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VOLVER

DIARI DI LAVORAZIONE
Capitolo I
Un uomo mi si avvicina mentre sto facendo colazione in un bar. Mi dice che ha visto La mala educacion tre volte. Lo
ringrazio, come faccio sempre.
La prima volta mi sono addormentato, spiega lo sconosciuto...

Era cos noioso?


No, al contrario, dice. Ero completamente immerso, ma avevo sonno e mi sono lasciato andare. Poi, ovviamente, sono
tornato a vederlo perch la parte che avevo seguito mi aveva intrigato molto.Mi piaciuto molto di pi, ma ancora una
volta ero cos rilassato che mi sono addormentato di nuovo. Ed successa la stessa cosa anche la terza volta.Cos non ha
visto tutto il film?

Veramente no. Sto aspettando che esca in DVD per vedermelo con calma a casa.

Luomo sembra avere poco pi di cinquantanni e non ha nulla di particolare. Non so come appaia un narcolettico, ma
non sembra essere colpito dalla sindrome del sonno improvviso. E non sembra neppure che stia scherzando.

Non so cosa dirle, rispondo.

Non si offenda, aggiunge, che quando qualcosa mi piace molto mi rilasso a tal punto che mi addormento. E una
sensazione molto piacevole, lo considero un complimento. E poi ora sto assumendo dei farmaci per controllare lansia
e il medico mi ha avvertito che potrebbero causare sonnolenza.

Allora non c dubbio, gli dico, deve essere questa la spiegazione. Lei si addormenta a causa delle pillole, non per il mio
film!

Lei non soffre di ansia, angoscia o disperazione, mi chiede, senza sapere che quelle sono le parole di un bolero. Il mio
psichiatra mi ha detto che sono problemi che insorgono intorno ai cinquantanni. E poi ho anche una grande paura della
morte.

Indico il giornale. Ho appena letto unintervista in cui Julian Barnes, lo scrittore inglese, parla del suo ultimo libro. Tra le
altre cose dice che la leggenda secondo la quale la maturit porta serenit una bugia. In realt vero il contrario

Sono daccordo, come si intitola il libro?

The Lemon Table. E una raccolta di racconti sulla morte e lincapacit delle persone anziane di raggiungere la
serenit.

Ma io non sono vecchio, mi dice.

Neppure io, rispondo. O Julian Barnes. Ma tutti e tre pensiamo che gli anni non ci hanno assicurato quella pace interiore
di cui si sente parlare cos tanto.

Il mio occasionale ammiratore si allontana per acquistare il libro e io mi dirigo verso il mio ufficio, dove mi aspetta un
incontro con tre donne e una sceneggiatura.

La sceneggiatura si intitola Volver e parla proprio della morte, ma laffronta in modo meno angoscioso delluomo che
si addormenta guardando La mala educacion. Pi che della morte stessa, la sceneggiatura parla della vasta cultura che
riguarda la morte nella regione di La Mancha, dove sono nato. E il modo (assolutamente non tragico) in cui vari
personaggi femminili, di diverse generazioni, affrontano questa cultura.
Allaltro capo del tavolo nel mio ufficio a El Deseo ci sono le tre attrici che interpreteranno Volver. Ognuna di loro
incarna un ritorno. La pi attesa, Carmen Maura. E altri due ritorni, ricchi di ragione e sentimento: Penelope Cruz, con
cui ho gi lavorato due volte in passato, una donna e unattrice che adoro sia sul set che fuori. E Lola Duenas. Con Lola
ho lavorato in Parla con lei (era uninfermiera che lavorava con Javier Camara) ed era come rivivere lesperienza.

Ero molto preoccupato per questo incontro. Anche se il ruolo assegnatomi in questo circo quello del domatore, non
significa che sia facile per me rompere il ghiaccio. Ma il ruolo del regista anche questo (almeno in Europa). Sono colui
che rompe il ghiaccio, focolare che riscalda latmosfera, madre-padre-psichiatra-amante-amico che, con una semplice
parola, aiuta a riconquistare la fiducia in se stessi.

I film, linsieme di tutti i processi che realizzano un film, implicano tutta una serie di problemi; e poi la natura
avventurosa di una ripresa. Il valore dellavventura non proporzionale al numero di risposte che uno pu trovare lungo
il percorso, ma alla resistenza delle persone coinvolte. Quello che in realt succede che il regista guida un treno senza
freni, e il suo lavoro assicurarsi che non deragli. E cos che la vedeva Truffaut.

La mia prima domanda sempre uguale: prover la stessa passione delle ultime quindici volte per la nuova storia? Senza
una risposta a domande come questa, meglio rinunciare a un progetto.

Con Volver la risposta sicuramente s. Ancora una volta ho provato la sensazione di occuparmi di una storia (favola,
tesoro e segreto) che volevo mi assorbisse completamente.

Non me ne sono reso conto sul momento, ma quando ho guardato Carmen, Penelope e Lola, mi sono chiesto se queste
tre donne straordinarie avrebbero funzionato come una famiglia (il personaggio di Carmen la madre delle altre due).
Questo tipo di domanda non ha bisogno di una risposta. Si pu andare avanti con il film per trovarla, ma io le guardo e
sento che potrebbero essere madre e figlie. Condividono il fatto di non venire da La Mancha e devono agire come se lo
fossero e un folle desiderio di mettersi al lavoro. Questa energia gi uno spettacolo in s, di cui io sono il primo e
talvolta lunico spettatore. Le guardo e tutto in sincronia. Questo sufficiente. Nel nostro lavoro lintuizione
fondamentale. Propongo di iniziare a leggere per rompere il ghiaccio. Interrompo qualche volta per fornire maggiori
dettagli sui personaggi, gli aneddoti di vita vissuta che ho usato per crearli. Una lettura non una prova, ma io vado
sempre oltre i limiti usuali. Senza esserne consapevole, mi trovo a raccontare loro toni, intenzioni nascoste e misteriosi
parallelismi. Carmen coglie subito i miei segnali.

La lettura scivola, come una canoa su cui tre attrici remano allo stesso ritmo.

Penelope e Lola laffrontano con disinvoltura e apparentemente senza paura. C molta paura quando vengono
pronunciate le prime parole, ma non me ne accorgo, oppure non voglio accorgermene.

Capisco che sto trovando la risposta a una domanda che non mi ero reso conto di aver posto a me stesso: condivider la
stessa empatia con Carmen come negli anni 80? E stato tanto tempo fa. Da allora sono successe molte cose a tutti e
due. La chimica, quella caratteristica elusiva e miracolosa, scatter ancora?

Ascolto Carmen leggere, integrando le mie indicazioni, e sento che siamo sempre gli stessi di La legge del desiderio.
Devo darmi un pizzicotto per realizzare che passato tanto tempo. Diciassette anni.

Capitolo II - Action!
Prima delle riprese io mi ammalo sempre. E diventata una tradizione: significa che tutto pronto. Questa volta avevo
iniziato a preoccuparmi, mancavano due giorni ed ero ancora in perfetta salute. Fino a ieri, a Almagro, dove si svolge
parte della storia. In albergo, durante la notte mi sono chinato per raccogliere qualcosa e non sono riuscito pi a stare in
piedi, lombaggine. Quaranta gradi allombra e io ero l, a tenermi qualcosa di caldo sulla schiena. Finalmente eravamo
pronti a girare.

Quando leggerete queste note, la troupe avr invaso il cimitero Granatula, dove abbiamo girato i primi due giorni.
Penelope Cruz, Lola Duenas e Blanca Portillo sono delle contadine che puliscono e sistemano le tombe dei loro parenti,
mentre Yohana Cobo le osserva con lindifferenza degli adolescenti.
La troupe morir dal caldo fra le mura bianche del mio paese in questo periodo dellanno.
Inevitabilmente ricordo la mia infanzia: i vicoli imbiancati di calce deserti fino alle otto e mezza di sera, il momento in
cui noi bambini andavamo a scoprire tanti misteri mentre il resto della famiglia dormiva sotto leffetto narcotico del
caldo. Ricordo la terra rossa, i campi gialli, gli alberi dolivo verde cenere e i patios pieni di vita, piante, vicini, segreti
profondi come pozzi e solitudine. Solitudine femminile. (Sono dovuti passare trentanni prima che conoscessi la
solitudine maschile).

Il patio era il sancta santorum della vita. Nel patio la donna faceva merletti, cogliendo gli ultimi raggi di sole. Si
innaffiavano le piante, le donne cucivano e si passava il tempo seduti sulle sedie a dondolo nellombra.

In Volver ho reso omaggio ai patios di La Mancha (meno sensuali, molto pi austeri di quelli andalusi, come tutto in
questa regione). C anche un tributo alla vicina. Le donne del vicinato sono unappendice della famiglia.
Unappendice necessaria e complementare. Molte delle nostre madri hanno concluso la loro vita in compagnia di queste
donne, perch noi figli avevamo altre vite da vivere.

La vicina vive nel patio e talvolta ha accesso alla zona pi interna e privata della casa. In questo caso, il personaggio di
Agustina, interpretata da Blanca Portillo, la vicina per eccellenza. Non ha una vita propria. E una zitella sola (che si
prende cura da anni della propria tomba) e ogni mattina bussa alla finestra di una decrepita Chus Lampreave e non si
muove finch non le risponde.

La solidariet tra vicini una caratteristica che tutti i personaggi di Volver portano con s in citt. Abbiamo parlato di
questo e di molte altre cose durante la conferenza stampa che si tenuta a Madrid il 30 giugno.
Una data storica, non per il nostro incontro con la stampa, ma perch quel giorno il Parlamento spagnolo ha varato la
legge che permette a due persone dello stesso sesso di sposarsi.

Fin dal mattino ho sentito che quello era un giorno davvero speciale. Tanto per cominciare tutte le attrici (eccetto
ladolescente Yohana) erano arrivate vestite di bianco, senza averlo organizzato in precedenza.
Puro caso. E quel bianco spontaneo e fortuito si legava benissimo con il bianco delle case di La Mancha, con i fiori
darancio che adornano le spose e ha messo tutte le attrici sulla stessa lunghezza donda. Il bianco dei loro abiti
sembrava sottolineare un evento che sar un punto di riferimento della nostra societ. Che alla Santa Madre piaccia o no.

Capitolo III - Almagro

La cosa migliore, senza dubbio, fare un giro di notte, sulla strada che porta allalbergo, e trovare che la gente siede
ancora fuori della porta su sedie di vimini, per prendere un po daria fresca. Pensavo che questa abitudine fosse
scomparsa e invece no, tutta la famiglia sta seduta, quasi sempre in silenzio, godendosi la brezza che attraversa le strade
prima e dopo mezzanotte. Il tempo si ferma. Salutiamo ogni gruppo famigliare che incontriamo lungo la via e loro
rispondono a una voce, contagiandoci con il loro silenzio balsamico.

La prima settimana di riprese finita. Sono arrivato a Madrid di venerd, alla fine di una giornata di lavoro. Le ragazze
e la maggior parte della troupe erano rimasti a Almagro. Mi mancano e questo mi piace. Posso concentrarmi meglio
nella solitudine di Madrid e io preferisco sentire nostalgia per le riprese e vederle da lontano, in prospettiva. Mi sono
allontanato da Almagro per sentirne la mancanza. Sento che i miei film stanno diventando sempre pi autobiografici. O
almeno sono molto pi consapevole di come i miei ricordi aleggino sui set, come la brezza nelle strade di Almagro di
notte. Quando sento Chus Lampreave, sento mia madre. I wafers (dei dolci locali) che offre a Lola Duenas e a Penelope
Cruz per il viaggio sono stati fatti da mia sorella Maria Jesus, cos come la ratatouille. Quando ho qualche dubbio,
chiamo laltra sorella, Antonia, che ha ancora un ricordo chiarissimo della nostra infanzia. Le ho chiesto degli stracci e
delle spazzole che si portavano in genere al cimitero per pulire le tombe. Mia madre le ha lasciato in eredit il rispetto
dei riti tradizionali sociali, religiosi, famigliari e di vicinato di La Mancha.
Comunque, tutto in Volver fiction. Ma il modo migliore di raccontare una fiction (almeno nel mio caso) di
rivestirla di realt. Realt e fiction vanno insieme senza confusione. Sento che ora posso sostenere una conversazione
diretta con il film che sto realizzando. Non un sentimento n endogeno n nostalgico, ma da ora in poi pi facile per
me accettare che i film sono la mia vita, che provengono da lei e talvolta la determinano.
Penelope mi ha fatto un regalo veramente speciale il primo giorno di riprese; me ne aveva parlato qualche tempo fa. E
un libro, perfettamente rilegato e stampato, che abbraccia gli ultimi cinque anni del nostro rapporto. Si intitola Pedro ed
io. Ha laspetto di un volume con molte pi foto che testo. I testi sono una raccolta delle email che ci siamo scambiati
negli ultimi anni. Le foto sono quelle della nostra storia da quando abbiamo fatto Carne tremula. La notte dinverno a
Madrid. Penelope che partorisce su un autobus, aiutata da Pilar Bardem. I nostri tour promozionali. Il deserto di Palm
Spring dove trascorrono i loro ultimi anni le vecchie star di Hollywood, asciugate dal sole. Le passeggiate a Central
Park. I pranzi al Sunset Marquis con Billy Bob Thornton o Salma Hayek. Abbracci e premi. Foto sul Sunset Boulevard
con i suoi manifesti pubblicitari. Abiti fantastici (di lei) e il mio fedele smoking nero di Armani. Le ore sorridenti e tese
nelle limousine. Abbracci a Madrid, New York, Los Angeles, Parigi, Cannes. Fianco a fianco. Lo scorrere del tempo
molto pi evidente su di me, lei inizia che quasi una bambina e finisce con lo splendore che adesso.
Leggere i messaggi mi fa una strana impressione. Sono cos veri. Lei concisa ed ovvio che mi spinge a raccontare
sempre di pi perch ha pensato di fare un libro. Nei messaggi ci sono i miei pensieri, lei ha censurato qualche
pettegolezzo per paura che qualcuno potesse leggerlo. Ma in quei messaggi cerco di vedermi con gli occhi di uno
spettatore furtivo. Un regalo magnifico.
Oggi lasciamo Almagro. Sto scrivendo da un patio che sommerso di materiale elettrico e sedie a dondolo con su scritto
non sedersi. E luna, tutte le riprese di oggi si svolgono in strada ed impossibile girare fino alle quattro almeno,
perch il sole si riflette sul bianco dei muri, la luce accecante. Dobbiamo aspettare. La troupe si dispersa, io
preferisco restare in uno di questi set deserti e godermi la solitudine, fra questa accozzaglia di oggetti, in silenzio.
In queste due settimane il contatto con gli abitanti stato bellissimo. Sia con quelli che incontravamo per la strada, sia
con quelli che hanno lavorato con noi come comparse. In molte sequenze di La Mancha ci sono gruppi di donne e di
uomini e devo dire di non aver mai avuto comparse migliori. E qualcosa di inestimabile, dovevano mostrare davanti alla
macchina da presa la loro vita. La loro presenza ha dato profondit e veridicit alle sequenze cui hanno partecipato. Le
donne di questa terra sanno bene cosa significa pulire una lapide, pregare a una veglia funebre, accogliere i vicini. E i
volti degli uomini, asciugati dal sole e dal vento, hanno una forza e una espressivit che sarebbe impossibile
improvvisare.
Ieri, mentre andavo al catering ho incontrato un giovane che mi ha augurato buona fortuna per le riprese. Sembrava ben
informato (direi quasi un esperto). Mi ha chiesto se il film aveva qualcosa in comune con Pedro Paramo, il capolavoro
di Juan Rulfo. Allinizio ho pensato al titolo, che unisce il mio nome e la parola paramo (in spagnolo landa), che in un
certo senso evoca la piattezza tipica di La Mancha, soprattutto nella zona dove sono cresciuto. E ho pensato anche
allaltro capolavoro di Rulfo, El Llano en Llamas (pianura che brucia). In Volver i genitori dei protagonisti muoiono
in un incendio provocato dal vento dellest. La domanda mi ha sorpreso, ma ho risposto comunque, lusingato. Il nostro
dialogo stato questo: Pu essere che la storia di Volver ricordi quella di Pedro Paramo, ma la mia sceneggiatura
non ha nulla in comune con il romanzo, a parte il fatto che in tutti e due la vita e la morte coesistono senza problemi,
come il reale e lirreale, il fantastico e il quotidiano, limmaginario e lesperienza reale, i sogni e la veglia. Guardando il
film (come leggendo il libro) vorrei che gli spettatori fossero sopraffatti da un sentimento simile al sogno. Sogno che lo
spettatore, ancora sveglio, si senta intrappolato in un sogno che non altro che il mio film. E in ogni caso, il romanzo di
Rulfo sfrenatamente messicano, mentre la sceneggiatura di Volver sfrenatamente di La Mancha.
Le piacciono i film con i fantasmi?
In genere no. Mi interessa come Bunuel o Bergman affrontano lapparizione della morte, senza cambiare le luci o creare
effetti speciali. I fantasmi appaiono di fronte alla persona che sta pensando a loro senza effetti pirotecnici. Sono fantasmi
interiori. Mi piacciono Rebecca e Vertigo di Hitchcock. E Viale del tramonto, in cui il protagonista che galleggia
morto nella piscina parla di s quando era vivo, come se fosse un fantasma, intrappolato dal desiderio di un altro
fantasma (Norma Desmond, a sua volta amata da un fantasmagorico Erich von Stroheim). William Holden in vita il
fantasma del William Holden annegato. Un uso magnifico della voce fuori campo, imitato da allora mille volte. Mi piace
anche Tourneur, quando racconta storie su esseri di altre specie. In genere non mi piacciono le storie horror con i
fantasmi (M. Night Shyamalan) o i film con gli angeli, o con il Presidente degli Stati Uniti che salva il mondo.
Quale fantasma evoca Volver?
Non un fantasma, ma tutto il film impregnato della presenza di mia madre che non c.
Cerano fantasmi in La mala educacion?
La mia infanzia, i miei ricordi sono diventati leggenda. Uno degli attori diventato spettrale, ma questa unaltra
faccenda.
E a questo punto decido di porre fine a questo dialogo che diventato un monologo.
P.S. Sento che questo capitolo diventato un po troppo tenero. Ma ho apprezzato veramente le ultime due settimane e la
felicit non una buona musa. Le attrici mi hanno deliziato, tutte. La bellezza, la freschezza e la visceralit di Penelope.
Lo sguardo di fuoco delladolescente Yohana Cobo. Lintensit e la sincerit di Lola Duenas. La serenit e la precisione
di Carmen Maura, capace di offrire una performance commovente senza bisogno di prove o ripetizioni. E la rivelazione
forte, sublime, accurata di Blanca Portillo (un mix tra Maria Casares e le sorelle Gutierrez Caba). Grazie a tutte loro.

Capitolo IV - Porte e auto. Scene a due


Questa settimana meno intensa, stiamo girando molte di quelle sequenze necessarie per la credibilit, in cui gli attori
entrano ed escono dalle case, fermano la macchina e la parcheggiano. Tutto importante in un film, ma queste sequenze
che richiedono di situare lazione in un posto preciso sono faticose per me.
Anche a La Mancha ci sono porte, ma la gente le lascia aperte, cos non devono interrompere lazione. Le riprese di
entrate e uscite da macchine e case sono un requisito ortografico per il film, anche se in molti thriller lo sceneggiatore e
il regista decidono di far apparire i personaggi nei vari spazi, senza curarsi degli ostacoli. Guardate Basic Instinct e
capirete cosa intendo. I personaggi appaiono nelle case della gente come se potessero attraversare i muri. E non giusto.
Mi piacciono tutti i generi di film e ho sempre detto che mi piacerebbe sfiorarli tutti (senza lasciarmi coinvolgere dalle
loro regole) ma ce ne sono alcuni che non far mai. Ad esempio film di guerra con un grosso budget, con battaglie e
scene di massa.
Niente mi annoia di pi (come regista) dei film con un grosso budget, con tanta gente davanti, intorno e dietro la
macchina da presa.

E non sono interessato neppure a dirigere il remake di un film horror giapponese. O un biopic, neppure quello di
Liberace (mi stato gi offerto). Una storia di macchine e moto. Non guido, non distinguo una macchina dallaltra e
non so far recitare una macchina, so solo che nei thriller sono un ottimo elemento decorativo (le macchine sono
necessarie per le fughe e i conflitti a fuoco) e che vanno bene con lo stile giovani ribelli. Ma se dovessi scegliere un
feticcio tra gli arredi di scena preferirei la macchina da scrivere. Senza allontanarmi da Nicholas Ray, preferisco uno
sceneggiatore violento (Bogart in Il diritto di uccidere) a ragazzotti che adorano le macchine quanto i loro genitali
(Giovent bruciata).

Non girer sequel, prequel o remake.


Non far un musical senza dialogo parlato (i musical mi piacciono, ma mi piace anche che i personaggi parlino), n un
film epico in cui il presidente del mio paese salva personalmente il mondo, o un buddy movie o un adattamento di un
romanzo di Tolkien.

Non ho nulla contro i generi che non voglio fare, semplicemente non voglio occuparmene. (Ad esempio, non voglio fare
film di guerra ma ammiro Apocalypse Now e mi piacerebbe che Coppola girasse il sequel, ad esempio riferito alla
guerra in Iraq).
In generale preferisco lavorare a sceneggiature con pochi personaggi e sono attratto in particolare dalle scene con due o
tre personaggi, anche a rischio di essere leggermente teatrale (penso a modelli come Woody Allen, Bergman,
Cassavetes). Si pu raccontare la storia dellUniverso con scene a due. Non la norma. Penso che uno dei vantaggi di un
diario il diritto di essere soggettivo. Mi piacciono le scene in cui si confrontano due personaggi. I miei film ne sono
pieni. E forse questo il motivo per cui gli studenti delle scuole di teatro di Madrid (cos mi stato detto) spesso
scelgono scene dei miei film per le loro esercitazioni.
Le scene con due personaggi hanno una magia particolare. Il format in cui giro (schermo panoramico anamorfico)
lunico che permette di avere in primo piano i due personaggi. E se c un uomo ispirato nel riprendere i due volti,
questo il direttore della fotografia Jos Luis Alcaine. Abbiamo gi girato alcune di queste scene e, come mi aspettavo,
Alcaine ha tirato fuori dalla sua bacchetta magica le ombre e la luce che mettono in relazione i personaggi.
Prima di iniziare un film, il direttore della fotografia mi chiede indicazioni, che sono solo un percorso da seguire per
trovare il proprio percorso. In genere parlo della fotografia in altri film (parlo spesso di Jack Cardiff e in particolare dei
film che ha fatto con Michael Powell) o di pittori (cito spesso Edward Hopper e Zurbaran e artisti pop) oppure mostro
immagini che ho trovato su riviste o libri.

Quando Alcaine mi chiedeva indicazioni per creare la texture e latmosfera di Volver, non riuscivo a pensare a niente.
E una commedia popolare (i colori pastello non sono adatti), un film fintamente legato a ambiti locali che unisce
dramma e elementi surrealisti, non un film dellorrore, ma alcuni personaggi vivono nelloscurit delle case, non una
storia intimistica, ma non c neppure tanta azione da farlo sembrare un Indiana Jones. Non ho detto niente a Alcaine,
non riuscivo a pensare a un film cui paragonarlo. Ma da perfetto artigiano qual , stato capace di entrare nella storia di
Volver e mostrare le sue immagini con lintensit e lemozione di qualcuno che sta rivelando un segreto emozionante
ed esplosivo.

Capitolo V - Crisi e bugie


C un momento, durante ogni processo di realizzazione di un film, in cui vado in pezzi e penso di aver
irrimediabilmente perduto il controllo del mio film. Succede quando lo scrivo, quando lo giro (quando lo monto vivo pi
di una crisi) e, sicuramente, quando il film pronto e nessuno lha ancora visto e allora quando veramente muoio di
paura.
Per controllare le crisi bisogna avere un rapporto molto stretto con quello che stai girando. Le conosco, le ho
sperimentate in ognuno dei miei quindici film. Sempre. Come per tutte le passioni (e per me girare film soprattutto una
passione) le crisi svaniscono quando uno ama irrazionalmente quello che sta facendo. (E non ha niente a che fare con il
fatto che il film si riveli bello o brutto, se le crisi sono giustificate o no; spesso le crisi nascono da problemi specifici. Sto
parlando di crisi che vengono fuori senza un motivo valido e cercano di trascinarti in un mare di confusione).
Ora sto vivendo uno di quei momenti. Sento (e sono assolutamente positivo) che tutto ci che ho fatto uno sbaglio,
compreso questo caro diario. Lesperienza mi dice che lunica cosa che posso fare decidermi e guardare attentamente
ogni movimento, ogni inquadratura, ogni frase, ogni pausa, ogni lacrima, ogni battuta. Non posso parlarne. La solitudine
del regista sacra. E il regista stesso deve essere il primo a rispettarla, senza condividerla, come io sto facendo proprio
adesso.
La si pu considerare unaltra contraddizione. E il problema di pensare/scrivere a voce alta. Questo diario un
monologo gridato.
Sono passati dodici giorni da quando ho scritto queste righe. Sono una persona diversa. Mi sento pi ottimista.
Credo di averne gi parlato: le riprese sono una casa sbarrata da cui non esci fino a che non hai finito.
La mia vita durante Volver povera di aneddoti che non siano legati alle riprese. Di notte leggo, ma non ricordo nulla,
non guardo la tv. Ascolto musica durante i lunghi viaggi che mi portano al set. Non vedo nessuno (non esco). Talvolta
qualcuno viene a trovarmi. Non c molto da dire ed per questo che le poche cose che lasciano unimpronta e mi
attraggono acquisiscono unimportanza di proporzioni enormi, sicuramente eccessiva.
Ne citer alcune.
Musica. Per me trovare un album (o un libro) che mi colpisca magnifico e importante come trovare un buon amico.
Questanno ho scoperto Antony and the Johnsons, Cat Power, Nouvelle Vague, Feist, Rufus Wainright, Julien Jacob,
CocoRosie, Mr. Ward e ho riscoperto i miei classici brasiliani (Elis Regina, Maysa Matarazzo, Tom Z, la famiglia
Gilberto e la famiglia Veloso, Jobim e Mina sempre). Li raccomando tutti. Non posso pensare a una compagnia migliore
di quella che mi ha offerto questa musica duranti i viaggi quotidiani verso il set mentre giravamo. Vado al cinema ogni
sabato, ma non ho visto niente di interessante. La mia ultima scoperta ancora Kim Ki-Duk (Ferro 3-La casa vuota,
Primavera, estate, autunno, inverno) ed stato lanno scorso. Lunico film che ricordo di questanno Old Boy di
Pan Cham Wool e Nobody Knows di Hirokazo Koreeda, un titolo che ricorda Cesare Pavese (Lavorare stanca) e una
storia che cresce con il passare dei giorni nelle memorie di Juan Jos Millas, come lui stesso ha confessato quando
venuto a trovarci durante le riprese.
Millas lunico autore le cui parole mi hanno incantato durante lesilio estivo in cui sono ancora costretto. Le sue
didascalie delle foto su El Pais in agosto, cos come i suoi articoli, sono stati ampiamente discussi da tutta la troupe. Uno
specchio incisivo e critico della realt spagnola. Molto ispirati. (Sulla mia scrivania conservo la pagina del 22 agosto. La
foto che commenta quella di tre vescovi spagnoli durante le manifestazioni contro la legalizzazione dei matrimoni gay
e in difesa della famiglia tradizionale. Tutti e tre sono vestiti di nero e indossano occhiali da sole di uno stile tra il
poliziotto e il gangster. Il sole li colpisce in faccia e conferisce loro unespressione estremamente sinistra. Juanjo Millas
inizia cos la didascalia della foto: Se Dio avesse voluto che i suoi rappresentanti sulla terra fossero questi tre uomini in
nero, non avrebbe messo tanto colore nella natura. C un modo migliore per iniziare un testo sulla politicizzazione
della Chiesa cattolica spagnola che si schierata con la fazione pi brutale della sua ala destra?
Ho un debito verso Juanjo Millas che sistemo ora. In uno dei capitoli di questo diario, quello dedicato a Almagro, ho
raccontato una conversazione che ho avuto con uno sconosciuto in strada su Pedro Paramo e il suo rapporto con
Volver o viceversa. In questa conversazione ho sostenuto la coesistenza della morte e della vita sia in Pedro Paramo
che in Volver. La verit che mentivo. Non ero stato io a pronunciare quelle parole, ma Juanjo Millas. E vero che ho
incontrato un ragazzo per strada che mi ha chiesto se Volver era ispirato a Pedro Paramo. Per caso, quello stesso
giorno, ho ricevuto una email da Juanjo che aveva appena letto la mia sceneggiatura e mi raccontava cosa ne pensava.
Tra gli altri complimenti, Juanjo tracciava un parallelismo con il capolavoro di Juan Rulfo, anche se questo era
sfrenatamente messicano e il mio lavoro sfrenatamente di La Mancha. Ho rubato alcune parole di Juanjo e le ho inserite
in una conversazione che non mai avvenuta, ma quasi.
Mento molto poco quando parlo dei miei film. Durante la promozione e la prima, naturalmente nascondo informazioni
sulla troupe, gli attori e il mio giudizio sul film. Il livello di occultamento varia dal 15% (in Parla con lei ad esempio)
al 30% di La mala educacion. Nel diario/riprese le bugie non superano il 5%. Prometto di rivelare alla fine la
percentuale esatta.
Juanjo ci venuto a trovare in un giorno veramente speciale, quando abbiamo girato quello che possiamo definire il
battesimo del film. Il momento in cui Penelope canta in un ristorante allaperto il famoso tango, Volver, con un ritmo
bulera. La voce che stata registrata era quella di Estrella Morente. Ho detto era perch quando abbiamo girato in
playback, Penelope lha cantata con una passione e una precisione tali che abbiamo pianto tutti. Giuro che sto dicendo la
verit al 100%, Penelope Cruz ha trasformato questo film in una sua celebrazione personale. Vederla recitare ogni giorno
un vero spettacolo per gli occhi del volto e dellanima. Abbiamo ancora quattro settimane di riprese davanti a noi e non
so chi abbia preso il sopravvento, se il personaggio su Penelope o Penelope sul personaggio, ma Penelope Raimunda
(il personaggio del film) quanto Raimunda Penelope. E per me assistere a questa fusione un piacere che non so come
spiegare.

Capitolo VI - Sonnolenza
Sono assonnato quando arrivo sul set. Siamo allundicesima settimana e la doccia e il caff non sono sufficienti a
svegliarmi.
Il mio corpo raggiunge il teatro, mentre la mia mente ancora a casa o lungo la strada. Dico al primo aiuto regista (il
vero arbitro di questa sistemazione) la ripresa con cui iniziamo la giornata di lavoro. Lui informa il cameraman mentre il
direttore della fotografia (proprietario della luce e del tempo) pronto a dirigere una frenetica coreografia in cui gli
elettricisti sono i danzatori. Di tutti i membri della troupe, quelli della fotografia sono i pi affascinanti, lavorano pi
rapidamente e duramente di tutti gli altri e trangugiano quantit enormi di panini. Hanno la corporatura tipica dei
giocatori di football.
Mentre gli elettricisti spostano cavi, adattatori, luci, schermi etc., io mi ritiro nel mio camerino con la speranza che il
silenzio scenda come un balsamo sulla mia testa e mi illumini.
Aspetto, assonnato, che il cameraman provi i movimenti con la macchina da presa e che il direttore della fotografia crei
latmosfera. Poi il mio turno. Entro e dico agli attori come devono muoversi sul set e perch; in genere gli sto
appiccicato come una sanguisuga e mi muovo con loro. Quindi leggiamo il testo e io comunico le mie intenzioni, che
spesso si possono intuire solo tra le righe, suggerisco il tono e loro seguono le mie indicazioni attentamente.
Chi dirige una troupe ha sempre un dettaglio da correggere allultimo momento. Ancora una volta spiego agli attori la
musica per ogni parola, la lunghezza delle pause e la tonalit di ogni frase. Li dirigo come se fossero cantanti
sonnambuli in unopera la cui sola musica quella delle parole.
Come si incoscienti nel momento preciso in cui si cade addormentati, io non sono cosciente del momento in cui mi
sveglio, ma forse quando appaiono gli attori (in questo film le attrici) e sto lavorando con loro. Completamente sveglio,
sto alla macchina da presa o di fronte allo schermo video collegato, dove sono riprodotte le immagini. Da quel momento
in poi, il mio corpo diventa un blocco di 100 kg di adrenalina. I miei occhi e le mie orecchie sono concentrati sugli attori
e sul loro delicato, nevrotico e commovente gioco.
In undici settimane di riprese lunica cosa che mi sveglia il mio lavoro con gli attori, assolutamente unico e non
delegabile.

Gli occhi degli attori


Non chiedetemi perch, ma Volver una storia raccontata attraverso gli occhi degli attori. Fin dallinizio sentivo di
aver bisogno di vederli e questo impulso, in qualche modo astratto ma molto forte, mi ha costretto a piani in cui i
movimenti di macchina si distinguono poco.
Ho capito quando ho visto il materiale montato sabato con Alberto Iglesias, il mio musicista. La vicinanza agli attori ti
costringe a usare piani classici. Per essere chiari lopposto del Dogma (questo non significa che non mi piacciano i loro
film, mi piacciono, ma detesto quelli dei loro emulatori).

Monologo notturno
Nella sceneggiatura di Volver c una lunga sequenza che praticamente un monologo perch parla un solo
personaggio, quello interpretato da Carmen Maura. In questa sequenza, Carmen racconta alla figlia pi amata (Penelope)
i motivi della sua morte e del suo ritorno alla vita. Lo fa per sei intense pagine e sei riprese che sono altrettanto intense.
Questa sequenza uno dei motivi che mi hanno spinto a girare Volver, ho pianto ogni volta che ho corretto il testo.
(Mi sento come il personaggio interpretato da Kathleen Turner in Allinseguimento della pietra verde, una scrittrice
ridicola di romanzi kitsch che piange mentre li scrive).
La troupe era perfettamente consapevole dellimportanza di questa scena fin dallinizio delle riprese e questo ha reso
Carmen un po nervosa. Voleva farla il prima possibile per togliersi il peso dal cuore. Abbiamo passato tutta una notte a
girare e tutti, dallapprendista a me stesso, eravamo concentratissimi, con lattenzione che richiedono le scene difficili e
che, proprio per questo, diventano le pi facili, perch tutti diamo il massimo delle nostre potenzialit.
Ancora una volta sento quella inviolabile complicit con Carmen, la sensazione meravigliosa di essere davanti a uno
strumento perfettamente accordato per me. Tutte le inquadrature sono perfette, alcune straordinarie. Penelope lascolta.
In questo film si parla molto, si nasconde molto, si ascolta molto e per essere una commedia secondo la troupe si piange
molto.
Durante questa notte complicata ho ricevuto la visita di Cecilia Roth e Felicity Lott. Tutte e due stavano recitando al
Zarzuela Theatre, Cecilia in The Human Voice di Cocteau e Felicity in unopera di Poulenc tratta dallo stesso testo.
Troppe emozioni per una notte che pu ospitarne una sola: lo straordinario monologo di Carmen.
Parlo con Cecilia dellimportanza della voce nel mio lavoro. Carmen lo ha fatto in La legge del desiderio ed
magnifico capire che da allora (secondo me il punto pi alto della sua carriera) fino ad adesso, Maura non cambiata.
Non ha imparato nulla di nuovo perch sa gi tutto, ma conservare intatto quel fuoco per due decenni qualcosa di
ammirevole e difficile che non tutti gli attori con cui ho lavorato sarebbero riusciti a fare.
La presenza di Cecilia, laccumularsi di monologhi, la notte e la mia voce interiore mi hanno portato a pensare agli
ultimi venti anni, al tempo passato tra La legge del desiderio e Volver. Quanto siamo cambiati, o quanto sono
cambiato io, perch credo che Carmen non sia cambiata dentro. E ancora la dolce chiacchierona che rifiuta di
complicarsi la vita e vive con un umorismo morbido e rilassato. Rispetto a lei, io sono diventato pi pesante, e non solo
fisicamente. Prima il mio peso era pi leggero. Gli ostacoli e i problemi accendevano in me una scintilla che non solo li
sdrammatizzava, ma talvolta li trasformava in ispirazione.
Ricordo, ad esempio, il giorno in cui giravamo le scene di la voce umana per La legge del desiderio. Ci avevano
prestato il Lara Theatre per un solo giorno. Quando arrivai alle otto del mattino e vidi lallestimento scenico mi infuriai.
Non mi piaceva e avevamo solo quel giorno per girare.
Anche se era di prima mattina, chiesi unaccetta. Nessuno parve sorpreso, me ne portarono una. Appena lho avuta in
mano ho iniziato a menare colpi allallestimento. Chiamammo Carmen, le porsi lascia. Quando comincia la scena, le
dissi, tu sei completamente sconvolta e mentre aspetti la chiamata distruggi la casa che hai condiviso con il tuo
amante. Carmen mi ha guardato con il sorriso di una bambina birichina.
Davvero? Mi ha chiesto.
Le ho dato laccetta e lei ha colpito il letto con energia. Mi piaciuto molto di pi questo di quello che avevo in origine
pianificato per la scena.
Sia benedetto quel brutto arredo!
Adesso quando una scenografia non mi piace vengo preso da un attacco dansia. Prima risolvevo la situazione con
umorismo scatenato e ora devo fare esercizi di respirazione e prendere una o due pasticche di tranquillanti. Ma non mi
lamento.

Capitolo VII - Buongiorno tristezza. Il mio mondo si infranto


Siamo tornati a Almagro per terminare il film, per una volta abbiamo effettuato le riprese quasi in maniera cronologica,
per cui i nostri sentimenti ed il nostro percorso coincidono con quello dei personaggi del film.
Volver comincia e finisce ad Almagro, e noi siamo di ritorno qui, in questo improvviso autunno.
Giriamo di notte, tutto il paese nostro. Adoro lausterit di queste strade, il pavimento di pietra, le finestre di ferro nero,
senza davanzali, prive di qualsiasi tipo di ornamento. La luce intensa del giorno. Le mie passeggiate con Penelope per i
dintorni e la campagna.

Ci svegliamo a ora di pranzo. Facciamo colazione e poi una pasteggiata per i dintorni. La vista della campagna un
qualcosa che ci appaga. Un giorno incontriamo un gregge di pecore. O un bambino in bicicletta. Nellassenza di dettagli,
qualsiasi evento si trasforma ai nostri occhi in un mondo. Un signore porta il cane a passeggio, lo libera dal guinzaglio e
il cane inizia ad abbaiare a se stesso, saltando senza senso.

Quando torniamo indietro verso lalbergo camminando lungo il marciapiede, passiamo vicino alle finestre e ascoltiamo
il rumore prodotto dai bolillos (uncinetto di legno tipico della Mancha). Il movimento dei piccoli pezzi di legno che li
compongono produce una musica delicatissima, che fonde le ore e i giorni delle donne di questo luogo. Questo tipo di
ricamo ancora la principale occupazione delle donne di Almagro, e questo oggi lunico luogo della Mancha dove si fa
ancora a mano.

Questa notte giriamo la scena finale. Mi sono svegliato circondato da un silenzio denso, molto speciale. Come se mentre
mi facevo la doccia e mi vestivo stessi interpretando la mia stessa storia. In questa ultima sequenza intervengono i
personaggi della nonna (Carmen), della figlia (Penelope) e la vicina (Blanca-rivelazione-Portillo). In questa scena si ode
solo il vento, i personaggi mormorano e non fanno alcun rumore mentre camminano per strada o lungo lampio corridoio
della casa di Agustina, la vicina.

Ho pianificato la sequenza nella mia stanza con un silenzio appena rotto dalla voce di Mara Bethana (Bom da,
tristeza) e Maysa Matarazzo (Meu mundo caiu).. La scena finale una scena di benvenuto, saluto e condanna. Non
posso svelare i dettagli ma di nuovo mi sento come il personaggio di Kathleen Turner, mentre piango stupidamente su
quello che scrivo. Le tre donne hanno bisogno luna dellaltra, si accompagnano, si aiutano, anche se la solitudine di
ognuno di esse profonda come un peso leggerissimo e insieme insostenibile.

Fine