Sei sulla pagina 1di 12

Ivan FerrarI

I van F errarI edizioni esperidi

edizioni esperidi

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

A. C. Trozzella Onlus

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

BANCA

POPOLARE

PUGLIESE

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Casarano

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Cutrofiano

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Matino

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Presicce

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Melissano

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Racale

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Alezio

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Gallipoli

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Parabita

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Sannicola

Comune di Taviano Comune di Ugento
Comune di Taviano
Comune di Ugento
A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Alliste

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Lecce

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Poggiardo

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Comune di Supersano

Edizioni Esperidi ISBN 978-88-97895-59-6 Via Monte Nero n. 27 Monteroni di Lecce (Le) T/F 0832 202032 www.edizioniesperidi.com info@edizioniesperidi.com

Copyright 2015 Ivan Ferrari

A. C. Trozzella Onlus BANCA POPOLARE PUGLIESE Comune di Casarano Comune di Cutrofiano Comune di Matino

Studio svolto nell’ambito delle attività di ricerca del GAE P196 Commessa CNR IBAM “Metodologie innovative per la conoscenza di paesaggi storici”

PreFazIone

Nelle recenti celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia ha trovato poco

spazio in sede storica una riflessione attenta, articolata ed approfondita sulla

resistenza, manifestatasi soprattutto nella periferia meridionale, da parte dei ceti popolari al nuovo corso politico. Si è voluto invece enfatizzare con pamph- lets di natura giornalistico-divulgativa la disuguaglianza tra Nord e Sud che ha

prodotto il processo unitario, spesso aggrappandosi a dati, come quelli riferiti da alcuni sedicenti studiosi, sulla dimensione del brigantaggio e del numero delle vittime connesse inventati di sana pianta. Il mercato librario ha spinto verso un sensazionalismo esasperato pur di trovare clienti e dividendi. Opera- zioni in buona parte riuscite, ma che non hanno lasciato tracce significative e durature nel dibattito storiografico. La ricerca storica è un’attività molto seria e rigorosa per essere confusa con racconti estemporanei, capaci solo di resu- scitare vecchie identità geografiche e di alimentare nostalgiche quanto inattuali aspirazioni autonomistiche. Pur in un quadro di forti ideologizzazioni di parte, non sono tuttavia man-

cate le occasioni per ritornare a ripensare con nuove e mirate indagini archivi- stiche il tortuoso e contrastato cammino dell’unificazione nazionale e a rilegge- re con maggiore equilibrio i dati strumentalmente utilizzati per piegare eventi storici in un’unica direzione. Non si è voluto mai negare il fatto incontestabile che l’Unità d’Italia così come viene realizzata, si trascina dietro una non trascu- rabile fetta di territorio lacerata e disunita, ma analizzare all’interno di questo mosaico differenziato le ragioni politiche di un conflitto che tocca in primo

luogo le condizioni sociali di larghi strati della popolazione rurale. Il brigantag-

gio meridionale in questo contesto diventa una reazione armata non contro il processo unitario, ma il mancato cambiamento promesso dal nuovo regime sa- baudo. Senza voler nascondere le trame e i finanziamenti occulti che lo sosten- gono, appare ben chiaro sin dalla sua primitiva esplosione che la lotta per “il ritorno del Borbone” sia un pretesto per rivendicare maggiore giustizia sociale e nello stesso tempo una più equa ridistribuzione della ricchezza terriera. A partire dallo smembramento e dalla divisione del latifondo improduttivo, che non regge più di fronte ad una crescente domanda di sopravvivenza da parte dei ceti popolari. Lo stesso movimento garibaldino che aveva suscitato grandi aspettative ed assicurato una larga partecipazione popolare alla causa sabauda, evapora fino a scomparire del tutto dopo il rifiuto, vissuto come un tradimen- to, di ripagare i contadini-combattenti con l’agognata concessione delle terre. Avendo ben presente il contesto in cui si realizza il processo unitario Ivan Ferrari offre in questo articolato e ben documentato studio sul brigantaggio meridionale nuove conoscenze per arricchire il dibattito storiografico di ri- flessioni più pertinenti sulle cause profonde che producono la disunità e non

l’unità del nascente Stato nazionale. La ricerca condotta su fonti inedite ha pri- vilegiato un’area, quella del Basso Salento, poco esplorata in maniera organica ed approfondita. La documentazione utilizzata resta prevalentemente di natu- ra archivistica, e in primo luogo quella riconducibile ai processi che vengono imbastiti contro particolari figure di briganti, accompagnata ed integrata da quella cronachistica riversata sui maggiori giornali dell’epoca, con una chiara predilezione del “Cittadino leccese”, considerato il foglio più informato della

provincia salentina. La ricostruzione dei fatti e dei protagonisti può sembrare, ad una prima sommaria lettura, una sorta di diario quotidiano di una serie di sommosse popolari, un racconto da freelance moderno di una guerra non di- chiarata contro un regime usurpatore. Bisogna tuttavia andare oltre la cronaca per capire sino in fondo ciò che si nasconde dietro gli assembramenti popolari, i repentini spostamenti della ribellione da un centro all’altro e, non per ultimo, il “darsi alla macchia” con il formarsi delle diverse comitive brigantesche, che tengono non per poco tempo impegnato militarmente l’esercito regolare. È il diffuso malcontento sociale che ispira ed alimenta questa atavica (e cruenta) forma di opposizione al nuovo corso politico. Il brigantaggio alla fine anche nell’estremo tacco della penisola viene vinto e represso, ma i problemi sociali

che solleva restano irrisolti. Proprio l’assenza di una adeguata risposta politica

alle emergenze del Mezzogiorno tiene per lungo tempo disunito il nascente Stato unitario e ritarda la riconciliazione nazionale con un sempre crescente divario economico tra Nord e Sud della Penisola. Ivan Ferrari scrive, a proposito del brigantaggio, di una ferita rimasta a lun- go aperta che non viene né sanata e neppure rimarginata dalle leggi che il governo sabaudo mette in campo per reprimere il fenomeno. L’analisi del- le vicende brigantesche dettagliatamente ricostruite conferma, laddove ce ne fosse bisogno, che non si tratta di un problema di ordine pubblico, ma di una vera e propria guerra civile. Seguire pedissequamente le risultanze di una parte

della letteratura di settore che mira a giustificare fino in fondo la repressione militare quale unica risposta possibile alle sollevazioni popolari appare, alla luce delle nuove e più attrezzate ricerche archivistiche, quanto meno forzato, se non fuorviante. L’indagine condotta nel basso Salento ne dà piena conferma. Pur rinunciando ad attingere alla produzione storiografica più recente Ferrari riesce, puntando quasi esclusivamente sulle fonti archivistiche e giornalistiche disponibili, a ricomporre in un organico quadro di lettura un puzzle di fatti e di protagonisti e ad offrire una versione “post-ideologica” del fenomeno bri- gantesco, capace di riaprire il dibattito su un tema controverso e di complicata (ma sempre attuale) valenza euristica.

Lecce, Università del Salento

Mario Spedicato

IntroduzIone

Uno fra i più complessi e controversi capitoli della storia italiana risulta ancor oggi essere quello legato agli avvenimenti che seguirono il processo di unificazione nazionale, e che già a partire dalla fine del 1860 affiancarono alle manifestazioni di giubilo per la nascita del sospirato Stato italiano, quelle di protesta, che nei mesi successivi sfociarono nel così detto “brigantaggio”. Un fenomeno di reazione che interessò molte regioni del centro-sud Italia, la cui nascita ebbe molteplici cause, tuttavia figlie per la maggior parte di una poli- tica, quella del nuovo Regno d’Italia, più incline ad imporre il suo potere che a far fronte a quelle necessità e promesse propagandate prima e durante la spedizione dei Mille, grazie anche alle quali molti meridionali abbracciarono la causa unitaria ingrossando notevolmente le fila garibaldine. Il “brigantag- gio” fu quindi la conseguenza più diretta dell’incapacità di coinvolgere la gran parte della popolazione del Mezzogiorno nell’ambizioso progetto politico di un nuovo stato, escludendolo di fatto dai benefici promessi, ed anzi sottopo- nendolo ad un corpus legislativo, quello dello Statuto Albertino, completamente estraneo ed alieno alle contingenti criticità di un meridione che, pur avendo tutte le potenzialità, non venne coinvolto in quel processo di crescita economi- ca e progresso che di contro e proprio negli anni avvenire si sviluppò gradata- mente nelle regioni settentrionali. Il persistere di questa politica, connessa all’incapacità o non volontà di ado- perare una soluzione diplomatica che andasse alla ricerca di un punto di equi- librio fra quelli che vennero sempre più considerati come dei “conquistatori” e coloro che nella realtà dei fatti furono trattati come dei “conquistati”, portò inesorabilmente ad un muro contro muro che puntava dritto a far prevalere la legge del più forte e che contrappose da una parte squadriglie di giovani reazionari, per la maggior parte mal equipaggiate e prive di una guida unitaria, all’esercito regolare, in uno scontro che venne mascherato all’opinione pubbli- ca nazionale e continentale come un semplice problema di ordine pubblico, ma che in realtà nascondeva una cruenta guerra civile, fatta di atrocità, rappresa- glie, torture, esecuzioni sommarie, deportazioni e migliaia di morti. La resistenza arrivò ad un punto tale da riuscire a porre seriamente in pe- ricolo la sopravvivenza del nuovo stato unitario, ma nuove e liberticide leggi, congiuntamente ad un ulteriore ed imperioso sforzo militare, sfiancarono e repressero infine nel sangue le ultime bande brigantesche, lasciando dietro una ferita rimasta a lungo aperta. Circostanze ed avvenimenti questi, sin da subito fatti oggetto di ostracismo da parte della critica storica Ottocentesca di matrice risorgimentale, intenta a propagandare ed esaltare le valorosa gesta di uomini come Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e a relegare solo ad un contesto puramente marginale, se

non addirittura omettendo, tutti quei problemi di natura sociale scaturiti dopo

l’Unità.

Nonostante questo, proprio negli ultimi decenni sempre più numerosi ap- paioni gli studi riferibili a questo delicato frangente storico, a torto o ragione da più parti ritenuto come il punto di partenza di una situazione di sofferenza e squilibrio mai affrontata e risolta dopo l’Unità d’Italia, diretta conseguenza di quella che ad oggi costituisce l’irrisolta “questione meridionale”. Personalmente, le ragioni che mi hanno spinto in questi ultimi quattro anni ad esaminare e raccogliere documenti sull’argomento, derivano innanzitutto dalla curiosità di svelare una realtà storica che, se in altre regioni e provincie d’Italia appare ben chiara, così non risulta essere nel basso Salento, nello speci- fico nel territorio un tempo rientrante nel IV° distretto della Provincia di Terra d’Otranto, che aveva in Gallipoli il suo capoluogo 1 . Malgrado la presenza di diverse pubblicazioni, saggi ed articoli sul brigantaggio locale, quello che ho potuto riscontrare dall’analisi delle carte dei vari processi legati all’argomento custoditi preso l’Archivio di Stato di Lecce 2 , è che molti di essi sono privi di uno studio critico degli eventi, spesso derivati da precedenti ed ormai datate pubblicazioni che illustrano una realtà spesso poco, o addirittura per nulla, coerente all’originale. Quello che ho tentato di fare in questo mio contributo, è stato di allontanarmi il più possibile da ogni forma di campanilismo teso ad esaltare le gesta dell’uno o dell’altro personaggio locale e quindi di affronta- re uno studio complessivo del periodo storico nell’intero distretto. A tal fine tutti gli avvenimenti sono stati disposti in un rigido ordine cronologico ed illustrati in una forma descrittiva tesa a prediligere i vari punti di vista tenuti dai testimoni oculari dell’epoca, le cui deposizioni sono tuttora parte degli atti dei processi. Il tentativo è stato quello di trasmettere tutte quelle emozioni che ancora oggi si percepiscono nel leggere quelle carte, ed al contempo di raffigu- rare eventi e personaggi spogli da quell’aurea di esaltazione o di deprecazione

che si percepisce in molti dei contributi moderni a cui prima si faceva accenno. Contemporaneamente è stata portata avanti una ricerca delle fonti gior- nalistiche dell’epoca ed il recupero di diversi articoli ha consentito di meglio comprendere il quadro storico generale ed il clima fortemente di parte delle varie testate, impostato nel condannare da un lato i vari episodi di brigantaggio e di esaltare dall’altro l’azione repressiva messa in atto dalle forze governative. Il tutto si ambienta in una situazione sociale ed economica, quella degli anni ‘60 dell’Ottocento, segnata dallo stato di miseria di molti e contrapposto a quello di benessere di pochi, in cui valori come il credo religioso ed il sodalizio familiare apparivano come le uniche stampelle di una popolazione dedita per

  • 1 Per una rappresentazione geografica del basso Salento nella prima metà dell’Ottocento vedi tavv. 1-2, pp. 16-19, 70-73.

    • 2 Pastore 1981, pp. 275-330.

la maggior parte ad una faticosa vita rurale, dapprima illusa dai benefici che l’Unità della nazione avrebbe portato e successivamente delusa dal non mutare delle cose o in alcuni casi addirittura dal loro peggiorare. Una popolazione in cui imperava l’analfabetismo e che anche per questo era facile a farsi suggestio- nare da notizie errate o inventate, lette e riportate da chissà chi. Furono pro-

prio insinuazioni del genere, come un immediato quanto improbabile rientro di Francesco II sul trono di Napoli, che diedero il via ai primi avvenimenti di rivolta popolare, che successivamente trovarono sbocco nelle prime forme di associazioni brigantesche composte da renitenti di leva, disertori o reduci del vecchio esercito borbonico: i così detti “sbandati”. In questo clima emerge il ruolo del clero, in gran parte proteso a sostenere la causa del vecchio ordine di cose e della restaurazione del regno borbonico, le cui posizioni tenute talvolta anche in pubblico, se non addirittura sul pulpito dell’altare, ebbero il potere di influire non poco nell’animo credente della po- polazione.

Nel suo insieme emerge un brigantaggio periferico non particolarmente cruento, dagli storici definito proprio per questo “minore”, tuttavia non meno importante, tant’è che fu in grado di portare alla ribalta un personaggio sino ad oggi non molto conosciuto, ma all’epoca molto temuto dalle forze gover- native ed in grado di incarnare nella sua figura tutte le varie sfaccettature del “brigante”, sia quelle negative che positive, a tal punto dall’essere in un caso inaspettatamente esaltato anche dalla stessa stampa liberale dell’epoca. Un periodo particolare nel quale molti furono i cambiamenti a cui i neo ita- liani si dovettero adattare, assieme alle figure della nuova casa regnante, infatti, cambiarono leggi, procedure, tasse e con esse anche la moneta corrente 3 . La lira con l’effige di Vittorio Emanuele II soppiantò il ducato di Francesco II, così come vessilli aventi lo scudo crociato dei Savoia andarono a rimpiazzare quelli dei Borbone sovrastando l’entrata principale di tutti gli edifici pubblici e delle rivendite di generi di monopolio. Ogni esercizio commerciale dovette togliere i quadri del deposto re e di sua moglie Maria Sofia, ed esporre quel- li dei nuovi coniugi reali, di Cavour e Garibaldi; tutto questo accompagnato dallo sventolio del drappo tricolore, che occupò il posto della bianca bandiera gigliata. Il tutto era immerso in un clima particolarmente pesante, in cui non veniva tollerato niente che non fosse a favore del neo Stato Italiano, ogni gesto

o parola che tendeva a rivangare il passato ed avversare il nuovo ordine di cose

veniva perseguito con l’arresto degli autori, fossero essi semplici contadini, artigiani, commercianti, esponenti del clero o membri delle stesse forze arma- te. Tali cambiamenti comunque rimasero a lungo osteggiati da chi ancora si sentiva legato al vecchio regime, ma alla fin fine da molti quasi passivamente vennero accettati. La vita di ogni giorno non subì particolari scossoni per gli

3 Per un quadro numismatico dell’epoca cfr. tavv. 3-4, pp. 82-85.

strati più popolari della società ed all’infuori del nuovo ordine politico, ognuno cercava di provvedere ai propri bisogni come meglio poteva, trascorrendo le

ore del giorno nell’esercizio del suo lavoro.

A tal riguardo, un elemento che occorre tenere in considerazione e che si

riscontra nella lettura dei documenti originali, era proprio la ripartizione oraria delle giornate, che a differenza di oggi erano scandite essenzialmente dal moto solare e venivano ripartite con il conteggio delle Ore italiane, all’epoca affian-

cato a quello non ancora diffusosi appieno delle Ore alla francese o alla spagnola molto simile a quello attuale. La giornata era sempre suddivisa in 24 ore di du- rata costante, ma il passaggio da un giorno all’altro si collocava al tramonto del sole o meglio al Vespro, ossia mezz’ora dopo il tramonto, cosicché le ore “23”

  • di un certo giorno si ponevano quindi un’ora prima del Vespro, mentre “l’una

  • di notte” cadeva esattamente un’ora dopo il Vespro; la notte quindi appartene-

va tutta al giorno successivo. Il principale vantaggio del sistema all’italiana era quello di fornire una veloce indicazione di quante ore mancassero al calar del sole in un dato luogo, e di conseguenza di quante ore di luce fossero ancora disponibili per le attività lavorative 4 . Proprio nei documenti consultati emerge prepotentemente questo antico computo orario, così come un altro elemento non meno importante che si percepisce in molte deposizioni dei teste, è come il linguaggio da essi adopera- to fosse principalmente quello dialettale e che la stesura dei vari interrogatori condotti dai giudici di mandamento, non fosse altro che l’opera di traduzione in italiano dei loro segretari, che spesso ricevevano come firma una semplice croce. Lo stesso avveniva nei resoconti militari delle varie forze governative come la Guardia Nazionale, la Guardia Doganale, i Reali Carabinieri e l’Eserci- to dove più frequenti appaiono, accanto ad errori grammaticali, modi di dire e termini locali goffamente traslati o semplicemente non tradotti. È proprio in tale contesto storico che si consumarono tutti gli avvenimenti

narrati in questo contributo, dove ciò che emerge è il forte carattere umano delle varie vicende e dei loro protagonisti, contrapposti ed animati essenzial-

mente da due ideali, da una parte quello della patria e dall’altro quello della

libertà.

4 Nel volume viene a tal proposito rispettata la ripartizione oraria presente nei documenti, ossia quella così detta all’italiana, cfr. tav. 6, pp. 164-165.

14

IndIce deI capItolI

Prefazione ....................................................................................................................7

 

Introduzione

11

1.

Dal plebiscito all’elezione del primo parlamento unitario

21

  • 1.1. Il giorno del plebiscito

21

  • 1.2. Presicce e la prima grande manifestazione antiunitaria

23

  • 1.3. Ulteriori proteste popolari a Tuglie, Soleto e Villa Picciotti

25

  • 1.4. I parlamentari della Provincia di Terra d’Otranto

26

2.

Moti reazionari dopo la dichiarazione del Regno d’Italia

29

  • 2.1. La rivolta di Sternatia

29

  • 2.2. Manifestazioni borboniche nel circondario di Poggiardo

30

 
  • 2.2.1. L’insurrezione di Poggiardo

30

  • 2.2.2. Proteste anche in Diso, Marittima, Andrano, Vignacastrisi,

Vitigliano, Ortelle, Cerfignano, Cocumola, Botrugno

e

32

  • 2.3. Moto antiunitario nei circondari di Casarano ed Ugento

37

 
  • 2.3.1. La sommossa di Taviano

37

  • 2.3.2. L’insurrezione in Racale

46

  • 2.3.3. L’invasione di Alliste

52

  • 2.3.4. Avvio delle indagini istruttorie

62

  • 2.3.5. Gli sbandati verso le marine

64

  • 2.3.6. Lo scontro a fuoco con le forze governative

66

  • 2.3.7. L’arresto della mente cospiratrice

68

3.

La banda di Picciotti

75

  • 3.1. Disarmo del quartiere nazionale di Villa San Nicola

75

  • 3.2. Disarmo del posto di guardia di Villa Picciotti

77

4.

Capitan Sturno

87

  • 4.1. Una nuova comitiva di sbandati in azione a

87

  • 4.2. La banda dello Sturno in Supersano

89

  • 4.3. L’invasione di Cutrofiano

92

  • 4.4. Disarmo del quartiere nazionale di Scorrano

95

  • 4.5. Il ritorno in Cutrofiano

100

  • 4.6. Incursione a Castrignano dei Greci

106

367

  • 4.7. La scorribanda in Galugnano

109

  • 7.18. La masseria Li Coloni di Melissano in balia dei briganti

218

  • 4.8. Gli sbandati nel bosco Belvedere

.................................................

112

  • 7.19. Rapina a tre cacciatori di Maglie

222

  • 4.9. Scontro fra i nazionali di Poggiardo e la banda dello Sturno

116

  • 7.20. Il ritorno alla masseria Li Coloni

226

  • 4.10. Capitan Sturno entra in Nociglia

118

  • 7.21. Una fortunosa battuta di caccia

228

  • 4.11. Gli sbandati alla volta di Surano

..................................................

120

  • 7.22. Rapina al guardia doganale Truppi Giovanni

229

  • 4.12. Lo Sturno entra anche in Spongano

121

  • 7.23. Venneri ed i suoi decidono di costituirsi

230

 
  • 7.24. Un nuovo sventato arresto della banda a Casaranello

231

5.

La risposta dello Stato

...................................................................

125

  • 7.25. I preparativi per la resa

233

  • 5.1. Il dissolvimento della comitiva e la ricerca dello Sturno

125

  • 7.26. L’inaspettata cattura di Panararo

236

  • 5.2. Le indagini sulla banda di Picciotti

129

  • 7.27. Retata alla masseria Le Carceri

238

  • 5.3. Un estenuante inseguimento

130

  • 7.28. L’arresto del liberale Luigi

245

  • 5.4. Grassazioni alle masserie San Salvatore e Sansonetti

133

  • 7.29. La morte di Giuseppe Venneri

247

  • 5.5. L’arresto del manutengolo Nicola De Giorgi

134

  • 7.30. Assalto ai briganti di Villa

248

  • 5.6. La cattura dollo sbandato Zuccaro

137

  • 5.7. L’arresto dello sbandato Camarata

139

8.

L’ultimo brigante

255

 
  • 8.1. La detenzione di Quintino Venneri

255

6.

Un periodo transitorio

143

  • 8.2. La fine del processo e le condanne

261

  • 6.1. Quintino Venneri alias

143

  • 8.3. Il ritorno in azione di Melchiorre

262

  • 6.2. Per un centesimo

144

  • 8.3.1. Venneri in casa del Sindaco di Alliste

266

  • 6.3. Manovre per la composizione di una nuova banda

146

  • 8.3.2. Il disarmo dell’intera Guardia Nazionale di

268

  • 6.4. La tragica protesta di Gallipoli

150

  • 8.3.3. Un vecchio conto in sospeso

273

  • 6.5. Incursione dello Sturno a Gagliano del Capo

151

  • 8.3.4. Lo scontro fra i briganti ed i Reali Carabinieri

274

  • 6.6. Gli sbandati Stanca e Rocca a Collepasso

160

  • 8.3.5. La defezione di Cortese

276

 
  • 8.3.6. La banda di Melchiorre alla masseria Campolisio

278

7.

Una nuova stagione brigantesca

167

  • 8.4. L’ombra di Melchiorre fra i vicoli di Ugento

281

  • 7.1. L’uccisione del brigante Statico

.....................................................

167

  • 8.5. “Un brigante che sa a meraviglia l’arte sua!”

285

  • 7.2. Una nuova disavventura dello Spaccachiazze

168

  • 8.6. Quintino Venneri alla masseria Fabrizio

286

  • 7.3. Il ritorno della banda di Picciotti

170

  • 8.7. Una nuova tresca amorosa

288

  • 7.4. Il sodalizio fra Melchiorre e Panararo ed il furto a don Marino

173

  • 8.8. Un pericoloso invito a cena in Presicce

290

  • 7.5. Un primo sventato arresto della comitiva

181

  • 8.9. Venneri alla cappella Cirimanna di Supersano

295

  • 7.6. L’arresto di Giuseppe Venneri

182

  • 7.7. Il sequestro di Giovanni Parlati

184

Note conclusive

301

  • 7.8. Il ritorno da Papa Marino

187

  • 7.9. Attacco alle carceri Mandamentali di Ugento

197

Documenti

309

  • 7.10. I briganti ritornano nel casino di Giovanni Parlati

...................

198

I.

Articoli giornalistici dell’epoca

309

  • 7.11. Alessandro Cimino minacciato di morte da Melchiorre

199

II.

Referti medici di necroscopie

347

  • 7.12. L’arresto della Caporale

202

a)

Girolamo Sisto

347

  • 7.13. Rapina ai fratelli De Luca di Gallipoli

205

b)

Generoso Previtero

348

  • 7.14. Lo scontro a fuoco tra i briganti ed un drappello di fanteria ...208

c)

Marino Manco

350

  • 7.15. Tentativo di estorsione alla famiglia Filograna di Matino

211

d)

Giovambattista Barberis

352

  • 7.16. L’epilogo dello Sturno

.....................................................................

214

III.

Estratti di nascita di briganti

354

  • 7.17. Anche Mangiafarina si costituisce

216

368

369

IndIce delle tavole

bIblIografIa

Tav. 1.1: Gallipoli - Leuca, stralcio da Rizzi Zannoni 1808 - tav. 23

16-17

Alvaro 1921

Tav. 1.2: Lecce - Otranto, stralcio da Rizzi Zannoni 1808 - tav. 22

18-19

L.

Avaro, Il Plebiscito del 1860 nella Provincia di Lecce, Lecce 1921.

 

Arnaldi 2007

Tav. 2.1: Provincia di Terra d’Otranto - stralcio da Martersteig 1825

70-71

M.

Arnaldi, Le ore italiane. Origine e declino di uno dei più importanti sistemi orari

Tav. 2.2: Provincia di Terra d’Otranto - stralcio da Martersteig 1825

....

70-71

del passato, in Gnomonica Italiana, Rivista di Storia, Arte e Cultura degli Orologi Solari,

Tav. 3: Quadro numismatico del Regno delle due Sicilie intorno al 1860

82-83

IV, 12, maggio 2007, pp. 2-10. Cataldini 1975

Tav. 4: Quadro numismatico del Regno d’Italia intorno al 1861

............

84-85

O.

Cataldini, Risorgimento gallipolino a Londra, in Studi Meridionali, VIII, Roma

 

1975, pp. 6-15.

Tav. 5: Antiche unità di misura del Regno di Napoli (1860)

141

Ciccarese 1976 M.T. Ciccarese, I moti reazionari della Provincia di Lecce, in Rassegna Salentina,

Collezione delle Leggi e dei Decreti, emanate nelle Provincie Continentali dell’Italia

Tav. 6: Sistemi di calcolo del tempo

164-165 ........................................................

III, 2, 1976, pp. 23-39.

 

CNI Corpus Nummorum Italicorum, voll. I-XX, Roma 1910-1943. Coll Leg Dec It Mer Dit 1860

Meridionale durante il periodo della Dittatura, Napoli 1860. Coppola 2004

C.

Coppola, Il Brigantaggio nel Salento. Ribellione popolare e repressione militare

1860-1865, Matino 2004.

 

D’Antico 2005

 

A.

D’Antico, Lo Sturno, Parabita 2005.

 

De Rivera 1841

 

C.A. De Rivera, Tavole di riduzione dei pesi e delle misure delle Due Sicilie in quelli statuiti dalla legge de’ 6 aprile del 1840, Napoli 1841. De Rossi 1972

D.

De Rossi, Storie di Briganti, in La Tribuna del Salento, XLV, 1972.

 

Duma 2012

 

R.

Duma, Un pericoloso brigante che agiva nel Basso Salento tra il 1861 e il 1865,

Quintino Venneri detto “Macchiorru”, in Il filo di Aracne, Periodico bimestrale di cultura,

storia e vita salentina edito dal Circolo Cittadino “Athena” - Galatina, VII, 4, set.-ott. 2012, pp. 4-6. Martersteig 1825

G.

Martersteig, Carta del Regno di Napoli, Napoli 1825.

 

Natali 2007

 

F.

Natali, Gallipoli nel Regno di Napoli: dai Normanni all’unità d’Italia, Galatina

370

2007.

 

Molfese 1964

F.

Molfese, Storia del brigantaggio dopo l’Unità, Milano 1964.

Panareo 1943

S.

Panareo, Reazione e brigantaggio nel Salento dopo il 1860, in Rinascenza Salenti-

fontI gIornalIstIche

na XI, III, 1943, pp. 148-185.

 

Pastore 1981

CL

M.

Pastore, Fonti per la storia di Terra d’Otranto nel primo quindicennio dopo l’Unità

Il cIttadIno leccese – Giornale della Provincia Politico Letterario

(1861-1876), in M. Paone e M. Lanera, Momenti e figure di storia pugliese. Studi in memoria di Michele Viterbo (Peucezio), Galatina 1981, pp. 275-330. Pizzurro 1988

IG Il gallo – Giornale Popolare Gallipolitano IS

A.

Pizzurro, Alliste. Frammenti di storia locale, Taviano 1988.

Il salentIno – Giornale Politico-Letterario-Artistico

Rizzi Zannoni 1789-1808 G.A. Rizzi Zannoni, Atlante geografico del Regno di Napoli delineato per ordine di Ferdinando IV re delle due Sicilie, Napoli 1789-1808. Rizzello 1912

LR la rIforma – Giornale Politico-Economico-Letterario

R.

Rizzello, Pagine di storia galatinese, Galatina 1912.

Scozzi 1986

F.

Scozzi, Brigantaggio e reazione cattolica in Terra d’Otranto (1860-65), Lecce

1986.

fontI archIvIstIche

ASLe, CCTd’O Archivio di Stato di Lecce, Corte Criminale di Terra d’Otranto ASLe, Cd’A Archivio di Stato di Lecce, Corte d’Assise ASLe, CdP Archivio di Stato di Lecce, Carte di Polizia ASLe, GCC Archivio di Stato di Lecce, Gran Corte Criminale ASLe, GTd’O Archivio di Stato di Lecce, Governatorato di Terra d’Otranto ASLe, Trib. Le, Gd’I Archivio di Stato di Lecce, Tribunale di Lecce, Giudicato d’Istruzione

372

373

Finito di stampare nel mese di Luglio 2015 dalla Tiemme Industria Grafica - Manduria (Ta) per conto di Edizioni Esperidi Monteroni di Lecce (Lecce)