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Wilbur Smith.

LA SPIAGGIA INFUOCATA.
Scansione Di Roberto Pellizzaro, 1985.
TRAMA.

Centaine de Thiry non pu dimenticare Michael Courteney;


l'ha conosciuto in Francia, durante la guerra, quando il
giovane pilota sudafricano imperversava contro l'aviazione
tedesca e l'ha visto partire dopo la vittoria. L'ha ammirato e
lo ha amato, senza limiti, e ha capito di doverlo seguire. Ma
l'Africa che accoglie la giovane donna, dopo una navigazione
avventurosa, non solo il continente abbagliante e fascinoso
dei racconti di Michael, anche una terra arida, ostile, che
respinge con la stessa forza con cui attira. Animata da un
disperato coraggio, Centaine affronta a testa alta la
drammatica avventura che la sorte le ha preparato,
disposta a tutto pur di salvare la propria vita
e quella che sta portando dentro di s.

MICHAEL si svegli al tuono rabbioso dei cannoni.


Era l'osceno rito antelucano di sempre. Dai due lati delle
alture le poderose artiglierie avversarie sacrificavano selvaggia-
mente agli di della guerra.
Michael rimase sdraiato nel buio sotto il peso delle sei co-
perte di lana, guardando i lampi delle cannonate attraverso il
telo. Sembrava una spaventosa aurora boreale. Le coperte era-
no fredde e viscide come la pelle di un morto, mentre pioggia
e vento schiaffeggiavano la tenda sopra la sua testa. Il freddo
cane, che lo mordeva fin sotto le coltri, gli infondeva anche un
barlume di speranza: con quel tempo non si poteva volare.
Speranza vana, lo capi in fretta dal rombo dei cannoni che
si era messo ad ascoltare con maggiore attenzione. Dal rumore
era ormai capace di trarre svariate conclusioni. Adesso somi-
gliava a un brontolio lontano: il vento era girato a sud-ovest.
Michael rabbrivid e si tir le coperte fino al mento. Come
a confermare la sua valutazione, all'improvviso il vento cal.
Il crepitio delle gocce di pioggia sulla tenda diminu e poi ces-
s del tutto. Cominci a sentir gocciolare gli alberi di mele del
frutteto, fuori, nel silenzio: poi vi fu un improvviso scroscio,
come quando un cane si scrolla l'acqua di dosso, e sul tetto
della tenda piovve una scarica di gocce.
Decise di rinunciare a dare un'occhiata all'orologio d'oro,
sulla valigia chiusa che gli faceva da comodino accanto alla
branda. L'ora sarebbe venuta ben presto. Si raggomitol sotto
le coperte umidicce e pens alla propria paura. Ce l'avevano
tutti, anche se le rigide convenzioni in cui vivevano e volavano
e morivano proibivano loro di parlarne... anzi, proibivano di far-
vi pure il pi indiretto accenno.
Magari sarebbe-stato un conforto riuscire a dire ad Andrew,
la sera prima, davanti alla bottiglia di whisky, parlando della
missione che li attendeva al mattino: Andrew, ho una paura
matta per quello che ci tocca fare domani .
Sogghign al buio, immaginando l'imbarazzo di Andrew.
Ma sapeva benissimo che aveva paura anche lui. Gliela si leg-
geva negli occhi, nel tremito incontrollabile di quel nervo sulla
guancia, che riusciva a far cessare solo appoggiandoci il dito.
Tutti i veterani avevano tic e piccole manie: Andrew, oltre al
tremitO alla guancia, succhiava il bocchino vuoto come fanno i
poppanti col ciuccio. Michael, invece, digrignava i denti nel son-
no, cosi forte che si svegliava; poi si mordeva l'unghia del pol-
lice sinistro, fino al vivo, e ogni poco si soffiava sulla mano de-
stra come se avesse appena toccato dei carboni ardenti.
La paura lI rendeva tutti un po' pazzi, e li spingeva a bere
sempre pi, quanto bastava per offuscare i riflessi di un uomo
normale. Loro per non erano uomini normali, e l'alcol sem-
brava non produrre effetti particolari: non gli faceva calare la
vista, non rallentava il gioco di gambe sui pedali del timone.
Gli uomini normali morivano nelle prime tre settimane. Anda-
vano gi in fiamme come alberi colpiti dalla folgore, o si schian-
tavano sul molle terreno arato con una forza che rompeva loro
tutte le ossa e ne faceva spuntare le schegge fuori della pelle.
Andrew scampava da quattordici mesi e Michael da undici.
Molte volte erano stati risparmiati dagli di della guerra che
governavano il destino di quegli uomini volanti, a bordo dei
fragili apparecchi di fil di ferro, legno e tela. Ecco la ragione
dei loro continui soprassalti, dei brividi, dei battiti di ciglia,
del whisky che trangugiavano, delle risate sgangherate e urlate
a cui seguivano momenti di silenzio e imbarazzo; ecco la ragio-
ne per cui all'alba si raggomitolavano sotto le coperte, irrigiditi
dal terrore, in attesa di sentire quei passi...
Michael li senti in quel momento. Doveva essere pi tardi
di quanto credeva. Fuori della tenda, Biggs soffoc un'impre-
cazione mettendo il piede in una pozzanghera, e i suoi stivali
produssero un risucchio osceno nel fango. La sua lanterna cieca
brill dall'altra parte del telo mentre sollevava un lembo della
tenda ed entrava, chino.
E gi tardissimo, signore... I suo tono era gaio, ma par-
lava piano per cortesia nei confronti degli uiciali delle tende
vicine che quella mattina non volavano. Il vento girato a
sud-sud-est e pare che ci sar una bellissima schiarita. Gi... so-
pra Cambrai si vedono brillare le stelle... Biggs pos sulla
valigia-comodino il vassoio che aveva in mano e gir per la ten-
da, raccogliendo gli indumenti che Michael aveva lasciato cade-
re qua e l sulle assi del pavimento la notte prima.
Che ora ? Michael, come sempre, faceva finta di sve-
gliarsi in quel momento. Si stir, sbadigli, cosi da nascondere
a Biggs i suoi terrori notturni e non intaccare la sua leggenda.
Sono le cinque e mezza, signore , disse Biggs, finendo di
piegare gli indumenti. Poi gli porse la tazza di cioccolata. E
Lord Killigerran gi si alzo, e l'aspetta in mensa.
Quel maledetto fatto d'acciaio , mugugn Michael. Biggs
raccolse la bottiglia vuota di whisky da terra e la mise sul vas-
soio.
Michael scol la cioccolata mentre Biggs preparava un po' di
schiuma da barba in una gavetta. Poi gli tese pennello e rasoio
e gli resse lo specchietto davanti al viso mentre Michael si ra-
deva a mano libera, ancora seduto sulla branda, con le coperte
sulle spalle.
Qual la quota? domand Michael con voce nasale, sol-
levandosi le narici con le dita e radendosi il labbro superiore.
Danno tre a uno che lei e il maggiore li buttate gi tutti e
due senza farvi beccare.
Michael puli il rasoio considerando le probabilit. Quell'im-
broglione del sergente prima della guerra faceva l'allibratore ad
Ascot e Aintree. Adesso aveva deciso che c'era una probabilit
su tre che Andrew e Michael, o tutti e due, a mezzogiorno fos-
sero morti.
un po' azzardato, non credi, Biggs? domand Michael.
Voglio dire, dannazione... tutti e due...
Ho puntato mezza sterlina su lei, signore , cambi discor-
so Biggs.
Bravo, Biggs, e aggiungine altre cinque da parte mia. Gli
indic il cilindretto delle sovrane sulla valigia e Biggs fece schiz-
zar fuori cinque monete d'oro. Michael scommetteva sempre su
di s. Era conveniente, perch tanto, se perdeva, che gliene im-
portava...
Biggs gli tese i calzoni che aveva fatto intiepidire sopra la
lucerna e Michael ci salt dentro da sotto le coperte. Si infil
la camicia da notte nei calzoni, mentre Biggs continuava la
complessa procedura necessaria a difendere il suo uomo dal fred-
do assassino del volo nell'abitacolo scoperto. Alla camicia da
notte si sovrappose una camicia di seta, poi tocc a due gol-
foni da pescatore, a un giubbotto di pelle, e finalmente a un
cappotto da ufficiale con le maniche tagliate per non impigliarsi
nei comandi dell'aereo.
A questo punto Michael era cosi intabarrato da non potersi
nemmenO raggiungere i piedi. Biggs si chin davanti a lui e gli
infil le calze di seta, poi due paia di calzettoni di lana da cac-
ciatore, e infine gli stivaletti in pelle di kudu che Michael si era
fatto in Africa. Attraverso le loro morbide e pieghevoli suole,
Michael sentiva benissimo la pedaliera del timone. Quando si
alz, il suo corpo snello e muscoloso era gibbuto e informe sot-
to il carico di indumenti, e le sue braccia sembravano ali di
pinguino. Biggs gli tenne aperta la falda della tenda e gli illu-
mino il camminamento di assi che conduceva alla mensa attra-
verso il frutteto.
Passando tra le altre tende buie in mezzo ai meli, Michael
ud colpetti di tosse e piccoli movimenti in ciascuna. Erano
tutti svegli, a sentirlo passare, a temere per lui, o forse in qual-
che caso a rallegrarsi con se stessi per il fatto che non toccava
a loro uscire contro i palloni quella mattina.
Michael si ferm un attimo al limitare del fNtteto e guar-
d su verso il cielo. Le nuvole nere stavano allontanandosi ver-
so nord e si intravedevano le stelle, che per gi impallidivano,
insidiate dall'alba. Queste stelle sembravano a Michael ancora
strane, bench ormai riconoscesse le costellazioni boreali. Era-
no cos diverse dalle amate stelle del Sud: la Croce, Achernar,
Argo... Abbass lo sguardo e segu Biggs con la lanterna balu-
ginante.
La mensa dello stormo si trovava in una diroccata chaumire
operaia che era stata restaurata e ridipinta, dopo averne coperto
il tetto di paglia sconnesso con uno strato di catrame tale da
impermeabilizzare e riscaldare l'ambiente.
Biggs gli cedette il passo sulla soglia. Al suo ritorno avr
i suoi quindici bigliettoni in mano, signore , mormor. Mai
avrebbe augurato a Michael buona fortuna, perch non c'era
cosa che portasse pi scalogna. Nel camino ardeva un ciocco e
il maggiore Lord Andrew Killigerran ci stava seduto davanti,
coi piedi accavallati davanti al fuoco, mentre un inserviente
della mensa sparecchiava.
Porridge, ragazzo mio , disse a Michael, togliendosi il boc-
chino d'ambra vuoto dai denti candidi e regolari, con burro
fuso e sciroppo. Aringa affumicata ammorbidita nel latte...
Michael rabbrividi. Manger al ritorno. Lo stomaco gi
chiuso per la tensione si contorse al penetrante odore delle
aringhe. Con la collaborazione di uno zio dello Stato Maggiore
che gli garantiva il trasporto immediato, Andrew riforniva lo
stormo coi migliori prodotti della tenuta di famiglia sulle High-
lands: vitello scozzesee pernice e salmone, cervo e daino, uova
e formaggi, prosciutti, fNtta secca... oltre a un raro e fanta-
stico whisky di malto dal nome impronunciabile prodotto dalla
distilleria di famiglia.
Del caff per il capitano Courteney , grid Andrew al ca-
porale di mensa, e, quando arriv, tir fuori la fiaschetta d'ar-
gento da una tasca della tenuta di volo e vers una generosa
dose di whisky nel caff fumante di Michael.
Michael trattenne in bocca la prima sorsata, sciacquandosi il
palato e godendo la puntura dell'alcol sulle papille. Poi inghiot
d, scaldandosi lo stomaco vuoto, e subito send il fiotto alcolico
nel circolo sanguigno.
Sorrise ad Andrew dall'altra parte del tavolo. Magico , di
chiar con voce arrochita, soffiandosi sulle punte delle dita della
mano destra.
Acqua di vita, ragazzo mio.
Michael amava quell'ometto raffinato come non -aveva mai
amato nessun altro uomo: pi di suo padre, pi di suo zio Sean,
che prima era stato il pilastro della sua esistenza.
Non era stato cos fin dall'inizio: al primo incontro, Michael
era rimasto in sospetto di fronte alla bellezza stravagante e qua
si effeminata di Andrew: le lunghe ciglia ricurve, le labbra mor
bide e piene, il corpo minuto e ben fatto, e l'aria altezzosa.
Una sera, poco dopo il suo arrivo al gNppO, Michael sta
va insegnando alle altre reclute a giocare a bok-bok. Sotto la
[sua direzione una squadra aveva formato una piramide uma
na contro una parete della mensa, mentre un'altra cercava di
farla crollare prendendo la rincorsa e gettandosi addosso al grap-
polo. Andrew aveva atteso la fine della mmorosa gara, poi ave-
va preso da parte Michael e gli aveva detto: Comprendiamo
bene che lei proviene da qualche parte al di sotto dell'equatore,
e siamo indulgenti coi coloniali: tuttavia...
Da quel momento il loro rapporto era stato gelido e distante,
mentre l'uno assisteva ai voli e alle vittorie dell'altro.
Fin da ragazzo Andrew aveva imparato a colpire al volo la
pernice rossa che sfreccia sospinta dal vento un palmo sopra
l'erica: stessa abilit aveva sviluppato Michael cacciando il bec
caccino etiopico e la starna della sabbia, che solcano altrettanto
fulmineamente il cielo africano.
Entrambi, poi, erano stati capaci di adattare tale destrezza al
problema di far fuoco con una mitragliatrice Vickers dal Cru-
scotto vibrante di un Sopwith Pup lanciato nelle tre dimensio
ni dello spazio.
Quindi, si erano guardati volare. Volare era un dono. Chi
non l'aveva moriva nel corso delle prime tre settimane; chi lo
possedeva durava un po' di pi. Dopo un mese Michael era an-
cora vivo, e Andrew torn a parlargli per la prima volta dopo
la sera della gara di bok-bok in mensa.
Courteney, domani usciamo insieme , fu tutto quel che
gli disse.
Doveva essere un pattugliamento di routine lungo la linea
del fronte, per a sgrezzare due pivelli arrivati il giorno prima
dall'Inghilterra col rispettabile bagaglio di quattordici ore di
volo a testa. Andrew li chiamava braccianti del cielo -
vano entrambi diciott'anni, la faccia rosea e impaziente.
Avete imparato l'acrobatica? domand loro Andrew.
Sissignore. All'unisono. Abbiamo fatto tutti e due il
giro della morte.
Quante volte?
Abbassarono gli occhi, vergognosi. Una , ammisero.
Dio mio! sbott Andrew, succhiando rumorosamente dal
bocchino vuoto. E quanti stalli?
Si guardarono ignari, mentre Andrew aggrottava le sopracci
glia, brontolando tra s.
Lo stallo , interloqu in tono gentile Michael. Sapete,
quando si lascia calare la velocit e di colpo l'aquilone cade gi
dal cielo.
Di nuovo insieme scossero la testa. No, signore, questo non
ce l'hanno insegnato.
Chiss come piacerete, voialtri due, ai crucchi , mormor
Andrew; poi continu allegramente: Prima cosa: dimenticate
l'acrobatica, dimenticate il giro della morte e tutte le altre stron-
zate, o, mentre ve ne state a testa in gi, il crucco Vi spara una
mitragliata nel culo o nel naso, capito?
Annuirono vigorosamente.
Seconda cosa: seguitemi, fate quello che faccio io, state at-
tenti ai segnali manuali e obbedite all'istante, capito? Andrew
si ficc in testa il berretto scozzese e loccfiss con la sciarpa ver
de che costituiva ormai la sua insegn . Venitemi dietro, bam
bini.
Coi due novellini incastrati in mezzo a loro, diressero verso
Arras a quota tremila, coi motori Le Rhone dei Sopwith Pup
che rombavano con tutta la forza dei loro ottanta cavalli. Era
no i prncipi dell'aria, le pi perfette macchine volanti costruite
dall'uomo, quelle stesse che avevano fatto precipitare gi dal
cielo Max Immelmann e il suo famoso Fokker Eirdekkers
Era una giornata bellissima, con solo qualche cirrocumulo
troppo alto per poter nascondere la minaccia di uno stormo te
desco, e l'aria cos luminosa e limpida che Michael vide il vec-
chio biplano da ricognizione Rumpler, a una distanza di quindici
chilometri, Stava girando piano sopra le linee francesi, dirigen
do il fuoco delle batterie tedesche sulle retrovie.
Andrew scorse il Rumpler un istante dopo Michael, e fece
un laconico segnale con la mano. Avrebbe dato ai novellini
lsemozione di mitragliarlo. Michael non conosceva altri coman
tanti di squadrone capaci di tenersi da parte al balenare di una
facile vittoria: era quella, infatti, la stMda maestra verso le pro
mozioni e le agognate decorazioni. Segnal d'aver capito. Come
cani da pastore, spinsero i novellini a planare verso il lento bi-
posto tedesco sottostante, che i loro occhi inesperti non avevano
ancora scorto. Lo si capiva benissimo dagli sguardi perplessi
che saettavano continuamente in direzione dei compagni vete-
rani.
I tedeschi erano cos intenti a controllare la precisione delle
loro artiglierie che non si accorsero della mortale minaccia co-
stituita dalla formazione di caccia che piombava loro addosso
dall'alto. All'improvviso il giovane pilota pi vicino a Michael
sorrise di gioia e di sollievo, indicando davanti a s. Finalmente
aveva visto il Rumpler.
Andrew alz il pugno sopra la testa nel vecchio segnale della
carica di cavalleria e i pivelli puntarono verso terra senza to-
gliere gas. Il Sopwith intraprese una picchiata cos brusca che
Michael vide la struttura di legno e la tela delle quattro ali piegar
si all'indietro per la spinta e la tela raggrinzirsi vicino all'attac-
catura delle ali. Il secondo novellino lo segu con altrettanta
furia. A Michael vennero in mente due leoncini che aveva visto
in Africa alle prese con una zebra, un maschio pieno di cicatrici
e di furbizia. Scalciando, con qualche disdegno, lo stallone se
ne era liberato facilmente.
Entrambi i pivelli aprirono il fuoco da una distanza di quat
trocentO metri, dando un avvertimento prezioso al pilota tede
sco che non si era ancora accorto del pericolo. Con una bella
evoluzione sotto il naso dei caccia in picchiata si sottrasse al
loro attacco e i Sopwith lo superarono di un miglio, coi piloti
che si guardavano intorno freneticamente alla ricerca del rico-
gnitore scomparso.
Andrew scosse tristemente la testa e guid la seconda onda-
ta. Arrivarono picchiando proprio in coda al Rumpler, il cui
pilota intraprese una stretta virata a sinistra, salendo, per dare
al mitragliere di coda la possibilit di sparare ai nemici. Insie-
me, Michael e Andrew virarono in direzione opposta per to-
gliergli questa possibilit, ma, appena il pilota tedesco si accor-
se della loro manovra e corresse la rotta, controvirarono e l'at-
taccarono di nuovo in coda.
Andrew era davanti. Spar una breve raffica con la Vickers
al mitragliatore di coda dell'aereo tedesco, da una distanza di
circa cinquanta metri, e lo colpi. L'aviatore spalancQ le braccia
lasciando andare la Spandau, la cui canna prese a mulinare al-
l'impazzata, mentre il corpo del mitragliere era raggiunto e fat-
to a pezi da una scarica di pallottole calibro 7,62. Il pilota
tedesco entr in picchiata per allontanarsi, e il Sopwith di An-
drew quasi and a sfiorarlo con l'ala superiore.
Venne il turno di Michael. Giudic l'anticipo del Rumpler in
picchiata, sfior la pedaliera imprimendo all'aereo una leggera
deviazione come se si trattasse di colpire un beccaccino con la
doppietta, e con l'indice schiacci il grilletto della Vickers per
un secondo, sparando una raffica di quindici colpi. Vide la tela
della fusoliera del Rumpler sbrindellarsi proprio sotto il vano
del pilota, in corrispondenza del busto.
Il tedesco era a non pi di venti metri di distanza, voltato
verso Michael e intento a fissarlo con terrore. Michael distinse
il colore degli occhi sbarrati, che erano azzurri, e vide che quella
mattina non si era fatto la barba perch aveva la mascella rico-
perta di peluria dorata. Quando le pallottole lo colpirono aprl
la bocca, e ne sgorg il sangue proveniente dai polmoni trapas-
sati dalle pallottole, che si trasform, vaporizzato dal vento re-
lativo, in una scia rosa, mentre gi Michael cabrava per allon-
tanarsi. Il Rumpler si capovolse lentamente, con il morto assi-
curato ai comandi dalle cinghie, e comincl a precipitare. Cadde
nel centro di un campo schiantandosi in un patetico groviglio
di tela e longheroni di legno.
Mentre Michael riprendeva posizione al fianco di Andrew,
questi lo guard, annui brevemente e gli segnal di seguirlo a
recuperare i due novellini che, lontano lontano, descrivevano
ampi cerchi incrociando freneticamente alla ricerca del Rumpler
svanito.
La cosa richiese pi tempo di quello che avevano previsto, e
quando ripresero la formazione originaria si trovarono pi a
ovest di quanto si fossero mai spinti. All'orizzonte Michael riu-
sci a distinguere il grosso serpente argentato della Somme, che
cercava tra i prati verdi la via del mare.
Virarono e si diressero di nuovo a est verso Arras, cabrando
per sfuggire, ad alta quota, a eventuali attacchi in picchiata dei
Fokker Jagdstaffel.
Guadagnando altitudine, si apri davanti ai loro occhi il va-
sto scenario della Francia settentrionale e del Belgio meridio-
nale. La terra era un mosaico di una dozzina di qualit di ver-
de, intercalati dal bruno dei campi arati. Il fronte, da quell'al-
tezza, non si distingueva nemmeno. Anzi si: ecco la linea bruna
sottilissima di terra devastata da bombe e cannonate... ma il fan-
go, e la morte e la disperazione dei soldati in trincea si poteva-
no soltanto intuire.
I due piloti veterani non smettevano mai neppure per un
istante di scrutare il cielo da ogni parte. Nell'abitacolo scoperto
le loro teste si muovevano a un ritmo prefissato, con gli occhi
mai fermi, mai sfocati, mai ipnotizzati dall'elica rotante in pri-
mo piano. Invece i novellini se la godevano spensieratamen-
te. Tutte le volte che Michael guardava dalla loro parte gli ri-
volgevano cenni di saluto e sorrisi. Alla fine smise di fargli se-
gno di scrutare il cielo, non capivano nemmeno il segnale.
Arrestarono la salita a tremilacinquecento metri, il tetto dei
Sopwith, e il disagio che aveva attanagliato Michael mentre vo-
lava basso su territorio sconosciuto svani appena rivide la citt
di Arras balenargli davanti. Sapeva che nel sovrastante banco
di cumuli non poteva celarsi alcun Fokker: non erano in gra-
do di volare cosi in alto.
Lanci un altro sguardo d'insieme alle linee. Appena a sud
di Mons c'erano due palloni d'osservazione tedeschi, mentre
proprio sotto di loro una formazione di monoposto DH2 stava
facendo ritorno ad Amiens, il che significava che appartenevano
al 24 Stormo.
Nel giro di dieci minuti sarebbero atterrati... Michael non
fin di formulare il pensiero. A un tratto e come per incanto il
cielo tutt'intomo a loro pullul di aeroplani multicolori e le mi-
tragliatrici Spandau presero a sgranare il ben noto rosario di
morte.
Bench assolutamente sbalordito, Michael reagi d'istinto.
Dando gas, vir alla massima velocit consentita dal Sopwith
mentre davanti al naso gli sfrecciava una macchina a forma di
squalo, dipinta a scacchi rossi e neri, con sul muso la nera cro-
ce di Malta dell'insegna nemica. Un centesimo di secondo pi
tardi e la raffica delle sue Spandau avrebbe dilaniato Michael.
Si rese conto che erano apparsi dall'alto; bench fosse incredi-
bile, erano proprio nascosti nel banco di nuvole sopra i Sop-
with.
Un apparecchio nemico, dipinto di rosso-sangue, colpi An-
drew alla coda e la sua raffica devast l'ala inferiore sinistra
spostandosi inesorabilmente verso l'abitacolo scoperto in cui
stava rannicchiato il maggiore, col volto ridotto a una macchia
bianca sotto il copricapo noto come tam o' shanter e la sciarpa
verde. Istintivamente Michael punt su di lui e il tedesco, piut-
tosto di rischiare la collisione, pieg via.
Ngi dia! url Michael. Era il grido di guerra degli zulu.
Riusc a portarsi in coda alla macchina rossa, nella posizione
che consentiva la raffica mortale, ma proprio mentre stava pun-
tando la Vickers vide incredulo l'aereo nemico dar manetta e
distanziarlo senza fatica, mentre la raffica di un altro di quei
terribili apparecchi, che si era messo in coda a lui, tempestava
sul Sopwith facendo saltare, con uno schiocco metallico, uno
dei fili che azionavano il timone direzionale.
Sfarfall via, mentre Andrew cercava di sfuggire cabrando
a un altro apparecchio tedesco che rapidamente lo incalzava
tentando di allinearsi alla sua coda e di inquadrarlo nel mor-
tale collimatore. Michael punt contro il tedesco a corna basse
e le ali rosse e nere scherzevedmente lo evitarono, mentre gi
un altro apparecchio nemico era pronto a sostituirlo. Stavolta
Michael non riusc a scrollarselo di dosso. L'apparecchio scin-
tillante era troppo veloce, troppo potente, e Michael si consi-
der un uomo morto.
Di colpo la raffica della Spandau si interruppe, e Andrew
piomb in picchiata accanto all'ala di Michael portandosi dietro
il tedesco. Disperatamente Michael si mise a tallonare Andrew
e formarono un circolo difensivo, coprendosi vicendevolmente
pancia e coda mentre il nugolo di apparecchi tedeschi mulinava
attorno in preda a furia omicida.
Solo una parte del cervello di Michael sapeva che i novel-
lini erano morti entrambi. Erano stati colpiti al primo istante
dell'attacco: uno era precipitato a tutto gas, con le ali danneg-
giate del Sopwith piegate all'indietro e poi strappate via tal
vento relativo un attimo prima dello schianto, e l'altro era an-
dato gi bruciando come una torcia e lasciandosi dietro una
densa scia di fumo nero.
Miracolosamente come erano apparsi, i tedeschi se ne anda-
rono... incolumi, invulnerabili, scomparvero in direzione delle
loro linee, abbandonando i due sforacchiati Sopwith al loro
destino.
Andrew atterr davanti a Michael e si fermarono ala contro
ala vicino all'inizio del frutteto. Scesero barcollando dagli ap-
parecchi e vi girarono lentamente attorno, per controllare i dan-
ni. Quindi si fermarono a guardarsi in faccia, ancora atterriti
dallo shock.
Andrew si frug in tasca e tir fuori la fiasca d'argento, svit
il tappo, puli l'imboccatura con un lembo della sciarpa verde e
la porse a Michael.
To', ragazzo , disse gravemente, dagli un colpetto. Cre-
do che te lo sia guadagnato. Lo credo proprio.
Quel giorno in cui gli Alleati avevano perso la superiorit ae-
rea sui cieli di Francia, per l'introduzione degli Albatros-D, un
perfezionamento degli Jagdstaffel tedeschi, i due erano diventati
compagni d'arme per la vita e per la morte, uniti e stretti dalla
comune necessit di difendersi vicendevolmente volando ala ad
ala o formando il cerchio continuo per tenere a bada i multico-
lori quanto mortali apparecchi nemici. All'inizio si limitarono a
salvare la pelle; in seguito, per, chini nottetempo sulle carte
tardivamente procurate loro dallo spionaggio, cercarono i punti
deboli delle nuove macchine nemiche. L'Albatros, impararono,
era mosso da un motore Mercedes da 160 cavalli, due volte pi
potente del Le Rhone montato sui Sopwith. Era armato, ap-
presero, di due mitragliatrici Spandau gemelle che sparava-
no, grazie al sincronizzatore, attraverso l'elica. Il calibro del-
le loro pallottole era 7,92 millimetri, contro il 7,62 dell'uni-
ca Vickers che montavano i Sopwith. Erano dunque superiori
sia per potenza sia per armamento. L'Albatros pesava tre quin-
tali pi del Pup e poteva assorbire un tremendo volume di fuo-
co nemico prima di precipitare.
E cosi, vecchio mio, dovremo imparare a fregarli , com-
ment Andrew. In seguito tornarono a uscire contro le Jasta,
le micidiali squadre da caccia tedesche, e scoprirono le tebo-
lezze dei loro nuovi aerei. Erano solo due. I Sopwith avevano
la virata pi stretta e dunque potevano prenderli d'infilata sul
fianco; inoltre il radiatore dell'Albatros era sistemato proprio
davanti al posto di pilotaggio. Bastava colpirlo per riversare sul
pilota nemico schizzi di vapore bollente, ustionandolo a morte.
Ci sapendo, abbatterono i primi apparecchi e scoprirono
che, esaminando gli Albatros, avevano al contempo esaminato
se stessi reciprocamente, senza scoprirsi pecca alcuna. Cos
divennero amici oltre che compagni d'arme, e ben presto co-
minciarono ad amarsi come e pi di fratelli. Ed eccoli all'alba
seduti l'uno accanto all'altro, sorseggiando caff corretto con
whisky, in attesa di decollare per l'attacco ai palloni nemici, in-
fondendosi l'un l'altro forza e coraggio.
Tiriamo a sorte? ruppe il silenzio Michael. Era quasi ora
di decollare.
Andrew lanci in aria una sovrana, la prese al volo e la pos
sul tavolo, tenendola coperta con la mano.
Testa , disse Michael, e Andrew alz la mano.
La solita fortuna , deprec fissando, col compagno, il pro-
filo barbuto e deciso di Giorgio v.
Ti star in coda , decise Michael, e Andrew apr la bocca
per protestare.
Ho vinto e scelgo , tagli corto Michael, alzandosi.
L'attacco ai palloni frenati ricordava a Michael un incidente
frequente nel veld sudafricano. Quando si va in fila indiana e
un uomo calpesta la vipera addormentata che chiamano putl-
adder (un serpente velenosissimo che quando irritato si gonfia,
come il cobra, ma appartiene alla specie dell'aspide), la bestia
morde colui che viene dopo. In fila indiana si attaccano i pal-
loni frenati: il primo mette in allarme la difesa antiaerea, il se-
condo ne affronta la furia. Michael aveva scelto apposta la se-
conda posizione perch sapeva che Andrew, se avesse vinto lui,
avrebbe fatto lo stesso.
Si fermarono a spalla a spalla sulla porta della mensa, infi-
landosi i guanti e abbottonandosi, con lo sguardo al cielo, le
orecchie tese a giudicare il vento dal rombo dei cannoni.
Ci sar ancora nebbia nelle valli , mormor Michael. Il
vento di sicuro non ancora riuscito a disperderla.
Speriamolo, ragazzo , rispose Andrew. Barcollando infa-
gottati, si bdire-sero verso gli apparecchi acquattati tra gli ul-
timi alberi del frutteto.
Quanto erano sembrati nobili a Michael un tempo! Ma quan-
to gli parevano brutti ora, col grosso motore a stella che impe-
diva parzialmente la visione anteriore, paragonati ai filanti Al-
batros dall'aria di squali, col loro motore Mercedes dai pistoni
in linea. Quanto sembravano delicati, a paragone della possente
struttura degli apparecchi nemici.
Dio, ma quando ci daranno dei veri aeroplani da portare!
borbott, e Andrew non rispose. Fin troppo spesso avevano la-
mentato l'interminabile attesa dei nuovi SE5 promessi... gli
Scout Experimental n. 5, che forse, finalmente, avrebbero loro
permesso di affrontare le Jasta su un piano di parit.
Il Sopwith di Andrew era dipinto di verde brillante per fare
pendant con la sciarpa, e la fusoliera dietro il vano del pilota
era insignita di quattordici circoli bianchi, che rappresentavano
i duelli aerei vinti e ufficialmente riconosciuti dal comando, co-
me tacche sul calcio del fucile d'un cecchino. Il nome dell'appa-
recchio era dipinto sopra il cofano del motore: Frattaglia Vo-
lante.
Michael aveva scelto un giallo brillante per il proprio aero-
plano. Sotto l'abitacolo scoperto aveva fatto dipingere una tar-
taruga alata dal cipiglio preoccupato e la scritta: Non doman-
date a me, qui lavoro soltanto. Sulla fusoliera aveva sei cerchi
bianchi.
Aiutati dai meccanici, montarono sull'ala inferiore e si intru-
folarono negli angusti vani di pilotaggio. Michael poggi le suo-
le sulla pedaliera e schiacci a destra e a sinistra, guardando
dietro se il comando si trasmetteva al timone. Soddisfatto, alz
il pollice in direzione del meccanico che aveva lavorato quasi
tutta la notte a riparare il cavo spezzato dalla raffica nell'ultima
uscita: al gesto, il meccanico sogghign e corse davanti alla
macchina volante.
Interruttore chiuso? grid.
Chiuso , conferm Michael, sporgendosi per farsi vedere
di fianco all'ingombrante motore.
Cicchetto!
Cicchetto , ripet Michael azionando la pompetta del car-
burante. Quando il meccanico fece girare l'elica, si sent il ri-
succhio della benzina nel carburatore sotto il cofano.
Contatto! ordin il meccanico.
Contatto!
Al colpo successivo il motore scoppiett e si accese. Fumo
azzurrino usc dagli scappamenti, mentre l'elica girava a scatti,
il motore sputava, riprendeva, e si avviava regolarmente, emet-
tendo una gran puzza di olio di ricino bruciato.
Mentre Michael completava i controlli che precedono il de-
collo, lo stomaco gli rumoreggiava e le viscere gli si torcevano
negli spasmi della colica. Il lubrificante dei motori di precisione
era olio di ricino, e i suoi vapori davano a tutti i piloti una
continua, leggera diarrea. I veterani avevano imparato presto
a controllarla: l'whisky aveva un meraviglioso effetto astrin
gente, se preso in quantit sufficiente. Tuttavia i novellini, al
ritorno dalle missioni di volo, spesso camminavano come sulle
uova, tutti rossi in volto, e venivano affettuosamente chiamati,
per la puzza che emanavano, sporcamutande o caga
rella .
Michael si mise a posto gli occhialoni e rivolse uno sguardo
ad Andrew. Si scambiarono un cenno d'intesa e il maggiore die-
de gas. L'aereo prese a rullare sull'erba bagnata. Michael lo se-
gu, col meccanico che correva attaccato alla punta dell'ala sini-
stra per aiutarlo a imboccare bene la stretta pista fangosa tra i
meli.
Davanti a lui Andrew era gi in aria, sicch anche Michael
diede tutto gas. Quasi immediatamente il Sopwith sollev la
coda, conferendogli una migliore visione anteriore, e Michael
sent un rimorso di coscienza per la sua precedente slealt: era
una bellissima macchina, con cui volare era una gioia.
Nonostante il fango della pista, si innalz subito, e a trenta
metri di quota Michael si dispose in coda al verde velivolo di
Andrew. Ormai la luce era sufficiente per distinguere, a destra
il tetto di rame, verde, della chiesa del paesino di Mort Homme,
davanti a lui si stendeva il bosco a forma di T di querce e
faggi, con la parte lunga della T perfettamente allineata alla
pista d'atterraggio dello stormo, un grande aiuto per orientarsi
soprattutto nelle giornate di maltempo e scarsa visibilit. Oltre
gli alberi, il castello dal tetto rosa, circondato da prati e giar-
dini, e dietro il castello un poggetto.
Andrew pieg leggermente a destra, per superarlo. Michael
lo imit, sporgendosi dal vano di pilotaggio. Sarebbe stata gi
l? Era troppo presto, il poggetto era deserto. Prov una fitta
di delusione e timore. Se era l a salutarli dalla cima della col-
lina, tutto andava bene. Oggi che dovevano attaccare i palloni
ne avevano proprio bisogno... avevano un gran bisogno della
sua benedizione.
La ragazza raggiunse la cima della collina e fece fermare lo
stallone. Pochi secondi prima che la superassero, si lev il caw
pello e la folta capigliatura nera k piovve sulle spalle. Sventol
il copricapo, e Andrew fece oscillare le ali per salutarla rom-
bando oltre il poggio.
Michael si avvicin di pi. Lo stallone bianco arretr, muo-
vendo il capo preoccupato, mentre la macchina gialla si dirige-
va rombando verso di lui, ma la ragazza lo calm in fretta, con-
tinuando a sventolare il cappello in segno di saluto. Michael
voleva vederla in faccia. Erano quasi alla stessa altezza, in cima
alla collina, e per un istante si guardarono negli occhi. Quelli di
lei erano scuri, grandi, e il pilota ebbe il batticuore. Si tocc il
casco in segno di saluto, sapendo ora, nel profondo del cuore,
che tutto sarebbe andato bene. Poi rimosse il ricordo di quegli
occhi dalla sua mente e torn a guardare davanti a s.
Dopo dieci miglia, dove la bassa catena di colline gessose at-
traversava il fronte, vide con sollievo che aveva ragione, la brez-
za non aveva ancora disperso la nebbia mattutina dalle valli. Le
colline di gesso erano orribilmente sfigurate dalle esplosioni,
non vi rimaneva sopra alcuna traccia di vegetazione, le querce
erano tutte smozzicate all'altezza di una spalla d'uomo, e i cra-
teri delle granate si sovrapponevano, pieni d'acqua stagnante.
Per quelle colline si era combattuto per mesi e mesi, e al mo-
mento erano in mani alleate: erano state conquistate all'inizio
dell'inverno precedente, a un tale prezzo di vite umane da non
potersi credere. La terra piagata e lebbrosa sembrava deserta,
ma era popolata dalle legioni dei vivi e dei morti che marci-
vano assieme nel fango. La puzza di morte portata dal vento rag-
giungeva anche i piloti che volavano basso, ed essi penarono a
vincere i conati di vomito.
Dietro la cresta le truppe alleate, sudafricani e neozelandesi
della 3a Armata, stavano attestando capisaldi in previsione del-
la massiccia offensiva germanica che si stava preparando davanti
a loro, e che tutti, dai generali ai soldati ai civili che avevano la
disgrazia di abitare l, sapevano che si sarebbe scatenata contro
di loro non appena il tempo si fosse stabilizzato.
La preparazione della nuova linea difensiva era gravemente
ostacolata dall'artiglieria tedesca, a nord della catena di colline,
che inviava un diluvio di ferro e fuoco ed esplosivo ad alto po-
tenziale sulle truppe alleate, quasi senza interruzione. Romban-
do verso il fronte, Michael distingueva le nuvole gialle create
dall'esplosione delle granate degli obici, e immaginava benissi-
mo la disperazione degli uomini annidati nel fango e tormen-
tati dall'incessante martellamento di bombe.
Mentre Michael sfrecciava verso le montagnole, il rumore del-
lo sbarramento d'artiglieria super perfino quello, assordante,
del grosso motore a stella Le Rhone, e del vento relativo. Era
come il rumore dei cavalloni che si abbattono sulla scogliera, co-
me l'assolo di un tamburo impazzito, come il polso febbrile di
questo mondo folle e malato, e il fiero risentimento di Michael
contro gli uomini che avevano ordinato loro di volare addosso
ai palloni frenati diminui man mano che aumentava il tuono
dell'artiglieria. Era un lavoro da fare, se ne rese conto benis-
simo vedendo quella terribile sofferenza.
Tuttavia i palloni frenati costituivano il pi temuto degli
obiettivi per gli uomini volanti. Ecco perch Andrew Killiger-
ran non ci mandava altri. Michael ora li vide: grossi lumaconi
d'argento appesi al cielo dell'alba, sopra le colline. Uno era pro-
prio davanti a loro, l'altro qualche miglio pi a est. A questa
distanza i cavi che li collegavano a terra erano invisibili, e le
ceste di vimini da cui gli osservatori godevano una vista pano-
ramica sulle retrovie alleate non erano che puntini neri sospesi
sotto le sfere scintillanti di seta riempita di idrogeno.
In quel momento un forte spostamento d'aria urt i Sop-
with facendone tremare le ali, e davanti a loro una fontana di
fiamme e fumo si alz nel cielo, arrotolandosi su se stessa, nera
e arancione, a forma di incudine, molto pi alta degli apparec-
chi, costringendoli a virare per evitare la rovente colonna di
fuoco. Una bomba tedesca, guidata dai palloni, aveva colpito
una polveriera avanzata alleata, e Michael senti crescere in s
il risentimento e la paura, ben presto sostituiti dall'odio, l'odio
bruciante per quegli uomini appesi in cielo, dagli occhi d'avvol-
toio, che indirizzavano la morte a terra con spassionata fred-
dezza
Andrew si rimise in linea con la cresta dei bassi monti, aggi-
rando la colonna dell'esplosione, e prese ad abbassarsi sempre
pi, col carrello ormai poco sopra i sacchetti di sabbia delle
trincee. Dall'apparecchio vedevano le truppe sudafricane muo
versi in fila nei camminamenti, bestie da soma, non pi uomini,
sotto il peso delle armi e degli zaini. Bed pochi si curavano di
alzar lo sguardo sulle macchine dipinte a colori vivaci che rom-
bavano sopra le loro teste. Chi lo faceva mostrava facce grige
di fango, espressioni vacue, occhi spenti.
Davanti a loro si apri l'imbocco di uno dei bassi valichi che
tagliavano le colline gessose. La valle era invasa di candida neb-
bia che, agitata dalla brezza, andava su e gi come se la terra
stesse facendo l'amore sotto un piumino argenteo.
Vicino, davanti, udi la raffica di una Vickers. Era Andrew
che provava la propria arma. Michael vir leggermente per rom-
pere l'allineamento e lo imit. I proiettili traccianti, con la pun-
ta al fosforo, descrissero nell'aria belle linee bianche.
Michael torn ad allinearsi con Andrew e si infilarono nella
nebbia, entrando in una nuova dimensione di luce e rumori ovat-
tati. Ilchiarore diffuso creava aloni coi toni dell'arcobaleno at-
torno a entrambi i velivoli, e l'umidit si condensava sugli oc-
chialoni di Michael. Se li tir sulla fronte e si mise a scrutare
davanti a s.
Ilpomeriggio prima, Andrew e Michael avevano perlustrato
attentamente lo stretto passaggio tra le creste, assicurandosi che
non vi fossero ostacoli od ostruzioni, e imparando a memoria
svolte e controsvolte della vallata. Restava comunque un pas-
saggio pericoloso con la visibilit ridotta a meno di duecento
metri e le pendici di gesso che si alzavano, quasi verticali, a po-
ca distanza dall'estremit delle ali.
Michael fiss la coda dell'aeroplano verde e bad solo a seguir
quella, confidando in Andrew per uscire dal budello, mentre il
freddo umido della nebbia cominciava a morderlo sotto i vestiti
intorpidendogli le dita nei guanti di pelle.
Davanti a lui, Andrew cabr all'improvviso, e Michael lo imi-
t scorgendo il filo spinato dei cavalli di frisia, attorcigliato e
arrugginito, sfrecciargli di sotto.
La terra di nessuno , mormor, e poi subito ecco le trin-
cee tedesche, un rapido balenare di parapetti oltre i quali si
affollavano i soldati in uniforme grigia con quei loro bNtti el-
mi chiodati.
Pochi secondi dopo sbucarono dalla nebbia in un mondo il-
luminato dai primi raggi bassi del sole, in un cielo che li sba-
lordi, tanto era brillante... e Michael si rese conto che la sor-
presa era riuscita alla perfezione. Ilbanco di nebbia li aveva
nascosti agli osservatori dei palloni attenuando anche il rombo
dei motori.
Proprio di fronte a loro il primo pallone galleggiava sospeso
in cielo a un'alteza di cinquecento metri, molto pi in alto di
loro. Il cavo d'acciaio sembrava un filo di ragnatela e dal pal-
lone andava all'argano a vapore piazzato in una buca nel suolo
riparata da sacchetti di sabbia. Il pallone sembrava completa-
mente indifeso, ma sui campi sottostanti l'occhio di Michael di-
stinse le mitragliere.
I loro nidi sembravano termitai africani, mucchietti tondi di
terra bordati di sacchetti di sabbia. Non riusc a contarli nei po-
chi secondi a disposizione, erano troppi. Bad solo ai cannoni
antiaerei, che sembravano incerte giraffe piazzate sulla base cir-
colare ruotante, ed erano gi puntati verso il cielo, pronti a spe-
dire le loro micidiali granate fino a cinquemila metri d'altezza.
Li aspettavano. Sapevano che prima o poi sarebbero arrivati
gli aeroplani, ed erano pronti. Michael si rese conto che la neb-
bia aveva fatto loro guadagnare solo pochi secondi: gi i ser-
venti correvano ai pezzi. Una delle lunghe canne antiaeree pre-
se a oscillare, a ruotare, puntando contro di loro. Quindi, men-
tre Michael dava gas e il Sopwith balzava avanti, vide uno sbuf-
fo di fumo bianco levarsi dall'argano a vapore: da terra stava-
no cercando disperatamente di tirar gi il pallone, almeno fino
a portata di tiro delle mitragliatrici. Rapidamente la serica sfera
cominci a scendere, e Andrew cabr puntando contro di essa.
A tutto gas, col motore che urlava, Michael lo segui verso
l'alto, diretto a met cavo, dove calcolava che si sarebbe trovato
il pallone nel momento in cui l'avrebbe raggiunto: solo cento-
cinquanta metri sopra la testa di cannonieri e mitraglieri.
Andrew aveva quasi duecento metri di vantaggio su Michael,
e ancora i cannoni non avevano aperto il fuoco. Adesso era alla
quota del pallone e lo stava attaccando. Michael sent chiara-
mente il rosario della Vickers e scorse nell'atmosfera gelida le
tracce dei proiettili incendiari, che allacciarono per un istante
l'aereo verde, lanciato alla massima velocit, al pallone frenato.
Quindi Andrew vir, sfiorando con la punta dell'ala il serico
globo argenteo che per lo spostamento d'aria oscill mollemen-
te, continuando a scendere.
Toccava a Michael adesso, e, proprio mentre armava la
Vickers, da terra aprirono il fuoco. Senti gli spari e i sibili
laceranti degli shrapnel e il Sopwith sobbalz pericolosamente
nella tempesta di proiettili, ma il tiro era lungo: le granate
scoppiarono cinquanta o sessanta metri sopra di lui.
Erano pi precisi i mitraglieri, a quella distanza brevissima.
Michael sent le pallottole forare la struttura del Sopwith e fu
circondato dalle righe incandescenti dei traccianti. Cabr viran-
do al massimo, una manovra da dar la nausea, ma riusc in
questo modo a sfuggire alle strisce di fuoco, caricando il pal-
lone.
Sembrava corrergli incontro, la seta faceva l'effetto schifoso
di un bruco avvoltolato nel bozzolo argenteo. Scorse gli osser-
vatori tedeschi nella loro cesta scoperta, tutti infagottati per
difendersi dal freddo. Uno lo fissava con espressione legnosa,
l'altro era sfigurato dall'ira e dal terrore e gli lanciava sfide e
maledizioni che si persero nel fragore dei motori e delle raffiche.
Inutile puntare la mitragliatrice, il pallone riempiva tutto il
suo campo visivo. Michael tolse la sicura e schiacci la leva: la
mitragliatrice cominci a sobbalzare, scuotendo tutto l'aeropla-
no, e il fumo di fosforo bruciato delle pallottole incendiarie gli
si rivers in faccia, soffocandolo.
Adesso che volava dritto e parallelo al terreno i mitraglieri
lo ritrovarono, tempestando il Sopwith: ma Michael continu
l'attacco, limitandosi a schiacciare alternamente il pedale destro
e sinistro, per far oscillare l'aeroplano di qua e di l pur prose-
guendo dritto e continuando a innaffiare il pallone di proiet-
tili incendiari.
Brucia! urlava. Brucia, dannato, brucia!
L'idrogeno puro non infiammabile, lo diventa, e diventa
addirittura esplosivo, quando si mischia con l'ossigeno in pro-
porzione di uno a due. Il pallone continuava a incassare proiet-
tili senza alcun visibile effetto.
Brucia! gli grid ancora. Ba mano che attanagliava la leva
di sparo continuava a spedire proiettili incendiari a raffica, men-
tre i bossoli volavano di lato. Dalle centinaia di fori prodotti
nel pallone da Andrew e da lui si sprigionava l'idrogeno, e si
mischiava con l'aria.
Ma perch non bruci? Nel suo stesso grido selvaggio sen-
d l'angoscia e la disperazione. Era a ridosso del pallone: ormai
doveva virare, se non voleva investirlo. Tutto era stato vano.
Ma nel momento stesso in cui si rendeva conto del fallimento,
seppe che non avrebbe virato. Se doveva farlo, avrebbe spero-
nato l'aerostato.
Proprio mentre lo pensava, il pallone gli esplose davanti.
Parve aumentare di centinaia di volte il proprio volume, riem-
pire il cielo intero e nello stesso tempo infiammarsi. Uno sbuffo
di drago che alit sopra il Sopwith e Michael, scottandogli le
guance, accecandolo e sollevando uomo e macchina come una
foglia secca aleggiante sopra un fal. Michael lott per control-
lare l'aereo mentre il Sopwith s'impennava e, dopo un giro del-
la morte, cominciava a precipitare. Lo riprese appena prima
dello schianto, e nel riguadagnare quota si guard alle spalle.
Tutto l'idrogeno era bruciato in quell'unica vampa diaboli-
ca, e adesso l'involucro di seta precipitava squarciato e sgonfio,
piovendo come un ombrello infuocato sopra le ceste degli os-
servatori.
Uno di essi salt gi e precipit per centocinquanta metri
scalciando convulsamente, nel turbinio delle falde del cappotto,
fino a essere letteralmente inghiottito, senza rumore e senza la-
sciar traccia, dall'erba rasa del prato. L'altro rest nel cesto e
fu avvolto dai lembi di seta in fiamme. A terra, i serventi scap-
pavano dalla buca dell'argano a vapore come formiche impaz-
zite, ma la seta incendiata cadeva troppo in fretta e li intrap-
pol. Michael non prov per loro alcuna piet, sent invece
sorgere dentro un senso di grande trionfo, la reazione primor-
diale al suo stesso terrore. Apr la bocca per lanciare il suo gri-
do di guerra, e in quel momento davanti al Sopwith scoppi
una granata sparata da uno dei cannoni piazzati sul lato nord del
campo. Ancora una volta l'aereo si impenn e le schegge foraro-
no la fusoliera. Mentre Michael cercava di mantenere il con-
trollo dell'apparecchio, la pancia del Sopwith si squarci, con-
sentendogli di vedere il terreno di sotto, e una ventata gelida
gli sollev le falde del cappotto.
Riusc a tenere l'aereo in linea di volo, ma stavolta il guaio
era grosso. Sotto la fusoliera qualcosa sbatteva al vento, e da
una parte le ali squarciate avevano perso portanza, inclinando
l'apparecchio. Stava su come a forza di braccia, ma finalmente
era fuori tiro dai cannoni.
Ed ecco che Andrew gli apparve a fianco, guardandolo in an-
sia, e Michael sogghign gridando di trionfo. Andrew gli stava
facendo un segnale col pollice: Torna alla base!
Michael si guard intorno. Mentre cercava di mantenere il
controllo dell'aereo, si erano avventurati sempre pi a nord,
addentrandosi profondamente nel territorio occupato dai nemi
ci. Sfrecciarono sopra un incrocio dove si era creato un disastro-
so imbottigliamento di uomini e mezzi. I soldati in uniforme
grigla schizzarono a nascondersi nei fossi. Michael li ignor e
scrut davanti: a tre miglia, il secondo pallone si librava anco-
ra, serenamente, sopra la cresta delle colline.
Michael segnal ad Andrew che avrebbe portato a termine
l'attacco. Il maggiore ripet l'ordine di tornare alla base, accom-
pagnandolo stavolta col gesto del tagliagole, che significava, con
tutta evidenza, pericolo mortale.
Michael lanci un'occhiata allo squarcio che aveva tra i piedi,
dove la fusoliera era stata distrutta. Il fracasso era probabil-
mente prodotto da una ruota del carrello d'atterraggio che ave-
va schiantato il sostegno e sbatteva al vento. Ali e fusoliera era-
no sforacchiate dalle pallottole nemiche, e brandelli di tela svo-
lazzavano come bandiere di preghiera buddiste nella scia del
vento relativo: ma il motore Le Rhone rombava ancora al mas-
simo, indenne, nel suo urlo guerresco.
Andrew stava ancora segnalandogli di tornare, ma Michael
gli fece di rimando il segnale Seguimi! ed effettu una stret-
ta virata, mettendo a dura prova le strutture martoriate del
Sopwith.
Michael era in preda all'esaltazione guerriera, la passione sel-
vaggia del combattente che non teme pi n morte n ferite. La
sua vista aveva acquistato una lucidit innaturale ed egli pilo-
tava il SopFith danneggiato come se fosse un'appendice natu-
rale del suo corpo. Si sentiva un rondone che si abbassa sull'ac-
qua per bere in velocit, per come sfiorava siepi e alberi con la
ruota superstite del carrello; e un falco, per come sogguardava
crudelmente il pallone che, frattanto, aveva cominciato piano
piano a discendere.
Naturalmente avevano scorto l'esplosione dell'altro pallone
e stavano correndo ai ripari. Sarebbero riusciti a scendere prima
dell'arrivo di Michael. I difensori sarebbero stati all'erta, col
dlto sul grilletto. Si sarebbe trattato di un attacco al livello del
suolo alle posizioni guarnite... ma, perfino nella sua rabbia sui-
cida, Michael non aveva.perso l'astuzia del cacciatore. Nel volo
d'avvicinamento si servlva di ogni copertura possibile.
Una stradina di campagna, con la sua fila di pioppi: Michael
vi si nascose dietro. Nello specchio retrovisivo piazzato sull'ala
controll di essere seguito dall'aereo verde di Andrew: era vi-
cinissimo, l'elica quasi sfiorava la sua coda. Michael rise, con
aria di squalo, tir a s la cloche e super il filare di pioppi con
la naturalezza di un cavallo che salta l'ostacolo.
Il pallone si trovava ormai a trecento metri di distanza. Ave-
va appena raggiunto il terreno. I suoi serventi stavano aiutando
gli osservatori a uscire dalla cesta: poi si misero a correre verso
il pi vicino riparo. I mitraglieri, fino a quel momento impediti
dallo schermo dei pioppi, cominciarono a sparare tutti insieme.
Michael volava in un torrente di fuoco che riempiva l'aria
intorno a lui. Gli shrapnel esplodevano scuotendo il velivolo e
risucchiando l'aria, sicch gli dolevano i timpani per i continui
sbalzi di pressione. Nelle postazioni vide le facce dei cannonieri
alzate verso di lui: erano macchie pallide dietro le canne accor-
ciate dalla prospettiva frontale che emettevano bagliori simili
a fuochi fatui. Tuttavia il Sopwith era lanciato a quasi duecen-
to all'ora e aveva solo trecento metri da percorrere. Nemmeno
lo schianto delle pallottole contro il blocco motore riusciva a di-
strarre Michael mentre, sfiorando i comandi, si allineava al
pallone.
Il gruppo di soldati in fuga dall'aerostato era proprio davanti
a lui, e correva verso la trincea. Tra gli altri, gli osservatori era-
no lenti e goffi, ancora rigidi per il freddo che avevano preso in
quota, e impacciati dagli indumenti pesanti. Michael li odiava
come si pu odiare un serpente velenoso: abbass leggermente
il naso del Sopwith e spedi li in mezzo una raffica. Il gruppo di
uomini si disperse da tutte le parti come fumo grigio. Immedia-
tamente Michael alz la mira della Vickers.
Il pallone era ancorato a terra e sembrava la tenda di un
circo. Vi spar dentro e rivide le tracce dei proiettili incendiari
che lo colpivano senza alcun effetto.
Pur nella furia che coglie il combattente, il cervello di Mi-
chael era lucidissirno, e il suo pensiero cos rapido che il tempo
sembrava scorrere cento volte pi lentamente. In pochi micro-
secondi, avvicinandosi al mostro di seta che incassava imper-
turbato i suoi colpi, gli parve di vivere unteternit guerriera, e
di seguire il volo di ogni pallottola che usciva dalla canna incan-
descente della sua mitragliatrice
Perch non brucia? urlava come un ossesso. E gli venne
in mente la risposta.
L'atomo dell'idrogeno il pi leggero di tutti. Il gas che usci-
va dai fori si dirigeva verso l'alto, dunque si mescolava all'ossi-
geno nella parte alta del pallone. Era quindi ovvio che continua
va a sparare troppo basso. Perch non l'aveva capito prima?
Fece alzare il muso al Sopwith dirigendo il fuoco verso il
culmine del pallone, e ancora pi su, nell'atmosfera soprastante.
All'improvviso, l'aria divamp. Mentre la fiammata si scaglia-
va, avvoltolandosi, contro di lui, Michael cabr e tolse tutto il
gas. Privo di potenza propulsiva, l'apparecchio and in stallo e
la folata della vampa di fuoco, ricevuta sulla piena superficie
portante delle ali, rovesci l'apparecchio in un attimo. Sicch
quando Michael diede di nuovo tuttO gas, puntava esattamente
nella direzione opposta, allontanandosi dall'orrenda pira fune-
bre che aveva provocato. Dietro di s vide lampeggiare il verde
del velivolo di Andrew che a sua volta, virando, gli pass due
metri sotto il carrello danneggiato. Non vi era pi fuoco di mi-
tragliatrice contro di loro: evidentemente i serventi si erano di-
stratti per l'esplosione e le improvvise acrobazie, sicch Michael
riusc a riguadagnare indenne il riparo del filare di pioppi. Ades-
so che era tutto finito, l'ira sboll quasi di colpo come era co-
minciata, e Michael scrut il cielo sopra di s rendendosi conto
che la colonna di fuoco e fumo che si levava.dal pallone di-
strutto rappresentava per gli apparecchi nemici un faro. Ma,
oltre al fumo, in cielo non c'era niente. Prov un bel sollievo e
guard Andrew, sempre volando rasoterra. Era indietro, un po'
pi in alto di lui: stava preparandosi ad affiancarlo.
Si misero in formazione. Era bello avere Andrew all'ala, sor-
ridergli scuotendo la testa e Engendosi pentito di aver disobbe-
dito all'ordine di tornare indietro.
A fianco a fianco superarono di nuovo le trincee tedesche,
sprezzanti della fucileria che si tiravano dietro; poi, nell'affron-
tare la salita per superare le alture, il motore di Michael comin-
ci a sputacchiare, perdendo potenza.
L'apparecchio si abbassava verso le colline di gesso. Il mo-
tore riprese, scaracchi e torn a rombare al massimo, consen-
tendogli di superare di misura la cresta, prima di ricomincia-
re a fare i capricci subito dopo. Andrew era sempre al suo fian-
co, a incoraggiarlo, mentre il motore ancora una volta perdeva
colpi.
Michael lo nutriva di inesausti cicchetti, dando gas e sussur-
rando al Sopwith ferito: Forza, tesoro. Resisti. Dai che siamo
quasi a casa, bello .
Poi sent che qualcosa cedeva nella struttura dell'apparec-
chio. I comandi laschi non governavano quasi pi. Resisti!
esclam Michael: ma all'improvviso ci fu uno scoppio e nelle
narici gli si rivers una miriade di piccolissime gocce di benzi-
na. Sfuggiva dal motore, vide il punto di partenza del rivolo im-
mediatamente nebulizzato in una nuvola di vapori d'argento dal
vento relativo, che lo disperdeva poi nella scia dietro la sua
testa.
Fuoco. Era l'incubo dell'aviatore: ma in Michael covavano
ancora le ceneri della furia bellicosa, e mormor ostinatamente:
Si torna a casa, vecchio. Resisti ancora un po' .
Avevano superato le alture, davanti era tutto terreno pianeg-
giante, e gi vedeva il boschetto a forma di T che indicava
la pista d atterraggio. Forza, forza.
Sotto di lui i soldati alleati si sporgevano dalle trincee salu-
tandoli con la mano e incoraggiando il Sopwith danneggiato,
con una ruota anteriore rivelta, l'altra pendula e il motore spu-
tacchiante. Tutti guardavano in su, urlando incitamenti. Ave-
vano sentito le raffiche di mitragliatrice e le cannonate che ave-
vano accompagnato l'attacco, e visto la colonna di fuoco e fiam-
me alzarsi in cielo sopra la cresta delle colline. Sapevano che
almeno per un po' la tortura del martellamento di artiglieria sa-
rebbe cessata e festeggiavano i piloti che tornavano, urlando a
squarciagola i loro ringraziamenti.
Michael se li lasci dietro, ma la loro gratitudine era un bal-
samo per il morale, mentre gi si avvicinavano i punti di rife-
rimento familiari: il campanile tella chiesa, il tetto rosato del
castello, il poggetto.
Dai che ce la facciamo, bello mio , disse al Sopwith, ma
sotto il cofano del motore un cavo spezzato tocc il metallo del
blocco motore e una piccola scintilla azzurra si sprigion dal
contatto. Con una vampa, la scia di benzina nebulizzata si ac-
cese, trasformandosi in una lingua di fuoco. D'istinto Michael
vir in modo da scostare da s la fiammata che si limit a stri-
narlo liberandogli la vista anteriore.
Adesso doveva atterrare, dovunque, comunque, ma in fretta,
molto in fretta, prima di finire arrostito al cartoccio nel Sopwith.
Si tuff nel prato che gli si apriva davanti, e gi gli bruciavano
il cappotto, la spalla e la manica destra.
Port gi il Sopwith, tenendo il muso sollevato per ridurre
la velocit, ma il cozzo fu ugualmente cosi violento da spedirgli
la lingua in fondo alla gola. Immediatamente l'aereo in fiamme
fece una capriola sull'unica ruota, perse un'ala e si conficc nella
siepe che delimitava il campo.
Michael picchi la testa contro il bordo dell'abitacolo sco-
perto e per poco non svenne, ma il crepitio delle fiamme tutt'at-
torno lo tenne molto efficacemente in s. Salt gi dall'aereo
rotolando sul terreno fangoso, e scappando a quattro zampe dal
relitto incendiato, mentre il cappotto continuava a bruciargli
addosso. Salt in piedi e si strapp i bottoni per sfuggire a quel
tormento, correndo e mulinando le braccia, con l'unico risultato
di alimentare le fiamme, ravvivandole e rendendole pi cocenti.
Nel crepitio dell'incendio del velivolo, non udi nemmeno il
cavallo che si avvicinava al galoppo.
La ragazza in groppa al grande stallone bianco punt verso
la siepe e la salt. Cavallo e amazzone ricaddero in perfetta
coordinazione e subito dopo si fermarono, con un'impennata,
davanti al relitto incendiato, per dirigere subito dopo verso la
figura umana che, avvolta dalle fiamme, era corsa verso il centro
del campo. Appena la raggiunsero, la ragazza, che cavalcava su
un fianco del cavallo come usavano le donne, salt gi dal de-
striero. Atterr sulla schiena di Michael, che cadde con la fac-
cia nel fango. Un attimo dopo la ragazza si era tolta la gonna
da amazzone di spesso gabardine e con quella cercava di soffo-
care le fiamme, usandola come una coperta, ravvolgendovi Mi-
chael e togliendo tutto l'ossigeno al fuoco che guizzava, lingueg-
giando, dai minimi pertugi.
Appena riusci a soffocare completamente il fuoco, tir via la
gonna e fece sedere Michael sull'erba fangosa. Rapidamente gli
sbotton il cappotto, che ancora fumava, glielo strapp dalle
spalle e lo gett lontano. Aveva la spalla e il braccio destro
ustionati. Grid di dolore, quando la ragazza cerc di togliergli
la camicia da notte. Per amor di Cristo! La camicia di co-
tone aderiva alle ustioni. La ragazza si chin su di lui, prese la
camicia tra i denti e la lacer. Poi complet l'opera con le mani,
liberando le piaghe dal tessuto con uno strappo. La sua espres-
sione cambi. Mon Dieu! disse, saltando in piedi e andando
a calpestare il cappotto che pareva voler bruciare ancora.
Michael la fissava, col braccio ustionato che gi gli doleva un
po' meno. Senza la gonna, la giacca da amazzone le copriva solo
l'inizio delle cosce. Ai piedi portava stivaletti da equitazione
neri, allacciati di lato mediante gancetti. Aveva le ginocchia nu-
de, e la pelle dietro di esse era liscia e immacolata come l'inter-
no madreperlaceo di una conchiglia, mentre le rotule le si erano
infangate quando si era chinata a soccorrerlo. Sopra le ginocchia
cominciavano i mutandoni, di un tessuto leggero e semitraspa-
rente che rivelava tutta la luminosit della sua carnagione. Era-
no allacciati con nastri rosa sopra il ginocchio, e cosi aderenti
da farla sembrare... no, quelle curve velate erano molto pi ec-
citanti di quanto lo sarebbe stata la carne nuda.
Michael sent che qualcosa gli si gonfiava in gola. Non riu-
sciva a respirare bene. Quando la ragazza si chin a raccogliere
il cappotto bruciacchiato, egli pot vedere per un momento le
sue natiche piccole e sode, tonde come un paio d'uova di struz-
zo, che emettevano, nella luce del primo mattino, pallidi sba-
gliori. La fiss cosi intensamente che gli occhi cominciarono a
lacrimargli. Quando la giovane torn a voltarsi verso di lui,
Michael scorse all'inforcatura delle sue giovani cosce sode
un'ombra scura triangolare profilarsi dietro la seta fine. Con
quell'ombra ipnotica a un palmo dal suo naso, la ragazza gli
ricopri la spalla ustionata col cappotto ormai spento e rorido
di rugiada, mormorandogli paroline dolci col tono di una mam-
ma che consola il figlioletto.
Michael capi solo le parole froid e brul. Era cosi vicina che
ne senti l'odore: il muschio naturale di una ragazza sana, sudata
dopo una lunga corsa, misto a un profumo come di petali di
rosa secchi. Michael cerc di parlare, di ringraziarla, ma tre-
mava ancora per lo shock e il dolore. Le labbra non riuscirono
a emettere che un gemito patetico.
Non parlare , lo consol la ragazza, facendo un passo in-
dietro. La sua voce era arrochita dalla preoccupazione e dall'at-
tivit fisica appena esercitata, e aveva un volto di fata dai gran-
di occhi scuri, celtici. Si domand se avesse anche le orecchie
a punta, ma erano nascoste dalla fitta chioma nera, scompigliata
dal vento e ondulata. Il sangue celtico conferiva alla sua carna-
gione un candore eburneo, accentuato ancor pi dalle sopracci-
glia folte e nere come la chioma.
La ragazza ricominci a parlare, ma Michael non riusciva a
dominarsi, e di nuovo abbass lo sguardo all'invadente trian-
golo ombroso seminascosto dalla seta. Ella colse il suo sguardo
e le guance le si colorarono di rosa. Raccatt la gonna infan-
gata e se l'avvolse intorno alla vita. A Michael dolse pi questa
gaffe dell'ustione.
Per fortuna li distrasse il rombo dell'aereo di Andrew che
sorvolava il campo in cerchio. A fatica Michael si alz in piedi,
mentre la ragazza si sistemava la gonna, e sventol la sinistra
per salutare l'amico. Andrew, sollevato, gli restitui il saluto, poi
vir e torn a sorvolarli col Sopwith a non pi di cinque metri
d'altezza. La sciarpa verde vol gi annodata intorno a qualcosa,
e fini nel fango a pochi passi di distanza da loro.
La ragazza corse a prenderla e la port a Michael. C'era attac-
cata la fiaschetta d'argento. Lui la sventol per aria e vide ba-
lenare il lampo bianco dei denti di Andrew che sogghignava,
salutandoli con la mano guantata, prima di andare ad atterrare
al campo.
Michael si port la fiasca alla bocca e bevve due sorsi. Gli
occhi gli si riempirono di lacrime, mentre il liquido celestiale
gli colava gi per la strozza. Quando fini di bere, si accorse che
la ragazza lo guardava. Le offri la fiaschetta.
Ella scosse la testa e, seria, gli domand: Anglais?
Qui... non... sud africain. Aveva ancora la voce rotta.
Ah, vous parlez franfais! Ella sorrise, per la prima volta,
rivelando un candore altrettanto splendente quanto il culetto
perlaceo.
A peine... mica tanto , neg subito, sapendo che altri-
menti sarebbe stato inondato da un flusso di parole.
Tu sanguina , gli disse lei in un inglese atroce, che Michael
capi solo quando vide che accennava alla testa. Con la mano si
tocc sotto il casco e la ritir tutta insanguinata.
Eh gi , disse. Parecchio, scommetto.
L'elmetto probabilmente gli aveva salvato la vita quando ave-
va picchiato la testa contro il bordo dell'abitacolo.
Pardon?
J'en ai beaucoup , le tradusse.
Allora parli francese davvero! Batt le mani in un gesto
d'entusiasmo infantile e lo prese sottobraccio con fare posses-
sivo.
Vieni , ordin schioccando le dita allo stallone. La bestia
fece finta di non sentirla.
Viens ici tout de suite, Nuage! Batt il piede a terra.
Vieni qui subito, Nuvola!
Lo stallone fece finta di niente e continu a pascolare. Poi
con tutta calma si avvicin di fianco.
Please , gli chiese, e Michael uni le mani per aiutarla a
salire in groppa. Era molto agile e leggera.
Vieni su. L'aiut a montare sull'ampia groppa del caval
lo, dietro di lei. Gli prese una mano e se l'attir intorno alla
vita. La sua carne, sotto le dita di Michael, era soda ed egli ne
sentiva il calore attraverso gli abiti.
Tenez, attaccati , l'istru, e lo stallone prese a dirigersi
verso il limitare del campo, alla barriera d'accesso al castello.
Michael guard dietro la carcassa del Sopwith. Restava solo
il motore, legno e tela erano bruciati. Prov una fitta di rim-
pianto per la distruzione dell'apparecchio. Quanta strada ave-
vano fatto insieme.
Come ti chiami? gli chiese la ragazza al di sopra della
spalla.
Michael, Michael Courteney.
Michael Courteney , ripet per provare a pronunciarlo. E
poi: Io sono Mademoiselle Centaine de Thiry.
Enchant, Mademoiselle. Michael si interruppe per com-
porre la gemma successiva della sua conversazione scolastica
francese. E un nome strano, Centaine , disse, e la send irri-
gidirsi sotto le mani. Aveva usato la parola drole, ossia comico.
In fretta si corresse. Voglio dire, un nome eccezionale.
All'improvviso rimpianse di non aver studiato meglio il fran-
cese. Scosso e dolorante com'era, faceva fatica a concentfarsi
per cogliere le sue rapide spiegazioni.
Sono nata un minuto dopo mezzanotte del 1 gennaio
1900. Dunque aveva diciassette anni e tre mesi, era proprio
sulla soglia della femminilit adulta. Subito per ricord che,
quando era nato lui, sua mamma, di anni, ne aveva appena com-
piuti diciassette. Il pensiero lo rallegr tanto che bevve un altro
sorso dalla fiaschetta di Andrew
Mi hai salvato la vita! le disse allegro, aspettandosi che
scoppiasse in una bella risata. Invece la ragazza annu tutta se-
ria. Le emozioni di Centaine si stavano sviluppando rapida-
mente nella stessa direzione delle sue.
Il suo animale preferito, a parte lo stallone Nuage, era una
volta un bastardino che aveva raccolto in un fosso, pieno di
sangue e di brividi. L'aveva nutrito e coccolato, e l'aveva amato
fino a un mese prima, quando era morto sotto le mote di un
camion di tNppe che andavano al fronte. La sua morte aveva
lasciato un vuoto doloroso nell'esistenza della ragazza. Michael
era magrolino, e sotto tutti quei vestiti laceri, bNciacchiati e
infangati, sembrava che avesse addirittura sofferto la fame.
Ustioni a parte, ella avvertiva benissimo la durezza della prova
a cui lo sottoponeva la guerra. I suoi occhi erano di un meravi-
vlioso azzurro chiaro, ma ella vi lesse una sofferenza terribile,
e lui tremava e rabbrividiva proprio come il bastardino.
Si , disse con decisione, io ti protegger. s
Il castello era molto pi grande di quel che sembrava dal
cielo, e molto meno bello. La maggior parte delle finestre erano
rotte e sostituite con delle assi. I muri erano scheggiati dalle
granate, ma i crateri, nel parco circostante, erano gi ricoperti
dall'erba. La guerra, nell'autunno precedente, era passata di l,
e il castello era stato bersagliato dall'artiglieria nemica prima
che gli Alleati, con una grande controffensiva, riuscissero a ricac-
ciare i tedeschi di nuovo al di l delle alture.
La grande magione aveva un'aria triste e abbandonata, e Cen-
taine se ne scus. I servitori sono stati richiamati, e donne
e bambini sono scappati quasi tutti a Parigi o ad Amiens. Ormai
ci stiamo solo in tre. Si rizz sulla sella e grid in un'altra
lingua: Anna! vieni a vedere che cosa ho trovato!
La donna che usci dall'orto dietro la cucina era grassa e toz-
za, aveva il sedere di una giumenta e due grandi mammelle in-
formi sotto il grembiule infangato. La sua chioma scura, scre-
ziata di grigio, era raccolta a crocchia sulla testa, e il suo viso
era tondo e rosso come un rapanello. Le braccia, nude fino al
gomito, erano grosse e muscolose come quelle di un uomo e
piene di schizzi di fango. In mano aveva un mazzo di rape.
Cosa c', kleinjie... piccina?
Ho salvato un coraggioso pilota inglese, ma gravemente
ferito...
A me sembra che stia benissimo.
Anna, non far l'oca come sempre! Vieni ad aiutarmi. Biso-
gna portarlo in cucina.
Le due donne battibeccavano tra loro e, con sua grande sor-
presa, Michael si accorse di capire tutto quanto.
Non far mai entrare in casa un soldataccio, lo sai benissi-
mo, kleinjie! Non si mette un gattaccio di strada nello stesso
cestino della gattina...
Non un soldato, Anna, un aviatore.
S, infoiato come un gatto di strada!
Us la parola fris, e Centaine ribaet secca: Sei una vec-
chia disgustosa... Su, vieni ad aiutarmi!
Anna guard bene Michael e cedette, sia pure con qualche
riluttanza. Ha dei begli occhi, ma continuo a non fidarmi. Oh,
va bene, va bene, ma se fa tanto di...
Miao! fece Michael, aprendo bocca per la prima volta.
La sua virt non in pericolo con me, le do la mia parola.
Per quanto ella sia affascinante, signora, giuro che sapr con-
trollarmi.
Centaine si gir a guardarlo in faccia, e Anna fece due passi
indietro, poi scoppi a ridere.
Parla fiammingo!
Parli fiammingo! si uni all'accusa Centaine.
Non fiammingo. E afrikaans, l'olandese che si parla in
Sudafrica.
e fiammingo , disse Anna,, avvicinandosi di nuovo. E
tutti coloro che parlano fiammingo sono i benvenuti in questa
casa. Alz le braccia veeso Michael.
Sta' attenta , le disse in ansia Centaine. La spalla...
Salt a terra e in due aiutarono Michael a scendere, poi lo sor-
ressero fino alla porta della cucina.
In quella cucina una dozzina di chef avrebbero potuto pre-
parare un banchetto per met di mille: ma adesso vi ardeva so-
lo un fuocherello. Ci fecero sedere davanti Michael.
Va' a prendere un po' del tuo famoso unguento , ordin
Centaine, e Anna si allontan in fretta.
Sei fiamminga? domand Michael. Era felicissimo che la
barriera della lingua fosse crollata.
No, no. Centaine era occupatissima con un gran paio di
forbici, di cui si serviva per ripulirgli le ustioni sulla spalla
dai pezzi di camicia bruciacchiata che ancora vi aderivano. E
Anna che del nord: mi ha fatto da balia quando morta mia
madre, e adesso crede di essere mia madre e non solo una serva.
Mi ha insegnato la lingua da bambina. Ma tu dov' che l'hai
imparata?
Al mio paese la parlano tutti.
Ne sono contenta , disse, e a Michael non risult chiaro
il motivo perch i suoi occhi rimasero bassi, sulle ferite.
Ti aspettavo ogni mattina , le disse piano. Lo facciamno
tUtti, quando voliamo.
La ragazza non disse niente, ma egli vide le sue guance assu-
mere di nuovo quel magnifico colore rosato.
Ti chiamiamo l'angelo della fortuna, l'ange du bonheur.
Lei rise. Io ti chiamavo le petit jaune, il piccolo giallo.
Il Sopwith giallo... Michael ebbe un po' di batticuore. L'ave-
va notato, personalmente. La ragazza prosegui: Vi aspetto tut-
ti, al ritorno dalle missioni. Conto i miei pulcini, e spesso qual-
cuno non torna, soprattutto dei nuovi. Allora piango e prego
per loro. Ma tu e quello verde tornate sempre, e allora giOiSCo
Sei gentile , cominci Michael, ma Anna irruppe di nuo-
vo dalla dispensa, portando un mortaio di pietra puzzolente di
trementina, e l'urnore cambi.
Dov' pap? domand Centaine.
In cantina a governare le bestie.
Dobbiamo tenerle in cantina , spieg Centaine recandosi
all'imboccatura delle scale di pietra, se no i soldati ci rubano
i polli, le oche e perfino le vacche da latte. Ho dovuto penare
anche per tenermi Nuage.
Grid nel sottoscala. Pap! Dove sei?
Si udl una risposta in sordina, proveniente da sotto, e Cen-
taine grid ancora. Abbiamo bisogno di una bottiglia di co-
gnac. E qui il suo tono divenne ammonitore: Chiusa, pap.
Non per uso mondano, ma medicinale. Non per te, ma per un
ferito. To'!
Centaine lanci un mazzo di chiavi gi per le scale e pochi
minuti dopo, a passi pesanti, un irsuto pancione entr rumoro-
samente nella cucina cullando la bottiglia di cognac come un
neonato in Draccio.
Aveva i capelli folti e scuri di Centaine, ma erano screziati
di grigio e spettinati sulla fronte. Aveva anche grossi baffi a
punta incerati, sbalorditivi, e guard Michael dall'unico occhio
nero e luccicante. L'altro era coperto da una benda piratesca.
E questo chi ? domand.
Un aviatore inglese.
La grinta svan. Un commilitone , disse. Un compagno
d'arme, un guerriero, un altro nemico dei maledetti crucchi!
Sono pi di quarant'anni che non ne ammazzi uno, gli fece
notare Anna, senza alzar lo sguardo dalle bruciature di Michael,
ma egli la ignor e si fece avanti, allargando le braccia per ab-
bracciarlo, come un orso.
Attento pap, ferito.
Ferito! grid l'uomo. Cognac! come se le due parole
fossero in qualche arcano modo strettamente collegate. Trov
due grossi bicchieri di vetro e li piazz sul tavolo della cucina,
vi alit sopra denunciando che gli piaceva l'aglio, li puli con le
falde della giacca e infranse il sigillo di cera rossa della bottiglia.
Pap, guarda che tu non sei ferito , gli disse severa Cen-
taine, mentre l'uomo riempiva entrambi i bicchieri fino al-
I orlo.
Non insulterei mai un uomo dichiaratamente valoroso co-
stringendolo a bere da solo. Porse un bicchiere a Michael
Conte Louis de Thiry, al suo servizio, Monsieur
Capitano Michael Courteney, dei Royal Flying Corps.
A uotre sant, Capitaine!
A la votre, Monsieur le Cotte!
Ilconte bevve con palese soddisfazione, poi sospir, si puli
i magnifici baffi neri con il dorso della mano e parl ad Anna.
Procedi col tuo trattamento, donna.
Far male , avverti Anna, e per un attimo Michael pens
si riferisse al cognac, ma poi la donna prese una manciata di
unguento dal mortaio e gliela schiaff sulle ustioni.
Michael mugol e scatt in piedi, ma Anna lo fece sedere di
nuovo senza tanti complimenti, con una sola manona rossa e
callosa. t
Adesso bendalo , ordin quindi a Centaine, e, mentre la
ragazza eseguiva, il dolore sfum, e Michael si send pervadere
da una piacevole sensazione di tepore.
Sembra che faccia bene , ammise Michael.
Ma naturale , disse Anna con disinvoltura. Ilmio un-
guento cura tutto, dal vaiolo alle emorroidi.
Come il mio cognac , mormor il conte, riempiendo di
nuovo i bicchieri.
Centaine and alla cesta del bucato, che stava in mezzo al ta-
volone della cucina, e torn con una camicia stirata del conte.
Incurante delle proteste del padre, aiut Michael a infilarvisi.
Poi, mentre si occupava del suo braccio ferito, si udi rombare
un motore fuori delle finestre della cucina e Michael vide bale-
nare una faccia conosciuta a bordo di una motocarrozzetta al-
trettanto conosciuta, che con una derapata fren sparando un
getto di ghiaia.
Ilmotore tossicchi e si ferm. Nel silenzio una voce agi-
tata grid: Michael, ragazzo mio, dove sei?
La porta si apri di scatto e irruppe Lord Andrew Killigerran
col suo tam o' shanter in testa, subito seguito da un giovane uf-
ficiale con l'uniforme del Royal Medical Corps. Grazie a Dio
eccoti qua. Non farti prendere dal panico, ti ho portato il se-
gaossa... Andrew spinse avanti il dottore e poi con sollievo,
ma un tantino piccato, disse: Ma vedo che te la stai cavando
benissimo anche senza di noi. Ho fatto irruzione nell'ospedale
da campo locale, ho sequestrato questo dottore con la pistola
in pugno... mi stavo mangiando il cuore per te, e ti trovo col
bicchiere in mano e...
Andrew si interruppe e guard Centaine per la prima volta,
dimenticandosi all'istante tutte le sue preoccupazioni per Mi-
chael. Si tolse immediatamente il berretto. E vero! decla-
m in un perfetto e sonoro francese, arrotando la erre nel modo
pi gallico. Esistono gli angeli in terra!
Va' immediatamente in camera tua, bambina mia , berci
Anna, mentre il suo volto assumeva il cipiglio dei dragoni a
guardia delle pagode cinesi.
Non sono una bambina , le disse Centaine con un'espres-
sione altrettanto feroce, poi, riatteggiandola ai vezi consueti,
torn a rivolgersi a Michael. Perch ti chiama ragazzo? Si ve-
de benissimo che hai pi anni di lui!
E scozzese , le spieg Michael, gi punto dalla gelosia, e
gli scozzesi sono tutti matti. Ha anche moglie e quattro figli...
E una schifosa menzogna , protest Andrew. Ammetto
i figli, poveri mocciosetti... ma la moglie non ce l'ho, proprio
non ce l'ho!
Ecossais , mormor il conte. Grandi guerrieri e gran
bevitori. Quindi, in un inglese passabile: Posso offrirle un
CQgnac, Monsieur? Stavano creando una babele di lingue, pas-
sando dall'una all'altra a met frase.
Qualcuno mi presenter a questo faro e campione tra gli
uomini, acci che io possa accettare la sua generosa offerta?
Le Comte de Thiry, ho l'onore di presentarle Lord Andrew
Killigerran. Michael indic l'uno all'altro e i due si strinsero
la mano.
Tiens! Un genuino milord inglese.
Scozzese, amico mio, c' una bella differenza. Alz il bic-
chiere al conte. Incantato, parola mia. E questa bellissima gio-
vane sua figlia? La somiglianza... splendida...
Centaine , si intromise Anna. Porta in stalla il cavallo e
governalo.
Centaine la ignor e sorrise ad Andrew. Ilsorriso fece svani-
re perfino le preoccupazioni di Michael, che si mise a fissarla,
colpito dalla trasfigurazione che esso operava in lei. Sembrava
splenderle sottopelle come una lampada d'alabastro, le accen-
deva i denti e le faceva brillare gli occhi come un raggio di sole
in un vaso di cristallo contenente miele scuro.
Sar meglio dare un'occhiata al nostro paziente , ruppe
l'incanto il giovane medico dell'esercito, facendo un passo avan-
ti per disfare il bendaggio di Michael. Anna comprese il gesto,
se non le parole, e rapida si intromise con la sua notevole massa.
Gli dica che se tocca il mio lavoro gli rompo un braccio.
Il tuo intervento non gradito, temo , gli disse Michael.
Prendi un cognac , lo consol Andrew. Non affatto
cattivo. Niente affatto cattivo.
Lei proprietario terriero, milord? chiese il conte ad
Andrew con finezza. Certamente, vero?
Bien sir... Andrew fece un ampio gesto del braccio, evo-
cando migliaia di ettari, e contemporaneamente ponendo il bic-
chiere vuoto nel raggio d'azione del conte che, dopo aver ver-
sato il cognac al dottore, torn a riempire anche il suo. Andrew
insist: Naturalmente. Le propriet di famiglia... Lei com-
prende...
Ah! L'unico occhio del conte brill nel posarsi sulla
figlia. E la sua povera moglie l'ha lasciato con quattro mar-
mocchi? Non aveva compreso chiaramente le battute di poco
prima.
Mente marmocchi n moglie, mio spiritoso amico , disse
Andrew additando Michael. E lui che scherza sempre. Scher-
zacci inglesi.
Ah! Scherzi inglesi! Il conte sghignazz e stava per allun-
gare una pacca sulla spalla a Michael, che fu salvato dall'inter-
vento tempestivo di Centaine.
Attento pap, ferito.
Restate tutti a pranzo , dichiar il conte. Vedr milord,
mia figlia una delle migliori cuoche della regione.
S, con un po' di aiuto brontol Anna, disgustata.
Sar il caso che me ne torni subito all'ospedale , disse il
dottore, un po a disagio. Qua mi sento alquanto superfluo.
Ma se siamo appena stati invitati a pranzo , l'inform An-
drew. Finisci con calma il tuo cognac.
Be', allora resto , cedette senza troppe difficolt il dot-
tore.
E necessario scendere in cantina , dichiar il conte.
Pap... cominci, minacciosa, Centaine.
Abbiamo ospiti! Il conte le sventol davanti agli occhi
la bottiglia vuota di cognac, ed ella alz le spalle rassegnata.
Milord, mi far l'onore di assistermi nella scelta di rinfre-
schi adatti?
Onoratissimo, Monsieur le Comte.
Mentre Centaine guardava la coppia discendere sottobraccio
le scale che portavano in cantina, aveva una luce pensosa negli
occhi.
E un bel tipo il tuo amico. ma molto leale. E corso
in tuo aiuto, e guarda come ha subito stregato mio padre.
Michael rest colpito dall'intensit del proprio risentimento
contro Andrew in quella circostanza. Ha sentito l'odore del
cognac , mugugn. E l'unica ragione per cui venuto.
E vera la storia dei quattro bambini? domand Anna.
E la madre? Aveva avuto le stesse difficolt del conte a se-
guire la conversazione.
Quattro madri , le spieg Michael. Quattro bambini,
quattro madri diverse.
E un poligamo! esclam Anna, disgustata e sbalordita.
La faccia le divent ancor pi rossa del solito.
No, no , la rassicur Michael. Ha ben sentito, nega. t
uomo d'onore, e non farebbe mai una cosa del genere. No, non
ha mai sposato nessuna delle quattro. Michael non provava il
minimo rimorso. Gli serviva un'alleata in famiglia, ma proprio
in quella la coppia riemerse tutta contenta dalla cantina, carica
di bottiglie scure.
E la grotta di Aladino , gioiva Andrew. Il conte si che
se ne intende! Mise una mezza dozzina di bottiglie sulla ta-
vola davanti a Michael. Guarda qua! Trent'anni di invecchia-
mento, mica un giorno! Poi guard l'amico negli occhi. Hai
un aspetto orribile, vecchio mio. Sembri il ritratto della morte.
Grazie , gli disse Michael, sogghignando. Sei davvero
gentile.
Preoccupazione fraterna. E naturale... Andrew stava ar-
meggiando per stappare una delle bottiglie. Abbass la voce in
un mormorio di complicit. Perdio, che schianto! Guard
dall'altra parte della cucina, dove le donne erano al lavoro so-
pra un gran pentolone di rame. Meglio sentir lei che sentir
freddo ai piedi, non ti pare?
Il risentimento di Michael per Andrew divenne odio attivo.
Giudico questa tua frase quanto mai ributtante , disse. Par-
lare cos di una fanciulla tanto bella, tanto innocente, tanto...
tanto... Michael rest senza parole, mentre Andrew lo rimi-
rava con la testa inclinata da un lato, stupefatto.
Michael, ragazzo mio, questo molto peggio di qualche
bruciatura e ammaccatura, temo... avrai bisogno di cure inten-
sive... Riempi un bicchiere. Per cominciare ti prescrivo una
dose generosa di questo eccellente chiaretto!
All'altro capo del tavolo,, il conte aveva aperto un'altra
bottiglia e riempiva il bicchiere al dottore.
Facciamo un brindisi! grid. Abbasso i dannati cruc-
chi!
A bas les boches! gridarono all'unisono, e, appena tracan-
nato il bicchiere, il conte si indic l'occhio coperto dalla pezza
nera.
Sono stati loro a Sedan nel 1870. Si son presi il mio oc-
chio, ma l'hanno pagato caro, quei diavoli! Sacr bleu, come
combattemmo! Tigri fummo, tigri...
Gatti tigrati... grid Anna dall'altra parte della cucina.
Tu non sai nulla di guerre e battaglie! Questi giovani pro-
di, loro si che capiscono! E io bevo a loro! Lo fece in abbon-
danza e poi chiese: Allora, quand' che si mangia?
Era un saporito stufato di prosciutto, salsiccia e ossi buchi.
Anna lo servi in ciotole dal pentolone al tavolo, su cui frattanto
Centaine disponeva pagnotte freschissime.
E ora ditemi, come va la battaglia? domand il conte
spezzando il pane e intingendolo nella ciotola. Quando finir
questa guerra?
Non roviniamo questo buon pranzo , cambi discorso
Andrew; ma, coi baffi coperti di briciole, il conte insistette.
G sar un altra offensiva alleata?
Si, a ovest, ancora sulla Somme. E laggi che cercheremo
di sfondare le linee tedesche. Era Michael a rispondere: par-
l con tranquilla autorit, guadagnandosi immediatamente l'at-
tenzione di tutti. Perfino le due donne si allontanarono dalla
stufa e vennero a sedersi a tavola. Centaine si accomod sulla
panca accanto a Michael, rivolgendogli uno sguardo serio nello
sforzo di seguire la conversazione in inglese.
Come fa a saperlo? gli chiese il conte.
Ha uno zio generale , spieg Andrew.
Un generale! Il conte guard Michael con nuovo inte-
resse. Centaine! Non vedi che il nostro ospite in difficol-
t? E, mentre Anna brontolava sulle spine, Centaine si pieg
sulla ciotola di Michael e gli tagli la carne a pezzetti si che po-
tesse mangiare con una mano sola.
Avanti! Continui! insisteva il conte. Che succeder
poi?
Il generale Haig piegher sulla destra e stavolta riuscire-
mo a tagliare le comunicazioni ai tedeschi e a chiuderli in una
sacca...
Ah! Allora qui saremo al sicuro! Il conte prese la bot-
tiglia di vino, ma Michael scosse la testa.
Purtroppo ho paura di no, almeno non del tutto. Questa
parte del fronte sar affidata a truppe di riserva; dove ora c'
un reggimento ci sar soltanto un battaglione... tutte le truppe
disponibili saranno utilizzate per la nuova offensiva sulla Som-
me...
Il conte parve allarmato. E una follia criminale... certo i
tedeschi contrattaccheranno qui per cercare di ridurre la pres-
sione sulla Somme...
Non sfonderanno da questa parte? chiese ansiosa Cen-
taine, guardando involontariamente fuori delle finestre della cu-
cina. Da dove erano seduti, si vedevano le colline all'orizzonte.
Michael esit. Oh, sono sicuro che riusciremo a resistere
abbastanza a lungo... specialmente se l'attacco sulla Somme riu-
scir bene e in fretta come si prevede. In tal caso la controf-
fensiva qui sar alleviata dalla pressione alleata sulle retrovie
tedesche.
Ma se la battaglia prosegue pi del previsto sulle posizioni
originarie? gli chiese piano Centaine in fiammingo. Per una
ragazza, che oltretutto parlava maluccio l'inglese, aveva colto il
nocciolo del problema. Michael tratt con rispetto la sua do-
manda, rispondendole in afrikaans come avrebbe risposto a un
uomo.
Allora saremo nei pasticci, soprattutto se l'Unno avr la
superiorit aerea. Potremmo riperdere le alture. Si interrup-
pe e si accigli. Sarebbe necessario chiedere rinforzi... e forse
ritirarsi fino ad Arras.
Arras! esclam Centaine. Ci significa... Non fini, ma
guard la propria casa come se gi si trattasse di dirle addio.
Arras era lontana.
Michael ann. Una volta che inizi l'attacco, voi qui sarete
in grave pericolo. Sarebbe molto meglio abbandonare il castel-
lo e sfollare a sud, ad Arras o addirittura a Parigi.
Giammai! grid il conte, tornando al francese. Un de
Thiry non batte mai in ritirata.
Tranne che a Sedan , brontol Anna, ma il conte non si
degn di prestarle orecchio.
Star qui, sulla mia terra avita. Indic il vecchio fucile
chassepot appeso al muro della cucina. E l'arma che portavo
a Sedan. Il crucco impar allora a temerla. Imparer nuovamen-
te la lezione. Louis de Thiry gliela insegner ancora!
Courage! grid Andrew. Brindo a lei! Al valore fran-
cese e al trionfo delle vostre armi.
Naturalmente il conte dovette ricambiare con un brindisi
al generale Haig e ai nostri prodi alleati britannici .
Il capitano Courteney sudafricano , fece notare Andrew.
Bisognerebbe brindare anche a loro.
Ah! riprese entusiasta il conte, in inglese. Al genera-
le... com' che si chiama il generale suo zio? Al generale Sean
Courteney e ai suoi bravi sudafricani.
Questo gentleman , prosegui Andrew indicando il dotto-
re che ormai ciondolava, leggermente strabico, sulla panca ac-
canto a lui, ufficiale medico del Royal Medical Corps. Gran
corpo, la Sanit, e pienamente meritevole di un nostro brin-
disi.
Al Royal Medical Corps! non si fece pregare il conte, e
tese la mano per prendere il bicchiere. Ma, prima che riuscisse
a ghermirlo, una specie di burrasca scosse il vino rosso entro i
bordi del cristallo. Il conte si immobilizz e tutti alzarono la
testa.
Anche i vetri delle finestre cominciarono a vibrare, e quindi
a un tratto si sent il rombo dei cannoni da nord. Ancora una
volta l'artiglieria tedesca spazzava le colline, abbaiando e ulu-
lando come una muta di cani selvatici, e tutti si misero ad ascol-
tare in silenzio, immaginando senza fatica la sofferenza e la di-
sperazione dei soldati in trincea, al freddo tra il fango e i pidoc-
chi, a pochi chilometri da quella tiepida cucina dove ci si stava
riempiendo la pancia di buon cibo e buon vino.
Andrew alz il bicchiere e disse piano: Ai poveri diavoli
delle trincee. Che possano resistere . E stavolta perfino Cen-
taine bevve un sorso dal bicchiere di Michael, e gli occhi scuri
le si bagnarono di lacrime.
Mi scoccia fare il guastafeste , disse il giovane dottore al-
zandosi un po' barcollante, ma quel bombardamento per me
come la sirena per gli operai. Devo andare al lavoro, saranno
gi in arrivo le ambulanze.
Michael cerc di alzarsi insieme a lui, ma dovette attaccarsi
subito al tavolo. Vorrei ringraziarla, signor conte , cominci
in tono formale, della sua gentilezza... Si impappin e do-
vette ripetere la parola, ma aveva la lingua troppo impastata e
dimentic il discorsetto. Saluto in sua figlia, Mademoiselle
de Thiry, l'ange du bonheur... Gli cedettero le ginocchia e
svenne.
E ferito! grid Centaine, balzando in piedi e riuscendo
a prenderlo al volo sotto l'ascella. Aiutatemi! chiam. An-
drew si affrett a soccorrerla e in due sorressero Michael fino
alla porta della cucina.
Attenzione al braccio ferito , ansim Centaine, curva sot-
to il peso, mentre cercavano di sistemare Michael sul sidecar.
Non facciamogli male! Michael si abbandon sul carrozzino
con un sorriso beato sul viso incosciente.
Mademoiselle, stia tranquilla! E al di l di ogni dolore, il
fortunello. Fece il giro per mettersi al manubrio della moto.
Aspettami! grid il dottore. Sorreggendosi a vicenda, lui
e il conte attraversarono vacillando la soglia e scesero incespi-
cando i tre o quattro gradini.
Salta su , l'invit Andrew. Al terzo tentativo riusci a far
partire il motore della moto. L'Ariel si avvi con un rombo e
uno sbuffo di fumo azzurrino. Il dottore si arrampic dietro di
lui mentre il conte infilava in tasca ad Andrew una delle due
bottiglie di chiaretto rimaste.
Contro il freddo , spieg.
Lei un principe tra gli uomini. Andrew lasci la fri-
zione e l'Ariel si lanci in una curva strettissima.
Badi a Michael! grid Centaine.
Le mie verze! grid Anna, mentre Andrew tagliava per
ltorto.
A bas les boches! url il conte, bevendo furtivamente
un altro sorso dalla bottiglia di chiaretto che gli era rimasta in
mano, prima che Centaine potesse co&argliela e tornare ad
alleggerirlo delle chiavi della cantina.
Al termine della lunga discesa che portava gi dal poggio
del castello, Andrew fren la motocarrozzetta e a una velocit
pi umana si un alla patetica processione che dalle alture stava
scendendo, per quella strada, verso le retrovie.
I furgoni del macellaio , come venivano chiamate irrispet-
tosamente le ambulanze, erano stracarichi di feriti, vittime del
rionovato bombardamento tedesco. Sobbalzavano tra una poz-
zanghera e l'altra, con le barelle di tela che saltavano a ogni col-
po sul pianale di carico scoperto. Dalle barelle superiori il san-
gue dei feriti colava addosso a quelli di sotto.
Ai margini della strada piccoli gruppi di feriti in grado di
camminare si dirigevano a passo strascicato e sorreggendosi a
vicenda verso l'ospedale da campo. Avevano buttato via da un
pezzo i fucili, improvvisavano bendaggi con le falde dei c F
potti o le camicie sporche, e avevano facce bianche come len-
zuoli, occhi senza espressione. Si muovevano come automi, al
di l del bene e del male.
Mentre la sbornia gli svaniva in fretta, il dottore salt gi dal
sellino e scelse in quella corrente i feriti pi gravi. Li fece sa-
lire sulla moto, uno al suo posto, uno sul serbatoio della ben-
zina davanti ad Andrew, e altri tre sul sidecar vicino a Michael.
Si mise quindi a trotterellare accanto all'Ariel sovraccarica,
spingendola fuori delle pozze di fango: e quando, dopo due
chilometri, arrivarono all'ospedale da campo, era completamen-
te lucido. Per i bisogni della Sanit era stata requisita una
fila di casette all'ingresso del villaggio di Mort Homme. Il dot-
tore aiut i feriti a scendere dalla moto e poi si rivolse ad
Andrew.
Grazie, avevo proprio bisogno di un po' di svago Poi die-
de un'occhiata a Michael ancora svenuto sulla carrozzetta. At-
tenzione. Non si pu andare avanti indefinitamente cosi.
Michael solo un po' sbronzo, ecco tutto.
Ma il dottore scosse la testa. Stress da combattimento.
Shock da bombe. Ancora non se ne sa molto, ma sembra che
vi sia un limite ben preciso a quello che 'sti poveri disgraziati
possono sopportare. Quanto tempo che vola senza licenze?
Tre mesi?
Star benissimo , disse fiero Andrew. Lo superer.
Mise una mano protettiva sulla spalla ferita di Michael, ricor-
dando che l'ultima licenza se l'era presa sei mesi prima
Lo guardi un po'. Ci sono tutti i sintomi. E magro come
un chiodo , prosegu il dottore, non fa che sussultare e rab-
brividire Quegli occhi! Scommetto che a volte si comporta in
modo irrazionale... improvvise depressioni alternate a euforie,
mi sbaglio?
Andrew annu con riluttanza. Un momento chiama il ne-
mico razza di vermi e mitraglia i piloti superstiti degli appa-
recchi tedeschi, e un attimo dopo li definisce valorosi e nobili
swersari... la settimana scorsa ha preso a cazzotti un novellino
che aveva chiamato i tedeschi crucchi...
Eroismi pazzeschi?
Andrew ricord l'attacco del mattino ai palloni frenati, ma
non rispose alla domanda.
Che cosa si pu fare? domand, scoraggiato.
Il dottore sospir, alz le spalle e gli porse la mano. Addio
e buona fortuna, maggiore. Mentre se ne andava, gi si toglie-
va il cappotto e si tirava su le maniche.
All'entrata del frutteto, poco prima che raggiungessero il
campo dello stormo, Michael si ridest dal suo torpore all'im-
provviso e, con tutta la solennit di un giudice che pronunci una
condanna a morte, dichiar: Sto per vomitare .
Andrew ferm la moto sul ciglio della strada e gli resse la
testa.
Tutto quel buon chiaretto , lament. Per non parlare
del cognac Napolon. Ah, se solo si fosse potuto tenerne un
po' per dopo!
Sgravatosi rumorosamente, Michael risali ciondolando sul si-
decar e disse, con altrettanta solennit: Ti informo che mi so-
no innamorato , dopo di che la testa gli cadde sul petto e perse
conoscenza un'altra volta.
Andrew sedette al manubrio dell'Ariel e coi denti stspp la
bottiglia di chiaretto. e giocoforza brindare. Beviamo al tuo
vero amore. Porse la bottiglia alla sagoma esanime abbando-
nata sulla carrozzetta. Ma come, non ti interessa?
Bevve da solo e, riabbassando il gomito, cominci irrefrena-
bilmente a piangere. Cerc di ricacciar gi le lacrime, non pian-
geva da quando aveva sei anni, e poi gli tornarono in mente k
parole del dottore: comportamento irrazionale : il pianto
lo inond. Le lacrime che pi non cercava di trattenere gli
scorsero gi per le guance, e non se le asciug nemmeno. Se ne
rimase curvo sulla moto, scosso da un dolore silenzioso.
Michael, ragazzo mio , sussurrava. Che ne sar di noi?
Siamo condannati, non c' speranza per noi, Michael, non ce
n' per nessuno. Si copr la faccia con le mani e pianse come
se gli Si fosse spezzato il cuore.
Michael si svegli sentendo tintinnare il vassoio di Biggs
Si rizz a sedere sulla branda borbottando, anzi ci prov;
perch subito il dolore delle ustioni lo ricacci gi di nuovo.
Che ora , Biggs?
Sette e mezza di una bella mattina di primavera.
Biggs, per l'amor di Dio, perch non mi hai svegliato? Ho
perso il pattugliamento del mattino...
Signorn che non l'abbiamo perso... mormor tutto con-
tento Biggs. Siamo stati lasciati a terra.
Lasciati a terra?
Per ordine di Lord Killigerran. A terra fino a nuovo ordi-
ne, signore. Biggs mise lo zucchero nella cioccolata e mescol.
Ed era anche ora, secondo me, signore. Volavamo da trenta-
sette giorni filati.
Biggs, perch sto cos male?
Secondo Lord Killigerran... 'siamo stati vittime di un tre-
mendo attacco da parte di una bottiglia di cognac', signore.
S, ma prima , cominci a ricordare Michael, ccho spiac-
cicato a terra la vecchia tartaruga volante...
Spalmata su tutta la Francia come burro sul pane tostato,
signore.
Ma li abbiamo sbattuti gi, Biggs!
Gi, tutti e due, signore!
Il banco paga, spero e confido... non hai perso i tuoi soldi,
eh Biggs?
Grazie a lei, signore, ho azzeccato una bella accoppiata.
Biggs tocc l'altra roba sul vassoio della colazione. Ecco la
sua vincita... C'era una mazzetta di banconote. Tre a uno,
signore, pi la sua puntata.
Hai diritto alla commissione del dieci per cento, Biggs.
Possino benedirlo, signore. Due delle banconote spari-
rono magicamente in tasca a Biggs.
E adesso, Biggs... cos'altro c' qua?
Quattro aspirine, signore... coi complimenti del maggiore.
E in volo, naturalmente. Michael inghiott grato le pa-
stiglie.
Naturalmente signore. Decollassero all'alba.
Chi gli sta all'ala?
Il signor Banner, signore.
Un pivello , mugugn Michael.
Lord Andrew se la caver, non si preoccupasse, signore.
Ma s, certo. E cos' 'sta roba?
Le chiavi della moto di Lord Killigerran, signore. Dice di
salutarci il caro conte... non so chi , ma lui mi ha detto di
dirci cos... e di... 'porgere i sensi della sua devota mirazione'...
alla segnorina
Biggs... le aspirine avevano fatto il miracolo, Michael si
send di colpo leggero, spensierato e gaio. Le ustioni non gli fa-
cevano pi male, e neppure la testa. Biggs , ripet, tira
fuori la mia roba migliore, e fammi brillare l'aquilotto e gli
stivali. Leccali, se necessario!
Biggs gli lanci un sorriso appassionato. Facciamo il filo a
una, signore?
E proprio quello che facciamo, Biggs, proprio quello che
facciamo.
Centaine si svegli nel buio e si mise ad ascoltare i cannoni.
La terrorizzavano. Sapeva che non si sarebbe mai abituata a
quella tempesta bestiale e insensata che distribuiva cos imper-
sonalmente morte e terribili ferite, e le tornarono in mente i
mesi di fine estate dell'anno precedente, allorch per un breve
periodo il castello era stato a tiro delle batterie tedesche. Al-
lora avevano abbandonato i piani superiori e si erano rifugiati
nei sottoscala. Ormai i servitori erano sfollati da un pezzo, tran-
ne Anna, certo, e la stanzetta che ora occupava Centaine era
quella di una delle cameriere.
Tutto il loro tenore di vita era drasticamente cambiato da
quando li aveva investiti l'uragano della guerra. Bench non
avessero mai vissuto in grande stile come altre famiglie aristo-
cratiche della regione, vi erano sempre state cene e feste in casa
loro, accudite da venti servitori; ma adesso la loro esistenza era
diventata semplice quasi come quella dei loro servi prima della
guerra.
Centaine salt gi dal letto in camlcia da notte e corse per
lo stretto corridoio di pietra a piedi nudi. In cucina, Anna era
accanto alla stufa e la stava caricando con legna di rovere.
Stavo per venire a svegliarti con un secchio d'acqua fred-
da , le disse, brusca, e Centaine la abbracci e la baci finch
non sorrise. Poi si sedette davanti alla stufa per scaldarsi.
Anna vers dell'acqua bollente nel grosso catino di rame sul
pavimento, e quindi ne aggiunse di fredda. Forza, Mademoi-
selle , ordin.
Oh, Anna, devo proprio?
Muoviti!
Con riluttanza Centaine si alz la camicia da notte sul capo
e rabbrividi mentre il freddo le ricopriva il corpo di pelle d'oca,
fin sulle naticuzze tonde.
Sbrigati. Entr nel mastello e Anna si inginocchi davan-
ti a lei bagnando una pezza. I suoi movimenti erano meccanici
e spassionati, la strigliava dalle spalle alla punta delle dita, ma
non riusciva a celare l'amore e l'orgoglio che provava per la
ragazza e che le addolcivano il brutto viso rosso.
La ragazzina era fatta benissimo, bench forse seni e poste-
riore fossero un po' troppo piccoli: Anna meditava di riempir-
glieli con una buona dieta sostanziosa, quando ci fosse tornato
possibile. La sua pelle era di un colore liscio e burroso, dove
il sole non l'aveva toccata, mentre l dove invece era arrivato
essa tendeva ad assumere una colorazione bronzea e scura che
Anna disapprovava vivamente.
Quest'estate dovrai portare guanti e maniche lunghe , la
redargui. L abbronzatura non si addice alle signore.
Dai, sbrigati, Anna. Centaine si stringeva le braccia al
petto insaponato, rabbrividendo, e Anna gliele alz a una a una
fregando i folti cespugli neri e ricci sottostanti. I rivoli di schiu-
ma le scorrevano gi per i fianchi snelli dove erano evidenti i
solchi delle costole.
Ehi, fa' piano , piagnucol Centaine. Anna esamin i suoi
arti con occhio critico: erano dritti e lunghi, bench troppo
forti per una signora. Colpa di tutte quelle cavalcate, quelle
corse, quelle passeggiate. Anna scosse la testa.
Cosa c', adesso? le chiese Centaine.
Sei dura come un ragazzo, hai il ventre troppo muscoloso
per far figli , rispose Anna, fregandola con la pezza insaponata.
Ouch!
Sta' ferma... non vorrai puzzare come un caprone, vero?
Anna, ti piacciono gli occhi azzurri? Anna grugni, aven-
do intuito dove andava a parare la conversazione.
Di che colore avr gli occhi il bambino se la mamma li ha
castani e il pap ha dei begli occhi azzurri?
Anna le frust le chiappe con la pezza bagnata. Adesso ba-
sta. A tUO padre certi discorsi non piacerebbero.
Centaine non prese sul serio la minaccia. Prosegui con aria
sognante. Come sono coraggiosi gli aviatori, eh, Anna? De-
vono essere i pi coraggiosi di tutti. Divent impaziente.
Forza, Anna, se no non far in tempo a contare i miei pul-
cini...
Balz fuori dal mastello, spargendo gocce dappertutto, men-
tre Anna l'avvolgeva in una salvietta scaldata sulla stufa.
Dai, che c' gi luce fuori.
Torna subito , le ordin Anna. Oggi abbiamo un sacco
ti cose da fare. Tuo padre ci ha quasi affamato, con la sua ge-
nerosit fuori posto.
Bisognava assolutamente invitare a pranzo i giovani eroi
dell'aria.
Centaine si vesd. Poi si chin ad allacciarsi gli stivali.
Non perderti nel bosco come al solito...
Uffa, piantala, Anna , sbuff Centaine, lanciandosi gi dal-
la scala.
Torna immediatamente! le grid dietro Anna.
Nuage la sent arrivare e nitrl. Centaine gli lanci le braccia
al collo e gli baci le froge grige e vellutate.
Bonjour, my darling. Aveva rubato due zollette di zuc-
chero sotto il naso ad Anna e adesso le diede a Nuage, che le
inond la mano di acquolina. La ragazza si pul il palmo gron-
dante sul collo dell'animale e gli volt le spalle per prendere la
sella. Lo stallone le diede una musata in mezzo alla schiena. Ne
voleva ancora.
Fuori era buio e faceva freddo. Spron lo stallone al piccolo
galoppo, mentre il volto, sferzato dall'aria pungente, le si ar-
rossava, e gli occhi cominciavano a lacrimarle. Sulla cima del
poggio fece impennare lo stallone e si ferm in attesa, guar-
dando il cielo livido dell'alba, che all'orizzonte stava tiventan-
do del colore di un'arancia matura. Alle sue spalle, invece, l'al-
ba artificiale delle cannonate impallidiva, contro i cieli neri del-
la notte che fuggiva. Centaine si mise ad aspettare i velivoli.
Ne distinse il rombo lontano sopra quello dei cannoni, ed ec-
coli evoluire salendo nell'oro dell'alba, fieri, agili e belli come
falchi. Come sempre, il polso prese a pulsarle violentemente,
ed ella si rizz in piedi sulle staffe a salutarli.
In testa volava l'aereo verde dello scozzese pazzo, con le sue
insegne di vittoria. Alz ambo le mani sopra la testa.
Andate con Dio... e tornate sani e salvi! grid. Era il suo
solito saluto, e vide il lampo dei denti bianchi sotto il ridicolo
copricapo che, l'aveva appreso il giorno prima, si chiamava tam
o' shanter. La macchina di giada ebbe un frernito d'ali; il pilota
rispondeva al suo saluto; ed ecco che gi era andata via, si era
tuffata all'ins nelle plumbee nubi che sovrastavano le linee te-
desche. Ben presto gli altri aerei della squadra, in formazione di
combattimento, seguirono il comandante, e la ragazza rest sola,
in preda a un terribile senso di sconforto.
Ah, perch non sono un uomo? grid forte. Perch
non posso essere con voi!? Erano gi tutti fuori vista. Fece
girare Nuage e scese gi dal poggio.
Moriranno tutti quanti , pens. Tutti gli uomini giova-
ni e forti e belli... e a noi resteranno soltanto i mutilati, i vec-
chi e i brutti. Il rombo delle cannonate parve voler confer-
mare la sua apprensione. Io vorrei... oh, io vorrei... disse
forte, e lo stallone rizz le orecchie per sentire, ma ella non
prosegu. Infatti non sapeva neppure lei cosa voleva. Sapeva
soltanto che nel suo cuore vasto e bramoso di chiss che, c'era
un vuoto, un vuoto che agognava d'esser riempito; e anche
una terribile sofferenza per i dolori del mondo. Lasci andare
Nuage dove voleva, e lo stallone si mise a pascolare nel piccolo
prato dietro al castello. Lo liber della sella e si avvi, portan
dosela in spalla, verso la scuderia.
Suo padre era seduto in cucina ed ella lo baci distrattamen
te. La benda nera sull'occhio gli dava un'aria piratesca; l'altro
era Iniettato di sangue, e il viso baffuto era pieno di rughe e
pieghe come quello di un cane da caccia. Ilconte puzzava d'aglio
e di vino.
Come al solito, lui e Anna stavano discorrendo confidenzial
mente. Centaine si sedette a tavola davanti a suo padre e prese
in mano la scodella di caffellatte, chiedendosi oziosamente se i
due fossero amanti. Subito dopo si diede dell'ingenua e si do
mand come aveva fatto a non pensarci prima.
Da buona ragazza di campagna, i misteri della procreazione
non erano tali per lei. Andava sempre a vedere, nonostante le
proteste di Anna, quando le giumente di tutta la regione circo
stante venvano portate da Nuage. Era l'unica in grado di trat-
tenere il grande stallone bianco quando aveva fiutato la giumen-
ta, e di calmarlo quanto bastava per consentirgli di fare il suo
dovere senza ferire n se stesso n la sua bella.
Applicando la pura e semplice logica, era pervenuta alla
conclusione che anche uomini e donne dovessero fare all inur
ca cos. Quando l'aveva domandato ad Anna, costei aveva mi
nacciato dapprima di raccontare tutto a suo padre, e poi di la
varle la bocca col sapone di Marsiglia. Con pazienza Centaine
aveva insistito finch Anna, con un preoccupato sussurro, non
aveva confermato i suoi sospetti, guardando di sottecchi il con
te, all'altro capo della tavola di cucina, come Centaine non l'ave
va mai vista fare. All'epoca non aveva capito il significato di
quello sguardo, ma adesso s.
Guardandoli discorrere e ridere assieme, tutto tornava a po-
sto... quelle volte che, destandosi dopo un incubo, era corsa in
camera di Anna a farsi consolare e non l'aveva trovata... quella
volta che misteriosamente aveva rinvenuto una forcina di Anna
nel letto di pap... E soltanto la settimana prima Anna era ve-
nuta su dalla cantina, dopo aver aiutato il conte a pulire le im-
provvisate stalle degli animali, con delle pagliuzze appiccicate
sulla schiena e sulla crocchia di capelli grigi.
La scoperta in qualche modo parve accrescere il senso di de-
solazione e di vuoto di Centaine. Si sentiva davvero sola ormai,
isolata e senza scopo, vuota e dolente.
Esco , disse, saltando in piedi.
Ah no , le tagli la strada Anna. Dobbiamo procurarci
qualcosa da mangiare in questa casa, visto che tuo pap ha dato
via tutto; e tu dovrai aiutarmi, Mademoiselle.
Centaine, per, doveva assolutamente andarsene, star sola,
per combattere questa nuova e terribile desolazione del suo spi-
rito. Agilmente pass sotto il braccio proteso di Anna e schizz
fuori della cucina.
Sulla soglia incontr la persona pi bella che avesse mai visto
in vita sua.
Portava stivali scintillanti e pantaloni da cavaliere immaco-
lati, di una gradazione pi chiari della giacca kaki dell'uniforme.
La vita sottile era stretta da un magnifico cinturone di cuoio e
ottone lustro, da cui partiva una fascia diagonale che faceva
sembrare ancora pi larghe le spalle. Al bavero, il distintivo
dell'aviazione hrillava cromaticamente tra lusstrini multicolori e
sulle spalline occhieggiavano le insegne del grado, e il berretto
era sistemato di traverso, nella maniera sgherra che solo i piloti
veterani avevano il diritto di adottare, sopra i suoi impossibili
occhi cerulei.
Centaine dovette fare un passo indietro e si mise a fissarlo
Torreggiava su di lei come un giovane iddio, ed ella prov al
l'improvviso una sensazione del tutto nuova. La pancia sembr
trasformarlesi in gelatina, gelatina bollente, pesante come piom-
bo fuso che scorreva in basso, tra le gambe, talch faceva fatica
perfino a rimanere in piedi. Penava mokissimo anche a respi-
rare.
Mademoiselle de Thiry. Quell'immagine di splendore
marziale parlava anche, e si toccava il berretto in segno di sa-
luto. La voce era nota, ed ella riconobbe gli occhi: senza con-
tare che il braccio sinistro dell'uomo era sostenuto da una cin-
ghietta di cuoio.
Michel... Aveva la voce rotta e si corresse. Capitano
Courteney , e poi cambi lingua: Miinheer Courteney?
Il giovanotto le sorrise. Sembrava impossibile che fosse lo
stesso uomo bruciacchiato, insanguinato e infangato, coperto
di stracci, tremante, gemente e patetico che aveva aiutato il
giorno prima.
Quando le sorrise, Centaine sent il mondo intero contrarsi
sotto i suoi piedi. Quando si ferm, si accorse che aveva mu-
tato orbita e seguiva un sentiero nuovo tra le stelle. Nulla pi
sarebbe stato lo stesso.
Entrez, Monsieur. Si ritrasse per farlo passare, ed egli
varc la soglia, mentre il conte si alzava e correva ad acco-
glierlo.
Come sta, capitano? Come vanno le ferite? disse, strin-
gendogli la mano.
Ah, molto meglio.
Ci vuole un cognac , disse il conte, guardando timida-
mente la figlia. Lo stomaco di Michael si contrasse e il pilota
scosse violentemente la testa.
No , neg con decisione Centaine, e si rivolse ad Anna.
Bisogner rifare la medicazione al capitano.
Protestando senza convinzione, Michael fu trascinato alla se-
dia davanti alla stufa e Anna gli slacci la cinghia, mentre Cen-
taine, da dietro, gli tirava la giacca dell'uniforme gi dalla spalla.
Anna sciolse la fasciatura borbottando con aria d'approva-
zione. Bambina mia, porta dell'acqua calda.
Con cura gli lavarono e asciugarono le piaghe, poi vi cospar-
sero nuovo unguento e cambiarono le bende.
Guariscono benissirno , disse Anna riferendosi alle bru-
ciature, mentre Centaine l'aiutava a rimettere la camicia a Mi-
chael.
Non credeva che la pelle d'uomo potesse esser cos morbida
sui fianchi e sulla schiena. I suoi capelli scuri si arricciolavano
alla base del collo, ed era cos snello che le vertebre risaltavano
sulla schiena come grani di rosario, tra due fasce di muscoli
lisci.
Gir intorno a lui per abbottonargli la camicia.
Sei molto gentile , le disse piano Michael, ed ella non
ard guardarlo negli occhi per non tradirsi di fronte ad Anna.
Il suo petto era cosparso di peli ricci e duri, quando come
per caso le capit di sfiorarlo on la punta delle dita. I capez-
zoli sul torace piatto e sodo erano piccoli e color mattone: spun-
tarono, duri, quando gli sfior la pelle, fenomeno che la sbalor-
d e l'incant al tempo stesso. Non si sarebbe mai sognata che
capitasse anche agli uomini.
Sbrigati, Centaine , disse Anna, e con un sobbalzo la ra-
gazza si accorse che stava fissando il corpo del giovane.
Sono venuto a ringraziarvi , cominci Michael. Non in-
tendevo darvi altro disturbo...
Nessun disturbo. Centaine ancora non ardiva guardarlo
negli occhi.
Senza il tuo aiuto, sarei forse morto bruciato.
No! sbott Centaine, con enfasi ingiustificata. L'idea che
la meravigliosa creatura fosse mortale l'offendeva.
Adesso finalmente torn a guardarlo in faccia, e le parve che
un cielo d'estate trapelasse dalle finestre degli occhi.
Centaine, abbiamo un sacco di cose da fare , disse Anna
in tono ancor pi secco.
Lasciate che vi aiuti io , si intromise in fretta Michael.
Tanto mi hanno lasciato a terra. Non posso volare. Anna
assunse un'aria dubbiosa, ma il conte alz le spalle.
Effettivamente avremmo bisogno di una mano.
Un piccolo risarcimento... insist Michael.
Ma la sua bella uniforme... Anna cercava scuse. Abbass
gli occhi sugli stivali lustri.
Abbiamo un sacco di stivali e indumenti da lavoro , in-
terloqu rapida Centaine. Anna lev le mani in segno di resa.
Centaine pens che perfino il serge de nim azzurro, o denim
come veniva colloquialmente chiamato, e gli stivaloni neri di
gomma gli donassero, tanto era bello. Michael scese agilmente
le scale per aiutare il conte a ripulire le lettiere degli animali in
cantina.
Centaine e Anna passarono il resto della mattinata nell'orto
a zappare.
Tutte le volte che Centaine si recava in cantina con ogni pre-
testo possibile, si fermava accanto a Michael che lavorava se
guendo le direttive del conte, e i due discorrevano perfetta
mente consapevoli del proprio turbamento, finch Anna non
scendeva a chiamare Centaine.
Ma dove si cacciata la ragazzina? Centaine! Cosa diavolo
fai? Sembrava davvero che non lo sapesse.
I quattro mangiarono in cucina, omelette insaporite da ci-
polla e tartufi, formaggio e pane nero, e una bottiglia di vino
rosso su cui Centaine aveva finito per cedere, senza per dar le
chiavi al padre: era scesa a prenderla-in cantina lei stessa.
Il vino li mise di buon umore, perfino Anna ne prese un bic-
chiere e lo concesse anche a Centaine; la conversazione divenne
libera e sciolta, punteggiata dalle risate.
Ora, capitano... il conte finalmente si rivolse a Michael
con un bagliore significativo nell'unico occhio, ... di che si
occupa la sua famiglia, e lei personalmente, laggi in Africa?
Siamo agricoltori , rispose Michael.
Fittavoli? tast cauto il terreno il conte.
No, no... rise Michael. La terra rrostra.
Proprietari terrieri? Iltono del conte cambi. Come tut-
to il mondo sa, la terra l'unica vera ricchezza. E che esten-
sione hanno le propriet di famiglia?
Be', molto vasta... Michael aveva l'aria imbarazzata. Va-
stissima. Vede, mio padre e mio zio non l'hanno ancora di
visa...
Suo zio il generale? sugger il conte.
Gi, mio zio Sean...
Un centinaio di ettari? insist il conte.
Un po' di pi , disse Michael, contorcendosi sulla panca,
con la pagnotta in mano.
Duecento? il conte era cos impaziente che Michael non
pot pi eluderlo.
In tutto, considerando le piantagioni e i pascoli per il be
stiame, e un po' di terra che possediamo nel nord del paese,
saranno circa quarantamila ettari.
Quarantamila... Ilconte lo fiss, poi ripet la cifra in
inglese per essere sicuro di capire bene. Quarantamila...?
Michael annu un po' a disagio. Era da poco che si rendeva
pienamente conto della ricchezza familiare.
Quarantamila ettari! Ilconte sospirava con reverenza.
Poi per aggiunse: Naturalmente avr parecchi fratelli...?
Michael scosse la testa. Disgraziatamente sono figlio uni
co.
Ah! disse il conte con evidente sollievo. Io non mi sen-
tirei affatto disgraziato! Gli diede una lieve pacca paterna sul
braccio.
Poi il conte invi un'occhiata alla figlia. Per la prima volta
not l'espressione con cui stava guardando l'aviatore.
Hai proprio ragione, figlia mia , pens il conte. Qua-
rantamila ettari, e figlio unico! Sua figlia era una donna fran-
cese, e conosceva il valore di un soldo e di un franco, sacr bleu,
lo conosceva meglio di lui. Le sorrise attraverso la tavola. Per
molti versi era ancora una bambina, per altri per era una gio-
vane francese piuttosto sveglia. Da quando il fattore del conte
era sfollato a Parigi, lasciando nel caos il libro dei conti, era sta-
ta Centaine a prendere in mano i cordoni della borsa. Il conte
non si era mai occupato di soldi, per lui l'unica vera ricchezza
restava la terra, ma sua figlia sapeva occuparsene e come. Era
intelligente. Gli contava perfino le bottiglie di vino e i prosciutti
appesi in cantina. Bevve un sorso di vino rosso e gongol fra s.
Dopo il grande massacro sarebbero rimasti ben pochi giovani
adatti... e quarantamila ettari! quarantamila ettari!
Chrie , disse. Se il capitano, qui, prendesse la nostra
doppietta e buttasse gi qualche piccione, mentre tu vai a cer-
care i tartufi... credo che ce ne siano ancora parecchi nel bosco...
stasera potremmo organizzare una cena coi fiocchi. Centaine
batt le mani, contentissima, ma Anna lo guard con indigna-
zione dall'altro capo del tavolo.
Verr con te Anna per farti da chaperon , aggiunse in
fretta. Non si vuol certo dar scandalo... Tanto vale pian-
tare il semino. Se gi non stava germogliando qualcosa... Qua-
rantamila ettari, merde!
Il porcello si chiamava Kaiser Wilhelm, per brevit Klein
Willi. Era maschio, pezzato, cos grosso che, mentre s'infilava
nel sottobosco, fece venire in mente a Michael un ippopotamo.
Le orecchie appuntite vibravano a lato degli occhietti e la coda
a cavatappi puntata verso il cielo esibiva ampie testimonianze
del suo sesso, contenute in un sacchetto rosa che sembrava frit-
to nell'olio.
Vas-y, Willie! Cherche! gridavano Centaine e Anna al-
l'unisono: ci volevano entrambe per tenere al guinzaglio il be-
stione. Cherche! Cerca! Il verro sniffava ruspando la terra
brunastra tra i roveri, tirandosi dietro le due donne. Michael le
seguiva, con il badile sulla spalla buona, ridendo per la novit
della caccia al tartufo, e trotterellando per non farsi lasciare
indietro.
Nel fitto del bosco attraversarono un rio gonfiato dalle recenti
piogge, poi proseguirono lungo la riva con grandi urla d'incorag-
giamento al maiale. All'improvviso l'animale grufol di gioia e
si mise a raspare la terra molle con gli zamponi infangati.
Ne ha trovato uno! strill eccitata Centaine, trattenendo
a tutta forza il guinzaglio con Anna.
Michel! grid, voltandosi. Quando riusciamo a tirarlo
via, fa' in fretta col badile!
Sono pronto!
Dalla tasca della gonna Centaine tir fuori un vecchio tar-
tufo rinsecchito dall'et. L'infilz sulla punta di un coltello e lo
tese pi vicino che poteva al naso del maiale. Per qualche istan-
te la bestia l'ignor, poi colse l'usta pi stagionata e prossima
e grugn ghiotto, cercando di mangiarle la mano. Centaine fece
un salto indietro e continu ad arretrare, mentre il porcello la
seguiva.
Sbrigati, Michel! grid la ragazza, e lui si diede a scavare
col badile. Mezza dozzina di palate gli consentirono di esumare
il fungo che Anna si gett a raccogliere in ginocchio a mani
nude. Lo alz, tutto incrostato di terra: un grumo nerastro
gresso quasi quanto il suo pugno.
Che bello!
Alla fine Centaine gett al porco un tozzo del vecchio tartufo
rinsecchito, e quando l'ebbe ingoiato gli consenti di tomare al-
la buca vuota e grufolare nella terra smossa per accertarsi che
l'altro tartufo fosse davvero sparito. Poi torn a gridargli:
Cherche! e tutto ricominci. Nel giro di un'ora il cestello
traboccava di quei tozi funghi dall'aria ben poco appetitosa, e
Anna dichiar chiusa la cerca.
Pi di tanti non servirebbero nemmeno. Adesso cerchiamo
i piccioni. Vediamo un po' se il nostro capitano africano sa spa-
rare!
Corsero ridendo dietro al maiale, ansimando per i campi e i
boschi fino al castello, dove Centaine chiuse i tartufi nella di-
spensa e Anna riport l'animale in cantina. Tornata, prese la
doppietta dal chiodo in cucina e la porse a Michael, studiando
i suoi gesti che verificavano lo stato dell'arma e la pulizia delle
canne. Soddisfatto, Michael l'imbracci due o tre volte e se la
mise in spalla. Nonostante le bruciature che l'impacciavano un
po', aveva proprio l'aria del buon cacciatore e Anna l'apprezz
con soddisfazione.
Quanto a Michael, fu quanto mai sorpreso e felice che l'arma
fosse un venerabile Holland e Holland; infatti egli era convinto
che solo gli artigiani inglesi sapessero fabbricare doppiette le
cui canne non facessero allargar troppo la rosa nonostante la
rapidit dello spostamento laterale necessario per il tiro a volo.
Annui ad Anna. Eccellente! La donna gli porse la borsa
di tela delle cartucce.
Ti far vedere io un posto buono , disse Centaine, pren-
dendogli una mano per guidarlo, e lasciandola immediatamente
andare avendo notato il cipiglio di Anna. Nel pomeriggio i
piccioni tomano nel bosco , spieg.
Costeggiarono la macchia. Centaine, in testa, alzava la gon-
na per evitare di infangarsela nelle pozzanghere, sicch Michael
aveva occasione di veder rilucere, di quando in quando, il lam-
po bianco delle sue caviglie, che gli faceva venire il batticuore.
Con le sue gambe corte, Anna ben presto rimase indietro, molto
indietro, e i due giovani ignorarono i suoi richiami: Aspetta-
temi! Aspettatemi!
All'angolo della foresta (quella T che per i piloti costi-
tuiva l'agognato riferimento all'a.terraggio) c'era un sentiero
fangoso tra due siepi, il posto adatto per aspettare i piccioni al
passo.
Arrivano di l , disse Centaine, indicando i campi aperti
e le vigne, ora incolti e squallidi per l'abbandono. E noi da
qua li becchiamo.
La siepe offriva un riparo eccellente, e quando arriv Anna
i tre si nascosero e presero a scrutare il cielo. Nuvole basse e
grevi avevano cominciato ad affollarsi da nord, minacciando
pioggia e fornendo uno sfondo ideale al balenare dei primi vo-
latili subito individuati dall'occhio esercitato di Michael.
Eccoli l che vengono dritti verso di noi , disse.
Non li vedo , disse agitata Centaine. Dove sono? Ah s,
eccoli!
Filavano, discendendo piano in direzione della foresta. Per
un tiratore come Michael non erano un bersaglio difficile. Aspet-
t che due piccioni si sovrapponessero e col primo colpo li butt
gi entrambi. Il resto dello stormo si disperse, ma Michael fece
in tempo a prendere un altro piccione con la seconda cartuccia.
Le due donne corsero nel prato a raccogliere gli uccelli
Tre con due tiri! disse Centaine, tornando accanto a lui
e fissandolo ammirata.
Un colpo di fortuna , disse Anna. Nessuno pu beccare
due piccioni con un sol colpo; non al volo, almeno.
Lo stormo successivo era pi nutrito, e gli uccelli erano rag
gruppati. Michael ne prese tre insieme al primo tiro e un quarto
col secondo. Centaine si rivolse con aria di trionfo ad Anna.
Un altro colpo di fortuna , la sfott. Il capitano nato
con la camicia, si direbbe.
Nella successiva mezz'ora vi furono altri tre passaggi, e Cen
taine gli domand, seria: Non sbagli proprio mai?
Lass , le rispose Michael indicando il cielo, se sbagli
sei morto. Finora non ho mai sbagliato.
Centaine rabbrivid. La morte... ancora quella parola. La
morte li circondava tutti, era sulle alture l in fondo, dove per
il momento le cannonate sembravano un brontolio temporale-
sco lontano, la morte era in cielo sopra di loro. Guard Michael
e pens: Non voglio che muoia. Mai, mai!
Poi si riscosse, ricacciando la malinconia, sorrise e disse: In-
segnami a sparare . Richiesta ispirata. Consent a Michael di
toccarla anche sotto lo sguardo arcigno di Anna. La piazz di
fronte alla siepe, davanti a s, e la mise nella classica posizione
di sparo con il piede sinistro avanzato.
Questa spalla un po' pi bassa. Erano entrambi perfetta-
mente consapevoli di toccarsi. Gira il fianco un po' pi in
l. Le mise le mani addosso per guidarla, e quasi svenne per
il turbamento, quando Centaine gli appoggi le natiche contro
l'inguine per seguire i suoi consigli.
Il primo sparo di Centaine la spinse indietro, contro il suo
torace, dove egli la blocc con un abbraccio protettivo, mentre
i piccioni volavano indenni verso l'orizzonte.
Stai guardando solo la punta della canna e non il piccio-
ne , le spieg Michael, sempre tenendola stretta. Guarda il
piccione, il fucile verr da s.
Al tiro successivo colse il bersaglio e il piccione precipit
dal cielo tra gli strilli eccitati delle due donne, ma quando Anna
corse a prenderlo, la pioggia che non era caduta fino a quel mo-
mento prese a scrosciare, formando su di loro una cortina d'ar-
gento.
Il granaio! grid Centaine, e li guid di corsa attraverso
il prato. L'acqua sferzava le cime degli alberi, e i goccioloni
esplodevano sulla loro pelle come granate in miniatura. Il suo
gelo li fece restare per un attimo senza fiato. Centaine arriv
per prima al granaio, con la camicetta appiccicata alla pelle, cos
che Michael pot vedere la forma precisa dei suoi seni. Ciocche
di capelli scuri le si erano incollate alla fronte, e la ragazza si
strizz la gonna ridendo e non facendo il minimo tentativo di
sottrarsi al suo sguardo.
Il granaio era di fronte al sentiero. Era fatto di massi squa-
drati, e il tetto di paglia era bucherellato e liso come un vec-
chio tappeto. Era mezzo pieno di balle di paglia che, da una
parte, arrivavano fino al soffitto.
Chiss fino a quando andr avanti a piovere , disse Anna
di pessimo umore, guardando fuori e scrollandosi la pioggia di
dosso come un bufalo d'acqua che esca da una palude. Siamo
bloccati.
Vieni qui, Anna, puliamo i piccioni.
Si sedettero comodamente sulle balle di paglia, Centaine e
Michael a spalla a spalla, e si misero a pulire gli uccelli con-
versando.
Dimmi dell'Africa gli domand Centaine. e davvero
cos nera?
Anzi... la terra pi assolata del mondo , rispose Michael.
Forse lo fin troppo.
A me piace, il sole , disse, scuotendo la testa, Centaine.
Odio il freddo e l'umido. Per me il sole non mai troppo.
Le parl dei deserti in cui non piove mai. In un anno cade
tant'acqua come qui in mez'ora.
Credevo che in Africa ci fossero solo negri selvaggi.
No , rise lui. ci sono anche tantissimi selvaggi bianchi...
e gentlemen negri. Le parl dei minuscoli pigmei gialli delle
giungle di Ituri, che arrivano all'ombelico di un uomo normale,
dei giganteschi vatussi che considerano un nano chiunque non
arrivi ai due metri, e di quei nobili guerrieri degli zulu che si
chiamano bambini del cielo .
Parli come se li amassi , fece notare Centaine.
Gli zulu? domand lui, quindi annui. Si, credo di amar-
li. Alcuni, almeno. Mbejane...
Mbejane? ripet la ragaza, naturalmente storpiando la
pronuncia.
A uno zulu... cresciuto praticamente insieme a mio zio
Sean. Us la parola zulu Umfaan e dovette tradurgliela.
Parlami degli animali. Centaine non voleva che smettes-
se di parlare. Poteva continuare ad ascoltarlo all'infinito. Par-
lami dei leoni e delle tigri.
Non ci sono, le tigri , le sorrise, ma, di leoni, ce n' fin
che vuoi. Perfino le mani di Anna, intente a spennare gli uc-
celli, Si fermarono mentre ascoltava la descrizione di Michael
di un campo che aveva fatto con suo zio Sean nel veld dove era-
no andati a caccia. Erano stati assediati da un branco di leoni,
e avevano dovuto passare la notte svegli, a tranquillizzare i ca-
valli a forza di abbracci e carezze, mentre intorno a loro, ai
margini del chiarore del fuoco, giravano i gattoni chiari rin-
ghiando e ruggendo, nel tentativo di far scappare i cavalli nel-
l'oscurit dove sarebbero stati per loro una facile preda.
Parlaci degli elefanti. Ed egli le raccont quanto sapeva
di quegli animali intelligenti. Descrisse la loro andatura quasi
da sonnambuli, i loro movimenti lenti, sempre accompagnati
dallo sventolio delle orecchie per abbassare la temperatura del
sangue, e la loro abitudine di raccogliere del terriccio con la
proboscide per farsi delle belle docce di sporco sulla testa.
Parl loro delle intricate strutture sociali del branco, di come
i vecchi maschi evitassero la confusione creata dai piccoli. Pro-
prio come tuo pap , disse Anna. E di come le vecchie elefan-
tesse si assumessero il ruolo di bambinaie e governanti; di come
le grandi bestie grige intrattenessero rapporti di amicizia, che
tra i vari individui potevano durare anche tutta una vita, come
accade agli uomini; e delle loro strane preoccupazioni circa la
morte. Quando uccidevano un cacciatore che li aveva inseguiti
e feriti, spesso ne coprivano il cadavere di foglie verdi, quasi
volessero fare ammenda. Raccont poi che, quando un membro
del branco veniva colpito, gli altri cercavano di soccorrerlo, sor-
reggendolo con la proboscide, affiancandoglisi per tenerlo in
piedi con le loro masse imponenti: e quando alla fine cadeva...
se era una femmina, il capobranco la montava, come tentando
di sconfiggere la morte mediante l'atto della generazione.
Quest'ultimo racconto riscosse Anna dalla trance in CUl era
caduta ascoltandolo, ricordandole il suo ruolo di chaperon. In
tal veste rivolse un'occhiata severa a Centaine.
Ha smesso di piovere , annunci, conilnciando a raccoglie-
re le carcasse pulite dei piccioni.
Centaine stava ancora guardando Michael con gli occhioni
scuri spalancati e brillanti.
Un giorno andr in Africa , disse piano, ed egli ricambi
il suo sguardo e annu con grande seriet.
Si , disse. Un giorno.
Era come se si fossero scambiati una promessa. Era una cosa
fra loro, salda e condivisa. Fu in quel momento che ella divent
la sua donna e lui il suo uomo.
Venite , insist Anna dalla porta del granaio. Venite,
prima che ricominci a piovere. Ci volle da parte loro un gran-
de sforzo per alzarsi e seguirla fuori, in un mondo umido e
grondante.
Coi piedi di piombo, si trascinarono per il sentiero che por-
tava al castello, a fianco a fianco, senza toccarsi ma cos acuta-
mente consapevoli della prossimit dell'altro che era come se
procedessero abbracciati.
Ed ecco balzar fuori dal crepuscolo gli aeroplani. Bassi, ve-
loci, li sorvolarono rintronandoli col rombo dei motori. In testa
c'era il Sopwith verde. Da dove si trovavano non potevano ve-
dere la testa di Andrew, ma scorsero il cielo attraverso i fori
che le mitragliatrici nemiche gli avevano fatto nelle ali: file di
fori prodotti dalle raffiche delle Spandau. Anche gli altri cinque
velivoll erano altrettanto sforacchiati sulle ali e sulla fusoliera.
Giornata dura , disse piano Michael, con la testa rivolta
all'ins.
Un altro Sopwith seguiva a distanza gli altri, col motore spu-
tacchiante,. una scia d vapore sprigionantesi dall'elica e un'ala
quasi divelta. Centaine, guardandolo, rabbrivid e si avvicin
furtivamente a Michael.
Qualcuno di loro morto laggi, oggi , gli sussurr, senza
aspettarsi conferma. Domani anche tu sarai di nuovo con
loro.
Non domani.
Il giorno dopo, allora, o quello dopo ancora.
Anche qui non erano necessarie conferme.
Michel, oh, Michel! C'era nella sua voce un dolore qua
si fisico. Devo vederti da sola. Potremmo non avere mai
potremmo non avere mai un'altra possibilit. D'ora in poi do
vremo vivere ogni minuto della nostra vita come se fosse l'ulti
mo, e considerarlo prezioso.
Lo shock provocato da quelle parole lo colp come una maz
zata. Non riusc a risponderle niente. La ragazza abbass la
voce.
Il granaio , gli sussurr.
Quando? Ritrov la voce, ma gli usc bassissima e stroz
zata.
Stasera, verso mezzanotte. Verr prima che posso. Far
freddo. Lo guard ardita negli occhi: le convenzioni sociali
erano spazzate via, bruciate dalla fornace della guerra. Devi
portare una coperta.
Si allontan di corsa da lui e raggiunse Anna, lasciando Mi
chael in uno stato di incredulit, incertezza ed estasi
Michael si lav alla pompa fuori della cucina e si rimise l'uni
forme. Quando rientr, gi sotto la crosta di sfoglia era pronto
e fragrante il pasticcio di piccione ai tartufi, mentre Centaine
riempiva a volont di vino rosso, e senza il minimo accenno di
protesta, il bicchiere del padre. Faceva lo stesso anche con An
na, ma con mano pi leggera e astuta, sicch la donna non se
ne accorgeva e tracannava inavvertitamente quella quantit di
vino che ora la rendeva proclive alle pi rauche sghignazzate e
sempre pi rossa in volto.
Centaine nomin Michael addetto al grammofono a tromba,
la sua propriet pi cara, e dichiar suo compito badare a te
nere la molla sempre carica e cambiare i dischi quando finivano.
Cio che usciva dalla tuba dorata del grammofono era niente
meno che l'Aida di Verdi diretta da Toscanini, registrata alla
Scala, che fece rimbombare la cucina di melodie immortali.
Quando Centaine and a servire Michael di pasticcio di piccio-
ne, gli sfior la nuca e gli sussurr all'orecchio: Adoro l'Aida,
etu?
Quando il conte pVrese a fargli circostanziate domande sulla
produzione dei possedimenti di famiglia, Michael trov difficile
concentrarsi sulle risposte.
Un tempo allevavamo migliaia di cavalli da tiro, ma mio
zio convinto che dopo la guerra le macchine a benzina sfon-
deranno...
Ah, che peccato che il cavallo debba arrendersi a quei mo-
stri rumorosi e puzzolenti inventati dal diavolo , sospir il
conte. Ma tuo zio ha ragione. Il motore a benzina ha il futuro
dalla sua.
Pianteremo alberi adatti alla produzione di cellulosa e di
travature per le miniere d'oro. Bisogna, per, vedere se cresce-
ranno.
Chiss?
Restano comunque le piantagioni di zucchero e gli alleva-
menti di manzi. Mio zio convinto che ben presto navi dotate
di celle frigorifere potranno portare la nostra carne in tutto il
mondo...
Pi ascoltava, e pi il conte diventava compiaciuto.
Bevi, bevi, ragazzo mio , l'esort quasi per palesare tutta
la sua approvazione. Non hai bevuto nemmeno un goccio.
Forse il mio vino non ti piace?
Ah, no! E eccellente. Ma vede, il mio fegato... Michael
si diede due colpetti dove riteneva che fosse. Il conte emise
versi di simpatia e preoccupazione. Da buon francese, era con-
vinto che quasi tutti i mali dell'umanit avessero origine dalle
disfunzioni di quell'organo.
Non si tratta di cosa grave, peraltro. Ma non vorrei che la
mia piccola indisposizione frenasse anche lei... Michael fece
un gesto di autodeprecazione, e il conte, obbediente, riemp sol-
tanto il proprio bicchiere.
Sistemati gli uomini, le due donne servirono se stesse e li
raggiunsero a tavola. Centaine sedette accanto al padre e parl
poco tutta la sera. Guardava in modo alterno i due uomini, pre-
stando teatralmente attenzione a quanto dicevano. Ma a un
tratto Michael sent una leggera pressione sulla caviglia e si rese
conto, con un sobbalzo, che Centaine gli stava facendo piedino
sotto la tavola. Distolse gli occhi da quelli del conte, sentendosi
un po' colpevole, e non ard nemmeno guardare Centaine. Fece
invece il suo solito gesto di soffiarsi sulla punta delle dita, come
se si fosse appena scottato sulla stufa, e sbatt gli occhi diverse
volte.
Il piede di Centaine si ritir nascostamente come era avan-
zato e Michael aspett due o tre minuti prima di sporgere il
proprio. Poi trov il piede di lei e lo prese tra i suoi; con la coda
dell'occhio vide che la ragazza arrossiva, dal collo fino alla punta
delle orecchie. Si mise a fissarla incantato, senza riuscire a disto-
glierne lo sguardo finch il conte non alz la voce.
Quanti allora? ripet il conte con una certa irritazione.
Sentendosi in colpa, Michael ritir immediatamente i piedi.
Mi spiace, non ho sentito...
Il capitano non sta ancora bene , intervenne pronta Cen-
taine, per quanto fosse un tantino turbata. Le bruciature gli
faranno male. Oggi ha lavorato troppo e questo non avr certo
fatto bene alla sua spalla...
Non lo tratterremo , intervenne Anna alacremente, se
ha finito di cenare.
S. S. Centaine si alz. Dobbiamo lasciarlo andare a
riposare.
Il conte sembr veramente addolorato di aver perso un com-
pagno di bevute, anche se oggi soltanto virtuale, ma Centaine
ben presto lo rassicur. Non disturbarti, pap, sta' li seduto
a finire il vino.
Anna accompagn la coppia fuori, nel buio della corte, e ri-
mase vicina ai due giovani a braccia incrociate, sorvegliando i
loro saluti con sguardo d'aquila. Aveva bevuto giusto la quan-
tit di chiaretto necessaria a intorpidire il suo istinto, altrimenti
Si sarebbe certo domandata come mai Centaine aveva voluto
per forza accompagnare Michael alla moto.
Posso tornare a trovarla, Mademoiselle de Thiry?
Se lo desidera, Capitano...
Il cuore di Anna, raddolcito dal vino, era dalla parte dei due
giovani. Dovette fare uno sforzo per decidersi a intervenire.
Addio, Miinheer , disse seccamente. La bambina si pren-
der un raffreddore. Vieni dentro adesso, Centaine.
Il conte aveva giudicato indispensabile lavare via il chiaret-
to con una hne de champagne o due. Combatteva l'acidit del
vino, spieg tutto serio a Centaine. Fu quindi necessario che le
due donne lo portassero a letto. Comp la difficile ascesa can-
tando la marcia dell'Aida con pi gusto che talento. Quando
raggiunse il letto, ci casc sopra come una quercia abbattuta, a
pancia in su. Centaine gli tolse gli stivali.
Che tu sia benedetta, piccina, il tuo pap ti vuole tanto
bene.
In due lo rizzarono a sedere e gli infilarono la camicia da not-
te, poi lo lasciarono ricadere gi. Preservato il suo pudore me-
diante la camicia da notte, gli sElarono i pantaloni e lo fecero
rotolare sotto le coperte.
Che gli angeli veglino il tuo sonno, dolcezza mia , sussur-
r il conte a Centaine con la lingua impastata. Gli sistemarono
sopra il piumino e spensero la candela.
Col favore dell'oscurit, Anna sporse una mano e carezz
il cespuglio irsuto sulla testa del conte. Fu ricompensata da
una russata sonora e segu Centaine fuori della camera, chiu-
dendo piano la porta.
Centaine giacque distesa ascoltando i rumori consueti dena
vecchia casa.
Saggiamente aveva resistito alla tentazione di ficcarsi sotto
le coperte vestita. Infatti Anna era passata a salutarla di sor-
presa, proprio mentre stava per spegnere la candela. Si era se-
duta sul bordo del letto, garrula per il vino, ma non certo in-
capace, se si fosse dato il caso, di accorgersi che Centaine non
era in camicia da notte. Sbadigliando e sospirando, la ragazza
cerc di trasmetterle telepaticamente il sonno, ma, visto che
non funzionava, e che il campanile di Mort Homme batteva le
dieci, fece addirittura finta di cascare addormentata. Era una
sofferenza starsene ferme e controllare il respiro, perch dentro
era eccitatissima.
Alla fine Anna si rese conto che parlava da sola, e si mise a
girare per la camera, raccogliendo e piegando i vestiti di Cen-
taine. Infine si chin a darle un bacio sulla guancia e usc con
la lanterna in mano.
Appena rimasta sola, Centaine si rizz a sedere, tutta piena
di impazienza e trepidazione. Bench avesse chiarissimo in men-
te come sarebbe andato a finire il suo appuntamento con Mi-
chael, la meccanica precisa le risultava ancora alquanto oscura.
Soltanto la logica le suggeriva che la cosa non sarebbe stata
molto diversa da quanto aveva pi volte visto accadere nei cam-
pi e sull'aia.
Ne aveva ricevuto conferma l'ultima estate, un pomeriggio
d'afa, quando un rumoretto proveniente da una delle stalle at-
tualmente vuote aveva richiamato la sua attenzione Si era av-
vicinata in silenzio e da una fessura aveva visto Elsa, la sguat-
tera, e Jacques, il cameriere, intenti a una fervida attivit che
quasi subito le fece capire che giocavano a gallo e gallina, stal-
lone e giumenta. Ci aveva poi pensato per giorni e giorni, ascol-
tando con pi attenzione i pettegolezzi delle serve. Alla fine
aveva preso il coraggio a due mani ed era andata a chieder lumi
ad Anna.
Nel complesso le sue ricerche erano risultate confuse e costel-
late di contraddizioni. Secondo Anna, il procedimento era estre-
mamente doloroso, accompagnato da vaste emorragie e grave
pericolo di rimanere incinte o ammalarsi. Ci per contraddi-
ceva la gioia incondizionata con cui ne parlavano le altre serve,
e le risatine e i gemiti di piacere che aveva sentito provenire
da Elsa coricata sulla paglia della stalla sotto Jacques
Centaine sapeva di avere un'alta soglia del dolore, perfino
il buon dottor Le Brun gliel'aveva detto quando aveva dovuto
ridurle senza cloroformio l'avambraccio rotto una volta che era
caduta da cavallo. Neanche un gemito , si era meravigliato.
No, Centaine sapeva che era capace di sopportare il dolore co-
me qualunque contadina delle sue terre, e, a parte le regole
mensili, le era gi capitato di sanguinare l. Quasi sempre, quan-
do era sicura che nessuno la vedesse, toglieva la sella da amaz-
zone e cavalcava Nuage a pelo, con la gonna arrotolata per po-
ter divaricare le gambe. La primavera precedente, cavalcando
cos, aveva affrontato con lo stallone il salto del muretto che
chiudeva il campo a nord, superandolo dalla parte pi bassa e
atterrando, dall'altra parte, due metri pi in basso. Era ricaduta
con violenza sulla groppa dello stallone, e aveva provato un
dolore lancinante, simile a una pugnalata. Aveva poi sanguina-
to, colorando di rosa la groppa di Nuage, sicch, nonostante il
dolore, per la vergogna si era fermata a lavarlo allo stagno in
fondo al campo prima di tornare a casa zoppicando, con Nuage
alla cavezza.
No, n il dolore n il sangue la spaventavano. Le sue trepi-
tazioni avevano un'altra causa. Aveva paura di deludere Mi-
chael: Anna l'aveva messa in guardia anche su ci.
Dopo, gli uomini perdono ogni interesse per la donna, quei
porci!
Se Michael perde interesse per me, ne morir, credo , ri-
flett, e per un attimo esit. Non ci andr. Non correr que-
sto rischio.
Ma come faccio a non andarci? sussurr a se stessa subito
topo, sentendo il petto traboccare d'amore e di desiderio. De-
vo andarci, non posso farne a meno.
In preda all'impazienza, rimase a sentire i rumori ti Anna
che si preparava ad andare a letto nella camera accanto. Anche
quando vi fu silenzio, continu ad attendere, e solo allorch
l'orologio della chiesa ebbe battuto le dieci e mezzo scivol fuo-
ri del piumino. Trov gli indumenti piegati da Anna ed esit,
con un piede infilato nella gamba dei mutandoni.
Cosa li metto a fare? rise poi fra s, e li allontan con un
calcio.
Si infil la pesante giacca da amazzone di lana e la gonna, poi
si mise sulle spalle uno scialle scuro che fece passare anche
sopra la testa. Con gli stivali in mano, scivol nel corridoio e
si mise ad ascoltare fuori della porta di Anna.
Russava piano e con ritmo regolare. Centaine sgattaiol in
cucina. Qui si infil gli stivali e poi accese la lanterna cieca con
un tizzone della stufa. Apr la porta della cucina e usci. La luna
era all'ultimo quarto, e navigava con la prua affilata tra le ra-
pide onde delle nuvole.
Centaine cammin sull'erba, s da non far scricchiolare la
ghiaia sotto gli stivali, e copri la lanterna perch la luce della
luna bastava a guidare il suo cammino. Discendeva il sentiero
in quell'argenteo chiarore quand'ecco che la cresta delle alture
si illumin colorandosi di arancione, come se fosse l'alba, per
poi lentamente scolorire. Subito, attutita dal vento, giunse
ltesplosione.
Cannonate! Centaine si ferm un attimo a chiedersi quan-
d morti e feriti avesse fatto quella mostruosa fioritura di ferro
e di fuoco. Quel pensiero la spron. C'erano tanta morte e tanto
odio, e cosi poco amore! Doveva tenere ben stretto in pugno
qualunque superstite granello d'amore.
Vide finalmente apparire il granaio e si mise a correre. Non
si scorgeva la minima luce, n vi era segno della motocicletta.
Non venuto. Il pensiero la fece disperare. Lo deside-
rava pazzamente, e aveva voglia di mettersi a urlare il suo nome
Corse alla soglia del granaio e vi si affacci, quasi cadendoci
dentro.
Michel! Non riusciva pi a trattenersi, sent il panico
nella sua stessa voce e torn a chiamarlo. Michel! E apr
al massimo la lanterna.
Le stava venendo incontro dall'oscurit del granaio. Alto,
le spalle larghe, il viso pallido molto bello alla luce della lam-
pada.
Credevo che non fossi venuto.
Si ferm davanti a lei. Niente , disse piano, niente al
mondo avrebbe potuto trattenermi.
Rimasero a faccia a faccia, Centaine col mento alzato per
guardarlo negli occhi, affamati l'uno dell'altra e tuttavia ignari
entrambi di cosa dovessero fare ora, di come superare quei po-
chi centimetri che si sitendevano tra loro come l'abisso del-
l'eternit.
Non ti ha visto nessuno? le domand lui.
No, no, sono sicura di no.
Bene.
Michel?
S, Centaine.
Forse non sarei dovuta venire... dovrei tornare indietro?
Era proprio la cosa giusta da dire. L'implicita minaccia gal-
vanizz Michael, che fece un passo avanti e l'abbracci quasi
rudemente.
No, mai... Non voglio che tu te ne vada, mai.
Lei rise, una risatina roca e sommessa, e lui l'attir a s e cer-
c di baciarla, ma fu un goffo tentativo. I nasi si urtarono, e
anche l denti, per la fretta, prima che le labbra si trovassero.
Tuttavia, una volta che le ebbe sulle proprie, egli scopr le l S
bra di Centaine calde e morbide, e l'interno della sua bocca di
seta e dal gusto di mela matura. Poi lo scialle le scivol dal
capo, sulla faccia, e dovettero separarsi ridendo e senza fiato
I bottoni , sussurr lei. I tuoi bottoni mi fanno male, e
poi ho freddo. Rabbrivid platealmente.
Mi dispiace. Le prese la lanterna di mano e condusse la
ragazza in fondo al granaio. Centaine vide che tra la paglia
aveva preparato un giaciglio con le coperte grige dell'esercito.
Sono andato a prenderle nella mia tenda , le spieg men-
tre abbassava con cura la lampada, e poi si rivolse nuovamente
a lei, con impazienza.
Attends! Gli slacci il cinturone borchiato. Se no mi
riempi di lividi.
Michael lo gett da parte e abbracci di nuovo Centaine. Sta-
volta si trovarono subito le labbra e si allacciarono. Grandi on-
date di sensazioni attraversavano Centaine, cos potenti che si
sentiva turbata e debolissima. Le cedevano le gambe, ma Mi-
chael la teneva su e la copriva di baci sulla bocca, sugli occhi,
sulla gola, sicch lei faticava a tenergli dietro... ma voleva che
si stendessero sulle coperte. Di proposito abbandon le gambe
e lo sbilanci. Cos Michael le cadde sopra, sulle coperte del
giaciglio.
Scusami , disse lui, cercando di togliersi, ma Centaine con
una presa ferrea gli tenne la faccia sopra la propria. Con l'altra
mano intanto copriva entrambi con le coperte. Si udl emettere
guaiti in sordina, come un gattino a cui la madre neghi la tetta,
e gli carezz il volto e i capelli baciandolo con foga. Il peso del
suo corpo su di lei le piaceva tanto che, quando cerc un'altra
volta di spostarsi, lo blocc con le gambe per impedirglielo,
trattenendoselo addosso.
La luce , gem lui, e a tastoni cerc la lanterna per spe-
gnerla.
No, voglio vederti in viso. Gli prese il polso e ritir la
mano di lui, mettendosela in grembo, mentre lo guardava negli
occhi. Erano cos belli alla luce della lanterna che pens che il
cuore potesse spezzarlesi in petto... poi sent la mano di lui so-
pra un seno, e Centaine ve la trattenne finch i capezzoli co-
minciarono a dolerle.
Tutto divent un delirio di gioia e desiderio, sempre pi for-
te, fino a risultare insopportabile: qualcosa doveva.accadere, al-
trimenti sarebbe svenuta per la potenza delle sensazioni che pro-
vava. Ma non accadde, ed ella si sent precipitare da quelle al-
tezze, irritandosi e quasi arrabbiandosi per la delusione.
Le sue facolt critiche, intorpidite dal desiderio, ora si ridesta-
rono e si rese conto che Michael era in preda a un senso di
indecisione. Allora si arrabbi davvero. Avrebbe dovuto im-
porsi come un padrone, portarla l dove voleva arrivare. Cen-
taine gli riprese il polso e gli guid la mano gi, mentre allo
stesso tempo si tirava sul ventre la gonna di lana.
Centaine , sussurr lui, non voglio fare niente che tu
non desideri.
Tais-toi! quasi gli sibil. Sta' tranquillo! e comprese
che avrebbe dovuto guidarlo lei, avrebbe dovuto guidarlo lei
sempre, perch in lui v'era una timidezza che prima non aveva
colto, ma non se ne risent. In qualche modo la faceva sentire
fortissima e sicura di s.
Entrambi gemettero quando egli la tocc. Dopo un attimo,
Centaine gli lasci andare la mano e, quando trov lui, gem
di nuovo forte, era cosi grosso e duro che si spavent. Per un
attimo si chiese se era all'altezza del compito che si era assunta,
ma subito si rinfranc. Egli si muoveva un po' goffamente sopra
di lei, e dovette spostarsi, aiutarlo un po'. E all'improvviso,
quando non se l'aspettava, accadde... ed ella rimase senza fiato
per lo shock.
Ma Anna si sbagliava, non c'era dolore, c'era solo una fan-
tastica sensazione di essere dischiusa e riempita, e, dopo il pri-
mo turbamento, un gran senso di potere su di lui.
Si, Michel, si, mio caro. Lo incoraggi, mentre egli si
contorceva gemendo e dibattendosi nell'abbraccio delle sue
membra, ed ella domin facilmente il suo assalto, sapendo che
in quel momento egli le apparteneva in modo totale, e godendo
di quella certezza.
Quando la convulsione finale l'attanagli, ella lo guard in
viso, e vide come era cambiato il colore dei suoi occhi alla luce
della lanterna: era diventato indaco. Bench lo amasse con una
forza che era quasi fisicamente dolorosa, tuttavia nelle profon-
dit della propria coscienza ella avverti che le mancava qualco-
sa. Non aveva provato l'impulso di gridare come Elsa sotto
Jacques nella paglia, e subito dopo averci pensato capi che ave-
va paura.
Michel , gli sussurr in fretta, mi ami ancora? Dimmi
che mi ami.
Ti amo pi della mia stessa vita. La sua voce era roca e
rotta, nemmeno per un istante dubit che fosse sincero.
Sorrise per il sollievo e lo tenne stretto stretto, e, quando
senti che diventava molle e piccolo dentro di lei, fu travolta da
un senso di struggente tenerezza.
Oh, mio caro , gli sussurr, oh, caro, caro... accarez-
zandogli i ricci sulla nuca.
Ci volle un po' di tempo percffi il suo turbamento si placasse
abbastanza da consentirle di comprendere che qualcosa era irre-
vocabilmente mutato in lei nei pochi minuti dell'atto compiuto
insieme. L'uomo che stringeva fra le braccia era fisicamente pi
forte di lei, ma adesso che lo cullava le pareva un bambino, un
bambino assonnato. Mentre lei si sentiva molto pi saggia e vi-
tale, come se la sua esistenza, che fino a quel momento era
trascorsa senza uno scopo preciso e senza direzione, avesse final-
mente il vento in poppa e una rotta definita, come una nave
che portasse entrambi.
Svegliati, Michel. Lo scosse piano ed egli ansim e si
stir. Non puoi dormire ora... parlami.
Di che?
Di quello che vuoi tu. Parlami dell'Africa. Dimmi che
ci andremo insieme.
Te l'ho zi detto.
Dimmelo ancora. Voglio sentire di nuovo tutto.
Mentre giacevano abbracciati, ascolt avidamente, rivolgen-
dogli continue domande.
Parlami di tuo padre. Non mi hai ancora detto che fac-
cia ha.
Cos se la raccontarono tutta la notte, nel loro nido di co-
perte grige.
Poi, troppo presto per entrambi, i cannoni ricominciarono il
loro mortale concerto sulle alture, e Centaine lo strinse con
disperata bramosia. Oh, Michel, non voglio andarmene!
Quindi si stacc da lui, si sedette e prese a rivestirsi e ad ab-
bottonarsi.
e la cosa pi bella che mi sia mai capitata , le sussurr
Michael guardandola, e alla luce della lanterna e dei bagliori
intermittenti delle cannonate i suoi occhi erano grandi e lu-
minosi.
Andremo in Africa, vero, Michel?
Te lo prometto. Ci andremo.
L partorir tuo figlio, e vivremo felici e contenti come
nelle favole, vero Michel?
Uscirono sul sentiero stretti sotto lo scialle di Centaine, e al-
l'angolo delle scuderie si baciarono intensamente, finch Cen-
taine non si sottrasse all'abbraccio e scapp via per il vialetto
lastricato.
Allorch raggiunse la porta della cucina, non si volt indie-
tro, ma scomparve nella gran casa scura, lasciando Michael
solo e inspiegabilmente triste quando invece avrebbe dovuto
esser contento.
Biggs, chino sulla branda, rimase a guardare con affetto Mi-
chael che dormiva. Il fglio maggiore di Biggs, che era morto
l'anno prima nelle trincee di Ypres, avrebbe avuto ora la stes-
sa et. Michael sembrava cosi esausto e pallido e consunto che
Biggs dovette forzarsi a prenderlo per la spalla e scuoterlo.
Che ora , Biggs? farfugli Michael, rizzandosi esausto.
E tardi, signore, e il sole splende. Ma oggi non voliamo,
signore, siamo ancora a terra.
Quindi accadde una cosa strana. Michael gli sorrise, un ghi-
gno sciocco, da idiota, che Biggs non gli aveva mai visto prima.
Si allarm.
Dio, Biggs, come mi sento bene!
Ne sono felice, signore. Biggs si domand preoccupato se
non fosse febbre alta. Come va il nostro braccio, signore?
Il nostro braccio va benissimo, grazie, Biggs.
L'avrei lasciata dormire, ma il maggiore vuol vederla, si-
gnore. Vuol farle vedere qualcosa di importante.
Che cos'?
Non posso dirglielo, signor Michael. Lord Killigerran me
l'ha proibito.
Bravo Biggs! disse Michael senza alcuna ragione, e scese
dalla branda. Mai fare aspettare Lord Killigerran.
Michael irruppe in mensa e si stupi di trovarla vuota. Voleva
condividere il suo buon umore con qualcuno, possibilmente An-
drew, ma non c'era neppure il caporale di mensa. I tavoli della
colazione non erano ancora stati sparecchiati e le riviste e i
giornali erario ancora per terra dove, con tutta evidenza, erano
stati gettati in fretta. La pipa dell'aiutante, che ancora emana-
va puzzolenti volute di fumo, giaceva abbandonata in un porta-
cenere, a testimonianza che la mensa era stata lasciata di corsa
da tutti.
Poi Michael senti voci eccitate in distanza. Venivano dalla
finestra aperta che guardava sul frutteto. Si mise a correre verso
le voci.
La forza dello stormo era di ventiquattro piloti, ma dopo le
recenti perdite erano soltanto sedici, compresi Andrew e Mi-
chael. Erano tutti riuniti al margine del frutteto. e con loro
c'erano i meccanici e il personale di terra, gli artiglieri della
contraerea che proteggeva il campo d'aviazione, gli inservienti
della mensa... ogni anima viva era al campo, e pareva che par-
lassero tutti insieme.
Erano intorno a un velivolo parcheggiato nella piazzola nu-
mero uno, a capo del frutteto. Michael riusciva a vederne solo
le ali superiori e il profilo del motore, tra le urla della folla,
ma si senti quasi mancare. Non aveva mai visto niente di si-
mile.
Il naso della macchina era lungo, e dava l'impressione di
una grande potenza: le ali erano ben strutturate, e formavano
un diedro che suggeriva gran velocit. Le superfici mobili era-
no grandi, il che indicava stabilit e facile manovrabilit.
Andrew si fece avanti a gomitate nel mucchio di soldati e
aviatori eccitati e and da Michael col bocchino d'ambra al-
l'angolo della bocca e la sigaretta che fumava, conferendogli
un'aria sgherra.
Salve, o bell'addormentato che sorgi come Venere dall'ac-
que.
Andrew, l'SE5 finalmente, no? grid Michael sovra-
stando le urla e il rombo del motore. Andrew lo prese sotto-
braccio e se lo tir dietro verso l'apparecchio.
La folla si apri davanti agli assi che si avvicinavano al nuovo
aeroplano, che Michael fiss sbigottito da vicino. Al primo
sguardo comprese che era pi pesante e pi robusto anche del-
l'Albatros Del tedesco... e quel motore! Era enorme! Gargan-
tuesco!
Duecento cavalli , disse Andrew dando una fiera pacca
sul cofano motore.
Duecento cavalli vapore... ripet Michael. Ancora pi
potente del Mercedes tedesco. And davanti ad accarezzare
la bellissima elica di legno duro laminato, e guard la mitra-
gliera dietro la pala.
Era una mitragliatrice 7,62 Lewis montata su un affusto
Foster nell'ala superiore, un'arma efficace e leggera che spa-
rava al di sopra dell'elica; sotto quella mitragliatrice, davanti
all'abitacolo del pilota era piazzata la pi pesante Vickers, mu-
nita di sincronizzatore per sparare attraverso l'elica. Due mi-
tragliatrici, finalmente avevano due mitragliatrici e un motore
abbastanza potente da trasportarle in combattimento.
Michael emise il selvaggio grido di battaglia telle High-
lands che gli aveva insegnato Andrew, e questi stapp la fia-
schetta e sparse qualche goccia di whisky sul cofano motore.
Benedici questo aquilone e chi ci voler sopra , inton,
poi bevve un sorso dalla fiasca e la pass a Michael.
L'hai gi pilotato? domand Michael, la voce roca per il
whisky, passando la fiasca al pi vicino dei suoi colleghi uffi-
ciali.
E chi diavolo credi che l'abbia portato qui da Arras?
rispose Andrew.
E com'?
Come una ragazza che ho conosciuto ad Aberdeen... su in
fretta, gi in fretta, e dolce e amorosa in mezzo...
Sorse un coro di schiamazzi dai piloti riuniti. Qualcuno gri-
d: Quando avremo la possibilit di provarli, signore?
Per ordine di anzianit , disse loro Andrew, con un sog-
ghigno rivolto a Michael. Ah, se solo il capitano Coutteney
fosse in grado di volare! Scosse la testa in segno di finta com-
miserazione.
Biggs! grid Michael. Dov' la mia tenuta di volo?
Pensavo che ci servisse, signore. Biggs venne fuori dalla
folla e porse la giacca a Michael.
Il potente motore Wolseley Viper spinse l'aereo per la fan-
gosa pista di decollo, e appena la coda si alz Michael godette
di una vista panoramica al di sopra del cofano motore. Era co-
me star seduti in tribuna d'onore.
Dir a Mac di tirar via questo piccolo e fastidioso parabrez-
za , decise, cos sar in grado di vedere qualunque aereo
tedesco voli nel raggio di cento miglia.
La grossa macchina balz in aria e Michael sorrise notando
la potenza della cabrata.
Va davvero su in fretta , pens, ricordando quel che ave-
va detto Andrew, con la schiena incollata al sedile e il naso
dell'apparecchio sollevato oltre l'orizzonte. Sfrutt le correnti
ascensionali e si innalz come un avvoltoio, volteggiando sopra
il campo d aviazione.
Non c' pi nessun Albatros che ci possa guardare dall'al-
to , si esalt. A tremilacinquecento metri smise di prender
quota e prov una virata stretta a destra, la pi stretta possibi-
le, attaccandosi sempre alla cloche per tener sollevato il naso
dell'aereo: l'ala doppia di dritta puntava direttamente verso
terra, mentre le altre due quasi verticalmente verso il cielo. La
forza centrifuga gli spazz via il sangue dal cervello, la vista gli
si annebbi, poi raddrizz la macchina puntando in direzione
opposta e grid per l'esaltazione al vento e al rombo del pos
sente motore.
Fatevi avanti, bastardi! Si gir a guardare le linee tede
sche. Venite a vedere cosa abbiamo in serbo per voi adesso!
Quando atterr, gli altri piloti corsero a circondare l'appa
recchio.
Come va, Mike?
Sale bene?
Com' la virata?
Dall'ala inferiore, Michael alz la mano con le dita unite, ne
baci le punte e poi le apr rivolte al cielo.
Quel pomeriggio Andrew condusse lo stormo in formazione
chiusa, a bordo dei Sopwith Pup ancora sbrindellati dal fuoco
nemico, all'aeroporto principale di Bertangles. Dall'hangar nu-
mero 3, dove si raggrupparono eccitati, il personale di terra
fece uscire i nuovi apparecchi e li dispose in fila per gli impa
zienti piloti sul bordo della pista.
Attraverso lo zio allo Stato Maggiore, Andrew aveva otte
nuto l'invio di un fotografo. Con lo sfondo dei nuovi apparec
chi, i piloti dello stormo formarono intorno ad Andrew un grup
po simile a una squadra di calcio. Ma ognuno di loro era vestito
in maniera diversa, nessuno aveva l'uniforme regolamentare. In
testa avevano caschi e berretti di cuoio dei tipi pi eterogenei,
mentre Andrew era come sempre fedele al suo tam o' shanter.
tLe giacche erano di marina, di cavalleria, o di pelle foderate di
pelliccia: ma tutti portavano sul petto le ali che distinguevano
lo stormo.
Il fotografo prepar il pesante treppiede di legno e scom
parve sotto la cappa nera mentre il suo assistente attendeva vi
cino con le lastre in mano. Solo uno dei piloti non si era infi
lato nel gruppo. Hank Johnson era un piccolo texano tosto,
non aveva ancora vent'anni, ed era l'unico americano dello stor
mo. Prima aveva esercitato il mestiere di domatore di cavalli o
qualcosa del genere, il bronco buster, come diceva lui. Si era
pagato la traversata dell'Atlantico per unirsi allo stormo La
fayette, e da l si era aperto la strada per il gruppo misto di
Andrew, formato da piloti scozzesi, irlandesi e coloniali, il 21
Stormo dell'aviazione britannica.
Hank rimase dietro al treppiede con il sigaro in bocca a dare
cattivi consigli al fotografo scocciato.
Vieni qua, Hank , lo chiam Michael. Abbiamo biso-
gno del tuo brueo muso per conferire un po' di dasse alla fo-
tografia.
Hank si freg il naso storto, regalatogli da una scalciata equi-
na, e scosse la testa.
Non lo sapete che porta scalogna farsi fotografare?
Lo coprirono d'insulti, mentre lui affabilmente li salutava
sventolando il sigaro. Forza, forza , li incoraggi, ma sap-
piate che mio padre il giorno che si fato fare la fotografia
stato morso da un serpente a sonagli.
Non ci sono serpenti a sonagli in cielo , gli rispose uno.
No , disse Hank. Ma quello che c' peggio di un in-
tero nido di serpenti a sonagli. Le grida di irrisione persero
un po della loro forza. I piloti si guardarono a vicenda e uno
fece mostra di volersi allontanare.
Sorridano, prego, signori. Ilfotografo emerse da sotto
la cappa nera, congelando i loro movimenti, ma il sorriso che
fu eternato per i posteri nel nitrato d'argento quando la lastra
fu esposta alla luce ebbe un che di forzato e di smorto.
Andrew ag in fretta per dissipare il cattivo umore che rat-
tristava i piloti allorch il gruppo si scompose. Michael, sce-
gli cinque uomini , gli ordin. Noialtri vi daremo dieci mi-
nuti di vantaggio e voi cercherete di intercettarci prima che ar-
riviamo a Mort Homme.
Michael guid la sua formazione di cinque nella dassica posi-
zione d agguato, controsole e schermata da bave di nuvolaglia,
sulla rotta per Mort Homme. Tuttavia, Andrew riusc quasi a
passargli sotto il naso: aveva scelto un avvicinamento molto da
sud e volava bassissimo, facendo la barba al terreno. Ce l'avreb-
be fatta, se Michael non avesse avuto occhi di falco. Vide il
barbaglio del sole sopra un parabrezza a distanza di sei miglia
e spar un razzo rosso che significava nemico in vista . An-
drew, accorgendosi che erano stati scorti, cabr incontro a loro,
e le due formazioni crearono una mischia di aerei in virata, in
cabrata, in picchiata.
Michael distinse l'aereo di Andrew e vi si gett contro. I
due amici ingaggiarono un duello aereo intricatissimo, spingen-
do al massimo le potenti macchine, cercando i limiti di velo-
cit e di resistenza dell'altro; ma, essendo di pari abilit, nes-
sunO dei due riusc a conquistare la posizione vincente. A un
certo punto, per caso, Andrew si trov in coda a Michael, quasi
in linea per mitragliarlo: per istinto, senza variare l'assetto del-
l'aereo inclinandolo, Michael diede un calcio alla pedaliera e la
coda dell'SE5 derap vorticosamente, facendolo girare cos in
fretta da rischiare di spezzargli il collo, e Michael si ritrov a
puntare contro l'aereo di Andre v.
Si incrociarono sfrecciando, salvati dalla collisione solo dai
riflessi esercitati del pilota abituato al combattimento aereo, e
subito dopo Michael ripet la manovra e fu sbattuto senza mi-
sericordia contro il bordo dell'abitacolo con la spalla ferita, ri-
trovandosi per in coda ad Andre v. Questi si mise a zigzagare
disperatamente, ma Michael lo imitava senza difficolt mante-
nendolo nel mirino delle armi di bordo, e avvicinandosi tanto
da rischiare di cacciar l'elica in coda all'amico.
Ngi dia! url trionfante Michad. Ho mangiato! Era
l'antico grido di guerra zulu che i guerrieri di re Chaka lancia-
vano affondando le zagaglie nella carne nemica.
Vide il viso di Andrew nello specchietto retrovisivo all'incro-
cio dei cavi dell'ala superiore sopra l'abitacolo, e distinse nel
suo sguardo l'irritazione e l'incredulit per la sua impensabile
manovra.
Andrew spar un razzo verde per segnalare allo squadrone
di rimettersi in formazione, e per notificare la vittoria di Mi-
chael. Lo stormo era disperso nel cielo, ma al richiamo si acco-
darono ad Andrew che li riport a Mort Homme.
Appena atterrati, Andrew salt gi dalla macchina e corse
da Michael, prendendolo per le spalle e scuotendolo con impa-
zienza.
Come hai fatto? Come diavolo hai fatto?
Subito Michael glielo spieg.
E impossibile. Una virata piatta... se non l'avessi visto coi
miei occhi... Si interruppe. Andiamo su. Riproviamoci.
Insieme, i due grandi apparecchi decollarono sulla stretta pi-
sta, e tornarono solo quando il crepuscolo stava per calare. Mi-
chael e Andrew saltarono gi dagli abitacoli e cominciarono una
danza di gioia, tirandosi grandi pacche sulle spalle e facendo il
girotondo, sicch, avviluppati negli indumenti di volo sembra-
vano una coppia di orsi da circo. I meccanici rimasero a guar-
darli con aria indulgente finch non si calmarono un po' e solo
allora Mac, il capo meccanico, fece un passo avanti salutando
con un gesto della mano al berretto.
Le chiedo scusa, signore, ma quella verniciatura un la-
voro complicato come la vestizione di mia suocera che va a una
festa, signore, lungo e sporco... Dio ci aiuti.
Gli apparecchi nuovi avevano ancora la vernice di fabbrica,
un colorino scialbo che aveva lo scopo di non renderli troppo
visibili al nemico.
Verde, lo voglio , disse Andrew. Alcuni dei piloti nelle
opposte file, sia tedeschi sia inglesi, desideravano invece l'ef-
fetto opposto. Per loro era un fatto d'orgoglio che la vernicia-
tura vistosa li annunciasse al nemico: si trattava quasi di una
sfida personale. Verde , ripet Andrew. Verde brillante,
per accompagnarsi alla mia sciarpa, e non dimenticare le tac-
che.
Giallo, per favore, Mac , decise Michael.
Chiss perch, ma mi aspettavo che scegliesse il giallo, si-
gnor Michael... scherz il meccanico.
Ah, Mac, gi che ci sei, tira via quel brutto parabrezza e
da' una tesata ai cavi delle ali.
Tutti i veterani erano convinti che, tirando i cavi e aumentan-
do in tal modo il diedro formato dalle ali, potevano guadagna-
re una notevole velocit.
Ci penso io , promise Mac.
Taralo in modo che si possa volare senza mani , aggiunse
Michael. Gli assi erano tutti sbruffoni, si sapeva: se l'SE5 era
in grado di volare senza le mani del pilota sui comandi, costui
le aveva entrambe libere per sparare.
Sar fatto, signore! sogghign Mac con indulgenza.
Ah, Mac, poi fa' convergere le mitragliatrici a sessanta
metri...
Qualcos'altro signore?
Per ora pu bastare, Mac , disse Michael rispondendo al
sorriso, ma ci penser.
Ne sono sicuro, signore , scosse la testa rassegnato Mac.
All alba sar pronto.
Se sar pronto davvero, c' una bottiglia di rum per te
promise Michael.
E ora, ragazzo mio , disse Andrew prendendolo sotto-
braccio, che ne diresti di bere qualcosa?
Credevo che non ci saresti mai arrivato. E proprio il caso
che mi paghi da bere!
La mensa era piena di giovani eccitati che parlavano a voce
altissima delle nuove macchine.
Caporale! url Lord Killigerran sopra il baccano. Tut-
to quello che si berr stasera sul mio conto! I piloti lo festeg-
giarono felicissimi, prima di andare al banco ad approfittare
della generosa offerta.
Un'ora dopo, quando tutti gli occhi erano rossi e lucidi e le
risate avevano raggiunto la rauca acutezza che giudicava adatta,
Andrew picchi sul banco del bar per ottenere la loro atten-
zione e annunci solennemente: Quale grande campione di
bok-bok della provincia di Aberdeen, e della Scozia in gene-
rale, per non parlare delle Ebridi esterne, mi onoro di sfidare
chiunque a questo antico e onorato sport.
Attento, fanfarone! gli disse Michael guardandolo con
ironia. Voglia selezionare la sua squadra, signore , disse
poi con la massima correttezza formale.
La monetma sfavor Michael, che dovette formare coi suoi
la piramide umana contro la parete lontana della mensa, men-
tre rapidamente i camerieri mettevano in salvo qualunque cosa
potesse rompersi. Poi, uno per volta, i ragazzi di Andrew pre-
sero la rincorsa attraverso la mensa e si catapultarono contro
la piramide, cercando di farla crollare, nel qual caso avrebbero
vinto subito, e di non farsi gettare per terra, nel qual caso
avrebbero vinto gli avversari.
La squadra di Michael resse all'impeto e al peso degli avver-
sari, sicch ben presto tutti e otto gli uomini di Andrew si ri-
trovarono appesi a grappolo alla piramide umana di Michael,
attentissimi a non sfiorare il pavimento con la bench minima
porzione della loro anatomia. Sembravano un branco di scim-
mie. Dalla cima della piramide Andrew fece allora la domanda
cruciale che avrebbe deciso la gloriosa vittoria o la indecorosa
sconfitta:
Bok-bok... quante dita ho tirato fuori?
Dalla base della piramide si sent la vocina di Michael, schiac-
ciato dal peso di tutti quelli che lo sovrastavano. Tir a indovi-
nare: Tre...
Due! Andrew cant vittoria e la piramide umana si di-
sintegr. Nel groviglio, Michael si ritrov a portata d'orecchio
di Andrew.
Puoi prestarmi la moto stasera?
Andrew non riusciva a girar la testa, incastrato com'era, ma
gir gli occhi verso Michael.
Torni fuori a prendere una boccata d'aria anche stasera,
ragazzo mio? E, mentre Michael non sapeva cosa risponder-
gli, prosegui: Tutto quello che possiedo tuo, va' pure con la
mia benedizione e porgi alla fortunata signora i miei rispetti .
Michael parcheggi la moto nel bosco dietro il granaio, e con
un mano il mucchio di coperte dell'esercito varc la soglia. Ap-
pena entrato, gli balen in viso il chiarore di una lanterna.
Bonsoir, Monsieur.
Era seduta sulle balle di paglia, con le gambe incrociate, e
gli fece un sorriso malizioso. Che sorpresa incontrarla qui!
scherz.
Michael si arrampic accanto a lei e l'abbracci. Sei in anti-
apo , fece notare.
Pap andato a letto presto... non prosegui, perch la
bocca di lui copri la sua.
-Ho visto gli aeroplani nuovi , ansim quando si separa-
rono per respirare, ma non ho capito qual il tuo. Sono tutti
uguali. Mi dispiaciuto non sapere qual il tuo.
Domani sar giallo. Mac me lo sta verniciando proprio
ora.
Dobbiamo concordare dei segnali , gli disse lei, mentre
Michael cominciava a stendere le coperte per creare il solito
nido d'amore.
Se alzer la mano sopra la testa in questo modo, guar-
da. , esegui, vuol dire che la sera ci troviamo nel gra-
naio , disse Michael.
E il segnale che attender con pi ansia , disse lei, sorri-
dendogli. Vieni qua! aggiunse poi, attirandolo sulle coper-
te La sua voce era roca e voluttuosa.
Molto pi tardi, sdraiata con l'orecchio sul suo petto nudo,
ascoltando battere il suo cuore, si send dire: Centaine, non
sta bene! Non puoi venire in Africa con me!
Si rizz subito a guardarlo in faccia, con la bocca che assu-
meva un'espressione dura, e gli occhi che brillavano taglienti e
minacciosi.
Voglio dire, che dir la gente? Pensa alla mia reputazio-
ne... viaggiare con una donna che non mia moglie...
Continu a fissarlo, ma ben presto la bocca le si ammorbidi
nell'ombra di un sorriso.
Ci deve pur essere una soluzione. Michael finse di starci
a pensare. Ho trovato! esclam, facendo schioccare le dita.
Che ne diresti di sposarmi?
Centaine gli appoggi di nuovo il volto sul petto. Solo per
salvare la tua reputazione? sussurr.
Non ho ancora sentito dire di si.
Oh si, si! Un milione di volte si!
Quindi, tipicamente, la domanda successiva fu pratica:
Quando, Michel?
Presto, pi presto che si pu. Ho conosciuto la tua fami-
glia; domani ti porter a conoscere la mia.
La tua? Lo allontan a un braccio di distanza. Ma la
tua famiglia in Africa!
Non tutta , le spieg. La maggior parte qui. Non parlo
del numero, ma dell'importanza dei membri.
Non ti capisco.
Capirai, ma chrie, capirai! le assicur.
Michael aveva spiegato ad Andrew che cosa intendeva fare.
Se ti fai beccare, dir che non sapevo niente e presieder
con gran gusto la corte marziale che ti giudicher, comandando
personalmente, poi, il plotone d'esecuzione , l'aveva avver-
tito Andrew.
Michael era atterrato sul terreno compatto del campo nord,
sulla propriet de Thiry. Decollando dalla pista dello stormo,
aveva semplicemente dovuto dare gas per superare un filare di
querce e il muro di cinta del parco: poi si era posato nel prato
al di l. A questo punto Centaine, che l'aspettava, si era messa
a correre verso l'apparecchio, ancora col motore acceso. Dal-
l'ala inferiore, su cui si era seduto ad aspettarla, Michael vide
che, seguendo i suoi consigli, aveva indossato abiti pesanti: sti-
vali bordati di pelliccia sotto il cappotto giallo di lana, e sciarpa
di seta gialla al collo. Su tutto indossava una cappa di volpe, e
portava una borsa di morbida pelle in spalla.
Michael salt gi e l'abbracci.
Guarda! Mi sono vestita di giallo, il tuo colore preferito!
Ragazza in gamba. Le porse il casco che si era fatto pre-
stare e le spieg come calzarlo e come fissare la cinghietta sotto
il mento.
Ho l'aria valorosa e romantica? gli chiese, mettendosi in
posa.
Sei meravigliosa. Era vero. Aveva le guance rosse per
l'eccitazione, e gli occhi luminosissimi.
Vieni. Michael risal sull'ala bassa ed entr nel vano del
pilota.
Ma cos piccolo , esit Centaine, guardando l'abitacolo
dall'ala.
Anche tu, ma credo che il problema vero sia la paura, no?
Paura io? Gli diede un'occhiataccia e cominci a mano-
vrare per infilarsi dentro. Era una faccenda complicata, che ri-
chiese la risalita della gonna sopra le ginocchia e il bilancia-
mento in equilibrio sul bordo dell'abitacolo, cos da sembrare
un bell'uccello che arrivi in volo sul nido per cominciare la
cova. Michael non resist alla tentazione e, mentre lei gli era
sopra, fece correre la mano sotto la gonna, fin quasi all'attac-
catura delle sublimi cosce rivestite di seta. Centaine squitt per
l'offesa. Correte troppo, messere! esclam adagiandoglisi in
grembo.
Michael allacci la cintura di sicurezza a tutti e due e poi le
fece una carezzina sulla nuca, sotto il casco. Sei in mio potere
adesso. Non puoi pi scappare.
Non credo di averne voglia , rldacchi lei.
Ci volle qualche altro minuto per sistemare tutte le falde e
gli ammennicoli di Centaine in modo che non disturbassero le
manovre, con lei sempre allacciata sul grembo del pilota.
Tutto a posto , le disse Michael, e avvi l'aereo fino in
fondo al campo, per sfruttare al massimo tutto lo spazio di de-
collo, perch la pista era corta, la terra molle e l'aereo sovrac-
carico, anche se aveva ordinato a Mac di scaricare i nastri di
munizioni delle mitragliatrici e il loro liquido refrigerante, il che
gli aveva fatto guadagnare una trentina di chili.
Tienti stretta , le disse all'orecchio. Poi diede gas e il
grosso aeroplano balz in avanti.
Ringraziamo il cielo che c' vento da sud , mormor, sen-
tendo l'aereo staccarsi dal fango e, involatosi, ondeggiare un po'
prima di superare il muro lontano. Poi esegu una virata per evi-
tare una quercia pi alta e cominci a prender quota. Centaine
era molto rigida in grembo a lui, ed egli pens che davvero ave-
va paura. Ci rimase male.
Adesso non c' pi pericolo , le grid per sovrastare il
rombo del motore, e lei gir la testa, consentendogli di leggerle
negli occhi non paura ma estasi.
E bellissimo , gli disse, e lo baci. Vedere che condivi-
deva la sua passione per il volo delizi Michael.
Sorvoliamo il castello , le disse, e riprese a virare, abbas-
sandosi di nuovo.
Per Centaine fu una delle pi belle esperienze della sua vi-
ta: meglio che cavalcare, meglio della musica, quasi altrettanto
bella quanto l'amore con Michael. Era un uccello, un'aquila,
e voleva gridare a squarciagola la sua gioia, voleva che quel
momento fosse eterno. Voleva restarsene per sempre in alto,
col vento che le urlava selvaggiamente in faccia e il saldo brac-
cio dell'uomo che amava a circondarla.
Sotto di lei, il mondo era nuovo. Posti familiari, che cono-
sceva fin dalla prima infanzia, acquistavano adesso una dimen-
sione incantevolmente diversa. E cos che devono vedere il
mondo gli angeli! grid, ed egli sorrise a quella fantasia. Il
castello incombeva davanti a loro, ed ella non si era mai accorta
che fosse cos grosso, n di quanto fosse bello il tetto di tegole
rosa. E nel prato dietro le stalle c'era Nuage, che galoppava da-
vanti a loro, gareggiando col rombante velivolo giallo: ella ur-
lava e rideva nel vento. Corri, bello! Lo superarono, e Cen-
taine vide Anna, nell'orto, rizzarsi al rombo del motore, met-
tersi la mano a visiera sopra gli occhi e scrutare nella loro dire-
zione. Era cos vicina che vide il cipiglio della sua faccia rossa,
e si sporse dall'abitacolo. Sventol la mano per salutarla, men-
tre la sciarpa gialla garriva nel flusso dell'elica, godendosi l'e-
spressione di completa incredulit di Anna mentre sfrecciava-
no via.
Centaine scoppi a ridere nel vento e grid a Michael: Va'
pi in alto. Va' in alto!
Egli le ubbid, mentre lei non stava mai ferma, continuando
a contorcerglisi in grembo per voltarsi di qua e di l, sporgen-
dosi dall'abitacolo.
Guarda! Guarda! Ecco l il convento... ah, se le suore po-
tessero vedermi. L c' il canale, l la cattedrale di Arras... oh,
e l... La sua eccitazione e il suo entusiasmo erano contagiosi,
e Michael si mise a ridere con lei, e quando si volt a guardarlo
la baci sulla bocca, ma Centaine subito si gir: Non voglio
perdermi un secondo!
Michael distinse la base dell'aviazione a Bertangles. Le piste
formavano una croce nella foresta scura, con gli hangar piazzati
al centro.
Ascoltami , le grid nell'orecchio. Tieni gi la testa
mentre atterriamo! Lei annu. Quando te lo dico io, salta
gi e corri tra gli alberi. Alla tua destra vedrai un muro di pie-
tra. Seguilo per trecento metri e troverai la strada, aspetta-
mi l.
Michael si present sopra il campo d'aviazione nella maniera
prudente prescritta dal regolamento, scrutando con tutta calma
l'eventuale presenza di ufficiali superiori o altri potenziali pian-
tagrane. Di fronte agli hangar c'erano una mezza dozzina di ae-
rei, e due o tre militari che giravano tra le baracche.
Sembra che non ci siano problemi , si disse, e vir per di-
sporsi alla discesa finale, con Centaine rannicchiata nell'abita-
colo per rendersi invisibile da sotto.
Michael arriv lungo, come un novellino, ed era ancora a
trenta metri di quota quando pass davanti agli hangar. Atter-
r quasi in fondo alla pista e lasci che l'inerzia li portasse al
limitare della foresta prima di svoltare a destra e frenare.
Fuori! Corri! disse a Centaine, e la sollev dall'abitaco-
lo. Nascosta agli hangar e alle baracche dalla fusoliera dell'SE5,
la ragazza si ricompose gonna e cappotto, prese la borsa sotto-
braccio e corse al riparo degli alberi.
Michael rull fino agli hangar e ferm l'aereo sul piazzale.
Meglio che firmi il libro di volo, signore , gli disse il ser-
gente meccanico, quando salt gi.
Libro di volo?
E la nuova procedura... tutti i voli devono essere regi-
strati al decollo e all'atterraggio.
Burocrati del cavolo , deprec Michael. Non si pu pi
far niente senza un pezzo di carta! Ma and a cercare l'ufficiale
di giornata.
Ah, s, Courteney, c' una macchina che l'aspetta.
L'autista l'aspettava al volante di una Rolls-Royce nera par-
cheggiata dietro l'hangar numero uno. Appena vide Michael, pe-
r, salt su e si mise sull'attenti.
Nkosana! rise felice, coi denti luccicanti nella faccla nera
nera, facendosi quasi volar via il cappello per la foga del
saluto.
Era un giovane zulu molto alto, ancora pi alto di Michael, e
indossava l'uniforme kaki e le mostrine dell'African Service
Corps.
Sangane! Michael gli restitul il saluto, anch'egli ridendo
contento, poi d'impulso l'abbracci.
Vedere la tua faccia come tornare a casa , gli disse Mi-
chael in buono zulu.
I due erano cresciuti insieme, spazzando le gialle colline er-
bose dello Zululand coi cani e le lance da caccia. Avevano nuo-
tato insieme nudi nelle fresche pozze verdi del fiume Tugela,
dove avevano pescato capitoni lunghi e grossi come un braccio.
Avevano arrostito la selvaggina e i pesci al fuoco da campo, e
passato la notte insieme accanto a esso, scrutando le stelle e par-
lando seri seri degli argomenti che interessano ai ragazzi: il fu-
turo, la vita e il mondo che si sarebbero costruiti da grandi.
Che novit ci sono a casa, Sangane? domand Michael,
mentre lo zulu gli apriva la portiera. Come sta tuo padre?
Mbejane, il padre di Sangane, era il vecchio servitore, com-
pagno e amico di Sean Courteney, un principe della famiglia
reale degli zulu. Aveva seguito il suo padrone in altre guerre,
ma ora, troppo vecchio e infermo, era costretto a mandare il
figlio al posto suo.
Chiacchierarono animatamente mentre Sangane guidava la
Rolls fuori della base svoltando sulla strada principale. Sul se-
dile posteriore Michael si tolse la tenuta di volo rivelando l'uni-
forme di gala, completa di decorazioni, che indossava sotto.
Ferma l vicino agli alberi, Sangane.
Michael salt gi e chiam ansioso: Centaine! Centaine!
La ragazza usc da dietro un tronco e Michael la guard a
occhi sbarrati. Aveva approfittato del tempo a disposizione, e
ora Michael capl a che cosa le serviva la borsa di pelle. Non
l'aveva mai vista truccata, e adesso che lo era, cos bene che
non ci si rendeva nemmeno conto del fatto, la differenza era
fantastica: tutti i suoi punti forti erano esaltati, gli occhi pi
luminosi, la carnagione pi splendente e perlacea.
Come sei bella! sospir. Non era pi una donna-bambina,
aveva tutta un'altra sicurezza e disinvoltura, e si sent sbigotti-
tito da lei fino all'adorazione.
Credi che piacer a tuo zio? gli domand.
Ti adorer. Come qualunque uomo!
Il vestito giallo era di una tonalit particolare, che faceva
rilucere la sua pelle e conferiva barbagli dorati agli occhi scuri.
Dalla borsa aveva tirato fuori un elegantissimo cappellino piu-
mato. Sotto la giacca indossava una camicetta di seta dal col-
letto di pizzo che le sottolineava il collo slanciato e il volto
splendido. Gli stivali foderati di pelliccia erano stati sostituiti
da graziose scarpine.
Le prese entrambe le mani e le baci con reverenza, dopo di
che la fece salire sulla Rolls.
Sangane, questa donna ben presto sar mia moglie.
Lo zulu annu approvando, giudicandola come se si trattasse
di una giumenta o di una manza.
Possa darti molti figli , augur.
Quando Michael tradusse, Centaine arross e rise.
Ringrazialo, Michel, ma digli che voglio anche almeno una
figlia.
Si guard attorno nella lussuosa Rolls. Tutti i generali in-
glesi hanno macchine simili?
Mio zio se l' portata dietro dall'Africa. Pass la mano
sugli eleganti sedili di pelle. Gliel'ha regalata mia zia.
Tuo zio ha della classe ad andare in guerra con una simile
carrozza , annul lei, e tua zia ha buon gusto. Spero un gior-
no di poterti fare anch'io un regalo come questo, Michel.
Ho voglia di darti un bacio.
Mai in pubblico , gli disse lei in tono vivace, ma quanti
ne vuoi quando siamo soli. Adesso dimmi, andiamo lontano?
Una decina di chilometri, ma con questo traffico chiss
quando arriviamo.
Avevano imboccato lo stradone Arras-Amiens, affollato di
veicoli militari, autocarri che rimorchiavano cannoni, ambulan-
ze, camion da carico pieni di cavalli o materiale bellico: sul ci-
glio marciavano i fanti carichi degli zaini, con gli elmetti che
conferivano loro un'aria di fungaia semovente.
Michael colse sguardi astiosi e invidiosi, mentre Sangane
fendeva il traffico pi lento con la grossa Rolls luccicante. Gli
uomini che si trascinavano nel fango davano un'occhiata nella
berlina e vedevano, sul sedile posteriore, l'elegante ufficialetto
con la bella donna accanto. Tuttavia, al sorriso di Centaine che
li salutava con la mano, molti si illuminavano e ricambiavano
saluto e sorriso.
Parlami di tuo Zio , gli chiese, tornando a rivolgersi a
Michael.
Oh, un tipo normalissimo, non c' molto da dire di lui.
iE stato espulso da scuola per aver picchiato il preside, ha com-
battuto nella guerra contro gli zulu e ha ucciso il primo uomo
quando aveva meno di diciott'anni, ha fatto il primo milione di
sterline prima dei venticinque e l'ha perso in un sol giorno. Ha
ammazzato alcune centinaia di elefanti in qualit di cacciatore
e trafficante d'avorio, e ha ucciso un leopardo a mani nude. Poi,
durante la guerra boera, ha catturato Leroux, il generale boero,
quasi senza aiuto; dopo la guerra ha fatto un altro milione di
sterline e ha partecipato alle trattative da cui nata l'Unione
Sudafricana. E stato ministro nel governo di Louis Botha, ma
si dimesso per partecipare a questa guerra. Adesso comanda
un reggimento. E poco pi alto di un metro e novanta ed ca-
pace di portare due sacchi di grano da sessanta chili, uno per
mano.
Michel, ho paura di conoscere un uomo simile , mormor
lei, seria.
Perch diavolo...
Ho paura di innamorarmi di lui.
Michael scoppi a ridere. Anch'io ho paura. Paura che sia
lui a innamorarsi di te!
Il comando del reggimento era provvisoriamente installato
in un monastero abbandonato alla periferia di Amiens. Il giardi-
no del monastero era incolto da quando i monaci erano sfollati
l'autunno precedente, e i cespugli di rododendri erano diven-
tati una specie di giungla. Gli edifici erano di mattoni rossi, co-
perti di muschio e rampicanti che arrivavano fino al tetto grigio.
I mattoni erano qua e l bucati dalle cannonate.
Un giovane sottotenente li accolse all'ingresso.
Lei dev'essere Michael Courteney... Io sono John Pearce,
aiutante di campo del generale.
Oh, ciao. Michael gli strinse la mano, esortandolo a dar-
gli del tu. Che ne stato di Nick van der Heever?
Era stato a scuola con Michael, e dall'arrivo del reggimento
in Francia era aiutante di campo del generale.
Non lo sai? John Pearce assunse l'espressione grave e
consueta in quei giorni quando qualcuno chiedeva di un cono-
scente. Ci ha lasciato la pelle. Un giorno, mentre accompa-
gnava il generale al fronte, l'ha beccato un cecchino. Ma il
sottotenente era distratto. Guardava soltanto Centaine. Michael
gliela present e poi tagli corto:
Dov' mio zio?
Mi ha detto di farvi aspettare. Il giovane sottotenente li
condusse in un piccolo giardino interno, che era probabilmente
quello dell'abate. Sui muri c'erano rose rampicanti, e al centro,
su un piedestallo di marmo istoriato, una meridiana.
Nell'angolo era stata apparecchiata una tavola per tre, al sole.
Lo zio Sean teneva fede al proprio stile: argenteria e cristallo,
not Michael.
Il generale vi raggiunger appena pu, ma mi ha detto di
dirvi che si tratter di un pranzo brevissimo. Sapete, l'offensi-
va di primavera... Il sottotenente accenn alla brocca sul car-
rello di servizio. Nel frattempo, se mi consentite di offrirvi
uno sherry, o magari qualcosa di pi forte...
Centaine scosse la testa, e Michael annul: Qualcosa di for-
te, per piacere , disse. Bench amasse suo zio quanto suo pa-
dre, il rivederlo dopo tanto tempo lo rendeva un po' nervoso.
Aveva bisogno di qualcosa che lo calmasse.
L'aiutante di campo vers un whisky a Michael. E ora scu-
sami ma ho un po' di cose da fare...
Michael lo salut con un cenno della mano e prese sottobrac
Cio Centaine.
Guarda, le rose hanno gi i boccioli... e i narcisi... Si ap-
poggi a lui. Tutto comincia a riprender vita.
Eh... sospir Michael. Per il soldato, la primavera
tempo di morte.
Oh, Michel... cominci la ragazza, ma subito si interrup-
pe guardando la porta a vetri dietro di lui con un'espressione
che indusse Michael a voltarsi in fretta.
Era arrivato un uomo, un uomo alto, eretto e dalle spalle lar-
ghe. Si ferm quando vide Centaine e la guard con penetrante
approvazione. I suoi occhi erano azzurri e la barba folta era
curata, della stessa foggia di quella del re.
Sono gli occhi di Michel! pens Centaine, ricambiando
lo sguardo: ma, si rese conto, erano molto pi duri.
Zio Sean! grid Michael, lasciandole il braccio. And a
stringer la mano allo zio, che, guardandolo, si addol.
Ragazzo mio.
Lo ama , comprese Centaine. Si amano molto profon-
damente. Studi la faccia del generale. La pelle era abbron
tzata dal sole e pareva cuoio, con profonde rughe agli angoli
delLa bocca e attorno a quegli occhi incredibili. Il naso grosso
come quello di Michael era curvo, la fronte vasta e alta, inco
ronata da capelli inargentati che brillavano nella luce del sole
primaverile.
Parlavano a cuore aperto, sempre tenendosi per mano, scam
biandosi reciproche rassicurazioni sul loro stato di salute: guar
dandoli, Centaine colse tutta la loro rassomiglianza.
Sono uguali , s'accorse, salvo l'et e la forza. Pi come
padre e figlio che come...
Gli occhi azzurri e duri si posarono su di lei. E cos questa
la ragazza.
Ti presento Mademoiselle Centaine de Thiry. Centaine,
questo mio zio, il generale Sean Courteney.
Michel mi ha parlato molto... un sacco... Centaine si im-
pappin con l'inglese.
Parla fiammingo! le disse subito Michael.
Michel mi ha detto tutto di lei , obbed, e il generale sog-
ghign deliziato.
Parla afrikaans! replic in quella stessa lingua. Quando
sorrideva, tutta la sua persona mutava: la sua piega selvaggia,
quasi crudele, sembrava del tutto illusoria.
Non afrikaans , neg Centaine, e subito intavolarono
un'animata discussione. Nel giro di pochi istanti Centaine sco-
pr che egli le piaceva: le piaceva per le sue somiglianze con
Michael, e anche per le grandi differenze che cominciava a scor-
gere tra loro.
Mangiamo! esclam Sean Courteney, prendendola sotto-
braccio. Abbiamo pochissimo tempo... La fece sedere a ta-
vola.
Michael, gli facciamo tagliare il pollo. Io mi occuper
del vino.
Sean propose il primo brindisi. Alla prossima volta che
noi tre ci vedremo , e tutti bevvero con gioia, fin troppo con-
sapevoli delle implicazioni di quell'augurio, anche se da l le
cannonate non si sentivano.
Chiacchierarono un po' a loro bell'agio, il generale curandosi
di riempire i silenzi imbarazzanti, sicch Centaine comprese che,
a onta del suo burbero aspetto, egli aveva un animo sensibile.
Ma continuava a essere ben consapevole dello scrutinio a cui la
sottoponevano quegli occhi spietati e instancabili, e dei proces-
si mentali che, alternando valutazioni e compiacimenti, si svol-
gevano dietro a quelli.
Molto bene, mon gnral , pens con sfida, guardami fin
che vuoi, io sono io e Michel mio. Alz il mento e sostenne
il suo sguardo, rispondendogli francamente e senza esitazioni,
finch lo vide sorridere e, impercettibilmente, annuire.
Dunque questa colei che Michael ha scelto , pensava il
generale. Avrei preferito una ragazza della sua gente, che par-
lasse la sua lingua e avesse la sua stessa fede; avrei preferito
poterla conoscere un po' di pi prima di dar loro la mia bene-
dizione. Avrei preferito indurli ad aspettare un po' di tempo
per riflettere su se stessi e sulle conseguenze del loro passo, ma
non c' tempo. Domani o dopodomani, sa Dio che cosa accadr.
Come posso rovinare quello che potrebbe anche essere il loro
unico momento di felicit? Ancora per un attimo la guard
in cerca di segni di malanimo o meschinit, debolezza o vanit,
e scorse solo la piccola mascella decisa, la bocca facile al sorriso
ma altrettanto pronta a indurirsi, e gli occhi scuri e intelligenti.
E dura e orgogliosa , concluse, ma credo che sar leale e
perseverante. Fu qui che sorrise e annu, che la vide rilassarsi,
che vide anche nascere nei suoi occhi un vero affetto e una vera
simpatia nei suoi confronti. Si rivolse a Michael. E va bene,
ragazzo mio, non hai fatto certo tanta strada per venir qui a
mangiarti un pollo. Dimmi perch sei venuto, e vediamo se rie-
sci a sbalordirmi.
Zio Sean, ho chiesto a Centaine se vuol diventare mia mo-
glie.
Sean si puli i baffi col tovagliolo e lo pos lentamente.
Non rovinargli niente di tutto ci , si ordinava mental-
mente il generale. Non offuscare con la minima nuvola la loro
gioia.
Li guard e sorrise.
Non mi sbalordisci, mi strabilii! Avevo perso ogni speran-
za di vederti fare una cosa sensata. Si rivolse a Centaine. Na-
turalmente, cara signorina, lei ha avuto il buon senso di rifiu-
tarlo, vero?
Generale, temo invece di averlo incoraggiato e accettato.
Sean guard con affetto Michael. Fortunato mortale! E fin
troppo per te, non lasciarla scappare.
Non tema, signor generale , scherz Michael. Rise di gioia
e di sollievo. Il vecchio s che sapeva ancora stupirlo! Non si
era aspettato un'approvazione cos immediata. Tese la mano a
Centaine e la strinse, sopra la tavola, mentre la ragazza guar-
dava perplessa Sean Courteney.
La ringrazio, generale, ma lei non sa nulla di me... n della
mia famiglia. Ricord la catechizzazione a cui suo padre ave-
va sottoposto Michael.
Ho forti dubbi che Michael intenda sposare la sua famiglia,
signorina , disse seccamente Sean. Quanto a lei, mia cara...
deve sapere che io sono uno dei maggiori esperti africani di ca-
valli. Quando vedo una bella giumenta, la riconosco.
Mi sta forse dando della cavalla, generale? inquisi Cen-
taine scherzosamente.
Le sto dando della purosangue... se lei non ha un invidia-
bile albero genealogico, mi dica che sbaglio , la sfid.
Suo padre conte, lei cavalca come un centauro, e hanno
una tenuta quasi tutta a vigneti, ora purtroppo rovinati dalle
bombe crucche.
Ah! esclam Sean con aria di trionfo. Centaine fece un
gesto di rassegnazione.
Ora tuo zio sa tutto.
Non tutto... Sean torn a rivolgersi a Michael. Quand'
che avete intenzione di sposarvi?
Mi sarebbe piaciuto che pap... Michael non dovette nep-
pure finire la frase. Il fatto che abbiamo pochissimo terd-
po.
Sean, che sapeva perfettamente quanto fosse poco il tempo
a disposizione, annui. Tuo pap Garry capir.
Vogliamo sposarci prima che inizi l'offensiva di primave-
ra , prosegui Michael.
Si, capisco. Sean si accigli e sospir. Alcuni suoi colle-
ghi erano capaci di mandare a crepare i giovani senza batter
ciglio, ma lui non era un professionista della guerra come loro.
Non si sarebbe mai abituato al dolore e al senso di colpa che
comportava il mandare degli uomini a morire. Cominci a par-
lare e si interruppe, sospir ancora e prosegui.
Michael, tienlo per te, anche se presto verrete a saperlo
tutti quanti. E stato diramato un dispaccio a tutti gli stormi di
aerei da combattimento. L'ordine di impedire qualsiasi osser-
vazione tedesca sulle nostre linee nel corso delle prossime set-
timane. Non devono rilevare i nostri preparativi, e impedirglie-
lo sar compito vostro.
Michael rimase tranquillo al proprlo posto, considerando ci
che gli aveva detto suo zio. Significava, a quanto poteva dedur-
re, che il futuro gli riservava una serie ininterrotta di combatti-
menti con le Jasta tedesche. Suo zio lo stava avvertendo che
pochissimi piloti avevano la speranza di sopravvivere all'immi-
nente battaglia.
Grazie, signor generale , disse piano. Centaine e io ci
sposeremo presto... il pi presto possibile. Posso sperare che ci
sarai?
Posso solo prometterti che far del mio meglio per veni-
re. Sean alz lo sguardo: John Pearce era entrato nel giardi-
netto. Che c', John?
Mi spiace, signore, c' un dispaccio urgente del generale
Ranvlinson.
Vengo subito. Dammi ancora due minuti di tempo. Si ri-
volse ai giovani OSpiti.
Brutto pranzo vi ho offerto, eh? Me ne dispiace.
Ottimo il vino e migliore ancora la compagnia , disse Cen-
taine.
Michael, va' a cercare Sangane e la Rolls. Voglio dire due
parole alla signorina in privato.
Porse il braccio a Centaine e seguirono Michael fuori del
piccolo giardino e gi dai portici verso l'ingresso di pietra del
monastero. Solo quando se lo vide a fianco, Centaine si rese
pienamente conto di quanto fosse grosso quell'uomo: zoppica-
va anche un po', sul lastricato i suoi passi erano disuguali.
Parl tranquillamente ma con decisione, chinandosi su di lei
in modo che cogliesse bene ogni parola.
Michael un bravo ragazzo... fine, sensibile, intelli-
gente. Ma non ha la cattiveria necessaria a questo mondo per
arrivare in cima. Sean fece una pausa e vide che la ragazza lo
guardava attentamente.
Lei, invece, credo che questa forza l'abbia. E ancora molto
giovane, ma credo che diventer sempre pi forte. Voglio che
sia forte per Michael.
Centaine annul, non trovando parole per rispondergli.
Sia forte per mio figlio , disse piano Sean, e lei sobbalz.
Suo figlio? e not il turbamento negli occhi di lui, subito
mascherato. Il generale si corresse:
Sa, suo padre e io siamo gemelli. Mi capita di pensare a lui
come a un figlio mio .
Capisco , disse la ragazza, ma in qualche oscuro modo av-
vertl che non si era trattato di uno sbaglio. Un giorno me ne
occuper e scoprir la verit , pens, mentre Sean ripeteva:
Si prenda cura di lui, Centaine, e io sar suo amico fino alle
porte dell'inferno .
Le prometto che lo far. Gli strinse il braccio. Erano ar-
rivati al portale in pietra del monastero. Sangane aspettava vici-
no alla Rolls.
Au revoir, gnral , disse Centaine.
Si , rispose Sean. Arrivederci , e l'aiut a salire in mac-
china.
Ti far sapere la data delle nozze , disse Michael, strin-
gendo la mano allo zio.
Anche se non dovessi esserci, sii felice, ragazzo mio , dis-
se Sean Courteney, e rimase a guardare la Rolls che si allonta-
nava dolcemente sul vialetto. Poi con un secco dietro front tor-
n a imboccare i portici col suo passo claudicante.
Centaine era acquattata tra gli alberi in tenuta di volo, con
gli abiti eleganti di nuovo nella borsa che teneva in mano.
Quando Michael arriv rullando con l'apparecchio e si ferm
davanti a lei, nel punto pi lontano dalle baracche del campo
d'aviazione, Centaine scatt fuori dal suo riparo e mont sul-
l'ala esterna. Stavolta senza esitazione, si sistem nell'abitacolo
del pilota, in grembo a Michael.
Gi la testa , le ordin il giovane, e intraprese il decollo.
Tutto a posto, puoi venire su , le disse quando furono per
aria. Centaine tir fuori la testa e subito si sporse a guardare in
basso, entusiasta come all'andata. L'apparecchio saliva sempre
piin alto.
Guarda le nuvole, sembrano campi innevati, e il sole le
riempie di arcobaleni.
Si agitava in grembo a Michael per guardare la coda dell'ae-
reo. All'improvviso, negli occhi della ragazza si dipinse un'e-
spressione perplessa. Parve perdere ogni interesse per gli arco-
baleni.
Michel? Si mosse ancora sul suo grembo, questa volta
apposta. Michel! Non era pi una protesta. Le sue natiche
tonde e sode eseguirono un'astuta circonvoluzione che lo fece
gemere.
Scordatelo! Cerc disperatamente di fuggire il contatto
della ragazza, ma il suo posteriore lo incalzava. Ben presto Cen-
taine si gir a fronteggiarlo, allacciandogli il collo con le braccia
e sussurrandogli paroline dolci.
Non alla luce del giorno... non a tremila metri di quota!
Era scandalizzato dalla proposta di lei.
E perch no, mon chri? Lo baci voluttuosamente.
Nessuno lo sapr mai. Michael si accorse all'improvviso che
l'SE5 era scivolato d'ala e stava per andare in vite. Lo riprese
in fretta, mentre la ragazza l'abbracciava forte e cominciava a
muoversi a ritmo lento e voluttuoso sopra il suo grembo.
Non hai voglia? gli chiese.
Ma... ma... nessuno l'ha mai fatto prima... non su un SE5!
Non so se si pu. La voce gli si era fatta pi incerta, il volo
pi capriccioso.
Lo scopriremo , stabill lel. Tu pensa a pilotare e non
seccarmi. Si sollev un attimo per arrotolare gonna e cap-
potto sulle cosce.
Centaine , invoc Michael, incerto, e poco dopo: Cen
taine! pi forte, e infine: Oh mio Dio, Centaine!
B possibile! grid trionfante la ragazza, e quasi immedia-
tamente prov sensazioni inedite, che non aveva mai immagina-
to di albergare in s. Si sent risucchiare ed esplodere come se
stesse per separarsi dal corpo, portando via con s anche l'anima
di Michael. All'inizio fu intimorita dalla potenza e dalla stra-
nezza delle sensazioni, poi vi si abbandon e tutto il resto fu
spazzato via.
Si ritrov pulsante e tremante, scossa da ondate di piacere,
sempre pi su, sempre pi su, mentre il vento selvaggio le
fischiava nelle orecchie e le nuvole iridate le sfrecciavano di
fianco... e poi sent se stessa urlare a squarciagola, e dovette
tapparsi la bocca con le dita per soffocare quell'urlo celestiale,
ma era troppo possente e non vi riusc: gett la testa all'indie-
tro e ulul e rise e pianse di sorpresa e meraviglia, valicando il
culmine del piacere e ricadendo dall'altra parte, planando, ro
teando, e tornando a posarsi nel proprio corpo come un fiocco
di neve, tornando a sentire le braccia di Michael che la stringe-
vano, a percepire i suoi mugolii, i suoi ansiti. Gli prese il viso
tra le mani e gli grid: Ti amo, Michel, ti amer sempre!
Appena spense il motore, Mac corse incontro a Michael che
scendeva dall'aereo.
E giusto in tempo, signore, c' riunione dei piloti in sala
mensa. Ilmaggiore l'ha cercata; meglio sbrigarsi, signore.
haentre Michael sul camminamento di assi si avviava in direzio-
ne della mensa, Mac gli grid dietro: Come va ora l'aereo,
signore?
Come un uccello. Ricaricami le armi.
Mac rimase perplesso. Era la prima volta che non protestava
per qualche piccolezza. Lo guard allontanarsi.
La mensa era piena di piloti, tutte le sedie erano occupate
e c'erano dei novellini in piedi, appoggiati alle pareti. Andrew
sedeva sul banco del bar dondolando le gambe e fumando dal
bocchino d'ambra. Si riscosse non appena vide entrare Mi-
chael.
Signori, sentiamoci onorati: il capitano Michael Courteney
s' graziosamente degnato di raggiungerci. Nonostante urgenti
e gravi impegni lo trattenessero altrove, stato cos cortese da
dedicarci un'ora o due del suo tempo prezioso per aiutarci a si-
stemare la nostra piccola controversia col Kaiser Guglielmo II.
Ritengo sia il caso di manifestargli il nostro sentito ringrazia-
mento.
Si levarono urla e fischi e una potentissima pernacchia.
Barbari! disse sprezzante Michael, e si butt sulla poltro-
na che subito gli cedette un pilota meno insigne e meno anziano.
Ora sei comodo? gli chiese, sollecito, Andrew. Ti spia-
ce se vado avanti? Molto bene. Come stavo dicendo, lo stormo
ha ricevuto un dispaccio urgente, consegnato da un motociclista
meno di mezz'ora fa, proveniente dallo Stato Maggiore.
Lo prese tra due dita e lo tenne a distanza d'un braccio, tu-
randosi il naso e parlando con voce chioccia e nasale. Senti-
rete anche voi la puzza dello stile letterario e dei contenuti...
La scenetta del comandante ottenne qualche educato schia-
mazzo, ma tutti gli occhi erano concentrati sull'ordine. Qualche
pilota pestava i piedi, qualche veterano si faceva schioccare le
dita, o si mordeva le unghie. Michael, senza accorgersene, si sof-
fiava sui polpastrelli. Tutti sapevano benissimo che il foglietto
-giallo che Andrew stava sventolando poteva contenere la loro
condanna a morte.
Andrew lesse:
DAL QUARTIER GENERALE DI DIVISIONE, ARRAS
ALL UFFICIALE COMANDANTE DEL 21 STORMO RFC
PRESSO MORT HOMME;
Dalle ore 24 del 4 aprile 1917 vostro compito impedire a
ogni costo qualunque ricognizione aerea del nemico nel settore
a voi assegnato. Ci vale fino a nuovo ordine.
E tutto, signori. Quattro righe, una bagattella pura e sem-
plice; ma lasciate che vi rammenti quell'espressione, 'a ogni co-
sto', senza arzigogolarci troppo sopra.
Si ferm e guard i piloti che, col viso pallido e tirato, dige-
rivano la brutta novit.
Mio Dio, guarda come sembrano invecchiati di colpo ,
pens inopinatamente. Hank dimostra cinquant'anni, e Mi-
chad... diede un'occhiata allo specchio che rifletteva il suo
volto e si pass nervosamente una mano tra i capelli. Nelle ul-
time settimane si erano diradati molto sulle tempie, creando
due ampie baie rosa. Subito tolse la mano e prosegui.
Dalle cinque di domani mattina tutti i piloti effettueranno
quattro sortite giornaliere fino a nuovo ordine , annunci. Ci
saranno ancora i soliti pattugliamenti del mattino e della sera,
ma d'ora in poi saranno effettuati dallo stormo al completo.
Si guard intorno per incoraggiare eventuali domande, ma non
ce ne furono. Poi ogni squadra effettuer due voli addiziona-
li: un'ora di volo, due ore di riposo. In tal modo garantiremo
una presenza continua nel cielo del nostro settore.
Tutti i piloti si contorsero un'altra volta, sulle spine, giran-
dosi a guardare Michael che, essendo il pi anziano, era consi-
derato il loro naturale portavoce. Michael si soffi sui polpa-
strelli e guard i compagni a uno a uno.
Qualche domanda?
Hank si schiar la voce.
S? Andrew si volt a guardarlo, in attesa, ma Hank
sprofond ancor pi nella sua sedia.
Tanto per intenderci. Alla fine fu Michael a parlare. Fa-
remo tutti il pattugliamento del mattino e del tramonto, ossia
quattro ore di volo: e poi, se ho ben capito, altre quattro ore
di volo durante la giornata? Faccio male i conti o ci significa
otto ore di combattimento al giorno?
La risposta esatta , si congratul Andrew.
Allora ti dico subito che questa non andr gi al mio sin-
dacato. Tutti scoppiarono a ridere nervosamente, smettendo
per quasi subito. Otto ore di combattimento erano davvero
tante, troppe, nessuno era in grado di mantenere la vigilanza e
la concentrazione nervosa per un periodo tanto lungo neppure
per un sol giorno: e si chiedeva loro di farlo indefinitamente.
Altre domande?
Come si fa per la manutenzione degli apparecchi?
Mac mi ha promesso di riuscire a garantirla , rispose An-
drew ad Hank. Qualcos'altro? No? Allora accomodatevi al
bar, signori, stasera pago io.
Non ci fu tuttavia gran ressa per approfittare dell'offerta di
Andrew. Nessuno parl dell'ordine appena giunto. Bevvero
tranquillamente senza parlare ed evitando lo sguardo degli al-
tri. Cosa c'era da dire?
Il conte de Thiry, davanti a un lussureggiante panorama di
quarantamila acri di terra coltivata, diede subito la sua appro-
vazione al matrimonio, e strinse la mano a Michael come se stes-
se tirando il collo a uno struzzo.
Anna strinse a s Centaine. Bambina mia! mugol, men-
tre i lacrimoni le sgorgavano dagli occhi. Dovrai lasciarmi!
Lasciare la tua Anna!
Non fare l'oca, Anna, avr ancora bisogno di te. Verrai con
me in Africa.
Anna emise un singhiozo sonoro. In Africa! Quindi un
altro singhiozzo ancora pi forte. Ah, che razza di matrimonio
sar? Non ci sono gli invitati, non c' il cuoco che in trincea...
Oh, bambina mia, non sembrer neppure un matrimonio!
Il prete verr di sicuro, e forse anche lo zio di Michel, il
generale. Verranno i piloti dello stormo. Sar un matrimonio
meraviglioso , la contraddisse Centaine.
Niente musica, niente abito da sposa, niente luna di mie-
le , mugol Anna.
Canter pap che ha una bella voce, tu e io faremo la torta
e la porchetta. Adatteremo il vestito della povera mamma e fa-
remo qui la luna di miele, come hanno fatto mamma e pap a
suo tempo.
Oh, bambina mia! Una volta aperto il rubinetto, le lacri-
me di Anna non si seccavano pi.
Quando sar? Il conte non aveva ancora lasciato andare
la mano di Michael. Fissa la data, coraggio!
Sabato sera alle otto.
Cos presto! gua Anna. Perch cos presto?
Il conte, colto da improvvisa ispirazione, si tir una pacca
sulla coscia.
Apriamo una bottiglia del miglior champagne , intim,
e magari anche una di cognac Napoleon! Centaine, piccola
mia, dove sono le chiavi? Stavolta non pot assolutamente
negargliele.
Nel loro giaciglio di coperte e paglia giacquero l'uno nelle
braccia dell'altra. Con parole smozzicate Michael cercava di spie-
garle i nuovi ordini dello stormo. Ma ella non poteva compren-
dere il loro terribile significato. Capiva solo che Michael si sa-
rebbe trovato in grandissimo pericolo e l'abbracciava stretto
stretto.
Ma ci sarai il giorno delle nozze? Qualunque cosa accada,
verrai da me il giorno delle nozze?
S, Centaine, ci sar.
Giuramelo, Michel!
Te lo giuro.
No, no! Devi giurarmelo in ben altro modo, devi fare il
pi tremendo giuramento che conosci!
Te lo giuro sulla mia vita e sul mio amore per te.
Ah, Michel , sospir la ragazza, stringendosi a lui, final-
mente soddisfatta. Ti guarder tutti i giorni partire e tornare,
e tutte le notti ti aspettero qui.
Fecero l'amore con frenesia, con una sorta di follia del san-
gue, come se intendessero consumarsi a vicenda, e la furia li
lasci esausti, sicch si addormentarono abbracciati. Quando
Centaine si svegli, era mo'to tardi. Nel bosco cinguettavano
gli uccelli e la luce filtrava nel granaio.
Michel! Michel! sono quasi le quattro e mezzo! Guard
con la lanterna l'orologio d'oro appuntato alla giacca.
Oh mio Dio! Michael cominci a vestirsi in fretta. Era
ancora mezzo addormentato. Perder il pattugliamento del
mattino...
No, se vai subito.
Non posso lasciarti qui...
Non discutere! Va', Michel, va'!
Centaine corse per tutto il tragitto, scivolando nel fango del
sentiero, decisa per a trovarsi in cima alla collina per la par-
tenza degli apparecchi.
Alle scuderie si ferm ansimando e cerc di riprendere fiato.
Il castello era immerso nell'oscurit, accucciato nell'alba come
una bestia addormentata, e Centaine prov un empito di sol-
lievo.
Attravers lentamente il cortile, dandosi agio di regolarizzare
il respiro, e alla porta origli cautamente prima di far capolino
in cucina. Si tolse gli stivali infangati mettendoli a posto vicino
alla stufa, poi imbocc le scale e sgattaiol in camera sua, chiu-
dendo la porta. Si gir verso il letto e sobbalz dalla sorpresa:
un fiammifero si era acceso all'improvviso, illuminando una lan-
terna. La camera fu inondata da una luce giallina.
Era Anna. Stava seduta sul suo letto, con lo scialle sulle spal-
le e un berretto da notte di pizzo in testa. Il suo volto rubizzo
era di pietra, impenetrabile e arcigno.
Anna! sussurr Centaine. Posso spiegarti... non l'avrai
detto a pap?
La poltrona accanto alla finestra scricchiol e la ragazza, vol-
tandosi di scatto, scorse suo padre seduto, che la fissava severo
col suo unico occhio.
Non gli aveva mai visto un'espressione simile in faccia.
Fu Anna la prima a parlare. La mia bambina che scappa
fuori di notte per andare a puttaneggiare con un soldato!
Non un soldato , protest Centaine, un aviatore.
Meretricio , disse il conte. Una fanciulla della famiglia
de Thiry che si comporta come una sgualdrina qualsiasi!
Pap, io e Michel ci sposeremo presto. E come se fossimo
gi marito e moglie.
No. Non fino a sabato sera. Il conte si alz in piedi. Ave-
va un semicerchio d'insonnia sotto l'occhio buono e un ispido
ciuffo di capelli grottescamente rizzato in testa.
Fino a sabato , rugg la sua voce irata, te ne starai chiu-
sa in camera, piccina! E ci rimarrai fino a un'ora prima della
cerimonia.
Ma pap, devo andare alla collina...
Prendi la chiave, Anna. Ci penserai tu a sorvegliarla. Non
uscir di casa.
Centaine rimase in mezzo alla stanza a guardarsi attorno, co-
me in cerca di una via di fuga, ma Anna si alz e l'afferr per
il polso con una mano callosa tirandola senza complimenti ver-
so il letto.
I piloti dello stormo erano sparpagliati a gruppi di tre o
quattro lungo gli alberi ai margini del frutteto: stavano par-
lando sottovoce e fumando l'ultima sigaretta prima del decol-
lo, quando Michael arriv incespicando sulle assi della passe-
rella, abbottonandosi il cappotto e aggiustandosi i guanti. Ave-
va perso la riunione pre-volo.
Andrew lo salut con un cenno del capo quando li raggiun-
se, senza fare nessun commento sul suo ritardo e sul cattivo
esempio che dava ai novellini, e Michael non si scus. Erano
entrambi fin troppo consapevoli di quella negligenza; Andrew
prese la fiasca e bevve un sorso di whisky senza offrirne a Mi-
chael: un gesto di deliberato rimbrotto.
Decollo tra cinque minuti , disse Andrew, studiando il
cielo, a e parrebbe la giornata buona per crepare. Cosi defi-
niva sempre il bel tempo, ma stavolta l'espressione infastid
Michael.
Sabato mi sposo , disse, come se le due cose fossero in
qualche modo collegate, e Andrew si blocc con la fiaschetta
in mano, guardandolo sorpreso.
La francesina del castello? domand, e Michael ann.
Centaine. Centaine de Thiry.
Vecchio mascalzone! Andrew, abbandonato il cipiglio
da comandante, cominci a sorridere. Ah, era per questo
che... va be', va be', hai la mia benedizione, ragazzo.
Fece un gesto papale, ma con la fiasca: Bevo alla vostra
lunga vita insieme e alla vostra felicit .
Pass la fiaschetta a Michael, ma questi aspett a bere.
Sarei molto onorato di averti per testimone.
Non preoccuparti, ragazzo mio, voler al tuo fianco anche
in quell'occasione, te lo giuro. Diede un pugno scherzoso al
braccio di Michael e si sorrisero con amicizia, poi andarono
insieme agli apparecchi verde e giallo che li aspettavano in
testa a tutti gli altri della squadriglia.
Uno dopo l'altro i motori Wolseley Viper si avviarono, e i
fumi azzurrini della benzina annebbiarono gli alberi tel frut-
teto. Poi tutti i velivoli presero a rullare prima del decollo
in massa.
Trattandosi di un volo di stormo, quel giorno Michael non
avrebbe volato a fianco a fianco con Andrew, ma avrebbe capeg-
giato la squadriglia B. Cinque altri aeroplani l'avrebbero segui-
to, e tra i piloti due erano novellini bisognosi di continuo con-
trollo. Hank Johnson capeggiava la squadriglia C, e salut Mi-
chael sventolando la mano mentre questi decollava col proprio
gruppo. Subito dopo il passaggio, anche l'americano si alline
alla pista e decoll coi suoi.
Appena per aria, Michael segnal ai suoi di formare una
V acuta e segu Andrew, imitando la sua dolce virata a
sinistra che li avrebbe condotti al largo del poggetto oltre il
castello.
Si tir gli occhialoni sulla fronte e liber il viso dalla sciar-
pa cos che Centaine potesse vederlo in faccia. Pilotando con
una mano sola, si prepar a farle il segnale convenuto per l'in-
contro nel granaio. Ecco il poggetto... si mise a sorridere, im-
paziente, ma ben presto il sorriso svan.
Non vedeva Nuage, lo stallone bianco. Si sporse pi che
pot dall'abitacolo, notando che Andrew, davanti, faceva lo
stesso, e si voltava di qua e di l alla vana ricerca della ragaz-
za sul cavallo bianco.
Superarono rombando il poggio, ma lei non si vide. Era
deserto. Michael si volt indietro a guardare per accertarsene
al di l di ogni dubbio. Aveva le viscere contorte da un brut-
to presentimento. Lei non c'era, avevano perduto il loro tali-
smano.
Si tir la sciarpa sulla bocca e gli occhialoni sugli occhi. Le
tre squadre di aeroplani presero a salire, ricercando l'essenzia-
le vantaggio della quota, intenzionati a superare le alture a
quattromila metri prima di rimettere gli aerei in linea per il
pattugliamento .
La sua mente continuava a tornare a Centaine. Perch non
c'era? Era successo qualcosa di brutto?
Trov diSicile concentrarsi sul cielo circostante. Ci ha
portato via la fortuna. Sa che cosa significa per noi e ci ha
abbandonato.
Scosse la testa. Non devo pensarci. Guarda il cielo! Non
pensare a niente, se non al cielo e al nemico!
La luce stava aumentando e l'aria era limpida e gelida. Sot-
to di loro la terra era gcometricamente pezzata di campi e
disseminata dei villaggi e delle citt della Francia settentrio-
nale: proprio davanti, per, ecco la linea del fronte, bruciac-
chiata e martoriata, mentre sopra si addensavano le nuvole del
mattino, da una parte scure come lividi sulla pelle, dall'altra
bordate dall'oro del sole nascente.
A ovest si stendeva l'ampio bacino della Somme, il fiume
dove si acquattava, pronto a balzare, il mostro della guerra, e
a est il sole spediva sul mondo grandi dardi infuocati che bu-
cavano il cielo, inducendo Michael a distogliere gli occhi ab-
bagliati.
Mai guardare il sole , si ricord, diligente. Per colpa del-
la distrazione, rischiava di fare gli errori del pivello.
Sorvolarono le alture, osservando le trincee dei fanti, con-
torte come vermi bruni nel prato verde.
Non fermare lo sguardo su niente! si raccomand Mi-
chael. Mai fissare a lungo un solo oggetto! Riprese il con-
tinuo scrutinio del pilota veterano, la veloce ricerca circolare
che copriva in pochi secondi tutti i quadranti.
Nonostante il suo impegno, continuava a pensare a Centaine
e alla sua assenza dal poggetto, sicch a un certo punto si
accorse che stava fissando una nube a forma di balena da or-
mai cinque o sei secondi. Ci era ricascato.
Buon Dio, amico, torna subito in te! abbai a se stesso
Nel volo di testa, Andrew segnal qualcosa. Michael aguz
z gli occh per controllare l'avvistamento.
Un volo di tre apparecchi, quattro miglia a sud-ovest e
duemila metri sotto di loro.
Amici. Aveva riconosciuto i De Havilland biposto. Per-
ch non li aveva visti prima lui? Era quello con gli occhi pi
acuti dello stormo.
Concentrati! Scrut la linea dei boschi a sud di Douai,
la citt in mano tedesca poco a oriente di Lens, e scorse al li-
mitare della foresta nuove postazioni d'artiglieria, appena sca-
vate nel terreno.
Circa sei batterie nuove , stim, e prese un appunto sul
taccuino di volo, senza interrompere l'osservazione.
Raggiunsero il confine occidentale del loro settore e ogni
squadriglia vir in successione. Cominciarono a tornare seguen
do la linea del fronte, ma stavolta col sole negli occhi, e la serie
di nuvole bluastre e bordate d'oro alla loro sinistra.
Si sta formando una perturbazione , si disse Michael, e
all'improvviso si accorse che stava ripensando a Centaine. Era
come se fosse scivolata fino alla coscienza da qualche oscura
porta della mente.
Perch non c'era? Magari era ammalata. Una notte al fred-
do e alla pioggia... di polmonite si pu anche morire. L'idea
lo terrorizz. Immagin la ragazza che soffocava per le sue
stesse secrezioni.
Davanti al suo naso vol un razzo rosso, ed egli sobbalz
colpevolmente. Andrew aveva sparato il segnale che signifi-
cava nemico in vista , mentre lui stava sognando.
Michael scrut freneticamente il cielo. Ah! esclam con
sollievo. Eccolo l! Sotto, a sinistra.
Era un biposto tedesco, un ricognitore solitario in cerca di
batterie alleate, appena a est delle alture: anfanava verso Ar-
ras, un apparecchio lento e superato, facile preda dei veloci
e maneggevoli SE5. Andrew stava facendo altri segnali, rivolto
a Michael, con la sciarpa verde che svolazzava e il sogghigno
da diavolo sul viso.
Vado all'attacco, copritemi dall'alto.
Sia Michael sia Hank risposero affermativamente col segna-
le convenuto e rimasero in quota, mentre Andrew picchiava
virando in modo da intercettare il nemico piombandogli in
cota, seguito dagli altri cinque apparecchi della sua squadra.
Che spettacolo grandioso! pens Michael, guardandoli
attaccare. Senova in s l'eccitazione della caccia. Era una ca-
rica selvaggia che si rovesciava gi dal cielo, l'impeto della
cavalleria celeste che si abbatteva dall'alto, come un fulmine,
sulla preda lenta e goffa.
Michael guid il resto dello stormo in una serie di lente e
ampie e , mantenendo la posizione di copertura in quota.
Si sporgeva dall'abitacolo, in attesa di assistere all'attacco,
quando una sensazione di disagio si impadroni di lui col gelo
di un presentimento mortale, che ancora una volta lo attana-
gli alle viscere. Si mise a scrutare il cielo sopra e attorno a s.
Era brillante e pacificamente sgombro. Ma poi il suo sguar-
do scivol verso l'abbagliante astro del sole, lo copri con la
mano e con un occhio solo spi tra le dita: erano l.
Brulicavano, riversandosi fuori della linea di nuvole come
un esercito di scintillanti insetti velenosi. Era la pi classica
delle imboscate. L'esca spedita a volare lenta e bassa per at-
tirare il nemico, e poi il rapido e mortale attacco dall'alto,
sferrato col favore del sole e delle nubi.
Santa Madre di Dio! sospir Michael, afferrando la
pistola lanciarazzi nella fondina accanto al sedile.
Quanti erano? Era impossibile contarli. Una sessantina di
apparecchi, forse pi. Tre intere Jasta di Albatros Dai
colori dell'iride che si tuffavano come falconi sopra lo
sparuto gruppo degli SE5 di Andrew.
Michael spar il razzo rosso per mettere in guardia i suoi
piloti e poi vir in picchiata per intercettare lo stormo nemico
prima che raggiungesse Andrew. In un attimo stim velocit e
distanze e concluse che era troppo tardi, quattro o cinque se-
condi troppo tardi per salvare la squadra di Andrew.
Proprio i quattro o cinque secondi che aveva passato fan-
tasticando nell'assistere, futilmente, all'attacco di Andrew al
ricognitore nemico che faceva da esca: cruciali secondi in cui
aveva mancato al suo dovere, che ora pesavano su di lui come
barre di piombo mentre a tutto gas si gettava in picchiata. Il
motore dell'SE5 rombava fuorigiri, emettendo la peculiare pro-
testa dei macchinari torturati, mentre l'elica vorticava urlando
nell'aria fragorosa, e Michael sentiva le strutture alari flettersi
e curvarsi per l'impatto con l'atmosfera di quella picchiata
suicida.
Andrew! url. Guardati alle spalle, amico! Ma na-
turalmente sapeva che un avvertimento simile era quanto mai
vano.
Tutta l'attenzione di Andrew era dedicata alla sua preda.
Infatti il pilota tedesco li aveva visti e a sua volta aveva in-
trapreso una picchiata disperata verso il suolo, tirandosi die-
tro gli SE5 trasformati, ora toccava a loro, in prede indifese.
Gli aeroplani tedeschi proseguirono in massa l'attacco in
picchiata, pur consapevoli del disperato tentativo di Michael
di intercettarli. Sapevano benissimo, come lui, che non ce
lavrebbe fatta. Si erano accorti che era partito in ritardo,
sicch gli Albatros avrebbero potuto sorprendere indisturbati
la squadra di Andrew, distruggendola magari interamente pri-
ma di virare per fronteggiare il contrattacco di Michael.
Michael senti una scarica di adrenalina nel sangue, come una
lampada a petrolio che si accenda all'improvviso. Il tempo
sembr rallentare dilatando fino all'eternit i microsecondi del
combattimento, sicch gli parve di planare con tutta calma
invece di picchiare a capofitto verso terra; e l'orda di aero-
plani nemici gli sembrarono aquiloni fermi, variopinti, un
serto di gemme celesti.
I colori e i disegni degli Albatros erano fantastici. Nero e
scarlatto i toni dominanti; alcuni erano dipinti a losanghe co-
me arlecchini, altri avevano silhouette di pipistrelli neri o altri
uccelli sulle ali o sulla fusoliera.
Adesso riusciva a distinguere le facce degli aviatori nemici
che si giravano a guardarlo prima di tornare a rivolgersi al
bersaglio principale.
Andrew! Andrew! lament in preda al tormento Michael,
che a ogni istante di pi si rendeva conto che non sarebbe riu-
scito a impedire il successo dell'imboscata nemica.
Con le dita intorpidite dal freddo e dalla paura, Michael
ricaric la pistola lanciarazzi e spar un altro razzo davanti a
S s, cercando di attirare l'attenzione di Andrew, ma la rossa
palla di fuoco piomb verso terra, tracciando una patetica scia
di fumo, mentre mezzo miglio pi in l Andrew si allineava
alla coda del predestinato ricognitore tedesco e cominciava a
mitragliarlo.
Nello stesso istante l'ondata degli Albatros si abbatt dal-
l'alto sulla squadriglia di Andrew.
Nei primissimi secondi Michael vide due apparecchi amici
colpiti in pieno precipitare tra il fumo e le schegge; gli altri
si sparpagliarono, inseguiti ognuno da due o tre Albatros che
si incrociavano rischiando la collisione per cercare di allinearsi
in coda all'SE5 per la raffica mortale.
Solo Andrew sopravvisse. Al primo echeggiare delle raffiche
delle Spandau, istantaneamente impart ai comandi dell'aero-
plano la virata piatta provata tante volte con Michael: dopo
la spericolata manovra si ritrov a puntare a corna basse con-
tro gli inseguitori, costringendo la squadriglia di Albatros a
tisperdersi per evitare lo speronamento e riemergendo, dopo
averli incrociati in un lampo, alle loro spalle, apparentemente
incolume.
Meno male! gio ad alta voce Michael, e poi vide il re-
sto della squadriglia di Andrevv precipitare gi dal cielo, chi
in fiamme e chi in vite, e il suo senso di colpa si tramut
in ira.
Le macchine tedesche, seminata rapida distruzione, stavano
ora virando per fronteggiare le squadriglie di Michael e Hank.
Si incrociarono, e tutti gli aeroplani si mescolarono in un vor-
tice, come foglie morte d'autunno.
Michael attacc di fianco un Albatros nero dalle ali scarlat
te su cui spiccavano, cimiteriali, due nere croci di Malta. Awi
cinandolo, prese di mira l'incrocio delle ali sopra il pilota, dove
doveva trovarsi il radiatore, e spar una raffica. Cap benissi-
mo di aver colpito il punto voluto, ma sfrecciando oltre l'ap
parecchio nemico colse una piccola differenza di struttura nel-
l'Albatros all'attacco dell'ala superiore. I tedeschi avevano
modificato il punto debole. Il pilota nemico si era chinato nel-
l'abitacolo ed era riuscito a evitare le pallottole di Michael.
Un Albatros rosa aveva isolato uno dei pivelli affidati a Mi-
chael e gli si era appiccicato alla coda come un vampiro, cer-
cando il momento propizio per spedirgli la raffica mortale.
Michael gli pass sotto e con la mitragliatrice superiore Lewis
gli innaffi di piombo il ventre. L'aeroplano nemico si impen-
n come uno squalo arpionato, poi precipit a vite.
Il pivello sventol la mano per ringraziare Michael. Erano
vicinissimi, e Michael gli segnal imperiosamente: Torna alla
base! stringendo il pugno per rafforzare l'ordine.
Vattene via di qui, dannato stupido! gridava senza esito,
sennonch il volto contorto sottoline il cenno manuale, indu-
cendo il novizio a virare e a far ritorno alla base.
Un altro Albatros si diresse contro Michael che vir stretto,
cabrando e roteando, sparando al bersaglio intravisto per un
attimo, e tornando a virare. Erano soverchiati, sei o sette a
uno, e i nemici erano tutti veterani; si capiva da come vola-
vano rapidi, agili e senza paura. Michael riusci a ricaricare la
pistola lanciarazzi, e poi spar il razzo verde che significava
ritirata. In simili circostanze la miglior cosa da fare era spar-
pagliarsi e cercar di riguadagnare il campo d'aviazione.
Vir all'improvviso e spar una raffica a un Albatros rosa e
blu: vide le pallottole forare la fusoliera, qualche centimetrO
sotto il serbatoio a cui aveva mirato.
Va' all'inferno! lo maledisse, mentre l'Albatros virava
lasciandogli via libera verso l'aeroporto. Vide che gli altri
piloti stavano gi battendosela: anche lui punt in direzione
del suolo e li segui, volando verso le alture e Mort Homme
Gir la testa un'ultima volta, giusto per assicurarsi di non
avere nessuno in coda, e in quella vide Andrew.
Era a distanza di un migliaio di metri, alla sua sinistra. Era
stato tagliato fuori dal combattimento principale e aveva do-
vuto vedersela da solo con ben tre apparecchi nemici, riuscen-
d ad abbatterne uno e a sganciarsi verso l'aeroporto come
tutti gli altri superstiti dello stormo.
Poi Michael guard sopra Andrew e si rese conto che non
tutti gli Albatros tedeschi erano venuti gi con la prima on-
data. Sei o sette erano rimasti in quota, sotto le nubi, guidati
dall'unico Albatros dipinto tutto di rosso, dalla punta dell'eli-
ca, al timone, e da un capo delle ali a quello opposto. Avevano
aspettato che la mischia si diradasse, dopo aver individuato,
fra i nemici, i migliori piloti e i combattenti pi impavidi:
Adesso ci avrebbero pensato loro, la seconda lama della tagliola.
Colui che li guidava era una leggenda vivente in entrambi i
campi: aveva gi abbattuto pi di trenta apparecchi alleati.
LO chiamavano il Barone Rosso.
Gli Alleati cercavano di contrastare la sua leggenda e di
infrangere l'immagine di invincibilit che il barone Manfred
Fon Richthofen si stava costruendo, definendolo un codardo,
una iena che aveva accumulato le sue vittorie evitando sem-
pre il combattimento in condizioni di parit e prendendosela
coi pivelli, coi piloti isolati, con gli apparecchi danneggiati.
Forse c'era del vero in quell'opinione, perch eccolo l che
descriveva ampi cerchi sopra il campo di battaglia come un av-
voltoio scarlatto; e Andrew, isolato e vulnerabile al di sotto,
vedeva Michael, l'unico alleato in vista, a un chilometro di di-
stanza, e sembrava anche non essersi accorto del pericolo in-
combente.
La macchina scarlatta si tuff su di lui dall'alto, con il naso
da pescecane puntato direttamente sull'apparecchio ne-
mico. Anche gli altri cinque piloti veterani tedeschi, scelti a
uno a uno con cura, lo seguirono come un sol uomo.
Senza riflettere, Michael cominci a effettuare la virata che
avrebbe consentito di soccorrere Andrew: ma i suoi arti,
mani e piedi, quasi animati da vita propria, gli disobbedirono
e mantennero il suo SE5 in rotta discendente verso le linee
alleate e la salvezza.
Michael si guard al di sopra della spalla e vide, sovrimpres-
so sulla scena di duello aereo, l'amato volto di Centaine, coi
suoi occhioni scuri incupiti dalle lacrime; e le parole che gli
sussurrava all'orecchio sovrastavano il rombo dei motori e le
raffiche di mitragliatrice: Giurami che ci sarai, Michel!
Con le parole di Centaine che continuavano a ronzargli in
testa, Michael vide la squadriglia tedesca abbattersi sull'appa-
recchio isolato di Andrew, e ancora una volta il suo amico
sopravvisse miracolosamente alla prima micidiale ondata e si
volse a fronteggiare gli assalitori.
Michael cerc di costringersi a far virare il proprio aereo
giallo, ma le mani disobbedivano, e cos i piedi sulla pedaliera
del timone. Rimase a guardare i piloti tedeschi che si butta-
vano sull'aeroplano verde come fa una muta di cani da pasto-
re con una pecora smarrita, conducendolo senza posa sotto il
fuoco degli altri.
Vide Andrew battersi con stupendo coraggio e perizia di
volo, con continue piroette e giri della morte, scrollandosi di
dosso chi cercava di incollarglisi alla coda: ma c'era sempre
un altro nemico che l'assaliva di fianco, crivellandolo di colpi
con la Spandau.
Poi Michael si accorse che le mitragliatrici dell'amico tace-
vano. Iltamburo della sua Lewis era vuoto, ed egli ben sapeva
che ricaricarlo era un'operazione complicata. Evidentemente la
Vickers anteriore, surriscaldata, s'era inceppata. Andrew stava
dando dei gran pugni su di essa per sbloccarla, e proprio in
quella l'aeroplano scarlatto di Von Richthofen gli si mise in
coda, pronto ad abbatterlo.
Oh Dio, no! si sent gemere Michael, sempre in volo
verso la salvezza, inorridito dalla propria vigliaccheria di fron-
te al pericolo mortale che correva Andrew.
E accadde un miracolo: senza aprire il fuoco, l'Albatros
rosso devi e con un'accelerata si port di fianco all'apparec-
chio nemico. Von Richthofen doveva essersi accorto che An-
drew era disarmato e si era rifiutato di uccidere un pilota
indifeso. Passando a pochi metri dall'abitacolo in cui Andrew
stava ancora pigliando a cazzotti la sua Vickers inceppata, alz
una mano in un laconico cenno di saluto, un omaggio a un ne-
mico coraggioso: e poi vir a caccia degli altri SE5 in fuga.
Mio Dio, ti ringrazio! sbott Michael.
La squadriglia di Von Richthofen lo segu nella virata. No,
non tUtti: un Albatros non aveva lasciato la coda di Andrew
Era un apparecchio azzurro-cielo, con l'ala superiore a quadri
tbianchi e neri come una scacchiera. Riassunse la posizione
r d'attacco che Von Richthofen aveva lasuato e Michael senti
Vla raffica della sua Spandau.
Scoppi il serbatoio della benzina, e le fiamme avvolsero di
colpo la silhouette della testa e del torso di Andrew. Il fuo-
ca, il peggior nemico dell'aviatore, l'avvolse, e Michael vide
lamico alzarsi tra le fiamme come un nero insetto bruciac-
chiato e gettarsi dall'abitacolo nel vuoto, preferendo quella
morte rapida alla tortura di bruciare vivo.
La suarpa verde attorno al collo di Andrew bruciava. Egli
indoss una ghirlanda di fiamme, finch l'accelerazione della
caduta libera non ne caus lo spegnimento improvviso a ope-
ra del vento relativo, gigante che soffia su un lucignolo. A brac-
cia e gambe allargate, come un crocifisso, Andrew rimpiccioli
sempre pi, fino a diventare un puntino che Michael perse di
vista molto prima dello schianto al suolo, tremila metri pi
in basso.
In nome di quel che c' di pi sacro, non potevano avver-
tirci che Von Richthofen era tornato nel settore? grid Mi-
chael all'aiutante dello stormo. Possibile che in questo fot-
tuto esercito non ci sia un servizio d'informazioni? Quei
dannati scaldasedia del comando di divisione sono responsa-
bili dell'omicidio di Andrew e degli altri sei uomini che ab-
biamo perduto oggi!
Ci davvero ingiusto, vecchio mio , mormor l'aiutan-
te tirando una boccata dalla pipa. Sai bene come lavora Von
Richthofen. Gli piace fare le sorpresine.
Von Richthofen aveva escogitato la strategia di caricare i
suoi apparecchi su dei camion e spostarli di notte da un pun-
to all'altro del fronte. Apparendo all'improvviso, coi suoi ses-
santa espertissimi piloti, dove i nemici non se l'aspettavano,
seminava morte e distruzione tra le file alleate per qualche
giorno o settimana, e poi cambiava ancora destinazione.
Ho telefonato al comando di divisione appena sono atter-
rati i nostri primi aerei, e avevano ricevuto la notizia un istante
prima. Ritengono che il circo 'Von Richthofen si sia attendato
temporaneamente alla vecchia pista appena a sud di Douai...
Quanto a serve saperlo, adesso che Andrew morto!
Dicendolo, Michael colse tutta l'irrimediabilit del fatto, e pre-
sero a tremargli le mani. Un nervo cominci a contrarglisi
sulla guancia. Dovette voltar le spalle all'aiutante di stormo e
andare alla finestra. Dietro di lui, l'ufficiale rimase zitto, dan-
do a Michael il tempo di rimettersi.
La vecchia pista di Douai... Michael infil le mani in
tasca per tenerle ferme, e distolse la mente dal pensiero di
Andrew per riflettere invece sugli aspetti tecnici. Quelle nuo-
ve batterie... devono essere state installate per difendere gli
aeroplani di Von Richthofen.
Michael, comanderai tu lo stormo adesso, almeno provvi-
soriamente, finch il Comando ti confermi o ti sostituisca.
Michael si volt, ancora con le mani in tasca, e annu senza
parlare, perch non si fidava ancora della propria voce.
Dovrai preparare il nuovo ordine di servizio , gli suggeri
gentilmente l'aiutante, e Michael scosse la testa come per schia-
rirsi i pensieri.
Non possiamo pi uscire se non con lo stormo al com-
pleto , disse, visto che c' il circo del barone che ci aspet-
ta. Il che significa che non sar possibile pattugliare il settore
per tutta la giornata.
L'aiutante annul, concordando. Era ovvio che istituire voli
singoli sarebbe stato suicida.
Qual la nostra forza operativa? domand Michael.
Attualmente otto apparecchi. Quattro sono stati grave-
mente danneggiati. Se va avanti cos, sar un aprile di sangue,
temo.
Va bene , annu Michael. Cancelleremo il vecchio pro-
gramma. Oggi potremo effettuare ancora due sole sortite. Con
tutti e otto gli aerei. Mezzogiorno e sera. Tieni fuori da que-
sta faccenda i pivelli pi che puoi.
Mentre l'aiutante prendeva appunti, Michael si concentra-
va sui suoi nuovi doveri: le mani smisero di tremargli e gli
aument il pallore cadaverico del volto. Telefona in Divi-
sione e avvertili che non siamo pi in grado di coprire adegua-
tamente il settore. Chiedi rinforzi. Avvertili che circa sei nuo-
ve batterie sono state piazzate... Michael lesse sul suo tac-
cuino la localit dell'avvistamento, a e avvertili anche che ho
notato una modifica dell'Albatros, che non ha pi il radiatore
sistemato sopra il pilota. Spieg l'ubicazione nuova del ra-
diatore sugli Albatros del Barone Rosso. Digli che i cruc-
chi hanno assegnato a Von Richthofen una sessantina di que-
sti nuovi Albatros. Quando hai fatto tutto, chiamami e faremo
insieme il nuovo ordine di servizio: avverti i piloti che a mez-
zogiorno si torna a uscire di pattuglia. Adesso lasciami andare
a fare il bagno e la barba.
Per fortuna non vi furono altri momenti nel corso della
giornata per ripensare alla morte di Andrew. Michael capeg-
-gi entrambi i voli di pattuglia a ranghi largamente incom-
pleti e, bench la consapevolezza della presenza di Von Richt-
hofen nel settore agisse pesantemente sui loro nervi, stavolta
non incontrarono apparecchi nemici. I due pattugliamenti si
svolsero senza alcun combattimento.
A sera, quando atterrarono nella luce del crepuscolo, Michael
port una bottiglia di rum a Mac e agli altri meccanici che sta-
vano lavorando al lume delle lanterne per riparare gli appa-
recchi danneggiati e pass un'ora con loro, a incoraggiarli,
perch erano ansiosi e depressi per le perdite della giornata...
particolarmente per la morte di Andrew, che tutti adoravano
e consideravano un eroe.
Era un tipo in gamba , disse Mac, con la morchia fino ai
gomiti, alzando gli occhi dal motore a cui stava lavorando e
accettando il bicchierino di rum che gli porgeva Michael. Era
davvero un tipo in gamba, il maggiore , disse a nome di tut-
ti i meccanici. Non se ne trovano spesso di tipi come lui,
Michael torn passo passo per il frutteto; guardando il cielo
: tra gli alberi, vide le stelle. L'indomani si sarebbe certo potuto
; volare, e gli venne una gran paura.
L'ho perso , sussurr. Ho perso tutto il mio coraggio.
Sono un vile, e la mia vilt ha ammazzato Andrew. Questa
consapevolezza, che la sua mente aveva tenuto a bada per
tutto il giorno, ora gli si presentava con la massima chiarezza.
Era come quando il cacciatore insegue il leopardo ferito nella
macchia, col cuore in gola: si aspetta, s, di vederlo balzar
fuori da un momento all'altro, ma, quando lo scorge davvero,
la vista lo atterrisce e lo agghiaccia lo stesso.
Un codardo , disse forte, crogiolandosi nel dolore che gli
procurava la sferzata di quell'insulto a se stesso, e si figur An-
drew sorridente con il testa il tam o' shanter.
Che c', ragazzo mio? Gli parve di sentire la sua voce.
Poi lo rivide precipitare con la sciarpa verde incendiata intorno
al collo, e ricominciarono a tremargli le mani.
Un codardo , ripet, e il dolore era davvero troppo per
sopportarlo da solo. Si affrett alla mensa, accecato dal senso
di colpa che lo fece incespicare pi d'una volta nelle assi del
camminamento.
L'aiutante e gli altri piloti, alcuni ancora in tenuta di volo,
lo stavano aspettando. Era dovere dell'ufficiale pi anziano ini-
ziare la veglia funebre, era il rituale dello stormo. Su un tavolo
al centro della mensa c'erano sette bottiglie di Johnny Walker
etichetta nera, una per ciascun pilota caduto in combattimento.
Quando Michael entr nella sala, tutti si alzarono: non per
lui, ma per un ultimo saluto ai compagni morti.
Bene, signori , disse Michael. Mandiamoli dove devo-
no andare.
L'ufficiale meno anziano, gi istruito dagli altri circa i pro-
pri doveri, apr una bottiglia di whisky. Le etichette nere da-
vano un appropriato tocco luttuoso. And da Michael e gli
riemp il bicchiere, poi dagli altri in ordine di anzianit. Col
bicchiere in mano, tutti aspettarono che l'aiutante, ancora con
la pipa tra i denti, sedesse al vecchio pianoforte in un angolo
della mensa e cominciasse a intonare gli accordi iniziali della
marcia funebre di Chopin. Gli ufficiali del 21 Stormo, in piedi
sull'attenti, tenevano il tempo battendo i bicchieri sul banco
del bar, e uno o due cantavano piano.
Sul bancone erano disposti gli oggetti personali dei caduti.
Dopo cena sarebbero stati messi all'asta, e i piloti dello stor-
mo se li sarebbero disputati a prezzi d'affezione, cos da poter
mandare qualche soldarello in pi alle vedove e alle madri.
C'erano le mazze da golf di Andrew, che Michael non gli ave-
va mai visto adoperare, e la canna Hardy da trote: tutto il
dolore gli torn addosso all'improvviso, cos forte che sbatt
il bicchiere sul banco con tanta violenza da rovesciare quasi
tutto il whisky. Qualche goccia gli and anche negli occhi, che
si pUn con la manica.
L'aiutante giunse al termine del pezzo di musica e si alz
a prendere da bere. Nessuno diceva niente, ma tutti alzarono
il bicchiere, meditarono fra s per qualche secondo, e poi lo
scolarono. Immediatamente l'ufficiale meno anziano li riemp
di nuovo. Tutte e sette le bottiglie dovevano essere vuotate,
faceva parte della tradizione. Michael non cen, ma rimase al
bar ad aiutare a vuotare le bottiglie. Era ancora lucido, il li-
quore sembrava non fargli alcun effetto.
Devo essere diventato alcolizzato , pens. Andrew di-
ceva sempre che ne avevo tutte le qualit. E il liquore non
valse nemmeno a ottundere il dolore rinnovato dal nome del-
l'amico.
All'asta si assicur le mazze da golf di Andrew e la canna
da trote Hardy per cinque ghinee l'una. Ormai tutte le botti-
glie erano state vuotate, ne ordin un'altra per s e torn solo
alla sua tenda. Sedette sulla branda con la canna sulle ginoc-
chia. Andrew si era vantato di aver pescato una volta un sal-
mone di trenta chili con quella canna, e Michael gli aveva
dato del bugiardo.
Uomo di poca fede , aveva replicato lui.
Ti ho sempre creduto , disse Michael accarezzando la
vecchia canna e bevendo a collo dalla bottiglia.
Poco dopo arriv Biggs. Congratulazioni per la sua vitto
ria, signore. Altri tre piloti avevano confermato l'abbatti-
mento dell'Albatros rosa da parte di Michael.
Biggs, mi fai un favore?
Ma certo, signore.
Vaffanculo.
C'erano ancora tre quarti di whisky nella bottiglia quando
barcollando Michael and a prendere la motocicletta di An-
drew. Il viaggetto nell'aria fredda della notte gli schiar le
idee, ma lo rese anche fragile e rigido come vetro vecchio.
Parcheggi la motocicletta dietro il granaio e and ad aspet
tare tra le balle di paglia.
Lentamente passarono le ore, sottolineate dai rintocchi del
campanile, e il suo bisogno di Centaine crebbe fino a diven
tare quasi intollerabile. Ogni mezz'ora andava alla porta del
granaio per vedere se la ragazza stava arrivando lungo il sen
tiero buio, poi tornava alla bottiglia e al giaciglio di coperte.
Sorseggiava il whisky, e nella mente quei pochi secondi di
combattimento in cui Andrew era perito tornavano a riproporsi
senza posa, come un disco rotto. Cercava di scacciare le imma
gini, ma non ci riusciva. Era costretto a rivivere continuamen
te l'agonia di Andrew.
Dove sei, Centaine? Ho tanto bisogno di te adesso. La
bramava, ma non venne, e ancora una volta vide al suo posto
l'Albatros azzurro-cielo con l'ala superiore a scacchi bianchi e
neri appiccicarsi alla coda di Andrew e mitragliarlo. E ancora
una volta vide Andrew che si girava, pallido, a guardare la
mitragliatrice Spandau che apriva il fuoco su di lui. Michael
si copr gli occhi con le dita e schiacci i globi oculari finch il
dolore non fece scomparire le immagini.
Centaine , sussurr. Per piacere, vieni da me.
Il campanile della chiesa batt le tre, la bottiglia di whisky
era finita.
Non viene. Infine si era rassegnato. Torn barcollando
alla porta del granaio e guard il cielo notturno. Sapeva che
cosa doveva fare per espiare la sua colpa, il suo dolore e la
sua vergogna.
Lo stormo decimato decoll nella luce livida dell'alba. Ades-
so vicecomandante era Hank Johnson e gli volava a fianco.
Michael, appena furono sugli alberi, pieg leggermente a
destra per sorvolare il poggetto dietro il castello. In qualche
modo era sicuro che non sarebbe stata l nemmeno quella
mattina, tuttavia si tir su gli occhiali e la cerc.
La cima del colle era deserta, ed egli non si volt nemmeno.
E il giorno delle mie nozze , pens, scrutando il cielo
sopra le alture. Il mio testimone morto, e la mia sposa...
Non fin il pensiero.
Le nuvole si erano affollate in cielo durante la notte, e ora
costituivano un tetto scuro e inaccessibile a quattromila metri
d'altezza, stendendosi da tutte le parti fino all'orizzonte. Sotto,
l'atmosfera era libera fino a duemila e settecento metri di quo-
ta, dove una nuvolaglia grigia e diffusa formava uno strato di
varia densit spesso dai trecento ai cinquecento metri.
Michael condusse lo stormo in uno spiraglio di quella nuvo-
laglia, poi raddrizz l'aereo appena sotto il banco di nubi prin-
cipale. Il cielo sottostante era sgombro di apparecchi. A un
pivello sembrava impossibile che due grandi formazioni nemi-
che di caccia potessero perlustrare lo stesso settore senza in-
contrarsi mai, pur cercandosi con il massimo impegno. Tutta-
via! il cielo era cos profondo e sconfinato che le probabilit,
in realt, erano contro l'avvistamento, a meno che gli uni sa-
pessero con precisione dove si sarebbero trovati gli altri a una
certa ora.
Mentre i suoi occhi scrutavano senza posa di qua e di l,
Michael si frug in tasca del cappotto e si assicur che ci fosse
ancora il pacchetto che aveva preparato poco prima del de
coHo.
Come vorrei avere qualcosa da bere , pens. Aveva la
bocca secca e il mal di testa. Gli bruciavano gli occhi, ma ci
vedeva sempre benissimo. Si umtt le labbra screpolate.
Andrew diceva sempre cher solo un inveterato ubriacone
pu bere la mattina dopo una sbronza. Vorrei aver avuto il
coraggio, e il buon senso, di portarmi dietro una bottiglia.
Tra uno spiraglio e l'altro delle nuvole riusciva a orientare
perfettamente il volo dello stormo. Conosceva a palmo a palmo
il settore, come un agricoltore conosce la propria tenuta.
Ne raggiunsero il confine, e Michael vir, con lo stormo sem
pre dietro; poi controll l'orologio. Undici minuti dopo distinse
l'ansa del fiume e il boschetto di forma particolare che gli
servivano da riferimento.
Tolse gas e l'apparecchio giallo rallent un pochino, sicch
Hank Johnson gli si affianc. Michael guard il texano e gli
fece un cenno d'intesa. Prima del decollo gli aveva manifesta-
to le proprie intenzioni, e Hank aveva cercato di dissuaderlo.
Ora questi atteggi la bocca a corruccio per ribadire la pro-
pria disapprovazione, poi alz un sopracciglio assumendo una
espressione arcistufa della guerra e dei suoi orrori. Solo a que
sto punto salut Michael con un gesto della mano.
Michael tolse ancora un po' di gas e si abbass sotto il resto
dello stormo. Hank continu a guidarlo verso est, mentre Mi-
chael con una larga virata dirigeva a nord, scendendo di quota.
Nel giro di pochi istanti lo stormo scomparve alla sua vista.
Michael rest solo nel cielo sconfinato. Continu a scendere fin
ch raggiunse lo strato di nuvolaglia e se ne serv come scher
mo. Tra uno spiraglio e l'altro attravers il fronte qualche mi
glio a sud di Douai e poi distinse le nuove batterie tedesche
al limitare del bosco.
vecchia pista d'atterraggio era segnata sulla carta. Riusc
ad avvistarla da una distanza di cinque miglia o anche pi,
perch le ruote degli Albatros vi avevano scavato profondi
solchi. Da due miglia scorse gli apparecchi nemici, parcheg
giati lungo il limitare degli alberi, e tra di essi le tende dei
pilOti e dei meccanici.
All'improvviso udi come uno sbuffo e una granata antiaerea
esplose sopra e davanti a lui. Sembrava un fiocco di cotone,
ed era anche ingannevolmente bello nella mezza luce del tem-
po nuvoloso.
Buongiorno , disse Michael, salutando con qualche preoc-
cupazione la contraerea.
Era un colpo di prova, e fu immediatamente seguito da una
bordata di tutti i pezzi. L'aria circostante si riempi di fiori
bianchi mentre sibilavano le schegge.
Michael effettu la picchiata. La velocit aument subito,
portando l'indicatore nel settore rosso, e il pilota si frug in
tasca e prese l'involto, mettendoselo in grembo.
La terra e i boschi gli balzavano incontro, mentre dietro di
lui esplodevano a ripetizione le granate. A cinquanta metri di
quota raddrizz l'apparecchio e si trov proprio di fronte alla
pista. Vide i biplani multicolori parcheggiati in fila, coi nasi
da squalo puntati verso di lui. Cerc quello azzurro-cielo con
l'ala superiore a scacchi, ma non gli riusc di scorgerlo.
Distinse movimenti frenetici ai lati del campo d'aviazione
nemico. Il personale di terra scappava nella foresta, aspettan-
dosi da un momento all'altro rafliche di mitragliatrice. I piloti
correvano verso gli apparecchi infilandosi i giacconi. Sapevano
benissimo che non sarebbero mai riusciti ad alzarsi in tempo
per intercettare l'assalitore, ma ci provavano lo stesso.
Michael afferr l'impugnatura della mitragliatrice. La fila
degli apparecchi nemici era drittissima, e i piloti vi si affolla-
vano attorno. Sorrise, amaro, e abbass il muso dell'aereo in-
quadrandoli nel mirino.
A trenta metri raddrizz di nuovo l'apparecchio. Togliendo
la mano dalla mitragliatrice, prese l'involto dal grembo e, sor-
volando il centro della pista tedesca, si sporse dall'abitacolo
e lanci il pacchetto. Il nastro si sciolse nella scia dell'aereo
e l'involto cadde ai bordi del campo.
Michael diede gas e riprese quota dirigendosi verso il primo
strato di nuvole. Guardando nello specchietto retrovisivo vide
un pilota tedesco raccogliere l'involto: subito dopo l'SE5 sob-
balz per gli scoppi vicinissimi di altre granate antiaeree. Una
esplose proprio sotto l'apparecchio investendolo di schegge e
sbrindellando un po' di tela delle ali inferiori e della fuso-
liera. Pochi secondi dopo Michael era in salvo tra le nuvole
basse, con la mitragliatrice fredda per non aver sparato un
sol colpo.
Vir in direzione di Mort Homme. Mentre volava, pens
al messaggio che aveva appena recapitato.
Dapprima aveva pensato di scriverlo in tedesco, ma ben
presto aveva riconosciuto la propria incapacit. Senz'altro nel-
stormo nemico c'era qualcuno capace di tradurlo dall'ingle-
se. I piloti di Von Richthofen erano aristocratici cosmopoliti.
che cosa aveva scritto:
Al pilota tedesco dell'Albatros azzurro-cielo con le ali a
scacchi bianchi e neri.
Signore,
l'aviatore britannico disarmato e indifeso da Voi assassi-
nato,era mio amico.
Oggi, tra le sedici e le sedici e trenta, sorvoler i villaggi
di Cantin e Aubigry-Au-Bac a quota duemilaottocento metri.
mio apparecchio un SE5 giallo.
Spero di incontrarVi.
Il resto dello stormo era gi atterrato, quando Michael ar-
riv alla base.
Mac, devo aver preso qualche scheggia di shrapnel.
L'ho notato, signore. L'aggiusto subito, non si preoccupi.
Non ho sparato, ma controlla ugualmente il puntamento,
per piacere.
Convergenza a cinquanta metri?
Facciamo trenta.
Vuol proprio combattere a corpo a corpo, signore , sibil
Mac tra i denti.
Lo spero, Mac... e, a proposito, guarda che l'apparecchio
un po' pesante in coda. Registramelo in modo che si possa
volare senza mani.
Ci penser io stesso, signore , gli promise Mac.
Grazie Mac.
Gliele dia sode a quei bastardi anche per il signor An
drew, signore.
L'aiutante lo stava aspettando. Michael, abbiamo di nuo-
vo tutti gli apparecchi in efficienza. Dodici disponibili sul
ruolino di servizio.
Benissimo. Hank comander il pattugliamento di mezzo-
giorno, e io mi alzer da solo alle 15 e 39.
Da solo? L'aiutante si tolse la pipa di bocca, sorpreso.
Da solo , conferm Michael. Poi, pattugliamento di stor-
mo al tramonto, come al solito.
L'aiutante prese nota. A proposito, c' un messaggio del
generale Courteney. Dice che molto probabilmente stasera po-
tr venire alla cerimonia.
Michael sorrise quel giorno per la primissima volta. Gli
faceva molto piacere che Sean Courteney non mancasse alle sue
nozze.
Spero che anche tu ce la faccia a venire, Bo.
ci puoi scommettere. Dello stormo non mancher nessu-
no. Non vediamo l'ora di venire.
Michael aveva una gran voglia di bere qualcosa di forte. Si
avvio verso la mensa.
Buon Dio, sono le otto di mattina , gli sovvenne, e si
ferm. Si sentiva nauseato e disidratato: del whisky gli avreb-
be messo in corpo linfa e calore, e sent che gli tremavano le
mani per il bisogno di bere del liquore. Gli ci volle tutta la
forza di volont per voltar le spalle alla mensa e andare alla
tenda. Ricord che la notte precedente non aveva chiuso occhio.
Biggs lo aspettava seduto su una cassa fuori della tenda, lu-
cidando gli stivali di Michael. Scatt sull'attenti, con il viso
contratto e privo di espressione.
Michael gli sorrise. Comodo, comodo. Scusami per stanot-
te, Biggs. Mi sono comportato da maleducato, ma non ce l'avevo
con te.
Lo so, signore. Biggs si rilass. Anch'io volevo molto
bene al maggiore.
Svegliami alle tre del pomeriggio. Devo recuperare un po'
di sonno.
Non fu Biggs a svegliarlo, ma gli urli del personale di terra,
il rumore di uomini che correvano, e il tuono della contraerea
ai bordi del campo insieme al rombo di un motore Mercedes.
Michael si affacci alla soglia della tenda coi capelli scompi-
gliati e gli occhi iniettati di sangue, ancora mezzo addormentato.
Cosa diavolo sta succedendo, Biggs?
Un aereo nemico, signore. Ha sorvolato il campo.
Se n' gi andato. I piloti accorrevano urlando ai mar-
gini della pista.
Non ha sparato neanche un colpo.
L'hai visto?
Un Albatros azzurro con le ali a scacchi bianchi e neri. Ha
fatto la barba al tetto della mensa.
Ha buttato gi qualcosa, Bo andato a prenderla.
Michael torn in tenda a mettersi la giacca e un paio di
scarpe da tennis. Sent avviarsi due o tre apparecchi e corse
subito fuori a gridare di non decollare per cercar di intercet-
tare l'apparecchio nemico. Subito i piloti, obbedienti, spense-
ro i motori.
Nell'ufficio dell'aiutante c'era gran folla, e anche Michael ci
and. Bo stava aprendo la borsa di tela gettata dal pilota
tedesco. Il coro di commenti e domande si interruppe imme-
diatamente quando si resero conto del contenuto della borsa.
L'aiutante svolse la sciarpa di seta verde che era stata di An-
drew. Era piena di buchi bruciacchiati e macchie di sangue
secco.
La sciarpa di Andrew , disse senza necessit, a e la sua
fi aschetta d'argento. Era alquanto ammaccata, ma il tappo
dorato brillava e il contenuto gorgogliava mentre se la rigirava
in mano. La mise da parte e, a uno a uno, tir fuori gli altri
S oggetti contenuti nella borsa: i nastrini e le medaglie di An-
drew, il portasigarette d'ambra, un portasovrane cilindrico a
molla che ne conteneva ancora tre, il portafogli di cinghiale.
Quando gir il portafogli, ne cadde fuori una fotografia: i ge-
nitori di Andrew nel prato davanti al castello.
E questa cos'? disse l'aiutante, tirando fuori una grossa
. busta sigillata con della ceralacca. Ah, c' su l'indirizzo...
Lesse: Al pilota dell'SE5 giallo . L'aiutante guard sbalor-
dito Michael.
Ma sei tu. Come diavolo...
Michael gli prese di mano la busta e l'apr.
C'era dentro un sol foglio di carta della stessa ottima qua-
lit della busta. La lettera era scritta a mano e, bench la
grafia fosse tipicamente europea, con le maiuscole in gotico,
il testo era in inglese perfetto, anche se un po' aulico:
Signore,
il vostro amico, Lord Andrew Killigerran, stato sepolto
stamane nel cimitero della chiesa protestante di Douai. Que-
sto Jagdstagel gli ha reso onori militari.
Ho l'onore di informarVi e altres di avvertirVi, che non
pu darsi omicidio tra combattenti in guerra, imperocch suo
precipuo scopo la distruzione del nemico con tutti i mezzi
possibili e immaginabili.
Non vedo l'ora di incontrarVi,
OTTO VON GREIM.
Jasta II presso Douai.
Tutti guardavano Michael in attesa. Ma egli pieg la lettera
e se la mise in tasca.
Hanno raccolto il corpo di Andrew , disse tranquillo,
e l'hanno seppellito con gli onori militari questa mattina a
Douai.
Piuttosto decente da parte loro , mormor uno dei piloti.
S, per degli Unni , disse Michael, e si diresse verso la
porta.
Michael , lo ferm l'aiutante. Credo che Andrew sareb-
be d'accordo. Prendila tu. Tese la fiaschetta a Michael. Mi-
chael la prese in mano con riverenza. L'ammaccatura probabil-
mente era stata provocata dall'impatto col terreno, pens con
orrore.
S , annu. La terr io per lui. Volt le spalle e si
fece strada nel gruppo di taciturni ufficiali.
Biggs l'aiut a vestirsi con attenzione anche maggiore del
solito.
Li ho lustrati a specchio , fece notare, porgendogli i mor-
bidi stivali in pelle di kudu.
Michael parve non sentire nemmeno. Bench dopo l'episodio
del sorvolo fosse tornato a coricarsi, non era pi riuscito a dor-
mire. Tuttavia si sentiva calmo, perfino placido. Che hai
detto, Biggs? domand vagamente.
Ho detto che ci ho preparato i migliori vestiti per quando
torna... e mi sono messo d'accordo col cuoco per ben trenta
litri d'acqua calda per il suo bagno, signore.
Grazie, Biggs.
Non mica roba di tutti i giorni, signor Michael.
E verissimo, Biggs. Basta una volta nella vita.
Sono sicuro che lei e la signorina sarete molto felici. Io e
la mia signora a giugno facciamo ventidue anni di matrimonio,
signore.
Quanto tempo, Biggs!
E spero che lei batte il mio record, signor Michael.
Prover.
Un'altra cosa... Biggs era imbarazzato, non alzava gli oc-
chi dagli stivali. Non dovrebbe andar di pattuglia da solo,
signore. E un'imprudenza. Si porti dietro almeno il signor
Johnson. Chiedo scusa, signore, so benissimo che non aspetta
a me dirci robe del genere a un asso, ma...
Michael mise la mano sulla spalla a Biggs per un momento.
Non l'aveva mai fatto prima.
Fammi trovare il bagno pronto, quando torno , disse al-
zandosi in piedi.
Biggs rimase a guardarlo uscire dalla tenda, senza dirgli ad-
dio n augurargli buona fortuna, bench gli ci volesse tutto
l''autocontrollo per trattenersi. Poi raccolse la giacca di Michael
e la pieg con cura affettata.
Quando il motore Wolseley si avvi, Michael diede gas e
ud un bel rombo regolare. Lo ascolt criticamente per una
trentina di secondi e poi guard Mac, che aspettava in piedi
sull'ala di fianco all'abitacolo, coi capelli e le falde della tuta
che sbattevano al vento dell'elica.
Perfetto, Mac , grid sopra il frastuono del motore, e
Mac sogghign.
Li faccia correre, signore , disse il meccanico prima di
saltar gi a tirar via i ceppi dalle ruote.
Istintivamente, Michael tir un profondo sospiro, come
prima di tuffarsi nelle profonde e fredde pozze del fiume Tu
; gela. Poi diede tutto gas e la pesante macchina si avvi in
avanti.
Ilpoggetto oltre il castello era ancora deserto, ma non si
aspettava niente di diverso. Tir la cloche come per cabrare.
poi cambi idea e sorvol basso il bosco di roveri.
Gli apparve, proprio davanti, il castello. Lo super facendo
la barba al tetto di tegole rosa. Non vide segno di vita e, appe-
na l'ebbe passato, vir e ci torn sopra.
Stavolta vide del movimento. Da una delle finestre al pian-
terreno, vicino alla cucina, qualcuno sventolava una sciarpa
gialla. Non riusc a distinguere chi era.
Vir di nuovo e torn sul castello, questa volta tenendosi
pi basso, quasi all'altezza del muretto che circondava l'orto
di Anna. Vide Centaine alla finestra. Non poteva sbagliare: gli
occhioni, i capelli neri. La sciarpa gialla era quella che aveva
indossato il giorno in cui erano andati insieme ad Arras con
l'apparecchio, a trovare Sean Courteney.
Quando Michael alz il muso e diede gas per cabrare, si
sent rinvigorito. L'inerzia e la passivit che si erano impa-
dronite di lui svaporarono ed egli si sent ricaricato e vitale.
L'aveva vista, e ora tutto sarebbe andato bene.
Era Michel , grid felice Centaine, voltandosi dalla fine-
stra e parlando ad Anna seduta sul letto. L'ho visto, Anna,
era sicuramente lui. Oh, che bello. E venuto a trovarmi, no-
nostante pap!
Il viso di Anna si accigli e si imporpor di disapprovazione.
Porta sfortuna che lo sposo veda la sposa prima della cerimo-
nia il giorno delle nozze , brontol.
Tutte sciocchezze, Anna, certe volte parli come una stu-
pida. Oh, Anna, come bello!
Ma tu non lo sarai, se non finiamo prima di sera.
Centaine and a sedersi sul letto accanto ad Anna. Prese
in grembo il vestito da sposa, di pizzo, e infil l'ago, passan-
dolo poi ad Anna per stringerle l'abito.
Ho deciso , disse ad Anna che riprendeva a cucire, avr
solo maschi. Sei figli maschi e neanche una figlia. E cos noioso
essere una ragazza che non voglio infliggere questa pena a una
figlia mia.
Anche lei si mise al lavoro attorno al vestito, e dopo un
po' si interruppe: Sono cos felice, Anna, cos eccitata. Credi
che il generale verr? Quando pensi che finir questa stupida
guerra, cos che io e Michel possiamo andare in Africa?
Ascoltandola chiacchierare, Anna gir la testa in maniera da
nasconderle il suo sorriso affettuoso.
L'SE5 giallo punt ardito e possente contro il ventre grigio
e morbido del cielo. Michael scelse uno dei varchi nello strato
inferiore di nuvole, ci pass rapidamente attraverso e sfoci
nel corridoio tra i due ammassi. Alto sopra la sua testa c'era
il tetto di nuvole fitte, ma sotto l'aria era limpida come cri-
stallo. Quando l'altimetro segn duemilaottocento metri, Mi-
chael raddrizz l'apparecchio. Era nel sereno, equidistante dagli
strati nuvolosi di sopra e di sotto: dai varchi riusciva a orien-
tarsi.
I villaggi di Cantin e Aubigny-au-Bac erano deserti, schele-
tri smozzicati dalle granate. Solo qualche camino di pietra era
sopravvissuto alle ondate di fuoco che la guerra aveva river-
sato a pi riprese su quelle povere case. E i camini si alzavano
dalla terra fangosa e rotta come monumenti funebri.
I due villaggi distavano otto chilometri, e la strada che un
tempo li univa era ormai cancellata dalle bombe. Ilfronte
passava tra i due paesi: le opposte trincee, contorte come vi-
pere ferite, solcavano i campi bruni su cui i crateri delle gra-
nate, pieni d'acqua stagnante, brillavano verso di lui come oc-
chi di cieco.
Michael guard l'orologio. Le quattro meno cinque. Gli occhi
tornarono immediatamente a scrutare il vasto cielo deserto.
Alz una mano per volta dai comandi e le scroll flettendo le
dita, poi fece lo stesso coi piedi: si scioglieva i muscoli come
fanno gli scattisti prima del colpo di pistola del via. Afferr le
manopole della mitragliatrice con ambo le mani e l'aereo con-
tinu a volare mantenendo perfettamente il proprio assetto.
Spar due brevi raffiche, una per ciascuna arma, annui e si
soffi sui polpastrelli guantati.
Ho bisogno di bere , si disse, e prese la fiasca di Andrew
dalla tasca. Riemp la bocca con una sorsata di whisky, si sciac-
qu i denti, inghiotti. Nel fiotto sanguigno fior il fuoco alco-
lico, ma resistette all'impulso di bere di nuovo. Spinse il pedale
sinistro per iniziare la virata e proprio in quella distinse un
lampo azzurro sotto le nuvole, all'orizzonte. Interruppe la vi
rata e sbatt le palpebre per accertarsi di avere visto giusto.
L'altro aereo era a 2800 metri, esattamente la sua quo
ta, e si avvicinava in fretta da nord, la direzione di Douai.
Michael senti l'adrenalina mischiarsi all'alcol nel circolo san
guigno. Gli bruciavano le guance e le budella erano contratte
da uno spasimo. Diede tutto gas e si lanci contro l'apparec
chio nemico.
La velocit risultante era alta e l'aereo che gli veniva incon
tro sembrava diventare ogni istante pi grosso. Vide l'azzur-
ro cupo del muso annebbiato dal turbine dell'elica, e le ali tese
da falcone. Vide la testa del pilota con il casco tra le due
mitragliatrici Spandau montate sul cofano del motore, nere, e il
lampo degli occhialoni quando si chin a inquadrarlo nel mirino.
Michael diede tutto gas e il motore url. Con la sinistra
impugnava la cloche come un pitttre regge leggero il pennello:
inquadr il pilota nemico al centro del mirino e con la destra
afferr la manopola di sparo.
Odio e ira crebbero man mano che s'ingrandiva l'immagine
del nemico. Trattenne il fuoco. L'orologio di combattimento,
nella sua testa, prese a rallentare magicamente il tempo. Vide le
canne delle Spandau accendersi di bragia rossa sputando
contro di lui fuoco e scintille color del pianeta Marte in una notte
illune. Mir alla testa dell'altro pilota e schiacci il pulsante. La
raffica parti facendogli vibrare intorno tutto l'aeroplano.
Non pens nemmeno per un istante di interrompere la carica.
Era completamente assorbito dall'impegno di mirare bene, per
dirigere il fiume di proiettili in faccia al tedesco, strappargli gli
occhi, fargli scoppiare il cervello nel cranio. Sentiva le pallottole
delle Spandau abbattersi sulle strutture di legno e tela del suo
apparecchio, se le sentiva fischiare vicino alla testa come
locuste impazzite, ma non ci badava.
Vide le proprie pallottole far schizzare un nugolo di schegge
dall elica dell'aereo nemico, e si arrabbi perch questo le
deviava dal vero bersaglio. I due aeroplani erano quasi in
collisione, e Michael si irrigidi attaccato alle manopole della
Vickers senza cercar di virare.
Poi l'Albatros s'inclin di colpo da una parte, proprio
all'ultimo istante utile prima dello speronamento, e sfil a dritta
in un lampo azzurro. Uno scoppio improvviso scosse l'SE5: le ali
si erano sfiorate. Michael vide una striscia di tela strappata
pendere, tesa dalla scia del vento relativo, dalla punta dell'ala
superiore. Diede un calcio alla pedaliera eseguendo la virata
piatta che solo l'SE5 era capace di fare e senti le ali tendersi e
piegarsi fin quasi allo schianto: ed ecco che gi puntava nella
direzione opposta, dietro all'Albatros ormai per fuori tiro.
Michael diede gas, diede tutto gas, ma ormai c'era poco da
accelerare, il motore urlava gi sviluppando il massimo della
potenza e l'Albatros continuava a filar via.
Il tedesco vir e cabr a sinistra e Michael lo segui. Presero
a salire e salire quasi in verticale, e le macchine persero velocit,
ma quella tedesca meno, sicch Michael fu lasciato indietro. E Non
pi lo stesso Albatros , si rese conto Michael con un certo
turbamento. Quella del radiatore evidentemente non era stata
l'unica modifica. Aveva di fronte un apparecchio di nuovo
modello, pi veloce e potente del suo SE5.
Vide l'intero sviluppo delle ali a scacchi bianchi e neri, e la
faccia del pilota tedesco che lo guardava nello specchietto re-
trovisivo. Cerc di puntare in alto la mitragliatrice, sforzandosi di
inquadrare nel mirino il nemico. Ma, prima che ci riu-
scisse, il pilota tedesco esegu una virata acrobatica e picchi
verso di lui con le canne delle Spandau che fiammeggiavano di
nuovo in carica frontale. Stavolta fu Michael a dover virare e
scappare, perch il tedesco aveva il vantaggio della quota e della
velocit.
Per un attimo cruciale, mentre era sospeso e intento alla
virata, quasi fermo, Michael fu alla merc del nemico. Il tede-
sco gli gir attorno e gli si mise in coda. Era un bravo pilota,
pens Michael stringendo le natiche. Intraprese una picchiata
per guadagnare velocit, e subito una virta verticale. L'Alba-
tros lo imit con disinvoltura, ed eccoli glrarsi attorno come
due pianeti in immutabile orbita comune.
Guard l'altro pilota, alzando il mento, dato che entrambi
erano sulla punta di un'ala. Il tedesco ricambi lo sguar-
do: gli occhialoni lo facevano sembrare mostruoso e disumano.
iEd ecco che per un attimo lo sguardo di Michael and oltre
la fusoliera azzurra, su verso il tetto di nuvole plumbee che
chiudevano il cielo. I suoi occhi da cacciatore erano stati atti-
rati da un piccolo movimento come d'insetti.
Per un attimo il cuore gli si ferm in petto e il sangue gli
ghiacci nelle vene. Poi con un soprassalto riprese a battere
all'impazzata, mentre il respiro gli sibilava in gola.
Ho l'onore di informarVi, e altresi di avvertirVi , gli
aveva scritto il tedesco, che precipuo scopo della guerra
la distruzione del nemico con tutti i mezzi...
Michael l'aveva pur letto, ma solo adesso capiva. Quelli
avevano trasformato la sua balorda idea di singolar tenzone
celeste e romantica in una trappola mortale. Come un bambino
ci era cascato! Si era messo nelle loro mani. Li aveva informati
del tempo, del luogo, perfino della quota. Avevano usato l'ap-
parecchio azzurro semplicemente come esca. Adesso si stupi del-
la propria ingenuit, vedendoli sciamare gi dalle nuvole alte.
Quanti saranno? Non aveva certo tempo di contarli, co.
munque a occhio e croce sembrava un'intera Jasta di Albatros
nuovo modello. Almeno una ventina. In picchiata, silenziosi,
colorati come gemme sullo sfondo grigio delle nuvole.
Non potr mantenere la promessa che ho fatto a Centai-
ne , pens, e guard in basso. L'altro strato di nubi era un
chilometro sotto. Un rifugio lontano, ma l'unico che ci fosse.
Non poteva certo sperare di sconfiggere venti dei pi celebrati
assi tedeschi; se l'avessero raggiunto, sarebbe durato tre secon-
di al massimo, e stavano avvicinandosi in fretta, in picchiata,
mentre l'apparecchio azzurro cupo lo teneva fermo, come infil-
zato su uno spillo, in attesa dell'attacco mortale.
All'improvviso, di fronte alla prospettiva della morte che
pure si era andato a cercare, Michael volle vivere. Aveva tirato
a s la cloche al massimo: ora la spinse tutta avanti e fu proiet-
tato in basso come una pietra fiondata con la massima energia.
Michael fu sballottato dalle cinghie mentre la forza di gra-
vit, apparentemente, invertiva la marcia, ma riusc a control-
lare la potente macchina e us lo slancio per gettarsi in una
picchiata a capofitto verso il banco di nuvole sottostante. La
manovra sorprese l'avversario che per rimedi in fretta e dopo
un istante lo seguiva, come un fulmine azzurro-elettrico, men-
tre il branco multicolore incombeva dall'alto su entrambi.
Michael li guardava dal retrovisore, rendendosi conto di
quanto pi rapida fosse la picchiata dei nuovi Albatros. Guar-
d gi le nuvole. Le grige pieghe, cosi madide e repellenti
fino a un attimo prima, adesso gli sembravano invitanti come
la vita e la salvezza stesse. Ora che scappava a gambe levate,
il terrore torn a impadronirsi di lui come un cupo e terribile
vampiro che gli succhiasse tutto il coraggio e la risolutezza.
Non ce l'avrebbe fatta. L'avrebbero raggiunto prima che riu-
scisse a nascondersi nelle nuvole. Gelato dal panico paralizan-
te, si aggrapp alla cloche come a una boa.
Lo dest la raffica delle Spandau gemelle. Nello specchietto
retrovisivo vide le fiammelle rosse danzare sulla punta delle
canne, vicinissime, e qualcosa gli inferse un terribile colpo
in fondo alla schiena. I,'impatto gli fece buttar fuori tutta l'aria
che aveva nei polmoni, mentre ragionava che doveva assoluta-
mente togliersi dalla linea del fuoco delle due Spandau.
Pest la pedaliera con tutta la sua forza, tentando la virata
piatta che l'avrebbe rimesso a faccia a faccia coi suoi perse-
cutori: ma l'angolo di picchiata e la velocit erano eccessivi,
sicch la manovra non riusci. L'SE5 plan invece in un'ampia
virata che porse il fianco al branco di assalitori e, pur scam-
pando all'Albatros azzurro, gli altri gli piombarono addosso
tempestandolo uno dopo l'altro a distanza di un secondo. Il
cielo si era improvvisamente riempito di ali e fusoliere multi-
colori. Lo schianto delle pallottole nelle strutture dell'apparec-
chio era continuo e intollerabile, l'SE5 perse un'ala e cominci
a precipitare in vite.
Cielo, nuvole e terra tappezzata di campi, con qualche ba-
leno di Albatros colorati e sputacchianti fuoco, riempirono al-
ternatamente il campo visivo di Michael frastornandolo sempre
pi. Senti un altro colpo nella gamba, poco sotto l'inguine.
Guard in basso e vide che la raffica aveva trapassato il ventre
dell'apparecchio e un proiettile deformato e contorto gli aveva
aperto uno squarcio nella coscia. Ilsangue ne sprizzava violen-
temente, rosso vivo: era sangue arterioso. Una volta aveva vi-
sto un portatore zulu, incornato da un bufalo, ferito nello stes-
so punto della coscia: colpito all'arteria femorale, era morto in
tre minuti.
Raffiche di mitragliatrice lo raggiungevano ormai da tutte le
parti, e non poteva pi difendersi perch l'apparecchio non
rispondeva ai comandi e cadeva in vite, puntando il muso al
cielo e un attimo pi tardi, barbaramente, secondo un ritmo
incontrollabile, di nuovo verso il suolo.
Michael cerc di opporsi alla caduta azionando ogni volta il
pedale che spostava il timone in senso opposto, nel tentativo
di spezzare il ritmo della vite: per lo sforzo, il cuore acceler
il battito e la ferita alla coscia spruzz fuori ancora pi san-
gue. Per la prima volta Michael senti che gli si annebbiava il
cervello. Tolse la mano dalla cloche e si cacci il pollice nel-
l'inguine, alla ricerca dell'arteria, per interrompere il flusso
che lo stava dissanguando. Ci riusc e il fiotto cess.
Ancora si sforz di controllare l'aereo in caduta, dando gas
per fermare la vite irrefrenabile con un balzo in avanti del
e motore. Pareva che l'aereo cominaasse a rispondere, con qual-
che riluttanza, ai comandi. Insist, sforzandosi di non pensare
alla grandinata di proiettili che gli piovevano addosso da tutte
le parti.
Terra e nuvole smisero di turbinargli attorno. Era uscito
dalla vite, ora picchiava dritto. Con una mano sola fece alzare
il muso all'apparecchio e sent le ali esercitare la portanza ten-
dendo i cavi d'acciaio, avvert il risucchio della gravit nel ven-
tre, e di colpo il mondo intero si assest, la terra di sotto, le
nuvole in alto. Era riuscito a raddrizzare il velivolo.
Guard nello specchietto retrovisivo e si accorse che l'AI-
batros non l'aveva mollato, e stava allineandosi in coda per
dargli il coup de grdve. Ma proprio in quella, un attimo prima
di sentire una volta ancora il rosario di morte delle mitraglia-
trici abbinate, e il morso rovente del piombo nelle carni, lo
schiaffeggi la rorida mano grigia delle nuvole che si riversa-
vano nell'abitacolo, riscuotendolo come un secchio d'acqua in
faccia. La luce si oscur ed egli si scopr in un mondo buio e
ovattato, dove le Spandau non potevano pi echeggiare dissa-
crando il silenzio dei cieli. Nelle nuvole non l'avrebbero pi
trovato.
Automaticamente i suoi occhi cercarono i tubetti pieni di
glicerina fluida sul cruscotto. Con pochi colpetti ai comandi al-
line le bolle alle tacche cos da conferire all'aereo in volo
cieco un assetto parallelo al terreno e rettilineo. Subito dopo
intraprese una larga virata per allinearsi con il villaggio di
Mort Homme.
Aveva una gran voglia di vomitare, era la prima reazione
dopo il terrore e lo stress del combattimento. Inghiott cer-
cando di resistere ai conati, poi la nausea e il malessere gli
tornarono addosso. Era come se avesse un pipistrello imprigio-
nato nel cranio. Le ali molli e nere gli sbattevano negli occhi
oscurandogli a sprazzi la vista.
Strinse le pupille per combattere il buio incombente e guar-
d gi. Teneva ancora il pollice premuto sull'inguine, ma
ugualmente non aveva mai visto tanto sangue. Aveva la mano
tutta rossa fno all'avambraccio, il giaccone imbevuto fino al
gomito. Anche i pantaloni sembravano tutti infangati; ma era
sangue, il suo sangue. Sul pavimento dell'aereo ce n'erano delle
pozze che si andavano raggrumando come gelatina di ribes su
una crostata, mentre rivoletti pi recenti venivano sballottati
di qua e di l dalle oscillazioni dell'apparecchio.
Lasci andare la cloche per un momento, si chin in avanti,
trattenuto dalla cintura di sicurezza, e con la mano libera si
tast la schiena alla ricerca del foro d'entrata dell'altra pallot-
tola. Lo trov in basso, a quattro centimetri dalla spina dor-
sale e tre sopra l'osso del bacino. Non c'era foro d'uscita,
quindi il proiettile era ancora nel suo organismo e sicuramente
aveva provocato un'emorragia interna. Si sentiva la pancia ti-
rare, dura pi che mai, man mano che il sangue gli riempiva
lo stomaco.
La macchina si inclin su un'ala e Michael dovette ripren-
dere in mano la cloche Gli occorsero parecchi secondi per
quella semplice correzione d'assetto. Le dita gli prudevano,
torpide, come punte da mille aghi, e aveva molto freddo. Le
sue reazioni diventavano sempre pi lente e ogni movimento,
per quanto piccolo, gli costava un grandissimo sforzo.
Tuttavia non provava dolore, solo un intorpidimento gra-
tuale che si diffondeva dalla ferita alla schiena alle ginocchia.
Tolse il pollice dall'inguine per controllare la ferita alla coscia,
e immediatamente ne sprizz un fiotto di sangue simile a una
piuma di struzzo. Subito rimise il dito sull'arteria e torn a
concentrarsi sugli strumenti di volo.
Quanto ci voleva ancora per raggiungere Mort Homme? Cer-
c di calcolarlo, ma anche la mente era torpida. Nove minuti
da Cantin, gli sembrava: ma da quanto tempo volava nelle
nuvole? Non ne aveva idea. Gir il polso per poter dare un'oc-
chiata all'orologio e si accorse che, come un bambino, doveva
contare le suddivisioni del quadrante a una a una.
Non devo uscire troppo presto dal banco, saranno ad aspet-
tarmi , pens con fatica, mentre il quadrante dell'orologio gli
si offuscava davanti al naso.
Ci vedo doppio , osserv.
In fretta tir su la testa e guard avanti. Le nuvole d'argento
gli turbinavano attorno ed ebbe la sensazione di cadere. Prov
l'impulso di tirare a s la cloche, ma il suo addestramento gli
impose di controllare prima le bolle di glicerina e vide che
erano tuttora allineate alle tacche. I sensi cominciavano a in-
gannarlo.
Gentaine , disse all'improvviso. Che ora ? Arriver
tardi al matrimonio. Un'ondata di panico spazz via il tor-
pore, e dietro gli occhi le ali della tenebra palpitarono forte.
Gliel'ho promesso, gliel'ho giurato! Guard l'orologio.
Le quattro e sei minuti. Impossibile! pens frenetico.
Questo dannato orologio non va. Stava perdendo contatto
con la realt.
L'SE5 sbuc fuori dalle nuvole perch aveva raggiunto uno
spiraglio. Michael si ripar gli occhi con la mano, non era pi
abituato alla luce, e poi si guard intorno.
La rotta era giusta, stava volando verso l'aeroporto. Rico-
nobbe la strada, la linea ferroviaria e il campo a forma di stella
che si trovava in mezzo. Altri sei minuti di volo , calcol.
Quell'occhiata a terra era bastata a orientarlo. Si ancor men-
talmente al terreno intravisto e scrut in alto. Li vide volteg-
giare come avvoltoi sulla preda, aspettando che uscisse dalle
nuvole. Anche loro l'avevano visto subito e ora viravano nel-
la sua direzione, con le ali iridate: ma gi Michael si rituf-
fava nelle nuvole all'altro capo del varco. L'umida ovatta ne-
bulosa torn a ricoprirlo nascondendolo ai loro sguardi cru-
deli.
Devo mantenere la promessa , farfugli. Ora che non
vedeva pi il suolo tornava a confondersi. Di nuovo onde di
vertigine gli fecero vacillare la mente. Si abbass pian piano
con l'SE5 e. ancora una volta sbuc nel sereno. Sotto di lui si
stendeva la campagna ben nota; si era lasciato da un pezzo alle
spalle il fronte, le alture, le trincee: davanti a lui stava il bosco
dalla forma familiare, il villaggio dominato dal campanile, una
scena idilliaca e piena di pace.
Centaine, vengo a casa , pens, e un'immensa debolezza
si impadroni di lui. Un grave peso parve schiacciarlo nell'abi-
tacolo.
Alz la testa con uno sforzo terribile e scorse il castello dal
tetto rosato. Era il suo faro, lo attirava, irresistibile, e il muso
dell'apparecchio puntava quasi da solo dalla sua parte.
Centaine , sussurr. Sto arrivando... aspettami, sto ar-
rivando. E la tenebra si stese su di lui, inghiottendolo in un
tunnel senza fine.
Nelle orecchie gli rombava un fragore come di marosi. Con
le ultime energie, fissando in fondo al tunnel che si chiudeva
tutt'intorno a lui, cerc il suo caro volto, e tese l'orecchio per
cogliere il suono della sua cara voce sopra il frastuono dei ca
valloni.
Centaine, dove sei? Oh Dio, dove sei, amore mio?
Centaine si trovava di fronte allo specchio dalla pesante cor-
nice intagliata e dorata, e stava guardando la propria imma-
gine riflessa con gli occhioni spalancati e seri.
Domani sar la signora Courteney , dichiar solennemen-
te, e mai pi Mademoiselle de Thiry. Non una cosa formi-
dabile, Anna? Si massaggi le tempie. Credi che mi sentir
diversa? Certo, un avvenimento di cos grande portata dovr
mutarmi in un modo o nell'altro. Non sar pi la stessa, dopo!
Svegliati, bimba! la redargu Anna. ci sono ancora un
sacco di cose da fare. Non tempo di fantasticherie. Le infi-
l l'abito da sposa dal capo, poi gir dietro per allacciare i gan-
cetti in vita.
Mi chiedo se mamma ci vede di lass, Anna. Chiss se sa
che indosso il suo abito da sposa, se contenta per me?
Anna borbott inginocchiandosi a controllare come le cadeva
l'abito. Centaine si sistem sui fianchi l'antico e delicato pizzo
e tese l'orecchio alle risate maschili provenienti dagli ospiti in
attesa da basso, nel grand salon.
Sono cos contenta che il generale sia potuto venire. Non
un bell'uomo, Anna, come Michael? Quegli occhi... li hai
notati?
Di nuovo Anna borbott, ma stavolta con pi enfasi, e per
un attimo, mentre pensava al generale, le mani le tremarono.
Ecco un vero uomo , si era detta guardando Sean Courteney
scendere dalla Rolls e salire la scalinata che portava al salone.
E grandioso, in uniforme e con le medaglie , prosegu
Centaine. Quando Michael invecchier, gli dir di farsi cre-
scere una barba come quella di suo zio. Conferisce una pre-
senza...
Da sotto venne un altro scoppio di risate. Lui e pap han
; no simpatizzato, non credi Anna? Sentili un po'!
Speriamo che lascino un po' di cognac per gli altri ospiti ,
brontol Anna, e si rialz in piedi, per poi fermarsi con una
mano dietro la schiena a osservare l'effetto dell'abito da sposa
su Centaine.
Avremmo dovuto apparecchiare la tavola col servizio azzur-
ro di Dresda invece che col Svres. Si sarebbe intonato di pi
alle rose.
Dovevi pensarci ieri , replic rapida Centaine. Non ho
nessuna intenzione di ricominciare tutto da capo.
Le due donne avevano lavorato tutto il giorno precedente
e quasi tutta la notte per preparare il grand salon, che era ri-
masto sempre chiuso da quando i servitori erano sfollati. Tende
e drappeggi erano pieni di polvere, e il soffitto altissimo era
tutto istoriato di ragnatele che oscuravano completamente gli
affreschi mitologici.
Avevano terminato le pulizie con gli occhi rossi e tra gli star-
nuti, poi avevano cominciato con l'argenteria. Era tutta anne-
rita e aveva richiesto un pesante tributo d'olio di gomito. Poi
si erano messe a lavare e asciugare a uno a uno i piatti rossi
e oro del servizio di Svres. Anche il conte, bench avesse cer-
cato di sottrarsi adducendo il suo glorioso status di veterano
di Sedan e dell'esercito del Terzo Impero, era stato obbligato a
collaborare.
Alla fine, tutto era pronto. Il salon era tornato a sfolgorare,
il parquet a disegni intricatissimi spazzato, incerato e lucidato
a specchio; ninfe, fauni e dee del soffitto, spolverati dalle ragna-
tele, avevano ricominciato a intrecciare graziose carole e a inse-
guirsi ridendo, e l'illustre argenteria emanava fulgidi bagliori
mentre le prime rose sbocciate nella serra di Anna splendevano
come gemme preziose alla luce dei candelabri.
Dovevamo fare pi torte , disse preoccupata Anna. Que-
sti soldatacci mangiano come cavalli.
Non sono soldati, bensi aviatori , la corresse Centaine,
e abbiamo abbastanza torte da nutrire non solo uno stormo
ma l'intero esercito alleato. Centaine si interruppe di colpo.
Ascolta, Anna!
Anna and alla finestra e guard fuori. Sono loro! an-
nunci. Cos presto! Il camion bruno avanzava macinando
la ghiaia del vialetto, con un'aria da vecchia zitella secca e ner-
vosa sulle ruote alte e strette di gomma piena. Sul pianale, tutti
gli ufficiali fuori servizio dello stormo incoraggiavano a gran
voce il guidatore, che era l'aiutante con la pipa sempre in boc-
ca, il quale non riusciva a tener dritto il volante e avanzava
a zig zag con un'espressione terrorizzata sul viso.
Hai chiuso a chiave la dispensa? domand preoccupatis-
sima Anna. Se quella trib trova la roba da mangiare prima
che siamo pronte a servire in tavola...
Anna aveva messo sotto pressione le sue conoscenti e ami-
che rimaste iD paese, e la dispensa traboccava di manicaretti:
pat, pasticci di maiale, e le meravigliose terrines locali; torte
di mele e prosciutto, piedini di maiale con tartufo in agrodol-
ce, e dozzine di altre pietanze deliziose.
Non per mangiare che sono arrivati cosi presto , disse
Centaine, avvicinandosi ad Anna alla finestra. Pap ha le
chiavi della cantina, ci penser lui.
Suo padre era gi a met della marmorea scalinata per acco
glierli. L'aiutante fren cos di colpo che due uffluall tranaro-
no sul sedile in un inestricabile viluppo di arti.
Dico io , esclam l'aiutante per il sollievo di vedersi di
DUOvO fermo, lei dev'essere il buon vecchio conte, non
vero? Noi siamo l'avanguardia, come si dice in francese?
l'avant-garde, vero?
Ma sicuro! disse il conte, afferrandogli la mano. I
nostri bravi alleati! Benvenuti! Benvenuti! Posso offrirvi un
bicchierino di qualcosa?
Vedi, Anna? disse Centaine sorridendo e voltando le
spalle alla finestra. Non c' da preoccuparsi. Parlano la stes-
sa lingua. Sta' tranquilla, la roba da mangiare non corre nessun
pericolo, almeno Der ora.
Prese il velo d^a sposa sul letto e se lo mise in testa guar-
dandosi allo specchio.
Dev'essere il pi bel giorno della mia vita , sussurr.
Non deve accadere nulla che possa rovinarmelo.
E nulla accadr, bambina mia , replic Anna comparen-
dole alle spalle e sistemandole il velo. Sarai la sposa pi bel-
la che si sia mai vista. Peccato non aver potuto invitare la
nobilt...
Basta, Anna , le disse con gentilezza Centaine. Mente
rimpianti! Tutto perfetto. Voglio il mio matrimonio cos e
in nessun altro modo. Inclin leggermente la testa. Anna!
La sua espressione si anim.
Che c'?
Ma non senti? E lui! Scapp via dallo specchio. t
Michel! Sta venendo da me!
Corse alla finestra e, incapace di contenersi, si mise a sal-
tare su e gi, danzando come una bambina piccola davanti alla
vetrina di un negozio di giocattoli. Ascolta! Sta venendo da
questa parte! Riconosceva il rumore del motore dell'apparec-
chio giallo che aveva udito tante volte.
Non lo vedo , disse Anna, aguzzando lo sguardo tra le
nuvole, dietro di lei.
Deve volare molto basso , continu Centaine. S! S!
Eccolo l, appena sopra il bosco.
Adesso lo vedo. Sta andando ad atterrare nel frutteto?
No, non con questo vento. Sta venendo direttamente qua.
E lui? Sei sicura?
Ma certo che sono sicura. Non vedi il colore? E mon
petit jaane...
Anche gli altri avevano sentito l'apparecchio che si avvici-
nava. Si udirono voci sotto la finestra, e una dozzina di invi-
tati si raggrupparono fuori del salone, sulla terrazza. Erano
capeggiati da Sean Courteney in alta uniforme da generale
britannico, accanto al conte ancor pi risplendente in divisa
blu e oro da colonnello di fanteria di Napoleone III. Avevano
tutti il bicchiere in mano e facevano allegri commenti ad alta
voce.
E proprio Michael , gridava qualcuno. Scommetto che
viene a far la barba al tetto. Vedrete!
Fa il giro d'onore, e ha ragione, visto chi sta per impal-
mare!
Centaine si sorprese a ridere con loro e batt le mani, men-
tre l'aeroplano giallo si avvicinava. Poi si interruppe, preoc-
cupata, a met di un applauso.
Anna! esclam. C' qualcosa che non va!
Ormai l'aereo era abbastanza vicino per vedere come volava
male. Continuava a scivolare d'ala da una parte e dall'altra, a
pochi metri dalla cima degli alberi, pericolosamente.
Ma che fa? Il tono delle voci sulla terrazza era mutato.
Perdio, in difficolt. Credo che...
L'SE5 cominci una virata insensata a sinistra, mostrando
la fusoliera e le ali sbrindellate. Sembrava la carcassa di un
pesce mezzo divorato dagli squali.
E crivellato di colpi! grid un pilota.
S, l'hanno conciato male.
L'SE5 punt decisamente in basso andando quasi a sbattere
contro gli alberi.
Sta cercando di effettuare un atterraggio di fortuna! Di-
versi piloti corsero nel prato davanti alla terrazza, facendo
frenetici segnali all'apparecchio danneggiato.
Per di qua, Michael!
Tieni su il muso, amico!
Attento che va in stallo! Dai gas, dai gas!
Gridavano futilmente questi consigli, mentre l'aereo piom-
bava verso il prato.
Michel! sospir Centaine, torcendo il pizzo dell'abito
da sposa tra le dita. Vieni da me, Michel!
C'era un'ultima fila di alberi, faggi secolari che avevano ap-
pena messo le gemme, ai confini del prato davanti al castello.
L'SE5 giallo scomparve dietro i loro rami contorti, mentre
il motore sputacchiava.
Tiralo su, Michael!
Su il muso perdio!
Tutti gridavano, e Centaine aggiunse la propria voce al coro.
Per piacere, Michel, supera gli alberi. Vieni da me, tesoro
mio, raggiungimi!
Il motore Viper rugg di nuovo a pieno regime, e videro
la greve macchina innalzarsi come un fagiano che s'involi.
Ce la fa.
Il naso puntava troppo in alto, se ne accorsero tutti. Pareva
ritrarsi con raccapriccio dai rami nudi che volevano ghermirlo
come grinfie d'un mostro. Subito dopo il muso giallo torn ad
abbassarsi.
E passato! grid uno dei piloti. Ma una ruota urt con-
tro un grosso ramo curvo e l'apparecchio sub uno scossone a
mezz'aria, poi precipit gi dal cielo.
Colp la terra molle ai margini del prato, col muso, schian-
tando l'elica in mille pezzi. Si sent benissimo il crac della
struttura di legno che si rompeva. L'apparecchio croll su se
stesso, spiaccicandosi come una farfalla, con le ali gialle ripie-
gate sulla fusoliera disintegrata... e Centaine vide Michael.
Era pieno di sangue anche in faccia, aveva la testa arrove-
sciata che pendeva fuori dell'abitacolo assieme al torso assicu-
rato al sedile dalle cinture di sicurezza. Pareva un impiccato.
I suoi compagni piloti stavano gi correndo attraverso il pra-
to. Centaine vide il generale gettar via il bicchiere, lanciarsi
zoppicando gi dalla terrazza, e superare, nonostante il difetto
fisico, i giovani nella corsa.
I primi avevano quasi raggiunto l'apparecchio quando all'im-
provviso, come per magia, le fiamme l'avvolsero. Ilfuoco di-
vamp verso l'alto con un rombo spaventoso, in lingue scialbe
ma bordate di denso fumo nero. I soccorritori si fermarono di
botto riparandosi il volto con le braccia.
Sean Courteney li super di slancio e si gett tra le fiamme
sprezzando i loro morsi roventi; ma quattro piloti gli si lan-
ciarono addosso e lo bloccarono, tirandolo indietro. Sean si
dibatteva come una belva, sicch dovettero intervenire altri tre
per trattenerlo. Sean urlava, un ululato fondo, incoerente, di
gola, come un bufalo maschio in trappola, cercando di raggiun-
gere oltre le fiamme divampanti il corpo dell'uomo imprigio-
nato nell'abitacolo dell'pparecchio giallo.
Poi, all'improvviso, il generale tacque e smise di dibattersi.
Se gli altri non l'avessero sostenuto, sarebbe caduto in ginoc-
chio. Le braccia gli cascarono inerti lungo i fianchi, mentre
continuava a fissare la parete di fiamme.
Anni prima, durante un viaggio in Inghilterra, Centaine era
rimasta a guardare orridamente affascinata quattro bambini, i
figli del gentiluomo che l'ospitava, che bruciavano l'effigie di
un famoso assassino inglese di nome Guy Fawkes su una pira
da loro stessi preparata in giardino. L'effigie era fatta con
molta cura, e quando le fiamme l'avevano avvolta si era anne-
rita e contorta tremando in maniera davvero impressionante
Per settimane, in seguito, quella scena era tornata nei suoi
incubi. E ora, mentre guardava dalla finestra al primo piano
del castello, ud qualcuno urlare accanto a lei. Pens che do-
veva essere Anna. Erano urla di raccapriccio, che la fecero
tremare come trema una canna squassata dal vento.
Il vecchio incubo tornava. Non riusciva a distogliere lo sguar-
do, mentre l'effigie si carbonizzava sussultando e gli arti con-
torti dagli spasimi si scuotevano neri e sempre pi torpidi e
lenti nel gran calore delle vampe di fuoco. Le urla le riempi-
vano la testa e l'assordavano. Solo dopo un bel po' si accorse
che non era Anna a urlare, ma lei stessa. Mentre quelle grida
disperate le prorompevano dal petto sembravano rasparla inter-
namente con qualche sostanza abrasiva, come schegge di vetro
che le lacerassero la gola.
Senti le mani forti di Anna che la sollevavano di peso e
l'allontanavano dalla finestra. Lott contro di esse con tutta
la sua forza, scalciando, ma Anna era troppo vigorosa per lei.
La mise sul letto e si strinse contro il vasto petto morbido il
suo viso, soffocando quelle grida disperate. Quando alla fine
Centaine si acquiet, prese a carezzarle i capelli cullandola fra
le braccia e consolandola con dolci paroline come quando era
piccolissima.
Seppellirono Michael al cimitero di Mort Homme, nella tom-
ba di famiglia dei de Thiry.
Lo seppellirono quella sera stessa, alla luce delle lanterne.
I suoi compagni piloti scavarono la fossa e il prete che avreS
be dovuto sposarlo gli celebr l'ufficio funebre.
Io sono la resurrezione e la vita, disse il Signore...
Centaine era al braccio di suo padre, con il viso coperto da
una veletta di pizzo nero. Anna la sorreggeva dall'altra parte.
Centaine non piangeva. Dopo quelle urla, non c'erano state
lacrime. Era come se la sua anima fosse stata disseccata e com-
busta da quelle fiamme fino a diventare di un'aridit sahariana.
Scordate i peccati e le offese della mia giovent...
Le parole erano remote, come se giungessero dall'altra parte
di un muro.
Michel non aveva peccato , si disse Centaine. Non
aveva offeso nessuno. Era giovane, questo si, molto giovane,
Signore. Perch doveva morire?
Sean Courteney stava di fronte a lei, dall'altra parte della
fossa scavata in fretta e furia. Un passo dietro a lui c'era San-
gane, il servitore e autista zulu. Centaine non aveva mai visto
prima un negro piangere. Le lacrime gli luccicavano sulla pelle
vellutata come gocce di rugiada che scorressero gi per i pe-
tali di un fiore scuro.
Chi nato da donna non ha che un breve tempo da vive-
re, pieno di dolori...
Centaine guard, nella profonda fossa scavata nel fango, la
cassa di legno grezzo rimediata alla meglio nell'officina dello
stormo, e pens: Non c' dentro Michel. Non vero niente.
Sto sognando; un incubo. Presto mi sveglier e Michel tor-
ner in volo, e io l'aspetter sulla cima del poggetto in sella a
Nuage .
Un suono rude la ridest. Il generale aveva fatto un passo
avanti e, col badile che gli aveva porto un giovane pilota, aveva
gettato una palata di terra sulla cassa da morto. Zolle e sasso-
lini rimbalzarono sul coperchio e Centaine distolse lo sguardo
per non vedere.
I Tu non sei li sotto, Michel , sussurr dietro il velo nero.
Non il tuo posto, quello. Per me, sarai sempre una creatura
celeste. Per me sarai sempre lass nell'azzurro... E infine:
Au revoir, Michel, arrivederci, tesoro mio. Ogni volta che
guarder il cielo penser a te .
Centaine sedeva presso la finestra. Quando si era messa
sulle spalle il velo da sposa di pizzo, Anna aveva aperto la
bocca per obiettare, ma poi non le aveva detto niente
Si era seduta sul letto, vicino a lei Nessuna parlava
Sentivano gli uomini nel salon, da basso. Qualcuno poco
prima aveva suonato al piano la marcia funebre di Chopin, e
gli altri avevano cantato e battuto il tempo.
Istintivamente, Centaine aveva compreso che si trattava
dell'ultimo addio dello stormo a uno dei loro, ma non ne era
stata affatto commossa. Pi tardi aveva sentito le loro voci
assumere la rudezza tipica di chi ha bevuto. Si stavano ubria-
cando, e lei sapeva che anche questo faceva parte del rito. Poi
ci furono anche delle risate, risate di ubriachi, con un sotto-
fondo tragico; poi altre canzoni, rauche e stonate. Tutto ci
per lei non significava proprio niente. Era rimasta seduta a ci-
glia asciutte presso il candelabro, guardando i lampi delle ar-
tiglierie all'orizzonte, e ascoltando i rumori della guerra.
Devi andare a dormire, bambina mia , le aveva detto a
un certo punto Anna, tenera come una madre, ma Centaine
aveva scosso la testa e Anna non aveva insistito. Invece, era
scesa a prenderle qualcosa da mangiare, e un bicchiere di vino.
Adesso queste vivande, neppure toccate, erano sul tavolino
presso il gomito di Centaine.
Devi mangiare, bambina mia , le sussurr Anna, pur con-
trovoglia. Centaine si volt lentamente a guardarla in faccia
No, Anna , le disse. Non sono pi una bambina. Quella
parte di me morta oggi con Michel. Non chiamarmi mai pi
cosi.
Te lo prometto.
Centaine torn a girarsi dalla parte della finestra.
L'orologio del campanile del villaggio batt le due e poco
pi tardi sentirono gli ufficiali dello stormo che se ne andava-
no. Alcuni erano cos ubriachi che gli altri dovevano sorreg-
gerli e gettarli sul camion come sacchi di granturco. Poi, scop-
piettando, l'autocarro se ne and
Si senti bussare leggermente aila porta, e Anna si alz dal
letto e and ad aprire
E sveglia?
Si , rispose Anna in un sussurro.
Posso parlarle?
Entri pure.
Sean Courteney entr e si avvicin alla sedia di Centaine.
Ella sent l'odore del whisky, ma l'uomo era saldissimo in pie-
di, come un masso di granito, e la sua voce era bassa e con-
trollata. Nonostante ci, ella avverti che tra loro c'era come
un muro, che imbrigliava il suo dolore.
Devo andare ora, mia cara , disse in afrikaans, ed ella si
alz, lasciando cadere a terra la coperta che Anna le aveva
messo sulle ginocchia. Col velo nuziale sulle spalle si ferm
davanti a lui guardandolo negli occhi.
Lei era suo padre , gli disse, e l'autocontrollo dell'uomo
vacill. Dovette appoggiarsi con la mano al tavolino, fissan-
dola a occhi sbarrati.
Come fa a saperlo? le sussurr, e ora Centaine vide il
dolore che gli si stampava in faccia. Permise al proprio di fare
altrettanto ed eccola scoppiare in pianto e singhiozzare som
messamente, scuotendo le spalle. Il generale le apri le braccia
e la strinse al petto. Nessuno di loro parl per un pezzo, poi i
singhiozzi diminuirono e alla fine cessarono del tutto. Quindi
Sean disse: Sarai sempre la moglie di Michael per me, una
figlia. Se hai bisogno di me, non importa dove e quando, devi
solo farmelo sapere .
Lei annui in fretta, sbattendo le ciglia, e poi si sottrasse
con un passo indietro all'abbraccio del generale.
Tu sei forte e coraggiosa , le disse Sean. Me ne sono
accorto il primo momento che ti ho vista. Tu resisterai.
Si volt e usc zoppicando dalla camera. Poco dopo si udi
il rumore della Rolls che, guidata dal grosso zulu, triturava la
ghiaia del viale.
All'alba Centaine era sul poggetto dietro il castello, in sella
a Nuage, e quando lo stormo decoll per il pattugliamento del
mattino si alz sulle staffe e li salut sventolando la mano.
Il piccolo americano che Michael chiamava Hank volava in
testa e la salut facendo oscillare le ali. Lei sorrise e sventol
la mano, mentre lungo le guance le scendevano le lacrime che,
nel vento freddo del mattino, la pungevano come ghiaccioli.
Quella mattinay con Anna, chiusero di nuovo il salone, co-
prirono i mobili con le fodere di tela e misero via il servizio
e l'argenteria. Mangiarono loro tre soli in cucina, gli avanzi
tella sera prima. Bench Centaine fosse pallida e avesse gli
occhi sottolineati da occhiaie fonde e blu come lividi, e bench
discorresse normalmente delle cose da fare nel pomeriggio,
quasi non tocc cibo. Il conte e Anna la guardavano di sottec-
chi, incerti sull'interpretazione da dare a quella calma inna-
turale. Alla fine del pasto il conte non riusci pi a trattenersi.
Ti senti bene, piccola mia?
Il generale ha detto che io resisto , rispose. Voglio
dimostrare che ha ragione. Si alz di tavola. Torno ad aiu-
tarti tra un'ora, Anna.
Prese una manciata di rose che aveva recuperato dal salon
e si rec alle scuderie. Spron Nuage fino al termine del viale,
sulla strada percorsa da colonne di soldati in marcia, curvi sotto
il peso degli zaini, che le sorrisero salutandola con la mano.
Restitui loro il saluto e prosegui, seguita da tutti gli sguardi.
Leg Nuage al cancello del cimitero accanto alla chiesa, e
con le braccia piene di fiori and alla tomba di famiglia dei de
Thiry, sovrastata dai rami di un gran tasso. La terra appena
smossa sembrava un'aiuola di Anna appena zappata, ma era
meno quadrata e anche meno curata.
Centaine and a prendere il badile nel ripostiglio e si mise
al lavoro. Alla fine dispose le rose e fece qualche passo in-
dietro.
Ecco fatto , disse con soddisfazione. Cosi sta molto
meglio. Appena trovo un muratore ti far mettere una lapide
Michel, ma intanto torno domani a portarti dei fiori freschi.
Quel pomeriggio lavor con Anna, senza quasi alzare gli
occhi dalle faccende n riposarsi un momento, interrompen-
dosi poco prima del tramonto per andare a cavallo sul poggio
ad accogliere gli aeroplani che rientravano da nord. Quella
sera ne mancavano altri due, e il suo lutto si estese anche a
quei caduti, oltre a Michael.
Dopo cena and a letto non appena ebbe finito di lavare i
piatti con Anna. Sapeva di essere esausta e aveva un gran son-
no: ma il dolore che per tutto il giorno aveva tenuto a bada
ora l'aggredi e dovette affondare il volto nel cuscino e piangere.
Tuttavia, Anna l'udi lo stesso, perch tendeva l'orecchio.
Venne con la lucerna in mano, in camicia e berretto da notte.
Spense la lucerna e si infil nel letto con Centaine, la prese
tra le braccia e la consol con sussurri inarticolati da mamma,
finch non si addorment.

All'alba Centaine era di nuovo sul poggetto, e cosi passa-


ronO giorni e settimane, sicch cominciava a sentirsi in trap-
pola nella routine della disperazioue. C'erano solo poche va-
riazioni in tale routine: una dozzina di nuovi SE5 in dotazio-
ne allo stormo, ancora dipinti col grigio di fabbrica e pilotati
da pivelli che a ogni mossa denunciavano perfino a Centaine
la loro imperizia. Il numero delle macchine dai brillanti co-
lori che ben conosceva diminuiva a ogni rientro. Le colonne
di uomini e cannoni, sulla strada principale che passava sotto
il castello, si infittivano ogni giorno di pi, creando un'atmo-
sfera di tensione e di allarme che contagi anche loro.
Adesso, ogni giorno buono perch cominci l'attacco. Ve-
drete se non ho ragione , diceva sempre il conte.
Infine, una mattina, il piccolo pilota americano vir dopo
aver sorvolato Centaine sul poggio e torn indietro: si sporse
dall'abitacolo e lasci cadere qualcosa. Era un pacchettino le-
gato con un nastro brillante, che cadde oltre la cresta della
collina. Centaine spron Nuage gi per la discesa e trov il
pacchetto impigliato sulla siepe, in fondo. Lo liber dalle spi-
ne, e, quando Hank torn a vedere, lo alz sopra la testa per
mostrare che l'aveva trovato. Il pilota la salut sventolando la
mano e sali verso le alture.
Nell'intimit della sua camera Centaine apri il pacchetto.
Conteneva il distintivo dello stormo, le ali spiegate, e una
medaglia in una scatola di cuoio rosso. Prese in mano il nastro
di seta e alz la croce d'argento. Dietro c'erano incisi nome e
grado di Michael, e la data. Il terzo oggetto, in una busta, era
una fotografia. Si vedevano sullo sfondo gli apparecchi disposti
a semicerchio sul campo d'aviazione di Bertangles, e davanti,
in posa, un gruppo di piloti dello stormo. C'era Andrew, lo
scozzese pazzo, vicino a Michael: gli arrivava appena alla spal-
la. Michael aveva il berretto all'indietro e le mani in tasca. Era
cosi contento e allegro che il cuore di Centaine si strinse al
punto che temette di soffocare.
Mise la fotografia nella stessa cornice d'argento di quella di
sua madre, e la tenne sul comodino. La medaglia e le ali fini-
rono nello scrigno dei gioielli assieme agli altri suoi tesori.
Ogni pomeriggio Centaine passava un'ora al cimitero. Sulla
fossa aveva disposto dei mattoni rossi trovati nel magazzino
degli attrezzi.
Solo finch non trovo un muratore, Michel , gli spiegava
lavorando china. Poi raccoglieva tutti i fiori di campo che tro.
vava sul prato e nel bosco, e glieli portava.
Alla sera, metteva sul grammofono il disco dell'Aida e re-
stava seduta a guardare l'atlante. Studiava un continente a
forma di testa di cavallo, l'Africa, e le vaste zone colorate di
rosso che costituivano l'impero britannico. Oppure leggeva a
voce alta libri inglesi, Kipling, Bernard Shaw, che era andata
a pescare nella vecchia biblioteca di sua madre, mentre il con-
te l'ascoltava attento e correggeva i suoi errori di pronuncia.
Nessuno nominava mai Michael, ma tutti pensavano a lui con-
tinuamente. Sembrava far parte dell'atlante, dei libri inglesi
delle note trionfali dell'Aida.
Quando poi Centaine era sicura di essere proprio stanca
morta, baciava suo padre e saliva in camera. Tuttavia, appena
spegneva la candela il dolore l'aggrediva, dopo pochi istanti
Anna entrava e la prendeva tra le braccia, e tutto ricomin-
ciava da capo.
Fu il conte a spezzare il circolo vizioso. Una notte venne a
bussare alla porta della camera di Centaine, svegliandole in
quelle buie ore antelucane in cui l'energia delle persone al
minimo.
Che cosa c'? farfugli Anna mezzo addormentata.
Venite! grid il conte. Venite a vedere!
Con la vestaglia infilata in fretta e furia sopra la camicia
da notte, le due donne lo seguirono da basso, in cucina, e
fuori nel cortile lastricato. Qui si fermarono e si misero a guar-
dare il cielo a oriente, pieni di stupore. Non c'era luna, e bril-
lava di un colore arancio acceso, come se da qualche parte oltre
l'orizzonte Vulcano avesse aperto la porta della fornace de-
gli di.
Sentite! ordin il conte. Tesero l'orecchio al sussurro
della brezza notturna, e parve loro che la terra sotto i piedi
tremasse per la potenza di quella lontana conflagrazione.
E cominciato , disse il conte, e solo allora compresero
che si trattava del bombardamento d'artiglieria che apriva la
grande offensiva alleata di primavera sul Fronte Occidentale.
Passarono alzati il resto della notte, in cucina, a bere tazze
di caff nero e ogni poco alzandosi a vedere il cielo infiammato
d'arancione come se si trattasse di un raro fenomeno atmosfe-
rico naturale.
Il conte descriveva esultante quanto stava accadendo in quel
momento nelle trincee nemiche. E un bombardamento a tap-
peto, distrugger le trincee e rader al suolo i cavalli di frisia.
Il crucco sar annichilito. Nessuno al mondo pu resistere a
un bombardamento simile.
Migliaia e migliaia di batterie facevano fuoco ognuna su un
fazzoletto di terra di trenta metri quadri, e per sette giorni e
sette notti non smisero mai. Il diluvio di ferro e fuoco che
scagliarono sulle linee tedesche, cancell trincee, camminamenti
e ripari, e ar e torn ad arare pi volte la terra.
Il conte era tutto infiammato di ardore patriottico e guer-
resco. State vivendo nel cuore della Storia. State assistendo
Ea una delle grandi battaglie del millennio... Ma, per Anna e
Centaine, sette giorni e sette notti era un po' troppo. Dopo
il primo momento di sbalordimento, ricaddero nell'apatia e nel
disinteresse. Continuarono la solita vita al castello, senza pi
badare al bombardamento lontano, e la notte riuscivano a dor-
mire nonostante lo spettacolo pirotecnico e i reiterati richiami
del conte: Venite a vedere!
Finch l'ottava mattina, mentre facevano colazione, anche
loro si accorsero del mutamento di intensit dei cannoni.
Il conte salt su e corse in cortile, con la bocca ancora piena
di pane e formaggio e la tazza di caff in mano.
Ascoltate! Non sentite? E cominciato il fuoco di sbarra-
mento!
Le batterie alleate allungavano il tiro, eando una barriera
mobile di esplosivo ad alto potenziale che nessun essere vi-
vente era in grado di superare, n per avanzare n per ritirarsi.
I bravi alleati saranno pronti per l'assalto finale, adesso...
Nelle trincee avanzate britanniche i soldati aspettavano al
riparo. Tutti erano in tenuta da combattimento: tra zaino, fu-
cile, bombe e maschera antigas ognuno aveva addosso una
trentina di chili.
Il tuono delle esplosioni delle granate d'artiglieria si allon-
tanava da loro, lasciandoli intontiti e con le orecchie che fi-
schiavano. Per la trincea risuonavano i fischietti dei capisqua-
dra: allora i soldati si affollavano alle scalette per uscire al-
l'assalto. Poi, come un'armata in uniforme kaki di quei topi
suicidi detti lemmings, si rovesciavano fuori delle trincee, in
campo aperto, guardandosi attorno sbigottiti.
Si trovavano infatti in mezzo a un paesaggio lunare. La ter-
ra era cos sconvolta dalle bombe che non restavano un albero,
un cespuglio, un filo d'erba. Soltanto i ceppi smozzicati degli
alberi spuntavano dal fango giallognolo. Su questa terra da
incubo aleggiava la nebbiolina gialla della cordite.
All'assalto! Il grido correva per tutta la linea del fron-
te. Di nuovo risuonavano i fischietti e il gregge dei morituri
veniva spinto ancora avanti.
Coi lunghi fucili Lee-Enfield spianati e la baionetta irmesta-
ta, affondando fino al ginocchio nel fango molle, inciampando
e cadendo nei crateri delle granate e tirandosene fuori a sten-
to, con la visuale limitata a una decina di metri dai fumi cor-
rosivi delle bombe, avanzavano arrancando i soldati delle pri-
me file, curvi e ondeggianti.
Delle trincee nemiche, non vedevano segno alcuno. I para-
petti erano spianati e cancellati. Sopra la testa continuavano a
fischiare i proiettili del bombardamento d'artiglieria che pro-
seguiva: ogni tanto qualcuno di essi cadeva anche fra loro
facendo qualche vittima.
Serrate al centro! si sentiva allora gridare qualche uffi-
ciale. Amorfe figure in uniforme kaki riempivano i vuoti creati
dalle granate amiche nelle folte file dei fanti.
Allineati e coperti! Allineati e coperti! Gli ordini erano
soffocati, quasi, dal rumore degli scoppi.
Poi, nella desolazione antistante, tra gli acri fumi della cor-
dite, scorsero un bagliore metallico. Era un basso sbarramento
di filo spinato teso tra spezzoni d'acciaio a forma di X .
I mitraglieri tedeschi li aspettavano da sette giorni e sette
notti. Mentre il fuoco di sbarramento britannico avanzava a
battere la seconda linea, loro tornavano a far capolino dalle
viscere della terra piazzando l'arma sul ciglio fangoso della
trincea mezo crollata. Le mitragliatrici Maxim erano munite
di una corazza d'acciaio che riparava i serventi dal fuoco di
fucileria dei fanti. I treppiedi delle mitragliatrici erano cos
vicini lungo la linea della trincea tedesca che i margini della
corazza d'acciaio dell'una quasi si sovrapponevano all'altra.
La fanteria britannica avanzava dunque allo scoperto verso
un muro di mitragliatrici. I soldati in prima fila, alla vista del-
le-mitragliatrici spianate, si misero a correre urlando per con-
quistarle alla baionetta. Ma si impigliarono nel filo spinato.
Avevano detto loro che i cavalli di frisia sarebbero stati
fatti a pezzi dal bombardamento d'artiglieria. Non era vero.
L'esplosivo ad alto potenziale nulla poteva contro il filo spi-
nato, che riusciva solo a contorcere e aggrovigliare in un vilup-
po ancora pi insuperabile. E mentre la prima ondata di attac-
canti si dibatteva in quella pania, le mitragliatrici tedesche
Maxim aprirono il fuoco su di loro.
La mitragliatrice Maxim sviluppa un volume di fuoco di cin-
quecento colpi al minuto. Ha fama di essere la mitragliatrice
pi resistente e affidabile mai costruita, e quel giorno aggiunse
a tale reputazione quella di poter diventare il pi letale stru-
mento di morte mai escogitato dall'uomo. I fanti britannici,
che a ondate successive si affacciavano dall'acre nebbia delle
granate, ancora tentando di mantenere i ranghi serrati e la
formazione compatta in fila per quattro, erano il miglior ber-
saglio possibile per le Maxim. Vere e proprie lame di fuoco
falciavano i fanti avanti e indietro, e la carneficina sorpass
qualunque macello fosse riuscito in precedenza sui campi di
battaglia della storia.
Le perdite sarebbero state anche superiori se i fanti, falci-
diati spietatamente dalle mitragliatrici, non avessero rotto le
file usando il proprio buonsenso. Invece di quella cieca e ba-
lorda avanzata in massa, cercarono di sgattaiolare avanti a grup-
petti o a uno a uno, strisciando nel fango, ma anche questa
tattica fin per infrangersi contro il muro compatto delle mi-
tragliatrici.
Rintuzzata sul nascere, con gravi perdite, l'ennesima grande
offensiva alleata sul Fronte Occidentale, le forze tedesche che
tenevano le alture di fronte a Mort Homme passarono esul-
tanti al contrattacco.
Centaine si rese conto a poco a poco del cessare di quel
lontano olocausto, e della strana quiete che segu.
Cos' successo, pap?
Le truppe britanniche hanno conquistato le batterie tede-
sche , le spieg tutto eccitato il conte. Ho una meza idea
di prendere il cavallo e andare a dare un'occhiata al campo
di battaglia. Voglio essere testimone di questa svolta storica...
Non farai una simile idiozia , disse rudemente Anna.
Tu non capisci, donna: mentre noi ce ne stiamo qui a
aarlare, gli alleati dilagano nelle retrovie nemiche...
Capisco solo che bisogna dare il fieno alla vacca e pulire
la stalla.
S, mentre la Storia ci scavalca ignari , disse il conte,
scendendo in cantina a governare le bestie.
Poi si sentirono di nuovo i cannoni, molto pi vicini, e i
vetri delle finestre tremarono. Il conte schizz di sopra e and
in cortile.
Cosa succede adesso, pap?
I sussulti d'agonia dell'esercito germanico , le spieg il
conte, gli ultimi spasmi di un gigante che muore. Ma non
ti preoccupare, piccina mia, ben presto gli inglesi conquiste-
ranno tutte le batterie dei crucchi. Non c' nulla da temere.
Il tuono dei cannoni aument in crescendo, accompagnato
dal controsbarramento britannico che mirava a devastare le
trincee avanzate dove si stavano concentrando le truppe tede-
sche destinate alla controffensiva.
Dal rumore, mi sembra come l'estate scorsa , disse Cen-
taine, guardando le alture dalla finestra, in preda a cattivi pre-
sentimenti. Le colline di gesso fumavano per le granate.
Dobbiamo fare tutto quello che possiamo per loro , disse
Centaine ad Anna.
No, dobbiamo pensare a noi , protest Anna. Bisogna
pur campare, e non possiamo...
Presto, Anna, stiamo solo perdendo tempo.
Per l'insistenza di Centaine approntarono quattro pentoloni
di minestra di rape, patate e piselli, insaporita da ossi di pro-
sautto. Intaccarono gravemente la riserva di farina per prepa-
rare filoni di pane, un'infornata dopo l'altra, che poi carica-
vano sulla carriola e portavano ai soldati in rotta che sfilavano
sullo stradone.
Centaine ricordava benissimo i combattimenti dell'estate
precedente, ma ci che vedeva ora superava ogni immagina-
zione.
Lo stradone era ingorgato, la marea della guerra lo invade-
va da un capo all'altro scorrendo in entrambe le direzioni, ar-
restandosi, vorticando, e ricominciando a fluire.
Dalle alture scendevano i detriti umani della battaglia, i
feriti laceri e sanguinanti, mutilati e contusi, accatastati sulle
ambulanze che avanzavano a passo d'uomo, o su carrette, o
zoppicando con stampelle di fortuna, o in spalla ai compagni
pi forti, o aggrappati ai camion arrancanti nella strada fan
gosa.
Nella direzione opposta marciavano le riserve e i rinforzi che
andavano a difendere le posizioni attaccate dai tedeschi sulle
alture. Erano lunghissime file di soldati gi stanchi sotto il
peso degli zaini, che non avevano nemmeno il coraggio di guar-
dare il fiume scorrente in direzione opposta, di cui forse tra
poco avrebbero fatto parte. Si trascinavano avanti guardandosi
gli scarponi, fermandosi se la strada era bloccata, aspettando
con pazienza bovina e ripartendo quando si metteva in moto
chi li precedeva.
Dopo lo shock iniziale, Centaine aiut Anna a spingere la
carriola sul ciglio dello stradone. Poi, mentre Anna riempiva
di minestra densa le gamelle, lei le porgeva, assieme a una fet-
tina di pane fresco, ai soldati feriti ed esausti che scendevano
barcollando lungo la strada.
Ci che avevano preparato bastava a stento a rifocillare un
uomo su cento. Quelli che Centaine sceglieva come pi biso-
gnosi d'aiuto tracannavano la zuppa e inghiottivano il pane in
un solo boccone.
Grazie, benedetta , farfugliavano prima di riprendere,
vacillando, la marcia.
Guardali negli occhi, Anna , le sussurrava Centaine.
Hanno gi visto l'oltretomba.
Basta con queste sciocchezze o ti verranno ancora gli in-
cubi , la sgridava Anna.
Non esistono incubi peggiori di questo , replicava Cen-
taine. Guarda quello l!
Le schegge di una granata gli avevano cavato gli occhi e ora
le orbite vuote erano coperte di stracci insanguinati. Seguiva
un altro soldato che aveva entrambe le braccia maciullate. Il
cieco gli si attaccava alla cintura e quasi lo faceva cadere quan-
do scivolava sul fango della strada.
Centaine li guid fuori della corrente e port la gamella alla
bocca del soldato senza braccia.
Sei una brava ragazza , le sussurr. Hai una sigaretta?
Mi dispiace... Scosse la testa e si mise a sistemare le ben-
de al cieco che seguiva. Le cadde l'occhio su quanto c'era die-
tro e quasi svenne per l'orrore.
Hai la voce da ragazza giovane e carina .. Il cieco aveva
circa la stessa et di Michael, ed era bruno e capelluto come
lui, ma tutto pieno di grumi di sangue secco.
S, Fred, una bella ragazza. Il compagno l'aiut a
rialzarsi. Meglio che ora ci rimettiamo in marcia, signorina.
Che sta succedendo lass?
L'inferno in terra, sta succedendo.
Il fronte terr?
Questo non lo sa nessuno, signorina , e i due ripartirono
trascinati dalla corrente di quel miserabile fiume.
Minestra e pane finirono ben presto e le due donne ripor-
tarono la carriola al castello per prepararne ancora. Ricordan-
do la richiesta del soldato ferito, Centaine fece razzia del ta-
bacco di suo padre nella stanza dove teneva i fucili, e pot
cos offrire anche questo piccolo conforto a chi lo chiedeva,
almeno per un po'.
Possiamo fare cos poco , lament.
Ma tutto quello che possiamo fare , chiari Anna. Non
ha senso tormentarsi per cose impossibili.
Si prodigarono fino a buio, e oltre, alla fioca luce della lan-
terna, mentre il fiume dei feriti non si seccava mai, anzi sem-
brava ingrossare sempre pi. I loro visi pallidi e insanguinati
danzavano davanti agli occhi esausti di Centaine alla luce della
lanterna, diventando indistinguibili l'uno dall'altro, e le poche
parole di incoraggiamento che la ragazza mormorava a tutti
cominciarono a suonare stereotipate e false alle sue stesse
orecchie.
Alla fine, ben dopo mezzanotte, Anna riusc a ricondurla al
castello, e dormirono abbracciate indossando ancora i vestiti
infangati e insanguinati. All'alba si alzarono a preparare del-
l'altra minestra e cuocere altro pane.
In piedi davanti alla stufa, Centaine alz la testa dal pento-
lone, quando sent il rombo lontano dei motori.
Gli aeroplani! grid. Me li ero dimenticati! Dovranno
partire senza di me oggi! Porta disgrazia!
Oggi tocca a tanta di quella gente, la disgrazia... bor-
bott Anna, avvolgendo una coperta intorno alla marmitta per
evitare che la minestra si raffreddasse troppo in fretta. Poi la
port fuori della cucina.
A met del viale, Centaine si ferm, lasciando andare la
carriola. Guarda l, Anna!
I campi brulicavano di uomini. Avevano gettato i pesanti
zaini, i fucili, gli elmetti e lavoravano in camicia o addirittura
a torso nudo nel sole della prima estate.
Che cosa fanno, Anna?
Erano migliaia e migliaia di fanti, che faticavano agli ordini
degli ufficiali. Armati di pale appuntite scavavano la terra
gialla e l'ammucchiavano in lunga fila, cos in fretta che, men-
tre le donne guardavano, alcuni erano gi nella buca fino al
ginocchio, e poi fino alla vita, dietro il parapetto di terra che
s'innalzava sempre pi.
Trincee. Centaine aveva trovato da sola la risposta alla
sua domanda. Trincee, Anna, stanno scavando nuove trin-
cee.
Ma perch lo fanno?
Perch... Centaine esit. Non aveva voglia di dirlo for-
te. Perch non riusciranno a tenere le alture. Entrambe
guardarono le colline che fumavano di sulfurea nebbia gialla.
Quando giunsero in fondo al viale, videro che sullo strado-
ne non si circolava pi. Si era creato un gigantesco ingorgo.
Veicoli e uomini che andavano in direzioni opposte erano bloc-
cati senza speranza, nonostante gli sforzi della polizia militare
di sciogliere il garbuglio e ripristinare la circolazione. Una
delle ambulanze era finita nel fosso, aumentando la confusione,
e ora il dottore e l'autista cercavano di slegare le barelle dal
pianale e tirarle fuori dal veicolo rovesciato sul fianco.
Anna, dobbiamo dare una mano.
Anna era forte come un uomo, e Centaine altrettanto riso-
luta. Afferrarono una barella e insieme la tirarono fuori dal
retro dell'automezzo.
Il dottore usc dal fango del fosso.
Complimenti , ansim. Era a testa scoperta, ma sul pa
strano aveva le mostrine con la verga e la biscia d'Esculapio
che distinguono la Sanit, e, ancor pi evidenti, se non fos
sero stati coperti di fango, i bracciali con la croce rossa.
Ma lei Mademoiselle de Thiry! Aveva riconosciuto
Centaine china sul ferito in barella. Dovevo immaginarlo che
era lei!
E lei naturalmente il dottore. Era quello che aveva
portato in moto Andrew il giorno in cui Michael era precipi-
tato nel parco, e che aveva aiutato suo padre e gli altri a sco-
lare il cognac Napolon.
Appoggiarono la barella sul ciglio della strada e il dottore
si inginocchi accanto alla figura immobile sotto la coperta
rigida.
Potrebbe anche farcela , disse saltando in piedi, se
troviamo un po' d'aiuto in fretta. Ma l sotto ce ne sono degli
altri. Dobbiamo tirarli fuori.
Insieme scaricarono tutte le barelle dall'autoambulanza fi-
nita nel fosso e le disposero in fila sul ciglio dello stradone.
Questo qua bell'e andato. Con pollice e indice il dot-
tore gli chiuse gli occhi sbarrati, poi copri la faccia del morto
con un lembo della coperta grigia. La strada bloccata, non
c' speranza di passare, e creperanno anche gli altri , aggiun-
se, indicando la fila di barelle, se non troviamo un tetto dove
curarli.
Guardava negli occhi Centaine, che sulle prime non capi.
A Mort Homme non c' pi posto e la strada bloccata ,
ripet il dottore.
Ma certo , disse in fretta Centaine. Li portiamo al
castello.
Il conte and loro incontro sulla scalinata marmorea, e quan-
do Centaine gli spieg le necessit del dottore acconsenti con
entusiasmo a trasformare il grand salon in una corsia d'ospe-
dale.
Spinsero i mobili contro le pareti per liberare il centro
del salone e lo cosparsero di materassi presi dalle camere vuo-
te ai piani superiori. Con l'aiuto del dottore e dell'autista, ci
sistemarono i primi feriti. Intanto sullo stradone, avvertita dal
dottore, la polizia militare deviava le ambulanze che venivano
dal fronte sul viale d'accesso al castello. Con la prima torn il
dottore, a cavalcioni del cofano. Urlando e agitando le braccia
attir l'attenzione di Centaine.
Mademoiselle! Non c' qualche altro modo di raggiungere
l'ospedale militare di Mort Homme? Ho bisogno di materiale...
cloroformio, bende, disinfettante... e di un altro medico che
venga ad aiutarmi!
Il suo francese era passabile, ma Centaine gli rispose in
inglese. Posso andarci io per i campi, a cavallo.
Lei fenomenale. Le do subito la lista di quello che mi
serve. Tir fuori un quadernetto e verg un breve messag-
gio. Chieda del maggiore Sinclair , disse, strappando e por-
gendole il foglio. L'ospedale disseminato tra le prime case
del paese.
Si, lo so. Ma come si chiama lei? Chi devo dire che mi
., manda, insomma? Con la pratica che aveva fatto negli ultimi
ri tempi, le parole venivano spontaneamente alle labbra di Cen-
taine anche in inglese.
Mi perdoni, Mademoiselle, non ho ancora avuto tempo di
presentarmi. Sono Robert Clarke, capitano medico Clarke, ma
mi chiamano Bobby.
Nuage sembr intuire l'importanza della missione e galopp
Lquasi volando sul terreno pesante lungo le vigne. Le vie del
S;paese erano piene di soldati e veicoli, e l'ospedale, sistemato
nei primi cottages del villaggio, era affollatissimo di feriti e
din preda al caos.
L'ufficiale a cui Centaine era stata indirizzata era un uomo
grosso, con braccia da orso e ricci grigi e folti che gli ricadevano
sulla fronte mentre si chinava a operare il ferito di turno.
Dove diavolo Bobby? le chiese senza nemmeno guar-
darla, continuando a concentrarsi sui grossi punti che stava dan-
do allo squarcio che il soldato aveva riportato sulla schiena.
Centaine glielo disse in fretta.
Bene, dica a Bobby che gli mander tutto quello che pos-
dso, ma anche noi stiamo ormai esaurendo il materiale.
Il ferito ricucito fu portato via e al suo posto sul tavolo
opeMtorio misero un ragazzo con le viscere che fuoriuscivano
in un ammasso disordinato.
E non posso nemmeno mandargli un dottore. Fili via e
glielo dica.
Il giovane soldato prese a contorcersi e a gemere, mentre il
dottore gli rimetteva le budella nella pancia.
Se mi d il materiale glielo porto io. Centaine non se
ne andava, e il dottore le dedic uno sguardo e un amaro
sorriso.
Ha un bel coraggio , borbott. Va bene, parli con
quello l , disse, indicando con il bisturi che aveva in ma-
no un tipo dall'altra parte dello stanzone affollato. Gli dica
che la mando io e buona fortuna, signorina bella.
Anche a lei dottore.
Sa Dio che servirebbe a tutti , replic il medico, tor-
nando a chinarsi sul proprio lavoro.
Centaine spron Nuage come all'andata e lo lasci in stal-
la. Vide che in cortile c'erano altre tre ambulanze parcheg-
giate da cui gli autisti stavano scaricando il fardello di feriti
e moribondi. Con la grossa e pesante borsa in spalla li super,
fermandosi sbalordita sulla soglia del salon.
Tutti i materassi erano gi occupati e altri feriti erano
sdraiati sul pavimento o appoggiati ai muri. Bobby Clarke
aveva acceso tutti i moccoli del grande candelabro e ora ope-
rava a lume di candela sulla tavola del salone.
Alz gli occhi e vide Centaine. Hai portato il clorofor-
mio? le chiese, urlando dall'altro capo della sala.
Per un attimo non riusc a rispondergli ed esit a varcare
la soglia, perch il salone gi puzzava. L'odore nauseabondo del
sangue mischiato agli eWluvi dei corpi e delle uniformi dei sol-
dati da mesi in trincea, nel fango dove si erano putrefatti mi-
gliaia di cadaveri... il terribile odore del sudore acre della pau-
ra e del dolore...
L'hai portato, s o no? ripet impaziente il dottore, e
Centaine si costrinse a varcare la soglia.
Non hanno potuto mandare nessuno ad aiutarti.
Dovrai aiutarmi tu, allora. Qua, mettiti da questa parte ,
le ordin. Prendi in mano questo.
Centaine entr cos in una nebbia di orrori, sangue e fatica
che l'esaur sia fisicamente sia moralmente. Non c'era tempo
per riposare, e pochi minuti per trangugiare il cibo che Anna
le preparava in cucina. Appena si convinceva di aver visto e
sperimentato il massimo dell'orrore, le capitava una prova an-
cor pi difficile.
Rest accanto a Bobby Clarke che tagliava i muscoli di una
gamba all'altezza della coscia, legando i vasi sanguigni e le
arterie che incontrava. Quando arriv al bianco del femore e
prese il seghetto d'argento, Centaine credette di svenire per il
rumore che faceva: sembrava un falegname che tagliasse un'as-
se di legno duro.
Portala via! le aveva ordinato subito dopo Bobby, e lei
aveva dovuto costringersi a toccare l'arto tagliato. Subito si
era contratto e Centaine aveva fatto un gran balzo indietro.
Non perder tempo , aveva berciato Bobby. Cos lei l'ave-
va afferrata di nuovo. Era ancora calda, e sorprendentemente
pesante.
Adesso non c' pi niente che avrei paura di fare , com-
prese, portando via la gamba.
Era andata avanti fino all'esaurimento pi completo, anche
quando Bobby si era accorto che ormai non stava pi in piedi.
Va' a buttarti da qualche parte , le ordin, invece lei
era andata a sedersi accanto a un giovanissimo soldato grave-
mente ferito. Gli prese la mano, ed egli nel delirio si mise a
chhiamarla mamma. Parlava di una villeggiatura al mare di pa-
recchio tempo prima. Poi il ritmo del suo respiro cambi e
prese a serrarle forte la mano, sentendo avvicinarsi il buio. La
mano gli divent viscida di sudore, sbarr gli occhi e grid:
Oh, mamma mia, salvami! e poi di colpo si rilass. Cen-
taine aveva voglia di piangere, ma in lei non c'erano pi la-
crime. Cos, chiuse quegli occhi sbarrati come aveva visto fare
al dottore e and a sedersi accanto al vicino.
Era costui un sergente, un omaccione dell'et di suo padre,
con una gran faccia simpatica coperta di una dura peluria gri-
gia, e con un buco nel torace da cui a ogni respiro spuntavano
bollicine rosa. Per sentire la sua richiesta Centaine dovette
avvicinargli l'orecchio alle labbra. Poi si guard rapidamente
attorno e vide la zuppiera d'argento Luigi XV sul canterano.
And a prenderla, gliela mise sotto e gli sbotton i pantaloni,
mentre egli continuava a sussurrare: Mi spiace... per favore
mi perdoni, una ragazza giovane come lei... non sta bene...
Cos continuarono a lavorare per tutta la notte, e quando
Centaine and a cercare altre candele per sostituire quelle con-
sumate sul tavolo operatorio, era appena arrivata alla cucina
che fu colta da una nausea improvvisa, e dovette correre a
vomitare nel gabinetto della servit. Poi, pallida e tremante,
si lav la faccia al lavandino. Anna la stava aspettando.
Non puoi continuare cos , la sgrid. Ma guardati! Ti
stai ammazzando di fatica. Stava per aggiungere: bambina
mia , ma si trattenne in tempo. Devi riposare un po'. Man-
gia una scodella di minestra e sta' un momento qui seduta
con me.
Non finisce mai, Anna. Ne arrivano sempre di pi.
Ormai i feriti erano debordati dal salone nei sottoscala e
nei corridoi del castello, sicch gli infermieri che ne porta-
vano degli altri dovevano scavalcarli con le barelle. Stendevano
i morti fuori, presso le scuderie, avvolti ognuno in una coper-
ta grigiastra dell'esercito: la fila si allungava sempre pi.
Centaine! grid Bobby Clarke dalla cima delle scale.
Si prende troppa confidenza, dovrebbe chiamarti Made-
moiselle , sbuff indignata Anna, ma Centaine salt in piedi
e corse su per le scale, saltando i feriti.
Puoi fare un'altra corsa in paese? Mi servono del cloro
formio e della tintura di iodio.
Bobby era esausto, aveva gli occhi iniettati di sangue e la
barba lunga, e le braccia nude tutte macchiate di sangue rap
preso.
S, fuori sta gi albeggiando , annu Centaine.
Va' a vedere all'incrocio se la strada ,si sta liberando
Dobbiamo cominciare a mandar via un po' di questi qua.
Centaine dovette trattenere due volte Nuage sul ciglio del
lo stradone ancora strapieno e prendere la scorciatoia per i
campi. Quando arriv all'ospedale di Mort Homme, era giorno
fatto.
Vide subito che stavano evacuando l'ospedale. Materiale sa
nitario e pazienti venivano caricati su un convoglio misto di
ambulanze e carri trainati da cavalli, mentre i feriti in grado
di camminare si raccoglievano in gruppi e imboccavano lo stra
done iniziando la lunga marcia vcrso sud.
Il maggiore Sinclair stava urlando ordini ai guidatori delle
ambulanze. Perdio, sta' attento, quest'uomo ha una pallot
tola nel polmone... Poi alz gli occhi e vide Centaine in sella
al grande stallone.
Ancora lei! Maledizione, mi ero dimenticato di voialtri.
Dov' Bobby Clarke?
E ancora al castello. Mi ha mandato a chiederle...
Quanti feriti avete l?
Non lo so.
Forza, piccola, sono cinquanta, cento o di pi?
Forse cinquanta o poco pi.
Bisogna evacuarli. I tedeschi hanno sfondato a Haut Pom-
mier. Fece una pausa e la guard con occhio critico, notando
le occhiaie e il colore quasi traslucido della carnagione. E al
lumicino , concluse, poi si accorse che teneva ancora la testa
alta e aveva gli occhi che emanavano energia. Cambi idea. E
di buona stoffa , si disse. Pu resistere ancora.
Quando arriveranno qui i tedeschi? gli chiese Centaine.
Scosse la test: Non lo so, credo presto. Stiamo scavando
una nuova linea di trincee appena fuori del villaggio, ma chis-
s se saremo in grado di tenerla. Dobbiamo tagliare la corda, e
anche lei, signorina. Dica a Bobby Clarke che gli mander tutte
le ambulanze che posso. Deve ripiegare fino ad Arras. Lei pu
.venire via con le ambulanze .
Bene. Fece girare Nuage. Le aspetter all'incrocio e le
guider al castello.
Brava, ragazza , le grid dietro il vecchio dottore mentre
lei spronava lo stallone nei vigneti dalla parte orientale del
paese.
Oltre questi, imbocc il sentiero che portava in vetta alla
collina dove cavalcava tutte le mattine. Quando sbuc sulla
cresta, il punto panoramico che preferiva, diede una bella oc-
chiata a nord, verso le alture, e a campi e boschetti che cir-
condavano il villaggio. Il sole del mattino splendeva e l'aria era
limpida e serena.
Istintivamente, per prima cosa guard il frutteto alla base
del boschetto a forma di a T dove si distingueva la pista in
;;terra battuta da cui si alzavano gli apparecchi dello stormo di
Michael.
Le tende non c'erano pi e il limitare del frutteto, dove di
solito si vedeva la fila degli SE5 pronti a decollare, adesso
era deserto. Non c'era pi alcun segno di vita, lo stormo se
n'era andato durante la notte come un accampamento di zin-
gari, e il morale di Centaine precipit. Finch erano rimasti l,
era come se qualcosa di Michael vivesse ancora. Ma ora se
n'erano andati lasciando un gran vuoto nella sua vita.
Si volt dall'altra parte e osserv le alture. Al primo sguar-
do la campagna sembrava assolutamente tranquilla e pacifica.
Era l'inizio dell'estate e al mattino presto il mondo era di un
bel verde tenero; vicino, cantava perfino un'allodola.
Tuttavia, guardando meglio, cominci a distinguere in lon-
tananza tanti piccoli puntini che scendevano dalle alture come
sciami di insetti. Erano cos distanti e insignificanti che era fa-
cilissimo non vederli nemmeno, ma adesso che li aveva scorti
si fece anche un'idea di quanti erano, e cerc di capire cosa
stessero facendo.
All'improvviso, in mezzo a un gruppetto di omini fior uno
, sbuffo giallastro. Quando il fumo si dirad, diversi di quei sol-
datini proseguirono, ma quattro o cinque rimasero a terra
come formicuzze schiacciate.
Ecco altri sbuffi di fumo fiorire qua e l sul tappeto verde
dei campi; ecco il vento portare fino a lei il rumore degli scoppi.
Granate! si disse, comprendendo che cosa accadeva lag-
gi. Erano le truppe che l'attacco tedesco aveva scacciato dalle
trincee e che ora scappavano in campo aperto, martellate dal-
l'artiglieria nemica le cui batterie dovevano essere avanzate di
parecchio al seguito della fanteria vittoriosa.
Adesso, guardando gi alla base del poggetto, ebbe una vi-
sione d'insieme della nuova linea di trincee che aveva visto
costruire con Anna la mattina del giorno prima. Correvano
come una biscia bruna lungo il limitare del bosco di querce,
e poi piegavano a sinistra seguendo la riva del ruscello per
perdersi infine tra i vigneti che appartenevano alla famiglia
Concourt.
Vide gli elmetti dei soldati in attesa nella trincea, e le canne
delle mitragliatrici sporgenti dai ripari di sacchetti di sabbia.
Alcuni soldati in fu-ga raggiunsero la nuova fila di difesa e
saltarono dentro la trincea.
Centaine sussult a uno scoppio molto vicino e alla base del
colle scorse una batteria britannica. Dalla bocca di un cannone
si levava un pennacchio di fumo grigio. I cannoni erano cos
ben mimetizzati che finch non avevano sparato non li aveva
visti.
Poi ne scorse degli altri, nascosti nel bosco e nel frutteto,
che cominciarono a sparare contro il nemico invisibile; le salve
di risposta dell'artiglieria tedesca cominciarono a piovere qua e
l lungo la linea delle trincee appena scavate. Da questo spet-
tacolo ipnotico la dest un urlo alle sue spalle. Si volt e vide
un plotone di fanti scollinare sul sentiero della cresta. Erano
guidati da un sottufficiale che si sbracciava come un matto ver-
so di lei.
Via di qua, pezzo di cretina! Non vedi che sei in mezzo
a una battaglia?
Centaine fece voltare Nuage e a spron battuto prese la di-
scesa. Sfrecci lungo la fila di fanti e, quando si volt indietro,
stavano gi scavando come matti nel terreno sassoso della
cresta.
Raggiungendo il bivio del viale d'accesso al castello, Cen-
taine diede un'occhiata allo stradone. Gli automezzi erano pas-
sati tutti, a parte quelli finiti fuori strada e abbandonati. Tut
tavia la strada era ancora piena di fanti in ritirata, curvi sotto
il peso degli zaini, delle mitragliatrici smontate e delle cassette
di munizioni che erano riusciti a salvare. Alcuni ufficiali li
aspettavano al bivio dove, fra ordini urlati e trilli di fischietti,
li raggruppavano e li spedivano a presidiare la nuova trincea.
All'improvviso sopra la testa le pass un frastuono sibilante
come un uragano, e Centaine si chin atterrita sul cavallo. A
un centinaio di passi da lei-cadde una granata e lo scoppio fece
impennare Nuage. Riusc a tenersi in equilibrio e a calmare lo
stallone con qualche parola e qualche carezza.
Poi vide un camion avvicinarsi al bivio dal villaggio. A un
certo momento distinse sul fianco la croce rossa e spron Nua-
ge per andargli incontro. Nello stesso momento dietro il ca-
mion spuntarono dalla curva altre sette ambulanze. Raggiunse
il primo camion e si ferm di fianco alla cabina di guida.
Vi hanno mandati al castello?
Come dici, bellezza?
L'autista non capiva l'inglese di Centaine, che si contorse
irritata sulla sella.
Cercate il capitano Clarke? ci riprov, e l'autista cap.
Sicuro! Il capitano Clarke. Dove diavolo ?
Vienimi dietro! disse Centaine ad altissima voce, per-
ch un'altra granata era scoppiata al di l del muro del parco
e l'atmosfera era percorsa dai fremiti elettrici delle schegge di
shrapnel che passavano alte sulle loro teste. Vieni! Lo
chiam con un gesto e spron Nuage per il viale.
Seguita dalla fila di ambulanze, galopp per il viale d'acces-
so al castello, e vide un cratere di shrapnel vicino alla scuderia
e un altro dove era stata la serra, in fondo all'orto. I pezzi
di vetro luccicavano al sole dappertutto.
Il castello un bersaglio naturale , ragion, e al galoppo
irruppe nel cortile.
Stavano gi portando fuori i feriti e, appena arrivarono le
ambulanze, cominciarono a caricarceli. Centaine fece girare
Nuage sul lastricato e fil verso la porta della cucina. Dietro
di lei una granata colp il lungo edificio delle stalle, facendo
un gran buco nel muro. Per fortuna le stalle erano vuote. Cen-
taine salt gi dal cavallo ed entr in cucina.
Dove sei stata? Ero preoccupata... cominci Anna.
[Centaine la scost bruscamente con una sPinta e corse in
camera sua. Dalla cima dell'armadio tir gi la borsa a sacco
e cominci a riempirla di vestiti.
Da qualche parte al piano di sopra si sent un crollo assor-
dante. Le caddero in testa dei calcinacci. Centaine gett nella
borsa il portafotografie d'argento, lo scrigno dei gioielli e il
ncessaire da viaggio. L'aria era piena di polvere d'intonaco.
Un'altra granata scoppi sulla terrazza, fuori della sua ca-
mera, e la finestra davanti al letto esplose. Schegge di vetro
volarono contro i muri e una le fece un lungo taglio sull'avam-
braccio, per fortuna superficiale. Lecc via il sangue, si ingi-
nocchi e fNg sotto il letto.
La borsa di cuoio dei soldi era nell'angolino. La soppes un
attimo in mano, quasi duecento franchi in luigi d'oro, e la
mise dentro la borsa.
Chiudendola, corse gi per le scale e poi in cucina.
Dov' pap? grid ad Anna.
E salito di sopra. Anna stava ficcando sfilze di cipolle,
prosciutti e filoni di pane in un sacco di juta. Accenn col
mento ai ganci-del muro. Si portato il fucile e un sacco di
bottiglie di cognac.
Vado a prenderlo , ansim Centaine. Tienimi la borsa.
Si sollev la gonna e corse su per le scale.
I piani superiori del castello erano sottosopra. Gli infermieri
cercavano di sgombrare il salon e le scale principali.
Centaine! Bobby Clarke la chiam dal salone. Sei pron-
ta a venir via?
Stava reggendo l'estremit di una barella, e doveva urlare
per sovrastare gli ordini degli infermieri e le grida dei feriti.
Centaine si fece strada a gomitate contro il flusso di perso-
ne che scendevano la scala, ma Bobby la prese per la manica.
Ma dove vai? Dobbiamo scappare!
C' mio padre, devo trovare mio padre. Si liber e con-
tinu a salire.
L'ultimo piano era deserto e Centaine l'attravers di corsa
strillando: Pap! Pap! Dove sei?
Corse per il lungo corridoio. Dalle pareti i ritratti dei suoi
antenati la guardavano altezzosamente. Al termine del corri-
doio si scagli contro la doppia porta che conduceva in quello
che era stato l'appartamento di sua madre, che per tutti quegli
anni il conte aveva lasciato immutato.
Era nell'anticamera, affondato nella poltrona imbottita da-
vanti al ritratto della madre di Centaine. Quando irruppe la
ragazza, alz la testa.
Pap, dobbiamo andarcene immediatamente.
Non parve nemmeno riconoscerla. A terra, accanto ai suoi
piedi, c'erano tre bottiglie di cognac ancora chiuse. Un'altra,
aperta, ce l'aveva in mano. Era quasi finita e, sempre guardan-
do il ritratto, ne tracann un lungo sorso.
Per piacere, pap, dobbiamo andarcene!
Il suo unico occhio non batt ciglio, quando un'altra granata
si abbatt sul castello, da qualche parte nell'ala orientale.
Centaine lo prese per un braccio e cerc di tirarlo in piedi,
ma era un uomo grosso e pesante. Un po' di brandy gli si
rovesci sul petto della camicia.
I tedeschi hanno sfondato, pap! Ti prego, vieni con me!
I tedeschi! tuon all'improvviso il conte, spingendola
via. Li combatter ancora.
Prese il lungo fucile chassepot che aveva in grembo e spar
nel soffitto affrescato. Polvere d'intonaco gli piovve in testa e
sui baffi, invecchiandolo di colpo teatralmente.
Lascia che vengano! tuonava. Che vengano! Io, Louis
de Thiry, sono pronto ad accoglierli come meritano!
Era folle di ubriachezza e disperazione, ma Centaine cerc
ancora di farlo alzare in piedi.
Dobbiamo scappare.
Giammai! rugg il conte, e la spinse via pi violente-
mente di prima. Non me ne andr. Questa la mia terra,
la mia casa, la casa della mia cara moglie.. l'occhio gli scin-
till follemente ... la mia cara moglie... Fece un passo ver-
so il ritratto. Star qui con lei. Li combatter qui sul mio
terreno.
Centaine l'afferr ancora una volta per il polso, ma an-
cora una volta egli la respinse. Poi si mise a ricaricare il vec-
chio fucile.
Centaine sussurr fra s: Bisogna che chiami Anna per
farmi aiutare .
Corse alla porta, mentre un'altra cannonata colpiva il lato
nord del castello. Il crollo dei mattoni e degli infissi fu imme-
diatamente seguito dallo spostamento d'aria, che la butt in gi-
nocchio sul pavimento. Diversi ritratti del corridoio, bench
pesantemente incorniciati, furono strappati dalla parete.
Centaine si rialz e si mise a correre per il corridoio. La
puzza acre dell'esplosivo si mischiava all'odore pungente del
fumo di ci che bruciava. La scala era quasi deserta. Gli ulti-
missimi malati stavano evacuando in quel momento. Mentre
Centaine balzava in cortile, due ambulanze cariche partirono
imboccando il viale.
Anna! url Centaine. Stava legando la borsa e il sacco
di juta al tetto di un'ambulanza, ma salt gi e corse incontro
alla ragazza.
Vieni ad aiutarmi , ansim Centaine. Si tratta di pa-
p.
Tre granate colpirono in rapida successione il castello, men-
tre altre piovevano sulle scuderie e nell'orto. Gli osservatori
tedeschi dovevano aver notato l'attivit nemica intorno all'edi-
ficio. Le loro batterie stavano aggiustando il tiro.
Dov'? Anna ignor le cannonate.
Di sopra, nell'anticamera di mamma. E fuori di s, ubria-
co fradicio. Da sola non riesco a smuoverlo.
Appena rientrarono in casa, sentirono l'odore del fumo. Sa-
lendo le scale, poi, divenne sempre pi forte, e lo videro anche
turbinare intorno a loro in densi mulinelli. Al secondo piano
entrambe tossivano e respiravano a gran fatica.
Il corridoio era pieno di fumo, sicch non si vedeva a pi
di dieci passi. Attraverso il fumo brillava qualcosa di arancia-
to... guizzava... stava andando a fuoco la serie di stanze che
davano sulla facciata, e l'incendio aveva ormai attaccato le
porte che si aprivano sul corridoio.
Torna indietro , le disse Anna. Lo trover io.
Centaine scosse la testa, ostinatamente, e si avvi per il cor-
ridoio. Un'altra salva di mortai si abbatt sul castello, e una
parte del muro del corridoio croll, bloccandolo quasi. La pol-
vere di mattone turbinava assieme al fumo denso, accecando-
le, sicch dovettero accucciarsi allo sbocco dello scalone.
Quando l'aria si liber leggermente, ripresero ad avanzare,
ma l'apertura che si era creata nel muro costituiva un mantice
che alimentava l'incendio. Le fiamme divamparono ruggendo
e il calore le invest come una parete solida, sbarrando loro la
strada.
Pap! url Centaine, mentre cercavano di ripararsi dal
fuoco. Pap! Dove sei?
Il pavimento trem sotto i loro piedi. Altre granate stavano
abbattendosi sull'antico edificio, in cui cominciavano a pro-
dursi crolli assordanti di muri e soffitti, nel divampare sempre
pi fragoroso dell'incendio.
Pap! La voce di Centaine era quasi soffocata dal fracas-
so, ma sopra di lei rugg Anna.
Louis, viens, cheri... vieni da me, tesoro...
Bench sconvolta, Centaine si rese conto che non aveva mai
sentito Anna usare termini del genere con suo padre. Sembr
che ne fosse evocato.
Attraverso il fumo e le fiamme apparve il conte, come un
fantasma. Lingue di fuoco crepitavano guizzando tutt'intorno
a lui, alzandosi da sotto i suoi piedi mentre il pavimento bru-
ciava. Dalle pareti rivestite di legno dardeggiavano fiammate
a lambirlo, mentre il fumo lo copriva d'un manto nero, confe-
rendogli l'aspetto di una creatura infernal.
Aveva la bocca aperta ed emetteva versi selvaggi e inartico-
lati.
Sta cantando , sussurr Anna. E la Marsigliese.
Alle armi cittadini! Costituiamo lo Stato!
Solo adesso Centaine riconobbe il canto di suo padre.
Che scorra il sangue impuro...
Le parole divennero indistinte e la voce del conte si affie-
voll, mentre il calore l'avvolgeva. Il fucile gli sfugg di mano e
cadde per terra. Anche il conte cadde e prese a trascinarsi verso
di loro. Centaine cerc di correre a salvarlo, ma il gran calore
la blocc e Anna la tir indietro.
Macchie marrone scuro cominciarono ad apparire sulla ca-
micia del conte, ma nonostante le bruciacchiature egli continu
a emettere quei terribili suoni, sempre strisciando sul parquet
incendiato del corridoio.
All'improvviso i suoi capelli neri e folti divamparono: par-
ve allora che indossasse una corona d'oro. Centaine non riu-
sciva a distogliere lo sguardo, non riusciva pi a parlare, ma si
aggrappava impotente ad Anna sentendola scossa dai singhiozzi.
Il braccio della donna anziana si stringeva fortissimo attorno
a lei, facendole male.
Poi il pavimento del corridoio cedette sotto il peso di suo
padre. L'assito si apr sotto di lui come una bocca munita di
zanne di fuoco e lo inghiott.
No! esclam Centaine, mentre Anna la sollevava di pe-
so e la portava di corsa fino alle scale di marmo. Anna stava
ancora singhiozzando e lungo le guance carnose e rosse scorre-
vano irrefrenabili le lacrime, ma la sua forza non era affatto
scemata.
Dietro di loro una parte del soffitto incendiato croll, tiran-
dosi dietro il resto del pavimento del corridoio, mentre Anna
spingeva Centaine gi per le scale. Man mano che scendevano,
il fumo diminuiva, e quando alfine sbucarono in cortile l'aria
fresca le rianim.
Il castello era in fiamme da un'estremit all'altra. Continua-
vano a piovergli addosso granate, che scavavano crateri innal-
zando colonne di fumo, sparando schegge tutt'attorno, anche
nei prati e nei campi circostanti.
Bobby Clarke stava dirigendo le operazioni di carico dei fe-
riti sulle ultime ambulanze, e il volto gli si accese di sollievo
quando vide Centaine. Le corse incontro. Le fiamme le avevano
bruciato le punte dei capelli e le ciglia, e aveva le guance nere
di fumo.
Dobbiamo andar via di qui. Dov' tuo padre? Bobby la
prese per il braccio.
Centaine non riusc a rispondergli. Stava tremando; il fumo
le aveva bruciato la gola, e gli occhi erano rossi e versavano
lacrime a fiurni.
Non viene?
Lei scosse la testa e vide la compassione dipingersi sul viso
del medico. Guard in su verso il castello che bruciava. Poi
Bobby la prese per il braccio e la condusse verso la pi vicina
ambulanza.
Nuage , singhiozz Centaine, con voce rotta dal fumo e
dallo shock, il mio cavallo.
No , disse seccamente Bobby Clarke, e cerc di trattener-
la, ma gi lei si sottraeva alla stretta e correva alla stalla.
Nuage! Cerc di fischiare come faceva sempre per chia-
marlo, ma dalle labbra screpolate stavolta non le usc alcun
suono. Bobby Clarke la raggiunse sulla porta della scuderia.
Non entrare! le disse con la disperazione nella voce, cer-
cando di trattenerla.
Confusa, stravolta, la ragazza cerc di dare un'occhiata al-
l interno.
No, Centaine! La tir indietro, ma era riuscita a scor-
gere il cavallo e proruppe in un grido.
Nuage! Un'altra cannonata deflagr, coprendo l'urlo di
Centaine che lottava per divincolarsi dalla stretta del capi-
tano medico.
Nuage! grid ancora, e lo stallone alz la testa. Giaceva
sul fianco. Una granata gli aveva portato via entrambe le zam-
pe posteriori e l'aveva sventrato.
a Nuage! L'animale aveva udito la voce della padroncina
e cercava di rizzarsi sulle zampe anteriori, ma lo sforzo era
eccessivo e si accasci di nuovo. La testa sbatt per terra e dal-
le nari usci un flebile nitrito.
Anna corse ad aiutare Bobby e insieme riuscirono a trasci-
nare Centaine all'ambulanza in attesa.
Non possiamo lasciarlo l cos! implorava, cercando di
resister loro con tutta la forza. Per piacere, per piacere, non
fatelo pi soffrire!
Un'altra bordata di colpi piovve sul cortile rimbombando
loro nelle orecchie e riempiendo l'aria dei sibili delle schegge.
Non c' tempo , disse Bobby, dobbiamo andare via.
Cacciarono Centaine sul veicolo, tra le barelle, e salirono su-
bito anche loro. Immediatamente l'autista ingran la prima e
part. L'ambulanza descrisse una curva strettissima sobbalzan-
do sul lastrico, poi acceler sul viale di ghiaia.
Centaine si affacci al finestrino posteriore del veicolo lan-
ciato e guard il castello. Le fiamme uscivano dai buchi delle
cannonate nel tetto di tegole rosa, e sopra aleggiava un fumo
nero che si perdeva in alto nel cielo sereno.
Tutto , sussurr Centaine. Mi hai preso tutto ci che
amavo. Perch? Oh, Signore, perch mi hai fatto questo?
Davanti a loro, le altre ambulanze avevano abbandonato il
viale e si erano fermate tra gli alberi del parco per evitare le
cannonate. Bobby Clarke corse dall'una all'altra a dare ordini,
poi rimont sulla propria, and in testa al convoglio e lo guid
sullo stradone. Di nuovo le cannonate piovvero intorno a loro,
perch gli artiglieri tedeschi battevano l'incrocio. Il convoglio
avanzava sinuoso come n serpente per evitare i crateri delle
granate da una parte e dall'altra della strada, i rottami di vei-
coli abbandonati, gli animali morti.
Dopo la curva, al riparo della collina, serrarono e accelera-
rono verso il paese. Passando davanti al cimitero accanto alla
chiesa, videro che il recinto di ferro battuto era stato divelto,
in un punto, da una cannonata. Centaine aguzz gli occhi, ma
non riusc a vedere la tomba di famiglia dove era stato sepolto
Michael.
Torneremo mai, Anna? le mormor Centaine. Ho pro-
messo a Michel che... La voce le manc.
Ma certo che ritorneremo. Dove mai potremmo andare se
no? La voce di Anna era rotta per il dolore del suo lutto e
i sobbalzi dell'autoambulanza.
Entrambe guardarono in direzione del castello. Non si ve-
deva, da l, ma sopra il bosco si levava una nera colonna di
fumo che indicava la pira funebre della loro casa.
Il convoglio di ambulanze raggiunse la retroguardia delle
forze britanniche che si ritiravano alla periferia del villaggio.
Qui la polizia militare aveva posto un provvisorio blocco stra-
dale, per inviare tutti i soldati abili a presidiare la seconda
linea di difesa. In tutti i veicoli cercavano disertori.
Terr, la nuova linea di difesa, sergente? chiese Bobby
Clarke al poliziotto che stava controllando i suoi documenti.
Possiamo fermarci in paese? Ci sono dei feriti che...
Fu interrotto da una granata che scoppi su una casa del
villaggio. Erano ancora a portata di tiro dell'artiglieria tede-
sca, seppure al limite.
Non si pu ancora sapere, signore , rispose il sergente
restituendo i documenti a Bobby. Ma se fossi in lei, cerche-
rei di arrivare fino ad Arras. Da queste parti presto far molto
caldo.
Cosi cominci la lunga e lenta ritirata. Erano parte di un
fiume solido di traffico che ricopriva la strada fin dove riusci-
vano a vedere, e procedeva a passo d'uomo.
Le ambulanze partivano sobbalzando, facevano pochi metri
ed erano nuovamente costrette a fermarsi per un'altra attesa
interminabile. Mentre il giorno avanzava, faceva sempre pi
caldo, e le strade cosi di recente coperte di fango invernale si
trasformavano in piste polverose. Dai campi circostanti le mo-
sche accorrevano a banchettare sulle bende insanguinate e sui
volti dei feriti distesi sulle barelle, che gemevano continua-
mente e imploravano acqua da bere.
Anna e Centaine andarono a chiederne in una fattoria lungo
lo stradone, e la trovarono gi abbandonata. Presero i secchi
da latte e li riempirono alla pompa.
Poi percorsero tutto il convoglio distribuendo ciotole d'ac-
qua ai feriti, detergendo i visi di coloro che avevano la febbre
per le piaghe infette, e aiutando gli infermieri a pulire quelli
che non erano riusciti a trattenere i bisogni corporali, sempre
cercando di trasmettere fiducia e allegria, dando tutto il con-
forto che potevano nonostante i loro stessi lutti e dolori.
A sera il convoglio aveva percorso solo una decina di chilo-
metri. Si sentiva ancora il fragore della battaglia che infuriava
alle loro spalle. Ancora una volta le ambulanze si fermarono,
bloccate chiss fino a quando.
Sembra che siamo riusciti a fermarli a Mort Homme ,
disse Bobby Clarke, arrestandosi accanto a Centaine. Non do-
vrebbe esserci pericolo a passare qui la notte. Guard pi
da vicino il volto del soldato che Centaine stava dissetando.
Sa Dio che questi poveretti non ne possono pi. Hanno bi-
sogno di cibo e di riposo. Dietro la prossima curva c' una fat-
toria con un grande granaio. Non ancora stata occupata da
nessuno, ci fermeremo l.
Anna tir fuori dal sacco un po' di cipolle e le us per insa-
porire la carne in scatola dell'esercito britannico. Servirono lo
strano stufato con contorno di gallette e t nero, il tutto ele-
mosinato presso un camion della Sussistenza bloccato nel traffi-
co poco avanti.
Centaine imbocc i feriti che non erano in grado di man-
giare da soli, poi aiut gli infermieri a medicarli. Il caldo e la
polvere avevano fatto del loro peggio e molte ferite si erano
infettate, erano gonfie, rosse e cominuavano a spurgare pus.
Dopo mezzanotte Centaine scivol fuori del granaio e and
alla pompa dell'acqua nella corte. Si sentiva tutta sudata e
sporca, sognava solo di poter fare un bel bagno e poi infilarsi
della biancheria lavata e stirata di fresco. Ma non c'era inti-
mit per lavarsi e sapeva che era meglio tenere puliti il pi
possibile i vestiti di ricambio. Si sfil la biancheria sotto la
gonna e la lav alla pompa, poi la strizz, l'appese al cancello
e torn alla pompa a lavarsi viso e braccia con l'acqua fredda.
Si lasci asciugare dalla brezza notturna e si rimise i mu-
tandoni ancora bagnati. Poi si pettin i capelli e cominci a
sentirsi meglio, bench avesse ancora gli occhi gonfi per il son-
no arretrato e il fumo, e nonostante il dolore dei suoi lutti re-
centi le pesasse sul cuore come una pietra. La spossatezza fi-
sica la schiacciava. Aveva sempre davanti agli occhi l'immagi-
ne di suo padre che sprofondava tra le fiamme e quella dello
stallone bianco steso a terra. Cerc di scacciarle dalla mente.
Basta! disse ad alta voce, appoggiandosi al cancello del
cortile. Basta per oggi, pianger ancora domani.
Domani non arriva mai , le rispose una voce in cattivo
francese, dal buio.
Sussult. Bobby?
Vide allora la brace della sua sigaretta. Us dal buio e si
appoggi al cancello accanto a lei.
Sei una ragazza sorprendente , prosegu in inglese. Ho
sei sorelle, ma non ho mai conosciuto una ragazza come te. E,
a dire il vero, pochi ragazzi saprebbero starti alla pari.
Lei rest in silenzio, ma, quando il dottore aspir il fumo
della sigaretta, studi il suo viso alla luce della brace. Aveva
circa la stessa et di Michael ed era piuttosto bello. Aveva lab-
bra piene e sensibili, e in lui c'era una gentilezza che prima non
aveva notato.
Dico... All'improvviso il silenzio di lei l'imbarazzava.
Non che ti do fastidio, se ti parlo, eh? Se no, dimmelo che
ti lascio tranquilla.
Centaine scosse il capo. Non mi dai fastidio. Per un po'
stettero zitti. Bobby fumava, ed entrambi ascoltavano i lontani
rumori della battaglia e gli sporadici gemiti dei feriti nel gra-
naio.
Poi Centaine si riscosse e gli domand: Ti ricordi il gio-
vane pilota, il primo giorno che sei stato al castello?
Si, quello col braccio ustionato. Come si chiamava, An-
drew?
No, quello era il suo amico.
Lo scozzese pazzo. Gi, certo.
Lui si chiamava Michel.
S, adesso me li ricordo. Che ne di loro?
Michel e io dovevamo sposarci, ma morto... Le emo-
zioni trattenute fino a quel momento ruppero gli argini e la
ragazza diede loro libero sfogo.
Lui era un estraneo, una persona gentile, e Centaine trov
facile, al buio, parlargli di tutto quello che le pesava sul cuore.
Nel suo inglese approssimativo gli parl di Michael, e del loro
progetto di vivere in Africa. Poi gli raccont di suo padre e di
com'era cambiato dopo la morte di sua madre; quanto aveva
cercato di consolarlo e di impedirgli di abbandonarsi al bere:
quindi gli descrisse quanto era successo quella mattina nel ca-
stello incendiato.
Credo che fosse ci che voleva. A modo suo era stanco di
vivere. Credo che volesse morire, tornare dalla mamma. Ades-
so non ci sono pi, n lui n Michel. Non ho pi niente.
Alla fine si sent stanca e svuotata, ma anche tranquilla e
rassegnata.
Quante disgrazie ti son capitate , la compad Bobby. Le
strinse il braccio. Vorrei tanto poterti aiutare.
Mi hai gi aiutata. Grazie.
Posso darti qualcosa per dormire. Un po' di laudano, ma-
gari.
Centaine prov un impulso quasi irresistibile di accettare
l'oblio che le offriva. Era cosi forte la brama del suo sangue
che se ne atterri. No! rifiut con enfasi eccessiva. Star
subito meglio. Rabbrividi. H.o freddo, adesso, ed tardi.
Grazie ancora per avermi ascoltata.
In un angolo del granaio Anna aveva appeso una coperta e
dietro aveva sparso un po' di paglia per far loro da giaciglio
Centaine cadde immediatamente in un sonno di piombo e Si
svegli all'alba in un bagno di sudore, e di nuovo con la
nausea.
Ancora mezzo addormentata, si alz e riusci a vomitare un
po' di bile gialla dietro il granaio. Quando si alz e, appog-
giandosi al muro, si puli la bocca, vide al suo fianco Bobby
Clarke, con l'espressione preoccupata. Le prese il polso per
controllare le pulsazioni.
Sar meglio che ti dia un'occhiata , le disse.
No. Si sentiva vulnerabile. Quel nuovo malessere la
preoccupava perch aveva sempre avuto una salute di ferro.
Temeva che le trovasse qualche terribile malattia.
Sto benissimo, davvero. Ma lui la condusse ostinato al-
l'ambulanza parcheggiata li vicino, tir il tendone per creare
un minimo di privacy e le disse di stendersi. Ignor le sue pro-
teste e le slacci la camicetta per auscultarle il torace.
I suoi modi erano cosi clinici e professionali che Centaine
smise di discutere e si sottomise docilmente alla visita, rizzan-
dosi a sedere, respirando e tossendo secondo le sue istruzioni.
Ora ti visiter a fondo le disse. Vuoi andare a chia-
mare la cameriera perch ti assista?
Centaine scosse la testa senza parlare ed egli le disse Per
piacere, togliti gonna e sottoveste .
Al termine della visita, mentre Centaine si rivestiva, il dot-
tore rimise teatralmente a posto tutti gli strumenti che aveva
adoperato e chiuse con cura la propria borsa.
Poi Si mise a guardarla con una espressione cos strana che
lei si spavent. E qualcosa di grave?
Scosse la testa. Centaine, il tuo fidanzato morto. Me
l'hai detto stanotte.
Lei annu.
E ancora troppo presto per esserne ben certi... ma credo
che ti servir un padre per la creatura che porti in grembo.
Le mani della ragazza corsero istintivamente al ventre, in
un gesto di protezione.
Ti conosco da pochissimo tempo, vero, ma stato abba-
stanza per innamorarmi di te. Sarei onorato di... Si inter-
ruppe, perch era chiaro che lei non l'ascoltava.
Michel , sussurrava. Il bambino di Michel. Non ho
perso tutto. Mi rimasto un po' di lui.
Centaine mangi il sandwich di prosciutto e formaggio, pre-
paratole da Anna, con tanta gioia che la donna la scrut con
sospetto.
Mi sento molto meglio, adesso , le disse la ragazza, pre-
venendo le sue inquisizioni.
Aiutarono a nutrire i feriti e a prepararli per il viaggio della
giornata. Due dei pi gravi erano morti durante la notte e gli
infermieri li seppellirono in fretta al margine del campo. Poi le
ambulanze si avviarono infilandosi nel traffico dello stradone,
che nel frattempo era diventato meno caotico. L'esercito, rior-
ganizzandosi, era riuscito a darsi una parvenza di ordine. Lo
scorrimento era ancora lento, ma non vi erano pi ingorghi e
fermate frequenti. Ai margini dello stradone erano gi stati
istituiti magazzini provvisori per i rifornimenti e comandi di
retrovia.
Durante una fermata alla periferia di un piccolo paese semi-
nascosto tra alberi e vigne, Centaine distinse le sagome degli
aeroplani dietro un vigneto.
Si sporse dall'autoambulanza per vedere meglio e proprio in
quella un apparecchio decoll sorvolando la strada a bassissi-
;ma quota.
Il suo disappunto fu grave quando si rese conto che si trat-
tava degli sgraziati ricognitori biposto De Havilland, e non dei
filanti SE5 dello stormo di Michel. Li salut comunque svento
-lando il braccio, e uno dei piloti guard gi e le restitu il
fsaluto.
Questo in qualche modo la rallegr, e torn pi contenta ai
doveri che si era autoimposta. Scherz coi feriti nel suo ingle
se dal forte accento, ed essi ne furono felici. Uno di loro la
chiam Raggio di Sole e il soprannome rimbalz immedia
tamente di bocca in bocca da un'ambulanza all'altra.
Bobby Clarke la ferm mentre gli passava accanto. Fanta
stico, ma ricordati di non esagerare. Stai lavorando troppo.
Va tutto benissimo, non preoccuparti.
Non ci riesco. Abbass la voce. Hai pensato alla mia
proposta? Quando mi risponderai?
Non adesso, Bobby. Lo chiamava Bobby, ma ogni volta
a lui mancava il fiato per l'emozione. Ne parleremo dopo
ma sei molto gentil.
Adesso lo stradone era di nuovo ingombro perch vi si am
massavano le truppe di riserva che andavano a rinforzare la
nuova linea del fronte a Mort Homme. Colonne infinite di
fanti in marcia le incrociavano, intervallate da camion di mu
nizioni, cannoni e rifornimenti.
La loro avanzata divenne pi lenta e a un certo punto la po
lizia militare segnal alle ambulanze di fermarsi in una strada
laterale finch non fosse passata la colonna dei rinforzi.
Dovr presto mandare indietro le ambulanze, , disse Bobby
a Centaine, durante una di quelle soste. Laggi al fronte
ne avranno bisogno. Appena incontriamo un ospedale da cam
po, scarico i feriti e torno l.
Centaine annu e accenn ad andare all'ambulanza successi
va, dove un ferito la chiamava debolmente: Vieni qui, Rag
gio di Sole, vieni a darmi una mano .
Bobby la prese per il polso. Centaine, quando arriviamo
all'ospedale, ci sar un cappellano. Basterebbero pochi mi
nuti...
La ragazza gli rivolse il suo ritrovato sorriso, e una carezza
leggera sul volto ispido. Sei un brav'uomo, Bobby... ma il
padre di mio figlio Michel. Ci ho pensato, e non ho bisogno
di un altro padre.
Centaine, tu non capisci! Cosa penser la gente? Un bam-
bino senza padre, una giovane mamma senza marito... Che di-
ranno?
Finch avr il mio bambino, Bobby, non me ne impor-
ter... com' che si dice?... un fico secco! Dicano quello che
vogliono: sono la vedova di Michel Courteney.
Nel tardo pomeriggio trovarono l'ospedale da campo che
cercavano. Si trattava di due tendoni in un prato fuori Arras,
che sarebbero parsi da circo se non fosse stato per le grandi
croci rosse. Attorno erano state costruite in fretta e furia ba-
racche di legno e lamiera per aumentare la capienza del com-
plesso.
Anna e Centaine aiutarono a scaricare i feriti del convoglio
e poi presero i loro bagagli sul tetto dell'ambulanza di testa.
Uno dei feriti not i preparativi di partenza.
Non te ne andrai mica, Raggio di Sole? chiese a Centai-
ne. Anche gli altri si voltarono a protestare.
Cosa faremo senza di te, bellezza?
Pass tra loro per l'ultima volta, dedicando a ognuno una
battuta e un sorriso, chinandosi a baciare i loro visi sporchi e
provati dal dolore; infine, incapace di resistere oltre, corse via
verso Anna che l'aspettava. Presero il sacco e la borsa e si
avviarono verso il convoglio di autoambulanze che stavano fa-
cendo il pieno di benzina prima di ripartire verso il campo di
battaglia.
Bobby Clarke le aspettava. Corse dietro a Centaine.
Torniamo a Mort Homme, ordine del maggiore Sindair.
Au revoir, Bobby.
Ti ricorder sempre, Centaine.
In punta di piedi la ragazza gli diede un bacio sulla guancia.
Spero sia un maschio , le disse all'orecchio.
Sar maschio , gli conferm lei, seria. Ne sono sicuris-
sima.
Il convoglio di autoambulanze part nuovamente verso set-
tentrione. Bobby Clarke si affacci a sventolare la mano gri-
dandole qualcosa che lei non comprese. Poi le due donne fu-
rono inghiottite di nuovo dal fiume di soldati in marcia.
Cosa facciamo, adesso? chiese Anna.
Andiamo avanti , rispose Centaine. In qualche modo sot-
tile aveva preso il comando, e Anna, sempre pi indecisa man
mano che si allontanavano da Mort Homme, si affidava a lei.
Lasciarono l'affollatissima zona dell'ospedale e, sempre seguen-
do lo stradone, proseguirono verso sud.
In fondo, oltre gli alberi, si profilavano i tetti di Arras con-
tro il cielo crepuscolare.
Guarda, Anna! le indic. C' Venere... possiamo espri-
mere un desiderio, si realizzer. Qual il tuo?
Anna la guard perplessa. Che le era capitato? La barnbina
aveva appena visto il suo fidanzato e suo padre bruciare vivi,
il suo amato destriero sbudellato da una granata... come faceva
a essere cos ferocemente allegra? Non era mica naturale.
Un bagno e un pasto caldo.
Oh, Anna, tu chiedi sempre l'impossibile , rise Centaine.
Poi cambi mano alla borsa.
E allora prova un po' a dirmi il tuo! la sfid Anna.
Che quella stella ci conduca dal generale, come la cometa
i tre Re Magi...
Non bestemmiare! la redargu Anna. Ma era troppo
stanca e dubbiosa per farlo con vera convinzione.
Centaine conosceva bene la citt, perch vi si trovava il
convento in cui aveva studiato da bambina. Era buio quando
giunsero in centro. I primi anni di guerra avevano prodotto
terribili guasti alla graziosa architettura fiamminga del diciasset-
tesimo secolo. Il pittoresco municipio era sfregiato dalle can-
nonate e aveva diversi buchi nel tetto. Scoperchiate anche le
antiche case di mattoni intorno alla Grande Place, e abban-
donate dagli abitanti, mentre in altre, dietro le finestre, si
scorgeva luce di candele. La parte pi ostinata della popola-
zione aveva fatto ritorno immediatamente dopo che la marea
della guerra si era allontanata.
Centaine non aveva badato alla strada che avevano fatto in
Rolls il giorno in cui erano andati a trovare il generale Cour-
teney, quindi adesso, col buio, non poteva sperare di ritrovare
l'antico monastero. Lei e Anna si sistemarono in una casa ab-
bandonata, mangiando gli ultimi pezzi di pane raffermo e for-
maggio secco che conteneva il sacco. Poi si sdraiarono sul nu-
do pavimento appoggiando la testa sulla borsa floscia.
La mattina dopo, Centaine temette che il monastero fosse
stato abbandonato quando ritrov la strada che vi conduceva.
Ma al cancello principale c'era ancora la sentinella.
Spiacente, signorina. Propriet dell'esercito, non si passa.
Stava ancora scongiurandolo di farla entrare, quando arriv
la Rolls nera dal viale e si ferm con una frenata davanti al
cancello. Era coperta di polvere e fango, e c'era uno sfregio
sulla portiera.
La guardia riconobbe il gagliardetto e fece segno all'autista
zulu di passare, ma Centaine corse avanti e grid disperata
mente verso l'auto. Sul sedile posteriore c'era il giovane uffi
ciale che aveva conosciuto con Michael.
Tenente Pearce! Ricordava anche il nome. Lui si guard
indietro e, riconoscendola a stento, sobbalz. Subito si chin
a dire qualcosa all'orecchio dell'autista: la Rolls fece manovra e
torn indietro.
Mademoiselle de Thiry! John Pearce salt gi dall'auto
e corse da lei. L'ultima persona che mi aspettavo di vedere!
Che diamine fa qui?
Devo vedere lo zio di Michael, il generale Courteney. E
molto importante.
Adesso non c' , le disse il giovane ufficiale, ma entri
pure con me. Dovrebbe tornare presto, e nel frattempo le tro
ver un buco per riposare e mangiare qualcosa. Ho idea che
ne abbia bisogno.
Prese la borsa di mano a Centaine. Venga. Questa donna
con lei?
Anna, la mia cameriera.
Pu sedere davanti con Sangane. Fece salire Centaine
sulla Rolls. I tedeschi ci hanno fatto alquanto disperare, in
questi giorni , disse, sedendo accanto a lei sul cuoio morbido,
e si direbbe che lei ne sappia qualcosa.
Centaine si guard gli abiti. Erano stazzonati e polverosi,
aveva le mani sporche e le unghie nere. Poteva immaginare in
che stato fossero i capelli.
Sono appena tornato dal fronte. Il generale Courteney
andato a dare un'occhiata per conto suo. John Pearce distol
se educatamente lo sguardo, mentre lei cercava di sistemarsi i
capelli in qualche modo. Gli piace andare sempre sul po
sto... crede ancora di combattere contro i boeri, il vecchio de-
monio. Siamo arrivati fino a Mort Homme...
E il mio paese.
Non pi , le disse tristelnente. Ora in mano tedesca, o
quasi. La nuova linea del fronte passa subito a nord del paese,
che tempestato dall'artiglieria nemica. Ormai quasi tutto
raso al sulo. Sono sicuro che non lo riconoscerebbe neanche.
Centaine annui. Anche casa mia stata bombardata e bm-
ciata.
Mi spiace. John Pearce s'affrett a proseguire: Co-
munque, pare che siamo riusciti a fermarli. Il generale Cour-
teney sicuro che la linea di Mort Homme terr .
Dov' lui?
A un vertice al quartier generale di divisione. Ma ha det-
to che torna prima di sera. Ah, ci siamo.
John Pearce trov loro una celletta da monaco e un atten-
dente port un pasto freddo e due secchi d'acqua calda. Dopo
mangiato, Anna tolse gli abiti a Centaine e la lav tutta sopra
uno dei secchi.
Ah, che meraviglia!
Una volta tanto non protesti , brontol Anna. Us la
propria sottoveste per asciugarla, poi prese una spazola dalla
borsa e si mise a districarle i capelli pieni di nodi.
Oh l, Anna, mi fai male!
Figuriamoci , sospir Anna.
Alla fine insist perch la ragazza si sdraiasse a riposare sul
lettino, mentre lei si lavava e poi cercava di fare un bucato di
fortuna. Ma Centaine non riusc a sdraiarsi e rimase seduta sul
lettino abbracciandosi le ginocchia.
Oh, cara Anna, ho una magnifica sorpresa per te...
Anna si strizz la treccia grigia guardandola perplessa.
Cara Anna, hai detto? Allora dev'essere proprio una gran
bella notizia.
E lo , lo ! Aspetto un figlio di Michel.
Anna rest di sasso. Impallid, divenne addirittura tutta
grigia per lo shock, e fiss Centaine senza parole.
Sar un maschio, lo sento, ne sono sicura. Sar identico
a Michel.
Come fai a saperlo? sbott Anna.
Be', lo so. Si sollev la camicia sul ventre. Guarda che
pancia. Come fai a non vedere. Anna?
Ma la sua pancia lattea era piatta come sempre, interrotta
solo dall'ombelico. Centaine si sforzava strenuamente di spin-
gerla in fuori.
Ma non hai gli occhi, dunque, Anna? Potrebbero anche
essere due gemelli. Il padre di Michel e il generale sono ge-
melli. E una prerogativa di famiglia. Pensa, Anna, due come
Michel!
No , scosse la testa Anna, attonita. Questa una delle
tue solite frottole. Non creder mai che tu e quel soldato...
Michel non era un soldato ma... cominci Centaine,
ma Anna prosegu:
Non creder mai che una fanciulla della casa de Thiry ab-
bia permesso a un qualunque soldato di usarla come una sguat-
tera di cucina ..
Permesso, Anna!? Centaine tir gi la camicia, arrab-
biata. Non gliel'ho permesso, l'ho aiutato a farlo! Lui all'ini-
zio non sapeva che fare, allora gliel'ho detto io, e ce la siamo
cavata benissimo!
Anna si tur le orecchie con le mani. Non ci credo, e non
ascolto nemmeno. Io ti ho insegnato a comportarti da signo-
ra... non voglio neanche starti a sentire.
E allora cosa credi che facessimo la notte, quando uscivo
a incontrarlo nel granaio? Lo sai che uscivo, vero, mi hai an-
che beccato, assieme a pap, non cos?
La mia bambina! gua Anna. Si approfittato...
Non dire sciocchezze, Anna, mi piaceva da matti. Tutto
quello che abbiamo fatto mi piaciuto da matti.
Ah, no! Non posso crederlo. Non sapevi nemmeno come
Si fa, sei cos giovane! Stai prendendo in giro la vecchia Anna.
Sei cattiva e crudele.
Sai che ho avuto la nausea al mattino.
Ma questo non dimostra...
Il dottore dell'esercito, Bobby Clarke, mi ha visitata e me
l ha detto. Aspetto un bambino.
Anna rimase senza parole. Smise di protestare. Non si scap-
pava: la ragazza era davsero stata fuori la notte, era davaero
stata male al mattino, e Anna credeva fermamente all'infallibi-
lit dei dottori. E poi c'era l'innaturale e strana allegria di Cen-
taine in mezzo a tutte le avversit che l'avevano colpita. Non
Si scappava.
Allora vero , si convinse. Oh, Signore, cosa faccia-
mo? Dio ci scampi dallo scandalo e dalla disgrazia... cosa fac-
ciamo?
Cosa facciamo, Anna? Centaine rise dei suoi teatrali la-
menti. Ma facciamo il bambino, che sar bellissimo, e se sia-
mo fortunate ne facciamo due, e tu mi aiuterai a tirarli su. Mi
aiuterai, vero, Anna? Io non so niente di bambini, e tu sai
tutto.
Passato il primo shock, Anna cominci a considerare non lo
scandalo e i commenti della gente, ma il bambino in se stesso.
Vivo, vero. Erano diciassette anni che non provava una simile
gioia. Adesso, miracolosamente, arrivava un altro piccino. Cen-
taine scorse il cambiamento in lei, vide i primi sintomi dell'in-
cipiente sentimento materno.
Tu mi aiuterai! Tu non ci lascerai! Io e il bambino abbia-
mo bisogno di te. Prometticelo, Anna! Per piacere, prometti-
melo subito! E Anna si lanci ad abbracciare Centaine sul
lettino, avvinghiarKlola con tutte le sue forze, e Centaine rise
feiice in quella possente stretta.
Era gi buio quando John Pearce buss di nuovo alla porta
della cella monacale.
Il generale tornato, Mademoiselle de Thiry. Gli ho det-
to che lei qui, e desidera parlarle appena pu.
Centaine segu l'aiutante di campo per i portici e per il gran-
de refettorio trasformato nel comando di reggimento. Una
mezza dozzina di ufficiali stavano studiando l'enorme carta
geografica spianata su uno dei tavolini del refettorio. La carta
era tutta piena di bandierine appuntate con degli spilli. L'at-
mosfera della stanza era tesa e grave.
Appena Centaine entr, gli ufficiali alzarono lo sguardo su
di lei, ma perfino una ragazza giovane e carina non riusciva
ad attirare la loro attenzione per pi di pochissimi secondi: su-
bito tornarono ai loro doveri.
Dall'altra parte della sala, il generale Sean Courteney le
voltava le spalle. La giacca della sua uniforme, piena di na-
strini, pendagli e insegne, era abbandonata su una sedia. Chi-
no su di essa, col mento sul palmo della mano, il gomito sulla
sedia, il generale stava urlando come un pazzo nella cornetta di
un telefono in cui una vocina distorta starnazzava qualche ri-
sposta incomprensibile.
Sean indossava una camicia di lana con magnifici ricami sul-
le spalle, una scena di caccia con cani in corsa, e due laghi di
sudore sotto le ascelle. Stava ciccando un avana spento. Al-
l'improvviso prese ad abbaiare ancora pi forte nel telefono
senza togliersi il sigaro di bocca.
Tutte balle del pastore! Ero il due ore fa. Lo so! Ci vo-
gliono almeno altre quattro batterie di grosso calibro in quel
punto, e mi servono entro l'alba... non tirar fuori delle scuse,
fallo e basta, e quando l'hai fatto dimmelo! Scagli la cor-
netta nell'inforcatura, alz gli occhi e vide Centaine.
Mia cara , disse con voce alterata, andandole incontro e
prendendole la mano. Ero in pena per voi. Il castello com-
pletamente distrutto. La nuova linea del fronte corre a meno
di un chilometro e mezzo... Si interruppe e la guard un
momento. Ci che vide lo rassicur e le chiese: E tuo pa-
dre?
Lei scosse la testa. E rimasto ucciso nel bombardamento.
Mi spiace , si limit a dire Sean, poi si rivolse a John
Pearce. Porti la signorina de Thiry nel mio alloggio. Quin-
di, a lei: Ti raggiungo tra cinque minuti .
La camera del generale dava direttamente sul refettorio, sic-
ch con la porta aperta Sean Courteney, sdraiato sulla branda,
poteva seguire quanto avveniva in sala comando. Non c'erano
molti mobili, solo la brandina e una scrivania con due sedie, e
un piccolo forziere ai piedi della branda.
Vuole accomodarsi qui, Mademoiselle? John Pearce le
offr una sedia, e mentre aspettava Centaine si guard in-
torno.
L'unica cosa interessante della stanza era la scrivania. Sopra
c'era una cornice a libro che conteneva due fotografie. La pri-
ma era il ritratto di una splendida donna matura, dalla bel-
lezza scura delle ebree. Nell'angolo in basso c'era scritto: Tor-
na a casa sano e salvo da tua moglie che t'ama, Ruth.
L'altra foto era quella di una ragazza dell'et circa di Cen-
taine. La somiglianza con la donna matura era evidente, non
potevano che essere madre e figlia, ma la bellezza della fan-
ciulla era incrinata da un'espressione di ragazza viziata e petu-
lante. La bocca, bench graziosa, aveva un che di avido e duro,
e Centaine decise che quella ragazza non le piaceva affatto.
Mia moglie e mia figlia , disse Sean Courteney dalla so-
glia. Si era messo la giacca dell'uniforme e la stava abbotto-
nando nell'entrare.
Hai mangiato? le chiese, sedendosi di fronte a Centaine.
S, grazie. Centaine si alz e prese la scatolina d'argento
dei fiammiferi, ne accese uno e glielo resse davanti al sigaro.
Egli apparve sorpreso, poi si chin in avanti e tir una boc-
cata. Quando il sigaro fu ben acceso, si appoggi allo schie-
nale della sedia e disse: Fa sempre lo stesso anche mia
figlia .
Centaine soffi sul fiammifero, torn a sedersi e aspett che
lui si godesse tranquillamente le prime boccate del fragrante
manufatto cubano. II generale sembrava invecchiato dal loro
ultimo incontro. O forse, ragion Centaine, era soltanto molto
stanco.
Quand' che ha dormito l'ultima volta? gli chiese, e l'uo-
mo sogghign. All'improvviso dimostr trent'anni di meno.
Sembri mia moglie, adesso.
E molto bella.
S , concord Sean, dando un'occhiata alla fotografia. Poi
torn a guardare Centaine. Hai perduto tutto , disse.
Il castello, la mia casa... e mio padre. Cerc di mante-
nersi calma, in modo da celare il suo terribile dolore.
Avrai certo dei parenti.
Certo , ammise Centaine. Mio zio sta a Lione, e ho due
zie a Parigi.
Allora ti mander a Lione con...
No.
Perch no? Pareva irritato dal suo brusco rifiuto.
Non voglio andare a Lione n a Parigi. Io vado in Africa.
In Africa? Adesso era davvero sbalordito. In Africa?
E perch proprio in Africa, buon Dio?
Perch l'ho promesso a Michel. Ci siamo promessi a vi-
cenda di andare insieme in Africa.
Ma, mia cara... Abbass lo sguardo, osservando la ce-
nere del sigaro. Centaine si accorse del dolore che gli aveva
dato nominando Michael, per un attimo lo condivise con lui,
e poi continu: Stava per dire: ... ma Michel morto .
Il generale annu. S. La sua voce era quasi un sussurro.
Ho promesso un'altra cosa a Michel, generale. Gli ho det-
to che suo figlio sarebbe nato al sole dell'Africa.
Lentamente, Sean alz la testa e la guard a occhi sbarrati.
Suo figlio?
Il figlio di Michel.
Sei incinta di Michael?
Ou.
Gli si affollarono alla mente tutte le solite domande banali
Sei sicura? Come puoi esserne certa? Come faccio a
sapere che figlio di Michael?
Si trattenne dal farle. Doveva riflettere, doveva prender
tempo per adeguarsi a questa imponderabile svolta del de
stino.
Scusami. Si alz e zoppicando pesantemente torn in
sala comando.
Siete riusciti a mettervi in contatto col terzo battaglio
ne? domand al gruppo di ufficiali.
S, ma solo per un momento, poi le comunicazioni si sono
interrotte di nuovo. Sono pronti a contrattaccare, ma hanno
bisogno dell'appoggio dell'artiglieria.
Richiamate quei dannati burocrati del comando logistico
e cercate di parlare con Caithness in persona. Si rivolse a
un altro membro del suo staff. Roger, che sta succedendo al
primo battaglione?
Nessun cambiamento, signore. Hanno respinto due attac
chi nemici, ma subiscono un pesante bombardamento d'arti
glieria. Secondo il colonnello Stevens sono in grado di resi
stere.
Buon soldato , borbott Sean. Era come cercar di tap
pare i buchi di una diga sull'oceano con delle manciate di ar
gilla, ma in qualche maniera ci stavano riuscendo, e ogni ora
in pi che resistevano spuntava la picca dei crucchi.
Saranno risolutivi i cannoni, se riusciamo a farli arrivare
in tempo. Com' il traffco sullo stradone?
Sembra che sia un po' pi scorrevole, signore.
Se fossero riusciti a farli passare prima del mattino, i can
noni di grosso calibro avrebbero fatto pagar caro al nemico
ogni centimetro di terra conquistato. Li avrebbero puntati sul
saliente cos da poterli bersagliare da tre lati con l'artiglieria
pesante.
Sean sent che di nuovo gli si abbatteva il morale. Era una
guerra a cannonate; alla fine tutto si risolveva sempre nel san
guinoso duello delle artiglierie. Con parte della mente Sean
tir le somme, paragon i rischi ai vantaggi e diede tutti gli
ordini necessari, ma nel profondo stava facendo ben altri cal-
coli. Pensava alla ragazza e alle sue strane pretese.
Per prima cosa dovette dominare la propria reazione natu-
rale a ci che gli era stato appena detto, perch Sean era un
figlio della regina Vittoria e si aspettava che tutti quanti, ma
specialmente i membri della sua famiglia, seguissero il codice
morale istituito nel secolo precedente. Naturalmente i giova-
notti dovevano pure sfogarsi, perdio, anche lui si era sfogato,
e abbondantemente, in giovent! e Sean fece un sorrisetto ver-
gognoso al ricordo, ma i giovanotti di buona famiglia lascia-
vano in pace le ragazze di buona famiglia fino a dopo le nozze.
Sono sconvolto , si rese conto, e sorrise di nuovo.
Gli ufficiali al tavolo operativo colsero il sorriso e rimasero
perplessi e a disagio. Cos'ha in mente il vecchio demonio?
si chiedevano, scambiandosi sguardi nervosi.
Siete riusciti a parlare col colonnello Caithness? Sean
nascose il sorrisetto dietro il suo peggior cipiglio ed essi si ap
plicarono con diligenza ai loro doveri.
Sono sconvolto , si disse di nuovo Sean, ancora divertito
fra s e s ma stavolta attento a mantenere il viso impassibile.
Eppure lo stesso Michael era un figlio dell'amore, il frutto
di una delle mie scappatelle. Il mio primogenito... Il dolore
per la sua morte l'assali di nuovo, ma egli lo ricacci.
E ora, la ragazza. Cominci a rifiettere. E davvero in-
cinta, o qualche insolito tipo di ricatto? Non gli ci vollero
pi di tre secondi per decidere.
Non posso essermi sbagliato cos di grosso sul suo conto.
No, crede davvero di essere incinta. Vi erano zone dell'ana-
tomia femminile, come della psiche femminile, che costitui-
vano per Sean un terreno completamente sconosciuto. Tutta-
via aveva imparato che quando una ragazza diceva di essere
incinta sicurissimamente lo era. Come faceva a saperlo gli sfug-
giva, ma era pronto ad accettarlo. E va bene, incinta, ma
sar figlio di Michael o di qualche altro giovane mascalz...
Anche qui scart subito l'idea. E una ragazza di buona fa-
miglia, sorvegliata dal padre e da quella specie di dragonessa...
Come avranno potuto fargliela in barba, lei e Michael, mi
sfuggir sempre... e qui quasi si rimise a sorridere al ricordo
di quanti stratagemmi aveva saputo escogitare allo stesso sco-
po in giovent, contro cerberi altrettanto formidabili. L'in-
gegnosit del primo amore. Scosse la testa. Va bene, l'ac-
cetto. E il bambino di Michael. Il figlio di Michael!
Solo allora diede via libera alla gioia interiore. II figlio
di Michael! Qualcosa di lui vive ancora. Poi si controll.
Andiamoci piano, per. Lei vuole venire in Africa, ma che
diavolo ce ne facciamo? Non posso assolutamente portarla a
Emoyeni. Per un attimo gli si present alla mente la bella
casa sulla collina, la casa del vento , in lingua zulu, che
aveva costruito per la moglie. Il desiderio di tornarvi assieme
a lei gli piomb addosso colpendolo con una mazzata di no-
stalgia. Dovette ricacciarlo, e tornare a dedicarsi ai problemi
immediati.
Tre donne... tre belle ragazze, tutte fiere e piene di vo-
lont, che abitano insieme... Per istinto sapeva che quella
ragazzina francese e la sua amatissima ma viziatissima figlia
non sarebbero andate d'accordo, anzi avrebbero cominciato su-
bito ad accapigliarsi come due gatti selvatici chiusi nello stesso
sacco. Scosse la testa. Buon Dio, sarebbe la ricetta ideale per
un bel disastro, e io non sarei l a sculacciarle, all'occorren-
za. In nome del cielo, che me ne faccio di questa ragazzina in-
cinta?
Signor generale! signor generale! uno dei suoi ufficiali
lo chiam, porgendogli la cornetta del telefono da campo.
Sono riuscito finalmente a farmi passare il colonnello Caith
ness.
Sean gli strapp la cornetta di mano. Douglas! ci abbai
dentro. La comunicazione era pessima, i rumori di fondo, mug-
ghiando come un mare in tempesta, davano l'idea che la voce
di Douglas Caithness venisse di l dall'oceano.
Ol, generale, i cannoni sono appena arrivati...
Era ora! grugn Sean.
Li ho piazzati... Caithness gli diede i riferimenti topo-
grafici. Stanno gi sparando, e il crucco sembra a malpartito.
Domani all'alba li attacco.
Attento, Douglas, non ci sono riserve dietro di te e non
potr mandarti rinforzi prima di mezzogiorno.
Va bene, ho capito, ma non possiamo mica aspettare tran-
quillamente che si riorganizzino.
Hai ragione. Tienimi informato. Nel frattempo ti faccio
mandare altre quattro batterie, e qualche soldato del secondo
battaglione, ma non saranno l prima di mezzogiorno.
Grazie, generale, mi serviranno proprio.
Forza! Sean restitu la cornetta del telefono e, mentre
assisteva al trasferimento delle relative bandierine sulla carta
geografica, gli balen la soluzione del suo problema personale.
Garry... pens al fratello gemello, e prov la solita fitta
di rimorso e compassione. Garrick Courteney, il fratello che
Sean aveva reso invalido.
Era accaduto moltissimi anni prima, pure ogni istante di
quel giorno spaventoso era ancora cos chiaro nella mente di
Sean che gli sembrava capitato ieri. I due ragazzi stavano liti-
gando a proposito della doppietta che avevano preso di na-
scosto dalla stanza del padre e caricato a pallettoni, proce-
dendo sull'erba dorata delle colline dello Zululand.
L'ho visto io per primo! diceva Garry dell'inkonka di
cui aveva scorto le tracce il giorno prima.
Ma al fucile ci ho pensato io , diceva Sean, stringendo
l'arma, quindi il colpo lo sparo io. E, naturalmente, l'ave-
va vinta Sean. Si imponeva sempre lui.
Era stato Garry a girare con Tinker, il loro bastardo da cac-
cia, attorno alla fitta macchia alla base del colle per far scap-
pare l'inkonka verso Sean, che aspettava in cima con il fucile.
Sean aveva udito il lontano richiamo di Garry ai piedi del
poggio e il latrato eccitato di Tinlcer che aveva colto l'usta del-
l'inkonka stremato. Poi la disperata corsa nel macchione, l'e-
mozione delle lunghe corna gialle che spuntavano dall'erba alta
quando l'inkonka era sbucato all'aperto, diretto proprio dove
l'aspettava Sean, sdraiato per terra in cima al colle.
Alla luce del sole sembrava una bestia immensa. II panico
gli aveva fatto rizzare la criniera in testa, e le lunghe corna
torte erano imponenti sul collo possente. Era alto un metro al
garrese e pesava sul quintale. Fianchi e torace erano punteg-
giati, un disegno delicato e regolare che contro la terra scura
spiccava bianco come gesso. Era una creatura magnifica, forte
e veloce, con delle corna aguzze capaci di sbudellare un uomo
o di recidergli l'arteria femorale... e stava andando dritto verso
Sean.
Sean gli aveva sparato cos da vicino da schiantargli il petto
e il cuore. L'animale aveva lanciato un alto lamento ed era
caduto, scalciando e incornando a vuoto, con gli zoccoli duri
che scalfivano la roccia, franando gi dal colle.
L'ho preso! aveva urlato Sean saltando fuori dal suo na-
scondiglio. L'ho preso al primo colpo! Garrick! L'ho bec-
cato!
Garry e Tinker si erano lanciati su per l'erta di corsa, per
arrivare primi all'animale morente. Sean aveva in mano il fu-
cile, con la seconda canna ancora carica e il cane alzato. Men-
tre correva gi, un sasso gli era rotolato sotto il piede ed egli
era finito per terra. Il fucile gli era sfuggito di mano. Aveva
sbattuto contro il suolo col calcio e la seconda canna aveva fat-
to fuoco, con uno scoppio assordante.
Quando Sean si era rialzato, Garrick era seduto accanto al-
l'inkonka morto, e gemeva. La scarica di pallettoni l'aveva col-
pito alla gamba, appena sotto il ginocchio, quasi a bruciapelo.
L'arto era maciullato, ne pendevano brandelli di carne sangui-
nolenta tra bianchi pezzi d'osso e zampilli di sangue che sem-
bravano una fontana rossa alla luce accecante del sole.
Povero Garry , pens Sean. Un vecchio solo e mutila-
to. La donna messa incinta da Sean, che Garry aveva sposato
prima della nascita di Michael, alla fine era impazzita d'odio
e amarezza bruciando tra le fiamme che lei stessa aveva appic-
cato. Adesso se n'era andato anche Michael, e Garry non aveva
pi niente... niente salvo i suoi libri e i suoi lavoretti da scri-
bacchino.
Gli mander questa bella ragazza vivace che aspetta un
bambino. La soluzione gli si era profilata dandogli un bel
sollievo. Almeno potr risarcirlo in parte di tutto il male che
gli ho fatto. Gli mando mio nipote, quel nipotino che con gioia
rivendicherei per me. Un risarcimento parziale.
Volt le spalle alla carta geografica e, zoppicando, torn do-
ve la ragazza l'aspettava.
La ragazza si alz per accoglierlo e rimase tranquillamente
in piedi, con le mani giunte in grembo, e Sean scorse il timore
e la preoccupazione d'esser respinta in quegli occhioni scuri e
nel labbro inferiore che le tremava in attesa del suo verdetto.
Il generale chiuse la porta, le si avvicin e le prese le mani
nelle sue zampone pelose. Si chin su di lei e la baci con dol-
cezza. La barba le punse le guance delicate, ma lei singhiozz
di sollievo e gli gett le braccia al collo.
Scusami, mia cara , le disse. Mi hai colto di sorpresa
Ho dovuto prima abituarmi un po' all'idea. Sean l'abbracci;
ma senza stringere, perch il mistero della gravidanza era una
delle pochissime cose che lo sbigottivano. Poi torn a sedersi.
Posso andare in Africa? Sorrideva, anche se aveva gli
occhi ancora umidi di pianto.
Si, certo, adesso casa tua; per quanto mi riguarda, sei
la moglie di Michael. La tua patria laggi.
Come sono contenta , gli disse sottovoce, ma nel suo tono
c'era pi che felicit. C'era un gran senso di sicurezza e prote-
zione: adesso l'aura di potenza ed energia di quest'uomo le si
stendeva addosso come un invincibile scudo.
Sei la moglie di Michael , aveva detto. Aveva ammesso
ci che credeva fermamente lei stessa, e tale riconoscimento in
qualche modo trasformava la pretesa in un fatto.
Sta' a sentire come facciamo. C' il rischio dei sottoma-
rini tedeschi, quindi il modo pi sicuro di far la traversata
a bordo di una nave ospedale che parta da qualche localit fran-
cese della Manica.
Anna... interloqu rapidamente Centaine.
Ma certo, deve venire con te. Penser anche a lei. Dovre-
te far domanda quali infermiere volontarie, per, e guada-
gnarvi il passaggio...
Centaine annu con gioia.
Il padre di Michael, mio fratello Garrick Courteney...
cominci Sean.
S, si! Michel mi ha detto tutto di lui. E un grande eroe,
decorato dalla regina Vittoria per il coraggio dimostrato in
battaglia contro gli zulu... l'interruppe eccitata Centaine.
Ed un uomo dotto, che scrive libri di storia.
Sean sbatt le palpebre a questa descrizione del povero Gar-
ry, ma naturalmente, per educazione, annu. E anche una
bravissima persona, un uomo mite, un vedovo che ha appena
perduto il suo unico figlio... Un lampo di comprensione quasi
telepatica intercorse tra loro; bench Centaine avesse intuito
la verit, d'ora in poi dovevano parlare di Michael sempre
come del figlio di Garry Courteney. Michael era tutta la sua
vita, e tu e io sappiamo che perdita dev'essere stata anche per
lui, giacch la condividiamo.
Gli occhi di Centaine brillarono di lacrime trattenute. Si
morse il labbro inferiore, annuendo con veemenza.
Gli telegrafer. Sar a Citt del Capo ad aspettarti quan-
do arriva la nave. Ti dar anche una lettera per lui. Puoi star
sicura di esser ben accolta e protetta, sia tu sia il bambino di
Michael.
Il bambino di Michael , disse con fermezza Centaine, e
poi, con qualche esitazione: Ma potr vedere anche lei, ge-
nerale, qualche volta?
Spesso , l'assicur Sean, chinandosi a farle una carezza
sui capelli. Forse anche troppo spesso , scherz.
In seguito, tutto accadde molto in fretta. Avrebbe imparato
che con Sean Courteney le cose andavano sempre cosi.
Rest al vecchio monastero solo altri cinque giorni, nei quali
per fu imbrigliato lo sfondamento tedesco a Mort Homme,
sia pure a prezzo di gravi perdite; e, una volta rinsaldata la
nuova linea del fronte, Sean Courteney pot dedicarle qualche
ora al giorno.
Cenavano insieme tutte le sere, ed egli rispondeva alle sue
infinite domande sull'Africa, i suoi popoli, i suoi animali, la
famiglia Courteney e i suoi membri, con garbata affabilit. In
genere parlavano in inglese, bench quando non le veniva una
parola Centaine ricorresse tranquillamente al fiammingo. Alla
fine della cena lei gli sceglieva e gli accendeva sempre il sigaro,
gli versava il cognac e restava a tavola con lui a conversare
finch Anna non veniva a prenderla o qualche ufficiale non ve-
niva a chiamare il generale. Allora gli porgeva la guancia da
baciare con tale infantile innocenza che Sean si sorprendeva a
temere l'imminente distacco da lei.
John Pearce forni a Centaine e ad Anna le divise da infer-
miera. Un grembiulino bianco con la croce rossa sopra un
severo abito grigioazzurro. Centaine e Anna, con ago e filo,
pensarono alle ultime rifiniture, conferendo all'uniforme un
tocco sbarazzino alla francese.
Venne il momento di partire, e Sangane caric il loro magro
bagaglio nella Rolls. Sean Courteney venne al portico a salu-
tarle, corrucciato e addolorato per la separazione.
Badi a lei , ordin ad Anna, e quella lo fulmin con lo
sguardo per il consiglio quanto mai gratuito che le dava.
Verr ad aspettarla al molo al suo ritorno a casa , pro-
mise Centaine al generale, e Sean si crogiol di piacere e d'im-
barazzo quando la ragazza, in punta di piedi, gli diede un bacio
di fronte a tutto il suo staff. Guard allontanarsi la Rolls con
la ragazza che lo salutava sventolando la mano dal finestrino
posteriore, poi gir sui tacchi e si rivolse ai subordinati. Eb-
bene, signori, piantiamola di gingillarci. Stiamo facendo la guer-
ra e sembriamo un branco di boy-scout in gita domenicale.
E imbocc zoppicando le scale per la sala operativa, infuriato
con se stesso perch gi sentiva con pena la mancanza della
ragazza.
Il Protea Castle era stato un postale della compagnia di navi-
gazione Union Castle. Era un veloce bastimento a tre fumaioli
che prima della guerra collegava Citt del Capo a Southampton,
facendo anche servizio passeggeri, naturalmente, e poi era stato
trasformato in nave ospedale, cio dipinto tutto di bianco con
delle grandi croci rosse sulle fiancate e sulle ciminiere.
Era attraccato al molo del porto interno di Calais, e imbarca-
va passeggeri sempre diretti a sud, ma ben diversi da quelli
ricchi ed eleganti che trasportava prima della guerra. Sul tronco
ferroviario del molo erano arrivati cinque vagoni, da cui un pa-
tetico fiume d'umanit si riversava a bordo della nave dagli
scalandroni di poppa e di prua.
Erano, costoro, i veri rottami del campo di battaglia. La com-
missione medica li aveva scartati, disperando di poterli mai
rappezzare a sufficienza per farli accettare dal dio Baal vorace e
mangiauomini del Corpo di Spedizione Britannico.
Milleduecento tornavano a pezzi nell'altro emisfero, per es-
sere sostituiti al ritorno, ridipinta la nave con il grigio mime-
tico dei trasporti truppe, da altrettanti baldi giovani ancora
interi e idonei a soggiornare per un po' nell'inferno delle trin-
cee della Francia settentrionale.
Centaine era in piedi sul molo accanto alla Rolls e guardava
con raccapriccio le disfatte legioni che salivano a bordo. C'erano
gli amputati, senza un braccio o una gamba, i pi fortunati col
moncherino sotto il ginocchio, o il gomito. Salivano per gli sca-
landroni con le stampelle, o con la manica vuota della giacca
ordinatamente appuntata.
Poi c'erano i ciechi, guidati dai compagni, e i paralitici sulle
barelle caricate dagli infermieri. Le vittime dei gas con le mu-
cose del naso e della gola bruciate dai vapori venefici, e quelle
degli shock da bombardamento, che continuavano a sussultare e
a roteare irrefrenabilmente gli occhi; gli ustionati, con le terri-
bili cicatrici rosse e callose che tenevano gli arti in posizioni
innaturali, o il capo sempre chino col mento contro il torace,
sicch sembravano gobbi e deformi.
Puoi anche venire qui a darci una mano, carina , le disse
un infermiera che aveva scorto la sua divisa. Centaine si af-
frett. Girandosi verso l'autista zulu disse:
Allora presto vedr tuo padre... Mbejane?
Mbejane! Sangane era felice che se ne fosse ricordata il
nome.
E gli dar il tuo messaggio.
Va' in pace, piccola signora , gli augur lo zulu. Centaine
gli strinse la mano, prese dalle sue mani il sacco con dentro i
propri averi, e corse ai suoi nuovi doveri seguita da Anna.
L'imbarco prosegu per tutta la notte, e solo quando fini, un
po' prima dell'alba, furono libere di andarsi a cercare la cabina
dove erano alloggiate.
L'ufficiale medico anziano era un maggiore dalla faccia ma-
linconica, ed era evidente che aveva ricevuto ordini dall'alto,
riguardo alle due donne.
Dove siete state? domand quando Centaine si present
a rapporto nella sua cabina. Vi aspettiamo da ieri a mezzo-
giorno. Si salpa tra due ore.
Sono a bordo da mezzogiorno, sono stata sul ponte C ad
aiutare il dottor Solomon.
Avrebbe dovuto dirmelo , replic lui freddamente. Lei
non pu girare a suo piacimento per tutta la nave a baloccarsi.
io sono responsabile di fronte al generale... si interruppe e
prosegui su un altro tono. Inoltre, il ponte C per la trup
pa...
Pardon? Bench ormai avesse fatto parecchia pratica, le
finezze della lingua inglese continuavano a sfuggire a Centaine.
Cio non per gli ufficiali, e lei d'ora in poi lavorer esdu-
sivamente per gli ufficiali. I ponti inferiori saranno of limits
per lei... of limits , ripet, scandendo quasi parlasse a un bam-
bino scemo. Sono stato chiaro?
Centaine era stanca e per nulla avvezza a questo genere di
trattamento. Gli uomini che stanno laggi sono altrettanto
sofferenti degli ufficiali , gli disse furiosa. Sanguinano e
muoiono esattamente come gli ufficiali.
Il maggiore sbatt le p Ppebre e torn a sedersi. Aveva una
figlia della stessa et di quella francesina tutto pepe, ma non
avrebbe mai osato rivolgerglisi in quel tono.
Vedo gi che lei mi dar delle grane, signorina , disse mi-
nacciosamente. Sono sempre stato contrario alle infermiere
volontarie a bordo. Le donne causano guai. Adesso mi ascolti.
Sarete alloggiate nella cabina di fronte a questa , indic fuori
della porta aperta. Farete riferimento al dottor Stewart e la-
vorerete ai suoi ordini. Mangerete in mensa ufficiali, e i ponti
inferiori vi saranno interdetti. Mi aspetto da voi un comporta-
mento rispettoso e corretto, e vi garantisco che vi sorveglier
da vicino per assicurarmene.
Dopo un simile esordio, la cabina riservata a lei e Anna co-
stitu una deliziosa sorpresa, e ancora una volta sospett che vi
fosse la mano del generale Sean Courteney. Avevano una suite
che prima della guerra sarebbe costata duecento ghinee. Letti
gemelli invece che a castello, un piccolo soggiorno con armadi,
poltrone e scrivania, doccia e bagno privato, il tutto elegante-
mente ammobiliato in toni pastello.
Centaine si gett sul letto e si adagi sospirando sui cuscini.
Anna, sono troppo stanca per svestirmi.
Dentro la camicia da notte , ordin Anna. E non di-
menticare di lavarti i denti.
Furono destate dalla campana dell'allarme e dai trilli dei fi-
schietti in corridoio. La nave era gi in navigazione, le macchine
la facevano vibrare, e rollava.
Dopo i primi momenti di panico, lo steward le inform che
si trattava di una esercitazione. Si vestirono in fretta e s'infila-
rono i giubbotti di salvataggio, poi si intrupparono sul ponte e
trovarono la loro scialuppa.
La nave era appena uscita dal porto e stava addentrandosi
nella Manica. Era un'alba grigia e nebbiosa, e il vento sibilava
in faccia ai passeggeri ammassati, cosi ci fu un generale mormo-
rio d'approvazione quando il simulato allarme termin e fu ser-
vita la colazione nella sala da pranzo di prima classe, trasfor-
mata in mensa per gli ufficiali e i feriti in grado di camminare.
L'ingresso di Centaine provoc untagitazione generale. Ben
pochi ufficiali si erano accorti che a bordo c'era una bella ra-
gazza, e non riuscivano a celare la loro gioia. Vi furono impo
nenti manovre per assicurarsela a fianco, ma subito il primo
ufficiale, approfittando del fatto che il capitano era ancora sul
ponte, fece valere il proprio grado e Centaine si ritrov seduta
alla sua destra e circondata da una dozzina di gentiluomini at-
tenti e garbati, con Anna piazzata di fronte con cipiglio da
bulldog.
Gli ufficiali della nave erano tutti britannici, ma i pazienti
erano coloniali, giacch il Protea Castle era destinato a prose-
guire verso oriente dopo aver doppiato il Capo di Buona Spe-
ranza. Seduti attorno a Centaine c'erano un capitano della ca-
valleria leggera australiana che aveva perso una mano; un paio
di neozelandesi conciati come bucanieri (uno aveva una benda
nera sull'occhio e l'altro una gamba di legno alla Long John
Silver); un rhodesiano di nome Jonathan Ballantyne, che era sta-
to decorato sulla Somme, ma aveva pagato la medaglia con una
raffica di mitragliatrice nella pancia; e altri giovanotti pieni di
voglia di vivere, ciascuno dei quali aveva perso qualche pezzo
della propria anatomia.
Tutti le portavano del cibo dal buffet. No, no, non posso
fare una gran colazione all'inglese, diventerei grassa e brutta
come un maiale. E sorrideva radiosa alle loro scandalizzate
rimostranze. Da quando Centaine aveva quattordici anni c'era
la guerra, e, con tutti i giovanotti al fronte, non aveva mai co-
nosciuto il piacere di essere citcondata da un'orda di ammiratori.
Vide il maggiore medico che la fulminava con gli occhi dal
tavolo del capitano e polemicamente decise di essere carina con
tutti i giovani che l'attorniavano. Si sarebbe divertita, decise,
sia pur con una fitta di rimorso al pensiero di Michael.
E mio dovere, sono i miei pazienti. Un'infermiera dev'es-
sere buona coi suoi pazienti. E si mise a ridere e scherzare
con loro, che gareggiavano per attirare la sua attenzione, farle
piccoli piaceri, rispondere alle sue domande
Perch non navighiamo in convoglio? domand. Non
pericoloso percorrere la Manica en plein soleil, in pieno sole?
Ho sentito del Rewa...
Il Rewa era una nave ospedale britannica con settecento fe-
riti a bordo che era stata silurata da un U-Boot tedesco nel ca-
nale di Bristol il 4 gennaio di quell'anno. Fortunatamente c'era-
no stati soltanto tre morti, ma la propaganda inglese aveva po-
tuto sfruttare molto efficacemente l'episodio. In quasi tutti i
locali pubblici c'erano manifesti che dicevano: a La Croce Ros-
sa fa ai crucchi l'effetto che il rosso fa ai tori , con un disegno
cbe rappresentava in tutto il suo orrore quell'atrocit.
La domanda di Centaine origin una piccola discussione al
tavolo.
Il Rewa fu silurato di notte , precis con ragionevolezza
Jonathan Ballantyne. Il comandante del sommergibile tede-
sco pu benissimo non aver visto la croce rossa.
Andiamo, andiamo! Quei tipi degli U-Boot sono dei macel-
lai matricolati...
Non sono d'accordo. Sono tipi normalissimi, come noialtri.
E ne convinto con tutta evidenza anche il capitano di questa
nave: ecco il motivo per cui ha imboccato la pericolosissima
rotta della Manica in pieno giorno. Cos i sottomarini non pos-
sono non vedere le croci rosse. Credo che ci lasceranno passare,
rendendosi conto di chi siamo.
Macch, i maledetti unni silurerebbero anche la loro suo-
cera...
Be', anch'io...
Questa nave procede a ventidue nodi , disse a Centaine
il primo ufficiale per rassicurarla. L'U-Boot in immersione pu
farne sette al massimo. Perch possa silurarci, dunque, un som-
mergibile dovrebbe trovarsi proprio sulla nostra rotta. Le pro-
babilit che questo accada sono infinitesimali. Stia tranquilla,
signorina, non c' pericolo. Si goda la traversata!
Un dottorino alto, dalle spalle tonde, dall'aria dimessa da
scienziato e gli occhiali cerchiati d'acciaio, si alz davanti a
Centaine quando la ragazza si accinse a lasciare la tavola.
Sono il dottor Archibald Stewart, infermiera de Thiry, e il
maggiore Wright l'ha assegnata a me.
Piacque a Centaine il nuovo titolo: infermiera de Thiry, che
aveva un'eco professionale. Non le piaceva mica tanto, invece,
l'esser stata a assegnata a qualcuno.
Ha qualche esperienza medica o infermieristica? prose-
gu il dottor Stewart. La simpatia che all'inizio Centaine aveva
provato per lui si raffredd. L'aveva messa in difficolt nel giro
dei primi venti secondi, e di fronte al codazzo degli ammiratori!
Scosse la testa, cercando di non fare confessioni compromettenti
in pubblico, ma quello prosegu senza piet.
Lo pensavo. La scrut dubbioso, poi parve accorgersi del
suo imbarazzo. Non importa, il primo dovere di un'infermiera
tenere allegri i pazienti. E, dal poco che ho visto, lei in questo
bravissima. Sar dunque la mia rallegratrice in capo, ma sol-
tanto sul ponte A. Ordine categorico del maggiore Wright.
Solo sul ponte A.
La nomina del dottor Archibald Stewart si rivel ispirata.
Fin da piccola Centaine aveva dovuto assumersi al castello i
compiti di organizzatrice, assistente domestica del padre e vice
massaia. Senza sforzo, prese a modellare la banda di uomini che
si era creata attorno a lei, trasformandola in una squadra di ad-
detti al tempo libero.
Il Protea Castle aveva una biblioteca di qualche migliaio di
volumi, e lei rapidamente istitu un piano di distribuzione per i
pazienti allettati , come si dice nell'esercito, e arruol una
squadra di lettori per i ciechi e gli analfabeti dei ponti infe
riori. Organizz serate musicali, gare di birilli sul ponte e tor
nei di ramino e bridge, di cui il conte era stato un grande ap
passionato e le aveva insegnato tutti i segreti.
I suoi collaboratori guerci, malmessi e mutilati fecero a gara
per accontentarla e inventare maniere di alleviare la noia della
lunga traversata; e i pazienti, nelle brande a castello, si misero
a escogitare centinaia di pretesti per trattenerla pi a lungo pres
so di loro quando al mattino faceva i suoi giri non ufficiali tra
le brande.
Tra i pazienti c'era un capitano dei fucilieri a cavallo del Na
tal che era passato da Mort Homme assieme agli altri feriti rico
verati nel castello. La prima volta che Centaine entr nella sua
corsia con un pacco di libri sottobraccio, egli la salut, in estasi;
Raggio di Sole! E Raggio di Sole in persona! Cos il no-
mignolo la segu sulla nave.
Infermiera Raggio di Sole. Quando la chiam cos anche
il severo maggiore Wright, l'adorazione per Centaine fu unani
me. A bordo era adorata da tutti,
In quelle circostanze, il dolore non aveva tempo di torturar-
la, ma a sera, prima di addormentarsi, Centaine, coricata nel
l'oscurit, ricomponeva con gli occhi della mente l'immagine di
Michael, e poi congiungeva le mani sopra il ventre.
Nostro figlio, Michel, nostro figlio!
I cieli tempestosi e le onde nere del Golfo di Biscaglia si al
lontanarono a poppa nella lunga scia bianca della nave ospedale,
mentre davanti alla prua i pesci volanti saltavano fuori dal
l'oceano brillando come monetine d'argento sulla superficie di
velluto azzurro del mare.
Al trentesimo parallelo nord l'allegro capitano Jonathan Bal
lantyne, futuro erede di 100.000 acri di pascolo appartenenti
a suo padre Sir Ralp Ballantyne, Primo Ministro della Rhode
sia, chiese a Centaine di sposarlo.
Mi par di sentire il povero pap , disse Centaine imitando
il conte con tal precisione che lo sguardo di Anna si rannuvol.
Centomila acri! bambina mia, sei pazza. Come si fa a rifiu
; tarli?
Dopo di che, le proposte di matrimonio divennero un'epide-
mia contagiosa. Perfino il dottor Archibald Stewart, il suo su-
periore immediato, sbattendo le ciglia dietro le lenti cerchiate
d'acciaio, e sudando nervosamente, si imbarc in un discorsetto
attentamente preparato, e accolse con pi sollievo che mortifica-
zione il rifiuto di Centaine, accompagnato da due sonori baci
sulle guance.
All'Equatore Centaine sostitu il maggiore Wright nel tradi-
zionale sacrificio al dio Nettuno. La cerimonia fu celebrata tra
l'ilarit pi scatenata e diffusa. L'attrazione principale, natu-
ralmente) si rivel sempre Centaine, che indossava un costume
da sirena di sua realizzazione. Anna aveva protestato strenua-
mente per il dcollet, ma poi l'aveva aiutata a cucirlo. Il co-
stume incontr il favore di tutti gli astanti. Presero a emettere
fischi e a battere le mani, e subito dopo l'attraversamento del-
l'Equatore vi fu una nuova epidemia di proposte di matrimonio.
Anna continuava a brontolare, ma dentro di s era molto con-
tenta del mutamento che cominciava a intravedere in Centaine.
Davanti ai suoi occhi Centaine si stava trasformando in una don-
na, dalla ragazza che era, e questo spettacolo era magnifico. Fi-
sicamente stava fiorendo, come capita alle gestanti all'inizio del-
la gravidanza; la sua carnagione aveva assunto una tonalit ma-
dreperlacea, aveva perduto ogni traccia della goffaggine adole-
scenziale e il suo corpo si arrotondava senza perdere minima-
mente in grazia.
Ma ancora pi grandi erano gli altri mutamenti. La sua cre-
scente sicurezza, il fascino che stava ora cominciando a eserci-
tare consapevolmente e a pieno ritmo. Anna sapeva benissimo
che Centaine era un'imitatrice nata: era capace di passare in un
attimo dall'accento meridionale di Jacques, il cameriere, al val-
lone delle domestiche e al parigino ricercato del maestro di mu-
sica: ma adesso si accorgeva che il talento della ragazza per le
lingue andava ben oltre ci. Centaine parlava gi l'inglese con
una facilit tale che era in grado di cogliere le differenze d'ac
cento tra un australiano, un sudafricano e un inglese che ha
studiato a Oxford, e replicarle alla perfezione. A ciascuno si
rivolgeva coi vezzi del suo paese: e quando salutava gli austra-
liani coi loro idiotismi pi particolari, essi urlavano di gioia.
Anna si era anche accorta che Centaine aveva una vera pre
disposizione per le cifre e i conti. Quando il fattore era scap
pato a Parigi, nei primi mesi di guerra, si era occupata lei del
l'amministrazione, e Anna si era meravigliata della sua capacit
di sommare una lunga colonna di numeri semplicemente facen
dovi scorrere sopra la penna, senza muovere le labbra n utiliz
zare le dita, ci che a lei pareva miracoloso.
Adesso Centaine prese a dirnostrare il medesimo acume.
Giocava a bridge col maggiore Wright, e formavano una coppia
formidabile. Le vincite di Centaine infastidivano Anna, che per
la verit era contraria al gioco. Centaine le investiva di nuovo
nell'azzardo: con Jonathan Ballantyne e il dottor Stevens pun
tavano forte sulle scommesse circa le miglia coperte in un gior
no dalla nave, e prendevano sempre il biglietto della lotteria
quotidiana. All'attraversamento dell'Equatore, Centaine aveva
aggiunto in tal modo quasi duecento sovrane alla pila di luigi
d'oro che era riuscita a salvare dal rogo del castello.
Anna era sempre stata dell'idea che Centaine leggesse trop
po. Ti far male agli occhi , le diceva spesso, ma non riu
s a valutare la profondit delle conoscenze che Centaine si
era procurata nei libri finch non la sent sciorinarle in con
versazioni e discussioni. Mfendeva la propria opinione contro
polemisti formidabili quale il dottor Archibald Stewart, eppu
re Anna not che era cos astuta da non inimicarsi l'uditorio
con l'ostentazione della propria cultura: sapeva invece conclu
dere ogni discussione con una nota conciliante, che permetteva
all'antagonista maschio di ritirarsi senza aver troppo scalfito
la propria dignit.
S , annuiva Anna soddisfatta con se stessa, guardando
la fanciulla schiudersi e fiorire come un bel bocciolo al sole dei
tropici, davvero intelligente, come la sua mamma.
Pareva che Centaine avesse addirittura un bisogno fisico di
luce e di calore. Tutte le volte che passava sul ponte alzava il
viso al cielo per esporlo al sole. Oh, Anna, come odiavo il
freddo e la pioggia! Non magnifico il caldo?
Bada che ti stai abbronzando e diventi brutta , l'avvert
Anna. E poi, non affatto da signora.
Centaine si guard pensosamente le braccia. Non sto male.
i! un colore dorato, Anna! Dorato!
Centaine tanto aveva letto e tanta gente aveva interrogato
che sembrava gi conoscere a menadito l'emisfero australe dove
ora si addentrava la nave. A volte svegliava Anna e la costrin-
geva a seguirla sul ponte come chaperon, mentre l'ufficiale di
guardia le indicava le costellazioni meridionali. E, nonostante
l'ora tarda, Anna era abbagliata dallo splendore di quel cielo,
che ogni notte si rivelava ai loro occhi un po' di pi.
Guarda, Anna, si vede Achernar finalmente! Era la stella
che Michel preferiva, la sua stella. Dovremmo averne una tutti
quanti, diceva, e ne aveva scelta una anche per me.
E qual ? le chiedeva Anna. Quale sarebbe la tua
stella?
Acrux. Eccola l, la pi luminosa della Croce del Sud.
Non c' niente tra lei e la stella di Michel, tranne il perno
dell'universo stesso, il polo sud celeste. Diceva quindi che tra
noi due reggevamo l'asse terrestre. Non era romantico, Anna?
Romantiche sciocchezze , replicava Anna, tirando su col
naso, rimpiangendo in segreto che quelle cose nessun uomo le
avesse mai dette a lei.
Poi Anna giunse a distinguere nella sua protetta un'altra ca-
pacit, che sembrava oscurare tutte le altre. Era la capacit di
farsi ascoltare dagli uomini. Era assolutamente eccezionale ve-
dere uomini come il maggiore Wright o il capitano del Protea
Castle starla ad ascoltare in silenzio quando parlava seriamente,
senza il malcelato sogghigno che gli uomini assumono quando
Si trovano a dar retta a una donna.
E ancora una bambina , si meravigliava Anna, eppure
la trattano come una donna... no, no, ancora di pi, cominciano
a trattarla da pari a pari.
Era una cosa davvero sbalorditiva. Quegli uomini le accorda-
vano spontaneamente il rispetto che proprio in quegli anni le
suffragette , com'erano chiamate con un sorriso donne come
Emmeline Pankhurst e Annie Kenney, e le loro seguaci, si bat-
tevano con tutti i mezzi per ottenere, gettandosi sotto i cavalli
da corsa, facendo lo sciopero della fame, subendo dure condan-
ne alla prigione, e fino ad allora invano.
Centaine si faceva ascoltare dagli uomini, e moIto spesso li
induceva a fare quel che voleva lei, non disdegnando per di
usare quei piccoli stratagemmi di civetteria che le donne di
tutte le epoche furono sempre costrette a mettere in atto: ag-
giungendovi Per di suo una lcoica stringente, argomenti incon
futabili e forza di volont. Tutto ci, assieme al fascinoso sor-
riso e allo sguardo intenso e diretto dei suoi fondi occhioni neri,
le conferiva un potere apparentemente irresistibile. Ad esem-
pio le erano bastati cinque giorni per indurre il maggiore Wright
a rimangiarsi l'ordine che la confinava al ponte A.
Bench le giornate di Centaine fossero piene fino all'ultimo
minuto, nemmeno per un attimo perse di vista la sua destina-
zione finale. Ogni giorno ardeva sempre pi dal desiderio di
lanciare il primo sguardo alla terra dove Michael era nato, e do-
ve sarebbe nato anche suo figlio.
Per quanto occupata fosse, non perdeva mai il rilevamento di
mezzogiorno, quando l'ufficiale di rotta faceva il punto. Pochi
istanti prima dello scoccare dell'ora correva sul ponte di co-
mando per la scaletta vietata ai passeggeri, chiedeva ansimando
il permesso di entrare all'ufficiale chino sul cronometro ( Per-
messo accordato ) e si precipitava in plancia.
Sei appena in tempo, Raggio di Sole.
Se ne stava a guardare affascinata gli ufficiali di coperta che
si affacciavano al parapetto levando al cielo i sestanti per rile-
vare il sole a mezzod, per poi segnare il punto sulla carta e
calcolare le miglia di rotta coperte dalla nave nelle ultime ven-
tiquattro ore.
Ecco qua, Raggio di Sole: 17 gradi e 23 primi sud. Cento-
sessanta miglia nautiche a nord est dell'estuario del fiume Cu-
nene. Citt del Capo a quattro giorni di navigazione, a Dio
piacendo e se il tempo non si guasta.
Centaine studiava avidamente la carta. Sicch siamo gi al
largo della costa sudafricana?
No, no. E l'Africa occidentale tedesca. Era una colonia del
Kaiser, ma adesso l'hanno conquistata i sudafricani.
E che c'? Giungle, savane?
Sarebbe bello, Raggio di Sole, ma si tratta di uno dei de-
serti pi dimenticati da Dio che ci siano al mondo.
E Centaine lasciava il ponte di comando e tornava in coperta
a guardare a levante, verso il gran continente che giaceva anco-
ra oltre l'orizzonte marino.
Non vedo l'ora di avvistare finalmente l'Africa!
Quel cavallo era un animale del deserto. I suoi lontani pro-
genitori avevano portato in groppa i re e i dignitari beduini
per le roventi desolazioni dell'Arabia. Le sue linee di sangue
erano state portate a nord dai crociati, al ben pi freddo clima
d'Europa, e poi, centinaia d'anni pi tardi, erano state ricon.
dotte in Africa dalla spedizione coloniale tedesca. Erano gli ani
mali sbarcati dalla cavalleria di Bismarck nel porto di Luderitz
bucht. In Africa si erano incrociati e rincrociati coi possenti ca
valli da tiro dei boeri, e con quelli agili e resistenti alle priva
zioni del deserto degli ottentotti, finch ne era uscito quest'ani
male, una creatura perfettamente adattata all'ambiente e ai
compiti che l'aspettavano.
Aveva le narici larghe e la testa affilata dei cavalli arabi, zoc
coli grandi e spatolati adatti alla terra sabbiosa del deserto, e
grandi polmoni nel torace a barile. Il colore, castano chiarissi
mo, respingeva gli infuocati dardi del sole, e il pelo crespo l'isola
va sia dall'afa pi torrida del mezzod sia dal gelo rigidissimo
della notte. Aveva infine cuore e garretti per portare il cava
liere fino agli orizzonti lattiginosi del deserto e oltre.
L'uomo che lo cavalcava era lui pure un sangue misto e, co
me il suo destriero, un prodotto del deserto e della terra scon
finata.
Sua madre era venuta fin l da Berlino quando il padre di lei
era stato nominato vicecomandante delle forze coloniali tede
sche dell'Africa Occidentale. Qui ella aveva conosciuto e, nono
stante l'opposizione della sua famiglia, sposato un giovane boe
ro di una famiglia ricca solo di terra e di spirito. Lothar era
l'unico figlio di quell'unione, e per volere della madre aveva
completato i suoi studi in Germania. Si era dimostrato un bra
vo studente, ma lo scoppio della guerra boera l'aveva obbligato
a interromperli. Quando torn non annunciato a Windhoek,
sua madre apprese che aveva intenzione di arruolarsi nell'eser
cito boero. La sua era una famiglia di guerrieri, sicch fu molto
orgogliosa di vederlo partire con un servo ottentotto e tre ca
valli di riserva per raggiungere suo padre gi in campo contro
gli inglesi.
Lothar aveva trovato suo padre e suo zio Koos De La Rey a
Magersfontein. Lo zio Koos era il leggendario comandante boe
ro; Lothar ebbe il battesimo del fuoco due giorni dopo, quan
do i britannici cercarono di sfondare sulle colline di Magersfon
tein per spezzare l'assedio di Kimberley.
All'alba di quella giornata campale Lothar aveva esattamen
te quattordici anni e cinque giorni. Uccise il suo primo inglese
poco innanzi le sei del mattino. Era un bersaglio molto pi fa-
cile delle cento e cento antilopi e gazzelle che aveva colpito
in corsa in precedenza.
Lothar divenne uno dei cinquecento tiratori scelti affacciati
alla trincea che lui stesso aveva aiutato a scavare ai piedi delle
colline di Magersfontein. L'idea di nascondersi in una specie di
fosso dapprima aveva ripugnato ai boeri, cavalieri abituati a
spaziare liberamente a spron battuto. Tuttavia il generale De
La Rey li aveva convinti a sperimentare la nuova tattica. Cos
le truppe inglesi che avanzavano ignare verso Kimberley gli era-
no finite in bocca senza nemmeno vedere, alla luce ingannevole
dell'alba, la trincea nemica.
Comandava l'avanzata inglese nel settore dove si trovava
Lothar un uomo forte e sanguigno, dai favoriti rosso-fiamma.
Avanzava una decina di passi davanti agli altri, col kilt che svo-
lazzava al vento, l'elmetto coloniale di tre quarti e la spada
snudata in mano.
In quel momento il sole sorse sopra le colline di Magersfon-
tein. La sua gran luce arancione inond l'indifferenziata pia-
nura del veld. Incendi di luce teatrale gli highlanders della
fanteria scozzese che avanzavano tra le pile di pietre che i boeri
trincerati avevano disposto qua e l per segnare le distanze. Era
la luce ideale per il tiro a segno.
Lothar punt in mezzo alla fronte dell'inglese, ma come gli
uomini acquattati al suo fianco sent nascere in s una certa
riluttanza. La faccenda non sembrava molto diversa da un omi-
cidio. Poi, quasi contro la sua volont, il Mauser fece fuoco
rinculandogli contro la spalla. L'elmetto dello scozzese vol via
roteando su se stesso. L'omone apr le braccia e cadde a terra.
L'impatto della pallottola contro il suo cranio fu udito anche
da Lothar: era il rumore di un melone che si infrange su un
pavimento di pietra. La spada balen al sole, vortic, cadde in-
sieme al soldato tra i bassissimi cespugli spinosi.
Per tutto il giorno centinaia di fanti scozzesi rimasero lette-
ralmente incollati al terreno, senza poter nemmeno alzar la te-
sta perch di fronte a loro, nella trincea a cento passi di distan-
za, stavano forse i migliori tiratori del mondo.
Il sole africano riusciva a morderli dietro le ginocchia anche
sotto il kilt. Queste si gonfiarono e continuarono a gonfiarsi fin-
ch la pelle si spacc come la buccia d'un frutto troppo maturo.
I feriti invocavano acqua, e alcuni boeri, dalla trincea, tirarono
loro le borracce, ma i lanci risultavano corti.
Bench da allora Lothar avesse ucciso cinquanta uomini,
avrebbe ricordato quel giorno per tutta la vita. Diceva infatti
di esser diventato un uomo proprio quel giorno.
Lothar non era di coloro che tiravano le borracce. Anzi, ave-
va stecchito due inglesi che, strisciando, cercavano di raggiun-
gerle. II suo odio per gli inglesi, appreso in braccio alla madre
e al padre, quel giorno aveva preso a fiorire appieno e, negli an-
ni che seguirono, non fece che maturare sempre pi.
Gli inglesi avevano dato la caccia a lui e a suo padre per il
veld come animali selvaggi. La sua amata zia e tre cugine erano
morte di difterite in un campo di concentramento, ma Lothar
si era lasciato convincere che gli inglesi avevano inserito appo-
sta degli ami da pesca nel pane che davano alle donn boere
per lacerar loro la gola. Era proprio una cosa da inglesi, quella
guerra alle donne, alle ragazze, ai bambini.
Lui, suo padre e i suoi zii avevano continuato a combattere
anche dopo che l'ultima speranza di vittoria era svanita. Si au-
todefinivano con orgoglio i Bitter Enders, pronti a resistere sen-
za tregua, appunto, fino all'amara fine. Quando gli altri, pelle
e ossa per la fame, ammalati di dissenteria e coperti di piaghe
in tutto il corpo per il sole e gli strapazzi all'aperto, quelle
che chiamano a piaghe del veld , vestiti di stracci e con
solo tre proiettili a testa nella bandoliera per il fucile, erano an-
dati ad arrendersi agli inglesi a Vereeniging, Petrus De La Rey
e suo figlio Lothar non li avevano imitati.
Chiamo Dio a testimone, il Dio della mia gente , aveva
invocato Petrus a capo scoperto nel veld, in piedi accanto al
figlio diciassettenne Lothar. La guerra contro gli inglesi non
finir mai. Lo giuro al Tuo cospetto, o Signore Iddio di Israele.
Poi aveva messo la Bibbia rilegata in pelle nera in mano a
Lothar e gli aveva fatto fare lo stesso giuramento.
La guerra contro gli inglesi non finir mai... Lothar era
rimasto accanto a suo padre, a maledire i traditori, i vigliacchi
che si arrendevano, Louis Botha e Jannie Smuts, e perfino suo
zio Koos De La Rey. Voi, voi che avete venduto il vostro
popolo ai filistei, possiate vivere tutta la vita sotto il giogo
inglese e poi bruciare al!'inferno per diecimila anni.
Cos padre e figlio avevano voltato i cavalli e spronato, ad-
dentrandosi nella sconfinata e arida terra dominata dall'Impero
germanico, lasciando tornare gli altri a far pace con l'Inghil-
terra.
E poich padre e figlio erano forti, gran lavoratori e dotati
di naturale astuzia e coraggio, poich la madre di Lothar era
una tedesca di buona famiglia con importanti relazioni e un
discreto patrimonio, nell'Africa sud-occidentale tedesca essi ave-
vano prosperato.
Petrus De La Rey, il padre di Lothar, era un ingegnere auto-
didatta di considerevole abilit. Ci che non sapeva, inventava,
secondo il proverbio boero: Noi ci arrangiamo sempre . At-
traverso le relazioni di sua moglie ottenne il contratto della ri-
costruzione del frangiflutti del porto di Luderitzbucht e, quan-
do esso fu completato con buon esito, quello di costruire la
linea ferroviaria diretta a nord, dal fiume Orange a Windhoek,
la capitale del sud-ovest tedesco. Insegn a Lothar tutto quello
che sapeva. Il ragazzo imparava in fretta e nel giro di pochi
anni, all'et di ventuno, era socio a pieno titolo dell'impresa di
costruzioni De La Rey & Figlio.
Sua madre, Christina De La Rey, scelse una bella ragazza
tedesca, bionda e di buona famiglia, e la inser diplomatica-
mente nell'orbita di suo figlio, che la spos prima di compiere
i ventitr anni. Ella diede a Lothar un bel bambino biondo su
cui il giovane cominci a fare grandi progetti.
Ma gli inglesi entrarono di nuovo nella loro vita, a sconvol-
gerla. Minacciando di far crollare tutta la loro economia, i De
La Rey presero a opporsi alle legittime aspirazioni imperiali te-
desche. Lothar e suo padre andarono dal governatore Seitz of-
frendosi di costruire a proprie spese depositi di munizioni e di
viveri nelle zone pi lontane del paese, per render possibile la
difesa contro l'invasione inglese che sarebbe sicuramente venu-
ta dall'Unione Sudafricana, ora governata da quei traditori e
voltagabbana di Smuts e Louis Botha.
A Windhoek, a quell'epoca, c'era un giovane capitano di ma-
rina tedesco, il quale cap subito l'importanza dell'offerta dei
De La Rey e indusse il governatore ad accettarla. Con padre e
figlio costeggi il pauroso litorale conosciuto col nome quanto
mai appropriato di Costa degli Scheletri, per scegliere una base
adatta in cui il naviglio germanico potesse far scalo e riforni-
mento di combustibile, munizioni e viveri anche dopo una even-
tuale cattura nemica dei porti di Luderitzbucht e Walvis Bay.
Scoprirono una baia riparata e fuori mano trecento miglia
a nord dei quasi indifesi scali di Walvis Bay e Swakopmund,
un luogo quasi impossibile da raggiungere per via di terra, per-
ch circondato da insuperabili deserti. Caricarono un piccolo
vapore mercantile del materiale necessario spedito in segreto
dalla Germania: cinquecento tonnellate di nafta in bidoni da
duecento litri, pezzi di ricambio per motori marini, cibo in
scatola, armi leggere e munizioni, granate per cannoni navali e
quattordici siluri acustici Mark VII, atti a riarmare i sotto-
marini tedeschi se mai avessero dovuto operare in quei mari
australi. Tutto ci fu sbarcato mediante scialuppe e interrato
sotto le torreggianti dune del vicino deserto.
La base segreta di rifornimento fu approntata completamen-
te poche settimane prima dell'attentato a Sarajevo all'arciduca
Francesco Ferdinando d'Austria, allorch il Kaiser, per proteg-
gere gli interessi dell'Impero germanico, fu costretto a inter-
venire contro i rivoluzionari serbi. Immediatamente Francia e
Gran Bretagna colsero il pretesto per muovere alla Germania
quella guerra che bramavano da tempo.
Lothar e suo padre sellarono i cavalli, radunarono i servi ot-
tentotti, dissero addio con un bacio alle donne e ai bambini e
scesero di nuovo in campo contro gli inglesi e i loro reggicoda
unionisti. Erano seicento uomini, guidati dal generale boero
Maritz: raggiunsero a cavallo il fiume Orange e si accamparono
in attesa del mornento di colpire.
Ogni giorno venivano raggiunti da altri uomini in armi, uo
mini duri, barbuti, rotti al combattimento, con il Mauser in
spalla e le bandoliere di munizioni che si incrociavano sull'am-
pio petto. E ogni volta il nuovo gruppo portava notizie, che
erano sempre buone.
I vecchi commilitoni si radunavano al grido di Comman-
do! Dappertutto i boeri ripudiavano la proditoria pace con-
clusa da Smuts e Botha con gli inglesi. Tutti i vecchi generali
boeri scesero in campo. De Wet si accamp nella Mushroom
Valley, Kemp a Treurfontein con ottocento uomini, Beyers e
Fourie si pronunciarono anch'essi per la Germania e la lotta
agli inglesi in campo aperto.
Smuts e Botha non avevano molta voglia di innescare quella
che si annunciava chiaramente come una guerra civile tra boeri.
Le forze armate dell'Unione Sudafricana consistevano infatti
per il settanta per cento di soldati di origine boera. Presero a
corteggiare i ribelli, a implorarli, a inondarli di lusinghe e pro-
messe, mandando emissari ai loro campi di raccolta, sfiancan-
dosi allo scopo di evitare spargimento di sangue, ma ogni gior-
no le forze ribelli diventavano pi forti e fiduciose.
Poi li raggiunse un messaggio portato da un cavaliere che
aveva attraversato a spron battuto il deserto da Windhoek.
Era un messaggio del Kaiser in persona, inviato al governatore
Seitz.
L'ammiraglio Graf Von Spee aveva vinto con i suoi incro-
ciatori una grande battaglia navale a Coronel, sulla costa cilena.
Il Kaiser gli aveva ordinato di doppiare Capo Horn e attraver-
sare l'Atlantico meridionale per bloccare e bombardare i porti
sudafricani in appoggio alla ribellione dei boeri contro gli in-
glesi e gli unionisti.
Sotto il terribile sole del deserto i boeri cantarono e lancia-
rono urla di gioia. Adesso erano sicuri che la loro parte era
destinata a vincere. Aspettavano solo che gli ultimi generali
boeri li raggiungessero per intraprendere la marcia su Pretoria.
Koos De La Rey, lo zio di Lothar, divenuto vecchio, debole
e indeciso, non si era ancora schierato. Il padre di Lothar gli
mandava continui messaggi per sollecitarlo a unirsi a loro, ma
egli vacillava, ingannato dalle false promesse di Jannie Smuts
e dalla sua malriposta devozione per Louis Botha.
L'altro leader boero che aspettavano era Koen Brits, un gi-
gante di granito, alto due metri e cinque centimetri, capace di
bere una bottiglia di liquore con l'indifferenza con cui un uomo
normale si sarebbe scolato una gazzosa, di sollevare un bue,
sputare una cicca di tabacco a venti passi (misurati) e colpire
col Mauser un'antilope saltante in corsa a duecento passi. Ave-
vano bisogno di lui perch, una volta che avesse deciso da che
parte schierarsi, mille uomini l'avrebbero seguito.
Tuttavia, Jannie Smuts mand a quest'uomo notevole un
messaggio cos concepito: Chiama a raccolta i tuoi, Oom
Koen, e scendi in campo con me . La risposta fu immediata:
la, mio vecchio amico, siamo gi armati e a cavallo e pronti
a partire. Contro chi combatteremo? Tedeschi o inglesi? Cos
la causa unionista si assicur Brits.
Infine Koos De La Rey, dirigendosi all'incontro finale con
Jannie Smuts, nel corso del quale avrebbe preso la sua deci-
sione, incapp in un blocco stradale della polizia appena fuori
Pretoria, diede ordine all'autista di tirare dritto e un cecchino
lo stecch con una pallottola in testa. Fu cos che persero anche
De La Rey.
Naturalmente Jannie Smuts, quel diavolo astuto e gelido,
aveva la scusa pronta. Disse che il blocco stradale doveva im-
pedire la fuga di una famosa banda di rapinatori di banche, la
banda Foster, che aveva appena fatto un colpo nella zona, e che
la polizia aveva aperto il fuoco per un equivoco sull'identit del
generale. Tuttavia i ribelli non la bevvero. II padre di Lothar
pianse pubblicamente alla notizia dell'assassinio di suo fratello,
e tutti seppero che da allora in poi non si poteva pi tornare
indietro, bisognava conquistare la terra col fucile in pugno per
ch il tempo delle trattative era finito.
Tutte le forze dei ribelli, secondo il piano, dovevano riunirsi
col generale Maritz sul fiume Orange, ma avevano sottovalu-
tato la nuova mobilit del nemico, che aveva le recenti automo-
bili a benzina. Avevano anche dimenticato che Botha e Smuts
si erano gi dimostrati, da un pezzo, i migliori generali boeri.
Quando alla fine si mossero, i due lo fecero con la mortale rapi-
dit di un mamba irritato.
Piombarono addosso a De Wet nella Mushroom Valley e lo
distrussero con l'artiglieria e le mitragliatrici. Vi furono perdite
terribili da parte ribelle, e De Wet scapp nel Kalahari, inse-
guito da Koen Brits con una colonna motorizzata che lo cat-
tur nel deserto a Waterburg.
Poi gli unionisti tornarono indietro e impegnarono Beyers e
i suoi presso Rustenberg. Persa la battaglia, Beyers cerc di
fuggire attraversando a nuoto il fiume Vaal in piena. Gli stivali
colmi d'acqua lo tirarono a fondo e il suo corpo fu ritrovato
quakhe giorno dopo su un sabbione a valle.
Sul fiume Orange, frattanto, Lothar e suo padre aspettavano
l'inevitabile annientamento, ma prima degli unionisti li rag-
giunse una pessima notizia.
L'ammiraglio inglese Sir Doveton Sturdee aveva intercettato
Von Spee alle Falkland e gli aveva affondato i grandi incrocia-
tori Scharnhorst e Gneisenau, nonch il resto della squadra, con
solo dieci perdite tra i marinai inglesi. La speranza di soccorso
ai ribelli si era inabissata con la flotta tedesca.
Tuttavia combatterono, irriducibili, quando arrivarono gli
unionisti, ma invano. II padre di Lothar si prese una pallottola
nella pancia e il figlio lo port via dal campo di battaglia cer-
cando di riuscire a condurlo attraverso il deserto a Windhoek.
dove la madre avrebbe potuto curarlo. Erano quasi mille chi-
lometri terribili, senz'acqua. La sofferenza del vecchio era tale
che Lothar piangeva per lui, la ferita si infett del contenuto
degli intestini perforati e il fetore attir le iene, che presero a
girare intorno al fuoco del campo tutte le notti.
Ma il vecchio era un uomo molto forte e gli ci vollero parec-
chi giorni per morire.
Figlio mio, promettimi , disse con l'ultimo respiro che
puzzava di morte, promettimi che la guerra contro gli inglesi
non finir mai.
Te lo prometto, padre. Lothar si chin su di lui, lo baci
sulla guancia. Il vecchio sorrise e chiuse gli occhi.
Lothar lo seppell nel deserto, in una buca profondissima,
cos che le iene non potessero fiutarlo e riesumarlo per divorar-
ne il corpo. Poi prosegu verso Windhoek.
Il colonnello Franke, comandante tedesco della piazza, rico-
nobbe il valore di Lothar e l'incaric di addestrare un corpo di
esploratori scelti per combattere nel deserto. Lothar mise insie-
me un pugno di induriti boeri, ottentotti delle truppe coloniali
tedesche e guerrieri negri dei villaggi dell'interno e li port nel
deserto ad aspettare l'invasione delle truppe unioniste.
Smuts e Botha arrivarono con 45.000 uomini per via mare,
sbarcando a Swakopmund e Luderitzbucht. Da l si diressero
verso l'interno, utilizzando la loro tattica abituale: rapide mar-
ce forzate, spesso senz'acqua per molti chilometri, accerchia-
menti, attacchi da due direzioni. Avevano le autoblindo, e pre-
sero a usarle come nella guerra boera avevano usato la cavalle-
ria. Contro quella moltitudine Franke aveva a disposizione
8000 uomini, per difendere un territorio di oltre 500.000 chi-
lometri quadrati con uno sviluppo costiero di quasi duemila.
Lothar e i suoi scouts si opposero agli unionisti con una tat-
tica tutta loro. Avvelenarono i pozzi davanti alle truppe ne-
miche, fecero saltare le linee ferroviarie, aggirarono il grosso e
attaccarono i convogli di rifornimenti, disposero insidiosi cam-
pi minati, tesero imboscate e si lanciarono in azioni di guerri-
glia tutte le mattine e tutte le sere, fino agli estremi limiti della
resistenza anche di uomini avvezzi alla dura vita del veld come
loro.
Ma tutto fu vano. Botha e Smuts strinsero in una morsa im-
possibile da spezzare l'esiguo esercito tedesco, e con perdite li-
mitate a 530 tra morti e feriti imposero al colonnello Franke
la resa senza condizioni. Ma non a Lothar De La Rey. Per ono-
rare la promessa che aveva fatto a suo padre morente, egli con-
dusse ci che restava della sua banda di guerriglieri a nord, nel
temuto kakao veld, per continuare il combattimento.
La madre di Lothar, Christina, sua moglie e suo figlio furono
internati in un campo per cittadini tedeschi istituito dagli unio-
nisti a Windhoek. L, tutt'e tre morirono.
Si tratt di un'epidemia di febbre tifoide, ma Lothar De La
Rey ne consider responsabili i nemici, e nel deserto aliment
il proprio odio e lo fece divampare, perch era tutto ci che or-
mai gli restava. La sua famiglia era stata distrutta dagli inglesi,
le sue tenute confiscate e la terra divisa. L'odio era il carburante
che lo faceva andare avanti.
Alla sua famiglia assassinata stava pensando ora, a cavallo,
sulla cresta di una delle alte dune che guardavano l'Oceano
Atlantico dalle acque verdi dove fumava, nel sole del mattino,
la corrente di Benguela.
Il viso di sua madre sembrava alzarsi dalle volute di nebbia.
Era stata una donna bellissima. Alta e statuaria, con biondi ca-
pelli folti che, quando li spazzolava, le arrivavano alle ginoc-
chia, ma che di solito portava intrecciati a crocchia sulla som-
mit del capo per rendersi ancora pi alta e imponente. Anche
i suoi occhi erano color del miele, con lo sguardo altero e di-
retto del leopardo.
Cantava Wagner, una parte di Valchiria, e aveva trasmesso
a Lothar il suo amore per la musica, la cultura e l'arte. Gli ave-
va anche trasmesso la sua bellezza dai classici tratti teutonici e
i folti ricci che ora ricadevano sulle spalle del giovane da sotto
il cappellone tradizionale, detto terai, baldanzosamente adorna-
to di piume di struzzo che, infilate nel nastro, ondeggiavano qua
e l. Come quelli di Christina, anche i suoi capelli erano color
del bronzo lucidato, ma le sopracciglia erano scure e folte, so-
pra gli occhi dorati da leopardo che ora scrutavano le nebbie
argentee della corrente di Benguela.
La bellezza della scena commuoveva Lothar come una musi-
ca. Come violini che suonassero Mozart, creava al centro del-
l'anima sua lo stesso sentimento di mistica malinconia. II mare
era verde e calmo, nemmeno uno spruzzo di spuma ne imbian-
cava la superficie vellutata. Il suo respiro sommesso e dolce sem-
brava quello dell'intero creato. Tuttavia lungo il bagnasciuga
la folta vegetazione di alghe scure assorbiva il movimento del
mare e non vi erano bianchi frangenti. Le alghe danzavano un
lento e garbato minuetto, chinandosi e ondeggiando al ritmo
dell'oceano.
I due promontori che chiudevano la baia erano formati di
rocce stratificate che si erano spaccate in forme gcometriche.
Erano tutte segnate, dagli escrementi degli uccelli marini e del-
le foche, di strie bianche. I mantelli delle foche brillavano nel
sole offuscato dalla nebbia e i loro versi strani echeggiavano
nell'aria senza vento fin dove stava Lothar, in alto sulla cresta
della duna.
In mezzo alla baia la roccia cedeva a una spiaggia terrosa
color manto di leone, e dietro la prima duna si stendeva una
laguna molto ampia, di acqua intrappolata e cinta da canne pa-
lustri che costituivano in quel paesaggio l'unica vegetazione. In
quelle acque torbide sostavano legioni di fenicotteri rosa dalle
lunghe zampe. Il colore meraviglioso di questa massa di vola-
tili era acceso come un fuoco ultraterreno, e attirava lo sguardo
di Lothar distogliendolo dall'oceano.
I fenicotteri non erano gli unici uccelli di quella laguna. C'e-
rano stuoli di pellicani e tante altre variet di uccelli di palude
nutriti da quelle acque fcraci.
Le dune dove Lothar aspettava sembravano il dorso scaglio-
so di un mostruoso serpente che si torcesse e ritorcesse lungo il
litorale, alzandosi fino a centocinquanta metri sopra il liveIlo del
mare contro il cielo pieno di foschia. Le forme delle dune erano
varie e bizzarre. Continuamente rimodellate dal vento marino,
alcune erano tondeggianti e gibbute, altre appuntite fino a pa-
rer fatte di roccia aflilata e tagliente.
All'improvviso in mare riboll una macchia scura. La super-
ficie di velluto verde prese il colore del ferro brunito. Lothar
sobbalz nervosamente per l'impazienza, aguzzando lo sguardo.
Era forse ci che aspettava ormai da settimane? Alz il bino-
colo che portava al collo e prov una fitta di delusione.
Era solo un branco di ipesci, ma che branco! Punteggiavano
il mare fin dove si stendeva lo sguardo, affiorando a nutrirsi di
plancton, il ricco plancton che colorava di verde l'acqua del-
l'oceano. Si trattava di sardine lunghe non pi d'una spanna,
ma, con la forza dei milioni e milioni di individui, riuscivano a
smuovere il mare, a farlo ribollire di vita.
Sopra questa possente moltitudine strillavano isterici i gab-
biani e gli altri uccelli marini, che si tuffavano a nutrirsi levando
piccoli spruzzi di spuma. Squadroni di foche imperversavano
tagliando il banco di pesci in tutte le direzioni, come una caval-
leria marina, rompendo l'acqua e banchettando a man salva.
In quel ribollire argentato, alte e imponenti come vele, incro-
ciavano rapide le pinne triangolari degli enormi squali oceanici.
Per un'ora Lothar rimase a guardare affascinato, poi di colpo,
come a un segnale, l'intera massa vivente s'immerse, e nel giro
di pochi secondi l'oceano fu di nuovo immoto e silente. L'unico
movimento torn a essere il quieto va e vieni delle alghe con le
lente volute dei banchi di nebbia sotto il sole pallido.
Lothar scese da cavallo, gli impastoi le zampe, prese un li-
bro dallo zaino e si sedette a leggerlo sulla sabbia tiepida. Ogni
pochi minuti alzava gli occhi dalla pagina e guardava il mare,
ma le ore passavano e alla fine si alz, si stir e torn al cavallo.
Anche quel giorno la sua attesa era stata vana. Con un piede
nella staffa si ferm ancora una volta e torn a scrutare atten-
tamente il mare ora arrossato dai bagliori del tramonto.
E poi, proprio mentre guardava, il mare si apr davanti ai
suoi occhi e ne usc un'enorme sagoma scura, l'immagine del
Leviatano, ma pi grande di qualunque cosa viva celassero gli
oceani. Scintillando e stillando rivoli d'acqua dal ponte e dalle
fiancate d'acciaio galleggi all'improvviso in superficie.
Finalmente! grid Lothar per l'eccitazione e il sollievo.
Credevo non venissero mai.
Guard avidamente nel binocolo la sinistra sagoma bislunga.
Distinse le incrostazioni di molluschi e alghe che ne ingombra-
vano la carena. Era in mare da molto tempo, chiss quanto,
sballottato dagli elementi. La sigla sulla torretta era ormai qua-
si cancellata: U-32 . Lothar riusc a leggerla con difficolt.
Poi dei movimenti sul ponte del sommergibile attirarono la sua
attenzione.
Da uno dei boccaporti sbucarono i cannonieri e corsero al
pezzo di poppa, che sparava a fuoco rapido. Non intendevano
correre rischi. Lothar vide il cannone che brandeggiava verso
di lui, pronto a rispondere al minimo gesto ostile proveniente
dalla spiaggia. Sulla torretta apparvero delle testoline. Vide bi-
nocoli puntati verso di lui.
In fretta Lothar prese la pistola lanciarazzi nello zaino. Un
lampo rosso descrisse un arco sul mare, immediatamente se-
guito da uno lanciato dal sottomarino.
Lothar spron il cavallo gi dalla duna. Scivolarono tra rivoli
di sabbia smossa.
In fondo, Lothar lanci il cavallo al galoppo sulla spiaggia
umida e compatta, sventolando il cappello, in piedi sulle staffe,
ridendo come un folle. Irruppe nell'accampamento ai margini
della laguna e salt gi, correndo dall'una all'altra capanna di
tela e pali di legno a svegliare gli uomini e farli uscire a calci.
Sono arrivati, dannati dormiglioni! Sono arrivati, cuccioli
di sciacalli del deserto! Venite! Alzate le chiappe prima che vi
marciscano per terra!
Quella che Lothar aveva riunito era un'eterogenea banda
di tagliagole. Herero alti e muscolosi, ottentotti gialli e dagli
occhi obliqui, dall'aria mongola, fieri korana e ovambo esili e
belli, vestiti con eleganza tribale e indumenti presi ai nesnici
uccisi, dove gli elmetti e i cinturoni si accoppiavano ai copri-
capi di piume di struzzo e alle pelli d'antilope e zebra. Erano
armati di fucili Mannlicher e Mauser, Martini Henry e Lee-
Enfield 303, coltelli e lance, ed erano assetati di sangue come
licaoni, selvaggi e imprevedibili come il deserto stesso che li
aveva nutriti. Riconoscevano un solo padrone: se chiunque
altro avesse osato sfiorarli, gli avrebbero tagliato la gola o pian-
tato una palla nel cranio, ma Lothar De La Rey li fece alzare a
calcioni e li spinse fuori delle capanne senza complimenti.
Muovetevi, divoratori di merda di iena; gli inglesi ci bal-
zeranno addosso prima che abbiate finito di spidocchiarvi!
Le due lance con cui la merce era stata scaricata erano state
nascoste tra le canne pochi giorni prima dello scoppio della
guerra. Nelle settimane passate ad aspettare, questi uomini le
avevano calafatate di nuovo con stoppa e catrame, approntando
scivoli con la legna recuperata sulla spiaggia per calarle facil-
mente a mare.
Dietro le sollecitazioni di Lothar, andarono a prendere le
grosse barche tra le canne, venti uomini per ciascuna, data la
loro pesantezza. Erano state costruite per trasportare ognuna
quaranta tonnellate di guano, e ancora puzzavano di escrementi
di uccelli. Erano larghe e profonde, e scivolando sopra i pezzi di
legno hscio messi di traverso suHa spiaggia li facevano affon-
dare.
Lasciarono le due lance in riva al mare e corsero indietro a
prendere i bidoni di carburante sepolti ai piedi della duna. Li
trassero dalla sabbia umida e li fecero rotolare gi per la spiag
gia. Gi Lothar aveva preparato un arganetto e con questo i
capaci bidoni furono issati sulle scialuppe. Durante il lavoro
la luce svan e le tenebre notturne la sostituirono, confondendo
il sommergibile con le nere acque dell'oceano.
In acqua le scialuppe! Tutti a dare una mano! grid Lo-
thar, e i suoi uomini accorsero dal buio circostante e presero a
lavorare al ritmo di un canto negro. Ogni spinta riusciva a fare
avanzare le scialuppe di pochi centimetri, finch non comincia-
rono a galleggiare.
Lothar stava ritto a poppa con la lanterna in mano, e i suoi
rematori spingevano la lancia, immersa fin quasi agli scalmi, nel-
le fredde acque nere. Nell'oscurit antistante una pila lampeg-
giava di tanto in tanto a indicar loro la strada, finch all'im-
provviso la sagoma nera dell'U-Boot non comparve imponente
al loro fianco un attimo prima che la lancia andasse a sbatterci
contro. I marinai tedeschi erano pronti con le cime e uno diede
il braccio a Lothar che con un balzo vi si aggrapp e prese a
sgambettare sulla ripida murata d'acciaio per montare a bordo.
Il capitano del sommergibile l'aspettava sul ponte. Unter-
seeboot Kapitan Kurt Kohler , si present, salutando e sbat-
tendo i tacchi. Poi diede la mano a Lothar. Sono molto con-
tento di vederla, Herr De La Rey, avevamo ancora carburante
sufficiente a stento per due giorni di navigazione. Alla luce
della lanterna cieca che c'era sul ponte del sommergibile, la
faccia del capitano aveva un colorito malsano. La sua pelle
presentava il pallore cereo di una creatura che da molto tempo
non vede la luce. Le pupille gli erano affondate nelle occhiaie
scure, e la bocca sembrava la cicatrice d'un colpo di sciabola.
Lothar vedeva bene che quello era un uomo che era giunto a
conoscere intimamente la morte nelle buie e segrete profondit
che frequentava.
Ha fatto buon viaggio, Kapitan?
Centoventisei giorni di navigazione e ventiseimila tonnel-
late di naviglio nemico affondato , annu il sommergibilista.
Con l'aiuto di Dio, le auguro di affondarne altrettanto nel
viaggio di ritorno , disse Lothar.
Con l'aiuto di Dio, e con il suo carburante , replic il ca-
pitano, e guard sul ponte, dove i primi bidoni si ammucchia-
vano a bordo. Poi torn a guardare Lothar. Avete siluri?
gli domand ansiosamente.
Stia tranquillo , lo rassicur Lothar. I siluri sono pron
ti, solo che ho pensato fosse pi prudente rifornirsi di nafta
prima di riarmarsi.
Naturalmente. Nssuno dei due aveva bisogno di alma-
naccare troppo per indovinare le probabili conseguenze di una
sorpresa da parte di una nave da guerra inglese. Un sottoma-
rino tedesco in emersione, col serbatoio quasi vuoto, in una
piccola baia quasi contro la spiaggia...
Ho ancora un po' di schnapps , cambi argomento il ca-
pitano. Io e gli ufficiali saremmo onorati...
Mentre Lothar discendeva la scaletta di ferro che portava
nelle viscere del sommergibile, ebbe un conato di vomito. Re-
gnava una puzza di carattere quasi solido. Si domand com'era
possibile che degli uomini riuscissero a sopportarla per pi di
pochi istanti. Era la puzza di sessanta uomini che vivono in uno
spazio ristretto per mesi e mesi, senza mai rivedere il sole e
l'aria, senza la possibilit di lavare n se stessi n i propri indu-
menti. Era la puzza dell'umidit onnipresente e del fungo ver-
dastro che faceva marcire loro addosso le uniformi, la puzza
d'olio di macchine bruciato e di sentina, di cibo grasso e ranci-
do e della paura che ti fa sudare, l'afrore di lenzuola e coperte
in cui qualcuno dormiva da 126 giorni senza mai cambiarle, e
il fetore dei buglioli che potevano vuotare solo una volta al
giorno.
Lothar cel il disgusto e si inchin sbattendo i tacchi, quan-
do il capitano gli present gli ufficiali. Sottocoperta, Lothar do-
veva chinarsi per non sbattere la testa contro il soffitto. Il cor-
ridoio tra gli scompartimenti era cos stretto che se due uomini
vi si incrociavano dovevano mettersi a pancia a pancia per pas-
sare tutti e due. Cerc di immaginarsi di vivere in quelle con-
dizioni e si ritrov a sudar freddo.
Avete informazioni circa il naviglio nemico, Herr De La
Rey? Il capitano vers piccole razioni di grappa nei bicchieri-
ni di cristallo e sospir quando l'ultima goccia di liquore scatur
dalla bottiglia.
Mi spiace soltanto che le mie informazioni siano vecchie
ormai di una settimana , rispose Lothar, alzando il bicchiere
di fronte agli ufficiali del sommergibile. Quando tutti ebbero
bevuto un sorso prosegu. Il trasporto Auckland attraccato
a Durban otto giorni fa a far carbone. A bordo ci sono duemila
fanti neozelandesi. Dovrebbe ripartire il 15...
Tra gli impiegati statali dell'Unione Sudafricana vi erano
molti simpatizzanti della Germania. Uomini e donne i cui geni-
tori e parenti avevano combattuto la guerra boera, o si erano
schierati con Maritz e De Wet contro le truppe unioniste. Al-
cuni avevano parenti imprigionati o magari fucilati per tradi-
mento da Smuts e Botha dopo la repressione della rivolta. Al-
cuni erano nelle ferrovie, altri nei porti, altri ancora in posti
chiave delle poste e telegrafi. In tal modo informazioni di vitale
importanza venivano raccolte, messe rapidamente in codice e
passate agli agenti tedeschi o agli attivisti ribelli servendosi dei
canali di trasmissione delle stesse poste e telegrafi dell'Unione
Sudafricana.
Lothar tir fuori la lista degli arrivi e partenze dai porti
sudafricani e di nuovo si scus. Le mie informazioni sono ri-
cevute all'ufficio telegrafico di Okahandja, ma da l il mio uomo
ha ancora davanti da cinque a sette giorni di deserto per arri-
vare qua.
Capisco , annu il capitano tedesco. Nondimeno, le in-
formazioni che mi ha dato saranno di importanza inestimabile
per aiutarmi a stilare il prossimo piano d'operazioni. Alz gli
occhi dal taccuino dove aveva annotato i movimenti del nemico
che Lothar gli aveva fornito, e per la prima volta not il disagio
del suo invitato. Mantenne la solita espressione attenta e corte-
se, ma dentro di s fiammeggi. Grande eroe, sei bello come
un dio e coraggiosissimo l fuori, col vento in faccia e il sole
alto nel cielo! Come vorrei portarti un po' con me e insegnarti
il vero significato del coraggio e del sacrificio! Chiss come ti
piacerebbe sentire le navi da guerra inglesi incrociare sopra la
tua testa gettando bombe di profondit! Vorrei guardarti in
faccia, mentre la carica mortale scende verso di te, quando si
sente lo scatto del detonatore, quando l'onda d'urto investe lo
scafo e l'acqua entra a rivoli dalle commessure, e la luce va via.
Ti piacerebbe fartela addosso dalla paura, sentirtela colare gi
per i calzoni, odorarne la puzza nel buio? Invece sorrise e
mormor: Vorrei poterle odrire un altro po' di schnapps...
No, no! disse Lothar con un gesto secco. Questa creatu-
ra d'oltretomba e la sua nave puzzolente lo disgustavano e lo
facevano star male. E stato fin troppo ospitale. Devo tornare
a terra a dirigere il carico delle lance. Non ci si pu fidare di
questi negri, sono cani neghittosi e ladri nati, tutti quanti. Ca-
piscono solo la frusta e il bastone.
Lothar scapp, ringraziando il cielo, su per i ripidi scalini e
sbucando sulla torretta aspir con gratitudine l'aria fresca della
notte sul mare. Il comandante del sommergibile lo segui sul
ponte.
Herr De La Rey, fondamentale che riusciamo a comple-
tare il rifornimento prima dell'alba. Lei capisce che qui siamo
quanto mai vulnerabili, contro la spiaggia, in emersione e coi
serbatoi vuoti.
Se potesse mandar gi qualche marinaio ad aiutarci...
Il capitano esit. Far scendere a terra una parte del suo pre-
zioso equipaggio l'avrebbe reso ancora pi vulnerabile. Soppe-
s in fretta i pro e contro. La guerra del resto era tutta un az-
zardo dove accanto a ogni rischio c'era la sua ricompensa, e la
posta era la morte oppure la gloria.
Le mander gi venti uomini. Aveva preso la decisione
in pochi secondi, e Lothar, che aveva capito il rischio che cor-
reva, dovette ammirarlo.
Bisognava fare un po' di luce. Lothar accese un fal sulla
spiaggia con legna secca, schermandolo per verso il mare e con-
fidando in quel riparo, oltre che nella nebbia, per non farsi ve-
dere da qualche nave inglese che passasse al largo. Alla luce del
fal caricarono e ricaricarono le scialuppe e fecero diversi viag-
gi fino al sottomarino. Man mano che i bidoni di nafta venivano
versati nel serbatoio, li bucavano e li buttavano a mare dove
rapidamente affondavano celandosi nel groviglio di alghe. Pian
piano la sagoma allungata s'immergeva in acqua sempre pi.
Alle quattro del mattino il serbatoio era pieno di nafta e il
capitano dell'U-Boot passeggiava come un leone in gabbia sul
ponte di comando del sommergibile, guardando la cresta delle
dune che il primissimo annuncio dell'alba faceva spiccare con-
tro il cielo ancora buio, e poi subito la scialuppa che si avvici-
nava bilanciando il lungo siluro tra un bordo e l'altro.
Presto! disse nel boccaporto ai suoi uomini. Frenetica-
mente, assicurarono le cime intorno al siluro e con l'aiuto di
un arganetto lo tirarono a bordo. Gi si avvicinava, con un al-
tro di quei mostruosi ordigni, la seconda scialuppa, mentre la
prima schizzava verso la spiaggia a ricaricare. Il siluro fu fatto
rotolare nell'apposita fessura sul ponte e silenziosamente calato
nel sottostante tubo di lancio vuoto.
Lentamente la luce aumentava e il ritmo di lavoro diventava
pi frenetico. Equipaggio e guerriglieri negri si davano da fare
per non esporsi al nemico alla luce del sole.
Lothar venne in barca con l'ultimo siluro, seduto disinvolta-
mente a cavalcioni della slanciata torpedine come fosse il suo
destriero arabo, e il capitano che lo guardava dalla torretta lo
giudic ancor pi irritante. Si pu dire che ormai l'odiava, per-
ch era alto, abbronzato e bello; lo odiava per la sua inconscia
arroganza, per le piume di struzzo infilate nel nastro del cappel-
laccio e i riccioli biondi che gli cascavano sulle spalle; ma pi
di tutto lo odiava perch presto se ne sarebbe tornato a caval-
care nel deserto, lasciando il comandante dell'U-Boot a immer-
gersi di nuovo nelle acque fredde e letali.
Capitano! Lothar balz dalla scialuppa sul sommergibile,
poi si arrampic sulla torretta dove stava il comandante. Costui
si accorse che il bel viso del guerrigliero era raggiante ed ec-
citato.
Capitano, appena giunto uno dei miei uomini con un te-
legramma. Ha attraversato il deserto in cinque giorni per por-
tarci delle magnifiche notizie.
Il capitano cerc di non lasciarsi contagiare dall'eccitazione,
ma involontariamente si ritrov con le mani che tremavano.
Il vicecomandante del porto di Citt del Capo uno dei
nostri. Ci informa che in arrivo da Gibilterra l'incrociatore
pesante Infexible: salpato il 5 e si dirige direttamente verso
Citt del Capo.
Il capitano si tuff nel boccaporto della torretta. Lothar vin-
se la ripugnanza e lo segui. Lo trov che gi si chinava sulla
carta col compasso in mano, sparando domande all'ufficiale di
rotta.
Dammi la velocit di crociera degli incrociatori pesanti ne-
mici di la classe!
L'ufficiale consult rapidamente i rapporti del servizio segre-
to. Ventidue nodi a 260 giri la stima, comandante.
Ah! Il capitano stava tracciando la rotta approssimata
che da Gibilterra, girando attorno alla grande protuberanza
africana, puntava poi rettilinea sul Capo di Buona Speranza.
Ah! esclam di nuovo, stavolta con gioia e impazienza.
Entro le diciotto di oggi saremo in grado di intercettarne la
rotta, se salpiamo entro un'ora.
Alz la testa dalla carta nautice e guard in faccia gli ufficiali
che l'attorniavano. Un incrociatore inglese da battaglia, si-
gnori, ma non uno qualsiasi. E l'InNexible, la nave che ha af-
fondato la Scharnhorst alle Falkland. Un premio, e che premio
da donare al Kaiser e a das Vaterland!
A parte le due vedette, il capitano Kurt Kohler era solo sul-
la torretta dell'U-32 e rabbrividiva dal freddo nonostante fos-
se ben coperto dal maglione bianco dal collo alto che indossava
sotto la giacca dell'uniforme. Motore! ordin nell'interfo-
no, e con soddisfazione sent l'ufficiale che ripeteva l'ordine di
sotto. Subito il ponte sotto i piedi del comandante cominci a
vibrare, e sopra la sua testa lo scappamento emise una nuvola
di fumo nerastro e puzzolente di olio bruciato.
Sommergibile pronto a partire , conferm la voce dell'uf-
ficiale. Kohler si sent come sgravato da un immenso peso. Le
ore della vulnerabilit erano finite. Erano riusciti a rifornirsi
di armi e carburante. La nave tornava viva e fremente sotto di
lui, nelle sue mani e il sollievo gli fece dimenticare la stan-
chezza.
Macchine avanti a sette nodi , ordin. Nuova rotta 270
gradi. Mentre da basso ripetevano il suo ordine, si tir su la
visiera del berretto e punt il binocolo verso la spiaggia.
Gi le pesanti scialuppe erano state tirate in secco e nasco-
ste tra le canne dell'invisibile laguna; restavano soltanto, nella
sabbia, le scie create dalle carene. La spiaggia era deserta, salvo
un cavaliere.
Mentre Kohler lo guardava, Lothar De La Rey alz il cap-
pellaccio e lo sventol in un turbine di piume di struzzo. Kohler
a sua volta lev il braccio destro a salutare, e il cavaliere spron
via, sempre col cappello in mano, e si infil nel fitto delle can-
ne in una valletta tra due dune, alzando un volo di fenicotteri
allarmati. Cavallo e cavaliere scomparvero.
Kohler volt le spalle alIa terra e guard la prua affilata del-
l'U-Boot che fendeva la nebbia del mattino. Lo scafo era a for-
ma di spada, uno spadone lungo sessanta metri proiettato verso
la gola del nemico da un motore diesel da 600 cavalli vapore.
Kohler si abbandon all'orgoglio e al senso di pienezza che pro-
vava sempre all'inizio di una missione.
Non si illudeva affatto che le sorti di quel conflitto mondiale
dipendessero da lui, e nemmeno dai sommergibili tedeschi con-
siderati nell'insieme. Ci che potevano fare era soltanto aiutare
a rompere il terribile stallo delle trincee dove due sterminati
eserciti si fronteggiavano come due pesi massimi scoppiati, che
non avevano pi nemmeno la forza di alzare il braccio per col-
pirsi in maniera decisiva, e marcivano lentamente nel fango.
Solo in quelle armi affilate, segrete e mortali risiedeva ormai
una piccola speranza di strappare la vittoria con la forza della
disperazione, prima che fosse raggiunto, sulla strada della scon-
fitta, il punto di non-ritorno. Se il Kaiser avesse intuito subito
il valore dei sommergibili, le cose sarebbero potute andare mol-
to diversamente.
Nel settembre del '14, il primissimo anno di guerra, un solo
sottomarino, l'U-9, aveva affondato tre incrociatori britannici
uno dopo l'altro, ma anche davanti a questa dimostrazione con-
clusiva l'alto comando tedesco aveva esitato a utilizzare la nuo-
va arma che aveva in mano, per timore delle reazioni scanda-
lizzate del mondo intero, del giudizio semplicisticamente con-
trario ai macellai subacquei .
Naturalmente anche le minacce americane dopo l'affonda-
mento del Lusitania e dell'Arabic, dove erano morti parecchi
cittadini degli Stati Uniti, avevano contribuito a limitare l'uso
dell'arma sottomarina. Il Kaiser aveva avuto paura di destare
il dormiente gigante americano, e di vederlo scagliarsi con tut-
to il suo peso contro l'impero germanico.
Solo adesso, che era forse troppo tardi, l'alto comando ricor-
reva ampiamente agli U-Boot, e i risultati erano incredibili, tali
da superare le pi ottimistiche previsioni.
Gli ultimi tre mesi del 1916 avevano visto pi di trecento-
mila tonnellate di naviglio alleato colare a picco per via dei si-
luri. Era solo l'inizio: nei primi dieci giorni d'aprile del 1917
fu distrutto un tonnellaggio di 250.000, e in tutto il mese di
875.000. Gli alleati barcollarono sgomenti dopo una mazzata
cos spaventosa.
Ora che due milioni di soldati americani freschi si prepara-
vano a traversare l'Atlantico per partecipare alla guerra, era
dovere di ogni ufficiale e di ogni sommergibilista tedesco fare
qualunque sacrificio gli fosse richiesto. Se gli di della guerra
avevano deciso di piazzare un incrociatore inglese dell'illustre
stirpe dell'InNexible alla portata dei siluri del suo ammaccato
battello, Kurt Kohler era pronto a dare con gioia la sua vita e
quello di tutto l'equipaggio per aver la possibilit di lanciare
le devastanti torpedini.
Macchine avanti a dodici nodi , disse Kurt nell'interfono.
Era la massima velocit dell'U-32 in superficie. Doveva rag-
giungere il punto d'intersezione con la probabile rotta del ne-
mico il pi presto possibile. I suoi calcoli indicavano che l'Inge-
xible sarebbe passato tra le 110 e le 140 miglia al largo della
costa: Kurt non aveva la minima voglia di calcolare le proba-
bilit dell'incontro.
Dalla torretta dell'U-32 l'orizzonte era visibile per sole set-
te miglia. La portata dei siluri era duemilatrecento metri. Per
contro, il bersaglio era capace di 22 nodi o anche pi. Doveva
manovrare per portare il proprio battello a circa un miglio dal-
l'incrociatore in corsa, ma le probabilit erano mille volte con-
trarie anche al semplice avvistamento. Poteva capitargli di ve-
derlo balenare imprendibile all'orizzonte, con l'inconfondibile
sagoma a treppiede delle sovrastrutture; e magari di distin-
guere solo quelle, perch lo scafo era gi sotto l'orizzonte.
Scacci questi pensieri e chiam in torretta il tenente Horst-
hauzen.
Quando il primo uffficiale sbuc sul ponte di comando, Kurt
gli impart gli ordini necessari a raggiungere nel pi breve tem-
po possibile l'intersezione stim,ata delle rotte, col battello pron-
to all'immersione rapida.
Chiamami alle 18,30, se non succede niente.
La stanchezza di Kurt era aggravata dal mal di testa provo-
cato dallo scappamento del grosso motore diesel. Diede un'ul-
tima occhiata circolare all'orizzonte prima di scendere a sten-
dersi in cuccetta. I banchi di nebbia venivano man mano di-
spersi dal vento che rinfrescava, il mare incupiva e la rabbia
del capitano aumentava sotto la sferza degli elementi. Il som-
mergibile fendette un'onda alta e spruzzi bianchi inondarono
il ponte. Lo schiaffo gelato fin anche in faccia a Kurt.
Il barometro sta scendendo in fretta, comandante. Ho idea
che andiamo incontro alla bufera.
Prosegui in superficie alla massima velocit , gli disse il
comandante, ignorando la sua opinione. Non aveva nessuna vo-
glia di considerare complicazioni. Aveva in mente soltanto
l'agguato. Scese la scaletta e and immediatamente al tavolo di
comando a compilare il giornale di bordo.
Con grafia meticolosa annot: Rotta 270 gradi. Velocit
12 nodi. Venti freschi da nord ovest (15 nodi) . Firm col
nome per intero e si massaggi le tempie coi polpastrelli nella
speranza di ridurre il mal di testa.
Dio mio, che stanchezza , pens, e poi vide che l'uffi-
ciale di rotta lo sbirciava nel riflesso dell'ottone lucido del qua-
dro comandi. Tolse le mani dalle tempie, vinse la tentazione
di andare immediatamente in cuccetta e disse invece al timo-
niere: Ispezioner il battello .
Si preoccup di fermarsi in sala macchine a complimentare
i macchinisti per la rapida ed efficiente procedura di riforni-
mento, e a prua, nello scompartimento degli addetti al lancio
dei siluri, disse agli uomini che venivano ad affacciarsi ai loro
cubicoli di restarsene pure sdraiati in cuccetta.
I tre tubi di lancio erano carichi e in compressione, e i siluri
di riserva erano stipati ordinatamente nell'esiguo spazio che
riempivano quasi completamente rendendo difficile ogni movi-
mento agli uomini. Cos costoro erano costretti a passare quasi
tutto il tempo nelle cuccette, come animali in una fila di gabbie.
Kurt diede un colpetto con la mano ad un siluro. Presto
avrete pi spazio, ragazzi , disse. Non appena avremo spe-
dito a Tommy i primi salutini.
Era una vecchia battuta, ma i sommergibilisti risero dovero-
samente e, dal timbro delle loro risate, Kurt capi che quelle po-
che ore all'aria aperta vicino al deserto erano bastate a rinfran-
carli tutti.
Tornato nel cubicolo protetto da una tenda che era la sua
cabina, Kurt pot infine rilassarsi un po'. Immediatamente la
stanchezza lo sopraffece. Non dormiva da quaranta ore, e in
ogni istante era stato sottoposto a un'inenarrabile tensione.
Tuttavia, prima di infilarsi faticosamente nel suo buco, prese
in mano la fotografia incorniciata dalla nicchia sopra la sua
scrivania e guard l'immagine della placida giovane con un
bambino in calzoncini corti di pelle al fianco.
Buona notte, tesori miei , sussurr. Buona notte anche
a te, secondogenito che non ho mai visto.
La sirena d'immersione lo svegli ululando come una bestia
ferita ed echeggiando dolorosamente nello scafo d'acciaio, sic-
ch fu strappato dal suo sonno profondo e senza sogni e pic-
chi la testa nel tentativo di uscire in fretta dalla cuccetta in-
cassata.
Immediatamente avvert il rollio e il beccheggio dello scafo.
Tempesta. Il pavimento gli si inclin sotto i piedi, mentre il
sommergibile puntava verso il fondo del mare. Apr la tenda e
si lanci, gi vestito, in sala comando, proprio mentre le due
vedette rientravano precipitosamente dalla coperta. L'immer-
sione era stata cos rapida che, mentre chiudevano il portello,
un fiotto d'acqua di mare gli fin sulla testa.
Kurt lanci un'occhiata al cronometro di bordo. Erano le
18,23. Fece un rapido calcolo e stim che si trovavano cento
miglia nautiche al largo della costa, proprio all'inizio della zona
da pattugliare. Anche se hon fosse stato costretto all'immersio-
ne rapida, Horsthauzen l'avrebbe chiamato nel giro di pochi
minuti.
Quota periscopica , ordin secco al primo timoniere che
stava ai comandi. Mentre costui eseguiva le manovre necessarie
a stabilizzare l'assetto dello scafo, il comandante ne appro-
fitt per svegliarsi del tutto e dare un'occhiata all'ultimo punto
annotato sul libro di bordo.
Profondit nove metri, signore , annunci il timoniere rad-
drizzando il sommergibile.
Su il periscopio , ordin Kurt, mentre Horsthauzen scen-
deva dalla scala della torretta e prendeva il suo posto di com-
battimento.
La nave avvistata grossa, ci mostra rosso e verde e si tro-
va a 60 gradi , fece rapporto con calma il secondo. Non so-
no riuscito a distinguere altri dettagli.
Mentre il periscopio si alzava nel sibilo della pompa idrauli-
ca, Kurt si chin, abbass le manopole laterali e appoggi la
faccia nella mascherina di gomma, scrutando nell'ottica Zeiss
del periscopio e raddrizzandosi man mano che questo saliva,
ruotando gi sui 60 gradi dell'avvistamento.
La lente era ancora oscurata dall'acqua. Bisognava aspettare
un momento.
Crepuscolo inoltrato , disse, giudicando la luce in super-
ficie, poi chiese a Horsthauzen: Distanza stimata?
Lo scafo sotto l'orizzonte. Ci significava almeno otto
o nove miglia, ma le luci di posizione indicavano che si stava
dirigendo dritta verso l'U-32. Che le avessero accese indicava
che a bordo della nave si sentivano sommamente sicuri di esser
soli sull'oceano.
La lente si liber dall'acqua e Kurt, pian piano, fece ruotare
il periscopio.
Eccola l! esclam col batticuore.
Era cos tutte le volte che avvistava il nemico. L'emozione
non diminuiva mai.
Rilevamento bersaglio , disse seccamente a Horsthauzen,
che inser prontamente il dato nel quadro operativo.
Kurt continuava a fissare la preda, sentendo i lombi dolere
e le viscere protendersi in quella che sembrava addirittura una
bramosia sessuale, quasi contemplasse una bella donna nuda e
disponibile: ma quella che accarezzava dolcemente con le dita
della destra era la rotella del collimatore.
Distanza bersaglio , ordin Kurt, appena le due immagini
fornite dal periscopio si unirono nel collimatore a formarne una
sola, nitida e perfettamente a fuoco.
Rilevamento 75 gradi, distanza 7650 metri , disse Horst-
hauzen inserendo entrambi i dati nel quadro operativo.
Gi il periscopio! Nuova rotta 340 gradi! ordin Kurt.
Il grosso e lubrificato cilindro d'acciaio del periscopio torn ad
affondare nel pozzetto ai piedi del comandante. Anche a quella
distanza, e nel crepuscolo, Kurt non intendeva rischiare che
qualche accorta vedetta potesse avvistare il baffo di spuma che
il periscopio avrebbe prodotto sulla superficie del mare, mentre
il sottomarino virava, mettendosi sulla rotta d'intercettazione,
verso nord.
Kurt guard il primo ufficiale chino sul cronometro al tavolo
operativo. Bisognava dargli almeno due minuti prima del rile-
vamento successivo. Era completamente assorto nei suoi cal-
coli: cronometro nella destra, sinistra sulle manopole del qua-
dro operativo, simile a un cinese che maneggi il proprio abaco.
Kurt si mise a pensare ai calcoli propri, che avevano a che
fare con la luce e le condizioni del mare. Il crepuscolo lo favo-
riva. Come al solito, il cacciatore aveva bisogno di silenzio e
segretezza, ma il mare che si stava ingrossando era una frega-
tura. Le onde che aveva visto infrangersi sulla lente del peri-
scopio potevano deviargli i siluri.
Su il periscopio! ordin. I due minuti erano passati. Ri-
trov immediatamente la nave.
Rilevamento bersaglio e distanza.
Adesso Horsthauzen aveva tutti i dati che gli servivano.
Rapportando i rilevamenti e le distanze del sommergibile al
tempo intercorso tra i due avvistamenti, ricav rotta e velocit
della nave nemica.
Il bersaglio segue rotta per 175 gradi alla velocit di 22
nodi , disse, consultando il quadro operativo.
Kurt non distolse gli occhi dal periscopio, ma sent l'eccita-
zione dell'agguato inondargli il sangue come un fiotto alcolico.
L'altra nave stava venendogli dritto in bocca, e la velocit era
proprio quella che ci si poteva attendere da una grossa nave da
guerra inglese impegnata in una lunga traversata. Guard la lon-
tana immagine, nella luce che svaniva: studi le sovrastrutture
appena visibili tra le luci di posizione. Eppure... eppure... non
era completamente sicuro. Forse vedeva quel che voleva vedere.
Ma, contro il cielo che si andava oscurando, si profilava dav-
vero una forma vagamente triangolare, la sagoma a treppiede
che connotava i nuovi incrociatori inglesi da battaglia di prima
classe.
Gi il periscopio. Aveva preso la sua decisione. Nuova
rotta 355 gradi , quella d'intersezione normale, utile per lan-
ciare i siluri. Si tratta del nostro obiettivo. Cos gli ufficiali
non dubitarono pi che si preparavano all'attacco. Vide le loro
espressioni tendersi nella penombra del sommergibile, e gli uo-
mini scambiarsi occhiate d'intesa. E un incrociatore nemico.
Attaccheremo coi siluri di prua. Tutti ai posti di combatti-
mento.
In breve, da tutti i settori della nave giunsero le conferme
che l'equipaggio era ai posti di combattimento e il sommergi-
bile pronto ad attaccare. Kurt annuiva soddisfatto, davanti al
pannello d'ottone degli strumenti, cont.ollando la rotta sulla
bussola sopra la testa del timoniere, con le mani in tasca per
non mostrare il tremito che le scuoteva nell'imminenza del
combattimento. Ma un nervo si mise a ballare su una palpe-
bra, facendolo ammiccare sardonicamente, e anche il labbro
inferiore si mise a tremare. Ogni secondo sembrava un'eternit,
finch non torn a chiedere conferma della rotta stimata della
nave nemica.
Sempre 175 gradi , gli conferm il marinaio che, alla cuf-
fia dell'idrofono, seguiva il motore della nave nemica. Kurt
guard Horsthauzen.
Distanza stimata?
Horsthauzen non lev gli occhi dal quadro operativo.
Quattromila metri.
Su il periscopio.
Era proprio l dove doveva essere, dunque non aveva cam-
biato rotta. Kurt si sent quasi preso dalla nausea per il sollie-
vo. Se avesse avuto il minimo sospetto della sua presenza, la
nave avrebbe potuto con tutta semplicit girare su se stessa e
filar via, senza nemmeno curarsi di aumentare la velocit, per-
ch il sommergibile non poteva assolutamente raggiungerla.
Ma per fortuna stava venendogli incontro senza sospetti.
Ormai sul mondo era calata la notte, e i bianchi spruzzi di
spuma del mare si intravedevano appena. Kurt dovette pren-
dere la decisione che aveva rimandato fino all'ultimo momen-
to. Esegu un'ultima ispezione al periscopio sui 360 gradi del-
l'intero orizzonte, per accertarsi che non ci fossero navi nemi-
che alle sue spalle, n piccoli incrociatori di scorta a quello gros-
so. Poi disse: Punter dal ponte .
Perfino Horsthauzen sbarr gli occhi un attimo, e ud il so-
spiro sbigottito degli altri ufficiali. Il capitano intendeva rie-
mergere proprio sotto la prua di un grande incrociatore ne-
mico!
Gi il periscopio , ordin Kurt al primo timoniere. Ri-
durre la velocit a cinque nodi e far emergere la torretta.
Vide le lancette degli strumenti vibrare e poi cominciare a
spostarsi, mentre velocit e profondit diminuivano. Si rec
alla scaletta.
Vado su , disse a Horsthauzen. Sal sulla scaletta e in
cima gir la ruota del portello. Quando il sottomarino riemerse,
fu la stessa pressione interna a far saltare il portello attorno al
perno come un tappo di champagne.
Kurt si lanci fuori, prendendo immediatamente in faccia
vento e spuma. Tutt'intorno a lui il mare ribolliva, e il bat-
tello rullava e beccheggiava. Proprio su questo contava Kurt
per riemergere senza rendere troppo visibile la torretta. Con un
solo sguardo si assicur che il nemico gli venisse direttamente
incontro senza mutar direzione, poi si chin sul quadro di pun-
tamento nella parte prodiera della torretta e parl nel porta-
voce.
Pronti all'attacco! Disporre lanciasiluri di prua!
Lanciasiluri di prua pronti , disse Horsthauzen da sotto.
Kurt cominci a dargli i dati di distanza e rilevamento, mentre
il primo ufficiale li trasformava, sul quadro operativo, in rotta
direzionale per i siluri e li passava poi al timoniere che, con
piccole, continue correzioni, si teneva sempre allineato al ber-
saglio.
Distanza 2500 metri , disse Kurt. Era la portata massima
di tiro, ma la nave nemica si stava avvicinando in fretta.
Sui suoi ponti superiori c'erano le luci accese, ma a parte que-
sto si trattava di una gran massa nera. Non c'era una sagoma
ben definita che si stagliasse contro il cielo notturno, bench
Kurt riuscisse ora a distinguere, contro qualche rara stella, i tre
fumaioli.
Quelle luci turbarono Kurt. Nessun capitano della marina da
guerra britannica avrebbe trascurato l'elementare precauzione
dell'oscuramento. Un venticello di dubbio raffredd il fervore
della battaglia imminente. Rest a guardare l'enorme bastimen-
to e per la prima volta, pur avvezzo com'era a quei momenti
di pericolo e tensione, si sent un po' esitante e incerto.
La nave che gli si parava davanti era nella precisa posizione
in cui, secondo le sue informazioni, doveva trovarsi l'Inglexible,
e seguiva l'identica rotta. Era grande come la nave da guerra,
aveva tre fumaioli e sovrastrutture a treppiede, e procedeva a
22 nodi: tuttavia, aveva le luci accese a bordo.
Ripetere distanza, prego si sent incalzare da Horsthau-
zen, di sotto. Kurt sobbalz. Si era completamente dimenticato
di lui. Vide sul quadro la distanza diminuire velocemente e si
rese conto che nel giro di trenta secondi avrebbe dovuto pren-
dere una decisione definitiva.
Spariamo a mille metri , disse nel portavoce.
Era un tiro a bruciapelo, se cos si pu dire. Anche col mare
mosso non si poteva sbagliare, nemmeno con un siluro solo.
Kurt guard nella lente del collimatore, vedendo le cifre ca-
lare in fretta man mano che preda e predatore si avvicinavano.
Trasse un lungo sospiro, come un tuffatore in procinto di lan-
ciarsi in fredde acque nere, e poi per la prima volta alz la voce.
Fuori uno!
Subito Horsthauzen gli diede conferma che il siluro era stato
lanciato.
Non si ud alcun rumore, non vi fu rinculo. Il lancio della
prima torpedine non produsse alcun sensibile effetto sul som-
mergibile.
Fuori due!
Era la classica salva di tre, il primo a prua, il secondo a met
bersaglio, il terzo a poppa.
Fuori tre!
Tutti e tre fuori e in corsa!
Kurt alz gli occhi dal congegno di puntamento e cerc di
avvistare la scia dei siluri. La norma era immergersi subito do-
po il lancio, e attendere l'esplosione nella sicurezza subacquea:
ma stavolta Kurt si sent quasi obbligato a restare in torretta
a vedere.
Quando arrivano? chiese a Horsthauzen, guardando la
gran massa della nave nemica che, ora pi vicina, risplendeva
di luci come un panfilo da crociera.
Tra due minuti e quindici secondi , gli rispose l'ufficiale.
Kurt fece partire il cronometro.
Sempre, mentre filavano i siluri, Kurt er assalito dal rimor-
so. Prima del lancio c'era solo l'emozione della caccia e dell'ag-
guato: adesso pensava agli uomini coraggiosi, marinai come lui,
che stava consegnando alle buie e spietate acque dell'oceano.
I secondi passavano, e dovette guardare il cronometro per
sincerarsi che i siluri non avessero superato la preda senza
colpirla.
Poi ud il grande scoppio che, anche se atteso, lo faceva
sempre sobbalzare, e vide sollevarsi sulla fiancata dell'incrocia-
tore, l'alta colonna d'acqua che scintillava argentea alla luce
delle stelle e inondava il ponte di una magica iridescenza.
Il numero uno ha colpito il bersaglio , grid Horsthau-
zen nel portavoce, trionfante. Subito un altro tonante scoppio,
come se una montagna fosse crollata in mare.
Anche il numero due arrivato a segno!
Le prime due colonne non si erano ancora posate che arriv
il terzo, a poppa.
Dentro tutti e tre!
Mentre Kurt continuava a guardare, le colonne d'acqua si
confusero e poi furono dissipate dal vento, mentre la gran nave
proseguiva, come illesa.
Il bersaglio perde velocit , esult Horsthauzen dal por-
tavoce. Sta piegando a dritta.
La nave condannata prese a virare senza governo, come vo-
leva il vento. Non sarebbe stato necessario finirla coi siluri di
poppa.
Il tenente Horsthauzen sul ponte , disse Kurt nel porta-
voce. Era il premio d'un lavoro fatto alla perfezione. Sapeva
che in seguito l'ufficiale avrebbe raccontato orgogliosamente ai
colleghi tutti i particolari dell'affondamento. Il ricordo di quel-
la vittoria l'avrebbe sostenuto, come tutti gli altri membri del-
l'equipaggio, nei duri giorni di privazioni che sarebbero indub-
biamente seguiti. Horsthauzen sbuc dal portello e si mise a
spalla a spalla col suo capitano, guardando la colossale vittima.
Si fermata! grid. La nave britannica se ne stava im-
mobile come una roccia in mezzo al mare.
Ci avvicineremo un po' , decise Kurt, e diede gli ordini
necessari al timoniere.
L'U-32 scivol innanzi, insinuandosi tra le onde spumeg-
gianti, con solo la torretta che emergeva, avvicinandosi con cau-
tela alla nave colpita. Magari i cannonieri erano ancora ai pezzi
e bastava un colpo azzeccato a far colare a picco il fragile sotto-
marino.
Ascolti! ordin a un tratto Kurt, girando la testa per
meglio udire i lontani rumori nel vento.
Non sento niente.
Fermare le macchine! ordin Kurt. Subito cessarono le
vibrazioni e il brontolio del motore diesel. Adesso si sentiva
meglio.
Voci! sussurr Horsthauzen. Era un patetico coro quel-
lo che portava loro il vento. Urla di uomini feriti e disperati,
che si alzavano e svanivano al minimo mutare della brezza; pun-
teggiate da strilli pi acuti, forse quelli che si buttavano, o ca-
scavano in acqua dalle murate.
Si gi inclinata molto.
Affonda di prua.
La gran poppa stava alzandosi, massa nera sullo sfondo
stellato.
Va gi fin troppo in fretta.
Sentivano lo schianto delle paratie all'interno dello scafo
man mano che l'acqua l'invadeva facendo saltare i comparti-
menti.
Un uomo al riflettore , ordin Kurt. Horsthauzen si gir
a guardarlo incredulo.
Ha sentito il mio ordine? Horsthauzen si riscosse. An-
dava contro i migliori istinti del sommergibilista farsi vedere
cos spavaldamente dal nemico; ma si port lui personalmente
al riflettore laterale.
Accenda! incalz Kurt, mentre egli ancora esitava. II lun-
go raggio del riflettore super con un balzo ottocento metri di
mare in tempesta e oscurit, dissipandola e illuminando la fian-
cata. Era bianchissima.
Kurt si gett sul riflettore, allontanando il suo secondo con
una spallata. Afferr le maniglie e diresse il raggio su e gi per
la nave, stringendo gli occhi abbagliati dal candore delle mu-
rate: cerc freneticamente e si irrigid, con le nocche livide per
la tensione sulle impugnature.
Sotto il fascio di luce balen il gran simbolo rosso, tragico
come un crocifisso.
Madre di Dio onnipotente , sussurr Kurt. Cosa ho
fatto?
Sbigottito, spazz le fiancate: il ponte era molto inclinato
verso di lui, sicch distinse le figure umane che si affollavano
attorho alle lance cercando di metterle a mare. Si vedevano ba-
relle e persone in camice azzurro ospedaliero. Le loro urla e
suppliche risuonavano come uno stormo di uccelli che a sera
torna al nido.
Sotto gli occhi di Kurt la nave si inclin di botto verso di
lui, mandando a gambe levate chi si affollava sul ponte. Tutti
rotolarono contro il parapetto uno sull'altro, e cominciarono
ben presto, singolarmente o a gruppetti, a scivolare fuori bordo.
Una delle lance cadde, capovolgendosi in mare. Dai ponti
superiori continuavano a gettarsi persone con alte grida, levan-
do spruzzi candidi quando finivano in acqua.
Che possiamo fare? sussurr Horsthauzen accanto a Kurt,
guardando la scena illuminata dal riflettore con occhi sbarrati,
pallidissimo.
Kurt spense il riflettore. Dopo la sua intensa luce, l'oscurit
era ancora pi tenebrosa.
Niente , rispose Kurt nel buio. Non ci possiamo far
niente. Poi si volt e, barcollando, and verso il portello.
In fondo alla scala, aveva recuperato il controllo di s. La sua
voce suon piatta e inespressiva quando con volto impenetra-
bile diede gli ordini all'equipaggio.
Vedette sul ponte. Rotta 150 gradi, velocit 13 nodi.
Rest l, inerte, mentre il sommergibile si allontanava dalla
nave che colava a picco, lottando contro l'impulso di coprirsi le
orecchie con le mani. Sapeva che mai pi sarebbe riuscito a
dimenticare quei lamenti disperati e quelle grida: gli sarebbero
rimasti nelle orecchie per tutta la vita.
Abbandonare i posti di combattimento ordin con la
morte nel cuore, i lineamenti cerei imperlati d'acqua di mare
e sudore. Pattugliamento normale.
Centaine era seduta su una cuccetta inferiore della sua corsia
preferita sul ponte C. Aveva il libro aperto in grembo.
Era una delle cabine pi grandi, con otto cuccette, e tutti
i giovani l ricoverati erano feriti alla spina dorsale. Nessuno
di loro avrebbe mai pi camminato, e nonostante ci, o forse
proprio per questo, costituivano il gruppo pi allegro, rumo-
roso e ciarliero di feriti a bordo del Protea Castle.
Tutte le sere, un'ora prima che spegnessero le luci, Centaine
si recava da loro a leggere: o questa era la sua intenzione, giac-
ch di solito bastavano pochi minuti perch le opinioni dell'au-
tore scatenassero appassionate discussioni che solo il gong della
cena interrompeva.
A Centaine tali discussioni piacevano quanto a loro, e sce-
glieva libri relativi agli argomenti che voleva approfondire, sem-
pre di carattere africano.
Quella sera si trattava del secondo volume del Voyage lans
l'intrieur de l'Afrique di Levaillant; era scritto in francese, e
lei traduceva in inglese leggendo.
Era arrivata a un passo che raccontava un'emozionante cac-
cia all'ippopotamo, e tutti ascoltavano avidamente, finch giun-
se a questa descrizione:
La femmina fu spellata e fatta a pezzi sul posto. Ordinai di
portarmi una ciotola e la riempii del suo latte. Sembra meno
sgradevole di quello dell'elefante, e il giorno dopo si era quasi
tutto trasformato in panna. Aveva un sapore dubbio e un odore
veramente disgustoso, ma col caff era passabile .
Si alzarono urla di schifo dalle varie cuccette. Mio Dio!
esclam uno, 'sti francesi! Uno che beve latte d'ippopotama
e mangia rane non pu essere che un grandissimo...
Subito tutti si rivoltarono contro di lui. Sunshine fran-
cese, pezzo di cretino! Chiedile immediatamente scusa! e lo
subissarono di cuscini.
Ridendo, Centaine salt in piedi a ristabilire l'ordine, ma
proprio in quella il ponte le si inclin sotto i piedi e lei ricasc
sulla cuccetta, mentre una grossa esplosione rimbombava per
tutta la nave.
Centaine era appena riuscita a rialzarsi quando si ud un'al-
tra esplosione, ancora pi forte della prima.
Che succede? url. Una terza esplosione piomb la nave
nel buio e scagli la ragazza per terra. Nel buio qualcuno le
casc addosso avvolgendola in un viluppo di lenzuola.
Si send soffocare e url di nuovo. La nave, ormai, echeggia-
va di grida.
Levati! Centaine si dibatt per liberarsi, strisci verso la
porta e riusc a rimettersi in piedi. Nel corridoio regnava una
confusione indescrivibile. Grida, ordini, gente che correva da
tutte le parti urtandosi: finch l'improvviso inclinarsi del pa-
vimento sotto i suoi piedi non la fece cadere in preda al panico.
Si scost evitando un corpo che le precipitava addosso da una
cuccetta superiore, usc nell'angusto e affollato corridoio e a
spintoni e gomitate cominci a percorrerlo.
Nel buio cominci a suonare l'allarme, un suono acuto e la-
cerante che aumentava la confusione, e una voce grid: La
nave affonda, la stanno abbandonando! Resteremo intrappolati
qua sotto!
Immediatamente vi fu una corsa alla scaletta in fondo al cor-
ridoio, e Centaine si sent travolta in modo irrefrenabile dalla
folla. Dovette cercare disperatamente di restare in piedi per
non essere calpestata a morte. D'istinto, cerc di proteggere il
ventre, ma fu spinta contro la paratia con una violenza che le
fece mordere la lingua. Sent in bocca il sapore del sangue e si
afferr disperatamente al corrimano della scaletta, riuscendo a
restare in piedi nel fiume di gente che le scorreva accanto.
Il mio bambino! url. Non uccidetemi il bambino!
La nave si inclin ancora, tra schianti metallici ed esplosioni
di vetri; e di nuovo, attorno a lei, scoppi un tremendo tre-
pestio.
Va a fondo! strill una voce accanto a lei. Dobbiamo
uscire! Fammi uscire!
Le luci si riaccesero, e Centaine vide la scaletta che portava
al ponte superiore pullulare di uomini che lottavano imprecan-
do, senza pi riuscire a salire.
Il mio bambino! gem, inchiodata contro la paratia. II
ritorno della luce sembrava aver un po' calmato gli uomini che
l'attorniavano, inducendoli a vergognarsi del loro cieco terrore.
C' Sunshine! C' Raggio di Sole! url una voce. Era un
afrikaner grande e grosso, uno dei suoi ammiratori pi appas-
sionati. Facendo leva contro la paratia le cre lo spazio neces-
sario a passare sotto le sue braccia e levarsi da l.
Lasciatela passare. State indietro, bastardi, lasciate passare
Sunshine!
Delle mani l'afferrarono e in breve fu issata in cima alla sca-
letta.
Fa' passare Sunshine!
Prendi, Raggio di Sole!
Passala su!
Perdendo il copricapo e una scarpa, Sunshine arriv sul pon-
te superiore, con le carni indolenzite dalla stretta di tutti quegli
uomini. Qui, altre mani l'afferrarono e la trasportarono fuori,
all'aperto. Era buio e il vento le scompigliava i capelli e le spin-
geva la gonna tra le gambe. Il ponte era gi molto inclinato,
ma appena vi mise piede si inclin ancora di pi. Fini contro
una manica a vento con una violenza che la fece gridare di
dolore.
All'improvviso le tornarono in mente i giovani paralizzati che
aveva lasciato di sotto, al ponte C.
Avrei dovuto cercare di far qualcosa per loro , si disse,
poi pens ad Anna. Esitando, confusa, si guard alle spalle.
Le scalette erano ancora tutte bloccate dalla ressa. Impossibile
tornare di sotto, e tanto meno portar su persone che non erano
in grado di camminare.
Tutt'intorno gli ufficiali della nave stavano cercando di ri-
pristinare l'ordine: ma la maggior parte di quegli uomini, che
pure avevano stoicamente sopportato per mesi o anni l'inferno
delle trincee, erano atterriti dalla prospettiva di rimanere in-
trappolati dentro una nave che affonda, e con gli occhi da pazzi
e la faccia stravolta cercavano disperatamente e irragionevol-
mente di avanzare tutti insieme.
Aggrappata alla manica a vento, Centaine era lacerata dalla
paura, dall'indecisione e dall'orrore al pensiero delle centinaia
di uomini dei ponti inferiori che, l'aveva capito, non sarebbe-
ro mai riusciti a raggiungere il ponte. Ma poi, sotto i suoi piedi,
la nave riprese a sussultare nelle contrazioni dell'agonia. Dalla
manica a vento l'aria usc sibilando per l'acqua che si riversava
a fiotti dalle falle sotto la linea di galleggiamento, e fu quel tur-
bine assordante a decidere per Centaine.
Il mio bambino , pens. Devo salvarlo, gli altri non im-
portano. Solo il mio bambino!
Sunshine! Uno degli ufficiali l'aveva vista e la raggiunse
muovendo cauto sul ponte inclinato e poi prendendola per un
braccio.
Devi salire su una scialuppa al pi presto, la nave pu af-
fondare da un momento all'altro.
Con la mano libera, si tolse il giubbotto di salvataggio e
glielo infil.
Cos' successo? ansim Centaine, mentre l'ufficiale le le-
gava il salvagente.
Siamo stati silurati. Vieni con me.
Se la tir dietro aggrappandosi a ogni passo, perch era or-
mai diventato impossibile tenersi in piedi sul ponte inclinato
senza servirsi di qualche appiglio.
Una scialuppa! Bisogna che ti ci faccia salire.
Proprio davanti a loro, una scialuppa affollatissima oscillava
pericolosamente appesa alle cime dei paranchi che dovevano ca-
larla in mare, mentre un ufficiale urlava ordini nel tentativo di
sciogliere il groviglio delle funi.
Guardando fuoribordo Centaine vide il mare nero che ribol-
liva e schiumava. Il vento le spinse i capelli in faccia, quasi ac-
cecandola per un istante.
Poi, lontano, in mezo al mare, un fascio di bianca luce com-
patta si accese sulle acque nere, e tutti dovettero coprirsi gli
occhi per non restare abbagliati.
Il sommergibile! grid l'ufficiale che teneva sottobraccio
Centaine. Quel porco venuto su a vederci crepare.
Il raggio di luce scorreva lungo la fiancata della nave.
Forza, vieni, Sunshine.
La tir verso la scialuppa, ma proprio in quella la fune del
paranco di prua si sciolse prima di quella a poppa e coloro che
avevano trovato rifugio sulla lancia furono riversati urlanti in
mare, molto sotto, dove le onde si infrangevano spietatamente
contro lo scafo della nave colpita.
Con un altro bestiale rutto tonante dalle viscere sommerse la
nave si inclin ancora, e Centaine e l'ufficiale scivolarono insie-
me gi per il ponte cozando contro il parapetto nello stesso
istante.
Lo spietato raggio del riflettore frugava da una parte all'al-
tra della nave e illumin anche loro, abbagliandoli, e rendendo
ancor pi tenebrosa quella notte di tregenda.
Porci! Porci e macellai! La voce dell'ufficiale era rauca e
traboccava d'ira impotente.
Saltiamo gi! gli grid Centaine. Dobbiamo buttarci
in mare!
All'esplosione del primo siluro Anna era seduta in cabina,
davanti allo specchio. Anche lei aveva passato il pomeriggio
con gli uomini del ponte C, e li aveva lasciati solo per aiutare
Centaine a prepararsi per la cena. Si aspettava di trovarla in
cabina, e quando non la vide si irrit lievemente.
La bimba non ha la minima nozione del tempo , brontol,
ma prima di iniziare la propria toilette le dispose un ricambio
di biancheria sul letto.
La prima esplosione scagli Anna gi dalla sedia e le fece
battere la nuca contro l'orlo del letto. Rest li stordita mentre
esplodevano gli altri due siluri, poi l'oscurit la rese cieca. Si
tir sulle ginocchia, assordata dall'allarme, e si costrinse a co-
minciare il procedimento che le esercitazioni quotidiane, da
quando avevano lasciato Calais, le avevano inciso nella me-
moria.
Salvagente! Frug sotto il letto e tir fuori il goffo giub-
botto, se l'infil sopra la testa e cominci a strisciare verso la
porta. All'improvviso le luci si riaccesero e, appoggiata allo sti-
pite, si massaggi ansimando il bernoccolo sulla nuca.
La mente le si schiar e subito pens a Centaine.
La mia bambina! Infil la porta, ma proprio in quella la
nave si inclin e la donna fu nuovamente proiettata dentro la
cabina, andando a sbattere contro l'armadio. Dalla toilette cad-
de lo scrigno di gioielli di Centaine, che Anna raccolse e strinse
al seno.
Abbandonare la nave! strillava una voce fuori della cabi-
na. La nave affonda! Abbandonare la nave!
Anna aveva imparato l'inglese abbastanza da capire. Il suo
senso pratico torn a imporsi.
Lo scrigno dei gioielli conteneva tutto il denaro e i docu-
menti. Tir fuori dall'armadio la borsa a sacco e ci gett dentro
lo scrigno. Poi si guard attorno in fretta. Infil nella borsa le
fotografie di Centaine, di sua madre e dello stormo di Michael,
incluse nella stessa cornice d'argento, poi apri un cassetto e pre-
se della biancheria pesante e altri indumenti per s e per Cen-
taine. Chiuse la borsa e si guard intorno. Aveva preso tutte le
cose di valore che possedevano. Torn alla porta e usci nel
corridolo.
Immediatamente fu trascinata dal fiume di fuggitivi, quasi
tutti uomini che cercavano di infilarsi i giubbotti di salvataggio.
Cerc di voltarsi, Devo trovare Centaine! Devo trovare la
mia bambina! , ma fu trascinata sul ponte verso una delle
scialuppe di salvataggio.
Due marinai l'afferrarono. Dai, monta sulla scialuppa, bel-
lezza. Issa! e, nonostante cercasse di colpirne uno con la bor-
sa, si ritrov a bordo, in un viluppo di arti appartenenti a estra-
nei. Riusc a rialzarsi e, sempre stringendo la borsa, cerc di
nuovo di scavalcare il parapetto della scialuppa.
Qualcuno trattenga quella stupida , grid esasperato un
marinaio. Mani rudi l'afferrarono e la tennero ferma sul fondo
della barca.
In pochi istanti la scialuppa si riemp tanto che Anna si ri-
trov bloccata tra i corpi altrui, senza poter far nulla se non
implorare in francese, fiammingo e stentato inglese. Lasciate-
mi scendere. Devo trovare la mia bambina!
Nessuno le bad, e la sua voce fu sommersa dalle grida e da-
gli ordini, mentre vento e onde scrosciavano ululando contro
lo scafo d'acciaio anch'esso agitato da schianti interiori.
Non ce ne stanno pi! grid una voce autoritaria. Ca-
latela fuoribordo!
Una discesa rapida e nauseante nel buio, e la scialuppa colpi
la superficie dell'oceano con tanta forza da alzare spruzzi che
riempirono la barca. Anna si ritrov di nuovo schiacciata con-
tro il fondo, con la faccia nell'acqua e un viluppo di corpi sopra
di lei. Riusc a riemergere a fatica, e vide che la scialuppa bec-
cheggiava e rollava sbattendo a ogni onda contro la fiancata
della nave.
Fuori i remi! Era ancora la voce di prima, roca e autori-
taria. Tirateli fuori, ragazzi, e via a sinistra! Remate, danna-
zione, remate!
Si allontanarono dalla chiglia della nave e puntarono al largo
per non essere trascinati sott'acqua dal risucchio. Anna, schiac-
ciata sul fondo della barca, stringendo la borsa al petto, guar-
dava l'alta murata che incombeva sopra di loro come una rupe.
In quella un gran fascio di luce fior dalle tenebre e investi
la nave. Scorse lungo la fiancata come un riflettore teatrale, il-
luminando brevemente scene tragiche: gruppi di uomini che si
affollavano disperati al parapetto, barelle che scivolavano lungo
il ponte inclinato con su un ferito che si agitava impotente e
abbandonato; infine il fascio di luce si ferm per qualche mo-
mento sulle grosse croci rosse dipinte sullo scafo candido.
S, guarda bene, porco maledetto! grid uno degli uo-
mini sulla scialuppa accanto ad Anna, e immetiatamente tutti
si unirono a lui.
Assassini!
Macellai!
Tutt'intorno ad Anna i naufraghi urlavano d'ira e dispera
zione.
Implacabilmente il fascio del riflettore continu a frugare,
scendendo alla linea di galleggiamento della nave. Il mare era
punteggiato dalle teste di chi si era gettato gi dal ponte. Ce
n'erano tantissimi, facce bianche che splendevano come spec-
chi nella luce del riflettore, e a ogni istante altri ne volavano
gi sollevando alti spruzzi d'acqua, mentre le ondate li sbal-
lottavano qui e l, talora sommergendoli o sbattendoli contro
la fiancata d'acciaio.
Il riflettore risal al ponte superiore, ormai inclinato a un
angolo impossibile, mentre gi la prua era immersa e la poppa
si sollevava rapidamente stagliandosi contro il cielo stellato.
Per un attimo il fascio di luce si ferm su un gruppetto di
persone attaccate al parapetto della nave e Anna strill: Cen-
taine!
La ragazza era in mezzo al gruppo, con la faccia rivolta al
mare, e guardava gi nel tenebroso abisso dove tra poco si sa-
rebbe lanciata, coi capelli neri che le sbattevano nel viso.
Centaine! grid nuovamente Anna. Con un agile volteg-
gio ecco la ragazza sopra il parapetto: si bilanci un attimo in
equilibrio, sollevando sulle caviglie la pesante gonna di lana.
Era sicura come un'acrobata. Le gambe nude erano bianche,
magre e belle, ma mentre saltava gi dal parapetto sembrava
fragile come un uccellino, con la gonna a campana che svolaz-
zava nel vento. In un attimo usc dal fascio di luce del riflet-
tore e cadde nelle liquide tenebre sottostanti.
Centaine! grid un'ultima volta Anna, col gelo nel cuore
e la disperazione nella voce. Cerc di alzarsi pi che poteva,
per seguire la caduta di quel corpicino, ma qualcuno la tir gi,
dopo di che il riflettore si spense e Anna, rannicchiata in fondo
alla scialuppa, rimase ad ascoltare le grida di chi stava affo-
gando.
Forza, vogate, marinai! Bisogna allontanarsi, o saremo ri-
succhiati gi quando la nave s'inabissa!
Ormai i remi erano stati montati sugli scalmi e gli uomini
vogavano a tutta forza. riuscendo tuttavia a spostare solo di po-
co la scialuppa sovraccarica dalla nave in procinto di colare a
piCCO.
Ecco che affonda! grid qualcuno. Oh, mio Dio, che
spettacolo!
La poppa della gran nave punt verso il cielo, sempre pi
in alto, mentre i rematori si fermavano a guardare.
Raggiunta la verticale, la nave rimase ferma per parecchi
istanti. La sagoma dell'elica si stagli contro il cielo stellato: le
luci degli obl erano ancora accese.
Lentamente cominci a scivolare gi di prua, con le tonde
luci che tramontavano una dopo l'altra come lune sul mare.
Sempre pi in fretta, poi, and a picco, mentre le paratie in-
terne si schiantavano e si sentiva un cigolio sinistro di tutte
le strutture, accompagnato dalla fragorosa eruzione di immense
bolle d'aria che facevano turbinare il mare circostante di spu-
ma bianca. E di colpo la nave non si vide pi, rest solo la
spuma bianca ribollente da cui continuavano ad alzarsi colonne
d'aria e schiuma in mezzo al nero oceano. Pian piano il fragore
cess e tornarono a distinguersi i richiami dei nuotatori isolati.
Torniamo indietro! Dobbiamo raccoglierne pi che pos-
siamo!
Tutto il resto della notte lavorarono sotto la direzione del
primo uSiciale della nave, che stava alla barra del timone a pop-
pa della scialuppa. Raccolsero i naufraghi che tremavano dal
freddo e dallo shock, accogliendoli a bordo finch la scialuppa
non cominci a imbarcare acqua a ogni movimento.
Basta cos! grid l'ufiiciale. Voialtri aggrappatevi ai
tientibene!
I nuotatori si affollavano intorno alla scialuppa come topi in
attesa ti affogare. Anna era abbastanza vicina a poppa da sen-
tire il primo ufficiale che diceva: Quei poveretti non dureran-
no fino al mattino; li spaccer il freddo, se non ci penseranno
gli squali .
Intorno si utivano voci da altre scialuppe, e lo sciacquio dei
remi.
La corrente va a quattro nodi in direzione nord-nord-est ,
sent dire ancora Anna al primo ufliciale. Entro l'alba saremo
sparpagliati per tutto l'orizzonte. Invece dobbiamo cercare di
mantenerci uniti. Si alz in piedi e grid: Ehi laggi! Qui
scialuppa sedici.
Scialuppa cinque , rispose una vocina lontanissima.
Vi raggiungiamo!
Remarono nel buio, guidati dalle grida dell'altra barca, e
quando accostarono legarono insieme le due scialuppe. Durante
la notte altre due lance di salvataggio infoltirono il gruppo.
Nella livida alba grigiastra scorsero un'altra scialuppa a mez-
zo miglio di distanza. Il mare tra loro era cosparso di relitti e
testoline di nuotatori, puntini insignificanti nella smisurata va-
stit dell'oceano e del cielo.
Nelle lance, i naufraghi si stringevano come bestiame nel car-
ro diretto al macello, gi caduti in una letargia bovina, indiffe-
renti a tutto, mentre quelli che stavano in acqua andavano su e
gi con l'onda sorretti dai giubbotti di salvataggio: una maca-
bra danza della morte, perch gi le gelide acque verdastre che
a tratti si chiudevano sopra quelle teste avevano succhiato via
da quasi tutti i corpi il calore vitale.
Sta' seduta, donna! berciarono i vicini, quando Anna
cerc di alzarsi per guardar fuori.
a ci farai finire tutti in acqua, perdio!
Ma Anna ignor le proteste. Centaine! chiamava. Cen-
taine, dove sei? Mentre la guardavano senza capire, lei cer-
cava di ricordare il suo soprannome, e alla fine le venne in
mente. Sunshine! grid. Het iemand Sunshine gesienv
Qualcuno ha visto Sunshine?
Vi fu un brusio di interesse e animazione.
Sunshine? Era con voi? La domanda fu rivolta anche ai
sopravvissuti che continuavano a galleggiare tra le scialuppe,
attaccati ai tientibene.
L'ho vista sul ponte poco prima che la nave affondasse.
Aveva il salvagente.
Non l con voi?
No, non c'.
L'ho veduta saltare, ma poi l'ho persa di vista.
Anna ricadde gi. La sua bambina era morta. Sent che la
disperazione si impadroniva di lei, rischiando di soffocarla.
Guard fuoribordo i cadaveri che ancora galleggiavano nei
giubbotti di salvataggio, e immagin Centaine uccisa da quel-
le acque verdi, morta di freddo assieme alla creatura che aveva
in grembo. Pianse disperatamente.
No , sussurr poi. Dio non pu essere cos crudele. Non
ci credo. Non ci creder mai. Questo rifiuto le diede la forza
di resistere. C'erano delle altre scialuppe, Centaine sar a
bordo di una di quelle. Guard l'orizzonte offuscato dagli
spruzzi. :E ancora viva, e io la trover. Dovesse costarmi la
vita, la trover.
Il piccolo diversivo della ricerca della ragazza aveva infran-
to il torpore causato dal freddo e dallo shock, che aveva colto
tutti durante la notte, e adesso tra i naufraghi emersero dei capi
capaci di rinfrancare gli altri, equilibrando il peso a bordo del-
le scialuppe, controllando i rifornimenti d'acqua e di viveri e
stabilendo le razioni, visitando i feriti e sciogliendo i cadaveri
ancora assicurati alle cime, col giubbotto, per facilitare il lavoro
dei rematori. Finalmente si stabili la rotta per la costa, che si
trovava cento e pi migiia a est.
Mettendosi a turno ai lunghi remi, cominciarono a spostarsi
pian piano nel vasto mare, lottando contro i flutti che volevano
respingerli al largo.
Forza ragazzi! li esortava l'ufficiale al timone. Vogate,
vogate! Qualunque attivita serviva a vincere la disperazione,
il nemico pi pericoloso. Cantiamo! La sapete Tipperary?
Forza, allora!
It's a long way to Tipperary; it's a long way to go... Ma
vento e mare s'ingrossarono, sballottandoli, impedendo di af-
fondare i remi. Uno dopo l'altro i rematori rinunciarono, acca-
sciandosi sui sedili, e la canzone mori sulle labbra dei naufra-
ghi esausti. Dopo un po' smisero anche di sperare che succe-
desse qualcosa, e rimasero immobili e come intontiti. Molto do-
po mezzogiorno, il sole fece capolino sotto le nuvole basse per
qualche minuto; allora alzarono gli occhi a guardarlo, ma su-
bito la coltre di nubi si chiuse di nuovo sopra l'astro diurno,
ed essi chinarono il capo come le margherite spontanee di Na-
maqua al tramonto.
Poi, dalla scialuppa accanto a quella di Anna, una voce disse
quasi indifferente:
Non una nave, quella l?
Per un attimo vi fu silenzio, come se ci volesse un po' di
tempo per capire quella frase improbabile. Poi un'altra voce
si fece sentire, gi pi acuta e vivace:
E una nave!
Dov'? Dov'?
Adesso gridavano tutti.
E l, proprio sotto quella nuvola nera.
L sotto s...
E una nave!
Una nave!
Qualcuno cercava di alzarsi, altri che c'erano gi riusciti
sventolavano il giubbotto di salvataggio gridando a squarcia-
gola.
Anna strinse gli occhi e guard nella direzione indicata. Do-
po un momento distinse una piccola sagoma triangolare, pi
scura contro il grigio plumbeo dell'orizzonte.
Il primo ufficiale stava gi dandosi da fare a poppa: in bre-
ve una scia di fumo si alz nel cielo, e da quella, in alto, sboc-
ci una corolla rossa e abbagliante. Un razzo di segnalazione.
Ci hanno visti!
Guardate, guardate, cambiano rotta!
E una nave da guerra! Ha tre fumaioli!
Guardate la torretta a treppiede... un incrociatore di pri-
ma classe!
Perdio, l'Infexible! L'ho visto l'anno scorso a Scapa
Flow!
Che Dio li benedica! Ci hanno visti!
Anna si ritrov a piangere e ridere nello stesso tempo, strin-
gendo la borsa a sacco che era l'unico legame che le rimaneva
con Centaine.
Andr tutto bene adesso, bambina mia , le promise.
Adesso Anna ti trover. Non devi pi temere, Anna ti ver-
r a prendere.
La grigia e paurosa sagoma dell'incrociatore si avvicinava a
tutta velocit, fendendo le acque con la prua alta e atElata.
Anna era al parapetto dell'InNexible con un gruppo di nau-
fraghi che guardavano avvicinarsi l'immensa montagna a cima
piatta appena sorta dall'oceano, a sud.
Da quella distanza le proporzioni della montagna erano cos
perfette, il tavoliere in cima cos piatto e ben tagliato, e i ripidi
pendii cos netti che sembrava scolpita da qualche divino Mi-
chelangelo.
Gli uomini che stavano intorno a lei erano felicissimi, e si
indicavano a vicenda le caratteristiche note del paesaggio man
mano che si definivano. Era, per molti di essi, un ritorno che
pi non osavano sperare, e la loro gioia era patetica e puerile.
Anna non condivideva nessuno di questi sentimenti. La vi-
sta della terra le causava soltanto un'impazienza corrosiva, che
sapeva di non poter dominare a lungo. L'andatura della grossa
nave, sotto i suoi piedi, era troppo lenta per lei: il suo cuore
considerava ogni minuto trascorso su quell'oceano uno spreco
in relazione allo scopo che si era prefissato sulla scialuppa poco
prima di essere tratta in salvo, e che era diventato quello cen-
trale della sua vita.
Scalpitava, mentre intorno a lei si svolgeva il dramma del
mare e degli elementi, mentre il vento che aveva attraversato
senza incontrare ostacoli l'intero Atlantico raggiungeva l'im-
provvisa massa della grande montagna e, come un cavallo bra-
do che per la prima volta senta il morso, si inalberava sgrop-
pando e creando turbolenze.
Davanti agli occhi di Anna una spessa nuvola bianca fior
sulla cima piatta della montagna e cominci a ribollire sul mar-
gine netto, rovesciando fiotti gelatinosi sul ripido pendio. Men-
tre gli altri prorompevano in esclamazioni di stupore, lei pro-
vava soltanto un irrefrenabile desiderio di metter piede a terra,
e avviarsi a nord per cominciare la sua ricerca.
Ecco che il vento rabbioso che scendeva gi dal monte inve-
st di nuovo l'oceano, trasformando il suo placido azzurro in
una superficie color del piombo, ben presto rotta da bianche
creste di spuma. Mentre l'Ingexible doppiava la montagna e
s'infilava nello stretto passaggio tra Table Harbour e Roben
Island, un altro forte vento, di sud-est, invest Anna all'im-
provviso, facendola barcollare e obbligandola a girare su se
stessa per la violenza della folata.
Al tempo dei velieri, molte grandi navi erano arrivate cos
vicino alla montagna solo per esserne respinte, con le manovre
a pezzi, al largo, senza veder pi terra per giorni o addirittura
settimane; ma l'Ingexible, una volta conosciuta la forza di
quel vento, pot entrare tra i moli di cemento del porto ar-
rendendosi soltanto ai piccoli rimorchiatori a vapore che subito
l'attorniarono. Accost alla banchina con la dolcezza del bacio
di un amante, e la folla che l'aspettava sul molo prese a sven-
tolare le mani in segno di saluto, mentre le falde dei vestiti svo-
lazzavano al vento del Capo che recava con s anche un'inter-
pretazione molto particolare di Rule Britannia da parte della
banda.
Appena furono abbassate le passerelle, un gruppo di persone
si precipit a bordo: funzionari portuali, ufficiali di marina in
bianco tropicale e oro, e altre autorit civili.
Adesso, suo malgrado, Anna prov qualche interesse, osser-
vando le bianche costruzioni della citt sparpagliate ai piedi
delle imponenti alture di roccia grigia.
L'Africa , mormor. Tutto qui? Mi chiedo cosa avesse
Centaine da...
Al pensiero della ragazza, tutto il resto svani dalla sua men-
te: bench continuasse a guardare a terra, non vedeva n udiva
pi niente, finch un colpetto sulla spalla non la riscosse.
Era un mozzo, che l'avverti che un visitatore l'aspettava...
Quando fu chiaro che Anna non capiva, il ragazzo la prese
per la manica e si fece seguire. All'ingresso del quadrato uffi-
ciali si fece da parte e le accenn di entrare. Anna si ferm sul-
la soglia, stringendo la borsa e guardando sospettosamente in
sala. Ufficiali e visitatori stavano gi dando fondo alle riserve
di gin and tonic della nave, tuttavia un ufficiale la vide e la
riconobbe.
Ah, eccola. Questa la donna. Con uno dei civili saliti
a bordo si avvicin ad Anna.
Costei lo guard con attenzione da capo a piedi. Era una
figura snella e dall'aria giovanile, che indossava un completo
color tortora con panciotto di ottima stoffa e taglio ancora
migliore.
Mevrou Stok? chiese, con qualche diffidenza, e con sor-
presa Anna si rese conto che, lungi dall'essere il giovanotto che
sembrava, l'uomo aveva una buona ventina d'anni pi di lei.
Anna Stok? ripet l'uomo. I capelli, radi sulle tempie,
incoronavano un'alta e spaziosa fronte da dotto; sulla nuca,
per, ricadevano in lunghi ricci ondulati.
Ti taglieremo i boccoli , pens Anna, e disse: Ja, sono
Anna Stok .
Egli rispose in afrikaans, che lei comprese senza difficolt.
Lieto di conoscerla, aangename kennis, sono il colonnello
Garrick Courteney, e sono affranto al pari d'i lei per la terri-
bile perdita dei nostri cari ragazzi.
Per un attimo, Anna non capi di che stava parlando. Si die-
de invece a esaminarlo pi da vicino, e si accorse che i capelli
incolti dietro gli avevano cosparso le spalle dell'abito di for-
fora. Dal panciotto gli mancava un bottone, sulla cravatta di
seta c'era una macchia d'unto e la punta di uno degli stivali era
infangata.
Scapolo- , decise Anna. Nonostante gli occhi intelligenti
e la bocca lievemente dura, in lui c'era qualcosa di puerile e
vulnerabile, e Anna sent nascere dentro di s qualcosa di si-
mile all'istinto materno.
L'uomo fece un altro passo nella sua direzione, e quel movi-
mento goffo ricord ad Anna ci che il generale Courteney ave-
va raccontato a lei e Centaine: l'incidente di caccia in cui aveva
perduto una gamba.
Dopo la morte in guerra del mio unico figlio , disse Gar-
rick a bassa voce, con uno sguardo cosi malinconico da dissi-
pare le ultime riserve di Anna, questa nuova perdita quasi
troppo dura da tollerare. Non solo ho perduto mio figlio, ma
anche mia nuora e mio nipote ancor prima di conoscerli.
Adesso finalmente Anna fece mente locale e comprese quan-
to l'anziano gentiluomo le stava dicendo, e di colpo si impor-
por con tanta veemenza che Garry, istintivamente, fece un
passo indietro.
Non lo dica mai pi! l'incalz mentre retrocedeva, avvi-
cinando tanto il viso al suo che i nasi quasi si toccarono. Non
osi dire mai pi una cosa simile!
Madam... balbett Garry. Mi spiace, ma non capisco...
l'ho forse offesa?
Centaine non morta e lei non osi mai pi parlarne come
se lo fosse! Ha capito?
Intende dire che la moglie di Michael ancora viva?
S, Centaine viva. E naturale che viva.
Dov'? Gli occhi azzurri di Garrick si illuminarono di
gioia.
E quello che lei e io dovremo scoprire , rispose con gran
decisione Anna.
Garry Courteney aveva preso una suite all'hotel Mount Nel-
son, su un'altura che domina il centro di Citt del Capo.
In pratica era l'unico albergo dove un gentiluomo potesse
alloggiare, trovandosi a visitare il Capo di Buona Speranza. II
suo registro degli ospiti era un libro d'oro: statisti ed esplora-
tori, magnati dei diamanti e ricchi appassionati di caccia gros-
sa, arditi militari e illustrissimi Pari del regno, principi e am-
miragli ne avevano fatto la propria temporanea residenza.
I fratelli Courteney, Garry e Sean, prendevano sempre lo
stesso appartamento d'angolo al piano superiore: da una parte
dava sul magnifico parco del governatore della Compagnia olan-
dese delle Indie Orientali, sulle acque della Table Bay e sulle
montagne che la chiudevano, lontane e azzurrine; dall'altro lato
della suite, i bastioni di roccia grigia della montagna erano cos
vicini da riempire quasi tutto il cielo.
Tali panorami leggendari non distrassero Anna nemmeno per
un attimo. Lanci un rapido sguardo alla sala e poi piazz la
borsa a sacco sul tavolo centrale, mettendosi subito a frugarci
dentro. Tir fuori la cornice d'argento con le fotografie e le
mostr a Garry, che ciondolava indeciso dietro di lei.
Buon Dio, Michael... Le prese di mano la fotografia e
si mise a guardarla avidamente, poich era l'immagine pi re-
cente, e l'ultima, di Michael. E cos difficile crederlo... sin-
ghioz Garry prima di continuare. Potrei averne una co-
pia?
Anna annu e Garry si mise a guardare le altre due foto-
grafie. Questa Centaine?
Sua madre. Anna indic l'altra. Questa qui Centaine.
si assomigliano molto , disse Garry, volgendo le foto alla
luce. La madre pi graziosa ma la figlia sembra pi dotata
di carattere.
Anna annul di nuovo. Quindi ora sa perch non pu esser
morta: una che non si arrende mai. I suoi modi diventarono
bruschi. Ma noi stiamo perdendo tempo. Ci serve una carta
geografica.
L'inserviente dell'albergo buss alla porta pochi minuti dopo
la chiamata di Garry, e i due spiegarono sul tavolo la carta
geografica che aveva portato.
Io non me ne intendo troppo di queste cose , disse Anna.
Mi faccia vedere lei dove stata silurata la nave.
Garry si era fatto dire la posizione dall'ufficiale di rotta del-
l'Ingexible e la indic ad Anna.
Vede? disse Anna, trionfante. E a pochissimi centi-
metri da terra. Pass il polpastrello sulla costa dell'Africa.
E vicino, vicinissimo...
Cento miglia, come minimo.
Non sia sempre cos pessimista! sbott Anna. Mi han-
no detto che la corrente va verso la costa, e anche il vento
soffiava molto forte verso terra. E comunque io conosco bene
la mia ragazza.
La corrente va a quattro nodi. Quanto al vento... Garry
fece un rapido calcolo. Non sarebbe impossibile. Ma ci vor-
rebbero giorni e giorni.
Gi Garry si stava divertendo. Gli piaceva questa assoluta
sicurezza della donna. Per tutta la vita era stato vittima di dub-
bi e indecisioni, e non ricordava d'esser mai stato sicuro di nien-
te come questa donna sembrava sicura di tutto.
Dunque, con la corrente e col vento a favore, dove sar
arrivata? Mi faccia vedere il punto preciso della costa.
Garry indic con la matita il punto che stimava probabile.
Da queste parti, direi.
Ah! Anna piazz un ditone su quel punto della carta e
sorrise. Quando sorrideva assomigliava un po' meno a Chaka,
il grande e terribile mastino di Garry, che quindi le restitu
volentieri il sorriso. Ecco! E lei conosce questo posto?
Qualcosa ne so... Ci sono stato con Botha e Smuts nel 1914
come inviato speciale del Times. Sbarcammo qui, a Walvis
Bay... la Baia delle Balene...
Benissimo! tagli corto Anna. Allora non c' nessun
problema, domani ci andiamo e prendiamo Centaine, no? A
che ora si parte?
La fa facile, lei , disse Garry. Sa, uno dei deserti pi
terribili del mondo.
Il sorriso di Anna svan. Lei complica sempre tutto , gli
disse, corrucciata. Chiacchiera invece di agire, e intanto che
cosa star succedendo a Centaine? Dobbiamo andarci subito!
Garry la guard sbalordito. Sembrava che quella donna lo
conoscesse gi intimamente. Aveva capito subito che era un so-
gnatore e un romantico, contento di vivere nel suo mondo di
illusioni, attraverso i personaggi delle sue storie anzich nel du-
ro mondo reale che tanto lo spaventava.
Adesso non pi tempo di chiacchiere, ci sono delle cose
da fare. Prima scriviamo una bella lista di queste cose, e poi
le facciamo. Cominciamo: qual la prima?
Nessuno aveva mai parlato cos a Garry da quando era bam-
bino. Era colonnello, era insignito di Victoria Cross, era di fa-
miglia ricchissima ed era un famoso storico e Elosofo: il mondo
gli tributava il rispetto riservato ai dotti. Intimamente sapeva
di non meritare alcuna di quelle distinzioni, e quindi era sem-
pre imbarazzato e confuso. La sua difesa era ritirarsi sempre
pi addentro nel suo mondo immaginario.
Intanto che fa la lista, dia qua il suo panciotto.
Madam... Garry appariva addirittura sbigottito.
Non sono Madam, sono Anna. Adesso dia qua il panciotto,
ch ci manca un bottone.
Obbed pacatamente.
La prima cosa da fare , scrisse Garry, in maniche di ca-
micia, sulla carta da lettera dell'hotel, telegrafare al coman-
dante della guarnigione di Windhoek. Avremo bisogno della
sua autorizzazione, perch si tratta di una zona militare chiusa.
Avremo anche bisogno della sua collaborazione per rifornirci di
viveri e acqua.
Adesso che Garry era stato spronato all'azione, lavorava in
fretta. Anna sedeva di fronte a lui, attaccandogli il bottone del
panciotto con le dita tozze che nascondevano l'ago.
Le provviste, gi... dovr fare un'altra lista per le prov-
viste.
Certamente... Garry prese un altro foglio di carta da
lettera.
Ecco fatto! Anna spezz il filo coi denti e tese il pan-
ciotto a Garry. Adesso pu rimetterselo.
S, Mevrou , disse Garry, remissivo e felice. Erano anni
che non provava un simile benessere.
A mezzanotte passata Garry usc in vestaglia sul balcone, a
respirare una boccata d'aria fresca prima di andare a dormire.
E, mentre ripercorreva con la mente gli eventi di quella gior-
nata piena, la sensazione di benessere continuava ad aleggiare
in lui.
Egli e Anna avevano fatto prodigi. Era gi arrivata la rispo-
sta del governatore militare di Windhoek. Come sempre, il no-
me Courteney apriva qualsivoglia porta e procurava l'immedia-
ta collaborazione di tutti. Avevano gi prenotato i posti sul tre-
no dell'indomani che, in quattro giorni, attraversando il fiume
Orange e le desolate Namaqualand e Bushmanland, li avrebbe
portati a Windhoek.
La spedizione era gi quasi completamente pianificata. Garry
aveva parlato per telefono, strumento che non godeva delle
sue simpatie, al proprietario dei grandi magazzini Stuttaford.
Le merci che gli servivano sarebbero state imballate in casse
di legno, col contenuto scritto sull'etichetta esterna, e recapi-
tate l'indomani alla stazione ferroviaria. Il signor Stuttaford
aveva dato a Garry la sua parola che tutto sarebbe stato pron-
to per tempo, e aveva mandato subito all'albergo un'auto piena
di indumenti da safari sia per Garry sia per Anna.
Anna aveva scartato la maggior parte degli indumenti leg-
geri proposti da Stuttaford come troppo cari o troppo frivoli
per lei ( Non son mica una poule! ) scegliendo pesanti abiti
lunghi di tela indiana e stivaloni chiodati, e accettando il casco
coloniale di sughero solo per le insistenze di Garry: Il sole
africano uccide! Dietro al casco, la nuca era riparata da una
pezza di tela verde.
Garry aveva anche procurato di trasferire tremila sterline
presso una banca di Wineoek per coprire le spese della spedi-
zione. Tutto era stato fatto con la massima rapidit ed effi-
aenza.
Garry aspir un'ultima boccata dal sigaro e poi lo lanci gi
dal balcone, rientrando in camera da letto. Gett la veste da
camera sulla sedia e sal, letteralmente, sul letto altissimo, infi-
landosi tra lenzuola fresche come foglie di lattuga. Poi spense
la luce. Immediatamente tutti i soliti dubbi e le solite incer-
tezze tornarono ad assalirlo.
E una follia , si disse, e con gli occhi della mente rivide
quel terribile deserto fumare nel calore e nella luce accecante
del sole. Mille miglia di costa, spazzate da una corrente antar-
tica, cos fredda che anche l'uomo pi forte non resisteva, vivo,
per pi di qualche ora...
E partivano alla ricerca di una fragile e delicata giovanetta
di buona famiglia, incinta, che era stata vista l'ultima volta
mentre si tuffava nel gelido oceano da una nave silurata in pro-
cinto di affondare, di notte, cento miglia al largo di una costa
deserta. Che probabilit avevano di trovarla? Era stupido anche
solo provare a calcolarle.
Pura follia , si ripet, sfiduciato, e di colpo desider che
Anna fosse l a spronarlo. Stava ancora cercando una scusa per
andare a chiamarla nella sua stanza singola in fondo al corridoio
quando cadde addormentato.
Centaine pens che stava annegando. Era stata risucchiata
sott'acqua cos in profondit che si sentiva spaccare i polmoni
sotto la pressione di quell'acqua nera. Aveva la testa rimbom-
bante del fragore della nave che affondava, un fragore mostruo-
so, e le orecchie che le fischiavano per la pressione.
Sapeva di non avere speranza, ma lott con tutte le sue forze,
risoluta a far di tutto per sopravvivere, scalciando e smanian-
do nell'abbraccio gelido del mare che l'inghiottiva sempre pi,
opponendosi al bisogno di respirare: la turbolenza dell'acqua e
i mulinelli le fecero perdere ogni idea di sopra e sotto, ma con-
tinu a battersi consapevole del fatto che sarebbe morta lottan-
do per la vita del suo bambino.
Poi di colpo sent alleggerirsi la pressione dell'acqua sulle
costole, sent che i polmoni le si gonfiavano in petto e, presa in
un turbine di bolle d'aria che uscivano dallo scafo, fu condotta
in alto, come una scintilla scaturita da un fal: i timpani le do-
levano terribilmente, e il giubbotto di salvataggio le trinciava
la carne sotto le ascelle.
Giunse in superficie e fu scagliata in alto dalla colonna d'ac-
qua spumante di bolle d'aria. Cerc di respirare, ma nei pol-
moni le fin ancora l'acqua. Toss spasmodicamente, finch a un
tratto si accorse di inalare dell'aria! Aria dolce e profumata
di mare, che per dentro le bruciava come fuoco mentre lei
espettorava ansimando come un'asmatica.
Lentamente riusc a controllare la respirazione, ma dalle cir-
costanti tenebre balzavano fuori le onde in successione, som-
mergendole il capo a sorpresa, sicch per non affogare dovette
regolare la respirazione sul ritmo dell'oceano. In mezzo ai ma-
rosi spumeggianti, si tast dappertutto e scopr di non essere
ferita. Non aveva ossa rotte, a dispetto del terribile tuffo dal-
l'altissima murata, e dell'impatto contro l'acqua che le era sem-
brata dura come selciato. Aveva ancora il pieno controllo degli
arti, i sensi funzionavano bene, ma ecco appunto che colse, per
la prima volta, l'insidioso insinuarsi del gelo polare di quelle
acque tra i vestiti, fin nella carne e nel sangue.
Devo uscire dall'acqua , pens. Devo raggiungere una
scialuppa.
Si mise in ascolto, e dapprima non sent che il sibilo del ven-
to e lo scroscio dei marosi. Poi udi delle flebili voci, confuse e
lontane, che gridavano aiuto: anche lei apr la bocca per fare
altrettanto, ma arriv l'onda, bevve ancora e tossi.
Le ci volle qualche minuto per riprendersi ma, appena libe-
rati i polmoni, si mise a nuotare verso le voci, rinunciando a
chiedere vanamente aiuto a chi non poteva con tutta evidenza
darglielo. Le creste delle onde la sommergevano, nonostante il
giubbotto di salvataggio, e lei continuava ad andare su e gi, ma
non smise di nuotare.
Devo uscire dall'acqua , si ripeteva, se no muoio di
freddo. Devo raggiungere una scialuppa.
Diede un'altra bracciata e colpi con le nocche qualcosa di so-
lido, escoriandosi, ma l'afferr all'istante. Era una cosa grossa,
che galleggiava sopra la sua testa, ma non presentava appigli e,
in preda al panico, si rese conto di essere gi troppo esausta per
riuscire a issarvisi sopra a forza di braccia. Cominci a girarci
attorno, cercando un modo di salire su quel relitto galleggiante.
Non molto grosso... Nel buio giudic che fosse circa
tre metri per due, di legno verniciato ma rotto e scheggiato da
una parte, l dove si era scorticata le dita. Il gran freddo, tut-
tavia, gliele aveva gi rese quasi insensibili.
Da una parte il relitto era pi alto sulla superficie del mare,
mentre dall'altra vi si immergeva. Fu qui che riusc a salire, a
pancia sotto.
Immediatamente avverti la precariet dell'equilibrio di quel-
la struttura. Bench fosse salita per met, e avesse ancora le
gambe in acqua, il pezzo di legno si inclin pericolosamente
dalla sua parte, e si senti un'esclamazione di protesta.
Attento, coglione, che ci rovesciamo.
Un altro aveva trovato la zattera prima di lei.
Scusi , anfan lei, non l'ho fatto apposta...
Va be', va be', ragazzo, ma stai attento. Il naufrago l'ave-
va scambiato per uno dei mozzi di bordo. Qua, dammi la
mano.
Centaine la tese freneticamente e sfior le dita dell'altro, poi
riusci ad afferrarle.
Piano, piano che ce la fai. Scalciava, mentre la mano del-
l'uomo la tirava sul relitto inclinato e scivoloso; finalmente con
la mano libera trov un appiglio e si stese sul relitto instabile,
esausta, tremante, e incapace perfino di alzare la testa.
Era fuori dell'acqua. Non sarebbe pi morta di freddo.
Tutto bene, figliolo? Il suo salvatore era steso di fianco
a lei, con la testa vicina alla sua.
Sto bene. Senti la sua mano sulla schiena.
Hai il giubbotto di salvataggio, bravo, ragazzo. Adopera i
legacci per attaccarti al relitto. Aspetta, aspetta, te li lego io.
Assicur Centaine alla struttura con veloci movimenti delle
dita esperte.
E un nodo scorsoio; se ci capovolgiamo, tira questo capo,
vedi?
Si. Grazie, grazie tante.
Aspetta a ringraziare, figliolo. Non siamo ancora salvi.
L'uomo accanto a lei abbass la testa sulle braccia e giac-
quero immobili, rabbrividendo, su quel relitto agitato dalle on-
de e quanto mai instabile.
Senza pi parlare, senza nemmeno poter scorgere, l'uno del-
l'altra, pi che una sagoma confusa, impararono in fretta ad
agire di concerto per tenere in equilibrio la zattera, con piccoli
movimenti coordinati del corpo. Il vento aumentava sempre
pi, ma, bench anche il mare ingrossasse, riuscivano a presen-
tare alle onde il lato pi alto del relitto, cos da non farsi som-
mergere ogni volta: solo ogni tanto li schiaffeggiava uno spruz-
zo d'acqua gelata.
Dopo un po' Centaine cadde in un sonno di piombo, quasi
una specie di coma. Si svegli che era gi giorno, immersa in una
luce livida e grigia che illuminava un mondo di acque e nuvole
livide e grige. Il suo compagno sul relitto la stava osservando
con gli occhi sbarrati.
Miss Sunshine! esclam, quando lei apr gli occhi e si
stir. Non l'avevo riconosciuta stanotte, quando salita a
bordo!
Centaine si rizz rapidamente a sedere, e il piccolo relitto
subito oscill rischiando di capovolgersi.
Ferma, bellezza; il prezzo del biglietto , disse l'uomo,
tenendola gi con una mano. Sull'avambraccio c'era una sirena
tatuata.
Mi chiamo Ernie, signorina, marinaio di prima classe Er-
nie Simpson. Il suo nome, lo conosco; tutti a bordo conosce-
vano miss Sunshine, il nostro Raggio di Sole! Era vecchio e
magro, coi capelli grigi incollati alla fronte dall'acqua e dal sale,
e la faccia tutta piena di piccole rughe; ma, bench avesse i
denti gialli e scheggiati, il suo sorriso era gentile.
Cos' successo agli altri, Ernie? Freneticamente, Centai-
ne si guard intorno, ricadendo subito nell'abisso d'orrore della
situazione.
Quasi tUtti affogati. Sia maledetto il crucco che l'ha fatto.
La notte aveva nascosto a Centaine la gravit della loro situa-
zione. La realt che le si rivelava adesso era di gran lunga pi
terribile di quanto avesse immaginato. Quando affondavano tra
un'ondata e l'altra, i plumbei canyon oceanici sembravano vo-
lerli inghiottire; ma allorch si trovavano sulla cresta dell'on-
da, l'assoluta solitudine circostante costringeva Centaine a chi-
nare gli occhi sul tavolato. Non si vedeva che acqua e cielo,
non una scialuppa, non un naufrago, nemmeno un gabbiano.
Siamo soli , sussurr. Tous seuls.
Sta' allegra, bellezza, che finora ci andata bene. Siamo
ancora vivi, e solo questo conta.
Mentre lei dormiva, Ernie si era dato da fare. Dal mare ave-
va recuperato altri relitti, che ora la piccola zattera si trascinava
dietro: un grosso lembo di tela con degli occhielli da cui si di-
partivano funicelle come tentacoli sottili di una piovra.
La cappa di una lancia di salvataggio , disse Ernie, co-
gliendo il suo interesse. Pezzi di sovrastrutture della nave e
altre cosette che potrebbero venir buone... non si sa mai.
Aveva legato assieme quei relitti con parte della corda recu-
perata dalla copertura della scialuppa. Mentre parlava a Cen-
taine, le sue dita escoriate ma abili stavano continuando ad
annodare i vari spezzoni rimasti per allungare la cima.
Ho sete , sussurr Centaine. Il sale le faceva bruciare la
bocca, e aveva le labbra secche e screpolate.
Pensa a qualcos'altro , le consigli Ernie. Dammi una
mano, piuttosto. Sei capace di impiombare?
Centaine scosse la testa. Ernie s'accinse a insegnarle, e Cen-
taine prev un empito di simpatia nei confronti dell'anziano
marinaio.
E facile, no? Guarda. Ernie aveva un coltello da mari-
naio legato alla cintola, e con la caviglia posta all'estremit di
esso cominci ad allentare i legnoli della cima, creando degli
occhielli nei quali passava poi uno dei tre piccoli capi dell'estre-
mit disciolta di un altro spezzone.
Ecco, vedi? A uno a uno, come un serpente che s'avvita a
un tronco.
Il lavoro l'aiut a distrarsi un po' dalla terribile situazione.
Sai dove siamo, Ernie?
Non sono che un marinaio, Sunshine, ma siamo a ovest del-
la costa africana. Quanto sia lontana non lo so, ma da quella
parte.
Ieri a mezzogiorno era a centodieci miglia di distanza.
Pu darsi benissimo , annui Ernie. So anche che la cor-
rente ci aiuta, e il vento pure. Ah, se riuscissimo ad approfit-
tarne! aggiunse, alzando il volto al cielo.
Hai un piano, Ernie?
Ce l'ho sempre, un piano, anche se, lo ammetto, non sem-
pre buono. Le sorrise. Prima finiamo 'sta cima.
Appena ebbero preparato una cima unica di circa sei metri,
Ernie le pass il coltello assicurato alla cordicella.
Legatelo alla vita, bellezza, sarebbe il colmo perderlo
adesso.
Si cal in mare di fianco al relitto e, nuotando come un ca-
gnolino, aiutato da Centaine che era rimasta a bordo, us la cor-
da per assicurare le assi che era riuscito a recuperare dall'affon
damento della nave ai fianchi della zattera di fortuna.
Bilancieri , disse Ernie, sputando acqua di mare. Un
trucco che ho imparato dagli indigeni alle Havvaii.
La zattera, adesso, era molto meno incline a rovesciarsi a
ogni pi sospinto, ed Ernie si tir di nuovo a bordo.
Ora possiamo cominciare a pensare a come rizzare un po'
di vela.
Ci vollero quattro tentativi falliti per legare insieme a mo'
di albero le assi recuperate dal naufragio, e fissarvi la tela che
un tempo aveva coperto una scialuppa del Protea Castle.
Non vinceremo sicuramente la Coppa America, ma ci muo-
viamo. Guarda un po' la scia, Raggio di Solel
Effettivamente dietro la poppa, se cos si pu dire, del goffo
galleggiante si distingueva una scia oleosa. Ernie manovrava il
gonfio brandello sbattente con gran seriet. Facciamo almeno
due nodi , giudic. Brava, Sunshine, da solo non ci sarei mai
riuscito. Sei un tipo in gamba. Stava appollaiato a poppa del-
la zattera di fortuna, con la scotta della vela in una mano e
un'asse che usava da timone nell'altra. Adesso coricati a ripo-
sare un po', bellezza, perch dovremo fare turni di servizio...
Per tutto il resto della giornata il vento li spinse a folate, e
per due volte il rozzo albero fu proiettato fuoribordo. Ogni
volta Ernie dovette tuffarsi a recuperarlo, e lo sforzo di tornare
a fissarlo, sollevandolo insieme alla tela tutta intrisa d'acqua,
lasci Centaine tremante ed esausta.
La notte il vento diminu ma divenne costante, da sud-ovest.
Le nuvole si aprirono, sicch a tratti si vedevano le stelle.
Sono stanco morto. Ti toccher fare un turno al timone,
Raggio di Sole. Ernie le mostr come manovrare l'asse, che
dirigeva a stento la zattera di fortuna. Quella stella rossa las-
s Antares. La vedi in mezzo alle altre due stelline come un
marinaio in franchigia sottobraccio a due belle pupe, con licen-
za parlando, Sunshine? Comunque, se punti verso Antares a
terra ci arriviamo anche noi.
Il vecchio marinaio si rannicchi ai suoi piedi come un cane
fedele, e Centaine si mise a poppa, al timone e alla scotta. Cos
come era calato il vento, si quiet anche il mare, e l'imbarca-
zione di fortuna pareva adesso procedere pi veloce. Guardan-
do dietro, Centaine vedeva la fosforescenza verde della scia al-
largarsi in lontananza. Fissava Antares la Rossa con le due com-
pagne salire nella cortina di velluto nero del cielo. Siccome era
sola, e atterrita, pens ad Anna.
Anna cara, dove sei? Sei ancora viva? Hai raggiunto una
scialuppa, o anche tu aggrappata a un relitto attendi la senten-
za del mare?
Desiderava tanto il senso di sicurezza emanato dalla nutrice
che le parve d'esser tornata bambina. e sent le lacrime infantili
salire a scaldarle le ciglia, mentre la luce rossa di Antares si
sdoppiava davanti a lei. Voleva strisciare nel grembo di Anna
e affondare la faccia nel suo grande seno tiepido e odoroso di
sapone; tutta la risolutezza e l'ostinazione di cui aveva saputo
dar prova quel giorno si stavano sciogliendo in lei, e cominci
a pensare di abbandonare il suo disperato tentativo di resisten-
za e sdraiarsi accanto a Ernie, ad aspettare la fine.
Singhiozz forte.
Il suono stesso la fece sussultare, e di colpo si arrabbi con
se stessa per la propria debolezza. Si pul le lacrime dagli occhi
coi pollici, sentendo i granelli di sale che le si erano formati
sulle ciglia, e si irrit ancora di pi. Poi smise di prendersela
con se stessa e inv contro il destino che l'aveva sottoposta a
tante prove.
Perch? domand alla grande stella rossa. Cosa ho mai
fatto per meritarmi tutto questo? Mi stai forse punendo? Mi-
chel e mio padre, Nuage, Anna... tutti quelli che amavo! Perch
mi hai fatto questo? Si interruppe, rendendosi conto di sfio-
rare la bestemmia. Si chin in avanti, appoggiando la mano
sul ventre. Rabbrivid dal freddo. Cerc di sentire qualche se-
gno di vita dal bambino che cresceva nel suo corpo, un gon
fiore, un movimento, ma fu delusa. e la sua ira rinacque ancora
pi forte, con un carattere di sfida selvaggia.
Faccio un giuramento. Spietatamente, come sono stata col-
pita, lotter per sopravvivere. Tu, Dio o Diavolo, mi hai sca-
gliato addosso tutto questo: ti giuro che resister, e che mio
figlio resister con me.
Delirava. Se ne rese conto, ma se ne infischi, si era messa in
ginocchio e agitava il pugno verso la stella rossa, in segno d'ira
e di minaccia.
Forza, vieni! sfid. Vieni gi, e facciamola finita!
Forse si aspettava tuoni e fulmini, ma non ve ne furono.
Solo il rumore del vento che gonfiava la miserabile vela, e il
ribollire della scia dietro. Centaine torn a sedersi a poppa af-
ferrando il timone e continuando a puntare mestamente a le-
vante.
Alle prime luci dell'alba arriv un uccello e prese a svolaz-
zarle sopra la testa. Si trattava di un piccolo uccello di mare,
grigio-piombo con macchioline bianche. Aveva ali fragili e affu-
solate ed emetteva stridi solitari e sommessi.
Svegliati, Ernie , grid Centaine, sputando per lo sforzo,
con le labbra quasi tumefatte. Un rivolo di sangue le corse gi
per il mento. L'interno della bocca era secco e scabroso come
una vecchia pelle di scoiattolo, e la sua sete era una cosa incan-
descente e viva.
Ernie si scosse, si alz a fatica e si guard intorno. Durante
la notte sembrava essersi prosciugato e ridotto, e aveva le lab-
bra bianche e incrostate di cristalli di sale.
Guarda, Ernie, c' un uccello! farfugli Centaine tra le
labbra sanguinanti.
Un uccello , ripet Ernie fissandolo. Terra vicina.
L'uccello si volse e sfrecci via basso sull'acqua, scomparen-
do immediatamente.
A met mattinata Centaine indic avanti, con la bocca e le
labbra cos secche da non poter pi parlare. C'era un oggetto
scuro che galleggiava davanti alla zattera, sfrangiato.
Alghe! sussurr Ernie e, quando arrivarono a portata di
mano, le afferr. Poi gett il folto cespo di vegetazione a bordo.
Erano le cosiddette querce marine, alghe che crescono sulla riva
dell'oceano. Hanno un vero e proprio tronco, spesso come un
braccio d'uomo, con una corteccia simile a cuoio, e in cima
ciuffi di foglie. Evidentemente questo esemplare era stato strap-
pato da poco da una tempesta.
Mugolando piano per la sete, Ernie tagli una sezione del
grosso gambo, rivelando sotto la corteccia dura uno strato di
polpa attorno all'anima cava. Col coltello raschi un po' di
quella polpa e ne ficc in bocca a Centaine. Era rorido di linfa.
Il gusto era forte e sgradevole, iodico e piccante, ma Centaine
gioiva sentendolo scorrere gi per la gola. Si gettarono sulla pol-
pa d'alga, masticandola a lungo e sputandola dopo averla spre-
muta del tutto. Quindi riposarono un po', sentendo la vita tor-
nare a fluire dentro di loro.
Ernie prese di nuovo il timone e diresse la zattera seguendo il
vento. Le nubi tempestose erano ormai svanite, e il sole li scal-
dava, asciugando gli indumenti. Dapprima alzarono grati il viso
all'astro diurno, ma ben presto il calore divent eccessivo, e do-
vettero rifugiarsi nell'esigua wna d'ombra proiettata dalla vela.
Quando il sole raggiunse lo zenit non vi fu pi nessun riparo
e cominciarono a disidratarsi rapidamente. Si servirono di altro
succo d'alga, ma ormai il gusto li nauseava e Centaine comprese
che vomitando avrebbero perso liquidi preziosi. Poterono suc-
chiarne solo a poco a poco.
Con la schiena appoggiata all'albero, Centaine guardava l'o-
rizzonte, il gran cerchio di acque minacciose che li circondava
ininterrotto tranne che a est, dove una linea bassa di nuvole
orlava il mare. Le ci volle un'ora prima di rendersi conto che,
nonostante il vento, la forma di quelle nuvole non cambiava
mai. Avanzavano soltanto, sempre pi alte sull'orizzonte. Or-
mai si distinguevano piccole irregolarit, cime e valli che non
cambiavano forma come avrebbero fatto delle nubi.
Ernie , gli sussurr. Ernie, guarda un po' quelle nu-
vole.
Il vecchio marinaio strizz gli occhi e si alz in ginocchio.
Poi cominci a emettere uno strano verso gutturale, e Centai-
ne comprese che erano urla di gioia.
Si mise di fianco a lui, in ginocchio, e per la prima volta con-
templ il continente africano.
L'Africa sorgeva dal mare con esasperante lentezza. Poi timi-
damente si ravvolse nelle vellutate vesti della notte sottraen-
dosi di nuovo al loro sguardo.
La zattera prosegu regolarmente nelle ore di buio, mentre
nessuno dei due riusciva a dormire. Poi il cielo orientale comin-
ci a illividire e venne l'alba. Le stelle impallidirono e scom-
parvero e l, vicino, davanti a loro, sorsero le grandi dune pur-
puree del deserto della Namibia.
Che bello! disse Centaine con un sospiro.
E una terra desolata e terribile , l'avvert Ernie.
Ma bellissima.
Le dune erano scolpite in varie tonalit di violetto, e quando
i primi raggi del sole ne toccarono la esta, si illuminarono di
oro rossastro e bronzeo.
Questione di gusti , farfugli Ernie. Personalmente pre-
ferisco i prati della vecchia Inghilterra, e tutto il resto vada a
farsi fottere, con licenza parlando, Miss Sunshine.
Uccelli marini dal becco giallo volavano in formazione nutri-
tissima da terra verso il largo, abbastanza alti da essere gi illu-
minati dai raggi diretti del sole, e sulla spiaggia si frangevano
le onde con un suono che pareva il respiro del continente ad-
dormentato. Il vento che da tante ore li sospingeva regolare e
costante adesso sentiva la terra e si rompeva in mulinelli e tur-
bolenze. Si rivolse contro la zattera, e l'albero cadde fuoribordo
in un groviglio di cime e tela.
Si guardarono desolati. La terra era ormai cos vicina che
sembrava possibile toccarla stendendo una mano, e dovevano
passare un'altra volta attraverso la fatica di recuperare albero
e vele. Nessuno dei due aveva l'energia richiesta da quest'ul-
timo sforzo.
Alla fine Ernie si tir su, senza parlare sciolse la cimetta del
coltello e lo pass a Centaine, che se lo assicur alla vita. In-
tanto il vecchio si calava ancora una volta in mare di fianco alla
zattera e, nuotando a cagnolino, andava a recuperare la punta
dell'albero gibbuto. In ginocchio, Centaine cercava di sbroglia-
re il groviglio di tela e cime. Tutti i nodi si erano gonfiati per
l'umidit, e doveva usare la caviglia per scioglierli.
Ricostru poi la cima, e alz gli occhi quando sent Ernie
gridarle: Sei pronta, bellezza?
Pronta.
Attaccata alla cima, si mise a tirare cercando di rimettere in
piedi l'albero, mentre Ernie si sforzava di spingerlo su dal
mare.
Poi qualcosa si mosse dietro la testa del vecchio marinaiov
e la ragazza si irrigid, mettendo una mano a visiera sopra gli
occhi. Si domand perplessa che cosa fosse lo strano oggetto
che vedeva filare nell'acqua verde, alto come un torso d'uomo,
emettendo barbagli metallici al primo sole. Non era metallo,
sembrava piuttosto un bel velluto lucido e scuro. Era a forma
di vela, s, sembrava la vela di una barchetta per bambini... e
con una trafittura di nostalgia ripens ai ragazzini che la dome-
nica si raccoglievano a giocare con le barchette attorno allo sta-
gno del villaggio, prima della guerra, vestiti da marinaretti.
Cosa c', bellezza? Ernie aveva visto che si era fermata e
le chiedeva la ragione.
Non lo so , disse, indicando con una mano. C' una
cosa strana che viene verso di noi... in fretta, molto in fretta!
Ernie si volt. Dov'? Non la vedo... In quella, un'on-
data sollev la zattera.
Che Dio ci aiuti! grid Ernie, schiaffeggiando l'acqua con
le mani, cercando freneticamente di risalire sulla zattera.
Cos'?
Tirami su! url Ernie, inghiottendo la schiuta che solle-
vava. E un grandissimo pescecane!
La parola paralizz Centaine. Si mise a guardare impietrita la
bestia che continuava ad avvicinarsi, mentre la zattera saliva
sulla cresta dell'ondata successiva e il sole che ormai illuminava
la superficie del mare gliene definiva esattamente i contorni.
Lo squalo era di un bel colore blu-notte, lucido ai barbagli
del sole sull'acqua, ed era enorme, molto pi lungo della loro
piccola zattera, con la schiena tonda pi grossa delle botti di
cognac della cantina paterna a Mort Homme. La coda a pinna
doppia guizzava propellendo avanti la bestiaccia che, irresisti-
bilmente attirata dalle convulsioni dell'uomo in acqua, bucava
letteralmente le onde.
Centaine url e si gett pancia in gi sulla zattera.
Gli occhi dello squalo avevano il colore dorato di quelli dei
gatti, con pupille nere a forma di picche. Centaine distinse le
fessure delle narici sul grosso naso a punta.
Aiutami! grid Ernie. Aveva raggiunto il bordo della
zattera e stava cercando di issarsi a bordo. Battendo i piedi, al-
zava spruzzi d'acqua e faceva oscillare terribilmente il relitto,
che si inclinava verso di lui.
Centaine gli afferr il polso. Tir su con tutta la forza del
suo terrore, ed Ernie si ritrov col torso sulla zattera, ma le
gambe erano ancora in acqua.
Il pescecane parve ingobbirsi, il dorso emerse, blu, stillante,
con la pinna dorsale alta e incombente come l'accetta del boia.
Centaine aveva letto da qualche parte che gli squali si girano
sul dorso per mordere, sicch si trov impreparata a quel che
accadde.
Il grande squalo arretr e l'enorme bocca ghignante parve
sbocciare aprendosi di colpo. File e file di zanne acuminate e
bianche come porcellana si raddrizzarono a mo' di aculei di un
porcospino, mentre le mascelle si aprivano violentemente, per
richiudersi poi di colpo sulle gambe scalcianti di Ernie. Cen-
taine sent chiaramente il cozzo delle zanne sulle ossa, poi lo
squalo arretr, ed Ernie fu strappato indietro a propria volta.
Centaine tenne duro, senza mollare il polso, bench scivo-
lasse sulle tavole bagnate della zattera. Questa si inclin terri-
bilmente per il loro peso combinato e la trazione esercitata su
Ernie dallo squalo.
Per un attimo Centaine ne scorse la testa sott'acqua. La guar-
dava animato da una ferocia senza nome; poi la membrana scor-
se sulle sue pupille come una sardonica strizzata d'occhio e len-
tamente lo squalo si gir in acqua col peso irresistibile di un
tronco di tek, esercitando sulle gambe di Ernie, ancora strette
nella morsa della mascella, una totsione immane.
Centaine ud le ossa delle gambe spezzarsi di netto, come
legna secca. La trazione sul corpo del vecchio si interruppe di
colpo e la zattera si raddrizz con un sobbalzo e si inclin come
un pendolo dalla parte opposta.
Centaine stringeva ancora il polso di Ernie. Cadde all'indie-
tro, tirandolo sulla zattera. Scalciava ancora, solo che aveva
entrambe le gambe grottescamente accorciate, troncate pochi
centimetri sotto il ginocchio, coi monconi che spuntavano dai
pantaloni da marinaio strappati. Il taglio non era netto, ne pen-
devano strisce di carne e pelle che sbattevano mentre Ernie
scalciava, e il sangue era come una fontana rossa nel sole.
L'uomo si gir sulla schiena e si mise a sedere sulla zattera
oscillante, fissando i moncherini. Oh madre santa, aiutami!
gemeva. Sono un uomo morto!
Dalle arterie troncate il sangue sprizzava a fiotti. Poi scor-
reva sulle tavole verniciate di bianco della zattera e colava in
mare, alimentando una nube rossastra che sembrava fumo nel-
l'acqua.
Le mie gambe! Ernie si afferr i moncherini, ma il san-
gue continuava a scorrere tra le dita. Le mie gambe non ci
sono pi. Quel demonio se le portate via.
Quasi sotto la zattera pass una massa enorme e poco lon-
tano affior di nuovo la gran pinna dorsale, fendendo l'acqua
arrossata.
Fiuta il sangue! grid Ernie. Non se ne andr pi, quel
demonio! E la fine per noi!
Lo squalo si gir sul fianco, sicch ne videro la pancia bian-
ca e l'orrida bocca, e poi torn indietro, scivolando nell'acqua
chiara e trasparente con maestosi colpi di coda. Ficc il naso
nella nuvola di sangue e dischiuse le mascelle, assaporandone
il gusto. Cosa che lo fece infuriare di nuovo. Torn a girarsi.
Facendo ribollire la superficie dell'acqua, punt direttamente
sotto la zattera.
Si sent un urto, quando lo squalo cozz con la schiena sotto
il fondo. Centaine, pancia contro le tavole, si aggrapp con tut-
ta la forza ai bordi.
Sta cercando di ribaltarci , grid Ernie. Centaine non
aveva mai visto tanto sangue. Non riusciva a credere che quel
magro vecchio ne contenesse tanto, eppure continuava a sgor-
gare dai monconi.
Lo squalo si volt e torn indietro. Di nuovo si sent il colpo
di quella carnaccia gommosa contro il fondo della zattera, che
si sollev, sul punto di capovolgersi, ma poi ricadde piatta e
oscillante come un tappo sulla superficie del mare.
Non se ne andr , piangeva piano Ernie. Ecco che viene
ancora.
La gran testa blu dello squalo usc dall'acqua, la bocca si
apr e addent il bordo della zattera. Le lunghe zanne bianche
si piantarono nel legno che cigol, schiantandosi, mentre il pe-
scecane continuava a mordere senza lasciare la presa
Sembrava fissare Centaine, aggrappata al bordo con entram-
be le mani. Sembrava un mostruoso verro blu, che imperver-
sava sbuffando contro il fragile legno della zattera. Ancora una
volta sbatt gli occhi, la chiara membrana traslucida che sci-
volava su quelle imperscrutabili pupille nere era la cosa pi
oscena e terrificante che Centaine avesse mai visto, e poi co-
minci a scuotere la testa senza mollare la presa, scuotendo la
zattera di qua e di l. Furono sballottati senza complimenti,
mentre la zattera si sollevava addirittura dall'acqua e si incli-
nava da una parte e dall'altra.
Buon Dio, adesso ci prende! Ernie cerc di allontanarsi
il pi possibile dalla testaccia zannuta. Non la finir mai, fin-
ch non ci avr!
Centaine balz in piedi, agile come un'acrobata, e, bilan-
ciando sopra la testa l'asse che fungeva da timone, la cal con
tutta la sua forza sulla punta del naso dello squalo. Il contrac-
colpo le fece dolere l'attaccatura delle braccia, ma subito vibr
un altro colpo. L'asse and a segno con un tonfo gommoso, poi
rimbalz ancora sulla gran testa blu senza nemmeno segnarne
la pelle scabrosa, e senza causare allo squalo nessun danno ap
parente.
La bestia continu a tormentare il bordo della zattera, scuo-
tendola a pi non posso, e Centaine perse l'equilibrio e quasi
cadde fuoribordo, riprendendosi all'istante e continuando a pic-
chiare con l'asse quella testa enorme e invulnerabile, ansiman-
do per lo sforzo. Un pezzo del bordo della zattera si stacc fi-
nendo tra i denti dello squalo, e la testa blu si immerse di nuovo
sotto la superficie, dando un momento di sollievo a Centaine.
Torner all'attacco , grid con voce strozzata Ernie.
Continuer a tornare, non si rassegner mai. A quelle pa-
role, Centaine cap cosa doveva fare. Non si consent di riflet-
tervi: doveva farlo, per il bene del suo bambino. Quel che
importava era il figlio di Michel.
Ernie sedeva sul bordo della zattera, coi terribili monche-
rini sotto gli occhi, quasi voltando le spalle a Centaine, scru-
tando nella verde profondit del mare sotto la zattera.
Eccolo che torna! strill. I capelli grigi, riuniti in ciuf-
fetti bagnati, lasciavano intravedere la nuca pallida oltre la qua-
le ribolliva l'oceano. Ed ecco il grande squalo tornare all'attac-
co, ecco la gran massa nera sorgere dalle profondit per sca-
gliarsi di nuovo contro il relitto.
Centaine si alz in piedi. La sua espressione era stravolta, gli
occhi pieni di orrore, e stringeva l'asse con tutta la forza che
aveva. Lo squalo cozz contro la parte inferiore della zattera,
e Centaine barcoll, quasi cadde, poi riusci a riprendere l'equi-
librio.
Ha detto lui stesso che un uomo morto , disse per farsi
forza.
Alz la pesante asse e punt lo sguardo alla nuca rosea di
Ernie, poi di colpo vibr la mazzata con tutta la forza che
aveva.
Vide il cranio di Ernie cedere sotto il colpo.
Perdonami, Ernie , singhiozz, mentre il vecchio stramaz-
zava in avanti, verso il bordo del relitto. Eri gi morto, e
non c'era altro modo di salvare il mio bambino.
Ernie aveva il cranio sfondato, ma riusc a girare la testa e
la guard. Negli occhi gli brillava una tempesta di emozioni
potenti, e cerc di parlare. Riusc ad aprire la bocca, ma proprio
in quella il fuoco che aveva negli occhi si spense e gli arti si
stesero e si rilassarono.
Centaine piangeva, quando si inginocchi accanto a lui.
Che Dio mi perdoni , sussurr, ma il mio bambino deve
vivere.
Lo squalo si volt e torn indietro, con la pinna dorsale pi
alta della zattera. Pian piano, quasi con tenerezza, Centaine
fece rotolare fuoribordo il corpo del marinaio.
Lo squalo azzann Ernie e cominci a lavorarlo come un
mastino fa con l'osso; mentre era cos occupato, la zattera fil
via. Il pescecane e la sua vittima scomparvero gradualmente
fuori vista nelle verdi profondit, e Centaine si accorse di avere
ancora l'asse del timone tra le mani.
Cominci allora a pagaiare con quella, spingendo la zattera
verso la spiaggia. A ogni pagaiata singhiozzava, sicch aveva la
vista confusa. Tra le lacrime scorse le alghe che avevano sod-
disfatto la sua sete di naufraga ondeggiare danzando al limi-
tare dell'oceano. Oltre le alghe, le onde si frangevano su una
spiaggia di sabbia gialla come ottone. Pagai con alacre frenesia,
favorita dal giro della corrente che la trasport pi vicino alla
spiaggia. Ormai scorgeva il fondo di sabbia corrugata dal moto
ondoso sotto la cristallina acqua verde.
Grazie, Dio... oh, grazie, grazie! sospir piangendo a
ritmo di pagaia, ma ecco di nuovo il ben noto e sconfortante
impatto di un corpaccione subacqueo sul fondo del relitto.
Centaine si aggrapp ancora, disperatamente, alla zattera di
fortuna, col morale a terra. E tornato!
Vide la massiccia forma allungata passare sotto la zattera, net-
tamente delineata contro il fondo sabbioso.
Non si arrende mai. Si era procurata solo una tregua
temDoranea. Lo squalo aveva divorato la vittima sacrificale che
gli era stata offerta in pochi minuti, poi, attratto dall'odore del
sangue ancora sparso sulla zattera, l'aveva seguita nell'acqua
ormai cos bassa da arrivare alle spalle d'una persona.
Il pescecane prese a girare intorno alla zattera e torn a cari-
carla da riva, con un impatto stavolta cos violento che il relitto
non resse pi. Le assi sballottate dalla tempesta si staccarono
l'una dall'altra sotto il peso di Centaine, che si senti sprofon-
dare e si trov a cavallo del pescecane, con le cosce escoriate
dalla sua pellaccia simile a carta vetrata. Facendo leva sui bordi
della zattera si tir su precipitosarnente come una ginnasta sul
cavallo.
Era stato un attimo, e gi il pescecane inesorabilmente virava
per attaccare dal largo. Sulla zattera semisfasciata Centaine riu-
sciva a reggersi a malapena, mentre il pesce stesso la spingeva
a riva. Per un momento o due lo squalo rimase arenato nell'ac-
qua bassa che non gli permetteva pi di nuotare, poi con un
balzo e un tonfo si liber e torn al largo con pinna e dorso
completamente emersi.
Un'ondata si infranse sulla zattera, completando la demoli-
zione iniziata dal pescecane, e il relitto fin a pezzi. Centaine
cadde nell'acqua ribollente di spuma e si rialz a fatica, sputac-
chiando e tossendo.
Era immersa fino alla vita nell'acqua fredda della riva. Sbat-
tendo gli occhi ruscellanti acqua salata, distinse lo squalo tor-
nare a tutta velocit, ostinato e inesorabile, verso di lei. Strill
e cerc di arretrare verso la spiaggia, brandendo l'asse che ave-
va ancora in mano.
Va' via! gridava. Va' via! Lasciami stare!
Lo squalo la colp col naso scagliandola in aria. Centaine gli
ricadde sulla groppa, quella sua vasta groppa blu, e il pesce si
scosse ricalcitrando quasi fosse un cavallo selvaggio. Il suo con-
tatto era freddo, tagliente, e inspiegabilmente ripugnante. Fu
scaraventata via e poi colpita forte dalla guizzante coda. Com-
prese che l'aveva presa di striscio, perch altrimenti si sarebbe
Atrovata con le costole sfondate.
Il folle dimenarsi dello squalo aveva intorbidito l'acqua. Una
nuvola di sabbia adesso gli celava la preda, ma ugualmente il
pescecane la cerc azzannando alla cieca. Si ud un colpo come
di un cancello di ferro che sbatta durante un uragano, e Cen-
taine fu nuovamente strapazzata dall'agghiacciante scodinzolare
e contorcersi dell'abrasivo corpaccio blu.
A palmo a palmo, sempre lottando, riusc a farsi strada verso
la declinante riva. Ogni volta che perdeva l'equilibrio riusciva
a rimettersi in piedi, sputacchiando semiaccecata e menando
gran colpi con l'asse. Le fauci che scattavano a tagliola si chiu-
sero su un lembo della lunga gonna da infermiera e gliela strap-
parono via, liberandole di colpo le gambe. Quattro rapidi passi
indietro ed eccola con l'acqua alla coscia.
In quella, la risacca aren la bestiaccia, che si ritrov di col-
po fuori del suo elemento. Si contorceva guizzando inane sulla
sabbia d'oro, infuriato e impotente come un elefante maschio
intrappolato in una fossa. Centaine scapp via all'indietro, con-
tinuando a fissare lo squalo, con l'acqua che si ritirava lamben-
dole i polpacci, troppo esausta per voltarsi e mettersi a correre...
finch si accorse che ormai calpestava miracolosamente la sab-
bia compatta del bagnasciuga.
Gett via l'asse e, barcollando, si inoltr sulla spiaggia, ver-
so le torreggianti dune. Ma non aveva pi nemmeno l'energia
necessaria a raggiungerne la base. Subito dopo il segno dell'alta
marea cadde e piomb a faccia in gi nella sabbia, che le copri
il corpo e il volto come un velo di zucchero. Li giacque al sole
piangendo, scossa da una tempesta di terrore, dolore, rimorso
e sollievo che le squassava tutto il corpo.
Non sapeva per quanto tempo fosse rimasta sdraiata sulla
spiaggia, ma dopo un po' aveva cominciato a sentirsi bruciare
dal sole dietro le gambe nude, e pian piano si era rizzata a se-
dere. Timorosamente torn a guardare la battigia, aspettandosi
di rivedere il bestione blu, ma la marea doveva averlo disinca-
gliato consentendogli di riportarsi al largo. Non ce n'era pi se-
gno alcuno. Le sfugg un sospiro di sollievo e poi, barcollando
si alz.
Si sentiva tutta rotta e scorticata, debolissima, e ispezionan-
dosi il corpo vide i guasti prodotti dal contatto con la pelle
abrasiva dello squalo. Sulle cosce aveva numerosissime escoria-
zioni e lividi blu. La gonna le era stata strappata via dal pesce-
cane, le scarpe se le era tolte prima di saltare in mare dalla
nave ospedale; sicch nella camicetta madida dell'uniforme e i
braghettoni di seta leggera si senti praticamente nuda. Prov
un empito di vergogna e si guard attorno in fretta. Poi si rese
conto che probabilmente non era mai stata pi lontana da altra
anima viva in vita sua.
Qua non c' nessuno a sbirciarmi. Istintivamente si era
coperta le pudende con le mani, ma a questo punto le tolse, e
le capit di toccare qualcosa di duro che le pendeva sulla co-
scia. Era il coltellino di Ernie, ancora legato alla vita.
Lo prese in mano e lo guard. Poi guard l'oceano. I rimorsi
I assalirono di nuovo.
Ti devo la vita , sussurr, e la vita di mio figlio. Oh,
Ernie, quanto vorrei che fossi ancora qui con noi.
La solitudine si impadroni di lei aggredendola in modo cosi
prepotente che ricadde a sedere sulla sabbia coprendosi il volto
con le mani. Anche stavolta fu il sole a indurla a rialzarsi. Send
la pelle che le prudeva e bruciava sotto i suoi dardi malvagi, e
di bel nuovo si senti tormentare dalla sete.
Devo ripararmi dal sole. Si tir su e si guard attorno
con un po' pi d'attenzione.
Si trovava su una gran spiaggia gialla dietro cui si ergeva-
no dune alte come montagne. La spiaggia era completamente
deserta. Si allontanava curva da entrambe le parti prima di
scomparire confondendosi col mare agli estremi limiti della vi-
sione... una ventina o trentina di chilometri pi in l, giudic.
A Centaine sembr l'immagine della desolazione. Non una roc-
cia, non una foglia, non un cespuglio, non un uccello, non un
animale, e nessun riparo dal sole.
Poi guard al margine della spiaggia, dove aveva lottato con
lo squalo, e vide i resti della zattera in balia dei frangenti. Scac-
ciando il terrore dello squalo, entr in acqua fino al ginocchio
per recuperare la vela e tirarla in secca, oltre il limite dell'alta
marea.
Si fece una gonna tagliando una striscia di tela e legandosela
alla vita con un pezzo di corda. Poi ne tagli un altro lembo
per riparare dal sole il capo e le spalle.
Che sete! Si port in riva al mare guardando le alghe che
ondeggiavano nella risacca. La sete era pi forte del disgusto
per il loro sapore medicinale, ma pi forte di entrambi era il
terrore del pescecane, sicch non ne fece nulla.
Bench le facesse male tutto il corpo, e le escoriazioni e i li-
vidi su gambe e braccia fossero rossi e blu, sapeva che l'unica
speranza era mettersi a camminare, e c'era una sola direzione
da prendere. Citt del Capo sorgeva laggi a sud. Ma prima
ancora c'erano quelle citt tedesche dai nomi ostrogoti... li ri-
chiam alla mente con uno sforzo, Swakopmund e Luderitz-
bucht. La pi vicina distava probabilmente cinquecento chilo-
metri.
Cinquecento chilometri. L'enormit di una simile distanza la
sopraffece, le cedettero le gambe e ricadde a sedere pesante-
mente sulla spiaggia.
Non devo pensare quant' lontana , decise infine alzan-
dosi. Devo fare un passo per volta.
Tutto il corpo le doleva per le escoriazioni e gli ematomi.
Si avvi zoppicando lungo la riva del mare, dove la sabbia era
umida e compatta, e dopo un po' i muscoli si scaldarono e la
rigidit scomparve, consentendole di allungare il passo.
Un passo alla volta! si ripet. La solitudine era un far-
dello che l'avrebbe annientata, se ci avesse pensato troppo. Al-
z la testa e guard davanti a s.
La spiaggia non finiva mai. Nel panorama che le si stendeva
davanti agli occhi c'era una monotonia spaventosa. Camminava
ormai da ore e nulla era cambiato ancora, le sembrava di pro-
cedere sulla polvere di una macina gigantesca e invisibile che
triturava chiss che. L'oceano uniforme a destra, l'alta mura-
glia delle dune a sinistra, e su tutto la gran volta azzurra, latti-
ginosa del cielo.
Sto camminando da un nulla all'altro , sussurr, e invoc
con tutta la potenza del suo spirito la vista di un altro essere
umano.
Cominciarono a farle male i piedi nudi, e quando si sedette
a esaminarli si accorse che l'acqua salata le aveva ammollato le
piante e la sabbia gialla abrasiva le aveva quasi spellate. Se le
avvolse con strisce di tela e prosegui. Il sole e la fatica le intri-
sero la blusa di sudore, e la sete divenne una costante compa-
gna spettrale.
Il sole era sceso a met del cielo occidentale quando lontano
lontano, davanti a lei, apparve un capo roccioso, e soltanto per
veder mutare quel tremendo paesaggio desolato acceler il pas-
so. Ma ben presto si rese conto di essere ormai esausta. Aveva
fatto gi fin troppa strada.
Son tre giorni che non mangio e un giorno che non bevo...
Il capo roccioso sembrava non avvicinarsi mai, sicch alla
fine dovette fermarsi e mettersi a sedere. Immediatamente la
sete cominci a torturarla.
Se non bevo, presto non potr pi proseguire , sussurr,
aguzzando gli occhi sul basso sperone di roccia nera e rizzan-
dosi incredula. Certo gli occhi l'ingannavano. Li sbatt in fret-
ta e torn a guardare.
C' gente! mormor, rirnettendosi in piedi. C' gen-
te! Barcollando, riprese ad avanzare.
Erano seduti sulla roccia, vedeva che muovevano la tesea sta-
gliata contro il cielo pallido, e si mise a ridere forte sventolando
le braccia.
C' tantissima gente... sto forse impazzendo? Cerc di
mettersi a urlare, ma non le usc che un gemito patetico.
La delusione, poi, fu cos intensa che ne risent come di un
colpo fisico.
Foche! La brezza marina le portava fin l le lontane e lu-
gubri grida.
Per un po' non pens di poter proseguire. Poi spinse un pie-
de davanti all'altro, procedendo verso il promontorio roccioso.
Sulle rocce, sparpagliate, stavano centinaia di foche, e altret-
tante brulicavano in acqua. La brezza port a Centaine anche
il loro fetore. Mentre si avvicinava, presero a ritirarsi verso
l'acqua, saltellando goffe sulle rocce alla loro maniera do vne-
sca. Centaine si accorse che tra le foche vi erano decine di pic-
coli.
Se riuscissi a prenderne uno... Strinse il coltello nella
destra e l'aprl. Bisogna che mangi qualcosa al pi presto.
Ma, gi allarmate dal suo arrivo, quelle che capeggiavano il
branco si gettavano nelle acque verdi dell'oceano, aspettando
l'onda, danzando poi nel liquido elemento con mirabile e irri
dente agilit.
Si mise a correre, e il moto caus un immediato tuffo in mas-
sa dal roccione dei neri corpi lucidi. Si trovava ancora a settanta
metri di distanza e le pi vicine erano gi scappate tutte. Smise
di correre e si ferm ansimando, debolissima, contemplando la
colonia che fuggiva a nuoto.
Tra quelle attardate sul roccione, che al suo arresto avevano
pensato bene di non muoversi pi, si cre una certa animazione.
Grida di terrore, tonfi, ululati. Due agili sagome lupesche sbu-
cate da dietro le rocce presero a imperversare tra la folla di
foche. Centaine comprese che il loro attacco era stato facilitato
dalla distrazione causata dal suo arrivo, il quale dunque era
servito solo a favorire questi altri predatori. Non li identific
per le iene che erano Perch le illustrazioni che aveva visto sui
libri degli esploratori dell'Africa riguardavano tutte la pi gros-
sa e feroce iena maculata.
Questi animali erano i lupi di spiaggia dei primi coloni
olandesi, bruni e grossi come mastini, ma con le orecchie a pun-
ta e una lunga e sparuta criniera giallo sporco, ora eretta per
l'eccitazione della caccia nella colonia di foche. Senza esitazio-
ne, sceglievano i cuccioli pi piccoli e indifesi, allontanandoli
dalle madri di cui evitavano facilmente i goffi attacchi.
Centaine si rimise a correre, e al suo avvicinarsi le femmine
rinunciarono a difendere i piccoli e si gettarono in acqua dalla
roccia nera. Allora raccolse un bastone dall'ammasso di relit-
ti che segnava il limite dell'alta marea e corse alla base del pro-
montorio roccioso, per tagliare la ritirata alla iena pi vicina.
Questa era attardata dal piccolo di foca che si trascinava die-
tro urlante, e Centaine riusc a pr ederla. L'animale si ferm e
abbass la testa in atteggiamento minaccioso, sorvegliando l'a-
vanzata della ragazza. Il cucciolo di foca sanguinava abbondan-
temente dal punto in cui le acuminate zanne del predatore l'ave-
vano addentato sulla pelliccia lustra, e vagiva proprio come un
neonato.
La iena ringhi fieramente e Centaine si ferm, fronteggian-
do la bestia. Si mise ad agitare il bastone che aveva in mano,
strillando.
Lascialo andare! Vattene via, bestiaccia! Lascialo andare!
Avvert che la iena era sorpresa dal suo atteggiamento ag-
gressivo, e, bench ringhiasse ancora, arretr di qualche passo
e si rannicchi a protezione della preda che continuava a dibat-
tersi strepitando.
Centaine cerc di dominarla con lo sguardo, fissando gli oc-
chi in quelli gialli e minacciosi della iena, continuando per a
gridare e mulinare il bastone. A un tratto la bestia lasci andare
il cucciolo di foca, ormai alquanto malconcio, e corse diretta-
mente incontro a Centaine, snudando le zanne gialle e lanciando
versi gutturali. D'istinto, Centaine cap che quello era il mo-
mento decisivo. Se si fosse voltata per scappare, la iena l'avreb-
be aggredita e sbranata.
Corse allora incontro alla bestiaccia, raddoppiando gli strilli
e i volteggi del bastone. Evidentemente la iena non se l'aspet-
tava. Tutto il suo coraggio svan. Si volt e torn di corsa alla
sua malconcia preda, che azzann alla collottola e ricominci a
trascinare vla.
Ai piedi di Centaine, c'era un crepaccio nella roccia pieno di
sassi arrotondati dall'erosione marina. Ne raccolse uno grosso
come un'arancia matura e lo scagli addosso alla iena. Aveva
mirato alla testa, ma il tiro era corto e la colpi alla zampa,
schiacciandogliela contro il suolo roccioso. La iena guai, lasci
cadere il cucciolo di foca e si allontan in fretta, zoppicando.
Centaine si precipit avanti col coltello aperto in mano. Era
una ragazza di campagna e aveva spesso aiutato suo padre e
Anna a uccidere e pulire gli animali domestici. Con un sol col-
po misericordioso e abile sgozz il cucciolo e lo lasci sangui-
nare. La iena frattanto aveva descritto un ampio giro e adesso
tornava, alquanto irritata e indecisa, ringhiando e guaendo su
tre zampe.
Centaine raccolse ancora un po' di sassi e glieli tir contro.
Uno la colp sulla testa giallocrinita. La iena emise un cai
che risuon per tutta la spiaggia e si allontan precipitosamente
di una cinquantina di passi prima di fermarsi a guardarla di
traverso ringhiando con odio.
La ragazza agi in fretta, come tante volte aveva visto fare
ad Anna con le pecore. Apri la pancia al cucciolo di foca, ango-
lando l'azione della lama in modo da non bucare stomaco e vi-
scere e premendo sull'osso che negli esseri umani si chiama
sterno.
Con le mani lorde di sangue scagli un'altra pietra alla iena
che girava intorno, e poi con grande attenzione tir via lo sto-
maco al cucciolo di foca. La sete era una febbre che la divorava,
e gi sentiva che la mancanza di liquido metteva in pericolo la
sopravvivenza dell'embrione che portava in grembo: tuttavia,
al pensiero di quanto stava per fare le si rivoltava lo stomaco.
Quando ero bambina , le aveva detto una volta Anna, i
pastori lo facevano tutte le volte che moriva un agnellino di
latte.
Centaine prese nelle mani unite a coppa il piccolo stomaco
del cucciolo di foca. Le pareti erano traslucide e giallastre, sic-
ch ebbe l'impressione di vedere il latte che conteneva. Era
chiaro che il cucciolo aveva poppato fino a poco prima dell'at-
tacco della iena, e aveva poppato avidamente. Il piccolo sto-
maco era teso, colmo di latte.
Centaine deglut per il senso di repulsione, ma poi subito
riflett che se non avesse bevuto l'indomani mattina sarebbe
morta assieme alla creatura che portava in arembo.
Fece una piccola incisione nella parete dello stomaco e im-
mediatamente ne sgorg un rivolo bianco e cremoso. Centaine
chiuse gli occhi e applic la bocca al taglietto. Si costrinse quin-
di a inghiottire il latte tiepido e gi mezzo cagliato dai succhi
gastrici. Fu aggredita dalla nausea, ma riusci a controllare i co-
nati e non vomitare.
Tutto considerato, era una via di mezzo tra il formaggio ca-
prino che faceva Anna e un ipotetico latte di pesce.
Dopo un po' si interrupp, e col dorso della mano si puli
del sangue e del muco che le lordavano la bocca. Quasi perce-
piva il fluido che le irrorava l'organismo disidratato, vorace-
mente assorbito dalle cellule, e una nuova forza le parve irra-
diarsi per il corpo esausto.
Tir un altro sasso alla iena e poi fini di bere il cremoso
contenuto dello stomaco. Alla fine, allarg il taglietto col col-
tello, affond la faccia nella vescica aperta e lecc le ultime
gocce attaccate alle pareti. Quindi gett la membrana vuota
alla iena.
Facciamo un po' per uno , disse alla bestia ringhiosa.
Spell la carcassa, tagli via testa e pinne e lanci anche
queste alla iena. Il grosso carnivoro simile a un cane sembrava
ormai rassegnato. Sedeva a distanza di una ventina di passi da
Centaine, con le orecchie ritte e una comica espressione d'at-
tesa per gli avanzi che Centaine gli gettava.
La ragazza ricav dalla carcassa il maggior numero possibile
di striscioline di carne rossa di foca, che avvolse nella tela con
cui si era riparata la testa. Poi si ritir e la iena corse a lec-
care il sangue colato sulla roccia e a spaccare lo scheletrino con
le mascelle ipersviluppate e orribili a vedersi.
In cima al promontorio il vento e le ondate avevano scavato
nella roccia compatta una grotta che era gi servita da rifugio
ad altri prima di Centaine. Sul pavimento sabbioso si vedevano
i resti di un fuoco da campo e, frugando nella cenere mista a
sabbia, la ragazza trov una selce triangolare che serviva per
scalpellare o tagliare, molto simile a quelle che Anna andava a
cercare sulle colline di Mort Homme. Ci le fece venire un at-
tacco di nostalgia, e quando si accorse che stava per essere tra-
volta dall'autocommiserazione mise la selce in una tasca della
camicetta e si costrinse a guardare in faccia la dura realt, in-
vece di ricordare un passato da tempo svanito in una terra lon-
tanissima da li.
Fuoco , si disse, esaminando la cenere, e stese a seccare le
preziose striscioline di carne di foca al vento, sulla soglia della
grotta. Poi and a raccogliere una bracciata di legna secca sulla
spiaggia.
La disp,ose sull'antico focolare e cerc di raccogliere tutte le
nozioni che aveva a proposito dell'accendere un fuoco con mez-
zi di fortuna.
Bisogna strofinare insieme due bastoncini , mormor.
Si trattava di una necessit umana cosi basilare, cos sconta-
ta che adesso la mancanza del fuoco, del suo calore e del suo
conforto, le pareva una privazione insopportabile.
I relitti lignei erano impregnati di sale e umidit. Scelse due
pezzi, senza avere la minima idea delle propriet che doveva
avere il legno necessario alla bisogna, e inizi a fare dei tenta-
tivi. Lavor instancabile finch non le si spellarono le dita e i
palmi, senza riuscire a far sprizzare la minima scintilla, il mini-
mo fil di furno dai legnetti.
Depressa e stanca morta, si appoggi alla parete della grotta
e guard il sole tramontare nel mare rabbuiato. Fu colta da bri-
vidi per il freddo della brezza serotina e si ravvolse nella tela:
cos facendo, avvert la forma della pietra che aveva infilato nel-
la tasca della camicia e le premeva sul seno.
Not che di recente i capezzoli le si erano inteneriti, mentre
il seno era diventato pi grosso e pi sodo, e ora si mise a mas-
saggiarlo. In qualche modo il pensiero di essere incinta le con-
fer nuova energia, e quando guard a sud rivide la stella di
Michael bassa sull'orizzonte, dove l'oceano cupo stava confon-
dendosi col cielo notturno.
Achernar , sussurr. Michel... e, pronunciando il suo
nome, le dita tornarono a toccare la pietra focaia in tasca. Era
come se fosse un dono di Michael: con le mani tremanti per
l'eccitazione, la fece cozzare contro la lama d'acciaio del col-
tello, e le bianche scintille schizzarono dappertutto nel buio
della grotta.
Fece una pallottola con fili strappati dalla tela e schegge di
legno, e vi produsse sopra delle scintille con quel metodo. Ben-
ch ogni volta vi si riversasse sopra una cascatella di faville
incandescenti, dovette andare avanti un pezzo prima di vedere
un fil di fumo levarsi dalla pallottola di combustibile e una lin-
guetta di fuoco balenare fievole e gialla.
Sulle pietre predisposte dagli sconosciuti che l'avevano pre
ceduta arrost le strisce di carne di foca. Scopr che avevano un
sapore tra il vitello e il coniglio. Ne gust ogni boccone e dopo
mangiato us il grasso colato sul focolare per spalmarsi la pelle
su cui il sole africano aveva gi cominciato a far apparire delle
dolorose bolle rosse.
Le strisce arrostite rimanenti le mise da parte per i giorni a
venire, aggiunse legna al fuoco, si ravvolse nella pezza di tela
e si rannicchi contro la,parete posteriore della grotta, col ba-
stone a portata di mano.
Dovrei pregare. . e, appena cominci a farlo, Anna le
sembr vicinissima, mtenta a vegliarla come quando era bam-
bina e si addormentava con le braccia incrociate sul petto.
Grazie, o Dio onnipotente, per avermi salvata dal mare, e
grazie del cibo e delle bevande che mi hai assicurato, ma...
La preghiera si smon sulle labbra di Centaine. Capi che stava
per lasciarsi andare alle recriminazioni anzich rendere grazie
a Dio.
Che bestemmia! Le parve di sentire il rimbrotto di Anna
e in fretta prosegui la preghiera.
O Signore, per favore dammi la forza di affrontare qua-
lunque futura prova Tu abbia in serbo per me, e compiciTi
di darmi anche la saggezza necessaria a scorgere il Tuo disegno
e i Tuoi propositi nel riversarmi addosso tutte queste tribola-
zioni. Cosi addolcita, la protesta poteva forse andare. Corse
il rischio e, mentre stava elucubrando una conclusione appro-
priata alla preghiera, cadde addormentata.
Si svegli che il fuoco era diventato brace, e dapprima non
ricord dov'era e non comprese che cosa l'aveva svegliata.
Poi con desolante irruzione le tornarono in mente le circo-
stanze in cui si trovava, e udi qualche grosso animale muoversi
appena fuori della grotta. Sembrava anzi intento a mangiare.
In fretta mise altra legna secca sul fuoco e soffi per ravvi-
varlo. Allora sulla soglia della grotta scorse l'orrenda figura
della iena e comprese che le aveva sottratto l'involto di carne
arrostita messa da parte la sera prima.
Singhiozzando di rabbia e impotenza, raccolse un ramo in-
fiammato e lo scagli contro la predatrice.
Maledetta bestiaccia ladra! grid alla iena, che gu e si
dilegu nelle tenebre.
La popolazione di foche era tutta sdraiata sulle rocce sotto
la grotta la mattina dopo, al primo sole. Centaine si svegli gi
in preda ai primi morsi della fame e della sete, che la giornata
non poteva che aguzzare.
Si arm di due pietre della grandezza del pugno e del basto-
ne e con elaborata cautela discese celandosi tra le rocce, nel ten-
tativo di avvicinarsi a portata di tiro. Ma le foche scapparono
berciando mentre ancora non era a met strada, e certo non
sarebbero uscite dall'acqua finch lei fosse rimasta in vista.
Delusa e affamata, torn alla grotta. Sulle pietre del foco-
lare c'era ancora del grasso di foca addensato. Lo mischi a
cenere sul palmo della mano e si pass l'unguento nerastro sul-
la punta del naso e sulle guance scottate dal sole.
Poi si guard attorno. Aveva il coltello e la pietra focaia, il
bastone e la pezza di tela, tutto ci che possedeva al mondo,
nondimeno si sent alquanto riluttante ad abbandonare il rifu-
gio. Per quakhe ora era stato la sua casa. Dovette farsi forza
per voltargli le spalle e discendere alla spiaggia, dove riprese la
terribile e monotona passeggiata verso sud.
Quella notte, niente grotta n fuoco, ma solo dune, ai piedi
delle quali Si accoccol ravvolta nella sua pezza di tela senza
aver mangiato n bevuto niente in tutto il giorno. Per tutta la
notte soff un venticello fresco che la spolver di sabbia fine,
sicch al mattino si ritrov coperta come di un velo zuccherino.
La sabbia le incrostava le ciglia, e i capelli erano impastati da
una fanghiglia di sabbia e sale. Era cos irrigidita dal freddo e
dalle escoriazioni, e cos indolenzita per la camminata, che al-
l'inizio si muoveva come una vecchia, zoppicando, appoggiata
al bastone. Quando i muscoli cominciarono a scaldarsi, la rigi-
dit diminul, ma si rendeva conto che si stava indebolendo
sempre pi con l'alzarsi del sole: gi la sete costituiva un urlo
continuo e silenzioso nel suo organismo. Aveva le labbra gonfie
e screpolate, la lingua grossa e sporca di bava densa che non
riusava a inghiottire.
Si inginocchi in riva all'oceano e si bagn il viso, immerse
la pezza di tela che le faceva da scialle e in qualche modo riuscl
a resistere alla tentazione di inghiottire un sorso della chiara
e fresca acqua del mare.
Il sollievo si rivel solo temporaneo. Quando l'acqua di mare
evapor, i cristalli di sale sulle scottature piagate cominciarono
a farle tirare la pelle inaridita al Punto che temette di sentirla
spezzarsi da un momento all'altro. La sete costituiva un'os-
sessione.
A met pomeriggio aguzz gli occhi perch sulla spiaggia le
sembr di distinguere delle figure nere in movimento. Ben pre-
sto si rivelarono quattro grossi uccelli marini dal petto bianco
e il dorso nero, che si disputavano un grosso pesce morto get-
tato a riva dal mare, minacciandosi coi becchi gialli.
All'arrivo di Centaine svolazzarono via, lasciando la preda
sulla spiaggia, troppo pesante da portare in volo. Centaine si
gett sul pesce, ma, appena l'ebbe afferrato, lo lasci andare e
si pul le mani sulla gonna di tela. Era marcio e puzzolente; le
dita, ghermendolo, erano affondate nella carne putrida e molle
come sugna fredda.
Strisci via di quakhe passo e sedette con le braccia attorno
alle ginocchia, guardando la carogna e cercando di dimenticare
la sete.
Le ci volle tutto il suo coraggio, ma alla fine torn al pesce
morto e, distogliendo il viso per non sentire la puzza, stacc un
filetto di quella carne bianca della consistenza di un baco. Se ne
mise in bocca con cautela un bocconcino. Lo stomaco minacci
di rivoltarlesi sottosopra a quel gusto dolciastro di putrefazione
stantia, per Centaine continu a masticare con impegno, suc-
chi il marcio, sput la carne stopposa e tagli un altro boccon-
cino dal filetto.
Disgustata dal putrido pasto quanto dalla propria degrada-
zione, continu a succhiare il sugo immondo e, quando giudic
di averne ingerito una tazza, si interruppe per un po'.
Pian piano il fluido la fortific. Si sent molto pi vigorosa
di prima, abbastanza per proseguire. Entr in acqua e cerc di
lavarsi bocca e mani per togliersi di dosso la puzza di pesce
marcio. Ma l'indimenticabile sapore continuava ad aleggiarle
tra papille e narici quando si avvi di bel nuovo a sud lungo la
spiaggia.
Poco prima del tramonto un altro attacco di debolezza la
fiacc. Cadde sulla sabbia. All'improvviso un sudore gelido le
imperl la fronte, e il mal di ventre, come un colpo di daga, la
pieg in due. Rutt e il sapore di pesce marcio le torn in boc-
ca e nel naso.
Chin la testa e vomit del liquido caldo e mefitico, dispe-
rando nel vedere quei pur preziosi fluidi vitali disperdersi nella
sabbia. Cerc di resistere, ma non vi riusc. Subito dopo do-
vette soccombere anche a un esplosivo e gorgogliante attacco
di diarrea.
Mi sono avvelenata. Riversa sulla sabbia, si contorceva
spasmodicamente mentre il suo organismo si purgava, di rifles-
so, dai succhi tossici ingeriti. Quando l'attacco le pass era gi
buio, si tolse i mutandoni sporchi e li gett da parte. Striscian-
do faticosamente fino al mare si lav, si spruzz la faccia e si
sciacqu la bocca dal gusto putrido dei residui di vomito, pron-
ta a pagare il temporaneo sollievo con pi aspri morsi della
sete in seguito.
Poi, sempre a quattro zampe, strisci oltre il segno dell'alta
marea e nel buio, tremando di freddo, si stese a morire.

All'inizio, Garry Courteney si fece travolgere dall'entusia-


smo e organizz la spedizione di soccorso nel deserto della Na-
mibia e su quell'arido litorale non a caso chiamato Costa degli
Scheletri senza pensare affatto alle probabilit di successo che
avevano.
A Garry bastava far la parte dell'uomo d'azione. Come tutti
i romantici aveva sognato parecchie volte di impersonare quel
ruolo, e adesso che l'occasione gli si presentava su un piatto
d'argento la colse con frenetica esaltazione.
Durante i lunghi mesi seguiti al telegramma del ministero
della Guerra, quello squallido foglio laconico ( Sua Maest
spiacente di informarla che suo figlio, il capitano Michael
Courteney, caduto in combattimento ), la sua vita era stata
un nero abisso vuoto, senza scopo n direzione. Poi era arrivato
il miracoloso secondo telegramma di suo fratello gemello:
VEDOVA MICHAELINCINTA TUO NIPOTINO TRAVOLTAGUERRA
PERSO CASA ET GENITORIORGANIZZO SUA TRAVERSATA PER
CITTA DEL CAPO PRIMA NAVE DISPONIBILE ACCOGLILA SOT
TOTUA PROTEZIONE RISPONDISUBITOSEGUE LETTERA STOP
Un nuovo sole era sorto nella sua vita. Quando anche que-
sto era stato crudelmente fatto tramontare dal siluro tedesco
nelle gelide acque verdi della Corrente di Benguela, Garry ave-
va intuito che non poteva rassegnarsi di nuovo alla ragionevo-
lezza e alla realt, altrimenti sarebbe caduto preda della dispe-
razione. Doveva aver fede, doveva mettere da parte qualunque
calcolo delle probabilit e aggrapparsi come uno scervellato alla
remota possibilit che la moglie di Michael e il suo bambino
non ancora nato in qualche modo fossero sopravvissuti al mare
e al deserto e aspettassero solo che lui li andasse a salvare.
L'unica maniera di conseguire questo obiettivo era gettarsi cie-
camente nell'attivit anche pi futile e insensata, e quando la
speranza l'abbandonava attingere ai capaci serbatoi di fede in-
crollabile e illusione della saldissima Anna.
I due arrivarono a Windhoek, la vecchia capitale dell'Africa
Sudoccidentale Tedesca conquistata due anni prima, e furono
accolti alla stazione dal colonnello John Wickenham, che rico-
priva il ruolo di governatore militare del territorio.
Lieto di conoscerla, signore.
Wickenham era un po' preoccupato. Infatti negli ultimi gior-
ni aveva ricevuto un fascio di telegrammi, tra cui uno del gene-
rale Jannie Smuts e uno dell'afflitto Primo Ministro, generale
Louis Botha, i quali tutti lo incaricavano di fornire al visitatore
piena assistenza e totale cooperazione.
Ma la ragione del suo profondo rispetto non si esauriva li.
Il colonnello Garrick Courteney era insignito delle pi alte
decorazioni sudafricane e il suo libro sulla guerra anglo-boera,
The Elusive Enemy, era un testo che studiavano gli ufficiali alla
scuola di guerra frequentata a suo tempo da Wickenham; inol-
tre, l'irdluenza politica ed economica dei fratelli Courteney era
leggendaria. Lasci che le porga le mie pi sentite condoglian-
ze per la sua grave perdita, colonnello Courteney , gli disse
Wickenham stringendogli la mano.
Lei davvero cortese , rispose Garry, che si sentiva sem-
pre un impostore quando qualcuno gli si rivolgeva col suo gra-
do militare. Provava sempre il bisogno di spiegare che si trat-
tava di una nomina provvisoria presso un reggimento irregolare
in una guerra di quasi vent'anni prima: per mascherare il disa-
gio si rivolse ad Anna, che aspettava rigida accanto a lui in ca-
sco coloniale, coprinuca verde e gonna lunga di stoffa pesante.
Mi permetta di presentarle Mevrou Stok , disse Garry
passando all'afrikaans a beneficio della donna, e Wickenham lo
imit immediatamente.
Aangename kennis... lieto di conoscerla, Mevrou.
La signorina Stok era imbarcata sul Protea Castle con mia
nuora, ed stata raccolta dall'Infexible con altri naufraghi.
Wickenham emise un fischio di comprensione. Che espe
rienza sgradevole dev'essere stata , comment. Poi si rivolse
nuovamente a Garry. Le assicuro, colonnello Courteney, che
avr da me tutta l'assistenza possibile.
Gli rispose Anna. Avremo bisogno di veicoli, molti veicoli,
e di uomini per aiutarci. Ne avremo bisogno al pi presto pos-
sibile, anzi subito.
Come vettura di testa ebbero da Wickenham una Ford re-
quisita a qualche fattoria e ridipinta dal nero originario a un
grigio-sabbia mimetico. Nonostante l'apparenza di fragilit, si
era dimostrata un formidabile veicolo da deserto. La carroz-
zeria leggera di lamiera al vanadio e il motore non certo super-
compresso riuscivano a farle superare tratti di sabbia friabile
dove altre macchine si sarebbero arenate. Il suo unico difetto
era la tendenza a surriscaldarsi e spedire fuori del tappo del
radiatore una preziosa colonna di vapore acqueo che andava in-
variabilmente a scottare guidatore e passeggeri nell'abitacolo
scoperto.
Al seguito della macchina, la spedizione sarebbe stata com-
posta, sempre a cura di Wickenham, di quattro camion Austin,
della portata di mezza tonnellata l'uno, e di un quinto veicolo
modificato dagli ingegneri della compagnia ferroviaria e trasfor-
mato in autobotte. Il suo serbatoio era capace di contenere cin-
quecento litri d'acqua. A ciascun autocarro furqno assegnati un
autista e un aiutante, caporali e soldati dell'esercito sudafricano.
Con Anna impegnatissima a vincere ogni tendenza di Garry
a rimandare, e a controbattere le obiezioni pratiche di mecca-
nici, tecnici ed esperti militari, il convoglio fu pronto a partire
dalla vecchia capitale trentasei ore dopo il loro arrivo. Dal silu-
ramento del Protea Castle erano passate due settimane giuste.
Uscirono rombando dalla citt addormentata alle quattro del
mattino, coi camion stracarichi di equipaggiamento, combusti-
bile e cibarie, e i passeggeri imbacuccati nei manti di lana per
difendersi dal freddo della notte sull'altopiano. Presero la pista
parallela alla ferrovia a scartamento ridotto che conduceva a
Swakopmund, lontana circa trecentosessanta chilometri.
Era un'antica pista in cui le ruote dei carri avevano scavato
profondi solchi dove quelle dei camion restavano imprigionate,
senza poteme uscire fino ai rari tratti rocciosi dove la pista as-
somigliava piuttosto a un torrente asciutto. Faticosamente sce-
sero dall'altopiano, un dislivello di milleduecento metri che co-
prirono in quattordici ore, continuamente costretti a fermarsi
ora a cambiare una gomma ora a riparare una balestra, indolen-
ziti da capo a piedi a causa dei sussulti.
Ed eccoli in pianura. Era la costa, disseminata di rovi, su cui
poterono tenere la fantastica media di quaranta all'ora, alzando
dietro un nuvolone di polvere color sabbia somigliante a un
fuoco di rovi.
La citt di Swakopmund era uno sbalorditivo pezzo di Ba-
viera trasportata nel deserto sudafricano, con tanto di casette
della Foresta Nera davanti al lungo molo di cemento che si ad-
dentrava nel mare verde.
Era domenica, quando l'autocolonna attravers la citt verso
mezzogiorno. C'cra una banda tedesca che si esibiva nel parco
del governatore, coi suonatori in calzoni di pelle e berretto ver-
de tirolesi. Persero il ritmo e smisero di suonare quando il con-
voglio di Garry si ferm davanti all'albergo dall'altra parte del-
la strada. La trepidazione della banda era ben comprensibile,
perch i muri dell'edificio erano ancora segnati dal bombarda-
mento inglese che aveva preceduto l'invasione.
Dopo la polvere e il caldo del deserto, la Pilsner locale, pro-
dotta da un mastro birraio di Monaco, fu accolta come la resur-
rezione nel Walhalla.
Riempili ancora, barista , disse Garry, godendo di quel
momento cameratesco maschile e ancora infervorato dalla sod-
disfazione d'esser riuscito a trasferire senza danni gi dall'alto-
piano la spedizione ai suoi ordini. Gli uomini tornarono festanti
al banco e, quando alzarono il boccale per brindare, sorridendo,
le croste di polvere e sudore che avevano in faccia si sbriciola-
rono nella spuma della birra.
Miinheer! Anna si era rinfrescata alla meglio ed era su-
bito ricomparsa al bar. Rimase sulla soglia con le mani sui fian-
chi, le braccia muscolose e gonfie e la faccia gi accesa dal vento
e dal sole. Si vedeva che era irritatissima.
Miinheer, lei sta perdendo tempo!
Garry riun in fretta gli uomini. Forza, ragazzi, c' del la-
voro da fare adesso. Andiamo, andiamo.
A questo punto non era sfuggito a nessuno chi era il vero
comandante della spedizione. Trangugiarono in fretta le birre
e tornarono fuori, al sole, pulendosi la bocca dalla schiuma e
abbassando gli occhi nello sfilare davanti ad Anna.
Mentre gli uomini facevano rifornimento di benzina, riempi-
vano borracce e serbatoi d'acqua e controllavano il funziona
mento dei motori, Garry usc a fare qualche domanda alla sta-
zione di polizia.
Il sergente che la comandava era stato avvertito dell'arrivo
di Garry. Mi dispiace molto, colonnello, non l'aspettavamo
che tra due o tre giorni. Se avessi saputo... Era ansioso di
rendersi utile. Si sa ben poco della plaga costiera a nord ,
disse il sergente con un brivido involontario, guardando fuori
della finestra che dava, appunto, su quelle desolazioni, a ma ho
a disposizione un uomo che potr farle da guida. Prese il maz-
zo di chiavi che portava alla cintola e condusse Garry alle celle.
Ehi tu, swart donder, tuono nero! berci, aprendo una
delle celle. Garry sussult quando la guida scelta per lui si
scosse dal sonno guardandosi torpidamente intorno.
Era un ottentotto guercio e dall'aria truce, almeno a giudi-
care dai lampi maligni che balenavano nell'occhio buono: l'al-
tro era coperto da una pezza nera di cuoio. Puzzava come un
caprone selvatico.
Questo qua deve conoscere quella terra come le sue ta-
sche , ghign il sergente. E l che, per l'avorio, ammazzava
i rinoceronti e gli elefanti che gli costeranno cinque anni di
galera. Non vero, Kali Piet?
Kali Piet apr il giubbetto di cuoio e cominci a cercarsi
pensosamente qualcosa tra i peli del torace.
Se la servir bene e lei avr la compiacenza di dircelo, po-
trebbe magari cavarsela con soli due anni di lavori forzati ,
spieg il sergente. Kali Piet trov qualcosa tra i peli e lo schiac-
ci con le unghie.
E se non sar soddisfatto di lui? chiese incerto Garry.
Kali, in swahili, significa cattivo , malvagio , e non gli
ispirava una gran fiducia.
Oh , disse calmo il sergente, in tal caso non si disturbi
a portarmelo indietro. Basta che lo seppellisca in qualche posto
dove nessuno lo trover mai. L'atteggiamento di Kali Piet
cambi immediatamente.
Padrone buono , gua in afrikaans, io conosco tutti gli
alberi, tutti i sassi, tutti i granelli di sabbia. Io sar come un
bravo cane per lei.
Anna stava gi aspettando Garry sul sedile posteriore della
Ford.
Si pu sapere dov' stato fino adesso? gli domand. La
mia bambina l fuori ormai da sedici giorni!
Caporale , disse Garry, affidando Kali Piet alle cure del
graduato pi anziano della spedizione. Se cerca di scappare ,
ringhi cercando invano di sembrare un assassino psicopatico,
lo crivelli di palle!
Mentre l'ultimo edificio di mattoni rossi sfilava dietro di lo-
ro, l'autista di Garry rutt educatamente e risent felice il sapo-
re della birra. Un sorriso sognante gli aleggi sul viso.
Se la goda , l'avvertl Garry. Chiss quando ne ritrove-
remo un barile!
La pista correva lungo il margine della spiaggia, e a sinistra
spumeggiava l'oceano. Davanti a loro si stendeva il litorale de-
solato e sempre uguale, che svaniva in fondo in una nube di
foschia.
La pista era usata solo dai raccoglitori di alghe, che le ado-
peravano per fertilizzare i campi: ma a mano a mano che pro-
seguivano verso nord divenne sempre pi confusa e alla fine
scomparve.
Che c' davanti? domand Garry a Kali Piet, che era
stato trasbordato sulla macchina di testa da uno dei camion.
Niente , rispose Kali Piet, e mai Garry aveva sentito tan-
ta minaccia in una parola cos comune.
Da qui in avanti, tracceremo noi la pista , disse Garry agli
uomini con una sicurezza che era ben lontano dal provare. Per
fare altri sessanta chilometri ci misero quattro giorni.
C'erano torrenti secchi da almeno cent'anni da attraversare,
con le rive ripidissime e i letti cosparsi di sassi grossi come
palle di cannone. C'erano pianure insidiose, in cui i veicoli di
colpo affondavano nella sabbia fino al telaio, e dovevano essere
spinti avanti di peso. C'erano zone accidentate, dove uno dei
camion si ribalt e un altro ruppe un semiasse e dovette essere
abbandonato, con una pila di materiale rivelatosi inutile: ten-
de e sedie da campo, tavolini e una tinozza da bagno, cassette
di perline e roba consimile per comprare l'amicizia dei selvaggi,
cassette di t e burro in scatola e quant'altro era sembrato in-
dispensabile a Windhoek.
Il convoglio abbreviato e alleggerito prosegu arrancando ver-
so nord.
Al calore di mezzogiorno l'acqua bolliva nei radiatori, e pro-
seguivano con sbuffi di vapore che fuoriuscivano dalle valvole
di sicurezza, dovendo fermarsi ogni mezz'ora per far raffreddare
il motore. In altri luoghi c'erano spiazzi di pietre nere, affilate
come coltelli di ossidiana, che bucavano i copertoni delle gom-
me. Un giorno Garry cont quindici soste per cambiare i pneu-
matici, e quella sera la puzza di gomma liquida che serviva a
riparare le camere d'aria accompagn fino a mezzanotte e oltre
gli uomini al lavoro alla luce delle lanterne.
Il quinto giorno si accamparono in vista del Brand Berg, la
Montagna Bruciata, una mole nuda e spoglia che emergeva dal-
la foschia purpurea del tramonto davanti a loro. Il mattino se-
guente Kali Piet era scomparso.
Aveva preso un fucile e cinquanta cartucce, una coperta e
cinque borracce d'acqua, e anche, tocco finale, l'orologio
d'oro e lo scrigno contenente venti sovrane d'oro che Garry
aveva piazzato religiosamente accanto al proprio sacco a pelo la
sera prima.
Furioso, minacciando di sparargli a vista, Garry capeggi la
spedizione punitiva che l'insegui a bordo della Ford. Tuttavia
Kali Piet aveva scelto il momento giusto. A poco pi di un chi-
lometro dal campo cominciava infatti una zona di colline acci-
dentate e profonde valli dove nessun veicolo poteva seguirlo.
Lasciatelo andare , ordin Anna. Senza di lui stiamo pi
tranquilli, e sono gi venti giorni che la mia bambina vaga...
Si interruppe. Bisogna proseguire, MiEnheer, niente deve ar-
restarci. Niente.
Ma l'avanzata era lenta e faticosa, e ogni giorno diventava
pi difficile.
Alla fine, di fronte a un'ennesima barriera di roccia che si
alzava dal mare come la groppa di un dinosauro e correva alta
verso l'interno, seghettata e scintillante al sole, Garry si senti
a un tratto fisicamente esausto.
Questa follia , borbott tra s, in piedi sul tetto della
cabina di uno dei camion, ispezionando in cerca di un passaggio
il roccione che si stendeva davanti a loro. Gli uomini ne han-
no abbastanza. Erano disanimati e sparsi a gruppetti tra un
camion e l'altro. Anche gli automezzi erano tutti ammaccati e
coperti da strappi di polvere. E passato quasi un mese... nes-
suno pu sopravvivere da queste parti tanto a lungo, anche am-
messo che sia riuscita a prender terra. Il moncherino della
gamba gli faceva male, e ogni muscolo della schiena, ogni verte-
bra erano indolenziti dai continui sussulti del camion sul ter-
reno accidentato. Dovremo tornare indietro.
Scese goffamente dal tetto del camion, muovendosi rigido
come un vecchio, e zoppic verso Anna che aspettava in piedi
accanto alla Ford, in testa alla colonna.
Mevrou... cominci, e lei si volt dalla sua parte posan-
dogli una manona rossa sul braccio.
Mijaheer... Aveva parlato con voce bassa, e quando poi
gli sorrise Garry soffoc le proteste che stava per esprimere.
Gli venne fatto di pensare, e non per la prima volta, che, a par-
te la facua rossa e il cipiglio spaventoso di quando Si arrabbia-
va, era una bella donna. La linea della sua mascella era forte e
decisa, i denti erano bianchi e regolari, e nei suoi occhi leggeva
una gentilezza che prima non aveva mai scorto.
Miinheer, poco fa pensavo che ben pochi uomini avreb-
bero saputo portarci cosi lontano. Senza di lei, avremmo do-
vuto rinunciare gi da un pezzo. Gli strinse l'avambraccio.
Certo sapevo che lei un uomo dotto, che ha scritto molti
libri; ma ora so anche che lei un uomo forte e risoluto, un
uomo che non permette a niente e a nessuno di tagliargli la
strada. Di nuovo gli strinse il braccio. La sua mano era forte
e calda. Garry si rese conto di godere di quel contatto. Si rad-
drizz, e si aggiust il cappellaccio in testa secondo un angolo
pi sgherro. La schiena non gli faceva nemmeno pi tanto
male. Anna gli sorrise di nuovo.
Io guider un gruppetto avanti, sulla riva del mare, a pie-
di: bisogna ispezionare ogni centimetro di costa, mentre lei
condurr il convoglio all'interno, cercando una via per aggirare
lo sperone.
Dovettero spingersi all'interno per quasi otto chilometri pri-
ma di trovare un passaggio stretto e precario sulla roccia e po-
tersi dirigere di nuovo verso l'oceano.
Quando Garry vide la sagoma di Anna che, lontano lontano,
arrancava virilmente sulla spiaggia, precedendoli di un bel pez-
zo, col gruppetto ancor pi arrancante alle sue spalle, prov
un inaspettato empito di sollievo, e si rese conto che quelle po-
che ore erano bastate a fargli sentire la sua mancanza.
A sera, sedendo a fianco a fianco con la schiena appoggiata
alla macchina, mangiando gallette e carne in scatola, bevendo
caff forte troppo addolcito dal latte condensato, Garry le disse
timidamente:
Anche mia moglie si chiamava Anna. E morta molto tem-
po fa .
Si , annu Anna, masticando con imPegnO. Lo so.
Come fa a saperlo? Garry era sbalordito.
Michel l'ha detto a Centaine.
-Il nome del figlio pronunciato alla francese sconcert Gar-
ry. Dimentico sempre che lei sa moltissime cose di Michael.
Prese una forchettata di carne in scatola e rimase a guardare
fisso nell'oscurit. Come al solito, gli uomini si erano accampa
ti a qualche distanza per garantire loro un po' di privacy: il fuo
co di legna secca raccolta in spiaggia da quelli alzava una nuvo
letta gialla di fumo e le loro voci erano soltanto un mormorio
nella notte.
D'altro canto io non so niente di Centaine. Mi dica qual-
cosa di lei, per favore, Mevrou.
Era un argomento di conversazione che non diventava mai
noioso n per l'uno n per l'altra. E una brava ragazza ,
disse Anna, che cominciava sempre con quell'affermazione,
ma vivace e ostinata. Le ho mai raccontato di quella volta
che...
Garry rimase seduto accanto a lei, chinandosi come per sen-
tire meglio; ma questa sera non ascoltava affatto.
I riflessi del fuoco da campo ballavano sui lineamenti decisi
del volto di Anna, ed egli la osservava con un senso di agio e
familiarit. Di solito le donne mettevano in imbarazzo Garry,
che le temeva: e, pi belle e sofisticate erano, pi le temeva.
Da tanto tempo si era rassegnato al fatto di essere impotente:
se n'era accorto durante la luna di miele, e la risata irridente
della moglie gli risuonava ancora nelle orecchie dopo pi di
trent'anni. Non aveva mai pi dato a un'altra donna la possibi-
lit di deriderlo, suo figlio non era suo figlio, era stato suo
fratello gemello a prendersi quella briga, sicch a pi di cin-
quant'anni d'et Garry era ancora vergine. Ogni tanto, ad
esempio adesso, quando ci pensava, si sentiva un po' col-
pevole.
Con uno sforzo allontan il pensiero e cerc di recuperare il
sentimento di calma e soddisfazione, ma adesso era ben consa-
pevole dell'odore del corpo della donna che gli sedeva accanto.
Non c'era stata acqua da sprecare per lavarsi dalla partenza da
Swakopmund, e l'odore di lei era forte. Sapeva di terra, sudore
e altri segreti umori femminili, e Garry si chin verso di lei
per assaporarli meglio. Le poche altre donne che aveva cono-
sciuto profumavano di colonia e acqua di rose, insipide e artifi-
ciali, ma questa qua aveva l'odore di un animale forte, caldo
e sano.
La guard affascinato e, sempre parlando a voce bassa e roca,
ella alz una mano e si aggiust alla tempia una ciocca di capelli
grigi sfuggiti alla crocchia. Sotto l'ascella comparve un folto ce-
spuglietto scuro di peli ancora madidi del sudore della giornata
e, guardandolo, Garry si eccit di colpo pazzamente. La fissava
incapace di muoversi o parlare, e allorch non rispose a una
domanda che gli aveva posto, Anna alz gli occhi dal fuoco e
lo guard in faccia. Pian piano, quasi con tenerezza, alz la
mano a toccargli la guancia.
Ritengo, Miinheer, che sia ora per me di andare a letto.
Le auguro buona notte e sogni d'oro. Si alz e la si sent muo-
vere pesantemente dietro il drappo di tela che schermava il suo
giaciglio all'altrui vista.
Garry si coric sulla propria coperta, le mani strette a pugno
lungo i fianchi, e ascolt da dietro il telo il fruscio degli abiti
di lei, e il corpo gli prese a dolere come per una ferita appena
inferta. Ed ecco che da dietro lo schermo provenne un frago-
roso risucchio che lo fece sussultare: per un attimo non com-
prese, poi si rese conto che Anna si era messa a russare. Era il
suono pi rassicurante che avesse mai udito, giacch era impos-
sibile aver timore di una donna che russava. Gli venne voglia
di urlare a squarciagola la propria gioia nel deserto tenebroso.
Sono innamorato , esult. Per la prima volta da tren-
t'anni a questa parte, sono innamorato!
Tuttavia, all'alba, il provvisorio coraggio che era riuscito a
infondersi durante la notte aveva preso il volo, solo il suo amo-
re era intatto. Gli occhi di Anna erano gonfi e rossi di sonno,
la chioma striata di grigio era spolverata della sabbia che il
vento della notte vi aveva deposto, ma Garry rest a guardarla
in adorazione finch ella non gli ordin, brusca: Mangi in
fretta! Bisogna muoversi alle prime luci. Ho la sensazione che
oggi ci andr bene. Mangi, mangi su, Miinheer!
Che donna! si disse Garry con ammirazione. Ah, potes-
si anch'io suscitare una simile devozione, una simile lealt!
Dapprima la premonizione di Anna parve ben fondata, per-
ch sul loro cammino non si presentarono pi barriere roc-
ciose. Una pianura ondulata giungeva fino alla spiaggia: il ter-
reno era solido e cosparso di sassolini e cespugli. Ci si poteva
andare in macchina come su un'autostrada, solo badando a evi-
tare i cespugli: cos difatti facevano, in colonna, tenendosi sul
margine del terreno compatto, ai confini con la spiaggia, per
aver modo di scrutarla in cerca di eventuali relitti o altre tracce
di naufraghi.
Garry sedeva accanto ad Anna sul sedile posteriore della
Ford e a ogni sobbalzo le veniva gettato addosso. Mormorava
delle scuse, ma lasciava la coscia della gamba buona premuta
contro quella della donna, che dal canto suo non accennava a
sottrarsi al contatto.
All'improvviso, verso la met del pomeriggio, la fosca e tre-
molante cortina originata dalla calura si apr di fronte a loro
per un momento e scorsero una linea di dune alzarsi al termine
della pianura. Il breve convoglio si ferm e tutti scesero a
guardare, sbigottiti e increduli.
Una catena di montagne! esclam Garry. Montagne di
sabbia! E nessuno ce l'aveva detto.
Dev'esserci un modo di superarla.
Garry scosse la testa dubbioso. Saranno alte due o trecento
metri.
Venga! disse Anna. Saliamo in cima!
Buon Dio! esclam Garry. La sabbia cedevole, la
duna altissima... potrebbe essere pericoloso...
Andiamo! Gli altri ci aspetteranno qui.
Arrancarono verso l'alto, con Anna in testa, lungo la cresta
scolpita a rasoio della prima duna. Molto sotto di loro, ben
presto, il gruppo di veicoli parve composto di giocattoli: vi si
affaccendavano intorno uomini grandi come formichine. Sotto
i piedi la sabbia arancione scricchiolava, quando vi affondavano
fino alla caviglia. Se camminavano troppo vicino alla cresta Wi-
lata, il bordo cedeva franando da basso come una valanga dalla
parte ripida.
E pericoloso! ripeteva Garry. Se cade di sotto, la sab-
bia la seppellir!
Anna pieg le falde della lunga e pesante gonna e le infil
nei sottostanti pantaloni corti, poi prosegu la salita, mentre
Garry le guardava le gambe nude con la bocca secca e il cuore
che batteva all'impazzata contro le costole, non solo per la fa-
tica. Erano massicce e solide come tronchi d'albero, ma la pelle
dietro le ginocchia era lattea e vellutata, lentigginosa come
quella di una ragazzina, la cosa pi eccitante che gli fosse mai
capitato di vedere.
Incredibilmente, Garry sent il suo corpo reagire ancora, co-
me se una mano gigantesca l'afferrasse all'inguine, e tutta la
stanchezza gli pass. Scivolando e incespicando sul terreno sab-
bioso e cedevole, sgambett per non perderla di vista, e i gros-
si fianchi di Anna, ampi come quelli di una giumenta sotto il
panno pesante della gonna, oscillavano e ruotavano all'altezza
dei suoi occhi sbalorditi.
Sbuc senza nemmeno accorgersene in cima alla duna. Anna
lo sorprese afferrandolo con la mano.
Mio Dio , sussurr Garry. E un mondo di sabbia, un
intero universo di sabbia.
Oltre la prima fila di dune, infatti, se ne stendevano infinite
altre, a perdita d'occhio. Perfino la fede di Anna vacill.
Niente e nessuno le potrebbe superare.
Anna lo teneva ancora per il braccio. Ora lo scosse.
Lei l in mezzo. Riesco quasi a sentire la sua voce che
mi chiama. Non possiamo abbandonarla, dobbiamo raggiunger-
la. Non resister ancora a lungo.
Tentare di proseguire a piedi significherebbe morte sicura.
L dentro un uomo non resiste un giorno intero.
Dobbiamo trovare il modo di aggirarle. Anna si scosse
come un grosso cane sanbernardo, liberandosi di dubbi e mo-
mentanee debolezze. Venga. Lo trasse gi dalla cresta.
Dobbiamo trovare il modo di girarci intorno , ripet.
Il convoglio, con la Ford in testa, svolt verso l'interno, co-
steggiando il margine delle alte dune mentre la giornata vol-
geva al termine e il sole insanguinava la cresta. Quella notte,
quando vi si accamparono ai piedi, le dune apparvero nere e
remote, implacabili e ostili contro lo sfondo del cielo inargen-
tato dalla luna.
Non possibile aggirarle , disse Garry, fissando il fuoco.
Vanno avanti all'infinito.
Domattina torniamo sulla costa , gli disse Anna con cal-
ma, e si alz per andare a dormire, lasciandolo in preda a un
lancinante desiderio di lei.
Il giorno dopo tornarono sui propri passi, e al calar della
sera si ritrovarono nel punto in cui le dune si affacciavano sul-
l'oceano.
Non si passa , ripet senza speranza Garry. Il bagnasciu-
ga era ai piedi delle dune. Perfino Anna sembrava disanimata.
Guardava silenziosamente le fiamme del fuoco.
Se aspettiamo qui , sussurr con voce roca, forse Cen-
taine arriver. Di sicuro sa che la sua sola speranza dirigersi
a sud. Se non riusciamo ad andare verso di lei, dobbiamo aspet-
tare e sperare che sia lei a raggiungerci qui.
Stiamo per restare senz'acqua , le disse tranquillo Garry.
Non possiamo pi...
Quanto pu durare ancora?
Tre giorni al massimo.
Quattro giorni! implor Anna, e c'era una tal desolazio-
ne nella sua voce e nella sua espressione che Garry ag senza
riflettere. Le tese le braccia, e prov un delizioso terrore quan-
do ella gli si fece incontro. Si abbracciarono, lei disperata, lui
in preda a uno spaventoso turbine di libidine. Per qualche istan-
te Garry si preoccup che gli uomini riuniti all'altro fuoco lo
vedessero. Poi decise di infischiarsene.
Vieni. Lei lo tir su e lo condusse dietro lo schermo di
tela. Le mani di Garry tremavano al punto che non riusciva a
sbottonarsi la camicia. Anna ridacchi divertita.
Ecco fatto , disse, dopo averlo spogliato, bambinone!
Il vento del deserto era freddo sulla schiena e sui fianchi di
Garry, ma dentro gli bruciava un'annosa passione repressa.
Non si vergognava pi della pancia pelosa che gli sporgeva da-
vanti come un barilotto, n delle lunghe cosce magre da cicogna,
sproporzionate al resto del corpo. Le mont sopra brancolando,
anelante di seppellirsi in lei, di perdersi in quella gran morbi-
dezza bianca, di nascondervisi al mondo che tanto a lungo era
stato cos crudele con lui.
E all'improvviso successe ancora, sent il calore e la potnza
ritrarsi dall'inguine, si sent raggrinzire e appassire come quel-
l'altra tremenda notte di pi di trent'anni prima. E giacque sul
materasso bianco del ventre di lei, cullato tra le sue grandi e
forti cosce, desiderando di morire per la vergogna. Attese la
sua risata di disprezzo. Sapeva che stavolta ne sarebbe stato di-
strutto. Non poteva scappare, perch le forti braccia della don-
na lo circondavano e le cosce gli stringevano i fianchi in una
morsa carnosa.
Mevrou , balbett. Mi spiace, non ce la faccio, non ce
l'ho mai fatta.
Anna ridacchi, un risolino tenero e comprensivo. Su, su,
sta' tranquillo , gli sussurr con voce roca all'orecchio. Ades-
so ti aiuto io. E Garry sent la sua mano abbassarsi, schiac-
ciata dai loro corpi nudi.
Dov' il mio balocco? chiese, e Garry sent le sue dita
chiudersi attorno a esso: fu colto dal panico. Cominci a lot-
tare per liberarsi, ma lei lo teneva fermo facilmente e alle sue
dita non si poteva sfuggire. Erano dure e scabrose per i lavori
manuali, ma astute e insistenti, stimolanti e carezzevoli, e la
sua voce era sommessa e provocante.
Ah, ma allora grosso, uh, com' grosso...
Non poteva pi muoversi, ma ogni nervo e ogni muscolo del
suo corpo erano tesi fino allo spasimo, mentre le dita di lei fru-
gavano e carezzavano e la sua voce diventava sempre pi pro-
fonda e roca, senza fretta, calmandolo finch egli non avvert
che il suo corpo si ridestava.
Ah! raggi Anna. Che sta succedendo al nostro bel ba-
locco grosso?
A un tratto si era creata una certa qual resistenza al suo toc-
co, un certo irrigidimento, e Anna ridacchi di nuovo, mentre
lui sentiva che le coscione che lo rinserravano si schiudevano
lentamente. Piano, piano , gli raccomand, sentendo che ri-
cominciava ad agitarsi e annaspare su di lei. Cos! S, s, co-
s! Lo guidava, cercando di calmarlo, ma lui aveva una fretta
disperata.
All'improvviso gli giunse alle narici una zaffata calda del
suo odore corporale, ricco e forte, il meraviglioso aroma del-
l'eccitazione di lei: Garry prov un nuovo empito di potenza
provenire dal fondo del suo essere. Era un eroe, un'aquila, il
vero martello degli di. Era forte come un toro, lungo come
una spada, duro come il granito.
Oh, s! ansim Anna. S, l, cos! Ma lui era inconte-
nibile, irresistibile, inarrestabile: si fece avanti, penetr e sci-
vol nelle profondit di lei, nello squisito calore del miglior po-
sto dove fosse mai stato in vita sua. Con crescente urgenza e
violenza, Anna si alz e si abbass sotto di lui come sotto una
nave in mezzo alla tempesta, emettendo gridolini e spronan-
dolo con voce rotta e gutturale, finch il cielo non gli croll
addosso schiacciandolo contro la terra.
Pian piano Garry torn in s da un'immensa lontananza,
mentre lei lo stringeva, lo carezzava, e di nuovo gli parlava co-
me a un bimbo.
Su, su, bambino mio. Va tutto bene. Va tutto bene,
adesso.
E lui sapeva che aveva ragione. Andava tutto bene, adesso.
Non si era mai sentito cos sicuro, cos pieno di gioia. Non
aveva mai conosciuto una simile pace totale. Schiacci il viso tra
il suo seno, affond nella sua carnosa abbondanza materna e
desider rimanerci per sempre.
Lei gli ravvi i pochi capelli setosi sulle orecchie, guardan-
dolo intenerita. La piazza rosea della sua calvizie brillava ai ri-
flessi del fuoco, ridestando nel suo petto il desiderio invincibile
di dargli conforto. Tutto il suo amore compresso per la ragazza
in pericolo trov sfogo l, perch lei era nata per servire e aiu-
tare fedelmente gli altri. Cominci a cullarlo tra le braccia, par-
landogli con tenerezza.
Poi, all'alba, Garry scopr che c'era stato un altro miracolo.
Perch quando era scivolato fuori del campo ed era andato alla
spiaggia, si era accorto che adesso avevano la strada aperta. In-
fatti, per via della luna piena e della stagione, l'oceano subiva
maree del tutto eccezionali, e adesso che le acque si erano riti-
rate era comparsa ai piedi delle dune una larga striscia di sabbia
bagnata e compatta.
Garry torn di corsa al bivacco e scosse il caporale anziano.
a Sveglia, sveglia! berci. Faccia riempire il serbatoio
della Ford! Voglio partire entro un quarto d'ora, con viveri e
acqua per tre giorni! Cosa sta l a guardarmi? Scattare, scat-
tare perdio!
Si volt e corse incontro ad Anna, che stava uscendo in quel
momento dal paravento di tela.
Mevrou, la marea! Si pu passare!
Lo sapevo che lei avrebbe trovato il modo, Miinheer!
Andremo avanti con la Ford, io, lei e due uomini. Viag-
geremo finch la marea ce lo consente, poi sosteremo in attesa
della bassa marea successiva. Ce la fa a prepararsi a partire in
dieci minuti? Bisogna approfittare il pi possibile della bassa
marea. Torn a rivolgersi ai soldati. Forza, forza! Caporale,
li faccia muovere!
Quando poi distolse lo sguardo, il caporale rote gli occhi e
borbott abbastanza forte da farsi sentire dagli altri soldati:
Ma che gli ha preso a quel vecchio merlo? Tutt'a un tratto
si mette a fare il galletto!
Avanzarono per due ore alla massima velocit della Ford,
sessanta chilometri l'ora. Questo era possibile quando la sab-
bia era particolarmente dura e compatta. Quando invece era
pi molle, dovevano scendere tutti tranne l'autista e spingere,
fino al prossimo pezzo cqmpatto allorch rirnontavano urlando
felici in macchina e ricominciavano a filare verso nord.
Ed ecco la marea ergersi nuovamente verso di loro. Garry
scelse un varco tra le dune e vi si infilarono a marcia indietro,
spingendo su su i veicoli per un tratto di terreno duro e sab-
bioso finch non furono ben oltre il segno dell'alta marea.
Fecero un fuoco di legna secca trovata sulla spiaggia, prepa-
rarono il caff e mangiarono, poi si misero ad aspettare che la
marea calasse, consentendo loro di rimettersi in marcia. I tre
uomini si coricarono all'ombra della macchina, ma Anna li la-
sci e, passo passo, avanz lungo il segno dell'alta marea, fer-
mandosi ogni poco a guardare, schermandosi gli occhi con la
mano per ripararli dal bagliore del mare e della sabbia, per poi
tornare ad avviarsi instancabilmente verso nord.
Appoggiato a un gomito, Garry la guardava con infinito af-
fetto e gratitudine. Faceva perfino fatica a respirare per la pie-
nezza di questi sentimenti.
Nell'autunno della mia vita mi ha donato la giovent che
non conobbi mai. Mi ha portato l'amore che mi fu rifiutato da
giovane , pensava. Quando Anna spar alla vista dietro l'an-
golo della duna, non resse all'idea di non vederla per un po'.
Si alz in piedi e si mise a seguirla di buon passo.
Dietro l'angolo della duna la scorse a trecento metri di di-
stanza. Era china su qualcosa che aveva trovato sulla spiaggia:
proprio in quella alz gli occhi, lo vide e cominci a chiamarlo
urlando e sventolando le braccia. Il rumore della risacca copri-
va le parole, ma la sua emozione evidente indusse Garry a par-
tire di gran carriera per raggiungerla.
Miinheer , disse correndogli incontro, ccho trovato...
Non riusc a finire, ma lo prese per il braccio e se lo tir
dietro.
Guardi un po' qua! Cadde in ginocchio accanto all'og-
getto. Era quasi completamente sepolto nella sabbia, e gi la
marea montante vi creava intorno dei mulinelli. E un pezzo
di barca! Garry si inginocchi vicino a lei, e insieme si misero
a scavare nella sabbia a mani nude, cercando freneticamente di
liberare il frammento di fasciarne verniciato di hianco.
Sembra una scialuppa standard dell'Ammiragliato britan-
nico , disse ansimando Garry.
L'ondata successiva inond la spiaggia e li bagn fino alla
vita. Quando riflui, aveva portato via la sabbia da loro scavata
liberando il nome dipinto a lettere nere sullo scafo sfondato.
Protea C... Il resto mancava, il fasciame era stato sfon-
dato proprio in quel punto dalla violenza delle ondate.
Il Protea Castle! sussurr Anna, pulendo col lembo del-
la gonna le lettere nere. Ecco la prova! Si rivolse a Garry,
con le lacrime che le scorrevano sulle guance. Ecco la prova,
Miinheer, che la mia bambina ha raggiunto la spiaggia ed
salva!
Pur ansioso di compiacerla come uno sposino, pur deside-
roso come lei di assicurarsi un nipotino, un figlio di Michael,
Garry riluttava a condividere l'azzardata interpretazione.
E la prova che lei viva. Ci crede adesso o no,
Miinheer?
Mevrou... disse Garry, fregandosi le mani imbarazzatis-
simo, certo si tratta di una buona possibilit. In questo son
d'accordo.
E viva. Lo so. Come pu dubitarne? A meno che non cre-
da invece che... La sua faccia rossa divenne un mascherone
minaccioso. Garry capitol nervosamente.
Ma si che ci credo! S, s! Non c' dubbio, viva, assolu-
tamente!
A questa resa immediata Anna si gir a fronteggiare la ma-
rea montante e rivers sull'oceano tutta la potenza della sua
irritazione.
Quanto tempo dobbiamo fermarci qui, Miinbeer?
Ebbene, Mevrou, la marea alta per sei ore e bassa per
altrettante , le spieg in tono di scusa. Ci saranno altre tre
ore da aspettare prima di poter proseguire.
A questo punto ogni minuto pu significare la vita o la
morte , gli disse Anna con gran seriet.
Ebbene, sono desolato anch'io, Mevrou. Umilmente Gar-
ry prese su di s ogni responsabilit relativa al ritmo dell'uni-
verso, e Anna parve raddolcirsi un tantino. Si guard attorno
per controllare che fossero soli e poi infil la mano nell'incavo
del gomito di Garry.
Be', almeno sappiamo che ancora viva. Continueremo
appena potremo. Nel frattempo, Miinheer, abbiamo tre ore...
Lo guard con aria complice, e le ginocchia di Garry comincia-
rono a tremare cos forte che riusciva a stento a reggersi in
piedi.
Nessuno dei due parl pi mentre lei lo guidava verso una
fratta tra due alte dune.
Allorch la marea cominci a calare, riportarono la Ford
sulla sabbia. Le ruote posteriori sollevavano argentei spruzzi
di sabbia mista ad acqua di mare mentre filavano ancora verso
nord.
Due volte nel giro di una decina di chilometri trovarono al-
tri relitti sulla spiaggia: un giubbotto di salvataggio e un remo
rotto. Ovviamente erano rimasti esposti agli elementi per un
tempo considerevole e, bench nessuno fosse marcato, valsero
a confermare la fiducia di Anna. Sedeva nel sedile posteriore
della Ford con lo scialle annodato sotto il mento, tenendoselo
in testa con una mano, e ogni poco Garry si voltava a guardar-
la con l'aria adorante di un fox-terrier innamorato di un bulldog.
Ormai la marea era calata e procedevano a quaranta all'ora.
Fu allora che all'improvviso capitarono su un banco di sabbie
mobili. Non c'erano stati molti segnali: la spiaggia sembrava
dura e compatta come al solito, bench la linea della battigia
presentasse una lieve variazione. Era pi lucida e la superficie
tremolava come gelatina per il tracimare dell'acqua marina sot-
to il fango: ma andavano troppo forte per accorgersi di questi
indici di pericolo, e ci finirono dentro a tutta velocit.
Le ruote anteriori sprofondarono nella poltiglia molle e si
fermarono. Fu come andare a sbattere contro una montagna.
L'autista fu proiettato contro il volante. Con un forte schianto
le razze si infransero e il perno d'acciaio gli entr nello sterno,
bloccandolo come un pesce fiocinato al posto di guida: la pun-
ta aguzza gli usc dalla schiena, poco sotto la scapola.
Anna, sul sedile posteriore, fu scagliata in alto. Dopo un
gran volo finl a capofitto nella fanghiglia cedevole. Garry pic-
chi la fronte contro il cruscotto, un lembo di pelle si stacc
fino all'osso e gli rimase appeso davanti agli occhi, mentre la
sua faccia diventava una maschera di sangue. Quanto al capo-
rale, fin a gambe all'aria tra i bagagli rompendosi un braccio
con uno schianto secco.
Anna fu la prima a riprendersi e, con la fanghiglia fino al
ginocchio, and ad aiutare Garry sorreggendolo fuori della
macchina, fino al terreno solido.
Garry cadde in ginocchio. Non ci vedo pi! sussurr.
E solo un po' di sangue! Anna gli pul il viso con un lem-
bo della gonna. Ne strapp via una striscia e rapidamente ri-
mise a posto il lembo di pelle della fronte, bendandogli poi la
testa. Lo lasci l e torn a guado verso la Ford.
Stava affondando pian piano, inclinata anteriormente. Gi il
cofano era coperto di fanghiglia giallastra che gorgogliava en-
trando da ogni pertugio fin dentro l'abitacolo. Anna prese l'au-
tista per le spalle e cerc di tirarlo via dal posto di guida, ma
era ormai senza vita, ciondolava la testa di qua e di l, e al
primo strattone Anna sent l'acciaio del perno del volante stri-
dere contro le ossa del torace. Lo moll e si dedic al caporale.
Gemeva, contorcendosi spasmodicamente, e stava riprenden-
do coscienza solo allora. Anna lo liber dai bagagli che gli era-
no caduti addosso e lo riport di peso sul terreno solido, ansi-
mando, tutta rossa per lo sforzo. Lui gemeva per il dolore al
braccio che pendeva e ruotava intorno all'osso fratturato, men-
tre Anna lo adagiava sulla sabbia compatta.
Miinheer , disse la donna, scuotendo rudemente Garry.
Bisogna salvar l'acqua prima che affondi.
Garry si alz in piedi vacillando. Aveva la faccia tutta coper-
ta di sangue, e anche la camicia era chiazzata, ma adesso l'emor-
ragia si era interrotta. Segu la donna alla macchina condannata
e in due riuscirono a salvare le taniche d'acqua.
Non c' pi niente da fare per l'autista , borbott Anna.
Rimasero fermi a guardare la Ford scomparire col cadavere,
inghiottita dalle sabbie mobili. Nel giro di pochi minuti non
ve ne fu pi traccia. Allora si dedicarono al caporale.
L'osso fratturato. L'avambraccio si stava gonfiando in
maniera allarmante, e il poveraccio, pallidissimo, soffriva le pe-
ne dell'inferno. Aiutami! Mentre Garry lo sosteneva, Anna
raddrizz il braccio rotto e con un'assicella piatta trovata sulla
spiaggia lo bend nella posizione giusta. Poi strapp un'altra
striscia di tela dalla gonna e, mentre gli infilava il braccio al
collo, Garry disse, con la voce rotta dallo shock: Credo che
abbiamo una settantina di chilometri da fare per tornare in-
dietro... ma non pot finire, perch Anna lo fulmin con
un'occhiata.
Parli gi di tornare indietro?
Mevrou , disse lui con un timido gesto conciliante, sia-
mo costretti a tornare. Abbiamo dieci litri d'acqua e un feri-
to... Saremo molto fortunati a salvarci.
Anna continu a fissarlo fiammeggiando per qualche secon-
do, poi a poco a poco le si incurvarono le spalle. Siamo cos
vicini a trovarla, siamo a un passo da Centaine! Lo sento! Po-
trebbe essere al di l del primo promontorio. Come possiamo
abbandonarla? Era la prima volta che egli la vedeva remis-
siva, e gli sanguin il cuore d'amore e di pena.
Non l'abbandoneremo mai! dichiar. Non metteremo
mai fine alle ricerche! Questa solo un'interruzione tempora-
nea. Torneremo a cercarla finch non la troveremo!
Me lo prometta, Miinheer , disse Anna, abbandonando
la precedente confidenza a beneficio del ferito che seguiva preoc-
cupato la discussione. Alz gli occhi imploranti Garry. Giu-
ri che non ci rassegneremo mai, che non dubiter mai nemmeno
per un momento che la mia Centaine e il suo bambino siano
ancora vivi. Me lo giuri qui e subito, davanti a Dio: lei non
interromper mai le ricerche del suo nipotino. Mi dia la mano,
e giuri!
Inginocchiandosi a faccia a faccia sulla sabbia, con la marea
montante che li lambiva, tenendosi per mano, si scambiarono il
giuramento.
Adesso possiamo tornare indietro , disse Anna rialzando-
si pesantemente. Ma ripartiremo, e continueremo a cercarla
finch non la troveremo.
S , concord Garry. Torneremo.
Certo Centaine era passata attraverso una piccola morte, per-
ch quando riprese conoscenza avvertl la luce del giorno dietro
le palpebre ancora chiuse. La prospettiva di un'altra giornata di
tormento e sofferenza l'indusse a serrare ancora pi forte gli
occhi e a cercar di ritirarsi di nuovo nel buio dell'oblio.
Poi divenne cosciente di un rumoretto come di brezza mat-
tutina tra steli secchi, o di un insetto che zampetti su una su-
perficie pietrosa. Il rumore la preoccup al punto da indurla
al tremendo sforzo di girare la testa e aprire gli occhi.
C'era un minuscolo gnomo umanoide accucciato a tre metri
da lei. Doveva essere un'allucinazione. Centaine sbatt rapida-
mente le palPebre due o tre volte, e la cispa secca che le in
grommava strisci contro la pupilla confondendole la vista. In-
travide tuttavia una seconda figuretta accucciata dietro la pri-
ma. Si strofin gli occhi e cerc di alzarsi a sedere, e questo mo-
vimento caus un nuovo crepitio strano da parte delle due allu-
cinazioni. Le ci volle qualche secondo per comprendere che i
due gnomi stavano parlando tra loro, con un'eccitazione repres-
sa, e che erano esseri reali, non fantasmi della debolezza e della
malattia.
Quella pi vicina a Centaine era una donna: un paio di sac-
che flosce le pendevano dal torace, fino un bel pezzo sotto l'om-
belico. Sembravano borse del tabacco in vescica di maiale vuote.
Era una vecchia... no, Centaine si rese conto che la parola non
era adatta a descrivere la sua vetust. Era pivna di rughe come
un grappolo d'uva passa. Non c'era un centymetro di pelle del
suo corpo che non pendesse raggrinzito o non fosse solcato e
piegato. Le rughe non erano allineate in una sola direzione, ma
si incrociavano in complicati disegni, come costellazioni. Il seno
penzolante era rugoso, come il piccolo ventre prominente, e an-
che da ginocchia e gomiti pendevano filacce di pelle raggrin-
zita. In uno stato onirico, Centaine guardava a bocca aperta,
affascinata. Non aveva mai visto esseri umani che assomiglias-
sero seppur lontanamente a questi, nemmeno al circo che ogni
estate, prima della guerra, si fermava a Mort Homme. Si rizz
a fatica su un gomito e si mise a fissare quell'apparizione.
La minuscola vecchietta era di un colore straordinario, al sole
sembrava risplendere come ambra. A Centaine venne in mente
la pipa di suo padre. Ma questo colore era pi chiaro, era quasi
un color albicocca matura, e a dispetto della gran debolezza un
sorrisetto aiggi sulle labbra di Centaine.
Immediatamente la vecchia, che stava studiando la ragazza
con identico interesse, ricambi il sorriso. La rete di rughe le
si strinse intorno agli occhi, riducendoli a due fessure come
quelli dei cinesi. Tuttavia, in quelle nere e lucide pupille si leg-
geva una tale gaiezza che a Centaine venne voglia di abbrac-
ciarla, come avrebbe abbracciato Anna. I denti della vecchia
donna erano consumati fin quasi alle gengive e avevano mac-
chie scure color tabacco, ma non ne mancava alcuno e sembra-
vano molto forti.
Chi siete? sussurr Centaine a fatica, tra le labbra gonfie
e nere, e la donna le rispose con una sequela di sibili e schiocchi.
Sotto la pelle raggrinzita, i lineamenti del cranio erano pic
coli e regolari, e il viso era a forma di cuore. La chioma era
grigia, e l'acconciatura era a piccoli cernecchi ritorti della gran-
dezza di un pisello tra i quali appariva il cuoio capelluto. Aveva
orecchie piccole e appuntite come quelle delle fate dei libri di
Centaine bambina, ma erano prive di lobi, e il contrasto tra gli
occhi luminosi e le orecchie drizzate le conferiva un'espressione
sempre tra l'attento e l'attonito.
Avete acqua? sussurr Centaine. Acqua. Per piacere.
La vecchia gir la testa e parl in quella sua lingua tutta si-
bili e schiocchi col vicino. Sembrava il suo gemello, aveva la
stessa carnagione luminosa e grinzosa color albicocca e gli stessi
cernecchi gli punteggiavano il cranio. Aveva gli stessi occhi
brillanti e le stesse orecchie a punta senza lobi: ma era ma-
schio. Questo era pi che evidente perch il perizoma di pelle
che indossava, per la posizione accovacciata, lasciava in mostra
un pene del tutto sproporzionato alle sue dimensioni che pen-
deva liberamente, sfiorando il terreno con la punta non circon-
cisa. Aveva la particolare arroganza e tensione semieretta del
membro di un giovanotto. Centaine si accorse di fissarlo sba-
lordita e distolse gli occhi.
Acqua , ripet, e stavolta fece anche il gesto di chi beve.
Immediatamente tra i due vecchiettini si accese un'animata di
scussione.
O'wa, questa ragazza sta morendo di sete , disse la vec-
chia al consorte ormai trentennale. Si trattava di una coppia
di boscimani. La prima sillaba del nome del marito, convenzio-
nalmente resa con quella O seguita da un apostrofo, si pro-
nuncia in realt come un bacio schioccante: il nome intero suo-
na dunque all'incirca smack-ut
E gi morta , rispose subito il boscimano. E troppo tar-
di, H'ani. Il nome della moglie iniziava con una aspirazione
netta ed esplosiva e terminava con uno schiocchetto della lingua
contro i denti superiori, schiocchetto che dalle nostre parti
esprime una leggera irritazione.
L'acqua appartiene a tutti, vivi e moribondi, la prima
legge del deserto. Lo sai benissimo, vecchio nonno. H'ani
cercava di risultare particolarmente persuasiva, per cui usava
quell'appellativo che in seno al loro popolo denotava un gran-
dissimo rispetto.
L'acqua di tutti , ammise l'uomo, annuendo e sbatten-
do le palpebre. Ma questa qua non mica una San, non una
persona. Non dei nostri. Con questa breve asserzione O'wa
aveva sinteticamente espresso come il boscimano vede se stesso
in relazione al mondo circostante.
Il boscimano fu il primo uomo. Le sue memorie tribali risal-
gono alla notte dei tempi, fino all'epoca in cui i suoi avi erano
soli sulla terra. Dai lontani laghi settentrionali alle montagne
del drago a sud, il loro terreno di caccia comprendeva il con-
tinente intero. Erano gli aborigeni. Erano gli uomini, i San.
Le altre erano creature a parte. I primi erano arrivati da nord,
lungo le vie dell'immigrazione: grandi uomini neri che spinge-
vano avanti le loro greggi e mandrie. Molto pi tardi erano giun-
ti quelli con la pelle color della pancia dei pesci, che al sole di-
ventava rossa, e gli occhi sbiaditi che sembravano ciechi. Erano
venuti dal mare, da sud. Questa femmina era una di loro. Sui
vecchi terreni di caccia dei boscimani essi avevano allevato ovi-
ni e bovini, sterminando la selvaggina di cui vivevano i San.
Senza pi mezzi di sostentamento, i boscimani si erano rivolti
alle greggi e mandrie che avevano sostituito la selvaggina nei
pascoli del veld. Non avevano il senso della propriet privata;
tra loro non si erano mai annoverati dei proprietari. Cos ave-
vano razziato greggi e mandrie come selvaggina qualsiasi, re-
cando mortale offesa agli allevatori. Bianchi o neri che fossero,
i pastori avevano dichiarato spietatamente guerra ai boscimani,
sterminandoli con ferocia: una ferocia aguzzata dalle freccette
che i piccoli uomini scagliavano con i loro archi da bambini
intrise di un veleno che non perdona e conduce a morte tra ter-
ribili sofferenze.
Riuniti in impis, gruppi armati di zagaglie a lama doppia, o
in squadre a cavallo dotate di armi da fuoco, i popoli di alleva-
tori avevano combattuto i boscimani come animali nocivi. Li
avevano trafitti con lame e proiettili, chiusi nelle caverne e bru-
ciati vivi, avvelenati e torturati, risparmiando dal massacro so-
lo i bambini pi piccoli. Incatenati a plotoni, quelli di loro che
non morivano di crepacuore venivano a domati e si tramuta-
vano in schiavetti fedeli, attivi e di indole amabile.
A questo genocidio deliberato bande di boscimani si sottras-
sero ritirandosi nelle terre aride e deserte dove essi soli, con
la loro fantastica conoscenza del territorio e degli animali che
nutriva, riuscivano a sopravvivere.
Non dei nostri , ripet O'wa, ed gi bell'e morta.
L'acqua basta appena al nostro viaggio.
H'ani non aveva mai distolto gli occhi dal viso di Centaine,
ma adesso, silenziosamente, si rimproverava. Vecchia donna,
non era necessario discutere dell'acqua. Se gliela davi subito,
non c'era bisogno di affrontare la stupidit maschile. Cosi
meditando, si volt a sorridere al marito.
O saggio nonno, guarda la fanciulla negli occhi , peror.
Vi vita ancora, nonch coraggio. Costei non morr fino al-
l'ultimo respiro del suo corpo. Con decisione H'ani si tolse
la bisaccia da tracolla e, ignorando il sibilo di disapprovazione
del marito, ribad che nel deserto, l'acqua appartiene a tutti
senza distinzione, non solo ai San, come tu giustamente hai det-
to or non molto.
Dalla bisaccia tolse un uovo di struzzo, un globo quasi per-
fettamente sferico del color dell'avorio polito. L'uovo era stato
amorevolmente decorato torno torno con figure di uccelli e ani-
mali. In cima c'era un tappo di legno. Il contenuto sciabordava
mentre H'ani muoveva la rudimentale borraccia, e Centaine ug-
giolava come un cucciolo a cui venga negata la tetta.
Vecchia donna ostinata , disse O'wa, disgustato. Era la
maggior protesta che gli consentissero le usanze boscimane.
Non aveva il diritto di darle degli ordini, non aveva il diritto
di proibirle alcunch. Un boscimano pu solo consigliare un
altro, non ha nessun diritto su di lui; tra loro non vi sono capi
n comandanti, e sono tutti uguali, uomini e donne, giovani e
vecchi.
Cautamente H'ani tolse il tappo di legno dall'uovo di struz-
zo e l'avvicin a Centaine. La sorresse con la mano dietro il col-
lo e le port l'uovo alle labbra. Centaine inghiott avidamente
e s'ingozz, rovesciando un po' d'acqua che le col gi per il
mento. Stavolta sia H'ani sia O'wa emisero un sibilo di disap-
provazione, perch ogni goccia era preziosa come il sangue vi-
tale. H'ani tir indietro l'uovo e Centaine, gemendo, cerc di
raggiungerlo, protendendosi con la lingua fuori.
Sei maleducata , l'ammoni H'ani. Port l'uovo alle pro-
prie labbra e si riemp la bocca d'acqua fino ad averne le guan-
ce gonfie. Poi infil la mano sotto il collo di Centaine, si chin
verso di lei e pos le labbra su quelle della ragazza. Con cau-
tela iniett delle gocce d'acqua in bocca a Centaine e, prima di
dargliene ancora, aspett che l'avesse inghiottita tutta. Passata
l'ultima goccia, attese che l'assorbisse e fosse pronta per una
nuova trasfusione. Allora gliene iniett in bocca un'altra sor-
sata, e poi un'altra e un'altra ancora.
Questa femmina beve come un'elefantessa incinta , disse
acido O' va. Ha gi inghiottito abbastanza acqua da inondare
l'uadi di Kuise.
H'ani dovette ammettere, sia pure con riluttanza, che aveva
ragione. La ragazza aveva gi consumato la razione giornaliera
di una persona adulta. Rimise il tappo all'uovo di struzzo e,
bench Centaine l'implorasse tendendo le braccia e mugolando
dispeMtamente, infil la naturale borraccia nella sacca di cuoio.
Ancora un pochino, per piet , sussurrava Centaine, ma
la vecchia l'ignor e si rivolse al consorte. Si misero a discutere
gesticolando, gesti aggraziati, da uccellino, arruffando le dita.
La vecchia portava una fascia di perline bianche e piatte alla
fronte, e intorno al collo e alle braccia ne aveva un'altra doz-
zina di fili. Alla vita un gonnellino di cuoio e su una spalla una
cappa di pelliccia maculata. Entrambi gli indumenti erano fatti
di una pelle sola, informe e senza cuciture. Il gonnellino era
tenuto a posto da una correggia a cui erano appesi numerosis-
simi contenitori di zucca e corno d'antilope, e la vecchia por-
tava un bastone piuttosto lungo, rinforzato all'estremit da una
pietra a punta.
Centaine, sempre distesa, la guardava intensamente. Intuiva
che stavano discutendo della sua sopravvivenza e che la vecchia
donna era dalla sua parte.
Tutto quello che dici, vecchio e riverito nonno, indub-
biamente verissimo. Siamo in viaggio, e in viaggio si deve ab-
bandonare chi non tiene il passo e mette in pericolo gli altri.
E l'usanza. Tuttavia, se aspettiamo tanto cos , fece un gesto
indicando un tratto di cielo che il sole percorre in circa un'ora,
questa fanciulla potrebbe riprendere le forze, e una tale at-
tesa non ci metterebbe affatto in pericolo.
O'wa continuava a emettere un profondo suono gutturale,
agitando le mani all'altezza della vita. Era un gesto espressivo
che mise in allarme Centaine.
Il nostro viaggio lungo e difficile, e abbiamo ancora una
grande distanza da percorrere. La prossima acqua a molti
giorni: attardarsi qui follia pura.
O'wa portava in testa una corona, e a dispetto della sua si-
tuazione Centaine se ne sent incuriosita, finch all'improvviso
non comprese di che si trattava. Era una fascia di cuoio, in
cui il vecchio portava quattordici piccole frecce. Questi dardi
erano fatti di canne palustri, avevano alette stabilizzatrici di
penne, e le punte rivolte al cielo erano bianche, d'osso, tranne
l'estremit, colore del cioccolato. A Centaine tornarono in men-
te i libri di Levaillant sull'Africa.
Frecce avvelenate! sussurr, rabbrividendo. Poi ricord
un'illustrazione del libro. Sono boscimani. Sono veri bosci-
mani, vivi!
Cerc di alzarsi in piedi, ed entrambi i piccoletti si voltarono
a guardarla.
E gi pi forte di prima , osserv H'ani, ma O'wa ab-
bandon la posa accucciata e si alz.
Siamo in viaggio, un viaggio importantissimo, e il tem-
po passa.
All'improvviso l'espressione di H'ani mut. Stava fissando il
corpo di Centaine. Quando Centaine riusci a rizzarsi a sedere,
la camicetta di cotone, gi sbrindellata, le si apri rivelando un
seno. Scorgendo l'interesse della vecchia, Centaine si accorse
della propria nudit e si copri in fretta, ma adesso la vecchia le
balz vicino e si chin su di lei. Con impazienza le scost le
mani e con dita sorprendentemente forti per le sue manine in
apparenza delicate strizz il seno di Centaine.
La ragazza cerc di sottrarsi con gridolini di protesta, ma
la vecchia era decisa e autoritaria com'era sempre stata Anna.
Apr la camicia sbrindellata, prese tra pollice e indice un capez-
zolo e si mise a mungerlo con delicatezza. Sulla punta del capez-
zolo comparve una gocciolina chiara. Borbottando qualcosa tra
s, H'ani spinse di nuovo Centaine gi sulla sabbia. Le infil le
mani sotto la camicia e cominci a tastarle e palpeggiarle l'ad-
dome.
Alla fine H'ani si rimise accucciata sui talloni e rise annun-
ciando trionfalmente al consorte:
Adesso non la puoi pi abbandonare! raggi. E la pi
ferrea tradizione dei San! Non si abbandona la donna che porta
in s una nuova vita, a qualunque popolo appartenga.
O'wa fece uno stanco gesto di resa, e si rimise anch'egli ac-
cucciato sui talloni. Adott un'aria di superiore distacco, men-
tre la moglie trotterellava fino alla riva del mare con il bastone
appuntito in mano. Ispezion con attenzione la sabbia bagnata,
mentre le ondine le lambivano le caviglie. A un tratto conficc
la punta del bastone nella sabbia e tracci un solco diritto. Sotto
la sabbia l'attrezzo preistorico cozz contro qualcosa di duro,
che H'ani si precipit a raccogliere scavando con le dita. Poi
lo infil nella bisaccia. Quindi ricominci da capo.
In breve torn dove Centaine continuava a giacere e rove-
sci una piccola cascata di molluschi sulla sabbia. Erano con-
chiglie bivalve e Centaine si diede della stupida tra s e s. Per
giorni e giorni aveva rischiato di morire di fame e di sete cam-
minando su una spiaggia addirittura infestata di succulenti frut-
ti di mare.
La vecchia ne apri uno con una lama d'osso, tenendolo drit-
to per non far traboccare dal bordo di madreperla nemmeno
una goccia di liquido prezioso. Poi lo pass a Centaine. La ra-
gazza sorbi ghiotta il sugo prima di strappare il mollusco con
le dita e divorarselo.
Bon! disse a H'ani, col viso stravolto dalla gioia di ma-
sticare. Trs bon!
H'ani annui sogghignando, mentre gi apriva un'altra con-
chiglia. La sua lama d'osso, per, era un attrezzo piuttosto inef-
ficiente per quella bisogna. Sbriciolava il guscio, che poi finiva
tra i denti a Centaine. Dopo tre altre ostriche, Centaine prese
il coltello che portava legato alla cintola e l'apr.
O'wa aveva finora manifestato la propria disapprovazione
accucciandosi a qualche distanza a contemplare il mare, ma allo
scatto del coltello si gir verso Centaine e spalanc gli occhi
con immenso interesse.
I San erano ancora all'et della pietra ma, bench l'estrazio-
ne, la fusione e la lavorazione dei metalli fossero oltre i confini
della loro cultura materiale, avevano visto in parecchie occa-
sioni che cosa si poteva fare con uno strumento di ferro. O'wa
aveva veduto quelli che il suo popolo raccoglieva dai campi di
battaglia dei giganti neri, e quelli che rubava di nascosto dagli
accampamenti degli esploratori. O'wa aveva anche conosciuto
un San che era riuscito a procurarsi un coltello identico a quel-
lo che adesso maneggiava Centaine.
Il nome di quell'uomo era Xia, lo schiocco interdentale con
cui il cavaliere incita il cavallo; trentacinque anni prima, Xia
aveva sposato la sorella maggiore di O'wa. Da giovane, Xia ave-
va trovato lo scheletro di un uomo bianco morto di sete accanto
a un pozzo secco ai margini del Kalahari. Il corpo del vecchio
cacciatore di elefanti giaceva accanto allo scheletro del cavallo
e al grosso fucile capace di stendere quei pachidermi.
Xia non aveva toccato il fucile, perch sapeva sia dalle leg-
gende sia da amare esperienze che quello strano bastone magico
imprigionava il tuono; ma, raccogliendo il coraggio, si era mes-
so a frugare nelle bisacce del cacciatore, rosicchiate dalle iene,
e aveva scoperto tesori tali che i boscimani neppure li sogna-
vano.
Per prima cosa, una borsa di cuoio contenente del tabacco,
una provvista per un mese. Xia se n'era infilato felice un pizzico
sotto il labbro superiore, e aveva continuato a esaminare il re-
sto. In fretta aveva scartato un libro e un rotolo di cartone
contenente dei pallini di pesante metallo grigio, cose brutte e
completamente inutili. Poi trov una bella fiaschetta di metallo
giallo legata a una cinghia di cuoio. La fiaschetta era piena di
una polvere grigia senza alcuna utilit, che sparse per terra, ma
la fiasca in s era cos lucida e splendente che sapeva che nes-
suna donna avrebbe saputo resisterle. E Xia, che non era n un
grande cacciatore n un grande danzatore o cantante, da tempo
corteggiava la sorella di O'wa, il cui riso pareva acqua ruscl-
lante: non aveva nemmeno osato tirare nella sua direzione la
freccia piumata con il rituale arco d'amore, ma con quella fia-
schetta luccicante in mano non poteva pi dubitarne: alfine
sarebbe stata sua.
Poi Xia trov il coltello e seppe che con quello si sarebbe as-
sicurato il rispetto degli altri uomini della trib, che agognava
quasi quanto la leggiadra sorella di O'wa.
Erano circa trent'anni che O'wa non vedeva n Xia n sua
sorella. Erano partiti per le solitarie e aride distese orientali,
esiliati dal clan per l'odio e l'invidia che il coltello aveva susci-
tato presso gli altri uomini della trib.
Adesso O'wa guardava sbalordito un coltello analogo tra le
mani di questa femmina che facilmente apriva le ostriche e ne
divorava il meglio sorbendo il sugo.
Fino a questo momento il gran corpo di quella femmina gli
aveva fatto solo schifo. Era pi grossa di qualunque San, e
aveva mani e piedi smisurati. In testa, poi, sembrava che le
crescesse un cespuglio. La pelle rossa sembrava quella di un
gambero. Per guardando il coltello, tutti i confusi sentimenti
di trent'anni prima tornarono a inondargli l'animo e comprese
che a notte avrebbe vegliato insonne, pensando all'inestimabile
attrezzo.
O'wa si alz. Basta , disse a H'ani. E ora di muoversi.
Ancora un momento.
Donna gravida o no, nessuno pu mettere in pericolo la
vita degli altri. Dobbiamo proseguire. Ancora una volta, H'ani
sapeva che aveva ragione lui: avevano gi atteso anche troppo,
al limite dell'incoscienza. Si alz e si aggiust la bisaccia a tra-
colla.
Vide il panico balenare negli occhi di Centaine, che aveva in-
tuito le loro intenzioni. Aspettatemi! Attendez! Centaine si
rizz faticosamente in piedi, atterrita al pensiero che l'abban-
donassero.
Intanto O'wa si metteva in spalla il piccolo arco, infilava il
pene penzolante sotto il perizoma di cuoio e stringeva la correg-
gia che lo fissava alla vita. Poi, senza pi guardare le donne, si
avviava lungo il margine della spiaggia.
H'ani si incammin dietro di lui. I due trotterellavano on-
deggiando lievemente, e Centaine not per la prima volta le loro
natiche molto pronunciate, enormi protuberanze che puntavano
all'indietro cosi acute e sporgenti che la ragazza si sentiva sicura
di poter cavalcare H'ani come un pony: l'idea la fece ridacchia-
re. H'ani in quella si gir a osservarla, le restitu un bel sorriso
d'incoraggiamento e poi torn a guardare davanti a s. La schie-
na della vecchia sussultava e tremolava, tutta pieghe e grinze
pendule, mentre il seno floscio le sbatteva a ogni passo contro
il ventre.
Centaine fece un passo dietro a loro e poi fu travolta da un
empito di delusione.
Non quella la strada! grid. Avete preso la direzione
sbagliata!
I due pigmei puntavano verso nord, allontanandosi da Citt
del Capo, Walvis Bay e la civilt tutta.
Ma da che parte andate! Tornate qua! Non potete lasciar-
mi qua da sola! Non potete... Centaine era disperata e stra-
volta. La solitudine del deserto l'aspettava pronta a inghiottirla
come una belva affamata, se l'avessero nuovamente abbandona-
ta a se stessa. Ma se si metteva a seguire quei folletti, voltava
le spalle alla sua gente e al soccorso che poteva venirle da li.
Fece qualche passo incerto dietro H'ani. Per piet, non
andatevene!
La vecchia comprese l'appello, ma sapeva che c'era un solo
modo di far muovere la ragazza. Non si volt.
Per piacere! Per piacere!
Al piccolo trotto, i due nanerottoli si allontanavano a una
velocit sconcertante.
Per qualche momento ancora Centaine esit, voltandosi ver-
so sud, lacerata e senza speranza. H'ani era gi a trecento metri
di distanza e non dava segno di rallentare.
Aspettami! grid Centaine, raccogliendo il suo bastone.
Cerc di correrle dietro, ma dopo un centinaio di passi si sta-
bilizz su un'andatura un po' stentata ma decisa e regolare.
Verso mezzogiorno le due figurine che seguiva si erano tra-
sformate in puntini quasi invisibili. Poi erano sparite nella fo-
schia in cui si perdeva l'interminabile spiaggia. Tuttavia, le loro
impronte rimanevano ben distinguibili sulla sabbia giallastra.
Erano tracce nette, da bambini, e Centaine si concentr su di
esse. Chiss come trov la forza di resistere e camminare tutta
la giornata.
Poi, verso sera, quando la sua risolutezza stava per esaurirsi,
alz gli occhi dalle impronte e lontano lontano vide un fil di
fumo levarsi dalla spiaggia. Vniva da un gruppo di massi gialli
sopra il segno dell'alta marea. Con le ultime forze riusci a rag-
giungere l'accampamento dei San.
Si lasci cadere sulla spiaggia, completamente esausta, ac-
canto al fuoco di legna secca portata dal mare. H'ani la rag-
giunse, la salut scoppiettando e spernacchiando, e, come fan-
no gli uccelli coi piccoli, la disset a bocca a bocca come gi al
mattino. L'acqua era calda e viscida della bava della vecchia, ma
Centaine non aveva mai assaggiato nulla di cosi delizioso. Come
al mattino, la quantit era nettamente insufficiente, ma la vec-
chia tapp l'uovo di struzzo molto prima di aver soddisfatto
l'inestinguibile sete di Centaine.
La ragazza distolse lo sguardo dalla bisaccia piena di uova e
cerc l'uomo.
Dopo un po' riusci a scorgetlo. Se ne vedeva solo la testa.
Era in mare e stava frugando tra le alghe. Indossava solo le
collane di perline bianche e si era munito del bastone appuntito
di H'ani. A un tratto Centaine lo vide immobilizzarsi come un
cane da punta. Poi scagli il bastone a mo' di fiocina e, dopo
un attimo, eccolo lottare con qualche preda grossa e molto vi-
vace, che faceva ribollire l'acqua tutt'intomo. H'ani lo incorag-
giava gridando e battendo le mani, e finalmente il vecchio riuscl
a trascinare sulla spiaggia una creatura contorta e riottosa.
Debole ed esausta com'era, Centaine procur di mettersi in
ginocchio, e proruppe in un'esclamazione di stupore. Aveva ri-
conosciuto la preda. Effettivamente l'aragosta era uno dei suoi
piatti preferiti, ma in questo caso temette di avere le traveg-
gole. Era troppo grossa! O'wa non riusciva quasi a reggerla. La
sua gran coda corazzata tracciava un solco nella sabbia, dibat-
tendosi clamorosamente, e le antenne che O'wa impugnava su-
peravano abbondantemente l'altezza del boscimano. H'ani corse
sulla riva del mare con in mano un sasso grosso come la sua
testa. In due ammazzarono con una gragnuola di colpi l'enorme
crostaceo.
Prima di buio O'wa ne prese altre due, grosse quasi come la
prima, poi lui e H'ani scavarono un buco nella sabbia cospar-
gendolo di foglie d'alga.
Mentre preparavano la buca per cucinarli, Centaine esamin
i tre smisurati crostacei. Si accorse subito che non avevano
chele come l'aragosta dell'Atlantico settentrionale, il che le ren-
deva simili piuttosto a quella del Mediterraneo, che aveva gu-
stato alla tavola di suo zio al chateau presso Lione. Ma non
erano certo cos grosse. Avevano le antenne lunghe come un
braccio di Centaine, grosse alla radice come il suo pollice. Erano
cos vecchie che alla corazza si erano abbarbicati, come su uno
scoglio, molluschi e alghe.
O'wa e H'ani le seppellirono nella buca con le foglie di al-
ghe, le stesse che sulla zattera avevano dissetato Centaine e lo
sventurato Ernie, poi coprirono la fossa di un sottile strato di
sabbia e vi accesero sopra un fal. Alla luce delle fiamme che
facevano risplendere il loro corpo color albicocca, si misero a
chiacchierare allegramente. Quando il fuoco si spense, O'wa
salt in piedi e inizi una danza intorno alla brace, cantando in
falsetto. H'ani gli dava il ritmo battendo le mani ed emettendo
una specie di mugolio gutturale, oscillando, seduta, di qua e di
l. O'wa non la finiva mai di danzare, e Centaine, che giaceva
esausta e sbalordita dall'energia del vecchio boscimano, si chie-
deva quale fosse il senso di quella danza e il significato delle
parole.
Io ti saluto, spirito del ragno rosso marino, e dedico a te
questa danza , cantava chioccio O'wa, saltellando frenetica-
mente sul posto cos che le natiche nude, che sporgevano da
sotto il perizoma di cuoio, sobbalzavano come gelatina.
Ti offro la mia danza e il mio rispetto, perch sei morto
affinch noi viviamo...
E H'ani sottolineava la canzone con strilli acuti da zam-
pogna.
O'wa, l'esperto e astuto cacciatore, non aveva mai ucciso una
preda senza render grazie allo spirito della selvaggina caduta
sotto le sue frecce o nelle sue trappole. E nessuna creatura era
troppo piccola o meschina da non aver diritto a un simile ono-
re. Essendo egli stesso una creatura minuscola, riconosceva l'ec-
cellenza di tante altre piccole cose: sapeva che il pangolino, lo
scaglioso mangiatore di formiche, andava onorato anche pi del
leone, e la mantide religiosa, un insetto, aveva meriti maggiori
dell'elefante e dell'antilope detta gemsbok: in loro risiedeva una
parte speciale della natura divina del mondo, che egli venerava.
O'wa non si considerava pi degno o importante di qualsivo-
glia altra creatura, n rivendicava su di loro diritti che esulas-
sero dalle esigenze della sopravvivenza sua e del dan. Sicch
ringraziava gli spiriti delle prede per avergli donato la vita. Alla
fine della danza, aveva creato intorno alla brace del fuoco un
cerchio di terra battuta.
Lui e H'ani scavarono poi cenere e sabbia e liberarono le
enormi aragoste, il cui rosso appariva adesso ben vivo. Fuma-
vano sul letto odoroso di alghe. Scottandosi le dita, ridendo
felici e contenti, strapparono le code scagliose dei crostacei e si
misero a mangiare la soda polpa bianca.
H'ani invit Centaine ad avvicinarsi con un gesto, e la ragaz-
za si accucci tra loro. Le zampe del crostaceo contenevano ci-
lindretti di polpa grossi come un dito, e il torace era pieno di
interiora gialle che la cottura aveva trasformato in una polti-
glia apprezzatissima, come salsa, dai San, che con gran gusto
vi intingevano la polpa.
Centaine non ricordava di aver mai mangiato con pi piacere.
Col coltello tagliava bocconi di polpa dalla coda. H'ani le sorri-
deva alla luce del fuoco del bivacco, con le guance gonfie di
cibo, dicendo Nam! e poi ancora Nam!
Centaine ascolt attentamente e poi ripet la parola con la
stessa intonazione della vecchia.
Nam!
H'ani emise un gridolino di gioia. Hai sentito, O'wa? La
fanciulla ha detto 'Buono!'
O'wa borbott qualcosa, guardando il coltello tra le mani
della femmina. Si era reso conto che non riusciva a distoglierne
lo sguardo. La lama affettava la polpa cos nettamente da luci-
darla. Chiss come doveva essere adilata, pensava O'wa, e il
pensiero di quella lama taglientissima gli fece passare la fame.
Con la pancia piena da farle quasi male, Centaine si sdrai
vicino al fuoco. H'ani le si avvicin e le scav sotto l'anca una
piccola buca nella sabbia. Centaine riconobbe che cosi stava pi
comoda e torn a coricarsi, ma gi H'ani cercava di farle capire
un'altra cosa.
Non devi appoggiare la testa al suolo, bimba Nam , le
spiegava. Devi tenerla su cosi. H'ani si sdrai sul fianco,
punt il gomito nella sabbia e reclin la testa sulla spalla senza
farle toccare il terreno. Era una posizione che sembrava acro-
batica e scomodissima. Centaine la ringrazi con un sorriso, ma
continu a sdraiarsi come preferiva lei.
Lasciala fare come vuole , borbott O'wa. Quando sta-
notte lo scorpione le striscer nell'orecchio capir.
Si, per oggi ha imparato abbastanza , concord H'ani.
Hai sentito quando ha detto 'Nam'? E la sua prima parola,
e sar il nome che le dar. Nam , ripet, bimba Nam.
O'wa emise un altro borbottio e si inoltr nelle tenebre per
evacuare. Capiva bene il motivo dell'innaturale interesse della
moglie per la straniera e il bambino che portava in grembo, ma
avevano davanti un viaggio spaventoso e quella donna poteva
rivelarsi un pericolosissimo fastidio. E poi c'era la storia del
coltello... pensare al coltello lo faceva arrabbiare.
Centaine si svegli gridando. Aveva fatto un sogno terribile,
confuso ma sconvolgente. Aveva rivisto Michael, non nell'ae-
reo incendiato, ma a cavallo di Nuage. Il suo corpo era ancora
nero e carbonizzato, e i capelli gli bruciavano come una torcia:
sotto di lui, Nuage era lacerato e mutilato dalle granate, e il
suo sangue rosso spiccava contro il mantello bianco come la
neve. Mentre galoppava, perdeva le budella dal ventre squar-
ciato.
Ecco lass la mia stella, Centaine , le indicava Michael
col dito nero di una mano che sembrava un artiglio. Perch
non la segui?
Non posso, Michel , gridava Centaine. Non ci riesco!
E Michael spronava Nuage tra le dune, diretto a sud, mentre
invano Centaine gli gridava dietro: Aspettami, Michel, aspet-
tami!
Stava ancora urlando, quando la scossero mani gentili.
Si svegli.
Sta' tranquilla, bimba Nam , le sussurrava H'ani. Hai
la testa piena di diavoli del sonno... ma vedi che adesso se ne
sono andati?
Centaine stava ancora singhiozzando e tremando. La vecchia
le si sdrai vicino, copri entrambe con la propria pelliccia ma-
culata e l'abbracci accarezzandole la testa. Il corpo della vec-
chia emanava un odore di grasso animale, fumo ed erbe che non
era sgradevole, e il suo calore confort Centaine. Dopo un po'
si riaddorment, e non ebbe pi incubi.
H'ani non dormiva. I vecchi non hanno bisogno di sonno co-
me i giovani. Ma anche lei si sentiva pi tranquilla e in pace.
Il contatto corporeo con un altro essere umano era qualcosa
che da tantissimi mesi le mancava. Fin da bambina ne apprez-
zava l'importanza. I piccoli San vengono portati imbragati ad-
dosso al corpo della madre, e vivono tutto il resto della loro
vita a stretto contatto fisico con gli altri membri del clan. In
esso si ripete il detto: La zebra solitaria facile preda del
leone , e il clan costituisce tra i San una potentissima unit.
Cosi meditando, la vecchia donna si rattrist di nuovo, e la
perdita dei suoi prese a gravarle sul cuore come una pietra trop-
po pesante da portare. Il clan di O'wa e H'ani era composto di
diciannove persone. I loro tre figli, le rispettive mogli e undici
nipotini. Il pi piccolo poppava ancora e la pi grande, una ra-
gazzina che amava teneramente, aveva appena avuto le prime
mestruazioni quando l'epidemia si era abbattuta sul clan.
Una calamit del genere non aveva riscontro negli annali del
clan e del popolo San in generale. Era stata cosi improvvisa e
ferale che ancora H'ani non riusciva a darsene ragione. Tutto
era cominciato con un mal di gola ben presto accompagnato da
una gran febbre che faceva bruciare la pelle a un punto tale che
chi la toccava si scottava. Insieme veniva la sete, una sete ine-
stinguibile, quale nemmeno il Kalahari stesso, che i boscimani
chiamano il Gran Secco , sa generare.
A questo stadio i piccoli erano morti, un giorno o due dopo
i primi sintomi, e i grandi erano cosi indeboliti dalla malattia
che non avevano nemmeno la forza di seppellirli, sicch i cor-
picini in breve si erano decomposti nel grande calore.
Poi la febbre era passata, e si erano illusi di scampare. Ave-
vano sepolto i bambini. ma erano ancora troPPo deboli Per sa-
lutarli con le danze rituali e i canti che dovevano accompagnarli
nel loro viaggio verso l'aldil.
Non erano guariti. La malattia aveva solo cambiato forma.
Torn la febbre; stavolta, per, i polmoni si riempiv,ano d'ac
qua, e i San morivano soffocati cercando invano di espettorare.
Erano morti tUtti, tUtti tranne O'wa e H'ani: ma anche loro
c'erano andati cosi vicini che occorsero molti giorni e molte
notti prima che tornassero abbastanza in s da comprendere le
proporzioni del disastro che si era abbattuto su di loro. Quando
i due vecchi si furono un po' ripresi, danzarono per il clan ster
minato dalla malattia, e H'ani pianse per i bambini che non
avrebbe mai pi potuto prendere in braccio, raccontando fiabe
incantate.
Poi avevano discusso tra loro le possibili cause di tanta tra
gedia. Ne avevano parlato all'infinito, accanto al fuoco la sera,
divorati dal dolore fin nell'intimo del loro essere, finch una
notte O'wa aveva detto: Quando ci saremo rimessi abbastan-
za in forze per il viaggio, e tu sai bene, H'ani, quale terribile
viaggio sia, torneremo al Posto di Tutta la Vita, perch solo
l potremo scoprire il significato di questa cosa, e conoscere il
modo di placare gli spiriti irati che ci hanno cos duramente
punito .
H'ani ridivent consapevole del fertile e giovane corpo che
stava stringendo tra le braccia, e un po' di tristezza le pass.
Sent rinascere in s l'istinto materno, bench il suo seno fosse
ormai senza latte e il suo grembo fosse divenuto sterile dopo la
grande malattia.
Potrebbe darsi , pens, che gli spiriti si saano gi un
po' addolciti perch abbiamo cominciato il pellegrinaggio, e ab
biano deciso di dare a questa vecchia donna la gioia di sentire
un'altra volta, prima di morire, il vagito di un bambino che
nasce.
All'alba H'ani prese uno dei corni d'antilope cavi che por
tava alla cintola e ne estrasse un unguento profumato con cui
copr le piaghe che il sole aveva aperto sulle guance, sul naso e
sulle labbra di Centaine. Ne spalm anche sulle escoriazioni e
sui tagli che si era fatta su gambe e braccia, chiacchierando men
tre ungeva la ragazza. Poi le porse una razione d'acqua, misu
rata con cura. Centaine la stava ancora sorseggiando, assaporan
dola come se si trattasse di un rarissimo bordeaux, quando senza
ulteriori cerimonie i due San si alzarono, rivolsero il viso a nord
e si avviarono lungo la spiaggia con quel loro piccolo trotto
ritmato.
Centaine balz in piedi costernata e, senza pi sprecare il fia-
to in vani richiami-, raccolse il bastone, si mise in testa la pezza
di tela per ripararsi dal sole e si avvi dietro a loro.
Fin dal primo chilometro si rese conto che il cibo e il riposo
l'avevano grandemente rinvigorita. All'inizio riusc perfino a ri-
manere in vista delle due figurine trotterellanti. Vide H'ani fru-
gare nella sabbia col bastone appuntito, trovare e raccogliere
senza quasi fermarsi un mollusco e passarlo a O'wa, poi pren-
derne un altro per s e mangiarselo senza rallentare.
Centaine appunt il proprio bastone col coltello e cerc di
imitarla, in un primo tempo senza successo: poi si accorse che
le ostriche stavano solo in certe tasche della spiaggia, e che
H'ani doveva avere un metodo per individuarle. Era inutile cer-
care a caso. Da allora in poi cerc solo dove H'ani aveva gi
segnato la sabbia coi suoi solchi, e anche lei pot assaporare
grata i roridi molluschi senza quasi interrompere l'andatura.
Ma di l a poco inevitabilmente dovette rallentare e i due
San la lasciarono indietro. Rimpicciolirono fino a diventare dei
puntini e di nuovo scomparvero alla vista. Verso mezzogiorno
Centaine gi strascicava il passo. Comprese che doveva fermarsi
presto a riposare. Decidendosi a farlo, alz gli occhi e riconob-
be in fondo alla spiaggia il promontorio roccioso delle foche.
Era come se H'ani avesse intuito gli esatti limiti della sua
resistenza. Infatti i due San l'aspettavano nel rifugio che aveva
gi adoperato anche lei, e al vederla apparire H'ani sorrise e si
mise a chiacchierare amabilmente mentre la ragazza esausta si
lasciava cadere sul pavimento della grotta vicino al fuoco.
H'ani le diede una razione d'acqua e questo origin una nuo-
va discussione tra i due boscimani, che Centaine si mise a segui-
re con interesse, notando che, ogni volta che H'ani la indicava,
pronunciava la parola Nam . I gesti dei due vecchietti erano
cos espressivi che Centaine cap benissimo che O'wa intendeva
proseguire subito mentre H'ani cercava di convincerlo ad aspet-
tare che lei si riposasse un po'.
Ogni volta che H'ani indicava il proprio consorte faceva uno
strano schiocco con le labbra. A un tratto Centaine interruppe
la discussione indicando anch'essa il piccolo boscimano e dicen-
do O'wa!
I due la guardarono sbalorditi, poi accolsero con grandi strilli
di gioia quell'exploit di Centaine.
O'wa! H'ani dava di gomito al marito nelle costole e
sghignazzava.
a O'wa! Il vecchio si batteva sul petto, annuendo impe-
tuosamente, tutto contento.
Per il momento la discussione era dimenticata, come aveva
sperato Centaine. Appena placatosi il primo entusiasmo, la ra-
gazza indic la vecchietta, che fece in fretta a capire il suo
intendimento.
H'ani? azzard incerta Centaine.
Al terzo tentativo Centaine azzecc alla perfezione lo schioc-
chetto finale. H'ani fu rapita da un empito di gioia.
Centaine , disse poi la ragazza battendosi il petto. Ma ci
origin acuti strilli di diniego.
Bimba Nam! disse H'ani propinandole una pacca sulla
spalla, e Centaine si rassegn a un secondo battesimo. Bimba
Nam ripet.
Dunque, vecchio e riverito nonno , riprese a adulare il
marito H'ani, la bimba Nam non sar una bellezza, ma impa-
ra in fretta, e aspetta un bambino. Per cui noi oggi ci fermia-
mo qui, e ripartiamo domani. Non c' altro da dire! Borbot-
tando tra i denti, O'wa usc dalla grotta. Quando torn, verso
il tramonto, aveva in spalla un grosso cucciolo di foca. Centaine
era cos in forma per il riposo di cui aveva potuto fruire che si
un alla danza di ringraziamento, urlando e battendo le mani a
tempo come faceva H'ani, mentre O'wa trepestava attorno al
fuoco su cui arrostiva la foca.
L'unguento di cui H'ani le aveva spalmato le piaghe funzio-
nava. Cominciavano gi a guarire, mentre la pelle attorno si ab-
bronzava rapidamente assumendo il colore del legno di tek, ben-
ch Centaine cercasse di coprire coi capelli ingrommati di sab-
bia e sale la maggior parte del viso.
Ogni giorno che passava diventava pi forte, e il suo organi-
smo rispondeva all'impegno fisico e alla dieta di frutti di mare,
ricca di proteine. Ben presto con le sue gambe lunghe riusc a
tenere il passo di O'wa e non venne pi lasciata indietro, n
fu pi motivo di discussioni tra i coniugi perch aveva bisogno
di troppo riposo. Per Centaine era diventato quasi un punto
d'onore riuscire a star dietro all'anziana coppia dall'alba al tra-
monto.
Ti far vedere io, vecchio demonio , brontolava tra s,
perfettamente consapevole dell'antipatia di O'wa nei suoi con-
fronti, ma convinta che fosse dovuta alla sua debolezza e ine-
sperienza, che riuscivano di freno alla coppia in cammino.
Un giorno, mentre stavano per mettersi in marcia, nonostan-
te le proteste della vecchia H'ani, Centaine prese met delle
uova di struzzo contenenti la provvista d'acqua e le infil
nella pezza di tela che le faceva da scialle e copricapo. Una
volta comprese le sue intenzioni, H'ani acconsent di buon gra-
do e, quando si incamminarono, punzecchi spietatamente il
vecchio.
La bimba Nam porta la sua parte di carico, come una don-
na San , disse, dopodich si avvicin a Centaine e prese a de-
dicarsi alla sua istruzione, indicandole le varie cose e nominan-
dole finch Centaine non mostrava di aver imparato la parola o
la lezione.
All'inizio, Centaine si limitava ad accontentare la vecchia,
ma ben presto si appassion a quella vera e propria scuola di
sopravvivenza, e il cammino della giornata le parve meno pe-
sante man mano che il corpo si rinvigoriva e la sua esperienza
aumentava.
Quella che in un primo momento aveva giudicato una terra
nuda e desolata si rivelava invece un mondo pullulante di vita,
tutta particolare e meravigliosamente adattata all'ambiente. Tra
le alghe e gli scogli sommersi c'erano tesori di crostacei, mol-
luschi e frutti di mare: di tanto in tanto la bassa marea impri-
gionava in qualche pozza tra gli scogli dei piccoli branchi di
pesci. Erano pescioni tubolari e grassi, dalle scaglie che pare-
vano di metallo brunito e la carne un po' verdastra: ma arro-
stiti erano pi buoni del rombo.
Una volta passarono in mezzo a una colonia di pinguini. Se
ne stavano su un'isola rocciosa, collegata alla terraferma da un
tratto di scogli e acqua bassa che il terzetto guad durante la
bassa marea, bench Centaine fosse ancora atterrita dal ricordo
della sua avventura con lo squalo. Centinaia e centinaia di pin-
guini bianchi e neri avevano fatto il nido sulla nuda roccia:
mentre i boscimani ne raccoglievano le grosse uova verdastre,
sibilavano e trepestavano. Riempito il fagotto, tornarono sulla
spiaggia e quella sera mangiarono uova arrostite sotto la cenere.
Erano buonissime, con l'albume gelatinoso e trasparente e il
tuorlo di un giallo acceso, ma cos grasse che non se ne poteva
mangiare pi di uno per pasto. Cos la riserva dur parecchi
giorni.
Perfino le dune ripide e cedevoli albergavano qualche ani-
male: le lucertole della sabbia e una razza di serpenti velenosi
dal procedere sbieco che se ne cibavano. I boscimani ammazza-
vano a bastonate entrambe le bestie e le arrostivano nella loro
pelle squamosa: vinta l'iniziale avversione, anche Centaine co-
minci a mangiarne, scoprendo che la loro carne ricordava quel-
la del pollo.
Procedendo sempre pi verso nord, le dune diventavano me-
no ammassate e non presentavano pi al mare un ininterrotto
bastione. Tra esse ora si aprivano vallate dal fondo solido, ben
ch nude e arroventate al pari delle dune. H'ani condusse Cen-
taine su quel terreno pietroso e le indic delle piante simili in
tutto e per tutto a dei sassi. Scavando sotto le foglie sottili e
quasi invisibili si trovava un tubero grosso come un pallone da
football.
Centaine rimase a guardare mentre H'ani grattugiava la pol-
pa col suo raschietto di pietra, poi prendeva una manciata di
quel tritume, lo sollevava sopra il volto tenendo il pollice pun-
tato in gi come una tetta di vacca e lo spremeva. Un liquido
lattiginoso colava lungo il pollice e le gocciolava in bocca: poi,
quando ne aveva spremuto tutto il succo, adoperava la polpa
quasi asciutta per strofinarsene viso e braccia, ridendo di pia-
cere.
Subito Centaine segu il suo esempio. Il sugo era amaro co-
me chinino, ma dopo il primo impatto Centaine scopr che spe-
gneva la sete molto meglio della semplice acqua; e, una volta
cosparso il corpo con la polpa, si accorse che l'aridit del vento,
del sole e del salmastro risultava alleviata, e la pelle diventava
pi liscia e pulita. L'effetto fu di renderla, per la prima volta
dopo il naufragio, di nuovo attenta a se stessa.
Quella sera, mentre accanto al fuoco aspettavano che gli spie-
dini di rettili misti arrostissero a puntino, Centaine aguzz un
legnetto e poi lo adoper come stuzzicadenti. Quindi con l'in-
dice intinto in un po' di sale che aveva raschiato dalle rocce in
riva al mare si freg i denti. H'ani la guard comprensiva, e
dopo mangiato si accucci accanto a Centaine. Parlandole dol-
cemente, cominci a disfarle i nodi che aveva tra i capelli con
un pettinino di spine, poi glieli acconci a treccioline.
Centaine si dest che era ancora buio, con la sensazione che
mentre dormiva fosse cambiato qualcosa. Bench il fuoco fosse
acceso, la luce era diffusa e ovattata, e le voci eccitate di H'ani
e O'wa giungevano in sordina, come da molto lontano. L'aria
era fredda e piena di umidit, e ci volle un po' prima che Cen-
taine si rendesse conto che erano avvolti in una fitta nebbia
arrivata nottetempo dal marew
H'ani saltellava per l'eccitazione e l'impazienza.
Vieni, bimba Nam, presto! Il vocabolario di Centaine or-
mai conteneva circa un centinaio delle parole principali dei San,
sicch balz subito in piedi.
Porta qua. H'ani le indic il fagotto di tela con dentro le
uova di struzzo; poi, raccogliendo la propria sacca di cuoio scom-
parve nella nebbia. Centaine le corse dietro timorosa di perder-
la di vista, perch il mondo era cancellato da una caligine per-
lacea.
Nella valle tra le dune H'ani s'inginocchi per terra.
Guarda, bimba Nam. Prese il polso di Centaine e la tir
gi accanto a s, indicandole la pianta desertica che ora si era
aperta e appiattita contro il terreno. La spessa pellicola liscia
che copriva le foglie simili a pietre aveva assunto un colore iden-
tico a quello del suolo circostante.
Acqua, H'ani! esclam Centaine.
Acqua, Nam! H'ani rideva tutta contenta.
L'umidit si era infatti condensata sulle foglie lisce scorrendo
gi per la superficie inclinata fino a raccogliersi in una specie
di coppa che l'arbusto formava spuntando dalla terra. La pian-
ta era un efficientissimo raccoglitore di umidit. Con grande
meraviglia, ora Centaine comprese come faceva il tubero sotto-
stante a riempirsi di liquido: si caricava tutte le volte che
veniva la nebbia.
Presto! ordin Hani. Sole viene presto! Prese un uo-
vo di struzzo vuoto, lo stapp e lo appoggi per terra vicino
alla piantina, in piedi, facendo penetrare il fondo nel terreno
ora molle e rorido di rugiada. Poi appallottol un lembo di
pelle spugnosa di qualche animale e con quella assorbi l'acqua
dalla coppa dell'arbusto, spremendola poi con grande attenzio-
ne nel foro dell'uovo di struzzo.
Dopo la dimostrazione, porse a Centaine un'altra pezza.
Lavora! le ordin.
Centaine si mise all'opera in fretta come la vecchia H'ani,
ascoltando le sue chiacchiere spensierate e felici, e comprenden-
do solo una parola ogni tanto, mentre schizzavano da una pianta
all'altra.
E una vera benedizione. Gli spiriti sono stati benevoli a
mandare il fumo d'acqua dal mare. Adesso la traversata fino al
Posto di Tutta la Vita sar meno ardua. Senza il fumo d'acqua
potevamo perire. Ci hanno sDianato la strada, bimba Nam, e
forse il tuo bambino nascer nel Posto di Tutta la Vita. Sarebbe
di ottimo augurio. Perch allora tuo figlio avrebbe su di s, per
sempre, il marchio speciale degli spiriti, e diventerebbe senz'al-
tro il pi gran cacciatore, il pi bravo cantante, il pi agile dan-
zatore e il pi fortunato del clan.
Centaine non capiva quasi niente, ma rise con la vecchia don-
na, sentendosi allegra e felice anche lei: e il suono della propria
risata la stup. Quanto tempo che non lo udiva...! Rispose in
francese alle chiacchiere di H'ani.
Avevo davvero cominciato a odiare questa vostra terra spie-
tata, H'ani. Ero impaziente di vederla, dopo tutte le meraviglie
ch,e mi aveva raccontato Michel e quel che avevo letto; ma co-
me mi sembrata diversa, come mi sembrata crudele e mal-
vagia!
Udendo il tono della sua voce, H'ani si ferm con la pezza
intrisa in mano, l'appoggi sull'uovo di struzzo e la guard per-
plessa.
E adesso mi appena capitato di ridere. E la prima volta
da quando sono in Africa! Centaine rise ancora, e H'ani la
imit, piena di sollievo. Poi ricominci a prestare attenzione al
suo lavoro. Oggi, l'Africa mi ha fatto la prima gentilezza.
Centaine si port alle labbra la spugnetta impregnata e ne suc-
chi la fresca rugiada. E una giornata speciale, H'ani, una
giornata speciale per me c per il mio bambino.
Quando tutte le uova-borracce furono piene fino-all'orlo e
accuratamente tappate, si lasciarono andare, bevendo la rugiada
a saziet. Solo allora Centaine si guard attomo e cominci a ca-
pire cosa significava la nebbia per le piante e le creature del
deserto.
Grandi fommiche rosse erano uscite dai loro formicai scavati
a gran profondit per approfittarne. Le operaie passavano da
una piantina all'altra, succhiando le goccioline fino a riempirsi
l'addome, che diventava gonfio e trasparente. Solo quando sem-
brava prossimo a scoppiare, imboccavano la via del ritorno sotto
terra. All'ingresso delle loro gallerie si affollavano altre caste
di formiche rosse, quelle che facevano parte del volo nuziale.
Da tutti i buchi di tutti i formicai le giovani regine s'invola-
vano coi principi consorti. Con bianche ali cartacee prendevano
l'aere nebuloso e svolazzavano via: la maggior parte destinate
a perire nel deserto, ma alcune a sopravvivere e a fondare nuo-
ve colonie.
Le lucertole della sabbia erano venute gi dalle dune a ban-
chettare a spese delle formiche sciamantij e c'erano piccoli rodi-
tori rossicci come lo zenzero che saltavano sul fondovalle come
canguri sulle ipertrofiche zampette posteriori.
Guarda, H'ani, cos' questo? Centaine aveva scoperto
uno strano insetto delle dimensioni di una locusta che giaceva
a testa in gi in una posizione ridicola. La rugiada si condensa-
va in goccioline sulla corazza cornea, iridescente e pian piano
scivolava incanalata nel becco ricurvo della creaturina.
Buono da mangiare , disse H'ani. Senza cerimonie afferr
l'insetto, se lo mise in bocca, lo mastic bel croccante e l'in-
ghiott con gusto.
Centaine scoppi a ridere. Che simpatica vecchietta che
sei! Poi torn a guardarsi intorno, studiando la piccola vita
segreta del deserto. Che terra incantata mai l'Africa! Adesso
finalmente capisco un po' di quel che Michel cercava di spie
garmi.
Ed ecco che con la brutale immediatezza africana, che non
stupiva gi pi Centaine, tUttO lo scenario cambi. La coltre
di nebbia evapor, il sole prese a splendere in cielo con la con-
sueta potenza e nel giro di pochi secondi tutta la rugiada secc
sulle piantine simili a pietre. Le formiche tornarono a rifugiarsi
sotto terra, chiudendo gli ingressi del formicaio in superficie, e
le lucertole della sabbia ripresero la via delle dune. Solo le alet-
te cartacee delle formiche sciamanti che erano state divorate al
volo continuavano a fluttuare a mezz'aria nella brezza marina.
In un primo momento le lucertole, ancora intirizzite dalla
nebbia, si fermarono sul pendio sabbioso a farsi scaldare dal
sole: ma in pochi minuti il caldo diventava intollerabile anche
per loro. Allora varcavano la cresta della duna, e si rifugiavano
all'ombra. In seguito, verso mezzogiorno, quando tutte le zone
ombrose fossero scomparse, avrebbero trivellato un buco nella
sabbia per rifugiarsi nei pi freschi strati inferiori.
H'ani e Centaine si misero in spalla le borse e, curve sotto il
peso dell'acqua raccolta, tornarono alla spiaggia. O'wa era gi
ad aspettarle accanto al fuoco, con una sfilza di lucertoloni e
un bel carniere di roditori color zenzero, i cosiddetti topi del
deserto.
Oh, marito mio, che gran sostegno sei mai tu! Quanto cibo
riesci sempre a procurare! H'ani pos la sporta piena d'ac-
qua per meglio lodare le capacit del vecchio. Non mai nato
tra i San un cacciatore abile ed esperto come te.
In brodo di giuggiole, O'wa si crogiolava senza pudore nelle
lodi sperticate della consorte. H'ani distolse un attimo gli occhi
da lui per lanciare a Centaine un messaggio nel linguaggio se-
greto delle donne.
Sone come i bambini , diceva con tutta chiarezza il suo
sorriso. Dagli otto agli ottant'anni non cambiano mai. E
Centaine scoppi nuovamente a ridere e si un alla pantomima
della piccola H'ani, applaudendo felice.
O'wa bravissimo! O'wa intelligentissimo! Il vecchio an-
nuiva di continuo, solenne, con un'aria di grande importanza.
Mancavano quattro o cinque giorni alla luna piena, sicch
dopo cena l'astro splendeva abbastanza da gettare nelle valli
tra le dune lunghe e fonde ombre rossastre. Erano ancora ecci-
tatissimi per la visita della nebbia e non riuscivano a dormire
Centaine cercava di seguire la conversazione dei due vecchi bo
scimani, e a volte si azzardava a intervenire anche lei.
Ormai Centaine aveva imparato i quattro tipi di schiocco la-
biale che facevano parte del linguaggio dei San, e il verso gut-
turale che dava l'impressione che il parlante fosse in procinto di
morire strangolato. Tuttavia non dominava ancora le variazioni
di tono. Per un orecchio occidentale, i differenti toni erano qua-
si indistinguibili, e solo nel corso degli ultimi giorni Centaine
si era accorta della loro importanza. Rimaneva perplessa ad
ascoltare H'ani che le ripeteva cento colte una parola che cre-
deva di aver pronunciato bene: e poi all'improvviso, come se le
avessero tolto dei tappi di cera dalle orecchie, prese a distin-
guere le cinque diverse intonazioni, alta, media, bassa, crescen-
te e calante, che cambiavano non soltanto il senso delle parole,
ma il loro rapporto col resto della frase.
Era una lingua difficile e impegnativa. Seduta accanto a H'ani,
le stava guardando le labbra quando a un tratto emise un'inte-
riezione di sorpresa e si tocc il ventre con le mani.
Si mosso! La voce di Centaine era piena di stupore.
Si mosso! Il bambino si mosso!
H'ani capl subito e in un baleno le aveva sollevato la cami-
cia e le tastava la pancia. Nelle profondit del corpo di Centaine
vi fu un altro sussulto di vita.
Ai! Ai! strill H'ani. Senti! Senti come scalcia! Pare
uno stallone di zebra! Dagli occhi le colavano lacrime di gioia,
che scintillavano alla luce del fuoco e della luna sui suoi zigomi
rugosi da orientale. E fortissimo! E un eroe fortissimo! Vieni
a sentirlo, vecchio e riverito nonno!
O'wa non poteva restare indifferente a un invito simile, e
si alz anche lui a tastare Centaine sotto la camicia. La ragazza
non prov il minimo imbarazzo al tocco del vecchio.
Questa , annunci solennemente O'wa, a una cosa mol-
to, ma molto propizia. E il caso di danzare per celebrarla.
E O'wa si alz e si mise a ballare al chiar di luna in onore del
figlio non ancora nato di Centaine.
La luna si era appena tuffata nel cupo e pauroso oceano che
gi il cielo verso l'interno aveva assunto i bagliori aranciati del-
l'alba. Centaine si svegli e rimase coricata solo per qualche
secondo. Era stupita che i due vecchietti fossero ancora sdraiati
accanto alle ceneri del fuoco della sera prima, ma si sbrig ad
alzarsi convinta che anche quel giorno il viaggio sarebbe iniziato
prima del sorgere del sok.
A qualche distanza dal campo si accovacci a evacuare, poi
si tolse gli stracci che la coprivano e corse in mare, rabbrividen-
do al suo gelido e ritemprante abbraccio, nel quale prese a
mondarsi strofinandosi con delle manciate di sabbia. Poi si infi-
l gli indumenti, ancora bagnata, e torn di corsa al campo. I
due vecchietti erano sempre distesi, immobili, e Centaine prov
un attimo di panico: ma poi H'ani tossl e si mosse.
Meno male, sono ancora vivi , pens Centaine e, sorriden-
do, si mise a raccogliere la sua poca roba, sentendosi virtuosa
perch di solito era H'ani che doveva spronarla. Adesso invece
dormicchiava, farfugliando qualcosa.
Centaine comprese solo le parole Aspetta, riposare, dor-
mi . Dopo di che H'ani torn ad avvolgersi nella coperta.
Centaine rest perplessa. Aggiunse al fuoco qualche ramo-
scello secco e si sedette ad aspettare.
Venere, la stella del mattino, brillava sopra le dune, ma or-
mai impallidiva all'avvicinarsi del sole: eppure i due San conti-
nuavano a dormire. Centaine cominci a irritarsi di questa inat-
tivit. Era gi cos forte e piena di salute che in realt non ve-
deva l'ora di mettersi in moto.
Solo quando il sole ebbe superato la cresta delle dune, H'ani
si sedette, sbadigli, rutt e cominci a grattarsi.
Andare? Centaine us il tono ascendente che trasforma-
va l'affermazione in una domanda.
No, no. H'ani fece uno sventolio negativo con la mano.
Aspettare... notte... luna... andare l. E con uno scatto de-
ciso del pollice indic le dune
Andare terra? chi,ese Centaine, incerta di aver capito
bene.
Andare terra , conferm H'ani, e Centaine prov un sus-
sulto di emozione. Finalmente stavano per lasciare la costa.
Andare adesso? domand impaziente Centaine.
Due volte, nel corso degli ultimi giorni, quando si erano fer-
mati ad accamparsi, Centaine si era arrampicata sopra la duna
pi vicina e si era messa a osservare l'interno. Una volta aveva
intravisto una lontanissima catena di montagne azzurre contro
il cielo che si andava oscurando, e si era sentita consolata per
questo cambiamento che differenziava il misterioso interno dal-
la costa desolata e sempre uguale.
Andare adesso? ripet, scalpitando, e O'wa le rise in fac-
cia venendo a sedersi accanto al fuoco.
La scimmia ha voglia di conoscere il leopardo disse, ma,
quando ci riesce, che strilli!
H'ani lo rimprover, e poi si rivolse a Centaine. Oggi ci
riposiamo. Stanotte comincia la parte pi difficile del viaggio.
Stanotte, bimba Nam, hai capito? Stanotte, alla luce della luna.
Stanotte, mentre il sole riposa, perch non esiste uomo o don-
na che possa attraversare sotto il sole la terra della sabbia che
canta. Stanotte. Adesso riposa.
Stanotte , ripet Centaine. Adesso riposare. Ma si al-
lontan dal campo e di nuovo si arrampic sulla sabbia cede-
vole della duna, raggiungendo in breve la cresta.
Sulla spiaggia, centocinquanta metri sotto di lei, le due figu-
rette sedute accanto al fuoco erano insignificanti puntini. Si vol-
t verso l'interno e vide che la duna su cui era salita era nulla
in confronto alle montagne di sabbia che si ergevano di fronte
a lei.
Il colore delle dune variava dal giallino all'oro all'arancio al
porpora e al sangue di bue: al di l di quel mare di sabbia le
parve nuovamente di intravedere le montagne fantasma dalle
cime dentellate. Ma, proprio mentre scrutava, l'orizzonte diven-
ne azzurro e lattiginoso, l'aria fu distorta dalle onde di calore
che celarono le lontananze, e dal deserto uno sbuffo d'inferno,
come l'alito infuocato di un drago, l'investi. Davanti ai suoi oc-
chi, mentre cercava di sottrarsi a quel soffio incandescente av-
volgendosi negli indumenti, tutta la terra si copr dei mobili
barbagli vitrei dell'ingannevole fata Morgana.
Si volt e torn al campo ai piedi della duna. N O'wa n
H'ani erano completamente inattivi. Adesso il vecchio stava
preparando punte di freccia d'osso, mentre la sua consorte sta-
va facendo un'altra collana con dei pezzi di guscio d'uovo di
struzzo da cui abilmente, con l'ausilio di due sassi, traeva dei
dischetti che poi forava con una punta d'osso e infilava in una
sottile striscia di budello.
Guardandola lavorare, a Centaine torn vivida alla memoria
Anna. Si alz in fretta e di nuovo si allontan dal campo, se-
guita dallo sguardo di H'ani.
La bimba Nam infelice , disse.
L'acqua non le manca e ha la pancia piena , borbott
O'wa affilando una punta di freccia. Non ha ragione di essere
infelice.
Ha nostalgia del suo clan , sussurr H'ani, e il vecchio
non rispose. Entrambi capivano benissimo, e rimasero in silen-
zio ricordando i propri cari che avevano sepolto in mezzo al
deserto.
Adesso sono tornata forte , disse parlando a se stessa ad
alta voce Centaine. Ho imparato a sopravvivere. Non sono
pi obbligata a seguirli. Potrei dirigermi a sud da sola. Re-
st incerta un attimo, cercando di immaginarsi come sarebbe
stato: poi, fu l'ultima parola che aveva pronunciato a decider-
la. Sola , ripet. Ah, se ci fosse ancora Anna, se sapessi
dove andare! Allora potrei farcela, forse. Si lasci cadere sul-
la sabbia e si abbracci le ginocchia a testa china. E impossi-
bile tornare indietro. Non posso che proseguire insieme a loro.
Vivere alla giornata, come un animale, come un selvaggio, as-
sieme a dei selvaggi. Guard gli stracci che la coprivano. De-
vo andare avanti, non posso far altro, e non so nemmeno dove
andiamo. La disperazione la sopraffece. Cerc di sconfiggerla,
come se si trattasse di un avversario in carne e ossa. Non mi
arrender , farfugli, non mi arrender mai, punto e basta;
e, quando tutto questo sar finito, non mi trover mai pi nel
bisogno. Non soffrir mai pi la sete, la fame, non indosser
pi stracci puzzolenti e pelli d'animale. Si guard le mani. Le
unghie erano rotte e nere di sporcizia. Fece il pugno per nascon-
derle. Mai pi. Mio figlio e io non saremo mai pi nel biso-
gno, lo giuro.
Era ormai tardo pomeriggio quando passo passo torn al
campo ai piedi delle dune. H'ani alz la testa e si mise a ridere
come una scimmietta contenta, e Centaine prov un empito
d'affetto per lei.
Cara H'ani , sussurr. Sei tutto ci che mi resta. La
vecchia donna si alz e le and incontro, portando con entram-
be le mani la collana di gusci che aveva terminato.
Si sollev sulle punte dei piedi e con cura gliela infil intor-
no alla testa, sistemandogliela poi sul petto con grande orgoglio
e soddisfazione.
E bellissima, H'ani , le disse Centaine con la voce roca e
intenerita. Grazie mille , e a un tratto scoppi a piangere
E ti ho chiamato selvaggia! Oh, perdonami. Con Anna sei la
pi cara e dolce persona che abbia mai conosciuto. Si ingi-
nocchi, cosi che i loro visi fossero l'uno di fronte all'altro, e
abbracci la vecchia con tutta la sua forza, premendo la guancia
contro quella grinzosa di H'ani.
Perch piange? domand O'wa, dal focolare
Perch felice.
Ragione quanto mai stupida. Ritengo che questa femmina
sia lunatica e un po' tocca.
Si alz e, sempre scuotendo la testa, fece gli ultimi prepara-
tivi della partenza.
I due anziani boscimani, not Centaine, erano insolitamente
solenni nel caricarsi di equipaggiamento e provviste. H'ani si
avvicin a lei e controll la solidit del suo fagotto, poi si ingi-
nocchi ad aggiustarle le pezze che si era avvolta ai Piedi.
Cosa c'? Il loro atteggiamento serio preoccupava un po'
Centaine.
H'ani comprese la domanda, ma non cerc di spiegare. In-
vece la chiam e si misero alle spalle di O'wa.
O'wa cominci con un'invocazione. Spirito della Luna, que-
sta notte donaci la luce per indicarci il cammino. Usava il fal-
setto chioccio che a suo dire gli spiriti gradivano in modo par-
ticolare e, mentre procedeva nell'invocazione, eseguiva sulla
sabbia qualche veloce passo di danza. Spirito del Gran Sole,
dormi bene, e domattina quando ti alzi non arrabbiarti e non
bruciarci nella sabbia che canta. Quando avremo compiuto la
traversata, e saremo sani e salvi ai pozzi-da-succhiare, ti ringra-
zieremo con una grande danza e un bel canto.
Fini il breve balletto con un salto e un battito del piedino
infantile. Per ora poteva bastare, era un piccolo anticipo, il sal-
do sarebbe stato corrisposto quando gli spiriti avessero ono-
rato la loro parte del contratto.
Vieni, vecchia nonna , disse. Assicurati che la bimba
Nam stia vicina e non cada a terra. Sai bene che se resta in-
dietro non potremo tornare a cercarla. E col solito passo trot-
terellante si avvi, risalendo la spiaggia verso l'inizio della val-
le tra le dune, mentre la luna sorgeva all'orizzonte nel gi not-
turno cielo orientale e cominciava il suo viaggio tra le stelle.
Era strano viaggiare di notte. Il deserto sembrava assumere
dimensioni nuove e misteriose: le dune sembravano pi alte e
incombenti, addobbate dal chiar di luna e dalle fonde ombre
purpuree, e le valli tra esse erano canyon di silenzio, mentre
sopra tutto la gran panoplia delle stelle, della via lattea e del-
la luna brillava pi chiara e vicina di quanto Centaine avesse
mai creduto possibile. Ci si poteva illudere di poterle afferrare
facilmente, tendendo la mano, come frutti dal ramo.
Il ricordo dell'oceano rest con loro a lungo anche dopo che
il mare divenne invisibile. Lo scalpiccio lieve dei loro passi sul-
la sabbia pareva riecheggiare il frangersi dei marosi sulla spiag-
gia gialla, e l'aria era ancora rinfrescata dalla vicina massa di
acque verdi.
Seguivano la valle ormai da un quarto del cammino della
luna in cielo, quando all'improvviso Centaine fu avvolta da un
vortice di calore. Dopo il fresco dell'aria oceanica era come in-
cappare in una barriera solida. Centaine ansim, sconcertata, e
H'ani mormor senza interrompere il ritmo del suo trotterel
lare: Adesso comincia . Ma rapidamente superarono il trat-
to irrespirabile e al di l l'aria sembr a Centaine cos fred-
da, per contrasto, da rabbrividire e doversi avvolgere nei suoi
stracci.
La valle cambiava direzione dietro l'angolo di un'alta duna
che torreggiava cosparsa di ombre livide: e a quella svolta il
deserto torn ad alitare sopra di loro.
Sta' vicina, bimba Nam. Sembrava di avanzare in un
brodo bollente, in una viscosa colata di lava. A mezzanotte fa-
ceva pi caldo che nello stanzino del bucato a Mort Homme,
col pentolone sul fuoco di legna di rovere. Respirando, il ca-
lore entrava nei corpi come un invasore, ed espirando ci si sen-
tiva derubati dalla propria preziosa umidit.
Fecero una breve sosta, bevendo un sorso dall'uovo di struz-
zo. H'ani e O'wa sorvegliarono Centaine, ma la ragazza ormai
aveva imparato la lezione e si conteneva.
Quando il cielo cominci a schiarire, O'wa rallent il passo
e due o tre volte si ferm a studiare la valle con occhio critico.
Era evidente che stava cercando il posto adatto per fermarsi.
Quando alla fine si arrestarono, lo fecero al riparo del lato ri-
pido di una duna.
Non c'era legna da bruciare, e H'ani offri a Centaine un pez-
zo di pesce avvolto in foglie d'alga. Ma la ragazza era troppo
stanca per mangiare, e temeva che il pesce secco le avrebbe fatto
venire troppa sete nel corso della giornata. Bevve la sua razione
d'acqua dall'uovo-borraccia e poi, stanchissima, si allontan di
qualche passo dagli altri. Ma, appena si accovacci, H'ani emi-
se uno strillo di rimprovero e corse da lei.
No! ripet, e Centaine si ritroy alquanto imbarazzata e
confusa, mentre la donna frugava nella bisaccia e ne estraeva
la zucca secca che adoperava da zuppiera.
Qua dentro , disse a Centaine, che continuava a non ca-
pire. Esasperata, la vecchia si mise la zucca tra le gambe e ci
orin dentro.
Cos! Anche tu! Torn a porgere la scodella a Centaine.
Non ci riesco, H'ani, non ce la faccio davanti a tutti!
protest pudica Centaine.
O'vva, vieni qua , grid H'ani. Fa' vedere alla bimba.
Il vecchio le raggiunse e ribadi rumorosamente la dimostrazio-
ne di H'ari.
Nonostante l'imbarazzo, Centaine non pot trattenersi da un
moto d'invidia. Lui fa presto!
Forza! Falla anche tu! disse H'ani, porgendole nuova-
mente la zucca cava, e Centaine capitol. Si gir dall'altra par-
te per pudore e, coi due vecchietti alle spalle che facevano il
tifo incitandola a gran voce, aggiunse il proprio rivoletto ru-
scellante alla zucca comune. H'ani la port via trionfante.
Sbrigati, bimba Nam , la ammon. Il sole arriva tra po-
co. E le mostr come scavarsi una piccola trincea nella sab-
bia, in cui stendersi a giacere.
Il sole colp la duna di fronte, dall'altra parte della valle, ed
essa riflett il calore come uno specchio di bronzo lucido. Nella
loro striscia d'ombra si stesero nelle trincee.
Il sole si alz, l'ombra si restrinse. Il caldo aument e riem-
p la valle di miraggi argentei. Le dune presero a danzare, e poi
le sabbie cominciarono a cantare. Era una vibrazione bassa e
diffusa, come se il deserto fosse la cassa armonica di un gigante-
sco liuto. La vibrazione si alzava, diminuiva, s'interrompeva e
pOi ricOminciava.
Le sabbie stanno cantando , le disse tranquillamente H'a-
ni, e Centaine cap. Giacque con l'orecchio incollato al terreno,
ascoltando la strana e meravigliosa musica del deserto.
Il caldo aument ancora. Seguendo l'esempio dei due San,
Centaine si copr la testa con la pezza di tela e rest immobile.
Faceva troppo caldo per dormire, ma cadde in una specie di
coma, e le parve di cavalcare le lunghe e montanti ondate di
calore come se fossero il rumore della risacca.
Pi caldo ancora. L'ombra scomparve, il sole culminava e
non c'era pi riparo ai suoi dardi spietati. Centaine giaceva an-
simando come un animale morente, e a ogni respiro corto e sten-
tato l'aria sembrava rasparle la gola e bruciarle tutta l'energia
dell'organismo.
Non pu diventare peggio di cos si disse. Presto il
caldo diminuir, per forza.
Si sbagliava. Il caldo aument, e il deserto prese a sibilare
e vibrare come una bestia torturata. Centaine quasi non apriva
pi gli occhi per paura che il sole glieli bruciasse.
Poi ud la vecchia muoversi e, sollevando un lembo della
pezza di tela che si era messa in testa, la vide stemperare della
sabbia nella zucca piena di urina. Quindi si avvicin a Centaine
e spalm sulla sua pelle cotta la poltiglia ottenuta.
Al contatto fresco Centaine sospir di sollievo. Prima che
potesse seccare al gran calore, H'ani riempi la fossa in cui stava
coricata Centaine di sabbia fino all'orlo, seppellendo la ragazza
sotto un leggero strato e poi sistemandole la pezza di tela sopra
la testa.
Grazie, H'ani , sussurr Centaine, e la vecchia and a co-
prire il marito.
Con la sabbia umida sulla pelle e lo strato protettivo sopra,
Centaine pot superare le ore pi calde della giornata nel de-
serto, finch con rapidit tutta africana senti cambiare la tempe-
ratura sulle guance, apri gli occhi e non vide pi il bagliore in-
candescente del sole, ma una luce color del burro, pi morbida.
Al cader della notte si alzarono dalle fosse e si scrollarono
la sabbia di dosso. Bevvero con trasporto quasi religioso. Anco-
ra una volta Centaine non si senti di mangiare; subito dopo
O'wa si mosse, alla loro testa.
Ormai il viaggio notturno non riservava pi incanti a Cen-
taine; e i corpi celesti non erano pi meraviglie da contem-
plare con sbigottimento religioso, ma un orologio che segnava il
lento e faticoso trascorrere del tempo.
La terra sotto i piedi cominci a cambiare carattere. La sab-
bia cedevole, che rendeva faticosa l'avanzata, si tramut in una
dura piana cosparsa di mica luccicante e di quei cristalli chia-
mati rose del deserto , dai bordi taglienti come lame. Spesso
laceravano le pezze con cui Centaine si era avvolta i piedi, e
doveva fermarsi a sistemarsele. Poi la pianura fini e salirono
un'altra duna, al di l della quale si stendeva una nuova grande
vallata che sembrava pronta a inghiottirli sbadigliando.
O'wa non esitava mai, non era mai incerto sul cammino da
prendere. Bench Centaine comprendesse che tutte quelle mon-
tagne di sabbia dovevano continuamente spostarsi e cambiar
forma sotto l'azione dei venti, determinando un paesaggio sfug-
gente e inconoscibile, il vecchio le attraversava o le costeggiava
sicuro come un marinaio fende le acque turbinose dell'oceano.
Il silenzio del deserto colava come cera fusa nel cervello di
Centaine, ottundendole l'udito, riempiendole i padiglioni auri-
colari dei sussurri del nulla, come quando si porta all'orecchio
una conchiglia.
Ma non finir mai questa sabbia? si domand. Cos',
un continente di dune?
All'alba si fermarono e prepararono le difese per resistere
all'assedio del sole. Durante le ore pi calde della giornata Cen-
taine, sdraiata in quella malaugurante fossa, cosparsa di palta
all'urina, sent muoversi forte il figlio nella pancia, come se
anche lui cercasse di combattere il caldo e la sete.
Abbi pazienza, tesoro mio , gli mormor. Risparmia le
forze. Dobbiamo imparare le lezioni di questa terra, per non
dover mai pi soffrire cos. Mai pi.
Quella sera, alzandosi assetata ed esausta dalla sabbia, per il
bene del bambino mangi un po' di pesce secco, ma, proprio
come aveva previsto, quel cibo le procur una sete quasi intol-
lerabile. Tuttavia, le diede l'energia necessaria per superare il
cammino della notte.
Seguendo l'esempio dei due vecchi, non sprec pi fiato a
parlare. Ognuno cercava di conservare energie e umidit cor-
porea evitando azioni e parole inutili: Centaine alz gli occhi
al cielo, che effettuava la sua poderosa rivoluzione, e scorse la
stella di Michael accanto alla propria, al di l del piccolo spazio
nero che indicava il Polo Sud.
Per favore, fate che finisca , preg silenziosamente le
stelle. Fate che finisca presto, perch non so quanto potr
resistere ancora.
Ma non finiva mai. Le notti sembravano diventare sempre
pi lunghe, la sabbia pareva sempre pi vischiosa attorno alle
caviglie, mentre ogni giorno era pi caldo del precedente e l'afa
picchiava su di loro come il maglio del fabbro batte il ferro in-
candescente sopra l'incudine.
Centaine si accorse di aver perso il conto dei giorni e delle
notti. Nella sua mente tutto si era fuso in un tormento intermi-
nabile di stanchezza, sete e calore.
Cinque o sei giorni? O sette? si chiese, confusa. Poi con-
t le uova di struzzo vuote. Devono essere sei , decise. Ne
restano solo due piene.
Centaine e H'ani ne presero uno a testa, dividendosi esatta-
mente il carico. Poi mangiarono gli ultimi pezzi di pesce secco
e si alzarono per affrontare la marcia notturna, che per stavolta
non cominci immediatamente.
O'wa si mise a scrutare a oriente, girando la testa pian pia-
no, come in ascolto, e per la prima volta Centaine lesse un po'
d'incertezza nel suo modo di rizzar la testa incoronata di frecce.
Poi O'wa prese a cantare piano con il timbro che Centaine ave-
va imparato a riconoscere, il timbro che si adopera per parlare
con gli spiriti.
Spirito della grande stella del Leone , disse guardando
Sirio che splendeva nella costellazione del Gran Cane, a sei il
solo che pu scorgerci qui, perch tutti gli altri spiriti evitano
la terra della sabbia che canta. Siamo soli, e il viaggio pi dif-
ficile di quanto ricordassi. Passai di qui da giovane, e il cam-
mino ora mi diventato oscuro, o grande stella del Leone: ma
tu hai l'occhio acuto dell'avvoltoio e vedi tutto. Guidaci, ti
prego. Illuminaci la via.
Poi prese dalla bisaccia di H'ani l'uovo di struzzo pieno
d'acqua e ne vers un po' per terra. Sulla sabbia si formarono
bolle e craterini rotondi, e Centaine emise un gemito soffocato
e cadde in ginocchio.
Vedi, spirito della grande stella del Leone, dividiamo l'ac-
qua con te , cant O'wa tornando a tappare la primitiva bor-
raccia. Centaine, con gli occhi fissi all'acqua sparsa sulla sabbia,
continuava a gemere piano.
Calmati, bimba Nam , le sussurr H'ani. Per ricevere
una grazia speciale necessario, a volte, sacrificare quel che
pi preziOSO.
La prese per il polso e la rialz dolcemente in piedi, poi si
volt e si avvi dietro a O'wa, che aveva ripreso la marcia tra
le infinite dune.
Nel silenzio assordante, stanchissima e assetata, Centaine si
trascinava senza capire pi niente. Non vedeva pi che le due
figurette che danzavano come gnomi al chiar di luna davanti a
lei, aveva perso ogni senso del tempo, della distanza e della
direzione.
Si fermarono cos di colpo che a momenti Centaine and a
sbattere contro H'ani, e sarebbe caduta se la vecchia non l'aves-
se sostenuta, trascinandola poi a terra con lei, senza far rumore.
Rimasero sdraiate a fianco a fianco nella sabbia.
Cosa... cominci Centaine, ma H'ani le chiuse la bocca
con la mano, facendole capire di star buona.
O'wa era sdraiato accanto a loro. Quando Centaine si fu
tranquillizzata un po', le indic la cresta che si profilava poco
lontano. Lentamente strisciarono ad affacciarvisi.
Era l'ultima duna. Cento metri pi in basso, ai suoi piedi,
cominciava una pianura piatta, inondata dai raggi d'argento
della luna. Si stendeva fino agli estremi limiti della visione not
turna di Centaine, piatta, sconfinata, uguale, e la ragazza si
consol del fatto che almeno fosse finita la sabbia.
La pianura era punteggiata da gruppetti di alberi secchi da
secoli. Parevano grigi di lebbra alla luce lunare, e alzavano al
cielo indifferente rami contorti e mozzi da mendicante artritico.
La scena infuse a Centaine un terrore superstizioso, e quando
poi qualcosa di grande e informe si mosse tra gli antichi alberi
come un mostro mitologico, rabbrivid e si strinse a H'ani.
I due San erano eccitatissimi e tremavano come cani da cac-
cia al guinzaglio. H'ani scosse Centaine e in silenzio le indic
qualcosa. Gli occhi della ragazza cominciarono a distinguere al-
tre forme vive oltre a quella che aveva visto prima: ma erano
immobili, come grandi macigni grigi.
Ne cont cinque.
Coricato sul fianco, O'wa stava tendendo la corda del suo
piccolo arco da caccia, e una volta controllata la tensione scelse
un paio di frecce tra quelle che portava infilate nella banda di
cuoio attorno alla fronte, fece un segnale a H'ani e poi scivol
oltre la cresta della duna. Quando non rischi pi di profilarsi
contro il cielo, salt in piedi e prese a scendere tra le pieghe e
le ombre della sabbia.
Le due donne rimasero dietro la cresta, ferme e silenziose
come ombre. Centaine stava imparando la pazienza animale che
questo antico ambiente selvaggio esigeva da tutte le sue crea-
ture. Il cielo cominci a schiarirsi preannunciando l'alba, e gli
animali immobili nella pianura sottostante si distinsero meglio.
Erano grandi antilopi. Quattro giacevano tranquillamente,
mentre l'ultima, la pi grossa e massiccia di collo e di spalle,
stava in piedi un po' discosto. Centaine giudic che era il capo
del branco. Al garrese era alto come Nuage, il suo amato stal-
lone, ma aveva un magnifico paio di corna, lunghe, dritte e acu-
minate, che ricordarono alla ragazza l'arazzo La Dame la Li-
corne che aveva visto, dodicenne, al museo di Cluny, dove l'ave-
va accompagnata suo padre.
La luce aument e il grosso maschio rivel il suo colore mo-
rello. Il muso era striato di righe pi scure che si dipartivano
a diamante, sicch sembrava che avesse una mordacchia, ma in
esso aleggiava una tale selvaggia dignit che qualunque idea
di costrizione riferita a quell'animale sembrava inconcepibile.
Gir la testa verso il punto dove si trovava Centaine. Alz
le orecchie scampanate a trombetta e, inquieto, staffl l'aria
con la coda simile a quella di un cavallo. H'ani strinse ii brac-
cio di Centaine, e si acquattarono dietro la cresta. Il maschio
guard nella loro direzione per molti minuti, rigido e immobile
come una statua di marmo, ma nessuna delle donne si mosse
pi, e alla fine riabbass la testa e si mise a scavare con lo zoc-
colo nero appuntito il terriccio della pianura.
Ah, s! Cerca il tubero dolce del bai, o grande e splendido
toro , lo esort mentalmente O'wa. Non alzare pi la testa,
o magnifico re di tutti i gemsbok, pascola bene, e io imbastir
per te una tal danza che tutti gli spiriti dei gemsbok ti invidie-
ranno in eterno!
O'wa giaceva a cinquanta metri di distanza da dove si tro-
vava il maschio, ancora fuori portata del suo piccolo arco. Ave-
va lasciato l'ombra protettiva della duna da un'ora buona, e in
tutto quel tempo aveva fatto meno di cinquecento passi.
C'era una leggera depressione nella pianura, forse un disli-
vello di una spanna, ma anche nella mezza luce dell'alba O'wa
l'aveva vista col suo infallibile occhio di cacciatore e vi si era
infilato strisciando come un serpentello ambrato. Sempre a mo'
di serpente si era poi messo a procedere nascosto da quel pic-
colo riparo verso il gemsbok, strisciando sinuosamente sul ven-
tre e inviando silenziose preghiere agli spiriti della stella del
Leone, che l'aveva guidato a quella preda.
All'improvviso il gemsbok alz la testa di scatto e si guard
attorno insospettito, con le orecchie ben aperte.
Non allarmarti, dolce toro , gli ordin telepaticamente
O'wa. Fiuta il bai e lascia che la pace entri di nuovo nel tuo
cuore.
I minuti passavano. Poi la bestia sbuff brevemente e torn
ad abbassare la testa. Il suo harem di antilopi brune, che si
erano tutte voltate a guardarlo, si tranquillizz visibilmente, e
tutti ricominciarono a ruminare.
O'wa scivol un po' pi avanti, sempre nascosto dall'esiguo
margine della depressione, con la guancia incollata alla terra per
non far scorgere la testa, avanzando su gomiti, alluci e ginoc-
chia.
Il gemsbok aveva estratto il tubero e lo stava masticando
con gusto, rumorosamente, tenendolo schiacciato a terra con
uno zoccolo e strappandone dei pezzi a morsi. Frattanto O'wa
diminuiva con furtiva ed elaborata pazienza la distanza che li
separava.
Pascola bene, o dolce toro: senza di te tre persone e un
bambino non ancora nato moriranno prima di domani. Non
andartene, o grande gemsbok, sta' l ancora un po', un pochino
solo...
Ormai si era avvicinato al massimo consentito dalla pruden-
za, ma era sempre troppo lontano. Il fianco del gemsbok era
sodo, e la pelle dura. La freccia invece era di canna leggera, e
la punta era di osso, che non si pu affilare e appuntire come
il ferro.
Spirito della stella del Leone, non voltarmi le spalle pro-
prio adesso , implor O'wa, e alz la mano sinistra in modo
da mostrare il palmo roseo al gemsbok.
Per circa un minuto non accadde niente. Poi il maschio not
la manina scarnita che sembrava spuntare dalla terra, alz la
testa e si mise a fissarla. Sembrava troppo piccola per essere
pericolosa.
Dopo un minuto di immobilit totale, O'wa cominci a muo-
vere le dita cercando di adescare il maschio. Questo infatti
sbuff e alz il muso per fiutare la strana cosa, ma O'wa era
controvento e aveva dietro le spalle le prime ingannevoli luci
dell'alba.
Ferm nuovamente le dita della mano e poi, pian piano, l'ab-
bass di lato. Il maschio fece qualche passo nella sua direzione,
sporgendosi perplesso in avanti, fiutando e tendendo l'orecchio
e scrutando la buca in cui O'wa riusciva a non farsi vedere
schiacciandosi contro il terreno senza respirare. Poi la curio-
sit condusse l'animale a portata di tiro.
Con un movimento fulmineo, come il morso di un serpente,
O'wa si rotol da una parte, tese l'arco e scocc la freccia. Que-
sta vol come un'ape per lo spazio che separava preda e caccia-
tore e poi si piant col rumore di uno schiaffo nella guancia ri-
gata dell'antilope, conficcando la punta dentellata nella pelle
soffice, sotto l'orecchio a trombetta.
Il maschio fece due passi indietro a quella puntura e poi si
gir e galopp via. Immediatamente il suo harem lo segu a
tutta velocit, sollevando una nuvola di polvere.
Il maschio scuoteva la testa cercando di liberarsi della frec-
cetta che gli pendeva dalla guancia. Perci anMnche a stro-
finare la testa contro il tronco degli alberi morti.
Sta' piantata! O'wa si era alzato in piedi e gridava, agi-
tando le braccia in segno di trionfo. Sta' piantata, freccia, e
portagli nel cuore il veleno di O'wa! Portaglielo subito, piccola
freccia!
Le donne corsero gi dalla duna per raggiungerlo.
Che cacciatore fenomenale! lo lodava H'ani. Che in-
fallibile arciere! Centaine, senza fiato, era invece preoccu-
pata. Il branco di antilopi non si vedeva gi pi. Si era come
dissolto nella pianura buia, immersa nel grigiore che precede il
sorgere del sole.
Andato? chiese a H'ani.
Aspetta. Seguire presto , le rispose la vecchia. Adesso
guarda, O'wa fa magia.
Il vecchio aveva messo da parte le proprie armi, tranne due
frecce che si era sistemato sulla testa a imitare le corna del
gemsbok. Poi port le mani a coppa alle orecchie, per dar l'idea
di quelle a trombetta dell'antilope, e alter leggermente l'anda-
tura e l'inclinazione della testa. Sbuff dalle narici e scalpit,
e davanti agli occhi di Centaine si trasform in un gemsbok.
L'imitazione era cos riuscita che Centaine si mise a battere le
mani, deliziata.
O'wa rifece la pantomima della mano adescatrice, del sospet-
toso avvicinarsi della bestia, del volo preciso della freccia. L'e-
pisodio fu rappresentato cos fedelmente che Centaine prov
una sensazione di dj vu.
O'wa galopp via con lo stesso passo del gemsbok, ma ben
presto si mise a barcollare e inciampare. Ansimava. Scrollava
la testa di qua e di l. Centaine prov una fitta di commisera-
zione per la bestia colpita. Pens a Nuage e le vennero le lacri-
me agli occhi, ma H'ani stava battendo le mani ed emettendo
piccoli strilli d'incoraggiamento.
Oh adorato toro, muori, cos che noi possiamo vivere!
O'wa si mise a girare descrivendo un ampio cerchio, ciondo-
lando la testa. Poi si lasci cadere a terra e mim le ultime con-
vulsioni dell'antilope spacciata dal veleno.
Era cos convincente che gi Centaine non vedeva pi il pic-
colo San, ma la gran bestia che stava ritraendo. Non dubit
nemmeno per un momento dell'efficacia della fattura accatti-
vante che O'wa stava inviando alla preda.
Ah! grid H'ani. E caduto. Il gran toro finito. An-
che qui Centaine credette senza discutere.
Bevvero un po' d'acqua dalle uova di struzzo, e poi O'wa
strapp da uno degli alberi morti un ramo dritto e vi applic in
cima la punta di lancia, ricavata da femore di bufalo, che por-
tava nella bisaccia. Finito di legare la punta, soppes la lancia
in mano. E tempo di andar dietro al toro , annunci, e si
avvi per la pianura.
La prima impressione di Centaine era giusta. Si erano ormai
lasciati indietro le dune, ma la pianura che si stendeva ora da-
vanti a loro era altrettanto proibitiva, e le forme strane degli
alberi della foresta secca trasmettevano una fortissima e quasi
ultraterrena sensazione di disagio. Centaine si domand quanto
tempo prima fosse morta la foresta, e rabbrividi rendendosi
conto che quegli alberi potevano essere in quelle condizioni da
mille anni, conservati dall'aria secca come le mummie dei farao-
ni in Egitto.
O'wa stava seguendo le tracce del branco di gemsbok. Per-
fino sulle distese pietrose della pianura, dove Centaine non
vedeva il minimo segno del loro passaggio, il piccolo San le
guidava senza rallentare il trotto. Si ferm una volta sola, a
raccogliere la/+ di cui il maschio era riuscito a liberarsi
strofinandosi contro p albero secco. La mostr alle donne.
Guardate, la punti rimasta conficcata.
Infatti mancava. O';ra aveva assottigliato apposta la freccia
subito dietro la punta,d'osso, in modo che l si spezzasse facil-
mente, lasciando perSdentro la parte avvelenata.
La luce Nava in fretta e H'ani, che trotterellava davanti
a Centaine, le indic qualcosa col bastone. Dapprima Centaine
non riusc a vedere niente, poi not una specie di vite secca con
qualche foglia bruna raggrinzita che strisciava per terra. Era il
primo segno di vita vegetale da quando avevano lasciato la
costa.
Poich ormai sapeva dove e come guardare, Centaine comin-
ci a notare altre piante giallastre e spelacchiate, apparentemen-
te insignificanti: ma aveva imparato abbastanza del deserto per
indovinare cosa poteva celarsi sotto di quelle. Il morale le si
rialz un tantino, notando poi qualche chiazza d'erba argentea
e secca del deserto. Avevano superato il territorio delle dune, e
la terra che li circondava ricominciava a vivere.
La brezza del mattino che aveva aiutato O'wa nell'agguato
continu anche dopo il levarsi del sole, sicch il caldo si dimo-
str meno intollerabile che nel paese delle dune. I due San era-
no di umore pi allegro e spensierato, e anche senza le rassicu-
razioni di H'ani, Buono adesso, mangiare, bere presto
Centaine intuiva che la parte pi dura del viaggio era passata.
Dovette comunque stringere gli occhi e ripararseli con la pezza
che le faceva da scialle e turbante, perch sulla pianura cosparsa
di pezzi di mica il sole si rifletteva bianco e lattiginoso dissoI-
vendo gli orizzonti, bruciando tutti i colori e alterando forma e
solidit del paesaggio.
Lontano, davanti a loro, Centaine vide il grosso maschio di
antilope a terra, circondato dalle quattro femmine fedeli e im-
paurite. Si decisero ad abbandonarlo solo quando i tre umani
furono a meno di un chilometro di distanza. Se ne andarono al
galoppo e ben presto svanirono nelle onde di calore.
Il maschio giaceva proprio come aveva mimato O'wa: ansi-
mava, cos indebolito dal veleno della freccia da ciondolare la
testa avanti e indietro, roteando le corna di qua e di l. Negli
occhi gli brillavano lacrime. Aveva ciglia lunghe e curve come
quelle di una bella donna: tuttavia all'arrivo di O'wa cerc di
alzarsi per difendersi, e tir due o tre cornate con quelle punte
aguzze che potevano anche, con un po' di fortuna, impalare un
leone adulto. Poi ricadde gi.
O'wa gli gir cautamente intorno, aspettando che si scopris-
se. Di fronte al gran massa della bestia, con la piccola lancia
gi puntata, il cacciatore boscimano sembrava fragilissimo. Ma
il bestione non si scopriva. Trascinando il corpo semiparalizza-
to, si girava a propria volta, continuando a presentare a O'wa
la pericolosissima testa cornuta. La punta della freccia pendeva
sempre dalla pelle dietro l'orecchio, e il bel disegno a righe bian-
che e nere del muso dell'antilope era a questo punto confuso
dalle macchie di sangue coagulato uscito dalla ferita.
Centaine pens di nuovo a Nuage, e desider che quella sof-
ferenza terminasse in fretta. Appoggi a terra la bisaccia, si
tolse la camicia, la impugn come una cappa da matador, e ag-
gir il maschio dalla parte opposta a O'wa.
Sta' pronto, O'wa, sta' pronto! Al suono della sua voce,
il maschio si volt. Centaine gli sventol la camicia davanti al
muso e la bestia cerc di caricarla, con le corna appuntite che
sibilavano in aria come scimitarre; ma la ragazza fu lesta a sco-
starsi, e l'antilope cerc di inseguirla con due passi stentati, al-
zando polvere coi grandi zoccoli.
Mentre il bestione era cos distratto, O'wa si lanci avanti e
gli conficc la lancia nella gola, affondando profondamente la
punta d'osso e rigirandola per troncare la carotide. Il sangue
arterioso rosso vivo sprizz alto nel sole, e O'wa salt indietro
e lo guard morire.
Grazie, grande toro. Grazie che ci fai vivere.
Insieme girarono la carcassa sulla schiena, ma quando O'wa
si prepar a incidere la pelle col suo coltello di pietra, Centaine
apr il proprio e glielo porse.
O'wa esit. Non aveva mai toccato quella splendida arma.
Credeva che, facendolo, gli si sarebbe attaccata alle dita, e non
sarebbe pi riuscito a restituirla.
Prendi, O'wa , l'invit Centaine e, vedendolo esitare an-
cora, guardando il coltello con timida reverenza, con un lampo
d'intuizione la raga za capl il vero motivo dell'antagonismo di
O'wa nei suoi confronti.
Vuole il coltello, ci sta morendo dietro.
Quasi le venne da ridere, ma riusc a trattenersi. Prendi,
O'wa , ripet, e l'omino tese lentamente la mano e lo afferr.
Il boscimano lo rigir amorosamente tra le dita. Accarezz
l'acciaio della lama, poi la saggi col pollice.
Ahi! Ahi! esclam guardando il rivoletto di sangue che
la lama d'acciaio gli aveva fatto scaturire dal polpastrello.
Che arma! Guarda, H'ani! Le mostr orgogliosamente il
pollice col taglio. Guarda com' affilato!
Sciocco marito mio, serve per tagliare la selvaggina e non
il cacciatore!
O'wa scoppi a ridere felice a questa battuta, e si chin per
mettersi al lavoro. Prese lo scroto dell'antilope nella sinistra e
lo tir, poi con un taglio netto lo recise.
Ohi! Com' ailato! Mise da parte lo scroto, i testicoli
alla griglia erano una squisitezza e il sacchetto di pelle mor-
bida avrebbe costituito un'ottima borsa per punte di freccia e
altri piccoli oggetti di valore, e torn a chinarsi sull'antilope.
Partendo dalla ferita tra le zampe posteriori tracci un'inci-
sione longitudinale, angolando la lama in modo da non bucare
le fasce muscolari facendo uscir le viscere. Guidava il taglio
con l'indice infilato nella pancia della bestia, sotto il coltello
con la lama rivolta in alto. Arriv in tal modo fino alla punta
della mascella. Oper tagli rotondi intorno alle quattro zampe
e al collo, poi ripieg la pelle delle zampe fino a incontrare il
primo lungo taglio laterale. Con le donne che alzavano i lembi
della pelle, infilando il pugno tra essa e la carne dell'antilope,
dura di muscoli bluastri, spellarono completamente la carcassa.
Staccandosi, la pelle crosciava come un pezzo di cartoncino
strappato: poi la stesero a terra, col pelo sotto.
Quindi-O'wa apr la cavit addominale con la precisione di
un chirurgo, stacc il malloppo sanguinolento delle viscere e le
pos sulla pelle.
H'ani si allontan di corsa a raccogliere una bracciata di sbia-
dita erbetta del deserto. Dovette fare un lungo giro, perch le
chiazze erano molto rade. Poi torn indietro e dispose l'erba
nella zucca vuota, mentre O'wa incideva la bianca sacca scivo-
losa del rumine e ne estraeva una manciata di contenuto. Dalla
vegetazione non ancora digerita ruscell dell'acqua ancora pri-
ma che O'wa si mettesse a spremerla.
Usando l'erba secca come filtro, O'wa riempl di quel flui-
do la zucca e poi con entrambe le mani se la port alla bocca.
Bevve avidamente, chiudendo gli occhi dal gran piacere, e ab-
bassando la scodella emise un tonante rutto, rise e la pass a
H'ani. Anche lei bevve rumorosamente, coronando la bevuta
con un rutto e qualche apprezzamento gioioso. Si pul la bocca
col dorso della mano e pass la zucca a Centaine.
Centaine esamin il liquido tra bruno e verdastro. Non
che un succo vegetale , si consol. Non ancora stato masti-
cato. Non nemmeno misto ai succhi gastrici... e port la
zucca alle labbra.
Si rivel molto pi facile di quanto si era immaginata, per-
ch aveva un bel saporino di brodo di verdura e spezie, col re-
trogusto amarognolo del bai. Porse la zucca vuota a O'wa, e,
mentre egli cercava di vuotare e strizzare fino in fondo il conte-
nuto del rumine, le vennero in mente la gran tavola da pranzo
a Mort Homme, tutta apparecchiata con argenteria, cristalli e
porcellana di Svres, e Anna che brontolava sempre per la fre-
schezza dei fiori, del pesce, la temperatura del vino e la tona-
lit di rosa del filetto. Scoppi a ridere forte. Quanta strada ave-
va fatto da Mort Homme!
I due piccoli San risero con lei, senza capire perch, e tutti
e tre bevvero ancora.
Guarda la bimba , disse H'ani al marito. Nella terra
della sabbia che canta ero preoccupata per lei, ma gi si riprende
come i fiori del deserto dopo la pioggia. i! forte, ha un fegato
da leonessa... Hai visto come ti ha aiutato al momento di am-
mazzare il gemsbok? Non ha avuto nessuna paura di attirare
l'attenzione del gran toro cornuto. H'ani si mise a ridere an-
nuendo. Poi rutt. Avr un bel figlio... da' retta alla vecchia
H'ani... avr un bellissimo figlio.
O'wa, con la pancia piena d'acqua, ghign e quasi stava per
approvare, quando l'occhio gli cadde al coltello, per terra tra i
suoi piedi, e il riso smor.
Vecchia stupida, vai ciarlando come una gallina mentre la
carne va a male. Tir su il coltello. L'invidia era un senti-
mento cos alieno alla sua natura che O'wa si sentiva infelicis-
simo e non capiva perch: ma il pensiero di dare indietro il
coltello alla ragazza lo riempiva di rabbia, una rabbia corrosiva
che non aveva mai provato prima. Mentre sbudellava l'animale,
tagliando via striscioline di trippa bianca che mangiava cruda,
bofonchiava, accigliato.
A met mattina avevano appeso ai rami di uno degli alberi
morti lunghe strisce rosse di carne di gemsbok. La calura era
ormai tale che la carne scur e secc quasi immediatamente.
Faceva troppo caldo per mangiare. H'ani e Centaine tesero
la pelle dell'antilope su un'intelaiatura di rami secchi e tutti vi
si rifugiarono sotto per difendersi dal sole, rinfrescandosi l'or-
ganismo coi fluidi in evaporazione dello stomaco secondario
del gemsbok.
Al tramonto O'wa tir fuori i bastoncelli duri con cui ac-
cendeva il fuoco e cwominci la laboriosa impresa di ottenerne
qualche scintilla. Centaine, impaziente, gli port via di sotto la
pallottola di rami secchi da accendere. Finora era sempre stata
troppo intimidita dai piccoli San e dal suo senso di inferiorit
in quell'ambiente per mostrare qualunque iniziativa: ma ades-
so, il fatto di aver attraversato il territorio delle dune e di aver
dato una mano alla cattura dell'antilope la imbaldanziva. Di-
spose quindi tra le proprie gambe l'esca e cominci a proiet-
tarvi sopra scintille col coltello e la pietra focaia.
Subito dopo si chin a soffiare e in breve accese un bel fuoco.
I San si misero a strillare, sbalorditi: e quando il fuoco comin-
ci ad ardere regolarmente, si avvicinarono a Centaine studian-
do con grandi esclamazioni di meraviglia pietra focaia e coltello.
Sotto la guida di Centaine, anche O'wa riusc in quel modo a
far sprizzare le scintille, e la sua gioia fu spontanea e puerile.
Appena la notte port sollievo dal caldo bestiale della gior-
nata, prepararono un banchetto di fegato arrostito, rognone e
trippe avvolte nel merletto bianco del grasso intestinale. Men-
tre le donne lavoravano al fuoco, O'wa danz per lo spirito del
gemsbok e, come aveva promesso, balz alto come da giovane
e cant finch non gli si ruppe e affievoll la voce. Poi si accovac-
ci vicino al fuoco e cominci a mangiare.
I due San mangiavano col grasso che colava sul mento, e fin
sul petto: mangiarono finch la pancia non si tese a barilotto,
e poi ancora, quasi a crepapelle, e continuarono a mangiare an-
che molto dopo che Centaine, sazia e quasi nauseata, aveva
smesso.
Ogni tanto Centaine temeva di vederli crollare: la mastica-
zione rallentava e i due si inviavano sguardi sonnacchiosi so-
pra il fuoco come due gufi che caschino dal sonno. Ma poi O'wa
si piazzava entrambe le mani sopra la pancia prominente, si sol-
levava su una natica e, con la faccia rugosa tutta contorta si
metteva a grugnire e tendersi finch non riusciva a emettere
una sonante scoreggia. Dall'altra parte del fuoco, H'ani gli ri-
spondeva altrettanto trionfalmente, senza perdere una sola bat-
tuta, dopodich ambedue si congratulavano con alte risa e rico
. . . .
mmaavano a mgerlre carne.
Quando Centaine, con la pancia piena, si alz per andare a
coricarsi, comprese che quell'orgia di cibo era naturale, per un
popolo avvezzo a mangiare tanto poco, in un paese dove non si
poteva conservare la carne, quando erano cos fortunati da tro-
varsene di fronte una vera montagna. Quando si svegli, all'al-
ba, i due stavano ancora banchettando.
Allorch sorse il sole, i due San si sdraiarono sotto la pelle
di gemsbok, a pancia all'aria, e russarono per tutto il giorno: al
tramonto riaccesero il fuoco e ricominciarono a banchettare.
Ormai quanto rimaneva del gemsbok puzzava anzichen, ma
ci sembrava soltanto aumentare il loro appetito.
Quando O'wa si alz e barcollando si allontan dal fuoco
per dedicarsi a una faccenda privata, Centaine not che le sue
natiche, prima raggrinzite e penzolanti, adesso erano tese, ton-
de e lustre.
Come i cammelli , ridacchi Centaine tra s, e H'ani si
un al suo riso e le offr un cicciolo dorato.
Ancora una volta passarono la giornata a dormire, come pi-
toni dopo un banchetto gargantuesco, ma al tramonto, con le
bisacce piene di strisce dure e nere di carne secca di gemsbok,
O'wa si avvi a est per la pianura illuminata dalla luna. Por-
tava in testa, piegata e arrotolata, la pelle di gemsbok.
Gradualmente, la pianura che attraversavano cambiava. Tra
l'erbetta secca del deserto cominciarono ad apparire cespugli
bassi, che non arrivavano nemmeno al ginocchio di Centaine;
e una volta O'wa si ferm e indic lontano una sagoma alta e
spettrale, che trotterellava veloce nella notte, un corpo scuro
con pennacchi bianchi. Solo quando fu sparito nelle tenebre,
Centaine si rese conto di aver visto uno struzzo.
All'alba O'wa tese la pelle di gemsbok a mo' di tenda, come
gi avevano fatto, e sotto quel riparo attesero che trascorresse
la giornata. Al tramonto bevvero le ultime gocce d'acqua delle
uova-borracce, e si avviarono di nuovo, silenziosi e seri. I due
San sapevano che, senz'acqua, la morte era vicinissima.
All'alba, invece di accamparsi immediatamente, O'wa si mise
a osservare il cielo a lungo, e poi percorse un largo semicerchio,
precedendo le due donne, come un cane da caccia che fiuti la
selvaggina. Alzava la testa e la girava lentamente di qua e di l,
annusando l'aria.
Che sta facendo O'wa? chiese Centaine.
Fiuta , rispose H'ani, facendole vedere come. Fiuta
l'acqua.
Centaine non riusciva a crederci. Non ha odore l'acqua,
H'ani.
S! S che ce l'ha! Vedrai.
O'wa frattanto era giunto a una decisione. Venite! Per di
qua! url. Le donne raccolsero le bisacce e si affrettarono ad
avviarsi per raggiungerlo. Centaine cap che se O'wa si fosse
sbagliato sarebbe morta nel giro di un'ora. Le uova erano vuote,
e il calore del sole stava gi prosciugandola di tutto il liquido
che conteneva il suo organismo. Sarebbe morta disidratata an-
cora prima di mezzogiorno, quando il sole picchia davvero.
O'wa si mise a correre. Era l'andatura che i San chiamano
le corna , ovvero quella che assume il cacciatore quando ve-
de stagliarsi all'orizzonte le corna della preda. Le due donne,
cariche com'erano, non potevano assolutamente stargli dietro.
Un'ora dopo distinsero la sua figuretta davanti a loro, molto
lontano, e quando alla fine lo raggiunsero egli le accolse con un
gran sorriso. e con un ampio gesto della mano dichiar: O'wa
vi ha portato infallibilmente al pozzo-da-succhiare dell'elefante
sdentato . Le origini del nomew tramandato oralmente in seno
ai San, si perdevano nella notte dei tempi. O'wa raggiava di
gioia mentre le faceva scendere nel letto del fiume, lungo il lie-
ve declivio della sponda.
Era un fiume largo, ma Centaine si accorse subito che era
completamente secco. Era pieno di sabbia fine e friabile come
quella delle dune che avevano attraversato, e guardandosi at-
torno si senti vincere dalla disperazione.
Il fiume, dai meandri serpentini, era largo una trentina di
metri e tagliava la piana sassosa. Bench fosse del tutto secco,
sulle sue rive la vegetazione cresceva molto pi abbondante
che nel resto dell'arida pianura. I cespugli arrivavano quasi alla
vita, e qualcuno era addirittura verdastro. I due San chiacchie-
ravano allegri, e H'ani stava fiera al fianco del marito che avan-
zava pavoneggiandosi senza vergogna sulla sabbia dell'aridissi-
mo letto.
Centaine vi si lasci cadere, ne raccolse una manciata e scon-
solata la fece scivolare tra le dita. PQi all'improvviso si accorse
che il letto del fiume era tutto calpestato dalle zampe dei gems-
bok. In certi punti era anche scavato, come da bambini intenti
a costruire dei castelli di sabbia sulla spiaggia. O'wa stava ap-
punto esaminando con grande attenzione una di queste buche.
Centaine si alz di nuovo faticosamente in piedi e si trascin
da lui, per vedere che cosa aveva trovato. Il gemsbok doveva
essersi messo a scavare sul letto sabbioso del fiume, ma la sab-
bia era ricaduta nella buca quasi riempiendola di nuovo. O'wa
annu con aria competente, poi si rivolse a H'ani.
E un posto buono. Qui faremo il succhiapozzo. Prendi con
te la bimba e insegnale a costruire un riparo.
Centaine aveva tanta sete da sentirsi quasi delirare, ma riusci
ad avviarsi dietro H'ani e ad aiutarla a tagliare qualche cespu-
glio di quelli che crescevano fitti sulle rive.
Poi nel letto del fiume eressero due ripari rudimentali, pian-
tando i rami lunghi e flessibili nella sabbia in cerchio e piegan-
doli fino a collegarne le cime. Quindi fecero un tetto alla ca-
panna, da una parte con la pelle puzzolente di antilope e dal-
l'altra con qualche stenta frasca. Si trattava di un riparo assai
primitivo, una capanna senza pareti e col pavimento di sabbia,
ma Centaine si lasci cadere felice all'ombra e si mise a guar-
dare O'wa.
Dapprima egli tolse la punta avvelenata alle sue frecce, ma-
neggiandole con grandissima attenzione perch un solo graffio
sarebbe stato fatale. Poi le mise in tanti sacchettini di vescica
e le infil in un cornetto cavo che portava alla cintola.
Infine cominci a collegare le frecce una all'altra, unendole
con palline di resina d'acacia, fino a ottenere una canna vuota
pi alta di lui.
Aiutami, fiorellino mio , disse allegro a H'ani, e si misero
a scavare con le mani nella sabbia. Per evitare che tornasse a
cadere, fecero la buca a forma d'imbuto, larga ai bordi e sem-
pre pi profonda in mezzo, finch testa e spalle di O'wa non
vi scomparvero ed egli non cominci a estrarre manciate di sab-
bia pi scura e umidiccia. Scav ancora pi gi, finch H'ani non
dovette aflferrarlo per le caviglie, mentre tutto il suo corpo era
scomparso nella buca. Alla fine, in risposta alle grida soffocate
che venivano dal basso, la vecchia gli pass la lunga canna cava.
A testa in gi nel buco, O'wa infil la canna nel punto pi
profondo, piazzando sul foro un filtro di foglie e steli perch
la sabbia non l'otturasse. Quindi le due donne lo tirarono fuori
per le caviglie ed egli sbuc tutto coperto di sabbia arancione.
H'ani gli ripuli amorosamente la faccia e le orecchie.
Con cura, una manciata per volta, O'wa riemp nuovamente
la buca, senza spostare filtro e canna, e alla fine schiacci ben
bene la sabbia intorno a quest'ultima, lasciandola sporgere un
poco.
Mentre O'wa dava i colpetti finali al suo pozzo, H'ani sce-
glieva un ramoscello verde e dritto, lo liberava della corteccia
e delle spine, e con l'aiuto di Centaine disponeva in fila accanto
al pozzo le uova di struzzo col tappo di legno vicino.
O'wa si stese per terra a pancia in gi e applic la bocca alla
canna. H'ani si accucci seria accanto a lui, col ramoscello dritto
e verde in mano.
Io son pronta, cacciatore del mio cuore! gli disse, e O'wa
cominci a succhiare.
Dalla capanna, Centaine lo vide trasformarsi in un mantice
umano. Il petto gli si gonfiava e sgonfiava ritmicamente, e quan-
do inspirava sembrava raddoppiare di volume. A un tratto,
Centaine si accorse che nel rudimentale tubo si era creato un
ingorgo. O'wa strizz forte gli occhi, che scomparvero dietro
una ragnatela di grinze, e il suo volto per lo sforzo scuri fino
a diventare color cioccolato. Il suo corpo pompava e pulsava,
si gonfiava come una rana-toro e si afflosciava per poi tornare
subito a gonfiarsi, sforzandosi di sollevare un gran peso dal
fondo della canna sottile.
A un certo pufito emise un gorgoglio gutturale, senza rom-
pere il ritmo delle poderose suzioni, e H'ani stese la mano e
dolcemente gli applic all'angolo della bocca il rametto pelato.
Di tra le labbra di O'wa fiori una brillante goccia d'acqua e sci-
vol gi lungo il rametto nell'uovo di struzzo che H'ani ci te-
neva sotto.
Buona acqua, o cantore dell'anima mia , l'incoraggiava
H'ani. Buona acqua dolce! Dalla bocca del vecchio ora scen-
deva un argenteo, regolare, ritmico fiotto a ogni espirazione.
Lo sforzo richiesto era enorme, perch O'wa stava succhian-
do l'acqua da quasi due metri di profondit, e Centaine assist
sbigottita al riempimento prima di un uovo di struzzo, poi d'un
altro e un altro ancora, senza un attimo di pausa.
H'ani, accucciata accanto al vecchio, lo incitava teneramente,
aggiustando rametto e borracce: e all'improvviso Centaine fu
sopraffatta da un'immensa simpatia per i due vecchietti. Com-
prese che erano stati forgiati dalla gioia, dalla tragedia e da
quell'ambiente impietoso fino a diventare una cosa sola. Capi
che i lunghi anni insieme avevano donato loro una grande ric-
chezza a base di allegria, umorismo, sensibilit, saggezza e for-
za, ma soprattutto di amore, e si ritrov a invidiarli sia pur
senza acredine.
Ah , sospir, se potessi essere unita a un altro essere
umano come sono uniti loro! In quel momento, comprese che
era giunta ad amarli.
Alla fine O'wa si rotol da una parte e giacque nella sabbia
sussultando, tremando e ansimando come un maratoneta dopo
la corsa. Intanto H'ani portava una borraccia a Centaine.
Bevi, bimba Nam , le offr.
Quasi con riluttanza, perfettamente consapevole della fatica
che era costata ogni preziosa goccia, Centaine bevve.
Bevve poco, religiosamente, e poi restitul l'uovo di struzzo.
Buona acqua, H'ani , disse. Bench fosse torbida, sabbio-
sa e mista alla saliva del vecchio, ormai Centaine aveva capito
perfettamente perch i San definivano buona acqua qualun-
que liquido capace di far sopravvivere una persona nel deserto.
Centaine si alz e and da O'wa, ancora sdraiato sulla sabbia.
Buona acqua, O'wa. Si inginocchi accanto a lui, e vide
che lo sforzo l'aveva completamente sfibrato: tuttavia egli le
sorrise debolmente e annu, ancora incapace di alzarsi.
Buona acqua, bimba Nam , concord.
Centaine sleg il nodo che le teneva il coltello assicurato sui
fianchi e lo prese con ambo le mani. Le aveva gi salvato la vita
una volta. Poteva forse salvargliela ancora, se se lo teneva, nei
giorni verosimilmente duri che sarebbero seguiti.
Prendi, O'wa , disse, offrendoglielo. Coltello per O'wa.
L'omino guard fissamente il coltello e impallidi. La ragna-
tela di rughe del suo volto smise di essere irrorata dal sangue, e
una gran devastazione parve svuotargli gli occhi di ogni capa-
cit espressiva.
Prendi, O'wa , insist Centaine.
E troppo , sussurr il vecchio, fissando il coltello con oc-
chi sbarrati. Era un dono inestimabile.
Centaine si avvicin ancora di pi, gli prese il polso e gli
gir la mano con il palmo verso l'alto. Ci mise il coltello e chiu-
se intorno a esso le dita di O'wa. Seduto al sole fiammeggiante
col coltello in mano, O'wa sospirava fremendo come prima,
quando succhiava l'acqua dal pozzo. Una lacrima gli comparve
all'angolo dell'occhio e ruscell gi per il profondo solco alla
base del naso.
Perch piangi, o vecchio sciocco? gli domand H'ani.
Piango di gioia per questo dono. O'wa cercava di mante-
nere la compostezza, ma la voce gli tremava.
Che stupida ragione per piangere , gli disse H'ani, e si
mise a ridacchiare coprendosi la bocca con la mano.
Seguirono il letto del fiume secco verso est, ma adesso non
avevano pi fretta come quando avevano attraversato a marce
forzate, di notte, il territorio delle dune. Adesso sapevan