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LA MEMORIA COLLETTIVA Maurice Halbwachs

INTRODUZIONE alla prima edizione, di paolo Jedlowski


In Francia stato considerato un classico della sociologia e negli ultimi tre anni stato pi volte
ristampato. Eppure lautore ancora poco conosciuto in Italia malgrado fra gli anni 20 e 40 del
secolo scorso sia stato uno dei pi fedeli seguaci di Durkheim. Halbwachs fu uno scrittore
instancabile e si preoccup di estendere il suo programma di analisi della sociologia. Rispetto a
Durkheim, per influenza di Simiand verso la ricerca empirica, Halbwachs mostr un concreto
interesse per i gruppi sociali.
Nasce a Parigi nel 1877 e per tre anni fu allievo al liceo di Bergson, che ne influenz la successiva
produzione. Su influenza dellamico Simiand, dal 1904 inizia a dedicarsi alla sociologia; nel 1905
partecip attivamente alla rivista di Durkheim. Hanno inizio diversi viaggi in Germania: il primo
nel 1904 e poi quello con la borsa di studio nel 1909. In seguito ad un resoconto della repressione di
uno sciopero a Berlino ad opera della polizia imperiale venne espulso dalla Prussia. Una delle prime
opere di Halbwachs fu il lavoro dedicato alle spese delle famiglie di lavoratori tedeschi. Del tutto
originale il fatto che lopera priva di qualsiasi riferimento marxista. Il suo scopo invece
rappresentare mediante i bisogni della famiglia il gruppo sociale di appartenenza. Messi in
contatto con un lavoro esclusivo della materia, gli operai si trovano privati di scambi sociali
(desocializzazione del lavoro). Tali sono delle anticipazioni delle teorie dellalienazione. In seguito
si occup della revisione critica del Suicidio di Durkheim, pubblicata nel 1930: si limita alla
correzione dei tassi di suicidio e dei gradi di integrazione differenti dei raggruppamenti
professionali illustrati da Durkheim.
Nel 1919 alla fine della guerra diviene professore allUniversit di Strasburgo, la seconda
universit per importanza in Francia dopo quella di Parigi. Inoltre la sua fu la seconda cattedra di
sociologia in Francia dopo quella della Sorbona. Ivi rimane fino al 1935, quando viene richiamato a
Parigi. Luniversit insisteva sul dialogo e sugli incontri interdisciplinari. In questi anni tenne infatti
numerosi rapporti con Blondel o Bloch. Inoltre pubblic diversi articoli sugli Annales dHistorie
Economique et Sociale e dal 1926 fino allinizio della guerra continu attivamente, in quanto fu
nominato membro del comitato di redazione. Halbwachs criticava aspramente il metodo storico a
favore del metodo sociologico. Linteresse per gli studi demografici derivava invece dalla
centralit che egli attribu alla morfologia sociale. Essa lo studio delle determinazioni nello
spazio e nel tempo del corpo sociale e degli insiemi che lo costituiscono, oltre ad essere studio
delle rappresentazioni collettive. Se le forme di coscienza derivano da condizioni materiali di
esistenza del gruppo, esse ritornano al gruppo e alla sua dimensione morfologica,
modellandola. Essa quindi diviene la chiave per accedere alla psicologia collettiva. Linteresse
per il significato che le pratiche sociali ricoprono per i soggetti concreti deriva anche dallinfluenza
esercitata dal pensiero werberiano. A differenza di Durkhim, Halbwachs mostr inoltre unevidente
attenzione per i problemi e lintegrazione sociale, oltre che un interesse per la stratificazione
sociale.
Nel 1935 giunge alla Sorbona come nuovo professore di sociologia e ricopre anche diversi incarichi
istituzionali. Nello stesso anno si occupa insieme a Mauss dei fascicoli delle Annales de Sociologie.
Negli anni della guerra e delle persecuzioni, si adopera attivamente per aiutare gli amici disper, in
quanto sostenitore dei valori umani.
2. Al tema della memoria, al rapporto fra memoria individuale e collettiva e al funzionamento
della memoria collettiva nei gruppi sociali, egli dedica tre diversi volumi (Le cadressociaux de
la memoire del 1925, La topographie legendaire des Evangilesn Teirre Sante del 1941 e La
memoire collective del 1950). Un riferimento obbligato per la prima opera il Matire el memire
di Bergson del 1896. Bergson aveva distinto due forme della memoria individuale: la prima
lacquisizione da parte del corpo di una serie di operazione concatenate (la memoria di
abitudine o memoria movimento), la seconda la memoria immagine, che riattualizza delle
immagini della coscienza. La prima caratterizzata da un tipo di riconoscimento automatico senza
che si renda necessario lintervento della coscienza sulla base della familiarit che un oggetto o una
situazione suscitano. Al riconoscimento si aggiungono delle immagini della vita interiore che
riattualizzano la memoria. Per spiegare il funzionamento di tale tipo di memoria, Bergson introduce
il concetto di ricordo puro, che presuppone lesistenza di stati inconsci. in tale stato
inconscio che vive il ricordo puro che pu essere richiamato da immagini. Ne consegue che con la
memoria si permanga nello stato dello spirito.
Rispetto alla visione di Bergson, Halbwachs vuole operare invece una sorta di rovesciamento: egli
non solo sostiene limportanza per la memoria individuale di essere stimolata dalle relazioni
con altri membri del gruppo, ma che la memoria individuale vada persino considerata come
lintersezione di pi flussi di memoria (la pluralit delle memorie collettive), che consentono la
conservazione delle singole memorie. Fra gli elementi base della memoria collettiva basti pensare al
linguaggio che estremamente convenzionale. Lindividuo riesce poi a riattualizzare la memoria
del gruppo al quale appartiene. Mentre per Bergson la memoria collettiva il risultato
dellunione di pi memorie individuali, per lautore invece essa antecedente alle singole
memorie, malgrado finisca per realizzarsi concretamente in esse. Mentre Bergson sostiene poi
che il passato non scompaia ma rimanga latente nellindividuo, Halbwachs sostiene invece che
esso non si conserva affatto nellindividuo ma che venga invece ricostruito in funzione del
presente. Per lautore quindi la coscienza collettiva non da considerarsi una semplice estensione
della coscienza individuale, ma va considerata come una coscienza che dura nel tempo.
La memoria individuale comunque sottoposta alle regole poste dalla memoria collettiva perch
esprime i rapporti che intercorrono fra lindividuo e gli altri individui dei gruppi ai quali il singolo
appartiene. Ne consegue che spesso essa esprime le esigenze e le preoccupazioni del gruppo stesso,
esplicandole.
3. La memoria collettiva un volume postumo : la prosa scorrevole e i riferimenti biografici sono
pi contenuti. Lopera si articola in 5 capitoli, fra i quali i primi due (rapporto fra memoria e
tempo, memoria e spazio) sono probabilmente i pi attuali.
Il dibattito sulla memoria collettiva anim i salotti europei fra la fine dell800 e gli inizi del 900 con
la classica contrapposizione fra posizione spiritualiste e posizioni materialiste della coscienza
umana. Halbwachs invece introduce una terza strada che colloca la memoria n nello spiritio n nel
cervello ma nella societ, soluzione che consente di studiare e analizzare la memoria come
istituzione.
Mediante il ricordo possibile attualizzare la memoria di un gruppo. Le immagini del passato
sono in genere connesse ai pensieri dominanti della societ stessa e la memoria collettiva riflette in
parte lo scontro fra i diversi gruppi, se si considera che ogni memoria collettiva mantenga delle
diversit al suo interno dovute al fatto che contiene residui di altre memorie ad essa precedenti.
Lidea che in parte si trasmette che la rappresentazioni collettive finiscano per consistere nel
risultato un rapporto dialettico fra i gruppi e i singoli individui, elemento che revisiona in parte il
pensiero durkheimiano.

INTRODUZIONE alla seconda edizione, di Teresa Grande


Questo testo il primo dei lavori di Halbwachs sulla memoria ad esser stato tradotto in
italiano e ha suscitato dal 1987 in poi un vivo interesse non solo presso i sociologi, ma presso gli
studiosi di diverse scienze umane. Ledizione critica stabilita da Namer nel 1997 propone dei
cambiamenti che rendono il testo pi fedele alloriginale, fra i quali laggiunta di 35 pagine
complessive e soppressione di segni grafici che non comparivano nei manoscritti originali.
A lungo tale scritto stato percepito come una naturale continuazione de I quadri sociali della
memoria. Namer invece vi individuava un quando completivo dello scritto precedente: alla
memoria sociale intesa come memoria senza soggetto veniva ad affiancarsi una memoria
collettiva che esiste mediante un gruppo. La memoria sociale si pone al di qua (corrente di
pensiero e significato nella societ) e al di l (nellindividuo) della memoria sociale. Namer
critica poi anche gli interventi della sorella dellautore nellultima edizione della memoria
collettiva. Rispetto a I quadri della memoria, in cui lautore mostra delle incertezze nella
distinzione fra memoria sociale e collettiva, questo suo lavoro successivo appare invece molto pi
maturo. Per Namer lintroduzione della memoria collettiva costituisce un vero e proprio
rovesciamento del lavoro precedente. Egli individua degli slittamenti fra costruire il passato e
ricostruire il passato. I due termini appaiono pi volte intercambiabili nel primo manoscritto,
mentre ne La memoria collettiva Halbwachs sembrerebbe pi propenso a parlare di una
ricostituzione del passato, ovvero ricostruzione del passato in funzione del presente. In parte
il suo pensiero risulta influenzato dalla sconfitta della democrazia del 1938 e del 1944. In ogni caso
La memoria collettiva stata scritta a pi riprese dal 1925 al 1944, anno di pubblicazione de I
quadri della memoria.
Il tema della memoria stato studiato su diversi versanti. Jedlowsky ha inteso la memoria su un
piano concettuale in rapporto ai concetti di esperienza e di senso comune. Alla luce di unanalisi del
rapporto fra il passato e il presente dei diversi stati (soprattutto di quelli che hanno vissuto i
totalitarismi nel secolo scorso) la memoria stata intesa soprattutto come responsabilit che
riconsidera il passato nei termini di una rielaborazione collettiva (studi di Alessandro Cavalli
sullutilit civile del passato). Habermas infine si occupato di unanalisi delluso pubblico della
memoria sulla base dei concetti di controllo della storia e di suo uso per il controllo dei bisogni
sociali attuali.

CAPITOLO I La memoria collettiva dei musicisti


Una parola si distingue da un suono qualunque, giacch la prima rientra in degli schemi o
modelli esterni ricorrenti nel gruppo fonetico che lha accettata, il secondo invece non pu
essere confrontato dal singolo con modelli uditivi ricorrenti. Ci sono dei suoni che vengono
subito riconosciuti, come il rumore di una ruspa o del motore di unauto, ma tali suoni non
suscitano una rappresentazione uditiva in quanto richiamano semplicemente alla mente loggetto a
cui appartengono. Ne consegue che il suono che fa pensare alloggetto, mentre dalloggetto da
solo non possibile immaginare il rumore che esso potrebbe produrre. Lo stesso processo vale
per la voce delle persone: se si sentono delle voci di persone conosciute, si finisce per pensar subito
a quella persona; se si tratta di persone sconosciute invece, si tende a interpretare il carattere e i
sentimenti che una determinata voce sembra esprimere. E per farlo, lindividuo meccanicamente
confronta quelle stesse voci con altre voci a lui note, come quelle di parenti o amici, che esprimono
sentimenti affini. Memorizzare una melodia senza alcun supporto vocalico unimpresa ardua,
soprattutto per chi non ha dimestichezza con la scrittura musicale e le note. possibile per
ricordare una melodia o parte di essa perch stata ascoltata spesso e si imparato a riprodurre una
sequenza di movimenti vocali. In realt vi differenza fra chi memorizza una melodia senza
saper scrivere musica o adoperare uno strumento musicale, e chi possiede invece entrambe le
abilit: nel primo caso infatti lo ricordano, perch lo hanno fissato in mente (e quindi lo hanno
ascoltato diverse volte) o lo sanno riprodurre cantando; nel secondo caso perch c chi lo sa
riprodurre con uno strumento, e chi invece lo riconosce perch sa leggere le note di uno
spartito. Le note o le indicazioni sullo spartito non riproducono per i suoi in s, in quanto vi
solo un rapporto convenzionale fra le note e i suoni e non un rapporto naturale. Le
combinazioni fra i segni sono illimitate, ma nonostante tutto il musicista memorizza ugualmente i
segni basilari e gli accordi pi ricorrenti: se le combinazioni pi semplici si conservano nel suo
cervello, inutile che vengano memorizzate anche le combinazioni pi complesse. Malgrado
esistano dei musicisti virtuosi che sanno riprodurre un brano senza spartito, il musicista non
conosce a memoria tutti i brani che ha prodotto nella sua vita cosicch ha comunque bisogno
del supporto dello spartito; cos come i musicisti di unorchestra, in cui il lavoro per lesecuzione di
una certa melodia suddiviso, non conoscono a memoria anche il lavoro degli altri.
Per comprendere il funzionamento di un segno nella mente di un musicista, oltre al convenzionale
riferimento del segno stesso al suono reale, bisogna tener in considerazione anche il gruppo a cui
il musicista appartiene: il gruppo sociale, le sue convenzioni, etc. Per riportare alla memoria un
suono, necessario far riferimento anche allo spartito. Un musicista che conosce a memoria una
certa melodia deve averla pur letta prima su uno spartito, indipendentemente da quando ha
consultato per lultima volta tale supporto visivo. Il fatto che la sensazione di aver conosciuto una
certa melodia tramite uno spartito possa avvenire quando lo spartito non c pi, non vuol
dire che essa non dipenda da quello stesso strumento. In fondo, anche se il musicista non legge
pi lo spartito, si comporta come se lo leggesse. Lo stesso discorso vale per il linguaggio: luomo
impara da un certo gruppo le convenzioni e le regole per adoperare un certo tipo di
linguaggio; anche se si allontana dal gruppo, fino a quando continua ad adoperare quel linguaggio,
deve rispettare quelle stesse convenzioni che lo regolano. Un musicista esercitato pu essere
paragonato ad una persona che legge molto: cos come le combinazioni dei segni sono maggiori dei
segni stessi, allo stesso modo le combinazioni di parole sono maggiori alle parole stesse.
Conoscendo il valore dei segni o delle parole alla base, possibile poi memorizzare diversi tipi di
combinazioni con poco sforzo. Ma da dove derivano i segni? Lascolto ripetuto delle loro
combinazioni produce nella mente dellindividuo uno schema motorio, che produce uno schema
fisso di confronto che consente di essere adoperato come modello per riconoscere un brano
ascoltato. Bergson riconosce infatti e accetta la teoria fisiologica della memoria sulla base della
quale si spiega il tipo di ricordo e di riconoscimento. Un musicista che ha letto uno spartito,
riconosce i movimenti motori dietro ad ogni segno, ne sottolinea le combinazioni ricorrenti e
poi si esercitato: per questo ne ha una chiara comprensione. Chi lo ascolta, sia abbia un
orecchio allenato o meno, fa invece fatica a riconoscere tutte le combinazioni; ugualmente
anche chi non conosce il linguaggio dei segni in musica, avr unidea vaga del brano stesso, ma
nonostante tutto pu essere ugualmente abile a memorizzarne delle parti. Per Bergson quindi i
segni non sono indispensabili per la comprensione dei suoni: in primo luogo esiste un flusso
sonoro che il cervello umano scompone sulla base delle reazioni che esso suscita. sulla base di tali
reazioni che vengono prodotti i segni e non il contrario. Bisogna considerare che prima ancora degli
schemi convenzionali, nellindividuo, fin da bambino, sorgono degli schemi individuali suscitati
dallascolto di suoni e melodie. Divenuto adulto, necessario che gli schemi individuali vengano
ricondotti ad un modello convenzionale condiviso. Non necessario aver studiato la musica per
ricordare le canzoni: vi sono le nenie infantili, i canti di strada, i motivetti popolari, un insieme di
canzoni ignorate dal mondo della musica vera e propria. Esistono due modi per tenere a mente il
linguaggio musicale: uno popolare e laltro colto, e fra i due non c legame. Inoltre non detto
che il metodo colto sia superiore a quello popolare, in quanto ad esempio proprio chi abituato ad
un linguaggio colto si trova in difficolt nel dover abbandonare il modus operandi di cui stato
indottrinato per comprendere invece il linguaggio popolare. A facilitare la memorizzazione di un
brano musicale la presenza di parole: anche chi non conosce gli spartiti musicali, pu
memorizzare facilmente un brano se esso caratterizzato da parole, alle quali lindividuo lega dei
suoni per facilitare la memorizzazione del brano nella sua interezza. possibile poi ricordare anche
motivetti senza parole, nel caso in cui degli stessi sia ben chiaro il ritmo, tanto che sentirne solo la
scansione rievoca nella mente il motivetto stesso. Il ritmo un prodotto sociale (ad esempio basti
ricordare i canti di lavoro, in genere molto rimati, in quanto connessi ad una gestualit comune). In
genere lindividuo memorizza solo una sequenza di suoni determinata, della quale gli rimasto
impresso il ritmo. Ed cos che alcune melodie inizialmente colte divengono orecchiabili e
memorizzabili allampio pubblico. Quando una composizione viene eseguita a teatro, viene
generalmente isolata dal contesto: prima di unesecuzione richiesto infatti il massimo silenzio,
in modo tale da ottenere un vero e proprio distacco con il mondo esterno. I suoi vengono scanditi
da battute che possono essere considerati degli spazi vuoti. A differenza di altre forme di ritmo,
le battute dei musicisti non sono assimilabili ad un ritmo qualunque in quanto tali battute sono
fatte di note: lo scopo principale delle battute non riprodurre pensieri ma ritagliare uno
spazio finalizzato esclusivamente alle note. A differenza di altri ambiti, il ritmo musicale ricerca
non qualcosa esterno ai fenomeni sonori, come accade spesso per la danza o per altri movimenti,
quanto piuttosto un ritmo insito nella materia musicale stessa (ovvero i suoni cos come sono
percepiti dai musicisti). Ovviamente non si tratta di suoni naturali, ma di una convenzione
originale propria del mondo musicale. anche vero che la musica a volte si ispira a dei suoni
della natura (grida, una marcia, un tumulto, il rombo di un tuono etc.), ma sottopone ugualmente
limitazione di quel suono alle proprie leggi. Cos quindi come un profano della musica memorizza
in una melodia quei passaggi che pu canticchiare e gli sono orecchiabili, un musicista che si ispira
ai suoni del mondo esterno pu rimanere affascinato da dei suoi che in lui suscitano interesse: ad
esempio i rumori della festa del paese, che vengono per privati delle parte strettamente connessi
alla voce umana. Il risultato finale, che stato sottoposto alle leggi musicali, acquisir tanto pi
valore quanto pi si unito in maniera originale ai suoni.
A differenza dei colori, che sono sempre in rapporto a degli oggetti, i suoni sono in rapporto
solo con altri suoni. Eppure considerare le melodie slegate dagli oggetti solo unillusione:
infatti le note stesse sono oggetto e non nascono semplicemente dallintimo del musicista, ma sono
un prodotto sociale in quanto senza un linguaggio musicale convenzionale le melodie stesse non
potrebbero esistere (cos come non potrebbe esistere una societ umana senza leggi). Il modo in cui
un musicista interpreta una partitura non pu essere connesso unicamente alla memoria materiale,
ovvero ad una sequenza di segni che egli riconosce e che magari ha pi volte provato nel tempo;
ogni volta che esegue una melodia, il musicista la interpreta. Nonostante il suo tocco personale,
la melodia non comunque sottratta dalle leggi convenzionali in quanto la societ dei musicisti, pur
avendo delle leggi, composta da uomini, i quali riconoscono il tocco personale oltre che il genio
nella produzione creativa. Il musicista non mai solo perch di fatto non si sottrae mai alle leggi
del gruppo: ad esempio Beethoven, seppur sordo, produsse fra le sue melodie pi belle ma non era
mai solo, in quanto nonostante il suo genio creativo, continuava ad adoperare il linguaggio del
gruppo. Se le orecchie percepiscono un certo suono, lo stesso suono riesce ad amplificare come una
materia plastica i sentimenti o le sensazioni interne all io della persona: questo accade perch
esistono due modi diversi di ascoltare la musica, ora concentrandosi solo sulle note (come i
musicisti), ora invece concentrandosi sulleffetto che il ritmo o il legame fra i suoi suscitano
nellindividuo. Schumman sosteneva che errato credere che il musicista abbia come scopo
primario quello di rappresentare qualcosa di materiale come in pittura; eppure certe sensazioni o
certi oggetti sono talmente contingenti, che finiscono inevitabilmente per influenzare il prodotto. I
musicisti possono passare dal piano musicale a quello umano e viceversa, ma restano
comunque nel mondo musicale.
Per riconoscere suoni, intervalli o ritmo, la mente deve rievocare dei ricordi, ma per capire i
meccanismi celebrali del singolo, occorre mettere in rapporto i dispositivi celebrali individuali
con dei meccanismi simmetrici o complementari di altre persone. I segni rappresentano
altrettanti ordini, i quali sono numerosi in quanto numerose sono le combinazioni dei segni stessi. I
musicisti possono ricordare le combinazioni basilari, ma per ricordare combinazioni pi
complesse o inusuali hanno bisogno di un mezzo materiale, le partiture che conservano i ricordi
fuori dallindividuo. La maggior parte dei ricordi musicali dei musicisti si conservano quindi fuori
di loro in un mezzo prodotto da una certa comunit. possibile quindi dire che i ricordi vengono
fissati in una memoria collettiva. La musica lunica che non ha altro significato oltre che se
stessa e che per essere ricordata, necessita di appoggiarsi solo a se stessa e alla continua ripetizione
di s. Ovviamente la musica viene adoperata anche in altri ambienti, in cui per non fa da
protagonista: in chiesa o a teatro la musica si adoperata, ma il ricordo poi non si affida
alliterazione della stessa quanto piuttosto alle parole o ai gesti.

CAPITOLO 2 Memoria individuale e memoria collettiva


Per completare ci che lindividuo sa o per negare o confermare un certo fatto, lindividuo si affida
alle testimonianze: la prima testimonianza se stesso (un testimone quindi sensibile), laltro
un testimone esterno. Quando una certa realt entra in contatto con ricordi precedenti, questi
vengono completati e allo stesso tempo adattati alle nuove sensazioni acquisite, adattandosi
allinsieme di percezioni attuali, come se lindividuo si servisse di diversi testimoni. Se poi
unimpressione individuale viene avallata non solo dai ricordi individuali ma persino dai
ricordi altri, essa appare ancora pi veritiera. Accade quindi che i ricordi personali non sono
mai solo individuali, ma essi si ricollegano anche ad una pi ampia memoria collettiva giacch
non necessaria una separazione materiale degli individui: ciascuno, nei suoi ricordi, porta
dentro di s una quantit di persone distinte. Lautore fa lesempio della passeggiata: se ci
ritrovassimo a passeggiare per le strade di Londra con degli amici (ora con uno stoico, ora con un
architetto, ora con un economo), ci ritroveremmo a condividere il punto di vista di ciascuno; se
anche decidessimo di passeggiare da soli, la visione della citt potrebbe richiamarci dei ricordi che
non provengono sensibilmente da noi, ma magari da una rivista informativa, o da un romanzo o da
un film. Ne consegue che attingiamo quindi ad una memoria non propriamente nostra e a
degli insiemi di cui facciamo parte e alle regole dei quali sottostiamo.
Pu accadere che persino degli eventi di cui si stati protagonisti (come il primo giorno di
scuola ad esempio) siano stati apparentemente dimenticati dallindividuo e che occorra
lintervento di un testimone per far riaffiorare un evento che in un primo momento ci sembra del
tutto estraneo. Da un frammento di memoria fittizia o vaga si possono aggiungere
testimonianze di individui che hanno osservato la scena dallesterno e che completano e
arricchiscono quel ricordo; allo stesso modo possibile che ad un ricordo reale si aggiunga una
massa di ricordi fittizi. In tal modo i ricordi e le testimonianze altrui hanno consentito di
rimemorizzare un ricordo che altrimenti sarebbe stato perduto. Se al contrario non si conserva
alcuni ricordo di un certo evento, possibile affidarsi alle testimonianze altrui che per non
diventeranno mai ricordi dellindividuo (al massimo contribuiscono a ricostruirne un quadro o
una descrizione generica, ma non personale). Dal momento in cui ci sono dei testimoni,
evidente che lindividuo rimane legato ad un certo gruppo del quale non ha del tutto
dimenticato le regole. Si potrebbe portare lesempio di un professore: un professore di liceo
incontra, dopo 10-15 anni di insegnamento, un ex allievo che inizia a raccontargli degli avvenimenti
o delle facezie avvenute in classe, di cui per il professore non ha che un ricordo vago, malgrado
fosse presente. Il gruppo classe infatti un gruppo effimero: mentre pi semplice che i compagni
di classe, che sono stati nello stesso ambiente per cinque anni e hanno tutti la stessa et, ricordino
quegli avvenimenti in maniera pi chiara (anche perch hanno frequentato il liceo per una sola volta
in vita loro), il professore stato sottoposto a dei continui cicli di ricambio generazionale, tanto che
col passare del tempo volti, nomi e comportamenti degli studenti possono finir per esser
dimenticati. Daltronde un fascio di ricordi si basa essenzialmente sul gruppo: se il gruppo di
appartenenza effimero perch legato ad un certo luogo o tempo, o se i membri che ne fanno
parte sono indefiniti o variabili, i ricordi tendono a sbiadire. Infatti si conserva il ricordo in base
al posto che i vari individui occupano in un certo gruppo: venuto meno il gruppo, anche i ricordi
connessi agli altri si fanno pi nebulosi. Esistono poi individui che si adattano ai gruppi
gradualmente, mettendo da parte i ricordi associati ad altri gruppi per evitare ingerenze, per
poi far riaffiorare i ricordi in caso di un incontro. La cancellazione totale dei ricordi in genere
patologica e a meno che non vi siano particolari patologie (che indeboliscono il cervello e lo
rendono incapace di conformarsi alle leggi dei vari gruppi, tanto da annullare determinati ricordi),
raramente i ricordi scompaiono del tutto insieme alle connessioni con quello stesso gruppo. In
genere lallontanamento da un gruppo avviene in maniera graduale e si continua a mantenere una
consapevolezza del gruppo al quale si apparteneva, non provandone per pi interesse perch ormai
non si fa pi parte dello stesso.
Quando si compie un viaggio con altre persone, a rimanere pi impresse sono le sensazioni provate
durante il corso di quel viaggio nella nostra relazione con gli altri. A distanza di tempo, se il legame
con le persone del viaggio si logorato, i ricordi possono anche esser in parte svaniti ma in genere
le sensazioni provate rimangono in quanto pi intense. Ovviamente la memoria individuare non
pu bastare a se stessa: se a distanza di molto tempo, quando ormai lappartenenza al gruppo
venuta meno, si incontra nuovamente uno dei compagni di viaggio che conserva ricordi che
apparentemente noi non abbiamo, per poter risvegliare quel ricordo necessario che vi siano dei
punti di contatto fra le nostre sensazioni e il ricordo dellamico. Inoltre le sensazioni connesse ad
un ricordo non sono inconfutabili: spesso infatti accade che un determinato evento viene
vissuto dal soggetto in una certa maniera perch in quel momento predisposto verso una
certa sensazione. Se prima di compiere il viaggio (dellesempio sopra) siamo stati soggetti ad una
grande preoccupazione, probabile che tale sensazione, estranea ai membri del gruppo, possa
influenzare la visione generale delle cose. Questo non vuol dire per che le sensazioni sono slegate
agli eventi: malgrado unemozione precedente allevento possa influenzare la visione dinsieme
dellevento stesso, essa pu solo influenzare la scelta di elementi -da ricordare- considerati
compatibili con la sensazione in questione.
Gran parte dei ricordi passati vengono rievocati perch qualcuno, appartenente a un gruppo di cui
facevamo parte, li ha riportati alla memoria. Inoltre si parla di memoria collettiva quando un
ricordo connesso ad un gruppo viene rievocato sempre in relazione al punto di vista di quello
stesso gruppo: possibile pensare ad un oggetto solo in quanto membri di quel gruppo. Quando ad
esempio un uomo torna a casa da solo, egli non realmente da solo in quanto le sue riflessioni e
pensieri non possono essere slegati dal suo essere sociale. Occorre per dimostrare se esiste un
ricordo prettamente individuale che faccia richiamo ad una coscienza intima: se si dovesse
ammetterne lesistenza, esso potrebbe chiamarsi intuizione sensibile.
Effettivamente difficile individuare un ricordo che sia libero da relazioni con il nostro esser
sociale. Infatti luomo non possiede quasi mai ricordi vividi della propria infanzia, in quanto
allepoca egli none era ancora essere sociale e anche quando sembrerebbe di possedere un ricordo
della propria infanzia, in genere esso connesso anche al continuo richiamo compiuto dai testimoni
(genitori, nonni etc.). Nelle sue memorie, Benvenuto Cellini racconta un episodio accadutogli
quando aveva tre anni: in casa aveva infatti trovato uno scorpione che ai suoi occhi di bambino era
apparso come un granchiolino; sia il nonno sia il padre si agitano in quanto il bambino non vuole
lasciare lanimaletto, che percepisce come innocuo. Alla fine il padre interviene tagliando la coda
allanimale. Tale episodio nella mente di Cellini caratterizzato da un alternarsi di gioia (del
bambino per aver trovato lanimaletto; dei genitori, dopo che lo scorpione stato reso inoffensivo) e
di dolore (i pianti del bambino che non vuole lasciare lanimale; il timore dei genitori che il
bambino venga punto). Ammesso che egli possa ricordarsi realmente dellepisodio, in realt questo
episodio stesso sui colloca allinterno di un gruppo ben definito, che lambiente familiare. Charles
Blondel rievoca invece un ricordo dellinfanzia privo di testimoni: ricorda infatti di esser caduto in
una buca piena di acqua, mentre esplorava una casa. Il ricordo sembra non esser connesso alla
presenza di testimoni. Eppure questo non lo esclude dal gruppo della famiglia: il ricordo tanto pi
vivido perch avvenuto in assenza dei genitori; inoltre per la prima volta il bambino, da solo, si
trova a fronteggiare una situazione da adulto pur mantenendo la mente di un bambino. Lintera
infanzia daltronde costellata di prefigurazioni e di prove per let adulta.
Pu accadere che un individuo appartenga a due gruppi e che i pensieri connessi ai due
gruppi ad un tratto si incontrino, malgrado lunico elemento in comune fra i due insiemi non
che lindividuo stesso. Pu accadere anche che tali pensieri riescano ad amalgamarsi: questo
perch lindividuo finisce per considerare entrambi gli insieme, ciascuno dal punto di vista
dellaltro. Ritornando allesempio del viaggio: se si compie un viaggio con degli individui, se ne
condividono i ricordi; pu accadere per che mentre si in compagnia di altri, si finisca per pensare
per anche ad altro, magari alla famiglia o ai parenti. Avviene quindi che un gruppo (ad esempio
quello della famiglia) venga inserito o messo in contatto con un altro gruppo (ad esempio quello
degli amici del viaggio) e che il primo possa influenzare il modo in cui si percepisce la realt di cui
si fa esperienza col secondo gruppo. I ricordi infatti si basano su dei livelli: il primo quello
condiviso dai membri del gruppo che fanno esperienza insieme; il secondo quello connesso
invece allindividuo, che pu quindi produrre un ricordo personale che, anche se condiviso
mediante racconti (lettere o discussioni) con altri individui, di fatto non pu che lasciarli estranei a
quellesperienza stessa. Si prenda ad esempio una famiglia che vive a lungo nella stessa citt vicino
agli amici: in tal caso dei gruppi complessi (la citt, la famiglia egli amici) entrano in relazione
fra di loro e gli individui finiscono per creare dei punti di contatto con dei ricordi comunitari
che intersecano un gruppo e laltro. Questi punti di contatto sono ovviamente discontinui: pu
infatti capitare che la famiglia si trasferisca e che, con la distanza geografica, lindividuo subisca
linfluenza di uno solo dei due gruppi (ad esempio il gruppo famiglia piuttosto che il gruppo degli
amici, che risulta invece distante a livello spaziale). possibile che il ricordo rimanga assopito nel
tempo e che per essere ridestato, intervengano una serie di percezioni e situazioni (il luogo,
lincontro con una persona, la predisposizione danimo, un oggetto) che possano guidare lindividuo
nel rievocare il ricordo stesso. Bergson parla di riconoscimento per immagini (rinvenimento
delloggetto) e di riconoscimento per movimenti (sequenza di movimenti simili). Il
riconoscimento per immagini o dj-vu avviene quando due quadri si sovrappongono: se mi
ritrovo in una stazione in attesa del treno e la stazione presenta degli oggetti a me familiari,
possibile che venga le due immagini/quadri della stagione del passato e di quella del presente si
sovrappongono alla luce di una certa sensazione di familiarit. In realt la frequentazione degli
individui in certi gruppi talmente sporadica da rendere questo senso di familiarit
abbastanza raro e sporadico. Pi i gruppi sono lontani nel tempo e pi si indebolisce linfluenza
che luno esercita sullaltro. In ogni individuo i diversi stati di pensieri e sensazioni si succedono in
maniera originale, che crea lillusione che stati fra di loro sconnessi, e legati unicamente dalla
coscienza interna (che in essi individua i germi dello stato successivo), che risulta indipendente dal
mondo esterno e dagli ambienti che lindividuo attraversa. Linfluenza di un ambiente sociale,
affrontata docilmente dallindividuo, spesso non viene percepita se non in contrasto con un
altro ambiente. Lincontro di pi correnti sociali stimola la nascita di stati o intuizioni sensibili
nellindividuo ed esse, pur essendo un prodotto individuale, acquisiscono intensit sulla base
delle azioni congiunte esercitate sullindividuo stesso. Infatti il legame fra lintuizione sensibile
e la coscienza si spiega sulla base della relazione di oggetti esterni allindividuo, che hanno per
influenzato lindividuo stesso. Tali intuizioni appartengono al passato, tanto che riemergono
quando si ripresenta una serie di circostanze: occorre ritrovarsi nelle stesse situazioni sociali
complesse che le hanno prodotto e lindividuo, essendovi gi passato, le riconoscer. Le intuizioni
non conservano infatti una realt materiale se non in connessioni allinsieme di elementi che le
hanno prodotte. Essa infatti sempre nel presente e non capace di ricrearsi spontaneamente al
di fuori delle cause che lhanno prodotta. Gli stati per sono comunque divisi e tali divisioni
rispecchiano non tanto la durata interna allindividuo quanto piuttosto la durata esterna e
naturale degli stessi. Se tali tempi spezzano la sequenza, allo stesso tempo la ricostruiscono in
quanto sembra individuarsi una certa sequenzialit logica fra glie eventi stessi dettata dalla naturale
casualit (che deriva a sua volta dalla societ in quanto le leggi naturali sono parti di essa che se ne
serve). Le leggi naturali sono infatti nel pensiero collettivo che esamina le cose: anche quando
non si pi in contatto con gli oggetti che hanno suscitato una certa sensazione, il pensiero
collettivo li ricostruisce e lindividuo stesso li lega sulla base della logica imposta dalla societ
a cui appartiene. La contiguit fra due stati o immagini dipende da un legame casuale, che
sempre formulato dal pensiero collettivo: gli oggetti del mondo esterno richiamano in noi ricordi
sulla base delle leggi naturali/del gruppo. Il passaggio da uno stato allaltro non per
arbitrario, ma connesso in genere ad un oggetto, ad una persona o ad un luogo dai contorni
ben definiti. come se nella propria coscienza lindividuo avesse attraversato pi ambienti sociali:
ogni stato rimasto connesso o ha mantenuto in s un minimo di realt materiale. Ad unanalisi
delle serie di pensieri emerge che ogni stato non si lega allaltro arbitrariamente ma ogni serie ha
invece una sua unit e sono entrate nella coscienza individuale grazie alle relazioni con lesterno.
Capita a volte che lindividuo si ritenga lunico autore di unidea o un pensiero e questo
accade perch talmente in sintonia con il gruppo che gli riesce difficile comprendere
lorigine dei pensieri, se in s o nel gruppo. Lindividuo non che uneco di quelle sensazioni e
passioni che gli sono state stimolate dallesterno. Lindividuo pu anche provare sensazioni
che sono il risultato dellincontro e dellappartenenza a diversi gruppi: il dosaggio delluno o
dellaltro gruppo dipende dallinfluenza marcata o meno che quel determinato gruppo ha esercitato
sullindividuo. Pu accadere che, essendo i vari gruppi in connessioni, lindividuo si senta estraneo
a quei gruppi e rimanga assorbito dallavvenimento che si colloca a met strada fra il sentire
individuale e il flusso di pensieri sociali. Lavvenimento crea lillusione che appartenga solo
allindividuo, ma non cos: esso sembra appartenere ad un individuo piuttosto che ad un
altor solo per una differenza di grado, ovvero per la maggiore complessit delle condizioni
necessarie per il loro riapparire nella memoria.
I ricordi del passato sono di due tipi. I primi sono quelli che possiamo rievocare con maggiore
facilit perch sono ricordi comuni, ovvero ricordi che possibile risvegliare continuamente
grazie al gruppo in quanto sono presenti anche nella memoria di altri, che sono quindi capaci di
risvegliare tali ricordi in qualsiasi momento. I ricordi invece che sono pi difficili da ricordare
appartengono solo allindividuo. Risvegliare il primo o il secondo tipo di ricordo una questione
di intensit e di gradi: nel primo caso il risveglio reso semplice dal fatto che dei testimoni del
gruppo sociale con cui lindividuo continua ad avere contatti riescono a risvegliare in lui il
ricordo in maniera costante; nel secondo caso la lontananza del gruppo sociale in cui si
generato il ricordo, o il legame intermittente con lo stesso, rendono difficile la rievocazione.
Cos come i compagni di viaggio non avranno conosciuto i parenti (esempio sopra), ma avranno
notato che lamico rimasto in disparte, allo stesso modo i genitori del bambino che era caduto nel
fosso, pur non venendo a diretta conoscenza dellevento avranno comunque notato un cambiamento
nel figlio. La massa dei ricordi comuni che si sorreggono reciprocamente fa s che in ciascuno i
ricordi di uno stesso evento si manifestano con diversa intensit e che i ricordi di pi+ individui
vengano considerati come i diversi punti di vista della memoria collettiva. Lunit di cui
lindividuo crede di fare parte unillusione e deriva invece dalla molteplicit: giacch gli eventi si
susseguono in una casualit naturale, che lindividuo fatica a riconoscere, lindividuo stesso crede
di dover ricercare in s la consecutivit degli eventi: contrappone quindi lunit alla molteplicit.

CAPITOLO III memoria collettiva e memoria storica


In genere gli uomini comprendono difficilmente il significato di memoria collettiva, in quanto
non riescono a collegare il termine memoria se non ad unentit concreta e individuale. Eppure
i ricordi possono s raggrupparsi in un individuo (memorie individuali) ma anche allinterno
di un insieme sociale costituito da tante immagini parziali (memorie collettive). Lindividuo
parteciperebbe a due tipi di memorie: la memoria individuale e quella collettiva; entrambe possono
compensarsi o fondersi per alcuni istanti. La memoria individuale pu infatti confondersi con
quella collettiva, pur rimanendone slegata cos come la memoria collettiva avvolge le memorie
individuali senza confondersi con le stesse. La memoria individuale non per isolata o chiusa
in quanto per rievocare il passato sono necessari i ricordi di altri e deve servirsi di riferimenti
che esistono fuori di lui; inoltre luomo si serve di parole e idee di cui non linventore originario
e la memoria persino regolata da limiti di spazio e di tempo. Anche la memoria collettiva ha dei
limiti: mentre il ricordo individuale dentro lindividuo, la memoria collettiva frammentata nei
vari individui e offre punti di vista parziali. Lindividuo pu conoscere ad esempio la storia del
suo paese pur non avendo vissuto direttamente gli eventi, ma per avere una chiara visione di
insieme deve far riferimento a vari frammenti della memoria collettiva e quindi a varie
testimonianze. Si distinguono allora memoria interna/individuale da quella esterna/sociale, di
cui la prima fa parte della seconda, che comunque molto pi estesa della prima. La memoria
collettiva caratterizzata anche da una serie di punti fermi, che sono esterni allindividuo e si
impongono sui componenti del gruppo. In genere limportanza di evento per comprensibile solo
ed esclusivamente a posteriori.
Se da una parte le date nazionali possono apparire estere alla vita del singolo, se si riflette si nota
invece che esse sono in qualche modo connesse allindividuo stesso che in esse scopre anche una
serie di avvenimenti. Se ad esempio ci si documenta su quanto accaduto nel mondo mentre si era
ancora degli infanti, pur non avendo un ricordo diretto degli eventi, si riscoprono delle connessioni.
Lautore ricorda ad esempio che quando aveva 8 anni venne seppellito Victor Hugo eppure lautore
ancora bambino non ne aveva ancora risentito, malgrado fosse vicino ai genitori che dovettero pur
mostrare una qualche reazione allevento. Rispetto alle analisi delle epoche passate, linteresse
per la storia quasi contemporanea pi vivo in genere in quanto, malgrado non sia possibile
ricordarsi di eventi storici avvenuti negli anni della fanciullezza, il fatto che essi siano stati vissuti
dai genitori oppure da conoscenti fa s che essi vivano nella memoria dellindividuo, di cui i ricordi
non sono che un riflesso lontano. La memoria dellindividuo non si basa sulla storia imparata
dai libri ma sulla storia vissuta. Allaccusa di sottrarre alla storia la sua impersonalit, possibile
invece ampliarne la conoscenza mediante il punto di vista di diversi individui (come genitori,
nonni, amici). Di fatti gli eventi storici possono s essere narrati in maniera impersonale ma possono
anche essere analizzati dal punto di vista di molteplici personalit individuali. Nel caso della
memoria di un bambino, certi eventi risultano fragili ed eterei e difficilmente memorizzabili se
non impressi nella memoria del gruppo al quale il bambino fa riferimento. Permane spesso lidea
che le menti siano ben distinte fra di loro cos come sono distinti gli esseri materiali a cui esse
appartengono. Il contatto fra le varie memorie viene allora considerato in un ambiente creato
artificialmente: il tempo e lo spazio collettivi. Si presuppone allora allindividuo possa capitare di
interrompere se stesso, per ritornarvi ad essere poco dopo insieme ai punti di riferimento che sono
stati tratti dallesterno (dellindividuo). Per Bergson necessario che esistano comunque dei
ricordi individuali ai quali le sensazioni esterne e collettive devono comunque appoggiarsi
perch se tale appoggio dovesse mancare, le sensazioni esterne resterebbero vuote.
Per lautore invece improbabile ritenere che esista una memoria individuale priva di quadri
sociali o di strumenti tratti comunque dallesterno (come ad esempio il linguaggio). Dal
momento in cui il bambino supera il livello puramente sensoriale, il suo pensiero inizia a scoprire
insieme non solo i propri pensieri ma anche i diversi punti di vista collettivi, che per farli entrare in
s non deve cancellare le sensazioni che gli appartengono. Stendhal narra ad esempio di una
sommossa popolare (la giornata delle Tegole) a Grenoble alla quale assistette quando era bambino.
Gli era rimasta impressa limmagine di un operario ferito alla schiena da un colpo di baionetta.
Malgrado come bambino non avesse compreso il motivo della sommossa, da grande indubbiamente
deve aver sentito nuovamente di quella giornata che si era impressa nella sua mente di bambino per
il movimento e la confusione della strada. E se inizialmente il ricordo era collocato nel flusso
degli eventi, viene poi rielaborato e compreso dalla memoria individuale. Accade quindi che vi
siano degli eventi che risvegliano il bambino e lo introducono, seppur sporadicamente,
allinterno di una vita sociale. Ovviamente i bambini hanno i loro interessi, cos come gli adulti-
genitori hanno i propri ed escludono i pi piccoli dalle discussioni ritenute inadatte. Eppure non
mancano occasioni in cui il bambino indirettamente si ritrova ad ascoltare i discorsi degli adulti:
lautore racconta di come da bambino avesse appreso molti degli eventi a lui contemporanei dalla
sua balia.
Non di rado i bambini crescono a casa dei nonni ed entrano quindi in contatto con i discorsi e
le tradizioni di costoro. Inevitabilmente il bambino entra in contatto con dei testimoni di altri
tempi, mentre i nonni rivedono nel bambino i genitori dello stesso, ovvero i genitori del bambino
quando avevano la sua et. Stendhal ha ad esempio mantenuto un ricordo molto vivo del nonno
perch stato lunico che in un ambiente provinciale e culturalmente medio basso lo aveva iniziato
ai philosophes. I quadri collettivi della memoria non si possono comunque limitare alle sole
date o eventi, quanto piuttosto a delle correnti di pensiero e di esperienze. Lautore ad esempio
percepisce di esser riuscito a rivivere il Romanticismo non come corrente letteraria, ma come modo
di sentire di un periodo che i suoi nonni avevano vissuto. Per ricreare questa atmosfera a volte pu
essere utile leggere libri del periodo che riproducono nel lettore lo stesso modo di sentire e
percepire dei contemporanei. In realt delle tracce del passato permangono non solo nei
documenti scritti ma anche nelle tradizioni, nei modi di pensare o persino in segni tangibili
nelle citt. Lautore racconta di come ad esempio avesse avuto limpressione di ritrovarsi in un
salotto viennese del 1830 in occasione di una visita ad un banchiere di Vienna: non tanto il mobilio,
quanto latmosfera che si respirava gli aveva trasmesso questa impressione. Nelle citt a volte si
rintracciano delle immagini del passato: alcuni quartieri di Parigi sembrano ancora ancorati a tempi
passati, cos come alcune citt di provincia francesi sembrano rievocare lantica immagine della
capitale. Con lo scorrere delle generazioni, si ha una diversa percezione della realt. Se ad un
bambino la storia dei genitori pu apparire pi vicina rispetto a quella dei nonni, divenuto adulto,
agli occhi dei suoi figli, la sua storia apparir a questi lontana, ma pi vicina al modo di sentire dei
genitori pi anziani. Per i figli infatti i genitori e i nonni appartengono a due generazioni del tutto
differenti.
Inizialmente il bambino non ha una netta distinzione fra gli eventi della cornice che lo
circonda e la sua coscienza interiore: i due gli appaiono come un unico flusso inscindibile, ma
crescendo le sue percezioni diventano pi chiare ed egli partecipa con rinnovata
consapevolezza. Per rivivere il passato egli parte dal ricordo che permette di ricostruire il passato
con lausilio del presente. E fra i ricordi si possono annoverare anche le testimonianze o le
confidenze altrui. Unobiezione che potrebbe essere presentata per se possibile ricostruire
sulla base di percezioni un ricordo di un evento di cui per non abbiamo alcuna rimembranza. Il
problema diviene il ricostruire da zero un ricordo. Ad esempio: non ho ricordo del mio primo
giorno al liceo per sono sicuro che c stato quel primo giorno perch me lo hanno raccontato altri.
Pian piano che gli avvenimenti si allontanano dal nostro presente, i ricordi degli stessi si fanno
sempre pi vaghi e i giorni appaiono meno distinti di quanto lo fossero allinizio , tanto che
quei ricordi si sommano perlopi in insiemi. Quindi poco probabile che il ricordo del primo
giorno di liceo sia del tutto cancellato: daltronde del liceo possibile ricordarsi sicuramente il
luogo; inoltre il ricordo del primo giorno pu risultare sfocato perch a quel primo giorno se ne
sono sommati moltissimi altri nello stesso ambiente tutti molto simili. La cornice vuota non pu
infatti creare un ricordo ex novo, ma se la cornice presenta diversi strati di testimonianze e
riflessioni personali pu arrivare a generare anche solo unimmagine generica del passato.
Sarebbe meglio non parlare di memoria storica quando ci si riferisce ad un individuo ancora molto
giovane: la memoria storica infatti unespressione delladulto che non appartiene ancora al
bambino nel periodo dellinfanzia. Lautore offre un esempio: se voglio ricostruire il ricordo della
figura di mio padre, superfluo considerare i libri o le fonti che parlano di eventi a lui
contemporanei; eppure se si incontra qualcuno che lo ha conosciuto direttamente, il ricordo che se
ne viene a creare sembra pi vicino alla realt. Il ricordo di una persona conosciuta sempre in
continua evoluzione e si arricchisce continuamente di dettagli dapprima sconosciuti.
Daltronde i ricordi riguardanti una persona non si esauriscono con la morte della persona stessa.
Il passato cos come appare finisce per modificarsi costantemente, perch i ricordi individuali
non sempre sono definiti (per mancanza di maturit, esperienza, attenzione etc.), in quanto
lindividuo che nellinfanzia naturalmente immerso nel mondo dei bambini, non condivide se non
in parte con gli adulti ben poca esperienza ed attenzione. Magari il bambino assiste ad un evento
che importante per un adulto e ne mantiene il ricordo, ma non perch sia per lui significativo ma
perch percepisce che significativo per ladulto stesso. A questo si aggiunge che la memoria non
una tabula rasa, ovvero un vuoto assoluto e si potrebbe dire che luomo non dimentica mai
niente. Per Bergson ad esempio il passato permane nella memoria individuale in maniera integrale
cos come lindividuo ne fa esperienza, ma a causa di alcuni ostacoli il cervello pu dimenticarne
alcune parti che rimangono per nellinconscio. Per Halbwachs invece il ricordo non rimane nelle
gallerie della mente umana ma viene ricostruito grazie a tutte le indicazioni insite nella
societ. Esistono infatti delle tracce di ricordi che sono pi intense negli altri piuttosto che in noi
stessi.
Affinch per gli stimoli esterni diano frutto, necessario che sussistano dei legami con gli
avvenimenti del gruppo e quelli del passato individuale. Allinterno della storia nazionale ad
esempi si raccolgono le storie delle province, dei paesi e dei cittadini. Poich la storia nazionale
molto lontana dalla dimensione individuale, solo in alcuni casi essa ricorda la vita di alcuni
personaggi, che devono essere personaggi storici. Eppure fra la dimensione della storia
nazionale e quella dellindividuo sussistono diversi gruppi intermedi, che possono essere
considerate delle microsociet nelle quali lindividuo entra in diverse fasi della sua vita e che
ricordano diversi momenti della vita stessa del gruppo. Ovviamente il gruppo interessato
soprattutto agli avvenimenti che accadono agli individui che ne fanno parte.
La storia il racconto di eventi che occupano un ruolo molto importante nella vita degli
individui ma non bisogna confondere la memoria collettiva con la storia, perch questi due
elementi in alcuni aspetti sono contrapposti. La storia infatti, che si basa sulle testimonianze,
inizia laddove la memoria collettiva non riesce da sola a risalire ad eventi passati: ne consegue
che la storia inizia quando la tradizione finisce. La storia crea una sorta di ponte fra passato e
presente ma non basta. Se si considerano le Memorie di Saint Simon dell800 ricostruiscono il
periodo della Reggenza e della fine del XVII secolo, ma nonostante tutto esso da solo non pu certo
abbattere la barriera che sussiste fra presente e passato. Inoltre la memoria collettiva si
differenzia dalla storia perch una corrente di pensiero continua e conserva del passato
quanto sopravvive nella coscienza del gruppo. Nel caso in cui qualcosa non risulti pi
interessante per il gruppo, dallantico gruppo ne nasce uno nuovo e distinto che ignora appunto ci
che non reputa di suo interesse. La storia invece si basa su delle divisioni degli eventi in periodi,
come a teatro accade con la divisione in atti della storia. Malgrado ad un osservatore esterno possa
apparire che sia possibile dividere gli eventi della storia in insiemi, la storia accentua
ulteriormente tale distanza fra le differenze tra un evento e laltro. Nella memoria collettiva
invece non ci sono confini stabili e netti e la stessa contrapposizione fra presente e passato
meno marcata che nella storia. Questo dipende dal fatto che mentre per la memoria collettiva il
passato, rispetto al presente, non esiste pi, per uno storico invece gli eventi hanno tuti lo
stesso valore. La memoria collettiva fatta di individui che perdono interesse per un certo evento
perch il gruppo non ne possiede pi il ricordo.
Esistono pi memorie collettive, rispetto alla storia che invece una soltanto, malgrado si
possano distinguere in essa varie specializzazioni. Le memorie collettive non percepiscono gli
eventi come equivalenti, rispetto alla storia che cerca invece di narrare eventi che possono essere
in qualche modo equiparati. inoltre errato considerare la storia una memoria universale, in
quanto una memoria di tal tipo non esiste! Tutte le memorie collettive sono ben collocate in un
luogo e in uno spazio. La storia tende infatti ad enfatizzare le differenze e ad astrarre le
somiglianze per racchiudere tutti gli eventi entro degli insiemi definiti in cui gli eventi finiscono per
assomigliarsi. In tal modo si produce una sorta di riassunto del passato che si presta a fornire
unimmagine pressoch unitaria e omogenea. Diversamente invece le memorie collettive non
arrivano mai ad unimmagine unitaria o ad una somiglianza di eventi. Unaltra differenza
che la storia presuppone dei continui cambiamenti nel tempo; la memoria collettiva invece
non si fonda su tale mutamento perch essa presuppone lesistenza dei membri del suo gruppo
e ci che cambia sono solo le relazioni o i contatti fra i membri del gruppo e lesterno. Luomo
stesso percepisce inoltre di essere diviso fra due diverse sensazioni: mentre alcune sensazioni si
attaccano agli oggetti, altre non lasciano alcun indizio del loro passaggio.

CAPITOLO IV- La memoria collettiva e il tempo


La misura del tempo regolata in parte da convenzioni sociali, ma accade anche che
lindividuo percepisca il suo scorrere in maniera differente: se agitato, gli sembra trascorrere
velocemente, mentre se impaziente, gli appare troppo lento. Durkheim sosteneva che un uomo che
vive isolato potrebbe benissimo ignorare lo scorrere del tempo, mentre la vita in societ rende
necessario che gli uomini si accordino sulle durate. Esiste quindi una rappresentazione collettiva
del tempo che, oltre ad accordarsi a fenomeni fisici, si accorda anche alle abitudini e alle
esigenze di gruppi umani concreti. Per i membri di una societ il tempo scorre alla stessa maniera
e ad accentuale tale scansione temporale vi il ritmo lavorativo: ne consegue che molti individui
desiderano rendersi autonomi da tali meccanismi e preferiscono ad esempio dormire di giorno e
condurre una vita notturna.
Ogni essere dotato di coscienza ha insito in s il concetto di durata in quanto al suo interno si
susseguono stati differenti e la durata appunto la successione di tali stati. A tale sequenza
interiore si accorda una sequenza naturale giacch esistono nella natura degli eventi che si
ripetono, come lalternarsi del giorni e della notte o lalternarsi delle stagioni. Di fronte agli
oggetti esterni, il pensiero dellindividuo si incontra con quello degli altri, ma le durate
individuali restano comunque distinte in quanto ciascuna si regola in maniera differente. Basti
pensare ad un bambino e ad un anziano: per il primo il tempo di una giornata appare troppo breve
per giocare, per il secondo invece il tempo di una giornata appare scorrere troppo lentamente. La
durata quindi variabile se basata sulle sensazioni ed per questo che conviene invece fissarla
su oggetti esterni. Questa una convenzione in quanto ha reso necessario il mettersi daccordo con
gli altri. I punti di riferimento diventano degli elementi esterni e materiali, che si prestano ad una
scansione costante del tempo ed prova di una regolarit periodica. Per Bergson la nozione di
tempo universale si ricollega invece ad una discontinuit di momenti, che derivano dal
rapporto di pensieri individuali che per ne prendono coscienza in simultanea. Nel momento
in cui infatti si vengono ad incontrare, tali pensieri escono dalla loro individualit e si fondono
anche se per pochi istanti-momenti, allinterno dei quali gli intervalli sono vuoti e si prestano
a qualsiasi tipo di divisione in intercalari. Ne consegue che i pensieri degli individui possono
entrar in contatto e separare le convenzionali classificazioni del tempo (ore, giorni, mesi, anni).
Gli stati del pensiero personale si susseguono in un flusso continuo privo di una evidente
divisione fra un momento e laltro. La memoria interviene allora nel ripresentare come reali
degli stati passati, che riesce ad individuare solo perch carpisce le differenze fra uno stato e
laltro. Se presi singolarmente, gli stati proiettati nello spazio presentano delle somiglianze,
malgrado gli oggetti a cui si riferiscano siano differenti. Appaiono infatti in un ambiente
omogeneo. Nel flusso invece la forma non si distingue dal contenuto e ciascuno nel suo genere
unico, in quanto costituisce un punto di visa differente della coscienza. Inoltre grazie alle
differenze che li caratterizzano allinterno della sequenza che la coscienza pu essere appunto
completata. Cio che dura di fatto non sono gli oggetti ma la percezione che lindividuo ha degli
stessi. A rompere tale continuit sono non solo gli oggetti esterni ma anche lintervento di
unaltra coscienza che si impone e mi costringe a notarne la presenza. Nella percezione
sensibile prevale la tendenza a uscire da se stessi e valutare loggetto da vari punti di vista, come
esso apparirebbe simultaneamente in pi coscienze. Questa molteplicit di coscienze potrebbe
essere considerata una societ delle coscienze. Basti pensare al dolore fisico: se si avverte un
forte dolore che possibile attribuibile ad una causa esterna, e si immagina che lo stesso dolore
possa appartenere a pi persone, si raggiunge una parvenza di oggettivit nella rappresentazione del
dolore stesso. Non perch se ne conoscono le cause un dolore diventa meno acuto, ma perch lidea
che possa essere compreso da pi individui sembra spostarne il peso sugli altri e renderlo pi
sopportabile. Accade quindi che le durate individuali riescano ad estendersi ad una durata
comune e pi ampia perch hanno per sfondo il tempo collettivo : un pensiero che si sviluppa in
noi e contemporaneamente negli altri entra nella direzione di quello che pu essere definito un
pensiero collettivo.
Il tempo collettivo viene spesso definito in contrapposizione alla durata individuale. Secondo
quanto detto precedentemente, esisterebbero molteplici durate individuali tante quanti sono gli
individui, e ununica durata capace di contenerle tutte, ovvero un tempo astratto vuoto che funge da
contenitore. Le divisioni sono spesso dei paletti che consentono di riportare il ricordo alla
memoria (ad es. : mi ritrovavo con quellamico che aveva unet X; era appena finita la guerra; era
autunno etc.): in tal modo possibile localizzare qualcosa che altrimenti resterebbe vaga.
Rintracciato il quadro temporale il ricordo riaffiora pi facilmente. In alcuni casi, per
inquadrare larco temprale, occorre persino rivedere i particolari del ricordo, in quanto il ricordo in
fondo ricorda le tracce del periodo di tempo in cui si realizzato.
Il tempo astratto della matematica e della fisica un tempo omogeneo che si contrappone al
tempo vissuto di Bergson. Esso sarebbe vuoto in quanto il limite entro cui gli individui
escono dalla propria individualit per accostarsi ad insiemi pi estesi. Per consentire questo
tipo di universalizzazione, occorre che prevalga una visione omogenea dellambienta in cui tali
incontri di coscienze avvengono, non dissimili dalle rappresentazioni geometriche dello spazio. I
tempi matematici non intervengono nei casi do oggetti di cui non si conosce il tempo reale e quando
si stabiliscono delle sequenze come T0 T1 T2 etc. , si fissano la durata e le fasi successive del
movimento ma il T0 che il momento iniziale libero da qualsiasi legame con il tempo reale. Per
quanto riguarda le ricostruzioni storiche bisogna chiedersi se esse si riferiscano ad una successione
di venenti o ad una simultaneit di eventi in alcuni casi. Con tempi storici si potrebbe infatti
indicare la compresenza di pi storie distinte, che costituiscono i molteplici aspetti di una storia
universale. Nella Cronologia universale di Dreiss, edita a Parigi nel 1858, si indicano anno per anno
gli avvenimenti pi noti prodotti in alcune regioni del globo. Nella rappresentazione dei tempi pi
antichi, il quadro abbastanza ridotto e tratta perlopi di popoli di regioni vicini con sorti storiche
interconnesse (Romani, greci etc.) ma con lavanzare della storia tale quadro sembra espandersi.
Sotto Il 1453 viene ricordata sia la fine della guerra dei Cento Anni sia la presa di Costantinopoli da
parte dei Turchi: ci che importa non il fatto che gli eventi siano avvenuti nello stesso anno,
quanto piuttosto le ripercussioni che essi hanno avuto sugli individui. Fino agli inizi del XIX
secolo la storia dellAmerica sembrava connessa intimamente a quella dellEuropa ma in seguito
fin per separarsene. Accade infatti che esistano delle istituzioni o dei gruppi che riescono a
inglobare diverse realt: pu essere lEuropa nella storia iniziale dellAmerica, cos come pu
essere la Chiesa nella storia dEuropa. Eppure una storia universale percepita in tale maniera
esclude inevitabilmente le varie storie parallele delle masse o dei popoli.
Agli storici viene spesso rimproverato di confondere in un tempo unico diverse storie locali. Se
la memoria storica tiene in considerazione le differenze e il passaggio brusco da uno stato allaltro,
e fa astrazione degli stessi ma non degli intervalli pi piccoli che ad essi si infrappongono. Per
comprendere ci che non cambia occorrerebbe far ritorno a quel contesto sociale per rivivere
una memoria collettiva che invece venuta meno. Esistono infatti dei cambiamenti di cui lo
storico non ha percezione, mentre i contemporanei lo percepivano chiaramente. Daltronde la
storia non che una sintesi di cambiamenti che emergono dalla durata, dando vita ad una
successione di eventi del tutto artificiosa ed estranea di fatto al gruppo che tali eventi li aveva
vissuti.
La memoria collettiva pu estendersi fino ad un certo punto nel passato e oltre tale limite non
coinvolge pi in maniera diretta i membri del gruppo. Lo storico si dedica allora a quanto
esiste prima di tale limite, adoperando diverse fonti e testimonianze ed estraniando loggetto dei
suoi studi dallopinione dellepoca. In generale possibile affermare che esiste un tempo
universale che stabilisce un ritmo comune per tutte le comunit e che le comunit
riconoscono. La percezione della scansione temporale pu essere pi o meno marcata in base
al contesto: in un ambiente di lavoro dai ritmi serrati, il tempo viene scandito in maniera pi
marcata, rispetto ad un ambiente familiare e rilassato come quello di un pomeriggio di shopping fra
amici, dove difficilmente si guarder allorario con eccessiva attenzione. A livello sociale esistono
diversi tempi adeguati alle esigenze dellindividuo. Inoltre la divisione del tempo appare per le
comunit come un risultato della tradizione: cos come una societ, in cui potere politico e potere
religioso si siano distinti, permangano degli elementi del suo assetto primitivo, anche le comunit
odierne si evolvono mantenendo per in s dei caratteri peculiari delle comunit che lhanno
preceduta. Questo tuttavia non indica che esiste un tempo sociale unico, in quanto rispetto
allorigine la tradizione pu anche assumere significati differenti in base ai gruppi. Basti pensare
allanno: lanno solare inizia l1 gennaio; lanno militare inizia dal momento in cui si inizia il
servizio; lanno religioso ha un inizio differente dallanno scolastico che invece ha inizio a
settembre. Anche il giorno trascorre diversamente per i diversi gruppi: la giornata lavorativa ha una
durata differente di quella scolastica, le quali sono a loro volta differenti dalla classica distinzione
giorno-notte. I vari gruppi hanno quindi dei loro tempi, pur guardando ai tempi fisici
convenzionali come riferimento. I vari tempi dei gruppi finiscono per per incrociarsi (e vi sono
state epoche in cui alcuni dei tempi dei gruppi hanno finito per coincidere, come il tempo del
mercante che nel medioevo era ancora sottoposto al tempo della chiesa). Daltronde non esistono
eventi religiosi che non siano in qualche modo connessi alla vita esterna e quindi al mondo laico.
Uno stesso evento pu colpire e rimanere impresso in pi coscienze individuali, che
simultaneamente si avvicinano e ne elaborano una rappresentazione comune. Ci che
interessa non solo il fatto che diverse coscienze lo abbiano percepito, ma soprattutto che gli
abbiano attribuito uno stesso significato perch, affinch ci avvenga, le coscienze devono
essersi fuse in qualche modo. Ma se si suppone che due coscienze si sono fuse, bisogna anche
supporre che hanno dato vita ad una coscienza del tutto nuova e con diversa estensione
rispetto alle coscienze precedenti; se dopo quel momento di fusione si sono nuovamente distinte,
allora vuol dire che la fusione era stata solo apparente.
Poich le coscienze non si fondono mai del tutto e luna non penetra mai completamente
dentro laltra, diviene difficile stabilire se per luna il tempo scorre pi velocemente dellaltra
in quanto non esiste una misura temporale di riferimento. errato infatti credere che il tempo
sia una semplice successione di avvenimenti, in quanto gli eventi possono s scandire il tempo ma
non lo riempiono del tutto. In realt nei gruppi umani i cambiamenti davvero significativi sono
pochi e spesso occorre attendere decine di anni affinch i gesti meccanici, accumulatisi nel tempo,
trasmettano lidea che un cambiamento realmente avvenuto. Vi la tendenza a sottolineare la
differente tempistica dellevoluzione fra i gruppi: ad esempio si sottolinea come alcuni popoli si
siano sviluppati prima rispetto ad altri o come lo sviluppo nellambiente cittadino avvenga pi
velocemente che nelle campagne o nei paesi. Lerrore comune resta per nel paragonare gruppi
che sostanzialmente sono diversi fra di loro. Se nella campagna i tempi lavorativi sono scanditi
dal tempo della natura, in citt sono scanditi non solo i tempi lavorativi ma persino quelli degli
spostamenti o dei pasti. Quando si definisce il gruppo non possibile limitarne la sua esistenza
ai componenti (se dovesse venir meno un membro, il gruppo non avrebbe pi possibilit di
esistere), ma bisogna considerare gli interessi che uniscono i membri di un gruppo: gli interessi
e le preoccupazioni del gruppo riflettono in qualche modo le attitudini individuali dei membri, ma
allo stesso tempo tali interessi mantengono anche una propria generalit e impersonalit. Se ad
esempio un amico venuto a mancare, non per questo il gruppo di cui faceva parte scomparso
perch non solo tali interessi generali permangono anche negli altri membri ancora in vita, ma
persino possibile individuare nuovamente tali interessi simili in altri individui. Indubbio
infatti che ci che diventa impersonale sia pi duraturo in quanto trascende le singole personalit.
Quando una famiglia, da semplice nucleo costituito da marito e moglie, si amplia in un nucleo pi
ampio con laggiunta dei figli, oltre a modificare i propri ritmi quotidiani finisce, grazie ad i nuovi
membri, ad entrare in contatto con una fetta di societ pi ampia. Il gruppo primitivo costituito da
due individui e dai loro interessi si ingrandisce in un gruppo con interessi nuovi, che ha inglobato e
in parte modificato il gruppo precedente.
Per gli psicologi esisterebbero tante durate differenti quanti sono gli individui e ciascuna di
esse non andrebbe considerata come una successione di stati. Lidea che emerge una
percezione delle coscienze come isolate le une dalle altre. Tale vita psichica vissuta da ciascuno
potrebbe intendersi come uno stream of thought, come appare negli scritti di William James o di
Henri Bergson. Se da una parte il pensiero sembra scorrere sempre in avanti come unonda,
dallaltra la memoria costringe lindividuo a fermarsi e a riflettere. Se vero che quando ci si
concentra su unimpressione si avverte la sensazione di averne catturato la durata, il tempo di
fatto risulta inafferrabile. Il tempo percepibile fino a quando pieno di contenuti: i gruppi
stessi vanno indietro nel tempo con pensiero fino a quando possono distinguerne gli avvenimenti.
Esso quindi limitato e relativo, ma in tal modo risulta quasi tangibile, rispetto al tempo astratto
dei filosofi che al contrario appare vuoto.

CAPITOLO V La memoria collettiva e lo spazio


Comte sosteneva che lequilibrio mentale derivi dal fatto che gli oggetti materiali non cambino
oppure mantengano una certa immagine di permanenza. Alcuni disturbi psichici derivano infatti
dalla rottura di questa quiete e dallimpossibilit di riconoscere alcuni oggetti come familiari. Non
solo in caso di patologie, ma anche quando si cambia ambiente, lio fatica ad abituarsi al nuovo
contesto e si sente stranito. Ogni oggetto e il posto in cui si colloca consentono di assegnarli o
ricollegarli ad una categoria di individui (basti pensare alle descrizioni di interni compiute da
Balzac e Dickens, che riportano alla mente del lettore limmagine di un certo tipo di individui).
Nonostante la societ cambi con il tempo, il mantenimento di certi oggetti allinterno di un
determinato ambiente trasmettono un senso di tranquillit rassicurante. Il gruppo infatti
finisce inevitabilmente per rispecchiarsi in un certo contesto e negli oggetti che lo
compongono, e che sembrano regolare la sua evoluzione. Le immagini spaziali ricoprono
infatti un ruolo non dissimile da quello svolto dalla memoria collettiva: il luogo contiene
limpronta del gruppo. Tale legame pu modificarsi bruscamente in caso di un evento o incidente
grave (un lutto, un trasferimento del capofamiglia, un matrimonio, un incidente etc.), che modifica
non solo i componenti del gruppo ma anche il rapporto con lambiente materiale. Se si pensa alla
struttura di una citt, accade a volte che la citt con le sue strade e i suoi quartieri rimanga pressoch
identica, tanto da trasmettere un senso di immutabilit (come ad esempio Roma o Parigi che
sembrano sempre uguali a se stesse nel corso del tempo). Nonostante vi possano essere eventuali
guerre o crisi, se la citt non muta lindividuo avverte tali eventi come lontani da s. Allinterno
di un ambiente rassicurante e familiare, lindividuo pu mostrarsi insofferente ai problemi altrui: in
realt gli individui non rappresentano altro che delle unit allinterno delle moltitudini; tali unit
possono s simpatizzare fra loro, altrimenti restano legati alla familiarit di un luogo o di una
situazione. Le citt in genere nascono con quartieri funzionali (quelli produttivi, quelli del
mercato, quelli residenziali etc.) e a differenza dei gruppi che mutano facilmente nel tempo, la
citt muta pi lentamente. Eppure le citt si trasformano ugualmente nel corso della storia con
incendi, guerre, terremoti etc. Inoltre le nuove generazioni possono modificare lantico assetto,
malgrado poi rimanga ugualmente limmagine che i gruppi abbiano voluto assegnare alla citt
mediante i resti materiali di quellassetto.
Il gruppo tende, nonostante i cambiamenti, a rimanere legato ai vecchi assetti e alle tradizioni.
Anche se costretto a spostarsi, in genere il gruppo porta con s il bagaglio di tradizioni che lo
avevano caratterizzato e tende a ricreare nel nuovo spazio assegnatogli il vecchio assetto. il
caso ad esempio degli antichi mestieri costretti a ritagliarsi nuovi spazi nella citt moderna. Queste
persistenze si spiegano come un automatismo collettivo derivante da una rigidit di pensiero e di
adattamento. Si spiega quindi come anche se abbattuti, di certi edifici rimangano delle prove
materiali come delle reliquie, oppure permanga il ricordo nei nomi stessi delle case.
Il legame fra i gruppi e i luoghi naturale ed determinato dalla vicinanza fisica. Gli abitanti
di una citt formano una piccola societ perch abitano una stessa area, eppure questa vicinanza
spaziale non riguarda tutti i gruppi. Ad esempio il gruppo dei parenti non si definisce sulla base
della coabitazione; i gruppi economici sono spesso definiti dal reddito; i gruppi religiosi si fondano
su delle credenze comuni. Non quindi sufficiente considerare che le persone sono riunite in
uno stesso luogo per ricavare dallimmagine del luogo la societ ad esso collegato.
comunque difficile descrivere un gruppo senza ricollegarlo a delle immagini spaziali,
soprattutto per le comunit del passato. Nel caso dei gruppi sulla base della condizione giuridica,
in passato il legame con lo spazio era molto forte: il contadino era tale perch abitava in
campagna, ma la sua condizione giuridica sarebbe cambiata se avesse abitato in un borgo. Nel
Medioevo leggi e tasse variavano da regione a regione e occorre attendere let moderna per
raggiungere una maggiore indipendenza dallo spazio. Per alcuni mestieri per la collocazione
nello spazio pressoch marginale: basti pensare a chi lavora in borsa e gestisce capitali. Il
denaro compie infatti astrazione degli oggetti, mentre lavoro e servizi vengono in genere adoperati
in un certo luogo e mantengono un valore in connessione allo stesso. Persino le operazioni bancarie
si verificano ad esempio allinterno di edifici di credito e quindi hanno una cornice spaziale. Per il
gruppo in definitiva lo spazio acquisisce un significato sulla base del valore e dei diritti che
esso ricopre. Nelle societ moderne si tende ad esempio ad una differenziazione sostanziale fra
i luoghi in cui si abita e quelli in cui invece si lavora (unofficina, un ufficio o un magazzino). Le
religioni in genere sono connesse allo spazio nel senso che tendono a distribuire nello spazio delle
immagini legate al loro credo; esistono inoltre dei luoghi consacrati, altri ritenuti inviolabili e
alcune cerimonie o riti si connettono alla loro esecuzione in uno spazio ben definito.
Non c memoria collettiva che non si dipana nello spazio, in quanto lo spazio un elemento
abbastanza duraturo. Inoltre vero che non c gruppo senza una sua cornice spaziale, malgrado
sia necessario considerare anche che lambiente esterno non solo un dato primitivo fatto di forme
e colori percepiti istintivamente. Lo spazio costituito anche da elementi immateriali, come i
ricordi di tutti gli eventi che in esso si sono verificati. Lautore riprende la filosofia di Arnaulds, per
il quale linfinito conosce tutte le forme, delle quali lindividuo dovrebbe essere a conoscenza per
riconoscerle. Nel caso dei luoghi e dei ricordi, come possibile ritrovarli se non supponendo che
essi siano gi nello spirito dellindividuo? E in tal caso, se sono essi gi presenti, che utilit ha
ricercarli allesterno nei luoghi fisici? Una tale obiezione sarebbe veritiera se si ammettesse che lo
spazio dei geometri sia completamente vuoto, ma non vuoto in quanto in esso si proiettano
figure e concatenazioni fra le stesse. Se lo spirito e lo spazio venissero considerati entrambi
vuoti, sarebbe impensabile accettare che allunione di entrambi nascono una variet di
nozioni. Nel caso della societ dei geometri, occorre conservare e preservare il punto di vista del
gruppo, e quindi le convenzioni consolidate, per comprendere in che modo il gruppo ha percepito le
relazioni con lo spazio. I membri del gruppo di geometri si distinguono per il numero pi o meno
grande di nozioni che ricordano e riescono ad applicare per il tempo pi o meno lungo in cui
riescono a fissare su una figura certe propriet. Il gruppo dei geometri serve appunto da esempio
per mostrare che la memoria o il pensiero collettivo risiedono non interamente, ma
parzialmente, in ciascuno individuo. Il geometra deve dapprima occuparsi delle qualit generali
dello spazio alla luce di una memoria collettiva stabile. Accade spesso che erroneamente il pensiero
geometrico non venga considerato una memoria, pur essendolo, perch lo spazio geometrico
sempre presente.
Anche lo spazio giuridico non un ambiente vuoto. Uno dei suoi principi base il diritto alla
propriet in quanto esso si basa su un atteggiamento durevole dellindividuo nei confronti di un
bene immobile come il suolo, o di beni mobili, come oggetti. Il diritto di propriet acquisisce
valore se la memoria collettiva lo riconosce. Bisogna infatti considerare che linsieme di simboli e
segni che la societ accetta continuano a mantenersi vivi nel suo pensiero e nella sua memoria. In
tale rapporto fra uomo e cosa luomo parte dal presupposto che sia egli stesso cosa immobile e
immutabile, tanto da poter rivendicare il proprio diritto di propriet su altro. E in ambito giuridico
accade che, malgrado la persona cambi fisicamente spesso, in termini giuridici essa rimanga invece
ancorata ad un ruolo come proprietario, usufruttuario etc. Basti pensare ai contratti di eredit, in cui
le propriet passano dal vecchio al nuovo in una situazione di continuit. Ovviamente tali ruoli
permangono fino a quando permane il bene che li tiene legati e che assicurano il mantenimento
della memoria giuridica. vero anche che esistono contratti che non riguardano le cose
materiali ma le relazioni fra individui: in tal caso la relazione stessa diviene oggetto percepito
come immutabile fino a quando il contratto esiste ed considerato valido. Ma anche tali
contratti si manifestano a livello spaziale: per essere validi necessario ad esempio che si sappia
dove si trova la parte contraente. In passato certi diritti di propriet si manifestavano anche nei
confronti delle persone, come nel caso degli schiavi, i quali proiettavano la loro condizione servile
in determinati spazi. Se allinterno delle stanze della dimora del padrone, erano schiavi, al di fuori
di esse poteva prender coscienza di una propria diversa condizione. Il concetto di schiavit
estraneo nelle societ moderne ma basti pensare ad un debitore che si ritrova nellufficio del
creditore: se fino a quel momento aveva dimenticato la propria condizione, entrando in un nuovo
spazio fisico la comprende nuovamente. Il diritto giuridico si esplica nello spazio, sia esso un
ufficio o un domicilio. E anche quando lindividuo si sente del tutto libero e sottratto alle leggi
giuridiche, di fatto ne comprende linfluenza: quando un individuo passa ad esempio da uno stato ad
un altro ha piena consapevolezza che le norme giuridiche sono cambiate.
Passando al mondo economico, gli oggetti sono considerati in maniera diversa rispetto allambito
giuridico: su ogni oggetto attaccato un prezzo come se si trattasse di unetichetta ma fra
loggetto fisico e il suo prezzo non vi alcun rapporto se non convenzionale. I prezzi sono stati
attribuiti al di fuori dellindividuo, nel gruppo economico. Infatti il prezzo determinato sulla
base di alcuni valori del gruppo, come la sua utilit o la quantit di lavoro che richiede per essere
realizzato. Inoltre il prezzo attuale pu essere influenzato dal ricordo del prezzo precedente. Il
prezzo come una misura, che per non insita nelloggetto in s quanto piuttosto nella societ
che le attribuisce un certo valore. nei luoghi che vengono formulate tali opinioni di valori. In
generale i prezzi possono rimanere abbastanza stabili, almeno fino a quando non si modifica la
tecnica di realizzazione del bene. I ricordi economici per in genere nascono dal rapporto fra
venditore e compratore: se per un contadino il ricordo del prezzo della sua merce fissato sulla base
del prezzo a cui riuscita a venderlo lultima volta che stato in citt al mercato, in borsa i valori
delle merci cambiano frequentamene sulla base della domanda e della risposta. Condizione
necessaria affinch lo cambio avvenga che il cliente sappia dove trovare fisicamente il
venditore, che colui che in genere conosce il valore della merce in quanto a diretto contatto on
continui flussi di scambi. Anche se venditori di oggetti differenti, i commercianti sono accumunati
da una stessa morale professionale, mentre il compratore rimane in parte estraneo a questo
processo. Le merci attendono per il compratore ed entrano in contatto economico con lo stesso
nello spazio. Mentre loggetto non cambia, il prezzo che gli stato attribuito cambia
continuamente, eppure il compratore difficilmente si rende conto di tale cambiamento perch per il
compratore esso rimane immutabile giacch non varia dal momento in cui lo ha individuato su un
bancone al momento in cui lo paga. Il compratore vive sui vecchi ricordi ed convinto che
loggetto mantenga lo stesso prezzo anche pochi secondi dopo lacquisto, mentre in realt il prezzo
delloggetto varia incessantemente. vero per che i prezzi al dettaglio cambiano molto pi
lentamente dei prezzi allingrosso in quanto nel primo caso i prezzi vanno mantenuti stabili
per pi tempo per consentire alla gente di poter comprare le merci stesse. Il compito della
societ dei mercanti quello di convincere il compratore, almeno fino alla vendita effettiva, che
loggetto non ha mutato prezzo. Ed sintomatico che il modo per fissare nella memoria del
compratore il ricordo del prezzo il luogo in cui loggetto stato esposto.
I ricordi di un gruppo religioso sono spesso connessi a dei luoghi, in quanto la distinzione fra il
mondo sacro e quello profano avviene soprattutto a livello spaziale. Una chiesa, un santuario o
un cimitero sono luoghi immediatamente percepiti dal fedele come religiosi. Nelle societ molto
antiche di tutto il mondo la distinzione fra mondo sacro e mondo profano era meno netta in quanto
la religiose influenzava qualsiasi ambito e qualsiasi luogo; ma con il progressivo processo di
emancipazione delle attivit umane dalla religione, essa rimasta legata fisicamente a dei luoghi
pi ristretti in cui i fedeli sono soliti incontrarsi. Anche se vi sono dei periodo in cui i luoghi di
culto sono vuoti, nel momento in cui gli individui si incontrano nuovamente nello stesso
ambiente, i ricordi riaffiorano come se la pausa non vi fosse mai stata. Poich ha la pretesa di
non cambiare affatto, i gruppi religiosi hanno la necessit di ancorarsi ad un oggetto della realt per
ottenere quella sensazione di durevolezza. Lambiente religioso si distingue da tutti gli altri
ambienti perch tende ad imprimere anche nello spazio (negli arredi e nella loro disposizione) le
proprie caratteristiche intrinseche. un ambiente diviso in genere per aree, sulle quali si
rivolge lattenzione dello spettatore; un ambiente fatto di paramenti e riti in quanto la religione
si esprime per forme simboliche. Inoltre la religione ha una propria storia e fa riferimento ad eventi
anche molto lontani nel tempo e in luoghi specifici. Per questo esiste una topografia o geografia
religiosa. E anche se il fedele non vi mai stati, limportante che il luogo sacro, che non privo
di contraddizioni, esista. Un particolare dello spazio religioso che Dio in ogni luogo e non solo
in quelli in cui si manifestato in maniera esplicita. E anche se in certi luoghi il legame fra la
religione e lo spazio pi forte, nulla vieta ai fedeli di rievocare quelle stesse sensazioni anche
altrove. La societ religiosa vuole dimostrare di non esser mutata, mentre lo spazio attorno a le
cambiato. Per farlo si lega quindi ai luoghi che partecipano alla stabilit delle cose materiali,
trasmettendo un senso di durevolezza.
Sembra come se la spiegazione della memoria e la conservazione dei ricordi possa spiegarsi
attraverso la durata della materia, anche se poi ogni societ ritaglia lo spazio a modo suo. La
memoria daltronde si svolge nel tempo, ma anche lo spazio non immutabile. Una comunit
ha bisogno che i suoi membri possano fissare in uno sforzo artificiale quei principi che
possano consentirgli di distinguersi dagli altri gruppi e per farlo i membri necessitano di
incontrarsi in un luogo e nello spazio. In tal modo la societ stessa immobilizza una parte di se
stessa: lo spazio sociale nel tempo (se fosse istantaneo, la societ che si basa su di esso potrebbe
ritrovarsi privata della sua identit). Ci che dura il modo in cui il gruppo si rapporta alla realt
materiale. Limmagine dello spazio in fondo dura fino a quando il gruppo fissa su di esso il proprio
pensiero e la propria attenzione. Per quanto la memoria possa andare allindietro nel tempo,
sensazioni ed emozioni che la caratterizzano trovano una caratterizzazione spaziale e
sembrano non esservene al di fuori dello stesso.

POSTFAZIONE
Le varie riflessioni di tale opera derivano dalla percezione della memoria come fonte storica.
Diversi sono i modi in cui si tentato un approccio allo studio della memoria autobiografica,
rintracciandone le ricorrenze. Un secondo metodo rintraccia gli spazi sociali della memoria con
linfluenza dellantropologia e della microsociologia. La ricerca mira soprattutto a ricostruire i
legami fra passato e presente, inoltre serve per ricostruire una geografia mentale. La memoria
condivisa svolge funzioni identitarie e permette di rielaborare il passato alla luce del presente.
La rielaborazione del presente spesso condizionato dal potere delle relazioni interpersonali.
Entrambi i testi di Halbwachs sono stati citati pochissimo dagli storici perch, a differenza
dellanalisi storica, lautore estende i punti di contatto ad ogni tipo di memoria. Persistono
comunque degli scarti e dei punti in sospeso nellanalisi fra la memoria individuale e la memoria
collettiva. Per dimostrare che lindividuo ricorda soltanto in quanto membro del gruppo, Halbwachs
ricorda lesempio di Blondel del bambino caduto in un fosso pieno di acqua: il pensiero della
famiglia assente lambiente sociale in cui il ricordo si colloca, malgrado vada riconosciuto che la
memoria individuale cerca comunque di prendere le distanze dalla memoria collettiva. Nelle
scienze sociali il ricordo individuale ha per ricoperto un ruolo quasi marginale, mentre manca
unanalisi del rapporto fra essa e la storia. Eppure il ricordo individuale pu anche essere
interessante in unanalisi di periodi storici complessi: basti pensare al periodo dei totalitarismi e
al rapporto fra masse e potere spesso filtrato nel ricordo. Per Halbwachs le rappresentazione sono
riorganizzazioni successive delle memoria collettive, malgrado permanga il problema di chi opera
tali riorganizzazioni. Se si tengono in considerazione solo eventi di carattere economico e
pubblico nellindagine storica, lindividuo passa in secondo piano, ma se si considera invece
da vicino i mutamenti della soggettivit, anche lindividuo finisce per ricoprire un ruolo di
rilievo nella comprensione della storia. Per Trevi pi che unattivit inconscia nellanalisi storica,
sostiene lidea di una manifestazione collettiva della psiche in quanto la natura della psiche
individuale si manifesterebbe in configurazioni complesse. Le strutture non indicano pi linee
sopraindividuali che rendono secondari le vicende individuali, quanto piuttosto sono la
materia della memoria-psiche. Sembra quindi che a dare materia e forma sia lindividuo
stesso e anche sotto il profilo energetico la fonte dei vari mutamenti. Il fautore della
riorganizzazione della memoria storica sarebbe allora lindividuo stesso.