 - a dare il tono dominante alla riflessione, contagiandola con tutte le
sue aporie e contraddizioni, non pu essere altro Rousseau, che quello riemerso in Marx
senza la mediazione illuministica e cristiano-borghese di Kant.

9 G. Girardi, Le idee del Che di fronte alla globalizzazione (I), in Quaderni della Fondazione Ernesto Che
Guevara, 3/2000, pp. 18-31. Vedi anche: La morte del Che nella lotta ideologica. Morte del Che e morte
del marxismo: riflessioni sulla crisi dellottimismo storico, in Quaderni della Fondazione Ernesto Che
Guevara, 2/1999, pp. 19-27.
10 Lettera alla madre del 24 settembre 1955, in Scritti scelti, cit., I, pp. 236-8.
11 Lettera alla madre del 20 luglio 1955, in Scritti scelti, cit., I, pp. 226-31.
12 Cacareco, i voti argentini e altri rinoceronti (1960), in Opere, cit., III, t. 2, p. 416.
13 In Scritti scelti, cit., I, pp. 263-6.
14 E. Che Guevara, I giovani e la rivoluzione (1964), in Scritti scelti, cit., II, p. 684. Sullorigine della parola
dordine Patria o morte. Vinceremo., adottata dal Che per concludere le sue lettere e i suoi interventi a partire
dal 1960, cfr. la nota del curatore delle Opere, cit., III, t. 1, p. 341.

16
A me piace invece valorizzare altri spunti presenti nella riflessione del Che, che mi
appaiono pi interessanti e duraturi:

Linsistenza sul lavoro volontario. Esso non soltanto anticipazione della figura
marxiana del lavoro liberato, ma viene a configurarsi come un dono: limportante che
una parte della vita di un individuo venga data alla societ senza aspettarsi nulla, senza
alcuna retribuzione, solo come adempimento di un dovere sociale15.

La critica dello scambio ineguale che condanna a rimanere nella povert e nella
dipendenza i popoli economicamente arretrati. La richiesta accorata ai paesi dellallora
blocco socialista affinch sostenessero i costi per lo sviluppo dei paesi dipendenti, pi che
da stigmatizzare come rivendicazione di una forma di assistenzialismo - che avrebbe trova-
to oggi la sua attuazione con le Organizzazioni Non-Governative a fare da vettori del com-
mercio della carit16 - ci appare invece sostanziata da una chiara prefigurazione di quanto
sta accadendo con la globalizzazione dei mercati.
E le parole del Che - proiettate in un contesto meno storicamente datato - si rivelano
ispirate da tensione profetica, ma anche da straordinaria lucidit:
Un grande mutamento di concezioni consister nel cambiare lordine dei rapporti internazionali; non
devessere il commercio estero a determinare la politica, ma al contrario esso deve essere subordinato a
una politica fraterna tra i popoli17.

Linsofferenza per lo scolasticismo e lapprezzamento della personalit individuale.


Nella critica dellattitudine conformista e scolastica - come si manifestava in particolare
nelle forme congelate del realismo socialista - gli interventi dellultimo Guevara trovano
espressioni di rara schiettezza ed efficacia. Nelle parole con le quali bolla i docili salariati
del pensiero ufficiale e le erbacce che cos facilmente si moltiplicano sul terreno conci-
mato delle sovvenzioni statali18 egli va molto al di l di un atteggiamento di maniera, piut-
tosto ricorrente, del resto, proprio nella stessa scolastica marxista.

Il tema della personalit individuale merita qualche considerazione aggiuntiva.


Lavventuriero che nel suo girovagare per il mondo non ha mai smesso di sentirsi argen-
tino (questa lessenza della mia personalit19) immette nella sua critica dello scolastici-
smo una nota tutta particolare, qualcosa che ha a che fare con il riverbero di un carattere
nazionale. E quel tratto individualistico, anarchico e ribelle, che un altro grande argentino,
Jorge Luis Borges, trova consacrato in una notte della letteratura argentina: la notte dispe-
rata nella quale un sergente della polizia rurale grid che non avrebbe permesso il delitto
che si uccidesse un coraggioso e si mise a combattere contro i suoi soldati, accanto al diser-
tore Martn Fierro20.
Nel poema epico di Jos Hernndez che narra la storia del gaucho Martn Fierro, anche
Guevara sente risuonare il grido dellangosciosa ribellione21:

15 E. Che Guevara, I giovani e la rivoluzione, cit., II, pp. 689-90.


16 E. Burgos, Decostruzione di un mito, in Quaderni della Fondazione Ernesto Che Guevara, 3/2000, pp.
32-6.
17 E. Che Guevara, Discorso al II seminario economico di solidariet afroasiatica (1965), in Scritti scelti,
cit., II, p. 650.
18 E. Che Guevara, Il socialismo e luomo a Cuba, cit., II, pp.708-10.
19 E. Che Guevara, Rivoluzionare anche la Medicina (1959), tr.it. in Opere, III, t. 2, cit., p. 119.
20 J.L. Borges, Il nostro povero individualismo, in Altre inquisizioni, tr. it. di F. Tentori Montalto, Feltrinelli,
Milano 1976, p. 40.
21 E. Che Guevara, Poesie e scritti sulla letteratura e larte, tr. it. di E. Clementelli e W. Mauro, Newton
Compton, Roma 1999, pp. 65-7.

17
Vive el guila en su nido,
el tigre vive en la selva,
el zorro en la cueva agena,
y, en su destino incostante,
slo el gaucho vive errante
donde la suerte lo lleva.
Ma di questo individualismo argentino Borges sa cogliere anche lambiguit e la mise-
ria. Utile come antidoto nei confronti delle seduzioni di ogni modello di Stato onnipervasi-
vo e totalitario, esso nasconde in s una pericolosa presunzione di superiorit: in questo
caso anche giocare ad essere un gaucho, pu diventare alla lunga, unimpossibilit men-
tale e morale che assimila a quei consanguinei del caos, che linfinita ripetizione dellin-
teressante formula sono argentino esime dallonore e dalla piet22.
Guevara corre fino in fondo questo rischio quando declina la nota individualistica nella
figura del rivoluzionario davanguardia che, come il gaucho del Martin Fierro,
No tiene hijos, ni mujer,
ni amigos, ni protectores,
pues todos son sus seores
sin que ninguno lo ampare.
Nel suo compito a un tempo magnifico e angoscioso, il rivoluzionario davanguardia
non [pu] scendere con la [sua] piccola dose di affetto quotidiano nei luoghi in cui lo eser-
cita luomo comune23.
Il soldato della guerriglia deve prepararsi allodio intransigente contro il nemico, che
spinge molto oltre i limiti naturali dellessere umano e lo trasforma in una efficace, violen-
ta, selettiva e fredda macchina per uccidere24.
Si tratta certamente di situare queste parole nel gorgo storico di cui dicevamo; ma resta-
no sempre parole tremende.
Condividendo la diffidenza istintiva di Primo Levi per i profeti e linsofferenza di Kant
nei confronti della Schwrmerei (lesaltazione fanatica), devo confessare che la mia prefe-
renza va a quella parte del pensiero del Che che lascia varchi (anche se stretti) a un incontro
con la tradizione personalistica e cosmopolita, quella che si origina dalla congiunzione tra il
cristianesimo e la tradizione laica dei diritti dellumanit, mediante la kantiana riconduzio-
ne allilluminismo del pensiero di Rousseau. E il Guevara che dialoga con le posizioni di
Ernesto Sbato, ispirate al personalismo cristiano25.
O quello che si mostra consapevole dei rischi che corre il rivoluzionario davanguardia
di cadere in eccessi di dogmatismo, in freddo scolasticismo e non vuole perdere il radica-
mento con la dimensione delluomo comune: Per quanto ci riguarda, abbiamo stabilito che
i nostri figli debbano avere o essere privi di ci che hanno o di cui mancano i figli delluo-
mo comune26.
O, infine, quello cui piace esprimere concretamente il principio di universalit delletica
nel linguaggio a lui congeniale dellimmagine simbolica, con la citazione che ebbe pi cara,
quella da Jos Mart:
Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia
lo schiaffo inferto su quella di qualunque essere umano.

22 J.L. Borges, Annotazione al 23 agosto 1944 , in Altre inquisizioni, cit., pp. 133-4.
23 E. Che Guevara, Il socialismo e luomo a Cuba, cit., II, p. 712: I dirigenti della rivoluzione hanno figli
che nei loro primi balbettii non imparano a nominare il padre; mogli che devono partecipare al sacrificio della loro
vita, al fine di condurre la rivoluzione verso il suo destino; la cerchia dei loro amici coincide con quella dei com-
pagni della rivoluzione. Non c vita al di fuori di questa.
24 E. Che Guevara, Creare due, tre molti Vietnam la parola dordine (1967), in Scritti scelti, cit., II, p. 674.
25 E. Che Guevara, Lettera a Ernesto Sbato (1960), in Scritti scelti, cit., II, pp. 393-9. Cfr. la nota dello
stesso Sbato, riportata in E. Che Guevara, Scritti, discorsi e diari di guerriglia 1959-67, a cura di L. Gonsalez,
Einaudi, Torino 1969, p. 1446.
26 E. Che Guevara, Il socialismo e luomo a Cuba, cit., II, p. 712-3.

18
LE IDEE DEL CHE DI FRONTE ALLA GLOBALIZZAZIONE (II)1
di Giulio Girardi

2. VALIDIT DEL PROGETTO DELLUOMO NUOVO E DEL POPOLO NUOVO NEL NUOVO
ORDINE MONDIALE

Per misurare la validit attuale del progetto del Che, abbiamo stabilito fin dallinizio la
necessit di affrontare tre ordini di questioni: il primo ha come oggetto il valore teorico ed
etico-politico delle sue scelte fondamentali; il secondo riguarda la sua capacit di ispirare
oggi una critica e una rifondazione della sinistra; il terzo intende verificare lapertura di
questo pensiero ai nuovi contributi, vale a dire, la sua capacit di stimolare una ricerca che
lo integri e corregga.
Propongo queste problematiche come temi di riflessione abbastanza importanti e urgen-
ti, allo scopo di formulare considerazioni di ampio respiro, di cui il nostro seminario
potrebbe essere il punto di partenza. Rispetto a temi cos vasti e complessi, vorrei limitarmi
a proporre alcune linee direttive di ricerca.

Validit teorica e politica delle scelte fondamentali del Che

Il Che elabora il suo progetto teorico e politico nellordinamento mondiale bipolare. Ci


chiediamo: che validit continuano ad avere le sue intuizioni fondamentali nel nuovo ordine
mondiale unipolare, caratterizzato dalla globalizzazione neoliberale e dalla crisi delle cer-
tezze, in particolare del marxismo?
Tra le certezze maggiormente messe in discussione dallideologia dominante vi sono
quelle della vittoria finale delle forze popolari e della possibilit di unalternativa al capita-
lismo. Certezze che sono al centro del pensiero del Che e che, come cercheremo di mettere
in luce, sono strettamente legate alla sua concezione delluomo e del popolo nuovo.

Ritenere che la fiducia nella capacit intellettuale, morale e politica del popolo oppresso
di costruire e dirigere una societ alternativa, sia lintuizione fondamentale del Che, signifi-
ca dire che, secondo la nostra interpretazione, il compito determinante non si identifica con
la necessit e invincibilit della guerriglia. In primo luogo, perch la scelta guerrigliera del
Che non assoluta, ma storicamente condizionata: vale a dire che questa gli sembr, in quel
contesto internazionale, la strategia necessaria ed efficace per rovesciare limperialismo; al
contrario, la sua fiducia nel popolo responsabilizzato, mobilitato e organizzato, assoluta.
In secondo luogo, la sua fiducia nellinvincibilit della guerriglia non deriva da un potere
magico attribuito alla violenza rivoluzionaria, ma dal fatto che essa conta sullappoggio del
popolo, di cui interpreta le aspirazioni.

1 E la seconda parte, conclusiva, del testo di un seminario tenuto da Giulio Girardi a La Paz a luglio del 1998,
che stato pubblicato in Bolivia con il titolo di El proyecto de hombre nuevo y pueblo nuevo frente a la glo-
balizacin neoliberal, Fundacin Ernesto Che Guevara, La Paz 1998, pp. 45-68. La prima parte apparsa sul pre-
cedente numero dei Quaderni. La traduzione di Antonella Marazzi [n.d.r.].

19
Qual , oggi, il valore teorico e politico di quellintuizione, vale a dire della scelta dei
popoli oppressi come soggetti? Il Che non sinterroga esplicitamente - a mio avviso - sul
fondamento di una scelta cos decisiva per la sua vita e il suo pensiero; di fatto, per, proce-
de come se per lui il suo valore fosse una verit determinante, un principio originario che
non necessita di altra base se non quella stessa dei valori e delle verit. Si tratta di qualcosa
che una verit non scientifica, bens etica, che il Che definisce spesso fede: come quan-
do parla della fede del combattente nelle possibilit della lotta e considera la perdita della
fede un disastro morale.
Quando affermo che questa scelta conserva oggi pienamente la sua validit teorica e
politica, mi riferisco a una realt che , allo stesso tempo, una scelta etico-politca e intellet-
tuale, e che perci non neutrale. Vale a dire che la sua validit non evidente per tutti, ma
solo per coloro il cui atteggiamento etico predispone a percepire tale realt. Per questo,
comunque, non si tratta di una verit soggettiva o relativa, bens di una verit oggettiva che
per essere colta richiede una determinata predisposizione soggettiva.
Credo, comunque, che la scelta a fianco dei popoli oppressi come soggetti presenti vari
aspetti che una valutazione rigorosa deve avere presente e dei quali deve determinare la cer-
tezza con precisione. La sua prima implicazione il valore etico-politico della scelta a fian-
co dei popoli oppressi come soggetti; vale a dire del riconoscimento teorico e pratico del
loro diritto allautodeterminazione. La seconda la fiducia nelle risorse morali, intellettuali
e politiche degli oppressi, che costituiscono la base della loro capacit di smascherare la
violenza del sistema, di ribellarsi a un ordine ingiusto e di lottare per un ordine sociale e
mondiale alternativo. La terza la convinzione che la vittoria finale del popolo, e pertanto
lalternativa sociale e mondiale, sia possibile o almeno inevitabile.
Queste tre implicazioni sono espressioni di un amore storicamente inteso. A mio avviso,
la prima e la seconda possono arrivare a essere oggettivamente certe, per un individuo o un
movimento soggettivamente disposto a percepirle. La fiducia del Che nella possibilit di un
uomo e di un popolo nuovo si fonda, come abbiamo constatato, sulla sua esperienza perso-
nale e collettiva: questo metodo continua a essere valido, forse lunico valido. Nel momento
in cui opto seriamente per gli oppressi come soggetti, scopro che in me esiste la possibilit
che i valori etici prevalgano sugli interessi; che questa possibilit esiste per qualsiasi indivi-
duo del mondo; che, pertanto, luomo nuovo possibile. La fiducia negli altri si basa sulla
fiducia in noi stessi. La migliore verifica della validit del progetto delluomo nuovo sta nel
tentativo di ogni individuo, in particolare di ogni militante, di realizzarlo in se stesso.
La terza implicazione, vale a dire la convinzione dellinvincibilit del popolo, mi appare
un poco pi complessa. Presuppone non solo che il popolo abbia la capacit di ribellarsi e
di mobilitarsi per una causa cos giusta; presuppone anche che il popolo si mobiliti effetti-
vamente e massicciamente, un giorno o laltro, al livello nazionale, continentale e mondia-
le. Solo in questo caso il popolo sar realmente invincibile: solo cos potr tornare a grida-
re: el pueblo unido jams ser vencido. E difficile ritenere certe le dimensioni massicce di
unipotetica mobilitazione popolare e quindi la sua capacit di riuscire a essere una forza
alternativa efficace. Infatti la psicologia degli oppressi ha indubbiamente le risorse morali,
intellettuali e politiche che il Che le riconosce; ma la tendenza alla sottomissione, al servili-
smo, alla passivit, continua a essere presente in questa dialettica interna arrivando spesso a
prevalere.
Affermare che la vittoria finale del popolo non certa, come credeva il Che, non signifi-
ca far proprio il dogma della cultura dominante neoliberale, che lo ritiene impossibile. La
vittoria del popolo si trasforma, a mio avviso, in unipotesi storica feconda, in una possibi-
lit per la quale vale la pena lottare e morire. E unipotesi produttiva dal punto di vista
intellettuale, perch stimola limmaginazione creativa, ispirandole idee e progetti che non
germoglierebbero se si ritenesse che il futuro dellumanit finir represso nel carcere del
Grande Capitale. E unipotesi feconda dal punto di vista pratico perch rende possibili ini-

20
ziative e strategie che sarebbero segni di follia se le colonne dErcole del sistema capitali-
stico fossero considerate insuperabili.
Alla domanda: il progetto del Che utopistico?, risponderei: non lo , se utopia
significa - come per la cultura dominante - un progetto irrealizzabile della societ, che
distraendo lattenzione dagli obiettivi realizzabili, rappresenta un ostacolo per il progresso.
Al contrario, il suo progetto utopistico, se utopia significa unidea di societ che non
stata realizzata da nessuna parte e che ha le sembianze dellimpossibile, ma che tuttavia
rappresenta una motivazione efficace per il tentativo mai portato a termine di progredire
verso la sua realizzazione.
Dunque, come ipotesi storica feconda, lutopia del Che per noi non oggetto di certez-
za, ma di scommessa.
Indubbiamente, questa transizione da un impegno basato su certezze granitiche ad uno
ispirato da una scommessa, presuppone un cambiamento profondo nella psicologia dei mili-
tanti; trasformazione che forse molti non hanno avuto la forza di affrontare. Coloro per
che decideranno di assumere tale rischio scopriranno ben presto che scommettere sul pro-
getto popolare senza la certezza della vittoria, pu motivare e soddisfare una vita di impe-
gno e ricerca.
Unaltra domanda che ci facciamo sulla validit teorica ed etico-politica del messaggio
del Che, quella concernente il suo carattere utopistico. Il progetto del Che non si potrebbe
considerare attuale, sebbene sia meraviglioso, se fosse irrealizzabile. Il suo ideale non si
potrebbe considerare attuale se fosse inattuabile. La difficolt del problema sorge soprattut-
to, a mio avviso, per lambiguit dellaggettivo nuovo, che sembra designare un indivi-
duo radicalmente diverso dal vecchio, che ha terminato il suo processo di rinnovamento.
Tuttavia, le descrizioni delluomo nuovo proposte dal Che, non lo caratterizzano come
qualcosa di compiuto, ma come un progetto che si realizza attraverso un lungo processo di
rinnovamento: processo che non finisce mai, che non potr mai presentare un uomo nuovo
completamente liberatosi del vecchio, che non smetter mai di essere contraddittorio e con-
flittuale, sia allinterno di ciascun individuo, sia del popolo; un processo che, per questo,
non si potr considerare mai irreversibile. Ma tutto ci non gli toglie importanza etica e
politica, nel momento in cui, nel corso dellevoluzione di un individuo o di un gruppo, si
verifica uninversione di tendenza e lamore comincia a prevalere sullegoismo, la libert
sul servilismo; nel momento in cui la scelta etica scopre le sue implicazioni politiche e rivo-
luzionarie.
La convinzione che luomo nuovo debba essere definito come un processo e non come
uno stato compiuto, mi spinge a chiedere a tutti coloro che hanno conosciuto il Che, che ci
parlino dei suoi difetti e delle sue contraddizioni, che non lo presentino come unicona,
bens come una persona impegnata in un processo incessante di rinnovamento e di autoedu-
cazione. In tal caso, essere come il Che continuer a essere difficile, ma non impossibile.
Questa convinzione mi porta a pensare che nella rivoluzione cubana stessa, che stata e
continua a essere un grandioso processo di rinnovamento di uomini e donne, questo proces-
so non sia irreversibile. La lotta tra luomo nuovo e il vecchio, la donna nuova e la vecchia,
continua ad agire allinterno di ogni individuo e di tutto il popolo. Il crollo del comunismo
europeo, le gravi difficolt della fase speciale, lirruzione del capitalismo nella vita del
paese sono esperienze traumatiche, che acutizzano la lotta ideologica, minacciano le con-
quiste rivoluzionarie e rendono pi difficile il trionfo delle tendenze rinnovatrici.
Il popolo cubano, tuttavia, affronta questa nuova fase di lotta con la maturit etica e la ric-
chezza culturale acquisita in questi quarantanni di lotta, di esperienza e di ricerca; la affronta
con la coscienza di una responsabilit storica non inferiore a quella assunta nel 1959.
La consapevolezza del fatto che il processo di gestazione dellindividuo e del popolo
nuovo non irreversibile, spiega anche perch pu essere difficile seguire il Che - come ho
gi sottolineato - quando afferma con sicurezza che il popolo invincibile.

21
Unaltra obiezione che incontra la validit del pensiero del Che la difficolt di propor-
re un progetto cos utopistico a individui totalmente assorbiti dai problemi quotidiani di
sopravvivenza. Come possono considerare attuali e importanti i problemi del continente e
del mondo, degli individui che tutte le mattine si alzano presto chiedendosi come sar la
giornata, come riusciranno a rimediare il pranzo per i propri figli?
Tuttavia larticolazione delle battaglie quotidiane e locali con i progetti storici nazionali e
mondiali, proprio uno dei compiti fondamentali dei processi di presa di coscienza e di educa-
zione popolare liberatrice. Punto di partenza di questi processi devessere unanalisi della vita
quotidiana del popolo, delle sue difficolt, sofferenze e problemi, che si preoccupi di mettere
in luce le radici di tali problematiche nelle strutture della societ e del mondo. Unanalisi che
mostri, per esempio, come le risorse che lo Stato tenderebbe a investire per la soluzione dei
problemi concreti dellalimentazione, della casa, della salute, delleducazione, della sicurezza
sociale ecc., li sta investendo per pagare il debito con lestero, elemento chiave - attualmente -
del sistema di dominio e di sfruttamento. Partendo da questanalisi, non sarebbe impossibile
dimostrare che la soluzione dei problemi della vita quotidiana legata necessariamente alle
lotte di portata nazionale, continentale e mondiale; non sarebbe impossibile dimostrare che la
globalizzazione dei mercati ha come unica alternativa la globalizzazione della solidariet.

Per concludere questa valutazione del pensiero del Che, sento la necessit di affermare
che, come teologo cristiano della liberazione, mi identifico profondamente con questo mili-
tante e pensatore ateo. Non per il suo ateismo, ma per la grandiosa coerenza con la quale ha
vissuto la scelta a fianco degli oppressi come soggetti; scelta che si trasformata per molti
cristiani nellasse centrale della nostra identit, nella bussola della nostra ricerca, nellispi-
ratrice del nostro pensiero.
Non condivido lidea di alcuni teologi che esprimono la loro ammirazione per il Che
affermando che era un cristiano: in questa cooptazione un po forzata vedo un residuo di cri-
stiano-centrismo, orientato a pensare che tutto il buono nel mondo sia cristiano. Preferisco,
per quanto mi riguarda, riconoscere che il Che fu un laico; che non fu cristiano e non poteva
esserlo coerentemente, perch non giunse a identificare nel cristianesimo la scelta che costi-
tuiva il senso della sua vita e della sua lotta. Preferisco riconoscere che questo eroe e martire
laico aiuta noi cristiani a riscoprire la fecondit storica del comandamento nuovo dellamore.

Validit del pensiero del Che per la critica e la rifondazione della sinistra

Nella sua riflessione teorica e politica, il Che ha dedicato grandi sforzi alla critica del socia-
lismo economicista e burocratico e anche ai manuali del marxismo-leninismo. Queste criti-
che si rivolgono principalmente ai paesi dellEst europeo, ma vanno a colpire anche le riprodu-
zioni di questo modello di socialismo che cominciavano a essere introdotte nella rivoluzione
cubana, insieme ai manuali di marxismo-leninismo che, tradotti in spagnolo, si andavano tra-
sformando in strumenti dindottrinamento dei quadri del partito e degli studenti in generale.
Il crollo del comunismo europeo ha mostrato la validit e lattualit di quelle critiche
ispirate, perlopi - come abbiamo ricordato - allassenza di una rivoluzione antropologica,
in grado di fornire le basi delloriginalit della societ socialista rispetto al capitalismo.
Oggi, nel processo autocritico della sinistra, svolge un ruolo molto importante linterpreta-
zione che si d del crollo del comunismo europeo.
Pertanto, la domanda che desidero sottoporre alla discussione la seguente: in che
misura il pensiero del Che, e soprattutto il suo progetto di uomo e popolo nuovo, pu ispira-
re unautocritica e una rifondazione della sinistra? In altre parole, pu ispirare una riflessio-
ne collettiva sulle ragioni delle nostre sconfitte storiche e la ricerca di nuove strade e strate-
gie per tornare a marciare verso la vittoria?

22
Lerrore fondamentale della sinistra non consiste forse nellaver voluto costruire una
nuova societ con i metodi autoritari della vecchia? Quale ruolo svolge, nei progetti della
sinistra, in questo paese e a livello internazionale, lidea di rappresentare unalternativa
alleconomia e alla societ capitalistica? Quale spazio occupa la fiducia nella possibilit di
questa alternativa nel contesto della globalizzazione neoliberale? Quale livello di fiducia nel
popolo, e di tensione a dare impulso al suo protagonismo, si esprime nelle organizzazioni e
nelle strategie della sinistra? Quale fiducia nellintelligenza e nella saggezza del popolo
manifestano i dirigenti nellelaborazione delle analisi, dei progetti e delle strategie? I diri-
genti sono individui impegnati nella causa del popolo o preoccupati dei suoi interessi speci-
fici? Quale ruolo sta svolgendo e tenderebbe a svolgere nella vita e nei progetti delle orga-
nizzazioni leducazione popolare liberatrice, tesa a plasmare individui e popoli nuovi?

Il pensiero del Che e la ricerca di nuove strade

La validit del pensiero del Che non si definisce solo attraverso la validit teorica e poli-
tica delle sue intuizioni fondamentali, ma anche attraverso la sua apertura a nuovi contribu-
ti, vale a dire per la sua capacit di stimolare una ricerca che lo integri e corregga. La visio-
ne teorica sostenuta dal Che pu essere definita come un marxismo euristico, contrapposto
al marxismo dogmatico. La sua scelta a fianco del popolo come soggetto, la sua fiducia
nella saggezza del popolo, ispira anche la metodologia della ricerca in senso popolare e par-
tecipativo. Nella misura in cui si mantiene fedele a tale metodologia, il marxismo del Che
aperto alle correzioni e alle integrazioni che i soggetti storici emergenti sono in grado di
fornirgli. Voglio segnalare qui alcuni terreni sui quali sarebbe, a mio avviso, necessaria una
correzione o integrazione del pensiero guevarista.
Stimolato da alcune compagne femministe, intendo manifestare sinceramente un certo
malessere che provoca in me, come nelle compagne, il linguaggio del Che quando parla
delluomo nuovo, del rivoluzionario, del guerrigliero, del compagno, del dirigente ecc., pre-
scindendo dalla determinante partecipazione femminile nelle lotte di liberazione. Rispettando
la sua terminologia per obiettivit storica, desidero, tuttavia, per fedelt al suo spirito, afferma-
re la necessit di integrare con il contributo femminista la sua concezione delluomo e del
popolo nuovo. Questa nuova dimensione del pensiero tender a tradursi in una rivoluzione lin-
guistica che ci porter, per esempio, a parlare di uomo e donna nuovo(a), o di persona
nuova ecc. Questa nuova dimensione del pensiero, per, tender soprattutto a provocare una
rivoluzione culturale, una rivoluzione nella rivoluzione, ponendo esplicitamente come base del
pensiero e della pratica lamore inteso come scelta per gli oppressi e le oppresse come sogget-
ti, esprimendo sin dal primo momento, non solo la comunanza di condizioni, sofferenze e
rivendicazioni tra maschi e femmine, ma anche, a tutti i livelli, la specificit femminile.
Ma il problema principale a proposito del quale il pensiero del Che necessit di essere
attualizzato, il ruolo che, nellelaborazione del progetto di uomo nuovo, viene attribuito al
paradigma del guerrigliero; legata a questa scelta, vi la centralit strategica accordata alla
guerriglia sul piano latinoamericano. La presenza di numerosi movimenti popolari impone
labbandono di un unico paradigma e la necessit di riconoscere la nascita di modelli diversi
di individuo nuovo, come la donna, lindigeno, il nero, lo studente, lintellettuale, lo scritto-
re, leducatore, il ricercatore scientifico, il professionista, lambientalista, il difensore dei
diritti umani, il lavoratore autonomo, il disoccupato, lomosessuale ecc., distinguendo per
ognuno di questi settori, la componente maschile e femminile. Il principio dellunit nella
diversit deve caratterizzare sempre pi le analisi, i progetti e le strategie dei movimenti
popolari. Inoltre, in molti di questi settori si incontrato testimoni di unimpegno totale nella
causa del popolo, che documentano la presenza di uomini e donne nuovi nel contesto attuale.
Discutere la centralit strategica della guerriglia significa inoltre ripercorrere le molteplici
strade, vecchie e nuove, della strategia non-violenta, vale a dire della mobilitazione popolare,

23
corrispondenti ai molteplici soggetti delineati in precedenza. Per i movimenti di ispirazione
marxista forse arrivato il momento di valorizzare lenorme contributo strategico della tradizio-
ne non-violenta. E forse arrivato il momento di elaborare una nuova sintesi tra queste due gran-
di tradizioni, che nel corso della storia si sono squalificate reciprocamente e che, tuttavia, hanno
un solido principio unificante nella scelta comune in favore degli oppressi come soggetti.
Certamente, tra il marxismo dogmatico ed economicista e la tradizione non-violenta, la
contraddizione insuperabile. Ma il problema cambia completamente quando il confronto,
il dialogo e il tentativo di sintesi si realizzano con un marxismo umanista come quello del
Che. Qui la fiducia nel popolo, nella sua vittoria, non si basa sul determinismo economico
n sulla superiorit militare, ma sulla forza del diritto e dellamore, vale a dire del popolo
cosciente, mobilitato e organizzato. In altre parole, lefficacia della violenza rivoluzionaria
si fonda sulle dimensioni non violente e antiviolente della sua stessa lotta.
Un altro terreno molto importante di correzione e integrazione della strategia del Che
la concezione dellavanguardia. Gi sappiamo che il ruolo dellavanguardia non si fonda,
secondo il Che, sulla conoscenza della teoria marxista-leninista, bens sulla capacit, sem-
pre rinnovata, di interpretare le aspirazioni del popolo e soprattutto di riconoscere e pro-
muovere il suo protagonismo; in modo tale che il protagonista della rivoluzione e della
nuova societ non sia lavanguardia, ma il popolo stesso.
I problemi sorgono per il fatto che il Che elabora la sua concezione sul paradigma della
guerriglia. Indubbiamente, per lui, lefficacia della guerriglia e la sua invincibilit non si
basano, come abbiamo appena ricordato, sulla forza militare, che in genere immensamen-
te inferiore a quella dellesercito nazionale e dellimperialismo. Si basano sul riconosci-
mento e il sostegno del popolo, di cui essa interpreta le aspirazioni e le rivendicazioni. In
una parola, si basa sulla sua condizione di avanguardia riconosciuta del popolo.
Tuttavia, il fatto che lavanguardia rivoluzionaria coincida con un movimento guerri-
gliero crea molti problemi. Voglio segnalarne alcuni:
1. Il movimento guerrigliero una minoranza cosciente e organizzata che si autoprocla-
ma avanguardia del popolo sulla base delle proprie analisi, delle condizioni oggettive e sog-
gettive del paese. Ora, tra le condizioni soggettive vi proprio la disponibilit della mag-
gioranza del popolo a mobilitarsi e a sostenere la lotta armata.
Nel caso del Che, le analisi dellavanguardia autoproclamata furono verificate a Cuba,
ma vennero smentite in Bolivia. Il popolo cubano riconobbe nella sua grande maggioranza
la guerriglia come sua avanguardia, il popolo boliviano no.
Questo il primo limite della concezione dellavanguardia elaborata e praticata dal Che.
E unavanguardia che prima si autoproclama tale e che poi cerca il riconoscimento popola-
re, senza la certezza di conseguirlo. Il rischio di errore in questo tipo di analisi molto
grave e pu trasformare la guerriglia, contro le sue stesse intenzioni, in un nemico del popo-
lo e in un movimento terrorista.
2. Ma anche nel caso in cui tale riconoscimento avvenga, come a Cuba, lasse della rivo-
luzione continua a essere la lotta armata, lobiettivo la vittoria militare. Il protagonista della
rivoluzione continua a essere il movimento guerrigliero. In altre parole, lavanguardia agisce
autonomamente rispetto al popolo che intende rappresentare, dirigendone le mobilitazioni.
Assumendo poi, con la vittoria militare, il potere in nome del popolo, lavanguardia
continua a esercitare il potere in nome del popolo. Allora, quasi inevitabilmente, lautorita-
rismo che ha segnato la disciplina militare si traduce in un esercizio autoritario e paternali-
sta del potere, anche se questo si autoproclama potere popolare.
Tra la strategia rivoluzionaria e il modello di societ che questa riesce a costruire vi
una stretta relazione, come il Che stesso ha intuito lucidamente. Tuttavia, la presa di
coscienza di questa legge storica sta imponendo oggi una discussione sullavanguardismo,
che pu costituire un rifiuto categorico dellidea stessa di avanguardia o lesigenza di
ristrutturarla profondamente.

24
Lesperienza dellesercito zapatista particolarmente chiarificatrice, anche per coloro
che non vogliono sostituire un mito con un altro. In questo caso:
1. Il gruppo guerrigliero, prima di uscire dalla clandestinit, vive una rivoluzione cultu-
rale sotto la guida delle comunit indigene: in quanto loro sostegno, non si propone come
avanguardia, ma come braccio armato.
2. Il gruppo guerrigliero non decide la rivolta armata in modo autonomo, ma sulla base
di unampia consultazione delle comunit che costituiscono le sue basi di appoggio.
3. Nel dialogo con il governo, laddove si realizzato, come a San Andrs, lesercito
zapatista non si considera protagonista della negoziazione, ma vi coinvolge i rappresentanti
delle comunit indigene del paese e degli altri settori della societ civile; e non firma alcun
accordo senza aver prima ampiamente consultato le sue basi di appoggio.
4. Pochi giorni dopo linsurrezione armata, si rivolge alla societ civile per dire che:
- lesercito zapatista non lavanguardia della mobilitazione popolare, ma il suo braccio
armato; si pone allora agli ordini della societ civile, chiedendole di assumere la direzione
della lotta e di impegnarsi a disarmarlo, vale a dire a far s che le armi diventino inutili;
- riconosce che, lasse dellinsurrezione non pu essere la lotta armata, ma la mobilita-
zione della societ civile contro il potere usurpato dal partito di Stato;
- dichiara che lesercito zapatista non lotta per la presa del potere, ma per la giustizia, la
libert e la democrazia; lotta, in altre parole, perch tutto il popolo prenda il potere, cui,
secondo la costituzione, ha diritto, il che presuppone linstaurazione di una societ multiet-
nica e multiculturale;
- dichiara che non ha un programma politico definito per la societ messicana e invita la
societ civile ad assumere un ruolo di protagonista, anche nellelaborazione del programma.
5. La decisione fondamentale che lesercito zapatista sottopone al giudizio della societ
civile, attraverso unampia consultazione, quella riguardante il proprio futuro: essa gli
impone una sterzata strategica, espressa nella seconda dichiarazione della selva Lacandona:
inizia poi la sua lunga marcia verso la trasformazione in organizzazione politica, marcia
ostacolata dal militarismo del governo.
6. LEzln convoca il congresso per la fondazione del Fronte zapatista di liberazione
nazionale (Fzln), organizzazione della societ civile che condivide gli obiettivi delleserci-
to, ma li persegue con la mobilitazione popolare.
7. Rivolgendosi, il 29 agosto 1996 con una lettera aperta, ai militanti e i dirigenti
dellEpr (Esercito popolare rivoluzionario), organizzazione guerrigliera e militarista, lEzln
dichiara: Le nostre proposte politiche sono diametralmente opposte... Lappoggio che
vogliamo, che cerchiamo e di cui abbiamo bisogno, quello della societ civile nazionale e
internazionale, e ci in cui speriamo sono le mobilitazioni pacifiche e civili. Non abbiamo
bisogno di armi, combattenti o azioni militari.
Io non credo che con queste dichiarazioni e iniziative, lesercito zapatista smetta di esse-
re unavanguardia. Sta per trasformando la concezione dellavanguardia, che continua a
essere una minoranza cosciente che infonde consapevolezza, ma che non si considera chia-
mata a dirigere n la mobilitazione popolare n la nuova societ. Nel dibattito attuale sulla
validit dellavanguardia, non si pu prescindere dallesperienza zapatista.

Conclusione: la militanza rivoluzionaria tra passato e futuro

Abbiamo aperto la nostra riflessione trasformando la parola dordine Il Che vive! in


una domanda. Per concludere, diciamo che la domanda continua a essere tale. Perch la
parola dordine, come abbiamo sottolineato sin dal principio, era anche un compito: quello
di coltivare questo seme in un nuovo futuro rappresentato dalla testimonianza e dal pensiero
del Che. Solo svolgendo questo compito, e nella misura in cui lo faremo, potremo continua-
re a dire, con sicurezza, che il Che vive.

25
Vive nellimpegno di tutti coloro che condividono il suo ideale: dei vecchi che nono-
stante tante sconfitte e frustrazioni continuano a lottare e a ricercare le strade per la vittoria;
vive nellimpegno dei tanti giovani che, scoprendo nel cuore della crisi dei valori la sua
testimonianza e il suo messaggio, scoprono allo stesso tempo il senso della vita e della sto-
ria. Il Che mor sognando che
unaltra mano si tenda per impugnare le nostre armi, e altri uomini si apprestino a intonare i canti luttuo-
si col crepitio delle mitragliatrici e nuovi gridi di guerra e di vittoria10.

La nostra riflessione, tuttavia, ci ha indotto a riconoscere che lattualit del Che non
risiede nella validit della sua strategia militare. Pertanto, la nostra fedelt al suo lascito non
consister nellimpugnare larma che ha lasciato, ma nel valorizzare il suo pensiero e il suo
progetto storico, che anche un progetto di vita.
La nostra fedelt al Che, che affront senza paura il rischio della morte, consister nel-
lassumere al suo fianco il rischio dellemarginazione e della sconfitta.
La nostra fedelt al Che consister nellaccogliere giorno e notte il testamento lasciato
ai suoi figli:
Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel pi profondo qualsiasi ingiustizia commessa contro chiun-
que, in qualsiasi parte del mondo11.

La nostra fedelt al Che che lott con la certezza della vittoria finale del popolo, consi-
ster nel continuare a lottare senza questa certezza, con la convinzione, per, che questa vit-
toria sia possibile e che valga la pena scommettere su di essa. Con la certezza, questa s, che
la lotta per un ideale cos giusto e puro indipendentemente dal suo esito futuro, possa riem-
pire oggi di significato e speranza la nostra vita. Significato e speranza che ci aiutano a sco-
prire il messaggio profetico del rivoluzionario russo Bakunin:
E scommettendo limpossibile che, nel corso della storia, si avanzato alla scoperta e verso la realizza-
zione del possibile. E tutti coloro che si sono saggiamente accontentati di credere nel possibile, non sono
avanzati di un solo passo.

Alcune annotazioni necessarie

Mi sembra che da questo incontro nasca lesigenza di compiere una riflessione e una
ricerca collettiva dal punto di vista degli oppressi, vale a dire, dal punto di vista alternativo
a quello della cultura dominante. Il Che si dimostrato valido, non solo come pensatore,
ma anche come stimolo alla ricerca di nuove direttive di pensiero.
Ho tentato di identificare alcune tematiche ancora aperte, e voglio enumerare una serie
di questioni tuttora irrisolte.
In primo luogo, il problema dellattenzione alla problematica della donna; al di l della
questione terminologica, rispetto al fatto di dire le cose in una forma o in unaltra, credo
che vi sia un problema pi importante che quello di identificare la problematica specifica
della donna in tutti i settori della nostra cultura, delle nostre analisi, della nostra militanza.
Questo un compito non solo delle donne; importante comprendere che il punto di vista
delle donne non si riferisce solo alle problematiche femminili, ma un punto di vista che
vuole integrare la problematica politica, etica, filosofica, teologica, allinterno del movi-
mento della teologia della liberazione della donna. Siamo daccordo con quelle compagne

10 E. Guevara, Creare due, tre... molti Vietnam, in Scritti scelti, a cura di R. Massari, Erre emme, Roma
1993, II, p. 677.
11 E. Guevara, Lettera ai figli, in op. cit., II, p. 720.

26
che dicono: non vogliamo che il tema della teologia della liberazione della donna sia solo
un tema delle donne, ma di qualsiasi persona che voglia avere una posizione oggettiva delle
cose, e non si pu avere una visione oggettiva se non si include, in questa prospettiva, il
punto di vista della donna oppressa, della donna sfruttata, della donna oggetto di violenza,
ma anche della donna ribelle e mobilitata.
Un altro tema di discussione che rimasto aperto, e che stato il tema originario, la
questione della guerriglia, la problematica violenza/non-violenza. Non vogliamo discute-
re le scelte del Che in proposito, ci di cui vogliamo discutere, affinch il pensiero del
Che si trasformi in qualcosa di pi valido, la centralit che assume in molte sue impo-
stazioni il riferimento alla guerriglia come paradigma delluomo nuovo. E, in tal modo,
stimolare una riflessione che valorizzi il contributo delle culture non-violente, della tradi-
zione non-violenta.
Un altro problema che resta aperto quello della necessit di porre la nostra attenzione
sui nuovi soggetti che non si possono elencare in termini generali, che devono essere il frut-
to di unanalisi della societ reale. Che vuol dire progetto popolare qui in Bolivia? Si deve
rispondere a questa domanda sulla base delle sue lotte specifiche. Il compito non solo di
identificare i soggetti, ma anche di stimolarli nella loro diversit; la cosa pi difficile e
urgente di scoprire un fattore unitario tra impegni tanto diversi come quelli che si stanno
manifestando. In molti paesi si nota unenorme mobilitazione; in Nicaragua, per esempio,
vi sono moltissimi fronti di lotta, accompagnati dallincapacit di arrivare a una piattaforma
comune, in grado di unificare queste forze e trasformarle in unalternativa. Ho limpressio-
ne che qui in Bolivia accada qualcosa di simile.
Un altro problema manifestatosi che non si potuto approfondire, la concezione del-
lavanguardia. In che senso questa concezione continua a essere valida? In che senso neces-
sita di una riformulazione? Personalmente, non sono daccordo con coloro che affermano
che non si deve parlare di avanguardia perch il popolo deve mobilitarsi da solo. Il popolo
non si mobilita, se non ci sono dei gruppi pi coscienti, che in qualche modo, lo stimolano,
che risveglino la sua coscienza. La concezione tradizionale dellavanguardia ha molti limiti
che siamo andati scoprendo: ora dovremmo vedere come mantenere valido il ruolo delle
minoranze coscienti, senza trasformarle in minoranze autoritarie che pretendono di dirigere
le grandi maggioranze.
Abbiamo anche visto limportanza e la difficolt di articolare i grandi temi proposti dal
Che, le sue grandi utopie con la problematica della vita quotidiana, compito difficile, ma
necessario, perch il popolo non si mobiliter mai se non si parte dai suoi problemi, se non
capisce che la soluzione dei problemi quotidiani passa attraverso prospettive di carattere
nazionale, continentale e mondiale. E nata anche lidea che questa nuova situazione mon-
diale provochi un movimento di resistenza, ma ci pone una nuova questione: come far s
che questi spazi di resistenza si trasformino in punti di partenza per alternative che non si
chiedano solo come resistere, come sopravvivere, ma anche come vivere per preparare una
nuova epoca?
Un altro tema che stato menzionato varie volte quello dellottimismo storico: come
alimentare lottimismo storico rispetto alla globalizzazione, al fatalismo che sta guadagnan-
do tanto spazio? Come alimentare la fiducia nel popolo? Come alimentare la fiducia del
popolo in se stesso? Come alimentare la capacit di lottare senza la certezza della vittoria?
Come conciliare la necessit di uno strumento politico, valorizzando le lezioni del pas-
sato, delle sconfitte, dei crolli, valorizzando la critica del Che al dogmatismo, alleconomi-
cismo? Come formare un partito che possa essere un fattore di unit nel rispetto della diver-
sit dei soggetti e non essere un fattore di divisione tra il popolo? Come fare del Che un fat-
tore di consapevolezza e mobilitazione nelleducazione e nella cultura? Dobbiamo conti-
nuare nella riflessione e nella ricerca uniti, dal punto di vista degli oppressi, e il nostro com-
pito sar di scoprire come, dove e quando farlo.

27
Dossier Guevara
e i Paesi dellEst

Le critiche allUrss e al sistema sovietico


di Antonio Moscato

Il riferimento a Guevara
nella Polonia degli anni 60
di Zbigniew M. Kowalewski

N calco n copia:
il Che alla ricerca di un nuovo socialismo
di Michael Lwy

Guevara e la Cecoslovacchia
di Vladimr Klofc

Il Che e la coscienza socialista


de La Comuna (Buenos Aires)

Critica rivoluzionaria del socialismo reale


e critica marxista del marxismo dogmatico
di Giulio Girardi

Periodizzare il Che e il socialismo


(per capire entrambi)
di Roberto Massari

28
LE CRITICHE ALLURSS E AL SISTEMA SOVIETICO
di Antonio Moscato*

Rileggendo Il pensiero del Che Guevara, un piccolo libro di Michael Lwy pubblicato
da Feltrinelli nel lontano 1969, ho avuto la conferma del fatto che gi allora non fosse
impossibile capire latteggiamento critico dellultimo Guevara nei confronti di quei paesi
che egli chiamava ancora convenzionalmente socialisti, ma su cui esprimeva dubbi e cri-
tiche sempre pi severe. Certo, molte di esse sono rimaste inedite, soprattutto quelle pi
esplicite, come quei passi delle note critiche al Manual de economa poltica
dellAccademia delle Scienze dellUrss, in cui Guevara aveva commentato alcune afferma-
zioni del libro con questa annotazione: questo riguarda lUrss, non il socialismo. Il che
voleva dire implicitamente che quando scriveva quel testo, a Dar es Salaam, dove aveva
dovuto ritirarsi nel novembre 1965, dopo il fallimento dellimpresa nel Congo, lUrss per
lui non era socialista.
Ma lasciamo da parte per un momento gli inediti, anche se una piccola ma non insignifi-
cante parte di essi non sono pi tali, dato che sono stati pubblicati in Francia da Maspero, in
Italia prima dal Manifesto e poi in forma pi organica da Massari, e nessuno da Cuba ne ha
mai smentito lautenticit. Altri sono stati citati largamente da Carlos Tablada, nella nuova
edizione italiana del suo prezioso libro dedicato al pensiero economico di Guevara, che nel
1987 aveva ricevuto il premio Casa de las Amricas ed era stato elogiato dallo stesso
Fidel Castro, ma era stato pubblicato poi nello stesso anno con moltissimi tagli suggeriti
dai redattori cubani (tagli al testo di Tablada, ma anche a molte frasi del Che). La prima
edizione era stata subito pubblicata in italiano dalla Erre emme, la seconda, apparsa inizial-
mente in Belgio, stata tradotta in italiano dal Papiro di Sesto San Giovanni nel 19961.
Nelle oltre 70 pagine di Introduzione alla nuova edizione c unampia utilizzazione di
brani inediti tratti dalle note al Manuale, ma anche da trascrizioni di conferenze o lettere a
compagni cubani che le avevano fatte leggere e copiare a Tablada. Tuttavia anche questo
lavoro, che pure contribuisce meglio di altri a ricostruire litinerario politico e teorico del Che
nella sua fase pi matura, stato ignorato tranquillamente in Italia dai nostalgici del sociali-
smo reale, che usano magari il ritratto del Che sulle magliette, ma si guardano bene dal leg-
gerne gli scritti e utilizzarli per capire che cosa accaduto tra il 1989 e il 1991. Eppure quello
straordinario autodidatta che era Guevara aveva previsto quella sconfitta, osservando dallin-
terno di Cuba le contraddizioni del sistema sorto in Urss ed esportato poi in tanti paesi: un
sistema che di fronte ai sintomi inequivocabili della crisi cercava di guarire usando come
medicina elementi di capitalismo, invece di correggersi tentando di ritornare alle origini.
Guevara invece, e lo hanno confermato pi volte molti dei suoi collaboratori pi stretti,
a partire da Orlando Borrego, nei numerosi convegni organizzati a Cuba dopo il discorso di
Fidel Castro del 1987 che invitava a studiare il pensiero del Che, aveva sostenuto che quan-

* E la relazione introduttiva al convegno annuale della Fondazione Guevara (Acquapendente, 15-17 giugno
2001), dedicato questanno a Il Che e i Paesi dellEst e che ha visto la presenza di vari relatori provenienti dal-
lestero [n.d.r.].
1 Carlos Tablada Prez, Economia, etica e politica nel pensiero di Ernesto Che Guevara, Il Papiro, Sesto San
Giovanni (MI), 1996.

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do un aereo smarrisce la rotta, non deve cercarla a caso dal punto in cui arrivato, ma deve
tornare verso il punto di partenza. E la metafora veniva esplicitata: bisogna tornare a Lenin,
bisogna leggere tutto quello che ha scritto dal 1917 in poi, senza per questo accettarlo in
blocco acriticamente. Ma bisogna ripartire dai dibattiti degli inizi degli anni 20, perch
dopo non si prodotto pi nulla di paragonabile a quella ricerca teorica.
A questo proposito va detto che quei convegni sono stati un momento importante per la
comprensione del pensiero del Che, soprattutto perch avevano incoraggiato a parlare molti
di quelli che durante i quindici anni di dominazione ideologica sovietica praticamente
incontrastata avevano dovuto tacere, o almeno non pubblicare nulla. In uno di essi parlaro-
no alcuni dei consiglieri sovietici e cecoslovacchi, che avevano fatto esperienze straordina-
rie accanto al Che, giunti a Cuba nel 1988 con tutte le inquietudini di una fase in cui le con-
traddizioni dei paesi in cui vivevano si avvicinavano allesplosione. Quei convegni fecero
balenare la speranza di uneffettiva ripresa dello studio del pensiero di Guevara, ma furono
solo un breve momento circoscritto, di cui rimase traccia quasi soltanto negli Atti pubblicati
a Cuba in tirature limitate e spesso messi in circolazione in dollari2.
Il pi importante lavoro collettivo, promosso da quel Centro studi sullAmerica in cui si
erano raccolti molti degli intellettuali cubani che avevano diretto a suo tempo la rivista
Pensamiento crtico, si concretizz in un libro in due tomi, Pensar al Che, di cui pochi anni
dopo uscita in Italia unampia ed esauriente selezione in un solo volume a cura di Adriana
Chiaia presso leditore Teti, col titolo Attualit del Che3. Ma anche se quel libro era uscito
a Cuba con lavallo di una Prefazione importante (il ministro della cultura e leader storico
della rivoluzione Armando Hart), non aveva contribuito molto a diradare lignoranza sul
pensiero del Che in quella sinistra italiana che continua a venerare il guerrigliero eroico e
a ignorare il pensatore lungimirante.
In ogni caso, anche senza tenere conto di tutti questi squarci nel velo di reticenza e di
censura che aveva occultato a lungo la ricchissima produzione dellultimo Guevara, e prima
che questi brani e queste testimonianze fossero accessibili, era possibile ricostruire litinera-
rio politico del Che nellultimo periodo della sua vita. Ho gi accennato a quello che scrisse
alla fine degli anni 60 il giovane Michael Lwy, ma vorrei ricordare quanto io stesso, ben
prima di avere accesso per la prima volta nel 1993 e 1994 a parte degli inediti del Che,
avevo potuto scrivere in alcuni saggi apparsi su Latinoamerica4. Almeno per quanto mi
riguarda, lo spunto fondamentale era venuto da alcuni degli scritti editi ufficialmente a
Cuba e in tutto il mondo: Il socialismo e luomo a Cuba, il Messaggio alla Tricontinentale
(Creare due, tre, molti Vietnam), e soprattutto il discorso al Secondo seminario afroasiatico
di Algeri del febbraio 1965. Grazie ad essi ho avuto lo stimolo a cercare quegli inediti, di
cui conoscevo solo vagamente lesistenza e di cui intuivo limportanza proprio per il riserbo
da cui erano circondati.
Chi ha ignorato dunque la portata della critica del Che maturo, magari aggrappandosi a
citazioni isolate di lettere del periodo giovanile, o a suoi discorsi del primissimo periodo di
conoscenza dei paesi del blocco sovietico (quando egli stesso, di ritorno dal primo viaggio

2 Particolarmente interessanti gli Atti della Conferencia terica sobre el pensamiento econmico del
Comandante Ernesto Che Guevara. Memorias, Editora Poltica, La Habana, 1990. La conferenza si era svolta il 26
e 27 aprile del 1988 ed era stata convocata dal segretariato del Comitato centrale del Partito comunista di Cuba.
3 Pensar al Che, prefaz. di Armando Hart Dvalos, a cura del Centro de Estudios sobre Amrica, editorial Jos
Mart-Centro de Estudios sobre Amrica, La Habana, 1989. Edizione italiana ridotta: Attualit del Che, a cura di
Luis Surez Salazar e Adriana Chiaia, coedizione Editorial Jos Mart-Teti editore, Milano, 1997.
4 Antonio Moscato, Gli scontri ideologici degli anni Sessanta, in Latinoamerica, nn. 27-28, luglio-dicembre
1987, pp. 55-63; Id., Guevara e il socialismo reale, in Latinoamerica, nn. 33-34, genn.-giu. 1989, pp. 83-102;
Id., Le ultime battaglie, in Latinoamerica, n. 65, settembre 1997, pp. 29-48. Per alcuni aspetti pu essere utile
anche il mio articolo su La riscoperta di Guevara a Cuba oggi, apparso sul numero 50-51 della stessa rivista, dato
che passava in rassegna tutti i convegni dedicati al Che nei primi anni dopo il XX anniversario e il discorso di Fidel.

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in Urss, ammetteva di poter essere scambiato per Alice nel continente delle meraviglie
per i suoi resoconti entusiastici), evidentemente non capiva la sua riflessione solo perch
non la voleva capire. E su questo ritorneremo a proposito delle ragioni che spiegano la
mancata pubblicazione a Cuba di questi inediti, anche ventanni dopo la dissoluzione
dellUrss.

Una periodizzazione necessaria

Comunque, anche se dovrebbe essere ormai chiarita da tempo (la si ricostruisce tra lal-
tro da tutte le biografie del Che - magari discutibili, ma basate su una lettura attenta dei suoi
scritti - uscite nel trentesimo anniversario della morte), va introdotta come argomento preli-
minare una periodizzazione del pensiero di Guevara.
Una periodizzazione necessaria per qualunque pensatore, specialmente se immerso in
un movimento reale con il quale dialoga, in cui interviene, che lo stimola e lo condiziona.
Quando Lenin, gi malato, seppe che in suo onore si era deciso di pubblicare tutti i suoi
scritti, si irrit molto: a che serve, diceva, quello che ho scritto sempre stato pensato in un
momento dato, in polemica con qualcuno, in un contesto che ora difficile ricostruire.
Evidentemente intuiva con preoccupazione che uso si sarebbe fatto delle sue opere, codifi-
cate in una specie di canone del leninismo, che poi un corpo di sacerdoti avrebbe dovuto
selezionare e piegare alluso del momento. Tanto pi che le Opere (complete, ma non trop-
po) pubblicate in ordine cronologico sarebbero state di fatto, per molteplici ragioni,
accessibili solo a una ristrettissima cerchia, mentre al volgo sarebbero state proposte quelle
compilazioni metastoriche e anacronistiche di citazioni avulse dal contesto, che avevano
come modello antichissimo la scelta ecclesiastica dei brani biblici da propinare al popolo
durante la messa e che avranno molti imitatori, fino a culminare nella Cina della cosiddetta
Rivoluzione culturale proletaria nel famoso Libretto rosso delle citazioni del presidente
Mao Tse-tung.
Questo metodo anche a Cuba stato a volte riproposto per Guevara, con varie compila-
zioni di brani raccolti per temi anzich cronologicamente, quasi sempre brevissimi e incom-
pleti, e senza riferimento alloccasione in cui erano stati scritti: utili soprattutto per ricavar-
ne citazioni da inserire in un discorso rituale, si direbbe5. Una di queste raccolte stata tra-
dotta e diffusa largamente in Italia (con la solita esca editoriale di una copertina con la clas-
sica foto di Korda stilizzata in rosso, nero e oro) con il nome significativo di Ideario. Ci
vuol dire che si propongono delle idee di Guevara da prendere, meditare, magari imparare a
memoria, come si fa con la Bibbia o il Talmud, prescindendo dai processi reali in cui si
sono sviluppate, modificate, o dal fatto che siano state abbandonate perch sostituite da una
nuova posizione formatasi grazie allesperienza pratica e al confronto con le idee di altri.
Bisogna dunque distinguere un primissimo periodo, in cui il giovane Ernesto comincia a
interessarsi confusamente di politica e fa quindi anche alcuni riferimenti allUrss o ad altri
paesi socialisti. In alcune lettere scherzose ai famigliari del 1953-1954, ad esempio, si
firma Stalin II, o allude attraverso la parola cifrata cortisone ai paesi oltrecortina (ter-

5 Una parziale eccezione lampia raccolta di testi curata da un collettivo della scuola di partito col titolo El
hombre y la economa en el pensamiento de Che, Editora Poltica, La Habana, 1988. Pur essendo raggruppata per
temi e non cronologicamente, un sistema di note permette di ricostruire le fonti, tra cui il tomo VI della raccolta
curata da Borrego, El Che en la revolucin cubana. Anche se nel 1987 Carlos Tablada aveva inserito quella rac-
colta nella sua bibliografia, si trattava comunque di unimportante novit, che consentiva ai lettori di conoscere
almeno qualche passo dellultimo Guevara. Quanto quella raccolta fosse precedentemente protetta lo rivela un
episodio: Aurelio Alonso, uno dei redattori di Pensamiento crtico, aveva regalato la sua copia alla Biblioteca
nazionale Jos Mart, di cui era direttore, ma quando anni dopo si rec per consultarla non ne trov traccia.

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mine usato dalla stampa borghese e che nessun comunista allora poteva accettare). Le frasi
di quel periodo testimoniano solo il suo livello di partenza, prima che lesperienza del
Guatemala lo spingesse verso un diretto impegno politico, e lincontro con Hilda Gadea lo
aiutasse a uno studio sistematico di testi di Marx e di Lenin.
Nel 1954 comincia la fase che chiamerei dellapprendistato politico, che si protrae fino
al 1961. Negli scritti e discorsi di quel periodo si possono trovare ancora notevoli ingenuit
nel valutare Urss, Cecoslovacchia e Cina al momento dei primi viaggi, ma anche linizio di
un vivace spirito critico per tutto quanto alla portata della sue esperienza diretta: dal rifiu-
to delle ovazioni alla sua persona, alla riscoperta di quella tradizione eretica del movi-
mento operaio cubano che era stata sistematicamente rimossa e calunniata dagli stalinisti.
Penso in particolare ad Antonio Guiteras, che nel quadro del settarismo sfrenato del Terzo
periodo dellInternazionale comunista era stato definito il pi gran fascista dellAmerica
Latina, perch era un rivoluzionario con un ruolo importante, ma fuori del controllo del
Partito (la stessa sorte era capitata a Sandino, di cui pochi mesi prima della sua morte la
stampa comunista internazionale dava per scontato che si fosse venduto allambasciatore
statunitense, precisando perfino per quanti dollari).
E vero che lattenzione per Guiteras non era del solo Guevara, e si doveva anzi soprat-
tutto a Fidel Castro, che aveva studiato attentamente la rivoluzione degli anni Trenta, e che
allesempio di Guiteras si era rifatto persino nella scelta del Cuartel Moncada; ma indubbia-
mente il riconoscimento del ruolo di quel generoso e sfortunato protagonista della terza
rivoluzione cubana si differenziava nettamente dal settarismo degli stalinisti che lo ave-
vano calunniato per anni (daltra parte Fidel non poteva dimenticare neppure che nel 1953
in tutto il mondo la stampa di tutti i partiti comunisti filosovietici, inclusa lUnit, aveva
presentato lassalto al Moncada come unimpresa di gente equivoca vestita con uniformi
americane).

Il cruciale 1962

Lanno in cui Guevara comincia a riflettere e a porsi domande sui paesi socialisti e sui
loro sostenitori a Cuba e nel mondo il 1962: in quellanno cera gi stata una prima verifi-
ca della qualit degli aiuti sovietici, cechi ecc., sul ritardo tecnologico degli impianti forniti,
e anche sul comportamento dei consiglieri provenienti da quei paesi, una parte dei quali
avevano finito per essere attratti dal clima della rivoluzione, mentre altri pretendevano i pri-
vilegi a cui erano abituati e manifestavano unarroganza burocratica nei confronti dei subal-
terni cubani.
Tuttavia, sono le due grandi crisi di quellanno ad accelerare la riflessione nel giovane
gruppo dirigente della rivoluzione cubana. Quella di marzo provocata dal comportamento
dellapparato proveniente dal Partido socialista popular, che si era impossessato rapida-
mente delle Ori, le organizzazioni rivoluzionarie integrate che univano in un solo
embrione di partito i rivoluzionari numerosi ed entusiasti, ma impreparati, provenienti dal
Movimento 26 di luglio, i quadri agguerriti e ben indottrinati del Psp, e quanto rimaneva
del Direttorio rivoluzionario che aveva tentato dallAvana di contestare legemonia del 26
di luglio. Il gruppo raccolto intorno ad Anbal Escalante aveva imposto a tutti i livelli qua-
dri fidati (cio scelti con una logica di cricca allinterno di chi proveniva dal partito stalini-
sta, a prescindere dalle loro capacit e dai meriti rivoluzionari), e grazie ad essi aveva intro-
dotto ovunque un conformismo bigotto e censorio, che scaten le ire di Castro e lindigna-
zione di Guevara.
In ottobre poi cera stata la crisi dei missili, che port il mondo sulla soglia di un con-
flitto atomico. In tutti e due i casi emergeva una responsabilit dellUrss, diretta nel secon-
do (con un atteggiamento del gruppo dirigente sovietico nei confronti di quello cubano che

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ricordava quello statunitense dei decenni precedenti), indiretta ma inquietante nel primo: a
impossessarsi della nuova organizzazione erano stati i filosovietici pi zelanti, anche se in
questo caso non si parl apertamente di ingerenze inammissibili di diplomatici sovietici,
come accadr nel gennaio 1968 al momento dalla seconda crisi Escalante (quella della
cosiddetta microfrazione). Invece di bollare loperazione per quello che era, cio stalini-
sta classica, la si defin eufemisticamente settarismo, ma non cerano dubbi sulla fonte di
ispirazione.
Anche il discorso di Guevara del 18 maggio 1962 alla Seguridad rivela che in quellan-
no egli aveva gi ben presenti i rischi di degenerazione burocratica. Dopo avere accennato
abbastanza genericamente a come gli errori di un governo possono provocare uninsurrezio-
ne delle masse, nella Bolivia di Villarroel e nellUngheria del 1956 - casi diversi tra loro,
ma che avevano offerto occasioni preziose allimperialismo - il Che ammetteva che anche a
Cuba si era andati in questa direzione:
Nosotros somos mucho ms culpables, dirigentes del Gobierno con la obligacin de ser perspicaces,
pero anduvimos por ese camino que se ha llamado sectario, que es mucho ms que sectario, estpido; el
camino de la separacin de las masas, el camino de la ligacin rgida a veces, de medidas correctas a
medidas absurdas, el camino de la supresin de la crtica, no solamente de la supresin de la crtica por
quien tiene legtimo derecho de hacerlo, que es el pueblo, sino la supresin de la vigilancia crtica por
parte del aparato del Partido que se convirti en ejecutor, y al convertirse en ejecutor perdi sus caracter-
sticas de vigilancia, de inspeccin. Eso nos llev a errores serios econmicos, recurdense que sobre la
base de todos los movimientos polticos est la economa, y nosotros cometimos errores econmicos, es
decir, fuimos por el camino que al imperialismo le interesaba. Ellos ahora quieren destruir nuestra base
econmica mediante el bloqueo; mediante todas estas cosas nosotros los bamos ayudando6.

Guevara non precisava quali erano stati i gravi errori in economia, ma si spostava subito
sul terreno politico, alludendo a una corresponsabilit proprio dei responsabili dei servizi
di sicurezza. Ma allargava il discorso ai Cdr:
Los Comits de Defensa [de la Revolucin], una institucin que surgi al calor de la vigilanza popular,
que representaba el ansia del pueblo de defender su Revolucin, se fue convirtiendo en un hazlo todo, en
la imposicin, en la madriguera del oportunismo. Se fue convirtiendo en una organizacin antiptica al
pueblo. Hoy creo poder decir, con mucha razn, que los Cdr son antipticos al pueblo7.

Guevara sottolineava che i Cdr avevano assunto questa funzione negativa soprattutto
nelle campagne, grazie alle quali il movimento rivoluzionario aveva trionfato, ma dove i
contadini erano stati lasciati in mano a opportunisti di ogni genere. E subito dopo diceva:
attenti che anche i corpi di sicurezza possono fare, e in parte hanno fatto, lo stesso.
Alludeva a un caso specifico, il terrore bianco inventato a Matanzas da un gruppo rivo-

6 [Siamo noi ben pi colpevoli, noi dirigenti del governo che abbiamo il dovere di essere perspicaci, mentre
abbiamo imboccato la via cosiddetta settaria, ma che piuttosto stupida che non settaria: la via del distacco dalle
masse; la via dellaccostamento a volte rigido di misure corrette a misure assurde; la via della soppressione della
critica, non solo la soppressione della critica per chi ha legittimo diritto di esercitarla, cio il popolo, ma la sop-
pressione della vigilanza critica da parte dellapparato del Partito, che diventato un esecutore e, per essere diven-
tato un esecutore, ha perso le caratteristiche di vigilanza, di ispezione. Questo ci ha portato a gravi errori economi-
ci, e va ricordato che alla base di ogni movimento politico sta leconomia, mentre noi abbiamo commesso errori
economici, vale a dire abbiamo imboccato la strada che interessava allimperialismo farci imboccare. Adesso loro
vogliono distruggere la nostra base economica attraverso il blocco; con tutte queste cose noi lo andavamo aiutan-
do a mano a mano.] Cfr. Ernesto Che Guevara, Escritos y discursos, Editorial de Ciencias Sociales, La Habana,
1985, IX, pp. 197-223, tradotto parzialmente in: Ernesto Che Guevara, Scritti scelti, a cura di R. Massari, Erre
emme, Roma, 1993, II, pp 432-8.
7 [I Comitati di Difesa, unistituzione che si form nel vivo della vigilanza popolare, che esprimeva lansia del
popolo di difendere la propria rivoluzione, si sono andati trasformando in un tuttofare, unimposizione, in un covo
dopportunismo: si sono trasformati in unorganizzazione antipatica al popolo. Oggi credo di poter dire, del tutto a
ragione, che i Cdr sono antipatici al popolo.] Il passo si trova a p. 217 delledizione cubana e a p.434 di quella
italiana citate nella nota precedente.

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luzionario fuori controllo (cio gli stalinisti del Psp) per scatenare il terrore rosso; tutta-
via accennava anche a casi di tortura, in una forma cauta ma inequivocabile:
Nosotros tenemos la gran virtud de habernos salvado de caer en la tortura, en todas las cosas tremendas
en que se ha caido en muchos pases defendiendo principios justos. Establecimos un principio que Fidel
defendi mucho siempre, de no tocar nunca a la gente, aun cuando se le fusilara al minuto, y puede ser
que haya habido alguna excepcin, yo conozco alguna excepcin8.

Non c dubbio che la prima frase che ho riportato in corsivo alludesse ai paesi sociali-
sti, e aveva un senso particolare perch il primo aiuto fornito dallUrss a Cuba fu la consu-
lenza per la creazione dei servizi di sicurezza. Quanto alla tortura, la prima affermazione
veniva incrinata dallaccenno alle possibili eccezioni, e poi distrutta dalla frase finale: io
ne conosco qualcuna E il Che aggiungeva, per rafforzare lallarme:
qui si viene a sapere tutto, anche ci che a volte non si legge sulla stampa [] e che alla fine ci giunge
alle orecchie. []. Si viene a sapere tutto, e cos anche dei soprusi e delle ingiustizie che commette unor-
ganizzazione, per quanto clandestina. Il popolo ha modo di conoscere molte cose e le sa valutare a fondo
(p.436 ed. it., cit.)..

Nello stesso discorso, che formalmente era dedicato allinfluenza della rivoluzione
cubana in America Latina, e che cominciava effettivamente con una rassegna dei problemi
dei principali paesi del continente, si insisteva soprattutto sul fatto che i veri e pi pericolosi
controrivoluzionari sono quei dirigenti che rendono omaggio alla rivoluzione e ne violano
la morale ricercando privilegi. Sono passati appena due mesi dalla crisi delle Ori, ed chia-
ro a chi alludeva il Che. Sono gli stessi della cordata di Anbal Escalante, sferzati da Fidel
nei discorsi di marzo:
Contrarrevolucionario es todo aquel que contraviene la moral revolucionaria, no se olviden de eso.
Contrarrevolucionario es aquel que lucha contra la Revolucin, pero tambin es contrarrevolucionario el
seor que valido de su influencia consigue una casa, que despus consigue los carros, que despus viola el
racionamiento, que despus tiene todo lo que no tiene el pueblo, y que lo ostenta o no lo ostenta, pero lo
tiene9.

E interessante che, sferzando questo particolare tipo di controrivoluzionario da colpire


con forza o annientare - e che utilizza le sue relazioni, buone o cattive, a profitto persona-
le - il Che non deleghi il compito di combatterlo alla Seguridad, ma al contrario avverta
che bisogna vigilare particolarmente allinterno dei corpi di sicurezza: lopportunismo un
nemico della rivoluzione, che ramifica ovunque manchi il controllo popolare, ed tanto pi
pericoloso come problema negli organismi in cui il controllo deve avvenire dallalto per
evidenti ragioni di segretezza. In questi casi bisogna essere inflessibili per ragioni di giusti-
zia (e la rivoluzione stata contro lingiustizia), ma anche per ragioni politiche:

8 [Noi abbiamo la grande virt di avere evitato di incorrere nella tortura, in tutte quelle cose terribili in cui si
caduti in molti Paesi pur difendendo princpi giusti. Stabilimmo un principio, regolarmente ribadito da Fidel,
quello di non toccare mai la gente, anche quando la si dovesse fucilare subito dopo, e pu darsi che ci siano state
eccezioni - io ne conosco alcune.] Il passo si trova a p. 218 delledizione cubana e a p. 434 di quella italiana, cit.
I corsivi sono miei.
[Controrivoluzionario chiunque viola la morale rivoluzionaria, non dimenticatevene. Controrivoluzionario
chi lotta contro la rivoluzione, ma anche il signore che si avvale della sua influenza per ottenere una casa, e poi
ottiene le automobili, poi aggira il razionamento e alla fine ha tutto quello che il popolo non ha (lostenti o meno,
a ogni modo ce lha).] Il passo si trova a p. 219 delledizione cubana e a p. 437 di quella italiana, cit.
9 [Controrivoluzionario chiunque viola la morale rivoluzionaria, non dimenticatevene. Controrivoluzionario
chi lotta contro la rivoluzione, ma anche il signore che si avvale della sua influenza per ottenere una casa, e poi
ottiene le automobili, poi aggira il razionamento e alla fine ha tutto quello che il popolo non ha (lostenti o meno,
a ogni modo ce lha).] Il passo si trova a p. 219 delledizione cubana e a p. 437 di quella italiana, cit.

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todos aquellos que, hablando de Revolucin violan la moral revolucionaria, no solamente son traidores
potenciales a la Revolucin, sino que adems son los peores detractores de la Revolucin, porque la gente
los ve y conoce lo que se hace, aun cuando nosotros mismos no conociramos las cosas o no quisiramos
conocerlas, las gentes las conocan10.

Guevara sottolineava che il compito era duro, perch lentusiasmo di questanno non
lo stesso dellanno passato. C una certa difficolt a recuperare, perch se in passato
creare fiducia negli uomini e nella rivoluzione era facile, ora qualche piccola cosa si
perduta. Quando la fiducia viene tradita o incrinata, non pi facile recuperarla11.
Questo testo era stato pubblicato a Cuba fin dal 1977, poi in italiano era apparso su
Quetzal nel dicembre 1987, prima di essere inserito negli Scritti scelti curati da Roberto
Massari. In molti passi Guevara rivelava inequivocabilmente uninquietudine di fronte alle
prime manifestazioni dellassimilazione degli organismi nati dalla rivoluzione al modello
burocratico proposto dai consiglieri sovietici. Ma quanti dei suoi ammiratori a parole si
sono degnati di prenderlo in esame, di interpretarlo, di leggerlo almeno per capire che in
quel difficile 1962 che inizia la riflessione originale del Che?

Il dibattito sulleconomia del 1963-1964

Subito dopo la riflessione si concentra sulleconomia. Il linguaggio cauto e in parte


cifrato, ma non c dubbio che la preoccupazione principale quella di non imitare mecca-
nicamente lUrss, di cui Guevara comincia a cogliere sempre meglio le contraddizioni e la
pericolosit dei rimedi ricercati. Sul dibattito economico del 1963-1964, che mi impossi-
bile trattare nei limiti di tempo e spazio di questa relazione, rinvio alla efficace presentazio-
ne che ne ha fatto Roberto Massari nel suo Che Guevara, pensiero e politica dellutopia,
alla relazione di Michel Lvy in questo stesso convegno e agli scritti di Ernest Mandel
che a quel dibattito partecip a fianco del Che - ripubblicati utilmente nel 1998 nel primo
dei Quaderni della Fondazione Ernesto Che Guevara.
Accanto agli scritti pi propriamente economici, in gran parte editi, si infittiscono in
quegli anni gli interventi pronunciati da Guevara in varie occasioni, registrati e trascritti
pazientemente da qualcuno degli ascoltatori, e poi passati di mano in mano dattiloscritti,
senza essere pubblicati. Solo una parte di essi stata raccolta nel tomo VI delledizione
fuori commercio curata gi nel 1967 da Orlando Borrego in poche centinaia di copie, desti-
nate ai dirigenti e ai collaboratori pi stretti12.
Diversi di questi inediti sono stati riportati (sia pur non integralmente, per non violare le
disposizioni di Aleida March, vedova del Che e gelosa custode dei suoi scritti inediti) da
Carlos Tablada nellIntroduzione alla nuova edizione del suo libro cui si gi accennato.
Uno di essi, una conferenza tenuta dal Che il 3 dicembre 1964 a studenti e professori della
Facolt di Tecnologia ed economia della Universit di Oriente a Santiago di Cuba, rivela fin
dallinizio una profonda insofferenza nei confronti dei metodi pedagogici che si stavano
introducendo a Cuba:

10 [tutti coloro che parlano di rivoluzione e violano la morale rivoluzionaria non solo sono potenziali traditori,
ma sono i peggiori detrattori della rivoluzione, perch la gente li vede e sa quello che fanno. Quandanche non
conoscessimo le cose, o non volessimo conoscerle, la gente comune le veniva a sapere.] Il passo si trova a p. 221
delledizione cubana e a p. 438 di quella italiana, cit.
11 Dalla prima parte del testo risulta che linquietudine riguardava solo il comportamento arrogante e settario
dei filosovietici, ma non lUrss in quanto tale, di cui si dava per scontato che avesse la forza per distruggere lim-
perialismo alla radice, e la volont di farlo in caso di attacco statunitense a Cuba (Escritos y discursos, cit. p. 214).
La delusione per latteggiamento dellUrss nella crisi di ottobre sarebbe stata fortissima.
12 Borrego non figura tuttavia come curatore, mentre lunica indicazione nel frontespizio, oltre al titolo El Che
en la revolucin cubana il Ministerio del Azcar come editore. Non indicato neanche lanno, che dovrebbe
essere tuttavia il 1967.

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Da qualche parte bisogna pur cominciare, no? Io non cercher di convincervi. Cercher di fare una cosa
che voi fate pochissimo in questa facolt, e cio pensare. () Il nostro metodo di pensiero lo consideria-
mo assolutamente marxista, rigorosamente marxista, ma con una caratteristica speciale: e cio che noi
siamo giunti a questo sistema marxista con il metodo del pensare ed agire noi stessi, in risposta a tutta una
serie di problematiche concrete imposteci dalla vita cubana13.

Laggressivit del Che si spiega probabilmente con il fatto che quella facolt si era
schierata dalla parte degli economisti sovietici, e probabilmente il suo intervento era stato
introdotto da qualche pedante con una lezioncina di marxismo da manuale. Nel corso delle
tre pagine riportate da Tablada egli spiega che Marx aveva appena abbozzato nella Critica
al programma di Gotha una prognosi del socialismo come societ di transizione, che
Lenin aveva poi sviluppato, accennando a un periodo di transizione al socialismo.
Bisogna ancora chiarire tutta una serie di cose. Perch lo schema di Marx dei due periodi diventato uno
schema in tre periodi? E qual lessenza del fenomeno imperialista e come agisce nei paesi dipendenti
che sono sotto il suo controllo?14.

Sono i temi sui quali Guevara sta riflettendo e su cui trova del tutto insoddisfacente il
Manuale di economia sovietico adottato nelle universit. Guevara dice soprattutto una
cosa in aperto contrasto con il marxismo-leninismo dogmatico:
Marx ha fatto degli errori, e anche Lenin di tanto in tanto. E di fatto Lenin ha fatto degli sbagli che ha
poi rettificato varie volte. () Quando si discute intorno a Lenin e si porta avanti la sua bandiera, si pos-
sono innescare polemiche a non finire, perch in ogni momento, in ogni concreta situazione storica, Lenin
ha avuto qualcosa da dire, qualcosa di giusto, qualcosa di corretto e di rivoluzionario per quel dato
momento storico, ma che non si pu ripetere meccanicamente per altri e successivi momenti storici15.

Cera in pi parti una implicita polemica con le affermazioni trionfalistiche del famoso
Manuale sulla classe operaia dei paesi imperialisti. Poi, in una frase conclusiva staccata
purtroppo dal contesto, una risposta secca a qualcuno di cui possiamo immaginare la
domanda accusatoria:
Esattamente! Ho detto che nel sistema di calcolo economico si erano introdotti elementi di capitali-
smo16.

Gli zelanti citatori di frasi di Lenin erano ovviamente scandalizzati: il sistema di calco-
lo economico proposto dagli economisti sovietici non solo veniva respinto dal Che, ma si
affermava oltretutto che conteneva elementi di capitalismo!
Ho gi ricordato che lIntroduzione di Tablada alla nuova edizione italiana, e quindi
questo testo, erano disponibili in italiano fin dal 1996. Pochi ne hanno tenuto conto, e ogni
volta che ne parlo trovo uno stupore sospettoso: ma davvero il Che criticava lUrss e la sua
influenza ideologica su Cuba? Ma non se ne era andato via dallIsola per irrequietezza e
spirito di avventura, come si sempre detto?
Eppure, fin dal 1969, quando ampi stralci furono pubblicati sulla rivista mensile il
Manifesto, si potevano leggere accenni dello stesso genere nei colloqui al Minind17. Non
c peggior sordo di chi non vuol sentire...
Lascio per definitivamente da parte le polemiche con quelli che hanno ignorato ogni
testimonianza sullevoluzione del Che per continuare a ripetere banalit sulla sua figura, e
anche con coloro che, pur avendo mezzi economici notevoli e legami importanti a Cuba,

13 C. Tablada, op. cit., p. 45.


14 Ibid., p. 46.
15 Ibidem.
16 Ibid., p. 47.
17 Inseriti poi, dal 1993, in E. Guevara, Scritti scelti, cit. pp. 536-79. Si veda in particolare quanto affermato
dal Che nellincontro del 5 dicembre, due giorni dopo la conferenza di Santiago, alle pp. 565-7.

36
hanno continuato a pubblicare di Guevara prevalentemente testi giovanili poco significativi,
oppure collages di articoli mal tradotti e mal curati, rinunciando alla battaglia per rendere
accessibili a tutti gli scritti della maturit. Non ho i mezzi, n le autorizzazioni per pubbli-
care in forma completa questi inediti, ma ritengo di dovere cominciare a fare intravedere
qualcosa del pi importante di essi, per rafforzare la battaglia contro questo inammissibile
ritardo, che si sta trasformando in una censura di fatto18.

Il Manuale di economia politica

Il Manuale di economia politica arriva a Cuba nel 1961, nella sua terza edizione, curata
alla luce delle fondamentali decisioni del XXI Congresso del Pcus da Ostrovitianov,
Leontiev, Laptev ed altri; sostituiva e correggeva la seconda edizione decisa dopo il XX
Congresso del Pcus, che a sua volta aveva preso il posto di quella staliniana. Non era sem-
plicemente un manuale di economia: era una summa teologica del marxismo leninismo.
Guevara dapprima fu felicissimo di ricevere dai fratelli maggiori un testo che affron-
tava tutti i problemi del genere umano, dalla nascita delle comunit primitive alla schiavit,
dal feudalesimo allo sviluppo del capitalismo, e poi presentava in modo didascalico (in un
totale di 700 pagine) il modo capitalista di produzione, limperialismo, il colonialismo, il
modo socialista di produzione, per finire col passaggio graduale al comunismo, nel
quadro del sistema economico socialista mondiale
Nel maggio 1961 aveva discusso vivacemente sullutilit di testi di questo genere con
Karol, che aveva vissuto in Urss gli anni decisivi della sua formazione, ed era preoccupato
nel vedere sugli scaffali delle librerie cubane i manuali di Mitin, di Kostantinov, perfino del
ciarlatano Lisenko19.
Guevara stentava a capire linquietudine del suo interlocutore: dapprima aveva rivendi-
cato il diritto-dovere di assicurare la formazione politica e ideologica del popolo, dichia-
rando che in un paese esposto a rischi tremendi sarebbe criminale e assurdo lasciare alla
gente il diritto di esitare tra la buona e le cattive ideologie. A Karol, il quale pazientemente
gli descriveva i difetti di quelle opere, Guevara rispondeva che, anche se non conosceva
neppure quei testi, bisognava usarli:
vogliamo formare i nostri giovani il pi rapidamente possibile nellideologia socialista, e siamo ovvia-
mente obbligati a utilizzare i manuali dei paesi socialisti. Ne avete altri da consigliarci?20.

18 Non ho autorizzazioni per i primi inediti, che nel 1993 mi stato gentilmente concesso di visionare dalla
vedova del Che, Aleida March; dopo avermi visto al lavoro a lungo nellarchivio privato ricavato nello studio di
Guevara, mi autorizz a copiare alcune centinaia di pagine, fidandosi giustamente della mia parola: avevo promes-
so, su sua richiesta, di utilizzare i testi senza pubblicarli, o meglio senza pubblicarne nessuno integralmente. Daltra
parte, la sua richiesta non era fatta a titolo personale, ma si basava su disposizioni del Consiglio di Stato, cio di
fatto di Fidel Castro. Nel 1994 non mi fu possibile ottenere laccesso ad altri documenti che mi erano stati promes-
si, e mi fu fatto capire che in quellanno non sarebbe neppure stato possibile copiare quegli stessi testi che avevo
potuto riprodurre nel 1993. Non ne conosco con certezza la ragione, ma mi permetto di supporre che, nel quadro
della nuova politica di dollarizzazione e di apertura ai capitali stranieri, sarebbe stato inutile e anzi controproducen-
te proseguire in quella riscoperta del Che promossa dallo stesso Fidel nel 1987. Non ho comunque neppure la pos-
sibilit di pubblicare integralmente gli altri inediti che negli anni successivi ho potuto visionare (e in parte trascrive-
re) presso amici cubani, in genere ex collaboratori del Che, oppure studiosi del suo pensiero, che ringrazio per la
fiducia accordatami. Saranno loro, che vivono a Cuba e vogliono continuare a farlo, a decidere liberamente quando
sar possibile sormontare gli anacronistici divieti e pubblicare tutto integralmente senza remore.
19 K. S. Karol, Les guerrilleros au pouvoir, Robert Laffont, Paris, 1970, p. 55.
20 Ibidem. Negli anni successivi Guevara avrebbe trovato un testo dinsieme che gli sarebbe parso assai pi
utile dei manuali dogmatici sovietici, il Trattato marxista di economia di Ernest Mandel, che ho visto nel suo stu-
dio nelledizione originale francese di Juillard del 1962 [dopo le varie edizioni della Samon e Savelli, la prima
ed. integrale italiana del Trattato di Mandel stata curata da R. Massari, Erre emme, 1997]; ma era gi tardi per
poterlo introdurre in luogo o almeno a fianco del manuale sovietico.

37
La discussione si era sviluppata per ore, e Guevara aveva esposto una singolare conce-
zione dellinevitabilit, in quella fase, dellassunzione del modello sovietico:
Ogni rivoluzione comporta, lo si voglia o no, piaccia o no, una parte inevitabile di stalinismo, perch
ogni rivoluzione deve fronteggiare laccerchiamento capitalista. Noi abbiamo dovuto imparare in poco
tempo cos il blocco economico, la sovversione, il sabotaggio e la guerra psicologica che limperialismo
pu condurre contro un paese rivoluzionario. Noi sappiamo che una necessit assoluta difendersi dal-
laccerchiamento imperialista, e linvasione del 17 aprile ci ricorda che nessuna misura, nessun sacrificio
superfluo su questo terreno21.

Il 17 aprile, ovviamente del 1961, cio Playa Girn, non centrava niente con lo stalini-
smo: erano stati il consenso diffuso a una rivoluzione originale e autoctona e larmamento
delle masse a sconfiggere in poche ore gli invasori, che pure erano pi numerosi e meglio
armati di quelli che nel 1954 avevano piegato il Guatemala di rbenz. Quando lUrss
aumenter la sua presa su Cuba dopo la morte del Che, una delle prime misure suggerite dai
consiglieri militari sovietici fu proprio il disarmo delle milizie popolari. Furono ricostituite
- con la consulenza vietnamita - solo negli anni 80, dopo lannuncio dei sovietici che non
si sarebbero impegnati a difendere Cuba, e dopo la clamorosa verifica di Grenada, dove nel
1983 gli ufficiali cubani addestrati dai sovietici si arresero immediatamente ai marines,
mentre i lavoratori cubani dellaeroporto opposero una durissima resistenza, subendo gravi
perdite22.
Ma Guevara, ovviamente, allora non poteva neppure immaginare cosa avrebbe compor-
tato lestensione dellinfluenza ideologica sovietica dopo la sua morte. La gente si educa
attraverso lazione, obiettava a Karol, che secondo lui voleva trasformare Cuba in un
seminario di intellettuali, o un caff parigino dove si discuterebbe dei meriti rispettivi dei
libri recenti. Mentre raccoglieva inconsciamente la calunnia e il disprezzo stalinista per la
discussione, il Che riproponeva una pedagogia basata sullesperienza diretta e non sullin-
dottrinamento forzato e dogmatico. Paradossalmente, era pi vicino allottimismo di Rosa
Luxemburg che a Stalin e ai suoi epigoni. Karol fu colpito dal ragionamento in base al
quale il Che pensava che Cuba non corresse il rischio di unassimilazione allo stalinismo
perdurante in Urss. Gli parve assai pi ricco di quelli dei presunti destalinizzatori di
Mosca, pur essendo sostanzialmente sbagliato:
La situazione di Cuba non pu essere comparata a quella dellUrss dopo la rivoluzione. I sovietici non
solo dovevano proteggersi dalla minaccia esterna, ma anche costruire, senza alcun aiuto straniero, le indu-
strie di base necessarie per il loro sviluppo economico. Non il caso nostro. Noi riceviamo dagli altri
paesi socialisti tutto laiuto necessario. Lindustrializzazione non coster sacrifici al nostro popolo. Al
contrario, porter vantaggi immediati che permetteranno di liquidare la disoccupazione. Lo stesso accade
nel campo agricolo. In Urss la resistenza alla collettivizzazione delle campagne ha avuto un ruolo deter-
minante nello sviluppo dello stalinismo. Da noi, la riforma agraria ha corrisposto, subito, alle rivendica-
zioni contadine e le ha pienamente soddisfatte. Per questo le condizioni di unevoluzione stalinista non
esistono a Cuba: il fenomeno non pu riprodursi da noi23.

Lintuizione corretta era quella che collocava lo sviluppo e lestensione dello stalinismo
in un contesto di tremendi sacrifici imposti alla popolazione; lingenuit era quella di sotto-
valutare la grande capacit di assimilazione strutturale e culturale della burocrazia sovieti-
ca, consolidata ormai da alcuni decenni, e che aveva imposto il suo modello - nato come
risposta empirica allarretratezza della Russia - anche a paesi ben pi sviluppati, come la
Cecoslovacchia o la Germania orientale.

21 K. Karol, op. cit., p. 56.


22 Lufficiale cubano che comandava la piccola guarnigione e che una volta tornato a Cuba fu destituito, venne
soprannominato dallironia popolare Tnis Tortol, (tnis sono le scarpe da ginnastica, che alludevano alla
velocit con cui era scappato dal combattimento).
23 Ibid., pp. 56-7.

38
Comunque Guevara concluse che per imparare a dirigere un paese, a pianificarne le-
conomia, a costruire il socialismo i giovani cubani dovevano studiare i libri dei paesi
socialisti che ci hanno preceduto su questa via24. Pi che allUrss, su cui comincia ad
avere qualche dubbio, pensa alla Cecoslovacchia, perch ha una superficie e una popolazio-
ne comparabili con quelle di Cuba, e ha sviluppato un sistema di pianificazione molto effi-
cace, che si dovrebbe riprodurre per il primo piano quadriennale cubano:
Ma non abbiamo abbastanza quadri per mettere in atto noi stessi un simile sistema. Allora, che fare?
Lasciare i nostri giovani dibattersi per molti anni, o invitare degli esperti cechi perch ci aiutino e formino
i nostri quadri economici? Non c da pensarci su due volte: invitiamo i cechi!25.

E i cechi arrivarono. Probabilmente, appena stabilito un rapporto di fiducia reciproca e


di confidenza, informarono il Che sullo stato disastroso delleconomia del loro paese, che
nel 1963 avrebbe visto per la prima volta una diminuzione netta del reddito nazionale26.
Comunque, a modificare il suo giudizio, oltre alleffetto indiretto del caso Escalante (alla
testa di una cordata di comunisti ortodossi formatisi da anni proprio sui Manuali sovie-
tici) e della crisi dei missili, a cui abbiamo gi accennato, contribuirono in modo determi-
nante le riflessioni autonome sulle sue stesse esperienze. Cos, quando prov a leggere il
famoso Manuale che aveva dapprima accettato a scatola chiusa, scopr tra laltro che esalta-
va quel ruolo progressista della borghesia nazionale di cui aveva verificato linconsisten-
za nella sua prima esperienza politica nel Guatemala di Jacobo rbenz del 1954:
Al desarrollarse en las colonias una industria propia, crece la burguesa nacional, que ocupa una situa-
cin doble: de una parte, el yugo del imperialismo extranjero y de la supervivencias feudales se interpone
en su camino hacia la dominacin econmica y poltica; pero de otro lado, comparte con los monopolios
extranjeros la explotacin de la clase obrera y los campesinos. Por cuanto la lucha de liberacin nacional
y de los pueblos de los pases coloniales y dependientes tiende ante todo a derrocar la dominacin del
imperialismo, a conquistar la independencia nacional y a suprimir las spervivencias feudales, la burguesa
nacional participa en esta lucha y desempea cierto papel progresivo27.

Il Che commentava seccamente, nella nota 46:


Historicamente fue cierto, hoy es falso. En los pases de ms larga esperiencia de seudo-independencia
poltica, como son la mayora de los latinoamericanos, el proceso de alianza entre las burguesas y los
capitales imperialistas se vena gestando desde hace tiempo, la Revolucin cubana produjo un verdadero
choque de alarma que fu escuchado por los explotadores autoctonos. Por otra parte, la lucha contra los
residuos feudales es muy problemtica, ya que tambin se produce una alianza entre los explotadores de
diversos sectores y los grandes terratenientes incursionan en la industria y el comercio. En Amrica la for-
macin de la burguesa adquiere un matiz parastario desde el primer momento, constituyendo las llama-
das burguesas importadoras, dependientes en absoluto de los capitales monopolistas. La lucha contra la
burguesa es condicin indispensable de la lucha de liberacin, si se quiere conducir a un final irreversi-
blemente exitoso (Indonesia, en el ejemplo contrario)28.

24 Ibid., p. 57.
25 Ibidem.
26 Sui rapporti con i consiglieri cechi, a partire da Waltr Komarek, rimangono parecchi problemi da chiarire. In
primo luogo sarebbe utile sapere se Guevara si era procurato tramite loro i rapporti riservati sullo stato dellecono-
mia inviati alla segreteria del partito da alcuni economisti comunisti, tra cui Ota S ik, che nel 1968 avrebbe esposto
pubblicamente la sua diagnosi in una serie di conversazioni alla Tv ceca, apparse poi anche in italiano: Ota S ik, La
verit sulleconomia cecoslovacca, Etas Kompass, Milano, 1969.
27 [A mano a mano che si sviluppa nelle colonie unindustria locale, cresce la borghesia nazionale, che si
trova in una duplice situazione: da un lato, il giogo dellimperialismo straniero e dei residui feudali ne intralciano
il cammino verso il predominio economico e politico; dallaltro lato, per, condivide con i monopoli stranieri lo
sfruttamento della classe operaia e dei contadini. Nella misura in cui la lotta di liberazione nazionale e dei popoli
dei paesi coloniali e dipendenti tende innanzitutto ad abbattere il dominio dellimperialismo, a conquistare lindi-
pendenza nazionale e a sopprimere i residui feudali, la borghesia nazionale partecipa a questa lotta e svolge in
qualche modo un ruolo progressista.] Academia de Ciencias de la Urss, Manual de economa poltica, La
Habana, Editorial de Ciencias Sociales, s.d. (ma 1961), p. 244.
28 [Storicamente sicuro, ma oggi sbagliato. Nei paesi con pi lunga esperienza di pseudoindipendenza

39
Anche una frase sulla fusione tra il proletariato dei paesi a capitalismo sviluppato e
quello delle colonie scandalizzava il Che, che commentava: Falso de toda falsedad [asso-
lutamente falso], e spiegava che non cera un punto di contatto tra le masse proletarie dei
paesi imperialisti e quello dei paesi dipendenti, dal momento che tutto contribuisce a sepa-
rarle. Guevara osservava che i proletari dei paesi imperialisti ricevono le briciole dello
sfruttamento coloniale e diventano complici; ma anche quelli dei paesi dipendenti, pur
pagati molte volte meno, hanno pur sempre uno stipendio e si preoccupano per una certa
stabilit dei loro posti, di fronte alla grande offerta di lavoro dei contadini senza terra cac-
ciati dalle loro case, che sono la vera forza rivoluzionaria29.
Il Che era anche infastidito dalla retorica trionfalistica che definiva, a colpi di citazioni
di Lenin, il capitalismo come agonizzante. Bisognava essere prudenti, e non ingenerare
illusioni. Preferiva il termine maturo. Un uomo maturo non pu avere pi mutamenti
fisiologici, ma non agonizzante e, analogamente, el sistema capitalista llega a su madu-
rez total con el imperialismo, pero ni siquiera este ha aprovechado al maximo sus posibili-
dades en el momento actual, y tiene una gran vitalidad30.
E stridente il contrasto tra il rigore di Guevara e le semplificazioni degli ideologi del
regime burocratico che coprivano con frasi rivoluzionarie e previsioni ottimistiche una pra-
tica consolidata di collaborazione con limperialismo. Molte delle note sono di questo tipo:
il Che denuncia, ad esempio, la sottovalutazione dellacuta concorrenza tra monopoli rivali,
e anche tra diversi paesi imperialisti, che tuttavia pu provocare una incesante marea de
innovaciones tecnicas [una marea ininterrotta di innovazioni tecnologiche] ed anzi la
cosiddetta revolucin tcnica [rivoluzione tecnologica] (Manual, p. 250, n. 50).
Inoltre, anche quando concorda nella sottolineatura delle contraddizioni tra capitale e
lavoro, il Che osserva che es necesario enfatizar, una vez ms, que el oportunismo ha
pasado a una inmensa capa de la clase obrera de los pases imperialistas, che si potrebbe

politica, come sono la maggioranza di quelli latinoamericani, il processo di alleanza tra le borghesie e i capitali
imperialisti era in gestazione da tempo; la Rivoluzione cubana ha provocato un vero e proprio grido dallarme,
ascoltato da tutti gli sfruttatori autoctoni. Per altro verso, la lotta contro i residui feudali molto problematica,
visto che anche qui si genera lalleanza tra gli sfruttatori di vari settori e i grandi latifondisti fanno incursioni nel-
lindustria e nel commercio. In America la formazione della borghesia assume unimpronta parassitaria fin dal
primo momento, costituendo le cosiddette borghesie importatrici, assolutamente dipendenti dai capitali monopoli-
stici. La lotta contro la borghesia condizione indispensabile della lotta di liberazione, se si vuole approdare a un
risultato irreversibilmente vittorioso (Indonesia, come esempio del caso contrario).] Ernesto Che Guevara,
Preguntas sobre la enseanza de un libro famoso (Manual de economa poltica de la Academia de las Ciencias
de la Urss), dattiloscritto, p. 10, n. 46.
Ho tuttavia limpressione che la numerazione delle pagine, ma forse anche quella delle note, potrebbe avere un
valore solo relativo. Ho infatti potuto esaminare il dattiloscritto solo per poche ore, senza poterlo fotocopiare
(cosa peraltro difficile e costosissima a Cuba fino a pochi anni fa), copiandone solo alcune parti. Ho potuto con-
frontare i miei appunti con quelli di altri cubani che lo hanno esaminato in vari periodi e circostanze, ricavando la
conclusione che ne esistono diverse versioni, con diversa impaginazione e numerazione. Quella definitiva sar
probabilmente quella preparata per la stampa da Mara del Carmen Ariet gi da diversi anni, ma che non ho potu-
to esaminare. Aleida March, di cui Mara del Carmen Ariet la principale collaboratrice, nel 1994 mi aveva rac-
comandato di pazientare, perch riteneva che il testo sarebbe stato pubblicato nel 1997, in occasione del trentesi-
mo anniversario della morte. Guevara aveva cominciato ad annotare e commentare il Manuale gi prima della
partenza per il Congo, e poi riprese a lavorarci con laiuto della moglie a Dar es Salaam, alla fine del 1965. Quella
che ho potuto in parte trascrivere verosimilmente lultima o una delle ultime, come si pu dedurre dallaccenno,
proprio in questa nota 46, alla tragedia dellIndonesia, dove nellautunno del 1965 la collaborazione di classe dei
comunisti con la borghesia nazionale si era conclusa in uno spaventoso bagno di sangue in cui perirono tra
500.000 e 700.000 comunisti e appartenenti alla minoranza cinese, considerati loro alleati e comunque oggetto di
pogrom in quanto diversi e dediti al commercio (i cinesi nellultimo secolo hanno avuto nellarea del Pacifico
una funzione di capri espiatori analoga a quella assegnata agli ebrei in diverse fasi della storia europea).
29 Manual, cit., p. 247; Preguntas, cit., p. 10, n. 47.
30 [il sistema capitalistico perviene alla sua completa maturit con limperialismo, ma neanche questo ha anco-
ra sfruttato al massimo le sue potenzialit in questo momento, e presenta una grande vitalit.] Manual, cit., p.
248; Preguntas, cit., p. 11, n. 48.

40
definire come aristocrazia operaia. Al margine annotava di ricercare statistiche comparative
sui salari degli operai di paesi imperialisti e di quelli dipendenti31. Poco pi avanti, si indi-
gna ancora per una frase in linea col nuovo corso sul passaggio pacifico al socialismo:
En las condiciones actuales, en que existe un poderoso campo del socialismo, en que sigue ahondndose
la crisis general del capitalismo, en que se desintegra cada vez ms el sistema colonial y en que las ideas
del socialismo, la democracia y la paz poseen una grandiosa fuerza de atraccin para toda la humanidad
trabajadora, se da la posibilidad real de que, en tales o cuales pases capitalistas o salidos de la sujecin
colonial, la clase obrera llegue al poder pacficamente, a travs del parlamento32.

Il commento secco e bruciante:


esta cantanela [sic] del parlamento no la creen ni los italianos, que no tienen otro dios33.

Lespressione los italianos allude ovviamente al Pci, nei confronti del quale Guevara
aveva espresso francamente il suo fastidio, rifiutando ad esempio unintervista allUnit,
che pure era stata sollecitata dalla sua stessa madre che con Saverio Tutino, ottimo corri-
spondente di quel giornale allAvana, aveva fatto amicizia, vivendo nello stesso albergo34.
La motivazione era che non stimava un partito che aveva un 25% di voti e non faceva nulla
per la rivoluzione. Molti dirigenti del Pci che visitarono Cuba, tra cui Pietro Ingrao, rimase-
ro sconcertati e irritati dalle brusche critiche di Guevara35.
Le annotazioni di questo genere, che smentiscono il quadro idilliaco di un mondo in
evoluzione verso il socialismo per effetto delle grandi conquiste dei paesi socialisti, sono
numerosissime, ma riguardano solo indirettamente il giudizio critico del Che sui paesi
dellEst, attraverso la polemica con le loro mistificazioni ideologiche sulle magnifiche
sorti e progressive del proletariato. Una di questa va per segnalata, per un aspetto interes-
sante: di fronte a una frase che dichiara possibile il trionfo della rivoluzione socialista,
quando esista un proletariato rivoluzionario e la sua avanguardia (naturalmente unita in un
solo partito politico), Guevara osserva:
Los casos de China, Vietnam y Cuba ilustran lo incorrecto de la tesis. En los dos primeros casos la parti-
cipacin del proletariado fu nula o pobre, en Cuba no dirigi la lucha el partido de la clase obrera, sino
un movimiento proclasista [sic] que se radicaliz luego de la toma del poder poltico36.

31 [occorre ancora una volta porre laccento sul fatto che lopportunismo ha investito uno strato enorme della
classe operaia dei paesi imperialisti.] Manual, cit., p. 253; Preguntas, cit., p. 12, n. 52.
32 [Nelle attuali condizioni, in cui esiste un forte campo socialista, in cui continua ad approfondirsi la crisi
generale del capitalismo, in cui il sistema coloniale si disintegra sempre pi e gli ideali del socialismo, della
democrazia e della pace possiedono una grandiosa forza di attrazione per lintera umanit lavoratrice, si d la pos-
sibilit concreta che, in questo o quel paese capitalista o uscito dalla dominazione coloniale, la classe operaia arri-
vi pacificamente al potere, per via parlamentare.] Manual, cit., p. 335.
33 [A questa cantilena del parlamento non ci credono neanche gli italiani, che pure non hanno altro dio.]
Preguntas, cit., p. 16, n. 72.
34 Saverio Tutino ne ha parlato in pi occasioni, e ne ha scritto nella sua singolare autobiografia, in cui intrec-
cia ricordi e riflessioni attuali con brani del suo diario: Locchio del barracuda, Feltrinelli, Milano 1995, p. 132.
35 Armando Cossutta, in un articolo apparso nellottobre 1992 su Liberazione in occasione del venticinquesimo
anniversario della morte di Guevara, parlava del tono sprezzante nei confronti della rivoluzione cubana e dello
stesso Fidel usato da Mario Alicata in una riunione della Direzione del Pci, dopo un viaggio allAvana. Sorvolava
invece sulla frase sugli strateghi da farmacia con cui Giorgio Amendola, il leader della destra del Pci, si rife-
riva al Che (ma dopo la sua morte disse che ce laveva con i suoi imitatori). Ma Cossutta ha sempre mantenuto un
forte legame con il suo maestro e protettore Amendola, che univa al pi aperto riformismo un rifiuto di mettere in
discussione lUrss e la sua storia, e che tent di contrapporre una sua Storia del Pci a quella di Spriano, troppo
poco ortodossa. Anche Pietro Ingrao, il leader della cosiddetta sinistra del Pci (qui le virgolette ci vogliono
assolutamente) non rimase ben impressionato dallincontro con il comandante Ernesto Guevara. Lo scrive Aldo
Garzia, che sempre stato molto vicino a Ingrao, nel suo monumentale libro C come Cuba. Alla conquista delli-
sola del tesoro, Elleu multimedia, Roma 2001, p. 471.
36 [I casi della Cina, del Vietnam e di Cuba dimostrano la scorrettezza di questa tesi. Nei primi due casi la
partecipazione del proletariato state nulla o scarsa, a Cuba la lotta non stata diretta dal partito della classe ope-
raia, ma da un movimento interclassista radicalizzatosi dopo la presa del potere politico.] Manual, cit., p. 261;
Preguntas, cit., p. 12, n. 55. Il corsivo mio.
La frase che ho evidenziato in corsivo sarebbe sconvolgente nella Cuba degli ultimi
trentanni, in cui stato evitato accuratamente ogni accenno al mancato appoggio alla rivo-
luzione da parte del Psp (di cui Guevara peraltro accetta lautoproclamazione a partito
della classe operaia). Largomento diventato un tab al punto che Camilo Guevara, in un
dibattito a Roma, si stup di fronte a una domanda che gli chiedeva perch suo padre si
fosse fidato del Partito comunista boliviano, e rispose che anche suo padre era comunista, e
anzi a Cuba cera stato un partito (sul cui nome era incerto se fosse stato socialista o
popular) che aveva avuto un ruolo importante nella rivoluzione...37

Ma veniamo alla parte del Manuale dedicata proprio ai paesi socialisti. Una delle frasi
che appaiono vuote al Che riguarda i successi e la cooperazione tra di essi:
En el transcurso de un perodo corto, los pases del campo socialista sentaron las bases para una estrecha
colaboracin econmica, basada en el ayuda mutua fraternal. Al lado del viejo mercado mundial capitali-
sta, surgi un nuevo mercado mundial: el mercado mundial de los pases socialistas, que se fortaleci
rpidamente. Este mercado crece ininterrumpidamente, gracias a su desarrollo sin crisis y al incontenible
auge de la produccin en los pases del campo del socialismo. As, pues, habindose desgajado del siste-
ma capitalista, en el periodo de la posguerra, una serie de nuevos pases, y como resultado de ello, se
form y se desarrolla victoriosamente el sistema socialista de la economia mundial38.

Il testo proseguiva assicurando che cos si era assestato un nuovo colpo al sistema del-
limperialismo. E Guevara annotava:
Demasiado idlico. Aunque las crisis en el sentido plenamente capitalistico no se conocen, las dificulta-
des de los ultimos aos en las democracias populares de Europa y la catstrofe triguera de la Urss indican
que tambin se suceden interrupciones serias en la progresin39.

Laffermazione del Manuale che il socialismo si distinguerebbe da tutte le formazioni


sociali precedenti per lallargamento ininterrotto della produzione, ed anzi che el sociali-
smo acaba con la contradiccin entre el carcter social de la produccin y la forma privada,
capitalista, de la apropiacin e che grazie a questo no conoce la contradiccin entre pro-
duccin y consumo e quindi si trova al sicuro dalle crisi di sovrapproduzione y est, por
consiguiente, en condiciones de poder ampliar la produccin ininterrumpidamente (il con-
cetto di incremento ininterrotto ritorna molte altre volte nella stessa pagina del Manuale),
spinge Guevara ad osservare che, se questo pu entro certi limiti essere vero per lUrss che
un pas continente, non lo sicuramente per la Cecoslovacchia,

37 Camilo era nato il 20 maggio 1962, e non aveva ancora tre anni al momento della partenza del padre per il
Congo. La sua formazione, a differenza di quella della primogenita Hildita, stata analoga a quella di tanti giova-
ni cubani che hanno cominciato le scuole superiori dopo la morte del Che, sotto linfluenza ideologica schiaccian-
te degli stalinisti provenienti dal Psp, che anche dopo avere sacrificato Anbal Escalante durante la seconda crisi
del gennaio 1968, hanno preso in poco tempo il controllo quasi completo delleducazione e della cultura.
Emblematica la soppressione della rivista Pensamiento crtico e del Dipartimento di Filosofia nel 1971. Una data
che non a caso coincide con il fallimento della grande zafra dei dieci milioni di tonnellate, fallimento che ridimen-
sion i tentativi di Fidel di conquistare una maggiore indipendenza economica dal blocco socialista (subito
dopo avverr infatti anche lingresso nel Comecon). Il dibattito con Camilo Guevara, a cui partecipavo insieme a
Enzo Santarelli, si svolse nella ex libreria del Manifesto.
38 [In un breve arco di tempo, i paesi del campo socialista gettarono le basi per una stretta collaborazione eco-
nomica, fondata sul reciproco aiuto fraterno. Accanto al vecchio mercato mondiale capitalistico nacque un nuovo
mercato mondiale dei paesi socialisti, che si rafforz rapidamente. Tale mercato cresce ininterrottamente, grazie al
suo sviluppo senza crisi e allinarrestabile incremento della produzione nei paesi del campo del socialismo.
Essendosi poi sganciati dal sistema capitalistico, nella fase del dopoguerra, tutta una serie di nuovi paesi, e pro-
prio in conseguenza di questo, si form e si svilupp vittoriosamente il sistema socialista delleconomia mondia-
le.] Manual, cit., p. 279.
39 [Troppo idilliaco. Ancorch non si conoscano le crisi nellaccezione propriamente capitalistica, le difficolt
degli ultimi anni nelle democrazie popolari dEuropa e il disastro del grano in Urss stanno ad indicare che anche l
si susseguono gravi interruzioni dellavanzamento.] Preguntas, cit., p.13, n. 58.

42
donde un mercado exterior cada vez ms exigente fu desplazando articulos de tcnica congelada, pro-
vocando descensos en la produccin global del pas40.

Alla fine del 1965 il Che era abbastanza informato sugli scricchiolii del paese pi indu-
strializzato del Comecon, e conosceva probabilmente la diagnosi fatta dagli economisti cri-
tici come Ota S ik - anche se non condivideva la terapia che essi proponevano.
E quando il Manuale, riprendendo un documento ufficiale del XXI Congresso del Pcus,
affermava che lUrss, non essendo pi circondata dallassedio capitalistico non correva pi
rischi di restaurazione del capitalismo (anzi, si precisava, ya no hay en el mundo fuerzas
capaces de restaurar el capitalismo en nuestro pas, de hacer derrumbarse el campo sociali-
sta, sicch il pericolo di restaurazione sarebbe stato eliminato definitivamente), Guevara
osservava prudentemente che questa osservazione poteva essere oggetto di discussione:
Las ltimas resoluciones economicas de la Urss se semejan a las que tom Yugoslavia cuando eligi el
camino que la llevara a un retorno gradual hacia el capitalismo. El tiempo dir si es un accidente pasajero
o entraa una definida corriente de retroceso. Todo parte de la erronea concepcin de querer construir el
socialismo con elementos de capitalismo, sin cambiarles realmente la significacin. As se llega a un
sistema hibrido que arriba a un callejn sin salida41.

Guevara contestava anche che fosse stata eliminata la contraddizione tra citt e campa-
gna e che anzi ci fosse una unit di interessi di classe tra operai e contadini (esto no lo ha
corroborado la prctica en la Urss ni en las democracias populares. Las diferencias y el
antagonismo son palpables y se contradicen en escaceses y carestias peridicas)42.
Proprio esaminando la situazione delle campagne (in particolare nei kolchoz, che il Che
pensa siano da considerare presocialisti) Guevara osserva pi volte che quanto descritto
nel manuale proprio dellUrss e non del socialismo43. In unaltra nota scrive che habi-
tualmente en este libro se confunde la nocin de socialismo con lo que ocurre praticamente
en la Urss44. A proposito delle categorie economiche che secondo il Manuale sarebbero
generate dal regime socialista, il Che annota che
es muy discutible la existencia de estas llamadas categorias econmicas. A lo ms, se podr decir que
son categorias econmicas de la Urss, no del socialismo (clculo economico, por ejemplo)45.

40 [il socialismo pone fine alla contraddizione tra la natura sociale della produzione e la forma privata, capita-
listica, dellappropriazione (...) non conosce la contraddizione tra produzione e consumo (...) e quindi in condi-
zioni di potere espandere ininterrottamente la produzione (...) un mercato estero sempre pi esigente ha pro-
gressivamente scalzato via articoli prodotti con una tecnologia ormai congelata, determinando cali nella produzio-
ne complessiva del paese.] Preguntas, cit., p. 25, n. 113; il passo del Manual a p. 457.
41 [non esistono pi nel mondo forze in grado di restaurare il capitalismo nel nostro paese, di far crollare il
campo socialista (...) Le ultime risoluzioni economiche dellUrss somigliano a quelle adottate dalla Jugoslavia
quando scelse la strada che lavrebbe portata a un graduale ritorno al capitalismo. Il tempo dir se si tratta di un
incidente passeggero o se implica una decisa tendenza allarretramento. Tutto parte dalla concezione erronea di
cercare di costruire il socialismo con elementi di capitalismo, sensa cambiarne effettivamente il senso. Per cui si
perviene a un sistema ibrido che finisce in un vicolo cieco.] Preguntas, cit., p. 20, n. 93; il passo del Manual a
p. 412. Era del tutto svanito lentusiasmo ingenuo del 1959 per la Jugoslavia, un paese in cui si lavora con uno
spirito magnifico, si fanno cose stupende, c una grande libert di discussione. (Ernesto Che Guevara, Opere,
Feltrinelli, Milano, 1969, IV, p. 367).
42 [questo non lo ha confermato la pratica in Urss n nelle democrazie popolari. Le differenze e lantagoni-
smo sono palpabili e in contraddizione per penurie e carestie periodiche.] Preguntas, cit., p. 21, n. 94; il passo del
Manual a p. 413
43 Preguntas, cit., p. 22, nn. 96, 98.
44 [di norma in questo libro si confonde il concetto di socialismo con quanto in pratica accade in Urss.]
Preguntas, cit., p. 29, n. 135. Non c il riferimento a una pagina specifica del Manual, sicch questa si pu consi-
derare unosservazione generale.
45 [ molto discutibile lesistenza di queste cosiddette categorie economiche. Tuttalpi si potrebbe dire che si
tratta di categorie economiche dellUrss, non del socialismo (ad esempio, calcolo economico).] Preguntas, cit.,
p. 23, n. 106; il passo del Manual a p. 446.

43
E poco dopo ribadisce che se pretende conocer leyes econmicas cuya existencia real es
discutible. Il risultato che sbattendo ad ogni angolo con las leyes econmicas del capita-
lismo que subsisten en la organizacin econmica sovitica, gli si dar un nuovo nome.
Se continua adelante con el auto-engao, hasta cuando? No se sabe, ni como se solucionar la contra-
diccin46.

Guevara implacabile con tutte le formule vuote, come il centralismo, uno de los
mitos ampliamente divulgados [il centralismo, uno dei miti largamente diffusi], ma che
solo una frase che nasconde le pi diverse strutture politiche, ed quindi carente di conte-
nuto reale. Smantella anche le citazioni dal XXI Congresso del Pcus, osservando che pre-
sentare come un successo il dissodamento delle terre vergini un errore, anche se meno
grave di quel complejo de inferioridad ideologico [complesso ideologico di inferiorit]
che ha portato alla famosa velleitaria sfida con gli Stati Uniti, che quel Congresso pensava
di raggiungere e superare in una ventina di anni. A questo proposito c un accenno critico
alla Cina, che con la stessa logica nel 1958 si era proposta di raggiungere lInghilterra.
Una frase retorica sullo sviluppo pianificato della collaborazione economica tra i paesi
socialisti, basata sulla pi razionale utilizzazione del potenziale produttivo, nellinteresse di
ciascun paese e di tutto il campo socialista in generale, in base alla divisione socialista
internazionale del lavoro, lo spinge a una considerazione molto dura:
De nuevo esta idea, tan justa en su expresin terica, tropieza con caracterizaciones ticas. Si el interna-
cionalismo proletario presidiera los actos de los gobernantes de cada pas socialista, a pesar de ciertos
errores de concepto en que pudieran incurrir, sera un xito. Pero el internacionalismo es reemplazado por
el chovinismo (de poca potencia o pequeo pas), o la sumisin a la Urss, manteniendo las discrepancias
entre otras democracias populares (Came)47.

Guevara nella stessa nota osservava che era difficile catalogare questi atteggiamenti,
soprattutto senza unanalisi profonda e documentata delle motivazioni di ciascun paese, ma
concludeva che lo cierto es que atentan contra todos los sueos honestos de los comunistas
del mundo [quel che certo che minacciano gli onesti sogni di tutti i comunisti del
mondo]. E dato che nel lungo periodo sulle meraviglie della divisione socialista interna-
zionale del lavoro era inserita una frasetta sulla necessit di tener en cuenta, asimismo, el
desarrollo de las relaciones econmicas entre los dos sistemas mundiales, el socialismo y el
capitalismo [tener conto, analogamente, dello sviluppo dei rapporti economici tra i due
sistemi mondiali, il socialismo e il capitalismo], Guevara, diffidente, osservava che proba-
bilmente si pensava a una pianificazione in vista dellestensione di queste relazioni.
A proposito dei piani annuali come articolazione di quelli quinquennali, esaltati dal
Manuale, il Che osserva poi seccamente:
Los planes anuales, en la forma praticata en Cuba, son una rmora. Cada ao, como explica luego el
texto, se reparten las angustias del anterior, como si todo comenzara de nuevo, y se da el caso de fbricas
con una actuacin brillante un ao y desastrosa el secundo, debido a la falta de materia prima. Si el siste-
ma es malo en los pases socialistas cercanos, con una gran independencia, en Cuba, alejada miles de
kilometros y con permanentes problemas de pagos, fu desastroso48.

46 [si presume di conoscere leggi economiche la cui reale esistenza discutibile (...) sbattendo a ogni angolo
con le leggi economiche del capitalismo che sopravvivono nellorganizzazione economica sovietica (...). Si va
avanti con lautoinganno. Fino a quando? Non si sa, e neanche come si risolver la contraddizione.] Preguntas,
cit., p. 24, n. 107.
47 [Di nuovo questa idea, cos giusta nella sua formulazione teorica, inciampa in contraddizioni etiche. Se
linternazionalismo proletario ispirasse le azioni dei governanti dei paesi socialisti, indipendentemente da certi
errori concettuali in cui potrebbero incorrere, sarebbe un successo. Ma linternazionalismo rimpiazzato dallo
sciovinismo (da poca potenza o da piccolo paese), o dalla sottomissione allUrss, mantenendo le discrepanze tra
altre democrazie popolari (Comecon).] Preguntas, cit., p. 26, n. 120; il passo del Manual a p. 474.
48 [I piani annuali, nella forma attuata a Cuba, costituiscono un freno. Ogni anno, come spiega in seguito il

44
Altre osservazioni sono meno sorprendenti, perch ripetono quanto scritto negli articoli
e interventi del dibattito economico (ad esempio che uno de los graves fallos del sistema
sovitico va ricercato nel fatto che los estimulos morales son olvidados o relegados)49.
Oppure, di fronte a unaffermazione trionfalistica sul Banco del Estado de la Urss [la
Banca di Stato], che sarebbe il banco ms poderoso del mundo [la banca pi potente del
mondo] grazie alle filiali collocate nella capitali delle repubbliche sovietiche, dei territori e
regioni, e in quasi tutti i distretti del paese, Guevara scrive maliziosamente:
Tambin posee filiales en Londres y Paris (un poco enmascaradas). Uno se puede preguntar si todo esto
no influir en los metodos y concepciones de la dirigencia sovitica, as como las instituciones crediticias
pertenecientes al partido argentino influyen en su linea de accin poltica50.

Il paragone di Guevara con il Partito comunista della sua Argentina interessante, e


spiega bene che la critica del Che alla maggior parte dei partiti comunisti latinoamericani
non era solo ideologica o morale, ma partiva dalla consapevolezza del loro inserimento,
subalterno ma totalmente complice, nel sistema capitalistico51.
Le ultime notazioni sono pi teoriche. Gli autori del Manuale, sulla base delle indicazioni
del XXI Congresso del Pcus, parlano di passaggio graduale al comunismo, e annunciano che
i metodi coercitivi dello Stato saranno sostituiti dagli stimoli economici e dal lavoro educati-
vo affidato alle cosiddette organizzazioni sociali. Peraltro si teorizza che lo Stato conti-
nuer ad essere necessario anche dopo la costruzione del comunismo. Guevara sempre
pi irritato. Com possibile pensare di construir el comunismo en un solo pas [costruire il
socialismo in un paese solo]? E conclude questa nota osservando che hay muchas afirma-
ciones en este libro, que se parecen a la formula de la santsima trinidad: no se entiende, pero
la fe la resuelve52. Quanto alleliminazione dei metodi coercitivi, il Che osservava:
No se entiende como pueden suprimirse los mtodos coercitivos y reemplazarlos por econmicos. Si se
hacen automticos estos, se vuelve a una sociedad anrquica, si se guian por un plan central, el Estado
debe estar all para velar lo que sucede (o debe suceder) () Los obreros, el pueblo en general, decidirn
sobre los grandes problemas del pas (tasa de crecimiento, es decir, acumulacin, consumo, tipos funda-
mentales de produccin, obras sociales, artculos perecederos o de largo uso), en las localidades decidirn
sobre sus problemas concretos (los que no rebasen su mbito), pero el plan y la produccin sern obra de
los especialistas, y ni pueden cambiarse por voluntades individualizadas, aunque sean en forma de colec-
tivos. El quid est en considerar la organizacin econmica como una gran maquinaria y vigilar que las
cumpla, pero no introducirse en su engranaje53.

testo, si dividono le ristrettezze precedenti, cone se tutto ricominciasse da capo, e si d il caso di fabbriche con
risultati brillanti un anno e disastrosi il secondo anno, per la mancanza di materia prima. Se il sistema non buono
nei paesi socialisti vicini, con grande indipendenza, a Cuba, lontana chilometri e con persistenti problemi di paga-
menti, stato disastroso.] Preguntas, cit., p. 27, n. 125; il passo del Manual a p. 480.
49 [Una delle pecche gravi del sistema sovietico (...) gli incentivi morali sono dimenticati o marginali.]
Preguntas, cit., p. 35, n. 159.
50 [Possiede anche filiali a Londra e a Parigi (un poco mimetizzate). Ci si pu chiedere se tutto ci non influir
sui metodi e le concezioni della direzione sovietica, cos come gli istituti creditizi di propriet del partito argentino
influiscono sulla sua linea di intervento politico.] Preguntas, cit., p. 41, n. 193; il passo del Manual a p. 627.
51 Daltra parte il Pca avrebbe superato ogni previsione pessimistica del Che nel 1976, trovando qualcosa di
positivo (in nome delle forniture di grano allUrss) perfino nella giunta di Videla, che assassinava non solo i rivo-
luzionari del Prt o Montoneros, ma anche tanti militanti di base del partito.
52 [ci sono molte asserzioni in questo libro che somigliano alla formula della santissima trinit: non si capi-
sce, ma la fede risolve la cosa.] Preguntas, , p. 43, n. 204; il passo del Manual a pp. 656-7.
53 [Non si capisce come possano eliminarsi i metodi coercitivi sostituendoli con quelli economici. Se questi
diventano automatici, si ritorna a una societ anarchica; se li si guida tramite un piano centralizzato, lo Stato deve
stare l a vigilare su quel che succede (o deve succedere) (...) Gli operai, il popolo in genere, decideranno sui grandi
problemi del paese (saggio di sviluppo, cio accumulazione, consumo, tipi di produzione fondamentali, lavori
sociali, beni deperibili o di largo consumo), nei vari luoghi decideranno sui loro problemi concreti (quelli che non
vanno oltre il loro ambito), ma il piano e la produzione saranno di spettanza degli specialisti, n si possono cambia-
re per volont individuali, anche se di tipo collettivo. Il punto considerare lorganizzazione economica come un
grande macchinario e vigilare che funzioni, senza per inserirsi nei suoi ingranaggi.] Preguntas, cit., p. 43, n. 203.

45
In questo processo Guevara non vedeva alcun ruolo utile dei sindacati, su i quali si
esprimeva in tono sprezzante, forse in parte per la sua lettura affrettata e superficiale (pro-
babilmente a causa di una traduzione troppo sommaria da parte di qualcuno dei consiglieri
sovietici) del famoso dibattito sovietico del 1920 sui sindacati. Guevara infatti aveva scam-
biato la posizione di Trotsky (ostile allora ai sindacati, per motivi analoghi ai suoi) con
quella di Lenin, a cui Trotsky si avvicin invece pi tardi, ammettendo di avere sbagliato
(ma il Che probabilmente non lo seppe mai). Ma a fargli assumere quella posizione era
anche la sua esperienza cubana, non entusiasmante, che descrive in varie conversazioni al
Minind. In una di quelle non pubblicate dal Manifesto nel 1969 e quindi non riprese negli
stessi Scritti scelti curati da Roberto Massari, ci sono passi di notevole interesse:
Son la mayoria y eso es bueno decirlo de los dirigentes sindicales, son gente que no tienen apoyo de
masa. Como no tienen apoyo de masa, no tienen un prestigio ganado en las masas, eligen el camino ms
sencillo, cual es? Hacerse portador de las masas, es decir, la masa dice y yo trasmito y hay que hacer lo
que la masa dice; y entonces despus le dicen a la masa: Ah!, no, el gobierno dice y yo trasmito ()
No es una poltica conseguente con la clase obrera, ni se ayuda, mucho menos, al Gobierno54.

Pi in l, nella stessa conversazione al Ministero dellIndustria del 14 luglio 1962,


Guevara pronuncia una sentenza definitiva:
De una cosa yo estoy convencido y es que el sindicato es una rmora que hay que tender a destruir, no
destruirlo por el sistema de agotarlo, sino destruirlo como se deber destruir al Estado en un momento, por
el sistema de la superacin de la gente hasta llegar a que sea innecesaria esta istitucin llamada sindicato.
No apruevo ningn papel dinmico, no apruebo que juegan ningn papel movilizador. Aqu se hicieron los
sindicatos mecanicamente. Porque en la Unin Sovitica hay sindicatos administrativos se hicieron los sin-
dicatos administrativos en Cuba. Bien, yo quisiera preguntar, que han hecho los sindicatos en cada uno de
los Ministerios? No han sido capaces de juntar gente para ir a cortar cuatro caas, no han sido capaces de
dar un ejemplo de nada. En este Ministerio, por suerte, ni siquiera han planteado cosas, reivindicaciones
administrativas. En otros lados lo han planteado tambin. Que papel tan pobre es ese de una institucin
recientemente creada para jugar el papel de copia al carbn de la experiencia histrica de otro pas?.
Eso no es marxista: eso fue una equivocacin de las tantas que cometemos nosotros, sancionados por
todos nosotros, por supuesto, yo tambin, el Ministro; por el Consejo de Ministros; pero es un error y as
cometemos errores55.

Concludendo con la panoramica sullinedito per eccellenza, quelle critiche al Manuale


sovietico che solo poche decine di persone a Cuba hanno potuto leggere (mentre El Che en
la revolucin cubana, tirato in duecento copie o poco pi, nonostante le precauzioni stato
letto o sbirciato da un numero assai pi grande di compagni), vorrei ricordare ancora alme-
no due passi dello stesso genere. Il Manuale afferma, come al solito trionfalisticamente:

54 [Sono la maggioranza - ed bene dirlo - dei dirigenti sindacali, sono persone che non godono del sostegno
di massa... Poich non godono del sostegno di massa, non hanno un prestigio acquisito in seno alle masse, scel-
gono la strada pi semplice, e quale? Farsi portavoce delle masse e cio: la massa dice e io trasmetto e bisogna
fare ci che la massa dice; quindi poi dicono alla massa: Ah! no, il governo dice e io trasmetto (...) Non una
politica coerente rispetto alla classe operaia n si aiuta - tuttaltro - il Governo.] El Che en la revolucin cuba-
na, cit., VI, p. 267.
55 [Di una cosa sono sicuro, ed che il sindacato un freno che va distrutto, ma non con il sistema di esau-
rirlo, ma distruggerlo come si dovrebbe distruggere lo Stato in un momento, con il metodo di superarlo da parte
della gente, e alla fine arrivare a rendere inutile questa istituzione. Non ci trovo nessun ruolo dinamico, non trovo
che svolgano un ruolo mobilitante. Qui i sindacati sono stati costruiti meccanicamente. Poich in Unione sovieti-
ca vi sono sindacati amministrativi, si sono fatti sindacati amministrativi a Cuba. Bene, vorrei chiedere, che cosa
hanno fatto i sindacati in ciascun ministero? Non sono stati in grado di mettere insieme qualcuno che andasse a
tagliare quattro canne, non sono stati in grado di dare lesempio su niente. In questo ministero, per fortuna, non
hanno di certo posto questioni, rivendicazioni amministrative. Da altre parti lo hanno fatto. Non povero il ruolo
di unistituzione creata da poco per svolgere il ruolo di copia con carta carbone dellesperienza storica di un altro
paese? Questo non marxista: uno dei tanti errori che commettiamo, avallati da tutti noi, probabilmente anche
da me, che sono Ministro, dal Consiglio dei Ministri, ma un errore e di errori ne commettiamo.] Ibid., p. 272.

46
La construccin del comunismo en la Urss y del socialismo en los pases de democracia popular se reali-
za en condiciones de una creciente y cada vez ms fuerte colaboracin fraternal entre los Estados del
sistema socialista mundial: () El desarrollo de la colaboracin entre todos los pases del campo sociali-
sta se traduce en la aceleracin del auge de la economa de todo el sistema mundial del socialismo. Y esto
hace que en el campo socialista no se den ni puedan darse fenmenos de expansin, de cambio no equiva-
lente, de lucha de competencia, de explotacin y sojuzgamiento de los Estados dbiles por los fuertes56.

Guevara osserva in due note quasi analoghe che le cose vanno diversamente; in partico-
lare, in riferimento allultima frase citata, dice che i rapporti Urss-Albania e Cina-Cuba
smentiscono queste affermazioni. Sono i casi pi esplosivi, ma ce ne sono altri che per
ragioni tattiche o per timore non sono venuti apertamente alla luce57. E quanto alla prima
considerazione generale il Che precisa:
Objetivamente inexacto. La teora podra plantear el problema del desarrollo inegual tambin para el
socialismo, la prctica ha planteado el problema de contradicciones insalvables. De ndole ideolgica, a
veces, tienen siempre un contenido material, econmico. De all las posiciones que toman la Urss, la
China, Rumana o Cuba en problemas aparentemente desligados de la economa58.

Qui evidente che Guevara, in base allesperienza ma anche allacquisizione piena del
metodo marxista, riesce a comprendere, dietro il fumo dellideologia, la base materiale
delle contraddizioni tra i paesi socialisti. Ed interessante (andrebbe meditato da tutti
coloro che contro ogni evidenza hanno continuato per molti anni a considerare la Cina il
faro della rivoluzione mondiale, anche dopo il cruento soffocamento della Rivoluzione
culturale proletaria) che Guevara metta sullo stesso piano latteggiamento dellUrss verso
lAlbania e quello della Cina verso Cuba, che evidentemente gli era stato preannunciato nel
suo ultimo viaggio in Cina, ai primi di febbraio del 1965, anche se il taglio delle forniture
di riso e la rinuncia allacquisto di zucchero (per punire Cuba per il mancato allineamento
con Pechino) si sarebbero concretizzati successivamente alla sua partenza.
Il giudizio conclusivo sul Manuale (senza riferimento di pagina, come quello gi ricor-
dato della nota 135), rivela unapprossimazione ancora confusa al problema della responsa-
bilit di Stalin, che contrappone ai suoi successori - che giustamente disprezza - senza per
avere un quadro preciso delle sue posizioni. Tuttavia, di fronte alla corsa allutilizzazione di
elementi capitalistici da parte dei dirigenti dellUrss, il Che conclude che il fatto che siano
cos poche le voci che si oppongono pubblicamente al nuovo corso filocapitalista in Urss,
dimostra quale sia stato
el tremendo crimen de Stalin: el haber despreciado la educacin comunista e instituido el culto irrestricto
a la auctoridad59.

Ossia mette giustamente in conto a Stalin i successori che ha selezionato sterminando la


vecchia guardia bolscevica.
Una parte della riflessione di Guevara sulle societ dellEst era stata sviluppata su un
terreno empirico a partire dal 1962 (ma c anche qualche notazione precedente), e riguarda

56 [La costruzione del comunismo nellUrss e del socialismo nei paesi di democrazia popolare avviene in
condizioni di una crescente e sempre pi forte collaborazione fraterna fra gli Stati del sistema socialista mondiale:
(...) Lo sviluppo della collaborazione tra tutti i paesi del campo socialista si traduce nellaccelerazione dello svi-
luppo economico dellintero sistema mondiale del socialismo. E questo fa s che nel campo socialista non si diano
n possano darsi fenomeni di espansione, di scambio diseguale, di lotta concorrenziale, di sfruttamento e soggio-
gamento degli Stati deboli ad opera di quelli forti.] Manual, cit., pp. 680-1.
57 Preguntas, cit., n. 212.
58 [Oggettivamente inesatto. La teoria potrebbe porre il problema dello sviluppo diseguale anche per il socia-
lismo; la pratica ha posto il problema di contraddizioni ingiustificabili. Di natura ideologica, talvolta presentano
regolarmente un contenuto materiale, economico. Di qui le posizioni assunte dallUrss, dalla Cina, dalla Romania
o da Cuba in questioni in apparenza non legate alleconomia.] Preguntas, cit., n. 211.
59 [il crimine tremendo di Stalin: avere disprezzato leducazione comunista e istituito il culto incondizionato
dellautorit.] Preguntas, cit., p. 47, n. 221, del dattiloscritto, ma senza riferimento a una pagina del Manual.

47
il livello tecnologico degli impianti acquistati nei paesi socialisti, messi a confronto con
altri provenienti dai paesi capitalistici. Varr la pena di parlarne in un prossimo Quaderno,
affrontando pi sistematicamente il pensiero economico del Che.

Alcuni problemi da chiarire

Guevara ha finito di scrivere le sue note critiche sul Manuale sovietico alla fine del 1965
o nei primi mesi del 1966. Nello stesso periodo, nel quadro della Rivoluzione culturale, sullo
stesso argomento circolava in Cina un testo di Mao non ufficiale (cio non inserito nel
canone, ma largamente riprodotto e circolante tra le guardie rosse e i militanti del parti-
to)60. Il testo di Mao pi sistematico, e si concentra solo su 68 punti, anzich su 221 come
quello di Guevara. Come ho gi spiegato, ho potuto scorrere velocemente in un tempo relati-
vamente breve il testo del Che, copiandone solo alcune parti, sia per ragioni di tempo, sia per
garantire a chi mi permetteva la lettura che non mi sarei fatto tentare dallo scoop, e non avrei
cercato di pubblicare il testo integralmente. Le parti copiate sono ovviamente quelle che mi
sono sembrate pi interessanti, ma dato che rappresentano circa un quarto del totale, rendono
pi difficile il confronto con il testo cinese, che avevo letto quasi venti anni prima e che non
mi venne in mente subito (e comunque non mi ero portato a Cuba).
La questione di un certo interesse, sia perch alcune consonanze ci sono (la polemica
contro gli incentivi materiali, il problema del passaggio pacifico ecc.), sia perch il luogo
in cui Guevara ha concluso il suo lavoro gli poteva consentire di prendere visione di questo
tipo di materiale: Dar es Salaam era infatti la capitale africana con la pi grande ambasciata
cinese, con una funzione importante nella penetrazione maoista in Africa, e non da esclu-
dere che in quei mesi ci siano stati dei contatti discreti tra il Che e qualche diplomatico di
Pechino attratto dal suo ruolo e dalle sue analisi. Il Che era clandestino, ma la sua presenza
poteva essere stata rilevata nonostante la riservatezza, o poteva essere stata comunicata da
qualche dirigente congolese filocinese.
Ho posto la questione a due persone che in quella fase furono vicine al Che: la vedova,
che lo raggiunse e contribu a scrivere sia il bilancio della spedizione (Pasajes de la guerra
revolucionaria. Congo), sia le note al manuale. Ma non ha saputo o voluto accennare a un
eventuale contatto anche indiretto con qualche rappresentante cinese, che poteva avergli
fornito una versione di quel testo, che circolava proprio in quegli anni. Lo stesso mi ha
risposto lallora ambasciatore in Tanzania Pablo Rivalta, molto meno reticente, ma anche
meno interessato alla questione, che tuttavia mi ha confermato che, prima di ritirarsi dal
Congo, Guevara tent di raggiungere con una lettera Ciu En-lai per ottenere aiuto.
Eppure il giudizio del Che sulla Cina si era molto modificato rispetto agli entusiasmi
iniziali del 1962-1963: era arrivato alla conclusione che nonostante le aspre polemiche
Cina e Urss avessero comportamenti analoghi (lo aveva detto pubblicamente nellultimo
discorso pubblico, ad Algeri nel febbraio 1965, e lo aveva scritto implicitamente nel mes-
saggio alla Tricontinentale)61. La lettera a Ciu En-lai si spiegherebbe meglio ipotizzando
che Guevara potesse avere avuto informazioni interessanti di prima mano sullo scontro
interno al gruppo dirigente cinese, che di l a poco sarebbe esploso nella Grande rivolu-
zione culturale proletaria.

60 In Italia questo ed altri testi dello stesso genere e periodo sono stati tradotti contemporaneamente nel 1975
presso due case editrici: Mao Tse-tung, Note su Stalin e il socialismo sovietico, a cura di Hu Chi-hsi, Prefazione
di Aldo Natoli, Laterza, Roma/Bari 1975; Mao Tse-tung, Su Stalin e sullUrss. Scritti sulla costruzione del socia-
lismo, Introduzione di Gianni Sofri, Einaudi, Torino 1975.
61 Sul difficile rapporto del Che con la Cina rinvio a quanto ho scritto nellintroduzione a In Bolivia con il Che.
Gli altri diari, Massari editore, Bolsena, 1998, pp. 42-9.

48
In quello scontro, anche se mascherata da dibattiti su unopera teatrale e portata poi tra
le masse col filtro di un linguaggio stereotipato e mistificante, era centrale la questione della
difesa della Cina da una possibile aggressione, e quindi il problema del rapporto con lUrss.
Si doveva cercare un accordo con questa per ottenere anche a caro prezzo politico larma-
mento necessario, o si doveva ricercare lo scontro frontale - come avverr poi anche mili-
tarmente sul confine dellUssuri - considerandola il nemico principale? Non si pu esclu-
dere che le proposte cubane di fronte unico dei paesi socialisti in difesa del Vietnam, e per
il disinnesco del conflitto ideologico attraverso la costituzione di un terzo polo rivoluziona-
rio (Cuba, Vietnam e Corea del Nord), presentate dal Che a Ciu En-lai in quel cruciale feb-
braio 1965, possano essere state respinte ufficialmente ma accolte con qualche segnale di
disponibilit da una parte del gruppo dirigente maoista, che era alla vigilia della sua pi
grande divisione.
Non ci sono dati concreti, ma c un indizio importante. Dopo lultima visita del Che a
Shangai il silenzio scese sulla sua figura. Sulla stampa cinese non fu neppure dato lannun-
cio della sua morte, mentre i giornali dei gruppi filocinesi (e in Europa filoalbanesi) pubbli-
cavano articoli di grottesche critiche settarie allavventura piccolo-borghese di Guevara.
Nei bollettini interni, che in Cina come in tutti i paesi che si erano modellati sullesempio
sovietico erano destinati ai vari livelli della nomenklatura, invece per alcuni anni (fino al
1980) continuarono le critiche al Che. Evidentemente cera qualcuno che lo apprezzava. Poi
ci furono anni di totale silenzio.
Nel 1995, invece, in Cina fu pubblicato un libro di volgare denigrazione del Che, scritto
da un cinese residente negli Stati Uniti. Improvvisamente su diverse riviste uscirono lettere
polemiche nei confronti del libro, in difesa di Guevara. Il governo cubano, che con quello
cinese ha avuto negli anni successivi al crollo dellUrss buone relazioni, ha protestato, e ha
ricevuto come risposta la richiesta di inviare alcuni libri sul Che. Tra tutti, i dirigenti cinesi
hanno scelto di pubblicare due libri degli infaticabili biografi cubani di Guevara e della
rivoluzione, Adys Cupull e Froiln Gonzlez; entrambi i libri, a mio parere, di dubbia utilit
per far conoscere il pensiero di Guevara in un paese che lha nascosto pi di ogni altro (a
parte lAlbania, che imitava aggravandoli i difetti del paese-guida). Laffermazione non
implica un giudizio negativo sui due libri, ma si basa sul fatto che luno unappassionata
biografia della madre del Che, laltro una completissima cronologia, preziosa per ogni stu-
dioso di Guevara (io stesso lho sempre a portata di mano durante il mio lavoro), ma di non
facile lettura per chi non ha avuto nessunaltra informazione62.
Tuttavia anche se insufficiente a risarcire i cinesi per il lungo silenzio su Guevara, lini-
ziativa editoriale ha innescato sviluppi imprevedibili: quando i due libri sono stati tradotti e
pubblicati, i due autori sono stati invitati alla presentazione a Pechino, e l hanno scoperto
che i traduttori erano stati gli interpreti di Guevara durante i suoi incontri con Mao e gli altri
dirigenti. Ne sono scaturite lunghe interviste, che diventeranno presto un libro di grande
interesse, anche se non si pu escludere che anche nellattuale fase dietro le testimonianze
fornite ci possa essere qualche mossa dello scontro politico in atto63.

62 Adys Cupull e Froiln Gonzlez, Canto inconcluso. Una vida dedicada al Che, Editora Poltica, La Habana,
1998; Adys Cupull e Froiln Gonzlez, Un hombre bravo, Editorial Capitn San Luis, La Habana, 1994.
63 In questo quadro vanno collocati anche i preziosi documenti (verbali di riunioni del Politbjuro ecc.) fatti
uscire dalla Cina a evidenti scopi interni (rafforzare la lotta dei riformatori contro i conservatori). I documenti,
raccolti da Zhang Liang (uno pseudonimo) e curati da due importanti sinologi, Andrew J. Nathan e Perry Link,
con la supervisione di Orville Schell, sono stati pubblicati anche in Italia con il titolo: Tienanmen, Rizzoli,
Milano, 2001. Pu essere che alcune informazioni fornite dagli intervistati ai due storici cubani, che si occupa-
vano per la prima volta della Cina, fossero destinate allo stesso scopo (ad esempio la notizia che tra i dirigenti
cinesi quello pi amico del Che fosse Deng Tsiao-ping, che non appare molto verosimile, ma si spiega probabil-
mente col fatto che i due interpreti, che hanno molto sofferto al tempo della rivoluzione culturale, sono convinti
sostenitori della svolta di Deng).

49
Riferisco queste notizie in modo sommario, dal momento che i due autori, che ho incon-
trato allAvana in marzo, hanno promesso di dare - subito dopo luscita del loro nuovo libro
- ai nostri Quaderni, di cui sono anche redattori, un articolo o unintervista su questa inte-
ressante questione.

Il silenzio su Guevara a Cuba

Nel corso della relazione ho ripetutamente sferzato coloro che in Italia si sono tappati
gli occhi e le orecchie. Al momento della stesura del testo da pubblicare sulla base degli
appunti e della registrazione, ho ricercato un po di materiale cubano sul derrumbe, il crollo
dellUrss. Ho trovato alcune cose pregevoli, ad esempio di Jos Bell Lara, che a Cuba vive
e insegna, ma i cui testi su questo importante problema sono stati pubblicati in Spagna da
Sodepaz e in Italia da Bandiera rossa. Ho riletto anche la spiegazione di Carlos Rafael
Rodrguez, che sulla Gaceta de Cuba sosteneva che il crollo delle democrazie popolari era
prevedibile, ma non quello dellUrss, perch aveva fatto una grande rivoluzione Su que-
sto tono anche le conversazioni di Fidel con Toms Borge64.
Ma ho ritrovato anche un libro pubblicato nel 1994 (El derrumbe del modelo eurosovi-
tico, Ed. Flix Varela, La Habana 1994), per orientare i docenti di marxismo (gli stessi
che prima si chiamavano di marxismo-leninismo, e che conservavano la stessa metodolo-
gia pur vergognandosi del vecchio nome). Il collettivo di autori era coordinato da Romn
Garca Bez, un simpatico e amichevole professore incaricato di dirigere il dipartimento di
marxismo presso il Mes, il Ministero delleducazione superiore.
Il libro mi era parso a suo tempo decente, tenuto conto del clima in cui era nato e dello
stato danimo dei curatori, che avevano perso le vecchie certezze e ne cercavano di nuove.
Stentavano in genere a capire che non si trattava di rivedere e correggere i vecchi manuali,
come avevano fatto sempre i sovietici, ma che andavano aboliti, spingendo docenti e stu-
denti a leggere direttamente i testi marxiani, ma anche le pagine pi inquiete dellultimo
Lenin, e, perch no, la critica anticipatrice dellOpposizione di Sinistra e di Trotsky, che
aveva colto le contraddizioni del sistema65. Allinterno del volume avevo trovato qua e l
anche delle osservazioni interessanti, ma non avevo fatto un esame meticoloso delle fonti
(avevo comunque notato molti sociologi latinoamericani e vari intellettuali europei che non
avrei preso in troppa considerazione). La rilettura mi ha tuttavia turbato per molti aspetti,
oltre a quello gi notato a suo tempo: lattribuzione del crollo a un presunto modello euro-
sovietico, per salvare Cina, Vietnam e Corea del Nord da ogni sospetto di aver avuto a che
fare con quel modello e di poter essere raggiunti in tempi successivi dalla stessa crisi.
Comunque, dopo un controllo a tappeto, ho scoperto che di Guevara in tutto il libro, di 200
pagine, cera una sola citazione in uno dei saggi, generica, banale e non molto pertinente.
Ecco uno dei prezzi pagati alla censura degli scritti del Che maturo: dal naufragio del
socialismo reale si esce annaspando e aggrappandosi a questo o quel politologo (persino
a Dahrendorf), mentre ci sarebbe a disposizione unottima guida, il Che, per riportare
laereo indietro verso il punto in cui si smarrita la rotta.

64 Una critica puntuale delle interpretazioni di Carlos Rafael Rodrguez nella seconda edizione aggiornata del
mio libro Intellettuali e potere in Urss (1917-1991), Milella, Lecce, pp. 236-40. Il testo di Fidel stato tradotto anche
in Italia: Fidel Castro, Un chicco di mais, conversazione con Toms Borge, il Papiro, Sesto San Giovanni, 1994.
65 Una preziosa testimonianza sulle ultime letture di Guevara in Bolivia, che conferma come proprio a Trotsky
avesse fatto ricorso per capire ci che stava accadendo in Urss, fornita da alcune annotazioni sequestrate dalla
Cia al Che dopo la sua cattura nella Quebrada del Yuro, pubblicate da Carlo Feltrinelli nel 1998: ErnestoChe
Guevara, Prima di morire. Appunti e note di lettura, Milano, 1998. Si tenga conto, comunque, anche della presen-
za di due opere di Trotsky nel lungo elenco di libri redatto dal Che - e conosciuto come il piano di letture in
Bolivia - il cui testo stato ritrovato da Carlos Soria Galvarro: lo abbiamo pubblicato (con le fotografie degli ori-
ginali) in Che Guevara, Quaderno n. 2 (dedicato alla Bolivia), 1999, pp. 257-63.

50
IL RIFERIMENTO A GUEVARA NELLA POLONIA DEGLI ANNI 60
RICORDI TRATTI DA UNESPERIENZA PERSONALE*
di Zbigniew Marcin Kowalewski

In questa relazione vorrei parlare di come fosse o meno possibile richiamarsi alle idee e
alle iniziative politiche di Che Guevara in un paese del cosiddetto socialismo reale come
la Polonia, negli anni 60, quando il Che era ancora vivo, e agli inizi degli anni 70, vale a
dire nei primi anni dopo la sua morte. Essenzialmente, mi baser sulle mie personali espe-
rienze, quelle di un giovane contagiato dalla Rivoluzione cubana e animato dal desiderio
irrefrenabile di divulgarne la storia, lesperienza, il messaggio e lesempio.
Come vedrete, ho un atteggiamento molto critico verso il regime in vigore nella
Repubblica popolare polacca, che definisco burocratico; nella fase che affronto nella
relazione avevo gi un atteggiamento critico, ma ancora non in modo coerente e cristalliz-
zato dal punto di vista della teoria marxista n militante dal punto di vista politico. Questo
avvenuto nel corso successivo della mia esistenza.
Vorrei si tenesse conto chiaramente che quanto riferir riguarda un paese specifico che
rientrava nel cosiddetto campo socialista, o pi esattamente nel blocco sovietico, e che
non sicuramente rappresentativo dellinsieme dei paesi di questo stesso blocco. Si tratta di
unesperienza di richiamo al Che in un preciso paese, il cui regime, nel quadro del cosiddet-
to socialismo reale o delle dittature burocratiche sulle societ in cui era stato abbattutto il
capitalismo, aveva particolarit peculiari, che per aspetti relativamente rilevanti lo differen-
ziavano dai regimi presenti in altri paesi del medesimo blocco.
Desidero sottolineare ununica rilevante differenza per facilitare la comprensione del
contesto. Nel 1956 grandi eventi avevano scosso il paese: mi riferisco allinsurrezione di
massa a Poznan nel giugno di quellanno e alle massicce mobilitazioni dellottobre, con
obiettivi democratici e socialisti. In seguito a tali processi, il regime burocratico polacco
conobbe una relativa riforma. Riconobbe, in parte di fatto e in parte anche di diritto, alcuni
spazi di libert di discussione, un certo pluralismo ideologico e una certa autonomia di ini-
ziativa. Si trattava di margini ristretti ma significativi, comunque molto maggiori che non
negli altri paesi dellEuropa dellEst (con leccezione forse dellUngheria). Essi sopravvis-
sero al riflusso del movimento di massa, in particolare a quello del movimento operaio che,
con alla testa i consigli operai, aveva raggiunto il punto pi alto nellottobre del 1956; e
sopravvissero anche al riflusso e alla (limitata) repressione - accompagnata anche da ampie
operazioni di recupero e inglobamento - della cosiddetta sinistra dOttobre, che costituiva
lavanguardia ideologica di quel movimento.
Rispetto allapertura di spazi, importante chiarire due questioni. Innanzitutto ci non
implicava la possibilit di unorganizzazione ufficiale indipendente; ad esempio, nel nostro
caso, lassociazione di sostenitori delle idee del Che, o un comitato di solidariet con i
movimenti guerriglieri latinoamericani, o anche un comitato di solidariet con la rivoluzio-
ne cubana. Qualsiasi comitato di solidariet si poteva creare soltanto per iniziativa e sotto il
controllo della direzione del partito al governo. Un esempio che chiarisce bene questa situa-

* Reivindicando al Che en Polonia en los aos sesenta. Reminiscencias de una experiencia personal.
Relazione tenuta e redatta in spagnolo per il convegno di Acquapendente della Fondazione Guevara (15-17 giu-
gno 2001). Traduzione di Titti Pierini [n.d.r.].

51
zione: Nel 1973, immediatamente dopo il rovesciamento del governo di Unidad Popular in
Cile, allUniversit di Varsavia si svolse unassemblea studentesca, nella quale si costitu
un comitato di solidariet con il popolo cileno cui partecipavano militanti del partito al
governo e della sua organizzazione giovanile. Il Servizio di sicurezza (SB, la polizia segre-
ta) convoc immediatamente i dirigenti del comitato e diede ordine di scioglierlo, sostenen-
do che della solidariet con il popolo cileno si occupavano gli organismi competenti, e
qualsiasi iniziativa non autorizzata al riguardo era vietata.
In secondo luogo, mentre esistevano alcuni margini per iniziative politiche ufficiali di
determinate correnti di destra, non ve nerano per le iniziative politiche ufficiali delle ten-
denze indipendenti di sinistra. Nella met degli anni 60 i Servizi di sicurezza e i tribunali
colpirono duramente una serie di settori di sinistra indipendente: i trotskisti, reali o presunti
(il famoso processo a Kuron e Modzelewski), e i seguaci delle posizioni dei partiti comuni-
sti cinese e albanese; i militanti di entrambi i settori vennero condannati al carcere.
La mia traiettoria politica personale stata molto particolare. Vivevo a Lodz, uno dei
principali centri urbani industriali del paese. Provenivo da una famiglia piccolo borghese, in
cui nella mia educazione si combinavano lanticomunismo e il culto delle tradizioni polac-
che della lotta di liberazione nazionale, in particolare della Resistenza antinazista.
Sottoposto in ambito familiare e scolastico a influenze politiche e ideologiche contrastanti e
laceranti, cominciai a politicizzarmi precocemente fin dalladolescenza e ad evolvere politi-
camente in modo sempre pi autonomo. Allet di undici anni mi sentivo solidale con i
vietnamiti che avevano sconfitto a Dien Bien Phu lesercito coloniale francese. A tredici
anni solidarizzai con la Rivoluzione ungherese del 1956, nonch con la guerra di liberazio-
ne del popolo algerino. A diciassette anni fui profondamente segnato dal terribile dramma
della decolonizzazione del Congo belga e dallassassinio di Lumumba; in quella fase mi
resi chiaramente conto del carattere criminale dellimperialismo.
Ancor prima, in concreto nel 1957, la rivoluzione cubana attrasse la mia attenzione: una
rivista illustrata polacca, Swiat (Il Mondo), aveva riprodotto la famosa intervista di Herbert
Matthews a Fidel Castro e allEjercito Rebelde sulla Sierra Maestra. Due anni dopo ne
seguii la vittoria. Lanno decisivo per me, tuttavia, fu il 1961, quello della vittoria di Playa
Girn e della proclamazione della natura socialista della rivoluzione. In quegli anni la
Rivoluzione cubana era molto presente nei media polacchi e attirava lattenzione e godeva
delle simpatie di importanti settori della societ. In un solo anno furono pubblicati sette
libri, tra cui quelli di Sweezy e Huberman, di C. Wright Mills, di Sartre e La guerra di
guerriglia di Che Guevara1.
Nel 1961 la rivoluzione cubana mi conquist, portandomi al socialismo e al marxismo.
Fidel fin per diventare ai miei occhi la massima autorit politica; seguendo le orme di quel-
la rivoluzione, divenni sostenitore del socialismo e, allorch Fidel dichiar che per essere
un rivoluzionario coerente bisognava essere marxista-leninista, mi buttai a studiare la teoria
marxista, a partire da Stato e rivoluzione di Lenin, perch Fidel aveva detto che si trattava
di unopera fondamentale. Mi buttai anche a imparare lo spagnolo per poter leggere i
discorsi di Fidel e la stampa cubana, accessibile dal momento in cui si apr a Varsavia lam-
basciata cubana e giunsero studenti cubani nella mia citt. (Dopo, dal 1967, per vari anni, lo
strumento principale della mia formazione marxista fu la lettura della magnifica rivista
cubana Pensamiento Crtico, alla quale debbo molto.)
La mia adesione al socialismo e al marxismo non si doveva al regime presente in
Polonia, nonostante si definisse socialista e nonostante il partito al governo si dichiarasse
marxista-leninista, ma alla Rivoluzione cubana. Per me, erano evidenti le differenze tra il
regime vigente a Cuba e quello esistente in Polonia e nel blocco sovietico; nonostante si

1 E. Guevara, Kuba: Wojna partyzancka, Wyd. Mon, Warszawa 1961.

52
definissero tutti socialisti, ritenevo che il vero socialismo, popolare, rivoluzionario e inter-
nazionalista, fosse quello cubano, mentre il socialismo polacco e quello sovietico mi appa-
rivano tarati, assolutamente non rivoluzionari e completamente e assolutamente lontani dal-
linternazionalismo.
Dal 1962, anno in cui le riviste cubane Bohemia e Verde Olivo diedero notizia del sor-
gere del movimento di guerriglia in Venezuela, presi a seguire lo sviluppo delle guerriglie
in vari paesi dellAmerica latina, scorgendo in esse uno strumento (o meglio lo strumento)
di estensione in quellarea della rivoluzione socialista avviata a Cuba. Conoscendo abba-
stanza la lingua, ho potuto leggere scritti teorico-politici, relazioni e discorsi del Che.
La mia grande aspirazione era quella di diffonderne il pensiero in Polonia. Nellagosto
del 1963 presi a pubblicare su Odglosy (Risonanze), un settimanale socio-culturale della
mia citt, una serie di articoli sui movimenti guerriglieri e i movimenti popolari radicali in
America latina. Era in programma una serie dedicata alle idee del Che, allimperialismo,
alla lotta rivoluzionaria e alla costruzione del socialismo; ma non potei pubblicarla perch
immediatamente, nellagosto del 1964, la censura, o qualche altro organo politico non iden-
tificato, ordin di sospendere la pubblicazione della serie che trattava della storia e della
situazione dei movimenti guerriglieri presenti allepoca in Colombia.
Ci avveniva in una fase di piena offensiva dellesercito colombiano contro la zona di
autodifesa del movimento contadino a Marquetalia, che costrinse gli ex guerriglieri comu-
nisti che dirigevano quel movimento a riprendere la guerra di guerriglia. Secondo lorgani-
smo occulto che intervenne contro la rivista, i guerriglieri di Marquetalia guidati da Manuel
Merulanda erano maoisti: cosa non vera, in quanto appartenevano a un Partito comunista
perfettamente filosovietico. La vera ragione politica dellintervento stava sicuramente nel
fatto che la direzione del partito al governo non vedeva assolutamente di buon occhio tutti i
movimenti di liberazione nazionale e/o sociale che si sollevavano in armi.
La mia collaborazione con la rivista sinterruppe. In Polonia si instaur un silenzio tota-
le intorno ai movimenti guerriglieri latinoamericani, inclusi quelli come le Farc che appar-
tenevano a un partito fratello, o le Far del Guatemala, alleate di un partito analogo.
Lasciando da parte il caso della guerriglia del Che in Bolivia, dal 1965 al 1970 riuscii a
pubblicare sulla stampa polacca soltanto due materiali su questi movimenti, poi nel 1973 la
traduzione di un libro sui Tupamaros, e nel 1978 un mio libro, La guerriglia latinoamerica-
na. A parte me, sulle guerriglie in America latina pubblic qualche cosa un giornalista,
Ryszard Kapucinski. Questo fu tutto, e comunque stato forse pi di quanto sia stato pub-
blicato in altri paesi del blocco sovietico.
In quella situazione, ci che potevo fare era tradurre alcuni scritti del Che, batterli a
macchina fino a sei/sette copie - il solo modo di riprodurre scritti non-autorizzati - e farli
circolare. Ho tradotto cos Guerra di guerriglia: un metodo, Sulla legge del valore, Il siste-
ma di finanziamento di bilancio, La pianificazione socialista: il suo significato, il Discorso
di Algeri, Il socialismo e luomo a Cuba e il Messaggio alla Tricontinentale2. I miei amici
leggevano questi testi e li discutevamo nel quadro dei dibattiti informali sul socialismo, la
situazione internazionale, le lotte di liberazione nel Terzo mondo, la politica dellUrss, della
Polonia e del blocco sovietico nei confronti dei movimenti di liberazione nazionale e delle
lotte rivoluzionarie nel mondo. Alcuni ne riproducevano altre copie a macchina. Con mia
grande sorpresa, la mia traduzione de Il socialismo e luomo a Cuba fu riprodotta e diffusa
in svariate centinaia di copie dal circolo universitario dellUnione dei giovani contadini
(Zmw) nellUniversit di Varsavia.
La situazione in cui si cercava di diffondere le idee del Che rifletteva le oscillazioni
alterne nei rapporti di Cuba con lUrss e gli Stati del blocco sovietico. Come noto, tali

2 Soltanto ora comincio a pubblicare queste traduzioni in Polonia.

53
rapporti peggiorarono dopo la crisi dei Caraibi (ottobre del 1962), migliorarono dal 1963
(dopo la seconda visita di Fidel in Urss) e toccarono il punto pi basso nel 1966-1968: que-
sta volta per il sostegno dato da Cuba ai movimenti di guerriglia in America latina, per la
strategia cubana della rivoluzione continentale e tricontinentale, per la polemica di Fidel
con il Partito c omunista venezuelano ecc.
Nei primi anni, la vittoria della Rivoluzione cubana, la sua dinamica permanente, socia-
lista, lo scontro duro con limperialismo nordamericano, suscitarono una forte impressione
nella burocrazia polacca al governo; il periodo fino alla crisi dei Caraibi fu quello in cui ci
fu la maggiore e migliore informazione sulla Rivoluzione cubana. Poi latteggiamento mut
abbastanza. Nelle sfere dirigenti polacche prevalse un atteggiamento di velata critica, di
timore nonch di ostilit dissimultata. Per uso rigorosamente interno, vale a dire circoscritto
allapparato del partito, si spiegava che occorreva mantenere il campo socialista cos come
si era formato, non estenderlo ma coesistere pacificamente con il campo capitalista. Si
sosteneva che con ogni nuova rivoluzione socialista si correva il rischio mortale di far salta-
re la coesistenza pacifica e di provocare una guerra atomica mondiale. La politica interna-
zionale rivoluzionaria di Cuba veniva considerata irresponsabile, avventurista e pericolosa.
Al pari di quella sovietica, la burocrazia polacca si limit piuttosto ad ammmettere il carat-
tere socialista della Rivoluzione cubana e a riconoscere Cuba come Stato socialista (per
riprendere la fraseologia tipica della burocrazia).
Cera per qualcosa di pi: la preoccupazione costante della burocrazia, in alto e in
basso, che si esprimeva in due domande di rito: Quanto ci coster tutto ci? (la rivoluzio-
ne socialista a Cuba, la guerra del Vietnam, le rivoluzioni in America latina e nel Terzo
mondo); Come pregiudicher i nostri rapporti con lOccidente?. La burocrazia polacca
stata tra quelle che hanno prestato meno appoggio a Cuba, al Vietnam, ai movimenti di
liberazione nelle colonie portoghesi, ecc. Collegava una politica internazionale rivoluziona-
ria come quella di Cuba e un pensiero politico rivoluzionario come quello del Che con le
posizioni filocinesi o trotskiste. Sostenendo tale politica e diffondendo quel pensiero si
rischiava di incorrere nellaccusa di propaganda maoista o trotskista, e unaccusa del genere
comportava il rischio che intervenisse la polizia politica.
Nel 1968 lessi in Pensamiento Crtico un saggio di Rudy Dutschke che, in base alle
impressioni di viaggio di una delegazione dello Sds di Berlino Ovest a Mosca, descriveva
latteggiamento della burocrazia sovietica3. Quella descrizione coincideva perfettamente
con quanto avevo modo di osservare in Polonia.

Come in altre parti del mondo, la figura del Che riusc a diventare largamente nota grazie
alla sua fine. Di fronte alla tremenda ripercussione della sua morte sullopinione pubblica
mondiale, la stampa polacca fu costretta a dare risalto alla notizia e a parlarne. Linteresse
suscitato dal Che in settori della societ polacca mi consent, per la prima volta, di tenere riu-
nioni pubbliche a lui dedicate. Le conferenze sul Che con la mia partecipazione come relato-
re vennero organizzate in vari ambiti giovanili: lAssociazione degli studenti polacchi (Zsp),
lUnione degli esploratori polacchi (Zhp, lequivalente degli scout), alcune scuole seconda-
rie. Non erano molte - penso cinque o sei in tutto - con un pubblico che andava dalla ventina
al centinaio di persone. Non ho mai sentito parlare di altre analoghe riunioni, con altri relato-
ri. Forse allepoca in Polonia non cerano altre persone in grado di parlare del Che.
Poco dopo, nel dicembre del 1967, in un concorso internazionale, Radio Habana Cuba
premi il mio saggio sul messaggio del Che alla Tricontinentale. Il premio consisteva nel-

3 R. Dutschke, Las contradicciones del capitalismo tardo, los estudiantes antiautoritarios y su relacin con el
Tercer Mundo [Le contraddizioni del tardocapitalismo, gli studenti e i loro rapporti con il Terzo mondo], in
Pensamiento Crtico (La Habana), n. 21, 1968, pp. 109-111 [tr. it. in: U. Bergmann, R. Dutschke, W. Lefvre, B.
Rabehl, La ribellione degli studenti ovvero La nuova opposizione, Feltrinelli, Milano, 1968, pp. 94-6].

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linvito a Cuba. Vi trascorsi un mese formidabile, ebbi modo di viaggiare per tutto il paese
in largo e in lungo, di conoscere da vicino che cosa fosse questa rivoluzione, di viverla l
dove la si stava facendo. Fortemente armato e motivato politicamente, immaginavo che al
mio ritorno avrei partecipato a molte iniziative pubbliche dedicate alla rivoluzione, al Che e
alla rivoluzione latinoamericana.
Mi sbagliavo completamente. Ebbi una sola occasione: lincontro allUniversit di
Varsavia, organizzato dal circolo universitario della Zmw, la stessa che aveva precedente-
mente pubblicato lopuscoletto con la mia traduzione de Il socialismo e luomo a Cuba.
Come mai una sola occasione? Perch cinque settimane dopo il mio rientro da Cuba, in
Polonia esplose una grave crisi politica: l8 marzo del 1968, sullonda di rivendicazioni
democratiche, gli studenti si ribellarono. Da Varsavia il movimento si estese a tutti i centri
universitari del paese. La frazione nazionalista del partito al governo approfitt della rivolta
per cercare di prendere il potere e scatenare una campagna e unepurazione antisemite. La
polizia politica estese notevolmente il proprio controllo sulla societ, accrescendo le proprie
iniziative repressive. Tra le altre conseguenze di questa campagna occorre ricordare lesten-
dersi delle correnti di destra e lavvelenemento sciovinista del clima ideologico della
societ in genere. Nellagosto di quello stesso anno, lintervento militare del Patto di
Varsavia in Cecoslovacchia e il soffocamento della Primavera di Praga - con la partecipa-
zione dellesercito polacco - contribuirono ulteriormente a chiudere, o perlomeno a ridurre
sostanzialmente gli spazi rimasti liberi.
Nel giugno del 1968, tuttavia, venne pubblicato a Cuba il Diario di Bolivia del Che e in
Polonia si registrarono le ripercussioni di questo grande avvenimento. Immediatamente, il
principale e pi qualificato settimanale politico del paese, Polytika, prese a pubblicare a
varie riprese estratti dal Diario4. Naturalmente, la scelta dei brani era molto tendenziosa:
presentava soltanto le sconfitte della guerriglia boliviana, i contrasti interni, i momenti di
demoralizzazione dei combattenti. Lintento trapelava chiaramente: si insinuava in quel
modo che la lotta guerrigliera del Che e dei suoi compagni in Bolivia fosse stata opera di un
manipolo di disperati e fosse condannata in partenza a uninevitabile sconfitta.
Lambasciata cubana mi mand subito la prima copia che le arrivo del Diario. Presi
contatto con il direttore di un settimanale culturale a diffusione nazionale e di grande tiratu-
ra, che si pubblicava a Cracovia, Zycie Literackie (Vita letteraria). Il direttore, Wladyslaw
Machejek, ex guerrigliero comunista divenuto scrittore e uomo del regime, per sue persona-
li ragioni fu entusiasta della mia proposta e decise di pubblicare in quattro puntate successi-
ve una versione alternativa del diario del Che: sempre estratti, scelti e tradotti da me, ma
che fornivano unimmagine obiettiva di quanto accaduto in Bolivia e del contenuto del
Diario5. Cos, quasi contemporaneamente, gli estratti del Diario furono pubblicati in due
settimanali. Ovviamente, il rapporto di forza non era pari, dal momento che Polityka aveva
pi lettori ed era pi influente di Zycie Literackie.
Approfittai poi della situazione per infrangere un po il silenzio creatosi intorno ai movi-
menti guerriglieri latinoamericani e pubblicai nello stesso settimanale una scelta di racconti
di Arturo Alape sui guerriglieri comunisti colombiani e un frammento del libro di Hector
Bjar sulle guerriglie peruviane.
Alla fine del 1969, Ksiaka i Wiezda, la casa editrice molto ufficiale del partito al gover-
no, pubblic il Diario completo del Che in Bolivia6. N stamp 10.000 copie, il che signifi-
cava allepoca una tiratura relativamente rilevante. Nonostante il libro si fosse esaurito rapi-
damente, non venne ristampato o ripubblicato. Comunque, averlo pubblicato ha costituito
pur sempre una conquista, perch dopo la piccola guerra degli estratti tra Polityka e Zycie

4 Dziennik Che Guevary, in Polityka (Warszawa), nn. 28-33.


5 Pamietnik Che Guevary w Boliwii, in Zycie Literackie (Krakw), nn. 31, 32, 33, 34, 1968.
6 E. Guevara, Dziennik z Boliwii, Ksiazka i Wiedza, Warszawa, 1969.

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Literackie, stroncava ogni possibile manipolazione del contenuto del testo e consentiva a
chi fosse interessato di accedere direttamente al testo integrale, oltre a protrarre linteresse
per il Che, o meglio a ravvivarlo dopo una fase in cui era stato travolto dagli avvenimenti
del marzo 1968 in Polonia e dellagosto dello stesso anno in Cecoslovacchia.
Il diario del Che usc in Polonia cos come lo si era pubblicato a Cuba, vale a dire con
Unintroduzione necessaria di Fidel. Molti hanno potuto leggere per la prima volta una
delle aspre critiche cui il leader della Rivoluzione cubana sottoponeva, da una collocazione
rivoluzionaria e internazionalista, la politica di un partito comunista latinoamericano fra-
tello. In Polonia come in tutto il blocco sovietico la polemica tra i dirigenti della rivoluzio-
ne cubana e il movimento comunista latinoamericano costituiva un tab, che in questa
occasione la burocrazia lasci cadere. Kapuscinski, incaricato dalla casa editrice di tradurre
il Diario e di scriverne la Prefazione, comment: Gli attacchi di Fidel Castro contro il Pc
boliviano sono semplicemente ingiusti; anche se molto pi importante era lammissione
che non si trattava di una polemica cubana con un solo partito, ma con la maggioranza dei
partiti comunisti del continente.
Subito dopo luscita del dDiario di Bolivia in polacco ebbi la prima importante occasio-
ne di esprimermi riguardo al Che sulla stampa polacca. Il bisettimanale letterario a circola-
zione nazionale, Wspolczesnosc (La Contemporaneit), pubblic il mio lungo saggio dedi-
cato al Diario di Bolivia. Questo settimanale fu linterprete influente di una generazione
dinamica e relativamente giovane di intellettuali che, ancorch sostenitori del regime, si
collocavano nellala sinistra di questo e si richiamavano in modo non soltanto verbale al
marxismo e alle idee socialiste. In precedenza il settimanale aveva pubblicato un mio sag-
gio dal titolo Il marxismo e il Terzo mondo7, in cui, tra laltro, sottolineavo limportanza
del pensiero del Che per lo sviluppo - nonch per lo studio - del marxismo nelle periferie
coloniali dipendenti dal capitalismo mondiale.
Il mio nuovo saggio, pubblicato in apertura con grande risalto, si intitolava I contadini
nellora dei focolai guerriglieri8. NellIntroduzione si leggeva:
Il grande filosofo sudamericano Jos Carlos Maritegui ha scritto vari decenni fa che la crisi della
civilt borghese divenuta evidente da quando questa si resa conto che le mancava il suo mito. Perci
divenuta incredula, scettica, nichilista. Il mito liberale dei Lumi troppo vecchio. Il proletariato, da
parte sua, un mito ce lo ha: la rivoluzione sociale. Esso marcia impetuosamente e attivamente verso tale
mito. Nel secondo anniversario della sua tragica fine, Ernesto Che Guevara continua a essere unindiscu-
tibile incarnazione del mito del nostro Movimento, che ha sempre tratto le proprie energie pi salde dal-
latto eroico delluomo, della classe e del popolo.

Denunciavo il nuovo modo di distruggere questo mito:


Da quando loffensiva violenta dellEsercito di liberazione sudvietnamita a Saigon ha definitivamente
ridicolizzato il giudizio apparentemente razionale sulla travolgente superiorit di un esercito supermoder-
no su una guerriglia contadina in un paese agricolo sottosviluppato, la storia dellepopea boliviana del
comandante Guevare stata sottoposta ad altri processi interpretativi, diversi da quelli che normalmente
si applicano in casi analoghi, e cio pi adeguati alla mutata situazione, in particolare al livello del fatto
che gravita intorno alla coscienza sociale Il sistema di manipolazione ideologica ha adottato un
metodo completamente diverso, che consiste nel mistificare le vicende della guerriglia boliviana, un
metodo che, in realt, risultato assai pi efficace: in base alla nuova interpretazione, Che Guevara ha
perso perch lui, marxista, ha smentito se stesso e le proprie idee in quanto non riuscito a conquistarsi il
sostegno delle masse popolari con la propria iniziativa rivoluzionaria e si condannato a una lotta armata
isolata dalla societ, degna nel migliore dei casi di Bakunin e dei populisti russi del XX secolo.

Era una polemica contro una delle critiche pi insidiose diffuse in Polonia dai funziona-
ri degli apparati ideologici del regime burocratico: insinuavano che la guerriglia del Che

7 Z.M. Kowalewski, Marksizm a Trzeci Swiat, in Wspolczesnosc (Warszawa), n. 16, 1969.


8 Z.M. Kowalewski, Chlopi w godzinie ognisk, in Wspolczesnosc, n. 26, 1969.

56
avesse costituito un corpo estraneo rispetto alla societ boliviana e non potesse contare su
quellappoggio contadino che ricercava tanto disperatamente quanto inutilmente. Con
ampie argomentazioni denunciavo questa impostazione, alla luce della situazione reale
nella zona delle operazioni di guerriglia in Guatemala, Venezuela, Colombia e Per.
Sembra che larticolo abbia trovato uneco notevole nei settori influenzati dal settimanale.
Comunque, due anni dopo il settimanale chiuse, la redazione si premur di pubblicare nel-
lultimo numero il mio nuovo saggio dedicato a quel che era appena accaduto in Bolivia: la-
scesa e la sconfitta del regime nazionalista del generale Torres, dellAssemblea Popolare e del
movimento di massa; al carattere proletario della rivoluzione boliviana; alla funzione di cata-
lizzatore svolto dalla guerriglia del Che nel risveglio della coscienza popolare boliviana9.
Nel corso degli anni 60 sono stato molto legato agli ambienti di studenti provenienti dal
Terzo mondo, soprattutto latinoamericani e arabi, tra i quali cerano molti sostenitori della
Rivoluzione cubana e delle idee del Che. Al riguardo, vorrei richiamare brevemente due aspetti.
Il primo che dopo la morte del Che, mentre Inti Peredo cercava di ricostruire lEsercito
di liberazione nazionale, in questo ambiente si reclutavano i volontari per la guerriglia boli-
viana. Tra i reclutati cera il mio amico, studente peruviano, ntero Callapia Hurtado.
And a Cuba dalla Polonia, fece l laddestramento alla guerriglia, sottoscrisse con lo pseu-
donimo di Ral, insieme ad altri militanti internazionalisti dellEln, un appello Ai popoli
latinoamericani, partecip alla guerriglia sul fronte di Teoponte sotto il comando di Chato
(Osvaldo) Peredo e cadde l, probabilmente catturato e fucilato dai rangers boliviani.
Il secondo fatto che la mia militanza guevarista suscit una reazione molto ostile da
parte di un gruppo di comunisti arabi filosovietici, con i quali ebbi numerosi scontri politici.
Mi conoscevano bene come guevarista e castrista, ma si vendicarono spedendo una lettera
al Comitato centrale del Partito polacco al governo, in cui mi denunciavano come anima-
tore di unorganizzazione clandestina maoista che verosimilmente operava fra gli studenti
stranieri. Si trattava di unaccusa pericolosa, dal momento che, come ho accennato, gli
oppositori filocinesi finivano in carcere. La direzione del partito trasmise la denunica ai
Servizi di sicurezza, che a quel che so investigarono sul mio conto, ma evidentemente senza
conseguenze - anche se non escluso che la faccenda abbia avuto qualcosa a che fare con la
mia espulsione dal Poup nel 1974.
Agli inizi degli anni 70 ebbi una seconda eccezionale occasione di parlare del Che. Era
linizio della cosiddetta era Gierek; Edward Gierek sal al potere nel dicembre del 1970,
dopo la caduta di Wladyslaw Gomulka durante la grande e violenta sollevazione delle
masse operaie di Danzica e Stettino e la sua sanguinosa repressione. I primi anni dellera
Gierek furono contraddistinti da una forte crescita delle aspettative popolari, dalla rilegitti-
mazione del regime burocratico, ma anche delle idee socialiste, nella classe operaia e in lar-
ghi settori della societ, e dalla riapertura di spazi di libert.
Mi convoc nel suo ufficio il presidente dellAccademia delle Scienze, il professor
Jozef Chalasinski, un insigne sociologo. Mi disse che sarei andato entro breve a Cuba invia-
to dallAccademia delle Scienze; voleva compiere un gesto di amicizia e pubblicare sulla
rivista di sociologia dellAccademia un saggio serio ed erudito su un argomento cubano, ed
era questo il compito che mi proponeva. Il risultato fu la pubblicazione sulla rivista,
Kultura i Spoleczenstwo (Cultura e Societ), del mio lungo saggio intitolato La rivoluzione
cubana nel pensiero sociale di Ernesto Guevara10. Forte della copertura del presidente
dellAccademia, ebbi modo di presentare ampiamente e liberamente le idee teoriche del
Che sulla costruzione del socialismo. Definii il Che un marxista rivoluzionario per il

9 Z.M. Kowalewski, Boliwia: Torres czy masy?, in Wspolczesnosc, n. 26, 1971.


10 Z.M. Kowalewski, Rewolucja kubanska w mysli spolecznej Ernesto Guevary, in Kultura i Spoleczenstwo
(Warszawa) n. 2, 1972. La redazione e la censura intervennero soltanto sul richiamo nellarticolo alla teoria della
rivoluzione permanente di Trotsky, cambiando completamente il senso della frase in questione, cos da toglierle
qualsiasi senso.

57
quale linternazionalismo proletario rappresentava uno dei valori supremi. Per dare uni-
dea elementare del contenuto del saggio in questione, ne citer i titoli dei capitoli: La fun-
zione della coscienza, La nuova antropologia, Lestinzione delle categorie di merca-
to, La liberazione del lavoro. Oltre che agli scritti del Che, mi ero ispirato ad alcuni
saggi sul suo pensiero, in particolare a quello di Michael Lwy.
A tuttoggi, La Rivoluzione cubana nel pensiero sociale di Ernesto Guevara continua ad
essere lunico saggio sulle idee del Che che sia apparso in Polonia. La sua pubblicazione
coincise con la visita di Fidel in Polonia nel giugno del 1972. Malgrado la scarsa e del tutto
formale copertura mediatica, Fidel riusc a suscitare molta simpatia per la Rivoluzione
cubana in importanti strati della societ polacca, in particolare in ambienti giovanili e fra i
minatori della Slesia. La visita si svolse in un clima di forti tensioni fra il leader cubano e i
dirigenti polacchi, ai quali Fidel rimproverava il disinteresse per la guerra di liberazione del
popolo vietnamita e linteresse invece per la concertazione di intese con limperialismo.
Quella visit conferm, anzi accrebbe, la distanza che aveva caratterizzato tradizionalmente
i rapporti tra la burocrazia polacca e la direzione della Rivoluzione cubana.

Alcune conclusioni

Come si pu vedere, la condizione formale di Cuba socialista come Stato alleato, addi-
rittura come Stato fratello, dellUrss e degli Stati che facevano parte del blocco sovietico,
nonch le specificit dello stesso regime burocratico polacco, in particolare i margini di
libert che esistevano nella societ, determinavano certe condizioni favorevoli per richia-
marsi alle idee e alle azioni del Che. Ci si poteva muovere su questo terreno, ma in sostanza
soltanto in modo individuale o in ristrette cerchie informali. Probabilmente, cerano anche
possibilit di organizzare qualche circolo guevarista nelle organizzazioni giovanili ufficiali,
ma certamente non era possibile coordinarne le attivit senza correre il rischio dellinter-
vento della polizia politica. In ogni caso, molto schematicamente, si pu dire che richiamar-
si al Che era pi facile se fatto in modo intermittente e duttile, che non in modo continuati-
vo e stabile; pi facile alla periferia del regime burocratico che non al centro (ad esempio,
pi facile nelle organizzazioni giovanili che nel partito; pi facile in altre organizzazioni
giovanili - di esploratori, studenti, giovani contadini ecc. - che nellUnione dei giovani
socialisti [Zms], pi direttamente legata al Poup; pi facile sulle riviste culturali che sulla
stampa politica; pi facile in ambito accademico che in quello politico ecc.). Dalle periferie
si potevano effettuare incursioni nel centro, ma non occupare posizioni.
Per finire: nel 1974 comparve in Polonia il primo libro biografico sul Che, tradotto dal
russo11. Evidentemente la burocrazia sovietica aveva deciso di cambiare tattica rispetto al
Che; ora che era morto e quindi sembrava disarmato e inoffensivo, aveva deciso di conce-
dergli lattestato di buon comunista e di inglobarlo nel pantheon burocratico. Lautore del
libro non esitava a mentire grossolanamente, pretendendo ad esempio che la guerriglia del
Che in Bolivia avesse avuto il sostegno solidale del Pc boliviano, oppure annegando le idee
del Che nel solvente ideologico prodotto al Kremlino, allinsegna del marxismo-lenini-
smo. Lautore del libro era Iosif Lavreckij, noto anche sotto il nome di Iosif Grigulevic
(non ho dubbi che si trattasse della stessa persona: lo conferma esplicitamente Miloslav
Ransdorf, vicepresidente del Pc di Bohemia e Moravia, nel suo libro sul Che pubblicato a
Praga negli ultimi anni). Lavreckij/Grigulevic, ex funzionario della Gpu, stando a varie
fonti era stato coinvolto nellassassinio del dirigente rivoluzionario catalano Andrs Nin,
durante la guerra civile spagnola, e in quello di Lev Trotsky.
Per un quarto di secolo, il libro di Lavreckij, ripubblicato due volte, stato lunica bio-
grafia del Che accessibile in polacco.

11 J. Lawriecki, Ernesto Che Guevara, Wydawnictwo Literackie, Krakw 1974 (n.e. Alma-Press, Warszawa 1986).

58
N CALCO N COPIA:
IL CHE ALLA RICERCA DI UN NUOVO SOCIALISMO
di Michael Lwy*

In un articolo pubblicato nel 1928, Jos Maritegui - il vero fondatore del marxismo
latinoamericano - scriveva:
Certamente non vogliamo che il socialismo in America sia un calco e copia. Devessere una creazione
eroica. Dobbiamo dar vita, con la nostra realt, con il nostro linguaggio, al socialismo indoamericano. E
una missione, questa, degna di una nuova generazione1.

Il suo avvertimento non fu ascoltato: in quello stesso anno il movimento comunista lati-
noamericano cominci a subire linfluenza del modello stalinista, che per quasi mezzo seco-
lo avrebbe imposto il calco e la copia dellideologia della burocrazia sovietica e del suo
cosiddetto socialismo reale.
Non sappiamo se il Che conoscesse questo testo di Maritegui; ma forse lo lesse, visto
che Hilda Gadea, la sua compagna, gli aveva prestato gli scritti di Maritegui negli anni
precedenti la Rivoluzione cubana. Si pu comunque ritenere che buona parte della sua
riflessione e della sua pratica politica, soprattutto negli anni 60, abbia avuto lobiettivo di
uscire dal vicolo cieco cui conduceva limitazione servile del modello sovietico ed esteuro-
peo. Le sue idee sulla costruzione del socialismo costituiscono un tentativo di creazione
eroica di qualche cosa di nuovo, la ricerca - interrotta e non completata - di un modello di
socialismo diverso e per molti aspetti radicalmente contrapposto alla caricatura burocratica
realmente esistente.

Dal 1959 fino al 1967, il pensiero del Che ha conosciuto una notevole evoluzione, allon-
tanandosi sempre pi dalle illusioni iniziali sul socialismo sovietico e sulla versione sovieti-
ca (vale a dire stalinista) del marxismo.
In una lettera del 1965 a un amico cubano egli critica aspramente il codismo ideologi-
co che si manifesta a Cuba con la pubblicazione di manuali sovietici per linsegnamento
del marxismo. Tali manuali - che definisce mattoni sovietici - presentano linconvenien-
te di non permettere di pensare: il Partito lo ha gi fatto per te e tu sei tenuto a mandarlo
gi2. Si percepisce in modo sempre pi esplicito, soprattutto negli scritti dal 1963 in poi, il
rigetto del calco e copia e la ricerca di un modello alternativo, il tentativo di formulare
unaltra via al socialismo, pi radicale, pi egualitaria, pi fraterna, pi umana, pi coerente
con letica comunista.
La sua morte, nellottobre del 1967, interromper il processo di maturazione politica e
di sviluppo intellettuale autonomo. La sua opera non costituisce un sistema chiuso, una

* Ni calco ni copia: Che Guevara en busqueda de un nuevo socialismo. Relazione tenuta in spagnolo al
convegno di Acquapendente della Fondazione Guevara (15-17 giugno 2001). Trad. di Titti Pierini [n.d.r.].
1 J.C. Maritegui, Aniversario y Balance, in Amauta, n. 17, settembre 1928. Ora in Ideologa y Politica,
Biblioteca Amauta, Lima 1971, p. 249.
2 Questa lettera rientra tra i materiali del Che inediti e che finora non sono stati pubblicati a Cuba. La cita
Carlos Tablada in un suo articolo Le marxisme de Che Guevara, in Alternatives Sud, 2/1996, p. 168.

59
sistematizzazione compiuta che contiene risposte su tutto. Su molte questioni - la democra-
zia nella pianificazione, la lotta contro la burocrazia - la sua riflessione incompiuta3.
Il motore di fondo di questa ricerca di una strada nuova - ben al di l delle specifiche
questioni economiche - la convinzione che il socialismo non ha senso - n pu trionfare -
se non rappresenta un progetto di civilt, unetica sociale, un modello di civilt completa-
mente alternativo ai valori del meschino individualismo, dellegoismo feroce, della concor-
renza, della guerra di tutti contro tutti propri della civilt capitalistica - il mondo in cui
luomo lupo per laltro essere umano (homo homini lupus).
La costruzione del socialismo inscindibile da una serie di valori etici, contrariamente a
quanto sostengono le impostazioni economicistiche - da Stalin a Chrus cv e ai suoi succes-
sori - che tengono esclusivamente conto dello sviluppo delle forze produttive. Nella
famosa intervista rilasciata al giornalista Jean Daniel (luglio 1963) il Che sosteneva (ed era
gi una critica implicita al socialismo reale):
Il socialismo economico senza la morale comunista non mi interessa. Lottiamo contro la miseria, ma lot-
tiamo, al tempo stesso, contro lalienazione... Se il comunismo si disinteressa dei fatti di coscienza, potr
essere un sistema di ripartizione, ma non sar mai una morale rivoluzionaria4.

Se il socialismo ha la pretesa di lottare contro il capitalismo e di sconfiggerlo sul suo


stesso terreno, su quello cio del produttivismo e del consumismo, utilizzando le sue stes-
se armi - la forma delle merci, la concorrenza, lindividualismo egoistico - condannato
allinsuccesso. Non si pu dire che Guevara abbia previsto il crollo dellUrss, ma in certo
senso egli ha avuto lintuizione che un sistema socialista che non tollera il dissenso,
che non rappresenta nuovi valori, che cerca di imitare lavversario, che non nutre altra
ambizione che raggiungere e superare la produzione delle metropoli capitaliste, non ha
futuro.
Per il Che, il socialismo il progetto storico di una nuova societ basata su valori di
uguaglianza, solidariet, collettivismo, altruismo rivoluzionario, libera discussione e parte-
cipazione popolare. Sia le sue critiche - in crescendo - al socialismo reale, sia la sua pra-
tica come dirigente e la sua riflessione sullesperienza cubana sono ispirate da questa utopia
comunista - nellaccezione attribuita a tale concetto da Ernst Bloch.
Tre aspetti traducono concretamente questa aspirazione di Guevara e la sua ricerca di
una nuova strada: la discussione sui sistemi di gestione economica; il problema della libert
di espressione delle divergenze e la prospettiva della democrazia socialista. Il primo occu-
pava, ovviamente, il posto centrale nella riflessione del Che; gli altri due, bench siano
strettamente connessi, sono molto meno sviluppati e presentano lacune e contraddizioni,
pur rimanendo presenti nelle sue preoccupazioni e nella sua pratica politica.

I sistemi di gestione economica

Si tratta del famoso dibattito del 1963-64 su vari aspetti della pianificazione, a confronto
con sostenitori del modello sovietico (il ministro del Commercio con lestero, Alberto

3 Ha ragione Fernando Martnez Heredia allorch sottolinea: Anche la parte incompiuta del pensiero del
Che... contiene elementi positivi. Il grande indagatore ancora presente per segnalarci problemi e percorsi, meto-
di per esigere dai compagni che pensino, studino e uniscano la pratica e la teoria. Quando si assimila veramente il
suo pensiero impossibile farne un dogma, trasformarlo in un altro baluardo dottrinario e in un altro ricettario di
frasi (Che, el socialismo y el comunismo, in Pensar al Che, Centro de Estudios sobre Amrica/Editorial Jos
Mart, La Habana 1989, II, p. 30 [F. Martinez Heredia, Che, il socialismo e il comunismo, in Aa. Vv., Attualit
del Che, Teti, Milano 1997, p. 223]).
4 LExpress, del 25 luglio 1963, p. 9 [E. Che Guevara, Scritti scelti, Erre emme, Roma, 1993, II, pp. 639-40].

60
Mora; il direttore dellIstituto Nazionale di Riforma Agraria, Carlos Rodrguez), appoggiati
dal celebre economista francese Charles Bettelheim. Le posizioni di Ernesto Guevara (che
ebbero lappoggio delleconomista marxista belga - nonch dirigente della Quarta interna-
zionale - Ernest Mandel) rappresentano una critica radicale - inizialmente implicita, poi
esplicita - del socialismo reale. Gli aspetti principali del modello esteuropeo con i quali il
Che era in netto contrasto erano5:

- la legge del valore come legge obiettiva delle societ di transizione al socialismo
(tesi di Stalin sostenuta da Charles Bettelheim);
- la merce come base del sistema produttivo;
- la concorrenza - tra imprese o lavoratori - come fattore dincremento della produttivit;
- sistemi di incentivo e distribuzione individuali piuttosto che collettivi;
- privilegi economici per dirigenti e amministratori;
- criteri di mercato nei rapporti economici tra paesi socialisti.

Nel celebre Discorso di Algeri (febbraio 1965), Ernesto Guevara faceva appello ai
paesi che si dicevano socialisti perch ponessero fine alla loro tacita complicit con i paesi
sfruttatori dellOccidente, che si traduceva nei rapporti di scambio diseguale di questi con
i popoli in lotta contro limperialismo. Per il Che
non ci pu essere socialismo se nella coscienza non si attua un mutamento che provochi un nuovo atteg-
giamento fraterno nei confronti dellumanit, sia di carattere individuale - nella societ in cui si costruisce
o si costruito il socialismo - sia di carattere mondiale, in rapporto ai tutti i popoli che subiscono lop-
pressione dellimperialismo6.

Analizzando nel suo saggio del marzo 1965, Il socialismo e luomo a Cuba, i modelli di
costruzione del socialismo vigenti in Europa orientale, il Che rifiutava la concezione che
pretendeva di sconfiggere il capitalismo utilizzando le sue stesse armi spuntate:
Rincorrendo lillusione di realizzare il socialismo con laiuto delle armi spuntate che ci lascia in eredit
il capitalismo (la merce come cellula economica, il profitto, linteresse materiale individuale come leva,
ecc.), si pu imboccare un vicolo cieco... Per costruire il comunismo, contemporaneamente alla base
materiale, bisogna creare luomo nuovo7.

Uno dei pericoli principali del modello importato dai paesi dellEst europeo laccre-
scersi della diseguaglianza sociale e il formarsi di uno strato privilegiato di tecnocrati e
burocrati: in questo sistema retributivo
sono i direttori a guadagnare sempre di pi. Basta guardare lultimo progetto della Rdt, limportanza che
acquista la gestione del direttore o, meglio, la retribuzione della gestione del direttore8.

La sostanza di fondo del dibattito consisteva nel confronto tra una visione economicisti-
ca - la sfera economica come sistema autonomo, retto da proprie leggi, come la legge del
valore o le leggi di mercato - e una concezione politica del socialismo, cio il fatto di pren-
dere decisioni economiche - le priorit produttive, i prezzi, ecc. - in base a criteri sociali,
etici e politici.
Le proposte economiche del Che - la pianificazione in luogo del mercato, il sistema di
finanziamento di bilancio, gli incentivi collettivi o morali - avevano lobiettivo di ricerca-

5 Nei limiti di questa relazione non posso presentare in forma pi ampia il dibattito economico; ho cercato di
farlo nel capitolo 2 del mio libro: La pense de Che Guevara, Maspero, Paris 1970 [El pensamiento del Che
Guevara, Siglo XXI, Mxico 1971].
6 E. Che Guevara, Discorso al II Seminario economico di solidariet afroasiatica, in Scritti scelti, II, pp. 646 sgg.
7 Il socialismo e luomo a Cuba, in Scritti scelti, II, pp. 700 sgg.
8 E. Che Guevara, Le plan et les hommes, in Oeuvres, Maspero, Paris 1972, VI, Textes Indits, p. 90.

61
re un modello di costruzione del socialismo basato su questi criteri, e quindi diverso da
quello sovietico.
Va inoltre aggiunto che Guevara non pervenne a concepire unidea chiara della natura
del sistema burocratico staliniano. Seguendo, a mio avviso, una pista errata, ricercava nella
Nep, piuttosto che nel Termidoro staliniano, lorigine dei problemi e dei limiti dellespe-
rienza sovietica9.

La libert di discussione

Un aspetto politico rilevante del dibattito economico nel 1963-64, che merita di essere
sottolineato, il dato della discussione in quanto tale, vale a dire il fatto di ritenere che le-
spressione pubblica di dissensi sia normale nel processo di costruzione del socialismo. In
altri termini, la legittimit di un certo pluralismo democratico nella rivoluzione.
Questa problematica solo implicita nel dibattito economico. Guevara non lha mai svi-
luppata in forma esplicita o sistematica, e soprattutto non lha correlata al problema della
democrazia nella pianificazione. Tuttavia il suo atteggiamento, in varie occasioni durante
gli anni 60, appare favorevole alla libert di discussione nel campo rivoluzionario e al
rispetto del pluralismo delle opinioni.
Un esempio interessante il suo comportamento nei confronti dei trotskisti cubani, dei
quali non condivideva assolutamente le analisi (li ha aspramente criticati in varie occasio-
ni). Nel 1961, in un colloquio con un intellettuale di sinistra nordamericano, Maurice
Zeitlin, Guevara denunci la distruzione ad opera della polizia cubana delle lastre della
Rivoluzione permanente di Trotskij come un errore e una cosa che non si sarebbe dovu-
ta fare. E, anni dopo, poco prima di lasciare Cuba nel 1965, riesce a far uscire dal carcere
il dirigente trotskista cubano Roberto Acosta Hechevarra, al quale dichiara, salutandolo
con un abbraccio fraterno: Acosta, le idee non si uccidono a bastonate10.
Lesempio pi significativo la sua replica - in una relazione del 1964 ai compagni del
Ministero dellIndustria - alla critica di trotskismo rivoltagli da alcuni sovietici:
Io credo solo una cosa, ed che si deve avere la capacit sufficiente per distruggere tutte le idee contra-
rie su un determinato argomento oppure lasciare che le opinioni si esprimano... Non possibile distrugge-
re le opinioni a bastonate, e questo proprio ci che uccide ogni libero sviluppo dellintelligenza. Ora,
vero che dal pensiero di Trotsky si possono ricavare una serie di cose. Io credo che nelle questioni fonda-
mentali su cui si fondava Trotsky commetteva degli errori; credo che il suo comportamento posteriore fu
erroneo...11.

Forse non casualmente, la difesa pi esplicita della libert di espressione e la critica pi


diretta di Guevara allautoritarismo stalinista si manifesta sul terreno dellarte. Nel famoso
saggio sul Socialismo e luomo a Cuba (1965) egli denuncia il realismo socialista di
stampo sovietico come limposizione di unesclusiva forma artistica (che poi quella alla

9 Tale impostazione chiaramente presente nel saggio di economia politica che Guevara stava redigendo nel
1966, di cui cita alcuni passi Carlos Tablada nellarticolo citato. Ha ragione Janette Habel quando osserva che
Guevara poneva unenfasi eccessiva sulla critica economica delle deformazioni staliniane, sullincidenza dei rap-
porti di mercato e non abbastanza sulla natura poliziesca e repressiva del sistema politico sovietico (J. Habel,
Prefazione a Michael Lwy, La Pense de Che Guevara, Syllepse, Parigi, 1997, p. 11).
10 Interview with Maurice Zeitlin, in R. E. Bonachea-N. P. Valdes (a cura di), Che: Selected Works of
Ernesto Guevara, Mit Press, New York 1969, p. 391; An Interview with Roberto Acosta Hechevarra, in Gary
Tennant, The Hidden Pearl of the Caribbean: Trotskysm in Cuba, Porcupine Press, London 2000, p. 246.
Secondo Roberto Acosta, Guevara gli disse che a un certo punto, in futuro, le pubblicazioni trotskiste sarebbero
state autorizzate ufficialmente a Cuba (p. 249).
11 Che Guevara, Il piano e gli uomini, in Il Manifesto, n. 7, dicembre 1969, p. 37 [anche in Scritti scelti, II,
pp 565-6].

62
portata dei funzionari). Con un simile metodo, sottolinea il Che, la ricerca artistica
autentica viene annullata e si mette una vera e propria camicia di forza allespressione
artistica12.

La democrazia socialista

Quantunque il Che non sia mai pervenuto ad elaborare una teoria compiuta circa il ruolo
della democrazia nella transizione al socialismo - forse la lacuna principale della sua opera
- egli rifiutava tuttavia le concezioni autoritarie che tanto danno hanno arrecato al sociali-
smo nel XX secolo. A coloro che, dallalto, pretendono di educare il popolo - falsa dottri-
na, gi criticata da Marx nelle Tesi su Feuerbach (chi educher leducatore?) - il Che
replicava, in un discorso del 1960:
La prima ricetta per educare il popolo... consiste nel farlo entrare nel processo rivoluzionario. Non pre-
tendete mai di educare un popolo, perch tramite la sola educazione, e con un governo dispotico sulla
testa, impari a conquistare i propri diritti. Insegnategli, innanzitutto, a conquistare i propri diritti e allora,
quando sar rappresentato nel governo, imparer tutto ci che si possa insegnare e anche di pi: sar,
senza il minimo sforzo, linsegnante di tutti.

In altri termini: lunica pedagogia emancipatrice lautoeducazione dei popoli attraver-


so la loro specifica pratica rivoluzionaria o, come sosteneva Marx nellIdeologia tedesca,
nellattivit rivoluzionaria, il cambiamento di s coincide con la trasformazione delle con-
dizioni date13.
Vanno nella stessa direzione gli appunti critici del 1966 al Manuale di economia politica
sovietico, che contengono questa precisa e significativa formulazione politica:
Il tremendo crimine storico di Stalin stato quello di avere disprezzato leducazione comunista e isti-
tuito lillimitato culto dellautorit14.

Il suo principale limite la riflessione insufficiente sul rapporto tra democrazia e pianifi-
cazione. Gli argomenti di Guevara in difesa della pianificazione e contro le categorie di
mercato sono importantissimi ed acquistano una nuova attualit di fronte alla vulgata neoli-
berista oggi predominante, con il suo culto del mercato. Ma lasciano da parte il problema
politico chiave: chi pianifica? chi decide le grandi scelte del piano economico? chi determi-
na le priorit della produzione e del consumo?
Senza una vera democrazia - vale a dire senza: a) pluralismo politico, b) libera discus-
sione sulle priorit, c) libera scelta da parte della popolazione tra le varie proposte e piat-
taforme economiche avanzate - la pianificazione si trasforma inevitabilmente in un sistema
burocratico, autoritario e inefficiente di dittatura sui bisogni, come abbondantemente
dimostra la storia dellex Urss. In altre parole: i problemi economici della transizione al
socialismo sono inseparabili dalla natura del sistema politico. La stessa esperienza cubana
degli ultimi trentanni rivela le conseguenze negative dellassenza di istituzioni democrati-
co/socialiste (anche se Cuba riuscita ad evitare le peggiori aberrazioni burocratiche e tota-
litarie degli altri Stati del cosiddetto socialismo reale).
Questo dibattito ha certamente a che vedere con il problema delle istituzioni rivoluzio-
narie. Guevara rigetta la democrazia borghese, ma - a parte la sua sensibilit antiburocratica
ed egualitaria - lontano dallavere una chiara concezione della democrazia socialista. Nel

12 E. Guevara, Il socialismo e luomo a Cuba, in Scritti scelti, II, pp. 708-9.


13 E. Che Guevara, Obras 1957-1967, Casa de las Amricas, La Habana 1970, II, p. 87.
14 Cit. da Juan Antonio Blanco, Tercer Milenio. Una vision alternativa de la posmodernidad, Centro Flix
Varela, La Habana 1996.

63
Socialismo e luomo a Cuba, lautore ammette che lo Stato rivoluzionario possa commette-
re errori, suscitando una reazione negativa delle masse che lo costringe a correggersi (le-
sempio che cita la politica settaria del Partito guidato da Anibal Escalante nel 1961-62):
Ma, ammette, ovvio che il meccanismo non in grado di garantire una serie di misure
adeguate e che occorre un legame pi organico con le masse. In un primo momento sem-
bra trovare una soluzione in una vaga interpolazione dialettica tra i dirigenti e le masse.
Ma qualche pagina prima confessa che il problema ben lungi dallessere stato adeguata-
mente risolto, consentendo un effettivo controllo democratico:
questa istituzionalizzazione della rivoluzione non si ancora attuata. Stiamo cercando qualcosa di
nuovo...15.

Sappiamo che negli ultimi due anni della sua vita Ernesto Guevara si era spinto molto
avanti nella sua presa di distanze dal modello sovietico, nel suo rigetto del calco e copia
del socialismo reale. Ma buona parte dei suoi ultimi scritti ancora inedita, per motivi
inesplicabili. Tra questi documenti si trova una critica radicale al Manuale di Economia
Politica dellAccademia delle Scienze dellUrss, redatta nel 1966.
In un articolo pubblicato nel 1996, Carlos Tablada - autore di un importante libro sul
pensiero economico del Che - cita alcuni passi di questo documento, al quale ha avuto
accesso (ma non lautorizzazione di pubblicarlo integralmente). Uno di questi particolar-
mente interessante, perch dimostra che nelle sue ultime riflessioni politiche Guevara si
avvicinava allidea di una democrazia socialista, di una pianificazione democratica in cui
fosse il popolo stesso, fossero i lavoratori, le masse (per riprendere la sua terminologia),
a prendere le decisioni economiche di fondo:
Di fronte alla concezione di un piano economico che frutto della decisione cosciente delle masse, di
tutto il popolo, c quella del piano economico come placebo, in cui solo gli elementi economici decidono
del destino collettivo. Ma questa una concezione meccanicistica e antimarxista... Le masse devono
avere la possibilit di dirigere il proprio destino, stabilire cio quanto destinare allaccumulazione e quan-
to al consumo. La tecnica economica dovr semplicemente agire nei limiti di questi dati, mentre dovr
essere la coscienza delle masse a garantire il raggiungimento degli obiettivi16.

Le pallottole degli assassini della Cia e dei loro compari boliviani hanno interrotto nel-
lottobre del 1967 questo lavoro di creazione eroica di un nuovo socialismo rivoluziona-
rio, di un nuovo comunismo democratico.

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GUEVARA E LA CECOSLOVACCHIA
di Vladimr Klofc *

In primo luogo va ringraziata la Fondazione Guevara che mi offre la possibilit di forni-


re alcuni chiarimenti sui rapporti che il Che ha avuto con il mio paese e viceversa. Il mio
contributo non sar esauriente, restando ancora molte domande senza risposta, insieme a
temi meritevoli di un approfondimento.
Il Che ha avuto rapporti con la Cecoslovacchia per 8 anni soltanto. Ha visitato Praga
molte volte ufficialmente, come uomo di Stato e rappresentante di Cuba, ma altre volte non-
ufficialmente: addirittura clandestinamente, come nel suo ultimo viaggio, prima di dare
avvio alla sua ultima battaglia in Bolivia.
Tra le visite non-ufficiali voglio citare le consultazioni sulla riforma valutaria, allepoca
in cui era presidente del Banco Nacional de Cuba. I biglietti di banca cubani venivano
stampati a Praga e il Che veniva a controllare di persona la fase dei preparativi. Alla fine
apponeva la sua celebre firma (che poi veniva utilizzata per le banconote).
Praga e la Repubblica cecoslovacca furono anche un punto di appoggio per la prepara-
zione delle attivit militari.
Un rapporto che nella realt dei fatti fu molto intenso, ma che in quanto tale non si riflet-
te nella letteratura dedicata allargomento. Un aspetto del Che che in genere viene ignorato.
E pur essendo la Cecoslovacchia uno dei Paesi dellEst europeo che meno di altri ha
ignorato il Che, pubblicando alcuni suoi libri, resta il fatto che i titoli tradotti sono veramen-
te pochi. Voglio qui ricordare la traduzione di Guerra di guerriglia (nel 1961) e del Diario
di Bolivia (nel 1970) in lingua ceca; la traduzione di questultimo in slovacco (nel 1980) e
in ceco dei Passaggi della guerra rivoluzionaria (nel 2000).
Tre sono i libri dedicati al Che: Che Guevara, muz -legenda [Uomo-leggenda], di Moma
Pudar (pubblicato a Bratislava nel 1968); la mia traduzione in ceco (1997) del libro Che
Guevara, storia e leggenda di Antonio Moscato (al quale va il ringraziamento di tutti quei
giovani e quelle giovani che non solo hanno potuto conoscere meglio Guevara, ma che con
quel libro hanno avuto anche un primo contatto con le problematiche della rivoluzione e
della lotta al capitalismo). E il libro Muz Sve dom [Uomo di coscienza]. Ernesto Che
Guevara, pubblicato a Praga nel 2000 e scritto da Miloslav Ransdorf, attualmente deputato
del Parlamento ceco e vicepresidente del Partito comunista di Bohemia e Moravia. Nel
1998 apparso a Brno anche il lavoro di Pavel Pecnka, Od Guevary k Zapatistu m [Da
Guevara allo Zapatismo].
E un elenco un po triste e non corrisponde alla realt dei rapporti veramente intercorsi.
Inoltre si dovrebbero anche analizzare alcuni fatti riguardanti questi stessi libri, nel contesto
delle contraddizioni che negli anni 60 e 70 sconvolsero il movimento comunista in gene-
rale e il Partito comunista cecoslovacco in particolare.
Quando si tradusse e si pubblic in lingua ceca il Diario di Bolivia, nel 1970, i rapporti
con Cuba erano ufficialmente amichevoli, ma risentivano ancora dellatmosfera degli anni
60, quando il Pc cecoslovacco aveva dato un certo appoggio al gruppo di Escalante. Non si

* Relazione tenuta in lingua italiana al convegno di Acquapendente della Fondazione Guevara (15-17 giugno
2001). Provenendo dallinterno della tradizione del movimento comunista della ex Cecoslovacchia, questo contri-
buto risulta particolarmente prezioso. Vladimr Klofc ha vissuto e lavorato per alcuni anni in Italia e ci gli ha
consentito di svolgere e scrivere in italiano la sua relazione, che stata poi rivista redazionalmente [n.d.r.].

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poteva ignorare, per, leroismo di Guevara, e quindi il suo Diario di Bolivia si pubblic,
ma con censure, sia nel testo che nellintroduzione di Fidel. Nel libro mancano i passi con
critiche ai paesi dellEst e le critiche al Partito comunista boliviano. E per coronare lopera,
nel libro troviamo una Postfazione - a firma di Bedrch Biheller - in cui si critica il Che per-
ch, pur essendo un rivoluzionario marxista-leninista, riteneva possibile applicare un
modello valido in qualsiasi momento e in qualsiasi posto per ottenere il trionfo della lotta
armata in America latina. Pur riconoscendo che la sua morte stata una grande perdita per
lAmerica latina e per il mondo, si dice che questuomo coraggioso era stato vittima soprat-
tutto delle sue concezioni sbagliate e omissioni. Anche ledizione in slovacco non era
completa (mancava del tutto lIntroduzione di Fidel), ma conteneva una Prefazione molto
obiettiva, e mancavano queste valutazioni [si veda avanti, in Bibliografia (n.d.r.)].
La Cecoslovacchia aveva molti motivi per apparire come un paese di riferimento per i
Cubani e vari consiglieri cechi, negli anni 60, collaboravano con Cuba su questioni importan-
ti. Tra i pi noti voglio ricordare solo Frantis ek Kriegel, consigliere al Ministero della sanit,
reperibile nellelenco dei personaggi legati al caso Escalante e divenuto celebre durante la
cosiddetta Primavera di Praga; Michal Kovc , presidente della Slovacchia negli anni 90 e
consigliere al Ministero dellagricoltura, e Valtr Komrek, negli anni 90 vicepresidente del
Governo federale cecoslovacco. Questultimo, essendo stato un consigliere economico del
Che, ha parlato molto spesso di lui nei giornali (anche se non si pu dimenticare che questuo-
mo invit Pinochet a visitare Praga, in occasione di una sua visita in Cile, nel 1990).
E inutile ricordare qui le cose che Moscato ha scritto su Komrek, nel suo libro Che
Guevara, storia e leggenda (pp. 64-5), riguardo allintervento da lui fatto durante la
Conferenza dedicata al pensiero economico del Che, nel 1988 allAvana, quando era anco-
ra presidente di un potentissimo Istituto di ricerca. Vorrei solo fare una precisazione,
rispetto a Moscato, quando afferma che Komrek era stato al fianco di Guevara per quasi
tre anni come consigliere*. Nel suo libro M pady a vzestupy [Le mie cadute ed ascese]
(Nadas 1992) Komrek ricorda invece di essere arrivato a Cuba ad aprile del 1964 - quindi
appena un anno prima che il Che andasse via dallIsola. Quando arriv a Cuba, fu nomina-
to consigliere del presidente Osvaldo Dortics (al suo secondo incarico come presidente
della commissione nazionale di pianificazione) e consigliere del ministro Guevara per lin-
dustrializzazione. Nel libro di Komrek possiamo leggere anche le seguenti valutazioni:
Ernesto Che Guevara... era un tipo molto contraddittorio. Da un lato era marcato dal radicalismo e dallidea
della guerriglia, con evidenti segni di estremismo nellorientamento intellettuale, e dallaltro era un uomo con
unenorme preparazione, una grande capacit di applicazine, impegnato in un lavoro continuo di autoforma-
zione... Le discussioni con lui erano molto piacevoli e interessanti, e in confronto agli altri uomini politici -
per esempio dellUrss e della Cecoslovacchia dellepoca - presentava una personalit molto diversa.
Aveva un orientamento favorevole a un certo tipo di gestione centralizzata, cibernetica delleconomia,
ma allo stesso tempo coglieva bene il dilettantismo presente nella pianificazione burocratica sovietica.

* In realt non sono io ad affermarlo, ma lo stesso Komrek, che durante la conferenza sul pensiero economico
di Che Guevara che si tenne a Cuba il 26 e 27 aprile 1988 disse che aveva avuto la fortuna di lavorare come con-
sigliere del comandante Guevara per un periodo tra due e tre anni, durante i quali si stabil un contatto speciale
con il Che (Conferencia terica sobre el pensamiento econmico del Comandante Ernesto Che Guevara.
Memorias, Editora poltica, La Habana, 1990, p. 229). Questa discrepanza pu essere dovuta sia al desiderio di
abbellire il suo ruolo a fianco del Che in una Cuba che lo stava riscoprendo, sia a un problema di memoria.
Quanto alle affermazioni saccenti e liquidatorie sui limiti di Guevara o sul fatto che se fosse sopravvissuto avreb-
be probabilmente rifiutato la violenza, contenute nellautobiografia di Komrek e nelle interviste del 1997, non c
dubbio che sono il frutto del mutamento del clima politico in Cecoslovacchia e in gran parte della sinistra nel mondo.
Nel 1988 aveva detto ben altro. Ad es., Il disprezzo, in alcuni aspetti della pratica del mondo socialista, del pensiero
di Guevara ci ha gi sufficientemente punito, giacch i suoi avvertimenti di fronte alla crisi morale della Rivoluzione,
la burocratizzazione e la corruzione del potere socialista, e il suo appello a sviluppare la sovranit delle masse non
hanno trovato ascolto, il che comport amari frutti di deformazioni. Quindi, continuare a disconoscere le idee di
Guevara e ad essere indifferenti verso di esse, potrebbe essere molto pi pericoloso, oggi, nella lontana Europa (ivi,
p. 232). Va detto che poco tempo dopo Komrek, divenuto Ministro delleconomia nel governo scaturito dalla cosid-
detta rivoluzione di velluto, mostr di avere ancora qualche traccia dellinfluenza di Guevara, dato che si dimise
per protesta contro le privatizzazioni. La sua involuzione successiva di cui parla Vladimr Klofac innegabile, ma
non pu sorprenderci, in un mondo in cui la quasi totalit della sinistra ha rinnegato le proprie idee (a. m.).

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Molte volte abbiamo parlato delle sue impressioni riguardo allUrss, che avevano lasciato in lui un
profondo disinganno. Da solo aveva maturato lidea di una pianificazione fondata sullanalisi scientifica,
con luso dei computer e moderni metodi di gestione. Aveva una netta propensione per la teoria, ma la si
poteva comprendere e si poteva discutere con lui molto intelligentemente.
E visto che ho menzionato il tema delle discussioni, vorrei approfondirlo un po. Ho passato molto
tempo a discutere con i miei collaboratori cubani e con Che Guevara. Gli spiegai il mio punto di vista cri-
tico sulla pessima pratica del socialismo reale nel settore economico e con il passare del tempo si cre fra
noi un rapporto di assoluta sincerit. Guevara veniva da me molto spesso e mi invitava alle riunioni not-
turne che, quando cera tempo e con discussioni molto aperte, secondo lo stile latinoamericano, duravano
fino al mattino. Quelle discussioni di decine di ore erano cos accese che - come ha poi raccontato scher-
zosamente, credo lex viceministro dellindustria Oltuski - dopo lultima discussione di quattordici ore
con me, Guevara avrebbe capito che il socialismo reale si trovava in una situazione senza sbocco e avreb-
be preferito andarsi a suicidare volontariamente in Bolivia.
La battuta cinica, ma era rivolta a Che Guevara a fin di bene, sia perch proveniva dalla sua cerchia pi
ristretta di amici, sia perch esprimeva il suo sforzo molto sincero di arrivare al nocciolo del problema,
visto che da solo aveva capito il carattere burocratico e assolutamente degenerato delle posizioni del
socialismo, per lui cosa sublime, e ne era sinceramente infelice... Si vedeva nellespressione di Che
Guevara unautentica disperazione quando si rendeva conto che lintero movimento socialista mondiale si
trovava in una grande crisi e cercava qualche nuova strada indipendente (p. 21).
Nelle molte interviste concesse nellanno 1997, cos egli si esprimeva sul Che:
Guevara era un tipo di politico socialista assolutamente diverso, rispetto a ci che abbiamo conosciuto
allepoca nei paesi dellEuropa centrale ed orientale. Guevara disprezzava i dirigenti sovietici. Per esem-
pio, era spiacevolmente sorpreso dellignoranza di Nikita Chrus c v. Se questo era il socialismo, allora lo
rifiutava... Durante la rivoluzione siamo riusciti a vincere in alcune cose, ma nelleconomia abbiamo
perso su tutti i fronti... Ritengo che Guevara abbia contribuito in forma molto significativa alle riflessioni
sul cammino futuro della societ umana... Ma ha commesso un errore catastrofico, quando ha posto la
violenza come una questione di metodo della rivoluzione... Se Guevara avesse avuto la possibilit din-
vecchiare, avrebbe abbandonato la violenza politica. Ancor oggi provo una profonda pena per lui.
Un altro personaggio che pubblicava sul giornale Prvo (erede dellex quotidiano del
Partito comunista cecoslovacco Rud prvo) gli articoli riguardanti Guevara, stato Jir i
Pelikn. In quegli articoli si coglieva la possibilit che egli aveva di leggere i libri sul Che pub-
blicati in Italia, perch Pelikn visse in questo Paese dal 1970 praticamente sino alla morte.
Nel Prvo del 18 novembre 1995, apparso un suo articolo firmato, con il titolo: Che
Guevara bojoval tak v Africe [Che Guevara lottava anche in Africa]. A un certo punto
ricorda una recensione al libro di Paco Ignacio Taibo II, Lanno che non siamo stati da nes-
suna parte, pubblicato in Italia. Larticolo contiene per anche le valutazioni sul Che date
da questo ex dirigente politico cecoslovacco, come la seguente.
A proposito della vita di Ernesto Che Guevara possibile indignarsi, oppure disprezzarla con un sorriso,
come fosse la vita di un avventuriero o di un ingenuo idealista. Ma una cosa non gli si pu negare: crede-
va nel proprio ideale della liberazione dei popoli dal colonialismo e dallo sfruttamento, e non ha avuto
paura di andare a lottare per questo ideale.
Due anni dopo, Jiri Pelikn scrisse un altro articolo, avendo sempre come base il libro di
Paco Ignacio Taibo II, con il titolo Che Guevara z il tajne v Praze [Che Guevara viveva in
clandestinit a Praga]. Anche in questo articolo, Pelikn esprimeva la propria valutazione
del Che, soprattutto riguardo alle sue motivazioni per andare a combattere in Bolivia:
Il ruolo principale spettava certamente alla sua strategia, alla sua fede personale, secondo la quale sareb-
be stato possibile esportare la guerra di guerriglia anche negli altri paesi dellAmerica latina.
A ci si aggiungeva una crescente consapevolezza che nella sua veste di uomo di governo aveva fallito - sia
per il modo in cui era stata applicata la Riforma agraria, sia per lorientamento in direzione dellindustria pesan-
te, seguendo lesempio sovietico - e che la statizzazione del commercio e dellartigianato ed altre misure del
genere avevano mandato in rovina leconomia cubana, almeno nella stessa misura dellembargo americano.
Nella nostra rassegna arriviamo al 1997, quando la casa editrice Orego ha deciso di pub-
blicare il libro gi ricordato di Antonio Moscato, dando vita cos a una controtendenza.
Ovviamente, le opere che sono state pubblicate non esauriscono la pienezza del rapporto
con il Che, del quale ho gi detto. Sono ancora vivi molti personaggi che si potrebbero qui
nominare, ma anche molti che hanno compiuto il loro dovere nella lotta rivoluzionaria con-
tro limperialismo e che non si possono ancora nominare.

67
Jaroslav Ruz ic ka, che negli anni 60 era stato un funzionario del Cc del Partito comuni-
sta cecoslovacco, ha confermato la durezza delle critiche che il Che esprimeva a Praga
durante gli incontri al Comitato centrale. Guevara aveva capito immediatamente che si stava
preparando una svolta sfavorevole al socialismo, soprattutto nel settore economico. Con le
sue concezioni non poteva trovare sostegni a Praga, dove da poco aveva vinto la linea delle-
conomista Ota S ik che sosteneva lapplicazione della legge del valore senza limiti come
unica arma per la crescita economica. Ma bench la linea ufficiale del Partito si stesse spo-
stando verso una maggiore flessibilit ideologica, linternazionalismo rivoluzionario non era
affatto scomparso. Forse era anche questa la ragione per la quale Praga era diventata il punto
dappoggio per le operazioni del Che allestero, e anche il punto di sostegno per molti rivolu-
zionari dellAmerica latina. Questa attivit dei servizi segreti cecoslovacchi aveva adottato il
nome di Operazione Manuel: nel suo ambito, lo stesso Che si dovette recare a Praga prima
dellinizio della sua missione in Bolivia. Qui vivevano e a volte ancora vivono i compagni
che in una qualche maniera hanno partecipato alla sua gloriosa lotta.
Vorrei sottolineare, tuttavia, anche il ruolo del compagno Jaroslav Svoboda che, nella
veste di ambasciatore della Repubblica socialista cecoslovacca in Cile, svolse un ruolo
molto importante per far giungere al sicuro i guerriglieri [cubani] sopravvissuti.
Ma una valutazione positiva del Che non viene solo da ambienti comunisti del nostro
Paese. Questanno ho avuto la possibilit di parlare con uno dei pi celebri scrittori cechi che
dal 1968 vive negli Stati Uniti - Arnos t Lustig1 - che vuole dedicare al Che un capitolo delle
memorie che sta scrivendo. Nel 1962, come giornalista della rivista C eskoslovensky vojk
[Militare cecoslovacco], accompagn a Cuba il Complesso artistico dellesercito cecoslovac-
co di Vt Nejedly (Armdn ume lecky soubor Vta Nejedlho) e sulla visita scrisse poi larti-
colo Provincie velkho bratrstvi [La provincia della grande fratellanza], nel n. 14 del
1962. Dallincontro con il Che, Lustig ricav la sensazione della personalit di un gigante,
ma riguardo ai motivi della sua lotta pensava che la malattia lo avesse spinto a suicidarsi.
Insieme a Lustig cera il compagno Jaroslav S vagera che negli anni 80 era viceministro
della Cultura e ora tra le personalit pi celebri del Comitato della cultura nazionale.
Lincontro con Guevara ebbe per lui unenorme importanza. Ne apprezz la visione rivolu-
zionaria, lo spirito di sacrificio, ma soprattutto il rapporto umano che contrastava cos netta-
mente con il comportamento di molti funzionari del Partito allepoca del cosiddetto socia-
lismo reale.
La Repubblica Ceca oggi tra gli alleati pi fedeli degli Usa, soprattutto per quanto
riguarda la politica dellimperialismo contro Cuba. Questanno siamo stati testimoni anche
di una provocazione da parte dei politici della destra, manovrati e pagati dagli Stati Uniti e
dai gruppi controrivoluzionari in Florida. Ma lopinione pubblica ha reagito in un modo che
ha sorpreso tutti. La maggior parte del popolo ha espresso una posizione di condanna verso
quel genere di provocazioni. La simpatia per la Rivoluzione cubana, che fin dagli inizi si
era radicata tra le masse, tornata ad emergere, in spregio al mostruoso lavaggio dei cervel-
li compiuto nellarco di pi di un decennio dalla propaganda anticomunista.
Tra i giovani sta crescendo il bisogno di saperne di pi sulla Rivoluzione cubana e i suoi
protagonisti. Sul Che in modo particolare. E va detto che la possibilit di partecipare attiva-
mente a convegni come questo, ci fornisce nuovi impulsi per la lotta contro limperialismo
in cui il Che continuer ad essere unarma molto efficace.

1 Arnos t Lustig nato a Praga nel 1926. Nel 1941 faceva lapprendista-sarto. Per motivi razziali fu mandato a
Terezn, poi nel campo di concentramento di Osvieim (Auschwitz) e Buchenwald. A marzo del 1945 riusc a fug-
gire durante un trasporto di detenuti e rimase nascosto fino alla Rivoluzione di maggio, a Praga, quando cominci
a scrivere per alcuni giornali. Nel 1948 fu mandato in Israele come corrispondente. Al ritorno ha cominciato a
lavorare come cronista e regista della Radio cecoslovacca di Praga. Dal 1958 stato redattore della rivista Mlady
svet e, dal 1960, sceneggiatore dello studio di Barrandov per il cinema cecoslovacco di Stato. Nel 1963 ha ottenu-
to un premio al festival di Locarno per il suo soggetto del film Transport z rje Nel 1968 andato in Jugoslavia,
poi in Israele e infine negli Usa. Insegna allUniversit di Washington. Si vedano le due foto nellinserto a colori
di questo Quaderno [nota di V. Klofc ].

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IL CHE E LA COSCIENZA SOCIALISTA
de La Comuna di Buenos Aires*

Uno dei problemi pi complessi che si trovano ad affrontare i movimenti rivoluzionari


vittoriosi la Rivoluzione.
Presentiamo tale problema come un paradosso, in quanto le complicazioni pi serie si
presentano quando i rivoluzionari si propongono di costruire la nuova societ. Non si tratta
solo della fase di transizione dalla Rivoluzione democratica popolare al socialismo, vale a
dire del periodo occupato dal cambiamento dei rapporti di produzione: si tratta della stessa
costruzione della societ socialista.
Conquistare il potere significa assumere la possibilit del cambiamento. A quel punto
cominciano ad entrare in ballo fattori tendenti a rallentare o ad ostacolare questi cambia-
menti. Il burocratismo e il formalismo sono quelli pi ricorrenti e la storia dimostra che
possono anche aggravarsi dopo linstaurazione del socialismo. Se non li si affronta con
decisione, a lungo andare determinano contraccolpi disastrosi.
Se prendiamo il Che come esempio di rivoluzionario integrale, lo facciamo non solo
perch egli ha inteso trasformare radicalmente la societ capitalista nella quale viveva, ma
perch, ben lungi da qualsiasi formalismo e battendosi coraggiosamente contro il burocrati-
smo, ha continuato a trasformare la nuova societ che aveva contribuito a costruire.
Lo sosteneva lui stesso, di fronte ai compagni del Consiglio di direzione, con metodo
didascalico:
Compagni, il problema dellatteggiamento rivoluzionario, anchesso un problema, come correre i cento
metri. Si pu essere centometrista, o tiratore con la pistola, o giocatore di scacchi, come si possono avere
idee rivoluzionarie ed essere rivoluzionari; orbene, se non ci si esercita tutti i giorni, si perde terreno e
anzich fare i cento metri in dieci secondi e qualche decimo, si comincia a percorrerli in undici secondi e
poi in dodici. Per parte nostra, per mancanza di pratica dei princpi rivoluzionari corrispondenti ai nostri
livelli, cominciamo a perdere terreno sul piano rivoluzionario, a coesistere con lerrore, cominciamo a
fare elucubrazioni sul perch non c, anzich risolverlo il problema del perch non c. Il sistema che
abbiamo sostenuto a partire da qui come un sistema avanzato che pu portare ad enormi risultati, quello
dello sviluppo della coscienza rivoluzionaria, esige una direzione di elevata consapevolezza1.

Le qualit di uomo integro e rivoluzionario, o la figura stessa del guerrigliero eroico


che si diffusa nel mondo, affascinano i giovani e tendono a lasciare in ombra il pensatore,
il Che teorico e la sua straordinaria fermezza nel difendere le proprie convinzioni politiche.
Il presente lavoro intende illuminare un poco questo aspetto.
Anche se rimasta in secondo piano, la sua qualit di individuo intransigente stata una
dote caratteristica dei pensatori marxisti veri, quelli che non sono caduti in preda al buro-
cratismo o allopportunismo reazionario.
Cos, in un discorso pronunciato nel 1987 in occasione del ventesimo anniversario della
morte del Che, lo studioso sovietico Kiva Maidanik** affermava:

* El Che y la conciencia socialista, pubblicato a Buenos Aires in La Comuna (Revista ideolgica del Partido
revolucionario de los trabajadores), n. 2, dicembre 2000, pp. 11-13. Larticolo ci stato inviato da Roberto
Guevara de La Serna ed stato tradotto da Titti Pierini [n.d.r.].
1 Cit. da Orlando Borrego Daz, El Che del siglo XXI, in Revista Casa de las Amricas, 1997.
** Di K. Maidanik si veda avanti il discorso commemorativo per il X anniversario della morte del Che [n.d.r.].

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Quali lezioni, quali tratti delle sue concezioni e della sua personalit ci mancano oggi? Io credo tutti. In
primo luogo, mi riferisco al senso di responsabilit storica, che penso sia stato determinante nella perso-
nalit, nella vita e nella morte del Che. La responsabilit di fronte al passato, al presente e - soprattutto -
al futuro. Agire senza sperare che lo facciano altri, quelli che ne sanno di pi, senza scaricare la propria
responsabilit lungo il cammino della storia. Agire come se da questo dipendesse lavvenire del proprio
paese e dellumanit. Cos viveva e agiva il Che.
Un altro messaggio del Che - proseguiva Maidanik - il messaggio della verit. Promotore del culto
della verit, sia per s sia per il popolo, e ostile alla menzogna utile. La verit, la saldatura, la coerenza
tra pensieri e azione costituiva la formula del Che. Nella stessa direzione, la sua avversione per il burocra-
tismo, i privilegi, la demagogia e la sua fede esigente e illimitata nelluomo, sono princpi leninisti che
permeano lintera concezione del Che.
Infine il suo messaggio di internazionalismo del sentimento, del pensiero e dellazione: la qualit pi
bella di un rivoluzionario.

Le caratteristiche che abbiamo richiamato hanno fatto s che il Che si ergesse a critico
implacabile non solo del capitalismo, ma anche allinterno del campo socialista. Questo,
per, senza portare neanche una goccia dacqua al mulino della reazione e dellimperiali-
smo. Negli anni 60, invece, i pensatori marxisti si dividevano tra gli epigoni del socialismo
reale, che non accettavano la minima critica alla costruzione del socialismo in Urss, e gli
intellettuali opportunisti, cui non interessava fare la rivoluzione, ma attaccare quelle gi
fatte, lasciando spazio alla reazione.
Ricordiamo come esempio della fermezza delle sue convinzioni la polemica con
Charles Bettelheim e Fernndez Font (presidente della Banca nazionale di Cuba) sul persi-
stere della legge del valore nelleconomia socialista.
Molte delle differenziazioni critiche avanzate dal Che allinterno del socialismo si pos-
sono cogliere rileggendone il celebre articolo Il socialismo e luomo a Cuba, che illustra il
progresso ideologico dellindividuo nel socialismo: le sue idee cozzavano frontalmente con
le realt del socialismo dominante nellEuropa dellEst.
Anche il ruolo che il Che attribuiva ai fattori soggettivi della rivoluzione, in particolare
alla coscienza nella costruzione della societ socialista (rilevanza degli incentivi morali
rispetto a quelli materiali) si scontrava con i rigidi postulati sovietici. Ricordiamo quelle sue
frasi pronunciate in pubblico che fecero tanto scalpore:
Produttivit pi produzione uguale coscienza e Il socialismo economico senza la morale comunista
non mi interessa... Se il comunismo si disinteressa dei fatti di coscienza, potr essere un sistema di riparti-
zione, ma non sar mai una morale rivoluzionaria

Espressioni del genere rivelavano unideologia che si scontrava non solo con la teoria
ma anche con molti aspetti della politica dellUrss, dove linteresse personale, utilizzato
come perno principale dello Stato stesso, costituiva il motore delleconomia. Le contraddi-
zioni relative ai rapporti politico-economici tra i paesi socialisti emersero ufficialmente alla
luce del sole nel famoso discorso di Algeri del febbraio del 1965, in cui il Che sostenne
esplicitamente che tali rapporti non potevano basarsi sullinteresse economico:
Lo sviluppo dei paesi che intraprendono ora il cammino della liberazione deve costare ai paesi socialisti.
Lo diciamo cos, senza la minima intenzione di ricatto o di esibizionismo... I paesi socialisti hanno il
dovere morale di porre fine alla loro tacita complicit con i paesi sfruttatori dellOccidente.

Da vari scritti e discorsi risulta che il Che aveva colto lucidamente come, ponendo lac-
cento sullinteresse personale nello sviluppo della societ socialista, si sarebbe gradualmen-
te determinato il logoramento della coscienza sociale e questo avrebbe influito sempre pi
profondamente sui rapporti reciproci tra struttura e sovrastruttura.
Lungo questa linea, importante esaminare alcuni punti della critica alla costruzione del
socialismo in Urss, in uno scritto inedito di Guevara del 1965, la cui Introduzione stata
pubblicata su El Combatiente (n. 628, 11 nov. 1999 [si veda avanti, in questo Quaderno]).
In questa Introduzione il Che afferma che

70
intraprendendo uno studio critico del Manuale di Economia Politica [utilizzato per insegnare Economia
in Urss e anche dal Pcus per i partiti comunisti dei vari paesi] ci siamo imbattuti in una tale quantit di con-
cetti contrastanti con il nostro modo di pensare, che abbiamo deciso di avviare questa impresa - il libro che
esprima i nostri punto di vista - con il massimo rigore scientifico possibile e con la massima onest.

Il brano fondamentale di questa Introduzione sostiene:


Da tempo si sa che lessere sociale a determinare la coscienza e si conosce il ruolo della sovrastruttura;
ora assistiamo a un fenomeno interessante, che non pretendiamo aver scoperto noi, ma la cui importanza
dobbiamo approfondire: linterrelazione fra struttura e sovrastruttura. La nostra tesi che i mutamenti
prodotti a causa della Nuova politica economica (Nep) sono penetrati cos profondamente nella vita
dellUrss da segnare col loro marchio tutta questa fase. E i suoi risultati sono scoraggianti: la sovrastruttu-
ra capitalistica ha influenzato in forma sempre pi marcata i rapporti di produzione, e i conflitti provocati
da quellibrido che ha rappresentato la Nep si stanno volgendo oggi a favore della sovrastruttura: SI STA
TORNANDO AL CAPITALISMO.

Nellopera citata, il Che afferma che


la Nep rappresenta uno dei maggiori passi indietro effettuati dallUrss; Lenin laveva paragonata alla
pace di Brest-Litovsk. La decisione era estremamente ardua e, a giudicare dai dubbi che affioravano alla
mente di Lenin, alla fine della sua vita, se egli fosse vissuto ancora qualche anno ne avrebbe corretto gli
effetti pi negativi. I suoi continuatori non videro il pericolo e cos rest in piedi il grande cavallo di Troia
del socialismo: linteresse materiale diretto, come leva economica. La Nep non si instaura contro la picco-
la produzione mercantile ma come esigenza di questa.
Le ultime trasformazioni economiche dellUrss [ricordiamo che il testo stato scritto nel 1965] somi-
gliano a quelle intraprese dalla Jugoslavia quando scelse la via che lavrebbe portata a un graduale ritorno
verso il capitalismo. Il tempo dir se si tratta di un incidente temporaneo o se implica una tendenza decisa
al ritorno indietro. Tutto parte dalla concezione erronea di voler costruire il socialismo con elementi del
capitalismo, senza cambiare realmente il loro significato. Cos si giunge a un sistema ibrido che sbocca in
un vicolo cieco o da cui difficile uscire e che costringe visibilmente a nuove concessioni alle leve eco-
nomiche, vale a dire, allarretramento.

Le differenze abissali tra la concezione del Che e la costruzione del socialismo in Urss
spiegano il fatto che, sempre in questopera, a pi riprese egli sostenga che il Pcus ha sosti-
tuito lanalisi scientifica con quella apologetica, cadendo in tal modo in gravi imprecisioni
vere e proprie falsit), che dipendono dal formalismo spinto alle sue estreme conseguenze.
Il Che si esprimeva inoltre apertamente contro il sistema kolkosiano (cooperative agri-
cole nel socialismo). Di fronte allaffermazione del Manuale sovietico secondo cui Sotto
un regime in cui gli strumenti di produzioni fondamentali siano nelle mani dello Stato pro-
letario, la cooperazione una forma socialista di economia, il Che replicava:
Se si considera la cooperativa un gruppo di produttori proprietari dei propri mezzi di produzione, rispet-
to al capitalismo si tratta di un progresso, ma nel socialismo costituisce un passo indietro, in quanto tale
forma contrappone questi gruppi alla societ proprietaria dei restanti mezzi di produzione. In Urss la pic-
cola propriet kolkosiana fornisce quantitativi crescenti di alimenti essenziali e allarga la breccia tra la
societ e il kolkosiano, non tanto monetariamente, quanto ideologicamente.

Rispetto ai sindacati dellUrss, il Che sosteneva:


In una societ in cui il proletariato ha preso il potere, questo organismo della lotta di classe deve scom-
parire, trasformarsi. La sua conservazione ha portato a due cose: da un lato, alla burocratizzazione del
movimento operaio; dallaltro, alla differenziazione tra operai, dal momento che le prestazioni sociali
dipendono dalla ricchezza di ciascun sindacato e questi dalle differenziazioni salariali esistenti.

Non intenzione del presente lavoro (n sarebbe possibile) approfondire lesame di


tutte le tesi economiche, sociali e politiche contenute nel lavoro del Che cui abbiamo accen-
nato e che cozzavano con la teoria e la pratica socialista imperanti in Urss e nellEuropa
dellEst di quegli anni. In generale, e per concludere, ci limiteremo a dire che il Che soste-
neva che le masse non possono essere tenute a pastone per farle produrre di pi. Esse

71
devono avere la possibilit di dirigere il proprio destino, di scegliere quanto destinare
allaccumulazione e quanto al consumo:
la tecnica economica deve funzionare con questi dati e la coscienza delle masse assicurarne la realizza-
zione... E il dovere sociale dellindividuo che lo costringe ad agire nella produzione, non il ventre. A
questo deve tendere leducazione.

Infine, ricordiamo la critica puntuale di Guevara alle differenziazioni ideologiche e poli-


tiche presenti nel campo socialista e soprattutto alle affermazioni deliberatamente false
sulla natura idilliaca dei rapporti reciproci.
Questo lavoro - e non poteva essere altrimenti, visto che stiamo commentando il pensie-
ro critico del Che - lungi dallessere esaustivo, n pretende di dare per risolti i problemi
posti, ma deve servire soltanto ad aprire nuovi dibattiti che non si sono ancora avuti o che
non si sono ancora conclusi.
Prendiamo atto della profezia del Che, formulata nel 1965, riguardo al ritorno
dellUrss al capitalismo e della sua autorevole opinione circa le cause pi remote. Ci si pu
chiedere, tuttavia: se il processo di restaurazione cominciato con la Nuova politica econo-
mica, come pensa il Che, quali altri fattori hanno avuto un ruolo? Lo si poteva evitare e da
quando? Esistono ragioni economiche o filosofiche pi profonde per il fallimento di quel-
lesperienza socialista? E - la cosa pi importante - fallito il socialismo o unesperienza
socialista? Siamo di fronte alla fine delle ideologie, come sostengono gli epigoni del capita-
lismo? La globalizzazione ha spazzato via la lotta di classe? Quale futuro ha il capitalismo e
che speranza resta ai popoli oppressi?
Alcuni di questi interrogativi saranno aperti alla discussione nei prossimi numeri.
Cercheremo, ovviamente, di non cadere in mere elucubrazioni intellettuali, facendo il possi-
bilmente perch, in un modo o in un altro, le conclusioni risultino utili a una strategia di
lotta per la classe operaia e per il popolo.

Invitiamo i lettori a scriverci per esprimere i loro punti di vista a:


CC 40, Suc. 13 B (1413), Buenos Aires

72
CRITICA RIVOLUZIONARIA DEL SOCIALISMO REALE
E CRITICA MARXISTA DEL MARXISMO DOGMATICO
di Giulio Girardi*

Levoluzione del Che nella presa di coscienza


delle contraddizioni tra socialismi e tra marxismi

La presa di coscienza esplicita, da parte del Che, delle contraddizioni tra socialismi e tra
marxismi, e delloriginalit del socialismo e del marxismo cubano, non fu immediata; fu,
piuttosto, lo sbocco di un processo di maturazione teorica e politica. Su questo terreno
determinante si verifica come la vita del Che sia stata una incessante ricerca, dove il pensie-
ro e lesperienza si articolano strettamente. Ricerca che trova il suo motore in alcune intui-
zioni fondamentali, in primo luogo la scelta a fianco degli oppressi come soggetti.
Nel corso della sua evoluzione etico-politica e intellettuale, il Che passa dallantimpe-
rialismo al socialismo e al marxismo, sotto linflusso dellesperienza guatemalteca e dellin-
contro con Hilda Gadea. Si tratta, per lui, della scoperta del socialismo e del marxismo-
leninismo, considerati come un progetto e una teoria unitari, antagonisti al capitalismo e al
liberalismo. Questa interpretazione accompagna i suoi studi e orienta la sua pratica in
Messico e nei primi anni della Rivoluzione cubana.
Il Che pass da una fase in cui riteneva che il suo progetto antimperialista e socialista
coincidesse nei tratti essenziali con il modello di societ realizzato in Unione Sovietica e
negli altri paesi del campo socialista, a unaltra in cui cominci a prendere coscienza delle
contraddizioni economiche, politiche e culturali tra il progetto cubano e quello che stavano
realizzando quei paesi: i quali, secondo la sua analisi, non rappresentavano unautentica
alternativa al capitalismo. Pass da una fase in cui interpretava i rapporti tra i paesi del
campo socialista come lasse dellantimperialismo e dellinternazionalismo proletario, a
unaltra in cui cominci a scoprire le contraddizioni dellinternazionalismo socialista. Se
nella prima fase riteneva che il socialismo cubano dovesse riprodurre il modello sovietico e
valorizzare lesperienza dei fratelli maggiori, arriver rapidamente a convincersi della
necessit di realizzare a Cuba un modello economico, politico e culturale alternativo non
solo al capitalismo, ma anche al socialismo reale.
Parallela alla presa di coscienza della diversit tra i modelli di socialismo, fu natural-
mente per il Che la presa di coscienza dellantagonismo tra i modelli di marxismo: egli
pass dalla scoperta del marxismo come sistema unitario, rappresentato autenticamente dai
manuali sovietici - che nella Rivoluzione cubana veniva applicato in modo particolare -
allimpegno nellelaborazione di un marxismo cubano originale, contrapposto, per molti
aspetti, al marxismo dei manuali.
Fu soprattutto la sua pratica di dirigente politico ed economico rivoluzionario a provo-
care questa presa di coscienza. Nel corso di questo processo di maturazione, nacque uno dei
suoi contributi teorici e politici pi significativi: la critica rivoluzionaria del socialismo

* Crtica revolucionaria del socialismo real y crtica marxista del marxismo dogmtico. E la versione inte-
grale dellampia relazione che stata pronunciata al convegno di Acquapendente della Fondazione Guevara (15-
17 giugno 2001). Il testo, redatto in spagnolo, stato tradotto da Antonella Marazzi [n.d.r.].

73
reale e la critica marxista del marxismo dogmatico. Contributo che, dopo il crollo del
comunismo europeo, manifesta una particolare attualit e una carica profetica: perch la
crtica guevarista annunciava il fallimento di questa esperienza storica e denunciava la fragi-
lit della sua base teorica. Oltre a questa critica, che era anche unautocritica, egli anticipa-
va la rettifica che alla met degli anni 80 sarebbe stata lanciata da Fidel e che continua a
essere la sfida fondamentale della Rivoluzione cubana.

Ammirazione per il compagno Stalin e per lUnione Sovietica

I primi riferimenti di Ernesto al compagno Stalin sono molto positivi. In una lettera a
sua zia Beatriz, scritta il 10 dicembre 1953, da San Jos di Costa Rica, prima di arrivare in
Guatemala, scrive:
A El Paso ho avuto lopportunit di attraversare i possedimenti della United Fruit, convincendomi anco-
ra una volta di quanto terribili siano queste piovre capitalistiche. Ho giurato davanti a una stampa del vec-
chio e compianto compagno Stalin di non trovar quiete finch non avr viste annientate queste piovre
capitalistiche. In Guatemala mi perfezioner e otterr quanto mi manca per essere un rivoluzionario
autentico....

Conclude la lettera proclamando la sua lucida fede nellavvenire socialista 1 .


Scrivendo sempre a sua zia Beatriz il 9 aprile 1955 dal Messico, dopo averle comicamente
ricordato le sue convinzioni morali, afferma sono povero, ma onorato, come dicono i
ladri, e si firma Stalin II2.
A Cuba, dopo la vittoria rivoluzionaria, discutendo nel maggio del 1961 con Karol,
afferma:
Ogni rivoluzione, lo voglia o no, le piaccia o no, sconta una fase inevitabile di stalinismo, perch ogni
rivoluzione deve difendersi dallaccerchiamento capitalista. Abbiamo imparato nel giro di pochi mesi
cosa sono un blocco economico, la sovversione, il sabotaggio, la guerra piscologica che limperialismo
scatena contro un paese rivoluzionario. Sappiamo che cosa vuol dire doversi difendere, e se per caso lo
avessimo dimenticato, linvasione del 17 aprile ci ha ricordato che nessun sacrificio troppo grave per la
difesa della rivoluzione3.

In generale, nei primi anni della rivoluzione, per il Che come per Fidel, lUnione
Sovietica il modello economico e politico cui la giovane Rivoluzione cubana si deve ispi-
rare: tuttavia non esiste la coscienza di ci che tale continuit avrebbe significato in termini
di abbandono di principi e valori che il progetto cubano considera essenziali. A differenza
della rivoluzione sovietica che, essendo stata la prima di tipo socialista, dovette resistere da
sola allaggressione del mondo capitalistico e imperialistico, la Rivoluzione cubana, secon-
do il Che, pu contare sullaiuto economico e militare, ma anche sugli insegnamenti econo-
mici e politici dei fratelli maggiori.

Alice nel Paese delle meraviglie

Il documento pi significativo sullatteggiamento del Che in quegli anni nei confronti


dellUnione Sovietica e degli altri paesi del campo socialista forse la sua apparizione tele-
visiva del 6 gennaio 1961, al ritorno da un viaggio di due mesi in diversi paesi del blocco

1 E. Guevara, Scritti scelti, a cura di R. Massari, Erre emme, Roma 1993, I, p. 156.
2 Ibidem, p. 216.
3 K.S. Karol, La guerriglia al potere, Mondadori, Milano 1970, p. 53. Cit. da . A Moscato, Che Guevara. Storia
e leggenda, Demetra, Bussolengo (VR) 1996, p. 61.

74
socialista4. Questo documento testimonia in modo esplicito che lammirazione del Che per
lUnione Sovietica e per gli altri paesi socialisti aveva, in quellepoca, basi non solo ideolo-
giche, ma anche economiche, politiche ed etiche.
La valutazione entusiasta dei paesi socialisti e della loro solidariet, che egli formula nel
suo intervento, si spiega in gran parte con il clima di guerra in cui si era realizzato questo
primo incontro, laccoglienza molto calorosa ricevuta dalla delegazione cubana e gli accor-
di economici firmati.
Siamo in una guerra economica - dichiara il Comandante - e quasi quasi in una guerra che non pi eco-
nomica; contro una potenza enorme, appoggiati anche da una potenza enorme, ma noi dobbiamo svolgere
il nostro ruolo, non siamo spettatori in questa lotta tra grandi colossi, attorno a Cuba; siamo una parte
importantissima di questa lotta5.

In tale contesto, la delegazione della piccola Cuba ovviamente molto colpita dallentu-
siasmo con cui i paesi socialisti, inclusi i grandi colossi, la accolgono. Ricorda il Che:
[In Unione Sovietica] quando andavamo a una qualsiasi manifestazione o a un qualsiasi spettacolo, le
calorose dimostrazioni di tutti i presenti erano tali da entusiasmare sul serio. Noi siamo stati invitati il
giorno del rapporto, un rapporto che si fa annualmente, del vice primo ministro dellUnione Sovietica,
Koslov. Entrammo per primi e quando il pubblido ci riconobbe, ci fu un enorme applauso; dopo fummo
invitati a salire tra i membri del Presidium e, quando il relatore fece il nome di Cuba, ci fu unovazione
che dur diversi minuti e che fu la pi entusiastica di tutto il rapporto, anche quando si trattava di proble-
mi fondamentali per lUnione Sovietica, problemi che avevano un rapporto diretto con il popolo sovietico
e con lavvenire del popolo sovietico e del mondo. La cosa che cre pi entusiasmo fu il nome di Cuba6.
L e anche in Cina e in Corea, si vede lentusiasmo col quale la gente guarda alla rivoluzione cubana, la
capacit di sacrificio che hanno questi popoli e la consapevolezza con la quale ci aiutano7.

Lentusiasmo per la Rivoluzione cubana non si era manifestato solo con applausi e ova-
zioni, ma anche con una solidariet economica concreta, da parte di Unione Sovietica,
Cecoslovacchia, Repubblica democratica tedesca, Cina, Corea, Repubblica democratica
popolare del Vietnam e persino della Repubblica popolare della Mongolia: crediti, acquisti
di zucchero a prezzi superiori a quelli del mercato capitalistico, installazione di fabbriche,
di una raffineria di petrolio, di industrie siderurgiche, vendita di centrali per la generazione
di corrente elettrica ecc. Inoltre era stato garantito ai cubani linvio di tecnici, che avevano
compiuto unanalisi geologica del paese e scoperto le sue ricchezze minerarie, e quindi
indotto lapparato alla produzione di nichel e alla ricerca del petrolio ecc.
Ci che impressiona in particolare il Che, per la sua sensibilit etica e politica, non
solo la quantit della solidariet, ma la sua qualit. Linserimento di Cuba nel campo socia-
lista non solo induce Cuba ad adeguare la sua economia, ma anche gli altri paesi ad adattare
la produzione e il commercio estero alle necessit cubane:
E davvero un caso insolito, in questi ultimi tempi e negli annali del commercio estero, che tutto un
blocco di paesi debba cambiare persino il suo tipo di produzione per aiutare un paese come il nostro,
con un territorio cos piccolo e con cos pochi abitanti, cos insignificante di fronte alla potenza norda-
mericana8.

4 Informe de un viaje a los pases socialistas, in Obras 1957-1967, Casa de las Amricas, La Habana, 1970, II,
pp. 102-18 [Viaggio nei paesi socialisti, in Scritti, discorsi e diari di guerriglia 1959-1967, a cura di Laura
Gonsalez, Einaudi, Torino 1969, pp. 903-51. Questa edizione, a differenza delled. cubana delle Obras (ma anche
quella in 9 voll. degli Escritos y discursos, nonch delle Opere, Feltrinelli, Milano 1968, II, pp. 72-85), include
anche il testo del lungo dibattito che segu il discorso introduttivo, e nel quale il Che riprese la parola pi volte. E
questa, ovviamente,la traduzione qui adottata per il riporto delle citazioni che seguono (n.d.r.).]
5 Ibid., p. 115 [p. 916].
6 Ibid., p. 112 [p. 914].
7 Ibid., p. 113 [p. 914].
8 Ibid., p. 105 [p. 906].

75
Gli accordi commerciali con la Cina, mettono in luce unaltra novit dei rapporti econo-
mici tra Stati socialisti, vale a dire limportanza assunta dagli interessi politici.
Con il primo ministro Chou En-lai abbiamo avuto una discussione, perch firmammo un comunicato
congiunto; in quel comunicato congiunto, la delegazione cubana inser un paragrafo: Laiuto disinteres-
sato dei paesi socialisti. Ci provoc una lunga discussione quasi filosofica, perch essi si rifiutarono
assolutamente di accettare la parola disinteressato. Dissero di no, che essi davano un aiuto, ma un aiuto
interessato; e che era un aiuto interessato anche se mancavano gli interessi finanziari, perch Cuba in
questo momento uno dei paesi allavanguardia della lotta contro limperialismo e limperialismo il
nemico comune di tutti i popoli, e aiutare Cuba interesse di tutti i paesi socialisti. Non c bisogno di
dire che lespressione aiuto interessato fu cambiata inaiuto solamente.
Ci spiegarono anche che tutti questi prestiti devono essere fatti sotto la forma di prestito, perch ci cor-
risponde al diritto internazionale, al rispetto tra due paesi sovrani, ma che Cuba non aveva lobbligo di
pagarlo se non nel momento in cui potesse pagarlo: che si trovasse nella condizione di non pagarlo, non
aveva alcuna importanza9.

Questi contatti convincono il Che che i paesi socialisti, come lUnione Sovietica, sono
disposti a rischiare tutto in una guerra atomica, di inimmaginabili distruzioni, in cui la
cifra dei morti pu crescere moltissimo, semplicemente per affermare un principio e difen-
dere Cuba10. Il Che arriva dunque alla conclusione che questo il sentimento di umanit
di questi popoli, qualcosa che realmente convince che non possiamo contare su governi
amici che non siano in primo luogo i governi di quei paesi del mondo11. Si comprende
come questo clima di calore e di entusiasmo possa aver favorito nel Che unidealizzazione
dei paesi fratelli:
Io so che qualche tempo fa, quattro o cinque mesi circa, il compagno Nez Jimnez fece un viaggio nei
paesi socialisti; venne alla televisione, incominci a dire ci che aveva visto; e dopo la gente lo sopranno-
min Alice nel Paese delle meraviglie . Io devo dire che, poich ho visitato qualcosa di pi, ho visitato
tutto il continente socialista, possono chiamarmi Alice nel Continente delle meraviglie.
Ma uno deve dire realmente quello che vede ed essere onesto; e le realizzazioni dei paesi socialisti, di
quelli che hanno raggiunto un altro grado di sviluppo, o di quelli che si trovano ancora in una fase molto
simile a quella di Cuba, sono straordinarie...
Forse lUnione Sovietica dove lo si pu maggiormente toccare con mano. Ha vissuto quarantr anni di
rivoluzione, tutti hanno un altissimo grado di cultura politica; ed davvero emozionante vedere come uno
di noi, due o tre di quelli che avevamo un po di barba, veniva riconosciuto da persone sconosciuite12.

Il Che si dilunga anche nellesaltazione dei progressi realizzati dalla Cina:


E bene puntualizzare lo straordinario grado di sviluppo raggiunto dalla Cina, incredibile per tutti quelli
che conoscono la storia dei paesi arretrati del mondo, e sanno che vi erano due paesi, la Cina e lIndia,
che erano il simbolo della fame, il simbolo della miseria e dellobbrobrio coloniale.
Nel viaggio che facemmo due anni fa, nel 59, avemmo loccasione di visitare lIndia. Evidentemente vi
l un governo popolare, un governo che ha preso una serie di misure per migliorare il livello di vita della
sua popolazione, ma si vede ancora una fame spaventosa, una miseria immensa, un grado di sfruttamento
terribile e, soprattutto, si nota che la struttura attuale incapace di dare ci cui aspira tutta quella marea di
esseri umani veramente famelici...
Naturalmente non si pu pretendere di dire che il livello di vita della Cina raggiunga quello dei paesi
sviluppati del mondo capitalista; ma non si nota assolutamente nessuno dei sintomi di miseria che si
vedono in altri paesi dellAsia che abbiamo avuto loccasione di percorrere; anche molto pi sviluppati,
come lo stesso Giappone. E si vedono tutti mangiare, tutti vestiti, vestiti uniformemente, vero, per tutti
correttamente vestiti, tutti con un lavoro e con un entusiasmo straordinario.
Veramente la Cina uno di quei paesi in cui uno scopre che la rivoluzione cubana non un fatto unico e
che un fatto normale nella storia dei popoli trovare quelleffervescenza che uno trova a Cuba. La Cina sta
vivendo una fase della sua storia rivoluzionaria simile a quella cubana; tutti sono entusiasti, tutti lavorano

9 Ibid., p. 113-4 [p. 915].


10 Ibid., p. 115 [p. 917].
11 Ibid., p. 114 [p. 915].
12 Ibid., p. 112 [p. 913].
13 Ibid., p. 110-1 [p. 912-3].

76
ore straordinarie, tutti sono interessati alla produzione, allaumento della produttivit, a migliorarsi in tutti i
sensi. Non c praticamente lavoratore che non abbia un libro sotto il braccio, che non studi qualche materia
tecnica. Si sta lottando contro lanalfabetismo, ma molto vigorosamente, e in pochi anni sar sconfitto 13.

Il Che ha avuto a lungo una particolare ammirazione per il socialismo cinese e per la
figura di Mao Tse-tung; atteggiamento mantenuto anche quando cominci a mettere in
discussione il modello sovietico. Del progetto cinese, lo affascinava la valorizzazione delle
persone e delle masse, pi che delle grandi strutture economiche, lesigenza di contare sulle
proprie forze, di svilupparsi in modo autonomo rispetto allUnione Sovietica, la non-inge-
renza nei problemi degli altri paesi, la preoccupazione di costruire un modello di societ
conforme alle esigenze del Terzo mondo.
Il Che fu anche molto colpito dai progressi della Corea del Nord.
Dei paesi socialisti che abbiamo visitato personalmente, la Corea uno dei pi straordinari, forse quello
che mi ha impressionato pi di tutti... Era tra i popoli pi arretrati del mondo. Oggi ha una letteratura e
una cultura nazionali, e un ordinamento nazionale, e uno sviluppo praticamente illimitato della cultura,
unistruzione secondaria che arriva fino alla nona classe, obbligatoria per tutti... E realmente lesempio di
un paese che grazie a un sistema e a dirigenti straordinari, come il maresciallo Kim Il-sung, ha potuto
superare le pi grandi sciagure ed essere oggi un paese industrializzato14.

Il questa valutazione dei paesi socialisti e pi esattamente nel nuovo protagonismo stori-
co dei popoli oppressi, il Che trova una nuova base per il suo ottimismo storico:
La forza, il livello di sviluppo economico cos grande, la potenza che dimostrano, lo sviluppo di tutte le
forze del popolo ci rendono persuasi che lavvenire definitivamente di tutti i paesi che, come quelli, lot-
tano per la pace del mondo e per la giustizia, distribuita fra tutti gli esseri umani15.

Lammirazione per lUnione Sovietica e il riconoscerla come modello, si ritrova anche


nella prima riflessione del Che sul partito marxista-leninista16. Nella sua prefazione al libro
intitolato per lappunto Il partito marxista-leninista, egli approva il rapporto stabilito dal
manuale tra
la teoria generale, come espressione delle esperienze del Partito comunista dellUnione Sovietica e dei
partiti marxisti-leninisti di tutto il mondo, e lapplicazione pratica di queste idee generali alle nostre speci-
fiche caratteristiche17.

Questa valorizzazione del Partito comunista dellUnione Sovietica spiega forse uno
degli errori commessi dalla direzione rivoluzionaria quando, per unificare le forze (il
Movimento 26 di Luglio, il Direttorio rivoluzionario e il Partito socialista popolare), cre le
Ori (Organizzazioni rivoluzionarie integrate) e affid la realizzazione del progetto al Partito
socialista popolare, per la sua esperienza organizzativa, nominando come segretario Anbal
Escalante, dirigente di quel partito.

Essere marxista come essere newtoniano in fisica o pasteuriano in biologia

Lammirazione per il compagno Stalin, il socialismo sovietico e il partito comunista


sovietico non si pu separare, nel processo di formazione del Che, dalla valutazione dei
manuali sovietici di marxismo-leninismo. In questa fase, egli parla del marxismo-lenini-

14 Ibid., p. 116-7 [p. 917-9].


15 Ibid., p. 114 [p. 915].
16 El partido marxista-leninista, prologo al libro El partido marxista-leninista, a cura della Direzione nazio-
nale del Pursc (Partito unito della Rivoluzione socialista di Cuba), La Habana, 1963, in Obras, cit., II, pp. 198-
208 [Il partito marxista-leninista, in Scritti, discorsi..., cit., pp. 576-86].
17 Ibid, p. 198 [p. 576].

77
smo come se fosse un sistema unitario, e come se i manuali sovietici potessero essere consi-
derati la sua formulazione autentica, capace di formare i quadri del partito.
Secondo la testimonianza di Carlos Franqui,
In prigione [in Messico] Fidel e il Che dormivano accanto. Studiavano un libro di propriet del Che, I
princpi del leninismo di Stalin. Noi tre abbiamo avuto una discussione molto seria. Il Che lo difendeva e
io lattaccavo. Lopinione di Fidel fu lapidaria: Una rivoluzione, per non dividersi ed essere sopraffatta,
ha bisogno di un unico capo. Vale pi un cattivo capo, che venti capi buoni18.

Alcune citazioni di Stalin si incontrano ancora nel 1964, nel corso della discussione sul
sistema di finanziamento di bilancio e sulla banca, il credito e il socialismo19. Ma ci che
qui pi ci interessa chiarire la concezione generale del marxismo-leninismo che il Che
propugna in questa fase e che viene definita in alcuni scritti pubblicati dopo la vittoria rivo-
luzionaria. Nelle Note per lo studio dellideologia della Rivoluzione cubana (ottobre
1960), afferma:
La nostra risposta alla domanda se siamo o no marxisti la stessa che darebbe un fisico o un biologo al
quale si chiedesse se sia un newtoniano o un pasteuriano. Ci sono delle verit cos evidenti, cos con-
naturate alla coscienza dei popoli, che inutile discuterle. Si deve essere marxisti con la stessa naturalez-
za con la quale si newtoniani in fisica o pasteuriani in biologia20.
Diciamo che le verit essenziali del marxismo sono parte integrante della comunit culturale e scientifi-
ca dei popoli e le accettiamo con la naturalezza che ci deriva da qualcosa che non ha bisogno di ulteriori
discussioni21. A partire dal Marx rivoluzionario, si forma un gruppo politico con idee concrete che,
basandosi sui giganti Marx ed Engels e sviluppandosi attraverso fasi succssive con personalit come
Lenin, Stalin, Mao Tse-tung e i nuovi dirigenti sovietici e cinesi, stabilisce un corpo di dottrine e, dicia-
mo, di esempi da seguire22. Vale a dire... le leggi del marxismo sono presenti negli avvenimenti della
Rivoluzione cubana, indipendentemente dal fatto che i suoi dirigenti professino o conoscano a fondo, dal
punto di vista teorico, tali leggi23.

Evidentemente, in questa fase il Che non ha ancora inserito nella sua riflessione teorica
ci che al centro della sua esperienza rivoluzionaria: a differenza di altre teorie scientifi-
che, ladesione al marxismo presuppone una scelta etico-politica antagonista alla cultura
dominante, e pertanto non pu conquistare lunanimit conseguita, per esempio, dalle teorie
newtoniana o pasteuriana; in altre parole, a differenza di altre teorie scientifiche, il marxi-
smo una teoria dove il contenuto oggettivo non pu essere separato dal fattore soggettivo.
Egli non ha ancora inserito sufficientemente nella sua riflessione teorica la coscienza dello-
riginalit della Rivoluzione cubana, che costituisce anche una parte della sua esperienza
fondamentale.
Nella Prefazione al testo Il partito marxista-leninista, la visione unitaria del marxismo-
leninismo - riferita a un manuale sovietico classico - ancora pi esplicita:
Questo libretto destinato ad iniziare i militanti del partito allampio e ricchissimo complesso delle idee
marxiste-leniniste.
La scelta del temi semplice ed essenziale; si tratta di un capitolo del Manuale di marxismo-leninismo
di Otto V. Kuusinen e di una serie di discorsi di Fidel Castro. La scelta appropriata perch il capitolo del

18 Carlos Franqui, I miei anni con Fidel, Sugarco, Milano 1981. Cit. da A. Moscato, Che Guevara, cit., p. 59
19 In Sul sistema di finanziamento di bilancio, si cita Stalin (Princpi del leninismo) attribuendogli lidea di
considerare possibile la rivoluzione socialista nelle colonie (E. Guevara, Scritti scelti, cit., II, p. 484). In La
Banca, il credito e il socialismo, si trova unaltra citazione di Stalin con questo commento cautelativo: Lo citia-
mo semplicemente per dimostrare che necessario un grosso lavoro di organizzazione amministrativa prima di
poter adottare qualsiasi sistema e questo devessere il senso del nostro sforzo principale nel momento attuale (in
Scritti, discorsi..., cit. p. 652).
20 E. Guevara, Note per lo studio dellideologia della Rivoluzione cubana, in Scritti scelti, cit., II, p. 401.
21 Ibidem, p. 402.
22 Ibid., p. 403.
23 Ibid., p. 405.

78
Manuale di marxismo-leninismo sintetizza lesperienza dei partiti fratelli e delinea uno schema generale
di ci che deve essere e di come deve operare un partito marxista-leninsta, mentre nella successione dei
discorsi del compagno Fidel si vede sfilare la storia politica del nostro paese...
Le due cose sono intimamente legate: la teoria generale, come espressione delle esperienze del Partito
comunista dellUnione Sovietica e dei partiti marxisti-leninisti di tutto il mondo, e lapplicazione pratica
di queste idee generali alle nostre specifiche caratteristiche24.

Il modello di marxismo al qule il Che fa riferimento in questa fase - quello dei manuali
sovietici - si caratterizza per il suo metodo e contenuto. Metodologicamente, una teoria
scientifica verificata, come quella di Newton in fisica o quella di Pasteur in biologia. Ma
allo stesso tempo un corpo dottrinale che si impone, da una parte, con lautorit dei gran-
di: Marx, Engels, Lenin, Mao Tse-tung, Fidel Castro, dallaltra con quella del partito marxi-
sta-leninista cubano e dei partiti fratelli. Tra il marxismo sovietico e quello cubano, il Che
non percepisce, in questa fase, alcuna contraddizione: ritiene che il marxismo cubano sia
unapplicazione delle idee generali del marxismo-leninismo alle caratteristiche speciali di
Cuba.
Per quanto si riferisce al contenuto, il marxismo-leninismo si presenta come un insieme
di leggi scientifiche economiche e storiche oggettive, presenti negli eventi della rivoluzione,
indipendentemente dalla coscienza dei dirigenti e, certamente, del popolo.
Il valore attribuito ai manuali sovietici in questa fase non era puramente teorico, ma
anche educativo. Karol ricorda che, in una conversazione con il Che, avvenuta al Ministero
dellindustria il 19 maggio del 1961, gli espresse le sue preoccupazioni per linvasione dei
manuali sovietici (di Lisenko, Mitin, Konstantinov), nelle librerie. Il Che ribatt:
Dobbiamo dare ai giovani una formazione socialista e subito. Uno strumento ci occorre, e ricorriamo a
quello dei paesi socialisti. Ne ha altri da consigliare?25.

Al Che sembrava logico che per imparare a dirigere un paese, pianificare leconomia,
costruire il socialismo, ai giovani che studiavano venissero proposti i libri dei paesi che
avevano preceduto Cuba su questa strada.

Autocritica rivoluzionaria e messa in discussione del socialismo reale

Perch il Che abbandona queste posizioni e prende coscienza della contrapposizione tra
il progetto cubano di socialismo e quello sovietico? Tra il modello cubano di marxismo e
quello sovietico? La risposta va ricercata principalmente nella sua pratica di dirigente poli-
tico ed economico rivoluzionario, nelle polemiche e nei conflitti che questa induce, nella
conoscenza diretta dei paesi socialisti che questa gli impone; va ricercata anche nella sua
capacit di reimpostare in modo autonomo e critico i problemi teorici, a partire dalla prassi.
Sulla sua evoluzione teorica influisce anche la partecipazione al dibattito internazionale sul
rapporto tra il giovane Marx e quello della maturit.
Una particolare importanza nellapprofondimento della coscienza politica e teorica del
Che (e dello stesso Fidel) hanno i conflitti interni alla rivoluzione, che riportano per la loro
stessa natura, alle divergenze con il campo comunista: tali sono il conflitto suscitato dal set-
tarismo delle Ori, la guerra al burocratismo e la polemica contro loggettivismo economico.
La Prefazione al testo Il partito marxista-leninista, che abbiamo appena citato, riflette
evidentemente una fase di transizione nellevoluzione intellettuale e politica del Che. Se da
un lato esalta il Partito comunista sovietico, dallaltro considera essenziale, nella definizio-

24 Op. cit., p. 576.


25 K.S. Karol, La guerriglia al potere, cit., p. 52. Cit. da A. Moscato, Che Guevara, cit., p. 61.

79
ne del partito, lintima unione con le masse e la promozione del suo protagonismo, il che
delinea una concezione profondamente diversa da quella sovietica. Su questa base, il Che
discute, dopo Fidel, il settarismo con cui Anbal Escalante, antico dirigente del Partito
socialista popolare, aveva inteso organizzare le Ori, secondo il modello sovietico, affidando
gli incarichi di responsabilit ai diplomati del marxismo e valorizza, al contrario, la linea
che consiste nel costruire il partito con i lavoratori esemplari, selezionati dai centri di
lavoro. Inoltre, proclamando con Fidel il compito dellamore per luomo, nella genesi del
marxismo, delinea una concezione teorica alternativa allo scolasticismo dei manuali26.
Questo conflitto introduce la contraddizione tra le concezioni del partito, ma anche del
socialismo e del marxismo, gi presenti tra i militanti cubani e che accompagneranno lo svi-
luppo della Rivoluzione fino ai giorni nostri. Riconduce chiaramente alla contrapposizione
tra il modello cubano e quello sovietico, poich il Partito socialista popolare, in cui
Escalante si era formato, era di osservanza sovietica. Lo stesso Escalante, dopo la sua desti-
tuzione da Segretario delle Ori, si trasferisce in Cecoslovacchia e poi in Urss. E significati-
vo, del resto, che la crisi Escalante coincida con la rimozione dellambasciatore dellUrss. Il
conflitto con lUnione Sovietica sar ancora pi evidente nella seconda crisi Escalante, del
1968, che si traduce in termini giudiziari e si conclude con la condanna dello stesso
Escalante a 15 anni di carcere: non si trattava solo di dissenso politico e teorico, ma di un
tentativo di colpo di Stato per imporre a Cuba il dominio e lortodossia sovietica.
Unaltra polemica importante nella presa di coscienza del Che (e di Fidel) quella che
ha come obiettivo il burocratismo, specialmente nella gestione dello Stato.
Nel settore amministrativo dellesecutivo, furono commessi molti errori; errori enormi furono commessi
da parte dei nuovi amministratori di impresa, che avevano responsabilit sproporzionate, e grandi e costo-

26 Dopo la vittoria completa contro lala destra, sorge la necessit di strutturare un partito: il Pursc, espressio-
ne del marxismo-leninismo nella nuova condizione di Cuba. Questo partito doveva essere un organismo legato
alle masse, formato da quadri rigorosamente scelti, dotato di unorganizzazione centralizzata e al tempo stesso
elastica, e, per fare tutto questo, confidavamo ciecamente nellautorit guadagnata in molti anni di lotta dal
Partido socialista popular, rinunziando quasi completamente ai nostri criteri organizzativi. In questo modo si cre
poco a poco una serie di condizioni tali che matur il frutto del settarismo.
Nella fase della strutturazione del partito, il compagno Anbal Escalante era preposto allorganizzazione: iniziava
allora una fase nera, sebbene per fortuna molto breve, del nostro sviluppo. Si errava nei metodi di direzione; il par-
tito perdeva il suo carattere essenziale, ossia il legame con le masse, abbandonava la prassi del centralismo demo-
cratico, perdeva lo spirito di sacrificio. Ricorrendo a volte a veri giochi di prestigio, si assegnavano incarichi diri-
genti a persone senza esperienza e senza meriti, per il solo fatto che erano adeguate alla situazione imperante.
Le Ori perdono la loro funzione di motore ideologico - e, attraverso questa funzione, quella di controllo di tutto
lapparato produttivo - e finiscono per diventare un apparato amministrativo; in queste condizioni, la funzione dei
compagni, che dovevano venire dalle province per esporre i problemi che col esistevano, si perdeva completa-
mente, perch quelli che dovevano sindacare il lavoro dei funzionari amministrativi erano precisamente i dirigenti
della cellula che assolvevano la duplice funzione di partito e di pubblica amministrazione.
Il periodo dei concetti errati, degli errori madornali e delle trasposizioni meccaniche fortunatamente finito; le
vecchie basi su cui si fondava questo parto abnorme del settarismo sono crollate.
Di fronte alle critiche, la decisione della direzione nazionale presieduta da Fidel fu di tornare alle masse, di ricor-
rere alle masse, e in questo modo si istitu il sistema di consultazione di tutti i centri di lavoro per lelezione degli
operai esemplari da parte della massa e la possibilit di essere scelti per integrare le cellule del partito, di un parti-
to intimamente unito alle masse...
Il partito del futuro sar intimamente legato alle masse e assorbir da esse le grandi idee che poi si plasmeranno
in direttive concrete. Da Il partito marxista-leninista, in Scritti, discorsi..., cit., pp. 582-4.
A che cosa ci port il settarismo? Ci port alle trasposizioni meccaniche, alle analisi formalistiche, alla separa-
zione tra i dirigenti e le masse; perfino nella nostra direzione nazionale, e di riflesso quindi nella Ujc [Unin de
Jvenes comunistas].
Se noi - ugualmente disorientati dal fenomeno del settarismo - non fossimo riusciti a recepire la voce del popolo,
che la voce pi saggia e ricca di orientamenti, se non fossimo riusciti a recepirne le istanze per poterle trasfor-
mare in idee concrete, in direttive precise, non saremmo in grado di dare queste direttive alla Ujc. Da Che cosa
deve essere un giovane comunista (20 ottobre 1962), in Scritti, discorsi..., cit., p. 1138.

80
si errori abbiamo commesso anche nellapparato politico che poco a poco si adagi in una tranquilla e
piacevole burocrazia, e veniva considerato quasi alla stregua di un trampolino per far carriera e per otte-
nere incarichi burocratici di maggiore o minor rilievo, senza alcun contatto con le masse.
La causa centrale dei nostri errori costituita dallassenza da parte nostra, in un certo momento, del
senso della realt, ma lo strumento che ci manc, ci che limit la nostra capacit di perfezionarci e tra-
sform il partito in un ente burocratico, mettendo in pericolo lamministrazione e la produzione, fu la
mancanza di quadri preparati a livello medio. La politica di quadri divenne chiaramente sinonimo di poli-
tica di massa; ristabilire nuovamente il contatto con le masse, contatto mantenuto strettamente dalla rivo-
luzione nella sua prima fase di vita, era la parola dordine27.

Il burocratismo si caratterizza per lautoritarismo, il centralismo, il servilismo e, infine,


per la mancanza di movimento interno. Il suo aspetto pi preoccupante linsorgere della
burocrazia come nuova classe dominante e privilegiata. Essa non solo un freno per lazio-
ne rivoluzionaria, ma un acido corrosivo che altera leconomia, leducazione, la cultura e i
servizi pubblici, a tal punto che danneggia pi dellimperialismo stesso.
Questo sistema di rapporti nasce dallesigenza di reagire al guerriglierismo e allanar-
chia amministrativa dei primi mesi successivi alla vittoria, organizzando lapparato statale
in modo razionale. Allora la riforma si realizza utilizzando le tecniche della pianifica-
zione adottate dai paesi socialisti fratelli. La guerra contro il burocratismo, dichiarata dalla
direzione rivoluzionaria, porta con s inevitabilmente una messa in discussione del modello
sovietico, che aveva contribuito a generarlo28.
Forse la polemica decisiva nella presa di coscienza del Che quella concernente la
caratterizzazione delleconomia socialista. La corrente che voleva applicare a Cuba il
modello sovietico, riteneva che il socialismo dovesse rispettare, come il capitalismo, le
leggi oggettive delleconomia, e tra esse in primo luogo la legge del valore, che individua
nel profitto, e quindi nella libera concorrenza, il motore della produzione. Ci che motiva i
lavoratori, nel socialismo come nel capitalismo, sarebbero gli incentivi materiali. Ci che
caratterizza leconomia socialista sarebbe la presenza della classe operaia al potere, che
dovrebbe garantire una distribuzione pi giusta delle ricchezze prodotte.
Loggettivismo economico porta con s, nellanalisi del Che, il burocratismo: perch i
burocrati, spesso privi di preparazione tecnica, si considerano gli autentici interpreti delle
leggi oggettive e impongono uneccessiva centralizzazione, frenando le iniziative29.
Per il Che, il socialismo doveva elaborare un modello di economia caratterizzato dal
protagonismo del popolo cosciente e solidale, capace di affermare la priorit del valore

27 Da Il quadro colonna vertebrale della rivoluzione (settembre 1962), in Scritti, discorsi..., cit., pp. 562-3.
28 Da Contro il burocratismo (febbraio 1963), in Scritti scelti, cit., II, p. 472. Come contromisura [al guerri-
glierismo amministrativo] si cominciarono a organizzare quei forti apparati burocratici che hanno caratterizzato la
prima fase di costruzione del nostro Stato socialista; ma lo sbandamento fu enorme e tutta una serie di organismi,
tra i quali il Ministero dellIndustria, iniziarono una politica di centralizzazione operativa, frenando in modo ecc-
cessivo liniziativa degli amministratori... In tal modo, i quadri pi coscienti e scrupolosi frenavano la propria spin-
ta, per adeguarla al passo del lento ingranaggio dellamministrazione, mentre altri continuavano a fare i propri
comodi, senza sentirsi obbligati a rispettare alcuna autorit, obbligandoci a nuove misure di controllo che paralizza-
vano la loro attivit. Cos la nostra rivoluzione cominciava a soffrire del male chiamato burocratismo (p. 472).
Le idee del Che in proposito si trovano riflesse chiaramente nelleditoriale La lotta contro il burocratismo: com-
pito decisivo, pubblicato in quattro puntate sul Granma, marzo 1967.
29 Non si deve mai dimenticare - per fare una sana autocritica - che la Direzione economica della rivoluzione
la responsabile della maggioranza dei mali burocratici. Gli apparati statali non si sono svilupati sulla base di un
piano unico e con rapporti reciproci ben studiati, lasciando ampio margine a divagazioni sui metodi amministrati-
vi. Lapparato centrale delleconomia, la Giunta centrale di pianificazione, non ha svolto il proprio compito di
direzione, n avrebbe potuto farlo perch non aveva lautorit necessaria sui vari organismi, non era in grado di
dare ordini precisi sulla base di un sistema unico e con un adeguato controllo, e le mancava laiuto indispensabile
di un piano di previsione. Leccessiva centralizzazione di unorganizzazione perfetta, ha frenato liniziativa spon-
tanea, senza sostituire direttive corrette e tempestive. Un cumulo di decisioni secondarie ha limitato la visione dei
grandi problemi e ne ha rimandato la soluzione, senza ordine n coordinamento. Decisioni dellultimo momento,
se prese in fretta e senza riflettere, sono state la caratteristica principale del nostro lavoro. Cit. in Contro il buro-
cratismo, Scritti scelti, II, p.474.

81
duso sul valore di scambio. Il lavoratore socialista deve essere un uomo nuovo, motivato
non solo dagli incentivi materiali, ma anche da quelli morali, vale a dire, dalla sua adesione
alla causa della rivoluzione. Sebbene sia evidente che per il Che il centralismo e la pianifi-
cazione siano gli strumenti necessari di questo protagonismo, altrettanto chiaro che egli
considera il burocratismo incompatibile con una pianificazione autenticamente socialista.
Questa critica e autocritica del socialismo rappresentano anche una sfida molto seria per il
futuro.
Questa polemica dunque non ha un carattere esclusivamente tecnico o tattico, ma
riguarda la natura stessa del socialismo e del marxismo e la sua novit rispetto al capitali-
smo. La critica determinante del Che nei confronti dei fautori delloggettivismo economico
consiste nel fatto che essi non riconoscono il compito storico del popolo cosciente e solida-
le e che, perci, restano allinterno della logica del capitalismo, mentre, secondo la sua
profonda convinzione, non si pu costuire il socialismo con gli strumenti del capitalismo.
Unaccusa certamente molto grave, diretta allo stesso tempo verso i burocrati cubani e tutti
i paesi del cosiddetto socialismo reale.
Prendendo posizione in questa polemica, il Che sa che la visione oggettivista e determi-
nista delleconomia quella che prevale in campo marxista e che ha la sua base teorica
nello scolasticismo dei manuali sovietici, ampiamente usati per la formazione dei quadri e
degli studenti cubani.
Mi sembra importante sottolineare un aspetto di queste polemiche che determinante,
sebbeni resti spesso implicito: laspetto educativo. Dopo aver commentato lintervento della
direzione rivoluzionaria contro il settarismo di Escalante, il Che scrive:
Uno dei cambiamenti operati nel partito riguarda la riforma del sistema di educazione, per cui si pre-
miano con essa, non come in passato gli amici, gli illustri, i dottori del marxismo, bens i migliori
lavoratori, gli uomini che con il loro atteggiamento di fronte alla rivoluzione, con il loro lavoro giorna-
liero, il loro entusiasmo e spirito di sacrificio, hanno dimostrato di possedere le superiori doti di membro
del partito dirigente.
Con questo spirito sono stati cambiati tutti i criteri direttivi ed inizia una nuova epoca di rinvigorimento
del partito e dei suoi metodi. Si apre di fronte a noi un ampio e luminoso cammino di costruzione sociali-
sta, che il partito ha il compito di guidare. Azione di guida che non sar quella degli ordini meccanici e
burocratici, quella del controllo stretto e settario, quella del far fare, quella del consiglio che si deve
seguire in quanto espressione verbale e non perch costituisce un esempio vivo, quella del privilegio delle
idee o della storia passata.
Il partito del futuro sar intimamente legato alle masse, e assorbir da esse le grandi idee che poi si pla-
smeranno in direttive concrete; un partito che applicher rigidamente la propria disciplina secondo le
regole del centralismo democratico e, nello stesso tempo, un partito in cui esistano sempre la discussione,
la critica e lautocritica aperte, per migliorare continuamente il lavoro30.
Non dobbiamo creare docili salariati del pensiero ufficiale, n borsisti che vivano al riparo dei finan-
ziamenti statali, beneficiando di una libert tra virgolette31.

Del resto, una preoccupazione che non si limita alla ricerca teorica, ma che include
tutti i settori della cultura e in particolare dellarte: su questo terreno, il Che critica il
realismo socialista, camicia di forza allespressione artistica delluomo che nasce e si forma attual-
mente32.

In tale contesto, molto significativa la contrapposizione tra dogmatismo e scolastici-


smo da un lato, e amore per lumanit vivente e vicinanza alle masse dallaltro. Lamore
appare qui, ancora una volta, come listanza critica del pensiero dogmatico e come princi-
pio ispiratore di un pensiero creativo.

30 Il partito marxista-leninista, cit., pp. 583-4.


31 Il socialismo e luomo a Cuba, in Scritti scelti, cit., II, p. 710.
32 Ibid., pp. 708-9.

82
Queste riflessioni sono particolarmente significative non solo perch descrivono alcuni
aspetti della rivoluzione educativa, senza la quale non si pu avere, secondo il Che, una
rivoluzione politica ed economica: tema su cui dovremo tornare con maggiore attenzione.
Sono significative anche per la descrizione che propongono, esplicitamente e implicitamen-
te, del metodo educativo autoritario che caratterizza il socialismo settario e burocratico; e
perch considerano essenziale per il cambiamento della societ, il mutamento del metodo
educativo in senso libertario. Il nuovo metodo si caratterizza al contrario, per il riconosci-
mento del popolo come educatore e ispiratore del partito. Nella misura in cui il socialismo
pratica uneducazione autoritaria, si mantiene allinterno del capitalismo e non rappresenta
unalternativa.
Il Che prende coscienza dei limiti del socialismo reale non solo attraverso le esperien-
ze rivoluzionarie cubane analizzate criticamente, ma anche per la conoscenza reale e non
teorica che va acquisendo dei paesi socialisti; collaborando con i tecnici inviati da questi
paesi per aiutare i cubani nellorientamento della propria economia; visitando e oservando
pi attentamente il funzionamento di quelle societ, specialmente al livello economico e
politico; riflettendo sui rapporti internazionali di Cuba con i paesi socialisti, in particolare
lUrss e la Cina; analizzando in termini generali i rapporti economici internazionali dei
paesi socialisti.
Laiuto economico pi importante sollecitato e ottenuto dal campo socialista sin dal
suo primo viaggio, fu linvio a Cuba di tecnici provenienti da quei paesi e linvio di studen-
ti cubani alle loro scuole e universit. Tuttavia, il contributo dei tecnici socialisti fu delu-
dente sia al livello tecnico che etico-politico, per la loro mentalit burocratica, il dogmati-
smo e lattaccamento ai privilegi della nomenclatura. Questi contatti contribuirono a una
conoscenza pi approfondita dei paesi socialisti e a una presa di coscienza dei loro limiti.
Tuttavia, le sue analisi e valutazioni del socialismo reale, si arricchirono soprattutto
grazie alla conoscenza diretta da lui acquisita nei viaggi in quei paesi, in particolare in Urss,
Cecoslovacchia, e Germania democratica: incontri che egli viveva non solo come impegni
diplomatici, ma anche come momenti della sua incessante ricerca di unalternativa al capi-
talismo e allimperialismo. In queste visite si rese conto che la produttivit dei paesi sociali-
sti era decisamente inferiore a quella del blocco capitalistico e attribu tale inferiorit alli-
nefficienza burocratica e al ritardo tecnologico.
Alla fine, attraverso queste strade, il Che arriva a fare unanalisi del socialismo reale
che evidenza il suo contrasto con il progetto cubano di societ e, al contrario, la sua fonda-
mentale coincidenza con il sistema capitalistico. Quali sono allora, in questa nuova analisi, i
tratti essenziali del socialismo reale? Vogliamo sintetizzarli, sulla base delle sue esplicite
descrizioni e anche delle indicazioni implicite nelle sue autocritiche rivoluzionarie.
Al livello politico, il socialismo reale si caratterizza per il settarismo e il burocrati-
smo. Il settarismo una concezione avanguardista della storia e della rivoluzione, fonda-
ta sul protagonismo del partito e non del popolo. Il partito rivoluzionario, di cui viene pro-
clamata la centralit, una struttura che basa la sua autorit sul dominio dellortodossia
marxista-leninista e che sceglie i suoi quadri tra i diplomati del marxismo. I militanti del
partito si caratterizzano per la loro ortodossia dottrinaria e per la docilit incondizionata,
intellettuale e pratica, nei confronti delle direttive del partito e per un atteggiamento di
esclusione rispetto agli altri movimenti e istituzioni, marxisti o meno.
Il settarismo nella concezione del partito indissociabile dal burocratismo nellorganiz-
zazione dello Stato e delleconomia, vale a dire dalla nascita di una nuova classe dominante
e privilegiata che ha il suo asse nel partito marxista-leninista e nella sua gerarchia; spesso
di questa burocrazia fanno parte individui privi di competenza, ma dottrinalmente ortodossi
e servili nella pratica. Il burocratismo ingenera una centralizzazione eccessiva, che frena e
reprime liniziativa. Moltiplica regole e controlli inutili, che si trasformano in ostacoli
allefficienza dellapparato politico ed economico.

83
Al livello economico, il socialismo reale si caratterizza per loggettivismo: ritiene che
leconomia sia regolata in modo deterministico da leggi oggettive, interpretate dai dirigenti,
alle quali gli individui devono uniformarsi. Queste leggi agiscono indipendentemente dalla
coscienza umana. La pi importante la legge del valore, che individua il motore delle-
conomia nel valore non di uso, ma di scambio tra i prodotti, vale a dire sul loro carattere di
merci. Questa legge che, secondo lanalisi di Marx, riflette i rapporti di produzione tipici
della societ capitalistica, si trasforma in una legge universale delleconomia.
Leconomia del socialismo reale si caratterizza anche per lindividualismo e il mate-
rialismo. Lindividualismo, perch in essa le motivazioni o gli stimoli fondamentali del
lavoro sono individuali ed egoistici e non collettivi. Il materialismo perch in essa gli
incentivi sono materiali o economici e non morali. il burocratismo, che segna con il suo
autoritarismo la vita politica del socialismo reale interviene anche nellorganizzazione
della sua economia. Una delle sue caratteristiche la designazione dei dirigenti sulla base
di meriti politici pi che della competenza professionale.
Oggetto di preoccupazione e di riflessione per il Che la produttivit inferiore33 delle-
conomia socialista, che egli attribuisce al burocratismo e al ritardo tecnologico. Lo preoccu-
pa in particolare il fatto che per risolvere questo problema i paesi socialisti scelgano di imi-
tare ancor pi leconomia capitalistica: teoria del mercato, legge del valore, rafforzamento
degli incentivi materiali e della gerarchia salariale. In altre parole, leconomia dei paesi
socialisti smette di essere alternativa al capitalismo. Tutto questo, nella prospettiva del Che,
spiega la sua inefficienza e ne preannuncia il fallimento.
La base culturale del burocratismo e delloggettivismo si ritrova nel marxismo-lenini-
smo dei manuali, che elaborato da Marx e Lenin come teoria della liberazione, si trasfor-
ma in unideologia di dominio. Dovremo parlare pi attentamente di questo capitolo fon-
damentale della critica guevarista. Per ora ci interessa sottolineare la caratterizzazione
della cultura socialisa, di cui questa teoria lespressione tipica: cultura segnata dal dog-
matismo, che scoraggia la ricerca e la creativit e inculca il servilismo. Sul terreno artisti-
co, il dogmatismo si traduce nel cosiddetto realismo socialista, che una forma di
castrazione degli artisti.
Settarismo, burocratismo, oggettivismo, dogmatismo, implicano - come abbiamo
osservato rifettendo sullautocritica rivoluzionaria cubana - un orientamento autoritario
delleducazione e un modello di uomo nuovo caratterizzato dalla sottomissione intellett-
tuale e pratica. Il Che talmente convinto della centralit delleducazione libertaria per la
costruzione del socialismo, che arriva a denunciare nel disprezzo di questo compito il tre-
mendo crimine storico di Stalin. E negli stessi scritti inediti del Che possiamo leggere le
parole seguenti:
Nei presunti errori di Stalin la differenza tra un atteggiamento rivoluzionario e uno revisionista. Il
primo vede il pericolo nei rapporti di mercato e cerca di bloccare loro il passo cozzando con ci che gli si
oppone; la nuova direzione, invece, cede agli impulsi della sovrastruttura e accentua lazione del mercato,
teorizzando allo scopo che lo sfruttamento totale di queste leve economiche conduce al comunismo. Sono
poche le voci che si oppongono pubblicamente, mostrando in tal modo il tremendo crimine storico di
Stalin: aver disprezzato leducazione comunista e istituito il culto illimitato dellautorit34.

33 Ci troviamo, scrive il Che davanti a una realt che non si pu ignorare e che consiste nel fatto che, bench
non si dica, il blocco occidentale dei paesi europei sta avanzando a ritmi superiori a quelli del blocco delle demo-
crazie popolari. Perch?, in Reuniones bimestrales del Ministerio de Industrias, in El Che en la Revolucin
cubana, VI, pp. 568, 570, 571 [Conversazioni al Ministero dellindustria, in Scritti scelti, II, p. 570].
34 En los pretendidos errores de Stalin est la diferencia entre una actitud revolucionaria y otra revisionista.
Aqul ve el peligro en las relaciones mercantiles y trata de salirle al paso rompiendo lo que se opone; la nueva
direccin, por el contrario, cede a los impulsos de la superestructura y acenta la accin mercantil, teorizando para
ello que el aprovechamiento total de estos jaloneos econmicos llevan al comunismo. Hay pocas voces que se
opongan pblicamente, mostrando as el tremendo crimen histrico de Stalin: el haber despreciado la educacin
comunista e instituido el culto irrestricto a la autoridad. Testo inedito da Reuniones bimestrales, cit.

84
In conclusione, lanalisi e la critica del socialismo reale si precisano sempre pi alla
luce della scelta a fianco del popolo oppresso come soggetto: questa scelta gli impone la
messa in discussione radicale del burocratismo, delloggettivismo economicista, dellindivi-
dualismo, del dogmatismo, del servilismo ecc., del socialismo reale, rispetto al progetto
cubano di socialismo fondato proprio sul protagonismo politico ed economico del popolo
cosciente e solidale. Laccusa fondamentale diretta dal Che ai paesi del socialismo reale
che in questi il popolo non al potere. Accusa che segnala alla Rivoluzione cubana il peri-
colo che anchessa sta correndo.

Critica dellinternazionalismo socialista

Due conflitti con i colossi del socialismo, lUrss e la Cina, misero in crisi la fiducia
del Che nellinternazionalismo che essi attuavano concretamente. Il primo la crisi dei
missili dellottobre 1962. Nella sua apparizione televisiva del 6 genaio 1962, in cui dava
informazioni sul suo viaggio nei paesi socialisti, il Che come abbiamo ricordato, aveva
dichiarato:
...un paese come lUnione Sovietica, che ama tanto profondamente la pace, che imbevuto dellidea
della pace e della convinzione di raggiungere tutte le mete che si proposto con mezzi pacifici, essere
disposto a rischiare tutto in una guerra atomica, di inimmaginabili distruzioni, in cui la cifra dei morti pu
crescere moltissimo, semplicemente per affermare un principio e difendere Cuba35.

Ma la crisi dei missili fu per il Che un colpo tremendo alla sua fiducia nello spirito
internazionalista dellUrss36. Nel maggio del 1962, Cuba aveva accettato la proposta di
Nikita Chruscv di rafforzare la difesa dellisola con missili nucleari: la decisione era stata
presa da Fidel, dopo una riunione ristretta, cui avevano partecipato lo stesso Che, il presi-
dente Dortics e Ral Castro37.
In agosto, il Che si era recato a Mosca e aveva consegnato a Chruscv laccordo del
governo sulle basi. Avrebbe preferito renderlo pubblico, ma Chrus cv rifiut e non lo firm
neppure. Tuttavia, il 15 settembre arrivava a Cuba il primo missile. I servizi segreti norda-
mericani vennero a conoscenza del fatto che si stavano preparando delle basi di lancio, e il
Pentagono prepar, come risposta,, un piano di invasione dellisola.
Il 22 ottobre scoppia la crisi dei missili. Il presidente Kennedy si rivolge alla nazione
con un messaggio televisivo, denuncia la presenza delle basi sovietiche a Cuba, annuncian-
do un isolamento e un assedio.
Il giorno seguente viene decretato a Cuba lo stato dallerta. Il giornalista argentino Adolfo Gilly
avrebbe scritto: Fu come se una lunga tensione repressa si allentasse, come se tutto il paese dicesse come
un suol uomo: finalmente. Il Che nominato capo delle Forze Armate della regione occidentale e si diri-
ge verso Pinar del Ro. Secondo Tamayo, il suo attendente, il Che pensava che la guerra sarebbe scoppia-
ta da un momento allaltro e che questa volta linvasione sarebbe arrivata davvero da quella parte...
Due giorni pi tardi, Fidel invia una nota urgente a Chruscv: Laggressione imminente, avverr nelle
prossime ventiquattro-settantadue ore. La cosa pi probabile un attacco aereo mirato agli obiettivi che si
vogliono distruggere, la seconda ipotesi linvasione. Comunque sia, resisteremo allattacco.
Suggerisce, nella seconda ipotesi, una risposta nucleare a un eventuale attacco nucleare. Quello stesso
giorno Kennedy autorizza laumento della frequenza dei voli di osservazione.

35 Viaggio nei paesi socialisti, cit., pp. 916-7.


36 Per la ricostruzione di questa crisi, mi baso sullopera di Paco Ignacio Taibo II, Ernesto Guevara, tambin
conocido como el Che, Joaqun Mortiz, Mxico 1996, pp. 448-57 [Senza perdere la tenerezza, il Saggiatore,
Milano 1997, pp. 414-22].
37 Molti anni pi tardi, nel 1992, Fidel avrebbe detto: Non ci piacevano i missili, danneggiavano limmagine
della rivoluzione in America latina. I missili ci trasformavano in una base militare sovietica, pensavamo per che
rafforzassero il blocco socialista. Cit. da Paco Ignacio Taibo II, op. cit., p. 416.

85
Il giorno seguente Fidel ordina di aprire il fuoco contro gli aerei spia. Verso mezzogiorno un U2 statuni-
tense, che sorvola il territorio cubano, abbattuto da un missile Sam, sparato per iniziativa dei comandan-
ti russi di una delle basi. La tensione giunge al culmine. E a questo punto, senza tenere conto dei cubani,
senza neppure avvertirli, Chruscv propone a Kennedy lo smantellamento delle basi in cambio di un patto
di non-invasione di Cuba e di un negoziato per il ritiro dei missili statunitensi in Turchia, puntati sulla
Russia. Kennedy accetta la proposta in linea di principio. I cubani sono rimasti nuovamente intrappolati
nei giochi della guerra fredda.
Il 28 ottobre il direttore del quotidiano Revolucin, Carlos Franqui, scopre da un telex della Ap che
Nikita ritirer i missili. Franqui telefona a Fidel. Da lui il dirigente cubano apprende la notizia. Fidel sbot-
ta in una sfilza di insulti: Coglione, stronzo, figlio di puttana!. Il giorno seguente Revolucin titola: I
sovietici ritirano i missili. Per le strade si canta: Nikita, mariquita, lo que se da no se quita.
Lindomani Fidel viene parzialmente informato da Chrus cv. Il leader sovietico spiega che ha negoziato
con Kennedy sulla base di un impegno di non-interveznto da parte degli Stati Uniti. Fidel dichiara pubbli-
camente che si oppone a unispezione a Cuba, rivendica il diritto di abbattere gli aerei spia e risponde a
Chrus cv: Il pericolo non ci fa paura perch da molto tempo che incombe su di noi e in un certo senso
ci abbiamo fatto labitudine..
Come sempre, quando furioso, il Che si chiude nel mutismo rispetto allUrss e alla crisi, e si butta
anima e corpo nella sua attivit di Ministro dellindustria... Correva voce che durante la crisi il Che aves-
se voluto sparare agli aerei statunitensi38.

Abbiamo proposto questa ricostruzione degli avvenimenti per inserire nel suo contesto e
comprendere in tutta la sua portata levoluzione etica e politica vissuta dal Che. La ritrovia-
mo vibrante in un articolo scritto in quei giorni, che ha gli accenti di un testamento rivolu-
zionario:
Il pericolo maggiore che questa rappresenta dato dal suo esempio, dalla sua propaganda rivoluzionaria,
dal fatto che il suo governo ha saputo elevare la tempra di questo popolo guidato da un dirigente di statura
mondiale fino ad altezze che poche volte si sono viste nella storia.
E lesempio esaltante di un popolo disposto allolocausto atomico perch le sue ceneri servano da
cemento alle societ del futuro; un popolo che, quando si giunge, senza consultarlo, a un accordo per il
quale si ritirano i missili atomici, non emette un sospiro di sollievo; non ringrazia per la tregua; approfitta
invece delloccasione per far sentire la propria eccezionale voce, la propria posizione di combattimento e,
ancora oltre, la propria decisione di lottare, anche se da solo, contro tutti i pericoli e la stessa minaccia
atomica dellimperialismo yankee.
Tutto questo fa vibrare i popoli. Essi sentono lappello di una voce nuova che viene da Cuba, pi forte di
tutte le paure, le menzogne, i pregiudizi, la fame secolare, i ceppi con cui li si vuole incatenare. E pi
forte della paura di fronte a qualsiasi rappresaglia, del castigo pi barbaro, della morte pi crudele, del-
loppressione pi bestiale da parte degli sfruttatori. Una voce nuova e dal timbro chiaro e preciso risuo-
nata in tutti gli angoli della nostra America...
Continuer limperialismo a perdere una a una le proprie posizioni o scatener come ha gi minacciato di
recente un feroce attacco nucleare che bruci il mondo in un rogo atomico? Non possiamo dirlo. Affermiamo
solo che dobbiamo avanzare per il sentiero della liberazione, anche quando costi milioni di vittime atomiche,
perch, in una lotta a morte tra due sistemi, non si pu pensare ad altro che alla vittoria definitiva del sociali-
smo, o alla sua regressione in seguito alla vittoria nucleare dellaggressione imperialistica.
Cuba sullorlo dellinvasione; minacciata dalle forze pi potenti dellimperialismo mondiale e perfi-
no di morte atomica. Dalla sua trincea che non ammette ritirata lancia allAmerica il suo appello definiti-
vo alla lotta: lotta che non si decider in unora o in pochi minuti di terribile battaglia, ma in anni di con-
flitti logoranti in tutti gli angoli del continente, in mezzo ad atroci sofferenze. Lattacco delle forze impe-
rialistiche e delle borghesie alleate condurr a pi riprese i movimenti popolari sullorlo della distruzione,
ma questi saranno sempre rinnovati dalla forza del popolo fino al momento della liberazione totale.
Da qui, dalla sua trincea solitaria di avanguardia, il nostro popolo fa udire la propria voce. Non il canto
del cigno di una rivoluzione sconfitta: un inno rivoluzionario destinato a perpetuarsi sulle labbra dei
combattenti dAmerica39.

Unaltra delusione politica vissuta dal Che fu la concezione cinese del socialismo e del-
linternazionalismo, che inizialmente, come abbiamo ricordato, lo aveva entusiasmato. Di

38 Ibid., pp. 421-2 [Lultima frase riportata nella citazione attribuita da Taibo II a Saverio Tutino (n.d.r.)].
39 E. Guevara, Tattica e strategia della rivoluzione latinoamericana, in Scritti scelti, cit., II, pp. 589-90, 595-6.

86
fronte al conflitto cino-sovietico, i cubani, continuamente preoccupati per lunit del campo
socialista, non vollero prendere posizione. I cinesi non glielo perdonarono e ridussero dra-
sticamente linvio di riso e lacquisto di zucchero.
Sulla base di queste e di molte altre esperienze, il Che arriv a una visione critica del-
linternazionalismo socialista, che manifest apertamente - il 24 febbraio 1965 - al
Seminario economico di solidariet afroasiatica tenutosi ad Algeri. Fin dal principio, il Che
indica il criterio che ispirer la sua analisi e la sua valutazione:
Non ci pu essere socialismo se nella coscienza non si attua un mutamento che provochi un nuovo atteg-
giamento fraterno nei confronti dellumanit, sia di carattere individuale - nella societ in cui si costruisce
o si costruito il socialismo - sia di carattere mondiale, in rapporto a tutti i popoli che subiscono loppres-
sione dellimperialismo.
Crediamo che con questo spirito vada affrontata la responsabilit degli aiuti ai paesi dipendenti e che non
si debba pi parlare dello sviluppo di un commercio di vantaggio reciproco, basato sui prezzi che la legge
del valore e i rapporti internazionali, fondati sullo scambio ineguale prodotto dalla legge del valore, impon-
gono ai paesi arretrati. Come pu essere di vantaggio reciproco vendere ai prezzi del mercato mondiale
le materie prime che costano sudore e sacrificio senza limiti ai paesi arretrati e comprare ai prezzi del mer-
cato mondiale i macchinari prodotti nelle grandi fabbriche automatizzate dellepoca attuale?
Se stabiliamo questo tipo di rapporto tra i due gruppi di nazioni, dobbiamo ammettere che i paesi sociali-
sti sono, in un certo senso, complici dello sfruttamento imperialistico. Si potrebbe obiettare che lammon-
tare dellinterscambio con i paesi sottosviluppati costituisce una parte insignificante del commercio estero
di questi pasi. E verissimo, ma ci non elimina il carattere immorale dello scambio. I paesi socialisti
hanno il dovere morale di porre fine alla loro tacita complicit con i paesi sfruttatori dellOccidente...
Dobbiamo preparare le condizioni che permettano ai nostri fratelli di intraprendere, direttamente e
coscientemente, la strada che porta allabolizione definitiva dello sfruttamento, ma non possiamo invitarli
a intraprenderla se noi stessi siamo complici di questo sfruttamento40.

Innovazioni del maxismo umanista cubano


e critica del marxismo oggettivista sovietico
La presa di coscienza, da parte del Che, della contraddizione tra il marxismo umanista
cubano e il marxismo oggettivista sovietico, nasce dalla sua esplicita percezione della
novit del modello cubano di socialismo e, quindi, di marxismo.
Lintegrazione tra teoria e prassi ci permette di comprendere la concezione del marxi-
smo che il Che cominci a formulare, specialmente nel periodo cubano, quando si rese
conto pi chiaramente della necessit di mettere in luce la ricerca che la Rivoluzione cuba-
na stava realizzando, nel processo stesso di costruzione delluomo e del popolo nuovo, del
marxismo-leninismo pietrificato nei manuali sovietici; quando intu pi chiaramente che i
dogmi rivoluzionari non solo non potevano essere una guida affidabile della prassi rivo-
luzionaria, ma rappresentavano seri ostacoli alla costruzione di un socialismo inteso come
alternativa etica, economica e politica alla societ capitalistica.
In una delle sue Riunioni bimestrali afferma per lappunto:
Non bisogna dimenticare che abbiamo una serie di aspetti che sono nuovi allinterno del socialismo e
quindi ci troviamo in un processo creativo, continuo. Un processo che non si pu svolgere se non in base
alla realt; la realt, pertanto, che deve continuare a fornirci la materia prima per questi mutamenti41.

In unaltra Riunione bimestrale approfondisce questidea:


... credo [che] per la prima volta al mondo, e credo che lo possiamo dire senza apparire petulanti - abbia-
mo instaurato un sistema marxista, socialista, coerente o quasi coerente, in cui luomo viene posto al cen-
tro, si parla dellindividuo, delluomo e dellimportanza che ha come fattore essenziale nella rivoluzione.
Non siamo capaci, per, di sviluppare dei sistemi che mettano questuomo in condizioni di rendere ci

40 E. Guevara, Discorso al Secondo Seminario di Algeri, in Scritti scelti, II, pp. 648-50.
41 Reuniones bimestrales, 12 sett. 1964, in op. cit., VI, p. 540.

87
che pu rendere, mentre i guasti nella nostra meccanica fanno s che si tenda a convertirli in una macchi-
na: anche in cose come il lavoro volontario si trasformano meccanicamente. Non lo si realizza (per dirla
in parole mie) in modo tale che si proietti dallinterno verso lesterno, verso la societ che la forma nella
quale il lavoro d i suoi frutti... Esiste per una certa pigrizia mentale per entrare a fondo nel problema e
per comprendere ci che stiamo facendo e cercare di trovargli un perch. C una disciplina eccessiva nel
seguire la linea e manca una consapevolezza nella disciplina rivolta a cercare i perch; occorre studiare
tutti questi aspetti della costruzione del socialismo, dei problemi che pone la costruzione del socialismo, i
problemi della costruzione delluomo... Bene, non so se qui rimane qualche sopravvissuto dellepoca in
cui anche noi avevamo cominciato a porci questi problemi. E dicevano: revisionismo, bisogna chie-
derlo al Partito, perch cos non sta bene. A quel piunto, quando si cominci a porre i problemi, lo
scontro si fece violento. La Bibbia - vale a dire il Manuale - perch disgraziatamente la Bibbia qui non era
Il Capitale, ma il Manuale... Io credo solo una cosa, ed che si deve avere la capacit sufficiente per
distruggere tutte le idee contrarie su un determinato argomento oppure lasciare che le opinioni si esprima-
no. Lopinione secondo cui andrebbero distrutte a bastonate non unopinione che ci porti dei vantaggi.
Questo un problema che si deve affrontare in continuazione. Non possibile distruggere le opinioni a
bastonate e questo proprio ci che uccide tutto lo sviluppo, lo sviluppo libero dellintelligenza42.

Questa presa di coscienza lo porta a scoprire che il marxismo, elaborato da Marx e


Lenin come una teoria della liberazione, si trasformato, nei manuali sovietici e nella prati-
ca dei partiti comunisti settari, in unideologia di dominazione. Per cui, la pratica di questi
partiti rappresenta la chiave di interpretazione pi idonea della teoria che la orienta.
Vogliamo a questo punto indicare alcuni degli aspetti del marxismo-leninismo sovietico
che cozzano pi radicalmente con il pensiero del Che. Questa teoria, sebbene si definisca da
sola come una visione scientifica del mondo, si caratterizza epistemologicamente come
dogmatica: si presenta, in realt, come un sistema di verit universali ed eterne, di cui i diri-
genti del partito sono gli interpreti autentici, e che i militanti sono chiamati ad accettare
docilmente.
Il contenuto determinante di questa dottrina loggettivismo economicista che, come
abbiamo gi detto, caratterizza il socialismo reale e segna allo stesso tempo la concezione
delleconomia e della storia. Leconomia regolata da leggi oggettive, indipendentemente
dalliniziativa e dalla coscienza umana; tra queste, in primo luogo, la legge del valore, vale
a dire della ricerca del profitto, fondata sulla libera concorrenza. In altre parole, leconomia
organizzata sulla base del calcolo economico. Pertanto, le motivazioni pi efficaci della
produttivit e del lavoro, sono gli incentivi materiali e individuali.
In contrapposizione alla concezione del piano inteso come una decisione economica delle masse,
coscienti del popolo, si fornisce quella di un placebo, dove le leve economiche decidono il suo esito. E
una concezione meccanicista, antimarxista. Le masse devono avere la possibilit di dirigere il proprio
destino, decidere quanto va per laccumulazione e quanto per il consumo, la tecnica economica deve ope-
rare con queste cifre e la coscienza delle masse assicurare il suo assolvimento. Lo Stato interviene sullin-
dividuo che non compie il suo dovere di classe, penalizzandolo o premiandolo in caso contrario, questi
sono fattori educativi che contribuiranno alla trasformazione delluomo, come parte del gran sistema edu-
cativo del socialismo. E il dovere sociale dellindividuo che lo obbliga a intervenire nella produzione,
non la sua pancia. A questo deve tendere leducazione43.
Linteresse personale deve essere il riflesso dellinteresse sociale, basarsi su quello per muovere la pro-
duzione e retrocedere di fronte alle difficolt, liberare lideologia capitalistica. E nel momento cruciale
dellUrss, alla fine della guerra civile lunga e costosa, quando Lenin, preoccupato della situazione com-
plessiva, retrocede nelle sue concezioni teoriche, che inizia un lungo processo di ibridazione culminato
con i cambiamenti attuali nella struttura della direzione economica44.

Riferendosi al modo in cui il sistema economico sovietico (calcolo economico) stabiliva


il sottosistema di incentivi e il suo rapporto con la tecnologia e il progresso tecnico-scienti-
fico, il Che annotava:

42 E. Guevara, Conversazioni al Ministero dellindustria, in Scritti scelti, cit. pp. 561, 563, 565-6.
43 E. Guevara, Notas al Manual de Economa de la Academia de Ciencias de la Urss, opera inedita, 1966.
44 Ibidem.

88
Pretendere di elevare la produttivit attraverso lincentivo individuale significa cadere pi in basso degli
stessi capitalisti. In questo modo stanno aumentando al massimo lo sfruttamento, ma la tecnologia che
permette di fare i grandi salti di qualit in campo produttivo45.
Lerrore consiste nel prendere in considerazione lincentivo materiale da un unico punto di vista, quello
capitalistico, e porlo al centro. Il fatto importante mettere in luce il dovere sociale del lavoratore e punir-
lo economicamente quando non lo compie. Quando lo supera, premiarlo materialmente e spiritualmente,
soprattutto dandogli la possibilit di qualificarsi e passare a un livello tecnologico superiore46.
Si parte dallerroneo concetto di voler costruire il socialismo con elementi del capitalismo senza cambiar
loro realmente il significato. Si arriva cos a un sistema ibrido che porta in un vicolo cieco che costringe a
fare nuove concessioni alle leve economiche, vale a dire, al regresso47.
Il significato del termine calcolo economico stato sempre oscuro, il suo significato reale sembra aver
subto delle variazioni nel corso del tempo, e il fatto strano che si pretenda di presentare questa forma di
gestione amministrativa dellUrss come una categoria economica assolutamente necessaria. Ci significa
usare la pratica come misura, senza la bench minima astrazione teorica o, peggio, fare un uso indiscrimi-
nato dellapologetica. Il calcolo economico costituisce un insieme di mezzi di controllo, di direzione e di
attivit di imprese socializzate, in una fase determinata, con caratteristiche peculiari48.
La nostra forza di coraggio deve mettersi alla prova accettando la sfida della Sfinge senza evitare la sua
terribile domanda49.

Loggettivismo economicista segna anche la filosofia della storia, definendo il contenu-


to del materialismo storico. Secondo questa teoria, il dinamismo oggettivo delleconomia
determina lo sviluppo storico nei suoi aspetti politici e culturali, e lo orienta verso la vittoria
del proletariato. Si tratta dunque di un modo non cosciente, ma cieco, di fare la storia, che
non differisce sostanzialmente dalla prospettiva capitalistica. E un ottimismo storico fon-
dato sul determinismo economicista, che garantisce linevitabilit oggettiva del crollo del
capitalismo e della rivoluzione socialista.
La filosofia politica di questo marxismo ha come asse la centralit storica del partito
comunista, che basa la sua autorit e il suo ruolo di avanguardia della classe operaia sul
dominio della teoria marxista leninista: esso , come abbiamo appena sottolineato, linter-
prete autentico della teoria e perci del significato stesso della storia. Svolge, di diritto, un
ruolo da protagonista nei processi rivoluzionari e nella societ socialista.
Lantropologia presente in questa visione delleconomia e della storia descrive la psico-
logia umana come motivata essenzialmente da valori egoistici, individuali e materiali.
Letica coerente con tale visione del mondo quella della sottomissione intellettuale e
pratica alle leggi oggettive delleconomia e degli orientamenti del partito.
Nella prospettiva del Che, la novit del materialismo storico marxista non consiste nel-
lattribuire, in definitiva, il ruolo determinante alle leggi economiche e ai fattori materiali,
ma nellaffermare la capacit del popolo di determinare, in definitiva, lorientamento del-
leconomia e della storia attraverso la sua iniziativa cosciente e solidale. In altre parole,
lessenza del socialismo cubano sta, per il Che, nella promozione del protagonismo politi-
co, economico e culturale del popolo oppresso. Questa scelta, che lanima del marxismo
umanista popolare, si trasforma in criterio dinterpretazione e in istanza critica del marxi-
smo oggettivista.
Il suo giudizio maturo sui manuali sovietici viene espresso apertamente in una lettera
del 4 dicembre del 1965 ad Armando Hart Dvalos50.

45 Ibidem.
46 Ibidem.
47 Ibid.
48 Ibid.
49 Ibid.
50 La lettera stata pubblicata in Contracorriente, luglio-settembre 1997, pp. 142-7. Il Che si trovava a Dar es
Salaam, in Tanzania; Armando Hart era stato appena nominato segretario dorganizzazione del Comitato centrale.

89
In questo lungo periodo di vacanze ho messo il naso nella filosofia, cosa che da tempo pensavo di fare.
Ho incontrato subito la prima difficolt: a Cuba non c niente di pubblicato, a esclusione dei mattoni
sovietici che hanno linconveniente di non farti pensare; gi il partito lo fa per te e tu devi digerire. Come
metodo il pi antimarxista, e oltretutto sono anche molto brutti... Se dai unocchiata alle pubblicazioni
dellEditora Poltica potrai vedere la profusione di autori sovietici e francesi che ci sono. Ci deriva dalla
facilit con cui si hanno le traduzioni e dal codismo ideologico. Cos non si fornisce cultura marxista al
popolo, al massimo divulgazione marxista, il che necessario se la divulgazione buona (non questo il
caso), ma insufficiente.

La lettera si conclude nel modo seguente:


Ho scritto a te perch la mia conoscenza degli attuali responsabili dellorientamento ideologico poca e
forse non sarebbe prudente farlo per altre considerazioni (non solo quella del codismo ideologico, che
pure conta).

Questa lettera esprime chiaramente il giudizio critico del Che non solo sui mattoni
sovietici, ma anche sul codismo ideologico che caratterizza la cultura cubana. Il criterio a
partire dal quale formula tali giudizi, lesigenza che i militanti marxisti impariro a pensare
con la propria testa e che il pensiero rivoluzionario cubano si affermi in piena autonomia.

Tra i fattori di maturazione teorica del Che, abbiamo messo in rilievo la sua partecipa-
zione al dibattito internazionale sul rapporto tra il giovane Marx e quello della maturit:
dibattito provocato dalle tesi del filosofo francese Louis Althusser con i suoi testi Lire le
Capital (1964) e Pour Marx (1965). Althusser sosteneva che lumanismo dei Manoscritti
economico-filosofici appartenesse al pensiero giovanile di Marx, col quale questi aveva ope-
rato una rottura epistemologica nellIdeologia tedesca. Questinterpretazione antiumani-
sta contrapponeva al sistema umanista e filosofico della giovinezza il sistema oggettivista e
scientifico della maturit, proposto ne Il Capitale.
Il Che prende apertamente posizione nella polemica. Secondo la sua lettura, lumanismo
proletario del giovane Marx continua a ispirare le opere della maturit, sebbene queste,
soprattutto Il Capitale, concentrino pi lattenzione sullanalisi scientifica delle strutture
economiche. Questa posizione esprime una presa di coscienza, da parte di Marx, della
caratterizzazione umanista del suo marxismo, che viene espressa esplicitamente e da un
punto di vista personale ne Il socialismo e luomo a Cuba.
Per il Che si tratta di scegliere tra linterpretazione del marxismo che vincola il suo
carattere scientifico a una visione oggettivista e determinista della storia, e quella che consi-
dera essenziale articolarlo con il riconoscimento delliniziativa cosciente degli uomini.
Certo, il Che non si abbandona mai a una visione volontarista, negando o trascurando il
ruolo delle condizioni oggettive dellagire umano; per il suo umanismo consiste nellaffer-
mare il predominio del polo soggettivo.
Riconoscere il predominio del polo soggettivo significa riconoscere il primato delle
motivazioni etico-politiche su quelle materiali e individualistiche. Significa anche ricono-
scere il ruolo decisivo dei fattori etico-politici nellorientamento della tecnologia e della
produzione; significa, in altre parole, riconoscere il carattere non neutrale, ma di parte e
popolare della scienza economica marxista.
La critica del Che al marxismo dei manuali e la sua proposta di un marxismo cubano
non si riferisce solo al contenuto della teoria, ma anche alla sua metodologia. Infatti le
deviazioni al livello di contenuto sono la conseguenza fatale di quelle metodologiche. Si
verificano anzitutto quando la teoria si allontana dalla sua sorgente vitale, la prassi e lintel-
ligenza del popolo rivoluzionario. Le sue critiche si accentrano, da una parte, sulla metodo-
logia e, dallaltra, sullatteggiamento dei dirigenti e dei militanti che la subiscono. Ne Il
socialismo e luomo a Cuba, egli denuncia

90
lo scolasticismo che ha frenato lo sviluppo della filosofia marxista e impedito lanalisi sistematica del
periodo [di trasizione], la cui economia politica non si sviluppata51 e lesagerato dogmatismo che si
instaurato nei paesi in cui si verificato un processo analogo52.

La critica del sistema coincide con la critica del dirigente rivoluzionario e del militante
che promuove questo tipo di teoria o che aderisce ad essa:
In tali condizioni, bisogna avere una grande dose di umanit, un gran senso di giustizia e di verit per
non cadere in eccessi di dogmatismo, in freddo scolasticismo, nellisolamento dalle masse. Bisogna lotta-
re ogni giorno perch questo amore per lumanit vivente, si trasformi in fatti concreti, in atti che servano
di esempio, di mobilitazione53.

Questa preoccupazione - come abbiamo ricordato - non riguarda solo i dirigenti, ma tutti
i cittadini della nuova Cuba.
Non dobbiamo creare docili salariati del pensiero ufficiale, n borsisti che vivano al riparo dei finan-
ziamenti statali, beneficiando di una libert tra virgolette54.

Da questo punto di vista, molto significativa la contrapposizione fra dogmatismo e


scolasticismo, da un lato, amore per lumanit viva e vicinanza alle masse, dallaltro.
Lamore appare qui ancora una volta come listanza critica del pensiero dogmatico e come
principio ispiratore di un pensiero creativo.

La scelta a fianco degli oppressi come soggetti, istanza critica di Marx e Lenin

La scelta a fianco degli oppressi come soggetti fu, come abbiamo sottolineato in prece-
denza, il motivo fondamentale delladesione del Che al pensiero di Marx e di Lenin, la cui
teoria gli sembr lo strumento adatto affinch quella scelta potesse essere storicamente
efficace.
Tuttavia, la sua adesione al marxismo non fu mai una forma di sottomissione intellettua-
le, ma piuttosto un incentivo alla libert e allautonomia intellettuale. Egli non concep il
marxismo come un dogma, ma come una guida per il pensiero e lazione. Il marxismo si
imponeva a suoi occhi come componente fondamentale di una cultura libertaria, su due
piani. Libertaria al livello personale, rispetto alla cultura che aveva orientato la sua educa-
zione, e quindi fattore della nuova identit che si andava costruendo. Libertaria anche e
soprattutto al livello politico, nazionale, continentale e mondiale, come guida nellimpegno
rivoluzionario.
Per il Che, il marxismo non un corpo dottrinale definitivo, ancor meno unortodossia,
bens lorizzonte e lo strumento privilegiato di una ricerca incessante. Ricerca che non con-
siste solo nello studio assiduo dei testi marxiani e marxisti, ma anche e soprattutto in une-
laborazione personale e collettiva della teoria, alla luce della pratica rivoluzionaria, in
primo luogo cubana.
Il marxismo solo una guida per lazione. Si sono scoperte le grandi verit fondamentali e partendo da esse,
utilizzando il materialismo dialettico come arma, si va interpretando la realt in ciascuna regione del mondo.
Perci nessuna costruzione sar uguale, ognuna avr caratteristiche peculiari inerenti alla propria formazione.
E anche le caratteristiche della nostra rivoluzione sono peculiari. Queste caratteristiche non possono prescin-
dere dalle grandi verit, non possono ignorare le verit assolute enunciate dal marxismo, verit non inventate,
non date come dogmi, ma scoperte con lanalisi dello sviluppo della societ. Si presenteranno, per, condizio-

51 E. Guevara, Il socialismo e luomo a Cuba, in Scritti scelti, II., p. 706.


52 Ibid., p. 707.
53 Ibid., p. 712.
54 Ibid., p. 710.

91
ni particolari e i membri del Pursc dovranno essere creativi, dovranno conoscere la teoria e creare una prassi
in accordo con la teoria e con le condizioni proprie del paese in cui ci dato di vivere e lottare.
Voglio dire che il compito della costruzione del socialismo a Cuba deve essere affrontato rifuggendo dal
meccanicismo come dalla peste; il meccanicismo produce solo forme stereotipate, cellule clandestine,
favoritismi, e tutta una serie di mali nellorganizzazione rivoluzionaria. Bisogna operare dialetticamente,
fare affidamento sulle masse, essere sempre a contatto con esse, dirigerle attraverso lesempio, utilizzare
lideologia marxista, utilizzare il materialismo dialettico ed essere creativi in ogni momento55.

Questa concezione euristica del marxismo, che si contrappone al dogmatismo e allo sco-
lasticismo dei manuali, conferisce al Che la libert di riconoscerne i limiti e il carattere
interminabile. Per esempio, a proposito delleconomia politica del periodo di transizione,
scrive:
dobbiamo riconoscere che siamo ancora in fasce e che giusto dedicarsi allo studio di tutte le caratteri-
stiche fondamentali di tale periodo, prima di elaborare una teoria economica e politica di maggior respiro.
La teoria che ne scaturir dar inevitabilmente la preminenza ai due pilastri della costruzione: la forma-
zione delluomo nuovo e lo sviluppo tecnologico. In entrambi gli aspetti ci resta molto da fare56.
Il socialismo giovane e compie degli errori. Noi rivoluzionari, a volte, siamo privi delle conoscenze e
dellaudacia intellettuale necessarie per affrontare il compito di sviluppare luomo nuovo con metodi
diversi da quelli tradizionali... Il disorientamento grande e siamo assorbiti dai problemi della costruzio-
ne materiale57.

Riconoscendo i limiti teorici e culturali del socialismo, il Che indica anche una qualit
essenziale della ricerca rivoluzionaria per superarli: laudacia intellettuale.
Allo stesso tempo, la concezione euristica del marxismo gli conferisce la libert di met-
tere in luce le contraddizioni interne al campo marxista e la necessit di una polemica che le
affronti, senza spezzare lunit dazione. Si tratta, dunque, dellunit di un processo libera-
tore che nasce dalla confluenza tra molte libert.
Questa critica interna al marxismo ha come criterio la stessa scelta a fianco degli
oppressi come soggetti, che motiva ladesione alla teoria: scelta che non permette solo di
scoprire i contributi teorici al processo di liberazione, ma anche le sue debolezze.
Su un punto fondamentale, il Che si allontana dal maestro, riconoscendo le tracce del-
leconomicismo determinista che permangono nel suo pensiero:
Nello schema di Marx, il periodo di transizione era concepito come il risultato della trasformazione
esplosiva del sistema capitalistico soffocato dalle proprie contraddizioni; in seguito, si visto, nella realt,
che dallalbero imperialistico potevano staccarsi alcuni paesi che rappresentavano i rami deboli; un feno-
meno previsto da Lenin. In essi il capitalismo si sviluppato abbastanza da far sentire i propri effetti, in
un modo o nellaltro, sul popolo; ma non sono le sue stesse contraddizioni che, esaurite tutte le possibi-
lit, fanno saltare il sistema [corsivo mio] La lotta di liberazione contro un oppressore straniero, la mise-
ria provocata da avvenimenti esterni come la guerra - le cui conseguenze vengono fatte ricadere dalle
classi privilegiate sugli sfruttati - i movimenti di liberazione destinati a rovesciare i regimi neocoloniali;
questi sono i fattori scatenanti pi comuni. Lazione cosciente fa il resto58.

Per quanto riguarda il rapporto con Lenin, la scelta a fianco degli oppressi come soggetti
esercita anche una duplice funzione: motivare ladesione del Che e dare fondamento alla
sua critica. Ladesione del Che al leninismo trova la sua principale motivazione nella teoria
del partito, che egli considera come lo strumento necessario per promuovere lantagonismo
del popolo, partendo dalle minoranze coscienti.
La sua critica fondamentale a Lenin, pi che al leninismo, si riferisce alla sua responsa-
bilit nellinvoluzione della rivoluzione sovietica, rappresentata dalla Nep, la nuova politica

55 Sobre la construccin del Partido (24 marzo 1963), in Obras, cit., II, pp. 190-1 [La costruzione del
Partito, in Scritti, discorsi..., cit., p. 1199-200].
56 Il socialismo e luomo a Cuba, in Scritti scelti, cit., p. 706.
57 Ibid., p. 708
58 Ibid., pp. 699-700

92
economica adottata negli anni successivi alla vittoria rivoluzionaria. Essa introdusse linte-
resse materiale diretto come leva economica, contribuendo cos a originare una nuova casta
burocratica, che priv il proletariato del suo protagonismo e il socialismo della sua origina-
lit rispetto al capitalismo. Scrive in proposito il Che:
Linteresse personale deve essere il riflesso dellinteresse sociale, basarsi su quello per muovere la pro-
duzione e retrocedere di fronte alle difficolt, liberare lideologia capitalistica. E nel momento cruciale
dellUrss, alla fine della guerra civile lunga e costosa, quando Lenin, preoccupato della situazione com-
plessiva, retrocede nelle sue concezioni teoriche, che inizia un lungo processo di ibridazione culminato
con i cambiamenti attuali nella struttura della direzione economica59.

Si tratta di una critica rivolta a Lenin, pi che al leninismo, perch la Nep pretendeva di
essere, secondo il dirigente rivoluzionario, un abbandono tattico e provvisorio della sua
strategia, che tuttavia, non venne mai rettificato. La Nep, scrive il Che:
costituisce uno dei passi indietro pi grandi fatti dallUrss. Lenin la paragon alla pace di Brest-Litovsk.
La decisione era difficilissima e - a giudicare dai dubbi che travagliarono Lenin alla fine della sua vita - se
fosse vissuto qualche anno ancora, avrebbe corretto i suoi effetti pi regressivi. I suoi successori non si
resero conto del pericolo e cos si perpetu il grande cavallo di Troia del socialismo: linteresse materiale
diretto come leva economica. La Nep non si costituisce contro la piccola produzione commerciale, ma
come sua esigenza60.

Resta da dire in che misura il Che, che manifesta una certa simpatia verso Rosa
Luxemburg, condivise la sua critica dellautoritarismo e dellelitarismo che segna la conce-
zione leninista del partito e che non facilmente conciliabile con il protagonismo del popo-
lo oppresso.

Il socialismo reale e il marxismo-leninismo


non sono alternativi al capitalismo

Le conclusioni fondamentali dellanalisi marxista del socialismo reale e del marxi-


smo-leninismo sovietico, sono, da una parte, che essi non rappresentano unalternativa
autentica al capitalismo, bens che coincidono con questo; e che, perci, sono in profonda
contraddizione con il modello cubano di socialismo.
Si arriva allerroneo concetto di voler costruire il socialismo con elementi del capitalismo, senza cam-
biargli realmente il significato. Cos si arriva a un sistema ibrido che si ritrova in un vicolo cieco che
obbliga a nuove concessioni alle leve economiche, vale a dire, al regresso61.

Nel discorso commemorativo per il ventesimo anno della morte del Che, Fidel Castro
ha affermato:
Nella sostanza, il Che era assolutamente contrario a utilizzare e sviluppare le leggi e le categorie econo-
miche del capitalismo nella costruzione del socialismo e affermava qualcosa su cui abbiamo insistito
anche noi pi volte, vale a dire che la costruzione del socialismo e del comunismo non solo un problema
di produzione e di distribuzione della ricchezza, ma anche una questione di educazione e di coscienza.
Egli era decisamente contrario alluso delle categorie che sono state trasferite dal capitalismo al sociali-
smo, come strumenti per la costruzione della nuova societ... Perch se stessimo parlando col Che e gli
dicessimo Guarda, tutto questo accaduto a noi, tutte le cose delle quali ho parlato prima, che ci sono
accadute nelledilizia, nellagricoltura, nellindustria, che ci sono accadute in rapporto ai beni attualmente
prodotti, qualit del lavoro e tutto il resto, il Che direbbe: E come dicevo io, come dicevo io. Il Che

59 E. Guevara, Notas al Manual de Economa de la Academia de Ciencias de la Urss, opera inedita, cit.
60 Ibidem.
61 Ibidem.

93
direbbe: E come avevo messo in guardia, quanto accade esattamente ci che pensavo sarebbe accadu-
to, perch semplicemente cos che stanno le cose62.

Nella prefazione al testo di economia politica che il Che stava scrivendo nei suoi ultimi
mesi di vita, si individua profeticamente lorigine della crisi che poi si sarebbe scatenata nel
sistema sovietico63:
Da tempo si sa che lessere sociale a determinare la coscienza e si conosce il ruolo della sovrastruttura;
ora assistiamo a un fenomeno interessante, che non pretendiamo aver scoperto noi, ma la cui importanza
dobbiamo approfondire: linterrelazione fra struttura e sovrastruttura. La nostra tesi che i mutamenti
prodotti a causa della Nuova politica economica (Nep) sono penetrati cos profondamente nella vita
dellUrss da segnare col loro marchio tutta questa fase. E i suoi risultati sono scoraggianti: la sovrastruttu-
ra capitalistica ha influenzato in forma sempre pi marcata i rapporti di produzione, e i conflitti provocati
da quellibrido che ha rappresentato la Nep si stanno volgendo oggi a favore della sovrastruttura: SI STA
TORNANDO AL CAPITALISMO.

Ha unaltra caratteristica questo nostro lavoro: un grido lanciato dal sottosviluppo. Fino allepoca
attuale, le rivoluzioni di tipo socialista si erano verificate in paesi molto arretrati (per giunta devastati
dalla guerra) o in paesi di relativo sviluppo industriale (Cecoslovacchia, parte orientale della Germania) o
in paesi-continente. E tutti costituivano una determinata unit geografica.
Finora, non aveva cominciato lavventura socialista nessun piccolo paese isolato, senza possibilit di
grandi mercati n di un rapido inserimento nella divisione internazionale del lavoro, ma, al tempo stesso,
con uno standard di vita relativamente elevato. Gli errori, gli slanci ciechi, troveranno a loro volta posto
in queste pagine, come utile storia; ma la cosa pi importante sono le nostre ragioni, ragioni che identifi-
chiamo con quelle dei paesi di scarso sviluppo, nel loro insieme, motivo per cui pretendiamo attribuire un
valore di universalit a queste nostre affermazioni.

Il socialismo reale e il marxismo-leninismo sovietico


contraddicono il modello cubano di socialismo e di marxismo

Molti proveranno una sincera sorpresa di fronte a questa montagna di motivazioni nuove e diverse;
altri si sentiranno feriti e ci sar chi vedr in tutto il libro solo una rabbiosa ostilit anticomunista
mascherata da argomentazione teorica. Molti, per (lo speriamo sinceramente) avvertiranno il soffio di
nuove idee e vedranno espresse la loro ragioni, fino ad oggi sconnesse e disorganiche, in un insieme
pi o meno articolato.
A questo gruppo di persone diretto fondamentalmente il libro, e anche alla massa di studenti cubani
che devono passare attraverso il doloroso processo dellapprendimento di verit eterne nelle pubblica-
zioni che vengono soprattutto dallUrss, e che si accorgono come il nostro atteggiamento e le ripetute
dichiarazioni dei nostri dirigenti facciano a pugni con ci che leggono nei testi.
A coloro che ci guardano con sfiducia, basandosi sulla stima e la lealt che provano nei confronti dei
paesi socialisti, diamo un avvertimento: laffermazione di Marx, annotata nelle prime pagine de Il
Capitale, sullincapacit della scienza borghese di criticare se stessa, ricorrendo invece alla propria apolo-
getica, disgraziatamente applicabile oggi anche alla scienza economica marxista. Questo libro rappre-
senta un tentativo di tornare sulla buona strada e, indipendentemente dal suo valore scientifico, abbiamo
lorgoglio di averlo fatto a partire da questo piccolo paese in via di sviluppo.
Molti sconvolgimenti attendono lumanit prima della sua liberazione definitiva, ma la liberazione - e di
questo ci guida lassoluto convincimento - potr arrivare solo attraverso un radicale mutamento di strate-
gia da parte delle principali potenze socialiste. Se questo cambiamento sar prodotto dallinsostenibile
pressione imperialistica o da unevoluzione delle masse di questi paesi o da una concatenazione di fattori,
sar la storia a dirlo: noi contribuiamo con il nostro modesto granello di sabbia, nel timore che limpresa
sia molto superiore alle nostre forze. In ogni caso, resta la testimonianza del nostro tentativo:
La nostra forza danimo si dimostra accettando la sfida della Sfinge e non sfuggendo al suo terribile
interrogativo.

62 Fidel Castro, Dopo ventanni (discorso di Pinar del Ro, 8 ottobre 1987), in R. Massari (a cura di),
Ernesto Che Guevara: uomo, compagno, amico, Erre emme, Roma 1994, pp. 269, 275.
63 E lIntroduzione di Ernesto Guevara alle Notas al Manual, dette anche Quaderni di Praga, inedita fino
alla recente pubblicazione a Cuba da parte di Orlando Borrego Daz. Si veda avanti il testo completo
dellIntroduzione nella nostra traduzione italiana [r.m.].

94
Conclusione: la scelta a fianco degli oppressi come soggetti,
istanza critica del socialismo reale e del marxismo sovietico

Liniziale entusiasmo del Che per il socialismo reale, per il suo internazionalismo e per
il marxismo-leninismo sovietico era nato dallinterpretazione etico-politica che aveva dato
del movimento e della sua teoria alla luce delle proprie aspettative pi profonde. Lideale
della sua vita e del suo impegno era quello di costruire un mondo in cui il riconoscimento
effettivo degli oppressi come soggetti sostituisse il diritto del pi forte, anima della societ
capitalistica; in cui lamore storicamente efficace occupasse il posto dellegoismo e della
competizione.
Lincontro con il marxismo signific la scoperta di una teoria capace di orientare la pra-
tica veso la realizzazione di questo ideale. Il socialismo rappresentava per il Che di quegli
anni, lideale realizzato. Leggendo la relazione del suo primo viaggio nei paesi socialisti, si
avverte come il suo entusiasmo nasca proprio dallo spirito di fratellanza con cui la giovane
rivoluzione cubana era stata accolta e appoggiata nei suoi primi passi; spirito di fratellanza
che, secondo la sua interpretazione, ispirava lorganizzazione interna degli stati socialisti e i
rapporti tra loro.
In seguito, le sue critiche di burocratismo, economicismo e oggettivismo a questi paesi si
si fonderanno sullo stesso criterio: sul fatto cio di disconoscere il ruolo del popolo oppresso
come soggetto e per questo il primo comandamento delletica rivoluzionaria, vale a dire la-
more storicamente efficace.

95
PERIODIZZARE IL CHE E IL SOCIALISMO
(PER CAPIRE ENTRAMBI)
di Roberto Massari*

Chi negli anni ha studiato il Che con attenzione, questa cosa lo sapeva da tempo. Ma i
lavori del convegno, i testi presentati e gli interventi che si sono succeduti - insieme alle
ultime notizie sulla pubblicazione di una parte degli inediti di Guevara dedicati alla critica
del Manuale sovietico - lo confermano: le idee del Che riguardo a) allUnione Sovietica
(con i vari derivati pi o meno omogenei in Europa e Asia), b) riguardo alleconomia del
socialismo e c) riguardo alla fase di transizione nella stessa Cuba, vanno periodizzate,
periodizzate e... ancora periodizzate.
Uso questo termine in due sensi. Nel senso pi evidente, quasi banale, per cui periodiz-
zazione equivale a suddivisione cronologica. E ne offro subito una possibile griglia per
lanalisi interpretativa del pensiero di Guevara rispetto alla problematica del socialismo:
a. dal 1954 al 1959;
b. dal 1959 al 1962;
c. dalla fine del 1962 alla fine del 1964;
d. dallinizio del 1965 alla morte (periodo tutto sommato inclassificabile, questultimo,
per laccelerazione vertiginosa impressa alla riflessione del Che dopo la sua aperta rottu-
ra con i Paesi europei del blocco sovietico, Urss in primo luogo).
Nel secondo senso del termine, periodizzazione equivale a storicizzazione. Quindi
ricostruzione della riflessione guevariana:
1. alla luce del contesto internazionale (che dal 1954 al 1967 muta radicalmente: sono una
dozzina danni vissuti nel quadro originato dalla spartizione di Yalta - quindi di equilibrio
bipolare - ma con le alterne vicende della guerra fredda, il mito della coesistenza pacifica,
le rivoluzioni cubana e algerina, lescalation contro il Vietnam, il conflitto Cina-Urss ecc.);
2. alla luce delle trasformazioni del contesto cubano (dalla guerriglia alla presa del pote-
re, dal breve interludio democratico-borghese allesproprio dei principali mezzi di produ-
zione, dal socialismo istintivo - il guerriglierismo economico - alla pianificazione, dalla
ricerca di nuove vie alla monodipendenza sovietica);
3. alla luce del dibattito politico-teorico su scala mondiale (in senso anche filosofico-
culturale), che vede lascesa e il declino del pensiero esistenzialista-sartriano (fondamentale
per la sinistra latinoamericana), il prorompere della problematica dellalienazione, la desta-
linizzazione, il disgelo e le riforme in Urss, i primi lavori di macroeconomia sullo
scambio ineguale, la diffusione delle teorie desarrolliste ecc.;
4. alla luce della formazione - iter studiorum - dello stesso Guevara. Per il tema che
cinteressa segnalo labisso che separa il Che delle Note per lo studio dellideologia della
rivoluzione cubana (ottobre 1960) - testo di grande ingenuit, di ortodossia da neofita del
marxismo dialettico appreso dalle edizioni in lingua estera di Mosca - dal teorico ormai
sicuro di s che dimostra, testi alla mano, il fondamento dogmatico-meccanicistico dellog-
gettivismo economico di Bettelheim (giugno 1964), fino alleretico praghese che contesta
frase per frase la vulgata socialista del Manuale sovietico (prima met del 1966).

* Versione ampliata dellintervento conclusivo al convegno della Fondazione Guevara (Acquapendente, 15-17
giugno 2001). Si ringrazia Giancarlo Zaffanella che ha fornito la registrazione in video dellintervento [n.d.r.].

96
Le opere dedicate al pensiero del Che, in particolare alla problematica del socialismo,
che non operano queste o altre periodizzazioni (simili o comunque valide, come quella di
Antonio Moscato nellintroduzione al Convegno o quella pionieristica di Sergio De
Santis1), che non storicizzano quindi la vicenda teorica del pi insolito ministro dellindu-
stria che si sia mai visto sulla faccia della terra, non meritano dessere classificate tra le
opere dedicate a Guevara. Non da oggi che difendo questa tesi, ma in un certo senso
nuova lesasperazione con cui la propongo, vista la mole di libri, libretti e libercoli che con-
tinuano a raccontarci cosa pensasse il Che della pianificazione a Cuba o dei rapporti tra
aziende di Stato o della necessaria riflessione sullesperienza dei paesi fratelli, senza
apporre date, senza indicarci le svolte radicalissime che Guevara ha manifestato in queste
ed altre concezioni teoriche, senza farci vivere il travaglio umano e politico con il quale il
ministro guerrigliero superava le false certezze dogmatiche per raggiungere problematica-
mente livelli sempre pi alti e pi elaborati di fertilissima incertezza teorica.
Frasi del tipo: il Che del socialismo pensava questo o quello mostrano solo il grado di
inconsistenza teorica di chi le pronuncia o le scrive. (Basterebbe andare a sfogliare il Piano
di letture del Che in Bolivia - trovato da Carlos Soria e da noi pubblicato nel Quaderno n. 2
- per cogliere lassurdit di una codificazione delle concezioni teoriche di Guevara.) Tutti i
lavori che presentano in forma univoca, congelata nel tempo (quindi fuori del tempo) le
idee economiche o socialiste del Che andrebbero letti solo a scopo di documentazione, per
intendere cio il contesto teorico da cui scaturiscono (a chi sono rivolti, chi vogliono addol-
cire, quali incarichi istituzionali intendono conservare e cos via; oppure, se in buonafede,
di quale ingenua commossa ed elementare ammirazione per Guevara sono espressione).
Bisogna dire che, se si mette da parte questo tipo di pseudoletteratura teorica, rimane
ben poco sullargomento del Che e il socialismo, delleconomia del socialismo o del rap-
porto con i paesi dellEst. Non se ne abbiano gli studiosi cos francamente chiamati in causa
e anzi si rallegrino, perch se il Che fosse vivo e vedesse il modo in cui i loro lavori mum-
mificano il suo pensiero, non se la caverebbero tanto a buon mercato. [Il Che amava la
polemica a fini costruttivi: non si dimentichi il modo impulsivo in cui intervenne nello
scontro Sierra-llano o il modo meditato (ma sempre polemico!) in cui regol i conti con
un mostro sacro delleconomia del socialismo come Bettelheim.]
Ancora e a mo di premessa, vorrei richiamare un altro aspetto importantissimo di que-
sta discussione sullanalisi guevariana dei paesi socialisti, che vera oggi e lo sar sem-
pre di pi nel futuro, ma non si poneva allepoca del Che e nemmeno ventanni fa: il fatto
che i paesi del cosiddetto socialismo reale2 non ci sono pi, in quanto tali; sono scompar-

1 Nel saggio di Sergio De Santis - Il dibattito sulla gestione socialista a Cuba, pubblicato in Critica marxista
5-6/1965, e riprodotto in questo Quaderno - viene proposta una suddivisione dellepoca delle grandi trasformazio-
ni economiche cubane - influenti in quanto tali sul pensiero del Guevara ministro dellindustria - in tre fasi distin-
te: ridistributiva, di transizione e di avvio della socializzazione vera e propria.
2 Lespressione non mi piace, ma entrata nelluso e si lascia capire, bench per lo pi le si attribuiscano dei
significati che non erano certo nella mente o nelle intenzioni di Rudolf Bahro, linventore del termine nel lon-
tano 1977.
Colgo loccasione per giustificarmi rispetto alla scelta di titolo del Convegno: il concetto di Paesi dellEst
potrebbe anche non aver molto senso. Ogni paese ha la sua storia, la sua specificit e il suo diverso livello di svi-
luppo delle forze produttive: dalla Cecoslovacchia, che era una potenza industriale gi prima della guerra, si va
allAlbania, che allepoca era un paese ad economia fondamentalmente pastorale, precapitalista nei modi di pro-
duzione prevalenti e lontano un paio di secoli dal socialismo, nonostante la luminosa guida di Enver Hoxha (il
pi grande timoniere del socialismo dopo Mao...). La stessa Urss, per la legge dello sviluppo ineguale molto
accentuata allinterno del proprio impero, andava da zone di sviluppo industriale classico fino alla steppa, da culle
del pensiero occidentale come Leningrado a regioni integralmente islamiche. Il concetto di Paesi dellEst non
ha alcuna valenza sociale, ma si riferisce essenzialmente a unalleanza politica e militare (il Patto di Varsavia),
coordinata economicamente allinterno del Comecon. Rimane il fatto che questa cosa esistita, sia pur delimi-
tata ai paesi europei a partire da un certo punto, e lo stesso Guevara vi ha fatto riferimento come a un blocco di
paesi dagli interessi sostanzialmente (ma in realt solo apparentemente) omogenei.

97
si, dissolti a una velocit iperbolica che stata direttamente proporzionale allinconsistenza
sociale delle caste burocratiche che li dirigevano; nessuno li pu quindi pi studiare (se non
come oggetto di analisi storiografica). Guevara li studi invece da contemporaneo; foto-
graf, in un certo senso, alcune loro caratteristiche salienti, in anni in cui le strutture eco-
nomiche di quei paesi si andavano trasformando sotto le pressioni dei riformatori alla
Liberman e Trapeznikov (con questultimo il Che discusse personalmente a Mosca a fine
1964). E nel futuro, ogni volta che si vorr discutere seriamente di quel periodo molto parti-
colare della storia della seconda met del Novecento, collocato allinterno degli indimenti-
cabili anni 60, non si potr fare a meno di fare riferimento anche alle analisi e alle polemi-
che di Guevara.
Un Guevara che fu osservatore deccezione, perch quei paesi li percorse tutti e pi
volte, e in veste di vicecapo di Stato (quindi con le massime facilit daccesso, negate inve-
ce ad osservatori di incontrollabile matrice ideologica); li visit con intenti pratico-teorici
(visto che poi doveva decidere se applicare o no quei metodi nel modello di pianificazione
cubano); li descrisse con occhi incantati, dapprima (Alice nel continente delle meraviglie,
come si autodefinir ironicamente), e con occhi disincantati, dappoi. E non li esamin solo
nella loro entit globale astratta, ma nel loro funzionamento quotidiano concreto, salvo poi
dimostrare una insospettata capacit di risalire alle principali categorie dinterpretazione
marxiana, proponendone in alcuni casi una ridefinizione (come la legge del valore nel
socialismo, la natura della categoria merce nei rapporti tra le aziende di Stato, lestinzio-
ne o sopravvivenza della ripartizione ineguale nella fase di transizione ecc.).
E poich la problematica della costruzione del socialismo - della sua razionale program-
mazione e della sua democratica autorganizzazione - sar bene o male al centro dellatten-
zione teorica finch il criterio del profitto come molla fondamentale del funzionamento eco-
nomico continuer a determinare la nostra vita sociale, possiamo immaginare che lo studio
e la polemica sullinterpretazione da dare allopera del Che in questo campo continuer a
sussistere a lungo: perlomeno fino a quando esisteranno la borghesia e le classi o ceti sociali
a lei contrapposti.
Esagerando un po e commettendo la scorrettezza di non nominare qualche studioso un
po meno celebre di Guevara, potremmo dire che tra i tanti meriti del Che c anche quello
dessere stato uno degli ultimi testimoni partecipi della crisi del socialismo reale a livello
mondiale: complice prima, avversario poi.
Veramente, nei primissimi tempi, quando il giovane Ernesto cominciava a prendere atto
dellesistenza di un problema comunista nel mondo, la cosa veniva messa in tono semise-
rio, quasi scherzoso. Nelle lettere alla madre e alla zia li chiamava i paesi del cortisone,
giocando sulla definizione depoca di guerra fredda: i paesi doltrecortina (cortina di ferro,
ovviamente, per chi troppo giovane per ricordare quegli anni e quel macabro linguaggio a
suo modo surreale). Di quei paesi il giovane allergologo non sapeva veramente nulla e le-
conomista sua sposa, Hilda Gadea, gli faceva pesare tale ignoranza. Per un paio danni egli
esprimer fondamentalmente il desiderio di andarli a conoscere (siamo nel 1955-56), senza
immaginare lontanamente che tre anni dopo potr andarli a visitare, quasi tutti e alla gran-
de, come rappresentante del governo rivoluzionario cubano.
Il primo impatto con la Jugoslavia in pieno auge titoista, ad agosto del 1959. Al ritor-
no descrive la pratica dellautogestione in quel paese come un capitalismo imprenditoriale,
con una distribuzione socialista dei profitti. Lo definisce come il pi interessante dei
paesi visitati per i suoi interessanti rapporti sociali (e questo nonostante la diffidenza
con cui gli altri paesi dellEst guardano alla Jugoslavia, per via della vecchia scomunica
antititoista, e senza immaginare cos dir egli stesso della Jugoslavia nel 1964, quando la
definir come il paese pi avanzato sulla via della restaurazione capitalistica).
Alla fine di questa prima visita, comunque, con la sua proverbiale sincerit, il Che
ammette di non essere preparato ad esprimere una valutazione complessiva:

98
Dare un giudizio definitivo su questo tipo di sistema sociale molto arrischiato da parte mia, soprattutto
perch non conosco direttamente le forme ortodosse del comunismo (in Verde Olivo, 23 novembre 1959).

Problema cui comincia a porre rimedio lanno dopo quando, a ottobre del 1960 - nello
stesso mese in cui gli Usa applicano alleconomia cubana lembargo che ancor oggi prose-
gue, prima che lisola dichiari la sua opzione socialista, ma dopo lavvio dei primi grandi
espropri delle compagnie estere - parte per un viaggio nellEst, alla guida di una delegazio-
ne commerciale cubana. Visita la Cecoslovacchia, lUrss, la Cina, la Corea del Nord e la
Repubblica democratica tedesca, firmando ovunque importanti accordi commerciali, per lo
pi molto favorevoli a Cuba. Siamo solo agli inizi: la dipendenza strutturale dalle economie
del blocco sovietico ancora di l da venire. Per il momento si tratta essenzialmente di
unapertura politica a tali paesi, che ricambiano con il loro sostegno economico.
A febbraio del 1961 viene creato il Ministero dellindustria e Guevara ne il titolare.
Con lentusiasmo del suo carattere, egli si getta a capofitto nel nuovo compito, assoluta-
mente inedito per la sua precedente formazione, diventando in poco tempo un autentico
esperto. E a questo riguardo va premessa unaltra annotazione: a differenza dei grandi del
marxismo (come Lenin, la Luxemburg o Trotsky), il Che nelle fabbriche c stato veramen-
te, per anni, e ha imparato a farle funzionare; ha visto i mille problemi quotidiani legati al
funzionamento di determinati meccanismi produttivi, corrispondenti a loro volta a determi-
nati settori merceologici. Il lavoro di fabbrica, come organizzatore e imprenditore di
Stato addirittura la cosa che ha fatto pi a lungo nella propria vita: pi che il medico, pi
che il guerrigliero, pi che il vagabondo. Per giunta, come se non bastasse, ha visitato centi-
naia di altre fabbriche in altri paesi, arretrati o evoluti, del blocco sovietico o del fronte dei
paesi non-allineati di Bandung, sempre annotando, scrivendo e commentando.
Ebbene, era quasi inevitabile che tutto ci facesse di lui tendenzialmente un operaista
per una certa fase della sua permanenza al Ministero dellindustria (laddove, con il ritorno
alla politica sulla scena internazionale e alla guerriglia, quella fase si chiuder comunque in
modo rapido e indolore, senza maggiori conseguenze dordine teorico). In realt, ci che
sto cercando di dire con queste annotazioni riguardo alla riflessione teorica del Che, legata
alla sua pratica empirica, che Guevara fu per lappunto un un teorico/empirico, capace
di utilizzare contemporaneamente il metodo deduttivo e induttivo, e di arrivare per tal via a
determinate generalizzazioni da trasformare successivamente in indicazioni per la pratica.
Di questa sua familiarit con il mondo della produzione di fabbrica occorrer tenere
conto, sul piano metodologico, per capire anche la concretezza della sua maturazione critica
nei confronti dellEst filosovietico. Nel momento, infatti, in cui comincia a sviluppare degli
orientamenti critici nei confronti di quei paesi, il Che non contesta agli inizi il loro modello
generale o le proiezioni di tale modello sul piano dellanalisi storica (necessariamente
astratta, ma spesso contrassegnata da eccessi di intellettualismo, com vero per una parte
della tradizione critica antisovietica nella tradizione dellestrema sinistra occidentale). Il
Che - che purtroppo ignora totalmente quella tradizione teorica del comunismo di sini-
stra, dei consiglisti, del trotskismo e degli anarchici - riesce a partire solo dal terreno
empirico, da una critica di singoli aspetti di quelle realt che ha visitato e con le quali ha
intrattenuto rapporti economici per 3-4 anni.
Tra i primi aspetti sui quali si trova a dissentire, vi sono i criteri di pianificazione, dove
il ricorso ad alcuni correttivi di mercato - vale a dire lintroduzione di variabili incontrol-
labili - rischia a suo avviso di vanificare lalto livello di centralizzazione e capacit di previ-
sione richieste da una concezione scientifica della programmazione socialista. Ma vi sono
critiche ai metodi di gestione; e questo genere di critiche si approfondir mano a mano che
prender forma una denuncia radicale dello sviluppo della burocrazia in quei paesi.
Guevara partir dalla critica al burocratismo di gestione a livello aziendale (attirandosi in
tal modo, e gi solo per questo, laccusa di trotskismo da alcuni degli intellettuali con cui
si confronta in quei paesi), per poi arrivare a demolire le incongruenze e le aberrazioni di

99
sistemi di gestione a volte obsoleti, a volte prodotti da meccanismi clientelari, sempre e
comunque staccati dalla realt vissuta dalla massa degli operai. Vi sono le ben note critiche
al sistema degli incentivi materiali, sui quali non il caso di aggiungere molto a ci che si
detto in questa e altre sedi. Vi poi la denuncia dellinefficienza cronica delle economie dei
Paesi dellEst (che Guevara ben conosce avendone esempi quotidiani al Ministero e nelle
fabbriche di Cuba), che lo porter a formulare le sue pagine pi belle sulla necessit di un
superamento tecnico e culturale delluomo inserito in produzione, come unica misura vera-
mente efficace per accrescerne contemporaneamente la coscienza politica e la produttivit
sul lavoro, allinterno di una societ di transizione.
Il Che esamina questi e altri aspetti, li confronta da un paese allaltro, li legge alla luce
della propria esperienza a Cuba e a un certo punto comincia a dare al tutto una dimensione
generale che, in quanto tale, non pu non essere anche politica. Da critico delleconomia, in
quanto Ministro dellindustria, si trasforma in un economista politico (critico), cui si disve-
la, gradualmente dapprima, e poi sempre pi impetuosamente, il rapporto che collega la
teoria della coesistenza pacifica o larrendevolezza di questi Paesi di fronte allimperialismo
allinadeguatezza dei loro modi di produzione per unautentica transizione al socialismo.
A partire dal momento in cui la critica di Guevara si fa politica, essa subisce anche
unaccelerazione esponenziale che lo porter nel giro di un anno dalla polemica con le scel-
te fondate sullautonomia aziendale allinterno del settore di Stato (corrispondenti alle pro-
poste di politica economica dei riformatori nelle societ dellEst), alla denuncia addirittu-
ra di una complicit con limperialismo da parte di paesi socialisti che nello sfrutta-
mento dei paesi dipendenti non si sottraggono alle leggi dello scambio ineguale. E il
celebre discorso di Algeri, del quale, guardacaso, si dimenticano in genere tutti coloro che
affrontano il pensiero del Che sullUrss e il socialismo nella forma unilaterale e mummifi-
catrice di cui si diceva sopra.
Da Ministro dellindustria a economista politico e quindi a critico delleconomia politi-
ca del socialismo, il passaggio breve ma molto sofferto. Non mancano i testi per suffraga-
re questa sofferenza, cos come non ne mancano per dimostrare la radicalit delle ultime
critiche di Guevara ai paesi del blocco sovietico. NellIntroduzione alle Note critiche al
Manuale sovietico (inedite nella loro interezza, ma pubblicate in larga parte nel nuovo libro
di Orlando Borrego), il Che pronuncia la frase-chiave che, nel linguaggio della diplomazia
dei partiti fratelli dellepoca, equivaleva a una dichiarazione di guerra:
La nostra tesi che i mutamenti prodotti a causa della Nuova politica economica (Nep) sono penetrati
cos profondamente nella vita dellUrss da segnare con il proprio marchio tutta questa fase. E i risultati
sono scoraggianti: la sovrastruttura capitalistica ha influenzato in forma sempre pi marcata i rapporti di
produzione, e i conflitti provocati da quellibrido che ha rappresentato la Nep si stanno volgendo oggi a
favore della sovrastruttura: SI STA TORNANDO AL CAPITALISMO.

Resta il fatto che, dopo il discorso di Algeri, le strade di Guevara e del governo cubano
si separano. Il secondo, infatti, pur avendo alle proprie spalle una tradizione di dissidi con
lUrss - dura, ma discontinua - non disposto a seguire il Che sul terreno della sua radica-
lit, al fondo della quale non difficile prevedere linevitabilit di una rottura a breve o
media scadenza (pi breve che media). Altri sono i progetti economici di Fidel Castro, altre
sono le sue aspettative dallo svolgimento delle guerriglie in corso e di quella che dovr ini-
ziare in Bolivia, altri sono i rapporti di stretta collaborazione diplomatica e militare (milita-
re soprattutto) avviati con alcuni Paesi dellEst (Urss, Rdt e Cecoslovacchia in particolare).
In ogni caso, il governo cubano non disposto a porre sullo stesso piano lUrss e la
Cina: ha gi cominciato a schierarsi nettamente con la prima, sta congelando i rapporti con
la seconda (i partiti filocinesi non verranno invitati alla Conferenza dellOlas nellestate del
1967, alla stessa stregua dei trotskisti) e sa che la dinamica dello scontro tra i paesi fratel-
li non ammette equidistanze. Lo verificher di l a breve sulla propria pelle il Partito
comunista cecoslovacco di Dubc ek...

100
I tentativi compiuti nel passato di raffigurare Guevara come un filocinese o un ammira-
tore di Mao furono storicamente falsi. E certo per che un paio di capisaldi della propagan-
da maoista dellepoca potevano trovare presso di lui una certa attenzione: il rifiuto della
coesistenza pacifica (accompagnata dalla dichiarazione della necessit - per quanto astratta
- della lotta armata, di lunga durata) e le critiche allUrss per i suoi cedimenti nei con-
fronti dellimperialismo americano. Temi ai quali il Che era certamente sensibile, pur non
essendosi mai lasciato sfuggire una riga favorevole al governo cinese o a Mao, checch ne
dica Carlos Franqui nel riferire di un loro colloquio sullargomento. E meglio dar credito,
invece, alla duplice testimonianza di Loyola Guzmn3, quando racconta che in Bolivia,
rivolgendosi a lei, filosovietica, e a Moiss Guevara, filocinese, il Che consigli loro, molto
salomonicamente: Studiate la proposta del discorso di Algeri....
Con gli interventi di Kowalewski e di Klofc (e i materiali inclusi nelle appendici al
Dossier sui Paesi dellEst), si potuto aprire un capitolo inedito negli studi dedicati a Guevara
e il mondo del socialismo reale, rovesciando lottica e cominciando a ricostruire il modo in
cui i partiti fratelli hanno presentato la figura del Che nei rispettivi paesi. E una storia
penosa, fatta di silenzi e reticenze, sulla quale gli studiosi cubani non apportano purtroppo
alcun contributo, bench per la maggior parte essi abbiano trascorso il famigerato quinquen-
nio formativo nelle universit di Mosca o di altri paesi del blocco sovietico. In quei corsi di
indottrinamento, praticamente obbligatori per chi voleva fare una carriera universitaria a Cuba
nel campo delle scienze politiche o umanistiche, il nome del Che non compariva mai.
Fu il sociologo yankee Charles Wright Mills che incluse Guevara nella sua
storia/antologia del marxismo intitolata The Marxists, fin dal 1962 (poco prima di morire).
Ma nessuna storia del marxismo prodotta in Europa dellEst lo ha mai fatto. E anche in
paesi tutto sommato pi aperti, come la Polonia, senza il contributo decisivo del nostro
Zbigniew Kowalewski, si sarebbe mantenuto un analogo silenzio sul Che.
Tale silenzio ha una valenza teorico-politica cos assordante, da non poter fare finta che
non esista e affermare ugualmente la propria buonafede. Perch la verit che quando
Guevara arriv a rompere ufficialmente con i Paesi del blocco sovietico (febbraio 1965), quel
blocco aveva da qualche tempo gi rotto con lui, come testimoniano le accuse (purtroppo
infondate) di trotskismo che il Che ricevette nel suo ultimo viaggio a Mosca. Non si
dimentichino, tra laltro, i due articoli diffamatori che comparvero sulla stampa esteuropea
durante la guerriglia in Bolivia. E nemmeno si dimentichi il documento segreto della frazione
Escalante (ispirato da ambienti dellAmbasciata sovietica allAvana), in cui si diceva che
Guevara, ormai trotskista e malato di mente, era stato ricoverato in una clinica psichiatrica:
la cura, com noto, che nellUrss brezneviana veniva adottata per i dissidenti pi tenaci.
Non si deve, per esagerare, in senso opposto, affermando che il Che avesse capito tutto
dei Paesi dellEst. Purtroppo, non vero. E non vero soprattutto per lassenza di una for-
mazione teorica che gli consentisse di ricollegare le proprie scoperte sul ritorno al capita-
lismo dellUrss con la tradizione classica di critica marxista allo stalinismo. Per quanto
incredibile possa sembrare, nellIntroduzione alle Note critiche al Manuale, il Che continua
ad annoverare Stalin tra i testimoni dellimmenso potere creativo del marxismo e alcune
sue opere compaiono nel Piano di letture in Bolivia citato. Vi compaiono, vero, anche
opere di Trotsky, ma mentre per questultimo si trattava di una recente scoperta, di Stalin
il Che aveva cominciato a conoscere lopera fin dal carcere messicano (1956), se non prima.
Contraddittorio e incompleto, litinerario di Guevara marciava verso una crescente rot-
tura programmatica con la tradizione teorica dello stalinismo, che la morte non gli permise
di portare a termine. E mi convinco sempre pi che, se invece avesse avuto il tempo di
farlo, non avrebbe mai messo le sorti della guerriglia nelle mani del Partito comunista boli-
viano. Un errore teorico che egli pag di persona e che tutti noi stiamo ancora pagando.

3 Si vedano i Ricordi dal Diario di Loyola, nel Quaderno della Fondazione dedicato alla Bolivia, 2/1999, pp.
121-32, e Il Che disse a Loyola..., a cura di Roberto Porfiri, nel Quaderno 3/2000, pp. 233-4.

101
Appendici al Dossier

1. I Quaderni di Praga
Una lettera di presentazione di Roberto Guevara de la Serna
Parole introduttive di Orlando Borrego Daz
Introduzione a Note critiche al Manuale di Ernesto Che Guevara
I 7 volumi e i Quaderni di Praga di Orlando Borrego Daz
Che: un eccellente amministratore socialista di Armando Hart Davalos

2. Lo scontro con Bettelheim


Sequenza del Debate ecnomico dal 1963 in poi di R. Massari
Legge del valore e costruzione del socialismo di Ch. Bettelheim
Forme e metodi della pianificazione socialista di Ch. Bettelheim
La pianificazione socialista, il suo significato di E. Che Guevara
Lettera a Bettelheim di Ernesto Che Guevara
Lautocritica (1974) di Charles Bettelheim

3. Guevara visto dai sovietici


Guevara e il mondo socialista di I. Lavreckij [I. Grigulevic ]
Recensione al libro di Iosif Grigulevic dellAgenzia Novosti
Che, il rivoluzionario di Kiva Maidanik

4. Le analisi degli specialisti


Un sindacalista italiano incontra il Che di Gianni Alasia
Ricerca e dibattito critico sullo sviluppo economico di Saverio Tutino
Il dibattito sulla gestione socialista a Cuba di Sergio De Santis
Il Che dallortodossia alleresia [estratti] di K.S. Karol

5. Il Che a Roma
Lincontro con Togliatti di Massimo Caprara
Il Che... a Genova, il Corriere della Sera e il nostro dossier (r.m.)

102
1. I Quaderni di Praga
Una lettera di presentazione di Roberto Guevara de la Serna
Parole introduttive di Orlando Borrego Daz
Introduzione a Note critiche al Manuale di Ernesto Che Guevara
I 7 volumi e i Quaderni di Praga di Orlando Borrego Daz
Che: un eccellente amministratore socialista di Armando Hart Davalos

UNA LETTERA DI PRESENTAZIONE


di Roberto Guevara de la Serna

Caro Roberto, Buenos Aires, 2 agosto 2001

...tinformo che lIntroduzione alla Critica del Manuale dellAccademia delle


Scienze dellUrss (Necessit di questo libro) - apparsa in El Combatiente a novembre del
1999 - parte di ci che si deciso chiamare i Quaderni di Praga, scritti dal Che nel
1965, nel periodo tra la conclusione della campagna in Congo e il suo ritorno a Cuba.
Il mistero su tale materiale inedito stato svelato con la pubblicazione del libro Che, el
Camino del Fuego, scritto da Orlando Borrego e pubblicato a Cuba (credo che entro breve
tempo sar pubblicato in altri paesi). Il libro centrato sullideologia del Che e le caratteri-
stiche della sua concezione riguardo alla costruzione del socialismo, applicata in parte
durante la sua permanenza a Cuba. Nella sezione finale del libro vengono commentati e in
larga misura trascritti i Quaderni di Praga.
Ritengo che questo materiale sia di importanza vitale perch mostra il Che in quanto
teorico marxista di rilievo, profondamente critico delle forme di costruzione del socialismo
nellultimo periodo dellUrss e dei paesi dellEst europeo. E tali critiche venivano formula-
te non da una comoda poltrona governativa, bens nel pieno della sua militanza antimperia-
lista, tenendo conto allo stesso tempo, come politico, dellimportanza del ruolo che svolge-
vano lUrss e il campo socialista in quella battaglia cruciale contro limperialismo.
In tal modo, a 34 anni dalla sua morte, la figura del Che va emergendo e sorpassando
quella del guerrigliero eroico, del rivoluzionario esemplare o delluomo senza macchia, per
innalzare e riaffermare accanto a tali figure quelle di un politico e di un teorico eccezionali,
come gi era apparso nel suo incarico di Ministro dellindustria a Cuba. In questo senso lo
si potrebbe paragonare a Vladimir I. Lenin (magari come un Lenin internazionalista).
Passando ad altro, vorrei dirti che il 14 luglio si inaugurato ad Alta Gracia (citt sui
monti dove il Che pass linfanzia) un museo nella casa in cui vivemmo e che ha ora il suo
nome. Direi che limportanza della sua figura rivoluzionaria e la pressione del popolo
hanno persuaso lAutorit municipale ad appoggiare liniziativa. Nellatto di inaugurazione
ho parlato brevemente.
Ti mando una copia del prologo che ti ho menzionato.
Un forte abbraccio, saluti ai compagni e a presto
Roberto Guevara

103
PAROLE INTRODUTTIVE
di Orlando Borrego Daz*

Un qualsiasi lettore attento potr notare che il presente libro andava scritto molto
tempo fa. A unosservazione del genere, probabilmente, la cosa pi dignitosa rispondere
che non esistono spiegazioni plausibili. Da diversi anni, certamente, sono stato lacerato di
fronte alla scelta di dare priorit al lavoro assegnatomi dalla Rivoluzione o dedicare un po
di tempo alla stesura del libro. Dal momento che non potevo rinviare il compito, n mi
sembrava corretto sacrificare limpegno sociale di fronte al lavoro, data la situazione del
periodo speciale che il mio paese vive dal momento del crollo del campo socialista
europeo, ho deciso di fare le due cose contemporaneamente. A tale decisione si aggiunto
il fatto che varie persone hanno insistito in questo senso, e due di queste, a me particolar-
mente vicine, mi hanno quasi minacciato, con reiterata fraterna insistenza. Si tratta di due
figure che sono legate al Che da vincoli di sangue: Camilo Guevara March e Rafael
Guevara Lezica: suo figlio il primo, e il secondo uno dei suoi nipoti nati in Argentina, poi
diventato medico a Cuba.
Quanto contenuto nel libro non una biografia della straordinaria personalit del
Comandante Ernesto Che Guevara. Mi perdonino gli autori che potrebbero sentirsi chiamati
in causa, ma sono tra quelli che ritengono che la vera biografia del Che, una biografia inte-
grale, onnicomprensiva e con tutta loggettivit storica che si richiede, resti ancora da scri-
vere, malgrado tutte quelle pubblicate finora. Il libro una testimonianza su due aspetti
della vita del Guerigliero Eroico poco noti alla maggioranza dei lettori. Il primo riguarda il
fecondo lavoro del Che come uomo di Stato nella Rivoluzione cubana, pi in particolare
come capo del Dipartimento dindustrializzazione [dellInra] e poi ministro dellIndustria,
carica questultima che rivest fino alla sua prima partenza da Cuba per andare ad offrire i
suoi modesti sforzi alla liberazione di altri popoli del mondo. Per ovvie ragioni, questa
fase occupa la maggior parte del libro.
La seconda parte dedicata a un tema su cui vi sono state elucubrazioni in vari libri
scritti sul Che, e in cui mi sono visto sempre coinvolto, con alcune imprecisioni propagan-
distiche, ad opera di quanti hanno scritto su questa fase della vita del Comandante Guevara.
Mi riferisco alle note che mi aveva inviato da Praga, dopo la sua campagna nel Congo, con
lincarico di lavorare, anche solo a mo di esercitazione, insieme ad altri compagni, alle-
laborazione di un libro che, tra laltro, analizzasse criticamente diversi problemi contenuti
nel Manuale di Economia politica dellAccademia delle Scienze dellUnione Sovietica,
scritto, a suo tempo, per ordine di Stalin.
Su tale controverso ma stimolante argomento, ci che si presenta in questo libro una
sintesi delle mie riflessioni riguardo alle principali note inedite del Che al famoso testo di
economia politica, con ovvie considerazioni attualizzate, di fronte allurgenza dei nuovi
avvenimenti conseguenti al crollo del campo socialista, che lo stesso Che aveva preannun-
ciato tra gli anni 1965 e 1966, con la sua lungimirante visione di pensatore marxista.

* Palabras introductorias lautopresentazione del libro di Orlando Borrego Daz, Che, el camino del
fuego, Ed. Imagen Contempornea, La Habana 2001. Ci stata inviata dallautore, quando ancora non ave-
vamo copia del libro (del quale si parla nella sezione Schede e recensioni). Trad. it di Titti Pierini [n.d.r.].

104
Ho intitolato questa seconda parte Il ritorno, un titolo che non ha assolutamente a che
vedere con nessuna idea fantasiosa e neppure con la ricerca di unespressione suggestiva
per adornare un racconto retorico. Quando il Che ritorna a Cuba - dopo che Fidel lo ha con-
vinto dellopportunit di farlo per la sua sicurezza personale, e per i vantaggi in termini
organizzativi e di risorse di cui avrebbe potuto disporre per organizzare la guerriglia boli-
viana - ebbi leccezionale e indimenticabile opportunit di conversare con lui in varie occa-
sioni sui materiali che mi aveva inviato mesi prima da Praga.
Il lettore avr modo di conoscere il contenuto essenziale di quelle conversazioni e di
capire pi agevolmente le ragioni per cui analizzo ci che riguarda le note di Praga nel con-
testo dello storico ritorno del Comandante Guevara nella nostra patria. Ed proprio in que-
sta seconda parte che gli apporti teorici - frutto dei suoi ultimi studi e delle sue ultime rifles-
sioni pi approfondite - vengono presentati in forma inedita, fornendo nuovi materiali delle
sue analisi a proposito delle contraddizioni e delle deformazioni della societ socialista che,
se non corrette in tempo, a suo avviso, avrebbero portato a uninvoluzione del sistema,
chiaramente con conseguenze imprevedibili per lumanit.
In tal senso, il pensiero del Che acquista una dimensione nuova, con prospettive che
consentirebbero il riorientamento fecondo del nuovo progetto storico, procedendo sempre
in parallelo con la coscientizzazione dellessere umano come garanzia dello sviluppo stori-
co verso una societ definitivamente pi giusta per le future generazioni. In questo modo,
lanalisi critica fornita dal Che sulle ultime manifestazioni delle societ socialiste e la sua
pervicace convinzione riguardo allingiustizia della societ capitalistica inducono a una rin-
novata discussione sulle vie per ottenere il trionfo definitivo delle forze rivoluzionarie in
ogni paese, a seconda delle situazioni concrete di ciascuno.
Mi perdonino i lettori, ma necessario anche fare riferimento allo spirito internazionali-
sta del Che, una qualit che ci ha permesso di contare su un soldato in pi nelle nostre file
rivoluzionarie. Accanto al suo esempio, occorre sempre richiamare quello di altri - anches-
si imperituri - quali il dominicano Mximo Gmez, Generale in capo del nostro esercito di
liberazione, che dedic gran parte della propria vita alla libert di Cuba. Questo retaggio
spiega, in larga misura, linternazionalismo del popolo cubano e laccoglienza che il Che
Guevara ricevette come un altro fratello della Patria Americana, quando si un al gruppo
rivoluzionario guidato da Fidel in Messico, in quella storica sera del 1955, che egli ha sem-
pre ricordato con tutto il fervore rivoluzionario.
Quando il Che viene investito dal Governo rivoluzionario della responsabilit di occupar-
si dello sviluppo industriale del paese, il 7 ottobre 1959, aveva gi aggiunto alla spedizione
del Granma leroica lotta sulla Sierra Maestra, linvasione della provincia di las Villas, con
la conclusione vittoriosa della conquista della citt di Santa Clara, nonch la sua esperienza
come Capo del reggimento de La Cabaa allAvana. Aveva allattivo una spiccata vocazione
per lo sviluppo industriale che aveva sperimentato su piccola scala dapprima nella guerra sui
monti e poi a La Cabaa, il luogo dove, nellintento di forgiare una mentalit nuova tra le
sue truppe, aveva cominciato a sviluppare piccole attivit economiche per non dipendere
totalmente dal bilancio statale, che lesercito parassitario di Batista aveva tanto impoverito.
Aveva coltivato una personalit forgiata attraverso il sacrificio ed era esempio perma-
nente di austerit, e ci lo trasform in un capo amato agli occhi del nostro popolo. Insieme
ai suoi compagni di lotta, condivise il trionfo di una rivoluzione che molti giudicavano
impossibile. Mai in America si sono verificati eventi cos nuovi come quelli vissuti dalla
rivoluzione cubana e dal suo popolo. Per il Che*:
Questo movimento, estremamente eterodosso nelle sue forme e manifestazioni, ha seguto senza dubbi -
e non poteva essere altrimenti - le linee generali di tutti i grandi avvenimenti storici del secolo, caratteriz-
zati dalle lotte anticoloniali e dalla transizione al socialismo.

* Cuba: eccezione storica o avanguardia nella lotta al colonialismo? (1961), in Scritti scelti, cit. II, p. 412 [n.d.r.].

105
A partire dalla sua designazione al nuovo incarico, comincia per lui una nuova epoca
piena di fatti rilevanti e che - anni dopo - avrebbe lui stesso definito nella sua lettera di
commiato come la conclusione di una tappa nella quale aveva lasciato il meglio delle sue
speranze di costruttore. Nel frattempo, nella mente analitica del Che ribolle quanto accade
nel mondo e il suo pensiero segnato dalla dinamica e dalle contraddizioni dellepoca.
Tutti gli elementi di fondo dellattivit rivoluzionaria universale cominciano a trasformarsi,
grazie al suo sguardo scrutatore - ormai in modo pi sistematico e sotto lo stimolo della
pratica - in lotta per realizzare i sogni di tutti gli onesti rivoluzionari del mondo.
Oltre a questi studi, si addentra nellanalisi del capitalismo contemporaneo nella sua
fase imperialistica. In rigorosa continuit va a fondo nello studio dei monopoli, non solo
nella loro espressione su scala mondiale ma agli stessi confini delleconomia cubana. Con
ci egli cercava di conoscere ogni elemento negativo del loro contenuto e delle loro riper-
cussioni, ma anche gli aspetti positivi che avevano sviluppato e che potessero eventualmen-
te risultare utili per la direzione economica del paese. Cos va scalando nuove vette nella-
scesa creativa del suo pensiero, e solo in questo modo oggi siamo in grado di capire la
profondit e la portata delle sue idee.
Questultimo elemento risulta particolarmente importante quando si tratta di studiare il
Che, perch ancora c chi non ha capito che la sua creazione teorica procedeva di pari passo
con la sua decisione di lotta e con il suo personale eroismo, una cosa che le nuove generazio-
ni di coloro che lottano per il bene dellumanit non devono dimenticare, soprattutto quando,
troppe volte, si esaltano esclusivamente le attivit di guerrigliero del Che, senza valutarne in
tutta la loro portata gli apporti alla liberazione umana dal punto di vista teorico.
Il Che cerca di recuperare in quegli anni il contenuto dialettico del marxismo, tanto
ignorato dal determinismo sociale della versione ufficiale. Da questo punto di vista, e quasi
come parte integrante dei suoi riflessi condizionati, cerca di rivalutare lumanismo rivolu-
zionario, che ha conservato a un cos elevato livello di stima la Rivoluzione cubana da Jos
Mart fino ad oggi.
Comincia con losservare che da parte di certi compagni rivoluzionari dentro e fuori
Cuba si considerava unico il modello di direzione economica attuato nellUnione
Sovietica. Quel modello era predefinito da un ferreo determinismo che il Che non era dispo-
sto ad accettare. Sono stati proprio quei dogmi a indurlo a polemizzare a partire dalla filoso-
fia della prassi, per la quale luomo nella societ socialista si trasformerebbe, attraverso lo
sviluppo della propria coscienza, nel vero artefice della propria realizzazione in quanto
essere umano, e non per i meccanismi del mercato capitalistico che si stavano introducendo
nelleconomia socialista, ibridando lorganismo cellulare dellintero sistema.
A quellepoca molti si interrogavano, da posizioni di sinistra, sulleffettiva possibilit di
realizzare una rivoluzione socialista di liberazione nazionale e si negava lintento di creare
un socialismo non-mercantile in un paese sottosviluppato. Le implacabili spinte delle forze
produttive non lo avrebbero consentito, come sostenevano molti degli oppositori del Che.
Per lui invece, che parte dalla premessa per cui nel socialismo gli uomini possono dirigere
coscientemente i processi economici tramite la pianificazione e le moderne tecniche di dire-
zione ereditate dai monopoli - intervenendo in modo attivo e organizzato nello sviluppo sto-
rico (lottando contro i feticismi) - possibile che in determinate situazioni i rapporti di pro-
duzione siano pi avanzati delle forze produttive, anche se questo pu sembrare eretico e a
prescindere da quanto dicono i manuali.
Un paese come Cuba, con le sue caratteristiche storiche, geografiche, economiche e
politiche, poteva forzare la marcia e affrettare i rapporti di produzione socialisti per
incentivare lo sviluppo delle proprie forze produttive, diceva il Che. Non accettava che gli
si desse dellidealista o del volontarista: la sua posizione concordava con la teoria marxista.
A suo avviso, sarebbe stato meccanicistico sostenere il postulato assoluto dello sviluppo
preliminare delle forze produttive prima che potesse svilupparsi la coscienza individuale.

106
Analogamente, sosteneva che si pu e si deve forzare il cammino in ci che oggettiva-
mente possibile, senza per questo fissare un termine preciso per un tale processo.
Questo stesso atteggiamento irriverente nei confronti della caricatura dogmatica delle-
conomia lo induce anche a criticare una serie di altri aspetti teorici che ostacolano il gradua-
le svilupparsi delluomo nuovo, un processo al quale lavora tenacemente, certo che costitui-
sca lobiettivo essenziale della nuova societ, insieme alla soddisfazione delle esigenze
materiali e spirituali dellindividuo. La sua coerenza lo porta a scontrarsi con le dottrine
ufficiali del realismo socialista nellarte e nella cultura. Attacca altre deformazioni nella
pratica del socialismo precedente che andato studiando e conoscendo. Il Che era convinto
che non sarebbe accaduta la stessa cosa in seno alla Rivoluzione cubana. Per questo si
ribellato anche contro la liturgia manualistica, che tanti utilizzavano cos come si fa con la
Bibbia, come testi sacri e indiscutibili. Per questo ironizza sulla trasformazione dogmatica
del pensiero teorico, sostenendo che purtroppo la Bibbia non Il Capitale, ma il manuale.
Ne Il socialismo e luomo a Cuba il Che fa una confessione:
Mi permetta di dirle, a rischio di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario guidato da grandi senti-
menti damore [op. cit., II, p. 711].

Vista la sua modestia personale, non poteva dire che si era gi conquistato il titolo di
autentico rivoluzionario ed era ammirato sia a Cuba sia in altri paesi. Gli si riconosceva-
no i meriti di esemplare combattente guerrigliero, di brillante statista e di leader paradigma-
tico agli occhi delle masse. La sua capacit di sacrificio, il suo incommensurabile attacca-
mento al lavoro e il suo senso etico di fronte alla vita lo trasformarono nel prototipo del-
luomo nuovo della societ socialista. Tenendo conto che lesempio personale era la prima
qualit che un dirigente rivoluzionario doveva imporsi, egli colloc il concetto di lavoro
volontario in un posto di primo piano nel complesso delle sue concezioni rivoluzionarie.
Ebbe labilit di dargli un tocco di tenerezza per umanizzarlo e, assumendolo a simbolo,
semin una semente al limite del poetico.
In fraterna polemica con Len Felipe, il poeta autore de El Ciervo [Il Cervo] che egli
ammirava, sostiene convinto che a Cuba luomo capace di scavare al ritmo del sole e di
seminare una spiga con amore e con garbo, reincontrando il cammino del fuoco nel supera-
re le tappe della alienazione capitalistica.
Il processo di trasformazione sociale seguiva il suo corso e ricordiamo tutti il Che
immerso nel fragore incessante del lavoro che gli era stato assegnato, gravato dal peso di
altre responsabilit politiche e militari, e al tempo stesso impegnato ad approfondire la teo-
ria rivoluzionaria e le precedenti esperienze della costruzione del socialismo, non come un
osservatore solitario, criticando od analizzando il lavoro precedente, ma come un interprete
militante dello stesso.
La maturazione del pensiero del Che si andr alimentando giorno dopo giorno attraverso
la chiarificazione teorica e la sfida della pratica. Al tempo stesso le sue idee andarono pren-
dendo corpo nel Sistema di finanziamento di bilancio, un progetto al quale dedic inten-
samente tutte le sue energie e la sua intelligenza, come uno dei principali costruttori della
nuova societ cubana.
Per tutta quella fase ho avuto il privilegio di lavorare insieme al Che. Questa opportu-
nit ha fatto s che sparisse il protagonismo personale di tutti noi che collaboravamo con
lui, nonostante abbia costituito un momento incancellabile nelle nostre vite di rivoluzionari.
Quanto detto mi di stimolo a unavvertenza, probabilmente inconsueta, in queste note
introduttive. Mi riferisco allassenza di riconoscimenti espliciti in apertura del libro, come
si usa fare quasi sempre. Il metodo largamente partecipativo sempre praticato dal Che e
limmensa quantit di attivit che egli seguiva come dirigente dellindustria ha richiesto la
partecipazione di migliaia di compagni e compagne, che hanno recato contributi significati-
vi in quella fase storica. Poich menzionarli tutti praticamente impossibile, ho scelto di
citare solo alcuni di essi quando mi stato indispensabile.

107
Lungo tutto il libro si introduce un numero considerevole di citazioni inedite. Mi riferi-
sco, essenzialmente, agli interventi del Che nelle riunioni periodiche del Consiglio di dire-
zione del ministero dellIndustria e a quelle bimestrali dello stesso organismo, in cui sono
sempre stati affrontati temi rilevanti o di tipo strategico per lo sviluppo dellindustria e della
rivoluzione in senso pi generale. Fino al 1962, gli interventi del Che in queste riunioni
venivano stenografati e da quellanno in poi sono stati registrati con la sua personale appro-
vazione. Tutto ci che il Che ha esposto in queste due fasi compare nel libro, cos come egli
lo ha espresso e come stato raccolto con gli strumenti segnalati.
In quegli anni febbrili, il Che ha lasciato ai posteri anche unampia opera scritta, a parte
i discorsi, le conferenze e gli interventi in numerose occasioni nazionali e internazionali,
alle quali partecip in rappresentanza del nostro paese. Ogni parola pronunciata o scritta dal
Che reca limpronta del suo rigoroso attaccamento alla verit. In pi di una circostanza ha
insistito sul fatto che per scrivere storia era necessario adeguarsi alla verit come un dito al
guanto e ha sempre rispettato tale impostazione con il massimo rigore in tutta la sua intensa
vita rivoluzionaria.
Nelle pagine che seguono ho assunto il severo impegno di rispettare rigorosamente le
sue raccomandazioni, ancorch cosciente di poter incorrere in eventuali e logiche omissio-
ni, sempre per nellintento di non trasmettere al lettore alcun fatto o avvenimento, qualun-
que esso sia, di cui non abbia esatta conferma dal punto di vista storico.
Avverto che limpostazione del libro orientata verso un obiettivo piuttosto complesso:
la coniugazione della teoria con la pratica. Ci di cui si tratta esporre lintero patrimonio
teorico che il Che andato sviluppando, insieme allapplicazione pratica delle sue idee,
espresse nei suoi metodi di lavoro, nel suo stile di direzione, nel suo lavoro educativo e nei
molti altri elementi che costituiscono il difficile compito di direzione.
In questo quadro, cerco di evidenziare, con particolare interesse, alcuni tratti fondamen-
tali della sua personalit connessi alla sua qualit umana e al modo in cui era quotidiana-
mente in rapporto con le altre persone: in sostanza, il Che come un uomo di questo mondo,
demitizzato, distante dagli annunci commerciali che hanno cercato di congelarne la figura
attraverso un poster, per snaturarlo.
Ai compagni che hanno condiviso con me quegli anni fecondi accanto a lui chiedo sol-
tanto una tolleranza quasi religiosa per qualsiasi dimenticanza involontaria, oltre a sfidar-
li - a misura della loro clemenza - a scrivere i propri ricordi di quella fase prima che let
giochi loro brutti scherzi. Credo sinceramente che ci costituisca un dovere ineludibile
verso il nostro popolo, verso di tutti gli uomini e le donne del pianeta che sognano qualcosa
di meglio per il futuro, e soprattutto verso quella parte che il Che ha definito largilla pla-
smabile della societ, la giovent cubana e mondiale, fonte e serbatoio di tutte le pi pro-
mettenti speranze dellumanit.

Orlando Borrego Daz nato a Holgun, Cuba, nel 1936. Durante la guerra rivoluzionaria fece
parte della Colonna 8, Ciro Redondo, diretta dal Comandante Guevara, nella quale ottenne il
grado di primo tenente. Dopo il trionfo della rivoluzione, stato capo della Giunta economica mili-
tare del Reggimento de La Cabaa (1959) e poi capo del Dipartimento dindustrializzazione (1959-
60). Sottosegretario al ministero dellIndustria basica e poi primo viceministro al ministero
dellIndustria quando era diretto dal Che (1961-64). Ministro dellIndustria dello zucchero (1964-
68), si laureato in Economia allUniversit dellAvana (1973) ed stato consulente del Comitato
esecutivo del Consiglio dei ministri (1973-80), compiendo il suo dottorato in Scienze economiche a
Mosca, allIstituto di Economia matematica dellAccademia delle scienze dellUrss (1980).
Attualmente assistente economico della cattedra Che Guevara dellUniversit dellAvana e lavo-
ra come consulente del ministero dei Trasporti. Le sue pubblicazioni pi note sono El desarrollo de
la industria azucarera en Cuba (1965), La ciencia de direccin, antecedentes y enfoques actuales
(1987), El Che en el socialismo (1989), El Che en el siglo XXI (1997). Sul precedente numero dei
nostri Quaderni della Fondazione (3/2000, pp. 225-232) abbiamo pubblicato il testo di unintervista
a Borrego, a cura di Marco Papacci e Roberto Porfiri [n.d.r.].

108
INTRODUZIONE A NOTE CRITICHE AL MANUALE
di Ernesto Che Guevara*

Dalla comparsa de Il Capitale, i rivoluzionari di tutto il mondo hanno avuto a disposi-


zione un monumento teorico chiarificatore dei meccanismi del sistema capitalistico e della
logica interna della sua inevitabile sparizione. Per molti decenni stato lenciclopedia dalla
quale si beveva il materiale teorico indispensabile per le nuove generazioni in lotta. Ancora
oggigiorno il materiale non si esaurito e ci si sorprende della chiarezza e profondit di
analisi dei fondatori del materialismo dialettico. Se non si conosce Il Capitale, non si eco-
nomisti nel significato pieno e onorato del termine.
Ci nonostante, la vita ha seguto il proprio corso e alcune delle affermazioni di Marx e
di Engels non sono state verificate dalla pratica: in particolare, risultato breve il lasso di
tempo previsto per la trasformazione della societ. La visione dei grandi teorici si annebbia-
va davanti alla perentoria illusione dei rivoluzionari esaltati. Eppure, i sommovimenti socia-
li sono aumentati in profondit ed estensione, e i conflitti provocati dalla ripartizione del
mondo tra nazioni imperialistiche hanno dato origine alla Prima guerra mondiale e alla
Rivoluzione dOttobre.
A Lenin, Capo di questa Rivoluzione, corrisposto anche il merito teorico di aver spie-
gato il carattere che andava assumendo limperialismo nella sua nuova forma imperialistica
e di aver analizzato il ritmo diseguale che assume lo sviluppo della societ (come in tutta la
natura, daltro canto), prevedendo la possibilit di spezzare la catena imperialistica nel suo
anello pi debole e trasformandola in fatti concreti.
Lenorme quantit di scritti che lasci alla sua morte, costituirono un complemento indi-
spensabile allopera dei fondatori. Poi la fonte cominci a esaurirsi e rimasero in piedi solo
alcune opere isolate di Stalin e alcuni scritti di Mao Tse-tung come testimoni dellimmenso
potere creativo del marxismo. Negli ultimi anni, Stalin temette i risultati di questa carenza
teorica e ordin la redazione di un manuale che fosse accessibile alle masse e che trattasse
tutti i temi delleconomia politica fino ai nostri giorni.
Questo manuale stato tradotto nelle principali lingue del mondo e ne sono state fatte
varie edizioni, apportandovi cambiamenti significativi nella struttura e nellorientamento,
mano a mano che i cambiamenti si producevano nellUrss.
Intraprendendone uno studio critico, ci siamo imbattuti in una tale quantit di concetti
contrastanti con il nostro modo di pensare, che abbiamo deciso di avviare questa impresa -
il libro che esprima i nostri punti di vista - con il massimo rigore scientifico possibile e con
la massima onest.
Qualit imprescindibile, questultima, perch lo studio sereno della teoria marxista e dei
fatti recenti ci collocano nella posizione di critici dellUrss: una posizione che si trasfor-

* Ernesto Che Guevara, Necesidad de este libro, introduzione alle Notas crticas del Manual de economa
poltica de la Academia de las ciencias de la Urss: parte del lavoro inedito del Che, che si indica ormai conven-
zionalmente come Note o Quaderni di Praga. Il testo ci stato fornito da Roberto Guevara de la Serna (ma
era gi apparso nella rivista del Prt argentino, El Combatiente n. 628, 11 novembre 1999) ed definitivamente
pubblicato nel libro di Orlando Borrego Daz, Che, el camino del fuego, Ed. Imagen Contempornea, La
Habana 2001, pp. 381-3. Trad. it. di R. Massari [n.d.r.].

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mata nellattivit principale di molti opportunisti che lanciano dardi dallestrema sinistra a
beneficio della reazione.
Ci siamo presi fermamente limpegno di non tacere una sola opinione per motivi tattici,
ma allo stesso tempo di giungere a delle conclusioni che per il loro rigore logico e per
ampiezza di prospettiva ci aiutino a risolvere problemi, e non contribuiscano solo a porre
interrogativi senza soluzione.
Un compito che ci sembra importante perch la ricerca marxista nel campo dellecono-
mia sta navigando su rotte pericolose. Al dogmatismo intransigente dellepoca di Stalin, ha
fatto seguito un pragmatismo inconsistente. E il fatto tragico che ci non riguarda solo un
campo determinato della scienza: avviene invece in tutti gli aspetti della vita dei popoli
socialisti, creando sconvolgimenti gi particolarmente dannosi in s, ma i cui esiti finali
sono incalcolabili.
Nel corso della nostra esperienza pratica e della nostra ricerca scientifica, siamo arrivati
a scoprire un grande colpevole, con nome e cognome: Vladimir Ilic Lenin.
A questo punto arrivata la nostra audacia. Tuttavia, chi avr la pazienza di arrivare
fino agli ultimi capitoli di questo lavoro, potr apprezzare il rispetto e lammirazione che
proviamo verso questo colpevole e verso le motivazioni rivoluzionarie delle sue scelte, i
cui risultati finali spaventerebbero oggi il loro realizzatore.
Da tempo si sa che lessere sociale a determinare la coscienza e si conosce il ruolo
della sovrastruttura; ora assistiamo a un fenomeno interessante, che non pretendiamo aver
scoperto noi, ma la cui importanza dobbiamo approfondire: linterrelazione fra struttura e
sovrastruttura. La nostra tesi che i mutamenti prodotti a causa della Nuova politica eco-
nomica (Nep) sono penetrati cos profondamente nella vita dellUrss da segnare con il pro-
prio marchio tutta questa fase. E i risultati sono scoraggianti: la sovrastruttura capitalistica
ha influenzato in forma sempre pi marcata i rapporti di produzione, e i conflitti provocati
da quellibrido che ha rappresentato la Nep si stanno volgendo oggi a favore della sovra-
struttura: SI STA TORNANDO AL CAPITALISMO.
Ma in queste note di prologo non vogliamo anticipare altro che la misura della nostra
eresia; prendiamoci il tempo e lo spazio necessari per tentare di argomentare in forma
estesa.

Ha unaltra caratteristica questo nostro lavoro: un grido lanciato dal sottosviluppo.


Fino allepoca attuale, le rivoluzioni di tipo socialista si erano verificate in paesi molto arre-
trati (per giunta devastati dalla guerra) o in paesi di relativo sviluppo industriale
(Cecoslovacchia, parte orientale della Germania) o in paesi-continente. E tutti costituivano
una determinata unit geografica.
Finora, non aveva cominciato lavventura socialista nessun piccolo paese isolato, senza
possibilit di grandi mercati n di un rapido inserimento nella divisione internazionale del
lavoro, ma, al tempo stesso, con uno standard di vita relativamente elevato. Gli errori, gli
slanci ciechi, troveranno a loro volta posto in queste pagine, come utile storia; ma la cosa
pi importante sono le nostre ragioni, ragioni che identifichiamo con quelle dei paesi di
scarso sviluppo, nel loro insieme, motivo per cui pretendiamo attribuire un valore di univer-
salit a queste nostre affermazioni.
Molti proveranno una sincera sorpresa di fronte a questa montagna di motivazioni nuove
e diverse; altri si sentiranno feriti e ci sar chi vedr in tutto il libro solo una rabbiosa ostilit
anticomunista mascherata da argomentazione teorica. Molti, per (lo speriamo sinceramente)
avvertiranno il soffio di nuove idee e vedranno espresse la loro ragioni, fino ad oggi sconnes-
se e disorganiche, in un insieme pi o meno articolato.
A questo gruppo di persone diretto fondamentalmente il libro, e anche alla massa di
studenti cubani che devono passare attraverso il doloroso processo dellapprendimento di
verit eterne nelle pubblicazioni che vengono soprattutto dallUrss, e che si accorgono

110
come il nostro atteggiamento e le ripetute dichiarazioni dei nostri dirigenti facciano a pugni
con ci che leggono nei testi.
A coloro che ci guardano con sfiducia, basandosi sulla stima e la lealt che provano nei
confronti dei paesi socialisti, diamo un avvertimento: laffermazione di Marx, annotata
nelle prime pagine de Il Capitale, sullincapacit della scienza borghese di criticare se stes-
sa, ricorrendo invece alla propria apologetica, disgraziatamente applicabile oggi anche
alla scienza economica marxista. Questo libro rappresenta un tentativo di tornare sulla
buona strada e, indipendentemente dal suo valore scientifico, abbiamo lorgoglio di averlo
fatto a partire da questo piccolo paese in via di sviluppo.
Molti sconvolgimenti attendono lumanit prima della sua liberazione definitiva, ma la
liberazione - e di questo ci guida lassoluto convincimento - potr arrivare solo attraverso
un radicale mutamento di strategia da parte delle principali potenze socialiste. Se questo
cambiamento sar prodotto dallinsostenibile pressione imperialistica o da unevoluzione
delle masse di questi paesi o da una concatenazione di fattori, sar la storia a dirlo: noi con-
tribuiamo con il nostro modesto granello di sabbia, nel timore che limpresa sia molto supe-
riore alle nostre forze. In ogni caso, resta la testimonianza del nostro tentativo:
La nostra forza danimo si dimostra accettando la sfida della Sfinge e non schivando il
suo formidabile quesito.

111
I 7 VOLUMI E I QUADERNI DI PRAGA
di Orlando Borrego Daz*

Pochi giorni dopo aver saputo della partenza del Che dal nostro paese [aprile 1965],
avevo preso una decisione un po azzardata, visto il cumulo di lavoro cui ero sottoposto.
Ma ci sono momenti in cui un forte impatto emotivo fa intraprendere azioni che in momenti
normali forse non si farebbero. Lidea era di fare una raccolta di tutta lopera del Che negli
anni in cui aveva svolto incarichi di responsabilit nel Dipartimento dindustrializzazione e
nel Ministero dellindustria. Sapevo che il compito sarebbe stato complesso e che avrei
avuto bisogno dellaiuto di alcuni collaboratori. La mia scelta cadde su Enrique Oltuski, che
allepoca lavorava con me nellincarico di consulenza, e su Juan Jos Prez Clavelo, che
aveva lavorato con il Che nel gruppo di matematica che questi aveva costituito nellultimo
anno al Ministero dellindustria. Entrambi mi offrirono la loro collaborazione con il massi-
mo entusiasmo e ci mettemmo subito al lavoro [...].
Passato pi di un anno dintenso lavoro, furono pubblicati - con unedizione interna e
limitata - i sette volumi delle opere del Comandante Guevara nel Governo rivoluzionario,
con il titolo de El Che en la Revolucin cubana**. La prima serie di libri la consegnai a
Fidel. Gli altri furono messi da parte in attesa di una possibile consultazione con il Che
riguardo al loro destino. Ma passarono solo alcuni giorni e il Che torn a Cuba [da Praga,
dopo il Congo (n.d.t.)]. Decisi allora di consegnare personalmente lopera allautore e di
chiedergli cosa fare con il resto dei libri [...].

Ce la ridemmo come matti e, mentre si levava gli indumenti, gli annunciai che anchio
avevo una sorpresa per lui. Uscii dalla stanza e riapparvi con i sette volumi de El Che en la
revolucin cubana: glieli misi in esposizione sopra un letto. Sembr non capire bene di cosa
si trattasse, ma appena lesse il titolo e la prefazione, si rese conto della cosa. Per un po si
mise a scorrerli con attenzione e poi disse, a me che losservavo nel pi assoluto silenzio:
Mi pare che hai fatto un bel pot-pourri, ma lasciameli qui per guardarli con pi calma.
Era giunta la fine di quel primo giorno a San Andrs*** e io dovevo rientrare allAvana,
dopo aver avuto quel primo reincontro con il Che. Sembr accorgersi che me ne stavo
andando proprio quando meno lavrei desiderato e mi disse: Sbrigati ad andartene, che ti
devi guadagnare lo stipendio. Ci salutammo, non senza averlo avvisato che sarei tornato
nei giorni seguenti. Nel tragitto verso lAvana, ripassai mentalmente tutte le cose di cui
avevamo conversato quel giorno. Arrivato in ufficio, scrissi alcune note telegrafiche su
quei temi, senza far riferimento ad alcuna persona precisa. Avrei poi continuato a farlo
negli incontri successivi con il Che.

* Dal libro di Orlando Borrego Daz, Che, el camino del fuego, Ed. Imagen Contempornea, La Habana 2001,
pp. 376-9 e 383-6. Trad. it. di R. Massari. Sono le pagine nelle quali Borrego descrive come sia nata a Cuba la
prima antologia di opere del Che e in cosa consistano i Quaderni di Praga, vale a dire le parti redatte e lo sche-
ma del progetto di libro del Che contenente le Note critiche al Manuale di Economia politica dellAccademia
delle Scienze dellUrss [n.d.r.].
** Non chiaro se questa prima stampa dei sette volumi (1966) la stessa che risulta pubblicata con la data del
1967 dallEditorial Minzucar (del Ministero dello zucchero, di cui Borrego era titolare) oppure solo una tiratura
di prova o unanticipo di copie stampate [n.d.t.].
*** San Andrs, nei pressi di Viales,in una zona montuosa della provincia di Pinar del Ro, dove si addestrava il
gruppo dei guerriglieri che avrebbero accompagnato il Che in Bolivia [n.d.t.].

112
Pochi giorni dopo organizzai unaltra uscita furtiva dal Ministero e me ne andai a San
Andrs. Viaggiai da solo, osservando le stesse misure di sicurezza della volta precedente,
con partenza ancora con il buio e arrivo allalba. Quando raggiunsi la fattoria, mi accorsi
che erano arrivati degli altri, che entravano a far parte del gruppo di addestramento per la
guerriglia boliviana. Mi dissero che l si trovava anche Jess Surez Gayol [Rubio], mio
caro amico e compagno, che io stesso avevo informato alcuni giorni prima della nuova mis-
sione che avrebbe compiuto con il Che, bench lui ignorasse che il suo comandante si tro-
vava gi a Cuba.
Il Che mi disse che quella sera si sarebbe incontrato con loro, ma voleva fare una sor-
presa. Ce ne stemmo nellalloggio del Che e passammo la giornata a risolvere i problemi
del mondo, impegnati in discussioni su come costruire il socialismo. Aveva gi esaminato
nei dettagli i suoi sette volumi e mi comunic la sua opinione su quello che aveva definito
un pot-pourri. Le sue parole furono le seguenti: Sai una cosa; quando uno legge tutto
ci che ha detto e scritto durante tanti anni, viene preso da unimmensa angoscia di voler
aggiungere nuove cose, ed logico perch uno apprende e matura. Rivedendo tutto ci, mi
sembra che il lavoro pi completo sia Il socialismo e luomo a Cuba. Allora gli risposi:
E evidente, perch questo lo ha scritto in una fase di maggiore maturit. Non mi prest
molta attenzione.
In quel momento teneva lo sguardo fisso al tetto e, come se parlasse da solo, disse: Il
sesto volume interessante*, soprattutto per chi non conosce bene le cose che noialtri
abbiamo fatto a Cuba dopo il trionfo della Rivoluzione. Il sesto volume raccoglieva tutto
ci che si era discusso nelle riunioni interne del Ministero dellindustria. La cosa mi sorpre-
se, perch per me il volume pi interessante era il primo, quello degli scritti e delle lettere;
ma non gli dissi nulla e lasciai che continuasse con la sua valutazione. Aggiunse poi una
cosa che attir la mia attenzione. Prese un volume e disse: Sai a chi potrebbe essere utile
tutto questo? Per esempio, a Turcios Lima**. Cos potrebbe rendersi conto delle cose buone
e cattive che fanno i rivoluzionari dopo la presa del potere. Non gli chiesi il perch del suo
riferimento specifico a Turcios Lima, anche se allepoca era uno dei dirigenti rivoluzionari
pi carismatici dellAmerica latina.
Forse il Che pensava che il movimento diretto da Turcios poteva essere il primo a trion-
fare e quindi ad avere la possibilit di trarre profitto dallesperienza cubana a breve scaden-
za. Il Che continu sognando riguardo ai progetti futuri e disse: E, soprattutto, ci che
raccolto in quei libri riguardo al Sistema presupuestario [Sistema di finanziamento di bilan-
cio], pu essere magari che quando trionfiamo, lo applichiamo anche noi e quindi non sar
pi solo Cuba a fare questo esperimento. Non accenn alla Bolivia, ma si poteva capire
che questo sarebbe stato il paese dellesperimento successivo; quel giorno, per, pensai che
si riferisse allArgentina, anche se non posso spiegarmi da dove deducesse tale possibilit,
nel momento in cui la lotta cominciava in Bolivia e il Che mi aveva gi spiegato le ragioni
di un tale inizio.
Finite le sue osservazioni riguardo ai libri, mi raccomand di consegnarli in primo
luogo a Fidel. Quando gli dissi che lo avevo gi fatto, il suo viso mostr approvazione e mi
chiese cosa pensassi di fare con gli altri libri. Gli risposi che doveva dirmelo lui; che il resto

* E il volume contenente, tra le altre cose, le Registrazioni delle conversazioni tenute al Ministero dellindu-
stria, dove il Che formulava critiche molto dure nei confronti dei Paesi dellEst, con polemiche pi o meno dirette
nei confronti di altri responsabili delleconomia cubana. E evidente che proprio per tali critiche quel volume (e
lintera serie) non mai stata resa pubblica a Cuba e le poche copie stampate sono state tolte dalla circolazione
(non sono consultabili, tra laltro, in nessuna biblioteca) [n.d.t.].
** Noto dirigente delle Far guatemalteche, morir di l a poco in un incidente automobilistico, il 2 ottobre 1966.
Sulla sua figura si possono leggere vari articoli apparsi nella stampa cubana tra il 1966 e il 1968, raccolti in italia-
no in Ricardo Ramrez, Autobiografia di una guerriglia. Guatemala 1960-1968, Feltrinelli, Milano 1969 [n.d.t.].

113
dei libri stava aspettando per quello che avrebbe deciso lui. Rispose che nei giorni successi-
vi mi avrebbe comunicato a chi far arrivare alcune copie. Con la sua consueta modestia, mi
disse che limportante era consegnare i libri a persone alle quali interessasse leggerli e uti-
lizzarli per il loro lavoro con il Sistema di finanziamento di bilancio. Terminata quella con-
versazione sui libri, gli espressi il mio desiderio di scambiare alcune idee con lui riguardo ai
materiali che mi aveva mandato da Praga alcuni mesi prima.
Ecco di cosa si trattava.
In occasione del primo viaggio che la moglie del Che [Aleida March] aveva fatto per
incontrarsi con lui dopo i fatti del Congo, mi aveva inviato una lettera, la cui parte iniziale
era cos formulata:

Vinagreta [Acetuccio],
il mio tormento mi ha portato una tua lettera, ma non i materiali che le hai affidato;
non posso, pertanto, far vibrare lacciaio della mia critica. Ti capisco, ma per il momento
non ci sono possibilit di azione immediata; questa parte che mi manca la pi difficile e
devo farla quasi solo; lei ti racconter di pi al riguardo [...]
Saluta inoltre tutta lquipe (chi rimasto fedele allidea e non alluomo, ch questo non
importa). Sto pensando di cominciare un lavoretto sul Manuale di Economia dellAccademia,
ma non credo di poterlo finire; se riesco ad anticipare qualcosa, te lo invio in modo che ci
lavori sopra con lvarez, anche se in forma di una semplice esercitazione. Sta solo allo sta-
dio di idea.
Bene, vecchio mio; nella seconda fase ci sar bisogno di uomini. Tu sarai il benvenuto, se
io ci sar ancora; il resto dipende da te e dal nostro capo.
Arrivederchi, [sic]
R.

Il riferimento al Manuale dellAccademia allAccademia delle Scienze dellUrss e il


riferimento al compagno lvarez a Luis lvarez Rom, che allepoca era Ministro delle
finanze ed era stato uno dei promotori del Sistema di finanziamento di bilancio, patrocinato
dal Che. La firma R. sta per lo pseudonimo Ramn, che utilizzava in quel periodo.
In occasione del secondo viaggio compiuto da Aleida, questa volta a Praga, il Che mi
mand ci che aveva gi promesso, e non era poco. La cosiddetta esercitazione era n pi
n meno che un progetto di redazione di un libro sullEconomia politica. Il materiale invia-
to era diviso nel modo seguente: lo schema di indice per il libro; la prefazione; una sintesi
biografica di Marx ed Engels e una raccolta di note brevi riferite al Manual de Economa
poltica. Mi inviava anche il testo del manuale che aveva utilizzato, visto che ogni nota
aveva un riferimento numerico con ognuno dei temi da lui analizzati in ognuna delle pagine
corrispondenti del testo in questione: tutto di sua mano. Sia il progetto di prefazione, sia la
sintesi biografica erano state terminate completamente dal Che.
Ora, a San Andrs, avevo lopportunit straordinaria di chiarire con lui dubbi che avevo
riguardo alle sue note. Non necessario aggiungere che allepoca le mie conoscenze di eco-
nomia erano estremamente precarie in rapporto al livello raggiunto dal Che. Non un caso
che negli anni successivi - quando intrapresi i miei studi di economia allUniversit
dellAvana e poi quando decisi di mettermi nella difficile avventura del gelido dottorato in
Unione Sovietica - molte furono le volte in cui le note che avevo conservato delle mie con-
versazioni con il Che mi tirarono fuori dimpaccio, in innumerevoli e difficili situazioni.
Tuttavia, facendo una parentesi rispetto ai materiali di Praga, devo dire che sono stati
conservati fino ad oggi da me e da altre persone che ovviamente hanno il diritto di farlo. Il
fatto che dopo la morte del Che sono stati molti gli scrittori, i giornalisti e ogni sorta di per-
sone cubane e straniere che hanno dimostrato un interesse per informazioni riguardo alla vita
del Che. E siamo stati in molti, tra le persone a lui legate pi da vicino, che abbiamo dovuto
esaudire centinaia di queste sollecitazioni, nella maggior parte dei casi in forma autorizzata

114
da parte di coloro che hanno tutto il diritto di farlo per rispetto alla sua memoria. Ma sono
ormai trascorsi pi di tre decenni, nel corso dei quali ho conservato i materiali inviati dal
Che e mai li ho consegnati ad altre persone perch li divulgassero. Il tutto sempre in attesa
che potessero esistere le condizioni per intraprendere, con la collaborazione di altri, anche
se in forma di una semplice esercitazione, il libro suggerito dal comandante Guevara.
Dal momento che in questa occasione ritengo necessario anticipare una breve sintesi di
ci che io considero la mia interpretazione personale riguardo ai materiali che il Che mi
invi da Praga, unendoli alle nostre conversazioni a San Andrs, mi vedo anche costretto a
riprodurre in questa sede parte di ci che egli mand, come la prefazione che scrisse come
introduzione al libro menzionato, giacch ci aiuta notevolmente la mia modesta sintesi,
senza dover annoiare il lettore con eccessive spiegazioni. Dopo aver letto la prefazione che
di seguito riproduco, si renderanno inutili molti chiarimenti:

[E il testo dellIntroduzione di Guevara sopra riprodotta. Si veda la nota corrispondente (n.d.r.)]

SullIndice del progetto di libro, necessario fare alcuni chiarimenti che a mio avviso
sono importanti dal punto di vista metodologico. Il Che denomin Piano ipotetico [Plan
Tentativo] il progetto di indice, il che a rigor di logica significa che nella misura in cui si
fosse proceduto nelle ricerche e studi corrispondenti, si sarebbe potuto perfezionare il pro-
getto in questione: un fatto del tutto plausibile, trattandosi di ricerche nel campo delle scien-
ze sociali o in altri campi della conoscenza. Dopo la Prefazione esplicativa, la sintesi bio-
grafica di Marx ed Engels, lesposizione del metodo di Marx e la Prefazione alla Critica
delleconomia politica come strumento dimostrativo di un metodo, lIndice suddiviso in
cinque parti fondamentali: Parte introduttiva; Prima parte: Capitalismo; Seconda parte:
Imperialismo; Terza parte: Fase di transizione; Quarta parte: Problemi del socialismo.
Nella Parte introduttiva si esaminano i modi di produzione precapitalistica, dallo schia-
vismo nelle varie fasi fino al feudalesimo. Questa parte termina con la nascita del capitali-
smo e le rivoluzioni fallite, come quella inglese, francese e degli Stati Uniti.
La Prima parte, che si riferisce al capitalismo, ha una suddivisione dettagliata che inizia
con un richiamo storico del sistema, continua con una Sintesi critica de Il Capitale e termi-
na con il Calcolo della riproduzione allargata e Le crisi.
La Seconda parte riferita allimperialismo comincia con il passaggio dalla colonia alla
neocolonia, per poi continuare con i teorici dellimperialismo, la concentrazione del capita-
le, il capitale finanziario e infine la strategia antimperialista.
La Terza parte, sulla fase di transizione, comincia con la formulazione del problema da
Marx a Lenin, per continuare con unanalisi completa di tutta la fase di transizione, termi-
nando con Cuba: i precursori, le idee socialiste, la rivoluzione, le grandi trasformazioni e il
Sistema di finanziamento di bilancio con particolare enfasi sulle sue basi teoriche.
Infine, la Quarta parte dellIndice include: Il socialismo e luomo, seguito da otto sotto-
capitoli in cui si affrontano gli aspetti fondamentali del sistema, per terminare con le perso-
nalit del socialismo. Da studiare, tra queste, sono Lenin, Stalin, Mao, Chrus c v, Tito e
Fidel.
Dopo lIndice, il Che comincia con le note sul libro, che intitola: Domande sullinse-
gnamento di un libro famoso (Manuale dEconomia politica, Accademia delle Scienze
dellUrss).

Sono passati pi di trentanni da quando il Che scrisse il Piano ipotetico dellIndice per
il contenuto del libro. Molte cose sono accadute da quella data fino ad oggi. Tra le pi tragi-
che rientrano la stessa morte del Che, il crollo del campo socialista (cos come lui laveva
predetto) e lesistenza di un mondo unipolare nel mezzo di unepoca di globalizzazione
capitalistica neoliberale che nemmeno lo stesso Che aveva potuto prevedere.

115
Questo insieme di fatti che hanno cambiato la faccia del mondo a danno dei paesi poveri
della terra, stato accompagnato da altri avvenimenti fondamentali come la sopravvivenza
della Rivoluzione cubana, diventata ora, come mai nel passato, la trincea numero uno del
socialismo a 90 miglia dallimpero pi forte della storia dellumanit. Continuano a difen-
dere le bandiere del socialismo, sia pure con cambi importanti nella loro tattica e strategia,
paesi come la Repubblica popolare cinese, la Corea del Nord e la Repubblica del Vietnam.
Tutte queste nuove realt e molte altre considerazioni in rapporto con gli avvenimenti
accaduti nel paesi socialisti europei e nel mondo in generale, dovrebbero essere affrontate
nel momento in cui sintraprende uno studio delleconomia politica del socialismo, come il
Che desiderava e suggeriva che si facesse. Uno studio cos complesso dovrebbe essere
compiuto da un collettivo di lavoro con la preparazione scientifica necessaria per non vol-
garizzare i suggerimenti e le aspettative formulate dal Che nel Piano ipotetico e nelle sue
note sul Manuale di Economia politica.
Molti si chiederanno perch le persone incaricate dal Che di realizzare un tale compito -
anche se in forma di una semplice esercitazione, come mi scriveva nella lettera inviata da
Praga - non siamo stati capaci per lo meno di cominciare durante tutti gli anni trascorsi dal
suo assassinio in Bolivia fino ad oggi. Forse la cosa pi dignitosa rispondere che non ci
sono giustificazioni credibili; ma la realt, almeno nel mio caso personale, stata che, for-
mato dagli stessi insegnamenti del Che, non ritenevo di avere la preparazione scientifica
necessaria per intraprendere il compito gigantesco che ci aveva affidato. In secondo luogo,
ammettendo anche che avessi potuto aiutare nella direzione o coordinamento del progetto,
la mia decisione andava presa dopo la morte del Che.
E in tal caso la decisione doveva essere presa davanti a due possibili alternative: conti-
nuare ad assolvere il mio dovere sociale nel lavoro che mi era stato assegnato dalla
Rivoluzione oppure chiedere di essere liberato dai miei obblighi quotidiani per dedicarmi
interamente allelaborazione del libro.
Presi la prima decisione, insieme a quella di dedicarmi per vari anni agli studi di econo-
mia, tramite un sistema intensivo che si pot realizzare solo grazie alle opportunit che mi
offr la Rivoluzione e grazie anche a un indiscutibile sforzo personale, unito al lavoro quoti-
diano, che mi ha permesso di raggiungere lobiettivo che mi ero imposto. Quasi subito dopo
aver terminato questi studi, fui nominato direttore di una delle aziende marittime pi com-
plesse del paese: un incarico che mi ha tenuto occupato per otto anni, un periodo durante il
quale non potevo pensare al libro n occuparmi del suo progetto.
Terminato lincarico nellimpresa citata, divenni consulente del Ministero dei trasporti
di Cuba, un compito per il quale cominciai a lavorare nellepoca in cui si produsse il grande
tracollo del campo socialista. A partire da quel momento, fino a tre anni fa, ho pensato che
se il Che fosse vivo non mi perdonerebbe dessermi dedicato al libro, soprattutto agli inizi
del Periodo speciale* che ha vissuto e ancora vive il mio paese.
Ho sempre ritenuto, e lho detto pubblicamente, che se il Che fosse stato vivo a Cuba, in
quegli anni, avrebbe dedicato tutte le sue energie e la sua intelligenza per far uscire il paese
dal gi prolungato Periodo speciale al quale stato sottoposto e che tante sofferenze ha pro-
vocato per il nostro eroico popolo.
Oggigiorno non sono pi il giovanotto che conobbe il Che, n luomo maturo di quando
terminai formalmente i miei studi di economia nel 1980. Ormai rientro tra i militanti
della terza et e come membro della gerontocrazia cubana continuo a mettere le mie sta-
gionate risorse al servizio dellopera della Rivoluzione. Durante gli ultimi tre anni ho ruba-
to ore al riposo per scrivere questo modesto libro che, a mio avviso, raccoglie in gran parte
le riflessioni del Che sul tema delleconomia poliltica. Bench non sia esattamente il libro

* Espressione convenzionale con cui si indicano a Cuba gli anni di gravissime ristrettezze economiche vissute
dal paese dopo la crisi dei regimi dellEuropa dellEst successiva al 1989 [n.d.t.].

116
indicato dal Che, ritengo un dovere sociale averlo scritto. Credo che il Che lo avrebbe
approvato, non come un omaggio nei suoi confronti, ma come una necessit per i giovani
cubani di oggi e del futuro. Sarebbe assurdo pensare che il libro possa soddisfare inquietu-
dini letterarie di un certo rilievo, ma sono sicuro che esso presenta con obiettivit una parte
fondamentale della vita del Guerrigliero eroico durante la difficile battaglia che seppe con-
durre accanto a Fidel e ai suoi compagni per la costruzione del socialismo in questa piccola
isola dei Caraibi. Ci che lui defin la parte pi pura delle mie speranze di costruttore.
Nel corso degli anni che mi restano, sono disposto a lavorare al libro suggerito dal Che,
qualora esistano le condizioni per farlo e nel senso che ho spiegato precedentemente. Nel
frattempo, ho ritenuto che fosse mio dovere anticipare queste brevi riflessioni in forma di
affrettata sintesi rispetto allopera futura che certamente si completer un giorno, come
sempre accaduto con tutte le opere che la Rivoluzione cubana si ripromessa di compiere.

[Nel libro di Borrego segue un riassunto generale delle pagine dei Quaderni di Praga in cui si
ripercorre larco della vita di Marx ed Engels. Sono poi riportate le Note pi significative dedicate
dal Che alla critica del Manuale sovietico. Nella prima parte sono riferite soprattutto allanalisi
dello sviluppo capitalistico e delle sue contraddizioni, con laggiunta dei brani corrispondenti del
Manuale e di ampi commenti dello stesso Borrego. Nella seconda parte sono riportate in maniera
analoga alcune Note riferite alleconomia politica del socialismo, in dura e aperta polemica con le
concezioni sovietiche dellepoca (n.d.t.)].

117
CHE, UN ECCELLENTE AMMINISTRATORE SOCIALISTA
A PROPOSITO DEL LIBRO DI ORLANDO BORREGO
di Armando Hart Davalos*

La recente pubblicazione del libro Che el camino del fuego, di Orlando Borrego, senza
dubbio un evento eccezionale. Non si trovano testi come questo, su Ernesto Guevara, che
descrivono la sua condizione di amministratore, direttore statale, capo dellindustria e diri-
gente delleconomia. Il fatto che Borrego d informazioni dirette sui compiti quotidiani
amministrativi ed economici svolti dal Guerrigliero eroico e, in particolare, sul suo lavoro
al Ministero dellindustria. Studiando questo testo si potranno avere informazioni di enorme
valore per dirigere il settore amministrativo ed economico nel socialismo. E quindi molto
utile e di particolare interesse per tecnici e quadri con questo tipo di responsabilit.
Gli stretti rapporti dellautore con il Che nel lavoro di direzione al Ministero dellindu-
stria e la sua onest professionale, gli hanno permesso di offrirci un libro di alta qualit.
Sottolineo la sua onest, poich molti hanno scritto sul Che senza riuscire a cogliere lessen-
za della sua personalit, per la loro povert intellettuale e morale. Lo raccomando come testo
a tutti i quadri direttivi e amministrativi del nostro Stato, e ritengo che il suo sistema di orga-
nismi sia un punto di riferimento obbligato per comprendere come si debba dirigere nel
socialismo. Quanti lo useranno, usufruiranno della competenza del Che per misurarsi con
problemi complessi come quelli dellamministrazione socialista. Lo suggerisco anche come
libro di testo o di consultazione per i nostri universitari o nelle scuole per quadri amministra-
tivi; lo raccomamdo alla giovent ansiosa di affrontare il tema della direzione nel socialismo.

Il suo stile di direzione

Segnaliamo alcuni elementi che il lettore potr ritrovare nel testo, relativi al modo in cui
il Che dirigeva e amministrava:
1. Funzionamento regolare degli organi collegiali di direzione in tutti gli organismi, dal
consiglio di amministrazione alla base.
2. Analisi sistematiche e democratiche in seno ai suddetti organismi e controllo su quelli
addetti allattuazione dei programmi e dei piani da eseguire.
3. Controllo negli organismi collegiali direttivi dellattuazione dei programmi e delle-
secuzione dei piani. Vigilanza in questi organismi sul modo in cui si lavorato e quali risul-
tati concreti si sono ottenuti. Era proprio questo il modo che aveva il Che di dirigere.
Dopodich, come necessario complemento, promuoveva regolari ispezioni e forniva la
valutazione economica insieme a funzionari ed esperti.
4. Rapporti e contatti tra gli organismi e gli enti di Stato e la societ, relativi ai compiti
affidati al Che.
5. Stretti rapporti con il movimento sindacale, specialmente con i lavoratori della base e
in particolare con coloro che dovevano realizzare il lavoro.

* Che: un excelente administrador socialista, in Granma, 8 luglio 2001, p. 5. Discorso di presentazione,


nellAula Magna dellUniversit dellAvana, del libro Che, el camino del fuego, pubblicato dalla Editorial Imagen
Contempornea. Del libro di Borrego parliamo nella sezione delle recensioni. Trad. di Antonella Marazzi [n.d.r.].

118
6. Lavoro ideologico legato a questi compiti, per rafforzare la coscienza morale dei qua-
dri e dei lavoratori in generale.

Con i tempi che corrono, necessario mettere in luce limportanza data dal Che allana-
lisi teorica. Quando sottolineo questo aspetto, non penso solo alle grandi sfide storiche della
Rivoluzione. Indubbiamente il Che in questo era un maestro, ma qui mi riferisco in modo
particolare alla necessit di analizzare teoricamente i problemi derivanti dalla pratica con-
creta dellamministrazione socialista. Prima di ogni azione o decisione specifica, egli stu-
diava le implicazioni teoriche che potevano avere una decisione o una misura particolare.

La chiave della cooperazione

Ogni aspetto di vitale importanza del suo lavoro legato alla cooperazione. Il tema, rife-
rito agli organismi amministrativi e delleconomia, una questione chiave nei suoi testi.
Ricordiamo lesperienza dei Comitati di industria locali che avevano come scopo di pro-
muovere la cooperazione orizzontale. Questa partiva dal presupposto che ogni unit attuas-
se il suo piano e i suoi compiti. Sottolineo tutto ci perch a volte si sviluppa, con il nome
di cooperazione, un rapporto che d enfasi a questa o quella priorit, interessando i piani di
altri organismi. La cooperazione di cui parl il Che doveva essere promossa assolvendo gli
impegni assunti da ciascuna unit. Questo uno dei temi pi importanti delleconomia
socialista.
Lenin diceva che il socialismo equivaleva al potere sovietico pi la cultura e la coopera-
zione, e che questa si deve fondare su unampia visione culturale della propria importanza.
Senza di questa, non c socialismo. Quando parlo di cooperazione non mi riferisco solo al
suo carattere politico, ma anche alla ricerca di forme che promuovano un legame molto
stretto tra i pi diversi organismi. Pertanto, questo un tema di economia generale, una
delle questioni chiave da dibattere e studiare attualmente nel nostro paese.
In questo testo di Borrego si apprezza, in una forma concreta, il modo in cui il Che svi-
luppava i princpi di sistematizzazione, su quali basi fondava il sistema organizzativo e isti-
tuzionale e come intendeva rapportarsi con tutte le componenti della societ per raggiunge-
re i suoi obiettivi.
Allo stesso modo, esaltava la professionalit nellesercizio dellattivit direttiva e, quin-
di, il lavoro ideologico. Aveva, come noto, una solida formazione teorica e riteneva che la
teoria fosse la miglior guida della pratica. Il legame tra loro rappresentava un elemento
essenziale delle sue idee e del suo lavoro.
Tutti sappiamo che il tema degli incentivi morali e materiali e lenfasi che ogni indivi-
duo poneva in essi era al centro dellattivit del Che in quegli anni. E un problema che
oggi dobbiamo analizzare alla luce del richiamo di Fidel alla necessit di una cultura gene-
rale complessiva. Sono trascorsi qurantanni da quelle discussioni e possiamo dire che,
mentre allora non trovavamo una facile soluzione teorica, se oggi riusciamo a focalizzarle
alla luce pi ampia della cultura, potremo individuare delle strade per giungere a unesatta
comprensione del fenomeno. Lesperienza di quattro decenni mi ha insegnato - e mi riferi-
sco al Secondo congresso su cultura e sviluppo celebrato recentemente - che il tema degli
incentivi morali e materiali devessere approfondito tenendo conto dei legami indissolubili
tra cultura e sviluppo: su questo terreno troveremo soluzioni teoriche e pratiche.
Va detto che il Che non pens mai di eliminare i fattori materiali, anzi al contrario, li
teneva in cos grande considerazione da porli al loro giusto posto. La tesi del Guerrigliero
eroico era che i fattori materiali non potevano essere affidati alla spontaneit dei meccani-
smi economici, ma che la loro utilizzazione doveva essere orientata centralmente, in funzio-
ne dei collettivi operai, facendo s che tali incentivi fossero in natura.

119
Chiare posizioni marxiste

In questo libro vengono esposte in forma documentata le critiche del Che ai Manuali
sovietici. Vengono anche pubblicate notizie molto precise sulle preoccupazioni del Che a
proposito dei metodi usati in Urss e sul fatto che questi avrebbero potuto portare - come
accaduto - a un regresso storico. Tali riflessioni formulate nella prima met degli anni 60,
hanno assunto un carattere veramente profetico alla luce di quanto avvenuto alla fine degli
anni 80 e allinizio dei 90.
Partendo da posizioni marxiste leniniste, egli critic a fondo le tendenze che si stavano
delineando in Urss, come conseguenza della politica economica e anche internazionale di
quel paese. Ho sempre insistito sul fatto che in quegli anni Fidel e il Che volevano superare
lassetto bipolare del mondo, ma da sinistra, con lo sviluppo della rivoluzione in America
latina; ma dato che ci non accaduto, il bipolarismo cambiato da destra, perch lo svi-
luppo stesso delle forze produttive e leconomia mondiale hanno indotto al superamento del
regime bipolare.
Coloro che accusarono il Che di non tener conto della realt economica, stavano sotto-
valutando le tendenze pi profonde delleconomia mondiale nella seconda met del XX
secolo. Vale a dire che il bipolarismo non poteva continuare a esistere e doveva cambiare, o
da destra o da sinistra: era una legge economica. Dato che non cambiato a favore del
socialismo, si verificato il crollo dellUrss che ha portato al caos di un capitalismo selvag-
gio. Nel senso in cui si usava il termine idealista, vale a dire come categoria filosofica,
furono proprio i sovietici a peccare di idealismo, e non la Rivoluzione cubana. I nostri gio-
vani devono conoscere bene tutto ci, per apprezzare il pensiero del comandante Guevara e
di Fidel Castro su questo problema chiave.

Difesa dello Stato socialista

Il Che era un uomo di Stato, a favore della causa del socialismo, della Rivoluzione.
Tutto ci ci induce a ritenere che di questo bel libro si possa fare un testo semplice, pra-
tico, di ampia divulgazione per i nostri quadri direttivi e per tutti coloro che hanno interesse
e necessit di conoscere i suoi insegnamenti.
Il comandante Guevara non era solo lesempio del guerrigliero internazionalista e nem-
meno solo il promotore e il forgiatore di idee sullAmerica latina e sul mondo. Era anche un
eccellente amministratore socalista.
Quasi quarantanni fa, durante la crisi dOttobre, Fidel disse che si potevano ritirare da
Cuba i missili a testata nucleare, ma che non ci potevano strappare quelli di carattere mora-
le. Oggi abbiamo dispiegato i missili morali sulle basi della cultura martiana* e socialista,
che ormai sono componenti indissolubili della coscienza del nostro popolo.
Questo testo un contributo importante alla battaglia di idee che stiamo combattendo.

* Da Jos Mart, eroe della lotta di indipendenza cubana [n.d.r.].

120
2. Lo scontro con Bettelheim
Sequenza del Debate ecnomico dal 1963 in poi di Roberto Massari
Legge del valore e costruzione del socialismo di Charles Bettelheim
Forme e metodi della pianificazione socialista di Charles Bettelheim
La pianificazione socialista, il suo significato di Ernesto Che Guevara
Lettera a Bettelheim di Ernesto Che Guevara
Lautocritica (1974) di Charles Bettelheim

SEQUENZA DEL DEBATE ECONMICO DAL 1963 IN POI


di Roberto Massari

Per comodit del lettore e per chiarirci tutti un po meglio le idee, mi sembrato utile
fornire uno schema della sequenza con cui si sono susseguiti gli interventi nel celebre
Dibattito economico a Cuba. Non ci si lasci ingannare dalla fredda elencazione di nomi e
date: dietro c tutta la passione di uomini che hanno creduto alle proprie idee, per le quali
si sono battuti non sempre con i mezzi pi consoni al fine invocato, ma per lo pi con losti-
nata determinazione che a monte di tanti e drammatici problemi pratici vi dovesse essere
necessariamente una soluzione teorica. A volte tale ostinata determinazione li ha portati
fino alla morte in combattimento, a volte fino al suicidio.
E il diagramma di una delle pagine pi nobili e gloriose nella storia del pensiero
comunista e rivoluzionario, ma anche una sorta di encefaloelettrocardiogramma delle
condizioni di salute del paziente cubano nella prima met degli anni 60. Sul carattere
educativo di quel Dibattito (perch di sostanza, perch rivolto a finalit pratiche, perch
pubblico, perch democratico e perch internazionalizzato fin dal primo momento), e sulla
sua eccezionalit nella storia dei partiti del movimento operaio al potere (si deve tornare alla
discussione su Brest Litovsk, per trovare un antecedente), non se ne potr mai dir bene abba-
stanza. A volte mi chiedo ancora se sia veramente accaduto e come sia potuto accadere...

Agli inizi cera stato larticolo del ministro dellIndustria Guevara, Considerazioni sui
costi di produzione come base dellanalisi economica delle imprese soggette a sistema di
bilancio (Nuestra Industria, giugno 1963), e quello su posizioni opposte del ministro del
Commercio estero, Alberto Mora, Sulla questione del funzionamento della legge del
valore nelleconomia cubana nel mondo attuale (Comercio Exterior, giugno 1963).
Il Che aveva ribattuto con Sulla concezione del valore. Rispondendo ad alcune affer-
mazioni sul tema (Nuestra Industria, ott. 1963), mentre il ministro delle Finanze, Luis
lvarez Rom, vicino alle posizioni di Guevara, pubblicava Contenuto politico ed econo-
mico del bilancio di Stato (Trimestre, mag.-giu. 1963). Miguel Cossi, era intervenuto
contro Mora con un Contributo al dibattito sulla legge del valore (Nuestra Industria,
dic. 1963) e Marcelo Fernndez Font, presidente della Banca nazionale, contro Guevara con
Sviluppo e funzioni della banca socialista a Cuba (Cuba Socialista, febbr. 1964).

121
Larticolo principale del Che usc con il titolo Sul sistema di finanziamento di bilan-
cio (Trimestre, luglio-sett. 1963 e Nuestra Industria, febbraio 1964 [si veda la nostra tra-
duzione in Scritti scelti, II, pp. 480-518]), al quale va allegata necessariamente la lettera a
Jos Medero Mestre, del 26 febbraio 1964 (ibid.).
Contro larticolo di Fernndez Font, il Che pubblic La banca, il credito e il sociali-
smo (Cuba socialista, marzo 1964), mentre Charles Bettelheim - che aveva gi pronuncia-
to alluniversit dellAvana, nel 1963, la conferenza oggettivamente polemica Legge del
valore e costruzione del socialismo - pubblicava il suo intervento contro il Che, Forme e
metodi della pianificazione socialista in funzione del livello di sviluppo delle forze produt-
tive (Cuba Socialista ad aprile 1964, Nuestra Industria a giugno 1964 e Trimestre, ott.-
dic. 1964) [entrambi qui riprodotti].
Contro Bettelheim, e a parziale ma sostanziale difesa delle posizioni del Che, intervenne
Ernest Mandel con Le categorie mercantili nella fase di transizione (Nuestra Industria,
giugno 1964 e Trimestre, ott.-dic. 1964). Mandel interverr di nuovo, per fornire un quadro
complessivo con Il grande dibattito economico (Partisans di Parigi e Marcha di
Montevideo, 1967) [entrambi gli articoli sono ritradotti nel Dossier del nostro Quaderno n.
1.], come del resto avevano fatto con analogo atteggiamento Adolfo Gilly, Dentro la
Rivoluzione cubana (Monthly Review, ott. 1964), Saverio Tutino, Ricerca e dibattito cri-
tico sullo sviluppo economico a Cuba (Rinascita, 28/1964) e Sergio De Santis, Il dibattito
sulla gestione socialista a Cuba (Critica marxista, 5-6/1965), Leo Hubermann e Paul M.
Sweezy in Anatomy of a Revolution (Monthly Review Press, New York 1968).
Di Mandel andrebbe ricordato anche Legge del valore, calcolo economico e pianifica-
zione socialista (nel convegno di febbr. 1966, Les problmes de la planification socialiste,
Ces, Paris 1968).
La risposta di Guevara a Bettelheim fu molto dura: La pianificazione socialista, il suo
significato (Cuba Socialista, giugno 1964 [in Scritti scelti, riprodotto in questo Quaderno]).
Si considerano generalmente come ultimi interventi del Che Un atteggiamento comuni-
sta verso il lavoro (Obra Revolucionaria, agosto 1964) e la ripubblicazione a Cuba di un
suo articolo apparso in International Affairs, Cuba: la sua economia, il suo commercio
estero e il suo significato nel mondo attuale (Nuestra Industria, dic. 1964).
Ma la verit che lultimo intervento nel dibattito economico fu il Discorso al Secondo
seminario di solidariet afroasiatica di Algeri (febbr. 1965), in cui il ministro Guevara
scagli da una tribuna internazionale per lultima volta la sua denuncia dei sistemi socialisti
complici dellimperialismo.
Da tempo conosciamo - grazie solo alla tenacia di pochi studiosi/volenterosi - anche gli
aspetti meno ufficiali di quelle critiche ai Paesi dellEst, contenute nelle Registrazioni al
Minind (nel vol. VI della prima raccolta di opere di Guevara, intitolata El Che en la revolu-
cin cubana [tradotti sul Manifesto mensile e nel II vol. degli Scritti scelti]), e, in tempi
molto recenti, alcuni estratti dai Quaderni di Praga (ancora inediti nella loro interezza),
vale a dire parte delle Note critiche al Manuale di Economia politica dellAccademia delle
Scienze dellUrss. Entrambe le pubblicazioni sono dovute allex braccio destro del Che al
Minind, Orlando Borrego Daz che, sia pure con un intervallo storico di 35 anni, ha pub-
blicato nel 2001 un imponente volume dedicato al pensiero e allopera economica di
Guevara: Che, el camino del fuego.
Altri interventi nel dibattito furono quelli di Juan Infante, alto funzionario dellInra,
Caratteristiche del funzionamento dellimpresa autofinanziata (Cuba Socialista, giu.
1964), cui rispose Luis lvarez Rom, Sul metodo di analisi dei sistemi di finanziamento
(Cuba Socialista, luglio 1964); di Alexis Codina, Esperienze sul controllo nel sistema di
bilancio (Nuestra Industria, dic. 1964); di Mario Rodrguez Escalona, La concezione
generale delle finanze nella storia e il sistema del finanziamento di bilancio nel periodo di
transizione (Nuestra Industria, dic. 1964); di Miguel Figueras, Aspetti e problemi dello
sviluppo economico cubano (Nuestra Industria, ott. 1964 e febbr. 1965).

122
Ma andrebbero citati anche alcuni contributi tardivi, prosecuzione ideale di quel dibattito,
come lintervento di due esponenti del Dipartimento di filosofia dellUniversit dellAvana,
ngel Hernndez e Jorge Gmez, Il problema teoria economica/periodo di transizione
(Pensamiento crtico, sett. 1967); lanalisi critica verso la politica economica governativa, ma
favorevole a Guevara, di Javier de Varona (un oppositore di sinistra dotato di una notevole
preparazione marxista), di cui vidi il dattiloscritto in casa sua allAvana (finito chiss dove,
dopo il suo suicidio a marzo 1970); il saggio di Jacques Valier, Lconomie cubaine: quel-
ques problmes essentiels de son fonctionnement (Les Temps Modernes, marzo 1968) e, ad
esaustiva trattazione della questione, il libro di Janette Habel, Ruptures Cuba (La Brche,
Paris 1989 [Cuba, fra continuit e rottura, Roma 1990]).
Per un approfondimento della questione non posso fare a meno di segnalare anche il
mio Che Guevara. Pensiero e politica dellutopia (Roma 1987 [19945]), nelle pagine 171-
260, dove si ricostruisce dettagliatamente quel dibattito, nel contesto delleconomia cubana
di allora, e se ne forniscono possibili strumenti interpretativi. Lo si pu considerare, ovvia-
mente, come un ennesimo tardivo intervento - mio personale - a favore della sostanza delle
posizioni del Che.
Infine, c il silenzio di Fidel Castro nellintera vicenda che stato rilevato da alcuni -
ma non tutti - gli studiosi dellargomento. Per tale silenzio forniamo (alle pp. 210-14 del
libro appena citato) un tentativo di ipotesi esplicativa, nella speranza che un giorno le vere
motivazioni vengano comunicate dal diretto interessato.

123
Legge del valore e costruzione del socialismo
***
Forme e metodi della pianificazione socialista
di Charles Bettelheim

LEGGE DEL VALORE E COSTRUZIONE DEL SOCIALISMO


di Charles Bettelheim*

Il tema che mi propongo di affrontare , si sa, un tema attualmente assai discusso a


Cuba: quello del ruolo della legge del valore nella fase di costruzione del socialismo.
Tratter, evidentemente, questo tema con lattenzione rivolta al caso particolare di Cuba.
Ma penso che sia necessario partire da unanalisi e da constatazioni generali.

Economie socialiste e categorie delleconomia di mercato

Pi precisamente, partir da un certo numero di constatazioni. Per ci che concerne il


nostro problema la constatazione pi generale questa: in tutti i paesi socialisti, quale che sia
il grado di sviluppo sinora raggiunto, esistono le categorie delleconomia di mercato, il cal-
colo del valore, espresso attraverso un sistema di prezzi, perci la moneta, e, in evidente cor-
relazione con queste categorie, la contabilit nazionale in valore, un sistema creditizio e un
sistema finanziario. Secondo i paesi pu variare il ruolo relativo dei prezzi, della moneta, del
calcolo economico in relazione allunit di produzione. Ma il fatto comune fondamentale
dato dallesistenza e dallutilizzazione sempre pi cosciente delle categorie di mercato.
E certamente indispensabile analizzare le ragioni profonde di quel che si potrebbe chia-
mare: la sopravvivenza delle categorie di mercato nelle economie socialiste o nelle eco-
nomie impegnate nella costruzione del socialismo. La spiegazione che viene data pi fre-
quentemente e che non falsa, ma, a mio avviso, insufficiente che questa sopravvi-
venza legata alla coesistenza di parecchie forme di propriet socialista (ad esempio,
nellUnione Sovietica, la propriet socialista di Stato e la propriet cooperativa). A maggior

* Conferenza tenuta allUniversit dellAvana nel 1963, poi inserita in Planification et croissance acclere,
Maspero, Paris 1965 (Pianificazione e sviluppo accelerato, trad. di Lanfranco Senn, Jaca Book, Milano 1968, pp.
21-31). A questo primo intervento nella discussione cubana, Bettelheim fece seguire Forme e metodi della piani-
ficazione socialista e livello di sviluppo delle forze produttive, apparso ad aprile del 1964 su Cuba Socialista. Al
noto economista francese (allepoca strenuo difensore delle posizioni ufficiali sovietiche) il Che rispose diretta-
mente con il suo La pianificazione socialista, il suo significato, apparso a giugno del 1964 in Cuba Socialista
(per entrambi, si veda di seguito).
Il lettore interessato ad approfondire largomento potr consultare anche il Dossier sul dibattito economico cuba-
no, apparso nel primo numero dei Quaderni, con due testi originari di Ernest Mandel e i commenti di Rocco
Primavera, oltre la parte dedicata al tema in R. Massari, Che Guevara. Pensiero e politica dellutopia (1987)
1994, pp. 187-212 (in particolare, per le critiche a Bettelheim, le pp. 202-4 e 206-8) [n.d.r.].

124
ragione si pu trovare una spiegazione del mantenimento delle categorie di mercato laddo-
ve esiste un settore di produzione individuale relativamente grande, come in Polonia e
attualmente a Cuba, o anche in Unione Sovietica, per certe derrate alimentari che sono pro-
dotte, fino al 40%, da piccole propriet terriere individuali. Tuttavia questa spiegazione, che
una delle pi diffuse, mi pare insufficiente allorch si tratta di spiegare il funzionamento
delle categorie di mercato e lutilizzazione della legge del valore allinterno del settore
socialista di Stato.
Se ci si limita allanalisi fin qui sviluppata, si pu capire, fino ad un certo punto, che le
categorie di mercato funzionano ai margini del settore socialisa di Stato, cio nelle rela-
zioni di questo con ci che esso non ; si arriva difficilmente a capire che queste categorie
siano entrate dentro il settore socialista.
A questo punto, molto spesso, si portati a pensare che allinterno del settore socialista
di Stato non esistano vere categorie di mercato, ma pseudo categorie di mercato. In
altri termini, si considera il settore socialista di Stato come un trust unico di Stato (secon-
do la formula usata da Nikolaj Bucharin) e si pensa che allinterno di questo settore i pro-
dotti possano s circolare, ma che non si scambino. Ci che esisterebbe sarebbe uno pseu-
domercato, degli pseudoscambi, degli pseudoprezzi ecc. In altri termini, la categorie
di mercato, e quindi la legge del valore, avrebbero cessato in realt di esistere allinterno
del settore socialista di Stato. Le pseudocategorie di mercato non sarebbero allora che le
forme vuote di un contenuto socio-economico reale, forme utilizzate per ragioni pratiche e
che sarebbe facoltativo utilizzare o no, pi o meno arbitrariamente, in base a considerazioni
di comodit o a criteri non economici. Personalmente, penso che questo modo di impostare
il problema sia astratto e possa condurre a conclusioni pratiche pericolose. Prima di tutto
bisogna chiedersi quale utilit potrebbero avere delle pseudocategorie di mercato, forme
vuote con contenuto socio-economico reale?
Se queste forme fossero realmente vuote, se esse non fossero lespressione ancora
necessaria del tempo di lavoro socialmente richiesto per la produzione di beni diversi, se
queste forme non fossero indispensabili alla distribuzione del tempo di lavoro e dei prodot-
ti, la loro utilizzazione non sarebbe comoda. Essa renderebbe anzi molto difficile afferra-
re ci che essenziale, cio il tempo di lavoro socialmente necessario.

Il ruolo necessario delle categorie di mercato

Precisamente: ed a questo punto che si arriva, credo, al problema fondamentale. Allo


stadio attuale dello sviluppo delle forze produttive, allo stadio attuale di socializzazione
delle forze della produzione, il tempo di lavoro socialmente necessario (in tutte le accezioni
di questo termine) non ancora del tutto misurabile in modo diretto; ed per questo che le
categorie di mercato si impongono oggettivamente come unico mezzo di misurazione, e di
misurazione indiretta del tempo di lavoro socialmente necessario. Se il tempo di lavoro
socialmente necessario non per ora che imperfettamente misurabile in maniera diretta ex
post, a maggior ragione non lo ex ante. La pianificazione socialista costituisce il primo
sforzo delluomo per calcolare a priori il tempo di lavoro che la societ dovr dedicare alle
diverse produzioni e quel che dovr essere il costo sociale di ogni unit prodotta.
Questo sforzo, che ha per condizione prima la propriet sociale dei mezzi di produzione,
stato reso indispensabile dal carattere sempre pi sociale delle forze produttive, dallinter-
dipendenza crescente dei diversi rami delleconomia; ma questo sforzo non che allinizio,
soprattutto a causa dellestrema ineguaglianza dello sviluppo delle forze della produzione
nei vari rami delleconomia, cio, anche, del carattere ancora socialmente e tecnicamente
poco sviluppato di certe produzioni.

125
La propriet sociale delle forze produttive e la gestione economica

Questa situazione oggettiva ha per conseguenza che allinterno del settore socialista
dello Stato stesso, i mezzi della produzione, anche se nazionalizzati, non sono ancora socia-
lizzati nel senso in cui sarebbero qualora fossero interamente dominati dalla societ; cio
qualora questa fosse pienamente capace di utilizzarli centralmente nel modo pi efficace. E
questo punto che deve attirare particolarmente lattenzione. Il fatto che, nello stato attuale
delle forze produttive, sia impossibile determinare in modo centralizzato la distribuzione di
tutte le risorse disponibili allo scopo di ottenere il massimo rendimento di queste risorse,
nel quadro degli obiettivi fissati dal piano, obbliga a distinguere tra due categorie di decisio-
ni economiche:

1. le decisioni economiche centralizzate, che discendono dalla pianificazione economica


nazionale;
2. le decisioni economiche decentralizzate, che discendono dalla gestione economica
corrente.

Distinguere tra la pianificazione economica e la gestione economica corrente vuol dire,


infatti, riconoscere che allo stadio attuale dello sviluppo delle forze produttive, il processo
di appropriazione della natura da parte degli uomini e il processo di riproduzione econimi-
ca allargato non sono ancora un processo del tutto unificato. Ci vuol dire dunque ricono-
scere che allinterno del settore socialista di Stato esistono dei centri di produzione ogget-
tivamente pi o meno indipendenti gli uni dagli altri, cio dei centri di appropriazione
distinti. Ci significa che sotto lunicit del diritto di propriet dello Stato socialista sui
mezzi di produzione (e sui prodotti ottenuti grazie a questi mezzi di produzione) sussisto-
no forme elementari di appropriazione che si collocano a livello delle differenti unit di
produzione.
La sovrapposizione delle differenti forme di propriet sugli stessi mezzi di produzione
non che lespressione giuridica pi o meno adeguata dei rapporti di produzione concreti
corrispondenti a un dato sviluppo delle forze produttive.
A sua volta questa sovrapposizione oggettivamente necessaria delle diverse forme di
propriet nellinterno stesso del settore socialista di Stato che permette di capire che allin-
terno di questo settore possano e debbano esserci veri scambi e dunque che le categorie di
mercato che hanno un contenuto socio-economico reale e non sono pseudocategorie. Le
conseguenze pratiche che si possono trarre da questa conclusione teorica sono numerose.
Non ne citer che qualcuna.

Lorganizzazione interna del settore socialista

Da ci che precede risulta che il settore socialista deve essere organizzato interamente
secondo criteri determinati oggettivamente. Questa organizzazione, per essere efficiente,
deve essere adattata al livello di sviluppo delle forze della produzione e ai rapporti di pro-
duzione corrispondenti. E questa unesigenza particolare della legge della corrispondenza
necessaria tra i rapporti di produzione e lo sviluppo delle forze produttive.
Pi precisamente, lorganizzazione interna del settore socialista efficiente solo se il
potere giuridico di disporre di certi mezzi di produzione o di certi prodotti coincide con la
capacit effettiva di disporre con piena cognizione di causa di questi mezzi di produzione e
di questi prodotti. Questa efficienza presuppone la coincidenza del soggetto giuridico e del
soggetto economico.

126
Il livello sociale al quale questa capacit si pone, in in determinato istante, non dipende
evidentemente dalla buona volont degli uomini, ma dallo sviluppo delle forze produttive.
Allorch il potere giuridico e la capacit effettiva non coincidono, esiste un divario tra il
processo di produzione e di distribuzione da una parte, e, dallaltra parte, il processo ricer-
cato da coloro che godono del potere giuridico senza avere la capacit effettiva di disporne.
Questo divario comporta una insufficienza pi o meno grande della vera direzione del pro-
cesso economico da parte di coloro che sono tenuti a dirigerlo e provoca, in generale, il
moltiplicarsi di provvedimenti e regolamenti, e il gonfiamento dellapparato burocratico.
Questi fenomeni dannosi sono a loro volta legati al vano sforzo prodotto nel tentativo di
colmare labisso che separa il quadro giuridico formale dei rapporti reali di produzione,
rapporti che allora riempiono questo quadro in modo inadeguato. Cos analizzato, il proble-
ma dellorganizzazione interna del settore socialista e delle diverse forme della propriet
socialista assume tutto il suo significato.
Ad esempio, nellUnione Sovietica, la forma kolchoz di propiet socialista in genere
pi adatta al livello di sviluppo delle forze produttive di cui i kolchoz dispongono di quanto
non lo sarebbe la forma statale. Ci significa che allattuale livello di sviluppo di queste
forze, la socializzazione del processo di produzione pi vera nel quadro kolchoziano di
quel che potrebbe essere se la propiet formale di queste forze fosse trasferita allo Stato.
Questo infatti sarebbe allora obbligato sia a tentare di dirigere pi o meno centralmente un
processo di produzione che, allo stadio attuale delle cose, non pu essere effettivamente
diretto e controllato che sul posto; sia di delegare i poteri decisionali ad un direttore nomi-
nato dallo Stato e che assumerebbe cos le funzioni che oggi sono quelle della collettivit
del kolchoz e dei suoi organi. Di fatto, un tale trasferimento condurrebbe ad un regresso
della socializzazione, cio del controllo della collettivit sulla produzione, e non ad un pro-
gresso di questa perch, allo stadio attuale delle cose, il controllo che la societ nel suo
insieme pu esercitare sul direttore di ununit di produzione di tipo kolchoziano infatti
un controllo estremamente limitato.
Cos, quando si parla di forme superiori della propiet socialista, alludendo cos alla
propiet dello Stato, ci ha un senso strettamente storico (per i processi di produzione che
non sono ancora maturi per questa forma di propiet), in quanto prospettiva provvisoria, ma
non ne ha uno immediato, al livello attuale di sviluppo delle forze della produzione. E dal-
tronde appunto per ci che bisogna mantenere per ora le forme cosidette inferiori.
Lesistenza di queste non dunque giustificata, come si pensa talvolta, dallo spirito con-
servatore dei contadini, ma dalla realt dei rapporti di produzione concreti.

Soggetti economici e soggetti giuridici

La necessit (dal punto di vista dello stesso progresso della socializzazione del processo
di produzione e della sua direzione) di unadeguamento il pi stretto possibile tra i soggetti
giuridici (che godono del potere giuridico di disporre di certi mezzi di produzione e di certi
prodotti) e i soggetti economici (che possiedono la capacit effettiva di disporne realmente,
cio utilmente, perch possono controllarli praticamente) spiega anche perch il trasferi-
mento alle Comuni popolari, da parte dello Stato cinese, di un gran numero di imprese
industriali, una volta gestite centralmente o a livello provinciale o regionale, abbia potuto
costituire un progresso e non un regresso nella socializzazione della produzione. Si tratta
comunque sempre di determinare e di decidere qual il tipo di collettivit che pu effettiva-
mente, cio pi efficacemente, dirigere certi processi di produzione, e ci dipende dalla
natura delle forze produttive messe in opera da questi processi di produzione. E allo stesso
modo, evidentemente, che deve essere determinata, da una parte, la ripartizione dei poteri
giuridici di poter disporre di certi mezzi di produzione o di certi prodotti (ad esempio la

127
ripartizione di questi poteri tra i diversi organi del potere di Stato o la ripartizione di questi
poteri tra le differenti istanze centrali o locali, o tra le istanze amministrative o le istanze
puramente economiche).
Ci permette di capire che lo stesso sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di
produzione che deve generare una trasformazione progressiva della struttura interna del set-
tore socialista. Pi precisamente, la crescente socializzazione delle forze produttive che
deve permettere una crescente integrazione delleconomia e perci la valutazione sempre
pi diretta del tempo di lavoro socialmente necessario e, di conseguenza, i progressi della
pianificazione socialista e labbandono delle categorie di mercato.
Tuttavia, per ora, ho gi detto che anche nei paesi socialisti pi avanzati il processo
della produzione sociale e della riproduzione allargata non ancora un processo del tutto
integrato, in cui le diverse parti si comandino strettamente le une le altre e che possa dun-
que essere integralmente dominato dalla Societ.

Interdipendenza e integrazione delle forze produttive

Lo sviluppo delle forze produttive ha effettivamente comportato una crescente interdi-


pendenza tra le diverse attivit economiche, tra i diversi processi elementari di produzione.
E precisamente questa interdipendnza, questo inizio di integrazione che ha reso necessaria
la pianificazione socialista, la sola vera pianificazione, e che d il suo vero contenuto alla
propriet sociale dei mezzi di produzione (in macanza della quale non possibile alcuna
vera pianificazione economica). Ma lintegrazione dei diversi processi elementari di produ-
zione non che ai suoi inizi. Ognuno di questi processi continua a svilupparsi in modo relati-
vamente autonomo. Lappropriazione della natura da parte degli uomini si effettua, di conse-
guenza, in centri (le unit di produzione) distinti, separati, e tra i quali si stabiliscono legami
complessi, molteplici e pi o meno regolari. Ogni unit di produzione costituisce cos un
centro di appropriazione della natura, con la sua specificazione, la sua propria realt.
Ciononostante, i progressi tecnici realizzati in certi rami mostrano chiaramente che via via
che le forze produttive si sviluppano, questo sviluppo conduce a unintegrazione effettiva dei
processi di produzione, a un coordinamento organico di questi progressi che divengono sem-
pre pi progresso unico, appena il dominio delle relazioni di mercato si riduce e la sfera di
attivit delle categorie di mercato si estingue. Quando questa evoluzione giunger al suo ter-
mine, la pianificazione e la gestione delleconomia potranno provenire da una sola istanza
sociale (ci che non vuol dire necessariamente da un unico soggetto giuridico).
Finch questo non avverr, la pianificazione socialista assicura la direzione cosciente
dellinsieme dei processi di riproduzione sociale, sempre pi numerosi, che cominciano ad
essere coordinati (perch si controllano oggettivamente gli uni gli altri), mentre la gestione
economica socialista assicura la direzione cosciente dei processi realizzati dai diversi sog-
getti economici. Questi sono dunque contemporaneamente collegati tra di loro dal piano,
nella misura in cui si controllano oggettivamente tra di loro, e dalle relazioni di mercato,
nella misura in cui sono ancora relativamente indipendenti.

Alcune conseguenze dellanalisi precedente

Penso che partendo da una simile analisi bisogna tentare:


1. di determinare i livelli e le forme corrette di socializazione dei mezzi di produzione
(per esempio la ripartizione delle unit di produzione tra il potere centrale e i poteri locali);
2. di determinare le condizioni oggettive di deperimento delle categorie di mercato, ci

128
che costituisce uno dei problemi essenziali del passaggio dalla societ socialista alla societ
comunista;
3. di determinare il ruolo e la condizione di funzionamento del sistema dei prezzi, tanto
allinterno del settore socialista di stato che nei rapporti tra questo e gli altri settori e, benin-
teso, con le economie straniere.

Il sistema dei prezzi

I problemi posti dal sistema dei prezzi necessiterebbero sviluppi assai lunghi. Qui vorrei
limitarmi, semplicemente, allosservazione che segue, sulla quale potr eventualmente tor-
nare nel corso della discussione: la sovrapposizione oggettiva dei centri di decisione signifi-
ca che i diversi centri sono chiamati a prendere decisioni di natura diversa.
Ad esempio, lessenziale delle decisioni di gestione concerne la ricerca della combina-
zione ottimale delle risorse esistenti, a livello di ogni unit economica. Il problema che qui
si pone quello dellelaborazione di un sistema di prezzi che assicuri il meglio possibile la
coincidenza di quel che pare optimum a livello di ogni unit di produzione con lopti-
mum sociale, quale definito dal Piano.
Come mostra lanalisi economica, un tale sistema di prezzi deve comportare, da una
parte, prezzi i cui livelli relativi sono determinati dal tempo di lavoro socialmente necessa-
rio; e, daltra parte, prezzi che si allontanano in un senso o nellaltro da questo livello, al
fine di assicurare indirettamente la realizzazione di certi obiettivi economici e sociali.
Per quanto concerne le decisioni da prendere circa la pianificazione economica, e
soprattutto per ci che concerne la pianificazione degli investimenti, il calcolo economico
non pu svolgersi solo in termini di prezzi attuali, ma deve tener conto anche dei probabili
prezzi futuri, che troveranno la loro ragion dessere nello sviluppo precedente.
Parimenti, a livello di pianificazione, devono svilupparsi calcoli di tempi di lavoro, per-
ch lo scopo della pianificazione socialista di garantire il massimo soddisfacimento dei
bisogni crescenti grazie a una produttivit che si accresce senza sosta, ci che esiger in
definitiva un calcolo in tempi di lavoro; ma, come ho gi detto, questo calcolo non potr
svilupparsi realmente che in modo progressivo, al momento in cui il processo di riproduzio-
ne economica allargata afferrato nel suo insieme, cio al livello di pianificazione delleco-
nomia nazionale.
Mi auguro che i pochi sviluppi che precedono permettano di intavolare una discussione
fruttuosa.
Conferenza tenuta allUniversit dellAvana (1963)*

* In un altro impegnativo testo di Bettelheim, Il quadro socio-economico e lorganizzazione della pianificazio-


ne sociale (redatto sulla base di un corso tenuto nel 1963-64 allcole Pratique des Hautes tudes di Parigi e in
cui, sia detto per inciso, Bettelheim si profondeva in ampie lodi per le posizioni sovietiche, conferendo una spro-
positata dignit di teorico in economia addirittura allo stesso Stalin), vi un riferimento al dibattito economico
cubano - anche se riferito al solo settore agricolo - che ci sembra utile riprodurre, a titolo di pura documentazione,
riprendendolo da p. 79 del volume La transizione alleconomia socialista, avanti citato:
Analogamente a Cuba: la dimensione delle granjas del pueblo, quantunque troppo vasta per una gestione effi-
ciente, si resa necessaria per linsufficiente numero di quadri. Le stesse ragioni sono state invocate per non
accordare alle granjas del pueblo lautonomia finanziaria e per accordarla, nel 1963, solo alle agrupaciones bsi-
cas - che raccolgono varie granjas. E previsto che in futuro ogni granja venga dotata di personalit giuridica e
autonomia finanziaria. (Sul problema vedi, pi precisamente, larticolo di Carlos Rafael Rodrguez, El nuevo
camino de la agricultura cubana, in Cuba Socialista, nov. 1963, pp. 71-98.).
E pi avanti (p. 81 n.): Nelleconomia socialista, la determinazione di un livello di calcolo economico pu non
corrispondere sempre a una collettivit permanente di lavoro. A Cuba, ad esempio, stato fatto il tentativo di
tenere la contabilit in certe granjas (granja unidad della provincia dellAvana) delle entrate e delle uscite per
campo, quando non vi era un gruppo permanente dedicato al lavoro di ciascun campo. [Nota aggiuntiva di R. M.]

129
FORME E METODI DELLA PIANIFICAZIONE SOCIALISTA
IN FUNZIONE DEL LIVELLO DI SVILUPPO DELLE FORZE PRODUTTIVE
di Charles Bettelheim*

Queste mie considerazioni nascono da una riflessione teorica su alcuni problemi che si
pongono, oggi, alleconomia cubana. Dal momento che questi problemi sorgono necessaria-
mente per ogni paese che intraprende la via del socialismo, mi parso che potesse essere
interessante pubblicarlo nella sua forma originale (tramite qualche cambiamento di poca
importanza). Naturalmente non vengono affrontate importanti questioni concernenti la
costruzione del socialismo, dato che ci non era necessario a proposito delleconomia cuba-
na. Alcune di tali questioni, tuttavia, saranno affrontate nei capitoli seguenti.
Non questo il luogo in cui trarre le condizioni storiche specifiche di Cuba e dellUrss e
i problemi non-economici che dovrebbero, tuttavia, essere presi in considerazione per for-
mulare una soluzione concreta.
Questo testo si colloca, dunque, nel campo della teoria economica, la quale costituisce
uno strumento indispensabile alla formulazione corretta di problemi economici, quantunque
non sia sufficiente per fornire risposte complete a tutte le questioni pratiche poste dalla pia-
nificazione e dallorganizzazione delleconomia socialista.
Per risolvere, nel modo pi preciso possibile i problemi posti dalleconomia cubana,
necessario sottoporli a unanalisi teorica. Solo sulla base di quellanalisi si possono mettere
in luce la strategia e la tattica economica valide per le esigenze della tappa attuale, tenuto
conto delle catteristiche complete specifiche di questa tappa e dellattuale livello di svilup-
po delle forze produttive. Solo sulla base di quellanalisi possibile definire forme di orga-
nizzazione e metodi di lavoro corrispondenti alla strategia e alla tattica adottate.
Se unanalisi teorica indispensabile oggettivamente, lo anche soggettivamente, perch
essa sola pu fornire la visione scientifica corretta necessaria a guidare lazione dei dirigenti
della rivoluzione, dei quadri politici e delle stesse masse lavoratrici. Una visione scientifica
necessaria anche per facilitare lattuazione pratica degli orientamenti generali adottati.
Essa, inoltre, deve permettere:
a. di superare le legittime esitazioni che si provano prima di sostituire metodi e forme
nuove ai metodi di lavoro e alle forme di organizzazione alle quali si abituati;
b. di sfuggire alla sensazione di tornare ad agire sul piano dellorganizzazione econo-
mica mentre non si fa che rinunciare a forme di organizzazione sorpassate, premature o
comunque inadatte;
c. di non essere tentati di imitare forme e metodi di organizzazione che possono dare
risultati positivi in condizioni oggettivamente diverse, in relazione alle quali dovevano
essere rispettate priorit diverse da quelle che oggi caratterizzano leconomia cubana.
Sul piano teorico, noto, il problema fondamentale consiste nel trattare le forze produt-
tive conformemente alla loro natura. Senza far questo impossibile controllarle e dirigerne
effettivamente lo sviluppo.

* Scritto a gennaio del 1964 e apparso in Cuba Socialista ad aprile dello stesso anno, questo articolo fa seguito
alla conferenza del 1963 ed stato poi inserito in La transition vers lconomie socialiste, Maspero, Paris 1968
(La transizione alleconomia socialista, trad. di Lanfranco Senn, Jaca Book, Milano 1971, pp. 121-143). Note e
citazioni sono state da noi verificate e ampiamente corrette [n.d.r.].

130
Analogamente, sul piano teorico, indispensabile analizzare il comportamento degli
uomini non come se fosse determinato, in ultima istanza, dallimmagine che essi hanno
delle relazioni tra loro e delle loro rispettive funzioni (ci implicherebbe che sia sufficiente
modificare questimmagine, soprattutto con leducazione, per modificare anche il comporta-
mento nel senso desiderato, e questo costituirebbe una visione idealistica delle cose), ma
come conseguenza dellinserimento concreto degli uomini nella divisione tecnica e sociale
del lavoro e in un dato processo di produzione e riproduzione (che riproduce anche, modifi-
candoli, i loro bisogni), processo che a sua volta fondamentalmente determinato dallo svi-
luppo delle forze produttive.
Unanalisi di questo tipo fa comprendere, soprattutto, che la leva decisiva per modifica-
re il comportamento degli uomini data dai cambiamenti apportati alla produzione e alla
sua organizzazione. Leducazione ha la funzione di cancellare attitudini e comportamenti
ereditati dal passato e che sopravvivono ad esso, e di assicurare lapprendimento di nuove
forme di comportamento imposte dallo stesso sviluppo delle forze produttive.
Occorre partire da queste regole di analisi generale, caratteristiche del materialismo sto-
rico, per tentar di risolvere, in funzione del progresso delle forze produttive, i problemi teo-
rici posti dallevoluzione dei rapporti produttivi, nonch i problemi della delimitazione
delle varie forme di propriet, di organizzazione del settore socialista, di organizzazione
degli scambi, della distribuzione, dei redditi e della pianificazione.

1. Limiti del settore socialista e del settore privato


sotto la dittatura del proletariato

Marx ed Engels hanno dimostrato che lo sviluppo delleconomia capitalista si accompa-


gna a forme di produzione sempre pi sociali e che il carattere sempre pi sociale delle
forze produttive fa della socializzazione dei mezzi di produzione una necessit oggettiva1. I
fondatori del socialismo scientifico hanno inoltre dimostrato che il carattrere sociale delle
forze produttive pi o meno evidente secondo i tipi di attivit economica e la natura dellle
tecniche impiegate.
Da queste analisi e dagli sviluppi ad esse apportati, Lenin ha tratto conclusioni pratiche
concernenti la delimitazione dei settori socialista e privato delleconomia nella prima fase
della dittatura del proletariato e concernenti le condizioni di decadenza del settore privato e
di integrazione delle attivit che da esso passano al settore socialista. Lenin ha insistito
soprattutto sul fatto che non si possono risolvere i problemi della piccola e media azienda
agricola se non riorganizzando tutta leconomia, se non passando dalla piccola economia
di mercato, individuale, isolata, alla grande economia collettiva. E aggiunge:
Tale passaggio si compie necessariamente con molta lentezza. Decretare provvedimenti amministrativi
affrettati e incauti non servirebbe che a rendere pi lento e pi difficile questo passaggio. E possibile
accelerarlo soltanto offrendo al contadino un aiuto che gli dia la possibilit di migliorare in grandissima
misura tutta la tecnica agricola, di trasformarla radicalmente2.

1 Di regola, il legame che unisce il livello di sviluppo delle forze produttive al carattere dei rapporti di produ-
zione e di propriet che ad essi corrispondono oggi indicato correntemente con lespressione legge di corrispon-
denza necessaria tra i rapporti di produzione e il carattere delle forze produttive. Questespressione, formulata
per la prima volta da Stalin, da questi impiegata soprattutto nel suo libro Problemi economici del socialismo
nellUrss (Roma, Ed. di Rinascita, 1953, p. 10).
2 V. Lenin, Opere complete, XXX, Edizioni di Rinascita, Roma 1956-65, p. 93. La citazione fa parte di un testo
intitolato Economia e politica nellepoca della dittatura del proletariato, apparso per la prima volta sulla Pravda
del 7 novembre 1919. [Questa citazione di Lenin e tutte quelle che seguono, sono da noi riportate nella versione
delle Opere complete, pubblicate dagli Ed. Riuniti, e per lo pi risultano tradotte diversamente dalle citazioni che
compaiono nelledizione italiana della Jaca Book, da cui questo articolo tratto. Qui la collocazione in Lenin,
Opere complete, XXX, Ed. Riuniti, Roma 1967, pp. 93-4 (n.d.r.).]

131
Lenin insiste, dunque, in questo testo del 1919, sulle basi tecniche delle trasformazioni
da apportare allagricoltura, sul carattere assai lungo del periodo di transizione e sullaiuto
da fornire allagricoltore durante questo periodo di transizione.
Nel 1921, nel suo ben noto rapporto sulla sostituzione di unimposta in natura alla
requisizione, Lenin torna a lungo sulle idee precedenti:
Se qualche comunista ha pensato che in tre anni si potessero trasformare le basi economiche, le radici
economiche della piccola agricoltura, egli era, naturalmente, un sognatore..., perch trasformare il pic-
colo agricoltore, trasformare la sua mentalit e le sue abitudini unopera che richiede il lavoro di genera-
zioni. Soltanto la base materiale, la tecnica, lutilizzazione su vasta scala di trattori e di macchine nella-
gricoltura, lelettrificazione su vasta scala pu risolvere questo problema, risanare, per cos dire, la menta-
lit del piccolo agricoltore3.

Lenin trae tutte le conseguenze pratiche da questanalisi: poich lagricoltura individua-


le, povera e mediocre, destinata a rimanere tale per un lungo periodo, dobbiamo sforzar-
ci di soddisfare le esigenze dei contadini4. E aggiunge:
Come soddisfare il contadino e che cosa vuol dire soddisfarlo?... Esaminando a fondo questo problema,
ci diremo subito: in sostanza si pu soddisfare il piccolo agricoltore con due cose. In primo luogo, ci
vuole una certa libert di scambio, una libert per il piccolo proprietario; in secondo luogo, dobbiamo
procurarci merci e derrate. Che cos la libert di scambio, se non c niente da scambiare, e che cos la
libert di commercio se non c di che commerciare!5.

Se Lenin ha tanto insistito sulla necessit di mantenere per un periodo di transizione una
produzione agricola individuale6 (fintantoch la base tecnica di una produzione agricola
sociale non sia stata creata nella misura dei bisogni della societ nel suo complesso) e sulla
contropartita dellesistenza di essa a livello degli scambi locali, ci significa che la produ-
zione agricola la pi difficile da trasformare tecnicamente, sia dal punto di vista delle con-
dizioni materiali sia da quello delle abitudini di produzione; significa anche che la classe
agricola particolarmente importante e che la sua alleanza con la classe operaia indispen-
sabile per la dittatura del proletariato. Tuttavia, ci che vale per la produzione agricola indi-
viduale vale anche per lartigianato e per la piccola produzione industriale, finch esse non
siano ancora tecnicamente sviluppate ad un elevato livello.

2. Organizzazione del settore socialista

Se la ripartizione delle forze produttive tra settore socialista e settore privato ha fatto
sorgere, da tempo, numerose riflessioni teoriche, ci non avvenuto, almeno allo stesso
grado e in modo cos spettacolare, come pu apparire a prima vista, per i problemi posti
dallorganizzazione interna del settore socialista. Pertanto, lelaborazione dei princpi chia-
mati a reggere lorganizzazione di questo settore nei paesi che hanno intrapreso la via del
socialismo esige unattenzione tutta particolare. Va analizzata e utilizzata, a questo proposi-
to, lesperienza storica di altri paesi socialisti.

3 V. Lenin, Rapporto sulla sostituzione dei prelevamenti delle eccedenze con limposta in natura, in Opere
complete, XXXII, Edizioni di Rinascita, Roma 1956-65, pp. 275 sgg. [E parte della relazione di Lenin al X
Congresso del Pcr (b), 15 marzo 1921, in Opere complete, XXXII, Ed. Riuniti, Roma 1967, pp. 199-200 (n.d.r.).]
4 Ibid., p. 200.
5 Ibidem.
6 E noto che questa necessit stata ricosciuta da Lenin non solo nel caso delleconomia arretrata russa del
1921, ma anche in quello dei paesi capitalistici pi progrediti (cfr. Primo abbozzo di tesi sulla questione agra-
ria, testo redatto per il Secondo congresso dellInternazionale comunista, op. cit., XXXI, pp. 173-4). [Il testo cit.
parte delle Tesi per il Secondo congresso dellInternazionale comunista, Opere complete, XXXI, Ed. Riuniti,
Roma 1967, pp. 166 sgg.: in particolare si vedano le pp. 169-70 (n.d.r.).]

132
Storicamente, fino a questi ultimi anni, lorganizzazione interna del settore socialista in
Unione Sovietica stata sostanzialmente concepita per far fronte ai problemi di pi urgente
soluzione, sotto la pressione di questioni particolarmente difficili e complesse, in situazioni
spesso di emergenza (comunismo di guerra, ricostruzione dopo la guerra civile, elaborazio-
ne e revisione dei piani quinquennali parallelamente allascesa del fascismo in Germania e
alla crescente minaccia di una seconda guerra mondiale, la guerra stessa, la seconda rico-
struzione). Per questo non sempre stato possibile adattare sistematicamente lorganizza-
zione alle esigenze e allo sviluppo delle forze produttive, ma stato necessario ladattamen-
to empirico alle circostanze in rapida evoluzione
Ci ha avuto come conseguenza frequenti cambiamenti nellorganizzazione, sia per
quel che concerne le unit di produzione e i loro poteri giuridici sia per ci che concerne
la natura delle istanze alle quali le unit di produzione devono essere ricondotte, i loro
poteri decisionali ecc. Le soluzioni date a questi problemi esercitano, evidentemente,
una grande influenza sul buono o il cattivo funzionamento del settore socialista, sulla
rapidit del suo sviluppo, il suo rendimento, la sua capacit di adattamento al progresso
tecnico ecc.
Per un lugo periodo i cambiamenti avvenuti nellorganizzazione del settore socialista
delleconomia sovietica sono stati dovuti soprattutto a considerazioni pratiche immediate e
non sono stati affatto il frutto di unanalisi teorica approfondita. Solo recentemente le cose
sono andate in modo diverso e ci si sforzati di tener maggior conto, proprio al livello del-
lorganizzazione del settore socialista, delle esigenze della legge di corrispondenza necessa-
ria tra i rapporti produttivi e il carattere delle forze produttive7.
Considerata lenorme importanza (per la costruzione del socialismo a Cuba o in ogni
altro paese che abbia intrapreso la via del socialismo) di una soluzione corretta ai pro-
blemi di organizzazione, e considerato il riferimento indispensabile, in questo come in
altri campi, allesperienza dei paesi socialisti pi avanzati, necessario soffermarsi
almeno su alcune delle ragioni per le quali questi problemi non hanno ancora dato
luogo, neppure nellUnione Sovietica, che ad una elaborazione parziale, non del tutto
soddisfacente.
Alcune ragioni sono puramente pratiche. Le pi determinanti sembrano essere la natura
principalmente amministrativa che la pianificazione sovietica ha assunto per un lungo
periodo, in seguito alla priorit che si dovuta assegnare allinfrastruttura economica e,
soprattutto, allindustria pesante.
LUnione Sovietica era, infatti, un paese economicamente arretrato, nel quale si son
dovute gettare rapidamente le basi materiali per la produzione socialista allargata, dedican-
do sforzi eccezionali allo sviluppo del Primo Settore secondario (Primo Dipartimento) del-
leconomia e, in particolare, allo sviluppo delle industrie di base. In quelle circostanze, le-
sigenza di massimizzare lefficienza economica, che deve stare a fondamento degli sforzi
dorganizzazione, la si dovuta spesso trascurare, se non al livello strategico, nel quale
stata sempre soddisfatta, almeno al livello tattico, nel quale stata talvolta relegata in
secondo piano, e non solo in tema di organizzazione economica.
Altre ragioni, al di l di questa motivazione storica, riguardano lo stato dellelaborazio-
ne teorica di questioni fondamentali e meritano perci grande attenzione.

a. Leggi economiche e socialismo


Una di queste ragioni, tra le pi importanti, sembra essere stata una valutazione insuffi-
ciente (e talvolta anche errata), da parte di alcuni marxisti, del problema delle leggi econo-
miche e delle contraddizioni nelleconomia e nella societ socialista.
Un caso estremo di falsa valutazione di questo tipo offerto da Rosa Luxemburg che, in
una prospettiva di sinistra, ritiene che nella societ socialista non esistano pi leggi eco-

133
nomiche e che perci leconomia politica perda il suo scopo8. La stessa valutazione viene
ripresa da Bucharin nel suo libro sulleconomia politica del periodo di transizione, soprat-
tutto quando scrive:
Appena si passa a considerare uneconomia sociale organizzata, scompaiono tutti i problemi fondanti
delleconomia politica... Perci pu qui dunque trovar posto da un lato un sicuro sistema di descrizione e
dallaltro un sistema normativo. Non resta per alcuno spazio per una scienza che studi le cieche leggi
del mercato, poich vien meno il mercato stesso. Questo significa la fine della societ che riposa sulla pro-
duzione capitalistica delle merci e la fine delleconomia politica9.

E noto come questa opinione di Bucharin (che difendeva allora posizioni di estrema
sinistra) sia stata confutata da Lenin10.
Per quel che ci riguarda, osserveremo due aspetti essenziali degli errori commessi allora
da Bucharin, cio:
a. la confusione tra legge economica e legge di mercato (perch ci corrisponde
a ridurre leconomia politica a una scienza degli scambi e a non riconoscere invece il suo
carattere di scienza della produzione sociale;
b. la confusione tra il libero gioco delle leggi e il loro carattere oggettivo.

Errori di questo genere rendono evidentemente impossibile anche la comprensione delle


condizioni di funzionamento della legge del valore nelle varie fasi dello sviluppo della
societ socialista. Del resto sul terreno del funzionamento della legge del valore che sono
state combattute pi presto, pi accanitamente e pi sistematicamente le false posizioni teo-
riche sopra ricordate. Al contrario, sul terreno pratico dellorganizzazione interna del setto-
re socialista sono state combattute solo poco per volta le conseguenze di quegli errori e di
errori dello stesso tipo.

7 Vale la pena, a questo proposito, di sottolineare levoluzione del pensiero di Stalin. Egli parlando della societ
socialista, scriveva: I rapporti di produzione sono perfettamente conformi allo stato delle forze produttive perch
il carattere sociale del processo produttivo accompagnato dalla propriet sociale dei mezzi di produzione. (J.
Stalin, Matrialisme historique, p. 27 delledizione francese delle ditions Sociales, Paris 1956. Di questopera
esiste anche una traduzione italiana: Materialismo dialettico e materialismo storico, Piccola biblioteca marxista,
Editori Riuniti, Roma). Ora, nel suo libro Problemi economici del socialismo nellUrss, Stalin scriveva: Sarebbe
un errore accontentarsi di credere che non esista alcuna contraddizione tra forze e rapporti di produzione.
Contraddizioni ve ne sono e ve ne saranno certamente, poich lo sviluppo dei rapporti di produzione ritarda e ritar-
der sullo sviluppo delle forze produttive. Se le autorit dirigenti applicano una politica giusta, le contraddizioni
non degenerannpo in antagonismo, non creeranno un conflitto tra i raporti e le forze produttive della societ. Le
cose cambiano se facciamo una politica sbagliata Sar allora inevitabile il conflitto e i nostri rapporti di produ-
zione rischiano di diventare un ostacolo molto serio allo sviluppo delle forze produttive (op. cit., p. 87).
8 R. Luxemburg scrive: Leconomia politica in quanto scienza ha compiuto il suo ruolo dal momento in cui
leconomia anarchica del capitalismo cede il posto ad uneconomia pianificata, sapientemente organizzata e diret-
ta dallinsieme della societ lavorativa. La vittoria della classe operaia contemporaneamente alla realizzazione del
socialismo significa perci la fine delleconomia politica in quanto scienza (Einfhrung in die
Nationalkonomie. Ausgewhlte Reden und Schriften, Berlin, 1951, I, p. 491).
9 N. Bucharin, p. 2 della traduzione tedesca di konomie der transformations-periode, Hamburg, 1922.
[Economia del periodo di trasformazione, Jaka Book, Milano 1971, pp. 11-12 (n.d.r.).]
10 In una nota scritta in margine al libro di Bucharin, Lenin osserva che la definizione da lui data di economia
politica (Scienza delleconomia sociale non organizzata) ci fa retrocedere di un passo rispetto a Engels,
che, com noto, ha definito leconomia politica in senso lato, come la scienza delle condizioni e delle forme in
cui le diverse societ umane producono, scambiano e, su questa base, distribuiscono i loro prodotti.
Per il nostro scopo, laspetto della discussione alla quale ha dato luogo il libro di Bucharin , evidentemente,
molto importante. Le valutazioni di Lenin sul libro non sono state daltronde cos negative come alcuni commen-
tatori hanno affermato qualche anno dopo. Alcune di quelle valutazioni sono riportate in Zamechaniye na knigu
N. Boukarina Ekonomika Perekhodnova Perioda, seconda edizione, Moskva, 1932.
Un commento a questo dibattito e ai suoi sviluppi (con molti riferimenti bibliografici) si trova in A. Kaufmann,
The origin of political economy of Socialism, in Soviet Studies, genn. 1953, pp. 243 sgg. Cfr. anche Ronald L.
Meek, Studies in the labour theory of value, London 1956, specialmente le pp. 256-7.

134
Nei Problemi economici del socialismo nellUrss, Stalin ha fortemente insistito sulle-
sistenza di leggi economiche oggettive nelleconomia socialista11 e ha dimostrato soprat-
tutto, senza aver ancora tratto tutte le conseguenze, che quelle leggi si fondano anche sul-
lorganizzazione della societ socialista, cio sulle forme da dare ai rapporti di produzione
e allorganizzazione sociale e tecnica della produzione. Quelle forme devono essere pro-
gressivamente modificate per adattarsi allo sviluppo delle forze produttive; se ci non
accade, invece di costituire un aiuto al progresso delle forze produttive, quelle forme sono
di ostacolo.
Cos viene messo in luce il concetto di possibile contraddizione tra le forze produttive
e le forme di organizzazione del settore socialista, e contemporaneamente viene sottolineato
il carattere non-antagonista di tale concetto, perch nella societ non esiste alcun gruppo
sociale che disponga di mezzi sufficienti per opporsi alle trasformazioni necessarie, il che
non significa che alcuni strati sociali (ad esempio uno strato burocratico) non abbiano inte-
resse ad opporsi a trasformazioni che pur sono necessarie.
Anche Mao Tse-tung ha insistito sulle contraddizioni che possono svilupparsi nella
societ socialista e sulla necessit di risolverle correttamente.
Molti si rifiutano di ammettere che le contraddizioni continuano a sussistere nella societ socialista...
costoro non comprendono che proprio lincessante processo che si concreta nel trattamento e nella riso-
luzione secondo giustizia delle contraddizioni a rafforzare progressivamente lunit e la coesione della
societ socialista... Nella societ socialista, le contraddizioni fondamentali permangono, come per il pas-
sato, le contraddizioni esistenti tra i rapporti di produzione e le forze produttive, le contraddizioni fra la
sovrastruttura e la base economica12.

Il fatto che ancora dieci anni fa sia stato necessario confutare la tesi dellassenza di leggi
economiche oggettive nel socialismo, e che si sia dovuta ricordare insistemente lesistenza,
nella societ sociale, di contraddizioni tra i rapporti di produzione e le forze produttive, mostra
il ritardo del pensiero teorico in questo campo e spiega perch il problema dellorganizzazione
del settore socialista sia stato posto cos tardi e in termini solo parzialmente scientifici.

b. Propriet e rapporti di produzione


Unaltra radice teorica della situazione gi descritta, radice pi profonda anche se anco-
ra poco in luce, costituita dal carattere insufficiente, e talvolta falso, delle analisi fondate
sui concetti di rapporti di produzione e di propriet.
Per Marx, com noto, i rapporti di produzione sono costituiti dai rapporti che gli uomi-
ni stabiliscono tra di loro nel processo della produzione sociale e si modificano con lo svi-
luppo delle forze produttive13.
La natura dei rapporti di produzione dunque determinata dalle forze produttive e dal
loro grado di sviluppo. La propiet dei mezzi di produzione , invece, lespressione giuridi-
ca e astratta di certi rapporti di produzione, modificabile quando si modificano le forze pro-
duttive e i rapporti di produzione che ad esse corrispondono14.

11 Le leggi delleconomia politica sotto il socialismo sono leggi oggettive (J. Stalin, Problemi economici del
socialismo nellUrss, cit., p. 12).
12 Mao Tse-tung, La contraddizione in seno al popolo, Pechino, 1956. [Sulla giusta soluzione delle contraddi-
zioni nellambito del popolo (27 febbraio 1957), in Mao Tse-tung, Scritti filosofici, politici, militari, Feltrinelli,
Milano 1968, pp. 550-1 (n.d.r.).]
13 Cos scrive Marx: Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati,
necessari, indipendenti dalla loro volont, in rapporti di produzione corrispondono a un determinato grado di svi-
luppo delle loro forze produttive materiali (K. Marx, Prefazione a Per la critica delleconomia politica, Ed.
Riuniti, Roma 1969 p. 5).
14 Cos scrive Marx, subito dopo il brano appena citato: Linsieme di questi rapporti di produzione costituisce la
struttura economica della societ, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla
quale corrispondono forme determinate dalla coscienza sociale A un dato punto del loro sviluppo, le forze produt-

135
La relazione tra forze produttive, rapporti di produzione e forme di propriet lungi dal-
lessere sempre stata afferrata in modo esatto. In particolare questo capita nel Trattato di
economia politica di Oskar Lange. Egli, seguendo lesempio di numerosi altri economisti,
considera la propriet dei mezzi di produzione come la base dei rapporti di produzione15.
In realt il livello di sviluppo delle forze produttive che determina la natura dei rap-
porti di produzione, rapporti che possono trovare espressione giuridica pi o meno adeguata
in una data forma di propriet dei mezzi di produzione. Marx ha insistito frequentemente
sullaspetto del nesso tra rapporti di produzione e forme di propriet16.
Se si considera come base dei rapporti di produzione quel che ne solo lespressione
o la forma giuridica pi o meno adeguata, si arriva con facilt a conclusioni errate. Una tale
concezione infatti, non permette di afferrare il vero contenuto della propriet socialista e
delle sue varie forme. Analogamente, essa impedisce unanalisi chiara e concreta dellap-
propriazione socialista e delle cause del mantenimento dello scambio di mercato e della
legge del valore nel corso della prima fase storica della societ socialista. E indispensabile
soffermarsi un istante su questi vari punti.
Lerrore che consiste nel confondere la forma giuridica della propriet con leffettiva
appropriazione un errore frequente, contro il quale gi Lenin dovette combattere.
Nel testo ben noto Sullinfantilismo di sinistra e sullo spirito piccolo-borghese, Lenin
contrappone latto giuridico della nazionalizzazione alla socializzazione che implica,
in particolare, la capacit effettiva della societ di contabilizzare e ripartire17, capacit a sua
volta collegata a un certo sviluppo delle forze produttive (forze che raccolgono gli uomini
stessi e il livello delle loro conoscenze).
Lenin contrappone la forma giuridica ai concreti rapporti di produzione. Egli sottolinea
che la forma giuridica rimane vuota se i rapporti sono tali da non permettere di riempirla
adeguatamente (perch la capacit di disporre effettivamente dei mezzi di produzione e dei
prodotti non coincide con la propriet formale).
Questo ci riconduce, dopo unapparente digressione, al problema dellorganizzazione
interna del settore socialista. Lorganizzazione, infatti, non sufficiente se il potere giuridi-
co di disporre di alcuni mezzi di produzione o di alcuni prodotti non coincide con la capa-
cit di mettere in opera quei mezzi di produzione o quei prodotti in modo efficiente. Il livel-
lo sociale al quale tale capacit si pone, in un dato momento, non dipende evidentemente
dalla buona volont degli uomini, ma dallo sviluppo delle forze produttive.
Se potere giuridico e capacit effettiva non coicidono, se il soggetto giuridico non un
vero soggetto economico, vi separazione tra processo reale di produzione e distribuzione
da una parte e, dallaltra, processo voluto da coloro che godono del potere giuridico senza
disporre della capacit effettiva. Linadeguatezza comporta una carenza pi o meno grande
di direzione reale del processo economico da parte di coloro che sono chiamati a dirigerlo
e, generalmente, moltiplica i regolamenti e fa aumentare lapparato burocratico. Questi dan-

tive materiali della societ entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cio con i rapporti di pro-
piet (che ne sono soltanto lespressione giuridica) dentro i quali tali forze per linnanzi serano mosse (ibid.).
15 O. Lange, Economia politica, Editori Riuniti, Roma, 1962.
16 Si veda soprattutto la Prefazione a Per la critica delleconomia politica, pp. 5-6 sgg della traduzione cita-
ta. Si veda anche la brutta copia di una lettera di Marx a Vera Zasulic nella quale Marx ribadisce che alla base
della propriet comune della terra sta la necessit del lavoro collettivo nella comunit primitiva e non viceversa
(vol. XXVII delle Opere di K. Marx e di F. Engels, in russo, Moskva, p. 681).
[Si tratta del celebre abbozzo (in realt una lunga appendice) della lettera a Vera Zasulic - effettivamente scritta
l8 marzo del 1881 - che Rjazanov pubblic nel 1926, nella versione originale francese. Il testo della lettera stato
incluso da Maximilien Rubel nel secondo volume della sua antologia Pages de Karl Marx pour un thique socia-
liste, Payot, Paris 1970, pp. 109-21. Ampi estratti, insieme alla storia della lettera, sono in Marx-Engels, India,
Cina, Russia, a cura di Bruno Maffi, Il Saggiatore, Milano 1970, pp. 305-14 (n.d.r.).]
17 V. Lenin, Opere complete, ed. russa, vol. 27, IV ed., pp. 300-1. [Opere compete, XXVII, Ed. Riuniti, Roma
1967, pp. 303-4 (n.d.r.).]

136
nosi fenomeni conducono, a loro volta, al vano sforzo di tentar di colmare labisso che
separa il quadro giuridico formale dai rapporti reali di produzione, i quali rapporti lo colma-
no in modo inadeguato.
Cos analizzato, il problema dellorganizzazione interna del settore socialista e delle
varie forme della propriet socialista acquista tutto il suo significato.
Ad esempio, nellUnione Sovietica, la forma kolchoziana di propriet socialista pi
adatta al livello di sviluppo delle forze produttive di cui i kolchoz dispongono che non la
forma statale. Ci significa che allattuale livello di sviluppo di quelle forze, la socializza-
zione del processo di produzione viene meglio realizzata nel quadro dei kolchoz di quanto
potrebbe esserlo se la propriet formale di quelle forze appartenesse allo Stato. In tal caso,
infatti, lo Stato sarebbe obbligato sia a dirigere, pi o meno al centro, un processo di produ-
zione che, allo stato attuale delle cose, pu essere diretto e controllato solo sul posto, sia a
delegare i poteri decisionali ad un Direttore dipendente dallo Stato che assumerebbe cos le
funzioni oggi appartenenti alla collettivit kolchoziana e ai suoi organi. In realt, una tale
sostituzione equivarrebbe a un ripiegamento della socializzazione (cio del controllo della
collettivit sul processo di produzione) e non a un suo progresso. Cos, quando si parla delle
forme superiori della propriet socialista, intendendo con questo la propriet dello Stato,
ci ha (per i processi di produzione non ancora maturi per questa forma di propriet) un
senso strettamente storico, in quanto prospettiva provvisoria, ma non un significato imme-
diato al livello attuale dello sviluppo delle forze produttive. Del resto esattamente per que-
sto che necessario conservare le forme considerate inferiori. La loro esistenza non
viene dunque giustificata, come talvolta si pensa, dallo spirito conservatore degli agricol-
tori, ma dalla realt dei concreti rapporti di produzione.
La vendita ai kolchoz delle macchine agricole di cui disponevano i Depositi di macchi-
ne e trattori nellUnione Sovietica ci offre un esempio di passaggio dalla propriet di Stato
alla propriet kolchoziana, passaggio che formalmente corrisponde a un regresso del
livello di socializzazione dei mezzi di produzione. Tuttavia il regresso pu corrispondere,
in realt, a un progresso della socializzazione reale, se esso saccompagna, in pratica, ad un
miglioramento dellefficienza economica con la quale la societ usa i mezzi di produzione
cos trasferiti18.

18 Non si dovrebe evidentemente concludere dalle osservazioni precedenti che le modalit di distribuzione dei
mezzi di produzione e le forme di propriet corrispondenti debbano essere esclusivamente determinate, durante la
costruzione del socialismo, da considerazioni relative allefficienza nellutilizzazione dei mezzi di produzione.
Per assicurare la costruzione del socialismo, lefficienza economica immediata non evidentemente la sola a
dover essere presa in considerazione, anzi la politica non pu non avere il primato sulleconomia. Ragionare
diversamente significa dimenticare labbicc del marxismo (V. Lenin, Ancora sui sindacati, la situazione attuale
e gli errori di Trotsky e di Bucharin, in Opere complete, XXXII, cit., p. 70). [Opere complete, XXXII, Ed.
Riuniti, cit., p. 70 (n.d.r.).]
E perch la nazionalizzazione, sotto la dittatura del proletariato, significa la fine del controllo esercitato dai
capitalisti sui mezzi di produzione nazionalizzati che, in date condizioni, un uso imperfetto di certi mezzi da parte
del potere proletario (a causa della mancanza di adeguamento del potere giuridico e della capacit reale dello
Stato operaio) pu essere preferibile (o addirittura indispensabile) dal punto di vista della costruzione del sociali-
smo, ad un uso momentaneamente pi efficace degli stessi mezzi di produzione da parte di una sola classe sociale.
Parimenti, un uso relativamente poco efficiente (dal punto di vista immediato) dei mezzi di produzione di cui
dispongono i Depositi di macchine e trattori stato preferito alla concessione di questi mezzi ai kolchoz dei primi
anni di collettivizzazione. Di regola pu avvenire che il grado di sviluppo sociale delle forze produttive di questa o
quellaltra industria, o questa o quellaltra impresa, non giustifichi dal punto di vista dellefficienza economica
immediata, la sua nazionalizzazione, ma che essa sia perfettamente giustificata dal punto di vista del rafforzamento
della dittatura del proletariato, se questa esige che venga infranta la base economica del potere delle classi ostili.
Viceversa, se la dittatura del proletariato abbastanza solida da non richiedere la nazionalizzazione delle forze
produttive ancora scarsamente socializzate, pu non esservi alcuna giustificazione alla nazionalizzazione, special-
mente se il potere proletario dispone di leve sufficienti a far servire i mezzi della produzione agli obiettivi della
costruzione del socialismo, conservando ugualmente quelle che costituiscono ancora momentaneamente le condi-
zioni di impiego pi efficienti di quei mezzi di produzione.

137
Si tratta sempre, per assicurare un migliore adeguamento del potere giuridico alla capa-
cit di disporne, di determinare e decidere quale tipo di collettivit ha diritto di controllare e
dirigere certi processi di produzione, cosa che si pu fare correttamente solo tenendo conto
della natura delle forze produttive che quel processo deve impiegare.
Allo stesso modo va, evidentemente, determinata la ripartizione dei poteri giuridici, su
certi mezzi di produzione o su certi prodotti, dei vari organi del potere statale socialista o
delle varie istanze economiche di quel potere. (Ad esempio, in Unione Sovietica, i sovnar-
choz sono strutture regionali del potere statale, mentre limpresa unespressione economi-
ca dello stesso potere).
Lattribuzione a certe strutture sociali di poteri giuridici pu trovare la sua espressione
nellesistenza di forme e livelli diversi della propiet socialista di Stato.
Cos, mentre lo Stato sovietico propietario di alcune imprese, queste possono essere a
loro volta proprietarie dei loro mezzi di produzione e dei loro prodotti, nella misura in cui
godono contemporaneamente del potere giuridico e della corrispondente capacit effettiva
di disporne. Si rompe cos lunit del diritto di propiet, caratteristico del diritto borghese.
E importante capire che possa o debba essere cos durante tutta una fase dello sviluppo
della societ socialista, non solo dal punto di vista dellorganizzazione del settore socialista,
ma anche da quello della comprensione del commercio socialista e del ruolo del valore. Ci
ritorneremo.
Da ci che si detto discende che se il potere giuridico di disporre viene attribuito ad
una struttura che non dispone, al livello attuale delle forze produttive, delleffettiva capacit
di disposizione, quellattribuzione comporter un debole controllo sulle forze produttive. E
ci che avvenuto a Cuba nelle industrie nelle quali lessenziale potere giuridico di dispo-
sizione stato affidato ai consolidados, mentre solo le unit di produzione sono veri sogget-
ti economici in grado di godere di uneffettiva capacit di disposizione.
Ci che si ha dunque diritto di chiamare unit di produzione (e che sono veri soggetti
economici) varia evidentemente a seconda del livello di sviluppo delle forze produttive. In
certi rami, dove lintegrazione delle attivit produttive abbastanza spinta, anche un ramo
pu costituire lunit di produzione. Ci pu avvenire, ad esempio, nellindustria elettrica
fortemente indipendente, perch essa permette la direzione centralizzata di tutto il settore.
E anche opportuno notare che, secondo il tipo dimpiego che viene fatto di certi mezzi
di produzione, la capacit effettiva di disporne pu toccare strutture diverse, per cui esiste
la possibilit di sovrapposizioni dei poteri giuridici sugli stessi mezzi di produzione.
Queste sono le varie considerazioni da tener presente nel definire il ruolo delle varie
forme di propriet socialista, lo statuto delle imprese, i loro legami con gli altri organi eco-
nomici centrali, le modalit della gestione corrente, le forme e le regole della pianificazione
economica, ecc.

3. Organizzazione degli scambi

Lorganizzazione degli scambi, e di conseguenza anche quella della distribuzione dei


prodotti, pu apparire dominata dallorganizzazione tecnica della produzione. In realt,
lorganizzazione degli scambi parte integrante dellorganizzazione del processo di ripro-
duzione sociale, processo che , contemporaneamente, produzione, consumo, circolazione e
scambio di prodotti e di servizi.
In uneconomia socialista composta sia dalla piccola produzione individuale che dalla
produzione sociale, lorganizzazione degli scambi deve necessariamente rivestire una forma
diversa, a seconda del tipo di produzione. Si rende anche necessaria una riflessione teorica
sullorganizzazione degli scambi meglio adatta ai rapporti tra sviluppo delle forze produtti-
ve e bisogni sociali riconosciuti.

138
a. Produzione individuale e scambi
Che lesistenza, sotto la dittatura del proletariato, di una produzione individuale com-
porti necessariamente il mantenimento delle categorie merce e moneta, oggi univer-
salmente accettato. Che lesistenza di queste categorie renda necessari anche un mercato e
una certa libert negli scambi invece talvolta contestato. E ci che avviene oggi a Cuba
ed avvenuto, in passato, nellUnione Sovietica, alla fine del comunismo di guerra, quando
le circostanze costrinsero le autorit sovietiche a sopprimere la libert degli scambi e a
ridurre al minimo la funzione della moneta. A quellepoca erano assai numerosi,
nellUnione Sovietica, i comunisti convinti che la soppressione della libert degli scambi
fosse compatibile con il mantenimento, allora inevitabile, della produzione individuale e
non ostacolasse lo sviluppo delle forze produttive e, perci, il consolidamento della dittatu-
ra del proletariato.
E noto come Lenin abbia risposto a costoro e come abbia affermato la necessit di una
certa libert degli scambi come contropartita dellesistenza di una produzione individuale,
libert controllata e limitata per servire gli interessi della dittatura del proletariato e non per
volgersi contro di essa.
Lenin, infatti, ha affermato che, in presenza di una produzione individuale
non si pu fare a meno della libert di scambio su scala locale19. Ed ha aggiunto: Possiamo tollerare
in misura notevole il libero scambio locale senza distruggere, anzi rafforzando il potere politico del prole-
tariato20.

Che una certa libert degli scambi locali sia necessaria, non solo come misura provviso-
ria, ma per un intero periodo storico, se ne ha la prova ancora oggi nellUnione Sovietica,
col mantenimento del mercato kolchoziano. Esso conferma la necessit di un mercato agri-
colo locale come corollario dellesistenza di una produzione agricola privata, produzione
che, per alcuni importanti prodotti alimentari, fa fronte attualmente ad una parte ancora
considerevole del consumo dellUnione Sovietica.
Anche lesperienza recente della Cina popolare ha mostrato che il ripristino di una certa
produzione agricola individuale ha dovuto accompagnarsi al ripristino di un mercato agri-
colo locale, e che ci servito a un notevole miglioramento dellapprovvigionamento delle
citt e a un nuovo sviluppo della produzione industriale 21.
Teoria e pratica confermano la necessit di una certa libert degli scambi come corolla-
rio dellesistenza di una produzione individuale.
Il problema concreto, che assai importante risolvere correttamente, quello dei limiti
da fissare agli scambi e la condizione della loro subordinazione agli interessi dello sviluppo
della societ socialista. Esso non pu essere risolto che studiando lesperienza internaziona-
le dei paesi socialisti e lesperienza corrente22 analizzata secondo i metodi della teoria del
materialismo dialettico.
Le osservazioni e i riferimenti precedenti mostrano, in tutti i casi, che il ripristino a
Cuba di un mercato locale per i prodotti agricoli dipende, in relazione al periodo storico,
dalla natura delle attuali forze produttive dellagricoltura cubana.

19 V. Lenin, Opere complete, cit., XXXII, p. 201. La citazione fa parte della relazione di Lenin al X Congresso
del Pcr (b), 15 marzo 1921, nella sezione intitolata Rapporto sulla sostituzione dei prelevamenti delle eccedenze
con limposta in natura, pp.196-210. [in Opere complete, XXXII, Ed. Riuniti, cit., p. 201 (n.d.r.).]
20 Ibid., p. 202.
21 Cfr. Pkin Information, 2 settembre 1963, pp.16-17.
22 Lenin, nella sua relazione al X Congresso, si rifiut di definire i limiti della libert degli scambi. Ne afferm
la necessit del principio. Per il resto dichiar: Provate questo e quello, imparate dalla pratica, dallesperienza,
poi fateci partecipi dellesperienza acquisita, e diteci quali sono stati i vostri successi (V. Lenin, Lalliance,
cit., p.749). [Lenin, Rapporto, cit., XXXII, p. 204 (n.d.r.).]

139
In questa luce va anche concepito il passaggio dellagricoltura privata a forme di produ-
zione socialista, specialmente attraverso lorganizzazione cooperativa delle campagne.
Se lorganizzazione degli scambi di prodotti provenienti dalla produzione individuale
solleva problemi per lo pi concreti, lo stesso non avviene per lo scambio di prodotti prove-
nienti dal settore socialista o che in seno ad esso circolano, perch in questo campo si pon-
gono importanti problemi teorici.

b. Produzione socialista e scambi


In proposito, infatti, la natura dei problemi stata travisata da una visione errata delle
cose, che ha posto al centro dellanalisi non i rapporti di produzione reali, ma lanalisi delle
categorie giuridiche astratte quali la nozione di propriet unica di Stato o il concetto
generale di propriet sociale.
Se a quelle categorie astratte corrispondessero gi dei rapporti di produzione concreti
tali che una struttura sociale ultima e unica, cio un soggetto giuridico unico, fosse effetti-
vamente capace di disporre efficacemente di tutti i mezzi di produzione, di decidere il loro
impiego e la destinazione dei prodotti, questi ultimi cesserebbero totalmente di avere carat-
tere di merci, sparirebbe linsieme delle categorie di mercato (moneta, prezzo ecc.) e non vi
sarebbero pi equivoci nelluso del concetto di propriet sociale per indicare il controllo
integrale della sociat sui suoi prodotti, e la relativa sparizione delle categorie di mercato.
In realt una tale sparizione presuppone una socializzzione del processo di riproduzione
sociale molto pi spinta di quanto non sia oggi. Solo su questa base le varie forme di pro-
priet sociale oggi esistenti in tutti i paesi socialisti potrebbero cedere il posto a una pro-
priet piena e completa di tutta la societ, ci che, solamente permetter leliminazione
delle categorie di mercato.
E noto che, per quanto riguarda la produzione kolchoziana, Stalin ha analizzato il deca-
dimento delle categorie di mercato in termini di elevazione della propriet kolchoziana a
livello di propriet nazionale e di graduale sostituzione di un sistema di scambio dei pro-
dotti alla circolazione di merci, affinch il potere centrale, o un altro qualsiasi centro econo-
mico sociale, possa disporre di tutti i prodotti della produzione sociale nellinteresse dellin-
tera societ23.
Il concetto di capacit di disposizione di tutti i prodotti nellinteresse della societ da
parte di un centro economico sociale appare qui della massima importanza. Tuttavia, levo-
luzione della societ verso il comunismo esclude assolutamente che, per lavvenire, quel
centro sociale possa essere costituito dallo Stato e, a maggior ragione, da un soggetto eco-
nomico quale il trust dello Stato unico buchariniano. Quel centro coincider con la stessa
societ attraverso lintermediazione del suo organo economico dirigente centrale, ci che
non esclude evidentemente che il centro disponga di mandati per prendere numerose
decisioni. In tale situazione, di integrazione del processo di riproduzione sociale e di coor-
dinamento organico delle sue varie fasi, le categorie di mercato scompariranno, ma questo
non significher la sparizione delle leggi economiche oggettive, bens solo delle leggi di
mercato.
Ad ogni modo, per ora, anche nei paesi socialisti pi progrediti, il processo della produ-
zione sociale e della riproduzione allargata non ancora un processo interamente integrato
e organicamente coordinato, in cui le varie parti si controllino a vicenda e che possa essere
quindi interamente controllato dalla societ.
Lo sviluppo delle forze produttive ha effettivamente comportato una crescente interdi-
pendenza tra le diverse attivit economiche, tra i vari processi elementari di produzione. E
stata esattamente quellinterdipendenza, quellinizio dintegrazione, a rendere necessaria la

23 J. Stalin, Problemi economici del socialismo nellUrss, cit., p.87.

140
pianificazione socialista, lunica vera pianificazione, e a dare il vero contenuto alla pro-
prie sociale dei mezzi di produzione (senza la quale non possibile alcuna pianificazione
economica).
Ma il processo dintegrazione dei vari processi elementari di produzione solo agli
inizi. Ognuno di essi deve ancora svilupparsi in modo sufficientemente autonomo.
Lappropriazione della natura da parte degli uomini si effettua perci in centri (unit di pro-
duzione) distinti, separati, tra i quali corrono rapporti complessi, molteplici e pi o meno
regolari. Ogni unit di produzione costituisce, di conseguenza, un centro di appropriazione
della natura con la sua specificit, la sua realt caratteristica.
Mentre linterdipendenza di questi centri corrisponde al carattere sociale della produzio-
ne e d, come gi detto, il suo contenuto reale alla propriet sociale dei mezzi di produzio-
ne, il carattere separato, distinto, dei centri determina la forma giuridica della propriet dei
mezzi di produzione attribuiti a ognuno di essi.
In queste condizioni, il ragionamento che si fonda esclusivamente sul concetto generale
di propriet dello Stato per designare le varie forme superiori della propriet socialista, e
che pretende di ridurla a ununica realt, urta contro difficolt insormontabili, specialmente
quando si tratta di analizzare la circolazione delle merci allinterno del settore socialista di
Stato, il commercio socialista, il ruolo della moneta ecc.
Un esempio di queste difficolt offerto da alcune analisi di Stalin, nel volume gi cita-
to sui Problemi economici del socialismo nellUrss.
Com noto, in quel volume Stalin cerca di spiegare lesigenza dei rapporti di mercato
allinterno della societ socialista sovietica, partendo da due forme di propriet socialista: la
propriet del popolo (cio dello Stato) e la propriet di gruppi sociali pi ristretti (essenzial-
mente la propriet kolchoziana)24.
Questo punto di partenza giuridico e le analisi che ne discendono portano a negare il
carattere necessariamente - allattuale stato delle cose - di mercato degli scambi tra imprese
socialiste di Stato, e a rendere incomprensibile, sul piano teorico, la natura degli acquisti e
delle vendite effettuate dalle imprese statali, la natura della moneta, dei prezzi, della com-
patibilit economica, dellautonomia finanziaria ecc. Queste categorie vengono cos private
di ogni contenuto sociale reale. Esse appaiono come forme astratte o procedimenti tecnici
pi o meno arbitrari e non come lespressione di quelle leggi economiche oggettive di cui lo
stesso Stalin sottolineava altrove la necessit25.
Riscopriamo, ancora, a quale impasse teorica si pu giungere quando, analizzando un
processo sociale, si parta non dai concreti rapporti di produzione, ma da una nozione giuri-

24 Questa spiegazione sviluppata a lungo al punto 2 delle Osservazioni sulle questioni economiche relative
alla discussione del novembre 1951, punto intitolato: Sulla produzione di mercato in regime socialista. Il ten-
tativo di spiegazione che qui viene presentato riferito soprattutto al comportamento del kolchoz. Stalin, in pro-
posito, scrive: I kolchoz non vogliono vendere i loro prodotti in forma diversa dalle merci, in cambio delle quali
ne vogliono ottenere altre per i loro bisogni. I kolchoz non accettano oggi altre relazioni economiche con la citt
oltre a quelle che gi avvengono come acquisti e vendite di merci. Cosicch la produzione e la circolazione delle
merci costituiscono ancora, da noi, oggi la stessa necessit di trentanni fa, dellepoca in cui Lenin proclamava la
necessit di sviluppare al massimo la circolazione delle merci. (J. Stalin, Problemi, cit., p.18).
25 Le difficolt alle quali conduce una tale maniera di affrontare il problema risultano evidenti nella parte dei
Problemi economici del socialismo nellUrss, intitolata Risposta al compagno Alexander Ilic Notkin. In essa
Stalin si chiede: Perch si parla del valore dei mezzi di produzione, del loro prezzo di costo, del loro prezzo di
vendita ecc.? E risponde: Per due ragioni: 1. E necessario farlo per i calcoli, per redigere i conti, per stabilire il
carattere attivo o deficitario delle imprese, per verificare e controllare queste ultime: ma questo non che il lato
formale della questione. 2. E necessario per poter vendere, nellinteresse del commercio estero, i mezzi di produ-
zione agli Stati stranieri. Nel campo del commercio estero, ma solo in questo campo, i nostri mezzi di produzione
sono vere merci che vanno vendute (ibid., pp. 64 sgg.). E chiaro che la seconda parte della risposta non spiega
assolutamente perch si parli di valore dei mezzi di produzione allinterno dellUnione Sovietica, mentre la prima
parte non fornisce alcuna risposta, dato che ci che interessa conoscere esattamente perch ci sia necessario
per fare i calcoli.

141
dica considerata astrattamente e, a maggior ragione, quando di quella nozione si faccia la
base dei rapporti di produzione.
Invece, il materialismo dialettico esige che si parta dalle relazioni sociali inverse al pro-
cesso di appropriazione della natura da parte degli uomini (vale a dire dai rapporti di produ-
zione e dai modi reali di appropriazione). Seguendo questa via, e constatando che allattuale
livello di sviluppo delle forze produttive, anche della societ socialista pi prgredita, il pro-
cesso di appropriazione non ancora un processo unico interamente controllabile dalla
societ, ma ancora un proceso multiforme, frammentario, diviso in numerosi centri di atti-
vit, in un certo numero di processi elementari dappropriazione, che sono solo allinizio di
un coordinamento su scala sociale (tramite la pianificazione socialista) - si comprende,
istantaneamente, la necessit di scambi tra i vari centri dattivit e il contenuto sociale ed
economico reale delle varie forme della propriet socialista, dello scambio di mercato
socialista, della funzione della moneta allinterno del settore socialista ecc.
Partendo da questanalisi, le varie forme di propriet socialista non appaiono pi un cri-
terio per spiegare lesistenza dei rapporti di mercato allinterno del settore socialista (ci
corrisponderebbe infatti a spiegare le categorie di mercato con una certa sovrastruttura giu-
ridica). Al contrario, lesistenza di certi rapporti di produzione che spiega i rapporti di
mercato e la forma giuridica che essi devono rivestire26.
Allora si capisce anche che, man mano che lo sviluppo delle forze produttive conduce a
uneffettiva integrazione dei processi di produzione, e a un loro coordinamento organico, il
campo delle relazioni di mercato si riduce e la sfera delle attivit di mercato diminuisce. Quando
levoluzione giunge a compimento, pianificazione e gestione economica possono scaturire da
ununica struttura sociale (anche se non necessariamente da un unico soggetto giuridico).
Finch ci non avviene, la pianificazione socialista assume la direzione cosciente di tutti
i processi di riproduzione sociale, sempre pi numerosi, che cominciano ad essere coordi-
nati (perch si controllano a vicenda) mentre la gestione economica socialista assume la
direzione cosciente dei processi facenti capo ai vari soggetti economici. Questi sono dunque
collegati tra loro, a un tempo, dal piano, nella misura in cui si controllano oggettivemente
tra loro, e dalle relazioni di mercato, nella misura in cui sono ancora indipendenti.
Nel corso di questi ultimi anni, il carattere sempre pi complesso delleconomia sovieti-
ca, nonch quello delle altre economie socialiste, ha chiarito che lidea di un rapido decadi-
mento delle categorie di mercato e dello scambio di mercato socialista era prematura;
ragion per cui stato fatto posto a queste categorie, allautonomia relativa dellimpresa
socialista ecc. Allo stesso tempo, la crescente integrazione dei mezzi di produzione nei set-
tori tecnicamente pi sviluppati ha fatto sorgere nuove possibilit di gestione di questi set-
tori, resa possibile dallintervento dei procedimenti elettronici. Ci permette di capire
meglio per che via il coordinamento a priori delle attivit economiche potr svilupparsi,
comportando cos la definitiva sparizione delle categorie di mercato27.
Le conseguenze o le implicazioni delle analisi precedenti sono molte. Considereremo
qui solo quelle che appaiono pi importanti dal punto di vista della pianificazione e dellor-
ganizzazione delleconomia socialista.

26 Questanalisi si collega in parte a quella svolta da Ota S ik nel suo libro Economia, Interesse, Politica, Praga,
1962 (in lingua ceca).
27 Sono sempre pi numerosi gli economisti sovietici che pensano che il pasaggio ad una pianificazione pi det-
tagliata e fondata sullimpiego delle machine elettroniche sar reso possibile dalla progressiva integrazione delle
varie attivit in un unico ramo produttivo. Lintegrazione offre la possibilit di impiegare metodi matematici di
gestione e macchine elettroniche innanzitutto a livello delleconomia nazionale. Beninteso, ci non esclude affatto
limpiego di metodi matematici e dellelettronica sin dora a livello della pianificazione nazionale, ma quellimpie-
go non pu essere, per il momento, che parziale e non pu procedere che con procedimenti iterativi: non pu costi-
tuire la base unica e neppure quella principale, dellattuale pianificazione socialista. Si vedano, a questo proposito,
gli scritti di J. Kornai e Th. Liptak: Pianificazione a due livelli, studio sulla programmazione, preparato al Centro di
calcolo dellAccademia delle Scienze dUngheria (Testo ciclostilato in inglese, Budapest, 1963).

142
a. in relazione a quanto precede, si comprende come, allattuale livello di sviluppo
delle forze produttive e dintegrazione dei processi elementari di produzione, il lavoro
impiegato nella produzione non possa essere ancora un lavoro direttamente sociale.
In altri termini, quantunque il piano fissi le quantit di lavoro che devono essere impie-
gate nei vari rami produttivi, esso pu farlo ancora solo approssimativamente, e solo ex-
post pu conoscere in che misura il lavoro impiegato nei vari settori fosse effettivamente un
lavoro socialmente necessario.
Lesistenza delle categorie di mercato e della moneta allinterno del settore socialista
significa, infatti, che la socializzazione del lavoro si realizza ancora parzialmente attraverso
il mercato.
Il mercato socialista, causa e tramite della socializzazione del lavoro, daltronde gi
profondamente modificato nel suo funzionamento dallo sviluppo delle relazioni sociali di
produzione. Grazie a queste relazioni socialiste, i produttori non sono pi in rapporto tra di
loro solo tramite i prodotti (il che, nella societ pura di mercato, aveva per coseguenza la
dipendenza dei produttori dai prodotti, il feticismo della merce ecc.), ma intrattengono
anche rapporti diretti come produttori associati.
In quanto tali, essi si sforzano di coordinare a priori i loro sforzi e possono (in parte)
giungere al coordinamento attraverso il piano economico. Esso fissa gli obbiettivi fonda-
mentali dello sviluppo economico e sociale e lascia perci al mercato solo un ruolo subordi-
nato. Ci pu accadere perch, al di l dei processi elementari di appropriazione della natu-
ra (processi ancora separati, che continuano in quanto tali ad opporsi in parte ai produttori),
si afferma gi un inizio di integrazione del proceso di produzione sociale e perch, con le-
liminazione della propriet privata dei mezzi di produzione e lattuazione della pianificazio-
ne, il processo sociale in via dintegrazione non pi interrotto, frammentario come nel
capitalismo, che conserva i rapporti di produzione e di propriet ormai sorpassati dallo svi-
luppo delle forze produttive.
b. Ci che precede significa anche che allo stato attuale di sviluppo delle forze pro-
duttivee, anche nei paesi socialisti pi progrediti, la societ non ancora in grado di cono-
scere pienamente i bisogni sociali (ivi compresi i bisogni che sorgono nella stessa sfera
della produzione materiale) e di determinare politicamente, in modo preciso, i bisogni futuri.
Da ci derivano limpossibilit di procedere in modo del tutto soddisfacente, cio effica-
ce, a una ripartizione integrale a priori dei mezzi di produzione e in generale dei prodotti, e
la necessit di un commercio socialista e di organizzazioni commerciali di Stato. Da ci
conseguono anche la funzione della moneta allinterno del settore socialista, la funzione
della legge del valore e di un sistema di prezzi che non pu riflettere solamente il costo
sociale dei vari prodotti, ma deve anche esprimere le relazioni tra domanda e offerta di quei
prodotti e assicurarne, eventualmente, lequilibrio se il piano non stato in grado di assicu-
rarlo a priori e limpiego di provvedimenti amministrativi comprometterebbe lo sviluppo
delle forze produttive.
c. Ci che precede comporta, anche, la necessit di dotare ogni unit di produzione
(cio ogni anello della catena sociale nel cui ambito si svolge un processo elementare di
produzione) di una certa libert di manovra. Questa deve mettere le unit di produzione in
grado di far fronte a tutto ci che non stato previsto, di trarre il massimo partito, a vantag-
gio della societ, dalle risorse di cui dispone, visto che queste possono venir meglio usate
solo in funzione dei suoi bisogni reali, e i bisogni possono non coincidere necessariamente
con quelli indicati dal piano. La libert di manvra deve vertere contemporaeamente, allo
stato attuale di sviluppo delle forze produttive, su alcuni elementi del programma dattivit
di ogni unit di produzione e su alcuni mezzi da mettere in opera per realizzare quel pro-
gramma. Il problema pratico sta nel fissare alla libert di manovra dei limiti tali che essa
possa servire a realizzare gli obbiettivi reali del piano (la costruzione del socialismo, lo svi-
luppo armonico delle forze produttive e il soddisfacimento dei bisogni della societ). Il pro-

143
blema pratico pu essere risolto correttamente solo con lesperienza, interpretata alla luce
della teoria.
E importante sottolineare che se una sufficiente libert di manovra non viene accordata
a tutte le unit di produzione, e si pretende di determinare in anticipo, in modo dettagliato,
la futura attivit di ognuna di esse e le condizioni nelle quali lattivit dovr essere svolta,
ne risulter, allo stato attuale delle cose, un immenso spreco di forze di lavoro e di prodotti.
Molto spesso, di fatto, nelle economie pianificate nelle quali non stata accordata la
necessaria libert di manovra alle unit di produzione, lo spreco si trova in parte ridotto
dagli scambi ai quali le unit di produzione procedono tra loro, violando formalmente il
piano, con lo scopo, per lo pi, di raggiungere gli obbiettivi reali. E cos che la necessit
oggettiva delle leggi economiche si apre il cammino. Ci che grave, in questo caso, il
fatto che, invece di permettere un impiego cosciente di quelle leggi (cosa che corrisponde al
principio del piano), si fa loro giocare un ruolo spontaneo.
d. La combinazione tra il mantenimento, per un certo periodo storico, delle categorie
di mercato, allinterno del settore socialista, e la libert di manovra di cui deve essere dotata,
entro certi limiti, ogni unit di produzione, giustifica lautonomia contabile delle unit di
produzione, il calcolo economico a livello di singola unit e le possibilit di autofinanzia-
mento di cui ogni unit deve disporre. Categorie, regole o possibilit sono in relazione a un
dato livello di sviluppo delle forze produttive. Esse traducono condizioni ed esigenze ogget-
tive del funzionamento delleconomia socialista allo stadio attuale del suo sviluppo; il non
rispettarle pu solo ostacolare il buon funzionamento delleconomia e della sua pianfiazione.

4. Organizzazione della distribuzione

E luogo comune dellanalisi marxista che i rapporti e i modi di distribuzione siano


determinati dallorganizzazione stessa della produzione28. Da ci si trae la conseguenza
che, se sussistono ancora dei rapporti di mercato allinterno del settore socialista, allattuale
livello di sviluppo delle forze produttive, i rapporti di mercato devono continuare ad entrare
anche nei rapporti di distribuzione. Ecco, finalmente, una delle ragioni per le quali, attual-
mente, in tutte le economie socialiste anche la distribuzione ha luogo attraverso le categorie
di mercato (moneta e salari).
Si tratta di un fenomeno che Marx non aveva previsto. Come testimoniano, tra laltro, le
analisi che egli sviluppa a proposito della Critica del Programma di Gotha. In quel testo,
Marx configura una ripartizione dei prodotti mediante buoni di lavoro, e non mediante
lintermediazione di una vera e propria moneta. Se Marx ha configurato una tale soluzione
per il problema della distribuzione nella prima fase della societ socialista, senza dubbio
perch, allepoca in cui scriveva, la possibilit che la societ controllasse integralmente
linsieme dei processi di produzione e di riproduzione sociali appariva pi accessibile di
quanto non fosse in realt allora e ancor oggi non sia.
Il realismo di Marx non stato invece colto in fallo laddove prevedeva che, nella prima
fase della societ socialista, dovesse prevalere una distribuzione dei prodotti secondo il
lavoro e non secondo i bisogni. Ci nondimeno, quella che appariva allora a Marx come
unesigenza collegata essenzialmente alla sopravvivenza di alcune norme del diritto bor-
ghese, pu essere oggi compresa, alla luce dellesperienza, come la conseguenza del mante-
nimento delle categorie di mercato.

28 La struttura della distribuzione interamente determinata dalla struttura della produzione. La distribuzione
essa stessa un prodotto della produzione, non solo per quanto riguarda loggetto ma anche la forma partico-
lare secondo la quale si prende parte alla distribuzione (K. Marx, Introduzione a Per la critica delleconomia
politica, cit., pp.725-6). [Introduzione a..., Ed. Riuniti, cit., p. 183 (n.d.r.).]

144
Tuttavia - poich i produttori della societ socialista non sono in rapporto tra di loro
solamente attraverso i prodotti, ma intrattengono anche relazioni dirette, umane in quanto
produttori associati che cercano di coordinare a priori i loro sforzi e possono riuscirvi sem-
pre meglio grazie alla socializzazione delle forze produttive - le categorie di mercato non
dominano pi n la societ, n gli individui che la compongono, e il contenuto stesso di
quelle categorie si trova profondamente modificato.
Ad esempio, il salario nella societ socialista non pi il prezzo della forza-lavoro
(poich i produttori non sono pi separati dai loro mezzi di produzione ma ne sono, anzi,
proprietari), bens la forma di distribuzione di una parte del prodotto sociale. Cionondimeno
il controllo crescente esercitato dalla societ sulle proprie forze produttive le permette di
distribuire una parte sempre pi grande del prodotto sociale, non pi in funzione del lavoro,
ma dei bisogni, non pi attraverso le categorie di mercato, ma in natura. La sparizione pro-
gressiva delle norme del diritto borghese dalla sfera della distribuzione cos gi innescata
e andr accelerando per via del controllo crescente degli uomini sul processo di riproduzio-
ne sociale e dellestinzione dei rapporti e delle categorie di mercato.
Mentre il mantenimento dei rapporti e delle catagorie di mercato, e dellinsieme delle
sovrastrutture connesse con quel mantenimento, spiega la necessit di collegare la remune-
razione di ciascuno alla quantit e alla qualit del suo lavoro (quel che si chiama il sistema
degli stimoli materiali), la trasformazione di quei rapporti e di quelle categorie, la loro
progressiva estinzione (gi in corso) e le correlative modifiche nelle sovrastrutture, giustifi-
cano limportanza sempre maggiore che possono assumere i comportamenti fondati su
motivazioni economicamente non-interessate.
La rispettiva portata delle varie categorie di stimoli non pu dunque essere determinata
arbitrariamente, in nome di questa o quellaltra concezione morale o di questa o quellaltra
visione ideale della societ socialista, ma essa deve esser collegata al livello di sviluppo
delle forze produttive, di cui fanno del resto parte anche gli uomini, con le loro conoscenze,
la loro educazione e, pi in generale, la loro cultura.
Gennaio 1964

145
LA PIANIFICAZIONE SOCIALISTA, IL SUO SIGNIFICATO
di Ernesto Che Guevara1

Nel n. 32 della rivista Cuba Socialista apparso un articolo del compagno Charles
Bettelheim, intitolato Forme e metodi della pianificazione socialista e livello di sviluppo
delle forze produttive2. Questo articolo affronta punti di indubbio interesse, ma per noi
riveste anche limportanza di presentare una difesa del cosiddetto calcolo economico e
delle categorie che questo sistema presuppone allinterno del settore socialista, quali il
denaro come mezzo di pagamento, il credito, la merce ecc.
A noi sembra che in questo articolo si siano commessi due errori fondamentali, sui quali
vorremmo ora soffermarci. Il primo riguarda linterpretazione della necessaria correlazione
che deve esistere tra le forze produttive e i rapporti di produzione. Su questo punto il com-
pagno Bettelheim ricorre ad alcuni esempi tratti dai classici del marxismo.
Forze produttive e rapporti di produzione sono due meccanismi che marciano indissolu-
bilmente uniti in tutti i processi essenziali per lo sviluppo della societ. A che punto i rap-
porti di produzione potrebbero non essere pi il riflesso fedele dello sviluppo delle forze
produttive? Nei momenti di ascesa di un sistema sociale che avanza sul precedente, per
superarlo, e nei momenti di rottura della vecchia societ, quando la nuova, i cui rapporti di
produzione si saranno ormai instaurati, lotta per consolidarsi e distruggere lantica so-
vrastruttura. In tal modo, non sempre le forze produttive e i rapporti di produzione in un
determinato momento storico da analizzare concretamente potranno corrispondere in una
forma del tutto coerente. Era questa, appunto, la tesi che permetteva a Lenin di affermare
che quella dellOttobre era proprio una rivoluzione socialista, aggiungendo a un deter-
minato momento che si doveva passare necessariamente al capitalismo di stato, consiglian-

1 La planificacin socialista, su significado, in Cuba Socialista, n. 34, giugno 1964. Trad. di R.


Massari.Questo articolo di risposta e dura critica a Bettelheim (intervenuto contro le posizioni di Guevara) sinte-
tizza abbastanza efficacemente latmosfera del dibattito e la portata dei temi in discussione. Esso anche un esem-
pio della spregiudicatezza con cui si svolse la discussione, pubblicamente, facendo circolare sui vari organi di
stampa gli interventi di ognuno, compresi quelli di stranieri come Charles Bettelheim o Ernest Mandel.
[Abbiamo utilizzato il testo da noi curato per il II vol. degli Scritti scelti. Nel dubbio tra lasciare o togliere le
nostre note di commento a quella traduzione, ci sembrato in fin dei conti pi utile lasciarle, contrassegnadole
con lapposita sigla (r.m.).]
2 Nel suo intervento Bettelheim afferma, esplicitamente, la piena permanenza della legge del valore anche
allinterno del settore della propriet statale. Nega che lo sviluppo dei rapporti di produzione sia arrivato al punto
che si possa parlare di una coincidenza tra lespressione giuridica di quei rapporti e il potere effettivo di disposi-
zione dessi, e delinea un quadro generale della societ di transizione in cui le leggi del mercato (capitalistico)
continuano ad operare attivamente. Per leconomista francese, anche gli scambi interni al settore di Stato manter-
rebbero quindi un carattere commerciale e il compito della pianificazione consisterebbe essenzialmente nel mette-
re ordine in un tale mercato socialista, opponendosi al libero gioco delle leggi di... mercato. Decentramento
relativo dei livelli di decisione aziendale, autonomia finanziaria e incentivi materiali appaiono a Bettelheim come
elementi irrinunciabili di questa pianificazione mercantile. Qualsiasi concessione al volontarismo, a suo avviso,
non potrebbe che pregiudicare lefficacia di quella stessa pianificazione. La contrapposizione alle tesi di Guevara
non poteva essere pi completa e radicale.
Contro Bettelheim e a parziale, ma sostanziale difesa delle posizioni del Che, interverr Ernest Mandel, il noto
economista belga, con un articolo pubblicato in Nuestra Industria, a giugno dei 1964: Le categorie mercantili nel
periodo di transizione [r.m.].

146
do cautela nei rapporti con i contadini. Il motivo della posizione di Lenin espresso com-
piutamente nella sua analisi dello sviluppo mondiale del sistema capitalistico.
Afferma Bettelheim:
...la leva decisiva per modificare il comportamento degli uomini rappresentata dai mutamenti apportati
alla produzione e alla sua organizzazione. Leducazione ha essenzialmente la funzione di far scomparire
atteggiamenti e comportamenti ereditati dal passato e che gli sopravvivono, e di assicurare lapprendi-
mento di nuove norme di condotta imposte dallo sviluppo stesso delle forze produttive.

Afferma Lenin:
La Russia non ha raggiunto il livello di sviluppo delle forze produttive sulla base dei quale possibile il
socialismo. Tutti gli eroi della Seconda Internazionale, compreso naturalmente Suchanov, presentano
questa tesi come oro colato. Questa tesi indiscutibile la rimasticano continuamente e la considerano come
decisiva per lapprezzamento della nostra rivoluzione.
Ma che cosa fare se loriginalit della situazione ha innanzitutto condotto la Russia nella guerra imperia-
listica mondiale, nella quale erano coinvolti tutti i paesi dellEuropa occidentale che avevano una qualche
influenza e ha creato per il suo sviluppo sulla soglia della rivoluzione che sta iniziando e in parte gi ini-
ziata in Oriente, condizioni in cui noi potevamo attuare precisamente quella unione della guerra dei con-
tadini con il movimento operaio, di cui parlava, come di una prospettiva possibile un marxista come
Marx, nel 1856, a proposito della Prussia?
Che fare se la situazione, assolutamente senza vie duscita, decuplicava le forze degli operai e dei contadini
e ci apriva pi vaste possibilit di creare le premesse fondamentali della civilt, su una via diversa da quella
percorsa da tutti gli altri Stati dellEuropa occidentale? Forse che per questo la linea generale dello sviluppo
della storia universale si modificata? Sono forse perci cambiati i rapporti fondamentali tra le classi princi-
pali di ogni Stato che gi stato coinvolto o che viene attratto nel corso generale della storia mondiale?
Se per creare il socialismo occorre un certo grado di cultura (quantunque nessuno possa dire quale sia di
preciso questo certo grado di cultura, dato che esso diverso in ogni Stato dellEuropa occidentale),
perch non dovremmo allora cominciare con la conquista, per via rivoluzionaria, delle premesse necessa-
rie per questo certo grado, in modo da potere in seguito sulla base del potere operaio e contadino e del
regime sovietico metterci in marcia per raggiungere gli altri popoli? 3

Con lespansione del capitalismo come sistema mondiale e lo sviluppo dei rapporti di
sfruttamento non solo tra gli individui di un popolo, ma anche tra i popoli, il sistema mon-
diale capitalistico, che diventato imperialismo, entra in crisi e si pu spezzare nel suo
anello pi debole. Tale era il caso della Russia zarista dopo la Prima guerra mondiale e li-
nizio della rivoluzione, nella quale coesistevano le cinque forme economiche indicate da
Lenin in quella fase: la forma patriarcale pi primitiva di agricoltura, la piccola produzione
mercantile inclusa la maggior parte dei contadini che vendevano il proprio grano, il capita-
lismo privato, quello di stato e il socialismo.
Lenin sottolineava che tutte queste forme erano presenti in Russia nei primi tempi dopo
la rivoluzione, ma ci che d il carattere generale la natura socialista del sistema, anche
quando lo sviluppo delle forze produttive in determinati settori non abbia raggiunto la pro-
pria maturit. Evidentemente quando larretratezza grande, una corretta azione marxista
deve riuscire ad adeguare il pi possibile lo spirito della nuova epoca, tendente alla soppres-
sione dello sfruttamento delluomo sulluomo, alla situazione concreta di quel paese; cos
fece Lenin nella Russia da poco liberata dallo zarismo, e questa norma si applic poi
nellUnione Sovietica.
Noi sosteniamo che tutta questa argomentazione assolutamente valida e straordinaria
per la sua lucidit in quel momento si pu applicare ad altre situazioni concrete, in deter-
minate circostanze storiche. Dopo quegli avvenimenti sono accaduti fatti determinanti come
lestensione dei sistema socialista mondiale, con circa un miliardo di abitanti, un terzo della

3 V.I. Lenin, Problemas de la edificacin del socialismo y del comunismo en la Urss, pp. 51-2, Ediciones en
Lenguas Extranjeras, Moskva [nota di E. Guevara] [Sulla nostra rivoluzione (A proposito delle note di
Suchanov (16 gennaio 1923), in Opere complete, XXXIII, p. 438].

147
popolazione del mondo. Lavanzata continua del sistema socialista nel suo complesso
influisce sulla coscienza dei popoli a tutti i livelli ed per questo che a Cuba, a un certo
punto della sua storia, si arriva alla definizione di una rivoluzione socialista: una definizione
che non ha preceduto anzi al contrario - il fatto reale dellesistenza delle basi economiche
stabilite da tale affermazione.
Come si pu realizzare la transizione al socialismo in un paese colonizzato dallimperia-
lismo, senza alcuno sviluppo delle proprie industrie di base, in una situazione di monopro-
duzione, dipendente da un unico mercato?
Si possono fare le seguenti considerazioni: affermare - sulla scia dei teorici della
Seconda internazionale - che Cuba ha infranto tutte le leggi della dialettica, del materiali-
smo storico, del marxismo e che, pertanto, non un paese socialista o che deve tornare alla
propria condizione precedente.
Si pu essere pi realisti e quindi individuare nei rapporti di produzione cubani i motori
interni che hanno provocato la rivoluzione attuale. Ma ci, naturalmente, porterebbe alla
conclusione che ci sono molti paesi in America e in altre zone del mondo in cui la rivolu-
zione sarebbe molto pi attuale di quanto non lo fosse a Cuba.
Rimane la terza spiegazione, per noi esatta, secondo cui nellampio quadro del sistema
capitalistico mondiale in lotta contro il socialismo, uno dei suoi anelli deboli, Cuba nel caso
concreto, pu spezzarsi. Approfittando di circostanze storiche eccezionali e sotto la direzio-
ne fidata della loro avanguardia, a un determinato momento le forze rivoluzionarie prendo-
no il potere e, basandosi sul fatto che gi esistono le condizioni oggettive sufficienti per la
socializzazione del lavoro, bruciano le tappe, decretano il carattere socialista della rivolu-
zione e intraprendono la costruzione del socialismo.
E questa la forma dinamica, dialettica, in cui noi vediamo e analizziamo il problema
della necessaria correlazione tra i rapporti di produzione e lo sviluppo delle forze produt-
tive. Dopo un avvenimento come la rivoluzione cubana, che non pu sottrarsi allanalisi n
darsi per scontato quando si voglia studiare la nostra storia, siamo arrivati alla conclusione
che a Cuba si compiuta una rivoluzione socialista e che, pertanto, vi erano le condizioni
per farla. E questo perch realizzare una rivoluzione senza che ne esistano le condizioni,
arrivare al potere e decretare il socialismo per arte magica qualcosa che non previsto da
alcuna teoria e non credo che il compagno Bettelheim voglia appoggiare questa tesi.
Se si verifica il fatto concreto della nascita dei socialismo in queste nuove condizioni,
vuol dire che lo sviluppo delle forze produttive entrato in conflitto con i rapporti di pro-
duzione, prima di quanto si potesse razionalmente sperare per un paese capitalistico isolato.
Cosa accade? Che lavanguardia dei movimenti rivoluzionari, sempre pi influenzata dalli-
deologia marxista-leninista, in grado di prevedere nella propria consapevolezza tutta una
serie di passi da realizzare e di forzare il corso degli avvenimenti, facendolo per nellambi-
to di ci che obiettivamente possibile. Insistiamo molto su questo punto, perch uno
degli errori fondamentali dellargomentazione di Bettelheim.
Se partiamo dal fatto concreto che una rivoluzione non si pu realizzare se non quando
si verifichino delle contraddizioni determinanti tra lo sviluppo delle forze produttive e i rap-
porti di produzione, dobbiamo ammettere che a Cuba questo accaduto; ma dobbiamo
ammettere anche che un tale fatto caratterizza in senso socialista la rivoluzione cubana;
bench, analizzando le sue caratteristiche in modo obiettivo e dal suo interno, si possono
individuare una serie di forze ancora nella fase embrionale e che non si sono sviluppate al
massimo. Ma se in queste condizioni si compie la rivoluzione ed essa trionfa, come utiliz-
zare poi largomento della necessaria e obbligatoria concordanza che si fa meccanica e rigi-
da tra le forze produttive e i rapporti di produzione, al fine di difendere, per esempio, il cal-
colo economico e attaccare il sistema delle imprese consolidate che noi pratichiamo?
Affermare che limpresa consolidata unaberrazione equivale a dire, approssimativa-
mente, che la rivoluzione cubana unaberrazione. Sono concetti dello stesso tipo e si

148
potrebbero basare sulla stessa analisi. Il compagno Bettelheim non ha mai detto che la rivo-
luzione socialista cubana non sia autentica, ma afferma che i nostri rapporti di produzione
attuali non corrispondono allo sviluppo delle forze produttive e, pertanto, prevede grandi
fallimenti.
Unapplicazione superficiale del pensiero dialettico a queste due categorie di diversa
grandezza, ma della stessa tendenza, provoca lerrore del compagno Bettelheim. Le imprese
consolidate sono nate, si sono sviluppate e continuano a svilupparsi, perch possono farlo:
la verit lapalissiana della pratica. Se il metodo amministrativo sia o no il pi adeguato ha
poca importanza, in definitiva, perch le differenze tra un metodo e laltro sono fondamen-
talmente di tipo quantitativo. Le speranze nel nostro sistema puntano al futuro, allo svilup-
po pi accelerato della coscienza e grazie a questa delle forze produttive.
Il compagno Bettelheim nega questo ruolo particolare della coscienza, sulla base delle
argomentazioni di Marx secondo cui questa sarebbe un prodotto dellambiente sociale e
non il contrario. E noi usiamo proprio lanalisi marxista per lottare contro Bettelheim, ricor-
dandogli che ci indubbiamente vero, ma che nellepoca attuale dellimperialismo, anche
la coscienza acquista caratteristiche mondiali. E che questa coscienza doggi il risultato
dello sviluppo di tutte le forze produttive a livello mondiale e degli insegnamenti e delle-
sempio dellUnione Sovietica e degli altri paesi socialisti per le masse di tutto il mondo.
In tal senso si deve ritenere che la coscienza degli uomini davanguardia, basata sullo
sviluppo generale delle forze produttive, pu individuare le strade adeguate per portare alla
vittoria una rivoluzione socialista in un determinato paese, anche se, al suo livello, non esi-
stono obiettivamente quelle contraddizioni tra lo sviluppo delle forze produttive e i rapporti
di produzione che renderebbero inevitabile o possibile una rivoluzione (analizzando il paese
come un insieme unico e isolato).
Concludiamo questa parte della nostra argomentazione.
Il secondo grave errore commesso da Bettelheim linsistenza nellattribuire alla strut-
tura giuridica una possibilit di esistenza propria. Nella sua analisi fa riferimento pi e pi
volte alla necessit di tener conto dei rapporti di produzione per la definizione giuridica
della propriet. Ritenere che la propriet giuridica o, per meglio dire, la sovrastruttura di un
dato Stato, in un momento determinato, sia stata imposta contro la realt dei rapporti di pro-
duzione, significa negare proprio il determinismo sul quale egli si basa per esprimere il con-
cetto secondo cui la coscienza un prodotto sociale. Naturalmente, in tutti questi processi
che sono storici e non fisico-chimici, che non si realizzano in millesimi di secondo, ma si
producono nel corso del lungo cammino dellumanit, vi tutta una serie di aspetti dei rap-
porti giuridici che non corrispondono ai rapporti di produzione che in quel determinato
momento caratterizzano il paese; e ci vuoi dire semplicemente che essi verranno distrutti
col tempo, quando i nuovi rapporti si imporranno sui vecchi, e non il contrario, cio che sia
possibile cambiare la sovrastruttura senza mutare prima i rapporti di produzione.
Il compagno Bettelheim. insiste reiteratamente sul fatto che la natura dei rapporti di pro-
duzione determinata dal grado di sviluppo delle forze produttive e che la propriet dei
mezzi di produzione lespressione giuridica e astratta di alcuni rapporti di produzione; gli
sfugge il fatto fondamentale che ci si adatta perfettamente a una situazione generale (siste-
ma mondiale o singolo paese), ma che non si pu stabilire - come egli pretende - una mec-
canica microscopica [corrispondenza] tra il livello di sviluppo delle forze produttive in ogni
regione o situazione e i rapporti giuridici di propriet.
Egli attacca gli economisti che pretendono di vedere nella propriet dei mezzi di produ-
zione da parte del popolo unespressione del socialismo, affermando che questi rapporti
giuridici non sono la base di alcunch. In un certo senso, potrebbe avere ragione rispetto
alla parola base, ma il fatto essenziale che i rapporti di produzione e lo sviluppo delle
forze produttive a un certo momento si scontrano, e che questo conflitto non determinato
meccanicamente da unaccumulazione di forze economiche, ma una somma quantitativa e

149
qualitativa, unaccumulazione di forze contrapposte dal punto di vista dello sviluppo econo-
mico, il superamento di una classe sociale da parte di unaltra, dal punto di vista storico e
politico. Vale a dire che non si pu mai separare lanalisi economica dal fatto storico della
lotta di classe (fino ad arrivare alla societ perfetta). Per questo motivo, per luomo espres-
sione vivente della lotta di classe la base giuridica che rappresenta la sovrastruttura della
societ in cui vive ha caratteristiche concrete ed esprime una realt palpabile. I rapporti di
produzione, lo sviluppo delle forze produttive, sono fenomeni economico-tecnologici che si
vanno accumulando nel corso della storia. La propriet sociale lespressione tangibile di
questi rapporti, cos come la merce concreta lespressione dei rapporti tra gli uomini. La
merce esiste perch vi una societ mercantile in cui si prodotta una divisione del lavoro
sulla base della propriet privata. Il socialismo esiste perch vi una societ di nuovo tipo,
in cui gli espropriatori sono stati espropriati e la propriet sociale sostituisce quella vecchia,
individuale, dei capitalisti.
Questa la linea generale che deve seguire la fase di transizione. I rapporti particolari-
stici tra questo o quello strato della societ hanno un interesse soltanto per determinate ana-
lisi concrete; ma lanalisi teorica deve affrontare lampio quadro che racchiude i nuovi rap-
porti tra gli uomini e la societ nel suo passaggio al socialismo.
Partendo da questi due errori concettuali di fondo, il compagno Bettelheim difende li-
dentit obbligatoria, incasellata perfettamente, tra lo sviluppo delle forze produttive, in un
momento e in una regione determinati, e i rapporti di produzione; allo stesso tempo, trasfe-
risce questi stessi rapporti sul piano dellespressione giuridica.
A quale scopo? Vediamo che cosa risponde Bettelheim:
In tali condizioni, il ragionamento che parte esclusivamente dal concetto generale di propriet statale
per designare le diverse forme superiori della propriet socialista, pretendendo di ridurre questa a ununi-
ca realt, si scontra con difficolt insuperabili, soprattutto quando si tratta di analizzare la circolazione
delle merci allinterno del settore socialista di Stato, il commercio socialista, il ruolo della moneta ecc..

E ancora, analizzando la divisione in due forme di propriet fatta da Stalin, afferma:


Questo punto di partenza giuridico e le analisi che da esso derivano inducono a negare il carattere neces-
sariamente mercantile, nella fase attuale, degli scambi tra imprese socialiste di Stato e a rendere incom-
prensibile, sul piano teorico, la natura delle compravendite effettuate tra imprese statali; la natura della
moneta, dei prezzi, della contabilit economica, dellautonomia finanziaria ecc. Queste categorie vengono
cos private di ogni contenuto sociale reale. Appaiono come forme astratte o procedimenti tecnici pi o
meno arbitrari, e non come lespressione di quelle leggi economiche oggettive, la cui necessit sottolinea-
va, del resto, lo stesso Stalin.

A nostro avviso, larticolo del compagno Bettelheim, nonostante prenda apertamente


posizione contro le idee che abbiamo espresso in varie occasioni, ha unindubbia impor-
tanza provenendo da un economista di vasta formazione e teorico del marxismo. Partendo
da una situazione di fatto, egli propone una difesa - a nostro avviso non ben meditata - del-
luso delle categorie inerenti al capitalismo nella fase di transizione e della necessit della
propriet individuale allinterno del settore socialista; egli scopre che lanalisi particolareg-
giata dei rapporti di produzione e della propriet sociale, secondo la concezione marxista
che potremmo definire ortodossa, incompatibile con il mantenimento di tali categorie e
sostiene che in questo vi qualcosa di incomprensibile.
Noi affermiamo esattamente le stesse cose, solo che la nostra conclusione diversa: cre-
diamo che lincoerenza dei difensori del calcolo economico sia dovuta al fatto che seguendo
la linea dellanalisi marxista essi, giunti a un certo punto, devono fare un salto (lasciandosi
dietro lanello mancante) per cadere in una posizione diversa da cui riprendere la loro
linea di pensiero. In pratica, i difensori del calcolo economico non hanno mai spiegato ade-
guatamente come possa sopravvivere il concetto di merce nel settore statale e come si possa
fare un uso intelligente della legge del valore nel settore socialista, con mercati deformi.

150
Cogliendo lincoerenza, il compagno Bettelheim ne rovescia i termini, inizia lanalisi l
dove si dovrebbe concludere; dagli attuali rapporti giuridici esistenti nei paesi socialisti e
dalle categorie che vi sopravvivono constata il fatto reale e certo che queste categorie giuri-
diche e mercantili sono tuttora presenti e di qui ricava pragmaticamente che, se esistono,
perch sono necessarie; partendo da questa base, cammina a ritroso, in forma analitica, per
arrivare al punto in cui la teoria e la pratica entrano in conflitto. A questo punto, fornisce
una nuova interpretazione della teoria, sottopone ad analisi Marx e Lenin e ne d una sua
versione personale con le basi erronee che noi abbiamo indicato; ci gli permette di formu-
lare una linea di argomentazione coerente da un capo allaltro dellarticolo.
Egli qui dimentica, tuttavia, che la fase di transizione , storicamente giovane. Nel
momento in cui luomo raggiunge la piena comprensione del fatto economico e lo domina
attraverso la pianificazione, soggetto a inevitabili errori di valutazione. Perch ritenere
che ci che nella fase di transizione, necessariamente debba essere? Perch sostenere
che i colpi inferti dalla realt a certe scelte audaci sono prodotti esclusivamente dallaudacia
stessa, e non invece, in tutto o in parte, da errori tecnici di amministrazione? Ci sembra
uneccessiva sottovalutazione dellimportanza della pianificazione socialista, pur con tutti i
difetti tecnici che essa pu avere, sostenere, come fa Bettelheim:
Di qui scaturisce limpossibilit di procedere in modo soddisfacente, vale a dire efficace, a una riparti-
zione integrale, a priori, dei mezzi di produzione e dei prodotti in generale, e la necessit del commercio
socialista e degli organismi commerciali dello Stato. Di qui traggono origine anche la funzione della
moneta allinterno stesso dei settore socialista, il ruolo della legge del valore e un sistema di prezzi che
deve non solo riflettere il costo sociale dei vari prodotti, ma anche esprimere i rapporti tra lofferta e la
domanda di tali prodotti ed eventualmente assicurare lequilibrio tra domanda e offerta, quando il piano
non abbia potuto farlo a priori e quando limpiego di misure amministrative per raggiungere tale equili-
brio comprometterebbe lo sviluppo delle forze produttive.

Partendo dalle nostre debolezze abbiamo gi avuto occasione di esporre un tentativo di


definizione generale:
Neghiamo la possibilit di un uso cosciente della legge del valore, basandoci sullinesistenza di un mer-
cato libero che esprima automaticamente la contraddizione tra produttori e consumatori, neghiamo lesi-
stenza della categoria-merce nei rapporti tra le imprese statali, e consideriamo tutte le aziende come parte
integrante di quellunica grande impresa che lo Stato (anche se, in pratica, ci non accade ancora nel
nostro paese). La legge del valore e il piano sono due termini legati da una contraddizione e dalla sua
soluzione; possiamo quindi affermare che la pianificazione centralizzata il modo dessere della societ
socialista, la categoria che la definisce e il punto in cui la coscienza delluomo arriva, finalmente, a sinte-
tizzare e dirigere leconomia verso la sua meta: la completa liberazione dellessere umano nel quadro
della societ comunista4.

Mettere in relazione lunit di produzione (soggetto economico, secondo Bettelheim) con il


grado fisico di integrazione significa portare il meccanismo alle sue estreme conseguenze e
negarci la possibilit di far ci che tecnicamente i monopoli nordamericani avevano gi fatto in
molti settori dellindustria cubana. Significa anche avere uneccessiva sfiducia nelle nostre
forze e capacit. Ci che si pu, quindi, chiamare unit di produzione (e che costituisce un
vero e proprio soggetto economico) varia evidentemente secondo il livello di sviluppo delle
forze produttive. In certi settori della produzione in cui lintegrazione delle attivit
sufficientemente sviluppata, lo stesso settore merceologico potrebbe costituire una unit di
produzione. E quanto accade, per esempio, nellindustria elettrica, sulla base
dellinterconnessione, perch ci favorisce una direzione unica e centralizzata di tutto il settore.
Via via che sviluppiamo pragmaticamente il nostro sistema, riusciamo a individuare
alcuni problemi gi esaminati e cerchiamo di risolverli, tentando di essere il pi coerenti

4 Sobre el sistema presupuestario de financiamiento, in Nuestra Industria, Revista Econmica, n. 5, febbraio


1964 p. 16 [nota di E. Guevara]. [Sul sistema di finanziamento di bilancio, in Scritti scelti, cit., II, p. 505 (n.d.r.).]

151
possibile, nella misura in cui ce lo permette la nostra preparazione, con le grandi idee
espresse da Marx e da Lenin. Questo ci ha spinto a cercare una soluzione alle contraddizio-
ni esistenti nelleconomia politica marxista della fase di transizione. Tentando di superare
tali contraddizioni, che possono essere solo dei freni temporanei per lo sviluppo del sociali-
smo, visto che nei fatti esiste la societ socialista, abbiamo analizzato i metodi organizzativi
pi adeguati alla pratica e alla teoria, che ci permettano di dare il massimo impulso alla
nuova societ, attraverso lo sviluppo della coscienza e della produzione; e questo il capi-
tolo in cui siamo impegnati attualmente.
Per concludere:
1 Riteniamo che Bettelheim commetta due gravi errori nel metodo di analisi: a) trasfe-
rendo meccanicamente il concetto della necessaria correlazione tra rapporti di produzione e
sviluppo delle forze produttive, di validit generale, al microcosmo dei rapporti di produ-
zione in situazioni concrete di un determinato paese nella fase di transizione, per trarre cos
conclusioni apologetiche, impregnate di pragmatismo sul cosiddetto calcolo economico;
b) applicando lo stesso tipo di analisi meccanicistica al concetto di propriet.
2. Pertanto, non siamo daccordo con la sua posizione secondo cui lautonomia finanzia-
ria o lautonomia contabile sono legate a un determinato livello delle forze produttive:
una conseguenza del suo metodo danalisi.
3. Rifiutiamo il suo concetto di direzione centralizzata sulla base della concentrazione
fisica della produzione (egli fa lesempio delle interconnessioni di una rete elettrica) e lo
applichiamo a una centralizzazione delle decisioni economiche principali.
4. Non riteniamo corretta la spiegazione della necessaria e rigida validit della legge del
valore e di altre categorie mercantili nella fase di transizione, anche se non neghiamo la
possibilit di utilizzare alcuni aspetti di questa legge a fini comparativi (costi, redditivit
espressa in denaro aritmetico).
5. Per noi la pianificazione centralizzata il modo di essere della societ socialista
ecc., e pertanto le attribuiamo un potere decisionale cosciente molto maggiore di quanto
non faccia Bettelheim.
6. Riteniamo di grande importanza teorica lesame delle incongruenze tra il metodo
classico dellanalisi marxista e la sopravvivenza delle categorie mercantili nel settore
socialista, un aspetto che devessere ulteriormente approfondito.
7. Ai difensori del calcolo economico si adatta a proposito di questo articolo il detto:
Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io.
_________________________________________________________________________
Co. Charles Bettelheim 24 ottobre 1964
Direttore cole des hautes tudes Anno delleconomia
Sorbonne et 54
Rue de Varenne, Paris 7e

Caro compagno*,
ho ricevuto la sua lettera e le invio con plico a parte per posta le riviste che mi ha
richiesto.
Mi piacerebbe molto poter discutere con lei ancora una volta sulle nostre divergenze.
Un po pi in l del caos, forse nel primo o secondo giorno della creazione, ho un
mondo di idee che cozzano, sincrociano e, a volte, si organizzano. Mi piacerebbe aggiun-
gerle al nostro reciproco materiale polemico.
In attesa del suo arrivo, mi congedo da lei rivoluzionariamente
Patria o muerte. Venceremos
Comandante Che Guevara

* Da Ernesto Che Guevara, Obras 1957-1967, cit., II, p. 692. Trad. it. di R. Massari [n.d.r.].

152
LAUTOCRITICA (1974)
di Charles Bettelheim

La vicenda teorica di Bettelheim, per la parte che qui cinteressa, merita un supplemento
dinformazione. Nel 1974, per le edizioni Maspero/Seuil, apparve il primo volume della sua
voluminosa ricostruzione della storia della Rivoluzione russa: Les luttes de classes en Urss.
1re priode 1917-23*. In mezzo cera stata linvasione sovietica della Cecoslovacchia e il
passaggio di Bettelheim al maoismo. Nellintroduzione allopera, nel quadro di una vasta
quanto superficiale autocritica per le posizioni filosovietiche del passato, Bettelheim scrisse
le parole seguenti che non possono non apparire come una vittoria postuma di Guevara
(peraltro mai citato nel testo in questione) [r.m.].

In un senso generale, la politica internazionale dellUrss si presenta sempre pi come


una politica di grande potenza che cerca di ottenere per se stessa il massimo dei vantaggi
economici e politici, approfittando dei legami stretti che essa ha stabilito con altri paesi.
Questa politica di tipo imperialistico porta lUrss a collaborare e allo stesso tempo a entrare
in contraddizione con gli Stati Uniti. Queste due grandi potenze lottano fra loro per lege-
monia mondiale. Per questo sono anche costrette ad operare dei compromessi a danno dei
popoli [...].
La presa in considerazione di questa evoluzione (un momento della quale stato rappre-
sentato dalloccupazione della Cecoslovacchia) mi ha condotto a riesaminare anche il pas-
sato dellUnione Sovietica, poich non possibile pensare che il corso ormai seguto da
questo paese dipenda soltanto dalla responsabilit personale di alcuni dirigenti. Larrivo
al potere di costoro e la possibilit che hanno avuto di mettere in pratica la politica che
abbiamo appena ricordato, si spiegano necessariamente con la natura dei rapporti sociali
oggigiorno dominanti in Urss, rapporti che si sono formati durante un lungo periodo ante-
riore. Di qui la necessit di analizzare questi rapporti.
Lanalisi che ho dovuto quindi intraprendere ha potuto, daltro canto, fondarsi sullespe-
rienza che ho avuto delle trasformazioni economiche e politiche della Cina e di Cuba.
Per quanto riguarda questultimo paese, si tratta di unesperienza pratica molto concreta,
giacch ho partecipato a pi riprese alla discussione dei problemi posti dalla pianificazione
delleconomia cubana, nel corso degli anni che vanno dal 1960 al 1966. Sulla base di tale
esperienza sono stato condotto, a partire da quellepoca, a rimettere in causa un insieme di
concezioni relative alle condizioni in cui si elaborano i piani economici, al significato della
pianificazione nella transizione socialista e agli effetti dellesistenza di relazioni di mercato
e monetarie nelle formazioni sociali in cui la propriet di Stato dei mezzi di produzione
svolge un ruolo dominante.
Al fine di precisare la natura delle tesi che vengono presentate in questo studio, e di per-
mettere al lettore di meglio situarle in rapporto a quelle che ho sviluppato in due libri prece-

* Le lotte di classe in Urss. 1917-1923, Etas Libri, Milano 1975. Nel 1978 lo stesso editore ha pubblicato il
secondo volume: Le lotte di classe in Urss. 1923-1930. I brani qui riportati li abbiamo tradotti direttamente dal-
loriginale francese, pp. 11-13 [r.m.].

153
denti (che erano ampiamente il frutto della mia esperienza dei problemi di Cuba), non
inutile ricordare i limiti delle rimesse in questione qui menzionate.
Ne La transition vers lconomie socialiste - che riprendeva una serie di conferenze e
testi redatti tra il 1962 e il 1967 - ero stato indotto a mettere in relazione lesistenza dei
rapporti di mercato e monetari, a Cuba come in Urss, con quella di unit di produzione
che funzionavano, in effetti, in maniera relativamente indipendente le une dalle altre
(nonostante la messa in opera di un piano economico) e che agivano quindi come sog-
getti economici1.
Lanalisi che presentavo allepoca tendeva a spiegare lesistenza dei rapporti di mer-
cato e monetari e dei rapporti salariali come se si trattasse di rapporti sociali reali, che
funzionassero indipendentemente dalla volont degli uomini (e che di conseguenza non ci
si poteva limitare a dichiararli aboliti per vederli scomparire). Nel quadro di tale
analisi, i rapporti di mercato e monetari apparivano dunque come lespressione di rapporti
sociali profondi: erano invece gli effetti di quei rapporti e delle esigenze obiettive della
loro riproduzione**.
Oggigiorno ritengo che la forma specifica dellanalisi che proponevo nel 1962 e nel
1967 non sia soddisfacente. Sono stato spinto a modificarne seriamente i termini alla luce di
una nuova riflessione basata sulle condizioni di costruzione del socialismo in Cina, e in
modo particolare sulle lezioni che si possono trarre dalla Rivoluzione culturale.
La principale insufficienza dei miei testi dal 1962 al 1967 riguarda il fatto che ci che vi
indicato come imposto da esigenze oggettive riferito essenzialmente al livello di svilup-
po delle forze produttive2.
Bench il concetto di natura delle forze produttive sia menzionato in tali testi, il signi-
ficato preciso di tale concetto non viene sviluppato. Di conseguenza, non si mette in luce il
fatto che lostacolo principale a una politica socialmente unificata (della quale il piano eco-
nomico non pu essere che il mezzo) risiede non al livello di sviluppo delle forze produtti-
ve, ma piuttosto nella natura dei rapporti sociali dominanti, vale a dire nella riproduzione
della divisione capitalistica del lavoro e, allo stesso tempo, nei rapporti ideologici e politici
che, pur essendo un effetto di questa divisione, costituiscono le condizioni sociali di tale
riproduzione (facendo funzionare gli individui e le aziende come dei soggetti che pon-
gono in primo piano i propri interessi particolari rispetto agli interessi collettivi; questi, del
resto, non possono avere che un carattere momentaneo o illusorio se non sidentificano con
le esigenze di una politica che miri effettivamente a creare le condizioni per la scomparsa
degli interessi di classe antagonistici).
Ci che non appare quindi con chiarezza nei testi riprodotti sotto il titolo de La transi-
tion vers lconomie socialiste che lo sviluppo delle forze produttive non pu mai da solo
far scomparire le forme capitalistiche della divisione del lavoro n gli altri rapporti sociali
borghesi**[...].

1 Ch. Bettelheim, La transition vers lconomie socialiste, Maspero, Paris 1968, Op. cit., pp. 30 sgg. Questi
problemi sono ripresi anche alle pp. 70 sgg e 175 sgg.
** Tutti i corsivi sono di Bettelheim. Il lettore pu facilmente verificare che la sostanza di questi concetti li
aveva gi espressi il Che - con maggiore immediatezza e respiro teorico - attirandosi le ben note accuse di volon-
tarismo e soggettivismo piccolo-borghese da parte degli ammiratori del modello sovietico depoca (russi, cubani,
esteuropei e, per altri versi, anche cinesi) [r.m.].
2 Ibid., pp. 45-77, in particolare p. 48.

154
3. Guevara visto dai sovietici
Guevara e il mondo socialista di I.P. Lavreckij [I. Grigulevic ]
Recensione al libro di Iosif Grigulevic dellAgenzia Novosti
Che, il rivoluzionario di Kiva Maidanik

GUEVARA E IL MONDO SOCIALISTA


di I.P. Lavreckij [Iosif Grigulevic ]*

Pubblichiamo alcune parti della biografia del Che scritta da Lavreckiji/Grigulevic , il


libro che ha presentato Guevara in Urss (ma anche nel mondo ispanofono, in cui stato lar-
gamente diffuso dalle edizioni in lingue estere di Mosca), nonostante i suoi limiti evidenti.
In primo luogo ci sembra assente una ricostruzione dellevoluzione del pensiero del
Che. Cos le affermazioni entusiastiche del suo primo incontro con i paesi socialisti ven-
gono assolutizzate, evitando di presentare la sua riflessione pi matura. Si dice che
Guevara studiava attentamente lesperienza della costruzione socialista in Unione
Sovietica, ma non si dice quali conclusioni avesse tratto.
Si insinua poi, sia pure per sottolineare il suo impegno nella direzione delleconomia
cubana, che presentare il Che come un rivoluzionario permanente (cio trotskista) servi-
va a travisare la sua figura. E si rincara la dose, assicurando che il Che aveva condannato
risolutamente le azioni provocatorie dei trotskisti che nella fase della crisi dei missili ave-
vano richiesto perentoriamente linvasione della base americana di Guantanamo, mentre
stato documentato, ad esempio da Adolfo Gilly, che si trattava di una grossolana calun-
nia stalinista. Inoltre Lavreckij assicura che Guevara aveva avallato la censura nei con-
fronti delle pubblicazioni dei trotskisti cubani, mentre invece egli critic la distruzione dei
piombi della Rivoluzione permanente di Trotsky da parte di burocrati stalinisti.
Finch rimase a Cuba, il Che intervenne per far liberare alcuni trotskisti cubani arre-
stati arbitrariamente, come Roberto Tejera, Armando Machado e soprattutto Roberto
Acosta, che era uno dei suoi pi stretti collaboratori al Ministero dellIndustria. Intervenne
per salvare Angel Fanjul, un posadista argentino inviato a Cuba, da unassurda minaccia
di condanna a morte.
E ci nonostante che alcuni dei trotskisti cubani che egli conosceva bene, come Juan
Len Ferrera Ramrez, sua guardia del corpo e massaggiatore personale, figlio di

* Da El mundo del socialismo e Construyendo la nueva sociedad. Sono due capitoli del libro tradotto dal
russo in spagnolo di Iosif P. Lavreckij [Lavretski in spagnolo], Ernesto Che Guevara, Editorial Progreso,
Moskva, 1975, pp. 178-210.Trad. it. di Titti Pierini [n.d.r.].
Per qualche tempo si creduto che Iosif P. Lavreckij fosse un autore sovietico a s, pur permanendo il sospetto
di poterlo identificare con un altro russo, autore di opere su Che Guevara: Iosif Romualdovic Grigulevic . Da
alcuni anni chiaro invece che i due sono la stessa persona e che Lavreckij/Lavretski solo uno pseudonimo.
Sulla questione si veda avanti lampia nota di Roberto Porfiri, nella sezione della Bibliografia in cui si parla degli
autori sovietici. Qui aggiungiamo una piccola curiosit: nel Piano di letture in Bolivia (Quaderno 2/1999, p.
260), il Che include tra i libri da leggere a novembre del 1966, il Pancho Villa, dello stesso I. Lavretski [r.m.].

155
Idalberto Ferrera Acosta, segretario del Por, fossero diventati molto dogmatici sotto lin-
fluenza di Posadas, che aveva organizzato una scissione della maggior parte delle sezioni
latinoamericane della Quarta internazionale. Dopo la morte del Che molti di quei compagni
furono condannati perfino a 12 anni di carcere per aver calunniato lUrss affermando che
vi era una burocrazia sfruttatrice, o per aver costituito un partito, nonostante il Por
preesistesse al Pcc. A loro onore va detto che erano stati quasi tutti combattenti nella Sierra
Maestra nella colonna di Ral Castro, e i pi vecchi di loro avevano combattuto nella rivo-
luzione del 1933 a fianco di Antonio Guiteras (denunciato dagli stalinisti come il maggior
fascista dellAmerica Latina) e a cui invece il Che e Fidel resero immediatamente onore
come loro precursore. I trotskisti cubani avevano continuato incessantemente la lotta contro
Fulgencio Batista, mentre il Psp staliniano gli forniva la copertura di due ministri!
Nonostante queste ed altre reticenze o vere mistificazioni, il libro rappresenta pur sem-
pre un omaggio al Che, e riflette latteggiamento di quei sovietici che a contatto con la
Rivoluzione cubana ne divennero convinti sostenitori, senza per questo riuscire a staccarsi
dai loro pregiudizi e dalla metodologia acquisita negli anni precedenti.
(a.m.)

Il mondo del socialismo

[] Nel febbraio del 1960 arriv allAvana, su invito del governo cubano, Anastas
Mikojan, primo Vicepresidente del Consiglio dei Ministri dellUnione Sovietica.
Allesponente del Paese dei Soviet venne offerta unaccoglienza straordinariamente ami-
chevole. Lo ricevettero allaeroporto Fidel Castro, il Che e altri dirigenti rivoluzionari.
Mikojan presenzi allAvana, insieme a personalit cubane, allinaugurazione della Mostra
sui progressi scientifici, tecnologici e culturali dellUrss.
La cosa pi importante, tuttavia, fu che la visita di Mikojan permise ai dirigenti cubani
di intavolare negoziati con lui, stabilendo accordi vantaggiosi, che gettarono le basi per lul-
teriore sviluppo di rapporti amichevoli e fraterni tra Cuba rivoluzionaria e lUrss.
In qualit di direttore della Banca Nazionale, il Che partecip nella maniera pi attiva ai
negoziati con Mikojan; si incontrarono varie volte, il Che invit Mikojan a casa sua e gli
present la moglie e i figli. []
Nellimplacabile lotta contro la reazione si decideva chi avrebbe vinto chi: Cuba rivo-
luzionaria sarebbe stata un paese veramente libero, o si sarebbe vista di nuovo sottoposta al
potere dei monopoli nordamericani. Il Che affront questo tema in una conferenza, tenuta il
20 marzo 1960 e trasmessa in televisione nel programma Universidad Popular, dal titolo:
Sovranit politica e indipendenza economica.
Lintero paese era in ascolto, amici e nemici. Il Che disse che la sovranit nazionale era
inconcepibile senza la conquista dellindipendenza economica, e che gli accordi con
lUnione Sovietica, cui aveva avuto lonore di partecipare, tendevano a rafforzare lindi-
pendenza economica e, quindi, la sovranit di Cuba. []
Il 10 giugno, il Che dichiar in un raduno popolare di fronte al Palazzo della Presidenza:
Stiano attenti questi figli del Pentagono e del monopolio nordamericano, che hanno portato la loro arro-
ganza a spasso per i campi dAmerica; riflettano bene. Cuba non pi un isola solitaria in mezzo
allOceano, difesa soltanto dai petti inermi dei suoi figli e da quelli generosi di tutti gli indifesi del
mondo; Cuba, oggi, unisola gloriosa al centro dei Caraibi, difesa dai missili della maggiore potenza
militare della storia.

156
Il Che prese parte alla stesura della Prima Dichiarazione dellAvana, pubblicata nel set-
tembre del 1960, in risposta alle minacce lanciate dagli Stati Uniti di mettere Cuba in
ginocchio. La Dichiarazione dellAvana rifletteva i punti di vista dei capi della rivoluzione
e dellintero popolo cubano. Proclamandola in occasione della manifestazione di massa a
Camagey, il Che sottoline che laiuto dellUnione Sovietica a Cuba le veniva offerto
senza alcuna condizione politica. La Dichiarazione dellAvana apprezzava la solidariet
dellUnione Sovietica con Cuba rivoluzionaria. Lart. 4 proclama:
laiuto offerto spontaneamente dallUnione Sovietica a Cuba nel caso in cui il nostro paese venisse
aggredito da forze militari imperialiste non potrebbe mai essere considerato una intromissione, ma rappre-
senta un gesto evidente di solidariet; e questo aiuto, offerto a Cuba di fronte a un imminente attacco del
Pentagono, fa onore al governo dellUnione Sovietica che lo fornisce e disonora al tempo stesso il gover-
no degli Stati Uniti per le sue vili e criminali aggressioni contro Cuba.

Il 22 ottobre 1960, il Che - alla testa di una delegazione economica - intraprende un


viaggio nei paesi socialisti. Si trattava della prima visita ufficiale di uno dei principali diri-
genti della rivoluzione cubana nei paesi del socialismo trionfante. Il Che rimase allestero
due mesi, uno dei quali quasi esclusivamente in Unione Sovietica. Visit anche la
Cecoslovacchia, la Cina, la Repubblica democratica popolare di Corea e la Repubblica
democratica tedesca.
A Mosca presenzi, nella Piazza Rossa, ai festeggiamenti del XLIII anniversario della
grande Rivoluzione socialista dOttobre. Dalla tribuna del Mausoleo di Lenin assistette alla
sfilata militare e alla manifestazione dei moscoviti. A Mosca ebbe conversazioni con diri-
genti del Pcus e del Governo sovietico. Visit fabbriche, centri scientifici, visit il
Cremlino, vide la Casa-Museo di Lenin, fece una visita a Leningrado e a Volgograd. And
allo Smolni, si rec a vedere la corazzata Aurora e la tomba di Mamaev. A Mosca il Che
discusse nuovi accordi economici, importanti per Cuba.
L11 dicembre 1960 i moscoviti lo incontrarono nella Sala delle Colonne della Casa dei
Sindacati, dove egli pronunci un lungo discorso. Rivolgendosi al maresciallo K.
Rokossovski, che presiedeva lincontro, disse che il nome del maresciallo, al pari di quelli
degli altri eroi della Grande Guerra patriottica, sarebbe rimasto inciso nella memoria dei
rivoluzionari cubani. Il Che approv i documenti della Conferenza dei Partiti comunisti e
operai, tenutasi a Mosca, nella quale - sottoline - Cuba veniva richiamata quattro volte,
additandola ad esempio per altri popoli che si trovavano in condizioni analoghe: Noi -
disse loratore - non abbiamo avuto n arte n parte in quella dichiarazione, ma la appog-
giamo con tutto il cuore.
Parl brevemente delle tappe fondamentali della rivoluzione cubana. Spieg che aveva-
no cominciato la lotta in condizioni durissime, in momenti in cui i rapporti di forza erano
ben diversi da quelli attuali; che avevano imparato e acquistato esperienza nel corso della
lotta, e che nel corso della rivoluzione si erano trasformati in autentici rivoluzionari. Grazie
alla propria esperienza, avevano capito la verit del fatto che le masse contadine povere
dovevano diventare il cuore dellEsercito Ribelle. Avevano capito che nelle condizioni di
Cuba non cera altra strada che non fosse quella della sollevazione armata del popolo con-
tro loppressione armata delle marionette dellimperialismo nordamericano. Con le armi in
pugno e insieme ai contadini, avevano intrapreso la lotta contro un esercito che rappresenta-
va la borghesia, complice degli Usa, sconfiggendolo. Gli altri popoli dellAmerica latina, in
condizioni analoghe a quelle del popolo cubano, potevano ormai inalberare la stessa ban-
diera. Il Che disse che avevano dimostrato che i popoli si possono armare, possono lottare
contro gli oppressori e possono sconfiggerli
Attualmente, Cuba si trova in una situazione in cui, da un lato, lIsola permanente-
mente minacciata dalle navi, dalle basi e dai soldati della marina dellimperialismo e, dal-
laltro lato, conta sullappoggio dellUnione Sovietica, che rappresenta per essa una corazza
difensiva, ne protegge lintegrit e la sovranit.

157
Sappiamo - disse il Che - che oggi Cuba costituisce, purtroppo, un fattore nevralgico per la pace nel
mondo. Questa situazione non ci piace, n abbiamo in mente come limperialismo di giocare con il fuoco.
Sappiamo che cosa possa voler dire - sottoline - un conflitto in momenti come questi, ma evitarlo non
dipende soltanto da noi. Le forze che sostengono Cuba e quelle del campo socialista sono quelle su cui
possiamo contare perch gli imperialisti non commettano lerrore di attaccarci.

Pi avanti aggiunse che dovevano stare in guardia, vigilare le coste, il cielo e la terra di
Cuba, per respingere il nemico in qualsiasi momento. Il popolo di Cuba guarder al futuro
con decisione costruttiva, e sa che uscir vittorioso da qualsiasi prova. Si prepara a costruire
un nuovo mondo, anche se purtroppo deve farlo senza togliersi di mano il fucile. Questo il
popolo - disse - di cui state accogliendo i rappresentanti con tanto entusiasmo, con tanta
gioia e tanto ardore rivoluzionario, qui e in tutte le citt dellUnione Sovietica, in ogni
angolo del campo socialista.
Non dimenticheremo mai, prosegu, la solidariet combattiva di questo popolo, lentu-
siasmo rivoluzionario con il quale il popolo sovietico ha accolto i cubani, in tutti i posti in
cui siamo stati. Voglio dirvi - prosegu il Che - che la solidariet dimostrata a questo popolo
e lentusiasmo con il quale siamo stati accolti costituiscono per noi il sigillo che sancisce la
nostra amicizia vieppi salda, unamicizia che instaura tra noi lindistruttibile base dei
nostri rapporti. E a questi rapporti si pu rispondere con le parole: Cuba non fallir!.
Cuba occupa del tutto responsabilmente il posto che le spetta nella lotta contro limpe-
rialismo mondiale, ed disposta a conservarla a mo di esempio vivo e combattivo, mentre
limperialismo continua a minacciarla con le armi.
Ma Cuba disposta ad approfittare della prima occasione che le si presenti per risolvere
i problemi per via pacifica e non militare. Cuba sostiene caldamente la proposta avanzata
dal governo sovietico allOnu per il disarmo generale; che parte del denaro investito attual-
mente in armamenti si redistribuisca tra i popoli che ne hanno bisogno per svilupparsi.
Cuba fautrice della coesistenza pacifica delle nazioni a diverso sistema sociale e propone
la pace per chi la desideri. Per ora non pu per mollare il fucile, e con il fucile in pugno
difender i propri confini se il nemico attenter ad essi. E sappiano tutti che il governo
risponder al terrore controrivoluzionario con quello rivoluzionario e fermer tutti coloro
che si ergeranno in armi per imporre di nuovo le catene al popolo cubano.
Durante la permanenza a Mosca del Che, lautore del presente libro lo sollecit a scrive-
re un articolo per una raccolta di saggi storico-etnografici su Cuba. Egli acconsent amabil-
mente, e poco dopo consegn un lavoro che, con il titolo di Alcune osservazioni sulla
rivoluzione, stato pubblicato appunto in quella raccolta. Ne ho gi accennato prima; ma
ora richiamerei il passo in cui si segnala il ruolo svolto dallUnione Sovietica per quanto
riguarda il futuro e la difesa della rivoluzione cubana.
Il Che sosteneva che la vittoria del popolo cubano dimostrava che, se si confrontano le
forze economiche, politiche e militari dei due campi antagonisti - quello della pace e quello
della guerra - la bilancia pende in favore del sistema socialista. Cuba esiste come Stato
sovrano perch il suo popolo tenuto unito da grandi parole dordine e perch i dirigenti
sono uniti al popolo e lo guidano con perizia lungo la via della vittoria. Questo vero, ma
non tutta la verit. Cuba esiste anche perch oggi nel mondo c un blocco di nazioni che
stanno sempre dalla parte della causa giusta ed hanno forze sufficienti per questo. I nemici
hanno cercato di mettere in ginocchio Cuba, rifiutandosi di acquistarne lo zucchero, ma
lUnione Sovietica questo zucchero lo ha comprato. Infine, poco tempo fa hanno cercato
ancora una volta di strangolare lIsola con il blocco economico, ma le loro speranze sono
state ancora una volta frustrate. Questo vero, ma non tutta la verit. Cuba esiste come
Stato sovrano perch, di fronte allaggressione militare ordita in territorio statunitense, si
frapposta la storica messa in guardia del governo sovietico.
Nellesempio cubano dunque - scriveva il Che - si cos dimostrata la decisiva superio-
rit delle forze della pace su quelle della guerra. Trovandosi Cuba nella zona di influenza

158
del dominio nordamericano, stata testimone vivente del fatto che oggi i popoli amanti
della libert trovano nellUnione Sovietica e negli altri paesi socialisti il sostegno necessa-
rio e sapranno difendere la propria indipendenza.
Il 19 dicembre il Che sottoscrisse, a nome del governo cubano, il Comunicato congiunto
sovietico-cubano nel quale lUnione Sovietica e Cuba esprimevano la loro identit di vedu-
te sui problemi internazionali, nonch su quelli della politica interna di entrambi i paesi. Il
Comunicato censurava gli atti di aggressione degli Usa contro Cuba ed altri paesi che difen-
devano la propria indipendenza. Da parte sovietica si dichiarava che si era daccordo a pre-
stare a Cuba un vasto aiuto economico e scientifico, a rafforzare e sviluppare i rapporti
commerciali con questo paese e, soprattutto, ad acquistare grandi quantitativi di zucchero
cubano.
Nelle parole pronunciate durante il ricevimento governativo in onore della missione
economica cubana il Che afferm che, al momento di lasciare il paese del socialismo che
stava visitando per la prima volta, recava con s due grandi impressioni. La prima: la
profonda soddisfazione di un dirigente della Repubblica di Cuba per essere riuscito, durante
la sua missione in Unione Sovietica, a raggiungere gli obiettivi di cui era stato incaricato; e,
due: di essere riuscito a fare questo in un clima di cordialit e di amicizia da parte del popo-
lo sovietico. Aggiunse poi che recava con s limpressione dei giorni trascorsi nel paese che
aveva fatto la rivoluzione pi profonda e radicale del mondo.
Si erano inoltre convinti, prosegu, che a quarantatr anni di distanza dal trionfo della
rivoluzione, il popolo sovietico aveva conservato intatto il suo spirito rivoluzionario. Era
sorpreso che tutti i cittadini sovietici, senza eccezione, conoscessero a fondo i problemi pi
scottanti dellumanit, ed era colpito dal loro elevato livello di preparazione politica. Si era
convinto di questo dappertutto, dato che per le strade, nelle fabbriche e nei cholchoz che
aveva visitato lo avevano riconosciuto immediatamente e lo avevano accolto al grido di
Viva Cuba!. Per quindici giorni - soggiunse il Che - siamo letteralmente stati sommersi
da un mare di amicizia, e questo implica un enorme insegnamento e un grande sostegno,
perch appena i cubani escono dal proprio paese sono invece sommersi da un oceano di
ostilit.
Il Che riconferm lapprezzamento profondo per laiuto e lappoggio dellUnione
Sovietica a Cuba rivoluzionaria. Prosegu affermando che il popolo e il governo sovietici
avevano offerto un appoggio su qualsiasi problema, per complicato che fosse. Disse che
avrebbe dovuto rubare troppo tempo agli astanti se avesse riferito su tutti gli aiuti forniti
dallUnione Sovietica nellultimo biennio, o riportato le clausole del comunicato appena
sottoscritto. Tutto questo, disse, era la dimostrazione tangibile che lUnione Sovietica si
colloca sempre al fianco dei popoli che lottano per la pace e lindipendenza, il che a propria
volta far s che lUnione Sovietica diventi sempre pi un simbolo per i paesi che, come
Cuba, si ergano in lotta per la propria libert. Questo - continu - far s che gli Stati lati-
noamercani (se non i loro governi sicuramente le loro popolazioni) comprenderanno meglio
che la vera nuova vita qui e parte da qui. Giustamente lUnione Sovietica e i paesi del
campo socialista li avrebbero appoggiati nella lotta per lindipendenza e la libert, mentre
gli imperialisti nordamericani li opprimono e li sfruttano senza piet.
Il Che concluse il suo discorso avvertendo gli imperialisti che, qualora fosse stato aggre-
dito, il popolo cubano, come un sol uomo, avrebbe impugnato le armi per difendere la pro-
pria libert. Il popolo cubano sa che in questa lotta - dichiar - potr contare sullappoggio
dellUnione Sovietica.
Prima di partire dallUnione Sovietica, il Che rilasci una dichiarazione al rappresentan-
te di Radio Mosca, dicendo che non si sarebbe stancato di ripetere mille e mille volte che,
dal momento in cui aveva messo piede in terra sovietica, aveva sentito che lUnione
Sovietica era la patria del socialismo in terra. Aggiunse che lo spirito rivoluzionario che
aveva suscitato lOttobre del 1917 continuava ad essere vivo nel popolo sovietico.

159
Il viaggio del Che nei paesi socialisti risult particolarmente positivo. Per iniziativa
dellUrss si organizz un pool di paesi socialisti che si impegnavano ad acquistare
annualmente da Cuba fino a 4 milioni di tonnellate di zucchero, 2,7 milioni delle quali
lUrss aveva concordato di acquistare essa stessa. Inoltre, a Cuba era stata promessa lassi-
stenza tecnica nei pi svariati settori.
Il Che inform particolareggiatamente il popolo cubano sui risultati del suo viaggio nel
discorso pronunciato via radio e televisione il 6 gennaio 1961. Ci limiteremo a citare alcuni
passi del suo intervento, testimonianza dellenorme rispetto suscitato nel Che dal popolo
sovietico, dal nostro partito e dal nostro governo. Ricord che, quando Antonio Nez
Jimnez era tornato dal viaggio in Unione Sovietica e aveva riferito le proprie impressioni,
molti non gli avevano prestato credito e lo avevano definito Alice nel paese delle meravi-
glie. Il Che sostenne al riguardo:
Realmente, posso dire che, dato che sono andato in giro di pi, che ho girato tutto il continente sociali-
sta, possono anche di me dire: Alice nel continente delle meraviglie. Uno ha il dovere per di riferire in
modo veritiero quello che vede, ed essere onesto; e le realizzazioni dei paesi socialisti, di quelli che ormai
hanno raggiunto un elevato livello di sviluppo, o di quelli che ancora si trovano a uno stadio molto simile
a quello di Cuba, sono straordinarie. Non vi pu essere comune confronto tra il loro tenore di vita, i loro
sistemi di sviluppo, e quelli dei paesi capitalistici. E, soprattutto, non vi comune confronto tra il modo in
cui la gente vede un fatto come la nostra rivoluzione in quei paesi e il modo in cui la vede in qualsiasi
paese capitalista del mondo. In tutti quei paesi vi un entusiasmo straordinario. Forse lUnione Sovietica
il paese dove pi tutto ci si pu toccare con mano. Sono trascorsi quarantanni dalla rivoluzione, e tutti
possiedono un elevato livello di cultura politica.

Il Che rifer alluditorio le realizzazioni dellUnione Sovietica nelle varie sfere delleco-
nomia nazionale, segnalando particolareggiatamente le enormi, infinite possibilit offerte
dal Potere sovietico allo sviluppo armonioso dellessere umano.
La verit che non avrei mai creduto si arrivasse a tanto - afferm. Oltre a questo, c lenorme sponta-
neit, lallegria, il senso di cameratismo di questo popolo. Naturalmente, non si tratta di espressioni for-
mali - lo ripetiamo ancora una volta - ma un dato: arrivando in Unione Sovietica si sente che il posto
in cui nato il socialismo, e si sente che il socialismo un sistema giusto.

Il Che espose dettagliatamente il testo del Comunicato sottoscritto da lui e dalla parte
sovietica a Mosca, soffermandosi soprattutto sullultimo capoverso in cui le due parti
dichiaravano di essere decise sostenitrici della coesistenza pacifica e che avrebbero fatto
tutto ci che dipendeva da loro pur di garantire la pace universale. Cos il Che comment il
capoverso:
Questo aspetto della pace, per noi, non un fatto meramente propagandistico, come si potrebbe pensare;
si tratta di cose molto importanti. Perch in questo momento ogni passo falso, ogni fraintendimento del-
limperialismo, pu portare a serie guerre locali, che potrebbero immediatamente sfociare in una guerra
mondiale. E purtroppo, se vi fosse una guerra mondiale - una guerra mondiale fatta di missili, e di missili
nucleari - non potrebbe andar bene per Cuba. Per cui noi dobbiamo lottare costantemente per la pace nel
mondo, ed essere disposti a difendere questo fino in fondo; e lo faremo e chiunque metta piede in questa
terra avr modo di sapere che non finir bene. Ma, al tempo stesso, dobbiamo serenamente batterci perch
non si infranga la pace nel mondo, n qui n in alcun altro luogo.

Questa dichiarazione del Che ebbe grandi ripercussioni ideologiche e politiche. Nessuno
dubitava della sua sincerit ed onest politica, per cui la sua testimonianza sui progressi
dellUnione Sovietica nella costruzione del socialismo e le sue parole di solidariet con la
linea internazionale del Pcus e del governo sovietico erono particolarmente persuasive per
quei cubani che, appoggiando la politica di Fidel Castro, erano ancora attanagliati da pre-
giudizi anticomunisti e antisovietici.
Il Che tornava pi volte nei suoi interventi sui rapporti cubano-sovietici. Nellincontro
dedicato alla commemorazione di Antonio Guiteras - militante cubano che si battuto con-
tro limperialismo nordamericano ed stato assassinato per ordine di Batista nel 1935 - in

160
risposta a chi sosteneva che lalleanza tra Cuba rivoluzionaria e lUnione Sovietica avrebbe
significato la sostituzione dellinfluenza nordamericana con quella sovietica, disse:
Noi rispettiamo ed ammiriamo - e pi conosciamo pi rispettiamo ed ammiriamo - lUnione Sovietica e
gli altri paesi socialisti! potremmo dire cos Nessun governante dei paesi socialisti ha mai cercato di
darci un consiglio su ci che dobbiamo fare, mai ha fatto il sia pur minimo tentativo in questo senso!
Anche molto prima della situazione attuale, quando ci hanno concesso i primi cento milioni di crediti,
senza chiedere neppure il minimo che un paese pu chiedere, in queste condizioni, e cio il riconoscimen-
to diplomatico; e si trattava, in questo caso, dellUnione Sovietica, potentissimo paese della terra, con
duecento milioni di abitanti, e di Cuba, unisoletta appena entrata nel consesso delle nazioni libere, con
sei milioni di abitanti.

E sottinteso che quanto il Che sosteneva sullUnione Sovietica non era soltanto la sua
opinione personale, ma rifletteva anche quella di Fidel Castro e degli altri massimi dirigenti
della rivoluzione cubana, anche se non si pu non ammettere il ruolo preminente dello stes-
so Che nella formazione di questa opinione.
Il Che provava rispetto per lUnione Sovietica non solo perch vi vedeva il primo paese
del mondo che aveva posto fine allo sfruttamento e alle altre piaghe del regime capitalistico,
ma anche perch la politica del nostro partito e del nostro governo, ispirata alle idee lenini-
ste dellinternazionalismo proletario, garantiva a Cuba rivoluzionaria la certezza e la possi-
bilit di costruire una nuova societ giusta, fondata sui principi del socialismo. LUnione
Sovietica si era impegnata a prestare alla rivoluzione cubana, a parte laiuto militare, anche
un aiuto economico, tecnico e finanziario, in quantitativi che superavano lassistenza dei
vari paesi socialisti messi insieme. Con la specificit che tale aiuto veniva offerto a Cuba
con grande facilit, rispettava la piena e assoluta parit di diritti, senza imporre a Cuba la
minima costrizione politica, o richieste incompatibili con la sua sovranit.
Molti ammiratori stranieri del Che se lo immaginano come un rivoluzionario perma-
nente sui generis, il cui supremo ideale era la guerriglia, la lotta armi in pugno contro
limperialismo e i suoi seguaci. Questi ammiratori travisano, involontariamente, la figura
del Che, dimenticandone il ruolo avuto nella costruzione delle basi economiche del sociali-
smo a Cuba.
Il Che prestava particolare attenzione allo sviluppo industriale di Cuba, ritenendo - non
senza fondamento - che la creazione di unindustria nazionale avrebbe innalzato il tenore di
vita dei lavoratori cubani e li avrebbe resi politicamente pi consapevoli, li avrebbe forgiati
dal punto di vista morale e spirituale, avvicinandoli al socialismo. Il Che studiava attenta-
mente lesperienza della costruzione socialista in Unione Sovietica, lesperienza della
nostra pianificazione e direzione delleconomia nazionale e in particolare dellindustria, il
ruolo che svolgono il partito, i sindacati ed altre organizzazioni di massa nelleconomia,
nello sviluppo dellemulazione, il rapporto tra stimoli morali e materiali, i problemi relativi
ai ritmi di lavoro e, per finire, gli interessava ogni nostra esperienza, accumulata in lunghi
anni, della costruzione del socialismo.
Non ricavava dati e conoscenze su questa tematica leggendo soltanto le nostre pubblica-
zioni, ma anche conversando con esperti, tecnici, ingegneri, economisti sovietici in visita a
Cuba o che lavoravano nellIsola della Libert. Ricercava questo genere di contatti anche
nelle sue visite nel Paese dei Soviet, dove frequentava diversi scienziati, in particolare lac-
cademico N. Fedorenko, direttore dellIstituto centrale di Matematica ed Economia,
dellAccademia delle Scienze dellUrss.
Il Che bazzicava spesso e volentieri sovietici di tutte le professioni: scrittori, personalit
sociali, artisti, ma anche giocatori di scacchi. Uno dei primi sovietici che and a trovarlo a
Cuba, agli inizi del 1959, fu il compositore Aram Khac aturian. Il Che era legato da grande
amicizia al nostro primo cosmonauta, Yuri Gagarin. Anche lo scrittore Boris Polevoj, di cui
il Che aveva gi letto in Messico il libro Un uomo vero, raccomandandone la lettura ai par-
tecipanti alla spedizione del Granma, tenne insieme a lui una conferenza allAvana.

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Il Che conquistava i sovietici che lo incontravano per la sua schiettezza, la sua cordialit
e la sua passione rivoluzionaria.
Boris Palevoj - di cui ho gi citato le memorie - lo ricorda cos:
Aveva un viso straordinario, con lineamenti forti, bellissimo, incorniciato da una barba morbida, a mac-
chie, riccioluta. I baffi scuri e le sopracciglia di zibellino (come si diceva da noi in Russia) accentuavano
appena il pallore di quel viso, che sembrava refrattario al sole. A prima vista, quel volto appariva austero,
persino fanatico, ma appena sorrideva traspariva immediatamente let vera di questo ministro, e si vede-
va quanto fosse giovane. La tuta militare di color verde cachi, i pantaloni larghi infilati in scarponi con i
lacci e il basco nero con la stella davano lultima pennellata, potremmo dire, alla sua personalit.

Il Che rilasciava spesso interviste ai giornalisti sovietici, nelle quali sottolineava rego-
larmente che cosa significasse laiuto sovietico per la costruzione del socialismo a Cuba. In
una di queste interviste, pubblicata dalla rivista Tempi Nuovi il 4 luglio 1962, egli parl del-
laiuto disinteressato prestato a Cuba dai paesi socialisti.
Naturalmente - diceva Guevara - laiuto dellUnione Sovietica ampio e completo. Per questo, quando
parliamo dei rapporti economici con i paesi del campo socialista ci riferiamo innanzitutto a quelli con
lUnione Sovietica, regolarmente basati sulla collaborazione fraterna e sul reciproco rispetto degli interes-
si nazionali.

Il 1962 fu proclamato a Cuba lAnno della Pianificazione. Ma lattivit di costruzione


pacifica di Cuba rivoluzionaria non era gradita agli imperialisti nordamericani. E nonostan-
te linvasione da parte dei loro mercenari fosse stata completamente sconfitta lanno prima
a Playa Girn, essi continuavano a incrementare il clima di ostilit verso lIsola della
Libert.
Il governo statunitense intensific il blocco economico dellIsola, nellintento di asfis-
siare la rivoluzione per fame, mentre la Cia continuava a istruire e a inviare a Cuba squadre
sovversive, sabotatori, spie, incaricati di sconvolgere e paralizzare le attivit delle autorit
rivoluzionarie. Aerei spia nordamericani sorvolavano giorno e notte Cuba, infrangendo
ogni norma internazionale. Nelle basi nordamericane situate nellarea caraibica si concen-
travano ingenti effettivi. Le azioni aggressive degli Stati Uniti mettevano in pericolo lesi-
stenza indipendente di Cuba, una minaccia che Washington non nascondeva.
Con il tipico cinismo degli imperialisti, rappresentanti delle autorit nordamericane
offrivano amicizia e denaro, ma a condizione che Cuba rompesse i rapporti di amicizia
con lUnione Sovietica. Fidel Castro e il popolo cubano rigettarono con decisione simili
sporche offerte. Il governo cubano sollecit lUnione Sovietica a prestare aiuto a Cuba, per
rafforzarne la capacit di difesa. Il governo sovietico rispose positivamente alla sollecita-
zione degli amici cubani.
Per concordare le misure al riguardo, il 27 agosto 1962 giunse a Mosca una delegazione
cubana, guidata da Ernesto Che Guevara. Questa volta rimase in Unione Sovietica solamen-
te una settimana. Le trattative si conclusero favorevolmente.
Nellapposito comunicato, la delegazione cubana aveva scambiato opinioni con la parte
sovietica sulle minacce a Cuba ad opera degli ambienti aggressivi dellimperialismo. A
causa delle minacce, il governo della Repubblica di Cuba si era rivolto allUnione Sovietica
sollecitando aiuto in armamenti, nonch linvio di esperti e tecnici per istruire i militari
cubani. Il governo sovietico accolse la richiesta e si pervenne a un accordo. Finch fosse
rimasta in piedi la minaccia dei suddetti ambienti allIsola, la Repubblica di Cuba aveva le
basi per prendere le opportune misure, per garantirne la sicurezza e la difesa della sua
sovranit e indipendenza, mentre gli amici veri avevano pieno diritto di rispondere favore-
volmente a questa legittima richiesta.
Ma gli Usa intensificarono ulteriormente i rapporti con Cuba, dichiarandola in quaran-
tena (il blocco militare), e minacciarono lintervento armato. Sorse cos la crisi dei
Caraibi. Ma, anche in quella occasione, gli aggressori nordamericani, invece di agitare le

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armi dovettero arretrare, di fronte alla ferrea decisione del popolo cubano di difendere la
propria indipendenza, ma anche di fronte alla solidariet con Cuba da parte dellUnione
Sovietica e degli altri paesi socialisti.
In quei giorni di angoscia per Cuba, il Che - come durante linvasione dei mercenari a
Playa Girn - si schierava al proprio posto di combattimento e inviava lesercito nella pro-
vincia di Pinar del Ro Qui gli capit un incidente: gli cadde la pistola e part un colpo,
che lo fer. Appena lo seppero, i controrivoluzionari divulgarono diversee versioni attendi-
bili di quella lesione, ad esempio che il Che aveva voluto suicidarsi per la sue divergenze
con Fidel Castro.
Quando gli Stati Uniti conobbero unaltra sconfitta nella crisi dei Caraibi, i calunniatori
si rimisero in moto. Cercarono di diffamare di nuovo il Che, e anche Fidel Castro, sostenen-
do che entrambi avevano rotto con lUnione Sovietica. La versione era altrettanto auten-
tica di quella del presunto suicidio del Che per le divergenze con Fidel Castro.
Evidentemente, gli Stati Uniti erano disposti a pagare caro pur di introdurre la discordia
tra lUnione Sovietica e Cuba rivoluzionaria.
La verit era che il governo cubano sosteneva il proprio punto di vista circa il modo di
risolvere la crisi dei Caraibi. Cuba e lUnione Sovietica ne avevano discusso, arrivando a
unintesa comune. Il 1 novembre 1962 Fidel Castro dichiar:
Va detto, innanzitutto, che siamo marxisti-leninisti! E siamo amici dellUnione Sovietica! Non vi saran-
no brecce tra Unione Sovietica e Cuba! Vogliamo aggiungere unaltra cosa: abbiamo fiducia nella politica
di principio dellUnione Sovietica.

Non si pu parlare in alcun modo di una rottura del Che e della direzione cubana con
lUnione Sovietica. Anche in quella circostanza il nemico aveva preteso di scambiare i
desideri per realt.
Il 9 dicembre 1962, parlando alla radio e alla Tv di Cuba, Fidel Castro afferm che in
tutti i momenti difficili sofferti da Cuba lUnione Sovietica le aveva regolarmente teso la
mano. LUrss si era sempre schierata al fianco di Cuba rivoluzionaria.
Questa convinzione del capo della rivoluzione cubana fu condivisa da Ernesto Che
Guevara in una conversazione con gli studenti americani, il cui testo fu pubblicato dalla
rivista Revolucin il 2 agosto 1963.
Il Che condann risolutamente le azioni provocatorie dei trotskisti, che nella fase della
crisi avevano richiesto perentoriamente linvasione della base americana di Guantanamo.
Dichiar che costoro non avevano niente a che vedere con la rivoluzione cubana, che erano
gente che parlava a vanvera e che il governo non era disposto a consentire loro la pubblica-
zione del loro organo di stampa, come pretendevano spudoratamente.
Non abbiamo dubbi che, se fosse sopravvissuto, il Che avrebbe condiviso anche le
seguenti parole di Fidel Castro relative allUnione Sovietica, pronunciate durante la cerimo-
nia di omaggio per il centenario di Lenin:
Oggi, com noto, ci sono teorici ultrarivoluzionari, di sinistra, veri e propri superuomini se vogliamo
(tanto per definirli), capaci di sbudellare limperialismo in due secondi a parole; tanti ultrarivoluzionari
che non sanno neppure che cosa sia la realt e quali siano i problemi e le difficolt della rivoluzione, ma
che, spinti a questo sentimento ben alimentato dallimperialismo, nutrono un odio feroce. E come se non
volessero rassegnarsi allidea che lUnione Sovietica esiste []. Queste correnti dimenticano le incredibi-
li difficolt iniziali del processo rivoluzionario in Unione Sovietica. [] I problemi incredibili creati dal
blocco, dallisolamento, dallaggressione fascista. Pretendono di ignorare tutto ci e considerano quasi
come una sorta di crimine lesistenza dellUnione Sovietica. E, questo, da posizioni di sinistra: unassolu-
ta disonest. Questi provocatori di sinistra forse non hanno altro, ma di disonest ne hanno fin troppa.

Nel 1964 il Che assisteva quasi ogni giorno allinaugurazione di varie fabbriche e unit
lavorative, molte delle quali realizzate grazie allaiuto dellUnione Sovietica. Nel discorso
pronunciato il 3 maggio 1964 per linaugurazione della fabbrica Aguilar, metalmeccanica e

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produttrice di missili, menzion cordialmente il lavoro realizzato con abnegazione dai tecnici
sovietici, che avevano fatto in modo di mettere in moto limpresa nel pi breve tempo possibi-
le. Egli segnal che lUnione Sovietica prestava a Cuba un aiuto concreto per il suo sviluppo.
Finch Cuba rivoluzionaria fera vissuta sotto la minaccia continua dellimperialismo
americano, il governo sovietico e il popolo dellUrss le avevano fornito il loro appoggio; e
il Che si dichiarava certo che Cuba avrebbe potuto contare anche in futuro - in qualsiasi
evenienza - sul sostegno e la comprensione dello Stato e del popolo sovietici. Questo il
vero internazionalismo proletario!, aveva concluso il Che.
Il Che elogiava sommamente laccordo a lungo termine siglato nel 1964 con lUnione
Sovietica per lacquisto dello zucchero cubano. Nellarticolo pubblicato nello stesso anno
da International Affairs egli sottolineava non solo lenorme importanza positiva di quellac-
cordo per leconomia di Cuba, ma anche la sua enorme valenza politica. La convenzione
concordata con lUnione Sovietica, scriveva il Che, costituiva la testimonianza di un nuovo
tipo di rapporti nel campo socialista, in cui uno Stato socialista molto sviluppato prestava
aiuto a un altro Stato socialista sottosviluppato, contrariamente a quel che accadeva nel
mondo capitalistico, in cui le potenze industriali cercano di acquisire per quattro soldi la
materia prima dei paesi sottosviluppati.
Il Che ritorn in visita - per due settimane - in Unione Sovietica nel novembre 1964.
Partecip ai festeggiamenti della Grande Rivoluzione socialista di Ottobre e si incontr con
i dirigenti del Partito e dello Stato dellUnione Sovietica.
L11 novembre presenzi, nella Casa dellAmicizia, alla cerimonia per la fondazione
dellAssociazione di Amicizia sovietico-cubana. Dopo lintervento del primo cosmonauta,
Yuri Gagarin, eletto Presidente dellAssociazione, e il saluto di Gerardo Mazola, allora diri-
gente dellIstituto Cubano di Amicizia con i Popoli (Icap), il Che prese la parola. Fu il suo
ultimo discorso in Unione Sovietica. Lo riportiamo integralmente.
Cari compagni [pronunci in russo queste parole]:
Proseguir esprimendomi in spagnolo. Sapete che quando i dirigenti della rivoluzione cubana parlano al
microfono difficile poi straccarli da l.
Nel mio caso, non avete da temere la stessa cosa.. Il compagno Mazola ha gi espresso tutto ci che sente
il nostro popolo. E gli altri compagni ci hanno gi fornito le informazioni pi complete possibili, inclusa
quella dellattuazione anticipata del piano in onore dellanniversario della Rivoluzione dOttobre.
Naturalmente, questo accade qui, in Unione Sovietica. Purtroppo, non posso comunicarvi le stesse notizie.
Per il futuro, anche noi supereremo il piano in onore del 7 novembre, perch questa data appartiene a tutti.
Compagni: il popolo di Cuba ha cominciato a costruire il socialismo da poco. Abbiamo ancora molto da
imparare; dobbiamo sviluppare la nostra conoscenza, sviluppare il sentimento di amore per il lavoro. Ma
il nostro popolo conosce la storia, quella autentica. Conosce la forza dellesempio, sa che il sangue versa-
to dai militanti sovietici in difesa della libert, del socialismo e del comunismo potrebbe formare fiumi.
Sa anche che i sovietici hanno sparso il proprio sangue in terre lontane dalla propria Patria, che anche nel
nostro paese vi sono esperti militari sovietici, che compiono il loro dovere di internazionalismo proletario.
Sa altres che, in questo momento, un gran numero di esperti sovietici ci stanno insegnando la costruzione
pacifica. Sa che gli esperti sovietici in tutto il mondo stanno aiutando i popoli sottosviluppati a usare la
tecnologia pi avanzata, con la quale possibile costruire un mondo migliore. Conosce le magnifiche
imprese di esplorazione del cosmo, il cui avvio spetta allUnione Sovietica.
Il nostro popolo, che ha studiato la storia e conosce la forza dellesempio, costantemente riconoscente
per i sacrifici compiuti dal popolo sovietico e potr seguire il vostro esempio glorioso, difendendo salda-
mente la propria rivoluzione e il sistema del socialismo.
Cuba, compagni sovietici, non far mai un passo indietro.
La nostra amicizia sar eterna.
Gloria allUnione Sovietica! [anche queste parole furono pronunciate in russo].

Alla vigilia della partenza per Cuba, il Che rifer al corrispondente dellApn i risultati
del suo ultimo viaggio in Unione Sovietica:
Ho avuto lonore di essere per due volte il rappresentante di Cuba nei festeggiamenti del 7 novembre a
Mosca: nel 1960 ed ora. Quando, nel 1960, fummo alla tribuna del Mausoleo, rappresentavamo un paese
che ancora voleva essere qualcosa, che stava nel pieno della lotta con gli Usa.
Questanno, siamo saliti alla tribuna del Mausoleo come rappresentanti di un paese socialista, di un

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nuovo paese socialista sorto nel continente americano. Non ha fatto piacere vedere il nome del nostro
paese tra gli altri Stati socialisti, sentire le nostre marce militari nella sfilata, come non ha fatto piacere
che abbiamo ricevuto poco fa allAvana unaltra petroliera sovietica che ostentava il nome della nostra
capitale. Questa petroliera rientra nella serie delle grandi navi che recano il nome delle capitali dei paesi
socialisti. Per noi, tutto ci emozionante, perch solo da poco che abbiamo imboccato la strada della
costruzione del socialismo.
Nella Piazza Rossa abbiamo colto il caloroso sentimento di amicizia del popolo sovietico, il suo invaria-
to entusiasmo. Ci siamo recati presso diverse imprese sovietiche. Abbiamo visto molto di ci che riflette
lelevato potenziale dellindustria dellUrss. Nella fabbrica di automobili di Lijachov, ad esempio, abbia-
mo visto nuovi reparti automatizzati, nuovi modelli di camion.

Quando gli chiesero quali fossero le prospettive dello sviluppo industriale di Cuba e del
conseguente rafforzamento della collaborazione economica sovietico-cubana, il Che rispose:
La nostra collaborazione con lUnione Sovietica si sta sviluppando con successo in vari ambiti, innanzi-
tutto in quello energetico, una branca in cui lUrss ha accumulato molta esperienza. Per questo nel nostro
paese la maggioranza delle centrali elettriche si costruiscono con laiuto sovietico. Costruiremo centrali
termiche, tradizionali per Cuba, che funzionano a petrolio, usando in parte, se conviene economicamente,
la torba e altri tipi di combustibile.
Attualmente, una branca importante dellindustria di Cuba quella della metallurgia. Costruiremo fab-
briche per fondere acciaio. Daremo impulso anche alla metallurgia non ferrosa. Abbiamo consistenti
riserve di laterite al nord della Provincia dOriente, dove occorrer costruire un complesso metallurgico,
da trasformare in base della metallurgia non ferrosa. Anche in questo caso contiamo sullaiuto
dellUnione Sovietica.
Basandoci sullesperienza sovietica, stiamo anche progettando di organizzare la produzione di macchine
agricole.
Cuba interessata a sviluppare la chimica, i macchinari automatici, lelettronica. Tuttavia, questo per ora
nuovo per noi e, prima di metterci a fare piani, dobbiamo accumulare una qualche esperienza.
Nellindustria chimica abbiamo gi ricevuto un aiuto concreto dai compagni sovietici che avvieranno la
costruzione di una fabbrica di concimi lanno prossimo nella citt di Nuevitas.

Il Che approv la fondazione dellAssociazione di Amicizia sovietico-cubana, certo che


avrebbe contribuito a consolidare i rapporti tra i nostri due paesi, al reciproco scambio cul-
turale e ad altri contatti.
Quando si fondata lAssociazione - disse - ci commuoveva in ogni momento latmosfera di cordialit
con cui ci circondavano i sovietici, il grande numero di persone e di organizzazioni che hanno voluto
essere membri dellAssociazione, lentusiasmo con cui fu accolta la notizia che si sarebbe costituita.
Naturalmente, pensavamo di creare anche a Cuba unAssociazione analoga, ma voi ci avete anticipato.
Malgrado la nostra sia unamicizia cos recente - concludeva il Che - ci legano rapporti molto stretti,
impossibili da distruggere. Ogni volta che calpestiamo il suolo del primo paese che ha costruito il sociali-
smo sentiamo il calore dellamicizia. Da parte nostra, dichiariamo ancora una volta che i sentimenti del
popolo di Cuba sono gli stessi. Quando vediamo le grandi realizzazioni del popolo sovietico, difensore
della pace in tutto il mondo e alleato di Cuba, ci sentiamo pi forti e pi sicuri.
Sappiamo che il popolo sovietico ha di che difendere la pace, lo abbiamo visto nella sfilata del 7
novembre.

Nella sua ultima intervista rilasciata a un giornalista sovietico, il Che parl del lavoro
pacifico di costruzione e della pace. In ci non vi era alcuna contraddizione, perch tutto
quello che aveva fatto finora e tutto ci che avrebbe fatto dopo aveva come obiettivo la fon-
dazione di una societ socialista pacifica e giusta, e il trionfo dei nobili ideali del comuni-
smo in ogni angolo della terra: tra questi, la sua amata America latina.
Cera qualcosa di simbolico nel fatto che, prima di salire sul suo Ronzinante, questo
cavaliere errante della rivoluzione si fosse prima recato in Unione Sovietica, per chinare
ancora una volta il capo davanti al Mausoleo di Lenin; egli credeva nelle sue nobili idee, e
per il loro trionfo era disposto a impegnare quello che luomo ha di pi caro: la vita

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Costruendo la nuova societ

[] Le cose si stavano complicando per il fatto che, in virt delle particolari condizioni
in cui si sviluppava la rivoluzione a Cuba, la sua avanguardia - vale a dire i raggruppamenti
rivoluzionari che avevano la direzione del processo rivoluzionario - mancava agli inizi di
un programma di costruzione del socialismo. Di fatto, il programma si andava formando
per via, sotto la spinta dei capi della rivoluzione. Va da s che, in questo come in tutte le
questioni pi importanti, la prima parola spettava a Fidel Castro. Ma il secondo personaggio
che ha avuto maggiore influenza nella politica economica della rivoluzione stato senza
alcun dubbio Ernesto Che Guevara, dapprima nella carica di presidente della Banca
Nazionale, poi in quella di ministro dellIndustria. []
Il Che era certo che vi fossero le possibilit [di costruzione del socialismo a Cuba -
NdT], una volta che Cuba rivoluzionaria si fosse avviata sulla strada dellindustrializzazio-
ne e della pianificazione economica, dello sviluppo di unagricoltura diversificata, con la
partecipazione attiva dei lavoratori alla costruzione della nuova societ. Pensava che lener-
gia, la generosit e lo spirito di sacrificio dei lavoratori sarebbero riusciti a compiere mira-
coli, come dimostrava la storia della costruzione socialista nellUnione Sovietica.
Il Che era convinto che il popolo cubano, che aveva fatto leroica rivoluzione liberatrice
ed aveva vinto e aveva conquistato, grazie a questo, il potente alleato ed amico (lUnione
Sovietica), potesse affrontare quellarduo compito. Era impaziente di gettarsi in questa
mischia, non con le armi, ma con un manuale di economia politica.
Si pu dire che il Che si fosse andato preparando a costruire la nuova societ fin dai
primi giorni della vittoria della rivoluzione. Poco dopo la formazione del Dipartimento
dellIndustria nellIstituto nazionale per la Riforma agraria (Inra), al suo interno venne
organizzata una sezione che aveva lo scopo di esaminare le risorse in materie prime del
paese e di pianificare lo sviluppo delle principali branche dellindustria cubana. La sezione
comprendeva settori relativi allenergia elettrica e combustibile, allindustria metallurgica e
della costruzioni di impianti, allindustria saccarifera e derivati, a quella chimica, alla mate-
ria prima minerale, allindustria dei prodotti agricoli.
I calcoli preliminari dimostrarono che Cuba poteva perfettamente dare impulso alla pro-
pria economia secondo i principi socialisti. Naturalmente il Che si rendeva conto che si trat-
tava di un compito difficile, non fosse altro che per il semplice motivo che occorreva assol-
verlo in una situazione di quasi completa assenza di quadri adeguati e in unatmosfera di
continuo sabotaggio e sovversione ad opera dei nemici della rivoluzione. I governanti statu-
nitensi, inoltre, non avrebbero risparmiato energie e fondi per far fallire lesperimento
cubano, per dimostrare che a Cuba il socialismo non aveva funzionato e che quindi non
si sarebbe radicato nel continente americano.
Pu sembrare paradossale, a prima vista, che quellappassionato sostenitore della rifor-
ma agraria, che avrebbe esaltato lesistenza delle potenzialit rivoluzionarie nel mondo con-
tadino, anzich porsi alla guida dellInra (addetto alla trasformazione agraria a Cuba) assu-
messe il Ministero delle Industrie. In realt, non vi alcuna contraddizione in questo. Una
cosa la lotta contro il giogo imperialista, alla quale i contadini, come classe pi numerosa
ed oppressa, dovevano prendere parte attivamente, altra cosa ledificazione della nuova
societ, alla cui base avrebbe potuto stare unicamente lo sviluppo industriale, dal momento
che la sola agricoltura non sarebbe riuscita a garantire alle masse lavoratrici un elevato
tenore di vita, senza il quale inconcepibile il socialismo. Nel documento intitolato
Indirizzi dellindustrializzazione, redatto nel 1961, il Che scriveva che la condizione
imprescindibile per emancipare Cuba dal giogo dellimperialismo era il massimo sviluppo
della produzione industriale, di beni di largo consumo inclusi: viveri, vestiario, ecc., nonch
la produzione della materia prima indispensabile a fabbricarli: un criterio cui egli si sem-
pre attenuto. In un discorso pronunciato nel maggio 1964, il Che sottolineava che il socia-

166
lismo si costruisce offrendo al popolo maggiori e migliori prodotti, distribuendo quantitativi
maggiori di beni tra la popolazione; il socialismo non una parola vuota, non un concetto
scollegato dalla realt, ma tende direttamente al benessere del popolo.
Il Che aveva una chiara e precisa nozione di quali fossero i compiti della costruzione
socialista a Cuba. Riteneva, a ragione, che la condizione preliminare per la costruzione del
socialismo fosse stata quella di avere sottratto agli sfruttatori le redini del potere. In questo
il Che rivest un ruolo di primo piano. Presiedendo la Banca Nazionale di Cuba, egli aveva
nazionalizzato tutte le banche e posto sotto il controllo statale tutti i fondi in divise. Grazie
al fatto che tutti i fondi e le operazioni in divise furono concentrati nelle mani dello Stato, la
rivoluzione prese a controllare le attivit delle imprese industriali e commerciali; in seguito,
con la costituzione per iniziativa del Che della Banca di Commercio con lEstero, anche
tutte le operazioni di interscambio con lestero vennero sottoposte al controllo statale.
Accanto a queste iniziative - e con la realizzazione della riforma agraria - che sfaldarono
il potere dei latifondisti e dei monopoli stranieri, passarono in mano allo Stato le imprese
illecitamente acquisite, propriet dei satrapi di Batista, che furono messe a disposizione del
Dipartimento di Industrializzazione dellInra, diretto dal Che. Il dipartimento era stato orga-
nizzato allo scopo di elaborare industrialmente la materia prima agricola; le sue funzioni
tuttavia si ampliarono, a mano a mano che passavano a sua disposizione un numero cre-
scente di imprese nazionalizzate.
Il 2 gennaio 1961, il governo degli Stati Uniti ruppe i rapporti diplomatici e - di fatto -
quelli economici con Cuba, accingendosi allo smantellamento del governo rivoluzionario e
avviando allo scopo una serie di iniziative eversive. La rottura dei rapporti diplomatici e i
gesti di ostilit degli Usa approdarono allesproprio dei monopoli nordamericani nellIsola.
Nel febbraio di quello stesso anno, il Dipartimento di Industrializzazione dellInra si tra-
sform nel Ministero delle Industrie, con la contemporanea fondazione della Giunta centra-
le per la Pianificazione. In aprile ebbe luogo linvasione dei mercenari a Playa Girn, prece-
duta dalla proclamazione, ad opera di Fidel Castro, che la rivoluzione cubana avrebbe
assunto lorientamento socialista. Alla sconfitta dei mercenari segu la nazionalizzazione di
tutte le grandi imprese industriali e commerciali private, con un processo di nazionalizza-
zione che culmin, per lessenziale, verso la fine del 1962.
Il Che si rendeva conto delle debolezze e delle difficolt dei primi anni delledificazione
socialista a Cuba. Uno dei compiti primordiali di quella fase, per lui, era quello di qualifica-
re professionalmente, economicamente e politicamente i quadri dirigenti e intermedi del-
lamministrazioe, cosa in cui dava egli stesso lesempio insieme ai suoi collaboratori, assi-
stendo sistematicamente alle conferenze di economia politica, a quelle sui problemi della
pianificazione e su varie altre discipline.
Egli fu il promotore dellemulazione socialista a Cuba, attribuendole unimportanza
enorme, non solo perch vi scorgeva una fonte per linnalzamento della produttivit del
lavoro, ma anche perch quel sistema contribuiva a formare a Cuba luomo nuovo, un
nuovo tipo di lavoratore che vive condividendo gli interessi della collettivit ed disposto a
qualsiasi sacrificio per il benessere sociale.
La stessa importanza il Che attribuiva al lavoro volontario, non retribuito e in ore libere
dal lavoro, da parte di operai e impiegati (come i sabati e le domeniche rosse in Unione
Sovietica). Riteneva che il lavoro volontario per il bene della societ elevasse la coscienza
rivoluzionaria e fosse un elemento della nuova morale socialista. Dava inoltre grande rilievo
al fatto che i dirigenti partecipassero al lavoro volontario, soprattutto nella zafra [il taglio
della canna]. Sotto il regime borghese gli alti funzionari cubani trascorrevano il tempo libero
nei club o nelle bische, e i loro interessi normalmente si limitavano al consumo clandestino
di alcol, ad avventure amorose e allo sport. Naturalmente, a nessuna di queste persone al
servizio del popolo sarebbe mai potuto venire in mente di mettersi a tagliare la canna, come
avevano fatto gli schiavi nel XIX secolo. Le cose per erano cambiate. Le centrali ormai

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appartenevano al popolo. I funzionari rivoluzionari erano ora al servizio del popolo, senza
virgolette. La loro partecipazione alla zafra, al lavoro fisico, contribuiva a saldare lapparato
amministrativo con i lavoratori agricoli. Sotto il vecchio regime, si riteneva a Cuba che il
funzionario o limpiegato fosse un signorino, una specie di uomo di razza particolare, che
guardava dallalto in basso i lavoratori, convinto di essere un loro benefattore, mentre in
realt non faceva che truffarli. Il lavoro volontario spazzava via questa tradizione colonia-
le. Il Che, come al solito, dava lesempio, partecipando alla zafra, scaricando navi, pulendo i
piazzali delle fabbriche, costruendo abitazioni. Nellagosto del 1964 ottenne lAttestato di
lavoro comunista per avere prestato 240 ore di lavoro volontario nel trimestre. Ne seguiro-
no lesempio i suoi collaboratori pi vicini e i lavoratori di altri ministeri e dipartimenti.
Il Che pretendeva dai dirigenti non solo qualificazione, conoscenze, responsabilit e
capacit di ascoltare lopinione dei sottoposti, ma anche un grande spirito di sacrificio, la
massima modestia e un assoluto disinteresse. Per un lavoratore con queste caratteristiche, il
premio supremo non doveva essere lacquisizione di ulteriori beni materiali, n gli onori o
speciali segni distintivi che lo distinguessero dal resto dei lavoratori, ma la consapevolezza
di avere compiuto il proprio dovere rivoluzionario.
Come accrescere la produttivit del lavoro? Per risolvere il problema il Che intendeva tas-
sativamente perfezionare il sistema di direzione e pianificazione, nonch elevare le conoscen-
ze professionali degli operai, in circoli, corsi e scuole specializzate. Pur ammettendo che gli
incentivi materiali hanno un ruolo ben concreto nellelevare la produttivit, privilegiava tutta-
via gli incentivi morali. Pensava che i lavoratori dovessero fare il proprio lavoro non tanto per
convenienza materiale quanto per laspirazione cosciente a contribuire al benessere generale.
Oltre agli attestati onorifici ai lavoratori migliori e al titolo di lavoratore dassalto della
produzione, il Che, per stimolo morale, intendeva che si mandasse il lavoratore a seguire
corsi, al cui termine egli avrebbe ottenuto una qualificazione pi elevata e liscrizione al
Partito comunista. In base alle norme vigenti a Cuba, pu essere membro del partito solo chi
supera sistematicamente i ritmi produttivi, partecipa al lavoro volontario, allemulazione,
innalza il proprio grado di istruzione ed membro del Comitato di Difesa della Rivoluzione.
Gli aspetti relativi agli incentivi morali e materiali si discussero pi volte nelle riunioni del
Ministero delle Industrie. In determinate occasioni, il Che segnal, rispetto ai direttori delle
imprese, che nella loro maggioranza provenivano dai ceti medi. Tutti, intanto, lavoravano con
abnegazione e senza risparmio di energie. Non vi era dubbio che anche la classe operaia avreb-
be dato prova di analogo atteggiamento consapevole, garantiva il Che ai suoi collaboratori.
Il Che pronunci svariati discorsi dedicati a chi aveva lottato per lindipendenza cubana (il
poeta Jos Mart e il generale Antonio Maceo), esortando i cubani a seguire lesempio di quei
patrioti, che si erano messi disinteressatamente al servizio del popolo, offrendo la propria vita.
Sul fatto che il Che abbia avuto in Argentina lo stesso ruolo che a Cuba, vorrei citare il suo
famoso compatriota Jos Ingenieros, filosofo e scrittore, che aveva salutato con favore la gran-
de Rivoluzione socialista dOttobre. Egli fu autore de Le forze morali, un libro molto noto,
pubblicato a Buenos Aires nel 1925 e ristampato a pi riprese. Questo scrittore considerava gli
incentivi morali la forza motrice del progresso sociale, unidea molto affine ai criteri del Che.
Diciamo, ad onore del Che, che pur difendendo il primato degli incentivi morali rispetto
a quelli materiali, in un articolo pubblicato nel febbraio 1964 ammise che questo suo punto
di vista soggettivo andava ancora verificato nella pratica. E se si fosse dimostrato - scri-
veva - che la politica degli incentivi morali ostacolava lo sviluppo delle forze produttive, la
si sarebbe dovuta eliminare, tornando immediatamente a quella degli incentivi materiali.
Lo sviluppo dellindustria socialista a Cuba inciampava in ogni tipo di difficolt, ogget-
tive e soggettive: i quadri dirigenti del Ministero delle Industrie e molti direttori di fabbri-
che e imprese non avevano esperienza di amministrazione socialista, e la loro fedelt alla
rivoluzione non sempre si coniugava con una loro idoneit professionale; cerano fluttua-
zioni di personale ed errori nella pianificazion; agli inizi non esistevano una pianificazione a

168
lunga scadenza n una disciplina finanziaria; prevaleva lesclusivo interesse locale; si erano
interrotte le forniture dallestero di impianti e materie prime; nelle imprese cerano assen-
teismo e un atteggiamento trascurato e indifferente, da parte di taluni amministratori, di
fronte alladempimento dei propri compiti.
Il Che era convinto che tutte queste difficolt si potessero superare, che i rivoluzionari e
i lavoratori cubani sarebbero pervenuti a dominare la scienza dellamministrazione sociali-
sta, pur rendendosi conto che il compito non fosse cos facile e che anzi fosse probabilmen-
te uno dei pi difficili dopo la conquista del potere da parte dei lavoratori.
Nelle assemblee del collegio del Ministero delle Industrie e in quelle dei direttori di
imprese il Che analizzava pazientemente gli errori, i difetti e gli sbagli di taluni dirigenti,
abbozzava il percorso per superarli, insegnava ad essere autocritici, dando per primo le-
sempio. Spiegava ai lavoratori limportanza del controllo, li chiamava a rispettare gli inte-
ressi dello Stato, a economizzare i fondi e a non dilapidare i beni del popolo.
Come al solito, era severo con se stesso e, come sempre, simponeva i doveri pi ardui.
Si criticava ripetutamente per il suo carattere discontinuo, perch non era in grado di distin-
guere dal complesso dei problemi quali fossero quelli principali che richiedevano immedia-
ta soluzione, o perch trascurava un controllo efficace delle risoluzioni approvate.
Normalmente era brusco e diretto nella critica dei difetti dei collaboratori, ma coloro
che venivano criticati non si arrabbiavano con lui: era raro che potessero contestargli la giu-
stezza e la fondatezza delle sue osservazioni. Il Che non si limitava a criticare, ma cercava
sempre di aiutare a chiarire la causa dei difetti e a trovare il modo di superarli.
Nelle assemblee e nelle riunioni dirette da lui regnava un clima di vera e propria demo-
crazia rivoluzionaria. Tutti potevano obiettare e discutere con il comandante Guevara, senza
temere di suscitarne il fastidio. Di pi, incitava egli stesso i presenti alla discussione e alla
critica, dal momento che questo gli consentiva di spiegare e argomentare meglio la propria
posizione. Sia il Che sia i suoi collaboratori e capi-dipartimento visitavano le fabbriche, si
informavano su come procedesse il lavoro, su quali fossero le esigenze e le difficolt che
cerano, e fornivano aiuto concreto. Quando effettuava lavoro volontario in varie imprese, il
Che aveva rapporti con gli operai nel loro ambiente di lavoro, parlava con loro dei temi pi
svariati, rispondeva alle domande, ricavando da questi incontri molti elementi utili per lui.
Detestava gli atteggiamenti ossequiosi e rifiutava garbatamente ogni offerta - si trattasse
di un bicchiere di latte o della bistecca che tanto amava - se non era estesa a tutti i presenti.
Dedicava molta attenzione alla propaganda delle conoscenze economiche e tecniche,
scriveva spesso per la stampa o pronunciava discorsi di fronte ai lavoratori, illustrando i
problemi salienti delledificazione economica. Su sua proposta vennero fondate le riviste
Nuestra industria e Revista tecnolgica, con tirature massicce.
Il Che si interessava alle ultime scoperte scientifiche e tecniche e alla loro applicazione
alleconomia nazionale. Vagheggiava lintroduzione a Cuba dellelettronica, dellautoma-
tizzazione e delle centrali nucleari. Comunicava il proprio entusiasmo a chi gli stava intor-
no, mentre ai margini restavano gli scettici, i pessimisti e i piagnoni.
Fino a che punto stata efficace la direzione dellindustria cubana da parte del Che?
Egli ha diretto per quattro anni le trasformazioni socialiste nellindustria. In quegli anni
stata completamente abolita la propriet privata dei mezzi di produzione. Lo sfruttamento
dei lavoratori cessato. Il paese si avviato verso leconomia pianificata. La disoccupazio-
ne cronica, il flagello dei lavoratori nella Cuba di prima della rivoluzione, scomparsa. Il
livello di coscienza dei lavoratori cresciuto. Migliaia di operai sono diventati veri e propri
eroi del lavoro, partecipando allemulazione socialista. Gli imperialisti nordamericani spe-
ravano nellinsuccesso dellesperimento cubano, che gli operai cubani non riuscissero a
fare funzionare lindustria senza la loro partecipazione. Gli operai cubani hanno vanificato
queste loro speranze, e lindustria socialista cubana diventata realt, nonostante le funeree
previsioni di cubanologi finanziati dai vari fondi nordamericani.

169
Richiamando gli incontestabili successi di Cuba rivoluzionaria nello sviluppo dellindu-
stria socialista, in un articolo pubblicato nellottobre del 1964 sulla rivista inglese
International Affairs, il Che scriveva che i risultati avrebbero potuto essere maggiori se non
si fossero commessi gravi errori per mancanza di esperienza e conoscenze.
Uno di questi errori consisteva nel fatto che, cercando di arginare la falla prodotta dal
blocco economico nordamericano, il governo cubano aveva acquistato allestero grandi
quantitativi di macchinari, in certi casi anche intere fabbriche, molti delle quali in divisa,
che non avevano portato gli effetti sperati, per una serie di motivi. Ad esempio, non si era
tenuto conto che a Cuba non cerano alcune materie prime indispensabili al funzionamento
di quelle fabbriche, come anche mancavano pezzi di ricambio, o esperti locali. In certi casi,
macchinari e impianti tecnologici acquistati allestero erano risultati modelli obsoleti, che
fornivano una produzione costosa e di bassa qualit.
A prescindere da difetti e difficolt, a Cuba il livello della produzione industriale, tutta-
via, era salito nel 1963 del 6% rispetto allanno precedente. Si trattava di un successo
indubbio. Per il Che, la cosa principale era per la comparsa, a Cuba, delluomo nuovo,
fedele agli ideali della rivoluzione, operante in armonia con i suoi imperativi morali.
La sua immagine non ancora definita; n potrebbe esserlo, giacch il processo marcia parallelo allo
sviluppo di nuove forme economiche, scriveva nel marzo 1965, alla vigilia della partenza da Cuba, al
direttore della rivista uruguayana Marcha. Tralasciando coloro la cui mancata educazione li spinge verso
un cammino solitario, verso lautosoddisfacimento delle proprie ambizioni, vi sono altri che, allinterno di
questo nuovo quadro di avanzamento collettivo, tendono a camminare isolati dalla massa che accompa-
gnano. Limportante che gli uomini vanno acquistando ogni giorno di pi coscienza della necessit della
propria integrazione nella societ e, allo stesso tempo, della propria importanza come motori di essa.

Non si trattava pi della massa grigia di prima, di gente che non conosceva n vedeva
la via duscita dalla valle di lacrime in cui laveva trascinata il sistema economico capitali-
stico. Il turbine rivoluzionario, distruggendo questo sistema, aveva per cos dire strappato la
benda dagli occhi dei lavoratori. Ormai, scriveva il Che sempre in quella lettera,
non marciano pi soli, per sentieri sperduti, verso brame lontane. Seguono la loro avanguardia, costituita
dal partito, dagli operai pi avanzati, che camminano legati alle masse e in stretto collegamento con loro.
Le avanguardie hanno lo sguardo rivolto al futuro e alla sua ricompensa, che non appare per come qual-
cosa di individuale; il premio la nuova societ, in cui gli uomini avranno caratteristiche diverse: la
societ delluomo comunista.

I risultati della rivoluzione avrebbero potuto essere ben pi sensibili se non fosse stato
per gli atti ostili degli imperialisti nordamericani verso lIsola della Libert. Dallistante in
cui ha trionfato la rivoluzione, nel gennaio 1959, gli interventi aggressivi delle sfere gover-
native nordamericane contro Cuba non hanno mai cessato neanche per un minuto.
Sabotaggio, spionaggio, bombardamenti, aggressioni piratesche alle popolazioni, atti di ter-
rorismo, cattura di aerei, organizzazione di attentati a Fidel Castro e ad altri capi della rivo-
luzione, formazione di bande eversive, invasione di mercenari, blocco economico, creazione
intorno a Cuba di un cordone sanitario in America latina: tutto questo hanno fatto gli Stati
Uniti per soffocare la rivoluzione, per affondare lesperimento cubano, per dimostrare che
il socialismo non ha funzionato in terra americana. In questo senso, Cuba somigliava dav-
vero al Vietnam. E pur non essendo vittima, la prima, di unaggressione diretta (a parte lin-
vasione dei mercenari a Playa Girn), contro di essa si condotta giorno dopo giorno, per
tutti gli anni della sua esistenza, una guerra segreta, e la si conduce ancora oggi.
Il medico divenuto notevole capo guerrigliero prediligeva il lavoro pacifico su ogni altra
cosa. Costruzione, produzione di articoli essenziali per il popolo, progresso scientifico-tec-
nologico: a queste cose si sarebbe dedicato nella societ libera, se questa non fosse stata
minacciata di annientamento dagli imperialisti. Nelle condizioni cui si era allora, invece, il
ministro delle Industrie era costretto a prestare attenzione non solo ai piani e agli impegni
del suo ministero, ma anche ai problemi direttamente connessi alla lotta contro le astute
macchinazioni dellimperialismo americano.

170
OLEOGRAFIE DEPOCA
ovvero il Che visto dai Sovietici

Che fossero state scattate a Cuba o a Mosca, i responsabili della propaganda sovietica sottoponeva-
no le foto del Che allo stesso trattamento chimico cui sottoponevano le foto dei loro dirigenti
supremi: ringiovanimento, eliminazione delle rughe, conferimento di artificiali luminosit alla pelle,
eliminazione di dettagli poco appropriati alla maestosit del personaggio (e, in casi pi drammatici,
cancellazione dalla foto dei personaggi caduti in disgrazia).
Pubblichiamo queste oleografie (con relative didascalie) tratte dal libro di Lavreckij/Grigulevic ,
per fornire ai nostri lettori uninsolita testimonianza depoca su come si poteva riuscire ad imbrutti-
re anche uno fotogenico come il Che per semplice idiozia dapparato burocratico.
r.m.

Pianificando la Riforma Agraria: Fidel Castro,


A. Nez Jimnez e il Che.

Incontro con A.I. Mikojan.


Al centro, Osvaldo Dortics, Presidente di Cuba.

Come Presidente del Banco Nacional (1959).

NellEsposizione Sovietica dei Progressi nella


Tecnica, la Scienza e la Cultura. LAvana 1960.

171
Nella Piazza della Rivoluzione, con il cosmonauta
P. Popovic , il Presidente Osvaldo Dortics
e lambasciatore dellUnione Sovietica, A. Alexeev.

Con Jurij Gagarin, presidente della Societ


di Amicizia Sovietico-Cubana.

Nella Piazza Rossa, 1960.

Il Che nel 1964.


RECENSIONE AL LIBRO DI IOSIF GRIGULEVIC
dellAgenzia Novosti*

La casa editrice moscovita Nauka ha pubblicato il libro Ernesto Che Guevara e il


processo rivoluzionario in America latina, di Iosif Grigulevic, noto latinoamericanista
sovietico.
Nel corso del suo lavoro, Iosif Grigulevic ha analizzato un gran numero di fonti. Il libro
si base innanzitutto sulle opere dello stesso Ernesto Che Guevara. Uno spazio importante
occupa lanalisi dei lavori di Fidel Castro, senza i quali risulta impossibile comprendere e
interpretare correttamente i processi che si sono sviluppati in America latina. Lautore ha
utilizzato altres la stampa cubana, memorie e altri documenti. Secondo lautore, nella rac-
colta dei dati per la monografia gli stato molto utile aver avuto accesso (nel 1970)
allArchivio unico della commissione che, incaricata di rendere immortale il nome di
Ernesto Che Guevara, attiva nel quadro del Comitato centrale del Partito comunista di
Cuba. Iosif Grigulevic ricorda con molto affetto e gratitudine gli incontri avuti con Ernesto
Guevara Lynch, padre del Che, e con Alberto Granado, suo amico di giovent.
Informazioni di grande valore ha messo a disposizione dellautore Antonio Nez Jimnez,
compagno darmi di Ernesto Che Guevara, che ha consegnato a Grigulevic un manoscritto
di memorie inedite sui combattimenti nella citt cubana di Santa Clara.
Lindiscutibile valore del libro consiste nel fatto che lautore ha analizzato profonda-
mente e criticamente linterpretazione che della personalit e dei meriti storici di Ernesto
Che Guevara si d nelle opere di alcuni storici occidentali. Occorre segnalare che i nemici
non hanno risparmiato sforzi per sfigurare la vera immagine del Che. Hanno cercato di farlo
passare come un superman che agisce per conto suo o come un rivoluzionario suicida; lo
hanno presentato come anarchico, trotskista, maoista. A titolo di esempio, si pu qui citare
la biografia che del rivoluzionario ha redatto Daniel James per incarico della Cia.
Delineando il ritratto di Ernesto Che Guevara, lo storico sovietico scrive, tra le altre
cose, che a chiunque abbia conosciuto Ernesto risulta difficile immaginarlo di et avanzata,
vecchio, poich egli era unincarnazione della giovent, della giovent ardita, intrepida,
ansiosa di azioni eroiche, di prodezze e di vittorie. Allo stesso tempo non tollerava le frasi
altisonanti, le pose pseudorivoluzionarie, il narcisismo e lostentazione. I chiacchieroni che
discettavano sulla rivoluzione dal punto di vista di osservatori imparziali e criticoni, li qua-
lificava sprezzantemente come rivoluzionari da caff. Che Guevara considerava un vero
rivoluzionario solo chi partecipava attivamente alla lotta, alla costruzione di una nuova
societ; in effetti non aveva nulla dellasceta, della personalit deccezione, delleroe che si
colloca al di sopra della moltitudine.
Lautore non si limita ad esporre semplicemente la biografia di questo glorioso figlio del
Latinoamerica. Simpegna a dimostrare che a generare una personalit come quella del Che
furono le esigenze dellepoca e lo sviluppo delleroica lotta dei popoli latinoamericani con-
tro limperialismo nordamericano, per unautentica liberazione.

* Nuevo libro sobre Ernesto Che Guevara, in Panorama latinoamericano. Boletn quincenal de la Agencia
de Prensa Novosti (APN), n. 86 (1983 [?]). Il testo ci stato segnalato da Carlos Soria Galvarro. Trad. it. di Peppe
Sini [n.d.r.].

173
Grigulevic segnala che molto spesso si chiede in cosa consista il merito del Che. La sua
morte che valore ebbe? E la decisione di organizzare la guerriglia in Bolivia, un paese in
cui fino ad oggi si sono succeduti continui colpi di Stato, fu uno sbaglio, un fatale errore?
Ernesto Che Guevara, scrive lautore, era convinto che, a quei tempi, cambiare la situazione
esistente nei paesi latinoamericani fosse possibile solo opponendo una resistenza armata
allimperialismo nordamericano e alle sue creature che si mantenevano al potere grazie al
terrore di massa. Se gli Stati Uniti si considerano in diritto di immischiarsi negli affari dei
paesi loro vicini, argomentava Che Guevara, allora ogni latinoamericano ha il diritto di
opporre resistenza ovunque e preferibilmente nelle regioni in cui meno la si aspetta. Cos
hanno agito i patrioti latinoamericani fin dai tempi della Guerra dIndipendenza.
Le truppe venezuelane guidate da Simn Bolvar attraversarono tutta lAmerica del Sud,
giungendo alle montagne del Per; gli argentini comandati da San Martn lottarono in Cile
e in Per. In Nicaragua, nelle file del generale Augusto Csar Sandino, contro gli invasori
nordamericani combatterono messicani, venezuelani, salvadoregni ecc. Lo stesso Che, di
nazionalit argentina, combatt nellEsercito Ribelle di Fidel Castro. Si possono citare deci-
ne di esempi simili, poich i latinoamericani sono uniti dalla comunanza di destini storici,
dal comune passato indoispano, parlano una stessa lingua e hanno un nemico comune: lim-
perialismo, come evidenzia lo storico sovietico. Pertanto, vanamente gli attuali governanti
degli Usa si lamentano della partecipazione di stranieri nei processi rivoluzionari in
corso. Gli stranieri (senza virgolette) sono precisamente gli imperialisti nordamericani che
da anni ficcano il naso in ogni parte del mondo, nutrendo ambizioni imperiali.
No, il sangue di Che Guevara, dei suoi compagni e predecessori, cos come il sangue di
tutti i rivoluzionari, non stato sparso invano. Tra altri fattori, la rivoluzione trionfa perch
gli aprono il cammino, e per i suoi nobili e immortali ideali lottano rivoluzionari di cristalli-
na purezza come Ernesto Che Guevara.
Ogni fenomeno sociale complesso, contraddittorio e lo si pu valutare correttamente
solo al termine di un determinato periodo. Cos accaduto con le attivit del Che in Bolivia
- sottolinea Grigulevic. Era la lotta contro la politica imperialista degli Stati Uniti, politica a
cui lattuale Amministrazione continua a imprimere agressivit. Lo dimostrano la guerra
non-dichiarata contro il Nicaragua sandinista e Cuba rivoluzionaria, loccupazione armata
della piccola Grenada e altri atti di aggressione dellAmministrazione Reagan. Fedele alla
sua politica, limperialismo nordamericano addestra e dirige un esercito di assassini in
Salvador.
Le sconfitte temprano solo i veri rivoluzionari, insegnano loro a evitare errori. Il drap-
pello di Che Guevara sub un rovescio in Bolivia, ma la sua esperienza e il suo sacrificio
non furono vani. Lintrepidezza di Ernesto Che Guevara, la sua fedelt al dovere rivoluzio-
nario, il suo disinteresse, onest, modestia, disciplina e disponibilit ad offrire la propria
vita in ogni momento e in qualunque luogo del mondo, continueranno ad essere un esempio
luiminoso per i rivoluzionari di tutti i paesi e i popoli, conclude Iosif Grigulevic.

(APN)

174
CHE, IL RIVOLUZIONARIO
di Kiva Maidanik*

In occasione del decimo anniversario della morte di Che Guevara

...n si fideranno nelle chiacchiere, n pro-


nunceranno una sola parola contro la propria
coscienza - non avranno timore di confessare
alcuna difficolt e non si arrenderanno dinanzi
ad alcuna lotta per ottenere sul serio il fine
propostosi.
V.I. Lenin

Dieci anni fa, il 9 ottobre 1967, ha cessato di battere il cuore di Ernesto Guevara, uno di
quegli uomini che Einstein avrebbe chiamato custodi e rinnovatori della coscienza dellu-
manit. Mor di fronte al nemico e al futuro: combattente il cui nome e il cui destino gi in
vita si erano trasformati in leggenda, simbolo e incarnazione della libert, della purezza e
dellazione rivoluzionaria.
Nella sua lettera di addio si rifer a se stesso come a un piccolo condotieri del XX
secolo, un don Chisciotte su uno squallido Ronzinante, e non come un araldo della rivo-
luzione latinoamericana. Questo secolo conosce poche personalit storiche che, come Che
Guevara, siano state cos aliene dalla retorica, laffettazione e il narcicismo, cui ripugnava-
no cos tanto le lodi rivolte al suo nome, e che ebbero un atteggiamento cos ironico e
impietoso verso di s.
Proprio per questa ragione non vorrei scrivere intorno al Che in stile elevato Ma evi-
tarlo impossibile. Come forse impossibile dire di lui qualcosa di meglio di ci che disse
lunico dei viventi che lironico argentino ammirava, il suo amico e comandante Fidel
Castro, nel raduno funebre del 18 ottobre 1967 allAvana.
Lo scopo principale di questo articolo non consiste nel ricordare quanto detto allora del
Che e parlare di lui, delleroe e delluomo, del suo cammino verso la rivoluzione e nella
rivoluzione, delleroica lotta in America e in Africa, della sua vita e della sua morte, e della
sua vita dopo la morte. Il vicino cinquantenario della nascita di Ernesto Guevara offrir
loccasione per tornare a tutto ci. Adesso vogliamo esporre, innanzitutto, alcuni problemi
connessi alleredit teorica del Che.

* El revolucionario (Con motivo del X Aniversario de la muerte de Che Guevara), in Amrica Latina,
Editorial Progreso, Moskva, 4/1977, pp. 185-213. Larticolo ci stato segnalato da Zbigniew Kowalewski. La tra-
duzione di Peppe Sini [n.d.r.].
La rivista Amrica latina - bimestrale - veniva pubblicata in russo e in spagnolo. La dirigeva Sergej Mikojan,
figlio del celebre vice primo ministro sovietico Anastas. Allepoca, Maidanik lavorava come ricercatore
nellIstituto di economia mondiale e relazioni internazionali di Mosca. Era uno specialista dellAmerica latina e
nella sinistra radicale latinoamericana si era reso celebre per un suo bilancio molto critico (critico da sinistra) del
governo di Unidad Popular in Cile. Quel bilancio apparve sulla stessa rivista.
Oltre che intelligente, sembrava un analista politico e pensatore abbastanza aperto e radicale, che non temeva
di pensare con la propria testa. Si muoveva molto per lAmerica latina e sincontrava senza troppi problemi con le
correnti della sinistra non-comunista. La facilit con la quale stabiliva i contatti e la maniera aperta di discutere
attiravano lattenzione: si diceva che avesse protettori importanti in una delle frazioni della burocrazia sovietica.
R.G. lo conobbe personalmente e gli fece unimpressione favorevole [zbig. kow.].

175
Limmagine del Che guerrigliero eroico, il leggendario cammino del rivoluzionario
pratico attraverso i continenti e i decenni, attraverso incombenze ministeriali, montagne e
selve, tutto ci a volte rimuove dalla coscienza delle masse la verit che Ernesto Guevara si
trova tra i pi famosi teorici del movimento rivoluzionario. Uomo dazione, soldato
come con orgoglio definiva se stesso, il primo a cui Fidel Castro confer il grado di coman-
dante dellEsercito Ribelle - grado che rimase come il pi importante della vita per il
rivoluzionario e comunista Ernesto Guevara - il Che fu al tempo stesso uomo di pensiero
acuto e indagatore, intellettuale nel senso pi esatto ed elevato della parola; persona clta in
modo multilaterale e completo, che lungo tutta la sua vita studi marxismo e matematica,
storia, finanza, arte militare e arte tout court; lettore appassionato e scettico irriverente,
profondamente indifferente dinanzi a tutti i beni materiali e i problemi di prestigio, e di
fronte al potere in s; uomo creatore che cercava intensamente nuove strade nella pratica
come nella teoria rivoluzionaria.
E importante sottolineare fin dallinizio che le ricerche teoriche di Guevara non posso-
no essere ridotte allelaborazione dellidea del fuoco guerrigliero. Al contrario, questa
idea derivata da ricerche molto pi ampie e profonde. La verit che, con lavvicinarsi
nel 1963-1965 alla meta della creazione di una concezione teorica completa della rivoluzio-
ne e dello sviluppo nel terzo mondo, il Che non ebbe il tempo di completare ci che
aveva iniziato, perlomeno come abbozzo. Un p pi avanti del caos, forse nel primo o
secondo giorno della creazione, ho un mondo di idee che cozzano, si incrociano e a volte si
organizzano1, scrisse in una lettera tre anni prima della morte.
In questo quadro, la morte del Che nel pieno rigoglio delle sue forze e capacit creatrici,
stata una perdita grave per il pensiero marxista. Al tempo stesso, sia la vita del Che che la
sua morte sul campo di battaglia, da lui coscientemente trasformato nel campo di un decisi-
vo esperimento scientifico e politico, furono la conferma di una dottrina che ambiva non
solo a spiegare il mondo, ma anche a cambiarlo.

Il Che mor un mese prima del cinquantenario della Grande Rivoluzione Socialista
dOttobre. Il decimo anniversario della morte del Che coincide con il sessantesimo anniver-
sario della nostra rivoluzione. E un nesso profondamente simbolico.
Ernesto Guevara rappresent nel modo pi pieno il nuovo carattere storico, forgiato
dalla realt rivoluzionaria contemporanea dellAmerica atina, come hanno scritto con cer-
tezza gli studiosi sovietici. Insieme ai suoi compagni di lotta personific lidea dellautoaf-
fermazione del giovane continente che per la prima volta si presenta nei vasti spazi della
storia universale e cerca per proprio conto nuove vie per la liberazione dellumanit2. Al
tempo stesso, Guevara assimil con rara profondit e in modo molto organico leredit
delle grandi rivoluzioni del secolo, verificatesi in altri continenti.
Il suo ingresso nellimpegno politico, i primi e pi profondi insegnamenti di umanismo
e internazionalismo, di amore e odio, di eroismo nella lotta sino alla fine e di amarezza per
la sconfitta, sono inseparabili dagli avvenimenti degli anni 30 in Spagna. Limmagine e
lesempio della rivoluzione che mor in piedi sugli altari delle future vittorie delluma-
nit, restarono nel Che per tutta la vita. Pi tardi, negli anni della sua formazione come
rivoluzionario, accolse con acutezza lappello e gli insegnamenti dei processi emancipatori
in Asia Orientale, prime azioni vittoriose dei popoli del mondo della dipendenza contro

1 Ernesto Che Guevara, Obras. 1957-1967, Casa de las Amricas, La Habana 1970, II p. 692.
2 V. Kuteis ikova e L. Ospovat, La novela latinoamericana contempornea, ed. in russo, Moskva 1976, p. 355.

176
limperialismo. Ma certamente la rivoluzione extracontinentale che ebbe maggiore impor-
tanza nella formazione della lungimiranza del Che, nel suo sviluppo come teorico e pensa-
tore, fu proprio la Rivoluzione dOttobre. Non c dubbio che nessuno degli ideologi del
movimento rivoluzionario esercit uninfluenza cos profonda e permanente sul Che come
Vladimir Ilic Lenin, uninfluenza che accompagn tutta la vita del Che.
Il tema di Lenin e il Che enormemente interessante e istruttivo. E affascinante quello
che si potrebbe chiamare laspetto personale di questo tema. Intellettuale argentino trasfor-
matosi in rivoluzionario latinoamericano, marxista convinto che sent sempre il suo legame
con la tradizione spagnola e latinoamericana di don Chisciotte e Simn Bolvar, egli si pre-
senta a noi, al tempo stesso (analogia delle situazioni storiche...), come erede e continuatore
naturale della tradizione rivoluzionaria russa. Balza agli occhi la profonda affinit psicolo-
gica del Che sia con i rivoluzionari votatisi alla missione della Libert del popolo
[societ politica segreta dei populisti, creata nel 1879 (nota del curatore spagnolo)] come
con i protagonisti della letteratura rivoluzionaria russa. Riconosciamo in grado ancora mag-
giore i tratti della fisionomia spirituale del Che nelle celebri parole di Lenin che figurano
come epigrafe del presente articolo e che si riferiscono agli uomini cui il capo della rivolu-
zione dOttobre legava lavvenire della Russia rivoluzionaria.
Ma adesso dobbiamo parlare di un altro aspetto di questo argomento. Delle relazioni tra
maestro e discepolo, dellinfluenza delleredit teorica di Lenin nella formazione delle con-
cezioni del Che.
E notorio che i lavori del Che, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, abbondano di
enunciati di Lenin, sia nellinterpretazione di quanto realizzato a Cuba, in particolare, e in
America latina in generale, sia nella discussione del tema dello sviluppo futuro. E sintoma-
tico che Lenin venga citata come se si incorporasse direttamente alla discussione; le citazio-
ni non si sostituiscono agli argomenti bens si intrecciano alla loro testura. Questo natura-
le, poich spesso la stessa pratica secondo Lenin precedette la conoscenza da parte dei
rivoluzionari cubani delle pagine in cui quella pratica si era cristallizzata in parole. Le frasi
di Majakovskij sui libri di Marx che i rivoluzionari russi aprivano come a casa nostra
apriamo le persiane, esprimono con la pi grande esattezza questo atteggiamento di Fidel,
del Che e di molti altri rivoluzionari dinanzi al leninismo.
In questo senso ha unimportanza particolare la questione di cosa delleredit leninista
precisamente attirasse di pi lattenzione del Che, ma anche cosa costituisse il nucleo, la
base della sua concezione e - in un certo senso - della sua visione del mondo3. Si tratta
innanzitutto di:
- la teoria leninista dellimperialismo e delle rivoluzioni socialiste che rompono gli anel-
li pi deboli della catena del sistema imperialista;
- la concezione leninista dei problemi nel rapporto tra gli elementi democratici, naziona-
li e socialisti nelle rivoluzioni della nostra epoca, delle leggi obiettive di sviluppo e trasfor-
mazione di queste rivoluzioni;
- la dottrina leninista sul ruolo particolare e sulla responsabilit dellavanguardia politi-
ca della rivoluzione;
- la profetica deduzione leninista sulla possibilit di muovere verso la creazione delle
premesse obiettive del socialismo attraverso un percorso nuovo, diverso da quello dei paesi
dellEuropa occidentale (basato sulinversione della consecutivit della creazione delle pre-
messe materiali e sovrastrutturali nelledificazione della societ socialista, che il punto di
partenza delle teorie del socialismo scientifico).

3 Il fatto stesso di un simile approccio selettivo inequivocabile, come lo la combinazione, peculiare nel-
latteggiamento del Che dinanzi al leninismo, degli elementi di ortodossia rigorosa, dello spirito innovatore e
dellimpostazione utopica, di cui non sempre ci si rende conto.

177
Parlando in altri termini, il Che - che nellambiente cubano allinzio degli anni 60, visi-
bilmente inadeguato quanto agli studi teorici, studiava a fondo le opere dei fondatori del
marxismo, che si apr il passo mediante intense ore di studio notturno attraverso i tre libri
del Capitale, e che lesse sia il Marx giovane che quello maturo - assimil nel modo pi
intenso, come autentica guida per il pensiero e lazione, innanzitutto quelle tesi ideologi-
che e teoriche del leninismo che concentravano quanto di nuovo Lenin aveva apportato al
marxismo. Sotto questo aspetto logico che il Che si rivolgesse, piuttosto che ad altro,
allultimo lavoro di Lenin, quello riassuntivo, alle geniali note de La nostra rivoluzione...
che sopravanzarono di molto la sua epoca (come al riguardo scriveva Guevara nel 1963)4.
Non c dubbio che una simile messa a fuoco delleredit leninista era pregna di un certo
rischio di unilateralit e congiunta a determinate perdite nella teoria come nella pratica.
Ma altrettanto indubitabile unaltra cosa: questa impostazione del Guevara teorico era logi-
ca, poich derivava da determinate peculiarit oggettive della situazione storica concreta in
cui agiva il Che, leader rivoluzionario, che la coglieva come esigenza posta dalla pratica.
Per il Che aveva unimportanza realmente fondamentale lidea leninista che nelle attuali
condizioni, lesito di tutta unepoca di rivoluzioni, generate dalla crisi della societ data, in
grande misura dipende dal fattore soggettivo e innanzitutto dallazione dellavanguardia
rivoluzionaria. Lenin formul questa idea (sebbene forse sarebbe pi corretto in questo caso
non parlare di idea, bens di metodo) gi nel 1905, indicando il dovere del partito proletario
di educare alla rivoluzione. Questa tesi si convert quindi nel nucleo peculiare della sua
concezione della rivoluzione, in un punto focale in cui coincidevano e da cui partivano in
misura considerevole tutti i postulati innovatori del leninismo di cui abbiamo gi parlato.
Allorientamento dei leaders della Seconda internazionale (e dei menscevichi russi)
verso lo sviluppo spontaneo e secondo un unico modello, alla predeterminazione dei suoi
risultati e alla negazione categorica dellaccelerazione del processo oggettivo e dei tenta-
tivi di ridurre la distanza tra i suoi cicli, Lenin oppose una visione completamente diversa
del mondo contemporaneo e delle leggi oggettive del suo sviluppo, soprattutto nei periodi
critici, rivoluzionari, di esso.
Interpretando questi periodi come epoche di lotta di diverse - e finanche opposte - alter-
native di sviluppo sociale (via prussiana - via nordamericana; rivoluzione - putrefa-
zione della situazione rivoluzionaria; distruzione del capitalismo - sua modernizzazione;
modello di sviluppo non capitalista - modello di sviluppo capitalista ecc.), e col rigettare i
dogmi del materialismo economico, Lenin attribuiva unenorme importanza, per il
trionfo delluna o dellaltra tendenza, allazione cosciente dei suoi portatori. Di qui lim-
menso ruolo che Lenin riconosceva alliniziativa rivoluzionaria delle classi, i partiti e le
personalit, che dovevano lasciare limpronta delle loro azioni nella marcia del processo
storico-naturale, inserire la loro attivit nella risultante dei suoi vettori e garantire la vit-
toria dellalternativa pi progressista di sviluppo. Di qui anche il brusco aumento della
responsabilit dei rivoluzionari, che non possono consolarsi con ragionamenti del tipo la
storia dalla nostra parte, se non oggi, domani ecc., poich dalla loro attivit ed abilit
dipendono i destini del loro paesi, continenti, e del mondo intero.
Questa visione del mondo compenetra tutta lattivit di Lenin, soprattutto nel 1917 e negli
anni successivi. E questa, secondo noi, lessenza stessa della concezione leninista del proble-
ma delle rivoluzioni del XX secolo. Tale aspetto della sua dottrina, pienamente confermato e
corroborato dalla pratica storica del secolo, agli inizi degli anni 60 divenne un autentico
credo della brillante pleiade di dirigenti della rivoluzione cubana e corrispondeva completa-
mente alla loro stessa visione del mondo e allesperienza di lotta che avevano accumulato5.

4 Ernesto Che Guevara, in op. cit., II, p. 322.


5 Guevara ha formulato con la pi grande precisione lidea di questa successione nel suo discorso pronunciato
nel marzo 1963 dinanzi agli operai della fabbrica tessile Ariguanabo (in op. cit., II, p. 192).

178
II

Attraverso tutto quanto scritto, detto e realizzato dal Che, attraverso i suoi discorsi e
articoli, diari e lettere, descrizoni di campagne belliche e persino sarcastici aforismi sciolti,
passano tre o quattro motivi fondamentali.
Il motivo dellobiettivo, dellumanismo rivoluzionario, della liberazione delluomo
dallo sfruttamento e dallalienazione, della formazione di una societ di individui liberi e
integri, come compito fondamentale e finale della rivoluzione e del socialismo, del suo
senso, criterio del successo nella lotta contro il mare di mali e i pericoli del XX secolo.
Il motivo della fraternit umana rivoluzionaria - contemporaneamente obiettivo e mezzo
per ottenerlo - dellinternazionalismo senza compromessi di pensiero, sentimento e azione.
Il richiamo del Che a sentire come offesa a se stessi ogni aggressione, ogni offesa, ogni
atto che vada contro la dignit delluomo, contro la sua felicit, in qualunque luogo del
mondo6 espressa precisamente come Guevara concepiva questo imperativo categorico.
Lenfasi sulla rivoluzione come unico cammino verso la libert e la disalienazione,
verso labolizione dello sfruttamento e delle divisioni nazionali, verso luomo nuovo e la
societ nuova, comunista.
A questa interpretazione della rivoluzione legata la comprensione nitida da parte di
Guevara del carattere alternativo dei percorsi di sviluppo dellumanit, della non-predesti-
nazione oggettiva dellesito della rivoluzione, del gigantesco ruolo che in questo ambito
svolge il fattore soggettivo, lavanguardia della rivoluzione. A partire da ci Guevara affer-
ma la responsabilit personale e attuale dei partiti, dei movimenti e dellindividuo per la
sorte di ogni battaglia, per il risultato nellepoca data delle rivoluzioni nel loro insieme, e
sente quasi fisicamente il carattere discontinuo del processo storico, il fatto che i mesi e
anni di situazione rivoluzionaria decidono la sorte di regioni intere per i decenni futuri (di
qui un atteggiamento peculiare - che esorbita dal quadro della questione della tattica - da
parte del Che dinanzi al problema della lotta armata, come modo di sviluppo della rivolu-
zione che permette di concentrare in maggior misura gli sforzi dei rivoluzionari e delle
masse nei lassi di tempo pi favorevoli ad essa).
Questa percezione del mondo, che si trasform in concezione del mondo, proveniente dal
nocciolo antifatalista, antidogmatico e antimenscevico delle idee della teoria leninista della
rivoluzione di cui abiamo trattato prima, basata sulla propria esperienza e sugli imperativi del
processo emancipatore sulla scala del terzo mondo nel suo insieme, compenetra i lavori del
Che dedicati alla strategia e alla tattica della lotta rivoluzionaria. Questa visione del mondo,
delle leggi oggettive e delle possibilit del suo sviluppo, si opponeva in egual misura al pessi-
mismo di coloro che credevano che un paese o continente concreto non fosse maturo - e non
sarebbe maturato ancora per lungo tempo - per la rivoluzione e il socialismo, e che la lotta
contro limperialismo o altri nemici del socialismo autentico fosse disperata; cos come allir-
riflesso ottimismo fatalistico di coloro che non avevano fretta, confidando nella marcia
naturale della storia. Agli uni e agli altri il Che oppose il pessimismo della ragione e lotti-
mismo della volont, formula di Antonio Gramsci che probabilmente non conosceva, ma
della quale era un assertore conseguente. Nella teoria e nella pratica, in tutto e fino in fondo.
Lavanguardia dei movimenti rivoluzionari, influenzati sempre pi dallideologia marxista-leninista,
capace di prevedere nella sua coscienza tutta una serie di passi da realizzare e forzare la marcia degli
avvenimenti, ma forzarli allinterno di ci che obiettivamente possibile7.

6 Ernesto Che Guevara, in op. cit., II, p. 207. Nella sua lettera di addio ai figli il Che defin questa capacit la
qualit pi bella di un rivoluzionario (ibid., p. 696).
7 Ernesto Che Guevara, in op. cit., II, p. 323. Nel puntualizzare il concetto di oggettivamente possibile, il Che
si riferisce al livello di socializzazione del lavoro, alla gravit delle contraddizioni tra le forze produttive e i rapporti
di produzione (innanzitutto su scala mondiale), al fatto che la coscienza dei rivoluzionari acquisisca un carattere
mondiale, ovvero la possibilit di valorizzare lesperienza dellUrss e del socialismo mondiale nel suo insieme.

179
Questa citazione pu servire come chiave per intendere come Guevara considerasse i
compiti che si ponevano dinanzi ai rivoluzionari dellAmerica latina e di altri continenti.
Compiti non rinviabili...
E certo che alcuni concetti che discesero come deduzione concreta da questa imposta-
zione del problema (il foco guerrigliero, creare molti Vietnam ecc.) non resistettero
nella sostanza o in parte alla prova della pratica. A un livello di critica pi astratto si pu
dire, sulla base di quanto visto, che il Che assolutizzava le possibilit dellinfluenza accele-
ratrice (e che tronca le alternative ostili) del fattore soggettivo nello sviluppo del processo
storico e, al tempo stesso, sopravvalutava le possibilit reali delle masse (torneremo su que-
sto problema in riferimento alla concezione del foco).
Ma, nonostante tutto, lorientamento verso laccelerazione del processo storico (rivolu-
zionario) nel quadro di ci che obiettivamente possibile, non era determinato affatto da
volontarismo, soggettivismo, impazienza piccolo-borghese ecc. Si appoggiava sia
sullesperienza cubana, sia sulla concezione leninista del mondo e della rivoluzione, e sulle
nuove possibilit reali aperte dallesistenza e dal rafforzamento del socialismo mondiale.
Ma questo orientamento si basava altres sulla necessit di superare alcune tendenze negati-
ve di carattere oggettivo con cui si scontrava lo svolgimento del processo rivoluzionario
mondiale nella seconda met del XX secolo.
Le affermazioni secondo le quali il Che considerava possibile promuovere la rivoluzio-
ne senza contare sullesistenza delle premesse oggettive per essa ecc., sostanzialmente
non sono una critica dei suoi criteri, bens volgari falsificazioni alle quali ricorrono maoisti
e trotskisti, pubblicisti e marxologi borghesi, i dogmatici, i possessori delleterna verit in
tasca. In realt il punto era che Guevara si rendeva conto delle profonde contraddizioni
interne del processo di maturazione delle predette premesse nelle specifiche condizioni di
luogo e di tempo; dellesistenza nella realt oggettiva di fattori che bloccano, per cos
dire, questo processo (dallesterno o dallinterno), disarticolano linterazione necessaria
dei suoi distinti elementi gi esistenti; e della ricerca delle vie di superamento di simili
occlusioni dello sviluppo.
Per lAmerica latina, in cui lesistenza della situazione rivoluzionaria generale (struttu-
rale) di per s faceva cadere il problema dellassenza delle premesse oggettive per la rivolu-
zione, trasferendolo sul piano del grado di maturit e integrazione delle predette premesse,
questi fattori di blocco di ordine interno erano:
a) alla fine degli anni 50 e allinizio dei 60 il distacco tra le esigenze e possibilit
oggettive dello sviluppo della rivoluzione e la mancanza di preparazione dellavanguardia
rivoluzionaria nella lotta per il potere8;
b) dalla met degli anni 60, il distacco tra lavanguardia e le masse fondamentali dei
lavoratori nella maggioranza dei paesi del continente; la complessit, la durata e il carattere
zigzagante del processo di cristallizzazione della coscienza di classe del proletariato, dovuti
alle leggi oggettive dello sviluppo dipendente; in un senso pi generale la mancanza di
corrispondenza tra la tendenza storica e il suo portatore sociale tradizionale adeguato; il
distacco tra la maturit delle premesse materiali e ideologico-politiche della citata tendenza,
da una parte, e la mancanza del suo radicamento sociale, dallaltra9;
c) la posizione dellesercito, delle forze armate, elemento delle strutture politiche che
acquis un decisivo ruolo storico nel continente; istituzione che si convert nella principale
forza opposta alla rivoluzione e di difesa dei rapporti capitalistici e di dipendenza; e non ci

8 Si tratta della situazione che il dirigente dei comunisti uruguaiani Rodney Arismendi ha definito, riferendosi
allUruguay della met degli anni 50, come lacuta contraddizione tra la capacit del partito nelladempimento
dei suoi compiti come avanguardia, e lavvio di un periodo di maturazione del processo rivoluzionario latinoame-
ricano. Rodney Arismendi, Lenin, la revolucin y Amrica Latina, Montevideo 1970, pp. 273-4.
9 Questo fattore del blocco agisce anche nella maggioranza delle altre regioni del terzo mondo, sebbene in
forma molto meno matura e pertanto non cos manifesta.

180
si poteva aspettare che le strutture di essa fossero distrutte (come accadde in Europa nella
prima met del secolo) nel divampare dei conflitti interimperialistici.
Oltre tutti questi fattori interni si ergeva uno esterno, ma ancor pi potente: limperiali-
smo degli Stati Uniti, che nella lotta contro i rivoluzionari del continente profitta dei van-
taggi della posizione geografica, della superiorit gigantesca nellarmamento, e della possi-
bilit di strangolamento economico. Questo fattore potrebbe essere decisivo persino in pre-
senza della completa maturit delle premesse oggettive per la rivoluzione. Qui il problema
superava il quadro dellAmerica latina, facendosi -nellora del Vietnam - generale per il
movimento antimperialista rivoluzionario di tutto il terzo mondo.
Come garantire la vittoria di questo movimento nelle condizioni di permanente minaccia
di intevento imperialista, di ricatto atomico, di corruzione sistematica delle lites di governo
e di offuscamento delle masse? Come potevano aprirsi la strada i popoli e le rivoluzioni tra
la Scilla dello status quo e la Cariddi della guerra termonucleare mondiale? Come aiutare il
Vietnam, la cui sconfitta evidentemente avrebbe condannato i paesi in via di sviluppo (e
forse non solo essi) allinevitabile opzione precisamente di questo tipo? E come costruire
una nuova vita in quelle regioni del terzo mondo nelle quali aveva avuto successo questa
rottura, ma nelle quali ancora sussiste la dominazione economica dellimperialismo?
Ma langosciato pensiero del Che ed il suo senso di responsabilit storica non si circo-
scrivevano allambito dei continenti dipendenti e della lotta antimperialista. Mentre si senti-
va sul piano politico pratico innanzitutto un rivoluzionario del terzo mondo, allo stesso
tempo contribu con la propria interpretazione (a volte intuitiva) allanalisi e alla risoluzio-
ne dei problemi di questi paesi, problemi che si sono posti dinanzi a tutta lumanit nella
seconda met del XX secolo. Inoltre, i processi rivoluzionari del terzo mondo, a suo
parere, dovevano contribuire a risolvere questi problemi, a tagliare il nodo gordiano di quei
processi storici del mondo contemporaneo il cui carattere critico il Che percepiva con
straordinaria acutezza e senso di responsbailit personale.
Come garantire lo sviluppo efficace del processo rivoluzionario mondiale ed evitare
insieme la catastrofe nucleare (che lui ed i suoi compagni guardarono in faccia nellottobre
del 1962)? Cosa promette, e con quali rischi, allumanit e ad ogni uomo concreto la rivolu-
zione tecnico-scientifica? Quali possibilit e problemi nuovi crea essa per la costruzione del
comunismo? Quali complicazioni per il processo rivoluzionario su scala globale reca in s
lo sviluppo della borghese societ dei consumi? Cosa si pu opporre alla crescente tecni-
ca di manipolazione delle masse? Non insorge una contradizione tra gli imperativi dello
sviluppo economico e di quello ideologico nel socialismo, e quali sono le vie per una solu-
zione? Come coniugare il collettivismo dellideologia e della politica del socialismo con il
fiorire dellindividualit, la personalit, senza accettare la formazione della societ-formi-
caio (dopo che gli aspetti negativi nello sviluppo della Repubblica Popolare Cinese si
lasciavano cogliere chiaramente gi allora, nella decade dei 60)?
Queste domande e molte altre analoghe si ponevano sempre nel loro complesso e con-
traddittorio intreccio dinanzi a Ernesto Guevara, rivoluzionario della seconda met del XX
secolo. Egli cercava risposte a ciascuna di essa e a tutto linsieme, nei suoi interventi pub-
blici cercava di rispondere e sperimentava possibili varianti nella sua stessa vita...

III

Immensa era limportanza che, per la soluzione dei problemi chiave del secolo, il Che
attribuiva al fatto che esistesse il sistema socialista mondiale e, innanzitutto, lUrss, come
forza principale e decisiva di esso.
Provava sentimenti di profondo rispetto e amore per il nostro paese, che visit tre volte.
Era nota lalto apprezzamento che sempre esprimeva per il ruolo dellUrss nel contesto
internazionale, nello sviluppo del processo rivoluzionario mondiale e nella lotta per preve-

181
nire una nuova guerra. Ugualmente noto il contributo pratico che diede Ernesto Guevara
allavvicinamento tra la Cuba rivoluzionaria e lUrss, al rafforzamento dellamicizia cuba-
no-sovietica e allorganizzazione di una stretta collaborazione, cominciando dalla sfera eco-
nomica (prima met del 1960), proseguendo con quella ideologica e politica (alla fine del
1960) e politico-militare (1962). Certamente non casuale che Fidel scegliesse precisamen-
te il Che (e Ral Castro) per condurre i negoziati decisivi che portarono allingresso di
Cuba nella comunit socialista.
I sentimenti di Guevara verso il nostro paese, i suoi giudizi su di esso, il suo ruolo nel-
lopera di cementare lamicizia e la cooperazione tra la prima potenza socialista del mondo
e il pi giovane paese socialista, sono direttamente connessi con la valutazione che il Che
diede della Rivoluzione dOttobre, della sua influenza sui destini della Russia e del mondo
intero, dellinternazionalismo del popolo sovietico e della politica di solidariet rivoluzio-
naria attuata dal governo sovietico. Riferendosi allUrss diceva che era il paese che aveva
realizzato la rivoluzione pi profonda, pi radicale del mondo, una rivoluzione il cui spiri-
to continua a vivere nel popolo sovietico. Il Che considerava come manifestazione di ci
latteggiamento rispetto a Cuba che aveva percepito nei sovietici nel 1960:
nelle strade, le fabbriche e i kolchoz che visitiamo, siamo riconosciuti e sostenuti, e la gente ci accoglieva con
acclamazioni di Viva Cuba. Durante quindici giorni ci siamo letteralmente bagnati nel mare dellamicizia.

E, quanto al costante e disinteressato aiuto che lUrss prestava a Cuba, diceva:


Durante i due anni trascorsi dal giorno del trionfo della rivoluzione, il popolo e il governo sovietico ci
hanno teso la mano per qualunque problema, per complicato che fosse.

Tutto ci era, affermava il Che,


una palpabile prova che lUnione Sovietica si trova sempre al fianco dei popoli che lottano per la pace e
lindipendenza, il che fa s, daltro canto, che lUnione Soviatica si trasformi in un simbolo sempre pi
grande per i paesi che, come il nostro, si lancino alla lotta per la libert.

In seguito, tornando sulla questione delle relazioni sovietico-cubane e della valutazione


generale della politica dellUrss, il Che si pronunci pi di una volta contro i pregiudizi, le
incomprensioni e le calunnie.
E a quegli sfiduciati, che siano realmente sfiduciati o che nascondano la loro ignavia dietro la sfiducia -
diceva nel maggio del 1961 - noi possiamo dire sinceramente dalla nostra posizione di paese libero, che
noi rispettiamo e ammiriamo, e quanto pi conosciamo tanto pi rispettiamo e ammiriamo lUnione
Sovietica e gli altri paesi socialisti. Possiamo dir loro e possiamo dar loro la certezza che nonostante...
dipenda dalle nostre azioni, la pace intera dellumanit, il destino di milioni di esseri umani, mai un
governante dei paesi socialisti ha minimamente preteso di darci un consiglio su ci che dobbiamo fare;
mai hanno fatto il pi piccolo tentativo in tal senso...10.

In quegli anni il Che studia, assimila e, con spirito creativo, applica a Cuba lesperienza
della costruzione del socialismo in Urss e negli altri paesi socialisti. Si sa che non tutte le
soluzioni dei problemi concreti gli sembravano ugualmente convincenti per le condizioni
specifiche di Cuba. Ma questi interrogativi, riflessioni e ricerche (ricordiamo che in quegli
anni essi ebbero luogo anche nei paesi socialisti europei) non influirono minimamente sul-
latteggiamento del Che rispetto allUrss, sulla sua valutazione delle basi del regime e della
politica dello stato sovietico.
Nonostante che la nostra amicizia sia cos recente - sottoline il Che nel novembre del 1964 - ci legano
vincoli di amicizia assai stretti, impossibili da distruggere... Quando vediamo le grandi realizzazioni del
popolo sovietico, difensore della pace in tutto il mondo e alleato di Cuba, ci sentiamo pi forti e sicuri.

10 Ernesto Che Guevara, in op. cit., II, pp. 635-6.

182
Il popolo cubano sa - aggiunse in quella occasione - che il sangue versato dai combattenti sovietici in
difesa della libert, del socialismo e del comunismo, potrebbe formare dei fiumi. E sa anche che i sovieti-
ci hanno sparso il loro sangue in terre lontane dalla loro patria... Il nostro popolo, che ha studiato la storia
e conosce la forza dellesempio, riconoscer sempre i sacrifici fatti dal popolo sovietico e potr seguire il
vostro glorioso esempio, difendendo fermamente la sua rivoluzione e costruendo il socialismo11.

Il ruolo, la politica e laiuto dellUrss erano per il Che una componente importantissima
dellunit dazione di tutte le forze rivoluzionarie del mondo nel quadro della strategia
antimperialista globale, di cui fu sempre un ardente difensore. Lunit del movimento rivo-
luzionario di tutti i paesi, lunit del socialismo mondiale, la fusione delle sue forze con il
movimento di liberazione nazionale, erano per il Che la condizione principale, il punto
dappoggio decisivo per avere la possibilit di difendere Cuba e il Vietnam, per rompere
lodioso status quo ed evitare una nuova conflagrazione mondiale.
Per lontani che siano i paesi socialisti, sempre si far sentire la loro influenza benefica
sui popoli in lotta e il loro esempio educatore dar loro pi forza, scriveva il Che nellau-
tunno del 1963. Ma, e qui torniamo una volta ancora al tema dellattivit e della responsabi-
lit storica, citava seguendo Fidel:
il dovere... dei rivoluzionari latinoamericani non di aspettare che il cambiamento nei rapporti di forza pro-
duca il miracolo di rivoluzioni sociali in America latina, bens di valorizzare pienamente tutto ci che favori-
sce per il movimento rivoluzionario questo cambiamento dei rapporti di forza, e fare le rivoluzioni12.

E fare le rivoluzioni in quelle contraddittorie condizioni dellAmerica latina, di cui


abbiamo trattato precedentemente, significava intraprendere una ricerca pratica di vie e
mezzi chiamati a neutralizzare i fattori negativi, a trovare risorse aggiuntive alla pressione
rivoluzionaria, acceleratrici del processo rivoluzionario.
Inoltre si trattava di una ricerca urgente e basata spesso sul metodo per prove ed erro-
ri.La teoria sorgeva a seguito delle domande della pratica rivoluzionaria, mentre aspettare
tranquillamente i risultati della ricerca teorica non era permesso dallo sdoppiamento storico
della situazione rivoluzionaria generale, la minaccia del consolidamento dellalternativa
controrivoluzionaria e quellidea di Lenin che fermarsi la morte: che, con il nodo del
Vietnam e gli ultimi colpi dei raggruppamenti guerriglieri residui, colpiva al cuore i capi
della rivoluzione cubana, gli artefici dellesperimento cileno, i rivoluzionari dellUruguay, i
martiri del Guatemala e tanti altri. Di coloro che non volevano pavoneggiarsi con linfallibi-
lit della propria inattivit o limitarsi a ripetere verit valide per qualunque situazione storica.
Si rende ancora una volta necessario ricordare (i miti dei dogmatici sono assai tenaci)
che il Che:
- non partiva dal presupposto che nel continente fosse possibile la ripetizione meccanica
delesperienza di Cuba o che la vittoria si potesse ottenere con facilit, una volta che si
fosse fatto ricorso alla guerriglia; prima e con maggior forza che chiunque altro, avvertiva
che il nemico aveva tratto insegnamenti dallesperienza cubana (e lo aveva fatto pi rapida-
mente dei rivoluzionari) e che questa era una delle cause per cui la lotta sarebbe stata lunga,
dura e crudele13;
- non negava la forma pacifica della lotta14 e neppure la possibilit in linea di principio

11 Citiamo dal libro di I. Lavreckij, Ernesto Che Guevara, Moskva 1975, pp. 196, 198.
12 Ernesto Che Guevara, in Obras, cit., I, pp. 167-8.
13 Limperialismo ha imparato a fondo la lezione cubana e non verr preso nuovamente di sorpresa in nessuna
delle nostre venti repubbliche... in nessuna parte dAmerica... se stata dura la guerra di liberazione cubana con i
suoi due anni di continuo combattimento, angoscia e incertezza, infinitamente pi dure saranno le nuove battaglie
che attendono il popolo negli altri luoghi dellAmerica latina (in op. cit., II, p. 412).
14 Laddove un governo sia salito al potere attraverso una forma di consultazione popolare, fraudolenta o
meno, e venga mantenuta almeno una parvenza di legalit costituzionale, linsorgenza guerrigliera impossibile
da prodursi, non essendosi esaurite le possibilit della lotta civile (in op. cit., I, p. 32). I rivoluzionari non pos-
sono prevedere in anticipo tutte le varianti tattiche che possono presentarsi nel corso della lotta per il loro pro-

183
che le forze di sinistra conquistassero la maggioranza alle elezioni e formassero un governo
democratico15;
- non predicava il passaggio dellegemonia nella rivoluzione ai contadini, agli intellet-
tuali, agli emarginati e ad altre forze sociali intermedie: insisteva invece che legemonia
doveva essere del proletariato. Al riguardo affermava quanto segue:
Nessuno pu pretendere lattribuzione del ruolo di partito di avanguardia come un diploma uffficiale
dato dalluniversit. Essere partito davanguardia significa stare alla testa della classe operaia nella lotta
per la presa del potere, sapere guidarla alla sua conquista, condurla anche attraverso le scorciatoie16.

Per il Che questo era lessenziale. Nella lotta per il potere, come compito immediato
nellattuale stadio della storia, e nella capacit (e nella volont) di guidare attraverso le
scorciatoie17. Abbiamo gi detto di quanto profonde siano le radici storiche e filosofiche di
questo concetto.
Riteniamo che gli avvenimenti posteriori e soprattutto lesperienza del Cile e del Per
(cos come - sotto un altro angolo visuale - vari processi rivoluzionari nei paesi afroasiatici
del terzo mondo) abbiano dimostrato la correttezza dellimpostazione della prima di que-
ste questioni da parte di Guevara. Egli indicava costantemente la perniciosit per il movi-
mento rivoluzionario della confusione tra la strategia e la tattica, il fatto di soppiantare gli
obiettivi strategici con quelli tattici, la conquista di tutta la pienezza del potere con la con-
quista di alcune posizioni soltanto. Le frasi seguenti sembrano scritte dopo gli avvenimenti
del Cile e non prima di essi:
E quando si parla di potere per via elettorale, la nostra domanda sempre la stessa: se un movimento
popolare ottiene il governo di un paese a seguito di unampia votazione popolare e decide, di conseguen-
za, di avviare le grandi trasformazioni sociali che costituiscono il programma per il quale ha vinto, non
entrerebbe immediatamente in conflitto con le classi reazionari di quel paese? Lesercito non sempre
stato lo strumento di oppressione di quella classe? Se cos , logico dedurre che quellesercito prender
partito per la sua classe ed entrer in conflitto con il governo costituito18.

In questo caso non si trattava del problema delle forme di lotta, bens della loro scansio-
ne, consecutivit e chiarezza di obiettivi. Guevara affermava:
Una volta iniziato il processo rivoluzionario, il proletariato deve colpire e colpire senza stancarsi. La
rivoluzione che non avanza una rivoluzione che regredisce... Se non si ottiene il potere, tutte le altre
conquiste sono instabili, insufficienti, incapaci di offrire le soluzioni che occorrono, per quanto avanzate
possano apparire19.

gramma liberatore. La reale capacit di un rivoluzionario si misura dal fatto che sappia trovare tattiche adeguate
ad ogni cambiamento della situazione, nel tener presenti tutte le circostanze tattiche e nel saperle sfruttare al mas-
simo. Sarebbe un errore imperdonabile disprezzare il profitto che pu ottenere il programma rivoluzionario da un
dato processo elettorale, allo stesso modo che sarebbe imperdonabile limitarsi soltanto al momento elettorale e
non vedere le altre forme di lotta - inclusa la lotta armata - per ottenere il potere (ibid., pp. 413-14). La rivolu-
zione cubana ha mostrato unesperienza che non vuole essere unica per lAmerica, ma che un riflesso di una
modalit di pervenire al potere... Ogni paese e ogni partito allinterno del suo paese deve cercare le forme di lotta
che lesperienza storica suggerisce (ibid., p. 473).
15 Alla domanda se fosse possibile nellAmerica latina contemporanea pervenire al potere socialista per via
pacifica, il Che rispondeva: Nella grande maggioranza dei casi non possibile. Il massimo che si otterrebbe
sarebbe la conquista formale della sovrastruttura borghese del potere; e il passaggio al socialismo di quel governo,
che nelle condizioni della legalit borghese stabilita giunge al potere formale, dovr attuarsi pertanto nel mezzo di
una lotta violentissima contro tutti coloro che cercheranno in un modo o nellaltro di liquidare la sua avanzata
verso nuove strutture sociali (in op. cit., II, p. 495). Queste parole sono state scritte nellottobre 1962. Cinque
mesi prima il Che aveva analizzato questo processo riferendosi direttamente al Cile (ibid., p. 474). Su questo tema
si veda pi avanti nel presente articolo.
16 Ernesto Che Guevara, in op. cit., I, p. 165. Corsivo nostro
17 In questo stesso ambito il Che parl del ruolo catalizzatore dellavanguardia (in op. cit., II, pp. 192, 199).
18 Ernesto Che Guevara, in op. cit., II, p. 414.
19 Ibid., I, p. 169; II, p. 444.

184
Parimenti crediamo che la storia abbia confermato che nellAmerica latina dei giorni
nostri la rivoluzione, passando attraverso tappe distinte, o culmina nella vittoria come rivo-
luzione socialista oppure crolla. E stata confermata altres la giustezza della sfiducia del
Che rispetto ai tempi lunghi e alle solide forme intermedie nel corso del processo rivolu-
zionario, e della sua idea dellestremo grado di reversibilit di qualunque conquista progres-
siva nel continente finch non sia consolidata mediante la pienezza del potere nelle mani
dei rivoluzionari. Molto di ci che egli ha detto in questo ambito offre un contributo alla
riflessione anche in altre parti del mondo.
Il problema pi complicato quanto alla soluzione, per Guevara, della questione circa la
via al potere nelle contraddittorie condizioni dellAmerica latina. E notorio che la teoria
del fatalismo geografico, della mancanza di maturit delle condizioni materiali per la
rivoluzione sociale (affini agli schemi menscevichi degli inizi del secolo) sopravvissero al
colpo della rivoluzione cubana, in gran parte proprio a causa di questo carattere contraddit-
torio. Come si gi segnalato, la concezione di Guevara di forzare il processo, di bru-
ciare le tappe e della scorciatoia del cammino storico non si opponeva alla teoria lenini-
sta della trasformazione della rivoluzione, bens piuttosto ai kautsky e ai plechanov dei
nostri giorni.
Il ricorso alla scorciatoia significava non solo la rinuncia ad attendere nuovi cambia-
menti nel rapporto di forze su scala globale (per cominciare la lotta per il potere con il mini-
mo rischio di subire una sconfitta). Significava ancor pi rinunciare ad aspettare questi cam-
biamenti come risultato dellevoluzione spontanea del capitalismo dipendente e delle sue
contraddizioni su scala continentale e nazionale, rinunciare ad aspettare la maturit della
situazione rivoluzionaria immediata come prerequisito per cominciare la lotta per il potere.
Gi abbiamo fatto riferimento alla base oggettiva di questa rinuncia, alle ragioni per tentar
di accelerare la maturazione delle premesse oggettive della rivoluzione (gi parzialmente
presenti) tramite lazione cosciente dellavanguardia. Questa direzione e queste azioni
dovevano, secondo il Che, neutralizzare i fattori negativi frenanti e disgregatori, accele-
rare la maturazione completa e lintegrazione delle premesse oggettive della rivoluzione,
contribuire in modo decisivo alla maturit del suo fattore soggettivo e infine creare le con-
dizioni materiali, tecnico-organizzative della vittoria di questa rivoluzione, contro il suo
nemico politico e militare.
Cio, il passaggio alla lotta armata realizzato dal nucleo politico dei rivoluzionari,
allinterno della situazione rivoluzionaria oggettiva (di tipo generale), ma prima che matu-
rasse completamente la situazione rivoluzionaria immediata (che il nocciolo della conce-
zione del foco), era necessario per:
a) rompere lequilibrio instabile: dittatura oligarchica - pressione popolare (sblocco
del fattore sociopolitico inibitore);
b) dare alle masse coscienza della necessit e della possibilit del cambiamento rivolu-
zionario, della possibilit del trionfo della rivoluzione, incorporandole in questo modo nella
lotta (sblocco del fattore sociopsicologico inibitore);
c) creare unautentica avanguardia politica della rivoluzione e unorganizzazione capace
di opporsi con successo al nemico sotto il profilo militare (sblocco dei fattori inibitori sog-
gettivo ed esterno, rispetto alle forze rivoluzionarie).
Il tal modo, il foco e la lotta armata erano presentati come mezzo universale che per-
metteva di evitare un nuovo ciclo dello sviluppo capitalistico; che risolveva o, per dir
meglio, recideva completamente il nodo gordiano dei problemi ai quali abbiamo accennato.
Non c dubbio che in una simile soluzione di tale problema complicatissimo problema,
non appoggiata su alcuna citazione, si intrecciano elementi corretti, discutibili e utopici,
cosicch gi nella stessa impostazione della questione (persino prima della sua concreta
proposizione a livello tattico) vi si trovavano racchiusi pericoli di assolutizzare il metodo,
di sottovalutare le possibilit della lotta sociale quotidiana delle masse (per la loro educa-

185
zione rivoluzionaria) e una nozione ipertrofica della scala di influenza su esse della lotta
politica dellavanguardia. Pericoli che pot evitare il foco a Cuba, ma che successiva-
mente presero corpo nellattivit di molti movimenti radicali di sinistra del continente.
In generale, fuori di Cuba, i fuochi rurali e urbani non si sono trasformati fino ad ora
in nessuna parte nello strumento ricercato, che permettesse di mettere in rapporto la
coscienza politica dellorganizzazione - lavanguardia - e la coscienza sociale dei lavorato-
ri, di fondere in un unico processo rivoluzionario liniziativa spontanea delle masse non
armate e le azioni coscienti dellorganizzazione armata20.
Ma non dimentichiamo neppure che fino ad ora non si trovata una soluzione alternativa
e completa del problema la cui chiave il Che cercava nella teoria e nella pratica del foco,
problema che si presenta oggi, in realt, come quello principale per il movimento rivoluzio-
nario in America latina. Contempraneamente, lo stesso carattere aperto della sua concezio-
ne rispetto alle obiezioni e discussioni (Per questo, perch lei pensa, le sono grato della sua
lettera. Il fatto che non siamo daccordo conta di meno, scrisse in una lettera ad uno dei
suoi oppositori nel 1964) ha stimolato una profonda elaborazione di questa problematica21.
La ricerca del Che ha fecondato le idee e lopera di tutta una generazione di rivoluzionari del
continente e ha contribuito in gran parte a rinnovare la loro concezione, a superare quella fra-
gilit teorica che caratterizzava in modo cos sorprendente il movimento rivoluzionario lati-
noamericano rispetto al movimento in Russia alla vigilia della rivoluzione.
E, infine, il Che realizz, sacrificando la propria vita, quellexperimentum crucis in
Bolivia che apr la strada per correggere errori pratici e teorici.
Anche nella soluzione che Guevara diede ad altri problemi - sul piano teorico e pratico -
noi ci imbattiamo spesso in unanaloga metodologia di analisi profonda, realista e critica
(non si fideranno delle parole... non avranno timore di confessare le difficolt...) del pro-
blema22; di ricerca aperta, scevra di dogmatismo, delle vie per la sua soluzione; di coniuga-
zione degli elementi di realismo e di utopismo nella soluzione proposta; di convinzione nel
carattere incompiuto di questa soluzione (la vita dimostrer)23 e, come legittimazione
di una simile soluzione provvisoria, del metodo per prove ed errori nella situazione del
decennio degli anni 60.
La vita stessa ha messo in luce quanto vi era di erroneo e di unilaterale nei giudizi del
Che su varie questioni: era ancor lungi dal terminare il suo studio di Lenin. Tuttavia occorre
sottolineare che, in primo luogo, questi errori erano il risultato di una ricerca che risponde-
va allimperativo categorico della pratica rivoluzionaria e allatteggiamento del Che verso
la teoria marxista, teoria che non pu tralasciare di spiegare i fenomeni nuovi, di rispondere
a nuove domande; non pu contraddire gli avvenimenti reali, compresi quelli che non fos-
sero interpretabili dalle concezioni precedenti24. A Guevara era assolutamente estraneo,
anzi, ostile il complesso antiteorico, attivistico, di alcuni suoi epigoni; con il passare
degli anni il suo teoricismo non scompariva, bens si rafforzava (Sono molto pi
cosciente, il mio marxismo si radicato e depurato: con queste righe della lettera di addio

20 Gi da molto tempo maturata unanalisi dettagliata ed obiettiva di questo problema nella nostra letteratura.
Non c dubbio che il Che, se fosse restato vivo dopo la Bolivia, lo avrebbe fatto lui stesso senza compromessi e
nitidamente.
21 Ha scritto Rodney Arismendi nel 1970 (Lenin, la revolucin y Amrica Latina, cit., p. 321): Sar la storia
che dar lalloro al Che per la sua insistenza nellindicare la via maestra della rivoluzione latinoamericana. E se
oggi qualcuna delle sue tesi sottoposta ad aggiustamenti e correzioni, cionondimeno la storia - e non solo per la
forza simbolica e lesemplarit del suo olocausto - lo collocher tra i grandi precursori.
22 Nella prima met degli anni 60, Guevara era celebre a Cuba per essere maestro nel dire le amare verit.
23 Allora vedremo chi di noi come mierda, era frequentemente la frase conclusiva delle conversazioni del
Che. [Tradurre la tipica espressione cubana comemierda (lett. mangiamerda) con litaliano stronzo non sod-
disfa sul terreno di una colorita equivalenza (n.d.r.).]
24 Si vedano i polemici paragrafi del suo noto articolo La pianificazione socialista, il suo significato (in op.
cit., II, pp. 322-3).

186
il Che definisce lunica differenza sostanziale tra se stesso nel 1956 e nel 1965). Proprio
questo modo di porsi dinanzi al marxismo rendeva assolutamente intollerabile per il Che il
divorzio tra teoria e pratica della lotta rivoluzionaria, la costruzione di una pseudoteoria, un
peculiare mondo parallelo di fantasmi, nel quale sorgono (devono sorgere) situazioni e
agiscono (devono agire) forze che non sorgono e non agiscono nella vita reale. La teoria
deve illuminare il mondo, non sostituirlo25, c biogno dellanalisi scientifica del siste-
ma, e non della sua apologia, sottolineava il Che26.
Unanaloga presa della vita sulla teoria era spesso alla base di valutazioni la cui formu-
lazione precedeva la loro verifica multilaterale. Senza dubbio sbagliano di meno e pi rara-
mente coloro che formulano concetti solo a posteriori, quando lo svolgimento stesso degli
eventi mette tutto al suo posto senza la loro partecipazione.
In secondo luogo dubbio che si possa considerare definitivo il verdetto della storia in
relazione a una serie di problemi posti dal Che. Non solo perch il carattere palesemente
inadeguato di alcune soluzioni da lui proposte non sempre si accompagna alla scoperta di
soluzioni corrette (si confrontino, ad esempio, i risultati teorici della campagna boliviana e
della rivoluzione in Cile), ma anche perch la formula di Engels, ripetutamente citata da
Lenin, sullutopico nel senso formale-economico della parola che pu risultare vero nel
senso storico-universale, sar utilizzata a parer nostro pi di una volta nel valutare lere-
dit teorica del Che nel nostro secolo e nel prossimo.
In terzo luogo, sottolineiamo una volta di pi che per lo stesso Che ciascuno dei suoi
postulati era aperto alla discussione, che cercava e realizzava a tuti i livelli: con lavoratori
di linea e studiosi di fama mondiale, con compagni di lotta e leaders di altri partiti e Stati. Il
Che reale non aveva nulla in comune con un pedante ampolloso e malinconico che procla-
ma con fare impassibile verit eterne. Poich lunica cosa che gli interessava era la verit
che aiutasse la rivoluzione, e non la sua autoaffermazione. Di qui lo spirito sperimentale e
autocritico, cos tipico del Che, pratico e teorico, la capacit e il desiderio di ascoltare gli
altri, lassenza di qualsivoglia preoccupazione per il suo personale prestigio teorico (e
amministrativo), la disponibilit a disprezzare tutto ci che disprezza la vita. Non c dub-
bio che il Che sarebbe, come abbiamo gi detto, il pi impietoso e mordace critico dei pro-
pri errori.
Infine una considerazione ancora, forse quella di maggiore importanza sul piano indivi-
duale: le sue concezioni il Che le verificava in primo luogo egli stesso, con la propria espe-
rienza, nella propria carne. Malgrado tutti i rischi che ci arreca per lelaborazione teorica
dei concetti (la misurazione della temperatura dellambiente secondo il proprio tatto), ma
con tutti i vantaggi per la sua diffusione ed applicazione nella vita in caso di successo.

IV

Sono poche le personalit sociali del XX secolo la cui vita e il cui destino personale siano
stati in cos alto grado parte integrante della concezione teorica, misura e criterio della sua
giustezza, come quelli del Che. Giovane che prefer alla vita senza preoccupazioni del medi-
co il deambulare attraverso monti e selve del continente alla ricerca della verit, dello scopo
della vita, e del cammino verso questo scopo; la scoperta di questa verit nelle amare giorna-
te della sconfitta in Guatemala, e dopo di allora la piena disponibilit a perire per essa; parte-
cipante alla spedizione di Fidel Castro, stramba, suicida e disperata - dal punto di
vista del senso comune, filisteo, nazionalista - medico che si trasforma in soldato e capo, uno

25 Dallintervista con la delegazione della Revista Internacional, agosto 1964.


26 Ernesto Che Guevara, in op. cit., II, p. 687.

187
dei primi comunisti dellEsercito Ribelle; uno degli artefici della rivoluzione socialista nella
sua seconda patria; ministro e dirigente di partito che si manteneva, cos come la sua fami-
glia, rigorosamente mediante tessere di razionamento; rilevantissimo teorico della rivoluzone
che ci tiene a svolgere la massima quantit di lavoro manuale volontario e pesante; figlio
prediletto, quantunque adottivo, del popolo cubano che marcia - con la sua asma, lasciando
alti posti di comando, per aiutare altre rivoluzioni, per predicare col suo esempio - per le
giungle dellAfrica e le selve dAmerica, incontro alla morte e allimmortalit...
Torna in mente, al riguardo, un articolo sui percorsi e le difficolt dei movimenti studen-
teschi del continente, pubblicato sulla Revista Internacional un anno e mezzo prima dellul-
tima battaglia del Che. Appartiene alla penna di Roque Dalton, magnifico poeta salvadore-
gno che cerc lungamente e tra mille difficolt il suo cammino nella rivoluzione e fu assas-
sinato due anni fa da seguaci dei maoisti con un colpo di pistola alla schiena.
Larticolo discuteva - tra laltro - il problema tradizionale dello studente ribelle che per
mancanza di un punto dappoggio ai suoi ideali di vita e di societ nella realt dellAmerica
latina si trasforma in un individuo con mentalit conformista e consumista, e il cambiamen-
to che la rivoluzione cubana produsse in questa correlazione obiettiva tra lideale e la realt.
E non forse - diceva larticolo - il destino del nostro conterraneo e contemporaneo compagno Che
Guevara, lincarnazione materiale dei sogni della giovent sulluomo nuovo, liberato, luomo del futuro,
che sta gi bussando alla nostra porta?27.

Avendo un atteggiamento piuttosto scettico nei confronti dellinfluenza della parola, il Che
credeva nella forza della predica mediante lesempio, soprattutto dove e quando si trattava dei
dirigenti della rivoluzione e della formazione dei rivoluzionari, gradino superiore delluomo.
Le qualit che egli educava in s con il compiacimento di un artista entrarono nella
sua concezione, si tradussero forse in quella parte di essa la cui azione la pi duratura ed
ampia. Il celebre scrittore italiano Italo Calvino* ha qualificato come incancellabile il sigillo
che lasci in ogni persona un incontro con il Che, e crediamo che decine di migliaia di indi-
vidui siano daccordo con lui.
Da te stesso ti facesti, dimostrasti come possibile essere uomo nuovo, tutti vedemmo
cos che questo uomo nuovo una realt, perch esiste, sei tu, disse Hayde Santamara,
rivolgendosi al Che.
Il Che lasci alle generazioni future un esempio di unit assoluta di pensiero, parola e
azione; di totale libert interiore, libert delluomo di agire cos come ritiene giusto e van-
taggioso per la causa; di fede appassionata, efficiente ed esigente nelluomo, nella sua capa-
cit di un libero svolgimento, completo e creatore, e questo nel secolo della bomba allidro-
geno, della manipolazione delle masse, delle societ del consumo e del formicaio... Ci ha
lasciato il suo internazionalismo combattivo e senza compromessi la cui incarnazione
stata il suo proprio destino; la volont ferrea (il suo famoso lo far) e la pi profonda
modestia interiore; un atteggiamento ironico nei confronti di se stesso e un antidogmatismo
militante; una carica di odio verso ogni ingiustizia, privilegio e demagogia; lazione rivolu-
zionaria pratica e realistica combinata con il livello pi alto dellobiettivo e latteggiamento
stoico dinanzi alle sconfitte e alle disillusioni...
Tutto questo e molto altro con la sua vita e la sua morte ha consegnato allumanit
lincorreggibile idealista, rivoluzionario e comunista Ernesto Guevara.
Pensando a ci che lumanit ha acquisito con il Che - e a cosa ha perso in quel luned
nero del 1967 - mi si presenta Cuba nel 1964, interminabili conversazioni su cosa sia il
socialismo e il comunismo e formule magnifiche nellingenua concezione degli uomini

27 Citiamo da Amrica Latina, problemas y perspectivas de la revolucin, Praha 1968, p. 157.


* Italo Calvino, Qualsiasi cosa cerchi di scrivere (1967), in Che Guevara. Quaderni della Fondazione,
1/1998, p. 199 [n.d.r.].

188
della strada. Uno di questi, giovane di 18 o 20 anni, dopo aver dato una definizione piutto-
sto esatta del socialismo ci pens un po sul comunismo, per dire poi con sicurezza e con un
tono di sfida: Quanto a questo, ragazzo, sar quando tutti gli uomini saranno come il
Che.... Passarono tre anni e sostanzialmente lo stesso dir Fidel nella Piazza della
Rivoluzione parlando al popolo di Cuba affranto dal dolore. Questa definizione mi si pre-
senta ogni volta come meno ingenua...
Ma nonostante tutto, Ernesto Guevara, uomo del terzo millennio, visse e mor nel XX
secolo e il suo destino postumo si caratterizza innanzitutto per lefficacia della sua parteci-
pazione alla lotta di oggi, e non solo per il grado in cui gli assomiglieranno gli abitanti del
secolo comunista.
E infinitamente amaro che il Che non abbia visto n la vittoria del Vietnam, della quale
era tanto ansioso e per cui, di fatto, impegn la sua vita; n il primo congresso del partito di
cui era stato uno dei fondatori; n il trionfo dei suoi compagni e delle sue idee in Angola...
ma tutto questo - e molti altri fatti dello scorso decennio - ha dimostrato che si compiuto
lintimo sogno del rivoluzionario Che Guevara: continua a vivere anche dopo la morte. Il
Che resta tra noi, in tutti i continenti, vivo e combattente nonostante le pallottole del boia, il
gelo e il balsamo bavoso, il godimento maligno e il baccano di circostanza.
Il monumento al Che stato il primo che ha eretto la rivoluzione cilena; la controrivolu-
zione annunci la sua offensiva facendolo saltare, e il suo provvisorio trionfo distruggendo-
lo. Le unit guerrigliere e militari che recavano il nome del Che combattevano in Vietnam e
a Dofar. La sua immagine stata simbolo di un poderoso movimento studentesco e giovani-
le che ha scosso sul finire degli anni 60 vari paesi del capitalismo sviluppato, cos come i
capitani rivoluzionari dellesercito portoghese nel 1974. I comunisti cubani hanno collocato
limmagine e le idee del Che alla base delleducazione morale e politica delle nuove gene-
razioni. Milioni di persone in ogni parte del mondo possono ripetere le parole del grande
scrittore latinoamericano Julio Cortzar, pronunciate nel 1967:
Ci che mi resta da dire e da fare lo dir e lo far con te sempre al mio fianco. Solo cos avr un senso
continuare a vivere28.

Incarnarono le ultime parole di Ernesto Guevara che sono giunte fino a noi con certezza.
Alla domanda a cosa pensasse, fatta al guerrigliero ferito nella sua ultima notte, rispose:
Allimmortalit della rivoluzione. Assassinata in Spagna, ha vinto in Europa orientale e a
Cuba; schiacciata in Bolivia e in Cile, si affermata in Vietnam e in Angola; uccisa nel
corpo del Che, rinata nella sua immagine e nelle sue idee che si impadroniscono delle
masse e si trasformano in forza materiale nel mondo dellultimo terzo del XX secolo.
Crediamo che non perverrr mai ad essere realt riguardo al Che il suo giudizio tristemente
realista intorno al fatto che a volte Gli atti di commemorazione degli eroi caduti vanno costi-
tuendo, con il tempo, una certa specie di dovere disciplinare, e pi o meno - che lo si voglia o
no - si convertono in un atto meccanico. Non sar cos perch del Che si pu ripetere con
pieno diritto ci che lui disse del suo grande amico e compagno di lotta Camilo Cienfuegos:
e anche se sembra una delle tante frasi con cui si adorna la vita degli eroi caduti, almeno credimi che lo
dico con la pi grande sincerit, che per me Camilo non morto. E che la sua influenza, quella della sua
azione, della sua condotta di rivoluzionario, serve ancora e servir sempre a correggere gli errori, la quan-
tit di errori che giorno dopo giorno commettiamo, la quantit di ingiustizie e debolezze rivoluzionarie
che giorno dopo giorno commettiamo29.

Il Che disse pi di una volta che aveva sette vite come i gatti. Dieci anni fa la raffica di
un fucile mitragliatore statunitense tronc la sesta di esse. La settima non avr fine, mai.
Fino al trionfo definitivo della causa per la quale per, e dopo la vittoria, sempre.

28 Casa de las Amricas, La Habana, 46/1968, p. 6.


29 Ernesto Che Guevara, in op. cit., II, pp. 652, 656.

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4. Le analisi degli specialisti
Un sindacalista italiano incontra il Che di Gianni Alasia
Ricerca e dibattito critico sullo sviluppo economico a Cuba di Saverio Tutino
Il dibattito sulla gestione socialista a Cuba di Sergio De Santis
Il Che dallortodossia alleresia [estratti] di K.S. Karol

UN SINDACALISTA ITALIANO INCONTRA IL CHE


di Gianni Alasia*

[...] Grandi sono i problemi che la classe operaia e contadina di Cuba ha aperto dinanzi
a s. Ma risolto il problema fondamentale del potere. Un potere da difendere duramente,
un potere minacciato dallesterno: ma un potere che oggi loro. Per la prima volta un
governo ha armato il popolo: si calcola che il 50%, dei cubani possegga unarma, una pisto-
la, un fucile. Nellisola c la mobilitazione generale permanente. Ognuno, finito il lavoro,
dedica una parte del proprio tempo alla preparazione miliziana. Solo una mentalit acritica
pu irridere a certe parole dordine e stabilire meccanici confronti con espressioni che da
noi ebbero tuttaltro significato: Patria o morte! Venceremos , Estudio, trabajo y fusil.
In tutta questa propaganda non v nulla di aggressivo o di nazionalistico: c una tensione
reale e una dignit che per la prima volta si afferma.
Che Guevara, ministro dellindustria, ci ha fornito nel corso di un incontro dati interes-
santi sullo sviluppo della produzione e sulla complessit dei problemi economico sociali
aperti. Oggi il 90% dellindustria cubana nazionalizzata, ma la sua produzione dipende
fondamentalmente dalle importazioni. E fin troppo chiaro che, per portare avanti il proces-
so di industrializzazione e per crearsi una propria efficiente base, la economia cubana non
pu non guardare gelosamente alla propria bilancia commerciale. Laiuto dei Paesi sociali-
sti notevole. Folti gruppi di tecnici stranieri sono presenti a Cuba per aiutare nei suoi
primi passi leconomia e la tecnica sottosviluppate e arretrate.
Ma resta pur sempre per Cuba lesigenza di disporre di una forte voce per le esportazio-
ni. Di qui linsistenza che viene posta per lintensificazione della produzione di canna da

* Da Un sindacalista italiano allAvana. Luci e ombre della rivoluzione, in Mondo operaio, 3 giugno 1962.
Nella copia di questo articolo - che Gianni Alasia ci ha consegnato nellinverno torinese di vari anni fa, in occasione
di uniniziativa su Guevara - appaiono anche alcune fotografie, purtroppo irriproducibili, nelle quali si vede il giova-
ne Alasia in piedi, mentre pone i suoi quesiti al Che, in una celebre scena (celebre per chi sinteressa a queste
cose) in cui il Che seduto su un tavolo, con una gamba a penzoloni, impegnato a rispondere alle domande del pub-
blico. Nella foto di El Mundo (6 maggio del 1962), la didascalia parla di un delegato de Italia, Joviani Aliasia, che
fa una domanda al Che. Unaltra foto, presa da unaltra angolatura, appare in Diario de la tarde, del 4 maggio 1962.
Questa testimonianza ha unimportanza eccezionale, pressoch unica, perch ci offre una descrizione sul
campo del modo in cui funzionavano alcuni settori delleconomia posti sotto la giurisdizione del Guevara mini-
stro, raccontata da un sindacalista italiano molto attento alla problematica della partecipazione operaia [r.m.].

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zucchero, per il miglioramento e la razionalizzazione della raccolta, per la razionalizzazione
dellindustria saccarifera in generale, che pu dare anche derivati industriali. Cos mentre
leconomia agricola orientata alla rottura della monocoltura con lintroduzione duna pi
vasta gamma di colture (si pensi allassurdo che Cuba importava dallAmerica pomodori,
verdura, legumi; esportava bestiame e pelli e importava scarpe), la produzione della canna
da zucchero viene difesa e intensificata rappresentando questa la pi valida contropartita, la
voce pi forte della divisa nazionale.
Che Guevara ci conferma che molto aumentata la qualit dei prodotti agricoli, ma
aumentata anche la domanda, aumentato il consumo. Per la prima volta larghe masse
entrano nel consumo e questo nel momento