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La Favola

La favola in "Enciclopedia dei ragazzi"


treccani.it
La struttura del genere letterario favola: intreccio, personaggi e morale
studentville.it
Esopo in "Enciclopedia dei ragazzi"
treccani.it
La volpe e l'uva
scuolissima.com
Il fascino delle favole - Didattica e apprendimento - Education 2.0
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A cosa servono le fiabe?
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Favola in "Enciclopedia dei ragazzi"
treccani.it

Favola
Raccontare una storia e insegnare una morale
La favola un elemento ricorrente nella cultura di ogni paese: nasce dal piacere di raccontare, proprio
dell'uomo, e rappresenta spesso la voce e le esperienze della gente umile. Le favole parlano dei vizi e
delle virt dell'uomo e vogliono sempre insegnare qualcosa, in modo semplice e ripetitivo. Come
genere letterario, le favole pi antiche sono quelle dell'Egitto e dell'India, dal contenuto avventuroso.
Nella Grecia antica e a Roma era diffusa la favola con animali parlanti, definita esopica dal nome del
leggendario inventore, Esopo. Dal mondo germanico medievale provengono i racconti con una forte
componente magica e fantastica.

Storie che vengono da lontano


Una nonna, seduta sul divano, racconta di sera una storia alla nipotina accanto a lei, prima di andare a
letto. "C'era una volta una ragazza povera ma bella"; oppure: "Un giorno una volpe astuta incontr
un asino". Sono storie che vengono da lontano, storie in cui non ci sono i grandi protagonisti del
mito o della leggenda, spesso non ci sono neppure i nomi dei personaggi. In queste storie contano i
caratteri dei protagonisti, che in genere sono sempre uguali, da storia a storia: la strega cattiva, il
principe azzurro, il vecchio pescatore, il cane fedele. Sono personaggi senza tempo e senza luogo, che
rimangono nella memoria proprio per la loro semplicit. Ci sono i buoni e i cattivi, i furbi e gli
sciocchi, i vecchi e i giovani, i belli e i brutti, gli umili e i potenti.
E soprattutto c' chi vince e chi perde. Quasi sempre sono i buoni a vincere, ma a volte sono l'astuzia e
l'intelligenza a spuntarla; in qualche occasione il potente che vince sull'umile, comunicando cos un
senso amaro di pessimismo. In ogni caso, qualunque sia il finale, ogni storia insegna qualcosa, vuole
dare a chi l'ascolta un messaggio di verit: spesso un messaggio rassicurante e costruttivo. Ecco la
favola.

Come funziona una favola?


Il termine favola, come anche fiaba, deriva dalla parola latina fabula, che indica semplicemente un
"racconto", anche quello che si tramanda di padre in figlio, o che si diffonde porta a porta. La favola
quindi principalmente narrazione e racconto, ma non ha una funzione di solo intrattenimento.
In queste brevi narrazioni sono protagonisti, insieme agli uomini, anche animali, piante o esseri
inanimati, che sono per sempre il simbolo o la rappresentazione di un vizio o di una virt tipicamente
umani. Le favole, inoltre, si concludono quasi sempre con un insegnamento di saggezza pratica o con
una verit morale e, come genere letterario, si presentano per lo pi in versi.
Il termine viene per spesso usato in senso lato con il significato di novella, o di racconto che parla di
un mondo fantastico o irreale. In tal senso si confonde spesso con la fiaba, che invece ha per
protagonista un uomo o una donna, nella cui vicenda entrano spiriti benefici e malefici, fate, streghe,
demoni e cos via.

Le antichissime origini
Se chiediamo a un anziano da chi abbia appreso le favole che conosce, ci risponder di averle imparate
da bambino dai suoi nonni, che a loro volta avevano ricordato i racconti uditi da piccoli. Le favole di
oggi, in effetti, sono per la maggior parte uguali a quelle di ieri, e sono arrivate a noi anche attraverso la
memoria di chi ha conservato i racconti delle generazioni precedenti. quella che si chiama
trasmissione orale, e che avviene a livello popolare. Sono storie che sottolineano i valori degli umili,
ma anche i loro difetti e si concludono spesso con una morale o un proverbio.
Accanto a questa tradizione di origine popolare, fin dall'antichit la favola ha suscitato l'attenzione di
scrittori e pensatori che da una parte raccolgono e utilizzano le favole popolari a loro note, dall'altra ne
creano di nuove, dando vita a un vero e proprio genere letterario. In tutte le et e in tutti i paesi
troviamo favole dai contenuti pi disparati, tuttavia generalmente ogni cultura predilige un particolare
tipo di contenuti e favole.

Le favole esopiche: dalla parte degli umili


Nella tradizione occidentale la favola compare gi nei primi testi greci a noi noti, impiegata per
esemplificare un messaggio etico e sociale: spesso la favola d voce alla morale e ai valori delle classi
umili, in contrasto con l'arroganza dei potenti. Le origini della favola come genere letterario sono
tuttavia legate alla figura, in parte leggendaria, di Esopo. Originario dell'Asia Minore, forse schiavo,
Esopo nell'immaginario antico il sistematore di un grande patrimonio di favole tramandate oralmente,
alcune di origine orientale. I protagonisti sono perlopi animali parlanti (a volte piante), pi raramente
figure umane. Gli animali delle favole esopiche hanno spesso caratteri e personalit fissi, ben delineati:
il leone coraggioso e superbo; l'asino ignorante e maldestro; la volpe astuta e imbrogliona; la formica
leale e laboriosa. Queste figure animali sono allegorie dei vizi e delle virt dell'uomo: ogni favola si
conclude, infatti, con una frase breve e incisiva (a volte un proverbio) in cui si propone un
insegnamento morale. Numerosissime sono le favole esopiche ancora oggi prese a esempio e ben note
ai lettori di ogni et: La volpe e l'uva, Il lupo e l'agnello, La cicala e la formica.
La tradizione di Esopo viene ripresa, nel mondo romano, da Fedro, che traduce le favole greche e ne
aggiunge altre, sottolineando il tema, sociale e politico, del rapporto tra umili e potenti, in racconti che
esaltano l'astuzia e la destrezza, sempre dalla parte degli umili. Grazie agli imitatori di Fedro, perlopi
anonimi, la favola esopica attraversa tutto il Medioevo cristiano e arriva all'et moderna: il francese
Jean de La Fontaine, nel 17 secolo, ne rinnova l'arguzia e la leggerezza.

Da Oriente a Occidente, da Settentrione a Meridione


L'Oriente, dall'Egitto all'India, passando per i paesi arabi, vanta una delle tradizioni pi antiche del
genere favolistico. Gi sulle tavolette babilonesi e sui papiri egiziani di pi di duemila anni prima di
Cristo si leggono raccolte di favole incentrate sulla fortuna, sulle virt o i vizi umani: molte passano gi
nell'antichit, attraverso i racconti di mercanti e viaggiatori, nel mondo greco, e di qui nella tradizione
europea.
Ma a partire dal Settecento che cominciano a circolare, in Europa, nuove raccolte di favole.
L'esempio delle favole di La Fontaine ripreso in Germania, in Russia e in Italia. Durante il Settecento
e l'Ottocento troviamo, in Italia, una nutrita schiera di favolisti, come Tommaso Crudeli, Giambattista
Casti, Lorenzo Pienotti.
Nel Novecento, la tradizione della favola vera e propria stata ripresa in dialetto romanesco dal poeta
Trilussa, mentre, pi di recente, Gianni Rodari nelle Favole al telefono (1961) ha rinnovato la funzione
educativa della favola con i suoi consigli e ammaestramenti finali. Sempre di Rodari l'Enciclopedia
della favola, dove sono raccolte favole di tutto il mondo, dalle russe alle africane. A questo proposito,
va ricordata la recente traduzione e diffusione di molte favole africane, straordinariamente originali
proprio per il loro contenuto: i protagonisti non sono solo animali, ma anche pietre o alberi a cui viene
attribuita un'anima. Le favole africane sono particolarmente interessanti perch presentano
insegnamenti originali, con una morale a volte diversa dalla nostra.
La struttura del genere letterario favola: intreccio, personaggi e morale
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La favola un genere letterario di antichissime origini, un racconto breve e semplice di natura


fantastica ricco di saggezza popolare. probabilmente originaria dellIndia, anche se la pi antica
attestazione di una favola si ha in Esiodo, nelle Opere e i Giorni, con il racconto dellusignolo che
cerca invano di impietosire lo sparviero che lo ha imprigionato, e si conclude con un finale moralistico.
Il termine deriva dal latino fabula, dal verbo fari, che significa parlare, ed nata come un racconto
orale narrato di generazione in generazione.

Origine ed evoluzione della favola


Presente in tutte le antiche civilt dellarea del Mediterraneo e dellOriente, la favola si sviluppa
soprattutto nella cultura greca, come provano le composizioni di Esiodo e di Archiloco; solo con la
figura di Esopo, per, schiavo originario della Frigia vissuto nel VI sec. a.C., e quindi di cultura greca,
e di Fedro, liberto del I sec. a.C.-d.C., di cultura latina, la favola assume importanza come genere
letterario e riceve un'elaborazione stilistica.
Nel Medioevo, si utilizza molto come materiale per esercitazione scolastica, e avr notevole successo
con le raccolte del "Romulus" o "Aesopus Latinus" dei vari "Bestiarii", e del "Roman de Renart".
Nel Rinascimento, ma soprattutto nel '600 con Jean de La Fontaine (1621-1695), la favola vivr un
nuovo sviluppo, con una rinnovata eleganza stilistica e una caratterizzazione psicologica pi marcata
dei personaggi.
Anche negli ultimi secoli alcuni autori hanno seguito la tradizione popolare e allegorica degli animali
parlanti, come gli italiani Trilussa (1871-1950) e Gadda (1893-1973).

La morale della favola


Lo scopo principale di una favola raccontare in modo semplice una situazione fantasiosa con lo scopo
nobile di insegnare il comportamento pi giusto a chi ascolta o legge; questo messaggio si chiama
morale.

I protagonisti della favola


I personaggi sono quasi sempre animali, ma non mancano racconti fantastici dove intervengono
soltanto uomini, soprattutto nelle favole moderne; i protagonisti si comportano come alcuni uomini e
ne riflettono vizi e virt in forma stereotipata e allegorica: il leone rappresenta il coraggio, la volpe la
furbizia, il lupo la prepotenza, il cane la fedelt, il gatto la superbia, l'oca la purezza, il serpente
l'inganno. Anche oggi, nel nostro immaginario comune e popolare associamo questi animali ad alcuni
pregi e difetti umani, personificandoli.
La struttura della favola
La struttura semplice, caratterizzata da periodi brevi con un utilizzo frequente dei discorsi diretti; ad
una situazione iniziale segue lo svolgimento della trama, che mette in difficolt un protagonista
attraverso alcune situazioni tipiche come i tranelli, gli inganni, semplici conversazioni, lotte, cui segue
una conclusione con un insegnamento, implicito o esplicito, che premia le virt e punisce chi in
difetto. Purtroppo, come nella vita, anche nella favola pu accadere linverso: in tal caso se ne ricaver
una morale negativa.
In generale ambientazione del racconto e tempo in cui questo si svolge non sono definiti; questa
caratteristica rende la favola duratura nel tempo e universale, e quindi linsegnamento che ne deriva
vale per tutti al di l del tempo e dello spazio.
Esopo in "Enciclopedia dei ragazzi"
treccani.it

Esopo
Enciclopedia dei ragazzi (2005)
di Gianfranco Mosconi
L'inventore della favola
Esopo una figura immersa nella leggenda: si ignorano le vicende della sua vita, non si sa con
esattezza quando sia vissuto (nel 7-6 secolo a.C.), non si conosce alcun testo certamente suo. Alcuni
studiosi hanno perfino dubitato della sua reale esistenza. I Greci ne fecero il protagonista di racconti e
storielle in cui brillava la sua acutezza d'ingegno, e soprattutto gli attribuirono la creazione di una ricca
raccolta di favole. L'insieme delle favole di Esopo, riscritte e arricchite nel corso dei secoli per opera di
altri autori senza nome, arriv a circa alcune centinaia: tali favole furono spesso imitate o riprese da
scrittori successivi, antichi, come Fedro, o moderni
Una vita romanzesca (e romanzata)
La vita di Esopo narrata nel Romanzo di Esopo, uno scritto del 1-2 secolo d.C., il cui primo nucleo
risale forse al 5 secolo a.C. poich il poeta Aristofane e lo storico Erodoto ne conoscevano gi alcuni
episodi. Nel Romanzo, oltre a numerosi dettagli di fantasia aggiunti per dare piacevolezza al racconto,
vengono riportate molte favole, che sarebbero state raccontate dal protagonista in varie occasioni della
sua avventurosa esistenza. Secondo il Romanzo, Esopo sarebbe stato uno schiavo frigio, "schifoso,
pancione, con la testa sporgente e il naso schiacciato, gobbo, olivastro, bassetto, con i piedi piatti, corto
di braccia, storto, labbrone", inizialmente perfino incapace di esprimersi. Questi particolari, certamente
inventati , vogliono dare l'idea di un individuo di umilissime condizioni che, nonostante le apparenze,
si riveler ricco di doti e di ingegno.
Come le sue favole, anche il racconto stesso della vita di Esopo ha un significato morale: non bisogna
fidarsi delle apparenze, e non sempre a un bell'aspetto corrispondono intelligenza e onest. Infatti, il
deforme Esopo in grado, con le sue trovate, di smascherare senza uso della parola inganni e
sopraffazioni dei suoi compagni di servit. Esopo riceve allora, per ricompensa divina, il dono della
parola e dell'eloquenza; viene poi venduto a un filosofo, il quale resta pi volte sorpreso, o beffato, dai
suoi consigli. Ottenuta la libert, si guadagna la fiducia dei cittadini dell'isola di Samo dove viveva
con il suo padrone consigliandoli in varie occasioni, spesso per mezzo di favole! Ormai libero, Esopo
compie lunghi viaggi in Oriente ed ospite alla corte di vari re, dei quali si conquista il favore con le
sue sagge risposte a enigmi e domande di vario genere. Infine, tornato in Grecia, nel santuario di Delfi
dedicato al dio Apollo, Esopo viene condannato a morte per aver denunciato la rozza stupidit degli
stessi abitanti di Delfi. Le favole che anche in questa occasione egli narr, per invitare i cittadini a non
compiere un tale delitto, non riuscirono a salvarlo. Tuttavia, secondo la leggenda, Apollo ne vendic la
morte con una pestilenza; e la fama della saggezza di Esopo, grazie alle sue favole, si diffuse nel
mondo.
La favola esopica
Una favola esopica consiste in un brevissimo racconto, presentato in modo chiaro ed essenziale: i
protagonisti sono animali, talvolta anche piante (melograno, melo, olivo, rovo) e perfino oggetti
inanimati (muro, chiodo) o fenomeni naturali (inverno, primavera). Scopo della favola illustrare, con
il suo svolgimento, le regole che dovrebbero guidare o che guidano (non sempre nel bene) il
comportamento degli esseri umani. Il significato morale di ogni favola chiarissimo, ma a molte di
esse, in et successiva, fu aggiunta una frase (una massima) che lo spiega ancora pi chiaramente.
Ogni animale incarna e simboleggia una specifica qualit, negativa o positiva, secondo associazioni che
sono vive ancor oggi: cos la volpe simbolo dell'astuzia, ma anche dell'avidit e della slealt; la
formica incarna le doti del risparmio e del duro lavoro, la cicala immagine di chi, per amore dell'ozio
e del piacere del momento, si condanna alla miseria futura.
Un insegnamento morale
Fra le pi celebri favole che i Greci attribuivano a Esopo vi appunto quella della cicala e delle
formiche: "Durante l'inverno, le formiche facevano asciugare il loro grano, bagnato. Ecco che una
cicala, affamata, chiedeva loro del cibo. Le formiche le risposero: "Perch durante l'estate non hai
raccolto anche tu provviste?". E la cicala rispose: "Non avevo tempo, ma cantavo armoniosamente". Le
formiche, allora, scoppiarono a ridere, dicendo: "Ma allora, se d'estate cantavi, ora che inverno
balla!"".
Al racconto segue la massima finale (probabilmente, come si detto, un'aggiunta successiva), che
dichiara il contenuto morale della vicenda: "La favola insegna che non si deve essere trascurati in
nessun affare, per non soffrire e non trovarsi nei pericoli". Come in questo caso, spesso le favole
esopiche hanno una funzione di ammaestramento morale: vogliono, cio, mostrare, a chi le legge o
ascolta, come bisogna comportarsi: cos nel caso della favola della cicala e delle formiche, che ci
ricorda l'importanza dell'impegno e della previdenza.
La critica dei difetti degli uomini
Molte favole esopiche si limitano a mettere in evidenza la cruda ingiustizia, la prepotenza e l'arroganza
che dominano nei rapporti fra gli esseri umani, senza poter proporre una positiva regola di
comportamento. Cos avviene in Il muro e il chiodo: "Un muro, trafitto violentemente da un chiodo, gli
diceva: "Perch mi trafiggi, io che non ti ho fatto nessun torto?". Rispose il chiodo: "Non sono io il
colpevole di ci, ma quello che da dietro mi spinge con violenza"". Manca la massima, ma il senso
chiaro: spesso al mondo chi commette un torto costretto a farlo dalla violenza di altri, ancora pi
potenti e prepotenti.
Molte altre favole esopiche come fa lo stesso Esopo nel Romanzo a lui intitolato mettono in ridicolo
la stupidit, la meschinit d'animo o la sciocca vanit degli uomini: "Una volpe affamata, quando vide
alcuni grappoli d'uva che pendevano da un pergolato, voleva afferrarli, ma non ci riusciva. Allora,
andandosene via, disse a s stessa: "Sono grappoli acerbi"" (La volpe e il grappolo d'uva).
In alcuni casi, infine, la favola esopica riflette sulle dure condizioni che regolano l'esistenza umana,
come in I Beni e i Mali: "I Beni, poich erano deboli, furono messi in fuga dai Mali, e si rifugiarono in
alto, nel cielo. Chiesero allora a Zeus come dovevano comportarsi verso gli uomini. Egli disse loro di
non presentarsi agli uomini tutti insieme, ma uno per uno. Per questo, i Mali si presentano di continuo
agli uomini, mentre i Beni giungono a essi pi lentamente, dovendo scendere dal cielo".
Il punto di vista della gente semplice
Anche se le favole esopiche spesso offrono norme di comportamento e condannano i vizi umani (la
stupidit, l'avidit, la superbia, l'ingiustizia e la prepotenza del debole contro il forte, del ricco contro il
povero), tuttavia esse non propongono quasi mai conclusioni in cui la giustizia prevalga sull'ingiustizia,
la bont d'animo sulla cattiveria. Talora, l'unica arma del debole contro la violenza l'astuzia oppure la
semplice sottomissione. Il fatto che Esopo fosse, secondo la leggenda, uno schiavo, destinato a subire
l'ingiustizia della propria condizione, e che fosse riuscito a ottenere libert e considerazione grazie alla
propria astuzia, corrisponde perfettamente alla situazione di molti protagonisti animali delle favole a lui
attribuite.
La visione del mondo che emerge da queste favole , in genere, pessimista ("cos va il mondo, male!,
ma non ci si pu far nulla"), ed la visione propria della gente del popolo. La gente umile, con le
favole attribuite a Esopo, un servo brutto e povero ma tutt'altro che stupido, esprimeva cos la propria
protesta (rassegnata ma non silenziosa) contro le ingiustizie che era costretta a subire senza poter
sperare in un mondo diverso e migliore.
La volpe e l'uva
scuolissima.com

La volpe e l'uva una delle pi celebri favole attribuite a Esopo, talmente famosa che da essa deriva il
proverbio "Fare come la volpe con l'uva". Anche il proverbio persiano "Il gatto che non pu
raggiungere la carne dice che ha un cattivo odore" pur essendo scritto diversamente riprende lo stesso
concetto.
In questa pagina trovate sia la versione di Esopo tradotta dal greco, sia quella di Fedro tradotta dal
latino. Queste due sono le uniche originali, tutte le altre reperibili in rete sono favole abbellite con
informazioni aggiuntive e nuovi personaggi per rendere pi piacevole la lettura ai bambini. Nonostante
le diverse varianti il significato finale rimane sempre lo stesso.

Testo (Esopo):
Una volpe affamata, come vide dei grappoli d'uva che pendevano da una vite, desider afferrarli ma
non ne fu in grado. Allontanandosi per disse fra s: Sono acerbi. Cos anche alcuni tra gli uomini,
che per incapacit non riescono a superare le difficolt, accusano le circostanze.

Testo (Fedro):
Spinta dalla fame una volpe tenta di raggiungere un grappolo d'uva posto sin alto sulla vite, saltando
con tutte le sue forze. Non potendo raggiungerla, esclama: "Non ancora matura; non voglio coglierla
acerba!". Coloro che sminuiscono a parole ci che non possono fare, debbono applicare a se stessi
questo paradigma.

Testo (per bambini):


C'era una volta una volpe molto furba.
Al suo apparire tutti gli animali del bosco fuggivano,
sapendo quanto fosse crudele e insaziabile,
tanto che alla fine si ritrov senza pi niente da mangiare.
Affamata, la volpe giunse in un vigneto.
Pass di fianco a dei tralci di vite da cui pendevano
grossi grappoli d'uva matura,
che parevano dolci e succosi.
"Uva? Con la fame che ho, meglio che niente..."
si disse la volpe.
Cos si alz sulle zampe posteriori e salt
con agilit per afferrare un po' d'uva,
ma non riusc a raggiungerla.
Allora si allontan per prendere la rincorsa e prov ancora,
con tutte le sue forze.
Riprov pi e pi volte, con ostinazione ma senza alcun successo:
i grappoli d'uva sembravano sempre pi lontani.
"Cra! Cra! Cra!" rideva dall'alto di un ramo una cornacchia,
prendendosi gioco di lei.
" Quest'uva troppo acerba!
Poco importa se non riesco ad afferrarla...
ritorner quando sar matura!"
Concluse ad alta voce la volpe,
gonfiando il petto per darsi un contegno,
nonostante la delusione patita e la pancia vuota.

Analisi del testo


Tipologia: favola.
Personaggi: la volpe.
Spiegazione: Al contrario di altre favole o racconti, la volpe non astuta, bens incapace di
raggiungere un obiettivo che si era prefissata: arrivare all'uva con un salto per sfamarsi. Ancora
affamata e frustrata per non essere riuscita ad arrivare all'uva, si allontana dicendo che "non ancora
matura". Con tale espressione, la volpe vuol far credere che inutile fare tanti sforzi per un grappolo
duva acerba; l'unica che probabilmente riuscita a ingannare solo se stessa.
Morale: La morale del racconto che non bisogna disprezzare ci che non si pu ottenere. Questo
comportamento della volpe una tipica abitudine di quelle persone che non riescono ad ammettere di
non essere portati per fare un determinato lavoro e, per nascondere le proprie lacune, mentono sapendo
di mentire: cambiando discorso, dando la colpa ad altro, spregiandolo. Ad esempio chi vorrebbe
vincere ma uscendone alla fine sconfitto nega di aver desiderato la vittoria, oppure disprezza il premio
mancato. Da ci si pu trarre l'insegnamento che senza impegno ed umilt diventa impossibile
raggiungere grandi obiettivi nella vita.
Il fascino delle favole - Didattica e apprendimento - Education 2.0
educationduepuntozero.it

di Anna Letizia GalassoAnna Letizia Galasso

Le favole possono diventare lo spunto per parlare delle contraddizioni di un mondo sempre pi violento nel quale il bambino deve adattarsi per
non essere schiacciato.

Cera una volta iniziavano cos quasi tutte le favole che facevano rimanere incantati i bambini
nellascoltare quelle storie fantastiche avvolte di mistero: le manine a sostegno di un visino incuriosito
con la bocca semi aperta e due occhi spalancati, seguivano con viva partecipazione ogni passo del
racconto. Favole che avevano il dono di rapire il pensiero per farlo viaggiare nei mondi pi lontani
popolati da personaggi straordinari che stuzzicavano lo spirito di avventura. Credo che le favole siano
uno dei doni pi belli che si possano offrire ai bambini, un vero e proprio patrimonio per la loro vita,
dove lesperienza e la fantasia personale si coniugano con larte socratica della maieutica, ovvero la
capacit di far emergere la creativit innata in ciascuno di noi che aspetta solo di essere risvegliata.
Erano racconti orali tramandati di generazioni in generazione, per conservare la memoria di
avvenimenti o credenze dal sapore regionale e locale. Anticamente le favole servivano o per illuminare
la vita grigia dei contadini e dei cacciatori con immagini di racconti mitici, oppure fotografavano la
lussuosa vita di corte e dei potenti mettendo a confronto mondi e realt dai risvolti antitetici che nel
corso del racconto trovavano la loro giusta collocazione. Col passare del tempo per, si afferma
lesigenza di un tipo diverso di favola, pi critica nei riguardi della societ: nasce la favola esopica che,
assumendo come protagonisti gli animali, intende rappresentare tipi umani ben individualizzabili: il
prepotente e linsaziabile, il furbo e lo sciocco il vanitoso e il superbo. Un modo indiretto quanto
efficace e pungente con il quale si individuava una categoria di buoni e cattivi, di fate e maghi, di ricchi
e poveri, di puniti e premiati e se ne indicava il cammino attraverso vicende fantastiche che ne
esaltavano il versante intimamente poetico. Sognare e togliere ogni freno allimmaginazione, le favole
possono diventare lo spunto per parlare delle contraddizioni di un mondo sempre pi violento nel quale
il bambino deve adattarsi per non essere schiacciato.

Che bello poter leggere nel libro degli occhi di un bambino! il testo pi profondo e pi completo per
aiutare i grandi a comprenderne il comportamento e trarne linsegnamento da offrire loro per vivere
meglio in una societ che ne riconosca il giusto valore.

Favola come un prezioso gioiello culturale e pedagogico capace di penetrare nel profondo del cuore per
toccare i sentimenti pi nascosti; favola come luogo nel quale i bambini vedono proiettate le loro paure
e le loro speranze ed proprio attraverso questo fantastico mezzo che si pu percorrere un cammino
costruttivo di insegnamento abbracciando tutte le sfere dello scibile umano. Dalla Storia alle Scienze,
dalla Matematica alla Geografia, dalla Letteratura allAstronomia. Ogni insegnante pu trovarvi
materia per tornare sulle linee generali del suo programma. Serge Boimare, direttore pedagogico del
centro medico-psico-pedagogico Claude Bernard di Parigi, aveva ben compreso come le favole
possono sviluppare capacit di associazione immediata anche nei ragazzi difficili. Non importante il
finale della favola, del resto quasi sempre scontato e vissero felici e contenti, quanto il percorso
durante il quale vengono opportunamente inseriti argomenti utili per infondere il senso di giustizia, di
sicurezza di s, di forza danimo per affrontare in maniera equilibrata ogni aspetto che la vita presenta.
Laiuto che deriva da tale insegnamento per il bambino la conquista della fiducia nelle proprie
capacit, la leggerezza nellaffrontare le difficolt, la disponibilit a riconoscere nel proprio simile un
alleato e un amico e non un ostacolo da prevaricare. La favola non descrive un mondo tutto rosa nel
quale esistono solo le cose belle. Cenerentola e Bertoldo e Bertolino non solo rivestono ruoli
completante diversi in antitesi tra loro, ma fotografano i diversi aspetti della vita che il bambino in fase
di crescita e formazione deve essere in grado non solo di riconoscere, ma di saper diligentemente
gestire. Ogni bambino si affaccia al mondo in punta di piedi: i grandi sono per lui giganti che possono
essere buoni o cattivi a secondo del ruolo che ricoprono e che rappresentano. E sono proprio i grandi a
dover utilizzare i mezzi che ritengono pi idonei per entrare nel mondo fantastico e puro dei bambini
che aspettano solo di essere riconosciuti.

Oggi il modello di vita cambiato in maniera vertiginosa, i mezzi tecnologici, dalla TV ai cellulari, dal
computer a Internet, creano un mondo in cui limmagine prevale; limpressione che se ne ricava di
aver messo da parte le favole e le filastrocche. Ma realmente cos? Cenerentola e il Principe azzurro,
Biancaneve e i sette nani, il Gatto con gli stivali e Pollicino esistono ancora? Penso che il nostro tempo
non abbia perduto il gusto della favola, ma ne ha esaltato il forte contenuto critico, la formidabile
valenza simbolica e morale; in questo modo lha resa oggetto di studio attraverso le ricerche, le raccolte
e le interpretazioni del patrimonio popolare. Le allusioni politiche, con la satira della societ attuale si
affacciano attraverso la favola moderna che continua a perseguire anche oggi lo scopo per cui nata:
ammonire divertendo, lantico castigat ridendo mores. Le fiabe sono importanti strumenti
pedagogici, fortunatamente ancora in uso, forse manca il sufficiente tempo che si vorrebbe avere per
leggerle insieme ai propri figli. Spesso i bambini rimangono da soli e scelgono come compagni della
loro solitudine la maestra TV o i giochi ipnotizzanti delle varie consolle; e quando prendono un libro
tra le mani, spesso lo fanno da soli, senza nessuna guida adulta che fornisca loro gli strumenti per poter
integrare quel mondo fantastico, senza poter condividere con alcuno pensieri e dubbi. Le fiabe avranno,
sicuramente, ancora vita lunga e gli animali continueranno a insegnare la vita ai bambini,
probabilmente come accade ormai da diversi anni attraverso la TV per arrivare al cuore dei pi piccoli.
Oggi la maggior parte sono portate sul piccolo e sul grande schermo E ai bambini non dispiace questo
nuovo modo di leggerle in movimento, purch la TV sia gestita e progettata a misura di bambino. Ne
sono un esempio i film danimazione della Walt Disney. La diversit raccontata nelle favole non va
considerata un elemento negativo, non deve spaventare, ma deve essere conosciuta e valorizzata.
Questo permetter al bambino di riconoscere, accetter e condividere lo stato di diversit di un
compagno affetto da disabilit o semplicemente differente da lui per colore o religione, origine o ceto
sociale: uniti da un comune percorso di crescita. Le favole sono servite e serviranno a vivere un mondo
dove i sogni, le speranze e laltruismo sono biglietti da visita per amare a fondo la vita che va tenuta e
custodita come un preziosissimo quadro dautore.
A cosa servono le fiabe?
bambinopoli.it

Perch importante raccontare le fiabe ai bambini? Come andrebbero raccontate? E' giusto
censurare i personaggi negativi e le situazioni pi angoscianti? E' vero che le favole aiutano i
bambini a crescere sereni? La fiaba come strumento di comunicazione privilegiata con i pi
piccoli.

di Alessia Altavilla

Le fiabe, le leggende, i miti, da sempre, rappresentano per i bambini gli strumenti attraverso i quali
addentrarsi nel mondo degli adulti, comprenderne i meccanismi di funzionamento, le regole, i giochi di
ruolo. Il mondo di fantasia in esse rappresentato non differisce, infatti, dallimmaginario fantastico
messo in scena dai bimbi durante il gioco, un mondo in cui i personaggi si dividono in buoni e cattivi,
gli oggetti hanno poteri magici e tutto possibile.
Attraverso le favole, i bambini imparano che per ogni problema esiste una soluzione e che ogni il
male pu essere sconfitto dal bene. In questo modo, riescono a controllare le loro paure, lansia, gli
incubi della notte. Imparano, insomma, a misurarsi con se stessi e, in questo modo, ad affrontare i
problemi della vita di tutti i giorni.

I personaggi monolitici, buoni o cattivi, protagonisti o antagonisti, facilitano limmedesimazione,


mentre il linguaggio utilizzato, fatto di immagini e simboli, facilmente comprensibile per un bimbo
che, ancora non in grado di decodificare i ragionamenti astratti, perfettamente a suo agio con la
sequenza di immagini tipica delle favole classiche.
Insomma, a tutti gli effetti le fiabe sono i primi strumenti educativi che mamma e pap ed
educatori possono utilizzare per aiutare il bambino a crescere.

COME SI LEGGONO LE FAVOLE AI BAMBINI?


Non esiste un momento adatto per leggere le favole. C chi preferisce farlo prima della nanna, chi
durante la giornata di ritorno dal parco o da scuola, chi lo fa stando seduto sul lettino del bimbo, chi
abbracciandolo sul divano o su una poltrona. Insomma, non sono importanti il come e il dove,
quanto, piuttosto, il modo, la capacit di creare un momento ad hoc, di ritagliarsi uno spazio per la
lettura e di creare latmosfera giusta.
Essenziale, poi, la capacit del lettore di modulare la voce per rendere pi credibile il racconto,
permettendo in questo modo al bambino di essere immerso completamente nella favola.

Cosa non fare mai


Non modernizzare la fiaba trasformando i personaggi (il principe, lorco, la strega cattiva) in
personaggi reali. Il distacco fondamentale perch il bambino possa comprendere il racconto
senza esserne realmente intimorito. Deve essere chiaro che si tratta di un racconto e non della
realt.
Usare il nome del bambino al posto di quello di uno dei personaggi presenti. Anche questo
fondamentale per mantenere il giusto distacco dal racconto.
Censurare il racconto per timore che il bimbo possa esserne traumatizzato. Le fiabe, proprio
perch trasportano i piccoli in mondi fantastici, non hanno bisogno di alcuna forma di censura
preventiva.

Cosa fare:
Scegliere una posizione che permetta al bimbo di vedere bene le figure, di girare le pagine, di
seguire la storia.
Rispondere a tutte le domande del bambino, cercando di essere pi onesti possibile ma senza
razionalizzare il racconto. Dirgli che i draghi non esistono non lo aiuta a superare le sue paure.
Spiegargli che i draghi hanno dei punti di deboli e possono essere sconfitti s.
Rileggere la fiaba pi e pi volte se il bambino lo richiede.

PERCH I BAMBINI VOGLIONO RISENTIRE SEMPRE LE STESSE FAVOLE?


Dopo i 3 anni i bambini iniziano a chiedere ai genitori di raccontar loro sempre le stesse fiabe, se
possibile usando sempre le stesse parole. Questo stupisce mamma e pap che, magari, avrebbero voglia
di cambiare libro, di passare ad altro.
In realt, il fatto di conoscere alla perfezione la storia rappresenta per il bambino una sicurezza, dal
momento che, fermo nelle sue consapevolezze, sa verso cosa si sta muovendo. proprio attraverso la
rilettura che lautostima del piccolo si rafforza e ha modo di affermarsi.