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I SE CRETI

DE''FRANCHIMURATORI

peri nazmenza/a
DA

UN FRANCO MURATORE

LA DIO

Mez meta azuale

azzepuzzzzzz puamyrrere
I 1

A L L 1 si c N o R i
FRANCHI MURATORI

mi ri
Cariss. Sig. gi tempo

dispersi per il mondo.

L primo apparire sul gran


- Teatro del Pubblico questa
mia qualunque siasi mal ab-
bozzata, per veridica narrativa ,
parmi vedermi sovraccigliati andar
pensosi sul come riparare allo scapi
to, che recheravvi una cos generale
- SCO
v

scoperta. Mi faccio a credere, che


l'unico mezzo, che userete nel capi
tarvi essa alle mani, o nel sentire
rumoreggiare di lei, sar il negare
di unanime consenso tutto ci, che
io espongo, cos obbligandovi la po
litica: non potrete nulla dimeno non
iscorgere, che io non sono nel nu
mero di quelle anime , delle quali
disse Virgilio.
. . . . . . lethaei ad fluminis undam
Securos latices, & longa oblivia potant .

So bene, che nel vostro interno abor


rendomi per tutto ci, vi farete pia
cere di notarmi colla taccia di sper
giuro: ma lascio al Mondo tutto,
dopo che avr letto questi fogli il
giudicare qual fede dovea io a voi
serbare, e se il giuramento in simil
caso sia fornito
i tutti quelli requi
siti, che si ricercano per la di lui
validit .
PRE
PRE FAz 1o NE.
L4 prevenzione sempre una remora
a bene intendere, onde qualora va
do fra me stesso ravvolgendo le innume
revoli prevenzioni, dalle quali essendo in
gombrato l'umano intelletto va maggior
mente peggiorando nella cognizione delle
cose, non posso non esclamare col Poe
la :
Proh superi quantum mortalia
pectora caecae
Noctis habent !
Poich cominciando ordinariamente que
ste a gettar la sua radice nel cuore de
gli uomuni sino dalla loro prima et, se
per disgrazia viene innaffiata nelle scuo
le, cone gi non di rado succeduto,
con falsi privcipj, restando da questa of
fuscato l'intelletto a ben discernere, va
ella poi s fortemente crescendo, che non
solo nella adulta , ma molte volte non
pu n pure sradicarsi nell'et decrepita.
E vaglia il vero : Quanti sforzi, e mi
racoli non furon d'uopo nella primitiva
Chiesa per estirpare dal mondo la mo
struosa pluralita degli Dei? eppure non vi .
A2 co
-
-

v7 I

cosa alcuna pi ripugnante alla ragio


ne, che il politeismo.
Effetti della prevenzione furono li con
rrasti, che dovette soffrire il dottissimo
Vescovo di Saleburgo S. Vigilio , solo
perch non prevenuto . volle sostenere,
che vi fossero gli Antipodi , che al pre
sente la esperienza ci fa toccar con ma
no, dandoci motivo di meravigliarsi di
quelli, che si ostinatamente li negava
no. Questa fu , che li fe' negare al gran
Dottore della Chiesa S. Agostino , (a)
e che in oltre gli fe scrivere, ch'eranvi
cavalli generati dal vento (b). Ma se
io volessi qui trascrivere il torto opinare
degli uomini per l'addietro prevenuti,
m'ingolferei in una materia, che esige
rebbe e maggiore disoccupazione della mia,
e talento maggiore; poich furono tante
te stravaganze dei nostri antepassati,
che se ne potrebbero compilare pi tomi :
pure non so dispensarmi dal dire, che
una delle ben massiccie era quella , che
gl'induceva a credere comunemente, che
per mezzo dell' immersione nell'acqua, o
CO

(a) De Civit. Dei lib. 9. cap. 9. della Edi


... zione Maurina Tomo VII. pag. 423.
(b) Ibid. lib. 21. cap. 5.
v7 r

con il fuoco, o con il pane, e formag


gio si scoprissero per virt divina li mal
fattori in giustizia , e la verit de fat
ti (a), cos che molte volte erano gl'in
nocenti condannati, ed i malfattori. Laz
luce per della verit sgombr in fine dal
3 7TOT

(a) Due erano le prove dell' acqua, cio del


la fredda, e della calda: la prova dcll'acqua
fredda si facea gettando l'accusato nell'acqua,
avendola prima dopo varie preghiere benedet
ta, e celebrata una Meffa infiutuita per que
fia funzione. Se l'accusato andava al fondo
era segno d'innocenza, e se refiava a galla,
il che alle volte succedeva, era condannato co
me colpevole. Per la prova dell'acqua calda
f faceva immerger la mano dell'accusato do
po l'apparato delle medefime cerimonie spiri
tuali, cone per l'acqua fredda , nell'acqua
bollente, e se refiava illeso era segno d'inno
cenza, come pure se maneggiava senza ab
bruciafi un ferro rovente, o che vi cammi
naffe sopra a piedi nudi . Per la prova del
pane, e formaggio, se dopo benedetto, e ce
lebrata la Messa parimente a quefi' effetto in
fituita non poteva inghiottirlo, era segno d'es
ser colpevole. Della fallacia di quefie prove
ne rende tefimonio Hvone Carnotense autore
di quei tempi, che all'occafione d'un solda
to . che si era abbruciato toccando un ferro
rovente per giufificarf d'un adulterio, dice
qugfie parole : Cau
vy III
mondo queste s dense tenebre d'ignoran
: come pure conosciutane la mostruo
sit, sbandita fu in questi ultimi tempi
da' tribunali di Francia la prova del con
E gresso in materia d'impotenza circa il
matrimonio ; e come potrassi un giorno
forse sbandire l'uso degli Avvocati, e al
tres . . . Ma troppo senza accorgermene
mi lascio ora trasportare:
, Poich egli un error, il qual non ha secondo
, Volerf tramischiar nell'emendar il Mondo .
Tan
Cauterium militis nullum tibi certum prae
bet argumentum , cum per examinationem
ferri candentis occulto Dei judicio multos
videamus nocentes liberatos , multos inno
centes saepe damnatos. E pareva, che in quei
tempi f verificaffe in qualche parte quel det
to: Ludit in humanis divina potentia rebus ,
Lodovica Pio Augusto fu il primo a sbandire
nelle Capitolari la prova dell'acqua fredda,
come in fatti la pi ridicola, bench avesse
qualche volta effetto, il che fece ancora Lo
tario suo figlio nella Legge Lombardica 55.
e successivamente furono poi anche le altre
condannate. Vegganfi per quefie prove Pie
tro le Brun - Storia critica delle pratiche
superftiziose, tom. 2. cap. 5. Martene , de
antiquis Ecclefiae rit. lib. 3. cap, 7. Lodo
vico Antonio Muratori Antiquit. med. aevi.
Tom. 3. diff. 38. -
Ix

Tanto pi che spesse volte verificasi il


detto d'Ovidio :
Curando fieri quaedam pejora videmus
Vulnera, quae melius non tetigisse fuit.
Di consimil natura la prevenzione,
che tutto il mondo ha contro li Franchi.
Muratori: la pi gran parte li crede stre
goni: di sorte che in una Citt, dove pa
jono pi tollerati, ho veduto pi volte,
che quando sortivumo il giorno dalla log
_

. gia , le donne' circonvicine fuggivano co


loro bambini stratti al petto per timore,
che non glie li affascinassimo: altri poi
se ne formano altre mostruose idee, e
quasi tutti son d'accordo, che il loro se
creto sar sempre impenetrabile , come
prudentemente volle ancora chiamarlo il
Sommo Pontefice Benedetto XIV. nella
sua Bolla di scomunica, che lanci con
tro d'essi : e s radicata questa ingan
nevole prevenzione, che un uomo per al
tro eruditissimo , a cui comunicai il di
segno di questa scoperta, mi disse aper
tamente, che se io fossi stato Franco Mu
ratore non ne scoprirei certamente il se
creto : come se l'esser Franco Muratore,
e perdere la memoria, o quel che pi,
la libert dell'arbitrio, fosse la medesima
A4 COSG
x

cosa, onde non trovo strano il persu


dermi, che su questo falso principio mol
ti forse non degneranno credere quanto
io espongo, a cui non posso rispondere,
se non ripetendo :
Proh superi quantum mortalia pe
ctora caecae
Noctis habent .
Altri poi per crte relazioni , che sono
state fatte, e pubblicate di alcune piccio
le scoperte della maniera del loro ricevi
mento, e di alcune canzoni, che si can
tano nelle Loggie, credo, che s immagi
nano d'aver penetrato il fondo d'ogni lro
secreto: ma questi pure oh quanto sin
gannano! Quindi per disinganno comune
ho risoluto di dare alla luce la presente
veridica narrativa , dividendola in due
parti, nella prima delle quali dar un'
ampia notizia de' Franchi Muratori , e
loro segni in generale : e nella seconda
delle loro diverse classi, e segni in par
ticolare, ponendo in fine la scoperta del
9ran secreto , noto solo a qualcheduno
degli eletti, e Scozzesi,
Veniam pro laude peto , laudatus
abunde
Non fastiditus si tibi lector ero.
DE*
r

D E' FRANCHI MURATORI,


E LORO SEGNI IN GENERALE .

PARTE PR IMI A

A R T I C o L o P R 1 M o,

Origine de'Franchi Muratori.


Iccome vediamo, che delle cose
le quali passano negli stessi nostri
tempi non possiamo averne con
tezza sicura, cos non sar meraviglia,
che dobbiamo non poco esitare su quel
le , che o da lungo tempo forse su di un
falso rapporto si sono spacciate per ve
re, e per tali credute, o che vengono
con differentissime diversit a noi rap
portate. Per quel che riguarda il no
stro caso, trattando della origine de'
Franchi Muratori, io credo, che pi
facilmente troverebbesi la sorgente del
Nilo, che la vera epoca, che diede prin
li cipio a questa s famosa Compagnia:
imperocch se fosse vera la tradizione,
che fra essi ricevuta come oro 3
2
damentale, avrebbero tratti i loro prin
cipi simo dai tempi di Salomone, poi
ch pretendono avere avuta l'origine
da quei Muratori, che fabbricarono il
tanto rinomatissimo Tempio di Geru
salemme: ma perch non si trovano
Scrittori, che ne parlino fondatamen
te, se vogliamo rapportarci alla ragio
ne fondata sulle congetture , non pos
siamo dire, se non se che in questi ul
timi tempi siasi inventata in Inghilter
ra, o pi tosto in Iscozia, e d'indi poi
propagata per l'Universo. Se fosse ve
ro, che avesse avuta l'origine sino dai
tempi di Salomone, e che sempre con
lustro , com'essi vogliono, siasi mante
nuta, mi vado persuadendo, che sa
rebbe quasi un miracolo, che fosse po
tuta pervenire sino a giorni nostri : mer
cecch avrebbe dovuto persistere in tan
te confusioni e rivoluzioni d'Imperi,
quanto se ne contano da Salomone si
no al presente; e quel che pi sen
za che alcuno de'tanti fioritissimi Scrit
tori, che in tanto intervallo di tempo
Ihanno fiorito, avessero fatto di lei men
zione , ma quando anche una tal so
ciet avesse avuta la mirabil sorte di
GOI
conservarsi fra tante vicende, e cosl
trasfondersi nel Cristianesimo, non a
vrebbero tardato certamente i Sommi
Pontefici, ed i Concilj a fulminare con
tro di essi le pi solenni scomuniche;
onde e da' Bollarj Romani, e dalle Sto-
rie de'Concilj sarebbe a noi pervenuta
sino dai primi secoli della Chiesa una
non tenue di lei notizia. Se ci stato
riservato a questi ultimi tempi, vuole
ogni buona ragione , che in questi , non
in quelli di Salomone si attribuisca una
tale origine .
Che i Franchi Muratori abbiano
avuto i loro principj pi tosto nel Re
gno di Scozia, che in quello d'Inghil
terra, o che almeno i loro primi fon
datori fossero Scozzesi, mi fa determi
nare a crederlo l'esservi tra essi alcu
ni tenuti da loro in grande stima e ri
guardati, come oracoli della loro dot
trina nominati Scozzesi. Di tutto ci
per non abbiamo cosa alcuna di certo
dalla congettura in poi.
Nientemeno di quanto sopra abbia
mo rimarcato parr oscuro l'epiteto di
Franchi, che essi hanno unito al nome
di Muratori, perch forse dir alcuno:
che
l
che si dicano Muratori, come origi
nati , secondo loro, da quelli che fab
bricavano il Tempio di Salomone, e
dall'usare essi squadra, compasso, li
vella, cazzuola, e grembiale nelle Io
ro loggie, presto s'intende; ma che ab
biano a nominarsi Franchi sembra un in
viluppo. Rester per dileguato tal dub
bio per quello, che diremo sul fine del
1a seconda parte trattando del loro se
greto. Hanno altri l'audacia di crede
re, che la loro Societ sia per durare
sino alla fine del mondo , come se lo
ro fosse stato detto (a); ego vobiscum
ero usque ad consumationem saeculi; ma
io m'immagino, che questa scoperta
servir non poco alla totale di lei di
struzione . Mortalia facta peribunt .
A R T I e o L o II.
Loro Gerarchia, Classi , e Leggi
CN tutta ragione credo paragonar-.
si da qualcheduno le leggi ad una
ghirlanda di fiori per significare, che
siccome ella viene formata per il di
VGT
(a) Matth. 28. vers. 2o.
5
verso intralciamento de'vari rami, co
s per la diversit delle leggi viene stret
ta in unione la societ umana ; ma
avendo riguardo alle leggi, che si so
no formate li Franchi Muratori, noi ci
atterremo a coloro, che le paragonano
a una tela di ragno ; poich siccome il
ragnatelo non formato, che per pren
dere gli animali i pi deboli, cos que
ste loro leggi non pajono fatte, che
per far servire li meno potenti. Hanno
1nulladimeno essi l'ardire di far crede
re, che queste tali leggi siano cos ben
fondate sulla carit fraterna, che ab
biano forzosamente a partorire una per
fettissima unione fra loro, e stringere
in armoniosa fratellanza una moltitudi
ne si innumerevole di gente , quante
se ne contano fra essi; e lo stesso pur
crede la pi parte degli uomini. Noi
perch queste non sono ancora state da
alcuno compilate, e non hanno avuto,
che la loro approvazione, non avendo
1 i requisiti necessarj per potersi giu
stamente chiamar leggi, le diremo pi
tosto consuetudini, colle quali ordina
riamente si regolano, e che cosa pro
ducono, si scorger nel decorso del
la
6 -

la narrazione. Una delle primarie di


queste consuetudini si il separarsi in
varie classi, formando a loro modo d'in
tendere la loro gerarcha nella manie
ra seguente. In ogni stato di Principe
differente si stabilisce un Capo gene
rale, quale per esser persona del pri
mo rango, godono sotto la di lui pro
tezione certe libert, delle quali sareb
bero certamente privi, se non fossero
potentemente appoggiati, e so , che in
un Regno de pi fioriti dell'Europa han
no aggiunto nel sigillo di loggia tra le
loro insegne una chiave , per esserne
nello stemma del detto lor Capo . Ven
gono in seguito li Gran Maestri di log
gia, quali presiedono alle loggie par
ticolari, poi gli Ufiziali, che in cia
scheduna loggia sono cinque, cio pri
mo Intendente , secondo Intendente,
Oratore, Tesoriere, e Segretario, i
quali sono eletti dal numero de NAIae
stri, e tra questi sono gli Scozzesi , e
gli eletti, non lasciando questi d'esser
Scozzesi, ed eletti, ancorch passino nel
numero degli Ufiziali ; dopo questi han
no il loro luogo i Compagni, poscia i
Novizzi, finalmenle i Serventi, e ben
ch
ch non sieno i Serventi nel numere
Confratelli , non per tanto non lascia
no d'esser consapevoli degli esteriori
segni generali. Ciascuna di queste clas
si pretende aver rapporto a quelle de
Muratori , che fabbricarono il gi det
to Tempio di Salomone, e pretendono
poi tutti insieme il titolo di Gentiluomo,
e di Cavaliere di S. Giovanni ; perch,
cme hanno voluto farmi credere alcu
ni di questi Scozzesi, diedero una vol
ta un possente soccorso a' Cavalieri di
Malta, i quali per ci loro permisero
l'onore di questo titolo: ma chi non ve
de , che queste sono tutte ciance alla
Francamuratora ? Professano un vicen
devole amore, ed una fraterna carit di
soccorrersi l'un l'altro; ma poscia ap-
pena lo eseguiscono nella foggia che
suole comunemente usarsi nel sovvenire
i poveri sconosciuti, come si vedr nell'
articolo di questa parte.

- AR
A R r1 c o L o If I F.

Loso Segni in generale -


Iccme non l'intrinseca virt del
uD la parola, che da noi si pronunzia
allora quando parliamo, che faccia in
tendere a chi ci ascolta i nostri senti
menti , ma una reciproca convenzio
ne fatta per noi dall'uso, che quella
tal parola debbasi intendere per la tal
cosa, e quell'altra per la tal' altra dif
ferente, potendosi ancora, se a ci aves
se acconsentito l'uso, comunicare que
sti sentimenti medesimi, o con voci di
verse da quelle da noi usate , come fan
no i muti per necessit, e gli Eunu
chi del Gran Soldano per impiego :
- quindi , che dovendo i Franchi Mu
ratori farsi intendere da' loro nazionali,
- e non di rado farsi conoscere, e rico
noscere i loro Confratelli, o del paese,
o esteri , usando co'primi il loro lin
guaggio naturale, co' secondi oltre que
sto adoperano alcune parole, e segni,
che hanno un tal significato tra essi,
per i quali si riconoscono , ancorch
siano di differente nazione, e di diverso
lin
linguaggio. Questi segni de' Fai
Muratori si possono ridurre a tre qua
lit, cio al gesto, al tocco, e alla
parola. Parleremo qu di quei segni,
che sono generali a tutte le classi ; e
stantech il tocco, e la parola diversi
ficano seconde le differenti classi, ne
daremo per ci contezza ne' loro rispet
tivi articoli, e per quello che riguar
da i segni , che si possono fare essendo
a tavola, gli accenneremo parlando di
ci, che si fa nella loggia. I segni ge
nerali sono in una parola tutto ci, che
pu fare il segno d'una squadra, di un
compasso, o di qualche stromento da
Muratore : cos quando si saluta una
persona, portando il cappello verso la
spalla sinistra , e d'indi passarlo a la
dritta, e stenderlo verso il ginocchio
dritto, segno da Franco Muratore;
quando si parla portare la mano al pet
to stesa col pollice alzato un altro se
gno; portare la mano nella stessa figu
ra verso la faccia pure un'altro; nel
parlare servirsi della parola Hiran, o
acacia poi segno da Maestro; restar
parlando co' piedi in maniera, che for
mino una squadra, re un altro se
gnO -
O -

gno. Finalmente ciascuno secondo que


ste regole pu inventarsi de'nuovi se
gni, essendo sicuro, che se quello, che
li vedr Franco Muratore subito lo
conoscer. Nello scrivere poi si ser
vono della scenografia ; ma questa
e variabile, e spesso si cambia, n la
maniera di essa comune a tutte le
loggie . Piegano altres le lettere di sor
te, che le estremit della carta formi
no come una squadra, e se sono let
tere di loggia vi si pone il sigillo di
loggia, di cui parleremo nell'articolo
del Segretario, involte poi in altro fo
glio. La salutazione interiore, che
Carissimo Sig. Fratello, si mette in for
ma di squadra, o in forma di doppia
squdra, come si fatto qu nel prin
cipio dell'opera , e questa doppia squa
dra dinota Ufiziale : nella sottoscrizio
ne poi il nome si pone tra la figura del
compasso, e della squadra. Si fanno
pure conoscere entrando in casa , col
bussare tre volte alla porta in questa
guisa, dando prima un picchio , e poi
dopo un piccolo intervallo, due ; e quan
do ci si replica tre volte di seguito
segno da Maestro, il che per si usa
- SO--
-
rz.

|||||| |||||||||
l
|||
||||||||||||||
||
||||||||||||||

|||||||||
|||||||||||
----------------
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|l ||||||||||||||||||||| |||||| |||||||||| ||||||||
ll

a ea
Zezzzzzzzzzzza
a Zzzzzzzzezzezzezza rgzz
4. Avzzy
-

solamente alle case de' Confratelli. E'


pure un altro segno da Franco Mura-
tore il portare picciole squadre, o com
passi , o cazzuole alla catenella dell'oro
logio da saccoccia, o alla sopravveste, -
o farle intagliare ne' loro sigilli; e tanto
basti circa i loro segni generali.
A RT 1 c o L o IV.
-

Della Loggia, e sua struttura .


IA la necessit, che abbia obbliga- .
to gli uomini a fabbricarsi le case,
come se dovessimo sempre stare allo
scoperto, bench cosi fossimo stati al
levati, non potressimo lungamente du
rarla; o sia il comodo, che a ci fare
ci abbia insegnato per differenziarci da'
selvaggi, i quali sempre vivono alla fo-
resta privi di abitazione; il certo si ,
che non pochi sarebbono i mali, che si
eviterebbero, qualora restassimo sem
pre in palese: e certamente i Franchi
- Muratori, i quali tanto cercano ana-
scondersi non si sarebbero tanto pro-
pagati. La prima loro cura per nascon-
dersi di procacciarsi un sito, che es
B2 si
2,

si poi chiamano loggia, nella quale tut


ti s'uniscOnO .
Questa loggia deve essere coper
ta in volta, e deve esser la soffitta di
pinta di colore azzurro, e stellata a stel
le d'oro per dinotare il Cielo: il pavi
mento deve esser fatto alla Mosaica;
devono esservi tre finestre , una all'O
riente, l'altra all'Occidente , e l'altra a
Mezzo giorno (a). Non si vuole che vi
S1d

(a) Poich vogliono quefti Signori, che


la loggia rappresenti il Tempio di Salomo
ne, come si vedr nel decorso, e che vi so
no, molti tra loro, che sono obbligati di sa
pere la Storia della Bibbia , ed alcuni, che
non ignorano la lingua Ebraica necessaria
a chi si applica allo studio de' libri sacri,
mi facciano grazia di dirmi ove trovano, che
nel Tempio di Salomone fossero tre finestre ?
leggesi bene al libro 3. dei Re, c. 6. v. 4.
Fecitque Salomon in templo fenestras obliquas;
ma qu non si fa menzione di numero, n
si vede in alcuno autore, poi se avessero
letto la Bibbia in fonte avrebbero trovato:
calonoth sckuphim athunin: quel calonoth de
riva dalla radice Calal, che vuol dire fora
re, e cos pu fignificare ogni buco, o aper
tura, che si possa fare : la parola poi scku
phim deriva da Schakaph, che vuole dire
ve
- I3
sia al di sopra altra abitazione; de
vono poi esservi due, o tre anticame
re, la cui ultima porta non deve cor
rispondere sulla strada pubblica: il tut
to affine d'impedire, che li profani ven
gano in cognizione di quanto ivi si fa .
Profani (a) vengono da essi chiamati
tutti quelli, che non sono della loro
societ; e se si accorgesse qualchedu
no d'essi di esser veduti da qualche pro
B 3 fa-

veduto , mirato, riguardato, e la pa


rola athumim viene dalla radice atam , che
significa chiuso, turato, di maniera
che alcuni degli Interpreti hanno voluto, che
foffero finestre con graticole, altri coperte
con veli , altri che fossero fineftre oblique
larghe per dentro, e frette per fuori , co
me se ne serve nel militare, in francese am
brasures, volendo che il Tempio avessc lu
me baftante dai dieci candelieri d'oro, di
cui ciascuno aveva sette lucerne, che gior
no e notte ardevano, giunto il riflesso del
la luce, che ne facevano le laftre d'oro di
cui tutto il Tempio era ricoperto, ove so
no ora queste tre finestre, se non nella im
maginazione de'Franchi Muratori ?
(a) Profani quasi procul a fano, cio lon
tani dalle cose sagre, e in questo senso la
Sibilla Cumana , andando con Enea all'in
- ferno, esclam: procul oh, proculeste profani,
I

, subito dice Piove: ed a questa


parola il gran Mastro soggiunge ; la Log
gia chiusa, lo che secondo loro s'in
tende: Non si pu pi parlare di cose
concernenti la societ. La porta della
camera, ove sono congregati viene guar
data da un Novizzo con spada nuda al
la mano, e l'ultima delle anticamere
da serventi , affinch niuno ardisca en
trare, senza che la Loggia interiore ne
sia avvertita ; vero che alle volte si
pu ancora introdurre in Loggia qual
che profano; ma allora si chiama nel
senso che ho detto Loggia chiusa. De
ve questa Loggia esser sempre tapez
zata di nero ; ed in essa esser pure se
gnato l'Oriente , l'Occidente , il N/Iez
zo giorno, ed il Settentrione , accioc
ch i Confratelli prendano il luogo do
vuto al loro grado; imperocch il gran
Maestro deve stare all'Oriente, gl'in
tendenti all'Occidente, li Maestri a
Mezzo giorno, e li Novizzi a Setten
trione. Il perch si vedr nel loro Ca
techismo.
i5
A R T I e o L o V.

Di ci, che si fa nella Loggia.


L curiosit potendo essere e inno
cente, e colpevole, pare, che ha un
poco imbrogliati i Teologi: quindi ,
che altri la condannano, altri l'assolvo
no. S. Tommaso la condanna, e ne fa
molte questioni , S. Agostino si dichia
ra in pi luoghi suo nimico, e poi nel
Libro De vera Religione (a) la loda.
Cercano poi alcuni di conciliare, e di
cono , che siccome la curiosit non
altro, che un desiderio ardente di sa
pere, allora peccato, quando si por
ta a cose illecite: ma se si dimanda qua
1i sieno queste cose illecite a sapersi :
rispondono taluni esser quelle, che non
sono del proprio stato . Oh bella! dun
que un soldato non pu legger libri di
medicina , n un Medico d'architettu
ra ? Era forse dello stato di Sanchez,
Suarez, Basilio Ponzio, ed altri di scri
vere s pinguemente del Matrimonio?
ma ripiglieranno di s, perch appartie
ne al Teologo di prefiggerne le vere re
B4 gole
(a) Cap. 49. Tom. I.
-
-
16
gole; ed io piuttosto. che mischiarmi
in queste materie ad essi si grate, pas
so avanti , pregandoli ad esser persua
-- si , che niuna cosa illecita a sapersi
dall'uomo, quando non se ne preveda
occasion di peccare , e che non si fa
questione che di nome : poich molte
volte venne presa dagli antichi la pa
rola di Curioso , e curiosit in bonissi
ma parte, come quando la Corte dell'
Imperadore Romano diede il titolo di
Curiosus a quell'Ufiziale, che aveva cu
ra d'invigilare sulle poste, e sulle stra
de pubbliche, e di riferire alla Corte;
come pure quando s'institu in Germa
nia nel 1652. l'Accadamia con titolo
de'Curiosi Naturae, che fu poi presa sot
to la protezione dell'Imperadore Leopol
do l'anno 166o. ; onde diremo la curio
sit peccaminosa un desiderio di saper
le cose a cattivo fine .
Ora da questo puro desiderio di
- sapere, di cui sempre sar tocco, ri
flettendo sopra la variet de'discorsi,
che si fanuo di questi Muratori, fui
talmente spinto di penetrarne il miste
ro, che non badai agl'incomodi, e spe
se inutili, quali sono sempre pi gran
- l
17
di , quando la volont di farsi ricevere
maggiore . Prcurai in fine di esser
ammesso in questa si famosa compagna
non gi perch io credessi, come alcu
ni , che ivi si parli col Demonio in for
ma di becco , n altre simili sciochez
ze ; ma solamente per sapere quello,
che si fa nelle loggie , stimando, che
gli arcani , che quivi si tratterebbero,
dovessero svelarmi questo loro si re
condito misterio : ma ho quanta fu la
mia sorpresa, vedendo nulla di tutto
ci, che poteva essermi immaginato:
poich in poche parole ivi non si fa che
mangiare, bere , divertirsi , e ridere
di quelli, che tanto parlano d'essi . Poi
ch per fra essi il tutto si fa in ceri
monie , e misteriosamente, bisogna sa
pere, che hanno i loro termini partico
lari per quello , che riguarda la ta
vola: per esempio il vino lo chiamano
polvere, il bianco, polvere bianca, e il
rosso , cle comunemente si chiama ne
ro, polvere nera; il bicchiere cannone,
il fiasco barile; onde quando il gran Ma-
stro vuol che si faccia un brindisi ge
nerale comanda come un esercizio mi
1itare, dicendo: Prendete il barile met -
- etc
rete18polvere bianca, o rossa come gli pia
ce : caricate il cannone : fuoco, che vuoi
dire bevete , o gran fuoco, il che si di
ce quando si beve alla salute di qua1
che gran Signore . Nel bere poi por
tando il bicchiere alla spalla sinistra .
e di l alla bocca cercano di formare 1a
figura della squadra : si osserva pure una
grande simetria nell'apparecchiar la ta
vola, poich fanno , che la forcina col
cucchiajo formino la figura della squa
dra ; e cos il piego delle salviette .
come pure nell' accomodarsi a tavola
cercando sempre di fare in tutti i lo
ro moti qualche figura geometrica -
spectatum adnissi risum teneatis amici .
A tavola poillgli 'Intendenti interroga
no i Confrate qualche volta colle do
mande del loro Catechismo, ed alle
volte del mezzo di poter tirare qualch
uno nelle loro reti. Per le spese poi
ciascuno V' per la sua parte, o che
si mangia di quello della cassa: si can
tano poi quivi certe canzoni in lode
del loro instituto, le quali per essere di
gi state fatte pubbliche noi qu le la
sciamo. Si fa pure in certe Loggie una
certa specie di catena colle mani fra
loro,
----- loro, dopo che hanno ben man
e bevuto , a che sono ancora ammessi
i Serventi per significare la grande unio
ne , che deve esser fra essi. Si fanno
ancora in dette Loggie le strane ciri
monie del loro ricevimento , differenti
tra s , secondo la classe , alla quale
vengono ammessi: di che si parler nel
la seconda parte .
A RTI c o L o VI.

Come soccorrano i Confratelli bisognosi,


e ricevano gli esteri.
Armi, che circa la maniera , colla
quale soccorrono i lom Confratelli
bisognosi, e ricevono gli esteri, i Fran
chi Muratori non possano meglio para
gonarsi , che a quegli Stoici , i quali
quanto pi erano ricchi di beni di for
tuna, tanto maggiormente inculcavano
il disprezzo degli agi , e de' comodi,
predicando con un grandissimo fervore
per il soccorso dei poveri; ma poi non
solo non davano a' bisognosi ci, che
loro avvanzava, ma ponendosi in gra
vit filosofica, involti in abito, che lo
rO
o

ro produceva dalla plebe il nome di


dotti , affettavano tanta maest , e co
s mala grazia, che n pute davano an
sa a'medesimi di presentarsi; onde o la
forza d'un gran coraggio , o quella di
una somma necessit spingeva solo il
meschino a palesargli i suoi bisogni .
Cos appunto sono i nostri Franchi Mu
ratori : i loro Cratori , i loro Scozzesi
si affaticano a persuadere, essere que
sta Societ fondata per soccorrersi re
ciprocamente nel mondo; e che per ci
non si riguarda a diversit di paese, di
stato, di Religione : ma se per sorte
uno cade in povert, appena non fa pi
figura conveniente, viene da tutti ri
guardato di mal occhio, e se a caso
qualche volta soccorso, ci si fa di
cos cattiva maniera , che molti si asten
gono di dimandare sollievo, per evi
tarne il rossore: tanto pi che spesse
volte si trova poco denaro in cassa,per
averlo consumato negli ordinari ban
chetti: denaro, il quale secondo quel
lo, che essi decantano, non deve esser
conservato, che per soccorso de' pove
ri . Se poi qnalche volta lo ammetto
no gratis a questi banchetti, sono tan
ti
2T

ti i sali acuti, e le facezie pungenti,


colle quali lo pizzicano, che non solo
aggradevole, ma tutto affatto odioso ren
dono il loro stesso beneficio. Un este
ro poi, che sia povero , facendo belli
segni nelle piazze , nelle compagnie ,
ne' ridotti, niuno gli risponde , niuno
si fa conoscere ; e se pure viene dopo
un severo esame , il che di rado suc
cede , introdotto in qualche Loggia ,
gli si d qualche poco di soccorso, co
me si darebbe a un povero tutto affat
to incognito ; se poi ricco, tutti ri
spondono ai di lui segni, e viene intro
dotto nelle Loggie, gli si fanno carez
ze . Questo non certamente il mez
zo, pel quale si possano conpromette
re, come gi accennai, ch' essi presu
mono, che la loro compagnia debba du
rare sino alla fine del Mondo: e devo
no anzi persuadersi 9 che non conco-
dando ci col sistema, che col loro gran
secreto pare, che vogliano introdurre,
ancorch non si trovasse alcuno de'mal
trattati da essi , che non temesse le
loro minacce , n si credesse obbliga
to al giuramento, pure dovrebbesi ri
sol
2
- -

- solvere in nulla, per non attenersi essi


a stabili fondamenti .
i

A R T E C o L o VII.
-

Quali persone ricevano , e quali t

escludano .
--

N On avendo giammai trasandata oc


casione , che siamisi resa propizia
di dir qualche cosa a favore delle don
ne , ora che la materia , di cui tratto
me la porge si opportuna, temo di es
sere troppo prolisso. I Franchi Mura
tori accordandosi con coloro, che ri
guardano la donna come un male ne
- cessario, la tollerano si, ma fuori del
ia loggia e della loro societ; stiman
do, che se in essa avesser luogo le fem
mine , fossero per essere la sorgente
d'ogni loro male. Sembrami per, che
non poco s'ingannino s essi, che tut
ti quelli che riguardando le donne con
sopraciglio, si fanno gloria di nominar
le rovina degli uomini, sesso ignoran
te , imbelle, e incapace di cose di gran
rilievo ; imperocche se parliamo della
loro origine devono certamente dirsi pi
- . pre
pregiabili degli uomini, perch essen
do stato il primo uomo creato di ter
ra, fu la donna creata di carne, ma
reria certamente di miglior pregio; e
forse per questo da S. Paolo la donna
viene chiamata gloria dell'uomo. Se poi
parliamo delle loro qualit, chi pu du
bitare che esse non abbiano le mede
sime che gli uomini ? Ed in fatti si so
no vedute, e tuttavia si veggono don
ne reggere con prudenza i Regni, fio
rire nelle virt, ed essere l'ornamento
delle lettere. In Sparta entravano al
maneggio della Repubblica, in Etiopia
elle sole regnavano sotto nome di Can
dace, gli antichi Romani conoscendo la
loro fedelt le consegnavano, come og
gid si fa dagli Svizzeri, la guardia delle
porte nelle case illustri; e felice Ro
ma se sempre si fosse conservato quel
Senato di donne , che stabilito erasi
sul Quirinale , (a) poich il fuoco di
tante guerre civili non avrebbe forse
incenerita una s illustre Repubblica:
se finalmente parliamo del loro corag
g1O

(a) Caelius Rhod. le&i. antiq. lib. 13.


Po 33
24
gio le Storie sacre ci circondano Debo
ra e Giuditta , le profane Semiramide,
e Zenobia, le Ecclesiastiche le Danne
Genovesi , che sotto il Pontificato di
Bonifacio VIII. fecero quella celebre
armata di donne per passare alla con
quista di Terra santa, quali vengono
chiamate dal Pontefice allora regnante e
transfretare paratas ad impedendum ob
sequia humanitatis bellatoribus Crucifi
xi : (a) e tuttavia si veggono le co
razze adattate a petto femminile, che
fra gli ordegni di guerra, quasi trofeo
del loro sesso, nell'armera di quella
Repubblica si conservano: onde in ogni
tempo hanno lasciati memorabili esem
pj della loro intrepidezza. Anzi da que
sto appunto, che i Franchi Muratori
non le vogliono annoverare tra essi, ne
viene , che se nelle virt, e nelle buo
ne qualit hanno uguagliati gli uomi
11

(a) Ragnaldus continuator Baroni ad an


nun 13o 1. La detta spedizione non si ese
gu attesoch Caxano Imperador de Tar
tari, che andava pure all'assedio di Gerusa
lemme, si ritiro per una malatta soprave
nutagli con tutta la sua gente ne suoi
pacsi -
ni, sorpassandole questi nella pazzia di
abbracciare un partito ridicolo, in cui
non le vogliono comprese, danno chia
ramente a vedere, che riconoscono in
esse una virt singolarissima. Adun
que le sole donne sono le escluse da
quest'adunanza: da loro in poi ricevo
no qual altro si voglia, purch abbia
denaro per fare le spese necessarie; per
il che si vedono in quelle Loggie uni
ti e Cattolici , e Protestanti, e dotti,
e ignoranti, e Preti, e secolari, e Fra
ti, e soldati , e nobili, e ignobili ;
bench in alcune Citt, ov' gran nu
mero di questa gente, vi la Loggia
de'Nobili separata dagli altri . Dicono
essi di escludere le donne, perch non
hanno lavorato alla costruzione del
Tempio; ma che impedirebbe, che quan
do anche non vi abbiano lavorato, que
ste fossero ammesse a piangere la mor
te dell' architetto Hiram , quale, come
si dir nella seconda parte, essi soli
si uniscono per piangere? Le spese poi,
che si devono fare da quelli , che so
no ricervuti non sono imitate, ma di
endono dal capriccio della Loggia,
che vuole entrare nella com
C pa
26
pagnfa, bisogna che sia di loro gusto,
e tal gusto ordinariamente consiste in
ricevere gente di considerazione per
essi o per ricchezze, o per nascita,
o per scienza ; del che loro non ne
manca , poich stultorum infinitus est
L7CLS -

Fine della Prima Parte.


27
P A R T E S E C O N D A.

A RT I C o L o I.

Dei Franchi Muratori Serventi.

A bello dire l'uomo, ch'egli


nato libero di natura, e che le
leggi della natura sono inviola
bili : se per disgrazia povero vedesi
obligato a servire il ricco, che lo co
manda come pi gli piace: se qualcuno
desidera farsi Franco Muratore, se non
lha di che far le spese, tutto al pi pu
esser ricevuto per Servente ; e questi
non si ponno dire veramente socj, non
essendo ammessi, che alle generalit;
onde alla loro presenza Piove, e per con
seguenza Loggia chiusa; e per esser ri
cevuto non ci vogliono denari, ma ba
sta il consentimento della Loggia. Que
sti sono ordinariamente li servitori del
la casa, ove si tiene Loggia, o di al
tri associati. In certi paesi poi, ove le
Loggie si tengono nelle grandi osterie,
sono gli osti, e questi vi trovano cer
C2 ta
23
tamente il loro profitto, venendoglie
ne un gran guadagno a cagione de'pa
sti, che vi si fanno. Ho veduti ancora
taluni cos impazzati dell'opinione , che
avevano de' Franchi Muratori, servire,
come dicevano essi per onore, speran
do d'essere un giorno per ricompensa
ammessi senza spesa al segreto: ben
ch il costume sia di non ammettere
chi ha servito in questa qualit a gra
do superiore. Il dovere di costoro di
guardare la porta esteriose della casa,
ove si tiene Loggia, di servire a tavo
la , e di portar l'avviso, quando si de
ve tener Loggia. Sanno essi tutti i se
gni generali, affinch, se qualcheduno
si presenta, possano scoprire se vera
mente Franco Muratore ; e sebbene non
sanno che le generalit, pure gli fan
no prestargiuramento di non rivela
re in modo alcuno checch potessero
vedere; ma ci senza molte cirimonie.
Il loro guadagno consiste nel godere di
quello, che avanza ne' pasti, che si fan
no in Loggia, e di quando in quando
buscar qualche mancia, specialmente
quando si riceve qualcheduno nella com
pagna
29
A RT I c o L o II.

De' Novizzi.

D tirico,e non senza ragione, il Sa


che nemo repente fuit tur
pissimus, e n pur io credo d'allonta
narmi dal vero dicendo: nemo repen
te fuit stultissimus. Questo appunto av
verasi nel presente caso; imperocch i
Franchi Muratori montano al sommo
della loro pi grande pazzia per gradi,
il di cui primo il noviziato. Quando
adunque uno tocco dalla volont di far
si ricevere stato proposto in Loggia,
e accettato colla pluralit de' voti, gli
si fa intendere la somma, che vogliono, -
che ponga in cassa comune, la quale non
dovrebbe servire che ajutare i con
fratelli poveri, siano del paese, o esteri;
ma ordinariamente questo s'impiega in
pagar la pigione della Loggia, mangia
re , e bere , e divertirsi nella medesima.
Gli si fa ancora fare la spesa per un pa
sto generale per tutti i Confratelli , e
comprare un pajo di guanti bianchi di
pelle per ciascuno; ed in certe Loggie
un pajo ancora da femmina, che ogni
C 3 Mu
O

Mtore pu poi regalare a suo ca


priccio, e gli si fanno in oltre deposi
tare le mancie per i serventi . Arriva
to poscia il giorno fatale, in cui deve
esser ammesso al Noviziato, viene in
trodotto il meschino in un'anticamera
a finestre chiuse, e bendatigli gli oc
chi vien posto a sedere davanti ad un
tavolino, su cui evvi del pane , e dell'
acqua, acciocch qualora gliene venis
se voglia possa mangiare, e bere; quin
di sopra un altro tavolino si pone una
1anterna accesa alquanto socclhiusa, al
lo smorto lune della quale gli si leva
tutto quello, che pu avere addosso
di qualsisia sorta di metallo, sino a le
vargli, se ha cappello, o vestito gallo
nato, tutto affatto il gallone; gli si sle
ga indi la calzetta della gamba dritta,
restando nudo sino a mezza gamba, e
gli si toglie la scarpa dal pi sinistro,
e postogli finalmente un Novizzo in sen
tinella con spada nuda alla mano, il qua
le osservando ungrandissimo silenzio sta
in tutta attenzione, affinch egli non
scoprasi , lo lasciano in questo stato in
. abbandono alle proprie riflessioni lo spa
zio per lo meno di quattr'ore, poich
la
31
1a qualit del tempo non dipende, che
onninamente dal capriccio de' pazzi, che
sono in Loggia. Lascio ora considera
re al lettore quale affollamento di pen
sieri, e quale confusione d'idee non de- - -

ve sconvolgere la mente in s lungo tem


po a quel poverino, il quale aveva gi
la testa ripiena di mille chimere, che
si era formate sul nuovo stato, che s
anziosamente proccur d'intraprendere.
Molti ve ne sono, che dopo aver su
perato lo sforzo delle proprie agitazio
ni per lo spazio di una, o due ore, fi
nalmente stretti, e soverchiati da que
sti, non vogliono saperne altro; ed in
quel caso vengono accompagnati con ri
sa sino alla porta, e perdono il depo
sito, e la spesa fatta, essendo di gi
prima stati avvertiti, che se non va
gliono a soffrire l'operazione, devono
perdere il tutto: indi si mangia, e si
beve alla salute del gonzo; lo che suc
cede ancora, se in quello spazio di tem
po forzosamente si scoprisse gli occhi.
Questo in vero una invenzione, che
fra quante ne trov il rinomatissimo Car
tuccio, non ne fu certamente una pi
leggiadra per mangiare, e bere alle \
C4 spe-
2,

smeritoaltrui, e acquistarsi per bene


il titolo di Cavaliere di San
Giovanni .
Se poi in quella s noiosa positura
soffre pacificamente tutto il tempo , che
vogliono, essendo tutti, o la maggior
parte congregati, quelli che compongono
la Loggia, gli si fa dimandare, se ha ve
ramente volont di essere ammesso ; e se
dice di s, allora si accompagna in quel
lo stato da un Maestro, il quale in que
sta funzione gli serve da compare, alla
porta della Loggia , che chiusa, ed
il Maestro bussa tre volte . Per di den
tro gli si domanda: chi che picchia?
e perch? gli risponde, che un pove
ro cieco, che vorrebbe veder la luce.
Allora si apre la Loggia, e s'introduce
il buon uomo; e prima di por fine al
racconto di questa funzione, credo che
non ispiacer al lettore, che io descri
va nel seguente
- - 33
A R T 1 c o L o III.

Lo strano apparato della Loggia, quando


si riceve un Novizzo.

Are, che dubitar non si possa, che


l'ammirazione non provenga dall'
ignoranza: niuno in fatti si maraviglia -
dell'altrui sapere, se ne sa altrettanto,
n di un prodigio, se ne conosce la
cagione. Dall'ignoranza pure procede
spesse volte il timore, figurandosi so
vente taluno urf male futuro, dove in
sostanza non evvene alcuno:
Nam veluti pueri trepidant atque om
nia carcis -

In tenebris metuunt, sic nos in luce


timemus
Interdum nihilo, quae sunt metuenda
magis quam
Quae pueri in tenebris pavitant, fin
guntque futura, (Lucret. D
L'uno e l'altro succede nel caso pre
sente; imperocch, se fu giammai in
ventato spettacolo per sorprendere ma
ravigliosamente, ed insieme fortemen
te intimorire lo spettatore ignorante,
senza dubbio si quello ve da'
---- TaIl
3-1
pranchi Muratori per oprar l'uno, e
1'altro nell'animo di colui, che voglio
no ricevere, del che certamente non
potr alcuno dubitarne, riflettendo al
io straordinario apparato di simil fun
zione. Questa si fa ordinariamente di
notte, affinch oltre al riuscir pi se
creta , riesca ancora pi sorprendente.
La Loggia di gi . come dovrebbe sem
pre essere, tutta messa a lutto, e
tappezzata, e illuminata all'intorno da
varj lumi. Il gran Mastro seduto al
suo luogo, e ordinariamente sopra una
gran sedia, a cui pendono dal collo
appesi ad un gran nastro una piccola
squadra, e un compasso, e alle volte
un compasso solo: il detto d'argen
to dorato, o d'oro colle punte d'accia
jo colorito in turchino, e la squadra
d'argento: avanti ad esso evvi poi un
tavolino, su cui vi l'Evangelio di S.
Giovanni , un piccolo martelio, e cre
do che da ci provenga il chiamarsi fra
essi Cavalieri di S. Giovanni. Accan
to ad esso siedono poi li due Intenden
ti, il di cui primo tiene al collo una
1ivella, ed il secondo un archipenzolo,
il tutto di materia preziosa. Li Mae
stri

----- - - --- ----------

- - - - -
3
stri poi, e li compagni stanno in pi
co novizzi col loro grembiale davanti
di pelle bianca, che devono sempre por
tare stando in Loggia, e guanti bian
chi, avendo ciascuno una spada nuda
alla mano, e alcune carte , o sottilis
sime tavolette per battere . Sul pavi
mento sonovi disegnate alcune figure,
ed a quest' effetto proccurano sempre
avere un qualche Fratello, che sappia
disegnare . Ho veduto in una certa Log
gia aver fatto dipingere il tutto sopra
una tela della grandezza del pavimen
to, per ovviare all' incomodo di dise
gnare ogni volta tali figure , la 1
tela stendevano poi all' occasione , ed
il pittore fu perci ricevuto gratis; es
sendo questa tela poi stata veduta da
gualche profano diede occasione a una
certa relazione, e a una grande varie
t di discorsi, e di pensieri , che si
formarono all' occasione di questa sco
perta . Queste figure ivi disegnate so
no, cio all' entrata alcuni scalini , i
quali vogliono che rappresentino quelli
che erano dinanzi al tempio di Salo
mone; ma poich non ne sanno il nu
mero, n la Scrittura in fatti ne fa men
zione
36
zione, colui che disegna ne fa quanti
a lui piace : sonovi poi al di su due co
1onne , che rappresentano quelle due
famose , che Salomone fe porre nel ve
stibolo del Tempio, chiamate Iakin , e
Booz (a). Superiormente poi si vede ,
un sole , una luna , una stella in mez
zo di notabile grandezza, il che tutto
viene come coperto da una frangia , che
serve d'ornamento a questo
dispersi poi qu e l sonovi disegnati
una squadra, una livella, un compas
so, un archipenzolo, una pietra grez
za, una cote di figura cuba, e una ta
VO

(a) Iackin fignifica confermi, ftabilisca,


come se Salomone avesse voluto dire piac
cia a Dio di stabilire, e di rendere eterno
quefto tempio . Booz fignifica forza, vigo
re, come se avesse voluto dire: piaccia a
Dio , che a questo tempio attribuisca for
za, e vigore perpetuo . Molti sono i pareri
circa queste colonne: alcuni vogliono, che
non servissero che per puro ornamento del
veftibolo, altri ch'esse softeneffero il mag
gior peso della fabbrica ; alcuni voglio
no , che le parole Iackin , Booz fossero
scolpite su la base, altri su la colonna
fteffa . Vedasi per ci il P. Lami . De t
bernaculo federis.

--- --------- - -
- - - -
--- -
-
37
vola con qualche disegno di fabbrica
sopra. Nel bel mezzo di questi dise
gni, che formano la ridicola venust di
questo pavimento, vi un tappeto ne
ro, o un cataletto, nel quale sta di
steso come morto con la faccia rivolta
al Cielo uno di quei pazzi , avendo il
volto coperto dal suo grembiale tinto
di sangue, con una mano sul petto,
e l'altra distesa verso il ginocchio. Ne
gli angoli della camera sonovi prepara
te materie facilmente combustibili, co
me polvere da schioppo, zolfo, e simi
li per fare un fuoco istantaneo.
ART 1 c o L o IV,
- Come viene ricevuto il Novizzo.

Ll' aspetto dunque di scena cotan


to strana s'introduce per mezzo del
suo compare con gli occhi bendati il
povero stolto, e presentato dinanzi al
gran Mastro viene di nuovo interroga
to, se ha veramente desiderio di farsi
ricevere, al che rispondendo di s, co
manda allora il gran Mastro, che se
gli facciamo fare i giri ordinarj; le
Clle
3
ci accomodandogli talmente i piedi,
che facendo il passo la punta del pi
destro sia in fuori , e tocchi col tallo
ne la punta del sinistro, sicch venga
a formare la squatra, lo fanno cos ben
dato , e malinconico girare per lo meno
nove volte all'interno della Loggia : e
questo si chiama il passo da Novizzo.
In quel Tempo leggiermente battuto
con quelle carte, o sottili tavolette,
che lhanno alla mano; e per fargli pau
ra maggiore dicono alcuni tra loro sot
to voce , ma con ansiet in maniera
d'esser intesi: Presto guardate, se an- .
cora il ferro rovente per fare l' opera
Zione , o cose simili . Resistito che ha
alla pena del faticoso girare , comanda
il gran Mastro, che veda la luce, e
allora il suo compare, che in questo
atto si chiama il terribile, gli sbenda
d'una maniera brusca, e minaccevole
gli occhi, e gli presenta tutto a un trat
to al viso con faccia atroce, e il pi
che pu spaventevole, la punta della
spada, lo che vien fatto in un istante
anche da tutti gli altri , dando nel me
desimo tempo fuoco alle materie prepa
rate, le quali avvampano tutta la Log
gia -
gia . Pensi ora il lettore, che idea pos
sa formar questo spettacolo nella testa
di chi per lo spazio di pi di quattr
ore stato con gli occhi bendati in
continua agitazione di pensieri . e sba
lordito da un si lungo girare, special
mente gettando gli occhi su quel finto
morto disteso in mezzo alla sala tap
pezzata a lutto. Alcuni a quest'orri
bile aspetto impallidiscono come chi
vicino alla morte, altri cercano di fug
gire, taluni immaginandosi di dover es
sere uccisi dimandano la vita in grazia,
altri protestano di non volerne saper
altro; onde secondo la diversit della
disposizioue delle fibre del cervello in
ognuno di questi formansi varie, e tra
se diverse, ma tutte strane idee , ed io
posso dire , che , sebbene fossi stato
primo amichevolmente avvertito da un
mio compagno, restai cio non ostante
s sorpreso, come uomo che venisse
dall'altro mondo. -

Finalmente , poich dopo questo


spettacolo non lasciano andare alcuno
senza riceverlo, per timore che non si
riveli la cosa a' profani , vien consola
to, ed incoraggito, dicendogli che l'ope
d
,
4o
- - - - - - - -
razione finita; e si fa indi porre in
ginocchione con quel ginocchio , che
- ha nudo davanti al gran Mastro , il
quale gli fa prestar giuramento sull'
Evangelo di S. Giovanni con queste ,
o simili parole. Io N. N. prometto,
a e giuro su questo santo Evangelo di non
- rivelare in modo alcuno n per scrittura,
n per voce, n per segno cosa alcuna
bench minima di tutto ci, che ho ve
duto , inteso , o son per vedere, o inten
dere nelle Loggie, ne d'inciderne in legno,
o pietra memoria alcuna ; e permetto in
caso di contravenzione , che il mio cor
po sia fatto in quarti, abbruciato, e le
ceneri gettate al vento; e allora il gran
Mastro fa sembiante di dargli tre colpi
di martello sulla testa , e lo fa levare;
indi gli mette il grembiale di pelle bian
ca colla pettorina appuntata , e i guan
ti bianchi, e lo fa riconoscere per so
cio. L'Oratore poscia fa il discorso, che
ordinariamente consiste in rappresen
targli la gran fortuna, che lha avuto
-

in tal giorno di essere ammesso in un


ordine si illustre, che viene decorato
da tanti ragguardevoli personaggi, e
trae la sua origine sino dal tempo di
a
*,
4I
Salomone, e che deve durare sino alla
fine del mondo: gli soggiunge in ab
presso, che questa societ stabilita
per istringere un nodo indissolubile di
amicizia nel mondo tutto; e che ha ri
cevuto l'onore d'essere Cavaliere di S.
Giovanni: finalmente lo esorta, che con
la probit de'costumi faccia onore all'
eccelso grado, che ha conseguito, pro
mettendogli in oltre, che quando sar
ricevuto Maestro, gli si spiegheranno
pi alti misteri. Dopo tutto ci il gran
Mastro gli dice, che la sua parola di
stintiva da Novizzo Iakin , che il
nome d'una di quelle due colonne, del
le quali abbiamo parlato: gli insegna
poi che presentandosi l'occasione di ri
conoscere qualche fratello, questa paro
la si proferisce reciprocamente lettera
per lettera all'orechio, cos che se uno
comincia I: l'altro deve dire A : e cos
sino alla fine; gli dice ancora che la
sua parola di passo (a) per Tubal
- ID cain
(a) Per parola di passo s'intende una
parola, che essi hanno voluto aggiungere
per maggior fiicurezza di conoscere i veri
Franchi Muratori in caso, che la prima fosse
scoperta,
2 -

c (a), e che il suo tocco sar strin


ndo la mano ad alcuno de' socj far
orza col dito grosso sulla prima giun
tura dell'indice, al che l'altro deve ri
spondere facendo forza alla stessa ma
niera sulla seconda. Ci fatto il gran
Mastro si stende verso quello, che fa
ceva da morto, e mettendogli un ginoc
chio entro li suoi, lo bacia, e quello si
ieva. Si scopa la Loggia, e si pongo
no quindi a tavola, e si mangia, e si
beve allegramente. A tavola poi gli si
insegnano li segni generali; e si ride
della paura, che ha avuta nella funzio
ne: alcuni gli dicono, che sar ben mol
to peggio, quando sar ricevuto com
pagno, e Maestro ; altri lo dissuadono,
tutti per gli comandano il secreto,
sotto gravi minacce ; imperocch alcu
ni gli fanno credere, che se parlasse il
Diavolo lo strozzerebbe, e altri che lo
ro stessi lo ammazzerebbero ; e cos si
passa una buona parte della notte, fin
- ch

(a) Tubalcain il nome d'un discendente


da Caino, figlio di Lamec, e di Stella, si di
ce aver esso inventata il primo l'arte di fer
raro: primum dicuntinvenisse artem confiandi
era & artem ferrariam. (Gen. 4. v. 22.)
3
ch i vapori del vino offuscandogli i
sensi gli obbligano a prendere riposo,
poco curandosi questi Signori dell'au
reo detto di Plutarco:
Quando adimit rebus venius nox atra
coloren,
Ne prius admittas per dulcia lumin
Somnunn,
Singula quam elapsi ter volveris acta
diei.

A RT1co Lo V.
Della maniera di ricevere i Compagni .
Ttimamente parmi, che dicesse S.
Agostino, che le compagnie si for
mano fra gli uomini col dare, e rice
vere (a); la compagnia de' Franchi Mu
ratori anch'essa cos si, forma; impe
rocch essi ricevono quel tutto pi,
che possono cavare da chi vuole essere
del loro numero; ed in contracambio
gli insegnano le loro pazzie: nulladi
meno nel ricevere si contentano di po
D2 co:

(a) De diversis quaest. ad Simplicianum lr.


pag. 97. dell'edizione Maurina.
c poich non ricevendos giammai al
cuno per compagno, che non sia nel no
V viziato, per un sol pasto lo fanno pas
sare dall'essere di Novizzo al grado di
compagno. Passato dunque qualche tem
po di Noviziato a beneplacito de' Mae
stri si destina il giorno per graduarlo
compagno: e per ci fare si fanno li me
desimi disegni sul pavimento della Log
gia, che furono fatti il giorno, in cui
si ricev il Novizzo con questa sola va
riet, che nel luogo, ove era steso il
finto morto, vi si disegna un catalet
\ to, e in mezzo d'esso la lettera G in
grandissimo carattere. S' introduce poi
nella Loggia senza cerimonie , e gli si
fanno fare tre giri all'intorno di questo
cataletto col passo da compagno , che
forma la figura della squadra in avanti,
lo che si fa tenendo il piede destro steso
in fuori, e facendo toccare col tallone
la punta del sinistro : indi presenrato
al gran Mastro, rinnova il giuramen
to del segreto, ed egli gl'insegna la pa
rola, da compagno, che Booz, nome
dell'altra colonna, la qual parola side
ve pronunziare con la medesima precau
zione che quella da Novizzo; gli inse
-. gna
45
gna poi anche quella di passo, che
Scibbolet Ca), indi il tocco , che
stringendo la mano altrui far forza so
pra la prima giuntura dell'anulare, al
D 3 che
(a) Leggesi nel libro de'Giudici al cap. 12.
che Jefte giustamente sdegnato contro gli
Efraimiti, per non aver voluto prestargli soc.
- corso in una certa azione militare, riport
una grandissima vittoria contro gli Ammoniti
senza averli chiamati in ajuto : questi adi
rati pi tosto per non aver avuto parte nel
bottino, che per non esser stati alla battaglia
fecero una forte invasione nel paese di Ga
i laad, ma le trib, che ivi abitavano, li ri
i spinsero si vigorosamente, che in quel gior
no ne perirono 42. mila, e salvandosi quei,
che potevano con una precipitosa fuga, es
sendo obbligati di ripassare il Giordano per
ritornare ne'loro paesi, gli Galaaditi eransi
fi appostati alla riva del detto fiume, per im
pedirgliene il passaggio ; e per meglio cono
scerli lifacevan pronunciare Scibbolet, che
vuol dire spiga, o corrente d'acqua , il che
gli detti Efraimiti non potendo pronunciare
per un difetto naturale di lingua, se non di
cendo Sibbolet, che vuol dire peso, o cari
ca, venivan poi ivi trucidati. Nella tradi
zione di S. Geronimo della Poliglotta di Aria
Montano si legge, che li facevan dire Sebo
leth, il che essi non pronunciavano mai
cevano Ceboleth
46 -

che l'altro risponde, facendo forza so


pra la seconda; gli dice finalmente, che
ia lettera G significa geometria, scien
za cotanto necessaria per un buon Mu- -

ratore, e Cod, che in Inglese, e Te


desco significa Dio. In tanto che si fa
questa cirimonia, li novizzi stanno rin
chiusi in una anticamera. Terminata
poi la funzione si scopa la sala , s'in
troducono in essa anche i Novizzi, e
finisce il tutto con il pasto, che ordi
nariamente ha il medesimo esito, che
quello del Noviziato.
A R T 1 c o L o VI.

Maniera di ricevere i Maestri.

S Erafranell'animo
le pazzie, che la superbia gene-
degl'ignoranti,
Oui pensant totam se ipsos mangiasse
Minervam .
, secondo il dettame della ragione, as
sai grande quella di arrogarsi l'onorifico
titolo di Dottore, o per solamente ave
re appena veduti i Codici, o per aver
data una qualche rapida scorsa a libri
d'Ipocrate, o di Galeno.
- Ma
Ma trovo peso non dalle mie ra,
- N opra da pulir colla mia lima.
non sar ella grandissima quella de'Fran
chi Muratori, che si usurpano il vene
rabile titolo di Maestro ? imperocch,
se dir non volessimo , che a loro com
pete questo titolo per esser Maestri di
pazzia, certamente mi persuado, che a
questa stranissima stravaganza , si fo
ret in terris rideret Democritus; con tut
to ci s ardente la brama, che han
no questi di esser ricevuti nel numero
de' Maestri , che appena entrati nella
classe de' compagni non hanno altro pen
siere, che pi li molesti. Per tanto per
consolarli, passato qualche tempo a pia
cere della Loggia, viene stabilito il gior
no del ricevimento . Arrivato questo
giorno s' introduce il candidato senza al
tre cerimonie nella Loggia medesima,
la quale ornata tutt'affatto, come quan
do si riceve un novizzo , co' medesimi
disegni sul pavimento, e col finto mor
to steso, eccetto, che non vi per far
il fuoco, come allora, e si aggiunge agli
altri disegni quello d'un piccolo tempio,
il quale vogliono che significhi il tem
pio interiore di Salomone, e quello d'un
D4 pic
-
48
piccolo sepolcro con tre candele in trian
golo accese davanti, avendo al di so
pra un ramo di acacia. Introdotto, gli
fanno fare tre giri all'intorno della Log
gia col passo da Maestro, il quale per
appunto sembra il passo d'un ubbriaco,
che si forma scostando il pi dritto, e
portandoli alla punta il tallone del si
nistro, poi scostando il sinistro, e por
tandoli medesimamente alla punta il tal
1one del dritto.Ci fatto, presta di nuo
vo a ginocchio davanti il gran Mastro
il giuramento del secreto; ed il gran Ma
stro fa sembiante di dargli tre colpi di
martello sulla fronte; ci fatto, si leva:
indi l'Oratore fa un piccolo discorso,
in cui gli spiega l'storia d'Hiram, che
noi riporteremo nell'articolo seguente;
quindi il capo Loggia gli dice il mot
to da Maestro , che Mak Benak , le
quali si proferiscono con questa precau
zione , cio uno dei due Maestri dice all'
orecchio dritto dell'altro Male, e l'al
tro risponde all'orecchio sinistro Benak:
la parola poi d'aggiunta, o di passo
Giblim; (a) poi si abbracciano, passan
- do
(a) Eranvi alcuni impiegati nella fabbri
C
- 49
do il primo, che stende l'abbraccio un
ginocchio entro le ginocchia dell'altro,
e passandogli un braccio al di sopra, e
1'altro al di sotto delle spalle , al che
corrisponde reciprocamente il secondo:
gli insegna poi il tocco delle mani, che
si fa stringendola in croce, comprimen
do la prima giuntura del dito medio,
e l'altro risponde comprimendo la se
conda; indi, siccome in qualit di com- /
pagno ha la pettorina del grembiale ele
vata, e appuntata davanti il petto, il
gran Mastro gliela abbassa, lasciando
gliela penzolone; e cos lo porta poi sem
pre n Loggia . Il gran Mastro non si
abbassa ad abbracciare il finto morto nel
1a maniera gi detta , quegli si leva, si -

scopa indi la Loggia per levare i di


- S6e-

ca del Tempio chiamati Gibli della Citt di


Giblim , quali erano molto stimati per ta
gliar legna ,e pietre, e costruire navi, come
apparisce ancora da Ezechiele (cap. 28. v. 9.)
Ma io credo, che la gloria di questi nofri
Gibli provenga dalla eccellenza de'buoni vini,
che si bevevano in detta Citt che per
ci celebre fra gli Scrittori Pagani sotto il
nome di Biblos. Era quefta fituata alle ra
dici del monte Libano verso il Settentrione
di Sidone. Calmet in 3. Reg. cap. 5.
segni, e s'introducono i compagni, e
novizzi, i quali non possono essere pre
senti a questa funzione e finalmente
siccome il tutto finisce poi in mangia
re, e bere, cos anche questa scena ter
mina in un pasto , unica spesa altres
per essere decorato Maestro.
A R T I c o L o VII.

Della storia d'Iran, sulla quale fondata


l'unione de'Franchi Muratori,

Icevuto colui, che viene ammesso,


i tre finti colpi di martello sulla
fronte per mano del gran Maestro, co
me se con ci avesse disposta la di lui
mente alla penetrazione di cose recon
dite, l'Oratore da un luogo elevato gli
scopre i fondamenti, e i principi, dai
quali ha origine questa societ; onde
postosi in grave contegno, come se vo
lesse & solem qeminum & duplices osten
dere Thebas , e vedendo gi gli occhi
di tutti in lui rivolti, ed intenti con que
ste, o simili parole forma il suo dire .
Non sarei giammai tanto ardito, che
io volessi attribuire alla nostra per ogni
par-
parte rispettabile unione, glorie e
non fossero sue, e nello svelarne a voi
nuovo Candidato i principj, fare come
coloro, che per tre, o quattro secoli di
origine mettono ogni lor pregio nell'an-
tichit. No certamente io non mi affati-
cher in accennarvi nelle nostre Loggie |
Stantes in curribus AEmilianos,
Et Curios jam dimidios, humerosque
minorem .
Corvinum et Galbam auriculis naso
que carentem.

Perocch molto pi antica l'origine no


stra, avendo questa cominciamento, co-
me vedrassi da quanto sono per dirvi,
fino da' tempi di Salomone.
Alla fabbrica di quel sontuosissimo
Tempio, di cui pari non mai si vide, n si
vedr, erasi stabilito da Salomone per
Architetto uno detto Iram (a), il quale
per
(a) Siccome non vi cosa alcuna pi fa
cile , che provare l'esistenza di Dio, cos
niente v' di pi difficile, che persuaderla l
ad un Ateo . Persuadere a certi Franchi Mu
ratori, che cotesta storia d'Iram una pu
ra favola, riuscir tanto impossibile, quan
tO
52
per la di lui scienza, e bont di costu
mi erasi guadagnata la stima non solo del
( - Mo
---
to facilissimo il dimostarlo: e vaglia il
vero : dopo aver letta e riletta pi volte la
sacra Scrittura, e i libri , che parlano del
vecchio Testamento, io non vedo farsi men
zione , che di tre Iram , il primo de' quali
fu l'ultimo Capitano degli Idumei , il secon
do era quel Re di Tiro, che viveva in fat
ti al tempo di Salomone, ed era suo ami
co grandissimo, a cui prest per la costru
zione del Tempio sessanta talenti d'oro, che
secondo il Calmet fanno la somma di otto
milioni, tre cento quarantatre mila , e set
tecento quaranta lire di Francia; e pan
dogli in oltre molti Artefici, e legni, e pie
1 - tre per la detta costruzione: onde s il primo,
- che il secondo di questi due Iram, come ognun
vede non pu essere il loro Architetto. Il
terzo poi, che era figlio di un di Tiro, e
di madre Giudea della Trib di Nephtali fu
un rinomatissimo artefice, che si occup per
il detto Tempio, lavorando metalli, dicen
do di lui la Sacra Storia : (3. Reg. 8. 14.)
che Salomone tulit Hiram . . . . artificem aera
rium, ed aggiungendo, che egli era pieno
Il di sapienza, intelligenza , e dottrina, sog
giunge : ad faciendum omne opus ex aere;
e certamente il lavorare in questo genere
i nOIl

-
-

53
Monarca, ma altres del Popolo dasi
intero ; e oltre il presiedere alla fabbri
ca, avea questi ancora, a cura di paga
re nell'ultimo giorno della settimana
gli Operaj, quali erano divisi in tre clas
si, cio in principianti, o sia novizzi, in
compagni, e in maestri. I novizzi si uni
vano per ricevere la loro paga all' in
torno d'una delle due colonne, che era
no nel vestibolo del Tempio, chiamata
Iachin, li compagni all'intorno dell'al
tra clhiamata Booz, e li Maestri nel Tem
pio iuteriore: per li serventi poi non si
sa dove si pagassero; ma poich la molti-,
tudine degli Operaj ascendeva a un nu
mero grandissimo (a), essendo a lui im
pos
nnn mestiere di architetto; e cos resta
evidente, che in niuno di questi si pu ve
rificare il loro Iram , e che questo Iram non
e giammai stato, che nella loro immagina
zione, tanto pi, che n anche tra le fa
vole de'Talmudisti trovasi un tal raccon
to, bench si possa dire d'essi : qualiacum
que voles Judaei somnia vendunt.
(a) Nel secondo libro de'Paralipomeni non
leggesi, che Salomone avendo sotto il suo
dominio 153. mila, e 6oo. uomini, che fion
eran Giudei di nazione, ma che ne aveva
ITO
_=

54 -

re di tutti conoscergli, per distin


guere gli uni d'una classe da quelli dell
altra, quando doveva loro dare la pa
ga aveva prefisso certe parole, ese
segni
-----

no abbracciata la religione, chiamati perci


Praseliti, li deftin tutti alla fabrica del
Tempio, 7o. mila de' quali erano destinati a
portare , 8o. mila a tagliar le pietre nelle
montagne, e 3. mila, e 6oo. erano per in
tendenti, e bench nel libro terzo de' Re,
si faccia menzione solamente di 3. mila , e
3oo. intendenti , bisogna dire, che ivi non
fiano computati 3oo. sovraintendenti , che
forse erano stabiliti per comandare a i 3. mi
la, e 3oo. a loro sottoposti ; e mi par me
glio cos rispondere, che dire , come alcu
ni, che vi sia fallo dalla parte de' librari;
perch chi non vede con questa ragione quan
ti errori si potrebbon difendere: oltre poi
a questo numero aveva obbligato 3o. mila
Israeliti, a' quali era sovrastante Adoniram
a 1o. mila per mese a travagliare pure nel
monte Libanoper il medesimo effetto, li qua
li giunti a Proseliti formavano il numero
di 163. milas, 6oo. e tra tutti questi non si ve
de il numero di quelli, che mettevano in
opera nel tempio le materie proviste , n
alcuno, che io sappia sin'ora ha fatto que
sta riflessione, i quali avendo sotto di s 2o. ,
per
55
segreti, per mezzo de'quali sapeva poi,
che paga meritavano, perocch il no-
vizzo non sapeva il segno, di cui si i
serviva il compagno, n il compagno
quello del Maestro . Nacque poi indi
una grandissima discordia tra quella
gran moltitudine d'Operaj; imperocch
alcuni de' novizzi, e compagni voleva
no sapere il segno del Maestro per quin
di tirare la paga migliore; ma non riu
scendo loro in modo alcuno di scoprire
tra loro questo segno, risolsero di vo-
lerlo sapere perforza dallo stesso Archi
tetto Iram; quindi entrato egli un gior-
no tra essi per ordinare il lavoro, fe-
cero forza contro di lui , affinch il de-
siato segno loro scoprisse, ma ricusan
dolo egli costantemente, questi in ven
detta di s alto silenzio con tre colpi
barbaramente l'uccisero, di cui il pri
IlO

per ciascuno di detti serventi ; montereb


- bero al numero di 818o. che giunti agli al
tri formerebbero il totale 17 178o. Ora chi
potrebbe dire, che un sol uomo pagasse tanta
moltitudine, quando ancora dicessimo, che
pagasse quei soli, che mettevano in opera,
di cui abbiamo stabilito a poco presso il
numero ? -- ---

V -

-----
56 ,

| - mo fu d'una pietra cuba, che ricev


all'entrata del Tempio: e mentre fuggen
do uscir voleva da un'altra porta rice
vette il secondo, qual fu d'una pietra
V quadra, e il terzo fu di martello Ga),
da cui ferito, mentre pur voleva sor
tire per un'altra porta, lo stese a terra
----- morto. Dopo la di lui morte promi
sero scambievolmente tra loro la fede d
un inviolabile segreto, giurando di non
iscoprire giammai per cosa alcuna mis
- fat-
(a) Come poteva cader morto d'un colpo
di martello, se secondo quel che si legge
al c. 6. v. 7. del libro 3. de'Re & malleas &
securis & omne ferramentum non sunt tudi
ta in domo cum aedifioaretur: ed essi stessi lo
attestano, come lo vedremo nel loro cate
chismo ? ma parr forse impossibile, che si
potessero mettere in opera i tavolati , e li
chiodi d'oro, che servirono per coprire tutto
dentro, e fuori il Tempio di lame d'oro,
di cui ciascuno pesava 5o. ficli, secondo quel
che dice la Scrittura, il che riviene a once 25. |
ma forse detti chiodi erano fatti a chiocco
la, o forse si servirono di mazze di legno;
- giacch la Srittura par che parli solamente
degli stromenti di ferro: omne ferramentum, e
cosi per ogni verso il martello di ferro, di
cui si serve il gran Mastro, non sarebbe in
alcun modo adattato all'Istoria. i
-

57
fatto s orribile, e per vie meglio na
sconderlo portarono a sepellire il cor
po del morto nella valle di Giosafat (a).
fMa essendo scorsi alcuni giorni, da che
pi non si vedeva, ordin Salomone, che
si facessero tutte le diligenze possibili
per trovare il mancante Iram ; alle pre
mure del Re si aggiunsero ancora quel
le di tutti coloro, che non avevan par
- E te
(a) Forse intendono questi Signori per
Valle di Giosafat la valle vicina a Gerusa-
lemme , ove passava il torrente Cedron; che
vogliono alcuni situata tra le mura della
Citt, e il Monte Oliveto. Ma io vorrei ben
sapere da effi, con che fondamento la chia
mano Valle di Giosafat quella valle vicina
al Mar Morto di l del DesertoThecue, ove
il Re Giosafat riport una grandissima vitto
ria; ma poich di questa valle di Giosafat non
se ne fa menzione, che nella Profezia di Joel
cap- 3. v. 2. congregabo omnes gentes in Val
lem Josaphat, & disceptabo cum eis: diremo,
che non evvi alcun luogo, che fi poffa chia
mare valle di Giosafat; ma che sar quel luo
go a noi incognito, ove Dio alla fine del mon
do far il giudizio universale, imperocch de
rivando quefta parola Josaphat da Jeova fo
phat, che fignificano in lingua Ebraica: do
minus judicavit : fi pu dire che Josaphat non
fignifichi altro in questo tefto, che giudizio
e non il Re di questo nome.
8 -

te si detestabile delitto; per il che


spedironsi varj eletti a quest'effetto del
numero de' Maestri per rintracciare , do
ve potesse trovarsi, ora passando alcuni
di questi per la valle di Giosafat, un ca
ne , che era seco loro si ferm in un cer
to luogo, fiutando, latrando e raschian
do la terra, e pareva, che dasse a co
noscere, ch'ivi fosse qualche cosa di na
scosto: per il che spinti dalla curiosit
scavarono per vedere cosa potesse esser
vi; e vi trovarono per appunto il cada-
vere d'Iram, quale risolsero subito di tra
sportare al tempio: ma il primo, che lo
tocc, avendo gridato Mak Benak, cio
la carne si stacca dagli ossi, ivi lo la
sciarono, e di nuovo lo coprirono, e per
conoscere in seguito il luogo, svelsero
un ramo d'acacia (a) che quivi vicina
Gera

(a) Acacia, secondo il Lemeri nel suo


Dizionario, un arboscello spinoso, che fa
fiori bianchi, e frutti fimili a'lupini; se ne
estrae un succo medicinale, in assenza del
quale gli speziali danno il succo delle prune
selvatiche; ma almeno in quel caso do
vrebbero diminuire il prezzo ; e siccome li
Botanici non sono fra loro n pur essi d'ac-
co

-
-
-
- - - - - - -- - - - - -
--- --- --- ---
59 -
era, e ve lo piantarono sopra, per dino-
tare ch' ivi era il cadavere sepolto, in-
di portarono la nuova a Solomone, qua
le comand , che d'indi fosse levato,
e che gli si facefsero sontuosissime ese-
quie nel Tempio, a cui tutti gli operai as
sisterono, quali per dar a conoscere, che
non avevan avuta parte alcuna nell'omi- -

cidio del loro architetto, furono pre


senti tutti coguanti bianchi, e per quan
te diligenze siansi poi fatte per iscopri
re i colpevoli, non si pot giammai rin
venirne alcuno; quindi spesse volte unen-
dosi insieme questi operaj per deplorare
la morte del loro diletto Iran giurarono
di osservare tra essi una perfetta concor- -

dia, e fratellanza ;- e per distinguersi da


quelli, che non erano del loro numero,
di servirsi de'segni di gi stabiliti.Termi
nata poi la fabbrica, disperdendosi que
2. St1

cordo; Mattioli vuole, che l'Acacia non sia


uu arboscello, ma un arbore grandissimo .
Finiremo queste osservazioni, dicendo, che
chiunque crede alle favole de'Franchi Mura
tori un vero pazzo,
Quem mala stultitia , &' quaecumque in
scitia veri
Cecum agit. Hora,
sti in varie parti del mondo, continuava
no a osservare quella perfetta unione ,
che giurarono nelle prime radunanze, che
facevano in Gerusalemme, il che deri
vando poi da padre in figlio, e riceven
do altres questi nella loro societ quel
li, che per qualche prerogativa singo
1are meritavano la loro fratellanza, per
venne sino a noi , alla quale ancora voi
nuovo Candidato avete avuto l'onore di
essere oggi ammesso . Il gran Mastro ,
gli Ufficiali, e tutti quelli, che com
pongono questa Loggia, sperano, che voi
colla probit de' costumi, colla osser
vanza delle nostre leggi, colla ubbidien
za, e con una perfettissima segretezza
servirete non poco ad illustrare la nostra
societ, che tanti ragguardevoli perso
naggi, che la compongono, s celebra
tissima la rendono.

A RT Ic o L o VIII.

- Degli Ufiziali.
D numero poi de'Maestti si eleg
gono gli Ufiziali, da me di sopra no
minati; dir dunque d'essi, che ponno la
scia
61
sciar la carica, quando vogliono, e che
alla pluralit de' voti se ne eleggono poi
altri. Il gran Mastro essendo eletto, alle
volte d un pasto, o che mette una som
ma nella cassa generale; il che si fa alle
volte ancora da altri. L'uficio del gran
N/Tastro d'indicare il giorno per tener
Loggia, il che si fa pi, o men sovente
secondo le loro forze per potersi diver
tire. Li due Intendenti poi sono quelli,
che ricevono gli ordini ridicoli del gran
Mastro per comunicarli agli altri: per e
sempio il gran Mastro dir; Primo Inten
derate, si bevi alla salute del Principe, e al
1ora comanda nella for-
ma , che si detto il brindisi, o che dir:
Secondo Intendente interrogate un tale so -----

pra una tal dimanda del Catechismo, il che


esso eseguisce, e l'altro risponde . L'ufi
cio dell'Oratore di fare un discorso,
quando si riceve un novizio, o un Mae
stro . Ho conosciuto un Cratore, che
vedendo tutte queste scioccherie volle
spiegare il tutto metaforicamente , di
cendo, che Iram significava la giustizia,
che era stata uccisa da quei, che si di
chiaravano di lei seguaci; che lasqua
dra era simbolo della rettitudine , che
E3 de
62
deve osservarsi nelle azioni; il compas
so della prudenza &c. ma questa spie
azione non piacque alla Loggia, e fu
eposto dalla carica. Il Segretario poi
tiene i conti della Loggia, che il Teso
riere obbligato a renderli, e lha il sigil
to di Loggia, in cui vi sono scolpiti i di
segni, di cui ho parlato, e vi si trovano
altres due mani introciate, che signi
ficano il tocco da Maestro: se ne serve di
questo sigillo quando si vuole scrivere a
qualche Confratello assente per fargli
onore, o a nome della Loggia, o che il Se
cretario lo presta a chi vuole scrivere in
suo particolare. Alcune Loggie se ne so
no servite per confermare le attestazioni,
che davano a un Franco Muratore, che
volessefar viaggio; ma stato general
mente giudicato un abuso, bastando solo
il farsi conoscere , come abbiamo detto
per il gesto, parola, e tocco. Il Teso
riere poi sborsa il denaro all'ordine del
gran Mastro con il consentimento della
Loggia, e ho veduto in una grande Cit
t un tesoriere, a cui molte Loggie ave
vano consegnato il loro denaro per ca
varne un buon interesse, fare un fal
limento, e lasciarli tutti mal contenti
d'es
63
d'essersi fidati d'un tal Confratello .
Sonovi poi gli Eletti, che vogliono, che
abbiano rapporto a coloro, che furono
eletti per andar in traccia d'Iram, e gli
Scozzesi, di cui non posso dir altro se
non che sono titoli, che tra loro si dan
no a quelli, che credono pi dotti nel-
le loro sciocchezze, molti de' quali sono
per tanto consapevoli del gran segreto,
che ho riservato per l'ultimo articolo,
Dimandai una volta a un di questi,
che era riputato il pi dotto, cosa si
gnificava quella, che si disegnava al
di sopra delle altre cose sul pavimento
della Loggia, e mi rispose, che signi
ficava l'ombra, che le punte delle pi
alte montagne formano nella luna: cre
do bene che questo non era consapevo
le del gran segreto. Quali influenze
) particolari poi abbia in questi affari il
loro Capo generale, che si elegge in
qualunque stato di Principe differente,
persona, come ho detto, di primo ran
go, non saprei dirlo; e quasi dubito,
se veramente accetti questa carica: so
bene che da tutte le Loggie non ci si
- rende conto di que1, che passa. Il let- ,

ti tore potr congetturare, come pi gli


E4 p1a-
64
pace, quando avr letto l'ultimo ar
ticolo .

A R T I C o L o IX.

Della disunione, e dispareri de'Franchi


Muratori .

I Farisei,
nostro Salvatore per convincere i
che non iscacciava i Demo
nj a nome di Belzeb, lor disse: Si Satanas
adversus Satanam divisus est, quomodo
stabit imperium ejus? Segno evidente,
che vi una grande unione di senti
menti tra' Demonj per mantenere il lo
ro potere. L'unione per tanto, di cui
tanto si vantano i Franchi Muratori,
certamente tra essi non si trova, sia cir
ca il soccorrersi vicendevolmente , co
me abbiamo veduto, sia per la diver
sit de' sentimenti circa la loro tradi
zione, come circa le funzioni di Log
ia; imperocch nel raccontare il fatto
'Iram alcuni vogliono, che il di lui
cadavere non fosse scoperto da un ca
ne, ma che quei , che lo ammazzarono
lo sepellissero in un luogo poco diseo
sto dal Tempio, e per segno vi pones
SeIO
3- 65
sero un ramo d'acacia, affinch poi la
notte lo trasportassero altrove, e che
quei , che lo cercano vedendo questo
ramo , ebbero la curiosit di scavare,
e cos lo trovarono: altri vogliono,
che fosse ammazzato nell'atrio, altri
nel Tempio stesso, altri che li soli com
pagni fossero complici, e altri li soli
novizzi, ed alcuni tutti due . Grande
differenza ancora circa le cerimonie,
circa la forma della Loggia, e circa il
tempo di ricevere: in alcune Loggie
fanno porre la scarpa del piede sinistro
in pianella, quando vogliono ricevere
il novizio, ed in altre il detto piede
nudo. Ho veduto in alcune ricevere tal'
uno in un giorno per novizio, il gior
no appresso per e il susse
guente per Maestfo; in altre fargli aspet
tare li mesi, e gli anni : e in un'altra
Loggia ho veduto fare le tre funzioni
in un giorno; e cos ancora circa le
spese; sicch possiamo dire ,. che i De
monj hanno pi politica d'essi per con
servarsi nel loro potere; poich ogni
lor loggia a proprio capriccio Destruit,
aedificat, mutat quadrata rorundis.
E5 AR
66 ---

A RT I C o L o X.

Del loro Catechismo

T On mi scandalizzo gi, come pon


no fare alcuni, che questi Signo
ri abbiano dato il nome di catechismo
i
al ristretto delle dimande , che conten
gono la loro cos da essi chiamata dot
trina, poich so, che questa parola de
rivata dal greco non significa altro,
che istruzione , o erudizione; ma mi
stupisco bens, che possano dichiararsi
seguaci di simili inezie; e poich al dir
de' Filosofi
Non sunt multiplicanda entia sine ne
CeSSltate

non esporr in quest'articolo, che quel


le dimande, e risposte, che non si pon
no dedurre dal decorso dell'opera qua
li ponno essere le seguenti , quali , mal
grado il giuramento, alcuni d'essi met
tono in iscritto per poterle meglidi im
parare, e parere pi dotti.
D. Siete voi Muratore?
R. Li miei fratelli, e compagni mi
conoscono per tale.
D. Perch vi siete fatto Muratore g
R. Per
67
R. Perch era nelle tenebre , e ho
voluto veder la luce,
D. Quando voi avete veduto la luce,
ch'avete scoperto?
R. Tre gran lumi .
D. Che significano questi tre gran
lumi ? - - -------
R. Il Sole, la Luna, e il gran Ma
stro della Loggia.
D. Dite il motto da Novizio . .
R. Dite la prima lettera, ed io vi
dir la seconda .
D. Che significa questa parola Iakin?
R. E' il nome d'una delle due colon
ne di bronzo, che erano alla porta del
Tempio di Salomone, ove si univano li
Novizj per ricevere la loro paga, ( e
cos s'interroga per il motto da compa
gno D.
D. Che altezza avevano queste co
lonne ?
R. Dieciotto cubiti (a).
E6 D. Quan
(a) Se giammai i Franchi Muratori dico
no la verit, circa la misura di queste
colonne , e abbench nel secondo de'Para
lipomeni dicafi , che queste colonne aveano
35. cubiti d'altezza, senza dar il torto a'
li
68
D. Quanto avevano di rotondit?
R. Dodici .
D. Quanto di spessezza?
R. Quattro diti.
D. Dove siete stato ricevuto ?
R. In una Loggia regolare, e per-
fetta. --
D. Come si chiama questa Loggia?
R. La Loggia di S. Giovanni -
D. Dove essa situata?
R. Nella valle di Giosafat in Terra
Santa , ove cane non latra , lione non
ruggisce, n donna cicala.
D. Su che essa fondata ?
R. Sopra tre colonne: la saviezza,
la forza , e la bellezza; la saviezza per
cominciare, la forza per eseguire, e la
bellezza per i'ornametto.
D. Come eravate vestito?
R. N nudo, n vestito , n calzato,
n scalzo, e sprovvisto d'ogni sorte di
metallo.
D. Perch eravate sprovvisto d'ogni
sorte di metallo?
R. Per

librari, come fanno alcuni, il che mi pa


re un bel impiaftro, fi pu dire, ivi
forse si mette l'altezza di tutte due.
- 69
R. Perch quando si fabbric il Tem
pio di Salomone, li legni, e le pietre
mandavansi cos preparate, che non si
sent alcun colpo di martello, o d'al
tro stromento per metterle in opera.
D. Qual la forma della Loggia?
R. Un quadrato lungo.
D. Qual la sua lunghezza 9
F.Dall'Oriente all'Occidente .
- D. Quale la sua larghezza?
R. Da Mezzogiorno a Settentrione.
D. Quale la sua altezza?
R. Dalla superficie della Terra sino
al Cielo . -

D. Perch rispondete cos?


R. Per dar ad intendere , che i Fran
chi Muratori sono dispersi per tutta la
Terra, e non formano per tanto, che
una Loggia sola .
D. Quante finestre vi sono?
R. Tre ; una all'Oriente, l'altra all'
Occidente, e l'altra a Mezzogiorno (a). -

i D. Perch non v' finestra al Setten


trione ?
R. Perch la luce del Sole non viene
mai da quella parte.
D. Quan
ti (a) Si veda l'offervazione fatta a questo
soggetto nella Prima Parte.
7o
D. Quante persone si ricercano per
comporre una Loggia?
R. Tre la formano , cinque la com
pongono, e sette la rendono perfetta.
D. Chi sono questi sette ?
R. Il gran Mastro, il primo, e se
condo Intendente, due Compagni, e
due Novizj.
D. Dove resta il gran Mastro 3
R. All'Oriente.
D. Perch?
R. Siccome il Sole apre il corso al
giorno dall'Oriente, cos il gran Ma
stro deve restarvi per aprire la Loggia,
e mettere in opera li Muratori .
D. Come vestito il gran Mastro?
R. D'un vestito giallo con calzette
turchine. ( Fanno allusione al com
passo . ) - -

D. Dve si tengono gl'Intendenti?


- R. All'Occidente . ,
- D. Perch?
R. Siccome il Sole termina il suo cor
so all'Occidente, cos gl'Intendenti, si
tengono all'Occidente per pagare gli ope
raj, e chiudere la Loggia. -

D. Dove si tengono i Maestri 2


R. A mezzo giorno.
D. Per-. -
71
D. Perch 2
----

R. Perch siccome il Sole nel merig


gio nella sua pi grande forza, li Mae
stri si tengono a Mezzogiorno, per
rinforzare la Loggia .
D. Dove si tengono i Compagni?
R. Dispersi per tutta la Loggia.
D. Perch?
R. Siccome i Compagni sono gli ope
raj, e che il travaglio si deve far da per
tutto, cos essi si tengono indifferente
mente in tutte le parti della Loggia.
D. Dove si tengono i Novizzi?
. R. Al Settentrione.
D. Perch?
R. Perch essendo ancora nelle tene
bre , dal Settentrione, che luogo te
nebroso , osservano il travaglio de'
Compagni,
D. Quanti ornamenti sono nella Log
ia 2
g R. Tre.
D. Quali sono?
R. Il pavimento Mosaico, la frangia,
e la stella risplendente.
D. Quante cose preziose vi sono?
R. Sei ; tre mobili , e tre immobili:
le tre mobili sono la squadra, il livel
lo,
72
lo, e il perpendicolo; le tre immobili
la pietra rozza per i Novizzi, la pie
tra cuba per agguzzare gli stromenti per
li Compagni, e la tavola a disegnare
per i Maestri.
D. Come siete stato ricevuto Com
pagno? , , ,
R, Per la lettera G. e il compasso -
- - D. Avete travagliato?
. R. S dal luned mattina sino al sab
bato sera .
- D. In che consiste il travaglio d'un
- Muratore?
R. In squadrare, e pulire le pietre,
metterle a livello, e formare una mu
raglia a cordone . -

D. Con che avete travagliato?


R. Con la calcina, la zappa, e la
pietra cotta , che significano la libert .
la costanza, e il zelo.
D. Siete stato pagato?
R. S, nella camera interiore C se
Maestro . )
D. Siete Maestro?
R. Conosco l'acacia, esaminatemi,
e mi approverete se lo merito.
D. Qual la prima cura d'un Mu
ratore?
R. Di
R. Di vedere se la Loggia be
perta.
D. Come siete entrato nel Tempio
di Salomone ?
R. Per sette scalini d'una scala fat
ta a lumaca, che si monta per tre,
cinque, e sette (a). -

D. Che et avete?
R. Sette anni, e pi, (se Ufizia
le -D Cinque anni, ( se Maestro)
Tre C se Novizzo, o Compagno) (b).
D. Che ora 2
R. Mezzogiorno ( se di mattino).
Mezzo giorno intiero C se mezzogior
no D. Mezza notte ( se sera.) Mez
za notte intiera ( se mezza notte).
D. Come viaggiano i Novizzi, e Com
pagni?
- R. Dall'

(a) Se intendono la scala a lumaca, che


Salomone fece fare nella spessezza della mu
raglia per montare a' tavolati superiori ,
che li Signori Interpreti hanno voluto chia
mare cenacoli , come ne sanno il numero
degli scalini ? " -
(b) Vogliono fare quivi allufione al tem
po, che dicono, che li facevano restare
per essere ammessi da un grado all'altro al
cominciamento di- questa Compagnia -
74
R. Dall'Occidente all'Oriente, per
andar a cercar la luce . ( Poi li fanno
fare il passo. ) -

D. Come viaggiano i Mestri


. R. Dall'Oriente all'Occidente per
spandere la luce.
D. Se uno de'vostri Fratelli fosse
perduto, dove lo trovereste? -

R. Tra la squadra, e il compasso.


D Qual il Nome d' un Muratore e
R. Gabaon (a). -

D. Qual' quello d'un suo figlio


R. Laufton . . .
D. Qual il privilegio, che lha in
Loggia il figlio d'un Maestro?
R. D'esser ricevuto prima d'ogn'al
tro, quando anche fosse una testa co
ronata.
D. Quan
(a) Gahaon nome di citt metropoli, i
di cui abitanti, come leggesi nel lib, di
Giosu, cap 9. per aver ingannato Giosu,
fingendo d'essere d'un paese lontano, li ma
led, e gli obblig a servire come schiavi
nel Tempio per tagliar legna, e portar acqua
tanto essi , quanto i suoi discendenti. Ga
baon deriva da Gabaat, che in Ebraico, si
gnifica monte; ma io in questo caso creda
che sarebbe meglio farlo derivare dalla pa
rola italiana gabbare.
- 75
D. Quando un Muratore si trova in
Pericolo, che deve fare per chiamare i
suoi Fratelli al soccorso 2
R. Deve mettere le mani giunte coi
diti intrecciati sulla testa, e dire: a
me figliuoli della vedova .
D. Che significano queste parole?
R. Siccome la moglie d'Iram dimor
vedova dopo la morte d'esso, li Fran
chi Muratori, che si riguardano come
discendenti d'Iram , chiamansi figli del
la Vedova .
D. Che pena evvi per un profano,
che si trovi nascosto in Loggia?
R. Si mette sotto una grondaja, o una
tronba , o una fontana, sinch sia tut
to bagnato dalla testa sino a' piedi .
D. Dove conservate voi il segreto de'
Franchi Muratori?
R. Nel cuore .
D. Dove ne tenete la chiave ?
R. In una scatola (a) d'avorio . (Se
si parla a un Franco Muratore estero
gli si fanno le dimande seguenti.)
D. D'on

(a) Fanno allufione alla bocca. Le altre


osservazioni, che si ponno fare circa il ri
dicolo di questo loro Catechismo si vedono
nel decorso dell'opera.
76
D. D'onde venite 2
R. Dalla Loggia di S. Giovanni .
D. Che apportate ?
R. Buon ricevimento al fratello, che
visita .
D. Niente altro?
R. Il gran Mastro della Loggia vi
saluta per tre volte. -

- Ed ecco tutto il ristretto della lo


ro dottrina: ecco le dimande principa
li, che tra loro si fanno, e che ogni
uno obbligato a sapere: ma tutto ci
non che un fumo per offuscare, e che
non ha a fare cosa alcuna col gran se- |
greto, che per corona dell' opera dichia
rer in questo ultimo seguente arti
colo ,

AR
77
A RT 1 c o Lo U LT I n o
Scoperta del gran Segreto .

D una persona per appunto del


ordine, molto rinomata per il sa
Pere, scopersi in che consisteva que
sto gran segreto. M'immaginavo bene,
che tutte le cerimonie, e la storia d'Iran
non dovevano essere, che un velo, che co
iprisse qualche altra cosa; ed in fatti non
m'ingannai, poich mi disse apertamente,
che tutti questi apparati non erano, che
per abbagliare gli occhi degli ignoranti;
Ima che il vero , ed unico motivo di
questa s numerosa compagnia non era ,
che d'introdurre l'esercizio della pura
religione naturale, unico mezzo, dice
va esso, per mantenere una vera unio
ne nel genere umano, senza aver riguar
do a rivelazione alcuna. Quale fosse il
mio raccapriccio a tale risposta, lascio
considerare a chi nato, ed elevato nel
grembo delIa Chiesa Cattolica , non ha
permesso, che la luce di s santa Reli
gione siasi nel suo cuore offuscata per
la libert del vivere. M'insinuai in se
guito presso d'alcuni altri, che scoper
S1
78
si del medesimo sentimento, e tutti
gente letterata, anzi m'accorsi, che que
ste idee s'introducevano ancora nello
spirito de' Franchi Muratori illetterati,
che erano disposti a riceverle . Se poi
ci sia il motivo di tutte le Loggi e dell'
universo non potrei assicurarlo: pare
per tanto molto verisimile, se si fa
attenzione al gran segreto, che si os
serva, sia perch ci non viene comau
- nicato a tutti i suoi associati, sia per
ch in quelle Loggie non mai si parla
di Religione, ed egualmente vi si am-
mettono li Cattolici, che li Protestan
ti, o di qualsivoglia altra Religione,
sia perch pare impossibile, che que
sta compagnfa siasi unicamente fonda
ta per piangere la morte d'un finto per
sonaggio, sia in fine dall'istesso nome ;
poich secondo quel che mi disse quell'
eccellente Maestro, il nome di Franco
aggiunto a Muratore non vuol dir al
tro, che libero d'ogni giogo di Religio
ne; onde credo, che a giustissima ra
gione furono successivamente scomuni
cati dai due ultimi Pontefici (a), e
- InOn

(a) Clemente XII. gli scomuninci l'An


O
non vengono da alcuni Principi
rati ne loro paesi. Ed ecco o lettore
uanto ho promesso dal principio, da
nne fedelmente eseguito, ed interamen
te soddisfatta la pi grande curiosit,
che aver si possa circa i Franchi Mu
ratori -

no 738. e Benedetto XIV. l'Anno 175r.


Pandette l. 47. tit. 22. De collegiis,
poribus illicitis vengono proibire tutte
le affociazioi, che si fanno senza l'auto
rit pubblica.
I N D I C E

P A R T E P R IM A.
ART.I. Origine de' Franchi Muratari -
II. Loro Gerarchia, Classi, e Leggi -
III. Loro segni in Generale.
IV. Della Loggia, e sua struttura .
V. Di ci, che si fa nella Loggia .
VI. Come soccorrano i Confratelli biso
gnosi, e ricevano gli esteri.
VII. Quali persone ricevano, e quali esclue
dano.
-.
- -- -
P A RTES
--
EcONDA
ART. I. Dei Franchi Muratori Serventi . 27
II. De' Novizgi. - 29
III. Lo strano apparato della Loggia,
quando si riceve un Novizzo. 33
IV. Come viene ricevuto il Novizzo . 37
V. Della maniera dii ricevere i Compa
gni - . ''a -
432
VI. Maniera di ricevere i Maestri .
VII. Della Storia d'Iram, sulla quale
fondata l'unione de' Franchi Mura
fO' , 5o
VIII. Delli Uffigiali. 6o
IX. Della disunione, e dispareri de'Fran
chi Muratori . 64
X, Scoperta del gran Segreto. 77